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Espresso Natale: in treno da Roma ad Arezzo per cinque domeniche di magia natalizia

Niente traffico, ricerca del parcheggio o stress da coda in autostrada: da ormai qualche anno, il Natale si raggiunge facilmente in treno.

Anche nel 2026 torna l’Espresso Natale che, partendo da Roma Termini, vi porterà ad Arezzo, dove l’arrivo dell’Avvento accende l’intero centro storico trasformandolo in uno scenario fiabesco. La Città del Natale, arrivata alla sua undicesima edizione, è una delle mete più amate in questo periodo proprio grazie all’atmosfera garantita da un grande evento diffuso che unisce mercatini tradizionali, spettacoli di luce e attrazioni per tutte le età.

A bordo si viaggia in relax, con lo staff che accompagna i passeggeri lungo tutto il tragitto e una carrozza ristorante dove concedersi uno spuntino o qualcosa di caldo da bere.

Espresso Natale da Roma ad Arezzo

Il percorso unisce Roma Termini ad Arezzo, andata e ritorno, con un collegamento diretto che taglia i territori della Tuscia e dell’antica Etruria. Un tragitto che diventa già parte dell’esperienza, tra colline e borghi che scorrono dal finestrino. La partenza da Roma è fissata in mattinata, tra le 8:00 e le 8:30, mentre il rientro avviene in serata, tra le 20:45 e le 21:30.

Dalla stazione di Arezzo, pochi passi separano dal centro pulsante delle festività. Dal 14 novembre 2026 al 6 gennaio 2027, a Piazza Grande prende forma un ampio villaggio in stile tirolese, con casette di legno che ospitano artigiani ed espositori provenienti dall’area alpina, dall’Austria e dalla Germania, tra decorazioni, sapori tipici e prodotti da scoprire passeggiando.

Qui potrete visitare anche la Brick House Art, ossia tre piani dove verranno esposte opere d’arte e laboratori che utilizzano un totale di 2 milioni di mattoncini. Un percorso unico dove artisti di grande richiamo nazionale esporranno le loro creazioni.

A poca distanza, dentro le mura della Fortezza Medicea, uno dei punti più panoramici della città, trova spazio la casa del protagonista assoluto delle feste. Qui viene allestito un villaggio di oltre 10.000 metri quadrati dove prendono vita spettacolari coreografie, giochi di luce e diverse attrazioni natalizie.

Non mancheranno una pista di pattinaggio, il mercatino delle arti dove acquistare regali unici perché realizzati a mano e l’Arezzo Christmas Bus Tour dove, accompagnati da un’audioguida, potrete scoprire i segreti della città.

Date, info e prezzi

L’Espresso Natale sarà disponibile per cinque appuntamenti domenicali: 29 novembre, 6, 13, 20 e 27 dicembre. Le prenotazioni sono partite il 9 settembre, sul sito ufficiale troverete anche una pagina dedicata per ciascuna data.

Per quanto riguarda le tariffe, gli adulti (dai 14 anni in su) pagano 79 euro, mentre i bambini (6-14 anni non compiuti) 49 euro. I più piccoli (0-6 anni non compiuti) potranno viaggiare gratuitamente senza posto assegnato.

Se salirete sul treno, oltre ai mercatini, consigliamo di andare alla scoperta della città. Arezzo, infatti, è anche arte e storia medievale, dal Crocifisso di Cimabue custodito nella Basilica di San Domenico alla leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, situata presso la Basilica di San Francesco, uno dei cicli pittorici rinascimentali più famosi e conosciuti in tutto il mondo.

Damiano David e Dove Cameron si sposano in Italia: la location scelta è meravigliosa

C’è un angolo di Toscana che nei prossimi giorni si troverà al centro della scena pop internazionale: la Val d’Orcia, Patrimonio UNESCO tra i più fotografati al mondo, il 25 settembre farà da cornice al matrimonio di Damiano David e Dove Cameron.

L’ex frontman dei Måneskin, oggi impegnato a tempo pieno nella sua carriera solista, si è tenuto piuttosto alla larga dai social nelle ultime settimane, ma a raccontare la loro storia ci ha pensato lei, tra foto di vacanze italiane condivise in due e un brano dal sapore autobiografico (When in Rome) uscito proprio a ridosso delle nozze.

Della cerimonia, ormai imminente, si sa già tutto tranne una cosa: i dettagli del grande giorno restano top secret. Quello che è certo, invece, è il luogo scelto per dire sì.

Dove si sposano Damiano David e Dove Cameron

Dopo Dua Lipa, che ha scelto la Sicilia per festeggiare le sue nozze con Callum Turner, tocca a un’altra coppia amatissima dire sì in Italia. La scelta di Damiano e Dove è ricaduta su Castiglion del Bosco, tenuta esclusiva che oggi ospita un hotel a cinque stelle firmato Rosewood, incastonata tra le colline coltivate a vigneto e punteggiate di cipressi.

Non si tratta di una semplice struttura ricettiva, ma di un vero borgo, con tanto di chiesa e architetture in pietra risalenti al Medioevo, racchiuso all’interno di una proprietà che si estende per oltre duemila ettari. Gli edifici storici sono stati sapientemente restaurati per accogliere gli ospiti con tutti i comfort di un hotel di lusso, senza però intaccarne l’anima autentica: pietra a vista, travi originali e un’atmosfera che profuma di storia convivono con un livello di raffinatezza contemporanea.

Suite, ville private e piscine

A rendere Castiglion del Bosco una meta ambita in Toscana da chi cerca un soggiorno fuori dal comune sono le sue 42 suite, arredate seguendo la stessa filosofia che ha guidato il recupero del borgo: mobili d’epoca, materiali naturali e travi a vista si sposano con dotazioni moderne pensate per garantire il massimo comfort.

Per chi desidera ancora più riservatezza, la tenuta mette a disposizione undici ville ricavate da antichi casali toscani del Seicento e Settecento, ciascuna con giardino privato, ampie terrazze affacciate sulle colline e piscine a sfioro riscaldate, l’ideale per godersi il panorama della Val d’Orcia in totale intimità.

Chi soggiorna nelle ville ha inoltre in dotazione un Land Rover Defender (o un mezzo 4×4 equivalente), pensato per esplorare i duemila ettari della proprietà tra vigneti, uliveti e boschi. Non stupisce, quindi, che due star internazionali come Damiano David e Dove Cameron abbiano scelto proprio questo luogo per il loro matrimonio: un rifugio dove esclusività e autenticità toscana convivono senza compromessi, lontano da occhi indiscreti, ma a due passi da alcuni dei borghi più belli d’Italia.

Atterra e parti on the road: 3 mete d’autunno da scoprire con la promo flash Wizz Air

L’autunno è la stagione perfetta per chi ama viaggiare on the road, tra strade panoramiche, colori caldi e meno traffico rispetto all’estate.

Con la nuova promozione Wizz Air, valida oggi 22 settembre fino alla mezzanotte, si può prenotare un volo scontato fino al 15% per partire tra il 1° ottobre 2026 e il 3 gennaio 2027. L’occasione perfetta per noleggiare un’auto all’arrivo e lanciarsi in un vero road trip autunnale, lontano dai circuiti più battuti.

Ecco tre mete, e altrettanti itinerari su strada, da scoprire sfruttando questa nuova offerta.

Da Bologna a Tirana

Da Bologna si vola a Tirana con biglietti a partire da 41 euro. La capitale albanese, con il suo mix di architettura socialista e locali alla moda, è solo il punto di partenza: noleggiata un’auto, la vera avventura può cominciare. Dimenticate le località della costa per le quali il Paese sta diventando così famoso negli ultimi anni e nel navigatore inserite Berat. La “città dalle mille finestre” è Patrimonio UNESCO con il suo centro storico ottomano arroccato sulla collina.

Da qui si prosegue verso sud fino ad Argirocastro, altro gioiello UNESCO, famosa per le case in pietra e il castello che domina la vallata. Un itinerario che in pochi giorni attraversa montagne, borghi silenziosi e paesaggi ancora poco turistici, mostrando un’Albania genuina e sorprendente, perfetta da vivere on the road in autunno.

Da Milano Malpensa a Porto

Da Milano Malpensa, invece, si vola a Porto con biglietti a partire da 45 euro. Questa è la porta d’accesso ideale a uno dei road trip più affascinanti del Portogallo. Dopo aver esplorato i quartieri storici della città, affacciati sul fiume Douro, il nostro consiglio è quello di noleggiare un’auto e dirigersi verso l’entroterra.

In circa un’ora e mezza di strada si raggiunge la Valle del Douro, Patrimonio UNESCO e culla dei vigneti da cui nasce il celebre vino Porto. In autunno il paesaggio si tinge di rosso e oro, con i terrazzamenti che digradano verso il fiume in un panorama tra i più belli d’Europa. Lungo il percorso vale la pena fermarsi nei piccoli villaggi vinicoli, fare soste panoramiche e magari concedersi una degustazione in una delle cantine storiche della zona, per un itinerario lento e scenografico.

Da Roma Fiumicino a Praga

Infine, da Roma Fiumicino potete volare a Praga con tariffe a partire da 53 euro, punto di partenza ideale per un road trip alla scoperta del foliage ceco. Oltre ai parchi della capitale, dove il colle di Petřín e la riserva naturale di Divoká Šárka regalano già scorci spettacolari, il vero autunno si vive noleggiando un’auto e uscendo dai confini cittadini.

A pochi chilometri da Praga si trova il Průhonický Park, Patrimonio UNESCO e tra i più grandi parchi paesaggistici d’Europa, con un’incredibile varietà di alberi dai colori autunnali. Un’altra tappa consigliata è Konopiště, con il suo castello circondato da un parco esteso e un percorso ad anello intorno al laghetto, perfetto per una passeggiata lenta tra i colori dell’autunno. Chi ha più giorni a disposizione può spingersi oltre e raggiungere il suggestivo Castello di Hluboká, tra i più fotografati del Paese e che in autunno regala scorci da fiaba.

Festa che vai, viaggio che trovi: quando è l’evento a decidere la destinazione

C’è chi sceglie una meta per la città in sé e chi la sceglie per una data sul calendario. La seconda categoria è più numerosa di quanto si pensi: secondo l’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio, curato da Unioncamere-Isnart, nel 2025 circa il 10% dei turisti ha scelto la destinazione soprattutto per partecipare a una manifestazione, in particolare culturale o legata al folklore.

Il tema è al centro del Mirabilia Day, l’incontro che il 17 e 18 settembre 2026 ha riunito a Sassari e Alghero le Camere di commercio della rete Mirabilia, cioè i territori con siti UNESCO meno frequentati dal turismo di massa. Per chi ama viaggiare, un evento diventa sempre più l’occasione migliore per scoprire un luogo.

Gli appuntamenti che valgono il viaggio

Tra gli esempi discussi al convegno ci sono eventi molto diversi tra loro. Il primo, Patrimonio UNESCO, è la Discesa dei Candelieri di Sassari che, ogni 14 agosto, porta per le vie del centro 13 Gremi (le antiche corporazioni di arti e mestieri), ognuno con il proprio Candeliere, un grande cero di legno che può pesare fino a quattro quintali. I portatori li trasportano a spalla fino alla chiesa di Santa Maria di Betlem, dove a notte inoltrata scioglieranno il voto fatto alla Madonna Assunta nel Cinquecento.

Il secondo è il Palio di Siena, organizzato due volte l’anno, il 2 luglio e il 16 agosto, in Piazza del Campo. Dieci delle diciassette contrade cittadine si sfidano a cavallo in una corsa che dura meno di due minuti, ma che coinvolge la città per giorni. Il terzo è Tocatì, il festival internazionale dei giochi in strada di Verona, organizzato a settembre, dove piazze e vie vengono travolte da giochi tradizionali portati da comunità italiane e straniere.

Il quarto è il GIO Festival, che celebra il riconoscimento del “Canto Lirico Italiano” come Patrimonio dell’Umanità. Organizzato dal 5 al 20 giugno 2026, ha portato opera, jazz, danza e cinema tra Foggia, i Monti Dauni e il Gargano, con oltre venti appuntamenti, in gran parte gratuiti. È un buon esempio di come un festival possa far conoscere un angolo di Puglia lontano dai percorsi più battuti.

Chi viaggia per gli eventi e quanto spende

Dalla ricerca emerge non solo la volontà dei viaggiatori di scoprire una destinazione attraverso gli eventi, ma anche quanto spendono. Secondo l’indagine, chi viaggia per assistere a una manifestazione spende in media 107 euro al giorno, senza contare trasporto e alloggio, contro i 96 euro del turista medio in Italia nel 2025. La cifra sale a 109 euro tra i visitatori stranieri e arriva a 121 euro tra i Baby Boomers.

Oltre l’84% considera il patrimonio artistico e monumentale una parte importante del soggiorno, quindi non si ferma alla festa: visita anche musei, chiese e centri storici. Il 32% indica tra i motivi del viaggio anche iniziative legate a tradizioni e cultura locale e in questo caso la spesa sul territorio supera dell’11% la media.

Un evento offre una data certa intorno a cui organizzare il viaggio e un modo per vedere un luogo da vicino, insieme a chi ci vive. Se poi la meta è fuori dai circuiti più affollati, come molti dei territori della rete Mirabilia, il vantaggio per i viaggiatori diventa ancora più evidente.

Perché prenotare un viaggio da sogno alle Isole Faroe proprio adesso

Se le Isole Faroe sono sempre state nella vostra lista dei desideri, ma vi hanno sempre frenato le rotte complicate per arrivarci, questo è il momento giusto per cambiare idea. Dal 17 settembre 2026 si aprono le prenotazioni per una novità che renderà l’arcipelago molto più accessibile ai viaggiatori italiani: il primo collegamento aereo diretto tra Italia e Faroe.

Nettuno dà spettacolo nel cielo di settembre: quando ammirare la “perla blu” del Sistema solare

Settembre porta con sé uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di astronomia: la migliore occasione dell’anno per osservare Nettuno. Il pianeta più esterno del Sistema solare, un gigante ghiacciato dalla tipica sfumatura blu intenso, raggiungerà infatti la sua opposizione il 26 settembre 2026, il momento in cui si mostra più alto, più luminoso e più a lungo visibile nel cielo notturno.

Non serve un osservatorio professionale per provare l’emozione di scovarlo: bastano un binocolo di media potenza, un cielo sufficientemente buio e un po’ di pazienza.

Il 26 settembre, l’allineamento perfetto con Nettuno

Il 26 settembre 2026, Sole, Terra e Nettuno si disporranno lungo la stessa linea, con la Terra nel mezzo: un allineamento a 180° che gli astronomi chiamano opposizione. In questa fase il pianeta sorge al tramonto del Sole, resta visibile per tutta la notte e culmina, cioè raggiunge il punto più alto sull’orizzonte, nel cuore delle ore notturne, ossia le condizioni ideali per qualsiasi osservazione.

Per Nettuno, l’opposizione coincide anche con il momento di minima distanza dalla Terra, circa 4,3 miliardi di chilometri: una cifra che sembra enorme, ma che rappresenta comunque il punto di massimo avvicinamento possibile tra i due pianeti. Nonostante questo, individuarlo a occhio nudo resta impossibile, perché la sua luminosità è appena oltre il limite percepibile dall’occhio umano. Con un binocolo, però, il pianeta si rivela come un piccolo punto dal caratteristico colore blu-azzurro, ben distinguibile dalle stelle che gli fanno da sfondo.

Un trucco utile per orientarsi è cercare prima Saturno, visibile anche senza strumenti come un disco chiaro e stabile, privo dello sfarfallio tipico delle stelle. Nettuno si trova a pochi gradi di distanza, nella zona di cielo condivisa dalle costellazioni dei Pesci e della Balena. Le app di mappe stellari per smartphone, una volta calibrate, aiutano a restringere il campo e a confermare il punto esatto da inquadrare.

Dove ammirare il fenomeno in Italia

La riuscita dell’osservazione dipende soprattutto da un fattore: l’inquinamento luminoso. Allontanarsi dalle città e raggiungere zone certificate per la qualità del cielo notturno fa una differenza enorme nella nitidezza dell’immagine.

Tra le mete più indicate c’è Isnello, nel Parco delle Madonie, in Sicilia: il suo parco astronomico Gal Hassin ha ottenuto la certificazione “Starlight Stellar Park” della Fundación Starlight ed è già meta abituale di astrofili grazie ai cieli tra i più bui del Mediterraneo. In Puglia, l’Alta Murgia offre altopiani ampi e privi di centri abitati vicini, perfetti per montare un telescopio portatile e osservare senza ostacoli l’orizzonte a sud.

In Abruzzo, gli altipiani del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in particolare le zone di Campo Imperatore, sono da anni un punto di riferimento per chi cerca cieli limpidi ad alta quota.

Chi preferisce affidarsi a strumenti professionali e a una guida esperta può puntare sull’Osservatorio Astronomico di Piombino, in Toscana, dove il 26 settembre l’Associazione Astrofili Piombino organizza “La Festa della Luna”, una serata di osservazione pubblica con telescopi aperti a tutti, dedicata ai protagonisti del cielo autunnale.

Una sepoltura insolita riemerge dopo 3.000 anni: la scoperta porta fino a Ramses II

In Egitto, nella regione del Beheira, gli scavi a Tell el-Abqain stanno restituendo un pezzo di storia rimasto sepolto per tre millenni. Il sito, un tempo avamposto militare ai margini occidentali del Delta del Nilo, faceva parte del sistema difensivo che l’Egitto del Nuovo Regno aveva costruito contro le incursioni delle tribù libiche.

Tra le nuove scoperte, a colpire l’attenzione degli archeologi è stata soprattutto una sepoltura fuori dal comune: quella di un cavallo, ritrovato intatto e con ogni probabilità sacrificato secondo un rituale preciso, insieme a testimonianze che collegano il sito al faraone Ramses II.

Ultimo sole prima dell’inverno: 3 mete calde da raggiungere con la nuova offerta Ryanair

L’estate finisce (almeno in alcune parti d’Italia), negli armadi cominciano a riaffiorare capi dai colori autunnali, ma tra noi c’è sicuramente chi non è ancora pronto a rinunciare al sole. La testa comincia a fantasticare sulle mete dove l’inverno arriva più tardi o non arriva affatto: posti dove il costume da bagno trova spazio in valigia anche a dicembre e le giornate regalano ancora qualche ora di luce e calore.

E Ryanair sembra aver letto nel pensiero di chi rifiuta il freddo. Anche oggi arriva una nuova promozione, valida entro la mezzanotte del 17 settembre 2026 per voli utilizzabili dal 17 settembre al 31 dicembre 2026. Questo, quindi, è il momento giusto per pianificare una fuga last minute verso il sole o per una nuotata prima che l’anno finisca.

Dove andare? Ecco tre mete dove il 2026 si può ancora chiudere a maniche corte.

Attraversare l’Artico in slitta trainata dai cani: l’avventura da vivere nel 2027

Se la vostra idea di avventura estrema si è fermata a un trekking impegnativo, preparatevi a ridimensionare le vostre ambizioni.

Torna l’avventura Fjällräven Polar, il viaggio che da trent’anni porta persone comuni nell’Artico scandinavo: -30°C, 300 km di tundra artica, una slitta trainata da cani e zero esperienza richiesta. Nel 2027 festeggia il suo trentesimo compleanno riaprendo le candidature per la nuova edizione.

Dal 29 settembre al 3 novembre 2026 potrete mettervi in gioco per occupare uno dei 20 posti disponibili, gli stessi che nel 2019 e nel 2025 hanno visto protagonisti anche due viaggiatori italiani.

Fjällräven Polar: l’avventura nell’Artico aperta a tutti

Dal 31 marzo al 5 aprile 2027, venti persone selezionate guideranno ciascuna la propria slitta trainata da cani attraverso circa 300 km nell’Artico scandinavo. Niente comfort, niente scorciatoie, solo neve, freddo estremo e la sensazione di essere lontanissimi da tutto. La cosa più incredibile? Chiunque può provare a partecipare a questa avventura perché non serve nessuna esperienza artica pregressa. Il progetto nasce infatti apposta per persone “normali”, non per esploratori di professione.

Il punto di partenza è Jukkasjärvi, nella Lapponia svedese, a una manciata di chilometri da Kiruna. Prima di partire, formazione obbligatoria, durante la quale i partecipanti imparano le competenze base per muoversi in sicurezza nell’Artico e conoscono la propria squadra di sei cani, di cui saranno responsabili per tutta la spedizione. Poi si parte davvero: tundra, laghi ghiacciati e foreste di montagna, passando per Sevujärvi, Kattuvuoma, Råstojaure e Pältsa (una delle più vaste aree di permafrost d’Europa, giusto per dare l’idea), fino all’arrivo a Signaldalen, sul confine con i fiordi norvegesi.

Un musher con giacca blu e occhiali da neve guida una slitta trainata da sei cani lungo un sentiero innevato
Fjällräven
Ogni partecipante è responsabile della propria squadra di sei cani per tutta la durata della spedizione

Come nasce questo progetto? Tutto è iniziato nei primi anni Novanta, quando il fondatore di Fjällräven, Åke Nordin, incrociò la strada di un leggendario musher svedese reduce dall’Iditarod, la mitica gara di sleddog lunga 1.700 km in Alaska. Da lì l’intuizione: perché non offrire anche a persone comuni la possibilità di provare qualcosa del genere, con il supporto di guide esperte?

Nel 1997 partì la prima edizione, all’inizio come vera gara. Poi, capito che lo spirito competitivo stonava un po’ con l’idea di scoperta e condivisione, Fjällräven ha cambiato rotta. Dal 2012, infatti, è diventata un’esperienza aperta a chiunque abbia voglia di mettersi alla prova.

Una tenda illuminata dall'interno campeggia nella neve sotto un cielo con aurora boreale
Fjällräven
Le notti si trascorrono in tenda sotto il magico cielo artico

Come candidarsi

La selezione funziona in tre step. Il 29 settembre 2026, Fjällräven svelerà sui suoi canali i dettagli della challenge da completare per candidarsi (per ora resta top secret, ma è il primo passo per giocarsi un posto). La portate a termine e pubblicate il contenuto online entro le 23:59 del 3 novembre 2026. Solo successivamente potrete compilare il modulo ufficiale con i dati e il link al contenuto, sempre entro la stessa mezzanotte.

Una giuria interna sceglierà i venti fortunati, con annuncio ufficiale il 9 dicembre 2026. Zero curriculum da esploratore richiesto: quello che conta è la voglia di buttarsi.

Segnatevi queste date:

  • candidature aperte: 29 settembre 2026;
  • candidature chiuse: 3 novembre 2026;
  • annuncio dei nomi dei 20 selezionati: 9 dicembre 2026;
  • partenza per l’Artico: 31 marzo-5 aprile 2027.

330mila tartarughe invadono una spettacolare spiaggia in Messico

Immaginate una spiaggia che, nel giro di due giorni, si riempie di oltre 330mila tartarughe marine intente a scavare buche nella sabbia per deporre le uova. Non è una scena da documentario naturalistico, ma quello che è appena successo sulle coste di Oaxaca, nel Messico meridionale, dove è avvenuta una delle arribadas (arrivi) più imponenti della stagione.

L’arrivo delle tartarughe marine a La Escobilla

Il termine spagnolo arribada, che significa letteralmente “arrivo”, indica uno dei fenomeni più spettacolari del mondo animale: la nidificazione sincronizzata e di massa delle tartarughe olivacee (Lepidochelys olivacea). A differenza di altre specie di tartarughe marine, che nidificano in modo sparso e individuale, le olivacee scelgono di emergere dal mare tutte insieme, in un arco di tempo brevissimo, trasformando il litorale in un formicaio di gusci e pinne.

È esattamente ciò che è avvenuto sulla spiaggia di La Escobilla, nello stato di Oaxaca: in meno di 48 ore sono arrivate oltre 330mila esemplari, la sesta arribada dall’inizio della stagione a marzo. Un numero impressionante, che però va letto con una punta di preoccupazione. Come ha dichiarato un esperto, il cambiamento climatico rappresenta ormai una minaccia concreta per la sopravvivenza della specie, capace di alterare le temperature della sabbia (da cui dipende il sesso dei piccoli) e le correnti oceaniche che guidano le tartarughe verso le coste.

Oltre al loro fascino, le tartarughe olivacee svolgono un ruolo ecologico tutt’altro che marginale. Secondo la Profepa (l’agenzia federale messicana per la protezione dell’ambiente) contribuiscono a trasportare nutrienti dal mare verso gli ecosistemi di spiaggia e duna e aiutano a mantenere in equilibrio le popolazioni di meduse e spugne di cui si nutrono. In altre parole, la loro presenza (o assenza) si riflette sulla salute dell’intero ecosistema costiero.

Dove vedere le arribadas sulla costa di Oaxaca

La Escobilla non è l’unico luogo in cui assistere a questo spettacolo naturale. Lungo la costa del Pacifico dello stato di Oaxaca si trova anche Morro Ayuta, nella regione dell’Istmo di Tehuantepec, considerata il secondo santuario più importante della zona per l’arrivo massiccio delle tartarughe olivacee. Anche qui le autorità ambientali messicane mantengono un presidio fisso durante la stagione, per proteggere le nidiate dal bracconaggio e monitorare l’andamento delle deposizioni.

Le arribadas si susseguono più volte l’anno, con picchi che possono contare da poche migliaia fino a centinaia di migliaia di esemplari in pochi giorni. Chi desidera osservare il fenomeno da vicino può farlo attraverso i programmi di ecoturismo attivi in entrambe le zone, spesso gestiti insieme a comunità locali e associazioni per la conservazione. Oltre all’arrivo delle tartarughe adulte, è possibile assistere anche al momento, altrettanto emozionante, del rilascio dei piccoli verso il mare.

Tartarughe marine su una spiaggia in Messico
Ufficio Stampa - Gobierno de Mexico
Le tartarughe arrivate sulla spiaggia La Escobilla in Messico

La località più conosciuta per vivere questa esperienza è Mazunte, poco distante da La Escobilla, dove il Centro Mexicano de la Tortuga organizza da anni percorsi guidati di educazione ambientale e rilasci aperti al pubblico. Anche la vicina spiaggia di Ventanilla, gestita da una cooperativa locale, propone momenti simili, così come altre zone della costa di Oaxaca dove diversi campi di protezione tengono sotto controllo i nidi fino alla schiusa.

Non stupisce che, negli ultimi anni, sia nata anche un’offerta ricettiva pensata apposta per questo tipo di turismo. Lungo le coste messicane più legate alla nidificazione delle tartarughe sono comparsi hotel di fascia alta con un occhio di riguardo per la conservazione marina, dotati di zone di nidificazione protette, veri e propri centri di incubazione interni e politiche di illuminazione notturna ridotta per non disorientare gli animali durante le fasi più delicate.

Mercatini di Natale a portata di volo: le mete da raggiungere con la nuova promozione Ryanair

Il conto alla rovescia per il Natale può partire anche a settembre, soprattutto quando si tratta di pianificare un viaggio in un periodo di alta stagione festiva come quello natalizio.

Oggi è il momento perfetto per farlo perché Ryanair ha lanciato una nuova promozione valida fino al 16 settembre 2026 per volare dal 17 settembre al 31 dicembre 2026, una finestra abbastanza ampia da coprire sia le prime luci natalizie nelle capitali europee che i giorni veri e propri per chi vuole trascorrere le feste in viaggio.

Noi vi consigliamo queste tre destinazioni!

Non è mai la stessa due volte: Zlatni Rat, la spiaggia croata che cambia forma col vento

La spiaggia più fotografata della Croazia? Sicuramente la famosa Zlatni Rat, alla posizione 37 nella classifica 2026 Europe – World’s 50 Best Beaches.

Si trova sull’isola di Brač, davanti alla cittadina di Bol, e si allunga in mare per circa quattrocento metri con la sua caratteristica forma a punta. Nonostante il flusso costante di visitatori, resta un luogo che lascia senza parole: i ciottoli bianchi e levigati, l’acqua che passa dal turchese al blu intenso, la pineta che offre riparo dal sole e le scogliere che si ergono alle spalle compongono uno scenario tra i più belli di tutta la Dalmazia.

E non è mai davvero la stessa spiaggia due volte: onde, vento e correnti ne rimodellano continuamente i contorni, tanto che il mare può essere piatto da un lato e mosso, ideale per il surf, a pochi passi di distanza.

Perché Zlatni Rat è una spiaggia speciale

A prima vista Zlatni Rat, tra le spiagge più belle d’Europa, appare semplicemente come una lunga lingua di ciottoli protesa verso il mare. Ma è solo guardandola dall’alto che si capisce perché sia così diversa dalla maggior parte delle spiagge adriatiche. La sua punta cambia forma di continuo, spinta da vento, onde e correnti: a volte si piega da un lato, a volte dall’altro, e nei periodi di maltempo più intenso il profilo può trasformarsi visibilmente nel giro di pochi giorni. Non è un caso, quindi, se non esistono due fotografie di Zlatni Rat perfettamente identiche tra loro.

La spiaggia si estende per quasi 500 metri e, dal 2006 a oggi, i rilevamenti mostrano che si è allungata naturalmente di circa 80 metri, senza alcun intervento umano: Zlatni Rat cresce e cambia letteralmente sotto gli occhi di chi la visita. Anche la sensazione sotto i piedi è particolare. Non è una spiaggia di sabbia, ma nemmeno una classica spiaggia rocciosa dalmata: i suoi ciottoli piccoli e levigati la rendono molto più comoda, per camminare e sdraiarsi, rispetto a gran parte delle spiagge di ciottoli dell’Adriatico.

Cosa fare a Zlatni Rat

Zlatni Rat è perfetta per una giornata di relax. Complice l’enorme afflusso di visitatori, qui si trova praticamente tutto ciò che può servire durante una giornata al mare: docce e servizi igienici, lettini e ombrelloni, beach bar e chioschi, ristoranti, negozi e punti noleggio per l’attrezzatura da spiaggia.

Per chi non riesce a stare tutto il giorno sotto l’ombrellone, lo sport da praticare è il windsurf. Bol è considerata una delle destinazioni più attrattive di tutta la Croazia e gran parte dell’azione si concentra proprio intorno a Zlatni Rat. Il merito è del maestrale, un vento forte e costante che soffia da aprile a ottobre e che, secondo diverse guide locali, raggiunge di solito il picco nel primo pomeriggio per poi calare verso sera.

Chi cerca invece un ritmo più lento può puntare verso l’alto: un’escursione fino al Vidova Gora, la vetta più alta di tutte le isole croate, regala viste panoramiche che spaziano su Brač, Hvar e oltre, ripagando ampiamente la fatica della salita.

Dove si trova e come arrivare

Zlatni Rat si trova sulla costa meridionale di Brač, la più grande isola della Dalmazia centrale, davanti alla cittadina di Bol. Per raggiungerla, il punto di partenza più comodo è Spalato: da qui partono ogni giorno traghetti per auto verso Supetar, il principale porto dell’isola, con una traversata di circa 50 minuti, e catamarani più rapidi che collegano direttamente Split a Bol. Da Supetar, chi non viaggia con un proprio mezzo, può proseguire in autobus o taxi fino a Bol, che dista una trentina di chilometri.

Una volta arrivati in città, la spiaggia si raggiunge a piedi percorrendo Put Zlatnog rata, una passeggiata ombreggiata lunga circa 1,5 km che collega Zlatni Rat al centro storico di Bol, alla stazione degli autobus e al molo dei traghetti.

Passeggiate lungo l’Adda con Leonardo: nasce il museo diffuso dedicato al genio del Rinascimento

Milano e la Valle dell’Adda si preparano a diventare un unico grande museo a cielo aperto dedicato a Leonardo da Vinci. Città Metropolitana di Milano, Parco Adda Nord e Comune di Cornate d’Adda hanno infatti siglato un accordo che darà avvio a La strada di Leonardo, progetto triennale pensato per collegare in un sistema multimediale tutti i luoghi legati al genio toscano, dal capoluogo lombardo fino al fiume che tanto lo affascinò.

Non è un caso che proprio l’Adda sia al centro dell’operazione: per decenni Leonardo studiò questo territorio, osservando le sue acque e i suoi paesaggi per elaborare progetti di ingegneria idraulica e rappresentazioni del paesaggio fluviale poi confluiti nei Codici Atlantico e di Madrid. Un lavoro che ha lasciato un’eredità concreta, fatta di luoghi, studi e testimonianze che oggi diventano la base di un nuovo racconto turistico e culturale.

Sulle tracce di Leonardo lungo l’Adda

Molti non lo sanno, ma camminare lungo l’Adda significa ripercorrere gli stessi passi di Leonardo. È da questa consapevolezza che nasce un nuovo modo di raccontare il territorio. Da un lato Milano, con l’idea di un museo diffuso che esce dalle sale espositive per trasformare strade, argini e paesaggi in un racconto a cielo aperto. Dall’altro il Parco Adda Nord, custode da anni dei luoghi dove il genio toscano lavorava a stretto contatto con la natura.

Questa è sicuramente un’idea coltivata negli anni, soprattutto se consideriamo le celebrazioni dell’Anno Leonardiano nel 2019 e il volume “Leonardo, artista e ingegnere nella Valle dell’Adda”, firmato dallo studioso Luca Tomio, che avevano già acceso i riflettori su questo angolo di Lombardia.

Il museo diffuso dedicato a Leonardo Da Vinci

Nel corso del triennio 2026-2028 prenderà forma un sistema digitale e multimediale in grado di mettere in rete i principali luoghi legati a Leonardo, creando percorsi tematici che accompagneranno i visitatori da Milano fino alle sponde dell’Adda. La prima fase del progetto prevede una mappatura del territorio, con la georeferenziazione di tutti i punti di interesse individuati, in modo da costruire una base solida su cui sviluppare contenuti multimediali e itinerari.

Tra le novità più attese c’è la nascita di una nuova sala multimediale all’interno di Villa Gina, a Cornate d’Adda, che diventerà il primo polo immersivo dell’intero itinerario. Uno spazio pensato per introdurre i visitatori al mondo di Leonardo prima di accompagnarli lungo il fiume, sulle tracce dei suoi studi e delle sue osservazioni dirette.

La strada di Leonardo si candida così a diventare molto più di un semplice progetto culturale: è pensato come un vero e proprio piano di marketing territoriale, capace di intercettare un pubblico interessato non solo all’arte, ma anche alla scienza, all’ingegneria e al paesaggio. Un modo per far conoscere angoli meno noti della Lombardia, restituendo peso e visibilità anche a realtà come Cornate d’Adda.

Le saline di Sicilia puntano verso l’UNESCO: la candidatura di luoghi spettacolari

C’è un paesaggio, in Sicilia, disegnato da secoli di lavoro umano e dal vento che soffia dal Mediterraneo. Sono le saline che punteggiano la costa occidentale dell’isola, tra Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco: quel mosaico di vasche colorate, mulini a vento e argini che oggi fa un passo verso un importante riconoscimento internazionale.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha dato il via libera alla candidatura delle Saline di Sicilia per l’iscrizione al Programma MaB (Man and the Biosphere) dell’UNESCO, come Riserva della Biosfera. La candidatura, promossa dalla Camera di Commercio di Trapani e portata avanti da un comitato dedicato, dovrà ora affrontare la valutazione finale a Parigi.

Se arrivasse l’approvazione, quest’area diventerebbe la prima zona umida costiera costruita dall’uomo a ricevere questo titolo.

Un paesaggio che l’uomo ha costruito insieme alla natura

Ciò che rende speciale le saline in Sicilia non è solo la loro bellezza, innegabile soprattutto quando travolte dai colori del tramonto, quando l’acqua si tinge di rosa e arancio per la concentrazione salina e i riflessi del cielo. È il fatto che questo paesaggio esista grazie a un equilibrio tra intervento umano e biodiversità.

Le vasche, scavate e regolate dall’uomo fin dall’epoca fenicia e perfezionate nei secoli, sono diventate nel tempo un habitat perfetto per specie che altrove faticano a trovare spazio: fenicotteri rosa, avocette, cavalieri d’Italia e decine di altre specie di uccelli migratori trovano qui cibo e riparo, attratti proprio dalla salinità che l’attività estrattiva mantiene viva.

È un caso raro in cui la produzione umana, anziché sottrarre spazio alla natura, ne ha creato di nuovi. Il riconoscimento come Riserva della Biosfera non premierebbe quindi un angolo di natura incontaminata, ma un modello di convivenza tra lavoro e ambiente che dura da centinaia di anni.

Cosa fare tra le saline di Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco

Al di là del valore simbolico della candidatura, questo tratto di costa è già oggi una delle esperienze più originali che la Sicilia occidentale possa offrire e vale la pena viverlo prima ancora che arrivi il timbro UNESCO. Si può percorrere il sentiero tra le vasche a piedi o in bicicletta, tra i mulini a vento restaurati che un tempo servivano a movimentare l’acqua e a macinare il sale, oggi trasformati in punti panoramici e piccoli musei che raccontano la storia di questo mestiere.

Il momento migliore per andarci è il tardo pomeriggio, quando la luce accende i colori delle vasche e aumentano le probabilità di avvistare i fenicotteri che si nutrono lungo i bordi. Da qui, in barca, si raggiunge facilmente l’isola di Mozia, con le sue rovine fenicie affacciate direttamente sulla laguna, un altro pezzo di storia che si intreccia con quello del sale.

Chi vuole portarsi a casa qualcosa di autentico può fare tappa in una delle rivendite lungo la strada, dove si trova il fior di sale locale, raccolto ancora a mano secondo metodi tradizionali. E per chi ha qualche giorno in più, le isole Egadi sono a un passo, per unire alla visita delle saline anche il mare cristallino che ha reso famosa questa costa.

Le migliori città da visitare a piedi: la classifica sorprende, ce ne sono 2 italiane

Una bottega che apre le saracinesche, l’odore del pane appena sfornato, un mercato che si anima all’angolo di una strada: sono i dettagli che si perdono quando ci si sposta solo in taxi o in metro e che invece una vacanza in città vissuta a piedi restituisce intatte. Non tutte le destinazioni, però, si prestano allo stesso modo a essere girate a passo lento.

Per capire quali sono, Skyscanner ha messo a punto il Walkability Index, una classifica che confronta 30 città emergenti nel mondo, tralasciando volutamente le mete più gettonate, valutandole su 14 criteri diversi: dalla distanza tra le principali attrazioni al numero di percorsi pedonali, fino a dislivello, qualità dell’aria, sicurezza e densità abitativa. Il verdetto ha riservato una sorpresa, perché tra le prime dieci posizioni ci sono anche due città italiane.

L’Amerigo Vespucci torna in Italia: le tappe per poter visitare la nave più bella del mondo

Dopo mesi passati a solcare l’Atlantico tra Stati Uniti e Canada, l’Amerigo Vespucci sta per tornare in Italia. Partita da Genova lo scorso 9 maggio, la nave scuola della Marina Militare ha toccato Baltimora, New York, Boston, Quebec City e Montréal nell’ambito del Tour Mondiale Amerigo Vespucci-Campagna in Nord America 2026, per poi intraprendere la traversata di ritorno.

Ora, tra settembre e ottobre, toccherà cinque città italiane con arrivo finale a Trieste, dove chiuderà la campagna in occasione della 58ª edizione della Barcolana, la regata più partecipata al mondo con oltre 2.000 imbarcazioni.

Un rientro che si preannuncia carico di appuntamenti, aperture al pubblico ed eventi collaterali e che tocca da vicino anche chi vive lungo la rotta: dalla Sardegna al Veneto, passando per Campania e Friuli Venezia Giulia.

Boom di assistenti di volo over 50: sempre più persone cambiano vita a bordo di un aereo

A 64 anni si può ancora cambiare tutto, anche mestiere. È quello che ha fatto Francesca Hicks che, dopo una vita lavorando fornendo assistenza per persone con demenza, ha deciso di diventare assistente di volo per easyJet.

Una scelta non isolata: la compagnia britannica ha da poco rilanciato il programma Returnship, pensato proprio per attirare over 50, persone che vogliono cambiare carriera e pensionati che desiderano tornare a lavorare. E i numeri raccontano un fenomeno molto più ampio di una singola campagna di reclutamento. Dal 2022, infatti, gli ingressi di cabin crew over 50 sono più che raddoppiati, quelli degli over 60 sono addirittura quadruplicati.

Non solo easyJet. Il programma britannico This Morning ha raccolto altre storie simili, come quella di Sarah Parker, entrata in British Airways a 57 anni, o quella di Tim Bott, che dopo trent’anni nella polizia del Kent ha lasciato la divisa per quella di Virgin Atlantic. Storie diverse, ma con un filo conduttore comune: la voglia di ricominciare, magari proprio nel settore che più di ogni altro promette viaggi e nuove esperienze.

Niente limiti d’età per diventare assistenti di volo

Dietro questi numeri c’è un cambiamento più profondo nel modo in cui le compagnie aeree guardano all’età dei propri equipaggi. Dopo la pandemia hanno dovuto ricostruire interi organici e i candidati più maturi si sono rivelati una risorsa preziosa per diversi motivi: sanno gestire lo stress, mantengono la calma nelle situazioni difficili e portano competenze comunicative maturate in anni di vita lavorativa.

Non a caso, anche British Airways, Virgin Atlantic, Jet2 e Wizz Air assumono personale di cabina senza alcun limite massimo d’età. In Italia e nella maggior parte dei paesi europei, del resto, non esiste una soglia fissata per legge, ma solo requisiti di idoneità fisica e psicologica.

Una ricerca commissionata da easyJet su 2.000 britannici over 50 conferma quanto questa possibilità sia ancora poco conosciuta: il 71% pensa che l’età potrebbe impedirgli di essere accettato come assistente di volo, mentre il 16% crede addirittura che non si possa più fare domanda dopo i 30 anni. Convinzioni sbagliate che il programma Returnship prova a smontare, con sessioni gratuite di orientamento e giornate pratiche al centro di addestramento di London Gatwick.

Perché sempre più over 50 scelgono di ricominciare

Dietro la scelta di cambiare vita dopo i 50 anni raramente c’è solo il bisogno economico. Chi decide di ricominciare lo fa soprattutto per mettersi alla prova con qualcosa di nuovo, per la voglia di vivere più esperienze possibili e, in molti casi, per inseguire quello che considera davvero il lavoro dei sogni.

C’è poi la consapevolezza, spesso sottovalutata, di avere ancora molto da offrire: capacità di gestire lo stress, doti comunicative, empatia con le persone. Competenze che una vita di lavoro alle spalle affina naturalmente e che il settore aereo sembra apprezzare più di quanto molti over 50 immaginino.

Non stupisce allora che chi ha già fatto questo passo racconti, quasi sempre, di sentirsi più felice, più sicuro di sé e più in controllo della propria vita.

Dai 50 agli 88 anni di Bette Nash, l’assistente di volo da Guinness dei primati per essere stata l’assistente di volo più longeva in servizio, si fa in tempo ad accumulare una seconda pensione…a forza di volare in giro per il mondo.

A Firenze si scopre la città che nessuno vede: 53 artisti aprono i loro studi al pubblico

C’è una Firenze che resta fuori dai classici circuiti turistici, ma in grado di raccontare l’anima più vera della città, nascosta dietro i portoni degli studi dove ogni giorno pittori, scultori e artisti multimediali danno forma alle loro idee.

A settembre e ottobre questa città invisibile diventa accessibile a tutti grazie a Interno 900, il nuovo progetto del Museo Novecento che per tre giornate spalanca contemporaneamente le porte di 53 studi d’artista sparsi per il capoluogo toscano. Un’occasione più unica che rara per chi vuole andare oltre le solite tappe turistiche e scoprire il volto contemporaneo di una città che vive troppo spesso all’ombra del suo passato rinascimentale.

Tre giorni per entrare nel cuore creativo di Firenze

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Museo Novecento e il collettivo Interno-Studi Aperti a Firenze con l’obiettivo di dare voce e visibilità a chi lavora quotidianamente nel campo dell’arte contemporanea sul territorio fiorentino. Gli appuntamenti sono fissati per sabato 26 settembre, domenica 27 settembre e sabato 2 ottobre, dalle 10:00 alle 13:00 e sabato 2 ottobre dalle 17:30 alle 20:00. Tre finestre temporali in cui chiunque potrà bussare alla porta di uno studio e vedere da vicino come nasce un’opera, senza filtri né allestimenti da galleria.

È proprio questo il punto di forza del progetto, ossia mostrare i processi, non solo i risultati. Materiali, bozzetti, prove, ripensamenti, tutto quello che normalmente resta nel privato di un atelier diventa per un weekend parte dell’esperienza pubblica.

L’assessore alla cultura di Firenze, Giovanni Bettarini, ha sottolineato come l’iniziativa permetta di raccontare una città che continua a costruire la propria identità culturale nel presente, portando le persone esattamente nei luoghi dove la creazione avviene.

Volti e voci della Firenze di oggi

Tra i 53 nomi selezionati per questa prima edizione ci sono realtà molto diverse tra loro, a testimonianza di quanto sia eterogenea la scena artistica cittadina. Qui ne citiamo solo alcuni come Fabrizio AjelloMarina Arienzale, il collettivo Artiglieria, Matteo Coluccia, passando per Daniela de Lorenzo, il progetto Toast, Aleksandra Trajkovic e Virginia Zanetti. Pittura, scultura, arte concettuale e pratiche collettive si intrecciano in un mosaico che racconta Firenze da angolazioni inedite.

Come raccontato dal direttore artistico del progetto, Interno 900 non vuole sostituirsi al patrimonio storico di Firenze, ma affiancargli un racconto parallelo, fatto di ricerche in corso e linguaggi che cambiano. È la dimostrazione che sotto la superficie patinata delle cartoline si muove una comunità artistica viva, spesso invisibile a chi passa solo per gli Uffizi o Ponte Vecchio.

Per chi visita Firenze in quei giorni, o per chi ci vive e pensa di conoscerla già, Interno 900 rappresenta quindi l’occasione perfetta per cambiare prospettiva: non più solo spettatori di un passato glorioso, ma testimoni diretti di un presente che si costruisce studio dopo studio, opera dopo opera.

Gli influencer smettono di mostrare questi luoghi: la nuova strategia anti-turismo di massa

Un hashtag sta provando a riscrivere le regole del turismo digitale: #nogeotag. Dietro questa scelta, apparentemente minima, si nasconde un cambio di paradigma nel modo in cui i creator gestiscono il proprio potere di influenza sui luoghi che raccontano.

Per anni la logica dei social è stata semplice: più un contenuto mostra un luogo spettacolare e ne indica la posizione esatta, più genera engagement e nuovi follower. Oggi, però, una parte crescente di creator sta invertendo questa logica, scegliendo di non rivelare dove si trovano. Una scelta che nasce dalla consapevolezza diretta delle conseguenze che i propri contenuti possono avere su territori spesso non attrezzati per accogliere flussi turistici improvvisi e massicci.

#nogeotag: la strategia degli influencer contro il turismo di massa

Il fenomeno che ha portato a questa svolta è documentato e ricorrente. Un profilo con un seguito consistente pubblica un contenuto su un luogo naturale non ancora saturo di turisti, come un sentiero alpino o una piscina naturale. Il contenuto ottiene visibilità, l’algoritmo lo premia e in un arco di tempo che si misura in settimane, non in anni, quel luogo passa da meta di nicchia a destinazione di massa. È accaduto, per esempio, in diversi contesti alpini, dalla Svizzera alle Dolomiti, con conseguenze misurabili: erosione dei sentieri, saturazione dei parcheggi e pressione su ecosistemi non progettati per sostenere certi volumi di visitatori.

Di fronte a questa dinamica, una parte del mondo dei creator ha iniziato ad autoregolamentarsi, rinunciando volontariamente a indicare la posizione geografica dei contenuti pubblicati. Una forma di responsabilità che nasce dal basso, senza obblighi normativi, ma dalla consapevolezza diretta dell’impatto che un singolo post può generare.

Gli operatori del settore turistico, tuttavia, guardano al #nogeotag con cautela. L’obiezione principale riguarda l’efficacia reale della misura: nascondere la posizione non elimina l’interesse verso un luogo, ma lo trasforma in un oggetto di ricerca. In sintesi, il “luogo segreto” diventa esso stesso un contenuto virale.

Il modello dei ranger digitali

Per questo, secondo gli operatori del settore, la risposta strutturale al problema non può essere delegata alla sola autoregolamentazione dei creator, ma richiede strumenti di gestione attiva dei flussi turistici.

Alcuni enti di gestione del territorio hanno già sviluppato una risposta operativa concreta, ossia figure dedicate al monitoraggio dei contenuti social, con il compito di identificare tempestivamente i segnali di un luogo in procinto di diventare virale, prima che l’afflusso diventi ingestibile.

L’obiettivo di queste figure è monitorare le piattaforme social e i portali escursionistici, intercettando i contenuti che rischiano di generare picchi di visitatori insostenibili e intervenendo direttamente.

Il #nogeotag resta, ad oggi, un tentativo dal basso, nato dalla sensibilità di singoli creator più che da una strategia coordinata. La sua efficacia è limitata dal fatto che agisce sulla visibilità di un singolo post senza intervenire sulla causa strutturale, ovvero l’assenza di strumenti sistematici di monitoraggio e gestione dei flussi turistici generati dai social.

I modelli di ranger digitali adottati da alcuni parchi indicano una direzione alternativa, probabilmente più efficace nel lungo periodo, ma richiedono risorse, competenze specifiche e una collaborazione strutturata tra enti pubblici e piattaforme digitali, elementi non sempre disponibili su scala diffusa.

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