Quando si parla di eccellenza nel turismo, la tentazione è quella di associare il concetto a standard di lusso esclusivo, budget elevati e strutture a cinque stelle. Ma è davvero questa la chiave per conquistare il viaggiatore italiano?
Se ne è parlato a Rimini durante TTG Travel Experience 2026 in occasione di una tavola rotonda organizzata da SiViaggia e Hopscotch Italy intitolato “La formula dell’eccellenza – Cosa conta davvero (e cosa resta) nel cuore di chi viaggia”.
L’evento, moderato da Barbara Del Pio, Responsabile editoriale Italiaonline, ha visto l’intervento di alcuni player del mondo travel che hanno portato la loro testimonianza e le loro case history: Serena Valle (GM Tourism Hopscotch Italy), Franco Di Pietro (Amministratore Delegato Yalla Yalla), Michela Marzoli (Direttore Marketing & Comunicazione Club del Sole) e Fabrizio Quattrini (Senior Sales Manager HeyLight), una delle società leader del credito al consumo che, dal 2025, è parte del Gruppo Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A..
A fare chiarezza, è l’analisi basata sui dati della piattaforma Travellyze presentata da Valle, che ribalta i luoghi comuni del settore. Ciò che definisce una vacanza eccellente non è l’ostentazione ma la capacità di coniugare autenticità, ottimo rapporto qualità-prezzo e una profonda soddisfazione personale, capace di tradursi spontaneamente nel passaparola.
Tra alberghi a tre e quattro stelle, borghi e piccoli centri preferiti alle grandi metropoli, e un turismo che predilige il relax e la scoperta, mista a cultura, dallo studio emerge il ritratto di un viaggiatore versatile. A rivelarsi i più grandi “ambasciatori” di questa formula non sono i turisti dai budget faraonici, ma una fascia medio-alta – guidata da viaggiatori senior e di mezza età – che premia l’esperienza autentica e l’equilibrio.
Di seguito l’analisi completa dei dati e delle preferenze che disegnano il volto del turismo italiano di oggi.
Lo studio
Lo studio si basa sui dati di Travellyze, una piattaforma cloud-based esclusiva che conduce indagini semestrali su campioni rappresentativi (in Italia, pari a 1.500 intervistati per semestre) per analizzare demografia, comportamenti di viaggio e percezione delle destinazioni.
Si è analizzato nei dettagli il concetto di eccellenza, alla base della tavola rotonda. L’eccellenza turistica, rivela lo studio, non si definisce solo per il budget elevato o il lusso ostentato, ma attraverso la percezione, l’alta soddisfazione a fine viaggio e, soprattutto, la raccomandazione (il desiderio di condividere e consigliare l’esperienza).
Le scelte dei viaggiatori italiani in fatto di alloggi, tema affrontato da Di Pietro di Yalla Yalla, piattaforma dedicata alla prenotazione e vendita online di pacchetti viaggio e crociere, hanno dimostrato che tra le preferenze esiste una netta scelta di hotel a 3/4 stelle (52,5%), b&b (30%) e case private (21%), mentre i cinque stelle (9,5%) e le catene internazionali (7,8%) restano marginali.
Per quanto riguarda le destinazioni e le motivazioni di viaggio, guidano il mare (61,7%) e la montagna (37,9%), con una predilezione per i piccoli centri (46,2%) rispetto alle grandi città. Il relax è la motivazione principale (46,2%).
Inoltre, una menzione particolare è stata dedicata all’approccio: il viaggiatore italiano privilegia principalmente il rapporto qualità-prezzo e l’autenticità, combinando più motivazioni (relax, cultura e scoperta).
Marzoli di Club del Sole, il gruppo italiano che conta 29 villaggi vacanza – a cui si aggiungerà presto il trentesimo – tra family resort, camping village e boutique resort distribuiti in otto regioni italiane, ha commentato la centralità della raccomandazione.
Dal punto di vista economico, il picco dell’eccellenza percepita e consigliata non appartiene alle fasce di spesa più elevate, ma alla fascia medio-alta (10.000-20.000 euro all’anno), toccando il 92,5%.
Per concludere: l’eccellenza turistica, oggi, è ciò che viene raccontato, ricercato e raccomandato. Comprendere a fondo questo target permette di strutturare un’offerta di viaggio realmente cucita sulle esigenze del turista italiano contemporaneo.
Il weekend che saluta ottobre a che dà il benvenuto a novembre è ricco di appuntamenti col gusto. Nonostante l’1 novembre non sia un ponte quest’anno, ci sarà comunque di che divertirsi tra specialità gastronomiche tipiche dei territori, eventi negli eventi – come quelli che rientrano in Frantoi Aperti in Umbria o nella Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba in Piemonte – e occasioni di scoprire borghi e luoghi da visitare.
Abbiamo selezionato le sagre più gustose del weekend del 31 ottobre – 1° novembre 2026, ecco i nostri consigli.
Il turismo si scopre ciclicamente “giovane”, annunciando l’arrivo di generazioni considerate inedite, più idealiste, avventurose ed esigenti rispetto al passato. Secondo i dati dell’Anholt Nation Brands Index 2026, lo studio condotto da Simon Anholt, ideatore dell’Index e membro dell’Advisory Board di Bit – Borsa Internazionale del Turismo, presentato in occasione del lancio di Bit Young, il nuovo progetto che vuole creare un punto d’incontro tra le nuove generazioni e l’industria del turismo che vedrà la luce a Fiera Milano dal 9 all’11 febbraio 2027, la realtà è molto più sfumata e il divario generazionale meno netto del previsto.
Dalle cartine geografiche ai social: come cambiano le mete del desiderio
Se le generazioni cresciute prima dell’era digitale basavano i propri sogni di viaggio su atlanti scolastici e brochure, con una gerarchia rigida che vedeva i Paesi occidentali al vertice, secondo lo studio, i ventenni di oggi costruiscono la propria mappa mentale attraverso input completamente differenti. L’ispirazione arriva da piattaforme streaming, K-pop, videogiochi, campionati di calcio internazionali e contenuti digitali.
Questo spostamento culturale ha modificato il baricentro del turismo globale. L’Oriente scala la classifica: tra gli under 30, cresce nettamente l’appeal del Giappone (al secondo posto), della Cina (che sale al decimo) e della Corea del Sud (che compie un balzo notevole dal 37° al 19° posto).
Perdono quota i classici contemplativi ovvero quelle mete tradizionalmente amate dai viaggiatori più maturi come Austria, Scozia, Galles e Irlanda, legate a un’idea di turismo verde e tranquillo che affascinano meno le nuove generazioni.
A differenza dei genitori, per i quali il richiamo principale resta la bellezza naturale, i giovani cercano città dinamiche, laboratori di cultura, eventi e luoghi in cui “accadono le cose”.
Italia sempre al top, ma…
Nonostante questi cambiamenti, l’Italia resiste saldamente ai vertici: resta la meta turistica più desiderata in assoluto sia dagli under 30 sia dagli over 45, confermando un primato incontrastato anche grazie alla forza dell’enogastronomia, che la vede prima in classifica per la qualità del cibo percepita.
I mercati tradizionali rallentano e l’Italia deve fare i conti con l'”effetto museo”. Non mancano tuttavia motivi di riflessione per il Belpaese. Se in mercati emergenti come India, Arabia Saudita, Messico e Giappone i giovani mostrano un entusiasmo travolgente per l’Italia, nei mercati storicamente strategici si registra un rallentamento: negli Stati Uniti, per esempio, i giovanissimi la relegano al sesto posto (contro il primo degli over 45), in Germania scende dal secondo all’ottavo e nel Regno Unito dal primo al quarto.
Il vero rischio per l’Italia è quello di essere percepita come un meraviglioso “museo a cielo aperto“: straordinario e desiderabile, ma privo di urgenza. Il classico “ci andrò un giorno” che frena i giovani viaggiatori rispetto a mete percepite come più vive e contemporanee.
Il mito del giovane “idealista” e la voglia di ripartire
Lo studio di Anholt sfata, infine, alcuni miti sulle motivazioni etiche dei viaggiatori più giovani. La correlazione tra la percezione positiva del governo di un Paese e il desiderio di visitarlo è identica in tutte le fasce d’età: quando si prenota, i giovani non sono né più né meno idealisti dei genitori, e un biglietto aereo conveniente supera spesso qualsiasi perplessità.
Al di là delle differenze, a spingere a partire resta una certezza universale: il desiderio di essere accolti con calore e di incontrare persone con cui stringere legami. Per una generazione esposta a costanti notizie di crisi internazionali, il viaggio conserva la sua funzione più nobile: correggere i pregiudizi e dimostrare che la voglia di esplorare e incontrare il mondo resta, nonostante tutto, immutata.
Al TTG di Rimini 2026, l’Emilia-Romagna ha interpretato il concept guida “Exist” — volto a riscoprire il valore autentico del tempo e dell’esperienza reale — mettendo l’ospite al centro di un’offerta turistica che unisce momenti emozionanti e identitari, dai prodotti DOP e IGP alla Motor Valley, fino alle bellezze d’arte e natura regionali.
Presente con 80 operatori in rappresentanza delle tre Destinazioni Turistiche (Visit Emilia, Territorio Turistico Bologna-Modena, Visit Romagna) e di Motor Valley Development, la regione ha delineato un ricco calendario di appuntamenti e novità in vista del 2027. Ce lo ha raccontato Roberta Frisoni, Assessora Regionale a Turismo, Sport e Commercio dell’Emilia-Romagna
Come avete trattato il tema ‘Exist’ scelto per la nuova edizione del TTG di Rimini 2026?
Come ha sottolineato inaugurando questo 63° TTG Gloria Armini, Group Exhibition Manager Tourism & Hospitality Division di IEG: “Il messaggio ‘Exist’ significa riprendere coscienza del momento, ritrovare il significato delle cose e una loro prova di esistenza reale, vissuta. Un invito a smettere di attraversare il tempo distrattamente e a trovare valore in ciò che facciamo”. In Emilia-Romagna, questo concetto si traduce in una proposta di vacanza che vede l’ospite sempre al centro, protagonista di momenti autentici, di esperienze che gli restituiscano non solo un’immagine instagrammabile, ma anche l’essenza e l’identità dei nostri luoghi e delle persone che li abitano.
Lavoriamo costantemente con gli operatori, i territori, le Destinazioni Turistiche, affinché la vacanza nella nostra Regione lasci un segno, un ricordo indelebile nella memoria di chi trascorre le vacanze da noi. E lo facciamo grazie ad esperienze come il SUP in mare al sorgere del sole, l’adrenalina di un giro in pista a bordo di una delle splendide “creature” della nostra Motor Valley, l’assaggio dei nostri 46 prodotti DOP e IGP proprio nei luoghi dove nascono, o ancora la visita a lume di candela della Biblioteca Malatestiana o l’emozionante salita all’interno della cupola del Duomo e della Chiesa di Santa Maria di Campagna a Piacenza per ammirarne le volte affrescate da Guercino e dal Pordenone.
Quali sono le novità presentate da Regione Emilia-Romagna al TTG di Rimini?
Eravamo presenti a TTG con 80 operatori delle tre Destinazioni Turistiche (Visit Emilia, Territorio Turistico Bologna-Modena, Visit Romagna) e l’Associazione Motor Valley Development con le loro proposte, che spaziavano dall’enogastronomia tipica ai borghi, dai cammini al cicloturismo, passando per il benessere termale, la cultura delle città d’arte, la vacanza attiva sulla Riviera Romagnola.
Tante le novità per il 2027: può ricordarci quali saranno?
L’anno prossimo sarà un anno di importanti anniversari: la Ferrari festeggia 80 anni dalla sua fondazione, Modena celebra i 30 anni dal riconoscimento UNESCO per il Duomo, la Ghirlandina e piazza Grande, e AterBalletto, la principale e più celebre compagnia di danza contemporanea in Italia, nata a Reggio Emilia, compie 50 anni. Non solo: Parma è stata ufficialmente designata Capitale Europea dei Giovani per il 2027 dallo European Youth Forum, mentre Ferrara e Cattolica sono state rispettivamente riconosciute Città Europea e Comune Europeo dello Sport 2027.
Il prossimo anno, a settembre, Dozza Imolese ospiterà la 19^ edizione del Festival dell’Associazione de “I Borghi più Belli d’Italia” e gli altri 17 borghi emiliano-romagnoli aderenti all’Associazione da maggio 2027 ospiteranno tanti eventi, tra cibo tipico, folklore e tradizioni, “in avvicinamento” all’appuntamento di Dozza.
Infine, anche per il prossimo anno proseguiremo nell’impegno verso un turismo sempre più sostenibile e green e per rendere l’Emilia-Romagna più vicina ed accessibile dall’Europa, via cielo e via rotaia, cercando accordi con vettori aerei ed enti ferroviari. A breve inizieremo il tour degli appuntamenti fieristici internazionali di settore, da WTM Londra a Fr.ee di Monaco, dove porteremo le nostre esperienze di vacanza, sempre assieme agli operatori e alle Destinazioni Turistiche regionali.
Quali sono le zone ancora da valorizzare ancora in Emilia-Romagna? Avete un programma?
La nostra forza è indubbiamente una ricchezza ed eterogeneità di offerta che poche destinazioni turistiche possono vantare. Sicuramente tutto l’entroterra, con i borghi, le rocche e i castelli, con il suo patrimonio di tradizioni, tipicità, vita lenta ha un potenziale non ancora completamente espresso e che cercheremo di valorizzare adeguatamente, attirando un turista rispettoso e sensibile.
In questo senso, una bella esperienza è stata quella proposta da Visit Romagna la scorsa estate con il Progetto A’Spass. Si è trattato di un centinaio di esperienze nell’entroterra della Riviera, dalle Valli di Comacchio alla Valmarecchia alle spalle della costa riminese, in borghi e paesi che i turisti hanno potuto raggiungere comodamente a bordo di bus, senza lo stress della guida e del parcheggio, potendosi godere in tutta tranquillità gli splendidi panorami della Romagna. Una volta scesi, ad attenderli c’erano tante attività emozionanti all’insegna della scoperta, dal corso per imparare a fare la tipica piadina romagnola al laboratorio di ceramica tradizionale, dall’escursione in canoa nell’invaso di una diga alle visite nell’autodromo dove si corre la Moto GP, passando per esibizioni di musica dal vivo, visite guidate a edifici e luoghi ricchi di storia e cultura, cacce al tesoro per bambini, degustazioni di prodotti tipici e tanto altro. E tutto all’insegna della scoperta. Un’iniziativa che ha fatto scoprire a tanti ospiti, italiani e stranieri, quei luoghi e quelle atmosfere che fanno della Romagna una meta che imprime un segno indelebile nei ricordi della vacanza.
Nel 2027, il turismo abbandonerà ogni copione prestabilito per dare spazio all’effetto sorpresa e all’imprevisto. I dati che emergono dalla ricerca “Travel Predictions 2027” di Booking.com evidenziano che il 77% dei viaggiatori pianifica soggiorni per cimentarsi in esperienze fuori dai propri schemi. L’81% sceglie la meta ideale facendosi guidare dalle emozioni. Il 65% mostra interesse per forme di turismo insolite, come il “turismo paranormale” alla scoperta di cripte misteriose.
L’indagine è stata condotta online tra luglio e agosto 2026 su un campione complessivo di 28.230 persone in 33 Paesi, coinvolgendo adulti che prevedono di viaggiare nei successivi 12-24 mesi. Le destinazioni sono state selezionate filtrando tra le mille più prenotate su Booking nella prima metà del 2026 e ordinandole in base alla crescita percentuale rispetto all’anno precedente.
Attraverso l’analisi dei dati di prenotazione (tra gennaio e giugno 2026), Booking ha selezionato dieci destinazioni emergenti (presentate senza un ordine di ranking specifico) ideali per i viaggiatori del 2027:
Le 10 mete di tendenza del 2027
Reims (Francia)
Famosa per le storiche maison e cantine di Champagne scavate nel gesso sotterraneo, offre anche un ricco patrimonio culturale dominato dalla Cattedrale di Notre-Dame de Reims (luogo d’incoronazione dei sovrani di Francia) e una vivace tradizione enogastronomica (come i biscuits roses). È collegata a Parigi in meno di 45 minuti di treno ad alta velocità.
Monterey (California, USA)
Situata sulla Central Coast, unisce paesaggi oceanici spettacolari, un passato industriale legato a John Steinbeck (Cannery Row) e il celebre Monterey Bay Aquarium. È perfetta per il whale watching, il kayak tra le foreste di kelp e percorrere la scenografica 17-Mile Drive.
Sendai (Giappone)
Principale città della regione del Tohoku, offre ampi spazi naturali lontani dai flussi di massa, unendo uno stile di vita rilassato a testimonianze storiche come il Castello di Sendai e il mausoleo Zuihoden. È celebre per la lingua di manzo alla griglia (gyutan) e vicina alle sorgenti termali di Akiu Onsen e alla baia di Matsushima.
Rosario (Argentina)
Città creativa e informale adagiata sul fiume Paraná, nota per la passeggiata della Costanera, il vivace quartiere di Pichincha (ricco di jazz bar e locali), il Mercado del Patio e i legami storici con figure come Che Guevara e Lucio Fontana.
Puri (India)
Situata nell’India orientale sul Golfo del Bengala, unisce ampie spiagge sabbiose a tradizioni spirituali e di pesca. Ospita il sacro Tempio di Jagannath e rappresenta la porta d’accesso per il Tempio del Sole di Konark (UNESCO) e il lago Chilika.
Christchurch (Nuova Zelanda)
Rinata dopo i terremoti del 2010-2011, si è affermata come una delle realtà urbane più dinamiche e creative del Paese, attraversata dal fiume Ōtākaro Avon e vicina alle Alpi Meridionali e a Hagley Park.
Bratislava (Slovacchia)
Capitale a misura d’uomo lungo il Danubio, offre un centro storico medievale, palazzi barocchi, l’iconico castello sulla collina, mercati vivaci e vicinanza ai vigneti dei Piccoli Carpazi (Pezinok e Modra). Si trova a breve distanza da Vienna e Budapest.
Goiânia (Brasile)
Una delle prime città pianificate del Sudamerica (anni ’30), famosa per i suoi viali alberati, l’architettura Art Déco, il Mercado Municipal (con i prodotti tipici del Cerrado) e una vivace scena culturale e notturna nei quartieri di Setor Marista e Bueno.
Pescara (Italia)
Meta della costa adriatica caratterizzata da ampi litorali sabbiosi, ritmi rilassati, ottima cucina marinara (come il brodetto alla pescarese) e itinerari culturali legati a Gabriele D’Annunzio e al Museo delle Genti d’Abruzzo.
Asunción (Paraguay)
Capitale accogliente e ricca di contrasti, dal vivace Mercado 4 (tra erbe per il tereré e piatti tipici come il mbeju) ai monumenti storici come il Palacio de los López, fino ai locali e ristoranti contemporanei del quartiere Villa Morra.
Le evidenze della ricerca
Alla luce dei fatti, abbiamo chiesto un commento ad Alessandro Callai, Regional Manager Italia in Booking.com.
Alessandro, il mondo dei viaggi segue con grande attenzione il vostro report annuale. Quest’anno, nell’ambito di “Travel Predictions 2027”, sta suscitando particolare interesse la lista delle “Trending Destinations”. Di cosa si tratta esattamente?
Le nostre “Travel Predictions 2027” si basano su una ricerca condotta su oltre 28.000 viaggiatori in 32 Paesi e territori. Insieme alle previsioni, presentiamo anche le nostre “Trending Destinations”: dieci mete verso cui l’interesse è in crescita. Abbiamo stilato la lista sulla base dei nostri dati di prenotazione. Per essere incluse, le destinazioni dovevano figurare tra le mille più prenotate su Booking.com nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2026. Le abbiamo poi ordinate in base alla crescita su base annua, con un limitato intervento editoriale per garantire un’adeguata varietà geografica. Ne è nata una lista eterogenea, che spazia da Sendai, in Giappone, a Goiânia, in Brasile, fino a Christchurch, in Nuova Zelanda.
Guardando questa lista internazionale, c’è un elemento ricorrente che accomuna destinazioni così diverse?
Molte di queste località si trovano vicino a mete più conosciute. Bratislava è a breve distanza da Vienna e Budapest. Reims è una meta a sé, non soltanto una gita in giornata da Parigi. Monterey, in California, offre una piacevole fuga affacciata sull’oceano. A unirle potrebbe essere più una sensazione che una caratteristica geografica. I viaggiatori sembrano attratti da città con una ricca vita culturale, dove possono rallentare e prendersi tutto il tempo che vogliono. Pensiamo a un pranzo che si prolunga fino al pomeriggio, o a una passeggiata senza una meta precisa. Sono luoghi da esplorare senza fretta, soffermandosi sui dettagli e lasciando che la giornata segua il suo corso. Forse il filo conduttore è proprio questo: il piacere della scoperta, a un ritmo più disteso.
E in Italia spicca Pescara. Come si inserisce in questo scenario?
Siamo orgogliosi che Pescara figuri tra le nostre “Trending Destinations”. L’Italia è una meta da sogno per molti viaggiatori internazionali, ma l’attenzione si concentra spesso sulle grandi città d’arte, come Roma e Firenze, o su località costiere molto amate, come la Costiera Amalfitana, il Gargano e il Salento. Pescara dimostra che c’è molto altro da scoprire lungo la costa adriatica, in Abruzzo. E riflette una tendenza che osserviamo anche nelle altre destinazioni: cresce l’interesse per luoghi meno scontati.
In “Travel Predictions 2027” parlate anche di “Going Off-Script” e “Vibe Check-In” (scegliere in base al proprio stato d’animo). In che modo Pescara si collega a queste nuove tendenze?
Pensiamo che sia in sintonia con entrambe. Dalla nostra ricerca emerge che il 77% dei viaggiatori è interessato a un viaggio del tutto fuori dai propri schemi, mentre l’81% sceglierebbe una destinazione soprattutto in base a come desidera sentirsi. Pescara è ideale per chi cerca un ritmo più lento: un lungo litorale sabbioso da esplorare a piedi o in bicicletta, mattinate in riva al mare e serate scandite dai tempi dell’aperitivo.
Quali altri elementi, secondo lei, rendono Pescara una destinazione così promettente per il prossimo anno?
Pescara racchiude molti degli aspetti che rendono speciale un viaggio in Italia: un’ottima cucina, una vivace vita culturale, il piacere di stare al mare e tanti luoghi meno conosciuti da esplorare nei dintorni. È una destinazione che invita i viaggiatori ad andare oltre le mete più familiari e a scoprire un volto diverso dell’Italia. Per questo, Pescara è una meta entusiasmante da esplorare nel 2027 e negli anni a venire.
L’open air in Italia ha superato la fase di semplice fenomeno di tendenza per consolidarsi come un vero e proprio stile di vacanza, vissuto con crescente consapevolezza. A confermarlo sono i dati dell’Osservatorio del Turismo Outdoor rilasciati da Human Company in collaborazione con Thrends, che registrano circa 68 milioni di presenze nel nostro Paese e un tasso di fedeltà altissimo tra i viaggiatori italiani.
In un mercato in cui la vacanza non è più un programma rigido da scandire, ma un tempo lento da abitare, la ricerca si sposta verso il valore dell’esperienza, la connessione autentica con le comunità locali e la qualità delle strutture. In occasione del TTG Travel Experience di Rimini, abbiamo incontrato Valentina Fioravanti, Chief Marketing Officer di Human Company. Nell’intervista ci ha raccontato la visione del gruppo sull’evoluzione dei target e delle dinamiche di viaggio, la filosofia dell’accoglienza integrata con l’habitat naturale e l’atteso debutto, a maggio 2026, del nuovo villaggio open air di Eraclea Mare, il più grande mai realizzato in Italia.
Human Company è sinonimo di vacanze open air: sono ancora un trend?
Diciamo le vacanze open air non sono più un trend, ma ormai la vacanza open air è una vacanza consapevole, che è sinonimo di libertà, di attenzione al territorio, di scoperta e di un valore anche del tempo e della della connessione. Ce lo dicono i numeri, non lo diciamo noi, quindi l’Osservatorio del Turismo Outdoor che abbiamo proprio rilasciato quest’anno insieme a Thrends conferma come le presenze del turismo outdoor in Italia sono ad oggi circa 68 milioni e si consolidano negli anni. Quindi, rispetto al 2025, abbiamo una piccola crescita dello 0,4%, però è proprio il segnale che è un trend consolidato. È trainato da un turismo internazionale, quindi il turismo domestico c’è, inizia a essere più consapevole anche del prodotto e infatti abbiamo visto che, sempre dall’Osservatorio, gli italiani, coloro che hanno scelto l’anno scorso una vacanza open air, il 90% la riconferma anche per questo anno. Se nel 2023 era il 15% chi sceglieva l’open air, a oggi siamo al 26% del campione della popolazione italiana, quindi è proprio un fenomeno che si sceglie e non più un trend.
Quali sono le novità del Gruppo Human Company?
Sicuramente direi che la grande novità sarà l’apertura del villaggio più grande di open airche sia mai stato realizzato, a Eraclea Mare, sulla costa adriatica, tra Caorle e Jesolo, in un contesto tra l’altro naturalistico straordinario, vicino alla Laguna del Mort, un grandissimo specchio d’acqua, dalla natura incontaminata che dialogherà con il villaggio. Sono 250 ettari, quindi cento ettari destinati al villaggio e cento ettari di Parco Rurale di Valle Ossi, con numeri importanti. Quindi sono oltre 3.000 piazzole, destinate tra piazzole libere e la parte di case mobili; sono 12.000 presenze giornaliere e un ecosistema che ruoterà intorno al soggiorno fatto di tantissimi servizi: da un parco acquatico di nove ettari con 15.000 metri quadri di lagune, oltre 14 discipline sportive, un’offerta F&B (Food & Beverage, ndr) che parla veramente di territorio, con oltre 35 gestori che cureranno tutta l’offerta della ristorazione.
Sarà un villaggio molto grande, ma dove il tema dell’apertura, dell’aria, dello spazio diventa vitale, importante, un elemento fortemente identitario, a partire dall’alloggio. Quindi non pensiamo più all’alloggio inteso solo come la casa mobile, ma la casa mobile è inserita all’interno di uno spazio più ampio, quindi viene inglobata da una piazzola che arriverà fino a 200 metri quadri alzando un po’ quello che è lo standard.
Tante saranno le attività per tutte le età, dal parco avventura alla zip line al paintball allo sport, appunto, 10 km di ciclopedonali. Insomma, sarà veramente un unicum e un progetto sicuramente molto coraggioso e ambizioso come non se ne vedevano negli ultimi anni. Noi siamo pronti, il cantiere è in corso, l’apertura è prevista a maggio.
C’è tanta curiosità, tanta aspettativa, stiamo già avendo prenotazioni nonostante sia un villaggio che non c’è, però abbiamo aperto le vendite a marzo e in soli sei mesi siamo già a oltre 7.500 prenotazioni.
In quale modo secondo la vostra vision una struttura aperta è in connessione con il territorio?
Essere in connessione col territorio vuol dire agire sotto tanti punti di vista. Prima di tutto vuol dire che è una struttura che si colloca in un territorio ma dialogando con esso, quindi noi disegniamo il villaggio partendo proprio dal territorio in cui siamo presenti, non si disegnano i servizi solo dal punto di vista del cliente, ma proprio dal punto di vista della della natura, e poi delle comunità locali.
E per farlo ci vuole sicuramente una parte di ascolto. Ascolto che per noi è quello della natura, quindi, quando progettiamo, partiamo proprio dall’habitat naturalistico che ci accoglie. E poi l’ascolto delle comunità locali. Quindi è importante per noi che le strutture siano aperte in entrata e in uscita al territorio. E come lo facciamo? Lo facciamo portando il territorio all’interno. Nel nostro caso, ad esempio, l’offerta Food and Beverage è fatta insieme agli operatori del territorio che andiamo a selezionare e diamo loro visibilità, con uno spazio anche per raccontarsi: chi meglio di loro può farlo, dai ristoranti ai mercatini locali.
Cerchiamo, anche nella parte di animazione che abbiamo evoluto in un concetto di edutainment, di integrarla con laboratori realizzati proprio dagli artigiani del luogo: gratuitamente, i nostri ospiti possono partecipare a laboratori che parlano di quelle comunità. Organizziamo eventi che noi chiamiamo Special Days dove, di nuovo, ad esempio, la festa del vino che organizziamo all’interno dei villaggi, è una festa che porta i produttori di quel territorio, quindi cerchiamo di unire anche il divertimento a un racconto, a uno storytelling che porta oggettivamente ad amare.
In più, lavoriamo con le amministrazioni locali per essere anche noi promotori degli eventi del territorio e portare anche delle anticipazioni dei territori all’interno delle nostre strutture. Abbiamo anche dei progetti con le scuole, dove facciamo tutta una serie di laboratori per i bambini, insegniamo un primo approccio all’ospitalità, li portiamo a lavorare nelle reception per un giorno facendo accoglienza alle proprie famiglie, quindi cerchiamo di contribuire alla comunità.
E poi, ovviamente, vogliamo che i nostri ospiti escano dalla struttura, non ci piace il concetto dell’all-inclusive perché l’all-inclusive è restrittivo, è limitante, quindi incentiviamo e selezioniamo tantissime esperienze del territorio facendo in modo che possano vivere i luoghi in modo autentico.
Vi che siete molto attenti ai trend e ai target di riferimento, quali sono, secondo la vostra percezione, i target emergenti dei prossimi anni?
Allora, io non parlerei di target, possiamo dire target intesi come una profilazione che è abbastanza consolidata. Sicuramente ci sono le famiglie che si approcciano, principalmente all’open air. Se prendiamo i nostri numeri, circa l’80% sono famiglie. Però ciò che accumuna e che sta evolvendo è proprio il modo di vivere la vacanza, perché siamo passati da momenti in cui c’era la necessità di schedulare, quindi di arrivare e di avere già tutto estremamente organizzato. Quello che vediamo oggi è che lasciare uno spazio alla libertà di poter scegliere anche sul momento è ciò che effettivamente porta valore, e l’open air un po’ ti aiuta in questo, non organizzandoti in realtà tutta la vacanza, ma mettendoti a disposizione tutti gli strumenti e una selezione di attività da scegliere al momento.
Quindi chi ricerca l’open air vuole disconnettersi dalla frenesia, ritrovare il proprio ritmo e quindi quello che vediamo è una vacanza che è sì personalizzata, ma in modo molto lento, vivendo il tempo, assecondando il tempo. Poi sicuramente ci sono delle abitudini che stanno cambiando, sicuramente l’idea che “non voglio più portarmi a casa un ricordo e basta, ma quello che voglio è veramente una una relazione, un’esperienza che mi lasci un qualcosa”, ed è per questo che noi cerchiamo di creare sempre più servizi che mettano in connessione oltre agli ospiti col territorio, ma anche tra ospiti, quindi cercare comunque di creare relazioni che poi rimangano. Il vero valore che stiamo cercando oggi è un po’ anche questo.
E poi ci sono evoluzioni ovviamente sulle dinamiche di acquisto, quindi l’AI è un abilitatore che sicuramente serve e che facilita. Quello che vediamo è che nella comparazione non cerchiamo più solo la migliore offerta (il prezzo, sicuramente è un tema, poi oggigiorno lo è sempre di più) però il rapporto qualità-prezzo, valore-prezzo diventa ancora più importante, quindi dobbiamo lavorare su su entrambi.
Dai colori avvolgenti del foliage autunnale nei boschi di larici al fascino delle vette che si preparano alla stagione invernale, il Trentino si conferma una destinazione capace di rinnovarsi continuamente nel segno dell’autenticità e della vivibilità. Tra festival legati all’enogastronomia e alle vendemmie, mostre d’arte nei grandi poli culturali come il Mart di Rovereto o il MUSE di Trento, ed esperienze uniche come i concerti di Paradice Music, il festival di concerti in alta quota che si svolge ogni inverno in un teatro-igloo ai piedi del ghiacciaio Presena, con strumenti realizzati in ghiaccio a 2.600 metri di altitudine.
In occasione del TTG Travel Experience di Rimini, abbiamo incontrato Valentina Cappio, Responsabile della Comunicazione di Trentino Marketing. Nell’intervista ci ha illustrato la ricca programmazione delle “belle stagioni”, l’eredità lasciata dalle grandi competizioni sportive internazionali e la sfida ambiziosa verso il 2026-2027: ottenere la certificazione di sostenibilità turistica per l’intero territorio, garantendo al contempo massima accessibilità, servizi integrati per la mobilità e un’esperienza a misura sia per i residenti sia per i cittadini temporanei.
Cosa raccontate qui al TTG di Rimini?
Parliamo un po’ dell’autunno che è nel pieno del foliage, per cui è bellissimo venire nei nostri boschi, tra i larici che diventano d’oro e con le foglie che scricchiolano sotto i piedi, a vivere davvero una montagna che, in questa stagione, è al suo meglio, c’è questa luce davvero molto calda, tutti i sentieri, questo tempo lento, di riconnessione prima dell’inverno. E poi ci sono tantissimi eventi.
Ovviamente la vendemmia che si è appena conclusa, ci sono tantissimi eventi a tema vino. In Val di Cembra, ad esempio, ci sono i weekend delle antiche cantine aperte come Caneve En Festa che si è tenuto sabato 17 ottobre 2026. La Val di Cembra è famosissima per l’agricoltura eroica, ci sono dei terrazzamenti fantastici. Oppure c’è il Simposio Top Wine 2950, al Rifugio Maria, sul Sass Pordoi, a 2.950 metri. Il Sassolungo è un altro gruppo montuoso delle Dolomiti. Inoltre, non si assaggia soltanto Trentodoc: partecipano cantine del Trentino, dell’Alto Adige e alcuni ospiti provenienti da altre regioni.
Il tempo delle mele in Val di Non, terra di mele, c’è Pomaria (17-18 ottobre 2026) dove si festeggia la raccolta delle mele, si incontrano i contadini, ci si ci si racconta, si assaggiano i piatti della tradizione. Nel 2026, Pomaria si è svolta il 17 e 18 ottobre nel borgo di Casez, nel comune di Sanzeno. La manifestazione rappresenta e racconta l’intera Val di Non.
C’è la Sagra della Ciuìga (30 ottobre – 1° novembre 2026) a San Lorenzo in Banale, un insaccato famosissimo dei tempi poveri di carne suina e rape bianche, riconosciuto come Presidio Slow Food, è anche tempo di funghi: quindi, davvero, per chi ama l’enogastronomia e la natura, è veramente il momento perfetto.
La cultura: il Trentino viene associato quasi sempre alla natura e alla montagna, ma è una terra ricchissima di cultura, di storia. Abbiamo il MART con l’ultimo weekend di Giacomo Balla, quindi non solo quadri, ma anche oggetti di arredo, perché il futurista ama portare l’arte fuori dal dipinto e nella vita di tutti i giorni. C’è il Castello del Buonconsiglio, che ha inaugurato il nuovo allestimento permanente della collezione egizia in tre sale di Castelvecchio precedentemente chiuse al pubblico, affiancato da una mostra temporanea. Il MUSE (Museo delle Scienze, ndr) è bellissimo da vedere con le famiglie. Quindi davvero un autunno ricchissimo.
E fra un po’ arriviamo all’inverno, aspettiamo tutti la neve come i bambini! Le prime aperture sono previste dalla seconda metà di novembre, con diversi comprensori operativi dal 28 novembre e la maggior parte delle ski area tra fine novembre e l’inizio di dicembre, condizioni della neve permettendo. Veniamo dall’esperienza delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, quindi una legacy importante che ci posiziona sicuramente come un territorio che sa accogliere, sa organizzare e ha sicuramente delle piste d’eccezione. Grandi eventi sportivi, la famosa 3Tre (Madonna di Campiglio, ndr), le gare di Coppa del Mondo, ma anche eventi non sportivi molto belli.
Ci sono tante novità: impianti rinnovati; prezzi dinamici in diverse ski area che invogliano con l’acquisto dello ski pass online per non fare la fila alle casse, per un’esperienza più godibile da parte di tutti e premia naturalmente i momenti di minor picco; a Madonna di Campiglio viene riproposto il progetto ‘Numero Ideale’, pensato per gestire i flussi di sciatori nelle giornate di maggiore affluenza…
Poi ci sono i mercatini di Natale…
Ci sono i Mercatini di Natale e grandissima attenzione, devo dire, al tema della sostenibilità e dell’accessibilità. Ecco, come territorio forse questo è un elemento di innovazione che mi piace ricordare: molto spesso una destinazione si misura sugli arrivi e sulle presenze, di fatto sono numeri, sono parametri importanti, però oggi una destinazione si misura anche sulla qualità della vita che riesce a garantire, no? (Trento è al 1° posto della classifica generale del Sole 24 Ore, ndr) Una destinazione che può garantire una crescita equilibrata e duratura è quella che riesce a garantire anche una qualità della vita per i residenti e per i cittadini temporanei, i nostri ospiti. Per cui, come destinazione ci stiamo impegnando, entro fine del 2026, inizio 2027, per avere tutto il territorio certificato secondo standard internazionali per quanto riguarda la sostenibilità turistica, che si traduce in un impegno molto pratico e verificabile: intanto, su iniziative come la mobilità, ad esempio, la Trentino Guest Card include l’utilizzo della rete provinciale di trasporto pubblico e dei treni regionali sulle tratte previste, senza costi aggiuntivi per tutti gli ospiti che pernottano in Trentino. E poi ce ne sono tante: l’accessibilità, ci sono scuole di sci che hanno fatto un percorso molto importante proprio di accompagnamento con persone con disabilità, attrezzature adatte proprio per lo sci o altre attività sulla neve, impianti attrezzati per persone con disabilità, quindi per noi è un tema molto importante.
Importanti anche altre iniziative che premiano proprio questo patto tra ospite e cittadino per tutelare un ambiente che non è patrimonio del Trentino, è patrimonio di tutti e soprattutto delle generazioni future.
Hai accennato alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026: quanto questa vetrina ha influenzato gli arrivi italiani e, soprattutto, stranieri?
Sicuramente posso dirti che hanno avuto un ottimo impatto su tutto il territorio trentino, non soltanto sulla Val di Fiemme che poi è stata la vallata che ha ospitato le medaglie olimpiche, in particolare. Quindi, devo dire che lo sentiamo, ma in realtà la vera legacy non è soltanto sugli arrivi e sulle presenze, è su tutta l’infrastruttura che è stata migliorata, sulla formazione che è stata fatta agli operatori e che rimane comunque sul territorio per chi poi ci verrà a trovare.
Ottimi numeri anche in estate, devo dire, e ottimi numeri anche su quelle che noi chiamiamo le “belle stagioni“, che sono la primavera e l’autunno, su cui puntiamo molto per il tema di cui ti dicevo prima: cioè, una destinazione sostenibile è una destinazione che riesce a comunque a garantire un territorio vivo tutto l’anno, sia per il cittadino sia per il residente, per cui sicuramente noi siamo molto contenti.
Facendo delle previsioni sui trend di viaggio dei prossimi anni, ribadisci questo concetto appunto della sostenibilità, della vivibilità, dell’accessibilità?
Assolutamente sì. Io penso che sia cambiato il modo di viaggiare, oggi. Dobbiamo stare anche attenti a identificare le motivazioni di viaggio con delle località in particolare, perché una destinazione non è un prodotto fisico, una destinazione è fatta di persone. Quindi, tendenzialmente, quando si viaggia è perché siamo attratti da qualcosa di intangibile, che sono un ecosistema di valori, di abitudini, di modi di vivere, di tutelare il territorio. Io dico sempre che un ospite vuole bene a una destinazione quando i cittadini di quella destinazione vogliono bene al proprio territorio.
È un po’ un circolo virtuoso che si autoalimenta, quindi penso che oggi il viaggio vada in quella direzione, verso destinazioni in cui è evidente questo amore verso ciò che rende speciale quella destinazione. E questo significa un modo più lento di viaggiare, la bicicletta, i cammini, l’artigianalità, il ritorno al contatto con lo stile di vita locale, sicuramente.
Con un bilancio che sfiora i 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi, il Veneto si riconferma saldo al vertice del turismo italiano. Un primato importante che la regione sceglie di non tradurre in una mera corsa alle quantità, bensì in una strategia orientata alla qualità dell’accoglienza, al valore della spesa del visitatore sul territorio e alla gestione dei flussi.
Dalla valorizzazione delle 17 DMO (Destination Management Organization) all’offerta integrata tra mare, montagna, colline e città d’arte, la priorità è oggi guidare la destagionalizzazione per offrire esperienze autentiche durante tutto l’anno. In occasione del TTG Travel Experience di Rimini, abbiamo incontrato Lucas Pavanetto, Vicepresidente e Assessore al Turismo della regione Veneto. Nell’intervista ci ha illustrato i dati positivi della stagione estiva, la presentazione della nuova rete di 13 cammini certificati — un’opportunità straordinaria per far vivere l’entroterra e ripopolare i borghi meno noti — e i piani per il rilancio in chiave wellness del polo termale tra i più grandi d’Europa.
Vogliamo commentare il primato del turismo della Regione Veneto,la regione più turistica d’Italia?
Abbiamo chiuso il 2025 con 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi, quindi siamo la prima regione d’Italia in termini turistici e oggi festeggiamo questo dato, naturalmente, anche con la consapevolezza di dover far meglio. Chiaramente, lo dico subito, il nostro interesse non è quello di raddoppiare i numeri, quindi in termini di quantità, ma quello di affiancare ai numeri della quantità la qualità del turista che viene. Quindi, l’attenzione non è solo su quanto una persona alloggia da noi e quanti ne arrivano poi alla fine durante l’anno, ma è anche quello che poi spendono e lasciano sul territorio in termini di consumo e penso che questo sia una delle priorità che hanno tutte quante le regioni che vivono di turismo.
Quest’estate, a maggio, abbiamo raggiunto intorno ai 5,8 milioni di presenze, ed è già un buon dato, in termini generali, il che significa che l’estate è andata molto bene. Abbiamo un +10% soltanto sul mese di maggio. Abbiamo preso quel mese di riferimento, a differenza di luglio e agosto perché sappiamo benissimo che sono quei mesi in cui quel termine che noi cerchiamo di utilizzare che è destagionalizzazione o destagionalizzare, che implica per noi una stagionalità che poi limita chi va a lavorare nel settore turistico e cerchiamo di ragionare su città turistiche che vivono tutto l’anno, che è un po’ anche quel messaggio che ha lanciato il ministro Mazzi durante una riunione con gli assessori.
Quindi, insomma, una buona estate quest’anno, un buon trend di crescita e poi aspettiamo la fine dell’anno perché ricordiamo che molte delle realtà sulle quali abbiamo investito, con il periodo autunnale, ma soprattutto con il periodo invernale e quello del Natale, oggi fanno dei numeri che poi nel budget totale naturalmente garantiscono un buon risultato.
Al TTG quest’anno presentate qualche novità?
Sì, quest’anno al TTG abbiamo presentato i Cammini. Quindi 13 cammini, 5.400 km di cammini in Veneto che fanno oggi la nostra regione, anche qui leader in termini di iniziative. Cammini che non sono quelli legati alla religione o comunque al sacro, ma sono cammini che hanno diverse sfumature. Abbiamo il cammino legato a Rigoni Stern, quindi un cammino culturale, il cammino invece della Grande Guerra, che è quello che passa nel Vicentino, il cammino enogastronomico, che è quello delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene DOCG quindi parliamo anche di Patrimonio UNESCO in questo caso, ma molto legato a un prodotto che è un fiore all’occhiello della nostra economia.
Molti altri cammini si stanno naturalmente evolvendo, oltre al primo che è la Treviso-Ostiglia, giusto per ricordarne uno, abbiamo certificato questi 13 cammini proprio per l’importanza che deve avere un cammino, quindi un servizio a 360 gradi per l’ospite. Oggi, non è più il pellegrino che fa questo tipo di attraversamento, ma è anche un turista che cerca l’open air, che cerca il relax, che cerca di taccare la spina. Tra l’altro, dai dati che sono venuti fuori, i cammini hanno una prevalenza di partecipazione femminile rispetto a quella maschile, quindi ci sono già c’è già un trend…
Poi c’è una serie di servizi che vengono agevolati, che è quella dell’esperienza. Chi fa un cammino non ha bisogno, dell’autogrill da stazione, ma ha bisogno di quel vecchio alimentari che magari è rimasto chiuso, ma che oggi è stato riaperto e che offre un servizio non solo alle persone del cammino, ma fa rivivere anche una comunità che rischiava di sparire con lo spopolamento dei piccoli Comuni. Ecco, questo è fondamentale. Oggi noi, dei 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi del 2025, l’80% lo facciamo in venti località, quindi significa che tutti quei cammini che attraversano territori che non sono prevalentemente turistici possono vivere di turismo e hanno un grandissimo potenziale.
Lei ha detto una parola chiave: trend. Su cosa puntate nei prossimi anni per destagionalizzare e per evitare l’overtourism?
Allora, diciamo che con la nascita delle OGD (Organizzazione di Gestione della Destinazione), delle DMO che adesso prendono forma, ce ne sono 17 in Veneto, noi non parliamo più di singola realtà turistica che riesce a fare i grandi numeri — abbiamo dei player sul campo che fanno sei milioni di presenze in un Comune da 13.000 abitanti, se penso a Cavallino, se penso a Jesolo, se penso a Caorle —, ma abbiamo una costa che va ragionata in termini proprio di Costa Veneziana che parte dal Delta del Po e arriva fino a Bibione e che fa oltre quasi 40 milioni di presenze. Abbiamo il Lago di Garda che ne fa altrettanti, abbiamo le Dolomiti, abbiamo le colline, abbiamo le città d’arte che poi fanno la gran parte dei risultati. Per noi oggi è fondamentale avere un’organizzazione che possa gestire questo, ma che possa anche offrire al turista, proprio perché non ci sia poi l’overtourism di un singolo luogo, ma che possa essere l’opportunità di frequentare un luogo molto più ampio, facendo vivere anche il territorio dell’entroterra, che magari spesso e volentieri viene dimenticato, oppure quello della cinta di una grande città culturalmente preparata, che può essere Verona, che può essere Venezia, che può essere Padova, ma che può offrire molto. La Regione del Veneto, con la giunta attuale, ha avviato un rilancio in particolar modo di quello che è la parte delle terme e dei colli, dove all’interno ci sono i cammini, ci sono la parte del turismo termale e delle terme in senso anche sanitario, che sono le terme tra le più antiche d’Europa, tra l’altro il polo termale più grande d’Europa, che oggi deve vivere di nuova vita e quindi, accanto a quello che era la salute di un tempo, va messo quello che è il benessere, la bellezza piuttosto che il relax e il wellness più in senso ampio.
Con una posizione strategica nel cuore dell’Alpe Adria e una straordinaria varietà paesaggistica racchiusa in soli 200 km— dalle vette delle Dolomiti alle vigne del Collio, fino alle sponde dell’Adriatico —, il Friuli-Venezia Giulia si conferma una delle destinazioni più dinamiche e attrattive del panorama europeo.
In occasione del TTG Travel Experience di Rimini 2026, abbiamo intervistato Antonella Russo, Head of Italian & International Travel Trade per la Regione Friuli-Venezia Giulia. Nell’intervista, ci ha raccontato i preparativi per il grande anno di Pordenone, il prestigioso debutto dell’evento internazionale d’aviazione Connect Aviation 2027 a Trieste e le tendenze di un turismo sempre più orientato all’autenticità, alla sostenibilità e alle esperienze “da respirare”.
Ci sono alcune grosse novità l’anno prossimo nel Friuli-Venezia Giulia, ce le vuole raccontare?
Nel Friuli-Venezia Giulia c’è già una grande emozione, una grande aspettativa per Pordenone 2027, anche perché siamo reduci da un’altra Capitale della Cultura. Allora, un po’ abbiamo avuto la fortuna – e credo anche grazie al duro lavoro – di riuscire ad avere due Capitali nel giro di pochi anni: la Capitale Europea della Cultura di Gorizia e Nova Gorica, e la Capitale Italiana della Cultura che sarà proprio Pordenone il prossimo anno. Per cui è un trend culturale molto molto positivo che ci dà anche una grande carica a noi e agli operatori anche qui presenti al TTG di Rimini, che sono numerosissimi per promuovere tutto questo. Pordenone che non è per caso Capitale Italiana della Cultura, perché è una città non sempre conosciutissima, però molto molto vivace proprio dal punto di vista culturale.
Pordenone ha degli archi lunghissimi, ha un corso centrale dove è anche bello fare una passeggiata, fermarsi, bere un caffè, insomma è una città che invita a rilassarsi, ma anche a godere dell’influenza culturale, perché ci sono eventi che sono importantissimi a livello internazionale. Primo fra tutti, che si è appena concluso anche con la presenza del Presidente Mattarella, Pordenonelegge. Credo che non abbia più neanche bisogno di presentazioni. Ma anche Le Giornate del Cinema Muto, ma anche Pordenone Blues o il Dedica Festival. Quindi, una grande vivacità dal punto di vista degli eventi; dal punto di vista anche del rinnovamento urbano che si sta intraprendendo proprio in vista di Pordenone Capitale Italiana della Cultura, ma anche dal punto di vista dei luoghi dedicati alla cultura. Solo per nominarne uno, il Palazzo del Fumetto, che è una realtà veramente importante per un modo di fruire la cultura che è diverso, che non è quello che comunemente si conosce, ma è qualcosa di molto molto particolare e che ha rilevanza a livello europeo.
Così come anche per alcuni progetti legati alla cultura: per esempio uno di questi è “La cultura che cura“, ed è un progetto a nostro avviso interessantissimo che porta la cultura negli ospedali. Per cui anche in collaborazione con il CRO (Centro di Riferimento Oncologico) di Aviano, con con le aziende sanitarie e vari istituti, così che anche chi sta passando dei momenti difficili nella vita abbia la possibilità, tramite la cultura, di non concentrarsi unicamente sulla battaglia che sta affrontando, ma anche di vivere questo momento in maniera un po’ diversa e un po’, per quello che è possibile, migliore, guardando anche al futuro.
Ci sono già dei progetti che potete comunicare per Pordenone 2027? Innanzitutto, quando inizia ufficialmente?
La seconda metà di gennaio. Allora, progetti ce ne sono tantissimi, però ancora non li possiamo comunicare. Ma, a giorni, ci saranno delle comunicazioni molto importanti. Quindi, stay tuned, come si suol dire, perché ci saranno delle cose veramente molto importanti e molto belle che bollono in pentola, tra cui alcune mostre: tra le 50 che prevediamo, alcune mostre veramente importanti, sì.
Pordenone in sé è una città, appunto, come dicevamo, molto bella, che vale la pena di visitare, vale la pena di vivere, ma si lega a un entroterra anche interessante, perché Pordenone è circondata da piccoli borghi, ognuno dei quali ha dal punto di vista turistico qualcosa da da offrire. Penso ad esempio a uno dei più celebri che è Spilimbergo, con la scuola dei mosaicisti e tra poco parliamo già di presepi, ci sarà il presepe dei mosaicisti giganti di Spilimbergo, che è qualcosa anche questo legato alla cultura, ma diverso…
Per la Capitale della Cultura saranno coinvolti anche delle località limitrofe quindi?
Assolutamente sì, c’è la provincia, tutta la zona e le località diffuse. Noi lo sentiamo come un evento regionale, nel senso che la nostra è una regione piccola per cui siamo tutti coinvolti, però chiaramente tutti questi borghi — Valvasone che è il borgo medievale, Spilimbergo che nominavamo prima, Sesto al Reghena, Sacile… ce ne sono veramente tanti e saranno coinvolti in prima fila negli eventi e negli avvenimenti, insomma, di Pordenone Capitale Italiana della Cultura.
Sempre parlando di viaggi, ospitate anche un evento molto importante per il mondo dell’aviazione…
Connect! È una cosa di cui siamo molto orgogliosi perché abbiamo vinto una candidatura. Connect Aviation è uno degli eventi internazionali principali per l’aviazione civile. Noi abbiamo un aeroporto che è il Trieste Airport, che è un aeroporto veramente centrale non soltanto per la nostra regione, ma che collega tutto l’ambito dell’Alpe Adria, quindi centrale a livello europeo, e che ha una peculiarità: ha il treno, cioè la stazione ferroviaria di un treno di linea che si ferma proprio di fronte all’aeroporto. Quindi è collegato benissimo!
È un aeroporto comodo anche perché, essendo un aeroporto non enorme, è molto facile da fruire: uno scende dall’aereo, la valigia è già lì, attraversa il ponte ed è al treno o al parcheggio. Quindi è tutto molto a portata di viaggiatore, senza stress, senza code. Però noi vorremmo anche farlo conoscere un po’ di più tra coloro che muovono e smuovono questo settore. Per cui avremo ospiti a Trieste a febbraio (23-25/02/27), per tre giorni di workshop e una settimana di eventi in tutta la regione, tra gli 800 e i mille delegati che appartengono a tutte le linee aeree europee o che operano in Europa, anche extraeuropee, tutti gli aeroporti d’Europa e tutti coloro che rappresentano dei servizi legati proprio all’aviazione. Quindi Connect sarà per noi un’occasione di presentare Trieste come destinazione e come gate, restando nel gergo aeroportuale, per una una destinazione molto più ampia che è quella del Friuli- Venezia Giulia.
Non è la prima edizione, siamo alla 26ª edizione. Per noi è chiaramente la prima, è una cosa piuttosto straordinaria, e stiamo già lavorando per questo appuntamento.
Da qui magari nasceranno anche dei nuovi business, dei nuovi accordi, proprio per incrementare il traffico aeroportuale.
Questa è l’idea, anche di presentarci come destinazione Trieste, destinazione Friuli-Venezia Giulia, anche loro, in un momento difficile, perché è un momento difficile per l’aviazione, per la strutturazione adesso, nuova strutturazione in Europa dei voli, delle linee, per dire: “Guardate, noi ci siamo, non solo ci siamo, ma valiamo la pena!”.
Quali sono i numeri relativi agli arrivi turistici?
Noi siamo molto molto soddisfatti degli arrivi e delle presenze in Friuli-Venezia Giulia. Siamo, un po’ per collocazione, una regione che vive molto del turismo straniero, perché siamo chiaramente all’angolo d’Europa e molto vicini sia alla zona mitteleuropea sia alla zona dell’Est Europa, per cui abbiamo anche tantissimi visitatori dai Paesi dell’Est Europa. Non abbiamo dei Paesi che spiccano se non quelli proprio più vicini: chiaramente l’Austria è attaccatissima, la Germania, ma siamo un po’ una destinazione trasversale per tutti i Paesi europei. Per cui possiamo dire con orgoglio che stiamo mantenendo e anche aumentando gli afflussi nella nostra regione, anche perché il Friuli-Venezia Giulia rappresenta in questo momento quello che il turista sta cercando. Nel senso che, soprattutto dopo il Covid, c’è stato un cambio di prospettiva: ci si è un attimino allontanati da alcune destinazioni che sono molto più conosciute, che però sono anche più affollate, e si cerca la destinazione da vivere in tranquillità, quindi la destinazione, noi diciamo, “da respirare”, da vivere, da godere a 360 gradi.
Quindi, a partire non solo dalla visita culturale — parlavamo prima di cultura — ma anche la cultura dove l’enogastronomia fa parte di questa esperienza culturale, la passeggiata, il godersi l’aria aperta. Noi abbiamo per nostra fortuna una configurazione paesaggistica straordinaria: nel giro di 200 km si passa dalle Dolomiti alle Alpi, i vini, i vigneti e poi anche la costa adriatica. E tutto questo, unito alla posizione vicina all’Austria e alla Slovenia, fa sì che ci sia un mondo veramente, come il nostro claim, “Tutto da scoprire“.
Dalla costa adriatica ai rilievi dell’Appennino, passando per borghi medievali, città d’arte ed eccellenze enogastronomiche, le Marche continuano a distinguersi nel panorama turistico nazionale come l’unica regione d’Italia “al plurale”. Un’identità ricca e sfacettata che punta tutto sull’esperienzialità, offrendo ai visitatori la possibilità di vivere il territorio non da semplici turisti, ma da veri e propri “cittadini temporanei”.
In occasione del TTG Travel Experience di Rimini 2026, abbiamo incontrato Marina Santucci, direttrice di ATIM (Agenzia Turismo e Innovazione Marche), per fare il punto sulla presenza della Regione alla fiera, sui dati positivi registrati durante la stagione estiva e sulle strategie di promozione rivolte al mercato estero.
Un focus speciale è stato dedicato al valore dell’autenticità e alle grandi prospettive future che vedono il territorio marchigiano proiettato verso importanti traguardi culturali.
A TTG quest’anno presentate qualcosa in particolare o annunciate qualche novità?
La nostra priorità è stata quella di portare gli operatori marchigiani. Ne abbiamo 48, che con le loro agende stanno facendo match con i buyer, quindi è un appuntamento più che altro B2B, finalizzato alla commercializzazione più che alla promozione. Il momento è dedicato principalmente a loro, anche se lo stand di Regione Marche ha anche una parte istituzionale in cui c’è una presentazione dell’offerta turistica marchigiana intesa in senso più lato ed istituzionale del termine.
Su quale tipo di turismo punta la Regione?
Beh, parto da questo spunto: le Marche sono l’unica regione d’Italia al plurale. Quindi noi giochiamo molto anche su questo, perché l’offerta che abbiamo è un’offerta varia, che va dal mare alla montagna, che va da un’offerta di tipo turistico basata sull’enogastronomia, sulla cultura, quindi il patrimoni UNESCO, che sono quelli dei teatri condominiali all’italiana, riconoscimento che è stato fatto da pochissimo tempo, Urbino che è patrimonio UNESCO, bellissime città d’arte, i borghi, la possibilità di fare una vacanza all’aria aperta sia d’estate che d’inverno. Quindi, ecco, siamo una Regione al plurale anche per quanto riguarda il turismo e sentiamo di poter offrire a qualsiasi tipo di turista che cerca un’esperienza di un tipo o di un altro qualcosa che sia effettivamente tagliato su misura alla singola esigenza.
Avete già dei numeri da comunicare relativi all’estate 2026?
Allora, i conti si fanno, come dico sempre, alla fine, nel senso che i numeri saranno validati dall’ISTAT alla fine dell’anno e si sapranno all’inizio del 2027. C’è stato però sicuramente uno studio da parte del ministero del Turismo che è uscito e che dà le Marche in un’ottima posizione. Addirittura nel mese di luglio le Marche sono state la seconda Regione dopo la Calabria con un maggiore aumento nelle presenze turistiche. Questo è sicuramente un dato e la valutazione che stiamo facendo internamente è positiva, però poi i conti si fanno ad anno finito.
E riguardo alle presenze straniere?
Le presenze straniere sono in costante aumento. È sicuramente un settore su cui dobbiamo lavorare e vogliamo lavorare ancora tanto perché ci sono grandissimi margini di miglioramento e di crescita, quindi questo è sicuramente un ambito su cui vogliamo investire tanto.
Rispetto ai vostri competitor, che cosa pensate di poter offrire di più o di diverso?
L’autenticità. L’autenticità dell’esperienza. Questo sicuramente sì: l’autenticità di un luogo vero, che può essere vissuto, che può essere vissuto come un cittadino farebbe, come un marchigiano farebbe. Quindi il turista non si trova catapultato in una realtà turistica, ma si trova a vivere un’esperienza immersiva e a vivere come cittadino temporaneo in quel momento come un vero marchigiano. E quindi l’autenticità è sicuramente un valore aggiunto che noi crediamo di avere.
Per il 2027 avete in programma qualche evento, qualcosa in particolare, qualche anniversario che festeggiate o celebrate?
Non mi sembra. Sicuramente, secondo quelle che saranno le direttive della giunta, l’agenzia si muoverà, credo, anche con grandi eventi sul territorio, anche in preparazione del fatto che comunque Ancona è Capitale della Cultura nel 2028, quindi questo sarà un ulteriore elemento…
Quindi nel 2027 bisognerà lavorare anche per questo!
Anche per quello, sì. Non solo, ma anche per quello.
Dal 14 al 16 ottobre 2026, la Fiera di Rimini torna a essere il punto d’incontro dell’industria del turismo con TTG Travel Experience e InOut | The Hospitality Community, due appuntamenti molto importanti per il turismo mondiale e l’ospitalità, che riuniscono destinazioni, tour operator, buyer, catene alberghiere, imprese tecnologiche, progettisti e professionisti dell’accoglienza.
La cerimonia inaugurale si terrà mercoledì alle 10.15 nella Main Arena – Hall Sud alla presenza del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Il titolo dell’Opening Ceremony: “The Year to Exist. Il turismo del 2030: spazi e tempi da progettare, vivere e tutelare”, nel segno di EXIST, il tema portante dell’edizione 2026.
I numeri di TTG 2026
La 63ª edizione si apre con 2.800 espositori, mille buyer, 28 padiglioni e 140.000 metri quadrati di superficie espositiva e con una presenza internazionale ancora più ampia (30% di espositori esteri diretti, 75 Paesi rappresentati), grazie anche all’ingresso di undici nuovi Paesi espositori: Repubblica Ceca, Croazia, Cipro, Moldavia, Filippine, Colombia, Bahamas, Kyrgyzistan, Giordania, Georgia e Venezuela.
Le novità a Rimini
Saranno 200 gli eventi, nove le arene tematiche e oltre 400 relatori a scandire il programma di TTG Travel Experience 2026, tra incontri istituzionali, ricerche in anteprima e confronti sui principali cambiamenti che stanno attraversando il turismo.
Tra le novità dell’edizione il nuovo format di TTG Star Award, il premio dedicato ai professionisti che, all’interno delle proprie imprese, guidano il cambiamento attraverso idee, prodotti e soluzioni innovative. Dodici i candidati, suddivisi nelle categorie Transport, Hospitality, Destination e Tour Operator, con il riconoscimento speciale TTG Star EXIST.
La TTG Next Startup Area ospita 40 startup nel padiglione C3, tra realtà emergenti e imprese in crescita, con pitch, talk e incontri su intelligenza artificiale, automazione, dati, smart destination e nuovi modelli di business.
Il programma guarda già al 2027 con i cinque trend di consumo di Travel & Hospitality Vision +27 by TTG, la prima ricerca sulla Zero Click Economy, gli studi di Politecnico di Milano, Confturismo-SWG, Isnart e Nexi e il nuovo Rapporto sul Turismo Italiano.
Spazio anche alle nuove geografie del viaggio, con il Mediterraneo, la geopolitica, il clima e la sicurezza dei viaggiatori tra i temi più discussi. Tra gli appuntamenti istituzionali, giovedì 15 ottobre sarà presentato il Cammino di San Giovanni Paolo II, un importante progetto condiviso tra Italia e Polonia con la partecipazione del ministro Mazzi e del segretario di Stato polacco Ireneusz Raś.
L’edizione 2026 di InOut | The Hospitality Community avrà nuove iniziative dedicate a extralberghiero, open air e progettazione. Debutta Extra Hospitality, con un’area e un’arena per host, gestori e property manager, mentre nasce FAITA Agorà, un nuovo spazio di confronto sull’ospitalità all’aria aperta.
Thinking Box si arricchisce invece di tour guidati nei padiglioni dedicati a materiali, tecnologie e soluzioni innovative. Cinque mostre e installazioni attraversano design, benessere e nuovi modi di vivere gli spazi dell’accoglienza: la nuova Sustainable & Inclusive Hospitality Design, dedicata ad ambienti accessibili, inclusivi e sostenibili; Hotel in Motion – Wellness Cafè 5.0; Vision Lab, alla sua quarta edizione; Let’s be too.gether, il progetto immersivo di Simone Micheli; e I Want to Be, l’installazione artistica di Cinquerosso Arte sempre ispirata al tema EXIST, fil rouge di questa edizione della manifestazione.
Milo Manara è uno dei fumettisti e illustratori italiani più famosi e apprezzati al mondo, noto in particolare per la sua maestria nel fumetto erotico e per il suo stile di disegno unico. Le sue donne sono diventate vere e proprie icone della cultura pop (tanto che con una viaggerebbe molto volentieri). Miele – molto probabilmente il suo personaggio più celebre – protagonista di “IIl Profumo dell’Invisibile”, Claudia, Molly, Jolanda, Phillis, Lucrezia Borgia e Gulliveriana, una rivisitazione erotica e fantastica del classico “I viaggi di Gulliver”.
E proprio di viaggi abbiamo parlato con Manara, del suo lungo viaggio in Asia, a bordo di un camper molto particolare, di quelli “straordinari” fatti in nave, in barca e in treno e di quelli che ancora deve fare.
Milo Manara, lei è noto per essere stato un grandissimo appassionato di viaggi in camper. È ancora così?
Lo ero quando ero più giovane. Allora il mondo era diverso: c’era una libertà e una tranquillità diversa per andare ovunque senza le tensioni geopolitiche di oggi. Potevi perfino parcheggiare un camper in centro a Parigi, ai Jardin du Luxembourg, senza che nessuno venisse a dirti nulla.
Quando ha smesso con quel tipo di viaggi on the road?
Intorno alla metà degli Anni ’90-’95. Poi ho sostituito il camper con la barca, che ho venduto solo l’anno scorso. Ormai ho 81 anni, mi sarebbe toccato pesare sugli amici più giovani, e invece ogni stagione della vita ha i suoi frutti.
Getty ImagesMilo Manara in vacanza in barca negli Anni ’90
Negli Anni ’80 lei ha compiuto un viaggio leggendario in camper fino in Asia. Che ricordo conserva di quell’avventura?
Nel 1983, ho viaggiato in camper tra Pakistan, India e Nepal. In realtà non era un camper normale: era un mezzo militare 4×4 della Legione straniera francese riadattato, molto robusto, ideale per il deserto. All’epoca, lungo quelle strade non si incontrava quasi nessuno.
Quell’esperienza in Asia le è servita da ispirazione per il suo celebre personaggio, Giuseppe Bergman?
In un certo senso sì, Giuseppe Bergman è un personaggio vagamente autobiografico. “Le avventure orientali di Giuseppe Bergman” erano una sorta di diario fantastico nato da quel viaggio. Mentre viaggiavo lavoravo ai fumetti, ma facevo anche moltissimi schizzi dal vero.
Tra le sue collaborazioni più celebri ci sono quelle con Federico Fellini, con cui ha realizzato “Viaggio a Tulum” e “Il viaggio di G. Mastorna”. Quanto c’era di reale e quanto di fantastico in quei progetti?
“Viaggio a Tulum” raccontava un vero viaggio che Fellini ha compiuto nello Yucatán, in Messico, alla ricerca dei luoghi dei libri e dei brujos (stregoni), raccontati da Carlos Castaneda, un viaggio in cui lui è partito da Los Angeles ed è arrivato fino a Tulum in auto. La curiosità è che il suo aiuto regista in quella spedizione era lo scrittore Andrea De Carlo, che ne scrisse poi un libro intitolato proprio “Yucatan”. “Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet”, invece, è del tutto immaginario, da cui, finora, non è tornato indietro nessuno: racconta un viaggio nell’aldilà, un tema che Fellini ha affrontato in modo leggero e non spaventoso, facendo incontrare al protagonista personaggi come Groucho Marx.
Tra tutti i luoghi reali che ha visitato, quali le sono rimasti più impressi?
Ricordo con grande forza le Meteore in Grecia, dove andavo spesso in camper, e le città rupestri della Cappadocia. Ma uno dei ricordi più straordinari resta la notte di Katmandu, deserta, in mezzo a templi mistici che trasmettevano un profondo senso di ascesi. E poi il cielo di notte in mezzo al mare, senza inquinamento luminoso, con una Via Lattea nitida come la vedevo solo da bambino.
Sono stato persino in Argentina a bordo di una nave cargo. I cargo hanno spesso cabine per pochi passeggeri: un viaggio straordinario, di giorno ognuno lavorava e non si vedeva anima viva, ci si godeva l’oceano e si facevano lunghe soste nei porti come Rio de Janeiro e si risaliva i grandi fiumi brasiliani per raggiungere i porti fluviali. Un modo di viaggiare incantevole e lontano dal turismo di massa odierno.
I suoi viaggi sono stati d’ispirazione per il suo lavoro?
Certo! Di Giuseppe Bergman ho fatto le “Avventure orientali”, una specie di diario fantastico, e poi durante questi viaggi facevo degli schizzi dei luoghi dal vero. Anzi, a volte mi sono capitate delle disavventure di viaggio: per esempio, una volta dovevo realizzare un fumetto erotico, “Il gioco”, e dovevo spedire ogni mese una puntata, ma ero in Pakistan e avevo paura che aprissero le buste, avevo il terrore perché sarei ancora là in prigione.
Qual è il posto che le è piaciuto di più al mondo e quale vorrebbe assolutamente visitare e perché?
L’Amazzonia. Mi è rimasta nel cuore fin dalle letture da ragazzo, al punto che se mi chiedono cosa fossi in una vita precedente rispondo sempre “un indio amazzonico”! Non sono mai riuscito ad andare a Manaus, ma spero ancora di farcela.
Devo dire che non mi piace molto volare. Soffro un po’ di claustrofobia nei voli lunghi. Ma, soprattutto, non mi piace l’aereo perché appiattisce le distanze, mi piace vedere quanto è grande il mondo. Con la nave ti rendi conto delle distanze. L’aereo ci dà la falsa illusione di essere i padroni del pianeta, ma non è vero, perché basta un temporale per metterci tutti in ginocchio. Amo molto i treni, specialmente quelli notturni: un tempo, con il vagon lit salivi la sera a Verona ed eri a Parigi la mattina dopo, senza perdere un solo giorno di viaggio. Una volta c’erano le cabine con la toilette e la doccia, per me era un paradiso perché con il treno notturno non perdevi tempo. Il treno mi piace molto: mi piacerebbe molto prendere la Transiberiana e arrivare fino in Cina.
Se dovesse scegliere una delle sue eroine per accompagnarla in un viaggio intorno al mondo, chi sceglierebbe?
La destinazione non importerebbe, basta andare, Est, Ovest, Nord o Sud è sempre interessate, ma Miele sarebbe un’ottima compagna di viaggio perché è una ragazza allegra, curata, che non si spaventa davanti alle avventure in viaggio e, oltretutto, è decisamente una bella vista!
Getty ImagesMil Manara durante un evento a Madrid nel 2013
Un weekend tipicamente autunnale è quello che ci attende, in particolare perché le sagre e gli appuntamenti enogastronomici del fine settimana che va dal 9 all’11 ottobre 2026 è caratterizzato da prodotti stagionali. Dalle castagne ai funghi porcini, dalle patate al vino sono tanti gli eventi in tutta Italia.
Abbiamo selezionato i migliori eventi che vi consigliamo di non perdere.
Il 13 novembre 2026 apriranno i mercatini di Natale di Innsbruck, la deliziosa città austriaca appena oltre confine che, a Natale, si trasforma in un luogo magico. Tante sono le novità di questa nuova edizione e diversi sono i mercatini in città, uno diverso dall’altro, che dureranno fino al 6 gennaio 2027.
Sicuramente i più originali sono quello di Telfs, un mercatino natalizio unico al mondo a tema Vittoriano, e il Mercatino di Natale sul trampolino del salto con gli sci che ha ospitato i XII Giochi olimpici invernali.
A Innsbruck i mercatini di Natale sono ben sette sono e tutti diversi tra loro. Il più caratteristico è quello allestito sotto il celebre Tettuccio d’oro, il simbolo di Innsbruck: un erker in stile tardogotico che sorge sulla facciata del Neuer Hof, l’antico palazzo dei conti del Tirolo, il cui tetto è ricoperto da 2.657 scandole di rame dorato. Poi c’è il mercatino centrale nella Maria-Theresien-Straße, quello di Telfs a tema Vittoriano e quello in quota, affacciato sul trampolino del salto con gli sci che ha ospitato i XII Giochi olimpici invernali.
1. Il mercatino di Natale sotto il Tettuccio d’oro
È il mercatino più antico e suggestivo di Innsbruck, circondato dai caratteristici palazzi medievali. Giò che ci siete, passeggiate sulla Märchengasse, il Vicolo delle Fiabe, lungo Kiebachgasse e Köhleplatz, dove alle finestre compaiono le statue dei personaggi delle fiabe.
123RFIl mercatino di Natale sotto il celebre Tettuccio d’oro
2. Il mercatino di Natale di Maria-Theresien-Straße
Questo è il mercatino che si sviluppa nella centralissima Maria-Theresien-Straße, via principale dello shopping in città. Qui l’atmosfera è più moderna. Questo mercatino è famoso per le installazioni luminose in cristallo Swarovski la cui sede principale si trova proprio alle porte di Innsbruck, a Wattens, nel Tirolo austriaco, e dove si può visitare i Mondi di Cristallo Swarovski, un luogo esperienziale dove arte e tecnologia si fondono in modo spettacolare.
3. Il mercatino di Natale della piazza del Mercato
La Marktplatz o piazza del Mercato affacciata sulle sponde del fiume Inn ospita un altro mercatino natalizio perfetto per le famiglie in quanto qui vengono allestite giostre per bambini, un teatrino dei burattini e un imponente albero di Natale di cristallo Swarovski ovviamente.
iStockInnsbruck vista dal lungofiume
4. Il mercatino di Natale di Wilten
Nella Wilten Platzl, poco distante dal centro storico, questo mercatino vende soprattutto oggetti artigianali locali e artistici e specialità gastronomiche biologiche.
5. Il mercatino di Natale di St. Nikolaus
Questo mercatino si tiene in Hans-Brenner-Platz, sulla sponda opposta del fiume Inn, dove c’è un quartiere tranquillo, molto autentico e lontano dalla ressa turistica. Gli stand espongono prodotti artigianali del Tirolo.
iStockLa magia dei mercatini di Natale a Innsbruck
6. Il mercatino di Natale di Hungerburg
Questo mercatino si tiene sulla terrazza panoramica di Hungerburg a 860 metri di altitudine, raggiungibile tramite la meravigliosa funicolare Hungerburgbahn, disegnata dalla celebre architetta Zaha Hadid e che collega il centro città con il quartiere di Hungerburg in appena otto minuti. Da quassù si gode di una vista spettacolare dall’alto su tutta la città illuminata. Il mercatino comprende solo pochi stand intimi.
7. Il mercatino di Natale di Bergisel
Ai piedi del celebre trampolino per il salto con gli sci viene allestito uno dei mercatini di Natale più originali della Alpi. L’atmosfera è molto suggestiva ed è concentrata sulle tradizioni tirolesi d’epoca e sull’artigianato locale.
A circa 25 km da Innsbruck, nella cittadina di Telfs, si svolge un mercatino dell’Avvento unico al mondo. Noto per le sue rievocazioni storiche e agli spettacoli dedicati alla figura di Ebenezer Scrooge e all’atmosfera Vittoriana, è celebre per la combinazione tra la gastronomia locale tirolese, l’artigianato in legno e gli spettacoli di strada a tema ottocentesco.
Tutti i mercatini, urbani ed extraurbani, sono raggiungibili utilizzando esclusivamente i mezzi pubblici, specie se si utilizza la Innsbruck Card che consente oltre che di accedere ai musei cittadini, anche di prendere i mezzi pubblici gratuitamente, incluso il bus turistico panoramico (The Sightseer) e i due impianti di risalita in funivia (viene omaggiata a tutti gli ospiti che soggiornano almeno due notti in un hotel di Innsbruck).
Viaggiare in treno
Proprio il 13 novembre, partirà un’iniziativa organizzata dalle ferrovie tedesche e austriache per portare gli italiani a Innsbruck comodamente in treno. I nuovi Railjet DB-ÖBB partiranno cinque volte al giorno (ogni due ore) dalla stazione ferroviaria di Verona diretti in Austria. A questi si aggiungono i treni che partono da Venezia verso Monaco di Baviera e da Bologna.
Ho avuto la fortuna di prendere moltissimi aerei nella mia vita e i ritardi sono all’ordine del giorno, benché ogni volta siano sempre una gran rottura di scatole. Anche perché, c’è ritardo e ritardo. Vado subito al dunque, dato che il problema più grande lo causano quei ritardi che durano ore e che ti fanno perdere una coincidenza, una giornata intera di lavoro se non di più.
Detto che queste gigantesche macchine volanti possono avere sempre qualche problema e che un guasto tecnico è sempre dietro l’angolo, pertanto è richiesto ai passeggeri un minimo di tolleranza, l’importante è che la compagnia aerea sia in grado di gestire il ritardo causato a centinaia di persone e di attenersi a quelle che oggi sono diventate norme regolamentate che vanno sotto il nome di Diritti del Passeggero, disciplinate dal Regolamento CE 261/2004 e dalla Carta dei Diritti del Passeggero dell’ENAC (e che sarà aggiornata a partire dal 23 ottobre 2027).
Secondo queste norme, infatti, si ha diritto a una compensazione aerea ovvero a un risarcimento pecuniario che varia a seconda della tratta quando si subisce un ritardo di almeno tre ore rispetto all’orario di arrivo previsto a destinazione o addirittura la cancellazione del volo, senza un adeguato preavviso.
L’importo varia a seconda della distanza della tratta: 250 euro per tutte le tratte aeree fino a 1.500 km; 400 euro per tratte intracomunitarie superiori a 1.500 km e per tutte le altre tratte comprese tra 1.500 km e 3.500 km e 600 euro per le tratte aeree superiori a 3.500 km o che non rientrano nei casi precedenti (qui il nostro articolo che spiega tutto). E c’è chi il ritardo lo gestisce bene e chi no.
La peggiore è Ryanair
Dire che la peggiore compagnia aerea a gestire i ritardi è Ryanair è come sparare sulla Croce Rossa. Per un motivo o per un altro, sono molti a odiarla, anche se, purtroppo, talvolta si è costretti a prendere un volo della low cost o perché il biglietto è quello che costa (apparentemente) meno o perché è l’unica compagnia a raggiungere una certa destinazione o perché ha maggior frequenza di voli. Fatto sta che, spessissimo, i voli Ryanair fanno ritardo, siete d’accordo?
Quando si tratta di ore di ritardo, la maggior parte delle volte il personale della compagnia non è in grado di gestire la criticità e, soprattutto, non si attiene alle regole UE. Quando viene annunciato il ritardo di un volo Ryanair (o più spesso lo si legge direttamente sul display dell’aeroporto) il personale addetto sparisce. Nessuno sa niente e non c’è nessuno nei paraggi a cui chiedere. L’orario continua ad aggiornarsi sullo schermo e il ritardo si accumula, e ancora niente personale. Dopo qualche ora, forse, l’altoparlante annuncia che “i passeggeri del volo FR XYZ hanno diritto a un pasto, a una bevanda e a due telefonate” (dopo due ore, se la tratta è fino a 1.500 km, dopo tre ore o più per voli superiori a 1.500 km all’interno dell’Unione europea o per tutti gli altri voli tra 1.500 km e 3.500 km, dopo quattro ore o più per i voli superiori a 3.500 km al di fuori dell’Ue) e di “rivolgersi al bancone numero 123”.
Qualcuno era alla toilette, qualcun altro stava dormendo, altri ancora erano impegnati in conversazioni al cellulare per cambiare i piani del proprio viaggio, fatto sta che quei pochi che hanno colto il messaggio si fiondano e, nonostante dovrebbero esserci viveri per tutti i passeggeri e che l’addetto ne consegni solo uno a testa, riescono a esaurirli in pochi minuti. Chi prima arriva meglio alloggia, insomma, e non è vero che tutti i passeggeri hanno gli stessi diritti perché molti restano senza cibo né acqua e se li devono comprare a spese proprie (è quanto mi è accaduto di recente al rientro da Sarajevo). Se poi la situazione si aggrava e si è costretti a trascorrere la notte nella città di partenza, si ha diritto a una sistemazione in albergo (spesso quello più vicino all’aeroporto) e al relativo trasporto, ma chissà come mai nessuno sa mai dove il bus aspetta i passeggeri e, ora che si è scoperto, è già partito e si fa prima a prendere un taxi (che, essendo fuori dall’indennizzo, nessuno ti rimborserà mai).
Voto: 2
La migliore è Etihad
Anche le migliori possono sbagliare. Ma, proprio perché sono le migliori, risolvono gli inconvenienti brillantemente. Il caso più comune è che il volo riscontri un guasto tecnico – come è accaduto a me – e che subisca un ritardo che si protrae anche per diverse ore (del resto, se c’è qualcosa che non va, chi ha voglia di rischiare e di salire a 10mila metri di quota?).
Poiché Etihad effettua voli da e per Abu Dhabi, la Capitale dell’Emirato a cui fa capo la compagnia aerea, che spesso è uno stop over verso altre destinazioni, le coincidenze non sono tantissime come posso essere quelle di Ryanair che vola in Europa. Pertanto, dopo qualche ora di ritardo, è matematico che la coincidenza ormai è persa, con disagi annessi alla riprogrammazione del viaggio (che talvolta non si limita soltanto a un altro volo, ma anche a un’auto a noleggio, a un hotel prenotato, a un’escursione o un treno programmato ecc.) e alle spese extra budget.
Ebbene, in un mio recente viaggio, tutto ciò è stato organizzato dal personale della compagnia che si è occupato non soltanto di garantire vitto e alloggio a tutti i passeggeri, ma prima ancora del rientro in Italia, avevo già ricevuto una mail da Etihad Airways con oggetto “Compensation Consent”. La mail riportava le scuse da parte della compagnia “per i disagi affrontati” durante il recente viaggio e la promessa che il “feedback sarà condiviso con i team competenti per le opportune valutazioni”.
Inoltre, l’e-mail riportava il riconoscimento della compensazione “in conformità al Regolamento (CE) n. 261/2004” a cui avevo diritto “che verrà corrisposta tramite bonifico bancario”. E non è tutto. La compagnia ha ricordato che avrei avuto diritto anche al rimborso di eventuali spese sostenute “durante l’attesa prima del volo di riprotezione” nel caso fossi stata “in possesso delle relative ricevute ufficiali”. Riempito un modulo online inviato tramite un link nella stessa mail con tutti i dati richiesti (generalità nome dell’istituto bancario e numero di Swift), dopo qualche giorno una mail con oggetto “Payment Advice from Etihad Airways” è arrivata nella mia casella di posta elettronica e la cifra è stata versata sul mio conto corrente.
Tre giorni, quelli dal 14 al 16 ottobre 2026, pieni di appuntamenti, convegni, workshop, conferenze, happening, eventi e autorevoli presenze tra gli stand del TTG Travel Experience di Rimini. Tra la miriade di impegni ce ne sono alcuni da segnare in agenda. Ecco i nostri consigli.
Specialità tipiche allo stand dell’Umbria
Nell’arena del padiglione della Regione Umbria (Pad. C3, stand 234-406) troveranno spazio degustazioni, preparazioni e incontri dedicati alle eccellenze regionali: olio, vino, birra artigianale, cioccolato, tartufo e produzioni agricole diventeranno occasioni per raccontare non soltanto ciò che si può assaggiare, ma i territori, le persone e i paesaggi da cui questi prodotti nascono. Tra i protagonisti della proposta gastronomica ci saranno Andrea Impero, chef dell’Elementi Fine Dining del Borgobrufa Spa Resort, e Ada Stifani, alla guida di Ada Gourmet a Perugia.
Degustazioni di vini della Moldova
Il vino costituisce uno dei principali fili conduttori della Moldova. Le Strade del vino attraversano le tre regioni con Indicazione Geografica Protetta – Codru, Valul lui Traian e Ștefan Vodă – e collegano cantine storiche, aziende familiari, ristorazione e ospitalità. La presenza a TTG di operatori attivi a Chișinău, nel Codri e nell’area di Purcari consente di costruire programmi che combinano capitale, territori rurali, enogastronomia, natura e patrimonio culturale. Giovedì 15 ottobre alle ore 15.00 è prevista una degustazione di prodotti tipici e vini Cricova, la cantina sotterranea che si estende per oltre 120 chilometri di gallerie sotterranee (Pad. C7 – Stand N128).
Aperitivi da Gruppo Gattinoni
Mercoledì 14 ottobre, dalle 16.45 alle 18.00, lo stand del Gruppo Gattinoni (Hall A5-C5/415-502) ospiterà un aperitivo aperto ai visitatori di TTG: cocktail e piadina romagnola per un momento informale di incontro e networking, realizzato insieme a Pliant, partner dell’iniziativa. Anche giovedì 15 ottobre, sempre dalle 16.45 alle 18, ci sarà un altro momento di conviviale, dopo la presentazione delle novità di Gattinoni Travel sempre, presso lo stand.
Il ministro Mazzi e il Cammino di Papa Giovanni Paolo II
Il 14 ottobre alle ore 15.40 presso la Global Village Arena, Padiglione C4 sarà annunciato “Da Cracovia a Roma un nuovo modo di camminare attraverso l’Europa“, il nuovo Cammino dedicato a Papa Giovanni Paolo II, alla presenza del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e organizzato dall’Ente del Turismo della Polonia.
I numeri dei viaggi
Abitare, viaggiare, osservare, ascoltare, incontrare: il valore dell’esperienza reale nel generare persone più consapevoli e territori capaci di ri-esistere e rigenerarsi attraverso la presenza e la partecipazione. Usando dati, evidenze e testimonianze, Isnart, il 14 ottobre, dalle 13:20 alle 14:20, nell’Italy Arena, analizzerà come turismo, eventi e ospitalità possano trasformare la scelta di esserci in un fattore di benessere individuale, coesione sociale e sviluppo dei territori. Il panel affronterà, inoltre, il turismo termale come esperienza rigenerativa in senso pieno.
Rimini all’alba
La mattina di giovedì 15 ottobre comincerà molto prima dell’apertura degli stand fieristici con la TTG Sunrise Walk and Run organizzata da VisitRimini insieme al partner locale Fluxo. L’accoglienza è prevista dalle ore 6.45, con check-in e warm-up, mentre alle 7.30 partirà un percorso di circa 5 chilometri lungo il mare e attraverso il Parco del Mare. Una modalità diversa per presentare la città agli operatori non attraverso una brochure o una presentazione, ma percorrendola, alle prime ore del giorno, per sperimentare direttamente uno degli spazi che hanno ridisegnato il waterfront riminese e che rappresentano oggi una delle infrastrutture più riconoscibili della città.
Sul nuovo numero di ottobre 2026 del magazine sfogliabile GATE, vi riportiamo a Dubai, per scoprire un lato inedito, ma molto più autentico, dell’Emirato che non smette mai di attrarre gli italiani.
Se pesante che Dubai sia tutta grattacieli avveniristici, mall lussuosissimi, attrazioni costosissime a ristoranti stellati, vi sbagliate di grosso. A due passi dai luoghi più iconici c’è una zona meno turistica, meno patinata e, soprattutto, meno costosa ma molto più autentica, che solo i local e gli expat conoscono. È il quartiere di Deira, la storica e vivace zona commerciale situata nella parte Est della città. Ci siamo stati e ve la raccontiamo.
Ma vi diamo anche qualche consiglio su gite da fare in giornata in Italia: dal viaggio sul Treno del foliage alla visita dell’Amerigo Vespucci a una tappa sull’isola di Ortigia in Sicilia.
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In occasione di TTG Travel Experience 2026, viene presentato il report che delinea quali saranno i trend di viaggio da tenere sotto la lente: Travel&Hospitality Vision.
Il documento, curato da Blue Eggs, raccoglie le tendenze di consumo che influenzeranno e guideranno le scelte strategiche e di innovazione dei prossimi anni del turismo.
Lo studio ha individuato cinque macro-tendenze (Deep Trends) di cui i territori, i brand e chi lavora nella ricettività e nel settore travel in Italia dovrà tenere conto per stare al passo coi tempi. Ecco quali sono i trend:
Forward to Re-Naturing o nuova naturalità
Un trend che sta facendo sempre più breccia tra i viaggiatori consiste nel cercare di bilanciare sempre più l’ipertecnologia con la semplicità percettiva. In un’epoca dominata da tecnologie avanzate, le persone cercano soluzioni e prodotti che appaiano semplici, immediati e “naturali”. Qual è dunque la sfida? Creare un nuovo equilibrio tra passato e futuro, ridefinendo i valori della tradizione, dell’umanità e della sostenibilità.
Authenti-Care ovvero riservatezza e relazioni autentiche
Un altro trend è quello che cerca di approfondire le relazioni, tenendo conto di discrezione e di protezione dei dati. Questa tendenza nasce dal bisogno di proteggere una dimensione intima e riservata (informazioni, ricordi, contenuti veri) da condividere solo con una cerchia ristretta. La sfida per gli operatori del settore travel in questo caso è quella di conciliare la visibilità social con la riservatezza, dimostrando di essere trasparenti, discreti, credibili e affidabili.
I Want to Belong ovvero senso di appartenenza e di community
Altro trend in crescita è quello della ricerca di identità collettiva e rivoluzione della loyalty. Oltre alla ricerca di esperienze individuali, cresce il desiderio di far parte di realtà collettive condivise su basi sociali, etiche, religiose o geografiche. Ecco perché sia i territori sia i brand del turismo devono ripensare le vecchie community e i tradizionali programmi di fedeltà per costruire progetti d’appartenenza autentici e condivisi.
As a Living System ovvero brand come sistema vivente
Flessibilità e adattività sono le keyword di questo trend che si basa sul concetto di evoluzione della personalizzazione: i consumatori non cercano più solo prodotti componibili, ma concepiscono i brand come strutture dinamiche e flessibili. Ecco perché per rispondere a questa esigenza è necessario presentarsi e agire come una vera e propria “entità organica/sistema vivente” capace di adattarsi e integrarsi nell’ecosistema di vita del cliente.
Eternal Memories o memorie senza tempo
In questo ambito, ci sono quegli oggetti e quei simboli capaci di cristallizzare il tempo. In una fusione continua tra passato, presente e futuro, aumenta l’apprezzamento per concetti e oggetti iconici pronti a sfidare le mode passeggere, motivo per cui è sempre più importante creare esperienze e valori senza tempo, utili non solo nel settore del lusso/moda, ma anche in ambito turistico e ricettivo.
Quest’anno a Rimini, dal 14 al 16 ottobre, si svolge la sessantatreesima edizione di TTG Travel Experience, la più importante manifestazione fieristica dedicata al turismo d’Italia. L’ingresso alla manifestazione è riservato esclusivamente agli operatori del settore.
Le date del TTG 2026
Il TTG di Rimini dura da mercoledì 14 a venerdì 16 ottobre 2026. Gli orari di apertura sono i seguenti:
mercoledì 14 ottobre 2026 ore 9.30 – 18.00
giovedì 15 ottobre 2026 ore 10.00 – 18.00
venerdì 16 ottobre 2026 ore 10.00 – 17.00.
Dove si svolge il TTG 2025
TTG Travel Experience si tiene nei padiglioni del Quartiere Fieristico di Rimini in via Emilia, 155. Gli ingressi sono tre:
ingresso Sud – via Emilia, 155
ingresso Est – via Costantino il Grande
ingresso Ovest – via San Martino in Riparotta.
Le aree espositive
Per agevolare la visita, il TTG è diviso i tre macroaree: Italia, The World e Global Village.
L’area Italia si trova all’interno dei padiglioni A1, A2, A3, C1, C2, C3 e ospita gli stand degli uffici del turismo delle Regioni italiane, delle singole attrazioni, degli hotel, delle DMO (Destination Management Organization) e delle DMC (Destination Management Company). Il padiglione italiano comprende anche un’area chiamata TTG Next STARTUP che ospita 45 start up di tecnologie e modelli di business che stanno ridefinendo il futuro della filiera turistica.
L’area The World occupa i padiglioni A6, A7, C6, C7 dove si trovano le principali destinazioni estere, con gli Enti del turismo, i tour operator, le compagnie aeree, le catene alberghiere e i DMC stranieri. Nel padiglione C6 si trova anche l’African Village, dove espongono tutti gli operatori e le destinazioni specializzate nell’Africa subsahariana
Il Global Village è concentrato nei padiglioni A4, A5, A6, C4, C5 e comprende l’offerta dei tour operator, delle compagnie crocieristiche, degli autonoleggi, dei trasporti in generale e delle assicurazioni.
Il tema di TTG 2026
Come ogni edizione, anche quest’anno viene presentato un tema portante che guida il programma degli eventi dei tre giorni di fiera, ispirato al mercato attuale. Per l’edizione 2026 il tema è EXIST ovvero esserci e riaffermare la centralità dell’esperienza umana. Il viaggio non è solo intrattenimento, ma un momento di riconnessione.
L’obiettivo non è indicare una tendenza, ma condensare in un concetto le peculiarità e le urgenze del settore nelle sue molteplici sfaccettature.