Dallo scorso mese di giugno, il governo italiano ha revocato il travel advisory per Dubai. La città emiratina è quindi raggiungibile cento per cento, con i suoi hotel, le sue attrazioni, i suoi ristoranti e tutti i suoi negozi.
Se pesante che Dubai sia tutta grattacieli avveniristici, mall lussuosissimi, attrazioni costosissime e ristoranti stellati, vi faremo cambiare idea. A due passi dal celebre Dubai Creek – o Khor Dubai -, quel braccio di mare del Golfo Persico che si estende per diversi chilometri nell’entroterra, dal Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, dalla “Vela”, il Burj al-Arab, l’edificio più iconico del Medioriente (che proprio ora si sta rifacendo il look), c’è una zona meno turistica, meno patinata e, soprattutto, meno costosa, ma molto più autentica, che solo i local e gli expat conoscono.
Il quartiere multietnico di Deira
È il quartiere diDeira, la storica e vivace zona commerciale situata nella parte Est di Dubai. La via principale è Al Rigga Road e si raggiunge con la metropolitana (il biglietto per girare più di due zone costa al massimo 2,15 euro). Lungo questa grande arteria e nelle traverse, ci sono negozi, outlet a poco prezzo (non si contratta come nel suq), ristoranti e street food etnici di ogni nazionalità: è un po’ come fare il giro del mondo e si respira la vera atmosfera multiculturale per cui l’Emirato è così famoso.
Il modo migliore per scoprire questa zona della città è con un food tour (organizzato o fatto per conto proprio: si passa dai falafel cucinati al momento del locale palestinese Falafel Sultan Dubai al kebab tipico di Damasco di Al Farooj Al Shami al kunafa, un dolce mediorientale fatto con pasta fillo e formaggio, del Qwaider Al Nabulsi Restaurant. Ma ci sono street food siriani, indiani, orientali e per tutti i gusti, vegetariani, vegani e chi più ne ha più ne metta. Si mangia con pochi euro, insomma.
Proprio i , i tour gastronomico-culturali nella Vecchia Dubai sono stati inseriti nella guida “Best in Travel 2026” di Lonely Planet tra le migliori esperienze al mondo da fare nel 2026.
A Deira, ci sono anche luoghi tradizionali emiratini che meritano una visita. Tra questi, Al Ahmadiya School & Heritage House, la prima scuola a essere istituita a Dubai (fondata nel 1912) che attraeva i migliori scienziati e studiosi da tutta la regione. Oggi è stata trasformata in museo. La vicina Heritage House permette di scoprire come si viveva in una casa tipica, completa di mobili, suppellettili domestici, capi d’abbigliamento, gioielli e giocattoli tradizionali, prima del boom economico dovuto al petrolio.
Se anziché soggiornare in hotel si decide di prenotare un più comodo appartamento, e quindi di mangiare anche a casa, l’indirizzo da non perdere assolutamente è il Waterfront Market, dove si servono anche i migliori ristanti della città. Raggiungibile in autobus o in mezz’ora a piedi, è un meraviglioso mercato ultra-moderno e, soprattutto, pulitissimo, dove acquistare pesce fresco appena pescato, dal Red Snapper all’Hammour (una cernia locale) alle ostriche, carne (manzo, wagyu, cammello…), tantissima frutta tropicale, datteri di ogni provenienza (dicono che i migliori siano i Medjool) e, naturalmente, spezie.
Si può anche andare a fare shopping di souvenir gastronomici che fanno sempre piacere e, in alcuni banchi, è possibile mangiare. In ogni caso, ci sono diversi ristoranti lungo una passerella panoramica vista porto.
@SiViaggia - Ilaria SantiI falafel da assaggiare come street food a Deira Dubai
Passeggiando lungo il Creek, dove attraccano i Dhow, le storiche navi cargo in legno, e le Abra, le barche che portano avanti e indietro attraverso il Creek, si gode di una bellissima vista sullo skyline di Dubai e, salendo su una delle imbarcazioni (il biglietto costa 25 centesimi), si attraversa il canale e si arriva dall’altra parte, nel quartiere storico di Bur Dubai, dove ci sono i famosi suq dell’oro, delle spezie e dei profumi.
Come arrivare a Dubai
Con la compagnia aerea di bandiera Emirates che ha ripreso quasi la totalità dei voli dall’inizio della guerra in Medioriente (due voli diretti giornalieri da Milano Malpensa e due da Roma Fiumicino, uno da Venezia, tre voli settimanali da Milano Bergamo, da Catania e da Olbia, quattro alla settimana da Napoli e cinque da Bologna) e le low cost che tornano a volare su Dubai (Flydubai vola da Bergamo, Olbia, Pisa, Catania e Napoli), è il momento giusto per organizzare un viaggio nell’Emirato più incredibile che ci sia.
Attrice, conduttrice, scrittrice: “Manca sempre qualcosa, per fortuna”, ci dice Chiara Francini, appena tornata dall’83° Festival del cinema di Venezia dove ha vinto il premio come Miglior Attrice Protagonista alla XXV edizione del Premio Kinéo. Fiorentina, è legatissima alla sua città con cui ha “un rapporto molto carnale”, che consiglia di visitare perdendosi per le strade, camminando senza una meta precisa, “perché Firenze dà il meglio di sé quando smetti di trattarla come un museo e cominci a viverla come una donna”.
Nell’intervista esclusiva a SiViaggia ha raccontato che, tra i viaggi che preferisce, ci sono quelli in solitaria, “una delle forme più radicali di libertà”, e quelli tra donne.
Firenze è spesso protagonista dei suoi romanzi: può svelarci i luoghi che le stanno più a cuore e che i turisti non conoscono, ma dovrebbero visitare?
Firenze è una città che non si lascia mai raccontare fino in fondo e forse è proprio questo il suo fascino. Io ho un rapporto molto carnale con Firenze: la conosco soprattutto con il naso, con le gambe, con la memoria dei miei anni universitari. Al di là dei luoghi che finiscono inevitabilmente nelle fotografie, inviterei a perdersi. A camminare senza una meta precisa, perché Firenze dà il meglio di sé quando smetti di trattarla come un museo e cominci a viverla come una donna: non devi necessariamente capirla, devi frequentarla. In fondo, una città, come una persona, diventa davvero interessante quando comincia a mostrarti le sue imperfezioni.
E di donne parlerà anche in occasione del Festival del viaggiatore, l’evento che si svolge tra settembre e ottobre in alcune località del Veneto, in un intervento dal titolo “Donne: è sempre tempo di rivoluzione”. L’appuntamento con Chiara Francini è domenica 4 ottobre 2026 alle 17.30 a Villa Cipriani di Asolo, una dimora di campagna costruita in epoca palladiana e che fu di proprietà del poeta inglese Robert Browning e poi di Rupert Guinness, secondo Conte di Iveagh, della famosa famiglia irlandese produttrice di birra.
Alla 12ª edizione del Festival del viaggiatore tratta il tema della donna: ha mai fatto un viaggio in solitaria? E tra sole donne? Se sì, dove. Può raccontarci l’esperienza?
Il viaggio in solitaria è una delle forme più radicali di libertà. Perché quando sei sola non puoi delegare: scegli tu dove andare, quando fermarti, cosa mangiare, perfino con chi avere una conversazione imbarazzante al ristorante! Ho viaggiato da sola e ho scoperto che la solitudine, quando è scelta, non è affatto una condanna ma uno spazio. E dentro quello spazio puoi finalmente sentire cosa pensi tu, senza il sottofondo delle aspettative degli altri. I viaggi tra donne poi hanno un’altra meravigliosa caratteristica: puoi passare in tre minuti dal dibattere sul senso dell’esistenza al discutere animatamente di scarpe, uomini o carboidrati. E tutto ha perfettamente senso.
Cinema, Tv, teatro, attrice, modella, conduttrice, comica, doppiatrice, regista, produttrice, ma anche editorialista e scrittrice: cosa manca ancora nella sua wish list?
Manca sempre qualcosa, per fortuna. Ma io sono una donna e posso fare tutto! Mi piacerebbe continuare a scrivere, naturalmente, e magari dirigere. Mi piacerebbe confrontarmi con ruoli e linguaggi che ancora non conosco. In ogni caso il vero desiderio è poter continuare a sorprendermi. Finché c’è qualcosa che mi mette un po’ paura, allora significa che sono ancora viva artisticamente.
Può anticiparci i suoi prossimi progetti tra programmi Tv e libri in uscita?
Continuo a pensare alla scrittura come a una parte fondamentale del mio percorso, perché quando scrivo posso permettermi una reale libertà. Ci sono progetti che stanno prendendo forma e altri che devono ancora trovare la loro strada. Mi piace l’idea di continuare a misurarmi con progetti che abbiano una personalità e che abbiano qualcosa da dire. Ma posso promettere una cosa: continuerò a fare più cose contemporaneamente, con entusiasmo.
Le sagre entrano nel vivo e sono davvero tantissimi gli appuntamenti che ci attendono nel weekend che va dall’11 al 13 settembre 2026 (alcune proseguono addirittura fino alla fine del mese). Feste tradizionali, rievocazioni storiche, specialità regionali di stagione (arrivano i primi funghi e i tartufi), eventi presi in prestito da altri paesi (come l’Oktoberfest di Genova) e tante occasioni per provare nuovi piatti, scoprire nuovi luoghi e stare in compagnia, alla base di ogni festa che si rispetti.
Abbiamo selezionato i dieci appuntamenti più interessanti del fine settimana in tutta Italia, ecco i nostri consigli.
Oktoberfest a Genova
A Genova è tornato l’Oktoberfest, l’unica manifestazione ufficialmente riconosciuta dalle autorità bavaresi in Italia. Inaugurato giovedì 10 settembre con l’OktoberParade e il tradizionale rito dell’apertura del primo fusto di birra, l’“O’zapft is!”, dura fino al 27 del mese. Al centro della festa della birra 2026, giunta alla 16^ edizione, c’è il Green Village, una nuova area interamente dedicata alla sostenibilità ambientale e sociale. Piazza della Vittoria è tutta un boccale. Saranno oltre 140 gli appuntamenti dedicati a musica, cultura, sport, attività per bambini, famiglie e territorio oltre alla proposta musicale dell’Out! Festival. Nel grande tendone è possibile degustare le specialità, dagli antipasti ai dolci, preparate dal catering di cucina bavarese: canederli preparati a mano, bretzel, würstel, schnitzel, costine e l’immancabile stinco con patate. Arricchiscono la proposta gli spätzle allo speck e l’area dedicata alla paninoteca.
Risò a Vercelli
Dall’11 al 13 settembre, Vercelli celebra il suo cereale, di cui il Piemonte è il primo produttore in Europa, con la seconda edizione di Risò – Festival internazionale del riso, che trasforma Vercelli e la provincia in un palcoscenico di promozione territoriale. L’evento prende il via venerdì a partire dalle 19 con una degustazione di vini e di prodotti tipici agroalimentari regionali. Sabato alle 12 lo show cooking Riso’n’Roll – Fassushi Edition e alle 18 Maccagno in risaia, mentre domenica alle 11 l’appuntamento è con Riso, passione e novaresità: le eccellenze in scena. Per tutto il weekend, stand dei produttori, talk con gli esperti e tour e aree interattive per i bambini.
Sagra del Pizzocchero e dello Sciatt a Cassano Magnano (VA)
Dall’11 al 13 settembre 2026, a Cassano Magnano ospita tre giorni di cucina di montagna. Per un intero fine settimana, l’area feste del Comune si trasforma in un piccolo angolo di Valtellina, con un percorso gastronomico costruito attorno alle ricette tradizionali: pizzoccheri, sciatt, polenta taragna e altre specialità pensate per accompagnare l’arrivo dell’autunno. La manifestazione si svolge all’interno di una tensostruttura coperta che permetterà all’evento di svolgersi anche in caso di maltempo. L’ingresso è gratuito per tutta la durata della sagra.
Sagra del Tartufo di Sant’Agostino (FE)
Prosegue per il secondo fine settimana in provincia di Ferrara la Sagra del Tartufo, che invade ogni angolo della festa e finisce ovunque su ogni piatto: tagliolini, tortellini, risotto, passatelli, lasagne, uova e persino in abbinamenti che faranno la felicità dei più golosi. Il menu della festa è una vera dichiarazione d’amore al celebre “diamante della terra”, accompagnato da antipasti sfiziosi, secondi della tradizione emiliana e dolci per chiudere in bellezza. Il cuore della manifestazione è il grande ristorante allestito presso il campo sportivo comunale Renato Caselli, aperto tutte le sere dalle 19.30 e la domenica anche a pranzo. Questa frazione del Comune di Terre del Reno, è da sempre legata al territorio centopievese e custodisce uno dei suoi tesori più preziosi: il Bosco della Panfilia, uno degli ultimi boschi planiziali dell’Emilia-Romagna. Qui, tra pioppi, salici, querce, noccioli e betulle, nasce il protagonista assoluto della festa, in un ambiente che sembra fatto apposta per custodire i segreti e i profumi della terra. Non è un caso che Sant’Agostino faccia parte dell’Associazione Nazionale Città del Tartufo.
Sagra del Fungo Porcino a Oriolo Romano (VT)
Due weekend, quello dall’11 al 13 e da 18 al 20 settembre, tra i sapori della Sagra del Fungo Porcino, giunta alla XXI edizione, musica e giochi per bambini a Oriolo Romano. Il delizioso borgo della Tuscia diventa il centro dell’evento più atteso per i buongustai. Il venerdì, lo stand gastronomico sarà aperto a cena dalle 19, mentre sabato e domenica si potrà mangiare sia a pranzo, dalle 12.30, sia a cena dalle 19. E c’è un’attenzione importante anche per chi deve seguire una dieta senza glutine: grazie alla presenza dell’Associazione Italiana Celiachia Lazio, sarà disponibile un menu per celiaci il venerdì, il sabato e la domenica. Ogni sera ci sarà musica dal vivo, dal pop ai ritmi latino-americani al blues.
Fiera di Santa Croce a Verucchio (RN)
Da venerdì 11 a domenica 13 settembre torna in provincia di Rimini la “Fira di Quatorg”, tre giorni di festa tra tradizione, musica, gastronomia, sport e intrattenimento. La fiera si tiene da secoli a Verucchio nei giorni intorno al 14 settembre, in occasione della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, in ricordo del ritrovamento della vera croce di Gesù da parte di Sant’Elena e della consacrazione della Chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme, fatti avvenuti, secondo la tradizione, appunto il 14 settembre del 327. A Verucchio il convento della Santa Croce è il più antico fra quelli francescani dell’Emilia-Romagna: si ritiene fondato subito dopo la morte di San Francesco nel 1226 nel luogo dove lo stesso Poverello di Assisi aveva soggiornato nella primavera del 1213 provenendo da San Leo. Nel chiostro si ammira il cipresso che San Francesco avrebbe miracolosamente fatto germogliare dal suo bastone da viaggio. La “Fira di Quatorg” apre il calendario delle tradizionali fiere d’autunno in questa parte della Romagna. Era dedicata in origine soprattutto al mercato del bestiame e dei prodotti agricoli di stagione. Oggi, le stradine medievali del borgo ospitano numerose bancarelle con le eccellenze gastronomiche tipiche del territorio e prodotti artigianali. L’apertura della Fiera è fissata per venerdì alle 18.30, con lo stand gastronomico alle Mura del Fossato.
@Riccardo GalliniLa “Fira di Quatorg” in provincia di Rimini
Sagra dei longarini e del ciammellocco a Cretone (RM)
Il weekend del 12-13 settembre, a Cretone, conosciuto anche per le sue storiche terme, già apprezzate ai tempi dei Sabini e degli antichi Romani per le acque sulfuree che sgorgano naturalmente dal sottosuolo, protagonisti sono i longarini, autentico piatto principe della festa, e il ciammellocco, la tradizionale ciambella contadina, entrambi grandi sapori della tradizione della Sabina Romana. Il ciammellocco è una delle specialità più rappresentative della tradizione gastronomica di Cretone. Preparato con ingredienti semplici come farina, uova, anice, limone e olio extravergine d’oliva della Sabina, è un prodotto genuino che, per generazioni, ha accompagnato la vita nei campi grazie alla sua capacità di conservarsi fragrante a lungo, diventando il compagno ideale delle giornate di lavoro dei contadini. Durante la manifestazione sarà possibile immergersi anche nella storia del borgo grazie alle rievocazioni in costume, ai figuranti e alle atmosfere medievali che faranno rivivere pagine del passato, trasformando una giornata di festa in un’esperienza da vivere con tutti i sensi.
Food & Wine Festival a San Pancrazio (AR)
Sabato 12 settembre, dalle ore 12:00 alle 17:00, prende il via il San Pancrazio Food & Wine Festival, una giornata che trasforma le vie del paese in un percorso diffuso tra alta cucina, cantine del territorio e appuntamenti culturali nella frazione di Bucine. Il punto centrale della manifestazione sarà la piazza principale, allestita con banchi d’assaggio dedicati ad alcune delle realtà più interessanti del panorama enogastronomico toscano. L’accesso al borgo è libero, mentre le degustazioni saranno accessibili tramite ticket acquistabili direttamente in loco: 5 euro per ciascuna proposta culinaria e 3 euro per i calici di vino.
A San Marzano sul Sarno, si svolge fino al 18 settembre il Palio del Santo 2026. La storica manifestazione, nata per onorare il Patrono San Biagio V.M., quest’anno si rinnova con un perfetto mix di folklore, competizione e intrattenimento. L’atmosfera del passato rivivrà attraverso maestosi cortei in abiti d’epoca ed esibizioni di artisti del fuoco. Il fulcro della manifestazione sarà come sempre la sfida tra i quartieri: oltre ai grandi classici come il Tiro alla Fune e i tradizionali Tria Ludi, la vera attrazione di questa edizione sarà l’inedito e spettacolare “Palo di sapone orizzontale”, una prova di equilibrio che si preannuncia ricca di colpi di scena. Il Palio sarà una festa a misura di famiglia, con un’area interamente dedicata ai più piccoli dotata di giochi e strutture gonfiabili. Inoltre, ogni sera il percorso dell’evento sarà arricchito da un villaggio del gusto, dove gli stand gastronomici celebreranno le eccellenze del territorio. L’inaugurazione ufficiale dei festeggiamenti è fissata per venerdì 11 settembre alle ore 20:30. Il via scatterà nella centralissima piazza Umberto I, che farà da cornice alla solenne sfilata inaugurale, dando il via alle celebrazioni e alle gare.
Festa degli Orti a Piossasco (TO)
Sabato 12 e domenica 13 settembre Casa Lajolo a Piossasco torna a essere il centro pulsante dell’enogastronomia e della cultura del verde con la nuova edizione della Festa degli Orti, quest’anno dedicata a “I gusti della terra”. Un appuntamento ricco che trasforma la dimora e i suoi giardini in un laboratorio a cielo aperto, capace di unire l’alta cucina di chef come Matteo Baronetto, la divulgazione scientifica di Giorgio Vacchiano, degustazioni guidate, laboratori pratici e una ricca mostra mercato di produttori locali. Il cuore dell’iniziativa è un viaggio esperienziale guidato dai cinque sensi, pensato per stimolare la vista, l’olfatto, il gusto, il tatto e l’udito attraverso percorsi sensoriali al buio, incontri dedicati alla fermentazione, all’olio, al miele e persino alla musica abbinata al cibo. A rendere la dodicesima edizione ancora più articolata è la grande novità della Festa degli Orti Off, il programma diffuso intitolato “Dintorno: cammina e scopri”: propone visite guidate ai musei a cielo aperto, degustazioni di vermouth, percorsi culturali tra le cappelle storiche del borgo ed escursioni naturalistiche al Parco del Monte San Giorgio. Novità di quest’edizione è l’attivazione del servizio navetta che collega il Borgo di San Vito al centro città e, per gli amanti del trekking, la riapertura della panoramica “Strà d’j Babj”, per salire a piedi immersi nella collina.
Sul Lago Maggiore, c’è un piccolo arcipelago con tre isole molto famose e visitate da migliaia di turisti ogni anno: l’Isola Madre, la più grande, l’Isola Bella, la più popolata, e l’Isola dei Pescatori. Ma non tutti sanno che delle Isole Borromee fanno parte anche due isolotti, uno, l’Isolino di San Giovanni, privato (ci visse anche Toscanini), l’altro, il più curioso, di fatto è uno scoglio, lo Scoglio della Malghera, ma è anche il più curioso.
Le Isole Madre, Bella e San Giovanni sono di proprietà privata e appartengono alla famiglia Borromeo da secoli, vi si trovano palazzi e giardini meravigliosi che si possono visitare quando arriva la bella stagione. L’Isola dei Pescatori, invece, è statale, non ci sono orari di visita come per le altre, ci si può andare tutto l’anno e a qualunque ora, anche con le imbarcazioni private: è rinomata per i suoi ristornati di pesce di lago appena pescato dai pescatori che ancora ci vivono e per i piccoli b&b dove si può soggiornare. Ma tutto ciò molto probabilmente lo sapete già.
Quello che forse non sapete è che “la Malghera” è anche detta Isolino degli Innamorati e noi vi raccontiamo la sua storia.
La storia dell’Isolino degli Innamorati
Lo Scoglio della Malghera è grande quanto un loft: 33 x 22 metri per una superficie totale di 600 mq., ed è disabitato. Quasi tutto è ricoperto da bosco. Ha solo una piccola spiaggia, molto romantica, di ciottoli sul lato Sud frequentata dai gabbiani del lago, talvolta da qualche esemplare di cormorano, e dalle coppiette che vi approdano con piccole imbarcazioni, motivo per cui è chiamato Isolino degli Innamorati. La sua spiaggetta nascosta tra la vegetazione era, in passato, rifugio e meta preferita dei fidanzatini in cerca di intimità.
Il nome antico dello Scoglio della Malghera potrebbe derivare da “malga”, inteso come un luogo selvaggio, incolto e riparo naturale per la fauna e i volatili del lago. Un’antica leggenda definì questo isolotto lo Scoglio delle Ninfe. Ed ecco la storia che gira e che i più anziani del posto tramandano ai posteri.
Nei tempi antichi, le acque del Verbano erano infestate da un enorme drago feroce che viveva in una grotta nella parte più profonda del lago, verso la sponda lombarda (il Lago Maggiore, infatti, è in parte in Piemonte, in parte in Lombardia e in parte in Svizzera). La bestia assaliva le barche, divorava i pescatori, rapiva le fanciulle e rovinava tutti i raccolti. Disperati, i pescatori decisero di rivolgersi alla più bella e gentile ninfa del lago, Ambra, che insieme a molte altre compagne ninfe viveva nei luoghi più ameni della zona. Ambra, commossa, ascoltò le preghiere e i pianti dei pescatori. Armata solo della sua bellezza, un giorno si recò alla grotta del mostro per cercare d’ammansirlo; tuttavia, la furia del drago fu tale che la ninfa, per non essere divorata, si vide costretta a fargli una promessa: quella di divenire sua sposa se l’avesse risparmiata e si fosse rabbonito. A questa proposta, l’ira del drago si placò e Ambra poté tornare salva dalle sue compagne.
I pescatori, però videro che dopo qualche giorno il drago nuotava liberamente nelle acque del lago e non si fidarono della promessa della ninfa. Fu così stabilito che, dopo due giorni, all’ora del tramonto, Ambra sarebbe apparsa con il mostro sullo scoglio che emergeva tra l’Isola Bella e l’Isola dei Pescatori e, circondata da tutte le altre ninfe, gli avrebbe fatto pubblicamente promettere di rispettare i pescatori, le loro fanciulle e di non rovinare più i loro raccolti. E così fu.
Il giorno stabilito, al tramonto, Ambra e il mostro apparvero sul piccolo scoglio. Seduta al fianco dell’orribile futuro sposo la ninfa cantava motivi pastorali accompagnata dalle amiche ninfe che nuotavano nelle acque. Finalmente, i pescatori, vedendo il drago commosso dai canti e tranquillo come non mai, si convinsero di essere salvi. Da allora, a ricordo di questo avvenimento e in onore della generosa salvatrice, i pescatori chiamarono quell’isolotto “Lo scoglio delle Ninfe“.
Torna nelle sale cinematografiche il 10 settembre 2026, a distanza di 28 anni, il secondo capitolo di Amori & Incantesimi, il film fantasy tratto dal romanzo “Practical Magic” (in lingua originale è anche il titolo del film) di Alice Hoffman, che vede protagoniste Sandra Bullock e Nicole Kidman. Il primo film era uscito nel 1998 e, oltre un quarto di secolo dopo, in Amori & Incantesimi 2, diretto da Susanne Bier, ritroviamo le due sorelle Owens, Sally (la Bullock) e Gillian (la Kidman), streghe come il resto della loro famiglia.
La trama del film
Se Sally cerca di condurre una vita normale, con due figlie grandi, Maria (interpretata da Ema Cavolli) e Hannah (Cassie Bradley), da crescere insieme alle zie Frances “Fran” Owens (l’attrice Stockard Channing, la famosa Rizzo di Grease) e zia Bridget “Jet” Owens (interpretata da Dianne Wiest, vincitrice di due premi Oscar), Gillian passa da una relazione all’altra, ma è molto legata alle due nipoti che tratta come fossero sue figlie. Quando un’antica maledizione minaccia ancora una volta il destino della famiglia Owens, le protagoniste Sally e Gillian dovranno affrontare nuove sfide in una storia che intreccia legami familiari, tradizioni e magia ancestrale.
@Photo Courtesy Warner Bros. PicturesDianne Wiest, Jet, Sandra Bullock, Sally Owens, Stockard Channing, Franny, e Nicole Kidman, Gillian Owens , in una scena del film
La loro famiglia è da sempre vittima di un’antica maledizione: ogni uomo che si innamora di una Owens è destinato a morire. Così è morta la madre delle due sorelle e così è morto il marito di Sally, Michael, padre delle due figlie protagoniste anche loro del secondo capitolo. Per risolvere un nuovo capitolo della loro storia dovranno recersi alle origini di tutto, in Inghilterra.
Dov’è ambientato il sequel
Il nuovo capitolo della saga con Sandra Bullock e Nicole Kidman porta sul grande schermo un’Inghilterra ricca di magia e mistero. Girato in parte nei Warner Bros. Studios Leavesden della casa di produzione del film, la metà delle riprese si sono svolte in esterni tra i villaggi pittoreschi di mattoni del Buckinghamshire, i boschi che avvolgono il villaggio di Thornfield (che nella realtà è Hambleden), passando per storici castelli e dimore d’epoca. Le zone delle riprese del film sono soprattutto nella Contea dell’Hertfordshire, nel vicino Buckinghamshire, ma anche in numerose altre location dell’Inghilterra.
Il pittoresco villaggio di Hambleden, nel Buckinghamshire, che nel film è appunto Thornfield, è celebre per le sue case storiche, le stradine acciottolate e l’atmosfera tipicamente inglese. Adagiato tra le Chiltern Hills, tra le cittadine di Henley e Marlow e a breve distanza dal Tamigi, questo villaggio è la quintessenza dell’Inghilterra, una vera e propria cartolina fatta di cottage di legno, mattoni e selce rimasti intatti e perfettamente integrati nel paesaggio in cui sono nati.
123RFIl pittoresco villaggio di Hambleden, nel Buckinghamshire
L’aspetto del villaggio non è cambiato molto nel corso dei secoli ed è proprio questo a renderlo così unico e una meta molto ambita dalle troupe cinematografiche. Qui sono state girate alcune scene di “La carica dei 101” del 1996, di “Il mistero di Sleepy Hollow” del ’99 e molti altri ancora.
Sempre nel Buckinghamshire, la Wormsley Estate è stata utilizzata come ambientazione del cottage di Tom Lockland (Solly McLeod). Si tratta di una splendida casa di campagna del XVIII secolo, immersa in mille ettari di parco nei pressi delle Chiltern Hills. È stata per un certo periodo di tempo la residenza di Paul Getty e appartiene ancora alla famiglia.
@Jaap Buitendijk - Warner Bros. PicturesLee Pace, Ian Wright, e Sandra Bullock, Sally Owens, in una scena di Amori e incantesimi 2
Per le scene dei boschi che circondano il villaggio la produzione si è spostata nel vicino Black Park Country Park, un bosco di 250 ettari di conifere che è stato usato spesse volte come set tra cui i film “Robin Hood”, “Star Wars: L’ascesa di Skywalker”, alcuni James Bond e la serie su Harry Potter.
Lo spettacolare Old Wardour Castle, nel Wiltshire, è stato utilizzato per rappresentare le rovine di un antico maniero dove era stata messa al rogo una lontana antenata delle Owens e dove anche Kylie (l’attrice Joey King) rischia di essere bruciata. Ci troviamo in un vero castello del XIV secolo ormai ridotto in rovina a pochi chilometri dalla cittadina di Salisbury. La pianta esagonale era molto in voga all’epoca e la costruzione si ispirò allo Château de Concressault in Francia.
123RFo spettacolare Old Wardour Castle, nel Wiltshire
Un altro edificio che è stato usato come set è la settecentesca Langleybury Mansion, nell’Hertfordshire, un edificio che si trova ad Abbots Langley dove sono state girate le scene di Harvard e degli alloggi degli studenti. In effetti, da casa che era a un certo punto è stata trasformata in una scuola secondaria, la Langleybury School, e lo è stata fino al 1996. Oggi è un condominio. Tra le altre location utilizzate figura la St. Mary and All Saints Church di Romford, trasformata in un cimitero del New England.
Tra le location da menzionare sicuramente c’è il celebre pub The Royal Standard of England, che vanta oltre nove secoli di storia ed è il pub più antico d’Inghilterra. Le sue origini risalgono al 1100, ma la prima testimonianza scritta del locale risale al 1213, quando era conosciuto come The Ship. La sua identità attuale risale al 1663, quando re Carlo II gli diede il titolo di The Royal Standard of England. Questo è il pub della famiglia di Ian Wright (l’attore Lee Pace) dove Sally e Gillian alloggiano appena arrivate in Inghilterra.
Nel film Compare il tardo vittoriano Bishopsgate Institute di Londra che è la biblioteca. Inoltre, alcune scene sono state girate nel quartiere di The Hamptons, a Worcester Park, un quartiere completamente riqualificato nel Sud della città, scelta per rappresentare la cittadina del New England in cui vive la famiglia Owens.
123RFIl Royal Chelsea Hospital a Chelsea
Infine, è stato utilizzato il Royal Chelsea Hospital di Chelsea per alcune scene ambientate in un mercato dei fiori e per gli esterni di Harvard. Questo è una casa di riposo e di cura per ex militari fondata come ospizio dal re Carlo II nel 1682 e può ospitare circa 300 veterani dell’esercito britannico.
@Photo Courtesy Warner Bros. PicturesNicole Kidman, Gillian Owens, e Joey King, e la nipote Kylie, in Amori e incantesimi 2
Quando la luce prepara all’ingresso al Passo del Tonale, percorsa la salita che da Ponte di Legno si poggia e curva sul verde alpino, l’ampiezza dell’apertura verso il valico coglie comunque impreparati. La vista va riabituata alla luminosità piena, imponente ma la percezione dominante di stupore è dettata dall’azzurro marcato del cielo disegnato dalle vette dell’Adamello e l’imponente Ghiacciaio Presena sopra il Sacrario Militare che rammenta il tributo di vite umane tra queste montagne, racchiuse tra la Val Camonica e la Val di Sole.
Il territorio che oggi chiamiamo Italia, non lo era fino ad allora quando si consumò la tragedia sussurrata tra le testimonianze tangibili che Vermiglio, paese meraviglioso ricostruito da un popolo ostinato ha preservando mantenendole lì dove ogni cosa ha avuto inizio. Proprio qui, sulla linea che separa la Lombardia dal Trentino-Alto Adige, si colloca l’opera monumentale che affaccia sulla statale. Ad appena due ore e 30 da Milano, un’ora e poco più da Brescia e Bergamo chiuso dal Parco dell’Adamello e dal Parco Nazionale dello Stelvio, questo paese del Trentino è un’opportunità per rigenerarsi e ricongiunsi alla natura autentica di un paesaggio che ha saputo mantenere l’identità, con la sua storia e il legame con il territorio. Da scoprire anche con la famiglia e i propri bambini in un fine settimana, come abbiamo provato per voi.
Collocato in un punto strategico e raggiungibile in auto, ma con il treno e i bus all’occorrenza predisposti dai collegamenti locali compresa la funivia che porta dal Passo a Ponte di Legno, è la meta perfetta per ritrovare un fine settimana di totale aderenza a un luogo che conserva e prosegue nell’opera di tutela di un territorio magnifico con l’enormità della sua offerta.
Non pensate solo all’inverno e alle attività sportive. In estate piena, la Val Di Sole circondata dalle montagne Ortles-Cevedale, Adamello-Presanella e Dolomiti di Brenta, patrimonio mondiale dell’Umanità UNESCO, consente di pianificare escursioni semplici, a portata di bambino, fino a esperienze più impegnative di trekking tra rifugi o sulle alte cime, in base alle esigenze. Tra parchi, laghi, malghe e rifugi percorrendo itinerari semplici adatti ai più piccoli e impegnativi per esperti (c’è una gamma di percorsi dei valsolani molto ricca) si recupera l’attaccamento a una vita in quota legata al lavoro, alla costruzione, al “fare”.
Arrivati a Vermiglio, per quanti soggiorneranno al Passo del Tonale, il primo giorno sarà di adattamento ma non meno intenso per un primo approccio al trekking. L’ideale è partire da una passeggiata agile come quella che conduce al Villaggio delle Marmotte. Grazie anche alla possibilità, qualora lo si ritenga opportuno, di usufruire di un aiuto per il primo tratto del Villaggio delle Marmotte grazie ai quad.
@SiViaggia - Elisabetta D'OnofrioIl Villaggio delle marmotte di fronte al Presena
Per quanti, al contrario, volessero vivere l’esperienza totalmente a piedi, il percorso escursionistico che vi suggeriamo è semplice, adatto ai bambini, anche piccoli, e che vanno in montagna per la prima volta. Il tratto iniziale prevede un dislivello contenuto e conduce, seguendo le indicazioni precise lungo la via sterrata che sale dal parcheggio in zona seggiovia, dal Passo, fino al lago di Valbiolo a circa 2050 metri, da cui si apprezza il Ghiacciaio Presena per via della vista spettacolare sulla Presanella.
Getty ImagesVista sulla Presanella dal passo del Tonale
L’estate 2026 ha visto la posa di passerelle che rendono ancora più suggestivo il punto, arricchito dalla possibilità per i bimbi di entrare in contatto con animali come mucche che pascolano accanto nell’area recintata o marmotte e piccoli animali. Una vasca di stelle alpine regala la suggestione e il fascino del luogo. L’escursione, per gli appassionati può proseguire fino alla Malga Valbiolo, a 2.244 metri di altitudine per rifocillarsi e godersi il panorama.
Lungo la via, percorribile anche con passeggini da trekking, sono numerosi i punti parco gioco per i più piccoli fino al rifugio. Di rientro, si può scegliere se percorrere a ritroso la strada oppure scendere con la locale seggiovia, novità per quanti sono qui per la prima volta. Una tappa, in questo primo giorno, al Sacrario Militare è d’obbligo per arricchire degli innumerevoli spunti storici questa breve vacanza. Stimoli che rimarranno e che si porteranno i bambini più grandi tra le aule scolastiche, una volta rientrati.
Il secondo giorno, quando la fatica potrebbe essere avvertita, attraverso le navette e i mezzi locali a disposizione dei turisti (senza ricorrere alla propria auto) si può raggiungere il centro di Vermiglio, per quanti non si trovano nelle strutture del paese della Val di Sole ma nei Comuni limitrofi altrettanto autentici (Pejo, ad esempio o anche Ossana più giù, a valle). Dalla piazza principale del Comune trentino, ricostruito dai suoi abitanti dopo la disfatta e di fatto la distruzione completa dell’abitato, si può incominciare un nuovo percorso più rilassante sia a piedi oppure arrivare ai sottostanti laghi con l’auto (sono presenti numerosi parcheggi).
123RFIl delizioso villaggio di Pejo
Proprio per mantenere viva quella memoria, a Vermiglio è stato curato il Museo della Guerra che accoglie iniziative culturali e divulgative per accrescere e fissare i punti della prevenzione e della tutela della pace e del territorio, così profondamente segnato dalle sofferenze patite durante il conflitto e il tributo di vite umane. Oltre a questo baluardo, su richiesta il Museo organizza visite guidate a Forte Strino e agli altri forti della zona come Forte Zaccarana, Forte Mero, Forte Pozzi Alti o Presanella. Esperienze centrali soprattutto durante il periodo estivo.
Getty ImagesIl Forte Strino in Val di Sole
Per ore più distensive, da conciliare o alternative a questo passaggio ci sono i Laghetti di San Leonardo da cui partono dei sentieri deliziosi che consentono, agli appassionati di trekking e mountain bike, di addentrarsi e godersi le magnifica cascata di Palù nel mezzo del bosco che circonda questo luogo incantato, con i suoi piccoli specchi lacustri e ammirare il torrente Vermigliana. Dai laghetti ci si dirige verso i masi di Stavel, caratteristici masi alpini che, durante i mesi estivi, venivano utilizzati dai contadini come fienili e baite. Qui si può consumare un piacevole picnic anche per i più piccolini o da organizzare in passeggino.
@SiViaggia - Elisabetta D'OnofrioI Laghetti artificiali di San Leonardo in Val di Sole
Altra passeggiata o escursione semplice, anche abbinata all’uscita ai Laghetti e alla cascata Palù, può essere la scoperta di un percorso ancora poco noto. Saliti al Passo, la camminata parte alle spalle del grande parcheggio e della locale chiesa alle spalle della statale che porta al centro di Vermiglio e della Val di Sole. Si tratta di un percorso poco faticoso che consente di scoprire le spiagge del Tonale o anche note come Tonale Bach. Presa la strada sterrata che si snoda in salita su una forestale sterrata, adatta pertanto anche alle bici e ai passeggini che regala un panorama con una fantastica veduta sul verde celato dalle montagne e che si intravede dopo circa 20 minuti di cammino o in biciletta a distanza di appena una decina di minuti. Tavoli da picnic e poi prati adatti ad accogliere gruppi o famiglie aiutano a celebrare questo passaggio inatteso per poi salire ancora e superato un ponticello da percorrere anche con il passeggino arrivare al Tonale Beach dove si può anche vivere l’emozione di un bagno nelle acque di montagna con le spiaggette bianche formate dall’attività di erosione continua dei torrenti locali. Per chi ha ancora voglia e desiderio di esplorare si può giungere, da qui, alla località alveo del Presena.
123RFIl meraviglioso paesaggio del Passo del Tonale
Terzo giorno
L’ultimo giorno riservato a questo fine settimana (lungo) tra Vermiglio e questo frammento della Val di Sole va dedicato – senza alcun dubbio – alla visita del Ghiacciaio Presena, preservato da un progetto che contempla l’inclusione di teli speciali adagiati su uno dei tesori della valle minacciato, nonostante l’attenzione e la cautela delle istituzioni universitarie e di un progetto speciale dal caldo torrido di questa estate 2026 quando fino a circa 30 anni fa si sciava tra queste montagne.
@SiViaggia - Elisabetta D'OnofrioIl torrente Vermigliana in prossimità dei Laghetti di San Leonardo
Per salire, è prevista una cabinovia che porta dai 1.884 metri circa del Passo Paradiso fino alla vetta. La salita, a pagamento sopra gli otto anni, porta a quota 2.753 m, dove si trova la stazione intermedia poco lontana dalla Capanna Presena (dove poter soggiornare e dormire in camere a vetro) e successivamente alla stazione a monte di Passo Presena (3.000 m) in vetta all’omonimo ghiacciaio da cui partono percorsi per esperti e che impegnano non poco.
123RFIl Ghiacciaio del Presena coperto dai teli
Una immersione nella storia e che viene celebrata dal ricordo di quella linea di confine che un tempo si associava alla Grande Guerra. Un’esperienza che aiuterà i bambini a raccogliere i ricordi e a prepararsi al rientro con la fotografia di questa visione incredibile dalla cima della vetta con i suoi piccoli laghi e l’omaggio ai giovani caduti. E a dare l’appuntamento, dopo questo fine settimana estivo, all’inverno quando verranno allestite le piste innevate e incominceranno ad attivarsi scuole di sci e sarà tempo di ciaspolate per questa parte di confine del Trentino.
Sul nuovo numero di settembre 2026 del magazine sfogliabile GATE, vi portiamo su un vero paradiso terrestre: l’isola di Kanifushi, alle Maldive. Prima ancora che nascesse un resort, quest’isola, nell’atollo di Lhaviyani, a 45 minuti di idrovolante dalla Capitale Malé, era stata scelta come luogo ideale dalle tartarughe marine che, ancora oggi, ogni anno, percorrono migliaia di chilometri per venire a deporvi le uova. Ci siamo stati e vel la raccontiamo.
Vi portiamo anche a bordo dei treni storici che partono da Piemonte e Lombardia, lungo una ciclabile che attraversa un paesaggio da cartolina, quello delle Dolomiti, e in un castello italiano che ha gli affreschi meglio conservati di tutta Europa: Castel Roncolo.
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Emilie (nome di fantasia) ogni anno viene sull’isola di Saint-Honorat, non per trascorrere le vacanze, ma per lavorare come volontaria alla reception dell’albergo monastico che ospita turisti in cerca di pace e tranquillità.
La particolarità è che l’Ile di Saint-Honorat, una delle due Iles de Lérins, al largo di Cannes, sulla Costa Azzurra, è una proprietà privata e appartiene alla Congregazione dei Cistercensi dell’Immacolata Concezione, gli unici abitanti dell’isoletta, in pratica, sono monaci.
La più piccola isola dell’arcipelago copre una superficie di soli 40 ettari (è lunga 1,5 km per 400 metri di larghezza, nel punto più ampio). Un piccolissimo paradiso naturalistico, dove il silenzio – a differenze della vicina Ile Sainte-Marguerite – regna sovrano, dove i monaci vivono secondo la regola di San Benedetto scandendo le ore della loro giornata tra preghiera e lavoro (s’incontrano sette volte al giorno più una di notte per pregare tutti assieme, anche con gli ospiti e i visitatori che lo desiderano).
@SiViaggia - Ilaria SantiL’Abbaye Notre Dame de Lérins a St Honorat
Si occupano degli 8,5 ettari di vigne, raccolgono le olive da 120 piante che hanno più di 800 anni – i cui prodotti, vino (35mila bottiglie l’anno tra rosso e bianco oltre alle 300 di un vino speciale chiamato “Le clos de la charité” che viene venduto ogni anno dall’ultimo sabato di settembre all’inizio di ottobre), olio (tra gli 800 e i 900 litri) e alcuni distillati come la Lérina Verte, un liquore alle erbe di colore verde prodotto dai monaci da cent’anni, la cui ricetta segreta è conosciuta solo da due monaci (si sa solo che è fatto con 44 erbe diverse), e il Lérincello, un liquore tipo limoncello ma a base di mandarino e anche un po’ di lavanda, vengono poi venduti nella boutique ufficiale – e per il resto del tempo fanno vita monastica.
Abbiamo preso il traghetto di Planaria – di proprietà dell’abbazia – al quai Laubeuf di Cannes, di fronte al Palais des Festivals e all’ufficio del turismo, e siamo andati sull’isola per capire cos’ha di così speciale questo luogo per cui qualcuno dovrebbe rinunciare alle proprie vacanze e venire a fare workation proprio qui.
“C’è un calendario”, spiega Emilie “che viene condiviso durante l’anno e noi volontari ci mettiamo d’accordo sulla settimana in cui venire in base alle nostre disponibilità. È già qualche anno che lo faccio e ne sono felice”.
In cambio della sua disponibilità, ogni volontario riceve vitto, nella mensa dove si consumano i tre pasti in comune – colazione, pranzo e cena – nel più completo silenzio per rispetto dei 23 monaci che vivono sull’isola tutto l’anno, e alloggio, che Emilie gentilmente mi mostra: la sua è una camera singola (ma ci sono anche camere doppie per le coppie, per un totale di 35 ospiti) con bagno privato, doccia e wc, un armadio a muro chiuso da un tendone, una piccola scrivania con sedia e zanzariere alle finestre (fondamentali perché a St Honorat la vegetazione è molto fitta). Niente fronzoli né amenity, del resto siamo in un monastero, ma non manca nulla. Ci sono anche stanze col bagno in comune nella vecchia ala del monastero, molto suggestiva, ricavate in quelle che un tempo erano le celle dei monaci, dove, a parte la mancanza del bagno, c’è comunque il necessario base. E c’è anche una camera adatta a persone con mobilità ridotta.
@SiViaggia - Ilaria SantiIl giardino riservato ali ospiti
Sono all’incirca 4000 le persone che vengono a soggiornarvi e a cercare un po’ di serenità ogni anno. Non è un ritiro spirituale. Chi vuole, può partecipare alle messe e pregare – c’è una piccola cappella aperta h24 – ma non è obbligatorio. C’è anche chi viene sull’isola in vacanza per approfittare delle piccole spiagge selvagge (in un angolo nascosto di uno dei due giardini dove crescono degli splendidi ulivi secolari c’à anche un “sechoir” dove fare asciugare il costume e il telo mare oltre ai vestiti che si vogliono lavare).
A disposizione degli ospiti ci sono i due giardini interni immersi nella vegetazione, nascosti dentro i chiostri – chi visita l’isola dalla mattina alla sera non li vede -, una biblioteca perlopiù con libri religiosi, ma non solo, chi vuole può lasciare il libro appena terminato e metterlo a disposizione della comunità, e la stanza delle pulizie. Sì, perché non esiste un servizio in camera come al grand hotel, qui ognuno si occupa della pulizia della propria stanza e deve lasciarla come l’ha trovata.
@SiViaggia - Ilaria SantiL’Abbazia di Saint-Honorat vista dalla Tour-Monastère
“Chiunque può soggiornare nell’hôtellerie dell’Abbaye Notre Dame de Lérins: cristiani, atei, musulmani, uomini, donne”, spiega il Père Abbé – Jean-Marie Gervais – che da un anno è tornato a St Honorat a dirigere l’abbazia dopo essere stato per 16 anni nell’Abbaye Notre-Dame de Sénanque, in Provenza, entrambe legate all’ordine cistercense. Come recita il sito dell’abbazia: “Nella sua Regula monachorum, San Benedetto da Norcia precisa che negli ospiti si accoglie anche Cristo”. Gli unici che non possono soggiornare sono i bambini sotto una certa età e i cani, per evitare il rumore che qui è bandito.
Come l’isola, anche i 30 alloggi dell’abbazia sono aperti tutto l’anno (tranne dalla prima domenica dopo Ognissanti fino a metà dicembre e la settimana che precede la Domenica delle Palme) e costano sempre lo stesso prezzo, non c’è né alta né bassa stagione insomma. I prezzi variano da un minimo di 47-57 euro a persona a notte a seconda del tipo di stanza, ma è a propria discrezione e ognuno può lasciare quanto può in base alle proprie disponibilità. Si parte da un minimo di tre notti a un massimo di sette. Si consiglia di portare le proprie lenzuola e i propri asciugamani.
@SiViaggia - Ilaria SantiLa biblioteca per gli ospiti nel monastero di St Honorat
Poiché la consuetudine prevede di condividere la vita della struttura di accoglienza, gli ospiti sono coinvolti in alcune mansioni, vissute con “semplicità e gioia”, recita il sito: lavare le stoviglie, apparecchiare, riordinare la propria camera e, se necessario, le aree comuni, prima della partenza. I pasti si consumano nel refettorio, in silenzio (accompagnati da musica o letture) e tutti assieme. La cucina è semplice e varia, per soddisfare i gusti della maggior parte delle persone.
Bisogna anche sapere che nell’edificio di accoglienza non c’è connessione Internet, ma solo Wi-Fi in un’area limitata e che i cellulari devono essere utilizzati all’esterno degli edifici. Per prenotare, ogni richiesta di ritiro deve essere indirizzata al Père Hôtelier per lettera o e-mail con tre mesi di anticipo rispetto al periodo desiderato.
@SiViaggia - Ilaria SantiIl chiostro interno che ospita le camere
La storia dell’Abbazia di Notre Dame de Lérins
La comunità dei monaci è presente sull’isola di Saint-Honorat da oltre sedici secoli. Era l’anno 410, infatti, quando vi approdò St Honorat e fondò un monastero ispirato al monachesimo orientale, un movimento spirituale cristiano nato a cavallo tra III e IV secolo come forma di distacco dal mondo attraverso la solitudine, l’ascesi e la preghiera. Secondo la leggenda, una volta arrivato sull’isola deserta e resa inabitabile dalla quantità incredibile di serpi, St Honorat fece un buco nella terra col proprio bastone e trovò l’acqua, cosa che permise di essere abitata.
Sempre con il bastone, il Santo riuscì a scacciare i serpenti che la popolavano dopo essersi messo in salvo su una palma (oggi la palma è simbolo dei martiri, simbolo dell’abbazia e anche della città di Cannes, da cui deriva la celebre Palma d’Oro con cui vengono premiati i migliori film durante il festival del cinema). Dopo aver dissodato il terreno, coltivato quel piccolo deserto, Honorat vi fondò una comunità. La storia del suo insediamento è ben documentata grazie alla “Vita di Onorato”, tramandata da Ilario di Arles.
I monaci vissero isolati ma tranquilli finché tra l’VIII e il X secolo non ci furono le prime invasioni che li spinsero a fuggire. Di fronte alle ripetute minacce provenienti dal mare, i monaci avvertirono progressivamente la necessità di proteggersi erigendo una torre fortificata, la Tour-Monastère, su uno sperone roccioso sul lato meridionale dell’isola. A poco a poco, questa costruzione eccezionale divenne il centro della vita sull’isola, tanto che i monaci vi si trasferirono a vivere trasformandola in un vero e proprio monastero.
Per questo motivo, la prima cosa che fu realizzata fu il chiostro (che si sviluppa su tre piani), e tutto è sviluppato in verticale anziché in orizzontale, compresa la cappella interna (che custodiva le reliquie di St Honorat, giunte all’abbazia nel 1392, in occasione della consacrazione della Chapelle Ste-Croix) e le celle destinate ai monaci. L’abbazia fu distrutta per ben tre volte nella sua storia prima di essere ricostruita definitivamente tra il 1874 e il ’78 in stile neoromanico. Conserva ancora buona parte dell’insieme monastico del XII secolo, tra cui la sala capitolare e il chiostro.
Ufficio stampaLa Tour-Monastère restaurata a Saint-Honorat
Dopo un periodo di abbandono alla fine del XVIII secolo e durante la prima metà del XIX secolo, nel 1859, il Vescovo di Frejus riuscì a ricomprare l’isola e a far tornare una comunità religiosa. Nel 1869 arrivarono i cistercensi dall’Abbazia di Sénanque, due abbazie che ancora oggi sono collegate.
Le reliquie, invece, furono inizialmente perdute durante la Rivoluzione francese, ma poi messe in salvo nella chiesa di Notre-Dame-d’Espérance nel Suquet di Cannes e, successivamente, distribuite in vari Comuni della diocesi per garantirne la protezione. Al ritorno dei monaci sull’isola nel 1869 (quando la Congregazione cistercense di Sénanque vi rifondò l’abbazia), una parte significativa delle reliquie di Saint-Honorat fu riportata sul luogo dagli stessi monaci. Oggi, le ossa scampate alla Rivoluzione sono nuovamente esposte e venerate non più nella Tour-Monastère, bensì nella chiesa abbaziale di Lérins, la chiesa principale del XIX secolo.
Ma la storia dell’isola è ancora più antica. Alcuni scavi archeologici effettuati negli anni passati hanno portato alla luce reperti molto precedenti all’arrivo del monaco, tra cui un coperchio in avorio molto probabilmente parte di un amuleto divino risalente all’epoca preromana. Lo stesso nome dell’arcipelago di Lérins deriva dal nome antico delle due isole, Lero e Lerina, citate da diversi autori a partire da Plinio il Vecchio nel I secolo d.C..
Cosa vedere a Saint-Honorat
Sull’isola monastica di Saint-Honorat solitamente si va per visitare il monastero fortificato di Lérins, costruito nel 1073, che comprende diversi chiostri e sette cappelle di epoche diverse che formano un circuito turistico e un pellegrinaggio religioso e l’Abbazia di Lérins. Il complesso, posizionato sul lato opposto rispetto al porticciolo di sbarco dei traghetti, è molto affascinante; l’ingresso avvolto da piante, fiori e palme è un incredibile contrasto rispetto al resto della vegetazione selvaggia dell’isola, eccezion fatta per i vigneti coltivati. Sembra proprio di entrare in Paradiso.
Tutt’intorno all’isola, lungo i pochi sentieri percorribili (il giro dell’isola è lungo 3,4 km), s’incontrano i diversi edifici religiosi, alcuni ricostruiti sui resti originali: appena sbarcati nel porticciolo dell’isola si viene accolti dalla statua della Vierge du Port e dall’Arc du Triomphe del XIX secolo; qui ci sono anche i resti dell’antica Chapelle St Michel, ma lungo i sentieri s’incontrano le alte: la Capelle Saint-Pierre, la Capelle Saint-Caprais (dedicata a colui che accompagnò St Honorat sull’isola), la Capelle Saint-Sauveur e la Capelle de la Trinité (queste ultime due sono le uniche rimaste ancora intatte dal Medioevo, e la prima risulta essere sorta sulle rovine di un edificio del V secolo).
Ufficio stampaIl chiostro nella Tour-Monastère sull’isola
Nei pressi dell’abbazia si trovano altre costruzioni: le vestigia spagnole del XVII secolo, la casamatta risalente alla Seconda Guerra Mondiale, i forni per le palle di cannone voluti da Napoleone Bonaparte nel 1794 (uno all’estremità Est e uno a quella Ovest), la boutique e la statua di Sant’Antonio da Padova. A parte il complesso religioso, altro edificio imponente sull’isola è la Tour-Monastère che è stata appena riaperta dopo sei anni di restauri.
A giugno 2026, l’Abbazia di Lérins, il primo dei Monument historique francesi voluti dallo scrittore e storico Prosper Mérimée, che fu anche ispettore generale dei monumenti storici di Francia, ha infatti inaugurato il restauro della Tour-Monastère, monumento simbolo dell’arcipelago di Lérins, durato sei anni e curato dall’architetto Michel Trubert. Dominando la costa dell’isola di Saint-Honorat, la torre-monastero del 1080 circa rappresenta una delle testimonianze principali della storia plurisecolare dell’abbazia. Luogo di difesa, di vita monastica e di memoria, incarna la storia eccezionale della comunità di monaci. Formata da tre edifici costruiti i tempi diversi, fu il rifugio dei monaci dalla fine del XIV secolo fino al 1788.
Ufficio stampaI restauri effettuati nella Torre sull’isola di Saint-Honorat
I lavori hanno riguardato in particolare la messa in sicurezza dell’edificio contro le infiltrazioni d’acqua, grazie alla realizzazione di due nuove coperture — una contemporanea e l’altra tradizionale —, il restauro delle murature e la posa o sostituzione di porte, grate e finestre. Hanno inoltre consentito l’installazione di un impianto di illuminazione volto a valorizzare gli spazi, il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di accoglienza del pubblico, nonché l’allestimento liturgico della Chapelle Sainte-Croix, al primo piano della torre, concepito come progetto specifico. Quest’ultimo è stato affidato a fratel Charles Desjobert, domenicano e architetto specializzato nel patrimonio storico, e comprende la realizzazione di undici vetrate e di un arazzo su disegno dell’artista centenaria Vera Molnár, che venne a mancare non appena conclusa l’opera. Fino alla Rivoluzione francese, era questa la chiesa principale in quanto l’abbazia era stata distrutta.
Durante i lavori sono stati scoperti alcuni ambienti rimasti celati sotto le macerie per secoli, come le cantine per le botti, nella parte più vecchia della torre. L’edificio di pietra calcarea bianca è stato ampliato e fortificato nel corso dei secoli tanto che alla fine del XV secolo era diventato un edificio assai originale e privo di eguali: una torre-monastero che riuniva verticalmente tutte le funzioni della vita monastica, con un chiostro su due livelli, cappelle interne, refettorio e dormitorio per i monaci, la camera dell’abate, i depositi e una cisterna per l’acqua potabile.
@SiViaggia - Ilaria SantiLa vista mozzafiato da una delle terrazze della Torre
Oggi, dopo il restauro, la Tour-Monastère è diventata un bellissimo museo – per ora gratuito – con ampi ambienti, la cappella ammodernata (il 14 settembre 2026, a distanza di 634 anni, sarà anche consacrata), scalinate, passerelle e meravigliose terrazze a picco sul mare da cui si gode di una splendida vista dell’isola dall’alto e della costa fino a St Tropez.
A completare la torre, è arrivata anche una campana posizionata sulla cima, donata dal Principe Alberto di Monaco, un legame che risale alla fine del Medioevo, grazie a due membri della famiglia Grimaldi che guidarono l’Abbazia di Lérins in qualità di abati commendatari. Con questi nuovi lavori, l’isola monastica di Lérins – Isola di Saint-Honorat, si candida ufficialmente a divenire Patrimonio mondiale dell’UNESCO.
@SiViaggia - Ilaria SantiLa campana donata dal Principe Alberto II di Monaco per la nuova Torre
Per chi visita l’isola in giornata – ovvero la maggior parte dei 100mila turisti annui – sono a disposizione alcune aree pic-nic e un solo ristorante, che si consiglia di prenotare in alta stagione.
Il weekend che arriva è ricco di appuntamenti imperdibili con la buona tavola e con le nostre tradizioni. Da Nord a Sud d’Italia, dalle località di mare a quelle di montagna sono tantissimi gli eventi gastronomici e folkloristici, con stand di street food, tavolate sparse nei centri storici dei borghi, rievocazioni storiche e tanto divertimento per tutta la famiglia.
Abbiamo selezionati gli eventi più interessanti e gustosi a cui partecipare, dal tartufo ai formaggi di malga, dal sale di Cervia all’olio extravergine. Ecco dove andare.
Sapore di sale a Cervia (RA)
Da trent’anni, a Cervia si celebra il Sale Dolce di Cervia con l’evento Sapore di sale che quest’anno si svolge dal 3 al 6 settembre, la manifestazione che tornerà a raccontare la città attraverso il suo elemento più antico e prezioso. Sono previste degustazioni gratuite di piadina romagnola con i sardoncini e scottadito, la rievocazione storica della Rimessa del Sale con l’arrivo della Burchiella, il mercatino del Borgo Marina, organizzato dal Consorzio Cervia Centro, mentre in Piazza Maffei numerosi ristoranti proporranno menu e specialità dedicati al sale di Cervia e alla cucina del territorio. Non mancherà anche tanta musica.
Ufficio stampaSapore di sale a Cervia
Sagra del Tartufo a Sant’Agostino (FE)
Inizia il 2 e termina 14 settembre la Sagra del Tartufo in provincia di Ferrara, dove il profumo inconfondibile invade ogni angolo della festa e finisce ovunque: sui tagliolini, nei tortellini, sul risotto, nei passatelli, nelle lasagne, sulle uova e persino in abbinamenti che faranno la felicità dei più golosi. Da queste parti il tartufo non è una semplice eccellenza gastronomica, ma una tradizione che si tramanda da generazioni e che ogni anno richiama visitatori, appassionati e curiosi pronti a mettersi a tavola. Il cuore della manifestazione sarà il grande ristorante allestito presso il campo sportivo comunale Renato Caselli, aperto tutte le sere dalle 19.30 e la domenica anche a pranzo. Qui volontari e cuoche trasformano il tartufo in decine di piatti che raccontano il territorio meglio di qualsiasi guida turistica.
Raduno Internazionale dello Spazzacamino a Santa Maria Maggiore (VB)
Torna dal 4 al 7 settembre 2026 a Santa Maria Maggiore, in Valle Vigezzo, conosciuta come “Valle degli spazzacamini” il Raduno Internazionale dello Spazzacamino, giunto alla 43^ edizione. Oltre 1100 “uomini neri” provenienti da ogni angolo del pianeta celebreranno qui il loro mestiere, che proprio in questo angolo remoto d’Italia, ha le sue radici più autentiche. Il Comune piemontese sarà la cornice di una serie di appuntamenti che richiamano a ogni edizione migliaia di turisti e visitatori, desiderosi di entrare in contatto con la vera storia dei numerosi spazzacamini, adulti ma anche bambini, che da qui partirono emigrando verso il Nord Europa.
Dal cuore delle Alpi torna l’appuntamento dedicato a uno dei formaggi più antichi dell’arco alpino: dal 5 al 20 settembre, in Valle Aurina, in provincia di Bolzano, si svolgono le Giornate del Graukäse, l’antico formaggio altoatesino che ancora oggi viene prodotto nei masi e nelle malghe della valle secondo una tradizione tramandata di generazione in generazione, con degustazioni, menu tematici, incontri con i produttori e momenti di festa che accompagneranno residenti e visitatori alla scoperta delle tradizioni gastronomiche della valle nei Comuni di Campo Tures, Valle Aurina e Predoi. L’apertura delle Giornate del Graukäse è in programma sabato 5 settembre, dalle 10 alle 17, con la tradizionale Festa del Graukäse presso il tendone delle feste di Lutago.
Piazzetta Piazzetta a Poggio Moiano (RI)
Sabato 5 settembre, dalle 19.30, torna a Poggio Moiano “Da Piazzetta a Piazzetta”, il percorso enogastronomico che trasforma il centro storico del borgo in una grande tavola all’aperto dove ogni vicolo conduce a un nuovo sapore. Il filo conduttore dell’intero itinerario è naturalmente l’olio extravergine di oliva di Poggio Moiano, protagonista della prima tappa con una fragrante bruschetta preparata secondo la tradizione. Da lì il percorso continua tra la coratella, i formaggi locali, i maccheroni al ragù, la grigliata mista di carne con insalata e, per concludere, dolci tipici locali e liquori della tradizione. Ogni piatto viene servito in una diversa piazzetta del centro storico, accompagnato da vino e birra, trasformando la degustazione in una passeggiata tra i luoghi più caratteristici del paese. Ed è proprio questa la particolarità dell’evento: non una classica sagra con un unico stand gastronomico, ma un itinerario da vivere lentamente, tappa dopo tappa, lasciandosi guidare tra vicoli, scalinate e piazzette che raccontano tutta l’autenticità della Sabina. Ad accompagnare il viaggio gastronomico non mancheranno musica, spettacoli folkloristici, artisti di strada e momenti dedicati alla cultura popolare, trasformando il borgo in un grande palcoscenico all’aperto dove ogni angolo regala un’atmosfera diversa.
Dal 5 al 6 settembre 2026, nel borgo di Giorgino in provincia di Cagliari si svolge la sagra dedicata al mare, alla tradizione e allo spettacolo, con cucina di piatti tipici marinareschi cagliaritani preparati secondo antiche ricette e serviti nella piazza del Villaggio Pescatori di Giorgino. Sarà una due giorni tra gastronomia, musica e laboratori che faranno da cornice ai due grandi protagonisti della manifestazione: il pesce e il Vermentino. La novità dell’edizione 2026: al menu si aggiunge una ricetta tipica del borgo, la pasta al cartoccio. Anticamente veniva realizzata con gli scarti della pesca come granchi, cozze, arselle, piccoli polipetti e calamari, che venivano e verranno utilizzati per un sugo speciale.
Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola (TO)
Dal 28 di agosto e fino al 6 settembre a Carmagnola si svolge la 77^ edizione della Fiera Nazionale del Peperone, un traguardo storico che testimonia la lunga tradizione e il successo continuo di questo evento imperdibile. Il protagonista assoluto, il peperone, torna in scena tra concorsi agricoli (il Concorso del Peperone che premia le aziende agricole che hanno coltivato gli esemplari più pesanti dei quattro ecotipi locali), l’installazione artistica Cuore di Peperone in piazza Sant’Agostino, sfide collettive (il BTM PalaPeperone ospita la sfida gastronomica più attesa per la miglior bagna cauda 2026) e la grande Maxi Peperonata del giorno di chiusura.
Dal 3 al 6 settembre 2026, a Deruta si svolge la XVIII edizione del Palio della Brocca che rievoca la storia e l’identità del borgo umbro con la Corsa delle Brocche, costumi d’epoca, dame, cavalieri e popolani, esaltando il valore artistico della ceramica. Il Comune, infatti, è uno dei centri più famosi d’Italia per la produzione della maiolica. Ogni anno, i tre rioni cittadini si contendono il palio ovvero una brocca di ceramica smaltata usata nella tradizione per contenere vino o acqua. Nella taverna di piazza dei Consoli si possono gustare dei piatti tipici umbri con richiami al periodo storico.
Villaggio della birra a Rapolano Terme (SI)
Dal 4 al 6 settembre, il Parco dell’Acqua di Rapolano Terme, tra le colline senesi si festeggia il Festival della birra artigianale, un evento internazionale con 27 birrifici indipendenti, provenienti da Italia, Belgio, Regno Unito, Spagna, Svezia, Norvegia e Stati Uniti, degustazioni guidate, laboratori, musica dal vivo, cucina e incontri sulla cultura brassicola. Nel 2026, il Villaggio della birra celebra la sua XX edizione e, insieme a essa, trent’anni di storia della birra artigianale in Italia. Gli orari sono i seguenti: venerdì dalle 18 all’una di notte, sabato dalle 12 all’una di notte e domenica dalle 12 alle 23.
Il weekend del 5-6 settembre, in provincia di Rimini si fa un viaggio nel passato passeggiando tra le antiche e tortuose strade del borgo di Montebello, dove ogni anno si svolge la Festa del Miele, appuntamento fisso con i mieli romagnoli. Il consueto mercatino propone mieli, formaggi, salumi, incontri con esperti e laboratori gratuiti di assaggi e degustazioni con dimostrazioni di smielature dal vivo per scoprire tutti i segreti dell’oro liquido. Tra le varietà più pregiate della regione la melata, ricavata da querce e castagni dal gusto deciso con note che ricordano la frutta secca.
“I poeti cercano l’ispirazione lontano, mentre essa è nel cuore” scriveva il poeta francese Alphonse de Lamartine. E il cuore di Maurizio De Giovanni è a Napoli, infatti è proprio Napoli a ispirare i suoi libri. Il Commissario Ricciardi, l’assistente sociale Mina Settembre, l’ispettore Giuseppe Lojacono dei Bastardi di Pizzofalcone: sono tutti personaggi che operano nel capoluogo partenopeo.
Per Monza, inizia la settimana più hot dell’anno, l’Italian Motor Week 2026, quella del Grand Premio d’Italia, che si svolge domenica 6 settembre 2026, ma che vede lo storico Autodromo Nazionale, uno dei circuiti di Formula Uno più famosi in assoluto, immerso nel parco secolare, protagonista anche nei giorni precedenti.
Sono 400.000 gli spettatori attesi solo per il fine settimana, in una fase della stagione sportiva particolarmente calda, con il pilota italiano Kimi Antonelli in testa al campionato e una ritrovata Ferrari, pronta a giocarsi il tutto per tutto davanti al pubblico di casa.
Il GP di Monza è un evento che coinvolge non soltanto la cittadina lombarda, ma anche il vicino Capoluogo Milano e alcuni Comuni limitrofi.
Ecco gli eventi fuori Monza da non perdere a partire dal 2 settembre 2026.
Gli eventi a Milano
Gli eventi della settimana del GP di Monza hanno già preso il via a Milano in location d’eccezione, dal Palazzo Reale al Montenapoleone District.
lunedì 31 agosto
Nella sede dell’Automobile Club Milano in corso Venezia, 43, è esposta al pubblico la Ferrari F399 del 1999 di Michael Schumacher, la monoposto che riportò a Maranello il titolo mondiale Costruttori dopo 16 anni di attesa. L’ingresso è libero e gratuito, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17 fino all’8 settembre.
IPALa Ferrari di Schumacher in mostra nella sede ACI a Milano
mercoledì 2 settembre
Al Museo Bagatti Valsecchi in via Gesù, dal 2 al 6 settembre, saranno esposte sotto lo stesso tetto ben tre auto di F1: un’Audi R26 F1, la prima monoposto di Formula 1 costruita da Audi, una Mercedes W06 Hybrid F1, realizzata dalla Mercedes per partecipare al Campionato mondiale di Formula 1 del 2015 e una Ferrari 126 C F1, la vettura della Scuderia Ferrari che corse la Stagione di Formula Uno del 1981, progettata da Mauro Forghieri. Si possono visitare dalle 10 alle 23.
Sempre a partire dal 2, al Santo Spirito Space in via Santo Spirito, 7 si potrà ammirare la leggendaria Auto Union Lucca, una vettura da record degli Anni ’30 (basata sulla Type B) con cui Auto Union raggiunse i 327 km/h nel febbraio del 1935 sull’attuale autostrada Firenze-Mare, vicino a Lucca.
Ma l’appuntamento più importante è quello delle 17.45 a Palazzo Reale, sotto le guglie del Duomo, con i due piloti Ferrari, Lewis Hamilton e Charles Leclerc, che si sfideranno nel Drive Test “Drive to Monza”. I piloti attraverseranno Piazzetta Reale per un saluto speciale alla città e ai fan, pronti a raccogliere l’abbraccio del pubblico. L’evento sarà in diretta su Sky Sport F1 e in live streaming su Skysport.it e su You Tube.
Presso Larusmiani in via Pietro Verri, 10, prende il via la mostra che dura fino al 21 di settembre di The Automotive Gallery sull’Auto Union Type D, una vettura da competizione progettata e realizzata dal costruttore tedesco Auto Union tra il 1938 ed il 1939.
Invece, a Palazzo Melzi di Cusano in via Montenapoleone, 18 sarà in mostra una Audi Nuvolari, la supercar ibrida plug-in più potente e veloce mai prodotta nella storia di Audi, realizzata in un’edizione limitata di soli 499 esemplari.
Dal 3 al 6 settembre 2026, il centro di Monza si accende con il Fuori Concorso Monza 2026, un evento nell’evento che comprende esposizioni, street food, musica e spettacoli in tutte le piazze. Nel dettaglio:
giovedì 3 settembre
In attesa della Cerimonia di Inaugurazione Monza FuoriGP 2026 e dell’apertura del Monza FuoriGP con il Sindaco Paolo Pilotto, gli Assessori e i main sponsor nella centralissima piazza Trento e Trieste – che sarà il cuore di tutto l’evento fuori autodromo – alle ore 18.30, a partire dalle 18 e per tutto il fine settimana si può visitare la mostra di veicoli storici a due e quattro ruote “100 Anni di Corse e Stile by Scuderia Sant Ambroeus e Bruce Garage” sulla storia del motorismo nel XX secolo; aprono anche gli stand food & beverage e, a partire dalle ore 21, pende il via il Gip Sound by Red Bull.
In piazza Roma, alle 18 aprono gli stand con un’esposizione di Ferrari Formula 1, l’intrattenimento musicale con Radio 105 e per i bambini quello con i mattoncini Lego oltre all’area lounge & entertainment.
Piazza Duomo a Monza sarà il cuore inclusivo del Monza FuoriGP: la piazza dedicata alle realtà di MonzAut, la rete di associazioni e fondazioni del territorio che si occupano di autismo, sostenuta dal Comune di Monza. Al centro della piazza Formula Aut, il progetto di Associazione Facciavista e Fondazione Bluemers ETS che unisce arte, autismo e velocità: alle 19 sarà svelata una monoposto di Formula 1 in scala 1:1 costruita dai ragazzi dell’associazione Facciavista, visitabile durante tutti gli orari di apertura. Attorno ad essa i gazebi delle associazioni, un’area foto, laboratori e attività per grandi e piccoli.
I Boschetti Reali sono il “village” dei giovani del Monza FuoriGP: un’area dedicata alla gastronomia e allo street food, con vendita di alimenti e bevande e DJ set che accompagnano ogni giornata della manifestazione, dalla mattina fino a tarda sera.
Altra location dell’evento è piazza Cambiaghi, dove dalle 18 si può visitare l’esposizione motoristica e fare un’esperienza immersiva by VELO McLaren, prendere un aperitivo nelle lounge by Lombarda Motori e by Aperol Spritz e, dalle 21, ascoltare la musica di Radio Kiss Kiss.
Anche nella piazza Carrobiolo, nel cuore del centro storico di Monza, a pochi passi da piazza Roma e dall’Arengario, ci saranno evento musicali e street food. Eventi anche in piazza Centemero Paleari con esposizioni automotive by Renord, l’esperienza con il simulatore by Unipol Move e il corner food & beverage.
In piazza San Pietro Martire ci sarà un’esposizione by Bona Subaru; in piazza San Paolo esposizioni automotive e area experience con mezzi industriali e commerciali accanto a una vettura Formula Monza; in via Arosio (fronte Stazione FS), corner espositivo Formula 1 by Red Bull e area food & beverage; in piazza Carducci ci si diverte con il simulatore Lamborghini e RPS Racing, con il Moto Stunt Show (dalle 21) e il meglio della birra artigianale di un BrewPub, mentre la Passerella dei Mercati ospita Gip Sound by Red Bull e cibo e drink e largo Mazzini ospita un’experience by Hugo Boss e non mancano ottimo cibo e aperitivi.
venerdì 4 settembre
Oltre a tutti gli eventi inaugurati il giorno precedente, in piazza Trento e Trieste, dalle 16 prende il via Bruce Garage Talk Show durante il quale il test driver e youtuber Enrico Di Mauro ogni giorno porta sul palco ospiti dal mondo delle auto storiche e della Formula 1 a cui segue la premiazione Motor Bikes Parade, Alle 20.30 verrà proiettato il film del ’66 “Grand Prix” che racconta la Monza ieri e oggi a 60 anni dal film, mentre in via Vittorio Emanuele, via Italia e via Carlo Alberto si svolge il Motor Bikes Parade.
Alle 10, da piazza Trento e Trieste prende il via la Camminata Benefica per la Fondazione Maria Letizia Verga tra le vie del centro storico di Monza mentre per i bambini apre la pista Brianza Culture Cars. Alle 18, si può assistere alla premiazione della “Classic Cars Parade — Golden Gears”, mentre alle 19 prende il via la corsa all’inclusione Sport per Tutti, in collaborazione con Panathlon Club MB: protagonisti saranno gli atleti paralimpici. Alle 20. 30 sarà invece presentata l’iniziativa L’eredità di Alex Zanardi in programma il 27 ottobre a Monza.
Ai Boschetti Reali, tutto il giorno si svolgono iniziative per bambini nel Villaggio Bluemers, dal laboratorio scientifico ed eruzione vulcanica ai trucca bimbi, gonfiabili, area giochi e spettacolo di magia e bolle di sapone.
domenica 6 settembre
In tutte le piazze coinvolte nel FuoriGP gli eventi sono aperti a partire dalle 10 della mattina. In piazza Trento e Trieste, alle 12 si svolge la premiazione Supercars Parade – Apex Kings in attesa della diretta del Gran Premio di Monza sul LedWall in piazza che parte alle 15. A seguire, tanti momenti di intrattenimento tra talk e proiezioni.
A Lesmo, da giovedì 3 settembre la Monza Kart Arena diventa il cuore pulsante della festa con lo spettacolo “Le Ferrarine”, seguito dalle 21 dalla scenografica Silent Disco – Ferrari Edition, dove centinaia di cuffie luminose coloreranno la notte di rosso. Nel fine settimana, Lesmo profumerà di spezie con lo Street Food Greco e risuonerà delle note dei tributi musicali a Vasco Rossi e agli 883, oltre al raduno tuning Salati and Furious. I simulatori F1 Shhift Racing accenderanno le sfide tra gli appassionati da venerdì sera, mentre sabato e domenica le emozioni si sposteranno sul maxischermo per seguire in diretta qualifiche e gara di Monza.
Dal 29 agosto ha preso il via presso le Scuderie di Villa Borromeo di Arcore la mostra Anatomia di una macchina da corsa con l’esposizione di vetture da competizione storiche e moderne monoposto di Formula 1, auto da rally, motori, cambi, musetti, alettoni, volanti, componenti meccaniche e materiali originali provenienti dal mondo delle corse automobilistiche (fino a domenica 6 settembre).
Anche Villasanta prevede un calendario ricco di eventi. Nel cuore culturale di Villa Camperio, le iniziative prenderanno il via il 2 settembre con la proiezione gratuita all’aperto del film “F1” con Brad Pitt per la rassegna Cinema in Villa, mentre dal 3 al 6 settembre, gli appassionati potranno sfidarsi sui tempi dei campioni grazie al simulatore professionale del Monza Circuit, ammirare le vetture storiche del team Zero40 vincitore del Campionato Italiano 2025 e partecipare, venerdì 4 settembre, al raduno targato Mams. Il sabato si entrerà nel vivo della passione automobilistica con la dimostrazione dinamica “Anatomia della monoposto”, tra accensione dei motori e sessioni fotografiche con i fan. A pochi passi dal Parco di Monza, l’Area feste di via Sauro si trasformerà nel cuore green e dinamico della manifestazione grazie al Pop Up Village, proponendo ogni giorno attività sportive come lo street basket, pic-nic, intrattenimento per bambini con spettacoli di bolle di sapone e lezioni cinofile curate dall’Enpa e dal Branco di Giulia. Non mancheranno i momenti di socialità al Green Bar con aperitivi e brunch plant-based accompagnati da DJ set e musica lounge. A Villasanta, presso la grande Area Feste, a pochi passi dall’entrata del Parco di Monza, sarà allestito anche un PopUp Village dove i tifosi potranno alloggiare in camper o motorhome.
Anche l’ultimo weekend di agosto sarà ricco di eventi gastronomici e conviviali che porteranno alla scoperta di alcuni dei borghi e delle cittadine più belli d’Italia. Dal Molise al Piemonte, dal lazio alla Romagna, ogni territorio ha nel cibo la sua massima espressione, con piatti della tradizione e specialità tipiche regionali.
Abbiamo selezionato gli appuntamenti imperdibili del fine settimana che inizia venerdì 28 e che termina domenica 30 agosto 2026 (alcuni durano solo un giorno), ecco i nostri consigli.
Casearia ad Agnone (IS)
Apre il 28 agosto negli ampi spazi del Palasport di Agnone la quarta edizione della Fiera Nazionale dei Formaggi Italiani, Casearia, che fino al 30 agosto racconta le produzioni più originali di oltre 70 casari di più di 200 tipi di formaggi, dal pecorino alla robiola al caciocavallo, dai formaggi al tartufo alle forme artigianali più di nicchia, con un ricco programma di eventi speciali, tra cui laboratori per famiglie, talk, masterclass e show cooking. Un intero weekend in cui la città molisana di Agnone diventa il palcoscenico del gusto italiano. Venerdì e sabato è la Notte Bianca con aperture speciali dalle 21:00 alle 24:00. L’ultimo giorno è quello della premiazione del Casearia Award e la fiera chiuse alle 20.
Dal 28 agosto al 6 settembre il viale Tritone di Pinarella di Cervia si trasforma in un grande villaggio della festa con la prima edizione di Oktoberfest, una manifestazione destinata a diventare un nuovo appuntamento fisso del calendario degli eventi di fine estate. Accanto alla storica struttura del Full Moon prenderanno posto uno street market con espositori e artigiani, mentre il grande parcheggio antistante ospiterà un vero e proprio polo dedicato al divertimento con Luna Park, area gastronomica, stand della celebre birra Hofbräuhaus HB di Monaco di Baviera e piatti tipici tedeschi come stinco, würstel, crauti e spatzle, affiancati naturalmente al tradizionale menu alla carta del ristorante. Ad arricchire la manifestazione sarà un cartellone musicale di assoluto livello, con ingresso gratuito a offerta libera ogni sera.
DiVino Etrusco a Tarquinia (VT)
La 20ª edizione di DiVino Etrusco conferma il successo di uno degli appuntamenti enogastronomici di riferimento della Tuscia. Anche quest’anno, i primi giorni del festival hanno registrato un andamento molto positivo, con decine di migliaia di visitatori nei primi quattro giorni. La manifestazione è stata inaugurata il 20 agosto a Palazzo Vitelleschi, sede del Museo archeologico nazionale di Tarquinia, e riprenderà dal 27 al 29 agosto. Sono oltre 50 le cantine protagoniste, con degustazioni accompagnate dalla professionalità dei sommelier Fisar Tuscia Viterbese. Accanto ai vini della Dodecapoli etrusca, il pubblico può scoprire anche quelli della Sardegna, della Calabria e della Sicilia, in un’apertura verso il Mediterraneo che richiama la vocazione commerciale e gli scambi culturali del mondo etrusco.
Dal 27 al 31 agosto 2026, Baveno sul Lago Maggiore accoglie il secondo weekend della 21ª edizione di “Sapori di Lago”, l’appuntamento enogastronomico dedicato ai sapori autentici del pesce di lago e di fiume. In cucina, i cuochi dell’Associazione propongono un ricco menu a base di specialità locali, tra le quali non mancheranno i cavalli di battaglia, amatissimi tra gli appassionati della rassegna: fritto misto di lago, riso nero con gamberi di fiume, lavarello in carpione, ravioli di lago e trota marinata. Le serate saranno animate da musica dal vivo.
Festa del vino a Montecarlo di Toscana (LU)
È tutto pronto per l’edizione numero 58 della Festa del vino in programma da venerdì 28 agosto all’8 settembre a Montecarlo di Toscana, l’evento dedicato al vino e alle eccellenze enogastronomiche locali. Tra degustazioni, stand gastronomici, spettacoli e visite alla Fortezza, la manifestazione anima le vie del centro per più giornate consecutive. Gli eventi si concentrano nei luoghi principali del borgo: piazza d’Armi, cuore della manifestazione, piazza Garibaldi, via Nuova, piazza Carrara e Fortezza. La “Degustazione sotto le stelle” propone assaggi di circa 80 vini, accompagnati da salumi e altre specialità. Vengono organizzate anche visite alla Fortezza, anche a lume di candela. Nei giardinetti sotto la Fortezza, un gruppo storico allestisce giochi medievali mentre il corteo è previsto per il 29 agosto. La festa si concluderà martedì 8 settembre alle ore 21 con la Processione conclusiva: Madonna del Soccorso.
Ciüsa Duvarta a Chiusa di Pesio (CN)
Dal 28 al 30 agosto, torna la 26ª edizione di Ciüsa Duvarta, la manifestazione dedicata al Patrono Sant’Antonino che si svolge nel borgo di Chiusa di Pesio, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Le quattro giornate della 26ª edizione porteranno nel centro del paese gusto, tradizione, cultura, spettacolo, sport, musica e divertimento, con un programma pensato per coinvolgere cittadini, famiglie e visitatori. La manifestazione prende il via venerdì 28 dalle 19.30 con la “Grande raviolata in piazza”; sabato saranno tanti gli eventi, da Piloti per un giorno alla piazza dei balocchi fino alla Grande polentata; domenica sarà il giorno della Fiera di Ciüsa Duvarta, che trasformerà il centro storico di Chiusa di Pesio in un grande palcoscenico a cielo aperto: fin dalle prime ore del mattino, vie e piazze saranno animate da stand di artigianato locale, prodotti agricoli ed enogastronomici a chilometro zero, antiquariato, hobbistica e collezionismo.
Ufficio stampaL’evento Ciüsa Duvarta a Chiusa di Pesio
Festa dell’Oro Bianco della Valle d’Aosta a Pied de Ville (AO)
Dal 27 al 30 agosto, torna la 53^ festa dell’Oro Bianco della Valle d’Aosta, una festa di quattro giorni per celebrare un prodotto gastronomico dalla storia secolare e dalle caratteristiche uniche: il Lard d’Arnad DOP, l’unico lardo a Denominazione di Origine Protetta (DOP) in Europa. La festa, nota anche come “Féhta dou lar”, è una manifestazione nata negli Anni ’70 per mano di un gruppo di giovani locali desiderosi di far conoscere al mondo il loro orgoglio gastronomico dalla tradizione secolare. In occasione dell’edizione 2026, che si terrà nella suggestiva radura di Località Pied de Ville (storicamente nota come “La Keya”), sarà possibile degustare il lardo in tutte le sue declinazioni all’interno di caratteristiche casette di legno decorate con fiori e panni di canapa ricamati. La festa prevede: mercati enogastronomici di produttori del territorio, laboratori artigianali aperti, pranzi e cene a tema, esibizioni folcloristiche della Filarmonica di Arnad e serate di intrattenimento ad ingresso libero.
Ufficio stampaLa Festa del Valle d’Aosta Lard d’Arnad DOP
Mangialonga a La Morra (CN)
Tra i vigneti patrimonio Unesco, domenica 30 agosto si svolge la Mangialonga, la celebre passeggiata enogastronomica non competitiva che torna anche nel 2026 tra i vigneti patrimonio UNESCO, una vera istituzione piemontese. Un evento amatissimo che si farà anche in caso di maltempo, perché nelle Langhe il vino migliora persino le giornate grigie. La formula è semplice e geniale: si cammina lentamente tra colline spettacolari, si mangiano specialità tipiche della cucina di Langa e si degustano i vini delle cantine locali. Il percorso è lungo circa 4 km e si arriva a La Morra, uno dei borghi più belli delle Langhe anche chiamato il “balcone delle Langhe” perché dai suoi punti panoramici si apre una vista incredibile sui vigneti del Barolo e sulle Alpi.
Festival del Recupero nei borghi Forlì-Cesena
Dal 28 al 30 agosto torna sull’Appennino forlivese il Festival del Recupero, l’evento itinerante ideato dall’Associazione Tempi di Recupero, giunto alla sua sesta edizione. Nei borghi di Pianetto di Galeata, San Piero in Bagno e Santa Sofia, un programma ricchissimo di cene d’autore, foraging, laboratori, convegni, mercato dei produttori e attività per bambini. Protagonisti oltre 30 fra chef, pizzaioli, gelatieri e bartender tra i più apprezzati in Italia e all’estero. Tra le novità di quest’anno, l’aperitivo della Foresta, venerdì 28 agosto; la cena dedicata ai 50 anni del film “Novecento” di Bernardo Bertolucci, sabato 29 agosto e il talk e i brani di Maurizio Carucci, frontman degli Ex-Otago, sabato 29 agosto.
Ufficio stampaIl Festival del Recupero nei borghi Forlì-Cesena
Bolle di Malto a Biella
Dal 30 agosto al 7 settembre 2026, Biella torna a trasformarsi nella capitale italiana della birra con l’11ª edizione di Bolle di Malto – Salone Italiano della Birra, una manifestazione che negli ultimi anni si è affermata tra gli appuntamenti nazionali più importanti dedicati alla cultura brassicola, all’enogastronomia, alla musica, al turismo e alla valorizzazione dei territori. Nove giorni di festival, con oltre cento eventi, 50 birrifici artigianali complessivi tra piazze, Salone e attività collegate tra cui attività outdoor, visite culturali ed eventi diffusi, e 20 cucine di strada da tutta Italia. Inoltre, ogni sera, dalle 18.00 alle 02.00, le piazze ospiteranno concerti gratuiti, DJ set, performance live e progetti musicali.
Regina del country, fatina bionda, la farfalla di ferro, l’usignolo delle Smoky Mountains, la Barbie dei boschi, la Signora dei libri, bomba sexy… tanti sono stati i soprannomi che le hanno dato nel corso della sua lunga carriera, testamento di ciò che ha costruito nella vita. Per la storia della musica, Dolly Parton è stata una figura leggendaria, definita la “regina della country music”, autrice straordinaria e una delle artiste femminili più influenti e di maggior successo di tutti i tempi. Per i fan (ma non solo), ecco quali sono i luoghi che hanno lasciato un segno nella sua vita personale e di grande artista.
Nuovo hotel a tema e museo
A Nashville, la Capitale del Tennessee, lo Stato dove era nata Dolly Parton nel 1946, e la città dove ci ha lasciati il 25 agosto 2026 dopo aver spento esattamente 80 candeline, è appena stato inaugurato il SongTeller Hotel, quello che è già stato chiamato “la dichiarazione d’amore di Dolly alla città di Nashville”. Era già previsto ed è stato l’ultimo luogo caro a Dolly. Scrivono in una nota ufficiale che il suo fascino iconico e il suo spirito di cantautrice si riflettono in tutte le 245 camere e suite, con i testi delle sue canzoni impresse sulle testate dei letti.
Ufficio stampaIl SongTeller Hotel di Nashville voluto da Dolly Parton
L’hotel offre un’esperienza immersiva nello spirito del Sud degli Stati Uniti d’America. Il nuovo albergo dedicato a Dolly Parton ha anche due honky-tonk, il Parton’s Live e il Jolene’s (che prende il nome da un suo celebre brano), dove suonano musica dal vivo, come accade su tutta la Lower Broadway, anche detta Music Row, la via dove sono concentrati i locali musicali di Nashville, molti dei quali riportano il profilo di Dolly come bomba sexy sull’insegna.
Ufficio stampaLa suite Six Sister del SongTeller Hotel con le parole del brano “Eagle When She Flies” di Dolly Parton
All’interno dell’hotel sta per aprire anche un museo a tema Dolly Parton, il Many Colors Museum. La data prevista è ottobre 2026 e sarà la più grande mostra dedicata a Dolly e occuperà tutto il terzo piano dell’hotel. Il museo sarà progettato per immergere i visitatori nel suo straordinario percorso di vita, con mostre che ripercorrono la sua ascesa “dalla cima delle montagne alla cima del mondo”, i suoi meravigliosi outfit e persino il motorhome usato dalla cantante duramte i suoi tour musicali.
Ufficio stampaIl rendering del Many Colors Museum, il museo dedicato a Dolly Parton a Nashville
“Sono entusiasta dell’apertura del mio hotel e museo a Nashville” aveva dichiarato la Parton alla stampa all’annuncio del progetto. “Broadway è diventata un tale polo di attrazione turistica che questo mi è sembrato il momento giusto per offrire qualcosa di speciale, che si aggiungesse alla straordinaria vivacità di Nashville. Ho sempre sognato di creare qualcosa qui, nella Music City, e so che abbiamo trovato l’aggiunta perfetta per la città che considero casa mia”. Poche settimane prima della sua scomparsa aveva infine commentato: “Questo museo è un luogo in cui le persone possono vedere il mio percorso attraverso i miei occhi: ogni colore, ogni storia e ogni sogno che mi hanno portata fin qui”.
Ufficio stampaIl motorhome usato da Dolly Parton durante i suoi tour musicali in mostra nel nuovo museo nel SongTeller Hotel
Dollywood, il parco a tema voluto da Dolly
Chi volesse ripercorrere i luoghi della cantautrice country più famosa al mondo, vincitrice di dieci Grammy, ha quindi due nuove tappe del Dolly Parton Music Tour.
Sicuramente una tappa obbligata sui luoghi di Dolly è Dollywood, il celebre parco a tema nonché una delle attrazioni più visitate dello Stato del Tennessee (circa due milioni di visitatori all’anno), celebrativo della cultura e della musica degli Appalachi. Aperto nel 1986 (proprio quest’anno ha festeggiato i 40 anni), fa parte dei Dollywood Parks & Resorts insieme al parco acquatico Dollywood’s Splash Country e i teatri-ristoranti Dixie Stampede, una sorta di Disneyland dedicato a un unico personaggio: Dolly Parton. Si trovano a Pigeon Forge, a circa 25 km da Pittman Center, villaggio natale di montagna di Dolly, vicino al Parco nazionale delle Smoky Mountains, il parco nazionale più visitato degli Stati Uniti.
All’interno di Dollywood c’è anche una riproduzione fedele della casetta di legno con due sole stanze in cui Dolly è cresciuta con i suoi undici fratelli. All’interno, una scritta cita le sue parole: “Queste montagne e la casa della mia infanzia occupano un posto speciale nel mio cuore. Ispirano la mia musica e la mia vita. Spero che essere qui faccia lo stesso per voi!”. In questa piccola dimora, senza elettricità né acqua corrente, le pareti della cucina sono rivestite di carta da parati a motivi floreali, la tavola è apparecchiata con piatti e tazze da caffè in alluminio, alcuni cesti sono colmi di legna da ardere e vecchie fotografie dei suoi genitori sono appese sopra il letto.
All’interno del parco, gli ospiti si muovono a bordo del Dollywood Express, un treno a vapore che esisteva da prima che aprisse il parco in quanto fu voluto dal precedente proprietario del parco a tema “Rebel Railroad” nel 1961.
Getty ImagesIl Dollywood Express, il treno a vapore che attraversa Dollywood
Dollywood non è solo un parco dei divertimenti. L’artista aveva volto che ci fossero anche negozi di artigianato locale. Inoltre, e viene utilizzato come sede per eventi musicali (in alcuni casi anche concerti della stessa Dolly. Inoltre, parte dei proventi degli esercizi è destinato ad attività benefiche attraverso la Dollywood Foundation, una fondazione che si occupa principalmente dell’alfabetizzazione dei bambini e che gestisce un programma chiamato Imagination Library, che prevede l’invio gratuito di un libro al mese a tutti i bambini di età inferiore ai 6 anni residenti nelle tre aree in cui sono presenti le attività di Dollywood.
Getty ImagesDoilly Parton nella sua Dollywood
La casa di Sevierville
Nel 1984, i genitori della Parton, Robert Lee e Avie Lee Parton, acquistarono una casa con il tetto rosso a Sevierville, nel Tennessee. La casa, molto più grande della baita di montagna, era stata costruita nel 1917 e aveva tre camere da letto, due bagni e mezzo e due camini, un notevole cambiamento. Immersa in oltre 25 ettari di dolci colline verdi, la proprietà offriva privacy, ampi spazi e una vista panoramica sul paesaggio. Dopo la morte dei genitori, nel 2003 Parton vendette la casa a un amico di famiglia. A distanza di quasi vent’anni, gli attuali proprietari di “Red Top” continuano a portare avanti l’eredità filantropica della famiglia Parton. Nel 2022, hanno trasformato temporaneamente l’incantevole abitazione in una location per matrimoni, dopo che una struttura vicina era andata distrutta negli incendi boschivi della contea di Sevier. Oggi, una statua di bronzo di Dolly Parton che raffigura la cantautrice giovane con la chitarra in mano è ubicata davanti al tribunale della contea.
Getty ImagesLa statua di Dolly Parton a Sevierville, Tennessee
I luoghi di Dolly Parton a Nashville
Nashville ha rappresentato la rampa di lancio con cui la ragazza Dolly cresciuta nelle Great Smoky Mountains si è trasformata in una leggenda globale, Dolly Parton. Il rapporto tra Dolly e Nashville è stato indissolubile e decisivo per l’intera storia della musica country: Nashville rappresenta per lei la terra delle opportunità, mentre Dolly è diventata una delle più grandi icone cittadine.
Il giorno esatto dopo essersi diplomata nel 1964, da diciottenne, prese un autobus di linea dalla sua città di campagna per trasferirsi a Nashville. Proprio il primo giorno in città incontrò il futuro marito, Carl Dean. Nella capitale del songwriting, Dolly si è affermata inizialmente come autrice per altri artisti, firmando contratti con le storiche etichette di Music Row prima di esplodere come solista, registrando nello storico RCA Studio B, dove ha inciso molti dei suoi più grandi successi, tra cui “Jolene” e “I Will Always Love You”.
123RFGli honky-tonk lungo la Music Row a Nashville
Ha esordito al celebre Grand Ole Opry di Nashville, uno dei luoghi simbolo della musica country, ad appena 13 anni (introdotta dal mitico Johnny Cash a cui è stato dedicato un museo a Nashville), diventandone poi membro ufficiale nel 1969. È stato lo palcoscenico che l’ha consacrata nell’olimpo della musica country. La città la celebra al Country Music Hall of Fame, il museo che conserva cimeli, abiti di scena e dischi d’oro dedicati alla sua carriera, con una sezione permanente d’onore e con la sua inclusione nella Nashville Songwriters Hall of Fame dal 1986.
Chicky Diaz è il portiere più amato del Bohemia Apartments, il palazzo più prestigioso dell’Upper West Side, il quartiere di Manhattan dove vivono le famiglie più ricche di New York City. Tra celebrity, finanzieri, vedove miliardarie, galleristi d’arte – come Emily Longworth, la protagonista del libro L’ultimo turno di Chris Pavone -, e uomini d’affari che hanno fatto tanti soldi (anche sporchi), come il marito di lei, Whitaker (Wit) Hamilton Longworth, Chicky deve garantire la loro sicurezza.
La trama
Emily non è nata ricca, viveva in uno squallido monolocale della Gande Mela, ma quando ha conosciuto il marito, la sua vita è cambiata radicalmente. Si è sposata, ha avuto due bambini, ha praticamente smesso di lavorare perché non è chic per una donna guadagnarsi dei soldi, così continua a fare consulenze per non annoiarsi e per sfuggire a quel marito che si è rivelato essere un mostro.
Nonostante dovrebbe avere tutto quello che ha sempre desiderato, Emily non è felice e odia profondamente l’uomo che le sta accanto, che detestava in silenzio già prima delle recenti rivelazioni sull’origine della sua immensa fortuna. Peccato che il contratto prematrimoniale sia inattaccabile e che lei non abbia ancora trovato la forza di lasciarlo.
Per fortuna, durante un evento mondano a cui prende parte senza il marito, Emily conosce Julian Sonnenberg, critico d’arte di successo con il quale ha molto in comune, un uomo che ha vissuto per cinquant’anni una vita piena e cosmopolita e di cui si innamora.
Il condominio Bohemia ha due ali separate, una per ricchi, l’altra per super ricchi, dove vivono isia i Sonnenberg sia i Longworth, con un sistema di sicurezza al top. Qui ci sono solo grandi appartamenti, come il 2A dove vive Julian. C’è chi ne possiede addirittura due, come i Longworth, che vivono nel lussuoso attico, l’appartamento 11C-D. Sonnenberg possiede uno degli appartamenti meno costosi dell’edificio. La penthouse di Longworth è costata 32 milioni di dollari, più altri 7 milioni per ristrutturarne la superficie di 650 mq. Lì risiedono altri miliardari, ma Wit è il più ricco.
Chicky lavora al Bohemia da 28 anni, è lui “la vera definizione di portiere, con la sua uniforme immacolata e il suo cappello a campana”. Ex marine, portoricano di 51 anni, anche lui ha un ruolo fondamentale nella trama del thriller.
Dov’è ambientato il giallo
Quasi tutto il libro è concentrato all’interno del prestigioso condominio Bohemia che si trova nell’Upper West Side, nome fittizio di uno dei tanti palazzi per ricchi che s’affacciano direttamente su Central Park da una parte (Central Park West), e sul fiume Hudson dall’altra. lLa zona pià bella in assoluto di New York.
L’Upper West Side corrisponde esattamente a quel quadrilatero compreso tra la West 59th Street e la West 110th Street ed è considerato il quartiere culturale e intellettuale. In questa zona ci sono la Columbia University, l’American Museum of Natural History, il New York Institute of Technology e il Lincoln Center for the Performing Arts. Giusto per citare alcuni degli indirizzi più noti.
L’immagine che Chris Pavone ci mostra di Manhattan in L’ultimo turno è quella dell’immaginario collettivo fatto di luci al neon, taxi gialli che sfrecciano tra le avenue, suv che scaricano i residenti di lussuosi flat in cui vivono i ricchi, sempre carichi di sacchetti dello shopping nella Fifth Avenue, tate con bambini e microscopici cagnolini appena usciti dalla toelettatura.
Il Bohemia non esiste nella realtà, ma potrebbe essere un qualsiasi palazzo elegante dell’Upper West Side. Pavone si sarebbe ispirato ai fatti reali accaduti nel celebre The Dakota, il condominio di lusso della fine dell’800, anch’esso nella Upper West Side di Manhattan, sulla 72^ strada, dove vivevano John Lennon e Yoko Ono quando nel 1980 un uomo sparò al componente dei Beatles. E i Lennon non furono né i primi né gli ultimi tra i personaggi di fama mondiale ad aver fatto del Dakota la propria casa. Per esempio, Lauren Bacall, Judy Garland e Leonard Bernstein abitarono tutti qui. Questi nomi di spicco sono stati ormai soppiantati da miliardari per i quali l’edificio rappresenta un pied-à-terre ovvero soltanto una delle loro numerose residenze. Gli stessi Longworth dividono la loro esistenza tra l’attico a Manhattan e la villa a Martha’s Vineyard, nel Massachusetts, vicino alla costa meridionale di Cape Cod, un’esclusiva meta di svago lungo la costa degli Stati Uniti dove trascorrono le vacanze i Presidenti americani, celebrità e villeggianti facoltosi.
Dalla descrizione che Pavone fa del palazzo, però, con due alte torri distinte, ci saremmo immaginati un edificio più simile a un altro palazzo molto famoso, quasi iconico, di Central Park, che molti avranno sicuramente già visto se non personalmente almeno in decine di film e serie Tv: The San Remo.
123RFThe San Remo, iconico edificio affacciato su Central Park a New York
A due passi dal Dakota, è un famoso palazzo di lusso di New York degli inizi del Novecento. Si trova al 145-146 di Central Park West, di fronte a Central Park. Progettato da Emery Roth e completato nel 1930, è stato il primo grattacielo residenziale con torri gemelle della città. Nel corso degli anni, anche questo palazzo ha ospitato molte celebrità, tra cui Steve Jobs, Bono degli U2 (che comprò l’appartamento da Steve Jobs), Steven Spielberg, Demi Moore, Dustin Hoffman, Dodi Al-Fayed.
Il San Remo ha un gemello, l’Eldorado, uno storico palazzo residenziale in stile art déco dell’Upper West Side di New York, affacciato sul lato occidentale di Central Park.
Al di là della trama avvincente, questo giallo fa proprio venire voglia di fare un viaggio a New York.
Se il buongiorno si vede dal mattino, il calendario delle mostre che ci attendono al rientro dalle vacanze estive nelle nostre città non fa che preannunciare un anno culturale ricco di appuntamenti.
Il mese di settembre sarà bello pieno di inaugurazioni, dalle grandi città come Milano, Roma, Torino e Bologna, alle città d’arte come Mantova, Parma e Ferrara.
Abbiamo selezionato le dieci mostre più importanti e interessanti da non perdere in Italia a settembre.
Per chi trascorre l’estate in Liguria o nella vicina Costa Azzurra, non può mai mancare una tappa nel Principato di Monaco. Ogni estate, sono tante le novità che Montecarlo propone a chi la visita.
Anche quest’anno sono parecchie, tra mostre dedicate ai miti monegaschi – dalla diva Grace Kelly che lasciato un segno indelebile ai motori della Formula Uno –, nuovi quartieri per super ricchi, ma anche nuovi parchi e iniziative volte alla sostenibilità. Grossi cambiamenti, insomma, ma anche grandi classici, per un luogo che, da secoli, fa sognare. Ecco cosa vedere di nuovo se siete in città.
La partenza della Vuelta
La Vuelta 26, la più importante corse a tappe di ciclismo spagnola, insieme al Giro d’Italia e al Tour de France, prenderà il via a Monaco il pomeriggio del 22 agosto 2026, con una spettacolare cronometro che si disputerà tra le strade del Principato. Il Casinò di Monte Carlo sarà il punto di partenza di una tappa che toccherà luoghi iconici come la spiaggia del Larvotto, lo stadio Louis II e l’interno del Chapiteau dell’Espace Fontvieille. Naturalmente, per tutto il giorno il traffico automobilistico sarà deviato, ma sarà uno spettacolo unico che attirerà migliaia di appassionati e di turisti.
È stato completato ed è ora visitabile il nuovo progetto edilizio chiamato Mareterra, un enorme complesso affacciato sul mare progettato dagli studi di architettura Valode & Pistre e Renzo Piano Building Workshop in collaborazione con il paesaggista Michel Desvigne e con opere open air dell’architetto giapponese Tadao Ando, dello scultore britannico Anish Kapoor e dell’americano Alexander Calder. In alcuni punti, il mare entra proprio nelle fondamenta della piattaforma, tanto che uno degli ingressi dei nuovi condomini, che prende il nome di Grotte Bleue, è aperto al pubblico e, in un’intercapedine di cemento armato, si possono vedere le fondamenta che entrano direttamente nel mare e guardare un video che mostra i fondali marini di quella zona. Il quartiere comprende palazzine (in quella progettata da Piano, che ricorda la chiglia di una nave, ci vivono alcuni dei piloti di Formula Uno che, nonostante in pista siano rivali, in realtà qui sono vicini di casa), ville su più livelli, una marina, negozi e ristoranti. In questo nuovo quartiere color ocra, che a tratti ricorda un po’ una città del Medioriente, tra passeggiate, fitta vegetazione, incluse le piante aromatiche, e strade pedonali affiancate da rivoli d’acqua e da ampie piscine a sfioro, l’atmosfera è ovattata e non si sente quasi il rombo dei motori delle Ferrari che sfrecciano in continuazione sul lungomare del Larvotto.
@SiViaggia - Ilaria SantiIl nuovo quartiere di Mareterra nel Principato di Monaco
Il matrimonio del secolo
Il Palais Princier, sulla rocca di Monaco, ospita la mostra “Wedding of the Century” che celebra i 70 anni del matrimonio tra il Principe Ranieri III e Grace Kelly che ha fatto sognare il mondo. Dai gioielli donati dalla cittadinanza monegasca alla neo-sposa ai suoi abiti più belli, incluso quello da sposa. che ha fatto il giro del mondo, sono in mostra insieme a ritratti, fotografie e ad altri memorabilia della vita privata della coppia reale. Un’occasione, per chi non lo avesse mai fatto, di visitare anche le sale di Palazzo aperte al pubblico, con i marmi, gli affreschi e i soffitti a volta. Si può visitare la mostra fino al 25 settembre 2026.
@SiViaggia - Ilaria SantiL’abito da sposa indossato da Grace Kelly in mostra a Palazzo
Il matrimonio del secolo 2
Per i più romantici, che desiderano ripercorrere le tappe del matrimonio del secolo, a L’Engelinè, nella stessa via del Jardin Exotique, è in mostra “Un Mariage sous les projecteurs. Rainier III et Grace Kelly. 12-19 avril 1956” (Un matrimonio sotto i riflettori. Ranieri III e Grace Kelly. 12-19 aprile 1956) con film, fotografie, documenti d’archivio e apparecchiature che ripercorrono la storia di una produzione cinematografica unica e che illustrano nel dettaglio l’apparato mediatico di un evento che ha cambiato il volto del Principato di Monaco. Infatti, in occasione delle nozze di Ranieri e Grace, per agevolare il lavoro dei circa 1800 giornalisti giunti da ogni parte del mondo e le Tv ufficiali dell’epoca, Radio Monte-Carlo e Télé Monte-Carlo, che hanno curato la produzione e la trasmissione delle cerimonie in Eurovisione, raggiungendo 30 milioni di telespettatori, era stata allestita una sala stampa sulla Rocca. Tutti questi filmati, uniti a quelli amatoriali, che hanno documentano il fervore dell’intera popolazione, sono stati raccolti dall’Institut Audiovisuel de Monaco e vengono proiettati tutti i giorni gratuitamente dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 17:30 (16:30 il venerdì) fino al 26 febbraio 2027 nella sede dell’istituto.
Auto, rally e Formula Uno
Se la mostra sul matrimonio farà sognare molte donne, quella al Grimaldi Forum farà sognare i maschietti. Poiché Montecarlo fa rima con Formula Uno, dallo scorso 30 giugno è in corso la mostra “Monaco e l’automobile, dal 1893 ai giorni nostri”, aperta al pubblico solo fino al 6 settembre 2026. Distribuita su una superficie di oltre 3.500 mq, la mostra offre un viaggio attraverso oltre 130 anni di storia che legano il Principato al mondo dell’automobile. Oltre 50 veicoli autentici, tutti legati a Monaco, raccontano una storia che parte dai primi concorsi d’eleganza della fine del XIX secolo, che passa dal Rally di Monaco Monte-Carlo in corso dal 1911 e dal primo Gran Premio di Monaco del 1929. Grazie al contributo dell’Automobile Club de Monaco, il percorso espositivo riunisce archivi eccezionali, spesso inediti, oltre a numerosi documenti, fotografie e video che consentono di rivedere le auto in azione. Tra i pezzi più importanti figura la Rolls-Royce Silver Wraith del matrimonio del Principe Ranieri III e di Grace Kelly nel 1956, auto da rally, monoposto da GP e un omaggio ai piloti monegaschi Louis Chiron, uno dei più grandi piloti tra le due guerre mondiali, e al nostro ferrarista Charles Leclerc.
Ha riaperto la scorsa primavera, dopo sei anni di lavori per un importante intervento di ristrutturazione, il Jardin Exotique di Montecarlo, uno degli angoli più pittoreschi e meno noti del Principato di Monaco. Questo parco che sorge dietro i moderni grattacieli è considerato uno dei giardini più belli del mondo e adesso è ancora più bello di prima. Con la sua straordinaria collezione di piante grasse del deserto e cactus provenienti da ogni angolo del mondo, il Giardino Esotico di Montecarlo è un microcosmo che merita assolutamente di essere visitato. Il percorso obbligato si snoda tra sentieri immersi nella vegetazione. C’è anche una grotta nascosta, Grotte de l’Observatoire, scoperta nel 1916 durante i lavori per la costruzione delle fondamenta e aperta per le visite guidate con specialisti. A ogni svolta, si aprono panorami mozzafiato sul mare, sulla Rocca di Monaco e sul profilo della Costa Azzurra.
@Ezio CairoliIl percorso affascinante dentro il Giardino Esotico
Il Nuovo Museo Nazionale di Monaco
A partire dallo scorso 3 luglio, il Nouveau Musée National de Monaco presso la Villa Paloma dedica una mostra al pittore rumeno Victor Brauner (1903-1966), figura di spicco del surrealismo internazionale. “Victor Brauner, L’Aventure magique” riunisce oltre 160 opere tra dipinti, disegni e sculture che abbracciano l’intera carriera dell’artista dagli Anni ’20 agli Anni ’60, tutte provenienti da una collezione privata con sede a Monaco. Il percorso espositivo è completato da dieci oggetti d’arte extra-occidentali appartenuti allo stesso Brauner, concessi in prestito dal Museo d’arte moderna e contemporanea di Saint-Étienne Métropole nella Loira. Villa Paloma si trova a due passi dal Jardin Exotique e, dalla sua terrazza panoramica, si gode di una splendida vista sul Principato.
Il tema della sostenibilità è molto sentito nel Principato e lo stesso Principe Alberto II ci tiene moltissimo. In occasione del 50° anniversario dell’Associazione Monegasca per la Protezione della Natura (AMPN) presso Le Méridien Hub del Méridien Beach Plaza è stata allestita una mostra fotografica che ripercorre mezzo secolo di impegno a favore della salvaguardia delle aree marine protette di Monaco, visitabile fino al 15 ottobre 2026. Questa retrospettiva immerge i visitatori nel cuore della storia dell’associazione e delle sue numerose iniziative a favore della biodiversità marina. Attraverso fotografie d’archivio, immagini contemporanee, documenti sui programmi di ricerca scientifica, i progetti di ripristino ecologico, le innovazioni tecnologiche e le numerose iniziative la mostra testimonia l’evoluzione delle missioni dell’AMPN e il suo ruolo fondamentale nella protezione del litorale monegasco.
Un nuovo modo di visitare Montecarlo
Il Principato di Monaco ha da poco lanciato un’iniziativa chiamata Visit Monaco City Walk che consente ai visitatori di girare per tutta la città a piedi, lasciando l’auto in uno dei tanti parcheggi, dove spesso la prima ora è gratuita, passeggiando tra i vari quartieri, approfittando delle numerose esperienze proposte lungo il percorso lasciandosi guidare. Grazie alla vicinanza dei principali luoghi di interesse, infatti, Monaco si scopre facilmente a piedi o con le biciclette da noleggiare. Da un quartiere all’altro, i visitatori possono passeggiare ed esplorare giardini, musei, negozi, ristoranti, panorami o luoghi emblematici. Sul sito citywalk.visitmonaco.com (anche in italiano) vengono indicati gli itinerari consigliati con i tempi di percorrenza, tra cui anche alcuni percorsi pedonali, i parking con tanto di posti disponibili in tempo reale e la mappa interattiva.
Non tutti sanno che nel Principato di Monaco esiste un interessantissimo museo della storia: il Musée d’Anthropologie Préhistorique de Monaco, fondato dal Principe Alberto I, che si trova anch’esso nei presso di Villa Paloma e del Jardin Exotique. Per tutta l’estate, sono in corso due mostre molto interessanti e istruttive, specie per i ragazzi: la prima, interattiva e immersiva, intitolata “From Toumaï to Sapiens” (fino al 16 ottobre 2026) racconta la nascita e l’evoluzione della specie e ripercorre il cammino di quegli esseri umani che inventarono gli strumenti e dominarono il fuoco, prima di lasciare la culla dell’umanità in Africa per popolare l’intero pianeta nell’arco di circa 10.000 anni; la seconda, “Magies d’ailleurs” (“Magie da altrove”) è una mostra immersiva per gli appassionati di scoperte, di riti, magia e costumi tradizionali (fino al 15 dicembre 2026). Il museo apre dalle 9 alle 18 e organizza anche visite guidate. Vale la pena visitarlo anche solo per ammirare lo scheletro di un mammutdi oltre 30mila anni scoperto nella Siberia settentrionale: lo scheletro è lungo 5 metri e alto più di tre.
Il calendario di agosto continua a essere ricco di appuntamenti enogastronomici in tutta Italia. Dalla Liguria alla Sicilia, sono tantissime le sagre e le feste tradizionali che si svolgono da Nord a Sud d’Italia.
Dal riso alla polenta, dal miele alle nocciole, dalla festa del fieno a quelle patronali, abbiamo selezionato dieci eventi imperdibili che faranno felici tutta la famiglia.
Festival del Riso 2026 a Castel d’Ario (MN)
Dal 22 al 25 agosto 2026, il paese di Castel d’Ario ospita la 14ª edizione del Festival del Riso, nell’ambito della tradizionale Fiera d’agosto: quattro serate dedicate ai sapori del territorio di Mantova, alla convivialità e alla cultura gastronomica locale. Piazza Garibaldi e piazza Castello tornano a riempirsi di tavolate, profumi e visitatori pronti a lasciarsi conquistare da uno dei simboli della cucina mantovana. Il protagonista assoluto è il Concorso di Risotti “Spiga d’Oro”, la sfida culinaria che ogni sera mette a confronto interpretazioni diverse di uno dei piatti più iconici della tradizione. Un’occasione per degustare ricette originali, confrontare sapori e, perché no, eleggere il proprio risotto preferito. Si potranno assaggiare il risotto con zafferano, prosecco e gamberetti, il risotto ai funghi porcini, il tradizionale risotto con Pèssin, il celebre risotto con le rane, autentica specialità della cucina di pianura, il riso con i Saltarei, il classico risotto all’Isolana, il risotto con cacio, pepe e pancetta croccante, il risotto Oro di Sicilia, impreziosito dai sapori mediterranei, e il risotto con radicchio, speck e Monte Veronese.
A Guardia Perticara il 20 e 21 agosto si festeggia la Strazzatella, la focaccia che profuma di forno e di tradizione, croccante fuori, morbida dentro, appena sfornata e ancora fumante, nasce dallo stesso impasto del pane e, da secoli, accompagna la vita delle famiglie di uno dei borghi più affascinanti della Basilicata, conosciuto come il paese delle case in pietra. Il 21 agosto la Strazzatella esce dai forni e diventa la regina della tavola. Guardia Perticara le dedica una giornata speciale, invitando visitatori e appassionati a scoprire un prodotto che racchiude tutta la semplicità e la genuinità della cucina lucana.
Sagra delle Sagne Scandrigliesi a Scandriglia (RI)
Venerdì 21 e sabato 22 agosto 2026, appuntamento con la 41^ Sagra delle Sagne Scandrigliesi, una tradizionale sagra storica, la cui prima edizione risale all’86. Attesa e sentita festa popolare, con degustazione di specialità locali, prodotti tipici e serate musicali danzanti, la festa è dedicata alle “Sagne” (fettuccine), una specialità di pasta all’uovo, confezionate a mano dalle donne del posto, condite con sugo cucinato secondo l’antica ricetta. Con le “Sagne”, saranno serviti anche bruschette con l’olio extra vergine d’oliva di Scandriglia e vino. Ad animare l’evento, anche mercatini artigianali, animazione, folklore.
Il weekend del 21-22 agosto, il centro storico di Melendugno, tra i più belli del Salento, diventa il cuore del miele grazie a Le vie del Miele, un evento giunto alla quinta edizione con degustazioni di miele del territorio accompagnate dai sapori tipici della gastronomia locale. Il programma prevede due serate destinate a valorizzare e promuovere questo prodotto caratteristico del posto, anche attività per bambini, street food, musica dal vivo e le caratteristiche luminarie della tradizione pugliese. Il miele di fieno greco prodotto a Melendugno si è aggiudicato il premio Il Miele del Sindaco nel 2019. Il legame tra il territorio di Melendugno e il miele è molto antico: il simbolo della città, infatti, raffigura un albero di pino con un alveare sul tronco, circondato da tre api in volo. I vari appuntamenti avranno inizio alle 16.30 e continueranno fino a tarda serata.
Festa di San Vito a Omegna (VB)
La Festa di San Vito è una delle feste patronali più antiche e frequentate del Piemonte e quest’anno giunge alla 123^ edizione. Si svolge a Omegna, sul Lago d’Orta, è quest’anno in programma dal 21 al 31 agosto su uno degli specchi lacustri italiani più amati dai turisti provenienti da ogni angolo del mondo. Agli eventi legati al culto, tra cui la suggestiva processione religiosa con l’urna di San Vito (la comunità custodisce da secoli la memoria del Santo, martire giunto sulle sponde del Lago d’Orta dalle Catacombe romane il “giorno delle calende”, il 27 agosto 1611), si aggiungono le molte occasioni di musica e divertimento con i fuochi d’artificio.
@Giancarlo ParazzoliLa Festa di San Vito Omegna sul Lago d’Orta
Sagra della polenta a Orvinio (RI)
Polenta fumante, un castello (Malvezzi-Campeggi) che domina il borgo e un paese che un tempo si chiamava Canemorto. Questo è il motivo per cui il 22 e 23 agosto vale la pena organizzare un fuoriporta a Orvinio, uno dei Borghi più belli d’Italia, nel cuore dei Monti Lucretili. La protagonista assoluta del weekend sarà la 43ª Sagra della Polenta, l’appuntamento che da oltre quarant’anni richiama appassionati della cucina tradizionale e visitatori alla ricerca dei sapori più autentici della Sabina. Qui la polenta non è soltanto un piatto, è un rito collettivo, un’occasione per ritrovarsi in piazza, mangiare insieme e vivere l’atmosfera genuina di un borgo dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso. Lo stand gastronomico aprirà entrambe le giornate alle 19.00, pronto a servire fumanti porzioni di polenta. Già dal pomeriggio, i bambini potranno partecipare al laboratorio “La Polenta” e divertirsi nell’area gonfiabili. Alle 18.00 spazio ai vini del territorio.
Festa dal Fen a Livigno
Il 23 agosto 2026, in Valtellina è il momento della Festa dal Fen, un appuntamento che celebra il rapporto profondo tra la comunità e la terra attraverso la rievocazione delle antiche tecniche di lavorazione del fieno. Una giornata dedicata ai gesti della tradizione contadina, alla cura del territorio e al valore di quei saperi che ancora oggi raccontano il legame tra uomo e montagna. La festa si trascorre in compagnia di un gruppo folkloristico e di costumi caratteristici di Livigno per rivivere le tradizioni locali. Alle ore 10.00 si svolge la sfilata con partenza dalla Chiesa di Santa Maria Nascente. Durante la giornata, esibizioni, pranzo, giochi, rappresentazione della fienagione, della vita d’un tempo e ballo liscio con orchestra. A seguire, cena e serata danzante.
Ufficio stampaLa Festa dal fen a Livigno
Fiera Nazionale della Nocciola di Cortemilia (CN)
Prende il via il 22 agosto 2026 la 72ª Fiera Nazionale della Nocciola di Cortemilia, l’appuntamento di riferimento per la promozione della Nocciola Piemonte IGP e dell’intero territorio dell’Alta Langa e, allo stesso tempo, un’importante occasione per raccontare un territorio fatto di paesaggi, cultura, tradizioni, turismo e qualità della vita. Cortemilia appartiene al circuito dei Borghi Sostenibili della Regione Piemonte ed è considerata la capitale della Nocciola Piemonte IGP. La Nocciola Tonda Gentile delle Langhe trova proprio in quest’area le condizioni ambientali ideali per sviluppare caratteristiche uniche di qualità, aroma e versatilità, diventando negli anni un prodotto apprezzato in Italia e nel mondo. La fiera offre un ricco calendario di iniziative dedicate all’enogastronomia, alla cultura, agli spettacoli, alle attività per famiglie e alla scoperta dell’Alta Langa. La novità dell’edizione 2026 sarà il gemellaggio con il Trentino-Alto Adige, che porterà a Cortemilia il racconto di una nuova eccellenza: il Presidio Slow Food del Grano Saraceno di Terragnolo, espressione di una tradizione agricola antica e di un patrimonio culturale che continua a essere custodito e valorizzato. Sabato e domenica saranno presenti gli stand istituzionali della Regione Autonoma Valle d’Aosta e del Presidio Slow Food del Grano Saraceno di Terragnolo.
Il 22 e 23 agosto nella laguna di Santa Giusta si svolge la 45ª edizione della Regata de Is Fassonis, due giornate dedicate a una delle tradizioni più sentita della comunità, un evento capace di unire storia, cultura, ambiente, abilità dei regatanti, musica e gastronomia. Is Fassonis sono le antiche imbarcazioni nate dalle erbe della laguna. Sabato 22 agosto la regata dei cius a remi apre la manifestazione, per poi lasciare spazio alla degustazione dei prodotti della gastronomia locale e alla musica. Domenica 23 agosto, a partire dalle 17, i regatanti sfileranno accompagnati dai gruppi folk in abito tradizionale sardo, mentre la regata vera e propria inizia alle 17.30. La festa proseguirà alle 20.30 con la Sagra del pesce arrosto e poi con il concerto dei Tazenda.
Ufficio stampaUn momento della Regata Is Fassonis in Sardegna
DiVino Etrusco a Tarquinia (VT)
Dal 20 al 23 e dal 27 al 29 agosto 2026, il centro storico di Tarquinia ospita la 20ª edizione di DiVino Etrusco, con 53 cantine della Dodecapoli etrusca, di Calabria, Sicilia e Sardegna. Si tratta di uno degli appuntamenti enogastronomici più attesi dell’estate nella Tuscia, capace di valorizzare le realtà vitivinicole e di aprirsi al confronto con altre regioni, in un percorso di degustazioni curato dai sommelier.
Ufficio stampaUn momento di DiVino Etrusco a Tarquinia
Domenica 23 agosto 2026, aprono di nuovo per un giorno alcuni dei castelli più belli del Piemonte. L’evento Castelli Aperti si era già svolto lo scorso 2 agosto ed è un’ulteriore occasione per scoprire alcuni dei testori che hanno fatto la storia d’Italia.
In tutte le province piemontesi, sono tantissimi i manieri, le fortezze e le dimore storiche che dominano le vallate e che sono aperti al pubblico per le visite. Anche d’estate, la cultura non si ferma e se avete occasione di essere in zona, è la gita domenicale più interessante che possiate fare.
Ecco quali castelli si possono visitare quel giorno divisi per provincia.
Torino
Nella provincia di Torino apre il meraviglioso Castello di Agliè – Villa Il Meleto, Casa di Guido Gozzano, una delle dimore storiche più affascinanti del Piemonte e una meta perfetta per chi cerca una gita culturale fuori città (è a un’ora di strada dal Capoluogo piemontese) con interni sontuosi e un parco monumentale che sembra uscito da un film in costume (non a caso è entrato anche nell’immaginario pop italiano come set della celebre serie Tv Elisa di Rivombrosa). Si può visitare dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 19.00. Ingresso: 8 euro.
@Dario Fusaro - Consorzio delle Residenze Reali SabaudeIl maestoso Castello di Agliè
L’altro castello della provincia torinese è il Castello di Masino a Caravino. Immerso in un parco monumentale, la dimora di un illustre casato piemontese: la famiglia dei Conti Valperga di Masino, racconta mille anni di storia in un percorso tra saloni affrescati e arredati e un parco meraviglioso. Oggi è un Bene del Fondo per l’Ambiente Italiano. Si può visitare dalle 10.00 alle 18.00. Il biglietto per la visita del castello e del parco costa 15 euro (per gli iscritti al FAI è gratuito).
123RFL’elegante Castello di Masino in Piemonte
Asti
Sulle cime delle colline dell’astigiano sono tantissimi i castelli che spuntano qua e là. Non tutti sono aperti per le visite domenica, però, ecco quali: Torre del Conte Ballada di Saint Robert a Castagnole delle Lanze. La storia di questo luogo è particolare: nel 1878, il Conte Paolo Ballada di Saint Robert venne ad abitare a Castagnole dove acquistò la casa del castello e il colle adiacente, che ripopolò di piante e di fiori e dove fece costruire la torre. Si visita dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00. L’ingresso costa 3 euro, con un calice di vino, 8 euro.
L’area del Castello di Castelnuovo Calcea è un altro dei luoghi vistabili. Del castello di origine medievale oggi non restano che i bastioni e la torre di avvistamento. Eretto nel 1154 per volere dei marchesi d’Incisa, fu distrutto dai savoiardi nel 1634, ma fu ricostruito più volte perché subì numerose distruzioni durante le guerre che insanguinarono il Monferrato nei due secoli successivi. L’ultimo importante restauro è avvenuto nel XVII secolo in cui furono ricostruitele torri, il dongione e riparata la parte danneggiata da un grave incendio. La visita è libera dalle 10.00 alle 19.00 e anche l’ingresso è gratuito.
Il Castello di Costigliole d’Asti o Castello di Rorà ricorda i castelli francesi della Loira. Se nel corso del ‘500 divenne un’importante roccaforte militare, quello che vediamo oggi si deve all’opera di ristrutturazione avvenuta nell’Ottocento. Ancora oggi è in parte di proprietà privata e in parte del Comune. Apre dalle 10.30 –alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.30. Il biglietto costa 5 euro.
Nell’astigiano, si può anche salire sulla Torre medievale a San Giorgio Scarampi. Nel Medioevo, questo borgo che si erge a 655 metri d’altezza, era un importante avamposto militare. L’accesso è libero dalle 09.00 alle 19.00.
Cuneo
La provincia di Cuneo vanta alcuni dei borghi più belli d’Italia, alcuni noti ormai in tutto il mondo. Tra questi c’è Barolo e domenica si può visitare il Castello Falletti di Barolo che ospita il WIMU Wine Museum. Nato con funzione militare, divenne residenza, e poi fu radicalmente trasformato per ospitare un collegio e infine un museo. Aperto dalle 10.30 alle 19.00, l’ingresso costa 9 euro.
Aperto anche il Castello Reale di Govone, dalle 10.00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18.00. Fa parte del circuito delle Residenze Sabaude piemontesi, che l’UNESCO ha inserito nella lista del patrimonio artistico mondiale. Ingresso: 8 euro.
Famoso è anche il Castello dei Principi d’Acaja a Fossano che, per l’occasione, organizza tour alle ore 11.00, 15.00 e 16.30. Questa storica fortezza costruita tra il 1324 e il 1332 da Filippo I d’Acaja, fu poi trasformata dai Savoia in residenza signorile e oggi ospita la biblioteca civica. Ingresso 5 euro.
Domenica si organizzano ogni ora dalle 10.30 alle 17.30 visite guidate anche al Castello di Roddi, un esempio di architettura fortificata risultato di interventi successivi. Nel Cinquecento, fu proprietà del conte Gaio Francesco della Mirandola, nipote del grande filosofo e umanista Pico. All’interno si conservano decorazioni risalenti al Tre/Quattrocento e le cucine, risalenti al ‘500. Ingresso 6 euro.
Il Castello di Serralunga d’Alba è considerato il simbolo di questo paesaggio e domina uno dei borghi più belli e intatti delle Langhe, circondato dalle colline dei grandi vini. È uno degli esempi meglio conservati di castello nobiliare trecentesco del Piemonte e rappresenta un caso unico in Italia per la sua struttura architettonica, propria di un donjon francese. Il castello è aperto per visite guidate alle 10.30; 11.15; 12.00; 12.45; 14.30; 15.15; 16.00; 16.45; 17.30. Ingresso 6 euro.
Un altro Bene del FAI è il Castello della Manta, una fortezza medievale dal fascino severo, che nella sua Sala Baronale custodisce una stupefacente testimonianza della pittura tardogotica profana, ispirata ai temi dei romanzi cavallereschi. Il castello è aperto con orario 11.00-19.00. Ingresso intero 11 euro, gratuito per gli iscritti al FAI.
iStockVeduta panoramica del Castello della Manta
Tantissimi anche i musei aperti in occasione della giornata dei Castelli Aperti del Piemonte. Ad Alba si visita il Museo Diocesano dalle 14.30 alle 18.30, ingresso 5 euro. A Bra, il Museo Civico di Storia Naturale Craveri e il Museo Civico di Palazzo Traversa, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30 e Ingresso 5 euro per i singoli musei, 10 per tutti i musei civici Bra. A Dronero il Museo Civico Luigi Mallé (15.00 – 19.00, ingresso 5 euro). A Magliano Alfieri il Museo dei soffitti in gesso e il Teatro del Paesaggio, a cui s può aggiungere il Castello degli Alfieri, aperto con orario 10.30-18.30. Ingresso intero 5 euro per un museo, 7 euro per due musei. A Mombasiglio, il Museo del Generale Bonaparte nel Castello di Mombasiglio merita una visita, specie con i bambini, che impazziranno nel vedere migliaia di soldatini e il plastico che ricostruisce la battaglia del Bricchetto del 21 aprile 1796, quella che aprì a Bonaparte le porte della storia. Si visita dalle ore 10.00 alle ore 18.00, ingresso 8 euro.
Merita assolutamente una visita per la sua incredibile storia il Palazzo Salmatoris di Cherasco. Costruito all’inizio del ‘600, più volte abbellito, ingrandito e rimaneggiato, qui fu firmata la pace del 1631, nelle sue sale fu deposta la Sindone, allontanata da Torino nel 1706, e sempre qui Napoleone Bonaparte impose l’armistizio del 1796 ai Piemontesi, le sue sale furono elette più volte ad abitazione dalla corte Sabauda. Le visite sono aperte dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30. Ingresso gratuito.
A Saluzzo si possono visitare più luoghi aperti: la Casa Natale di Silvio Pellico, con visite accompagnate dalle 14:00 alle 19:00, ingresso 3,5 euro; Casa Cavassa (10.00-13.00 e 14.00-19.00, ingresso 6 euro), la Torre Civica e la Pinacoteca Olivero (10.00-13.00 e 14.00-19.00, biglietto 3,5 euro, la Villa Belvedere Radicati (10.00-13.00 e 14.00-19.00, 5 euro) e La Castiglia (10.00-13.00 e 14.00-19.00, ingresso 8 euro).
Diversi luoghi visitabili anche a Savigliano: il Museo Civico A. Olmo e Gipsoteca D. Calandra (10.00-13.00 e 15.00-18.30, 5 euro); Palazzo Muratori Cravetta con visite guidate e prenotazione obbligatoria alle 09.30 e alle 14.00; la Torre Civica alle 10.30 e alle 15.00 (3 euro).
A Priero si possono visitare dalle ore 10.00 alle ore 18.00 sia la Torre Medievale sia il borgo con tour guidati, previa prenotazione (4 euro), mentre a Corneliano d’Alba, solo su prenotazione, si visita la Torre.
Alessandria
La maggior parte dei Castelli Aperti il 23 agosto sono in provincia di Alessandria. Tra questi, il Castello dei Paleologi ad Acqui Terme, che ospita il Civico Museo Archeologico. Edificato nell’XI secolo, fu residenza dei vescovi-conti di Acqui fino alla metà del XIII secolo, per poi divenire roccaforte del borgo e sede dei Governatori della città. Prende il nome dalla dinastia che mantenne per secoli il dominio sul Monferrato. È aperto dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00, con visite libere. L’ingresso costa 4 euro.
Il Castello dei Torriani e dei Bandello anche detto Palazzo Pretorio è ciò che rimane dell’antico castello di Castelnuovo Scrivia. Del complesso medievale si conservano una torre merlata alta circa 39 metri e alcuni tratti delle mura dell’antica fortificazione sui quali, intorno al XIV secolo, venne edificato il palazzo.
La Torre del Castello di Trisobbio si può visitare dalle ore 17.30 alle 19.00 con prenotazione obbligatoria. L’ingresso costa 2 euro. Il castello del XIII secolo invece oggi ospita un hotel e un ristorante.
Sempre ad Acqui Terme è aperta Villa Ottolenghi Wedekind, una dimora storica costruita nella prima metà del ‘900 sulle colline dal conte Arturo Ottolenghi e dalla moglie Herta von Wedekind zu Horst, pittrice e scultrice riconosciuta a pieno titolo tra le avanguardie del primo Novecento. Oggi ospita un relais, un ristorante ed è una location per eventi e matrimoni. Le visite guidate vengono fatte su prenotazione alle ore 16.30 (orario soggetto a riconferma). L’ingresso cista 15 euro.
Ad Alfiano Natta è aperta la Tenuta Castello di Razzano che ospita il Museo Artevino. Il museo e le cantine di invecchiamento sono aperti con orario 15.00 – 17.00 e l’ingresso costa 8 euro. Volendo, si può anche soggiornare perché è un resort.
Nella provincia di Alessandria si possono visitare anche i borghi di Ozzano Monferrato, un piccolo gioiello nel cuore del Monferrato Casalese, con le tracce delle antiche mura, una torre di cortina e Casa Bonaria, una rarissima abitazione del XV secolo. Si visita con l’ausilio di audioguide disponibili con QR Code. E il borgo di Rosignano Monferrato dove vengono organizzate visite a offerta libera alle 10.00, 11.30, 15.00, 16.30. Consigliata la prenotazione. Da non perdere sono gli infernot sotterranei che sono Patrimonio UNESCO.
Dell’iniziativa castelli Aperti in Piemonte della provincia di Alessandria fanno parte anche la Gipsoteca Giulio Monteverde di Bistagno che apre con: orario 10.00-13.00 e 14.00-18.00. L’ingresso costa 5 euro; il Museo d’Arte Sacra di San Francesco Paola Benzo Dapino di Cassine, aperto dalle 16.00 alle 19.00, ingresso 4 euro; e la Fondazione Elisabeth de Rothschild a Palazzo Lignana a Rivalta Bormida che offre visite guidate a 10 euro solo su prenotazione con orario 10.00-19.00.
Novara
Ci sono dei bei castelli anche nella provincia di Novara, benché siano meno conosciuti. Si può infatti visitare il Castello dal Pozzo a Oleggio Castello, che guarda il Lago Maggiore. Dimora dei Marchesi dal Pozzo d’Annone, ha una storia millenaria, iniziata nel 900, quando venne portato alla luce un castrum romano dove pare fosse dislocata la V Legione. Il castrum fu chiamato Q.Legio, da cui sembra derivi il nome Olegio, nominato Oleggio Castello dal 1186 in onore all’edificio visconteo edificato intorno all’anno Mille. Una meraviglia con splendide sale affrescate davvero inaspettata. Le visite sono su prenotazione. Il biglietto costa 15 euro.
Non è un vero e proprio castello Casa Calderara a Vacciago di Ameno, un borgo che si affaccia sulle colline del Lago d’Orta. Si tratta di un palazzo rinascimentale del tardo Cinquecento che ospita la Fondazione Antonio e Carmela Calderara, una casa-museo d’arte contemporanea che custodisce oltre 300 opere tra dipinti e sculture del Novecento. Le visite sono libere è gratuite dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Per le visite guidate è necessario contattare la struttura concordando orario e pagamento.
Sempre nella provincia novarese, apre – solo su prenotazione – il Castello di Vinzaglio, affacciato sul fiume Sesia. Dell’antico forte del XIII secolo rimangono soltanto i resti di tre torri e parte di murature, nei pressi dell’attuale castello rinascimentale. Nel corso del XIX secolo l’edificio divenne infatti di proprietà della famiglia Sella che lo restaurò e modificò secondo i canoni e la funzionalità di una residenza aristocratica di campagna.
Biella
Diversi i luoghi aperti anche in provincia di Biella. Partendo da Palazzo Gromo Losa, proprio a Biella, dove, da sabato 22 agosto, prende il via la rassegna “Fatti ad Arte” con la mostra “Tutto rose e fiori” di Elham M. Aghili (fino al 18 ottobre 2026), dalle ore 10.00 alle 19.00 (7 euro). E Palazzo La Marmora, un palazzo storico del XVI secolo che appartiene alla stessa famiglia da secoli e che oggi organizza eventi e matrimoni, che si può visitare liberamente dalle 16.00 alle 20.00. Ingresso 10 euro.
Tra le visite da non perder nella provincia di Biella c’è quella di Ricetto di Candelo, un complesso architettonico di epoca medievale composto da circa 200 edifici che occupano un’area di circa 13.000 mq, attraversato da strade. La prima citazione conosciuta di Candelo risale all’anno 988. L’accesso è libero, ma la Pro Loco organizza anche visite guidate. Se non siete mai stati, merita davvero.
E, infine, a Magnano è aperta al pubblico la Collezione Enrico a Villa Flecchia, un Bene del FAI, che organizza visite guidate dalle 14.30 alle 18.30. Ospita 60 dipinti realizzati fra Otto e Novecento, in raffinato dialogo con il paesaggio e l’incanto della montagna che si scorgono dalle finestre. Ingresso, 8 euro, iscritti al FAI 4 euro.
L’itinerario del Train des Merveilles è considerato uno dei viaggi in treno più spettacolari d’Europa. Collegando Nizza a Tenda, sulle Alpi Marittime, nella regione Provence-Alpes-Côte d’Azur, il percorso attraversa paesaggi meravigliosi che spaziano dalla costa mediterranea al Parco Nazionale del Mercantour.
È proprio questa la caratteristica unica della linea: in un tragitto di appena cento chilometri, il treno sale dal livello del mare fino a un’altitudine di mille metri attraversando paesaggi, borghi e luoghi incantevoli.
Il Train des Merveilles ha fatto il suo grande ritorno il 15 dicembre 2025, dopo una chiusura di 15 mesi dovuta a un importante progetto di ammodernamento. Noi siamo saliti a bordo per un viaggio che si può fare in uno o più giorni, ricco di esperienze, per tutta la famiglia (cane incluso).