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Il transatlantico più grande del Titanic diventerà una barriera corallina: ha fatto la storia dei mari

Par : elenausai10
1 novembre 2026 à 09:00

Dopo essere stata la nave passeggeri più veloce ad attraversare l’Atlantico, ospitando a bordo presidenti e star, e dopo trent’anni ferma in un molo di Filadelfia, la SS United States si prepara ad affrontare il suo ultimo viaggio, stavolta senza nessuno a bordo.

Il leggendario transatlantico americano verrà affondato di proposito nel Golfo del Messico per diventare la barriera corallina artificiale più grande del mondo. L’operazione, annunciata dalla contea di Okaloosa, è prevista per la seconda settimana di novembre, a circa 40 chilometri a sud-ovest di Destin.

La storia della SS United States

L’addio della SS United States ha acceso un forte dibattito e diviso il parere dell’opinione pubblica. Per capire perché la decisione faccia tanto discutere, bisogna tornare al 1952.

Lunga quasi 305 metri, oltre trenta in più del Titanic, la SS United States completò il viaggio inaugurale attraversando l’Atlantico in 3 giorni, 10 ore e 40 minuti: un primato di velocità per una nave passeggeri che nessuno, da allora, è riuscito a battere. Divenne presto il simbolo dell’ingegneria americana del dopoguerra e, in 17 anni di servizio, completò oltre 400 traversate andata e ritorno con a bordo capi di stato, diplomatici e celebrità.

A segnarne il declino, definitivo nel 1969, fu la diffusione dei voli commerciali, che permetteva alle persone di raggiungere più velocemente la propria destinazione.

Dal 1996 restò ormeggiata a Filadelfia, mentre si susseguivano le idee per trasformarla in hotel, museo galleggiante o attrazione turistica. Nessuna è andata in porto, complici i costi di manutenzione altissimi, finché una disputa legale con il gestore del molo ne ha imposto la partenza. Nel 2024 è stata acquistata dalla contea di Okaloosa con l’obiettivo di trasformarla in una barriera corallina artificiale.

Nel febbraio 2025 la SS United States ha così lasciato Filadelfia, trainata da un rimorchiatore, e dopo 12 giorni di navigazione è arrivata a Mobile, in Alabama. Qui è iniziata la preparazione all’affondamento: per non inquinare il fondale, gli operai hanno rimosso vetro, plastica, cavi e tutte le sostanze pericolose presenti a bordo.

Un paradiso per i sub e un museo

Una volta adagiata sul fondale, la nave si troverà a circa 55 metri di profondità, mentre i ponti superiori saranno a circa 18 metri dalla superficie. Proprio questa conformazione, secondo i promotori, renderà il sito adatto a subacquei di diversi livelli. Il relitto si aggiungerà alle oltre 500 barriere artificiali già presenti nella contea, tra cui numerose navi affondate, con un doppio obiettivo: offrire un habitat alla vita marina e attirare appassionati di immersioni e pesca sportiva.

Non tutti, però, sono felici di questa scelta. Un gruppo per la tutela del patrimonio storico si è battuto anche in tribunale per fermare l’affondamento, convinto che si stia sacrificando un pezzo insostituibile della storia marittima americana. Per tenerne viva la memoria, verrà realizzato anche un museo a terra insieme alla SS United States Conservancy: qui troveranno posto i celebri fumaioli, l’albero radar e altri elementi originali, per raccontare a chi verrà dopo la nave che ha fatto la storia dei mari.

Da Marilyn a Cleopatra, le mostre da non perdere a novembre in Italia

1 novembre 2026 à 07:30

Novembre è un mese ricco di bellissime mostre d’arte e di fotografia. Tanto antico Egitto, tanti anniversari, come il 450° anniversario di Tiziano e il centenario della nascita di Marylin Monroe, ma anche mostre immersive che piacciono tanto ai giovani, per avvicinarli all’arte e ai grandi Maestri della pittura.

Abbiamo selezionato le dieci migliori mostre da visitare in Italia, ecco i nostri consigli.

Cleopatra a Milano

Dal 12 novembre apre al CityOval Milano di CityLife la mostra immersiva Cleopatra: The Truth che racconta la vera storia di Cleopatra VII, intrecciando ricerca archeologica, tecnologia e narrazione visiva, per restituire al pubblico un ritratto autentico di una delle figure più affascinanti e influenti della storia, oltre i miti e gli stereotipi che ne hanno plasmato l’immagine nel corso dei secoli. Attraverso un percorso innovativo, la mostra accompagna i visitatori alla scoperta della donna, della sovrana e della stratega politica che si cela dietro la leggenda. Un viaggio che ripercorre la vita, il regno e l’eredità di Cleopatra, traducendo le più recenti scoperte archeologiche in un racconto dal linguaggio coinvolgente e accessibile a un pubblico ampio e trasversale. Il fondamento scientifico della mostra risiede nelle ricerche e nelle scoperte archeologiche condotte a Taposiris Magna dai curatori Dr. Zahi Hawass e dalla Dr. Kathleen Martinez, che SiViaggia ha intervistato.

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Ufficio stampa
La mostra immersiva Cleopatra: The Truth a Milano

Tiziano a Verona

A cent’anni dalla sua inaugurazione, il Museo di Castelvecchio di Verona celebra la propria storia con un’esposizione che mette in dialogo le arti visive e la musica, restituendo al pubblico la ricchezza della cultura rinascimentale. Dal 31 ottobre, ha aperto al pubblico La Venere di Tiziano e il Rinascimento musicale. Musica per gli Occhi dal Museo del Prado alla Città di Verona, in programma fino al 31 gennaio 2027 nella Sala Boggian. Cuore dell’esposizione è la Venere con un cagnolino e un suonatore di organo di Tiziano Vecellio, capolavoro proveniente eccezionalmente dal Museo del Prado di Madrid. Attorno al dipinto prende forma un percorso che attraversa il rapporto tra pittura e musica, il pensiero umanistico e la vita culturale della Verona del Cinquecento, quando la pratica musicale rappresentava un elemento centrale della formazione intellettuale e della socialità.

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@Madrid, Museo Nacional del Prado
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/1490 circa – Venezia, 1576), “Venere con un cagnolino e un suonatore di organo”, 1550 circa

I Maestri di Brera a Milano

Dal 30 ottobre 2026 ha preso il via, nella Sala Stirling di Palazzo Citterio a Milano, la mostra I maestri di Brera. Insegnare l’arte, uno degli appuntamenti più attesi del programma di celebrazioni per il 250° anniversario della fondazione dell’Accademia di Belle Arti di Brera. La rassegna presenta una selezione di 30 opere di artisti che hanno insegnato nelle aule dell’Accademia: da Adolfo Wildt a Carlo Carrà, da Arturo Martini a Ugo La Pietra, senza dimenticare l’allievo più importante che l’accademia abbia formato, Lucio Fontana. L’esposizione è visitabile fino al 10 gennaio 2027.

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@Fondazione Lucio Fontana
Lucio Fontana “Ritratto di Teresita”

Le 7 Meraviglie del mondo a Milano

Allo Spazio Ventura di Milano, fino al 21 aprile 2027, le 7 Meraviglie del mondo antico e le 7 Meraviglie del mondo moderno prendono vita attraverso un’esperienza interattiva che permette ai visitatori di esplorarle, ricostruirle e “attraversarle” virtualmente, intraprendendo un viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta dei segreti che le hanno rese leggendarie e immortali nell’immaginario collettivo, un viaggio attraverso oltre 4.500 anni di storia, tra monumenti iconici, misteri e straordinarie imprese ingegneristiche. Durante il percorso, attraverso la realtà virtuale, proiezioni a 360 gradi e schermi interattivi, i visitatori potranno scoprire come sono state costruite queste opere e quale ruolo hanno avuto nelle civiltà che le hanno realizzate. Pensata anche per le nuove generazioni, la mostra propone attività creative per tutte le età.

Marilyn Monroe a Parma

Dal 21 novembre al 2 maggio 2027, Palazzo Pigorini del Comune di Parma ospita la mostra Marilyn Monroe. Fragments dedicata al mito di Marilyn Monroe, una delle figure più iconiche e affascinanti del Novecento a cento anni dalla sua nascita. L’icona capace di resistere al tempo e alle trasformazioni della cultura contemporanea è rappresentata attraverso un percorso fatto di fotografie celebri firmate dai grandi protagonisti della fotografia internazionale, tra cui Elliott Erwitt e Henri Cartier-Bresson, con il sostegno di Magnum Photos che hanno immortalato la diva americana, restituendone la complessità oltre all’immagine pubblica. L’esposizione si arricchisce di materiali video e documenti dedicati alla vita dell’attrice, offrendo al pubblico molteplici prospettive sulla sua personalità e sulla sua storia.

“Già in vita creò il mito di ciò che una ragazza povera, proveniente da un contesto disagiato, poteva raggiungere. Per il mondo intero divenne il simbolo dell’eterna femminilità” (Lee Strasberg)

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© Philippe Halsman/Magnum Photos
Marilyn Monroe posa per una copertina di LIFE Magazine, Hollywood, California, USA, 1952

L’Egitto a Roma

Il Museo dell’Ara Pacis di Roma ospita, dal 5 novembre al 2 maggio 2027, la mostra Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum, un affascinante confronto tra antiche maschere e ritratti provenienti da El Fayum, una località a 130 km a Sud Ovest del Cairo, e altre regioni dell’Egitto. Attraverso oltre 110 opere tra tavole, sudari, maschere funerarie, marmi, calchi in gesso e oreficerie antiche, l’esposizione racconta una delle più affascinanti espressioni artistiche dell’antichità. I ritratti del Fayum sono tra le immagini dipinte più celebri dell’antichità e più rare nei musei italiani: se ne conservano poco meno di mille in tutto il mondo, tavole di legno spesse pochi millimetri, dipinte a tempera o con la tecnica dell’encausto su una preparazione di cera calda, e collocate sul viso del defunto tra le bende della mummia. Opere delicatissime, raramente concesse in prestito: un’occasione unica per vederne riunito un nucleo così consistente, tra cui il celebre Tondo dei Due Fratelli, uno dei massimi capolavori della pittura antica, restaurato in Egitto da restauratori italiani nell’ambito del progetto della mostra.

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@Egyptian Museum in Cairo
Tondo ligneo dei Due Fratelli (“Tondo di Antinoopolis”)

La scapigliatura a Monza (MI)

Dal 6 novembre 2026 al 14 marzo 2027, l’Orangerie della Reggia di Monza ospita una mostra che si concentra sulla vita e sull’opera di Luigi Conconi (1852-1917), uno dei protagonisti della scena creativa di Milano tra Otto e Novecento ed esponente di spicco della Scapigliatura. L’esposizione raccoglie più di 150 opere di Conconi, tra dipinti, disegni e incisioni, che giungono da importanti collezioni pubbliche e private che consentono di far riscoprire e apprezzare al grande pubblico una delle personalità più originali della Scapigliatura e un vivace interprete della scena culturale milanese del suo tempo.

Steve McCurry a Perugia

Dal 30 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia ospita la mostra Steve McCurry Workshop Spirituality con 30 scatti inediti del fotografo americano che torna a raccontare l’Umbria attraverso i suoi paesaggi, i volti e i gesti quotidiani. Accanto a lui, hanno lavorato sette fotografi professionisti e due studenti dell’Accademia di Belle Arti di Perugia. La spiritualità non appartiene soltanto alle chiese, ai monasteri o ai riti della tradizione, ma può manifestarsi nella quiete di un paesaggio, nella dignità di un volto, in un incontro casuale, in quella relazione silenziosa che lega le persone ai luoghi in cui vivono. Il lavoro fotografico coinvolge cinque ambiti territoriali, dalla Valnerina all’Orvietano, dal Nord Est dell’Umbria al Trasimeno, fino alla Media Valle del Tevere, un’Umbria meno frequentata dai grandi itinerari turistici e spesso lontana dalle rappresentazioni più consuete della regione.

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@Steve McCurry
La mostra Steve McCurry Workshop Spirituality a Perugia. Qui, una foto di Città della Pieve

Roberto Capucci a Torino

Dal 6 novembre al 28 febbraio, il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino ospita una bellissima monografica dedicata allo stilista Roberto Capucci dal titolo Vestire le muse. Attraverso 50 abiti, donne straordinarie, appartenenti al mondo della cultura, dell’arte, della scienza e dell’aristocrazia sono le interpreti originali di un percorso nella moda inimitabile di Capucci. Tra le protagoniste dell’arte di Capucci, saranno visibili gli abiti indossati da attrici leggendarie per fascino e personalità, da Silvana Pampanini, Lucia Bosè, Catherine Spaak a Valentina Cortese e grandi interpreti liriche, come Raina Kabaivanska e Katia Ricciarelli e, tra le menti più luminose del Novecento, Rita Levi Montalcini.

Da Canova a Kiefer a Vicenza

Inaugura il 13 novembre la prima mostra Italia Germania che fa parte del grande progetto espositivo per la Basilica Palladiana di Vicenza. Nella città veneta nasce Ispirazione Europa Dialoghi d’arte tra il XIX e XX secolo, un ciclo di mostre per raccontare attraverso l’arte la nascita e lo sviluppo dello spirito europeo nell’età moderna e contemporanea. Da Canova a Kiefer – Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento mette in mostra, fino al 2 maggio 2027, oltre 150 opere di Canova, De Chirico, Boccioni, Dix, Kandinskij, Fontana, Burri, Vedova, Beuys, Baselitz, Richter, Kiefer. Il racconto proseguirà poi con le mostre Italia Francia nel 2027 e Italia Spagna nel 2028. Le tre rassegne presenteranno, lungo il percorso espositivo dipinti, sculture, fotografie, lavori su carta e documenti, intrecciando la storia dell’arte con quella politica e sociale dell’Europa.

Hier — 31 octobre 2026Flux principal

Monastero di Manasija, Senigallia e Gargonza: i luoghi e i viaggi che hanno fatto sognare questo mese

31 octobre 2026 à 16:30

L’autunno è ormai entrato nel vivo e le vacanze estive sono già un ricordo lontano, ma la voglia di partire non va certo in letargo. Anzi, è proprio questo il momento in cui cresce il desiderio di scoprire nuovi luoghi, lasciarsi sorprendere da destinazioni insolite e iniziare a sognare i prossimi viaggi, magari approfittando della prossima pausa invernale.

Anche a ottobre, i lettori di SiViaggia hanno continuato a esplorare il mondo attraverso storie di borghi fuori dal tempo, monasteri ricchi di tesori, città premiate dalla stampa internazionale e architetture che sembrano uscite dalla fantasia di un bambino. Dalla Serbia ai Paesi Bassi, passando per la Toscana e le Marche, ecco i cinque luoghi e viaggi che hanno fatto sognare di più questo mese.

Il Monastero di Manasija, sembra un castello medievale

A prima vista sembra una fortezza medievale, ma il Monastero di Manasija è molto di più: sorge nella valle del fiume Resava, in Serbia, con le sue altissime mura in pietra, le torri imponenti e un sistema difensivo formato da oltre cento caditoie. È il Monastero di Manasija, uno dei luoghi più affascinanti del Paese, fondato nel Quattrocento per volontà del despota Stefan Lazarević.

Dietro la sua imponente cinta fortificata si nasconde un tesoro di arte e spiritualità: la chiesa principale conserva preziosi affreschi della tradizione bizantina, mentre la celebre Scuola di Resava contribuì per secoli alla trascrizione e alla diffusione dei manoscritti. Non è un caso che l’UNESCO, nel 2010, lo abbia inserito nella lista propositiva dei siti candidati al Patrimonio Mondiale.

Qui il nostro articolo: Il fascino segreto del Monastero di Manasija, custode di affreschi straordinari e secoli di storia serba

Vista sul Monastero di Manasija
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Vista sul Monastero di Manasija

Senigallia è la città da vivere anche in autunno

C’è una città delle Marche che ha attirato l’attenzione del prestigioso quotidiano britannico The Guardian, entrando tra le cinque destinazioni europee consigliate per godersi ancora il sole d’autunno. È Senigallia, celebre per la sua Spiaggia di Velluto, che proprio quando gli ombrelloni scompaiono al termine della stagione più calda, rivela un volto diverso, più tranquillo e tutto da scoprire.

A conquistare la stampa estera non è soltanto il mare, ma anche la sua straordinaria offerta gastronomica, con ristoranti stellati, prodotti tipici e specialità locali come la pizza al formaggio. Ci sono poi i mercati autunnali, la raccolta delle olive e le passeggiate tra il fiume Misa, le colline e i borghi dell’entroterra. Tra i simboli della città c’è anche la Rotonda a Mare, elegante struttura degli anni Trenta sospesa sull’Adriatico: da qui parte uno degli itinerari suggeriti dal Guardian, ovvero una passeggiata che abbandona la costa e risale verso i borghi dell’entroterra.

Qui il nostro articolo: Senigallia conquista il Guardian: la meta italiana dove godersi ancora il sole d’autunno

Senigallia
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Vista panoramica sul mare di Senigallia

Natale 2026 low cost in 5 mete da sogno tra mercatini e sole d’inverno

Chi ha detto che viaggiare a Natale debba per forza costare una fortuna? Tra le città europee che si illuminano di luci e mercatini e le destinazioni dove trascorrere le feste al caldo, ci sono diverse mete che permettono di concedersi una vacanza senza svuotare i portafogli. Tra quelle che hanno attirato l’attenzione dei lettori di SiViaggia, ci sono Craiova, in Romania, dove il mercatino natalizio si è aggiudicato il primo posto nella classifica europea del 2026. Nel 2026 il tema è il Regno degli Elfi: le decorazioni e le luminarie si estendono su cinque piazze e lungo i viali del centro, e tra le attrazioni c’è anche una ruota panoramica alta 40 metri dalla quale ammirare la città illuminata.

Tra le altre mete consigliate per un Natale low cost troviamo Debrecen, in Ungheria, perfetta per respirare l’atmosfera dell’Avvento lontano dai prezzi di Budapest, le luminarie di Riga, in Lettonia, e due alternative al freddo: Agadir, in Marocco, e l’Algarve, in Portogallo, dove dicembre regala temperature miti e giornate da trascorrere all’aria aperta.

Qui il nostro articolo: Dove andare a Natale 2026 spendendo poco: mete da favola e low cost

Craiova illuminata nelle feste di Natale
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Craiova illuminata durante le feste di Natale

Gargonza, il grazioso borgo-castello toscano

Sulle colline della Val di Chiana, a metà strada tra Arezzo e Siena, c’è un borgo fortificato che sembra essersi fermato al Medioevo. È Gargonza, un piccolo paese in pietra dominato da una torre merlata, dove si snodano vicoli stretti tra antiche mura, passaggi medievali e una piazzetta con un pozzo ottagonale. La sua storia attraversa quasi nove secoli e custodisce anche un legame con Dante Alighieri: secondo la tradizione, il poeta soggiornò qui durante il suo esilio.

Dopo aver rischiato l’abbandono nel Novecento, il borgo è stato recuperato con un attento restauro conservativo e oggi accoglie i viaggiatori nelle sue dimore storiche, che permettono di scoprirne tutto il fascino d’altri tempi.

Qui il nostro articolo: Gargonza, il borgo-castello di pietra che racconta 900 anni di storia toscana

Gargonza
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Vista panoramica sul borgo di Gargonza

Il quartiere-foresta di Rotterdam con le sue case cubiche

A Rotterdam, nei Paesi Bassi, esiste un quartiere che sembra uscito da un mondo immaginario: una successione di grandi cubi gialli inclinati di 45 gradi, appoggiati su pilastri esagonali e collegati tra loro in una composizione geometrica sorprendente.

Case cubiche gialle "Blaakse Bos"
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Case cubiche gialle “Blaakse Bos” di Rotterdam

Sono le Kubuswoningen, progettate dall’architetto Piet Blom e realizzate tra il 1982 e il 1984. Il loro soprannome è Blaakse Bos, ovvero “Foresta di Blaak”, perché ogni abitazione rappresenta simbolicamente un albero, con il pilastro a fare da tronco e il cubo inclinato da chioma. Ma la cosa più incredibile è che non si tratta di semplici installazioni artistiche: sono vere case abitate, con ambienti distribuiti su tre livelli e pareti oblique che rendono ogni spazio fuori dagli schemi. Chi vuole scoprire come si vive in queste insolite abitazioni può anche visitare una casa museo aperta al pubblico.

Qui il nostro articolo: Il quartiere con incredibili case cubiche che sembrano una foresta geometrica: Kubuswoningen, a Rotterdam

Kubuswoningen a Rotterdam
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Le case cubiche gialle di Rotterdam

Il gigante italiano da record che ispirò la Statua della Libertà: il San Carlone, guardiano del Lago Maggiore

31 octobre 2026 à 15:00

C’è una statua italiana che puoi incredibilmente visitare dall’interno e che ha un legame speciale con uno dei monumenti più famosi al mondo: la Statua della Libertà di New York. È il Colosso di San Carlo Borromeo di Arona, chiamato San Carlone, la gigantesca statua dedicata a San Carlo Borromeo alta ben 35,10 metri, che per circa due secoli è stata la più alta del mondo. Ma non tutti sanno che il progettista della Statua della Libertà, Frédéric-Auguste Bartholdi, visitò la statua per studiarne la struttura. Diversi anni più tardi avrebbe progettato la celebre statua che domina il porto di New York e che, con i suoi 93 metri di altezza complessiva, avrebbe sottratto al San Carlone il primato mondiale.

Da secoli domina il Lago Maggiore e al suo interno nasconde una sorpresa: è possibile entrare al suo interno e salire fino alla testa, percorrendo 85 gradini, tra scale a chiocciola e passaggi nascosti, per ritrovarsi davanti a una vista spettacolare sul lago e sulle montagne circostanti.

La storia del San Carlone

Quella del San Carlone non è un’installazione contemporanea, ma un monumento che ha più di tre secoli di storia e che continua a vegliare sul territorio di Arona con il suo braccio alzato in segno di benedizione. Il Sancarlone, come lo chiamano affettuosamente gli abitanti della città piemontese, venne concluso alla fine del Seicento, ma la sua storia inizia dopo la canonizzazione di Carlo Borromeo, avvenuta nel 1610.

Una delle finestre che si aprono sulla statua San Carlone
Ufficio Stampa
Una delle finestre che si aprono sulla statua del San Carlone

Nato ad Arona nel 1538, il futuro santo fu arcivescovo di Milano e una delle figure religiose più influenti del suo tempo. Per celebrarne la memoria, il cardinale Federico Borromeo, suo cugino, sostenne l’ambizioso progetto di un Sacro Monte, un complesso che avrebbe dovuto comprendere una chiesa, quindici cappelle dedicate alla vita del santo e una statua monumentale.

Il progetto non venne mai completato interamente, ma il colosso fu realizzato su disegno di Giovan Battista Crespi e portato a termine nel 1698 dagli scultori Siro Zanella e Bernardo Falconi.

Le scalette che salgono alla testa del San Carlone
Ufficio Stampa
Le scalette che salgono alla testa del San Carlone

Una struttura da record

Il Colosso di San Carlo Borromeo raggiunge i 35,10 metri compreso il piedistallo in marmo: la figura del santo misura circa 23 metri, mentre la base supera gli 11. È costruita con una struttura interna di pietra, mattoni e ferro, rivestita all’esterno da lastre di rame battute a martello. Anche il braccio destro sollevato in segno di benedizione è sostenuto da una complessa struttura metallica, pensata per resistere ai venti che possono colpire la zona.

È proprio la sua particolare tecnica costruttiva ad aver attirato l’attenzione di Frédéric-Auguste Bartholdi, che soggiornò proprio ad Arona per studiare il monumento prima di progettare la Statua della Libertà, destinata a superare il San Carlone e a sottrargli il record di statua più alta del mondo.

Come visitare la statua

Visitare il San Carlone è un’esperienza straordinaria e potete scegliere tra due modalità: fermarvi al terrazzo panoramico ai piedi della statua, da cui si ammirano il Lago Maggiore e la Rocca di Angera (l’opzione più adatta se soffrite di vertigini o claustrofobia), oppure proseguire all’interno del colosso.

Per arrivare fin dentro la testa del gigante bisogna affrontare 85 gradini, tra una scala a chiocciola e una ripida scala verticale, fino a raggiungere i 24 metri di altezza. La ricompensa è una prospettiva molto insolita che lascia a bocca aperta: il panorama sul Lago Maggiore e sulle montagne si apre proprio attraverso gli occhi, le orecchie e le narici del santo, oltre che dalle aperture all’altezza delle spalle. In pratica, si guarda il paesaggio dal punto di vista della statua, come se si fosse esattamente al posto di San Carlo.

La salita, però, non è adatta a tutti: gli spazi sono ristretti e il percorso può risultare impegnativo per chi soffre di vertigini, claustrofobia o problemi cardiaci e respiratori. L’accesso è consentito dai 6 anni, con accompagnamento di un adulto fino ai 12. Non sono ammessi ciabatte, infradito, zaini, borse ingombranti e ombrelli.

Il biglietto intero costa 10 euro e comprende terrazzo e interno della statua (ma se vi fermate al terrazzo il costo è di 7 euro). Il ridotto è di 5 euro per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni. I biglietti si acquistano esclusivamente in biglietteria, non online.

Dove si trova e come raggiungerlo

Il San Carlone si trova in Piazzale San Carlo, ad Arona, in provincia di Novara, sul colle omonimo a nord del centro abitato, lungo la strada che collega la città a Dagnente. In auto si raggiunge dalla Statale del Sempione, imboccando via Verbano e seguendo le indicazioni per la statua. Per chi arriva da Milano, il riferimento è l’autostrada A8 in direzione dei Laghi, proseguendo poi verso Arona.

La posizione sopraelevata permette di riconoscere il colosso anche dal lago: una volta arrivati, oltre alla visita della statua, si può passeggiare nel parco che la circonda e fermarsi ad ammirare il romantico panorama che si apre sul Lago Maggiore.

Il castello bianco nato dal sogno di un milionario: Fantast, tra cavalli, passaggi segreti e leggende serbe

31 octobre 2026 à 12:30

Dietro la vegetazione di un grande parco in Serbia si nasconde una costruzione (quasi) completamente bianca, piena di di torri slanciate e dal profilo romantico. È il Castello Fantast, una delle residenze storiche più particolari della Voivodina, regione autonoma caratterizzata da un paesaggio pianeggiante e da una lunga tradizione agricola.

Al posto delle montagne, dei boschi fitti e delle alture generalmente associate alle fortezze europee, Fantast è appollaiato nel cuore della pianura. Un dettaglio insolito, ma che lo rende persino più che speciale perché le sue mura chiare emergono fra i campi, mentre una grande torre quadrangolare domina il complesso insieme a quattro torrette angolari.

Dietro questa singolare proprietà si nasconde la vicenda di Bogdan Dunđerski, uno dei più ricchi proprietari terrieri della Voivodina, appartenente a una famiglia che contribuì profondamente alla vita economica e culturale della regione. Fantast rappresentava il suo rifugio personale, progettato secondo gusti e passioni maturati durante numerosi viaggi europei.

Breve storia e leggende del Castello Fantast

Nato nel 1862, Bogdan Dunđerski ereditò vaste proprietà agricole, ampliandole attraverso un’attenta gestione economica. Scelse di realizzare la propria residenza monumentale quando aveva già superato i 50 anni e, secondo un racconto tramandato nella regione, la costruzione sarebbe nata anche per orgoglio.

Circolavano infatti voci su un suo presunto dissesto finanziario al quale avrebbe deciso di rispondere erigendo un edificio sontuoso. Ma non è finita qui, perché pure il nome del castello racconta una storia particolare: Fantast era uno stallone da corsa, protagonista nel 1932 di un’importante affermazione sportiva, quando conquistò 3 vittorie all’ippodromo di Belgrado.

Altre storie riguardano direttamente la costruzione. Si racconta che Dunđerski avesse assunto artigiani provenienti dalla Boemia per mantenere riservati alcuni particolari del progetto. Grandi quantità di quercia della Slavonia sarebbero state trasportate nella proprietà e utilizzate per rivestire passaggi segreti fra il palazzo e le scuderie. L’effettiva presenza di tali collegamenti, però, resta priva di conferme documentali.

Il mistero raggiunge anche la cappella dedicata a San Giorgio, nella quale riposa Bogdan stesso, morto nel 1943. Stando al folclore locale, durante la festa della Trasfigurazione (il 19 agosto) il suo spirito lascerebbe la tomba per attraversare nuovamente i terreni della tenuta. Alcuni racconti aggiungono il nitrito di Fantast, quasi fosse ancora pronto a galoppare accanto al padrone.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il complesso venne nazionalizzato. Gran parte degli arredi e delle decorazioni andò perduta, mentre alcuni ambienti subirono gravi danneggiamenti. Negli Anni ’80, invece, la residenza fu recuperata e trasformata in albergo, tornando per qualche decennio a ospitare visitatori.

Bogdan aveva tuttavia lasciato disposizioni testamentarie differenti: desiderava destinare i propri beni alla Matica srpska, prestigiosa istituzione culturale serba, affinché la proprietà accogliesse un’accademia agricola. Quel progetto è rimasto incompiuto e la questione della restituzione patrimoniale continua a condizionare il futuro di questa straordinaria costruzione.

La visita al Castello Fantast e i suoi particolari più sorprendenti

C’è da fare una premessa importante: questo gioiello della Serbia è sfortunatamente chiuso alle visite ordinarie dal 2021 e la sua apertura resta condizionata dalla complessa vicenda giuridica relativa alla proprietà. Attualmente la procedura di restituzione sembrerebbe ancora essere in stallo, tanto che la stampa locale (proprio recentemente) segnalava il progressivo deterioramento dell’edificio. Di conseguenza, l’accesso alle sale interne e alla torre panoramica risulta precluso al pubblico.

Ingresso Castello Fantast, Serbia
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Il monumentale ingresso del Castello Fantast

La cappella è stata interessata da interventi conservativi conclusi nel 2023, mentre la possibilità di visitare gli spazi esterni e le scuderie deve essere verificata preventivamente. Pure conservando il riconoscimento di monumento culturale di grande importanza per la Serbia, quindi, il castello attende ancora una soluzione che ne permetta il pieno recupero e la riapertura.

Ciò non toglie che la sua immagine più riconoscibile sia la facciata candida, caratterizzata da un corpo centrale compatto e dalle torri che ne movimentano il profilo. L’edificio presenta una pianta sostanzialmente quadrata, un ingresso monumentale e una composizione studiata per stupire.

Le torrette richiamano il linguaggio neogotico, mentre gli accessi e gli ambienti di rappresentanza presentano elementi neoclassici.  Particolarmente suggestiva è la torre maggiore, concepita anche quale punto panoramico, al cui interno ci sono saloni di rappresentanza, spazi arredati con mobili d’epoca e ambienti dedicati alla memoria della famiglia.

Degna di nota è anche la cappella di San Giorgio, una piccola costruzione religiosa in stile neobizantino, il cui valore artistico è legato soprattutto a Uroš Predić, celebre pittore serbo e amico personale del proprietario. L’artista realizzò 12 icone per l’iconostasi, la struttura che nelle chiese ortodosse separa il santuario dallo spazio riservato ai fedeli.

Secondo la tradizione, Predić avrebbe attribuito alla Vergine Maria i lineamenti di Mara, una donna legata sentimentalmente alla vita di Bogdan. Un’altra testimonianza del loro rapporto di amicizia è custodita nei bassorilievi realizzati dallo scultore Đorđe Jovanović, raffiguranti i due uomini sulle pareti della cappella.

Attorno agli edifici si estende, tra le altre cose, un parco concepito attraverso elementi del giardino inglese e di quello francese: viali alberati, spazi aperti e percorsi ornamentali accompagnano la residenza principale, un edificio secondario più piccolo e le strutture equestri. Del complesso fa parte anche una grande piscina storica, oggi inutilizzata.

Le scuderie costituiscono un altro elemento fondamentale dell’identità di Fantast. In passato erano la casa di cavalli da corsa di grande prestigio, con paddock, edifici di servizio e una pista per l’allenamento.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello Fantast sorge nella Voivodina centrale, a circa 14 chilometri da Bečej, lungo la strada diretta verso Bačka Topola.  L’area dista approssimativamente 60 chilometri da Novi Sad, principale centro urbano della Voivodina, e circa 130-140 chilometri da Belgrado, in base all’itinerario scelto.

In automobile, il percorso più semplice da Novi Sad attraversa la pianura fino a Bečej e prosegue in direzione di Bačka Topola. L’accesso alla tenuta si trova lungo questa strada, mentre il palazzo rimane parzialmente nascosto dalla vegetazione del parco.

Partendo da Belgrado, sono possibili itinerari attraverso Novi Sad oppure Zrenjanin. Bečej è raggiungibile anche con autobus regionali da Novi Sad, ma per proseguire verso Fantast occorre necessariamente organizzare un trasferimento privato, oppure verificare le corse disponibili sulla linea per Bačka Topola (ma tenendo a mente che la fermata stradale si trova a una certa distanza dall’edificio).

Prima della partenza, dunque, è indispensabile controllare le condizioni di accesso alla proprietà, vista l’attuale chiusura della residenza e l’assenza di una data ufficiale per la ripresa delle visite.

Dove festeggiare il compleanno se compi gli anni a novembre, le mete ideali

31 octobre 2026 à 11:30

Sempre più spesso, per festeggiare il compleanno, si sceglie di regalarsi un’esperienza anziché un oggetto. Dunque, cosa c’è di meglio di un viaggio per celebrare un nuovo anno della propria vita? Un weekend in una città mai visitata, una fuga romantica o un’avventura alla scoperta di luoghi insoliti possono trasformare questa ricorrenza in un ricordo indimenticabile.

E per chi compie gli anni a novembre, le possibilità non mancano. Lontano dalla folla estiva e dalle festività natalizie, questo periodo dell’anno offre l’occasione perfetta per partire alla scoperta di destinazioni sorprendenti, tra paesaggi autunnali, città d’arte e piccoli tesori ancora poco conosciuti.

Saragozza, Spagna

Dimenticate per un momento Madrid e Barcellona: Saragozza è una delle città spagnole da scoprire proprio adesso. Recentemente nominata Capitale Verde Europea 2028, custodisce un patrimonio storico sorprendente e numerosi spazi verdi. Per festeggiare il compleanno si può iniziare con una passeggiata lungo l’Ebro, visitare la Basilica del Pilar e il Palazzo dell’Aljafería, per poi concludere la giornata con tapas e vino nei locali del quartiere El Tubo.

Despotovac, Serbia

Per chi sogna un compleanno lontano dalle solite rotte turistiche, Despotovac, nella Serbia orientale, rappresenta una scelta decisamente originale. A pochi chilometri dalla cittadina sorge il Monastero di Manasija, un complesso medievale circondato da possenti mura e torri che ricordano un castello.

Custode di preziosi affreschi bizantini, il monastero è immerso nei paesaggi boscosi della valle della Resava. La visita può diventare parte di un itinerario più ampio, tra natura, storia e piccoli centri della Serbia meno conosciuta.

Dresda, Germania

Festeggiare il compleanno in una città dove persino la pioggia diventa musica? A Dresda è possibile, grazie alla Kunsthofpassage, un sorprendente complesso di cortili artistici nel quartiere Neustadt. Qui una facciata azzurra, attraversata da tubi e grondaie, produce particolari suoni quando piove: un’esperienza perfetta per le giornate autunnali.

Tra negozi indipendenti, caffetterie e installazioni colorate, il quartiere offre un’alternativa originale alle tradizionali visite turistiche. Il resto della giornata può essere dedicato al centro storico, tra la Frauenkirche e gli eleganti palazzi affacciati sull’Elba.

Elvas, Portogallo

Se l’idea di compleanno perfetto comprende panorami mozzafiato e luoghi dalla storia affascinante, Elvas, nell’Alentejo portoghese, merita un posto nella lista. La città custodisce un sistema di fortificazioni riconosciuto dall’UNESCO, tra cui spicca il Forte di Nossa Senhora da Graça, una gigantesca struttura militare a forma di stella.

Tra bastioni, passaggi sotterranei e viste sulla campagna, la visita regala un’esperienza insolita. Novembre è inoltre un periodo interessante per esplorare l’entroterra portoghese senza il caldo intenso dell’estate.

Buçaco, Portogallo

Chi desidera regalarsi una pausa rigenerante può scegliere la Foresta Nazionale di Buçaco, nel Portogallo centrale, una destinazione sorprendente tra alberi secolari, sentieri e atmosfere fiabesche. Questo luogo, riconosciuto anche come healing forest, custodisce oltre 250 specie di alberi e arbusti e offre la possibilità di dedicarsi al forest bathing.

Ma la vera sorpresa si trova tra la vegetazione: il Palácio do Bussaco, un edificio neomanuelino oggi trasformato in hotel. Una location particolarmente suggestiva per festeggiare un compleanno speciale.

Lednice, Repubblica Ceca

Per chi ha sempre sognato un compleanno principesco, Lednice, nella Moravia meridionale, è una destinazione da considerare. Il suo spettacolare castello neogotico, appartenuto alla famiglia Liechtenstein, sembra uscito da un libro di fiabe, con torrette, guglie e decorazioni raffinate.

A renderlo ancora più affascinante è il grande parco che lo circonda, dove si incontrano costruzioni insolite, romantici scorci e persino un minareto. A novembre, il paesaggio assume un’atmosfera malinconica e suggestiva, ideale per chi cerca un viaggio romantico. Per le visite agli interni è necessario verificare le aperture stagionali.

Perché organizzare un city break a Ginevra quest’inverno è un’ottima idea

31 octobre 2026 à 10:00

L’inverno è una stagione perfetta per scoprire Ginevra, città cosmopolita che, con l’arrivo del freddo e soprattutto durante il periodo natalizio, si veste di un fascino particolare. Affacciata sulle rive del Lago Lemano e impreziosita da panorami alpini, regala scorci suggestivi, architetture storiche, musei e tradizioni e, tra passeggiate sul lungolago, cioccolate calde nei locali del centro e mercatini di Natale, non mancano le occasioni per concedersi qualche giorno lontano dalla routine.

A rendere il tutto più interessante, il debutto di una nuova rotta diretta da Milano Linate per raggiungere la città svizzera in modo semplice e comodo.

Da Milano a Ginevra con il nuovo volo diretto easyJet

Organizzare un viaggio a Ginevra partendo da Milano è diventato ancora più semplice grazie al nuovo collegamento aereo inaugurato da easyJet tra l’aeroporto di Milano Linate e quello della città svizzera. La compagnia ha infatti avviato una nuova rotta diretta che avvicina due importanti centri dal respiro internazionale, ampliando le possibilità di viaggio tra Italia e Svizzera.

Il collegamento è operativo con fino a sei frequenze settimanali, dal lunedì al venerdì e la domenica.

Ginevra in inverno, cosa non perdere

Una prima tappa può essere il centro storico, con le stradine acciottolate, le caratteristiche piazze e gli edifici che ne raccontano la storia tra cui la Cattedrale di Saint-Pierre, legata alla storia della Riforma protestante: vale la pena salire sulla torre per lasciarsi incantare dal panorama sui tetti della città.

Dopo aver esplorato i vicoli del centro, potete raggiungere il lungolago e ammirare il Jet d’Eau, imponente getto d’acqua che si staglia sul Lago Lemano; poco distante ecco il Jardin Anglais, elegante spazio verde affacciato sull’acqua, conosciuto anche per l’Orologio Floreale, una composizione di fiori e piante che rende omaggio alla tradizione orologiera svizzera. Nel periodo natalizio, ospita il mercatino Noël au Jardin, con casette di legno, proposte gastronomiche e occasioni per dedicarsi allo shopping. Un’altra tappa interessante è il Parc des Bastions, che accoglie il celebre Muro dei Riformatori, monumento dedicato ad alcune delle figure più importanti della Riforma protestante.

Jet d'Eau al tramonto sul Lago Lemano a Ginevra
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Il magnifico Jet d’Eau al tramonto

Le giornate più fredde possono essere l’occasione per scoprire anche l’offerta culturale con una tappa al Museo Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, che racconta la storia e l’impegno umanitario del movimento e affronta temi legati alla solidarietà e all’assistenza alle persone colpite da conflitti e crisi. Se siete appassionati di orologeria potete, invece, visitare il Museo Patek Philippe, dedicato a una delle espressioni più conosciute dell’artigianato svizzero. Merita attenzione anche il Museo d’Arte e di Storia, una delle principali istituzioni culturali ginevrine, con una collezione molto ampia che tocca differenti epoche e forme artistiche. Per aggiungere una tappa meno convenzionale, c’è infine l’ERN, un’esperienza legata al mondo della scienza da prendere in considerazione organizzandosi in anticipo e verificando le modalità di accesso.

Tra la fine di novembre e dicembre, poi, le decorazioni, le luci e i mercatini trasformano creano l’atmosfera ideale per immergersi nello spirito natalizio. Tra le esperienze da non perdere c’è una passeggiata tra le bancarelle, dove curiosare tra oggetti artigianali e specialità stagionali, magari concedendosi una cioccolata calda o un bicchiere di vin brulé. Dicembre è anche il mese della Fête de l’Escalade, ricorrenza molto sentita che rievoca l’attacco sferrato nel 1602 dalle truppe del Duca di Savoia contro la città e la resistenza dei suoi abitanti. Durante le celebrazioni, le strade si animano con costumi d’epoca e iniziative a tema storico.

Se disponete di qualche ora in più potete, infine, organizzare una breve escursione fuori Ginevra: una delle mete più interessanti è il Mont Salève, in territorio francese non lontano dal confine svizzero. La funivia permette di raggiungere la zona panoramica e ammirare dall’alto la città, il Lago Lemano e, nelle giornate limpide, anche le Alpi.

Musei gratis il 1° novembre, torna l’appuntamento con Domenica al Museo

31 octobre 2026 à 09:00

Domenica 1° novembre torna Domenica al Museo, l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura che, come ogni prima domenica del mese, offre la possibilità di accedere gratuitamente ai luoghi della cultura aderenti in tutta Italia. L’ingresso senza biglietto coinvolge un ampio patrimonio di siti, tra musei, castelli, parchi archeologici, ville storiche, giardini statali e complessi monumentali.

Un appuntamento ormai molto atteso, che ogni mese richiama visitatori di tutte le età e permette di ammirare centinaia di luoghi di interesse culturale da Nord a Sud. Un’occasione per organizzare una gita fuori porta, riscoprire le bellezze della propria città o raggiungere destinazioni meno conosciute, lasciandosi guidare dalla ricchezza del patrimonio storico, artistico e archeologico italiano.

Una selezione di siti e musei da scoprire gratis da Nord a Sud

Partendo da Nord, in Lombardia sono visitabili, tra gli altri, il Cenacolo Vinciano e la Pinacoteca di Brera a Milano, oltre al Complesso Monumentale e Museo della Certosa di Pavia. In Piemonte, invece, accesso gratis ai Musei Reali di Torino, al l’Abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese (Torino) e all’Area archeologica della città romana di Industria a Monteu da Po (Torino).

Spostandoci in Veneto, l’iniziativa interessa ad esempio il Museo nazionale Collezione Salce di Treviso, nelle sedi di San Gaetano e Santa Margherita, e il Museo nazionale Atestino di Este (Padova) e il Parco archeologico di Altino (Venezia). Anche il Friuli Venezia Giulia aderisce all’iniziativa con numerosi siti, tra cui l’Area archeologica della Villa romana di Torre a Pordenone e il Museo Storico con il Parco del Castello di Miramare e la Basilica paleocristiana di Via Madonna del Mare, entrambi a Trieste.

In Liguria si accede gratuitamente, ad esempio, alla Villa romana del Varignano a Portovenere e all’Area archeologica di Nervia e al Museo preistorico dei “Balzi Rossi” di Ventimiglia; in Emilia-Romagna l’iniziativa coinvolge, tra gli altri, il Castello di Torrechiara, nel comune di Langhirano (Parma), la Fortezza di San Leo (Rimini) e il Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria” con il Parco Archeologico di Kainua a Marzabotto.

Castello di Torrechiara, Parma
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Il maestoso Castello di Torrechiara

Proseguendo verso il Centro Italia, in Toscana spiccano, oltre alle Gallerie degli Uffizi di Firenze, i Musei Nazionali di Siena e il Museo Nazionale di Villa Guinigi e il Museo Nazionale di Palazzo Mansi a Lucca. Il Lazio partecipa con Villa Adriana, Villa d’Este, l’Area archeologica di Villa Adriana e il Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli mentre in Abruzzo si ammirano il Parco Archeologico di Iuvanum a Montenerodomo (Chieti) e il Museo Nazionale d’Abruzzo ospitato nel Forte Spagnolo all’Aquila.

La Domenica al Museo coinvolge anche il Sud e le isole: la Puglia aderisce con il Parco archeologico di Siponto e il Castello Svevo di Trani mentre la Basilicata con, tra gli altri, i Musei Nazionali di Matera e il Parco Archeologico di Grumentum a Grumento Nova, in provincia di Potenza.

In Campania, oltre alla Certosa di Padula (Salerno), alla Reggia di Caserta e al Teatro romano di Benevento, il Parco Archeologico di Ercolano aderisce alle giornate a ingresso gratuito il 1 novembre Festa di Ognissanti e il 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Infine, in Calabria da vedere la Chiesa di San Francesco d’Assisi a Gerace e il Museo e Parco archeologico nazionale di Locri; chiude la Sardegna con, ad esempio, il Compendio garibaldino di Caprera a Sassari e laPinacoteca Nazionale a Cagliari.

Informazioni per organizzare la visita

Per la giornata di Domenica al Museo del 1° novembre 2026, i siti culturali aderenti manterranno i consueti orari di apertura: prima di mettersi in viaggio, è comunque opportuno controllare eventuali aggiornamenti sui portali ufficiali dei singoli musei e delle istituzioni coinvolte, così da pianificare al meglio la visita.

Un’altra verifica importante riguarda le modalità di ingresso, che possono differire a seconda della struttura. In particolare, nei luoghi più frequentati, potrebbe essere necessario prenotare in anticipo, oppure la prenotazione potrebbe essere raccomandata per evitare lunghe attese, nonostante la gratuità. Per effettuare eventuali prenotazioni e consultare le indicazioni aggiornate, è sempre consigliabile affidarsi ai siti e ai canali ufficiali del Ministero della Cultura e delle singole strutture aderenti.

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La città con un segreto blu e una cattedrale rosa che non ti aspetti: Magonza, una perla sul Reno

30 octobre 2026 à 17:30

Non manca di certo l’umidità, ovvero quella del del Reno che resta però sulle pietre, mentre facciate color miele brillano sotto un cielo incerto. Inizialmente si presenta così Magonza (Mainz per i tedeschi), perché è un’affascinante città che sorge sulla riva sinistra del fiume, vicino alla confluenza con il Meno e di fronte a Wiesbaden.

Capitale della Renania-Palatinato, fra le sue strade ricostruite dopo la guerra è pullulare di campanili, voci di studenti e taverne affollate. Siamo in Germania, quindi, in angolo del Paese che si rivela inaspettato per chi decide di abbandonare le rotte turistiche più battute. La sua geografia, tra le altre cose, è caratterizzata da dolci pendii coltivati a vigneto che sfiorano il perimetro urbano, creando un microclima eccezionalmente mite per queste latitudini.

Cosa vedere a Magonza

Perfino i cartelli delle strade di questa città della Germania raccontano il suo rapporto antico con il fiume: quelli blu indicano le vie parallele al Reno, i rossi quelle perpendicolari. Ed è dal lontanissimo 1853 che aiutano a orientarsi anche lontano dalla riva.

Augustinerstraße e Kirschgarten, le stradine dell’Altstadt

A sud della cattedrale, Augustinerstraße si infila fra negozi, osterie e facciate barocche. Poco oltre, Kirschgarten sembra una piazza in miniatura, circondata da case a graticcio. Le travi scure disegnano figure geometriche sull’intonaco, mentre i piani superiori sporgono sopra la strada.

Un pittoresco quartiere che fu restaurato dopo i bombardamenti del 1942-1945 e in cui oggi il profumo del pane si mescola alle voci delle Weinstuben, le tipiche taverne del vino.

Duomo di San Martino e Marktplatz, il cuore monumentale

Passo dopo passo ci si rende conto che emerge sui tetti una sorta di massa rossastra o rosa (dipende dall’orario) ed è quella del del Mainzer Dom (Duomo di San Martino) che domina la piazza del mercato.

Il monumento romanico oggi conserva due cori alle estremità opposte, una caratteristica rara, oltre a torri imponenti e sepolcri scolpiti degli arcivescovi.

Duomo di Magonza, Germania
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Il bellissimo (e rosato) Duomo di Magonza

All’esterno a farsi notare è Marktbrunnen, una fontana rinascimentale donata dal cardinale Alberto di Brandeburgo e decorata con riferimenti alle rivolte contadine.

Museo Gutenberg, la nascita della stampa moderna

Johannes Gutenberg perfezionò proprio a Magonza la stampa europea con caratteri mobili in metallo verso la metà del XV secolo, attività che inevitabilmente accelerò la la produzione dei libri. La celebre Bibbia delle 42 righe, chiamata così per le 42 righe stampate in ciascuna colonna, testimonia quella rivoluzione.

Il museo conserva due preziosi esemplari e ricostruzioni dei torchi.

Chiesa di Santo Stefano, la luce blu di Chagall

Sulla collina di Stephansberg, la chiesa gotica di Santo Stefano custodisce nove vetrate disegnate da Marc Chagall fra il 1978 e il 1985, le uniche dell’artista presenti in un edificio religioso tedesco. Angeli e patriarchi del racconto biblico galleggiano fra sfumature di azzurro, indaco e viola. Le pareti chiare, dal canto loro, ne raccolgono i riflessi.

In seguito Charles Marq aggiunse altri 19 vetri istoriati, completando una delle esperienze artistiche più intense della città.

Santuario di Iside e Mater Magna, un tempio sotto i negozi

Nell’interrato della Römerpassage, un centro commerciale, sopravvivono le fondamenta di un santuario romano scoperto solo nel 2000. Era dedicato a Iside, dea proveniente dall’Egitto, e a Mater Magna, divinità di origine anatolica.

Fra i reperti ci sono ben oltre 300 lucerne, statuette, resti di offerte alimentari e tavolette con maledizioni incise.

Teatro romano e cittadella, la memoria delle legioni

Vicino alla stazione Mainz Römisches Theater affiorano le strutture di uno dei maggiori teatri dell’antichità a nord delle Alpi. La cavea, riservata al pubblico, misurava circa 116 metri di larghezza e accoglieva 10.000 spettatori.

Più in alto, nell’area della cittadella, il Drususstein ricorda il generale romano Druso, morto nel 9 a.C. È un cenotafio, ossia un monumento funebre privo della salma, sepolta a Roma.

Palazzo dei principi elettori e rive del Reno

Infine il Kurfürstliches Schloss si distingue vicino all’acqua per la lunga facciata in arenaria rossa, scandita da finestre e ornamenti tardo-rinascimentali. Costruito a partire dal XVII secolo, fu la residenza degli arcivescovi che partecipavano all’elezione del sovrano del Sacro Romano Impero.

Dal lungofiume lo sguardo raggiunge il ponte Theodor Heuss e Wiesbaden sulla sponda opposta. Il tutto tra banchine, giardini e imbarcazioni mentre l’orizzonte si apre sulle colline coltivate a vite.

Cosa fare a Magonza

A Magonza si brinda anche prima di pranzo, al mercato, e le feste popolari occupano intere piazze.

  • Provare la colazione del mercato: martedì, venerdì e sabato le bancarelle circondano il duomo. Il sabato, da marzo a novembre, la tradizione del Marktfrühstück riunisce prodotti locali e vini della zona.
  • Sedersi in una Weinstube: tipica enoteca dove un Riesling accompagna lo Spundekäs, crema speziata di formaggio, oppure il classico “Weck, Worscht un Woi”, pane, salsiccia e vino.
  • Esplorare la città sul Gutenberg-Express: trenino turistico che parte da Gutenbergplatz e attraversa le principali attrazioni (con spiegazioni durante il percorso).
  • Fare un’escursione in battello: le navigazioni sul Reno, soprattutto nella bella stagione, conducono verso la valle del Medio Reno, famosa per i castelli sulle alture e i vigneti terrazzati.
  • Vivere il Fastnacht: ovvero il Carnevale, che prende avvio l’11 novembre e culmina nel Rosenmontag, con carri satirici e costumi.
  • Partecipare alla Johannisnacht: festa di giugno con spettacoli, bancarelle, libri antichi e il tradizionale Gautschen, un curioso battesimo simbolico degli apprendisti tipografi.

Dove si trova e come arrivare

La città di Magonza prende vita a circa 40 km da Francoforte sul Meno, nell’ovest della Germania, lungo il corridoio del Reno-Meno. Attorno si estendono le aree vinicole del Rheingau e della Rheinhessen, che cambiano aspetto a seconda del momento dell’anno.

Per raggiungerla dall’Italia, l’aeroporto più pratico è quello internazionale di Francoforte, collegato alla stazione Mainz Hauptbahnhof da treni diretti in circa 20-25 minuti. La linea suburbana S8 serve il collegamento aeroportuale, insieme ad altri servizi ferroviari regionali.

La stazione centrale permette di raggiungere il centro storico a piedi o con i mezzi pubblici, mentre in automobile le principali arterie di accesso comprendono le autostrade A60 e A63.

Tra le montagne c’è un borgo in bilico che nasconde impronte di dinosauri: Alpuente, tra i più belli di Spagna

30 octobre 2026 à 16:30

Il profilo è unico e inconfondibile, una sorta di fortezza aggrappata alla roccia piena di case in pietra raccolte ai piedi di pareti vertiginose. Sembra incredibile crederci, ma è proprio così che si presenta Alpuente, borgo nell’entroterra della provincia di Valencia, che dietro le sue dimensioni raccolte cela una storia sorprendente, fatta di sovrani musulmani, battaglie di confine e persino dinosauri vissuti milioni di anni prima della comparsa dell’uomo.

Vi basti pensare che in seguito alla disgregazione del Califfato di Cordova (XI secolo), quello che oggi è un minuscolo paesino ricoprì la carica di Capitale di una Taifa indipendente, uno dei piccoli regni musulmani sorti nella penisola iberica. Possedeva persino una propria struttura politica e addirittura una monetazione.

Oggi niente di tutto questo esiste più, ma a riportare l’attenzione su questo borgo è arrivato un riconoscimento importantissimo: il 25 aprile 2026 è entrato ufficialmente nell’associazione Los Pueblos Más Bonitos de España (l’equivalente dei nostri Borghi più belli d’Italia), diventando il primo comune della provincia di Valencia a far parte di questa prestigiosa rete.

Cosa vedere ad Alpuente

Strade acciottolate, passaggi stretti e improvvise aperture sul paesaggio caratterizzano il centro storico, dichiarato complesso storico-artistico.

Il Castello di Alpuente

Difficile distogliere lo sguardo dal Castello di Alpuente, anche perché sembra quasi assurdo: è costruito sulla sommità di una grande formazione rocciosa dalle pareti quasi verticali. Da lassù, come si può immaginare, in passato era semplice controllare gli accessi alla valle.

Dell’antica fortezza islamica sopravvivono strutture difensive, resti di ambienti e cisterne destinate alla conservazione dell’acqua. Particolarmente significativa è la torre albarrana di origine califfale, una tipologia di costruzione avanzata rispetto al principale recinto fortificato.

Le mura medievali e la Torre de la Alhama

Sotto la fortezza di questo borgo di Spagna si sviluppa un intrico di vicoli che segue ancora l’antico tracciato musulmano. Dell’originaria cinta muraria rimangono tratti di fortificazione e torri, tra le quali la Torre de la Alhama, conosciuta anche con il nome di Torre de la Aljama.

Un tempo costituiva uno degli accessi al paese e anche un elemento importante del suo sistema di protezione. Tra le sue mura, invece, vengono protetti ambienti storici, feritoie e spazi destinati alla detenzione.

La chiesa di Nuestra Señora de la Piedad

Poco distante dalle fortificazioni, la chiesa arcipretale di Nuestra Señora de la Piedad testimonia il passaggio dalla dominazione musulmana a quella cristiana. L’edificio sorse, difatti, in un’area precedentemente occupata da una moschea.

L’architettura presenta elementi di transizione dal romanico al gotico, riconoscibili nella struttura solida e nelle forme essenziali. Particolarmente interessante è il campanile ottagonale, che emerge con una certa eleganza sopra i tetti del centro abitato.

Gli orti medievali ai piedi delle mura

Un aspetto meno conosciuto di Alpuente riguarda gli antichi orti sviluppati intorno al centro fortificato. Si tratta di un sistema agricolo di origine islamica, organizzato attraverso terrazze coltivate e canali destinati alla distribuzione dell’acqua.

Per i visitatori sono disponibili alcuni percorsi che seguono parte dell’antica rete irrigua, compresa l’Acequia Madre, il canale principale che contribuiva all’approvvigionamento idrico.

L’Acquedotto Los Arcos

A circa 2,5 km dal borgo, lungo la strada verso La Yesa, vale la pena fare un salto verso una delle costruzioni più singolari di tutto il territorio valenciano: l’Acquedotto Los Arcos, un’imponente struttura in pietra lunga 265,5 metri, destinata a trasportare l’acqua delle sorgenti verso l’abitato e i terreni agricoli.

Si presenta con una successione di 13 archi ogivali che segue il dislivello del terreno, mentre attraversa la depressione scavata dal torrente Reguero.

Il Museo Paleontologico di Santa Bárbara

Ad Alpuente il viaggio nel passato raggiunge un’epoca incredibilmente remota, di quelle che si fa difficoltà persino a immaginare (se non fosse per i diversi film famosi che hanno provato a riprodurla). Nel territorio comunale sono stati infatti rinvenuti importanti fossili e impronte di dinosauri risalenti al Giurassico superiore.

Per questo motivo è nato il Museo Paleontologico di Santa Bárbara (MUPAL) che occupa un’antica cappella del XVI secolo. Oggi è la casa di alcuni reperti recuperati durante le campagne di scavo, come parti dello scheletro di un grande sauropode (appartenente al gruppo degli erbivori dal collo lungo), insieme a resti di altri animali preistorici.

Il Museo Etnologico nell’antico forno del paese

Una delle architetture più curiose del centro storico custodisce il Museo Etnologico. La sede è infatti un antico forno pubblico risalente al XIV secolo, rimasto in attività fino ai primi decenni del XX. Al suo interno ci sono utensili agricoli, strumenti artigianali e oggetti legati alla preparazione del pane e alle attività domestiche.

Il Sabinar e i ginepri secolari di Cañada Pastores

Nell’area di Cañada Pastores, appena fuori dall’abitato, crescono splendidi esemplari di ginepro arboreo, chiamato in Spagna sabina albar, alcuni dei quali vantano un’età plurisecolare. Sono alberi che resistono alle condizioni climatiche degli altopiani e presentano tronchi contorti, cortecce segnate dal tempo e chiome irregolari.

Cosa fare ad Alpuente

Il territorio comunale è molto esteso e comprende numerose piccole frazioni, alcune di origine medievale, collegate da strade di montagna e itinerari escursionistici.

  • Seguire la Ruta de la Taifa: itinerario guidato che attraversa il centro storico e permette di accedere ad alcuni edifici abitualmente chiusi.
  • Scoprire le impronte dei dinosauri: ci sono due importanti siti paleontologici visitabili. A Corcolilla sono state individuate più di 100 impronte tridattili, lasciate da dinosauri bipedi, mentre a Cañada París è conservata una pista attribuita a un grande sauropode.
  • Visitare le antiche frazioni di Alpuente: Corcolilla, con una chiesa dedicata a San Bernabé e ai santi Abdón e Senén e un antico forno di tradizione moresca; El Collado, vicino al Castillo del Poyo, una seconda fortificazione di origine islamica.
  • Esplorare i sentieri della Serranía: il GR 37 attraversa il territorio toccando piccole comunità rurali, boschi e paesaggi coltivati.
  • Assaggiare la cucina tradizionale: come gli embutidos, insaccati tradizionali, l’olla de pueblo, una sostanziosa pietanza in umido, e la caldereta, generalmente preparata con carne e ingredienti semplici della cucina rurale.

Dove si trova e come arrivare

Alpuente si trova nella provincia di Valencia, al confine con il territorio della provincia di Teruel, nella comunità autonoma dell’Aragona. Il comune appartiene alla comarca di Los Serranos e dista circa 96 km dalla città. Per raggiungerlo in automobile bisogna seguire la strada CV-35 in direzione Llíria e Ademuz fino a Titaguas. Da questo centro si prende la deviazione sulla CV-345, che conduce al borgo attraverso un tratto particolarmente panoramico.

Cosa conta davvero (e cosa resta) nel cuore di chi viaggia: la tavola rotonda di SiViaggia

30 octobre 2026 à 15:42

Quando si parla di eccellenza nel turismo, la tentazione è quella di associare il concetto a standard di lusso esclusivo, budget elevati e strutture a cinque stelle. Ma è davvero questa la chiave per conquistare il viaggiatore italiano?

Se ne è parlato a Rimini durante TTG Travel Experience 2026 in occasione di una tavola rotonda organizzata da SiViaggia e Hopscotch Italy intitolato “La formula dell’eccellenza – Cosa conta davvero (e cosa resta) nel cuore di chi viaggia”.

L’evento, moderato da Barbara Del Pio, Responsabile editoriale Italiaonline, ha visto l’intervento di alcuni player del mondo travel che hanno portato la loro testimonianza e le loro case history: Serena Valle (GM Tourism Hopscotch Italy), Franco Di Pietro (Amministratore Delegato Yalla Yalla), Michela Marzoli (Direttore Marketing & Comunicazione Club del Sole) e Fabrizio Quattrini (Senior Sales Manager HeyLight), una delle società leader del credito al consumo che, dal 2025, è parte del Gruppo Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A..

A fare chiarezza, è l’analisi basata sui dati della piattaforma Travellyze presentata da Valle, che ribalta i luoghi comuni del settore. Ciò che definisce una vacanza eccellente non è l’ostentazione ma la capacità di coniugare autenticità, ottimo rapporto qualità-prezzo e una profonda soddisfazione personale, capace di tradursi spontaneamente nel passaparola.

Tra alberghi a tre e quattro stelle, borghi e piccoli centri preferiti alle grandi metropoli, e un turismo che predilige il relax e la scoperta, mista a cultura, dallo studio emerge il ritratto di un viaggiatore versatile. A rivelarsi i più grandi “ambasciatori” di questa formula non sono i turisti dai budget faraonici, ma una fascia medio-alta – guidata da viaggiatori senior e di mezza età – che premia l’esperienza autentica e l’equilibrio.

Di seguito l’analisi completa dei dati e delle preferenze che disegnano il volto del turismo italiano di oggi.

Lo studio

Lo studio si basa sui dati di Travellyze, una piattaforma cloud-based esclusiva che conduce indagini semestrali su campioni rappresentativi (in Italia, pari a 1.500 intervistati per semestre) per analizzare demografia, comportamenti di viaggio e percezione delle destinazioni.

Si è analizzato nei dettagli il concetto di eccellenza, alla base della tavola rotonda. L’eccellenza turistica, rivela lo studio, non si definisce solo per il budget elevato o il lusso ostentato, ma attraverso la percezione, l’alta soddisfazione a fine viaggio e, soprattutto, la raccomandazione (il desiderio di condividere e consigliare l’esperienza).

Le scelte dei viaggiatori italiani in fatto di alloggi, tema affrontato da Di Pietro di Yalla Yalla, piattaforma dedicata alla prenotazione e vendita online di pacchetti viaggio e crociere, hanno dimostrato che tra le preferenze esiste una netta scelta di hotel a 3/4 stelle (52,5%), b&b (30%) e case private (21%), mentre i cinque stelle (9,5%) e le catene internazionali (7,8%) restano marginali.

Per quanto riguarda le destinazioni e le motivazioni di viaggio, guidano il mare (61,7%) e la montagna (37,9%), con una predilezione per i piccoli centri (46,2%) rispetto alle grandi città. Il relax è la motivazione principale (46,2%).

Inoltre, una menzione particolare è stata dedicata all’approccio: il viaggiatore italiano privilegia principalmente il rapporto qualità-prezzo e l’autenticità, combinando più motivazioni (relax, cultura e scoperta).

Marzoli di Club del Sole, il gruppo italiano che conta 29 villaggi vacanza –  a cui si aggiungerà presto il trentesimo –  tra family resort, camping village e boutique resort distribuiti in otto regioni italiane, ha commentato la centralità della raccomandazione.

Dal punto di vista economico, il picco dell’eccellenza percepita e consigliata non appartiene alle fasce di spesa più elevate, ma alla fascia medio-alta (10.000-20.000 euro all’anno), toccando il 92,5%.

Per concludere: l’eccellenza turistica, oggi, è ciò che viene raccontato, ricercato e raccomandato. Comprendere a fondo questo target permette di strutturare un’offerta di viaggio realmente cucita sulle esigenze del turista italiano contemporaneo.

La fortezza da fiaba su un’isola a poca distanza dalla città: Castello di Franzensburg, tesoro austriaco

30 octobre 2026 à 15:30

Siamo abituati a pensare alle Capitali europee come un groviglio di traffico, caos e (spesso) stress quotidiano. Ma la verità è che a pochissima distanza da esse (in alcune circostanze) si sviluppano posti che sono incredibilmente il contrario. È ciò che succede a meno di 20 km da Vienna, dove su una piccola isola, collegata alla terraferma da ponti e da un traghetto, si innalza il fiabesco Castello di Franzensburg.

Sì, è davvero un mondo a parte rispetto alla città, un tesoro voluto da un imperatore sul finire del XVIII secolo per dare forma alla propria idea di Medioevo. Siamo a Laxenburg, all’interno di uno dei più importanti parchi paesaggistici austriaci. Intorno alla fortezza, infatti, si estendono circa 250 ettari di prati, boschetti, corsi d’acqua e sentieri, organizzati secondo il gusto dei giardini all’inglese.

Tra ponticelli, piccoli templi e scorci studiati per sorprendere, l’ambiente sembra preparare lentamente all’incontro con l’edificio più singolare dell’intera tenuta. Vi basti pensare che il suo soprannome è “Il piccolo scrigno d’Austria” e che è uno degli esempi più affascinanti del romanticismo architettonico del Paese.

Breve storia del Castello di Franzensburg

Sul finire del ‘700, quando Laxenburg era già da secoli una località particolarmente amata dagli Asburgo, la dinastia decise di trasformare una sua proprietà in un importante luogo di villeggiatura e rappresentanza. In particolare fu una scelta dell’imperatore Francesco II, che desiderava creare un grande giardino all’inglese pieno di prospettive irregolari, vegetazione e architetture decorative.

I lavori iniziarono nel 1798, su progetto dell’architetto Johann Ferdinand Hetzendorf von Hohenberg, ma nel corso del tempo ci furono successivi ampliamenti che conferirono al complesso buona parte dell’aspetto di cui possiamo godere oggi. Quello, però, era un periodo in cui l’Europa subiva i disagi delle guerre napoleoniche, e per questo il castello divenne progressivamente uno strumento per raccontare la continuità del potere asburgico, attraverso ritratti, simboli e riferimenti ai grandi protagonisti della famiglia.

Uno degli aspetti più curiosi è proprio il fatto che, anziché limitarsi a riprodurre decorazioni antiche, i progettisti recuperarono parti originali di monasteri, chiese e residenze aristocratiche, come soffitti, rivestimenti e vetrate provenienti da edifici storici, trasferiti poi a Laxenburg e inseriti nella nuova costruzione.

Questi elementi vengono chiamati spolia, termine utilizzato per indicare frammenti architettonici riutilizzati in contesti differenti. Si tratta di una scelta che rende Franzensburg una sorta di museo costruito con pezzi autentici del passato, pur sollevando oggi interrogativi sulla sottrazione di tali opere ai rispettivi luoghi d’origine.

Anche l’area circostante fu trasformata in un quartiere cavalleresco, il Rittergau, con un terreno destinato idealmente ai tornei, monumenti dedicati ai cavalieri e ponti gotici. Contemporaneamente, sotterranei, stanze cavalleresche e ambienti dall’aspetto enigmatico furono concepiti per suscitare curiosità e meraviglia.

Un dettaglio storico rende la vicenda ancora più interessante: la cappella venne consacrata il 15 ottobre 1801 e pochi giorni dopo iniziarono le prime visite guidate. Il castello, infatti, fu pensato per essere mostrato al pubblico, al posto di diventare una vera abitazione imperiale.

Visita al Castello di Franzensburg e cosa vedere

Dopo aver attraversato il grande parco di Laxenburg, la sagoma di questa incantevole fortezza d’Austria appare tra gli alberi e si riflette nelle acque del lago artificiale. Non vi sorprenderà dunque sapere che uno dei modi più emozionanti per avvicinarsi è utilizzare un piccolo traghetto che conduce verso l’isola (quando attivo).

Da quella specifica prospettiva, infatti, le torri si sovrappongono, le mura sembrano venire a galla direttamente dall’acqua e i profili dei tetti cambiano a seconda del punto di osservazione. Una volta raggiunto il complesso, la visita prosegue attraverso ambienti che raccontano la storia degli Asburgo anche se, ed è giusto saperlo, gli interni sono accessibili esclusivamente mediante tour guidati.

Il primo percorso interessa 18 sale storiche e permette di osservare gli arredi, le opere d’arte e i dettagli architettonici. Impossibile non rimanere ammaliata dalla Sala del Trono, che si mostra a chi vi entra con un elaborato soffitto ligneo, grandi portali e un trono dorato rivestito di velluto rosso. Accanto a questa si trovano la Sala degli Asburgo e quella di Lorena, dedicate alle famiglie dinastiche attraverso statue, dipinti e richiami genealogici.

Merita particolare attenzione anche la Sala da Pranzo, che è un pullulare di vetrate colorate e decorazioni architettoniche. Non sono da meno i soffitti lignei recuperati dall’abbazia di Zwettl e dalla fortezza di Rappottenstein, oltre agli antichi rivestimenti provenienti dalla Capella Speciosa di Klosterneuburg, risalenti a oltre 800 anni fa.

Poi ci sono la Camera della Castellana, la Sala delle Armi, gli ambienti dedicati agli scudieri e persino una prigione, tutti spazi impreziositi da armature, oggetti e decorazioni.

Il secondo itinerario conduce invece sulla Torre Alta, l’Hoher Turm, attraverso una salita di 165 gradini. Il percorso comprende anche il passaggio sopra i tetti della fortezza lungo un camminamento merlato da cui poter ammirare da vicino la complessa articolazione dell’edificio.

Dall’alto, la vista si apre a 360 gradi sul parco e sul territorio circostante. Nelle giornate limpide si distinguono i rilievi dello Schneeberg, il Bosco Viennese e altre montagne della Bassa Austria. Sotto la torre, il lago rivela la forma dell’isola artificiale e l’organizzazione dei giardini.

Castello e parco di Franzensburg, Austria
iStock@azoth22
Castello e parco di Franzensburg, due gioielli

Entrambe le visite durano circa 50 minuti e i titoli d’accesso si possono acquistare online oppure presso il negozio del museo, situato nel cortile della fortezza. Bisogna essere consapevoli, però, che la disponibilità dei posti è limitata, soprattutto per il percorso panoramico (che, tra le altre cose, si svolge solo con condizioni climatiche favorevoli).

Prima o dopo la visita vale la pena dedicare tempo al paesaggio circostante. Il parco custodisce infatti altri elementi del progetto imperiale, tra cui il Ponte dei Leoni, piccoli edifici ornamentali e laghetti che fanno respirare a pieni polmoni l’atmosfera dei grandi giardini aristocratici europei.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Franzensburg si trova a Laxenburg, nella Bassa Austria, a circa 20 chilometri dal centro di Vienna. In automobile occorrono indicativamente 30 minuti, seguendo l’autostrada A2 e utilizzando l’uscita Wiener Neudorf. Il riferimento principale per il navigatore è Schlossplatz 1, 2361 Laxenburg, indirizzo dell’ingresso principale del parco.

Sono disponibili tre aree di parcheggio gratuite, identificate dalle sigle P1, P2 e P3. La prima si trova presso l’accesso principale, mentre le altre sono situate lungo Münchendorferstraße.

Chi preferisce i mezzi pubblici può partire dalla stazione centrale di Vienna, Wien Hauptbahnhof, e utilizzare l’autobus 200 diretto a Laxenburg Franz-Josephs-Platz. Il tragitto dura quasi 30 minuti, seguiti da pochi minuti a piedi fino all’ingresso del giardino. Ulteriori collegamenti permettono di raggiungere la località da Mödling e Wiener Neudorf.

Cosa fare nel weekend di Ognissanti 2026: l’Italia si accende tra antichi riti, chiese e castelli medievali

Par : elenausai10
30 octobre 2026 à 14:00

Durante il weekend di Ognissanti 2026 lasciate la routine a casa e andate alla scoperta dei tesori italiani tra cultura e natura. Gli appuntamenti sono diversi, pensati per chi ama la storia, ma anche per chi ha voglia di muoversi all’aria aperta.

Dal Lago Maggiore all’Aspromonte, passando per la costa campana e la Sardegna, ecco gli eventi da segnare in agenda.

Dalla polenta allo zafferano, dalle mele all’olio, le migliori sagre del weekend di Ognissanti in Italia

30 octobre 2026 à 13:10

Il weekend che saluta ottobre a che dà il benvenuto a novembre è ricco di appuntamenti col gusto. Nonostante l’1 novembre non sia un ponte quest’anno, ci sarà comunque di che divertirsi tra specialità gastronomiche tipiche dei territori, eventi negli eventi – come quelli che rientrano in Frantoi Aperti in Umbria o nella Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba in Piemonte – e occasioni di scoprire borghi e luoghi da visitare.

Abbiamo selezionato le sagre più gustose del weekend del 31 ottobre – 1° novembre 2026, ecco i nostri consigli.

I musei più visitati al mondo: la classifica 2026 dei luoghi della cultura più amati

30 octobre 2026 à 12:26

La nuova edizione del TEA Global Experience Index™, il rapporto annuale della Themed Entertainment Association (TEA), ha svelato quali sono i musei più visitati al mondo.

Analizzando i dati di affluenza registrati nel 2025 dalle principali attrazioni culturali internazionali, la classifica racconta un panorama in cui la Cina domina incontrastata, mentre l’Europa continua a essere una delle destinazioni più amate dagli appassionati di arte, storia e cultura.

I musei più visitati al mondo

Il rapporto TEA prende in esame le principali istituzioni culturali internazionali, mettendo a confronto i visitatori accolti nel corso del 2025. La graduatoria mostra una netta predominanza asiatica.

Il museo più visitato al mondo

A conquistare il primo posto è il Museo del Palazzo di Pechino, che nel 2025 ha registrato 19 milioni di visite. Situato all’interno della Città Proibita, l’antica residenza degli imperatori cinesi è uno dei complessi storici più importanti del Paese.

La Cina occupa ben 12 posizioni nella top 20 mondiale. Un risultato che TEA riconduce anche all’ampiezza del pubblico nazionale e alla diffusione dell’ingresso gratuito.

Questa graduatoria utilizza criteri differenti rispetto a quella presa in esame nel nostro articolo sui musei più visitati al mondo. Il rapporto TEA adotta una definizione più ampia di museo, comprendendo anche parchi archeologici e poli museali.

La top 20 dei musei più visitati al mondo

Ecco la top 20 dei musei più visitati al mondo.

  1. Museo del Palazzo, Pechino, Cina – 19.000.000;
  2. Palazzo d’Estate, Pechino, Cina – 17.381.000;
  3. Museo dell’Imperatore Qin Shihuang’s Mausoleum, Xi’an, Cina – 10.970.000;
  4. Museo del Louvre, Parigi, Francia – 9.046.000;
  5. Reggia di Versailles, Francia – 8.400.000;
  6. Shenzhen Nanshan District Museum, Cina – 7.455.000;
  7. Museo di Storia Naturale, Londra, Regno Unito – 7.117.000;
  8. Musei Vaticani, Città del Vaticano – 6.934.000;
  9. Opium War Museum, Dongguan, Cina – 6.929.000;
  10. Museo Nazionale della Cina, Pechino, Cina – 6.900.000;
  11. Gyeongbokgung Palace, Seul, Corea del Sud – 6.887.000;
  12. Museo Nazionale della Corea, Seul, Corea del Sud – 6.507.000;
  13. British Museum, Londra, Regno Unito – 6.440.000;
  14. Prince Kung’s Mansion Museum, Pechino, Cina – 6.120.000;
  15. Sanxingdui Museum, Cina – 6.080.000;
  16. Chengdu Wuhou Shrine Museum, Cina – 6.030.000;
  17. Metropolitan Museum of Art, New York, Stati Uniti – 5.984.000;
  18. Nanjing Museum, Cina – 5.860.000;
  19. Shenyang Palace Museum, Cina – 5.852.000;
  20. Museo della Scienza e della Tecnologia della Cina, Pechino, Cina – 5.530.000.

I musei più visitati in Europa

Anche l’Europa conserva un ruolo di primo piano nel turismo culturale internazionale. La classifica europea comprende grandi musei, residenze reali e siti archeologici, con Francia e Regno Unito particolarmente rappresentati. Anche l’Italia entra nella top 20.

Il Louvre di Parigi conquista il primo posto

Il primato spetta al Museo del Louvre di Parigi, che con più di 9 milioni di visitatori si colloca anche al quarto posto mondiale. Il celebre museo francese, custodisce capolavori come la Gioconda e la Venere di Milo.

Il Louvre di Parigi conquista il primo posto dei musei più visitati in Europa
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Il Museo del Louvre a Parigi

La classifica completa dei 20 musei più visitati in Europa

L’Italia riesce a conquistare tre posti nella top 20 europea: i Musei Vaticani, che appaiono nella top 10 mondiale, il Parco Archeologico di Pompei, undicesimo con oltre 4,1 milioni di visitatori, e le Gallerie degli Uffizi di Firenze, che chiudono la classifica al ventesimo posto con quasi 2,9 milioni di ingressi.

Ecco quali sono stati i 20 musei più visitati in Europa nel 2025 secondo i dati riportati dall’indice TEA (i numeri indicano il totale delle visite registrate da ciascun museo nel corso dell’anno):

  1. Museo del Louvre, Parigi, Francia – 9.046.000;
  2. Reggia di Versailles, Francia – 8.400.00;
  3. Museo di Storia Naturale, Londra, Regno Unito – 7.117.000;
  4. Musei Vaticani, Città del Vaticano – 6.934.000;
  5. British Museum, Londra, Regno Unito – 6.440.000;
  6. State Russian Museum, San Pietroburgo, Russia – 5.087.000;
  7. Peterhof State Museum-Reserve, San Pietroburgo, Russia – 5.049.000;
  8. Palazzo Topkapi, Istanbul, Turchia – 4.700.000;
  9. Tate Modern, Londra, Regno Unito – 4.514.000;
  10. National Gallery, Londra, Regno Unito – 4.148.000;
  11. Parco Archeologico di Pompei, Italia – 4.119.000;
  12. Palazzo di Schönbrunn, Vienna, Austria – 3.963.000;
  13. State Hermitage Museum, San Pietroburgo, Russia – 3.846.000;
  14. Museo d’Orsay, Parigi, Francia – 3.785.000;
  15. Museo Nazionale del Prado, Madrid, Spagna – 3.513.000;
  16. Castello Reale di Wawel, Cracovia, Polonia – 3.478.000;
  17. Victoria and Albert Museum, Londra, Regno Unito – 3.332.000;
  18. Humboldt Forum, Berlino, Germania – 3.300.000;
  19. State Tretyakov Gallery, Mosca, Russia – 3.076.000;
  20. Gallerie degli Uffizi, Firenze, Italia – 2.909.000.

Patrick Stewart di Star Trek si innamorò di questo borgo toscano: “Avete la fortuna di vivere in un luogo meraviglioso”

30 octobre 2026 à 11:00

Il mondo dello spettacolo piange Patrick Stewart, l’attore britannico entrato nell’immaginario collettivo per aver interpretato il capitano Jean-Luc Picard nella celebre saga di Star Trek e il professor Charles Xavier nei film degli X-Men. Una carriera lunga oltre sessant’anni, tra cinema, televisione e soprattutto teatro, dove aveva mosso i primi passi come interprete shakespeariano.

C’è un luogo in Toscana che aveva conquistato il suo cuore, tanto da strappargli una dichiarazione di sincera ammirazione: un piccolo borgo in provincia di Arezzo. Sir Patrick Stewart aveva visitato Sansepolcro per ammirare da vicino la celebre Resurrezione di Piero della Francesca, rimanendo colpito non soltanto dall’opera d’arte, ma anche dalla bellezza del paese.

Sansepolcro, il borgo toscano che conquistò il capitano Picard

Era il 19 aprile 2018 quando Patrick Stewart arrivò a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, per visitare la Resurrezione di Piero della Francesca, conservata nel Museo Civico. L’attore, conosciuto in tutto il mondo per aver vestito i panni del capitano dell’astronave Enterprise, non passò inosservato e venne subito riconosciuto dall’assessore alla Cultura Gabriele Marconcini e dagli operatori museali.

Proprio durante la visita, Stewart confidò di essere arrivato in città per ammirare il capolavoro rinascimentale, ma di essere rimasto sorpreso soprattutto dal fascino del borgo. «Avete la fortuna di vivere in un luogo meraviglioso», disse all’assessore, lasciando una testimonianza di apprezzamento che ancora oggi racconta quanto Sansepolcro sappia sorprendere anche i visitatori internazionali.

La Resurrezione è una delle opere più celebri di Piero della Francesca, artista nato proprio a Sansepolcro. Realizzata nel Quattrocento, rappresenta Cristo che emerge dal sepolcro e si impone con la sua figura solenne al centro della composizione. Un dipinto di straordinaria importanza artistica, tanto da essere considerato uno dei simboli del Rinascimento italiano.

La visita dell’attore arrivò in un momento particolare per il museo, che in quei giorni era interessato anche da un servizio televisivo dedicato al restauro dell’opera, realizzato da una troupe Rai per la trasmissione Uno Mattina.

Sansepolcro borgo toscano amato da Patrick Stewart
iStock
Piazza principale di Sansepolcro

Da Lucca a Pisa, le altre tappe toscane di Patrick Stewart

L’amore di Patrick Stewart per la Toscana non si fermò a Sansepolcro. Nell’ottobre 2019 l’attore tornò nella regione insieme ad alcuni componenti del cast di Star Trek: Picard, la serie che segnava il ritorno sullo schermo del celebre capitano. Il gruppo fece tappa a Pisa, dove visitò Piazza dei Miracoli, con il suo straordinario complesso monumentale, la Torre pendente e il Museo dell’Opera del Duomo.

Pochi giorni dopo, il 1° novembre, Stewart raggiunse Lucca per partecipare al Lucca Comics & Games, in occasione della presentazione della nuova serie. L’accoglienza del pubblico fu calorosa e l’attore raccontò il suo legame con la città, spiegando che anche la moglie Sunny Ozell aveva studiato arte proprio a Lucca qualche anno prima. Entrambi avevano apprezzato moltissimo il centro storico e la sua atmosfera, oltre alla cucina locale.

Durante l’incontro al Teatro del Giglio, davanti a una platea gremita, Stewart regalò al pubblico anche un momento speciale recitando alcuni versi di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, omaggio alle sue radici teatrali. In quell’occasione lasciò anche le impronte e la firma nella Lucca Walk of Fame del festival, entrando a far parte degli artisti che hanno reso omaggio alla manifestazione lucchese.

Forbes celebra le Dolomiti: la meraviglia italiana tra paesaggi innevati e borghi fiabeschi

30 octobre 2026 à 07:30

Dalle piste che attraversano alcuni dei paesaggi montani più spettacolari d’Europa ai rifugi dove fermarsi a tavola di fronte a squisiti piatti fumanti, le Dolomiti continuano a conquistare gli appassionati di viaggi sulla neve (e non solo). Questa volta a celebrarle è Forbes, che dedica alla destinazione italiana parole entusiaste in un articolo firmato dal giornalista Larry Olmsted, esperto di viaggi e sport sulla neve da circa trent’anni.

Nel suo approfondimento dedicato alle mete da scegliere per la stagione invernale, Olmsted non ha dubbi: le Dolomiti sono tra i luoghi migliori al mondo per sciare. Ma non solo: questa magica destinazione, oltre a offrire un vasto comprensorio sciistico, è impreziosita da bellissimi borghi di montagna e da una tradizione gastronomica che trasforma una giornata sulle piste in qualcosa di memorabile.

Le Dolomiti conquistano Forbes: ecco perché

Non è la prima volta che le Dolomiti attirano l’attenzione di Forbes. La testata americana aveva già acceso i riflettori su queste montagne in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, quando lo scenario alpino italiano era sotto gli occhi del mondo. Ora torna a celebrarle in vista della stagione invernale 2026-2027, raccontandole come una destinazione capace di conquistare gli appassionati di montagna grazie a paesaggi spettacolari, località rinomate e un’offerta che va ben oltre le piste da sci.

Uno dei punti di forza delle Dolomiti è la vastità dell’offerta sciistica. Il territorio comprende numerose aree collegate tra loro, con la possibilità di attraversare vallate differenti e scoprire paesaggi sempre nuovi anche durante la stessa giornata.

Forbes cita in particolare Cortina d’Ampezzo, Alta Badia e Val Gardena, tre delle località che rendono le Dolomiti una destinazione di riferimento per gli appassionati di sci. Il loro punto di forza è anche la possibilità di esplorare aree diverse all’interno di un vasto sistema sciistico interconnesso, passando da una valle all’altra e cambiando continuamente panorama senza rinunciare alla varietà delle piste.

A rendere l’esperienza ancora più interessante sono gli impianti moderni, le piste panoramiche e le vedute sulle cime più celebri, tra cui il Sassolungo e il gruppo del Sella. Qui possono trovare pane per i loro denti sia gli sciatori che amano trascorrere intere giornate sulle piste, sia chi preferisce alternare le discese a soste nei rifugi e momenti di relax in quota.

Rifugi, borghi e cucina gourmet: cosa rende speciali le Dolomiti

Ma il riconoscimento di Forbes non si ferma soltanto sulle piste. Tra gli elementi che rendono le Dolomiti così uniche sono anche i numerosi rifugi alpini disseminati tra le vette: molti ospitano ristoranti e, in alcuni casi, offrono anche la possibilità di pernottare.

Qui una giornata sulla neve può trasformarsi in un itinerario tra sapori e tradizioni: ci si può fermare per un pranzo in quota, raggiungere un rifugio dopo una discesa panoramica oppure alternare le ore sugli sci alla scoperta dei borghi che punteggiano le vallate. Le Dolomiti offrono infatti un’ampia scelta di paeselli da scoprire e da strutture ricettive e ristoranti spesso caratterizzati da un’ospitalità a conduzione familiare.

Chi vuole alternare lo sci alla scoperta del territorio può infatti mettere in programma anche una passeggiata tra i borghi delle Dolomiti. Noi vi consigliamo alcuni dei più belli: Ortisei, con le sue vie pedonali e le botteghe artigiane; Corvara e San Cassiano, nel cuore dell’Alta Badia, dove respirare l’atmosfera delle vallate alpine; Santa Maddalena, in Val di Funes, con le sue case raccolte ai piedi delle cime dolomitiche, da cui raggiungere la celebre chiesetta di San Giovanni in Ranui, incorniciata dalle imponenti vette delle Odle; e infine Sottoguda, piccolo borgo dalle architetture tradizionali ai piedi della Marmolada.

Sulle Dolomiti, insomma, la neve è solo l’inizio di un’avventura da vivere almeno una volta nella vita: tra discese spettacolari, rifugi gourmet e borghi da cartolina, Forbes ricorda che qui la vacanza sugli sci può trasformarsi in un’esperienza da assaporare dall’inizio alla fine.

Dio ride, le location piene di storia del nuovo film con Pierfrancesco Favino

29 octobre 2026 à 18:00

Il nuovo film Dio ride di Giovanni Veronesi, nelle sale dal 29 ottobre 2026 dopo essere stato presentato fuori concorso all’83esima Mostra del Cinema di Venezia, tratta di temi universali come la fede, la libertà, il rapporto dell’uomo con il potere.

Lo fa contando su un cast eccezionale di attori italiani come Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Paolo Rossi e su ambientazioni affascinanti, capaci di rievocare un passato lontano, ma mai passato veramente. Una storia che continua a rivivere nei borghi di campagna, nell’antiche abbazie, nei conventi, nei raffinati palazzi aristocratici sopravvissuti fino a noi. Vi sveliamo quali sono le reali location di Dio ride.

Di cosa parla

È il Seicento e tra l’Umbria e la Toscana c’è un uomo, Frate Leopoldo da Casamacchia (Pierfrancesco Favino), che parla di Dio come nessuno ha mai fatto prima: predica il Vangelo con gioia, prova a dare a chi lo ascolta sollievo e speranza e soprattutto a trasmettere l’idea di un Dio vicino agli uomini e capace di ridere con loro. Presto la voce si sparge e i fedeli arrivano ad ascoltare Frate Leopoldo dai villaggi vicini, proprio mentre le chiese si svuotano e la dottrina tradizionale perde consenso.

Arriva al cinema "Dio ride": il nuovo film di Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando
(c) Piper Film
Una scena di “Dio ride”

Non ci vuole molto perché Roma si accorga di quanto sta succedendo: Papa Innocenzo X affida il caso al cardinale Maculani (Silvio Orlando), uno dei più autorevoli e intransigenti inquisitori dell’epoca. Durante il processo la semplicità e il carisma di Frate Leopoldo riescono a mettere in discussione anche quelle che sembravano le convinzioni più incrollabili, di chi ha spesso scambiato la fede con la paura e la guida con il controllo. La vicenda è liberamente tratta da una storia vera.

"Dio ride": di cosa parla il nuovo film di Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando
(c) Piper Film
Un’altra scena di “Dio ride”

Dov’è stato girato il film

Prodotto da Indiana Production, Piper Film e Ogi Film in collaborazione con Netflix, Dio ride è stato girato in luoghi italiani altamente suggestivi tra la Toscana e il Lazio.

Toscana

In Toscana i luoghi dov’è stato girato Dio ride si trovano per lo più nelle provincie di Pisa, Siena, Pistoia e Arezzo come conferma Toscana Film Commission che, insieme al Bando Cinema e Audiovisivo di Regione Toscana, ne ha sostenuto la realizzazione.

Badie e pievi

Più nel dettaglio le scene iniziali, quelle in cui Frate Leopoldo prova a mettere in salvo il priore del convento di Bevagna (Paolo Rossi) dal fuoco e dalla peste sono state girate alle Pieve di Ponte allo Spino a Sovicille: uno degli esempi più importanti e meglio conservati di architettura romanica senese.

Alla Badia Camaldolese di Volterra sono state girate, invece, le scene all’interno del convento (immaginario) di Santa Flora dove i due religiosi trovano rifugio al loro arrivo in Toscana: dell’antico monastero appena fuori dalle mura etrusche della città e poco lontano dai suggestivi strapiombi delle Balze di Volterra si riconoscono sullo schermo sia i resti della mura perimetrali e sia gli ambienti interni.

Terme e paesaggi naturali

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un film storico su un frate, gli edifici religiosi non sono quelli predominanti nel nuovo film di Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando. In perfetta linea con il personaggio e la spontaneità di Frate Leopoldo, tra le location di Dio ride ce ne sono di affascinanti tra la florida natura toscana.

Nei pressi di Castelnuovo Val di Cecina, in quella che è più comunemente conosciuta come Valle del Diavolo per la presenza di fumarole e altre manifestazioni geotermiche e che si dice ispirò l’Inferno di Dante, sono state girate alcune scene riguardanti la fuga di Frate Leopoldo.

Altra suggestiva location del film è la Falesia di Celsa, ancora nei pressi di Sovicille: un’ex cava circolare di marmo giallo e pietra calcarea oggi frequentata soprattutto dagli appassionati di arrampicata sportiva.

Toscana: i luoghi reali dov'è stato girato il film "Dio ride"
(c) Toscana Film Commission
Una scena di “Dio ride” girata alla suggestiva Falesia di Celsa

Alcune delle scene più emozionanti, quelle in cui il frate lava il corpo del proprio priore dopo la morte, sono state girate ai Bagni San Filippo: terme naturali nei pressi di Castiglione d’Orcia, immerse nel bosco e famose per formazioni calcaree come quella detta “Balena Bianca” perché simile, appunto, nella forma e nel colore a un cetaceo.

Le terme naturali in Toscana dov'è stato girato il film "Dio ride"
iStock
Le suggestive terme naturali di Bagni San Filippo

Borghi toscani

Tra le destinazioni che ne hanno fatto da sempre una meta turistica tanto amata, anche numerosi borghi della Toscana spiccano tra le location di Dio ride.

Casole d’Elsa e, più nello specifico, la frazione di Gallena è stata trasformata per esempio nel già citato borgo di Santa Flora dove Frate Lepoldo e il suo priore trovano rifugio appena arrivati in Toscana: qui i resti di un antico castello, i torrioni in pietra e una chiesa romanica hanno aiutato la produzione a ricreare un’ambientazione seicentesca.

Borghi toscani: dov'è girato il nuovo film di Giovanni Veronesi "Dio ride"
iStock
Il pittoresco borgo di Casole d’Elsa

Nel borgo fantasma di Montingegnoli, a Radicondoli, è stato ricostruito il luogo (di finzione) in cui venivano rinchiuse le donne che secondo gli standard dell’epoca avevano perso il lume: qui del resto tutto – la villa padronale, la torre merlata, la piazza semicircolare – sembra essersi fermato a com’era un tempo e l’atmosfera finisce per avere un che di misterioso.

Castelli, ville, dimore aristocratiche

Il potere a cui Frate Leopoldo si oppone con la gioia è rappresentato nel nuovo film di Giovanni Veronesi da vecchi castelli, dimore aristocratiche, palazzi governativi scelti a rappresentare una altra fetta della società seicentesca.

Il Castello della Chiocciola a Monteriggioni, roccaforte medievale sorta su un più antico insediamento etrusco, è stato trasformato nella villa della contessa interpretata nel film da Alma Noce.

L’abitazione privata del cardinale interpretato da Silvio Orlando è, invece, Villa Torre Fiorentina: un complesso in stile neogotico, circondato da un grande giardino all’italiana, parte del patrimonio di dimore storiche italiane.

Alcuni set sono stati allestiti all’interno di Villa Chigi Farnese (meglio conosciuta come Villa Volte Alte): splendida dimora rinascimentale alle porte di Siena progettata nel Cinquecento per la famiglia Chigi.

Il processo di Frate Leopoldo davanti al Tribunale di Roma è stato girato nella Sala Maggiore del Palazzo Comunale di Pistoia: edificio noto già da fine Duecento come luogo di governo cittadino.

C'è anche Pistoia tra i luoghi dov'è stato girato "Dio ride"
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L’imponente Palazzo Comunale di Pistoia

Al Palazzo Comunale di Monte San Savino sono state girate, invece, alcune scene della prigionia del frate.

Lazio

In Lazio le principali location di Dio ride si trovano tra Viterbo e Roma.

"Dio ride": dov'è stato girato il nuovo film di Veronesi con Favino e Orlando
(c) Piper Film
Ancora una scena di “Dio ride”

Viterbo

A Viterbo tra i luoghi dov’è stato girato il nuovo film di Giovanni Veronesi c’è Palazzo dei Priori: nelle sue sale – in particolare nella Sala Reggia – simbolo da sempre del potere temporale sono state girate numerose scene con protagonista Papa Innocenzo X, volto di un altro potere non meno immortale.

Roma

Alcune delle scene finali, quelle che riscattano la figura e il lascito di Frate Leopoldo, sono state girate nell’appena rinnovata Piazza Pia, ai piedi di Castel Sant’Angelo a Roma: altro luogo altamente simbolico per la religione cattolica e i suoi fedeli.

A Pompei riaffiora l’armadio di una donna che non tornò più: al suo interno i ricordi di una vita

29 octobre 2026 à 17:07

Un armadio rimasto chiuso per quasi duemila anni, custode di oggetti personali, giornalieri, ma anche di piccoli tesori e ricordi di un’esistenza interrotta improvvisamente. A Pompei una nuova scoperta archeologica restituisce un frammento piuttosto intimo della vita quotidiana prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Questa volta, infatti, non si sta parlando di affreschi monumentali o altri reperti artistici, ma degli oggetti che una donna potrebbe aver utilizzato, custodito e forse considerato preziosi per sé.

Il ritrovamento, annunciato il 29 ottobre 2026 dal Parco Archeologico di Pompei, è avvenuto nella Casa di Cornelius Maximus, un’abitazione situata lungo via dell’Abbondanza, una delle strade principali dell’antica città romana. Qui gli archeologi hanno individuato i resti di questo armadio in legno, il cui contenuto oggi ci rende capaci di ricostruire abitudini e piccoli gesti di una vita ormai lontana nel tempo.

Cosa è stato ritrovato nell’armadio

All’interno dell’armadio di Pompei, ricostruibile grazie ai dati raccolti durante gli scavi, gli archeologi hanno scoperto una sorprendente varietà di oggetti. Tra questi figurano strumenti per il trucco, una pinzetta, uno stemperatoio, un balsamario in vetro e un bruciaprofumi, probabilmente utilizzato per diffondere piacevoli fragranze negli ambienti domestici.

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Una parte del soppalco ritrovato

Non mancavano utensili da cucina, vasi e pentole in bronzo, vetro e ceramica, oltre a una lucerna bronzea e alcuni pesi di piombo, verosimilmente collegati a un’attività commerciale. Ma il ritrovamento più emozionante riguarda una particolare collana composta da almeno 24 piccoli pendenti realizzati in materiali diversi, tra cui osso, pasta vitrea e cristallo di rocca. Gli oggetti raffigurano divinità, mani, piedi, pigne e grappoli d’uva. Si tratta dei cosiddetti crepundia, amuleti che nell’antica Roma venivano donati ai bambini come simboli di protezione. Spesso erano conservati anche in età adulta, diventando ricordi preziosi dell’infanzia.

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Alcuni dei materiali rinvenuti

A rendere ancora più intrigante la scoperta è un tesoretto di 38 monete di bronzo, custodite in un contenitore intrecciato. La loro presenza suggerisce che chi abitava la casa non sia riuscito a recuperare i propri beni prima della catastrofe.

Il mistero della donna scomparsa

La scoperta è avvenuta nell’ambito delle indagini archeologiche collegate al progetto di restauro dell’adiacente Insula dei Casti Amanti. La Casa di Cornelius Maximus, la cui facciata era già stata scavata nel 1912, continua così a rivelare nuovi dettagli sulla vita degli abitanti di Pompei. Le raffinate pitture parietali presenti nell’ambiente dell’armadio suggeriscono un certo benessere economico, mentre altri ritrovamenti raccontano una quotidianità meno idealizzata. Al momento dell’eruzione, infatti, nell’abitazione erano in corso alcuni lavori e su un soppalco sono stati individuati persino gli scheletri di due piccoli roditori.

Che fine fece la donna a cui potrebbero essere appartenuti gli oggetti? È la domanda che rende questo ritrovamento particolarmente suggestivo. Forse riuscì a fuggire senza poter tornare a recuperare i propri ricordi, oppure perse la vita durante l’eruzione: non esistono elementi sufficienti per stabilirlo con certezza. Come sottolineato dal direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, il valore della scoperta consiste soprattutto nella possibilità di ricostruire la dimensione umana del passato, attraverso le abitudini personali, il lavoro e i ricordi, anche a quasi duemila anni di distanza.

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