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Aujourd’hui — 22 septembre 2026it

Nel borgo della fine del mondo: El Tablado, il villaggio tra due grandi gole di La Palma

22 septembre 2026 à 17:00

Isolato dal resto del mondo da due giganteschi tagli nella terra, El Tablado è un piccolo nucleo rurale che sorge nell’estremo nord-ovest dell’Isola di La Palma. Il borgo, infatti, resiste allo scorrere del tempo tra due gole, circondato da un paesaggio nel quale natura e agricoltura convivono da secoli.

Inserito nell’omonimo Paesaggio Protetto, la sua è una superficie particolare: 221,9 ettari che però salgono dai 220 ai 1030 metri di altitudine. A prima vista colpisce il silenzio, poi arrivano i dettagli come le terrazze agricole che seguono i pendii, gli orti che occupano piccoli appezzamenti e la vegetazione che risale lungo i versanti.

In passato l’insediamento raggiunse quasi 400 abitanti e conobbe una fase di prosperità legata soprattutto all’agricoltura e alla gestione delle risorse forestali. L’emigrazione e i cambiamenti socio-economici del XX secolo hanno modificato profondamente questo equilibrio, fino a ridurre la popolazione a poco più di 40 residenti. Eppure, la magia rimane: questa è la fine del mondo, ma fatta di montagne, oceano e silenzio.

Cosa vedere a El Tablado

La parte più interessante della visita sta nel rapporto fra il piccolo abitato e il paesaggio circostante. Le attrazioni hanno dimensioni modeste, ma acquistano carattere grazie alla posizione.

Il Barranco de Los Hombres

Sul lato di El Tablado si apre il Barranco de Los Hombres, una delle grandi gole che racchiudono l’abitato. I barrancos di La Palma sono profonde incisioni del terreno originate dall’azione combinata della storia geologica dell’isola e dell’erosione. La loro presenza ha influenzato per secoli anche gli spostamenti e l’organizzazione degli insediamenti rurali.

Dal paese la gola contribuisce a dar vita a quella sensazione di isolamento che accompagna la visita.

Il Barranco de Fagundo

Sul versante opposto si trova il Barranco de Fagundo, altra grande incisione del territorio di Garafía. Insieme al Barranco de Los Hombres definisce la particolare posizione geografica di El Tablado.

La conformazione del territorio diventa particolarmente evidente lungo i percorsi escursionistici. Salite e discese seguono la morfologia dei versanti, con scorci verso l’oceano e una vegetazione che cambia in base all’altitudine.

Le terrazze agricole

Le terrazze sono fra gli elementi più caratteristici del paesaggio umano di El Tablado. I pendii sono stati modellati con interventi successivi per ricavare superfici coltivabili, creando una trama di piccoli appezzamenti che segue la conformazione naturale della montagna.

Gli orti sono destinati soprattutto all’autoconsumo e conservano una dimensione agricola lontana dalle grandi coltivazioni. Mais, orzo e patate fanno parte delle colture tradizionali, mentre alberi da frutto e altre produzioni contribuiscono al mosaico verde che circonda le abitazioni.

Il paesaggio forestale

Salendo dai terreni agricoli, la vegetazione assume un carattere più selvatico. Il Paesaggio Protetto di El Tablado comprende formazioni di laurisilva e fayal-brezal, associazioni vegetali legate soprattutto alle condizioni umide delle zone settentrionali delle Canarie.

La laurisilva è una delle grandi peculiarità naturalistiche dell’arcipelago: è una vegetazione relitta legata a un clima umido e caratterizzata da alberi e arbusti sempreverdi. Tra le specie vegetali segnalate nell’area compare anche il drago, albero simbolo dell’arcipelago spagnolo.

Le scogliere sull’Atlantico

Il paesaggio di El Tablado muta ancora guardando verso il mare. La costa settentrionale di La Palma presenta alte pareti rocciose e profondi dislivelli, risultato della particolare conformazione vulcanica dell’isola.

Dall’alto l’Atlantico appare molto lontano rispetto alle quote dell’abitato. Le scogliere accentuano la sensazione di verticalità e restituiscono una prospettiva diversa rispetto alle località costiere più accessibili dell’isola.

Cosa fare a El Tablado

Il paese ha una dimensione raccolta e invita soprattutto a osservare il territorio con lentezza. Le attività più interessanti nascono dal paesaggio stesso, dalla rete dei sentieri storici e dalla possibilità di seguire le trasformazioni della vegetazione lungo i versanti.

  • Percorrere il GR-130: il celebre Camino Real attraversa El Tablado e collega l’abitato con Santo Domingo de Garafía lungo un itinerario di circa 9 chilometri, fra antichi tracciati rurali e panorami sulla costa settentrionale.
  • Seguire i sentieri fra le gole: permettono di leggere da vicino la struttura dei Barrancos de Los Hombres e de Fagundo, alternando zone agricole, vegetazione umida e scorci sulle scogliere.
  • Cercare la fauna del bosco: la zona rappresenta un ambiente significativo per alcune specie di uccelli, fra cui il piccione turqué e il piccione rabiche.
  • Raggiungere il vicino Parco Culturale La Zarza: l ‘area circostante offre ulteriori motivi di interesse naturalistico e culturale, ampliando la visita oltre il piccolo nucleo di El Tablado.

Dove si trova e come arrivare

El Tablado appartiene al comune di Garafía, nel nord di La Palma, nelle Isole Canarie. La sua posizione fra il Barranco de Los Hombres e il Barranco de Fagundo contribuisce alla particolare conformazione del territorio e alla sensazione di isolamento che caratterizza il paese.

L’accesso può avvenire in automobile lungo la strada tortuosa che si dirama fra La Mata e Roque del Faro. La guida richiede attenzione, soprattutto sui tratti più sinuosi, ma permette di entrare gradualmente nel paesaggio rurale di Garafía. Un’alternativa per chi arriva a piedi è rappresentata dal GR-130, il Camino Real che attraversa El Tablado e collega il paese con Santo Domingo de Garafía.

El Tablado, Canarie
iStock
La straordinaria posizione di El Tablado

Il tragitto segue antichi tracciati utilizzati storicamente dagli abitanti e permette di raggiungere il villaggio attraverso un ambiente molto più vicino alla sua dimensione originaria. La vera particolarità di El Tablado emerge proprio lungo l’avvicinamento: la piccola comunità appare dopo una successione di curve, mentre le gole iniziano a definire il profilo della montagna.

Hier — 21 septembre 2026it

Fiumi smeraldo e fienili antichi: benvenuti nel borgo nascosto sotto il Triglav, Stara Fužina

21 septembre 2026 à 14:30

Lasciandosi alle spalle il traffico delle località più frequentate della Valle di Bohinj, al cospetto degli occhi del visitatore si apre un paesaggio racchiuso dalle montagne, con prati verdi, boschi e grandi pareti calcaree. E a occupare il fondovalle c’è Stara Fužina, borgo accanto al fiume Mostnica e a poca distanza dal Lago di Bohinj, uno dei grandi specchi d’acqua delle Alpi Giulie slovene.

Mucche sui prati, fienili, trattori e antiche abitazioni agricole restituiscono l’immagine di una comunità che continua a vivere del territorio. E sì, il turismo è arrivato da tempo, ma il paese conserva una dimensione quotidiana tutta sua. Vi basti sapere che le case tradizionali hanno fondamenta in pietra e strutture in legno, balconi decorati e grandi tetti adatti al clima alpino.

Le facciate, dal canto loro, raccontano una società contadina abituata a sfruttare con attenzione gli spazi disponibili. Fienili e abitazioni formano un insieme architettonico più interessante proprio perché nato dalle esigenze della vita rurale.

Cosa vedere a Stara Fužina

La prima impressione può essere quella di un piccolo villaggio alpino attraversato da strade tranquille. Osservando meglio, però, compaiono tracce di attività antiche, edifici legati alla comunità e particolari che raccontano un passato molto più articolato.

Il Museo della Latteria Alpina

La storia di questo borgo della Slovenia passa anche dal formaggio. L’Alpine Dairy Museum occupa l’antica latteria del paese, costruita nel 1883 e utilizzata per la produzione casearia fino al 1967. All’interno si trovano le antiche attrezzature utilizzate per produrre il formaggio, comprese grandi caldaie in rame e utensili legati alla lavorazione del latte.

Fotografie in bianco e nero mostrano gli abitanti delle malghe e gli insediamenti rurali della zona, mentre la ricostruzione di una tipica baita pastorale permette di capire le condizioni di vita nelle alte quote. Durante la stagione estiva gli allevatori portavano il bestiame verso gli alpeggi, seguendo una tradizione che ha contribuito a modellare il paesaggio di Bohinj.

Le antiche case agricole

Stara Fužina merita una visita anche senza entrare in un museo. Basta osservare le abitazioni lungo le strade del paese per riconoscere la struttura tradizionale degli insediamenti alpini. Pietra alla base, legno nelle parti superiori, balconi e ampi tetti compongono un’architettura nata dal clima e dal lavoro nei campi.

Le abitazioni, infatti, erano spesso associate agli spazi necessari per conservare fieno, attrezzi e prodotti dell’allevamento.

La chiesa di San Paolo

Tra gli edifici storici si fa notare la chiesa di San Paolo, indicata localmente quale cerkev sv. Pavla. Il piccolo edificio religioso appartiene al patrimonio del villaggio e si inserisce nell’insieme delle sue architetture tradizionali.

Il Ponte del Diavolo e la gola della Mostnica

Uno dei luoghi più spettacolari nei dintorni è il Ponte del Diavolo, conosciuto in sloveno come Hudičev most. Sotto l’antico attraversamento scorre Mostnica, il torrente che ha scavato una profonda gola nella roccia calcarea.

Il ponte permette di osservare da vicino la forza dell’acqua e le forme modellate nel corso del tempo. Il tutto tra pareti rocciose, pozze e incavi modellati dalla corrente.

Zois Manor

La storia industriale della valle trova un altro riferimento nella Zois Manor, legata alla famiglia Zois e all’attività siderurgica sviluppata nell’area di Bohinj.

La posizione accanto alla Mostnica è significativa: l’acqua rappresentava una risorsa essenziale per mulini, segherie e strutture collegate alla lavorazione del ferro.

La Valle di Voje

Oltre la gola della Mostnica si apre la Valle di Voje, una conca glaciale situata a poco più di 700 metri di quota. La sua forma a U rivela l’origine glaciale del paesaggio, con il fondovalle modellato dai ghiacci e delimitato dalle montagne.

La parte meridionale è chiusa da una morena frontale, mentre l’abbondanza d’acqua alimenta corsi e cascate. Verso la parte terminale della valle si raggiunge la Cascata di Voje, una delle mete naturalistiche legate a Stara Fužina.

Cosa fare a Stara Fužina

Il bello di Stara Fužina emerge soprattutto all’aperto: il paese funziona da punto di partenza per itinerari molto diversi, dal semplice percorso verso il lago alle escursioni nella gola della Mostnica e verso gli alpeggi.

  • Raggiungere il Lago di Bohinj: per passare rapidamente dalle strade del villaggio alla riva del più grande lago naturale della Slovenia, con le montagne riflesse sulla superficie dell’acqua.
  • Salire verso Vogar: regala una prospettiva dall’alto sul lago di Bohinj e sulla conca alpina.
  • Raggiungere Studor: permette di conoscere un altro antico villaggio della valle e di osservare il paesaggio agricolo da una prospettiva diversa.
  • Seguire i percorsi dedicati alla tradizione casearia: significa entrare in contatto con gli alpeggi e con il mondo degli allevatori, legato alla produzione del Mohant.
  • Visitare il Centro del Parco nazionale del Triglav: aiuta a comprendere l’ambiente naturale delle Alpi Giulie, con esposizioni, informazioni sul territorio e iniziative organizzate durante l’anno.
  • Assaggiare la cucina locale: completa la visita con piatti della tradizione di Bohinj, spesso legati agli ingredienti prodotti nelle fattorie della valle.
Lago di Bohinj, Slovenia
iStock
Il Lago di Bohinj nei pressi di Stara Fužina

Dove si trova e come arrivare

Stara Fužina si trova nella parte orientale del Lago di Bohinj, nel nord-ovest della Slovenia, all’interno del territorio del Comune di Bohinj e nell’area delle Alpi Giulie. Il paese sorge lungo la strada principale che collega Srednja vas con il lago. La posizione consente di arrivare facilmente a Ribčev Laz, l’insediamento situato sulla sponda orientale del lago, e le altre località della valle.

Da Bohinjska Bistrica, principale centro della valle e sede di numerosi servizi, Stara Fužina si raggiunge seguendo la strada verso il lago. Bohinjska Bistrica dista circa 8 km e rappresenta anche il riferimento per una spesa più ampia e per diversi servizi. Chi arriva in auto trova quindi un accesso semplice al villaggio, mentre chi viaggia senza macchina può utilizzare i collegamenti locali della Valle di Bohinj.

La vera attrattiva di questo borgo sloveno non dipende da un singolo monumento spettacolare, ma dalla somma di elementi che appartengono alla stessa storia: le case raccontano l’agricoltura, la vecchia latteria parla di formaggio, la Mostnica ricorda l’antica industria del ferro, i pascoli conservano la tradizione degli alpeggi e le montagne racchiudono tutto in una grande conca glaciale.

À partir d’avant-hierit

Il borgo dove le case sono in sasso: Sonogno, l’anima più antica del Ticino

18 septembre 2026 à 18:00

La Val Verzasca accoglie i viaggiatori lungo una strada scavata nel fianco della montagna, una sorta di serpente di asfalto. Ed è proprio alla fine di questa stretta vallata ticinese che sorge Sonogno, piccolo paese a 918 metri di altitudine e in cui vivono meno di un centinaio di anime. Case in pietra, piccoli orti fioriti, viuzze acciottolate e costruzioni rustiche disegnano un paesaggio molto diverso dai centri turistici più frequentati della zona.

Persino il silenzio sembra avere una consistenza particolare, perché viene disturbato soltanto dall’acqua, dai passi sulle pietre e dalle voci provenienti dalle poche attività del villaggio. Dietro questa quiete, però, si nasconde una storia fatta di fatica: per secoli gli abitanti vissero soprattutto di pastorizia e agricoltura, adattandosi a un ambiente montano poco generoso. Fin dal XIV secolo praticarono la transumanza, portando il bestiame verso il piano di Magadino durante l’inverno.

Cosa vedere a Sonogno

Il bello di questo paesino della Svizzera è che possiede degli elementi che raccontano episodi di vita quotidiana molto più lontani nel tempo rispetto all’aspetto ordinato dell’insediamento. Il nucleo storico merita quindi uno sguardo lento, con attenzione alle tracce meno evidenti.

Il nucleo in pietra

La parte più suggestiva del paese raccoglie case in sasso, rustici e strette viuzze acciottolate, con piccoli giardini che aggiungono macchie di colore alla severità della pietra. L’architettura riflette le condizioni della vita alpina, con edifici costruiti utilizzando i materiali disponibili sul territorio e spazi organizzati secondo le esigenze della comunità rurale.

La piazzetta rappresenta il punto più riconoscibile e tra gli edifici si fa notare la casa ex Genardini, una tipica abitazione locale oggi utilizzata dal Museo di Val Verzasca. Poco distante si trova l’antico forno del pane, ancora attivo. Salendo nella parte alta del nucleo compare anche un particolare sorprendente: sulla parete di una casa rustica è dipinto un Giudizio universale risalente al XVIII secolo, realizzato da un autore rimasto anonimo.

La chiesa di Santa Maria Lauretana

La chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Lauretana è documentata già nel 1519, ma la struttura attuale risale alla ricostruzione del 1854. L’interno conserva dipinti di Cherubino Patà, pittore ticinese originario di Sonogno, figura legata alla storia artistica locale. La chiesa racconta anche la lunga evoluzione religiosa della comunità.

Chiesa di Santa Maria Lauretana, Svizzera
iStock
La bellissima Chiesa di Santa Maria Lauretana

Il Museo di Val Verzasca

Entrare nel Museo di Val Verzasca, attivo a Sonogno dal 1974, permette di passare dalla bellezza del borgo alla vita concreta delle persone che lo hanno abitato. Gli oggetti di uso quotidiano sono i testimoni di un mondo fondato sull’agricoltura, sulla pastorizia, sulla transumanza e sull’emigrazione.

La sede principale comprende un edificio storico e una costruzione più recente, realizzata nel 2017. Un modello tridimensionale accompagna il racconto dell’evoluzione del paesaggio fino alla metà del XX secolo, periodo nel quale agricoltura e allevamento rappresentavano ancora una parte fondamentale dell’economia verzaschese.

L’esposizione affronta anche un capitolo più duro: quello della povertà e dell’emigrazione stagionale dei bambini spazzacamino della Verzasca. Gli oggetti del passato diventano così un punto di partenza per una riflessione sul lavoro minorile contemporaneo.

La rete museale comprende inoltre un mulino, una piccola centralina elettrica e il museo del fieno selvatico di Odro, insieme a 5 itinerari etnografici distribuiti sul territorio.

La Casa della Lana

Dal 1978 la lavorazione della lana rappresenta una delle attività artigianali più caratteristiche di Sonogno. Alla Casa della Lana le artigiane trasformano la lana di pecora in maglioni, giacche, sciarpe e altri manufatti. Vi basti pensare che davanti all’edificio possono comparire piccoli mucchi di lana appena tinta, lasciati ad asciugare al sole.

La Cascata della Froda

Poco fuori dal centro, la strada verso la Val Redorta conduce alla Cascata della Froda. Il percorso richiede circa 25 minuti a piedi oppure una decina di minuti in bicicletta.

L’acqua precipita tra le rocce in un ambiente boscoso che la rende particolarmente suggestiva nelle stagioni più fresche, quando il contrasto tra vegetazione, pietra e acqua diventa ancora più marcato.

Cosa fare a Sonogno

Il paese si presta a un’esperienza lenta, ma la sua posizione consente anche di allargare lo sguardo alla valle. Le attività più interessanti nascono proprio dall’incontro tra natura e memoria locale.

  • Cercare i prodotti locali al mercato: tra maggio e ottobre si possono incontrare bancarelle dedicate all’artigianato e alla gastronomia della valle nella piazza del paese.
  • Partire in bicicletta: consente di esplorare l’Alta Verzasca Bike. La bicicletta può essere trasportata sull’AutoPostale dalla stazione di Locarno fino a Brione Verzasca, Piee, punto di partenza del percorso, che segue in gran parte il corso della Verzasca.
  • Scoprire la valle attraverso i percorsi etnografici: aggiunge alla dimensione naturalistica manufatti, edifici e testimonianze legate alla storia delle comunità locali.
  • In inverno si può pattinare: sulla pista di ghiaccio del centro sportivo oppure dedicarsi allo sci di fondo lungo una pista di 8 km, trasformando il paesaggio estivo in uno scenario completamente diverso.

Dove si trova e come arrivare

Sonogno si trova all’estremità settentrionale della Valle Verzasca, nel Canton Ticino, a 918 metri di quota. Dal 2020 appartiene al Comune di Verzasca, nato dalla fusione dei precedenti comuni e territori della parte alta e centrale della valle. Per raggiungerlo con i mezzi pubblici, la soluzione più semplice parte da Locarno, importante centro del Ticino situato all’estremità settentrionale del Lago Maggiore.

Dalla stazione ferroviaria parte l’AutoPostale 321, che risale la Valle Verzasca fino a Sonogno. In alta stagione il trasporto pubblico rappresenta una scelta particolarmente pratica. La strada segue progressivamente il corso della valle e attraversa gli altri piccoli abitati verzaschesi prima di raggiungere l’ultimo villaggio. Il tragitto stesso diventa parte dell’esperienza, perché il paesaggio cambia gradualmente passando dal fondovalle agli ambienti più aspri dell’alta Verzasca.

Sonogno conserva così qualcosa di raro per una destinazione alpina diventata conosciuta: la sua attrattiva non dipende da un singolo monumento spettacolare, ma dalla somma di dettagli che appartengono ancora alla vita del paese.

C’è chi lo definisce il Borgo delle Meraviglie: Štanjel, il gioiello del Carso sloveno

14 septembre 2026 à 18:00

Da lontano, Štanjel sembra quasi una costruzione nata direttamente dalla collina: le case si arrampicano sui pendii del colle Turn, disposte su terrazze successive, mentre il profilo del castello e il campanile della chiesa si innalzano sopra i tetti. Non è da meno il paesaggio circostante, che è quello del Kras, il Carso sloveno, un altopiano calcareo segnato da rocce, doline, vegetazione resistente e villaggi modellati nei secoli secondo le esigenze del territorio.

Il primo colpo d’occhio fa istantaneamente comprendere che questo non è un villaggio come altri, ma un vero e proprio insieme costruito per adattarsi alla pendenza. Il nome sloveno deriva da San Daniele, patrono della chiesa del paese, tanto che in italiano il borgo è conosciuto anche con il nome di San Daniele del Carso.

Cosa vedere a Štanjel

La visita più interessante comincia senza fretta, seguendo la forma del colle e lasciando che siano i dettagli a raccontare il paese. Alcuni elementi si impongono subito, altri richiedono uno sguardo più attento e, forse, è proprio questa alternanza a rendere Štanjel diverso da un semplice borgo medievale da fotografare.

Il castello di Štanjel

Il castello domina il nucleo storico e rappresenta uno dei suoi punti architettonici più importanti. Il complesso ha conosciuto numerose trasformazioni nel corso dei secoli, seguendo le vicende del paese e le diverse esigenze dei suoi abitanti.

Oggi gli spazi restaurati ospitano raccolte e collezioni, tra cui quella dedicata a Fabiani, oltre a iniziative culturali e mostre. Il maniero, tra le altre cose, è anche legato alla storia della famiglia Ferrari e alla progettazione della villa e del giardino da parte dell’architetto.

La chiesa di San Daniele e il campanile a limone

La chiesa parrocchiale dedicata a San Daniele è uno degli edifici più riconoscibili di Štanjel. A colpire è soprattutto il suo campanile, dalla forma insolita, definita “a limone” per il profilo arrotondato e affusolato della copertura.

La sagoma si distingue tra i tetti di questo borgo della Slovenia e contribuisce all’immagine particolare del paese.

Le mura e le torri difensive

Le fortificazioni costituiscono una parte essenziale della fisionomia di Štanjel. Le mura, costruite e ampliate nel corso del Medioevo, racchiudevano l’abitato e proteggevano la popolazione in una fase storica segnata da conflitti e incursioni.

Tra i resti più interessanti figurano la torre nord e la torre Gledanica, legata alla fase più antica dell’insediamento.

La torre Gledanica e l’acropoli preistorica

Sul colle Turn si trovano le tracce dell’antico insediamento fortificato. La torre Gledanica è associata all’area dell’acropoli preistorica e rappresenta un punto significativo per comprendere la lunga continuità abitativa del sito.

Il nome stesso richiama la funzione panoramica della struttura: da lassù la vista si apre sul paesaggio carsico e raggiunge, nelle giornate limpide, l’orizzonte del mare.

Il giardino Ferrari

Il giardino Ferrari è probabilmente il luogo più originale di Štanjel, nonché il suo elemento più sorprendente per chi arriva aspettandosi soltanto un borgo medievale.

Fu progettato da Max Fabiani nel periodo interbellico come parte integrante della villa del medico triestino Enrico Ferrari. L’idea era quella di creare una residenza rurale che avesse anche la funzione di sanatorio per pazienti affetti da malattie polmonari. Il progetto si adattò alla pendenza del terreno, dando vita a un giardino terrazzato perfettamente integrato con la struttura del paese.

Muri di sostegno e gradinate in pietra richiamano la tradizione carsica, mentre il padiglione panoramico, le fontane e la grotta artificiale introducono elementi più vicini alla cultura progettuale dell’epoca. La parte più riconoscibile è però la piscina ovale con l’isolotto centrale, alimentata da un articolato sistema di approvvigionamento idrico.

Giardino Ferrari, Slovenia
iStock
il bellissimo Giardino Ferrari

La Casa carsica e il pozzo

Nel nucleo storico si trova anche la Casa carsica, associata alla vita tradizionale del paese e alla gestione delle risorse in un territorio segnato dalla scarsità d’acqua.

Il pozzo rappresenta un dettaglio prezioso per comprendere la quotidianità degli abitanti del Carso, abituati a raccogliere e conservare l’acqua con sistemi studiati in relazione alla conformazione del terreno.

Il cimitero austro-ungarico

Nei dintorni di Štanjel si trova un cimitero di guerra austro-ungarico, luogo della memoria legato alla Prima Guerra Mondiale. Vi sono sepolti soldati austro-ungarici e prigionieri russi morti nell’ospedale militare ospitato nel castello e nelle strutture sanitarie ausiliarie della zona.

Cosa fare a Štanjel

Il borgo si presta a una visita fatta di osservazione, racconti e piccoli dettagli. Accanto ai monumenti più noti, alcune esperienze aiutano a ricostruire la vita del villaggio e il rapporto tra abitanti, architettura e territorio.

  • Prenotare una visita guidata al giardino Ferrari: per conoscere il progetto di Fabiani attraverso la storia della famiglia Ferrari, le immagini d’archivio e i particolari della villa, tra produzioni agricole, arnie, pascoli, piscina, campo da bocce e ghiacciaia.
  • Partecipare all’esperienza “Tazza di tè sul terrazzo di Štanjel”: aggiunge alla visita un momento dedicato ai racconti della famiglia Ferrari, accompagnato da erbe locali, dolcetti e panorami carsici.
  • Scoprire Štanjel con l’avatar Aviko: attività pensata per seguire le tracce della preistoria attraverso 8 punti contrassegnati da codici QR. Il percorso aiuta a comprendere la vita nel castelliere dell’età del bronzo e del ferro, con partenza dal Centro informazioni turistiche.
  • Visitare la galleria Lojze Spacal: consente di accostare il patrimonio storico del borgo alla produzione artistica, attraverso uno spazio espositivo dedicato alle belle arti.

Dove si trova e come arrivare

Štanjel si trova nella parte slovena del Carso, nella regione del Litorale-Carso, a breve distanza dal confine italiano. Il borgo appartiene al comune di Komen e sorge sul colle Turn, in una posizione panoramica tra l’altopiano carsico e l’area del litorale.

In auto, il paese è raggiungibile attraverso la rete stradale locale che collega i centri del Carso sloveno. Chi parte dall’Italia può attraversare il confine nei pressi di Trieste e proseguire verso l’entroterra carsico, seguendo le indicazioni per Komen e Štanjel. Il percorso è particolarmente piacevole per il paesaggio, fatto di boschi, pietra calcarea e piccoli abitati.

Per chi viaggia in treno, Štanjel dispone di una stazione ferroviaria sulla linea che collega Sežana a Nova Gorica. La stazione si trova nella parte bassa del paese, mentre il nucleo storico è situato sul colle: è quindi necessario mettere in conto un breve trasferimento verso il borgo antico.

10 chilometri dalla costa, 3 secoli indietro nel tempo: benvenuti a Buje, la sentinella dell’Istria

13 septembre 2026 à 16:00

Buie, Buje in croato, si fa notare dall’alto della sua collina prima ancora di essere raggiunto. In questa zona, infatti, le strade salgono attraverso un paesaggio morbido, fatto di vigne, uliveti, campi e lembi di bosco, poi la sagoma della cittadina prende forma sopra il verde. A distinguerla sono soprattutto i campanili e le tracce delle antiche fortificazioni, elementi che raccontano subito la sua lunga storia.

La posizione aiuta a capire il carattere di Buje: il territorio si sviluppa tra il fiume Quieto e la Dragogna, corso d’acqua che segna il confine con la Slovenia, mentre la costa dista circa 10 km. Per quanto riguarda la sua storia, i primi insediamenti risalgono all’epoca del bronzo, ma a lasciare veri e propri segni nell’ architettura del borgo è stata, senza dubbio, la presenza veneziana.

Mura, torri, stemmi, un Leone di San Marco e palazzi dalle forme gotiche accompagnano il percorso verso la parte più alta dell’abitato. A tutto questo si aggiunge una vocazione enogastronomica particolarmente forte: attorno si trovano 23 aziende vinicole inserite nella celebre strada del vino del Buiese, mentre gli uliveti alimentano una produzione di olio apprezzata per intensità, profumi e varietà.

Cosa vedere a Buje

Il centro storico di questo borgo della Croazia chiede uno sguardo attento, perché molte delle sue testimonianze sono integrate nella vita quotidiana del villaggio stesso.

La chiesa parrocchiale di San Servolo

Nel punto più importante del nucleo antico sorge la chiesa dedicata a San Servolo, patrono della città. L’edificio attuale presenta forme barocco-classiciste e occupa il sito di precedenti edifici religiosi, tra cui una chiesa romanica e, secondo la tradizione storica locale, un antico tempio romano.

L’interno custodisce sette altari e un organo a una tastiera realizzato nel 1791 da Gaetano Callido, celebre organaro veneziano. Una stele di epoca romana è inoltre incastonata in una delle pareti laterali, particolare che rende ancora più evidente la stratificazione storica del luogo.

Il campanile di San Servolo

Accanto alla parrocchiale si alza uno dei campanili più alti dell’Istria. La torre risale al XV secolo ed è separata dalla chiesa, secondo una soluzione architettonica diffusa in molti centri storici dell’area.

Il campanile è impreziosito dal Leone di San Marco, datato 1480, e da diversi stemmi. Il vero spettacolo arriva però dall’alto, con un panorama che abbraccia i paesaggi della regione e, in condizioni favorevoli, permette di distinguere territori appartenenti a Croazia, Slovenia, Italia e Austria.

La chiesa di Santa Maria della Misericordia

Scendendo verso Piazza della Libertà compare la chiesa di Santa Maria della Misericordia, struttura del XV secolo legata a una storia curiosa: secondo la tradizione, una statua della Beata Vergine venne portata da Venezia da un abitante facoltoso e lasciata davanti alla porta della città durante la notte.

Chiesa di Santa Maria della Misericordia, Buje
iStock
La facciata della Chiesa di Santa Maria della Misericordia

Al mattino la statua risultò impossibile da spostare, e quindi la soluzione fu costruire attorno a essa una chiesa. All’interno si trova una pregevole statua lignea della Madre della Misericordia, considerata tra le più belle dell’Istria.

La torre di San Martino e le mura

La cinta medievale venne rinnovata tra XV e XVII secolo e ancora oggi accompagna il profilo del centro storico. La torre di San Martino rappresenta una delle parti meglio conservate delle antiche mura cittadine. Attorno alle fortificazioni si sviluppa una trama di vicoli lastricati, architetture storiche e scorci improvvisi sul paesaggio istriano.

Il Museo etnografico

Negli ambienti addossati alle mura seicentesche trova spazio il Museo etnografico, ospitato in uno storico edificio affacciato sulla piazza principale.

La collezione raccoglie oggetti dell’artigianato e della cultura popolare del Buiese. Particolarmente suggestiva è la ricostruzione di una vecchia abitazione istriana, completa di cucina e camera da letto.

Le strade del vino e dell’olio

Fuori dal centro storico sono le colline a diventare protagoniste, con le vigne che si alternano agli ulivi formando uno dei paesaggi agricoli più caratteristici di questa zona del Paese.

La strada del vino riunisce 23 produttori rinomati, con malvasie fresche e fruttate, terrani intensi e altre varietà locali. Accanto al vino, come già accennato, corre la tradizione dell’olio d’oliva.

Cosa fare a Buje

Dopo aver osservato pietre, torri e campanili, il territorio invita a spostare l’attenzione sulla tavola. Il Buiese ha una personalità gastronomica costruita attorno a vino, olio, tartufi, salumi, selvaggina e prodotti stagionali.

  • Degustare i vini locali: per conoscere le cantine del territorio attraverso la malvasia, il terrano e altre varietà istriane, spesso direttamente presso i produttori.
  • Seguire la strada dell’olio: porta tra gli uliveti e nelle aziende agricole familiari, con assaggi dedicati a un prodotto centrale nella cultura gastronomica locale.
  • Assaggiare le specialità istriane: significa incontrare prosciutto crudo, pancetta, pasta fatta in casa, tartufi, selvaggina e piatti legati alla tradizione contadina.
  • Scoprire la birra artigianale San Servolo: aggiunge una parentesi più contemporanea al viaggio, tra birra prodotta localmente, piatti alla griglia e focaccia alla birra.
  • Raggiungere Momiano: borgo dal passato medievale con un celebre castello, immerso nel paesaggio viticolo dell’Istria nordoccidentale.
  • Percorrere gli itinerari ciclistici: tra vigne e uliveti seguendo una rete di percorsi legata alla vocazione rurale della zona.
  • Visitare le grotte dell’area: regala una prospettiva completamente diversa sul territorio. La grotta Baredine scende nel sottosuolo per circa 132 metri e presenta un percorso turistico di quasi 300 metri, mentre Mramornica è conosciuta per la varietà cromatica delle sue concrezioni e per una stalagmite lunga 13 metri.
  • Vivere la Festa dell’uva: porta nel centro un’atmosfera più vivace durante settembre, tra degustazioni, giochi, balli e concerti.

Dove si trova e come arrivare

Il borgo di Buje si trova nell’Istria settentrionale, circa 10 km dal mare, tra il fiume Quieto e la Dragogna. La cittadina sorge sulla sommità di una collina e il centro storico occupa la parte più alta dell’abitato. L’auto rappresenta una soluzione pratica per esplorare il territorio, soprattutto per collegare Buje ai borghi medievali e alle aziende agricole disseminate sulle colline. Anche la bicicletta permette di seguire il paesaggio rurale attraverso strade e percorsi tra vigneti e uliveti.

La posizione rende il paesino una base interessante per conoscere l’Istria del Nord. Momiano, Grisignana e Piemonte d’Istria si trovano nei dintorni, mentre verso la costa si raggiungono le località balneari e l’area di Canegra.

Quando la luce inizia a calare, il centro storico assume un aspetto ancora più particolare: le pietre delle viuzze si scaldano di colore, le torri emergono sopra i tetti e la campagna intorno alla collina si allunga verso il mare. La città resta piccola, raccolta e profondamente istriana, ma il paesaggio che la circonda sembra molto più grande di lei.

Il paradiso alpino dove un fiume d’acqua trasparente incontra l’architettura in pietra: Lavertezzo

12 septembre 2026 à 18:00

A un certo punto della strada la Valle Verzasca sembra stringersi, le montagne si avvicinano e il verde prende il sopravvento. Poi appare Lavertezzo, piccolo nucleo del Canton Ticino raccolto intorno a un fiume e con le case addossate ai pendii, insieme a quella distesa d’acqua dal colore quasi irreale.

La Verzasca, infatti, scorre tra grandi massi levigati, anse profonde e pozze dalle tonalità che passano dal verde intenso al turchese. La roccia affiora praticamente ovunque, modellata nel tempo dalla forza dell’acqua, e diventa parte integrante dell’esperienza. Poi c’è il Ponte dei Salti, il grande protagonista del borgo, tanto famoso da essere diventato il simbolo dell’intera Valle Verzasca e persino il soggetto di un francobollo della Posta svizzera.

Un villaggio minuscolo, una valle alpina, un fiume impetuoso e un ponte antico formano una scena che sembra costruita apposta per una cartolina. In realtà, basta restare qualche minuto sulla riva per capire che la parte più interessante arriva proprio dopo la prima fotografia.

Cosa vedere a Lavertezzo

Senza dubbio, il ponte di questo borgo della Svizzera cattura subito lo sguardo, ma intorno ci sono altri dettagli più discreti che meritano la stessa attenzione. Allontanarsi di pochi passi dal punto più affollato, infatti, equivale a trovare l’anima rurale del paese, la pietra delle montagne e una presenza religiosa legata alla storia della comunità.

Ponte dei Salti

Due grandi archi in pietra attraversano la Verzasca con una forma elegante e sorprendentemente leggera. Il Ponte dei Salti risale al XVII secolo e sorge sul sito di un precedente attraversamento medievale. Il soprannome “ponte romano” è molto diffuso, ma risulta improprio.

Nonostante possieda una storia un po’ turbolenta, oggi appare perfettamente inserito nel paesaggio e sotto le arcate l’acqua scorre tra pareti rocciose e grandi piscine naturali, tanto che in estate le rive diventano una meta molto frequentata per il bagno e il relax.

Ponte dei Salti, Lavartezzo
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Il Ponte dei Salti di Lavartezzo

Chiesa Beata Vergine degli Angeli

Poco lontano dal fiume, la chiesa dedicata alla Beata Vergine degli Angeli porta l’attenzione dal paesaggio alla storia locale. L’edificio risale al XVIII secolo e presenta caratteristiche barocche, con una presenza architettonica molto più raccolta rispetto alla spettacolarità del ponte.

La sua posizione contribuisce a raccontare un altro volto di Lavertezzo: prima delle fotografie, dei bagni estivi e dei visitatori arrivati per il Ponte dei Salti, questo era soprattutto un villaggio alpino legato alla vita della valle.

La cappella vicino al ponte

A poca distanza dal celebre attraversamento si trova una piccola cappella del XVIII secolo. La costruzione ha dimensioni molto più modeste rispetto al ponte, ma aggiunge un dettaglio interessante alla scena, quasi una presenza silenziosa accanto alla grande architettura in pietra.

Le rocce e le pozze della Verzasca

La vera attrazione naturale di Lavertezzo si sviluppa lungo il corso d’acqua. Le rocce assumono forme morbide e tondeggianti grazie all’azione prolungata della corrente, creando superfici sulle quali ci si può fermare a prendere il sole.

Tra le pozze più conosciute della zona figurano quelle della Misura, delle Posse e dei Salti, frequentate anche dagli appassionati di immersioni. La bellezza del fiume richiede però prudenza: la corrente, le profondità variabili e la conformazione delle rocce possono creare condizioni rischiose, motivo per cui la segnaletica locale va rispettata con attenzione.

Cosa fare a Lavertezzo

La giornata può prendere una direzione molto diversa a seconda della stagione. Lavertezzo, infatti, funziona per una pausa tranquilla sulle rocce, per un’escursione nella valle oppure per trascorrere ore più avventurose lungo il fiume.

  • Fare il bagno nelle pozze naturali: ma con la consapevolezza che l’acqua della Verzasca resta fredda e che la corrente richiede particolare cautela.
  • Fotografare il Ponte dei Salti: cercando prospettive diverse tra le arcate, la roccia e l’acqua turchese.
  • Raggiungere le aree del fiume più tranquille: sempre scegliendo con attenzione gli spazi consentiti e seguendo le indicazioni presenti sul posto.
  • Partire per un’escursione verso Sonogno: lungo uno dei percorsi più suggestivi della valle. La tappa Sonogno-Lavertezzo misura circa 13,6 km, con un tempo indicativo di 3 ore e 50 minuti.
  • Scoprire la valle attraverso il Sentiero Verzasca: un itinerario che si snoda tra boschi, torbiere, piccoli abitati e installazioni artistiche all’aperto prima di raggiungere Lavertezzo.
  • Fermarsi in un grotto: tipica struttura della tradizione ticinese, per una pausa gastronomica dopo l’escursione.
  • Esplorare le valli laterali: seguendo i percorsi che partono dall’area di Lavertezzo verso Pincascia, Carecchio, Agro e Orgnana.

Dove si trova e come arrivare

Lavertezzo si trova nella parte bassa della Valle Verzasca, nel Canton Ticino, a nord di Locarno. Il paese sorge lungo la strada che risale la valle seguendo il corso della Verzasca. La posizione lo rende facilmente inseribile in un itinerario più ampio attraverso la valle, soprattutto per chi arriva dall’area di Locarno e del Lago Maggiore.

In automobile si risale la Valle Verzasca seguendo la strada cantonale fino a Lavertezzo. Nei pressi del paese sono disponibili diverse aree di parcheggio, tra cui quelle di Piantagione, Aquino, La Monda, Ponte e Paese. Alcune zone sono a pagamento, mentre altri parcheggi hanno una permanenza massima di 3 ore.

Anche l’autobus rappresenta una soluzione pratica per chi preferisce lasciare l’auto: la a presenza delle fermate lungo la valle permette di combinare trasporto pubblico ed escursione, soluzione particolarmente utile per il percorso tra Sonogno e Lavertezzo.

Raggiungere Lavertezzo significa soprattutto entrare in contatto con una parte del Ticino molto diversa dalla dimensione urbana di Lugano o Locarno. La strada si inoltra tra montagne sempre più vicine, il rumore della città scompare e la Verzasca diventa il filo conduttore del paesaggio. Poi arriva il ponte, con le sue arcate in pietra che incorniciano l’acqua verde e tutto diventa incredibilmente più magico.

Viaggio lento tra i canyon e le case bianche di Chulilla, incantevole borgo spagnolo

7 septembre 2026 à 18:00

Il borgo di Chulilla si presenta agli occhi del viaggiatore con le sue case bianche che salgono lungo il pendio, il castello che domina dall’alto e poco più in basso il fiume Turia che ha scavato una profonda gola tra pareti calcaree che arrivano a superare gli 80 metri. Del resto ci troviamo nella provincia di Valencia, in un ambiente selvaggio frequentato da escursionisti e appassionati di arrampicata.

Il rapporto tra paese e natura rappresenta la vera particolarità del luogo. Il borgo merita una visita non soltanto per il suo centro storico, ma anche per il territorio circostante che aggiunge una dimensione completamente diversa. Bastano pochi passi dal nucleo abitato per trovarsi davanti a pareti verticali, gole profonde e acque dalle tonalità intense.

Cosa vedere a Chulilla

Prima ancora di scegliere un sentiero, vale la pena osservare Chulilla dall’interno. La sua architettura racconta una storia fatta di pendii, fortificazioni e vita quotidiana, mentre i punti panoramici rivelano la forza con cui il Turia ha modellato la montagna.

Il castello di Chulilla

In cima al paese si trovano i resti del castello, una fortificazione legata alla presenza musulmana nella zona. La posizione elevata aveva una funzione strategica evidente e oggi regala una delle viste più ampie sul territorio.

Dalla fortezza lo sguardo segue la curva del fiume e raggiunge il canyon sottostante. Le pareti rocciose appaiono particolarmente imponenti da lassù e aiutano a comprendere la conformazione geografica del villaggio stesso.

Il centro storico

Scendendo dalla zona del castello, Chulilla rivela il suo volto più raccolto: vicoli stretti, case dalle facciate bianche e strade in salita formano un tessuto urbano tipicamente mediterraneo.

La struttura del paese segue la pendenza del terreno e crea scorci improvvisi sul canyon. Una passeggiata tra le strade permette di cogliere particolari che dall’esterno rischiano di sfuggire, dalle facciate semplici alle piccole piazze che interrompono il percorso.

Chiesa parrocchiale di Nuestra Señora de los Ángeles

Nel centro storico si fa notare la chiesa parrocchiale di Nuestra Señora de los Ángeles, edificio religioso risalente al XVIII secolo.

La sua presenza aggiunge un elemento architettonico di rilievo all’interno del borgo medievale. Dopo il paesaggio dominato dalla fortezza e dalle rocce, la chiesa offre un altro punto di lettura della storia locale, legato alla vita religiosa della comunità.

La Peñeta

La Peñeta è uno dei punti panoramici più interessanti del paese. Si tratta di una formazione naturale da cui lo sguardo si apre verso il corso del Turia e le profonde gole che circondano Chulilla.

Il panorama rende immediatamente comprensibile la ragione per cui questa località richiama tanti appassionati di attività all’aria aperta. Le pareti della gola, infatti, sono diventate una palestra naturale per gli arrampicatori.

Cappella di San José o San Josepe

Tra le strade del paese compare anche la cappella di San José, conosciuta pure con il nome di San Josepe. L’edificio risale al XVII secolo e appartiene alla parte più antica del patrimonio religioso locale.

La visita permette di alternare la scoperta degli edifici principali a scorci più discreti del centro, seguendo un percorso che sale e scende tra le case.

La Ermita

La zona conosciuta con il nome di La Ermita regala un altro punto privilegiato per osservare Chulilla dall’esterno. Il paese appare raccolto sul pendio, mentre alle sue spalle si apre il paesaggio roccioso del Turia.

È uno di quei punti utili per fermarsi qualche minuto e osservare la particolare posizione geografica dell’abitato, stretto tra la montagna e la gola.

Charco Azul

Tra le immagini più suggestive di Chulilla c’è quella del Charco Azul, una piscina naturale del Turia racchiusa tra alte pareti rocciose.

L’acqua assume tonalità intense e il contrasto con la pietra rende il luogo particolarmente scenografico. Durante la stagione calda il Charco Azul diventa anche una meta per chi desidera fare il bagno, dopo aver raggiunto la zona attraverso i sentieri del territorio.

Charco Azul, Valencia
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L’incredibile Charco Azul

Cosa fare a Chulilla

La dimensione all’aria aperta rappresenta il lato più sorprendente di questa pittoresca località della Spagna. Qui il paesaggio invita a lasciare per qualche ora le strade del centro e seguire il corso del Turia, tra gole profonde e pareti frequentate dagli arrampicatori.

  • Percorrere la Ruta de los Puentes Colgantes: conosciuta anche con il nome popolare di percorso Pantanero, significa attraversare l’ambiente naturale del canyon del Turia lungo un itinerario di circa 6 km.
  • Attraversare i ponti tra le gole: regala una prospettiva particolare sulle pareti rocciose e sul corso del fiume, con alcuni passaggi costruiti proprio per superare i tratti più impervi.
  • Raggiungere il Charco Azul: escursione e pausa nella natura, con la possibilità di fare il bagno durante i mesi più caldi.
  • Osservare gli arrampicatori sulle pareti del canyon: aggiunge un elemento dinamico al paesaggio. Le pareti alte oltre 80 metri attirano infatti appassionati di questa disciplina.

Posizione e collegamenti

Chulilla si trova nella provincia di Valencia, all’interno della comarca di Los Serranos, a circa 60 km da Valencia stessa. La località occupa una posizione particolare nell’entroterra valenciano, a ridosso del canyon formato dal Turia.

Per raggiungere l’area dei percorsi naturalistici occorre considerare il punto di partenza scelto. La versione più nota della Ruta de los Puentes Colgantes prende avvio all’esterno della diga di Loriguilla e segue il Cañón del Turia per circa 6 km. Altri itinerari partono invece dal centro di Chulilla, permettendo di collegare la visita al paese con l’esplorazione delle gole.

Chi arriva in auto deve considerare con attenzione il parcheggio nei periodi di maggiore affluenza. Durante l’alta stagione i posti disponibili possono riempirsi rapidamente, soprattutto nelle giornate dedicate alle escursioni.

Chulilla richiede quindi una piccola scelta iniziale: il borgo racconta la storia attraverso il castello, le case bianche e gli edifici religiosi; il territorio circostante offre invece una successione di gole, acqua e roccia. Nel giro di poche ore, quindi, si passa dall’atmosfera raccolta di un paese medievale a un canyon imponente, con il Turia che accompagna il percorso e le pareti della montagna che cambiano continuamente prospettiva.

Torgiano, il borgo umbro dove vino e olio raccontano il paesaggio

5 septembre 2026 à 14:00

Colline morbide ricoperte di vigneti e uliveti, torri medievali che emergono tra i tetti e due fiumi che si incontrano poco lontano dal centro abitato: Torgiano, nel cuore dell’Umbria, è uno di quei borghi in cui il paesaggio racconta all’istante ciò che troverete una volta arrivati.

Sorge infatti alla confluenza del Tevere con il Chiascio, in una terra da secoli legata alla coltivazione della vite e dell’olivo. Non sorprende quindi che Torgiano sia diventato un centro vinicolo conosciuto ben oltre i confini regionali: nel 1968 fu il primo territorio dell’Umbria a ottenere la DOC, mentre nel 1990 arrivò anche la DOCG per il Torgiano Rosso Riserva.

Dietro le mura e lungo le strade del centro troverete chiese, musei, arte contemporanea e tracce dell’antico borgo fortificato, mentre appena fuori tornano protagonisti vigneti, ulivi e quella campagna umbra che invita a rallentare.

Torgiano tra torri medievali, vino e olio

Entrando nel centro storico, una delle testimonianze più evidenti del passato fortificato è la Torre Baglioni, ciò che rimane dell’antica cinta muraria del borgo. La sua presenza ricorda il castello costruito nel XIII secolo, quando Torgiano entrò nei domini di Perugia e ne condivise per lungo tempo le vicende politiche.

Passeggiando incontrerete anche due opere dell’artista Nino Caruso, la Fonte di Giano e la Fonte dei Cocciari, inserite nel tessuto urbano e capaci di creare un curioso dialogo tra la memoria medievale del paese e l’arte contemporanea.

Il patrimonio religioso è altrettanto ricco: tra gli edifici da vedere spicca la Chiesa di San Bartolomeo, costruita nel XVIII secolo sopra un’antica pieve medievale, insieme alla Chiesa di Santa Maria del Castello, alla Chiesa della Madonna dell’Ulivello e all’Oratorio della Misericordia. All’interno della Madonna dell’Ulivello potrete ammirare tele del XVI e XVII secolo, mentre l’Oratorio di Sant’Antonio conserva affreschi cinquecenteschi.

A raccontare però l’anima più caratteristica di Torgiano sono soprattutto due musei, entrambi legati alla Fondazione Lungarotti.

Il primo è il Museo del Vino – MUVIT, nato nel 1974 per iniziativa di Giorgio e Maria Grazia Lungarotti e ospitato nel seicentesco Palazzo Graziani-Baglioni. Considerato tra i musei enologici più importanti d’Italia, permette di avvicinarsi alla storia del vino andando ben oltre la degustazione: il racconto tocca cultura, lavoro, arte e tradizioni che nei secoli hanno accompagnato la vite e il suo prodotto più celebre.

A poca distanza ecco il Museo dell’Olivo e dell’Olio – MOO, sistemato all’interno di un piccolo nucleo di abitazioni medievali racchiuse dalle antiche mura. Documenti, incisioni, recipienti per la conservazione e oggetti storici raccontano un’altra coltura inseparabile dal paesaggio umbro: quella dell’olivo.

Ed è proprio uscendo dal centro che comprenderete quanto queste due produzioni siano ancora parte integrante del territorio. Vigneti e uliveti accompagnano le strade rurali e invitano a scoprire i dintorni anche in bicicletta o in e-bike, seguendo il filo della Strada del Vino e dell’Arte. Poco lontano, Brufa è una delle tappe più interessanti, diventata nel tempo una sorta di museo a cielo aperto grazie alle sculture lasciate dagli artisti che hanno partecipato alle iniziative del territorio.

Se arrivate in autunno, il paesaggio assume poi un fascino particolare: i filari cambiano colore, nelle campagne comincia la raccolta delle olive e nei frantoi arriva il momento dell’olio nuovo. È una stagione perfetta per fermarsi nelle aziende agricole e scoprire i sapori umbri quando vigneti e uliveti tornano al centro della vita quotidiana.

Panorama del borgo medievale di Torgiano, Umbria
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Suggestivo panorama del borgo medievale di Torgiano

Dove si trova Torgiano e come arrivare

Torgiano si trova in provincia di Perugia, nella Valle del Tevere, in una posizione comoda per inserirlo in un viaggio alla scoperta dell’Umbria centrale.

Se arrivate da Firenze, percorrete l’A1 fino all’uscita Valdichiana e proseguite sulla SS75 bis del Trasimeno in direzione Perugia; quindi continuate verso Terni-Orte fino all’uscita per Torgiano.

Da Cesena potete invece seguire la E45 attraversando Sansepolcro, Città di Castello e Umbertide fino alla zona di Collestrada, per poi proseguire in direzione Terni-Orte e uscire a Torgiano.

Chi arriva da Roma può percorrere l’A1 fino a Orte, imboccare quindi la E45 verso Perugia e, dopo aver superato Todi e Deruta, seguire l’uscita per il borgo.

Anche con i mezzi pubblici è possibile raggiungerlo passando da Perugia. La linea extraurbana E006 serve attualmente Torgiano all’interno del collegamento Perugia-Bettona-Assisi; prima della partenza conviene comunque controllare gli orari aggiornati, perché le corse variano in base ai giorni e ai periodi dell’anno.

San Lorenzo di Sebato, il delizioso borgo altoatesino, porta d’ingresso alla Val Badia

4 septembre 2026 à 15:27

Tra i monti dell’Alto Adige c’è un piccolo borgo che in questi giorni è finito sotto i riflettori sui social media e sugli schermi per un motivo decisamente insolito. Il borgo è quello di San Lorenzo di Sebato, paese della Val Pusteria da cui proviene Michael Ranalter, il professionista che lascia il ruolo di responsabile marketing e sponsoring dell’HC Pustertal per entrare nel team di Jannik Sinner.

La notizia è stata diffusa dalla Federazione Italiana Tennis e Padel e ha rapidamente attirato l’attenzione sull’Alto Adige, visto che in Italia sono in molti i fan dello sport. Ma al di là del tennis, San Lorenzo di Sebato merita di essere scoperto per la sua storia e per la posizione particolare in cui si trova. Il borgo ha infatti origine romana ed è circondato da montagne e antichi castelli, lì proprio nel punto in cui la Val Pusteria incontra la Val Badia, tanto da essere considerato vera porta d’accesso verso quest’ultima.

Cosa vedere a San Lorenzo di Sebato

San Lorenzo di Sebato è uno dei centri storici della zona e conserva tracce di una storia molto più antica di quanto possa suggerire l’aspetto tranquillo del paese. Il nome stesso racconta il suo passato: Sebato deriva infatti da Sebatum, l’antica stazione romana che sorgeva proprio in questa zona, quando l’area rappresentava un importante crocevia sulle vie di comunicazione alpine. Oggi questa storia può essere approfondita al Museo Mansio Sebatum, inaugurato nel 2011 e dedicato ai ritrovamenti archeologici locali, alla popolazione dei Saevates e alla mansio romana. Nel centro del paese spicca invece la chiesa di San Lorenzo Martire, riconoscibile per i suoi due campanili differenti.

Il vero elemento distintivo del borgo, però, sono i suoi due castelli. Il primo è Castel Badia, conosciuto anche con il nome tedesco di Sonnenburg, che sorge su un’altura poco distante dal centro. Le sue origini risalgono al X secolo e intorno al 1020 il complesso venne trasformato in un monastero benedettino per donne della nobiltà. Oggi Castel Badia conserva mura medievali, tracce della chiesa e della cripta e antichi affreschi. Tra le curiosità del territorio c’è anche la presenza di resti archeologici romani: nei pressi di Castel Badia è stata infatti ritrovata una pietra miliare, oggi sostituita sul posto da una riproduzione.

L’altro maniero è il Castel San Michele, conosciuto anche come Michelsburg. La sua storia è legata per secoli al potere territoriale e alla giurisdizione locale: il castello passò attraverso diverse proprietà e famiglie nobiliari e, dopo un lungo periodo di degrado, venne sottoposto a importanti interventi di restauro tra gli anni Sessanta e Novanta del Novecento.

Dove si trova il borgo e come raggiungerlo

San Lorenzo di Sebato si trova in provincia di Bolzano, nella parte orientale dell’Alto Adige, a pochi chilometri da Brunico. La sua particolarità geografica è proprio quella di trovarsi all’incrocio tra Val Pusteria e Val Badia: dal paese si imbocca infatti la strada che conduce verso la valle dolomitica.

Per chi arriva in auto, il percorso più semplice passa dall’autostrada A22 del Brennero, con uscita a Bressanone/Val Pusteria. Da qui si prosegue sulla SS49 in direzione di Brunico fino a raggiungere San Lorenzo di Sebato. All’altezza del paese si trova anche l’imbocco della SS244 della Val Badia, che permette di entrare nella valle e raggiungere le località dell’Alta Badia.

Il borgo è facilmente raggiungibile anche in treno. La stazione ferroviaria di San Lorenzo di Sebato si trova sulla linea Fortezza-San Candido ed è servita da collegamenti regionali; gli orari attualmente pubblicati da RFI mostrano collegamenti verso Fortezza e San Candido. Per chi arriva da più lontano, la stazione di Fortezza rappresenta uno dei principali snodi ferroviari della zona: da qui è possibile proseguire con i collegamenti regionali verso San Lorenzo e Brunico.

Tra le mura millenarie, il tartufo e le nebbie dell’Istria c’è Motovun, borgo popolato dai giganti

1 septembre 2026 à 16:00

Sin da lontano, la sagoma di Motovun è riconoscibile: la collina emerge dal paesaggio verde dell’Istria centrale con una forma unica, culminando a 277 metri di quota e regalando al borgo una posizione che nei secoli ha avuto un valore molto più concreto della semplice bellezza panoramica. Dalla sommità si controllava infatti un ampio tratto della valle della Mirna, il principale fiume istriano, insieme alle campagne, alle vie di collegamento e alla grande foresta sottostante.

Il nome italiano della cittadina è Montona, ed è un pullulare di pietra chiara, torri, porte e bastioni che racchiudono il centro storico in una doppia cintura difensiva. Le parti più antiche conservate risalgono all’XI e XII secolo, mentre nei secoli successivi il sistema fortificato venne ampliato e adattato alle esigenze militari. Oggi, quindi, è un borgo raccolto, compatto, costruito per proteggere abitanti e potere politico.

Motovun possiede però anche un volto più leggero: le facciate color miele, le piccole botteghe, le gallerie d’arte e i tavolini affacciati sulla valle raccontano una cittadina che ha trasformato il proprio patrimonio storico in una scenografia viva. Persino il silenzio sembra avere una parte definita nel carattere del paese, soprattutto nelle prime ore del mattino, quando la valle appare ancora avvolta dalla foschia e il profilo delle colline prende lentamente forma.

Cosa vedere a Motovun

Il centro storico merita tempo soprattutto per i particolari, come architetture romaniche e gotiche che convivono con interventi rinascimentali e barocchi.

Le mura medievali

Le mura rappresentano uno dei patrimoni più importanti di questo borgo della Croazia. La prima cinta risale ai secoli XI e XII e fu rafforzata più volte, fino alla trasformazione del villaggio in una vera fortezza gotica all’inizio del XV secolo. Nel XVI secolo arrivarono ulteriori opere difensive, tra bastioni e strutture legate al convento dei Serviti.

Il percorso sulle fortificazioni regala una delle prospettive più belle dell‘Istria interna: in lontananza, nelle giornate limpide, si possono riconoscere persino il monte Učka e il mare nei pressi di Novigrad.

Il campanile di Motovun

Alto 27 metri, il campanile domina il profilo della cittadina. La torre nacque nel XIII secolo con una funzione diversa da quella attuale, legata alla difesa e all’osservazione del territorio. Soltanto in seguito venne trasformata in torre campanaria. La sommità merlata accentua il carattere fortificato dell’edificio.

La chiesa di Santo Stefano

La grande chiesa parrocchiale prende vita nel cuore della cittadella. La struttura attuale fu costruita tra il 1580 e il 1614 e assunse l’aspetto definitivo verso la fine del XVIII secolo. La facciata presenta elementi manieristi che hanno portato la tradizione locale ad attribuirne il progetto ad Andrea Palladio, celebre architetto vicentino del XVI secolo.

All’interno meritano attenzione le statue marmoree di Santo Stefano e San Lorenzo, realizzate dallo scultore veneziano Francesco Bonazzo nel XVIII secolo.

Il Palazzo Comunale

Affacciato sulla piazza principale, il Palazzo Comunale è uno dei gioielli architettonici di Motovun. La sua costruzione risale in gran parte al XIII secolo e rappresenta il meglio conservato edificio pubblico romanico dell’Istria e della Croazia. La sua funzione era anche difensiva: faceva infatti parte del sistema fortificato della cittadella.

La Loggia e piazza Josef Ressel

La Loggia si trova nella piazza Josef Ressel, una terrazza affacciata sulla valle. La sua presenza è documentata già nel 1331, quando veniva citata con il nome di Lobia Maior, mentre la struttura attuale risale al XVII secolo. Se in passato ospitava comunicazioni pubbliche e pronunce giudiziarie, oggi il suo è un carattere decisamente più rilassato.

La Porta della Città

Per entrare nella parte più antica del borgo si attraversa la grande porta che conduce alla cittadella. La struttura attuale appartiene al sistema difensivo del XVI secolo e comprende una torre collegata al Palazzo Comunale e alle mura.

Sopra i passaggi sono ancora visibili le caditoie, aperture dalle quali i difensori potevano colpire gli assalitori con oggetti pesanti e liquidi bollenti.

Il Palazzo Polesini

Tra le dimore storiche merita il Palazzo Polesini, appartenuto alla famiglia patrizia più ricca di Motovun. I Polesini possedevano vasti terreni nei dintorni e nel XVIII secolo ottennero il titolo di marchesi.

La foresta di Motovun

Scendendo idealmente dalla collina si entra in un paesaggio completamente diverso, fatto di una foresta che conserva una rara formazione di bosco planiziale mediterraneo con querce, frassini e olmi.

La sua fama internazionale, però, è legata soprattutto al tartufo bianco, Tuber magnatum Pico: è uno dei più importanti habitat naturali mondiali per questa preziosa specie.

Cosa fare a Motovun

La cittadina offre esperienze legate al paesaggio, alla gastronomia e alla cultura.

  • Percorrere le mura: il giro sulle fortificazioni permette di leggere la struttura urbana dall’alto e di osservare la valle della Mirna in tutta la sua ampiezza.
  • Assaggiare il tartufo bianco: nei ristoranti e nelle botteghe della zona il tartufo accompagna pasta, formaggi, uova e altri piatti della tradizione istriana.
  • Degustare Malvasia e Teran: la Malvasia istriana è il grande bianco della regione, mentre il Teran rappresenta il rosso più legato alla tradizione vinicola locale.
  • Cercare le tracce del gigante Veli Jože: la leggenda vuole Motovun popolata da giganti. La figura più celebre è Veli Jože, protagonista dell’omonimo racconto di Vladimir Nazor, diventato uno dei simboli letterari dell’Istria.
  • Visitare Motovun durante un evento cinematografico: il Motovun Film Festival nacque nel 1999 e ha dedicato la propria programmazione al cinema indipendente e alle cinematografie di piccole dimensioni.
  • Guardare il cielo: Motovun è anche legata alle mongolfiere perché il microclima della zona favorisce il volo in diversi periodi dell’anno.

Dove si trova e come arrivare

Motovun si trova nell’Istria centrale, sopra la valle della Mirna, a circa 20 km da Parenzo. La posizione rende il borgo particolarmente interessante per un itinerario nell’entroterra, con possibilità di raggiungere in giornata località quali Buje, Grožnjan e Buzet.

L’automobile è la soluzione più pratica per raggiungerlo e visitare le campagne circostanti, anche perché la disponibilità di collegamenti autobus è più limitata rispetto alle località costiere.

Montona, Istria
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Il bel borgo di Montona

Una volta nei pressi del borgo, occorre considerare il sistema di parcheggi e la navetta dedicata alla salita verso il centro storico. L’Ente turistico di Motovun indica un servizio specifico di parking e shuttle bus gestito da Motovun Park.

Come passeggiare in una fiaba: Kaysersberg, il borgo imperiale dell’Alsazia

30 août 2026 à 16:00

Quando si arriva a Kaysersberg si nota una strada che entra nel paese e, oltre le facciate delle prime abitazioni, compaiono travi di legno, balconi fioriti, tetti spioventi e insegne in ferro battuto. Sullo sfondo, sopra i tetti, si riconoscono le rovine di un castello imperiale, mentre ai piedi della collina scorre la Weiss, piccolo fiume che attraversa il borgo e accompagna il centro storico con il suo rumore d’acqua.

Kaysersberg si trova nell’Alsazia orientale, lungo la celebre Route des Vins d’Alsace, a circa 10 chilometri da Colmar e il suo nome significa “Montagna dell’Imperatore“, proprio per richiamare il castello da cui è dominato. Le case a graticcio, denominate colombages in francese, mostrano sulle facciate la struttura lignea che un tempo sosteneva gli edifici. Travi disposte secondo motivi geometrici, intonaci colorati, bovindi e balconi fioriti rendono quasi impossibile percorrere la strada principale senza alzare lo sguardo.

Il paesino ha ricevuto anche il titolo di “Village préféré des Français“, il villaggio preferito dai francesi, nel 2017, durante il programma televisivo presentato da Stéphane Bern. Un riconoscimento che ha portato ancora maggiore attenzione su una località già celebre per il patrimonio medievale e per la produzione vinicola.

Il fiabesco borgo che è il regno delle fate e dei mulini: Rastoke, il villaggio sull’acqua della Croazia

19 août 2026 à 17:00

A pochi chilometri da Slunj, nell’entroterra della Croazia, si sviluppa una strada che attraversa colline verdi e piccoli abitati, fino a che il suono dell’acqua prende il posto del rumore traffico. Sotto le case scorre, infatti, la Slunjčica, un fiume lungo appena 6,5 chilometri che però ha prodotto uno dei paesaggi fluviali più sorprendenti del Paese.

Rastoke nasce infatti nel punto in cui la Slunjčica incontra la Korana. Prima di raggiungerla, l’acqua deve attraversare una barriera naturale di tufo calcareo, una roccia porosa formata nel corso dei millenni dalla deposizione del carbonato di calcio. Il risultato è una trama di cascate, rapide, piccoli laghi, isolotti e canali naturali. Le acque turchesi passano sotto ponti, accanto alle abitazioni e attraverso antichi mulini, dando vita a una scena nella quale la presenza umana sembra essere stata progettata insieme al corso del fiume.

Per questo Rastoke viene chiamata “Plitvice in miniatura“, parco che condivide con Rastoke la stessa matrice carsica, le formazioni tufacee e la particolare vegetazione legata all’abbondanza d’acqua. La differenza fondamentale, però, sta nella presenza del villaggio.

Cosa vedere a Rastoke

La visita a questo borgo della Croazia acquista fascino proprio nella successione di dettagli: una ruota di mulino appare tra gli alberi, una cascata passa sotto una casa e un balcone di legno guarda la corrente. Il paesaggio cambia continuamente a seconda della portata della Slunjčica, trasformando il villaggio in un piccolo mosaico di acqua, pietra e legno.

Le cascate della Slunjčica

Sono il cuore di Rastoke: la Slunjčica produce circa 23 cascate, accompagnate da rapide e piccoli laghi disseminati tra le formazioni di travertino. Buk è una delle più note e offre una delle immagini più rappresentative del villaggio. L’acqua precipita con forza tra rocce ricoperte di vegetazione, creando una schiuma bianca che contrasta con le tonalità verde-azzurre del fiume.

Vilina Kosa, “Capelli della ninfa”, possiede invece un carattere più fiabesco e iil nome richiama il velo d’acqua argentato associato alle creature leggendarie di Rastoke.

Cascate di Rastoke, Croazia
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Le immense Cascate di Rastoke

I mulini ad acqua

La vera particolarità di Rastoke sta nei suoi mulini. L’insediamento iniziò a svilupparsi almeno nel XVII secolo, sfruttando la forza della Slunjčica per azionare le ruote idrauliche. Le ruote trasferivano il movimento agli ingranaggi interni e permettevano di trasformare i cereali in farina.

Gran parte dei mulini storici è stata preservata: alcuni edifici sono diventati abitazioni o attività ricettive, mentre altri conservano la loro funzione originaria. Il mulino della famiglia Jareb è un caso particolarmente interessante, poiché continua a produrre farine locali secondo un sistema basato sul principio utilizzato circa 300 anni fa.

Le case tradizionali di Rastoke

Le abitazioni appartengono a una tradizione architettonica rurale legata alle regioni dinariche e alla Posavina. Il legno ha un ruolo importante, affiancato dalla pietra utilizzata per le parti più esposte all’acqua e per le fondamenta.

Alcune abitazioni, inoltre, sorgono su piccole porzioni di terreno circondate dall’acqua, rendendo ancora più particolare la struttura dell’abitato.

La confluenza tra Slunjčica e Korana

Il punto d’incontro dei due fiumi aiuta a comprendere la ragione della fama di Rastoke. La Slunjčica arriva con acque fredde e limpide, attraversa il sistema di cascate e poi confluisce nella Korana.

Quest’ultima appartiene al sistema fluviale carsico della Croazia centrale e attraversa un territorio ricco di boschi, sorgenti e corsi d’acqua. Il suo passaggio offre anche aree per la balneazione estiva, kayak, canoa e pesca.

Le tracce storiche di Slunj

Una visita più ampia può proseguire verso Slunj, cittadina alla quale Rastoke appartiene. Il territorio ha avuto per secoli una funzione strategica come area di frontiera e qui il Castello dei Frankopan ricorda la presenza della potente famiglia nobiliare croata, mentre altre fortificazioni testimoniano il ruolo militare assunto dalla zona durante i conflitti con l’Impero ottomano.

Cosa fare a Rastoke

Rastoke merita una visita lenta, soprattutto per apprezzare il rapporto tra abitato e ambiente. La sensazione più piacevole arriva nei momenti di pausa, seduti accanto all’acqua oppure davanti a un piatto locale.

  • Assaggiare la cucina dell’entroterra croato: per incontrare sapori legati alla tradizione rurale, con trota di fiume, formaggi locali, carni e preparazioni a base di cereali.
  • Acquistare farina locale presso il mulino Jareb: ricordo concreto della cultura molitoria di Rastoke.
  • Fare il bagno nella Korana: pausa rinfrescante durante l’estate. Nova Škrila dispone di una piattaforma per i tuffi, spazi per il beach volley, cabine e un piccolo parco giochi, mentre Stara Škrila presenta acque più basse e rive ombreggiate.
  • Raggiungere Kotlac: zona amata dagli abitanti di Slunj, caratterizzata da piccole piscine naturali e cascatelle con acqua relativamente bassa.
  • Seguire i percorsi lungo la Slunjčica: portano verso angoli più tranquilli del territorio, con possibilità di proseguire verso la vecchia centrale idroelettrica costruita all’inizio del XX secolo.
  • Partecipare agli eventi locali: può aggiungere una dimensione più autentica alla visita. Nel mese di agosto, durante i Giorni della città di Slunj, il centro ospita concerti e manifestazioni legate alla vita della comunità.
  • Cercare i prodotti del bosco: attività interessante nelle stagioni adatte. Castagne, funghi e rosa canina compaiono soprattutto in autunno, mentre fragoline selvatiche e more caratterizzano rispettivamente primavera ed estate.

Dove si trova e come arrivare

Il villaggio di Rastoke si trova presso Slunj, nella contea di Karlovac, nella Croazia centrale. La località occupa una posizione strategica lungo la strada statale D1, una delle principali direttrici che collegano Zagabria con la Dalmazia. Da Karlovac il viaggio in automobile richiede circa 40 minuti, mentre da Zagabria occorre prevedere quasi 1 ora e 30 minuti, in base al traffico e al percorso scelto.

I laghi di Plitvice distano circa 33 chilometri, rendendo Rastoke una tappa particolarmente comoda per chi sta attraversando la Croazia verso il parco nazionale. L’automobile rappresenta la soluzione più semplice per raggiungere il villaggio e proseguire verso le altre attrazioni della zona. Slunj offre inoltre servizi, ristoranti e negozi utili per una permanenza più lunga.

Lequile, il borgo elegante nel cuore del Salento

15 août 2026 à 12:00

A pochi chilometri da Lecce, nel cuore del Salento, Lequile è un borgo che sorprende per l’eleganza dei suoi palazzi, le chiese barocche come il santuario di S. Maria della Consolazione e le tracce di una storia profondamente legata alla produzione dell’olio. Lontana dal turismo più affollato delle località costiere, è una destinazione ideale per chi desidera alternare le giornate al mare alla scoperta dell’entroterra pugliese più autentico.

Passeggiando tra le vie del centro storico si incontrano balconi riccamente decorati, antiche case a corte, giardini nascosti e testimonianze di un passato segnato dalla vivacità economica e culturale. Un patrimonio che racconta l’anima più autentica della Terra dei due mari, lo Ionio e l’Adriatico.

Cosa fare e vedere a Lequile

Il simbolo di Lequile è l’aquila in pietra leccese, situata sulla rotatoria all’ingresso del paese, accoglie chi arriva da Lecce. La ritroviamo poi anche nello stemma comunale e in diversi edifici e monumenti del paese, a partire dalla chiesa Matrice dedicata a Maria Santissima Assunta (1724) nei pressi dei resti di un castello medievale. All’interno custodisce pregevoli altari decorati in stile tardo barocco, tele storiche e una statua lignea dell’Assunta, opera di Oronzo Rossi.

Tra i palazzi più interessanti spiccano Palazzo Caiaffa e Palazzo Battista, riconoscibile per il particolare balcone in pietra leccese decorato con maschere apotropaiche, sirene alate, figure mitologiche e curiosi satiri. Nel centro storico merita una sosta anche Palazzo dei principi Saluzzo – oggi De Palma – affacciato sulla piazza principale, Piazza San Vito, insieme alla monumentale Colonna di San Vito – famosa guglia eretta nel 1694 – e all’edificio sede del Comune. Poco lontano è possibile ammirare anche il portale della Chiesetta di Santa Maria di Loreto.

La chiesa barocca di San Vito, dedicata al santo patrono e situata in via San Vito, colpisce per l’imponente cupola ricoperta da mattonelle colorate, la ricchezza degli interni e per gli otto altari in pietra riccamente decorati. Poco distante, all’ingresso del paese, si trova la chiesa di San Nicola (o del Redentore), riconoscibile per la caratteristica cupola ottagonale rivestita di piastrelle maiolicate policrome. Alle sue spalle è presente un menhir (megalite) chiamato “Aia della corte” a testimonianza delle presenza umana nella zona fin dalle epoche preistoriche.

Tra le testimonianze più preziose c’è poi in piazza San Francesco il convento dei Frati Francescani Minori, risalente al XVII secolo. Il complesso, con pitture seicentesche, conserva il Bel Chiostro in pietra leccese, un refettorio affrescato, arredi lignei e una biblioteca storica del 1695 con oltre duemila volumi antichi.

Da non perdere anche le due grandi fitolacche monumentali di piazza Europa, alberi preziosi che fanno parte del Registro degli Alberi monumentali della Puglia.

Per comprendere la storia dell’antica produzione di olio lampante del Salento di Lequile bisogna poi raggiungere la frazione di Dragoni, dove è possibile visitare un antico frantoio ipogeo (degli almeno otto che si contavano un tempo). Scavato nella roccia, conserva macine e vasche utilizzate per la lavorazione dell’olio, una produzione che contribuì alla prosperità del territorio.

Dove si trova e come raggiungerlo

Lequile si trova nella Valle della Cupa in provincia di Lecce in Puglia, a circa cinque chilometri dal capoluogo salentino. La sua posizione rende il borgo particolarmente comodo da inserire in un itinerario alla scoperta del Salento.

In auto, da Lecce si raggiunge in pochi minuti dalla SS. 101 Salentina-Gallipoli. Per chi volesse raggiungere Lequile in treno, la stazione più vicina è quella di Lecce.

Il paese d’oro e delle tegole dipinte incastonato nella pietra: Fornalutx, il borgo più bello delle Baleari

14 août 2026 à 17:00

A Fornalutx la Serra de Tramuntana arriva fin quasi sulla soglia di casa. Basta alzare lo sguardo dalla piazza per vedere il rilievo montuoso prendere quota alle spalle dei tetti, mentre più in basso la Valle di Sóller si apre in una distesa ordinata di agrumeti, uliveti e terrazze agricole. Ci troviamo nel nord-ovest di Maiorca, dove le case salgono lungo il pendio, una accanto all’altra, con facciate in pietra color miele, persiane verdi, portoni di legno e tetti rivestiti dalle tipiche tegole rosse maiorchine.

Il paese viene spesso definito uno dei villaggi più belli dell’isola e il merito è anche del suo paesaggio urbano rimasto straordinariamente compatto nel tempo. Qui la montagna detta ancora il ritmo della giornata: a metà mattina le strade si riempiono di visitatori, escursionisti e fotografi; nel tardo pomeriggio la folla si assottiglia, la luce diventa più morbida e la Plaça d’Espanya riacquista il tono di una piazza di paese. È proprio in questa fascia oraria che Fornalutx rivela il suo lato più personale.

Cosa vedere a Fornalutx

Il monumento più importante è il paese stesso. La struttura medievale, le abitazioni tradizionali e il rapporto con il territorio raccontano una storia molto più ampia rispetto a una semplice raccolta di edifici da fotografare.

Il centro storico

Le strade del nucleo antico seguono la conformazione del versante e spesso diventano scale. Il selciato conduce tra abitazioni ravvicinate, piccoli slarghi e passaggi stretti, mentre le facciate mostrano una sorprendente varietà di dettagli.

Centro storico di Fornalutx, Maiorca
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Il bellissimo centro storico di Fornalutx

Pietra locale, persiane dipinte di verde, infissi lignei e vasi di piante compongono l’immagine più riconoscibile di Fornalutx. Alzando lo sguardo verso le gronde compaiono anche tegole decorate, secondo un’antica tradizione artigianale di Maiorca.

Plaça d’Espanya

La piazza principale è il punto di riferimento del paese e il suo centro sociale. Tavolini all’aperto, alberi e facciate storiche racchiudono uno spazio raccolto, ideale per una pausa dopo aver esplorato le strade in salita.

Seduti davanti a un caffè si osserva una scena molto diversa da quella delle ore più affollate. Gli abitanti fanno la spesa, qualcuno si ferma a parlare e gli escursionisti rientrano dalla montagna.

La chiesa di Fornalutx

Nel cuore dell’abitato si trova la chiesa parrocchiale, legata alle origini medievali del borgo e caratterizzata da elementi gotici e barocchi. La sua posizione aiuta a comprendere la struttura dell’antico insediamento, sviluppato attorno agli edifici religiosi e alle abitazioni.

Il municipio e la torre del XVII secolo

L’antico municipio (oggi non più sede operativa) occupa una costruzione tradizionale affiancata da una torre difensiva del XVII secolo. La torre ricorda una fase storica nella quale le architetture civili potevano avere anche una funzione protettiva.

Il complesso va osservato all’interno del tessuto urbano. La sua importanza deriva anche dal rapporto con le case vicine, le scale e gli spazi stretti del centro.

Can Xoroi

Can Xoroi è una dimora nobiliare del XVII secolo, legata alle famiglie più agiate della valle. La casa permette di entrare nella storia sociale di Fornalutx attraverso un’architettura più elaborata rispetto alle abitazioni rurali.

Fotografie e materiali esposti raccontano il passato del paese, mentre la struttura conserva il carattere delle antiche dimore maiorchine.

Il vecchio lavatoio

Il vecchio lavatoio regala una prospettiva più quotidiana sulla vita del villaggio. L’acqua rappresentava una risorsa fondamentale per una comunità agricola costruita su un terreno ripido e richiedeva sistemi precisi di distribuzione.

Lavatoi, canali e antiche opere idrauliche fanno parte dello stesso patrimonio culturale dei terrazzamenti. Il paesaggio agricolo intorno a Fornalutx, quindi, è anche il risultato di una complessa gestione dell’acqua sviluppata nel corso dei secoli.

Mirador de ses Barques

Dal Mirador de ses Barques lo sguardo attraversa gli uliveti, gli agrumeti e i versanti della Tramuntana, con una sensazione molto forte della profondità del paesaggio.

La vista permette di capire davvero la posizione di Fornalutx: il paese appare piccolo rispetto alle montagne circostanti, mentre la valle assume una forma quasi teatrale.

Cosa fare a Fornalutx

Il villaggio si presta a un’esperienza lenta, fatta di brevi soste e percorsi nella natura. La visita può occupare poche ore oppure diventare la base per esplorare la Valle di Sóller e la parte occidentale della Tramuntana.

  • Seguire le antiche strade del borgo: per cogliere particolari architettonici che una visita frettolosa lascia facilmente fuori dallo sguardo.
  • Raggiungere Sóller a piedi: itinerario attraverso uliveti, agrumeti e terrazzamenti. Il percorso collega due realtà molto vicine per storia e geografia, ma diverse per atmosfera.
  • Scegliere il sentiero di Sa Figuera: significa attraversare uno dei paesaggi agricoli più caratteristici della valle, ma servono scarpe adatte.
  • Esplorare la Tramuntana: custodisce sentieri, antiche costruzioni rurali e paesaggi modellati dall’agricoltura.
  • Raggiungere Port de Sóller: per un cambio di scenario radicale. Dalle montagne si passa alla baia mediterranea, con spiaggia, porto e lungomare.
  • Assaggiare i prodotti della valle: arance, limoni, olive e olio d’oliva sono legati alla storia agricola del territorio.
  • Provare un gelato all’arancia: assaggio curioso della tradizione gastronomica della Valle di Sóller, famosa proprio per i suoi agrumi.
  • Partecipare alle feste tradizionali: aiuta a conoscere una comunità ancora molto legata ai propri rituali. Il 5 gennaio arrivano i Re Magi a cavallo, mentre gennaio porta le celebrazioni di Sant Antoni e Sant Sebastià. A settembre la festa patronale anima il paese per circa 10 giorni.

Dove si trova e come arrivare

Fornalutx si trova nella Serra de Tramuntana, a pochi chilometri da Sóller, nella parte nord-occidentale di Maiorca. L’aeroporto di Palma dista circa 35 chilometri su strada, mentre dal centro della capitale dell’isola il tragitto misura circa 30 chilometri. In automobile il percorso segue la MA-11 verso Sóller. Una volta raggiunta la valle, la strada prosegue verso il borgo attraverso tratti più stretti.

L’autobus costituisce un’alternativa valida in quanto esistono collegamenti regolari con Sóller e, da lì, con Palma (orari da verificare sul sito TIB prima della partenza). Da Sóller il trasferimento è particolarmente pratico e permette di combinare la visita dei due paesi nella stessa giornata.

Fornalutx merita soprattutto quando si decide di guardarlo oltre la sua fama da borgo perfetto: la pietra delle facciate racconta la montagna, i terrazzamenti narrano l’agricoltura, gli agrumi illustrano la valle e le scale descrivono un paese costruito seguendo il terreno.

Macchiagodena, il borgo dei libri che guarda il Matese

8 août 2026 à 13:00

Adagiato in posizione panoramica nel cuore del Molise, Macchiagodena è un piccolo borgo conosciuto con l’appellativo di “Terrazza sul Matese“: basta, infatti, volgere lo sguardo oltre le case e i tetti del centro storico perché il paesaggio si apra verso il massiccio del Matese, maestosa presenza che domina l’orizzonte e accompagna la scoperta del paese.

La vista sulle montagne è soltanto uno dei motivi per raggiungerlo: Macchiagodena custodisce un possente castello arroccato sulla roccia, testimonianze archeologiche, edifici religiosi, antiche case in pietra e tradizioni artigiane che raccontano il forte legame della comunità con la propria storia.

A completare il quadro è poi la natura che abbraccia l’abitato, da vivere a passo lento lungo sentieri immersi nel verde.

Dal castello ai sentieri, cosa vedere a Macchiagodena

A vegliare Macchiagodena dall’alto è innanzitutto il suo Castello, nato come fortezza di avvistamento per il controllo dei confini e costruito in una posizione che ne rivela ancora oggi l’originaria funzione difensiva: si innalza infatti su uno sperone di roccia calcarea, con tre lati inaccessibili posti a strapiombo sulla parete rocciosa. All’interno del recinto dell’antico castello si conservano ancora statue e altri materiali scultorei in pietra tra cui spicca il grande leone collocato sul lato orientale, databile al XIII secolo.

Tra gli edifici più importanti merita poi attenzione la Chiesa di San Nicola, una delle principali testimonianze storiche e religiose del borgo: le origini non sono definite con certezza ma la sua presenza è sicuramente antecedente al XVII secolo.

Nel centro storico incontriamo anche il Villaggio San Nicola, formato da una decina di case in pietra: una parte delle abitazioni venne ristrutturata nel 1992 per volontà di Don Francesco Romano, parroco del paese, che le aveva ricevute in dono.

Macchiagodena ha però scelto di raccontarsi anche grazie ai libri: la Terrazza della Lettura è un suggestivo salotto letterario a cielo aperto pensato per fermarsi a leggere e alzare lo sguardo verso il panorama del massiccio del Matese. Il legame tra il borgo e la letteratura prosegue lungo vie e piazze, dove fanno bella mostra di sé panchine letterarie, casette dedicate al bookcrossing e aforismi di scrittori famosi incisi o dipinti sui muri. Teniamo anche presente che il borgo molisano è la sede del network italiano dei “Borghi della Lettura” e ospita spesso eventi e presentazioni letterarie.

Panchina letteraria di Dante Alighieri sulla Terrazza della Lettura a Macchiagodena, Molise
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Panchina letteraria di Dante Alighieri sulla Terrazza della Lettura

Ma siamo appena all’inizio. In località Fosso Pampalone è visitabile lo scavo archeologico di Macchiagodena, dove sono emerse le tracce di un insediamento di culto risalente al periodo sannitico.

Ancora, il borgo mantiene vivo il legame con la cultura popolare e con i saperi tramandati nel corso delle generazioni: tra le attività artigianali ancora presenti occupa un posto importante la lavorazione della creta e della ceramica, patrimonio che ha scelto di preservare con l’apertura di un laboratorio-scuola di ceramica.

Se desiderate invece allontanarvi dalle vie del centro e immergervi nel paesaggio potete seguire il sentiero LIPU, interessante per gli appassionati di natura e di birdwatching: il percorso si sviluppa lungo la gola attraversata dal torrente Rio Secco e conduce alla scoperta di angoli suggestivi, accompagnati da scorci panoramici sulle montagne dell’Alto Molise.

Dove si trova Macchiagodena e come arrivare

Il centro storico di Macchiagodena, Molise
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Scorcio del centro storico di Macchiagodena

Macchiagodena si trova in provincia di Isernia, a mezza costa sulle montagne del Molise centrale, in un territorio che condivide con i comuni di Frosolone e Carpinone. La posizione nel cuore della regione permette di raggiungerlo in auto sia dal versante adriatico sia dalle principali direttrici provenienti da Roma e Napoli.

Arrivando dall’autostrada A14, occorre uscire a Termoli e imboccare la SS Bifernina seguendo le indicazioni per Campobasso. Da qui si prosegue verso Isernia fino a raggiungere il bivio Cantalupo-Macchiagodena.

Se percorrete l’A1 Roma-Milano-Napoli, provenendo da Roma l’uscita di riferimento è San Vittore, mentre arrivando da Napoli utilizzate il casello di Caianello. Proseguite quindi in direzione Venafro-Isernia e imboccate la SS 17 verso Campobasso, fino al bivio Cantalupo-Macchiagodena.

La stazione ferroviaria più vicina è quella di Isernia, distante circa 22 chilometri. Il paese è inoltre servito dagli autobus delle Autolinee Trasporti Molise (ATM).

Borgate nel Borgo, la festa che anima Macchiagodena

Il legame di Macchiagodena con la propria storia torna protagonista ogni estate con Borgate nel Borgo, manifestazione che si svolge durante il primo fine settimana di agosto e coinvolge le contrade del paese.

Per tre giorni il centro storico cambia volto tra festeggiamenti, sfide e appuntamenti che portano fino all’elezione della contrada reggente. L’evento rievoca l’assedio dei baroni del 1460 e trasforma un episodio del passato in un’occasione per riunire la comunità e far conoscere tradizioni e identità locali.

Organizzata dalla Pro Loco di Macchiagodena, si sviluppa tra i vicoli del borgo con un percorso che unisce cultura ed enogastronomia: le contrade curano gli stand della cena itinerante mentre musica dal vivo e animazione accompagnano le serate.

L’incantevole borgo di pietra costruito sul leggendario Ponte di Dio: Puentedey, gioiello spagnolo

4 août 2026 à 17:00

Nel nord della provincia di Burgos, in Spagna, prende vita un borgo che sembra un tutt’uno con la roccia. Il suo nome è Puentedey e qui il fiume Nela ha scavato per milioni di anni un enorme arco calcareo alto circa 15 metri e largo oltre 30, trasformandolo nella base naturale di un piccolo abitato. La tradizione popolare attribuiva una simile opera a Dio, da cui il nome Puente de Dios, Ponte di Dio. Vero o no, quel che è certo è che nel 2022 il villaggio è entrato nella rete Los Pueblos Más Bonitos de España (il corrispettivo dei Borghi più belli d’Italia).

Puentedey appartiene alla comarca di Las Merindades, territorio settentrionale di Castilla y León segnato da gole, altopiani, boschi e corsi d’acqua. Le dimensioni sono minuscole (ci vivono circa 50 anime) ma la sua struttura racconta molto più della sua scala: case in pietra e legno, una chiesa romanica, un palazzo fortificato e il grande arco scavato dal Nela formano un insieme emozionante.

Stifone, il borgo dalle acque color smeraldo che custodisce il porto fluviale dell’antica Narnia

1 août 2026 à 13:00

Vivono appena una quarantina di abitanti a Stifone, eppure racchiude una concentrazione di storia gigantesca. Questa piccola frazione del comune di Narni si distende lungo una stretta gola scavata dal fiume Nera, ai piedi della rupe sulla quale svetta il Castello di Taizzano. Il paesaggio è di quelli che fanno sognare, con l’acqua che riflette tonalità che passano dal verde smeraldo al turchese intenso, mentre la roccia calcarea, la vegetazione e le antiche abitazioni creano un insieme armonioso.

La sua fama, del resto, nasce proprio dal colore del Nera, uno degli elementi più fotografati dell’Umbria. Merito delle numerose sorgenti che alimentano il fiume con acque limpide e ricche di minerali. Dietro questo idilliaco scenario, però, si nasconde una vicenda lunga oltre 2.000 anni. Prima ancora della nascita del borgo medievale, circa 900 metri più a valle, in località Le Mole, si trovava probabilmente il porto fluviale dell’antica Narnia, l’attuale Narni.

Tacito racconta che nel 20 d.C. l’ex console Gneo Calpurnio Pisone, arrivato a Narnia, raggiunse Roma navigando lungo il Nera e poi sul Tevere. Ritrovamenti archeologici, tra cui mosaici e sepolture di età imperiale, confermano la grande vitalità di questa zona durante l’epoca romana. Da allora il rapporto con l’acqua ha continuato a segnare la vita del paese. Mulini, gualchiere, ferriere e, molto più tardi, centrali idroelettriche hanno sfruttato la forza del Nera trasformando Stifone in uno dei centri produttivi più interessanti della regione.

Cosa vedere a Stifone

Sì, è vero! Le dimensioni di questo borgo dell’Umbria sono piccole, ma grande è la sua ricchezza storica. Lungo poche centinaia di metri si susseguono testimonianze che raccontano epoche molto diverse, unite da un unico filo conduttore rappresentato dal fiume.

Il borgo medievale

Le strette vie conservano ancora l’impianto sviluppato tra il Medioevo e il Rinascimento. Pietra locale, scorci raccolti, archi e abitazioni costruite quasi a ridosso del Nera restituiscono l’immagine di una comunità cresciuta sfruttando al massimo lo spazio disponibile. L’insieme mantiene un carattere autentico, lontano dalle trasformazioni che hanno interessato molti altri centri storici umbri.

La Chiesa di Santa Marina

All’ingresso del paese due piccole piazze introducono alla Chiesa di Santa Marina, edificio semplice ma ricco di fascino. Il portale in cotto richiama la tradizione costruttiva locale, mentre il campanile a vela dona slancio alla facciata con una linea essenziale.

Le sorgenti e gli antichi lavatoi

Scendendo verso il Nera compaiono numerose sorgenti che sgorgano direttamente dalla roccia. Una delle più suggestive nasce accanto a una piccola grotta e alimenta gli antichi lavatoi pubblici. Per secoli questo spazio ha rappresentato uno dei principali luoghi di incontro della comunità. Ancora oggi l’acqua striscia limpida tra le vasche in pietra, mantenendo vivo uno degli angoli più caratteristici di Stifone.

Il fiume Nera e le sue acque color smeraldo

Il vero protagonista è il Nera. Le sue tonalità hanno reso Stifone celebre ben oltre i confini regionali. Verde intenso, riflessi cobalto e sfumature turchesi cambiano continuamente durante la giornata grazie alla purezza delle sorgenti e al fondale chiaro.

L’antico cantiere navale romano

Circa 900 metri a sud del centro abitato, in località Le Mole, si trovano alcune strutture archeologiche segnalate a partire dal 1969 e interpretate da diversi studiosi come i resti di un antico cantiere navale. La struttura potrebbe risalire al periodo della prima guerra punica, quando Roma avviò una poderosa costruzione di navi militari per affrontare Cartagine.

La presenza di un cantiere così lontano dal mare può sorprendere soltanto in apparenza: attraverso il Nera e il Tevere le imbarcazioni raggiungevano infatti il Tirreno, sfruttando una rete fluviale fondamentale per la logistica romana.

Gole del Nera umbria
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Antico cantiere navale romano alle Gole del Nera

Il Monastero di San Giovanni

Sul versante del Monte Croce emergono i resti del Monastero di San Giovanni, conosciuto anche con il nome di Eremo di Santa Betta. La posizione dominante offre uno sguardo privilegiato sulla valle del Nera.

Cosa fare a Stifone

Stifone è il luogo ideale per rallentare, grazie a un’atmosfera scandita dal rumore dell’acqua, dalla luce riflessa sulle rocce e dalle testimonianze storiche che emergono lungo il borgo.

  • Seguire la ciclopedonale delle Gole del Nera: percorso che utilizza il vecchio tracciato ferroviario e accompagna lungo uno degli itinerari naturalistici più suggestivi dell’Umbria.
  • Fotografare le sfumature del fiume: mattino e tardo pomeriggio regalano riflessi particolarmente intensi, con tonalità che cambiano rapidamente a seconda della luce.
  • Raggiungere la Rocca Albornoz di Narni: la fortezza domina l’intera valle e permette di comprendere il ruolo strategico svolto dal Nera, dalla Via Flaminia e dallo stesso porto fluviale di Stifone nel controllo del territorio.
  • Scoprire la storia industriale della valle: resti di mulini, gualchiere, ferriere e centrali idroelettriche sono i testimoni di secoli di ingegno legati alla forza dell’acqua. Nel 1892 entrarono in funzione proprio in questa zona due delle prime centrali idroelettriche italiane, destinate anche ad alimentare l’illuminazione di Narni.
  • Raggiungere il sito dell’antico porto romano: l’area archeologica permette di collegare idealmente la storia narrata da Tacito con il paesaggio attuale, ancora modellato dallo stesso corso d’acqua che oltre 2.000 anni fa trasportava uomini e merci verso Roma.

Dove si trova e come arrivare

Stifone appartiene al comune di Narni, nella provincia di Terni, nel cuore dell’Umbria meridionale. Il borgo dista circa 75 km da Roma e sorge lungo la riva sinistra del fiume Nera, all’interno dell’omonima gola. In auto si raggiunge facilmente seguendo la Via Ortana, che conduce fino alle aree di sosta vicine al paese e alla località Le Mole.

Chi arriva da Narni può anche utilizzare il percorso ciclopedonale delle Gole del Nera, ricavato lungo l’antica linea ferroviaria e collegato al celebre Ponte di Augusto.

Piccolo nelle dimensioni, enorme nella capacità di sorprendere, Stifone racchiude natura, archeologia, architettura medievale e memoria industriale in uno spazio raccolto (ma incredibilmente potente).

Niente auto, solo pietre e pendenze: la meraviglia nascosta tra i boschi del Molise si chiama Miranda

22 juillet 2026 à 13:00

Tra le ondulazioni del colle del Castello e la valle scavata dalle acque del fiume Biferno, prende vita un insediamento di origine altomedievale che risponde al nome di Miranda. Ci troviamo in Molise e questo borgo arroccato a circa 800 metri di altitudine nella provincia di Isernia rappresenta una gemma architettonica per via della sua pendenza vertiginosa (e non solo). L’aria quassù profuma di legna bruciata, calce viva e terra umida scossa dalle correnti d’aria dell’Appennino centrale.

Ma non è tutto, perché Miranda custodisce pure un patrimonio che racconta oltre 900 anni di storia. Le sue origini risalgono all’XI secolo, durante la presenza normanna nell’Italia meridionale, anche se il territorio era già frequentato in epoca longobarda. Il nome stesso racchiude il carattere del paese: secondo la tradizione deriva dal latino mirandus, termine che indica qualcosa di meraviglioso, degno di essere ammirato.

Tra vicoli in pietra, antichi edifici religiosi, tracce del castello medievale e una natura che accompagna lo sguardo ben oltre i confini del centro storico, Miranda conserva un’atmosfera autentica, scandita ancora dalle feste popolari, dalla cucina di montagna e da un forte legame con la propria memoria.

Cosa vedere a Miranda

È consigliata la calma per visitare Miranda, lasciando che siano i dettagli a raccontarne la storia. Il motivo è da ritrovare nel fatto che l’architettura civile e religiosa di questo borgo del Molise racchiude particolari figurativi singolari, frutto dell’incrocio tra maestranze abruzzesi e influenze napoletane.

Il centro storico tra vicoli e antichi muraglioni

Il cuore del villaggio conserva ancora l’impianto urbanistico medievale sviluppatosi attorno alla fortificazione originaria. Stradine strette, scalinate e abitazioni costruite in successione seguono la conformazione della collina. Allo stesso tempo, però, le mura di contenimento simboleggiano le varie fasi di espansione del borgo.

Ogni livello è testimone di un’epoca differente, mentre le abitazioni sembrano adattarsi perfettamente alla morfologia del rilievo. Tra un vicolo e l’altro si aprono piccoli slarghi dai quali la vista spazia sulla Valle di Isernia e sulle montagne circostanti.

I resti del castello normanno

Sulla parte più alta del colle sorgeva il castello che diede origine al primo nucleo abitato. L’impianto risale all’XI secolo e rappresenta una delle testimonianze della presenza normanna nel territorio molisano. Nel corso della sua storia passò nelle mani di diverse famiglie nobili, tra cui i Di Somma, casato napoletano il cui stemma con due torri su fondo marino è ancora oggi il simbolo ufficiale del Comune.

Gran parte della struttura andò perduta durante il XX secolo, soprattutto all’inizio del ‘900 a causa di un incendio che lo compromise gravemente. Qualche decennio più tardi, molte pietre vennero riutilizzate per costruire nuove abitazioni. Oggi restano pochi elementi architettonici, ma sufficienti a evocare il ruolo strategico della fortificazione.

La chiesa di Santa Maria Assunta

Fra gli edifici più rappresentativi c’è la chiesa di Santa Maria Assunta, principale luogo di culto del paese. La costruzione iniziò nel 1493 sui resti di una struttura precedente e richiese diversi secoli prima di raggiungere l’aspetto attuale. La facciata racconta questa lunga evoluzione attraverso le iscrizioni che ricordano gli importanti restauri effettuati nel 1798 e nel 1919 grazie alle offerte della popolazione.

Chiesa di Santa Maria Assunta a Miranda
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La bellissima Chiesa di Santa Maria Assunta

A caratterizzare l’esterno contribuisce anche il campanile con la particolare copertura a cipolla, facilmente riconoscibile persino da lontano. L’interno, articolato in tre navate, custodisce un patrimonio artistico di notevole interesse. Ne è un esempio l’altare dedicato a Sant’Antonio, realizzato nel ‘700 con preziosi marmi siciliani. Sopra, invece, trova spazio una Madonna sostenuta dagli angeli attribuita alla scuola napoletana del XVIII secolo.

Vale la pena menzionare anche l’antica vasca battesimale, recuperata murata all’interno della chiesa e decorata con un volto umano scolpito.

La cappella di Santa Lucia e il panorama sulla valle

Pochi chilometri separano il centro abitato dalla cappella di Santa Lucia, costruita su una collina che raggiunge circa 860 metri di quota in un paesaggio fatto di boschi, prati e, soprattutto, silenzio. Accanto, tra le altre cose, si apre una grotta legata a una leggenda popolare.

Il racconto parla di Santa Lucia, rifugiatasi fra queste rocce durante la fuga dai persecutori. Un’altra versione narra invece di un pastore e della figlia che avrebbero lasciato in quel luogo un’immagine della santa, ritrovata tempo dopo grazie al suono misterioso delle campane.

Cosa fare a Miranda

Il borgo di Miranda invita ad assaporare la quotidianità attraverso esperienze semplici, in grado di lasciare ricordi autentici grazie al contatto diretto con il territorio e con una comunità che custodisce ancora usanze antiche.

  • Perdersi tra i vicoli del centro storico e lasciarsi guidare dall’istinto: una scalinata, un arco in pietra o una terrazza panoramica regalano prospettive sempre diverse sulla valle e sulle montagne della regione;
  • Partecipare alla Tartufata: appuntamento che anima il paese durante l’ultimo fine settimana di luglio. Il tartufo, protagonista assoluto della manifestazione, arricchisce antipasti, primi e secondi preparati secondo la tradizione locale;
  • Assaporare la cucina del territorio: fatta di ricette legate alla montagna e ai prodotti dell’allevamento. Formaggi, latticini, carne di capretto e di agnello raccontano la cultura pastorale regionale, mentre la pasta fresca fatta a mano viene spesso accompagnata da funghi e tartufi raccolti nei boschi circostanti;
  • Scoprire le tradizioni popolari che ancora caratterizzano la vita del luogo: come il dialetto locale, chiamato Mbrianna, i racconti tramandati oralmente, i proverbi e le feste religiose che mantengono vivo un patrimonio culturale che continua a rappresentare un forte elemento identitario;
  • Prendere parte alla festa dedicata a Santa Lucia: accade l’ultima domenica di agosto e, oltre a partecipare alla celebrazione religiosa, si trascorre l’intera giornata all’aria aperta.

Dove si trova e come arrivare

Miranda si trova in provincia di Isernia, nel Molise occidentale, a circa 6 km dal capoluogo. Il paese occupa la sommità di una collina che supera gli 860 metri di altitudine, una posizione che regala ampie vedute sulla valle e sulle cime dell’Appennino. Chi arriva in auto può raggiungere il borgo da Isernia in pochi minuti seguendo la viabilità provinciale. Per chi proviene da Roma (oppure da Napoli) il percorso più pratico passa attraverso la rete autostradale fino ai collegamenti diretti verso Isernia, proseguendo poi lungo la strada provinciale.

La stazione ferroviaria più vicina è quella di Isernia, collegata con Roma e altre città dell’Italia centrale e meridionale.

Tarvisio, il borgo di confine dove l’Italia incontra altri due mondi

21 juillet 2026 à 09:23

Tarvisio si trova in un punto della cartina dove i confini di tre Paesi (Italia, Slovenia e Austria) quasi sbiadiscono. Un territorio di passaggio che però, in anni di storia e transizioni, è stato capace di fare proprie culture, tradizioni e usanze che oggi rendono questo borgo veramente unico nel suo genere.

La storia di Tarvisio, crocevia tra tre culture

La posizione di Tarvisio, incastonata tra le Alpi Giulie al confine con Austria e Slovenia, non è un dettaglio geografico qualsiasi: è la chiave per capire il borgo.

Il primo insediamento della zona nasce a Camporosso, probabilmente come avamposto doganale romano, perché qui passava una delle strade che collegavano il Mediterraneo al Nord Europa.

vista panoramica Tarvisio
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Vista panoramica di Tarvisio

Essere un luogo di passaggio ha significato per secoli anche essere un luogo di scambio: non a caso i costumi tradizionali che si vedono ancora oggi durante le feste sono cuciti con stoffe che un tempo arrivavano da lontano, portate proprio dai commerci che attraversavano la valle.

Una storia molto più recente racconta invece il volto attuale di questa perla del Friuli. Dopo la Prima Guerra Mondiale, con il passaggio all’Italia, buona parte della popolazione di lingua tedesca e slovena lasciò la valle e arrivarono nuove famiglie.

Il cambiamento si sente ancora nei numeri – Tarvisio è passata dagli 8.000 abitanti di un tempo ai circa 3.700-3.900 di oggi – ma non ha cancellato le radici linguistiche: a scuola si studiano italiano, tedesco e sloveno, e c’è persino un laboratorio dedicato al friulano per non perdere la ricchezza linguistica del territorio.

Feste ed eventi per celebrare le tradizioni tarvisiane

La bellezza di questo territorio è che si apre ai visitatori attraverso esperienze autentiche, spesso a costo zero.

Durante il periodo estivo, in particolare da giugno a settembre, Tarvisio e i dintorni si animano con il programma “L’estate prende quota“: un’iniziativa che conta oltre 50 appuntamenti diffusi sul territorio, che hanno l’obiettivo di valorizzare a 360 gradi l’offerta e la ricchezza culturale, naturalistica ed enogastronomica della zona.

piazza Tarvisio
@SiViaggia - Valentina Scillieri
La piazza centrale di Tarvisio

Fra gli appuntamenti più rilevanti c’è sicuramente il Festival Radici, una rassegna culturale completamente gratuita che da luglio a inizio settembre accompagna residenti e turisti alla scoperta dei segreti locali. Durante il festival si può partecipare a visite guidate nei palazzi storici, ascoltare pillole d’arte da esperti, assistere a concerti, prendere parte a laboratori e workshop territoriali o lasciarsi conquistare dall’assaggio di prodotti tipici.

Grande spazio anche alla musica, con il No Borders Music Festival, giunto quest’anno alla sua 31° edizione, al Lago Superiore di Fusine dove il palcoscenico naturale si colora con la presenza di artisti dal calibro di Ludovico Einaudi e Coez. Attorno a Ferragosto il testimone passa all’Alpenfest: gruppi in costume sfilano per le vie del paese accompagnati dalla banda della Val Canale, mentre in piazza Unità si raduna la festa vera e propria, tra baite decorate, birra e piatti tradizionali.

Ciclovia Alpe Adria Tarvisio
Fabrice Gallina
La Ciclovia Alpe Adria a Tarvisio

Nel periodo invernale immancabile è invece la festa dei Krampus, un rito che nemmeno le guerre mondiali sono riuscite a fermare. All’imbrunire di ogni 5 dicembre scendono dai monti ed escono dai boschi delle creature diaboliche, spiriti silvestri, chiamati Krampus.

Accompagnano San Nicolò, il santo buono, il cui compito è tenerli a bada. San Niccolò chiama i bambini ad uno ad uno, chiede loro una preghierina e la promessa di essere buoni in cambio di un piccolo dono. Oggi l’evento richiama oltre 4.000 persone da tutto il mondo, e sebbene i Krampus non siano più violenti come un tempo, continuano a girare di casa in casa regalando un’emozione unica.

Le perle uniche di Tarvisio che non tutti conoscono

Dentro le mura della Chiesa della Beata Vergine di Loreto, edificio barocco del 1688 situato lungo una via di pellegrinaggio, si nasconde una delle sorprese meno raccontate del borgo: una splendida Madonna di Loreto nera. Entrando nella chiesa si respira un’atmosfera d’altri tempi, anche grazie alle opere d’arte recuperate, come i quadri esterni posizionati sopra la balaustra dopo lo smantellamento dell’altare della chiesa principale, e a uno storico organo del 1700 ancora perfettamente funzionante. Restaurato negli anni ’90, questo luogo di culto viene aperto al pubblico solo in occasione di eventi o celebrazioni su richiesta.

Un’altra sorpresa del territorio tarvisiano riguarda invece la natura. Un esempio su tutti è rappresentato dalla Foresta di Tarvisio, un vero e proprio monumento naturale la cui storia è a dir poco incredibile. Tutto iniziò nell’anno 1007 grazie a Bamberga, che possedeva l’intero feudo e decise di fondare questa immensa foresta privata. Nei secoli, il bosco passò sotto Maria Teresa d’Austria e infine a un fondo del Vaticano.

Questa particolarissima catena di passaggi storici ha protetto la zona, regalandoci oggi un ecosistema intatto, perfetto per chi ama il cicloturismo molto importante in queste valli. Alcuni di questi giganti verdi sono diventati dei veri e propri alberi monumentali: tigli e larici della zona hanno superato i 300-500 anni di vita, come il tiglio del Palazzo Veneziano di Malborghetto o quello di Rutte, legato alle battaglie napoleoniche.

E come non chiudere in bellezza la rassegna delle peculiarità di Tarvisio e dintorni se non parlando di cucina?

Tra i piatti più particolari troviamo lo Schartl, un pandolce lievitato pasquale e i Klotzen nudel, una sorta di “raviolo cinese” che racchiude un ripieno dolce e avvolgente a base di pera Klotzen, una varietà storica di pera oggi Presidio Slow Food coltivata a Camporosso.

Tarvisio, questo piccolo angolo della Val Canale, è un territorio che ha avuto una capacità unica: quella di prendere il concetto di “confine”, che spesso divide le persone, e trasformarlo in un punto d’incontro straordinario, dove le diversità si sommano invece di escludersi.

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