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Tre trapianti di cuore al Papa Giovanni di Bergamo

10 juillet 2025 à 12:09

All’Ospedale Papa Giovanni XXIII sono stati effettuati tre trapianti di cuore su pazienti pediatrici: due bambini di 1 anno e mezzo e 3 anni, e una ragazzina di 15 anni. In tutti i casi, prima del trapianto, è stato utilizzato un cuore artificiale, un dispositivo meccanico che aiuta il cuore gravemente malato a pompare il sangue, garantendo la sopravvivenza in attesa di un organo compatibile da donatore.

La storia del piccolo Angelo di un anno e mezzo cresciuto in Ospedale

Il più piccolo, che chiameremo Angelo per tutelarne la privacy, ha appena un anno e mezzo ed è siciliano. Gli è stata diagnosticata una miocardiopatia dilatativa subito dopo la nascita, e il trapianto rappresentava la sua unica speranza. È molto raro riuscire ad arrivare al trapianto per questa patologia, perché quasi sempre è necessario l’impianto di un cuore artificiale a poche settimane di vita del bambino, con l’obiettivo di garantirne la sopravvivenza fino all’intervento. Angelo viene trasferito a Bergamo. Il cuore artificiale è impiantato con successo a soli due mesi di età del bambino.

Angelo seguito da un team multidisciplinare

Per 70 settimane Angelo trascorre la sua vita in Ospedale, dove impara a mangiare, pronuncia le prime parole e muove i suoi primi passi, crescendo da 3,9 a circa 10 kg al momento del trapianto, effettuato a marzo. Per tutti questi 490 giorni e per il mese successivo al trapianto fino alle dimissioni, arrivate ad aprile, Angelo viene seguito da un team multidisciplinare di medici, infermieri, anestesisti, rianimatori ed assistito da volontari delle associazioni in supporto anche alla mamma e al papà, trasferitisi a Bergamo per le cure del figlio.

Assessore Bertolaso: le storie confermano assoluta competenza del ‘Papa Giovanni’

“Le storie di cura di questi tre giovanissimi pazienti confermano l’assoluta competenza espressa dall’ospedale Papa Giovanni XXIII e dai suoi professionisti – evidenza Guido Bertolaso –. La cardiochirurgia pediatrica qui è presente dal 1973, quindi ormai da oltre mezzo secolo, e l’ospedale è uno dei centri di riferimento italiani per il trapianto di cuore pediatrico, ma l’assistenza che fornisce è eccellente in tutti i campi, come ho potuto toccare con mano in più occasioni. Proprio durante una delle visite all’ospedale ho avuto modo di incrociare personalmente il percorso di Angelo e della sua famiglia rimanendo molto toccato dalla storia di questo bambino il cui mondo per molti mesi è stato “solo” l’ospedale”.

Il ringraziamento ai donatori

“Un ospedale – ha aggiunto Bertolaso – però, fatto di persone che si sono prodigate per garantire, oltre alla migliore assistenza, anche le esperienze di vita e di gioco necessarie per dare un minimo di “normalità” a un bambino così piccolo. Ringrazio tutto il personale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII per la professionalità e per l’umanità che dimostra ogni giorno. Ad Angelo, Assan, Rosa Valentina e alle loro famiglie auguro di ritrovare pienamente la serenità che finora non hanno potuto vivere a causa della malattia. Esprimo il ringraziamento più sentito ai donatori e ai loro familiari per aver compiuto il più grande gesto di generosità: la donazione”.

personale sanitario

«È una gioia, ora che siamo fuori dall’Ospedale, vedere nostro figlio divertirsi, giocare al parco sull’altalena – raccontano i genitori di Angelo -. È stata un’emozione osservarlo quando ha visto il cielo sopra di sé per la prima volta. È una soddisfazione grande vedere i suoi progressi e la sua gioia di vivere, giorno dopo giorno. È molto curioso, ha imparato a contare. Ora è più sicuro nei suoi movimenti. Cammina libero dai tubicini e dall’attrezzatura di sostegno del cuore artificiale. In quest’ultimo anno e mezzo abbiamo capito che gli angeli sono anche qui sulla terra. Il nostro ringraziamento va al personale dell’Ospedale per come hanno saputo prendersi cura di nostro figlio e di noi in questi sedici mesi. Grazie alle associazioni Amici della Pediatria e L’Orizzonte di Lorenzo che ci hanno sostenuto giorno per giorno dandoci forza, coraggio e regalandoci sempre un sorriso”.

Il ruolo dei volontari

“Grazie al cuore grande e alla generosità dei volontari non ci siamo mai sentiti soli, pur essendo lontani dai nostri cari. Il nostro pensiero più grande va ai genitori del bambino che non c’è più. Nel momento più difficile, hanno fatto una scelta di straordinaria generosità. Non smetteremo mai di ringraziarli. A nostro figlio hanno donato la vita. Lui ora vivrà per due».

A Bergamo in un mese altri due trapianti di cuore su bambini, grazie al cuore artificiale

Tre settimane dopo Angelo viene trapiantato Assan (il nome è di fantasia), un bambino di 3 anni. Anche Assan soffre di cardiomiopatia dilatativa. Ricoverato a fine ottobre, gli vengono impiantati un cuore artificiale e un dispositivo di assistenza ventricolare destra. L’ultimo giorno del 2024 Assan viene trasferito dalla terapia intensiva al reparto di degenza dedicato ai bambini con cardiopatie. Qui rimane, in lista di attesa di un cuore da donatore, che arriva dopo circa tre mesi. A metà maggio Assan torna finalmente a casa, in un’altra provincia della Lombardia, e continua i controlli periodici a Bergamo.

Per Rosa Valentina (anche per lei il nome è di fantasia), una ragazza quindicenne che ha dovuto trasferirsi in Italia dal Centroamerica, raggiungendo suo padre in cerca di cure salvavita, la disponibilità del cuore da trapiantare arriva a 30 giorni dal trapianto di Angelo. Nel paese dove lei viveva con la madre, per la cardiopatia congenita della ragazzina non esisteva una cura. Dopo un primo intervento chirurgico convenzionale che non ha fermato la malattia, a fine marzo le viene impiantato il cuore artificiale, che le ha permesso di attendere fino al trapianto, grazie all’arrivo del cuore da un donatore compatibile. Rosa Valentina si trova ancora in ospedale, in buone condizioni e in fase di recupero.

Trapianto cuore Bergamo, Amedeo Terzi (Asst Papa Giovanni Bergamo): salvate tre vite

“È una situazione estremamente rara – spiega Amedeo Terzi, direttore del programma trapianti cardiaci ASST Papa Giovanni XXIII –. Avere a disposizione tre cuori per pazienti pediatrici in così breve tempo è un evento eccezionale. Per questo l’utilizzo di sistemi di supporto meccanico al cuore malato che permettono di guadagnare tempo per attendere il trapianto è fondamentale. La gestione di questi pazienti è un impegno che solo poche strutture, e tra queste il Papa Giovanni, possono affrontare. La nostra organizzazione ha permesso di eseguire con successo questi interventi, salvando vite che altrimenti sarebbero state segnate. Episodi come questo sottolineano l’importanza fondamentale della cultura della donazione degli organi, che offre una speranza concreta anche ai pazienti più piccoli».

Francesco Locati (direttore generale ASST Papa Giovanni Bergamo):competenza e della professionalità di intere aree e discipline dell’Ospedale

“Risultati come questi sono il frutto di una adeguata dotazione tecnologica, ma soprattutto della competenza e della professionalità di intere aree e discipline dell’Ospedale – commenta Francesco Locati, direttore generale ASST Papa Giovanni XXIII -. Su questi casi sono stati impegnati tutto il Dipartimento cardiovascolare, dall’area medico-diagnostica, passando per quella chirurgica fino a quella trapiantologica, così come le specialità di Anestesia e Rianimazione, la Radiodiagnostica, il Coordinamento trapianti e donazioni, insieme a tutte le componenti infermieristiche e ai volontari delle associazioni. Centinaia di professionisti che, ognuno nel proprio ruolo, contribuiscono a dare un grande valore a un gesto di straordinaria generosità, come quello della donazione degli organi. Oggi proseguiamo nel solco tracciato da un pioniere della cardiochirurgia pediatrica italiana, il professor Lucio Parenzan che ha dato rilievo internazionale all’Ospedale di Bergamo, e di cui lo scorso anno abbiamo celebrato il centenario della nascita”.

 

 

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Due pazienti uniti da un doppio trapianto all’ospedale Niguarda di Milano

25 mars 2024 à 17:16

Paola e Zaidane non si incontreranno mai, ma in qualche modo vivranno insieme per sempre. Lui ha attraversato migliaia di chilometri a piedi e almeno 8 nazioni diverse prima di arrivare in Lombardia, dove ha scoperto di avere un grave problema di salute. Lei soffre di una malattia rara che la costringe alla dialisi e che ha portato il suo fegato a pesare, da solo, più di 10 kg. Entrambi sono stati ricoverati in condizioni critiche, e sono subito diventati il simbolo di tutti i percorsi di trapianto, in cui si intrecciano i destini di un donatore e di un ricevente. Zaidane, deceduto per la sua malattia, è diventato donatore di organi e ha salvato Paola, che ha ricevuto un rene e un fegato nuovi grazie a un doppio intervento all’Ospedale Niguarda di Milano: presto potrà tornare a una vita il più possibile normale.

La storia di Zaidane

Zaidane (nome di fantasia) era un cittadino bengalese di 38 anni. Era partito a piedi dal suo Paese e aveva attraversato camminando parte del Medio Oriente e dei Balcani, per arrivare in Lombardia un anno fa in cerca di riscatto. Qui aveva trovato un lavoro e una vita nuova. Non sapeva però di avere una grave ipertensione, che un giorno gli provoca una vasta emorragia cerebrale: viene ricoverato nella terapia intensiva di un ospedale lombardo, i medici fanno il possibile per salvarlo ma i danni neurologici erano già troppo estesi. Poco dopo Zaidane va in arresto cardiaco ed entra in uno stato di coma profondo irreversibile.

Il consenso al prelievo degli organi

Non è affatto semplice rintracciare la sua famiglia per avvertirla, ma si riesce a contattare la sorella in patria e ad aiutarla a superare sia la burocrazia, sia le difficoltà per il viaggio. Lei raggiunge il fratello e insieme al resto della famiglia, contattata telefonicamente, dà il consenso al prelievo degli organi, che effettuano i chirurghi di Niguarda.

Il ricovero di Paola al Niguarda

Negli stessi giorni proprio a Niguarda è ricoverata Paola (nome di fantasia), 50 anni, affetta da una malattia rara ma devastante: la policistosi epato-renale, a causa della quale ha perso il rene destro e che la costringe alla dialisi 3 volte alla settimana. Il suo fegato, provato dalla patologia, è arrivato a pesare oltre 10 kg, impedendole di mangiare regolarmente o anche solo di stare seduta. La sua vita è compromessa in modo radicale, e l’unica salvezza è il trapianto combinato di rene e di fegato: ma trovare due organi che siano entrambi contemporaneamente compatibili con Paola non è immediato, e la paziente rimane in lista d’attesa.

Perfetta compatibilità

“Sono stati proprio il fegato e il rene di Zaidane a salvare la vita alla paziente – spiega Luciano De Carlis, direttore della Chirurgia Generale e dei Trapianti di Niguarda – perché la loro compatibilità era perfetta. Per prima cosa abbiamo ‘ricondizionato’ il fegato, con una procedura di perfusione che ci ha permesso di ottimizzarne la qualità e di garantirne una eccellente ripresa funzionale, poi lo abbiamo trapiantato. Subito dopo abbiamo ricondizionato anche il rene, mentre i colleghi Rianimatori stavano completamente ristabilizzando la paziente. Dopo 52 ore abbiamo potuto trapiantare anche il rene, ed entrambi gli interventi sono stati coronati da successo. Ora Paola sta bene, è già uscita dalla Rianimazione e potrà tornare presto alla vita di tutti i giorni, ma soprattutto non dovrà più ricorrere alla dialisi“.

Alberto Zoli (dg Niguarda): ai primi posti in Italia per numero di trapianti eseguiti

“L’Ospedale Niguarda – spiega il direttore generale Alberto Zoli – è primo in Lombardia e ai primi posti in Italia per numero di trapianti eseguiti, e non è un caso se proprio qui si incrociano i destini di tantissimi donatori e riceventi. Ha al suo attivo numerosi record: in 51 anni ha raggiunto il traguardo di 7.500 trapianti d’organo, di cui quasi 2.600 solo di fegato. Per citarne alcuni, ha eseguito nel 2001 il primo trapianto di fegato da vivente in Italia tra riceventi adulti, il primo trapianto combinato fegato-pancreas nel 2007, il primo trapianto al mondo da donatore a cuore fermo nel 2015″.

Il lavoro di squadra

“Queste attività sono possibili – aggiunge Zoli – solo in un grande Ospedale dove le equipe lavorano in squadra e sono in grado di dare una risposta concreta ad ogni bisogno specifico del paziente, perché ci sono tutte le competenze per gestire ogni urgenza clinica e sanitaria. Così come è da sottolineare il ruolo indispensabile di tutte le strutture sanitarie regionali – conclude Zoli – che svolgono un enorme lavoro di presa in carico della donazione dopo la morte, garantita in tutte le strutture sanitarie nel rispetto della volontà dichiarata in vita o espressa dai familiari”.

 

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A Niguarda il primo trapianto da donatore a cuore fermo della Lombardia

11 décembre 2023 à 18:08

Il Sistema Regionale Trapianti lombardo ha raggiunto un altro importante traguardo. All’Ospedale Niguarda di Milano è stato trapiantato un cuore che aveva smesso di battere da 20 minuti. Si tratta di una donazione definita ‘a cuore fermo’. Il prelievo ed il trapianto di cuore sono stati effettuati dall’equipe della Cardiochirurgia e del Trapianto del Cuore dell’Ospedale Niguarda di Milano diretta da Claudio Russo.

Prelevati anche fegato e reni

Dall’uomo deceduto prelevati anche il fegato ed i reni, successivamente trapiantati in altre strutture della Rete Nazionale Trapianti.

Donazione avvenuta all’ospedale di Circolo di Varese

La donazione è avvenuta all’ospedale di Circolo di Varese dell’ASST Sette Laghi ed ha visto coinvolta l’equipe della Terapia Intensiva Generale e della Cardiorianimazione (che afferisce al dipartimento Cardiovascolare) dirette rispettivamente da Luca Cabrini e da Paolo Severgnini e il Coordinamento Ospedaliero di Procurement diretto da Federica De Min.

Assessore Bertolaso: grande sinergia tra operatori sanitari e gesto di assoluta solidarietà

“Questo risultato – ha detto l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso – consentirà di aumentare il numero dei potenziali donatori ed è stato possibile certamente grazie alla capacità di tutti gli operatori coinvolti di agire in sinergia con professionalità e umanità per il bene dei malati. Ma soprattutto grazie alla solidarietà dei familiari del donatore, manifestata attraverso il gesto del dono, nel rispetto della volontà espressa in vita dal proprio caro. La donazione e il trapianto di organi e tessuti stanno crescendo in Lombardia grazie alle azioni di miglioramento adottate nelle strutture sanitarie”.

Trapianto a cuore fermo, tipologia di donazione innovativa

Questa tipologia di donazione e trapianto è innovativa, in quanto il cuore viene fatto ripartire grazie a tecniche di circolazione extracorporea che vengono messe in atto dopo la morte in soggetti in cui i trattamenti intensivi vengono sospesi in seguito a neurolesioni gravissime. La normativa italiana prevede venti minuti di assenza di attività cardiaca per la determinazione della morte del soggetto. Fino ad un anno fa, questo tempo era ritenuto non compatibile con la ripresa dell’attività del cuore. Le procedure messe in atto in questo caso ne hanno consentito invece il trapianto e la ripresa funzionale.

foto equipe intervenuta (Niguarda, Varese, Coordinamento Regionale)

 

Complessa operazione per il trapianto di cuore da donatore a cuore fermo

La complessa organizzazione del prelievo è stata gestita dal Responsabile del Programma Regionale di donazione organi e tessuti, Marco Sacchi. Grazie alla sinergia con AREU è oggi in grado di rivestire un ruolo operativo a supporto dei processi di donazione complessi.

E’ la Struttura Complessa Trapianti Lombardia-NITp diretta da Tullia De Feo a gestire la valutazione di compatibilità dei possibili riceventi. Dalla sede storica del Policlinico di Milano, garantisce h 24 la valutazione di idoneità e l’allocazione degli organi ai riceventi. Il tutto in comunicazione continua con il Centro Nazionale Trapianti operativo.

 

 

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