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Il Real Albergo dei Poveri riapre la sua terrazza: Napoli torna in scena tra teatro e musica

Per alcuni giorni la grande terrazza dell’edificio napoletano del Real Albergo dei Poveri riapre al pubblico e diventa palcoscenico, insieme al patio e all’auditorium, di una nuova stagione di teatro, musica e progetti civici. Dal 6 al 16 ottobre gli appuntamenti saranno gratuiti, fino a esaurimento dei posti. Il programma avvia ufficialmente la seconda edizione del progetto Futuro Quotidiano desiderato dalla direttrice artistica Laura Valente e organizzato con l’aiuto del Comune di Napoli. Al centro ci sono temi che appartengono alla storia stessa dell’Albergo dei Poveri ma parlano anche al presente: accoglienza, marginalità, migrazioni, identità, comunità.

La riapertura del Real Albergo dei Poveri

Il cantiere di restauro non è ancora concluso, ma una parte del Real Albergo dei Poveri torna temporaneamente accessibile. E lo fa scegliendo lo spettacolo dal vivo come forma di riappropriazione degli spazi.

La terrazza sarà il cuore dei primi appuntamenti del monumento di Napoli. Un luogo monumentale, normalmente sottratto alla quotidianità cittadina, che per alcune sere cambia funzione e diventa scena. Non un semplice contenitore: diversi lavori sono stati pensati o adattati proprio per gli ambienti dell’edificio. Il nuovo ciclo si inserisce nel percorso di RAP Napoli Millenaria e rilancia l’esperienza di Futuro Quotidiano, che nei mesi successivi proseguirà con laboratori e attività rivolte anche alle giovani generazioni. Da fine ottobre partiranno, tra gli altri, il doposcuola gratuito “Scuola popolare, nessuno escluso” e percorsi dedicati al corpo e all’affettività.

Ci sarà spazio anche per Fotoromanza, laboratorio di Giorgina Pi rivolto a donne tra i 65 e i 90 anni. Le partecipanti lavoreranno sulle proprie storie personali attraverso immagini e narrazione, fino alla realizzazione di un documentario. Un progetto che dialoga direttamente con la memoria dell’Albergo dei Poveri, edificio nato per accogliere proprio le persone più fragili e ai margini della città.

Real Albergo dei Poveri e Giorgina Pi
Ufficio Stampa
Gli appuntamenti imperdibili al Real Albergo dei Poveri

Gli eventi in programma

Il primo appuntamento imperdibile è atteso per il 6 ottobre alle 20: in terrazza andrà in scena Fame di Armando Punzo, uno spettacolo che trae ispirazione dal romanzo di Knut Hamsun e adattato appositamente alla location.

Per Punzo è anche un ritorno a Napoli dopo tredici anni. Nato a Cercola, il regista ha legato gran parte della propria carriera alla Compagnia della Fortezza, fondata nel carcere di Volterra nel 1988. Il suo teatro ha trasformato negli anni l’esperienza della detenzione in un terreno di ricerca artistica, ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui sei Premi Ubu.

Altrettanto importante il 7 ottobre alle ore 20 dove va in scena il progetto di Gianni Valentino e VOLTO SOUND E per loro, con Lello Tramma e Michele Signore. Si parte dai documenti rintracciati nell’archivio sotrico del Banco di Napoli e da quelle carte nascono quattordici poemetti, in italiano e napoletano, trasformati in una suite dove voce, violino, mandoloncello, chitarra ed elettronica attraversano il Mediterraneo e riportano in superficie storie di prigionia, conversioni forzate e vite cancellate.

Nella stessa data del 7 ottobre dalle 21:15 la terrazza ospiterà anche il concerto Eredità di Luciareiello con le voci dei ragazzi dell’Istituto penale per minorenni di Nisda e Federico di Napoli. L’appuntamento nasce dal laboratorio di rap e canzone napoletana portato avanti dall’associazione CCO – Crisi Come Opportunità. Non sarà un episodio isolato: la collaborazione con Futuro Quotidiano continuerà con nuovi percorsi educativi e culturali.

L’ultima data disponibile è quella del 16 ottobre con un appuntamento a partire dalle 19. Tra patio e auditorium va in scena Tiresia: Nata vicino ai fantasmi. Nata tempesta di Giorgina Pi e Bluemotion. Uno speciale debutto per Napoli con una performance-installazione unica che andrà ascoltata in cuffia e tutta costruita attorno alla poesia di Kae Tempest. Saranno 35 minuti immersivi di voci, memoria e presenze invisibili.

Gli appuntamenti disponibili sono gratuiti, ma con un numero limitato di ingressi. Quando i posti si esauriscono non è più possibile accedervi.

B.A.E. – Before Anything Else, le stupende location della versione contemporanea di Romeo e Giulietta

Tropea non è solo la principale location di B.A.E. – Before Anything Else, il film ora nelle sale di Alessio Hong e Paula Lingyi Sun, ma è una sorta di motore immobile dell’azione: senza il mare cristallino, le spiagge dorate, i vicoli assolati, i panorami mozzafiato della cittadina calabra l’incontro tra i due protagonisti, che dà il via a una sorta di rilettura in chiave contemporanea del dramma di Romeo e Giulietta, infatti forse non sarebbe mai avvenuto. Scopriamo insieme dov’è stato girato questo coming of age prodotto da Andromeda Film e Flat Parioli.

Di cosa parla

Romeo (Riccardo de Rinaldis Santorelli, attore già visto sul piccolo schermo in Doc – Nelle tue mani) decide di concedersi un’ultima estate di completa spensieratezza a Tropea insieme agli amici di sempre, prima di affrontare la vita adulta e le sue responsabilità. È mentre è in vacanza che conosce Giulia (Yile Yara Vianello): una ragazza del posto appassionata di teatro che lo convince a partecipare a una rappresentazione amatoriale di Romeo e Giulietta.

Mentre interpretano i giovani innamorati, tra i due inevitabilmente cresce un sentimento travolgente. Come nel dramma di Shakespeare, però, qualcuno è pronto a ostacolare l’amore: si tratta in questo caso di Teo, il fratello maggiore di Giulia, protettivo nei suoi riguardi almeno quanto diffidente verso Romeo.

Arriva nelle sale "B.A.E. - Before Anything Else", il film di formazione di Alessio Hong e Paula Lingyi Sun
Ufficio stampa Bif&st
Una scena di “B.A.E. – Before Anything Else”

Dov’è stato girato il film

Tropea

Tropea fa insomma da palcoscenico all’attrazione iniziale tra Giulia e Romeo che poi si trasforma in qualcosa di molto più profondo ed è qui che il film è girato per la maggior parte delle scene.

Tropea: dov'è stato girato il film “B.A.E. – Before Anything Else”
iStock
Il panorama mozzafiato di Tropea

Della “perla del Tirreno” – com’è spesso chiamata –incoronata dal Telegraph tra le città più belle d’Italia, si riconoscono sullo schermo le spiagge, sia quelle più rinomate e frequentate dai turisti e sia quelle più nascoste e appannaggio dei locali, e i panorami mozzafiato come quello iconico del Santuario di Santa Maria dell’Isola arroccato su uno scoglio di fronte al mare.

Anche il labirinto di vicoli stretti del centro storico, su cui si affacciano eleganti palazzi settecenteschi, fa da cornice alla storia di Giulia, Romeo e un gruppo di amici che godendo della bellezza folgorante del Sud e dei suoi ritmi lenti sembrano provare soprattutto a costruire ricordi confortanti per quando sarà la vita adulta a bussare alle loro porte.

Altre location

I materiali di produzione segnalano tra le location di B.A.E. – Before Anything Else più in generale la Costa degli Dei: quel tratto di costa tirrenica che si estende da Pizzo a Nicotera, punteggiata da baie, cale e spiagge tra le più belle della Calabria e dove si trova appunto, tra località di mare molto rinomate sia in Italia e sia all’estero, anche Tropea. Non sono stati forniti, però, ulteriori dettagli su dove sia stato girato il film ed eventuali altre location oltre a Tropea. Una presentazione in anteprima è stata organizzata, già a inizio anno, a Spilinga proprio per rimarcare il profondo legame del film – presentato in quel periodo al Bif&st – col territorio.

Si trovano sulla Costa degli Dei le location di "“B.A.E. – Before Anything Else”
iStock
La spettacolare Costa degli Dei

Alcune fonti in Rete segnalano tra i luoghi dov’è stato girato B.A.E. – Before Anything Else anche Roma: con ogni probabilità per le scene in interna e le riprese effettuate in studio.

I quartieri di Roma si trasformano in un grande teatro a cielo aperto: appuntamenti speciali

Roma non ha bisogno di un sipario per andare in scena. A settembre sono piazze, strade, parchi e scorci della Capitale a trasformarsi in un grande teatro diffuso, dove passeggiare significa anche attraversare storie, ricordi e personaggi che hanno contribuito a costruire l’immaginario della città. Dall’11 al 29 settembre 2026 torna infatti Passeggiando con la storia, la rassegna di teatro civile e popolare ideata da Moovo e arrivata alla sua seconda edizione.

Al centro del programma ci sono Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Gabriella Ferri e Nino Manfredi, quattro figure profondamente legate alla cultura romana. La loro memoria diventa il punto di partenza per esplorare luoghi della città spesso attraversati velocemente, riscoprendoli attraverso aneddoti, musica, teatro e racconti.

Passeggiando con la storia: il programma

Sono 3 le date previste dall’edizione 2026 di Passeggiando con la storia, che giunge alla seconda edizione dopo il successo dell’anno precedente. Tutte e 3 le date prevedono una camminata di 90 minuti circa a partire dalle 18:30: si esplorerà il quartiere con una guida e si impareranno curiosità sul territorio. Alle 21, poi, va invece in scena la rappresentazione teatrale all’aperto. 

Il debutto è previsto per venerdì 11 settembre a Largo Aurelia Sordi, con lo spettacolo “Sotto casa di Alberto”. Cristiana Vaccaro, Fabrizio Giannini e Fabrizio Sabatucci accompagneranno il pubblico attraverso la lunga carriera di Alberto Sordi, alternando episodi, atmosfere cinematografiche e musica. Un modo per ricordare uno degli interpreti che più di altri ha saputo raccontare vizi, virtù e contraddizioni degli italiani, mantenendo Roma come costante punto di riferimento.

Il secondo appuntamento, in calendario il 17 settembre, porta invece il pubblico nel cuore di Testaccio. Piazza Testaccio ospiterà “Hostaria Testaccio – Ricette, poesie e stornelli dal quinto quarto”, uno spettacolo dedicato ad Aldo Fabrizi e Gabriella Ferri. L’ambientazione richiama idealmente il mondo delle osterie romane, tra cucina popolare, sonetti, canzoni e stornelli.

Il quartiere diventa così parte integrante della narrazione. Testaccio, con la sua storia legata al commercio, alle tradizioni gastronomiche e alla cultura popolare, offre infatti uno scenario particolarmente adatto per raccontare due artisti che hanno portato la romanità ben oltre i confini della Capitale.

La serata conclusiva è quella del 29 settembre e andrà in scena al Belvedere Ettore Scola, all’interno del parco di Monte Ciocci con “Sulle tracce di Nino” che vuole essere un omaggio all’intramontabile Nino Manfredi che con ironia e sensibilità ha saputo raccontare storie italiane profonde.

Come partecipare

Per poter partecipare non si paga niente, gli appuntamenti sono gratuiti e sempre accompagnati musicalmente da “La tris de Gabriella” che fornisce il giusto contributo per il racconto teatrale e la tradizione musicale romana. Le passeggiate storiche vengono realizzate con guide abilitate e sistemi audio, in collaborazione tecnica con ILove Rome, e hanno una durata indicativa di circa un’ora e mezza. Per partecipare agli itinerari è però necessaria la prenotazione obbligatoria.

Gli spettacoli serali, invece, prevedono circa 200 posti a sedere e sono accessibili liberamente fino a esaurimento della disponibilità. Insomma, Passeggiando con la storia giunge alla seconda edizione e per questo 2026 torna a essere un modo diverso di vivere i quartieri di Roma alla fine dell’estate andando oltre i classici monumenti.

A Londra riapre il teatro perduto di Shakespeare: si può finalmente visitare

Quando si parla di William Shakespeare e dei luoghi che hanno segnato la storia del teatro londinese, il primo nome che viene in mente è quasi sempre quello del Globe Theatre. Eppure, sulle rive del Tamigi, esiste un altro sito legato alla vita e alla carriera del celebre drammaturgo: il Rose Playhouse. Più antico del Globe e a lungo considerato perduto, il teatro torna eccezionalmente accessibile al pubblico dopo sei anni, offrendo l’occasione di osservare da vicino i suoi resti archeologici.

Il teatro di Shakespeare riscoperto dopo secoli

Il Rose Playhouse fu costruito nel 1587 a Bankside, diventando il primo teatro di Londra realizzato appositamente per questo scopo nella zona. Era dunque già attivo quando un giovane Shakespeare muoveva i primi passi nel mondo teatrale e rappresentò uno dei luoghi più importanti della scena dell’epoca. Qui il drammaturgo lavorò e recitò regolarmente, mentre alcune delle sue opere e dei testi più celebri del periodo conquistarono il pubblico londinese.

Proprio al Rose venne rappresentata Tito Andronico, la prima tragedia di Shakespeare, mentre il teatro ospitò anche importanti lavori di Christopher Marlowe, tra cui Il dottor Faust e Tamburlaine il Grande. La storia del Rose, tuttavia, fu sorprendentemente breve: il teatro chiuse nel 1603, meno di vent’anni dopo la sua inaugurazione.

Per secoli si pensò che non fosse rimasta alcuna traccia dell’edificio. La svolta arrivò nel 1989, quando i resti furono scoperti casualmente durante i lavori per la costruzione di un edificio per uffici nelle vicinanze. Il ritrovamento suscitò grande interesse e portò alla mobilitazione di numerose personalità del mondo dello spettacolo, tra cui Judi Dench, Ian McKellen, Patrick Stewart e Laurence Olivier, impegnate nella campagna per salvare il sito. Oggi le rovine sono protette dalla legge sui monumenti storici.

Quando visitare il Rose Playhouse di Londra

L’opportunità di vedere i resti del Rose Playhouse è particolarmente rara. Le visite guidate torneranno infatti a essere organizzate per il pubblico nei mesi di settembre e ottobre, per la prima volta dopo sei anni. Gli appuntamenti sono previsti ogni giovedì, dal 17 settembre al 29 ottobre, dalle 10 alle 15, con tour della durata di circa 45 minuti.

Durante la visita sarà possibile conoscere la storia del teatro, capire perché venne costruito proprio a Bankside e scoprire le vicende delle persone che vi lavorarono e si esibirono. Un’occasione per entrare nella Londra dell’epoca elisabettiana attraverso uno dei luoghi che hanno preceduto il più famoso Globe Theatre.

I resti archeologici sono conservati sott’acqua e illuminati da luci a corda, mentre una parte del sito, circa un terzo, deve ancora essere scavata. Il Rose Theatre Trust punta infatti a raccogliere i fondi necessari per completare gli scavi archeologici e trasformare l’area in The Rose Revealed, uno spazio dedicato a esposizioni, attività didattiche e spettacoli.

Il Rose Playhouse si trova al 56 Park Street, Bankside, SE1 9AR. L’ingresso è gratuito per i residenti di Southwark, mentre per gli altri visitatori il biglietto costa 12 sterline, con tariffa di 8 sterline per i biglietti ridotti. La prenotazione va fatta sul sito ufficiale del Rose Playhouse.

I festival letterari e culturali che trasformano l’Italia in un palcoscenico estivo a cielo aperto

L’estate italiana si conferma una stagione privilegiata per l’incontro tra cultura, territorio e comunità: borghi, città d’arte, isole e parchi archeologici si trasformano in luoghi di confronto e partecipazione, dove la letteratura dialoga con la musica, il teatro, la scienza, la filosofia e l’attualità.

Il calendario per la stagione 2026 è particolarmente ricco, tra appuntamenti consolidati e nuove progettualità culturali: una selezione da non perdere.

Mine Festival

A Emarèse, comune della Valle d’Aosta con poco più di duecento abitanti, nasce il Mine Festival con cui, dal 12 al 14 giugno, il paese si trasforma in un laboratorio culturale diffuso dove arte, musica, gastronomia e partecipazione collettiva diventano strumenti per reinterpretare alcuni elementi simbolici del territorio.

Gli appuntamenti si svolgeranno presso il centro culturale Le Milieu, il forno di comunità di Erésaz e altri luoghi significativi del borgo: l’obiettivo è promuovere forme di turismo culturale sostenibile, valorizzando le storie e le competenze degli abitanti grazie al coinvolgimento diretto della popolazione.

Le notti dell’underground – Il festival di Re Nudo

“Le notti dell’underground – Il festival di Re Nudo” inaugura la sua terza edizione negli spazi della Fabbrica del Vapore di Milano, fino a domenica 14 giugno: oltre cento artisti coinvolti e trentatré appuntamenti distribuiti nel corso dei quattro giorni, per un totale di circa ventotto ore di programmazione.

Le forme espressive toccano ambiti molto diversi, dal teatro alla musica, dalla poesia alla fotografia, dalla pittura alla danza, fino alla videoarte, alla grafica digitale, alla street art e al cinema, in una commistione continua tra linguaggi e sperimentazioni contemporanee.

A fare da filo conduttore è il tema “un futuro bifronte”, che invita a osservare il presente come uno spazio sospeso tra scenari opposti, dove convivono tensioni distopiche e possibilità di trasformazione.

PordenonePensa

Dall’11 al 26 giugno torna PordenonePensa, il Festival del confronto promosso dal Circolo Culturale Eureka Pordenone, giunto alla diciottesima edizione.

Il Chiostro della Biblioteca Civica di Pordenone è il principale teatro degli incontri, ai quali si aggiungono appuntamenti diffusi nei comuni limitrofi di Roveredo in Piano, Porcia, Spilimbergo e Fontanafredda.

Tra gli ospiti spiccano la chef Chiara Pavan, impegnata in una riflessione sul rapporto tra sostenibilità ambientale e cultura gastronomica, Filippo Facci e Alberto Mingardi, protagonisti di un confronto sui temi politici ed economici del presente.

Adriano Panatta ripercorrerà la propria esperienza sportiva e umana, mentre Pietrangelo Buttafuoco, Giampiero Mughini e Giordano Bruno Guerri animeranno un incontro dedicato al piacere della lettura e al valore dei libri.

Il programma prosegue con approfondimenti sull’economia e la polarizzazione ideologica insieme a Giuseppe Benedetto e Davide Giacalone, senza trascurare questioni legate all’etica sportiva con Alessandro Donati e riflessioni sul conformismo nella società italiana affidate a Tommaso Cerno.

Festival Rinascimento Culturale

Pubblico al Festival Rinascimento Culturale Brescia ed Erbusco
Ufficio Stampa Festival Rinascimento Culturale
Festival Rinascimento Culturale Brescia ed Erbusco

Da oltre un decennio il Festival Rinascimento Culturale si propone di stimolare il pensiero critico mediante l’incontro tra saperi differenti: la tredicesima edizione, organizzata in collaborazione con la BCC Basso Sebino, entra nel vivo con tre appuntamenti in programma tra Brescia ed Erbusco.

Il 19 giugno Nicoletta Cusano e Maria Chiara Carrozza riflettono sul valore della conoscenza e sul ruolo strategico della ricerca scientifica nello sviluppo delle società contemporanee.

Il 29 giugno l’attenzione si sposta sull’intelligenza artificiale grazie all’intervento di Nello Cristianini, tra i maggiori esperti internazionali del settore, che affronta le implicazioni culturali e cognitive della crescente interazione tra esseri umani e macchine.

Il 30 giugno sarà invece Dario Fabbri a guidare il pubblico nell’analisi degli scenari geopolitici contemporanei, offrendo strumenti interpretativi per comprendere le tensioni che caratterizzano il panorama internazionale.

Il Trebbo in Musica

Torna “Il Trebbo in musica“, la rassegna ideata da Ravenna Festival per Cervia e Milano Marittima. Giunta alla sua settima edizione e realizzata in collaborazione con il Comune di Cervia e con il contributo della Cooperativa Bagnini, rinnova la tradizione romagnola del trebbo, trasformandola in un ciclo di incontri tra letteratura, musica e performance scenica.

Dal 14 giugno al 9 luglio, il programma si articola in sette appuntamenti serali che mettono al centro la parola e il suo dialogo con altre forme artistiche: tra gli eventi principali, l’adattamento di Ambra Angiolini da un testo di Stefano Benni, il confronto di Pablo Trincia con “A sangue freddo” di Truman Capote e l’omaggio di Massimo Zamboni a Pier Paolo Pasolini.

Ampio spazio è dedicato anche alla letteratura russa con il doppio appuntamento di Paolo Nori, che unisce riflessioni storiche e autobiografiche, mentre un tributo a Grazia Deledda celebra il legame tra la scrittrice e Cervia.

La chiusura è affidata a Fabio Canino con una rilettura de “Il brutto anatroccolo” in chiave contemporanea. Il programma si completa il 10 luglio con una presentazione editoriale e un concerto al Woodpecker dedicato all’architetto Filippo Monti.

Stagione 2026 di Villa Vittoria Cultura

Firenze rinnova il proprio appuntamento con Villa Vittoria Cultura, e l’edizione 2026 si sviluppa fino al 30 settembre con un programma che spazia tra letteratura, poesia, storia, arte e pensiero contemporaneo.

La formula scelta dagli organizzatori punta sul dialogo tra discipline e sulla costruzione di uno spazio aperto al confronto tra autori, studiosi, istituzioni e pubblico.

I temi affrontati spaziano dal Medioevo all’attualità, e tra i protagonisti troviamo personalità come Vannino Chiti, Giovanna Dolfi, Lorenzo Conti Lapi, Carlo Conti, Marco Del Panta, Giovanni Tosco, Gianpaolo Cionini, Alessandro Sarti ed Eugenio Giani.

Mondolfo Marotta, “Come un libro all’aperto”

Giunta alla quinta edizione, “Come un libro all’aperto” consolida il proprio ruolo nel calendario culturale marchigiano con dieci appuntamenti ospitati nei luoghi più suggestivi di Mondolfo e Marotta.

Ad aprire il ciclo di incontri sarà Lucia Tancredi con il romanzo “Ersilia e le altre”; seguiranno Lucio Presta con “L’uragano” e Paola Perego, che presenterà il proprio libro autobiografico “A modo mio”.

Un momento particolarmente atteso sarà l’omaggio a Lucio Dalla affidato a Marino Bartoletti, accompagnato dal Duo Idea, con il volume “Caro Lucio ti scrivo”.

Stefano Meloccaro porterà il pubblico nel mondo del tennis raccontato tramite la letteratura sportiva, mentre Roberto Mercadini riceverà il Premio “Come un libro all’aperto”, presentando il volume dedicato alla rivoluzione scientifica e alla figura di Galileo Galilei.

Tra gli altri ospiti figurano Daniele Mencarelli, Enrico Galiano, Piergiorgio Pulixi e Giulia Baldelli.

MicroCosmi

Nel cuore della Costa del Cilento, MicroCosmi, in programma dal 6 al 12 luglio tra San Giovanni a Piro, Bosco e Scario, nasce da un’idea del musicista Vittorio Cosma con la curatela di Annarita Masullo e si propone come un laboratorio permanente dedicato al dialogo tra discipline differenti: musica, letteratura, giornalismo, arti visive, teatro, divulgazione scientifica e riflessione filosofica convivono all’interno di un programma che trasforma piazze e spazi pubblici in luoghi di partecipazione condivisa.

A contribuire alla definizione dei contenuti è un board composto da figure provenienti da mondi diversi, tra cui Telmo Pievani, Fabio Peri, Fabrizio Barca, Giorgio Gherarducci, Gea Scancarello, Umberto Angelini, Susy Laude, Lorenza Daverio, Valentina Farinaccio, Grazia Gotti, Max Magaldi e Claudio Jampaglia.

MicroCosmi coinvolge associazioni, operatori culturali e cittadini nella costruzione di una progettualità condivisa destinata a lasciare un’eredità stabile sul territorio cilentano.

FestivalFlorio

Le isole Egadi si preparano ad accogliere una nuova edizione di FestivalFlorio che, dal 28 giugno al 5 luglio, trasforma Favignana, Levanzo e Marettimo in un grande palcoscenico diffuso dedicato alla cultura.

Nato nel 2012, il festival ha consolidato il proprio ruolo nel panorama mediterraneo grazie a una proposta che mette in relazione musica, teatro, letteratura, divulgazione e promozione delle eccellenze territoriali. Sotto la direzione artistica del maestro Giuseppe Scorzelli, continua a valorizzare il patrimonio paesaggistico e storico dell’arcipelago grazie a una programmazione articolata.

Ad aprire l’edizione 2026 sarà il conferimento del Premio Favignana per il Teatro a Leo Gullotta, riconoscimento assegnato a figure che hanno lasciato un segno significativo nel mondo dell’arte e dell’impegno civile.

Nel corso della settimana si alterneranno concerti, incontri letterari e momenti di approfondimento: Carlotta Proietti renderà omaggio all’eredità artistica di Gigi Proietti, mentre Sergio Baietta proporrà una rilettura contemporanea del repertorio di Fryderyk Chopin.

La letteratura troverà spazio nell’incontro dedicato alle lettere tra Eduardo e Luca De Filippo, curato da Maria Procino, mentre Marco Morricone offrirà un ritratto personale del padre Ennio, esplorandone il lato umano oltre quello artistico.

Tra gli appuntamenti più originali spicca il reading “Cacciatori di Comete“, dedicato alla missione spaziale Rosetta, che unirà divulgazione scientifica e narrazione teatrale. A chiudere il festival sarà Giovanni Allevi con “Armonie Invisibili”, evento sul mare che fonderà musica e racconto in una delle cornici più suggestive dell’arcipelago.

Terza edizione di SelinunteEstate

Infine, tra i templi dell’antica Selinunte prende vita, dal 4 luglio al 5 settembre, SelinunteEstate che trasforma il parco archeologico e le Cave di Cusa in scenari dedicati all’incontro tra arti performative e patrimonio storico.

La terza edizione propone circa cinquanta appuntamenti che spaziano dal teatro alla musica, dalla danza alle lectio magistralis, dai musical ai talk culturali fino agli eventi all’alba.

Il progetto nasce anche dal desiderio di offrire spazio alle nuove generazioni artistiche tramite una open call che ha raccolto numerose adesioni.

Meglio tardi che mai, le location del film svelano una perla storica d’Italia

Il 31 maggio 2026 torna in prima serata su Rai 1 il ciclo Purché finisca bene: dopo il successo di ascolti di Cercasi tata disperatamente, spazio a un film Tv di Giuseppe Curti in cui a fare da protagonista, oltre a interpreti d’eccezione come Lorenzo Richelmy, Mariana Lancellotti, Emanuela Grimalda, Camilla Filippi, Gabriele Cirilli, Claudio Corinaldesi e Sergio Assisi, sono una storia di rinascita e una città simbolo del passato recente d’Italia. Scopriamo insieme le location di Meglio tardi che mai.

Scoperti foro e teatro lungo la Via Appia, i droni individuano un’antica città romana

Certe scoperte archeologiche non arrivano con il rumore degli scavi spettacolari, ma con un ronzio quasi impercettibile: quello dei droni che sorvolano campi apparentemente silenziosi. È proprio così che il sito romano di Fioccaglia, nel territorio di Flumeri, in provincia di Avellino, sta tornando a raccontare la propria storia. E non si tratta di dettagli marginali: le nuove indagini hanno rivelato un foro urbano e un teatro monumentale finora sconosciuti, elementi che cambiano radicalmente l’immagine che avevamo di questo insediamento lungo la Via Appia.

Se finora potevate immaginare Fioccaglia come una semplice stazione lungo la grande arteria romana, oggi dovete pensare a qualcosa di molto diverso: una vera città, organizzata, viva, inserita pienamente nella rete politica ed economica della Roma repubblicana.

La scoperta del foro e del teatro

Le nuove ricerche, coordinate dal professor Giuseppe Ceraudo dell’Università del Salento insieme alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e al Comune di Flumeri, non hanno aperto trincee né portato alla luce muri visibili a occhio nudo. Eppure, hanno permesso di “vedere” la città come mai prima. Ci si trova nel sito romano di Fioccaglia, nella zona dell’Irpinia e il ritrovamento è incredibile.

Grazie a rilievi aerei con droni e a sofisticate prospezioni geofisiche, gli archeologi hanno ottenuto una sorta di radiografia del sottosuolo. Le differenze nella crescita della vegetazione, le anomalie magnetiche del terreno, le tracce invisibili lasciate dalle strutture antiche: tutto ha contribuito a ricostruire la pianta urbana ancora sepolta.

Quello che emerge è sorprendente. Sotto i campi agricoli si disegna un impianto urbano regolare, con strade ortogonali e isolati pianificati secondo il modello delle città romane di fondazione. Non un insediamento spontaneo, dunque, ma un centro progettato con precisione.

Al centro di questa griglia urbana compare chiaramente il foro: una grande piazza rettangolare circondata da edifici pubblici, cuore politico, commerciale e sociale della comunità.

E poi la sorpresa più inattesa. Poco distante, le indagini hanno individuato il profilo curvo di un teatro monumentale mai documentato prima. Nessuno scavo precedente ne aveva segnalato l’esistenza. La sua presenza cambia completamente la percezione del sito: un teatro implica spettacoli, assemblee, momenti collettivi, una vita culturale attiva.

Già negli anni Ottanta erano emersi segnali importanti: un decumano basolato e una domus decorata in Primo Stile pompeiano, che suggerivano ricchezza e organizzazione urbana. Oggi, però, il quadro si amplia e diventa molto più ambizioso.

Perché questa scoperta cambia la storia dell’Irpinia romana

Dovete immaginare la Via Appia non solo come una strada, ma come una vera infrastruttura strategica dell’antichità, la celebre Regina Viarum che collegava Roma al Sud Italia. Fioccaglia si trovava in una posizione chiave, vicino alla confluenza del fiume Ufita e del torrente Fiumarella: un nodo naturale di transito e controllo del territorio.

Molti studiosi identificano il sito con l’antica Forum Aemilii, centro legato alla romanizzazione dell’Irpinia tra II e I secolo a.C., periodo in cui Roma consolidava la propria presenza nelle aree interne della Campania. La scoperta del foro e del teatro rafforza enormemente questa ipotesi.

La combinazione di infrastrutture pubbliche monumentali, strade pavimentate e residenze aristocratiche racconta una comunità prospera, capace di sostenere attività politiche, economiche e culturali complesse.

Questa scoperta dimostra quanto le tecnologie non invasive stiano rivoluzionando l’archeologia. Senza scavare gli studiosi riescono oggi a pianificare tutela e valorizzazione con una precisione impensabile fino a pochi anni fa.

Le istituzioni locali guardano già al futuro. Le nuove evidenze stanno contribuendo alla definizione di un piano di gestione e valorizzazione dell’area, anche in relazione ai grandi progetti infrastrutturali della Valle Ufita, come la futura stazione dell’Alta Velocità Hirpinia. L’obiettivo è trasformare Fioccaglia in un punto di riferimento culturale per l’entroterra campano, spesso meno conosciuto rispetto ai grandi poli archeologici regionali.

E forse è proprio questo il fascino più grande della scoperta: ricordarvi che la storia romana non vive solo nei luoghi celebri. A volte emerge dove meno ve lo aspettate, sotto campi coltivati e paesaggi tranquilli, pronta a riscrivere la geografia dell’Italia antica. Nei prossimi mesi nuove indagini non invasive aggiungeranno dettagli al mosaico. E c’è da scommettere che Fioccaglia abbia ancora molto da raccontare.

Balcone di pietra tra le nuvole: Monte Castello di Vibio, il borgo che ha scelto la misura dell’anima

Qui non c’è fretta e nemmeno stress, perché le circa 1.400 anime che vivono a Monte Castello di Vibio, in Umbria, abitano un borgo impostato secondo il modello del castrum medievale, con una trama compatta di vicoli, porte e salite che rallenta naturalmente il ritmo. Collocato a 423 metri di altitudine su un colle che domina campi e anse del Tevere, conserva ancora mura, porte e torri nate per difendere una comunità fiera, spesso in contrasto con la potente (e vicina) Todi.

Dopo secoli di lotte, ribellioni, abbattimenti e ricostruzioni, tra Ottocento e periodo napoleonico il paese cambiò volto, grazie anche all’arrivo di nuove idee che portano alla nascita di un Comune moderno e con un progetto sorprendente per un centro così piccolo. Vi basti pensare che proprio qui, nel 1808, è stato edificato un teatro completo in tutte le sue parti, particolarmente ridotto nelle dimensioni ma perfetto nelle proporzioni.

Da allora questo luogo custodisce una delle esperienze culturali più intense dell’Umbria, in cui il visitatore si sente avvolto totalmente da una quiete che, in alcuni angoli del nostro Paese (e non solo), sembra ormai un ricordo lontano.

Cosa vedere a Monte Castello di Vibio

Questo grazioso nucleo antico della provincia di Perugia, parte dell’associazione Borghi più belli d’Italia, accoglie con un labirinto di vicoli che rasenta una perfezione architettonica che ha saputo resistere agli anni, al punto da non cedere quasi per niente al richiamo della modernità invadente. Ci vuole poco tempo per esplorare il suo centro storico, ma serve attenzione: i numerosi dettagli emergono lentamente.

Teatro della Concordia

Il viaggio non può che iniziare dal Teatro della Concordia. Vi abbiamo detto che è piccino e armonico, ma non vi abbiamo ancora rivelato il suo peculiare primato: è il teatro all’italiana più piccolo al mondo. Con 99 posti distribuiti tra platea e palchi, una struttura interamente lignea che garantisce un’acustica sorprendente, decorazioni ad affresco che ricoprono soffitto, palchetti e foyer, questo spazio è stato pensato e costruito a misura del paese stesso.

Niente sfarzo esagerato o grandezze poco utili, perché emerge solo uno stile post-rivoluzionario francese e il desiderio di celebrare l’armonia tra popoli diffusasi in Europa all’inizio del XIX secolo. A catturare l’attenzione, oltre alle dimensioni, sono i raggianti soffitti affrescati da Luigi Agretti nel 1892, un ragazzo di soli 14 anni che ci ha regalato un posto che, ancora oggi, conserva una freschezza rara.

Le cose però non sono andate sempre a gonfie vele e, dopo la chiusura nel 1951 e persino un crollo parziale, la comunità scelse l’autotassazione per salvarlo. Il restauro, concluso nel 1993, ha mantenuto la struttura originale e restituisce un gioiello riconosciuto a livello internazionale.

Torre di Porta Maggio

In passato la Torre di Porta Maggio fungeva da baluardo difensivo contro le incursioni da Todi, mentre oggi segna uno degli accessi principali al paese. Dalla sua sommità si apre una vista ampia sulla Media Valle del Tevere, con campi coltivati, colline e corsi d’acqua che cambiano colore durante la giornata.

Al suo interno, invece, trova spazio una raccolta di cimeli storici, tra cui fucili a bacchetta del 1822 e una lettera autografa di Giuseppe Garibaldi indirizzata al Comune nel 1862, testimonianza diretta del Risorgimento vissuto anche qui.

Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo

Affacciata sulla piazzetta dedicata a Vittorio Emanuele II, la Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo è frutto di una ricostruzione ottocentesca sostenuta da Gregorio XVI e Pio IX, con uno stile neoclassico che si esprime attraverso una facciata sobria e un interno a tre navate con absidi semicircolari.

Varcata la soglia a colpire sono gli affreschi di Nicola e Federico Benvenuti, l’altare maggiore affiancato dalle statue dei santi titolari e dominato dall’immagine della Madonna dei Portenti, il fonte battesimale e il Braccio Santo (reliquiario che riproduce fedelmente l’anatomia dall’arto umano fino alla mano) in argento.

Chiesa di Sant’Illuminata e Madonna delle Carceri

Per ultime (ma non per importanza e bellezza) la Chiesa di Sant’Illuminata, la casa di un crocifisso ligneo del Quattrocento legato a una tradizione devozionale antica, e la Cappella della Madonna delle Carceri, dalle pareti che narrano storie mariane con pigmenti sbiaditi ma espressivi.

Cosa fare a Monte Castello di Vibio

A Monte Castello di Vibio ci si sente a casa propria, perché la popolazione e il territorio sono in grado di coinvolgere chiunque decida di fermarsi anche per poche ore. Tra le esperienze più suggestive:

  • Percorrere il Sentiero del Furioso all’interno del Parco Fluviale del Tevere: si segue un tracciato ad anello tra boschi, rive fluviali, resti di mulini ad acqua e la centrale idroelettrica di Montemolino, esempio significativo di archeologia industriale.
  • Raggiungere l’area legata alla battaglia del 1310 tra Guelfi e Ghibellini: episodio culminato con la distruzione di un ponte sul Tevere, un fatto che, invitabilmente, ha segnato profondamente la storia locale.
  • Visitare cantine, aziende agricole e fattorie didattiche: tra olio Dop Umbria Colli Orvietani, Grechetto di Todi Doc, ortaggi e allevamenti di piccola scala.
  • Partecipare alle feste tradizionali: come la sagra delle scottadito a fine giugno, la Festa di Sant’Antonio a Doglio e il Banchetto Medievale dopo Ferragosto, con cene itineranti, musica e spettacoli.
  • Vivere il Paese del Natale: periodo in cui il borgo si trasforma tra presepi artistici, mercatini e installazioni dedicate ai più piccoli.
Monte Castello di Vibio, borgo in Umbria
iStock
Veduta dall’alto di Monte Castello di Vibio, Umbria

Come arrivare

Il borgo di Monte Castello di Vibio un è un angolo di pace dell’Umbria che richiede un breve viaggio attraverso la campagna più autentica. Per chi proviene da nord, la soluzione ottimale consiste nel percorrere la superstrada E45 fino all’uscita di Fratta Todina, proseguendo successivamente lungo la strada provinciale che risale dolcemente il fianco della collina attraverso tornanti panoramici.

Chi invece arriva da sud dovrà imboccare la medesima E45 superando Todi e uscendo a Ponterio, seguendo poi la segnaletica chiara che indica Monte Castello di Vibio. Per i viaggiatori che prediligono il treno, la stazione ferroviaria più vicina risulta quella di Todi-Ponte Rio sulla linea Ferrovia Centrale Umbra, da cui partono autobus di linea che collegano il fondovalle al centro storico.

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