60 minuti d'autrice
Trama
La storia della creatrice della bambola più conosciuta del mondo: Barbie.
Aperitivo finale con l'autrice
L’acqua ha un colore quasi finto, a tratti verde smeraldo, altrove azzurro intenso, mentre le foglie dei faggi e degli aceri tingono le rive di giallo, rame e rosso. C’è poi quell’aria fresca e pungente del mattino che viene accompagnata dal suono di alcune cascate, anche se a volte appena percettibile tra gli alberi, mentre altre così potente da coprire qualsiasi altro rumore. Se accade tutto questo vuol dire che si è arrivati ai Laghi di Plitvice, che durante l’autunno sono uno degli spettacoli naturali più affascinanti della Croazia (ma forse anche dell’Europa intera).
Situato nell’entroterra, lontano dalle località balneari dell’Adriatico, il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice custodisce un sistema di 16 laghi principali disposti a gradoni, collegati attraverso cascate, ruscelli e barriere naturali di roccia. Chi ci arriva quasi pensa di essere entrato in una dimensione fiabesca, ma nei fatti è il risultato di processi geologici tuttora attivi, che modificano lentamente il corso dell’acqua (sì, di Madre Natura).
Fondato nel 1949, è il parco nazionale più antico e più esteso del Paese. Nel 1979 è entrato nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO grazie alle caratteristiche straordinarie del suo sistema lacustre. Le sue bellezze cambiano durante l’anno, ma tra settembre e novembre acquistano un’intensità particolare, che ora scopriremo insieme.
Il territorio dei laghi appartiene alla regione carsica delle Alpi Dinariche, caratterizzata da calcari e dolomie, materiali che reagiscono in maniera differente al passaggio dei corsi d’acqua. Alla base del sistema lacustre si trovano i fiumi Bijela rijeka, il Fiume Bianco, e Crna rijeka, il Fiume Nero, che confluiscono dando origine al corso della Matica, diretto verso il lago Prošćansko. Le acque contengono carbonato di calcio disciolto, una sostanza fondamentale per la formazione delle cosiddette barriere di tufo calcareo, conosciuto anche con il termine travertino.
Muschi, alghe e microrganismi favoriscono il deposito dei minerali, contribuendo alla crescita di piccoli sbarramenti naturali. Con il passare dei millenni, queste strutture hanno trattenuto l’acqua, dando vita a bacini a quote differenti e spettacolari salti tra un livello e l’altro. La particolarità dei Laghi di Plitvice risiede proprio in questo equilibrio delicatissimo, perché il paesaggio è tuttora soggetto a trasformazioni.
Accanto alle spiegazioni scientifiche sopravvive però una leggenda legata alla Regina Nera, figura misteriosa della tradizione locale. Si racconta che, durante una terribile siccità, gli abitanti della regione implorarono il suo aiuto. La regina, commossa, fece tornare la pioggia e dalle sue lacrime nacquero il Fiume Bianco e il Fiume Nero. Stando alla tradizione, anche il nome del lago Prošćansko sarebbe legato alle preghiere rivolte alla sovrana.
Durante l’autunno, il terreno di questo incantevole angolo di Croazia si ricopre di foglie, mentre tutt’intorno l’aria profuma di legno umido. Camminando sulle pittoresche passerelle ci si rende conto che tra i rami (e improvvisamente) compaiono distese d’acqua dalle sfumature sorprendenti. A rendere la visita più speciale che mai, infatti, è il continuo alternarsi di ambienti diversi, dai laghi dalle rive alberate ai canyon calcarei attraversati da fragorose cascate.
Il parco si sviluppa su circa 296 chilometri quadrati, ma la zona dei laghi occupa meno dell’1% della superficie complessiva. I bacini principali sono suddivisi in 2 gruppi, con caratteristiche geologiche e paesaggistiche differenti. I Laghi Superiori, chiamati Gornja jezera, comprendono 12 bacini adagiati su rocce dolomitiche, circondati da foreste fitte e rive dalle forme irregolari.
Prošćansko è situato nella parte più alta del sistema ed è quello che introduce verso un paesaggio ampio e tranquillo. Più avanti, il susseguirsi di piccoli specchi d’acqua conduce verso Galovac, una delle zone particolarmente scenografiche per la presenza di cascate e vegetazione rigogliosa. Tra le attrazioni catturano l’attenzione Veliki Prštavac e Mali Prštavac, cascate che precipitano lungo pareti ricoperte di muschio.
Poi c’è il lago Kozjak, ovvero il più esteso del parco: può essere attraversato a bordo di battelli elettrici, un’esperienza grazie a cui ammirare le rive boscose da una prospettiva assolutamente diversa. L’atmosfera cambia sensibilmente nei Laghi Inferiori, Donja jezera, formati da quattro bacini incastonati in un canyon di roccia calcarea.
Milanovac, Gavanovac, Kaluđerovac e Novakovića Brod si susseguono lungo un percorso scandito da ponticelli, gradini e punti panoramici. Osservando i laghi dall’alto, si distinguono le sfumature che cambiano secondo la profondità, la luce e le caratteristiche del fondale. Il momento più spettacolare arriva però davanti alla Veliki Slap, la Grande Cascata, con un salto di circa 78 metri.
Alla sua base gli spruzzi creano una nebbiolina sottile e la vegetazione autunnale incornicia l’imponente parete rocciosa. Poco distante, le cascate Sastavci segnano la parte conclusiva del sistema lacustre, in prossimità della nascita del fiume Korana.
Per esplorare Plitvice sono disponibili itinerari segnalati con lettere, differenti per lunghezza, durata e zone attraversate. I due ingressi principali consentono di iniziare da settori diversi, mentre battelli elettrici e veicoli panoramici facilitano gli spostamenti all’interno dell’area visitabile.
Il percorso A è lungo circa 3,5 chilometri e richiede indicativamente 2-3 ore. Conduce verso i Laghi Inferiori e la Grande Cascata. Il percorso C, di quasi 8 chilometri, attraversa invece entrambe le sezioni e richiede 4-5 ore. Chi desidera dedicare più tempo all’esplorazione può scegliere itinerari più lunghi, fino a 6-8 ore. Oltre ai laghi, vale la pena prestare attenzione alle foreste, habitat di numerose specie animali, tra cui cervi, lupi e orsi bruni.
Il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice si trova nella Croazia centrale, nella regione montuosa della Lika, a una quota compresa approssimativamente tra 370 e 1.280 metri sul livello del mare. La posizione, nell’entroterra compreso tra Zagabria e Zara, consente di raggiungerlo sia dalla capitale croata sia dalla costa dalmata. Da Zagabria la distanza stradale è di circa 140 chilometri, mentre da Zara è di quasi 130 chilometri.
In automobile si utilizzano principalmente la strada statale D429, che conduce ai 2 ingressi principali, oppure la D52 per chi arriva dalla zona di Otočac. Tutti e due gli accessi dispongono di parcheggi a pagamento. Sono disponibili, inoltre, collegamenti in autobus da Zagabria, Karlovac, Zara e altre città croate, con frequenze variabili secondo la stagione.

Per godere appieno dei magnifici colori autunnali conviene arrivare al mattino, quando la luce è ancora morbida e la nebbia può trattenersi sopra le acque. Il parco rimane comunque aperto durante tutto l’anno, sebbene orari e accessibilità dei sentieri dipendano dalle condizioni stagionali.
| (Santo Stefano Aspromonte, 19 Oct 26) A seguito di un fenomeno franoso verificatosi nell’area di Pietra Cappa, il Parco Nazionale dell’Aspromonte ha disposto il divieto di f[...] |
Se stai pensando a un tour enogastronomico in Piemonte ci sono delle alternative alle inflazionate Langhe e all’area del Roero: la zona del Monferrato è una chicca che poche persone frequentano ma che merita grazie ai vigneti a perdita d’occhio, ai borghi che sembrano set cinematografici e a castelli da fiaba dove fermarsi a degustare un ottimo calice di vino e altre specialità deliziose del territorio.
Con un itinerario slow di 3 giorni è possibile esplorare il territorio che si estende tra le province di Asti e Alessandria attraverso una strada del vino tutta da scoprire. Perfetta destinazione per un weekend romantico in compagnia della propria persona preferita, regala una bellezza da vivere tutto l’anno, con una particolare magia in autunno e in primavera.
Tre giorni e tre mood che fanno da fil rouge: ecco l’itinerario consigliato per un weekend lungo alla scoperta del Monferrato. Basterà prenotare qualche visita alle cantine, degustazioni e ticket d’ingresso ai castelli per scoprire il Casalese, l’area Astigiana fino all’Ovadese.
Ecco un itinerario enogastronomico del Monferrato perfetto per un weekend:

Quali sono i borghi più belli del Monferrato? Ci sono delle autentiche meraviglie da scoprire grazie alla mappa ricca di piccoli paesi che meritano una visita; abbiamo selezionato i più suggestivi con cui è facile creare un itinerario ad anello di un weekend di 3 giorni.
Cella Monte conquista con le facciate color miele, gli infernot e i vicoli perfetti per perdersi mentre Rosignano è un gioiellino super romantico che si sviluppa su una rupe arenaria. In questo luogo non perdete la torre Civica e le piazzette, oltre ai numerosi affacci sui vigneti. Incredibilmente bello anche Moncalvo, una piccola star medievale con resti delle fortificazioni, la chiesa di san Francesco e una tradizione gastronomica dove il tartufo è il protagonista assoluto. Cocconato, invece, mette insieme portici gotici, palazzi storici e sapori imperdibili come quello della celebre ricotta.

Chi cerca un lato più intimo e tranquillo potrebbe prendere in esame Ozzano Monferrato con panorami e memoria delle antiche miniere di cemento. Se ci fosse la possibilità di aggiungere ancora un giorno, consigliamo di aggiungere all’itinerario Garbagna, con la piazza alberata e Volpedo dove entrare nel mondo di Giuseppe Pelizza e dell’indimenticabile Quarto Stato.
Altro che sfondi fantasy: nel Monferrato i castelli sono veri e raccontano secoli di confini, famiglie nobili e vita di campagna. Il Castello di Uviglie, a Rosignano, unisce torri, verde e cantine storiche: combo ideale per chi vuole cultura con finale nel calice. Il Castello di Tagliolo conserva un fascino vissuto, tra mura antiche, produzione vinicola e la possibilità di soggiornare in ambienti d’epoca. Il Castello di Trisobbio domina il borgo come in una cartolina, mentre il Castello di Cereseto è uno spettacolo anche soltanto visto da fuori.
Nel nord del territorio merita attenzione il Castello di Camino, affacciato sulle colline e sulla valle del Po. A Gavi, il protagonista cambia genere: il Forte è un’imponente architettura militare, perfetta per chi ama panorami e leggende. Secondo la tradizione ci sarebbe il fantasma di Gavina che vaga con un’aura tutta sua tra le ali del castello. Volete allungare il viaggio? Segnate il Castello di Sannazzaro e quello di Piovera come possibili tappe aggiuntive. Prima di partire controllate aperture e modalità di accesso: alcuni edifici sono strutture ricettive o visitabili solo in date dedicate.

Anche il Monferrato ha la sua strada del vino che si sviluppa per 700 chilometri di percorsi panoramici con 4 itinerari tematici: il percorso del grignolino nel Casalese, quello dei Fiumi del Vino, in pianura; il Percorso degli Aromatici, nell’Acquese; e il Percorso del Dolcetto, nell’Ovadese.

Cosa mangiare e bere durante il tour enogastronomico del Monferrato? L’appetito si attiva fin da dopo la colazione. Si comincia dagli agnolotti, piccoli scrigni di pasta ripiena da provare con sugo d’arrosto o burro e salvia. Poi arriva la bagna cauda, salsa di acciughe e aglio in cui intingere le verdure: conviviale, intensa, impossibile da dimenticare.
Il fritto misto alla piemontese sorprende con il suo mix di bocconi salati e dolci, mentre il bollito misto chiama a raccolta salse come il bagnetto verde. In autunno il protagonista assoluto è il tartufo, soprattutto intorno a Moncalvo: basta una grattata per trasformare un piatto semplice in un evento.
Da mettere nel food tour anche la robiola di Cocconato, la Muletta, salume tipico, e la cugnà, preparazione a base di mosto d’uva e frutta. Se cerchi qualcosa di rustico, prova i friciulin, frittelle di verdure o erbe. E il dolce? I krumiri di Casale Monferrato sono un must, magari con uno zabaione morbido; il bunet, budino al cacao e amaretti, chiude il pasto con stile.
Per gli appassionati di vino c’è davvero tanto da scoprire: si parte con la Barbera, che in questa zona ha un carattere vivace e fruttato, mentre il Dolcetto d’Alba diventa un ottimo compagno per i piatti della tradizione; c’è poi il Gavi DOCG che viene prodotto con uve Cortese e regala freschezza e mineralità. Gli amanti delle bollicine apprezzeranno invece il Moscato e il Brachetto d’Acqui.
Convocazione riunione del 28/10/2026
Si informa la cittadinanza che è convocata l’Assemblea Pubblica di Quartiere per il giorno:
Mercoledì 28 ottobre 2026 alle ore 20:00
nella sala sita in Via Ivrea 14 presso il Centro Icontro Anziani per la trattazione del seguente ordine del giorno:
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Comunicazione di istituzione dell’elenco comunale degli elettori fuori sede
AVVISO – Istituzione dell’elenco comunale degli elettori fuori sede.
(Legge 9 ottobre 2026, n. 180, recante “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei Deputati e del
Senato della Repubblica”. Articolo 8. Esercizio del diritto di voto da parte degli elettori fuori sede in
occasione delle elezioni politiche ed europee e dei referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della
Costituzione.)
Il Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, Direzione
Centrale per Servizi Elettorali, con circolare n. 65/2026 del 15/10/2026, ha comunicato che
come è noto, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale, n. 235 del 9
ottobre 2026, è stata pubblicata la legge n. 180/2026 recante “Disposizioni in materia di
elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
L’articolo 8 della citata legge disciplina, a regime, il voto degli elettori fuori sede in
occasione dello svolgimento delle elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della
Repubblica, dell’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia, dei
referendum di cui agli articoli 75 e 138 della Costituzione.
AMBITO DI APPLICAZIONE E CATEGORIE DI ELETTORI “FUORI SEDE”
La disciplina si applica alle elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della
Repubblica, all’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia e ai
referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della Costituzione (art. 8, comma 1).
Non si applica alle elezioni amministrative regionali.
Requisito necessario e comune a tutte le categorie è che il Comune di temporaneo
domicilio si trovi in una Regione diversa da quella del Comune nelle cui liste elettorali
l’elettore è iscritto.
Possono, quindi, chiedere l’iscrizione nell’elenco:
TERMINI E MODALITA’ DI PRESENTAZIONE E DI REVOCA DELLA DOMANDA
Termini. La legge prevede tre termini distinti per la richiesta di iscrizione nell’elenco tenuto da ciascun Comune, secondo la categoria e il momento in cui sorge la condizione di elettore fuori sede:
| Categoria di “Fuori sede” | Termine per la domanda | Consultazioni interessate |
| Studio o lavoro, condizione già in essere (comma 2), in sede fuori Regione |
entro il 31 dicembre di ciascun anno | quelle dell’anno successivo |
| Studio o lavoro, condizione sorta dopo il 31 dicembre (comma 3), in sede fuori Regione |
entro 30 giorni dalla data in cui sono soddisfatti i requisiti e comunque non oltre il 45° giorno antecedente la consultazione | quelle dell’anno in corso |
| Motivi di cura, caregiver familiari, genitori o familiari conviventi di minori sottoposti a terapia o trattamento medico in struttura sanitaria fuori Regione (commi 4 e 5) |
non oltre il 45° giorno antecedente la consultazione | quelle dell’anno in corso |
Si evidenzia, al riguardo, che l’iscrizione nell’elenco ha durata annuale: l’elettore che intende votare fuori sede anche nell’anno successivo deve presentare una nuova domanda nei termini.
Modalità di presentazione della domanda
La domanda è presentata al Comune di temporaneo domicilio, personalmente o con strumenti telematici (comma 6). Essa contiene l’indirizzo completo del temporaneo domicilio e, auspicabilmente, un recapito di posta elettronica.
Si pubblica, al riguardo, un modello di domanda, in formato pdf editabile, da inviare a protocollo@cert.comune.biella.it o consegnare a mano presso Comune di Biella – Uff. Elettorale – Via Battistero 4, 1° piano. – Palazzo Oropa.
Alla domanda di iscrizione nell’elenco annuale degli elettori fuori sede sono allegati:
La condizione di elettore fuori sede può essere autodichiarata ai sensi degli articoli 46 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, ferme le sanzioni dell’articolo 76 dello stesso decreto e i controlli previsti dall’articolo 71.
Revoca. La domanda di iscrizione nell’elenco può essere revocata con le stesse modalità ed entro gli stessi termini previsti per la sua presentazione (comma 6). Il Comune che riceve la revoca cancella l’elettore dall’elenco e ne dà notizia al Comune di iscrizione elettorale, perché rimuova l’annotazione.
Istruttoria. Il Comune di temporaneo domicilio verifica:
Non ammissione. Se l’elettore non soddisfa i requisiti che legittimano il voto “fuori sede” il Comune di temporaneo domicilio gliene dà comunicazione motivata e, in tal caso, potrà votare nel Comune nelle cui liste è ordinariamente iscritto (comma 9).
Assegnazione alle sezioni. Gli elettori ammessi al voto “fuori sede” sono distribuiti nelle sezioni ordinarie, secondo un criterio di prossimità territoriale al temporaneo domicilio e, di norma, in numero non superiore al 10 per cento degli elettori iscritti nella sezione (comma 10).
Attestazione di ammissione. Entro il decimo giorno antecedente la consultazione il Comune di temporaneo domicilio rilascia all’elettore ammesso un’attestazione di ammissione al voto con il numero e l’indirizzo della sezione assegnata (comma 8). L’attestazione può essere inviata anche mediante l’utilizzo di strumenti telematici.
AMMISSIONE AL VOTO
Gli elettori fuori sede, in analogia a quanto previsto per le altre categorie di elettori ammessi al voto dalla legge in un Comune diverso da quello di residenza, votano per le liste e i candidati della circoscrizione e del collegio in cui si trova il Comune di temporaneo domicilio (comma 12).
L’elettore fuori sede vota nella sezione elettorale indicata nell’attestazione, esibendo un valido documento di riconoscimento, l’attestazione di ammissione al voto (comma 11) e la tessera elettorale personale o l’attestato sostitutivo rilasciato dal Sindaco a norma dell’articolo 7 del D.P.R. 8 settembre 2000, n. 299.
INFO: COMUNE DI BIELLA – UFFICIO ELETTORALE – Via Battistero 4, Palazzo Oropa – elettorale@comune.biella.it – 015.3507504/302
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Quello che vi stiamo per raccontare ha del surreale: piatti rotti trasformati in fiori, frammenti di porcellana che disegnano cattedrali e minuscole tessere di vetro incastonate persino nei mobili. No, non è un sogno e nemmeno l’inizio di un racconto, perché è una vera dimora di Chartres, cittadina francese celebre per la sua imponente cattedrale gotica. In sostanza, tra una via e l’altra c’è una modesta abitazione del XX secolo che custodisce una delle creazioni più sorprendenti dell’arte spontanea europea. Il suo nome è Maison Picassiette, ma è conosciuta anche quale casa dai mille pezzi.
Dietro le sue mura si nasconde il lavoro di Raymond Isidore, un operaio municipale che trascorse oltre tre decenni a raccogliere stoviglie abbandonate, vetri colorati e frammenti di ceramica per trasformare la propria casa in un’opera d’arte. Classificarla è difficile, perché è un qualcosa a metà tra architettura naïf, mosaico e Art Brut.
Non sono più soltanto il palcoscenico delle grandi sfide sportive: gli stadi e le arene sportive sono sempre più mete da scoprire in viaggio, grazie alle loro architetture spettacolari e alle storie calcistiche che hanno segnato intere generazioni.
Il 19 ottobre 2026, il Prix Versailles ha annunciato i 7 progetti vincitori tra le nuove arene più belle del mondo, distribuite su cinque continenti. Accanto a strutture che si distinguono per audacia architettonica e legame con il territorio, spicca anche uno stadio italiano. Inoltre, 3 arene riceveranno il World Title del Prix Versailles, nelle categorie Interior o Exterior: i vincitori saranno annunciati il 10 dicembre presso la sede dell’UNESCO.
Ecco i 7 templi dello sport incoronati nell’edizione 2026 del Prix Versailles.
In Canada c’è una nuova pista ciclistica al coperto certificata dall’UCI e aperta al pubblico: il Coronation Park Centre, progettato dagli studi hcma e Dub Architects, in collaborazione con FaulknerBrowns, unisce sport di alto livello e attività per tutte le età.

Il velodromo sopraelevato di un piano è circondato da una pista da corsa e permette di osservare i ciclisti già dal piano terra. Sotto un tetto alto 90 metri, le pareti a nastro seguono la geometria della pista, creando una silhouette sempre diversa. Integrato con il Peter Hemingway Aquatic Centre e immerso in un parco dedicato alla memoria dell’incoronazione della regina Elisabetta II, il complesso è ideale anche per gli allenamenti dei triatleti.

Una copertura bianca che sembra dispiegarsi sopra gli spalti come un nastro continuo: è il tratto distintivo dello Xiangyang Olympic Center Stadium, progettato dal Central-South Architectural Design Institute (CSADI). Con 30.000 posti, l’impianto si ispira al movimento del fiume Han e alla figura della fenice Chu in volo.

Il lato sud resta aperto per favorire la circolazione dell’aria, in un progetto bioclimatico che punta a migliorare il comfort degli spettatori e ridurre i consumi energetici. Immerso nel verde, fa parte di un complesso sportivo di 138.000 metri quadrati, con spazi dedicati anche all’attività fisica quotidiana della comunità.
In Corsica, lo stadio Armand Cesari è molto più di un campo da calcio: inaugurato nel 1932, è legato alla storia dello SC Bastia, arrivato alla finale di Coppa UEFA nel 1978, e alla tragedia del 1992, rimasta impressa nella memoria collettiva del calcio.

Nel 2025, lo studio Ateliers A+ ne ha curato il rinnovamento, ispirandosi al paesaggio locale immerso tra montagne e mare. L’impianto da 16.500 posti è avvolto da tre anelli architettonici che unificano gli spalti costruiti in epoche diverse, integrando illuminazione, coperture e facciata. Il risultato restituisce nuova vita a uno stadio leggendario, conservandone l’identità e la forte carica emotiva.
A Milano, l’architettura contemporanea incontra il modello dell’anfiteatro romano: inaugurato in occasione delle Olimpiadi invernali del 2026, l’Unipol Dome, già Arena Milano, è stato premiato ai Prix Versailles 2026. Progettato da David Chipperfield Architects e Arup, può ospitare fino a 16.000 spettatori e si distingue per tre anelli sovrapposti che sembrano fluttuare sopra un basamento monolitico.

I tubi di alluminio riflettono la luce del sole durante il giorno, mentre di notte strisce LED trasformano la struttura in uno spettacolo luminoso. Una grande scalinata conduce inoltre a una passeggiata sopraelevata di 12.000 metri quadrati, pensata per eventi e incontri quotidiani. Nel nuovo quartiere di Santa Giulia, l’arena si candida a diventare un nuovo punto di riferimento urbano.
Un involucro dorato ispirato alle palme che costeggiano i grandi viali di Rabat e ai ricami tradizionali di Fez avvolge il Prince Moulay Abdellah Stadium, progettato da Populous.

Ricostruito in appena 24 mesi, l’impianto può accogliere 67.000 spettatori e si prepara a ospitare la Coppa del Mondo del 2030. La facciata è composta da circa 19.000 triangoli color champagne che proseguono fino alla copertura e, di notte, si trasformano in un enorme schermo animato.
All’interno, le gradinate monumentali possono accogliere circa 20.000 tifosi nelle curve, amplificando il calore del tifo marocchino. Un’arena ad alta tecnologia che racconta il volto contemporaneo del Paese senza rinunciare alla sua identità.

Con 75.500 posti, il Tangier Grand Stadium è oggi il più grande stadio del Marocco. Inaugurato nel 2011 e rinnovato in vista della Coppa d’Africa 2025 e dei Mondiali del 2030, il progetto è stato seguito dall’architetto Anouar Amaoui. La rimozione della pista di atletica e l’abbassamento del campo di circa otto metri hanno avvicinato gli spalti al terreno di gioco, rendendo più coinvolgente l’esperienza dei tifosi.

Ma a caratterizzare il nuovo impianto è soprattutto la copertura di 52.000 metri quadrati, sviluppata con gli ingegneri di Schlaich Bergermann Partner: cavi metallici e membrane flessibili proteggono campo e gradinate dal vento, creando una struttura imponente ma visivamente leggera.

A Christchurch, il nuovo One New Zealand Stadium, Te Kaha, inaugurato nell’aprile 2026, rappresenta un simbolo della rinascita della città.

Progettato da Populous e Warren & Mahoney, può ospitare 30.000 persone ed è dotato di una copertura fissa in ETFE trasparente. La facciata richiama i paesaggi della regione di Canterbury, tra montagne, corsi d’acqua e colori delle stagioni, mentre sulle gradinate compare un motivo ispirato al mangōpare, lo squalo martello, simbolo di forza e perseveranza nella cultura neozelandese.
Nato dalla collaborazione con il popolo indigeno Ngāi Tahu, il progetto si ispira anche al mito ancestrale della separazione tra Cielo e Terra. Un’arena che intreccia sport, architettura e cultura Māori, diventando un nuovo punto di riferimento per la comunità.

| Un importante momento di confronto istituzionale e approfondimento tecnico sulle strategie di prevenzione e contrasto degli incendi boschivi, per una maggiore tutela del patrimonio naturale e forestale dei Monti Aurunci. (Campodimele, 19 Oct 26) Il Parco Naturale Regionale dei Monti Aurunci presenta l'aggiornamento del proprio Piano Antincendio Boschivo (AIB), uno strumento strategico per l[...] |
A partire dal 26 ottobre
Comunichiamo che lo ‘Sportello polizia locale- pass invalidi – pass medici – passi carrai e tessere di libera circolazione’, a partire da lunedì 26/10 p.v., si sposterà al primo piano di palazzo Pella e seguirà il seguente orario:
Lunedì 09:00-12:00
Martedì 09:00-13:00
Mercoledì 09:00-12:00
Giovedì 09:00-12:00
Venerdì 09:00-13:00
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Il periodo natalizio è già magico di per sé, ma viaggiare avvolti da questa atmosfera lo è ancora di più. Con l’arrivo dell’inverno 2026 tornano i Treni di Natale, itinerari speciali che attraversano alcune delle regioni più suggestive d’Italia tra borghi, presepi e mercatini.
Dai paesaggi innevati delle montagne ai mercatini altoatesini, fino alle esperienze con Babbo Natale a bordo, ecco tutte le partenze già annunciate, con date, destinazioni e informazioni per prenotare.
| (Sassalbo, 19 Oct 26) Con determina 364 del 15/10/2026 è stato approvato il bando PER L’AFFIDAMENTO IN CONCESSIONE DELLA STRUTTURA DENOMINATA “RI[...] |
| (Accettura, 16 Oct 26) Restituire la libertà a un animale selvatico, vederlo allontanarsi tra gli alberi del nostro Parco, è il vero senso di tu[...] |
Le piante erano state trasferite nei mesi scorsi dal centro città
Un sopralluogo per verificare le condizioni dei sei melograni trasferiti dall’area di piazza Vittorio Veneto e della Fons Vitae alla scuola XXV Aprile di Chiavazza. Nella giornata di venerdì 16 ottobre, il sindaco di Biella, Marzio Olivero, e l’assessore all’Istruzione, Livia Caldesi, hanno così appurato che le piante si presentano in buona salute e con frutti.
La verifica consente di fare il punto su un intervento che nelle scorse settimane aveva suscitato discussioni e polemiche, accompagnate anche da previsioni decisamente pessimistiche sulle sorti dei melograni. L’Amministrazione comunale ha seguito il progetto con l’obiettivo di valorizzare le piante nel nuovo contesto e di inserirle in un percorso di riqualificazione degli spazi esterni della scuola.
L’intervento si inserisce infatti nel progetto di realizzazione di un’aula didattica all’aperto, pensata per offrire agli alunni un ambiente in cui svolgere attività educative a contatto con la natura, favorendo la conoscenza del verde e una maggiore attenzione al patrimonio ambientale.
«Nei mesi scorsi abbiamo assistito a polemiche che, in alcuni casi, sono andate ben oltre il legittimo confronto su una scelta amministrativa. C’è stato chi ha dato per scontato che i melograni fossero destinati a morire, chi li ha descritti come scomparsi e chi ha utilizzato questa vicenda per costruire l’ennesima occasione di attacco. Qualcuno, a giudicare dai toni utilizzati, sembrava avere già pronta la sentenza prima ancora di conoscere l’esito dell’intervento. È un modo di fare opposizione che non aiuta la città e che finisce per trasformare una iniziativa rivolta ai bambini e alla valorizzazione di una scuola in una contrapposizione politica», dichiara il sindaco Marzio Olivero.
«Il sopralluogo che abbiamo compiuto insieme al personale scolastico ci ha permesso di verificare direttamente la situazione. I fatti raccontano una realtà diversa da quella che qualcuno aveva già deciso di descrivere. Arrivare persino a sperare che un intervento non riesca, pur di poter dire che il Comune ha sbagliato, è un atteggiamento davvero poco rispettoso nei confronti di tutta la città. L’aula didattica all’aperto vuole essere un’opportunità educativa, un luogo in cui imparare anche attraverso il contatto diretto con la natura. Continueremo a seguire il progetto e a lavorare affinché gli spazi scolastici siano sempre più accoglienti e funzionali alle esigenze degli alunni», conclude l’assessore Livia Caldesi.
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