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Attraversare l’Artico in slitta trainata dai cani: l’avventura da vivere nel 2027

Se la vostra idea di avventura estrema si è fermata a un trekking impegnativo, preparatevi a ridimensionare le vostre ambizioni.

Torna l’avventura Fjällräven Polar, il viaggio che da trent’anni porta persone comuni nell’Artico scandinavo: -30°C, 300 km di tundra artica, una slitta trainata da cani e zero esperienza richiesta. Nel 2027 festeggia il suo trentesimo compleanno riaprendo le candidature per la nuova edizione.

Dal 29 settembre al 3 novembre 2026 potrete mettervi in gioco per occupare uno dei 20 posti disponibili, gli stessi che nel 2019 e nel 2025 hanno visto protagonisti anche due viaggiatori italiani.

Fjällräven Polar: l’avventura nell’Artico aperta a tutti

Dal 31 marzo al 5 aprile 2027, venti persone selezionate guideranno ciascuna la propria slitta trainata da cani attraverso circa 300 km nell’Artico scandinavo. Niente comfort, niente scorciatoie, solo neve, freddo estremo e la sensazione di essere lontanissimi da tutto. La cosa più incredibile? Chiunque può provare a partecipare a questa avventura perché non serve nessuna esperienza artica pregressa. Il progetto nasce infatti apposta per persone “normali”, non per esploratori di professione.

Il punto di partenza è Jukkasjärvi, nella Lapponia svedese, a una manciata di chilometri da Kiruna. Prima di partire, formazione obbligatoria, durante la quale i partecipanti imparano le competenze base per muoversi in sicurezza nell’Artico e conoscono la propria squadra di sei cani, di cui saranno responsabili per tutta la spedizione. Poi si parte davvero: tundra, laghi ghiacciati e foreste di montagna, passando per Sevujärvi, Kattuvuoma, Råstojaure e Pältsa (una delle più vaste aree di permafrost d’Europa, giusto per dare l’idea), fino all’arrivo a Signaldalen, sul confine con i fiordi norvegesi.

Un musher con giacca blu e occhiali da neve guida una slitta trainata da sei cani lungo un sentiero innevato
Fjällräven
Ogni partecipante è responsabile della propria squadra di sei cani per tutta la durata della spedizione

Come nasce questo progetto? Tutto è iniziato nei primi anni Novanta, quando il fondatore di Fjällräven, Åke Nordin, incrociò la strada di un leggendario musher svedese reduce dall’Iditarod, la mitica gara di sleddog lunga 1.700 km in Alaska. Da lì l’intuizione: perché non offrire anche a persone comuni la possibilità di provare qualcosa del genere, con il supporto di guide esperte?

Nel 1997 partì la prima edizione, all’inizio come vera gara. Poi, capito che lo spirito competitivo stonava un po’ con l’idea di scoperta e condivisione, Fjällräven ha cambiato rotta. Dal 2012, infatti, è diventata un’esperienza aperta a chiunque abbia voglia di mettersi alla prova.

Una tenda illuminata dall'interno campeggia nella neve sotto un cielo con aurora boreale
Fjällräven
Le notti si trascorrono in tenda sotto il magico cielo artico

Come candidarsi

La selezione funziona in tre step. Il 29 settembre 2026, Fjällräven svelerà sui suoi canali i dettagli della challenge da completare per candidarsi (per ora resta top secret, ma è il primo passo per giocarsi un posto). La portate a termine e pubblicate il contenuto online entro le 23:59 del 3 novembre 2026. Solo successivamente potrete compilare il modulo ufficiale con i dati e il link al contenuto, sempre entro la stessa mezzanotte.

Una giuria interna sceglierà i venti fortunati, con annuncio ufficiale il 9 dicembre 2026. Zero curriculum da esploratore richiesto: quello che conta è la voglia di buttarsi.

Segnatevi queste date:

  • candidature aperte: 29 settembre 2026;
  • candidature chiuse: 3 novembre 2026;
  • annuncio dei nomi dei 20 selezionati: 9 dicembre 2026;
  • partenza per l’Artico: 31 marzo-5 aprile 2027.

330mila tartarughe invadono una spettacolare spiaggia in Messico

Immaginate una spiaggia che, nel giro di due giorni, si riempie di oltre 330mila tartarughe marine intente a scavare buche nella sabbia per deporre le uova. Non è una scena da documentario naturalistico, ma quello che è appena successo sulle coste di Oaxaca, nel Messico meridionale, dove è avvenuta una delle arribadas (arrivi) più imponenti della stagione.

L’arrivo delle tartarughe marine a La Escobilla

Il termine spagnolo arribada, che significa letteralmente “arrivo”, indica uno dei fenomeni più spettacolari del mondo animale: la nidificazione sincronizzata e di massa delle tartarughe olivacee (Lepidochelys olivacea). A differenza di altre specie di tartarughe marine, che nidificano in modo sparso e individuale, le olivacee scelgono di emergere dal mare tutte insieme, in un arco di tempo brevissimo, trasformando il litorale in un formicaio di gusci e pinne.

È esattamente ciò che è avvenuto sulla spiaggia di La Escobilla, nello stato di Oaxaca: in meno di 48 ore sono arrivate oltre 330mila esemplari, la sesta arribada dall’inizio della stagione a marzo. Un numero impressionante, che però va letto con una punta di preoccupazione. Come ha dichiarato un esperto, il cambiamento climatico rappresenta ormai una minaccia concreta per la sopravvivenza della specie, capace di alterare le temperature della sabbia (da cui dipende il sesso dei piccoli) e le correnti oceaniche che guidano le tartarughe verso le coste.

Oltre al loro fascino, le tartarughe olivacee svolgono un ruolo ecologico tutt’altro che marginale. Secondo la Profepa (l’agenzia federale messicana per la protezione dell’ambiente) contribuiscono a trasportare nutrienti dal mare verso gli ecosistemi di spiaggia e duna e aiutano a mantenere in equilibrio le popolazioni di meduse e spugne di cui si nutrono. In altre parole, la loro presenza (o assenza) si riflette sulla salute dell’intero ecosistema costiero.

Dove vedere le arribadas sulla costa di Oaxaca

La Escobilla non è l’unico luogo in cui assistere a questo spettacolo naturale. Lungo la costa del Pacifico dello stato di Oaxaca si trova anche Morro Ayuta, nella regione dell’Istmo di Tehuantepec, considerata il secondo santuario più importante della zona per l’arrivo massiccio delle tartarughe olivacee. Anche qui le autorità ambientali messicane mantengono un presidio fisso durante la stagione, per proteggere le nidiate dal bracconaggio e monitorare l’andamento delle deposizioni.

Le arribadas si susseguono più volte l’anno, con picchi che possono contare da poche migliaia fino a centinaia di migliaia di esemplari in pochi giorni. Chi desidera osservare il fenomeno da vicino può farlo attraverso i programmi di ecoturismo attivi in entrambe le zone, spesso gestiti insieme a comunità locali e associazioni per la conservazione. Oltre all’arrivo delle tartarughe adulte, è possibile assistere anche al momento, altrettanto emozionante, del rilascio dei piccoli verso il mare.

Tartarughe marine su una spiaggia in Messico
Ufficio Stampa - Gobierno de Mexico
Le tartarughe arrivate sulla spiaggia La Escobilla in Messico

La località più conosciuta per vivere questa esperienza è Mazunte, poco distante da La Escobilla, dove il Centro Mexicano de la Tortuga organizza da anni percorsi guidati di educazione ambientale e rilasci aperti al pubblico. Anche la vicina spiaggia di Ventanilla, gestita da una cooperativa locale, propone momenti simili, così come altre zone della costa di Oaxaca dove diversi campi di protezione tengono sotto controllo i nidi fino alla schiusa.

Non stupisce che, negli ultimi anni, sia nata anche un’offerta ricettiva pensata apposta per questo tipo di turismo. Lungo le coste messicane più legate alla nidificazione delle tartarughe sono comparsi hotel di fascia alta con un occhio di riguardo per la conservazione marina, dotati di zone di nidificazione protette, veri e propri centri di incubazione interni e politiche di illuminazione notturna ridotta per non disorientare gli animali durante le fasi più delicate.

Mercatini di Natale a portata di volo: le mete da raggiungere con la nuova promozione Ryanair

Il conto alla rovescia per il Natale può partire anche a settembre, soprattutto quando si tratta di pianificare un viaggio in un periodo di alta stagione festiva come quello natalizio.

Oggi è il momento perfetto per farlo perché Ryanair ha lanciato una nuova promozione valida fino al 16 settembre 2026 per volare dal 17 settembre al 31 dicembre 2026, una finestra abbastanza ampia da coprire sia le prime luci natalizie nelle capitali europee che i giorni veri e propri per chi vuole trascorrere le feste in viaggio.

Noi vi consigliamo queste tre destinazioni!

Non è mai la stessa due volte: Zlatni Rat, la spiaggia croata che cambia forma col vento

La spiaggia più fotografata della Croazia? Sicuramente la famosa Zlatni Rat, alla posizione 37 nella classifica 2026 Europe – World’s 50 Best Beaches.

Si trova sull’isola di Brač, davanti alla cittadina di Bol, e si allunga in mare per circa quattrocento metri con la sua caratteristica forma a punta. Nonostante il flusso costante di visitatori, resta un luogo che lascia senza parole: i ciottoli bianchi e levigati, l’acqua che passa dal turchese al blu intenso, la pineta che offre riparo dal sole e le scogliere che si ergono alle spalle compongono uno scenario tra i più belli di tutta la Dalmazia.

E non è mai davvero la stessa spiaggia due volte: onde, vento e correnti ne rimodellano continuamente i contorni, tanto che il mare può essere piatto da un lato e mosso, ideale per il surf, a pochi passi di distanza.

Perché Zlatni Rat è una spiaggia speciale

A prima vista Zlatni Rat, tra le spiagge più belle d’Europa, appare semplicemente come una lunga lingua di ciottoli protesa verso il mare. Ma è solo guardandola dall’alto che si capisce perché sia così diversa dalla maggior parte delle spiagge adriatiche. La sua punta cambia forma di continuo, spinta da vento, onde e correnti: a volte si piega da un lato, a volte dall’altro, e nei periodi di maltempo più intenso il profilo può trasformarsi visibilmente nel giro di pochi giorni. Non è un caso, quindi, se non esistono due fotografie di Zlatni Rat perfettamente identiche tra loro.

La spiaggia si estende per quasi 500 metri e, dal 2006 a oggi, i rilevamenti mostrano che si è allungata naturalmente di circa 80 metri, senza alcun intervento umano: Zlatni Rat cresce e cambia letteralmente sotto gli occhi di chi la visita. Anche la sensazione sotto i piedi è particolare. Non è una spiaggia di sabbia, ma nemmeno una classica spiaggia rocciosa dalmata: i suoi ciottoli piccoli e levigati la rendono molto più comoda, per camminare e sdraiarsi, rispetto a gran parte delle spiagge di ciottoli dell’Adriatico.

Cosa fare a Zlatni Rat

Zlatni Rat è perfetta per una giornata di relax. Complice l’enorme afflusso di visitatori, qui si trova praticamente tutto ciò che può servire durante una giornata al mare: docce e servizi igienici, lettini e ombrelloni, beach bar e chioschi, ristoranti, negozi e punti noleggio per l’attrezzatura da spiaggia.

Per chi non riesce a stare tutto il giorno sotto l’ombrellone, lo sport da praticare è il windsurf. Bol è considerata una delle destinazioni più attrattive di tutta la Croazia e gran parte dell’azione si concentra proprio intorno a Zlatni Rat. Il merito è del maestrale, un vento forte e costante che soffia da aprile a ottobre e che, secondo diverse guide locali, raggiunge di solito il picco nel primo pomeriggio per poi calare verso sera.

Chi cerca invece un ritmo più lento può puntare verso l’alto: un’escursione fino al Vidova Gora, la vetta più alta di tutte le isole croate, regala viste panoramiche che spaziano su Brač, Hvar e oltre, ripagando ampiamente la fatica della salita.

Dove si trova e come arrivare

Zlatni Rat si trova sulla costa meridionale di Brač, la più grande isola della Dalmazia centrale, davanti alla cittadina di Bol. Per raggiungerla, il punto di partenza più comodo è Spalato: da qui partono ogni giorno traghetti per auto verso Supetar, il principale porto dell’isola, con una traversata di circa 50 minuti, e catamarani più rapidi che collegano direttamente Split a Bol. Da Supetar, chi non viaggia con un proprio mezzo, può proseguire in autobus o taxi fino a Bol, che dista una trentina di chilometri.

Una volta arrivati in città, la spiaggia si raggiunge a piedi percorrendo Put Zlatnog rata, una passeggiata ombreggiata lunga circa 1,5 km che collega Zlatni Rat al centro storico di Bol, alla stazione degli autobus e al molo dei traghetti.

Passeggiate lungo l’Adda con Leonardo: nasce il museo diffuso dedicato al genio del Rinascimento

Milano e la Valle dell’Adda si preparano a diventare un unico grande museo a cielo aperto dedicato a Leonardo da Vinci. Città Metropolitana di Milano, Parco Adda Nord e Comune di Cornate d’Adda hanno infatti siglato un accordo che darà avvio a La strada di Leonardo, progetto triennale pensato per collegare in un sistema multimediale tutti i luoghi legati al genio toscano, dal capoluogo lombardo fino al fiume che tanto lo affascinò.

Non è un caso che proprio l’Adda sia al centro dell’operazione: per decenni Leonardo studiò questo territorio, osservando le sue acque e i suoi paesaggi per elaborare progetti di ingegneria idraulica e rappresentazioni del paesaggio fluviale poi confluiti nei Codici Atlantico e di Madrid. Un lavoro che ha lasciato un’eredità concreta, fatta di luoghi, studi e testimonianze che oggi diventano la base di un nuovo racconto turistico e culturale.

Sulle tracce di Leonardo lungo l’Adda

Molti non lo sanno, ma camminare lungo l’Adda significa ripercorrere gli stessi passi di Leonardo. È da questa consapevolezza che nasce un nuovo modo di raccontare il territorio. Da un lato Milano, con l’idea di un museo diffuso che esce dalle sale espositive per trasformare strade, argini e paesaggi in un racconto a cielo aperto. Dall’altro il Parco Adda Nord, custode da anni dei luoghi dove il genio toscano lavorava a stretto contatto con la natura.

Questa è sicuramente un’idea coltivata negli anni, soprattutto se consideriamo le celebrazioni dell’Anno Leonardiano nel 2019 e il volume “Leonardo, artista e ingegnere nella Valle dell’Adda”, firmato dallo studioso Luca Tomio, che avevano già acceso i riflettori su questo angolo di Lombardia.

Il museo diffuso dedicato a Leonardo Da Vinci

Nel corso del triennio 2026-2028 prenderà forma un sistema digitale e multimediale in grado di mettere in rete i principali luoghi legati a Leonardo, creando percorsi tematici che accompagneranno i visitatori da Milano fino alle sponde dell’Adda. La prima fase del progetto prevede una mappatura del territorio, con la georeferenziazione di tutti i punti di interesse individuati, in modo da costruire una base solida su cui sviluppare contenuti multimediali e itinerari.

Tra le novità più attese c’è la nascita di una nuova sala multimediale all’interno di Villa Gina, a Cornate d’Adda, che diventerà il primo polo immersivo dell’intero itinerario. Uno spazio pensato per introdurre i visitatori al mondo di Leonardo prima di accompagnarli lungo il fiume, sulle tracce dei suoi studi e delle sue osservazioni dirette.

La strada di Leonardo si candida così a diventare molto più di un semplice progetto culturale: è pensato come un vero e proprio piano di marketing territoriale, capace di intercettare un pubblico interessato non solo all’arte, ma anche alla scienza, all’ingegneria e al paesaggio. Un modo per far conoscere angoli meno noti della Lombardia, restituendo peso e visibilità anche a realtà come Cornate d’Adda.

Le saline di Sicilia puntano verso l’UNESCO: la candidatura di luoghi spettacolari

C’è un paesaggio, in Sicilia, disegnato da secoli di lavoro umano e dal vento che soffia dal Mediterraneo. Sono le saline che punteggiano la costa occidentale dell’isola, tra Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco: quel mosaico di vasche colorate, mulini a vento e argini che oggi fa un passo verso un importante riconoscimento internazionale.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha dato il via libera alla candidatura delle Saline di Sicilia per l’iscrizione al Programma MaB (Man and the Biosphere) dell’UNESCO, come Riserva della Biosfera. La candidatura, promossa dalla Camera di Commercio di Trapani e portata avanti da un comitato dedicato, dovrà ora affrontare la valutazione finale a Parigi.

Se arrivasse l’approvazione, quest’area diventerebbe la prima zona umida costiera costruita dall’uomo a ricevere questo titolo.

Un paesaggio che l’uomo ha costruito insieme alla natura

Ciò che rende speciale le saline in Sicilia non è solo la loro bellezza, innegabile soprattutto quando travolte dai colori del tramonto, quando l’acqua si tinge di rosa e arancio per la concentrazione salina e i riflessi del cielo. È il fatto che questo paesaggio esista grazie a un equilibrio tra intervento umano e biodiversità.

Le vasche, scavate e regolate dall’uomo fin dall’epoca fenicia e perfezionate nei secoli, sono diventate nel tempo un habitat perfetto per specie che altrove faticano a trovare spazio: fenicotteri rosa, avocette, cavalieri d’Italia e decine di altre specie di uccelli migratori trovano qui cibo e riparo, attratti proprio dalla salinità che l’attività estrattiva mantiene viva.

È un caso raro in cui la produzione umana, anziché sottrarre spazio alla natura, ne ha creato di nuovi. Il riconoscimento come Riserva della Biosfera non premierebbe quindi un angolo di natura incontaminata, ma un modello di convivenza tra lavoro e ambiente che dura da centinaia di anni.

Cosa fare tra le saline di Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco

Al di là del valore simbolico della candidatura, questo tratto di costa è già oggi una delle esperienze più originali che la Sicilia occidentale possa offrire e vale la pena viverlo prima ancora che arrivi il timbro UNESCO. Si può percorrere il sentiero tra le vasche a piedi o in bicicletta, tra i mulini a vento restaurati che un tempo servivano a movimentare l’acqua e a macinare il sale, oggi trasformati in punti panoramici e piccoli musei che raccontano la storia di questo mestiere.

Il momento migliore per andarci è il tardo pomeriggio, quando la luce accende i colori delle vasche e aumentano le probabilità di avvistare i fenicotteri che si nutrono lungo i bordi. Da qui, in barca, si raggiunge facilmente l’isola di Mozia, con le sue rovine fenicie affacciate direttamente sulla laguna, un altro pezzo di storia che si intreccia con quello del sale.

Chi vuole portarsi a casa qualcosa di autentico può fare tappa in una delle rivendite lungo la strada, dove si trova il fior di sale locale, raccolto ancora a mano secondo metodi tradizionali. E per chi ha qualche giorno in più, le isole Egadi sono a un passo, per unire alla visita delle saline anche il mare cristallino che ha reso famosa questa costa.

Le migliori città da visitare a piedi: la classifica sorprende, ce ne sono 2 italiane

Una bottega che apre le saracinesche, l’odore del pane appena sfornato, un mercato che si anima all’angolo di una strada: sono i dettagli che si perdono quando ci si sposta solo in taxi o in metro e che invece una vacanza in città vissuta a piedi restituisce intatte. Non tutte le destinazioni, però, si prestano allo stesso modo a essere girate a passo lento.

Per capire quali sono, Skyscanner ha messo a punto il Walkability Index, una classifica che confronta 30 città emergenti nel mondo, tralasciando volutamente le mete più gettonate, valutandole su 14 criteri diversi: dalla distanza tra le principali attrazioni al numero di percorsi pedonali, fino a dislivello, qualità dell’aria, sicurezza e densità abitativa. Il verdetto ha riservato una sorpresa, perché tra le prime dieci posizioni ci sono anche due città italiane.

L’Amerigo Vespucci torna in Italia: le tappe per poter visitare la nave più bella del mondo

Dopo mesi passati a solcare l’Atlantico tra Stati Uniti e Canada, l’Amerigo Vespucci sta per tornare in Italia. Partita da Genova lo scorso 9 maggio, la nave scuola della Marina Militare ha toccato Baltimora, New York, Boston, Quebec City e Montréal nell’ambito del Tour Mondiale Amerigo Vespucci-Campagna in Nord America 2026, per poi intraprendere la traversata di ritorno.

Ora, tra settembre e ottobre, toccherà cinque città italiane con arrivo finale a Trieste, dove chiuderà la campagna in occasione della 58ª edizione della Barcolana, la regata più partecipata al mondo con oltre 2.000 imbarcazioni.

Un rientro che si preannuncia carico di appuntamenti, aperture al pubblico ed eventi collaterali e che tocca da vicino anche chi vive lungo la rotta: dalla Sardegna al Veneto, passando per Campania e Friuli Venezia Giulia.

Boom di assistenti di volo over 50: sempre più persone cambiano vita a bordo di un aereo

A 64 anni si può ancora cambiare tutto, anche mestiere. È quello che ha fatto Francesca Hicks che, dopo una vita lavorando fornendo assistenza per persone con demenza, ha deciso di diventare assistente di volo per easyJet.

Una scelta non isolata: la compagnia britannica ha da poco rilanciato il programma Returnship, pensato proprio per attirare over 50, persone che vogliono cambiare carriera e pensionati che desiderano tornare a lavorare. E i numeri raccontano un fenomeno molto più ampio di una singola campagna di reclutamento. Dal 2022, infatti, gli ingressi di cabin crew over 50 sono più che raddoppiati, quelli degli over 60 sono addirittura quadruplicati.

Non solo easyJet. Il programma britannico This Morning ha raccolto altre storie simili, come quella di Sarah Parker, entrata in British Airways a 57 anni, o quella di Tim Bott, che dopo trent’anni nella polizia del Kent ha lasciato la divisa per quella di Virgin Atlantic. Storie diverse, ma con un filo conduttore comune: la voglia di ricominciare, magari proprio nel settore che più di ogni altro promette viaggi e nuove esperienze.

Niente limiti d’età per diventare assistenti di volo

Dietro questi numeri c’è un cambiamento più profondo nel modo in cui le compagnie aeree guardano all’età dei propri equipaggi. Dopo la pandemia hanno dovuto ricostruire interi organici e i candidati più maturi si sono rivelati una risorsa preziosa per diversi motivi: sanno gestire lo stress, mantengono la calma nelle situazioni difficili e portano competenze comunicative maturate in anni di vita lavorativa.

Non a caso, anche British Airways, Virgin Atlantic, Jet2 e Wizz Air assumono personale di cabina senza alcun limite massimo d’età. In Italia e nella maggior parte dei paesi europei, del resto, non esiste una soglia fissata per legge, ma solo requisiti di idoneità fisica e psicologica.

Una ricerca commissionata da easyJet su 2.000 britannici over 50 conferma quanto questa possibilità sia ancora poco conosciuta: il 71% pensa che l’età potrebbe impedirgli di essere accettato come assistente di volo, mentre il 16% crede addirittura che non si possa più fare domanda dopo i 30 anni. Convinzioni sbagliate che il programma Returnship prova a smontare, con sessioni gratuite di orientamento e giornate pratiche al centro di addestramento di London Gatwick.

Perché sempre più over 50 scelgono di ricominciare

Dietro la scelta di cambiare vita dopo i 50 anni raramente c’è solo il bisogno economico. Chi decide di ricominciare lo fa soprattutto per mettersi alla prova con qualcosa di nuovo, per la voglia di vivere più esperienze possibili e, in molti casi, per inseguire quello che considera davvero il lavoro dei sogni.

C’è poi la consapevolezza, spesso sottovalutata, di avere ancora molto da offrire: capacità di gestire lo stress, doti comunicative, empatia con le persone. Competenze che una vita di lavoro alle spalle affina naturalmente e che il settore aereo sembra apprezzare più di quanto molti over 50 immaginino.

Non stupisce allora che chi ha già fatto questo passo racconti, quasi sempre, di sentirsi più felice, più sicuro di sé e più in controllo della propria vita.

Dai 50 agli 88 anni di Bette Nash, l’assistente di volo da Guinness dei primati per essere stata l’assistente di volo più longeva in servizio, si fa in tempo ad accumulare una seconda pensione…a forza di volare in giro per il mondo.

A Firenze si scopre la città che nessuno vede: 53 artisti aprono i loro studi al pubblico

C’è una Firenze che resta fuori dai classici circuiti turistici, ma in grado di raccontare l’anima più vera della città, nascosta dietro i portoni degli studi dove ogni giorno pittori, scultori e artisti multimediali danno forma alle loro idee.

A settembre e ottobre questa città invisibile diventa accessibile a tutti grazie a Interno 900, il nuovo progetto del Museo Novecento che per tre giornate spalanca contemporaneamente le porte di 53 studi d’artista sparsi per il capoluogo toscano. Un’occasione più unica che rara per chi vuole andare oltre le solite tappe turistiche e scoprire il volto contemporaneo di una città che vive troppo spesso all’ombra del suo passato rinascimentale.

Tre giorni per entrare nel cuore creativo di Firenze

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Museo Novecento e il collettivo Interno-Studi Aperti a Firenze con l’obiettivo di dare voce e visibilità a chi lavora quotidianamente nel campo dell’arte contemporanea sul territorio fiorentino. Gli appuntamenti sono fissati per sabato 26 settembre, domenica 27 settembre e sabato 2 ottobre, dalle 10:00 alle 13:00 e sabato 2 ottobre dalle 17:30 alle 20:00. Tre finestre temporali in cui chiunque potrà bussare alla porta di uno studio e vedere da vicino come nasce un’opera, senza filtri né allestimenti da galleria.

È proprio questo il punto di forza del progetto, ossia mostrare i processi, non solo i risultati. Materiali, bozzetti, prove, ripensamenti, tutto quello che normalmente resta nel privato di un atelier diventa per un weekend parte dell’esperienza pubblica.

L’assessore alla cultura di Firenze, Giovanni Bettarini, ha sottolineato come l’iniziativa permetta di raccontare una città che continua a costruire la propria identità culturale nel presente, portando le persone esattamente nei luoghi dove la creazione avviene.

Volti e voci della Firenze di oggi

Tra i 53 nomi selezionati per questa prima edizione ci sono realtà molto diverse tra loro, a testimonianza di quanto sia eterogenea la scena artistica cittadina. Qui ne citiamo solo alcuni come Fabrizio AjelloMarina Arienzale, il collettivo Artiglieria, Matteo Coluccia, passando per Daniela de Lorenzo, il progetto Toast, Aleksandra Trajkovic e Virginia Zanetti. Pittura, scultura, arte concettuale e pratiche collettive si intrecciano in un mosaico che racconta Firenze da angolazioni inedite.

Come raccontato dal direttore artistico del progetto, Interno 900 non vuole sostituirsi al patrimonio storico di Firenze, ma affiancargli un racconto parallelo, fatto di ricerche in corso e linguaggi che cambiano. È la dimostrazione che sotto la superficie patinata delle cartoline si muove una comunità artistica viva, spesso invisibile a chi passa solo per gli Uffizi o Ponte Vecchio.

Per chi visita Firenze in quei giorni, o per chi ci vive e pensa di conoscerla già, Interno 900 rappresenta quindi l’occasione perfetta per cambiare prospettiva: non più solo spettatori di un passato glorioso, ma testimoni diretti di un presente che si costruisce studio dopo studio, opera dopo opera.

Gli influencer smettono di mostrare questi luoghi: la nuova strategia anti-turismo di massa

Un hashtag sta provando a riscrivere le regole del turismo digitale: #nogeotag. Dietro questa scelta, apparentemente minima, si nasconde un cambio di paradigma nel modo in cui i creator gestiscono il proprio potere di influenza sui luoghi che raccontano.

Per anni la logica dei social è stata semplice: più un contenuto mostra un luogo spettacolare e ne indica la posizione esatta, più genera engagement e nuovi follower. Oggi, però, una parte crescente di creator sta invertendo questa logica, scegliendo di non rivelare dove si trovano. Una scelta che nasce dalla consapevolezza diretta delle conseguenze che i propri contenuti possono avere su territori spesso non attrezzati per accogliere flussi turistici improvvisi e massicci.

#nogeotag: la strategia degli influencer contro il turismo di massa

Il fenomeno che ha portato a questa svolta è documentato e ricorrente. Un profilo con un seguito consistente pubblica un contenuto su un luogo naturale non ancora saturo di turisti, come un sentiero alpino o una piscina naturale. Il contenuto ottiene visibilità, l’algoritmo lo premia e in un arco di tempo che si misura in settimane, non in anni, quel luogo passa da meta di nicchia a destinazione di massa. È accaduto, per esempio, in diversi contesti alpini, dalla Svizzera alle Dolomiti, con conseguenze misurabili: erosione dei sentieri, saturazione dei parcheggi e pressione su ecosistemi non progettati per sostenere certi volumi di visitatori.

Di fronte a questa dinamica, una parte del mondo dei creator ha iniziato ad autoregolamentarsi, rinunciando volontariamente a indicare la posizione geografica dei contenuti pubblicati. Una forma di responsabilità che nasce dal basso, senza obblighi normativi, ma dalla consapevolezza diretta dell’impatto che un singolo post può generare.

Gli operatori del settore turistico, tuttavia, guardano al #nogeotag con cautela. L’obiezione principale riguarda l’efficacia reale della misura: nascondere la posizione non elimina l’interesse verso un luogo, ma lo trasforma in un oggetto di ricerca. In sintesi, il “luogo segreto” diventa esso stesso un contenuto virale.

Il modello dei ranger digitali

Per questo, secondo gli operatori del settore, la risposta strutturale al problema non può essere delegata alla sola autoregolamentazione dei creator, ma richiede strumenti di gestione attiva dei flussi turistici.

Alcuni enti di gestione del territorio hanno già sviluppato una risposta operativa concreta, ossia figure dedicate al monitoraggio dei contenuti social, con il compito di identificare tempestivamente i segnali di un luogo in procinto di diventare virale, prima che l’afflusso diventi ingestibile.

L’obiettivo di queste figure è monitorare le piattaforme social e i portali escursionistici, intercettando i contenuti che rischiano di generare picchi di visitatori insostenibili e intervenendo direttamente.

Il #nogeotag resta, ad oggi, un tentativo dal basso, nato dalla sensibilità di singoli creator più che da una strategia coordinata. La sua efficacia è limitata dal fatto che agisce sulla visibilità di un singolo post senza intervenire sulla causa strutturale, ovvero l’assenza di strumenti sistematici di monitoraggio e gestione dei flussi turistici generati dai social.

I modelli di ranger digitali adottati da alcuni parchi indicano una direzione alternativa, probabilmente più efficace nel lungo periodo, ma richiedono risorse, competenze specifiche e una collaborazione strutturata tra enti pubblici e piattaforme digitali, elementi non sempre disponibili su scala diffusa.

Halloween tra le mete più gotiche d’Europa: la promo flash di Wizz Air per partire a ottobre

Ottobre porta con sé zucche, foglie che scricchiolano sotto i piedi e la voglia irrefrenabile di un weekend da brivido. E se il brivido, oltre che nell’aria, lo trovi anche nel prezzo del biglietto aereo, ancora meglio. Wizz Air ha lanciato una promo flash valida solo oggi, 8 settembre, con sconti fino al 15% su una selezione di voli per viaggiare tra il 1° ottobre e il 10 dicembre 2026.

Il tempismo è perfetto per un Halloween diverso dal solito: niente feste in maschera, ma vicoli acciottolati, guglie gotiche e leggende che si respirano a ogni angolo. Ecco tre mete d’Europa dove il gotico è di casa.

Da Bologna a Bucarest

Si parte da qui, dal Paese che più di ogni altro incarna il mito gotico d’Europa: la Romania. Da Bologna potete volare a Bucarest con biglietti a partire da 34 euro e visitare il centro storico, tra palazzi Belle Époque e scorci dell’era comunista. Il vero motivo, però, per cui la città apre questa lista è la sua porta d’accesso ai Carpazi.

In un’ora e mezza di auto, o partecipando a un tour organizzato dalla capitale, si arriva al Castello di Bran, la fortezza che la leggenda ha legato per sempre a Dracula. E quest’anno il castello si è superato: dal 24 al 30 ottobre, oltre alla domenica 1° novembre 2026, ospita l’evento annuale di Halloween ispirato alla leggenda del Conte Dracula, con tour serali tra corridoi in penombra, effetti speciali e persino una festa in maschera nel parco reale per chi vuole spingersi oltre il semplice giro turistico.

Da Roma Fiumicino a Cluj-Napoca

Restiamo in Transilvania, dove è possibile raggiungere la meno scontata Cluj-Napoca con voli da Roma Fiumicino a partire da 45 euro. Qui, in Piața Unirii, si staglia la Chiesa di San Michele: costruita a partire dal 1316, con la sua torre neogotica di 80 metri, è considerata tra le chiese gotiche più imponenti della Romania, seconda per dimensioni solo alla Chiesa Nera di Brașov.

Attorno, il centro storico conserva l’anima medievale della città, tra palazzi barocchi, cortili nascosti e vicoli che invitano a perdersi senza fretta. È qui che il gotico smette di essere solo scenografia da leggenda e diventa storia vera, scolpita nella pietra da sette secoli. Cluj-Napoca è anche un ottimo punto di partenza per chi vuole spingersi oltre, verso i castelli e i borghi fortificati della Transilvania più profonda.

Da Milano Malpensa a Londra

Se esiste una capitale europea del gotico, questa è Londra, raggiungibile da Milano Malpensa con voli a partire da 46 euro. Le guglie di Westminster Abbey bastano a ricordarlo, ma il cuore davvero oscuro della città si trova a nord, tra i viali di Highgate Cemetery: angeli di pietra inghiottiti dall’edera, cripte vittoriane e la leggenda ottocentesca del “vampiro di Highgate” ne fanno uno dei luoghi più gotici di tutta la città.

Per chi ad Halloween vuole spingersi oltre la semplice passeggiata, è possibile partecipare a diversi tour tematici come i Jack the Ripper Ghost Walks, che ripercorrono di sera i vicoli di Whitechapel sulle tracce del più famigerato assassino della storia londinese, tra teorie mai risolte e atmosfere da fine Ottocento.

Ha 91 anni e ha percorso 3.500 km a piedi: il record lungo l’Appalachian Trail

A 91 anni, Dale “Greybeard” Sanders è diventato ufficialmente la persona più anziana ad aver completato l’Appalachian Trail, uno dei sentieri escursionistici più lunghi e impegnativi del mondo. Il traguardo, raggiunto il 31 agosto, non è una novità assoluta per lui: aveva già stabilito lo stesso record nel 2017, a 82 anni, salvo poi vederselo superare nel 2021 dall’escursionista MJ “Nimblewill Nomad” Eberhart, che lo conquistò a 83 anni.

Sanders ha deciso di riprendersi il titolo, portando a termine l’impresa nell’arco di diversi mesi. E, a suo dire, non ha alcuna intenzione di fermarsi qui.

La storia di Dale Sanders

Originario del Kentucky e oggi residente in Tennessee, padre di tre figli e nonno, Sanders ha collezionato negli anni una serie di imprese fisiche fuori dal comune. A 80 anni percorse in canoa l’intero corso del fiume Mississippi, dalla sorgente alla foce, in 80 giorni, per sostenere la ricerca sul diabete giovanile.

A 87 anni ottenne invece un Guinness World Record come persona più anziana ad aver completato un’escursione rim-to-rim-to-rim nel Grand Canyon, cioè l’attraversamento del canyon andata e ritorno a piedi.

Il tratto finale dell’Appalachian Trail, quello che porta alla vetta del Katahdin, con oltre 1.500 metri di dislivello, è stato il più duro dell’intera impresa. A pochi passi dalla cima, Sanders è caduto su alcune rocce, riportando un forte dolore alla coscia e al ginocchio destro: è rimasto a terra per una trentina di minuti prima che il dolore si attenuasse abbastanza da permettergli di riprendere la salita fino in vetta.

Ora punta già al prossimo obiettivo: tornare al Grand Canyon per alzare a 91 anni il record che detiene già, anche se prima si concederà una parentesi più leggera, un’immersione tra i pesci dell’acquario di Atlanta.

L’Appalachian Trail, il sentiero record

L’Appalachian Trail è un percorso escursionistico di circa 3.500 km che attraversa i Monti Appalachi, negli Stati Uniti orientali, dalla Georgia fino al Maine, toccando complessivamente 14 Stati. Secondo la definizione dell’Appalachian Trail Conservancy, l’organizzazione che gestisce e tutela il sentiero, un “thru-hike” consiste nel completare tutte le sezioni del percorso entro un anno, anche con eventuali pause: è esattamente il criterio seguito da Sanders, che ha suddiviso l’impresa in due tranche, fermandosi per l’inverno e ripartendo poi per completare il tragitto.

Il dislivello complessivo, le condizioni meteo variabili lungo tutto il percorso e la lunghezza stessa del sentiero rendono l’Appalachian Trail una sfida impegnativa anche per escursionisti molto più giovani ed è per questo che il traguardo di Sanders assume un valore particolare. A 91 anni resta, per ora, l’unica persona nella sua fascia d’età ad aver portato a termine l’intero percorso.

Ogni anno sono migliaia gli escursionisti che tentano il thru-hike, ma solo una minoranza riesce effettivamente a completarlo. Tra abbandoni dovuti alla stanchezza, infortuni e condizioni meteo avverse, il tasso di successo resta piuttosto basso. Per questo motivo, il sentiero è considerato una vera e propria prova di resistenza fisica e mentale, capace di mettere alla prova anche chi si allena da anni in vista dell’impresa.

A Saqqara riemerge la tomba dell’uomo che custodiva i segreti del re

Oltre quattromila anni fa, nell’epoca in cui l’Egitto costruiva le sue piramidi, un uomo di enorme influenza politica di nome Sekhentiu-Ptah, alto funzionario dell’Antico Regno e custode dei segreti del Faraone, morì e fu sepolto nella sconfinata necropoli reale che oggi si estende nel deserto a ovest del Cairo. La sua tomba, con la falsa porta ancora al proprio posto originario, è riemersa di recente nell’area archeologica di Saqqara, nella zona della necropoli del Bubasteum.

Scoperta la tomba del custode dei segreti del Faraone

Nella camera funeraria, gli archeologi guidati dal dottor Amr el Tayeb hanno rinvenuto, proprio davanti alla falsa porta, un corredo interamente in alabastro: una tavola per le offerte, un disco cerimoniale, un bacino per i rituali di purificazione, oltre a una brocca e a una bacinella. Su ogni pezzo compaiono iscrizioni geroglifiche che riportano nome e cariche del defunto.

Sono proprio queste iscrizioni a restituire il profilo di un uomo di enorme peso politico: Sekhentiu-Ptah ricopriva incarichi come Ciambellano Reale, Sovrintendente delle Opere del Sovrano e Sovrintendente dei Documenti Reali, oltre al titolo che dà il nome alla scoperta, Custode dei Segreti dei Decreti Reali. A questi si aggiungevano ruoli religiosi, come sacerdote dedicato alla dea Maat, e amministrativi, come Sovrintendente degli Scribi. Un curriculum che lo colloca tra i vertici della burocrazia dell’Antico Regno, a stretto contatto con il faraone.

Attorno alla sua tomba, gli scavi hanno rivelato anche una fitta rete di pozzi funerari collegati tra loro, riutilizzati quasi duemila anni dopo, nel Periodo Tardo (VII-IV secolo a.C.). Da questi pozzi sono emersi tre sarcofagi in pietra ancora sigillati, oltre cento statuette ushabti in faience e grandi quantità di cartonnage dipinto, il materiale simile alla cartapesta, ottenuto da lino e papiro, usato per rivestire le mummie.

Perché si tratta di una scoperta importante

Il valore della scoperta fatta a Saqqara sta anzitutto nel corredo di Sekhentiu-Ptah, che con le sue iscrizioni ha permesso agli archeologi di ricostruire nel dettaglio i suoi titoli e il suo ruolo ai vertici dell’amministrazione dell’Antico Regno, offrendo un tassello concreto sulla gerarchia di potere attorno al faraone in quell’epoca.

A questo si aggiunge il valore del complesso più ampio, nonostante le alterazioni subite: alcune camere sepolcrali mostrano infatti aperture praticate dai tombaroli già in antichità, segno di saccheggi avvenuti ben prima dell’arrivo degli archeologi moderni. Ciò nonostante, gli studiosi sottolineano l’importante valore archeologico del sito, che la documentazione stratigrafica, architettonica, fotografica e digitale permetterà ora di analizzare più a fondo, insieme agli studi archeologici, linguistici e comparativi in corso.

La missione proseguirà con lo studio dei materiali recuperati, in vista di pubblicazioni su riviste scientifiche specializzate. Gli archeologi ritengono inoltre che le indagini possano portare alla luce ulteriori strutture e reperti, contribuendo a ricostruire la storia della necropoli del Bubasteum attraverso le sue diverse fasi di utilizzo.

Gli stranieri sognano una casa in Italia, nella top 5 delle mete c’è il lago Trasimeno

Dimenticate Toscana e Costiera Amalfitana: il nuovo sogno immobiliare degli stranieri ha l’aspetto di un lago umbro. Il Trasimeno è ufficialmente entrato nella top 5 delle mete italiane più gettonate dagli acquirenti esteri, con le richieste schizzate del 30,68% in un solo anno.

A dirlo sono i dati di Gate-away.com, il portale che monitora chi, dall’estero, cerca casa in Italia. Il risultato? Il Trasimeno ora se la gioca con nomi già famosi come Como, Salento, Valle d’Itria e Lunigiana, piazzandosi quinto. Poca fama, tanto fascino: ecco perché il lago umbro sta conquistando chi cerca l’Italia più genuina.

A guidare gli acquisti sono gli Stati Uniti, primo mercato con il 24% delle richieste, seguiti dal Regno Unito e da chi, già in vacanza in Italia, decide di informarsi sul posto (12,87%). Non manca il Brasile, quarto mercato dell’area, insieme a Germania e Belgio.

Il Trasimeno conquista gli stranieri

A trainare la domanda nell’area è Castiglione del Lago, che da solo raccoglie il 42,78% delle richieste e risulta il comune più cercato dell’intera Umbria. Seguono, in ordine, Marsciano, Panicale, Magione, Passignano sul Trasimeno, Città della Pieve, Tuoro sul Trasimeno, Deruta, Piegaro e Corciano: un ventaglio di borghi, campagne e scorci lacustri che racconta un interesse ormai diffuso su tutto il comprensorio, più che concentrato su un singolo paese.

Il valore medio degli immobili richiesti si ferma a 255,194 euro, una cifra che rende il Trasimeno decisamente più accessibile rispetto ad altre mete lacustri italiane, Como in testa. E i numeri lo confermano: quasi il 73% delle richieste riguarda case sotto i 250 mila euro. Non stupisce quindi che la tipologia più cercata sia il casolare (19,48%), seguito da appartamenti, ville e agriturismi. Chi guarda al Trasimeno non cerca un investimento qualunque, ma una casa con carattere, spazio all’aperto e un legame vero con il territorio. Allo stesso tempo cercano una destinazione ben collegata con Toscana, Lazio e le principali città del Centro Italia.

Il successo del Trasimeno, però, si inserisce in un quadro più ampio che premia l’intera Umbria: la regione vede Castiglione del Lago in testa anche alla classifica regionale, davanti a Todi, Orvieto, Marsciano, Gubbio, Massa Martana, Sellano, Perugia, Assisi e Panicale. Circa il 74% delle richieste umbre si concentra nella provincia di Perugia, che si conferma così il vero cuore del mercato immobiliare regionale, con un valore medio di 271,521 euro. Numeri che raccontano un’Umbria sempre più protagonista nelle scelte di chi, dall’estero, cerca casa in Italia.

Le mete più amate per chi sogna una casa in Italia

Per quanto riguarda le altre mete emerse dalla ricerca, il Lago di Como resta la meta di riferimento per chi sogna un immobile di prestigio, complice la fama internazionale e un mercato ormai consolidato tra le celebrità e i grandi investitori.

Il Salento continua invece a esercitare il suo fascino su chi sogna masserie, trulli e un ritmo di vita più lento, mentre la Valle d’Itria conferma la propria identità fatta di paesaggio rurale e architettura tipica. Chiude la top 5, prima del Trasimeno, la Lunigiana, terra di confine tra Toscana e Liguria, sempre più apprezzata da chi cerca borghi autentici lontano dalle rotte più battute.

Oltre Valencia: 3 mete raggiungibili facilmente dalla città con la promo Vueling

Chi sceglie Valencia come meta spesso si ferma alla città, senza sapere che tutt’intorno si apre un territorio ricco di contrasti: rocche che dominano le colline, borghi affacciati sul Mediterraneo, distese di vigneti nell’entroterra. La Comunidad Valenciana ha molto da offrire a chi ha voglia di allontanarsi dal centro per un giorno o due ed è facilmente esplorabile in auto o in treno.

Vueling collega Roma Fiumicino a Valencia con voli diretti e propone ora uno sconto fino al 20% per chi acquista tra il 1° e il 6 settembre 2026, per viaggiare tra il 1° ottobre 2026 e il 31 gennaio 2027. Un’occasione utile per organizzare un weekend lungo tra la città e i dintorni, approfittando anche delle temperature più miti dell’autunno.

Dopo aver visitato la Città delle Arti e delle Scienze, passeggiato tra i banchi del Mercado Central e perso qualche ora nei vicoli del Barrio del Carmen, non resta che noleggiare un’auto e allontanarsi dal centro. Basta un’ora di strada per lasciarsi alle spalle la folla e scoprire un volto della Comunidad Valenciana molto meno conosciuto, fatto di borghi, coste e paesaggi che pochi turisti stranieri arrivano a vedere.

Qui vi raccontiamo tre mete da aggiungere all’itinerario.

Burriana

A circa 45 minuti da Valencia, raggiungibile in auto o in treno con la linea Cercanías fino alla stazione di Burriana-Nules, si trova una cittadina appartenente alla provincia di Castellón che deve il suo fascino al passato legato al commercio delle arance.

Il centro storico conserva splendidi edifici in stile modernista, costruiti proprio grazie alla ricchezza portata dagli agrumi, con facciate decorate e dettagli in ferro battuto che ricordano l’architettura di inizio Novecento. A pochi passi si trova il lungomare, con spiagge ampie e sabbiose molto meno affollate rispetto a quelle di Valencia.

Da vedere anche il porto, ancora attivo, dove fermarsi per un pranzo a base di pesce fresco.

Anna

A poco più di un’ora d’auto da Valencia, nell’entroterra verso sud, si trova Anna, piccolo borgo che custodisce uno dei luoghi più suggestivi della regione: il Gorgo de la Escalera, una piscina naturale dalle acque cristalline color turchese, alimentata da una sorgente e circondata da vegetazione.

Il nome deriva dalla scalinata scavata nella roccia che permette di scendere fino all’acqua. È un luogo ideale per un bagno rinfrescante lontano dalla costa, ma anche per una passeggiata tra i canali e i mulini storici che punteggiano il paese.

Villena

Infine, sempre distante circa un’ora e venti da Valencia, sia in auto lungo l’autostrada A-31 sia in treno con i collegamenti regionali, si trova Villena, una delle mete più complete dell’entroterra valenciano. Domina il paese il Castillo de la Atalaya, imponente fortezza medievale visibile da chilometri di distanza, che vale la salita per la vista sulla vallata circostante.

Attorno al centro si estende una delle zone vinicole più interessanti della Comunidad Valenciana, con cantine che organizzano visite e degustazioni tra i filari. Per chi vuole unire storia e gusto, alcune esperienze combinano proprio la visita al castello con una tappa in una bodega locale, per chiudere la giornata con un calice di vino locale.

L’Europa che pochi conoscono ancora: 3 mete da scoprire con la promozione Wizz Air di settembre

Wizz Air apre settembre con una nuova offerta lampo: sconti fino al 20% sui voli acquistabili solo il 1° e il 2 settembre, validi per viaggiare tra il 14 settembre 2026 e il 17 marzo 2027 (con l’unica eccezione delle festività natalizie, dal 18 dicembre al 4 gennaio).

L’occasione perfetta per chi vuole già mettere in agenda una fuga d’autunno o un weekend invernale, mentre la compagnia continua ad ampliare la propria rete: da metà dicembre, Wizz Air aggiungerà Torino-Suceava alla sua offerta, un ulteriore investimento sullo scalo piemontese legato all’apertura della nuova base da settembre.

Tra le tante rotte scontate, ecco tre mete fuori dalle solite rotte da prendere in considerazione per il vostro prossimo viaggio.

Percorre il cammino più lungo del mondo in 470 giorni: “Ho il portafoglio più vuoto, ma sono molto più ricco”

Luca Terenziani ha impiegato 470 giorni, undici paia di scarpe e tre zaini per attraversare l’Italia intera camminando. È partito da Muggia il 18 maggio 2025 ed è arrivato a Santa Teresa di Gallura il 30 agosto 2026, dopo circa 8mila chilometri lungo il Sentiero Italia CAI, il percorso escursionistico più lungo al mondo.

Al traguardo, la frase che ha riassunto tutto “Avrò il portafoglio più vuoto, ma sono enormemente più ricco”, come ha raccontato al Gazzettino. Una storia personale, certo. Ma anche lo specchio di qualcosa che sta succedendo su scala molto più grande: sempre più persone scelgono di viaggiare lentamente, a piedi, senza fretta di arrivare.

La storia di Luca Terenziani: un anno e mezzo in cammino

Prima di questa impresa, Terenziani, 44 anni, originario di Feltre, per quattordici anni ha corso a livello agonistico tra montagna e strada. Il suo primo cammino lungo risale al 2024, dopo la chiusura del negozio che gestiva: cinque giorni e mezzo sulla Via degli Dei, l’inizio di una passione che nel giro di un anno e mezzo lo ha portato ad affrontare dodici cammini diversi, fino alla decisione di percorrere per intero il Sentiero Italia CAI.

Il viaggio non è stato una linea retta. A ottobre 2025, sull’Alta via dei Monti Liguri, un dolore che non riusciva a spiegarsi lo ha costretto a fermarsi. Due malattie autoimmuni croniche, colite ulcerosa e spondiloartrite, lo hanno bloccato per tre mesi a Pontremoli. È il momento che lui stesso definisce il più buio dell’intera avventura, quello in cui ha temuto di dover rinunciare. A gennaio è ripartito esattamente da dove si era fermato, mantenendo la malattia sotto controllo con farmaci biologici e proseguendo fino in fondo.

Lungo la strada, un incontro ravvicinato con un orso sconfinato dall’Austria, osservato per qualche istante prima che sparisse nel bosco. Ma quello che racconta con più calore è il rapporto con le persone incontrate, soprattutto dal Lazio in giù, e la scoperta di una solitudine che, giorno dopo giorno, è diventata compagnia: “Stai bene con te stesso, si sta bene da soli”. Un percorso che lo ha portato a una conclusione semplice: per vivere bene non servono tante cose, basta l’essenziale.

Il Sentiero Italia CAI, il percorso a piedi più lungo del mondo

Quello percorso da Terenziani non è un cammino qualsiasi. Il Sentiero Italia CAI è il percorso escursionistico più lungo del mondo: circa 8mila chilometri che attraversano tutte le venti regioni italiane, dal confine con la Slovenia fino alla Sardegna, toccando 17 parchi nazionali, 60 tra parchi regionali e riserve, numerosi siti UNESCO e aree della Rete Natura 2000.

L’idea nasce nel 1995 dal progetto Cammina Italia, ma è solo dal 2018, con il rilancio ufficiale del Club Alpino Italiano, che il sentiero ha preso la forma attuale. 368 tappe che uniscono Alpi, Appennini e isole maggiori e minori in un unico filo che attraversa il Paese da nord a sud. Un progetto pensato non solo per gli escursionisti più allenati, ma come simbolo di riscoperta dei sentieri storici e di un modo diverso, più lento, di guardare il territorio italiano.

Pochi lo percorrono per intero come ha fatto Terenziani: la maggior parte dei camminatori sceglie singole tappe o tratti regionali. Ma è proprio la sua esistenza, con questa scala e questa ambizione, a rendere possibile un’impresa come quella appena conclusa a Santa Teresa di Gallura.

Siena apre un tesoro nascosto: visite straordinarie in questi luoghi inaccessibili

Nei livelli che degradano da piazza del Duomo fino alla vallata retrostante, dove per secoli malati e pellegrini hanno trovato cura e riparo, si nascondono ancora oggi 18mila metri quadrati mai visti finora.

Il Santa Maria della Scala, considerato tra i più antichi ospedali d’Europa, ha smesso di adempiere alla sua funzione nel 1990, trasformandosi in museo. Ma buona parte della sua storia più autentica è rimasta chiusa dietro porte che nessun visitatore ha mai varcato.

Da settembre, però, per la prima volta, le porte di questo tesoro nascosto verranno aperte al pubblico.

Dentro il Santa Maria della Scala: gli spazi mai visti prima

Dal 10 settembre parte “A porte chiuse. Dentro il Santa Maria della Scala”, un ciclo di visite che apre per la prima volta gli ambienti finora esclusi dal percorso museale proprio perché destinati al futuro restauro. Il cantiere, invece di tenere fuori i visitatori, diventa l’occasione per farli entrare.

Sono spazi che custodiscono ancora i segni concreti della vita ospedaliera di un tempo, prima che il Masterplan firmato da tre studi di architettura internazionali (LAN Architecture, Odile Decq e Hannes Peer) ne ridisegni funzioni e destinazione.

Ingresso illuminato con insegna "Clinica delle Malattie Nervose e Mentali dell'Università di Siena" al Santa Maria della Scala
Ufficio Stampa
Una delle tracce dell’antica funzione ospedaliera del complesso

Per la sindaca di Siena, attraversare questi ambienti oggi significa soprattutto riappropriarsi di una memoria collettiva: stanze e corridoi raccontano secoli di accoglienza, lavoro e fede, prima ancora di diventare i nuovi spazi culturali immaginati per il domani.

Come partecipare alle visite

Il primo appuntamento è fissato per il 10 settembre, poi il calendario prosegue ogni martedì e giovedì fino al 29 ottobre 2026. L’accesso è possibile solo su prenotazione via mail e per massimo 10 partecipanti maggiorenni, una scelta che rende ogni visita un’esperienza contingentata e più simile a un’incursione che a una tappa museale ordinaria. Il costo della visita è di 5 euro e sono obbligatorie scarpe chiuse e comode e casco protettivo (fornito in loco).

Chi parteciperà si muoverà in un contesto ben diverso da quello dei percorsi già aperti al pubblico, dal pellegrinaio affrescato da Lorenzo di Pietro alle sale che ospitano oggi il Museo Archeologico Nazionale. Qui, invece, l’itinerario si snoda tra ambienti grezzi, ancora da recuperare, dove si leggono le stratificazioni di quasi mille anni di storia: dalle funzioni originarie legate alla via Francigena fino alle trasformazioni che portarono, quasi mezzo secolo fa, al progetto di Guido Canali che sancì il passaggio da ospedale a museo.

Il percorso promette alcuni scorci unici: le bifore del Palazzo del Rettore regaleranno una vista inedita sul Duomo, mentre la Santissima Annunziata si potrà ammirare dall’alto, da un’angolazione solitamente preclusa ai visitatori.

Vista attraverso una piccola finestra su un affresco raffigurante una scena religiosa
Ufficio Stampa
Lo scorcio dalla finestrella da cui le religiose seguivano le funzioni

Ci sarà anche la piccola finestra da cui le religiose seguivano le funzioni senza essere viste, oltre agli ambienti che un tempo accoglievano i pazienti e a una scala cinquecentesca che sale verso grandi saloni ancora da recuperare. Il cammino attraversa poi strutture lignee storiche, passaggi ancora segnati dal cantiere e affacci che si aprono sulla vallata del Fosso di Sant’Ansano, un contrappunto di paesaggio rispetto alla densità architettonica degli interni.

È un’anteprima, più che una visita in senso classico: un modo per osservare da vicino cosa significhi restaurare un patrimonio vivo e per capire, prima che i cantieri prendano forma, quale volto avrà il Santa Maria della Scala del futuro.

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