Dallo scorso mese di giugno, il governo italiano ha revocato il travel advisory per Dubai. La città emiratina è quindi raggiungibile cento per cento, con i suoi hotel, le sue attrazioni, i suoi ristoranti e tutti i suoi negozi.
Se pesante che Dubai sia tutta grattacieli avveniristici, mall lussuosissimi, attrazioni costosissime e ristoranti stellati, vi faremo cambiare idea. A due passi dal celebre Dubai Creek – o Khor Dubai -, quel braccio di mare del Golfo Persico che si estende per diversi chilometri nell’entroterra, dal Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, dalla “Vela”, il Burj al-Arab, l’edificio più iconico del Medioriente (che proprio ora si sta rifacendo il look), c’è una zona meno turistica, meno patinata e, soprattutto, meno costosa, ma molto più autentica, che solo i local e gli expat conoscono.
Il quartiere multietnico di Deira
È il quartiere diDeira, la storica e vivace zona commerciale situata nella parte Est di Dubai. La via principale è Al Rigga Road e si raggiunge con la metropolitana (il biglietto per girare più di due zone costa al massimo 2,15 euro). Lungo questa grande arteria e nelle traverse, ci sono negozi, outlet a poco prezzo (non si contratta come nel suq), ristoranti e street food etnici di ogni nazionalità: è un po’ come fare il giro del mondo e si respira la vera atmosfera multiculturale per cui l’Emirato è così famoso.
Il modo migliore per scoprire questa zona della città è con un food tour (organizzato o fatto per conto proprio: si passa dai falafel cucinati al momento del locale palestinese Falafel Sultan Dubai al kebab tipico di Damasco di Al Farooj Al Shami al kunafa, un dolce mediorientale fatto con pasta fillo e formaggio, del Qwaider Al Nabulsi Restaurant. Ma ci sono street food siriani, indiani, orientali e per tutti i gusti, vegetariani, vegani e chi più ne ha più ne metta. Si mangia con pochi euro, insomma.
Proprio i , i tour gastronomico-culturali nella Vecchia Dubai sono stati inseriti nella guida “Best in Travel 2026” di Lonely Planet tra le migliori esperienze al mondo da fare nel 2026.
A Deira, ci sono anche luoghi tradizionali emiratini che meritano una visita. Tra questi, Al Ahmadiya School & Heritage House, la prima scuola a essere istituita a Dubai (fondata nel 1912) che attraeva i migliori scienziati e studiosi da tutta la regione. Oggi è stata trasformata in museo. La vicina Heritage House permette di scoprire come si viveva in una casa tipica, completa di mobili, suppellettili domestici, capi d’abbigliamento, gioielli e giocattoli tradizionali, prima del boom economico dovuto al petrolio.
Se anziché soggiornare in hotel si decide di prenotare un più comodo appartamento, e quindi di mangiare anche a casa, l’indirizzo da non perdere assolutamente è il Waterfront Market, dove si servono anche i migliori ristanti della città. Raggiungibile in autobus o in mezz’ora a piedi, è un meraviglioso mercato ultra-moderno e, soprattutto, pulitissimo, dove acquistare pesce fresco appena pescato, dal Red Snapper all’Hammour (una cernia locale) alle ostriche, carne (manzo, wagyu, cammello…), tantissima frutta tropicale, datteri di ogni provenienza (dicono che i migliori siano i Medjool) e, naturalmente, spezie.
Si può anche andare a fare shopping di souvenir gastronomici che fanno sempre piacere e, in alcuni banchi, è possibile mangiare. In ogni caso, ci sono diversi ristoranti lungo una passerella panoramica vista porto.
@SiViaggia - Ilaria SantiI falafel da assaggiare come street food a Deira Dubai
Passeggiando lungo il Creek, dove attraccano i Dhow, le storiche navi cargo in legno, e le Abra, le barche che portano avanti e indietro attraverso il Creek, si gode di una bellissima vista sullo skyline di Dubai e, salendo su una delle imbarcazioni (il biglietto costa 25 centesimi), si attraversa il canale e si arriva dall’altra parte, nel quartiere storico di Bur Dubai, dove ci sono i famosi suq dell’oro, delle spezie e dei profumi.
Come arrivare a Dubai
Con la compagnia aerea di bandiera Emirates che ha ripreso quasi la totalità dei voli dall’inizio della guerra in Medioriente (due voli diretti giornalieri da Milano Malpensa e due da Roma Fiumicino, uno da Venezia, tre voli settimanali da Milano Bergamo, da Catania e da Olbia, quattro alla settimana da Napoli e cinque da Bologna) e le low cost che tornano a volare su Dubai (Flydubai vola da Bergamo, Olbia, Pisa, Catania e Napoli), è il momento giusto per organizzare un viaggio nell’Emirato più incredibile che ci sia.
Era una riserva di caccia della famiglia reale, oggi è diventato uno dei luoghi più straordinari dell’intero arco alpino per chi ama la montagna, la fauna selvatica e le grandi escursioni: è il Parco Nazionale del Gran Paradiso, il più antico d’Italia, istituito il 3 dicembre 1922. Un angolo d’Italia unico, dai panorami immensi su alcune delle vette più scenografiche dell’arco alpino, con un cielo il cui blu non teme paragoni e con una rete di sentieri fitta e variegata, adatta a ogni escursionista.
L’estate è la stagione in assoluto più generosa per chi sceglie di visitare il Gran Paradiso, visto il verde che copre i pascoli d’alta quota, punteggiati di fiori. I sentieri sono percorribili in tutta la loro estensione, senza particolari impedimenti naturali. Non serve necessariamente essere alpinisti esperti: il Parco è pronto a ospitare chiunque voglia immergersi nel suo contesto naturale unico, e magari essere così fortunato da avvistare qualcuno degli splendidi animali caratteristici della fauna alpina: stambecchi, marmotte, camosci.
Dove si trova il Parco Nazionale del Gran Paradiso
Il Parco Nazionale del Gran Paradiso si trova a cavallo tra due regioni: la Valle d’Aosta (che ne comprende poco più della metà) e il Piemonte. Con una superficie di oltre 70mila ettari distribuiti su tredici diversi comuni, è uno dei parchi alpini più grandi e meglio conservati d’Europa.
Sul versante francese confina con il Parco Nazionale della Vanoise, con cui forma un’area protetta transfrontaliera di circa 120mila ettari: uno dei santuari naturali più importanti del continente.
iStockPrati in fiore nel Parco del Gran Paradiso
Il territorio si sviluppa intorno al massiccio del Gran Paradiso, nelle Alpi Graie, articolandosi in cinque valli principali: sul versante valdostano si trovano la Val di Cogne, la Valsavarenche e la Val di Rhêmes; su quello piemontese la Valle dell’Orco e la Val Soana. Le quote variano dagli 800 metri dei fondovalle fino ai 4.061 metri della vetta del Gran Paradiso, l’unica tra le cime alpine oltre i 4.000 metri ad essere interamente in territorio italiano.
A dominare il paesaggio di alta quota sono i ben 59 ghiacciai che caratterizzano il Parco, più estesi sul versante valdostano. Il limite delle nevi perenni si attesta intorno ai 3mila metri, mentre a quote inferiori la montagna si ammanta di boschi di larici, abeti rossi e pini cembri. La flora dei prati alpini è punteggiata di genziane, stelle alpine e rododendri.
Cosa fare in estate nel Parco Nazionale del Gran Paradiso
L’estate è il momento migliore per visitare il Gran Paradiso. Con il bel tempo e i sentieri liberi dalla neve, la fitta rete sentieristica del Parco si trasforma nell’attrazione principale per tutti gli amanti del trekking alpino.
Camminando sui numerosi percorsi disponibili, non è raro imbattersi nella tipica fauna presente nel Parco, dato che, peraltro, esso ospita una delle popolazioni di stambecchi alpini più consistenti d’Europa: si stima una presenza tra i 2500 e i 3500 esemplari. Camosci e marmotte sono altrettanto numerosi: difficile percorrere qualsiasi sentiero senza imbattersi nel loro fischio caratteristico o scorgerle ritte sulle rocce di guardia alla tana.
iStockUna marmotta dalla tana pittoresca
Oltre alle escursioni a piedi, il parco offre numerose possibilità per il cicloturismo su percorsi sia asfaltati che sterrati, adatti a livelli diversi di allenamento.
Una tappa imperdibile per chi visita il Parco con la famiglia, poi, è il Giardino Botanico Alpino Paradisia, situato a Valnontey, nella Valle di Cogne, a 1.700 metri di quota. Fondato nel 1955, ospita oltre 1500 specie di piante locali e importate; il periodo di maggior fioritura cade tra giugno e luglio, quando il giardino diventa uno spettacolo di colori e profumi.
Tre escursioni da non perdere nel Parco Nazionale del Gran Paradiso
Come detto, l’attività principale nel Parco Nazionale del Gran Paradiso è il trekking. Soprattutto sul versante valdostano, l’area protetta rappresenta una sorta di università dell’escursionismo alpino: sebbene esistano percorsi adatti a tutti i livelli di allenamento, molti itinerari prevedono salite impegnative che portano a quote importanti, dove l’aria si fa più rarefatta, il cielo più azzurro e i panorami di cui si gode durante la salita e all’arrivo sempre più preziosi.
Da Valnontey al Rifugio Sella
Uno dei classici del Parco del Gran Paradiso. Si parte da Valnontey, nella Valle di Cogne, a circa 1.700 metri di quota, e si risale il vallone fino al Rifugio Vittorio Sella (2.584 metri), percorrendo un sentiero ben tracciato che attraversa prima i boschi di larici e poi si apre sulle ampie, spettacolari praterie d’alta quota.
La lunghezza complessiva è di circa 8 chilometri per un dislivello positivo di circa 900 metri, con un tempo di percorrenza di circa tre ore in salita. È un’escursione tosta, ma non impossibile: basta un minimo di preparazione per poterla affrontare.
iStockIl Lago del Lauson
Ciò che rende questa escursione speciale è prima di tutto il paesaggio, con lo sguardo sui ghiacciai in testa alla valle. Le probabilità di imbattersi in stambecchi, marmotte e camosci sono piuttosto alte, specie nelle vicinanze del Lago del Lauson, un piccolo ma affascinante specchio d’acqua non lontano dal rifugio, incastonato in uno scenario incredibile, con diversi ghiacciai visibili tutto attorno e, solitamente, una incipiente fioritura di genziane, viole e primule sulle sue sponde.
Dal Piano del Nivolet al Lago Rosset
Raggiungibile sia a piedi che con le navette gratuite del Parco, il Piano del Nivolet rappresenta uno degli altopiani più affascinanti di questo angolo dell’arco alpino. Si sviluppa per oltre sei chilometri, a circa 2.500 metri di altitudine, nel cuore del versante piemontese del parco, lungo la Valle dell’Orco.
iStockUn angolo del Piano del Nivolet
L’ambiente è quello tipico delle zone in quota: vi si trovano laghi alpini alimentati da nevaietti e ghiacciai, il piccolo e impetuoso torrente chiamato Dora del Nivolet, prati umidi dove proliferano specie di piante adattate agli ambienti estremi. Una traversata panoramica consente di percorrere l’intero altopiano con una balconata continua sulla Valle Orco: un itinerario adatto anche a escursionisti senza esperienza, con dislivelli contenuti e scorci di rara bellezza.
Per chi invece non si accontenta della passeggiata lungo il piano, si può affrontare la breve salita al Lago Rosset, circa 500 metri più in alto, percorrendo un sentiero impegnativo in salita lungo poco più di due chilometri. Si arriva così in un luogo speciale, più appartato, un ulteriore balcone con una vista privilegiata sulle cime tutt’attorno, con al centro un piccolo e affascinante specchio d’acqua.
I più allenati possono anche proseguire per ulteriori tre chilometri fino a raggiungere il Col Rosset, dove passa il confine tra Piemonte e Valle d’Aosta, a 3.023 metri di altitudine.
Le Cascate di Lillaz
Per chi cerca un’escursione accessibile, adatta anche ai bambini, il percorso ad anello delle Cascate di Lillaz, in Val di Cogne, è l’itinerario ideale.
Si parte dal piccolo villaggio di Lillaz, a pochi chilometri da Cogne, e ci si incammina lungo un sentiero che risale il corso del torrente Urtier, accompagnati dal fragore dell’acqua che scende a balzi spettacolari, per oltre 150 metri complessivi di salti.
Il percorso è breve, circa 4 chilometri lungo un anello, ed è alla portata di tutti. Dal parcheggio ci vogliono appena una decina di minuti per raggiungere la cascata inferiore, poi da qui inizia la salita che porta in breve tempo a visitare gli altri due bei salti del corso d’acqua. L’ambiente naturale è veramente unico e le acque fredde del torrente contribuiscono ad abbassare la temperatura nelle circostanze, regalando una piacevole frescura, ideale nei momenti più caldi dell’estate.
All’improvviso, tra boschi di pino e vallate modellate dal ghiaccio, appare una visione in grado di fermare lo sguardo per diversi minuti. Di primo impatto sembra una semplice distesa d’acqua, ma osservando con attenzione si nota che questa assume sfumature che oscillano tra il turchese e lo smeraldo, mentre all’orizzonte la montagna più elevata dei Pirenei francesi, il Vignemale, si eleva con i suoi 3.298 metri.
Ci si trova nel cuore del Parco Nazionale dei Pirenei, una vasta area protetta lungo la frontiera franco-spagnola, angolo del nostro continente in cui la natura conserva un carattere autentico, plasmato da ghiacciai, torrenti impetuosi, foreste d’alta quota e pareti granitiche. Ed è proprio lui, il Lago di Gaube, a essere uno dei simboli più celebri dell’intera catena montuosa.
Molti lo considerano uno dei laghi più belli di queste affascinanti vette e, forse, è proprio così. Quel che però possiamo affermare con estrema certezza è che il suo è un fascino magnetico, al punto che scrittori celebri come Victor Hugo e George Sand raggiunsero queste sponde per trovare ispirazione, descrivendo il sito nei loro diari privati.
Origini e formazione del Lago di Gaube
La storia di questo lago di Francia affonda le proprie radici in un passato remotissimo, quando enormi masse glaciali dominavano questi rilievi. Durante le grandi glaciazioni quaternarie, il lento movimento del ghiaccio scavò la valle, erose la roccia e modellò un bacino naturale destinato a riempirsi d’acqua una volta terminato il ritiro dei ghiacciai.
Ancora oggi il paesaggio conserva numerose tracce di quell’antica attività: pendii levigati, conche glaciali e vallate a profilo arrotondato raccontano un processo geologico sviluppatosi nell’arco di migliaia di anni. Il lago occupa una quota di 1.725 metri e presenta una forma ovale piuttosto regolare. La superficie raggiunge circa 19 ettari, mentre la profondità tocca i 40 metri.
L’alimentazione idrica proviene principalmente dal Gave de Gaube, corso d’acqua che raccoglie le acque provenienti dalle zone superiori della valle e dalle aree glaciali del massiccio del Vignemale. Proprio dal termine locale “gave”, utilizzato nei Pirenei per indicare i torrenti montani, deriva parte della nomenclatura geografica della zona.
Attorno a esso si elevano diverse montagne che superano abbondantemente i 2.000 metri. Tra queste meritano una menzione il Pic de Gaube, il Grand Pic des Paloumères e il Mayouret. Sullo sfondo domina però il Vignemale, gigante minerale che conferisce al posto una dimensione quasi monumentale.
L’insieme forma un grande anfiteatro naturale nel quale acqua, foresta e roccia dialogano in perfetto equilibrio. Proprio tale combinazione ha trasformato il lago in una delle immagini più simboliche dei Pirenei francesi.
Il punto di partenza più comune coincide con il Pont d’Espagne, sito naturalistico situato sopra la località termale di Cauterets. E, prima ancora di dirigersi verso il lago, vale la pena dedicare qualche minuto a questo luogo storico. Costruito nel 1886, deve il proprio nome al ruolo svolto lungo gli antichi collegamenti commerciali tra Francia e Spagna. Per secoli mercanti, allevatori e viaggiatori attraversarono questi passaggi montani trasportando merci e bestiame tra i due versanti della catena pirenaica.
La zona colpisce subito per la presenza di cascate spettacolari e torrenti impetuosi che precipitano tra le rocce con una forza impressionante. Acqua e granito costruiscono un paesaggio energico e selvaggio che introduce perfettamente all’ambiente d’alta quota. Da qui partono due possibilità:
sentiero escursionistico tradizionale: lungo circa 4,9 chilometri tra andata e ritorno, con un dislivello positivo di 259 metri. Si tratta di un itinerario che attraversa una valle glaciale conservata in condizioni eccellenti che passa accanto al Gave de Gaube e penetra in una foresta di pini uncinati, specie perfettamente adattata alle condizioni climatiche montane;
utilizzo della funivia Puntas e della successiva seggiovia di Gaube: soluzione che riduce notevolmente il tragitto a piedi e consente di arrivare al lago tramite una breve passeggiata di circa 15 o 20 minuti.
Lungo il percorso lo sguardo viene continuamente attirato dal paesaggio circostante. Marmotte, camosci pirenaici e grandi rapaci figurano tra gli abitanti più caratteristici della zona. Con un po’ di fortuna si possono osservare anche i gipeti, avvoltoi di grandi dimensioni considerati tra gli uccelli più affascinanti d’Europa.
Una volta arrivati sulle rive del Lago di Gaube, la tentazione principale è quella di fermarsi perché le acque trasparenti riflettono il profilo delle montagne e cambiano tonalità a seconda della luce, mentre piccoli movimenti del vento trasformano continuamente la superficie.
La riva occidentale intercetta il celebre GR10, il grande itinerario escursionistico che attraversa l’intera catena dei Pirenei dall’Atlantico al Mediterraneo. Gli escursionisti più allenati proseguono spesso verso la Valle delle Oulettes de Gaube e il relativo rifugio montano, punto privilegiato per ammirare ghiacciai e pareti del Vignemale da distanza ravvicinata.
Chi preferisce una giornata tranquilla trova invece lungo le sponde del lago uno scenario ideale per una pausa contemplativa. Tra riflessi, silenzi e profili montani, il tempo sembra assumere un ritmo differente.
Il Lago di Gaube si trova nel dipartimento degli Alti Pirenei, nella regione francese dell’Occitania, all’interno del Parco Nazionale dei Pirenei. L’area appartiene al territorio comunale di Cauterets, rinomata località termale e montana situata vicino al confine spagnolo. Da Lourdes il tragitto in automobile richiede circa 45 minuti e, una volta raggiunto il parcheggio del Pont d’Espagne, si può scegliere tra il percorso escursionistico oppure gli impianti di risalita.
Cauterets dista appena 15 minuti di guida dal Pont d’Espagne lungo la strada D920. Durante la stagione turistica sono disponibili anche collegamenti tramite navette che connettono il paese con il parcheggio principale. Primavera, estate e inizio autunno rappresentano i periodi migliori per la visita. Nei mesi più freddi, invece, la presenza di neve e il rischio di valanghe rendono l’accesso molto più delicato.
iStockIl bellissimo Lago di Gaube visto dall’alto
Davanti al Lago di Gaube si comprende rapidamente il motivo della sua fama: non sono affatto molti i luoghi che riescono a concentrare in uno spazio relativamente contenuto tanta bellezza naturale. Acqua smeraldo, foreste profumate, cascate fragorose e la presenza maestosa del Vignemale costruiscono una scena che resta impressa molto tempo dopo il ritorno a valle.
Nel mondo dei viaggi premium, l’aeroporto non è più soltanto un luogo di passaggio, bensì è diventato una parte integrante dell’esperienza, soprattutto per chi vola spesso e cerca qualità anche nei momenti di attesa. Ma c’è una differenza fondamentale da chiarire: non si parla dei ristoranti nei terminal aperti a tutti i passeggeri, bensì delle lounge delle compagnie aeree, spazi esclusivi dove il viaggio inizia molto prima dell’imbarco.
Secondo la nuova classifica dei Food & Wine Global Tastemakers Awards 2026, le migliori lounge del mondo stanno vivendo una vera rivoluzione gastronomica. Non più semplici aree relax con snack e caffè, ma vere destinazioni culinarie con menu da ristorante, chef dedicati, bar d’autore e piatti che raccontano l’identità del Paese da cui si parte. Dalla spettacolare Dubai a Singapore, passando per Doha, Parigi e Istanbul, le lounge delle compagnie aeree più importanti stanno ridefinendo il concetto di attesa in aeroporto come parte stessa del viaggio.
Le lounge come destinazioni gastronomiche
Le lounge aeroportuali delle compagnie aeree stanno vivendo una trasformazione profonda: da spazi funzionali pensati per l’attesa a vere e proprie destinazioni gastronomiche. Non si parla più solo di un posto dove sedersi prima del volo, ma di veri e propri spazi progettati per offrire ai viaggiatori premium un’esperienza completa, con una forte identità culinaria e un livello di servizio sempre più vicino a quello dell’alta ristorazione.
L’idea alla base è duplice, da un lato offrire un assaggio del Paese di partenza o di arrivo, dall’altro garantire un momento di comfort esclusivo prima dell’imbarco. In questo scenario si inseriscono lounge sempre più sofisticate, dove convivono champagne bar, ristoranti interni, sushi counter, noodle station e cucine a vista con piatti espressi preparati al momento.
Il risultato è un panorama estremamente variegato. Con Japan Airlines si può vivere un’esperienza profondamente giapponese, tra sushi preparato al momento, ramen e piatti tradizionali. Con Emirates si passa invece a un’impostazione quasi da ristorante di lusso, con servizio al tavolo, champagne e caviale.
Singapore Airlines porta in aeroporto la cultura gastronomica locale con laksa, satay e chicken rice, mentre altre compagnie puntano sempre più su menu dinamici e chef in residenza.
Il concetto chiave che unisce tutte queste esperienze è quello di “sense of place”: ogni lounge deve raccontare qualcosa del territorio in cui si trova. A Hong Kong dominano dim sum e noodle bar, a Parigi la pasticceria francese e i grandi vini, mentre a Istanbul i sapori si muovono tra mezze, pane caldo e piatti della tradizione anatolica. Anche le compagnie occidentali stanno seguendo questa evoluzione, collaborando con chef locali, bakery famose e brand gastronomici per rendere ogni lounge sempre più riconoscibile e legata al contesto urbano.
Le 10 migliori lounge airline, la classifica completa
Se fino a pochi anni fa le lounge erano considerate un plus accessorio, oggi sono diventate uno dei criteri più importanti nella valutazione dell’esperienza di volo premium. Le migliori al mondo si distinguono per qualità del cibo, varietà dell’offerta e capacità di trasformare l’attesa in un momento memorabile.
Secondo la nuova classifica dei Food & Wine Global Tastemakers Awards 2026, queste sono le 10 lounge aeroportuali delle compagnie aeree dove si mangia (e si beve) meglio al mondo:
1. Emirates – Dubai,
2. Singapore Airlines – Singapore Changi,
3. Cathay Pacific – Hong Kong,
4. Qatar Airways – Doha,
5. Japan Airlines – Tokyo Narita,
6. Air France – Parigi Charles de Gaulle,
7. Turkish Airlines – Istanbul,
8. Virgin Atlantic – Londra Heathrow,
9. Qantas – Sydney,
10. Capital One – network USA.
Negli ultimi giorni il mercato dei voli internazionali è stato travolto da un improvviso aumento dei prezzi sulle rotte tra Europa e Asia. A causa della guerra in Medio Oriente e della conseguente chiusura di gran parte dello spazio aereo, i collegamenti aerei tra i due continenti stanno subendo forti disagi: voli cancellati, rotte allungate e tariffe che in alcuni casi sono aumentate fino al 900% nel giro di poche ore.
Molte delle rotte più utilizzate passavano attraverso i grandi hub del Golfo come Dubai, Doha e Abu Dhabi, oggi difficilmente utilizzabili a causa delle tensioni geopolitiche. La chiusura di questi corridoi ha costretto le compagnie aeree a riprogrammare i collegamenti, con conseguenze dirette sui costi dei biglietti e sulla disponibilità dei voli.
Ramsau bei Berchtesgaden rappresenta una delle realtà alpine più singolari dell’Europa centrale. Il villaggio, situato all’estremo sud-orientale della Baviera, sorge a breve distanza dal confine austriaco e dalla città di Salisburgo, ma soprattutto vanta un territorio vasto e verticalmente articolato che supera di molto le dimensioni demografiche del centro abitato. Poco meno di 2.000 residenti, infatti, vivono in un’area che si estende dalle vallate verdi fino alle creste più elevate delle Alpi di Berchtesgaden, raggiungendo quota 2.713 metri sulla Mittelspitze del Watzmann, una delle montagne più emblematiche dell’immaginario alpino tedesco.
Il borgo si sviluppa a circa 670 metri sul livello del mare all’interno di una conca modellata da ghiacciai antichi, corsi d’acqua montani e frane preistoriche. Gran parte del territorio comunale rientra nel Parco Nazionale di Berchtesgaden, unica area protetta alpina della Germania istituita nel 1978 per tutelare ecosistemi di alta montagna rimasti in larga parte intatti. Ramsau possiede inoltre lo status di stazione climatica curativa, riconoscimento legato alla qualità dell’aria, alla presenza di boschi estesi e alla particolare combinazione di altitudini, esposizioni e correnti.
Ma non è di certo tutto, perché la storia del luogo risulta profondamente intrecciata con la montagna: nel 2015 ha ottenuto il titolo di primo “villaggio dell’alpinismo” della Baviera, riconoscimento che premia una visione di turismo dolce basata su sostenibilità, agricoltura tradizionale e salvaguardia delle tradizioni alpine.
Cosa vedere a Ramsau
Il centro di Ramsau presenta un impianto raccolto, privo di grandi assi urbani e dominato da edifici rurali, masi storici e strutture religiose di forte valore simbolico. Ne è un esempio la Chiesa parrocchiale di San Sebastiano (1512) che costituisce uno dei soggetti più rappresentati della pittura romantica europea. Artisti del XIX secolo, infatti, rimasero colpiti dalla sua poetica posizione accanto al torrente Ramsauer Ache e incorniciata da prati ondulati e dalla massa rocciosa del Watzmann. L’architettura tardo gotica dell’edificio, con campanile slanciato e interni sobri, dialoga con il cimitero adiacente, celebre per lapidi dipinte, croci lignee e decorazioni floreali che restituiscono una visione serena del rapporto tra comunità e memoria.
Poco sopra l’abitato si trova il Santuario di Maria Himmelfahrt, noto anche come Maria Kunterweg, costruito nel XVIII secolo in stile rococò bavarese. La facciata chiara, gli interni riccamente decorati e la posizione tra i boschi ne fanno uno degli esempi più raffinati di architettura sacra regionale.
Tra gli elementi naturali spicca l’Hintersee, lago alpino dalle acque limpide che si è formato a seguito di una frana preistorica. Le sue rive ospitarono pittori paesaggisti dell’Ottocento attratti dai riflessi delle pareti rocciose e dalle variazioni cromatiche stagionali. Nelle vicinanze, invece, si estende lo Zauberwald, una foresta geologica nata dal crollo di enormi masse calcaree circa 3.500 anni fa e riconosciuto tra i 100 geotopi più significativi della Baviera.
Merita attenzione anche la storica condotta salina, realizzata nel XIX secolo per trasportare salamoia dalle miniere di Berchtesgaden verso le saline di Bad Reichenhall. Il tracciato attraversa pendii panoramici con viste aperte sulle catene del Hochkalter e del Watzmann.
Cosa fare in inverno
Durante la stagione fredda Ramsau assume un carattere raccolto e silenzioso, valorizzato da un’offerta di attività legate alla neve e al paesaggio. A disposizione dei visitatori ci sono piste di sci di fondo che si sviluppano lungo il fondovalle e sui pendii dolci, ma anche il comprensorio familiare di Hochschwarzeck che propone discese adatte a sciatori di livello intermedio, oltre a percorsi per slittino e aree dedicate ai più giovani.
iStockRamsau in inverno
Le superfici ghiacciate dell’Hintersee permettono pratiche tradizionali quali il pattinaggio e il curling, disciplina profondamente radicata nella cultura alpina bavarese. Poi ancora escursioni con racchette da neve che attraversano boschi innevati per andare verso malghe isolate e punti panoramici, mentre le pareti calcaree delle Alpi di Berchtesgaden attirano specialisti dell’arrampicata su ghiaccio e delle vie ferrate invernali.
La stagione del gelo risulta ideale persino per attività di benessere, anche perché il Bergkurgarten ospita un impianto di graduazione salina che diffonde aerosol naturali utili per le vie respiratorie.
Cosa fare in estate
Con l’arrivo dell’estate Ramsau muta quasi completamente rivelando una profonda vocazione escursionistica. In zona, infatti, si sviluppa una rete di sentieri che supera i 250 chilometri, attraversando vallate glaciali, pascoli d’alta quota e ambienti rocciosi. Il Wimbachtal rappresenta uno degli esempi più straordinari di valle detritica alpina, modellata dal continuo movimento di materiali calcarei trasportati dalle precipitazioni. Qui la vegetazione appare selettiva e rara, adattata a un suolo instabile.
Le malghe attive durante il periodo di alpeggio mettono a disposizione prodotti caseari, piatti tradizionali e testimonianze di un’agricoltura di montagna ancora viva. Le salite verso il massiccio del Watzmann e del Hochkalter richiedono preparazione tecnica e conoscenza dell’ambiente, mentre percorsi meno impegnativi conducono al Taubensee, piccolo lago carsico alimentato da sorgenti subacquee e noto per le ninfee e per l’elevata biodiversità.
Nei mesi estivi, tra le altre cose, la seggiovia dell’Hirscheck consente l’accesso a punti panoramici adatti anche a famiglie, con viste estese sulle creste circostanti. A completare questa ricca offerta ci sono poi ciclismo alpino ed escursioni naturalistiche.
Il pittoresco borgo di Ramsau bei Berchtesgaden si raggiunge facilmente attraverso una rete viaria ben integrata con il sistema bavarese e austriaco. Monaco di Baviera dista circa 150 chilometri, mentre Salisburgo si trova a una trentina di chilometri verso nord. Il collegamento ferroviario più vicino conduce a Berchtesgaden, da cui partono autobus locali diretti al centro del comune e alle principali località del parco nazionale.
Per chi viaggia in automobile, le strade panoramiche seguono vallate e pendii con tratti spettacolari, mantenendo standard di sicurezza elevati anche durante la stagione invernale. La posizione di Ramsau, ai margini di una delle aree naturali più tutelate della Germania, rende l’arrivo parte integrante dell’esperienza, introducendo gradualmente a un paesaggio modellato da milioni di anni di storia geologica e da secoli di presenza umana consapevole.
In un tempo in cui i ghiacci si ritirano e il clima è in mutamento, cercare e scoprire le grotte di ghiaccio e i ghiacciai meno conosciuti d’Italia significa non solo viaggiare, ma anche custodire un patrimonio naturale unico e fragile, anticipare il futuro del nostro pianeta e scoprire alcune delle sue bellezze più rare, che rischiamo di perdere.
Quando si pensa all’Italia e ai suoi templi naturali fatti di ghiaccio, solitamente l’immaginario corre subito alle vette bianche e maestose delle Alpi, ai ghiacciai noti e frequentatissimi come quello della Marmolada o ai numerosi del Monte Rosa. Il nostro Paese, tuttavia, custodisce anche luoghi gelati meno noti e frequentati, avvolti quasi da un alone di mistero e raramente battuti dal turismo di massa: caverne di gelo che si aprono nel cuore della montagna e piccoli ghiacciai remoti che resistono, con fatica, al cambiamento climatico. Dalle pendici scure dell’Etna fino alle alte cime delle Alpi orientali, si compone una collezione di luoghi speciali e unici, in bilico tra fragilità e meraviglia.
Grotta del Gelo – Sicilia
Nel cuore del vulcano attivo più alto d’Europa, c’è una grotta di ghiaccio che sfida ogni aspettativa geografica: è la Grotta del Gelo, nascosta sotto il livello del suolo a oltre 2000 metri di altitudine lungo le pendici settentrionali dell’Etna.
Qui particolari condizioni di ventilazione e ombra permettono al gelo di persistere per tutto l’anno. Il suo nome dice già tutto: stalattiti e colonne di ghiaccio caratterizzano il ristretto panorama, il freddo si conserva anche durante le stagioni miti e crea un’atmosfera surreale.
Rispetto alla maggior parte delle grotte di ghiaccio, che si formano per via di fenomeni carsici, questa grotta è in realtà una cosiddetta lava tube, ovvero una grotta formata non per l’azione dell’acqua quanto per quella di un’eruzione di lava particolarmente fluida, eruttata ad una temperatura di 1000/1200°C.
Secondo la ricerca, la formazione della Grotta del Gelo si fa risalire alla lunghissima eruzione iniziata nel 1614 e protrattasi per dieci anni interi. La cavità è lunga circa 125 metri, si trova a oltre 2000 metri di quota e al suo interno la temperatura non va mai sopra lo zero termico. È considerato il ghiacciaio più meridionale d’Europa.
Visitare la Grotta del Gelo sull’Etna non è semplice. L’accesso è possibile attraverso una dura escursione a piedi che parte da Piano Provenzana e dura 8 ore, con l’ulteriore difficoltà della differenza termica tra l’interno e l’esterno della grotta. Le stagioni raccomandate per visitarla sono la tarda primavera e l’inizio dell’autunno.
Ghiacciaio del Montasio – Friuli-Venezia Giulia
Tra le Alpi Giulie, in Friuli, si trova uno dei ghiacciai più remoti e meno noti dell’arco alpino: il Ghiacciaio del Montasio. In un’area dove il glacialismo sembra essere quasi scomparso, questa lingua di ghiaccio lotta per sopravvivere su un versante esposto alle correnti e alle stagioni sempre più calde.
I ghiacciai in realtà sono due, dalle dimensioni ridotte, uno detto occidentale e uno minore: circa cinque ettari di ghiaccio bianco in totale, incassati nelle formazioni rocciose circostanti, che si difendono dai raggi del sole e resistono al mutamento del pianeta indotto dalle attività umane. Sorgono sulla parete nord del Jof di Montasio, la terza montagna più alta del Friuli, ma vengono comunque classificati come i ghiacciai a più bassa quota delle Alpi, posti a circa 1900 metri sul livello del mare.
iStockIl Ghiacciaio del Montasio compare tra le nubi
L’escursione per arrivare al ghiacciaio occidentale, quello più ampio e più facile da raggiungere, parte da Sella Sompdogna, forcella che separa la Val Dogna dalla Val Saisera. Da qui si affronta un primo tratto nel bosco che sale fino al bivacco Stuparich, e da qui ancora verso il ghiacciaio. Il tragitto di andata è lungo poco più di 4 chilometri, con una discreta difficoltà altimetrica (712 metri di ascesa molto compatti). Il percorso è adatto a tutte le stagioni, a condizione di avere meteo favorevole e attrezzatura adeguata.
Il tragitto offre non solo la gioia di arrivare a calpestare il ghiaccio perenne del Montasio, ma regala anche viste spettacolari sulle cime circostanti e splendidi panorami sulle vallate sottostanti.
La Ghiacciaia della Grigna – Lombardia
Grigna e Grignetta, le principali vette del Gruppo delle Grigne, a oltre duemila metri nelle Prealpi Lombarde, vicino al Lago di Como, ospitano un fenomeno naturale sorprendente: le cosiddette ghiacciaie, grotte naturali in cui neve e ghiaccio accumulati non si sciolgono mai, nemmeno d’estate.
iStockLa Grigna vista dal Lago di Como
Queste grotte del ghiaccio erano sfruttate già dal Cinquecento per rifornirsi del prezioso elemento per conservare gli alimenti. Leonardo da Vinci, durante il suo lungo soggiorno milanese, cercò di studiarle e visitò la Ghiacciaia del Moncodeno, una delle grotte principali. Le sue peculiari caratteristiche sono oggetto di studio ancora oggi: i fenomeni carsici e le dinamiche delle acque sotterranee del massiccio montuoso delle Grigne sono ancora del tutto da chiarire.
La Grotta di Moncodeno e la sua ghiacciaia si trovano nelle vicinanze del rifugio Bogani, sul versante nord della Grigna. Ci si arriva tramite il sentiero CAI numero 25, partendo da Vò di Moncodeno. A quota 1700 metri, poco prima dell’Alpe di Moncodeno, si deve effettuare una deviazione e proseguire seguendo dei segnavia a bolli gialli per trovare l’ingresso della ghiacciaia. È opportuno organizzare un’escursione guidata per poter scendere lungo la via attrezzata che si avventura nella grotta fino ai ghiacci perenni.
Oltre al fascino della ghiacciaia, percorrere i sentieri intorno alla Grigna permette di camminare attraverso boschi, pietraie e ripidi canalini rocciosi, in un ambiente montano di rara bellezza a poca distanza dal Lago di Como.
Ghiacciaio Fellaria – Lombardia
Il Ghiacciaio Fellaria, nel cuore della Valmalenco, in Lombardia, è un ghiacciaio non particolarmente popolare, ma assolutamente eccezionale per chi ama la montagna. È uno dei più grandi delle Alpi Centrali e offre uno scenario alpino selvaggio, circondato da vette dal profilo incombente.
La camminata per raggiungerlo attraversa boschi, pascoli alpini e un piccolo lago glaciale, omonimo. Si parte dalla diga dell’Alpe Gera, sotto la quale si trova un parcheggio. Da lì si imbocca il sentiero che costeggia il bacino artificiale in sinistra orografica e si prosegue fino al rifugio Bignami. Poco sopra parte il Sentiero glaciologico Marson, che in poco meno di tre chilometri e un’oretta di cammino porta fino al ghiacciaio.
Il ghiacciaio, nonostante sia in rapida e netta regressione come molti suoi simili, mantiene una presenza ben percettibile anche nelle estati calde. Ai suoi piedi, nella bella stagione, si forma un opaco e gelido laghetto, il cosiddetto Lago di Fellaria, composto dalle acque in scioglimento. Il colpo d’occhio è imponente e magnetico, con le venature, le spaccature e le stratificazioni del ghiaccio che si mostrano come una dimostrazione empirica dell’infinita storia del mondo.
Dubai ha ufficialmente ottenuto il riconoscimento di Città Sostenibile leader al mondo ai World Sustainable Travel & Hospitality Awards 2025, un risultato che la proietta al centro della discussione globale sul turismo responsabile e sulle strategie urbane a basso impatto. Il prestigioso titolo, assegnato dai votanti del WSTHA, è stato annunciato durante la cerimonia di gala ospitata al Terra di Expo City Dubai, dove centinaia di figure di riferimento del turismo sostenibile si sono riunite per celebrare i pionieri di un settore sempre più orientato al Net Positive Impact.
L’evento, organizzato in collaborazione con la World Sustainable Hospitality Alliance, ha distinto le realtà che stanno ridefinendo gli standard internazionali di un’ospitalità capace di integrare responsabilità ambientale, innovazione e crescita economica. Per Dubai, che negli ultimi anni ha lavorato per trasformare la propria immagine da capitale del lusso a laboratorio avanzato di sostenibilità urbana, tale riconoscimento rappresenta una conferma del percorso intrapreso.
Un approccio multiforme alla sostenibilità urbana
L’assegnazione del titolo non arriva per caso: la città ha messo in campo una strategia articolata che coinvolge energia, edilizia, infrastrutture e gestione delle risorse. Uno dei progetti più emblematici è il parco solare Mohammed bin Rashid Al Maktoum, oggi considerato uno dei più vasti impianti mono-sito al mondo dedicati all’energia solare. L’impianto non è soltanto un simbolo architettonico, ma un pilastro tecnologico che contribuisce in modo sostanziale alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e alla diminuzione complessiva delle emissioni di carbonio.
L’investimento in energia pulita si inserisce in una visione più ampia, in cui Dubai punta a una diversificazione delle fonti energetiche e alla costruzione di un sistema urbano resiliente. La transizione verso le rinnovabili è così diventata una delle colonne portanti delle sue politiche ambientali, dando forma a un modello di sviluppo che mira a combinare crescita economica e tutela del territorio.
Edifici intelligenti e riduzione dei consumi
iStockIl futuristico skyline di Dubai Marina
In parallelo alla rivoluzione energetica, Dubai ha sviluppato un sistema di certificazione edilizia, Al Sa’fat, pensato per garantire standard elevati in termini di bioedilizia. L’implementazione delle linee guida ha portato oltre la metà dei nuovi edifici a rispettare i requisiti minimi di sostenibilità, contribuendo così a un notevole risparmio energetico.
Gli edifici certificati di livello Platinum, in particolare, possono raggiungere un’efficienza superiore del 35% rispetto alle costruzioni tradizionali e ridurre l’impronta ambientale dell’intero tessuto urbano. Un approccio che non si limita a definire criteri tecnici, ma incoraggia una cultura dell’edilizia responsabile, orientata a integrare tecnologie intelligenti, sistemi di climatizzazione efficienti e materiali a ridotto impatto.
In un contesto come quello mediorientale, dove il clima impone sfide significative nella gestione delle risorse, le innovazioni dell’edilizia sostenibile rappresentano uno strumento strategico che permette alla città di proiettarsi verso un futuro più equilibrato.
Il riconoscimento e le voci dei protagonisti
Nel ricevere il premio, Anas Al Ablam, portavoce del Dubai Tourism, ha sottolineato come questo risultato appartenga alla popolazione e rifletta un impegno condiviso verso modelli di sviluppo più responsabili. La cerimonia non ha solo valorizzato il lavoro di Dubai, ma ha evidenziato il ruolo centrale della cooperazione internazionale nel ridefinire gli standard globali del turismo sostenibile.
Tra i primi a congratularsi per la vittoria è stato Glenn Mandziuk, Presidente e CEO della World Sustainable Hospitality Alliance, la cui rete rappresenta oltre 66.000 hotel nel mondo e più di otto milioni di camere. Mandziuk ha sottolineato come il caso di Dubai dimostri che l’innovazione e la sostenibilità non siano elementi accessori, ma componenti essenziali per costruire un futuro improntato alla Net Positive Hospitality, capace cioè di generare benefici ambientali e sociali superiori agli impatti prodotti.
Anche Justin Cooke, Vicepresidente Esecutivo dei WSTHA, ha rimarcato il valore del premio, definendo Dubai un esempio credibile e concreto di città impegnata nella protezione del pianeta per le generazioni future. Le sue parole hanno ribadito l’importanza di una leadership capace di trasformare visioni ambiziose in azioni misurabili e rendere la città degli Emirati un punto di riferimento per il settore.
Sono otto le start-up lombarde selezionate per rappresentare la regione all’Expo Osaka 2025, nell’ambito della terza edizione di ‘Io Sono Futuro’, l’iniziativa promossa dalla Fondazione Della Frera ETS e sostenuta dalla Regione Lombardia che punta a rafforzare i legami culturali e formativi tra Italia e Giappone e offre nuove opportunità per i giovani talenti.
L’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Simona Tironi in missione istituzionale a Osaka ha confermato che l’obiettivo è stringere rapporti strategici tra i sistemi educativi dei due Paesi. Al centro dell’agenda, la volontà di progettare scambi culturali e formativi che promuovano il talento giovanile e favoriscano la nascita di una nuova generazione di cittadini globali.
Expo Osaka, obiettivo costruire ponti formativi e culturali
“Con ‘Io Sono Futuro’ – ha spiegato Tironi – vogliamo costruire ponti formativi e culturali che uniscano i nostri territori, nel segno della conoscenza e del rispetto reciproco. Anche in questa occasione, in Giappone come negli Stati Uniti, abbiamo potuto conoscere da vicino i sistemi educativi di Paesi in cui tecnologia, Intelligenza artificiale, attività laboratoriali, contribuiscono a rendere i giovani studenti preparati e pronti ad un ingresso a pieno titolo nel mondo del lavoro”.
“Un ambiente su cui stiamo già lavorando in Regione Lombardia – ha aggiunto Tironi – valorizzando il ruolo di Iefts e Its investendo sulla formazione e l’aggiornamento dei docenti e sui programmi didattici”.
Per Guido Della Frera, presidente della Fondazione Della Frera, questa giornata “rappresenta una tappa fondamentale: le relazioni avviate con le autorità educative giapponesi aprono la strada a nuove forme di cooperazione internazionale, mettendo al centro merito, innovazione e la capacità dei giovani di diventare protagonisti del cambiamento globale”.
Expo Osaka, le start-up presentate
Dal suo esordio, ‘Io Sono Futuro’ ha coinvolto oltre 10.000 studenti e accompagnato decine di giovani in contesti internazionali di rilievo come Expo 2020 Dubai e Cybertech New York 2023. Il programma, coordinato dalla Fondazione Della Frera e sostenuto dalla Regione, ha già favorito la nascita di numerose start-up: il 60% dei vincitori delle edizioni precedenti ha ricevuto finanziamenti e avviato la propria impresa.
Ecco le startup lombarde selezionate per Expo Osaka 2025:
EFESO – Architettura di transistor per AI edge basata su logiche ferroelettriche, 30x più efficiente.
ROSEBIO – Biotecnologie dal microbioma vegetale per migliorare la salute umana e animale.
FAST-Aerospace – Veicolo ipersonico per nanosatelliti, sostenibile e ad alta manovrabilità.
LOOKALIKE – Piattaforma di marketing predittivo basata su modelli di clienti simili.
GLUTENSENSE – Dispositivo AI per rilevare glutine in alimenti cotti, pensato per celiaci.
SOBU – Videogiochi educativi per bambini ciechi, con interazione sonora e motoria.
SALUS-AI – Ecosistema integrato con box smart, app multipiattaforma e assistente AI che riduce errori e semplifica i dati sanitari
CHAD – Assistente intelligente adattivo che restituisce autonomia digitale a persone con disabilità fisiche, cognitive e sensoriali
Le eccellenze dell’artigianato italiano
Premiate anche due eccellenze dell’artigianato italiano, vincitrici del bando Intelligenza del Fare:
Gioie – Laboratorio orafo che fonde tradizione artigiana e design contemporaneo con materiali sostenibili.
Riflesso – Produttore di vino naturale
I progetti vincitori
I progetti vincitori della categoria studenti:
Microclimate 5.0: Sistema intelligente che regola e ottimizza il microclima degli ambienti grazie all’uso dell’intelligenza artificiale.
Stelle a Portata di Click: Osservatorio astronomico scolastico che può essere controllato da remoto, sicuro e accessibile.
Free-go: Applicazione per ridurre lo spreco alimentare.
BinBuddyBot: Robot che preleva e trasporta rifiuti domestici fino al punto di raccolta e riporta i contenitori.
GreenBite TechLab: Laboratorio educativo all’aperto creato da studenti di ristorazione che promuove consumo consapevole e sostenibilità attraverso cooking-learning.
Infinity Fabric: Produzione di capi e accessori Made in Italy che non rilasciano microplastiche, senza necessità di lavaggi tradizionali.
Feel&Find: Sistema di feedback audio in tempo reale su prodotti: nome, prezzo, ingredienti, posizione; favorisce autonomia e inclusione.
ParlaTu: Piattaforma che integra traduzione automatica in tempo reale tra testo/voce e Lingua dei Segni Italiana (LIS), tramite modelli di visione artificiale e un avatar digitale animato.
Mi Muovo 2030: Progetto che propone soluzioni intelligenti e sostenibili per la mobilità urbana usando cloud, IoT e intelligenza artificiale.
I Can’t Eat: App che analizza menù di ristoranti per chi ha restrizioni alimentari.
Futuro Pronto: Utilizza l’IA per creare percorsi personalizzati e simulazioni pratiche, per colmare il divario tra scuola e mondo reale.
Visora: Tecnologia assistiva per persone non vedenti e ipovedenti per orientarsi in ambienti interni.
Iris Blu: Progetto che mira a rendere la medicina personalizzata e predittiva una realtà quotidiana, trasformando sfide sanitarie in opportunità.
È stata illustrata a Palazzo Lombardia la seconda edizione del progetto ‘STAI – Servizi per un turismo accessibile e inclusivo‘ che cogliendo l’occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano-Cortina 2026 coinvolgerà i territori delle Provincie di Pavia e di Sondrio per potenziare il turismomontano e termale.
Presente l’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità, Elena Lucchini, il presidente della Provincia di Pavia Giovanni Palli, capofila del progetto e il presidente della Provincia di Sondrio Davide Menegola. Hanno portato un saluto anche i partner di STAI, i referenti delle principali associazioni rappresentative delle persone con disabilità, quali Ens, Ledha, Uici, Anffas e Anmic Lombardia.
Le progettualità, sostenute con risorse pari a 6.112.000 euro grazie all’avviso del ministero per le Disabilità, consentiranno a Regione Lombardia, dopo gli esiti della prima edizione di STAI, molto apprezzata sui territori di Bergamo e Brescia, Capitale della Cultura 2023, di proseguire nella costruzione di un sistema ricettivo inclusivo.
Inclusione turistica eredità per il futuro
“Quest’oggi – ha dichiarato l’assessore Lucchini – grazie a un lavoro di squadra straordinario sono stati illustrati progetti di valore che ci consentiranno di potenziare itinerari che, a partire dal turismo montano e termale, potranno integrarsi con proposte culturali, artistiche, enogastronomiche e sportive dei territori delle Province di Pavia e di Sondrio.
Il metodo come sempre, si ispira alla capacità del turismo di ‘connettere’”. “Il nostro intento – ha chiarito Lucchini – è sviluppare interventi che facilitino l’accesso al territorio in termini di abbattimento delle barriere architettoniche, ma anche e soprattutto di inclusione turistica garantendo un’eredità per il futuro a vantaggio di tutta la collettività. Centrali saranno alcune azioni mirate a favorire la fruibilità dei Giochi, studiate in raccordo con le associazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità”.
“La nostra Regione – ha concluso Lucchini – vanta un prezioso patrimonio artistico e paesaggistico che deve proporre destinazioni accessibili, ispirandosi alla capacità del turismo di ‘connettere’ e garantire la promozione dell’occupabilità delle persone con disabilità. Dobbiamo quindi investire in un turismo che sappia essere anche più inclusivo e sempre più attento alle persone con bisogni speciali e disabilità fisiche e sensoriali. L’impegno di tutti, infatti, deve essere rivolto a rendere gli spazi, le comunità, i territori, l’ospitalità, i servizi, la ristorazione, i percorsi e la mobilità accessibili e fruibili a tutti, contribuendo a creare benessere sociale e valore economico diffuso”.
Il progetto
Il progetto sarà realizzato sui territori di Pavia e Sondrio da un partenariato ampio e rappresentativo, che vede come capofila la Provincia di Pavia e coinvolge la Provincia di Sondrio, l’Università di Pavia, la Camera Commercio di Cremona, Mantova e Pavia, la Fondazione Triulza e le principali associazioni rappresentative delle persone con disabilità, quali Ens, Ledha-Craba, Uici Lombardia, Anffas Lombardia e Anmic Lombardia.
I partner
Ai partner effettivi si aggiunge una platea di ulteriori soggetti che testimonia la capacità di radicamento territoriale assicurando prossimità, ascolto e coerenza rispetto ai bisogni della comunità: Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese, Comune di Godiasco, Comune di Miradolo Terme, Comune di Rivanazzano Terme, Comune di Voghera, Comune di Tartano, Comune di Valmasino, Comune di Talamona, Comune di Bormio, Comune di Livigno, Apolf.
Si aggiungono la Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia, la Fondazione Pro Valtellina e la Fondazione Adolescere, la cui presenza testimonia l’adesione del progetto ai principi della filantropia generativa della responsabilità condivisa e dello sviluppo radicato nelle comunità locali.
Milano-Cortina
Nell’ambito del progetto saranno promosse, in particolare, azioni per incrementare l’accessibilità dei servizi turistici, sia mediante interventi volti a facilitare la fruizione dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali Milano Cortina 2026 da parte delle persone con disabilità, sia attraverso ulteriori azioni da realizzare in modo sinergico su altre mete strategiche. È in fase di definizione un accordo con Fondazione Milano Cortina 2026 – ente deputato all’organizzazione dei Giochi – per la realizzazione di servizi che favoriscano l’inclusione degli spettatori e di tutte le persone con disabilità visiva, uditiva e intellettivo agli eventi dove si svolgeranno le gare o la Cerimonia di apertura delle Olimpiadi.
Focus accessibilità
Verranno realizzati percorsi formativi per figure professionali del turismo, con focus su accessibilità, relazione con il cliente con disabilità, marketing inclusivo e gestione di esperienze fruibili per tutti. È prevista inoltre l’attivazione di n. 20 tirocini per persone con disabilità nei settori accoglienza, promozione turistica, ristorazione e servizi culturali e si aggiungono azioni trasversali finalizzate a qualificare e promuovere l’accoglienza inclusiva e a formare gli operatori del settore. Tutte le fasi progettuali vedranno il coinvolgimento diretto delle persone con disabilità.
Territori della provincia di Pavia
In particolare, per quanto riguarda il territorio della Provincia di Pavia saranno previsti interventi di riqualificazione di itinerari come la Greenway Voghera-Varzi e una serie di azioni volte a promuovere percorsi di visita accessibili ed inclusivi nella città di Pavia, Voghera e nella Certosa.
Greenway Voghera-Varzi
Miglioramento delle condizioni di accessibilità e fruibilità della Greenway Voghera-Varzi: l’obiettivo è rendere il percorso ciclopedonale uno spazio di più facile e sicura fruizione, consentendo a persone con diverse abilità di godere non solo del percorso ma anche degli spazi verdi attrezzati che si trovano lungo il percorso (Codevilla e
Rivanazzano) e di conoscere ed apprezzare i Comuni intercettati dal percorso.
Innanzitutto, per favorire la fruizione della Greenway da parte di persone con disabilità motoria o sensoriale si propone l’attivazione di un servizio di noleggio biciclette adatte alle persone fragili (tandem e triciclo per disabili, con pedalata assistita) e relativa guida offrendo la possibilità di ciclotour che uniscono ciclisti non vedenti o ipovedenti a volontari appassionati, che pedalano insieme realizzando una esperienza unica di condivisione e avventura. Si prevede di mettere a disposizione due mezzi a Voghera e due a Varzi, di dimensioni differenti per agevolare la fruizione da parte di persone di altezza diversa. La collaborazione tra le guide e i ciclisti non vedenti rappresenta un valore aggiunto del progetto. Guidare un tandem richiede fiducia e cooperazione, e le emozioni condivise su queste biciclette a due posti possono trasformare semplici compagni di viaggio in amici per la vita.
Implementazione della segnaletica
Una ulteriore attività riguarda l’implementazione della segnaletica verticale e orizzontale lungo tutto il percorso ciclopedonale; si vogliono fornire ai fruitori le informazioni necessarie per conoscere la propria posizione e gli eventuali punti di interesse e di pregio (sia culturale che naturalistico) che si incontrano lungo il tracciato attraverso l’inserimento di mappe tattili e di totem informativi. Una particolare progettualità verrà sviluppata per i diversi attraversamenti che caratterizzano il percorso della Greenway per aumentarne il livello di sicurezza, attraverso interventi da mettere in atto sia a livello di pavimentazione che di segnaletica. Cambi di pavimentazione, eventuali sovralzi della sede stradale per costringere le auto a rallentare, inserimento di pittogrammi adeguati, segnaletica orizzontale e verticale sono misure che potranno essere realizzate per dare concretezza all’azione.
Si procederà all’implementazione degli arredi e degli ausili lungo il percorso: cestini per la raccolta differenziata, sedute con braccioli (per agevolare le persone anziane nel sedersi e rialzarsi), appoggi ischiatici, tavoli con sedute dislocate per favorire la fruizione da parte delle persone su sedia a ruote. Inoltre i parchi di Codevilla e di Rivanazzano verranno dotati di giochi e attrezzature adeguate anche a persone con disabilità motorie, favorendo momenti ludici inclusivi.
Ciclopedonale di Voghera
Ulteriori attività riguarderanno i centri delle due estremità della Greenway: Voghera e Varzi. A Voghera si prevede una maggiore riconoscibilità dell’inizio della ciclopedonale: si realizzerà un portale con opportuna segnaletica orizzontale e verticale e un totem informativo che presenti il percorso, le sue caratteristiche e peculiarità. Si vuole inoltre rendere più evidente e riconoscibile anche il tratto di pista ciclabile dalla stazione e dai principali parcheggi della città all’inizio della Greenway, per facilitarne il raggiungimento.
Varzi senza barriere
A Varzi si prevedono le seguenti attività rilevanti: l’individuazione di un percorso sicuro e senza barriere architettoniche tra i due infopoint presenti in Comune, attraverso un opportuno sistema di segnaletica (sia orizzontale che verticale) e di mappe e il rifacimento dei totem informativi presenti in Piazza Umberto I, uniformandoli alla segnaletica che caratterizzerà il percorso tra i due infopoint e l’intera Greenway. Si prevede inoltre la realizzazione di una mappa tridimensionale del centro storico del borgo da posizionare all’arrivo della Greenway come benvenuto e per invogliare i fruitori della pista ciclopedonale a visitare il borgo.
Università e città inclusive
Percorsi urbani per conoscere Pavia: le azioni riguarderanno l’individuazione di percorsi accessibili che colleghino gli spazi universitari del centro storico della città di Pavia (Palazzo Centrale, San Tommaso, San Felice, Palazzo Botta, ex Mondino e Orto Botanico) e la conoscenza di questi edifici significativi della storia della città e ora prestigiose sedi universitarie attraverso un percorso interno e un totem multimediale.
Percorsi senza ostacoli
L’Università di Pavia ha già lavorato sul tema dell’accessibilità urbana mappando diverse aree del centro storico non solo di Pavia, ma anche delle città di Voghera e Vigevano, mettendo a punto una metodologia di rilievo consolidata ed implementata nel corso di oltre 18 anni di attività. Attraverso una scheda di rilevamento impostata su alcuni indicatori (pavimentazione, arredi urbani, segnaletica, parcheggi, ausili, …) verranno verificate le condizioni in cui si trovano le strade che collegano i diversi edifici universitari e quali sono le criticità da risolvere per favorire la fruizione ampliata e inclusiva.
La sintesi di questa attività restituirà una mappa che individuerà uno o più percorsi senza ostacoli, seguendo il quale ci si potrà spostare da un edificio all’altro in libertà e sicurezza indipendentemente dalle abilità degli utenti. Una volta che verrà individuato il percorso occorrerà comunicarlo ed evidenziarlo in modo efficace: si pensa ad una mappa scaricabile dai diversi portali Internet (Provincia, Comune, UNIPV, ecc.) accompagnata anche da una audio-guida e una segnaletica ad hoc che faciliti la riconoscibilità del percorso da parte degli utenti. Non si esclude in questa fase la possibilità di inserire indicazioni riguardo eventuali edifici significativi che si possono incontrare lungo il percorso accessibile.
Totem informativi
L’azione prevede inoltre l’installazione (nelle adiacenze dell’ingresso principale dei diversi edifici) di un totem informativo multimediale che attraverso ausili materiali e digitali consenta di conoscere la storia, l’evoluzione e l’attuale destinazione d’uso dell’edificio stesso. Il totem sarà caratterizzato dall’uso di materiali e morfologia che lo rendano facilmente identificabile e riconoscibile e fornirà informazioni in diverse lingue e con diverse modalità (mappa tattile,
codice QR che rimandi ad una audio guida dell’edificio e del percorso accessibile, ecc.) consentendo di realizzare una esperienza conoscitiva attraverso la realtà aumentata per la fruizione e valorizzazione del patrimonio storico. L’azione è fortemente interdisciplinare e vedrà la collaborazione di diversi gruppi di ricerca del DICAr (Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura) e del DIII (Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione) nonché il confronto con le Associazioni che assistono le persone con disabilità per la verifica e l’eventuale implementazione delle soluzioni per la fruizione ampliata del patrimonio architettonico storico della città.
Adeguamento strutturale e tecnologico
Mappatura, adeguamento strutturale e dotazione tecnologica degli Info point per migliorarne l’accessibilità e la fruibilità da parte di persone con disabilità sensoriali e cognitive, inclusi strumenti con mappe 3D tattili e pannelli LIS.
Spazio dedicato nelle fiere
Partecipazione ad alcune delle principali fiere del turismo a livello nazionale,
internazionale e ad eventi di livello locale (Autunno pavese, Bit, Ttg di Rimini, Agritravel Bergamo, …) con uno spazio dedicato all’interno dello stand istituzionale. In collaborazione con la Camera di Commercio in tale spazio saranno presentati i contenuti e le finalità del progetto STAI 2, con il coinvolgimento attivo di associazioni di categoria, enti del terzo
settore e soggetti impegnati nell’accessibilità.
Territori della provincia di Sondrio
Per quanto riguarda i territori della provincia di Sondrio si possono ricordare: Valmasino-Sasso Remenno, pista ciclopedonale accessibile, segnaletica inclusiva. Val di Mello e Tartano: sentieri e aree di sosta inclusive, viabilità e turismo religioso accessibile. Parco del Tartano: pista ciclo-pedonale e BikeGrill accessibile. Navigazione Adda: imbarcazioni attrezzate, pontili e piattaforme accessibili.
“La partecipazione dei giovani talenti lombardi all’Expo Osaka 2025, nell’ambito di questo progetto rappresenta un riconoscimento dell’eccellenza formativa e innovativa della Regione Lombardia e conferma l’impegno istituzionale nel promuovere ricerca, sostenibilità e inclusione sociale su scala internazionale”.
Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, intervenendo a Villa Torretta, a Sesto San Giovanni (Milano), con l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Simona Tironi, alla presentazione di ‘Io sono futuro’, progetto dedicato ai giovani talenti italiani che utilizzano l’Intelligenza artificiale per affrontare le nuove emergenze globali.
A Expo Osaka i giovani talenti lombardi
Promosso dalla ‘Fondazione Della Frera Ets’ e ideato da ‘Sedicimedia Aps‘, l’iniziativa mira a promuovere l’innovazione e sostenere progetti capaci di avere un impatto concreto sulla società. La nuova edizione dell’iniziativa segna un nuovo traguardo nel percorso internazionale già avviato con la partecipazione dei giovani italiani a Expo Dubai e al Cybertech di New York. L’attenzione ora si concentra su Expo Osaka 2025, dove i 24 migliori partecipanti avranno l’opportunità di presentare i propri progetti all’interno del Padiglione Italia, confrontandosi con aziende, istituzioni ed esperti provenienti da tutto il mondo. La delegazione sarà presente in Expo dal 5 all’11 ottobre, in concomitanza del periodo dedicato a con due momenti dedicati alla presentazione dei progetti e delle realtà, in due momenti dedicati all’interno del Padiglione Italia, nei giorni 10 e 11 ottobre.
Regione Lombardia riconosce e sostiene il talento
“Studenti e startupper – ha aggiunto Fontana – rappresentano un esempio concreto di come passione, determinazione e competenza possano generare innovazione e opportunità significative. Regione Lombardia riconosce il valore del talento e si impegna a sostenerlo, accompagnando i ragazzi in un percorso che, oltre a condurli a Osaka, assume un significato simbolico per l’intera comunità lombarda”.
Sguardo al futuro
“Ancora una volta – ha sottolineato l’assessore Simona Tironi – mettiamo al centro della nostra azione l’importanza e il valore del nostro sistema formativo. Regione Lombardia si rivolge alle nuove generazioni con un sguardo sempre più proiettato al futuro offrendo opportunità qualificate che, come nel caso di questo progetto, presentano idee innovative basate su temi centrali quali la salute, sostenibilità e qualità della vita”.
China Eastern Airlines sta per lanciare un volo che entrerà nella storia dell’aviazione civile: il collegamento tra Shanghai e Buenos Aires, con uno scalo ad Auckland, sarà il più lungo del mondo. Con una durata complessiva di 29 ore – per il viaggio di ritorno e 26 ore all’andata – i passeggeri affronteranno una vera e propria maratona aerea attraversando quasi metà pianeta.
Nonostante lo scalo in Nuova Zelanda, il volo sarà considerato diretto, in quanto i viaggiatori resteranno a bordo senza cambiare aeromobile. Questo nuovo collegamento promette di rivoluzionare il concetto di voli ultra-lunghi e rappresenta un’opportunità unica per chi desidera sperimentare un’avventura senza precedenti in cielo.
Un viaggio da record tra Shanghai e Buenos Aires
Il nuovo volo da Shanghai a Buenos Aires coprirà una distanza di 12.200 miglia (circa 19.600 chilometri), rendendolo il più lungo al mondo. La partenza dalla Cina è prevista per il 4 dicembre, con due frequenze settimanali: il lunedì e il giovedì verso l’Argentina e il martedì e il venerdì per il viaggio di ritorno.
Nonostante la durata eccezionale, la compagnia aerea ha strutturato il volo per garantire la massima comodità ai passeggeri, offrendo posti in First, Business ed Economy Class. L’aereo probabilmente impiegato per questa impresa sarà il Boeing 777-300ER, noto per le sue capacità di lungo raggio e per le prestazioni affidabili su rotte ultra-lunghe.
iStockAereo Boeing 777-300ER.
Il collegamento rappresenta un record non solo per la durata, ma anche per la distanza percorsa in un unico viaggio diretto. La breve sosta ad Auckland, di circa due ore e mezza, permette il rifornimento senza che i passeggeri debbano lasciare il velivolo.
In termini di costi, il biglietto di sola andata per la tratta Shanghai-Buenos Aires parte da circa 1.280 sterline (circa 1.400 euro), mentre per la tratta Buenos Aires-Shanghai i prezzi possono superare le 1.400 sterline (1.600 euro), con variazioni legate alla disponibilità e alla classe di prenotazione.
Implicazioni commerciali e nuove opportunità di viaggio
Oltre a stabilire un nuovo primato nel settore dell’aviazione, il volo Shanghai-Buenos Aires può avere importanti effetti commerciali e diplomatici. Questo collegamento diretto rafforza i legami tra Cina e Sud America, offrendo una rotta alternativa che evita l’Europa e gli Stati Uniti.
iStockVeduta aerea panoramica del paesaggio urbano e dell’architettura di Buenos Aires.
Per i viaggiatori, rappresenta anche un’opportunità di ridurre al minimo le fermate intermedie, rendendo più agevole lo spostamento tra continenti in zone altrimenti meno accessibili.
Gli esperti di viaggio sottolineano inoltre come questo tipo di rotta possa aprire nuove possibilità per chi desidera esplorare itinerari insoliti o evitare regioni con conflitti attivi.
Grazie all’assenza di cambi di aeromobile, i passeggeri possono affrontare il lungo viaggio con maggiore comodità mantenendo il proprio posto per l’intera durata. Per chi cerca di ottimizzare il costo del viaggio, vale anche la pena ricordare i vantaggi offerti dalle agenzie di viaggio, che spesso possono applicare sconti basati su tariffe precedentemente individuate online.
Con questo volo, China Eastern Airlines non solo segna un primato mondiale – questo nuovo servizio infatti supera il precedente record della tratta Pechino-San Paolo operata da China Airlines – ma inaugura una nuova era per i voli ultra-lunghi, combinando innovazione tecnica, comfort e opportunità commerciali in un’unica rotta da record.
Bella e azzeccata l’intuizione social della Cremonese per raccontare l’acquisto di Jamie Vardy, il calciatore inglese presentato come nuovo attaccante dei grigiorossi. La società lombarda ha scelto di intrecciare sport e arte, trasformando il cognome del campione in ‘StradiVardy’, in omaggio a Stradivari e alla grande tradizione liutaria di Cremona.
Vardy tra lo stadio e il Museo del Violino di Cremona
Un video emozionante, girato tra lo stadio e il Museo del Violino, luogo internazionale di cultura, che ha subito conquistato i tifosi di tutta Italia, anche per la storia unica del calciatore: con la maglia della sua ex squadra, il Leicester, Vardy ha collezionato 500 presenze e più di 200 gol, vincendo un Campionato inglese e due coppe nazionali, iniziando la sua carriera mentre alternava il calcio al lavoro in fabbrica.
Un benvenuto che unisce radici e futuro, confermando ancora una volta la capacità della Lombardia di unire talento e creatività.
Per gli appassionati di architettura, skyline futuristici e visite panoramiche, ciascuna di queste 10 metropoli offre uno spettacolo unico. Queste sono le 10 città del mondo con il maggior numero di grattacieli completati, definiti come edifici abitabili alti almeno 150 metri, secondo il database ufficiale del Council on Tall Buildings and Urban Habitat (CTBUH).
Il CTBUH è l’organizzazione di riferimento internazionale no profit per la documentazione degli edifici alti, con informazioni dettagliate sulle misure architettoniche, l’altezza, lo stato di completamento e i record ufficiali.
L’elenco è aggiornato a metà 2025 e copre le città con almeno 100 grattacieli. Ogni paragrafo della classifica, dal decimo al primo posto, include il numero di edifici ≥150m, il grattacielo più alto e alcuni dettagli caratteristici.
Questa classifica CTBUH mostra come la Cina domini il panorama mondiale dei grattacieli: tre città – Hong Kong, Shenzhen e Guangzhou – occupano le prime cinque posizioni. Dubai e New York restano simboli globali della modernità architettonica, mentre metropoli emergenti come Wuhan e Chongqing continuano a crescere vertiginosamente.
Chongqing, Cina
Con 149 edifici completati alti almeno 150m Chongqing è la decima città al mondo per numero di grattacieli. Situata nel sud-ovest della Cina, si è sviluppata rapidamente negli ultimi due decenni. Il grattacielo completato più alto in città è il Raffles City Chongqing T3N, che raggiunge i 354 m, dominando lo skyline del centro urbano.
Tokyo, Giappone
Con 175 edifici completati ≥150m: Tokyo, la giapponese metropoli moderna per eccellenza, occupa il nono posto. Tra i suoi grattacieli più alti figurano edifici residenziali e direzionali, affiancati dal più alto edificio della città Mori JP Tower, completato nel 2023 con 327m.
Wuhan, Cina
Con 193 grattacieli completati alti almeno 150m: Wuhan, soprannominata la “Chicago della Cina” per la sua posizione strategica e il suo ruolo di importante snodo dei trasporti nella Cina centrale, ha recentemente superato Kuala Lumpur per numero di edifici alti. La città ospita diversi “supertall”, tra cui il progetto Wuhan Greenland Center (476m).
Kuala Lumpur, Malesia
Con 193 edifici completati ≥150m, Kuala Lumpur vanta uno skyline iconico con le Petronas Twin Towers 1-2 (451.9m) e il nuovo Merdeka 118, completato nel 2023 e alto 679m. Kuala Lumpur è la città più alta della Malesia e la quinta città più alta in Asia.
Shanghai, Cina
198 grattacieli completati alti almeno 150m mettono Shanghai è al sesto posto di questa classifica. Il suo skyline futuristico dominato dalla Shanghai Tower con 632m su 128 piani, è il grattacielo più alto della Cina ed il terzo più alto al mondo, dopo il Burj Khalifa a Dubai ed il Merdeka 118 a Kuala Lumpur.
Guangzhou, Cina
204 sono gli edifici completati maggiori o uguali a 150m a Guangzhou, importante città del delta del fiume delle Perle. Il più iconico è il Guangzhou CTF Finance Centre, alto 530m, terzo edificio più alto in Cina e ottavo al mondo. Sebbene la Canton Tower arrivi a 600m, essa è una torre e non considerata edificio abitabile.
Dubai, Emirati Arabi Uniti
Grattacieli ≥150m: 270 edifici completati a Dubai. Questa metropoli occupa la quarta posizione globale, con una concentrazione impressionante di edifici alti.
iStockVista aerea della città di Dubai
Il fiore all’occhiello è il Burj Khalifa, l’edificio più alto al mondo con 828 m e 163 piani, inaugurato nel 2010.
New York City, Stati Uniti
317 sono i grattacieli completati (alti almeno 150 m) a New York. La città è al terzo posto e rappresenta il centro storico della verticalità: il One World Trade Center, alto 541m su 104 piani, domina Manhattan, completato nel 2014 come simbolo di rinascita e resilienza.
Shenzhen, Cina
444 grattacieli completati alti almeno 150m a Shenzhen che si conferma al secondo posto mondiale, con un boom edilizio inarrestabile. Il Ping An Finance Centre, alto 599m, è il suo grattacielo più alto, completato nel 2017 e contribuisce a consolidare l’immagine della città come il cuore finanziario emergente della Cina.
Hong Kong, Cina
Con 569 edifici completati (alti almeno 150m) Hong Kong guida la classifica globale. Il grattacielo più alto è l’International Commerce Centre con 484m su 108 piani, completato nel 2010. La città ovviamente detiene anche i record di città più alta in Asia e in Cina.
In una città che ospita più di 150.000 camere d’albergo, trovare i migliori hotel a Dubai è un’impresa non da poco. Tuttavia, se state cercando la vista migliore, il nome da cercare è solo uno: Ciel Dubai Marina. Con i suoi 365 metri di altezza, diventerà l’hotel più alto del mondo, offrendo ai suoi ospiti incredibili viste a 360 gradi sul Golfo Persico, inclusi il Palm Jumeirah (l’arcipelago di isole artificiali di Dubai) e il Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo.
Progettato dal pluripremiato studio d’architettura inglese NORR, vanterà anche un ulteriore record: la piscina a sfioro più alta del mondo, situata a circa 306 metri d’altezza. Chi non soffre l’altezza potrà mangiare nel “ristorante nel cielo” a 353 metri e rilassarsi nel “giardino pensile nell’atrio” che si estende su 12 livelli.
Ciel Dubai Marina, l’hotel più alto del mondo
A Dubai tutto punta all’eccellenza e alla verticalità, compreso il Ciel, destinato a diventare una delle icone più straordinarie della città. Attualmente in fase avanzata di costruzione, i lavori per l’allestimento della lobby hanno superato il 65% di completamento, mentre le aree ristorative sono pronte per circa metà. Anche le camere iniziano a prendere forma, con gli arredi già installati per oltre il 45%, e la zona relax sul “leisure deck” ha raggiunto circa il 40% dei lavori previsti, secondo gli aggiornamenti del costruttore tra aprile e maggio.
Uno dei punti di forza dell’hotel sarà senza dubbio la Tattu Sky Pool, una spettacolare infinity pool sospesa al 76° piano, parte dell’elegante complesso Tattu Dubai che include ristorante, bar e lounge distribuiti su tre livelli: il ristorante al 74°, la piscina panoramica al 76° e la Sky Lounge al vertiginoso 81° piano. Un’esperienza che promette di fondere lusso, gastronomia e viste mozzafiato in un solo luogo.
Ufficio StampaL’infinity pool sospesa al 76° piano
Le aree più interessanti del nuovo hotel di Dubai
Il Ciel hotel avrà 1004 tra stanze e suites sviluppate su 82 piani, un design curato ed estremamente moderno e, soprattutto, viste mozzafiato. Tra le aree più interessanti c’è sicuramente “La casa del Drago” al 74° piano, un ristorante/bar specializzato nella cucina cinese moderna e contraddistinto da un design che si ispira alla maestosità del drago. Ovviamente, ogni tavolo avrà la sua vista impareggiabile su Palm Jumeirah, estendendosi fino al DIFC.
Un’altra area da menzionare è il Tattu SkyLounge, uno spazio incantevole che trae ispirazione dalla leggendaria fenice, simbolo delle più alte virtù. Al centro, un’isola-bar adorna di materiali preziosi cattura lo sguardo, mentre l’ambiente, che ricorda una gabbia per uccelli, crea un’atmosfera di intima esclusività. Qui è presente anche una terrazza esterna a 360 gradi, rinfrescata tutto l’anno, che offre viste mozzafiato da ogni angolazione su Dubai.
Non mancano spazi di design dedicati a pasticcerie esclusive dove fare colazione, alla spa, alla palestra e l’accesso alla spiaggia incluso nell’alloggio, distante venti minuti dall’hotel e coperta dal servizio di shuttle.
Insomma, se cercate il lusso più esclusivo, sapete dove trovarlo!
Novità in arrivo per i viaggiatori diretti nel Golfo: entro la fine del 2025 sarà possibile visitare sei Paesi, che offrono una varietà unica di paesaggi, tradizioni e attrazioni, con un solo visto elettronico. Un’iniziativa pensata per semplificare i viaggi e rafforzare l’attrattività turistica dell’area.
Si potrà iniziare il viaggio tra i grattacieli di Dubai, proseguendo tra le moschee storiche di Muscat, scoprendo l’eleganza moderna di Doha o lasciandosi incantare dal fascino millenario di Riyadh. Il tutto senza dover richiedere visti separati o affrontare lunghe trafile burocratiche.
Si consiglia di iniziare fin da subito a progettare l’itinerario nel Golfo, approfittando della crescente offerta di voli, tour guidati e pacchetti personalizzati pensati proprio per questo nuovo scenario di mobilità integrata. I portali turistici e gli operatori specializzati si stanno già attrezzando per offrire esperienze combinabili tra più Paesi, così da valorizzare al massimo questa nuova opportunità.
Un visto unico per sei destinazioni
Il Golfo si prepara a rivoluzionare il settore turistico con l’introduzione di un visto elettronico unico valido per tutti i Paesi membri del Gulf Cooperation Council (GCC): Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrain, Kuwait e Oman.
iStockSkyline di Gedda, Arabia Saudita
L’iniziativa, che entrerà in vigore entro la fine del 2025, è il frutto di anni di lavoro e cooperazione tra gli Stati dell’area, con l’obiettivo di rendere più fluido e attrattivo l’accesso ai viaggiatori internazionali.
Il nuovo visto elettronico sarà ispirato al modello europeo, previsto per i Paesi dell’Ue. Anche se i dettagli tecnici e politici sono ancora in fase di definizione, si prevede che la sua introduzione snellirà notevolmente le procedure di ingresso, facilitando l’organizzazione di viaggi combinati tra più destinazioni del Golfo.
Questo progetto rappresenta un cambio di paradigma: non più sei destinazioni separate, ma un’unica regione integrata dal punto di vista turistico. Una scelta strategica, pensata per posizionare l’area del Golfo come un vero e proprio hub internazionale per il turismo, capace di competere con le principali mete globali.
Un’opportunità per i viaggiatori e per l’economia turistica
L’introduzione del visto unico rappresenta un’opportunità significativa sia per i turisti che per gli operatori del settore. Per i viaggiatori, in particolare, si apre la possibilità di esplorare sei Paesi culturalmente affascinanti e paesaggisticamente diversi con un’unica pratica burocratica, abbattendo costi, tempi e complessità.
Dalle futuristiche metropoli come Dubai e Doha, fino ai paesaggi desertici e alle oasi storiche dell’Arabia Saudita o dell’Oman, l’intera area del Golfo potrà essere visitata come un unico itinerario integrato.
iStockSkyline di Dubai
Anche il settore turistico locale ne trarrà beneficio: tour operator, agenzie di viaggio, compagnie aeree e strutture ricettive potranno proporre pacchetti multi-destinazione, favorendo una permanenza più lunga e una maggiore spesa da parte dei turisti.
Il visto unico aiuterà inoltre a destagionalizzare i flussi, migliorare la distribuzione geografica dei visitatori e incentivare nuove collaborazioni tra gli operatori dei diversi Paesi del GCC.
I numeri dimostrano che il potenziale è enorme: nel 2023, l’area del Golfo ha attratto oltre 68 milioni di visitatori internazionali, con un aumento del 42% rispetto al 2019. La regione dell’Asia-Pacifico ha raffigurato la quota maggiore dei mercati turistici con il 38%, seguita da Medio Oriente (25,1%), Europa (22,9%), Africa (8,8%) e Americhe (4,3%).
“Il Governo promuova presso le Istituzioni europee una posizione sulla futura Politica di Coesione che ribadisca la centralità delle Regioni e del sistema delle Autonomie locali quali soggetti primari nella sua programmazione ed attuazione, congiuntamente al ruolo sussidiario degli attori del mondo imprenditoriale, del lavoro e dell’economia sociale”.
‘Patto per lo Sviluppo’, dalla Lombardia un documento al Governo
“Anche attraverso importanti azioni come queste – commenta il presidente Attilio Fontana – la Lombardia conferma compattezza e unità di intenti. L’obiettivo è continuare ad affermare il valore e la forza di una regione che con determinazione vuole mantenere il proprio ruolo strategico non solo a livello nazionale, ma anche su scala internazionale”.
Tornare a un’Europa delle Regioni
“Senza territori – si legge nel documento – non c’è coesione. È necessario tornare all’idea originaria di una Europa delle Regioni, dei territori e delle sue comunità, in una logica sussidiaria”. Il testo individua inoltre nelle “politiche e nei programmi di finanziamento dell’Unione Europea un supporto indispensabile per lo sviluppo presente e futuro del territorio lombardo”.
Puntare su governance multilivello
Nel documento, indirizzato alla presidente del Consiglio dei Ministri e al ministro per gli Affari Europei, il Pnrr e le Politiche di Coesione, tutte le parti interessate evidenziano quanto “sia fondamentale che, in una logica di governance multilivello, le politiche e i programmi dell’Unione Europea, ‘in primis’ la Politica di Coesione, che da sola vale un terzo del budget europeo – le Regioni e il sistema delle Autonomie locali continuino ad avere un ruolo di interlocutori primari, in quanto più vicini ai territori e alle comunità”.
Promuovere azioni coordinate
Tutto ciò con l’impegno comune dei sottoscriventi di “promuovere e svolgere azioni coordinate e unitarie con le altre regioni italiane ed europee. Nello specifico, l’obiettivo è dare più voce ai propri territori, cittadini e operatori economici e sociali presso le Istituzioni europee. Il tutto promuovendone istanze e interessi e per accrescere il peso delle Regioni”.
I firmatari del documento inviato dal Patto per lo Sviluppo al Governo
Questi i firmatari del documento: Regione Lombardia, Anci Lombardia, Unione Province Lombarde, Cal, Cgil Lombardia, Cisl Lombardia, Uil Lombardia, Ugl Lombardia, Unioncamere Lombardia, Confindustria Lombardia, Confcommercio Lombardia, Confesercenti Lombardia. E ancora Confimi Industria Lombardia, Confprofessioni Lombardia, Confartigianato Lombardia, Cna Lombardia, Casartigiani Lombardia, Claai Lombardia, Federdistribuzione Lombardia. A questi soggetti si aggiungono Assolavoro Lombardia, Cida Lombardia, Forum Terzo Settore Lombardia, Cdo, Alleanza delle Cooperative Lombarde. Completano la lista Confapi Lombardia, Acai, Coldiretti Lombardia, Confagricoltura Lombardia, Copagri Lombardia.
Il Collegio di vigilanza dell’Accordo di Programma tra Regione Lombardia, Comune di Milano e Comune di Monza con l’adesione di Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, Parco Valle del Lambro e, dal 2019, di Aria SpA, ha preso atto dell’avanzamento delle opere di Fase 1 previsti dal Masterplan, documento di indirizzo strategico per il rilancio del complesso monumentale. La realizzazione delle opere è, attualmente, sostenuta da un finanziamento regionale pari a 55 milioni di euro.
Reggia e Parco di Monza, opere Fase 2 in dettaglio
A fronte dei primi 23,6 milioni di euro destinati a interventi di messa in sicurezza degli immobili e del patrimonio arboreo e boschivo è stato presentato un avanzamento per complessivi 11,4 milioni di euro. Somme relative a lavori già appaltati e in parte realizzati. Sono validate, inoltre, le prime priorità di Fase 2, pari a 16,7 milioni di euro, destinate al rilancio del complesso. La segreteria tecnica dovrà pervenire in tempi brevi alla definizione degli ulteriori interventi, per un importo pari a 15,6 milioni di euro, previsti per il completamento della seconda fase.
Il Collegio ha confermato e dato priorità alla valorizzazione del corpo centrale del complesso e degli immobili contigui, in coerenza con la strategia di potenziamento del corpo museale. Per questo è già attivato l’iter per il suo accreditamento. Un percorso che si potrebbe concludere entro l’anno. Tra le proposte emerse nell’ambito degli sviluppi e valorizzazioni future figura anche la rifunzionalizzazione dell’ex Centro RAI, oggi abbandonato. Che potrebbe ospitare un importante centro sanitario pediatrico in collaborazione con la Fondazione IRCCS San Gerardo.
“Proseguono gli interventi per la valorizzazione del complesso monumentale di Villa Reale e Parco di Monza – dichiara l’assessore Massimo Sertori -. Obiettivo è garantire il mantenimento del patrimonio per migliorarne l’attrattività a livello nazionale e internazionale”.
“Ci tengo a sottolineare – continua l’assessore – il costante e sinergico lavoro svolto con professionalità dalle parti, attraverso scelte condivise sul futuro del bene monumentale”. “Gli esiti riportati – conclude Sertori – sono frutto della volontà comune di rilancio di Villa Reale e Parco di Monza, quale patrimonio di notevole rilevanza storica, culturale, paesaggistica e ambientale, verso una dimensione di carattere internazionale, con importanti ricadute sul territorio”.
Il Prix Versailles 2025 ha già annunciato gli hotel migliori del nostro pianeta e ora svela quali sono i ristoranti più belli al mondo. Luoghi ricercati nel gusto e nell’estetica che curano il design tanto quanto i menù, perché si sa, l’appetito si stimola a tutto tondo, anche attraverso gli occhi. 16 i ristoranti che ottengono il titolo e tra questi templi del gusto c’è anche un nome italiano.
Gerbou a Dubai
Un invito discreto nella calma di Nad Al Sheba: Gerbou, che in arabo significa “benvenuti nella nostra dimora”, è un omaggio all’architettura degli Emirati. I dettagli raccontano una storia locale: sedute in pelle di cammello, lampade che ricordano squame di pesce, sedie realizzate con alberi di ghaf. Kristina Zanic e Tasmeem Tashkeel hanno disegnato un interno che parla con grazia di tradizione e modernità. La cucina, basata per il 70% su ingredienti locali, segue lo stesso principio: innovare rispettando.
Un corridoio scuro, illuminato da linee di luce, introduce gli ospiti in un mondo misterioso e raffinato. A Dubai, l’Omakase prende forma in un ambiente semicircolare che celebra il fuoco e la fiducia nel cuoco. Astet Studio ha creato un teatro del gusto, dove ogni materiale evoca intensità: mattoni neri, metalli, specchi e maglie dorate. Il dessert si consuma in un angolo più intimo, con pareti giapponesi e un soffitto ligneo che riflette la leggerezza del piatto.
All’interno del museo Luo Hong, Blackswan appare come un dipinto tridimensionale ispirato a Gary Hume. Progettato da Chris Shao Studio, si apre su un giardino orientale con lago, alberi scolpiti e cigni, veri e simbolici. L’illuminazione firmata Caroline Sarkozy scende dal soffitto come piume, evocando grazia e silenzio. Ogni dettaglio, dalla monocromia agli arredi fluidi, incornicia la cucina poetica dello chef Vianney Massot.
Ōrtensia è il risultato di un incontro culturale tra Giappone, Francia e Cina. Chris Shao Studio orchestra materiali e sensibilità: legno antico, laccature cinesi, piastrelle rustiche, legno scolpito. Il risultato è un rifugio dal tempo, femminile, elegante, che prende il nome dal fiore dell’idrangea, simbolo di equilibrio. A tavola si mixano i gusti francesi e quelli cinesi con un’esperienza gastronomica all’insegna del fusion.
Una celebrazione del lifestyle mediterraneo firmata Juan Picornell. Il Lobster Club è attraente come il mare che lo circonda: terrazze panoramiche, bar centrale, piscina a sfioro. Sandra Tarruella ha combinato legno iroko, acciaio lucido e piastrelle smaltate per evocare la spensieratezza di una giornata d’estate.
Un angolo di Lione nel cuore di Helsinki. Il Bouchon Carême reinterpreta il bistrot francese con spirito nordico. Lo studio Fyra ha mantenuto mattoni a vista, colonne in ghisa e grandi finestre che catturano la città. Toni caldi, mobili in legno robusto e una cucina semplice e sincera, firmata Hans Välimäki.
La celebre sala da tè parigina omaggia le origini e rinasce nel 2024 con un nuovo allestimento firmato Cordelia de Castellane. Gli interni celebrano l’eleganza del XVIII secolo: saloni intitolati a Napoleone e Chantilly, pareti pastello, tendaggi teatrali e motivi pittorici che sembrano zucchero su pareti.
Un connubio tra cristallo e haute cuisine. Nell’ex residenza di Marie-Laure de Noailles, ora Maison Baccarat, Alain Ducasse celebra la luce, la materia, la storia. Aliénor Béchu disegna spazi dove legno grezzo e trasparenze si fondono, in un dialogo continuo con opere d’arte e arredi d’autore.
Un salotto londinese con anima pop a Notting Hill: il Julie’s nato nel 1969 è rinato grazie a Rosanna Bossom e Tara MacBain. Colori vivaci, riferimenti agli anni ’70, un collage visivo che attraversa il tempo. La terrazza esterna è un omaggio alla comunità locale, mentre all’interno regna una teatralità sofisticata.
Shell, affacciato su Diamond Beach, sembra emergere dalla natura stessa. Strutture in bambù, pareti in terra battuta, mobili ricavati da legno giavanese: tutto è pensato per essere parte del paesaggio. Pablo Luna Studio ha trasformato la biomimetica in poesia architettonica. Un guscio che protegge, respira e invita alla contemplazione.
Dentro una chiesa sconsacrata del XVI secolo, Coro è un sussurro spirituale. L’unico italiano in classifica si trova in Umbria e più precisamente a Orvieto. Giuliano Andrea dell’Uva ha mantenuto le pareti in tufo, la luce naturale, i resti dell’altare. Il risultato è un ambiente sospeso, dove il sacro si mescola all’umano. L’esperienza si compie tra arte contemporanea, piatti umbri e silenzio.
Sull’isola di Gadeokdo, Seven Island si compone di sette edifici che si affacciano su altrettante isole. MTTB ha creato un percorso visivo che alterna ombra e luce, architettura e paesaggio. I piani bassi evocano il fondale marino, quelli alti la leggerezza della superficie. Una struttura che sembra navigare nel tempo.
Un nascondiglio d’autore; il Kimyona, che in giapponese significa “bizzarro”, è uno speakeasy raffinato firmato Azaz Architects. L’ingresso è una galleria luminosa, ma dietro la porta segreta si apre una stanza oscura, come una camera fotografica. Materiali grezzi, piastrelle antiche, vetri opachi, metallo.
Una casa sospesa tra passato e presente. Il secondo ristorante della famiglia Smithikorn, specializzata in cucina Thai-Cinese, si sviluppa attorno a un atrio centrale in bambù. Thor Kaichon e TasteSpace hanno creato spazi connessi ma autonomi: sala, caffè e gioielleria. Ogni elemento rimanda alla tradizione, dal sigillo di famiglia rosso al blu delle scaglie di pesce. Un design narrativo, radicato e sorprendente.
Dalle coste del Principato alle strade di Tribeca. Il Beefbar newyorkese è un mosaico di influenze, concepito da Humbert & Poyet. Marmo, legni, ferro, motivi Versailles reinterpretati: ogni elemento parla di Manhattan, ma con anima europea. Le grandi finestre ad arco e i soffitti alti accolgono una clientela eclettica, mentre la carne diventa protagonista in un palco urbano dallo stile impeccabile.
Esuberanza nipponica, ma made in Florida. Japón è un’immersione visiva: la gru giapponese appare ovunque, su mosaici, tessuti, carta da parati. Il soffitto dorato e le xilografie antiche convivono con un bar scenografico e un patio tropicale dominato da una pagoda.