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Aujourd’hui — 7 novembre 2026SiViaggia

I luoghi da sogno di Possible Love, il film coreano vincitore del Leone d’Argento a Venezia

6 novembre 2026 à 18:00

Leone d’Argento alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia e in lizza per rappresentare la Corea del Sud agli Oscar 2027, il nuovo film Possible Love, di Lee Chang-dong, pone al centro sentimenti universali come l’amore, il desiderio, il bisogno di libertà.

Sullo sfondo, troviamo angoli affascinanti, ricchi di natura e di storia, spesso fuori dai circuiti più turistici, ma non per questo meno interessanti da esplorare e utili per capire la cultura locale. Scopriamo insieme le location del film disponibile su Netflix dal 6 novembre 2026.

Di cosa parla

Ispirato alla vicenda reale di uno dei più grossi licenziamenti collettivi avvenuti in Corea negli anni recenti, Possible Love racconta di come Ho-seok, un operaio che ha appena perso il lavoro in fabbrica, sua moglie Mi-ok e il figlio Cheol stiano affrontando questa nuova delicata fase familiare. L’incontro con la documentarista Ye-ji, intenzionata a raccontare la storia di Ho-seok e dei suoi colleghi in un lavoro sulle lotte sindacali, e più ancora quello con suo marito Sang-woo, un facoltoso imprenditore, è destinato a cambiare tutto: soprattutto gli equilibri interni di entrambe le coppie.

Di cosa parla "Possible Love", il nuovo film di Lee Chang-dong disponibile su Netflix
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Possible Love”

Dov’è stato girato il film

Il nuovo film di Lee Chang-dong è stato girato interamente in Corea del Sud. Il lavoro di produzione, scenografi e location manager si è concentrato a individuare set che rispecchiassero l’interiorità dei personaggi, ne enfatizzassero le emozioni e le rendessero immediatamente percepibili davanti allo schermo, generando coinvolgimento. La straordinaria varietà paesaggistica del Paese ha rappresentato in questo senso un vantaggio non indifferente.

La casa operaia di una delle coppie

Molte delle scene, soprattutto iniziali, di Possible Love sono ambientate nella modesta abitazione di Ho-seok e Mi-ok. Non si conoscono dettagli esatti su dove siano state girate, ma è evidente che il riferimento è ai quartieri popolari che non mancano in nessuna grande città sudcoreana e che spesso mettono in evidenza i profondi contrasti tra la vecchia edilizia urbana e i moderni sviluppi metropolitani.

Dov'è stato girato il nuovo film di Lee Chang-dong "Possible Love"
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Possible Love” ambientata in una modesta casa operaia

La costa sudorientale della Corea

A proposito di contrasti, a nessuno può sfuggire quello con la fastosa abitazione vista mare dell’altra coppia protagonista del film, Ye-ji e Sang-woo. Le scene ambientate qui sarebbero state girate, secondo diverse fonti online, sulla costa sudorientale della Corea del Sud: nella provincia del Gyeongsang Meridionale, per l’esattezza.

Corea del Sud: dov'è stato girato il film "Possible Love"
iStock
Un tratto della splendida costa sudorientale della Corea del Sud

Si tratta di un’area di grande interesse naturalistico e paesaggistico segnata da promontori brulli, scogliere a picco sul mare alternate a pittoreschi villaggi tradizionali e templi buddisti tra i più antichi e venerati del Paese. Sullo schermo chi ha una certa familiarità con la zona può riconoscere facilmente le spiagge incontaminate e dalle acque cristalline del Gyeongsang Meridionale.

La regione dell’Honam

Tra le location di Possible Love è segnalata anche la regione dell’Honam e, più nel dettaglio, la South Jeolla Province e la North Jeolla Province: qui sarebbero state girate numerose sequenze di esterni.

Sud Corea: quali sono le location del nuovo film di Lee Chang-dong
Ufficio stampa Netflix
Una scena in esterni di “Possible Love”

Gli affascinanti paesaggi naturali sono del resto le principali attrazioni della zona che non manca comunque di templi, villaggi tradizionali, locande dove assaggiare la cucina tipica coreana (che ne hanno fatto, anzi, nel tempo una delle capitali culinarie del Paese). Le immagini che scorrono sullo schermo richiamano quelle degli straordinari parchi e riserve naturali, come la famosa Baia di Suncheon ricoperta da distese di canneti.

Hier — 6 novembre 2026SiViaggia

Sono 5 i ristoranti italiani tra i 50 migliori al mondo: ecco dove si trovano, dall’Alto Adige all’Abruzzo

6 novembre 2026 à 08:00

L’Italia si conferma ancora una volta una delle grandi protagoniste della gastronomia internazionale. Nella nuova classifica The 50 Best Restaurants 2026, che ogni anno seleziona alcuni dei migliori ristoranti del pianeta, sono ben 5 i locali italiani che hanno conquistato un posto tra i primi 50. Dalle Langhe alle montagne dell’Alto Adige, passando per l’Emilia-Romagna, l’Abruzzo e il Veneto, questi luoghi del gusto sono immersi in paesaggi splendidi tra borghi, città eleganti e colline ricoperte di vigneti, e sanno dimostrare quanto la cucina italiana sappia distinguersi sulla scena mondiale.

A conquistare la vetta della classifica globale è stato invece un ristorante spagnolo, l’Asador Etxebarri, che ha preceduto il Gaggan di Bangkok e l’Alchemist di Copenhagen. Ma quali sono i ristoranti italiani da conoscere e, magari, da raggiungere durante il prossimo viaggio o la prossima gita fuori porta? Ecco gli indirizzi premiati.

I cinque ristoranti italiani tra i migliori al mondo

Il ristorante italiano che ha ottenuto il piazzamento più alto nella classifica The 50 Best Restaurants 2026, al 20° posto, è Piazza Duomo: sorge al Alba, in piazza Risorgimento, nel cuore delle Langhe. Un territorio celebre per i suoi vigneti, i borghi e le eccellenze enogastronomiche. Il ristorante, guidato dallo chef Enrico Crippa, vanta tre stelle Michelin ed è inserito in un contesto ideale per coloro che vogliono esplorare il territorio tra cucina d’autore, paesaggi collinari e grandi vini.

Il secondo ristorante italiano che troviamo scorrendo la classifica, al 24° posto, è Al Gatto Verde di Modena (città elogiata di recente dalla stampa estera). New entry nella top 50, questo locale si trova a Casa Maria Luigia, il progetto di ospitalità di Massimo Bottura, ed è guidato dalla chef Jessica Rosval. Il ristorante ha conquistato una stella Michelin, mentre per la chef il 2026 è un anno particolarmente importante: oltre al piazzamento del locale, ha ricevuto il Best Female Chef Award, riconoscimento assegnato per la sua tecnica di cottura alla brace e per l’impegno nella sostenibilità e nell’inclusione sociale. Tra i suoi progetti c’è anche Roots, ristorante sociale fondato per offrire alle donne migranti opportunità di formazione e lavoro nel mondo della cucina.

Dalla pianura emiliana saliamo verso l’Appennino abruzzese, dove troviamo Reale, altro nome italiano presente nella prestigiosa graduatoria (al 27° posto). Si trova all’interno di Casadonna, un ex monastero trasformato in luogo di ospitalità e alta cucina. Guidato dallo chef Niko Romito, il ristorante è insignito di tre stelle Michelin. La sua posizione, immersa nel paesaggio montano di Castel di Sangro, lo rende una meta da abbinare alla scoperta di uno degli angoli più suggestivi d’Abruzzo.

Anche l’Alto Adige trova spazio nella top 50 con Atelier Moessmer Norbert Niederkofler, a Brunico, al 38° posto. Il ristorante, che vanta tre stelle Michelin, è legato alla filosofia culinaria dello chef Norbert Niederkofler, che ha fatto della valorizzazione del territorio e degli ingredienti locali un elemento centrale del suo lavoro. Un indirizzo che si inserisce in un contesto alpino di grande fascino, immerso tra montagne imponenti, boschi e paesaggi che sanno cambiare continuamente volto con il susseguirsi delle stagioni.

Chiude la cinquina italiana Le Calandre, a Rubano, in provincia di Padova (al 43° posto della graduatoria mondiale). Fondato nel 1981 da Erminio Alajmo e Rita Chimetto, porta la firma dello chef Massimiliano Alajmo, che ne ha assunto la guida in cucina nel 1994 insieme al fratello Raffaele, e dal 2003 vanta tre stelle Michelin. Il ristorante porta il Veneto nella classifica internazionale e completa una rappresentanza italiana che attraversa territori e tradizioni differenti. Un altro indirizzo da segnare per chi ama trasformare un viaggio in un’occasione per scoprire anche le eccellenze della tavola.

La classifica completa

L’Italia festeggia cinque presenze, ma la graduatoria offre anche l’occasione per scoprire indirizzi gastronomici d’eccellenza in giro per il mondo. In testa c’è la Spagna, con Asador Etxebarri, mentre l’Asia si distingue con diversi ristoranti di Bangkok, Hong Kong e Seul.

Ecco tutti i 50 locali premiati, da segnare per un’esperienza gourmet insolita durante il prossimo viaggio:

  1. Asador Etxebarri: Atxondo (Paesi Baschi, Spagna);
  2. Gaggan: Bangkok (Thailandia);
  3. Alchemist: Copenaghen (Danimarca);
  4. Quintonil: Città del Messico (Messico);
  5. Wing: Hong Kong (Cina);
  6. The Chairman: Hong Kong (Cina);
  7. Kjolle: Lima (Perù);
  8. Kadeau: Copenhagen (Danimarca);
  9. Diverxo: Madrid (Spagna);
  10. Plénitude: Parigi (Francia);
  11. Atomix: New York (Stati Uniti);
  12. Sorn: Bangkok (Thailandia);
  13. Mérito: Lima (Perù);
  14. Sühring: Bangkok (Thailandia);
  15. Odette: Singapore (Singapore);
  16. Tuju: San Paolo (Brasile);
  17. Mingles: Seul (Corea del Sud);
  18. Nusara: Bangkok (Thailandia);
  19. Jan: Monaco di Baviera (Germania);
  20. Piazza Duomo: Alba (Piemonte, Italia);
  21. Meet the Bund: Shanghai (Cina);
  22. Boragó: Santiago (Cile);
  23. Vyn: Skillinge (Svezia);
  24. Al Gatto Verde: Modena (Emilia-Romagna, Italia);
  25. Lasai: Rio de Janeiro (Brasile);
  26. Masque: Mumbai (India);
  27. Reale: Castel di Sangro (Abruzzo, Italia);
  28. Trèsind Studio: Dubai (Emirati Arabi Uniti);
  29. Enigma: Barcellona (Spagna);
  30. Steirereck: Vienna (Austria);
  31. Celele: Cartagena (Colombia);
  32. Potong: Bangkok (Thailandia);
  33. Elkano: Getaria (Paesi Baschi, Spagna);
  34. Le Coquillage: Saint-Méloir-des-Ondes (Francia);
  35. La Colombe: Città del Capo (Sudafrica);
  36. Ru Yuan: Hangzhou (Cina);
  37. Nuema: Quito (Ecuador);
  38. Atelier Moessmer Norbert Niederkofler: Brunico (Trentino-Alto Adige, Italia);
  39. Schloss Schauenstein: Fürstenau (Svizzera);
  40. Jordnær: Copenaghen (Danimarca);
  41. Onjium: Seul (Corea del Sud);
  42. Bozar: Bruxelles (Belgio);
  43. Le Calandre: Rubano (Veneto, Italia);
  44. Don Julio: Buenos Aires (Argentina);
  45. Mayta: Lima (Perù);
  46. El Chato: Bogotá (Colombia);
  47. Le Louis XV – Alain Ducasse: Monte Carlo (Monaco);
  48. Ikoyi: Londra (Regno Unito);
  49. Naar: Kasauli (India);
  50. Saint Peter: Sydney (Australia).

À partir d’avant-hierSiViaggia

Viola come il mare 3, le location stupende della fiction con Francesca Chillemi

4 novembre 2026 à 17:00

I luoghi nella fiction Mediaset con Francesca Chillemi nei panni di una giornalista alla ricerca delle proprie origini non sono mai stati semplici luoghi: in tanti frangenti hanno fatto da motore dell’azione, spingendo la protagonista per esempio a lasciare Parigi per trovare finalmente risposte alle domande sul proprio passato.

Non stupisce, così, che anche le location di Viola come il mare 3, in onda in prima serata su Canale 5 dal 4 novembre 2026 (e disponibile per intero su Mediaset Infinity dallo stesso giorno), siano state scelte con cura tra eleganti palazzi aristocratici, terrazze con vista panoramica, borghi marinari dove il tempo sembra essersi fermato.

Di cosa parla

Viola come il mare 3 si apre con la protagonista in procinto di sposare l’ispettore Francesco Demir: personaggio amatissimo, interpretato da Can Yaman (il Sandokan dell’omonima fiction Rai), che misteriosamente scompare però in questa stagione. Al suo posto compare Massimo Paternò: un altro ispettore di Polizia, interpretato da Rodrigo Guirao Diaz, che è anche vicino di casa di Viola e che soprattutto comincia ad aiutarla a risolvere casi misteriosi come quello, al centro di questa nuova stagione, di Alice D’Amario, una ragazza legata alla protagonista più di quanto lei stessa possa immaginare.

Torna su Canale 5 la fiction con Francesca Chillemi "Viola come il mare"
Ufficio stampa Mediaset
Una scena di “Viola come il mare 3”

Dov’è stata girata la serie

La nuova stagione di Viola come il mare è stata girata tra la Sicilia, il Lazio e la Calabria, vera new entry tra le ambientazioni della fiction.

Palermo e dintorni

Le location di Viola come il mare 3 in Sicilia sono sostanzialmente le stesse delle stagioni precedenti, concentrate a Palermo dove la giornalista investigativa interpretata da Francesca Chillemi si è trasferita. Per le riprese a casa di Viola, per esempio è stato scelto ancora l’edificio in centro con una stupenda vista panoramica sulla Cattedrale.

La redazione di Sicilia WebNews, dove Viola lavora, si trova nella pittoresca borgata di pescatori dell’Arenella. Altre riprese sono state effettuate nei pressi di eleganti palazzi aristocratici come Palazzo Artale Tumminello e, soprattutto, la Palazzina dei Quattro Pizzi, fatta edificare dalla famiglia Florio vicino all’omonima Tonnara.

Palermo continua a essere la principale location di "Viola come il mare 3"
iStock
Un assolato panorama di Palermo

Nelle sequenze marittime è facile riconoscere il Foro Italico, il lungomare di Mondello e il caratteristico borgo di Sferracavallo, oltre che la vicina Terrasini con il suo lungomare dedicato a Peppino Impastato.

Lazio

Alcune scene di mare sono state girate anche in questa stagione, come già in Viola come il mare e Viola come il mare 2, a Ostia. Oltre che con il litorale romano, il Lazio compare tra i luoghi dov’è stata girata la fiction Mediaset con Francesca Chillemi anche con la provincia di Viterbo, a Civita di Castellana più per l’esattezza sono state girate diverse scene in esterna, e con gli Studi Lux Vide alle porte di Roma.

Calabria

Come accennato, la vera novità per quanto riguarda le location di Viola come il mare 3 è la Calabria. Qui la produzione (RTI e Lux Vide) ha scelto il suggestivo scenario di calette isolate, panorami mozzafiato e antichi borghi marinari della Costa Viola per girare alcune scene chiave. A Scilla si è girato soprattutto nei pressi di Chianalea: il pittoresco borgo di pescatori con le case a pelo d’acqua e le barche ormeggiate davanti alle porte d’ingresso, considerato una sorta di “piccola Venezia del Sud”.

C'è anche Chianalea di Scilla tra i luoghi dov'è girata "Viola come il mare 3"
iStock
Il pittoresco borgo di pescatori di Scilla

In diverse inquadrature si riconosce il Castello Ruffo, l’antica fortezza sospesa sul promontorio che guarda verso lo Stretto di Messina, tra i simboli più identitari della città.

Le location di "Viola come il mare 3" in Calabria: quali sono?
iStock
Il Castello Ruffo è un simbolo di Scilla

Spostandosi verso la costa cosentina, tra i luoghi dov’è stata girata Viola come il mare 3 ci sono anche Diamante, una delle località di mare più apprezzate della Calabria, e Cetraro, centro più piccolo ma non meno interessante a livello paesaggistico e storico-artistico.

Dove andremo in vacanza nel 2027, le mete più gettonate che fanno sognare gli italiani

4 novembre 2026 à 07:30

Il 2027 sembra ancora lontano, ma gli italiani hanno già iniziato a scegliere le prossime destinazioni per organizzare il viaggio dei loro sogni. Chi ha già prenotato ha scelto soprattutto le grandi capitali europee, mentre le ricerche raccontano un desiderio di viaggi più lontani, con l’Asia in primo piano. A svelarlo è il nuovo report di eDreams ODIGEO, che ha lanciato il suo “A Year in Travel 2026“. Lo studio analizza, tra gli altri, i dati di ricerca e prenotazione dei clienti italiani, basandosi sui dati relativi alle prenotazioni di voli effettuate tramite i brand dell’azienda.

Cosa emerge? Le grandi capitali europee restano tra le mete preferite dagli italiani, ma quando si tratta di sognare il prossimo viaggio lo sguardo si spinge sempre più lontano, verso l’Asia. Ecco quali sono le destinazioni più gettonate tra gli italiani per il 2027.

Le mete più prenotate dagli italiani per il 2027

Per i viaggi del prossimo anno, gli italiani sembrano puntare soprattutto sulle città europee. La prima scelta per il prossimo anno è Parigi, che conquista il primo posto tra le destinazioni per cui gli italiani hanno già prenotato un volo, seguita da Madrid e Londra. Nella top 10 delle mete più gettonate compaiono anche Barcellona, Amsterdam, Budapest e Valencia: un quadro che mostra quanto le capitali e le città del continente continuino a essere protagoniste dei programmi di viaggio.

Non mancano, però, mete più distanti, come New York, e vacanze dal sapore più esotico, come Sharm el-Sheikh. Roma completa la classifica, nella quale la Capitale è l’unica destinazione italiana. Ecco la top 10 delle prenotazioni dei voli per il 2027:

  1. Parigi;
  2. Madrid;
  3. Londra;
  4. Barcellona;
  5. Sharm el-Sheikh;
  6. Amsterdam;
  7. New York;
  8. Budapest;
  9. Roma;
  10. Valencia.

Le mete più cercate dagli italiani per il 2027

Se le prenotazioni premiano soprattutto l’Europa, le ricerche raccontano invece un desiderio di esplorazione ancora più ampio tra i viaggiatori italiani. Tokyo, infatti, conquista il primo posto tra le destinazioni più cercate dagli italiani per il 2027, davanti a Bangkok e New York. L’Asia, inoltre, occupa un posto di rilievo nell’immaginario dei viaggiatori: 4 destinazioni su 10 in classifica sono proprio asiatiche.

Ecco le dieci mete che incuriosiscono maggiormente i viaggiatori e per le quali si stanno registrando maggiori ricerche online:

  1. Tokyo;
  2. Bangkok;
  3. New York;
  4. Parigi;
  5. Londra;
  6. Malé;
  7. Amsterdam;
  8. Miami;
  9. Sharm el-Sheikh;
  10. Phuket.
Roppongi, nel cuore di Tokyo, illuminata durante le feste
iStock
Roppongi, nel cuore di Tokyo, illuminata durante le feste

Roma conquista anche gli stranieri, Cagliari è in crescita

E se guardiamo al 2026, quali sono state le mete più amate dagli italiani? Per i voli, Barcellona è stata la destinazione più prenotata, seguita da Tirana e Parigi. Catania è invece la prima città italiana in classifica, al quarto posto. Tra le mete che hanno registrato la crescita maggiore spicca Torino, con un aumento del 59% delle prenotazioni aeree rispetto all’anno precedente, davanti a Napoli (+57%).

Per quanto riguarda gli hotel, gli italiani hanno scelto soprattutto Roma, che precede Milano e Barcellona. La Capitale si conferma molto amata anche dai viaggiatori internazionali: è infatti al primo posto per le prenotazioni alberghiere internazionali del 2027. Nel 2026, invece, la destinazione italiana che ha registrato la crescita più significativa nelle prenotazioni hotel dall’estero è stata Cagliari, con la località di Porto Sa Ruxi, in aumento del 78%.

Monastero di Manasija, Senigallia e Gargonza: i luoghi e i viaggi che hanno fatto sognare questo mese

31 octobre 2026 à 16:30

L’autunno è ormai entrato nel vivo e le vacanze estive sono già un ricordo lontano, ma la voglia di partire non va certo in letargo. Anzi, è proprio questo il momento in cui cresce il desiderio di scoprire nuovi luoghi, lasciarsi sorprendere da destinazioni insolite e iniziare a sognare i prossimi viaggi, magari approfittando della prossima pausa invernale.

Anche a ottobre, i lettori di SiViaggia hanno continuato a esplorare il mondo attraverso storie di borghi fuori dal tempo, monasteri ricchi di tesori, città premiate dalla stampa internazionale e architetture che sembrano uscite dalla fantasia di un bambino. Dalla Serbia ai Paesi Bassi, passando per la Toscana e le Marche, ecco i cinque luoghi e viaggi che hanno fatto sognare di più questo mese.

Il Monastero di Manasija, sembra un castello medievale

A prima vista sembra una fortezza medievale, ma il Monastero di Manasija è molto di più: sorge nella valle del fiume Resava, in Serbia, con le sue altissime mura in pietra, le torri imponenti e un sistema difensivo formato da oltre cento caditoie. È il Monastero di Manasija, uno dei luoghi più affascinanti del Paese, fondato nel Quattrocento per volontà del despota Stefan Lazarević.

Dietro la sua imponente cinta fortificata si nasconde un tesoro di arte e spiritualità: la chiesa principale conserva preziosi affreschi della tradizione bizantina, mentre la celebre Scuola di Resava contribuì per secoli alla trascrizione e alla diffusione dei manoscritti. Non è un caso che l’UNESCO, nel 2010, lo abbia inserito nella lista propositiva dei siti candidati al Patrimonio Mondiale.

Qui il nostro articolo: Il fascino segreto del Monastero di Manasija, custode di affreschi straordinari e secoli di storia serba

Vista sul Monastero di Manasija
iStock
Vista sul Monastero di Manasija

Senigallia è la città da vivere anche in autunno

C’è una città delle Marche che ha attirato l’attenzione del prestigioso quotidiano britannico The Guardian, entrando tra le cinque destinazioni europee consigliate per godersi ancora il sole d’autunno. È Senigallia, celebre per la sua Spiaggia di Velluto, che proprio quando gli ombrelloni scompaiono al termine della stagione più calda, rivela un volto diverso, più tranquillo e tutto da scoprire.

A conquistare la stampa estera non è soltanto il mare, ma anche la sua straordinaria offerta gastronomica, con ristoranti stellati, prodotti tipici e specialità locali come la pizza al formaggio. Ci sono poi i mercati autunnali, la raccolta delle olive e le passeggiate tra il fiume Misa, le colline e i borghi dell’entroterra. Tra i simboli della città c’è anche la Rotonda a Mare, elegante struttura degli anni Trenta sospesa sull’Adriatico: da qui parte uno degli itinerari suggeriti dal Guardian, ovvero una passeggiata che abbandona la costa e risale verso i borghi dell’entroterra.

Qui il nostro articolo: Senigallia conquista il Guardian: la meta italiana dove godersi ancora il sole d’autunno

Senigallia
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Vista panoramica sul mare di Senigallia

Natale 2026 low cost in 5 mete da sogno tra mercatini e sole d’inverno

Chi ha detto che viaggiare a Natale debba per forza costare una fortuna? Tra le città europee che si illuminano di luci e mercatini e le destinazioni dove trascorrere le feste al caldo, ci sono diverse mete che permettono di concedersi una vacanza senza svuotare i portafogli. Tra quelle che hanno attirato l’attenzione dei lettori di SiViaggia, ci sono Craiova, in Romania, dove il mercatino natalizio si è aggiudicato il primo posto nella classifica europea del 2026. Nel 2026 il tema è il Regno degli Elfi: le decorazioni e le luminarie si estendono su cinque piazze e lungo i viali del centro, e tra le attrazioni c’è anche una ruota panoramica alta 40 metri dalla quale ammirare la città illuminata.

Tra le altre mete consigliate per un Natale low cost troviamo Debrecen, in Ungheria, perfetta per respirare l’atmosfera dell’Avvento lontano dai prezzi di Budapest, le luminarie di Riga, in Lettonia, e due alternative al freddo: Agadir, in Marocco, e l’Algarve, in Portogallo, dove dicembre regala temperature miti e giornate da trascorrere all’aria aperta.

Qui il nostro articolo: Dove andare a Natale 2026 spendendo poco: mete da favola e low cost

Craiova illuminata nelle feste di Natale
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Craiova illuminata durante le feste di Natale

Gargonza, il grazioso borgo-castello toscano

Sulle colline della Val di Chiana, a metà strada tra Arezzo e Siena, c’è un borgo fortificato che sembra essersi fermato al Medioevo. È Gargonza, un piccolo paese in pietra dominato da una torre merlata, dove si snodano vicoli stretti tra antiche mura, passaggi medievali e una piazzetta con un pozzo ottagonale. La sua storia attraversa quasi nove secoli e custodisce anche un legame con Dante Alighieri: secondo la tradizione, il poeta soggiornò qui durante il suo esilio.

Dopo aver rischiato l’abbandono nel Novecento, il borgo è stato recuperato con un attento restauro conservativo e oggi accoglie i viaggiatori nelle sue dimore storiche, che permettono di scoprirne tutto il fascino d’altri tempi.

Qui il nostro articolo: Gargonza, il borgo-castello di pietra che racconta 900 anni di storia toscana

Gargonza
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Vista panoramica sul borgo di Gargonza

Il quartiere-foresta di Rotterdam con le sue case cubiche

A Rotterdam, nei Paesi Bassi, esiste un quartiere che sembra uscito da un mondo immaginario: una successione di grandi cubi gialli inclinati di 45 gradi, appoggiati su pilastri esagonali e collegati tra loro in una composizione geometrica sorprendente.

Case cubiche gialle "Blaakse Bos"
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Case cubiche gialle “Blaakse Bos” di Rotterdam

Sono le Kubuswoningen, progettate dall’architetto Piet Blom e realizzate tra il 1982 e il 1984. Il loro soprannome è Blaakse Bos, ovvero “Foresta di Blaak”, perché ogni abitazione rappresenta simbolicamente un albero, con il pilastro a fare da tronco e il cubo inclinato da chioma. Ma la cosa più incredibile è che non si tratta di semplici installazioni artistiche: sono vere case abitate, con ambienti distribuiti su tre livelli e pareti oblique che rendono ogni spazio fuori dagli schemi. Chi vuole scoprire come si vive in queste insolite abitazioni può anche visitare una casa museo aperta al pubblico.

Qui il nostro articolo: Il quartiere con incredibili case cubiche che sembrano una foresta geometrica: Kubuswoningen, a Rotterdam

Kubuswoningen a Rotterdam
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Le case cubiche gialle di Rotterdam

Il gigante italiano da record che ispirò la Statua della Libertà: il San Carlone, guardiano del Lago Maggiore

31 octobre 2026 à 15:00

C’è una statua italiana che puoi incredibilmente visitare dall’interno e che ha un legame speciale con uno dei monumenti più famosi al mondo: la Statua della Libertà di New York. È il Colosso di San Carlo Borromeo di Arona, chiamato San Carlone, la gigantesca statua dedicata a San Carlo Borromeo alta ben 35,10 metri, che per circa due secoli è stata la più alta del mondo. Ma non tutti sanno che il progettista della Statua della Libertà, Frédéric-Auguste Bartholdi, visitò la statua per studiarne la struttura. Diversi anni più tardi avrebbe progettato la celebre statua che domina il porto di New York e che, con i suoi 93 metri di altezza complessiva, avrebbe sottratto al San Carlone il primato mondiale.

Da secoli domina il Lago Maggiore e al suo interno nasconde una sorpresa: è possibile entrare al suo interno e salire fino alla testa, percorrendo 85 gradini, tra scale a chiocciola e passaggi nascosti, per ritrovarsi davanti a una vista spettacolare sul lago e sulle montagne circostanti.

La storia del San Carlone

Quella del San Carlone non è un’installazione contemporanea, ma un monumento che ha più di tre secoli di storia e che continua a vegliare sul territorio di Arona con il suo braccio alzato in segno di benedizione. Il Sancarlone, come lo chiamano affettuosamente gli abitanti della città piemontese, venne concluso alla fine del Seicento, ma la sua storia inizia dopo la canonizzazione di Carlo Borromeo, avvenuta nel 1610.

Una delle finestre che si aprono sulla statua San Carlone
Ufficio Stampa
Una delle finestre che si aprono sulla statua del San Carlone

Nato ad Arona nel 1538, il futuro santo fu arcivescovo di Milano e una delle figure religiose più influenti del suo tempo. Per celebrarne la memoria, il cardinale Federico Borromeo, suo cugino, sostenne l’ambizioso progetto di un Sacro Monte, un complesso che avrebbe dovuto comprendere una chiesa, quindici cappelle dedicate alla vita del santo e una statua monumentale.

Il progetto non venne mai completato interamente, ma il colosso fu realizzato su disegno di Giovan Battista Crespi e portato a termine nel 1698 dagli scultori Siro Zanella e Bernardo Falconi.

Le scalette che salgono alla testa del San Carlone
Ufficio Stampa
Le scalette che salgono alla testa del San Carlone

Una struttura da record

Il Colosso di San Carlo Borromeo raggiunge i 35,10 metri compreso il piedistallo in marmo: la figura del santo misura circa 23 metri, mentre la base supera gli 11. È costruita con una struttura interna di pietra, mattoni e ferro, rivestita all’esterno da lastre di rame battute a martello. Anche il braccio destro sollevato in segno di benedizione è sostenuto da una complessa struttura metallica, pensata per resistere ai venti che possono colpire la zona.

È proprio la sua particolare tecnica costruttiva ad aver attirato l’attenzione di Frédéric-Auguste Bartholdi, che soggiornò proprio ad Arona per studiare il monumento prima di progettare la Statua della Libertà, destinata a superare il San Carlone e a sottrargli il record di statua più alta del mondo.

Come visitare la statua

Visitare il San Carlone è un’esperienza straordinaria e potete scegliere tra due modalità: fermarvi al terrazzo panoramico ai piedi della statua, da cui si ammirano il Lago Maggiore e la Rocca di Angera (l’opzione più adatta se soffrite di vertigini o claustrofobia), oppure proseguire all’interno del colosso.

Per arrivare fin dentro la testa del gigante bisogna affrontare 85 gradini, tra una scala a chiocciola e una ripida scala verticale, fino a raggiungere i 24 metri di altezza. La ricompensa è una prospettiva molto insolita che lascia a bocca aperta: il panorama sul Lago Maggiore e sulle montagne si apre proprio attraverso gli occhi, le orecchie e le narici del santo, oltre che dalle aperture all’altezza delle spalle. In pratica, si guarda il paesaggio dal punto di vista della statua, come se si fosse esattamente al posto di San Carlo.

La salita, però, non è adatta a tutti: gli spazi sono ristretti e il percorso può risultare impegnativo per chi soffre di vertigini, claustrofobia o problemi cardiaci e respiratori. L’accesso è consentito dai 6 anni, con accompagnamento di un adulto fino ai 12. Non sono ammessi ciabatte, infradito, zaini, borse ingombranti e ombrelli.

Il biglietto intero costa 10 euro e comprende terrazzo e interno della statua (ma se vi fermate al terrazzo il costo è di 7 euro). Il ridotto è di 5 euro per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni. I biglietti si acquistano esclusivamente in biglietteria, non online.

Dove si trova e come raggiungerlo

Il San Carlone si trova in Piazzale San Carlo, ad Arona, in provincia di Novara, sul colle omonimo a nord del centro abitato, lungo la strada che collega la città a Dagnente. In auto si raggiunge dalla Statale del Sempione, imboccando via Verbano e seguendo le indicazioni per la statua. Per chi arriva da Milano, il riferimento è l’autostrada A8 in direzione dei Laghi, proseguendo poi verso Arona.

La posizione sopraelevata permette di riconoscere il colosso anche dal lago: una volta arrivati, oltre alla visita della statua, si può passeggiare nel parco che la circonda e fermarsi ad ammirare il romantico panorama che si apre sul Lago Maggiore.

Perché la scatola nera dell’aereo è arancione? Ecco svelato il mistero

31 octobre 2026 à 14:00

Un oggetto il cui nome è curioso, ma l’aspetto lo è anche di più. La famosa “scatola nera” è un dispositivo fondamentale per la sicurezza in volo, ma perché ha un nome così fuorviante? Le ipotesi sulle origini di questo nome sono varie, dal gergo militare britannico agli effetti di un incendio.

Perché la scatola nera è arancione?

Nonostante il nome, la scatola nera degli aerei è generalmente di colore arancione brillante. Può essere anche gialla o rossa, ma la scelta della tonalità risponde a un’esigenza precisa, ovvero renderla più visibile e facilmente rintracciabile durante le operazioni di ricerca.

Infatti, dopo un incidente aereo, il recupero del dispositivo è fondamentale per ricostruire la dinamica degli eventi. La black box può trovarsi tra i rottami, in mezzo alla vegetazione o sul fondo del mare, dove individuarla può risultare particolarmente difficile: una colorazione vivace permette di riconoscerla più facilmente tra i detriti e di accelerare le operazioni di recupero. Il colore non è quindi un dettaglio estetico, ma una caratteristica funzionale che facilita il lavoro degli investigatori.

Perché si chiama “scatola nera”?

L’espressione inglese black box, tradotta letteralmente come “scatola nera”, è quella che ha avuto maggiore diffusione, anche grazie all’impatto mediatico che suscita quando viene associata ai disastri aerei. Tuttavia, l’origine esatta del nome non è certa.

Una delle ipotesi più accreditate lo riconduce al gergo utilizzato dai militari dell’esercito britannico, che avrebbe chiamato in questo modo alcuni dispositivi di navigazione e telecomunicazione. Per ragioni di segretezza, questi strumenti venivano sigillati all’interno di casse di colore nero opaco. Un’altra possibile spiegazione riguarda gli incendi: le alte temperature possono carbonizzare la vernice esterna del contenitore, facendolo apparire scuro o annerito. Il termine potrebbe quindi derivare proprio dall’aspetto assunto dalla scocca dopo un incidente.

Non è possibile stabilire con certezza quale delle due ipotesi sia corretta, ma entrambe contribuiscono a spiegare la diffusione di questa denominazione.

A cosa serve?

In ambito tecnico, quella che chiamiamo scatola nera comprende generalmente due dispositivi: il Flight Data Recorder (FDR), che registra i dati di volo, e il Cockpit Voice Recorder (CVR), che conserva le comunicazioni e i suoni della cabina di pilotaggio. Il primo raccoglie informazioni come velocità, altitudine, direzione e funzionamento dei sistemi di bordo. Il secondo permette di analizzare le comunicazioni dell’equipaggio e altri suoni utili a ricostruire quanto accaduto.

Entrambi sono progettati per resistere a condizioni estreme, come forti impatti e temperature elevate, aumentando le possibilità di recuperare informazioni preziose anche dopo un incidente grave.

Dunque, al di là della denominazione, il suo ruolo è fondamentale: le informazioni registrate permettono agli investigatori di ricostruire gli ultimi istanti di un volo, individuare eventuali criticità e formulare raccomandazioni per prevenire incidenti futuri. Una tecnologia discreta, ma preziosa per comprendere cosa è accaduto e migliorare continuamente la sicurezza del trasporto aereo.

Forbes celebra le Dolomiti: la meraviglia italiana tra paesaggi innevati e borghi fiabeschi

30 octobre 2026 à 07:30

Dalle piste che attraversano alcuni dei paesaggi montani più spettacolari d’Europa ai rifugi dove fermarsi a tavola di fronte a squisiti piatti fumanti, le Dolomiti continuano a conquistare gli appassionati di viaggi sulla neve (e non solo). Questa volta a celebrarle è Forbes, che dedica alla destinazione italiana parole entusiaste in un articolo firmato dal giornalista Larry Olmsted, esperto di viaggi e sport sulla neve da circa trent’anni.

Nel suo approfondimento dedicato alle mete da scegliere per la stagione invernale, Olmsted non ha dubbi: le Dolomiti sono tra i luoghi migliori al mondo per sciare. Ma non solo: questa magica destinazione, oltre a offrire un vasto comprensorio sciistico, è impreziosita da bellissimi borghi di montagna e da una tradizione gastronomica che trasforma una giornata sulle piste in qualcosa di memorabile.

Le Dolomiti conquistano Forbes: ecco perché

Non è la prima volta che le Dolomiti attirano l’attenzione di Forbes. La testata americana aveva già acceso i riflettori su queste montagne in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, quando lo scenario alpino italiano era sotto gli occhi del mondo. Ora torna a celebrarle in vista della stagione invernale 2026-2027, raccontandole come una destinazione capace di conquistare gli appassionati di montagna grazie a paesaggi spettacolari, località rinomate e un’offerta che va ben oltre le piste da sci.

Uno dei punti di forza delle Dolomiti è la vastità dell’offerta sciistica. Il territorio comprende numerose aree collegate tra loro, con la possibilità di attraversare vallate differenti e scoprire paesaggi sempre nuovi anche durante la stessa giornata.

Forbes cita in particolare Cortina d’Ampezzo, Alta Badia e Val Gardena, tre delle località che rendono le Dolomiti una destinazione di riferimento per gli appassionati di sci. Il loro punto di forza è anche la possibilità di esplorare aree diverse all’interno di un vasto sistema sciistico interconnesso, passando da una valle all’altra e cambiando continuamente panorama senza rinunciare alla varietà delle piste.

A rendere l’esperienza ancora più interessante sono gli impianti moderni, le piste panoramiche e le vedute sulle cime più celebri, tra cui il Sassolungo e il gruppo del Sella. Qui possono trovare pane per i loro denti sia gli sciatori che amano trascorrere intere giornate sulle piste, sia chi preferisce alternare le discese a soste nei rifugi e momenti di relax in quota.

Rifugi, borghi e cucina gourmet: cosa rende speciali le Dolomiti

Ma il riconoscimento di Forbes non si ferma soltanto sulle piste. Tra gli elementi che rendono le Dolomiti così uniche sono anche i numerosi rifugi alpini disseminati tra le vette: molti ospitano ristoranti e, in alcuni casi, offrono anche la possibilità di pernottare.

Qui una giornata sulla neve può trasformarsi in un itinerario tra sapori e tradizioni: ci si può fermare per un pranzo in quota, raggiungere un rifugio dopo una discesa panoramica oppure alternare le ore sugli sci alla scoperta dei borghi che punteggiano le vallate. Le Dolomiti offrono infatti un’ampia scelta di paeselli da scoprire e da strutture ricettive e ristoranti spesso caratterizzati da un’ospitalità a conduzione familiare.

Chi vuole alternare lo sci alla scoperta del territorio può infatti mettere in programma anche una passeggiata tra i borghi delle Dolomiti. Noi vi consigliamo alcuni dei più belli: Ortisei, con le sue vie pedonali e le botteghe artigiane; Corvara e San Cassiano, nel cuore dell’Alta Badia, dove respirare l’atmosfera delle vallate alpine; Santa Maddalena, in Val di Funes, con le sue case raccolte ai piedi delle cime dolomitiche, da cui raggiungere la celebre chiesetta di San Giovanni in Ranui, incorniciata dalle imponenti vette delle Odle; e infine Sottoguda, piccolo borgo dalle architetture tradizionali ai piedi della Marmolada.

Sulle Dolomiti, insomma, la neve è solo l’inizio di un’avventura da vivere almeno una volta nella vita: tra discese spettacolari, rifugi gourmet e borghi da cartolina, Forbes ricorda che qui la vacanza sugli sci può trasformarsi in un’esperienza da assaporare dall’inizio alla fine.

Dio ride, le location piene di storia del nuovo film con Pierfrancesco Favino

29 octobre 2026 à 18:00

Il nuovo film Dio ride di Giovanni Veronesi, nelle sale dal 29 ottobre 2026 dopo essere stato presentato fuori concorso all’83esima Mostra del Cinema di Venezia, tratta di temi universali come la fede, la libertà, il rapporto dell’uomo con il potere.

Lo fa contando su un cast eccezionale di attori italiani come Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Paolo Rossi e su ambientazioni affascinanti, capaci di rievocare un passato lontano, ma mai passato veramente. Una storia che continua a rivivere nei borghi di campagna, nell’antiche abbazie, nei conventi, nei raffinati palazzi aristocratici sopravvissuti fino a noi. Vi sveliamo quali sono le reali location di Dio ride.

Di cosa parla

È il Seicento e tra l’Umbria e la Toscana c’è un uomo, Frate Leopoldo da Casamacchia (Pierfrancesco Favino), che parla di Dio come nessuno ha mai fatto prima: predica il Vangelo con gioia, prova a dare a chi lo ascolta sollievo e speranza e soprattutto a trasmettere l’idea di un Dio vicino agli uomini e capace di ridere con loro. Presto la voce si sparge e i fedeli arrivano ad ascoltare Frate Leopoldo dai villaggi vicini, proprio mentre le chiese si svuotano e la dottrina tradizionale perde consenso.

Arriva al cinema "Dio ride": il nuovo film di Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando
(c) Piper Film
Una scena di “Dio ride”

Non ci vuole molto perché Roma si accorga di quanto sta succedendo: Papa Innocenzo X affida il caso al cardinale Maculani (Silvio Orlando), uno dei più autorevoli e intransigenti inquisitori dell’epoca. Durante il processo la semplicità e il carisma di Frate Leopoldo riescono a mettere in discussione anche quelle che sembravano le convinzioni più incrollabili, di chi ha spesso scambiato la fede con la paura e la guida con il controllo. La vicenda è liberamente tratta da una storia vera.

"Dio ride": di cosa parla il nuovo film di Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando
(c) Piper Film
Un’altra scena di “Dio ride”

Dov’è stato girato il film

Prodotto da Indiana Production, Piper Film e Ogi Film in collaborazione con Netflix, Dio ride è stato girato in luoghi italiani altamente suggestivi tra la Toscana e il Lazio.

Toscana

In Toscana i luoghi dov’è stato girato Dio ride si trovano per lo più nelle provincie di Pisa, Siena, Pistoia e Arezzo come conferma Toscana Film Commission che, insieme al Bando Cinema e Audiovisivo di Regione Toscana, ne ha sostenuto la realizzazione.

Badie e pievi

Più nel dettaglio le scene iniziali, quelle in cui Frate Leopoldo prova a mettere in salvo il priore del convento di Bevagna (Paolo Rossi) dal fuoco e dalla peste sono state girate alle Pieve di Ponte allo Spino a Sovicille: uno degli esempi più importanti e meglio conservati di architettura romanica senese.

Alla Badia Camaldolese di Volterra sono state girate, invece, le scene all’interno del convento (immaginario) di Santa Flora dove i due religiosi trovano rifugio al loro arrivo in Toscana: dell’antico monastero appena fuori dalle mura etrusche della città e poco lontano dai suggestivi strapiombi delle Balze di Volterra si riconoscono sullo schermo sia i resti della mura perimetrali e sia gli ambienti interni.

Terme e paesaggi naturali

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un film storico su un frate, gli edifici religiosi non sono quelli predominanti nel nuovo film di Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando. In perfetta linea con il personaggio e la spontaneità di Frate Leopoldo, tra le location di Dio ride ce ne sono di affascinanti tra la florida natura toscana.

Nei pressi di Castelnuovo Val di Cecina, in quella che è più comunemente conosciuta come Valle del Diavolo per la presenza di fumarole e altre manifestazioni geotermiche e che si dice ispirò l’Inferno di Dante, sono state girate alcune scene riguardanti la fuga di Frate Leopoldo.

Altra suggestiva location del film è la Falesia di Celsa, ancora nei pressi di Sovicille: un’ex cava circolare di marmo giallo e pietra calcarea oggi frequentata soprattutto dagli appassionati di arrampicata sportiva.

Toscana: i luoghi reali dov'è stato girato il film "Dio ride"
(c) Toscana Film Commission
Una scena di “Dio ride” girata alla suggestiva Falesia di Celsa

Alcune delle scene più emozionanti, quelle in cui il frate lava il corpo del proprio priore dopo la morte, sono state girate ai Bagni San Filippo: terme naturali nei pressi di Castiglione d’Orcia, immerse nel bosco e famose per formazioni calcaree come quella detta “Balena Bianca” perché simile, appunto, nella forma e nel colore a un cetaceo.

Le terme naturali in Toscana dov'è stato girato il film "Dio ride"
iStock
Le suggestive terme naturali di Bagni San Filippo

Borghi toscani

Tra le destinazioni che ne hanno fatto da sempre una meta turistica tanto amata, anche numerosi borghi della Toscana spiccano tra le location di Dio ride.

Casole d’Elsa e, più nello specifico, la frazione di Gallena è stata trasformata per esempio nel già citato borgo di Santa Flora dove Frate Lepoldo e il suo priore trovano rifugio appena arrivati in Toscana: qui i resti di un antico castello, i torrioni in pietra e una chiesa romanica hanno aiutato la produzione a ricreare un’ambientazione seicentesca.

Borghi toscani: dov'è girato il nuovo film di Giovanni Veronesi "Dio ride"
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Il pittoresco borgo di Casole d’Elsa

Nel borgo fantasma di Montingegnoli, a Radicondoli, è stato ricostruito il luogo (di finzione) in cui venivano rinchiuse le donne che secondo gli standard dell’epoca avevano perso il lume: qui del resto tutto – la villa padronale, la torre merlata, la piazza semicircolare – sembra essersi fermato a com’era un tempo e l’atmosfera finisce per avere un che di misterioso.

Castelli, ville, dimore aristocratiche

Il potere a cui Frate Leopoldo si oppone con la gioia è rappresentato nel nuovo film di Giovanni Veronesi da vecchi castelli, dimore aristocratiche, palazzi governativi scelti a rappresentare una altra fetta della società seicentesca.

Il Castello della Chiocciola a Monteriggioni, roccaforte medievale sorta su un più antico insediamento etrusco, è stato trasformato nella villa della contessa interpretata nel film da Alma Noce.

L’abitazione privata del cardinale interpretato da Silvio Orlando è, invece, Villa Torre Fiorentina: un complesso in stile neogotico, circondato da un grande giardino all’italiana, parte del patrimonio di dimore storiche italiane.

Alcuni set sono stati allestiti all’interno di Villa Chigi Farnese (meglio conosciuta come Villa Volte Alte): splendida dimora rinascimentale alle porte di Siena progettata nel Cinquecento per la famiglia Chigi.

Il processo di Frate Leopoldo davanti al Tribunale di Roma è stato girato nella Sala Maggiore del Palazzo Comunale di Pistoia: edificio noto già da fine Duecento come luogo di governo cittadino.

C'è anche Pistoia tra i luoghi dov'è stato girato "Dio ride"
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L’imponente Palazzo Comunale di Pistoia

Al Palazzo Comunale di Monte San Savino sono state girate, invece, alcune scene della prigionia del frate.

Lazio

In Lazio le principali location di Dio ride si trovano tra Viterbo e Roma.

"Dio ride": dov'è stato girato il nuovo film di Veronesi con Favino e Orlando
(c) Piper Film
Ancora una scena di “Dio ride”

Viterbo

A Viterbo tra i luoghi dov’è stato girato il nuovo film di Giovanni Veronesi c’è Palazzo dei Priori: nelle sue sale – in particolare nella Sala Reggia – simbolo da sempre del potere temporale sono state girate numerose scene con protagonista Papa Innocenzo X, volto di un altro potere non meno immortale.

Roma

Alcune delle scene finali, quelle che riscattano la figura e il lascito di Frate Leopoldo, sono state girate nell’appena rinnovata Piazza Pia, ai piedi di Castel Sant’Angelo a Roma: altro luogo altamente simbolico per la religione cattolica e i suoi fedeli.

Signora Volpe 3, le location incantevoli della serie Tv tra borghi medievali e panorami lacustri

28 octobre 2026 à 18:30

Le ambientazioni hanno sempre avuto un ruolo decisamente simbolico nella serie Sky con Emilia Fox nei panni di una – quasi omonima – ex agente dei servizi segreti britannici trasferitasi in Italia. Sylvia Fox non ha scelto una grande città per la sua nuova vita, infatti, ma un borgo affacciato su un lago dove si vive ancora (quasi) come un tempo, è più facile stringere legami autentici e sentirsi a casa. Le location di Signora Volpe 3 ripropongono questa dimensione di famigliarità e genuinità: scopriamo insieme dove sono stati girati i tre nuovi episodi in arrivo in esclusiva su Sky Investigation e NOW dal 28 ottobre 2026.

Di cosa parla

Nella nuova stagione di Signora Volpe, Sylvia prova a ritrovare un po’ di equilibrio personale dopo il rapimento che l’aveva coinvolta nella precedente. Accanto ha ancora il capitano dei Carabinieri Giovanni Riva (Giovanni Cirfiera) con cui il rapporto diventa sempre più stabile e solido, nonostante le differenze di vedute e di carattere. Il passato da cui la donna, trasferitasi in Italia dopo aver lasciato la carriera da agente segreto britannico, prova a fuggire continua a ripresentarsi nella sua vita nella forma di delitti e misteri che sconvolgono il piccolo borgo umbro dove ha scelto di vivere. In questa stagione sono tre, uno diverso per ogni episodio: il primo è l’omicidio del proprietario di una cantina che aveva da poco confessato proprio a Sylvia Fox di sentirsi in pericolo.

Dov’è stata girata la serie

La terza stagione di Signora Volpe è stata girata tra l’Umbria e il Lazio e ha location che spaziano da piccoli centri affacciati sul lago a gioielli del Rinascimento che raccontano tutta la bellezza e la ricchezza artistico-culturale e del Centro Italia.

Panicale

Il borgo umbro in cui Emilia Fox/ Silvya Fox vive da qualche anno è Panicale: un centro in provincia di Perugia, famoso per la vista stupenda che offre sul Lago Trasimeno e la valle del Nestore (tanto da essere spesso chiamato la Terrazza sul Trasimeno), di cui sullo schermo si intravedono più volte il centro e i punti panoramici appunto.

Qual è il borgo umbro dove vive la protagonista della serie "Signora Volpe 3"
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La splendida vista sul Lago Trasimeno da Panicale

Bracciano

Nel Lazio sono diverse le location di Signora Volpe 3 segnalate. Nei dintorni di Bracciano, il borgo medievale affacciato sull’omonimo lago e famoso soprattutto per il Castello Orsini – Odaleschi, si trova per esempio una tenuta di campagna in cui sono state girate diverse scene.

C'è anche Bracciano tra le location della terza stagione di "Signora Volpe"
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Il panorama mozzafiato del Lago di Bracciano

Anguillara Sabazia

Altre riprese sono state effettuate ad Anguillara Sabazia, come ha confermato anche l’amministrazione comunale. Arroccato su un promontorio che affaccia, ancora, sul Lago di Bracciano questo borgo medievale è scandito, soprattutto in centro, da vere chicche architettoniche come Porta Maggiore, il Torrione Medievale, la Colleggiata di Santa Maria Assunta e il Palazzo Orsini. I set di Signora Volpe 3 hanno interessato, però, soprattutto la passeggiata del lungolago: una zona decisamente panoramica, dove godere di un tramonto unico sul Lago di Bracciano, molto frequentata dalla gente del posto per via della presenza di bar e locali della movida.

C'è anche Anguillara Sabazia tra i luoghi dov'è stata girata "Signora Volpe 3"
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Il pittoresco borgo di Anguillara Sabazia

Albano Laziale

C’è anche Albano Laziale tra i luoghi dov’è stata girata la terza stagione di Signora Volpe. Qui, nel cuore dei Castelli Romani, la produzione italo-britannica della serie Sky ha girato soprattutto in centro, in zone come quella di Piazza Guerrucci e Viale Risorgimento.

Apocalypse Z: Il nuovo mondo, le location paradisiache tra spiagge vulcaniche e acque cristalline

28 octobre 2026 à 17:30

Dal 30 ottobre 2026, in tempo per Halloween e per festeggiare con un’apocalisse zombie il periodo più spaventoso dell’anno, è disponibile su Prime Video l’attesissimo sequel di Apocalypse Z. Tratto come il primo dai romanzi di Manel Loureiro, questo secondo capitolo continua nella costruzione di un universo distopico, segnato da una misteriosa pandemia e dal tentativo di sopravviverle che mette tutti contro tutti.

Sullo sfondo, quasi per contrasto, una natura rigogliosa e florida e paesaggi mozzafiato che, inquadratura dopo inquadratura, non smettono di stupire e per molti versi rassicurare lo spettatore: le location di Apocalypse Z: Il nuovo mondo si trovano per la gran parte infatti in un arcipelago paradisiaco, molto amato dai viaggiatori e non solo.

Di cosa parla

Dopo che, in Apocalypse Z: L’inizio della fine, il misterioso virus TSJ ha scatenato una pandemia e segnato di fatto la fine del mondo per come lo abbiamo sempre conosciuto, le Isole Canarie sono rimaste l’unico posto in Europa apparentemente immune dalla malattia e dall’orrore che ne è seguito: una sorta di rifugio per i pochi superstiti. Nel secondo capitolo del film, diretto da Carles Torrens, una missione speciale parte alla volta della Spagna continentale per fare rifornimenti di munizioni e altri beni di prima necessità.

Il secondo capitolo di "Apocalypse Z" è ora disponibile su Prime Video
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Una scena di “Apocalypse Z: Il nuovo mondo”

Al gruppo si unisce anche Roberto (Carlos Alcaide): le sue motivazioni sono, però, decisamente più sospette di quelle degli altri e rischiano di mettere a repentaglio il successo dell’intera missione. Mentre affrontano città devastate, orde di infetti, imprevisti e pericoli di ogni genere così i protagonisti di Apocalypse Z: Il nuovo mondo sono costretti a fare i conti con una domanda più esistenziale: quanto sono disposti a rischiare per salvare ciò che resta dell’umanità?

"Apocalypse Z: Il nuovo mondo": il sequel tanto atteso è disponibile su Prime Video
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Un’altra scena di “Apocalypse Z: Il nuovo mondo”

Dov’è stato girato il film

Le location di Apocalypse Z: Il nuovo modo sono anche per ragioni narrative in gran parte diverse da quelle del prequel. Diventato in poco tempo il film originale di Prime Video più visto a livello globale, il primo Apocalypse Z era stato girato a Vigo e in altre zone della Galizia. Tra i luoghi dov’è stato girato il secondo Apocalypse Z ci sono invece soprattutto le Isole Canarie, oltre che la Spagna continentale.

Le Canarie

L’arcipelago delle Canarie, con la sua natura imponente e ancora in gran parte incontaminata, non poteva che essere il candidato naturale a interpretare l’unico luogo rimasto immune dal virus e dai suoi effetti sociali. A convincere Torrens e la sua troupe deve essere stata anche la straordinaria varietà di paesaggi che, in questi anni, ha fatto delle Isole Canarie una delle destinazioni europee preferite dalle produzioni cinematografiche: alle Canarie è possibile trovare, spostandosi solo di pochi chilometri, spiagge bianche e con acqua cristallina e spiagge nere di origine vulcanica, scogliere a picco sul mare e paesaggi più dolci come quelli delle fitte foreste di lauri, villaggi coloniali e moderni scenari industriali.

"Apocalypse Z: Il nuovo mondo" è stato girato nelle Isole Canarie
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Gli affascinanti paesaggi delle Canarie

Ci sarebbero location di Apocalypse Z: Il nuovo mondo in varie isole dell’arcipelago: Tenerife, Gran Canaria, La Palma solo per citare le principali.

Spagna continentale

La seconda parte di Apocalypse Z, come anticipato, è stata girata, almeno per le scene che riguardano la missione speciale in cui sono impegnati i protagonisti, anche nella Spagna continentale. Non si conoscono dettagli, però, su quali zone la produzione abbia scelto come location.

Dov'è stato girato "Apocalypse Z: Il nuovo mondo": le location in Spagna
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Ancora una scena di “Apocalypse Z: Il nuovo mondo”

L’Italia conquista i Routes Awards 2026: due aeroporti italiani tra i migliori al mondo

27 octobre 2026 à 07:30

L’Italia continua a distinguersi nel panorama del trasporto aereo internazionale e a confermarlo sono due riconoscimenti ottenuti ai Routes World Awards 2026. Si tratta di importanti premi internazionali nel settore dell’aviazione commerciale, assegnati annualmente agli aeroporti, alle compagnie aeree e alle autorità del turismo che si distinguono per l’eccellenza nello sviluppo della connettività aerea globale, nel marketing e nelle migliori pratiche industriali.

Un doppio risultato, quello ottenuto da due aeroporti italiani, che porta l’attenzione su realtà capaci di emergere in un settore in cui lo sviluppo dei collegamenti aerei rappresenta un forte elemento strategico per il turismo.

Le compagnie aeree e gli aeroporti dove si mangia meglio: i vincitori dei World Culinary Awards 2026

26 octobre 2026 à 07:30

C’è chi sceglie un volo in base al prezzo del biglietto, chi guarda soprattutto alla comodità degli orari e delle coincidenze e chi, durante l’attesa in aeroporto o una volta a bordo, spera di trovarsi di fronte a un pasto capace di rendere il viaggio ancor più piacevole. Anche la cucina, infatti, può fare la differenza quando si vola, ma anche prima dell’imbarco, quando si delizia il proprio palato con una golosa colazione o con una cena.

A riconoscere le realtà che si distinguono per l’offerta gastronomica sono i World Culinary Awards 2026, i premi internazionali dedicati all’eccellenza nel mondo della ristorazione e dell’ospitalità, giunti alla loro settima edizione, che incoronano anche compagnie aeree, aeroporti e lounge dove si mangia meglio al mondo. Tra i vincitori di quest’anno troviamo una compagnia aerea asiatica, che punta sui sapori della propria tradizione, uno dei principali aeroporti di Londra e due lounge dove attendere il volo diventa anche un’occasione per mangiare bene. Ecco quali sono e che cosa offrono ai viaggiatori.

La migliore compagnia aerea al mondo per la cucina

A conquistare il titolo di World’s Best Culinary Airline 2026 è Vietnam Airlines, che diventa la prima compagnia aerea asiatica a ottenere questo riconoscimento. La sua proposta gastronomica punta soprattutto sulla valorizzazione della cucina vietnamita, con menù studiati in base alle stagioni e alle rotte percorse, per offrire ai passeggeri un’esperienza che cambia a seconda della destinazione.

Anche in classe economica il pasto prevede diverse portate, mentre a colazione spicca il croissant dalla sfoglia croccante e a pranzo/cena vengono serviti piatti a base di riso e noodles, accompagnati da salse, dessert e panini.

Chi viaggia in Business Class può invece trovare nel menù specialità internazionali legate al Paese di destinazione. Sulle rotte verso la Corea del Sud, per esempio, compaiono il bibimbap, piatto di riso con ingredienti misti, la zuppa di pollo al ginseng (samgyetang) e i noodles con salsa di fagioli neri (jajangmyeon). Sui voli diretti in Europa, invece, la proposta si arricchisce di piatti della cucina francese, tedesca e britannica. Per alcune destinazioni europee, australiane e americane è inoltre possibile prenotare in anticipo il pasto in Business Class.

Il miglior aeroporto al mondo per mangiare

A essere eletto il migliore scalo in cui mangiare è l’aeroporto di Heathrow, a Londra, che si aggiudica quindi il titolo World’s Best Airport for Dining 2026. A convincere la giuria è stata in particolare l’offerta variegata, che spazia dai locali informali alle caffetterie, fino ai ristoranti internazionali e alle proposte di fascia alta distribuite nei suoi quattro terminal.

Al Terminal 2, per esempio, si trova Le Café Louis Vuitton, dove anche una pausa dolce può trasformarsi in un’esperienza particolare. Tra le proposte citate figurano dessert alla nocciola con ganache, pralinato e fleur de sel, impreziositi dalla caratteristica decorazione floreale del marchio. Al Terminal 5, invece, il Plane Food Market dello chef Gordon Ramsay propone una scelta ampia e adatta a diversi momenti della giornata: dalla colazione servita per tutto il giorno alla pizza, passando per sushi, noodles e fish and chips.

Heathrow ha superato nella categoria altri importanti scali internazionali, tra cui Dubai International, Hamad International in Qatar, Hong Kong International, il John F. Kennedy di New York, Paris Aéroport e Singapore Changi.

La compagnia con la migliore lounge per cenare

Per chi ha accesso alle lounge aeroportuali, l’attesa può diventare anche l’occasione per sedersi a tavola prima di partire. Il riconoscimento di World’s Best Airline Lounge for Dining 2026 è andato alle lounge internazionali di Turkish Airlines, apprezzate per una proposta che unisce cucina turca e specialità internazionali. L’offerta comprende pietanze calde e fredde servite a buffet, con una varietà di piatti pensata per soddisfare gusti differenti.

La migliore lounge aeroportuale per la ristorazione

Il secondo riconoscimento dedicato alle lounge è stato assegnato alle Clubrooms del Terminal Sud dell’aeroporto di Gatwick, premiate come World’s Best Airport Lounge for Dining 2026. Il punto di forza è un menù che cambia con le stagioni e comprende piatti caldi e freddi, oltre a piccoli assaggi e spuntini da gustare prima del volo.

A colazione si possono trovare uova alla Benedict e waffle belgi, mentre la proposta serale include piatti come l’insalata Caesar con pollo o un arrosto vegetariano di frutta secca in stile marocchino.

Libera – Il caso Elena Palma, le location sorprendenti della fiction Rai con Lunetta Savino

25 octobre 2026 à 17:30

Lunetta Savino torna a vestire i panni di una delle giudici più amate della Tv. Nella seconda stagione della fiction Libera, in onda in prima serata su Rai 1 da domenica 25 ottobre 2026, si ritrova ad affrontare con la professionalità e la profonda umanità che la contraddistinguono un caso complesso, dove nulla è come sembra e che in più di un modo finisce per intrecciarsi alla sua sfera privata. Sullo sfondo c’è una città, Trieste, in cui la vita scorre veloce e piena di contraddizioni, un luogo che partecipa attivamente alle vicende dei personaggi: tra palazzi di giustizia e altri luoghi di potere, locali alla moda, quartieri popolari ed eleganti centri storici, scopriamo insieme le location di Libera – Il caso Elena Palma.

Di cosa parla

In questa stagione Libera Orlando, che nel frattempo è stata nominata presidente della Sezione Penale del Tribunale di Trieste, indaga su un caso di femminicidio. Tutto lascia pensare che a uccidere Elena Palma sia stato il compagno, un giovane rapper, ma l’esperienza e la sensibilità della giudice la spingono ad approfondire alcuni dettagli che non tornano. A venirle in aiuto c’è anche in questa stagione Pietro (Matteo Martari): l’ex fidanzato della figlia morta e padre di Clara, la nipote che Libera ha cresciuto da sola. Il sopraggiungere di una testimone chiave per l’indagine rischia di mettere in crisi proprio il rapporto appena ritrovato tra Pietro e Clara. Anche un altro arrivo, quello del magistrato palermitano Cesare Scuderi, rischia di scombussolare la quotidianità di Libera e della sua famiglia: l’uomo appartiene, infatti, a un passato con cui la giudice ha ancora qualche conto in sospeso.

"Libera - Il caso Elena Palma". arriva la seconda stagione della fiction Rai con Lunetta Savino
Ufficio stampa Rai
Una scena di “Libera – Il caso Elena Palma”

Dov’è stata girata la serie

Diretta da Gianluca Mazzella, anche la seconda stagione della fiction Rai Libera è stata girata principalmente in Friuli Venezia Giulia.

Trieste

Trieste, più in particolare, fa da sfondo a gran parte delle vicende personali e professionali della giudice interpretata da Lunetta Savino. In città tra le principali location di Libera – Il caso Elena Palma ci sono Palazzo Carciotti e il Palazzo di Giustizia di Foro Ulpiano. L’iconico palazzo settecentesco posto all’imbocco di Canal Grande è stato trasformato nella fiction nella Questura.

Trieste è la principale location della fiction Rai "Libera - Il caso Elena Palma"
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Una vista, unica, su Canal Grande e Palazzo Carciotti

Il Palazzo di Giustizia, invece, interpreta se stesso ospitando anche nella finzione udienze, colloqui con gli avvocati e simili: sullo schermo sono facilmente riconoscibili sia la facciata esterna con le imponenti statue dei giuristi romani Ulpiano, Papiniano e Triboniano e sia gli interni con uffici, aule e locali di servizio.

Trieste: i luoghi dov'è stata girata la fiction "Libera - Il caso Elena Palma"
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L’imponente Palazzo di Giustizia di Foro Ulpiano

In alcune inquadrature compare, tra scorci del centro storico di Trieste, anche Piazza Unità d’Italia: la – famosa – più grande piazza affacciata sul mare d’Europa.

Quali sono le location di "Libera - Il caso Elena Palma" a Trieste
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La magnifica Piazza Unità d’Italia

In altre si riconosce il lungomare di Le Rive con i suoi eleganti palazzi ottocenteschi. Al Molo Audace, nel porto di Trieste, sono state girate alcune scene riguardanti il passato e la famiglia di Pietro.

I trascorsi del fidanzato della figlia portano Libera a esplorare anche quartieri popolari come Rozzol Melara (anche detto, significativamente, dai locali “Il Quadrilatero” o “Alcatraz”), altro luogo dov’è stata girata Libera – Il caso Elena Palma a Trieste.

Ambiente decisamente più in e alla moda è quello dello Yacht Club dove sono state effettuate riprese legate al mondo rapper da cui proviene il presunto assassino di questa stagione. Altri set sono stati stabiliti presso l’Università e la Camera di Commercio di Trieste.

I borghi friulani

Realizzata con il sostegno della FVG Film Commission, la seconda stagione della fiction Libera è stata girata anche in altri comuni friulani come Monfalcone, Duino Aurisina, Muggia. A Muggia, ultimo comune italiano prima del confine sloveno, le riprese hanno interessato in particolare il pittoresco borgo marinaro con calli e casette basse e colorate di evidente influenza veneta.

C'è anche Muggia tra le location di "Libera - Il caso Elena Palma"
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Il pittoresco borgo di Muggia

Altre location

Diverse fonti in Rete segnalano tra le location di Libera – Il caso Elena Palma anche Lubiana, la capitale slovena, e Roma, dove sarebbero state girate per lo più scene in studio.

Ti sei mai chiesto perché gli assistenti di volo si siedono sulle proprie mani?

25 octobre 2026 à 16:00

Se hai preso un aereo almeno una volta nella vita, potresti aver notato un gesto curioso degli assistenti di volo durante il decollo e l’atterraggio: seduti sui loro sedili, tengono le mani sotto le cosce, quasi a nasconderle. Non si tratta di un gesto involontario o di semplice abitudine, ma di una pratica legata alla preparazione dell’equipaggio nelle fasi più delicate del volo.

Cos’è la brace position

In molte compagnie aeree, gli assistenti di volo assumono una postura particolare: schiena dritta contro lo schienale, cintura allacciata, piedi ben saldi sul pavimento e mani sotto le cosce, con i palmi rivolti verso l’alto e i pollici nascosti. Questa posizione rientra nelle procedure note come brace position, ovvero le posture da assumere in previsione di un eventuale impatto. Secondo la Federal Aviation Administration (FAA), servono a limitare i movimenti incontrollati del corpo e a ridurre il rischio di urti contro le superfici circostanti.

Inoltre, tenere le mani ferme può anche aiutare a evitare reazioni istintive, come cercare di aggrapparsi ai lati del sedile, che potrebbero provocare lesioni alle braccia. Sedersi sulle mani, tuttavia, non è una regola universale: le modalità esatte dipendono dalle procedure adottate dalle singole compagnie. Le indicazioni possono variare anche in base alla posizione del sedile e alle caratteristiche dell’aeromobile: non esiste, infatti, un’unica postura identica per tutti gli equipaggi.

Perché proprio durante decollo e atterraggio?

Il decollo e l’atterraggio sono tra le fasi più delicate del volo, ed è proprio in questi momenti che l’equipaggio deve essere pronto a intervenire tempestivamente in caso di emergenza. Gli assistenti di volo raggiungono quindi i posti assegnati e assumono la posizione prevista dalle procedure di sicurezza della compagnia.

L’obiettivo è anche proteggere la propria incolumità, evitando possibili lesioni che potrebbero compromettere la capacità di soccorrere i passeggeri. In caso di necessità infatti, saranno loro a dover coordinare un’eventuale evacuazione, prestare primo soccorso e guidare le persone verso le uscite di emergenza. Mantenere una postura prestabilita permette inoltre di arrivare preparati a un eventuale impatto, riducendo il rischio di movimenti involontari.

Cos’è la silent review

Mentre sono seduti, gli assistenti di volo svolgono spesso la cosiddetta silent review, ovvero un ripasso mentale delle procedure da seguire in caso di emergenza. In quei momenti richiamano alla mente la posizione delle uscite, le attrezzature disponibili, le modalità di evacuazione e le azioni necessarie per assistere i passeggeri.

Questo esercizio mentale aiuta l’equipaggio a mantenere alta la concentrazione e a individuare rapidamente le priorità, senza dover ripercorrere da zero le procedure in una situazione critica. Si tratta di una forma di preparazione individuale che consente di avere ben chiare le azioni da compiere quando il tempo a disposizione potrebbe essere limitato.

Anche i passeggeri devono farlo?

No, chi viaggia non deve imitare la postura dell’equipaggio né sedersi sulle proprie mani. È sufficiente seguire le indicazioni fornite prima del decollo e dell’atterraggio: tenere la cintura allacciata, il sedile in posizione verticale e il tavolino riposto. Queste semplici precauzioni aiutano a mantenere la cabina pronta per le diverse fasi del viaggio e consentono di seguire più facilmente le istruzioni dell’equipaggio, qualora fosse necessario.

La prossima volta che prenderai un volo, fa caso a questo piccolo dettaglio!

Un’antica stazione affacciata sul mare è nella Lista Rossa: online la mappa dei tesori italiani da salvare

25 octobre 2026 à 09:00

Affacciata su una costa selvaggia e incontaminata, all’estremità meridionale di Sant’Antioco, in Sardegna, c’è un’antica stazione militare da cui lo sguardo spazia sul blu del Golfo di Palmas. Oggi, tra le mura consumate dal tempo e le strutture ormai in rovina, questo luogo conserva il fascino di una storia ormai dimenticata, ma anche i segni di un abbandono che rischia di cancellarne la memoria storica.

È l’ex stazione segnali di Capo Sperone, conosciuta come Su Semafuru: l’edificio principale è pericolante e le strutture annesse sono ridotte a ruderi. Per questo compare nella Lista Rossa di Italia Nostra, il censimento dei beni culturali italiani che segnala quelli che hanno bisogno di tutela. Ora la mappa che raccoglie questi luoghi è consultabile online, per scoprire quanti altri tesori del nostro patrimonio rischiano di andare perduti (e inviare segnalazioni su altri beni da proteggere).

Su Semafuru, l’antica stazione militare da proteggere

Costruita a partire dal 1887, la stazione segnali di Capo Sperone aveva una funzione strategica nelle comunicazioni marittime e fu utilizzata anche durante i conflitti mondiali. Spenta definitivamente nel 1958, è caduta progressivamente in disuso, fino a diventare una testimonianza storica sempre più fragile.

Il suo valore non è soltanto architettonico: la struttura sorge in un’area di immensa bellezza paesaggistica e naturalistica, nella Zona di protezione speciale “Isola di Sant’Antioco, Capo Sperone”, importante anche per la presenza di specie faunistiche e botaniche di interesse. Recuperare questo edificio significherebbe quindi preservare una parte della memoria del territorio, in un contesto ambientale di grande valore.

La Lista Rossa dei beni culturali a rischio ora è online

La vicenda di Su Semafuru in Sardegna riporta al centro dell’attenzione la fragilità dell’immenso patrimonio italiano.

La Lista Rossa di Italia Nostra è un progetto nato nel 2011 per raccogliere segnalazioni di monumenti, edifici storici, siti archeologici, borghi e paesaggi che necessitano di tutela. Nell’ottobre 2026, l’associazione ha rinnovato il progetto con una piattaforma digitale aperta al pubblico: attraverso una mappa interattiva è possibile esplorare i beni segnalati, consultarne le schede e conoscere le condizioni di conservazione e le criticità individuate.

Sono i numeri, in particolare, a raccontare la portata dell’iniziativa: su 520 segnalazioni raccolte in quindici anni, 402 sono state validate. Di queste, 341 riguardano beni ancora da tutelare, mentre 58 sono passati nella Lista Verde perché recuperati o messi in sicurezza. Tre, invece, sono inseriti nella Lista Nera perché sono andati perduti in modo irreversibile.

Dalle abbazie ai siti archeologici: gli altri tesori da salvare

Dai complessi monastici dimenticati alle antiche fortezze, passando per siti archeologici e architetture legate alla storia della navigazione, la Lista Rossa custodisce storie molto diverse, disseminate lungo tutto lo Stivale. Tra i luoghi da salvare troviamo anche: l’Abbazia di Santa Maria di Calena, a Peschici, uno dei complessi religiosi storici del Gargano; l’Arsenale di Venezia, legato alla potenza marittima della Serenissima; l’area archeologica di Megara Hyblaea, in Sicilia, che conserva le tracce di un’antica colonia greca; e la Rocca di San Paolino, a Ripafratta, in Toscana, una fortezza che racconta secoli di storia militare.

La mappa non è però soltanto un catalogo di luoghi da conoscere e tutelare: è anche uno strumento aperto ai cittadini, che possono inviare nuove segnalazioni che verranno sottoposte poi a verifica. Un modo per portare alla luce tesori spesso lontani dai percorsi turistici più battuti e accendere i riflettori su edifici, paesaggi e testimonianze del passato che rischiano di scomparire per sempre dal nostro patrimonio architettonico e culturale.

Lupin 4, le location della stagione finale tra monumenti, boulevard e luoghi simbolo della Francia

23 octobre 2026 à 16:30

La stagione finale di quella che è senza dubbio la serie francese più di successo degli ultimi anni non poteva non essere anche un omaggio visivo alla Francia, alla sua storia, al suo immenso patrimonio artistico e architettonico. Tra le location di Lupin 4 non mancano così sontuose stanze in stile roccocò, raffinati palazzi aristocratici, eleganti boulevard del centro cittadino e monumenti simbolo della nazione: scopriamo insieme dove sono stati girati gli otto nuovi episodi della serie disponibili su Netflix dal 23 ottobre 2026.

Di cosa parla

Alla fine della precedente stagione Assane Diop, il moderno ladro gentiluomo ispirato al personaggio di Maurice Leblanc e interpretato da Omar Sy, aveva deciso di costituirsi alle forze dell’ordine per smettere finalmente di nascondersi e sperare un giorno di poter tornare a vivere una vita normale con la famiglia, possibilmente in Senegal. All’inizio della nuova stagione un comunicato annuncia una serie di furti che avverranno simultaneamente in diversi musei francesi: è firmato “Lupin”.

Nonostante le misure di sicurezza vengano rafforzate, le rapine avvengono esattamente come preannunciato. E soprattutto, nonostante Assane sia ancora in carcere, tutti gli indizi sembrano ricondurre a lui: c’è persino una telecamera di sicurezza che lo inquadra di faccia mentre, durante uno dei furti, viene gravemente ferita una responsabile delle forze dell’ordine. Al vero Assane non resta, così, che organizzare un’evasione per dimostrare che di Lupin ce n’è solo uno: lui.

Arriva su Netflix "Lupin 4", la stagione finale della serie con Omar Sy
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Lupin 4”

Dov’è stata girata la serie

Le riprese di Lupin 4 sono state realizzate interamente a Parigi, a partire da maggio 2025. Già nello short condiviso da Netflix con cui Omar Sy/Assane Diop aveva annunciato il proprio ritorno c’erano interessanti anticipazioni sui luoghi dov’è stata girata la nuova stagione.

Parigi

Dal materiale promozionale risultava evidente, per esempio, che ci sarebbero state scene girate nei pressi della e sulla Torre Eiffel: monumento simbolo della Francia, frequentato ogni giorno da decine di migliaia di turisti e non solo.

Parigi: dov'è stata girata la quarta e ultima stagione di "Lupin"
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La Torre Eiffel: il simbolo più iconico di Parigi

Una delle sequenze chiave della quarta stagione di Lupin è stata girata in prossimità del Pantheon: è la scena in cui Assane galoppa in sella a un cavallo lungo Rue Soufflot, l’elegante viale che collega i Giardini del Lussemburgo al mausoleo che ospita – tra le altre – le sepolture di Voltaire, Rousseau, Victor Hugo e Marie Curie.

C'è anche il Pantheon tra i luoghi di Parigi dov'è stata girata "Lupin 4"
Ufficio stampa Netflix
La scena di “Lupin 4” davanti al Pantheon

Facile da riconoscere sullo schermo è anche l’Hôtel de Soubise: un raffinato edificio aristocratico dell’Ottocento nel quartiere di Le Marais. Qui la produzione della nuova stagione di Lupin (Gaumont, per la prima volta con Carrousel Studios) ha girato soprattutto nel Salone della Principessa: un gabinetto ovale, riccamente affrescato e decorato alle pareti con specchi e altri elementi in stile roccocò.

Altre location di Lupin 4 si trovano tra il primo e il sedicesimo arrodissement in quello che, un tempo più di oggi, era il cuore finanziario e governativo della città. Alcune fonti in Rete segnalano Rue Beethoven, Rue des Petits-Frères, Rue La Vrillière, Rue Catinat, Rue Croix des Petits-Champs, Rue du Colonel Driant, Rue de Valois tra i punti esatti dov’è stata girata la stagione finale della serie Netflix con Omar Sy ispirata al classico di Maurice Leblanc.

In alcune inquadrature si possono riconoscere anche il Palais Royal e la Banque de France.

Quali sono le location dell'ultima stagione di "Lupin" a Parigi
iStock
L’elegante Palais Royal

Monreale è la Capitale Italiana del Libro 2027

23 octobre 2026 à 16:23

Venerdì 23 ottobre 2026, nella Sala Spadolini del ministero della Cultura, si è tenuta la cerimonia di proclamazione della Capitale Italiana del Libro 2027. A vincere l’ambito riconoscimento è Monreale, nella città metropolitana di Palermo. A premiarla è stato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, alla presenza della Giuria di esperti e dei rappresentanti dei Comuni finalisti, ovvero Chiaromonte (PZ), Iglesias (SU), Nuoro, Pomigliano d’Arco (NA), Teramo e Treviso.

L’iniziativa, promossa dal MiC attraverso il Dipartimento per le attività culturali, è volta a incentivare la lettura, valorizzare la filiera del libro e dell’editoria e favorire la partecipazione culturale, contribuendo alla coesione e all’inclusione sociale e allo sviluppo dei territori. Una nomina speciale per Monreale, che nel 2027 avrà un’ottima occasione per far riscoprire i suoi luoghi culturali legati alla lettura e al dialogo tra culture.

Monreale vince su tutte: è Capitale Italiana del Libro 2027

Alla cerimonia di proclamazione, il ministro Giuli ha annunciato il progetto vincitore della Capitale Italiana del Libro 2027: Monreale succede quindi a Pistoia, l’attuale Capitale italiana del Libro 2026, con il suo progetto “Monreale legge il Mondo”, che vince su ben 31 progetti presentati da un totale di 90 Comuni italiani.

Il dossier di Monreale si distingue per l’elevata qualità progettuale, la coerenza strategica e la capacità di coniugare identità locale con apertura nazionale e internazionale. Secondo quanto annunciato dal ministro Giuli leggendo il responso, molto apprezzabili risultano l’attenzione all’inclusione e alle giovani generazioni, il coinvolgimento in una rete territoriale ampia e qualificata, la solidità della governance e la previsione di interventi strutturali destinati a produrre effetti duraturi.

Il tema del plurilinguismo e del dialogo tra le culture, strettamente legato alla storia della città, è ritenuto originale e convincente, così come efficace appare l’utilizzo del patrimonio culturale quale elemento narrativo e partecipativo. A convincere la Giuria sono stati anche i progetti relativi alla formazione degli operatori, alle residenze creative e alla strategia volta a trasformare il visitatore in un “lettore in viaggio“. Elementi che rafforzano l’attrattiva e generano ricadute culturali ed economiche positive sul territorio.

In definitiva, la candidatura di Monreale evidenzia un elevato grado di maturità, coerenza e sostenibilità, distinguendosi per qualità, visione strategica, inclusione sociale, impatto di lungo periodo e piena aderenza agli obiettivi del bando.

Il progetto di Monreale

Il dossier “Monreale legge il mondo” è stato ideato dall’assessore alla Pubblica istruzione Patrizia Roccamatisi, che ne ha curato la redazione con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura e che ha espresso grande soddisfazione in occasione dell’annuncio della vittoria: “Onoratissima, il nostro dossier è dedicato alla nostra comunità e alle istituzioni scolastiche in primis, all’infanzia e a tutta la gente che vive il nostro territorio”, ha dichiarato l’assessore.

La candidatura nasce dalla volontà dell’amministrazione di valorizzare il patrimonio storico, artistico, culturale e spirituale della città attraverso un programma capace di guardare al futuro e promuovere nuove occasioni di partecipazione. L’obiettivo è quello di costruire attorno al libro un percorso che vada oltre la semplice promozione della lettura, puntando sulla cultura come strumento di incontro tra identità e generazioni differenti, ma anche come occasione di rigenerazione urbana e di coinvolgimento diretto della comunità.

Le altre città e i progetti candidati

Di seguito riportiamo le altre città candidate e i rispettivi titoli dei dossier presentati:

  • Chiaromonte (PZ): “Le trame di Calliope”;
  • Iglesias (SU): “Iglesias – Il Libro nel Mediterraneo”;
  • Nuoro: “Nuoro: radici di carta, visioni di futuro”;
  • Pomigliano d’Arco (NA): “Pomigliano d’Arco – Città officina del leggere”;
  • Teramo: “Teramo e le sue valli”, candidatura in aggregazione con i Comuni di Alba Adriatica, Ancarano, Atri, Campli, Civitella del Tronto, Corropoli, Crognaleto, Fano Adriano, Giulianova, Isola del Gran Sasso, Martinsicuro, Montorio al Vomano, Nereto, Pineto, Roseto degli Abruzzi, Sant’Egidio alla Vibrata, Sant’Omero, Silvi Marina e Tortoreto;
  • Treviso: “Memorie correnti, pagine viventi”.

Dalla polenta taragna al tartufo, dal vino al “folpo”, le sagre da non perdere nel weekend del 23, 24 e 25 ottobre

23 octobre 2026 à 12:00

Non c’è stagione migliore dell’autunno per immergersi nell’atmosfera festosa delle sagre più belle dello Stivale, tra borghi che si animano e sapori che raccontano le tradizioni locali. Dalla polenta taragna fumante ai profumi del tartufo, passando per castagne, vino e specialità di mare, il fine settimana offre tante occasioni per partire alla scoperta dell’Italia più autentica.

Ecco le sagre e gli eventi da non perdere assolutamente nel weekend del 23, 24 e 25 ottobre 2026, dal Nord al Sud.

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