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Aujourd’hui — 1 novembre 2026Flux principal

Il transatlantico più grande del Titanic diventerà una barriera corallina: ha fatto la storia dei mari

Par : elenausai10
1 novembre 2026 à 09:00

Dopo essere stata la nave passeggeri più veloce ad attraversare l’Atlantico, ospitando a bordo presidenti e star, e dopo trent’anni ferma in un molo di Filadelfia, la SS United States si prepara ad affrontare il suo ultimo viaggio, stavolta senza nessuno a bordo.

Il leggendario transatlantico americano verrà affondato di proposito nel Golfo del Messico per diventare la barriera corallina artificiale più grande del mondo. L’operazione, annunciata dalla contea di Okaloosa, è prevista per la seconda settimana di novembre, a circa 40 chilometri a sud-ovest di Destin.

La storia della SS United States

L’addio della SS United States ha acceso un forte dibattito e diviso il parere dell’opinione pubblica. Per capire perché la decisione faccia tanto discutere, bisogna tornare al 1952.

Lunga quasi 305 metri, oltre trenta in più del Titanic, la SS United States completò il viaggio inaugurale attraversando l’Atlantico in 3 giorni, 10 ore e 40 minuti: un primato di velocità per una nave passeggeri che nessuno, da allora, è riuscito a battere. Divenne presto il simbolo dell’ingegneria americana del dopoguerra e, in 17 anni di servizio, completò oltre 400 traversate andata e ritorno con a bordo capi di stato, diplomatici e celebrità.

A segnarne il declino, definitivo nel 1969, fu la diffusione dei voli commerciali, che permetteva alle persone di raggiungere più velocemente la propria destinazione.

Dal 1996 restò ormeggiata a Filadelfia, mentre si susseguivano le idee per trasformarla in hotel, museo galleggiante o attrazione turistica. Nessuna è andata in porto, complici i costi di manutenzione altissimi, finché una disputa legale con il gestore del molo ne ha imposto la partenza. Nel 2024 è stata acquistata dalla contea di Okaloosa con l’obiettivo di trasformarla in una barriera corallina artificiale.

Nel febbraio 2025 la SS United States ha così lasciato Filadelfia, trainata da un rimorchiatore, e dopo 12 giorni di navigazione è arrivata a Mobile, in Alabama. Qui è iniziata la preparazione all’affondamento: per non inquinare il fondale, gli operai hanno rimosso vetro, plastica, cavi e tutte le sostanze pericolose presenti a bordo.

Un paradiso per i sub e un museo

Una volta adagiata sul fondale, la nave si troverà a circa 55 metri di profondità, mentre i ponti superiori saranno a circa 18 metri dalla superficie. Proprio questa conformazione, secondo i promotori, renderà il sito adatto a subacquei di diversi livelli. Il relitto si aggiungerà alle oltre 500 barriere artificiali già presenti nella contea, tra cui numerose navi affondate, con un doppio obiettivo: offrire un habitat alla vita marina e attirare appassionati di immersioni e pesca sportiva.

Non tutti, però, sono felici di questa scelta. Un gruppo per la tutela del patrimonio storico si è battuto anche in tribunale per fermare l’affondamento, convinto che si stia sacrificando un pezzo insostituibile della storia marittima americana. Per tenerne viva la memoria, verrà realizzato anche un museo a terra insieme alla SS United States Conservancy: qui troveranno posto i celebri fumaioli, l’albero radar e altri elementi originali, per raccontare a chi verrà dopo la nave che ha fatto la storia dei mari.

Hier — 31 octobre 2026Flux principal

Mercatini di Natale poco conosciuti: il lato più fiabesco delle feste si nasconde in questi borghi

Par : elenausai10
31 octobre 2026 à 07:30

Nel corso degli ultimi anni, molti mercatini di Natale sono diventati talmente famosi che non hanno bisogno di troppe presentazioni. Bellissimi, certo, ma di conseguenza affollati, dove lunghe sono le file per prendere un bicchiere di vin brulé caldo e dove le passeggiate sono fatte più a spintoni che a passo lento.

A chi, invece, desidera lasciarsi avvolgere dal calore delle feste in situazioni più tranquille, dove godersi davvero gastronomia, artigianato e decorazioni fatte a mano, abbiamo le mete giuste.

Ecco i migliori mercatini di Natale italiani, poco conosciuti, da scoprire quest’anno.

Fondo, Val di Non (Trentino)

Nell’Alta Val di Non, ai piedi del Passo Mendola e del Passo Palade, Fondo si trasforma in un Borgo di Natale, con vie illuminate e negozi aperti. Il mercatino si tiene nel Rion giò a l’aca, accanto al vecchio Mulino Bertagnolli e all’antico lavatoio, tra prodotti tipici, artigianato e dolci.

Da qui potete proseguire lungo la passeggiata del burrone, tra luci e presepi nel canyon, fino al Lago Smeraldo ghiacciato, dove si pattina. Il Borgo di Natale apre nei weekend dal 6 al 20 dicembre (compreso l’8), dal 24 al 31 dicembre (escluso Natale) e dal 2 al 5 gennaio. Proprio il 5 gennaio la festa si chiude con la ciaspolada, che quest’anno assegna i titoli mondiali di corsa con le ciaspole.

Mercatino natalizio in Val di Non
Ufficio Stampa
Il Borgo di Natale a Fondo, in Val di Non

Arco (Trentino)

Arco conserva l’eleganza dell’antica località di cura asburgica e a Natale, con le casette di legno che occupano le piazze del centro storico, diventa ancora più suggestiva. Tra una bancarella di decorazioni e l’altra, non perdete l’occasione di assaggiare i piatti del Garda Trentino: gnocchi boemi, polenta con gulasch e strauben con marmellata di mirtilli rossi, il tutto accompagnato da un vin brulè. Il calendario prevede anche concerti, spettacoli di strada e laboratori per i più piccoli.

Il mercatino apre nei weekend dal 13 novembre e poi, da dicembre, con aperture quasi quotidiane fino al 6 gennaio (chiuso il 25 dicembre).

Rango (Trentino)

Restiamo nel Trentino, ma raggiungiamo uno dei Borghi più Belli d’Italia. Stiamo parlando di Rango, un piccolo paese delle Giudicarie, poco distante dalle Terme di Comano. Qui troverete un mercatino diverso dal solito perché non viene organizzato con i classici stand, ma allestito nelle vecchie case contadine: gli androni delle antiche stalle, i passaggi coperti tra le abitazioni e le cantine a volta dove un tempo si conservavano salumi e prodotti della terra verranno immersi nelle magiche atmosfere natalizie.

Qui potete trovare giocattoli in legno, utensili e specialità del territorio. Il mercatino apre nei weekend dal 14 novembre al 31 dicembre, con aperture extra il 7 e l’8 dicembre e dal 29 al 31 dicembre.

Chiusa (Alto Adige)

In Valle Isarco troviamo Chiusa, un borgo medievale che a dicembre si illumina di lanterne e candele. Tra le casette di legno e le antiche cantine del centro storico, artigiani e produttori locali propongono figure intagliate, ceramiche e prodotti naturali, mentre krapfen e frittelle di mele si accompagnano al vin brulè.

Ogni domenica d’Avvento il guardiano notturno accende centinaia di candele lungo i vicoli e, in diverse serate, Maria e Giuseppe attraversano il paese con il presepe vivente. Il mercatino apre dal 27 al 29 novembre, dal 4 all’8 dicembre, dall’11 al 13 dicembre e dal 18 al 23 dicembre, dalle 10:00 alle 19:00.

San Vigilio di Marebbe (Alto Adige)

Nel cuore delle Dolomiti Patrimonio UNESCO, tra il Parco Naturale Fanes-Senes-Braies e quello di Puez-Odle, San Vigilio di Marebbe ospita un mercatino di Natale piccolo e raccolto, lontano dai grandi circuiti turistici. Le casette di legno si inseriscono tra le case del paese e, tra un vin brulè e una mela al forno, potete scoprire intagli in legno e creazioni in lana cotta degli artigiani locali.

Se invece cercate un’emozione più forte, segnatevi la sera di venerdì 11 dicembre. In quell’occasione, oltre cento Krampus, con maschere intagliate a mano e pesanti campanacci, sfilano per le vie del paese al ritmo dei tamburi, tra fumo e torce accese.

Krampus a San Vigilio di Marebbe
Ufficio Stampa
La sfilata dei Krampus a San Vigilio di Marebbe

Ortisei (Alto Adige)

Se cercate souvenir o idee regalo artigianali, il mercatino da raggiungere è quello di Ortisei, la patria del legno intagliato. Siamo nel cuore della Val Gardena, dove dal 28 novembre al 6 gennaio gli stand natalizi esporranno tante statuine del presepe intagliate a mano, oggetti di artigianato artistico e raffinato.

Tra un acquisto e l’altro, assaggiate le specialità della cucina altoatesina e ladina e i dolci fatti in casa, da assaporare circondati dall’atmosfera suggestiva offerta dalle luci calde e dai canti di Natale.

Selva di Val Gardena (Alto Adige)

L’ultimo mercatino che consigliamo in Alto Adige è organizzato a Selva di Val Gardena, ai piedi del Gruppo Sella e punto di partenza del celebre Sellaronda. Qui il Natale non poteva che avere un legame con lo sci! Nel centro del paese, infatti, si snoda una striscia di luci lunga 350 metri da cui pendono vecchie cabine di funivia in legno, trasformate in decorazioni natalizie.

Sotto questo originale tetto luminoso potete passeggiare tra le bancarelle di artigianato, con un vin brulè o una cioccolata calda tra le mani. Il Mountain Christmas si tiene dal 29 novembre al 3 gennaio.

Mercatino natalizio a Selva di Val Gardena
Ufficio Stampa
Il Mountain Christmas a Selva di Val Gardena

Tussio (Abruzzo)

Spostiamoci nel cuore dell’Altopiano di Navelli, in provincia dell’Aquila, dove il piccolo borgo medievale di Tussio si anima con un mercatino organizzato dall’associazione locale. Sabato 5 e domenica 6 dicembre, le antiche cantine accolgono espositori di decorazioni e artigianato, oltre a dimostrazioni di mestieri di una volta.

Negli stand gastronomici, invece, potete assaggiare le eccellenze del territorio, come lo zafferano dell’Aquila, i tartufi e i ceci. Tra un assaggio e l’altro, le vie si riempiono di musica itinerante, zampognari e laboratori per bambini.

Santa Maria Maggiore (Piemonte)

In Piemonte, invece, il borgo da raggiungere è Santa Maria Maggiore, riconosciuto con la Bandiera Arancione. Qui, dal 6 all’8 dicembre, le vie e le piazze ospitano la 27ª edizione di un mercatino che, pur trovandosi lontano dai grandi centri, è tra i più grandi d’Europa.

Gli espositori sono 214, tutti selezionati, e 46 di loro propongono deliziose specialità enogastronomiche. Tra case dall’architettura tipica e scorci sulle montagne, il percorso alterna bancarelle, punti ristoro e musica dal vivo, mentre i più piccoli possono andare a trovare Babbo Natale nella sua casa.

Mercatino di Natale a Santa Maria Maggiore in Piemonte
Ufficio Stampa
Atmosfere natalizie nel borgo di Santa Maria Maggiore

Corinaldo (Marche)

Nelle Marche, la magia prende vita tra i vicoli, le piazze e le scalinate di Corinaldo, tra i Borghi più Belli d’Italia. Lungo Via del Corso, le casette del mercatino propongono artigianato e prodotti tipici, mentre sotto il Loggiato vi aspettano castagne e vin brulè.

Per i più piccoli ci sono la Casa di Babbo Natale e una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Il Gran Natale si apre il 29 novembre, prosegue nel ponte dell’Immacolata, il 13 e il 20 dicembre e per tutte le festività, fino alla Befana del 6 gennaio.

Montecatini Terme (Toscana)

Infine, l’ultimo mercatino che vi consigliamo è quello di Montecatini Terme, città termale entrata nel Patrimonio UNESCO tra le Grandi Città Termali d’Europa, dove il Natale si vive tra shopping e benessere. Dal 14 novembre al 27 dicembre, le casette di legno animano Viale Verdi, tra scorci liberty, boutique eleganti e la Walk of Fame dedicata a icone come Grace Kelly e Coco Chanel. Dopo una giornata in giro per il mercatino, potete concedervi una pausa in una piscina termale coperta e riscaldata.

À partir d’avant-hierFlux principal

Cosa fare nel weekend di Ognissanti 2026: l’Italia si accende tra antichi riti, chiese e castelli medievali

Par : elenausai10
30 octobre 2026 à 14:00

Durante il weekend di Ognissanti 2026 lasciate la routine a casa e andate alla scoperta dei tesori italiani tra cultura e natura. Gli appuntamenti sono diversi, pensati per chi ama la storia, ma anche per chi ha voglia di muoversi all’aria aperta.

Dal Lago Maggiore all’Aspromonte, passando per la costa campana e la Sardegna, ecco gli eventi da segnare in agenda.

Sono stata nel Vietnam del Nord e questi luoghi incredibili mi hanno conquistata

Par : elenausai10
29 octobre 2026 à 14:00

Sono le otto del mattino e sto vagando tra le strade del Quartiere Vecchio di Hanoi. Già tutto ferve di attività: i motorini sfrecciano a pochi centimetri da carretti stracarichi di frutta, fiori e oggetti di plastica, mentre ai bordi della strada c’è chi fa colazione seduto su sgabelli minuscoli, a un passo dal traffico. L’aria è pervasa dagli odori che, in pochi giorni, avrei riconosciuto a occhi chiusi.

Questo è solo l’inizio di un viaggio nel Vietnam del Nord che mi ha permesso di scoprire – e amare – un Paese dove le città frenetiche sono soltanto una parte della storia. Il Vietnam del Nord è anche risaie a terrazza verdi/dorate che sembrano non finire mai, baie dove si naviga tra formazioni rocciose millenarie e templi galleggianti circondati dalle montagne. E, in mezzo a tutto questo, uno street food che, da solo, varrebbe il viaggio.

Hanoi

Dopo quella prima passeggiata nel Quartiere Vecchio, ho capito subito che l’unico modo per visitare Hanoi era lasciarsi trasportare dal suo stesso caos, una via dopo l’altra o, meglio, un hàng dopo l’altro. È la parola con cui iniziano ancora molte strade, seguita dal mestiere che vi si praticava secoli fa, dalla seta all’argento. Con questo spirito si cammina costeggiando case strette e lunghissime nate da un escamotage ingegnoso (furono costruite così perché le tasse si calcolavano sulla larghezza della facciata).

A proposito di urbanistica fuori dagli schemi, andate ad aspettare il passaggio della locomotiva sferragliante su Train Street, dove la ferrovia corre nel mezzo di una viuzza affiancata da casette su entrambi i lati.

Che poi Hanoi non è tutto caos, basta raggiungere il Lago Hoàn Kiếm, il “Lago della Spada Restituita”, per ritrovare la tranquillità insieme alle persone che qui vengono a praticare sport. Il nome deriva da una leggenda con protagonista una tartaruga gigante che, proprio in queste acque, si riprese la spada magica con cui il futuro imperatore Lê Lợi sconfisse gli invasori.

Nella capitale è davvero difficile annoiarsi. Per conoscere uno dei protagonisti più importanti della storia del Paese, Ho Chi Minh, visitate il monumentale mausoleo marmoreo. Chi, invece, cerca la tradizione, deve assicurarsi un posto al Thang Long Water Puppet Theatre per assistere allo spettacolo delle marionette d’acqua.

Sapa

Il viaggio ideale nel Vietnam del Nord include indossare scarpe comode e raggiungere le risaie terrazzate di Sapa. Comode davvero, perché qui la bellezza si conquista a piedi, lungo sentieri che scendono tra terrazze così perfette da sembrare uscite da un film dello Studio Ghibli, con le vette che compaiono e scompaiono nella nebbia. Il centro città, ormai segnato dal turismo di massa, si può lasciare alle spalle in fretta: la vera Sapa comincia dove finisce l’asfalto.

Per scoprirla, affidatevi a una guida locale, spesso una donna hmong che conosce ogni sentiero, e la sera dormite in un homestay nei villaggi di Lao Chai o Ta Van: oltre a vivere un’esperienza più vera, farete arrivare il vostro denaro direttamente alle famiglie del posto.

Risaie a terrazza dorate sulle colline di Sapa, nel Vietnam del Nord
@SiViaggia - Elena Usai
Le risaie a terrazza di Sapa

Lan Ha Bay

Il Vietnam del Nord sa sorprendere a ogni cambio di scenario, dalla montagna al mare. Tutti conoscono la baia di Ha Long, eppure a conquistarmi è stata la vicina Lan Ha Bay. Stessi pinnacoli calcarei che spuntano dall’acqua, stesso riconoscimento UNESCO (dal 2023 il sito comprende anche l’arcipelago di Cat Ba), ma molte meno barche. Ed è proprio questa la differenza che si sente: meno folla, meno rumore e meno inquinamento, che purtroppo non sparisce del tutto, ma qui pesa decisamente meno.

Per godervela davvero, il consiglio è di non fermarvi all’escursione in giornata. Io ho scelto una crociera di due giorni e una notte e ricordo ancora gli arredi delle cabine in stile Indocina, tra design tradizionali vietnamiti e richiami coloniali francesi: un’atmosfera d’altri tempi che, da sola, vale l’esperienza. Ma il momento più bello arriva la sera, quando i motori si spengono e le sagome delle rocce si stagliano nel buio, in un silenzio quasi irreale.

Chi viaggia con un budget più contenuto può comunque prenotare un’uscita in barca direttamente dall’isola di Cat Ba.

Ninh Binh

Se Lan Ha Bay mi ha mostrato le rocce calcaree dal mare, Ninh Binh me le ha fatte vedere da un’altra prospettiva: qui, gli stessi pinnacoli si alzano dalle risaie, tanto che la zona è conosciuta come la “Ha Long Bay terrestre”. È stata una delle mie tappe preferite del viaggio, il luogo perfetto per rallentare.

Il modo migliore per entrare in questo paesaggio è salire su una delle piccole barche a remi di Trang An, Patrimonio UNESCO, che scivolano lente tra pareti di roccia, grotte da attraversare quasi a pelo d’acqua e templi nascosti. Io ho scelto il percorso più lungo, per il quale servono due o tre ore. Fidatevi, valgono ogni minuto.

Le stesse montagne custodiscono anche altri tesori. Alla pagoda di Bich Dong, fondata nel 1428 e distribuita su più livelli della roccia, si arriva attraversando un ponte di pietra circondato dai fiori di loto. Alla grotta di Hang Múa, invece, il panorama va guadagnato salendo circa 500 gradini che portano fino alla cima, dove un drago di pietra fa da guardiano a una vista a 360 gradi sulla valle. Un consiglio: evitate il tramonto, quando folla, pendenza e assenza di protezioni rendono la salita più stressante che piacevole.

Se avete ancora tempo, spingetevi oltre le tappe più note. Hoa Lu, l’antica capitale, la sera si accende di lanterne rosse mentre le barche punteggiano il fiume. Ma il ricordo più prezioso di Ninh Binh me l’ha regalato il tempio di Thai Vi, trovato per puro caso e dove ho incontrato il custode mentre suonava il đàn bầu, uno strumento tradizionale a una sola corda: uno di quegli incontri che nessun itinerario può programmare.

Barche a remi con turisti tra le montagne carsiche di Trang An, a Ninh Binh, nel Vietnam del Nord
@SiViaggia - Elena Usai
Trang An, dove le barche scivolano lente tra pareti di roccia e templi sull’acqua

Dopo il restauro torna visitabile la chiesa più enigmatica di Borromini a Roma

Par : elenausai10
27 octobre 2026 à 12:08

La chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, capolavoro di Francesco Borromini, resta quasi nascosta a chi cammina per strada, chiusa nel cortile dell’antico complesso universitario che oggi ospita l’Archivio di Stato di Roma. Oggi, dopo anni di chiusura e al termine di un lungo percorso di restauro, riapre finalmente al pubblico.

In questa chiesa Borromini, che nel 1632 viene nominato architetto della Sapienza ricevendo l’incarico da Papa Urbano VIII Barberini, “ha rivoluzionato il linguaggio architettonico del suo tempo, facendo della geometria una forma di bellezza e della luce una componente essenziale dello spazio: un luogo in cui il rigore matematico incontra la libertà dell’immaginazione”, come ha dichiarato Alessandro Giuli, ministro della cultura.

Il restauro “virtuosistico” della chiesa

La soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro, lo ha definito un restauro “virtuosistico”. L’intervento ha infatti riportato alla luce le diverse tonalità di bianco degli interni, dalle più calde alle più fredde, esattamente come le aveva pensate Borromini. Non si tratta solo di un dettaglio estetico: è proprio il dialogo tra queste sfumature a creare i contrasti che esaltano ombre e profondità degli stucchi, dando ritmo e movimento a una delle architetture più emblematiche dell’artista.

Il risultato è uno spazio che appare al tempo stesso grandioso e raccolto, dove superfici concave e convesse si rincorrono fino alla cupola. La visita all’interno della chiesa, però, è più di un semplice giro tra le opere d’arte, ma un invito a decifrare un enigma ancora irrisolto in uno dei capolavori più sorprendenti del barocco italiano.

Il mistero della pianta stellata e dei simboli dei papi

A quasi quattro secoli dalla sua costruzione, Sant’Ivo custodisce ancora molti segreti. Il primo è la pianta: un esagono stellato nato dall’incrocio di due triangoli contrapposti, con le tre absidi sulle punte del triangolo rovesciato e gli angoli convessi su quelle del triangolo di base. Una soluzione che trasforma l’esagono in uno spazio fluido e continuo.

Sull’origine di questa forma gli studiosi non sono ancora riusciti a trovare un accordo. C’è chi ritiene che la pianta rappresenti la stilizzazione dell’ape dei Barberini, lo stemma di Urbano VIII, e chi, invece, la lega al linguaggio simbolico della Sapienza. Altri ancora la associano a un triangolo con absidi aggiunte e angoli sottratti, sul modello di altre architetture come l’esaconco funerario della via Appia.

Il fascino aumenta guardando i simboli che decorano la chiesa, ognuno con una doppia lettura, religiosa e celebrativa, legata ai tre papi che ne seguirono la costruzione. Le api e i soli richiamano la sapienza divina, ma anche l’araldica dei Barberini; le colombe con il ramoscello d’ulivo rimandano ai Pamphili di Innocenzo X; i monti, visibili negli stucchi della volta e sulla facciata, sono l’emblema dei Chigi di Alessandro VII. Le stelle a sei punte evocano re Salomone, figura della sapienza, mentre i due triangoli equilateri rappresentano la Trinità.

Se siete curiosi e volete ammirare di persona la bellezza di questa incredibile chiesa, da oggi 27 ottobre 2026 potrete farlo gratuitamente dal lunedì al venerdì, dalle 9:30 alle 13:30.

La città spagnola più sottovalutata diventa Capitale Verde d’Europa 2028: perché scoprirla ora

Par : elenausai10
27 octobre 2026 à 11:17

C’è un’atmosfera particolare a Saragozza, dettata dal palazzo dell’Aljafería, con il suo stile moresco che ricorda l’Alhambra di Granada, ma più antico di circa due-tre secoli, e dalle cupole slanciate della Basilica di Nostra Signora del Pilar. Eppure, non sono molti i viaggiatori che la inseriscono nell’itinerario, preferendo destinazioni più classiche come la capitale Madrid.

Lontano dai riflettori, Saragozza ha lavorato in silenzio a una profonda trasformazione green e ora arriva il riconoscimento: è stata appena nominata Capitale Verde Europea 2028. L’annuncio è arrivato durante la cerimonia di Guimarães, in Portogallo, che detiene il titolo per il 2026, mentre per il 2027 la scelta era già caduta sulla tedesca Heilbronn.

Il premio è riservato alle città con almeno 100.000 abitanti, selezionate da una giuria indipendente composta da esperti che le valuta in base a criteri come qualità dell’aria e dell’acqua, tutela delle aree verdi, gestione di rumore e rifiuti, riduzione delle emissioni e capacità di affrontare ondate di calore e alluvioni.

Perché Saragozza è la nuova Capitale Verde d’Europa

Oltre a essere una delle città più popolose della Spagna (quarta dopo Madrid, Barcellona e Valencia), Saragozza è anche una delle più esposte ai danni provocati dalla crisi climatica. Trovandosi in un’area semi-arida, deve fare i conti con problematiche quali siccità, incendi, alluvioni e caldo estremo. Una situazione tutt’altro che positiva, ma che la città ha deciso di fronteggiare trasformando queste sfide in un’occasione per ripensare il suo futuro.

Il cuore della strategia è il Piano per le Infrastrutture Verdi (Green Infrastructure Master Plan), che punta a creare corridoi naturali collegati all’Ebro e ai corsi d’acqua che lo circondano, così da avvicinare la natura ai quartieri e favorire la biodiversità urbana. A questo si aggiungono investimenti nel risparmio idrico, nelle energie rinnovabili, nella mobilità sostenibile e nelle tecnologie smart.

C’è poi un aspetto che rende il progetto ancora più interessante: l’attenzione alle persone. Il motto scelto, “una città che si prende cura di persone e ambiente, in modo naturale” riassume bene l’idea che la transizione ecologica debba procedere di pari passo con l’inclusione sociale, coinvolgendo i residenti attraverso campagne e iniziative di quartiere.

Come scoprire l’aspetto green di Saragozza

Per vivere in prima persona il volto sostenibile della città, seguite il corso del fiume Ebro. Le sue rive sono state riqualificate con passeggiate e piste ciclabili, da provare utilizzando il servizio di bike sharing cittadino. Arrivate al Parque del Agua Luis Buñuel, nato nell’area dell’Expo 2008, un grande polmone verde con sentieri, specchi d’acqua e spazi per lo sport, situato a pochi passi dal futuristico Pabellón Puente firmato da Zaha Hadid.

Chi cerca un contatto più immersivo con la natura può spingersi fino ai Galachos de Juslibol, una riserva naturale situata alle porte della città formata da antichi meandri dell’Ebro, perfetta per una passeggiata tra canneti e birdwatching. Per chi non vuole spostarsi troppo dal centro della città c’è il Parque Grande José Antonio Labordeta, il parco storico di Saragozza.

Naturalmente, non mancate le tappe classiche, facili da raggiungere in tram o a piedi: la Basilica del Pilar, simbolo della città affacciato sull’Ebro, e il Palazzo dell’Aljafería, splendida testimonianza del passato islamico. I musei della città, invece, espongono le opere del pittore Francisco de Goya. La sera, infine, concedetevi un giro di tapas tra i vicoli del centro storico conosciuto come El Tubo.

Il momento giusto per scoprirla è adesso. Fino al 2028 la città sarà sotto i riflettori europei e il premio porterà nuovi progetti e attenzione internazionale: oggi potete ancora godervela con calma.

Tra librerie storiche e caffè letterari, 3 città per veri lettori da raggiungere con la nuova promozione Ryanair

Par : elenausai10
27 octobre 2026 à 10:17

In un mondo in cui passiamo le giornate a scorrere schermi, sfogliare le pagine di carta di un libro è tornato a essere un piccolo lusso. Non stupisce, allora, che tra i trend di viaggio più forti del momento ci sia la book-vacation: partire per una città dove la lettura fa parte della vita quotidiana, tra librerie storiche in cui perdersi per ore, caffè letterari frequentati un tempo da poeti e scrittori e angoli dove nessuno vi guarderà strano se passate un intero pomeriggio con il naso tra le pagine.

L’occasione giusta per una fuga di questo tipo arriva con la nuova promozione Ryanair: voli a partire da 16,99 euro a tratta, da prenotare entro il 28 ottobre 2026 per viaggiare dal 1° novembre al 17 dicembre 2026. Proprio il periodo perfetto, quando le giornate si accorciano e dove tutti avremmo bisogno di un buon libro (e di una tazza fumante tra le mani).

Da Genova a Londra

Londra è una biblioteca a cielo aperto e a dicembre assume un fascino tutto dickensiano. Dopo essere atterrati con il volo da Genova a partire da 14,99 euro, potete iniziare il vostro viaggio proprio dal Charles Dickens Museum, l’unica casa londinese dello scrittore arrivata fino a noi, dove scrisse Oliver Twist.

Spostatevi poi a King’s Cross, dove la British Library custodisce tesori come la Magna Carta e il First Folio di Shakespeare. A pochi minuti, sul Regent’s Canal, vi aspetta Word on the Water, una libreria galleggiante costruita su una chiatta olandese di cent’anni, con la stufa a legna accesa. Concedetevi anche una sosta da Daunt Books, una galleria edoardiana con i libri ordinati per Paese, e chiudete la giornata con un cocktail tra gli scaffali di uno dei library bar della città.

Da Milano Malpensa a Cracovia

Città della Letteratura UNESCO e patria d’adozione di due premi Nobel, Wisława Szymborska e Czesław Miłosz, Cracovia può essere raggiunta da Milano Malpensa a partire da 16,99 euro. Il punto di partenza ideale del vostro itinerario potrebbe essere il Planty, l’anello verde (in questo periodo immerso nei colori dell’autunno) che abbraccia il centro storico e dove oltre cento panchine portano il nome di scrittori e poeti legati alla città.

Da qui, seguite le orme di Szymborska fino al Collegium Maius, dove la leggenda vuole che si aggirasse il dottor Faust, e passeggiate lungo via Bracka, con le poesie dipinte sui muri. Tra un libro e l’altro, fermatevi nei caffè storici come Jama Michalika o Piwnica Pod Baranami, e cercate un volume usato da Massolit, la libreria americana con caffetteria poco fuori dal centro. Se partite da fine novembre, il bonus è il mercatino di Natale nella piazza del Mercato, tra luci, vin brulé e l’immancabile oscypek affumicato.

Da Milano Bergamo a Rabat

Non tutti i viaggi tra i libri devono per forza fare rima con pioggia, coperte e cielo grigio. A Rabat si legge al sole: anche a novembre le giornate sono miti, con temperature che sfiorano spesso i 20 gradi. La capitale del Marocco, raggiungibile da Milano Bergamo a partire da 19,99 euro, è la Capitale Mondiale del Libro UNESCO 2026, un riconoscimento che si respira facilmente nella Medina e lungo Rue des Consuls, tra librerie tradizionali, botteghe di calligrafia araba e bancarelle di antiquariato.

Cercate il banco di Mohammed Aziz, uno dei librai più storici della città: ha letto migliaia dei volumi usati che vende, quindi chiedetegli pure un consiglio. Dopo la Biblioteca Nazionale, scrigno di mille anni di patrimonio arabo e marocchino, concedetevi una pausa al Café des Oudayas, con tè alla menta e cornes de gazelle e vista sul fiume Bou Regreg.

Svelate le città italiane più sostenibili nel 2026: la nuova classifica Ecosistema Urbano

Par : elenausai10
26 octobre 2026 à 12:30

Cosa significa essere una città sostenibile nel 2026? Mobilità urbana e architettura sostenibile giocano un ruolo fondamentale per renderle più sane e vivibili, ma non bastano da sole. Contano anche la qualità dell’aria, quanti rifiuti si producono e quanti se ne riciclano, l’acqua che si perde lungo le tubature o l’energia pulita prodotta.

A misurare tutto questo, anno dopo anno, è Ecosistema Urbano, il rapporto di Legambiente e Ambiente Italia realizzato con Il Sole 24 Ore e giunto alla trentatreesima edizione. L’indagine passa al setaccio 106 capoluoghi di provincia, dove vive quasi un italiano su tre, e li valuta su 20 indicatori tra aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia. Il quadro che emerge è quello di un Paese che si muove, ma a passo lento.

Dove sciare in Europa senza brutte sorprese: è italiana la località sciistica più affidabile

Par : elenausai10
26 octobre 2026 à 11:19

L’Europa ospita alcune delle migliori località sciistiche del mondo, ma quali sono le più affidabili in termini di innevamento e impianti funzionanti? A svelarlo è la nuova classifica pubblicata dal tour operator britannico Inghams Ski, creata partendo dal Reliable Ski Score, l’indice pensato per misurare se una località garantisce davvero una vacanza sugli sci senza brutte sorprese.

Gli analisti sono partiti da 150 comprensori tra i più frequentati e ne hanno esaminato le prestazioni in sette stagioni invernali, dal 2017/18 al 2025/26, escludendo le due segnate dal Covid (2019/20 e 2020/21). Al primo posto in Europa? C’è una destinazione tutta italiana.

Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale 2026: il viaggio a vapore tra i borghi magici del Friuli

Par : elenausai10
26 octobre 2026 à 10:14

Un grande classico del periodo natalizio? Fare un giro tra le bancarelle dei mercatini, tra profumi di cannella, artigianato particolare e sapori DOC. Ma perché circoscrivere l’esperienza a una sola, seppur suggestiva, camminata tra gli stand quando anche l’arrivo a destinazione può diventare un’esperienza speciale?

È proprio questa l’idea alla base del Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale che, l’8 dicembre 2026, attraverserà il Friuli Venezia Giulia da Gemona del Friuli a Sacile. Un viaggio che sa di altri tempi e che porterà i passeggeri alla scoperta di alcuni dei borghi più affascinanti della regione vestiti a festa, con una tappa speciale a Poffabro.

Le tappe del Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale

Il viaggio, tra i treni di Natale più belli da prendere in Italia, comincia di prima mattina a Gemona del Friuli. Qui i passeggeri salgono sulle storiche carrozze Centoporte degli anni ’30, trainate da una locomotiva a vapore, e iniziano il percorso lungo la Ferrovia Pedemontana tra il profilo delle Prealpi e la pianura friulana.

La prima sosta è dedicata a Poffabro che, oltre a essere uno dei Borghi più belli d’Italia, nel periodo di Natale è meglio conosciuto come il “Presepe tra i presepi”. Ogni angolo, finestra o fontana del paese ospita una natività e l’intero abitato si trasforma in un museo a cielo aperto. Le opere sono tutte artigianali e nascono dalla creatività della comunità stessa.

Nel pomeriggio il treno riparte verso Sacile, ultima tappa della giornata. Il “Giardino della Serenissima”, attraversato dal fiume Livenza, accoglie i visitatori con luminarie e decorazioni. Nelle scorse edizioni il centro storico ospitava anche il tradizionale Mercatino dell’Avvento e le Casette del Gusto con stand enogastronomici a tema natalizio: l’occasione perfetta per concedersi una pausa golosa prima del rientro serale a bordo del treno storico.

Prezzi, date, orari e prenotazioni

Il Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale partirà martedì 8 dicembre 2026, giorno dell’Immacolata, da Gemona del Friuli. Il viaggio proseguirà con fermata a Maniago per la visita a Poffabro e arrivo finale a Sacile. La partenza dell’andata è prevista in mattinata, mentre il ritorno da Sacile è indicato per le 18:00. Gli orari dettagliati delle singole fermate non sono ancora stati pubblicati ma, per farvi un’idea della giornata, potete guardare l’edizione 2025: il treno lasciava Gemona alle 8:15 e rientrava in stazione alle 20:53.

Il biglietto di andata e ritorno costa 15 euro per gli adulti e 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. Chi vuole fare solo l’andata o solo il ritorno paga 7,50 euro. I bambini sotto i 4 anni, invece, potranno viaggiare gratis, ma senza diritto a un posto a sedere riservato.

Potrete acquistare i biglietti su tutti i canali di vendita Trenitalia come il sito ufficiale, le biglietterie, i self-service presso le stazioni e le agenzie di viaggio abilitate. Il consiglio è di non aspettare troppo: i treni storici hanno una capienza limitata, che nelle scorse edizioni era di 250 passeggeri al massimo, e le date natalizie sono tra le più richieste!

Tarvisio, il piccolo paradiso dello sci lontano dalla folla conquista il Guardian

Par : elenausai10
24 octobre 2026 à 09:00

Per trascorrere una bella settimana bianca, non sono necessari chilometri e chilometri di piste. La pensano così anche i lettori del Guardian che hanno segnalato le loro piccole località sciistiche preferite in Europa. Tra queste c’è anche Tarvisio, nell’estremo nord-est del Friuli Venezia Giulia, dove Italia, Austria e Slovenia si incontrano.

Perché sono stati conquistati da questo angolo d’Italia? La risposta è da ricercare nella sua tranquillità in quanto la stazione sciistica è frequentata soprattutto dalla gente del posto ed è dotata di tutto il necessario per trascorrere una vacanza invernale perfetta. Le piste divertono, mentre i ristoranti offrono specialità locali a prezzi onesti rispetto alle vicine località austriache.

Dove sciare a Tarvisio

Chi vuole evitare le località sciistiche dove è difficile trovare anche solo un fazzoletto bianco libero, Tarvisio è la scelta perfetta. Il comprensorio offre circa 24 chilometri di piste da discesa, divisi tra due settori collegati: il Monte Lussari e l’area del Priesnig. A questi si aggiungono circa 40 chilometri di piste da fondo, distribuiti nel fondovalle. I numeri, seppur contenuti (13 impianti di risalita), offrono discese che si snodano in gran parte nel bosco, al riparo dal vento, e si adattano a tutti i livelli, dai principianti agli sciatori più esperti.

La pista simbolo del comprensorio è la Di Prampero, che dalla vetta del Lussari scende fino al fondovalle di Camporosso. Sciare qui è un’avventura particolarmente eccitante considerando che stiamo parlando di un tracciato da campioni. Nel 2026, infatti, le gare della Coppa del Mondo femminile di sci alpino si sono corse proprio qui.

Ha anche un’altra particolarità, molto apprezzata da chi non vuole che la giornata finisca al tramonto: in alcune serate della settimana, la Di Prampero si scia anche in notturna, a partire dalla stazione intermedia della telecabina, con il santuario del Lussari illuminato sopra la testa.

Oltre al paesaggio, è il conto finale ad aver conquistato i lettori del Guardian. Nella stagione 2025/2026, la giornaliera a Tarvisio costava 44 euro in alta stagione, la stessa cifra dell’anno prima e la stessa di tutti i comprensori del Friuli Venezia Giulia. A pochi chilometri, a Nassfeld in Carinzia, ne servivano 69,50 euro, mentre il Dolomiti Superski arrivava a 86 euro. In bassa stagione il prezzo scendeva ulteriormente a 31 euro.

La bellezza del Monte Lussari

A rendere speciale lo sci a Tarvisio è il paesaggio. Le piste scendono dal Monte Lussari che, sfiorando i 1.800 metri, domina il punto in cui le Alpi Carniche incontrano le Giulie. Un luogo intriso tanto di bellezza quanto di storia perché da secoli crocevia tra mondo latino, slavo e germanico, specchio di un territorio che ha saputo fare proprie culture e tradizioni di tre Paesi diversi.

In cima alla telecabina, che porta anche i pedoni, c’è il minuscolo borgo raccolto attorno al santuario mariano. La tradizione vuole che sia nato nel Trecento, quando un pastore ritrovò una statuetta della Madonna tra i rami di un pino mugo. D’inverno, tra casette innevate e la vista sulle pareti del Jof di Montasio e del Mangart, è il posto perfetto per chiudere la giornata sugli sci davanti a un piatto caldo.

Lavorare da remoto e sentirsi in viaggio ogni giorno: la classifica delle città dove farlo senza spendere una fortuna

Par : elenausai10
24 octobre 2026 à 07:30

Chi lavora da remoto può farlo da casa o, se può, ne approfitta per aprire il portatile su un tavolino all’aperto in una città che non è la sua, ma che giorno dopo giorno impara a conoscere. Il vero punto di forza del lavorare in questo modo diventa quindi il lusso di non restringere la vacanza a un tempo limitato, ma costruire una quotidianità che ha il sapore del viaggio.

Si viaggia e lavora da remoto per scoprire, mettersi in gioco, entrare in contatto con le persone del posto e vivere la destinazione in modo immersivo e non solo come ospiti di passaggio. E trasformare questo desiderio in realtà può costare molto meno di quanto immaginiate.

Lo racconta il Working Abroad Index 2026 della neobanca bunq, che ha messo a confronto 75 città del mondo dal punto di vista di chi lavora in smart working. Sono stati considerati l’affitto, la spesa, le bollette e i trasporti, ma anche le voci a cui un nomade digitale non può rinunciare, come il wifi e la telefonia mobile. Il risultato è una mappa di luoghi in cui lavorare viaggiando diventa un progetto concreto.

Le città più economiche in Europa per lavorare da remoto

Per vivere un’esperienza da nomade digitale non serve per forza prendere un volo intercontinentale. Se volete lavorare da remoto in Europa, la bussola punta verso est dove la meta più accessibile secondo la classifica è Bucarest. Qui, vi bastano 927 euro al mese per vivere nella capitale della Romania che offre un buon equilibrio tra costi contenuti, buone occasioni di svago, ampia disponibilità di alloggi, internet veloce e un’ottima accoglienza verso gli stranieri. Un nomade digitale non potrebbe chiedere di meglio!

Anche Sofia si conferma molto competitiva insieme a Budapest che, nonostante i rincari, resta alla portata dei lavoratori da remoto con una spesa mensile di circa 1.182 euro. Si lavora di giorno e, una volta spento il computer, ci si rifugia tra i vapori e il relax delle terme. Niente male, vero?

Se il freddo non fa per voi, la meta da raggiungere è Atene, dove la spesa mensile si aggira intorno ai 1.153 euro al mese. A completare il quadro ci sono Riga, dove l’esperienza costa circa 1.092 euro, e Marsiglia, che con circa 1.424 euro vi regala il mare a due passi dalla scrivania.

Chiang Mai e le mete più economiche nel mondo

Chi cerca un’esperienza diversa, lontano dall’Europa, deve rivolgere lo sguardo al Sud-est asiatico. La meta più economica da raggiungere è Chiang Mai, nel nord della Thailandia, dove tra templi dorati, montagne e mercati notturni dove provare le migliori specialità di street food, la vita per una lavoratore da remoto costa 541 euro al mese.

Non sono da meno Bangkok, Kuala Lumpur e Ho Chi Minh City, che offrono uno stile di vita dignitoso con un budget tra circa 659 e 792 euro. Dall’altra parte del mondo, a rompere il dominio asiatico, c’è Oaxaca, in Messico: colori, sapori e tradizioni per circa 867 euro al mese.

Dove lavorare da remoto in Italia

E per chi, invece, vuole lavorare da remoto in Italia? Tra le città analizzate, la più conveniente è risultata Roma con circa 1.527 euro al mese, esclusi gli abbonamenti ai coworking.

Firenze si colloca a metà strada, con circa 1.708 euro. Milano è la più cara del gruppo con circa 1.970 euro, ma i prezzi restano comunque più bassi rispetto ai grandi hub europei.

A Gerusalemme riaffiora una straordinaria opera antica: scoperta “una meraviglia ingegneristica”

Par : elenausai10
20 octobre 2026 à 12:27

Duemila anni fa, senza pompe né mezzi meccanici, qualcuno riuscì a portare l’acqua di sorgente fino al cuore di Gerusalemme. Lo fece solo con la forza di gravità e con un calcolo preciso delle pendenze, un’impresa che ancora oggi lascia a bocca aperta. Un tratto di quest’opera è appena tornato alla luce: durante gli scavi condotti dall’autorità israeliana per le antichità a sud del kibbutz Ramat Rachel, gli archeologi hanno riportato alla luce una sezione di 300 metri dell’acquedotto inferiore della città, costruito con ogni probabilità in epoca asmonea.

La scoperta è avvenuta in un’area dove l’autorità israeliana per il territorio costruirà un nuovo quartiere. L’acquedotto però non verrà sacrificato, perché il tratto sarà conservato, integrato nel nuovo quartiere e aperto al pubblico. I visitatori potranno così vedere da vicino una delle opere più ingegnose dell’antica Gerusalemme, rimasta in funzione, seppur a fasi alterne, fino a circa un secolo fa.

Un sistema idrico sofisticato lungo 21 chilometri

L’acquedotto inferiore faceva parte di un sistema idrico sofisticato. L’acqua partiva dalle sorgenti della zona di Gush Etzion, passava per le piscine di Salomone (tre enormi bacini d’acqua a cielo aperto situati in Cisjordania), e da lì percorreva circa 21 chilometri fino a raggiungere il Monte del Tempio.

Il segreto del suo funzionamento stava tutto nella pendenza. Come spiegano Benyamin Storchan e Gil Freid, direttori degli scavi, per gran parte del tracciato il dislivello era di appena un metro ogni chilometro. Per ottenere questo risultato i progettisti dovettero mantenere una pendenza dolce e costante per molti chilometri, adattando il percorso ai pendii delle colline e alla roccia. Il sistema era così ben progettato da restare in uso fino a circa cento anni fa.

Lungo il canale erano previsti anche dei punti di accesso per la pulizia, che servivano a rimuovere eventuali ostruzioni e a fare la manutenzione ordinaria. Per Amit Re’em, archeologo del distretto di Gerusalemme, l’acquedotto è “una meraviglia ingegneristica”. Anche con la tecnologia di oggi, sottolinea, un’opera del genere richiederebbe una pianificazione e uno sforzo notevoli.

Primo piano del tratto di acquedotto riportato alla luce a Gerusalemme
Ufficio Stampa
Gli archeologi al lavoro lungo l’acquedotto inferiore

Un acquedotto, duemila anni di storia

Il bello di questa sezione è che racconta, fase dopo fase, la lunga vita dell’acquedotto. In origine, l’acqua scorreva in un canale in muratura rivestito di intonaco. Circa 500 anni fa, durante il periodo ottomano, all’interno del canale originale vennero inseriti dei tubi in ceramica. Nello stesso periodo fu intonacata la parete esterna e, quando l’intonaco era ancora umido, vi furono incastonate piccole pietre. Ne è nata una superficie dall’aspetto caratteristico, che accompagnava l’acquedotto lungo il suo percorso.

Questa sequenza di riparazioni dice molto sull’importanza dell’opera e sull’impegno costante per garantire l’approvvigionamento idrico di Gerusalemme nel corso dei secoli.

Per Avital Kotzer Adari, direttore dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo in Italia, si tratta di un vero miracolo dell’ingegneria antica, che regala l’emozione di toccare con mano lo sviluppo unico della città e la sua centralità nella storia antica.

World Travel Awards 2026, gli hotel italiani premiati tra i migliori d’Europa

Par : elenausai10
20 octobre 2026 à 11:29

Sono stati annunciati i vincitori europei dei World Travel Awards 2026, giunti alla trentatreesima edizione, e per l’ospitalità italiana il bilancio è decisamente positivo. Del resto, quando si tratta di scegliere dove dormire, in Italia c’è solo l’imbarazzo della scelta: palazzi storici nel cuore delle città d’arte, resort affacciati su coste dal mare cristallino e rifugi immersi nella natura sono solo alcune delle possibilità a disposizione dei viaggiatori.

Nelle categorie dedicate all’Europa, le strutture del nostro Paese portano a casa ben 14 riconoscimenti, distribuiti tra dieci hotel e resort, dal mare della Sardegna e della Sicilia fino all’Alto Adige, passando per Venezia, Firenze e il Lazio. Non solo: l’Italia si aggiudica anche il premio come miglior destinazione culturale d’Europa.

Ecco quali sono gli hotel italiani premiati e in quali categorie.

Resort sul mare

È sulle coste italiane che si concentra la maggior parte dei riconoscimenti. Il protagonista assoluto è il Forte Village Resort, in Sardegna, che porta a casa tre titoli: Europe’s Leading Resort, Europe’s Leading Luxury Beach Resort ed Europe’s Leading Sports Academy.

Ottimo risultato anche per il gruppo Almar, premiato con tre strutture diverse. L’Almar Timi Ama di Villasimius vince come Europe’s Leading Hotel & Spa ed Europe’s Leading Family & Wellness Resort. In Sicilia, l’Almar Giardino di Costanza di Mazara del Vallo è Europe’s Leading Luxury All-Suite Resort. Sull’Adriatico, invece, l’Almar Lido Jesolo si aggiudica il titolo di Europe’s Leading Beach Hotel.

Ospitalità green

Tra i premi più significativi ci sono quelli dedicati alla sostenibilità, dove l’Italia si fa notare con tre strutture. Due si trovano in Sardegna: l’Arbatax Park Resort, sulla costa orientale dell’isola, è stato nominato Europe’s Leading Eco Resort, mentre il Resort Valle dell’Erica Thalasso & SPA, a Santa Teresa di Gallura, vince come Europe’s Leading Green Resort.

Spostandoci in montagna, il Naturhotel Leitlhof di San Candido, in Alto Adige, conquista il titolo di Europe’s Leading Green Hotel. Se cercate una vacanza attenta all’ambiente, tra mare e vette, queste strutture sono un buon punto di partenza.

Romanticismo, benessere e fascino storico

Venezia si conferma la città degli innamorati anche ai World Travel Awards. The Gritti Palace, a Luxury Collection Hotel, è stato eletto Europe’s Most Romantic Hotel, mentre il San Clemente Palace vince come Europe’s Leading Wedding Hotel.

A Firenze, il Collegio alla Querce, parte della Auberge Resorts Collection, si aggiudica il titolo di Europe’s Leading Boutique Resort. Per chi viaggia alla ricerca di relax, nel Lazio c’è il Palazzo Fiuggi, nominato Europe’s Leading Wellness Hotel.

Sono strutture molto diverse tra loro, accomunate però da un’ospitalità che punta su atmosfera e dettagli.

I migliori hotel d’Italia secondo i World Travel Awards

Accanto ai premi europei, i World Travel Awards assegnano anche i titoli nazionali, che premiano le eccellenze dell’ospitalità di ogni Paese. Ecco gli hotel e i resort italiani che si sono distinti nelle categorie principali:

  • Italy’s Leading Hotel 2026: Palazzo Doglio, Cagliari;
  • Italy’s Leading Resort 2026: Forte Village Resort, Santa Margherita di Pula;
  • Italy’s Leading Luxury Hotel 2026: Bvlgari Hotel Roma;
  • Italy’s Leading Luxury City Resort 2026: Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel, Roma;
  • Italy’s Leading Design Hotel 2026: Excelsior Hotel Gallia, Milano;
  • Italy’s Leading Lifestyle Hotel 2026: Hilton Lake Como, Como;
  • Italy’s Leading Heritage Hotel 2026: Hotel Italia Cortona;
  • Italy’s Leading Wine Region Hotel 2026: Castiglion del Bosco, A Rosewood Hotel, Montalcino;
  • Italy’s Leading Beach Resort 2026: Resort & SPA Le Dune, Badesi;
  • Italy’s Leading All-Inclusive Resort 2026: Vivosa Apulia Resort; Ugento.

L’Italia è la miglior destinazione culturale d’Europa

Oltre ai singoli hotel, quest’anno a essere premiato è anche il Paese nel suo insieme. L’Italia conquista infatti il titolo di Europe’s Leading Cultural Destination 2026, assegnato all’ENIT, l’agenzia nazionale del turismo. È un riconoscimento che premia l’Italia come meta culturale per eccellenza nel panorama europeo, che si aggiunge ai numerosi titoli conquistati dalle strutture ricettive del nostro Paese.

Senigallia conquista il Guardian: la meta italiana dove godersi ancora il sole d’autunno

Par : elenausai10
20 octobre 2026 à 10:06

Per molti l’autunno è la stagione dei colori e delle mete finalmente meno affollate, ma c’è anche chi non vuole lasciar andare l’estate e parte a ottobre proprio per inseguirne gli ultimi giorni di sole. Il Guardian ha scelto cinque mete in Europa e in Turchia dove l’estate sembra durare un po’ di più e, tra queste, c’è anche Senigallia, nelle Marche.

Il punto di partenza è sicuramente la Spiaggia di Velluto, chilometri di sabbia fine e dorata affacciati sulla Riviera Adriatica che, da maggio a settembre, spariscono sotto gli ombrelloni e i lettini degli stabilimenti. Gli italiani la adorano e molti ci tornano ogni estate da decenni.

Secondo la testata britannica, però, il fascino della città va ben oltre il mare e l’autunno è il momento migliore per scoprirlo: meno folla, temperature ancora piacevoli e una tavola che segue il ritmo della stagione.

La magia fiabesca del Natale nella Foresta Nera, tra mercatini ed eventi imperdibili

Par : elenausai10
18 octobre 2026 à 07:30

I Romani chiamarono quelle radure misteriose, composte di latifoglie e abeti, silva nigra: la Foresta Nera. Eppure questo angolo della Germania, soprattutto nel periodo natalizio, è tutt’altro che buia. Quando le luci dell’Avvento si accendono tra gli alberi e le case a graticcio, la Foresta Nera sembra uscita da un libro di fiabe.

Oltre alle piste da sci, ai sentieri innevati e agli oltre 150 mercatini di Natale sparsi nella regione, troverete ad aspettarvi un coro che canta da un albero gigante, passeggiate con gli husky, saune tra i rami e discese in zipline a tutta velocità.

Volete vivere un inverno davvero speciale? Ecco gli appuntamenti da segnare in agenda!

Haslach, il mercatino che si gusta

Partiamo da uno degli appuntamenti più golosi della stagione, organizzato nella valle della Kinzig, dove Haslach conserva intatto il suo centro storico, con le piazze del mercato, i vicoli degli artigiani e le case a graticcio. Qui, dal 18 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027, tutti i giorni dalle 16:00 alle 22:00 (tranne il 24 e il 31 dicembre), ci sarà un mercatino invernale dove i protagonisti sono i sapori più che le decorazioni. Prima di ripartire, passate dal municipio: vi aspetta un grande presepe con animali veri.

Nel bosco con gli husky a Stühlingen

A due passi dal confine svizzero, a Stühlingen, potete partecipare a trekking e momenti di coccole con gli husky. Durante l’Avvento vengono organizzate diverse escursioni speciali in piccoli gruppi durante le quali si cammina nel bosco fino a una baita accogliente dove vi aspettano vin brulé, punch analcolico per i più piccoli e pan di zenzero davanti al fuoco. Si rientra al tramonto, con le fiaccole accese a illuminare il sentiero.

Waldkirch e l’albero di Natale che canta

Dal 4 al 13 dicembre 2026 Waldkirch, nota come la “città degli organi”, ospita uno degli eventi più curiosi della stagione nella Foresta Nera: un albero di Natale alto circa dieci metri, con i coristi disposti sui suoi livelli. Tra l’Elztalmuseum e la chiesa di St. Margarethen risuonano canti tradizionali, ma anche jazz, pop e gospel. Intorno potete fare acquisti presso gli stand di un piccolo mercatino ricco di prodotti locali.

Coristi con cappelli, sciarpe e guanti rossi e mantelle verdi cantano sui livelli di un grande albero di Natale nella Foresta Nera
Ufficio Stampa-Patrick Seeger
L’albero di Natale cantante di Waldkirch

Freudenstadt, il mercatino nella piazza più grande della Germania

Freudenstadt fu progettata nel 1599 da Heinrich Schickhardt, con una pianta geometrica ispirata al gioco del mulino. La città vanta la piazza del mercato più grande del Paese: 219 x 216 metri incorniciati da portici illuminati. Dal 3 al 20 dicembre 2026, dal giovedì alla domenica dalle 11:00 alle 21:00, una parte della piazza si riempie di bancarelle con artigianato e specialità natalizie.

Adrenalina a Schömberg

Se cercate emozioni forti, a Schömberg salite gli oltre 300 gradini della torre panoramica Himmelsglück, poi scegliete come tornare giù. Con la Blackforest Flyline scivolate tra gli alberi per circa 500 metri, mentre con il Blackforest Flying Fox volate per 600 metri a testa in avanti fino al parco termale. Le due attrazioni aprono nel weekend, meteo permettendo.

Una pausa di benessere tra terme e saune

Dopo una giornata trascorsa all’aria aperta, non c’è niente di meglio che un bagno caldo. A Baden-Baden, città termale Patrimonio UNESCO dal 2021, il Friedrichsbad accoglie gli ospiti dal 1877 in un edificio sontuoso, alimentato dalle sorgenti del Florentinerberg. Nella valle del Tonbach, il Wellnesshotel Tanne propone invece una sauna finlandese in una casa sull’albero, a dieci metri da terra.

Rottweil, Natale nella città più antica del Baden-Württemberg

Infine, potreste raggiungere Rottweil con il suo centro medievale e la chiesa Heilig Kreuz, le case patrizie con bovindi e la Porta Nera. Dal 3 al 13 dicembre 2026 le sue strade si riempiono di casette decorate, artigianato e cori, con laboratori e giostre per i bambini. Approfittatene per camminare sulla Neckarline, la passerella sospesa lunga 606 metri.

Mercatino di Natale di Rottweil, con le casette illuminate e gli alberi decorati lungo la strada principale del centro storico
Ufficio Stampa - Ralf Graner Photodesign
Il mercatino di Natale di Rottweil anima il centro medievale della città

Bansko, la cittadina dei Pirin dove il viaggio comincia quando si tolgono gli sci

Par : elenausai10
17 octobre 2026 à 15:00

Sempre più sciatori lasciano le solite località per destinazioni meno scontate, come Bansko. Questa cittadina ai piedi dei monti Pirin, nel sud-ovest della Bulgaria, sta attirando l’attenzione per le sue piste, ma basta allontanarsi dagli impianti per scoprire che ha molto altro da offrire.

Ci sono escursioni in quota che regalano la stessa scarica di adrenalina di una discesa e serate in città tra taverne tradizionali e locali animati. E, tra un tavolo e l’altro, noterete spesso i laptop accesi dei tanti nomadi digitali che hanno scelto Bansko come casa, per qualche settimana o per qualche anno.

Il centro si attraversa a piedi in una mezz’ora, eppure è solo il punto di partenza: Bansko è un campo base perfetto per raggiungere vette, vigneti e perfino il mare.

Cosa fare a Bansko

Se arrivate per sciare, da dicembre ad aprile avete a disposizione oltre 70 chilometri di piste: è considerata una delle località sciistiche più convenienti d’Europa, regolarmente ai primi posti delle classifiche sui costi delle vacanze sulla neve. Ma Bansko ha un calendario ricco anche nel resto dell’anno. Dall’estate all’autunno il paese ospita feste ed eventi della tradizione bulgara e, viste le dimensioni ridotte, sarà difficile non farvi coinvolgere almeno da uno. Il più noto è il Bansko Jazz Festival, che ad agosto porta concerti all’aperto nelle piazze del centro.

Durante il giorno vi capiterà di passare davanti a spazi di coworking e caffè pieni di persone che lavorano da remoto. È una comunità internazionale che negli ultimi anni ha dato al paese un’atmosfera cosmopolita, insolita per un centro di montagna. La sera fate come i residenti e ritrovatevi in una mehana, le taverne tradizionali in pietra e legno, davanti a un piatto di kavarma e a un bicchiere di vino locale.

Tra un evento e l’altro, vale la pena perdersi nella città vecchia, dove le case in pietra del Risorgimento bulgaro fanno da cornice alla chiesa della Santissima Trinità, una delle tappe da non perdere tra le cose da vedere a Bansko.

Via pedonale del centro storico di Bansko con case tradizionali in pietra e legno
iStock
Il centro storico di Bansko, con i Pirin innevati all’orizzonte

Cosa vedere nei dintorni di Bansko

Una volta entrati nel ritmo di Bansko, viene voglia di guardare oltre. Il bello è che dalla cittadina partono strade e sentieri che in poco tempo vi portano tra le vette del Pirin, nei vigneti al confine con la Grecia e, con qualche ora di viaggio in più, fino al Mar Nero.

Dobrinishte, se amate camminare

In meno di un quarto d’ora di bus da Bansko arrivate a Dobrinishte, a circa 850 metri di quota, circondata dai massicci di Rila, Pirin e Rodopi. È il punto di partenza ideale per un’escursione vera nel Parco Nazionale del Pirin, che inizia subito fuori dal paese.

Qui vi aspetta anche il Vihren, seconda vetta della Bulgaria, che manca il primato del Musala per una decina di metri. La zona è ricca di sorgenti termali, perfette per rilassarvi dopo una giornata sui sentieri.

Melnik e la terra del vino

Scendendo verso il confine greco attraverserete vigneti e cantine fino a Melnik, considerata la città più piccola della Bulgaria, con poche centinaia di abitanti. È famosa per un rosso corposo ottenuto dal vitigno autoctono Shiroka Melnishka Loza, che potete assaggiare direttamente nelle cantine scavate nella roccia. In bus vi servono poco meno di quattro ore, in taxi meno di due.

Salonicco e il Mar Nero

Se avete qualche giorno in più, potete trasformare la gita in una piccola avventura. Con circa quattro ore e mezza di bus, passando per Blagoevgrad e Serres, arrivate a Salonicco, seconda città della Grecia, fondata nel 315 a.C. I suoi monumenti paleocristiani e bizantini sono Patrimonio UNESCO e la tavola fa il resto tra meze, bougatsa e koulouri.

In direzione opposta raggiungete Burgas, sul Mar Nero, con un bus fino a Plovdiv e poi il treno. Oltre alle spiagge, la città è circondata da lagune salmastre dove fenicotteri e pellicani sostano durante le migrazioni, ideali per il birdwatching e per i bagni di fango.

Barcellona si ispira all’algoritmo di Netflix per combattere l’overtourism e selezionare i turisti

Par : elenausai10
17 octobre 2026 à 11:00

Per anni il simbolo del malcontento sono state le pistole ad acqua puntate contro i visitatori nelle zone più affollate. Ora Barcellona cambia arma e prova a combattere l’overtourism con un algoritmo, lo stesso tipo di strumento che, secondo l’ente del turismo cittadino, ha contribuito a spingere migliaia di persone verso gli stessi luoghi visti sui social.

Come? Lanciando una piattaforma di raccomandazioni ispirata a quella di Netflix. Il sistema suggerisce a ciascun visitatore cosa fare, quando e dove, allontanandolo dai luoghi più affollati. La sfida è enorme per una città di circa 1,6 milioni di abitanti che ogni anno accoglie intorno ai 16 milioni di turisti, dieci volte tanto.

Finora Barcellona ha puntato soprattutto su divieti e tasse: stop ai nuovi hotel in centro dal 2015, 10.000 licenze di affitti brevi da eliminare entro il 2028, terminal crocieristici ridotti da sette a cinque entro il 2029. A questo si aggiunge una tassa di soggiorno che arriva fino a 12 euro a notte e che dovrebbe salire a 15.

Come funziona l’algoritmo contro l’overtourism a Barcellona

Il primo cambiamento previsto riguarda il nome. Barcelona Tourism ha eliminato la parola “visit” e ha ribattezzato il suo portale “This is Barcelona”: non più un invito a visitare, ma un racconto di ciò che la città è davvero.

Dietro la nuova vetrina lavora un sistema che, come la piattaforma di streaming, impara dal comportamento degli utenti. In base a questo decide quali contenuti mostrare e in quale ordine, componendo così itinerari personalizzati per turisti e residenti. Oltre ai gusti, l’algoritmo tiene conto anche degli orari e della capienza delle singole zone, così da distribuire le presenze ed evitare gli affollamenti.

Il risultato si vede già aprendo il sito. Ad accogliere i visitatori non ci sono foto delle attrazioni più famose, bensì un video che mostra artigiani, spazi naturali, gastronomia ed eventi. Sul portale, oltre a fare ricerca per creare un itinerario su misura dei propri interessi, è possibile acquistare direttamente i biglietti per spettacoli e attrazioni, una funzione che arriverà presto anche sull’app MyBarcelona.

Ci sono poi approfondimenti su storia e tradizioni locali e informazioni su trasporti e accessibilità. Non mancano piccoli promemoria di buona educazione, come l’invito a fare silenzio mentre i castellers innalzano le loro torri umane.

Il turista ‘selezionato’: cultura, qualità e rispetto

Un altro aspetto del progetto riguarda la volontà dichiarata di “selezionare” i viaggiatori. L’idea di Barcellona è quella di attirare chi si rispecchia nel modello di città che intende mostrare al mondo, fondato su cultura, qualità, rispetto e autenticità. L’ente precisa che la piattaforma non è pensata per chi cerca soltanto un turismo di bassa qualità e che i suggerimenti sono calibrati su chi ama le visite culturali e i musei, spende in ristoranti e locali particolari o partecipa a eventi come i concerti di musica classica.

A spiegare la filosofia del rebranding è Mateu Hernández, CEO di Barcelona Tourism, intervistato dall’Independent. Negli ultimi quindici-vent’anni, osserva, si è parlato solo degli effetti negativi del turismo e di overtourism. Sono reali, ma secondo lui vanno messi in luce anche quelli positivi, senza darli per scontati. Per Hernández il vero nemico sono la massificazione e la turistificazione come risultato della promozione sui social che ha finito per cancellare l’identità della città.

Da qui l’invito a venire a Barcellona anche per un concerto, una mostra o un ristorante interessante, per qualcosa che si vive una volta nella vita.

Perché Rovereto è la gemma nascosta del Trentino secondo l’omaggio del Times

Par : elenausai10
16 octobre 2026 à 14:00

Il Times ha raccontato ai suoi lettori una cittadina che, anche tra noi italiani, in pochi conoscono: Rovereto, nella Vallagarina, a circa un’ora di treno da Verona. Con i suoi circa 40.000 abitanti, si gira comodamente a piedi, senza andare di fretta, e unisce arte, scienza, storia e buon vino, sorprendendo i visitatori con il suo carattere alpino e moderno.

Chiamata anche “Città della Quercia” o “del Rovere”, nel 1769 ospitò il primo concerto di Mozart durante il suo Grand Tour e, soprattutto dopo l’estate, quando ciclisti ed escursionisti sono ormai partiti, sembra quasi di averla tutta per sé, tra vicoli acciottolati, piazzette dove rallentare bevendo un caffè e palazzi dalle facciate di gusto veneziano.

Cosa vedere a Rovereto tra memoria e arte moderna

Sopra la città si alza il Castello di Rovereto, che ospita il Museo Storico Italiano della Guerra. Le sale raccontano soprattutto i durissimi combattimenti avvenuti in montagna tra l’Italia e l’impero austro-ungarico durante la Prima Guerra Mondiale, al termine della quale Rovereto passò dagli Asburgo all’Italia. Secondo il Times, però, la salita varrebbe già solo per il panorama dai bastioni: tetti medievali, boschi e montagne, in un paesaggio paragonato a un dipinto di Albrecht Dürer.

Il tema della memoria si trova anche sulle colline a sud del centro. Qui vedrete due luoghi visitabili gratuitamente: l’Ossario di Castel Dante, che custodisce i resti di oltre 20.000 soldati di diverse nazionalità, e la Campana dei Caduti, che ogni sera suona cento rintocchi in ricordo di chi ha perso la vita durante i combattimenti.

Poi c’è la Rovereto dell’arte dove il MART, tra i più grandi musei d’arte moderna d’Italia, offre 12.000 metri quadrati di spazi espositivi e una cupola in acciaio e vetro ispirata al Pantheon. Una presenza quasi surreale in una città così piccola. Con lo stesso biglietto si visita la Casa d’Arte Futurista Depero, dove Fortunato Depero ha trasformato un’intera casa in un’esplosione di colori, tra mosaici, arredi, arazzi, giocattoli e le celebri pubblicità create per il brand Campari.

Interni del MART di Rovereto
iStock
La cupola in vetro e acciaio del MART

Castel Beseno e i sapori della Vallagarina

A chiunque visiti Rovereto, il Times consiglia di fare tappa anche a Castel Beseno, una fortezza arroccata su un colle tra Rovereto e Trento, a guardia della Vallagarina.

Rientrati in città, c’è tutto il tempo per scoprire una cucina che unisce tradizione italiana e influenze alpine. Nel pomeriggio non può mancare una fetta di strudel con il caffè, uno dei classici irrinunciabili del Trentino. A tavola, il Times consiglia di assaggiare i ravioli di zucca, morbidi e delicati, e i piatti di carne della tradizione, come la guancia di maiale brasata al vino rosso o le costolette d’agnello alla griglia.

Per un pranzo più veloce bastano un tagliere di salumi locali, qualche bruschetta e un buon risotto. E per chiudere il viaggio senza troppe pretese, anche una semplice pizza in mezzo alle famiglie del posto diventa parte dell’esperienza.

Ecco perché, per il Times, Rovereto è una gemma nascosta: spesso rimane all’ombra di Trento e del Lago di Garda, eppure in pochi giorni regala più di quanto ci si aspetti.

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