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L’autunno più magico ed emozionante d’Europa è qui: lo spettacolo irresistibile dei Laghi di Plitvice

L’acqua ha un colore quasi finto, a tratti verde smeraldo, altrove azzurro intenso, mentre le foglie dei faggi e degli aceri tingono le rive di giallo, rame e rosso. C’è poi quell’aria fresca e pungente del mattino che viene accompagnata dal suono di alcune cascate, anche se a volte appena percettibile tra gli alberi, mentre altre così potente da coprire qualsiasi altro rumore. Se accade tutto questo vuol dire che si è arrivati ai Laghi di Plitvice, che durante l’autunno sono uno degli spettacoli naturali più affascinanti della Croazia (ma forse anche dell’Europa intera).

Situato nell’entroterra, lontano dalle località balneari dell’Adriatico, il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice custodisce un sistema di 16 laghi principali disposti a gradoni, collegati attraverso cascate, ruscelli e barriere naturali di roccia. Chi ci arriva quasi pensa di essere entrato in una dimensione fiabesca, ma nei fatti è il risultato di processi geologici tuttora attivi, che modificano lentamente il corso dell’acqua (sì, di Madre Natura).

Fondato nel 1949, è il parco nazionale più antico e più esteso del Paese. Nel 1979 è entrato nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO grazie alle caratteristiche straordinarie del suo sistema lacustre. Le sue bellezze cambiano durante l’anno, ma tra settembre e novembre acquistano un’intensità particolare, che ora scopriremo insieme.

Origine, formazione e leggende dei Laghi di Plitvice

Il territorio dei laghi appartiene alla regione carsica delle Alpi Dinariche, caratterizzata da calcari e dolomie, materiali che reagiscono in maniera differente al passaggio dei corsi d’acqua. Alla base del sistema lacustre si trovano i fiumi Bijela rijeka, il Fiume Bianco, e Crna rijeka, il Fiume Nero, che confluiscono dando origine al corso della Matica, diretto verso il lago Prošćansko. Le acque contengono carbonato di calcio disciolto, una sostanza fondamentale per la formazione delle cosiddette barriere di tufo calcareo, conosciuto anche con il termine travertino.

Muschi, alghe e microrganismi favoriscono il deposito dei minerali, contribuendo alla crescita di piccoli sbarramenti naturali. Con il passare dei millenni, queste strutture hanno trattenuto l’acqua, dando vita a bacini a quote differenti e spettacolari salti tra un livello e l’altro. La particolarità dei Laghi di Plitvice risiede proprio in questo equilibrio delicatissimo, perché il paesaggio è tuttora soggetto a trasformazioni.

Accanto alle spiegazioni scientifiche sopravvive però una leggenda legata alla Regina Nera, figura misteriosa della tradizione locale. Si racconta che, durante una terribile siccità, gli abitanti della regione implorarono il suo aiuto. La regina, commossa, fece tornare la pioggia e dalle sue lacrime nacquero il Fiume Bianco e il Fiume Nero. Stando alla tradizione, anche il nome del lago Prošćansko sarebbe legato alle preghiere rivolte alla sovrana.

Visitare i Laghi di Plitvice in autunno

Durante l’autunno, il terreno di questo incantevole angolo di Croazia si ricopre di foglie, mentre tutt’intorno l’aria profuma di legno umido. Camminando sulle pittoresche passerelle ci si rende conto che tra i rami (e improvvisamente) compaiono distese d’acqua dalle sfumature sorprendenti. A rendere la visita più speciale che mai, infatti, è il continuo alternarsi di ambienti diversi, dai laghi dalle rive alberate ai canyon calcarei attraversati da fragorose cascate.

Il parco si sviluppa su circa 296 chilometri quadrati, ma la zona dei laghi occupa meno dell’1% della superficie complessiva. I bacini principali sono suddivisi in 2 gruppi, con caratteristiche geologiche e paesaggistiche differenti. I Laghi Superiori, chiamati Gornja jezera, comprendono 12 bacini adagiati su rocce dolomitiche, circondati da foreste fitte e rive dalle forme irregolari.

Prošćansko è situato nella parte più alta del sistema ed è quello che introduce verso un paesaggio ampio e tranquillo. Più avanti, il susseguirsi di piccoli specchi d’acqua conduce verso Galovac, una delle zone particolarmente scenografiche per la presenza di cascate e vegetazione rigogliosa. Tra le attrazioni catturano l’attenzione Veliki Prštavac e Mali Prštavac, cascate che precipitano lungo pareti ricoperte di muschio.

Poi c’è il lago Kozjak, ovvero il più esteso del parco: può essere attraversato a bordo di battelli elettrici, un’esperienza grazie a cui ammirare le rive boscose da una prospettiva assolutamente diversa. L’atmosfera cambia sensibilmente nei Laghi Inferiori, Donja jezera, formati da quattro bacini incastonati in un canyon di roccia calcarea.

Milanovac, Gavanovac, Kaluđerovac e Novakovića Brod si susseguono lungo un percorso scandito da ponticelli, gradini e punti panoramici. Osservando i laghi dall’alto, si distinguono le sfumature che cambiano secondo la profondità, la luce e le caratteristiche del fondale. Il momento più spettacolare arriva però davanti alla Veliki Slap, la Grande Cascata, con un salto di circa 78 metri.

Alla sua base gli spruzzi creano una nebbiolina sottile e la vegetazione autunnale incornicia l’imponente parete rocciosa. Poco distante, le cascate Sastavci segnano la parte conclusiva del sistema lacustre, in prossimità della nascita del fiume Korana.

Per esplorare Plitvice sono disponibili itinerari segnalati con lettere, differenti per lunghezza, durata e zone attraversate. I due ingressi principali consentono di iniziare da settori diversi, mentre battelli elettrici e veicoli panoramici facilitano gli spostamenti all’interno dell’area visitabile.

Il percorso A è lungo circa 3,5 chilometri e richiede indicativamente 2-3 ore. Conduce verso i Laghi Inferiori e la Grande Cascata. Il percorso C, di quasi 8 chilometri, attraversa invece entrambe le sezioni e richiede 4-5 ore. Chi desidera dedicare più tempo all’esplorazione può scegliere itinerari più lunghi, fino a 6-8 ore. Oltre ai laghi, vale la pena prestare attenzione alle foreste, habitat di numerose specie animali, tra cui cervi, lupi e orsi bruni.

Dove si trovano e come arrivare

Il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice si trova nella Croazia centrale, nella regione montuosa della Lika, a una quota compresa approssimativamente tra 370 e 1.280 metri sul livello del mare. La posizione, nell’entroterra compreso tra Zagabria e Zara, consente di raggiungerlo sia dalla capitale croata sia dalla costa dalmata. Da Zagabria la distanza stradale è di circa 140 chilometri, mentre da Zara è di quasi 130 chilometri.

In automobile si utilizzano principalmente la strada statale D429, che conduce ai 2 ingressi principali, oppure la D52 per chi arriva dalla zona di Otočac. Tutti e due gli accessi dispongono di parcheggi a pagamento. Sono disponibili, inoltre, collegamenti in autobus da Zagabria, Karlovac, Zara e altre città croate, con frequenze variabili secondo la stagione.

Laghi di Plitvice, Croazia
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Laghi di Plitvice durante l’autunno

Per godere appieno dei magnifici colori autunnali conviene arrivare al mattino, quando la luce è ancora morbida e la nebbia può trattenersi sopra le acque. Il parco rimane comunque aperto durante tutto l’anno, sebbene orari e accessibilità dei sentieri dipendano dalle condizioni stagionali.

Tour enogastronomico del Monferrato, 3 giorni alla scoperta di borghi da fiaba, castelli e calici di felicità

Se stai pensando a un tour enogastronomico in Piemonte ci sono delle alternative alle inflazionate Langhe e all’area del Roero: la zona del Monferrato è una chicca che poche persone frequentano ma che merita grazie ai vigneti a perdita d’occhio, ai borghi che sembrano set cinematografici e a castelli da fiaba dove fermarsi a degustare un ottimo calice di vino e altre specialità deliziose del territorio.

Con un itinerario slow di 3 giorni è possibile esplorare il territorio che si estende tra le province di Asti e Alessandria attraverso una strada del vino tutta da scoprire. Perfetta destinazione per un weekend romantico in compagnia della propria persona preferita regala una bellezza da vivere tutto l’anno, con una particolare magia in autunno e in primavera.

Itinerario consigliato per 3 giorni

Tre giorni e tre mood che fanno da fil rouge: ecco l’itinerario consigliato per un weekend lungo alla scoperta del Monferrato. Basterà prenotare qualche visita alle cantine, degustazioni e ticket d’ingresso ai castelli per scoprire il Casalese, l’area Astigiana fino all’Ovadese.

Ecco un itinerario enogastronomico del Monferrato perfetto per un weekend:

  • Giorno 1. Partite da Casale Monferrato: una passeggiata in centro e un primo assaggio di krumiri sono il modo giusto per entrare nel mood. Proseguite verso Ozzano Monferrato, con il centro storico dominato dal castello, poi raggiungete Cella Monte, borgo in pietra da cantoni. Visitate l’Ecomuseo e, se possibile, un infernot, la piccola cantina scavata nella roccia. Ultimo stop a Rosignano Monferrato, tra scorci panoramici e Castello di Uviglie, dove potrete abbinare storia e degustazione. Concludete la giornata con una cena a base di agnolotti e Grignolino;
  • Giorno 2. Da Rosignano puntate verso Cereseto per ammirare dall’esterno il suo castello scenografico, poi continuate fino a Moncalvo, la città più piccola d’Italia. Tra piazze, torrioni e botteghe, è perfetta per un pranzo dedicato ai sapori locali, soprattutto durante la stagione del tartufo. Nel pomeriggio dirigetevi a Cocconato, la “Riviera del Monferrato”: passeggiate sotto i portici, cercate le antiche botteghe e assaggiate robiola e specialità del territorio. Chiudete la giornata con un tramonto sulle colline: non avrete bisogno di alcun filtro;
  • Giorno 3. Dedicate l’ultima giornata all’Alto Monferrato, considerando un trasferimento più lungo rispetto ai giorni precedenti. Partite da Tagliolo Monferrato, dove il castello custodisce cantine storiche e atmosfere medievali; proseguite per Trisobbio, raccolto intorno al suo maniero e circondato da colline. Ultima tappa: raggiungete Gavi, terra del celebre bianco DOCG. Visitate il borgo, ammirate l’imponente Forte di Gavi e brindate con una degustazione in cantina.
Tramonto sui vigneti del Monferrato
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Cosa fare nel Monferrato in 3 giorni

I borghi del Monferrato da vedere

Quali sono i borghi più belli del Monferrato? Ci sono delle autentiche meraviglie da scoprire grazie alla mappa ricca di piccoli paesi che meritano una visita; abbiamo selezionato i più suggestivi con cui è facile creare un itinerario ad anello di un weekend di 3 giorni.

Cella Monte conquista con le facciate color miele, gli infernot e i vicoli perfetti per perdersi mentre Rosignano è un gioiellino super romantico c che si sviluppa su una rupe arenaria. In questo luogo non perdete la torre Civica e le piazzette, oltre ai numerosi affacci sui vigneti. Incredibilmente bello anche Moncalvo, una piccola star medievale con resti delle fortificazioni, la chiesa di san Francesco e una tradizione gastronomica dove il tartufo è il protagonista assoluto. Cocconato, invece, mette insieme portici gotici, palazzi storici e sapori imperdibili come quello della celebre ricotta.

Vista sul borgo piemontese di Cocconato
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Cocconato, il borgo del Monferrato

Chi cerca un lato più intimo e tranquillo potrebbe prendere in esame Ozzano Monferrato con panorami e memoria delle antiche miniere di cemento. Se ci fosse la possibilità di aggiungere ancora un giorno consigliamo di aggiungere all’itinerario Garbagna, con la piazza alberata e Volpedo dove entrare nel mondo di Giuseppe Pelizza e dell’indimenticabile Quarto Stato.

I castelli da visitare

Altro che sfondi fantasy: nel Monferrato i castelli sono veri e raccontano secoli di confini, famiglie nobili e vita di campagna. Il Castello di Uviglie, a Rosignano, unisce torri, verde e cantine storiche: combo ideale per chi vuole cultura con finale nel calice. Il Castello di Tagliolo conserva un fascino vissuto, tra mura antiche, produzione vinicola e la possibilità di soggiornare in ambienti d’epoca. Il Castello di Trisobbio domina il borgo come in una cartolina, mentre il Castello di Cereseto è uno spettacolo anche soltanto visto da fuori.

Nel nord del territorio merita attenzione il Castello di Camino, affacciato sulle colline e sulla valle del Po. A Gavi, il protagonista cambia genere: il Forte è un’imponente architettura militare, perfetta per chi ama panorami e le leggende. Secondo la tradizione ci sarebbe il fantasma di Gavina che vaga con un’aura tutta sua tra le ale del castello.  Volete allungare il viaggio? Segnate il Castello di Sannazzaro e quello di Piovera come possibili tappe aggiuntive. Prima di partire controllate aperture e modalità di accesso: alcuni edifici sono strutture ricettive o visitabili solo in date dedicate.

Vista su Gavi dominata dal suo forte
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Il forte di Gavi e le sue leggende

La strada del vino del Monferrato

Anche il Monferrato ha la sua strada del vino che si sviluppa per 700 chilometri di percorsi panoramici con 4 itinerari tematici: il percorso del grignolino nel Casalese, quello dei Fiumi del Vino, in pianura; il Percorso degli Aromatici, nell’Acquese; e il Percorso del Dolcetto, nell’Ovadese.

  • Strada del Grignolino. Circa 241 km, 8 tappe. Attraversa il Monferrato Casalese e parte dell’Astigiano, tra colline ricoperte di vigneti e piccoli borghi. Tra le località da scoprire ci sono Moncalvo, Olivola, Ottiglio, Ponzano Monferrato e Sala Monferrato. Il protagonista è il Grignolino, un rosso elegante, fresco e speziato, perfetto da assaggiare nelle cantine locali;
  • Strada dei Fiumi e del Vino. Circa 125 km, 4 tappe. Un itinerario che cambia paesaggio a ogni curva, passando dalle colline alla pianura alessandrina. Il percorso parte dalla zona di Cuccaro Monferrato e raggiunge Castelnuovo Bormida, seguendo i territori attraversati dai fiumi Tanaro, Bormida e Belbo. Tra borghi rurali, campi e vigneti, è la scelta perfetta per scoprire il lato più autentico e meno conosciuto del Monferrato;
  • Strada degli Aromatici. Circa 230 km, 8 tappe. Benvenuti nel regno dei vini profumati! Il percorso attraversa l’Alto Monferrato, da Castelnuovo Bormida a Cassine, nel territorio acquese. Tra le località da esplorare spiccano Strevi, famosa per il suo Passito, e Fontanile, con le sue case dipinte. Nel calice? Brachetto d’Acqui, Moscato e vini aromatici da abbinare alle dolcezze locali;
  • Strada del Dolcetto. Circa 108 km, 4 tappe. L’itinerario attraversa le colline dell’Ovadese seguendo quattro tratti: Cassinelle–Carpeneto, Carpeneto–Mornese, Mornese–Cadegualchi e Cadegualchi–Gavi. Tra castelli, boschi e vigneti, il protagonista è il Dolcetto d’Ovada, un rosso dal carattere deciso. E all’arrivo a Gavi? Un brindisi con il celebre bianco DOCG è praticamente d’obbligo.
Vigneti vicino a Gabiano, Monferrato
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I meravigliosi panorami della strada del vino del Monferrato

I sapori da non perdere

Cosa mangiare e bere durante il tour enogastronomico del Monferrato? L’appetito si attiva fin da dopo la colazione. Si comincia dagli agnolotti, piccoli scrigni di pasta ripiena da provare con sugo d’arrosto o burro e salvia. Poi arriva la bagna cauda, salsa di acciughe e aglio in cui intingere le verdure: conviviale, intensa, impossibile da dimenticare.

Il fritto misto alla piemontese sorprende con il suo mix di bocconi salati e dolci, mentre il bollito misto chiama a raccolta salse come il bagnetto verde. In autunno il protagonista assoluto è il tartufo, soprattutto intorno a Moncalvo: basta una grattata per trasformare un piatto semplice in un evento.

Da mettere nel food tour anche la robiola di Cocconato, la Muletta, salume tipico, e la cugnà, preparazione a base di mosto d’uva e frutta. Se cerchi qualcosa di rustico, prova i friciulin, frittelle di verdure o erbe. E il dolce? I krumiri di Casale Monferrato sono un must, magari con uno zabaione morbido; il bunet, budino al cacao e amaretti, chiude il pasto con stile.

Per gli appassionati di vino c’è davvero tanto da scoprire: si parte con la Barbera che in questa zona ha un carattere vivace e fruttato mentre il Dolcetto d’Alba diventa un ottimo compagno per i piatti della tradizione, c’è poi il Gavi DOCG che viene prodotto con uve Cortese che regala freschezza e mineralità. Gli amanti delle bollicine apprezzeranno il Moscato e il Brachetto d’Acqui.

La straordinaria casa ricoperta da migliaia di frammenti di ceramica e vetro colorato: Maison Picassiette

Quello che vi stiamo per raccontare ha del surreale: piatti rotti trasformati in fiori, frammenti di porcellana che disegnano cattedrali e minuscole tessere di vetro incastonate persino nei mobili. No, non è un sogno e nemmeno l’inizio di un racconto, perché è una vera dimora di Chartres, cittadina francese celebre per la sua imponente cattedrale gotica. In sostanza, tra una via e l’altra c’è una modesta abitazione del XX secolo che custodisce una delle creazioni più sorprendenti dell’arte spontanea europea. Il suo nome è Maison Picassiette, ma è conosciuta anche quale casa dai mille pezzi.

Dietro le sue mura si nasconde il lavoro di Raymond Isidore, un operaio municipale che trascorse oltre tre decenni a raccogliere stoviglie abbandonate, vetri colorati e frammenti di ceramica per trasformare la propria casa in un’opera d’arte. Classificarla è difficile, perché è un qualcosa a metà tra architettura naïf, mosaico e Art Brut.

La sensazione che in molti sperimentano è quella di entrare nell’immaginazione di una persona che ha affidato ai colori, alle forme e alla propria fede il racconto della sua vita. E sì, fa davvero strano (ma in senso positivo).

Breve storia della Maison Picassiette

Raymond Isidore, il creatore di questo gioiello di Francia, nacque a Chartres l’8 settembre 1900, settimo di 8 figli, in una famiglia dalle condizioni economiche modeste. Nel 1910, però, si dice che avvenne un episodio che segnò profondamente la sua sensibilità: durante una visita alla cattedrale di Notre-Dame di Chartres insieme alla madre, avrebbe riacquistato improvvisamente la capacità di vedere, scoprendo i colori attraverso le celebri vetrate medievali dell’edificio.

Niente di tutto ciò ha prove concrete, ma quel che è certo è che nel corso della sua vita cambiò diversi mestieri, fino all’assunzione presso il Comune di Chartres. Lavorò inizialmente nel deposito dei rifiuti e successivamente nella manutenzione delle strade, ma durante i suoi spostamenti rimaneva affascinato dai riflessi delle stoviglie spezzate e dei vetri abbandonati (che puntualmente raccoglieva e conservava in giardino).

Fu poi nel 1938 che arrivò l’intuizione decisiva: quei materiali destinati alla spazzatura potevano diventare decorazioni per la casa. Cominciò dagli interni, approfittando del tempo libero per dipingere, incidere e realizzare composizioni sempre più elaborate. Piano piano il tutto assunse dimensioni sorprendenti, con pareti, pavimenti, soffitti e mobili che si riempivano di colori.

I vicini iniziarono a interessarsi alla sua attività, tanto che alcuni gli portavano stoviglie rotte, altri cartoline da utilizzare come modello per le decorazioni. Proprio in quel periodo nacque il soprannome Picassiette, un gioco di parole tra Picasso e assiette, termine francese che indica il piatto, ma anche un richiamo all’espressione pique-assiette, utilizzata per indicare uno scroccone.

L’attenzione aumentò negli anni successivi perché il fotografo Robert Doisneau e diversi giornalisti visitarono la proprietà, contribuendo a far conoscere il lavoro dell’artista. Complessivamente Isidore dedicò circa 29.000 ore alla sua creazione, utilizzando, secondo le stime riportate dalla città di Chartres, ben 15 tonnellate di frammenti di stoviglie e vetro. Nel 1981 il Comune acquistò la proprietà, riconosciuta Monumento storico francese nel 1983. Dal 2017 possiede inoltre il riconoscimento Architecture contemporaine remarquable, attribuito dal Ministero della Cultura francese.

Visita alla Maison Picassiette

Visitando la tanto bizzarra quanto sorprendente Maison Picassiette si ha l’opportunità di seguire idealmente l’evoluzione del lavoro di Raymond Isidore, dagli ambienti domestici alle costruzioni realizzate negli spazi aperti. Il percorso attraversa un insieme di superfici decorate, piccoli passaggi e ambienti raccolti, nei quali persino gli oggetti più comuni hanno perso il loro aspetto originario.

Tra le mura i frammenti di piatti, le porcellane e le ceramiche compongono motivi geometrici e floreali, affiancati da dipinti figurativi. Tra i soggetti rappresentati appaiono Chartres, i suoi dintorni e il Mont-Saint-Michel, celebre complesso monastico della Normandia. Le immagini si alternano a margherite, intrecci vegetali e scene religiose.

Non è meno curioso il mobilio, con tavoli, sedie e diversi oggetti domestici che vennero incorporati nel progetto decorativo. Persino i pavimenti furono rivestiti utilizzando scarti di marmo e materiali recuperati. Superata la parte abitativa, le composizioni proseguono lungo i muri esterni e nei cortili, dove inevitabilmente la luce naturale evidenzia le differenze tra i materiali.

Fra le decorazioni catturano particolarmente l’attenzione le riproduzioni della cattedrale di Chartres, della Porte Guillaume e di altri monumenti francesi, tra cui la Torre Eiffel, il Sacré-Cœur e Notre-Dame di Parigi. C’è poi il cosiddetto cortile nero che costituisce uno degli ambienti più caratteristici: le tessere chiare risaltano sui fondi scuri, formando architetture religiose in miniatura, croci, figure e disegni ornamentali.

Nel 1956 Raymond ampliò la propria idea costruendo una cappella e una Maison d’été, una casa estiva destinata a estendere ulteriormente il suo universo artistico. La cappella rappresenta il legame profondo tra la sua attività creativa e la spiritualità ed è decorata con simboli cristiani, motivi floreali e una volta impreziosita da frammenti di specchio che richiamano un cielo stellato.

Decisamente affascinante è anche il giardino, in quanto rappresenta una vera e propria prosecuzione della casa. Muretti, piccoli percorsi, aiuole e decorazioni architettoniche danno vita a un ambiente nel quale la vegetazione si intreccia alle composizioni artistiche.

Alcune superfici riproducono edifici celebri, altre sono popolate da animali, fiori e figure umane. I colori cambiano intensità secondo l’illuminazione, rendendo particolarmente suggestive le superfici ricoperte di frammenti lucidi. L’ultima realizzazione fu il Tombeau de l’Esprit, una costruzione simbolica dedicata alla dimensione spirituale dell’esistenza.

La Maison Picassiette è visitabile con ingresso a pagamento, sia autonomamente sia attraverso visite guidate organizzate su prenotazione. Per il 2026 le tariffe variano da 9 a 12 euro per gli adulti, con riduzioni per bambini e altre categorie. L’apertura è stagionale, con orari differenti secondo il periodo dell’anno e chiusura annuale prevista dal 29 novembre 2026.

Dove si trova e come arrivare

La straordinaria Maison Picassiette si trova al 22 di rue du Repos, a Chartres, nel dipartimento dell’Eure-et-Loir, nella regione Centro-Valle della Loira, a circa 90 chilometri a sud-ovest di Parigi. La proprietà sorge nel quartiere Saint-Chéron, vicino all’omonimo cimitero, ovvero in un contesto che contribuisce al suo fascino.

Da Parigi si può raggiungere Chartres in treno, partendo dalla stazione di Montparnasse. Il viaggio dura generalmente poco più di 1 ora, secondo il collegamento scelto. Dalla stazione ferroviaria cittadina è possibile proseguire con i mezzi pubblici oppure in taxi. Per raggiungere la Maison Picassiette con il trasporto urbano è disponibile la linea 4 della rete Filibus, con fermata denominata Picassiette.

Esterno Maison Picassiette, Francia
iStock@NicolasG
La Maison Picassiette vista da fuori

Chi viaggia in automobile da Parigi può utilizzare l’autostrada A10 e successivamente la A11, seguendo le indicazioni per Chartres.

I 7 stadi più belli del mondo premiati dal Prix Versailles 2026: un’italiana è tra le arene più spettacolari

Non sono più soltanto il palcoscenico delle grandi sfide sportive: gli stadi e le arene sportive sono sempre più mete da scoprire in viaggio, grazie alle loro architetture spettacolari e alle storie calcistiche che hanno segnato intere generazioni.

Il 19 ottobre 2026, il Prix Versailles ha annunciato i 7 progetti vincitori tra le nuove arene più belle del mondo, distribuite su cinque continenti. Accanto a strutture che si distinguono per audacia architettonica e legame con il territorio, spicca anche uno stadio italiano. Inoltre, 3 arene riceveranno il World Title del Prix Versailles, nelle categorie Interior o Exterior: i vincitori saranno annunciati il 10 dicembre presso la sede dell’UNESCO.

Ecco i 7 templi dello sport incoronati nell’edizione 2026 del Prix Versailles.

Coronation Park Centre (Edmonton, Canada)

In Canada c’è una nuova pista ciclistica al coperto certificata dall’UCI e aperta al pubblico: il Coronation Park Centre, progettato dagli studi hcma e Dub Architects, in collaborazione con FaulknerBrowns, unisce sport di alto livello e attività per tutte le età.

Coronation Park Centre
© Nic Lehoux
Il Coronation Park Centre

Il velodromo sopraelevato di un piano è circondato da una pista da corsa e permette di osservare i ciclisti già dal piano terra. Sotto un tetto alto 90 metri, le pareti a nastro seguono la geometria della pista, creando una silhouette sempre diversa. Integrato con il Peter Hemingway Aquatic Centre e immerso in un parco dedicato alla memoria dell’incoronazione della regina Elisabetta II, il complesso è ideale anche per gli allenamenti dei triatleti.

Coronation Park Centre
© Nic Lehoux
L’interno del Coronation Park Centre

Xiangyang Olympic Center Stadium (Xiangyang, Cina)

Una copertura bianca che sembra dispiegarsi sopra gli spalti come un nastro continuo: è il tratto distintivo dello Xiangyang Olympic Center Stadium, progettato dal Central-South Architectural Design Institute (CSADI). Con 30.000 posti, l’impianto si ispira al movimento del fiume Han e alla figura della fenice Chu in volo.

Xiangyang Olympic Center Stadium
© Yilong Zhao
Xiangyang Olympic Center Stadium

Il lato sud resta aperto per favorire la circolazione dell’aria, in un progetto bioclimatico che punta a migliorare il comfort degli spettatori e ridurre i consumi energetici. Immerso nel verde, fa parte di un complesso sportivo di 138.000 metri quadrati, con spazi dedicati anche all’attività fisica quotidiana della comunità.

Armand Cesari Stadium (Furiani, Francia)

In Corsica, lo stadio Armand Cesari è molto più di un campo da calcio: inaugurato nel 1932, è legato alla storia dello SC Bastia, arrivato alla finale di Coppa UEFA nel 1978, e alla tragedia del 1992, rimasta impressa nella memoria collettiva del calcio.

Armand Cesari Stadium
© Banzaiprod
Armand Cesari Stadium

Nel 2025, lo studio Ateliers A+ ne ha curato il rinnovamento, ispirandosi al paesaggio locale immerso tra montagne e mare. L’impianto da 16.500 posti è avvolto da tre anelli architettonici che unificano gli spalti costruiti in epoche diverse, integrando illuminazione, coperture e facciata. Il risultato restituisce nuova vita a uno stadio leggendario, conservandone l’identità e la forte carica emotiva.

Unipol Dome (Milano, Italia)

A Milano, l’architettura contemporanea incontra il modello dell’anfiteatro romano: inaugurato in occasione delle Olimpiadi invernali del 2026, l’Unipol Dome, già Arena Milano, è stato premiato ai Prix Versailles 2026. Progettato da David Chipperfield Architects e Arup, può ospitare fino a 16.000 spettatori e si distingue per tre anelli sovrapposti che sembrano fluttuare sopra un basamento monolitico.

Unipol Dome di Milano, giorno e notte
© Noshe
Unipol Dome di Milano di giorno e di notte

I tubi di alluminio riflettono la luce del sole durante il giorno, mentre di notte strisce LED trasformano la struttura in uno spettacolo luminoso. Una grande scalinata conduce inoltre a una passeggiata sopraelevata di 12.000 metri quadrati, pensata per eventi e incontri quotidiani. Nel nuovo quartiere di Santa Giulia, l’arena si candida a diventare un nuovo punto di riferimento urbano.

Prince Moulay Abdellah Stadium (Rabat, Marocco)

Un involucro dorato ispirato alle palme che costeggiano i grandi viali di Rabat e ai ricami tradizionali di Fez avvolge il Prince Moulay Abdellah Stadium, progettato da Populous.

Prince Moulay Abdellah Stadium
Ufficio Stampa
Esterno del Prince Moulay Abdellah Stadium

Ricostruito in appena 24 mesi, l’impianto può accogliere 67.000 spettatori e si prepara a ospitare la Coppa del Mondo del 2030. La facciata è composta da circa 19.000 triangoli color champagne che proseguono fino alla copertura e, di notte, si trasformano in un enorme schermo animato.

All’interno, le gradinate monumentali possono accogliere circa 20.000 tifosi nelle curve, amplificando il calore del tifo marocchino. Un’arena ad alta tecnologia che racconta il volto contemporaneo del Paese senza rinunciare alla sua identità.

Prince Moulay Abdellah Stadium
Ufficio Stampa
Interno del Prince Moulay Abdellah Stadium

Tangier Grand Stadium (Tangeri, Marocco)

Con 75.500 posti, il Tangier Grand Stadium è oggi il più grande stadio del Marocco. Inaugurato nel 2011 e rinnovato in vista della Coppa d’Africa 2025 e dei Mondiali del 2030, il progetto è stato seguito dall’architetto Anouar Amaoui. La rimozione della pista di atletica e l’abbassamento del campo di circa otto metri hanno avvicinato gli spalti al terreno di gioco, rendendo più coinvolgente l’esperienza dei tifosi.

Tangier Grand Stadium
© Morocco lens
L’esterno del Tangier Grand Stadium

Ma a caratterizzare il nuovo impianto è soprattutto la copertura di 52.000 metri quadrati, sviluppata con gli ingegneri di Schlaich Bergermann Partner: cavi metallici e membrane flessibili proteggono campo e gradinate dal vento, creando una struttura imponente ma visivamente leggera.

Stadio Tangier Grand Stadium
© Abdou Faiz
Interno del Tangier Grand Stadium

One New Zealand Stadium, Te Kaha (Christchurch, Nuova Zelanda)

A Christchurch, il nuovo One New Zealand Stadium, Te Kaha, inaugurato nell’aprile 2026, rappresenta un simbolo della rinascita della città.

One New Zealand Stadium, Te Kaha
© Joel Kearns-Docker
One New Zealand Stadium, Te Kaha

Progettato da Populous e Warren & Mahoney, può ospitare 30.000 persone ed è dotato di una copertura fissa in ETFE trasparente. La facciata richiama i paesaggi della regione di Canterbury, tra montagne, corsi d’acqua e colori delle stagioni, mentre sulle gradinate compare un motivo ispirato al mangōpare, lo squalo martello, simbolo di forza e perseveranza nella cultura neozelandese.

Nato dalla collaborazione con il popolo indigeno Ngāi Tahu, il progetto si ispira anche al mito ancestrale della separazione tra Cielo e Terra. Un’arena che intreccia sport, architettura e cultura Māori, diventando un nuovo punto di riferimento per la comunità.

One New Zealand Stadium, Te Kaha
© Dennis Radermacher
Interni del One New Zealand Stadium

Treni di Natale, tutte le partenze dell’inverno 2026: i viaggi più emozionanti tra borghi e mercatini

Il periodo natalizio è già magico di per sé, ma viaggiare avvolti da questa atmosfera lo è ancora di più. Con l’arrivo dell’inverno 2026 tornano i Treni di Natale, itinerari speciali che attraversano alcune delle regioni più suggestive d’Italia tra borghi, presepi e mercatini.

Dai paesaggi innevati delle montagne ai mercatini altoatesini, fino alle esperienze con Babbo Natale a bordo, ecco tutte le partenze già annunciate, con date, destinazioni e informazioni per prenotare.

Treno dei Mercatini di Natale, da Sulmona a Roccaraso

Tra i viaggi ferroviari più suggestivi del periodo natalizio c’è quello sulla Ferrovia dei Parchi, conosciuta anche come Transiberiana d’Italia. Il treno storico parte da Sulmona e attraversa il cuore montuoso dell’Abruzzo, tra boschi, altipiani e paesaggi che, durante l’inverno, possono trasformarsi in distese bianche.

ferrovia parchi abruzzo

A rendere speciale l’esperienza sono anche le carrozze d’epoca, tra le Centoporte degli anni Trenta e le Corbellini degli anni Cinquanta. Lungo il percorso, i passeggeri possono scoprire località come Campo di Giove e Roccaraso, dove le festività natalizie portano mercatini, specialità gastronomiche e occasioni per passeggiare tra le stradine dei borghi.

Il calendario 2026 prevede partenze il 28 e 29 novembre e il 5, 6, 7, 8, 12, 13, 19 e 20 dicembre. Le corse proseguono poi il 26, 27, 28, 29 e 30 dicembre, con itinerari e soste da verificare per ciascuna giornata.

Da Milano verso i mercatini dell’Alto Adige

Per chi sogna le casette di legno, le decorazioni artigianali e i profumi tipici altoatesini, il Natale 2026 offre diverse occasioni per partire dalla Lombardia a bordo di un treno storico. I collegamenti speciali permettono di raggiungere Bressanone e Merano, due delle destinazioni più amate durante l’Avvento.

Le quattro partenze annunciate sono il 29 novembre 2026 da Milano Centrale a Bressanone, l’8 dicembre da Milano Centrale a Merano, il 13 dicembre nuovamente verso Bressanone e il 20 dicembre verso Merano. Tutti i collegamenti prevedono il viaggio di andata e ritorno.

Trenatale del Renon, due mercatini da fiaba

In Alto Adige esiste un mercatino di Natale dove il treno non è soltanto il mezzo per arrivare, ma diventa parte integrante dell’esperienza. È il Trenatale del Renon, che torna dal 27 novembre 2026 al 3 gennaio 2027 tra Soprabolzano e Collalbo. A collegare le due località dell’altopiano è lo storico Treno del Renon, una ferrovia che permette di ammirare il paesaggio montano e di spostarsi tra due mercatini particolarmente caratteristici. Le bancarelle, alcune delle quali richiamano la forma dei vagoni ferroviari, ospitano prodotti artigianali, decorazioni e specialità gastronomiche del territorio.

Trenatale
Ufficio Stampa
Il Trenatale del Renon

Il Trenatale è generalmente aperto il venerdì dalle 14:00 alle 18:00 e il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 18:00, con aperture straordinarie durante alcune festività. Per raggiungerlo, da Bolzano si può prendere la funivia fino a Soprabolzano e proseguire sul treno verso Collalbo. Il biglietto combinato funivia e treno costa 20,50 euro andata e ritorno, mentre per il solo treno la tariffa di andata e ritorno è di 8,50 euro.

Trenino Verde di Natale in Sardegna

Non servono montagne innevate per vivere la magia del Natale, anzi, anche in Sardegna, lontano dalle località balneari che attirano i visitatori durante l’estate, l’inverno regala paesaggi e tradizioni da scoprire lentamente. E quale modo migliore per farlo se non a bordo di un trenino storico?

Il Trenino Verde tra Arbatax e Gairo
Trenino Verde
Il Trenino Verde in Sardegna

Il Trenino Verde di Natale torna l’8 dicembre 2026, in occasione dell’Immacolata, con una partenza speciale pensata soprattutto per le famiglie. Il viaggio fa parte del programma autunnale del Trenino Verde della Sardegna e prevede la presenza di Babbo Natale a bordo, per accompagnare grandi e piccoli in un’esperienza tra il fascino della ferrovia e le atmosfere delle feste. Il percorso annunciato conduce fino a Laconi, nel cuore del Sarcidano, con una successiva tappa a sorpresa.

Treno dei Krampus, da Trieste a Tarvisio

C’è anche un Natale dal volto più misterioso, fatto di antiche leggende alpine, campanacci e creature dall’aspetto spaventoso. A raccontarlo è il Treno storico dei Krampus, in programma il 5 dicembre 2026 da Trieste a Tarvisio, in Friuli Venezia Giulia.

Il viaggio si svolge a bordo di carrozze Centoporte degli anni Trenta e attraversa il territorio friulano fino a raggiungere le Alpi Giulie. L’occasione è la tradizionale festa di San Nicolò, durante la quale Tarvisio si anima con la suggestiva sfilata dei Krampus, figure del folklore locale caratterizzate da maschere demoniache, pellicce e campanacci.

La partenza è prevista sabato 5 dicembre, con collegamento da Trieste e fermate intermedie programmate a Monfalcone, Gorizia e Udine. Il calendario di FS Treni Turistici Italiani indica il ritorno da Tarvisio alle 21:00.

Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale, da Gemona del Friuli a Sacile

L’8 dicembre 2026 torna il Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale, un viaggio storico che collega Gemona del Friuli a Sacile, con tappa dedicata a Poffabro, conosciuto per l’iniziativa Presepe tra i Presepi. Il convoglio, composto da carrozze Centoporte degli anni Trenta e trainato da una locomotiva a vapore, permette di attraversare un territorio dove le tradizioni dell’Avvento conservano un fascino particolare.

Treno storico per i mercatini di Trento, da Milano e Brescia

L’appuntamento è per domenica 6 dicembre 2026, quando un convoglio con locomotiva elettrica e carrozze degli anni Cinquanta e Sessanta partirà da Milano Centrale, effettuando fermate intermedie prima di raggiungere il capoluogo trentino. Una volta arrivati, ci sarà tempo per esplorare i mercatini, passeggiare tra le piazze del centro e assaggiare le specialità gastronomiche tipiche dell’Avvento, dai dolci speziati ai prodotti della tradizione alpina.

Espresso Natale, da Roma ad Arezzo per il Villaggio Tirolese

La destinazione di questo viaggio è una delle città toscane più affascinanti durante le feste. Dal 14 novembre 2026 al 6 gennaio 2027, Arezzo ospita infatti la sua Città del Natale, un grande evento diffuso che trasforma il centro storico con mercatini, giochi di luce e attrazioni per tutte le età.

Il cuore delle celebrazioni è Piazza Grande, dove prende forma il Villaggio Tirolese, tra casette di legno, prodotti artigianali e specialità gastronomiche provenienti anche dall’Austria e dalla Germania. Alla Fortezza Medicea, invece, le famiglie possono trovare un mondo dedicato a Babbo Natale, con installazioni e attività per i bambini.

Anche il viaggio è pensato per essere parte dell’esperienza: a bordo dell’Espresso Natale sono previsti personale di assistenza, una carrozza ristorante con snack e bevande e una sorpresa natalizia. Le partenze sono fissate per 29 novembre e 6, 13, 20 e 27 dicembre 2026, con partenza da Roma Termini al mattino e ritorno in serata. La tariffa ordinaria di andata e ritorno è di 79 euro per gli adulti e 49 euro per i bambini dai 6 ai 14 anni non compiuti. I bambini sotto i 6 anni viaggiano gratuitamente senza posto assegnato.

Forbes si innamora della costa laziale: l’angolo d’Italia dove rivivono i miti degli dèi

Che l’Italia continui ad affascinare i turisti e i viaggiatori di tutto il mondo è chiaro, ma ci sono angoli lontani dalle classiche città d’arte che meritano di essere scoperti e tra essi c’è proprio la costa laziale, un angolo di paradiso dove rivivono i miti degli déi come racconta Forbes nel suo omaggio. Le rovine affacciate direttamente sul mare, le grotte misteriose e le leggende continuano ad attraversare i secoli mentre il Tirreno lambisce le coste dei borghi bianchissimi. Tra storia e mito, ecco i luoghi della costa laziale che hanno incantato il Forbes.

La costa laziale omaggiata dal Forbes

Siamo non lontani da Roma e a ricordarci la meraviglia di questo luogo è il Forbes che in un articolo dedicato ha sottolineato il fascino del percorso che congiunge San Felice Circeo a Gaeta ricordando le avventure di Ulisse e le tracce di un Medioevo ancora visibili.

Da queste parti, infatti, la mitologia non è soltanto qualcosa da leggere sui libri. Prende forma nel promontorio legato alla maga Circe, nelle antiche dimore imperiali e nei santuari che dominano il paesaggio dall’alto. La testata americana propone un itinerario di due giorni che parte dal Giardino di Ninfa, nell’entroterra pontino, e attraversa alcune delle località più suggestive della Riviera di Ulisse.

Cosa vedere lungo la costa laziale

Il viaggio può cominciare lontano dalla spiaggia, in un luogo che sembra appartenere a un altro mondo. Il Giardino di Ninfa, ai piedi dei Monti Lepini, è un intreccio di ruscelli, ponticelli, fiori e antiche rovine medievali avvolte dalla vegetazione. Il nome richiama le divinità delle acque sorgive, venerate in un antico santuario della zona. E passeggiando tra i resti delle chiese e le piante rigogliose non è difficile immaginare le ninfe nascoste tra i riflessi dell’acqua.

Giardini di Ninfa nel Lazio
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L’incanto dei Giardini di Ninfa

Ci si sposta poi verso il mare dove si possono incontrare alcune delle più affascinanti leggende della mitologia greca; a San Felice Circeo il profilo del promontorio richiama proprio la figura della maga Circe protagonista dell’Odissea. Il borgo con un fascino mediterraneo irresistibile invita a rallentare ed esplorare i sentieri attorno al paese. Altra tappa irrinunciabile quella di Terracina dove si trovano i resti del tempio di Giove Anxur. Le grandi arcate dell’antico santuario romano incorniciano un panorama che abbraccia la costa e, nelle giornate limpide, raggiunge le Isole Pontine. Sotto, la città si distende tra il centro storico e le spiagge sabbiose. Un contrasto meraviglioso: da una parte la grandiosità dell’antica Roma, dall’altra la leggerezza di una giornata al mare.

Case color latte, scalinate che si rincorrono e il blu del mare che compare all’improvviso tra i vicoli. Sperlonga ha tutto il fascino dei borghi mediterranei che fanno venire voglia di prolungare le vacanze. Eppure, dietro questa bellezza da cartolina, si nasconde una storia sorprendente. L’imperatore Tiberio scelse proprio questo tratto di costa per una delle sue residenze, impreziosita da una grotta naturale decorata con monumentali sculture ispirate alle avventure di Ulisse. Oggi i gruppi scultorei, tra cui quelli dedicati a Polifemo e Scilla, sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga.

Il borgo marinaro di Sperlonga
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L’affascinante borgo marinaro di Sperlonga

L’ultima tappa profuma di salsedine, storia e dolce vita. Gaeta accoglie i viaggiatori con il suo porto, le stradine del centro storico e l’imponente Castello Angioino-Aragonese, che domina il paesaggio. Anche il nome della città si perde nella leggenda: secondo il racconto virgiliano, sarebbe legato a Caieta, la nutrice di Enea. Poco lontano, sul Monte Orlando, il mausoleo di Lucio Munazio Planco ricorda invece il passato romano della città. Ma Gaeta sa essere anche semplicemente romantica. Basta seguire il profilo della costa, scoprire le calette nascoste tra le rocce e lasciarsi sorprendere dai panorami sul golfo.

Vacanze senza pensieri, quanto vale il tempo: il pagamento dilazionato come leva di conversione per agenzie e tour operator

Il preventivo piace, la destinazione è scelta e le date sono bloccate. Poi si arriva ad acconto e saldo, e il cliente risponde che ci deve pensare. Per chi lavora in agenzia, in un tour operator o alla reception di una struttura questo momento è fin troppo conosciuto, perché la trattativa è chiusa al 90%, ma quel 10% finale è il più difficile da recuperare.

Il problema però non è la voglia di partire, che nel 2026 è più forte che mai. Secondo HeyLight Focus On Travel 2026, la ricerca realizzata da HeyLight, la piattaforma Buy Now Pay Later di Compass, l’82% degli italiani ha fatto almeno un periodo di vacanza quest’estate, contro il 75% del 2025. La spesa media è salita a 1.386 euro a persona (+12%) e supera i 1.500 euro tra le famiglie con figli e la Generazione X.

Il punto critico resta la sostenibilità. Un italiano su quattro dichiara di aver dovuto fare attenzione, rinunciando o rimandando altre esigenze. Il 56% ha pianificato in anticipo il costo della vacanza, e il 31% ha messo da parte denaro nei mesi precedenti proprio per questo.

In altre parole, il budget è la variabile che decide quando, e se, una trattativa si chiude. E il momento del pagamento è quello in cui quella variabile incide di più.

Vacanze estive 2026: domanda solida, margini sotto pressione

Il turismo italiano continua a crescere sul fronte delle presenze. Nel secondo trimestre 2026 gli esercizi ricettivi hanno registrato quasi 47 milioni di arrivi e 148 milioni di presenze. Rispetto allo stesso periodo del 2025, gli arrivi sono diminuiti dello 0,8%, mentre le presenze sono aumentate del 3,9% (fonte ISTAT). A trainare sono gli stranieri, con presenze in crescita del 4,6%, mentre la clientela italiana si ferma a +2,7%.

Dentro questa crescita, però, la concorrenza resta intensa. Nel secondo trimestre l’extralberghiero, che comprende anche case e appartamenti destinati agli affitti brevi, ha aumentato le presenze del 5,6%, contro il 2,4% degli hotel. Il dato segnala uno spostamento della domanda verso formule alternative e, per gli operatori tradizionali, rende ancora più importante competere non soltanto sul prezzo, ma anche sulla flessibilità dell’offerta e del pagamento.

La domanda c’è ed è costante, ma la gara al ribasso la erode. Ogni sconto concesso per chiudere una vendita è margine che non torna e la leva più efficace non è abbassare il prezzo, ma renderlo più facile da sostenere.

Come è cambiato il modo di pagare il viaggio

Il Buy Now Pay Later non è più una nicchia. Nel 2025 in Italia ha raggiunto 9,9 miliardi di euro di transato e oltre 42 milioni di transazioni, pari al 5% delle transazioni e-commerce. Millennial e Gen Z generano il 67% delle richieste.

E non riguarda solo i piccoli importi: circa il 40% delle operazioni supera i 1.000 euro e quasi una su quattro va oltre i 1.500. È esattamente la fascia di spesa di una vacanza.

Il viaggio, del resto, è uno dei motori della domanda di credito. Secondo il Rapporto sul Credito di Experian, a giugno 2026 le richieste di finanziamento per viaggi sono cresciute del 102% rispetto a maggio, mentre il BNPL è salito del 33% su base annua.

La ricerca HeyLight conferma che lo strumento è ormai familiare. Il 67% degli italiani conosce il BNPL, sei punti in più rispetto al 61% del 2025, con punte dell’80% tra i più giovani e del 72% tra i Millennials.

E c’è un bacino ancora da intercettare. Tra chi non lo ha mai usato per le vacanze o non è partito quest’estate, il 23% lo prenderebbe in considerazione per viaggiare. Le ragioni: distribuire la spesa nel tempo (48%), mantenere liquidità per altre necessità (44%), partire più sereni (24%).

Il dato più interessante per chi vende è un altro. Tra chi considererebbe il BNPL per le vacanze, il 19% lo userebbe per scegliere una soluzione di viaggio migliore di quella prevista. Non solo una vendita salvata, quindi, ma una pratica di valore più alto e un’opportunità di upselling per gli operatori del settore.

Cosa interessa davvero

Per chi guida un’agenzia, un tour operator o una struttura ricettiva, le domande sono due: quando incasso e chi si assume il rischio. Con HeyLight le risposte sono chiare.

  • Cassa. L’importo viene accreditato rapidamente all’operatore (in 48 ore), senza impatto sulla sua liquidità e con una gestione ottimale del cashflow.
  • Rischio. L’operatore vende il viaggio, senza doversi occupare della gestione delle rate. La gestione del rischio rimane a HeyLight.

È la differenza tra una dilazione concessa “in casa”, che pesa sulla cassa ed espone al mancato pagamento, e un pagamento rateale affidato a un operatore specializzato con expertise bancaria. Il cliente ottiene la flessibilità che cerca mentre l’operatore riceve l’importo in tempi rapidi.

Come si integra nel processo di vendita

Uno strumento di pagamento funziona solo se non crea frizioni nella vendita. HeyLight copre importi fino a 5000 euro, da 2 a 12 rate. La risposta con l’esito della richiesta arriva mentre il cliente è ancora online, davanti al consulente o al telefono, cioè nel momento in cui si prende la decisione.

E segue il cliente su ogni canale:

  • In agenzia, tramite SmartPOS e PC.
  • Online, via e-commerce e con integrazioni ai principali booking engine.
  • A distanza, con un link di pagamento inviato via email o SMS.

L’ultimo punto conta più di quanto sembri. Molte trattative si chiudono al telefono o per email, dopo un preventivo inviato giorni prima: la gestione con un semplice link diretto e personalizzato permette di offrire la rateizzazione anche lì, senza chiedere al cliente di tornare in agenzia.

E per gli alberghi con clienti da tutto il mondo: prenotano subito, pagano fino al check-in

Per hotel e strutture extralberghiere il pagamento dilazionato cambia il calendario delle prenotazioni. Con la soluzione HeyLight, l’ospite da tutto il mondo blocca subito la camera e paga progressivamente fino al check-in, invece di aspettare di avere a disposizione l’intera cifra. La soluzione è già integrata nei principali booking engine: al cliente finale serve solo una carta di credito, con possibilità di importo illimitata.

Gli effetti sono tre:

  • Più prenotazioni anticipate. Chi pianifica la spesa in anticipo, come il 56% degli italiani, può confermare subito senza immobilizzare il budget.
  • Meno sconto necessario. Per incentivare l’early booking non serve per forza tagliare la tariffa offrendo sconti speciali: la dilazione è già un vantaggio concreto per l’ospite.
  • Supporto alla destagionalizzazione. L’80% dei vacanzieri distribuisce le pause durante l’anno, per vedere più destinazioni (37%) o staccare più spesso dalla routine (36%). Ogni partenza in più è una spesa da sostenere quindi renderla più leggera aiuta a riempire anche i mesi di bassa stagione.

Da fornitore a consulente

L’ispirazione per il viaggio, oggi, è a portata di clic. Il 46% degli italiani ha già usato l’Intelligenza Artificiale per organizzare una vacanza, e la quota sale al 62% tra Gen Z e Millennials. La usano soprattutto per scoprire nuove mete (41%) e costruire itinerari giorno per giorno (39%).

Se trovare la destinazione diventa facile, il valore dell’operatore si sposta altrove: nell’abilità di costruire il viaggio giusto per quel cliente, compreso il modo di pagarlo. In questa prospettiva il pagamento dilazionato non è un servizio accessorio, ma una parte del prodotto turistico, come l’assicurazione o il transfer.

“Il Buy Now Pay Later si inserisce in questo scenario come una soluzione capace di accompagnare l’evoluzione delle abitudini di viaggio, offrendo maggiore flessibilità nella gestione del budget senza rinunciare ai propri progetti”, spiega Luca Lambertini, Direttore HeyLight – Compass. “Per gli operatori del travel significa poter rispondere con una soluzione integrata nel percorso di prenotazione, capace di coniugare semplicità, flessibilità e attenzione alle esigenze del cliente”.

Proporre la rateizzazione al momento giusto, spiegandola con chiarezza, è un gesto di consulenza. Ed è il tipo di servizio che un algoritmo di ricerca non sostituisce.

Per approfondire le soluzioni HeyLight per il turismo visita il sito HeyLight.

Messaggio Pubblicitario con finalità promozionale HeyLight è un marchio registrato di Compass Banca S.p.A. e identifica diverse soluzioni di pagamento rateale: A) La dilazione di pagamento gratuita concessa ai consumatori, previa valutazione, da venditori di beni e servizi con cui Compass Banca S.p.A. abbia stipulato, un accordo per la cessione dei crediti pro-soluto (factoring). Condizioni complete applicabili alla dilazione sono disponibili presso i venditori di beni e servizi. Fogli Informativi relativi al contratto di factoring disponibili sul sito http://www.compass.it, http://www.HeyLight.com, presso le Filiali Compass Banca S.p.A. o presso gli agenti in attività finanziaria che operano in qualità di intermediari del credito monomandatari o con mandato in esclusiva di prodotto di Compass Banca S.p.A.. Salvo approvazione di Compass Banca S.p.A.. B) Il prestito finalizzato concesso ai consumatori, salvo approvazione, direttamente da Compass Banca S.p.A.. Condizioni economiche e contrattuali disponibili sul sito http://www.compass.it, http://www.HeyLight.com e presso i venditori, convenzionati senza o in esclusiva con Compass Banca S.p.A.. C) Inoltre, il marchio HeyLight è stato concesso in licenza d’uso a Holipay S.r.l., società italiana con sede in viale Ortigara, 7/9 Milano Marittima (RA) Registro Imprese di RA Codice Fiscale e Partita Iva 16090851003. Il servizio tecnologico offerto da Holipay è pensato per le esigenze degli albergatori, al fine di automatizzare e ripartire calendarizzando il flusso degli incassi delle caparre attraverso un sofware as a service integrato con un servizio di gateway di pagamento. L’utilizzo del servizio è soggetto a termini e condizioni www.heylight.com/it/it/viaggi-turismo.

Le 41 mete più sottovalutate del mondo in cui viaggiare nel 2027: la classifica

Possiamo dire addio alle solite cartoline, perché nel 2027 il vero flex sarà trovare una destinazione fuori dai radar dove l’overtourism non esiste. Eppure, città creative, paesaggi pazzeschi e luoghi da film ci attendono. A intercettare il cambio di vibes è Time Out che ha selezionato tante mete poco celebrate, ma tutte da scoprire.

Ecco la classifica delle 41 destinazioni più sottovalutate al mondo dove viaggiare nel 2027.

Dalle capitali più affascinanti alle città da scoprire, dove volare in Europa con la nuova promozione easyJet

Tante novità, nuove tratte e persino una promozione interessante per partire senza dover attendere le vacanze natalizie: easyJet non smette di stupire i viaggiatori e li coccola con un’offerta interessante. Mentre la compagnia prepara nuovi viaggi verso Pantelleria, Basilea, Rennes e Londra ci sono anche tante mete da prenotare grazie al ribasso del 15%. La promozione, attiva su un numero di voli selezionati per Italia ed Europa, è valida fino alle 9 del 21 ottobre per volare dal 26 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 a prezzi stracciati. Ma dove andare? Ecco 3 idee imperdibili.

Da Milano Malpensa a Strasburgo

I voli segnalati da easyJet che collegano Milano Malpensa a Strasburgo partono da meno di 7 euro… una tariffa super competitiva per una delle destinazioni più sognate per il periodo natalizio. Dal 27 novembre la cittadina riapre i suoi mercatini di Natale tra i più antichi e scenografici ed è pronta a far rivivere la magia delle feste.

Strasburgo addobbata a festa
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L’atmosfera magica di Strasburgo a Natale

Da Roma a Lione

Da Roma si vola verso la capitale dell’alta cucina: Lione. Con meno di 25 euro si potrà raggiungere la città gastronomica più famosa di Francia che dal 20 novembre al 24 dicembre 2026 ospiterà, come ogni anno, il suo mercato natalizio in place Carnot. Approfittatene per assaggiare praline rosa, formaggi e piatti tipici nei famosi bouchons. Ma il vero colpo di scena arriva dal 5 all’8 dicembre 2026, quando la Fête des Lumières trasforma Lione in una gigantesca installazione artistica a cielo aperto con facciate animate, proiezioni spettacolari e giochi di luce gratuiti.

Lione al tramonto
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Il fascino di Lione al tramonto

Da Napoli a Bordeaux

Un’altra cittadina francese che merita di essere scoperta già in autunno. Bordeaux, patria dell’omonimo vino, in autunno si veste di colori caldi e da Napoli la si può raggiungere con voli a meno di 20 euro. In autunno concedetevi degustazioni nelle cantine della regione, passeggiate lungo la Garonna e tappe nei wine bar del centro; per chi parte più tardi dal 27 novembre al 27 dicembre sarà possibile scoprire i mercatini di Natale in Place des Quinconces dove un centinaio di casette di legno attendono i visitatori per il consueto shopping. Non ripartite senza aver assaggiato i canelés, i dolcetti simbolo di Bordeaux!

Bordeaux, vista panoramica
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La bellezza di Bordeaux dall’alto

Le ultime novità easyJet

E mentre programmate i prossimi city break, easyJet pensa già alle vacanze estive. La grande novità del 2027 è Pantelleria, la Perla Nera del Mediterraneo, che entra nel network della compagnia con tre collegamenti diretti. Dal 26 maggio si volerà da Milano Malpensa, con biglietti andata e ritorno da 63,98 euro. Seguiranno Basilea dal 29 maggio, con tariffe da 62,48 euro, e Napoli dal 18 giugno, da 53,48 euro. Ogni rotta avrà due frequenze settimanali.

Le novità continuano con Milano Malpensa–Rennes, operativa dal 7 maggio 2027 con voli A/R da 80,84 euro, e Cagliari–Londra Gatwick, dal 1° giugno, con tariffe A/R da 107,92 euro.

Insomma, mentre c’è chi sogna fughe invernali e autunnali tra le capitali d’Europa magari visitando mercatini natalizi grazie alla promozione che ribassa del 15% tantissime tratte, c’è già chi pensa all’estate sognando queste nuove opportunità inserite dalla compagnia.

Costigliole d’Asti vince Communities in Bloom 2026: il borgo piemontese premiato per il verde

C’è un affascinante borgo tra le colline del Monferrato e delle Langhe che ha conquistato un importante riconoscimento internazionale grazie alla cura del verde, alla sostenibilità e alla partecipazione della sua comunità. È Costigliole d’Asti, che a Montréal, in Canada, ha vinto la categoria International Challenge (Small) nella 32ª edizione del prestigioso concorso internazionale Communities in Bloom 2026, che ha riunito municipalità provenienti da Canada, Irlanda, Italia, Ungheria e Stati Uniti.

Ogni anno, l’iniziativa premia le realtà che si distinguono per la qualità del verde urbano e dell’ambiente di vita, attraverso progetti di sostenibilità, riqualificazione paesaggistica e partecipazione della comunità. La valutazione non si limita alla bellezza delle fioriture, ma prende in considerazione anche la pianificazione ambientale, la biodiversità, la resilienza climatica e il coinvolgimento attivo dei cittadini. Un riconoscimento, quello conquistato da Costigliole, che accende i riflettori su un territorio dove la cura del paesaggio si intreccia con le tradizioni e l’attenzione alla qualità della vita.

L’incredibile storia dell’aeroporto che sta sprofondando nel mare

Atterrare in un aeroporto che sta lentamente sprofondando può sembrare l’inizio di un film catastrofico, eppure in Giappone è una realtà con cui gli ingegneri fanno i conti da decenni. Si tratta del Kansai International Airport, lo scalo che serve Osaka e altre importanti città della regione, costruito su un’isola artificiale nella baia di Osaka.

Un aeroporto costruito in mezzo al mare

Inaugurato il 4 settembre 1994, il Kansai International Airport è stato realizzato a circa 5 chilometri dalla costa, su un’isola ottenuta attraverso il riempimento di una porzione di mare. La scelta rispondeva così a due esigenze: soddisfare la crescente domanda di trasporto aereo nella regione e ridurre l’inquinamento acustico nelle aree abitate.

Nel 2007 è entrata in funzione anche la seconda isola artificiale, la quale ospita un’ulteriore pista. Il progetto, ambizioso dal punto di vista ingegneristico, si è però confrontato fin dall’inizio con una difficoltà: il fondale marino è composto da strati di argilla che si comprimono sotto il peso dei milioni di metri di cubi di materiale utilizzati per costruire le isole.

Perché l’aeroporto continua ad abbassarsi

Il fenomeno si chiama subsidenza ed è legato al progressivo consolidamento del terreno. In sostanza, il peso dell’isola comprime gli strati di argilla sottostanti, facendo fuoriuscire lentamente l’acqua contenuta nel suolo; il terreno si compatta e la superficie si abbassa.

Il gestore dell’aeroporto, Kansai Airports, pubblica periodicamente i dati raccolti attraverso una rete di punti di misurazione. Gli ultimi disponibili, aggiornati a dicembre 2025, indicano un abbassamento medio complessivo di 13,72 metri per la prima isola e 17,67 metri per la seconda, considerando anche il periodo di costruzione. Per la prima isola, la subsidenza media registrata nell’ultimo anno è stata di circa 5 centimetri; per la seconda, di 20 centimetri. Non si tratta quindi di un cedimento improvviso, bensì di un processo geologico lento, previsto già in fase di progettazione e ancora in corso.

Le soluzioni per evitare che sprofondi

Per gestire il fenomeno, gli ingegneri hanno adottato diverse contromisure. Ad esempio, durante la costruzione sono state utilizzate tecniche di miglioramento del terreno, come i drenaggi in sabbia, per accelerare il consolidamento degli strati più superficiali.

Anche le infrastrutture vengono adattate nel tempo: le dighe perimetrali sono state rialzate per contrastare il rischio di inondazioni e vengono adeguate in funzione dell’abbassamento del terreno.Per correggere eventuali inclinazioni degli edifici, invece, si ricorre a sistemi di sollevamento con martinetti idraulici, che consentono di riallineare le strutture intervenendo sulle singole colonne.

Un equilibrio da mantenere nel tempo

Il caso del Kansai International Airport dimostra quanto possa essere complesso costruire infrastrutture su terreni artificiali. La subsidenza non è stata eliminata, ma viene misurata e gestita attraverso interventi continui, dalla manutenzione delle strutture alla protezione contro le mareggiate. Nonostante il terreno abbia ceduto di oltre 17 metri in determinate aree, il fenomeno è monitorato costantemente, dunque non significa che l’aeroporto sia destinato a scomparire nel mare.

La sfida oggi non consiste nell’impedire un ulteriore abbassamento, quanto nel garantire che piste, terminal e collegamenti continuino a funzionare in sicurezza mentre il terreno si assesta. Un lavoro ingegneristico, ma destinato a proseguire ancora a lungo.

300 anni dei Viaggi di Gulliver, l’Irlanda da scoprire sulle sue tracce

Il 28 ottobre 1726 approdava nelle librerie londinesi I viaggi di Gulliver, il romanzo destinato a diventare uno dei capolavori più celebri della letteratura mondiale: a firmarlo era Lemuel Gulliver, un fantomatico chirurgo di bordo, dietro il quale si nascondeva in realtà Jonathan Swift, scrittore nato a Dublino e decano della Cattedrale di San Patrizio.

Tre secoli dopo, il suo viaggio tra mondi immaginari diventa l’occasione per partire alla scoperta dell’Irlanda, seguendo le tracce di un autore che ha saputo trasformare l’avventura fantastica in uno strumento per raccontare, con ironia pungente, le contraddizioni della società.

Il tricentenario di Gulliver anima l’autunno irlandese

Le celebrazioni entrano nel vivo il 28 ottobre, giorno della pubblicazione del libro, con una serata speciale presso la Cattedrale di San Patrizio a Dublino, dedicata a letture storiche e musica. Il programma prosegue poi con il Jonathan Swift Festival, in calendario dal 18 al 28 novembre con inaugurazione istituzionale il 12 novembre.

Tra gli appuntamenti più curiosi spicca la Craicademia: Gulliver Special, organizzata il 18 novembre alla Rascals Brewing Company: dalle 19:30 alle 22:30, il format del birrificio si trasforma in un incontro dedicato al mondo di Swift, con le cosiddette “Lezioni Lillipuziane”: interventi di trenta minuti che uniscono approfondimento letterario e spirito conviviale irlandese. I relatori Brendan Twomey, Harry Burton e James Anderson guideranno il pubblico tra ironia e riflessioni, prima di lasciare spazio a conversazioni informali, cibo e birra.

Il momento più spettacolare sarà invece ospitato dalla Cattedrale di San Patrizio, che giovedì 26 novembre, alle ore 20, farà da cornice al nuovo musical And Then There Was Gulliver.

Il calendario comprende anche serate teatrali e corali, una cena di gala a lume di candela ispirata ai quattro mondi attraversati dal protagonista e un appuntamento che accosta le Quattro Stagioni di Vivaldi, eseguite dal vivo, ai testi dello scrittore.

Anche l’Irlanda del Nord partecipa alle celebrazioni con l’Armagh Georgian Festival, dal 26 al 29 novembre. Accanto alle rievocazioni in costume del XVIII secolo, agli spettacoli di luci e ai momenti conviviali, il programma non mancano appuntamenti accademici come la Rokeby Lecture del 26 novembre, dedicata all’eredità critica e politica del romanzo.

Dublino, biblioteche storiche e luoghi amati dallo scrittore

Per ricostruire il rapporto tra Swift e la capitale irlandese, una tappa naturale è il Trinity College, l’università dove studiò: nella Long Room della Old Library, tra gli ambienti più suggestivi della città, si trova il busto in marmo dello scrittore, realizzato da Louis François Roubiliac. Fino al 31 dicembre 2026, la biblioteca ospita inoltre la mostra Gulliver at 300, che racconta la fortuna del romanzo tramite le edizioni conservate nelle collezioni dell’ateneo.

A breve distanza ecco la Marsh’s Library, la più antica biblioteca pubblica d’Irlanda: Swift la frequentò assiduamente, anche in qualità di membro del consiglio direttivo. L’ambiente settecentesco è rimasto pressoché immutato, tra scaffalature in rovere, volumi antichi e le caratteristiche gabbie utilizzate un tempo per proteggere i lettori dai furti. La collezione include anche opere e prime edizioni legate allo scrittore.

L’itinerario può poi spostarsi verso la costa settentrionale della baia di Dublino, fino a Howth Castle: la fortezza medievale, legata alla famiglia St Lawrence, era un luogo in cui Swift cenava di frequente. Raggiungibile dal centro con la DART, la rete ferroviaria metropolitana che costeggia la baia, permette di abbinare la scoperta letteraria a una passeggiata nel borgo marinaro di Howth.

La Cattedrale di San Patrizio e la memoria di Laracor

Veduta della Cattedrale di San Patrizio, Dublino, Irlanda
Ufficio Stampa
Colpo d’occhio della Cattedrale di San Patrizio

Il luogo che più di ogni altro racconta la vita di Swift resta in ogni caso la Cattedrale di San Patrizio, di cui fu decano dal 1713 al 1745: vi si trovano la sua tomba e le maschere mortuarie, oltre a vari cimeli personali. Lo scrittore riposa accanto a Esther Johnson, conosciuta come Stella e figura centrale della sua corrispondenza.

Sulla pietra tombale è inciso un epitaffio composto dallo stesso Swift, nel quale compare il riferimento alla sua «sdegnata indignazione», ormai incapace di tormentargli il cuore. Tra gli oggetti conservati nella cattedrale spicca anche un antico tavolo di legno che Swift portò con sé a Dublino: in precedenza lo utilizzava per celebrare l’eucaristia nella sua parrocchia rurale di Laracor, nella contea di Meath, dove aveva svolto una parte importante della propria attività ecclesiastica prima di trasferirsi stabilmente nella capitale.

Armagh, dove sopravvive la copia annotata di Gulliver

Il viaggio sulle tracce dello scrittore conduce poi ad Armagh, città dell’Irlanda del Nord che Swift visitò più volte per ragioni legate ai suoi incarichi ecclesiastici: qui si trova infatti la Armagh Robinson Library, fondata nel 1771 e ancora caratterizzata da ambienti ed elementi architettonici originali.

La biblioteca custodisce una copia personale della prima edizione di I viaggi di Gulliver, arricchita dalle correzioni autografe di Swift: quando scoprì che l’editore londinese Motte aveva censurato alcuni dei passaggi politici più incisivi per evitare possibili conseguenze legali, l’autore intervenne sul volume, annotando a margine le modifiche necessarie a ripristinare il testo originario.

La visita ad Armagh può proseguire tra le due Cattedrali di San Patrizio, quella anglicana della Church of Ireland e quella cattolica, che si fronteggiano sui rispettivi colli. La zona è conosciuta anche per i meleti e per la produzione di sidro: alcune realtà storiche, come Long Meadow Cider, aprono le porte per degustazioni autunnali.

Interno dell'Armagh Robinson Library, Irlanda del Nord
Ufficio Stampa
Salone dell’Armagh Robinson Library

Belfast e Cave Hill, sulle tracce del gigante Gulliver

L’ultima tappa dell’itinerario è Belfast: la tradizione locale e alcune interpretazioni critiche associano infatti la figura colossale di Gulliver al profilo di Cave Hill, la collina che domina la città e la cui sagoma ricorda quella di un gigante addormentato sulla roccia.

Da Armagh a Belfast, il percorso permette così di passare dai documenti storici ai luoghi in cui la geografia sembra dialogare con la fantasia letteraria. Per spostarsi tra Dublino e Belfast si può inoltre utilizzare la rete ferroviaria che unisce le due città, con collegamenti in partenza ogni ora.

Tra crateri ribollenti e leggende di draghi: alla scoperta dei vulcani di fango di Berca, in Romania

Il visitatore si ritrova al cospetto di un terreno grigio, screpolato e attraversato da sottili rivoli di fango che scendono lungo piccoli coni dalla forma sorprendentemente regolare. Ogni tanto avverte anche un gorgoglio, poi poco dopo una bolla si gonfia lentamente, scoppia e lascia sulla superficie un cerchio che svanisce nel giro di pochi secondi. Tutto intorno succede la magia: colline verdi e un paesaggio rurale che sembra appartenere a un mondo completamente diverso.

Benvenuti ai vulcani di fango di Berca, conosciuti in Romania con il nome di Vulcanii Noroioși, uno dei fenomeni geologici più particolari dell’Europa orientale. Si trovano nella contea di Buzău, nella regione storica della Muntenia, ai piedi della curvatura dei Carpazi, e hanno una caratteristica che li rende particolarmente affascinanti: sono (piccoli) vulcani veri e propri, ma al posto della lava incandescente emettono fango freddo.

Alcune di queste formazioni raggiungono diversi metri di altezza, altre assomigliano a minuscoli crateri appena “sbocciati” dal sottosuolo. La vegetazione, quasi completamente assente nelle aree più attive, accentua il carattere surreale di questo territorio, talvolta soprannominato le Porte dell’Inferno. Dal 2022, i vulcani fanno parte del Buzău Land UNESCO Global Geopark, un territorio riconosciuto per il suo straordinario patrimonio geologico e culturale.

Origine, formazione e leggende dei vulcani di fango di Berca

Il sottosuolo di Buzău si caratterizza per la presenza di idrocarburi, acque sotterranee e strati di rocce argillose. I gas naturali (soprattutto metano) risalgono attraverso fratture e discontinuità del terreno, trascinando acqua e sedimenti fini. Durante la risalita, questi materiali si mescolano fino a formare una sostanza densa che raggiunge la superficie attraverso piccole aperture.

Vulcani di Berca, Romania
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Il ribollire dei vulcani di Berca

La pressione provoca il caratteristico ribollio, sebbene il fango sia freddo.  Una volta espulso scivola lungo i bordi del cratere, si accumula e progressivamente si asciuga. Le successive eruzioni depositano nuovi strati sui precedenti, contribuendo alla formazione dei piccoli edifici conici. L’attività è continua ma variabile, perché alcune bocche si esauriscono mentre altre si aprono nelle vicinanze e le colate modificano lentamente il profilo delle distese argillose.

Molto prima delle spiegazioni scientifiche, però, gli abitanti di questo angolo di Romania avevano cercato nelle creature fantastiche una risposta a quelle strane manifestazioni sotterranee. Secondo una leggenda locale, la terra grigia e screpolata ricorderebbe la pelle di un enorme drago nascosto nelle profondità.

Il movimento del fango, quindi, sarebbe legato alla presenza del mostro che ancora oggi vivrebbe sotto le colline. Un’altra narrazione racconta di un drago a sette teste, la cui storia è oggi richiamata anche lungo il percorso tematico di Pâclele Mici.

Visitare i vulcani di fango di Berca, cosa vedere tra crateri e paesaggi lunari

La visita si sviluppa principalmente tra Pâclele Mari e Pâclele Mici, le due aree più conosciute della riserva che sono anche connesse tra loro da un itinerario escursionistico. Alle distese argillose, quasi prive di vegetazione, si alternano pendii erbosi, con il contrasto tra il verde delle colline e il grigio minerale dei crateri.

Pâclele Mari si trova su un altopiano arido di circa 22 ettari pieno di rilievi conici, canali scavati dalle colate e bocche ancora attive. Il sito ospita un’enorme struttura di fango dalla forma simile a un vulcano a scudo, considerata dal geoparco il più grande vulcano di fango d’Europa. Sulla sua superficie si sviluppano numerosi coni secondari, alcuni dei quali continuano a espellere materiale argilloso.

Avvicinandosi si nota con abbastanza chiarezza che le superfici asciutte presentano crepe geometriche e croste sottili, mentre le colate recenti hanno un aspetto lucido che tende al metallico. L’erosione ha inciso inoltre profondi solchi nei pendii, formando minuscoli canyon che sembrano riprodurre (ovviamente in scala ridotta) i grandi paesaggi desertici.

Pâclele Mici, dal canto suo, presenta un ambiente altrettanto spettacolare, con numerose aperture distribuite su un’estesa superficie argillosa. Il geoparco lo identifica come il più vasto campo di vulcani di fango d’Europa. Al centro dell’altopiano emerge un cono più imponente con due grandi crateri attivi, da cui è possibile osservare il ritmo irregolare delle emissioni.

Chi desidera conoscere altre manifestazioni del fenomeno può raggiungere l’area di Beciu, che si distingue soprattutto per la presenza di pozze fangose in continua agitazione. Il nome romeno Fierbători richiama proprio l’impressione di un liquido in ebollizione.

Altrettanto interessante è la componente botanica della riserva: le elevate concentrazioni saline limitano fortemente la crescita delle specie comuni, ma favoriscono alcune piante alofile, adattate a condizioni ambientali difficili. Ne sono degli esempi Nitraria schoberi e Atriplex verrucifera, specie rare nel paesaggio romeno.

Dove si trovano e come arrivare

I vulcani si trovano nella contea di Buzău, nella Romania sudorientale, a circa 130 km in linea d’aria da Bucarest. La principale città di riferimento è la stessa Buzău, dalla quale si raggiunge l’area attraverso la strada nazionale DN10 in direzione Brașov. L’automobile rappresenta la soluzione più pratica, considerando la posizione rurale e la distribuzione dei diversi siti.

Per esplorare Pâclele Mari e Pâclele Mici è consigliabile riservare almeno 2-3 ore, aumentando il tempo a disposizione per includere Beciu e le altre attrazioni del territorio. La primavera e l’autunno sono generalmente i periodi più indicati, purché le giornate siano asciutte. È fondamentale mantenersi sui percorsi consentiti, evitando di calpestare i bordi fragili dei crateri o avvicinarsi eccessivamente alle pozze.  Prima della partenza conviene inoltre verificare apertura e condizioni di accesso, soprattutto dopo le precipitazioni.

Pietre trecentesche e calici dorati: l’anima medievale di Oberwesel, il borgo lungo la gola del Reno

Il maestoso fiume Reno scorre ai piedi di una lunga muraglia medievale, da cui ogni tanto sbucano torri in pietra che, sia adesso che in passato, sorvegliavano le imbarcazioni in transito. Alle loro spalle si stringono case a graticcio, tetti di ardesia, campanili gotici e vicoli che salgono verso le colline coltivate a vite. Più in alto, invece, a catturare lo sguardo è la sagoma del castello di Schönburg che da lassù domina l’intero abitato.

Siete appena arrivati a Oberwesel, un borgo della Renania-Palatinato, nella Germania occidentale, conosciuta con il soprannome di Stadt der Türme und des Weines, ovvero Città delle Torri e del Vino. Del resto, questo nucleo antico sorge nella Valle del Medio Reno Superiore, un tratto fluviale riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2002, celebre per l’eccezionale concentrazione di castelli, vigneti terrazzati e piccoli centri storici.

Cosa vedere a Oberwesel

Chi arriva a Oberwesel non può che essere attratto dal suo centro storico (chiamato Altstadt) perché presenta una particolarità urbanistica interessante: sul lato orientale guarda verso il Reno, mentre a occidente è delimitato da alcune alture. In più, c’è una linea ferroviaria storica a separare parte dell’abitato dalla riva del fiume. Ed è proprio fra questi elementi che si sviluppa un patrimonio architettonico ricco di testimonianze gotiche e costruzioni civili.

Le mura medievali e le 16 torri

Il monumento più rappresentativo di questo villaggio è la sua cinta muraria medievale, considerata una delle fortificazioni urbane meglio conservate della Germania. In passato raggiungeva circa 2,6 km di lunghezza ed era protetta da oltre 20 torri. Oggi la situazione è un po’ diversa perché ne sopravvivono 16, ma tutte caratterizzate da forme, altezze e funzioni differenti.

Un tratto di circa 550 metri è percorribile attraverso gli antichi passaggi di ronda. Particolarmente interessante lo Steingassenturm, una torre restaurata dalla quale si osservano i tetti cittadini, il corso del fiume e le fortificazioni circostanti.

Il castello di Schönburg e la leggenda delle 7 sorelle

Sopra i vigneti si innalza lo Schönburg, un complesso fortificato dalle torri slanciate e dai tetti ripidi, costruito su uno sperone roccioso che domina Oberwesel. Attualmente parte dell’edificio ospita un albergo, così come un museo nella torre d’ingresso grazie a cui conoscere la vita quotidiana all’interno di una fortezza medievale e di osservare la valle dall’alto.

Attorno allo Schönburg sopravvive anche una leggenda singolare: si racconta che 7 sorelle bellissime e altezzose respingessero con crudeltà i loro pretendenti, fino a subire una punizione che le trasformò in rocce nel Reno.

La Liebfrauenkirche, la Chiesa Rossa

La Liebfrauenkirche è conosciuta con il soprannome di Chiesa Rossa proprio per la colorazione delle sue murature e rappresenta una delle testimonianze più importanti dell’architettura gotica lungo il Medio Reno. L’esterno presenta alte finestre ogivali, contrafforti e un’imponente copertura inclinata, mentre l’interno custodisce un patrimonio artistico sorprendente.

L’elemento più prezioso è il grande altare gotico ligneo, riccamente scolpito e dorato, fra le opere medievali di maggior rilievo della regione. Merita attenzione anche il Lettner, l’antico divisorio che separa la navata dal coro.

La Martinskirche, la Chiesa Bianca

Non poteva mancare la Chiesa Bianca, il cui vero nome è Sankt-Martins-Kirche, che si distingue soprattutto per la robusta torre, originariamente inserita nel sistema difensivo cittadino e successivamente integrata nell’edificio religioso. Tra le sue mura sono protette pitture murali risalenti al XVI secolo, rappresentazioni della Vergine con il Bambino e pregevoli elementi dell’arredo sacro.

Borgo di Oberwesel, Germania
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La Chiesa Bianca di Oberwesel

Nei pressi della chiesa si trova inoltre un giardino dal quale si apre una bella prospettiva sul paesaggio fluviale.

La cappella Mutter Rosa e il suo passato controverso

Incorporata nelle mura cittadine, la Mutter-Rosa-Kapelle conserva la parte gotica dell’antica chiesa dell’ospedale dello Spirito Santo.

Il Kulturhaus e il Museo Civico

In Rathausstraße 23, all’interno di un’antica proprietà vinicola, il Kulturhaus è la casa dello Stadtmuseum, il museo dedicato alla storia di Oberwesel e della Valle del Medio Reno. Distribuito su 4 piani, presenta reperti archeologici, testimonianze della navigazione fluviale, ambienti storici restaurati ed esposizioni interattive.

Fra gli spazi più interessanti c’è il Salone Blu, arredato con mobili originali del 1868.

Cosa fare a Oberwesel

La vita locale è ancora profondamente legata al ritmo delle stagioni agricole e alle attività sul Reno. In particolare, la viticoltura conserva un’importanza che va ben oltre la produzione economica, tanto da aver dato origine a celebrazioni popolari piuttosto insolite.

  • Conoscere la tradizione della Weinhexe: qui viene incoronata una Strega del Vino al posto della classica regina. La cerimonia si svolge il 30 aprile, durante la Notte di Valpurga. La nuova rappresentante esce simbolicamente da una grande botte nella piazza cittadina, fra musica e festeggiamenti. La tradizione richiama anche gli antichi falò accesi sui pendii per scacciare gli spiriti dell’inverno.
  • Assaggiare il Riesling locale: nelle cantine sono disponibili degustazioni dei vini prodotti sui ripidi versanti della valle, ma anche visite guidate ai vigneti e alle antiche cantine.
  • Esplorare la Marktplatz: la piazza principale conserva edifici storici, facciate a graticcio e un grande calice decorativo che richiama la vocazione vinicola della cittadina.
  • Seguire i sentieri tra i vigneti: le colline attorno sono attraversate da percorsi escursionistici, con scorci sul castello e sulle anse del Reno.
  • Partecipare a una crociera fluviale: per osservare le fortificazioni da una prospettiva completamente diversa, proseguendo verso Bacharach, St. Goar e gli altri centri del Medio Reno.

Dove si trova e come arrivare

Oberwesel si trova nella Renania-Palatinato, sulla sponda occidentale del Reno, tra Magonza e Coblenza, e a breve distanza dalla celebre rupe della Loreley, una formazione rocciosa associata a una delle leggende più famose della tradizione tedesca. La posizione lungo la ferrovia del Reno occidentale rende particolarmente pratico l’arrivo in treno. La stazione locale, infatti, è servita dai collegamenti regionali fra Magonza e Coblenza e dista circa 10 minuti a piedi dal centro storico.

Chi viaggia in automobile può raggiungerlo attraverso la strada federale B9, che segue il corso del fiume e attraversa numerose località storiche della valle. Dagli aeroporti dell’area di Francoforte si può proseguire con i mezzi ferroviari, generalmente attraverso le principali stazioni della regione.

Durante la stagione turistica, inoltre, i battelli fluviali consentono di arrivare presso la cittadina attraverso itinerari panoramici lungo il Reno, con servizi soggetti ai calendari delle compagnie di navigazione.

Un tuffo tra i mattoni rossi e le rovine di Chichester, la città inglese che custodisce 2000 anni di storia

Anche le città hanno dei talenti. Non ci credete? Allora provate a fare un salto a Chichester, nel Regno Unito, perché vi dimostrerà che è bravissima a far sembrare perfettamente naturale l’incontro tra epoche lontanissime. E no, non è affatto facile. Da queste parti, infatti, si può osservare un’antica fortificazione romana e, pochi minuti dopo, ritrovarsi davanti a una vetrata di Marc Chagall, tra le facciate eleganti delle case inglesi e i piccoli negozi che animano il centro.

Siamo nel West Sussex, nell’Inghilterra meridionale, nel bel mezzo di una località che conserva un rapporto straordinario con il proprio passato ma che, nonostante questa importante abilità, rimane ai margini dei più frequentati itinerari turistici britannici. Le sue origini risalgono a circa 2000 anni fa, quando i Romani fondarono l’insediamento di Noviomagus Reginorum, destinato a diventare un importante centro amministrativo e commerciale.

Ancora oggi, l’impianto urbano racconta quell’epoca: ci sono quattro strade principali che si incontrano esattamente al centro, secondo una disposizione che richiama la pianificazione romana, mentre i resti delle antiche mura disegnano il perimetro del nucleo storico. Ma questo, se dobbiamo essere onesti, è solo l’inizio.

Cosa vedere a Chichester

Questa affascinante città del Regno Unito si presenta con un centro storico dalle dimensioni raccolte, dove però sono protette testimonianze di un passato decisamente più importante di quanto la sua attuale estensione lascerebbe supporre.

Chichester Cathedral, la cattedrale che custodisce un’opera di Chagall

Sì, avete letto benissimo: dentro alla Cattedrale della Santissima Trinità c’è persino un ‘incredibile opera di Chagall. L’edificio, tra le altre cose, rappresenta il suo monumento più riconoscibile anche perché vanta una storia particolarmente interessante, ovvero quella legata alla guglia.

Crollata nel 1861, è stata ricostruita sotto la direzione dell’architetto George Gilbert Scott. Poco distante dalla facciata occidentale si trova inoltre una rarità architettonica, il campanile medievale separato dal corpo principale della chiesa, l’unico superstite di questo tipo tra le cattedrali inglesi.

Tra le sue mura a catturare l’attenzione è l’arte del ‘900. È proprio qui, infatti, che si ha l’opportunità di trovarsi al cospetto di una spettacolare vetrata rossa realizzata da Marc Chagall nel 1978. Interpreta il Salmo 150 attraverso figure danzanti e strumenti musicali.

Market Cross, il monumento che segna il centro cittadino

All’incrocio tra North Street, South Street, East Street e West Street compare una costruzione che sembra appartenere a una miniatura medievale. È il Market Cross, un elaborato monumento ottagonale in pietra, con archi gotici aperti, pinnacoli decorativi, contrafforti e orologi aggiunti nei secoli successivi.

Market Cross, Regno Unito
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L’ingresso del Market Cross

In passato sotto le arcate i mercanti potevano vendere i propri prodotti al riparo dalle intemperie, proprio nel punto più frequentato della città. Oggi rappresenta un riferimento visivo imprescindibile, circondato da edifici storici, vetrine e caffetterie.

Le mura romane, un circuito difensivo antico di 1800 anni

Tra le testimonianze più sorprendenti di Chichester ci sono le City Walls, costruite dai Romani circa 1800 anni fa per proteggere l’insediamento. Buona parte del circuito difensivo è sopravvissuta ai cambiamenti urbanistici e alle trasformazioni medievali, rendendo queste fortificazioni tra le meglio conservate dell’Inghilterra meridionale.

Particolarmente suggestiva è la zona settentrionale, nei pressi di Priory Park, un’area verde ricavata all’interno del perimetro storico.

The Novium Museum, la città romana sotto i piedi

Chichester conserva parte della propria storia anche sotto il livello delle strade moderne. E a dimostrarlo in maniera impeccabile è il Novium Museum che è stato costruito direttamente sopra i resti di un complesso termale romano. In sostanza i visitatori possono osservare le strutture archeologiche delle antiche terme, mentre le collezioni illustrano l’evoluzione del territorio dalla preistoria ai secoli più recenti.

Tra i reperti si fa notare il mosaico romano di Chilgrove e gli oggetti legati al cosiddetto Mystery Warrior, un enigmatico guerriero dell’età del Ferro rinvenuto a North Bersted.

Pallant House Gallery, una dimora georgiana trasformata in museo

Una residenza costruita intorno al 1712 per il commerciante di vini Henry Peckham è oggi la sede di una delle più importanti raccolte di arte britannica moderna. Parliamo della Pallant House Gallery, che sfoggia una collezione che attraversa le principali correnti artistiche del ‘900. Il tutto con un interessante contrasto tra le sale storiche e gli ambienti moderni.

Chichester Festival Theatre, il teatro legato a Laurence Olivier

A nord del centro, tra gli alberi di Oaklands Park, si innalza una struttura decisamente insolita: il Chichester Festival Theatre. Si tratta del primo teatro moderno britannico dotato di un palcoscenico proteso verso la platea, con gli spettatori disposti su tre lati.

L’architettura modernista, progettata da Philip Powell e Hidalgo Moya, presenta una struttura in cemento armato e un’imponente copertura ispirata alla forma di una tenda.

Cosa fare a Chichester

Visitando Chichester si ha davvero l’opportunità di conoscere un volto dell’Inghilterra sorprendente, fatto di canali navigabili, dimore aristocratiche, attività sportive e paesaggi costieri modellati dall’alternanza delle maree.

  • Visitare il Fishbourne Roman Palace: a pochi chilometri dal centro si trovano i resti della più grande residenza romana conosciuta in Gran Bretagna, piena di splendidi mosaici pavimentali.
  • Navigare sul Chichester Canal: attraversa un paesaggio tranquillo, frequentato da aironi e altri uccelli acquatici.
  • Raggiungere le spiagge di West Wittering: sabbia chiara, dune erbose e acque poco profonde caratterizzano una delle località balneari più apprezzate del Sussex.
  • Esplorare Chichester Harbour: vasto sistema di canali naturali, distese fangose e paludi salmastre persino celebre per la vela e l’avifauna.
  • Partecipare agli eventi di Goodwood: la tenuta aristocratica ospita il Festival of Speed, il Goodwood Revival e importanti competizioni ippiche.
  • Visitare Petworth House e il South Downs National Park: la sontuosa residenza aristocratica conserva una notevole collezione d’arte, mentre le ondulate colline calcaree delle South Downs regalano itinerari ciclabili, sentieri panoramici e villaggi rurali.

Dove si trova e come arrivare

Chichester si trova nella contea del West Sussex, nell’Inghilterra sudorientale, a circa 110 km a sud-ovest di Londra e a breve distanza dalla costa della Manica.  Per chi parte dall’Italia, gli aeroporti londinesi rappresentano i principali punti di accesso. Il più pratico però è London Gatwick grazie ai collegamenti ferroviari verso la costa meridionale.

La città è servita anche dai treni Southern e dai collegamenti regionali con Portsmouth, Brighton e altre località del Sussex. Da Londra Victoria il viaggio richiede generalmente 1 ora e 30 minuti o più, in base al servizio e agli eventuali cambi. In automobile, la principale arteria di riferimento è la A27, che collega Chichester a Portsmouth e Brighton.

L’autunno dei Borghi più belli d’Italia, tra sagre e sapori antichi

Durante l’autunno l’Italia riscopre il piacere delle tradizioni: castagne, funghi, tartufi, formaggi, pane appena sfornato e olio nuovo diventano i protagonisti di feste e sagre che animano i piccoli centri da Nord a Sud e che permettono di passeggiare tra vicoli e piazze, incontrare produttori e artigiani, riscoprire antichi mestieri e partecipare a esperienze legate alla natura.

Il calendario 2026 propone svariate occasioni per concedersi un weekend fuori porta o una gita alla scoperta dei Borghi Più belli d’Italia.

La Fiera d’Ottobre di Gualtieri

Fino al 18 ottobre 2026, il centro storico di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, ospita la tradizionale Fiera d’Ottobre, tre giornate dedicate a mercatini, spettacoli, musica e specialità locali. Il programma comprende la Borsa Scambio del Giocattolo, l’Handmade & Fashion Market, Gualtieri Food e le esibizioni degli artisti di strada.

La tradizione gastronomica trova spazio nell’osteria “Alla tavola dei Bentivoglio”, nei laboratori di pasta fresca con le Rasdore e nel concorso “Al mé pién”, dedicato al miglior pieno della tradizione locale. Tra gli appuntamenti non mancano il Palio del Nocino delle Terre Basse e il concerto “Musica intorno al Fiume”.

Sabato e domenica sarà possibile visitare Palazzo Bentivoglio, la collettiva “I Naifs del Po” e la mostra dedicata a Otello Sarzi e ai suoi viaggi per la pace in Africa e Asia negli Anni Settanta.

I funghi a Cusano Mutri

Fino al 18 ottobre 2026, Cusano Mutri, in provincia di Benevento, celebra la 46ª Sagra dei Funghi con il tema “Funghi. Un universo in connessione” per guardare oltre il valore gastronomico e conoscere il ruolo dei miceli e delle relazioni sotterranee che contribuiscono all’equilibrio degli ecosistemi forestali.

Accanto al percorso tra sapori e prodotti tipici, sono in programma mostre, installazioni, incontri ed esperienze dedicate alla natura, alla scienza e alla cultura.

L’olio nuovo a Boville Ernica

Il 18, 23, 24, 25 e 31 ottobre, Boville Ernica, in provincia di Frosinone, ospita la XVIII edizione di “Pane, Olio e Fantasia” con protagonisti l’olio d’oliva, il pane, il vino e le altre eccellenze della Ciociaria.

Cooking show, masterclass e seminari consentono di approfondire caratteristiche e tecniche di produzione dell’olio, mentre il Mercato Slow Food offre l’opportunità di incontrare i produttori. Previste anche visite guidate al centro storico e al Museo dell’Olio e dell’Olivo, passeggiate tra gli oliveti ed escursioni ai frantoi.

Laboratori artistici, archeologici e didattici affiancano le attività dedicate all’artigianato e agli antichi mestieri. Il 31 ottobre si conclude il Boville Ernica Oil Contest, mentre aperture straordinarie del Monastero Benedettino e appuntamenti musicali arricchiscono la manifestazione.

La Festa del Raccolto a Vipiteno

Scorcio del centro di Vipiteno, Alto Adige
Ufficio Stampa
Suggestivo scorcio di Vipiteno

Il 30 e 31 ottobre, Vipiteno, in provincia di Bolzano, accoglie l’autunno con la Festa del Raccolto, che anima Piazza Città e segna la fine stagionale del mercato contadino. Venerdì 30 ottobre, dalle 9 alle 13, i produttori dell’Alta Val d’Isarco propongono miele, tisane, erbe aromatiche, pane casereccio, verdure e vini biologici.

Sabato 31, dalle 10, la piazza si riempie di formaggi, marmellate, succhi artigianali, prodotti agricoli e manufatti locali: tra le specialità da assaggiare ci sono i Tirtlan ripieni di spinaci o verza, le ciambelle di Vipiteno, i Krapfen, il succo di mela fresco e le castagne arrosto, chiamate “Keschtn”.

Il pane nero di Bienno

Domenica 18 ottobre, Bienno, in Valle Camonica, ospita “Lo Pan Ner – I Pani delle Alpi”, festa transfrontaliera dedicata al pane nero e alle tradizioni agricole delle comunità alpine. Durante il fine settimana si potranno osservare l’accensione degli antichi forni e le diverse fasi della preparazione del pane, dalla lavorazione dell’impasto alla cottura a legna.

Protagonista è la segale, cereale fondamentale per le popolazioni di montagna grazie alla sua capacità di crescere anche in condizioni difficili e ad alta quota. Degustazioni, laboratori per bambini e visite guidate completano il programma.

Da scoprire anche il legame del borgo con l’acqua e gli antichi mestieri, raccontato dal Mulino Museo, ospitato in un edificio quattrocentesco ancora funzionante.

A Bagolino il Bagòss è il re della tavola

Il 24 e 25 ottobre, Bagolino, in provincia di Brescia, dedica un fine settimana al Bagòss, formaggio simbolo del paese montano della Val Sabbia.

Il formaggio, prodotto con latte vaccino e riconoscibile per il colore giallo conferito dallo zafferano, viene raccontato grazie a dimostrazioni della lavorazione del latte e iniziative dedicate al percorso “dal latte alla tavola”. Non mancano le degustazioni e i piatti tipici che lo valorizzano.

Castagne e transumanza a Garessio

In ottobre, Garessio, in provincia di Cuneo, celebra la Castagna Garessina con “Autunno a Garessio 2026 – Fiera regionale della Castagna Garessina”: castagnate, mercatini, musica e passeggiate accompagnano la scoperta di un prodotto De.Co. che per secoli ha contribuito al sostentamento delle famiglie.

Il 18 ottobre è in programma anche la festa della Transumanza: spazio alle dimostrazioni di mungitura con i pastori, ai mercatini e a un trekking gratuito tra i colori del Monte Pietra Ardena. Si svolgerà inoltre il Campionato Regionale Trial 2026.

La Tartufesta a Montaione

Il tartufo bianco di Montaione, Toscana
Ufficio Stampa
Il tartufo bianco di Montaione

Il 24 e 25 ottobre, Montaione, in provincia di Firenze, ospita la 33ª edizione di Tartufesta, mostra mercato dedicata al tartufo bianco delle Colline Sanminiatesi e alle produzioni tipiche del territorio.

Stand gastronomici, degustazioni, cooking show e mercatini artigianali illustrano le specialità del territorio, dal Chianti ai formaggi, dai salumi all’olio extravergine d’oliva, fino al miele, allo zafferano e alle confetture. Tra le iniziative spiccano la Via dei Sapori, il percorso TartuRé e il mercatino di Arti e Mestieri.

A San Lorenzo in Banale la Ciuìga festeggia 25 anni

Dal 30 ottobre al 1° novembre, San Lorenzo in Banale, in provincia di Trento, celebra i 25 anni della Sagra della Ciuìga, dedicata al caratteristico insaccato preparato con carne suina e rape bianche, oggi riconosciuto come Presidio Slow Food.

Per tre giorni, cantine, cortili e vicoli ospitano mercatini, artigianato, degustazioni di vini e locande gastronomiche, mentre i ristoranti propongono menù dedicati. Il programma comprende musica popolare, cori di montagna, fisarmonicisti, zampognari, visite guidate ed escursioni nei boschi colorati dal foliage. Anche i più piccoli trovano spazio con “La Ciuìga dei Balocchi”, tra laboratori creativi, burattini, letture animate e giochi tradizionali.

Scorcio di San Lorenzo in Banale, Trento
Ufficio Stampa
Bellissimo scorcio di San Lorenzo in Banale

L’Italia pianta milioni di alberi: la nuova mappa del verde sorprende

Quasi 3,7 milioni di alberi messi a dimora in un anno, una superficie che supera i 5.300 ettari e benefici ambientali dal valore stimato di 28 milioni di euro all’anno: è il quadro delineato dalla sesta edizione dell’Atlante delle Foreste, il rapporto annuale curato da Legambiente e AzzeroCO2, con il supporto tecnico della Compagnia delle Foreste per Il Sole 24 Ore.

Dal 2020, lo studio monitora gli interventi di forestazione realizzati nella Penisola e offre una fotografia aggiornata delle iniziative che contribuiscono a trasformare il paesaggio urbano ed extraurbano.

Quasi 3,7 milioni di alberi piantati nel 2025

I dati relativi al 2025 restituiscono un bilancio incoraggiante: sono quasi 3,7 milioni gli alberi e gli arbusti messi a dimora, con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Gli interventi hanno interessato una superficie superiore a 5.300 ettari e, secondo le stime contenute nell’Atlante, il patrimonio verde genererà servizi ecosistemici dal valore economico di circa 28 milioni di euro all’anno, per ciascun anno di vita dei nuovi impianti.

Il rapporto si basa sull’analisi di 260 nuovi progetti distribuiti lungo tutta la Penisola, in contesti urbani ed extraurbani, un insieme di iniziative che mostra quanto la forestazione possa contribuire alla qualità dell’ambiente e alla capacità dei territori di affrontare gli effetti del cambiamento climatico.

La crescita, tuttavia, non procede allo stesso ritmo ovunque: a sostenere una parte significativa dei risultati sono stati gli investimenti delle Città metropolitane, che hanno più che quadruplicato il proprio contributo grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una spinta importante, ma legata a risorse straordinarie destinate a esaurirsi, mentre resta da capire quali strumenti potranno garantire continuità agli interventi.

La classifica delle Regioni premia Trentino-Alto Adige e Sicilia

Al primo posto della classifica regionale si conferma il Trentino-Alto Adige, che mantiene la posizione per il terzo anno consecutivo con oltre 840 mila alberi piantati. Un risultato legato soprattutto ai finanziamenti provinciali destinati al ripristino delle superfici danneggiate dalla tempesta Vaia e dalle infestazioni di bostrico.

La vera novità dell’edizione 2025 è però la Sicilia, che conquista per la prima volta il secondo posto con più di 600 mila alberi: a trainare il risultato sono stati i fondi residui del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2022 e gli interventi delle Città metropolitane di Catania e Palermo.

Subito dietro Lombardia e Piemonte, rispettivamente al terzo e al quarto posto, con oltre 479 mila e 469 mila piante messe a dimora: la graduatoria tiene conto degli interventi promossi dalle Regioni, dalle Città metropolitane e di quelli realizzati grazie a investimenti privati.

Il quadro cambia quando si guarda ai territori che non hanno finanziato nuovi impianti tramite gli strumenti ordinari delle politiche forestali regionali. Nel 2025 sono nove le Regioni senza nuovi interventi, vale a dire Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche e Molise.

Nella maggior parte dei casi, la situazione è legata alla mancata attivazione del Complemento regionale per lo Sviluppo rurale previsto dalla Politica agricola comune 2023-2027, ancora in fase di avvio dopo la conclusione della precedente programmazione. Nel 2025 soltanto Lombardia, Toscana e Umbria hanno realizzato interventi con i fondi di tale misura, mentre Abruzzo e Basilicata ne prevedono l’attivazione tra la fine del 2026 e il 2027.

La Liguria rappresenta un caso particolare: l’assenza di finanziamenti per nuovi impianti è legata alla scelta di tenere conto dell’elevata copertura boschiva già esistente. Per la Sardegna, invece, il dato continua a non essere disponibile, per il quinto anno consecutivo.

Torino e Roma guidano la spinta delle Città metropolitane

Panorama del centro di Torino, Piemonte
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Veduta panoramica del centro di Torino

Un ruolo decisivo nella crescita nazionale è stato svolto dalle Città metropolitane, che nel 2025 hanno messo a dimora 1,48 milioni di alberi e arbusti grazie ai fondi del PNRR: si tratta del volume più elevato mai registrato dall’Atlante e di una quantità oltre quattro volte superiore a quella rilevata nell’edizione precedente.

In testa alla classifica ci sono Torino e Roma, che da sole rappresentano il 59% del totale delle Città metropolitane: la prima supera i 455 mila alberi, mentre la Capitale oltrepassa quota 414 mila. Seguono Reggio Calabria, con circa 261 mila alberi, e Catania, che raggiunge quota 118 mila completando in una sola stagione progetti rimasti fermi per tre anni.

Non tutte le amministrazioni, però, sono riuscite a tradurre i finanziamenti in nuove piante entro i tempi considerati dall’indagine: sei Città metropolitane risultano con zero alberi messi a dimora. Per Firenze, il motivo è tecnico: la piantumazione è stata completata oltre il termine di rilevazione dell’Atlante. Venezia ha invece concluso il primo avviso del bando PNRR senza partecipare al secondo, mentre Bologna non ha attivato interventi con il Piano.

Diversa la situazione di Bari, Genova e Messina, che non hanno comunicato l’avvio della messa a dimora dei progetti finanziati con il secondo avviso.

La magia fiabesca del Natale nella Foresta Nera, tra mercatini ed eventi imperdibili

I Romani chiamarono quelle radure misteriose, composte di latifoglie e abeti, silva nigra: la Foresta Nera. Eppure questo angolo della Germania, soprattutto nel periodo natalizio, è tutt’altro che buia. Quando le luci dell’Avvento si accendono tra gli alberi e le case a graticcio, la Foresta Nera sembra uscita da un libro di fiabe.

Oltre alle piste da sci, ai sentieri innevati e agli oltre 150 mercatini di Natale sparsi nella regione, troverete ad aspettarvi un coro che canta da un albero gigante, passeggiate con gli husky, saune tra i rami e discese in zipline a tutta velocità.

Volete vivere un inverno davvero speciale? Ecco gli appuntamenti da segnare in agenda!

Haslach, il mercatino che si gusta

Partiamo da uno degli appuntamenti più golosi della stagione, organizzato nella valle della Kinzig, dove Haslach conserva intatto il suo centro storico, con le piazze del mercato, i vicoli degli artigiani e le case a graticcio. Qui, dal 18 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027, tutti i giorni dalle 16:00 alle 22:00 (tranne il 24 e il 31 dicembre), ci sarà un mercatino invernale dove i protagonisti sono i sapori più che le decorazioni. Prima di ripartire, passate dal municipio: vi aspetta un grande presepe con animali veri.

Nel bosco con gli husky a Stühlingen

A due passi dal confine svizzero, a Stühlingen, potete partecipare a trekking e momenti di coccole con gli husky. Durante l’Avvento vengono organizzate diverse escursioni speciali in piccoli gruppi durante le quali si cammina nel bosco fino a una baita accogliente dove vi aspettano vin brulé, punch analcolico per i più piccoli e pan di zenzero davanti al fuoco. Si rientra al tramonto, con le fiaccole accese a illuminare il sentiero.

Waldkirch e l’albero di Natale che canta

Dal 4 al 13 dicembre 2026 Waldkirch, nota come la “città degli organi”, ospita uno degli eventi più curiosi della stagione nella Foresta Nera: un albero di Natale alto circa dieci metri, con i coristi disposti sui suoi livelli. Tra l’Elztalmuseum e la chiesa di St. Margarethen risuonano canti tradizionali, ma anche jazz, pop e gospel. Intorno potete fare acquisti presso gli stand di un piccolo mercatino ricco di prodotti locali.

Coristi con cappelli, sciarpe e guanti rossi e mantelle verdi cantano sui livelli di un grande albero di Natale nella Foresta Nera
Ufficio Stampa-Patrick Seeger
L’albero di Natale cantante di Waldkirch

Freudenstadt, il mercatino nella piazza più grande della Germania

Freudenstadt fu progettata nel 1599 da Heinrich Schickhardt, con una pianta geometrica ispirata al gioco del mulino. La città vanta la piazza del mercato più grande del Paese: 219 x 216 metri incorniciati da portici illuminati. Dal 3 al 20 dicembre 2026, dal giovedì alla domenica dalle 11:00 alle 21:00, una parte della piazza si riempie di bancarelle con artigianato e specialità natalizie.

Adrenalina a Schömberg

Se cercate emozioni forti, a Schömberg salite gli oltre 300 gradini della torre panoramica Himmelsglück, poi scegliete come tornare giù. Con la Blackforest Flyline scivolate tra gli alberi per circa 500 metri, mentre con il Blackforest Flying Fox volate per 600 metri a testa in avanti fino al parco termale. Le due attrazioni aprono nel weekend, meteo permettendo.

Una pausa di benessere tra terme e saune

Dopo una giornata trascorsa all’aria aperta, non c’è niente di meglio che un bagno caldo. A Baden-Baden, città termale Patrimonio UNESCO dal 2021, il Friedrichsbad accoglie gli ospiti dal 1877 in un edificio sontuoso, alimentato dalle sorgenti del Florentinerberg. Nella valle del Tonbach, il Wellnesshotel Tanne propone invece una sauna finlandese in una casa sull’albero, a dieci metri da terra.

Rottweil, Natale nella città più antica del Baden-Württemberg

Infine, potreste raggiungere Rottweil con il suo centro medievale e la chiesa Heilig Kreuz, le case patrizie con bovindi e la Porta Nera. Dal 3 al 13 dicembre 2026 le sue strade si riempiono di casette decorate, artigianato e cori, con laboratori e giostre per i bambini. Approfittatene per camminare sulla Neckarline, la passerella sospesa lunga 606 metri.

Mercatino di Natale di Rottweil, con le casette illuminate e gli alberi decorati lungo la strada principale del centro storico
Ufficio Stampa - Ralf Graner Photodesign
Il mercatino di Natale di Rottweil anima il centro medievale della città

Valentina Fioravanti, Human Company: “Chi ricerca l’open air vuole disconnettersi dalla frenesia e ritrovare il proprio ritmo”

L’open air in Italia ha superato la fase di semplice fenomeno di tendenza per consolidarsi come un vero e proprio stile di vacanza, vissuto con crescente consapevolezza. A confermarlo sono i dati dell’Osservatorio del Turismo Outdoor rilasciati da Human Company in collaborazione con Thrends, che registrano circa 68 milioni di presenze nel nostro Paese e un tasso di fedeltà altissimo tra i viaggiatori italiani.

In un mercato in cui la vacanza non è più un programma rigido da scandire, ma un tempo lento da abitare, la ricerca si sposta verso il valore dell’esperienza, la connessione autentica con le comunità locali e la qualità delle strutture. In occasione del TTG Travel Experience di Rimini, abbiamo incontrato Valentina Fioravanti, Chief Marketing Officer di Human Company. Nell’intervista ci ha raccontato la visione del gruppo sull’evoluzione dei target e delle dinamiche di viaggio, la filosofia dell’accoglienza integrata con l’habitat naturale e l’atteso debutto, a maggio 2026, del nuovo villaggio open air di Eraclea Mare, il più grande mai realizzato in Italia.

Human Company è sinonimo di vacanze open air: sono ancora un trend?

Diciamo le vacanze open air non sono più un trend, ma ormai la vacanza open air è una vacanza consapevole, che è sinonimo di libertà, di attenzione al territorio, di scoperta e di un valore anche del tempo e della della connessione. Ce lo dicono i numeri, non lo diciamo noi, quindi l’Osservatorio del Turismo Outdoor che abbiamo proprio rilasciato quest’anno insieme a Thrends conferma come le presenze del turismo outdoor in Italia sono ad oggi circa 68 milioni e si consolidano negli anni. Quindi, rispetto al 2025, abbiamo una piccola crescita dello 0,4%, però è proprio il segnale che è un trend consolidato. È trainato da un turismo internazionale, quindi il turismo domestico c’è, inizia a essere più consapevole anche del prodotto e infatti abbiamo visto che, sempre dall’Osservatorio, gli italiani, coloro che hanno scelto l’anno scorso una vacanza open air, il 90% la riconferma anche per questo anno. Se nel 2023 era il 15% chi sceglieva l’open air, a oggi siamo al 26% del campione della popolazione italiana, quindi è proprio un fenomeno che si sceglie e non più un trend.

Quali sono le novità del Gruppo Human Company?

Sicuramente direi che la grande novità sarà l’apertura del villaggio più grande di open air che sia mai stato realizzato, a Eraclea Mare, sulla costa adriatica, tra Caorle e Jesolo, in un contesto tra l’altro naturalistico straordinario, vicino alla Laguna del Mort, un grandissimo specchio d’acqua, dalla natura incontaminata che dialogherà con il villaggio. Sono 250 ettari, quindi cento ettari destinati al villaggio e cento ettari di Parco Rurale di Valle Ossi, con numeri importanti. Quindi sono oltre 3.000 piazzole, destinate tra piazzole libere e la parte di case mobili; sono 12.000 presenze giornaliere e un ecosistema che ruoterà intorno al soggiorno fatto di tantissimi servizi: da un parco acquatico di nove ettari con 15.000 metri quadri di lagune, oltre 14 discipline sportive, un’offerta F&B (Food & Beverage, ndr) che parla veramente di territorio, con oltre 35 gestori che cureranno tutta l’offerta della ristorazione.

Sarà un villaggio molto grande, ma dove il tema dell’apertura, dell’aria, dello spazio diventa vitale, importante, un elemento fortemente identitario, a partire dall’alloggio. Quindi non pensiamo più all’alloggio inteso solo come la casa mobile, ma la casa mobile è inserita all’interno di uno spazio più ampio, quindi viene inglobata da una piazzola che arriverà fino a 200 metri quadri alzando un po’ quello che è lo standard.

Tante saranno le attività per tutte le età, dal parco avventura alla zip line al paintball allo sport, appunto, 10 km di ciclopedonali. Insomma, sarà veramente un unicum e un progetto sicuramente molto coraggioso e ambizioso come non se ne vedevano negli ultimi anni. Noi siamo pronti, il cantiere è in corso, l’apertura è prevista a maggio.

C’è tanta curiosità, tanta aspettativa, stiamo già avendo prenotazioni nonostante sia un villaggio che non c’è, però abbiamo aperto le vendite a marzo e in soli sei mesi siamo già a oltre 7.500 prenotazioni.

In quale modo secondo la vostra vision una struttura aperta è in connessione con il territorio?

Essere in connessione col territorio vuol dire agire sotto tanti punti di vista. Prima di tutto vuol dire che è una struttura che si colloca in un territorio ma dialogando con esso, quindi noi disegniamo il villaggio partendo proprio dal territorio in cui siamo presenti, non si disegnano i servizi solo dal punto di vista del cliente, ma proprio dal punto di vista della della natura, e poi delle comunità locali.

E per farlo ci vuole sicuramente una parte di ascolto. Ascolto che per noi è quello della natura, quindi, quando progettiamo, partiamo proprio dall’habitat naturalistico che ci accoglie. E poi l’ascolto delle comunità locali. Quindi è importante per noi che le strutture siano aperte in entrata e in uscita al territorio. E come lo facciamo? Lo facciamo portando il territorio all’interno. Nel nostro caso, ad esempio, l’offerta Food and Beverage è fatta insieme agli operatori del territorio che andiamo a selezionare e diamo loro visibilità, con uno spazio anche per raccontarsi: chi meglio di loro può farlo, dai ristoranti ai mercatini locali.

Cerchiamo, anche nella parte di animazione che abbiamo evoluto in un concetto di edutainment, di integrarla con laboratori realizzati proprio dagli artigiani del luogo: gratuitamente, i nostri ospiti possono partecipare a laboratori che parlano di quelle comunità. Organizziamo eventi che noi chiamiamo Special Days dove, di nuovo, ad esempio, la festa del vino che organizziamo all’interno dei villaggi, è una festa che porta i produttori di quel territorio, quindi cerchiamo di unire anche il divertimento a un racconto, a uno storytelling che porta oggettivamente ad amare.

In più, lavoriamo con le amministrazioni locali per essere anche noi promotori degli eventi del territorio e portare anche delle anticipazioni dei territori all’interno delle nostre strutture. Abbiamo anche dei progetti con le scuole, dove facciamo tutta una serie di laboratori per i bambini, insegniamo un primo approccio all’ospitalità, li portiamo a lavorare nelle reception per un giorno facendo accoglienza alle proprie famiglie, quindi cerchiamo di contribuire alla comunità.

E poi, ovviamente, vogliamo che i nostri ospiti escano dalla struttura, non ci piace il concetto dell’all-inclusive perché l’all-inclusive è restrittivo, è limitante, quindi incentiviamo e selezioniamo tantissime esperienze del territorio facendo in modo che possano vivere i luoghi in modo autentico.

Vi che siete molto attenti ai trend e ai target di riferimento, quali sono, secondo la vostra percezione, i target emergenti dei prossimi anni?

Allora, io non parlerei di target, possiamo dire target intesi come una profilazione che è abbastanza consolidata. Sicuramente ci sono le famiglie che si approcciano, principalmente all’open air. Se prendiamo i nostri numeri, circa l’80% sono famiglie. Però ciò che accumuna e che sta evolvendo è proprio il modo di vivere la vacanza, perché siamo passati da momenti in cui c’era la necessità di schedulare, quindi di arrivare e di avere già tutto estremamente organizzato. Quello che vediamo oggi è che lasciare uno spazio alla libertà di poter scegliere anche sul momento è ciò che effettivamente porta valore, e l’open air un po’ ti aiuta in questo, non organizzandoti in realtà tutta la vacanza, ma mettendoti a disposizione tutti gli strumenti e una selezione di attività da scegliere al momento.

Quindi chi ricerca l’open air vuole disconnettersi dalla frenesia, ritrovare il proprio ritmo e quindi quello che vediamo è una vacanza che è sì personalizzata, ma in modo molto lento, vivendo il tempo, assecondando il tempo. Poi sicuramente ci sono delle abitudini che stanno cambiando, sicuramente l’idea che “non voglio più portarmi a casa un ricordo e basta, ma quello che voglio è veramente una una relazione, un’esperienza che mi lasci un qualcosa”, ed è per questo che noi cerchiamo di creare sempre più servizi che mettano in connessione oltre agli ospiti col territorio, ma anche tra ospiti, quindi cercare comunque di creare relazioni che poi rimangano. Il vero valore che stiamo cercando oggi è un po’ anche questo.

E poi ci sono evoluzioni ovviamente sulle dinamiche di acquisto, quindi l’AI è un abilitatore che sicuramente serve e che facilita. Quello che vediamo è che nella comparazione non cerchiamo più solo la migliore offerta (il prezzo, sicuramente è un tema, poi oggigiorno lo è sempre di più) però il rapporto qualità-prezzo, valore-prezzo diventa ancora più importante, quindi dobbiamo lavorare su su entrambi.

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