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Nel regno segreto (e senza uomini) di Lokrum, la maledetta e meravigliosa isola di fronte Dubrovnik

1 novembre 2026 à 15:00

Proprio lì, di fronte alle possenti (e splendide) mura di Dubrovnik, sembra venire a galla dalle acque dell’Adriatico una macchia di vegetazione scura. Quella è Lokrum, una piccola isola piena di pini (tantissimi, ce ne sono davvero tantissimi), antichi monasteri e pavoni che attraversano i sentieri con assoluta disinvoltura.

Chiamata anche Lacroma e conosciuta con il romantico soprannome di Isola dell’Amore, nel corso dei secoli ha accolto monaci benedettini, sovrani, soldati francesi e aristocratici asburgici. Tanto che, tra le sue rovine, circolano ancora racconti di naufragi reali, maledizioni e morti misteriose.

Appena 72 ettari di superficie racchiudono un patrimonio naturale sorprendente, con boschi che rivestono circa il 90% del territorio. Protetta dal 1948 quale riserva speciale di vegetazione forestale, rappresenta una delle aree naturali tutelate più antiche della Croazia, al punto che il suo territorio rientra persino nell’area riconosciuta dall’UNESCO insieme al centro storico di Dubrovnik.

Breve storia dell’isola di Lokrum e le sue misteriose leggende

Le numerose testimonianze archeologiche che punteggiano questa misteriosa isola della Croazia indicano una presenza umana già in epoca preistorica. La sua storia documentata, però, prende forma soprattutto con l’arrivo dei benedettini; per la precisione nel 1023, anno in cui compare la prima menzione scritta del monastero.

Per i monaci, l’isola rappresentava un luogo di preghiera e lavoro. Accanto agli edifici religiosi coltivavano orti, vigneti, uliveti e piante medicinali. Nel 1192, invece, secondo la tradizione successe qualcosa di davvero leggendario: Riccardo Cuor di Leone, re d’Inghilterra, sarebbe stato sorpreso da una violenta tempesta durante il viaggio di ritorno dalla Terza crociata.

Stando al racconto, la sua nave trovò riparo nella baia di Skalica, angolo meraviglioso di questa stessa isola. Il sovrano avrebbe promesso di costruire una chiesa in segno di gratitudine per lo scampato pericolo. I cittadini di Ragusa lo avrebbero poi convinto a destinare il suo contributo alla cattedrale cittadina.

Ben più inquietante, invece, è la maledizione dei benedettini: si racconta che, durante la loro l’ultima notte, i religiosi abbiano percorso i sentieri con il cappuccio calato sul volto e candele accese rivolte verso il basso. Avrebbero poi pronunciato terribili parole contro i futuri proprietari, condannandoli alla sventura. Il destino, con la sua classica ironia, scatenò poi una serie di tragedie che colpì la famiglia imperiale asburgica.

Ne sono degli esempi la fucilazione di Massimiliano d’Asburgo in Messico nel 1867, la morte del principe Rodolfo a Mayerling nel 1889 e l’assassinio dell’imperatrice Elisabetta, celebre con il nome di Sissi, nel 1898.

La visita all’isola di Lokrum e le meraviglie da vedere

Pur essendo piccina, un’esplorazione dell’isola di Lokrum richiede alcune ore (soprattutto in estate, quando si può anche fare il bagno nel suo limpido mare). Dall’approdo principale di Portoč parte una rete di percorsi segnalati che attraversano boschi, radure e antichi spazi coltivati.

Uno dei maggiori punti di interesse è senza dubbio il monastero benedettino, di cui oggi però rimangono solamente le strutture della basilica romanico-gotica e alcuni ambienti conventuali. A questi si affiancano le parti del successivo monastero gotico-rinascimentale, costruito tra il XV e il XVI secolo e gravemente danneggiato dal terremoto del 1667.

Fra colonne, archi, porticati e il chiostro, si nota che sopra una delle porte c’è un’iscrizione latina che ricorda quanto la concordia permetta alle piccole cose di prosperare, mentre la discordia conduce alla rovina anche quelle grandi. L’intervento di Massimiliano aggiunse una dimora dagli elementi neoromanici, neogotici e neorinascimentali.

Al passato imperiale appartiene anche Charlotte’s Well, una vasca ovale in pietra destinata alla raccolta dell’acqua per irrigare le piante esotiche. Il monastero custodisce inoltre un legame con la serie televisiva Game of Thrones: alcune scene furono girate proprio qui. Poco distante si incontra il Giardino Botanico che si estende su 3,3 ettari e comprende un’area espositiva suddivisa in 13 settori, con circa 500 specie vegetali.

Poco oltre sorge la cappella dell’Annunciazione, edificio gotico-rinascimentale dei secoli XV e XVI, al cui interno sono conservati anche gli inginocchiatoi appartenuti a Massimiliano e alla moglie Carlotta. Salendo verso Fort Royal, la fortezza costruita dai francesi sulla sommità del colle Glavica, si ha una prospettiva totalmente diversa ma altamente affascinante di questa isola della Croazia, compreso profilo delle mura di Dubrovnik.

La salita segue anche il suggestivo Path of Paradise, il Sentiero del Paradiso, parte di un sistema di viali progettati durante il periodo asburgico e originariamente delimitati da cipressi mediterranei. E poi arriviamo a luogo più insolito per un’isola di queste dimensioni: il Mrtvo more, letteralmente Mar Morto, piccolo lago naturale di acqua salata collegato all’Adriatico attraverso cavità e passaggi sotterranei. Le sue acque, generalmente più riparate rispetto al mare aperto, sono particolarmente apprezzate per una sosta balneare.

Lungo la costa, invece, prevalgono rocce e piattaforme calcaree. La zona di Stijene è fra i punti frequentati per prendere il sole, mentre nella parte nordoccidentale si trova un’area tradizionalmente riservata al naturismo. Ah, tutto ciò che vi abbiamo raccontato è fattibile in compagnia di un gruppo di pavoni indiani, animali elegantissimi che si incontrano nei prati e nei pressi degli edifici storici (talvolta con il piumaggio completamente aperto).

Dove si trova e come arrivare

Lokrum fluttua a circa 600 metri dalla costa di Dubrovnik, davanti al suo celebre centro storico affacciato sull’Adriatico. L’isola è disabitata e priva di alberghi, con accesso regolamentato per tutelare il delicato patrimonio naturale. Il collegamento più semplice parte dal Porto Vecchio cittadino, situato ai piedi delle mura, e arriva a destinazione in circa 10 minuti di navigazione.

Per il 2026 il costo del biglietto ordinario è di 30 euro e comprende l’ingresso alla riserva e il trasferimento di andata e ritorno con il battello ufficiale. Anche chi raggiunge Lokrum con un’imbarcazione privata o un taxi boat deve acquistare il titolo d’accesso alla riserva, mantenendo la stessa tariffa ordinaria.

Partenze e orari variano secondo il periodo dell’anno e le condizioni meteorologiche. Durante la chiusura invernale l’isola rimane interdetta ai visitatori, mentre nei mesi di apertura è obbligatorio rientrare entro la partenza dell’ultima imbarcazione autorizzata.

Isola di Lokrum, Croazia
iStock
L’Isola di Lokrum vista da Dubrovnik

Sull’isola sono presenti alcuni punti di ristoro, ma conviene portare acqua, scarpe adatte ai percorsi sterrati e il necessario per una giornata all’aperto.

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Il gigante italiano da record che ispirò la Statua della Libertà: il San Carlone, guardiano del Lago Maggiore

31 octobre 2026 à 15:00

C’è una statua italiana che puoi incredibilmente visitare dall’interno e che ha un legame speciale con uno dei monumenti più famosi al mondo: la Statua della Libertà di New York. È il Colosso di San Carlo Borromeo di Arona, chiamato San Carlone, la gigantesca statua dedicata a San Carlo Borromeo alta ben 35,10 metri, che per circa due secoli è stata la più alta del mondo. Ma non tutti sanno che il progettista della Statua della Libertà, Frédéric-Auguste Bartholdi, visitò la statua per studiarne la struttura. Diversi anni più tardi avrebbe progettato la celebre statua che domina il porto di New York e che, con i suoi 93 metri di altezza complessiva, avrebbe sottratto al San Carlone il primato mondiale.

Da secoli domina il Lago Maggiore e al suo interno nasconde una sorpresa: è possibile entrare al suo interno e salire fino alla testa, percorrendo 85 gradini, tra scale a chiocciola e passaggi nascosti, per ritrovarsi davanti a una vista spettacolare sul lago e sulle montagne circostanti.

La storia del San Carlone

Quella del San Carlone non è un’installazione contemporanea, ma un monumento che ha più di tre secoli di storia e che continua a vegliare sul territorio di Arona con il suo braccio alzato in segno di benedizione. Il Sancarlone, come lo chiamano affettuosamente gli abitanti della città piemontese, venne concluso alla fine del Seicento, ma la sua storia inizia dopo la canonizzazione di Carlo Borromeo, avvenuta nel 1610.

Una delle finestre che si aprono sulla statua San Carlone
Ufficio Stampa
Una delle finestre che si aprono sulla statua del San Carlone

Nato ad Arona nel 1538, il futuro santo fu arcivescovo di Milano e una delle figure religiose più influenti del suo tempo. Per celebrarne la memoria, il cardinale Federico Borromeo, suo cugino, sostenne l’ambizioso progetto di un Sacro Monte, un complesso che avrebbe dovuto comprendere una chiesa, quindici cappelle dedicate alla vita del santo e una statua monumentale.

Il progetto non venne mai completato interamente, ma il colosso fu realizzato su disegno di Giovan Battista Crespi e portato a termine nel 1698 dagli scultori Siro Zanella e Bernardo Falconi.

Le scalette che salgono alla testa del San Carlone
Ufficio Stampa
Le scalette che salgono alla testa del San Carlone

Una struttura da record

Il Colosso di San Carlo Borromeo raggiunge i 35,10 metri compreso il piedistallo in marmo: la figura del santo misura circa 23 metri, mentre la base supera gli 11. È costruita con una struttura interna di pietra, mattoni e ferro, rivestita all’esterno da lastre di rame battute a martello. Anche il braccio destro sollevato in segno di benedizione è sostenuto da una complessa struttura metallica, pensata per resistere ai venti che possono colpire la zona.

È proprio la sua particolare tecnica costruttiva ad aver attirato l’attenzione di Frédéric-Auguste Bartholdi, che soggiornò proprio ad Arona per studiare il monumento prima di progettare la Statua della Libertà, destinata a superare il San Carlone e a sottrargli il record di statua più alta del mondo.

Come visitare la statua

Visitare il San Carlone è un’esperienza straordinaria e potete scegliere tra due modalità: fermarvi al terrazzo panoramico ai piedi della statua, da cui si ammirano il Lago Maggiore e la Rocca di Angera (l’opzione più adatta se soffrite di vertigini o claustrofobia), oppure proseguire all’interno del colosso.

Per arrivare fin dentro la testa del gigante bisogna affrontare 85 gradini, tra una scala a chiocciola e una ripida scala verticale, fino a raggiungere i 24 metri di altezza. La ricompensa è una prospettiva molto insolita che lascia a bocca aperta: il panorama sul Lago Maggiore e sulle montagne si apre proprio attraverso gli occhi, le orecchie e le narici del santo, oltre che dalle aperture all’altezza delle spalle. In pratica, si guarda il paesaggio dal punto di vista della statua, come se si fosse esattamente al posto di San Carlo.

La salita, però, non è adatta a tutti: gli spazi sono ristretti e il percorso può risultare impegnativo per chi soffre di vertigini, claustrofobia o problemi cardiaci e respiratori. L’accesso è consentito dai 6 anni, con accompagnamento di un adulto fino ai 12. Non sono ammessi ciabatte, infradito, zaini, borse ingombranti e ombrelli.

Il biglietto intero costa 10 euro e comprende terrazzo e interno della statua (ma se vi fermate al terrazzo il costo è di 7 euro). Il ridotto è di 5 euro per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni. I biglietti si acquistano esclusivamente in biglietteria, non online.

Dove si trova e come raggiungerlo

Il San Carlone si trova in Piazzale San Carlo, ad Arona, in provincia di Novara, sul colle omonimo a nord del centro abitato, lungo la strada che collega la città a Dagnente. In auto si raggiunge dalla Statale del Sempione, imboccando via Verbano e seguendo le indicazioni per la statua. Per chi arriva da Milano, il riferimento è l’autostrada A8 in direzione dei Laghi, proseguendo poi verso Arona.

La posizione sopraelevata permette di riconoscere il colosso anche dal lago: una volta arrivati, oltre alla visita della statua, si può passeggiare nel parco che la circonda e fermarsi ad ammirare il romantico panorama che si apre sul Lago Maggiore.

Il castello bianco nato dal sogno di un milionario: Fantast, tra cavalli, passaggi segreti e leggende serbe

31 octobre 2026 à 12:30

Dietro la vegetazione di un grande parco in Serbia si nasconde una costruzione (quasi) completamente bianca, piena di di torri slanciate e dal profilo romantico. È il Castello Fantast, una delle residenze storiche più particolari della Voivodina, regione autonoma caratterizzata da un paesaggio pianeggiante e da una lunga tradizione agricola.

Al posto delle montagne, dei boschi fitti e delle alture generalmente associate alle fortezze europee, Fantast è appollaiato nel cuore della pianura. Un dettaglio insolito, ma che lo rende persino più che speciale perché le sue mura chiare emergono fra i campi, mentre una grande torre quadrangolare domina il complesso insieme a quattro torrette angolari.

Dietro questa singolare proprietà si nasconde la vicenda di Bogdan Dunđerski, uno dei più ricchi proprietari terrieri della Voivodina, appartenente a una famiglia che contribuì profondamente alla vita economica e culturale della regione. Fantast rappresentava il suo rifugio personale, progettato secondo gusti e passioni maturati durante numerosi viaggi europei.

Breve storia e leggende del Castello Fantast

Nato nel 1862, Bogdan Dunđerski ereditò vaste proprietà agricole, ampliandole attraverso un’attenta gestione economica. Scelse di realizzare la propria residenza monumentale quando aveva già superato i 50 anni e, secondo un racconto tramandato nella regione, la costruzione sarebbe nata anche per orgoglio.

Circolavano infatti voci su un suo presunto dissesto finanziario al quale avrebbe deciso di rispondere erigendo un edificio sontuoso. Ma non è finita qui, perché pure il nome del castello racconta una storia particolare: Fantast era uno stallone da corsa, protagonista nel 1932 di un’importante affermazione sportiva, quando conquistò 3 vittorie all’ippodromo di Belgrado.

Altre storie riguardano direttamente la costruzione. Si racconta che Dunđerski avesse assunto artigiani provenienti dalla Boemia per mantenere riservati alcuni particolari del progetto. Grandi quantità di quercia della Slavonia sarebbero state trasportate nella proprietà e utilizzate per rivestire passaggi segreti fra il palazzo e le scuderie. L’effettiva presenza di tali collegamenti, però, resta priva di conferme documentali.

Il mistero raggiunge anche la cappella dedicata a San Giorgio, nella quale riposa Bogdan stesso, morto nel 1943. Stando al folclore locale, durante la festa della Trasfigurazione (il 19 agosto) il suo spirito lascerebbe la tomba per attraversare nuovamente i terreni della tenuta. Alcuni racconti aggiungono il nitrito di Fantast, quasi fosse ancora pronto a galoppare accanto al padrone.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il complesso venne nazionalizzato. Gran parte degli arredi e delle decorazioni andò perduta, mentre alcuni ambienti subirono gravi danneggiamenti. Negli Anni ’80, invece, la residenza fu recuperata e trasformata in albergo, tornando per qualche decennio a ospitare visitatori.

Bogdan aveva tuttavia lasciato disposizioni testamentarie differenti: desiderava destinare i propri beni alla Matica srpska, prestigiosa istituzione culturale serba, affinché la proprietà accogliesse un’accademia agricola. Quel progetto è rimasto incompiuto e la questione della restituzione patrimoniale continua a condizionare il futuro di questa straordinaria costruzione.

La visita al Castello Fantast e i suoi particolari più sorprendenti

C’è da fare una premessa importante: questo gioiello della Serbia è sfortunatamente chiuso alle visite ordinarie dal 2021 e la sua apertura resta condizionata dalla complessa vicenda giuridica relativa alla proprietà. Attualmente la procedura di restituzione sembrerebbe ancora essere in stallo, tanto che la stampa locale (proprio recentemente) segnalava il progressivo deterioramento dell’edificio. Di conseguenza, l’accesso alle sale interne e alla torre panoramica risulta precluso al pubblico.

Ingresso Castello Fantast, Serbia
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Il monumentale ingresso del Castello Fantast

La cappella è stata interessata da interventi conservativi conclusi nel 2023, mentre la possibilità di visitare gli spazi esterni e le scuderie deve essere verificata preventivamente. Pure conservando il riconoscimento di monumento culturale di grande importanza per la Serbia, quindi, il castello attende ancora una soluzione che ne permetta il pieno recupero e la riapertura.

Ciò non toglie che la sua immagine più riconoscibile sia la facciata candida, caratterizzata da un corpo centrale compatto e dalle torri che ne movimentano il profilo. L’edificio presenta una pianta sostanzialmente quadrata, un ingresso monumentale e una composizione studiata per stupire.

Le torrette richiamano il linguaggio neogotico, mentre gli accessi e gli ambienti di rappresentanza presentano elementi neoclassici.  Particolarmente suggestiva è la torre maggiore, concepita anche quale punto panoramico, al cui interno ci sono saloni di rappresentanza, spazi arredati con mobili d’epoca e ambienti dedicati alla memoria della famiglia.

Degna di nota è anche la cappella di San Giorgio, una piccola costruzione religiosa in stile neobizantino, il cui valore artistico è legato soprattutto a Uroš Predić, celebre pittore serbo e amico personale del proprietario. L’artista realizzò 12 icone per l’iconostasi, la struttura che nelle chiese ortodosse separa il santuario dallo spazio riservato ai fedeli.

Secondo la tradizione, Predić avrebbe attribuito alla Vergine Maria i lineamenti di Mara, una donna legata sentimentalmente alla vita di Bogdan. Un’altra testimonianza del loro rapporto di amicizia è custodita nei bassorilievi realizzati dallo scultore Đorđe Jovanović, raffiguranti i due uomini sulle pareti della cappella.

Attorno agli edifici si estende, tra le altre cose, un parco concepito attraverso elementi del giardino inglese e di quello francese: viali alberati, spazi aperti e percorsi ornamentali accompagnano la residenza principale, un edificio secondario più piccolo e le strutture equestri. Del complesso fa parte anche una grande piscina storica, oggi inutilizzata.

Le scuderie costituiscono un altro elemento fondamentale dell’identità di Fantast. In passato erano la casa di cavalli da corsa di grande prestigio, con paddock, edifici di servizio e una pista per l’allenamento.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello Fantast sorge nella Voivodina centrale, a circa 14 chilometri da Bečej, lungo la strada diretta verso Bačka Topola.  L’area dista approssimativamente 60 chilometri da Novi Sad, principale centro urbano della Voivodina, e circa 130-140 chilometri da Belgrado, in base all’itinerario scelto.

In automobile, il percorso più semplice da Novi Sad attraversa la pianura fino a Bečej e prosegue in direzione di Bačka Topola. L’accesso alla tenuta si trova lungo questa strada, mentre il palazzo rimane parzialmente nascosto dalla vegetazione del parco.

Partendo da Belgrado, sono possibili itinerari attraverso Novi Sad oppure Zrenjanin. Bečej è raggiungibile anche con autobus regionali da Novi Sad, ma per proseguire verso Fantast occorre necessariamente organizzare un trasferimento privato, oppure verificare le corse disponibili sulla linea per Bačka Topola (ma tenendo a mente che la fermata stradale si trova a una certa distanza dall’edificio).

Prima della partenza, dunque, è indispensabile controllare le condizioni di accesso alla proprietà, vista l’attuale chiusura della residenza e l’assenza di una data ufficiale per la ripresa delle visite.

La fortezza da fiaba su un’isola a poca distanza dalla città: Castello di Franzensburg, tesoro austriaco

30 octobre 2026 à 15:30

Siamo abituati a pensare alle Capitali europee come un groviglio di traffico, caos e (spesso) stress quotidiano. Ma la verità è che a pochissima distanza da esse (in alcune circostanze) si sviluppano posti che sono incredibilmente il contrario. È ciò che succede a meno di 20 km da Vienna, dove su una piccola isola, collegata alla terraferma da ponti e da un traghetto, si innalza il fiabesco Castello di Franzensburg.

Sì, è davvero un mondo a parte rispetto alla città, un tesoro voluto da un imperatore sul finire del XVIII secolo per dare forma alla propria idea di Medioevo. Siamo a Laxenburg, all’interno di uno dei più importanti parchi paesaggistici austriaci. Intorno alla fortezza, infatti, si estendono circa 250 ettari di prati, boschetti, corsi d’acqua e sentieri, organizzati secondo il gusto dei giardini all’inglese.

Tra ponticelli, piccoli templi e scorci studiati per sorprendere, l’ambiente sembra preparare lentamente all’incontro con l’edificio più singolare dell’intera tenuta. Vi basti pensare che il suo soprannome è “Il piccolo scrigno d’Austria” e che è uno degli esempi più affascinanti del romanticismo architettonico del Paese.

Breve storia del Castello di Franzensburg

Sul finire del ‘700, quando Laxenburg era già da secoli una località particolarmente amata dagli Asburgo, la dinastia decise di trasformare una sua proprietà in un importante luogo di villeggiatura e rappresentanza. In particolare fu una scelta dell’imperatore Francesco II, che desiderava creare un grande giardino all’inglese pieno di prospettive irregolari, vegetazione e architetture decorative.

I lavori iniziarono nel 1798, su progetto dell’architetto Johann Ferdinand Hetzendorf von Hohenberg, ma nel corso del tempo ci furono successivi ampliamenti che conferirono al complesso buona parte dell’aspetto di cui possiamo godere oggi. Quello, però, era un periodo in cui l’Europa subiva i disagi delle guerre napoleoniche, e per questo il castello divenne progressivamente uno strumento per raccontare la continuità del potere asburgico, attraverso ritratti, simboli e riferimenti ai grandi protagonisti della famiglia.

Uno degli aspetti più curiosi è proprio il fatto che, anziché limitarsi a riprodurre decorazioni antiche, i progettisti recuperarono parti originali di monasteri, chiese e residenze aristocratiche, come soffitti, rivestimenti e vetrate provenienti da edifici storici, trasferiti poi a Laxenburg e inseriti nella nuova costruzione.

Questi elementi vengono chiamati spolia, termine utilizzato per indicare frammenti architettonici riutilizzati in contesti differenti. Si tratta di una scelta che rende Franzensburg una sorta di museo costruito con pezzi autentici del passato, pur sollevando oggi interrogativi sulla sottrazione di tali opere ai rispettivi luoghi d’origine.

Anche l’area circostante fu trasformata in un quartiere cavalleresco, il Rittergau, con un terreno destinato idealmente ai tornei, monumenti dedicati ai cavalieri e ponti gotici. Contemporaneamente, sotterranei, stanze cavalleresche e ambienti dall’aspetto enigmatico furono concepiti per suscitare curiosità e meraviglia.

Un dettaglio storico rende la vicenda ancora più interessante: la cappella venne consacrata il 15 ottobre 1801 e pochi giorni dopo iniziarono le prime visite guidate. Il castello, infatti, fu pensato per essere mostrato al pubblico, al posto di diventare una vera abitazione imperiale.

Visita al Castello di Franzensburg e cosa vedere

Dopo aver attraversato il grande parco di Laxenburg, la sagoma di questa incantevole fortezza d’Austria appare tra gli alberi e si riflette nelle acque del lago artificiale. Non vi sorprenderà dunque sapere che uno dei modi più emozionanti per avvicinarsi è utilizzare un piccolo traghetto che conduce verso l’isola (quando attivo).

Da quella specifica prospettiva, infatti, le torri si sovrappongono, le mura sembrano venire a galla direttamente dall’acqua e i profili dei tetti cambiano a seconda del punto di osservazione. Una volta raggiunto il complesso, la visita prosegue attraverso ambienti che raccontano la storia degli Asburgo anche se, ed è giusto saperlo, gli interni sono accessibili esclusivamente mediante tour guidati.

Il primo percorso interessa 18 sale storiche e permette di osservare gli arredi, le opere d’arte e i dettagli architettonici. Impossibile non rimanere ammaliata dalla Sala del Trono, che si mostra a chi vi entra con un elaborato soffitto ligneo, grandi portali e un trono dorato rivestito di velluto rosso. Accanto a questa si trovano la Sala degli Asburgo e quella di Lorena, dedicate alle famiglie dinastiche attraverso statue, dipinti e richiami genealogici.

Merita particolare attenzione anche la Sala da Pranzo, che è un pullulare di vetrate colorate e decorazioni architettoniche. Non sono da meno i soffitti lignei recuperati dall’abbazia di Zwettl e dalla fortezza di Rappottenstein, oltre agli antichi rivestimenti provenienti dalla Capella Speciosa di Klosterneuburg, risalenti a oltre 800 anni fa.

Poi ci sono la Camera della Castellana, la Sala delle Armi, gli ambienti dedicati agli scudieri e persino una prigione, tutti spazi impreziositi da armature, oggetti e decorazioni.

Il secondo itinerario conduce invece sulla Torre Alta, l’Hoher Turm, attraverso una salita di 165 gradini. Il percorso comprende anche il passaggio sopra i tetti della fortezza lungo un camminamento merlato da cui poter ammirare da vicino la complessa articolazione dell’edificio.

Dall’alto, la vista si apre a 360 gradi sul parco e sul territorio circostante. Nelle giornate limpide si distinguono i rilievi dello Schneeberg, il Bosco Viennese e altre montagne della Bassa Austria. Sotto la torre, il lago rivela la forma dell’isola artificiale e l’organizzazione dei giardini.

Castello e parco di Franzensburg, Austria
iStock@azoth22
Castello e parco di Franzensburg, due gioielli

Entrambe le visite durano circa 50 minuti e i titoli d’accesso si possono acquistare online oppure presso il negozio del museo, situato nel cortile della fortezza. Bisogna essere consapevoli, però, che la disponibilità dei posti è limitata, soprattutto per il percorso panoramico (che, tra le altre cose, si svolge solo con condizioni climatiche favorevoli).

Prima o dopo la visita vale la pena dedicare tempo al paesaggio circostante. Il parco custodisce infatti altri elementi del progetto imperiale, tra cui il Ponte dei Leoni, piccoli edifici ornamentali e laghetti che fanno respirare a pieni polmoni l’atmosfera dei grandi giardini aristocratici europei.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Franzensburg si trova a Laxenburg, nella Bassa Austria, a circa 20 chilometri dal centro di Vienna. In automobile occorrono indicativamente 30 minuti, seguendo l’autostrada A2 e utilizzando l’uscita Wiener Neudorf. Il riferimento principale per il navigatore è Schlossplatz 1, 2361 Laxenburg, indirizzo dell’ingresso principale del parco.

Sono disponibili tre aree di parcheggio gratuite, identificate dalle sigle P1, P2 e P3. La prima si trova presso l’accesso principale, mentre le altre sono situate lungo Münchendorferstraße.

Chi preferisce i mezzi pubblici può partire dalla stazione centrale di Vienna, Wien Hauptbahnhof, e utilizzare l’autobus 200 diretto a Laxenburg Franz-Josephs-Platz. Il tragitto dura quasi 30 minuti, seguiti da pochi minuti a piedi fino all’ingresso del giardino. Ulteriori collegamenti permettono di raggiungere la località da Mödling e Wiener Neudorf.

Tra cattedrali di sabbia e silenzi scolpiti: alla scoperta delle Orgues d’Ille-sur-Têt, i Camini delle Fate francesi

29 octobre 2026 à 16:00

Non è difficile confonderle per le pittoresche rovine di una città antichissima, con mura merlate, pinnacoli e torri strette le une alle altre. Anzi, capita ben più spesso di quanto si immagini (soprattutto se osservate da lontano). Ciò che appare tra le colline della Francia meridionale, però, sono sì architetture color miele, ma interamente naturali. Si chiamano Orgues d’Ille-sur-Têt e costituiscono uno dei paesaggi geologici più particolari dei Pirenei Orientali.

Poco prima di arrivarci si incontrano alberi, terreni coltivati e rilievi ricoperti di arbusti e, dopo qualche passo, tutto cambia improvvisamente: emergono pareti verticali dalle sfumature avorio, ocra e giallo pallido. Alcune formazioni ricordano le canne di un organo monumentale (dettaglio all’origine del nome francese Orgues), altre assumono l’aspetto di torri medievali.

Si è arrivati al cospetto delle cosiddette Cheminées de Fées, i Camini delle Fate, conosciuti anche con l’espressione Demoiselles Coiffées, ovvero Signorine con il Cappello. Dal punto di vista geologico, tuttavia, sono colonne di materiale sedimentario tenero, talvolta alte oltre 10 metri, protette sulla sommità da uno strato più resistente.

Formazione e leggende delle Orgues d’Ille-sur-Têt

Bisogna fare un ampissimo salto indietro nel tempo di circa 5 milioni di anni a arrivare a quel periodo storico chiamato Pliocene, una fase in cui il Rossiglione attraversò importanti trasformazioni geologiche. In precedenza, la drastica diminuzione del livello del Mediterraneo aveva favorito lo scavo di profonde vallate fluviali. Quando il mare tornò a occupare parte della regione, le acque raggiunsero anche l’entroterra dell’attuale Ille-sur-Têt.

Fiumi e torrenti provenienti dai Pirenei trasportarono enormi quantità di sabbia, argilla e frammenti rocciosi, depositandoli nel tempo. Fu così che l’accumulo formò diversi strati sedimentari, successivamente modellati dall’erosione. Poi ci furono le precipitazioni, che con la loro forza scavarono solchi sempre più profondi, separarono porzioni di terreno e lasciarono emergere le colonne attuali.

Ma perché hanno questa forma curiosa? Il segreto del loro particolare aspetto si trova nella diversa resistenza dei materiali: sulla parte superiore è visibile una copertura di ciottoli cementati da argilla compatta che protegge i sedimenti più friabili sottostanti. Quando questa protezione cede, la pioggia consuma rapidamente la colonna. Le Orgues, dunque, continuano a trasformarsi ancora adesso e a non essere mai le stesse.

Non manca di certo una dimensione più fantasiosa: fate e folletti animano i racconti proposti durante alcune visite guidate. Perché da queste parti più che una singola leggenda tramandata nei secoli, è il carattere insolito delle formazioni ad alimentare le diverse interpretazioni popolari.

La visita tra colonne, canyon e terrazze panoramiche

L’esplorazione delle Orgues doIlle-sur-Têt inizia con un sentiero che attraversa un ambiente tipicamente mediterraneo. Ci sono lecci, arbusti di lentisco, cisti e cespugli aromatici, che piano piano vengono impreziositi da pareti sabbiose, fino all’apertura di piccolo anfiteatro naturale.

Percorso Orgues d'Ille-sur-Têt, Francia
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Il sentiero presso le Orgues d’Ille-sur-Têt

L’itinerario raggiunge tre terrazze panoramiche, ricavate da antichi terrazzamenti agricoli, da cui riuscire a osservare le diverse strutture del complesso, Alcune torri sembrano saldate alle pareti retrostanti, mentre altre si distinguono perfettamente, con profili sottili e sommità irregolari.

Particolarmente suggestivo è il passaggio nel canyon aperto ai visitatori. Le pareti si avvicinano, il terreno assume tonalità sabbiose e le incisioni verticali diventano ancora più evidenti. Guardando verso l’alto, le creste sembrano ritagliate contro il cielo.  Il percorso completo misura quasi 2 km, con un dislivello complessivo di 50 metri.

Per la visita autonoma occorrono generalmente 45-60 minuti, mentre le esperienze accompagnate possono durare fino a 1 ora e 30 minuti (ma sicuramente offrono una consapevolezza più ampia). All’ingresso, tuttavia, viene distribuito materiale informativo e, all’interno del complesso stesso, è presente anche un modello tattile del territorio. Durante l’estate vengono organizzate visite guidate e appuntamenti narrativi dedicati alle storie del posto.

Bisogna però essere assolutamente consapevoli che la fragilità di queste formazioni di Francia impone alcune precauzioni e regole da rispettare: è vietato arrampicarsi, oltrepassare le delimitazioni o raccogliere materiale naturale. Il sentiero presenta tratti sabbiosi e pendenze che possono creare difficoltà alle persone in sedia a rotelle.

Nei mesi più caldi, inoltre, sono consigliati acqua, cappello e scarpe adatte a un terreno irregolare. L’accesso è a pagamento e gli orari di visita cambiano durante l’anno (il sito prevede una chiusura nel periodo delle festività natalizie).

Dove si trovano e come arrivare

Le Orgues d’Ille-sur-Têt si trovano nel dipartimento dei Pirenei Orientali, nella Francia meridionale affacciata sul Mediterraneo. Il sito occupa la sponda sinistra del fiume Têt, a nord dell’abitato di Ille-sur-Têt, località situata tra Perpignano e Prades. Il territorio appartiene alla regione storica del Rossiglione, caratterizzata da una forte identità catalana (quindi della regione di Barcellona, per intenderci), ancora riconoscibile nella lingua, nelle tradizioni e nei nomi geografici.

Da Perpignano si raggiunge Ille-sur-Têt percorrendo la N116 in direzione Prades. Il tragitto in automobile richiede indicativamente 25-30 minuti. Dal centro abitato bisogna seguire le indicazioni per il Site des Orgues, lungo il Chemin de Régleilles, in direzione Bélesta. A disposizione c’è anche un parcheggio gratuito e proprio nei pressi della biglietteria.

Da questo punto, un sentiero di circa 800 metri conduce all’area delle formazioni, attraverso un paesaggio di macchia mediterranea. La distanza rientra nel percorso complessivo della visita. Per chi utilizza i mezzi pubblici, Ille-sur-Têt è raggiungibile in treno e con collegamenti regionali da Perpignano; il trasferimento finale verso il sito richiede un ulteriore spostamento.

Un’altra prospettiva interessante si trova lungo la strada D2 verso Montalba, presso un punto panoramico attrezzato con tavola di orientamento. Da questa posizione si apprezza in maniera profonda l’insieme delle guglie e il loro rapporto con la valle del Têt, il profilo dei Pirenei e la distesa del Rossiglione.

Signora Volpe 3, le location incantevoli della serie Tv tra borghi medievali e panorami lacustri

28 octobre 2026 à 18:30

Le ambientazioni hanno sempre avuto un ruolo decisamente simbolico nella serie Sky con Emilia Fox nei panni di una – quasi omonima – ex agente dei servizi segreti britannici trasferitasi in Italia. Sylvia Fox non ha scelto una grande città per la sua nuova vita, infatti, ma un borgo affacciato su un lago dove si vive ancora (quasi) come un tempo, è più facile stringere legami autentici e sentirsi a casa. Le location di Signora Volpe 3 ripropongono questa dimensione di famigliarità e genuinità: scopriamo insieme dove sono stati girati i tre nuovi episodi in arrivo in esclusiva su Sky Investigation e NOW dal 28 ottobre 2026.

Di cosa parla

Nella nuova stagione di Signora Volpe, Sylvia prova a ritrovare un po’ di equilibrio personale dopo il rapimento che l’aveva coinvolta nella precedente. Accanto ha ancora il capitano dei Carabinieri Giovanni Riva (Giovanni Cirfiera) con cui il rapporto diventa sempre più stabile e solido, nonostante le differenze di vedute e di carattere. Il passato da cui la donna, trasferitasi in Italia dopo aver lasciato la carriera da agente segreto britannico, prova a fuggire continua a ripresentarsi nella sua vita nella forma di delitti e misteri che sconvolgono il piccolo borgo umbro dove ha scelto di vivere. In questa stagione sono tre, uno diverso per ogni episodio: il primo è l’omicidio del proprietario di una cantina che aveva da poco confessato proprio a Sylvia Fox di sentirsi in pericolo.

Dov’è stata girata la serie

La terza stagione di Signora Volpe è stata girata tra l’Umbria e il Lazio e ha location che spaziano da piccoli centri affacciati sul lago a gioielli del Rinascimento che raccontano tutta la bellezza e la ricchezza artistico-culturale e del Centro Italia.

Panicale

Il borgo umbro in cui Emilia Fox/ Silvya Fox vive da qualche anno è Panicale: un centro in provincia di Perugia, famoso per la vista stupenda che offre sul Lago Trasimeno e la valle del Nestore (tanto da essere spesso chiamato la Terrazza sul Trasimeno), di cui sullo schermo si intravedono più volte il centro e i punti panoramici appunto.

Qual è il borgo umbro dove vive la protagonista della serie "Signora Volpe 3"
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La splendida vista sul Lago Trasimeno da Panicale

Bracciano

Nel Lazio sono diverse le location di Signora Volpe 3 segnalate. Nei dintorni di Bracciano, il borgo medievale affacciato sull’omonimo lago e famoso soprattutto per il Castello Orsini – Odaleschi, si trova per esempio una tenuta di campagna in cui sono state girate diverse scene.

C'è anche Bracciano tra le location della terza stagione di "Signora Volpe"
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Il panorama mozzafiato del Lago di Bracciano

Anguillara Sabazia

Altre riprese sono state effettuate ad Anguillara Sabazia, come ha confermato anche l’amministrazione comunale. Arroccato su un promontorio che affaccia, ancora, sul Lago di Bracciano questo borgo medievale è scandito, soprattutto in centro, da vere chicche architettoniche come Porta Maggiore, il Torrione Medievale, la Colleggiata di Santa Maria Assunta e il Palazzo Orsini. I set di Signora Volpe 3 hanno interessato, però, soprattutto la passeggiata del lungolago: una zona decisamente panoramica, dove godere di un tramonto unico sul Lago di Bracciano, molto frequentata dalla gente del posto per via della presenza di bar e locali della movida.

C'è anche Anguillara Sabazia tra i luoghi dov'è stata girata "Signora Volpe 3"
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Il pittoresco borgo di Anguillara Sabazia

Albano Laziale

C’è anche Albano Laziale tra i luoghi dov’è stata girata la terza stagione di Signora Volpe. Qui, nel cuore dei Castelli Romani, la produzione italo-britannica della serie Sky ha girato soprattutto in centro, in zone come quella di Piazza Guerrucci e Viale Risorgimento.

Rocchetta Mattei, riapre l’ala araba dopo 30 anni: alla scoperta delle stanze segrete del conte

Par : losiangelica
28 octobre 2026 à 15:30

Sull’appennino bolognese c’è un posto che, con le sue atmosfere e gli archi, ci fa volare con la fantasia fino all’Andalusia. Stiamo parlando della Rocchetta Mattei a Grizzana Morandi che ha riaperto l’ala arabo-moresca al pubblico dopo una chiusura che durava dal 2015. La novità? Grazie a un team di volontari è possibile accedervi visitando un’unica ala, oppure l’intera struttura con guide preparate che raccontano la storia e i dettagli.

Rocchetta Mattei riapre le stanze segrete del conte

Il nuovo itinerario vi porta oltre le sale più fotografate della Rocchetta permettendo di scoprire la Sala delle Ceramiche, quella dei Fenicotteri e gli ambienti destinati alla cucina e al pranzo posizionati al piano terra. Poi si sale con un percorso più intimo per visitare la loggia delle Uri, il salotto turco, la camera turca e la sala degli specchi. Ma la vera chicca viene svelata dagli appartamenti del conte Mattei dove il salotto viola, quello inglese e la sua stanza fanno sognare già dal nome. Imperdibile la sala della visione dove un affresco rimanda direttamente all’episodio che, secondo il racconto del conte, avrebbe ispirato le sue teorie terapeutiche con un gioco di luci e ombre.

Rocchetta Mattei, il castello salvato

Cesare Mattei non era esattamente un personaggio convenzionale. Nato nel 1809, fu politico, studioso e inventore dell’elettromeopatia, una pratica oggi priva di riconoscimento scientifico. Le sue gocce diventarono così celebri da finire persino nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij. Nel 1850 scelse uno sperone roccioso affacciato sulla valle del Reno per costruire la sua dimora. Il risultato? Un collage audace di torri medievali, richiami gotici, decorazioni moresche e dettagli liberty.Se avete già visto il Cortile dei Leoni, ispirato all’Alhambra di Granada, sapete di cosa parliamo. Eppure, la Rocchetta nasconde un altro trucco: materiali umili come gesso, legno e stucco imitano marmi e pietre lavorate. L’acquisto della Fondazione Carisbo nel 2005 segna però una nuova vita grazie alla mobilitazione dei volontari e ha portato nel 2015 alle prime visite stoppate per poi ripartire solo nel 2026.

I soffitti della cappella di Rocchetta Mattei
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Il suggestivo soffitto della cappella di Rocchetta Mattei

Come visitare la Rocchetta Mattei

La Rocchetta Mattei sorge nel comune di Grizzana Morandi in provincia di Bologna e propone 3 percorsi: l’Ala Nobile, con il celebre Cortile dei Leoni e la cappella; l’Ala Arabo-Moresca, dedicata agli spazi privati del conte; oppure il tour completo, che unisce entrambe le sezioni. Si può raggiungere in auto ed è possibile usufruire del parcheggio disponibile a monte del Castello.

Il prezzo del biglietto intero parte da 12 euro per il percorso singolo, oppure si può acquistare il tour completo a 20 euro attraverso il sito ufficiale rocchettamattei.it. Si può accedere solo con la guida e dopo aver prenotato obbligatoriamente dal portale. Un’avvertenza importante: nell’ala moresca ci sono scale strette e passaggi angusti, senza ascensore. Se avete difficoltà motorie, informatevi in anticipo sui percorsi accessibili. E ricordate il nuovo parcheggio a monte del castello. Un motivo in più per visitarla? Osservare i dintorni. A pochi chilometri è presente infatti un borgo bolognese medievale con vicoli in pietra e case antiche: La Scola, un’idea originale per un weekend.

A Saqqara riemerge la tomba di un uomo vicino al faraone: custodisce segreti millenari

Par : losiangelica
28 octobre 2026 à 12:00

La storia non smette di far parlare di sé, in Egitto a Saqqara una spedizione di archeologi ha appena fatto una scoperta preziosa: dagli scavi è riemersa la tomba di Weni, un alto funzionario dell’Antico Regno molto vicino al faraone. Il ritrovamento prestigioso, tra camere funerarie e oggetti, ha dato modo di approfondire diverse tematiche legato a un uomo così influente.

La scoperta a Saqqara della tomba di Weni

Una nuova scoperta arriva dalla necropoli di Saqqara, a poca distanza dalla piramide del faraone Merenre. Gli archeologi in Egitto hanno riportato alla luce una mastaba, una tomba in mattoni crudi riservata nell’antichità ai personaggi di alto rango. E questa volta il nome è di quelli che contano: Weni. Il ritrovamento è avvenuto durante gli scavi condotti da una missione egiziana sotto il coordinamento del Consiglio Supremo delle Antichità.

All’interno della struttura sono stati identificati diversi pozzi funerari. Uno conduce direttamente alla camera sepolcrale di Weni, dove le decorazioni e le iscrizioni sulle pareti si sono conservate abbastanza bene da permettere agli esperti di ricostruire parte della sua identità. Weni viene indicato come sindaco, sacerdote sem, supervisore degli appartamenti reali, tesoriere della Casa del Nord e compagno unico del sovrano. Tra i suoi titoli compare anche quello di signore della città di Kab. Non si trattava, quindi, di un semplice amministratore: era un personaggio inserito nei meccanismi del potere, con responsabilità che attraversavano la gestione dello Stato e la sfera religiosa.

La parte più intrigante della scoperta, però, si trova appena sopra la camera funeraria. Gli archeologi hanno individuato un ambiente con copertura a volta contenente diversi reperti, tra cui due piccole statue di legno raffigurate in un’insolita posizione di adorazione. Una presenza rara, soprattutto per il particolare atteggiamento delle figure, che potrebbe aiutare a comprendere meglio il significato degli oggetti collocati nelle tombe dei funzionari.

Nel pozzo funerario sono stati recuperati alcuni strumenti di bronzo che potrebbero essere stati impiegati in ambito medico; oggetti simili sono piuttosto insoliti nei contesti sepolcrali e, almeno per il momento, non esiste una spiegazione definitiva della loro presenza. Durante gli scavi le sorprese non sono mancate: è stata ritrovata una porta falsa appartenente a Sekhet-Nebty, una donna che portava titoli religiosi, tra cui quello di sacerdotessa della dea Hathor. Ma cosa sono le false porte? Nell’architettura funeraria egizia venivano accompagnate da un significato simbolico rappresentando quello che era un punto di comunicazione diretto tra i vivi e i defunti.

Perché questa scoperta è importante

Una tomba appartenente a un alto funzionario è già una fonte preziosa per gli egittologi. Quando però restituisce iscrizioni leggibili, oggetti rari e resti umani ancora studiabili, il suo valore cresce notevolmente. Nel caso di Weni, a sorprendere sono soprattutto le prime analisi antropologiche. Secondo gli studiosi, l’uomo sarebbe morto dopo aver superato i cinquant’anni, un dato che permette di collocarlo in una fase relativamente avanzata della vita. I resti mostrano in più gravi problemi dentali e alterazioni dei tessuti che circondavano i denti, segnali compatibili con patologie orali in stato avanzato.

Il Pego do Inferno è la cascata nascosta dell’Algarve che custodisce una leggenda inquietante

27 octobre 2026 à 16:00

La parola Algarve va spesso a braccetto con spiagge dorate e infinite, ma la verità è che esiste anche un volto di questa regione del Portogallo che spesso sfugge alle tipiche immagini da cartolina. Allontanandosi un pochino dalla costa, infatti, si incontra un paesaggio completamente diverso, fatto di piccoli corsi d’acqua, vallate scavate nella roccia e una vegetazione che cresce rigogliosa attorno alle sorgenti. Ed è tra le campagne della cittadina Tavira che si nasconde una delle meraviglie naturali più particolari della regione: Pego do Inferno, una pozza verde oliva alimentata da una piccola cascata.

Alberi, arbusti e canneti avvolgono le sponde, mentre la luce del sole attraversa il fogliame e disegna riflessi mutevoli sulla superficie. Persino il colore sembra cambiare durante la giornata, passando dal verde intenso a tonalità più chiare, influenzate dalla profondità e dalla vegetazione circostante.

La Cascata do Pego do Inferno, conosciuta anche attraverso la traduzione italiana di Cascata del Pozzo dell’Inferno, raggiunge appena 3 metri d’altezza. Una misura modesta, direte voi, ma vi possiamo assicurare che è sufficiente a dar vita a uno scenario dalla personalità sorprendente.

Origine, formazione e leggende del Pego do Inferno

Il Pego do Inferno appartiene a un sistema naturale formato da tre salti d’acqua lungo la ribeira da Asseca, un torrente che attraversa questa porzione dell‘Algarve. Gli altri due sono la Cascata do Pomarinho, conosciuta anche con il suggestivo nome di Pego do Amor, e la Cascata da Torre.

Si tratta di un insieme geologico particolarmente interessante, sviluppato lungo un tratto fluviale di circa 1,5 chilometri. Ciò che accomuna queste formazioni è la presenza del tufo calcareo, una roccia sedimentaria prodotta dall’accumulo di carbonato di calcio trasportato dall’acqua.

Quando l’acqua ricca di minerali libera parte dell’anidride carbonica disciolta, il carbonato di calcio può depositarsi sulle superfici, incorporando frammenti vegetali e contribuendo alla crescita di barriere naturali. Con il passare del tempo, tali accumuli modificano il profilo del torrente, creando dislivelli e piccoli bacini.

Quando ci si ritrova lì davanti, risulta davvero affascinante pensare che il piccolo salto visibile oggi rappresenti il risultato di trasformazioni durate millenni. Accanto alla spiegazione scientifica (come è possibile intuire anche dal nome) sopravvive una leggenda decisamente più oscura.

Stando al racconto popolare, molti anni fa un carro trainato da animali precipitò nella pozza, trascinando con sé gli occupanti. Le persone accorse sul posto tentarono di recuperare i corpi e il veicolo, ma le ricerche risultarono vane. La storia prosegue con l’arrivo di alcuni sommozzatori, incapaci, secondo la tradizione, persino di individuare il fondo.

Da quell’episodio sarebbe nata la convinzione che il bacino fosse collegato direttamente all’Inferno. Un abisso apparentemente senza fine, pronto a inghiottire qualunque cosa precipitasse nelle sue acque. Altre versioni della leggenda parlano addirittura di passaggi sotterranei collegati ai fiumi Guadiana e Gilão.

La visita al Pego do Inferno

La pozza del Pego do Inferno si presenta con un profilo arrotondato, delimitato da rocce irregolari e vegetazione. Le tonalità olivastre derivano dall’interazione tra profondità, caratteristiche del terreno, organismi acquatici e riflessi delle piante circostanti. Durante le giornate luminose il contrasto tra le pareti più chiare e l’acqua scura diventa particolarmente evidente e assolutamente piacevole da osservare.

Consigliamo di dedicare attenzione anche le superfici del tufo calcareo: le loro forme irregolari conservano tracce dei processi di deposizione minerale che hanno costruito il salto, come piccole cavità, incrostazioni e sporgenze. Nel corso dell’anno, chiaramente, l’aspetto della cascata muta sensibilmente.

Tra la fine dell’inverno e la primavera, soprattutto dopo periodi piovosi, il torrente presenta generalmente una portata maggiore. È proprio quella che sta per arrivare, quindi, la stagione più indicata per apprezzare la caduta d’acqua e osservare la vegetazione in una delle sue fasi più rigogliose.

Cascata del Pozzo dell'Inferno, Algarve
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La Cascata del Pozzo dell’Inferno in piena

Durante l‘estate, invece, il paesaggio può assumere caratteristiche differenti: le precipitazioni diminuiscono e il flusso talvolta si riduce a un sottile rivolo. Negli anni particolarmente siccitosi il salto può persino rimanere asciutto, lasciando emergere soprattutto la struttura rocciosa.

Un aspetto fondamentale riguarda però la possibilità di accedere al sito. Fino al 2012 il Pego do Inferno disponeva di infrastrutture destinate ai visitatori, tra cui passerelle, una scalinata di legno, un ponte e attrezzature per la fruizione dell’area balneare. Un incendio divampato nel luglio di quell’anno distrusse buona parte delle strutture e danneggiò la vegetazione circostante. Per questo motivo, il Comune di Tavira dispose la chiusura dello spazio e il percorso attrezzato rimase inutilizzabile.

Negli anni successivi la natura ha progressivamente riconquistato l’area, mentre la realizzazione di nuovi accessi ha incontrato diversi ostacoli. Tra questi, per esempio, la presenza di terreni privati, le condizioni del corso d’acqua e le difficoltà legate alla siccità.

Il Pego do Inferno risulta ancora privo di un accesso pubblico ufficialmente riaperto. Il Comune ha inserito tra i propri obiettivi il recupero del sito e la sua valorizzazione paesaggistica. Inoltre, le analisi delle acque citate dall’amministrazione indicano condizioni inadatte alla balneazione.

Sebbene alcune persone continuino a raggiungere spontaneamente la conca, la frequentazione informale va distinta dalla disponibilità di un percorso autorizzato e sicuro. In attesa di una riapertura, è necessario rispettare eventuali divieti, proprietà private e limitazioni di accesso.

Dove si trova e come arrivare

La Cascata do Pego do Inferno si trova nella freguesia di Santo Estêvão, nel territorio comunale di Tavira, a circa 10 chilometri a nord-ovest del centro cittadino. Siamo nel Sotavento Algarvio, la parte orientale dell’Algarve, in una fascia rurale intermedia tra la costa atlantica e i rilievi dell’entroterra.

Tavira rappresenta senza dubbio il principale punto di riferimento per raggiungere la zona. Dal centro si procede in direzione nord-occidentale, verso l’area di Santo Estêvão e della ribeira da Asseca. La cascata è segnalata sulle principali applicazioni cartografiche, ma la presenza di un’indicazione digitale va distinta dall’effettiva accessibilità del sito.

Prima di organizzare uno spostamento specifico in questo angolo di Portogallo è quindi opportuno consultare gli aggiornamenti del Comune di Tavira, verificare l’eventuale riapertura di un itinerario autorizzato e considerare le condizioni meteorologiche. Le piogge intense possono rendere instabili i terreni vicini al torrente, mentre i periodi di siccità incidono direttamente sulla presenza della cascata.

Sulla cima di un dente vulcanico c’è la meravigliosa Cappella di Saint-Michel d’Aiguilhe, gioiello francese

26 octobre 2026 à 16:30

Senza alcun dubbio, la prima cosa che colpisce è la sproporzione tra la sottile colonna di pietra e il piccolo edificio religioso che ne occupa la sommità. A guardare il tutto pare quasi impossibile che qualcuno, oltre 1000 anni fa, abbia deciso di costruire una chiesa proprio lassù. Ma questo è ciò che è davvero successo nel paesaggio vulcanico dell’Alvernia, in Francia, dove la Cappella di Saint-Michel d’Aiguilhe domina i tetti di un antico borgo da un’altezza di 82 metri.

Ci troviamo ad Aiguilhe, nel dipartimento dell’Alta Loira, che si distingue per essere un paesaggio geologico piuttosto singolare, fatto di antichi rilievi vulcanici che emergono tra abitazioni, chiese e strade. Una di queste è la Rocher Saint-Michel, una struttura naturale tanto stretta e slanciata da ricordare un gigantesco ago. E la piccola chiesa che ne corona la vetta rappresenta uno degli esempi più sorprendenti dell’incontro tra architettura medievale e geologia.

Breve storia e leggende della Cappella di Saint-Michel d’Aiguilhe

La storia di questo gioiello di Francia comincia nel X secolo, quando il cristianesimo aveva già trasformato Le Puy-en-Velay in un importante centro religioso. Secondo la ricostruzione storica locale, fu Truannus, decano del capitolo della cattedrale di Le Puy, a promuovere l’edificazione di un luogo di preghiera sulla roccia.

La consacrazione dell’oratorio viene generalmente collocata nel 961, sebbene alcune ricostruzioni patrimoniali indichino il 969 per la costruzione originaria. Quella prima struttura preromanica era molto più piccola dell’edificio attuale e corrispondeva sostanzialmente alla zona del coro.

Ma perché è stata dedicata a San Michele? Nell’immaginario cristiano medievale, l’arcangelo era il guerriero celeste, difensore delle anime e vincitore delle forze maligne. Le alture, dal canto loro, erano considerate posti particolarmente adatti al suo culto, grazie alla loro vicinanza simbolica al cielo.

Una leggenda locale collega invece la fondazione a un’epidemia di peste: stando al racconto, un canonico della cattedrale avrebbe promesso all’arcangelo la costruzione di una cappella sulla cima del Rocher d’Aiguilhe in cambio della fine del contagio. La pestilenza sarebbe cessata e il religioso avrebbe mantenuto il voto.

Con l’aumento dei pellegrini, nel XII secolo il santuario fu ampliato, al punto che vennero realizzate una navata, un percorso interno attorno allo spazio centrale e una tribuna. Il tutto, ovviamente, adattando la pianta alle dimensioni irregolari della cima.

La visita alla Cappella di Saint-Michel d’Aiguilhe e cosa vedere

Quando ci si trova alla base dello sperone si ammirano le pareti quasi verticali che, manco a dirlo, lasciano senza fiato e contemporaneamente si comprende quanto fosse ambizioso il progetto degli uomini medievali. C’è chiaramente una salita da affrontare, e di ben 268 gradini scavati nella roccia, lungo un percorso che segue la conformazione naturale del rilievo.

Il dislivello si avverte soprattutto nei tratti più ripidi, ma alcune aperture consentono di fermarsi e osservare il paesaggio. Una volta raggiunta la sommità, l’attenzione viene catturata dalla facciata romanica che sfoggia un portale trilobato con decorazioni scolpite e notevoli influenze dell’arte islamica medievale, rielaborate nel linguaggio romanico dell’Alvernia.

Le pietre policrome disegnano motivi geometrici sulla superficie esterna, alternando tonalità chiare, rosate e scure. Sopra l’ingresso compaiono figure religiose, mentre i capitelli presentano decorazioni vegetali, animali ed esseri fantastici. Particolarmente curiose sono le due sirene scolpite sull’architrave, affiancate da elementi ornamentali di notevole complessità.

Oltrepassata la soglia, si entra in un ambiente piuttosto intimo, con colonne, archi e zone dalle proporzioni insolite. Qui a catturare lo sguardo sono gli affreschi medievali distribuiti tra il coro, la navata e la tribuna. Le pitture appartengono a diverse epoche, comprese tra il X e il XII secolo, e raffigurano soggetti religiosi, figure sacre e motivi ornamentali.

Affreschi Cappella di Saint-Michel d'Aiguilhe, Francia
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Varcando la soglia della Cappella di Saint-Michel d’Aiguilhe

Degno di particolare nota è un tesoro scoperto nel 1955 durante alcuni lavori sotto l’altare, ovvero un Cristo romanico in legno d’ulivo, una croce pettorale d’argento, reliquiari, tessuti antichi e un cofanetto in avorio. Oggetti di dimensioni contenute, ma fondamentali per ricostruire la devozione e le pratiche religiose del Medioevo.

All’esterno si distinguono invece la cattedrale di Notre-Dame du Puy, la grande statua della Vergine Maria e le altre alture vulcaniche che caratterizzano la città. Lo sguardo abbraccia anche la campagna del Velay, con i suoi rilievi ondulati e le costruzioni disseminate nella valle.

Un ulteriore elemento interessante riguarda il moderno spazio scenografico realizzato alla base della formazione rocciosa: distribuito su due livelli, comprende ricostruzioni tridimensionali, modelli geologici, proiezioni e strumenti interattivi dedicati alla storia del complesso. Ai piedi del Rocher, inoltre, si trovano un piccolo spazio con alberi da frutto (utilizzato per attività educative) e aree destinate alle esposizioni temporanee.

Chi non può raggiungere il sito può invece approfittare di una visita virtuale tramite cui esplorare gli ambienti della cappella attraverso immagini panoramiche a 360 gradi, ammirando anche i dettagli architettonici più difficili da distinguere durante il percorso tradizionale. Per apprezzare l’intera visita in loco è consigliabile prevedere circa 1 ora e 15 minuti, una durata che consente di affrontare la salita con tranquillità e dedicare il giusto tempo agli ambienti medievali.

Dove si trova e come arrivare

La Cappella di Saint-Michel d’Aiguilhe si trova nel comune di Aiguilhe, appena a nord di Le Puy-en-Velay, nel dipartimento dell’Alta Loira. L’indirizzo del complesso è Rue du Rocher, 43000 Aiguilhe. La posizione è particolarmente comoda per chi visita il centro storico di Le Puy-en-Velay: dalla zona della cattedrale si raggiunge la base del rilievo in circa 10 minuti a piedi, mentre si posano gli occhi su edifici antichi e scorci sulle formazioni vulcaniche.

Per chi viaggia in automobile sono disponibili parcheggi nelle vicinanze del sito. Le Puy-en-Velay dispone inoltre di una stazione ferroviaria, utile per raggiungere la città attraverso i collegamenti regionali. L’accesso alla cappella è a pagamento, con biglietti acquistabili direttamente alla biglietteria oppure online. Vi sono anche audioguide e, in determinati periodi, visite notturne. Prima della partenza è opportuno consultare il sito ufficiale del Rocher Saint-Michel per verificare orari, tariffe e aperture straordinarie.

Halloween, i cimiteri più belli d’Europa da visitare: la nuova classifica del “tombstone tourism”

Par : losiangelica
26 octobre 2026 à 13:40

Cercate un Halloween alternativo, che possa allontanarsi da una maratona di film horror, il classico “dolcetto e scherzetto” o le zucche intagliate? Per gli amanti dei viaggi c’è la possibilità di scoprire i cimiteri più belli d’Europa seguendo quella che è la nuova classifica sul Tombstone Tourism.

Luoghi pieni di mistero, monumenti consumati dal tempo, tombe di personaggi leggendari e atmosfere che sembrano uscite direttamente da una serie di Tim Burton. Il turismo cimiteriale trasforma alcuni dei luoghi più silenziosi in tappe culturali e questa classifica originale svela alcune mete tutte da scoprire.

Qui è dove si nasconde il fantasma dell’Amleto: Castello di Kronborg, il guardiano di pietra del mare del nord

25 octobre 2026 à 13:00

Sulle coste settentrionali della Danimarca, le acque dello stretto di Øresund separano due Paesi che per secoli si sono contesi il controllo dei commerci marittimi. E proprio nel punto più stretto si erge nei cieli una fortezza che sembra appartenere contemporaneamente sia alla storia che alla letteratura. È il Castello di Kronborg, un imponente edificio rinascimentale affacciato sul mare, celebre in tutto il mondo per aver ispirato l’ambientazione dell’Amleto di William Shakespeare.

Con le torri ricoperte da tetti verdi, le facciate rivestite di pietra chiara e le possenti fortificazioni, ha un passato fatto di sovrani ambiziosi, guerre, ricevimenti sontuosi e navi mercantili. Del resto la sua posizione geografica favorevole lo trasformò in uno dei principali simboli del potere della monarchia danese.

Kronborg domina la città portuale di Helsingør, chiamata Elsinore in inglese, e dal 2000 fa parte nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Breve storia del Castello di Kronborg e le sue leggende

Agli inizi del XV secolo, il re Erik di Pomerania ordinò la costruzione di una fortezza chiamata Krogen proprio su quel tratto di costa da cui era possibile sorvegliare il passaggio delle imbarcazioni dirette verso il Mar Baltico (e riscuotere, contemporaneamente, un pedaggio sul traffico commerciale).

Il pagamento del cosiddetto Sound Toll, il dazio dello stretto, garantiva alla Corona entrate considerevoli, destinate a finanziare progetti reali e a consolidare il prestigio del regno. Una trasformazione decisiva arrivò nel 1574, quando Federico II avviò la ricostruzione della vecchia fortezza per trasformarla in una residenza degna della monarchia. Il progetto diede vita a uno dei più importanti esempi di architettura rinascimentale dell’Europa settentrionale.

Oltre all’uso di una costosa pietra arenaria proveniente dalla Scania e da Gotland, vennero aggiunti tetti in rame, guglie dorate e decorazioni raffinate con lo scopo di impressionare mercanti, ambasciatori e rappresentanti delle corti straniere. Kronborg divenne così anche il teatro della vita privata di Federico II e della moglie Sofia di Meclemburgo-Güstrow: le sale erano spesso sede di ricevimenti, banchetti e feste accompagnate dalla musica,.

Nel 1629 un terribile incendio devastò gran parte degli interni e per questo il figlio di Federico II, Cristiano IV, promosse una ricostruzione che ne conservò sostanzialmente l’aspetto rinascimentale. Altri avvenimenti drammatici segnarono la sua storia, tra cui l’occupazione e il saccheggio da parte delle truppe svedesi di Carlo X Gustavo nel 1658. La fortezza tornò sotto il controllo danese nel 1660 e, nei secoli successivi, assunse funzioni prevalentemente militari.

La fama internazionale del castello però è strettamente legata a William Shakespeare, che ambientò la tragedia di Amleto proprio nella corte di Elsinore. Le mura, i bastioni e le terrazze affacciate sul mare richiamano immediatamente le scene della tragedia, soprattutto quelle legate all’apparizione del fantasma del padre di Amleto.

Accanto alla letteratura vive pure una leggenda profondamente radicata nella cultura locale, quella di Holger Danske, conosciuto anche come Holger il Danese. Si racconta che questo valoroso guerriero riposi nei sotterranei della fortezza, pronto a risvegliarsi soltanto quando la patria si troverà davanti a un pericolo estremo.

Visita al Castello di Kronborg

Superate le fortificazioni esterne, questo gioiello della Danimarca rivela una personalità assai diversa da quella suggerita dai suoi bastioni. Il cortile interno è circondato da facciate rinascimentali, torri slanciate, finestre regolari e dettagli scolpiti nella pietra. In sostanza, ci si rende conto che l’architettura militare lascia progressivamente spazio all’eleganza di una residenza reale.

Facciata del Castello di Kronborg, Danimarca
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Il cortile del Castello di Kronborg

La visita permette di esplorare gli ambienti di rappresentanza, gli appartamenti storici, la cappella e le casematte sotterranee. Kronborg presenta un impianto quadrangolare, circondato da bastioni, fossati e terrapieni progettati per resistere agli attacchi nemici. Dal cortile si distinguono le proporzioni armoniose delle facciate, le torri angolari e i particolari decorativi.

Raggiungendo gli spazi panoramici delle fortificazioni, lo sguardo incontra lo Øresund, attraversato ancora oggi da traghetti e grandi navi commerciali. Sulla sponda opposta appare Helsingborg, in territorio svedese. Uno degli ambienti più impressionanti è senza dubbio la Grande Sala, che con i suoi circa 62 metri di lunghezza rappresenta uno dei più vasti saloni rinascimentali dell’Europa settentrionale.

Dimensioni che, manco a dirlo, consentono di intuire la grandiosità delle celebrazioni durante le quali musica, danze e ricchi allestimenti contribuivano a manifestare la potenza economica della monarchia. Poi ci sono le stanze, ricostruite e riallestite a seguito dell’incendio del 1629, che testimoniano le abitudini e il gusto delle famiglie che abitarono Kronborg tra il XVI e il XVII secolo.

Arredi storici, ritratti e decorazioni evocano gli spazi riservati ai sovrani, lontani dal cerimoniale dei grandi ricevimenti. Un’attenzione speciale la merita la cappella: sopravvissuta al grande incendio, conserva un ricco apparato decorativo in legno, con intagli elaborati, gallerie e banchi storici.

Per molti, tuttavia, la parte più suggestiva della visita si trova diversi metri al di sotto degli ambienti reali, ovvero presso le casematte. Parliamo di una rete di corridoi sotterranei e stanze voltate, originariamente utilizzati per proteggere i soldati durante gli assedi e custodire armi e rifornimenti.

Nei passaggi più bui, tra volte basse e ambienti spogli, emerge la dimensione militare del castello, distante dallo splendore della residenza sovrana. In una delle camere sotterranee, inoltre, appare la grande figura di Holger Danske, seduto con il capo chino, immerso nel suo sonno leggendario. Stando ai racconti popolari, il gigante rimarrà immobile finché la Danimarca sarà al sicuro.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Kronborg sorge a Helsingør, città portuale della Danimarca nordorientale, sull’isola di Selandia. Dista circa 45 chilometri da Copenaghen ed è possibile raggiungerlo comodamente in treno. I collegamenti regionali diretti partono dalla stazione centrale della Capitale e raggiungono Helsingør in circa 45-55 minuti. Dalla stazione ferroviaria, il maniero dista approssimativamente 15 minuti a piedi, seguendo la zona del porto.

Vale la pena riservare qualche ora anche alla cittadina, caratterizzata da antiche abitazioni mercantili, strade acciottolate e testimonianze del suo passato commerciale. Per la visita al castello è opportuno controllare gli orari aggiornati sul sito ufficiale di Kronborg, poiché variano durante l’anno.

Qui puoi navigare sul lago sotterraneo più grande d’Europa: Seegrotte, un segreto nelle viscere d’Austria

25 octobre 2026 à 12:00

Sul piano stradale la vita segue i suoi ritmi abituali: ci sono i boschi che impreziosiscono i dintorni di Vienna, persone che ogni giorno vanno a lavorare e la quotidianità, fatta di gioie ma anche di difficoltà. Sotto, a ben 60 metri di profondità, si sviluppa un mondo diverso, un lago dalle acque immobili tra possenti pareti rocciose e attraversato da piccole imbarcazioni. E qui il tempo pare scorrere diversamente, poiché scandito dal suono dell’acqua e dalle luci che illuminano le antiche gallerie minerarie.

È la Seegrotte di Hinterbrühl, considerata il più grande lago sotterraneo d’Europa, con una superficie di circa 6.200 metri quadrati. Un primato che, però, è dovuto a un passato per alcuni aspetti sorprendente: il tutto nacque da un incidente industriale avvenuto nel 1912. La Seegrotte sfoggia perciò un paesaggio modellato dal lavoro umano e, solo successivamente, trasformato dall’acqua.

Oggi il complesso costituisce una delle attrazioni più particolari nei dintorni della Capitale austriaca, anche perché consente di navigare sotto terra in uno scenario che conserva ancora le tracce del proprio passato.

Origine e storia della Seegrotte

Tantissimi anni fa le colline attorno a Hinterbrühl erano conosciute per i loro giacimenti di gesso, un minerale impiegato in diversi settori, dall’edilizia all’agricoltura. Erano famose già nel XVIII secolo, ma mai come nel 1848, quando durante lo scavo di un pozzo un mugnaio individuò uno strato di gesso a circa 5 metri di profondità. La scoperta favorì l’avvio delle attività estrattive, inizialmente destinate soprattutto alla produzione di materiale utilizzato per migliorare i terreni agricoli.

Nel giro di pochi anni prese forma un articolato sistema minerario, dove i lavoratori estraevano il minerale dalle pareti al punto da ampliare progressivamente gli spazi e realizzare ambienti destinati al trasporto del materiale. Tutto cambiò improvvisamente nel 1912: durante un’operazione di brillamento, una detonazione provocò l’ingresso di un’enorme quantità d’acqua nelle cavità sotterranee.

Circa 20 milioni di litri invasero gli ambienti estrattivi, rendendo impossibile proseguire il lavoro. Fu proprio da quell’episodio che nacque il grande lago che oggi costituisce l’attrazione principale della Seegrotte. Il fatto particolarmente curioso è che pur apparendo completamente isolato dal mondo esterno, il suo equilibrio richiede un intervento costante. In assenza di uno scarico naturale, durante la notte vengono pompati circa 50-60 metri cubi d’acqua verso il torrente Mödlingbach, mantenendo stabile il livello.

L’apertura ufficiale al pubblico arrivò nel 1932, con l’introduzione di un pontone militare riutilizzato e di un’imbarcazione elettrica per attraversare il lago. Il successo fu piuttosto rapido: già tra il 1937-1938 questo angolo d’Austria accoglieva circa 50.000 visitatori all’anno.

La storia travagliata della Seegrotte non è però finita qui e, anzi, nasconde persino una pagina dolorosa della storia europea. Nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, le autorità naziste requisirono il complesso per trasferirvi parte della produzione aeronautica della società Heinkel. Il lago fu prosciugato temporaneamente per sfruttare i locali sotterranei per produrre componenti e fusoliere del caccia a reazione Heinkel He 162.

Per queste lavorazioni furono impiegati prigionieri sottoposti a lavoro forzato, provenienti dal sistema concentrazionario di Mauthausen. Nei pressi della miniera sorse il sottocampo di Hinterbrühl, tristemente legato alle condizioni disumane imposte ai detenuti. Nell’aprile del 1945, durante l’evacuazione del campo, 52 prigionieri impossibilitati a partire furono assassinati. Altri morirono durante la marcia forzata verso Mauthausen.

Oggi i resti delle installazioni industriali e gli elementi commemorativi permettono di conoscere questa vicenda. Terminata la guerra, la Seegrotte tornò progressivamente alla sua funzione turistica.

Visitare la Seegrotte Hinterbrühl

Si accede alla Seegrotte attraverso un passaggio che conduce gradualmente lontano dalla luce naturale. La visita si svolge tramite un percorso guidato che ripercorre le principali fasi della storia mineraria, fino a raggiungere il lago. Nella parte superiore del complesso si attraversano gallerie scavate nel gesso, segnate dalle attività estrattive del XIX secolo.

Le pareti presentano superfici irregolari, nicchie e aperture laterali che testimoniano l’avanzamento dei lavori. Particolarmente interessante è la cappella di Santa Barbara, piccolo luogo di raccoglimento che ricorda il rapporto tra il pericolo del mestiere e la devozione religiosa. Santa Barbara, infatti, rappresentava la patrona dei minatori.

Il momento più atteso arriva, chiaramente, raggiungendo il livello inferiore, quando si apre un’ampia superficie d’acqua circondata dalla roccia e illuminata da luci che producono riflessi sulle pareti. Salendo sulle piccole imbarcazioni i visitatori hanno l’opportunità di fluttuare lentamente, ma sempre osservando da vicino le superfici rocciose e i giochi di luce creati sull’acqua.

Il silenzio è uno degli aspetti più caratteristici dell’esperienza: le voci si propagano negli ambienti sotterranei, mentre il movimento della barca permette di ammirare il complesso da una prospettiva completamente diversa rispetto ai passaggi percorsi a piedi.

Per completare il percorso guidato, compresa la navigazione, occorrono generalmente circa 45 minuti. La temperatura interna rimane costante durante le stagioni (più o meno 9 gradi), rendendo indispensabili una giacca e scarpe chiuse con una buona aderenza. La Seegrotte è visitabile durante l’anno, secondo il calendario di apertura, e i biglietti possono essere acquistati direttamente sul posto.

Dentro la Seegrotte di Hinterbrühl, Austria
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Dentro la Seegrotte di Hinterbrühl, posto unico

Dove si trova e come arrivare

La Seegrotte si trova a Hinterbrühl, un comune della Bassa Austria situato nel distretto di Mödling, circa 15 chilometri a sud di Vienna. Il territorio appartiene alla fascia collinare del Wienerwald, il Bosco Viennese, una vasta area caratterizzata da foreste, piccoli centri abitati e antiche testimonianze storiche. L’indirizzo preciso è Grutschgasse 2a, 2371 Hinterbrühl.

In automobile si raggiunge il paese attraverso la rete stradale che collega Vienna alla zona di Mödling, utilizzando anche l’autostrada A21 in base al punto di partenza. Il viaggio dal settore meridionale della Capitale richiede generalmente 20-30 minuti, con variazioni legate al traffico.

Chi preferisce i mezzi pubblici, può valutare di raggiungere Mödling in treno da Vienna e proseguire con gli autobus locali diretti a Hinterbrühl. Prima della partenza è consigliabile verificare linee, fermate e coincidenze aggiornate. La posizione permette inoltre di abbinare l’escursione ad altre località della Bassa Austria, tra cui Mödling, Baden e Gumpoldskirchen, quest’ultima conosciuta per la tradizione vinicola.

La spettacolare gola rossa che nasconde il Pulpito del Diavolo: Finnich Glen, angolo segreto della Scozia

23 octobre 2026 à 14:00

Nella misteriosa campagna scozzese, tra folti boschi, prati smeraldo e strade che attraversano piccoli villaggi, si nasconde una frattura nella roccia profonda oltre 20 metri in cui scorre un torrente che attraversa uno stretto corridoio di pietra dalle incredibili sfumature rossastre. È Finnich Glen, una delle gole più suggestive della Scozia, conosciuta soprattutto con il soprannome di Devil’s Pulpit, il Pulpito del Diavolo.

Un nome che potrebbe sembrare inquietante, ma che nei fatti gli calza a pennello: le pareti sembrano chiudersi sopra l’acqua, il muschio riveste quasi interamente le superfici rocciose e la luce del giorno raggiunge il fondo soltanto attraverso le aperture lasciate dalla vegetazione.

A rendere ancora più particolare Finnich Glen contribuiscono le storie di presunti rituali druidici, le leggende legate al Diavolo e una celebre scena della serie televisiva Outlander. Ma, molto prima dell’arrivo delle telecamere, questa piccola meraviglia naturale aveva già attirato l’attenzione di viaggiatori e studiosi.

Origine, formazione e leggende di Finnich Glen

Il mistico spettacolo che possiamo ammirare oggi si deve all’azione dell’acqua sulla roccia. Per un lunghissimo periodo il Carnock Burn, un piccolo torrente, ha eroso progressivamente il terreno, incidendo gli strati di arenaria e formando una gola stretta e tortuosa. La corrente ha sfruttato le caratteristiche della pietra, consumandola lentamente e dando vita a un paesaggio che presenta superfici levigate, sporgenze e piccoli salti d’acqua.

L’arenaria appartiene alle formazioni sedimentarie caratteristiche di questa parte della Scozia. La sua colorazione rossastra è legata alla presenza di minerali contenenti ferro, mentre l’aspetto attuale della gola deriva dall’erosione esercitata dal torrente. Proprio la pietra contribuisce a uno degli effetti più sorprendenti: l’acqua che non smette mai di scorrere sembra assumere una tonalità rosso sangue, soprattutto nei tratti poco profondi. Nei fatti è “semplicemente” un fenomeno ottico legato al colore dell’arenaria sottostante, che diventa particolarmente evidente per via del contrasto con la vegetazione.

L’umidità costante, infatti, favorisce la crescita di muschi e felci che a loro volta rivestono le superfici verticali, mentre dall’alto pendono rami, radici e arbusti. Finnich Glen e Devil’s Pulpit vengono spesso utilizzati per indicare lo stesso luogo, ma in origine i nomi identificavano due elementi differenti.

Il primo si riferisce all’intera gola, mentre il secondo apparteneva a una particolare formazione rocciosa presente nel torrente. La pietra, dalla caratteristica sagoma tondeggiante simile a un fungo, ricorda proprio un piccolo pulpito naturale. Secondo una leggenda locale, il Diavolo avrebbe pronunciato i propri sermoni davanti ai suoi seguaci da quella stessa roccia, circondato dalle inquietanti acque rossastre.

Altri racconti gli attribuiscono un passato legato ai druidi, i sacerdoti delle antiche popolazioni celtiche, che avrebbero utilizzato la gola per cerimonie e riunioni segrete. Alcune versioni della tradizione popolare evocano persino rituali praticati dalle streghe.

Visitare Finnich Glen, tra la Scala di Giacobbe e i luoghi di Outlander

A disposizione dei (coraggiosi?) visitatori c’è un percorso sterrato che attraversa il bosco e segue il margine superiore della fenditura, dalla quale si intravedono le pareti rocciose e il torrente parecchi metri più in basso. Il passaggio più impegnativo è senza dubbio rappresentato dalla Jacob’s Ladder, la Scala di Giacobbe, conosciuta anche con il nome di Devil’s Steps, i Gradini del Diavolo.

Si tratta di un’antica scalinata grazie a cui scendere lungo uno dei fianchi della gola. I gradini sono irregolari, in parte deteriorati e spesso ricoperti di fango, per questo richiedono particolare attenzione anche durante la risalita. Non è impossibile intravedere delle corde lungo il tragitto, ma è bene sapere che sono prive di garanzie di manutenzione e sicurezza.

Sul fondo, quando le condizioni consentono di raggiungerlo, il paesaggio si riempie di pareti che diventano imponenti, la luce diminuisce e il torrente occupa buona parte dello spazio disponibile. Piccole cascate interrompono il corso dell’acqua, mentre le rocce assumono sfumature che vanno dal rosso mattone al marrone scuro.

Finnich Glen, Pulpito del Diavolo
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Alcune cascate dentro Finnich Glen

Tra le ragioni della sempre maggiore popolarità di Finnich Glen c’è la serie televisiva Outlander. La gola appare infatti nel sesto episodio della prima stagione, intitolato The Garrison Commander, e rappresenta la misteriosa St Ninian’s Spring, conosciuta anche con il nome di Liar’s Spring, la Fonte del Bugiardo.

Nella storia, Dougal MacKenzie conduce Claire Randall presso una sorgente alla quale vengono attribuiti poteri soprannaturali. Secondo la credenza raccontata dal personaggio, chi beve quell’acqua e pronuncia una menzogna subisce una terribile punizione. E, come è possibile immaginare, il paesaggio di Finnich Glen si presta perfettamente alla scena.

Finnich Glen presenta caratteristiche particolari durante tutto l’anno: in primavera e in estate la vegetazione appare particolarmente rigogliosa, mentre in autunno le foglie assumono tonalità dorate e ramate che contrastano con la pietra. Le condizioni meteorologiche, tuttavia, incidono moltissimo sulla possibilità di visita.

Anche dopo diversi giorni asciutti, la gola può conservare fango e superfici scivolose. Le precipitazioni possono inoltre aumentare la portata del Carnock Burn, rendendo rischioso l’accesso al fondo. Sono indispensabili scarpe da trekking con buona aderenza e abbigliamento adatto all’umidità. È opportuno evitare il percorso con pioggia, acqua alta, scarsa visibilità o dubbi sulla stabilità del terreno.

Dove si trova e come arrivare

L’affascinante Finnich Glen si trova nella Scozia centro-occidentale, nella regione amministrativa di Stirling, nei pressi dei villaggi di Killearn e Croftamie. In sostanza è poco distante dalla parte meridionale del Loch Lomond & The Trossachs National Park, una delle principali aree naturalistiche del Paese.

La posizione rende possibile inserire Finnich Glen in un itinerario nella zona di Loch Lomond, oppure durante un viaggio tra Glasgow e Stirling. Per raggiungere l’area in automobile si percorre la strada A809, nelle vicinanze dell’incrocio con la B834. Il punto di accesso alla gola si trova nei pressi del Finnich Bridge, il ponte che attraversa il Carnock Burn.

La questione del parcheggio merita particolare attenzione: la zona presenta spazi di sosta molto limitati e lungo diversi tratti stradali sono state introdotte restrizioni per impedire fermate pericolose. Se si vuole optare per i trasporti pubblici si può fare, ma consapevoli del fatto che è piuttosto complicato. Alcuni collegamenti della zona permettono di avvicinarsi ai villaggi circostanti, ma l’ultimo tratto richiede spostamenti su strade rurali, talvolta prive di marciapiedi. Orari e disponibilità degli autobus vanno verificati prima della partenza.

Negli ultimi anni sono stati proposti interventi per migliorare l’accoglienza dei visitatori, tra cui un centro dedicato, parcheggi e percorsi più sicuri. La presenza di questi progetti, tuttavia, va distinta dalle infrastrutture effettivamente disponibili al momento del viaggio.

Château de Breteuil, il castello vicino a Parigi dove le fiabe di Cenerentola e Pollicino prendono vita

Par : losiangelica
21 octobre 2026 à 15:30

Basta allontanarsi pochi chilometri dalla frenesia di Parigi per essere catapultati in un mondo fiabesco all’interno di un edificio che sembra volerci far pronunciare la frase “c’era una volta”. Viali incorniciati da alberi secolari e angoli da cartolina: Château de Breteuil non è uscito da un libro illustrato, anche se sembrerebbe. Simbolo della campagna francese, si raggiunge facilmente dal capoluogo e sembra essere questo il posto in cui Cenerentola ritrova la magia del ballo e Pollicino torna a lasciare traccia.

Il mood? Un mix irresistibile di royal vibes e nostalgia d’infanzia con irrinunciabili atmosfere da sogno. Perfetto per una gita fuori porta capace di far brillare gli occhi a tutte le età.

Château de Breteuil, il castello delle fiabe vicino a Parigi

Nascosto tra le colline verdi della Valle di Chevreuse, a Choisel, lo Château de Breteuil conquista già al primo sguardo: mattoni rosati, pietra chiara, tetti d’ardesia e aiuole geometriche compongono uno scenario decisamente da fiaba. Ci spostiamo indietro nel tempo fino al 1712 per la sua costruzione ma il dettaglio magico arriva dal legame di amicizia tra Charles Perrault, l’autore di fiabe, e Louis de Breteuil che ha ispirato la trasformazione del parco in un universo narrativo. E all’interno del castello francese c’è persino un tesoro degno di una leggenda: la preziosa Tavola di Teschen, realizzata nel 1779 e un tempo custodita dalla famiglia. Oggi non è più nel castello, ma fa parte delle collezioni del Louvre. Una vera chicca di storia, arte e diplomazia!

Cosa vedere a Château de Breteuil

Saloni raffinati, biblioteche, camere arredate e antiche cucine raccontano la vita quotidiana della nobiltà francese. A rendere tutto ancora più scenografico ci pensano circa cinquanta figure di cera del Musée Grévin: personaggi storici a grandezza naturale che popolano le sale e ricreano incontri, cerimonie e momenti familiari. Tra i protagonisti compaiono Maria Antonietta, Luigi XVI e Marcel Proust. Nelle dépendance del castello prendono vita otto fiabe di Charles Perrault attraverso scenografie, luci, suoni e personaggi animati. Cenerentola, Pollicino, Il Gatto con gli Stivali, Cappuccetto Rosso e La Bella Addormentata diventano piccoli mondi in cui immergersi.

Fuori, la magia cambia colore. Il parco si estende per 75 ettari tra giardini alla francese, specchi d’acqua, siepi scolpite e sentieri ombreggiati. Il romantico Giardino dei Principi regala fioriture, pergolati e angoli delicatissimi, mentre il labirinto di bosso invita a perdersi per gioco, proprio come in una fiaba. E per chi viaggia in famiglia? Aree picnic, prati e spazi gioco rendono la giornata rilassata, senza fretta e con tante occasioni per fermarsi a sognare. Il consiglio è di ritagliarsi almeno mezza giornata: a Breteuil la parte più bella è concedersi il tempo di curiosare.

Lo Château de Breteuil vicino a Parigi
Getty Images
Lo Château de Breteuil è un castello da fiaba

Dove si trova e come raggiungerlo

Non è lontano dal centro di Parigi lo Château de Breteuil che dista appena 35 o 40 chilometri nella zona sud ovest; per poterlo raggiungere l’opzione più comoda e pratica è sicuramente con un’auto magari da noleggiare durante una vacanza in loco. Si procede verso Saclay per poi girare in direzione Chevreuse o in alternativa si può prendere l’A10 uscendo a Rochefort-en-Yvelines. Per chi preferisce usare i mezzi pubblici si può acquistare il biglietto della RER B fino a Saint-Rémy-lès-Chevreuse, da dove proseguire in taxi o con i collegamenti locali disponibili.

Alessandro Callari, Booking: “Cresce l’interesse per luoghi meno scontati”

20 octobre 2026 à 16:38

Nel 2027, il turismo abbandonerà ogni copione prestabilito per dare spazio all’effetto sorpresa e all’imprevisto. I dati che emergono dalla ricerca “Travel Predictions 2027” di Booking.com evidenziano che il 77% dei viaggiatori pianifica soggiorni per cimentarsi in esperienze fuori dai propri schemi. L’81% sceglie la meta ideale facendosi guidare dalle emozioni. Il 65% mostra interesse per forme di turismo insolite, come il “turismo paranormale” alla scoperta di cripte misteriose.

L’indagine è stata condotta online tra luglio e agosto 2026 su un campione complessivo di 28.230 persone in 33 Paesi, coinvolgendo adulti che prevedono di viaggiare nei successivi 12-24 mesi. Le destinazioni sono state selezionate filtrando tra le mille più prenotate su Booking nella prima metà del 2026 e ordinandole in base alla crescita percentuale rispetto all’anno precedente.

Attraverso l’analisi dei dati di prenotazione (tra gennaio e giugno 2026), Booking ha selezionato dieci destinazioni emergenti (presentate senza un ordine di ranking specifico) ideali per i viaggiatori del 2027:

Le 10 mete di tendenza del 2027

Reims (Francia)

Famosa per le storiche maison e cantine di Champagne scavate nel gesso sotterraneo, offre anche un ricco patrimonio culturale dominato dalla Cattedrale di Notre-Dame de Reims (luogo d’incoronazione dei sovrani di Francia) e una vivace tradizione enogastronomica (come i biscuits roses). È collegata a Parigi in meno di 45 minuti di treno ad alta velocità.

Monterey (California, USA)

Situata sulla Central Coast, unisce paesaggi oceanici spettacolari, un passato industriale legato a John Steinbeck (Cannery Row) e il celebre Monterey Bay Aquarium. È perfetta per il whale watching, il kayak tra le foreste di kelp e percorrere la scenografica 17-Mile Drive.

Sendai (Giappone)

Principale città della regione del Tohoku, offre ampi spazi naturali lontani dai flussi di massa, unendo uno stile di vita rilassato a testimonianze storiche come il Castello di Sendai e il mausoleo Zuihoden. È celebre per la lingua di manzo alla griglia (gyutan) e vicina alle sorgenti termali di Akiu Onsen e alla baia di Matsushima.

Rosario (Argentina)

Città creativa e informale adagiata sul fiume Paraná, nota per la passeggiata della Costanera, il vivace quartiere di Pichincha (ricco di jazz bar e locali), il Mercado del Patio e i legami storici con figure come Che Guevara e Lucio Fontana.

Puri (India)

Situata nell’India orientale sul Golfo del Bengala, unisce ampie spiagge sabbiose a tradizioni spirituali e di pesca. Ospita il sacro Tempio di Jagannath e rappresenta la porta d’accesso per il Tempio del Sole di Konark (UNESCO) e il lago Chilika.

Christchurch (Nuova Zelanda)

Rinata dopo i terremoti del 2010-2011, si è affermata come una delle realtà urbane più dinamiche e creative del Paese, attraversata dal fiume Ōtākaro Avon e vicina alle Alpi Meridionali e a Hagley Park.

Bratislava (Slovacchia)

Capitale a misura d’uomo lungo il Danubio, offre un centro storico medievale, palazzi barocchi, l’iconico castello sulla collina, mercati vivaci e vicinanza ai vigneti dei Piccoli Carpazi (Pezinok e Modra). Si trova a breve distanza da Vienna e Budapest.

Goiânia (Brasile)

Una delle prime città pianificate del Sudamerica (anni ’30), famosa per i suoi viali alberati, l’architettura Art Déco, il Mercado Municipal (con i prodotti tipici del Cerrado) e una vivace scena culturale e notturna nei quartieri di Setor Marista e Bueno.

Pescara (Italia)

Meta della costa adriatica caratterizzata da ampi litorali sabbiosi, ritmi rilassati, ottima cucina marinara (come il brodetto alla pescarese) e itinerari culturali legati a Gabriele D’Annunzio e al Museo delle Genti d’Abruzzo.

Asunción (Paraguay)

Capitale accogliente e ricca di contrasti, dal vivace Mercado 4 (tra erbe per il tereré e piatti tipici come il mbeju) ai monumenti storici come il Palacio de los López, fino ai locali e ristoranti contemporanei del quartiere Villa Morra.

Le evidenze della ricerca

Alla luce dei fatti, abbiamo chiesto un commento ad Alessandro Callai, Regional Manager Italia in Booking.com.

Alessandro, il mondo dei viaggi segue con grande attenzione il vostro report annuale. Quest’anno, nell’ambito di “Travel Predictions 2027”, sta suscitando particolare interesse la lista delle “Trending Destinations”. Di cosa si tratta esattamente?

Le nostre “Travel Predictions 2027” si basano su una ricerca condotta su oltre 28.000 viaggiatori in 32 Paesi e territori. Insieme alle previsioni, presentiamo anche le nostre “Trending Destinations”: dieci mete verso cui l’interesse è in crescita. Abbiamo stilato la lista sulla base dei nostri dati di prenotazione. Per essere incluse, le destinazioni dovevano figurare tra le mille più prenotate su Booking.com nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2026. Le abbiamo poi ordinate in base alla crescita su base annua, con un limitato intervento editoriale per garantire un’adeguata varietà geografica. Ne è nata una lista eterogenea, che spazia da Sendai, in Giappone, a Goiânia, in Brasile, fino a Christchurch, in Nuova Zelanda.

Guardando questa lista internazionale, c’è un elemento ricorrente che accomuna destinazioni così diverse?

Molte di queste località si trovano vicino a mete più conosciute. Bratislava è a breve distanza da Vienna e Budapest. Reims è una meta a sé, non soltanto una gita in giornata da Parigi. Monterey, in California, offre una piacevole fuga affacciata sull’oceano. A unirle potrebbe essere più una sensazione che una caratteristica geografica. I viaggiatori sembrano attratti da città con una ricca vita culturale, dove possono rallentare e prendersi tutto il tempo che vogliono. Pensiamo a un pranzo che si prolunga fino al pomeriggio, o a una passeggiata senza una meta precisa. Sono luoghi da esplorare senza fretta, soffermandosi sui dettagli e lasciando che la giornata segua il suo corso. Forse il filo conduttore è proprio questo: il piacere della scoperta, a un ritmo più disteso.

E in Italia spicca Pescara. Come si inserisce in questo scenario?

Siamo orgogliosi che Pescara figuri tra le nostre “Trending Destinations”. L’Italia è una meta da sogno per molti viaggiatori internazionali, ma l’attenzione si concentra spesso sulle grandi città d’arte, come Roma e Firenze, o su località costiere molto amate, come la Costiera Amalfitana, il Gargano e il Salento. Pescara dimostra che c’è molto altro da scoprire lungo la costa adriatica, in Abruzzo. E riflette una tendenza che osserviamo anche nelle altre destinazioni: cresce l’interesse per luoghi meno scontati.

In “Travel Predictions 2027” parlate anche di “Going Off-Script” e “Vibe Check-In” (scegliere in base al proprio stato d’animo). In che modo Pescara si collega a queste nuove tendenze?

Pensiamo che sia in sintonia con entrambe. Dalla nostra ricerca emerge che il 77% dei viaggiatori è interessato a un viaggio del tutto fuori dai propri schemi, mentre l’81% sceglierebbe una destinazione soprattutto in base a come desidera sentirsi. Pescara è ideale per chi cerca un ritmo più lento: un lungo litorale sabbioso da esplorare a piedi o in bicicletta, mattinate in riva al mare e serate scandite dai tempi dell’aperitivo.

Quali altri elementi, secondo lei, rendono Pescara una destinazione così promettente per il prossimo anno?

Pescara racchiude molti degli aspetti che rendono speciale un viaggio in Italia: un’ottima cucina, una vivace vita culturale, il piacere di stare al mare e tanti luoghi meno conosciuti da esplorare nei dintorni. È una destinazione che invita i viaggiatori ad andare oltre le mete più familiari e a scoprire un volto diverso dell’Italia. Per questo, Pescara è una meta entusiasmante da esplorare nel 2027 e negli anni a venire.

Forbes si innamora della costa laziale: l’angolo d’Italia dove rivivono i miti degli dèi

Par : losiangelica
19 octobre 2026 à 12:00

Che l’Italia continui ad affascinare i turisti e i viaggiatori di tutto il mondo è chiaro, ma ci sono angoli lontani dalle classiche città d’arte che meritano di essere scoperti e tra essi c’è proprio la costa laziale, un angolo di paradiso dove rivivono i miti degli déi come racconta Forbes nel suo omaggio. Le rovine affacciate direttamente sul mare, le grotte misteriose e le leggende continuano ad attraversare i secoli mentre il Tirreno lambisce le coste dei borghi bianchissimi. Tra storia e mito, ecco i luoghi della costa laziale che hanno incantato il Forbes.

La costa laziale omaggiata dal Forbes

Siamo non lontani da Roma e a ricordarci la meraviglia di questo luogo è il Forbes che in un articolo dedicato ha sottolineato il fascino del percorso che congiunge San Felice Circeo a Gaeta ricordando le avventure di Ulisse e le tracce di un Medioevo ancora visibili.

Da queste parti, infatti, la mitologia non è soltanto qualcosa da leggere sui libri. Prende forma nel promontorio legato alla maga Circe, nelle antiche dimore imperiali e nei santuari che dominano il paesaggio dall’alto. La testata americana propone un itinerario di due giorni che parte dal Giardino di Ninfa, nell’entroterra pontino, e attraversa alcune delle località più suggestive della Riviera di Ulisse.

Cosa vedere lungo la costa laziale

Il viaggio può cominciare lontano dalla spiaggia, in un luogo che sembra appartenere a un altro mondo. Il Giardino di Ninfa, ai piedi dei Monti Lepini, è un intreccio di ruscelli, ponticelli, fiori e antiche rovine medievali avvolte dalla vegetazione. Il nome richiama le divinità delle acque sorgive, venerate in un antico santuario della zona. E passeggiando tra i resti delle chiese e le piante rigogliose non è difficile immaginare le ninfe nascoste tra i riflessi dell’acqua.

Giardini di Ninfa nel Lazio
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L’incanto dei Giardini di Ninfa

Ci si sposta poi verso il mare dove si possono incontrare alcune delle più affascinanti leggende della mitologia greca; a San Felice Circeo il profilo del promontorio richiama proprio la figura della maga Circe protagonista dell’Odissea. Il borgo con un fascino mediterraneo irresistibile invita a rallentare ed esplorare i sentieri attorno al paese. Altra tappa irrinunciabile quella di Terracina dove si trovano i resti del tempio di Giove Anxur. Le grandi arcate dell’antico santuario romano incorniciano un panorama che abbraccia la costa e, nelle giornate limpide, raggiunge le Isole Pontine. Sotto, la città si distende tra il centro storico e le spiagge sabbiose. Un contrasto meraviglioso: da una parte la grandiosità dell’antica Roma, dall’altra la leggerezza di una giornata al mare.

Case color latte, scalinate che si rincorrono e il blu del mare che compare all’improvviso tra i vicoli. Sperlonga ha tutto il fascino dei borghi mediterranei che fanno venire voglia di prolungare le vacanze. Eppure, dietro questa bellezza da cartolina, si nasconde una storia sorprendente. L’imperatore Tiberio scelse proprio questo tratto di costa per una delle sue residenze, impreziosita da una grotta naturale decorata con monumentali sculture ispirate alle avventure di Ulisse. Oggi i gruppi scultorei, tra cui quelli dedicati a Polifemo e Scilla, sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga.

Il borgo marinaro di Sperlonga
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L’affascinante borgo marinaro di Sperlonga

L’ultima tappa profuma di salsedine, storia e dolce vita. Gaeta accoglie i viaggiatori con il suo porto, le stradine del centro storico e l’imponente Castello Angioino-Aragonese, che domina il paesaggio. Anche il nome della città si perde nella leggenda: secondo il racconto virgiliano, sarebbe legato a Caieta, la nutrice di Enea. Poco lontano, sul Monte Orlando, il mausoleo di Lucio Munazio Planco ricorda invece il passato romano della città. Ma Gaeta sa essere anche semplicemente romantica. Basta seguire il profilo della costa, scoprire le calette nascoste tra le rocce e lasciarsi sorprendere dai panorami sul golfo.

Tra crateri ribollenti e leggende di draghi: alla scoperta dei vulcani di fango di Berca, in Romania

18 octobre 2026 à 14:00

Il visitatore si ritrova al cospetto di un terreno grigio, screpolato e attraversato da sottili rivoli di fango che scendono lungo piccoli coni dalla forma sorprendentemente regolare. Ogni tanto avverte anche un gorgoglio, poi poco dopo una bolla si gonfia lentamente, scoppia e lascia sulla superficie un cerchio che svanisce nel giro di pochi secondi. Tutto intorno succede la magia: colline verdi e un paesaggio rurale che sembra appartenere a un mondo completamente diverso.

Benvenuti ai vulcani di fango di Berca, conosciuti in Romania con il nome di Vulcanii Noroioși, uno dei fenomeni geologici più particolari dell’Europa orientale. Si trovano nella contea di Buzău, nella regione storica della Muntenia, ai piedi della curvatura dei Carpazi, e hanno una caratteristica che li rende particolarmente affascinanti: sono (piccoli) vulcani veri e propri, ma al posto della lava incandescente emettono fango freddo.

Alcune di queste formazioni raggiungono diversi metri di altezza, altre assomigliano a minuscoli crateri appena “sbocciati” dal sottosuolo. La vegetazione, quasi completamente assente nelle aree più attive, accentua il carattere surreale di questo territorio, talvolta soprannominato le Porte dell’Inferno. Dal 2022, i vulcani fanno parte del Buzău Land UNESCO Global Geopark, un territorio riconosciuto per il suo straordinario patrimonio geologico e culturale.

Origine, formazione e leggende dei vulcani di fango di Berca

Il sottosuolo di Buzău si caratterizza per la presenza di idrocarburi, acque sotterranee e strati di rocce argillose. I gas naturali (soprattutto metano) risalgono attraverso fratture e discontinuità del terreno, trascinando acqua e sedimenti fini. Durante la risalita, questi materiali si mescolano fino a formare una sostanza densa che raggiunge la superficie attraverso piccole aperture.

Vulcani di Berca, Romania
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Il ribollire dei vulcani di Berca

La pressione provoca il caratteristico ribollio, sebbene il fango sia freddo.  Una volta espulso scivola lungo i bordi del cratere, si accumula e progressivamente si asciuga. Le successive eruzioni depositano nuovi strati sui precedenti, contribuendo alla formazione dei piccoli edifici conici. L’attività è continua ma variabile, perché alcune bocche si esauriscono mentre altre si aprono nelle vicinanze e le colate modificano lentamente il profilo delle distese argillose.

Molto prima delle spiegazioni scientifiche, però, gli abitanti di questo angolo di Romania avevano cercato nelle creature fantastiche una risposta a quelle strane manifestazioni sotterranee. Secondo una leggenda locale, la terra grigia e screpolata ricorderebbe la pelle di un enorme drago nascosto nelle profondità.

Il movimento del fango, quindi, sarebbe legato alla presenza del mostro che ancora oggi vivrebbe sotto le colline. Un’altra narrazione racconta di un drago a sette teste, la cui storia è oggi richiamata anche lungo il percorso tematico di Pâclele Mici.

Visitare i vulcani di fango di Berca, cosa vedere tra crateri e paesaggi lunari

La visita si sviluppa principalmente tra Pâclele Mari e Pâclele Mici, le due aree più conosciute della riserva che sono anche connesse tra loro da un itinerario escursionistico. Alle distese argillose, quasi prive di vegetazione, si alternano pendii erbosi, con il contrasto tra il verde delle colline e il grigio minerale dei crateri.

Pâclele Mari si trova su un altopiano arido di circa 22 ettari pieno di rilievi conici, canali scavati dalle colate e bocche ancora attive. Il sito ospita un’enorme struttura di fango dalla forma simile a un vulcano a scudo, considerata dal geoparco il più grande vulcano di fango d’Europa. Sulla sua superficie si sviluppano numerosi coni secondari, alcuni dei quali continuano a espellere materiale argilloso.

Avvicinandosi si nota con abbastanza chiarezza che le superfici asciutte presentano crepe geometriche e croste sottili, mentre le colate recenti hanno un aspetto lucido che tende al metallico. L’erosione ha inciso inoltre profondi solchi nei pendii, formando minuscoli canyon che sembrano riprodurre (ovviamente in scala ridotta) i grandi paesaggi desertici.

Pâclele Mici, dal canto suo, presenta un ambiente altrettanto spettacolare, con numerose aperture distribuite su un’estesa superficie argillosa. Il geoparco lo identifica come il più vasto campo di vulcani di fango d’Europa. Al centro dell’altopiano emerge un cono più imponente con due grandi crateri attivi, da cui è possibile osservare il ritmo irregolare delle emissioni.

Chi desidera conoscere altre manifestazioni del fenomeno può raggiungere l’area di Beciu, che si distingue soprattutto per la presenza di pozze fangose in continua agitazione. Il nome romeno Fierbători richiama proprio l’impressione di un liquido in ebollizione.

Altrettanto interessante è la componente botanica della riserva: le elevate concentrazioni saline limitano fortemente la crescita delle specie comuni, ma favoriscono alcune piante alofile, adattate a condizioni ambientali difficili. Ne sono degli esempi Nitraria schoberi e Atriplex verrucifera, specie rare nel paesaggio romeno.

Dove si trovano e come arrivare

I vulcani si trovano nella contea di Buzău, nella Romania sudorientale, a circa 130 km in linea d’aria da Bucarest. La principale città di riferimento è la stessa Buzău, dalla quale si raggiunge l’area attraverso la strada nazionale DN10 in direzione Brașov. L’automobile rappresenta la soluzione più pratica, considerando la posizione rurale e la distribuzione dei diversi siti.

Per esplorare Pâclele Mari e Pâclele Mici è consigliabile riservare almeno 2-3 ore, aumentando il tempo a disposizione per includere Beciu e le altre attrazioni del territorio. La primavera e l’autunno sono generalmente i periodi più indicati, purché le giornate siano asciutte. È fondamentale mantenersi sui percorsi consentiti, evitando di calpestare i bordi fragili dei crateri o avvicinarsi eccessivamente alle pozze.  Prima della partenza conviene inoltre verificare apertura e condizioni di accesso, soprattutto dopo le precipitazioni.

Cosa fare a Halloween 2026 in Italia: 7 idee originali tra brividi e divertimento per tutti

14 octobre 2026 à 14:01

Se siete alla ricerca di ispirazione per trascorrere una festa di Halloween diversa dal solito, qui potete trovare i migliori spunti originali: tra borghi avvolti dal mistero, boschi illuminati dalle lanterne, musei a tema e parchi divertimento trasformati in mondi da brivido, quest’anno lo Stivale offre molte occasioni per vivere con gli amici o la famiglia (a qualsiasi età) la festa più spaventosa dell’anno.

Ecco alcune idee curiose per festeggiare Halloween 2026 in Italia.

Halloween Mystery Fest, il primo Halloween storico in Italia (MC)

Dal 30 ottobre al 1° novembre 2026, il centro storico di Montelupone, in provincia di Macerata, ospita l’Halloween Mystery Fest, il primo Halloween storico in Italia. Per l’occasione, il borgo si anima con cinque esperienze tra racconti, spettacoli e storie locali, per regalare momenti sospesi tra magia, mistero e avventure ai partecipanti di ogni età.

La novità è La Cantina del Matto, un’escape room in una cantina settecentesca, ispirata a una vicenda realmente accaduta nelle stanze in cui si gioca: dura un’ora e costa 25 euro (prezzo ridotto a 20 euro per i bambini sotto i 10 anni). In programma anche un tour teatrale tra i vicoli, spettacoli al Parco Franchi e al teatro, compreso uno dedicato alle creature leggendarie marchigiane e alle famiglie. Le attività nel borgo sono a ingresso gratuito, mentre gli spettacoli sono a pagamento: i biglietti partono da 8 euro.

Halloween al Museo della Scienza di Milano

Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano propone attività per famiglie nei weekend del 24-25 ottobre e 31 ottobre-1° novembre 2026. Si va dagli esperimenti con gli inchiostri invisibili e la creazione di creature fantastiche ai laboratori con zucche di stoffa o dipinte, fino a un labirinto programmabile. Per i bambini dai 3 ai 6 anni, inoltre, c’è un laboratorio sensoriale dedicato a stelle e costellazioni immaginarie.

Nel weekend di Halloween si aggiungono la visita guidata I segreti del Museo, consigliata dai 7 anni, ed Emergenza Fantasmi, un’avventura in realtà virtuale dai 12 anni. Le attività dei laboratori e del Playlab sono incluse nel biglietto d’ingresso (13 euro intero, 8 euro ridotto), ma vanno prenotate online con un euro di prevendita.

Halloween al Museo della Scienza di Milano
©Matteo Gallazzi
Halloween al Museo della Scienza di Milano

Halloween Park a Catania: casa infestata e labirinti paurosi

Dal 23 ottobre al 1° novembre 2026, gli spazi delle Ciminiere di Catania ospitano l’Halloween Park, un’area di 15mila metri quadrati interamente dedicata alla festa più spaventosa dell’anno. Si tratta del primo parco del Sud Italia interamente a tema Halloween e tra le attrazioni annunciate ci sono una casa infestata ispirata alla leggenda di Blackwood Manor, i labirinti di Dracula e del Delirio, il treno fantasma e arene di realtà virtuale.

In programma anche spettacoli dal vivo, acrobazie, animazione e dj set… insomma tutto quello che si può desiderare da un parco a tema Halloween. Non mancano anche proposte per i più piccoli, tra laboratori, giochi, gonfiabili e tante altre attività.

La lanternata a Paluzza, camminata tra antiche leggende (UD)

Nel borgo di Paluzza, nella Carnia, in provincia di Udine, la notte di Halloween è speciale e si lega alla Not dalis Muars, la tradizione delle zucche intagliate che richiama il ricordo dei defunti.

Le lanterne per la suggestiva camminata nel bosco a
Visit Zoncolan
Le lanterne per la suggestiva camminata nel bosco a Paluzza

Il 31 ottobre e il 1° novembre 2026, dalle 20, Visit Zoncolan propone “Anime migranti”: una passeggiata guidata nei boschi e nelle radure attorno all’antica Torre Moscarda accompagnati dalle luci delle lanterne e da racconti popolari e memorie legate alla montagna.

Una chicca? Al termine dell’esperienza si assaggiano i cjarsòns, ravioli tipici carnici con un ripieno che unisce sapori dolci e salati, accompagnati immancabilmente dal vino.

Lanternata a Paluzza
Visit Zoncolan
La Lanternata a Paluzza

Halloween nei parchi divertimento più belli d’Italia

Una delle migliori idee per trascorrere la festa di Halloween a base di pura adrenalina è quella di raggiungere uno dei parchi divertimento più belli d’Italia. Quest’anno si festeggia tra giostre, spettacoli e attrazioni a tema, con proposte per diversi livelli di coraggio.

A Roma, Luneur Park si trasforma nella Luna Monsters School fino al 1° novembre, tra giostre, baby dance, laboratori creativi e il Labirinto Perduto. Il 24 ottobre arrivano Ninna e Matti, con due spettacoli e un meet & greet; il 31 ottobre, invece, il parco resta aperto fino alle 23, con parate e fuochi d’artificio.

A Leolandia, l’appuntamento con HalLEOween è in corso dal 18 settembre: ogni sabato sera tornano le Crazy HalLEOween Nights, tra attrazioni, dj set e street food. Ci sono oltre 50 attrazioni, spettacoli dal vivo e la parata a tema. E per chi ama la velocità c’è la suggestiva montagna russa Reveяsum.

Giostre e spettacoli per Halloween a Leolandia
Ufficio Stampa
Giostre e spettacoli per Halloween a Leolandia

Al CavallinoMatto, nei weekend di ottobre, si può affrontare l’Horror Forest, un percorso da brivido consigliato a partire dai 10 anni. Il 31 ottobre il parco è aperto fino alle 20 e il 1° novembre fino alle 19; in entrambi i giorni è in programma l’evento Dream’s Halloween. Accanto alle attrazioni horror ci sono anche punti informativi dedicati alla prevenzione e alla donazione del sangue.

Halloween al CavallinoMatto
Ufficio Stampa
Halloween al parco CavallinoMatto

Per chi cerca brividi più intensi, Cinecittà World propone fino al 1° novembre la Horror House, il roller coaster indoor Inferno e, per i più piccoli, lo Spooky Town Playground. A MagicLand, dal 3 ottobre al 1° novembre, si trovano sette horror maze, la Fattoria delle Zucche e il Ghost Park, mentre Mirabilandia festeggia fino al 1° novembre con l’area horror Suburbia, tunnel e percorsi pensati anche per famiglie e bambini. A Gardaland, infine, il Magic Halloween prosegue fino al 1° novembre, tra creature enigmatiche, zucche e scenografie immersive.

Halloween a Cinecittà World
Ufficio Stampa
Halloween da brividi a Cinecittà World

Halloween in una escape room a tema horror

Per una serata di Halloween davvero diversa dal solito, si può sfidare la paura in una escape room a tema. Secondo i dati di EscapeRoomMap, in Italia sono 216 le stanze horror: circa una su quattro tra quelle censite, distribuite in 66 città.

Roma è la città che ne conta di più (35), seguita da Milano con 15 e da Torino con 11. Ma ce ne sono tantissime altre sparse lungo lo stivale. Sul sito ufficiale di EscapeRoomMap è possibile trovarne molte vicino a casa per un Halloween originale insieme ai propri amici… c’è solo l’imbarazzo della scelta!

Halloween nei campi di zucche più spettacolari

La festa più spaventosa dell’anno si può vivere anche di giorno, tra zucche da raccogliere e decorare, labirinti, giochi e scenografie autunnali. I pumpkin patch italiani sono una meta perfetta per una gita in famiglia o con gli amici. A Shirin, a Ornago, il campo resta aperto fino al 1° novembre, mentre alla Flover Farm di Bussolengo si passeggia tra oltre 30 varietà di zucche in un pumpkin patch di 20mila metri quadrati.

Il Campo delle Zucche di Flover Farm a Bussolengo
Ufficio Stampa
Il Campo delle Zucche di Flover Farm a Bussolengo

Per chi vuole prolungare la gita oltre Halloween ci sono il Villaggio delle Zucche di PuraVida Farm, in provincia di Pavia, e Tulipania, a Bonate Sopra: entrambi accolgono i visitatori fino all’8 novembre, con raccolta, laboratori e attività per famiglie. Altri indirizzi, date e informazioni sono nella nostra guida sui campi di zucche più belli d’Italia nel 2026.

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