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Eclissi 2027, l’Algeria è il luogo da raggiungere per uno spettacolo unico

Il 2 agosto 2027 è una data da segnare sul calendario degli appassionati di astronomia e dei viaggiatori in cerca di esperienze fuori dall’ordinario: infatti, il cielo regalerà un’eclissi solare totale che oscurerà diverse aree del pianeta, offrendo ad alcuni luoghi condizioni di osservazione oltremodo favorevoli. Tra questi spicca l’Algeria, una delle mete più interessanti per assistere a uno degli eventi astronomici più spettacolari dei prossimi anni.

Il Paese nordafricano sarà attraversato dalla fascia di totalità, con alcune località che potranno beneficiare di oltre cinque minuti di oscuramento completo del Sole. Un’occasione rara, che permette di immaginare un viaggio capace di unire la meraviglia a paesaggi desertici, città affacciate sul Mediterraneo e testimonianze archeologiche di straordinario valore.

Timgad, l’eclissi tra le antiche rovine romane

Tra le tappe più suggestive da cui osservare l’eclissi c’è Timgad, nei dintorni di Batna, dove la totalità raggiungerà circa 5 minuti e 22 secondi. Da scoprire uno dei complessi romani più importanti del Nord Africa, dichiarato Patrimonio UNESCO e conosciuto anche come la Pompei del Nord Africa.

Il momento di oscuramento totale è indicato intorno alle 10:01, con la conclusione prevista verso le 10:07, secondo l’ora locale. La visita può inserirsi in un itinerario culturale che comprende anche la Casbah di Algeri, il sito archeologico di Tipasa, il Mausoleo Reale di Mauritania, Costantina e Djémila, altro importante centro romano dell’Algeria orientale.

M’Sila, tra paesaggi interni e clima secco

Veduta notturna di M'Sila, Algeria
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Suggestiva veduta notturna di M’Sila

Un’altra località da prendere in considerazione è M’Sila, dove l’eclissi durerà circa 5 minuti e 22 secondi, un buon compromesso se cercate una lunga fase di totalità e desiderate esplorare l’Algeria interna, caratterizzata da un clima secco e da paesaggi differenti rispetto alla fascia mediterranea.

Rispetto alle grandi città, le infrastrutture turistiche sono tuttavia più ridotte: un aspetto da considerare quando si pianifica il viaggio, soprattutto in vista di un evento che potrebbe richiamare numerosi appassionati. La zona può essere inclusa in un percorso alla scoperta dell’entroterra algerino, tra testimonianze storiche e scenari naturali.

Bou Saâda, l’eclissi alle porte del Sahara

Se sognate un’atmosfera più vicina al deserto, a Bou Saâda l’eclissi totale durerà circa 5 minuti e 17 secondi, regalando un lungo momento di oscuramento in un contesto paesaggistico caratterizzato da oasi, ambienti aridi e atmosfere pre-sahariane.

La posizione nell’entroterra e il clima secco la rendono ideale per l’osservazione astronomica. Il viaggio può diventare anche l’occasione per ammirare alcuni dei luoghi più caratteristici della regione, come i Balconi del Ghoufi, Biskra, le incisioni rupestri di Ben Srour e la Kalâa dei Beni Hammad.

Oran, tra il Mediterraneo e il Forte di Santa Cruz

Sidi El-Houari: un quartiere storico a Oran, in Algeria
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Sidi El-Houari, quartiere storico a Oran

Se preferite una destinazione più semplice da raggiungere e dotata di maggiori servizi, orientatevi su Oran: affacciata sul Mediterraneo, offrirà circa 5 minuti e 9 secondi di totalità ed è una base interessante grazie alla presenza dell’aeroporto, ai collegamenti e alle infrastrutture urbane.

Oltre ai panorami sulla costa, Oran custodisce il Forte di Santa Cruz, uno dei suoi simboli più riconoscibili. Per assistere all’eclissi potete prendere in considerazione punti panoramici quali il Parc Abdelkader o le alture nei dintorni del centro urbano. La visita può inoltre essere abbinata a un percorso culturale lungo la costa occidentale, con tappe a Tipasa, Mostaganem e Tlemcen.

Mostaganem, un’alternativa sulla costa algerina

Con circa 5 minuti e 7 secondi di totalità, Mostaganem è un’altra possibilità per osservare l’eclissi 2027 senza rinunciare alla vicinanza del mare: regala un’atmosfera diversa rispetto ai grandi centri urbani, con spiagge, scogliere e architetture storiche che ne caratterizzano il paesaggio.

Può essere una scelta se volete organizzare una vacanza che unisca l’evento astronomico con la scoperta della costa mediterranea algerina, alternando l’osservazione del cielo alle passeggiate e alle visite culturali.

Sétif, alla scoperta dell’Algeria orientale

Tra le località da valutare ecco infine Sétif, vivace città dell’Algeria orientale, conosciuta per il museo archeologico, la celebre fontana Aïn El Fouara e gli ampi viali di epoca coloniale; è anche un comodo punto di partenza per raggiungere Djémila, uno dei siti archeologici romani più importanti del Nord Africa e riconosciuto dall’UNESCO.

Qui la fase di totalità avrà una durata di circa 3 minuti e 23 secondi: il massimo dell’eclissi è previsto intorno alle 10:02, quando il Sole si troverà a circa 50 gradi di altezza. Sétif può quindi rappresentare una comoda soluzione se desiderate visitare una città dotata di hotel, ristoranti e servizi, mantenendo la possibilità di assistere comunque all’oscuramento completo del Sole.

Cosa fare nel weekend di Ognissanti 2026: l’Italia si accende tra antichi riti, chiese e castelli medievali

Durante il weekend di Ognissanti 2026 lasciate la routine a casa e andate alla scoperta dei tesori italiani tra cultura e natura. Gli appuntamenti sono diversi, pensati per chi ama la storia, ma anche per chi ha voglia di muoversi all’aria aperta.

Dal Lago Maggiore all’Aspromonte, passando per la costa campana e la Sardegna, ecco gli eventi da segnare in agenda.

Terme fumanti, quartieri creativi e città rosa: 3 fughe d’inverno da sogno con la promozione Ryanair

Per chi ama viaggiare, anche l’inverno può essere il momento perfetto per concedersi una fuga in una città europea, magari approfittando della promozione Ryanair che propone uno sconto del 10% sui voli selezionati. La promozione è valida per le prenotazioni effettuate entro il 1° novembre 2026 e permette di organizzare viaggi con partenza dal 1° novembre 2026 al 31 marzo 2027.

Ecco una selezione di tre offerte da prendere al volo che abbiamo fatto per voi.

Da Bergamo a Katowice

Katowice, nel sud della Polonia, è una destinazione ancora poco battuta dal turismo di massa, ma che in inverno sa regalare atmosfere davvero suggestive tra architettura contemporanea e storia industriale.

A dicembre, il centro si veste a festa e il Rynek, la piazza principale, diventa il cuore pulsante delle celebrazioni con il mercatino di Natale, le decorazioni luminose e le specialità gastronomiche locali. Tra le tappe da non perdere c’è Nikiszowiec, un insediamento minerario autosufficiente, caratterizzato da edifici in mattoni rossi, cortili interni e scorci che sembrano riportare indietro nel tempo.

Per ripararsi dal freddo si può invece entrare al Museo della Slesia, ospitato in un’ex area mineraria riqualificata, dove scoprire la storia e la cultura della regione.  Gli appassionati di architettura possono infine esplorare la Strefa Kultury, simbolo della trasformazioni della città. Questo distretto culturale comprende anche il celebre palazzetto Spodek e la sede dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Radio Polacca.

Per raggiungere Katowice in inverno si può approfittare del collegamento da Milano Bergamo del 14 dicembre, con tariffe a partire da 17 euro.

Nuova promo Ryanair per l'inverno
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Strada pedonale di Mariacka a Katowice

Da Bari a Budapest

Budapest, la capitale ungherese, attraversata dal Danubio e divisa tra Buda e Pest, offre un mix di monumenti storici, locali caratteristici e attività perfette per affrontare le giornate più fredde.

A gennaio, quando le temperature si abbassano e le strade diventano più tranquille dopo il brusio delle festività, una delle esperienze da mettere in programma è senza dubbio quella delle terme. Le celebri Széchenyi, con le loro piscine esterne di acqua calda, regalano un’esperienza indimenticabile.

Da non perdere anche una passeggiata lungo il Danubio per ammirare il Parlamento, uno degli edifici più spettacolari della città. All’interno dell’itinerario si deve inserire anche il Castello di Buda, cuore storico della città e Patrimonio UNESCO.

Per volare dall’Italia alla capitale ungherese ci sono diverse date disponibili a gennaio con partenza da Bari e prezzi a partire da 20 euro.

Da Roma a Tolosa

Conosciuta come la Ville Rose per il colore caldo dei mattoni in terracotta che caratterizzano molti dei suoi edifici, Tolosa è una meta francese ideale per un city break invernale. Il cuore della città è Place du Capitole, dominata dall’imponente edificio del municipio, da cui partire per scoprire le principali attrazioni.

Durante la stagione invernale si possono visitare il Convento dei Giacobini, capolavoro dell’architettura gotica meridionale, e la Basilica di Saint-Sernin, uno dei più importanti edifici romanici di Francia. Imperdibile anche il Muséum de Toulouse, dedicato alla storia naturale, mentre gli appassionati di spazio possono raggiungere la Cité de l’Espace, un parco tematico interamente dedicato all’esplorazione spaziale.

Durante l’inverno, non può mancare una sosta gastronomica per assaggiare il cassoulet, piatto tipico della tradizione occitana, particolarmente invitante nelle giornate più fredde.

Per raggiungere la città francese è disponibile il volo da Roma Fiumicino del 18 dicembre, con tariffe a partire da 20 euro.

Forbes celebra le Dolomiti: la meraviglia italiana tra paesaggi innevati e borghi fiabeschi

Dalle piste che attraversano alcuni dei paesaggi montani più spettacolari d’Europa ai rifugi dove fermarsi a tavola di fronte a squisiti piatti fumanti, le Dolomiti continuano a conquistare gli appassionati di viaggi sulla neve (e non solo). Questa volta a celebrarle è Forbes, che dedica alla destinazione italiana parole entusiaste in un articolo firmato dal giornalista Larry Olmsted, esperto di viaggi e sport sulla neve da circa trent’anni.

Nel suo approfondimento dedicato alle mete da scegliere per la stagione invernale, Olmsted non ha dubbi: le Dolomiti sono tra i luoghi migliori al mondo per sciare. Ma non solo: questa magica destinazione, oltre a offrire un vasto comprensorio sciistico, è impreziosita da bellissimi borghi di montagna e da una tradizione gastronomica che trasforma una giornata sulle piste in qualcosa di memorabile.

Le Dolomiti conquistano Forbes: ecco perché

Non è la prima volta che le Dolomiti attirano l’attenzione di Forbes. La testata americana aveva già acceso i riflettori su queste montagne in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, quando lo scenario alpino italiano era sotto gli occhi del mondo. Ora torna a celebrarle in vista della stagione invernale 2026-2027, raccontandole come una destinazione capace di conquistare gli appassionati di montagna grazie a paesaggi spettacolari, località rinomate e un’offerta che va ben oltre le piste da sci.

Uno dei punti di forza delle Dolomiti è la vastità dell’offerta sciistica. Il territorio comprende numerose aree collegate tra loro, con la possibilità di attraversare vallate differenti e scoprire paesaggi sempre nuovi anche durante la stessa giornata.

Forbes cita in particolare Cortina d’Ampezzo, Alta Badia e Val Gardena, tre delle località che rendono le Dolomiti una destinazione di riferimento per gli appassionati di sci. Il loro punto di forza è anche la possibilità di esplorare aree diverse all’interno di un vasto sistema sciistico interconnesso, passando da una valle all’altra e cambiando continuamente panorama senza rinunciare alla varietà delle piste.

A rendere l’esperienza ancora più interessante sono gli impianti moderni, le piste panoramiche e le vedute sulle cime più celebri, tra cui il Sassolungo e il gruppo del Sella. Qui possono trovare pane per i loro denti sia gli sciatori che amano trascorrere intere giornate sulle piste, sia chi preferisce alternare le discese a soste nei rifugi e momenti di relax in quota.

Rifugi, borghi e cucina gourmet: cosa rende speciali le Dolomiti

Ma il riconoscimento di Forbes non si ferma soltanto sulle piste. Tra gli elementi che rendono le Dolomiti così uniche sono anche i numerosi rifugi alpini disseminati tra le vette: molti ospitano ristoranti e, in alcuni casi, offrono anche la possibilità di pernottare.

Qui una giornata sulla neve può trasformarsi in un itinerario tra sapori e tradizioni: ci si può fermare per un pranzo in quota, raggiungere un rifugio dopo una discesa panoramica oppure alternare le ore sugli sci alla scoperta dei borghi che punteggiano le vallate. Le Dolomiti offrono infatti un’ampia scelta di paeselli da scoprire e da strutture ricettive e ristoranti spesso caratterizzati da un’ospitalità a conduzione familiare.

Chi vuole alternare lo sci alla scoperta del territorio può infatti mettere in programma anche una passeggiata tra i borghi delle Dolomiti. Noi vi consigliamo alcuni dei più belli: Ortisei, con le sue vie pedonali e le botteghe artigiane; Corvara e San Cassiano, nel cuore dell’Alta Badia, dove respirare l’atmosfera delle vallate alpine; Santa Maddalena, in Val di Funes, con le sue case raccolte ai piedi delle cime dolomitiche, da cui raggiungere la celebre chiesetta di San Giovanni in Ranui, incorniciata dalle imponenti vette delle Odle; e infine Sottoguda, piccolo borgo dalle architetture tradizionali ai piedi della Marmolada.

Sulle Dolomiti, insomma, la neve è solo l’inizio di un’avventura da vivere almeno una volta nella vita: tra discese spettacolari, rifugi gourmet e borghi da cartolina, Forbes ricorda che qui la vacanza sugli sci può trasformarsi in un’esperienza da assaporare dall’inizio alla fine.

Pechino Express 2027 cambia rotta: i luoghi spettacolari del nuovo viaggio in Sudamerica

Dai deserti più aridi del pianeta alle foreste tropicali, passando per montagne imponenti e cascate spettacolari: Pechino Express 2027 cambia completamente scenario e approda per la prima volta in Sudamerica. La nuova edizione dell’adventure game di Sky, intitolata La rotta dei due Oceani, porterà i concorrenti ad attraversare tre Paesi straordinari, il Cile, l’Argentina e il Brasile, seguendo un percorso da ovest a est, dall’Oceano Pacifico all’Atlantico.

A guidare la spedizione sarà ancora una volta Costantino della Gherardesca, mentre tra le dieci coppie in gara figurano Rocco Siffredi e Rózsa Tassi, Benji e Fede, Elisabetta e Marzia Gregoraci, Alessia Lanza e Andrea Fratino e Franceska Nuredini con Ginevra Festa. La stagione arriverà nel 2027 in esclusiva su Sky e in streaming su NOW.

Ma i veri protagonisti del viaggio saranno soprattutto i paesaggi, le tradizioni e le comunità locali. Dalle vette delle Ande alle cascate di Iguazú, fino alle meraviglie naturali del Pantanal, la nuova rotta promette di mostrare alcuni dei luoghi più affascinanti del continente sudamericano.

Cile, tra i deserti e le vette delle Ande

La nuova avventura di Pechino Express prenderà il via dal Cile, un Paese caratterizzato da una straordinaria varietà di paesaggi, dove l’Oceano Pacifico incontra territori desertici e montagne che sembrano toccare il cielo. Secondo il percorso annunciato, i concorrenti attraverseranno i deserti cileni e le impervie cime della Cordigliera delle Ande, affrontando ambienti naturali tra i più suggestivi e impegnativi del Sudamerica.

Deserto di Atacama, Cile
123RF
Lo sconfinato Deserto di Atacama in Cile

Tra i paesaggi più rappresentativi del territorio cileno spicca il deserto di Atacama, considerato uno dei luoghi più aridi della Terra. Qui si trovano distese di sale, lagune d’alta quota e formazioni rocciose che ricordano la superficie di un altro pianeta.

Particolarmente suggestiva è la Valle della Luna, nei pressi di San Pedro de Atacama, dove le sfumature della terra cambiano con la luce del tramonto. Le Ande, invece, custodiscono vulcani, altopiani e piccoli villaggi, dove sopravvivono tradizioni profondamente legate alla cultura andina.

Argentina, dalle pianure alle cascate di Iguazú

Dopo aver attraversato le Ande, la corsa proseguirà in Argentina, tra paesaggi completamente differenti da quelli cileni. Il percorso annunciato condurrà i viaggiatori attraverso le vaste pianure argentine, fino alle spettacolari cascate di Iguazú, una delle meraviglie naturali più impressionanti del Sudamerica. Situate nella provincia di Misiones, al confine con il Brasile, le cascate si estendono per quasi tre chilometri e sono formate da centinaia di salti d’acqua immersi nella foresta subtropicale.

Pechino Express 2027
Ufficio Stampa
Il cast di Pechino Express 2027 pronto a partire

Il punto più celebre è la Garganta del Diablo, la Gola del Diavolo, dove un’enorme massa d’acqua precipita da circa 80 metri d’altezza, creando una nube di vapore e un fragore impressionante. Il Parco Nazionale dell’Iguazú, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO, custodisce inoltre una biodiversità straordinaria, tra tucani, coati, scimmie e numerose altre specie animali.

Brasile, dal Pantanal alle spiagge di Rio

L’ultima parte della Rotta dei due Oceani porterà i concorrenti in Brasile, attraversando alcuni degli ecosistemi più sorprendenti del continente. Tra le tappe annunciate spicca il Pantanal, una delle più grandi zone umide tropicali del mondo, un immenso mosaico di fiumi, lagune, praterie e foreste che si estende principalmente negli Stati brasiliani del Mato Grosso e del Mato Grosso do Sul.

Pantanal, Brasile
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Sguardo sul Pantanal

Questo territorio rappresenta un paradiso per gli amanti della natura: qui vivono giaguari, capibara, caimani e centinaia di specie di uccelli. Il viaggio proseguirà poi lungo le antiche vie delle miniere d’oro, testimonianza di una pagina importante della storia brasiliana. Tra i luoghi simbolo di questo passato figura Ouro Preto, nello Stato di Minas Gerais, celebre per le sue chiese barocche, le strade acciottolate e l’architettura coloniale.

Il traguardo finale sarà Rio de Janeiro, una delle città più iconiche del Sudamerica, affacciata sull’Oceano Atlantico. Tra il Cristo Redentore, il Pan di Zucchero e le celebri spiagge di Copacabana e Ipanema, la città offrirà ai partecipanti dello show uno scenario completamente diverso rispetto ai territori attraversati durante la corsa.

Sono stata nel Vietnam del Nord e questi luoghi incredibili mi hanno conquistata

Sono le otto del mattino e sto vagando tra le strade del Quartiere Vecchio di Hanoi. Già tutto ferve di attività: i motorini sfrecciano a pochi centimetri da carretti stracarichi di frutta, fiori e oggetti di plastica, mentre ai bordi della strada c’è chi fa colazione seduto su sgabelli minuscoli, a un passo dal traffico. L’aria è pervasa dagli odori che, in pochi giorni, avrei riconosciuto a occhi chiusi.

Questo è solo l’inizio di un viaggio nel Vietnam del Nord che mi ha permesso di scoprire – e amare – un Paese dove le città frenetiche sono soltanto una parte della storia. Il Vietnam del Nord è anche risaie a terrazza verdi/dorate che sembrano non finire mai, baie dove si naviga tra formazioni rocciose millenarie e templi galleggianti circondati dalle montagne. E, in mezzo a tutto questo, uno street food che, da solo, varrebbe il viaggio.

Hanoi

Dopo quella prima passeggiata nel Quartiere Vecchio, ho capito subito che l’unico modo per visitare Hanoi era lasciarsi trasportare dal suo stesso caos, una via dopo l’altra o, meglio, un hàng dopo l’altro. È la parola con cui iniziano ancora molte strade, seguita dal mestiere che vi si praticava secoli fa, dalla seta all’argento. Con questo spirito si cammina costeggiando case strette e lunghissime nate da un escamotage ingegnoso (furono costruite così perché le tasse si calcolavano sulla larghezza della facciata).

A proposito di urbanistica fuori dagli schemi, andate ad aspettare il passaggio della locomotiva sferragliante su Train Street, dove la ferrovia corre nel mezzo di una viuzza affiancata da casette su entrambi i lati.

Che poi Hanoi non è tutto caos, basta raggiungere il Lago Hoàn Kiếm, il “Lago della Spada Restituita”, per ritrovare la tranquillità insieme alle persone che qui vengono a praticare sport. Il nome deriva da una leggenda con protagonista una tartaruga gigante che, proprio in queste acque, si riprese la spada magica con cui il futuro imperatore Lê Lợi sconfisse gli invasori.

Nella capitale è davvero difficile annoiarsi. Per conoscere uno dei protagonisti più importanti della storia del Paese, Ho Chi Minh, visitate il monumentale mausoleo marmoreo. Chi, invece, cerca la tradizione, deve assicurarsi un posto al Thang Long Water Puppet Theatre per assistere allo spettacolo delle marionette d’acqua.

Sapa

Il viaggio ideale nel Vietnam del Nord include indossare scarpe comode e raggiungere le risaie terrazzate di Sapa. Comode davvero, perché qui la bellezza si conquista a piedi, lungo sentieri che scendono tra terrazze così perfette da sembrare uscite da un film dello Studio Ghibli, con le vette che compaiono e scompaiono nella nebbia. Il centro città, ormai segnato dal turismo di massa, si può lasciare alle spalle in fretta: la vera Sapa comincia dove finisce l’asfalto.

Per scoprirla, affidatevi a una guida locale, spesso una donna hmong che conosce ogni sentiero, e la sera dormite in un homestay nei villaggi di Lao Chai o Ta Van: oltre a vivere un’esperienza più vera, farete arrivare il vostro denaro direttamente alle famiglie del posto.

Risaie a terrazza dorate sulle colline di Sapa, nel Vietnam del Nord
@SiViaggia - Elena Usai
Le risaie a terrazza di Sapa

Lan Ha Bay

Il Vietnam del Nord sa sorprendere a ogni cambio di scenario, dalla montagna al mare. Tutti conoscono la baia di Ha Long, eppure a conquistarmi è stata la vicina Lan Ha Bay. Stessi pinnacoli calcarei che spuntano dall’acqua, stesso riconoscimento UNESCO (dal 2023 il sito comprende anche l’arcipelago di Cat Ba), ma molte meno barche. Ed è proprio questa la differenza che si sente: meno folla, meno rumore e meno inquinamento, che purtroppo non sparisce del tutto, ma qui pesa decisamente meno.

Per godervela davvero, il consiglio è di non fermarvi all’escursione in giornata. Io ho scelto una crociera di due giorni e una notte e ricordo ancora gli arredi delle cabine in stile Indocina, tra design tradizionali vietnamiti e richiami coloniali francesi: un’atmosfera d’altri tempi che, da sola, vale l’esperienza. Ma il momento più bello arriva la sera, quando i motori si spengono e le sagome delle rocce si stagliano nel buio, in un silenzio quasi irreale.

Chi viaggia con un budget più contenuto può comunque prenotare un’uscita in barca direttamente dall’isola di Cat Ba.

Ninh Binh

Se Lan Ha Bay mi ha mostrato le rocce calcaree dal mare, Ninh Binh me le ha fatte vedere da un’altra prospettiva: qui, gli stessi pinnacoli si alzano dalle risaie, tanto che la zona è conosciuta come la “Ha Long Bay terrestre”. È stata una delle mie tappe preferite del viaggio, il luogo perfetto per rallentare.

Il modo migliore per entrare in questo paesaggio è salire su una delle piccole barche a remi di Trang An, Patrimonio UNESCO, che scivolano lente tra pareti di roccia, grotte da attraversare quasi a pelo d’acqua e templi nascosti. Io ho scelto il percorso più lungo, per il quale servono due o tre ore. Fidatevi, valgono ogni minuto.

Le stesse montagne custodiscono anche altri tesori. Alla pagoda di Bich Dong, fondata nel 1428 e distribuita su più livelli della roccia, si arriva attraversando un ponte di pietra circondato dai fiori di loto. Alla grotta di Hang Múa, invece, il panorama va guadagnato salendo circa 500 gradini che portano fino alla cima, dove un drago di pietra fa da guardiano a una vista a 360 gradi sulla valle. Un consiglio: evitate il tramonto, quando folla, pendenza e assenza di protezioni rendono la salita più stressante che piacevole.

Se avete ancora tempo, spingetevi oltre le tappe più note. Hoa Lu, l’antica capitale, la sera si accende di lanterne rosse mentre le barche punteggiano il fiume. Ma il ricordo più prezioso di Ninh Binh me l’ha regalato il tempio di Thai Vi, trovato per puro caso e dove ho incontrato il custode mentre suonava il đàn bầu, uno strumento tradizionale a una sola corda: uno di quegli incontri che nessun itinerario può programmare.

Barche a remi con turisti tra le montagne carsiche di Trang An, a Ninh Binh, nel Vietnam del Nord
@SiViaggia - Elena Usai
Trang An, dove le barche scivolano lente tra pareti di roccia e templi sull’acqua

Dove si scia già in Italia: ecco le prime piste aperte per la stagione invernale

Chi ha deciso che per tornare sugli sci bisogna aspettare dicembre? Mentre in città siete ancora indecisi tra giacca leggera e cappotto, in alta quota la stagione della neve è già iniziata. Tra le prime piste aperte in Italia e i ghiacciai del Tirolo, l’autunno si trasforma nell’occasione perfetta per concedervi un weekend bianco fuori stagione. Ecco dove ci si può già divertire sulla neve.

Breuil-Cervinia

A Breuil-Cervinia si torna a sciare. La stagione invernale 2026/2027 ha preso il via il 24 ottobre, con i primi appassionati di nuovo sulle piste ai piedi del Cervino. Un avvio anticipato per chi aspettava il momento di rimettere gli sci ai piedi. Il comprensorio internazionale, che unisce Cervinia, Valtournenche e la svizzera Zermatt, offre complessivamente 322 chilometri di piste. Per ora, però, si scia soltanto su una parte del tracciato. Sono 13 gli impianti di risalita attivi sui 15 previsti in questa fase. Le prossime aperture dipenderanno dal meteo e dalle condizioni della neve.

Piste da sci a Breuil-Cervinia
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Breuil-Cervinia, le piste da sci sono già attive

Ghiacciaio della Val Senales

Dal 19 settembre la stagione sciistica è stata ufficialmente inaugurata sul ghiacciaio della Val Senales con le prime discese che fanno già assaporare l’amore per la neve. Il comprensorio, che offre 42 chilometri di piste, continuerà la sua apertura progressiva, ma propone già numerose attività aperte. A fine ottobre è disponibile una porzione ancora molto ridotta dei tracciati, con nuove aperture programmate nel corso di novembre, neve permettendo.

Non pensate, però, che il divertimento finisca quando togliete gli scarponi. Dal 19 al 21 novembre sono annunciati diversi appuntamenti per celebrare l’inizio della stagione, tra musica, DJ set, un concerto degli ABBA Stars e un après-ski party all’Hotel Grawand, a 3.212 metri. Se preferite qualcosa di più tranquillo, potete alternare le giornate sul ghiacciaio a passeggiate autunnali e pause gastronomiche nei paesi della valle.

Passo dello Stelvio

Qui il calendario funziona al contrario. Al Passo dello Stelvio, in Lombardia, si scia soprattutto durante l’estate e l’autunno, mentre l’arrivo dell’inverno segna la pausa stagionale del comprensorio. L’attività resterà aperta solo fino al 1° novembre 2026… ma abbiamo ancora qualche giorno per poterci sciare.

Il comprensorio dispone di 9 chilometri di piste complessive, anche se soltanto una parte è attualmente utilizzabile. È una meta interessante per chi desidera riprendere confidenza con le curve senza aspettare l’apertura delle grandi stazioni invernali.

Il bonus di fine stagione? Dal 29 ottobre al 1° novembre la località organizza il Pirovano Winter Party, con lezioni di sci, test delle attrezzature Fischer, DJ set, cene tipiche e momenti di relax nell’area benessere. Il gran finale è affidato a una castagnata: un mix decisamente riuscito di sport, montagna e atmosfera autunnale.

Le prossime aperture

Attenzione al calendario, le prossime aperture non sono poi così lontane. Ad aprire le danze sarà Solda all’Ortles che riaprirà le piste il 31 ottobre. Livigno, Courmayeur, La Thuile e Monterosa Ski 3 Valli si attiveranno invece dal 28 novembre. Bisognerà attendere il 4 dicembre per Bormio, Val Gardena, Carezza e il 5 dicembre per Tarvisio e Vialattea.

Chi sogna già di sciare e non vuole attendere l’arrivo dell’inverno può valutare già diverse opzioni in Italia per prenotare un weekend sulla neve e godersi lo sport all’aria aperta.

Un lago di sale che non è mai lo stesso: Chott El Jerid, l’immensa distesa scintillante della Tunisia

Chiudete gli occhi e provate a proiettare nella vostra testa l’immagine di un bianco assoluto, una crosta minerale che sotto il sole del pomeriggio brilla al punto da bruciare la vista. Dovreste rappresentarvi con la mente solo quello, perché intorno non c’è l’ombra di alcuna montagna e pure qualsiasi altro tipo di riferimento è praticamente assente. Una distesa chiara, enorme, così tanto che sembra proseguire fin dentro il cielo. A tratti compaiono chiazze rosa, sottili venature violacee e riflessi verdi. Poi, in lontananza, qualcosa assomiglia a uno specchio d’acqua.

È Chott el Jerid, uno dei laghi salati più estesi del Nordafrica, una straordinaria depressione naturale nel sud-ovest della Tunisia. Con una superficie di circa 5.000 km², ha un aspetto che muta profondamente durante l’anno: le piogge invernali possono trasformare alcune zone in laghetti poco profondi, mentre durante i mesi più caldi l’evaporazione lascia affiorare una crosta minerale screpolata. Sotto il sole estivo, con temperature che possono raggiungere i 50 °C, la superficie diventa un mosaico di cristalli.

Ma dietro questa apparente immobilità si nasconde anche un ambiente di grande valore ecologico. Dal 2007 il Chott el Jerid è infatti riconosciuto dalla Convenzione di Ramsar quale zona umida di importanza internazionale.

Le origini del Chott el Jerid, la formazione del lago e le leggende

L’origine del Chott el Jerid è strettamente legata alla storia geologica del Sahara settentrionale. Il lago occupa una vasta depressione situata tra i rilievi dell’Atlante sahariano e la piattaforma desertica meridionale. Nel corso di lunghissimi periodi, i movimenti della crosta terrestre e l’accumulo di sedimenti hanno contribuito a modellare il bacino, creando le condizioni per la formazione di una pianura salina.

Le acque sono tutte provenienti dalle precipitazioni, dai corsi temporanei chiamati uadi e dalle falde sotterranee, per poi evaporare a causa del clima arido. I minerali disciolti rimangono sul terreno e si concentrano progressivamente. Nascono così depositi di salgemma, principalmente cloruro di sodio, e gesso. Le successive fasi di allagamento modificano lo spessore e la struttura della crosta.

Ben prima delle indagini geologiche, però, il territorio aveva già alimentato racconti affascinanti. Alcuni studiosi identificarono il Chott el Jerid con il leggendario lago Tritone, citato dagli autori dell’antichità. Secondo un racconto tramandato da Erodoto, Giasone e gli Argonauti sarebbero rimasti intrappolati nelle sue acque, prima di ricevere l’aiuto della divinità marina Tritone.

Nell’800, il mito del mare sahariano ispirò addirittura un progetto ingegneristico: l’ufficiale francese François-Élie Roudaire immaginò di collegare alcune depressioni saline del Sahara al Mediterraneo attraverso un sistema di canali alimentati dal golfo di Gabès. L’impresa avrebbe dovuto creare un enorme mare interno, ma le difficoltà tecniche e gli errori nelle valutazioni altimetriche contribuirono al suo abbandono nel 1882.

Quella vicenda conquistò anche Jules Verne, che ne trasse ispirazione per L’invasione del mare, romanzo pubblicato nel 1905. Il Chott el Jerid compare inoltre nell’universo letterario dello scrittore Frank Heller, autore de La mille e seconda notte.

Visitare il Chott el Jerid, tra cristalli di sale, miraggi e luoghi di Star Wars

È un lago salato, sì, ma il modo più pratico per visitare questo angolo di Tunisia è attraversarlo in automobile. C’è infatti una strada asfaltata che collega Kebili a Tozeur che si snoda per decine di chilometri, e dove il tracciato procede su un rilevato circondato dalla pianura salata. È quasi inutile dirlo (ma incredibile provarlo): l’impressione è quella di viaggiare sopra una superficie priva di confini, con il cielo riflesso nelle pozze e le montagne ridotte a profili lontanissimi.

Vale la pena prevedere delle soste nei punti accessibili lungo il percorso. Da vicino, la crosta rivela piccole fratture, cristalli traslucidi e incrostazioni irregolari. Alcune pozze assumono tonalità rosate, altre tendono al verde. Il fenomeno dipende dalla composizione chimica delle acque e dalla presenza di organismi adattati agli ambienti estremamente salini.

Particolarmente affascinanti sono i miraggi, frequenti nelle ore centrali delle giornate calde. La differenza di temperatura tra gli strati d’aria vicini al terreno altera il percorso dei raggi luminosi, producendo immagini distorte. Lungo la traversata si incontrano anche bancarelle dedicate ai minerali locali. Tra gli oggetti più caratteristici ci sono le rose del deserto, aggregati di cristalli di gesso disposti in forme simili a petali.

E poi c’è il cinema: nel 1976 George Lucas scelse il margine occidentale del Chott el Jerid, nei pressi di Nefta, per girare alcune scene del primo Star Wars, distribuito nel 1977. La pianura salina divenne parte del pianeta immaginario Tatooine e ospitò gli esterni della fattoria della famiglia Lars, la casa di Luke Skywalker.

La piccola costruzione bianca, dalla forma simile a un igloo, è diventata un luogo di culto per gli appassionati della saga. Dopo essere stata danneggiata dagli agenti atmosferici, fu restaurata nel 2012 grazie all’iniziativa di un gruppo di fan. Per raggiungere il set isolato è opportuno affidarsi a una guida locale, verificando le condizioni del terreno e le eventuali limitazioni di accesso.

Chott El Jerid, luoghi Star Wars
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L'”igloo” bianco di Star Wars

Il periodo più gradevole per la visita va da ottobre ad aprile, mentre in estate diventano essenziali acqua abbondante, protezione solare e occhiali contro il riverbero.

Dove si trova e come arrivare nel deserto tunisino

Il Chott el Jerid si trova nella Tunisia meridionale, tra i governatorati di Tozeur e Kebili, a sud dei rilievi dell’Atlante. Il bacino si sviluppa prevalentemente da ovest a est e prosegue verso il Chott el Fejaj, un’altra grande depressione salina. La sua posizione permette di inserirlo in un itinerario dedicato alle oasi e ai paesaggi del Sahara tunisino.

Tozeur rappresenta uno dei principali punti di partenza (e anche un motivo di visita): antica città carovaniera, custodisce quartieri storici caratterizzati da facciate in piccoli mattoni d’argilla color ocra, disposti a formare losanghe, motivi a zigzag e decorazioni geometriche in rilievo.

Dal versante orientale l’accesso avviene attraverso Kebili, importante centro della regione del Nefzaoua, oppure da Douz, considerata una delle porte del Sahara. Chi soggiorna sull’isola di Djerba può raggiungere la regione con un trasferimento in automobile di circa 300 km fino alla zona della traversata, prevedendo almeno 4 ore di viaggio (in base all’itinerario scelto).

Per un itinerario più ampio, il passaggio attraverso il Chott el Jerid può essere abbinato alle oasi montane di Chebika, Tamerza e Midès, celebri per le gole rocciose e le sorgenti, oppure ai villaggi di Sabria, Nouil ed El Faouar, sul margine delle dune.

Il Pego do Inferno è la cascata nascosta dell’Algarve che custodisce una leggenda inquietante

La parola Algarve va spesso a braccetto con spiagge dorate e infinite, ma la verità è che esiste anche un volto di questa regione del Portogallo che spesso sfugge alle tipiche immagini da cartolina. Allontanandosi un pochino dalla costa, infatti, si incontra un paesaggio completamente diverso, fatto di piccoli corsi d’acqua, vallate scavate nella roccia e una vegetazione che cresce rigogliosa attorno alle sorgenti. Ed è tra le campagne della cittadina Tavira che si nasconde una delle meraviglie naturali più particolari della regione: Pego do Inferno, una pozza verde oliva alimentata da una piccola cascata.

Alberi, arbusti e canneti avvolgono le sponde, mentre la luce del sole attraversa il fogliame e disegna riflessi mutevoli sulla superficie. Persino il colore sembra cambiare durante la giornata, passando dal verde intenso a tonalità più chiare, influenzate dalla profondità e dalla vegetazione circostante.

La Cascata do Pego do Inferno, conosciuta anche attraverso la traduzione italiana di Cascata del Pozzo dell’Inferno, raggiunge appena 3 metri d’altezza. Una misura modesta, direte voi, ma vi possiamo assicurare che è sufficiente a dar vita a uno scenario dalla personalità sorprendente.

Origine, formazione e leggende del Pego do Inferno

Il Pego do Inferno appartiene a un sistema naturale formato da tre salti d’acqua lungo la ribeira da Asseca, un torrente che attraversa questa porzione dell‘Algarve. Gli altri due sono la Cascata do Pomarinho, conosciuta anche con il suggestivo nome di Pego do Amor, e la Cascata da Torre.

Si tratta di un insieme geologico particolarmente interessante, sviluppato lungo un tratto fluviale di circa 1,5 chilometri. Ciò che accomuna queste formazioni è la presenza del tufo calcareo, una roccia sedimentaria prodotta dall’accumulo di carbonato di calcio trasportato dall’acqua.

Quando l’acqua ricca di minerali libera parte dell’anidride carbonica disciolta, il carbonato di calcio può depositarsi sulle superfici, incorporando frammenti vegetali e contribuendo alla crescita di barriere naturali. Con il passare del tempo, tali accumuli modificano il profilo del torrente, creando dislivelli e piccoli bacini.

Quando ci si ritrova lì davanti, risulta davvero affascinante pensare che il piccolo salto visibile oggi rappresenti il risultato di trasformazioni durate millenni. Accanto alla spiegazione scientifica (come è possibile intuire anche dal nome) sopravvive una leggenda decisamente più oscura.

Stando al racconto popolare, molti anni fa un carro trainato da animali precipitò nella pozza, trascinando con sé gli occupanti. Le persone accorse sul posto tentarono di recuperare i corpi e il veicolo, ma le ricerche risultarono vane. La storia prosegue con l’arrivo di alcuni sommozzatori, incapaci, secondo la tradizione, persino di individuare il fondo.

Da quell’episodio sarebbe nata la convinzione che il bacino fosse collegato direttamente all’Inferno. Un abisso apparentemente senza fine, pronto a inghiottire qualunque cosa precipitasse nelle sue acque. Altre versioni della leggenda parlano addirittura di passaggi sotterranei collegati ai fiumi Guadiana e Gilão.

La visita al Pego do Inferno

La pozza del Pego do Inferno si presenta con un profilo arrotondato, delimitato da rocce irregolari e vegetazione. Le tonalità olivastre derivano dall’interazione tra profondità, caratteristiche del terreno, organismi acquatici e riflessi delle piante circostanti. Durante le giornate luminose il contrasto tra le pareti più chiare e l’acqua scura diventa particolarmente evidente e assolutamente piacevole da osservare.

Consigliamo di dedicare attenzione anche le superfici del tufo calcareo: le loro forme irregolari conservano tracce dei processi di deposizione minerale che hanno costruito il salto, come piccole cavità, incrostazioni e sporgenze. Nel corso dell’anno, chiaramente, l’aspetto della cascata muta sensibilmente.

Tra la fine dell’inverno e la primavera, soprattutto dopo periodi piovosi, il torrente presenta generalmente una portata maggiore. È proprio quella che sta per arrivare, quindi, la stagione più indicata per apprezzare la caduta d’acqua e osservare la vegetazione in una delle sue fasi più rigogliose.

Cascata del Pozzo dell'Inferno, Algarve
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La Cascata del Pozzo dell’Inferno in piena

Durante l‘estate, invece, il paesaggio può assumere caratteristiche differenti: le precipitazioni diminuiscono e il flusso talvolta si riduce a un sottile rivolo. Negli anni particolarmente siccitosi il salto può persino rimanere asciutto, lasciando emergere soprattutto la struttura rocciosa.

Un aspetto fondamentale riguarda però la possibilità di accedere al sito. Fino al 2012 il Pego do Inferno disponeva di infrastrutture destinate ai visitatori, tra cui passerelle, una scalinata di legno, un ponte e attrezzature per la fruizione dell’area balneare. Un incendio divampato nel luglio di quell’anno distrusse buona parte delle strutture e danneggiò la vegetazione circostante. Per questo motivo, il Comune di Tavira dispose la chiusura dello spazio e il percorso attrezzato rimase inutilizzabile.

Negli anni successivi la natura ha progressivamente riconquistato l’area, mentre la realizzazione di nuovi accessi ha incontrato diversi ostacoli. Tra questi, per esempio, la presenza di terreni privati, le condizioni del corso d’acqua e le difficoltà legate alla siccità.

Il Pego do Inferno risulta ancora privo di un accesso pubblico ufficialmente riaperto. Il Comune ha inserito tra i propri obiettivi il recupero del sito e la sua valorizzazione paesaggistica. Inoltre, le analisi delle acque citate dall’amministrazione indicano condizioni inadatte alla balneazione.

Sebbene alcune persone continuino a raggiungere spontaneamente la conca, la frequentazione informale va distinta dalla disponibilità di un percorso autorizzato e sicuro. In attesa di una riapertura, è necessario rispettare eventuali divieti, proprietà private e limitazioni di accesso.

Dove si trova e come arrivare

La Cascata do Pego do Inferno si trova nella freguesia di Santo Estêvão, nel territorio comunale di Tavira, a circa 10 chilometri a nord-ovest del centro cittadino. Siamo nel Sotavento Algarvio, la parte orientale dell’Algarve, in una fascia rurale intermedia tra la costa atlantica e i rilievi dell’entroterra.

Tavira rappresenta senza dubbio il principale punto di riferimento per raggiungere la zona. Dal centro si procede in direzione nord-occidentale, verso l’area di Santo Estêvão e della ribeira da Asseca. La cascata è segnalata sulle principali applicazioni cartografiche, ma la presenza di un’indicazione digitale va distinta dall’effettiva accessibilità del sito.

Prima di organizzare uno spostamento specifico in questo angolo di Portogallo è quindi opportuno consultare gli aggiornamenti del Comune di Tavira, verificare l’eventuale riapertura di un itinerario autorizzato e considerare le condizioni meteorologiche. Le piogge intense possono rendere instabili i terreni vicini al torrente, mentre i periodi di siccità incidono direttamente sulla presenza della cascata.

Una Superluna e tante stelle cadenti: novembre regala magici spettacoli nei cieli italiani

Novembre promette grandi emozioni per chi ama osservare il cielo. Il mese porterà con sé la prima Superluna dell’anno, le stelle cadenti Tauridi e Leonidi e diversi incontri ravvicinati tra pianeti e Luna.

Ecco gli appuntamenti da segnare in calendario.

Il Sole si avvicina all’inverno

A novembre le giornate continueranno ad accorciarsi, accompagnandoci gradualmente verso il solstizio d’inverno del 21 dicembre. Alle latitudini dell’Italia centrale, la durata del giorno diminuirà di circa 59 minuti nell’arco del mese. A Roma, il Sole sorgerà alle 6:42 e tramonterà alle 17:04 il 1° novembre, mentre il 30 novembre, l’alba sarà alle 7:16 e il tramonto alle 16:40. Nel corso di novembre, inoltre, il Sole attraverserà la costellazione della Bilancia, entrerà nello Scorpione nella seconda metà del mese e successivamente passerà nell’Ofiuco.

La Superluna del Castoro

L’evento più atteso del mese sarà la Superluna del Castoro (nome derivante dalle tradizioni popolari nordamericane) prevista per il 24 novembre 2026 alle 15:54. Si tratta della prima Superluna dell’anno: il plenilunio avverrà vicino al perigeo, il punto dell’orbita in cui la Luna si trova più vicina alla Terra. Il disco lunare apparirà quindi leggermente più grande e luminoso rispetto a una normale Luna piena.

Tauridi e Leonidi

Il cielo autunnale offrirà diverse occasioni per ammirare le stelle cadenti. Le prime protagoniste saranno le Tauridi Meridionali, attese al massimo intorno al 5 novembre. Le Tauridi Settentrionali raggiungeranno invece il picco intorno al 12 novembre.

L’appuntamento principale sarà quello con le Leonidi, nella notte tra il 17 e il 18 novembre. Generate dai detriti della cometa 55P/Tempel-Tuttle, queste meteore sono famose per la loro elevata velocità, circa 71 chilometri al secondo. Da segnalare anche le Alfa Monocerotidi, attive nella seconda metà del mese, con un massimo intorno al 22 novembre.

Marte e Giove si incontrano

Il 16 novembre sarà possibile osservare un suggestivo incontro apparente tra Marte e Giove. I due pianeti, nella costellazione del Leone, appariranno separati da poco più di un grado e saranno visibili nelle ore che precedono l’alba, verso sud-est e sud.

Da non perdere anche l’incontro tra la Luna, Marte e Giove il 2 novembre, sempre prima dell’alba, e quello tra Venere e Spica il 9 e 10 novembre.

Gli altri pianeti protagonisti

Il 25 novembre Urano raggiungerà l’opposizione, trovandosi nella posizione più favorevole per essere osservato nel corso dell’anno. Sarà visibile per tutta la notte nella costellazione del Toro, vicino alle Pleiadi.

Venere tornerà invece a farsi notare nel cielo orientale prima dell’alba. Anche Saturno continuerà a essere osservabile nella prima parte della notte, mentre Mercurio raggiungerà la massima elongazione occidentale il 20-21 novembre.

Dove ammirare gli spettacoli celesti in Italia

Per osservare questi spettacoli celesti, la scelta migliore è raggiungere luoghi lontani dalle luci artificiali, preferibilmente con un orizzonte ampio e cielo sereno. Le montagne dell’Appennino, dalle zone più isolate dei Monti Sibillini fino al Gran Sasso, offrono numerosi punti panoramici adatti alle osservazioni notturne.

Tra le mete da considerare ci sono l’altopiano di Campo Imperatore, in Abruzzo, e le zone montane del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Per chi preferisce il mare, tratti di costa lontani dai centri abitati possono offrire un cielo suggestivo, soprattutto sull’orizzonte.

Un’alternativa è visitare un osservatorio astronomico, dove partecipare a serate guidate e osservazioni al telescopio.

Dove sciare in Europa senza brutte sorprese: è italiana la località sciistica più affidabile

L’Europa ospita alcune delle migliori località sciistiche del mondo, ma quali sono le più affidabili in termini di innevamento e impianti funzionanti? A svelarlo è la nuova classifica pubblicata dal tour operator britannico Inghams Ski, creata partendo dal Reliable Ski Score, l’indice pensato per misurare se una località garantisce davvero una vacanza sugli sci senza brutte sorprese.

Gli analisti sono partiti da 150 comprensori tra i più frequentati e ne hanno esaminato le prestazioni in sette stagioni invernali, dal 2017/18 al 2025/26, escludendo le due segnate dal Covid (2019/20 e 2020/21). Al primo posto in Europa? C’è una destinazione tutta italiana.

Negli Stati Uniti è nato un nuovo parco nazionale detto “la meraviglia delle rocce”: Chiricahua National Park in Arizona

La meraviglia degli Stati Uniti va oltre il fascino delle grandi città frenetiche e scintillanti, sono soprattutto i paesaggi naturali ad attirare l’attenzione con percorsi da fare on the road. Una degli ultimi capolavori premiati è il Chiricahua National Park, riconosciuto ufficialmente come parco nazionale da ottobre 2026 ma noto a molte con il soprannome “la meraviglia delle rocce”.

Il nuovo parco nazionale degli USA

L’America ha ufficialmente il suo 64° Parco Nazionale. Il presidente Donald Trump ha firmato il 20 ottobre 2026 il riconoscimento del Chiricahua National Monument come National Park permettendo di evidenziare quello che è il suo patrimonio naturale e culturale. A differenza di altri, non ha un classico paesaggio desertico con cactus e distesa di sabbia ma ha una caratteristica speciale che gli ha permesso di guadagnare il soprannome di Wonderland of Rocks, la meraviglie delle rocce. Dominato da centinaia di pinnacoli vulcanici e colonne di pietra dalle forme bizzarre, vanta una storia di 27 milioni di anni. La sua formazione è dovuta a un’eruzione vulcanica che ha coperto la regione, poi il tempo, l’erosione del vento e la pioggia hanno scolpito la roccia dando vita ai labirinti naturali che oggi possiamo esplorare.

Come visitarlo e cosa vedere

State pianificando un viaggio on the road degli Stati Uniti e la zona del West vi attira particolarmente? Non potete non inserire il Chiricahua nel vostro itinerario; l’auto è il modo migliore per scoprirlo seppur si trovi a soli 58 chilometri da Willicox e a poco più di 2 ore da Tucson. La prima meraviglia da visitare è la Bonita Canyon Scenic Drive, una strada panoramica di circa 13 chilometri dove si susseguono paesaggi spettacolari. Grazie all’altezza, regala una vista unica su guglie rocciose e vallate.

Da non perdere, poi, l’Echo Canyon Loop: lungo circa 5 chilometri è forse la parte più sorprendente del parco. Si snoda tra paesaggi stretti e formazioni rocciose davvero suggestive. Per gli appassionati di trekking, invece, ci sono sentieri da percorre come l’Heart of Rocks Loop: l’escursione di 12 chilometri complessivi lascia a bocca aperta grazie al raggiungimento di rocce surreali come Duck on a Rock e Big Balanced Rock.

Le formazioni rocciose del Chiricahua National Park
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L’incredibile paesaggio del Chiricahua National Park

Altre informazioni e curiosità sul parco

Chiricahua non è soltanto un paradiso geologico degli Stati Uniti. Le sue montagne sono considerate delle sky islands, vere e proprie isole ecologiche che emergono dalle pianure desertiche, creando habitat ricchissimi di biodiversità. Durante le vostre esplorazioni potreste avvistare cervi, numerose specie di uccelli e, con molta fortuna, qualche animale più schivo.

Queste terre custodiscono anche una storia profonda, legata agli Apache Chiricahua, che qui hanno vissuto per generazioni. Tra le figure più conosciute della loro resistenza compare Geronimo, simbolo di un passato segnato da conflitti e dalla difesa delle terre ancestrali.

E quando il sole tramonta? La magia continua. Dal 2021 Chiricahua è riconosciuto come International Dark Sky Park, grazie alla qualità eccezionale dei suoi cieli notturni. Lontano dalle luci delle città, potrete osservare una distesa di stelle e, nelle condizioni giuste, la Via Lattea in tutta la sua bellezza. Insomma, i parchi nazionali americani non smettono di conquistare gli appassionati di paesaggi e viaggi on the road.

Tra il soffio del vento e l’acqua sacra della Gola di Kourtaliotiko: il canyon sonoro che spacca in due Creta

Tra le montagne dell’entroterra cretese c’è una profonda spaccatura nella roccia che interrompe improvvisamente il paesaggio. Da queste parti, infatti, si innalzano pareti calcaree altissime che lasciano appena intravedere il corso di un fiume, mentre il vento attraversa le fenditure producendo strani rumori (c’è chi è pronto a giurare che siano simili a battiti di mani). In fondo al canyon l’acqua sgorga dalla pietra e precipita in piscine naturali dalle sfumature turchesi, rendendo il tutto quasi fiabesco: è la Gola di Kourtaliotiko, uno degli ambienti naturali più spettacolari di Creta.

Situata nella parte meridionale della regione di Rethymno, attraversa un territorio montuoso ancora profondamente legato all’identità dell’isola. Per circa 3 chilometri, enormi bastioni rocciosi accompagnano il fiume Kourtaliotis verso sud, fino alla zona di Preveli e al Mar Libico.

Chiamata anche Gola di Asomatos, regala un’atmosfera ancor più particolare grazie alla presenza di una minuscola chiesa dedicata a San Nicola, protagonista di una leggenda tramandata dagli abitanti della zona.

Origine, formazione e leggende della Gola di Kourtaliotiko

Questo spettacolo della natura greco non è certo nato da un giorno all’altro e, anzi, è il frutto di una lunghissima evoluzione geologica. Il canyon si sviluppa tra i rilievi del Kouroupa e dello Xiron Oros, nel settore meridionale di Creta, attraverso imponenti masse di roccia calcarea plasmate dall’acqua e dai movimenti della crosta terrestre.

Nel corso del tempo, l’azione erosiva del fiume ha approfondito le fratture preesistenti, contribuendo alla creazione di uno stretto passaggio naturale. Le pareti raggiungono altezze considerevoli e presentano superfici irregolari, cavità e strati rocciosi ben distinguibili.

Osservandolo dall’alto, il fondovalle appare quasi schiacciato tra due gigantesche muraglie di pietra, una visione che per alcuni aspetti ha anche del surreale. Le rocce assumono tonalità grigie, ocra e rossastre, mentre la vegetazione si concentra nelle fessure e nei punti raggiunti dall’umidità.

Un elemento essenziale di questo ambiente è rappresentato dalle sorgenti di San Nicola, alimentate dalle acque sotterranee che attraversano le formazioni geologiche della zona. Grazie a questi apporti, il sistema fluviale conserva acqua anche durante i mesi estivi, una caratteristica particolarmente preziosa nel clima mediterraneo dell’isola.

Oltre alla geologia però, c’è anche la parte più curiosa: il nome Kourtaliotiko è strettamente legato a un fenomeno acustico che ha alimentato racconti popolari per generazioni. La parola greca kourtala richiama infatti il rumore delle mani battute tra loro. Stando alla tradizione, quando il vento attraversa le aperture (che in alcuni punti sono davvero strettissime) produce suoni secchi e ripetuti, talvolta simili ad applausi.

Ancora più affascinante è la leggenda delle cinque sorgenti di San Nicola, legate alla piccola (ma particolarmente graziosa) chiesa costruita ai piedi della parete occidentale. Il racconto narra che il santo colpì la roccia con le cinque dita della mano, da cui sgorgò miracolosamente l’acqua, dando origine alle sorgenti che ancora oggi alimentano le cascate.

Visitare la Gola di Kourtaliotiko

La prima emozione che regala questa gola della Grecia si avverte già dalla strada panoramica da cui è attraversata. L’asfalto, infatti, segue le curve della montagna, mentre tutt’intorno si alzano enormi pareti rocciose. Per raggiungere le attrazioni principali occorre però scendere lungo il percorso pedonale attrezzato, caratterizzato da gradini in pietra, tratti rocciosi e superfici che possono diventare scivolose.

Il tragitto centrale consigliato per la visita misura circa 2 chilometri, tra andata e ritorno, e conduce verso la cappella di San Nicola e l’area delle cascate. L’accesso alla parte organizzata della gola è regolamentato, con un sistema di bigliettazione e personale addetto alla sorveglianza.

Scendendo tra le rocce, il fastidioso rumore del traffico (soprattutto in alta stagione) si attenua e lascia spazio allo scroscio dell’acqua, che passo dopo passo si fa sempre più intenso. Poi si intravede subito la cappella di Agios Nikolaos, inserita in un ambiente dominato dalla pietra calcarea, con le sue forme semplici che contrastano con la grandiosità delle pareti circostanti.

Cappella di Agios Nikolaos, Creta
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La cappella di Agios Nikolaos dentro al canyon

Poco distante si trovano le celebri sorgenti e le cascate di Kourtaliotiko, tra le immagini più riconoscibili della Creta meridionale. L’acqua emerge dalle rocce, precipita lungo le pareti e si raccoglie in conche naturali di straordinaria trasparenza. Attenzione però, perché le temperature dell’acqua sono piuttosto fredde anche in estate: si aggirarano intorno ai 14 °C.

Chi ama la fauna scoprirà che queste mura di roccia fungono pur da rifugio per numerosi uccelli rapaci, tra cui il grifone, l’aquila reale, l’aquila del Bonelli e il rarissimo gipeto, riconoscibile per la particolare sagoma e la lunga coda a forma di cuneo. Alzando lo sguardo (soprattutto nelle ore favorevoli alle correnti ascensionali) è possibile osservare grandi uccelli che sorvolano lentamente le montagne.

Anche la vegetazione racconta le particolarità del canyon: sui versanti più asciutti crescono arbusti mediterranei ed erbe aromatiche, mentre lungo il fiume trovano spazio piante legate agli ambienti umidi. L’acqua prosegue poi verso la celebre foresta di palme di Preveli, uno degli ecosistemi più particolari dell’isola.

Se si desidera prolungare l’esperienza ci si può dedicare alla vicina spiaggia di Preveli, celebre per il suo paesaggio tropicale che sorprende nel vero senso della parola: il fiume attraversa una valle ricca di palme e raggiunge il Mar Libico formando una piccola laguna salmastra. Tra le attrazioni dei dintorni vale la pena prende in considerazione anche il Monastero di Preveli, importante complesso religioso legato alla resistenza contro il dominio ottomano e agli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale.

Dove si trova e come arrivare

La Gola di Kourtaliotiko si trova nella parte centro-meridionale di Creta, nel territorio del comune di Agios Vasilios, tra i villaggi di Koxare e Asomatos. Ciò vuol dire che dista circa 25 chilometri dalla città di Rethymno e pochi chilometri dalla località costiera di Plakias. Per raggiungerla in automobile, partendo da Rethymno, bisogna seguire le indicazioni per Spili e Plakias, attraversando il villaggio di Koxare.

Il viaggio richiede generalmente 30-40 minuti e comprende alcuni tratti tortuosi, con splendide vedute sulle montagne e sulla campagna locale. L’accesso organizzato si trova lungo la strada provinciale Rethymno-Koxare-Plakias, in prossimità del 25° chilometro.

Per la visita sono consigliate scarpe con suola antiscivolo, acqua potabile, protezione solare e abbigliamento adatto a un ambiente roccioso.

Orionidi, lo spettacolo delle stelle cadenti d’autunno nei cieli italiani

L’autunno regala uno degli appuntamenti più affascinanti per chi ama osservare il cielo: le Orionidi, le cosiddette stelle cadenti d’autunno, sono pronte a illuminare la volta celeste con scie luminose e meteore velocissime.

Nella notte tra il 21 e il 22 ottobre 2026 sarà possibile tentare l’osservazione anche dall’Italia, condizioni meteorologiche permettendo. Lo spettacolo promette fino a una ventina di meteore all’ora nelle condizioni ideali, anche se la luce della Luna e l’inquinamento luminoso potrebbero rendere più difficile avvistare le scie meno brillanti.

Orionidi, quando vedere le stelle cadenti d’autunno

Le Orionidi sono attive tra l’inizio di ottobre e la prima parte di novembre e raggiungono tradizionalmente il massimo nella seconda metà del mese. Il picco del 2026 è previsto tra il 21 e il 22 ottobre.

Il numero teorico atteso è di circa 20 meteore all’ora, un valore che presuppone condizioni ideali, con il radiante allo zenit e un cielo privo di ostacoli e inquinamento luminoso. Nella realtà, gli avvistamenti possono essere inferiori, soprattutto nelle aree urbane o quando la luminosità lunare disturba l’osservazione.

Quest’anno la Luna, prossima alla fase piena, rappresenta infatti uno degli ostacoli principali. Il suo bagliore può nascondere le meteore più deboli, perciò conviene concentrare i tentativi nelle ultime ore della notte, quando il satellite sarà più basso o sarà tramontato. Anche il meteo avrà un ruolo importante: nuvole e precipitazioni, previste su diverse zone d’Italia, potrebbero compromettere la visibilità del fenomeno.

Le Orionidi devono il loro nome alla costellazione di Orione, dalla quale sembrano provenire le meteore. Il radiante si trova vicino a Betelgeuse, la brillante stella rossastra che rappresenta una delle spalle del mitologico cacciatore. La costellazione sorge a est in tarda serata e si sposta progressivamente verso sud-ovest nel corso della notte.

La cometa di Halley

All’origine delle Orionidi c’è la cometa 1P/Halley, una delle più famose e riconoscibili del Sistema Solare. Il suo periodo orbitale è di circa 76 anni: dopo l’ultimo passaggio vicino alla Terra, avvenuto nel 1986, tornerà a essere visibile nel 2061. Durante il suo percorso, la cometa rilascia polveri e frammenti che rimangono lungo la sua orbita. Quando la Terra attraversa questa scia di detriti, le particelle entrano nell’atmosfera e si disintegrano, producendo le caratteristiche scie luminose.

Le Orionidi sono particolarmente spettacolari per la loro velocità: viaggiano a circa 66 chilometri al secondo, oltre 237.500 chilometri orari. Questo impatto con l’atmosfera può generare meteore brillanti e scie persistenti.

Consigli per ammirare lo spettacolo

Per godersi lo spettacolo in Italia è consigliabile raggiungere un luogo lontano dalle luci artificiali, con un orizzonte libero e una visuale ampia del cielo.

Ecco una selezione di luoghi che ti consigliamo:

Per chi desidera un’esperienza guidata, in Italia ci sono diversi osservatori astronomici, tra cui quello della Valle d’Aosta a Saint-Barthélemy e il Gal Hassin nelle Madonie, in Sicilia. Prima di partire, è consigliabile verificare le condizioni meteorologiche e l’eventuale apertura al pubblico delle strutture.

Alessandro Callari, Booking: “Cresce l’interesse per luoghi meno scontati”

Nel 2027, il turismo abbandonerà ogni copione prestabilito per dare spazio all’effetto sorpresa e all’imprevisto. I dati che emergono dalla ricerca “Travel Predictions 2027” di Booking.com evidenziano che il 77% dei viaggiatori pianifica soggiorni per cimentarsi in esperienze fuori dai propri schemi. L’81% sceglie la meta ideale facendosi guidare dalle emozioni. Il 65% mostra interesse per forme di turismo insolite, come il “turismo paranormale” alla scoperta di cripte misteriose.

L’indagine è stata condotta online tra luglio e agosto 2026 su un campione complessivo di 28.230 persone in 33 Paesi, coinvolgendo adulti che prevedono di viaggiare nei successivi 12-24 mesi. Le destinazioni sono state selezionate filtrando tra le mille più prenotate su Booking nella prima metà del 2026 e ordinandole in base alla crescita percentuale rispetto all’anno precedente.

Attraverso l’analisi dei dati di prenotazione (tra gennaio e giugno 2026), Booking ha selezionato dieci destinazioni emergenti (presentate senza un ordine di ranking specifico) ideali per i viaggiatori del 2027:

Le 10 mete di tendenza del 2027

Reims (Francia)

Famosa per le storiche maison e cantine di Champagne scavate nel gesso sotterraneo, offre anche un ricco patrimonio culturale dominato dalla Cattedrale di Notre-Dame de Reims (luogo d’incoronazione dei sovrani di Francia) e una vivace tradizione enogastronomica (come i biscuits roses). È collegata a Parigi in meno di 45 minuti di treno ad alta velocità.

Monterey (California, USA)

Situata sulla Central Coast, unisce paesaggi oceanici spettacolari, un passato industriale legato a John Steinbeck (Cannery Row) e il celebre Monterey Bay Aquarium. È perfetta per il whale watching, il kayak tra le foreste di kelp e percorrere la scenografica 17-Mile Drive.

Sendai (Giappone)

Principale città della regione del Tohoku, offre ampi spazi naturali lontani dai flussi di massa, unendo uno stile di vita rilassato a testimonianze storiche come il Castello di Sendai e il mausoleo Zuihoden. È celebre per la lingua di manzo alla griglia (gyutan) e vicina alle sorgenti termali di Akiu Onsen e alla baia di Matsushima.

Rosario (Argentina)

Città creativa e informale adagiata sul fiume Paraná, nota per la passeggiata della Costanera, il vivace quartiere di Pichincha (ricco di jazz bar e locali), il Mercado del Patio e i legami storici con figure come Che Guevara e Lucio Fontana.

Puri (India)

Situata nell’India orientale sul Golfo del Bengala, unisce ampie spiagge sabbiose a tradizioni spirituali e di pesca. Ospita il sacro Tempio di Jagannath e rappresenta la porta d’accesso per il Tempio del Sole di Konark (UNESCO) e il lago Chilika.

Christchurch (Nuova Zelanda)

Rinata dopo i terremoti del 2010-2011, si è affermata come una delle realtà urbane più dinamiche e creative del Paese, attraversata dal fiume Ōtākaro Avon e vicina alle Alpi Meridionali e a Hagley Park.

Bratislava (Slovacchia)

Capitale a misura d’uomo lungo il Danubio, offre un centro storico medievale, palazzi barocchi, l’iconico castello sulla collina, mercati vivaci e vicinanza ai vigneti dei Piccoli Carpazi (Pezinok e Modra). Si trova a breve distanza da Vienna e Budapest.

Goiânia (Brasile)

Una delle prime città pianificate del Sudamerica (anni ’30), famosa per i suoi viali alberati, l’architettura Art Déco, il Mercado Municipal (con i prodotti tipici del Cerrado) e una vivace scena culturale e notturna nei quartieri di Setor Marista e Bueno.

Pescara (Italia)

Meta della costa adriatica caratterizzata da ampi litorali sabbiosi, ritmi rilassati, ottima cucina marinara (come il brodetto alla pescarese) e itinerari culturali legati a Gabriele D’Annunzio e al Museo delle Genti d’Abruzzo.

Asunción (Paraguay)

Capitale accogliente e ricca di contrasti, dal vivace Mercado 4 (tra erbe per il tereré e piatti tipici come il mbeju) ai monumenti storici come il Palacio de los López, fino ai locali e ristoranti contemporanei del quartiere Villa Morra.

Le evidenze della ricerca

Alla luce dei fatti, abbiamo chiesto un commento ad Alessandro Callai, Regional Manager Italia in Booking.com.

Alessandro, il mondo dei viaggi segue con grande attenzione il vostro report annuale. Quest’anno, nell’ambito di “Travel Predictions 2027”, sta suscitando particolare interesse la lista delle “Trending Destinations”. Di cosa si tratta esattamente?

Le nostre “Travel Predictions 2027” si basano su una ricerca condotta su oltre 28.000 viaggiatori in 32 Paesi e territori. Insieme alle previsioni, presentiamo anche le nostre “Trending Destinations”: dieci mete verso cui l’interesse è in crescita. Abbiamo stilato la lista sulla base dei nostri dati di prenotazione. Per essere incluse, le destinazioni dovevano figurare tra le mille più prenotate su Booking.com nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2026. Le abbiamo poi ordinate in base alla crescita su base annua, con un limitato intervento editoriale per garantire un’adeguata varietà geografica. Ne è nata una lista eterogenea, che spazia da Sendai, in Giappone, a Goiânia, in Brasile, fino a Christchurch, in Nuova Zelanda.

Guardando questa lista internazionale, c’è un elemento ricorrente che accomuna destinazioni così diverse?

Molte di queste località si trovano vicino a mete più conosciute. Bratislava è a breve distanza da Vienna e Budapest. Reims è una meta a sé, non soltanto una gita in giornata da Parigi. Monterey, in California, offre una piacevole fuga affacciata sull’oceano. A unirle potrebbe essere più una sensazione che una caratteristica geografica. I viaggiatori sembrano attratti da città con una ricca vita culturale, dove possono rallentare e prendersi tutto il tempo che vogliono. Pensiamo a un pranzo che si prolunga fino al pomeriggio, o a una passeggiata senza una meta precisa. Sono luoghi da esplorare senza fretta, soffermandosi sui dettagli e lasciando che la giornata segua il suo corso. Forse il filo conduttore è proprio questo: il piacere della scoperta, a un ritmo più disteso.

E in Italia spicca Pescara. Come si inserisce in questo scenario?

Siamo orgogliosi che Pescara figuri tra le nostre “Trending Destinations”. L’Italia è una meta da sogno per molti viaggiatori internazionali, ma l’attenzione si concentra spesso sulle grandi città d’arte, come Roma e Firenze, o su località costiere molto amate, come la Costiera Amalfitana, il Gargano e il Salento. Pescara dimostra che c’è molto altro da scoprire lungo la costa adriatica, in Abruzzo. E riflette una tendenza che osserviamo anche nelle altre destinazioni: cresce l’interesse per luoghi meno scontati.

In “Travel Predictions 2027” parlate anche di “Going Off-Script” e “Vibe Check-In” (scegliere in base al proprio stato d’animo). In che modo Pescara si collega a queste nuove tendenze?

Pensiamo che sia in sintonia con entrambe. Dalla nostra ricerca emerge che il 77% dei viaggiatori è interessato a un viaggio del tutto fuori dai propri schemi, mentre l’81% sceglierebbe una destinazione soprattutto in base a come desidera sentirsi. Pescara è ideale per chi cerca un ritmo più lento: un lungo litorale sabbioso da esplorare a piedi o in bicicletta, mattinate in riva al mare e serate scandite dai tempi dell’aperitivo.

Quali altri elementi, secondo lei, rendono Pescara una destinazione così promettente per il prossimo anno?

Pescara racchiude molti degli aspetti che rendono speciale un viaggio in Italia: un’ottima cucina, una vivace vita culturale, il piacere di stare al mare e tanti luoghi meno conosciuti da esplorare nei dintorni. È una destinazione che invita i viaggiatori ad andare oltre le mete più familiari e a scoprire un volto diverso dell’Italia. Per questo, Pescara è una meta entusiasmante da esplorare nel 2027 e negli anni a venire.

Le 41 mete più sottovalutate del mondo in cui viaggiare nel 2027: la classifica

Possiamo dire addio alle solite cartoline, perché nel 2027 il vero flex sarà trovare una destinazione fuori dai radar dove l’overtourism non esiste. Eppure, città creative, paesaggi pazzeschi e luoghi da film ci attendono. A intercettare il cambio di vibes è Time Out che ha selezionato tante mete poco celebrate, ma tutte da scoprire.

Ecco la classifica delle 41 destinazioni più sottovalutate al mondo dove viaggiare nel 2027.

Tra crateri ribollenti e leggende di draghi: alla scoperta dei vulcani di fango di Berca, in Romania

Il visitatore si ritrova al cospetto di un terreno grigio, screpolato e attraversato da sottili rivoli di fango che scendono lungo piccoli coni dalla forma sorprendentemente regolare. Ogni tanto avverte anche un gorgoglio, poi poco dopo una bolla si gonfia lentamente, scoppia e lascia sulla superficie un cerchio che svanisce nel giro di pochi secondi. Tutto intorno succede la magia: colline verdi e un paesaggio rurale che sembra appartenere a un mondo completamente diverso.

Benvenuti ai vulcani di fango di Berca, conosciuti in Romania con il nome di Vulcanii Noroioși, uno dei fenomeni geologici più particolari dell’Europa orientale. Si trovano nella contea di Buzău, nella regione storica della Muntenia, ai piedi della curvatura dei Carpazi, e hanno una caratteristica che li rende particolarmente affascinanti: sono (piccoli) vulcani veri e propri, ma al posto della lava incandescente emettono fango freddo.

Alcune di queste formazioni raggiungono diversi metri di altezza, altre assomigliano a minuscoli crateri appena “sbocciati” dal sottosuolo. La vegetazione, quasi completamente assente nelle aree più attive, accentua il carattere surreale di questo territorio, talvolta soprannominato le Porte dell’Inferno. Dal 2022, i vulcani fanno parte del Buzău Land UNESCO Global Geopark, un territorio riconosciuto per il suo straordinario patrimonio geologico e culturale.

Origine, formazione e leggende dei vulcani di fango di Berca

Il sottosuolo di Buzău si caratterizza per la presenza di idrocarburi, acque sotterranee e strati di rocce argillose. I gas naturali (soprattutto metano) risalgono attraverso fratture e discontinuità del terreno, trascinando acqua e sedimenti fini. Durante la risalita, questi materiali si mescolano fino a formare una sostanza densa che raggiunge la superficie attraverso piccole aperture.

Vulcani di Berca, Romania
iStock
Il ribollire dei vulcani di Berca

La pressione provoca il caratteristico ribollio, sebbene il fango sia freddo.  Una volta espulso scivola lungo i bordi del cratere, si accumula e progressivamente si asciuga. Le successive eruzioni depositano nuovi strati sui precedenti, contribuendo alla formazione dei piccoli edifici conici. L’attività è continua ma variabile, perché alcune bocche si esauriscono mentre altre si aprono nelle vicinanze e le colate modificano lentamente il profilo delle distese argillose.

Molto prima delle spiegazioni scientifiche, però, gli abitanti di questo angolo di Romania avevano cercato nelle creature fantastiche una risposta a quelle strane manifestazioni sotterranee. Secondo una leggenda locale, la terra grigia e screpolata ricorderebbe la pelle di un enorme drago nascosto nelle profondità.

Il movimento del fango, quindi, sarebbe legato alla presenza del mostro che ancora oggi vivrebbe sotto le colline. Un’altra narrazione racconta di un drago a sette teste, la cui storia è oggi richiamata anche lungo il percorso tematico di Pâclele Mici.

Visitare i vulcani di fango di Berca, cosa vedere tra crateri e paesaggi lunari

La visita si sviluppa principalmente tra Pâclele Mari e Pâclele Mici, le due aree più conosciute della riserva che sono anche connesse tra loro da un itinerario escursionistico. Alle distese argillose, quasi prive di vegetazione, si alternano pendii erbosi, con il contrasto tra il verde delle colline e il grigio minerale dei crateri.

Pâclele Mari si trova su un altopiano arido di circa 22 ettari pieno di rilievi conici, canali scavati dalle colate e bocche ancora attive. Il sito ospita un’enorme struttura di fango dalla forma simile a un vulcano a scudo, considerata dal geoparco il più grande vulcano di fango d’Europa. Sulla sua superficie si sviluppano numerosi coni secondari, alcuni dei quali continuano a espellere materiale argilloso.

Avvicinandosi si nota con abbastanza chiarezza che le superfici asciutte presentano crepe geometriche e croste sottili, mentre le colate recenti hanno un aspetto lucido che tende al metallico. L’erosione ha inciso inoltre profondi solchi nei pendii, formando minuscoli canyon che sembrano riprodurre (ovviamente in scala ridotta) i grandi paesaggi desertici.

Pâclele Mici, dal canto suo, presenta un ambiente altrettanto spettacolare, con numerose aperture distribuite su un’estesa superficie argillosa. Il geoparco lo identifica come il più vasto campo di vulcani di fango d’Europa. Al centro dell’altopiano emerge un cono più imponente con due grandi crateri attivi, da cui è possibile osservare il ritmo irregolare delle emissioni.

Chi desidera conoscere altre manifestazioni del fenomeno può raggiungere l’area di Beciu, che si distingue soprattutto per la presenza di pozze fangose in continua agitazione. Il nome romeno Fierbători richiama proprio l’impressione di un liquido in ebollizione.

Altrettanto interessante è la componente botanica della riserva: le elevate concentrazioni saline limitano fortemente la crescita delle specie comuni, ma favoriscono alcune piante alofile, adattate a condizioni ambientali difficili. Ne sono degli esempi Nitraria schoberi e Atriplex verrucifera, specie rare nel paesaggio romeno.

Dove si trovano e come arrivare

I vulcani si trovano nella contea di Buzău, nella Romania sudorientale, a circa 130 km in linea d’aria da Bucarest. La principale città di riferimento è la stessa Buzău, dalla quale si raggiunge l’area attraverso la strada nazionale DN10 in direzione Brașov. L’automobile rappresenta la soluzione più pratica, considerando la posizione rurale e la distribuzione dei diversi siti.

Per esplorare Pâclele Mari e Pâclele Mici è consigliabile riservare almeno 2-3 ore, aumentando il tempo a disposizione per includere Beciu e le altre attrazioni del territorio. La primavera e l’autunno sono generalmente i periodi più indicati, purché le giornate siano asciutte. È fondamentale mantenersi sui percorsi consentiti, evitando di calpestare i bordi fragili dei crateri o avvicinarsi eccessivamente alle pozze.  Prima della partenza conviene inoltre verificare apertura e condizioni di accesso, soprattutto dopo le precipitazioni.

La magia fiabesca del Natale nella Foresta Nera, tra mercatini ed eventi imperdibili

I Romani chiamarono quelle radure misteriose, composte di latifoglie e abeti, silva nigra: la Foresta Nera. Eppure questo angolo della Germania, soprattutto nel periodo natalizio, è tutt’altro che buia. Quando le luci dell’Avvento si accendono tra gli alberi e le case a graticcio, la Foresta Nera sembra uscita da un libro di fiabe.

Oltre alle piste da sci, ai sentieri innevati e agli oltre 150 mercatini di Natale sparsi nella regione, troverete ad aspettarvi un coro che canta da un albero gigante, passeggiate con gli husky, saune tra i rami e discese in zipline a tutta velocità.

Volete vivere un inverno davvero speciale? Ecco gli appuntamenti da segnare in agenda!

Haslach, il mercatino che si gusta

Partiamo da uno degli appuntamenti più golosi della stagione, organizzato nella valle della Kinzig, dove Haslach conserva intatto il suo centro storico, con le piazze del mercato, i vicoli degli artigiani e le case a graticcio. Qui, dal 18 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027, tutti i giorni dalle 16:00 alle 22:00 (tranne il 24 e il 31 dicembre), ci sarà un mercatino invernale dove i protagonisti sono i sapori più che le decorazioni. Prima di ripartire, passate dal municipio: vi aspetta un grande presepe con animali veri.

Nel bosco con gli husky a Stühlingen

A due passi dal confine svizzero, a Stühlingen, potete partecipare a trekking e momenti di coccole con gli husky. Durante l’Avvento vengono organizzate diverse escursioni speciali in piccoli gruppi durante le quali si cammina nel bosco fino a una baita accogliente dove vi aspettano vin brulé, punch analcolico per i più piccoli e pan di zenzero davanti al fuoco. Si rientra al tramonto, con le fiaccole accese a illuminare il sentiero.

Waldkirch e l’albero di Natale che canta

Dal 4 al 13 dicembre 2026 Waldkirch, nota come la “città degli organi”, ospita uno degli eventi più curiosi della stagione nella Foresta Nera: un albero di Natale alto circa dieci metri, con i coristi disposti sui suoi livelli. Tra l’Elztalmuseum e la chiesa di St. Margarethen risuonano canti tradizionali, ma anche jazz, pop e gospel. Intorno potete fare acquisti presso gli stand di un piccolo mercatino ricco di prodotti locali.

Coristi con cappelli, sciarpe e guanti rossi e mantelle verdi cantano sui livelli di un grande albero di Natale nella Foresta Nera
Ufficio Stampa-Patrick Seeger
L’albero di Natale cantante di Waldkirch

Freudenstadt, il mercatino nella piazza più grande della Germania

Freudenstadt fu progettata nel 1599 da Heinrich Schickhardt, con una pianta geometrica ispirata al gioco del mulino. La città vanta la piazza del mercato più grande del Paese: 219 x 216 metri incorniciati da portici illuminati. Dal 3 al 20 dicembre 2026, dal giovedì alla domenica dalle 11:00 alle 21:00, una parte della piazza si riempie di bancarelle con artigianato e specialità natalizie.

Adrenalina a Schömberg

Se cercate emozioni forti, a Schömberg salite gli oltre 300 gradini della torre panoramica Himmelsglück, poi scegliete come tornare giù. Con la Blackforest Flyline scivolate tra gli alberi per circa 500 metri, mentre con il Blackforest Flying Fox volate per 600 metri a testa in avanti fino al parco termale. Le due attrazioni aprono nel weekend, meteo permettendo.

Una pausa di benessere tra terme e saune

Dopo una giornata trascorsa all’aria aperta, non c’è niente di meglio che un bagno caldo. A Baden-Baden, città termale Patrimonio UNESCO dal 2021, il Friedrichsbad accoglie gli ospiti dal 1877 in un edificio sontuoso, alimentato dalle sorgenti del Florentinerberg. Nella valle del Tonbach, il Wellnesshotel Tanne propone invece una sauna finlandese in una casa sull’albero, a dieci metri da terra.

Rottweil, Natale nella città più antica del Baden-Württemberg

Infine, potreste raggiungere Rottweil con il suo centro medievale e la chiesa Heilig Kreuz, le case patrizie con bovindi e la Porta Nera. Dal 3 al 13 dicembre 2026 le sue strade si riempiono di casette decorate, artigianato e cori, con laboratori e giostre per i bambini. Approfittatene per camminare sulla Neckarline, la passerella sospesa lunga 606 metri.

Mercatino di Natale di Rottweil, con le casette illuminate e gli alberi decorati lungo la strada principale del centro storico
Ufficio Stampa - Ralf Graner Photodesign
Il mercatino di Natale di Rottweil anima il centro medievale della città

Il volo di linea più breve al mondo dura meno di un minuto!

Immaginate di salire su un aereo, allacciare la cintura e arrivare a destinazione prima ancora di avere il tempo di sistemarvi al vostro posto. Non è uno scenario da film futuristico, ma ciò che accade davvero alle isole Orcadi, a nord della Scozia, dove si trova il volo di linea più breve del mondo.

Una rotta storica in soli 53 secondi

La tratta collega Westray a Papa Westray e copre appena 2,74 chilometri: un record entrato nel Guinness World Records e che ancora oggi continua ad attirare appassionati di aviazione e viaggiatori in cerca di esperienze insolite. Il collegamento fa parte del servizio aereo inter-isole operato dalla compagnia scozzese Loganair, che collega le comunità più remote delle Orcadi. La rete è stata inaugurata nel 1967 e, da allora, rappresenta un collegamento fondamentale per gli abitanti dell’arcipelago.

Per percorrere la breve distanza tra Westray e Papa Westray vengono utilizzati i Britten-Norman Islander, piccoli aerei bimotori con sette posti disponibili per i passeggeri. Secondo Loganair, il volo dura generalmente circa 90 secondi, ma spesso ne servono circa la metà, a seconda della direzione del vento. Il primato di velocità è legato al pilota Stuart Linklater, che avrebbe percorso questa tratta circa 12.000 volte in oltre 24 anni di servizio: il suo tempo migliore è di appena 53 secondi dal decollo all’atterraggio, ovvero meno di un minuto per passare da un’isola all’altra!

Come funziona il servizio

Il volo non è soltanto una curiosità per gli appassionati di aviazione. La tratta rientra nel servizio pubblico di collegamento tra le isole Orcadi, gestito da Loganair nell’ambito di un contratto con il consiglio locale. Il collegamento diretto tra Westray e Papa Westray viene effettuato quando le prenotazioni richiedono che l’aereo faccia scalo su entrambe le isole. Per questo motivo, è importante verificare gli orari aggiornati e prenotare in anticipo, mantenendo una certa flessibilità.

Per gli abitanti delle isole, il servizio aereo rappresenta un collegamento essenziale per gli spostamenti quotidiani, il lavoro, l’istruzione e l’accesso alle cure sanitarie. Non è quindi solo un’attrazione turistica, ma una parte importante della rete di trasporti che permette alle comunità locali di rimanere connesse al resto dell’arcipelago.

Come provare il volo più breve del mondo

Chi desidera vivere questa esperienza può prenotare direttamente sul sito di Loganair, scegliendo la tratta da Westray a Papa Westray oppure quella nella direzione opposta. Il viaggio può diventare anche un’occasione per scoprire le Orcadi, un arcipelago caratterizzato da paesaggi selvaggi, fauna marina e importanti siti archeologici. Tra questi c’è il Knap of Howar, a Papa Westray, considerato uno dei più antichi insediamenti neolitici conservati della Scozia. 

Il fascino di questo volo sta proprio nel suo contrasto: una traversata brevissima che, oltre a detenere un record mondiale, dimostra quanto un collegamento aereo possa fare la differenza nella vita quotidiana di una comunità isolata.

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