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Presso il Centro Culturale "Arch. Pio Occhetta", in via Donati n° 26, si terrà la mostra fotografica "Architettura di Terra e di acqua. Da Leonardo a Cavour: L'acqua modella e costruisce il paesaggio"
Fotografie di Mattia Bagnati, Filippo Foti e Luca Masoero. Macchine di Leonardo realizzate da Dario Noè esposte al Mulino di Mora Bassa Vigevano.
Nel centro della Transilvania, sulle rive del fiume Mureș, Alba Iulia sembra quasi raccolta attorno alla sua grande cittadella. A prima vista, per molti, si è arrivati di fronte a una località di provincia tranquilla, ma basta raggiungere la parte alta per capire che il suo peso nella storia della Romania è tutt’altro che ordinario.
Antica Apulum romana, sede dei principi di Transilvania, capitale per un breve periodo dei principati riuniti da Mihai Viteazul e teatro della proclamazione dell’unione della Transilvania con la Romania nel 1918, ha accumulato nei secoli una quantità sorprendente di memorie.
Il suo centro storico è dominato dalla Cetatea Bastionară Alba Carolina, una gigantesca fortificazione costruita dagli Asburgo. Sotto le architetture asburgiche, invece, affiorano le tracce di Apulum, uno dei principali centri militari ed economici della Dacia romana. Accanto alle strutture militari non mancano cattedrali medievali, palazzi principeschi, statue dedicate ai protagonisti della storia romena e una biblioteca nata nel XVIII secolo.
Cosa vedere ad Alba Iulia
Le grandi piazze raccontano la storia ufficiale, mentre portali scolpiti, tombe, iscrizioni e frammenti romani restituiscono una dimensione molto più intima di questa città della Romania.
Alba Carolina è il simbolo assoluto di Alba Iulia e uno dei complessi fortificati più spettacolari dell’Europa sud-orientale. La costruzione iniziò nel 1714 dopo il passaggio della Transilvania sotto il dominio asburgico, con l’obiettivo di creare una potente struttura difensiva contro l’Impero ottomano.
La fortificazione occupa oltre 100 ettari e segue una pianta a stella. Sette grandi bastioni scandiscono il perimetro, mentre fossati e ulteriori linee difensive aumentavano la protezione della struttura. L’intero sistema militare è accompagnato da una ricchissima decorazione barocca, particolarità che distingue Alba Carolina da molte altre fortezze del territorio.
Se la geometria della cittadella appare rigorosa, le sei porte monumentali introducono invece una dimensione spettacolare: statue, colonne, stemmi e bassorilievi trasformano gli ingressi in vere opere d’arte.
La Cattedrale di San Michele
Accanto alla fortezza sorge la Cattedrale romano-cattolica di San Michele, considerata il monumento medievale più prezioso della regione. L’insieme attuale conserva tracce di epoche differenti, con una stratificazione particolarmente evidente nelle forme architettoniche e nelle decorazioni.
All’interno si trovano le tombe di importanti protagonisti della storia transilvana, come quello di Iancu de Hunedoara, principe e comandante militare ricordato soprattutto per la vittoria nella battaglia di Belgrado contro le forze di Maometto II.
Poco distante, la Cattedrale ortodossa della Riunificazione crea un contrasto interessante con la più antica San Michele. L’architettura riprende forme della tradizione romena antica, tanto da avere un campanile supera i 50 metri e ai suoi piedi le statue dedicate ai sovrani.
Il Museo Nazionale dell’Unione e la Sala dell’Unione
Per capire il significato storico di Alba Iulia bisogna entrare nel Museo Nazionale dell’Unione. Il complesso comprende edifici storici e collezioni dedicate all’archeologia, alla storia, all’etnografia e alle tradizioni della Transilvania.
iStockIngresso al Museo Nazionale dell’Unione
La Sala dell’Unione occupa un posto speciale nella memoria nazionale: il 1° dicembre 1918 fu proclamata proprio ad Alba Iulia l’unione della Transilvania con la Romania, evento destinato a diventare uno dei fondamenti della Grande Romania. La data è oggi Festa Nazionale. Le collezioni archeologiche riportano invece molto più indietro nel tempo, fino alla presenza romana.
Il Palazzo del Principe
La storia politica della città passa anche attraverso il Palazzo del Principe, situato nei pressi della Cattedrale di San Michele. Nato come residenza episcopale, fu successivamente trasformato in residenza principesca.
La Biblioteca Batthyaneum
La Biblioteca Batthyaneum risale al 1794 e custodisce un patrimonio librario di straordinario valore. La collezione comprende libri antichi, manoscritti e incunaboli, insieme a documenti preziosi per la storia culturale della Romania e dell’Europa centrale.
Tra i tesori associati alla biblioteca c’è il Codex Aureus, manoscritto del IX secolo legato alla tradizione carolingia e contenente parti dei Vangeli.
Prima delle mura stellate venne Apulum. La presenza romana rappresenta uno degli strati più antichi della città e comprende le vestigia della legione XIII Gemina, oltre ai resti delle colonie romane sviluppatesi nell’area. Passeggiando nella cittadella, quindi, può capitare di incontrare una storia molto più antica delle architetture visibili in superficie.
Cosa fare ad Alba Iulia
La cittadella invita a una visita lenta, soprattutto per cogliere i particolari che sfuggono durante un semplice passaggio tra le attrazioni principali.
Attraversare le porte della fortezza: per seguire il percorso monumentale tra archi, sculture e decorazioni barocche, fino alla grande Piața Cetății.
Assistere al cambio della guardia: significa vedere la fortezza prendere vita attraverso una rievocazione delle tradizioni militari dell’epoca asburgica.
Fermarsi nella piazza della cittadella: dove osservare nello stesso spazio la Cattedrale ortodossa, San Michele, il Museo dell’Unione e la statua equestre di Mihai Viteazul.
Cercare le tracce di Mihai Viteazul: per ricordare il principe che nel 1600 riunì sotto il proprio controllo Valacchia, Transilvania e Moldavia, trasformando Alba Iulia nella capitale dei principati riuniti.
Raggiungere la Lupa Capitolina: aggiunge un curioso legame con l’Italia. La statua della lupa che allatta Romolo e Remo fu donata nel 1933 dalla città di Alessandria.
Alba Iulia si trova nella Romania centrale, in Transilvania, sulle rive del Mureș, a circa 380 km da Bucarest. La posizione la colloca tra importanti città della regione, con Cluj-Napoca a nord e Sibiu a sud. In auto, la città è facilmente inseribile in un itinerario attraverso la Transilvania, soprattutto per chi desidera alternare centri storici, castelli e paesaggi montani.
Il viaggio da Bucarest richiede diverse ore, mentre Sibiu e Cluj-Napoca rappresentano collegamenti più brevi e pratici per costruire un itinerario regionale. Alba Iulia lascia soprattutto la sensazione di essere una città racchiusa dentro una città più grande, con Apulum romana sotto la fortezza asburgica e la memoria della Romania moderna incastonata tra cattedrali, palazzi e bastioni.
Poco fuori da Zawiercie, nella campagna della Slesia polacca, il paesaggio si caratterizza per la presenza di campi aperti, strade secondarie e una vegetazione che sembra avere preso possesso di tutto. Poi, a un certo punto, tutta questa meraviglia lascia spazio a una parete calcarea alta oltre 30 metri, quasi sproporzionata rispetto all’ambiente circostante. E lì, osservando con attenzione, si nota un grande foro nella parte superiore, oggi conosciuto con il nome di Okiennik Wielki.
Okiennik deriva da okno, “finestra”, mentre Wielki vuol dire “grande”. Nota an che come Okiennik Duży e Okiennik Skarżycki, vanta un’apertura naturale che misura circa 7 metri di profondità e 5 metri di diametro, dimensioni sufficienti a trasformarla in una sorta di balcone scavato nella montagna.
Da lontano, il masso ricorda una rovina fortificata. Da vicino, invece, si distinguono pareti irregolari, fenditure, blocchi accatastati alla base e il profilo della finestra, attraverso la quale il cielo appare incorniciato dalla pietra.
Origine, formazione e leggende di Okiennik Wielki
Il territorio in cui prende vita Okiennik Wielki è caratterizzato soprattutto da rocce calcaree formatesi milioni di anni fa in antichi ambienti marini. Nel corso del tempo, l’azione dell’acqua, del gelo, delle variazioni di temperatura e dell’erosione ha modellato le masse rocciose, consumando le parti più vulnerabili e lasciando in rilievo pareti, torri, guglie e blocchi isolati.
Queste formazioni vengono chiamate in polacco ostańce, termine traducibile con “rocce residuali” o “monoliti isolati”. Sono ciò che rimane di antichi rilievi calcarei dopo un lungo processo di demolizione naturale. Okiennik Wielki appartiene proprio a questa famiglia, ma possiede una particolarità che lo distingue immediatamente dagli altri affioramenti: nella sua parete si è aperta una cavità di dimensioni eccezionali, tanto regolare da sembrare una finestra ricavata intenzionalmente.
Il grande arco roccioso, però, è soltanto la parte più spettacolare di un insieme più ampio. Attorno alla parete principale si trovano altre rocce, passaggi e cumuli di pietra che conferiscono al posto un aspetto quasi castellano. Da questa somiglianza sono nate numerose ipotesi sul passato di Okiennik.
Secondo le tradizioni locali e alcune ricostruzioni storiche, tra il XII e il XIII secolo ai piedi delle rocce sarebbe sorto un insediamento fortificato in legno. La parete con la finestra avrebbe potuto svolgere la funzione di donjon, cioè la torre centrale e più protetta di una fortificazione medievale. Nella roccia sono stati individuati fori e tracce che potrebbero essere collegati al fissaggio di strutture lignee.
iStockLa Grande Finestra della Polonia
Le storie tramandate nel tempo hanno poi aggiunto un tono più leggendario: le rocce sarebbero state utilizzate come rifugio dai briganti, figure molto presenti nell’immaginario popolare della regione. Tra i nomi associati a Okiennik compare quello di Malarski, descritto nei racconti come un uomo affascinante, amato dalle donne e generoso con i poveri. La sua fama ricorda quella del “Robin Hood” della tradizione polacca. Secondo la leggenda, avrebbe sottratto ricchezze ai più facoltosi per aiutare chi aveva bisogno, fino a essere ucciso da un gendarme travestito da mendicante.
Al di là delle storie, il dato più sorprendente arriva dalla preistoria: nella Jaskinia w Okienniku Wielkim, una cavità situata sotto la formazione, sono stati rinvenuti strumenti in selce risalenti a circa 60.000 anni fa.
La visita a Okiennik Wielki, cosa vedere e cosa fare
La visita è gratuita e, per chi desidera soltanto ammirare la formazione, può essere piuttosto breve. Dal punto in cui generalmente si lascia l’auto, il percorso verso le rocce richiede circa 5-10 minuti a piedi, per una distanza indicativa di 200 metri. Il tragitto attraversa un breve tratto boscoso e prosegue su terreno irregolare, con un lieve dislivello.
La parete calcarea si alza davanti agli occhi e la finestra appare in alto, abbastanza grande da rendere immediatamente comprensibile il nome del luogo. Conviene osservarla prima dal basso, perché la prospettiva permette di cogliere meglio le proporzioni della formazione e il rapporto tra l’apertura e la parete.
Il punto più interessante è naturalmente il grande foro. L’ingresso, tramite un breve passaggio attrezzato con una corda o attraverso un accesso adatto soprattutto a chi possiede esperienza nella progressione su roccia, può variare in base alle condizioni del terreno e alla manutenzione degli appigli. Per questo, raggiungere il punto panoramico ai piedi della formazione è una cosa, entrare nella finestra è un’altra.
Le rocce sono infatti frequentate dagli arrampicatori e chi non ha esperienza dovrebbe evitare di affrontare passaggi verticali improvvisati. La finestra è spettacolare anche osservata dal basso, e il panorama circostante ripaga già la breve salita. Quel che è certo, infatti, è che per gli appassionati di arrampicata Okiennik Wielki rappresenta una delle aree più note della Jura: la parete principale, chiamata Ściana Czołowa, raggiunge circa 35 metri e ospita numerosi itinerari di diversa difficoltà.
Per chi preferisce un’esperienza meno verticale, il modo migliore per vivere Okiennik è dedicarsi all’osservazione. La luce cambia rapidamente sulla superficie chiara del calcare, le ombre accentuano i bordi dell’apertura e la vista sui campi circostanti restituisce la sensazione di trovarsi davanti a una torre naturale.
Dove si trova e come arrivare
Okiennik Wielki si trova nella Polonia meridionale, per la precisione nel villaggio di Piaseczno, appartenente al comune di Kroczyce, nel voivodato della Slesia. La formazione sorge nella Jura Krakowsko-Częstochowska, una regione caratterizzata da alture calcaree, boschi, vallate e resti di antiche fortificazioni.
Il riferimento urbano più vicino è Zawiercie, distante circa 10 km. Da Katowice il tragitto in auto è di quasi 60 km, mentre da Cracovia sono approssimativamente 90 km. Per raggiungere la zona conviene dirigersi verso Kroczyce e poi seguire le indicazioni per Piaseczno. L’ultimo tratto conduce lungo una strada asfaltata piuttosto stretta.
Per chi viaggia in bicicletta, il riferimento più interessante è il tratto ciclabile del Sentiero dei Nidi d’Aquila, che collega la zona di Kromołów alle rovine del castello Bąkowiec di Morsko. Il percorso passa nei pressi di Okiennik Wielki e costituisce una delle sezioni più piacevoli della rete cicloturistica della Jura, grazie alla presenza di una strada separata dal traffico automobilistico.
L’autunno può essere il momento ideale per concedersi una pausa dalla routine e scoprire una nuova città, soprattutto quando si trovano tariffe convenienti. Vueling propone una nuova promozione che permette di prenotare alcuni voli con sconti fino al 20%, per viaggiare tra il 1° ottobre 2026 e il 31 gennaio 2027. L’offerta è disponibile per acquisti effettuati dal 15 al 20 settembre, sul sito della compagnia o tramite l’app mobile, ed è valida su una selezione di voli diretti operati da Vueling, fino a esaurimento dei posti disponibili. Il prezzo finale può variare in base ai servizi accessori scelti.
Tra le combinazioni disponibili ci sono alcune proposte particolarmente interessanti per organizzare un city break nei prossimi mesi. Dalle atmosfere autunnali di Bruxelles alla vivacità di Bilbao, fino a una Barcellona da vivere lontano dalla piena stagione turistica, ecco tre idee che abbiamo selezionato per voi da prendere al volo.
Da Firenze a Bruxelles
Novembre può essere davvero una buona occasione per scoprire Bruxelles con un’atmosfera decisamente autunnale. In questo periodo la capitale belga si presta a passeggiate suggestive dalla Grand-Place fino ai suoi diversi quartieri, entrando in piccoli locali e birrerie artigianali per una pausa al riparo dal clima più fresco. La città è particolarmente interessante anche per la sua scena gastronomica, tra street food, cioccolato e specialità locali come le waffle belghe o le patatine fritte.
Vale la pena dedicare un po’ di tempo al quartiere del Sablon, con le sue boutique e le gallerie d’arte moderna e contemporanea, oppure esplorare le zone più creative della città come Ixelles e Saint-Gilles. Novembre è inoltre un buon periodo per alternare passeggiate e musei, approfittando delle numerose proposte culturali di Bruxelles. Sicuramente da non perdere l’iconico Atomium e il Museo Magritte.
Il volo da Firenze a Bruxelles del 22 novembre parte da 28 euro a persona.
iStockBruxelles, Belgio
Da Venezia a Bilbao
Ottobre è invece perfetto per visitare Bilbao, quando l’autunno permette ancora di vivere la città camminando senza il caldo dei mesi estivi. Oltre ai grandi musei, come il Guggenheim, si può dedicare una parte della giornata alla scoperta del Casco Viejo, il centro storico attraversato da strade strette e piazze dove fermarsi per assaggiare i tantissimi tipi di pintxos.
Una passeggiata lungo la Ría de Bilbao durante una giornata di sole offre un punto di vista diverso sulla città, tra architettura contemporanea e quartieri, come Bilbi o Abando, che negli ultimi decenni hanno cambiato volto. In autunno può essere piacevole anche raggiungere i dintorni della città per ammirare il paesaggio dei Paesi Baschi. Una tappa consigliata è Hayedo de Otzarreta nel Parco Naturale del Gorbeia con i suoi spettacolari faggi secolari.
Andare da Venezia a Bilbao il 29 ottobre costa da 22 euro a persona.
Da Milano Malpensa a Barcellona
Dicembre è ideale per scoprire una Barcellona diversa da quella dei mesi più affollati. Le temperature generalmente più miti rispetto a molte altre città europee permettono di passeggiare a lungo, alternando i quartieri del centro, come El Born o El Raval, alle zone meno turistiche come Sant Andreu.
Dicembre porta inoltre in città un’atmosfera particolare, tra mercatini, decorazioni e tradizioni natalizie. È il momento giusto per curiosare tra le bancarelle e fermarsi in una caffetteria per una pausa. Per chi ama l’arte, poi, i musei rappresentano una valida alternativa nelle giornate più fresche. Da non perdere il Museo Picasso e la Fondazione Joan Miró.
Si può volare da Milano Malpensa a Barcellona il 1° dicembre da 15 euro a persona.
Report sul monitoraggio 2019 - 2024 (15 Sep 26)
Ogni sei anni, gli Stati dell'Unione europea (UE) fanno il punto in merito all'attuazione a livello nazionale del Regolamento UE n. [...]
La 18ª Conferenza Internazionale dei Geoparchi Europei si svolge dal 16 al 18 settembre nella suggestiva regione dei laghi della Finlandia orientale (Santo Stefano Aspromonte, 15 Sep 26) Pesente una nutrita delegazione dell'Aspromonte Geopark Unesco a Lappeenranta in Finlandia per Partecipare alla 18ª Conferenza Europ[...]
Guarda il video e l'intervista sul cantiere (15 Sep 26) A fine maggio avevamo annunciato l'aggiudicazione dell'appalto del nostro progetto "Interventi di riqualificazione ecologica per la valorizzazione [...]
Avviso all’utenza – Assemblee sindacali del 16 e 23 settembre
Si informa che, in occasione di due assemblee sindacali, convocate: per il giorno 16 settembre p.v., dalle ore 14.30 alle 16.30 e per il giorno 23 settembre p.v., dalle ore 9.00 alle 10.30, gli sportelli aperti al pubblico potranno risultare temporaneamente chiusi.
Si invita pertanto l’utenza a tenere conto della possibile riduzione dei servizi al pubblico nelle fasce orarie interessate.
Ci scusiamo per gli eventuali disagi e ringraziamo per la collaborazione.
Con 14 premi assegnati su 19 candidature Widow’s Bay è stata la vera protagonista della cerimonia degli Emmy Awards 2026. L’horror comedy di Apple TV, da poco rinnovata per la seconda stagione, è stata premiata come miglior serie comica, per l’interpretazione da protagonista di Matthew Rhys e quelle da non protagonisti di Kate O’Flynn e Stephen Root, oltre che per la regia di Hiro Murai e la sceneggiatura di Katie Dippold e in numerose categorie tecniche.
Ambientata in un’isola del New England infestata da presenze misteriose, Widow’s Bay ha location tutte da esplorare, ma che in parte suoneranno familiari agli amanti delle storie di paura.
Di cosa parla
Tom Lofits (Matthew Rhys) è il sindaco di una remota isola del New England: nonostante le oltre quaranta miglia che la separano dalla costa, una copertura wi-fi praticamente inesistente e altri innumerevoli disagi che gli abitanti conoscono bene, il suo intento è quello di trasformarla in una metaturistica esclusiva. Il piano non tiene conto, soprattutto, di una serie di leggende popolari che vogliono l’isola infestata da presenze misteriose ed eventi paranormali. L’arrivo di un cronista del New York Times, incaricato dal sindaco di realizzare un reportage promozionale, dà il via a una paurosa escalation di questi fenomeni che i cittadini reputavano del tutto prevedibile.
Ufficio stampa Apple TVUna scena di “Widow’s Bay”
Dov’è stata girata la serie
Parlando delle location di Widow’s Bay, la prima cosa che può venire da chiedersi è se l’“isola della vedova” esiste realmente. La showrunner della serie, Katie Dippold, ha raccontato a People di aver effettivamente girato alcune scene su un’isola del New England, la cui identità è stata però volutamente mantenuta segreta. L’unica informazione disponibile è che si tratta di un’isola raggiungibile dopo una discreta traversata su traghetto che non è dato sapere, comunque, se in partenza dal Maine o dal Massachusetts.
Ufficio stampa Apple TVWidow’s Bay è anche nella realtà un’isola del New England
In Massachussetts – come confermano anche diverse fonti in Rete – sono state girate numerose scene delle serie Apple TV stra-premiata agli Emmy: a Gloucester, Rockport, Worcester e altre cittadine.
Gloucester
Il porto di Widow’Bay, per esempio, è Lane’s Cove: il pittoresco porticciolo protetto da una scogliera di granito di Gloucester. Nella cittadina, famosa per la pesca e come meta di mare, la produzione ha girato anche nei pressi dell’Eastern Point Lighthouse – il faro – e della Half Moon Beach, un tratto di costa sabbioso famoso proprio per la sua conformazione a mezza luna.
iStockLa splendida costa di Gloucester
Cape Ann
In diverse inquadrature della serie sono riconoscibili i panorami di Cape Ann: il suggestivo promontorio roccioso affacciato sull’Atlantico che nel tempo ha ispirato molte storie di paura americane, famoso anche come punto di avvistamento delle balene.
Getty ImagesIl suggestivo promontorio di Cape Ann
Rockport
Tra le location di Widow’s Bay molte si trovano a Rockport. In questa cittadina del Massachussetts dove il tempo sembra essersi fermato e si ha ancora la possibilità di esplorare la tradizione marinara americana, la serie è stata girata soprattutto a Bearskin Neck: un tempo un borgo di pescatori, oggi diventato un quartiere ricco di gallerie d’arte, negozi esclusivi e localini alla moda.
iStockIl vivace quartiere di Bearskin Neck
Altre location
Numerosi edifici pubblici e privati disseminati in diversi centri del Massachusetts come Harvard, Ayer, Maynard, Groton, Shirley, sono stati riadattati per esigenze narrative.
Il municipio di Widow’s Bay, dove sono state girate numerose scene con il neo premio Emmy Matthew Rhys è la Town Hall di Berlin: una costruzione di fine Ottocento in uno stile che imita quello greco, oggi usata principalmente per eventi cittadini.
La chiesa dell’isola è invece la Martha-Mary Chapel di Sudbury: una cappella fatta edificare negli Anni Quaranta dall’industriale Henry Ford in ricordo della madre e della suocera, interamente realizzata con legni di alberi distrutti dall’uragano che colpì il New Englad nel 1938.
iStockLa cinematografica Martha-Mary Chapel
I diner e le iconiche tavole calde all’americana hanno un posto d’onore tra le location di Widow’s Bay: ancora parlando con People, la sceneggiatrice ha raccontato di come questi luoghi siano capaci di evocare in lei un’atmosfera degna di Stephen King. Alcune delle scene chiave della serie Apple TV, ambientate all’interno della Barnabus Tavern, sono state girate così al Vincent’s Bar di Worcester: un locale alla buona dove vivere l’esperienza così tipica negli Stati Uniti di mangiare qualcosa mentre gente del posto in camicia di flanella chiacchiera del più e del meno o di com’è andata la giornata.
Invito Conferenza Stampa 17 settembre 2026, ore 10.30. Palermo, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, sala Russo (Caronia, 15 Sep 26) Si terrà il prossimo 17 settembre, con inizio alle ore 10,30 presso la Sala Russo dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente a [...]
Dal 19 settembre il teatro va in scena in biblioteca: quattro spettacoli, otto appuntamenti in occasione dell’80° anniversario del voto alle donne in Italia
Lex – Delibera dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (15 Sep 26) L'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha varato una delibera che riguarda l’acquisizione di informazioni in merito alle modalit&a[...]
(Castagneto Po, 15 Sep 26) Nuova modalità di presentare istanza di Valutazione di incidenza
Si avvisa che dal 7 Settembre 2026 le istanze di Screening di VIn[...]
L’aeroporto di Capodichino cambia volto; lo scalo di Napoli ha un Masterplan approvato entro il 2035 per cambiare profondamente. Enac ha detto sì nell’estate del 2026 prevedendo un investimento di oltre 250 milioni di euro per interventi che ridisegneranno significativamente il servizio nei prossimi anni. I principali cambiamenti? Un nuovo terminal dedicato ai voli extra-Schengen e intercontinentali, nuove piazzole per gli aerei e un albergo vicino all’area imbarchi per facilitare i pendolari. La novità più attesa riguarda però la metropolitana che arriverà a collegare proprio l’aeroporto con il centro città.
La data sembra lontana ma è relativamente vicina se si pensa al grande cambiamento che si prospetta; secondo le stile il lavoro permetterà di ospitare fino a 17,3 milioni di passeggero all’anno: una crescita importante che dovrà lavorare di pari passo con l’aumento dei voli. La strategia punta anche su aerei più capienti, un maggiore riempimento dei posti disponibili e una distribuzione delle partenze più equilibrata nell’arco della giornata. L’obiettivo è aumentare la capacità dello scalo senza appesantire ulteriormente un aeroporto che resta inserito nel tessuto urbano di Napoli.
Come cambia l’aeroporto Capodichino
La novità che probabilmente noterete di più riguarda i collegamenti internazionali. Capodichino vuole ritagliarsi uno spazio più importante sulle rotte a lungo raggio, con un’area dedicata ai passeggeri diretti fuori dallo spazio Schengen. Il nuovo terminal dovrebbe estendersi per circa 15 mila metri quadrati e diventare operativo dal 2032. Sono previsti cinque nuovi gate, spazi più ampi per i controlli dei passaporti, sia per chi parte sia per chi arriva, e nuove aree commerciali.
L’investimento previsto per questa parte del progetto è di circa 37 milioni di euro. L’idea è semplice: permettere a Napoli di gestire con maggiore facilità voli intercontinentali e aprire la strada a nuove destinazioni, comprese quelle verso Oriente. Prima del 2032, però, inizieranno a cambiare altre parti dell’aeroporto. Nei prossimi anni sono previsti interventi sulla pista, sui piazzali e sulle infrastrutture già esistenti. Una parte dei lavori riguarderà inoltre l’aviazione privata, settore che a Napoli potrebbe acquistare sempre più peso anche in vista dei grandi eventi internazionali ospitati dalla città.
E poi c’è una novità che interesserà soprattutto chi prende voli al mattino presto o arriva a Napoli a tarda sera: l’airport hotel. Dovrebbe nascere nell’edificio oggi utilizzato dagli uffici Gesac, praticamente accanto allo scalo. Parliamo di circa 150 metri dal terminal e appena 50 dalla futura stazione della metropolitana. L’investimento previsto è di 14 milioni di euro e, secondo il cronoprogramma, l’hotel dovrebbe essere pronto entro il 2030.
Novità: la metro arriva in aeroporto
La trasformazione più interessante, però, potrebbe iniziare ancora prima di varcare le porte del terminal. Uno dei nodi storici di Capodichino è infatti l’accessibilità. L’aeroporto è vicinissimo al centro di Napoli, un vantaggio enorme rispetto a tanti altri scali europei, ma quella stessa vicinanza significa convivere ogni giorno con il traffico cittadino. La metro sarà uno dei tasselli più importanti. La nuova stazione prevista a Capodichino dovrebbe aprire nel 2027 e cambierà parecchio l’esperienza di chi arriva a Napoli senza auto. L’obiettivo sarà quindi poter scendere dall’aero e iniziare il viaggio direttamente dalla rete metropolitana
Il 25 incontro tra il presidente di Federparchi Luca Santini e prof Alessandro Chiarucci, botanico Università di Bologna (15 Sep 26) Un incontro tra musica e natura, con riflessioni sulla biodiversità e l’ascolto delle sonorità classiche che più si rich[...]