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Palazzo Ducale, Palazzo Salvador Allende

23 octobre 2025 à 09:10

Il Palazzo Ducale, oggi Palazzo Salvador Allende, si trova in Corso Giuseppe Garibaldi, 55-59, a Reggio Emilia. 

Note storiche

Nel cuore del centro storico di Reggio Emilia, lungo l’elegante viale di Corso Garibaldi, si affaccia il Palazzo Ducale. L’edificio sorge di fronte alla monumentale Basilica della Beata Vergine della Ghiara, collocandosi in una zona che un tempo era caratterizzata dal convento di San Pietro Martire e da un insieme di edifici medievali.

 

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Il palazzo è uno degli elementi urbani che meglio raccontano il passaggio della città da assetti medievali e religiosi verso la forma moderna della città-rinascimentale e tardo-settecentesca. Il Palazzo assume la sua forma attuale proprio alla fine del Settecento: nel 1783, per decreto del duca Francesco III d’Este, venne deciso l’abbattimento del monastero di San Pietro Martire e l’edificazione di un nuovo “Palazzo di Governo” della città. Il progetto fu affidato all’architetto Pietro Armani. Nel 1786, l’edificio era sostanzialmente completo e poco dopo iniziò la sua funzione istituzionale. Successivamente, nel 1814, fu offerto dalla città al duca Francesco IV d’Asburgo‑Este come sua residenza a Reggio. Nel corso dell’Ottocento e del Novecento l’edificio viene destinato a sedi pubbliche (Prefettura, Provincia) e subisce diverse sistemazioni sia esterne che interne, arrivando a inglobare strutture preesistenti come l’oratorio di S. Liberata.

 

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Architettura

L’edificio si presenta con una facciata neoclassica, sobria ed imponente, che si estende lungo Corso Garibaldi. Il grande volume fu concepito come palazzo di rappresentanza e governo: tre corti interne, una serie articolata di ambienti che si sviluppano su più piani e un’impostazione che privilegia la solennità ma anche la chiarezza degli assi architettonici.

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Nel 1911, vennero compiuti lavori che modificarono sistemazioni interne ed esterne, tra cui l’incorporazione dell’oratorio di S. Liberata nel corpo del palazzo. La facciata, il ritmo delle finestre, la regolarità degli elementi decorativi riflettono lo stile e la misura degli edifici pubblici nei tardi decenni del Settecento, in cui si afferma il gusto neoclassico anche nelle residenze ducali.

 

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Interni

Varcata l’entrata e oltre i cortili, l’interno del Palazzo riserva ambienti di rappresentanza che conservano decorazioni pittoriche e a tempera di rilievo. In particolare, si segnalano i decori di Vincenzo Carnevali e Prospero Minghetti, che lavorarono in alcuni ambienti del piano nobile.

 

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All’interno del Palazzo, si trova l’appartamento di rappresentanza dove si trovano quattro scene allegoriche: Venere e Cupido, La Musica, La Primavera, La Psiche, realizzate da Domenico Marchelli (1763-1832). Altri ambienti conservano le decorazioni di Carnevali.

Questi ambienti non sono semplici stanze: sono “palcoscenici” della rappresentanza ducale, destinati a cerimonie, udienze, incontri con la città e gli amministratori. Le decorazioni pittoriche, allegoriche e mitologiche, sottolineano la funzione simbolica del potere: la bellezza serve a dare autorità, a comunicare un ideale di governo illuminato.

All’interno la distribuzione spaziale privilegia la successione di ambienti con passaggi che conducono dalla scala di rappresentanza ai saloni, connessi agli uffici e alle stanze del comando. Le tre corti interne operano anche come filtro tra gli spazi esterni cittadini e la centralità della residenza.

Riduci

Palazzo Fontanelli Sacrati

21 octobre 2025 à 10:09

Palazzo Fontanelli Sacrati si trova in Via Emilia San Pietro, 27, a Reggio Emilia. 

Note storiche

Le origini di Palazzo Fontanelli Sacrati risalgono alla fine del Quattrocento, in un periodo di grande trasformazione urbana per Reggio Emilia. Nel 1492 i fratelli Giovanni, Andrea e Jacopo Fontanelli, appartenenti a una delle famiglie più in vista della città, decisero di unificare e riorganizzare le proprietà che possedevano lungo Via Emilia San Pietro, inglobando edifici preesistenti acquistati nel 1451 dai Da Correggio. L’operazione rispondeva al gusto e al costume del tempo, quando le famiglie nobili cercavano di dare forma monumentale al proprio prestigio attraverso la creazione di dimore coerenti e scenografiche, capaci di affermare un’identità dinastica e sociale.

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La casa dei Fontanelli, che nel corso dei secoli cambiò più volte destinazione e proprietari, è entrata anche nella tradizione leggendaria reggiana. Secondo una memoria locale, nel palazzo avrebbe soggiornato Lucrezia Borgia durante alcuni dei suoi viaggi a Reggio, un episodio che ha contribuito a circondare l’edificio di un’aura di fascino rinascimentale e che viene tuttora ricordato sul sito ufficiale del palazzo.

Nel corso del tempo l’edificio subì modifiche e ampliamenti, fino a quando, tra il 1928 e il 1929, venne sottoposto a un ampio intervento di restauro e “ripristino”. Tale intervento, condotto secondo i criteri estetici del tempo, mirava a recuperare l’immagine rinascimentale originaria, ma finì per alterare in parte l’aspetto autentico della fabbrica. La facciata e il cortile centrale furono ridisegnati, mentre gli ornati originali delle finestre vennero rimossi e collocati nel portico, dove ancora oggi sono visibili come testimonianza delle fasi più antiche dell’edificio.

Il palazzo, pur attraversando epoche e funzioni diverse, conserva ancora l’impianto originario e la memoria delle sue stratificazioni storiche, rappresentando un significativo esempio di dimora signorile emiliana tra tardo gotico e Rinascimento.

 

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Architettura

La facciata attuale è il risultato dei lavori novecenteschi; nel cortile interno si trovano colonne rinascimentali riaddossate sul lato sinistro e una parete merlata dipinta con stemmi di famiglie reggiane consorziate ai Fontanelli. 

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L’edificio presenta una commistione di elementi tardo gotici e rinascimentali. Il portico si distingue per le colonne con capitelli fogliati e per i peducci di gusto gotico, mentre il piano nobile mostra finestre bifore e un portale più classicista, decorato con motivi allusivi alle celebrazioni d’armi antiche.

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Interni

Il complesso originariamente si sviluppava attorno a tre cortili e inglobava l’attuale Casa Borzagni-Cremonesi, riconoscibile per i capitelli ionici cinquecenteschi. 

Palazzo Fontanelli Anceschi, cortile interno.

  

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Nel cortile principale spiccano l’antica vera da pozzo in marmo di Verona; la lanterna e il cancello in ferro battuto dell’artista reggiano Giuseppe Bagni; una loggia cassettonata con modulo superiore dimezzato.

All’interno, lo scalone principale presenta un soffitto decorato da un dipinto ottocentesco raffigurante l’“Aurora sul cocchio”, con putti e volute vegetali.
Sotto il portico sono oggi esposti gli ornati lapidei originali della facciata, a testimonianza delle fasi storiche dell’edificio e come elementi di fruizione pubblica.

Riduci

Palazzo Ancini

17 octobre 2025 à 18:54

Palazzo Ancini si trova nel cuore di Reggio Emilia, in via Farini 1. 

Note storiche 

Palazzo Ancini sorge nel cuore di Reggio Emilia, in via Farini, e rappresenta una delle più eleganti dimore nobiliari del centro storico. Le sue origini risalgono al Cinquecento, quando l’edificio apparteneva alla famiglia Ruggieri. Nei secoli successivi passò di mano più volte: ai Pegoletti nel 1659, ai Conti Sormani nel 1766 e, infine, ai Conti Ancini nel 1821, dai quali prese il nome attuale. Alla morte del conte Giovanni Ancini, nel 1887, il palazzo fu donato alla Congregazione di Carità, segnando il passaggio dall’uso privato a una funzione pubblica che ancora oggi ne caratterizza la storia.

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Tra il 1924 e il 1930 l’edificio fu oggetto di un importante intervento di restauro e ridefinizione estetica ad opera del professore e architetto Luigi Bertolini. In un periodo in cui il gusto storico eclettico si intrecciava alle esigenze civiche della città moderna, Bertolini reinterpretò la facciata in chiave manierista e barocca, dando al palazzo l’aspetto solenne e decorativo che ancora oggi lo distingue. L’edificio divenne così un simbolo della continuità tra la memoria aristocratica reggiana e la nuova identità borghese e istituzionale del Novecento.

 

Palazzo Ancini, 1920 ca. Fototeca Biblioteca Panizzi,

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L’architettura

La facciata principale, affacciata su via Farini, esprime la misura e l’eleganza di una composizione rinascimentale arricchita da interventi novecenteschi. 

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La parte inferiore del palazzo conserva l’uso originario di spazi commerciali, mentre i piani superiori mantengono la partitura nobile con un ritmo equilibrato di aperture e cornici. Sul retro e sul lato di via Don Minzoni, la ristrutturazione novecentesca riprende motivi architettonici analoghi, fondendo in un insieme coerente le diverse fasi costruttive.

Superato il portale, si accede a due cortili interni, separati da un doppio colonnato ionico che richiama la purezza classica del tardo Rinascimento. Il primo cortile, detto d’Onore, è impreziosito da arcate cieche, decorazioni a trompe-l’œil e finestre tamponate che simulano aperture e rilievi, in un raffinato gioco illusionistico di pieni e vuoti.

 

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Interni

Lo scalone principale introduce al piano nobile, dove si dispiega la dimensione più rappresentativa del palazzo. La scala, di impianto settecentesco, conserva decorazioni pittoriche successive: nel 1920 l’artista reggiano Anselmo Govi vi dipinse un grande soffitto affrescato dedicato alla Carità, in omaggio alla nuova destinazione dell’edificio a sede della Congregazione benefica.

Palazzo Ancini, dettaglio del soffitto

 

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Nelle sale superiori sopravvivono testimonianze della ricca decorazione settecentesca: nicchie sovrapporta con sculture allegoriche, stucchi e cornici ornamentali che dialogano con elementi di gusto più moderno. In alcune stanze a sud-est sono visibili travi lignee policrome e decorazioni a motivi geometrici, databili al XVI secolo, che rivelano la stratificazione secolare della dimora.

Nel complesso, Palazzo Ancini unisce la compostezza del palazzo rinascimentale al gusto ornamentale barocco e neomanierista, restituendo un’immagine coerente e viva della storia architettonica reggiana. Oggi ospita uffici del Comune e funzioni pubbliche, ma continua a essere percepito come un luogo simbolico della città: un palinsesto di memorie, arte e civiltà che racconta, attraverso le sue pietre, la continuità della vita urbana tra passato e presente.

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Palazzo Franchetti

28 août 2025 à 12:10

Palazzo Franchetti si affaccia su Via Emilia S. Stefano, al numero 33, con un secondo ingresso su via Raimondo Franchetti. 

Note storiche

Elegante dimora nobiliare lungo la Via Emilia, in un contesto urbano raffinato, oggi sede della Scuola Media “A. Manzoni”. L’edificio riflette la sensibilità del tardo Ottocento, con facciata sobria e di grande dignità.

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Il palazzo fu acquistato nel 1885 dal barone Raimondo Franchetti, membro di una delle più influenti famiglie della borghesia ebraica italiana dell’Ottocento. Dopo la sua morte, l’edificio passò ai nipoti Raimondo e Guido, figli di Alberto Franchetti. Nel 1921, il palazzo fu venduto al Comune di Reggio Emilia, che lottizzò il parco e trasformò l’edificio in una scuola, attualmente sede della Scuola Secondaria di Primo Grado “A. Manzoni”.

Palazzo Franchetti, Scuola "A. Manzoni"
Palazzo Franchetti, Scuola “A. Manzoni”

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L’architettura

Il palazzo, sviluppato su quattro piani e composto da cinquantanove vani, è un esempio di architettura tardo-barocca con influenze neoclassiche. Durante la ristrutturazione, furono impiegate circa 200 maestranze, molte delle quali artigiani provenienti da Venezia, che contribuirono alla realizzazione di decorazioni interne di pregio.  

 

Palazzo Barone Franchetti, via Emilia Santo Stefano, foto del secolo Novecento.

L’interno

All’interno, il palazzo conserva elementi decorativi originali, tra cui affreschi, stucchi dorati, boiserie in legno intagliato e pavimenti in marmo. La scalinata monumentale, con una balaustra in ferro battuto, collega i piani principali e rappresenta uno degli elementi architettonici più significativi dell’edificio .

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 Guido Tirelli realizzò il Gran Salone di gusto eclettico, con stucchi, modanatura e pitture di gusto art nouveau per mano dell’artista Giuseppe Tirelli.

Palazzo Franchetti, particolare della scala
Palazzo Franchetti, particolare delle decorazioni interne

 

Nel 1925, il nuovo proprietario, Eugenio Terrachini, richiamò Guido Tirelli per completare il progetto che era stato interrotto dallo scoppio del primo conflitto mondiale.

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Le collezioni

Il barone Raimondo Franchetti Jr. (1889–1935), noto esploratore e collezionista, arricchì il palazzo con numerosi oggetti raccolti durante i suoi viaggi in Africa e Asia.

Palazzo Franchetti, interno con collezioni
Palazzo Franchetti, interno con collezioni

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Tra le collezioni vi erano trofei di caccia, oggetti etnografici, armi, indumenti e strumenti musicali provenienti da regioni come la Malesia, il Vietnam, Giava, Borneo, Celebes e Nuova Guinea. Nel 1911, di ritorno da un viaggio avventuroso, donò al Museo Chierici di Reggio Emilia una parte significativa di questi reperti. 

 

Palazzo Franchetti, interno con collezioni
Palazzo Franchetti, interno con collezioni

Attualmente, molti di questi oggetti sono conservati presso i Musei Civici di Reggio Emilia, in particolare nelle sezioni di etnografia e zoologia. 

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