Vue normale

Il y a de nouveaux articles disponibles, cliquez pour rafraîchir la page.
À partir d’avant-hierVISITAREGGIO

Palazzo Busetti

23 octobre 2025 à 20:49

Palazzo Busetti si trova nel cuore di Reggio Emilia, in via Emilia, 1a. 

Note storiche

Nel cuore del centro storico, affacciato su Piazza del Monte, il palazzo nasce dall’ambizione di una ricca famiglia del Seicento, i conti Busetti. Il cantiere per la costruzione fu aperto per volontà di Ferdinando Busetti nel 1657 e si conclude nel 1674. Alla scomparsa degli eredi, nel 1699, il patrimonio passò a una fondazione con finalità benefiche; nello stesso anno sorsero il Seminario vescovile e, a seguire, il collegio dei Gesuiti, con l’aggiunta di un piccolo teatro, una chiesa e un grande cortile porticato. 

Leggi tutto

Tra 1752 e 1783 gli ambienti ospitarono anche l’Università di Reggio, nella quale vi insegnò Lazzaro Spallanzani. Nel Novecento il palazzo fu rifunzionalizzato: nel 1921 si insediano il celebre Ristorante-caffè Busetti, la tipografia del quotidiano L’Italia Centrale e la Banca Commerciale Italiana; tra 1939 e anni ’50 teatro, chiesa e l’ex convento vengono demoliti o riplasmati per uffici pubblici.

Dopo un lungo abbandono, un restauro scientifico  negli anni 2000 restituisce il complesso alla città, oggi articolato tra Galleria del Monte al piano terra, funzioni terziarie e residenze nei piani superiori.

Un episodio chiave accompagna i lavori di riqualificazione: nel 2014 gli scavi mettono in luce un tratto di strada romana che collegava Regium Lepidi a Brixellum.

Riduci

L’architettura

L’attribuzione progettuale guarda a Bartolomeo Avanzini, artista attivo anche al Palazzo Ducale di Modena, con un coinvolgimento iniziale di Gian Lorenzo Bernini nella fase ideativa. Il linguaggio di Palazzo Busetti vuole essere quello di una residenza “in stile romano”: facciata tardo-rinascimentale/barocca fuori scala rispetto al tessuto circostante , un repertorio decorativo ricco, con conchiglie, ghirlande, mascheroni, volute, che incornicia le aperture e costruisce un gioco di contrasti tra superfici lisce e mosse e di luci eombre. A

ll’angolo su via Crispi campeggiano lo stemma dei conti Busetti e la grande lanterna in ferro battuto disegnata agli inizi del Novecento da Cirillo Manicardi. La planimetria storica di Domenico Marchelli (1827) documenta il grande vuoto interno porticato poi alterato e, in parte, reinterpretato con l’intervento contemporaneo.

Palazzo Busseti, facciata

L’interno

Gli interni riprendono la monumentalità dell’involucro. Al piano terra si conservano volte alte con apparati a stucco e medaglioni che incorniciano tele di Francesco Viacavi, allievo di Luca Ferrari detto “da Reggio”.

Ai primi del Novecento Alfonso Govi realizza ulteriori affreschi. I portali interni sono marcati da importanti cornici in gesso, mentre le pareti presentano tinte pastello e, in alcuni casi, motivi damascati. I pavimenti alternano intarsi di marmi policromi stanza per stanza e, al primo piano, seminato alla veneziana. Oggi i piani inferiori sono fruibili durante gli orari di apertura della Galleria del Monte che occupa la parte commerciale del complesso.

 

 

 

 

Palazzo Ducale, Palazzo Salvador Allende

23 octobre 2025 à 09:10

Il Palazzo Ducale, oggi Palazzo Salvador Allende, si trova in Corso Giuseppe Garibaldi, 55-59, a Reggio Emilia. 

Note storiche

Nel cuore del centro storico di Reggio Emilia, lungo l’elegante viale di Corso Garibaldi, si affaccia il Palazzo Ducale. L’edificio sorge di fronte alla monumentale Basilica della Beata Vergine della Ghiara, collocandosi in una zona che un tempo era caratterizzata dal convento di San Pietro Martire e da un insieme di edifici medievali.

 

Read more

Il palazzo è uno degli elementi urbani che meglio raccontano il passaggio della città da assetti medievali e religiosi verso la forma moderna della città-rinascimentale e tardo-settecentesca. Il Palazzo assume la sua forma attuale proprio alla fine del Settecento: nel 1783, per decreto del duca Francesco III d’Este, venne deciso l’abbattimento del monastero di San Pietro Martire e l’edificazione di un nuovo “Palazzo di Governo” della città. Il progetto fu affidato all’architetto Pietro Armani. Nel 1786, l’edificio era sostanzialmente completo e poco dopo iniziò la sua funzione istituzionale. Successivamente, nel 1814, fu offerto dalla città al duca Francesco IV d’Asburgo‑Este come sua residenza a Reggio. Nel corso dell’Ottocento e del Novecento l’edificio viene destinato a sedi pubbliche (Prefettura, Provincia) e subisce diverse sistemazioni sia esterne che interne, arrivando a inglobare strutture preesistenti come l’oratorio di S. Liberata.

 

Read less

Architettura

L’edificio si presenta con una facciata neoclassica, sobria ed imponente, che si estende lungo Corso Garibaldi. Il grande volume fu concepito come palazzo di rappresentanza e governo: tre corti interne, una serie articolata di ambienti che si sviluppano su più piani e un’impostazione che privilegia la solennità ma anche la chiarezza degli assi architettonici.

Read more

Nel 1911, vennero compiuti lavori che modificarono sistemazioni interne ed esterne, tra cui l’incorporazione dell’oratorio di S. Liberata nel corpo del palazzo. La facciata, il ritmo delle finestre, la regolarità degli elementi decorativi riflettono lo stile e la misura degli edifici pubblici nei tardi decenni del Settecento, in cui si afferma il gusto neoclassico anche nelle residenze ducali.

 

Read less

Interni

Varcata l’entrata e oltre i cortili, l’interno del Palazzo riserva ambienti di rappresentanza che conservano decorazioni pittoriche e a tempera di rilievo. In particolare, si segnalano i decori di Vincenzo Carnevali e Prospero Minghetti, che lavorarono in alcuni ambienti del piano nobile.

 

Leggi tutto

All’interno del Palazzo, si trova l’appartamento di rappresentanza dove si trovano quattro scene allegoriche: Venere e Cupido, La Musica, La Primavera, La Psiche, realizzate da Domenico Marchelli (1763-1832). Altri ambienti conservano le decorazioni di Carnevali.

Questi ambienti non sono semplici stanze: sono “palcoscenici” della rappresentanza ducale, destinati a cerimonie, udienze, incontri con la città e gli amministratori. Le decorazioni pittoriche, allegoriche e mitologiche, sottolineano la funzione simbolica del potere: la bellezza serve a dare autorità, a comunicare un ideale di governo illuminato.

All’interno la distribuzione spaziale privilegia la successione di ambienti con passaggi che conducono dalla scala di rappresentanza ai saloni, connessi agli uffici e alle stanze del comando. Le tre corti interne operano anche come filtro tra gli spazi esterni cittadini e la centralità della residenza.

Riduci

Palazzo Fontanelli Sacrati

21 octobre 2025 à 10:09

Palazzo Fontanelli Sacrati si trova in Via Emilia San Pietro, 27, a Reggio Emilia. 

Note storiche

Le origini di Palazzo Fontanelli Sacrati risalgono alla fine del Quattrocento, in un periodo di grande trasformazione urbana per Reggio Emilia. Nel 1492 i fratelli Giovanni, Andrea e Jacopo Fontanelli, appartenenti a una delle famiglie più in vista della città, decisero di unificare e riorganizzare le proprietà che possedevano lungo Via Emilia San Pietro, inglobando edifici preesistenti acquistati nel 1451 dai Da Correggio. L’operazione rispondeva al gusto e al costume del tempo, quando le famiglie nobili cercavano di dare forma monumentale al proprio prestigio attraverso la creazione di dimore coerenti e scenografiche, capaci di affermare un’identità dinastica e sociale.

Read more

La casa dei Fontanelli, che nel corso dei secoli cambiò più volte destinazione e proprietari, è entrata anche nella tradizione leggendaria reggiana. Secondo una memoria locale, nel palazzo avrebbe soggiornato Lucrezia Borgia durante alcuni dei suoi viaggi a Reggio, un episodio che ha contribuito a circondare l’edificio di un’aura di fascino rinascimentale e che viene tuttora ricordato sul sito ufficiale del palazzo.

Nel corso del tempo l’edificio subì modifiche e ampliamenti, fino a quando, tra il 1928 e il 1929, venne sottoposto a un ampio intervento di restauro e “ripristino”. Tale intervento, condotto secondo i criteri estetici del tempo, mirava a recuperare l’immagine rinascimentale originaria, ma finì per alterare in parte l’aspetto autentico della fabbrica. La facciata e il cortile centrale furono ridisegnati, mentre gli ornati originali delle finestre vennero rimossi e collocati nel portico, dove ancora oggi sono visibili come testimonianza delle fasi più antiche dell’edificio.

Il palazzo, pur attraversando epoche e funzioni diverse, conserva ancora l’impianto originario e la memoria delle sue stratificazioni storiche, rappresentando un significativo esempio di dimora signorile emiliana tra tardo gotico e Rinascimento.

 

Read less

Architettura

La facciata attuale è il risultato dei lavori novecenteschi; nel cortile interno si trovano colonne rinascimentali riaddossate sul lato sinistro e una parete merlata dipinta con stemmi di famiglie reggiane consorziate ai Fontanelli. 

Read more

L’edificio presenta una commistione di elementi tardo gotici e rinascimentali. Il portico si distingue per le colonne con capitelli fogliati e per i peducci di gusto gotico, mentre il piano nobile mostra finestre bifore e un portale più classicista, decorato con motivi allusivi alle celebrazioni d’armi antiche.

Read less

Interni

Il complesso originariamente si sviluppava attorno a tre cortili e inglobava l’attuale Casa Borzagni-Cremonesi, riconoscibile per i capitelli ionici cinquecenteschi. 

Palazzo Fontanelli Anceschi, cortile interno.

  

Leggi tutto

Nel cortile principale spiccano l’antica vera da pozzo in marmo di Verona; la lanterna e il cancello in ferro battuto dell’artista reggiano Giuseppe Bagni; una loggia cassettonata con modulo superiore dimezzato.

All’interno, lo scalone principale presenta un soffitto decorato da un dipinto ottocentesco raffigurante l’“Aurora sul cocchio”, con putti e volute vegetali.
Sotto il portico sono oggi esposti gli ornati lapidei originali della facciata, a testimonianza delle fasi storiche dell’edificio e come elementi di fruizione pubblica.

Riduci

Palazzo Ancini

17 octobre 2025 à 18:54

Palazzo Ancini si trova nel cuore di Reggio Emilia, in via Farini 1. 

Note storiche 

Palazzo Ancini sorge nel cuore di Reggio Emilia, in via Farini, e rappresenta una delle più eleganti dimore nobiliari del centro storico. Le sue origini risalgono al Cinquecento, quando l’edificio apparteneva alla famiglia Ruggieri. Nei secoli successivi passò di mano più volte: ai Pegoletti nel 1659, ai Conti Sormani nel 1766 e, infine, ai Conti Ancini nel 1821, dai quali prese il nome attuale. Alla morte del conte Giovanni Ancini, nel 1887, il palazzo fu donato alla Congregazione di Carità, segnando il passaggio dall’uso privato a una funzione pubblica che ancora oggi ne caratterizza la storia.

Read more

Tra il 1924 e il 1930 l’edificio fu oggetto di un importante intervento di restauro e ridefinizione estetica ad opera del professore e architetto Luigi Bertolini. In un periodo in cui il gusto storico eclettico si intrecciava alle esigenze civiche della città moderna, Bertolini reinterpretò la facciata in chiave manierista e barocca, dando al palazzo l’aspetto solenne e decorativo che ancora oggi lo distingue. L’edificio divenne così un simbolo della continuità tra la memoria aristocratica reggiana e la nuova identità borghese e istituzionale del Novecento.

 

Palazzo Ancini, 1920 ca. Fototeca Biblioteca Panizzi,

Read less

L’architettura

La facciata principale, affacciata su via Farini, esprime la misura e l’eleganza di una composizione rinascimentale arricchita da interventi novecenteschi. 

Read more

La parte inferiore del palazzo conserva l’uso originario di spazi commerciali, mentre i piani superiori mantengono la partitura nobile con un ritmo equilibrato di aperture e cornici. Sul retro e sul lato di via Don Minzoni, la ristrutturazione novecentesca riprende motivi architettonici analoghi, fondendo in un insieme coerente le diverse fasi costruttive.

Superato il portale, si accede a due cortili interni, separati da un doppio colonnato ionico che richiama la purezza classica del tardo Rinascimento. Il primo cortile, detto d’Onore, è impreziosito da arcate cieche, decorazioni a trompe-l’œil e finestre tamponate che simulano aperture e rilievi, in un raffinato gioco illusionistico di pieni e vuoti.

 

Read less

Interni

Lo scalone principale introduce al piano nobile, dove si dispiega la dimensione più rappresentativa del palazzo. La scala, di impianto settecentesco, conserva decorazioni pittoriche successive: nel 1920 l’artista reggiano Anselmo Govi vi dipinse un grande soffitto affrescato dedicato alla Carità, in omaggio alla nuova destinazione dell’edificio a sede della Congregazione benefica.

Palazzo Ancini, dettaglio del soffitto

 

Leggi tutto

Nelle sale superiori sopravvivono testimonianze della ricca decorazione settecentesca: nicchie sovrapporta con sculture allegoriche, stucchi e cornici ornamentali che dialogano con elementi di gusto più moderno. In alcune stanze a sud-est sono visibili travi lignee policrome e decorazioni a motivi geometrici, databili al XVI secolo, che rivelano la stratificazione secolare della dimora.

Nel complesso, Palazzo Ancini unisce la compostezza del palazzo rinascimentale al gusto ornamentale barocco e neomanierista, restituendo un’immagine coerente e viva della storia architettonica reggiana. Oggi ospita uffici del Comune e funzioni pubbliche, ma continua a essere percepito come un luogo simbolico della città: un palinsesto di memorie, arte e civiltà che racconta, attraverso le sue pietre, la continuità della vita urbana tra passato e presente.

Riduci

Sinagoga

10 septembre 2025 à 20:45

La Sinagoga si trova in via dell’Aquila, 3, a Reggio Emilia. 

Note storiche

La Sinagoga di Reggio Emilia è uno dei luoghi simbolo della memoria ebraica della città.

Sorge nel cuore dell’antico ghetto ebraico, istituito nella seconda metà del XVII secolo e delimitato dalle vie Caggiati, della Volta, dell’Aquila e Monzermone, secondo le politiche di segregazione che interessarono gran parte delle città italiane. In quest’area, già dal 1672, era presente un primo tempio, costruito dalla comunità ebraica locale per garantire uno spazio di culto interno al ghetto, come imposto dalle autorità ducali.

L’attuale sinagoga fu edificata tra il 1857 e il 1858 su progetto dell’architetto Pietro Marchelli (1806–1874), figura centrale del neoclassicismo reggiano.

Leggi tutto

La costruzione avvenne in un momento storico significativo: pochi anni dopo, con l’Unità d’Italia (1861), gli ebrei italiani avrebbero ottenuto l’emancipazione civile e la possibilità di uscire dal ghetto, conquistando finalmente pieni diritti di cittadinanza . La sinagoga, dunque, rappresenta un ponte tra la lunga stagione di segregazione e le nuove prospettive di integrazione sociale e politica.

Nel corso del Novecento, la comunità ebraica reggiana — numerosa e culturalmente attiva fino agli anni Trenta — fu duramente colpita dalle leggi razziali del 1938 e dalla persecuzione nazifascista. Molti membri furono deportati e non fecero ritorno.

Riduci

Dopo la guerra, la sinagoga ha assunto sempre più il valore di luogo della memoria, oltre che di culto, diventando punto di riferimento per la città nei momenti di commemorazione e riflessione sulla Shoah. Oggi l’edificio non ospita più funzioni religiose regolari, ma viene aperto per eventi, celebrazioni e visite guidate, soprattutto in occasione della Giornata della Memoria.

 

L’architettura

La sinagoga si presenta con una facciata neoclassica sobria ed equilibrata, segno della mano di Pietro Marchelli, che seppe declinare il linguaggio monumentale del classicismo in forme semplici e funzionali a un luogo di culto comunitario.

Leggi tutto

La facciata è scandita da colonne e lesene, culminanti in un timpano triangolare, secondo uno schema tipico dell’architettura religiosa ottocentesca, ma reinterpretato con eleganza misurata e senza eccessi decorativi .

L’interno, a pianta rettangolare, è arricchito dalla presenza dei matronei laterali, destinati un tempo alle donne secondo la tradizione ebraica, che contribuiscono a dare un senso di verticalità e solennità allo spazio.

L’asse centrale conduce verso lAron ha-Kodesh, l’armadio sacro contenente i rotoli della Torah, posto sulla parete orientale e sottolineato da un apparato decorativo ottocentesco che combina stucchi e motivi pittorici. Le decorazioni interne riflettono il gusto eclettico del XIX secolo, con inserti ornamentali che, pur semplici, contribuiscono a creare un’atmosfera raccolta e solenne.

Riduci

L’aula di preghiera conserva inoltre alcuni arredi liturgici originali, che testimoniano la vitalità della comunità ebraica reggiana fino alla metà del Novecento. La scelta del linguaggio neoclassico, sobrio ma solenne, si inserisce in quella stagione in cui molte comunità ebraiche italiane, emancipate o in via di emancipazione, vollero dotarsi di sinagoghe che riflettessero dignità, riconoscimento sociale e radicamento urbano.

Interno della Sinagoga di Reggio Emilia

Oggi la sinagoga di Reggio Emilia non è soltanto un monumento architettonico, ma soprattutto un luogo della memoria civile. La sua presenza nel cuore dell’ex ghetto rende tangibile la storia della comunità ebraica, dal periodo della segregazione alla persecuzione nazifascista, fino al ritorno alla vita democratica.

Negli ultimi decenni, l’edificio è stato utilizzato come polo culturale per mostre, conferenze, concerti e attività educative, divenendo parte integrante del tessuto cittadino e strumento di dialogo interreligioso e interculturale.

 

 

 

Ex Caserma Zucchi, attuale Palazzo Dossetti

10 septembre 2025 à 20:34

La Ex Caserma Zucchi, oggi Palazzo Dossetti,  si trova in viale Antonio Allegri 9, a Reggio Emilia

Note storiche

L’edificio della Ex Caserma Zucchi, oggi Palazzo Dossetti,  nasce nel cuore del XIX secolo, in un momento di grande trasformazione urbanistica della città di Reggio Emilia. Fu progettato dall’architetto Pietro Marchelli (1806-1874), figura di spicco della cultura architettonica reggiana, al quale si devono anche opere come il Teatro Ariosto e il Palazzo del Capitano del Popolo.

Entrata alla Ex Caserma Zucchi, oggi Palazzo Zucchetti, da viale Allegri

Leggi tutto

Commissionato dal Duca Francesco IV d’Este nel 1845, l’edificio venne concepito inizialmente come Foro Boario, luogo destinato al mercato del bestiame e deposito dell’annona (le riserve alimentari della città). La funzione del Foro Boario, inaugurato nel 1853, si inseriva in una più ampia politica di controllo e razionalizzazione della distribuzione delle risorse da parte del ducato.

Con la nascita del Regno d’Italia e i cambiamenti istituzionali della seconda metà dell’Ottocento, l’edificio perse la sua funzione originaria e, nel 1877, fu riconvertito a uso militare, assumendo il nome di Caserma Zucchi in memoria del generale Carlo Zucchi, patriota reggiano distintosi durante i moti risorgimentali. 

Nel corso del Novecento la Caserma ebbe un ruolo significativo durante la Seconda guerra mondiale: nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943, soldati italiani cercarono di opporre resistenza alle truppe tedesche, ma furono sopraffatti in un episodio tragico rimasto nella memoria cittadina in cui persero la vitagli artiglieri Antonio Giannone, Lino Bertone e Carlo Giannotti.  

Riduci

A partire dagli anni ’80, dismessa la funzione militare, l’edificio venne progressivamente rifunzionalizzato a fini culturali ed educativi, diventando uno dei poli dell’Università di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE). Il 9 febbraio 2013 il palazzo universitario reggiano è stato intitolato al costituente e giurista Giuseppe Dossetti.

Questo passaggio rientra in un più ampio processo di rigenerazione urbana che ha interessato diversi complessi storici italiani, trasformati da spazi militari a luoghi della formazione e della cittadinanza attiva.

L’architettura

Il progetto di Pietro Marchelli riflette pienamente il gusto neoclassico, che a Reggio Emilia trovò terreno fertile nel corso dell’Ottocento.

Leggi tutto

L’impianto originario del Foro Boario era caratterizzato da un ampio porticato aperto, funzionale all’esposizione e al commercio del bestiame. La struttura si distingueva per la regolarità modulare delle arcate e per l’impostazione simmetrica della pianta, tipiche del linguaggio neoclassico adottato da Marchelli.

Con la riconversione a caserma, i porticati vennero progressivamente tamponati, trasformando gli spazi aperti in ambienti chiusi più adatti a ospitare truppe e uffici amministrativi. Questa operazione non cancellò però la monumentalità della facciata principale, che mantiene ancora oggi il suo carattere severo ed equilibrato.

Riduci

L’architettura, definita da una facciata imponente e solenne affacciata su viale Allegri, si inserisce nel filone degli edifici pubblici ottocenteschi che coniugavano funzionalità e rappresentanza. I restauri effettuati negli anni Duemila, in occasione dell’adattamento a sede universitaria, hanno rispettato il disegno neoclassico originario, valorizzandone la monumentalità e garantendo al contempo la fruibilità degli spazi interni per aule e uffici accademici

Ex Caserma Zucchi, oggi Palazzo Dossetti

L’interno

L’interno della Ex Caserma Zucchi conserva ancora la monumentalità dell’impianto originario, pur profondamente trasformato dalle diverse funzioni succedutesi nel tempo. In fase di riconversione universitaria, i grandi spazi un tempo adibiti a magazzini, scuderie e camerate sono stati reinterpretati in chiave didattica, con la realizzazione di aule, biblioteche e spazi comuni.

Leggi tutto

Gli ambienti sono caratterizzati da una notevole ampiezza e luminosità, favorita dall’impianto modulare delle arcate e dai soffitti alti, elementi che hanno reso agevole l’adattamento alle esigenze contemporanee senza snaturare la percezione spaziale storica. Alcuni tratti delle murature portanti e delle volte in laterizio rimangono leggibili, offrendo una testimonianza tangibile della stratificazione costruttiva.

Il restauro ha posto attenzione a mantenere il dialogo tra antico e moderno: i corridoi e i chiostri interni, un tempo spazi di servizio, sono stati ripensati come luoghi di aggregazione e studio, sottolineando la nuova vocazione accademica dell’edificio. Questo equilibrio tra conservazione e innovazione fa della Ex Caserma Zucchi non solo una sede universitaria, ma anche un laboratorio di architettura urbana, in cui il recupero della memoria storica si intreccia con la funzione pubblica e comunitaria .

Riduci

 

Aula Manodori all’interno della Ex Caserma Zucchi, Palazzo Dossetti

 

L’Araba Fenice di Luciano Fabro 

L’opera Araba Fenice è collocata nel portico della ex Caserma Zucchi.

Realizzata nel 2005 da Luciano Fabro, maestro dell’arte contemporanea, l’opera consiste in una colonna in marmo travertino-oro iraniano alta circa sette metri, composta da tre rocchi sovrapposti.

 

L’Araba Fenice di Luciano Fabro

Leggi tutto

Le sue scanalature seguono da un lato le regole vitruviane della proporzione classica, dall’altro assecondano l’andamento naturale delle venature della pietra, creando un movimento elicoidale che intreccia geometria e natura.

Fabro concepisce così una colonna che non sostiene nulla, ma che diventa immagine simbolica di rinascita: la fenice, capace di rigenerarsi dalle proprie ceneri, rimanda alla trasformazione stessa della caserma, da luogo militare a spazio di cultura e sapere.

Inserita nell’ambito del progetto “Invito a…”, curato da Claudio Parmiggiani, l’opera instaura un dialogo intenso con il portico neoclassico di Marchelli, arricchendo l’edificio di una stratificazione simbolica che fonde memoria storica e linguaggio artistico contemporaneo.

Riduci

Particolare dell’opera L’Araba Fenice di Luciano Fabro

Palazzo Franchetti

28 août 2025 à 12:10

Palazzo Franchetti si affaccia su Via Emilia S. Stefano, al numero 33, con un secondo ingresso su via Raimondo Franchetti. 

Note storiche

Elegante dimora nobiliare lungo la Via Emilia, in un contesto urbano raffinato, oggi sede della Scuola Media “A. Manzoni”. L’edificio riflette la sensibilità del tardo Ottocento, con facciata sobria e di grande dignità.

Leggi tutto

Il palazzo fu acquistato nel 1885 dal barone Raimondo Franchetti, membro di una delle più influenti famiglie della borghesia ebraica italiana dell’Ottocento. Dopo la sua morte, l’edificio passò ai nipoti Raimondo e Guido, figli di Alberto Franchetti. Nel 1921, il palazzo fu venduto al Comune di Reggio Emilia, che lottizzò il parco e trasformò l’edificio in una scuola, attualmente sede della Scuola Secondaria di Primo Grado “A. Manzoni”.

Palazzo Franchetti, Scuola "A. Manzoni"
Palazzo Franchetti, Scuola “A. Manzoni”

Riduci

L’architettura

Il palazzo, sviluppato su quattro piani e composto da cinquantanove vani, è un esempio di architettura tardo-barocca con influenze neoclassiche. Durante la ristrutturazione, furono impiegate circa 200 maestranze, molte delle quali artigiani provenienti da Venezia, che contribuirono alla realizzazione di decorazioni interne di pregio.  

 

Palazzo Barone Franchetti, via Emilia Santo Stefano, foto del secolo Novecento.

L’interno

All’interno, il palazzo conserva elementi decorativi originali, tra cui affreschi, stucchi dorati, boiserie in legno intagliato e pavimenti in marmo. La scalinata monumentale, con una balaustra in ferro battuto, collega i piani principali e rappresenta uno degli elementi architettonici più significativi dell’edificio .

Leggi tutto

 Guido Tirelli realizzò il Gran Salone di gusto eclettico, con stucchi, modanatura e pitture di gusto art nouveau per mano dell’artista Giuseppe Tirelli.

Palazzo Franchetti, particolare della scala
Palazzo Franchetti, particolare delle decorazioni interne

 

Nel 1925, il nuovo proprietario, Eugenio Terrachini, richiamò Guido Tirelli per completare il progetto che era stato interrotto dallo scoppio del primo conflitto mondiale.

Riduci

Le collezioni

Il barone Raimondo Franchetti Jr. (1889–1935), noto esploratore e collezionista, arricchì il palazzo con numerosi oggetti raccolti durante i suoi viaggi in Africa e Asia.

Palazzo Franchetti, interno con collezioni
Palazzo Franchetti, interno con collezioni

Leggi tutto

Tra le collezioni vi erano trofei di caccia, oggetti etnografici, armi, indumenti e strumenti musicali provenienti da regioni come la Malesia, il Vietnam, Giava, Borneo, Celebes e Nuova Guinea. Nel 1911, di ritorno da un viaggio avventuroso, donò al Museo Chierici di Reggio Emilia una parte significativa di questi reperti. 

 

Palazzo Franchetti, interno con collezioni
Palazzo Franchetti, interno con collezioni

Attualmente, molti di questi oggetti sono conservati presso i Musei Civici di Reggio Emilia, in particolare nelle sezioni di etnografia e zoologia. 

Riduci

Bell Tower of San Prospero

15 février 2022 à 14:42

The Bell Tower of San Prospero is situated in Piazza San Prospero, next to the Basilica.

 Listen to the audio

Nothing certain is known about the origins of the bell tower of the ancient Basilica of San Prospero, except for its location, which must have coincided with the present one. Though never completed, the tower is one of the most significant works from the High Renaissance in Reggio Emilia. Its construction began in 1535-36, under the direction of the brothers Roberto and Alberto Pacchioni.

Spalletti Trivelli Palace

15 février 2022 à 14:21

Palazzo Spalletti Trivelli is located in Via Emilia San Pietro, on the corner of Via San Nicolò.

Listen to the audio

This elegant palace was built in the late 15th century on a site where a tavern called Osteria del Cavalletto is known to have stood since 1415. In 1685, the palace belonged to Count Paolo Bossi, who then sold the property to the brothers Fabrizio and Orazio Guicciardi, two silk entrepreneurs who needed to boost the family’s prestige in order to obtain a noble title. The façade, divided into three levels, was designed by the architect Giovanni Maria Ferraroni (1662-1755) and was built in the mid-18th century. A series of major works to adapt the palace to the Neoclassical style started in 1830, the year when the building was acquired by Count Gianbattista Spalletti Trivelli. The renovation works were carried out by the engineer Pietro Marchelli (1806-1874) and the painter Prospero Minghetti (1786-1853), both of whom taught at the School of Fine Arts of Reggio Emilia.
Palazzo Spalletti Trivelli became public property in the late 17th century, and after 1940 became the headquarters of Credem bank. The Palace houses important collections of masterpieces of Emilian art from the 16th to the 18th century, as well as oriental and contemporary art, alongside archaeological finds exhibited in the basement where we can see the archaeological remains of the forum of the ancient Roman city of Regium Lepidi.

[See image gallery at visitareggio.it]

Church of San Giorgio

11 février 2022 à 10:40

The Church of San Giorgio is a religious building situated in Via Farini, in Reggio Emilia’s old town centre.

Listen to the audio

The Church of San Giorgio was mentioned in the records as early as 1146, but its current appearance is the result of interventions carried out in the 17th century following the establishment of the Jesuits in Reggio Emilia.
The bell tower designed by Andrea Antonio Pozzo da Trento was annexed to the main church building between 1675 and 1678. Then, between 1701 and 1720, Palazzo San Giorgio was built opposite the church to a design by the architect Giuseppe Torri. The building housed the college, the schools and the living quarters of the members of the Jesuit community, who were active until the suppression of the order in 1773.
In 1859, the palace became a state school and library. Today it houses the city’s most important library, the “Antonio Panizzi” Municipal Library.

[See image gallery at visitareggio.it]

Hotel Posta, Palazzo del Capitano del Popolo

1 janvier 2023 à 16:43

Palazzo del Capitano del Popolo, oggi Hotel Posta, si affaccia sulla piazza del Comune e del Duomo, nel cuore della città.

Note storiche

I documenti riportano come, nel 1272, il Comune guelfo della città fece intraprendere i lavori di costruzione di un Palazzo Nuovo del Comune, vicino al vecchio palazzo, l’attuale Palazzo del Monte.

Leggi tutto

Il Palazzo era diviso in due parti da un cavalcavia che sovrastava la via Tacoli (non più esistente). Un secondo cavalcavia collegava la costruzione al Palazzo del Podestà. Al piano terra, sotto un portico di legno, erano collocati i banchi di una pescheria, dove si vendevano pesci e gamberi, e la gabella del sale. Era inoltre presente il portico delle biade. 

All’inizio del Trecento,  i locali del piano terra erano usati per diversi esercizi commerciali, tra cui le botteghe di un merciaio, due cappellai e un cimatore. Nel 1311, l’area era stata dichiarata sacra e interdetta all’uso delle armi, a riprova del valore simbolico e politico assunto dal Palazzo. Nonostante questo, le cronache riportano accadimenti cruenti, a causa della faziosità e dell’instabilità politica che caratterizzavano il periodo comunale e signorile.

Nel 1339, i Gonzaga, per difendere la città in un periodo di grave turbamento politico, murarono l’accesso ai Palazzi del Capitano del Popolo e del Podestà e spostarono la sede del potere giudiziario e militare nella Cittadella, l’area oggi occupata dai Teatri e dai giardini pubblici. 

Alla fine del ‘300 la città cadrà in mano viscontea per poi, nel 1409, ritornare agli Este. Saranno proprio gli Este a far costruire il palazzo che collega i due Palazzi del Comune e quello del Capitano del Popolo, creando un’unica facciata sulla piazza  del Duomo. 

Riduci

Un documento notarile datato al 4 marzo del 1516 narra come il Palazzo del Capitano del Popolo divenne una “bona e capace hosteria”.

Leggi tutto

Nel 1516, la famiglia Scaruffi ricevette in affitto, per 25 anni, i locali del piano terra del Palazzo del Popolo per aprire quattro botteghe e un’osteria, con annessa stalla. Nel Seicento, l’osteria si chiamava Osteria del Cappello e aveva un’insegna posta sulla porta d’ingresso con un cappello di ferro dipinto di rosso. 

Nel 1590, l’esercizio apparteneva a un oste chiamato Bartolomeo Panighi che era anche maestro di posta, quindi titolare del servizio di cambio dei cavalli e della consegna della posta. Dopo solo tre anni, il Consiglio degli Anziani decise però di non rinnovargli l’affitto perché, a detta di alcuni forestieri, il servizio offerto era scadente.

Probabilmente, in quella occasione, la concessione per il servizio di posta ritornò a una rinomata osteria della città, l’Osteria del Giglio, sita sulla via Regale. 

Nel Settecento, l’osteria nel Palazzo del Capitano del Popolo era chiamata Osteria del Cappel Rosso, Osteria della Posta e fu soggetta a una serie di interventi di riqualificazione. Già alla fine del Seicento, era stato necessario abbattere i merli, ormai pericolanti, nel 1763 si decise di distruggere il cavalcavia verso la via Regale. 

Nei documenti, rimane memoria dei nomi suggestivi che, negli ultimi decenni dei Seicento, erano assegnati alle stanze dell’osteria: la camera dell’Angelo, del Paradiso, della Luna e di San Paolo.

Leggi tutto

Riduci

L’architettura

Nell’800, il Palazzo del Capitano del Popolo fu oggetto diversi interventi di ristrutturazione, tra cui l’intonacatura delle pareti, la chiusura delle bifore, la distruzione del portico della dogana e dei magazzini del sale. Venne però recuperato l’antico salone delle adunanze, che era stato convertito in fienile, per essere usato per celebrazioni e feste.

Palazzo del Capitano del Popolo da Piazza del Monte
Palazzo del Capitano del Popolo da Piazza del Monte

Leggi tutto

Riduci

Alla fine dell’800 venne costruita la facciata sul retro, su piazza del Vescovado, con fregi in cotto di gusto eclettico, fasce marcapiano, lesene, mascheroni, mensole e cariatidi. 

Nel 1909, la proprietà dell’edificio passò a Enrico Marchesi che affidò all’ingegnere Guido Tirelli la ristrutturazione della facciata sulla piazza del Duomo.

Tirelli avrebbe voluto ricostruire le tre arcate del Portico della Pescheria, ma il Comune intendeva far demolire il collegamento con Palazzo del Monte. L’ingegnere fu quindi costretto a progettare l’abbattimento della volta storica e la realizzazione della facciata con soli due archi. I lavori iniziarono nel 1913, ma si dovettero interrompere a causa della guerra.

Riduci

L’interno

All’interno, Guido Tirelli realizzò il Gran Salone di gusto eclettico, con stucchi, modanatura e pitture di gusto art nouveau per mano dell’artista Giuseppe Tirelli.

Nel 1925, il nuovo proprietario, Eugenio Terrachini, richiamò Guido Tirelli per completare il progetto che era stato interrotto dallo scoppio del primo conflitto mondiale.

Leggi tutto

Durante i lavori, vennero però alla luce le tracce della struttura medioevale, mattoni policromi, affreschi, resti di archi e bifore, e la Regio Soprintendenza ai Monumenti impose la sospensione dei lavori. 

Si giunse infine al restauro conservativo eseguito dallo stesso Tirelli e dall’ingegnere Paolo Terrachini.

Riduci

 

 

Palazzo da Mosto

19 novembre 2022 à 20:41

Palazzo da Mosto è un imponente palazzo quattrocentesco affacciato su via Mari e via Dante. 

Note storiche

Palazzo da Mosto viene eretto nel 1488-1495 per volontà di Francesco da Mosto, massaro ducale, ovvero responsabile della  riscossione dei tributi per gli Estensi. Il palazzo sorgeva in un luogo appartato della città, al di fuori delle vie commerciali, nel quartiere di San Pietro. Quest’area della città era stata destinata, fin dal Duecento, ad accogliere gli insediamenti conventuali degli ordini religiosi dei Mendicanti. Il palazzo non distava dal complesso dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, costruito nel 1374, e dai conventi dei Carmelitani del Corpus Domini e di San Marco.

Leggi tutto

Dopo alcune trasformazioni nel Seicento e l’acquisto da parte del governatore Giovan Battista de Mari nel 1750, nella seconda metà dell’Ottocento, il complesso è stato utilizzato come asilo infantile, per volontà di Pietro Manodori, presidente del Monte di Pietà. 

Riduci

L’architettura

Oggi, Palazzo da Mosto si affaccia su via Mari e su via Dante, saldandosi nel tratto sud con un fronte di case e con il fabbricato novecentesco detto “delle Ancelle”, a nord. La facciata e il fianco presentano una sequenza di finestre rettangolari su due piani, con cornice in cotto ancora visibile nella parte nord. L’edificio è coronato da un cornicione con fregio in terracotta con un tralcio, originariamente dipinto, clipei con teste virili e stemma della famiglia da Mosto.

 

Particolare del fregio con clipei con teste virili
Particolare del fregio con i clipei con teste virili.

L’ingresso del palazzo è dato da un portone centinato, con stipiti lisci, cornici a listello e capitelli ornati con dentelli, ovuli e mezze margherite. 

Leggi tutto

In corrispondenza dell’angolo nord-est dell’edificio, sotto il fregio terminale, risultava inserito un leone in pietra arenaria, con zampa protesa e targa araldica, andato distrutto durante un bombardamento aereo nel 1944.

Entrando nell’edificio, l’androne, coperto con volte a crociera, immette in un cortile con un’edicola originariamente dipinta con uno scorcio architettonico. 

La controfacciata introduce al doppio loggiato con scalone che porta al piano nobile. 

Riduci

L’interno

Le quattro sale del piano terra

Nelle quattro sale comunicanti al piano terra si può ammirare un lungo ciclo decorativo con temi mitologici.  Nella prima stanza, sono riconoscibili: Vulcano nell’officina, Venere con Cupido,  Pomona, dea romana dei frutti, con il falcetto in mano, Pan con la zampogna, Silvano, dio delle selvi e della campagna, Vertumno, che presiede alla maturazione dei frutti.

Nella seconda stanza, il fregio prosegue con le rappresentazioni di Apollo sul carro del sole che si dirige, forse, verso Pitone, il serpente-drago che proteggeva l’oracolo di Delfi, e un’orsa circondata da stelle che rievoca il mito di Callisto e dell’Orsa maggiore. Poi, Giove, Mercurio in volo e la lunga narrazione del mito di Proserpina. 

Nella terza stanza, il fregio rappresenta dei cavalieri, un combattimento tra cristiani e ottomani, alcune navi da guerra, un accampamento militare, dei carri trainati da buoi, delle pecore e, in ultimo, una donna accucciata che cucina con un girarrosto.

Non si hanno documenti riguardanti il ciclo di decorazione al piano terra di Palazzo da Mosto. I critici ritengono che sia da ascrivere al contesto cinquecentesco, suggerendo il nome dell’artista Giovanni Giarola. 

Il piano nobile

Il grande salone di rappresentanza e le stanze che fiancheggiano il lato nord conservano preziosi soffitti a Cassettoni, con stemmi araldici e decorazioni del repertorio del tardo medioevo e protorinascimento. In una delle stanze settentrionali, nel soffitto a cassettoni è riportata la data 1495.

Aquila simbolo di San Giovanni nel soffitto ligneo
Leone simbolo di San Giovanni nel soffitto ligneo.
L'uomo nimbato simbolo di San Matteo nel soffitto ligneo di una delle stanze del piano nobile. 
L’uomo nimbato simbolo di San Matteo nel soffitto ligneo.
Il toro simbolo di San Luca nel soffitto ligneo di una delle stanze del piano nobile. 
Il toro simbolo di San Luca nel soffitto ligneo.
L'aquila simbolo di San Giovanni nel soffitto di una delle stanze del piano nobile. 
L’aquila simbolo di San Giovanni nel soffitto ligneo.

.

Leggi tutto

Alla fine del Seicento, il palazzo è stato oggetto di una serie di interventi, tra cui l’eliminazione del loggiato quattrocentesco, sostituito dal monumentale salone affacciato sul cortile e  l’introduzione di decori pittorici di gusto tardo barocco.  

Al Settecento risale il monumentale scalone, anch’esso in forme barocche. 

Palazzo da Mosto
Scalone monumentale

Riduci

Oggi Palazzo da Mosto è uno spazio culturale ed espositivo a disposizione della città. 

Palazzo Magnani

17 novembre 2022 à 16:13

Palazzo Magnani sorge su una delle più maestose strade nel cuore della città, Corso Garibaldi. 

Note storiche

Le prime notizie di Palazzo Magnani risalgono al 1608, quando nei documenti viene attestata la proprietà della famiglia Becchi.

Nell’angolo del Palazzo, tra Corso Garibaldi e via Vicedomini, è presente un ammirevole Giano bifronte, datato al 1576, e attribuito a Prospero Sogari, artista reggiano detto il Clemente. 

 

Giano bifronte
Giano bifronte

Leggi tutto

All’inizio del Settecento, il palazzo passa di proprietà alla famiglia Chioffi che ne promuove importanti restauri. A partire dal 1841, vengono realizzati interventi alla facciata e all’atrio d’ingresso decorato a volte. All’Ottocento risale anche lo scalone monumentale che conduce al piano nobile.

Nell’atrio d’ingresso,  sulla volta e sul cancello in ferro battuto, è possibile riconoscere lo stemma araldico della famiglia Chioffi. Nella prima sala al piano terra, sono inoltre presenti le iniziali del capostipite Giuseppe Chioffi, G.C. Dopo una serie di passaggi di proprietà, nel 1917, il palazzo viene ceduto alla famiglia Magnani, divenendo successivamente residenza cittadina di Luigi Magnani, noto collezionista d’arte, musicologo e uomo di cultura. Nel 1988, il palazzo viene ceduto alla Provincia di Reggio Emilia.

Riduci

Architettura

La facciata di Palazzo Magnani presenta un’elegante impostazione neoclassica, con una sequenza di Bugnato, due ordini di finestre e un imponente cornicione su fregio. Al di sopra del grande portone, si può ammirare il balcone in pietra lavorata con figure scolpite e bassorilievi. 

Leggi tutto

Il complesso si estende per circa 3.000 metri quadrati, comprendenti il fabbricato principale, il palazzo nobiliare e le scuderie. Il fabbricato a nord del palazzo è dotato di due cortili.  

 

Cortile di Palazzo Magnani

All’interno del palazzo nobiliare, è presente la scala d’onore, con gradini in pietra e decoro tardo ottocentesco, che conduce a un grande ballatoio sorretto da mensole decorate a stucco. Gli apparati decorativi del piano nobile appaiono ricercati. La loggia d’ingresso ha motivi floreali con putti e, sopra le porte, sono presenti due vedute. In una delle due rappresentazioni, è riconoscibile il castello di Castelnovo Sotto, paese d’origine della famiglia Chioffi. 

Tra le varie stanze, è sicuramente da ammirare la sala da pranzo, la Sala à manger, con il soffitto affrescato, in cui spicca il dio Bacco in un tripudio di cacciagione, cavoli e zucche. 

Riduci

Sala del palazzo nobiliare
Sala del palazzo nobiliare

Palazzo Magnani, sede della Fondazione Palazzo Magnani, è oggi un vitale centro culturale e spazio d’allestimento di importanti mostre. La Fondazione si occupa della promozione e diffusione delle arti visive, di eventi e iniziative culturali e di valorizzazione del territorio.

Sito di Fondazione Palazzo Magnani Reggio Emilia: https://palazzomagnani.it

 

Palazzo Pratonieri

30 janvier 2022 à 14:01

Palazzo Pratonieri si affaccia sulla via Toschi, in prossimità di Piazza San Prospero, a Reggio Emilia.

Note storiche

Ascolta i contenuti audio

Il palazzo risale all’inizio del XVI secolo. Il nome deriva dai Pratonieri, famiglia di ricchi mercanti lanieri, che nel Seicento acquisirono il rango nobiliare.

Nel 1880, l’ultimo discendente della famiglia, Alessandro Vezzani Pratonieri, cedette la proprietà alla Cassa di Risparmio di Reggio Emilia.  

Leggi tutto

L’assetto urbanistico dell’area su cui sorgeva il palazzo era, nel Cinquecento, molto differente da oggi. Dai documenti storici si evince che era presente una fitta rete di canali che solcava la città a cielo aperto e che veniva sfruttata da numerose ruote di mulini.

Sul lato orientale di Palazzo Pratonieri, corrispondente all’attuale vicolo Vezzani, scorreva un canale che raggiungeva piazza San Prospero, proseguiva intorno all’abside del duomo e al retro del Palazzo vescovile, fino a raggiungere le mura settentrionali della città.

La prima ristrutturazione di Palazzo Pratonieri avvenne all’inizio dell’Ottocento, su progetto di Domenico Marchelli. In questa occasione, fu spostato l’ingresso principale, originariamente su via del Torrazzo, nell’attuale posizione, su via Toschi.

Nel 1880, dopo l’acquisizione da parte della Cassa di Risparmio, l’ingegnere Pio Casoli intervenne con un progetto di ristrutturazione che proponeva forme “medioevali”. In realtà, egli assunse come modello le architetture tardo quattrocentesche e cinquecentesche locali.

Tra il 1909 e il 1916, il palazzo fu nuovamente trasformato con l’intervento di Cirillo Manicardi, Guglielmo Boni e Edoardo Collamarini.

Riduci

Architettura

L’esterno dell’edificio mantiene le forme della ristrutturazione prevista da Pio Casoli nel 1980-82. In particolare, si possono ammirare le finestre del piano nobile con archetti pensili, testine umane di fattura artigianale, il simbolo dell’ape che rimanda alla Cassa di Risparmio. Gli ornati in terracotta sono stati realizzati dalla ditta locale di Antonio Beltrami.

Leggi tutto

Atrio

All’interno, l’atrio è caratterizzato da due scalinate con eleganti corredi decorativi. Si possono notare i busti bronzei raffiguranti i poeti Maria Matteo Boiardo e Ludovico Ariosto realizzati da Riccardo Secchi (1871-1938). Originariamente, erano presenti due versioni marmoree, a opera dello stesso artista, oggi collocate ai Giardini Pubblici.

Scalone monumentale

Lo scalone monumentale e la sua decorazione sono opera di Cirillo Manicardi e Edoardo Collamarini. Di interesse, i dodici medaglioni, incastonati nel dossale alla base del vano scala, realizzati in bronzo dallo scultore bolognese Giuseppe Romagnoli (1915-1916), rappresentano i personaggi illustri della storia di Reggio Emilia accompagnati da allegorie.

La balaustra in marmo è decorata con un fregio di rose rampicanti e, nei pilastri, sono incastonati putti in stucco realizzati da Cirillo Manicardi.

Lo stesso artista intraprese la decorazione di putti danzanti nei tondi centrali del soffitto.

Scalone monumentale, 1910-16.

Sala al piano terreno

La sala presenta un alto soffitto a lacunari in vetro, che costituisce il pavimento della Sala superiore.

Opera di Enrico Prampolini, scultore reggiano, su disegni di Cirillo Manicardi, sono le splendide figure di telamoni e vittorie alate pensili poste in alto, agli angoli della sala.  

Sala superiore

In forme neo-rinascimentali, lo spazio è caratterizzato da un fregio, opera di Cirillo Manicardi, posto direttamente sotto il lucernario, costituito da dodici tele raffiguranti temi di vita agricola che rimandano all’economia reggiana e l’Allegoria della pace e del risparmio.

Per mano dello stesso artista, la decorazione scultorea illustra episodi e soggetti tratti dall’Orlando furioso di Ludovico Ariosto.

Sala Superiore, detta “del Pubblico”.

   

Riduci

[See image gallery at visitareggio.it] Durante la realizzazione dei contenuti della presente web-app è stata dedicata massima cura alla ricerca dei legittimi detentori dei diritti e/o crediti delle illustrazioni qui riprodotte; nel caso di eventuali omissioni rimaniamo a disposizione per rettificare qualsiasi eventuale errore.

Palazzo Spalletti Trivelli

28 janvier 2022 à 16:30

Palazzo Spalletti Trivelli si trova lungo la via Emilia San Pietro, all’angolo con via San Nicolò.

Note storiche

Ascolta i contenuti audio

La costruzione di questo elegante palazzo risale agli anni tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento; in precedenza, tra il 1415 e il 1497, nell’area era attestata un’osteria denominata Osteria del Cavalletto.

Leggi tutto

Nel 1685, il palazzo appartiene al conte Paolo Bossi il quale cede la proprietà a due fratelli, imprenditori della seta, Fabrizio e Orazio Guicciardi, che dieci anni dopo, nel 1695, si ritirano dall’attività dopo avere ottenuto il titolo nobiliare di conti.

Nel 1796, la dimora storica ospita Napoleone, giunto in città durante la prima Campagna d’Italia. Dopo la Restaurazione del 1815, i Guicciardi scelgono di abitare prevalentemente a Modena e nel 1830 vendono il palazzo al conte Giambattista Spalletti Trivelli.

Alla fine dell’Ottocento, l’edificio viene ceduto allo Stato, divenendo sede delle Poste e Telegrafi e della Banca d’Italia. Nel 1940 la dimora viene acquisita dalla Banca Agricola Commerciale di Reggio Emilia, oggi Credem, fondata nel 1910. Le sale dell’antico palazzo sono da allora gli uffici della sede della Direzione Generale e della Presidenza di Credem.

Riduci

Architettura

Alla metà del Settecento, viene realizzata la facciata a tre ordini, a opera dell’architetto Giovanni Maria Ferraroni (1662-1755). Grandi lavori di adeguamento allo stile neoclassico furono invece previsti a partire dal 1830, anno in cui il palazzo fu ceduto al conte Gianbattista Spalletti Trivelli.

Leggi tutto

Alla metà del Settecento, quando il palazzo è di proprietà della famiglia Guicciardi, viene realizzata la facciata a tre ordini, ad opera dell’architetto Giovanni Maria Ferraroni (1662-1755). A partire dal 1830, si deve agli Spalletti Trivelli un generale ammodernamento delle sale al piano nobile della dimora in stile neoclassico, con fastose decorazioni a trompe l’oeil e soffitti con soggetti tratti dalla mitologia classica.

Studio del Conte Spalletti.

 

 

Prospero Minghetti, 1832-1833, Apollo sul carro del Sole, particolare del soffitto.

 

Riduci

A seguito dell’acquisizione da parte di Credem, negli anni settanta del secolo scorso sono stati intrapresi notevoli lavori di ristrutturazione degli interni, nei quali sono state progressivamente allestite le collezioni d’arte della Banca. Alla raccolta di dipinti antichi, che vanta prove dei più importanti maestri emiliani dal Cinquecento al Settecento, si aggiungono sculture e tele dell’Ottocento e del Novecento, nonché opere d’arte orientale, che costituiscono una delle più rilevanti collezioni in Italia. Nel piano interrato è custodito il sito archeologico dell’antica Regium Lepidi, riscoperto nel 1980, con le vestigia del Foro della città romana.

 

Link alle Collezioni Credem:

https://www.credem.it/content/credem/it/spazio-credem/collezione-pittura-antica.html

https://www.credem.it/content/credem/it/spazio-credem/collezione-arte-orientale.html

https://www.credem.it/content/credem/it/spazio-credem/sito-archeologico.html

 

[See image gallery at visitareggio.it] Durante la realizzazione dei contenuti della presente web-app è stata dedicata massima cura alla ricerca dei legittimi detentori dei diritti e/o crediti delle illustrazioni qui riprodotte; nel caso di eventuali omissioni rimaniamo a disposizione per rettificare qualsiasi eventuale errore.

Palazzo Linari Bellei

28 décembre 2021 à 15:59

Palazzo Linari Bellei è situato in via Naborre Campanini, nel centro storico della città.

Note storiche

Ascolta i contenuti audio

La storia del palazzo è legata alla famiglia Sessi, nobili e ghibellini di origine longobarda. Secondo i documenti, già nel 1391, i Sessi possedevano una “Domus Magna”, ovvero una dimora signorile sita nell’area tra via Emilia Santo Stefano, vicolo Trivelli, via San Rocco e via Campanini.

Leggi tutto

La proprietà venne ampliata nel corso del ‘400 comprendendo la torre in vicolo Trivelli.
Nel secolo successivo si assiste quindi a una spartizione del palazzo tra gli eredi della famiglia Sessi, seguita dall’intervento di edificazione del Palazzo Nuovo nel 1520.

Nel 1790, i Linari, famiglia toscana dedita al commercio delle spezie, acquisteranno l’intera proprietà.

Il Palazzo visto da via Campanini
Facciata interna.

Riduci

Architettura

Palazzo Linari Bellei costituisce uno splendido esempio di architettura civile cinquecentesca.
L’edificio presenta murature in cotto a facciavista, con scarpa poco accentuata al pianterreno. Da notare, le pietre angolari in bugnato, visibili nell’angolo sulla via Emilia, che segnano il limite della città romana di età repubblicana.

Facciata su via Emilia con pietre angolari.

Leggi tutto

All’interno, sale e ambienti sono decorati con affreschi dello scenografo Domenico Menozzi detto il Vignoletta (Reggio Emilia 1777 – Milano 1841), dal pittore Prospero Minghetti (Reggio Emilia 1786-1853) e da Domenico Carnevali (Reggio Emilia 1778 – 1842).

Stanza del piano ammezzato in angolo tra via Emilia e via Campanini (Ph: Marco Ravenna).

 

Stanze passanti al piano ammezzato con sopraporte a festoni di fiori e frutta (Ph: Marco Ravenna).

 

Soffitto della stanza della caccia al piano ammezzato (Ph: Marco Ravenna).

 

Particolare della stanza della caccia (ph: Marco Ravenna)

 

Soffitto della stanza dello zodiaco al piano ammezzato (Ph: Marco Ravenna).

 

 

 

 

 

 

All’interno, il piano nobile custodisce un  ampio salone con soffitto a cassettoni con formelle in legno decorate con grottesche, mascheroni, mostri e motivi araldici.

Salone maggiore.

Il palazzo è stato recentemente oggetto di un importante lavoro di restauro e manutenzione a cura di Zamboni Associati Architettura finalizzato a recuperare e valorizzare tutte le testimonianze delle diverse fasi edilizie.

 

Riduci

[See image gallery at visitareggio.it] Durante la realizzazione dei contenuti della presente web-app è stata dedicata massima cura alla ricerca dei legittimi detentori dei diritti e/o crediti delle illustrazioni qui riprodotte; nel caso di eventuali omissioni rimaniamo a disposizione per rettificare qualsiasi eventuale errore.
❌
❌