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Non solo Sakura, è il momento del Momijigari, magico foliage giapponese

Il Giappone non regala emozioni soltanto in primavera, quando la fioritura dei ciliegi trasforma parchi e giardini in scenari da fiaba. Anche l’autunno dona il suo grande spettacolo di rosso, arancio, oro e atmosfere sospese: è il Momijigari, l’antica tradizione giapponese dedicata alla contemplazione del foliage.

Il periodo di solito associato al foliage va da ottobre a novembre, anche se le tempistiche cambiano in base alla latitudine e all’altitudine: proprio seguendo tale progressione dei colori è possibile costruire un suggestivo viaggio lungo il Paese del Sol Levante e incontrare l’autunno in luoghi diversi, anche più volte durante lo stesso itinerario.

Cos’è il Momijigari e perché è una tradizione così importante

La parola Momijigari si traduce come “caccia alle foglie rosse” e identifica la pratica di andare alla ricerca dei paesaggi autunnali, soprattutto quelli caratterizzati dalle foglie degli aceri: il termine richiama infatti il momiji, l’acero dalle intense tonalità autunnali, ma l’esperienza comprende anche il foliage degli alberi di ginkgo, che danno vita a scenari altrettanto favolosi con le loro sfumature dorate.

Le sue origini risalgono al periodo Heian, tra il 794 e il 1195. In quell’epoca il Momijigari era soprattutto una pratica dell’aristocrazia: nobili e poeti si ritrovavano nei giardini e nei rifugi di montagna per ammirare il mutare della natura. La contemplazione delle foglie diventava così un’occasione per dedicarsi alla poesia e alla riflessione sulla transitorietà dell’esistenza, un tema legato all’estetica giapponese.

Con il passare dei secoli il Momijigari si è trasformato in una tradizione popolare ma ha mantenuto il suo significato più profondo. Come l’hanami accompagna la primavera con la contemplazione dei ciliegi in fiore, il foliage scandisce l’autunno ricordando quanto la bellezza possa essere intensa proprio perché destinata a cambiare.

Quando vedere il foliage in Giappone

In generale, il periodo migliore si colloca tra fine ottobre e inizio dicembre, ma già alla fine di settembre l’autunno può fare la sua comparsa nelle aree settentrionali e montane.

In Hokkaido, per esempio, i colori arrivano prima, già dalla fine di settembre nei parchi e nelle zone montane. A Sapporo il momento più suggestivo si concentra invece tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre.

Scendendo verso il centro del Paese, località come Nikko e le Alpi giapponesi possono raggiungere il loro momento migliore già da metà ottobre. A Tokyo, invece, il foliage urbano tende a raggiungere il culmine tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, e regala il particolare contrasto tra i colori autunnali, i parchi storici e il paesaggio della metropoli.

Novembre è anche un mese ideale per ammirare i colori di Hakone e della regione dei Cinque Laghi, con il Monte Fuji a fare da sfondo. Nel Kansai, tra Kyoto, Osaka e Nara, lo spettacolo arriva di solito dalla metà di novembre, mentre più a sud, verso Hiroshima e Kyushu, le foglie possono tingersi più tardi, arrivando anche all’inizio di dicembre: a Fukuoka, in particolare, il foliage può proseguire fino a dicembre inoltrato.

Foliage autunnale a Tokyo
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Tutta la magia del foliage autunnale a Tokyo

Dal nord a Kyoto, il foliage segue il viaggio

La magia del foliage rende l’autunno una stagione davvero interessante per organizzare un itinerario in Giappone: programmando gli spostamenti in base alle varie tempistiche potrete infatti seguire idealmente il movimento dei colori e incontrare il foliage in più tappe.

Tra le mete più celebri spicca senza dubbio Kyoto, dove il rosso degli aceri si inserisce in un paesaggio impreziosito da templi e giardini: qui l’esperienza può prevedere l’accesso a luoghi che richiedono un biglietto d’ingresso, mentre nei parchi pubblici la visita è di solito gratuita.

Il Momijigari resta infatti un’esperienza accessibile, ma richiede una buona pianificazione. Conoscere la progressione stagionale è fondamentale per aumentare le possibilità di incontrare le foglie nel loro momento migliore e trasformare un viaggio autunnale in un percorso al cospetto di alcuni dei paesaggi giapponesi più suggestivi.

Palazzina di Caccia di Stupinigi, visite tra giardini segreti e atmosfere da fiaba

A settembre la Palazzina di Caccia di Stupinigi (nel territorio di Nichelino a 10 chilometri da Torino) torna a svelare alcuni dei suoi angoli più segreti: sabato 12, 19 e 26 settembre 2026 riprendono infatti gli appuntamenti di Passepartout, il ciclo di visite guidate straordinarie dedicato agli ambienti di solito esclusi dal percorso ordinario.

Per l’occasione potete scegliere tra due itinerari molto diversi: “Dietro le porte segrete“, che conduce nei passaggi utilizzati un tempo dalla servitù, e “Sotto il cervo“, un percorso in verticale che permette di salire nella struttura della cupola juvarriana fino alla sua parte più alta.

La Palazzina di Caccia, Patrimonio UNESCO dal 1997, è una delle più importanti residenze sabaude del Piemonte ed è legata alla straordinaria architettura di Filippo Juvarra e a una lunga storia che ha visto transitare tra le sue sale anche Napoleone e Paolina Bonaparte.

Dietro le porte segrete, lungo i corridoi della servitù

Il percorso “Dietro le porte segrete” è dedicato agli spazi utilizzati dal personale di servizio: lungo corridoi e ambienti nascosti, la visita mostra i passaggi che consentivano alla servitù di muoversi all’interno della Palazzina senza interferire con la vita ufficiale della corte.

Si tratta di percorsi che consentivano di raggiungere stanze, appartamenti privati e sale mantenendo separati i movimenti del personale da quelli dei nobili. La visita diventa quindi anche un modo per ricostruire l’organizzazione quotidiana della residenza, andando oltre l’immagine degli ambienti monumentali destinati alla rappresentanza.

Tra gli elementi più curiosi che si possono incontrare spicca il quadro dei campanelli automatici, un sistema tramite cui era possibile richiamare la servitù dai vari ambienti della Palazzina.

Sotto il cervo, la salita nella cupola di Juvarra

Se scegliete, invece, “Sotto il cervo“, la visita si sviluppa in altezza e permette di entrare nella struttura lignea che sostiene la grande cupola progettata da Juvarra.

Il percorso prende avvio dal grande salone ovale a doppia altezza da cui comincia la salita, che dopo circa 50 gradini conduce a una balconata affacciata sul salone centrale. La balaustra presenta un caratteristico andamento concavo e convesso e, dalla posizione sopraelevata, è possibile ammirare l’ambiente da una prospettiva inedita.

La visita prosegue poi lungo una stretta scala a chiocciola, con altri 50 scalini circa e conduce alla parte alta della cupola, sotto il cervo che ne costituisce uno degli elementi più riconoscibili.

Raggiunta la parte superiore, l’attenzione si concentra sulla complessa struttura del tetto, descritta come un “tetto a barca rovesciata” sostenuto da una articolata orditura lignea: è proprio da qui che potrete osservare da vicino la costruzione della cupola e cogliere la complessità tecnica del progetto juvarriano.

Ma non è tutto: dalla sommità si apre infatti una vista a 360 gradi sui dintorni, mentre dall’alto diventa più evidente anche la geometria complessiva del complesso.

La grandiosa Palazzina di Caccia a Stupinigi, Torino
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Tutto il fascino della Palazzina di Caccia a Stupinigi

Informazioni pratiche per la visite

Dietro le porte segrete” è previsto alle 14.30 e alle 16, mentre “Sotto il cervo” si svolge alle 10.30 e alle 12. Entrambi i percorsi durano circa un’ora e prevedono gruppi molto piccoli, composti da un massimo di 10 persone.

L’accesso ai percorsi è consentito a partire dai 12 anni. È consigliato indossare abiti comodi e soprattutto scarpe chiuse, adatte a percorsi con scale e passaggi ristretti. Non sono invece consentiti zaini o borse ingombranti.

Le visite non sono accessibili alle persone con disabilità motoria e possono risultare difficoltose per chi soffre di claustrofobia o vertigini, soprattutto per la presenza della stretta scala a chiocciola. Il percorso è inoltre sconsigliato a chi soffre di patologie cardiache o non si trova in condizioni fisiche adeguate, in particolare per la salita verso la cupola.

Il biglietto per “Dietro le porte segrete” ha un costo complessivo di 22 euro, di cui 12 euro per l’ingresso e 10 euro per la visita guidata. La tariffa ridotta è di 18 euro.

“Sotto il cervo” costa invece 25 euro, di cui 15 euro per l’ingresso e 10 euro per la visita guidata; la tariffa ridotta è di 22 euro.

Per i possessori della Tessera Abbonamento Musei l’ingresso alla Palazzina è gratuito, mentre rimane da corrispondere il costo della visita guidata, pari a 10 euro.

La prenotazione è obbligatoria e può essere richiesta scrivendo a stupinigi@info.ordinemauriziano.it. Per informazioni è possibile anche contattare il numero 011 6200601, attivo dal martedì al venerdì dalle 10 alle 17.30.

Tolentino, la Sistina delle Marche torna a splendere dopo dieci anni

Dopo dieci anni di chiusura, il Cappellone di San Nicola torna a essere visitabile: siamo a Tolentino, in provincia di Macerata, dove uno dei più importanti cicli di affreschi del Trecento italiano è stato restituito ai fedeli e ai visitatori al termine di un lungo intervento di consolidamento e restauro. La riapertura è avvenuta il 10 settembre, proprio nel giorno dedicato alla festa di San Nicola da Tolentino, il santo a cui è intitolato il monumentale ambiente della basilica.

Considerato dal vescovo di Macerata e Tolentino Nazzareno Marconi come la “Sistina delle Marche del Trecento“, il Cappellone custodisce uno dei complessi pittorici trecenteschi più vasti e meglio conservati in Italia.

Un capolavoro del Trecento nel cuore di Tolentino

Il Cappellone di San Nicola prende il nome da Nicola da Tolentino, nato a Sant’Angelo in Pontano nel 1245 e morto a Tolentino nel 1305, e in origine era la sala del capitolo del convento agostiniano. Nel corso del Trecento venne decorato con un grandioso ciclo di affreschi di scuola giottesco-riminese.

Secondo le più recenti attribuzioni critiche, il ciclo è riconducibile a maestranze riminesi guidate da Pietro da Rimini: la decorazione si sviluppa sull’intero spazio dell’ambiente, ricoprendo la volta a crociera e le pareti e costruendo un articolato racconto per immagini. Le scene intrecciano le storie della Vergine, di Cristo e di San Nicola, così da creare una narrazione unitaria che accompagna lo sguardo lungo tutta la cappella.

Sopra l’altare trova posto la Crocifissione, mentre al centro dell’ambiente si conserva l’arca lapidea quattrocentesca commissionata nel 1474. Sopra l’arca è collocata la statua policroma del Santo, legata allo scultore fiesolano Francesco di Simone Ferrucci.

È proprio l’ampiezza e la qualità della decorazione, insieme al suo stato di conservazione, a rendere il Cappellone un caso di particolare rilievo nel panorama dell’arte italiana. Il complesso rappresenta, infatti, uno dei cicli pittorici del Trecento più estesi e meglio conservati del Paese, con una superficie decorata che trasforma l’intero ambiente in un racconto visivo.

Pregevoli affreschi del Cappellone di San Nicola a Tolentino, Marche
ANSA
I pregevoli affreschi del Cappellone di San Nicola a Tolentino

Il terremoto del 2016 e i dieci anni di attesa

Il sisma che nel 2016 colpì il Centro Italia ebbe conseguenze anche sulla Basilica di San Nicola: vari ambienti dell’edificio, comprese le cappelle laterali, furono danneggiati e si rese necessario un articolato percorso di consolidamento e ricostruzione.

Il cantiere complessivo sulla Basilica è stato avviato nell’aprile 2024 e coinvolge un intervento dal valore di circa 4,5 milioni di euro, finanziato grazie ai fondi della ricostruzione del sisma del 2016. I lavori hanno già interessato la facciata, il campanile, la copertura e la Cappella del Santissimo Sacramento, mentre è in fase di completamento anche l’abside.

All’interno di tale intervento più ampio, il lavoro sul Cappellone si è concentrato in particolare sull’apparato pittorico. L’obiettivo è stato quello di intervenire sulle condizioni degli affreschi dopo il lungo periodo seguito al terremoto, con la rimozione degli inserti protettivi temporanei, il consolidamento dei distacchi e il recupero della leggibilità cromatica originale.

La copertura del Cappellone, invece, non è stata interessata dai lavori.

La riapertura nel giorno di San Nicola

La scelta del 10 settembre per la riapertura ha assunto un significato particolare perché coincide con la festa di San Nicola da Tolentino. La restituzione del Cappellone alla comunità è stata accompagnata da una cerimonia alla quale hanno partecipato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi e le autorità civili e religiose del territorio.

Per Acquaroli, la riapertura ha rappresentato un momento significativo proprio perché avvenuta nella ricorrenza dedicata al Santo: il presidente ha sottolineato il valore simbolico e spirituale del luogo e ha ricordato come, a dieci anni dal terremoto, la ricostruzione continui a rappresentare un dovere, una sfida costante e una responsabilità.

Anche Guido Castelli, commissario straordinario per la ricostruzione, ha evidenziato la particolare natura del patrimonio recuperato a Tolentino. Il valore di un’opera d’arte, infatti, non può essere assimilato a quello di un edificio: una casa può essere ricostruita, mentre un’opera perduta non può essere replicata. Il cantiere del Cappellone diventa così anche un esempio del lavoro necessario per preservare il patrimonio artistico colpito dal sisma e mette insieme ricerca scientifica e tradizione artigianale.

Parte il treno Milano-Alba, fantastici itinerari d’autore tra tartufo e vino

Esistono viaggi in cui la meta comincia a prendere forma molto prima dell’arrivo ed è il caso del treno storico Milano-Alba Tartufo e Vino, proposto da Itinerari d’autore nell’autunno 2026 per accompagnare i passeggeri da Milano nel cuore delle Langhe, in un periodo oltremodo suggestivo per scoprire il territorio piemontese.

L’appuntamento è a Milano Centrale, da dove il convoglio partirà alla volta di Alba, attraversando il Piemonte a bordo delle storiche carrozze Gran Confort. Le date indicate sono 11, 18 e 25 ottobre, tre domeniche nel pieno della stagione autunnale.

Da Milano alle Langhe a bordo delle carrozze Gran Confort

Il viaggio parte da Milano e, man mano che il treno si allontana dalla città, il paesaggio lascia spazio a un territorio impreziosito da colline, vigneti e borghi, fino ad arrivare nelle Langhe, territorio riconosciuto come Patrimonio UNESCO.

A rendere particolare il percorso è anche il convoglio scelto per l’occasione con le iconiche carrozze Gran Confort, considerate un simbolo dell’eleganza ferroviaria italiana. Gli ambienti ampi e silenziosi, insieme alle poltrone spaziose e alle ampie finestrature, permettono di vivere il tragitto con un ritmo più lento e rilassato.

Dal finestrino, le colline e i filari accompagnano lo sguardo mentre il treno procede verso Alba e dona una prospettiva inedita sul territorio piemontese.

Un viaggio dedicato ai sapori delle Langhe

Il tema dell’itinerario è racchiuso nel suo stesso nome: “Tartufo e Vino“. L’autunno è, infatti, legato nel racconto del viaggio alle eccellenze enogastronomiche delle Langhe, un territorio nel quale paesaggio e cultura del gusto sono in profonda connessione.

A bordo non mancano momenti di degustazione dedicati ai sapori piemontesi che entrano, così, a far parte dell’esperienza già durante il tragitto, prima ancora di raggiungere Alba.

Il viaggio assume quindi una dimensione sensoriale: da una parte il paesaggio che scorre, dall’altra i prodotti che raccontano la tradizione locale.

Alba tra mercati, enoteche e botteghe

Una volta arrivati ad Alba, i viaggiatori possono vivere liberamente la Capitale delle Langhe e i dintorni, godendo appieno dell’atmosfera autunnale delle Langhe.

Alba è una delle città simbolo della tradizione piemontese e offre l’occasione di entrare in contatto con una cultura del gusto che trova espressione nei mercati stagionali, nelle enoteche storiche, nelle botteghe artigiane e nelle esperienze di degustazione.

Il mese di ottobre aggiunge alla città ulteriore fascino, soprattutto per il legame con il tartufo e con i grandi vini della zona. Il viaggio a bordo del treno storico e la permanenza ad Alba diventano un’esperienza completa: il convoglio introduce ai paesaggi e ai sapori delle Langhe, mentre la città consente di approfondirne l’atmosfera e le tradizioni.

Informazioni e biglietti

Il biglietto adulto costa 69 euro, mentre per i ragazzi dai 4 ai 12 anni non compiuti è prevista una tariffa pari al 50%, quindi 34,50 euro. I bambini da 0 a 4 anni non compiuti viaggiano invece gratis.

La tariffa indicata è valida per una sola tratta, vale a dire per il viaggio di andata oppure per quello di ritorno.

I biglietti sono disponibili tramite tutti i canali Trenitalia, incluse le biglietterie e i self-service presenti nelle stazioni e le agenzie di viaggio abilitate.

Dal cuore di Milano al Lago di Como e d’Iseo sui treni d’epoca

Domenica 13 settembre riprende il calendario dei treni storici in Lombardia, l’iniziativa che permette di ammirare alcuni dei paesaggi più suggestivi della regione a bordo di convogli d’epoca. Dopo il successo registrato tra aprile e giugno 2026 (con circa mille passeggeri che hanno scelto di vivere l’esperienza), Trenord propone infatti otto nuove date dedicate a itinerari verso Como, Laveno Mombello e il Lago Maggiore, Asso e il Lago d’Iseo, per unire la scoperta del territorio alla mobilità sostenibile.

Le carrozze restaurate, gli arredi d’epoca e le attività organizzate a bordo ricreano una suggestiva atmosfera ispirata agli Anni Venti.

Un viaggio nella storia su carrozze d’epoca

Una parte delle corse sarà effettuata con un convoglio composto da tre carrozze di prima classe AZ, contraddistinte dalle numerazioni 130, 136 e 137 e costruite nel biennio 1924-1925. A completare il convoglio saranno il locomotore elettrico FNM E610-04, realizzato nel 1949, e il locomotore elettrico FNM E600-3, costruito nel 1928.

I mezzi sono stati finemente restaurati con il supporto di Ferrovienord e partiranno da Milano Cadorna per raggiungere, durante le giornate previste dal programma, destinazioni come Laveno Mombello, Como e Asso. Il percorso verso Novara è inoltre compreso nel calendario dei viaggi con il convoglio storico.

I passeggeri viaggeranno su carrozze con sedili in velluto rosso cardinale e interni in legno, ritrovandosi immersi in un’ambientazione che richiama gli Anni Venti. Durante il viaggio saranno inoltre presenti personaggi in costume d’epoca, musicisti e voci impegnati in performance artistiche e teatrali.

Dal Lago di Como al Lago Maggiore, gli itinerari proposti

Il primo appuntamento autunnale è fissato per domenica 13 settembre, con il viaggio da Milano Cadorna a Como Lago. La settimana successiva, domenica 20 settembre, il convoglio storico raggiungerà invece Laveno Mombello Lago, per un itinerario legato al territorio del Lago Maggiore.

Il calendario proseguirà poi con la corsa verso Asso, prevista per domenica 4 ottobre, mentre Como tornerà protagonista con altri tre appuntamenti, il 18 ottobre, l’8 novembre e il 22 novembre.

Accanto agli itinerari effettuati con il convoglio d’epoca, sono previste anche due corse lungo la linea Brescia-Iseo-Edolo, che costeggia il Lago d’Iseo e, in questo caso, sarà protagonista l’Automotrice storica ALn 668-125, realizzata nel 1979 e oggi restaurata.

La prima corsa sul Lago d’Iseo è in programma domenica 27 settembre e collegherà Rovato FN e Pisogne mentre l’ultimo appuntamento del calendario, domenica 13 dicembre, porterà i passeggeri da Rovato a Iseo.

Le date dei prossimi viaggi storici

Il calendario proposto da Trenord comprende otto appuntamenti tra settembre e dicembre 2026. Si parte il 13 settembre con Milano Cadorna-Como Lago, seguito il 20 settembre dal collegamento Milano Cadorna-Laveno Mombello Lago. Il 27 settembre sarà invece dedicato al percorso Rovato FN-Pisogne.

Domenica 4 ottobre toccherà alla tratta Milano Cadorna-Asso, mentre il 18 ottobre e l’8 novembre torneranno i viaggi verso Como Lago. Un ulteriore appuntamento sulla stessa destinazione è previsto il 22 novembre. Infine, il 13 dicembre il calendario si concluderà con il viaggio Rovato FN-Iseo.

I biglietti speciali dell’iniziativa sono acquistabili tramite il sito e l’app Trenord. La formula comprende il viaggio di andata e ritorno sui convogli storici e, per i viaggiatori provenienti da altre località lombarde, anche il collegamento di andata e ritorno sui treni Trenord da tutta la Lombardia verso Milano o Rovato e verso le stazioni nelle quali effettuano fermata i mezzi storici.

A Londra spunta “Lady in Blue” che omaggia la donna contemporanea

A Londra c’è una nuova figura che attira lo sguardo di chi percorre Trafalgar Square: si chiama Lady in Blue ed è la scultura dell’artista newyorkese Tschabalala Self scelta per il Quarto Plinto, uno degli spazi più riconoscibili della piazza londinese. Realizzata in bronzo e caratterizzata da un intenso abito blu, l’opera porta al centro di uno dei luoghi simbolo della capitale britannica l’immagine di una giovane donna contemporanea, anonima e metropolitana.

La scultura resterà sul Quarto Plinto per i prossimi due anni e prende il posto di Mil Veces un Instante (A Thousand Times in an Instant) di Teresa Margolles. Si tratta della sedicesima opera d’arte installata sul plinto dal 1998, nell’ambito di una commissione di arte pubblica che nel tempo ha trasformato questo spazio in un luogo dedicato alla riflessione sulla contemporaneità.

Lady in Blue si presenta come una figura femminile con un abito blu, tacchi dello stesso colore e gioielli realizzati con perline di vetro. Il bronzo della statua è stato patinato utilizzando un pigmento raffinato di lapislazzuli, la pietra semipreziosa impiegata dagli artisti da millenni.

Dal passato monumentale al futuro condiviso

La scelta di Self introduce nella piazza una presenza molto diversa da quelle tradizionalmente associate a Trafalgar Square: la statua si confronta infatti con alcuni dei principali riferimenti storici tra cui la Colonna di Nelson e i Lions di Landseer, legati a personaggi ed eventi del passato.

L’intenzione dell’artista era proprio quella di interrompere, almeno idealmente, la tradizione: Self ha immaginato una figura riconoscibile nella sua quotidianità, una sorta di “everywoman” contemporanea, collocata in un luogo di solito associato a monarchi, comandanti militari e figure destinate alla memoria collettiva.

Lady in Blue non è pensata come un monumento celebrativo nel senso tradizionale ma è una donna che attraversa la città e guarda verso ciò che deve ancora accadere: Self ha spiegato di voler dirigere l’attenzione al futuro collettivo e ha descritto la protagonista della scultura come una donna in cui molte persone possono riconoscersi, una londinese che cammina verso il futuro con ambizione e determinazione e che, nella sua presenza, rappresenta lo spirito della città.

La sedicesima opera del Quarto Plinto

Lady in Blue è stata scelta nel marzo 2024, quando Tschabalala Self è stata nominata artista vincitrice insieme ad Andra Ursuta che vedrà la propria opera salire sul Quarto Plinto nel 2028.

La selezione è stata affidata al Quarto Plinth Commissioning Group, un panel indipendente presieduto dallo scrittore e curatore Ekow Eshun il quale ha sottolineato la capacità della scultura di trasformare un soggetto quotidiano in una presenza monumentale e ha osservato come Self abbia preso la figura familiare di una donna che si muove attraverso la città per conferirle una dimensione straordinaria nel cuore di Londra.

Anche Justine Simons, vice sindaco per la cultura e le industrie creative, ha definito Lady in Blue una sorprendente aggiunta a una parte storica della città. La scultura, infatti, non si limita a occupare uno spazio lasciato vuoto ma entra in dialogo con l’identità monumentale di Trafalgar Square e introduce una figura appartenente al presente.

Otto giorni per vivere il Vietnam a bordo di un treno da sogno

Un viaggio alla scoperta del Vietnam da nord a sud, seguendo il ritmo del treno e fermandosi lungo il percorso per incontrare paesaggi, città storiche e tradizioni: è questa l’idea alla base di SJourney, il brand vietnamita dedicato agli itinerari ferroviari di lusso che trasformano il tragitto stesso in parte dell’esperienza. A rendere ancora più interessante il progetto è arrivato anche un tocco italiano: Arsenale, realtà attiva nell’hospitality di lusso e nel turismo ferroviario, ha infatti acquisito una partecipazione strategica del 33% in SJourney.

Il percorso più rappresentativo è quello che collega Hanoi a Ho Chi Minh City in otto giorni e sette notti con un programma che alterna la permanenza a bordo a soste organizzate, durante le quali i viaggiatori possono conoscere da vicino alcune delle località più significative del Paese.

Alla scoperta delle meraviglie del Vietnam

Nel corso degli otto giorni lungo la tratta Hanoi – Ho Chi Minh City sono previste tappe in alcune delle zone più interessanti del Vietnam, tra cui Trang An, il parco nazionale di Phong Nha–Ke Bang e Hoi An, riconosciuti Patrimonio UNESCO.

Il viaggio prende il via da Hanoi, con l’imbarco previsto alla stazione di Gia Lam: la prima sera è dedicata all’accoglienza a bordo e a una cena di benvenuto.

La seconda giornata conduce verso Ninh Binh, una delle aree più suggestive del Vietnam settentrionale, con la visita di Trang An, celebre per i paesaggi carsici, oltre alla scoperta dell’area legata all’antica capitale. La tappa successiva porta a Quang Binh, dove l’itinerario entra nel parco nazionale di Phong Nha–Ke Bang, uno dei luoghi di maggiore interesse naturalistico compresi nel percorso.

Il viaggio prosegue quindi verso Hue, antica città imperiale dove il programma include la visita della Cittadella imperiale e un approfondimento sull’artigianato locale. Il quinto giorno è invece dedicato a Quang Nam, con una tappa a Hoi An.

Dopo la parte centrale del viaggio, il treno continua verso sud e raggiunge Phu Yen, famosa per le paradisiache spiagge incontaminate e una natura lussureggiante. La penultima giornata porta a Phan Thiet, dove l’esperienza è legata anche alla cultura Cham, e si conclude con l’ultima cena a bordo.

L’ottavo giorno il treno raggiunge infine Ho Chi Minh City, con il trasferimento previsto verso l’hotel o l’aeroporto.

Cabine private e servizi di bordo

A distinguere SJourney è anche il livello dei servizi: cabine private dotate di bagno, aria condizionata e cassaforte, con biancheria e prodotti di cortesia. Durante il viaggio è previsto il servizio di riassetto quotidiano, mentre la sera viene effettuata la preparazione del letto. Ogni cabina dispone inoltre di un assistente personale, parte di un servizio pensato per accompagnare il passeggero durante tutto il percorso.

L’esperienza di lusso vanta anche il ristorante a bordo e nel pacchetto sono comprese colazione, pranzo e cena, sia durante la permanenza a bordo sia, in alcuni casi, nei ristoranti previsti dal programma delle escursioni. Ai pasti sono inclusi bevande analcoliche, birra e vino della casa. A completare l’offerta, visite guidate in lingua inglese, gli ingressi indicati nel programma e i trasferimenti privati a inizio e fine viaggio.

Restano invece a carico del viaggiatore il visto, l’assicurazione, le spese personali e le bevande consumate al di fuori dei pasti inclusi.

Castelli Aperti in Piemonte, viaggio tra dimore storiche, torri e musei

Domenica 13 settembre l’appuntamento con Castelli Aperti, una giornata dedicata alla scoperta del patrimonio storico, artistico e architettonico delle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara e Torino e propone un totale di 56 aperture tra castelli, ville, palazzi, musei, torri e borghi.

Il programma permette così di costruire itinerari molto diversi tra loro, dalle dimore storiche delle Langhe e del Canavese fino ai centri fortificati del Monferrato, passando per musei e antiche residenze nobiliari.

Tra castelli e borghi nella provincia di Alessandria

La provincia di Alessandria propone un ricco programma in cui le architetture storiche si alternano a musei e borghi del Monferrato. Ad Acqui Terme, per esempio, il Castello dei Paleologi ospita il Civico Museo Archeologico e consente di affiancare alla visita la scoperta delle testimonianze archeologiche del territorio. L’apertura è prevista dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, con ingresso a 4 euro.

Da non perdere poi la Tenuta Castello di Razzano, ad Alfiano Natta, dove visitare il Museo Artevino e le cantine dedicate all’invecchiamento, e il Castello di Piovera, aperto nel pomeriggio con visite guidate su prenotazione dalle 14.30 alle 18.30, e ingresso a 13 euro. Se preferite un’esperienza legata ai borghi, Ozzano Monferrato propone invece un percorso libero negli spazi esterni del centro storico, accompagnato da un’audioguida accessibile tramite QR Code.

Le aperture tra Asti e il paesaggio del Monferrato

Anche l’Astigiano porta nel circuito torri, castelli e testimonianze della storia locale: tra gli altri, a Castagnole delle Lanze, la Torre del Conte Ballada di Saint Robert dona l’occasione di ammirare il suggestivo panorama dall’alto, con apertura dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17. La salita costa 3 euro, mentre è prevista anche una formula da 8 euro che comprende un calice di vino.

A Castelnuovo Calcea, invece, l’area dell’antico castello è accessibile gratuitamente per tutta la giornata, dalle 10 alle 19. Tra le numerose proposte spicca poi il Castello di Rorà a Costigliole d’Asti, che domina il centro storico e sarà aperto sia al mattino sia nel pomeriggio, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19, con ingresso a 5 euro.

Biella, dalle dimore storiche al Ricetto di Candelo

Nel Biellese l’appuntamento permette di alternare palazzi storici e borghi fortificati: a Biella, Palazzo Gromo Losa sarà aperto dalle 10 alle 19 e ospiterà la rassegna “Fatti ad Arte” insieme alla mostra “Tutto rose e fiori” di Elham M. Aghili, visitabile fino al 18 ottobre 2026. L’ingresso ha un costo di 7 euro.

Un’altra dimora storica visitabile è Palazzo La Marmora, aperto dalle 15 alle 19 con possibilità di visita libera o accompagnata; nel programma compare inoltre il Ricetto di Candelo, celebre borgo fortificato medievale in cui passeggiare liberamente oppure con visite guidate disponibili su richiesta.

Nelle Langhe tra Barolo, Manta e Serralunga

È davvero ricca la proposta della provincia di Cuneo, dove il percorso di Castelli Aperti incontra alcuni dei paesaggi storici più riconoscibili delle Langhe. Ad esempio, a Barolo, il Castello Falletti ospita il WiMu – Wine Museum, dedicato alla cultura e alla storia del vino: sarà aperto dalle 10.30 alle 19, con ingresso intero di 9 euro.

Altre meraviglie sono il Castello della Manta, che vanta i pregevoli affreschi della Sala Baronale, aperto dalle 10 alle 18, e il Castello di Serralunga d’Alba, che propone svariati turni di visita guidata nell’arco della giornata. Il primo ha un ingresso di 11 euro, mentre per Serralunga il costo è di 6 euro.

A completare il panorama le proposte di Saluzzo, dove il pubblico può visitare la Castiglia, antica fortezza dei marchesi, oltre a Casa Cavassa, alla Torre Civica e alla Pinacoteca Olivero.

Dal Novarese al Canavese

Il circuito raggiunge poi la provincia di Novara, con aperture che includono dimore storiche e luoghi dedicati all’arte: a Oleggio Castello, il Castello Dal Pozzo sarà visitabile al mattino con visita guidata e prenotazione obbligatoria, al costo di 15 euro. A Vacciago di Ameno, la Fondazione Antonio e Carmela Calderara propone invece visite libere gratuite dalle 15 alle 18.

Nel Torinese, infine, l’itinerario guarda soprattutto al Canavese e alle dimore storiche: ad Agliè, Villa Il Meleto, legata alla figura di Guido Gozzano e al paesaggio canavesano, sarà aperta dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 19, con ingresso a 8 euro mentre a Caravino il Castello e Parco di Masino consentirà di visitare la residenza storica insieme al grande parco, dalle 10 alle 18, con ingresso di 15 euro e accesso gratuito per gli iscritti FAI.

A Piossasco, Casa Lajolo abbina invece l’apertura alla Festa degli Orti, in programma proprio domenica 13 settembre. Il calendario torinese comprende inoltre il Castello delle Quattro Torri di Arignano e il Castello di Pralormo visitabile con guida dalle 10 alle 18.

Nasce RivierAlp, il suggestivo cammino tra il Mediterraneo e le Alpi Marittime

Ha aperto ufficialmente il 1° settembre 2026 RivierAlp, un nuovo cammino transfrontaliero che mette in collegamento Mentone, Sanremo e Imperia con diverse località della provincia di Cuneo. Il percorso nasce utilizzando itinerari già presenti sul territorio, si sviluppa lungo alcune delle storiche vie di collegamento tra il Mediterraneo e le Alpi Marittime e riporta al centro  un sistema di tracciati legato anche alle tradizionali vie del sale.

La rete accompagna i camminatori dalle montagne verso la costa, passando per località come Terme di Valdieri, Trinità di Entracque, Limone Piemonte, Certosa di Pesio, Roccaforte di Mondovì e Ormea. Lungo il cammino, l’itinerario permette di muoversi tra boschi e crinali e di raggiungere borghi, fortificazioni e rifugi godendosi anche escursioni su creste panoramiche.

Una rete di percorsi con un’identità comune

Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda la necessità di rendere riconoscibile l’intero itinerario, nonostante RivierAlp utilizzi percorsi già presenti sul territorio. Per questo il consorzio degli operatori turistici della provincia di Cuneo ha installato appositi talloncini segnavia lungo i sentieri intervenendo sulla segnaletica esistente.

A rafforzare l’identità comune sarà anche la cartografia dedicata: è stata infatti completata la stampa della cartina ufficiale del cammino RivierAlp, alla quale si affiancherà nel corso del mese la cartoguida, pensata per fornire informazioni sulle tappe, sui territori attraversati, sui punti di interesse e sui servizi disponibili.

Il passaporto del cammino accompagna il viaggio

Tra gli elementi che caratterizzano l’esperienza di RivierAlp c’è anche il passaporto del cammino, una sorta di diario personale del viaggio, che può essere ritirato gratuitamente presso gli uffici turistici individuati come punti di partenza e porte di accesso all’itinerario.

Sul versante italiano, i passaporti sono disponibili presso gli uffici dell’ATL del Cuneese di Cuneo, Limone Piemonte, Chiusa di Pesio e Ormea, oltre che presso il centro visita Terme Valdieri e l’ufficio turistico di Entracque. Sul versante francese, invece, il passaporto può essere ritirato a Tenda presso il bureau d’information touristique.

Al momento del ritiro viene apposto sul passaporto il timbro identificativo della porta di accesso scelta e, tappa dopo tappa, diventa così una testimonianza concreta del cammino compiuto, dalle montagne fino al Mediterraneo.

Il sistema dei passaporti e dei timbri consentirà inoltre di monitorare i flussi dei camminatori e di comprendere quali siano le diverse porte di ingresso più utilizzate. I dati raccolti potranno fornire informazioni utili per le future attività di sviluppo e promozione di RivierAlp.

Scorcio di Ormea, Piemonte
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Rilassante scorcio di Ormea

L’arrivo al Mediterraneo e il cesto del viaggiatore

Il viaggio lungo RivierAlp prevede anche un riconoscimento per chi completa il percorso raggiungendo le località di arrivo indicate a Sanremo, Imperia e Mentone. Ai camminatori che porteranno a termine il viaggio potrà essere consegnato il cesto del viaggiatore, pensato come premio finale e come simbolo dell’esperienza. Il riconoscimento vuole celebrare il raggiungimento del Mediterraneo dopo il percorso attraverso le Alpi Marittime e, allo stesso tempo, raccontare grazie alle eccellenze locali l’identità e la ricchezza dei territori.

Le informazioni sulle tappe, sulle porte di accesso, sul passaporto del cammino e sui servizi disponibili possono essere richieste a Conitours, il consorzio degli operatori turistici della provincia di Cuneo.

Domenica al Museo, le migliori visite gratuite del 6 settembre

Domenica 6 settembre torna l’atteso appuntamento con Domenica al Museo, l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura che consente di scoprire gratis, ogni prima domenica del mese, numerosi castelli, musei, parchi archeologici, ville, giardini statali e complessi monumentali aderenti.

Si tratta di un evento di successo che coinvolge, mese dopo mese, centinaia di realtà distribuite su tutto il territorio nazionale e offre l’occasione per trascorrere una giornata dedicata alla conoscenza del patrimonio archeologico e artistico italiano, dai centri più piccoli alle grandi città.

Musei e siti visitabili gratis da Nord a Sud: una selezione

Partendo da Nord, in Lombardia sono visitabili, tra gli altri, il Museo Nazionale Archeologico e il Museo di Palazzo Ducale di Mantova, le Grotte di Catullo e Museo archeologico di Sirmione, e il Santuario di Minerva di Breno (Brescia). In Piemonte, invece, sarà possibile accedere gratuitamente all‘Abbazia di Fruttaria a San Benigno Canavese, all’Area Archeologica di Libarna di Serravalle Scrivia nonché ai Musei Reali di Torino, a Palazzo Carignano e a Villa della Regina.

In Liguria, spazio al Forte San Giovanni di Finale Ligure (Savona), all’Area Archeologica di Nervia a Ventimiglia e alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola e al Palazzo Reale di Genova; il Veneto partecipa con, tra gli altri, il Museo archeologico nazionale di Verona, l’Area archeologica di Feltre (Belluno) e il Museo nazionale Collezione Salce di Treviso, nelle sedi di San Gaetano e Santa Margherita.

In Friuli Venezia Giulia si accede gratis, ad esempio, all’Area archeologica Villa romana di Torre a Pordenone e alla Basilica paleocristiana di Via Madonna del Mare e il Museo Storico con il Parco del Castello di Miramare a Trieste.

Proseguendo verso il Centro Italia, in Emilia Romagna aderiscono all’iniziativa la Basilica di Sant’Apollinare in Classe, il Battistero degli Ariani, il Mausoleo di Teodorico e il Museo Nazionale a Ravenna, in Toscana, oltre agli Uffizi di Firenze, il Museo di Casa Vasari ad Arezzo, il Parco Archeologico di Roselle a Grosseto e il Complesso monumentale della Certosa di Calci (Pisa), mentre in Abruzzo il Museo archeologico nazionale di Campli (Teramo) e il Museo casa natale di Gabriele d’Annunzio a Pescara.

In Molise biglietto gratis per il Museo archeologico di Santa Maria delle Monache a Isernia e il Museo in Palazzo Pistilli di Campobasso mentre le Marche propongono, tra gli altri, il Museo archeologico nazionale di Ascoli Piceno, l’Antiquarium statale di Numana e la Rocca Roveresca di Senigallia. Nel Lazio, Villa Adriana, Villa d’Este, l’Area Archeologica di Villa Adriana e il Santuario di Ercole Vincitore.

Scendendo verso Sud, in Campania è possibile ammirare i parchi archeologici di Pompei, Paestum ed Ercolano, Villa Sora, il MANN, Capodimonte, Castel Sant’Elmo e la Reggia di Caserta; in Calabria, ad esempio, la Galleria nazionale di Cosenza, La Cattolica di Stilo e i Parchi Archeologici di Crotone e Sibari.

Particolare della Cattolica di Stilo, Calabria
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La meravigliosa Cattolica di Stilo

La Basilicata aderisce con il Parco archeologico di Herakleia a Policoro, il Tempio delle Tavole Palatine a Bernalda (Matera) e la Sede espositiva in Palazzo Ducale di Tricarico; In Puglia aprono gratis Castel del Monte ad Andria, il Castello Svevo di Trani, il Parco archeologico di Monte Sannate a Gioia del Colle e il Museo nazionale Jatta a Riva di Puglia.

Infine, in Sardegna, da vedere il Parco Archeologico di Caprera e, a Cagliari, la Pinacoteca Nazionale, la Basilica di San Saturnino e il Museo Archeologico Nazionale.

Informazioni utili per organizzare la visita

I siti che partecipano alla Domenica al Museo del 6 settembre osserveranno i consueti orari di apertura. Prima di organizzare la giornata è quindi consigliabile controllare gli aggiornamenti sui canali ufficiali dei singoli musei, parchi archeologici e luoghi della cultura, così da verificare con precisione gli orari e le modalità di accesso.

È utile consultare anche le informazioni diffuse dal Ministero della Cultura, dal momento che le condizioni di ingresso possono variare a seconda della struttura. In particolare, per i musei e i siti più frequentati potrebbe essere richiesta la prenotazione oppure consigliata, anche se l’accesso nell’ambito dell’iniziativa rimane sempre gratuito.

A settembre occhi al cielo: stelle cadenti e spettacoli imperdibili

Settembre è il mese che accompagna il cielo dal finale dell’estate verso l’autunno. Le giornate si accorciano, le ore di buio aumentano e, insieme al paesaggio terrestre, cambia anche quello sopra le nostre teste. Alle latitudini medie italiane, nel corso del mese si perderanno circa un’ora e 21 minuti di luce, lasciando sempre più spazio alle osservazioni astronomiche.

Tra stelle cadenti, incontri ravvicinati fra Luna e pianeti, l’opposizione di Nettuno e il ritorno delle costellazioni tipicamente autunnali, non mancano le occasioni per trascorrere qualche sera con il naso all’insù.

19 settembre, la Notte della Luna

Uno degli appuntamenti più attesi sarà sabato 19 settembre, quando tornerà la Notte internazionale dedicata all’osservazione della Luna, promossa dalla NASA insieme a numerosi partner e organizzazioni scientifiche.

L’iniziativa coinvolge osservatori, associazioni, musei, scuole e appassionati di tutto il mondo, invitati a osservare il nostro satellite e a prendere parte ad attività dedicate alla scienza e all’esplorazione lunare.

La scelta della data non è casuale. L’evento viene di solito organizzato in prossimità del primo quarto, una delle fasi più interessanti per osservare i dettagli della superficie lunare. In questa fase, infatti, lungo il terminatore, cioè la linea che separa la zona illuminata da quella in ombra, la luce radente contribuisce a mettere in evidenza crateri, montagne e altri rilievi.

Luna nuova e Luna piena

La Luna nuova arriverà l’11 settembre, il primo quarto sarà invece il 18 settembre, seguito dalla Luna piena del 26 settembre.

Le notti attorno all’11 settembre saranno molto interessanti per osservare stelle, meteore e oggetti poco luminosi del cielo profondo. L’assenza quasi totale della luce lunare renderà infatti il cielo più scuro. Al tramonto dell’11 settembre, appena lo 0,5% del disco lunare sarà illuminato: la sottilissima falce sarà quindi molto difficile da individuare, per poi diventare piano piano più evidente nei giorni successivi.

Luna piena nel cielo notturno
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Incantevole luna piena

Stelle cadenti, le epsilon-Perseidi di settembre

Settembre non può contare su uno sciame meteorico spettacolare come quello delle Perseidi di agosto, ma nel 2026 alcune correnti meteoriche minori offriranno comunque condizioni interessanti per le osservazioni.

Le epsilon-Perseidi di settembre sono attive circa dal 5 al 21 settembre e attese al massimo intorno al 9 settembre: le meteore raggiungono una velocità geocentrica di circa 64 chilometri al secondo e, al momento del picco, il tasso teorico è di circa otto meteore all’ora.

Il massimo arriverà appena due giorni prima della Luna nuova, quando il disturbo della luce lunare sarà quindi assente. Secondo l’UAI, alcuni modelli indicano inoltre la possibilità di incontrare materiale meteorico anche nelle ore del 10 settembre.

Gli appuntamenti con la Luna e i pianeti

Poco prima dell’alba dell’8 settembre, una sottile falce lunare si troverà vicino a Giove.

Un altro appuntamento arriverà la sera del 14 settembre, quando Luna e Venere si incontreranno nel cielo occidentale, tra le luci del crepuscolo. Infine, il 27 settembre, la Luna ormai appena oltre la fase piena apparirà vicino a Saturno.

26 settembre, Nettuno all’opposizione

Il 26 settembre sarà una data importante per Nettuno, che raggiungerà l’opposizione. Dalla prospettiva terrestre, il pianeta si troverà dalla parte opposta rispetto al Sole e potrà quindi essere osservato per tutta la notte.

In prossimità dell’opposizione, Nettuno raggiungerà anche la minima distanza dalla Terra dell’anno, pari a circa 4,32 miliardi di chilometri. La grande distanza e la sua debole luminosità fanno però sì che il pianeta non sia osservabile a occhio nudo.

Saturno, Venere, Marte e Giove

Tra i pianeti visibili nel mese, Saturno sarà uno dei principali protagonisti e sarà osservabile per quasi tutta la notte: comparirà nel cielo orientale già nelle prime ore della sera e raggiungerà la massima altezza verso sud nelle ore centrali della notte.

Come accennato, sarà ancora più semplice individuarlo il 27 settembre, quando apparirà vicino alla Luna, ormai da poco oltre la fase piena.

Per Venere, invece, settembre rappresenterà la fase finale di un lungo periodo di osservabilità serale. Il pianeta apparirà man mano più basso sull’orizzonte occidentale e alla fine del mese tramonterà meno di un’ora dopo il Sole. Chi preferisce osservare il cielo nelle ore che precedono l’alba potrà invece cercare Marte e Giove verso est: Marte sorgerà nella seconda parte della notte, mentre Giove sarà visibile più vicino all’orizzonte.

Settembre è il mese per cercare Andromeda e non solo

Nelle prime ore della sera saranno ancora visibili alcune delle costellazioni che hanno caratterizzato l’estate: il Triangolo Estivo, formato dalle stelle Vega, Altair e Deneb, si sposterà piano piano verso occidente. A sud-est emergerà invece con maggiore evidenza il grande quadrilatero di Pegaso, dal quale è possibile partire per individuare la costellazione di Andromeda, anche con un semplice binocolo esotto un cielo lontano dall’inquinamento luminoso, può essere percepita persino a occhio nudo. È la galassia a spirale più vicina alla Via Lattea e la sua luce impiega circa 2,5 milioni di anni per arrivare fino a noi.

Nelle prime ore della sera, infine, sull’orizzonte sarà ancora possibile scorgere lo Scorpione, seguito dal Sagittario e, più in alto, dall’Ofiuco e da Ercole. Verso nord-ovest, invece, sarà in fase di tramonto la stella Arturo, appartenente alla costellazione del Bootes.

Castelli e borghi da fiaba, la Lombardia apre i suoi tesori nascosti

Castelli, palazzi storici, rocche e antichi borghi tornano protagonisti dell’autunno lombardo con le Giornate dei Castelli, Palazzi e Borghi Medievali della media pianura lombarda. L’iniziativa, promossa dall’associazione Pianura da scoprire, propone anche nel 2026 un percorso alla scoperta di un patrimonio storico e architettonico diffuso, spesso lontano dai principali circuiti turistici.

Il primo appuntamento è fissato per domenica 6 settembre, seguito da altre due giornate in programma il 4 ottobre e il 1° novembre. Sono 23 le località coinvolte nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Milano, con un programma che unisce la possibilità di visitare luoghi storici e di solito meno accessibili con eventi culturali, iniziative per famiglie, percorsi nella natura e occasioni per conoscere le tradizioni gastronomiche del territorio.

Ventitré località tra castelli, palazzi e borghi

Il circuito percorre una zona della Lombardia profondamente segnata dalla storia dei suoi confini. Per secoli la pianura fu, infatti, una zona di passaggio e di confronto tra differenti realtà politiche, culturali e commerciali. Le testimonianze architettoniche ancora presenti raccontano proprio questa lunga storia, fatta di fortificazioni, insediamenti, famiglie nobiliari, condottieri e vicende militari.

Il territorio fu interessato dapprima dalle contese tra il comune di Bergamo e i comuni di Cremona, Brescia e Milano e, in seguito, dal confronto tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia: così, si sviluppò un articolato sistema difensivo, costituito da castelli, fortezze, torri di avvistamento, mura e fossati.

Le diverse località conservano racconti legati a battaglie e condottieri, ma anche tradizioni, antichi mestieri, leggende, aneddoti e memorie delle comunità che ancora oggi abitano questi territori.

Accanto alle aperture sono previste visite guidate e percorsi tematici, oltre a rievocazioni, laboratori, mostre, concerti e mercatini.

La provincia di Brescia partecipa al circuito con alcune realtà rappresentative della pianura tra cui spicca il borgo storico di Borgo San Giacomo, insieme al Castello di Padernello, uno dei luoghi inseriti nel percorso delle giornate dedicate alla riscoperta del patrimonio medievale.

Un’altra tappa è rappresentata dal borgo storico di Orzivecchi, dove il patrimonio visitabile comprende l’antica Chiesa dei Disciplini e la Pieve di Bigolio.

Veduta del fiume Adda, della centrale di Taccani e del Castello di Visconteo a Trezzo sull'Adda, Lombardia
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Veduta del fiume Adda, della centrale di Taccani e del Castello di Visconteo a Trezzo sull’Adda

Il paesaggio del Fosso Bergamasco

La storia delle fortificazioni si lega alla conformazione geografica della zona. Al centro di tale vicenda troviamo il cosiddetto “Fosso Bergamasco”, un antico confine che collegava i fiumi Adda, Serio e Oglio e che contribuì a definire per lungo tempo gli equilibri territoriali della pianura.

Oggi gli stessi corsi d’acqua disegnano un paesaggio molto differente da quello delle epoche in cui i territori erano caratterizzati da contese e sistemi difensivi e, lungo il percorso, si incontrano campagne, aree verdi, fontanili e specchi d’acqua, in un ambiente in cui le tracce del passato convivono con gli elementi naturali.

Il Passaporto dei Castelli

A rendere ancora più riconoscibile l’iniziativa torna anche nel 2026 il Passaporto dei Castelli, Palazzi e Borghi Medievali, un libretto che accompagna i visitatori durante il percorso e sul quale è possibile raccogliere un timbro per ciascuna località visitata.

C’è anche un riconoscimento per chi sceglierà di partecipare in maniera più assidua: chi riuscirà a ottenere almeno 20 timbri potrà richiedere, alla fine dell’anno, il gioco da tavolo dedicato a Bartolomeo Colleoni.

Torgiano, il borgo umbro dove vino e olio raccontano il paesaggio

Colline morbide ricoperte di vigneti e uliveti, torri medievali che emergono tra i tetti e due fiumi che si incontrano poco lontano dal centro abitato: Torgiano, nel cuore dell’Umbria, è uno di quei borghi in cui il paesaggio racconta all’istante ciò che troverete una volta arrivati.

Sorge infatti alla confluenza del Tevere con il Chiascio, in una terra da secoli legata alla coltivazione della vite e dell’olivo. Non sorprende quindi che Torgiano sia diventato un centro vinicolo conosciuto ben oltre i confini regionali: nel 1968 fu il primo territorio dell’Umbria a ottenere la DOC, mentre nel 1990 arrivò anche la DOCG per il Torgiano Rosso Riserva.

Dietro le mura e lungo le strade del centro troverete chiese, musei, arte contemporanea e tracce dell’antico borgo fortificato, mentre appena fuori tornano protagonisti vigneti, ulivi e quella campagna umbra che invita a rallentare.

Torgiano tra torri medievali, vino e olio

Entrando nel centro storico, una delle testimonianze più evidenti del passato fortificato è la Torre Baglioni, ciò che rimane dell’antica cinta muraria del borgo. La sua presenza ricorda il castello costruito nel XIII secolo, quando Torgiano entrò nei domini di Perugia e ne condivise per lungo tempo le vicende politiche.

Passeggiando incontrerete anche due opere dell’artista Nino Caruso, la Fonte di Giano e la Fonte dei Cocciari, inserite nel tessuto urbano e capaci di creare un curioso dialogo tra la memoria medievale del paese e l’arte contemporanea.

Il patrimonio religioso è altrettanto ricco: tra gli edifici da vedere spicca la Chiesa di San Bartolomeo, costruita nel XVIII secolo sopra un’antica pieve medievale, insieme alla Chiesa di Santa Maria del Castello, alla Chiesa della Madonna dell’Ulivello e all’Oratorio della Misericordia. All’interno della Madonna dell’Ulivello potrete ammirare tele del XVI e XVII secolo, mentre l’Oratorio di Sant’Antonio conserva affreschi cinquecenteschi.

A raccontare però l’anima più caratteristica di Torgiano sono soprattutto due musei, entrambi legati alla Fondazione Lungarotti.

Il primo è il Museo del Vino – MUVIT, nato nel 1974 per iniziativa di Giorgio e Maria Grazia Lungarotti e ospitato nel seicentesco Palazzo Graziani-Baglioni. Considerato tra i musei enologici più importanti d’Italia, permette di avvicinarsi alla storia del vino andando ben oltre la degustazione: il racconto tocca cultura, lavoro, arte e tradizioni che nei secoli hanno accompagnato la vite e il suo prodotto più celebre.

A poca distanza ecco il Museo dell’Olivo e dell’Olio – MOO, sistemato all’interno di un piccolo nucleo di abitazioni medievali racchiuse dalle antiche mura. Documenti, incisioni, recipienti per la conservazione e oggetti storici raccontano un’altra coltura inseparabile dal paesaggio umbro: quella dell’olivo.

Ed è proprio uscendo dal centro che comprenderete quanto queste due produzioni siano ancora parte integrante del territorio. Vigneti e uliveti accompagnano le strade rurali e invitano a scoprire i dintorni anche in bicicletta o in e-bike, seguendo il filo della Strada del Vino e dell’Arte. Poco lontano, Brufa è una delle tappe più interessanti, diventata nel tempo una sorta di museo a cielo aperto grazie alle sculture lasciate dagli artisti che hanno partecipato alle iniziative del territorio.

Se arrivate in autunno, il paesaggio assume poi un fascino particolare: i filari cambiano colore, nelle campagne comincia la raccolta delle olive e nei frantoi arriva il momento dell’olio nuovo. È una stagione perfetta per fermarsi nelle aziende agricole e scoprire i sapori umbri quando vigneti e uliveti tornano al centro della vita quotidiana.

Panorama del borgo medievale di Torgiano, Umbria
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Suggestivo panorama del borgo medievale di Torgiano

Dove si trova Torgiano e come arrivare

Torgiano si trova in provincia di Perugia, nella Valle del Tevere, in una posizione comoda per inserirlo in un viaggio alla scoperta dell’Umbria centrale.

Se arrivate da Firenze, percorrete l’A1 fino all’uscita Valdichiana e proseguite sulla SS75 bis del Trasimeno in direzione Perugia; quindi continuate verso Terni-Orte fino all’uscita per Torgiano.

Da Cesena potete invece seguire la E45 attraversando Sansepolcro, Città di Castello e Umbertide fino alla zona di Collestrada, per poi proseguire in direzione Terni-Orte e uscire a Torgiano.

Chi arriva da Roma può percorrere l’A1 fino a Orte, imboccare quindi la E45 verso Perugia e, dopo aver superato Todi e Deruta, seguire l’uscita per il borgo.

Anche con i mezzi pubblici è possibile raggiungerlo passando da Perugia. La linea extraurbana E006 serve attualmente Torgiano all’interno del collegamento Perugia-Bettona-Assisi; prima della partenza conviene comunque controllare gli orari aggiornati, perché le corse variano in base ai giorni e ai periodi dell’anno.

Un nuovo cammino nella Sicilia più segreta: 130 km di borghi e natura

Parte dalla Basilica di San Giacomo di Caltagirone e arriva al Santuario di San Giacomo a Capizzi il Cammino di San Giacomo in Sicilia, un itinerario di circa 130 chilometri che attraversa dieci comuni e tre province e segue una geografia lontana dai percorsi turistici più conosciuti dell’isola. Il tracciato si sviluppa tra antiche ferrovie, regie trazzere, boschi, campi coltivati, strade secondarie, borghi e luoghi di culto, accompagnando il pellegrino dagli Iblei verso i Nebrodi.

Il progetto ha preso forma nel 2021 da un’idea di Totò Trumino, pellegrino e componente della Confraternita di San Jacopo di Compostella, e in cinque anni ha accolto oltre 5mila viaggiatori.

Il punto di partenza e quello di arrivo non sono casuali: Caltagirone e Capizzi sono, infatti, due comunità siciliane con una forte tradizione legata al culto di San Giacomo e custodiscono importanti testimonianze e reliquie dell’Apostolo.

Un cammino che mette al centro il territorio rurale

La novità del progetto promosso dall’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, guidato da Luca Sammartino, consiste soprattutto nello spostamento del baricentro verso il territorio rurale attraversato dal pellegrino.

Lungo il percorso è previsto il coinvolgimento di allevatori, agricoltori, produttori e artigiani, in un progetto che prova a collegare dimensioni spesso raccontate in maniera separata: il pellegrinaggio e l’agricoltura, la fede e il paesaggio, il lavoro e la storia, il borgo e la campagna.

Il Cammino di San Giacomo può diventare uno straordinario racconto della Sicilia interna e della sua agricoltura“, ha sottolineato il vicepresidente della Regione Siciliana e assessore regionale Luca Sammartino. L’intenzione è fare sì che chi percorre questi territori possa conoscerli grazie ai paesaggi agricoli e alle produzioni che identificano le diverse comunità, dal grano al pane, dai formaggi alla frutta.

Dieci comuni e un paesaggio che cambia

Dalla partenza a Caltagirone, il percorso raggiunge San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Aidone, Valguarnera Caropepe, Assoro, Nissoria, Nicosia e Capizzi.

Il territorio restituisce una fotografia della stessa economia rurale siciliana: si incontrano vallate dedicate ai cereali e al foraggio, uliveti e campi di fichidindia tra Nicosia e Nissoria, il paesaggio cerealicolo dell’Ennese e i frutteti della pesca settembrina nella Piana di Dittaino. Nell’area di Assoro compaiono inoltre i terrazzamenti un tempo destinati alla vite, mentre Nissoria porta con sé la tradizione del pane.

Proseguendo verso Capizzi, il paesaggio racconta invece la presenza di allevamenti e pascoli, fino ad arrivare ai prodotti caseari dell’area dei Nebrodi.

Percorso del Cammino di San Giacomo, Sicilia
credits photo Carlo Arcidiacono - I PRESS, Sala Stampa e Comunicazione
Il Cammino di San Giacomo per scoprire la Sicilia più autentica

Una nuova segnaletica per rendere riconoscibile il percorso

Tra gli interventi più significativi realizzati dal Dipartimento Sviluppo Rurale rientra la nuova segnaletica dell’intero itinerario. Il sistema è stato concepito secondo il linguaggio visivo associato al grande cammino compostellano, gemellato con la Sicilia, con il blu e il giallo, le frecce e i riferimenti destinati ad accompagnare il pellegrino lungo il tragitto.

Il progetto tecnico prevede una rete capillare composta da 317 frecce di conforto, collocate nei passaggi e negli incroci più delicati, e 403 frecce di tappa, con indicazione chilometrica ogni 500 metri. A queste si aggiungono 115 cartelli stradali negli incroci principali e 26 pietre miliari, oltre ai cartelloni dedicati ai punti di sosta e ai luoghi di interesse.

Ogni cartello informativo sarà inoltre dotato di un QR Code con cui sarà possibile accedere a informazioni sul territorio, sui servizi e sull’ospitalità.

Il progetto presentato a Caltagirone

Il nuovo piano di valorizzazione del Cammino di San Giacomo in Sicilia sarà presentato mercoledì 9 settembre alle ore 11, nel Palazzo comunale di Caltagirone, nel Salone di rappresentanza Mario Scelba.

All’appuntamento, insieme all’assessore Luca Sammartino, interverranno il vescovo di Acireale e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, mons. Antonino Raspanti, e i vescovi delle quattro diocesi interessate dal progetto: mons. Calogero Peri per Caltagirone, mons. Rosario Gisana per Piazza Armerina, mons. Giuseppe Schillaci per Nicosia e mons. Guglielmo Giombanco per Patti. Saranno inoltre presenti i sindaci dei Comuni coinvolti.

Castelli Aperti Friuli Venezia Giulia, apre il castello di Valvasone

Sabato 3 e domenica 4 ottobre torna Castelli Aperti FVG, l’appuntamento promosso dal Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia dedicato alla scoperta di manieri, dimore storiche e parchi della regione di solito non accessibili al pubblico.

L’edizione d’autunno 2026 coinvolge bellissime strutture distribuite tra le diverse province e propone un itinerario che va dalla montagna alla collina, dalla pianura fino alla costa.

La novità del 2026 è il Castello di Valvasone

Tra le principali novità spicca il Castello di Valvasone, che apre per la prima volta le proprie porte al pubblico nell’ambito di Castelli Aperti: costruito nel XIII secolo, costituì il nucleo originario del borgo di Valvasone e appartenne all’antica casata dei Valvasone, passando poi ai Cuccagna di Spilimbergo a partire dal 1293.

Nel corso dei secoli ha accolto anche importanti personalità storiche, tra cui papa Gregorio XII, che vi soggiornò nel 1409, papa Pio VI nel 1782 e Napoleone Bonaparte nel 1797.

Grazie ai recenti restauri dell’ala centrale, durante le giornate di Castelli Aperti sarà possibile vedere alcuni degli ambienti più significativi della struttura, a partire dal Teatrino Settecentesco, decorato con affreschi ispirati all’opera del conte Erasmo di Valvasone. In una delle sale sono inoltre tornati alla luce affreschi trecenteschi, mentre ai piani superiori incanta l’Oratorio dell’Immacolata, caratterizzato dagli stucchi seicenteschi realizzati da Bernardino Barelio.

Dodici dimore aperte in provincia di Udine

È la provincia di Udine a concentrare il maggior numero di strutture coinvolte nell’edizione autunnale, con dodici manieri e dimore storiche. Fanno parte del circuito il Castello di Strassoldo di Sotto e il Castello di Strassoldo di Sopra, la Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony ad Aquileia, il Castello di Flambruzzo e la Casaforte di Bergum a Remanzacco.

Il percorso prosegue con il Castello di Ahrensperg a Pulfero, il Castello di Villalta a Fagagna, Palazzo Romano a Manzano, Palazzo Steffaneo Roncato a Crauglio di San Vito al Torre, il Castello di Susans a Majano, il Castello di Colloredo di Monte Albano e la Casaforte La Brunelde a Fagagna.

Gli altri splendidi castelli aperti

Sono invece quattro le strutture della provincia di Pordenone che partecipano a Castelli Aperti FVG 2026: il Castello di Cordovado, Palazzo Panigai Ovio a Pravisdomini e il Castello di Spilimbergo, ai quali si aggiunge il Castello di Valvasone, protagonista della nuova apertura di questa edizione.

A rappresentare la provincia di Gorizia sarà la Rocca di Monfalcone, mentre in provincia di Trieste il pubblico potrà visitare il Castello di Muggia, affacciato sul mare.

Scorcio del Castello di Muggia, Friuli Venezia Giulia
Ufficio Stampa – Reportage
Il magnifico Castello di Muggia

Prenotazioni, biglietti e informazioni per le visite

Per partecipare alle visite è importante verificare le modalità previste da ciascuna struttura: la prenotazione è obbligatoria per la Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony, per il Castello di Spilimbergo e per il Castello di Colloredo di Monte Albano, è invece consigliata per la Rocca di Monfalcone, Palazzo Romano e il Castello di Valvasone. Per gli altri castelli non è richiesta.

Il costo dell’ingresso varia dai 7 ai 10 euro in base al castello e alle attività proposte. Per i bambini dai 7 ai 12 anni è previsto un biglietto di 3,50 euro, mentre l’ingresso è gratuito per i bambini fino a 6 anni.

Per quanto riguarda l’accessibilità, sono indicati come accessibili ai visitatori con disabilità il Castello di Cordovado, Palazzo Romano, Palazzo Steffaneo Roncato, il Castello di Susans e il Castello di Valvasone. Gli animali sono invece ammessi alla Rocca di Monfalcone, al Castello di Strassoldo di Sotto, alla Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony, al Castello di Flambruzzo, alla Casaforte di Bergum, a Palazzo Panigai Ovio, a Palazzo Romano, al Castello di Strassoldo di Sopra, a Palazzo Steffaneo Roncato e al Castello di Susans.

Il programma completo, con gli orari, le modalità di visita e le eventuali indicazioni sulla prenotazione, è disponibile sul sito del Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia.

Roma come non l’avevi mai vista: gli acquedotti diventano un palcoscenico a cielo aperto

Dopo due mesi trascorsi tra quartieri, cortili Ater, mercati, bar, parchi e strade, il Roma Borgata Festival arriva al Parco di Torre del Fiscale per l’ultima settimana della sua seconda edizione. Dal 7 al 13 settembre, il suggestivo paesaggio romano segnato dalla presenza degli acquedotti diventa il palcoscenico di sette giornate dedicate alle arti performative, tra danza site-specific, teatro, musica, letteratura e passeggiate performative.

Il Roma Borgata Festival è un progetto di ASAPQ, con la direzione artistica di Alessandra Muschella, e nell’ultima settimana concentra alcuni dei progetti che hanno caratterizzato l’intera seconda edizione, accanto a nuovi appuntamenti pensati per dialogare con lo spazio del Parco di Torre del Fiscale.

Il Parco di Torre del Fiscale diventa una scena a cielo aperto

La programmazione conclusiva prenderà il via con un progetto che mette al centro il rapporto diretto tra corpo, movimento e luogo: da lunedì 7 a venerdì 11 settembre si svolgerà, infatti, la residenza di danza site-specific “Pillole Urbane”, a cura di ACSD KODANCE/&KO.

Gli artisti lavoreranno all’interno del parco per costruire la coreografia che verrà poi presentata al pubblico sabato 12 settembre, dalle ore 19.00, con “To the Ground”; il concept, la regia e la coreografia sono di Sil Marti, con l’assistenza coreografica di Giulia Federico.

Un viaggio nel Quadraro a bordo di uno scuolabus anni Ottanta

Mercoledì 9 settembre, alle ore 19.00, torna uno dei progetti simbolo della seconda edizione del Festival, “Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto”: Giulia Anania e Lavinia Mancusi accompagneranno il pubblico in un percorso attraverso il Quadraro a bordo di uno scuolabus anni Ottanta.

Il viaggio toccherà luoghi nascosti, memorie, storie umane e dettagli del quartiere che spesso restano fuori dallo sguardo quotidiano: musica, parole e racconto urbano si incontrano in un’esperienza nella quale lo spostamento diventa parte della performance.

Roma Borgata Festival Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto
@foto Francesca Vangieri - Ufficio Stampa HF4
Roma Borgata Festival Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto

A teatro la storia del ciclista Vito Taccone

Giovedì 10 settembre, alle ore 19.00, il programma prosegue con “Bar Campioni – Il ciclista incatenato”, spettacolo teatrale scritto e interpretato da Ariele Vincenti, con le musiche di Tiziano Gialloreto.

Al centro dello spettacolo c’è Vito Taccone, il celebre “Camoscio d’Abruzzo”, figura entrata nell’immaginario dello sport italiano del Novecento per le sue straordinarie qualità di scalatore. Ribelle, generoso e irascibile, Taccone viene raccontato anche tramite la sua dimensione umana e popolare.

Ambientato idealmente in un bar dello sport dell’entroterra abruzzese, lo spettacolo ripercorre la sua epopea agonistica e personale e restituisce il ritratto di un campione anticonformista e di una figura che ha saputo conquistare un posto particolare nella storia del ciclismo.

Italo Calvino, la musica e i concerti della nuova generazione

Venerdì 11 settembre, alle ore 19.00, spazio a “Fiammiferi”, progetto performativo di ABRA con Stella Mastrantonio e Brando Pacitto e la sonorizzazione di Ludovico Franco.

Il lavoro propone una rilettura de “L‘avventura di due sposi” di Italo Calvino grazie a un’esperienza di lettura collettiva, immersiva e site-specific.

La serata proseguirà dalle ore 20.00 con “Dominio Pubblico per Roma Borgata Festival”, che ospiterà tre concerti affidati alla programmazione della DAP Under 25 – Direzione Artistica Partecipata. L’iniziativa lascia spazio allo sguardo e alle proposte di una nuova generazione di artisti e alla loro capacità di contribuire alla costruzione di una programmazione culturale.

Dopo la restituzione di “To the Ground”, la serata di sabato 12 settembre continuerà con “Omaggio a Hans Zimmer”, diretto da Giordano Maselli.

I Dialoghi Sinfonici chiudono la seconda edizione

L’ultima giornata del Festival, domenica 13 settembre, inizierà invece alle ore 18.00 con “Street Stories”, passeggiata performativa nel Parco di Torre del Fiscale a cura di Giulia Anania e Tiziano Panici e proseguirà alle ore 20.00, “Dialoghi Sinfonici – Operette”, con l’Orchestra EICO diretta dal maestro Germano Neri.

Tutti gli appuntamenti si svolgeranno al Parco di Torre del Fiscale, con ingresso da via dell’Acquedotto Felice 120. I biglietti, con un costo da 1 a 2 euro, sono a sostegno del Festival.

Il Roma Borgata Festival è realizzato da ASAPQ con la direzione artistica di Alessandra Muschella, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Lazio, il patrocinio del Municipio Roma VII e in collaborazione con ALPHIO APS – Casali di Tor Fiscale. Partner multimediale è HF4.

Per il programma completo, le informazioni e i biglietti è possibile consultare il sito ufficiale del Roma Borgata Festival.

Sta per succedere qualcosa di speciale in questo gioiello: sarà il cuore dei Borghi più belli d’Italia

Per tre giorni Sammichele di Bari diventerà il punto d’incontro dei Borghi più belli d’Italia: dal 4 al 6 settembre 2026 il comune in provincia di Bari ospiterà, infatti, la XVIII edizione del Festival Nazionale de “I Borghi più belli d’Italia”, l’appuntamento annuale che riunisce amministratori, delegazioni e rappresentanti dei comuni appartenenti alla rete, provenienti da ogni parte del Paese.

L’evento rappresenta un’importante occasione di incontro tra territori differenti, accomunati dalla volontà di valorizzare il patrimonio e l’identità dei piccoli centri italiani. Nel corso della manifestazione troveranno spazio esperienze, progetti e riflessioni sulle sfide che oggi interessano i borghi, senza dimenticare la loro capacità di custodire storia, cultura, paesaggi, tradizioni e produzioni locali.

Tre giorni per raccontare il presente e il futuro dei piccoli centri

Il Festival sarà prima di tutto un momento di confronto sul ruolo che i borghi possono avere nell’Italia contemporanea, luoghi ricchi di identità e patrimonio, ma anche comunità chiamate ad affrontare questioni sempre più importanti, dalla tutela del territorio alla sostenibilità, dall’innovazione alla necessità di creare nuove opportunità di sviluppo e attrattività.

L’obiettivo sarà quindi mettere in relazione esperienze diverse e offrire uno spazio di dialogo tra istituzioni, amministratori, professionisti e realtà impegnate nella valorizzazione dei territori. In parallelo, il pubblico potrà conoscere più da vicino le peculiarità dei borghi italiani e scoprire un patrimonio diffuso che trova proprio nei piccoli centri una parte fondamentale dell’identità del Paese.

Ad aprire il Festival sarà venerdì 4 settembre: l’accoglienza delle delegazioni è prevista alle 16, mentre alle 18 si terrà la cerimonia inaugurale con i saluti istituzionali di Fiorello Primi, Presidente dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”, del sindaco di Sammichele di Bari Lorenzo Netti e dell’assessore all’Agricoltura e Sviluppo Rurale della Regione Puglia Francesco Paolicelli, insieme alle altre autorità nazionali, regionali e locali presenti. La prima giornata si concluderà con il concerto dell’Orchestra Sinfonica Città Metropolitana di Bari.

Sabato 5 settembre il programma entrerà nel vivo fin dalle 10 con l’apertura degli stand del Villaggio dei Borghi, uno spazio che accompagnerà alla scoperta delle diverse realtà presenti e che, insieme all’area espositiva del MIB – Mercato italiano dei Borghi e al mercato dell’artigianato, resterà attivo per tutte le tre giornate.

Alle 11, presso la Chiesa della Maddalena, si terrà il convegno “Le 100 strade più belle d’Italia”, dedicato agli itinerari e alle nuove modalità di scoperta dei piccoli centri con i temi della mobilità, del turismo e della valorizzazione territoriale. Interverranno Roberto Perticone, Presidente di Italy Discovery, Claudio Bacilieri, Direttore di Borghi Magazine, Emiliano d’Andrea di Borghi Italia Tour, Lorena Varani delle Ciclovie dei Borghi delle Marche, Antonio Baldelli, Parlamentare e Vicesindaco di Pergola, e Domenica Spinelli, Parlamentare e Vicesindaco di Coriano. Al confronto prenderà parte anche Alessandro Musumeci, Direttore Marketing di FIAT.

A seguire, alle 11.45, sarà affrontato il tema del MIB – Mercato italiano dei Borghi, con gli interventi di Riccardo Cuomo, Dirigente Area Politiche del Lavoro e Progetti Istituzionali di Unioncamere, e Gianluca Raspa, dirigente di BMTI – Borsa Merci Telematica Italiana. Alle 12.30 spazio invece agli incontri istituzionali, tra cui quello del Comitato impegnato nella presentazione di un disegno di legge sui Borghi coordinato tra tutte le Regioni d’Italia.

Il pomeriggio di sabato proseguirà alle 13.30 con uno show cooking mentre alle 16 sarà il momento di BorgoLab, il panel dedicato alle esperienze di successo che raccontano come i piccoli centri possano trasformarsi in luoghi di attrattività, innovazione e sviluppo. Tra i partecipanti è previsto Saverio Mucci, Government Engagement Lead Italy di Mastercard.

Il confronto sul futuro dei borghi continuerà alle 17.30 con un appuntamento dedicato alla resilienza delle comunità dove interverranno Giulio De Rita, Presidente del Censis, e Antonio Forzieri, direttore Cybersecurity Strategy di WINDTRE. A seguire, i Laboratori dell’Artigianato proporranno dimostrazioni dal vivo con artigiani.

La serata lascerà poi spazio allo spettacolo “TUTTAPPOST! – Storie di ordinaria italianità”, con protagonista Pinuccio, nome d’arte di Alessio Giannone. Sul palco anche il Gruppo Folkloristico Internazionale La Pacchianella di Monte Sant’Angelo, tra le formazioni folkloristiche più antiche d’Italia e custode delle tradizioni popolari del Gargano.

Chiesa della Maddalena di Sammichele di Bari
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Veduta della Chiesa della Maddalena di Sammichele di Bari

Cinema, libri, danza e musica per la giornata conclusiva

Domenica 6 settembre si aprirà alle 10.30 con BorgoGrafie, spazio dedicato alle conversazioni con autori di libri che raccontano borghi, comunità e storie dei territori.

Alle 11.30, nella Chiesa della Maddalena, si terrà “BorgoVisioni”, incontro dedicato al ruolo del cinema e dei teatri nei piccoli comuni italiani e al loro valore come strumenti culturali e di racconto dei territori. Moderato da Osvaldo Bevilacqua, il convegno vedrà la partecipazione di Luciana Cazzolla, Consigliere di Amministrazione di Apulia Film Commission, Antonio Di Santo, sindaco di Opi, e del giornalista Michele Peragine.

Dopo lo show cooking delle 13.30, il programma proseguirà con la conferenza-spettacolo di Vincenzo Santoro “Ritmi meridiani. Tradizione e modernità nelle danze del Sud”, accompagnata da intermezzi di pizzica e taranta del gruppo Fabulanova Folk Ensemble.

Alle 19.30 Sammichele di Bari passerà il testimone al Comune di Dozza, che ospiterà l’edizione 2027 del Festival. La serata continuerà alle 20.30 con Pino Campagna e lo spettacolo “Io… Superterrone”, dedicato con ironia alle usanze, ai linguaggi e alle diverse identità regionali italiane.

A chiudere la XVIII edizione, alle 22, sarà il concerto dell’Orchestra Popolare della Notte della Taranta, realizzato in collaborazione con Regione Puglia e Puglia Culture – Circuito Teatrale.

Un nuovo treno notturno collegherà l’Europa a queste città da sogno

La rete ferroviaria notturna europea si prepara ad allungarsi verso nord: European Sleeper ha infatti annunciato per aprile 2028 una nuova rotta che collegherà il Benelux alla Scandinavia, con un servizio notturno tra Bruxelles e Amsterdam e le città di Copenhagen, in Danimarca, e Malmö, nel sud della Svezia.

Il progetto nasce dalla collaborazione con RDC, operatore ferroviario tedesco che vanta una lunga esperienza nella gestione dei collegamenti notturni tra la Germania e la Scandinavia, con l’obiettivo di creare un collegamento ferroviario diretto capace di unire durante la notte tre aree dell’Europa: il Benelux, la Danimarca e la Svezia meridionale.

Ciò significa poter raggiungere alcune delle mete più affascinanti del Nord Europa senza dover affrontare un lungo viaggio diurno o spezzare il percorso in più tratte: si sale a bordo la sera e si arriva a destinazione il mattino successivo.

400 anni del Santuario della Madonna dei Fiori di Bra: visite speciali

Quattro secoli di storia, fede e legame con il territorio. Il Santuario della Madonna dei Fiori di Bra si prepara a celebrare uno speciale anniversario: sono infatti trascorsi 400 anni dal 1626, anno da cui prende avvio la storia di uno dei luoghi simbolo della città e del territorio.

L’anniversario è l’occasione per tornare a conoscere più da vicino il complesso mariano anche grazie alla sua evoluzione e al patrimonio artistico che custodisce: proprio nell’ambito delle celebrazioni e in occasione della Novena 2026, vengono organizzate due visite guidate speciali che accompagneranno alla scoperta degli aspetti più affascinanti e meno conosciuti del Santuario.

L’iniziativa è pensata come un vero e proprio viaggio nel tempo, tra fede, meraviglia architettonica e identità, un percorso che permetterà di osservare il complesso da una prospettiva inedita e di approfondire quegli elementi che, pur facendo parte della storia quotidiana del Santuario, possono sfuggire a chi lo frequenta abitualmente o a chi lo visita per la prima volta.

Due visite eccezionali il 30 agosto e il 6 settembre

Gli appuntamenti sono in programma in due domeniche consecutive, il 30 agosto e il 6 settembre 2026, con inizio alle 16.45.

In entrambe le occasioni, il punto di incontro sarà il sagrato del Santuario Nuovo, da dove prenderà il via il percorso guidato: i partecipanti saranno accompagnati in un itinerario dedicato alla conoscenza del complesso mariano, della sua evoluzione e delle opere che ne fanno parte.

L’obiettivo delle visite è quello di andare oltre una semplice osservazione degli spazi: il percorso offrirà, infatti, l’opportunità di soffermarsi sulla storia del Santuario e sui dettagli che ne raccontano l’identità, mettendo in relazione la dimensione artistica e architettonica con quella spirituale e con il profondo rapporto che, da quattro secoli, unisce la comunità alla Madonna dei Fiori.

Si tratta dunque di un’occasione rivolta sia a chi conosce già il Santuario e desidera approfondirne alcuni aspetti, sia ai visitatori che vogliono avvicinarsi per la prima volta alla storia di questo importante luogo di fede. Il patrimonio può essere letto a vari livelli: quello storico, legato ai quattro secoli trascorsi dal 1626 al 2026; quello artistico, tramite le opere e gli elementi che caratterizzano il complesso; e quello spirituale, connesso alla devozione che continua a rendere questo luogo un punto di riferimento per la comunità.

L’esperienza proposta durante le due domeniche permetterà quindi di ripercorrere l’evoluzione del luogo sacro e di comprenderne meglio la ricchezza grazie a un racconto guidato.

Le visite nella cornice della Novena 2026

Le aperture guidate sono uno degli appuntamenti inseriti nelle celebrazioni della Novena 2026 e aggiungono alla dimensione religiosa un ulteriore momento dedicato alla conoscenza e alla condivisione del patrimonio storico e artistico del Santuario.

Le due visite del 30 agosto e del 6 settembre offriranno così al pubblico la possibilità di partecipare alle celebrazioni dell’importante anniversario anche con un percorso culturale. La proposta vuole avvicinare visitatori e comunità alla storia del complesso mariano e permettere di approfondirne aspetti che possono essere meno immediati.

Per favorire una migliore organizzazione dei percorsi e garantire un’esperienza piacevole, i piccoli gruppi sono invitati a segnalare in anticipo la propria presenza presso il banco degli oggetti religiosi.

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