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Giardini da fiaba e saloni da film: il castello che ha incantato Taylor Swift va all’asta

6 octobre 2026 à 14:30

Ci sono luoghi capaci di sembrare usciti direttamente da una fiaba, tra architetture monumentali, giardini curati nei minimi dettagli e ambientazioni che il cinema e la musica hanno trasformato in vere icone. È il caso del Castello di Oheka, una spettacolare dimora di Long Island, nello Stato di New York, che fu scelta da Taylor Swift come scenario del video di “Blank Space”. Ora questo straordinario castello dell’epoca del jazz si prepara a cambiare proprietario: andrà all’asta il 27 ottobre.

La vendita rientra in una settimana particolarmente vivace per il mercato immobiliare di lusso, che ha visto arrivare sul mercato diverse proprietà legate a personaggi celebri.

Domenica al Museo, sono queste le mete da non perdere in Italia il 4 ottobre

4 octobre 2026 à 07:30

Domenica 4 ottobre torna Domenica al Museo, l’iniziativa del Ministero della Cultura che, ogni prima domenica del mese, permette di visitare gratis i luoghi della cultura che aderiscono al progetto: castelli, musei, parchi archeologici, ville, giardini statali e complessi monumentali distribuiti da Nord a Sud.

L’appuntamento, ormai consolidato, richiama ogni mese un pubblico numeroso e coinvolge centinaia di siti culturali in tutto il Paese. È un’opportunità per dedicare una giornata alla scoperta del patrimonio storico, artistico e archeologico italiano, spaziando dai piccoli centri alle principali città e dalle realtà meno conosciute ai simboli della cultura nazionale.

Siti e musei visitabili gratis da Nord a Sud: una selezione

Partendo da Nord, in Piemonte sono visitabili, tra gli altri, l’Abbazia di Vezzolano ad Albugnano (Asti), i Musei Reali, Palazzo Carignano, Villa della Regina a Torino, e il Complesso monumentale del Castello Ducale, giardino e parco di Agliè. In Lombardia, invece, sarà possibile accedere gratis al Parco archeologico nazionale dei Massi di Cemmo (Brescia), alla Cappella Espiatoria di Monza, alla Villa Romana e Antiquarium di Cremona e al Cenacolo Vinciano, così come alla Pinacoteca di Brera a Milano.

In Veneto, spazio al Museo nazionale Atestino di Este (Padova), a Villa Pisani di Stra (Venezia), al Museo archeologico nazionale Concordiese di Portogruaro e a vari celebri siti di Venezia tra cui il Museo d’Arte Orientale, le Gallerie dell’Accademia e la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro; il Friuli Venezia Giulia partecipa con, tra gli altri, i Fondi ex Pasqualis di Aquileia e il Museo nazionale di archeologia subacquea dell’Alto Adriatico a Grado.

In Liguria si accede gratuitamente, ad esempio, alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola e il Palazzo Reale di Genova, nonché alla Villa romana del Varignano a Portovenere; in Emilia Romagna aderiscono all’iniziativa i Resti della città romana di Mevaniola (Galeata), la Fortezza di San Leo (Rimini), il Complesso monumentale della Pilotta a Parma e il Castello di Langhirano a Torrechiara.

Proseguendo verso il Centro Italia, in Toscana, oltre agli Uffizi di Firenze, da vedere il Museo delle arti e tradizioni popolari dell’Alta valle del Tevere – Palazzo Taglieschi ad Anghiari (Arezzo), il Museo nazionale di Villa Guinigi e il Museo Nazionale di Palazzo Manzi a Lucca; nelle Marche biglietto gratis per la Rocca di Gradara, il Museo archeologico nazionale di Cingoli Moscosi e il Museo archeologico nazionale di Ascoli Piceno mentre il Molise propone il Castello di Capua a Gambatesa (Campobasso), l’Anfiteatro velasce a Venafro e il Santuario italico di Pietrabbondante (Isernia). Nel Lazio, oltre ai numerosissimi siti di Roma, troviamo anche il Museo archeologico nazionale di Formia e l’Abbazia di Fossanova a Priverno (Latina), mentre in Abruzzo il Museo casa natale di Gabriele d’Annunzio a Pescara e il Museo archeologico nazionale La Civitella di Chieti.

Scendendo verso Sud, in Calabria è possibile ammirare la Chiesa di San Francesco d’Assisi a Gerace, il Museo e Parco archeologico di Bova Marina e il Museo e Parco archeologico nazionale di Locri; in Campania, ad esempio, la Reggia di Caserta, il Teatro Romano di Benevento e Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino a Napoli.

La Puglia aderisce con il Castello Svevo di Trani, il Museo archeologico nazionale e Castello di Gioia del Colle e il Castello Svevo di Bari; in Basilicata aprono gratis i Musei Nazionali di Matera e il Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano.

Veduta panoramica del Castello Svevo di Trani, Puglia
iStock
Veduta panoramica del Castello Svevo di Trani

Infine, in Sicilia da vedere a Palermo il RISO, museo di arte moderna e contemporanea, con una nuova occasione per scoprire la mostra “Fernando Botero. Il peso dei sogni” (in corso fino al 31 ottobre) tramite una visita dedicata al linguaggio del maestro colombiano, il Salinas dove la visita attraverserà le collezioni del più antico museo archeologico della Sicilia, e il chiostro dei Benedettini di Monreale.

Chiude la Sardegna con, tra gli altri, la Pinacoteca Nazionale, la Basilica di San Saturnino e il Museo Archeologico Nazionale a Cagliari.

Informazioni utili per la visita

In occasione della Domenica al Museo del 4 ottobre, i luoghi della cultura aderenti manterranno i rispettivi orari di apertura. Prima di programmare la visita, è quindi consigliabile consultare i canali ufficiali del museo, del parco archeologico o della struttura scelta, così da verificare eventuali aggiornamenti sugli orari e sulle modalità di ingresso.

Per organizzare al meglio la giornata è inoltre utile fare riferimento alle comunicazioni del Ministero della Cultura, poiché le modalità di accesso possono cambiare in base al singolo sito. Nei musei e nei luoghi della cultura che registrano di solito una maggiore affluenza, ad esempio, potrebbe essere prevista o raccomandata la prenotazione. Anche in questi casi, la partecipazione all’iniziativa resta gratuita.

La fortezza del gigante e della spada leggendaria: Castello di Arundel, il colosso che domina il Sussex

1 octobre 2026 à 14:30

Affacciato sul paesaggio del West Sussex, il Castello di Arundel sfoggia una posizione rialzata che lo rende difficile da ignorare, con le torri e le mura che emergono sopra la cittadina e lo sguardo che si apre verso colline verdi. Si presenta ai visitatori con la grandiosità tipica dei grandi manieri medievali, una meraviglia che fonde sapientemente l’imponenza di una fortezza difensiva con l’eleganza raffinata di una dimora nobiliare.

Chi ci arriva, quindi, deve mettersi nell’ottica che in questo luogo si può fare quasi un viaggio attraverso diversi secoli, ma tutti concentrati nello stesso punto: pietra, merlature e strette scale ricordano la fortezza originaria, mentre legni lavorati, sale monumentali e decorazioni ottocentesche raccontano l’epoca della grande casa aristocratica vittoriana.

Breve storia e leggende del Castello di Arundel

La storia di Arundel comincia con una scelta politica e militare. Dopo la conquista normanna del 1066, Guglielmo il Conquistatore affidò a Roger de Montgomery una parte consistente del Sussex, chiedendogli di costruire una fortificazione nei pressi della foce dell’Arun. Il primo nucleo del castello nacque quindi con una funzione legata alla difesa e al controllo del territorio.

Nei secoli successivi la proprietà passò attraverso diverse mani e fu legata anche alla Corona. Tra i sovrani associati alla storia di questo castello del Regno Unito compaiono Enrico I, Enrico II e Riccardo I. La dinastia dei Duchi di Norfolk avrebbe poi lasciato un’impronta profondissima sul complesso e sulla sua lunga vicenda familiare.

La parte medievale subì gravi danni durante la guerra civile inglese del XVII secolo. Nel 1643-1644 fu invece coinvolto nel conflitto e la Fitzalan Chapel riportò pesanti danneggiamenti. La cappella, fondata nel 1380 dal IV conte di Arundel, attraversò poi un lungo periodo di trascuratezza prima del restauro ottocentesco.

Il grande cambiamento arrivò tra XVIII e XIX secolo, quando la fortezza difensiva venne trasformata progressivamente in una sontuosa residenza. La ricostruzione compiuta tra il 1870 e il 1890 diede alla dimora gran parte dell’aspetto attuale, con un’architettura Gothic Revival molto elaborata e considerata una delle grandi opere dell’Inghilterra vittoriana.

Una figura particolarmente affascinante della storia familiare è Thomas Howard, XIV conte di Arundel, vissuto tra il 1585 e il 1646 e conosciuto con il soprannome di “The Collector”. Celebre collezionista d’arte e antichità, è ricordato ancora oggi attraverso il Collector Earl’s Garden, uno degli spazi più scenografici del complesso.

Il giardino è stato concepito come una rilettura immaginativa di un giardino formale jacobiano ispirato alla residenza londinese di Howard. Pergolati, fontane, padiglioni, un canale centrale e una struttura rocciosa evocano il gusto teatrale dell’epoca. Il punto più curioso è però Oberon’s Palace, realizzato in quercia verde e ispirato a un progetto di Inigo Jones per uno spettacolo del 1611.

Dentro il Castello di Arundel, Sussex
iStock@coldsnowstorm
Entrando nel Castello di Arundel

Poi ci sono le leggende, come quella di Bevis of Hampton, gigantesco guerriero incaricato di sorvegliare le porte di Arundel e che abitava nella torre che ancora oggi porta il suo nome. La sua arma era Morglay, una spada enorme che la tradizione vuole lunga quasi 1,75 metri e che ancora adesso viene mostrata nell’armeria.

Alla fine della sua vita, racconta la leggenda, Bevis la scagliò dalla torre e chiese di essere sepolto nel punto in cui sarebbe caduta. Il luogo indicato è un antico tumulo del parco, conosciuto con il nome di Bevis’s Grave.

La visita tra sale storiche, mura medievali e giardini

La visita permette di alternare ambienti completamente diversi, seguendo un percorso che porta dalla fortezza normanna alla grande residenza aristocratica. Salendo verso il Keep si ha l’opportunità di entrare nella parte più antica e militare del complesso: ci sono delle scale in pietra che conducono verso l’alto, così come dei passaggi stretti che restituiscono una percezione molto concreta della struttura difensiva.

All’interno, invece, l’atmosfera cambia completamente. La Regency Library è caratterizzata da raffinati pannelli in mogano e da una volta particolarmente elaborata, mentre la Barons’ Hall mostra una dimensione più solenne. Nella Drawing Room compaiono decorazioni, arredi e opere d’arte che narrano il gusto della famiglia attraverso epoche differenti.

La collezione comprende dipinti attribuiti ad artisti celebri, tra cui Van Dyck, Gainsborough e Canaletto. Tappezzerie, mobili e sculture completano gli ambienti, creando un contrasto evidente con la severità delle mura medievali. Anche le camere meritano attenzione: le stanze da letto vittoriane ed edoardiane sono arredate individualmente e permettono di osservare un aspetto più quotidiano della vita aristocratica. Accanto agli ambienti di rappresentanza compaiono infatti bagni appartenenti alle diverse fasi della storia della casa.

La Private Chapel rappresenta uno degli esempi più raffinati del revival cattolico inglese del XIX secolo. Poco distante, nei giardini, la Fitzalan Chapel conserva la memoria funeraria della famiglia. La cappella trecentesca è il luogo di sepoltura dei Duchi di Norfolk e dei loro antenati, oltre a essere una delle sorprese più suggestive dell’area verde.

I giardini occupano circa 15 ettari e sorprendono per la varietà che cambia continuamente atmosfera: il Collector Earl’s Garden introduce geometrie formali, pergolati, giochi d’acqua e vegetazione esotica; il Rose Garden punta invece sulle rose David Austin, sui profumi e sugli elementi gotici che dialogano con l’architettura del castello.

Poi c’è il White Garden, accanto alla Fitzalan Chapel, dove prevalgono tonalità chiare. Il Kitchen Garden, dal canto suo, segue un’impostazione più produttiva, con ortaggi, frutta e quattro aiuole centrali organizzate secondo una rotazione delle colture. Le restaurate Glasshouses comprendono la Vine House, con viti e peschi, oltre alla collezione di pelargoni del castello.

Particolarmente curioso è lo Stumpery, un giardino costruito attorno a vecchi tronchi e felci, mentre i Water Gardens comprendono gli Stew Ponds, con oltre 1.500 piante acquatiche, una rotonda e una rimessa per barche collegate da sentieri e ponti. Nel 2025 è stato aggiunto anche un Dipping Pond dedicato alla biodiversità degli ambienti acquatici.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Arundel si trova nell’omonima cittadina, nel West Sussex, nel sud dell’Inghilterra. Da Londra il treno rappresenta una soluzione pratica, poiché la stazione di Arundel è servita da collegamenti regolari e dista circa 10 minuti a piedi dall’ingresso. I treni partono anche da London Victoria; la tratta richiede indicativamente 90 minuti. Un’altra possibilità è disponibile da London Bridge, con un viaggio di quasi 1 ora e 15 minuti.

Chi arriva in automobile può utilizzare il parcheggio a pagamento Mill Road Car Park, situato proprio di fronte all’ingresso principale. Il codice postale utile per il navigatore è BN18 9PA. Va tenuto a mente, infine, che la visita richiede qualche ora per essere apprezzata davvero.

Un vero gigante di pietra dorata si rivela la fortezza segreta dell’Algarve: Castello di São João do Arade

28 septembre 2026 à 16:00

Sulla costa meridionale del Portogallo, ovvero in Algarve, il paesaggio alterna spiagge dorate, scogliere e piccoli centri di pescatori affacciati sull’Atlantico. Tra questi c’è Ferragudo, il quale conserva ancora case raccolte attorno al nucleo storico e imbarcazioni lungo il fiume Arade. Proprio alla foce del corso d’acqua, su uno sperone roccioso posto tra due spiagge, si staglia una costruzione che sembra appartenere a un’altra epoca: è il Castello di São João do Arade, conosciuto anche con i nomi di Castelo de Ferragudo, Forte de São João Baptista e, più semplicemente, Castelo do Arade.

Mura merlate, corpi di fabbrica disposti a diverse altezze, una torre e piccole garitte (le strutture sporgenti utilizzate per sorvegliare il territorio), compongono un insieme dall’aspetto romantico. A prima vista potrebbe sembrare una residenza nobiliare medievale, ma le sue origini sono legate soprattutto alla difesa del litorale e al controllo delle imbarcazioni in transito lungo il fiume.

Il castello ha però anche una particolarità che lo distingue da molte altre fortificazioni portoghesi: oggi è una proprietà privata, ben conservata e trasformata in residenza, perciò gli interni non sono accessibili al pubblico. La sua presenza continua comunque a caratterizzare il paesaggio di Ferragudo, soprattutto osservandolo dalle spiagge circostanti.

Breve storia del Castello di Arade

Le vicende di questo castello del Portogallo iniziano prima della costruzione della fortezza attuale. La zona, infatti, era frequentata già in epoca romana, come testimoniano i resti di vasche per la salagione del pesce rinvenuti nelle vicinanze. La prima struttura difensiva risale al XV secolo, quando sul promontorio venne realizzata una torre di avvistamento.

I lavori del Castello di São João do Arade, però, si svolsero tra il 1643 e il 1644, e proprio sul sito della precedente torre di guardia. Il progetto prevedeva una struttura di forma approssimativamente trapezoidale, studiata per controllare un’area ampia e organizzare il fuoco delle artiglierie.

Il 2 maggio 1646, re Giovanni IV nominò Francisco da Costa Barros capitano del castello, confermando il ruolo assunto dalla fortezza nella protezione del Barlavento algarvio, la parte occidentale della costa dell’Algarve. Il presidio svolgeva anche funzioni di controllo dei traffici fluviali, con verifiche sulle imbarcazioni dirette verso Silves.

La sua importanza militare, tuttavia, diminuì nel corso dei decenni: già nel 1669 l’edificio risultava in rovina, sebbene in seguito fossero stati realizzati ulteriori interventi. Nel XIX secolo alcune batterie d’artiglieria erano ancora operative, ma il declino della funzione difensiva proseguì fino alla dismissione militare.

Il 1892 fu l’anno della svolta, poiché il il complesso venne preso in affitto dallo scrittore e diplomatico Joaquim José Coelho de Carvalho, la cui famiglia lo acquistò nel 1896. I lavori dei primi anni del ‘900 lo trasformarono in una residenza privata dall’aspetto romantico, con ambienti abitativi inseriti nelle strutture militari preesistenti.

Le modifiche cambiarono il carattere dell’edificio senza cancellarne del tutto l’impianto difensivo. Le mura, le garitte e le diverse quote dei bastioni continuano a raccontare la funzione originaria del complesso. Dal 1974 è stato classificato come Imóvel de Interesse Público, cioè immobile di interesse pubblico, una categoria portoghese di tutela del patrimonio culturale. La proprietà è rimasta privata e la fortezza è stata utilizzata anche per soggiorni e occasioni esclusive.

Visitare il Castello di São João do Arade e ammirarne i dettagli

La prima informazione da tenere presente riguarda l’accessibilità. Come già accennato, il Castello di Arade è una proprietà privata e gli ambienti interni, il giardino e gli spazi residenziali non sono aperti alle visite turistiche ordinarie. La presenza di una classificazione patrimoniale, infatti, non comporta automaticamente l’accesso pubblico.

La fortezza si può comunque ammirare dall’esterno, soprattutto dalle spiagge che ne delimitano il promontorio. Per apprezzarne la struttura, conviene osservarla da più angolazioni, perché il profilo cambia in relazione alla posizione sulla costa. Praia da Angrinha, sul lato più vicino al nucleo storico di Ferragudo, permette di cogliere il rapporto tra la fortificazione e il piccolo abitato.

La spiaggia si affaccia sull’estuario, con le acque dell’Arade che riflettono la luce e le imbarcazioni dirette verso Portimão. Da questa prospettiva, il maniero appare legato alla vita del fiume, proprio l’elemento geografico che ne determinò la funzione originaria. Dall’altro lato si trova Praia Grande, un’ampia distesa sabbiosa affacciata sulla foce.

La visuale mette in risalto il rilievo roccioso sul quale svetta l’edificio e la successione delle strutture murarie, al punto che la fortezza sembra svilupparsi in verticale, seguendo il terreno anziché occupare una superficie regolare e pianeggiante. Posando gli occhi sulle mura si distinguono alcuni degli elementi caratteristici dell’architettura militare: la torre di maggior rilievo, spesso descritta come torre di menagem, corrispondente alla torre principale dei castelli portoghesi, emerge sopra gli altri corpi di fabbrica. Le merlature definiscono il profilo superiore delle strutture, mentre le garitte sporgenti richiamano le postazioni destinate alla sorveglianza.

La disposizione a livelli differenti è un altro particolare interessante. Diversi corpi di fabbrica si addossano alla struttura principale, formando un insieme articolato, lontano dall’immagine convenzionale di un castello medievale simmetrico. Le aperture e le finestre visibili su alcuni prospetti rivelano invece la trasformazione residenziale. In particolare, una delle parti rivolte verso l’oceano presenta finestre dal profilo spezzato e una garitta, elementi che contribuiscono alla singolare mescolanza tra architettura militare e dimora privata.

Un altro dettaglio da ammirare è la continuità del sistema murario tra Praia da Angrinha e Praia Grande: il muro accompagna il margine del promontorio e contribuisce a definire il carattere scenografico del posto. Infine il giardino interno, anch’esso appartenente alla proprietà privata, completa l’insieme, pur restando fuori dal percorso turistico ordinario.

Dove si trova il Castello di Arade e come arrivare

Il Castello di São João do Arade si trova a Ferragudo, nel comune di Lagoa, distretto di Faro, nella regione portoghese dell’Algarve. Sorge sulla riva sinistra del fiume Arade, proprio in prossimità della foce, nel tratto di costa che separa Praia da Angrinha da Praia Grande.

Per raggiungere Ferragudo in auto, si può utilizzare la rete stradale dell’Algarve, facendo riferimento al comune di Lagoa e al centro abitato. Una volta arrivati nella zona costiera, conviene dirigersi verso Praia da Angrinha oppure Praia Grande, le due spiagge dalle quali la fortezza è maggiormente visibile.

Castello di Arade, Portogallo
iStock
Il Castello di Arade visto dal mare

Chi soggiorna a Portimão può raggiungere il posto anche attraversando il fiume e proseguendo verso Ferragudo. La distanza effettiva e i tempi di percorrenza dipendono dal punto di partenza e dal percorso scelto.

La Venezia della Boemia è una cittadina fiabesca dove fare un viaggio nel tempo: Český Krumlov

27 septembre 2026 à 15:00

Nella Boemia meridionale, il fiume Moldava disegna intorno al centro storico di Český Krumlov una successione di curve che sembra quasi volerlo proteggere. L’acqua avvolge le case, passa sotto i ponti e ricompare tra le architetture antiche, diventando parte integrante del paesaggio urbano.

Il nucleo storico conserva un intricato sistema di stradine strette, piazze e abitazioni appartenenti a epoche diverse, dal gotico al Rinascimento fino al Barocco. Attorno si sviluppa un complesso castellano di dimensioni imponenti, secondo per estensione in Repubblica Ceca soltanto al Castello di Praga.

Il risultato è un centro storico rimasto straordinariamente integro, tanto da entrare nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Per percepirne davvero il carattere conviene lasciarsi alle spalle i percorsi più ovvi e seguire le curve delle strade, osservando i dettagli delle facciate, gli archi, le insegne e gli scorci improvvisi sulla Moldava.

Cosa vedere a Český Krumlov

Questa città della Repubblica Ceca custodisce una quantità sorprendente di testimonianze racchiuse in uno spazio raccolto.

Castello di Český Krumlov

La grande sagoma del castello domina Český Krumlov dall’alto e racconta secoli di trasformazioni architettoniche. La costruzione originaria risale al XIII secolo, quando la famiglia dei Vítkovec fece realizzare la prima fortezza. I Rožmberk ampliarono il complesso e nel XVI secolo ne modificarono profondamente l’aspetto, trasformandolo in una raffinata residenza rinascimentale.

Tra le attrazioni si fa notare il Teatro barocco, considerato uno dei più antichi teatri conservati all’interno di un castello nell’Europa centrale. Scenografie, meccanismi teatrali, oggetti di scena e il cosiddetto golfo mistico, cioè lo spazio destinato all’orchestra, restituiscono l’organizzazione di uno spettacolo in epoca barocca.

La torre cilindrica rappresenta invece uno dei punti panoramici più caratteristici: dall’alto lo sguardo raggiunge i tetti della città, le anse della Moldava e il paesaggio della Selva Boema.

Castello di Český Krumlov, Repubblica Ceca
iStock
Veduta del Castello di Český Krumlov

Piazza della Concordia e la Città interna

Náměstí Svornosti, la Piazza della Concordia, costituisce uno degli spazi più riconoscibili del centro. La forma quadrata è racchiusa da edifici gotici, rinascimentali e barocchi, con facciate dipinte che sembrano appartenere a una scenografia fiabesca.

Tra gli elementi più interessanti vale la pena menzionare il Municipio rinascimentale e la fontana in pietra esagonale costruita nel XIX secolo attorno alla Colonna Mariana della peste.

Da questa piazza le strade si diramano in varie direzioni e permettono di scoprire la Città interna, racchiusa dalla Moldava. Tre ponti la collegano alle altre parti dell’abitato, creando una geografia urbana molto particolare.

Latrán e il Ponte del Barbiere

Sul lato settentrionale del centro storico si trova Latrán, antico quartiere situato ai piedi del castello. Il collegamento con la Città interna passa dal Ponte del Barbiere, il Lazebnický most, una struttura in legno che attraversa il fiume.

Le case si stringono lungo le strade, mentre la massa del castello sale alle spalle degli edifici: sì, è uno degli scorci più caratteristici di Český Krumlov.

Museo e Studio fotografico Seidel

Una delle esperienze più originali della località porta dentro un antico studio fotografico. Josef Seidel e suo figlio František documentarono per decenni persone, paesaggi e vita quotidiana della regione tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

L’esposizione conserva negativi su vetro, macchine fotografiche, apparecchiature, mobili originali, registri dei clienti, appunti e diari personali. Dietro le fotografie d’epoca compaiono volti, abiti, strade e paesaggi di un mondo ormai lontano, fissati su lastre che hanno attraversato più di un secolo.

Egon Schiele Art Centrum

Český Krumlov ebbe un ruolo importante anche nella vita di Egon Schiele, pittore e disegnatore austriaco nato nel 1890 e morto nel 1918. La madre dell’artista proveniva dalla città e Schiele vi soggiornò, realizzando opere ispirate all’abitato e ai suoi paesaggi.

L’Egon Schiele Art Centrum occupa gli spazi dell’antico birrificio cittadino del XVI secolo e si sviluppa su circa 3000 m². La struttura documenta la vita e il lavoro dell’artista, affiancando alle opere di Schiele esposizioni temporanee dedicate all’arte classica e internazionale del XX secolo.

Cosa fare a Český Krumlov

Dopo aver seguito le tracce delle famiglie nobiliari e degli artisti, la città invita a cambiare ritmo. La sua dimensione raccolta permette di alternare visite culturali, scorci sul fiume e soste dedicate alla tradizione locale.

  • Salire sulla torre del castello: per osservare dall’alto la particolare forma urbana di Český Krumlov e riconoscere le anse della Moldava attorno al centro storico.
  • Seguire il corso della Moldava: regala una prospettiva diversa sulla città, costruita proprio lungo una delle principali vie fluviali della Boemia.
  • Provare la navigazione sul fiume: permette di ammirare Český Krumlov dall’acqua, con possibilità di escursioni turistiche anche su zattere di legno illuminate dalle fiaccole al crepuscolo.
  • Scoprire la tradizione della birra locale: porta al birrificio Eggenberg, attivo in città dal 1560 e legato al casato degli Eggenberg, che acquisì il dominio di Český Krumlov nel 1662.
  • Visitare la città durante il Festival della Rosa a Cinque Petali: significa assistere a una rievocazione rinascimentale con cavalieri, cortei in costume, musica, mercatini, scacchi viventi e fuochi d’artificio.
  • Esplorare i dintorni: il castello di Hluboká nad Vltavou, il villaggio di Holašovice, il monastero di Vyšší Brod e quello di Zlatá Koruna, importanti testimonianze della Boemia meridionale.

Dove si trova e come arrivare

Český Krumlov si trova nella Boemia meridionale, nel territorio attraversato dalla Moldava. La città dista circa 170 km da Praga e rappresenta una tappa facilmente inseribile in un itinerario attraverso la regione.

In automobile dalla Capitale occorrono circa 2 ore. Gli autobus diretti impiegano quasi 3 ore, mentre il viaggio in treno richiede un tempo simile e prevede un cambio a České Budějovice. Per coglierne davvero l’atmosfera, però, una permanenza più lunga permette di vedere il centro con ritmi diversi, soprattutto nelle ore in cui le strade si fanno più tranquille.

A quel punto la città cambia volto: la luce scivola sulle facciate dipinte, la Moldava continua il suo giro attorno alle case e la torre del castello si staglia sopra i tetti. Český Krumlov rivela così la sua qualità più difficile da raccontare sulla carta, quella di una città raccolta e monumentale insieme, costruita nei secoli attorno a un fiume che ancora oggi ne detta il ritmo.

I castelli più affascinanti della Svizzera aprono le porte, l’appuntamento è il 4 ottobre

21 septembre 2026 à 13:30

Non serve andare troppo lontano per immergersi in uno scenario da fiaba: anche la Svizzera ha i suoi castelli e sta per aprirli al pubblico per un’intera giornata! Un’occasione per entrare in castelli medievali, fortezze affacciate sui laghi e antiche residenze signorili, lasciandosi guidare da storie di viaggiatori, personaggi del passato e percorsi da scoprire.

L’appuntamento è per domenica 4 ottobre 2026 con la Giornata dei castelli svizzeri, evento quest’anno coinvolge 32 castelli distribuiti in tre regioni linguistiche della Svizzera. Il tema scelto per l’edizione 2026 è “Viaggiare”, un filo conduttore perfetto per esplorare luoghi dove, per secoli, sono passati eserciti, mercanti, nobili, pellegrini e semplici viaggiatori.

Quali castelli vedere nella Giornata dei Castelli svizzeri

La manifestazione si svolge ogni anno la prima domenica di ottobre ed è il principale appuntamento organizzato dall’Associazione dei castelli svizzeri insieme ai suoi castelli membri, allo scopo di trasformare, anche se per poche ore, il patrimonio storico in un’esperienza da vivere, con programmi pensati soprattutto per famiglie e appassionati di cultura.

Castello di Gruyères, Svizzera
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Lo splendido Castello di Gruyères

Per l’edizione del 4 ottobre 2026, sono 32 le fortezze e residenze coinvolte, dal Canton Berna al Ticino, passando per la Svizzera francese e tedesca. Tra queste ci sono alcuni nomi particolarmente suggestivi: il Castello di Chillon, affacciato sul Lago di Ginevra (ma anche Morges, Nyon, Prangins, Grandson e Yverdon), la Fortezza di Bellinzona, il Castello di Gruyères, quello di Thun, il Castello di Lenzburg e il Castello di Rapperswil. L’elenco comprende anche castelli meno conosciuti, offrendo l’occasione per costruire un itinerario fuori dalle rotte più classiche.

I programmi cambiano da una struttura all’altra e sono tutti legati al tema del viaggio. È quindi possibile scegliere il proprio “programma di viaggio” in base al castello e alle attività proposte.

Il tema dell’anno e altre info

Il tema “Viaggiare” scelto per questa edizione permette di guardare i castelli da una prospettiva diversa, non unicamente come edifici storici da fotografare, ma piuttosto come luoghi attraverso cui rileggere gli spostamenti e gli incontri che hanno segnato la storia svizzera. La giornata invita dunque a immaginare le persone che hanno attraversato queste fortezze e i territori circostanti, seguendo le tracce lasciate da commerci, guerre, migrazioni e scambi culturali. In alcuni casi il viaggio diventa anche un percorso fisico all’interno degli stessi castelli, tra cortili, torri, sale storiche e ambienti normalmente meno accessibili.

Non c’è un biglietto unico valido per tutti i 32 castelli: orari, modalità di visita ed eventuali costi cambiano in base alla struttura scelta. I programmi ufficiali del 4 ottobre 2026 sono pubblicati online e permettono di verificare per ciascun castello gli appuntamenti previsti durante la giornata.

Per questo, prima di partire, è consigliabile consultare la scheda del castello scelto e controllare orari di apertura, prezzi d’ingresso ed eventuale prenotazione. Alcune strutture hanno già pubblicato anche le proprie tariffe ordinarie: per esempio, il Castello di Grandson applica in autunno un ingresso di 16 franchi per gli adulti e 8 franchi per bambini e ragazzi, mentre il Castello di Spiez prevede un biglietto ordinario di 12 franchi per gli adulti e 5 franchi per i bambini dai 6 ai 16 anni.

La magia solitaria di Castel Wartenstein, un soffio di pietra tra le forteste alpine dell’Austria

17 septembre 2026 à 16:00

A circa 750 metri di altitudine tra i rilievi del Semmeringgebiet, nella Bassa Austria, si innalza una lunga formazione rocciosa che accoglie Castel Wartenstein. Parliamo di un’elegante fortezza che domina dall’alto il territorio dello Schwarzatal, al punto che più che un castello costruito per celebrare la ricchezza di una corte, pare una presenza nata da esigenze concrete di controllo e difesa.

Le sue origini risalgono al Medioevo, quando una piccola fortificazione proteggeva un’area di confine e sorvegliava i percorsi attraverso il paesaggio montano. Nel corso dei secoli, tuttavia, la struttura cambiò volto più volte. Oggi il complesso conserva una caratteristica che lo rende particolarmente interessante: accanto alle parti trasformate in epoche successive, sopravvivono elementi della fortezza originaria, tra cui il mastio romanico e il palazzo medievale.

Breve storia di Castel Wartenstein

I signori di Wartenstein erano ministeriali dei margravi di Stiria, cioè uomini legati al potere territoriale attraverso incarichi di servizio e amministrazione. Intorno al 1180 fecero costruire sul Raacher Berg una piccola rocca con una torre e un modesto edificio residenziale. La sua funzione primaria era la sicurezza del confine con l’Austria.

Quella prima costruzione aveva dimensioni contenute, ma occupava una posizione precisa nella geografia politica del tempo. La sua importanza strategica diminuì rapidamente dopo il 1192, anno della morte del duca Otakar IV, quando la Stiria passò sotto il dominio austriaco. Il confine che aveva giustificato la nascita della rocca perse così parte del suo significato.

Nel XIII secolo Wartenstein fu ampliato. Heinrich von Stubenberg estese il complesso verso nord e verso est, costruendo sulla punta dello sperone roccioso un possente mastio e una seconda torre quadrata accanto all’ngresso attuale. Durante il XIV e il XV secolo il castello appartenne al potere sovrano territoriale e fu spesso dato in pegno. La gestione veniva affidata a funzionari, chiamati Pfleger, incaricati di amministrare la signoria.

Negli anni ’70 del ‘400 l’imperatore Federico III assegnò Wartenstein all’Ordine di San Giorgio, da lui fondato. Il re d’Ungheria Mattia Corvino riuscì però a prenderne possesso senza combattimenti. Dopo la sua morte, nel 1490, gli Ungheresi furono allontanati e la fortezza tornò all’ordine.

Nel 1547 arrivò Christoph Urschenpeck, seguito dai suoi discendenti, che investirono somme considerevoli nel complesso. Il loro impegno permise infine di acquistare Wartenstein dal Collegio dei Gesuiti di Graz, successore giuridico dell’Ordine di San Giorgio. Fu allora che la fortezza iniziò a trasformarsi in una residenza più confortevole e, dal 1633, i proprietari furono i signori Petrowitsch, seguiti dal 1720 dai conti napoletani Stella e, in seguito, dalla famiglia Caracciolo.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, poi, il castello ospitò uffici statali e strutture della Wehrmacht, mentre nel 1945 subì gravi danni a causa dei combattimenti. Nel 1957 fu acquistato da una fondazione legata all’industriale svedese Axel Wenner-Gren, fondatore di Electrolux, e dopo un importante intervento di ristrutturazione divenne sede di un seminario di ricerca antropologica. In seguito tornò in mani private e viene utilizzato saltuariamente come residenza.

Visita e cosa vedere a Castel Wartenstein

La visita richiede una precisazione importante: l’accesso agli interni e la possibilità di visitare il complesso sono fortemente limitati, poiché il castello si trova in proprietà privata. Prima di organizzare un’escursione è quindi indispensabile verificare l’eventuale accessibilità. A livello architettonico, il complesso si sviluppa intorno a un cortile interno allungato, raggiungibile storicamente attraverso il portone principale o una piccola porta pedonale inserita nella torre d’ingresso.

Sul lato occidentale, sopra uno sperone roccioso alto circa 8 metri rispetto al cortile, si trovano le rovine dell’antica Hochburg, la parte più elevata e originaria dell’insediamento. Restano riconoscibili il mastio quadrangolare romanico e il palas, l’edificio destinato alla residenza del signore e alle funzioni amministrative. Il mastio, oltre a rappresentare il nucleo difensivo della rocca, permetteva di controllare il territorio dall’alto e costituiva un punto di rifugio in caso di pericolo.

Un altro elemento di grande interesse è la Cappella dei Re Magi, di origine gotica e restaurata nel 1871. Il piccolo ambiente conserva ancora caratteristiche romaniche, testimonianza delle fasi più antiche del complesso. Sulla parete esterna è visibile anche un capitello romanico, dettaglio minuto ma prezioso per comprendere la storia costruttiva del maniero. Una scala conduce al vicino corpo delle cucine, parte dell’organizzazione domestica della residenza.

Il lungo lato orientale del cortile è occupato dal corpo residenziale rimaneggiato dopo il 1957. La sua conformazione è curiosa, perché l’edificio risulta così stretto da consentire, all’interno, lo sviluppo di un solo ambiente per piano o per sezione. La struttura è delimitata da due grandi torri quadrangolari, secondo un modello riconducibile alle fortezze dei ministeriali dell’epoca degli Hohenstaufen.

La torre settentrionale presenta muri spessi quasi 3 metri, mentre quella meridionale ha dimensioni leggermente inferiori. Entrambe furono modificate nell’800, quando l’architetto Ignaz Banko intervenne sull’assetto del complesso. I piani superiori vennero dotati di strutture aggettanti, cioè parti che sporgono rispetto alla linea delle murature sottostanti. La torre meridionale, abbassata nel XVII secolo fino all’altezza del tetto, fu rialzata durante questi lavori.

Nel cortile è ancora visibile l’antica cisterna, protetta da una copertura in ferro battuto risalente al XVII secolo. Prima dell’arrivo di sistemi moderni di approvvigionamento, una riserva d’acqua rappresentava una necessità essenziale per gli abitanti e per la resistenza della fortezza durante un assedio.

Dove si trova e come arrivare

Castel Wartenstein si trova in Bassa Austria, nel territorio del Semmeringgebiet, una regione montuosa situata a sud di Vienna e caratterizzata da rilievi boscosi, vallate e percorsi storicamente importanti tra l’Austria orientale e la Stiria. La fortezza sorge nei pressi di Raach am Hochgebirge, a circa 4 chilometri a sud di Gloggnitz, nel distretto di Neunkirchen.

Il riferimento geografico più utile per raggiungere la zona è proprio Gloggnitz, cittadina situata nella valle dello Schwarzatal e collegata alla rete ferroviaria austriaca. Da Vienna è possibile dirigersi verso sud in treno, raggiungendo Gloggnitz, per poi proseguire verso Raach am Hochgebirge con un mezzo locale o un taxi. In automobile, l’area è raggiungibile attraverso la rete stradale del Semmering, con un percorso che attraversa il paesaggio collinare e montano della Bassa Austria.

Castello di Wartenstein, Austria
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Veduta del Castello di Wartenstein

Il sito è soprattutto una testimonianza storica da osservare nel suo contesto territoriale, più che una destinazione organizzata per il turismo di massa. Prima di partire, è opportuno accertarsi della possibilità di avvicinarsi alla proprietà e delle condizioni di accesso, evitando di confondere la presenza delle rovine con la disponibilità automatica alla visita.

La Toscana apre le porte dei suoi luoghi più segreti: torna la Terra dei 100 Castelli

16 septembre 2026 à 14:00

Ci sono luoghi della Toscana che raccontano storie antiche e che, per gran parte dell’anno, rimangono lontani dai percorsi turistici più conosciuti. Sono castelli, fortezze, torri, pievi e dimore storiche disseminati nel territorio di Massa-Carrara, protagonisti dal 17 al 20 settembre 2026 di una nuova edizione de “La Terra dei 100 Castelli“. Quattro giorni di aperture straordinarie, visite guidate ed esperienze per andare alla scoperta di un patrimonio che conta quasi cento castelli e che comprende anche strutture normalmente non accessibili al pubblico o visitabili solo in rare occasioni.

L’iniziativa è promossa dall’Istituto Valorizzazione Castelli con il contributo della Camera di Commercio della Toscana Nord Ovest e coinvolge sempre più Comuni, proprietari privati, Pro Loco, associazioni, operatori turistici e realtà culturali. Il supporto di Sigeric, cooperativa specializzata nella valorizzazione turistica della Lunigiana e della provincia, contribuisce inoltre alla costruzione di itinerari, visite ed esperienze capaci di mettere in relazione il patrimonio storico con il paesaggio locale.

Dai castelli Malaspina alle fortezze: i luoghi da scoprire

Il programma permette di scegliere tra numerose aperture distribuite nei diversi comuni della provincia. Tra gli appuntamenti spicca il Castello del Piagnaro di Pontremoli, visitabile dal 17 al 20 settembre dalle 10 alle 18:30, con ultimo ingresso alle 17:30. Il 20 settembre, alle 21:30, sarà inoltre teatro di un concerto di MutaMenti Liliana Sommariva.

Sempre dal 17 al 20 settembre aprirà le porte il Castello Malaspina di Fosdinovo, con visite in diversi orari della giornata (ore 11,12,15,16,17 e domenica anche alle ore 18) e prenotazione consigliata mentre a Massa sarà possibile entrare nella Villa della Rinchiostra, dove sono previste visite guidate ogni ora (giovedì dalle 9 alle 13; venerdì, sabato e domenica dalle 15 alle 19) e l’accesso alla mostra temporanea “Astratto organico” posta al primo piano della Villa.

Il 17 settembre sarà aperto il Castello di Comano con visita guidata alle 18, apericena alle 19 e musica alle 21:30.

Il 18 settembre sono in programma visite alla Pieve di Codiponte (alle ore 16), al Castello di Pontebosio (alle 17:30), con aperitivo incluso, e al Castello di Avenza sulla Via Francigena (alle 15:15).

Il 19 settembre il programma prevede visite guidate al Castello di Bagnone (alle ore 11), al Castiglione del Terziere (alle 9:30 e alle 11), al Castello di Moneta (alle 15), al Castello di Pallerone (alle ore 15), al Castello Malaspina della Verrucola (alle 11) e alla Pieve di Montedivalli (alle ore 17).

Il Castello di Lusuolo, la Fortezza della Brunella e la Torre di Mulazzo saranno aperti sia il 19 che il 20 settembre con diversi orari.

Il 20 settembre sarà invece possibile visitare il Castello Aghinolfi di Montignoso, aperto dalle 10 alle 18 senza prenotazione, oltre al Castello Malaspina di Monti e al Castello di Bastia.

Per molte visite la prenotazione sarà obbligatoria quindi si consiglia di consultare il sito ufficiale dell’Istituto Valorizzazione Castelli per avere informazioni precise a riguardo.

Torna la Terra dei 100 Castelli in Toscana
Ufficio Stampa
Castello di Comano

Non solo castelli: bici, borghi segreti e musica

La Terra dei 100 Castelli amplia il racconto del territorio anche attraverso proposte dedicate al turismo attivo. Tra queste ci sono Filattiera Segreta, visita guidata in programma il 18 settembre, e due itinerari “Pedala e gusta”: il primo nelle Terre dello Spino Secco, tra Mulazzo e Tresana, e il secondo lungo la Ciclovia dei Castelli, tra Filattiera, Bagnone e Villafranca in Lunigiana. Entrambi prevedono percorsi in bicicletta abbinati alla scoperta del territorio e delle sue tradizioni.

Per informazioni e prenotazioni scrivere a info@sigeric.it.

A completare il programma ci sono anche gli appuntamenti musicali, con concerti ospitati in alcuni dei luoghi storici coinvolti nell’iniziativa.

Oltre all’evento di MutaMenti del 20 settembre al Castello del Piagnaro di Pontremoli, si potrà ascoltare musica anche al Castello di Comano il 17 settembre con MutaMenti Nascente Trio e al Castello Malaspina di Monti il 18 settembre con MutaMenti Max De Aloe.

Il programma completo di orari si trova sul sito ufficiale dell’evento.

In Toscana arriva un evento magico: la Terra dei 100 Castelli
Ufficio Stampa
Castello di Pontebosio

Castelli Aperti in Piemonte, viaggio tra dimore storiche, torri e musei

12 septembre 2026 à 09:00

Domenica 13 settembre l’appuntamento con Castelli Aperti, una giornata dedicata alla scoperta del patrimonio storico, artistico e architettonico delle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara e Torino e propone un totale di 56 aperture tra castelli, ville, palazzi, musei, torri e borghi.

Il programma permette così di costruire itinerari molto diversi tra loro, dalle dimore storiche delle Langhe e del Canavese fino ai centri fortificati del Monferrato, passando per musei e antiche residenze nobiliari.

Tra castelli e borghi nella provincia di Alessandria

La provincia di Alessandria propone un ricco programma in cui le architetture storiche si alternano a musei e borghi del Monferrato. Ad Acqui Terme, per esempio, il Castello dei Paleologi ospita il Civico Museo Archeologico e consente di affiancare alla visita la scoperta delle testimonianze archeologiche del territorio. L’apertura è prevista dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, con ingresso a 4 euro.

Da non perdere poi la Tenuta Castello di Razzano, ad Alfiano Natta, dove visitare il Museo Artevino e le cantine dedicate all’invecchiamento, e il Castello di Piovera, aperto nel pomeriggio con visite guidate su prenotazione dalle 14.30 alle 18.30, e ingresso a 13 euro. Se preferite un’esperienza legata ai borghi, Ozzano Monferrato propone invece un percorso libero negli spazi esterni del centro storico, accompagnato da un’audioguida accessibile tramite QR Code.

Le aperture tra Asti e il paesaggio del Monferrato

Anche l’Astigiano porta nel circuito torri, castelli e testimonianze della storia locale: tra gli altri, a Castagnole delle Lanze, la Torre del Conte Ballada di Saint Robert dona l’occasione di ammirare il suggestivo panorama dall’alto, con apertura dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17. La salita costa 3 euro, mentre è prevista anche una formula da 8 euro che comprende un calice di vino.

A Castelnuovo Calcea, invece, l’area dell’antico castello è accessibile gratuitamente per tutta la giornata, dalle 10 alle 19. Tra le numerose proposte spicca poi il Castello di Rorà a Costigliole d’Asti, che domina il centro storico e sarà aperto sia al mattino sia nel pomeriggio, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19, con ingresso a 5 euro.

Biella, dalle dimore storiche al Ricetto di Candelo

Nel Biellese l’appuntamento permette di alternare palazzi storici e borghi fortificati: a Biella, Palazzo Gromo Losa sarà aperto dalle 10 alle 19 e ospiterà la rassegna “Fatti ad Arte” insieme alla mostra “Tutto rose e fiori” di Elham M. Aghili, visitabile fino al 18 ottobre 2026. L’ingresso ha un costo di 7 euro.

Un’altra dimora storica visitabile è Palazzo La Marmora, aperto dalle 15 alle 19 con possibilità di visita libera o accompagnata; nel programma compare inoltre il Ricetto di Candelo, celebre borgo fortificato medievale in cui passeggiare liberamente oppure con visite guidate disponibili su richiesta.

Nelle Langhe tra Barolo, Manta e Serralunga

È davvero ricca la proposta della provincia di Cuneo, dove il percorso di Castelli Aperti incontra alcuni dei paesaggi storici più riconoscibili delle Langhe. Ad esempio, a Barolo, il Castello Falletti ospita il WiMu – Wine Museum, dedicato alla cultura e alla storia del vino: sarà aperto dalle 10.30 alle 19, con ingresso intero di 9 euro.

Altre meraviglie sono il Castello della Manta, che vanta i pregevoli affreschi della Sala Baronale, aperto dalle 10 alle 18, e il Castello di Serralunga d’Alba, che propone svariati turni di visita guidata nell’arco della giornata. Il primo ha un ingresso di 11 euro, mentre per Serralunga il costo è di 6 euro.

A completare il panorama le proposte di Saluzzo, dove il pubblico può visitare la Castiglia, antica fortezza dei marchesi, oltre a Casa Cavassa, alla Torre Civica e alla Pinacoteca Olivero.

Dal Novarese al Canavese

Il circuito raggiunge poi la provincia di Novara, con aperture che includono dimore storiche e luoghi dedicati all’arte: a Oleggio Castello, il Castello Dal Pozzo sarà visitabile al mattino con visita guidata e prenotazione obbligatoria, al costo di 15 euro. A Vacciago di Ameno, la Fondazione Antonio e Carmela Calderara propone invece visite libere gratuite dalle 15 alle 18.

Nel Torinese, infine, l’itinerario guarda soprattutto al Canavese e alle dimore storiche: ad Agliè, Villa Il Meleto, legata alla figura di Guido Gozzano e al paesaggio canavesano, sarà aperta dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 19, con ingresso a 8 euro mentre a Caravino il Castello e Parco di Masino consentirà di visitare la residenza storica insieme al grande parco, dalle 10 alle 18, con ingresso di 15 euro e accesso gratuito per gli iscritti FAI.

A Piossasco, Casa Lajolo abbina invece l’apertura alla Festa degli Orti, in programma proprio domenica 13 settembre. Il calendario torinese comprende inoltre il Castello delle Quattro Torri di Arignano e il Castello di Pralormo visitabile con guida dalle 10 alle 18.

Domenica al Museo, le migliori visite gratuite del 6 settembre

6 septembre 2026 à 10:00

Domenica 6 settembre torna l’atteso appuntamento con Domenica al Museo, l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura che consente di scoprire gratis, ogni prima domenica del mese, numerosi castelli, musei, parchi archeologici, ville, giardini statali e complessi monumentali aderenti.

Si tratta di un evento di successo che coinvolge, mese dopo mese, centinaia di realtà distribuite su tutto il territorio nazionale e offre l’occasione per trascorrere una giornata dedicata alla conoscenza del patrimonio archeologico e artistico italiano, dai centri più piccoli alle grandi città.

Musei e siti visitabili gratis da Nord a Sud: una selezione

Partendo da Nord, in Lombardia sono visitabili, tra gli altri, il Museo Nazionale Archeologico e il Museo di Palazzo Ducale di Mantova, le Grotte di Catullo e Museo archeologico di Sirmione, e il Santuario di Minerva di Breno (Brescia). In Piemonte, invece, sarà possibile accedere gratuitamente all‘Abbazia di Fruttaria a San Benigno Canavese, all’Area Archeologica di Libarna di Serravalle Scrivia nonché ai Musei Reali di Torino, a Palazzo Carignano e a Villa della Regina.

In Liguria, spazio al Forte San Giovanni di Finale Ligure (Savona), all’Area Archeologica di Nervia a Ventimiglia e alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola e al Palazzo Reale di Genova; il Veneto partecipa con, tra gli altri, il Museo archeologico nazionale di Verona, l’Area archeologica di Feltre (Belluno) e il Museo nazionale Collezione Salce di Treviso, nelle sedi di San Gaetano e Santa Margherita.

In Friuli Venezia Giulia si accede gratis, ad esempio, all’Area archeologica Villa romana di Torre a Pordenone e alla Basilica paleocristiana di Via Madonna del Mare e il Museo Storico con il Parco del Castello di Miramare a Trieste.

Proseguendo verso il Centro Italia, in Emilia Romagna aderiscono all’iniziativa la Basilica di Sant’Apollinare in Classe, il Battistero degli Ariani, il Mausoleo di Teodorico e il Museo Nazionale a Ravenna, in Toscana, oltre agli Uffizi di Firenze, il Museo di Casa Vasari ad Arezzo, il Parco Archeologico di Roselle a Grosseto e il Complesso monumentale della Certosa di Calci (Pisa), mentre in Abruzzo il Museo archeologico nazionale di Campli (Teramo) e il Museo casa natale di Gabriele d’Annunzio a Pescara.

In Molise biglietto gratis per il Museo archeologico di Santa Maria delle Monache a Isernia e il Museo in Palazzo Pistilli di Campobasso mentre le Marche propongono, tra gli altri, il Museo archeologico nazionale di Ascoli Piceno, l’Antiquarium statale di Numana e la Rocca Roveresca di Senigallia. Nel Lazio, Villa Adriana, Villa d’Este, l’Area Archeologica di Villa Adriana e il Santuario di Ercole Vincitore.

Scendendo verso Sud, in Campania è possibile ammirare i parchi archeologici di Pompei, Paestum ed Ercolano, Villa Sora, il MANN, Capodimonte, Castel Sant’Elmo e la Reggia di Caserta; in Calabria, ad esempio, la Galleria nazionale di Cosenza, La Cattolica di Stilo e i Parchi Archeologici di Crotone e Sibari.

Particolare della Cattolica di Stilo, Calabria
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La meravigliosa Cattolica di Stilo

La Basilicata aderisce con il Parco archeologico di Herakleia a Policoro, il Tempio delle Tavole Palatine a Bernalda (Matera) e la Sede espositiva in Palazzo Ducale di Tricarico; In Puglia aprono gratis Castel del Monte ad Andria, il Castello Svevo di Trani, il Parco archeologico di Monte Sannate a Gioia del Colle e il Museo nazionale Jatta a Riva di Puglia.

Infine, in Sardegna, da vedere il Parco Archeologico di Caprera e, a Cagliari, la Pinacoteca Nazionale, la Basilica di San Saturnino e il Museo Archeologico Nazionale.

Informazioni utili per organizzare la visita

I siti che partecipano alla Domenica al Museo del 6 settembre osserveranno i consueti orari di apertura. Prima di organizzare la giornata è quindi consigliabile controllare gli aggiornamenti sui canali ufficiali dei singoli musei, parchi archeologici e luoghi della cultura, così da verificare con precisione gli orari e le modalità di accesso.

È utile consultare anche le informazioni diffuse dal Ministero della Cultura, dal momento che le condizioni di ingresso possono variare a seconda della struttura. In particolare, per i musei e i siti più frequentati potrebbe essere richiesta la prenotazione oppure consigliata, anche se l’accesso nell’ambito dell’iniziativa rimane sempre gratuito.

Castelli e borghi da fiaba, la Lombardia apre i suoi tesori nascosti

6 septembre 2026 à 07:30

Castelli, palazzi storici, rocche e antichi borghi tornano protagonisti dell’autunno lombardo con le Giornate dei Castelli, Palazzi e Borghi Medievali della media pianura lombarda. L’iniziativa, promossa dall’associazione Pianura da scoprire, propone anche nel 2026 un percorso alla scoperta di un patrimonio storico e architettonico diffuso, spesso lontano dai principali circuiti turistici.

Il primo appuntamento è fissato per domenica 6 settembre, seguito da altre due giornate in programma il 4 ottobre e il 1° novembre. Sono 23 le località coinvolte nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Milano, con un programma che unisce la possibilità di visitare luoghi storici e di solito meno accessibili con eventi culturali, iniziative per famiglie, percorsi nella natura e occasioni per conoscere le tradizioni gastronomiche del territorio.

Ventitré località tra castelli, palazzi e borghi

Il circuito percorre una zona della Lombardia profondamente segnata dalla storia dei suoi confini. Per secoli la pianura fu, infatti, una zona di passaggio e di confronto tra differenti realtà politiche, culturali e commerciali. Le testimonianze architettoniche ancora presenti raccontano proprio questa lunga storia, fatta di fortificazioni, insediamenti, famiglie nobiliari, condottieri e vicende militari.

Il territorio fu interessato dapprima dalle contese tra il comune di Bergamo e i comuni di Cremona, Brescia e Milano e, in seguito, dal confronto tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia: così, si sviluppò un articolato sistema difensivo, costituito da castelli, fortezze, torri di avvistamento, mura e fossati.

Le diverse località conservano racconti legati a battaglie e condottieri, ma anche tradizioni, antichi mestieri, leggende, aneddoti e memorie delle comunità che ancora oggi abitano questi territori.

Accanto alle aperture sono previste visite guidate e percorsi tematici, oltre a rievocazioni, laboratori, mostre, concerti e mercatini.

La provincia di Brescia partecipa al circuito con alcune realtà rappresentative della pianura tra cui spicca il borgo storico di Borgo San Giacomo, insieme al Castello di Padernello, uno dei luoghi inseriti nel percorso delle giornate dedicate alla riscoperta del patrimonio medievale.

Un’altra tappa è rappresentata dal borgo storico di Orzivecchi, dove il patrimonio visitabile comprende l’antica Chiesa dei Disciplini e la Pieve di Bigolio.

Veduta del fiume Adda, della centrale di Taccani e del Castello di Visconteo a Trezzo sull'Adda, Lombardia
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Veduta del fiume Adda, della centrale di Taccani e del Castello di Visconteo a Trezzo sull’Adda

Il paesaggio del Fosso Bergamasco

La storia delle fortificazioni si lega alla conformazione geografica della zona. Al centro di tale vicenda troviamo il cosiddetto “Fosso Bergamasco”, un antico confine che collegava i fiumi Adda, Serio e Oglio e che contribuì a definire per lungo tempo gli equilibri territoriali della pianura.

Oggi gli stessi corsi d’acqua disegnano un paesaggio molto differente da quello delle epoche in cui i territori erano caratterizzati da contese e sistemi difensivi e, lungo il percorso, si incontrano campagne, aree verdi, fontanili e specchi d’acqua, in un ambiente in cui le tracce del passato convivono con gli elementi naturali.

Il Passaporto dei Castelli

A rendere ancora più riconoscibile l’iniziativa torna anche nel 2026 il Passaporto dei Castelli, Palazzi e Borghi Medievali, un libretto che accompagna i visitatori durante il percorso e sul quale è possibile raccogliere un timbro per ciascuna località visitata.

C’è anche un riconoscimento per chi sceglierà di partecipare in maniera più assidua: chi riuscirà a ottenere almeno 20 timbri potrà richiedere, alla fine dell’anno, il gioco da tavolo dedicato a Bartolomeo Colleoni.

Tra le pietre e i profumi delle Ardenne c’è la città più piccola del mondo: Durbuy

5 septembre 2026 à 13:00

Di primo impatto Durbuy sembra quasi una scenografia medievale rimasta intatta nel cuore delle Ardenne belghe. Da queste parti, infatti, ci sono case in pietra color miele che si stringono lungo stradine lastricate, mentre il fiume Ourthe disegna un’ampia ansa attorno al centro storico e, più in alto, il castello domina il paesaggio con la sua presenza elegante e severa.

Il suo bellissimo e prezioso centro storico occupa appena una piccola porzione del territorio comunale e, proprio queste dimensioni ridotte, hanno alimentato la celebre definizione di “più piccola città del mondo“, un appellativo legato soprattutto alla sua storia medievale.

Il titolo, infatti, ha una spiegazione particolare: nel 1331 Giovanni I di Boemia, conte di Lussemburgo e re di Boemia, concesse agli abitanti di Durbuy una carta di franchigia che riconosceva alla località lo status di città. La scelta aveva soprattutto un valore strategico e militare, legato al rafforzamento delle fortificazioni. Oggi la dimensione fortificata è appena percepibile tra abitazioni, piazzette e botteghe, ma alcune tracce delle antiche mura permettono ancora di intuire l’aspetto della città medievale.

Cosa vedere a Durbuy

Il centro storico di questa località del Belgio merita attenzione anche nei dettagli più piccoli. Conviene quindi lasciare spazio alla curiosità e osservare la città a livello degli occhi, alternando i monumenti più celebri agli angoli meno appariscenti.

La Città Vecchia

Il cuore antico si sviluppa attraverso un intrico di strade strette e acciottolate, racchiuse tra edifici in pietra tipici dell’architettura ardennese. Tra le vie più caratteristiche c’è rue Daufresne de la Chevalerie, considerata la più antica della città e pavimentata con ciottoli provenienti dall’Ourthe.

Il castello di Durbuy

Sul promontorio roccioso sopra l’Ourthe si trova il castello, presenza dominante del borgo. La sua posizione rivela immediatamente la funzione difensiva che Durbuy ebbe nel Medioevo, quando la cittadina rappresentava un punto strategico per i conti di Lussemburgo.

L’edificio attuale appartiene alla famiglia d’Ursel ed è una proprietà privata, quindi la visita degli interni è soggetta alle modalità stabilite dai proprietari stessi.

La Roche à la Falize e l’anticlinale

Una delle particolarità più sorprendenti di Durbuy arriva dalla geologia: la Roche à la Falize, spesso indicata anche semplicemente come La Falize, appartiene al patrimonio geologico del Geoparco Famenne-Ardenne.

Il termine anticlinale indica una piega degli strati rocciosi provocata dai movimenti della crosta terrestre. A Durbuy questa struttura emerge in modo particolarmente scenografico, mostrando le diverse stratificazioni della roccia.

Il Parco Topiario

Sul lato dell’Ourthe prende forma uno dei luoghi più insoliti della cittadina. Parliamo del Parco Topiario, che occupa circa 1 ettaro e raccoglie quasi 250 sculture vegetali realizzate attraverso la potatura di bosso, tasso e agrifoglio.

Parco Topiario, Belgio
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Il bellissimo e raffinato Parco Topiario

Animali, figure umane e forme fantastiche trasformano il giardino in una sorta di galleria d’arte all’aperto. Il parco comprende inoltre 39 aiuole e una sezione dedicata alle piante medicinali.

La Halle aux Blés e il Durbuy History & Art Museum

Per capire un’altra sfumatura dell’identità locale conviene raggiungere la Halle aux Blés, edificio del XVI secolo riconosciuto tra i beni del patrimonio eccezionale della Vallonia.

Oggi ospita il Durbuy History & Art Museum, noto anche con l’acronimo DHAM, che mette in dialogo la storia locale con l’arte moderna e contemporanea.

Cosa fare a Durbuy

La città regala esperienze molto diverse tra loro: una mattina si può trascorrere tra monumenti e botteghe, mentre il pomeriggio lungo l’Ourthe oppure tra le attività all’aperto delle Ardenne. Anche la gastronomia occupa un posto importante nell’esperienza locale, con ristoranti, prodotti del territorio e specialità legate alla tradizione vallona.

  • Seguire un itinerario storico guidato: permette di conoscere episodi, edifici e particolari difficili da cogliere autonomamente. L’ufficio turistico propone anche percorsi dedicati alla storia e alla gastronomia locale.
  • Salire sul trenino turistico: offre una prospettiva diversa sul borgo e conduce verso le alture, con punti panoramici sull’abitato e sulla valle.
  • Scendere lungo l’Ourthe in kayak: regala un punto di vista completamente diverso, con l’acqua protagonista e le colline delle Ardenne a fare da sfondo.
  • Provare le attività di Adventure Valley Durbuy: è la scelta giusta per chi cerca adrenalina. Il grande parco avventura propone numerose esperienze all’aperto nella regione.
  • Assaggiare i prodotti locali: per scoprire il volto gastronomico della cittadina. Tra le specialità da non perdere figurano anche i gamberi dell’Ourthe, mentre botteghe e produttori propongono conserve, birre e altre produzioni artigianali.
  • Raggiungere Wéris: amplia il viaggio verso una delle aree megalitiche più interessanti del Belgio, con dolmen e menhir legati alle comunità agricole del Neolitico. La Maison des Mégalithes rappresenta il punto di partenza per conoscere questo patrimonio preistorico.

Dove si trova e come arrivare

Durbuy si trova nella Vallonia orientale, nella provincia del Lussemburgo, all’interno delle Ardenne belghe. Il centro storico è raccolto attorno all’ansa dell’Ourthe e si raggiunge facilmente anche lasciando l’auto nelle aree di parcheggio esterne al nucleo antico.

Per chi viaggia in treno, la soluzione più pratica prevede il collegamento ferroviario fino a Barvaux-sur-Ourthe, località appartenente al comune di Durbuy, seguita da un collegamento locale verso il centro. In automobile la cittadina risulta invece facilmente raggiungibile attraverso la rete stradale regionale.

La visita può occupare una giornata intera, soprattutto aggiungendo il Parco Topiario, il belvedere, un pranzo in centro e qualche ora lungo l’Ourthe. Chi desidera conoscere anche i dintorni può usare Durbuy quale base per esplorare Wéris, le foreste delle Ardenne e le altre località della valle.

Il segreto del suo fascino sta forse proprio nella sproporzione tra dimensioni e carattere: Durbuy è piccola sulla carta, ma il suo paesaggio racchiude storia medievale, geologia, acqua, gastronomia e natura. Tra una curva dell’Ourthe e una facciata di pietra, quella vecchia città fortificata riesce ancora a dare la sensazione di avere qualcosa da raccontare.

Drake’s Island è in vendita, la perla del Regno Unito con una fortezza pronta a rinascere

Par : losiangelica
3 septembre 2026 à 12:00

Chi cerca pace, tranquillità e soprattutto nessun disturbo dei vicini potrebbe aver sognato, almeno una volta, di vivere su un’isola tutta sua e ora, nel Regno Unito, questo desiderio potrebbe essere esaudito. La Drake’s Island, uno dei punti più riconoscibili del Plymouth Sound, è tornata sul mercato ed è in vendita con una richiesta che supera i 2 milioni di sterline… circa 2.326.000 euro. Il progetto, però, prevede già la costruzione di un albergo ricercato.

La Drake’s Island è in vendita

Nel Regno Unito torna in vendita la Drake’s Island: il prezzo è da capogiro, ma è già previsto un importante progetto turistico con la creazione di un hotel esclusivo proprio qui. Non si tratta, però, della classica proprietà privata affacciata sul mare… con 6,4 acri (circa 2,60 ettari) porta con sé un patrimonio difficile da separare dal futuro progetto immobiliare: batterie difensive, strutture sotterranee, immobili sottoposti a tutela e molti edifici oggi inutilizzati.

La richiesta attualmente supera i 2 milioni di sterline, parliamo di oltre 2.326.000 euro! Non è la prima volta che viene messa sul mercato: era già stata acquistata nel 2019 dall’imprenditore Morgan Phillips ed era tornata in vendita nel 2024 senza che si arrivasse però a un passaggio di proprietà.

La storia della Drake’s Island

Prima di diventare Drake’s Island, l’isola era conosciuta come St Nicholas Island. Il nome derivava da una cappella medievale presente sul posto, successivamente demolita nel XVI secolo. La posizione, quasi al centro dell’accesso marittimo a Plymouth, ne determinò presto la funzione. Il nome con cui è conosciuta oggi rimanda naturalmente a Francis Drake. Il navigatore inglese partì da Plymouth nel 1577 per il viaggio che lo avrebbe portato a circumnavigare il globo, tornando tre anni più tardi. Nel 1583 Elisabetta I lo nominò governatore dell’isola.

Con il passare del tempo le difese vennero ampliate, aggiornate e adattate alle nuove esigenze militari. Spagna e Francia furono a lungo considerate le principali minacce. Molto più tardi, l’isola mantenne ancora una funzione strategica durante la Seconda guerra mondiale. Soltanto negli anni Sessanta il ministero della Difesa restituì il sito al Ducato di Cornovaglia, chiudendo di fatto una lunghissima parentesi militare.

Veduta aerea dell'isola di Drake a Plymouth
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La Drake’s Island è in vendita ed è un sogno

Il progetto di un hotel sulla Drake’s Island

Per chi acquisterà Drake’s Island, il valore non sarà soltanto storico. Il vero nodo riguarda ciò che potrà diventare nei prossimi anni. Sul sito esiste già un’autorizzazione urbanistica per un albergo da 43 camere, accompagnato da spazi destinati ai visitatori e ad attività legate alla ricerca e all’ambiente marino.

Il progetto dovrebbe necessariamente convivere con i vincoli imposti dalla tutela del patrimonio presente sull’isola. Trasformare una ex fortezza in una destinazione turistica, però, non è cosa facile perché bisogna restaurare edifici antichi, adeguare gli accessi, intervenire sulla sicurezza e mantenere intatti gli elementi sottoposti a protezione.

Un precedente, comunque, esiste: nel 2023 l’isola avrebbe ottenuto circa 590.000 sterline di entrate lorde (circa 686.00 euro) attraverso visite guidate, tour privati, eventi, giornate dedicate all’avventura, spettacoli teatrali e utilizzi come location per le riprese.

Nel Regno Unito ci sono 7 castelli in vendita per poter vivere come un Royal

1 septembre 2026 à 12:00

Il Regno Unito è una terra di castelli, dimore storiche e antiche tenute che raccontano secoli di storia. Se ne contano oltre 4.000 e, anche se la maggior parte non è acquistabile, alcune proprietà sono sorprendentemente disponibili sul mercato.

Si va dalle autentiche fortezze medievali alle dimore più moderne, fino a una curiosa riproduzione costruita in stile medievale. E per chi può permetterselo, vivere come un vero Royal non è soltanto un sogno: ecco 7 castelli in vendita nel Regno Unito.

Glengorm, sull’Isola di Mull

Sulla costa dell’Isola di Mull, in Scozia, Glengorm è una proprietà da sogno per chi cerca privacy e natura. Il castello è stato recentemente ristrutturato e si estende su ben 3.702 acri, con oltre cinque chilometri di costa frastagliata.

L’acquisto comprende 17 proprietà, un’azienda agricola con allevamento di bestiame, una caffetteria e un’attività di affitti turistici. Non mancano tre laghi e oltre 260 acri di bosco. Per diventare proprietari servono offerte superiori a 9 milioni di sterline.

Castello di Cloncaird, nel South Ayrshire

Le origini del Castello di Cloncaird risalgono alla fine del XVI secolo, quando fu costruito come casa-torre fortificata. La dimora, legata alla famiglia Mure di Auchendrane, dispone oggi di sette saloni, 15 camere da letto e otto bagni, con interni rinnovati.

La tenuta comprende inoltre nove cottage, uno spazio per eventi, annessi e terreni agricoli. Il prezzo richiesto è di 3 milioni di sterline.

Haltwhistle, nel Northumberland

Questo castello è un edificio classificato di Grado 1, una delle categorie di tutela più importanti in Inghilterra e Galles (come Buckingham Palace e la Torre di Londra). Le sue origini risalgono al Medioevo e alcune parti della struttura potrebbero essere state costruite già nel XII secolo.

La proprietà comprende 4,51 acri di parco protetto, una residenza del XVII secolo e otto camere da letto. Il prezzo è di 2 milioni di sterline, ma la tutela impone regole molto rigide per eventuali modifiche.

Tawstock, a Barnstaple

Con appena 8,41 acri e quattro camere da letto, Tawstock è una delle proprietà più piccole della selezione. Il suo fascino, però, è tutto nei dettagli: un tavolo rotondo in stile Re Artù, un camino decorato, un ufficio nella torretta, stanze segrete e una terrazza panoramica. C’è persino una connessione internet in fibra ottica ad alta velocità sotterranea. La richiesta è di 1,35 milioni di sterline.

Castello di Brechin

Costruito originariamente nel XIII secolo, il Castello di Brechin conserva soprattutto elementi risalenti al XVIII secolo. Nel corso della sua storia ha ospitato poeti, clan, conti e persino re Giacomo. La dimora offre 16 camere da letto, 10 bagni e otto soggiorni, oltre a 40 acri di terreno, cinque cottage e un giardino recintato. Il prezzo è di 1,6 milioni di sterline e gli interni hanno conservato le decorazioni originali.

Pottens Mill Lane, Heathfield

Una curiosa eccezione è questa proprietà di Heathfield, che non è un castello autentico ma una costruzione realizzata circa 25 anni fa con materiali di recupero e ispirata all’architettura medievale. Tra cottage e castello, dispone di 7-8 camere da letto, sei bagni, quattro soggiorni e dieci acri di terreno. Costa 2,25 milioni di sterline.

Holmes Chapel Road, Lower Withington

Per chi cerca il massimo del lusso, questa tenuta da 25 milioni di sterline comprende 94 acri di parco storico, un lago di cinque acri, una grande scuderia, garage, paddock, addirittura due castelli separati e una tenuta di campagna. Gli interni ospitano piscine, sale da biliardo e numerosi saloni. Una proprietà talmente sontuosa da sembrare uscita direttamente da un film.

Castelli da fiaba, fortezze spettacolari e foreste incantate: i 5 luoghi incredibili più amati questo mese

31 août 2026 à 17:30

Ci sono luoghi che sembrano appartenere a un altro mondo, altri che nascondono storie sorprendenti e altri ancora che riescono a trasformare un semplice viaggio in un’esperienza fuori dall’ordinario. Ad agosto, i lettori di SiViaggia hanno premiato proprio questo tipo di destinazioni: posti incredibili, castelli da fiaba, fortezze imponenti e paesaggi capaci davvero di sorprenderci anche grazie alla storia che li ha portati fino a noi.

Dall’Italia al Portogallo, passando per l’Austria e l’Alto Adige, ecco i cinque luoghi più incredibili che hanno conquistato i lettori nel mese di agosto.

Il Castello Bonoris, la fortezza fiabesca nata da un sogno

Torri merlate, ponte levatoio, mura in pietra e un fossato: a prima vista il Castello Bonoris di Montichiari, in provincia di Brescia, sembra un autentico maniero medievale. In realtà la sua storia è molto più recente e, proprio per questo, ancora più curiosa: alla fine dell’Ottocento Gaetano Bonoris acquistò i resti dell’antica rocca sulla collina di San Pancrazio e decise di trasformarli nella dimora che aveva sempre sognato. Nacque così un castello neogotico ispirato al Medioevo, completato da un parco all’inglese e da un giardino panoramico.

Al suo interno non mancano sale decorate, affreschi, arredi d’epoca e una cappella, ma c’è anche un dettaglio da romanzo: c’è anche una cassaforte segreta, rimasta nascosta fino alla morte di Bonoris.

Qui il nostro articolo: La fortezza nata da un sogno romantico sembra uscita da una fiaba: è il Castello Bonoris

Vista panoramica sul Castello Bonoris
Montichiari Musei
Vista panoramica sul Castello Bonoris e sul giardino

Castel Trostburg, il castello che custodisce 86 fortezze in miniatura

Sopra Ponte Gardena, nella Valle Isarco, Castel Trostburg domina il paesaggio da uno sperone roccioso. La fortezza medievale è legata per secoli alla famiglia Wolkenstein e conserva ancora oggi stube gotiche, affreschi, stemmi nobiliari e ambienti rinascimentali.

Ma la vera sorpresa si trova al suo interno: il Museo dei Castelli dell’Alto Adige custodisce ben 86 plastici in scala che riproducono altrettanti castelli della regione. È come attraversare un maniero e ritrovarsi, contemporaneamente, davanti a un’intera mappa tridimensionale delle fortificazioni altoatesine.

Tra gli ambienti più suggestivi c’è la stube gotica, con oltre 600 anni di storia, mentre dall’esterno il castello offre una vista spettacolare sulla valle.

Qui il nostro articolo: Nel Nord Italia c’è la roccaforte dei sogni di Oswald von Wolkenstein: il magnifico Castel Trostburg

Castel Trostburg
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Il suggestivo Castel Trostburg

Il Forte da Graça, l’enorme castello a forma di stella

Sul Monte da Graça, appena fuori Elvas, nel cuore dell’Alentejo portoghese, sorge una delle fortificazioni più spettacolari d’Europa: il Forte di Nossa Senhora da Graça, costruito nel Settecento per proteggere la città dalla minaccia spagnola e ancora oggi appare come una gigantesca macchina militare incastonata nel paesaggio.

Bastioni, fossati, terrapieni, rivellini, casematte e strutture sotterranee formano un sistema difensivo straordinario. La sua storia attraversa guerre, assedi e bombardamenti, ma anche un lungo periodo in cui il complesso fu utilizzato come carcere. Oggi il forte fa parte del sistema delle fortificazioni di Elvas, riconosciuto dall’UNESCO.

Qui il nostro articolo: Il Forte da Graça, la gigantesca fortezza che sembra nascere dalla collina

Il Forte di Nossa Senhora da Graça, Portogallo
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Il Forte di Nossa Senhora da Graça

La foresta di Buçaco, dove il verde diventa una terapia

Restiamo in Portogallo per raggiungere una foresta che sembra uscita da una fiaba e che ha conquistato un riconoscimento molto particolare: la Foresta Nazionale di Buçaco, certificata per la prima volta come healing forest. È così diventata la quarta foresta al mondo a ottenere questa qualifica.

Il bosco si estende per 105 ettari, protetti da circa 5 chilometri di mura, e custodisce oltre 250 specie di alberi e arbusti, molte delle quali arrivate in Portogallo durante l’Età delle Scoperte. Qui si può praticare il forest bathing, camminando lentamente tra gli alberi e immergendosi nei suoni e nei profumi della natura.

Ma il vero colpo di scena arriva nel cuore della foresta. La vegetazione custodisce un palazzo reale: è il Palácio do Bussaco, sontuosa residenza reale costruita in stile neo-manuelino e oggi trasformata in hotel di lusso.

Qui il nostro articolo: La foresta incantata che cura: è la quarta al mondo e nasconde un palazzo reale

La foresta di Buçaco, in Portogallo
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La foresta di Buçaco, dove il verde è una cura

Il Castello di Kreuzenstein, la fortezza che sembra uscita da una fiaba

A pochi chilometri da Vienna, il Castello di Kreuzenstein domina una collina della Bassa Austria con tutto ciò che ci si aspetterebbe da una fortezza medievale: torri, mura, fossato, ponte e un profilo quasi teatrale. Ma anche in questo caso la realtà è diversa da quella che sembra: il castello attuale fu costruito tra il 1874 e il 1906 dal conte Johann Nepomuk Wilczek, aristocratico e grande collezionista appassionato di Medioevo. Per realizzarlo fece arrivare da diverse parti d’Europa frammenti architettonici, porte, elementi scolpiti e manufatti medievali autentici.

Il risultato è una sorta di castello ideale, costruito nell’Ottocento con materiali antichi. All’interno si possono ammirare un’armeria ricca di spade e armature, una cappella gotica, la sala dei cavalieri, antichi arredi e anche un curioso reperto indicato come “corno di unicorno“.

Qui il nostro articolo: La fortezza da fiaba sulle colline piena di segreti imperiali: Castello di Kreuzenstein

Castello di Kreuzenstein in Austria
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L’imponente Castello di Kreuzenstein, in Austria

Forte dello Chaberton a rischio crollo, la meraviglia tra Francia e Italia chiude e vieta le visite

30 août 2026 à 10:00

Il Forte dello Chaberton, conosciuto anche come “Forte delle Nuvole”, è una delle testimonianze militari più spettacolari delle Alpi. Costruito a 3.131 metri di quota, domina il paesaggio tra Italia e Francia dalla vetta del Monte Chaberton, ma oggi deve fare i conti con il deterioramento delle sue strutture.

Il Comune francese di Montgenèvre ha infatti disposto il divieto di accesso e visita all’interno della fortificazione, a causa del rischio di crolli. La misura, adottata con un’ordinanza del 19 agosto 2026, resterà in vigore fino alla messa in sicurezza del complesso. Per gli escursionisti, però, c’è una precisazione importante: la salita alla vetta resta consentita, mentre è vietato entrare nel forte.

Perché è stato vietato l’accesso

Il provvedimento riguarda le parti più fragili del Forte dello Chaberton, comprese torrette, gallerie, casematte e locali sotterranei. Dopo oltre un secolo trascorso a più di tremila metri, neve, gelo, infiltrazioni d’acqua e continui cicli di gelo e disgelo hanno compromesso progressivamente la stabilità delle strutture. A queste condizioni si aggiungono i danni provocati dai bombardamenti del 1940 e il lungo periodo di abbandono successivo.

L’ordinanza vieta anche di arrampicarsi sui muri e di svolgere attività esplorative non autorizzate. Non è inoltre consentito prelevare o spostare pietre, elementi metallici e reperti legati alla storia militare del sito. I controlli potranno essere effettuati dalla Gendarmerie francese.

La fortificazione è tutelata dal 2021 come Monument Historique francese e la protezione riguarda l’intero complesso, non soltanto le otto celebri torri che caratterizzano la sommità. Nel corso degli anni erano già state ipotizzate opere per limitare il deterioramento, tra cui interventi per impedire a neve e acqua di penetrare attraverso porte, finestre e aperture delle torrette.

Monte Chaberton, le escursioni restano consentite

La chiusura del forte non significa che il Monte Chaberton sia diventato inaccessibile. Le escursioni lungo i sentieri che conducono alla vetta restano consentite e anche le gite già programmate possono svolgersi regolarmente, nel rispetto delle indicazioni presenti sul territorio. Una volta raggiunta la cima, però, non è possibile entrare nella struttura militare.

Il valore del luogo resta comunque straordinario. La costruzione della fortificazione iniziò alla fine dell’Ottocento e comportò un’autentica impresa ingegneristica: la cima della montagna venne abbassata di circa sei metri per creare lo spazio necessario alla struttura. Otto torri in calcestruzzo ospitavano originariamente cannoni su installazioni girevoli, mentre all’interno erano presenti comando, infermeria, cucine, depositi, depositi e altri ambienti.

Una teleferica, completata nel 1910, collegava inoltre il forte al fondovalle e permetteva di trasportare uomini, materiali e viveri. Per la sua posizione, lo Chaberton era considerato una fortificazione quasi imprendibile, ma il 21 giugno 1940 l’artiglieria francese riuscì a neutralizzare sei delle otto torri con obici Schneider da 280 millimetri.

Dopo la guerra, con il Trattato di Parigi del 1947, la cima passò alla Francia. Oggi il forte rimane un monumento storico di enorme fascino, osservabile dall’esterno durante la salita, ma temporaneamente off limits al suo interno per ragioni di sicurezza.

Sul picco di pietra dell’Occitania: viaggio al Castello di Puilaurens, immerso nella foresta

29 août 2026 à 14:00

Tra le montagne dell’Aude, nel sud della Francia, il Castello di Puilaurens pare quasi volersi fare spazio tra gli alberi. La sua sagoma segue il profilo dello sperone roccioso su cui si trova, tanto da sembrare una continuazione naturale della montagna. No, non era una scelta casuale, perché questo edificio nacque con una precisa funzione militare. Dall’alto del Mont Ardu, l’antica altura che gli fa da culla, lo sguardo abbraccia la valle della Boulzane e una successione di rilievi coperti di boschi.

Per circa quattro secoli fu la fortezza più meridionale del regno di Francia, incaricata di controllare l’accesso al Fenouillèdes e di sorvegliare la frontiera con il regno d’Aragona. La sua forza risiedeva proprio nella combinazione tra altitudine, roccia e architettura. Oggil, invece, Puilaurens appartiene alle Forteresses royales capétiennes du Languedoc, il complesso seriale formato da 8 siti fortificati e che è stato inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2026.

La definizione di castello cataro, molto utilizzata per questa fortezza e per altri manieri dell’area, richiede però una precisazione: Puilaurens ebbe rapporti con il mondo cataro soprattutto attraverso la funzione di rifugio offerta durante le persecuzioni religiose del XIII secolo. La sua identità architettonica attuale appartiene soprattutto alla grande stagione delle fortificazioni reali francesi.

Breve storia e leggende

La presenza umana nei dintorni di questo castello di Francia risale almeno alla fine del Paleolitico. Il primo riferimento documentario alla montagna compare nel 958, con il nome Monte Ardu, all’interno di una carta legata all’abbazia di Saint-Michel-de-Cuxa. Il documento attribuisce ai religiosi una prepositura comprendente la valle della Boulzane, allora conosciuta anche quale valle di Santa-Croce.

Per il primo castellano identificabile bisogna arrivare al 1217, quando Pierre Catala viene citato quale testimone in un atto di Guillaume de Peyrepertuse. Pochi decenni più tardi il sito entra nella storia della crociata contro i catari. Nel 1241 vi soggiorna Pierre Paraire, diacono cataro del Fenouillèdes, mentre tra il 1245 e il 1246 la fortezza accoglie diversi perfetti e perfette, esponenti della corrente religiosa perseguitata dalla Chiesa cattolica.

La trasformazione decisiva arriva verso la metà del XIII secolo, con il passaggio sotto il controllo della monarchia francese. Nel 1255 Luigi IX, il futuro San Luigi, ordina al siniscalco di Carcassonne di rafforzare il castello. Il Trattato di Corbeil del 1258 conferma l’importanza strategica di Puilaurens nella linea difensiva contro l’Aragona.

Da quel momento la fortezza entra nel sistema militare capetingio legato a Carcassonne. La costruzione medievale visibile oggi appartiene soprattutto a questa fase. Mura, torri, accessi controllati e punti di tiro furono adattati alla conformazione dello sperone, creando una struttura che sfrutta la montagna anziché cercare di dominarla con un impianto regolare.

Per secoli arrivarono incursioni dalla Spagna. La situazione cambiò radicalmente con il Trattato dei Pirenei del 1659, che spostò più a sud il confine franco-spagnolo. Puilaurens perse così gran parte della propria funzione militare e iniziò un lento declino.

Una delle storie più affascinanti riguarda la Dama Bianca, figura leggendaria associata alle mura superiori. Secondo la tradizione, lo spettro sarebbe quello di una nipote di Filippo il Bello, uccisa dal marito Pietro il Crudele, re di Castiglia. La leggenda attribuisce alla sua apparizione le ore notturne della fortezza, aggiungendo una dimensione quasi teatrale alle pietre della rocca.

La visita al Castello di Puilaurens tra mura, torri e passaggi difensivi

Dal parcheggio un sentiero sassoso conduce verso la fortezza in circa 15-20 minuti. La sagoma delle mura accompagna l’avvicinamento e lascia intuire la complessità del sistema difensivo. A un certo punto si mostra in tutta la sua imponenza la grande scalinata d’accesso, uno degli elementi più scenografici del percorso. La salita procede attraverso un accesso studiato per rallentare e mettere in difficoltà eventuali assalitori. La sequenza di passaggi obbligati, curve e strutture fortificate rappresenta una vera lezione di architettura militare medievale.

Superata la porta, il cortile principale offre una prima lettura dell’impianto, con le mura di cinta che racchiudono lo spazio interno, mentre le torri controllano la gola e i versanti della montagna. Alcuni ambienti sono ridotti a ruderi, altri conservano ancora dettagli sufficienti per ricostruire mentalmente la vita della guarnigione.

Particolare attenzione meritano le aperture per il tiro e le caditoie, strutture progettate per colpire eventuali aggressori ai piedi delle mura. La cosiddetta murder hole, una botola collocata sopra l’accesso, appartiene alla stessa logica. Un altro elemento interessante è il sistema di accesso a zigzag: la geometria del percorso sfrutta il pendio e rende difficile un assalto diretto.

Salendo verso le parti più alte, la vista acquista progressivamente profondità. La valle della Boulzane appare incassata tra i rilievi e la pineta crea una cornice verde attorno alle pietre. Nei punti più esposti si comprende immediatamente la ragione strategica della posizione. Da Puilaurens il territorio poteva essere osservato a grande distanza, mentre la conformazione del rilievo rendeva assai complesso raggiungere la fortezza.

Il castello fa parte dei cosiddetti 5 Figli di Carcassonne, insieme ad altre fortificazioni sentinella collocate sui rilievi dell’Aude. L’espressione richiama il ruolo della Cité de Carcassonne quale centro politico e militare del sistema difensivo capetingio. L’UNESCO considera oggi il complesso delle 8 fortificazioni una testimonianza della progressiva organizzazione territoriale della monarchia francese nel XIII e XIV secolo.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Puilaurens si trova nel territorio comunale di Lapradelle-Puilaurens, nel dipartimento dell’Aude, in Occitania. Domina la valle della Boulzane dalla cima del Mont Ardu, a 697 metri di quota, all’interno di un paesaggio montano caratterizzato da boschi e profonde incisioni vallive.

Da Quillan occorrono circa 20 minuti in automobile. Perpignan dista circa 1 ora, mentre Carcassonne si raggiunge in quasi 1 ora e 30 minuti. L’accesso stradale al castello parte dalla CD22, più o meno 500 metri a monte dell’abitato di Puilaurens. Una strada attraversa la pineta e conduce fino alla zona di parcheggio, dalla quale parte il tratto finale verso la fortezza.

Château de Puilauren, Occitania
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Tutto il fascino dello Château de Puilaurens

Per chi preferisce raggiungere il sito a piedi, sono disponibili due percorsi: un itinerario parte dalla zona della segheria del mulino, lungo la CD22 tra Lapradelle e Puilaurens, attraversando un tratto ombreggiato che può risultare pietroso; un secondo accesso inizia dal paese e offre un percorso più agevole.

Il castello di Monteregio di Massa Marittima torna in vendita, il futuro dell’edificio toscano

Par : losiangelica
29 août 2026 à 09:00

Torna in vendita il castello di Monteregio a Massa Marittima, dopo lo stop delle procedure precedenti l’edificio viene rimesso in vendita dalla Asl Toscana Sud Est che cerca un nuovo proprietario. L’obiettivo? Il recupero di uno degli edifici simbolo del territorio maremmano. Ecco cosa sappiamo sulla compravendita dell’edificio.

Il castello di Monteregio di Massa Marittima in vendita

Il complesso domina una posizione panoramica e si estende su oltre 6.000 metri quadrati. Un patrimonio di valore storico e paesaggistico, ma anche un immobile impegnativo da recuperare, tra vincoli, costi di intervento e le molte trasformazioni accumulate nel tempo. Il corpo principale, su tre livelli, misura circa 1.500 metri quadrati e conserva ancora tracce della lunga destinazione sanitaria. Al piano terra si trovavano servizi, palestra, cappella e cucina; ai piani superiori gli altri spazi dell’ex struttura ospedaliera.

Completano il complesso due fabbricati secondari e le aree esterne, un tempo sistemate a giardino. Uno degli edifici accessori, su tre piani, ospitava locali tecnici e depositi. L’altro, sviluppato su un solo livello, è stato utilizzato in passato come centro diurno.

Le informazioni sulla vendita

La Asl Toscana Sud Est torna a proporre l’edificio in vendita. Il prezzo previsto dalla nuova procedura non è stato reso noto. Esiste però un riferimento nei precedenti tentativi di vendita: negli anni scorsi il Castello di Monteregio era stato proposto con valori che si aggiravano tra 2,7 e 3 milioni di euro. La cifra, naturalmente, rappresenta solo una parte dell’investimento necessario; il futuro acquirente dovrà infatti tenere conto anche degli interventi di recupero e adeguamento richiesti da una proprietà di queste dimensioni e di questo valore storico.

Le possibili destinazioni future del complesso sono diverse e lasciano spazio a progetti anche molto lontani dalla precedente funzione sanitaria. Tra gli utilizzi ammessi figurano quello commerciale, direzionale e residenziale. Il Castello di Monteregio potrebbe inoltre diventare una struttura turistico-ricettiva, ipotesi favorita anche dalla posizione panoramica dell’immobile e dal contesto storico di Massa Marittima e della Maremma.

Sono previste anche destinazioni legate all’assistenza e all’abitare contemporaneo, come RSA e senior housing. Un’altra possibilità è quella dello student housing, formula sempre più diffusa nei progetti di riconversione di grandi immobili. Non tutte le trasformazioni saranno possibili senza condizioni; dopotutto il complesso è sottoposto a vincoli legati al suo valore storico e paesaggistico e qualsiasi intervento dovrà rispettarne le caratteristiche architettoniche e il contesto nel quale sorge.

La sua storia

Le origini del Castello di Monteregio risalgono al XII secolo, anche se dell’impianto medievale oggi resta poco di riconoscibile. Nei secoli il complesso è stato infatti trasformato più volte. La svolta arriva nel 1744, con la costruzione dell’Ospedale Civile di Sant’Andrea. Una destinazione che avrebbe accompagnato l’edificio per oltre duecento anni, fino alla fine degli anni Novanta. Alcuni spazi continuarono a ospitare servizi sanitari anche in seguito, prima della progressiva dismissione.

Oggi l’edificio torna in vendita accompagnato da un piano di riqualificazione per poter ridare vita a una delle costruzioni più importanti della Maremma Toscana. Non resta che capire se questa volta l’impegno di poter dare nuova vita all’edificio trovando un proprietario andrà a termine.

Una giornata alla scoperta dei più bei castelli che hanno fatto la storia d’Italia

20 août 2026 à 12:29

Domenica 23 agosto 2026, aprono di nuovo per un giorno alcuni dei castelli più belli del Piemonte. L’evento Castelli Aperti si era già svolto lo scorso 2 agosto ed è un’ulteriore occasione per scoprire alcuni dei testori che hanno fatto la storia d’Italia.

In tutte le province piemontesi, sono tantissimi i manieri, le fortezze e le dimore storiche che dominano le vallate e che sono aperti al pubblico per le visite. Anche d’estate, la cultura non si ferma e se avete occasione di essere in zona, è la gita domenicale più interessante che possiate fare.

Ecco quali castelli si possono visitare quel giorno divisi per provincia.

Torino

Nella provincia di Torino apre il meraviglioso Castello di Agliè – Villa Il Meleto, Casa di Guido Gozzano, una delle dimore storiche più affascinanti del Piemonte e una meta perfetta per chi cerca una gita culturale fuori città (è a un’ora di strada dal Capoluogo piemontese) con interni sontuosi e un parco monumentale che sembra uscito da un film in costume (non a caso è entrato anche nell’immaginario pop italiano come set della celebre serie Tv Elisa di Rivombrosa). Si può visitare dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 19.00. Ingresso: 8 euro.

Castello di Agliè, esterno
@Dario Fusaro - Consorzio delle Residenze Reali Sabaude
Il maestoso Castello di Agliè

L’altro castello della provincia torinese è il Castello di Masino a Caravino. Immerso in un parco monumentale, la dimora di un illustre casato piemontese: la famiglia dei Conti Valperga di Masino, racconta mille anni di storia in un percorso tra saloni affrescati e arredati e un parco meraviglioso. Oggi è un Bene del Fondo per l’Ambiente Italiano. Si può visitare dalle 10.00 alle 18.00. Il biglietto per la visita del castello e del parco costa 15 euro (per gli iscritti al FAI è gratuito).

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123RF
L’elegante Castello di Masino in Piemonte

Asti

Sulle cime delle colline dell’astigiano sono tantissimi i castelli che spuntano qua e là. Non tutti sono aperti per le visite domenica, però, ecco quali: Torre del Conte Ballada di Saint Robert a Castagnole delle Lanze. La storia di questo luogo è particolare: nel 1878, il Conte Paolo Ballada di Saint Robert venne ad abitare a Castagnole dove acquistò la casa del castello e il colle adiacente, che ripopolò di piante e di fiori e dove fece costruire la torre. Si visita dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00. L’ingresso costa 3 euro, con un calice di vino, 8 euro.

L’area del Castello di Castelnuovo Calcea è un altro dei luoghi vistabili. Del castello di origine medievale oggi non restano che i bastioni e la torre di avvistamento. Eretto nel 1154 per volere dei marchesi d’Incisa, fu distrutto dai savoiardi nel 1634, ma fu ricostruito più volte perché subì numerose distruzioni durante le guerre che insanguinarono il Monferrato nei due secoli successivi. L’ultimo importante restauro è avvenuto nel XVII secolo in cui furono ricostruitele torri, il dongione e riparata la parte danneggiata da un grave incendio. La visita è libera dalle 10.00 alle 19.00 e anche l’ingresso è gratuito.

Il Castello di Costigliole d’Asti o Castello di Rorà ricorda i castelli francesi della Loira. Se nel corso del ‘500 divenne un’importante roccaforte militare, quello che vediamo oggi si deve all’opera di ristrutturazione avvenuta nell’Ottocento. Ancora oggi è in parte di proprietà privata e in parte del Comune. Apre dalle 10.30 –alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.30. Il biglietto costa  5 euro.

Nell’astigiano, si può anche salire sulla Torre medievale a San Giorgio Scarampi. Nel Medioevo, questo borgo che si erge a 655 metri d’altezza, era un importante avamposto militare. L’accesso è libero dalle 09.00 alle 19.00.

Cuneo

La provincia di Cuneo vanta alcuni dei borghi più belli d’Italia, alcuni noti ormai in tutto il mondo. Tra questi c’è Barolo e domenica si può visitare il Castello Falletti di Barolo che ospita il WIMU Wine Museum. Nato con funzione militare, divenne residenza, e poi fu radicalmente trasformato per ospitare un collegio e infine un museo. Aperto dalle 10.30 alle 19.00, l’ingresso costa 9 euro.

Aperto anche il Castello Reale di Govone, dalle 10.00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18.00. Fa parte del circuito delle Residenze Sabaude piemontesi, che l’UNESCO ha inserito nella lista del patrimonio artistico mondiale. Ingresso: 8 euro.

Famoso è anche il Castello dei Principi d’Acaja a Fossano che, per l’occasione, organizza tour alle ore 11.00, 15.00 e 16.30. Questa storica fortezza costruita tra il 1324 e il 1332 da Filippo I d’Acaja, fu poi trasformata dai Savoia in residenza signorile e oggi ospita la biblioteca civica. Ingresso 5 euro.

Domenica si organizzano ogni ora dalle 10.30 alle 17.30 visite guidate anche al Castello di Roddi, un esempio di architettura fortificata risultato di interventi successivi. Nel Cinquecento, fu proprietà del conte Gaio Francesco della Mirandola, nipote del grande filosofo e umanista Pico. All’interno si conservano decorazioni risalenti al Tre/Quattrocento e le cucine, risalenti al ‘500. Ingresso 6 euro.

Il Castello di Serralunga d’Alba è considerato il simbolo di questo paesaggio e domina uno dei borghi più belli e intatti delle Langhe, circondato dalle colline dei grandi vini. È uno degli esempi meglio conservati di castello nobiliare trecentesco del Piemonte e rappresenta un caso unico in Italia per la sua struttura architettonica, propria di un donjon francese. Il castello è aperto per visite guidate alle 10.30; 11.15; 12.00; 12.45; 14.30; 15.15; 16.00; 16.45; 17.30. Ingresso 6 euro.

Un altro Bene del FAI è il Castello della Manta, una fortezza medievale dal fascino severo, che nella sua Sala Baronale custodisce una stupefacente testimonianza della pittura tardogotica profana, ispirata ai temi dei romanzi cavallereschi. Il castello è aperto con orario 11.00-19.00. Ingresso intero 11 euro, gratuito per gli iscritti al FAI.

Veduta panoramica del Castello della Manta, Cuneo
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Veduta panoramica del Castello della Manta

Tantissimi anche i musei aperti in occasione della giornata dei Castelli Aperti del Piemonte. Ad Alba si visita il Museo Diocesano dalle 14.30 alle 18.30, ingresso 5 euro. A Bra, il Museo Civico di Storia Naturale Craveri e il Museo Civico di Palazzo Traversa, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30 e Ingresso 5 euro per i singoli musei, 10 per tutti i musei civici Bra. A Dronero il Museo Civico Luigi Mallé (15.00 – 19.00, ingresso 5 euro). A Magliano Alfieri il Museo dei soffitti in gesso e il Teatro del Paesaggio, a cui s può aggiungere il Castello degli Alfieri, aperto con orario 10.30-18.30. Ingresso intero 5 euro per un museo, 7 euro per due musei. A Mombasiglio, il Museo del Generale Bonaparte nel Castello di Mombasiglio merita una visita, specie con i bambini, che impazziranno nel vedere migliaia di soldatini e il plastico che ricostruisce la battaglia del Bricchetto del 21 aprile 1796, quella che aprì a Bonaparte le porte della storia. Si visita dalle ore 10.00 alle ore 18.00, ingresso 8 euro.

Merita assolutamente una visita per la sua incredibile storia il Palazzo Salmatoris di Cherasco. Costruito all’inizio del ‘600, più volte abbellito, ingrandito e rimaneggiato, qui fu firmata la pace del 1631, nelle sue sale fu deposta la Sindone, allontanata da Torino nel 1706, e sempre qui Napoleone Bonaparte impose l’armistizio del 1796 ai Piemontesi, le sue sale furono elette più volte ad abitazione dalla corte Sabauda. Le visite sono aperte dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30. Ingresso gratuito.

A Saluzzo si possono visitare più luoghi aperti: la Casa Natale di Silvio Pellico, con visite accompagnate dalle 14:00 alle 19:00, ingresso 3,5 euro; Casa Cavassa (10.00-13.00 e 14.00-19.00, ingresso 6 euro), la Torre Civica e la Pinacoteca Olivero (10.00-13.00 e 14.00-19.00, biglietto 3,5 euro, la Villa Belvedere Radicati (10.00-13.00 e 14.00-19.00, 5 euro) e La Castiglia (10.00-13.00 e 14.00-19.00, ingresso 8 euro).

Diversi luoghi visitabili anche a Savigliano: il Museo Civico A. Olmo e Gipsoteca D. Calandra (10.00-13.00 e 15.00-18.30, 5 euro); Palazzo Muratori Cravetta con visite guidate e prenotazione obbligatoria alle 09.30 e alle 14.00; la Torre Civica alle 10.30 e alle 15.00 (3 euro).

A Priero si possono visitare dalle ore 10.00 alle ore 18.00 sia la Torre Medievale sia il borgo con tour guidati, previa prenotazione (4 euro), mentre a Corneliano d’Alba, solo su prenotazione, si visita la Torre.

Alessandria

La maggior parte dei Castelli Aperti il 23 agosto sono in provincia di Alessandria. Tra questi, il Castello dei Paleologi ad Acqui Terme, che ospita il Civico Museo Archeologico. Edificato nell’XI secolo, fu residenza dei vescovi-conti di Acqui fino alla metà del XIII secolo, per poi divenire roccaforte del borgo e sede dei Governatori della città. Prende il nome dalla dinastia che mantenne per secoli il dominio sul Monferrato. È aperto dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00, con visite libere. L’ingresso costa 4 euro.

Il Castello dei Torriani e dei Bandello anche detto Palazzo Pretorio è ciò che rimane dell’antico castello di Castelnuovo Scrivia. Del complesso medievale si conservano una torre merlata alta circa 39 metri e alcuni tratti delle mura dell’antica fortificazione sui quali, intorno al XIV secolo, venne edificato il palazzo.

La Torre del Castello di Trisobbio si può visitare dalle ore 17.30 alle 19.00 con prenotazione obbligatoria. L’ingresso costa 2 euro. Il castello del XIII secolo invece oggi ospita un hotel e un ristorante.

Sempre ad Acqui Terme è aperta Villa Ottolenghi Wedekind, una dimora storica costruita nella prima metà del ‘900 sulle colline dal conte Arturo Ottolenghi e dalla moglie Herta von Wedekind zu Horst, pittrice e scultrice riconosciuta a pieno titolo tra le avanguardie del primo Novecento. Oggi ospita un relais, un ristorante ed è una location per eventi e matrimoni. Le visite guidate vengono fatte su prenotazione alle ore 16.30 (orario soggetto a riconferma). L’ingresso cista 15 euro.

Ad Alfiano Natta è aperta la Tenuta Castello di Razzano che ospita il Museo Artevino. Il museo e le cantine di invecchiamento sono aperti con orario 15.00 – 17.00 e l’ingresso costa 8 euro. Volendo, si può anche soggiornare perché è un resort.

Nella provincia di Alessandria si possono visitare anche i borghi di Ozzano Monferrato, un piccolo gioiello nel cuore del Monferrato Casalese, con le tracce delle antiche mura, una torre di cortina e Casa Bonaria, una rarissima abitazione del XV secolo. Si visita con l’ausilio di audioguide disponibili con QR Code. E il borgo di Rosignano Monferrato dove vengono organizzate visite a offerta libera alle 10.00, 11.30, 15.00, 16.30. Consigliata la prenotazione. Da non perdere sono gli infernot sotterranei che sono Patrimonio UNESCO.

Dell’iniziativa castelli Aperti in Piemonte della provincia di Alessandria fanno parte anche la Gipsoteca Giulio Monteverde di Bistagno che apre con: orario 10.00-13.00 e 14.00-18.00. L’ingresso costa 5 euro; il Museo d’Arte Sacra di San Francesco Paola Benzo Dapino di Cassine, aperto dalle 16.00 alle 19.00, ingresso 4 euro; e la Fondazione Elisabeth de Rothschild a Palazzo Lignana a Rivalta Bormida che offre visite guidate a 10 euro solo su prenotazione con orario 10.00-19.00.

Novara

Ci sono dei bei castelli anche nella provincia di Novara, benché siano meno conosciuti. Si può infatti visitare il Castello dal Pozzo a Oleggio Castello, che guarda il Lago Maggiore. Dimora dei Marchesi dal Pozzo d’Annone, ha una storia millenaria, iniziata nel 900, quando venne portato alla luce un castrum romano dove pare fosse dislocata la V Legione. Il castrum fu chiamato Q.Legio, da cui sembra derivi il nome Olegio, nominato Oleggio Castello dal 1186 in onore all’edificio visconteo edificato intorno all’anno Mille. Una meraviglia con splendide sale affrescate davvero inaspettata. Le visite sono su prenotazione. Il biglietto costa 15 euro.

Non è un vero e proprio castello Casa Calderara a Vacciago di Ameno, un borgo che si affaccia sulle colline del Lago d’Orta. Si tratta di un palazzo rinascimentale del tardo Cinquecento che ospita la Fondazione Antonio e Carmela Calderara, una casa-museo d’arte contemporanea che custodisce oltre 300 opere tra dipinti e sculture del Novecento. Le visite sono libere è gratuite dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Per le visite guidate è necessario contattare la struttura concordando orario e pagamento.

Sempre nella provincia novarese, apre – solo su prenotazione – il Castello di Vinzaglio, affacciato sul fiume Sesia. Dell’antico forte del XIII secolo rimangono soltanto i resti di tre torri e parte di murature, nei pressi dell’attuale castello rinascimentale. Nel corso del XIX secolo l’edificio divenne infatti di proprietà della famiglia Sella che lo restaurò e modificò secondo i canoni e la funzionalità di una residenza aristocratica di campagna.

Biella

Diversi i luoghi aperti anche in provincia di Biella. Partendo da Palazzo Gromo Losa, proprio a Biella, dove, da sabato 22 agosto, prende il via la rassegna “Fatti ad Arte” con la mostra “Tutto rose e fiori” di Elham M. Aghili (fino al 18 ottobre 2026), dalle ore 10.00 alle 19.00 (7 euro). E Palazzo La Marmora, un palazzo storico del XVI secolo che appartiene alla stessa famiglia da secoli e che oggi organizza eventi e matrimoni, che si può visitare liberamente dalle 16.00 alle 20.00. Ingresso 10 euro.

Tra le visite da non perder nella provincia di Biella c’è quella di Ricetto di Candelo, un complesso architettonico di epoca medievale composto da circa 200 edifici che occupano un’area di circa 13.000 mq, attraversato da strade. La prima citazione conosciuta di Candelo risale all’anno 988. L’accesso è libero, ma la Pro Loco organizza anche visite guidate. Se non siete mai stati, merita davvero.

E, infine, a Magnano è aperta al pubblico la Collezione Enrico a Villa Flecchia, un Bene del FAI, che organizza visite guidate dalle 14.30 alle 18.30. Ospita 60 dipinti realizzati fra Otto e Novecento, in raffinato dialogo con il paesaggio e l’incanto della montagna che si scorgono dalle finestre. Ingresso, 8 euro, iscritti al FAI 4 euro.

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