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In Messico hanno aperto un nuovo sito archeologico Maya

Par : elenausai10
16 janvier 2025 à 07:30

Prima dell’arrivo dei colonizzatori spagnoli nel XVI secolo, gli antichi Maya rappresentavano una delle civiltà più sofisticate dell’emisfero occidentale. Basti pensare al loro calendario, alla profonda conoscenza che possedevano nel campo dell’astrologia e alle loro città, complete di piramidi, templi, piazze e anche campi da calcio con regole davvero particolari.

I Maya vissero soprattutto nel Centro America, tra Guatemala, Belize, Honduras, El Salvador, Nicaragua e Messico. In particolare, il territorio messicano brulica di siti archeologici, alcuni riconosciuti tra i più importanti al mondo, come Chichen Itza. A questi, da oggi, se ne aggiunge uno nuovo, finalmente accessibile al pubblico dopo numerosi anni dalla sua scoperta: l’antica città Maya di Ichkabal.

Il sito archeologico di Ichkabal

Dopo ben due anni, l’antica città Maya di Ichkabal ha aperto le sue porte diventando il sito archeologico numero 194 tra quelli di origine preispanica abilitati alla visita in Messico. La maggior parte si trova negli stati messicani meridionali dello Yucatán, Quintana Roo e Chiapas, una zona particolarmente importante dal punto di vista storico perché molti di questi insediamenti raggiungevano i 50.000 abitanti. I viaggiatori che li visitano hanno l’opportunità unica di approfondire la vita sociale, culturale e religiosa degli antichi Maya.

 

La città di Ichkabal si trova proprio in quest’area, a sud di Quintana Roo. Qual è la sua storia? Tra il 200 a.C. e il 200 d.C., la città svolse un ruolo fondamentale nello sviluppo dello stile architettonico noto come Petén. Fu contemporanea di grandi metropoli come Calakmul e Tikal, situate negli attuali territori di Campeche e Guatemala, con le quali condivise l’apice del periodo classico Maya (200-600 d.C.).

Ichkabal si distingue per la presenza di strutture particolarmente alte, molte delle quali superano i 40 metri di altezza, comunemente raggruppate in complessi triadici.

Sito archeologico Ichkabal Messico
Fonte: Gobierno de Mexico
Il nuovo sito archeologico di Ichkabal

Come visitarlo e i siti archeologici nei dintorni

L’ingresso alla nuova zona archeologica è gratuito ed è aperto dal lunedì alla domenica dalle 8:00 alle 17:00, con ultimo ingresso alle 16:30.

Ichkabal si trova nella parte meridionale di Quintana Roo, a 40 chilometri dal capoluogo municipale di Bacalar e dalla Laguna dei Sette Colori, e a 75 chilometri da Chetumal. La strada d’accesso, lunga 23 chilometri, è stata recentemente costruita ed è raggiungibile dalle stazioni del Treno Maya di Bacalar e Chetumal.

Sempre nello stato del Quintana Roo troverete un altro sito archeologico molto importante: Cobá. Sede della piramide più alta di quest’area del Messico, fu un tempo una delle città Maya più importanti dell’intera penisola. Situata a circa 48 chilometri a ovest delle rovine di Tulum, la città fu fondata intorno al 600 d.C. e raggiunse un’estensione di circa 50.000 abitanti.

Sebbene gran parte di Cobá sia ancora da scavare, i viaggiatori possono salire il Nohoch Mul, una piramide di 42 metri che offre panorami mozzafiato sulla giungla dello Yucatán. Cobá è inoltre famosa per la sua sofisticata rete di sacbe, o ‘strade bianche’, sentieri di calcare che collegavano la città agli insediamenti vicini.

Da Quintana Roo potete optare per prendere un autobus o il treno e salire verso Chichen Itza, una delle nuove 7 Meraviglie del Mondo.

Nuovo sito archeologico Maya
Fonte: Gobierno de Mexico
L’antica città Maya di Ichkabal

Scoperta in Belize, canali per la pesca utilizzati dai predecessori dei Maya

27 novembre 2024 à 10:30

Una sorprendente scoperta archeologica ha fatto luce su una rete di canali di terra risalenti a 4.000 anni fa, trovata nella regione del Belize, che testimonia l’ingegno dei predecessori dei Maya. Grazie all’utilizzo di tecnologie moderne come i droni e le immagini di Google Earth, gli archeologi sono riusciti a rilevare una struttura che rivela un aspetto fondamentale della vita quotidiana di queste antiche popolazioni: la pesca.

I canali, utilizzati per la cattura di pesci d’acqua dolce, offrono uno spunto interessante non solo per comprendere le abitudini alimentari di quei popoli, ma anche per tracciare una continuità culturale che si estende fino ai Maya. Vediamo nel dettaglio quali nuovi legami fa emergere la scoperta tra la civiltà Maya e i popoli predecessori.

Una rete di canali antichi in Belize

La scoperta è avvenuta nella zona umida del Belize, all’interno del santuario naturale di Crooked Tree, dove gli archeologi hanno identificato una rete di canali di terra antichi, progettati per raccogliere e canalizzare l’acqua dolce. I canali, che si estendono per chilometri attraverso le zone umide, sono stati costruiti dai popoli semi-nomadi che abitavano la pianura costiera dello Yucatán circa 4.000 anni fa, un’epoca ben precedente all’ascesa della civiltà Maya.

L’importanza della scoperta risiede nel fatto che questi canali sono stati utilizzati per raccogliere e trattenere pesci, in particolare specie come il pesce gatto, grazie a una serie di vasche di contenimento. La rete idrica non solo serviva per la pesca, ma rappresentava anche una soluzione ingegnosa per diversificare la dieta e supportare una popolazione in crescita.

Le immagini aeree, ottenute tramite l’uso di droni e tecnologie avanzate, sono state determinanti per la localizzazione e lo studio di questi canali. Come sottolineato dalla coautrice dello studio, Eleanor Harrison-Buck, dell’Università del New Hampshire, le immagini aeree hanno permesso di identificare un “pattern distintivo” di canali a zig-zag che si estendevano attraverso la vegetazione, testimoniando un intervento umano sofisticato nel paesaggio naturale.

Scavi, Belize, Maya
Fonte: Eleanor Harrison-Buck et al.
Mappa che mostra i canali lineari, le vasche e i siti archeologici della scoperta

Questa rete di canali è significativa non solo per la sua funzione pratica, ma anche per il suo impatto sulla storia culturale dei Maya. Secondo gli studiosi, questi canali potrebbero aver avuto un ruolo fondamentale nel preparare il terreno per la nascita della civiltà Maya, che emerse nella stessa regione secoli dopo. Durante il periodo formativo, quando i Maya cominciarono a stabilirsi in villaggi agricoli e a sviluppare una cultura distintiva, la gestione delle risorse naturali, come l’acqua e la pesca, divenne cruciale. La scoperta dei canali, quindi, suggerisce una continuità culturale che si estende dal periodo pre-Maya fino alla costruzione delle piramidi e degli altri monumenti imponenti che caratterizzano la civiltà Maya.

L’archeologo Claire Ebert dell’Università di Pittsburgh, che non ha partecipato direttamente allo studio, ha dichiarato che la scoperta di modifiche su larga scala del paesaggio in un periodo così antico “mostra che le persone stavano già costruendo cose” e modificando l’ambiente per soddisfare i propri bisogni. Sebbene i Maya siano più noti per le loro imponenti piramidi, templi e per il loro sistema avanzato di scrittura, questa nuova ricerca offre uno spunto per riconsiderare le origini della civiltà Maya, suggerendo che la loro capacità di costruire grandi strutture potrebbe avere radici nelle tecniche e nelle pratiche quotidiane adottate dalle popolazioni precedenti.

In un contesto più pratico, i canali per la pesca hanno avuto un ruolo chiave nel sostenere una popolazione in crescita. La possibilità di accumulare risorse naturali come il pesce ha permesso ai gruppi semi-nomadi di sopravvivere e prosperare, ponendo le basi per la successiva espansione delle popolazioni e per la formazione di villaggi stabili. Gli archeologi suggeriscono che questi canali siano stati utilizzati per un periodo di circa 1.000 anni, rendendo questi antichi sistemi una parte essenziale della vita quotidiana nel periodo pre-Maya.

Inoltre, un altro importante aspetto della scoperta riguarda i sistemi di pesca utilizzati. Tra gli artefatti trovati nelle vicinanze dei canali, sono state identificate punte di lancia con bordi seghettati, che probabilmente venivano legate a bastoni per catturare i pesci. Questi strumenti suggeriscono che la pesca era un’attività non solo importante, ma anche altamente specializzata, che richiedeva tecniche e attrezzi adeguati.

Un capitolo in più nella storia dei Maya

Questa scoperta contribuisce a una comprensione più completa delle civiltà che hanno preceduto i Maya e ne getta nuova luce sulle pratiche quotidiane che hanno formato le basi della cultura Maya. Sebbene i canali per la pesca siano solo una parte di una più ampia narrazione sulla civiltà pre-Maya, offrono un importante legame con la successiva evoluzione culturale e sociale. Questa rete di canali, che segna un’incredibile capacità di ingegneria e di adattamento al territorio, ha permesso a queste antiche popolazioni di prosperare in un ambiente che altrimenti sarebbe stato difficile da sfruttare.

Il legame tra queste antiche pratiche e la grandiosa civiltà Maya ci invita a riflettere su quanto siano state fondamentali le innovazioni quotidiane per lo sviluppo di una delle culture più avanzate dell’antichità. In definitiva, questa scoperta non solo arricchisce la nostra comprensione della storia precolombiana, ma ci ricorda anche che, a volte, i grandi progressi della storia hanno radici nei gesti più semplici e quotidiani.

Scoperta un’antica città Maya grazie a Google

Par : elenausai10
30 octobre 2024 à 07:00

La civiltà dei Maya è una delle più interessanti e misteriose al mondo. Chiunque visiti il Messico inserisce nel suo itinerario di viaggio almeno uno o più siti archeologici che ne mostrano le profonde capacità architettoniche, oltre che gli aspetti culturali e religiosi di una società che ha regnato per lungo tempo su gran parte dell’America centrale. Pensate che ci sono alcuni luoghi, come Tikal in Guatemala, dove c’è ancora tantissimo da scoprire perché la giungla che custodisce le rovine è talmente fitta che ci vorrebbero anni e anni di scavi e lavori per svelare templi e piramidi… oppure ci vorrebbe Google.

Gli Indiana Jones moderni non hanno bisogno dei classici strumenti degli archeologi, a volte basta semplicemente un computer. È successo negli Stati Uniti d’America, dove Luke Auld-Thomas, dottorando presso l’università statunitense di Tulane, ha scoperto su Google l’esistenza di una città Maya perduta che comprende più di 6.000 edifici, con templi piramidali e un ‘campo sportivo’, quello utilizzato per il classico gioco della pelota.

La scoperta della città Maya su Google

La città Maya segreta, situata nello stato messicano sudorientale di Campeche, al confine con il Guatemala, è stata scoperta per caso da uno dei membri di un team di esploratori. Luke Auld-Thomas ha dichiarato alla BBC: “Ero circa alla pagina 16 dei risultati di ricerca e ho trovato un’indagine laser effettuata da un’organizzazione messicana per il monitoraggio ambientale”. Ed è proprio partendo da quest’indagine, e dopo un’attenta elaborazione e traduzione dei dati, che il ricercatore ha notato qualcosa che assomigliava a una città.

In questo modo è stata rivelata Valeriana, il nome dato a quello che si ritiene rappresenti il secondo sito Maya più grande mai scoperto. Gli archeologi, dopo aver mappato ed esplorato tre aree, la cui superficie totale è pari a quella della città di Edimburgo, sono arrivati a una prima conclusione: la città potrebbe aver ospitato fino a 50.000 persone al suo apice, tra il 750 e l’850 d.C. Una cifra, stimano i ricercatori, superiore alla popolazione che vive attualmente nella regione.

Perché è una scoperta importante

Si tratta di una scoperta molto importante, soprattutto considerando quanti misteri ancora avvolgano la società Maya. La professoressa Elizabeth Graham dell’University College di Londra, che non ha partecipato allo studio, ha evidenziato come i risultati di questa nuova scoperta contribuiscano a rafforzare l’idea che i Maya vivessero in città o paesi complessi piuttosto che in villaggi isolati.

La città scoperta dalla squadra di archeologi comprende 6.674 edifici e, dalle sue caratteristiche, appare agli occhi degli esperti come una capitale: sono stati riscontrati due centri principali con grandi edifici, collegati da fitte case e strade rialzate e con due piazze in cui si trovano dei templi piramidali, dove i Maya avrebbero praticato il loro culto, nascosto tesori e seppellito i loro morti. Come anche nel caso di Chichen Itza, una delle 7 Nuove Meraviglie del Mondo in Messico, anche qui è stato ritrovato il campo della pelota che, più che uno sport, rappresentava un vero e proprio rito cerimoniale che prevedeva, alla fine, il sacrificio di alcuni giocatori.

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