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La Casa Museo Luciano Pavarotti, dove rivive la voce del grande Maestro

Un pianoforte Steinway, le stanze dai colori vivaci, fotografie, ricordi e oggetti che raccontano una vita trascorsa tra i palcoscenici di tutto il mondo e gli affetti più cari: nella campagna modenese, la Casa Museo Luciano Pavarotti apre le porte della dimora che il celebre tenore volle costruire all’interno di una grande tenuta, per trascorrere il tempo con la famiglia, accogliere gli amici e trasmettere la propria passione ai giovani cantanti.

Qui il Maestro visse gli ultimi anni insieme alla moglie Nicoletta e alla figlia Alice, in un ambiente che rispecchiava appieno la sua personalità e le sue passioni. Aperta al pubblico nel 2015, la residenza conserva ancora gli arredi originali e permette di conoscere da vicino non soltanto l’artista applaudito nei teatri più prestigiosi, ma anche l’uomo legato alla sua terra d’origine, alle piccole gioie quotidiane e alla convivialità.

Cosa vedere nella Casa Museo Pavarotti

La visita inizia dal salone principale, dove Pavarotti trascorreva buona parte delle giornate tra pranzi in compagnia, partite a carte e incontri con gli amici: i colori vivaci, il legno naturale e le travi a vista raccontano la sua personalità allegra e ospitale. A catturare lo sguardo è il pianoforte Steinway, utilizzato anche per ascoltare i giovani talenti cui il Maestro impartiva lezioni gratuite. Accanto, il frac da concerto e il celebre fazzoletto bianco riportano alla memoria le sue esibizioni, mentre lettere, quadri e piccoli oggetti personali restituiscono il lato più familiare della sua vita.

Nella stanza “La gioia di vivere” emerge un’altra passione, quella per la pittura: Pavarotti realizzava dipinti dai colori intensi, firmati con lo pseudonimo “LUPA”; le camicie floreali, i foulard e gli oggetti legati ai momenti di svago completano un ritratto intimo e sorprendente.

Si prosegue nella “Finestra sul mondo“, illuminata da un grande lucernario voluto dal tenore per lasciare entrare la luce del sole: vi sono esposti alcuni degli oltre 500 premi e riconoscimenti ottenuti durante la carriera, tra cui Grammy ed Emmy Awards, insieme a dischi d’oro e di platino.

Il percorso conduce poi alla camera da letto, l’ambiente forse più emozionante: Pavarotti vi trascorse gli ultimi giorni e morì il 6 settembre 2007. Nella cabina armadio si conservano cappelli e foulard diventati parte della sua immagine.

Le tre stanze dedicate all’opera ripercorrono la straordinaria carriera iniziata nel 1961 con il debutto nel ruolo di Rodolfo nella Bohème di Puccini: i costumi di scena ricordano alcuni dei 29 ruoli interpretati dal Maestro, mentre fotografie e testimonianze riportano ai grandi teatri internazionali.

All’ultimo piano, un luminoso open space raccoglie immagini e ritratti di Pavarotti accanto a personalità celebri; una sala riservata a piccoli gruppi permette inoltre di vedere video inediti delle prove e del dietro le quinte.

Nella stanza Decca si possono ascoltare le sue arie più famose in registrazioni rimasterizzate, mentre gli omaggi ricevuti dai fan di ogni parte del mondo testimoniano un affetto senza confini.

La visita ricorda anche i celebri concerti benefici Pavarotti & Friends e termina nel bookshop, ricavato nella casetta dei giochi che il tenore aveva fatto realizzare per Alice: un ultimo dettaglio che racconta, oltre alla grandezza artistica, la tenerezza della vita familiare.

Elegante salone della Casa Museo di Pavarotti a Modena
Ph © Gianluca naphtalina Camporesi - Ufficio Stampa
Elegante salone della Casa Museo di Pavarotti

Natale 2026 alla Casa Museo Pavarotti, visita e sapori emiliani

La tenuta sarà protagonista anche di un appuntamento in vista delle festività: domenica 29 novembre 2026, il Ristorante Europa 92 ospiterà il tradizionale Pranzo degli Auguri di AIS Emilia, aperto sia ai soci sia ai non soci.

La giornata inizierà alle 11.00 con una visita guidata alla Casa Museo, compresa nella quota di partecipazione, per ripercorrere la vita e le passioni del Maestro grazie a fotografie, testimonianze e oggetti personali. Alle 13.00 sarà il momento del pranzo, con vini selezionati dai sommelier e specialità emiliane. Il benvenuto prevede due Franciacorta della cantina Muratori, il Dosaggio Zero Blanc de Blancs Numerozero e il Franciacorta Brut in Magnum, seguiti da un buffet su tavola imperiale con gnocco fritto e prodotti regionali.

Il menù comprende poi tortellini in brodo di cappone, tagliata di manzo al rosmarino con patate al forno e zuppa inglese, con abbinamenti enologici dedicati.

Le prenotazioni sono aperte sul sito di AIS Emilia: entro il 15 novembre la quota è di 77 euro per i soci e 85 per i non soci, poi di 85 e 95 euro.

Dove si trova e come raggiungerla

La Casa Museo si trova in Stradello Nava 6, a Modena, nella campagna a sud della città.

Per chi arriva in auto dal casello autostradale A1 Modena Sud, occorre seguire la Strada Vignolese/SP623, la Strada Gherbella e via Bellaria/SS12 fino a Stradello Nava, per un tragitto indicativo di circa 13 minuti.

Dal casello A1 Modena Nord, invece, si percorrono la Tangenziale Nord e la diramazione per Sassuolo, imboccando l’uscita 20 e proseguendo su via Bellaria fino a destinazione, in circa 12 minuti.

Chi parte dal centro di Modena o dalla stazione ferroviaria può scegliere il taxi: per questo collegamento è prevista una tariffa massima di 20 euro all’andata e 30 euro al ritorno. Davanti al museo è disponibile anche un ampio parcheggio non custodito.

Orari, biglietti e informazioni utili per la visita

La Casa Museo è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00, con ultimo ingresso alle 17.00 e rimane chiusa il 1° gennaio e il 24 e 25 dicembre; per la visita occorrono in media 50-60 minuti.

Il biglietto intero costa 12 euro, quello ridotto 10 euro, mentre i bambini sotto i 12 anni entrano gratis. La tariffa agevolata è prevista, tra gli altri, per over 65, ragazzi tra i 12 e i 18 anni, studenti universitari e categorie convenzionate. Nel prezzo è compresa l’audioguida, disponibile in otto lingue, tra cui italiano, inglese, francese e tedesco. Tutti e quattro i piani del percorso sono raggiungibili in ascensore.

I biglietti si possono acquistare presso la struttura oppure online, tramite il sito ufficiale della Casa Museo Luciano Pavarotti.

Eclissi 2027, l’Algeria è il luogo da raggiungere per uno spettacolo unico

Il 2 agosto 2027 è una data da segnare sul calendario degli appassionati di astronomia e dei viaggiatori in cerca di esperienze fuori dall’ordinario: infatti, il cielo regalerà un’eclissi solare totale che oscurerà diverse aree del pianeta, offrendo ad alcuni luoghi condizioni di osservazione oltremodo favorevoli. Tra questi spicca l’Algeria, una delle mete più interessanti per assistere a uno degli eventi astronomici più spettacolari dei prossimi anni.

Il Paese nordafricano sarà attraversato dalla fascia di totalità, con alcune località che potranno beneficiare di oltre cinque minuti di oscuramento completo del Sole. Un’occasione rara, che permette di immaginare un viaggio capace di unire la meraviglia a paesaggi desertici, città affacciate sul Mediterraneo e testimonianze archeologiche di straordinario valore.

Timgad, l’eclissi tra le antiche rovine romane

Tra le tappe più suggestive da cui osservare l’eclissi c’è Timgad, nei dintorni di Batna, dove la totalità raggiungerà circa 5 minuti e 22 secondi. Da scoprire uno dei complessi romani più importanti del Nord Africa, dichiarato Patrimonio UNESCO e conosciuto anche come la Pompei del Nord Africa.

Il momento di oscuramento totale è indicato intorno alle 10:01, con la conclusione prevista verso le 10:07, secondo l’ora locale. La visita può inserirsi in un itinerario culturale che comprende anche la Casbah di Algeri, il sito archeologico di Tipasa, il Mausoleo Reale di Mauritania, Costantina e Djémila, altro importante centro romano dell’Algeria orientale.

M’Sila, tra paesaggi interni e clima secco

Veduta notturna di M'Sila, Algeria
iStock
Suggestiva veduta notturna di M’Sila

Un’altra località da prendere in considerazione è M’Sila, dove l’eclissi durerà circa 5 minuti e 22 secondi, un buon compromesso se cercate una lunga fase di totalità e desiderate esplorare l’Algeria interna, caratterizzata da un clima secco e da paesaggi differenti rispetto alla fascia mediterranea.

Rispetto alle grandi città, le infrastrutture turistiche sono tuttavia più ridotte: un aspetto da considerare quando si pianifica il viaggio, soprattutto in vista di un evento che potrebbe richiamare numerosi appassionati. La zona può essere inclusa in un percorso alla scoperta dell’entroterra algerino, tra testimonianze storiche e scenari naturali.

Bou Saâda, l’eclissi alle porte del Sahara

Se sognate un’atmosfera più vicina al deserto, a Bou Saâda l’eclissi totale durerà circa 5 minuti e 17 secondi, regalando un lungo momento di oscuramento in un contesto paesaggistico caratterizzato da oasi, ambienti aridi e atmosfere pre-sahariane.

La posizione nell’entroterra e il clima secco la rendono ideale per l’osservazione astronomica. Il viaggio può diventare anche l’occasione per ammirare alcuni dei luoghi più caratteristici della regione, come i Balconi del Ghoufi, Biskra, le incisioni rupestri di Ben Srour e la Kalâa dei Beni Hammad.

Oran, tra il Mediterraneo e il Forte di Santa Cruz

Sidi El-Houari: un quartiere storico a Oran, in Algeria
iStock
Sidi El-Houari, quartiere storico a Oran

Se preferite una destinazione più semplice da raggiungere e dotata di maggiori servizi, orientatevi su Oran: affacciata sul Mediterraneo, offrirà circa 5 minuti e 9 secondi di totalità ed è una base interessante grazie alla presenza dell’aeroporto, ai collegamenti e alle infrastrutture urbane.

Oltre ai panorami sulla costa, Oran custodisce il Forte di Santa Cruz, uno dei suoi simboli più riconoscibili. Per assistere all’eclissi potete prendere in considerazione punti panoramici quali il Parc Abdelkader o le alture nei dintorni del centro urbano. La visita può inoltre essere abbinata a un percorso culturale lungo la costa occidentale, con tappe a Tipasa, Mostaganem e Tlemcen.

Mostaganem, un’alternativa sulla costa algerina

Con circa 5 minuti e 7 secondi di totalità, Mostaganem è un’altra possibilità per osservare l’eclissi 2027 senza rinunciare alla vicinanza del mare: regala un’atmosfera diversa rispetto ai grandi centri urbani, con spiagge, scogliere e architetture storiche che ne caratterizzano il paesaggio.

Può essere una scelta se volete organizzare una vacanza che unisca l’evento astronomico con la scoperta della costa mediterranea algerina, alternando l’osservazione del cielo alle passeggiate e alle visite culturali.

Sétif, alla scoperta dell’Algeria orientale

Tra le località da valutare ecco infine Sétif, vivace città dell’Algeria orientale, conosciuta per il museo archeologico, la celebre fontana Aïn El Fouara e gli ampi viali di epoca coloniale; è anche un comodo punto di partenza per raggiungere Djémila, uno dei siti archeologici romani più importanti del Nord Africa e riconosciuto dall’UNESCO.

Qui la fase di totalità avrà una durata di circa 3 minuti e 23 secondi: il massimo dell’eclissi è previsto intorno alle 10:02, quando il Sole si troverà a circa 50 gradi di altezza. Sétif può quindi rappresentare una comoda soluzione se desiderate visitare una città dotata di hotel, ristoranti e servizi, mantenendo la possibilità di assistere comunque all’oscuramento completo del Sole.

Crociere 2027 e 2028, debuttano nuove navi e rotte da sogno

Il mondo delle crociere si prepara a vivere un biennio ricco di novità, con il debutto di nuove navi, itinerari inediti e rotte che promettono di portare alla scoperta di destinazioni spettacolari. Dal Mediterraneo alle isole più remote della Polinesia, passando per l’Artico, l’Antartide, il Giappone e i Caraibi, le compagnie stanno già svelando i programmi per il 2027 e il 2028, puntando su esperienze sempre più diversificate.

Una crociera celebra i 100 anni di Pan Am

Tra gli itinerari più particolari del 2027 c’è il Pan Am 100th Anniversary Legendary Voyage, viaggio di 28 giorni che renderà omaggio alla storica compagnia aerea Pan Am in occasione del suo centenario. La partenza è fissata per il 30 ottobre 2027 da Miami, in Florida, con un percorso che ripercorrerà alcune delle antiche rotte della compagnia tra i Caraibi e l’America centrale.

Il programma prevede interventi di storici del settore, proposte gastronomiche ispirate al marchio e persino la ricostruzione del Clipper Club, le celebri lounge aeroportuali private associate a Pan Am.

Princess Cruises sul Rio delle Amazzoni

Per la prima volta dal 2014, Princess Cruises tornerà a navigare sul Rio delle Amazzoni con una crociera di 64 giorni a bordo di Coral Princess, che circumnavigherà il Sud America e raggiungerà anche l’Antartide, con un passaggio dal Canale di Panama.

In Sud America sarà presente anche Majestic Princess, con 13 partenze e 11 itinerari complessivi. Il Canale di Panama sarà inoltre attraversato da altre quattro navi della flotta: Crown Princess, Island Princess, Ruby Princess e Star Princess, con viaggi della durata compresa tra 16 e 20 giorni.

Disney Believe, nuova nave Disney

Disney Cruise Line ha annunciato Disney Believe, quarta e ultima unità della classe Wish, attesa al debutto il 18 dicembre 2027. Il tema scelto è Promise and Possibility, un omaggio alla fiducia nei propri sogni e alla capacità di credere in se stessi, con richiami a storie amate come Encanto, Frozen, Oceania e La Sirenetta.

Gli itinerari inaugurali prevedono crociere di quattro e cinque notti alle Bahamas e nei Caraibi, con partenza da Port Everglades, a Fort Lauderdale; tra le tappe anche le isole private Disney, Castaway Cay e Lookout Cay.

Nuove rotte di Princess Cruises

Per il 2027 Princess Cruises propone un’ampia programmazione in Alaska, con otto navi, 187 partenze e 17 itinerari differenti. Tra le protagoniste ci sarà Star Princess, che offrirà crociere di sette notti nell’Inside Passage con partenza e ritorno a Seattle.

I viaggi permetteranno di ammirare alcuni degli scenari naturali più spettacolari del Nord America, tra cui il Glacier Bay National Park, l’Hubbard Glacier, il College Fjord e l’Endicott Arm con il Dawes Glacier.

Grande attenzione anche al Giappone: per il 2027 sono previste 78 partenze su 50 itinerari, mentre nel 2028 l’offerta crescerà raggiungendo 85 partenze e 52 itinerari, da sette a 29 giorni.

Ponant amplia gli itinerari

Anche Ponant Explorations, compagnia francese di crociere di lusso commercializzata in Italia da Gioco Viaggi, guarda al biennio 2027-2028 con una programmazione rinnovata: sono quasi 70 i viaggi previsti su 28 itinerari, nove dei quali inediti, tra Asia, Filippine, Polinesia, Giappone, Caraibi e regioni polari.

Per il 2028 sono in programma oltre 150 partenze tra Mediterraneo, Nord Europa e Atlantico, più di 80 delle quali nel Mediterraneo. L’Antartide sarà protagonista della stagione 2028-2029, con oltre 30 partenze a bordo di Le Boréal, Le Lyrial, Le Soléal e Le Commandant Charcot.

Non mancheranno le Bahamas e i Caraibi settentrionali, con quattro partenze tra gennaio e febbraio 2028 a bordo di Le Champlain. L’Artico, invece, vedrà oltre 35 partenze tra maggio e ottobre 2028, con quattro navi impegnate nella regione.

Norwegian Aura nel Mediterraneo

Norwegian Cruise Line si prepara a presentare Norwegian Aura con due crociere inaugurali nel Mediterraneo: la prima partirà il 2 maggio 2027 da Trieste e raggiungerà Atene dopo dieci giorni; la seconda partirà dalla capitale greca il 12 maggio, per arrivare a Trieste dopo nove giorni.

Seguirà un ulteriore itinerario di sette notti, con partenza da Trieste il 21 maggio e arrivo a Barcellona, passando per La Valletta, Salerno e Roma. Da qui la nave attraverserà l’Atlantico con una traversata di 13 giorni verso Miami, prima di dedicarsi alle crociere settimanali nei Caraibi orientali da giugno a ottobre 2027.

Aranoa alla scoperta della Polinesia

Dal 6 marzo 2027 entrerà in servizio Aranoa che raggiungerà le isole Australi, l’arcipelago più meridionale della Polinesia francese, toccando Rimatara, Rurutu, Tubuai, Raivavae e Rapa, territori ancora poco sfiorati dal turismo, ideali per chi sogna di scoprire un volto più appartato del Pacifico.

Le nuove navi del 2027 tra lusso e grandi attrazioni

Carnival Festivale inizierà la sua avventura il 2 maggio 2027 con una traversata atlantica di 15 giorni da Southampton, per poi stabilirsi tutto l’anno a Port Canaveral, in Florida.

A fine maggio sarà invece la volta di Orient Express Olympian, superyacht a vela che inaugurerà la stagione nel Mediterraneo occidentale per spostarsi a luglio nel Nord Europa. A giugno debutterà Emerald Raiya che, dopo le isole greche e la costa turca, navigherà tra Adriatico e Mediterraneo orientale, prima di attraversare il Mar Rosso a dicembre e trascorrere l’inverno alle Seychelles.

Il 7 agosto 2027 partirà da Civitavecchia il viaggio inaugurale di Oceania Sonata, crociera di 14 giorni diretta a Trieste attraverso il Mediterraneo.

Hero of the Seas e MSC World Atlantic, giganti del mare

Tra i debutti più attesi c’è Hero of the Seas di Royal Caribbean, quarta unità della classe Icon: il viaggio inaugurale è previsto per l’11 agosto 2027 con una crociera di tre notti da Miami alle Bahamas, preceduta da due partenze aggiuntive dal 1° agosto. Proporrà poi itinerari settimanali nei Caraibi orientali e occidentali, sempre con una sosta a Perfect Day at CocoCay, l’isola privata della compagnia.

A novembre 2027 sarà invece MSC World Atlantic a entrare in servizio, quarta nave della World Class dopo World Europa, World America e World Asia.

Explora V, il lusso MSC

Il gruppo MSC amplia anche la propria proposta di lusso con Explora V, in arrivo alla fine del 2027: le prime crociere saranno dedicate al Mediterraneo durante la stagione invernale, con itinerari tra Europa meridionale e Nord Africa. All’inizio del 2028 la nave proseguirà poi verso le isole dell’Atlantico.

Perché organizzare un city break a Ginevra quest’inverno è un’ottima idea

L’inverno è una stagione perfetta per scoprire Ginevra, città cosmopolita che, con l’arrivo del freddo e soprattutto durante il periodo natalizio, si veste di un fascino particolare. Affacciata sulle rive del Lago Lemano e impreziosita da panorami alpini, regala scorci suggestivi, architetture storiche, musei e tradizioni e, tra passeggiate sul lungolago, cioccolate calde nei locali del centro e mercatini di Natale, non mancano le occasioni per concedersi qualche giorno lontano dalla routine.

A rendere il tutto più interessante, il debutto di una nuova rotta diretta da Milano Linate per raggiungere la città svizzera in modo semplice e comodo.

Da Milano a Ginevra con il nuovo volo diretto easyJet

Organizzare un viaggio a Ginevra partendo da Milano è diventato ancora più semplice grazie al nuovo collegamento aereo inaugurato da easyJet tra l’aeroporto di Milano Linate e quello della città svizzera. La compagnia ha infatti avviato una nuova rotta diretta che avvicina due importanti centri dal respiro internazionale, ampliando le possibilità di viaggio tra Italia e Svizzera.

Il collegamento è operativo con fino a sei frequenze settimanali, dal lunedì al venerdì e la domenica.

Ginevra in inverno, cosa non perdere

Una prima tappa può essere il centro storico, con le stradine acciottolate, le caratteristiche piazze e gli edifici che ne raccontano la storia tra cui la Cattedrale di Saint-Pierre, legata alla storia della Riforma protestante: vale la pena salire sulla torre per lasciarsi incantare dal panorama sui tetti della città.

Dopo aver esplorato i vicoli del centro, potete raggiungere il lungolago e ammirare il Jet d’Eau, imponente getto d’acqua che si staglia sul Lago Lemano; poco distante ecco il Jardin Anglais, elegante spazio verde affacciato sull’acqua, conosciuto anche per l’Orologio Floreale, una composizione di fiori e piante che rende omaggio alla tradizione orologiera svizzera. Nel periodo natalizio, ospita il mercatino Noël au Jardin, con casette di legno, proposte gastronomiche e occasioni per dedicarsi allo shopping. Un’altra tappa interessante è il Parc des Bastions, che accoglie il celebre Muro dei Riformatori, monumento dedicato ad alcune delle figure più importanti della Riforma protestante.

Jet d'Eau al tramonto sul Lago Lemano a Ginevra
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Il magnifico Jet d’Eau al tramonto

Le giornate più fredde possono essere l’occasione per scoprire anche l’offerta culturale con una tappa al Museo Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, che racconta la storia e l’impegno umanitario del movimento e affronta temi legati alla solidarietà e all’assistenza alle persone colpite da conflitti e crisi. Se siete appassionati di orologeria potete, invece, visitare il Museo Patek Philippe, dedicato a una delle espressioni più conosciute dell’artigianato svizzero. Merita attenzione anche il Museo d’Arte e di Storia, una delle principali istituzioni culturali ginevrine, con una collezione molto ampia che tocca differenti epoche e forme artistiche. Per aggiungere una tappa meno convenzionale, c’è infine l’ERN, un’esperienza legata al mondo della scienza da prendere in considerazione organizzandosi in anticipo e verificando le modalità di accesso.

Tra la fine di novembre e dicembre, poi, le decorazioni, le luci e i mercatini trasformano creano l’atmosfera ideale per immergersi nello spirito natalizio. Tra le esperienze da non perdere c’è una passeggiata tra le bancarelle, dove curiosare tra oggetti artigianali e specialità stagionali, magari concedendosi una cioccolata calda o un bicchiere di vin brulé. Dicembre è anche il mese della Fête de l’Escalade, ricorrenza molto sentita che rievoca l’attacco sferrato nel 1602 dalle truppe del Duca di Savoia contro la città e la resistenza dei suoi abitanti. Durante le celebrazioni, le strade si animano con costumi d’epoca e iniziative a tema storico.

Se disponete di qualche ora in più potete, infine, organizzare una breve escursione fuori Ginevra: una delle mete più interessanti è il Mont Salève, in territorio francese non lontano dal confine svizzero. La funivia permette di raggiungere la zona panoramica e ammirare dall’alto la città, il Lago Lemano e, nelle giornate limpide, anche le Alpi.

Musei gratis il 1° novembre, torna l’appuntamento con Domenica al Museo

Domenica 1° novembre torna Domenica al Museo, l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura che, come ogni prima domenica del mese, offre la possibilità di accedere gratuitamente ai luoghi della cultura aderenti in tutta Italia. L’ingresso senza biglietto coinvolge un ampio patrimonio di siti, tra musei, castelli, parchi archeologici, ville storiche, giardini statali e complessi monumentali.

Un appuntamento ormai molto atteso, che ogni mese richiama visitatori di tutte le età e permette di ammirare centinaia di luoghi di interesse culturale da Nord a Sud. Un’occasione per organizzare una gita fuori porta, riscoprire le bellezze della propria città o raggiungere destinazioni meno conosciute, lasciandosi guidare dalla ricchezza del patrimonio storico, artistico e archeologico italiano.

Una selezione di siti e musei da scoprire gratis da Nord a Sud

Partendo da Nord, in Lombardia sono visitabili, tra gli altri, il Cenacolo Vinciano e la Pinacoteca di Brera a Milano, oltre al Complesso Monumentale e Museo della Certosa di Pavia. In Piemonte, invece, accesso gratis ai Musei Reali di Torino, al l’Abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese (Torino) e all’Area archeologica della città romana di Industria a Monteu da Po (Torino).

Spostandoci in Veneto, l’iniziativa interessa ad esempio il Museo nazionale Collezione Salce di Treviso, nelle sedi di San Gaetano e Santa Margherita, e il Museo nazionale Atestino di Este (Padova) e il Parco archeologico di Altino (Venezia). Anche il Friuli Venezia Giulia aderisce all’iniziativa con numerosi siti, tra cui l’Area archeologica della Villa romana di Torre a Pordenone e il Museo Storico con il Parco del Castello di Miramare e la Basilica paleocristiana di Via Madonna del Mare, entrambi a Trieste.

In Liguria si accede gratuitamente, ad esempio, alla Villa romana del Varignano a Portovenere e all’Area archeologica di Nervia e al Museo preistorico dei “Balzi Rossi” di Ventimiglia; in Emilia-Romagna l’iniziativa coinvolge, tra gli altri, il Castello di Torrechiara, nel comune di Langhirano (Parma), la Fortezza di San Leo (Rimini) e il Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria” con il Parco Archeologico di Kainua a Marzabotto.

Castello di Torrechiara, Parma
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Il maestoso Castello di Torrechiara

Proseguendo verso il Centro Italia, in Toscana spiccano, oltre alle Gallerie degli Uffizi di Firenze, i Musei Nazionali di Siena e il Museo Nazionale di Villa Guinigi e il Museo Nazionale di Palazzo Mansi a Lucca. Il Lazio partecipa con Villa Adriana, Villa d’Este, l’Area archeologica di Villa Adriana e il Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli mentre in Abruzzo si ammirano il Parco Archeologico di Iuvanum a Montenerodomo (Chieti) e il Museo Nazionale d’Abruzzo ospitato nel Forte Spagnolo all’Aquila.

La Domenica al Museo coinvolge anche il Sud e le isole: la Puglia aderisce con il Parco archeologico di Siponto e il Castello Svevo di Trani mentre la Basilicata con, tra gli altri, i Musei Nazionali di Matera e il Parco Archeologico di Grumentum a Grumento Nova, in provincia di Potenza.

In Campania, oltre alla Certosa di Padula (Salerno), alla Reggia di Caserta e al Teatro romano di Benevento, il Parco Archeologico di Ercolano aderisce alle giornate a ingresso gratuito il 1 novembre Festa di Ognissanti e il 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Infine, in Calabria da vedere la Chiesa di San Francesco d’Assisi a Gerace e il Museo e Parco archeologico nazionale di Locri; chiude la Sardegna con, ad esempio, il Compendio garibaldino di Caprera a Sassari e laPinacoteca Nazionale a Cagliari.

Informazioni per organizzare la visita

Per la giornata di Domenica al Museo del 1° novembre 2026, i siti culturali aderenti manterranno i consueti orari di apertura: prima di mettersi in viaggio, è comunque opportuno controllare eventuali aggiornamenti sui portali ufficiali dei singoli musei e delle istituzioni coinvolte, così da pianificare al meglio la visita.

Un’altra verifica importante riguarda le modalità di ingresso, che possono differire a seconda della struttura. In particolare, nei luoghi più frequentati, potrebbe essere necessario prenotare in anticipo, oppure la prenotazione potrebbe essere raccomandata per evitare lunghe attese, nonostante la gratuità. Per effettuare eventuali prenotazioni e consultare le indicazioni aggiornate, è sempre consigliabile affidarsi ai siti e ai canali ufficiali del Ministero della Cultura e delle singole strutture aderenti.

Friedrichshafen, la città degli Zeppelin con le Alpi all’orizzonte

Una lunga passeggiata che costeggia le acque del Lago di Costanza, le vette delle Alpi che si stagliano all’orizzonte, eleganti edifici storici e un’atmosfera rilassata che invita a godersi ogni momento: Friedrichshafen è una delle piacevoli sorprese della Germania meridionale, una città dove tradizione e modernità convivono in un paesaggio che sa conquistare al primo sguardo.

E, dal 2027, raggiungerla dall’Italia diventerà ancora più semplice: Ryanair ha annunciato un nuovo collegamento diretto da Bari, operativo dalla fine di marzo con due voli settimanali, il martedì e il sabato.

Nel Baden-Württemberg, Friedrichshafen è anche un importante centro industriale e tecnologico, eppure, accanto alla sua vocazione innovativa, custodisce testimonianze storiche, architetture barocche, caffè, ristoranti e scorci che meritano di essere immortalati.

Scopriamo allora le attrazioni da non perdere.

Il Museo Zeppelin, un viaggio nella storia dei giganti del cielo

Il simbolo indiscusso di Friedrichshafen è il Museo Zeppelin, una delle sue attrazioni più importanti, dedicata all’affascinante storia dei dirigibili che rivoluzionarono il modo di concepire i viaggi aerei.

Svetta proprio sulle rive del Lago di Costanza, all’interno dell’ex stazione portuale, un notevole edificio modernista inaugurato nel 1933, la cui architettura richiama i principi funzionali del Bauhaus. Il museo ha aperto le porte il 2 luglio 1996 e ospita una straordinaria collezione di testimonianze, modelli, documenti e oggetti legati all’epopea dei dirigibili.

Il pezzo forte è senza dubbio la ricostruzione parziale, lunga 33 metri e in scala reale, del celebre LZ 129 Hindenburg, uno dei più famosi dirigibili della storia, divenuto tristemente noto per il disastro del 1937: è possibile entrare negli ambienti passeggeri ricostruiti secondo i progetti originali, scoprire le cabine, il salone, gli spazi destinati alla lettura e alla scrittura e immaginare come doveva essere attraversare l’Atlantico a bordo di un autentico gigante del cielo.

Il percorso espositivo approfondisce anche i principi tecnici del volo, le innovazioni che resero possibili imprese allora straordinarie e il ruolo che i dirigibili ebbero nello sviluppo industriale di Friedrichshafen. Non manca, inoltre, una collezione artistica che affianca il racconto della tecnologia.

Dirigibile del Museo Zeppelin, Friedrichshafen, Germania
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Museo Zeppelin, una delle attrazioni più importanti di Friedrichshafen

Il Castello di Friedrichshafen, antica residenza reale sulle rive del lago

Un’altra tappa che merita attenzione è lo Schloss Friedrichshafen, il castello che testimonia il prestigioso passato della città e il suo legame con la famiglia reale del Württemberg.

Le sue origini sono legate all’antico complesso monastico di Hofen, fondato in epoca medievale; tra il XVII e l’inizio del XVIII secolo, l’edificio assunse nuove forme architettoniche, ma fu soprattutto nell’Ottocento che conobbe una svolta decisiva: a partire dal 1824, infatti, il re Guglielmo I di Württemberg fece adattare l’ex monastero a residenza estiva della famiglia reale.

Il castello appartiene tuttora alla famiglia del Württemberg e, trattandosi di una proprietà privata, non è visitabile al suo interno. Merita invece di essere ammirata la vicina Schlosskirche, la splendida chiesa barocca riconoscibile dalle due torri alte circa 55 metri.

La passeggiata sul Lago di Costanza, panorami alpini e atmosfere romantiche

Se c’è un luogo che racchiude l’essenza di Friedrichshafen, è senza dubbio la sua Uferpromenade, la passeggiata lungolago considerata tra le più belle e lunghe del Lago di Costanza.

Il percorso accompagna lungo la riva, dalla zona della foce del fiume Rotach fino alla Schlosskirche, e permette di apprezzare uno scenario che, nelle giornate limpide, diventa spettacolare: davanti agli occhi si distende l’azzurro del lago, mentre sullo sfondo appaiono le maestose Alpi austriache e svizzere.

Lungo il viale si susseguono caffè, ristoranti e gelaterie, ideali per una pausa all’aperto durante le giornate più calde, quando il lungolago si anima di residenti e turisti; ma il fascino della passeggiata non svanisce neppure in inverno, quando l’atmosfera diventa più raccolta e le montagne innevate regalano un panorama indimenticabile.

Se desiderate ammirare Friedrichshafen da una prospettiva differente, il Moleturm, la torre panoramica alta circa 22 metri presso il porto, regala una splendida vista sulla città, sul lago e sulla catena alpina.

La Chiesa di San Nicola, testimone della storia di Friedrichshafen

La Chiesa di San Nicola e la fontana Buchhornbrunnen ad Adenauerplatz, la piazza principale di Friedrichshafen, in Germania
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La Chiesa di San Nicola e la fontana Buchhornbrunnen ad Adenauerplatz, la piazza principale di Friedrichshafen

In pieno centro, un altro edificio che merita una visita è la Chiesa di San Nicola (St. Nikolaus), importante punto di riferimento religioso e architettonico, la cui storia attraversa i secoli e racconta le trasformazioni di Friedrichshafen.

Le prime testimonianze di una cappella nell’area dell’attuale chiesa risalgono al 1293, mentre nel 1325 compare una menzione documentata della dedicazione a San Nicola. Nel corso del Quattrocento venne ampliata secondo il gusto tardogotico, con la costruzione della torre e del coro; subì poi ulteriori modifiche, assumendo nel Settecento un’impronta barocca e, nel 1883, elementi stilistici neorinascimentali.

La sua vicenda è segnata anche da una delle pagine più drammatiche della storia cittadina: i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che nell’aprile del 1944 devastarono gran parte dell’edificio insieme al centro storico. La ricostruzione ebbe inizio nel dopoguerra e la chiesa venne nuovamente consacrata nel 1949.

Dia de los Muertos si festeggia anche in Italia: tutti gli eventi

Il Día de los Muertos porta in Italia i colori, la musica e i rituali di una delle ricorrenze più suggestive della cultura messicana: infatti, in occasione della festa dedicata alla memoria dei defunti, diverse città organizzano appuntamenti che uniscono spettacolo, tradizione e approfondimento culturale.

Per il 2026, Roma, Milano e Brescia propongono iniziative differenti, dalle feste popolari pensate anche per le famiglie alle parate in costume, fino agli eventi museali dedicati alla storia e al significato di questa suggestiva celebrazione.

Roma, mariachi, danze e cucina tradizionale

A Roma il Día de los Muertos si festeggia domenica 25 ottobre al Largo Venue, in via Biordo Michelotti 2: l’appuntamento è in programma dalle 12:00 alle 21:00 e prevede l’ingresso gratuito con offerta libera. Una giornata pensata per immergersi nell’atmosfera messicana con musica dal vivo, danze folkloristiche, attività per bambini e proposte gastronomiche.

Il programma musicale si apre alle 13:00 con i Mariachi México, che si esibiranno fino alle 15:00; nel pomeriggio, dalle 15:00 alle 17:00, spazio alle danze tradizionali degli stati messicani di Veracruz e Jalisco, mentre alle 18:00 è previsto il concerto dei Mariachi Romatitlán.

Alle 14:00 è prevista una baby dance messicana, mentre nel pomeriggio, alle 15:00, alle 16:00 e alle 17:00, sono in programma le piñatas, una presenza tradizionale nelle feste latinoamericane. Non mancano i laboratori dedicati ai più piccoli.

A completare l’esperienza ci saranno un mercatino artigianale, proposte di cucina messicana e un’ofrenda, l’altare dedicato alla memoria dei defunti.

Milano, la parata del Día de Muertos percorre il centro

Milano propone un calendario di appuntamenti che culmina domenica 1° novembre con la Parata del Día de Muertos, prevista alle 18:30. Il corteo partirà da Piazza San Babila e attraverserà alcuni dei luoghi più conosciuti del centro, passando per Corso Vittorio Emanuele II, Piazza del Duomo, Piazza dei Mercanti e arrivando fino a Piazza Castello.

Ma non è tutto. Dal 30 ottobre al 6 novembre, l’Istituto Cervantes, in via A. Mauri 2/A, ospiterà l’Altare dei Morti del Michoacán, dedicato a una delle tradizioni regionali messicane legate alla commemorazione dei defunti. L’altare sarà visitabile dal lunedì al giovedì dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 17:00, mentre il venerdì l’apertura è prevista dalle 10:00 alle 13:00.

Sempre all’Istituto Cervantes, sabato 31 ottobre, dalle 10:30 alle 12:00, si svolgerà il laboratorio “Decora la tua maschera di Catrina o Catrín”, un’attività dedicata alle figure simbolo della festa. Nella stessa giornata, presso la Parrocchia Antonio Maria Zaccaria, in via San Giacomo 9, è previsto il concorso “Dale Vida a tu Catrina”.

Il calendario milanese comincia già nel fine settimana precedente. Sabato 24 e domenica 25 ottobre, al Bicocca Village, si terrà “Culture in Festa – Esperando el Día de Muertos”, con laboratori creativi per bambini, parate di Catrine e maschere, musica, cinema e aperitivo a tema. Domenica alle 10:00 è prevista la proiezione del film d’animazione The Book of Life, un’occasione per avvicinare anche i più piccoli all’immaginario della cultura messicana.

Brescia, il Día de los Muertos tra conferenze, visite e laboratori

A Brescia il Día de los Muertos diventa un percorso di approfondimento culturale con la manifestazione “Que Viva el Día de los Muertos! 2026” che si svolge dal 23 ottobre al 1° novembre al Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia, all’interno del Castello di Brescia. Al centro dell’iniziativa spicca un’ofrenda, attorno alla quale si sviluppa un programma di conferenze, incontri, visite guidate e appuntamenti dedicati alla storia e ai sapori del Messico.

Venerdì 23 ottobre, alle 18:00, è in calendario la conferenza “Día de Muertos: dall’inframondo alla ritualità contemporanea“, con Massimo De Giuseppe, per esplorare le origini e le trasformazioni di una celebrazione che conserva un forte legame con la memoria e le tradizioni.

Nel fine settimana sono previste visite guidate in italiano, spagnolo e inglese, oltre ad approfondimenti sulle divinità azteche. Il programma comprende anche un laboratorio dedicato al femminile azteco, accompagnato da un aperitivo, e “Truccami!”, un laboratorio di trucco che permette di avvicinarsi agli elementi estetici caratteristici della festa.

L’altare è allestito presso il Museo del Risorgimento, dove è in corso anche una mostra della fotografa messicana Cristina Mittermeier, ad accesso gratuito.

Riparte il Treno dei Mercatini di Natale in Abruzzo, tutte le date

L’atmosfera delle feste incontra il fascino dei viaggi d’altri tempi in Abruzzo, dove torna il Treno dei Mercatini di Natale: il viaggio inizia a Sulmona e conduce verso Roccaraso e Campo di Giove ed è pensato per chi desidera vivere il periodo natalizio lasciandosi accompagnare dal paesaggio e dal fascino delle carrozze d’epoca, per poi scendere e passeggiare tra le bancarelle dei mercatini.

Il protagonista dell’iniziativa è un treno storico che conserva il fascino di un’altra epoca con locomotiva diesel, carrozze degli anni Trenta del tipo Centoporte, carrozze Corbellini degli anni Cinquanta e un bagagliaio.

Mercatini di Natale tra artigianato, sapori e decorazioni

Le soste rappresentano uno dei momenti centrali dell’esperienza. Nelle località ospitanti, i mercatini animano le giornate con casette in legno decorate, luci e intrattenimento. Passeggiando tra gli stand, è possibile scoprire prodotti artigianali e specialità locali, lasciandosi guidare dai profumi della cucina e dalle proposte gastronomiche tipiche del periodo, e vivere i borghi durante uno dei momenti più caratteristici dell’anno. Le decorazioni natalizie e l’animazione ricreano un’atmosfera festosa, mentre il viaggio in treno aggiunge un tocco di originalità.

Un’occasione perfetta per una gita da condividere con bambini, familiari e amici, ma anche un modo per ritagliarsi una giornata lontano dalla routine, dedicata alla scoperta del territorio e delle sue tradizioni.

Particolare del Mercatino natalizio a Campo di Giove, Abruzzo
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Particolare del Mercatino natalizio a Campo di Giove

Tutte le date del Treno dei Mercatini di Natale 2026-2027

Il calendario delle partenze copre il periodo compreso tra il 21 novembre 2026 e il 6 gennaio 2027, con una serie di appuntamenti nei fine settimana e durante le festività. Per diverse giornate sono previste due partenze, con orari differenti e itinerari che alternano Roccaraso e Campo di Giove.

Le prime corse sono in programma sabato 21 e domenica 22 novembre, seguite dagli appuntamenti del 28 e 29 novembre. A dicembre il servizio prosegue il 5 e 6, il 7 e 8 in occasione del ponte dell’Immacolata, il 12 e 13 e il fine settimana del 19 e 20. Le partenze continuano anche durante le festività natalizie, con corse il 26, 27, 28, 29 e 30 dicembre, per poi riprendere il 2, 3, 4, 5 e 6 gennaio.

Per visionare il calendario completo e scegliere la corsa desiderata, date uno sguardo al sito ufficiale di Ferrovia dei Parchi, dove sono disponibili le pagine dedicate alle prenotazioni.

Orari e prenotazioni per il viaggio natalizio

Per gli appuntamenti indicati, il programma prevede due possibilità di partenza da Sulmona: la prima alle 9:30, con itinerario Sulmona-Roccaraso-Campo di Giove e ritorno, e la seconda alle 10:45, con percorso Sulmona-Campo di Giove-Roccaraso e ritorno.

La scelta tra le due corse consente di organizzare la giornata in base all’itinerario previsto. Prima di prenotare è consigliabile verificare i dettagli della singola data, consultando le informazioni pubblicate sul sito ufficiale.

Le prenotazioni sono aperte tramite le pagine dedicate alle singole partenze. È opportuno controllare la disponibilità dei posti e le condizioni del viaggio prima di acquistare il biglietto, soprattutto in vista dei fine settimana e delle giornate festive.

C’è anche una possibilità interessante se amate esplorare il territorio su due ruote: è consentito portare gratuitamente la propria bicicletta, da sistemare nell’apposito bagagliaio attrezzato. Così, una volta scesi dal treno storico, potrete pedalare verso altre destinazioni, ampliando l’esperienza secondo i vostri interessi.

I castelli da fiaba vicino a Parigi da visitare nei mesi più freddi

Scoprire i castelli francesi in inverno può riservare piacevoli sorprese e, se durante la stagione fredda molti riducono gli orari di apertura o sospendono le visite, alcuni invece continuano ad accogliere i visitatori anche a gennaio e febbraio. Nei dintorni di Parigi, tra residenze legate alla storia della monarchia, antiche fortezze medievali e tenute immerse nel verde, non mancano le occasioni per organizzare una gita fuori città.

Ecco, allora, una selezione di cinque castelli da prendere in considerazione durante un viaggio a Parigi.

Castello di Breteuil, fiabe senza tempo

Tra Versailles e Rambouillet, nel cuore del Parco Naturale Regionale dell’Alta Valle di Chevreuse, il Castello di Breteuil, costruito nel XVII secolo e ampliato nei due secoli successivi, ha accolto nel tempo personalità di alto rango, tra cui ministri, ambasciatori, scienziati, prefetti e vescovi.

Caratterizzato dalla combinazione di mattoni e pietra, è stato restaurato e arricchito con decorazioni e arredi prestigiosi. Tra le opere più preziose spicca il tavolo di Teschen, conosciuto anche come “tavolo d’Europa”: un raffinato capolavoro di oreficeria realizzato nel 1779 da Neuber, orafo della corte sassone, e impreziosito da pietre preziose.

Il percorso di visita permette anche di ripercorrere le vicende della famiglia de Breteuil, proprietaria della dimora dal 1712, grazie a una cinquantina di personaggi in cera realizzati dal Musée Grévin, tra cui compaiono Luigi XVI, Maria Antonietta e Marcel Proust.

All’esterno si estende un parco di 75 ettari, classificato come Jardin Remarquable, ovvero Giardino Notevole. I giardini formali, il labirinto di bosso, il Giardino dei Principi, gli stagni e gli alberi secolari invitano a una passeggiata tra scorci romantici e atmosfere d’altri tempi.

Castello di Rambouillet, tra re e presidenti francesi

Tra Versailles e Chartres, negli Yvelines, la tenuta di Rambouillet è legata alla storia della Francia e la sua fama è associata anche alla grande foresta tutt’intorno, estesa per circa 22.000 ettari e un tempo frequentata durante le battute di caccia reale.

Le origini del castello risalgono al XIV secolo, quando venne costruita una fortezza medievale che, parzialmente distrutta intorno al 1425 durante la Guerra dei Cent’anni, fu in seguito ricostruita e trasformata in residenza signorile. Nel corso dei secoli vide proprietari illustri, tra cui Luigi XVI e Napoleone I, diventando infine, per oltre un secolo, una residenza estiva dei presidenti della Repubblica francese. Si possono ammirare la Sala del Marmo del XVI secolo, gli arredi in stile Impero della sala da pranzo e le decorazioni rococò degli appartamenti di Maria Antonietta.

Il parco di 150 ettari è stato riconosciuto come Giardino Notevole nel 2004. Al giardino formale, attraversato da canali che disegnano isole geometriche, si affianca un giardino all’inglese di 25 ettari, caratterizzato da sentieri sinuosi, ruscelli e piccoli ponti. La passeggiata conduce alla Chaumière aux Coquillages, creata dal Duca di Penthièvre per la Principessa di Lamballe, e la Laiterie de la Reine, donata da Luigi XVI a Maria Antonietta.

Castello di Malmaison, dimora di Napoleone e Giuseppina

A Rueil-Malmaison, poco distante da Parigi, il Castello di Malmaison offre l’opportunità di entrare nella vita privata e politica di Napoleone Bonaparte e della sua prima moglie, Giuseppina de Beauharnais.

Fu proprio Giuseppina ad acquistare nel 1799 la residenza del XVII secolo e, al suo ritorno dalla campagna d’Egitto, Napoleone, allora Primo Console, ne divenne proprietario. Tra il 1800 e il 1802, il castello fu una delle sedi del governo francese, al pari delle Tuileries, e ospitò le riunioni dei ministri del Consolato.

La coppia intervenne sugli ambienti interni e sui giardini, trasformando la proprietà secondo i propri gusti. Dopo il divorzio, nel 1809, Giuseppina si ritirò a Malmaison e l’anno seguente acquistò anche il vicino Château de Bois-Préau. Nel 1905, le due residenze entrarono a far parte del Museo Nazionale dei Castelli di Malmaison e Bois-Préau.

Durante la visita, marmi, dorature e mosaici accompagnano il percorso lungo le sale, impreziosite da dipinti, mobili, stoviglie e armi che raccontano i primi anni del regno di Napoleone I. Tra gli ambienti più significativi spiccano la biblioteca in mogano e la sala ovale, dove Giuseppina morì il 29 maggio 1814. Una sezione dedicata alla vita di Napoleone sull’isola di Sant’Elena completa il percorso espositivo dal 2017.

All’esterno, il roseto voluto da Giuseppina, con quasi 150 varietà, rappresenta uno degli elementi più caratteristici della proprietà.

Il Castello di Malmaison, Francia
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Castello di Malmaison, nella dimora di Napoleone e Giuseppina

Castello di Dourdan, fortezza medievale dell’Île-de-France

Se preferite le atmosfere delle antiche fortificazioni potete dirigervi verso Dourdan, dove sorge uno dei castelli medievali meglio conservati dell’Île-de-France. Completato nel 1222 per volontà di Filippo Augusto, sostituì una precedente struttura in legno risalente all’epoca di Ugo Capeto.

La pianta regolare riflette il sistema architettonico sviluppato sotto il regno di Filippo Augusto: ancora oggi, il complesso conserva gran parte delle strutture originarie del XIII secolo, tra cui il mastio, le torri e i fossati asciutti.

La storia del castello cambiò a partire dal 1672, quando Filippo d’Orléans lo trasformò in prigione reale. Durante la Rivoluzione francese divenne una prigione dipartimentale e continuò a ospitare detenuti fino al 1852.

Nel 1864 la proprietà fu lasciata in eredità alla famiglia Guyot e Joseph Guyot si dedicò per anni al restauro e alla sistemazione del complesso che è classificato come Monumento Storico dal 1964.

Castello di Dampierre, giardini e passeggiate

A Dampierre-en-Yvelines, la tenuta del Castello di Dampierre si estende per quasi 400 ettari: fu costruito nel XVII secolo dall’architetto Jules Hardouin-Mansart e rimase di proprietà della famiglia de Luynes per quasi quattro secoli. Nel 2018 venne venduto a Franky Mulliez, fondatore di Kiloutou e appassionato di arte e architettura.

Circondato da un fossato e classificato come Monumento Storico dal 2022, è inserito in un contesto paesaggistico di grande interesse: i giardini formali progettati da André Le Nôtre si affiancano a un parco all’inglese, dove laghetti e canali disegnano scorci suggestivi. Sull’isola svetta anche un elegante padiglione del XVIII secolo.

Dal 2022, il Chemin des libellules permette inoltre di approfondire la storia della tenuta e la sua biodiversità. Nella galleria delle carrozze sono esposti alcuni esemplari storici appartenuti alla famiglia de Luynes.

Luna del Cacciatore il 26 ottobre, lo spettacolo del cielo d’autunno

Ogni autunno, quando le giornate si accorciano e la natura si avvia verso l’inverno, il cielo regala uno degli appuntamenti più suggestivi della stagione: la Luna del Cacciatore, conosciuta anche con il nome inglese di Hunter’s Moon. Quest’anno il plenilunio è atteso il 26 ottobre, in un periodo dell’anno in cui la luce lunare torna a diventare protagonista delle notti autunnali.

Dietro il nome evocativo di questa Luna Piena si nasconde una tradizione antica, legata ai ritmi della vita rurale e alla necessità di prepararsi ai mesi più freddi: un tempo, infatti, le ore di luce naturale avevano un valore fondamentale per le comunità agricole, impegnate a raccogliere le ultime risorse disponibili e a organizzare le provviste per l’inverno. La Luna, con la sua luminosità, forniva un aiuto prezioso per prolungare le attività anche dopo il tramonto.

Perché si chiama Luna del Cacciatore

Il nome Luna del Cacciatore proviene dalla tradizione popolare dell’emisfero boreale ed è associato al plenilunio che segue quello della Luna del Raccolto, collegato al mese di settembre.

L’origine rimanda a un momento ben preciso del calendario agricolo: i campi erano ormai stati mietuti e la selvaggina poteva risultare più facile da individuare negli spazi rimasti liberi dalla vegetazione. La luce della Luna Piena consentiva, così, di prolungare le battute di caccia e di procurarsi risorse alimentari da conservare in vista dell’inverno.

Come accade per molte altre denominazioni tradizionali delle Lune Piene, anche quella del Cacciatore racconta un modo di interpretare il cielo tramite le esigenze della vita sulla Terra: il calendario lunare, insieme all’alternarsi delle stagioni, costituiva un riferimento per comprendere i cambiamenti della natura e affrontare con maggiore preparazione i periodi meno favorevoli.

Il legame tra la Luna del Raccolto e le notti autunnali

Luna piena che sorge dietro la foresta alpina
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Magnifica luna piena del cacciatore

Per comprendere meglio la particolarità della Luna del Cacciatore è utile considerare il suo rapporto con la Luna del Raccolto, il plenilunio associato alle ultime fasi dei lavori agricoli.

Entrambi gli appuntamenti lunari sono legati a una caratteristica osservabile alle latitudini settentrionali: in prossimità dei rispettivi pleniluni, il ritardo dell’orario di levata della Luna da una sera alla successiva è contenuto. In condizioni favorevoli, può quindi sorgere presto dopo il tramonto, offrendo luce nelle prime ore della sera per più giorni consecutivi.

In passato, anche poche decine di minuti aggiuntivi di luce naturale erano preziosi per terminare il lavoro nei campi, spostarsi o dedicarsi ad altre attività all’aperto: la luce della Luna contribuiva ad allungare, almeno in parte, il tempo disponibile dopo la fine della giornata.

Quando e come ammirare la Luna Piena del 26 ottobre

L’appuntamento con la Luna del Cacciatore è fissato per lunedì 26 ottobre, alle 5:11 circa, ora italiana, quando il satellite raggiungerà la fase piena.

Poiché il momento esatto del plenilunio cadrà nelle prime ore del mattino, una delle occasioni migliori per osservarlo sarà la sera precedente, domenica 25 ottobre. Anche la sera di lunedì 26 offrirà una buona opportunità per ammirare la Luna, che apparirà ancora quasi completamente illuminata.

Per godersi lo spettacolo, sarà sufficiente scegliere un luogo con una visuale ampia e libera verso est, la direzione da cui la Luna sorge.

Se preferite osservare il fenomeno nelle ore più tranquille della notte potrete rivolgere lo sguardo al cielo anche prima dell’alba del 26 ottobre, sempre che le condizioni meteorologiche siano favorevoli.

Per una buona osservazione, è consigliabile allontanarsi, quando possibile, dalle fonti di illuminazione più intense e scegliere un punto panoramico senza ostacoli lungo l’orizzonte: anche un parco, una collina o un tratto di costa con una visuale aperta possono regalare una prospettiva interessante.

300 anni dei Viaggi di Gulliver, l’Irlanda da scoprire sulle sue tracce

Il 28 ottobre 1726 approdava nelle librerie londinesi I viaggi di Gulliver, il romanzo destinato a diventare uno dei capolavori più celebri della letteratura mondiale: a firmarlo era Lemuel Gulliver, un fantomatico chirurgo di bordo, dietro il quale si nascondeva in realtà Jonathan Swift, scrittore nato a Dublino e decano della Cattedrale di San Patrizio.

Tre secoli dopo, il suo viaggio tra mondi immaginari diventa l’occasione per partire alla scoperta dell’Irlanda, seguendo le tracce di un autore che ha saputo trasformare l’avventura fantastica in uno strumento per raccontare, con ironia pungente, le contraddizioni della società.

Il tricentenario di Gulliver anima l’autunno irlandese

Le celebrazioni entrano nel vivo il 28 ottobre, giorno della pubblicazione del libro, con una serata speciale presso la Cattedrale di San Patrizio a Dublino, dedicata a letture storiche e musica. Il programma prosegue poi con il Jonathan Swift Festival, in calendario dal 18 al 28 novembre con inaugurazione istituzionale il 12 novembre.

Tra gli appuntamenti più curiosi spicca la Craicademia: Gulliver Special, organizzata il 18 novembre alla Rascals Brewing Company: dalle 19:30 alle 22:30, il format del birrificio si trasforma in un incontro dedicato al mondo di Swift, con le cosiddette “Lezioni Lillipuziane”: interventi di trenta minuti che uniscono approfondimento letterario e spirito conviviale irlandese. I relatori Brendan Twomey, Harry Burton e James Anderson guideranno il pubblico tra ironia e riflessioni, prima di lasciare spazio a conversazioni informali, cibo e birra.

Il momento più spettacolare sarà invece ospitato dalla Cattedrale di San Patrizio, che giovedì 26 novembre, alle ore 20, farà da cornice al nuovo musical And Then There Was Gulliver.

Il calendario comprende anche serate teatrali e corali, una cena di gala a lume di candela ispirata ai quattro mondi attraversati dal protagonista e un appuntamento che accosta le Quattro Stagioni di Vivaldi, eseguite dal vivo, ai testi dello scrittore.

Anche l’Irlanda del Nord partecipa alle celebrazioni con l’Armagh Georgian Festival, dal 26 al 29 novembre. Accanto alle rievocazioni in costume del XVIII secolo, agli spettacoli di luci e ai momenti conviviali, il programma non mancano appuntamenti accademici come la Rokeby Lecture del 26 novembre, dedicata all’eredità critica e politica del romanzo.

Dublino, biblioteche storiche e luoghi amati dallo scrittore

Per ricostruire il rapporto tra Swift e la capitale irlandese, una tappa naturale è il Trinity College, l’università dove studiò: nella Long Room della Old Library, tra gli ambienti più suggestivi della città, si trova il busto in marmo dello scrittore, realizzato da Louis François Roubiliac. Fino al 31 dicembre 2026, la biblioteca ospita inoltre la mostra Gulliver at 300, che racconta la fortuna del romanzo tramite le edizioni conservate nelle collezioni dell’ateneo.

A breve distanza ecco la Marsh’s Library, la più antica biblioteca pubblica d’Irlanda: Swift la frequentò assiduamente, anche in qualità di membro del consiglio direttivo. L’ambiente settecentesco è rimasto pressoché immutato, tra scaffalature in rovere, volumi antichi e le caratteristiche gabbie utilizzate un tempo per proteggere i lettori dai furti. La collezione include anche opere e prime edizioni legate allo scrittore.

L’itinerario può poi spostarsi verso la costa settentrionale della baia di Dublino, fino a Howth Castle: la fortezza medievale, legata alla famiglia St Lawrence, era un luogo in cui Swift cenava di frequente. Raggiungibile dal centro con la DART, la rete ferroviaria metropolitana che costeggia la baia, permette di abbinare la scoperta letteraria a una passeggiata nel borgo marinaro di Howth.

La Cattedrale di San Patrizio e la memoria di Laracor

Veduta della Cattedrale di San Patrizio, Dublino, Irlanda
Ufficio Stampa
Colpo d’occhio della Cattedrale di San Patrizio

Il luogo che più di ogni altro racconta la vita di Swift resta in ogni caso la Cattedrale di San Patrizio, di cui fu decano dal 1713 al 1745: vi si trovano la sua tomba e le maschere mortuarie, oltre a vari cimeli personali. Lo scrittore riposa accanto a Esther Johnson, conosciuta come Stella e figura centrale della sua corrispondenza.

Sulla pietra tombale è inciso un epitaffio composto dallo stesso Swift, nel quale compare il riferimento alla sua «sdegnata indignazione», ormai incapace di tormentargli il cuore. Tra gli oggetti conservati nella cattedrale spicca anche un antico tavolo di legno che Swift portò con sé a Dublino: in precedenza lo utilizzava per celebrare l’eucaristia nella sua parrocchia rurale di Laracor, nella contea di Meath, dove aveva svolto una parte importante della propria attività ecclesiastica prima di trasferirsi stabilmente nella capitale.

Armagh, dove sopravvive la copia annotata di Gulliver

Il viaggio sulle tracce dello scrittore conduce poi ad Armagh, città dell’Irlanda del Nord che Swift visitò più volte per ragioni legate ai suoi incarichi ecclesiastici: qui si trova infatti la Armagh Robinson Library, fondata nel 1771 e ancora caratterizzata da ambienti ed elementi architettonici originali.

La biblioteca custodisce una copia personale della prima edizione di I viaggi di Gulliver, arricchita dalle correzioni autografe di Swift: quando scoprì che l’editore londinese Motte aveva censurato alcuni dei passaggi politici più incisivi per evitare possibili conseguenze legali, l’autore intervenne sul volume, annotando a margine le modifiche necessarie a ripristinare il testo originario.

La visita ad Armagh può proseguire tra le due Cattedrali di San Patrizio, quella anglicana della Church of Ireland e quella cattolica, che si fronteggiano sui rispettivi colli. La zona è conosciuta anche per i meleti e per la produzione di sidro: alcune realtà storiche, come Long Meadow Cider, aprono le porte per degustazioni autunnali.

Interno dell'Armagh Robinson Library, Irlanda del Nord
Ufficio Stampa
Salone dell’Armagh Robinson Library

Belfast e Cave Hill, sulle tracce del gigante Gulliver

L’ultima tappa dell’itinerario è Belfast: la tradizione locale e alcune interpretazioni critiche associano infatti la figura colossale di Gulliver al profilo di Cave Hill, la collina che domina la città e la cui sagoma ricorda quella di un gigante addormentato sulla roccia.

Da Armagh a Belfast, il percorso permette così di passare dai documenti storici ai luoghi in cui la geografia sembra dialogare con la fantasia letteraria. Per spostarsi tra Dublino e Belfast si può inoltre utilizzare la rete ferroviaria che unisce le due città, con collegamenti in partenza ogni ora.

L’autunno dei Borghi più belli d’Italia, tra sagre e sapori antichi

Durante l’autunno l’Italia riscopre il piacere delle tradizioni: castagne, funghi, tartufi, formaggi, pane appena sfornato e olio nuovo diventano i protagonisti di feste e sagre che animano i piccoli centri da Nord a Sud e che permettono di passeggiare tra vicoli e piazze, incontrare produttori e artigiani, riscoprire antichi mestieri e partecipare a esperienze legate alla natura.

Il calendario 2026 propone svariate occasioni per concedersi un weekend fuori porta o una gita alla scoperta dei Borghi Più belli d’Italia.

La Fiera d’Ottobre di Gualtieri

Fino al 18 ottobre 2026, il centro storico di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, ospita la tradizionale Fiera d’Ottobre, tre giornate dedicate a mercatini, spettacoli, musica e specialità locali. Il programma comprende la Borsa Scambio del Giocattolo, l’Handmade & Fashion Market, Gualtieri Food e le esibizioni degli artisti di strada.

La tradizione gastronomica trova spazio nell’osteria “Alla tavola dei Bentivoglio”, nei laboratori di pasta fresca con le Rasdore e nel concorso “Al mé pién”, dedicato al miglior pieno della tradizione locale. Tra gli appuntamenti non mancano il Palio del Nocino delle Terre Basse e il concerto “Musica intorno al Fiume”.

Sabato e domenica sarà possibile visitare Palazzo Bentivoglio, la collettiva “I Naifs del Po” e la mostra dedicata a Otello Sarzi e ai suoi viaggi per la pace in Africa e Asia negli Anni Settanta.

I funghi a Cusano Mutri

Fino al 18 ottobre 2026, Cusano Mutri, in provincia di Benevento, celebra la 46ª Sagra dei Funghi con il tema “Funghi. Un universo in connessione” per guardare oltre il valore gastronomico e conoscere il ruolo dei miceli e delle relazioni sotterranee che contribuiscono all’equilibrio degli ecosistemi forestali.

Accanto al percorso tra sapori e prodotti tipici, sono in programma mostre, installazioni, incontri ed esperienze dedicate alla natura, alla scienza e alla cultura.

L’olio nuovo a Boville Ernica

Il 18, 23, 24, 25 e 31 ottobre, Boville Ernica, in provincia di Frosinone, ospita la XVIII edizione di “Pane, Olio e Fantasia” con protagonisti l’olio d’oliva, il pane, il vino e le altre eccellenze della Ciociaria.

Cooking show, masterclass e seminari consentono di approfondire caratteristiche e tecniche di produzione dell’olio, mentre il Mercato Slow Food offre l’opportunità di incontrare i produttori. Previste anche visite guidate al centro storico e al Museo dell’Olio e dell’Olivo, passeggiate tra gli oliveti ed escursioni ai frantoi.

Laboratori artistici, archeologici e didattici affiancano le attività dedicate all’artigianato e agli antichi mestieri. Il 31 ottobre si conclude il Boville Ernica Oil Contest, mentre aperture straordinarie del Monastero Benedettino e appuntamenti musicali arricchiscono la manifestazione.

La Festa del Raccolto a Vipiteno

Scorcio del centro di Vipiteno, Alto Adige
Ufficio Stampa
Suggestivo scorcio di Vipiteno

Il 30 e 31 ottobre, Vipiteno, in provincia di Bolzano, accoglie l’autunno con la Festa del Raccolto, che anima Piazza Città e segna la fine stagionale del mercato contadino. Venerdì 30 ottobre, dalle 9 alle 13, i produttori dell’Alta Val d’Isarco propongono miele, tisane, erbe aromatiche, pane casereccio, verdure e vini biologici.

Sabato 31, dalle 10, la piazza si riempie di formaggi, marmellate, succhi artigianali, prodotti agricoli e manufatti locali: tra le specialità da assaggiare ci sono i Tirtlan ripieni di spinaci o verza, le ciambelle di Vipiteno, i Krapfen, il succo di mela fresco e le castagne arrosto, chiamate “Keschtn”.

Il pane nero di Bienno

Domenica 18 ottobre, Bienno, in Valle Camonica, ospita “Lo Pan Ner – I Pani delle Alpi”, festa transfrontaliera dedicata al pane nero e alle tradizioni agricole delle comunità alpine. Durante il fine settimana si potranno osservare l’accensione degli antichi forni e le diverse fasi della preparazione del pane, dalla lavorazione dell’impasto alla cottura a legna.

Protagonista è la segale, cereale fondamentale per le popolazioni di montagna grazie alla sua capacità di crescere anche in condizioni difficili e ad alta quota. Degustazioni, laboratori per bambini e visite guidate completano il programma.

Da scoprire anche il legame del borgo con l’acqua e gli antichi mestieri, raccontato dal Mulino Museo, ospitato in un edificio quattrocentesco ancora funzionante.

A Bagolino il Bagòss è il re della tavola

Il 24 e 25 ottobre, Bagolino, in provincia di Brescia, dedica un fine settimana al Bagòss, formaggio simbolo del paese montano della Val Sabbia.

Il formaggio, prodotto con latte vaccino e riconoscibile per il colore giallo conferito dallo zafferano, viene raccontato grazie a dimostrazioni della lavorazione del latte e iniziative dedicate al percorso “dal latte alla tavola”. Non mancano le degustazioni e i piatti tipici che lo valorizzano.

Castagne e transumanza a Garessio

In ottobre, Garessio, in provincia di Cuneo, celebra la Castagna Garessina con “Autunno a Garessio 2026 – Fiera regionale della Castagna Garessina”: castagnate, mercatini, musica e passeggiate accompagnano la scoperta di un prodotto De.Co. che per secoli ha contribuito al sostentamento delle famiglie.

Il 18 ottobre è in programma anche la festa della Transumanza: spazio alle dimostrazioni di mungitura con i pastori, ai mercatini e a un trekking gratuito tra i colori del Monte Pietra Ardena. Si svolgerà inoltre il Campionato Regionale Trial 2026.

La Tartufesta a Montaione

Il tartufo bianco di Montaione, Toscana
Ufficio Stampa
Il tartufo bianco di Montaione

Il 24 e 25 ottobre, Montaione, in provincia di Firenze, ospita la 33ª edizione di Tartufesta, mostra mercato dedicata al tartufo bianco delle Colline Sanminiatesi e alle produzioni tipiche del territorio.

Stand gastronomici, degustazioni, cooking show e mercatini artigianali illustrano le specialità del territorio, dal Chianti ai formaggi, dai salumi all’olio extravergine d’oliva, fino al miele, allo zafferano e alle confetture. Tra le iniziative spiccano la Via dei Sapori, il percorso TartuRé e il mercatino di Arti e Mestieri.

A San Lorenzo in Banale la Ciuìga festeggia 25 anni

Dal 30 ottobre al 1° novembre, San Lorenzo in Banale, in provincia di Trento, celebra i 25 anni della Sagra della Ciuìga, dedicata al caratteristico insaccato preparato con carne suina e rape bianche, oggi riconosciuto come Presidio Slow Food.

Per tre giorni, cantine, cortili e vicoli ospitano mercatini, artigianato, degustazioni di vini e locande gastronomiche, mentre i ristoranti propongono menù dedicati. Il programma comprende musica popolare, cori di montagna, fisarmonicisti, zampognari, visite guidate ed escursioni nei boschi colorati dal foliage. Anche i più piccoli trovano spazio con “La Ciuìga dei Balocchi”, tra laboratori creativi, burattini, letture animate e giochi tradizionali.

Scorcio di San Lorenzo in Banale, Trento
Ufficio Stampa
Bellissimo scorcio di San Lorenzo in Banale

L’Italia pianta milioni di alberi: la nuova mappa del verde sorprende

Quasi 3,7 milioni di alberi messi a dimora in un anno, una superficie che supera i 5.300 ettari e benefici ambientali dal valore stimato di 28 milioni di euro all’anno: è il quadro delineato dalla sesta edizione dell’Atlante delle Foreste, il rapporto annuale curato da Legambiente e AzzeroCO2, con il supporto tecnico della Compagnia delle Foreste per Il Sole 24 Ore.

Dal 2020, lo studio monitora gli interventi di forestazione realizzati nella Penisola e offre una fotografia aggiornata delle iniziative che contribuiscono a trasformare il paesaggio urbano ed extraurbano.

Quasi 3,7 milioni di alberi piantati nel 2025

I dati relativi al 2025 restituiscono un bilancio incoraggiante: sono quasi 3,7 milioni gli alberi e gli arbusti messi a dimora, con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Gli interventi hanno interessato una superficie superiore a 5.300 ettari e, secondo le stime contenute nell’Atlante, il patrimonio verde genererà servizi ecosistemici dal valore economico di circa 28 milioni di euro all’anno, per ciascun anno di vita dei nuovi impianti.

Il rapporto si basa sull’analisi di 260 nuovi progetti distribuiti lungo tutta la Penisola, in contesti urbani ed extraurbani, un insieme di iniziative che mostra quanto la forestazione possa contribuire alla qualità dell’ambiente e alla capacità dei territori di affrontare gli effetti del cambiamento climatico.

La crescita, tuttavia, non procede allo stesso ritmo ovunque: a sostenere una parte significativa dei risultati sono stati gli investimenti delle Città metropolitane, che hanno più che quadruplicato il proprio contributo grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una spinta importante, ma legata a risorse straordinarie destinate a esaurirsi, mentre resta da capire quali strumenti potranno garantire continuità agli interventi.

La classifica delle Regioni premia Trentino-Alto Adige e Sicilia

Al primo posto della classifica regionale si conferma il Trentino-Alto Adige, che mantiene la posizione per il terzo anno consecutivo con oltre 840 mila alberi piantati. Un risultato legato soprattutto ai finanziamenti provinciali destinati al ripristino delle superfici danneggiate dalla tempesta Vaia e dalle infestazioni di bostrico.

La vera novità dell’edizione 2025 è però la Sicilia, che conquista per la prima volta il secondo posto con più di 600 mila alberi: a trainare il risultato sono stati i fondi residui del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2022 e gli interventi delle Città metropolitane di Catania e Palermo.

Subito dietro Lombardia e Piemonte, rispettivamente al terzo e al quarto posto, con oltre 479 mila e 469 mila piante messe a dimora: la graduatoria tiene conto degli interventi promossi dalle Regioni, dalle Città metropolitane e di quelli realizzati grazie a investimenti privati.

Il quadro cambia quando si guarda ai territori che non hanno finanziato nuovi impianti tramite gli strumenti ordinari delle politiche forestali regionali. Nel 2025 sono nove le Regioni senza nuovi interventi, vale a dire Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche e Molise.

Nella maggior parte dei casi, la situazione è legata alla mancata attivazione del Complemento regionale per lo Sviluppo rurale previsto dalla Politica agricola comune 2023-2027, ancora in fase di avvio dopo la conclusione della precedente programmazione. Nel 2025 soltanto Lombardia, Toscana e Umbria hanno realizzato interventi con i fondi di tale misura, mentre Abruzzo e Basilicata ne prevedono l’attivazione tra la fine del 2026 e il 2027.

La Liguria rappresenta un caso particolare: l’assenza di finanziamenti per nuovi impianti è legata alla scelta di tenere conto dell’elevata copertura boschiva già esistente. Per la Sardegna, invece, il dato continua a non essere disponibile, per il quinto anno consecutivo.

Torino e Roma guidano la spinta delle Città metropolitane

Panorama del centro di Torino, Piemonte
iStock
Veduta panoramica del centro di Torino

Un ruolo decisivo nella crescita nazionale è stato svolto dalle Città metropolitane, che nel 2025 hanno messo a dimora 1,48 milioni di alberi e arbusti grazie ai fondi del PNRR: si tratta del volume più elevato mai registrato dall’Atlante e di una quantità oltre quattro volte superiore a quella rilevata nell’edizione precedente.

In testa alla classifica ci sono Torino e Roma, che da sole rappresentano il 59% del totale delle Città metropolitane: la prima supera i 455 mila alberi, mentre la Capitale oltrepassa quota 414 mila. Seguono Reggio Calabria, con circa 261 mila alberi, e Catania, che raggiunge quota 118 mila completando in una sola stagione progetti rimasti fermi per tre anni.

Non tutte le amministrazioni, però, sono riuscite a tradurre i finanziamenti in nuove piante entro i tempi considerati dall’indagine: sei Città metropolitane risultano con zero alberi messi a dimora. Per Firenze, il motivo è tecnico: la piantumazione è stata completata oltre il termine di rilevazione dell’Atlante. Venezia ha invece concluso il primo avviso del bando PNRR senza partecipare al secondo, mentre Bologna non ha attivato interventi con il Piano.

Diversa la situazione di Bari, Genova e Messina, che non hanno comunicato l’avvio della messa a dimora dei progetti finanziati con il secondo avviso.

Quattro mete italiane da sogno conquistano il Times per questo autunno

L’autunno è la stagione ideale per scoprire l’Italia grazie alle sue espressioni artistiche e culturali, lasciandosi alle spalle la frenesia dell’estate per riscoprire città, musei e luoghi storici con un ritmo più tranquillo.

Anche il quotidiano britannico The Times ha puntato i riflettori sulle esperienze culturali da vivere nei prossimi mesi e ha selezionato 26 proposte  di sicuro interesse tra cui spiccano anche quattro mete italiane perfette per vivere una vacanza autunnale all’insegna della bellezza, alternando spettacoli, mostre e visite ai siti archeologici, senza rinunciare al piacere di passeggiare tra le strade delle città d’arte.

A 10 anni dal sisma, l’Abruzzo svela i suoi tesori con visite speciali

A dieci anni dal terremoto che ha colpito il Centro Italia, l’Abruzzo apre le porte di alcuni dei suoi luoghi storici più significativi, offrendo al pubblico l’opportunità di scoprire da vicino il lavoro di recupero del patrimonio culturale. Tra ottobre e novembre 2026, quattro complessi monumentali tra Teramo, Capitignano e Isola del Gran Sasso saranno protagonisti di aperture straordinarie e visite guidate gratuite, per raccontare le ferite del sisma, gli interventi di restauro e le testimonianze artistiche che stanno riemergendo grazie alle attività di tutela.

L’iniziativa, inserita nel programma nazionale “A dieci anni dal sisma (2016-2026)“, invita a entrare in luoghi di solito non accessibili o interessati da lavori di recupero e trasforma i cantieri in occasioni di conoscenza e partecipazione.

Il patrimonio culturale come memoria della ricostruzione

Il percorso proposto non si limita a mostrare gli edifici danneggiati e le opere interessate dai lavori: l’obiettivo è far conoscere la complessità degli interventi necessari per consolidare le strutture, restaurare gli apparati decorativi e restituire alla collettività tesori che custodiscono secoli di storia.

La manifestazione è promossa dal Ministero della Cultura, tramite il Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale e la Direzione Generale ABAP, con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo. Collaborano la Prefettura di Teramo, la Diocesi di Teramo-Atri e il Comune di Teramo. Tutti gli appuntamenti rientrano inoltre in Radici 2026, il Piano di Valorizzazione promosso dalla Soprintendenza.

Il Santuario della Madonna delle Grazie di Teramo

Il primo appuntamento è per sabato 17 ottobre al Santuario della Madonna delle Grazie di Teramo, visitabile dalle 11 alle 18. Le visite partiranno ogni ora e potranno accogliere un massimo di 20 persone per turno.

Il percorso permetterà di approfondire la storia del complesso e di osservare alcune delle opere che ne caratterizzano il valore artistico, tra cui la statua rinascimentale della Madonna col Bambino, attribuita a Giovanni di Biasuccio. La visita proseguirà nel chiostro e nell’ex refettorio, dove gli interventi di restauro hanno portato alla luce nuove testimonianze e pitture murali di particolare interesse.

Le origini del santuario risalgono al 1153, quando venne fondato un monastero benedettino dedicato a Sant’Angelo delle Donne. Il complesso fu poi trasformato in sede dei Frati Minori Osservanti per volontà di fra Giacomo della Marca, mentre l’aspetto attuale della chiesa è legato alla riconfigurazione ottocentesca.

Nella stessa giornata sarà possibile visitare anche la vicina area archeologica di Madonna delle Grazie, aperta dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, e di recente interessato da interventi di valorizzazione e restauro condotti dalle Soprintendenze ABAP per le province di Chieti e Pescara e per quelle dell’Aquila e Teramo.

Palazzo Ricci e la Chiesa di San Domenico

Sabato 24 ottobre l’iniziativa si sposterà a Capitignano, in provincia dell’Aquila, dove saranno aperti Palazzo Ricci e la Chiesa di San Domenico, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, con partenze ogni ora e gruppi di massimo 15 partecipanti.

Il percorso illustrerà gli interventi di restauro in corso e permetterà di conoscere gli apparati decorativi della residenza e della chiesa adiacente, un tempo cappella privata collegata al palazzo.

Il complesso è uno degli esempi più significativi di architettura palaziale in Abruzzo. Le sue origini risalgono al XV secolo, ma ha conosciuto importanti trasformazioni tra Settecento e Ottocento, alle quali contribuirono architetti come Giovanni e Raffaele Stern e Giuseppe Valadier: proprio in questo periodo Palazzo Ricci divenne anche residenza estiva di Papa Pio VI.

Palazzo Ricci a Capitignano, Abruzzo
Ufficio Stampa Sara Stangoni Comunicazione
Lo storico Palazzo Ricci a Capitignano

Le stratificazioni storiche dell’ex Convento di San Giovanni

Il programma riprenderà sabato 14 novembre a Teramo, nell’ex Convento di San Giovanni, visitabile ogni ora dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, con un massimo di 15 persone per gruppo.

La visita offrirà l’occasione di leggere le varie fasi storiche del monastero grazie alle trasformazioni ancora riconoscibili nella sua architettura. Particolare attenzione sarà dedicata ai ritrovamenti emersi durante i lavori di riparazione e consolidamento strutturale avviati dopo i danni provocati dal terremoto.

Fondato nel XIV secolo nell’area dell’antico centro romano, il convento mantenne la propria funzione religiosa fino alla soppressione del 1861. In seguito, gli spazi furono adattati a sede scolastica.

A Isola del Gran Sasso un ciclo pittorico del Cinquecento

L’ultimo appuntamento si svolgerà domenica 15 novembre a Isola del Gran Sasso, nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, aperta dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, con visite ogni ora e gruppi di massimo 15 partecipanti.

Al centro del percorso vi saranno le opere di consolidamento strutturale necessarie a riparare i danni del sisma del 2016 e le nuove scoperte emerse dalle indagini conoscitive preliminari. Il piccolo edificio rinascimentale, ai margini del centro abitato, conserva infatti le tracce di un importante ciclo pittorico del XVI secolo, che gli interventi in corso stanno riportando alla luce.

Un nuovo treno-hotel notturno attraverserà l’Europa e arriverà anche in Italia

Il viaggio in treno notturno si prepara a cambiare volto per offrire un’alternativa sempre più interessante agli spostamenti in aereo sulle brevi e medie distanze: a provarci è Nox Mobility, startup berlinese che punta a costruire una nuova rete ferroviaria capace di collegare 100 città europee entro il 2035. Il progetto comprende anche l’Italia, con Roma tra le destinazioni previste, e vuole trasformare il tempo trascorso a bordo in una parte integrante dell’esperienza di viaggio.

Il primo collegamento debutterà il 23 marzo 2027, quando entrerà in servizio il treno notturno tra Amburgo e Monaco di Baviera, con fermate intermedie a Brema e Augusta. La linea sarà operativa tre volte alla settimana in entrambe le direzioni e proporrà una formula pensata per conciliare riposo, lavoro e spostamenti, grazie a uno spazio personale riservato a ciascun passeggero.

In occasione della fiera internazionale InnoTrans di Berlino, Nox Mobility ha presentato il primo vagone completato e annunciato l’apertura delle vendite dei biglietti. Le tariffe di sola andata partono da 65 euro e le prenotazioni sono disponibili sul sito ufficiale della compagnia.

Nox Suites, uno spazio personale per ogni passeggero

La principale novità del progetto riguarda l’organizzazione degli spazi a bordo: il servizio non proporrà le tradizionali cuccette condivise, ma le cosiddette Nox Suites, postazioni individuali progettate per garantire maggiore privacy durante il viaggio.

Ogni suite sarà dotata di un ampio sedile, un tavolino utilizzabile per lavorare o mangiare, prese di corrente facilmente accessibili e spazio sufficiente per sistemare bagagli di grandi dimensioni. Durante il giorno, la postazione potrà essere utilizzata come area di lavoro; di notte, il sedile si trasformerà in una superficie in posizione lounge, con circa due metri di spazio per distendersi lungo il finestrino.

La proposta si ispira, nelle intenzioni dell’azienda, a un modello di ospitalità che richiama quello di un boutique hotel, portando a bordo alcuni servizi e attenzioni di solito associati alle strutture ricettive.

Per chi immaginava fin da subito una vera camera da letto privata, tuttavia, sarà necessario attendere una fase successiva: le Nox Rooms, pensate come camere private per una o due persone, sono previste a partire dal 2029.

Nox Suite del nuovo treno notturno di Nox Mobility
©RichardLohs - Ufficio Stampa
Sontuosa Nox Suite del nuovo treno notturno di Nox Mobility

Gli orari del nuovo treno tra Amburgo e Monaco

Il collegamento inaugurale unirà due importanti centri economici tedeschi e il percorso è stato pensato per consentire ai passeggeri di partire la sera e arrivare a destinazione la mattina seguente, evitando di dedicare gran parte della giornata al trasferimento.

Nella direzione da nord a sud, il treno partirà dalla stazione centrale di Amburgo alle 21:22. La fermata di Brema è prevista alle 22:30, mentre l’arrivo ad Augusta sarà alle 7:35 del mattino; Monaco di Baviera, sarà raggiunta alle 8:14.

Per il viaggio in direzione opposta, la partenza da Monaco è fissata alle 21:20, con una sosta ad Augusta alle 21:51. Il treno arriverà a Brema alle 7:20 del mattino e concluderà il percorso ad Amburgo alle 8:27.

La scelta della tratta non è casuale: nel 2024, oltre 1,2 milioni di passeggeri hanno viaggiato in aereo tra Amburgo e Monaco, secondo i dati citati dalla società. Il nuovo collegamento punta a intercettare almeno una parte di questa domanda, proponendo una modalità di trasporto che permette di sfruttare le ore notturne per spostarsi.

Dalla Germania all’Italia, la rete punta a 100 città entro il 2035

Nox Mobility intende estendere man mano la propria rete fino a raggiungere 100 città europee entro il 2035: tra le destinazioni indicate spiccano Parigi, Barcellona, Amsterdam, Copenaghen, Varsavia, Budapest e Roma.

La startup è stata fondata nel 2025 da Thibault Constant, fondatore del progetto Simply Railway, da Janek Smalla, che ha lavorato alla gestione dei progetti di FlixTrain, e dall’imprenditore e investitore nel settore della mobilità Artur Hasselbach. Nell’aprile 2026, l’azienda ha raccolto due milioni di euro in un finanziamento pre-seed guidato da IBB Ventures.

L’ambizione è accelerare un processo che, nel settore ferroviario, può richiedere svariati anni prima di tradursi nell’avvio di nuovi collegamenti.

Dormire in una gru sopra la città: l’hotel più insolito di Amsterdam

Dormire sospesi a decine di metri d’altezza, con lo skyline di Amsterdam davanti agli occhi e le acque dell’IJ che scorrono molto più in basso: non è la scena di un film, ma l’esperienza che promette il Faralda Crane Hotel, una struttura ricettiva fuori dal comune ricavata all’interno di una monumentale gru industriale sul lungomare della capitale olandese.

La gru si staglia sul paesaggio urbano come un’imponente architettura verticale, lontana dall’immagine tradizionale di un albergo. Al suo interno si celano tre suite esclusive, distribuite su livelli differenti e pensate come ambienti indipendenti, ciascuno con una propria identità. In cima, una terrazza privata con vasca idromassaggio riscaldata regala una prospettiva a 360 gradi sulla città e sul corso d’acqua sottostante.

L’accesso avviene su invito, mentre le prenotazioni sono soggette a richiesta e approvazione: un carattere esclusivo che rende Faralda la scelta ottimanel per chi cerca un’esperienza lontana dai circuiti dell’ospitalità convenzionale.

Tre suite, tre esperienze sospese nel cielo

Il cuore del Faralda Crane Hotel sono le tre suite, disposte verticalmente all’interno della gru e sviluppate ciascuna su due livelli. Gli ambienti uniscono elementi industriali, arredi ricercati, opere d’arte selezionate e comfort contemporanei. Le zone giorno sono separate dalle aree dedicate al riposo, dove letti king-size e soluzioni architettoniche particolari definiscono l’identità di ogni spazio.

La Free Spirit Suite, a 35 metri d’altezza, è il primo livello: il suo carattere è volutamente deciso, con un’estetica che valorizza la materia e conserva un’anima industriale; è un ambiente per chi apprezza un’atmosfera anticonvenzionale, in cui il design non cerca di nascondere le caratteristiche della struttura, ma le trasforma in parte integrante dell’esperienza.

A 40 metri svetta la Secret Suite, il cui nome richiama la natura appartata dell’ambiente. L’ingresso è nascosto nell’architettura, dietro una porta che sembra fondersi con la struttura tutt’intorno. La suite si presenta come uno spazio privato, pensato per offrire riservatezza e una dimensione volutamente lontana dal mondo esterno. Il suo fascino risiede proprio nella discrezione, oltre che nella collocazione insolita.

Il punto più alto è occupato dalla Mystique Suite, a 45 metri sopra il lungomare: da qui, Amsterdam si apre in ogni direzione e il panorama diventa parte essenziale del soggiorno. La gru può ruotare lentamente con il vento e aggiungere, così, alla vista una percezione particolare del paesaggio urbano.

Le suite sono dotate di bagni separati, docce a effetto pioggia e dettagli decorativi originali tra cui spiccano elementi recuperati da un transatlantico d’epoca, utilizzati per caratterizzare le pareti della doccia. Le scale interne conducono alle zone notte, delimitate da superfici vetrate e arredate con letti king-size; in alcuni ambienti è presente anche una vasca da bagno.

Lussuosa suite del Faralda Crane Hotel di Amsterdam
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Lussuosa suite del Faralda Crane Hotel di Amsterdam

La terrazza panoramica e la vasca idromassaggio sul tetto

A completare il soggiorno è la terrazza privata collocata sulla sommità della gru, dove si trova una vasca idromassaggio riscaldata. Da quassù la vista abbraccia lo skyline di Amsterdam e le acque dell’IJ, con uno scenario che cambia con la luce e con il movimento della città.

La terrazza rende Faralda particolarmente adatto a soggiorni romantici e occasioni speciali: lontani dal livello della strada, gli ospiti possono vivere la città da una prospettiva insolita, mentre la struttura in acciaio racconta l’origine industriale. Per un’esperienza ancora più riservata, è possibile prenotare l’intera gru, con tutte le suite, lo studio e gli spazi privati disponibili, senza altri ospiti e senza aree condivise.

Il soggiorno può inoltre essere arricchito con servizi personalizzati, da concordare con lo staff. Tra le possibilità, cene private di livello stellato Michelin, tour in barca, servizi di maggiordomo e trasferimenti in jet o elicottero, oltre a servizi dedicati alla sicurezza e all’accoglienza.

Dal passato industriale alla cultura creativa di Amsterdam

Il Faralda Crane Hotel fa bella mostra di sé nell’area dell’ex cantiere navale NDSM, una zona di Amsterdam conosciuta per l’atmosfera creativa e per il dialogo tra architettura industriale, arte e cultura urbana: le tracce del passato convivono con atelier, ristoranti raccolti, murales e spazi dedicati all’espressione artistica. Le pareti ricoperte di graffiti raccontano la vitalità di un quartiere in cui l’identità industriale è diventata parte del linguaggio contemporaneo.

Oltre all’ospitalità, la gru ospita eventi privati, iniziative promozionali, lanci di prodotto e appuntamenti legati ai settori musicale e creativo. A metà altezza c’è il Faralda Studio, uno spazio dedicato a incontri ed esperienze culturali, mentre la struttura è utilizzata anche per servizi fotografici e riprese cinematografiche.

L’accesso agli eventi è riservato e avviene su invito. Faralda si propone, infatti, come luogo d’incontro per artisti, DJ, imprenditori, creativi e marchi internazionali, e fa della riservatezza una parte fondamentale della propria identità.

Il “paradiso delle nuvole”, Tà Xùa è la meta emergente dell’Asia

Tra vette avvolte dalla nebbia, sentieri sospesi sulle creste e antiche piantagioni di tè, Tà Xùa si sta affermando come una delle mete più interessanti per chi cerca un viaggio a contatto con la natura e le tradizioni locali: località montuosa del Vietnam settentrionale, nella provincia di Sơn La, ha conquistato il titolo di principale destinazione turistica emergente in Asia per il 2026 ai World Travel Awards, portando sotto i riflettori un territorio ancora poco conosciuto dal grande pubblico internazionale.

Conosciuta come il “paradiso delle nuvole”, vanta paesaggi d’alta quota, opportunità di trekking e incontri con la cultura della comunità etnica Hmong, esperienze lontane dalle immagini delle grandi città e delle spiagge tropicali, un’occasione per scoprire il patrimonio culturale e le attività tradizionali delle comunità montane vietnamite.

Tà Xùa conquista i World Travel Awards 2026

Il riconoscimento è arrivato durante la cerimonia dei World Travel Awards dedicata ad Asia, Oceania e Oceano Indiano: per Tà Xùa si è trattato della prima candidatura nella categoria dedicata alle destinazioni turistiche emergenti e, allo stesso tempo, della prima vittoria.

L’altra candidata era Ninh Bình, nota per i paesaggi carsici e i corsi d’acqua che attraversano vallate e formazioni rocciose, e a contendersi il premio c’erano anche Koh Kood, in Thailandia, Melaka, in Malesia, Morioka, in Giappone, l’isola di Sumba, in Indonesia, e Taipei, a Taiwan (Cina).

Negli ultimi anni, Tà Xùa ha attirato soprattutto giovani viaggiatori interessati all’avventura, ai paesaggi naturali e alle escursioni. Il suo fascino è legato in particolare al fenomeno del mare di nuvole, che trasforma le vallate in distese bianche e morbide e lascia emergere le cime montuose come isole sospese sopra un oceano di nebbia.

Il mare di nuvole e i trekking tra le montagne

A oltre 1.500 metri sul livello del mare, con alcune aree che superano i 2.000 metri, Tà Xùa si distingue per il clima fresco e i panorami tipici degli altopiani: le altitudini e la conformazione del territorio disegnano scenari in cui le montagne si alternano a vallate profonde, boschi e crinali esposti.

Il mare di nuvole è una delle immagini più rappresentative: quando le condizioni meteorologiche sono favorevoli, le nubi avvolgono i rilievi e riempiono le depressioni tra le montagne, donando vedute spettacolari soprattutto dai punti panoramici più elevati.

Tra le tappe più apprezzate spicca la Dinosaur Spine, “spina del dinosauro”: si tratta di una stretta cresta montuosa il cui profilo ricorda una spina dorsale. Il sentiero corre sopra una valle profonda e regala vedute aperte sulle montagne tutt’intorno Quando le nuvole si raccolgono più in basso, il crinale sembra galleggiare sopra un mare bianco, uno degli scenari più ricercati dagli appassionati di fotografia e trekking. L’area comprende anche Windy Peak, la prateria di Tà Xùa e vari percorsi escursionistici lungo le foreste.

Maestoso scenario del monte Ta Xua nella provincia di Son La, Vietnam
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Maestoso scenario del monte Tà Xùa nella provincia di Son La

La cultura Hmong tra artigianato e vita quotidiana

Uno degli aspetti che meglio definiscono l’identità di Tà Xùa è il patrimonio culturale della comunità etnica Hmong, presente negli altopiani del Vietnam settentrionale: le tradizioni si riflettono nell’architettura delle abitazioni, negli abiti tradizionali, nell’artigianato, nella cucina e nelle consuetudini che accompagnano la vita quotidiana.

Visitare i villaggi permette di avvicinarsi a un modo di vivere connesso al territorio e di scoprire attività manuali tramandate nel tempo, tra cui la tessitura del lino, la tintura con l’indaco e le tecniche decorative che impiegano la cera d’api, come il batik.

Le antiche piantagioni di tè Shan Tuyet

A rendere il territorio di Tà Xùa così affascinante sono anche le antiche piantagioni di tè Shan Tuyet.

La coltivazione del tè può diventare il punto di partenza per esperienze turistiche legate alla cultura della bevanda, alle pratiche agricole tradizionali e alle attività che sostengono i mezzi di sussistenza della popolazione. Le piantagioni raccontano, infatti, un altro aspetto del territorio montano, quello di un paesaggio vissuto e lavorato, in cui le risorse naturali sono parte integrante dell’economia e delle tradizioni locali.

Il nuovo trend del 2027 è lo slowxury travel: le migliori mete dove il lusso incontra la lentezza

Il lusso nel mondo dei viaggi potrebbe cambiare volto nel 2027 con la filosofia dello slowxury travel, una modalità differente di vivere le vacanze, lontano dalla ricerca continua dell’esclusività ostentata e più vicino al desiderio di entrare in contatto con i luoghi e le comunità che li abitano.

Per il viaggiatore di fascia alta, il valore di un soggiorno non si misura più soltanto dalla destinazione prestigiosa o dall’accesso a ristoranti internazionali, bensì dalla possibilità di vivere esperienze autentiche, conoscere le tradizioni locali e concedersi ritmi meno frenetici.

Tra gli elementi destinati a caratterizzare lo slowxury nel 2027 c’è anche il desiderio di vivere il territorio in maniera più consapevole, evitando, quando possibile, i luoghi e i momenti interessati dall’overtourism: si tratta del cosiddetto crowd control, ovvero la possibilità di organizzare il viaggio così da ridurre l’esposizione alle folle.

La scelta di viaggiare fuori stagione, fermarsi più a lungo in una località o preferire borghi e paesaggi lontani dai circuiti più frequentati si inserisce in questa nuova concezione del lusso.

Italia, dal fascino dei borghi alla scoperta dei territori

L’Italia è tra i principali Paesi associati allo slowxury travel grazie alla varietà dei suoi paesaggi, alla ricchezza enogastronomica e alla presenza di borghi, tradizioni artigianali e strutture ricettive di charme. Dalle montagne alle coste, passando per le campagne e i piccoli centri storici, offre innumerevoli occasioni per soggiorni in cui il comfort si accompagna alla scoperta delle identità locali.

Le Langhe, dall’inestimabile patrimonio enogastronomico, la Valnerina, immersa nei paesaggi dell’Appennino umbro, e la Valle d’Itria, caratterizzata da borghi e architetture tradizionali, sono solo alcuni degli scenari indicati per un simile approccio al viaggio. A questi si aggiungono Procida, dove il carattere dell’isola può essere scoperto con ritmi più distesi, e le Dolomiti, ideali per mettere al centro il paesaggio montano e il contatto con la natura.

Giappone e Francia, rituali, paesaggi e soggiorni esclusivi

Il Giappone si distingue con la cultura dell’ospitalità, l’attenzione ai rituali e suggestivi panorami in cui il benessere e la scoperta procedono insieme. I soggiorni nei ryokan, le tradizionali locande giapponesi, si possono abbinare ai bagni termali negli onsen, alle cerimonie del tè, alla conoscenza dell’artigianato e ai viaggi a bordo dei treni panoramici.

A sua volta, la Francia mantiene un ruolo di primo piano nel turismo di lusso internazionale, grazie alla combinazione di città d’arte, campagne e località costiere. La Provenza, dai paesaggi rurali, la Borgogna, legata alla cultura del vino e alla gastronomia, e la Riviera francese fuori stagione sono tra le zone che meglio si prestano a una vacanza all’insegna della tranquillità.

Grecia e Spagna, il Mediterraneo da vivere senza fretta

Il bellissimo villaggio di Limeni sulla costa meridionale del Mani, Peloponneso, Grecia
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Il bellissimo villaggio di Limeni sulla costa meridionale del Mani

Nel Mediterraneo, Grecia e Spagna propongono contesti diversi ma compatibili con la filosofia dello slowxury. La Grecia, già molto richiesta per le vacanze di lusso, può essere scoperta oltre i periodi di massima affluenza, scegliendo isole meno frequentate e località in cui la vita quotidiana conserva un legame stretto con il territorio. Le Cicladi minori e il Peloponneso sono tra le più  indicate per questo tipo di viaggio, da accompagnare con esperienze dedicate al benessere e alla gastronomia.

La Spagna, invece, combina campagne, coste e città dalla forte identità culturale. L’Andalusia, la Galizia, la regione vinicola della Rioja e l’entroterra di Maiorca vantano scenari variegati per chi desidera conoscere il Paese con esperienze gastronomiche, paesaggi rurali e soggiorni lontani dai circuiti turistici più affollati.

Croazia e Portogallo, isole e paesaggi ancora da esplorare

La Croazia, in crescita nel segmento del lusso, propone un insieme di coste, isole e borghi dove alternare vacanze balneari alla scoperta delle tradizioni; l’Istria, la Dalmazia e le isole minori sono la scelta ottimale per un’esperienza mediterranea in cui il paesaggio e i ritmi della vita locale hanno un ruolo centrale.

Le località da considerare per un soggiorno slowxury in Portogallo comprendono l’Alentejo, dagli splendidi paesaggi rurali, la valle del Douro, legata alla cultura del vino, e la Costa Vicentina, dove il litorale offre occasioni per entrare in contatto con la natura.

Sudafrica, il lusso incontra la natura

Completa la selezione il Sudafrica dove lo slowxury si esprime soprattutto grazie alla felice unione tra natura, safari e ospitalità esclusiva. Il viaggio diventa così un’occasione per ammirare con calma i paesaggi e osservare la fauna, soggiornando in strutture di alto livello e vivendo un’esperienza in cui la natura è protagonista.

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