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Valleggia, il borgo di 3 abitanti diventato un laboratorio d’arte

5 juillet 2025 à 08:30

Nel cuore della Valle Antrona, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte, esiste un minuscolo borgo di nome Valleggia, che conta tre abitanti. Un numero che racconta molto più di quanto sembri: testimonia una rinascita lenta, in un luogo che sembrava destinato all’abbandono definitivo. Questo borgo non ha bar, alberghi o negozi. Non ha piazze affollate, eventi o infrastrutture turistiche; eppure, grazie al lavoro e alla visione dell’artista Giorgio Sartoretti, Valleggia sta tornando a vivere.

La riqualificazione artistica

A ridare voce a queste pietre è stato Giorgio Sartoretti, artista e scrittore originario di Crevoladossola. Dopo aver lasciato il mondo dell’insegnamento e vissuto a lungo a Milano, ha scelto di ritirarsi tra le montagne ossolane, trasformando Valleggia in un laboratorio di arte e memoria.

Con pazienza e ostinazione, Giorgio ha restaurato a mano edifici crollati, riattivato sentieri, riparato muretti a secco. Ha trasformato la sua casa in uno studio pieno di sculture e quadri. Molte delle sue opere sono esposte all’aperto, distribuite lungo le viuzze del borgo, come in una mostra permanente en plein air. Da qui il soprannome che i visitatori gli attribuivano affettuosamente: “l’eremita di Valleggia“.

Giorgio Sartoretti è scomparso nel gennaio 2022, ma le sue opere e i restauri ancora oggi fanno parlare di Valleggia.

Valeggia
@Pieffeemme
Antiche abitazioni e arte moderna

Cosa vedere e fare a Valleggia

La prima tappa è certamente la casa-studio di Giorgio, uno spazio aperto, creativo e informale. Qui si trovano opere in legno, scritti autografi, dipinti, sculture totemiche e simboliche. Le stanze della casa, arredate in modo essenziale, raccontano un rapporto profondo tra uomo, arte e natura.

Passeggiando tra i vicoli in pietra, si possono osservare installazioni all’aperto, piccole opere che sbucano tra le mura o vicino alle fontane, tra un cortile e un rudere. Ogni angolo del borgo è stato oggetto di una rivisitazione, per diventare espressione d’arte. I vecchi forni sono stati restaurati, le stalle diventano rifugi per chi cammina, i lavatoi sono tornati a essere luoghi d’incontro.

Valeggia
@Pieffeemme
Il fontanile di Valeggia

Natura e cammini nella Valle Antrona

Non solo arte per chi viene da queste parti. Valleggia si trova a circa 800 metri di altitudine ed è immersa in una natura rigogliosa e poco antropizzata. Da qui partono numerosi sentieri escursionistici che permettono di esplorare i boschi della Valle Antrona, con i suoi faggi, castagni e betulle. In estate, i sentieri sono percorribili anche con bambini allenati, e regalano scorci panoramici sul fondovalle e sulle cime delle Alpi Pennine.

Tra i percorsi più interessanti ci sono:

  • il sentiero che collega Valleggia a Montescheno passando per la frazione di Barboniga, panoramico e immerso nei boschi;
  • il tracciato che conduce verso il Colle della Forcola, attraverso pascoli e vecchi alpeggi, con splendide viste sul Pizzo Andolla;
  • il percorso ad anello che unisce Valleggia alle frazioni superiori di Montescheno, passando per vecchie baite, ponti in pietra e resti di alpeggi abbandonati.

Per gli appassionati di storia e di archeologia rurale, è possibile individuare lungo i percorsi i resti di terrazzamenti agricoli, vecchie mulattiere e ponti in pietra. L’ambiente è perfetto per chi ama la fotografia, il disegno, o semplicemente la meditazione nel silenzio.

Valle Antrona
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Valle Antrona

Informazioni pratiche

Valleggia è una frazione di Montescheno, comune della provincia di Verbano-Cusio-Ossola. Il borgo è raggiungibile in auto fino a Montescheno, poi si prosegue a piedi per un sentiero di circa 20-30 minuti. Le stazioni ferroviarie più vicine sono quelle di Domodossola e Villadossola; da qui si può prendere un taxi o un mezzo privato.

A Montescheno si segnalano due strutture di accoglienza attive per chi desidera fermarsi per esplorare la zona in massimo relax e senza fretta. Non ci sono strutture ricettive né punti di ristoro a Valleggia, per cui è consigliato portare con sé acqua e snack. Il borgo è visitabile liberamente, lasciandosi prendere e perdere.

Se si vuole allargare il raggio della visita, il comune di riferimento per il Parco Naturale dell’Alta Valle Antrona è Antrona Schieranco, considerato la “porta” del Parco. Nelle vicinanze si trova Cheggio, una località di vacanza molto frequentata in estate, ideale per proseguire l’esplorazione tra laghi alpini e paesaggi spettacolari.

Non esistono periodi migliori di altri per la visita, ma in inverno la zona può essere innevata e più difficile da raggiungere.

Valeggia
@Pieffeemme
Panoramica su Valeggia

Ankara, Cappadocia, Konya: il tour nel cuore dell’Anatolia Centrale

27 août 2024 à 09:00

Per conoscere davvero a fondo la Turchia, bisogna addentrarsi nel cuore dell’Anatolia Centrale, tempestata di gioielli di una bellezza unica. L’itinerario perfetto per non perdersi nessuna delle meraviglie custodite parte dalla città di Ankara, attraversando la Cappadocia per poi giungere a Konya, percorrendo luoghi plasmati da una storia millenaria, ricchi di siti dichiarati patrimonio dell’umanità, rarità architettoniche e paesaggi straordinari.

Scopriamo insieme quali sono le attrazioni imperdibili in questo avvincente e affascinante tour attraverso la regione dell’Anatolia Centrale.

Ankara, dalla doppia anima antica e moderna

Cosmopolita capitale della Turchia, Ankara è una città vivace che deve il suo fascino al felice connubio tra vecchio e nuovo. Il suo centro storico è abbarbicato su una collina rocciosa che si erge a 176 metri sopra l’altopiano anatolico, sulla riva sinistra dell’omonimo fiume.

Famosa per le capre d’Angora dal lungo pelo, dalle quali si ricava la pregiata lana mohair, così come per le sue prestigiose università, Ankara è un prezioso amalgama di edifici contemporanei e antiche moschee di cui si vedono svettare gli alti minareti e le larghe cupole.

Tanti i monumenti straordinari e imperdibili, come lo splendido Museo delle Civiltà Anatoliche, situato nello storico quartiere Atpazarı, e l’Anıtkabir, mausoleo (oltre che museo) di Mustafa Kemal Atatürk, fondatore e primo presidente della Turchia moderna.

Ankara AnıtKabir
Fonte: iStock
Il mausoleo di Anıtkabir ad Ankara

Cappadocia, sorvolando in mongolfiera i camini delle fate

Il nostro tour alla scoperta dell’Anatolia Centrale prosegue per la Cappadocia, una regione turca dal fascino spettacolare. Qui gli occhi spaziano increduli tra i celebri “camini delle fate”, bizzarre piramidi di origine vulcaniche, fatte di tufo, limo o roccia, in cui si rifugiarono antiche popolazioni eremite.

Una zona quasi fiabesca, che sembra uscita dal pennello di qualche artista bislacco, con quel suo paesaggio a dir poco irreale, puntellato di spettacolari canyon, torri, pinnacoli e villaggi rupestri dalle mille tonalità, che vanno dal rosso all’oro, dal verde al grigio.

Imperdibile un tour in mongolfiera nei cieli della Cappadocia, sorvolando la splendida valle di Göreme vero e proprio museo a cielo aperto, consacrato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, o le valli di Zelve e di Soğanlı, dove si nascondono le abitazioni sotterranee di antichi popoli costretti in passato a fuggire ai saccheggi.

Ankara Cappadocia Konya tour Anatolia Centrale
Fonte: iStock
In mongolfiera sui camini delle fate in Cappadocia

Konya, la città dei dervisci rotanti

L’itinerario (percorso, in parte, anche dai concorrenti dell’edizione 2022 di “Pechino Express”) ci porta in un altro dei paesaggi unici al mondo in cui ci si imbatte nell’Anatolia Centrale, quello della regione dei laghi a ovest di Konya, ancora sconosciuta al turismo di massa, rispetto alla più famosa Cappadocia. Prima però, vale la pena visitare questa città dal fascino mistico, che rappresenta il più importante centro dell’arte medievale turca e ospita palazzi ed edifici religiosi dalle interessanti particolarità architettoniche e decorative.

Tra le sue attrazioni più imperdibili c’è lo splendido Mausoleo di Mevlana, luogo in cui sono conservate le spoglie di Gialal al-Din Rumi, capo dell’ordine dei dervisci rotanti. Da Konya potete quindi raggiungere il Lago di Eğirdir, nei pressi della città di Isparta, via di accesso al sentiero di San Paolo che si snoda su un percorso spettacolare di oltre 500 km, tra la costa mediterranea e l’Anatolia Centrale, incrociando fiumi di montagna e passi scoscesi a 3000 metri di altezza, tra rocce calcaree, gole e alture incastonate tra verdeggianti foreste di pini e cedri.

Konya Mevlana
Fonte: iStock
Il Mausoleo di Mevlana a Konya

Cosa mangiare nell’Anatolia Centrale

Quando pensate alla cucina turca probabilmente il primo piatto che vi viene in mente è il kebab… Ma non esiste solo quello!

Nella regione della Cappadocia potreste gustare una varietà di prelibatezze locali. Tra i piatti tipici della zona ci sono il testi kebabı (carne cucinata su una piastra di pietra), il mantı (ravioli turchi), il çöp şiş (spiedini di carne), il kuzu tandır (agnello arrosto lentamente), il sarma (involtini di verdure con riso e carne), il dolma (verdure ripiene), il gözleme (pancake ripieno) e il pilav (riso).

Per i dolci, non perdete il baklava, il künefe (dolce a base di formaggio), e il lokma (piccole palline fritte ricoperte di sciroppo).

Un’altra esperienza da fare assolutamente in Cappadocia è quella di sorseggiare il caldo e confortevole tè turco ammirando il tramonto. Il tè turco è preparato seguendo un rito tradizionale. Le foglie di tè vengono bollite in un Caydanlik, il bollitore turco, e servite in piccoli bicchieri a forma di tulipano, simbolo nazionale. Versato da un’altezza specifica, per ossigenarlo, si gusta bollente e può essere addolcito con zollette di zucchero.

Quando andare in Anatolia Centrale

Se vi state domandando quale sia il periodo migliore per visitare l’Anatolia Centrale, la risposta è che l’ideale è partire per questa regione durante la primavera (aprile-maggio) e l’autunno (settembre-ottobre). Durante questi mesi, infatti, le temperature sono piacevoli e moderate, rendendo ideali le condizioni per esplorare la regione e godersi le sue attrazioni senza il caldo eccessivo dell’estate o il freddo intenso dell’inverno. In primavera, è possibile ammirare i campi fioriti e godere di una natura rigogliosa in Anatolia Centrale, mentre in autunno si può assistere alla splendida trasformazione dei colori autunnali che rende ancora più magica la Cappadocia.

Come raggiungere l’Anatolia Centrale dall’Italia

Per raggiungere l’Anatolia Centrale partendo dall’Italia, si possono considerare diverse opzioni in base alle proprie preferenze e al budget a disposizione. Ecco alcuni modi comuni per viaggiare in Anatolia Centrale con partenza dall’Italia:

  1. Volo diretto: la soluzione più rapida e comoda è prendere un volo diretto per uno degli aeroporti principali vicino all’Anatolia Centrale, come l’Aeroporto di Ankara Esenboğa o l’Aeroporto di Nevşehir-Cappadocia. Si possono cercare voli diretti da aeroporti italiani come l’Aeroporto di Roma-Fiumicino, l’Aeroporto di Milano-Malpensa o l’Aeroporto di Venezia-Marco Polo.
  2. Volo con scalo: se non si trovano dei voli diretti, è sempre possibile considerare un volo con scalo in una città europea o in un aeroporto turco come l’Aeroporto di Istanbul. Da lì, si può poi prendere un volo interno per l’Anatolia Centrale.
  3. Treno e autobus: un’opzione più economica potrebbe essere quella di prendere un treno o un autobus per raggiungere una città come Istanbul e poi continuare il viaggio verso l’Anatolia Centrale con un treno o un autobus locale.
  4. Guidare: se vi piacciono i viaggi on the road, potreste considerare di noleggiare un’auto e guidare verso l’Anatolia Centrale attraverso i Balcani e la Turchia. Tenete sempre presente, tuttavia, che potrebbero essere necessarie diverse tappe e che potreste dover attraversare più frontiere prima di arrivare a destinazione.

Mausoleo di Galla Placidia: la storia del prezioso tesoro di Ravenna

18 juillet 2024 à 09:50

Tra i tesori storici italiani più belli c’è sicuramente il Mausoleo di Galla Placidia, un edificio che custodisce i mosaici più antichi di Ravenna. Tra i monumenti paleocristiani riconosciuti Patrimonio UNESCO insieme ad altri sette edifici, tra i quali il Battistero Neoniano e la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, il mausoleo è oratore silenzioso delle vicende storiche, politiche e religiose che interessarono la città. Non è un caso, infatti, che un monumento di tale bellezza fu costruito proprio qui.

Ravenna, infatti, su decisione dell’imperatore Onorio, fu la prima capitale dell’Impero Romano d’Occidente (AD 402), poi nota in Italia come la capitale ostrogota e bizantina. Quando si ricopre un ruolo così importante bisogna esserne all’altezza. Come tanti altri imperi desiderosi di mostrare al mondo la propria magnificenza, anche Ravenna decise orgogliosa di costruire nuovi palazzi, chiese e battisteri, tutti splendidamente decorati. Uno di questi fu il Mausoleo di Galla Placidia: scopritelo insieme a noi in questo articolo.

Se stai pensando di visitarlo, qui puoi prenotare il tuo biglietto online

Perché fu costruito il Mausoleo di Galla Placidia

Non esistono documenti certi sulla funzione e sull’identità di chi commissionò il Mausoleo di Galla Placidia quindi, per questo racconto, ci affideremo alla tradizione ampiamente accettata dagli ambienti accademici. Risalente al V secolo d.C., il monumento fu costruito vicino alla Chiesa di Santa Croce, alla quale era collegato tramite un portico, oggi andato perduto. La protagonista di questa storia, da come avrete intuito dal nome, è Galla Placidia, figlia di Teodosio e sorella dell’imperatore Onorio, oltre che imperatrice reggente per conto del figlio Valentiniano III.

Dal carattere intenso e particolare, nonché fervente cristiana e committente artistica, particolarmente attiva nell’edificazione delle chiese, fece costruire il mausoleo per esservi sepolta insieme al fratello e al marito Costanzo III. Sfortunatamente i suoi desideri non si avverarono perché mori a Roma, nel 450, e lì fu sepolta all’interno del Mausoleo Onoriano, un tempo annesso all’antica basilica paleocristiana di San Pietro. La storia termina con una leggenda: il suo corpo imbalsamato sarebbe stato trasferito a Ravenna a seguito dei funerali, dove vi rimase fino al 1577, quando un visitatore, avvicinandosi con una candela alle vesti della donna, le diede fuoco.

Mausoleo di Galla Placidia
Fonte: iStock
I mosaici all’interno del Mausoleo di Galla Placidia

Le caratteristiche del mausoleo: interni ed esterni

Se la storia è incerta, la bellezza del Mausoleo di Galla Placidia è reale, anche se da fuori non sembrerebbe. Gli esterni del monumento, costruiti seguendo una pianta a croce latina, infatti, sono realizzati in semplice laterizio e presentano un’estetica sobria e modesta. Ornato da arcate cieche in tutte le pareti, le uniche decorazioni visibili sono quelle all’ingresso, dove sono presenti rami di vite, grappoli d’uva e due felini. Questa struttura modesta rappresenta il vivere del buon cristiano, semplice nell’apparenza esterna e ricco nell’anima.

E gli interni lo sono per davvero, ricchi di colori sgargianti e luminosi! Le decorazioni musive dal sapore orientale (basti pensare all’influenza di Costantinopoli) ricoprono tutte le pareti e il soffitto, conquistando chiunque varchi la soglia del mausoleo. I mosaici, uno dei più importanti esempi di questa tecnica decorativa in Italia, sono stati realizzati con l’idea di creare un luogo di riposo sacro e incantevole che ricordava da una parte la bellezza del cielo stellato e, dall’altra, raccontava episodi biblici importanti e le fasi dell’antica liturgia funebre cristiana. Queste sono, per esempio, la domanda di purificazione, la processione, la purificazione dal peccato, la via del Vangelo, la deposizione del corpo e l’accoglienza dell’anima in Paradiso.

Descrizione dei mosaici: le scene e le figure rappresentate

Sopra l’ingresso del Mausoleo di Galla Placidia troverete la raffigurazione del Buon Pastore, mentre nella lunetta opposta San Lorenzo che si avvia al martirio. In quelle laterali, invece, sono rappresentate coppie di cervi che si abbeverano, un’immagine proveniente da un passo di un celebre Salmo (XLII, 1-2): “Come il cervo si abbevera alla fonte, così la mia anima anela a te, o mio Dio“. Sulla cupola ci sono coppie di apostoli in adorazione, tra i quali San Pietro e San Paolo, mentre ai loro piedi troviamo delle colombe. Una grande croce dorata domina la cupola, decorata con stelle e caratterizzata da un blu intenso, tra i colori principali della decorazione.

Se vuoi visitare il Mausoleo, puoi prenotare la tua visita qui

La Valletta: la cattedrale merita una visita, e vi spieghiamo perché

29 mai 2024 à 12:31

La devozione del popolo maltese si percepisce davvero ovunque: nelle oltre 350 chiese delle isole, nelle cappelle sparse, o nel simbolo della Croce di Malta, quella tipica croce di origine bizantina con otto punte che rappresentano le otto virtù e beatitudini divine. C’è però una chiesa su tutte che vale la pena di visitare, anche per i non credenti, ed è la Concattedrale di San Giovanni Battista a La Valletta, un capolavoro architettonico e tra le più belle chiese al mondo. E vi pieghiamo perché.

La Valletta: la Concattedrale di San Giovanni Battista

La suggestiva Concattedrale dedicata a San Giovanni Battista si trova nel cuore della capitale La Valletta, ed è sontuosa, pomposa, un tempio del barocco. La Concattedrale venne realizzata a partire dal 1570, sulla base di un grandioso progetto  di ricostruzione della nuova città di Jean de la Cassiere, Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. I lavori furono affidati all’architetto maltese Girolamo Cassar, che terminò la cattedrale nel 1578. L’oratorio e la sacrestia sono stati aggiunti successivamente, nel 1598. Ma è nei decori che la cattedrale visse una vera e propria trasformazione; in origine infatti il suo interno era modesto e privo di grandi decorazioni. Nel tempo, però, fu rinnovata e impreziosita interiormente secondo lo stile barocco maltese, andando a definire l’enorme complesso monumentale che oggi è protetto dall’UNESCO, insieme a tutto il centro storico della capitale, per la sua importanza storica e artistica.

La sobrietà dell’esterno

Dall’esterno, la Concattedrale de La Valletta ha un aspetto particolarmente austero e sobrio, tipico dell’architettura militare più che degli edifici di culto. Due alte torri campanarie delimitano la facciata; e due colonne doriche incorniciano la porta di ingresso e sostengono un balcone, dal quale il Gran Maestro parlava alla folla. La facciata è così sobria da nascondere perfettamente la ricchezza degli interni. La concattedrale si struttura in una grande navata centrale e da otto cappelle laterali che simboleggiano le diverse lingue parlate dall’Ordine: le lingue d’Italia; di Francia; di Provenza; anglo-bavarese; di Germania; di Castiglia, León e Portogallo; d’Aragona e d’Alvernia. Internamente ognuna di queste cappelle è decorata con motivi e simboli delle diverse nazionalità rappresentate.

La cattedrale La Valetta
Fonte: 123RF
La facciata della Concattedrale di San Giovanni Battista

L’interno stupefacente

Impossibile non rimanere sbalorditi e meravigliati una volta varcata la soglia. L’enorme navata centrale accoglie una quantità di decori e motivi dorati difficile da trovare in qualsiasi altra chiesa al mondo. La mano principale di tanto sfarzo è quella di Mattia Preti, che affrescò la chiesa durante il periodo barocco. Sono suoi i dipinti della navata centrale ispirati alla vita di San Giovanni Battista, e la maggior parte di quelli degli altari laterali. Il suo fine lavoro di chiaroscuro dona una spiccata tridimensionalità alle immagini, che sembrano quasi statue più che affreschi. L’altare maggiore, intarsiato in marmi policromi e decorato con inserti d’oro e d’argento, presenta scene dell’Ultima Cena. Alle sue spalle, l’imponente gruppo marmoreo del Battesimo di Cristo del Mazzuoli è un vero gioiello.

Le due opere di Caravaggio nella Concattedrale

Ma c’è un motivo che rende la Concattedrale di San Giovanni Battista di La Valletta ancora più unica. L’Oratorio dei Cavalieri, aggiunto in seguito come luogo destinato a raccogliere le preghiere degli appartenenti all’Ordine, accoglie il capolavoro di Caravaggio, la Decollazione di San Giovanni Battista. L’opera, collocata sull’altare, è la più grande mai realizzata dall’artista e l’unica che presenta la sua firma, leggibile ai bordi della macchia di sangue che si allarga sotto il collo di Giovanni Battista. Una seconda opera di Caravaggio è custodita tra le mura della cattedrale di La Valletta: il San Girolamo scrivente, che originariamente faceva parte dell’arredo pittorico della Cappella d’Italia, e che venne in seguito trasferito di fronte alla Decollazione di San Giovanni Battista all’interno dell’Oratorio.

Perché Caravaggio a Malta?

Caravaggio arrivò a Malta nel 1607, fuggendo da Roma a causa dell’omicidio di un uomo, per il quale era stato condannato a morte. Il pittore entrò nelle grazie del Gran Maestro Alof de Wignacourt, che all’epoca aveva ordinato la costruzione dell’Oratorio. Divenne Cavaliere dell’Ordine, riuscì a sfuggire all’arresto, e dipinse proprio per la Cattedrale e a Malta alcuni dei suoi lavori più prestigiosi, probabilmente in cambio dell’ingresso nell’Ordine e della salvezza ottenuta.

Le 400 tombe dei Cavalieri

Volgendo lo sguardo verso il basso, c’è una cosa che più delle altre affascina della splendida cattedrale maltese, ed è il pavimento. In marmo pregiato, il pavimento è costituito da circa 400 tombe dei Cavalieri  che si batterono per difendere le isole dai pirati e dall’Impero Ottomano. Le lapidi sono impressionanti a colpo d’occhio e riccamente decorate in marmo policromo. Ognuna di esse riporta gli stemmi dei Cavalieri, simboli, elementi allegorici e scene gloriose di vita. Nella cripta invece sono custoditi i resti dei Gran Maestri, tra cui Jean de la Valette e Alof de Wignacourt.

Info pratiche

Visita alla Cattedrale

La Concattedrale di San Giovanni Battista si trova nel pieno centro della capitale La Valletta, difficile non vederla. L’ingresso e la biglietteria si trovano su Republic Street; l’ingresso (dal lunedì al sabato, con ultimo ingresso alle ore 16; chiuso durante le festività maltesi) prevede l’acquisto di un biglietto. Tutti i tour guidati alla città includono la visita alla cattedrale. Come per tutti i luoghi di culto, l’abbigliamento deve essere adeguato, con spalle e gambe coperte.

Come arrivare a Malta

Malta è raggiungibile in aereo dalle principali città italiane, anche con compagnie low cost. Fanno tappa a La Valletta molte crociere del Mediterraneo; ma in traghetto ci si arriva solo dalla Sicilia, dal porto di Pozzallo, a Sud. Due i porti da cui partire per un’escursione alla splendida Gozo: quello de La Valletta e uno a Nord, a Ċirkewwa. Per girare l’isola è possibile noleggiare un’auto, anche se gli autobus raggiungono praticamente tutte le località.

Sicilia: tour delle colonie greche per un viaggio nella storia

16 octobre 2023 à 12:28

Un viaggio in Sicilia significa anche la grandiosa opportunità di compiere un itinerario nella Storia: infatti, la splendida isola è stata culla della Magra Grecia e custodisce tutt’oggi fulgide testimonianze e siti archeologici che testimoniano la prosperità delle sue antiche colonie.

Il passaggio dei Greci risale al 756. a.C. ed è vivo e presente nei templi, nei teatri e nelle tradizioni che i secoli non hanno potuto cancellare.

Partiamo, allora, per un tour delle colonie greche in Sicilia, alla scoperta di bellezze incomparabili.

Messina, la prima colonia

Fu Messina la prima città a essere edificata, nel 756 a.C., dai Calcinesi provenienti dall’Eubea con il nome di Zancle, appellativo che ricorda la forma a falce della penisola di San Ranieri.

Seconda colonia greca italiana e prima in Sicilia, fu poi rinominata “Messene” da cui l’odierno Messina.

Sullo Stretto a pochi passi dalla Calabria, è la porta d’ingresso all’isola, una città ricca di arte, storia e specialità che offre davvero molto da vedere a partire da Piazza Duomo, nel centro storico, dove svettano il Duomo intitolato a Santa Maria, la Fontana di Orione e l’Orologio Astronomico.

Ma siamo appena all’inizio: passeggiando per le vie, incontrerete altre significative attrazioni come la Chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani, di epoca bizantina, la Chiesa di Santa Maria degli Alemanni, affascinante esempio di arte gotica, il Palazzo dei Monti di Pietà, sede di mostre e spettacoli, il Palazzo Calapj – D’Alcontres, sopravvissuto al sisma del 1908, e il Sacrario Cristo Re, pregevole edificio religioso a 60 metri sul livello del mare, su Viale Principe Umberto, che conserva le spoglie di 1288 vittime messinesi della Seconda Guerra Mondiale.

Da non perdere anche la Galleria Vittorio Emanuele II in stile liberty, il Teatro Vittorio Emanuele II, la Fontana del Nettuno, a opera dello scultore Giovanni Angelo Montorsoli, e la Madonnina del Porto che, sulla sommità della stele di 35 metri, benedice chi arriva in città.

Milazzo, magnifica cittadella fortificata

Mylae, l’odierna Milazzo, fu fondata dai Greci inizialmente come sub-colonia di Zancle ma si rese indipendente già dal 550 a.C.

Chiamata Aurea Chersoneso, ovvero “Penisola d’oro”, è oggi la “penisola del sole”, una città vivace incastonata in un paesaggio che pullula di bellezze naturali, plasmato da promontori, colline e spiagge.

Vanta altresì un notevole patrimonio architettonico e storico e vede il suo simbolo nel maestoso Castello (o, meglio, cittadella fortificata) Federico II, il più grande della regione, con oltre sette ettari di superficie.

Di altrettanto interesse sono il Duomo Antico, edificato all’inizio del Seicento e terminato nel Settecento, il Duomo Nuovo di Santo Stefano, eleganti palazzi liberty quali il novecentesco Teatro Trafiletti e la Villa Vaccarino.

E poi, il mare: la Baia del Tono, lambita dal mare cristallino, dona la vista delle Eolie all’orizzonte mentre il promontorio di Capo Milazzo affascina con l’atmosfera tipicamente marinara con acque verdi-azzurre e speroni rocciosi a picco sulle onde.

Taormina, Perla del Mediterraneo

antico teatro taormina
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L’antico teatro di Taormina

Nel 753 a.C. gli antichi Greci fondarono Tauromenion, oggi Taormina, assoluta Perla del Mediterraneo celebre in tutto il mondo per il scenografico Teatro.

Ed è proprio il Teatro greco-romano scavato nella roccia la prima tappa da ammirare, che spicca sul promontorio da cui si gode di una vista incomparabile sull’Etna e sulla costa ionica della Sicilia: è inoltre palcoscenico d’eccezione per svariate manifestazioni artistiche.

Una passeggiata lungo Corso Umberto I, la via principale fiancheggiata da boutique, negozietti di souvenir e ristoranti, è un altro modo perfetto per immergersi nell’atmosfera cittadina così come lo è andare alla scoperta delle sue meraviglie come il Duomo di San Nicola, la Villa Comunale con i giardini perfetti per una passeggiata all’aria aperta, Piazza IX Aprile con meravigliosa vista sul mare, e l’Isola Bella, raccolta propaggine riserva naturale dal 1998, simbolo del territorio.

Giardini Naxos, splendida Sicilia

Nel 735 a.C fu la volta di Naxos, oggi una favolosa e apprezzata località balneare nell’abbraccio delle limpide acque del Mar Ionio e di verdeggianti colline.

Per scoprire Giardini Naxos, il punto di partenza ideale è la statua della Nike, dea greca simbolo della vittoria, a opera dello scultore Carmelo Amendola nel 1965.

Ulteriore testimonianza dell’antico splendore sono le vestigia che si ammirano nel Parco Archeologico Naxos Taormina e nell’annesso Museo Archeologico Nazionale.

Di sicuro impatto è poi la Chiesa Madre consacrata alla patrona Santa Maria Raccomandata, risalente al 1719.

Il prestigio di Siracusa

Fondata nel 734 a.C., Siracusa assunse un tale prestigio da dominare il mare e insidiare, così, le potenze romane e cartaginesi.

Oggi si presenta come una città millenaria il cui glorioso passato riecheggia ancora tra le strade e le vie del centro storico dell’isola di Ortigia e si regala in testimonianze e monumenti di assoluto pregio: sono chiese, palazzi barocchi, piazze che rimangono impresse nella mente.

In Piazza Duomo, scrigno di veri tesori quali Palazzo Vermexio e la Chiesa di Santa Lucia alla Badia, spicca il Duomo di Siracusa, tra gli esempi più incredibili del barocco siciliano, mentre il lungomare Alfeo conduce al Castello Maniace da cui il panorama sulla costa è superlativo.

Da includere nella lista anche il Parco Archeologico della Neopolis, dove catturano lo sguardo l’Orecchio di Dioniso, la Grotta dei Cordari, l’Ara di Ierone, il Teatro Greco, la Latomia del Paradiso e l’Anfiteatro Romano.

Catania, gioiello siciliano

Catania panorama del Centro Storico con Cupola del Duomo e Mare
Fonte: iStock
Catania: panorama del Centro Storico con Cupola del Duomo e Mare

Altro gioiello dell’isola è Catania, l’antica Katanè che, secondo Tucidide, venne costruita nel 729 a.C. da coloni Greci, in posizione strategica, bagnata dal fiume Amerano e protetta dal porto.

La sua atmosfera è inconfondibile, tra il mare e l’Etna, con i palazzi edificati in pietra lavica e le viuzze del centro storico tutte da scoprire, disegnate da innumerevoli chiese, colorati mercati e significativi musei.

Le tappe da segnalare? Il meraviglioso Duomo dedicato a Sant’Agata, realizzato su antiche rovine romane, con la facciata in marmo di Carrara a opera del Vaccarini e l’incanto dell’interno in stile barocco con la cappella che custodisce le spoglie della Santa amatissima dai catanesi, Piazza Duomo, simbolo della città, su cui si affacciano anche il Palazzo degli Elefanti, odierno Municipio, il Palazzo dei Chierici e la fontana che prende il nome dal mago e negromante Eliodoro.

E non è tutto.

Fate un salto alla Pescheria, il mercato più tipico di Catania, vivace, autentico e “caotico”, al Castello Ursino voluto nel XIII secolo da Federico II di Svevia, sede del Museo Civico di Catania, alla Casa di Giuseppe Verga, al Teatro Romano e l’Odeon, alla Basilica della Collegiata e in Via Etnea, cuore pulsante lungo tre chilometri paradiso dello shopping, strutturata in maniera da avere sempre la visuale sull’Etna.

L’Area archeologica di Megara Iblea

Fondata, secondo Tucidide, nel 728 a.C, oggi Megara Iblea è una delle interessanti aree archeologiche della provincia di Siracusa, tra i comuni di Augusta e Priolo Gargallo.

Seppur non vi siano monumenti grandiosi, grazie al fatto che nulla si sovrappose alle rovine consente di vedere con i propri occhi come si svolgeva la vita dei primi coloni: una visita ha una durata di circa un’ora o un’ora e trenta e svela viuzze, case e piccole botteghe.

Tra i punti più significativi vanno segnalati l’agorà, la piazza principale della città arcaica, il santuario ellenistico, il tempietto ellenistico del IV secolo a.C., le terme con l’heroon, edificio di culto dedicato a un eroe, le fortificazioni occidentali, la villa romana, il pritaneo, l’officina metallurgica e la necropoli.

Gela, storia antichissima

I primi insediamenti nel territorio dell’odierna Gela risalgono al V secolo a.C.

Tra le più importanti del periodo Greco, oggi vanta un patrimonio religioso, artistico e culturale da non lasciarsi sfuggire a partire dal Duomo intitolato a Maria Assunta in Cielo, dallo stile architettonico neoclassico, in pieno centro storico.

Da non perdere anche la chiesa più antica della città, la Chiesa di Sant’Agostino del 1439, anch’essa in stile neoclassico, le Mura Timoleontee, importante sito archeologico in località Caposoprano e le Acropoli di Gela, dove si trovano le tracce di un villaggio dell’Età del Bronzo antico, a cinque minuti a piedi dal centro.

Agrigento e la magia della Valle dei Templi

Agrigento. Tempio di Castore e Polluce
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Agrigento. Tempio di Castore e Polluce

Fondata nel 581 a.C. da alcuni abitanti di Gela, Akragas, l’attuale Agrigento, vide un notevole sviluppo commerciale e diventò un fiorente centro agricolo.

Tutt’oggi, la città dona infinite bellezze della Magna Grecia a cominciare dalla magica Valle dei Templi, l’area archeologica più grande del mondo: qui si possono ammirare 12 templi di stile dorico, tra i quali il Tempio Dorico è il meglio conservato.
Altrettanto incantevoli il Tempio di Zeus, il Tempio di Giunone e il Tempio di Ercole.

Come se non bastasse, nel cuore della Valle sorge il Giardino della Kolymbethra, curato dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) dove natura e storia si fondono in armonia: ospita il Tempio di Efesto e un giardino mediterraneo con mandorli, alberi di agrumi e di pistacchi.

Imperdibile è poi il Museo Archeologico, fondato negli Anni Sessanta, con l’esposizione di oltre 5600 reperti (legati alla Valle dei Templi ma non solo) che vanno dalla Preistoria all’epoca greco-romana: consta di due sezioni, una incentrata sull’antica Agrigento e l’altra sui territori della sua provincia e di quella di Caltanisetta.

Selinunte, imperdibile Parco Archeologico

Importante colonia greca fondata tra il V e il III secolo a.C. sulla costa occidentale della Sicilia, Selinunte conquista con il suo Parco Archeologico, il più grande d’Europa.

Si tratta di un’area di 270 ettari dove scoprire le rovine di un’autentica città antica suddivisa in Acropoli, con fortificazioni e templi, Collina di Manuzza, con piazza cittadina, Collina Orientale, con i tre imponenti templi, Collina della Gaggera, con area sacra, Quartiere Artigianale, per la lavorazione delle ceramiche, e Battistero Bizantino, alla foce del Medone.

Lentini, ricca di Storia

Tucidice scrisse che Leontinoi, l’attuale Lentini, venne costruita dai coloni greci di Calcide che occuparono le colline a sud della valle del Simeto.

Ai giorni nostri, rimane uno dei comuni più rilevanti per cultura nonchè uno dei più ricchi di storia.

Cosa vedere? La Valle di San Mauro, custode di notevoli tracce della cinta muraria dell’insediamento greco, il Museo Archeologico Regionale dove fare un tuffo nel passato e apprezzare l’eccellenza della produzione artistica dei Greci di Sicilia, l’antico oratorio della Chiesa del Crocifisso e la Chiesa madre di Santa Maria la Cava e Sant’Alfio.

Palazzolo Acreide, Patrimonio UNESCO

Teatro Greco a Palazzolo Acreide
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Teatro Greco a Palazzolo Acreide

Akrai, Palazzolo Acreide, vide la luce nel 663 a.C. come prima sub-colonia dei Siracusani.

A pieno titolo nel circuito dei Borghi Più Belli d’Italia e Patrimonio UNESCO insieme a tutta la Val di Noto, incanta con i capolavori dell’architettura della Magna grecia accostati alle armoniose strutture del barocco.

Lasciatevi sorprendere dal raccolto Teatro di Akrai, edificato tra il II e il III secolo a.C., collegato all’Agorà cittadina, e dalle due chiese Patrimonio UNESCO, la Chiesa di San Sebastiano e la Basilica di San Paolo dalle spettacolari facciate, arcate, ricche decorazioni, scalinate e capitelli.

Ancora, il cimitero monumentale del 1889, tra storico giardino e architettura liberty, conserva nella pietra assoluti capolavori artistici, il Museo Archeologico G. Judica esponde oltre 2000 pezzi provenienti dalla campagne di scavo nell’antica Akrai da parte del barone Judica, e le rovine del Castello medievale regalano suggestioni di un tempo che fu.

Santa Croce Camerina, innumerevoli bellezze

Kamarina, odierna Santa Croce Camerina, fu fondata agli inizi del VI a. C. dai Greci Siracusani: oggi è una cittadina ricca di bellezze della provincia di Ragusa, che si specchia sul canale di Sicilia.

I panorami sono di un fascino squisito, dai colori caldi e meditteranei, e una passeggiata tra i suoi vicoli consente di respirare un’atmosfera carica di tradizione e di profumata salsedine.

Tra le chicche della cittadina vi sono la Chiesa Madre, risalente al XIII secolo e ristrutturata nel Settecento, eleganti residenze signorili quali Palazzo Vitale-Ciarcià e Palazzo Portelli, il Museo regionale di Kamarina in riva al mare, e il Parco Archeologico di KauKana con una trentina di edifici accorpati a una chiesetta.

Cattolica Eraclea, l’antica Heraclea Minoa

Il territorio di Cattolica Eraclea, il cui attuale abitato risale al Seicento, ospitava l’antica città greca di Heraclea Minoa, fondata, secondo Erodoto, dai greci di Selinunte.

Tracce di quel passato rimangono in alcuni tratti della cinta muraria, nei resti della città e nell’incantevole Teatro in pietra. All’ingresso del Parco Archeologico, inoltre, si ha l’occasione di ammirare i reperti ritrovati nella necropoli e nelle abitazioni dell’epoca.

Termini Imerese, benessere termale

Himerea, Termini Imerese, venne costruita nel 648 a. C. dai greci di Zancle: oggi restano numerosi templi, svariate necropoli e la planimetria dell’abitato nell’area archeologica con annesso Museo.

Da vedere anche l’Acquedotto romano, tra i meglio conservati di tutta l’isola, la Chiesa di Maria Santissima Annunziata con l’inconfondibile cupola dalle maioliche azzurre, il Museo Civico con le otto teste leonine della sima (cornice terminale) del Tempio della Vittoria a Himera, il Duomo di San Nicola di Bari e la Biblioteca Liciniana con oltre centomila volumi.

Ad Alberobello si può vivere l’esperienza magica di dormire in un trullo

16 octobre 2023 à 12:26

Immerso nella Valle d’Itria c’è un borgo diventato famoso in tutto il mondo per le sue caratteristiche case in pietra con il tetto a cono grigio, note come ‘trulli’, entrate a far parte del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1996. Situato a una cinquantina di chilometri da Bari, Alberobello è senza dubbio uno dei luoghi più fiabeschi della Puglia. Se desiderate immergervi totalmente in questo sogno a occhi aperti, c’è un’esperienza da fare assolutamente, che vi catapulterà in un tempo sospeso, facendovi scoprire più da vicino tali incredibili architetture: dormire in un trullo.

Alla scoperta dei trulli, Patrimonio dell’Umanità

Tipiche abitazioni in pietra calcarea di Alberobello, i trulli sono esempi straordinari di edilizia in pietra a secco a lastre, una tecnica risalente all’epoca preistorica e tuttora utilizzata in questa regione. Sebbene queste costruzioni rurali siano sparse per tutta la Valle d’Itria, la massima concentrazione di esemplari meglio conservati si trova proprio in questa cittadina, che vanta più di 1500 strutture nei rioni Monti e Aia Piccola.

Ma come sono fatti i trulli? Guardandoli più da vicino, scopriamo che sono delle tradizionali capanne in pietra a secco con il tetto conico, che presenta un rivestimento interno a volta in pietre di forma conica, culminante in chiave di volta, e un cono esterno impermeabile costituito da lastre di pietra calcarea, note come chianche o chiancarelle. I muri imbiancati sono edificati direttamente sulle fondamenta in pietra calcarea e realizzati con la tecnica della muratura a secco, senza malta o cemento. Su di essi si apre una porta e piccole finestre, mentre nelle spesse mura sono incastonati un focolare interno e delle alcove.

In passato, i trulli venivano utilizzati principalmente come ripari temporanei o come abitazioni permanenti dai piccoli proprietari terrieri o lavoratori agricoli. Erano costruiti in pietra calcarea, estratta durante gli scavi per la realizzazione di cisterne sotterranee, o raccolta nella campagna e da affioramenti rocciosi circostanti.

Un’altra particolarità che si può scorgere spesso sui tetti di queste costruzioni sono le iscrizioni in cenere bianca dal significato mitologico o religioso, e un pinnacolo decorativo in cima, la cui funzione era quella di scacciare le influenze maligne o la sfortuna.

Alberobello trulli
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Le iscrizioni in cenere bianca dal significato mitologico o religioso, visibili sui tetti di alcuni trulli

Alberobello ieri e oggi

Intorno al 1000 a.C, l’area della attuale Alberobello era cosparsa di insediamenti rurali, che in seguito si svilupparono fino a formare gli attuali rioni di Aia Piccola e Monti. Le origini storiche di Alberobello risalgono alla fine del XV secolo. La tradizione vuole che i Conti di Acquaviva decisero di attirare coloni nel loro territorio offrendo immunità a quanti vi si sarebbero stabiliti, obbligandoli a costruire le loro case a secco, per eludere i controlli e le tasse reali.

Nel 1797, verso la fine del dominio feudale, venne adottato il nome di Alberobello, e Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli, conferì alla località il titolo di città regia. Dopo quel periodo, l’edificazione di nuovi trulli cadde in declino. Tra il 1909 e il 1936, alcune parti della cittadina furono designate come monumenti protetti del patrimonio culturale.

Alberobello è oggi l’unico centro abitato nel quale è presente un intero quartiere di trulli. Per questo motivo, viene considerata ‘capitale culturale dei trulli della Murgia’.

Dormire in un trullo, un’esperienza magica

Un soggiorno ad Alberobello è un’esperienza davvero emozionante, che permette di immergersi ancora di più nella storia di questo gioiello della Puglia, davvero unico al mondo. Una volta qui, non è affatto difficile trovare trulli finemente restaurati e adibiti a case-vacanza o a strutture di lusso, che offrono agli ospiti la possibilità di dormire sotto il caratteristico tetto in pietra a forma di cono in una costruzione che ha in sé una magia tangibile.

Al posto di un classico hotel, ad esempio, si può soggiornare nei trulli sparsi per il centro storico Rione Aia Piccola del Trulli Holiday, il primo Albergo Diffuso in Puglia. Una formula che permette di vivere appieno la cultura del luogo nel centro storico abitato più antico del paese. Dalla Reception collocata in Piazza XXVII Maggio, a due passi dal Museo del Territorio di Alberobello, è possibile prenotare numerosi servizi che renderanno la vacanza ancora più unica, come noleggiare un mezzo di trasporto, prenotare un’escursione, un appuntamento in un centro benessere o persino uno chef a domicilio.

Di fronte alla piazza municipale di Alberobello, accanto a Casa D’Amore e poco distante dai centri storici, Le Alcove offre, invece, un lusso sobrio tra pareti secolari che in un lontano passato accolsero contadini, artigiani e dame dell’antico feudo. Questo esclusivo hotel nei trulli, è dotato di sei eleganti suite, accuratamente restaurate da mastri trullari, che conservano intatto il legame col passato.

Un’altra esperienza immersiva in queste antiche e caratteristiche abitazioni, restaurate per offrire l’opportunità di un soggiorno unico ai visitatori, la offrono le dimore storiche di Trulli Soave, casa-vacanze nel cuore di Alberobello, con soluzioni adatte a tutti. Si può optare per il nido d’amore ideato per le coppie, fino agli alloggi per le famiglie, con cucina e giardino, perfetti per trascorrere la vacanza all’aperto.

Cosa vedere nella Capitale dei Trulli in un giorno

Se avete in programma una visita ai trulli di Alberobello, ecco 5 tappe da non perdere per un tour di un giorno alla scoperta di queste fantastiche architetture spontanee che contribuiscono a fare della Puglia una delle mete più ambite dai turisti, comprese le star internazionali.

  • Rione Monti, il quartiere a trulli più esteso e più famoso, con circa mille coni. Sorge sulla collina a sud del paese, ed è intersecato da quindici vie.
  • Rione Aia piccola, a breve distanza dal primo, è più piccolo ma esclusivamente residenziale: qui, infatti, è vietato aprire attività commerciali. Ospita circa 400 trulli.
  • Casa Pezzolla, un complesso di 15 trulli comunicanti che ospita il Museo cittadino dedicato alla cultura ed al territorio di Alberobello.
  • Casa D’Amore, primo municipio cittadino legato al riconoscimento ufficiale della città.
  • La casa-museo del Trullo Sovrano. Situata nella parte nord di Alberobello, alle spalle della Chiesa dei Santi Medici Cosma e Damiano, rappresenta l’unico trullo ad avere un piano sopraelevato, raggiungibile dall’interno attraverso una scala in muratura, tra i primi ad essere costruito con la malta.
Trullo Sovrano
La casa-museo del Trullo Sovrano, l’unico trullo ad avere un piano sopraelevato

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