Per oltre un secolo, chi passeggiava lungo corso della Giovecca lo ha visto solo da fuori, o al massimo dallo sportello di una banca. Da giovedì 8 ottobre, invece, Palazzo Barbantini-Koch, storica sede della Cassa di Risparmio di Ferrara, apre le sue porte a tutti con una nuova funzione. Diventa il Polo culturale di Ferrara de La Galleria BPER, uno spazio dedicato all’arte, alla memoria della città e alla ricerca.
Dopo i lavori di recupero partiti nel 2023, l’edificio torna alla città con una collezione permanente che ripercorre cinque secoli di arte ferrarese ed emiliana e una mostra temporanea dedicata ai fiori nella pittura italiana. Il polo ospiterà anche attività didattiche, formazione e spazi per lo studio.
Per chi ama Ferrara, o sta pensando di visitarla questo autunno, c’è un motivo in più per mettersi in viaggio.
Una nuova identità per Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara
Il palazzo rappresenta un pezzo della storia cittadina di Ferrara. Fu costruito tra il 1907 e il 1910 su progetto dell’ingegnere Luigi Barbantini, con la supervisione dell’architetto Gaetano Koch, e venne inaugurato nel 1910 alla presenza di Vittorio Emanuele III. Era stato pensato per dare alla Cassa di Risparmio una sede solida e rappresentativa, all’altezza del suo ruolo in città.
A partire da oggi, 8 ottobre 2026, il palazzo cambia funzione senza cancellare il proprio passato. Il Barbantini-Koch entra a far parte dei “Poli Culturali BPER. Un sistema di patrimonio diffuso”, la rete che collega edifici storici del gruppo bancario e che comprende anche Palazzo San Carlo a Modena e Palazzo Farinosi-Branconi a L’Aquila. L’obiettivo è trasformare sedi e collezioni rimaste a lungo riservate in luoghi accessibili al pubblico.
L’apertura al pubblico è fissata per giovedì 8 ottobre. Al piano nobile si trova il percorso permanente “Uno scrigno di storia. Arte a Ferrara tra passato e presente”, che raccoglie 135 opere tra dipinti, sculture, disegni e stampe, distribuite in diciotto sale.
Si parte dal Rinascimento ferrarese, con nomi come Domenico Panetti, l’Ortolano, il Garofalo e Girolamo da Carpi, per arrivare al Novecento di Gaetano Previati, Filippo de Pisis e Achille Funi. Tra i pezzi più preziosi c’è il “Ritratto del comandante Gabriele Tadino”, attribuito a Tiziano e datato 1538, già appartenuto alla Cassa di Risparmio.
Fino al 31 gennaio 2027, il palazzo ospiterà anche la mostra “Vanitas. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati”, curata da Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni. Le oltre quaranta opere esposte, firmate tra gli altri da Hayez, Segantini, Previati e Casorati, usano il fiore come filo conduttore per parlare di bellezza, desiderio e del tempo che passa, dal Romanticismo al Simbolismo. Il percorso è arricchito dai versi di Leopardi, Manzoni e Pascoli e da elementi olfattivi legati al mondo floreale.
Il palazzo è aperto il giovedì dalle 14:00 alle 19:00; dal venerdì alla domenica fa orario continuato dalle 10:00 alle 19:00, mentre lunedì, martedì e mercoledì resta chiuso. L’ultimo ingresso è consentito un’ora prima della chiusura, il biglietto intero costa 10 euro e il ridotto 8 euro, entrambi acquistabili online dal sito ufficiale scegliendo data e fascia oraria.
C’è chi aspetta il bel tempo per partire e chi, invece, ha capito che certe città danno il meglio di sé proprio quando il cielo si fa grigio. Quando le giornate si accorciano, molte città europee continuano a brillare e, anzi, diventano perfino più affascinanti. In fondo, l’unico modo per affrontare davvero il maltempo è lasciarsi conquistare, rifugiandosi in un caffè storico con una bevanda calda o perdendosi tra le sale di un grande museo, senza il senso di colpa di non essere all’aria aperta.
L’occasione giusta per partire arriva con la nuova promozione Ryanair, che propone voli a partire da 16,99 euro da prenotare entro l’8 ottobre 2026, per viaggiare dall’8 ottobre al 17 dicembre 2026.
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L’antica città romana di Aquinum, nel territorio di Castrocielo e Aquino, continua a restituire testimonianze preziose del suo passato. La XVIII Campagna di Scavo dell’Università del Salento ha portato alla luce due reperti archeologici di particolare interesse, presentati per la prima volta al pubblico durante il Weekend dell’Archeologia del 3 ottobre.
Le nuove scoperte permettono di aggiungere importanti tasselli alla conoscenza della vita pubblica, religiosa e monumentale della colonia romana. Da diciotto anni gli scavi, diretti da Giuseppe Ceraudo, professore di Topografia antica dell’Università del Salento, coinvolgono ricercatori e studenti in un progetto che unisce ricerca, formazione, tutela e valorizzazione del patrimonio.
La scoperta
Il primo reperto è un cippo riccamente decorato, riutilizzato nella pavimentazione in prossimità di uno degli incroci principali dell’antica città. Sul monumento compare il nome del dedicante, probabilmente Caius Ammius Cammarus, anche se la lettura completa dell’iscrizione deve ancora essere verificata.
A rendere particolarmente interessante il cippo è l’apparato decorativo, composto da ghirlande, festoni e bucrani che incorniciano tre animali: un bue, un montone e un maiale. La loro presenza nello stesso monumento potrebbe essere collegata alla triade sacrificale del suovetaurilium, uno dei più solenni rituali della religione romana, durante il quale venivano sacrificati proprio un maiale, un ovino e un toro.
L’interpretazione resta prudente, perché il cippo è stato ritrovato fuori dalla sua collocazione originaria. Tuttavia, le immagini potrebbero conservare la memoria di un sacrificio oppure richiamare cerimonie legate alla purificazione, alla consacrazione o alla delimitazione rituale di uno spazio.
Il secondo reperto è un altare votivo in marmo, particolarmente importante perché un nuovo frammento ha permesso di ricomporre parte di un’iscrizione già conosciuta soltanto in maniera incompleta. Ora è possibile riconoscere le divinità alle quali era dedicato: il Genio di Augusto, i Lari di Augusto e il Genio della Colonia.
A commissionare la dedica fu Manius Popidius Anteros, un facoltoso liberto che ricoprì la carica di seviro augustale. L’altare offre così una preziosa testimonianza della dimensione religiosa e civica della colonia, mostrando il legame tra la comunità, il culto imperiale e la vita pubblica.
L’importanza della scoperta
I due reperti contribuiscono a raccontare un’Aquinum nella quale religione, politica e vita cittadina erano strettamente intrecciate. Il cippo apre nuove domande sulle pratiche rituali e sugli spazi pubblici della colonia, mentre l’altare permette di approfondire il rapporto tra il culto della casa imperiale e l’identità della comunità.
La campagna 2026 ha portato alla luce anche altre testimonianze significative. Nel teatro romano sono proseguite le indagini che hanno restituito una lastra marmorea con la formula FVL(GVR) C[ONDITVM], collegata al rituale con cui i Romani seppellivano e consacravano un luogo colpito da un fulmine. Si tratta di una testimonianza rara, che potrebbe indicare un antico evento atmosferico interpretato come manifestazione della volontà divina.
Durante il Weekend dell’Archeologia sono state inoltre presentate cinque teste marmoree restaurate, tra cui il cosiddetto Cesare di Aquinum e un ritratto attribuito a Druso Maggiore.
La campagna segna infine un’importante novità per il progetto: per la prima volta le indagini archeologiche si sono estese anche al territorio comunale di Aquino. La collaborazione tra Castrocielo e Aquino permette così di ricomporre l’unità storica dell’antica colonia romana, superando gli attuali confini amministrativi e ampliando le prospettive della ricerca.
Tropea non è solo la principale location di B.A.E. – Before Anything Else, il film ora nelle sale di Alessio Hong e Paula Lingyi Sun, ma è una sorta di motore immobile dell’azione: senza il mare cristallino, le spiagge dorate, i vicoli assolati, i panorami mozzafiato della cittadina calabra l’incontro tra i due protagonisti, che dà il via a una sorta di rilettura in chiave contemporanea del dramma di Romeo e Giulietta, infatti forse non sarebbe mai avvenuto. Scopriamo insieme dov’è stato girato questo coming of age prodotto da Andromeda Film e Flat Parioli.
Di cosa parla
Romeo (Riccardo de Rinaldis Santorelli, attore già visto sul piccolo schermo in Doc – Nelle tue mani) decide di concedersi un’ultima estate di completa spensieratezza a Tropea insieme agli amici di sempre, prima di affrontare la vita adulta e le sue responsabilità. È mentre è in vacanza che conosce Giulia (Yile Yara Vianello): una ragazza del posto appassionata di teatro che lo convince a partecipare a una rappresentazione amatoriale di Romeo e Giulietta.
Mentre interpretano i giovani innamorati, tra i due inevitabilmente cresce un sentimento travolgente. Come nel dramma di Shakespeare, però, qualcuno è pronto a ostacolare l’amore: si tratta in questo caso di Teo, il fratello maggiore di Giulia, protettivo nei suoi riguardi almeno quanto diffidente verso Romeo.
Ufficio stampa Bif&stUna scena di “B.A.E. – Before Anything Else”
Dov’è stato girato il film
Tropea
Tropea fa insomma da palcoscenico all’attrazione iniziale tra Giulia e Romeo che poi si trasforma in qualcosa di molto più profondo ed è qui che il film è girato per la maggior parte delle scene.
iStockIl panorama mozzafiato di Tropea
Della “perla del Tirreno” – com’è spesso chiamata –incoronata dal Telegraph tra le città più belle d’Italia, si riconoscono sullo schermo le spiagge, sia quelle più rinomate e frequentate dai turisti e sia quelle più nascoste e appannaggio dei locali, e i panorami mozzafiato come quello iconico del Santuario di Santa Maria dell’Isola arroccato su uno scoglio di fronte al mare.
Anche il labirinto di vicoli stretti del centro storico, su cui si affacciano eleganti palazzi settecenteschi, fa da cornice alla storia di Giulia, Romeo e un gruppo di amici che godendo della bellezza folgorante del Sud e dei suoi ritmi lenti sembrano provare soprattutto a costruire ricordi confortanti per quando sarà la vita adulta a bussare alle loro porte.
Altre location
I materiali di produzione segnalano tra le location di B.A.E. – Before Anything Else più in generale la Costa degli Dei: quel tratto di costa tirrenica che si estende da Pizzo a Nicotera, punteggiata da baie, cale e spiagge tra le più belle della Calabria e dove si trova appunto, tra località di mare molto rinomate sia in Italia e sia all’estero, anche Tropea. Non sono stati forniti, però, ulteriori dettagli su dove sia stato girato il film ed eventuali altre location oltre a Tropea. Una presentazione in anteprima è stata organizzata, già a inizio anno, a Spilinga proprio per rimarcare il profondo legame del film – presentato in quel periodo al Bif&st – col territorio.
iStockLa spettacolare Costa degli Dei
Alcune fonti in Rete segnalano tra i luoghi dov’è stato girato B.A.E. – Before Anything Else anche Roma: con ogni probabilità per le scene in interna e le riprese effettuate in studio.
Affacciata sul piccolo fiume Gera, Erfurt ha il genere di centro storico che costringe a rallentare lo sguardo. La capitale della Turingia, infatti, riunisce piazze ampie, vicoli stretti, case a graticcio, torri religiose e antichi edifici borghesi, creando un paesaggio urbano rimasto fortemente legato al Medioevo
Ci troviamo al centro della Germania, lungo antiche direttrici commerciali che collegavano importanti territori europei, tanto da divenire nel corso dei secoli un rilevante centro religioso e commerciale. La presenza di oltre 20 chiese parrocchiali, cappelle e antichi complessi monastici, tra le altre cose, le ha procurato il soprannome di “Roma della Turingia“.
A settembre 2023 un altro capitolo della storia di Erfurt ha raggiunto una dimensione internazionale: il patrimonio ebraico medievale della città, formato dall’Antica Sinagoga, dal Mikveh medievale e dalla cosiddetta Stone House, è entrato nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.
Cosa vedere a Erfurt
Il centro storico racconta Erfurt attraverso una successione di luoghi molto diversi tra loro. La parte più interessante emerge proprio nei passaggi tra una piazza e l’altra, quando la grande architettura religiosa lascia posare lo sguardo su botteghe, cortili, facciate colorate e piccole strade medievali.
La Domplatz è il grande spazio scenografico di questa località della Germania. Sul lato occidentale si innalza il complesso formato dal Duomo di Santa Maria e dalla Chiesa di San Severo, una presenza monumentale che domina tutto dall’alto della collina.
L’edificio attuale riunisce elementi di epoche diverse, con una torre romanica e un coro tardogotico di grande slancio verticale. All’interno attirano l’attenzione le vetrate del XIV secolo, le opere medievali, le sculture bronzee e l’altare rococò.
Krämerbrücke, il ponte abitato
Il Krämerbrücke, il Ponte dei Mercanti, rappresenta l’immagine più singolare di Erfurt: è in pietra, attraversa il Gera e sostiene una vera str ada fiancheggiata da edifici a graticcio su entrambi i lati.
iStockIl Krämerbrücke di Erfurt
Le abitazioni formano una sequenza continua di edifici destinati alla vita quotidiana e alle attività commerciali, trasformando il passaggio sul fiume in una piccola strada urbana. Botteghe artigiane, gioiellerie, ceramiche e cioccolaterie occupano gli edifici del ponte.
Fischmarkt e il Rathaus
La Fischmarkt introduce a una dimensione più monumentale, con antiche facciate borghesi e locande che circondano la piazza, mentre al centro si trova la statua di San Giorgio, conosciuta anche attraverso la tradizione della figura di Orlando.
Il Rathaus, costruito tra il 1870 e il 1875, presenta forme neogotiche e conserva importanti dipinti murali con scene che raffigurano episodi della storia cittadina, insieme a riferimenti a Martin Lutero e alle leggende di Tannhäuser e Faust.
Augustinerkloster
C’è poi il monastero agostiniano che risale al XIII secolo e comprende la chiesa, il chiostro e gli ambienti conventuali. Tra le sale sono conservati documenti e manoscritti di grande valore storico, mentre il chiostro restituisce una sensazione più raccolta.
Non è di certo da meno l’Anger che segue un’antica direttrice commerciale trasformata nel tempo in elegante strada cittadina. Le facciate testimoniano la prosperità raggiunta da Erfurt tra Medioevo ed età moderna, mentre alcuni edifici ricordano la presenza di importanti figure della cultura tedesca.
Al numero 37/38 si trova uno dei portali rinascimentali più interessanti della città: l’edificio fu frequentato da Goethe, Schiller e dai fratelli Humboldt durante il periodo legato a Karl Theodor von Dalberg.
L’Angermuseum, ospitato in un edificio barocco dei primi anni del XVIII secolo, è la casa di opere d’arte medievale, dipinti dal XVII secolo al XX secolo e ceramiche della Turingia.
Petersberg e la grande fortezza barocca
La collina di Petersberg domina Erfurt dall’alto ed è la culla di una delle fortificazioni più importanti. La Petersberg Citadel fu costruita sul sito di un antico monastero benedettino ed è una delle fortezze urbane barocche meglio conservate dell’Europa centrale.
Il sistema difensivo comprende bastioni, cortili, edifici militari e una rete di cunicoli sotterranei. Le visite guidate consentono di conoscere anche questa parte nascosta della struttura, attraverso percorsi dedicati alle fortificazioni e alla storia militare.
Erfurt conserva una testimonianza straordinaria della presenza ebraica medievale. L’Antica Sinagoga, il Mikveh del XII secolo e la Stone House, edificio civile risalente al XII e XIII secolo, costituiscono il complesso inserito nel Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2023.
Il Mikveh è particolarmente interessante per la sua funzione rituale. La struttura sotterranea legata all’acqua permette di comprendere la vita religiosa della comunità ebraica medievale, mentre la Stone House documenta la dimensione civile di quella stessa presenza.
Egapark
A ovest del centro storico cambia completamente lo scenario con l’Egapark, sviluppato nell’area della storica Cyriaksburg, che occupa circa 90 ettari e racconta la vocazione di Erfurt quale città dei fiori e dell’orticoltura. Il parco ospita anche mostre, iniziative legate al giardinaggio e manifestazioni stagionali.
Cosa fare a Erfurt
La sua identità emerge nei dettagli quotidiani, nei locali del centro e nelle occasioni culturali che accompagnano il calendario cittadino.
Assaggiare le specialità della Turingia: per entrare nella tradizione gastronomica locale attraverso i Thüringer Klöße, gli gnocchi di patate, la celebre Thüringer Rostbratwurst e le birre della città.
Seguire le tracce di Lutero: serve a ricostruire una parte fondamentale della sua formazione tra università, monastero agostiniano e chiese cittadine.
Assistere agli eventi culturali: offre opportunità legate alla musica, al teatro e alle tradizioni locali. Tra gli appuntamenti più importanti figurano le Giornate Bach, il DomStufen-Festspiele, la Jazzmeile e il New Orleans Music Festival.
Erfurt si trova nella Germania centrale ed è la capitale della Turingia. La posizione geografica ha favorito per secoli i collegamenti commerciali e oggi la rende facilmente raggiungibile dalle principali aree urbane tedesche. Il treno rappresenta una soluzione particolarmente pratica per chi arriva da altre città della Germania. La stazione centrale è connessa alla rete ferroviaria ad alta velocità e consente di raggiungere il centro storico con un breve tragitto urbano.
In automobile, Erfurt è collegata alle autostrade A4, A9 e A71, che attraversano e collegano la Turingia con altre regioni tedesche. L’aeroporto di Erfurt-Weimar si trova a breve distanza dal centro e completa la rete dei collegamenti.
Il visitatore che vi arriva si trova davanti una località in grado di mostrare molti secoli della propria storia senza trasformarli in semplice scenografia: il ponte abitato, le torri, il monastero di Lutero, le fortificazioni e le testimonianze della comunità ebraica appartengono a epoche diverse, eppure compongono un unico paesaggio urbano.
L’autunno e l’inverno possono essere il momento perfetto per riscoprire l’Italia lentamente, tra centri storici, laghi e piccoli borghi che fuori dall’alta stagione acquistano un fascino completamente diverso. A rendere ancora più interessante l’idea di organizzare una fuga di qualche giorno c’è la nuova Promo Italo Borghi, con sconti dal 10% al 20% sui biglietti.
Per approfittarne bisogna acquistare il viaggio entro le ore 11:00 del 5 ottobre, utilizzando il codice promo BORGHI. La promozione permette di viaggiare dal 20 ottobre al 21 marzo negli ambienti Smart e Prima Business, su una disponibilità complessiva di 500.000 posti. I codici promozionali Italo possono essere inseriti direttamente durante la ricerca e l’acquisto del biglietto sui canali ufficiali della compagnia.
Ma dove andare? Nel network Italo ci sono diverse fermate perfette per costruire un weekend dedicato ai centri storici più suggestivi d’Italia. Tra le destinazioni servite direttamente compaiono anche Maratea, Peschiera del Garda e Desenzano del Garda.
Da Milano a Maratea
Tra le mete più scenografiche raggiungibili con Italo c’è Maratea, in Basilicata, conosciuta anche come la “Perla del Tirreno”. Il territorio si sviluppa tra montagne e costa e custodisce un centro storico fatto di vicoli, piazzette e architetture religiose, tanto che Maratea viene tradizionalmente definita anche la città delle 44 chiese.
Il suo simbolo più riconoscibile è però il Cristo Redentore, la grande statua che domina il paesaggio dalla cima del Monte San Biagio. Dall’alto lo sguardo raggiunge la costa frastagliata, caratterizzata da baie, grotte e piccoli tratti di spiaggia: un panorama che rende Maratea interessante anche fuori dalla stagione balneare.
Con la Promo Borghi può diventare quindi una meta perfetta per un weekend autunnale o per una pausa durante i mesi più tranquilli dell’anno, a partire da 39,90 euro.
Da Roma a Peschiera del Garda
Cambio di scenario completo per Peschiera del Garda, uno dei centri più caratteristici della sponda meridionale del Lago di Garda. Le origini della località risalgono all’epoca romana, quando era conosciuta come Arilica, mentre nei secoli successivi la sua posizione strategica ne ha fatto un importante centro fortificato.
iStockUn angolo pittoresco a Peschiera del Garda
Il cuore della visita è racchiuso proprio tra le fortificazioni, ponti e canali che circondano il centro storico. Da vedere anche il Santuario della Madonna del Frassino, risalente al Cinquecento, mentre chi preferisce la natura può spingersi verso l’oasi del Laghetto del Frassino oppure seguire le passeggiate lungo il Mincio. In autunno e in inverno, inoltre, il Garda offre un volto decisamente più tranquillo rispetto ai mesi estivi, perfetto per chi vuole alternare passeggiate sul lungolago, centro storico e cucina locale con un prezzo a partire da 32,90 in promo.
Da Bologna a Desenzano del Garda
Restando sul Lago di Garda, un’altra destinazione raggiunta direttamente dai treni Italo è Desenzano del Garda, sulla sponda lombarda del lago. È una località più vivace rispetto ad altri piccoli centri gardesani, ma conserva un nucleo storico ideale da esplorare a piedi e i prezzi partono da 11,90 euro con la promo in corso.
Il cuore della cittadina ruota attorno a Piazza Malvezzi e al Porto Vecchio, circondati da edifici storici. Il patrimonio della zona affonda però le sue radici molto più indietro nel tempo: qui si trovano infatti i resti di una grande villa romana del IV secolo, con pavimenti a mosaico, oltre al Museo Archeologico Giovanni Rambotti.
Vale la pena salire anche verso il Castello di Desenzano, di origine medievale e successivamente rafforzato nel XV secolo. Il recupero delle mura consente oggi di percorrere parte del camminamento e raggiungere il mastio, da cui si apre una vista panoramica sul Lago di Garda.
Fausto Brizzi torna al cinema con una commedia di profonda attualità, interpretata da un cast d’eccezione di cui fanno parte tra gli altri Frank Matano, Laura Chiatti, Rocío Muñoz Morales e Francesco Sole, e impreziosita da un cammeo di Taylor Mega.Quasi Vera, nelle sale dal 1° ottobre 2026, è un film ricco di location sorprendenti, con palazzi rinascimentali nel cuore del Lazio e località marine rinomate a due passi dalla Capitale.
Di cosa parla
Diego, il protagonista interpretato da Frank Matano, è un attore esordiente che tra provini andati male e piccole comparse in film di second’ordine stenta a far decollare la propria carriera. Decide così di sfruttare le conoscenze informatiche che possiede per creare, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, un’influencer virtuale.
Vera, che ha il volto di Taylor Mega, grazie al suo fascino e alla sua ironia, oltre che a una conoscenza dei goal della Nazionale degna dei migliori influencer sportivi, diventa presto un fenomeno virale. Ciò costringe Diego, altrettanto presto, a fare i conti con le conseguenze impreviste del suo progetto e con un confine tra realtà e finzione che si fa sempre più pericolosamente labile.
(c) MedusaUna scena di “Quasi Vera”
Dov’è stato girato il film
Il nuovo film di Fausto Brizzi, ambientato a Roma, è stato girato interamente nel Lazio: tra i Castelli Romani e il litorale capitolino.
Ariccia, Palazzo Chigi
Ad Ariccia, cittadina dei Castelli Romani famosa per le fraschetterie e per lo stupendo centro storico di impianto rinascimentale, si trova senza dubbio la location di Quasi Vera più esclusiva: come confermano diverse fonti, tra cui anche testate locali, la produzione (Tramp Limited) ha girato a Palazzo Chigi.
123RFAriccia con il suo Palazzo Chigi
Progettato da Gian Lorenzo Bernini per i signori di Ariccia, questo palazzo ducale è una delle poche dimore barocche italiane rimaste intatte nell’architettura, nella disposizione delle sale e persino nell’arredamento, oltre che per la collocazione nella splendida cornice di Piazza di Corte (spesso usata come set cinematografico, anche per grandi classici italiani come Il Gattopardo di Luchino Visconti).
A comparire nelle riprese è lo scenografico piazzale barocco e l’interno della Sala da Pranzo d’Estate, una delle più suggestive del palazzo che conserva ancora alle pareti decorazioni murali e parati di cuoio.
Questi ambienti imitano, nel nuovo film di Fausto Brizzi con Frank Matano, Laura Chiatti e Rocío Muñoz Morales, i raffinati salotti della Roma bene in cui l’influencer virtuale interpretata da Taylor Mega comincia a essere invitata sempre più spesso man mano che il suo numero di follower aumenta.
Ostia
Tra le location di Quasi Vera c’è, come accennato, anche il litorale laziale: presente già in altri suoi film (da Notte prima degli esamia Poveri ma ricchi) è simbolo del legame che il regista, come la maggior parte delle persone nate e cresciute nella Capitale, ha mantenuto nel tempo con località di mare in cui con ogni probabilità è stato bambino prima e adolescente poi.
A Ostia la troupe del film ha girato, secondo fonti locali, per quattro settimane. Uno degli stabilimenti balneari più storici della zona, Il Venezia, ha fatto da sfondo a scene estive da cui trapela la tipica socialità spensierata e caciarona romana.
(c) MedusaUna scena di “Quasi Vera” girata sul litorale laziale
Bianco, slanciato, fitto di guglie, merlature e finestre decorate: il Castello di Hluboká nad Vltavou appare su una collina con l’aria di una residenza principesca costruita per una fiaba, anche perché intorno si distendono il parco paesaggistico e il territorio attraversato dalla Moldava, il fiume Vltava per i cechi. Chi lo vede per la prima volta pensa: “ma sono in Repubblica Ceca o in Inghilterra?”, e la risposta esatta non arriva poi così facilmente.
L’aspetto attuale del castello nasce infatti dalla grande ricostruzione neogotica voluta dagli Schwarzenberg tra il 1841 e il 1871, ispirata al Castello di Windsor. Un’antica fortezza boema, quindi, è stata trasformata in una residenza romantica dall’aspetto sorprendentemente inglese, tanto da far definire Hluboká un piccolo frammento dell’Inghilterra windsoriana nel cuore della Boemia meridionale.
Il parco attorno amplia ulteriormente questa sensazione: gli Schwarzenberg lo concepirono secondo il gusto paesaggistico dell’800, accompagnando la trasformazione architettonica con un ridisegno dell’ambiente circostante.
Breve storia del Castello di Hluboká
La storia di Hluboká comincia nella metà del XIII secolo, quando i re boemi fecero costruire sulla roccia un castello destinato alla funzione di presidio. La posizione aveva quindi un carattere strategico ben diverso dall’immagine elegante che il complesso presenta oggi.
Per lungo tempo la proprietà passò attraverso diverse famiglie aristocratiche. Tra i protagonisti della sua storia compaiono i Pernštejn, ai quali si deve anche la fondazione del vicino stagno di Bezdrev nel 1490, il secondo più grande della Boemia. Nel 1561 la tenuta passò ai signori di Hradec, che 2 anni più tardi lo resereo una vere residenza rinascimentale.
Alla fine del XVI secolo arrivarono i Malovec di Malovice. La loro appartenenza protestante portò alla perdita della tenuta nel 1619, nel pieno delle tensioni religiose e politiche che attraversavano le terre boeme. Nel 1623 Hluboká fu assegnata al generale spagnolo Don Balthazar de Marradas come compensazione per i debiti di guerra dell’imperatore Ferdinando II.
Poi, nel 1661, Jan Adolf I Schwarzenberg acquistò la tenuta dal nipote e iniziò una lunga fase legata alla famiglia che avrebbe dato al castello la sua fisionomia più celebre. Il progetto ottocentesco nacque anche dall’esperienza diretta del principe Jan Adolf II Schwarzenberg e della moglie Eleonore, principessa nata Liechtenstein, durante i loro viaggi in Inghilterra.
Il Castello di Windsor divenne il principale modello per la trasformazione di Hluboká. I lavori partirono secondo i progetti dell’architetto viennese Franz Beer e proseguirono, dopo la sua morte, sotto la direzione dell’architetto degli Schwarzenberg Damasius Deworetzky. La famiglia rimase proprietaria fino alla fine del 1939. L’ultimo proprietario, il dottor Adolf Schwarzenberg, lasciò il Paese e si trasferì oltreoceano per sfuggire ai nazisti. Nel 1947 una legge speciale, conosciuta con il nome di Lex Schwarzenberg, portò infine alla perdita della proprietà.
La visita tra sale aristocratiche, torri e cucine storiche
A disposizione dei visitatori che scelgono di scoprire questo gioiello della Repubblica Ceca c’è una visita guidata che permette di conoscere gli ambienti privati della famiglia e i grandi saloni destinati alla rappresentanza, con un percorso che restituisce il gusto raffinato degli Schwarzenberg.
Le sale colpiscono soprattutto per la quantità di dettagli: le pareti presentano pannelli e decorazioni in legno intagliato a mano, mentre i soffitti a cassettoni contribuiscono alla ricchezza degli ambienti. Lampadari di cristallo, mobili eleganti, dipinti, argenterie, porcellane e arazzi completano una scenografia studiata per impressionare gli ospiti.
Tra gli ambienti più interessanti compare la biblioteca, caratterizzata da pannelli rinascimentali, insieme all’armeria e agli appartamenti privati della principessa Eleonore. Gli appartamenti di rappresentanza costituiscono il percorso principale della visita e consentono di entrare nella parte più sontuosa della residenza, tra sale di ricevimento, ambienti destinati ai pranzi e spazi privati della principessa.
Una prospettiva diversa arriva dalla torre panoramica: dall’alto la lettura del complesso cambia e il rapporto tra l’edificio, il parco e il territorio della Boemia meridionale diventa più evidente. Meritano attenzione anche le cucine storiche, poiché le attrezzature risalgono soprattutto al periodo compreso tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, raccontando un aspetto molto più concreto della vita aristocratica.
Dopo aver attraversato sale ricche di cristalli, legni intagliati e opere d’arte, ritrovarsi davanti a fornelli, utensili e strumenti destinati alla preparazione dei pasti restituisce una dimensione quotidiana alla grande residenza. Il complesso comprende inoltre il maneggio, sede di un’esposizione dedicata al gotico della Boemia meridionale e ai maestri olandesi appartenenti alle collezioni della Galleria Aleš della Boemia del Sud.
Il castello propone inoltre attività durante tutto l’anno, compreso un percorso invernale in ambienti riscaldati. La disponibilità dei percorsi varia secondo il periodo, quindi conviene verificare prima della partenza le modalità della stagione in corso. Fuori dalle sale, il parco merita tempo: la sua estensione permette di osservare Hluboká da angolazioni diverse, cogliendo meglio l’effetto scenografico pensato dagli Schwarzenberg durante la grande trasformazione ottocentesca. La facciata candida cambia carattere secondo la distanza, passando dalla ricchezza quasi ricamata dei particolari alla silhouette delle torri contro il paesaggio.
iStockPasseggiando tra i giardini del Castello di Hluboká nad Vltavou
Dove si trova e come arrivare a Hluboká nad Vltavou
Il Castello di Hluboká si trova a Hluboká nad Vltavou, nella Boemia meridionale, circa 12 km a nord di České Budějovice. La città si sviluppa sulle due rive della Vltava e rappresenta un punto di riferimento utile per raggiungere questa meraviglia. In auto da Praga la distanza è di circa 145 km, con un viaggio di quasi 2 ore. Il percorso più rapido passa dalla D1, prosegue verso Mirošovice e poi lungo la E55 in direzione di Tábor e Veselí nad Lužnicí. Nei pressi di Bork si imbocca la strada 146 verso Hluboká nad Vltavou.
Da České Budějovice il tragitto è molto più breve, più o meno 15 minuti in auto. La zona è servita anche dagli autobus regionali e la fermata più vicina al castello è Hluboká nad Vltavou pod kostelem, a circa 800 metri dall’ingresso. Pure il treno rappresenta un’opzione interessante: Hluboká nad Vltavou dispone di due stazioni, Hluboká nad Vltavou – U Sudárny, sulla direttrice České Budějovice – Plzeň, e Hluboká nad Vltavou – Zámostí, sulla direttrice České Budějovice – Praga. Chi parte da Praga deve effettuare un cambio a České Budějovice.
Per chi preferisce la bicicletta, la località è collegata alla rete ciclabile della Boemia meridionale. Particolarmente frequentato è il percorso lungo la riva sinistra della Vltava tra České Budějovice e Hluboká nad Vltavou, con prosecuzione verso Purkarec.
C’è infine un modo decisamente più scenografico per raggiungere il castello. Dal 2011 la Vltava è navigabile anche nel tratto tra České Budějovice e Hluboká nad Vltavou, con collegamenti in battello che proseguono fino a Purkarec.
Affacciato sul paesaggio del West Sussex, il Castello di Arundel sfoggia una posizione rialzata che lo rende difficile da ignorare, con le torri e le mura che emergono sopra la cittadina e lo sguardo che si apre verso colline verdi. Si presenta ai visitatori con la grandiosità tipica dei grandi manieri medievali, una meraviglia che fonde sapientemente l’imponenza di una fortezza difensiva con l’eleganza raffinata di una dimora nobiliare.
Chi ci arriva, quindi, deve mettersi nell’ottica che in questo luogo si può fare quasi un viaggio attraverso diversi secoli, ma tutti concentrati nello stesso punto: pietra, merlature e strette scale ricordano la fortezza originaria, mentre legni lavorati, sale monumentali e decorazioni ottocentesche raccontano l’epoca della grande casa aristocratica vittoriana.
Breve storia e leggende del Castello di Arundel
La storia di Arundel comincia con una scelta politica e militare. Dopo la conquista normanna del 1066, Guglielmo il Conquistatore affidò a Roger de Montgomery una parte consistente del Sussex, chiedendogli di costruire una fortificazione nei pressi della foce dell’Arun. Il primo nucleo del castello nacque quindi con una funzione legata alla difesa e al controllo del territorio.
Nei secoli successivi la proprietà passò attraverso diverse mani e fu legata anche alla Corona. Tra i sovrani associati alla storia di questo castello del Regno Unito compaiono Enrico I, Enrico II e Riccardo I. La dinastia dei Duchi di Norfolk avrebbe poi lasciato un’impronta profondissima sul complesso e sulla sua lunga vicenda familiare.
La parte medievale subì gravi danni durante la guerra civile inglese del XVII secolo. Nel 1643-1644 fu invece coinvolto nel conflitto e la Fitzalan Chapel riportò pesanti danneggiamenti. La cappella, fondata nel 1380 dal IV conte di Arundel, attraversò poi un lungo periodo di trascuratezza prima del restauro ottocentesco.
Il grande cambiamento arrivò tra XVIII e XIX secolo, quando la fortezza difensiva venne trasformata progressivamente in una sontuosa residenza. La ricostruzione compiuta tra il 1870 e il 1890 diede alla dimora gran parte dell’aspetto attuale, con un’architettura Gothic Revivalmolto elaborata e considerata una delle grandi opere dell’Inghilterra vittoriana.
Una figura particolarmente affascinante della storia familiare è Thomas Howard, XIV conte di Arundel, vissuto tra il 1585 e il 1646 e conosciuto con il soprannome di “The Collector”. Celebre collezionista d’arte e antichità, è ricordato ancora oggi attraverso il Collector Earl’s Garden, uno degli spazi più scenografici del complesso.
Il giardino è stato concepito come una rilettura immaginativa di un giardino formale jacobiano ispirato alla residenza londinese di Howard. Pergolati, fontane, padiglioni, un canale centrale e una struttura rocciosa evocano il gusto teatrale dell’epoca. Il punto più curioso è però Oberon’s Palace, realizzato in quercia verde e ispirato a un progetto di Inigo Jones per uno spettacolo del 1611.
iStock@coldsnowstormEntrando nel Castello di Arundel
Poi ci sono le leggende, come quella di Bevis of Hampton, gigantesco guerriero incaricato di sorvegliare le porte di Arundel e che abitava nella torre che ancora oggi porta il suo nome. La sua arma era Morglay, una spada enorme che la tradizione vuole lunga quasi 1,75 metri e che ancora adesso viene mostrata nell’armeria.
Alla fine della sua vita, racconta la leggenda, Bevis la scagliò dalla torre e chiese di essere sepolto nel punto in cui sarebbe caduta. Il luogo indicato è un antico tumulo del parco, conosciuto con il nome di Bevis’s Grave.
La visita tra sale storiche, mura medievali e giardini
La visita permette di alternare ambienti completamente diversi, seguendo un percorso che porta dalla fortezza normanna alla grande residenza aristocratica. Salendo verso il Keep si ha l’opportunità di entrare nella parte più antica e militare del complesso: ci sono delle scale in pietra che conducono verso l’alto, così come dei passaggi stretti che restituiscono una percezione molto concreta della struttura difensiva.
All’interno, invece, l’atmosfera cambia completamente. La Regency Library è caratterizzata da raffinati pannelli in mogano e da una volta particolarmente elaborata, mentre la Barons’ Hall mostra una dimensione più solenne. Nella Drawing Room compaiono decorazioni, arredi e opere d’arte che narrano il gusto della famiglia attraverso epoche differenti.
La collezione comprende dipinti attribuiti ad artisti celebri, tra cui Van Dyck, Gainsborough e Canaletto. Tappezzerie, mobili e sculture completano gli ambienti, creando un contrasto evidente con la severità delle mura medievali. Anche le camere meritano attenzione: le stanze da letto vittoriane ed edoardiane sono arredate individualmente e permettono di osservare un aspetto più quotidiano della vita aristocratica. Accanto agli ambienti di rappresentanza compaiono infatti bagni appartenenti alle diverse fasi della storia della casa.
La Private Chapel rappresenta uno degli esempi più raffinati del revival cattolico inglese del XIX secolo. Poco distante, nei giardini, la Fitzalan Chapel conserva la memoria funeraria della famiglia. La cappella trecentesca è il luogo di sepoltura dei Duchi di Norfolk e dei loro antenati, oltre a essere una delle sorprese più suggestive dell’area verde.
I giardini occupano circa 15 ettari e sorprendono per la varietà che cambia continuamente atmosfera: il Collector Earl’s Garden introduce geometrie formali, pergolati, giochi d’acqua e vegetazione esotica; il Rose Garden punta invece sulle rose David Austin, sui profumi e sugli elementi gotici che dialogano con l’architettura del castello.
Poi c’è il White Garden, accanto alla Fitzalan Chapel, dove prevalgono tonalità chiare. Il Kitchen Garden, dal canto suo, segue un’impostazione più produttiva, con ortaggi, frutta e quattro aiuole centrali organizzate secondo una rotazione delle colture. Le restaurate Glasshouses comprendono la Vine House, con viti e peschi, oltre alla collezione di pelargoni del castello.
Particolarmente curioso è lo Stumpery, un giardino costruito attorno a vecchi tronchi e felci, mentre i Water Gardens comprendono gli Stew Ponds, con oltre 1.500 piante acquatiche, una rotonda e una rimessa per barche collegate da sentieri e ponti. Nel 2025 è stato aggiunto anche un Dipping Pond dedicato alla biodiversità degli ambienti acquatici.
Dove si trova e come arrivare
Il Castello di Arundel si trova nell’omonima cittadina, nel West Sussex, nel sud dell’Inghilterra. Da Londra il treno rappresenta una soluzione pratica, poiché la stazione di Arundel è servita da collegamenti regolari e dista circa 10 minuti a piedi dall’ingresso. I treni partono anche da London Victoria; la tratta richiede indicativamente 90 minuti. Un’altra possibilità è disponibile da London Bridge, con un viaggio di quasi 1 ora e 15 minuti.
Chi arriva in automobile può utilizzare il parcheggio a pagamento Mill Road Car Park, situato proprio di fronte all’ingresso principale. Il codice postale utile per il navigatore è BN18 9PA. Va tenuto a mente, infine, che la visita richiede qualche ora per essere apprezzata davvero.
Ottobre ha un vantaggio: ci permette di tornare nei musei senza sentirci in colpa per le giornate di sole che avremmo potuto vivere all’aeperto. E la stagione autunnale 2026 parte alla grande con tantissime esposizioni da non perdere. Milano riporta in scena i Brueghel, Firenze ragiona sulla bellezza delle cose spezzate, Roma si accende con Keith Haring. Poi ci sono fotografia, moda, Pasolini, Tutankhamon e una Mestre che mette insieme Klimt, Schiele, Kokoschka e Body Art. Insomma, se volete fare un’immersione d’arte vera avete parecchie occasioni.
Ecco le 10 migliori mostre in Italia a ottobre da non perdere assolutamente.
I Brueghel a Milano
Paesaggi innevati, feste contadine, tempeste, battaglie, nature morte. A Palazzo Reale arriva la prima grande mostra milanese dedicata alla dinastia dei Brueghel, con oltre ottanta opere tra dipinti, disegni e stampe. Si parte da Pieter Bruegel il Vecchio, quello che porta la vita quotidiana dentro la grande pittura, e si passa ai figli Pieter Brueghel il Giovane e Jan Brueghel il Vecchio. Ma il punto interessante è anche un altro: capire come una famiglia sia riuscita a trasformare soggetti, modelli e bottega in qualcosa che oggi chiameremmo quasi un brand. Il percorso, firmato da Bernard Aikema e curato da Carlotta Striolo, racconta così la nascita di molti generi destinati a dominare la pittura europea del Seicento.
Date: 29 settembre 2026 – 31 gennaio 2027;
Dove: Palazzo Reale, Milano;
Prezzi: biglietto intero da 19 euro.
Marc Riboud e Robert Capa a Cuneo
180 fotografie e cinquant’anni passati a guardare il mondo senza urlare. Al Filatoio di Caraglio arriva la grande retrospettiva dedicata a Marc Riboud, costruita con il Musée Guimet di Parigi. La Cina occupa molto spazio, ma non è l’unica protagonista. Ci sono persone, lavori, strade, dettagli, piccoli gesti. Riboud aveva quella capacità rara di aspettare che qualcosa accadesse dentro l’inquadratura. In mostra trovate anche provini, corrispondenze, riviste e materiali di lavoro. Non solo immagini perfette, quindi, ma il dietro le quinte di uno sguardo.
Alla Castiglia di Saluzzo cento fotografie provenienti dall’International Center of Photography di New York ricostruiscono il percorso di Robert Capa. Qui la distanza tra fotografo e avvenimento quasi scompare. Guerre, fughe, persone travolte dagli eventi: Capa entra nella storia mentre sta succedendo. La mostra è divisa in sette sezioni e mescola immagini celebri e fotografie meno note. Se visitate anche Riboud, il confronto viene praticamente da sé: uno osserva il mondo, l’altro spesso si fa travolgere.
Palazzo Belloni punta sull’effetto immersione. La mostra dedicata a Tutankhamon ricostruisce la scoperta della tomba del faraone attraverso oltre cento riproduzioni certificate dei reperti, scenografie, sezioni sulla mummificazione e realtà virtuale. Non aspettatevi quindi una classica esposizione archeologica fatta di teche e reperti originali: qui l’obiettivo è farvi entrare nel racconto di Howard Carter e della scoperta del 1922. L’apertura del 3 ottobre ha anche un ospite decisamente pop per chi segue l’egittologia: Zahi Hawass, protagonista dell’inaugurazione.
Prezzi: Biglietti interi da 16 euro, ridotto da 13 euro.
Carlo MarrazzoImperdibile la mostra dedicata a TUTANKHAMON
Il corpo della città a Torino
Torino raccontata attraverso i corpi che l’hanno abitata. Non è una metafora: Palazzo Madama mette insieme dipinti, sculture, fotografie, documenti e oltre quaranta abiti di sartorie torinesi. Il percorso attraversa quasi ottant’anni, dalle grandi esposizioni di fine Ottocento fino al 61. In mezzo cambiano le silhouette, il lavoro femminile, la città industriale, l’arte, via Roma, il rapporto con Parigi. È una mostra di moda, certo. Ma anche di urbanistica, società e identità.
Una testa senza corpo può dire più di una statua intera? Palazzo Strozzi parte da qui e costruisce un viaggio che passa dall’antico Egitto alla Grecia, da Michelangelo a Rodin, fino a Louise Bourgeois, Francesco Vezzoli e Danh Vo. Sono oltre ottanta opere, con prestiti da musei come Louvre, British Museum e Metropolitan Museum. Il frammento, insomma, smette di essere considerato semplicemente ciò che resta. Diventa opera, memoria, trauma, possibilità. Una mostra molto fisica e insieme molto contemporanea.
Radiant Baby, cani che abbaiano, corpi in movimento. Il vocabolario visivo di Keith Haring arriva a Palazzo Braschi con oltre 140 opere e materiali, compresi importanti prestiti dalla Nakamura Keith Haring Collection. Il percorso parte dalla New York degli anni Ottanta, passa per i Subway Drawings, i poster politici, i dipinti e le sculture e arriva agli ultimi anni dell’artista. Il rischio con Haring è pensare di conoscere già tutto perché quelle figure sono finite ovunque. La mostra serve esattamente a fare il contrario: rimetterle nel loro contesto.
Prezzi: Prezzi da 17 euro per gli interi, 15 euro per i ridotti.
Ufficio StampaImperdibile a Roma la mostra dedicata a Haring
Pasolini a Rapolano Terme (SI)
Il Pasolini che forse conoscete meno ha pennelli, fogli e colori davanti. All’Antica Grancia di Serre di Rapolano la mostra guarda alla produzione pittorica dello scrittore e regista, mettendola in dialogo con paesaggio, cinema e biografia. Ci sono autoritratti, figure umane, materiali della biblioteca, documenti e disegni legati al lavoro cinematografico, compresi quelli realizzati intorno a Medea. Il rapporto con Roberto Longhi e quello con Giuseppe Zigaina diventano due fili essenziali. E il paesaggio non fa semplicemente da sfondo: entra dritto dentro la riflessione di Pasolini sull’Italia che cambia.
Date: 11 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027;
Dove: Antica Grancia di Serre di Rapolano, Rapolano Terme;
Prezzi: Da 5 a 8 euro per l’intero, 3 euro per il ridotto.
Nasi enormi. Orecchie. Glutei. Fiori fuori scala. Animazioni in stop-motion dentro sale immerse nella penombra. Nathalie Djurberg e Hans Berg tornano da Gió Marconi con una mostra che usa il corpo come frammento, feticcio e quasi creatura mitologica. Il desiderio resta sempre lì, appena fuori portata. Le figure di argilla sembrano sul punto di fare qualcosa che però non si compie mai. Più che osservare una sequenza di opere, vi ritrovate dentro un ambiente strano, sensuale, un po’ disturbante.
60 opere, 13 sale e oltre due secoli di immagini femminili. Palazzo del Governatore porta a Parma una selezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea che mette in fila Van Gogh, Modigliani, Boldini, Savinio, Picasso e Giosetta Fioroni. Non aspettatevi però una semplice galleria di bei ritratti. Il filo è l’identità: donne reali e figure ideali, aristocratiche, attrici, intellettuali, personaggi rimasti quasi anonimi. Tra le opere più attese c’è anche Nu Debout di Picasso, recente acquisizione della Galleria Nazionale.
Il corpo bello, fragile, erotico, ferito. Poi il corpo che diventa direttamente opera. La nuova mostra del MUVEC parte dalla Vienna della Secessione e dalla Giuditta II di Gustav Klimt, attraversa Schiele e Kokoschka e arriva fino alla Body Art, con Yves Klein, Piero Manzoni, Ana Mendieta e Gina Pane. Sono 47 opere tra dipinti, disegni, grafiche, sculture e fotografie provenienti da musei e fondazioni internazionali. Il salto temporale funziona perché il tema resta lo stesso ma cambia pelle: prima il corpo viene rappresentato, poi esposto, usato, trasformato e diventa anche terreno politico. Una mostra che parte dal Novecento, ma parla parecchio del modo in cui guardiamo noi stessi oggi.
Nella nuova fiction Rai Tutto l’amore che resta, con Raoul Bova, i luoghi non sono semplici luoghi, ma accompagnano – a tratti quasi spingono – i protagonisti verso un percorso profondo di crescita e cambiamento personale. Non a caso l’ambientazione principale di questa sorta di teen drama in salsa italiana, che ha nel cast anche Giulia Bevilacqua, Francesco Leo e Gloria Harvey, è una scuola.
Le location della nuova serie Tv, in onda dal29 settembre 2026 in prima serata su Rai 1 e su Rai Play, svelano scorci meravigliosi e inaspettati del Lazio.
Metz, il capoluogo della Lorena, nella regione del Grand Est, è una splendida città d’arte nel cuore di un territorio che, per la sua posizione, al centro del confine tra area francofona e tedesca, è stato oggetto di infinite contese territoriali nel corso dei secoli e oggi offre la possibilità di ammirare i meravigliosi esiti dell’unione delle diverse culture.
Talmente bella che lo stesso Papa Leone XIV nel suo viaggio apostolico in Francia l’ha scelta insieme a Parigi e Lourdes come tappa imperdibile il 28 settembre 2026. Scopriamola insieme.
La storia di Metz
Le origini della città risalgono a molto prima dell’epoca gallo-romana. Sulla collina Sainte-Croix, verso la fine del III secolo a. C., si stabilì la tribù celtica dei Mediomatrici. I Romani ampliarono e trasformarono la città chiamata Divodurum Mediomatricorum. Il nome della città di Metz deriva proprio da questa tribù. I Romani costruirono un anfiteatro, acquedotti, terme, templi e un muro che li proteggeva dagli Unni e dai Vandali. Tuttavia, la città fu distrutta probabilmente dagli Unni di Attila nel 451.
La città, come l’intera regione della Lorena, fu dapprima nel cuore dei regni carolingi e divenne un centro ecclesiastico tanto che il Vescovo esercitò il potere spirituale e temporale fino al XIII secolo, per poi diventare parte integrante del complesso sistema statale dell’Impero germanico e, attorno al XIII secolo, si trasformò in libero comune. Successivamente venne annessa alla Francia, dove rimase fino al 1871, quando i tedeschi la occuparono per via della sua importanza industriale, spoprattutto per carbone e metallo, perdendola dopo la fine della Prima guerra mondiale e riconquistandola durante la Seconda. Nel 1945, Metz torna definitivamente alla Francia. La città fu risparmiata dai conflitti tanto che ha preservato gran parte del suo patrimonio: dall’epoca romana fino ai giorni nostri, un centinaio di monumenti storici testimoniano il suo ricco passato.
In passato, la città è stata un centro militare e industriale di grande importanza strategica e per questo molto ambita dagli interessi tattici dei Paesi circostanti, mentre oggi, sebbene rimanga un centro industriale di notevole importanza, è soprattutto una città d’arte di straordinaria bellezza. Ecco quali sono le attrazioni più interessanti va vedere a Metz.
Cosa vedere a Metz
Il modo più suggestivo di visitare il centro storico di Metz è quello di attraversare la spettacolare Porte des Allemands, la Porta dei Tedeschi, formidabile esempio di architettura militare medievale e testimonianza dell’antica e possente cinta muraria che circondava l’intera area urbana. Il nome della porta deriva dal fatto che, nelle vicinanze, i Cavalieri Teutonici, in pieno Medioevo, avevano eretto un grande ospedale e la provenienza di questi ultimi divenne il soprannome della principale via d’accesso a Metz per chi giungeva da Oriente. Oggi, la porta si presenta come una possente fortificazione formata da ponti e grandi arcate e, sebbene isolata, permette di immaginare quanto dovesse apparire imponente l’intera città stretta dalle alte mura merlate.
Il cuore del centro urbano è la Place d’Armes, la piazza d’armi, creata alla fine del Settecento demolendo un intero isolato della città antica per fare spazio a caserme e a strutture per la guarnigione militare a guardia del confine. Oggi, la piazza è il centro pulsante della città, sulla quale si affacciano alcuni degli edifici più famosi e importanti, come la Cathédrale de Saint-Étienne e il Municipio.
La Cattedrale di Saint-Étienne è uno dei più grandiosi esempi di architettura gotica francese, realizzata tra la fine del XIV e la prima metà del XV secolo e detentrice del primato della più ampia superficie di vetrate decorate d’Europa, che raggiunge l’incredibile metratura di 6.500 mq. Questa incredibile decorazione ha dato alla cattedrale il soprannome di Lanterne du Bon Dieu, per via dell’incredibile spettacolo a cui si assiste quando i raggi del sole illuminano i colori del vetro policromo. Oltre alle vetrate, la cattedrale è uno spettacolo da ammirare in ogni suo dettaglio, con le meravigliose statue gotiche che donano leggerezza all’intera struttura di pietra e i vertiginosi archi ogivali che si innalzano per oltre 40 metri sulla navata centrale.
123RFLa cattedrale di Metz
Poco oltre la cattedrale si trova l’Hotel de Ville, il Municipio di Metz che, sebbene non sia architettonicamente impressionante, è una struttura molto interessante perché testimonia come la storia del capoluogo della Lorena sia stata profondamente segnata dalla dimensione militare, essendo la città in un territorio di confine di un’Europa costantemente sul piede di guerra. All’interno del palazzo, oltre a essere la sede istituzionale del Comune di Metz, si trova l’ufficio turistico della città, sempre disponibile a fornire ogni tipo di supporto ai visitatori che arrivano per ammirare i suoi capolavori.
Rimanendo nell’area della Place d’Armes si può fare una passeggiata tra le bancarelle del celebre mercato coperto, il mercato di prodotti locali che offre una straordinaria occasione per assaggiare il meglio della produzione enogastronomica del Nord della Francia, e fare acquisti scegliendo tra una sterminata selezione di formaggi, dolci, vini e prodotti tradizionali.
123RFVita notturna a Metz
Un’altra piazza che merita una visita è l’elegante Place Saint-Louis, dove si trova uno degli scorci più caratteristici di Metz, con una serie di suggestivi palazzi antichi che creano un vero e proprio palcoscenico di portici e raffinate decorazioni alle spalle del selciato della piazza.
Per ammirare uno dei panorami più romantici del capoluogo della Lorena bisogna raggiungere l’isolotto Petit Saulcy, collegato al centro cittadino da una serie di spettacolari ponti di pietra, da dove si può ammirare Metz che si dispiega lungo le anse del fiume Mosella e, di sera, lo spettacolo delle luci che si riflettono sulle sue acque.
Sull’isola si possono visitare la bella chiesa protestante, realizzata in stile neoromanico durante il periodo di dominazione tedesca in Lorena, il Teatro dell’Opera e la splendida Place de la Comédie. Petit Saulcy è anche la zona della città che, a primavera e d’estate, ospita il meglio della stagione dei festival musicali e teatrali, raccogliendo, tra le sue stradine, una grande vivacità culturale e vitalità fino a notte fonda.
La vita culturale di Metz è stata rivoluzionata da quando, nel 2010, è stato inaugurato il Centro Pompidou-Metz, una vera e propria succursale del più famoso centro artistico e culturale di Parigi. All’interno del centro culturale di tengono mostre, conferenze ed eventi di grande rilevanza nazionale e internazionale. La collezione principale conservata raccoglie quasi 65.000 opere di arte contemporanea, rendendola la più importante collezione della Lorena e la terza istituzione culturale più importante di Francia.
123RFIl Centre-Pompidou di Metz
Come arrivare a Metz
Raggiungere Metz è molto semplice grazie alla sua posizione strategica vicina ai confini con Lussemburgo, Germania e Belgio. Il modo più comodo dall’Italia è partendo da Parigi prendendo un treno ad alta velocità che parte dalla Gare de l’Est. Il viaggio in TGV dura solo circa un’ora e mezzo. Volendo, si può arrivare anche in treno direttamente da Milano attraversando la Svizzera (Basilea o Zurigo), per poi proseguire in direzione Strasburgo e infine Metz. Non ontano da Metz sono anche gli aeroporti di Lussemburgo (circa 60 km tramite autobus diretti e treni regionali e di Strasburgo (SXB) (circa 160 km con i treni regionali TER o TGV). Per chi volesse muoversi in auto, da Milano Metz dista circa 650 km. Si attraversa la Svizzera via Chiasso/San Gottardo (è necessaria la vignetta autostradale svizzera) verso Basilea, si prosegue in Francia verso Strasburgo tramite la A35 e poi si imbocca la A4 in direzione Metz.
Nella Boemia meridionale, il fiume Moldava disegna intorno al centro storico di Český Krumlov una successione di curve che sembra quasi volerlo proteggere. L’acqua avvolge le case, passa sotto i ponti e ricompare tra le architetture antiche, diventando parte integrante del paesaggio urbano.
Il nucleo storico conserva un intricato sistema di stradine strette, piazze e abitazioni appartenenti a epoche diverse, dal gotico al Rinascimento fino al Barocco. Attorno si sviluppa un complesso castellano di dimensioni imponenti, secondo per estensione in Repubblica Ceca soltanto al Castello di Praga.
Il risultato è un centro storico rimasto straordinariamente integro, tanto da entrare nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Per percepirne davvero il carattere conviene lasciarsi alle spalle i percorsi più ovvi e seguire le curve delle strade, osservando i dettagli delle facciate, gli archi, le insegne e gli scorci improvvisi sulla Moldava.
Cosa vedere a Český Krumlov
Questa città della Repubblica Ceca custodisce una quantità sorprendente di testimonianze racchiuse in uno spazio raccolto.
La grande sagoma del castello domina Český Krumlov dall’alto e racconta secoli di trasformazioni architettoniche. La costruzione originaria risale al XIII secolo, quando la famiglia dei Vítkovec fece realizzare la prima fortezza. I Rožmberk ampliarono il complesso e nel XVI secolo ne modificarono profondamente l’aspetto, trasformandolo in una raffinata residenza rinascimentale.
Tra le attrazioni si fa notare il Teatro barocco, considerato uno dei più antichi teatri conservati all’interno di un castello nell’Europa centrale. Scenografie, meccanismi teatrali, oggetti di scena e il cosiddetto golfo mistico, cioè lo spazio destinato all’orchestra, restituiscono l’organizzazione di uno spettacolo in epoca barocca.
La torre cilindrica rappresenta invece uno dei punti panoramici più caratteristici: dall’alto lo sguardo raggiunge i tetti della città, le anse della Moldava e il paesaggio della Selva Boema.
iStockVeduta del Castello di Český Krumlov
Piazza della Concordia e la Città interna
Náměstí Svornosti, la Piazza della Concordia, costituisce uno degli spazi più riconoscibili del centro. La forma quadrata è racchiusa da edifici gotici, rinascimentali e barocchi, con facciate dipinte che sembrano appartenere a una scenografia fiabesca.
Tra gli elementi più interessanti vale la pena menzionare il Municipio rinascimentale e la fontana in pietra esagonale costruita nel XIX secolo attorno alla Colonna Mariana della peste.
Da questa piazza le strade si diramano in varie direzioni e permettono di scoprire la Città interna, racchiusa dalla Moldava. Tre ponti la collegano alle altre parti dell’abitato, creando una geografia urbana molto particolare.
Sul lato settentrionale del centro storico si trova Latrán, antico quartiere situato ai piedi del castello. Il collegamento con la Città interna passa dal Ponte del Barbiere, il Lazebnický most, una struttura in legno che attraversa il fiume.
Le case si stringono lungo le strade, mentre la massa del castello sale alle spalle degli edifici: sì, è uno degli scorci più caratteristici di Český Krumlov.
Una delle esperienze più originali della località porta dentro un antico studio fotografico. Josef Seidel e suo figlio František documentarono per decenni persone, paesaggi e vita quotidiana della regione tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.
L’esposizione conserva negativi su vetro, macchine fotografiche, apparecchiature, mobili originali, registri dei clienti, appunti e diari personali. Dietro le fotografie d’epoca compaiono volti, abiti, strade e paesaggi di un mondo ormai lontano, fissati su lastre che hanno attraversato più di un secolo.
Egon Schiele Art Centrum
Český Krumlov ebbe un ruolo importante anche nella vita di Egon Schiele, pittore e disegnatore austriaco nato nel 1890 e morto nel 1918. La madre dell’artista proveniva dalla città e Schiele vi soggiornò, realizzando opere ispirate all’abitato e ai suoi paesaggi.
L’Egon Schiele Art Centrum occupa gli spazi dell’antico birrificio cittadino del XVI secolo e si sviluppa su circa 3000 m². La struttura documenta la vita e il lavoro dell’artista, affiancando alle opere di Schiele esposizioni temporanee dedicate all’arte classica e internazionale del XX secolo.
Cosa fare a Český Krumlov
Dopo aver seguito le tracce delle famiglie nobiliari e degli artisti, la città invita a cambiare ritmo. La sua dimensione raccolta permette di alternare visite culturali, scorci sul fiume e soste dedicate alla tradizione locale.
Salire sulla torre del castello: per osservare dall’alto la particolare forma urbana di Český Krumlov e riconoscere le anse della Moldava attorno al centro storico.
Seguire il corso della Moldava: regala una prospettiva diversa sulla città, costruita proprio lungo una delle principali vie fluviali della Boemia.
Provare la navigazione sul fiume: permette di ammirare Český Krumlov dall’acqua, con possibilità di escursioni turistiche anche su zattere di legno illuminate dalle fiaccole al crepuscolo.
Scoprire la tradizione della birra locale: porta al birrificio Eggenberg, attivo in città dal 1560 e legato al casato degli Eggenberg, che acquisì il dominio di Český Krumlov nel 1662.
Visitare la città durante il Festival della Rosa a Cinque Petali: significa assistere a una rievocazione rinascimentale con cavalieri, cortei in costume, musica, mercatini, scacchi viventi e fuochi d’artificio.
Esplorare i dintorni: il castello di Hluboká nad Vltavou, il villaggio di Holašovice, il monastero di Vyšší Brod e quello di Zlatá Koruna, importanti testimonianze della Boemia meridionale.
Český Krumlov si trova nella Boemia meridionale, nel territorio attraversato dalla Moldava. La città dista circa 170 km da Praga e rappresenta una tappa facilmente inseribile in un itinerario attraverso la regione.
In automobile dalla Capitale occorrono circa 2 ore. Gli autobus diretti impiegano quasi 3 ore, mentre il viaggio in treno richiede un tempo simile e prevede un cambio a České Budějovice. Per coglierne davvero l’atmosfera, però, una permanenza più lunga permette di vedere il centro con ritmi diversi, soprattutto nelle ore in cui le strade si fanno più tranquille.
A quel punto la città cambia volto: la luce scivola sulle facciate dipinte, la Moldava continua il suo giro attorno alle case e la torre del castello si staglia sopra i tetti. Český Krumlov rivela così la sua qualità più difficile da raccontare sulla carta, quella di una città raccolta e monumentale insieme, costruita nei secoli attorno a un fiume che ancora oggi ne detta il ritmo.
Quello di Pascal Bonitzer è un omaggio non solo a uno dei personaggi più amati del genere poliziesco, ma anche alla città che da sempre ne ha animato le indagini: Parigi. Le location di Maigret – L’amore e la mortedevono suonare particolarmente familiari così agli appassionati dei gialli di Georges Simenon: tra viali eleganti, appartamenti aristocratici, imponenti palazzi del potere, raffinate boutique d’antiquariato, ecco dov’è girato il film in arrivo nelle sale italiane dal 24 settembre 2026.
Di cosa parla
Quando l’ex ambasciatore Berthier-Lagès (Gaëtan Galliod) viene ritrovato morto all’interno del Quai d’Orsay, il commissario Maigret (Denis Podalydès) è convocato d’urgenza. Indagando scopre che l’uomo ha mantenuto, per oltre cinquant’anni, una relazione segreta con la principessa de Vuynes (Dominique Reymond).
Anche il marito della donna è morto da qualche giorno in circostanze sospette. Interrogando le due famiglie, i collaboratori del diplomatico, la sua enigmatica cameriera nel corso di un’indagine non priva di colpi di scena Maigret ha l’ennesima conferma dell’ipocrisia che vela un’esistenza borghese fatta, più spesso di quanto si immagini, di verità taciute e mera apparenza.
(c) Lucky RedUna scena di “Maigret – L’amore e la morte”
Dov’è stato girato il film
Il nuovo film di Pascal Bonitzer è interamente girato a Parigi in quartieri, tra strade e piazze che volutamente riflettono l’eleganza e la raffinatezza della vita aristocratica.
Quai d’Orsay
Il settimo arrondissement è naturalmente il fulcro dell’azione: è qui, al Quai d’Orsay, il famoso lungofiume sulla riva sinistra della Senna che viene trovato morto l’ex diplomatico e che si concentrano le indagini del commissario. I parigini – ma non solo – non faranno fatica a riconoscere sullo schermo la storica sede, al 37, del Ministero degli affari esteri.
iStockLa storica sede del Ministero degli affari esteri francese
Tra le location di Maigret – L’amore e la morte prevalgono volutamente gli interni: sono una metafora visiva perfetta per ricreare sullo schermo il clima ovattato e a tratti claustrofobico che si deve respirare in certi salotti altolocati parigini, oltre che per dare risalto ai dialoghi durante gli interrogatori e non solo. Come suggeriscono diverse fonti sul web, la scena all’interno del negozio di antiquariato sarebbe stata girata, per esempio, nel nono arrondissement di Parigi in Rue Saint Georges. Il commissario Maigret e la sua signora cenano, invece, in un distinto ristorante di Rue Paul Bert, nell’undicesimo arrondissement.
(c) Lucky RedUn’altra scena di “Maigret – L’amore e la morte”
Place Dauphine
Tra le – poche – scene in esterni della nuova avventura cinematografica del commissario Maigret ce ne sono di girate nel primo arrondissement. Facile da riconoscere per la sua pianta triangolare e perché già spesso vista al cinema – in Io prima di te, per esempio – è Place Dauphine: piazza seicentesca fatta costruire da Enrico IV in onore del figlio, il futuro re Luigi XIII.
iStockPlace Dauphine: una piazza molto amata dai parigini
Canal Saint – Martin
Le scene girate sul Canal Saint – Martin sono un omaggio non solo a uno dei più pittoreschi canali parigini, ma anche a una delle più famose e amate inchieste del commissario Maigret: “Maigret e il corpo senza testa”. Incluso tra i monumenti storici di Francia, fu costruito a inizio Ottocento per volere di Napoleone e oggetto nei secoli successivi di numerosi interventi di bonifica e riqualificazione che lo hanno reso oggi un posto molto amato dai parigini per passeggiare e rilassarsi all’aperto o godersi una crociera in battello. Percorrendo il canale, che attraversa i quartieri orientali della città, si scopre una Parigi dal gusto decisamente retrò e dove non mancano scorci romantici.
iStockLa romantica passeggiata lungo Canal Saint – Martin
Nel calendario delle feste d’autunno il Piemonte si accende di mercati all’aperto, profumi di cucine di strada e piazze animate dalle tradizioni locali. I colori caldi dei vigneti e dei boschi fanno da sfondo a sagre di paese, fiere contadine e appuntamenti dedicati ai prodotti di stagione. Castagne, funghi, vini e tartufi diventano i protagonisti di weekend fuori porta, tra borghi storici e città d’arte. È il momento ideale per scoprire il territorio attraverso i suoi sapori, passo dopo passo.
Tra gli appuntamenti da segnare in agenda spiccano la Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba, vera calamita per appassionati e curiosi, la Fiera Regionale del Tartufo di Montiglio Monferrato e le atmosfere urbane di Buonissima: cibo, arte e bellezza a Torino. Accanto a questi grandi nomi, sagre come la Sagra della castagna e del fungo di Rossana, la Fiera della Vendemmia di Villarbasse e le tante feste dedicate ai sapori d’autunno disegnano un itinerario diffuso tra colline, pianure e valli alpine.
Eventi di ottobre in Piemonte, tutte le sagre da vivere
Sagra della castagna e del fungo – Rossana (CN), dal 2 al 4 ottobre 2026. La Sagra della castagna e del fungo propone numerose specialità gastronomiche locali, tra cui caldarroste e degustazioni di funghi in piazza Gazzelli, affiancate da una grande fiera di prodotti tipici con possibilità di acquisto.
La maschera di ferro – Pinerolo (TO), dal 3 al 4 ottobre 2026. La festa de La maschera di ferro a Pinerolo rievoca la figura dell’uomo dalla Maschera di Ferro con danze al suono delle ghironde, giochi di destrezza, sfide, duelli, parate e spari di artiglieria nelle vie e piazze cittadine.
Autunniamo a Pontecurone – Pontecurone (AL), dal 3 al 4 ottobre 2026. Autunniamo a Pontecurone è una manifestazione che promuove le risorse del territorio coinvolgendo artigiani, commercianti, produttori agricoli e associazioni, con stand dedicati ai piatti tipici e all’esposizione dei prodotti delle aziende agricole locali.
Fiera della Vendemmia – Villarbasse (TO), dal 3 al 4 ottobre 2026. Fiera dedicata alla vendemmia e alla valorizzazione del territorio di Villarbasse, con attenzione particolare alla tradizione agricola e vitivinicola locale, promossa dal Comune in collaborazione con associazioni del territorio.
Sagra della castagna e dei prodotti d'autunno – Mathi (TO), il 4 ottobre 2026. La Sagra della castagna e dei prodotti d'autunno a Mathi, organizzata dai Vigili del Fuoco, offre castagne, polenta preparata dagli Alpini, bancarelle e intrattenimenti per bambini, tra cui l'esperienza “un pomeriggio da pompiere”.
Fiera Regionale del Tartufo – Montiglio Monferrato (AT), il 4 ottobre 2026. La Fiera Regionale del Tartufo di Montiglio Monferrato propone appuntamenti dedicati agli appassionati del tartufo, con raduno dei tartufai, mercatino di prodotti tipici locali, stand gastronomico fornito, musica e intrattenimenti.
Sagra del Fungo – San Pietro Val Lemina (TO), il 4 ottobre 2026. La Sagra del Fungo celebra il porcino, prodotto tipico della Val Lemina, con bancarelle nel centro storico e uno stand gastronomico che propone piatti a base di funghi, polenta e salsiccia.
Fiera internazionale del tartufo bianco d'Alba – Alba (CN), dal 10 ottobre al 6 dicembre 2026. Ad Alba la Fiera internazionale del tartufo bianco propone il Mercato Mondiale dei tartufi delle Langhe, Monferrato e Roero e un padiglione didattico dedicato a bambini e famiglie.
Fiera d'Autunno in Piazza Alfieri – Asti (AT), il 11 ottobre 2026. Fiera d'autunno nel centro di Asti, con fulcro in Piazza Alfieri, tra banchi di prodotti tipici stagionali, colori, profumi e intrattenimento per bambini. Accesso consentito solo con Green Pass.
Festa del nuovo raccolto – Salussola (BI), il 11 ottobre 2026. La Festa del nuovo raccolto nella Baraggia biellese offre una giornata tra cascine e risaie con escursioni in mountain-bike, dimostrazioni sulla lavorazione e raccolta del riso, giri in calesse, prodotti tipici in vendita e pranzo con panissa, polenta concia e specialità locali.
Castagnata e sapori d'autunno – Tagliolo Monferrato (AL), il 18 ottobre 2026. Castagnata nel borgo medievale con mercatino di prodotti tipici, artigianato e tartufo intorno al castello, accompagnata da focaccini, farinata, risotto al tartufo, uovo al tegamino con tartufo e agnolotti.
Buonissima: cibo, arte e bellezza a Torino – Torino (TO), dal 21 al 25 ottobre 2026. Manifestazione gastronomica a Torino in cui la grande cucina piemontese e internazionale dialoga con arte antica e contemporanea, musica e spettacolo, cultura automobilistica e design.
Tornano a Rifreddo le notti delle streghe – Rifreddo (CN), dal 23 al 25 ottobre 2026. Evento turistico-culturale a Rifreddo dedicato al mistero e alle streghe, pensato per valorizzare il patrimonio locale dall’antico Monastero di Santa Maria della Stella al massiccio del Mombracco in veste autunnale.
Un premio da festeggiare, possibilmente partendo. Vueling è stata nominata Best Low-Cost Airline in Europe ai World Airline Awards 2026 di Skytrax e per celebrare il riconoscimento lancia una nuova promozione con voli a partire da 22 euro. Ma bisogna muoversi in fretta: i biglietti in offerta si acquistano soltanto fino al 27 settembre. La promozione riguarda partenze comprese tra il 1° novembre 2026 e il 28 febbraio 2027, proprio quei mesi in cui le città europee cambiano faccia: mercatini di Natale, luminarie, musei da riscoprire senza la folla dell’alta stagione e, passato Capodanno, weekend invernali spesso più tranquilli.
Nei World Airline Awards 2026 di Skytrax, Vueling si è classificata terza tra le low cost a livello mondiale e ha conquistato il primo posto nella categoria dedicata all’Europa. Ecco 3 mete da prenotare subito.
Da Milano a Barcellona
Una fuga super low cost? Da Milano a Barcellona con solo 15 euro. Tra novembre e febbraio si può attraversare il Barrio Gótico senza la stessa pressione turistica di agosto, visitare la Sagrada Família, salire verso il Park Güell oppure dedicare più tempo ai quartieri, da Gràcia al Born. Dicembre aggiunge un altro motivo per partire. Davanti alla Cattedrale torna la Fira de Santa Llúcia, il più tradizionale dei mercatini natalizi cittadini. È qui che si incontrano alcune delle tradizioni catalane più curiose, dai tions ai celebri caganers. Ci sono poi la fiera natalizia di Barcellona vicino alla Sagrada Família, quella del Moll de la Fusta e la Fira de Reis sulla Gran Via. Ovviamente il fascino autunnale non manca, con alcune sfumature più calde che invadono i parchi cittadini e gli angoli verdi.
iStockIl fascino di Barcellona in autunno
Da Firenze a Bruxelles
Bruxelles in inverno non cerca di nascondere il freddo… anzi, lo sfrutta piuttosto bene. Da Firenze si trovano voli diretti Vueling per Bruxelles a partire da 32 euro; sul sito della compagnia, per esempio, la tariffa compare anche per partenze nel mese di novembre e dicembre.
Per chi può scegliere il periodo, il finale di novembre e dicembre sono probabilmente i mesi più scenografici. Proprio dal 27 del mese partiranno, fino al 3 gennaio 2027, i Winter Wonders 2026, uno degli appuntamenti più apprezzati della stagione con un’atmosfera natalizia imbattibile. Ci saranno oltre 200 chalet, la ruota panoramica, attrazioni, pista di pattinaggio e lo spettacolo di luci e suoni nella Grand-Place. Vale la pena partire proprio da qui, magari nel tardo pomeriggio, quando si accendono le luci. Poi una deviazione verso le Galeries Royales Saint-Hubert, una birra belga in centro e la classica tappa davanti al Manneken Pis, che dal vivo è decisamente più piccolo di quanto molti immaginino.
iStockBruxelles magica nel periodo natalizio
Da Roma a Maiorca
Da Roma a Malaga le tariffe indicate per la promozione partono da 50 euro. La città andalusa permette di cambiare completamente scenario senza dover aspettare la primavera: niente promessa di vacanza al mare in pieno inverno, ovviamente, ma giornate spesso adatte a stare all’aperto, passeggiare sul lungomare e fermarsi ai tavolini senza affrontare il gelo del Nord Europa.
E a dicembre Malaga non rinuncia affatto all’atmosfera natalizia… anzi. Si parte da Calle Marqués de Larios, la via pedonale più famosa della città. Per il 2026 si prevede l’inaugurazione dell’illuminazione natalizia il 27 novembre, con spettacoli di luci e suoni programmati fino al 4 gennaio 2027 tra Calle Larios e Plaza de la Constitución. Durante il giorno, invece, si può salire verso l’Alcazaba e il castello di Gibralfaro, da dove la vista arriva fino al porto. Poi si scende di nuovo nel centro storico, magari passando dal Teatro Romano e dal Museo Picasso.
Il back to school di Netflix ha un sapore tutto d’altri tempi: dal 22 settembre 2026 infatti arriva sulla piattaforma Minerva – La scuola, la nuova serie di Ivan Silvestrini (che i più ricorderanno per la regia delle prime stagioni di Mare Fuori) ambientata in un rigido liceo militare napoletano dove la sveglia è l’alba, smartphone e abiti civili sono banditi e persino innamorarsi è sconsigliabile per gli studenti.
Ecco le location, vere chicche storiche della Campania, dov’è girato il nuovo school drama che ha nel cast tra gli altri Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Irene Maiorino e Raiz.
Di cosa parla
Il Minerva è un prestigioso liceo militare. Qui si ritrovano al primo anno i tre protagonisti della nuova serie Netflix: Vincenzo (Biagio Venditti), un ragazzo che sogna di fare la stessa carriera militare del padre; Camilla (Margherita Buoncristiani) che viene dal nord da una famiglia ricca che l’ha viziata e che, ora, iscrivendola a una scuola militare prova a rimetterla in riga e Salvo (Ciro Minnopoli), un ragazzo cresciuto in una casa famiglia della periferia napoletana che si è iscritto al Minerva solo per cercare di capire cosa sia successo davvero l’anno prima all’amico Francesco mentre frequentava la scuola.
Ufficio stampa NetflixIl cast della serie “Minerva – La scuola”
Accanto a loro si muovono i grandi: Achille Giordano, il severissimo (almeno all’apparenza) direttore della scuola interpretato da Massimiliano Gallo; una giovane professoressa di storia e filosofia interpretata da Cristiana Capotondi che è l’unica a mettere in discussione le rigide regole della scuola e a spingere gli alunni a porsi domande; la maggiore Teresa Bonaiuto, personaggio a cui dà il volto Irene Maiorino e in cui rigore ed empatia si incontrano.
Ufficio stampa NetflixUna scena di “Minerva – La scuola”
Dov’è stata girata la serie
Tutto nella serie Minerva – La scuola gira, insomma, attorno al liceo: anche visivamente e ciò non può non avere influito nella scelta delle location.
La Reggia di Portici
Per rimarcare l’aura di prestigio che avvolge la scuola a interpretare sullo schermo la Minerva è stata scelta, anche grazie al supporto della Film Commission Regione Campania, la Reggia di Portici.
Costruita nel 1738 per volere del re di Napoli Carlo di Borbone e della moglie Maria Amalia di Sassonia in una zona già ben frequentata dalle famiglie aristocratiche del tempo, è rimasta per tempo a uso della corte borbonica prima di diventare, com’è oggi, sede tra l’altro della Facoltà di Agraria dell’Università Federico II.
La magnificenza degli spazi, che ricordano quelli di altre residenze borboniche come soprattutto la più famosa Reggia di Caserta, si deve ad architetti come Luigi Vanvitelli coinvolti nella progettazione. L’arredamento “alla francese”, ispirato allo sfarzo della corte di Luigi XIV, si deve al soggiorno di Gioacchino Murat.
All’interno della Reggia di Portici tra i luoghi dov’è stata girata Minerva – La scuola è facile riconoscere la biblioteca con le storiche scaffalature che conservano un corpus importante di opere del Settecento e dell’Ottocento, molte in edizione originale.
La Sala Pompeiana, chiamata così per la presenza di affreschi che ricordano nei colori e negli elementi decorativi quelli delle ville romane di Pompei, è stata trasformata nella serie nell’ufficio del comandante.
La sala professori è invece la Sala del Consiglio, riconoscibile dalle pareti tappezzate di una speciale seta gialla prodotta a San Leucio – frazione di Caserta che Ferdinando VI provò a trasformare in una comunità utopica in grado di sopravvivere autonomamente grazie all’arte manufatturiera – unica tappezzeria originale sopravvissuta nella Reggia.
Ufficio stampa NetflixLa spettacolare sala professori della Minerva
Il test di ingresso e la cerimonia dello spadino, due momenti clou per il percorso degli studenti all’interno della Minerva, si svolgono nei locali della Sala delle Guardie: uno spazio antistante all’appartamento reale, facile da riconoscere per l’affresco sul soffitto che celebra il buon governo dei Borbone.
Il rito dell’alzabandiera che segna l’inizio di ogni nuova giornata alla scuola viene eseguito nell’iconico cortile posteriore della Reggia: di forma a esedra, tagliato in due da quella che un tempo era la strada delle Calabrie, è affacciato sul mare e sui giardini del parco inferiore e ospita – tra le attrazioni più curiose della Reggia – un orologio analemmatico solare.
Ufficio stampa NetflixUna scena dell’alzabandiera in “Minerva – La scuola”
Villa Campolieto
Man mano che negli otto episodi della serie la vicenda misteriosa di Francesco viene a galla c’è un ambiente, quello dei sotterranei della scuola, che assume tanta importanza quanta ne hanno quelli ufficiali delle aule, delle sale professori, degli uffici e degli spazi comuni. Le scene all’interno dei sotterranei della Minerva sono state girate in una location non meno prestigiosa dal punto di vista storico e architettonico: Villa Campolieto.
Si tratta di una residenza aristocratica collocata lungo quello che è conosciuto come Miglio d’Oro: un tratto di statale – ancora la vecchia strada regia per le Calabrie – tra Ercolano e Torre del Greco punteggiato da residenze nobiliari borboniche. Oggi di proprietà della Fondazione Ville Vesuviane e aperta al pubblico, Villa Campolieto fu commissionata a metà Settecento dal Principe Luzio De Sangro, Duca di Casacalenda, all’architetto Mario Gioffredo, poi sostituito in corsa da Luigi Vanvitelli.
Tra gli elementi più caratteristici della villa, chiaramente riconoscibili in molte scene del nuovo school drama di Netflix, ci sono la facciata posteriore con il colonnato ellittico che si affaccia sul mare e l’ampio scalone ispirato a quello della Reggia di Caserta con una rampa centrale e due laterali, arricchito da un mascherone, una grottesca e un vestibolo a nicchie occupate da statue con soggetti mitologici.
Getty ImagesL’imponente scalone di Villa Campolieto
All’interno uno degli ambienti più prestigiosi è la sala da pranzo con il soffitto affrescato da figure allegoriche e la riproduzione di un fondo coltivato a vigne dove la famiglia amava intrattenersi con gli ospiti.
Getty ImagesI magnifici affreschi di Villa Campolieto
Dal terrazzo di Villa Campolieto si gode di una vista unica sul Golfo diNapoli con Capri, la Penisola Sorrentina, Ischia e Posillipo sullo sfondo.
Gli assolati panorami che in questi anni hanno fatto di Napoli e dintorni set molto apprezzati dalle produzioni internazionali per il piccolo e per il grande schermo fanno da contrappunto, nella serie, alle vicende a tratti oscure che animano la comunità scolastica: anche le location di Minerva – La scuola riflettono, in altre parole, il dualismo teso tra ciò che avviene alla luce del giorno e ciò che si muove dietro le quinte del prestigioso liceo militare.
Ufficio stampa NetflixIl Golfo di Napoli in una scena di “Minerva – La scuola”
Il Museo di Sissi a Vienna riaprirà il 19 novembre 2026 con un percorso di visita completamente rinnovato, sia negli spazi sia nei contenuti. Il progetto interessa tre aree della Hofburg e permetterà di accedere, per la prima volta, a un’offerta museale completa, pensata per raccontare la figura dell’Imperatrice Elisabetta tramite gli ambienti in cui visse e gli oggetti che le appartennero.
La riapertura rappresenta un importante intervento di valorizzazione di uno dei luoghi legati alla memoria di Sissi, figura tra le più celebri della storia austriaca. Il nuovo itinerario non si limita infatti a presentare una serie di sale e collezioni, ma costruisce un racconto nel quale gli spazi della Hofburg, gli oggetti personali e gli ambienti di corte restituiscono una prospettiva più concreta sulla vita dell’imperatrice.
Un nuovo percorso lungo tre aree della Hofburg
Il progetto di rinnovamento ha interessato in particolare il Museo di Sissi, gli Appartamenti Imperiali e la Camera d’Argento, riuniti ora in un itinerario più ampio e articolato.
Il nuovo museo è stato ampliato di circa 700 metri quadrati e di 12 stanze, mentre il restauro delle aree sottoposte a tutela ha richiesto un intervento impegnativo per far convivere la conservazione degli ambienti storici con una fruizione più ampia e accessibile.
Tra le novità figura anche la nuova scala nel cortile Marschall, accompagnata da infrastrutture migliorate e da un orientamento più semplice all’interno del complesso. Il nuovo percorso sarà inoltre accessibile senza barriere architettoniche, consentendo a un numero maggiore di persone di visitare gli spazi interessati dal progetto.
Sissi raccontata grazie ai suoi oggetti e alla vita di corte
Il Museo di Sissi rinnovato mette al centro il legame tra la biografia di Elisabetta e gli oggetti appartenuti personalmente all’imperatrice. Quasi nessuna figura storica austriaca è conosciuta quanto Sissi, ma il progetto museale punta a presentarla innanzitutto come persona, mediante le tracce concrete della sua esistenza.
A completare il racconto sono gli ambienti abitativi e quelli destinati alla rappresentanza, che permettono di comprendere anche l’organizzazione della corte che circondava la sua vita. Gli Appartamenti Imperiali della Hofburg, infatti, erano spazi ufficiali di residenza e ricevimento della famiglia imperiale.
Il complesso comprende camere da letto, soggiorni privati, sale di rappresentanza e stanze secondarie. Attraversandole, il visitatore può quindi avvicinarsi alla quotidianità dell’élite di corte e osservare come mobili, decorazioni e disposizione degli ambienti riflettessero protocolli, esigenze di privacy e rigide regole di etichetta. L’ampliamento permette inoltre di accedere alle stanze arredate in oro bianco della famiglia imperiale, caratterizzate da decorazioni luminose e interni riccamente ornati.
La Camera d’Argento e la cultura della tavola imperiale
Un’altra parte fondamentale del percorso è la Camera d’Argento, dedicata alla cultura della tavola di corte: la collezione comprende porcellane, argenti, cristalli e centrotavola utilizzati in occasione di banchetti rappresentativi e cerimonie.
Anche in questo caso, gli oggetti raccontano una storia che va oltre il loro valore artistico: la collezione permette di osservare anche gli aspetti logistici legati all’organizzazione della vita di corte e mostra quanto fosse complessa la gestione dei ricevimenti e delle occasioni ufficiali.
La qualità delle porcellane, degli argenti e dei cristalli diventa quindi parte di un racconto più ampio sulla rappresentanza imperiale e sulle consuetudini che regolavano la tavola della famiglia imperiale.
Un investimento da circa 14 milioni di euro
La portata del progetto è evidente anche nell’investimento finora effettuato, che ammonta a circa 14 milioni di euro: si tratta tuttavia di una cifra indicativa, dal momento che i costi complessivi potrebbero ancora aumentare.
Gli interventi all’interno di edifici storici sottoposti a tutela richiedono infatti risorse considerevoli, soprattutto quando è necessario conciliare il restauro con le norme di conservazione e con l’obiettivo di rendere gli spazi più accessibili e fruibili.
Il Gruppo Schönbrunn sostiene in autonomia i costi, contribuendo al progetto di valorizzazione di un patrimonio che lega la storia della Hofburg alla figura di Sissi.
C’è un nuovo dramma storico pronto a trasportare gli spettatori in una Varsavia di fine Ottocento animata da amori tormentati, gelosie di classe, ricevimenti sfarzosi, conflitti sanguinolenti. Per ricreare al meglio l’atmosfera del tempo la serie, adattata da un grande classico della letteratura polacca, “Lalka” di Bolesław Prus, è stata girata tra eleganti palazzi aristocratici e ampie arterie urbane che durante la rivoluzione industriale segnarono l’ascesa di una nuova borghesia dedita al commercio e all’impresa.
Scopriamo insieme le location di La Bambola, disponibile su Netflix (col titolo internazionale di The Doll) dal 16 settembre2026.
Di cosa parla
Stanisław Wokulski (Tomasz Schuchardt) è un uomo di umili origini ma estremamente ambizioso che si è costruito da solo la propria posizione sociale, passando attraverso povertà, guerra, lavoro. Quando si innamora di Izabela Łęcka (Sandra Drzymalska), giovane appartenente a una famiglia nobiliare, è costretto a fare i conti con l’evidenza che la classe aristocratica, in cui pure è apparentemente ben inserito, fatica in realtà a considerarlo uno di loro. I genitori di lei, il padre soprattutto, ostacolano profondamente infatti la relazione nonostante, dal canto suo, anche Izabela provi a liberarsi da vincoli e cliché di classe e a trovare il proprio da sola il proprio posto in società.
Ufficio stampa NetflixUna scena di “La bambola”
Dov’è stata girata la serie
Per rimanere fedele all’ambientazione, la nuova serie in costume di Netflix è stata interamente girata in Polonia. Nel corso dell’estate 2025, quella in cui sono state effettuate le riprese, i set si sono alternati tra città come Varsavia, Lublino, Łódź e Wrocław.
Varsavia
A Varsavia la maggior parte delle location di La Bambola si trovano in Krakowskie Przedmieście: una delle principali arterie cittadine che collega la città vecchia e il castello. Distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, fu ricostruita a metà del Novecento restando il più possibile fedeli alla sua struttura originaria: sulla strada, così, ancora oggi si affacciano chiese e palazzi storici, importanti edifici pubblici e governativi ma anche locali alla moda e boutique lussuose che, a proposito di passato, testimoniano il forte sviluppo borghese vissuto a fine Ottocento dalla capitale polacca.
iStockL’elegante Krakowskie Przedmieście
Alcune scene sono state girate in prossimità del monumento a Nicolò Copernico: una statua bronzea che rende omaggio all’astronomo prussiano e al suo apporto alla fisica moderna.
iStockLo storico monumento a Copernico
Lublino
A Lublino tra i luoghi dov’è stata girata la serie La Bambola spicca la Old Town: il nucleo originale della città, oggi tutelato come patrimonio artistico-culturale nazionale. Inconfondibile è il Kraków Gate: un’imponente porta d’ingresso in stile gotico – poi rimaneggiata nell’Ottocento con elementi barocchi – che è quello che resta della cinta muraria del XIV secolo che proteggeva la città.
iStockLublino: la meravigliosa città antica
Łódź
A Łódź il nuovo dramma in costume di Netflix è stato girato soprattutto al Karol Poznański Palace: un elegante palazzo neorinascimentale, un tempo residenza aristocratica e oggi sede del rettorato dell’Accademia della musica.
A Wrocław, storica capitale della regione meridionale della Silesia, le principali location della serie La Bambola sono Szajnocha Street e Nieborów Palace. La prima è un’elegante via centrale, fiancheggiata da palazzi storici e che richiamano un’atmosfera ottocentesca.
Ufficio stampa NetflixUn’altra scena di “La bambola”
Nieborów Palace è invece una residenza settecentesca, progettata da uno dei più importanti architetti barocchi del Nord Europa: Tylman van Gameren, oggi utilizzata soprattutto come spazio espositivo all’interno di un complesso che, oltre al palazzo, due parchi (di cui uno in stile inglese), un’aranciera, una rimessa per le carrozze, una dependance e un edificio per la manifattura.