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Meroe, la città delle piramidi dimenticate nel cuore del deserto sudanese

9 juillet 2025 à 16:38

Nel cuore del deserto nubiano, a circa 150/200 km a nord di Khartoum, si trova uno dei tesori archeologici più affascinanti e meno conosciuti del continente africano: la necropoli reale di Meroe.

Un tempo capitale del potente Regno di Kush, questa antica città custodisce decine di piramidi che punteggiano il paesaggio desertico, testimoni silenziosi di una civiltà raffinata e misteriosa.

Meroe, immersa in un’atmosfera quasi surreale che si accende di magia al tramonto, e i siti archeologici che la circondano, sono testimonianza di una civiltà avanzata, raffinata e ancora oggi in parte avvolta dal mistero.

Il fascino delle sue piramidi, il mix di influenze culturali e l’atmosfera incontaminata che si respira tra le dune sudanesi, rendono questo luogo un’esperienza unica per chi desidera scoprire un lato meno noto ma altrettanto affascinante dell’Africa antica. Un viaggio a Meroe non è solo un tuffo nella storia, ma anche un ritorno al senso più autentico dell’esplorazione.

Musawwarat es-Sufra: spiritualità, mistero e arte rupestre

Prima di raggiungere Meroe, vale la pena fermarsi a Musawwarat es-Sufra, un enigmatico complesso archeologico incastonato tra le colline rocciose. Il sito, ancora oggi avvolto nel mistero, sembra essere stato un importante centro spirituale durante il periodo meroitico.

Probabilmente commissionato da un re della regione, Musawwarat venne utilizzato anche per l’allevamento degli elefanti, come testimoniato dai numerosi graffiti e bassorilievi presenti in loco.

Tra le sue rovine si distinguono i resti di un tempio dedicato ad Amon, divinità egizia, riconoscibile nelle sculture granitiche a forma di ariete che marcano il viale di accesso, e un tempio dedicato al dio Leone, divinità autoctona, detta Apademak. decorato con motivi zoomorfi e antropomorfi.

Le mura del sito sono inoltre coperte da incisioni, iscrizioni e disegni di ogni tipo, da scene erotiche a rappresentazioni profane, e rendono il complesso una sorta di gigantesco archivio a cielo aperto della vita quotidiana e spirituale dell’epoca.

Naqa: un sorprendente intreccio di culture

Non lontano da Musawwarat si trova Naqa, un altro straordinario esempio della ricchezza culturale del Regno di Kush. Qui, in un contesto paesaggistico particolarmente suggestivo, si erge un tempio ben conservato dedicato ad Amon – I secolo.

Tuttavia, ciò che rende Naqa davvero speciale è la mescolanza di stili architettonici e influenze culturali: accanto al tempio egizio si trova infatti un santuario dedicato ad Apademak e un chiosco con colonne che richiamano l’arte greco-romana.

La statua del dio Apademak, rappresentato con tre teste e quattro braccia, sembra quasi evocare una divinità indiana, suggerendo un sorprendente dialogo tra civiltà lontane.

Naqa è il simbolo perfetto della capacità del regno meroitico di assimilare e reinterpretare elementi culturali diversi, creando un’identità artistica e religiosa profondamente originale.

Meroe: il fascino senza tempo delle piramidi nubiane

Il culmine del viaggio nel Sudan archeologico è Meroe, antica capitale del regno e sede delle celebri piramidi del Sudan. Un tempo se ne contavano circa 200, oggi ne restano decine, più piccole e appuntite rispetto a quelle egiziane, ma non meno imponenti. Queste piramidi erano le tombe dei re e delle regine madri di Meroe, le celebri “Candace“, e risalgono fino al III o IV secolo a.C..

Ciò che rende Meroe unica è l’atmosfera che vi si respira: nessun biglietto d’ingresso, nessun venditore ambulante, solo il silenzio del deserto e la maestosità delle strutture, molte delle quali restaurate con antiche tecniche tradizionali.

Meroe, antica città del Sudan, e le sue piramidi
iStock
Piramidi di Meroe

Le piramidi, con anticamere simili a cappelle orientate a est, sono il simbolo di un rituale funebre sofisticato. Al tramonto, il complesso si tinge di colori caldi e intensi, regalando uno spettacolo indimenticabile.

È proprio in questo sito che venne scoperto il tesoro della regina Amanishakheto, il più prezioso lascito della civiltà meroitica, sebbene il ritrovamento abbia comportato la profanazione della sua tomba.

Sono queste le destinazioni a rischio per il 2025 (e perché)

21 décembre 2024 à 13:25

Ogni anno, International SOS aggiorna la sua Risk Map, un’analisi interattiva che evidenzia le principali minacce alla sicurezza e alla salute a livello mondiale. Per il 2025, la mappa restituisce un panorama sempre più complesso, dominato da tensioni geopolitiche, conflitti armati e rischi sanitari.

La crescente instabilità in diverse aree del globo ha causato un peggioramento dei rating di rischio in molti Paesi, segnando una svolta nella valutazione delle destinazioni più pericolose per il prossimo anno.

I Paesi più a rischio: Israele, Libano, Sudan e Myanmar

Le tensioni geopolitiche e i conflitti armati continuano, infatti, a devastare Paesi come Israele, Libano, Sudan e Myanmar, che hanno visto un’espansione significativa delle aree classificate come a rischio elevato o estremo. In particolare, il Sudan è caratterizzato dall’intensificarsi delle violenze interne, mentre in Libano la crisi economica e sociale si è ulteriormente aggravata. La situazione in Myanmar rimane critica a causa della perdurante instabilità politica e militare.

Franco Fantozzi, senior security advisor di International SOS, ha sottolineato: “Le tensioni geopolitiche sono il principale motore di cambiamento nella Risk Map di quest’anno. Non abbiamo ridotto i rating di rischio di nessun Paese, un chiaro segnale dell’aumento della complessità globale”.

Nuova Caledonia: un caso inatteso

Anche la Nuova Caledonia, finora considerata una meta sicura, ha registrato un incremento del rischio, passando da un livello basso a medio.

Si tratta di un cambiamento attribuibile a disordini sociali, declino economico e un aumento della criminalità.

Inoltre, è una situazione che possiamo intendere come monito sull’imprevedibilità dei rischi a livello mondiale, che possono colpire anche regioni all’apparenza stabili.

Sudafrica, Messico e Kenya: l’ombra della criminalità

In alcune aree di Sudafrica, Messico e Kenya, l’espansione della criminalità e dei disordini sociali ha spinto verso l’alto i livelli di rischio.

Sono cambiamenti che riflettono dinamiche locali, ma evidenziano al contempo tendenze globali legate a crisi economiche e instabilità politica. Così, per i turisti, questi Paesi richiedono una pianificazione attenta e un continuo monitoraggio delle condizioni di sicurezza.

I miglioramenti: Filippine, Thailandia e Laos

Tuttavia, nonostante il quadro generale mostri una tendenza ad aggravarsi, vi sono aree che mostrano, di contro, segnali di miglioramento.

In alcune zone delle Filippine, della Thailandia e del Laos, la riduzione delle attività militari ha permesso una diminuzione del rating di rischio. I progressi, seppur limitati, offrono un barlume di speranza in un contesto internazionale sempre più difficoltoso.

Cambiamenti nei rischi sanitari: Bolivia e Libia

La Risk Map 2025 evidenzia anche cambiamenti significativi nei rischi sanitari.

A questo proposito, la Bolivia è passata da un rating medio ad alto, a causa di un peggioramento nell’accesso alle cure mediche e nella disponibilità di farmaci. Al contrario, la Libia ha visto una riduzione del rischio medico da estremo ad alto, grazie a un perfezionamento delle infrastrutture sanitarie in alcune aree.

Il dottor Fareed Ahmed, direttore medico di International SOS, ha spiegato: “Fattori come la qualità delle strutture sanitarie, la disponibilità di farmaci e la diffusione di malattie giocano un ruolo cruciale nella definizione del rischio medico. Affidarsi a dati aggiornati è essenziale per garantire la sicurezza della forza lavoro”.

Gli strumenti di International SOS per affrontare i rischi

Oltre alla Risk Map, International SOS mette a disposizione una vasta gamma di strumenti per aiutare le organizzazioni a gestire i rischi.

La mappa interattiva ora include dati su circa mille città nel mondo, fornendo informazioni dettagliate su conflitti, criminalità, disastri naturali e accesso alle cure mediche: un approccio capillare che consente di pianificare viaggi e operazioni con maggiore consapevolezza.

Queste le parole di Sally Llewellyn, Global Security Director di International SOS: “La capacità di comprendere e gestire i rischi è fondamentale in un mondo sempre più complesso. Le nostre soluzioni aiutano le organizzazioni a proteggere la propria forza lavoro e a garantire la continuità operativa“.

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