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Parco delle Foreste Casentinesi in inverno: trekking fra boschi, eremi e silenzio

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è un’ampia distesa di boschi che coprono i rilievi, ora dolci ora più aspri, della dorsale dell’Appennino fra la Toscana e la Romagna. Un universo naturale in miniatura, lontano dalla frenesia urbana, pronto ad accogliere sul suo vasto territorio i tanti visitatori che ne percorrono i sentieri, ne scalano le vette, ne esplorano i luoghi d’interesse legati alla storia e alla spiritualità in tutte le stagioni.

Questo ampio territorio che abbraccia l’Appennino tosco-romagnolo mostra in ogni caso il suo volto più autentico nei mesi freddi: i boschi delle Foreste Casentinesi, caratterizzati soprattutto dalla silenziosa quanto maestosa presenza di ampie faggete, si spogliano delle proprie chiome multicolori; spesso la neve spolvera le cime e i passi della dorsale appenninica, mentre con la minore presenza antropica cervi e caprioli, tassi, donnole, istrici e cinghiali tornano padroni del territorio. Sebbene l’inverno renda alcuni percorsi certamente più impegnativi, è questo il periodo in cui si può camminare tra faggi secolari, raggiungere antichi eremi nascosti al riparo dei boschi, avventurarsi lungo itinerari immersi nella neve.

L’inverno nel Parco: clima e consigli pratici

Chi sceglie di visitare il Parco delle Foreste Casentinesi in inverno deve prepararsi a vivere condizioni molto diverse dal resto dell’anno. Malgrado una altitudine che non è paragonabile ai rilievi e alle vallate alpine, le temperature sono decisamente più rigide rispetto ai territori più antropizzati. La neve cade con regolarità, soprattutto al di sopra dei 900 metri di altitudine, trasformando completamente il paesaggio e rendendo alcuni tratti dei sentieri più difficili da individuare.

Foreste Casentinesi inverno
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Esplorare le Foreste Casentinesi sotto la neve è un’esperienza unica

Il consiglio è sempre quello di informarsi sullo stato dei percorsi, consultare i bollettini meteo e contattare eventualmente i Centri Visita del Parco di Bagno di Romagna, Badia Prataglia e Santa Sofia. Camminare utilizzando un navigatore con GPS, una traccia digitale precedentemente scaricata e una cartina aggiornata rimane una buona pratica, anche per sentieri apparentemente semplici.

L’inverno, però, dona anche esperienze che non si trovano in altri periodi dell’anno: la luce che attraversa gli alberi spogli è più nitida; il bosco si riempie di suoni ovattati, tra i quali spicca lo scrocchiare della neve sotto gli scarponi; il cielo limpido e il candore della neve regalano un contrasto scenografico.

Quattro escursioni d’inverno nel Parco delle Foreste Casentinesi

Gli oltre 368 chilometri quadrati di territorio del Parco delle Foreste Casentinesi sono coperti all’80% da boschi. Sotto le chiome degli abeti, delle querce e dei faggi, però, si scopre una varietà di scenari enorme: vette oltre i 1500 metri di altitudine; sorgenti di fiumi grandi e piccoli, che scorrono verso la Toscana e verso la Romagna; laghi, laghetti e cascate mastodontiche; emergenze geologiche come rupi calcaree, marne e cavità naturali; centri abitati piccoli ma ricchi di tradizioni e di una storia antica e preziosa; edifici religiosi dalle radici profonde immersi nel silenzio.

Avventurarsi in un trekking d’inverno nel Parco delle Foreste Casentinesi significa esplorare tutti questi contesti, arricchiti dalle peculiarità della stagione fredda, magari dopo che una fitta nevicata ha regalato un manto bianco a tutto quello che circonda chi cammina.

Dall’Eremo di Camaldoli al Passo dei Fangacci

L’Eremo di Camaldoli, splendido e antico complesso religioso fondato da San Romualdo nell’undicesimo secolo, è uno dei luoghi più evocativi di tutto il Parco, oltre che uno dei più noti. Se si ha la fortuna di visitarlo dopo una nevicata, il colpo d’occhio assume un’ulteriore magia: gli edifici dal profilo austero, consuetamente silenziosi, assumono ancor più carattere sotto un velo bianco.

Partendo dal monastero, si sale attraverso un bosco fitto di alti abeti e faggi monumentali: i primi mantengono la loro chioma scura per tutta la stagione e regalano un profumo caratteristico al sottobosco, i secondi si spogliano del loro manto, che giace ora ai loro piedi. La salita è dolce e graduale, adatta anche a chi non ha grande esperienza, purché equipaggiato con calzature adatte e, in caso di neve, con ciaspole. Da notare che, peraltro, questo percorso è segnalato sulla cartellonistica del Parco come sentiero per sci di fondo, alternativa praticabile per affrontarlo in caso di abbondante nevicata: sciare sotto i rami innevati dei faggi, che si innalzano come le pareti di una cattedrale attorno all’ampio sentiero, è una emozione unica.

Il percorso termina al Passo dei Fangacci, dove si trova un rifugio generalmente aperto. L’escursione è semplice e non molto lunga: sono circa tre chilometri e mezzo per il tragitto di andata. Se non c’è neve l’itinerario, comunque suggestivo grazie alla splendida faggeta, può essere percorso in poco più di un’ora, mentre quando c’è la neve diventa un po’ più impegnativo ma comunque adatto a tutti, indipendentemente dall’utilizzo di ciaspole o sci di fondo.

Un pezzo del Sentiero delle Foreste Sacre

Il Sentiero delle Foreste Sacre è uno dei tanti itinerari del Parco delle Foreste Casentinesi. È un cammino organizzato su più tappe che collega alcuni dei luoghi spirituali più importanti del territorio, come Camaldoli e il Santuario della Verna. In inverno si può scegliere di percorrerne solo un tratto, selezionando la sezione più panoramica e aperta del crinale.

Foreste Casentinesi inverno
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L’atmosfera unica del Santuario della Verna nella nebbia

Una delle opzioni migliori è quella di partire dal Passo della Calla, che solitamente si incontra all’inizio della tappa 4, e dirigersi verso l’Eremo di Camaldoli. Si percorre così tutta la dorsale che guarda la Romagna: il sentiero attraversa faggete imponenti, ma ha anche splendidi balconi panoramici sul territorio tutt’attorno.

Il più suggestivo è Poggio Scali, dove nei giorni più limpidi si aprono viste sull’Appennino innevato che tolgono il fiato. Si tratta di un’escursione di media difficoltà: il dislivello non è elevato, ma si è spesso esposti alle intemperie e con la neve o il ghiaccio alcuni tratti di discesa diventano impervi.

Il Lago di Ponte e la magia della galaverna

Per chi cerca un percorso più tranquillo e adatto a tutti, l’anello che si dipana attorno al Lago di Ponte, vicino a Tredozio, è una scelta perfetta. Il sentiero parte dal Passo del Tramazzo, scende fino ad incontrare il corso dell’omonimo torrente, fino ad arrivare al piccolo specchio d’acqua artificiale, circondato dal bosco e a poca distanza da un rifugio.

In inverno spesso le rocce che circondano il torrente si ricoprono di cristalli di ghiaccio, creando scenari fiabeschi. Dato il surplus di umidità della zona, non è difficile assistere al fenomeno della galaverna: la nebbia e l’umidità dell’aria gelano attorno ai rami spogli degli alberi, ricoprendoli di una sottile patina di ghiaccio. Una circostanza affascinante che regala un tocco romantico in più al paesaggio.

Quella al Lago di Ponte è una camminata semplice ma suggestiva, perfetta per chi desidera vivere l’atmosfera invernale del Parco senza affrontare dislivelli importanti. Dal rifugio si torna al punto di partenza passando per l’altro lato del lago e un sentiero per buona parte diverso da quello dell’andata.

L’escursione al Monte Falterona, dove nasce l’Arno

L’escursione a Capo d’Arno, alle pendici del Monte Falterona, è un grande classico del Parco delle Foreste Casentinesi. Un itinerario facile che d’inverno assume qualche connotato di difficoltà in più, ma anche di fascino.

Foreste Casentinesi inverno
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Verso il Monte Falterona nella neve

Il percorso parte generalmente dal versante toscano, salendo in auto da Castagno d’Andrea alla Fonte del Borbotto. Passando per una silenziosa faggeta ammantata nelle tinte invernali si arriva a Capo d’Arno, la sorgente del principale fiume toscano. In inverno la fonte si presenta come una piccola conca ghiacciata circondata da faggi spogli.

Solo per i più esperti da qui si può affrontare la salita verso la vetta del Monte Falterona, una delle cime più elevate del Parco, da cui godere di panorami stupendi, specie se dopo una nevicata.

I mercatini di Natale esteri meno scontati (ma bellissimi)

Il Natale, a volte, sorprende dove meno ce lo aspettiamo: non nelle capitali scintillanti o nei mercatini diventati ormai simbolici, ma in piccole città affacciate sul mare del Nord, lungo laghi incastonati tra le montagne, nei borghi della Foresta Nera o persino nel silenzio di antiche grotte sotterranee.

Sono mercatini meno conosciuti, spesso lontani dalle rotte più battute, ma capaci di regalare la magia più autentica: quella che nasce dai dettagli, dai profumi che si diffondono nell’aria fredda, dalle luci che avvolgono.

Per chi cerca un Natale da vivere con occhi nuovi, ecco una selezione di appuntamenti che trasformano il viaggio in un ricordo prezioso.

Danzica, dove il Natale profuma di ambra sul Baltico

Danzica è una città che, in inverno, sembra fatta apposta per accogliere il Natale: l’architettura anseatica, con le facciate color pastello e i tetti appuntiti, crea un fondale perfetto per un mercatino che negli ultimi anni ha iniziato a farsi notare, tanto da essere premiato come secondo miglior mercatino d’Europa nel 2023.

La Via Reale diventa un percorso scenografico illuminato da installazioni discrete, elegantissime, mentre artisti di strada e piccole compagnie teatrali animano le giornate con performance pensate per tutte le età. Passeggiando tra le botteghe temporanee, si scoprono sapori tipici della Polonia del nord e decorazioni realizzate secondo tradizione, ma è l’ambra del Baltico a dominare la scena: gli artigiani la lavorano con un’abilità tramandata di generazione in generazione.

Non mancano melodie suonate dal vivo, il profumo delle spezie che si mescola alla brezza del porto e la grande ruota panoramica che permette di osservare la città dall’alto, come fosse un piccolo universo scintillante.

Bled, il lago che si illumina come un presepe alpino

Lago di Bled in una notte d'inverno
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Magico Lago di Bled in una notte d’inverno

A Bled il Natale sembra disegnato a mano, sospeso tra il silenzio del lago e il profilo delle montagne che lo abbracciano. È sul lungolago che prende forma uno dei mercatini più romantici dell’Europa orientale, un angolo di mondo che fino al 5 gennaio si trasforma in un villaggio di casette di legno, luci calde e profumi invitanti.

Ogni stand è una finestra sulla tradizione slovena. Ci sono gli artigiani che espongono oggetti lavorati a mano, le famiglie che preparano dolci della tradizione, i produttori locali che raccontano la loro terra grazie a formaggi, miele e liquori profumati. Chi si avvicina al bancone scopre sapori autentici della regione di Bled, aromi che appartengono sia alla cultura alpina sia alle influenze dell’Europa centrale.

Il vero incanto, però, è la cornice naturale: le luci del mercatino si riflettono sull’acqua immobile, mentre l’isoletta con la chiesetta spunta come un piccolo presepe galleggiante.

Malaga, la città andalusa che accende il Natale

A Malaga i mercatini aprono a fine novembre e proseguono fino all’Epifania: il più grande e tradizionale è quello del Paseo del Parque, un viale scenografico dove le bancarelle espongono decorazioni, artigianato tipico, figure per il presepe e dolci della tradizione andalusa.

Per chi cerca un tocco più contemporaneo c’è poi Muelle Uno, il molo moderno, dove il mare diventa parte integrante dell’esperienza: gli stand sono più minimal, l’atmosfera più urban, il tutto accompagnato dalle luci del porto e dal vociare delle famiglie che si concedono un pomeriggio di shopping.

Gengenbach, la fiaba della Foresta Nera

Mercatino di Natale al crepuscolo a Gengenbach, Foresta Nera
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Il suggestivo Mercatino di Natale al crepuscolo a Gengenbach

Gengenbach è un “piccolo miracolo” della Foresta Nera: il centro storico è così curato e d’atmosfera che basta varcare la piazza principale per sentirsi dentro una fiaba.

La meraviglia più grande, però, sorprende su una delle facciate più importanti della città: il municipio, che ogni anno diventa il più grande Calendario dell’Avvento del mondo. Ogni sera, alle 18:00, la piazza si colma di abitanti e visitatori in attesa dell’apertura di una nuova finestra, che svela un’opera d’arte illuminata.

Attorno a questa tradizione si snoda un mercatino che conserva tutto lo spirito della regione: prodotti locali, decorazioni realizzate a mano, dolci tipici e l’atmosfera sincera delle piccole città tedesche. L’edizione 2025 aprirà dal 28 novembre al 23 dicembre.

Padstow, il porto che brilla di sapori e tradizioni

C’è un momento dell’anno in cui il piccolo porto di Padstow diventa un caleidoscopio di profumi, luci e sapori: è il periodo del Padstow Christmas Fayre, uno degli eventi natalizi più caratteristici della Cornovaglia.

Qui il Natale ha un gusto tutto particolare, perché la cittadina vive da sempre in simbiosi con il mare e con la cucina. Non stupisce quindi che il festival richiami ogni anno chef famosi come Rick Stein e Paul Ainsworth, che si alternano sul palco con dimostrazioni di alta cucina capaci di ispirare veri e propri menù delle feste. Tra una ricetta e l’altra, il mercatino artigianale propone prodotti che raccontano l’identità della regione: torte burrose, sidro caldo, conserve e oggetti handmade che riportano subito alle tradizioni locali.

La parata delle lanterne illumina le vie del centro con un corteo suggestivo, mentre i canti natalizi e i fuochi d’artificio che si specchiano sull’acqua rendono il porto un luogo magico. L’edizione 2025 si terrà dal 4 al 7 dicembre.

Valkenburg, il mercatino sotterraneo

Infine, Valkenburg (località olandese nel comune di Katwijk) custodisce uno dei mercatini di Natale più particolari e scenografici d’Europa, perché qui la magia non si vive soltanto in superficie, ma anche  sottoterra. Le grotte cittadine (gallerie scavate nel tufo, illuminate con effetti di luce che esaltano le pareti rocciose) diventano un labirinto straordinario in cui si snodano bancarelle, decorazioni, presepi e piccole botteghe artigiane.

Camminando nelle grotte si percepisce l’eco sommessa delle voci, il profumo delle pietanze calde che si diffonde e quella sensazione di essere avvolti da un mondo parallelo.

È una meta perfetta per chi cerca qualcosa di unico, lontano dai circuiti più battuti e capace di stupire davvero. I mercatini sotterranei di Valkenburg resteranno aperti fino al 5 gennaio 2026.

Viaggio a Seefeld in Tirol, gioiello alpino tra sport, natura e relax

Seefeld in Tirol è un piccolo (ma delizioso) comune del Tirolo austriaco con poco più di 3.000 abitanti, situato a circa 1.200 metri di quota su un altopiano che si estende tra le valli dell’Inn e dell’Isar. La sua posizione è straordinaria: a sud l’altopiano scende ripidamente verso la valle, a ovest si alzano le cime del Wetterstein, a est le montagne del Karwendel, mentre a nord il paesaggio prosegue verso Scharnitz e Mittenwald.

Questa geografia regala un senso di apertura e isolamento insieme, un equilibrio raro che spiega perché Seefeld sia stato scelto più volte come sede di gare olimpiche di sci nordico, combinata e fondo.

Tra le altre cose, la storia di Seefeld si intreccia con il suo territorio: menzionata per la prima volta nel tardo XI secolo, la località era già sede di una cappella sul lago e di una piccola fortezza. Il miracolo eucaristico del 1384 nella Chiesa di Sant’Osvaldo (stando a fonti storiche e tradizioni locali) lo ha segnato, trasformando la parrocchia in meta di pellegrinaggi e testimonianza viva di una tradizione religiosa profonda.

Cosa vedere a Seefeld in Tirol

Il grazioso borgo di Seefeld invita alla spensieratezza, all’apprezzare le piccole cose e a non perdersi nemmeno un dettaglio: è un luogo che colpisce perché qualsiasi angolo ha qualcosa da raccontare.

Chiesa di Sant’Osvaldo, Seefeld in Tirol
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Il borgo di Seefeld in Tirol

Chiesa parrocchiale di Sant’Osvaldo

Nel cuore del villaggio, la Chiesa di Sant’Osvaldo si distingue per l’eleganza gotica e gli affreschi che sono testimoni di secoli di fede e devozione. L’edificio attuale, frutto di ampliamenti successivi al miracolo del 1384, mantiene intatta l’atmosfera del passato ed esorta a osservare con calma ogni particolare architettonico. Le pareti interne custodiscono memoria di eventi che hanno plasmato l’identità del villaggio e lo rendono unico nel Tirolo.

Seekirchl

Poco distante si trova il Seekirchl, un piccolo gioiello di culto barocco a pianta ottagonale che si affaccia sull’altopiano. La cupola e le linee eleganti dell’edificio lo rendono quasi un unicum nel panorama tirolese e regalano scorci fotografici perfetti sia in estate sia sotto la neve in inverno, quando il contrasto tra il bianco dei prati e il colore caldo della struttura è straordinario.

Zona pedonale e via dello shopping

Il centro di Seefeld è attraversato da una zona pedonale elegante che si apre subito dopo la stazione ferroviaria. Qui i visitatori possono passeggiare tra boutique, negozi di prodotti tipici, caffè e ristoranti, il tutto in un contesto senza auto, raffinato e accessibile. L’atmosfera cambia con le stagioni: in inverno le luci natalizie e le installazioni nel Kurpark rendono le passeggiate magiche, mentre d’estate i tavolini all’aperto e le bancarelle favoriscono la convivialità.

Lago Wildsee

Il Lago Wildsee occupa la parte meridionale dell’abitato. La sua superficie tranquilla riflette le montagne della zona, creando un paesaggio che cambia in continuazione con la luce del giorno e le stagioni. Nei mesi caldi si possono trovare stabilimenti balneari, mentre la sponda sud permette di passeggiare tra prati e boschi senza disturbare la fauna locale. L’atmosfera qui è di un’intimità rara, e chi desidera momenti di quiete incontra il posto perfetto per leggere, nuotare o semplicemente osservare il silenzio delle montagne.

Via Crucis a cielo aperto

La Via Crucis di Seefeld si sviluppa sul Pfarrhügel, con le 14 stazioni rappresentate da blocchi di roccia. Il percorso parte dalla parrocchia e si inerpica fino alla cima della collina, dove gli ultimi massi raffigurano i dodici apostoli accanto al sepolcro. Lungo il cammino si percepisce un silenzio che avvolge e accompagna i pensieri, rendendo la visita un’esperienza meditativa intensa anche per chi non pratica la religione.

Seefelder Spitze e Rosshütte

Per chi ama la montagna, la Seefelder Spitze (raggiungibile dalla Rosshütte) dona panorami che si aprono sulle catene del Karwendel e del Wetterstein. La Rosshütte stessa (dove c’è una funicolare) è un punto di riferimento: da qua si possono iniziare escursioni verso il Seefelder Joch per poi proseguire in direzione Seefelder Spitze. In inverno la zona è attiva con piste da sci alpino, mentre il Lago Kaltwassersee, poco sotto la stazione, è un punto panoramico.

Campana della Pace a Mösern

A pochi minuti in auto, la Campana della Pace si erge sulla collina a ovest di Mösern a 1.250 metri. Dal sentiero che conduce all’altura si gode una vista ampia sulla valle dell’Inn, e ogni giorno alle 17 il suono della campana richiama a una pausa riflessiva, un momento sospeso tra il ritmo del quotidiano e la quiete montana.

Cosa fare

Seefeld non è solo da vedere, è da vivere. Lo sport, da queste parti, non conosce stagioni e il villaggio riesce a coniugare tradizione e attività contemporanee senza perdere charme.

  • Sciare lungo piste nordiche e di discesa: sono adatte ai principianti ma anche ad atleti esperti. L’area sciistica della Rosshütte e del Gschwandtkopf mette a disposizione paesaggi sulle Alpi e condizioni ottimali di neve, con impianti collegati tra loro da skibus gratuiti.
  • Sci di fondo: è praticabile su tracciati che si snodano per 245 chilometri, alcuni illuminati anche di sera e con servizi unici come il soccorso piste Loipenrettung.
  • Escursioni nei boschi: ne esistono fino al Lago Wildsee o lungo i sentieri che portano alla Seefelder Spitze, passando per radure, foreste di abeti e rifugi rustici.
  • Slittino, snowtubing, pattinaggio su ghiaccio e curling: ottimali sia per famiglie che per bambini.
  • Biathlon estivo e invernale: con impianti tra i più moderni d’Europa.
  • Percorsi in mountain bike e trail riding: si possono fare nel bikepark Katzenkopf, e ci sono sentieri flow, pump track e rifugi in quota per pause gustose.
  • Bagni nell’Isar o sessioni di yoga mattutino: il tutto con il sottofondo di affascinanti panorami alpini.
  • Degustazioni nei rifugi o nelle cantine storiche: come l’ex monastero Klosterbräu, tra birre artigianali e piatti tradizionali.

Ogni stagione ha il suo fascino: d’estate i prati e i laghi diventano teatro di escursioni tranquille o sfide in mountain bike, d’inverno le piste e i boschi innevati invitano a muoversi tra sport e silenzio, tra rifugi caldi e panorami imbiancati.

Dove si trova e come arrivare

Il villaggio di Seefeld prende vita a circa 20 chilometri a nord‑ovest di Innsbruck e a 10 dal confine con la Germania ed è accessibile in auto, treno o autobus. In macchina da Innsbruck si percorre l’autostrada A12 fino all’uscita Zirl‑Ost e si prosegue lungo la B177 tra villaggi e boschi, in un tragitto che dura poco più di 20 minuti. Chi arriva dall’Italia impiega approssimativamente 4 ore da Milano, mentre da Roma il viaggio supera le 7 ore.

La stazione ferroviaria di Seefeld è collegata a Innsbruck, Kufstein e Mittenwald, con treni regionali e InterCityExpress. In inverno, questi collegamenti diventano particolarmente utili per chi vuole evitare traffico e parcheggi, arrivando direttamente nel centro del paese.

Kanchanaburi, la Ferrovia della morte e il ponte sul fiume Kwai nella Normandia dell’Asia

A soli 130 chilometri da Bangkok, Kanchanaburi è un luogo di natura maestosa e memoria storica. Montagne, fiumi e foreste pluviali nascondono un passato che ancora oggi, a pensarci, commuove.

Un po’ di storia

Durante l’occupazione giapponese della Thailandia, tra il 1942 e il 1945, il governo militare nipponico decise di costruire una linea ferroviaria lunga oltre 400 chilometri per collegare Bangkok con Rangoon, in Myanmar, allora sotto il loro controllo. L’obiettivo era creare una via di rifornimento strategica per le truppe giapponesi, evitando le rotte marittime presidiate dagli Alleati e garantendo un collegamento diretto tra la Thailandia e la ex Birmania.

Il progetto, però, divenne presto un incubo. In soli sedici mesi, decine di migliaia di prigionieri di guerra e civili asiatici furono costretti a lavorare in condizioni disumane: fame, malattie tropicali, violenze e turni massacranti. Più di 100.000 uomini persero la vita tra giungla, malaria e privazioni. È per questo che la linea ferroviaria passò alla storia come la “Ferrovia della morte”, simbolo di uno dei capitoli più tragici della Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, visitare Kanchanaburi significa fare un viaggio doppio: tra le meraviglie naturali della Thailandia occidentale e i luoghi della memoria, in una sorta di “Normandia d’Asia”.

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AS
Il tratto più iconico e difficile della Ferrovia della morte, che costò migliaia di vite umane

Il ponte sul fiume Kwai, dal dolore al mito

Simbolo universale di Kanchanaburi, il ponte sul fiume Kwai è parte integrante della linea della Ferrovia della morte. Costruito dai prigionieri con mezzi rudimentali, fu bombardato e distrutto durante la guerra, per poi essere ricostruito fedelmente.

Il film “Il ponte sul fiume Kwai” (titolo orig. The Bridge on the River Kwai) di David Lean del 1957, tratto dal romanzo di Pierre Boulle, lo rese celebre in tutto il mondo e contribuì a trasformarlo in un simbolo universale di coraggio e resistenza. La tragedia della Ferrovia della morte ha ispirato anche il film “The Railway Man” (2013) di Jonathan Teplitzky, tratto dall’autobiografia di Eric Lomax, ex prigioniero di guerra britannico. Due visioni diverse — una epica, l’altra più intima — che raccontano una storia che non vuole essere dimenticata.

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Ente Turismo Thailandese
Il ponte sul fiume Kwai

Curiosità: quando il film rese celebre il “ponte sul fiume Kwai”, emerse un piccolo mistero geografico. In realtà, all’epoca, non esisteva un fiume con quel nome: il corso d’acqua presso Kanchanaburi si chiamava Mae Khlong. Con l’arrivo dei turisti, per rendere il luogo riconoscibile, le autorità thailandesi decisero negli anni Sessanta di ribattezzare il tratto locale in Khwae Yai per allinearsi alla fama cinematografica. Il nome fu preso da uno dei due affluenti principali, Khwae Yai e Khwae Noi, che confluiscono nel Mae Khlong, e il nome “Kwai” deriva proprio da un difetto di traslitterazione inglese che è rimasto nell’uso comune.

Camminare oggi sul ponte, con le rotaie sotto i piedi e il fiume che scorre sotto, è un gesto di memoria e riconciliazione, contemplazione e meditazione. L’ideale è arrivarci di mattina o al tramonto, evitando le ore di maggiore afflusso. Da non perdere, ogni anno tra novembre e dicembre, il River Kwai Bridge Festival rievoca la storia con spettacoli di luci, suoni e testimonianze.

Viaggiare lungo la Ferrovia della morte

Uno dei modi più emozionanti per vivere la storia di Kanchanaburi e godere di un panorama strepitoso è percorrere il tratto ferroviario più scenografico, che si snoda lungo il viadotto di Wang Po, fino alla stazione di Tham Krasae. Proprio questo tratto è tra i più iconici e difficili realizzati dai prigionieri di guerra con strumenti rudimentali, che costò migliaia di vite umane. È un percorso spettacolare: da un lato il fiume Khwae Noi, dall’altro pareti rocciose e giungla fitta, con la ferrovia che corre sospesa su palafitte di legno costruite a mano oltre ottant’anni fa.

Il treno rallenta lungo il viadotto, e lascia il tempo di osservare il panorama intorno e scattare qualche foto dal finestrino. Alla stazione di Tham Krasae ci si può fermare per una passeggiata: si cammina sul single track che conduce alla grotta un tempo rifugio dei prigionieri, oggi custode di una statua del Buddha.

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AS
Treno alla stazione di Tham Krasae

L’Hellfire Pass: la gola dell’inferno

Tra i luoghi più commoventi lungo la linea ferroviaria c’è l’Hellfire Pass, o Passo dell’Inferno. Qui i prigionieri scavarono nella roccia viva a mani nude, illuminati solo da torce che di notte creavano un bagliore sinistro, come fiamme all’inferno. Oggi, questo tratto è un memoriale curato dal governo australiano: un museo moderno espone oggetti, fotografie e testimonianze dirette, mentre un sentiero attraversa la gola tra pannelli che raccontano la fatica e la resistenza di chi non sopravvisse. Camminare nel silenzio della giungla, accompagnati solo dal canto delle cicale, è un’esperienza che lascia senza parole.

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Ente Turismo Thailandese
Hellfire Pass o Passo dell’Inferno

I cimiteri e i musei della memoria

A Kanchanaburi, la memoria della ferrovia vive anche nei cimiteri di guerra di Don Rak e Chungkai, con file ordinate di lapidi bianche, dove riposano migliaia di prigionieri britannici, australiani e olandesi.

Oltre a questo colpo d’occhio silente, sono da visitare i tre centri e musei che raccontano meglio la storia della zona. Il Thailand-Burma Railway Centre (aperto dalle 9 alle 16.30, costo 160 Thb per gli adulti e 80 Thb per i bambini) illustra la costruzione della ferrovia attraverso modelli e filmati; mentre il JEATH War Museum (dalle 8 alle 17; 50 Thb adulti e 20 Thb il ridotto) ricrea le baracche dei prigionieri e le condizioni di vita nei campi.

A Kanchanaburi il Museo Nazionale di Ban Kao (orari 9-16, biglietto 50 Thb), costruito su un sito funerario di 4000 anni fa, racconta la preistoria della regione con reperti, ceramiche e strumenti in pietra. Una sezione speciale è dedicata proprio alla Seconda guerra mondiale, con documenti e manufatti che illustrano l’impatto del conflitto e la costruzione della ferrovia.

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Ente Turismo Thailandese
Uno dei cimiteri di guerra di Kanchanaburi

Come arrivare a Kanchanaburi

Oltre che con la macchina, si può raggiungere Kanchanaburi da Bangkok in treno. Si parte dalla stazione di Bangkok Thonburi, con treni gestiti dalle Ferrovie dello Stato della Thailandia (SRT). I convogli sono semplici, di terza classe; il viaggio dura circa due ore e mezza e attraversa risaie, villaggi e campagna thailandese fino a raggiungere il cuore di Kanchanaburi.

Una volta arrivati, la fermata più comoda è quella nei pressi del celebre ponte sul fiume Kwai, da cui partono i treni che percorrono il tratto panoramico fino a Tham Krasae e Nam Tok, capolinea della linea. Prendendo il treno del mattino e scendendo a Tham Krasae, si ha il tempo di esplorare la grotta, camminare sui binari sospesi sul fiume e pranzare prima di rientrare in città o di seguire verso il parco di Erawan e la foresta.

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Interno del treno che percorre la Ferrovia della morte

Natale nei Beni del FAI addobbati dove vivere la magia delle feste

Dal 22 novembre 2025 al 6 gennaio 2026 l’Italia si veste a festa e sarà possibile scoprire i Beni del FAI con un programma speciale che comprende ben 40 appuntamenti su 20 luoghi da nord a sud. Castelli, abbazie, ville, parchi e siti naturalistici che il Fondo per l’Ambiente Italiano custodisce da cinquant’anni con passione. Vediamo insieme quali sono 5 opzioni nel programma dei Beni del FAI a Natale 2025 assolutamente da non perdere.

Castello di Avio a Sabbionara d’Avio (TN)

Il Castello di Avio incanta tra i beni del FAI che si animano per il Natale 2025. L’ottava edizione del mercatino all’interno delle mura del maniero medievale tiene compagnia per cinque weekend a partire da fine novembre. Con oltre 50 espositori si potranno fare acquisti e degustare specialità della tradizione. In più non mancano visite guidate ed eventi musicali.

Castello-di-Avio-(TN)-Mercatino
©Maurizio Sbrozzi 2019
Il mercatino di Natale nel Castello di Avio

Palazzo e Giardini Moroni a Bergamo

Palazzo Moroni accoglie il Natale a Bergamo Alta con un calendario ricchissimo di appuntamenti immersi nella magia barocca delle sue sale. Dal 6 dicembre al 6 gennaio, le visite guidate conducono alla scoperta delle tradizioni natalizie della famiglia Moroni, tra affreschi di Gian Giacomo Barbelli, dipinti di Giovanni Battista Moroni e ambienti ottocenteschi riportati al loro splendore.

Nei giorni 29 e 30 novembre, 6, 7, 8, 13 e 14 dicembre, arrivano anche gli “appuntamenti speciali” dedicati al territorio: degustazioni, racconti e prodotti locali, dai celebri “Moroncelli in Rosa” al miele delle api del Palazzo, realizzato in un progetto sociale che unisce apicoltura e inclusione.

Per i più piccoli, il 6 e 7 dicembre l’attività Aspettando Santa Lucia offre una visita narrata nelle sale del Palazzo e un laboratorio per creare la propria busta dei desideri. Un mondo incantato in cui arte, storia e tradizione dialogano con la festa più attesa dell’anno.

Abbazia di San Fruttuoso a Camogli (GE)

La Vigilia di Natale a San Fruttuoso è un’esperienza che resta nel cuore. Il 24 dicembre alle 22.40 un battello speciale salpa da Camogli per raggiungere il borgo, accessibile solo via mare o con sentieri panoramici. Qui, tra la luce delle lanterne e il suono del mare, viene celebrata la Messa della Vigilia, resa ancora più emozionante dal Coro “Voci d’Alpe”.

Dopo la cerimonia, la splendida abbazia benedettina è visitabile in autonomia. La serata si conclude con un brindisi a base di vin brulé e pandolce genovese nella Piazzetta Doria Pamphilj, in un’atmosfera da presepe vivente.

Abbazia di San Fruttuoso innevata
Alessandro Capretti
L’Abbazia di San Fruttuoso tra i beni del FAI con eventi natalizi

Orto sul Colle dell’Infinito a Recanati (MC)

L’Orto caro a Leopardi si veste di magia e creatività per i più piccoli con Aspettando l’Elfo, il laboratorio del 30 novembre dedicato ai bambini dai 6 anni. Tra rametti, cortecce e piccoli frutti raccolti nel giardino, ogni partecipante realizza la sua “porta dell’elfo”, un dettaglio magico che inaugura l’attesa del Natale in stile Elf on the Shelf. Il 5 gennaio, invece, l’Orto ospita un raffinato concerto della Confraternita Corale della Cintura: un viaggio musicale tra brani sacri e melodie natalizie che avvolge il pubblico in un’atmosfera contemplativa.

Giardino della Kolymbethra ad Agrigento

Nella Valle dei Templi prende vita uno degli appuntamenti più celebri del Natale FAI: Il Natale dei Contadini (27-30 dicembre). All’interno di una grotta paleocristiana viene ricreato il presepe secondo la tradizione agricola siciliana, usando foglie di asparago, agrumi, cotone e i frutti della campagna.

Ad accompagnare il presepe ci sono le antiche novene eseguite da un gruppo di musici, per un’esperienza immersiva nelle radici popolari dell’isola. Il 28 dicembre si aggiunge Il giardino dei sensi, un laboratorio sensoriale che invita a esplorare colori, profumi e sapori del paesaggio mediterraneo che dà modo di scoprire l’incantevole giardino della Kolymbethra di Agrigento.

Presepe nel Giardino della Kolymbethra ad Agrigento
Giuseppe Lo Pilato
I presepi al Giardino della Kolymbethra

Saline Conti Vecchi ad Assemini (CA)

Alle porte di Cagliari, le Saline Conti Vecchi celebrano il Natale con un affascinante percorso che unisce arte contemporanea, natura e tradizioni. Dal 7 dicembre al 6 gennaio è esposto il Presepe di Maria Lai, un’opera dal forte valore simbolico che dialoga con gli spazi industriali restaurati del sito.

Il 7 e 8 dicembre l’evento In attesa del Natale propone una mattinata speciale: laboratori di decorazioni con il sale per i bambini, visite guidate negli edifici industriali anni ’30 per gli adulti e un tour in trenino alla scoperta della salina. La giornata si conclude con un momento musicale a più cori, in un’atmosfera di intensa suggestione. Dal 26 dicembre al 6 gennaio tornano anche Bimbi in Salina, laboratori dedicati alla fauna e flora della laguna, giochi naturalistici e attività creative con pasta di sale e materiali botanici.

Lago di Ledro: acque calme, boschi e riflessi trasformano ogni passeggiata in poesia

Una tranquilla, placida, sempiterna serenità. Il Lago di Ledro, incastonato tra le montagne del Trentino, è uno di quei luoghi particolari che ispirano un sentimento di pace nei cuori di chi cammina sulle sue sponde. Le sue acque limpide, i boschi che lo circondano, i riflessi delle loro chiome che danzano sulla superficie creano un’atmosfera particolare, di stretto contatto con l’ambiente circostante. Questo ampio bacino dalla forma stretta e allungata è un piccolo gioiello naturale, noto ai circuiti turistici eppure spesso meno affollato rispetto ai vicini più celebri, come il Lago di Garda. Rimane comunque capace di regalare emozioni speciali, specie nei mesi autunnali: il paesaggio, allora, si veste di colori caldi e lo sguardo si posa su scorci di eccezionale bellezza.

In autunno, il Lago di Ledro si trasforma: i fianchi delle colline e delle montagne che lo circondano si tingono delle sfumature del giallo, del rosso e dell’ocra, che si specchiano sull’acqua creando scenografici riflessi dorati. L’aria si fa frizzante, i sentieri profumano di foglie e resina, e si trasformano in vie silenziose battute da un numero esiguo di visitatori.

Lago di Ledro: dove si trova e come arrivare

Il Lago di Ledro si trova in Trentino-Alto Adige, luogo centrale dell’omonima Valle di Ledro, a circa 650 metri di altitudine. È situato a pochi chilometri dal Lago di Garda, ed è infatti raggiungibile in appena un quarto d’ora d’auto da Riva del Garda, a cui è unito anche da un percorso ciclabile che segue il tracciato della vecchia strada del Ponale: un itinerario panoramico e spettacolare, che offre scorci fantastici sull’alto Garda e sulla valle sottostante.

La posizione del Lago di Ledro lo rende facilmente raggiungibile ma, al tempo stesso, immerso in un contesto naturale ancora autentico e ben preservato.

Territorio devastato dai combattimenti della Prima Guerra Mondiale, la Valle di Ledro ha visto sostanzialmente interamente ricostruiti tutti i suoi insediamenti nel corso dell’ultimo secolo. Ancora oggi è possibile trovare tracce delle trincee e delle fortificazioni che avevano reso zona di guerra il territorio attorno a questo lago oggi così placido e tranquillo, simbolo di serenità.

Lago di Ledro: escursioni d’autunno

L’autunno è la stagione in cui il Lago di Ledro mostra un’anima autentica e affascinante. Sarà perché le giornate sono ancora miti, pur virando verso il freddo invernale; sarà perché i boschi si accendono di colori intensi o perché il turismo rallenta e lascia spazio ai silenzi, alla contemplazione. La mezza stagione è il momento ideale per chi vuole vivere il lago a ritmo lento, camminando lungo i diversi sentieri che ne percorrono il perimetro o che si arrampicano sui monti circostanti.

Il giro del Lago di Ledro si compie attraverso un sentiero lungo circa 10 chilometri che costeggia interamente le rive. È adatto a tutti, data la sua natura pianeggiante e il suo fondo ben tenuto: è perfetto anche per le famiglie con bambini, ma anche per chi vuole semplicemente camminare immerso nella natura. In autunno, infatti, le foglie cadono leggere dalle chiome degli alberi, il lago regala riflessi dorati dati dal contesto naturale tutto attorno e si respira una atmosfera particolare.

Per compiere il giro si può partire da uno qualsiasi dei borghi che si affacciano sul lago, in particolare da Pieve di Ledro, il più comodo dei quattro centri abitati sulle sponde dello specchio d’acqua (Molina, Mezzolago, Pieve e Pur).

Un altro itinerario spesso gettonato è quello che parte da Molina di Ledro e sale alla Madonnina di Besta, una statuetta votiva con una vista panoramica sul lago, semplicemente pazzesca. In particolare, è affascinante all’ora del tramonto, quando i colori del crepuscolo incendiano il bacino della Valle di Ledro. Il sentiero è breve: da Molina ci vogliono appena 45 minuti di cammino per inerpicarsi fino alla statuetta mariana.

Per chi ama camminare un po’ di più, il giro che porta alla Madonnina di Besta è ideale per essere abbinato ad alcune deviazioni verso le cime più vicine, come Monte Cocca e Cima Oro, due delle vette che sovrastano il Lago di Ledro.

Lago Ledro Trentino autunno
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La Madonnina di Besta e il suo panorama

I sentieri che si arrampicano sopra la valle, più in generale, offrono viste panoramiche mozzafiato. Un ottimo esempio è l’itinerario che porta al Monte Corno, un balcone naturale che domina l’intero lago, tra i più suggestivi. Da qui, nelle giornate limpide, lo sguardo spazia fino alle Dolomiti di Brenta e alle acque del Garda.

Lago di Ledro: storia, sapori e scorci

Non ci sono solo l’escursionismo e le piacevoli passeggiate a impreziosire una vacanza d’autunno sul Lago di Ledro. La storia del lago, ad esempio, è antica e affascinante. Sulle sue rive, a Molina di Ledro, si trovano i resti di un villaggio di palafitte risalente all’età del Bronzo, oggi divenuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Il Museo delle Palafitte del Lago di Ledro racconta la vita degli antichi abitanti del luogo attraverso reperti, ricostruzioni e laboratori interattivi che trasportano il visitatore indietro di duemila anni. Le palafitte vennero scoperte a cavallo tra le due guerra mondiali, in seguito a un temporaneo abbassamento del livello delle acque del bacino. Il museo ha poi aperto alla fine degli Anni Sessanta.

Lago Ledro Trentino autunno
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Vista sul Lago di Ledro all’inizio dell’autunno

Oltre alla storia, la Valle di Ledro vanta anche una ricca cucina che, in autunno, si arricchisce del profumo dei funghi, della polenta e del ricco sapore dei formaggi di malga. Da non perdere le feste paesane e le sagre locali destinate ai prodotti di stagione.

Infine, il Lago di Ledro è una destinazione ideale in autunno per gli appassionati di fotografia. Qui infatti trovano uno dei luoghi più scenografici del Trentino, tra la magia del foliage, gli uccelli che volano sul pelo dell’acqua, le solitarie attività legate al lago della gente del luogo, l’atmosfera unica, da trasportare al di là della lente, dei quattro paesi silenziosi e tranquilli che sorgono sulle sponde.

Nei dintorni del Lago di Ledro

Sono molte, inoltre, le attrazioni che si trovano nei pressi del Lago di Ledro. Chi ama gli spettacoli della natura non potrà perdersi la Cascata del Gorg d’Abiss, a Tiarno di Sotto, una delle meraviglie naturali più suggestive della valle. Raggiungibile con una breve passeggiata nel bosco, la cascata appare improvvisamente tra le rocce, come un velo d’acqua che scende da una fenditura nella montagna: uno scenario particolarmente suggestivo nella calda luce dell’autunno.

Gli amanti della storia possono recarsi a Bezzecca, per visitare il Museo Garibaldino. In questa piccola cittadina ai piedi delle montagne, Giuseppe Garibaldi formulò il celebre telegramma che conteneva il lapidario obbedisco, in risposta all’ordine del generale Alfonso Lamarmora di fermare la sua avanzata verso Trento alla fine della Terza guerra di indipendenza, nel 1866. Una testimonianza del Risorgimento italiana che qui ebbe alcune delle sue vicissitudini più rilevanti e diventate rappresentative dell’intera vicenda.

Infine, bastano pochi minuti d’auto per raggiungere Riva del Garda, con il suo centro storico antico, le patinate vie lastricate e la vivace atmosfera tipica del più grande dei laghi italiani. A Riva diventa evidente il contrasto tra l’atmosfera tranquilla della Valle di Ledro e l’energia del Garda, a testimonianza che chi sceglie di visitare il Trentino ha sempre a portata di mano un infinito ventaglio di possibilità.

Horseshoe Bend, dove il Colorado dipinge un sogno in smeraldo e arenaria

L’altopiano dell’Arizona custodisce scenari che sembrano usciti da un’epoca remota, di quelli che è difficile persino immaginare. A pochi chilometri da Page, il deserto si distende in una sequenza di ondulazioni sabbiose, arbusti radi e lastre di arenaria che riflettono la luce. L’aria vibra mentre l’orizzonte resta fermo, immobile, esteso fino alle terre della Navajo Nation. Poi, senza preavviso, il terreno si apre su un abisso rotondo, una sorta di arco roccioso modellato con una precisione che lascia interdetti.

Il Colorado appare in fondo al canyon, verde brillante, incastonato tra pareti verticali che toccano trecento metri d’altezza. Si è arrivati di fronte a un vero e proprio capolavoro della natura, di quelli che non si vedono tutti i giorni: l’Horseshoe Bend.

A prima vista sembra un dipinto. L’acqua curva in un’ansa perfetta, una grande U che racchiude un blocco di arenaria scolpito dal tempo. Le pareti rosea-ramate disegnano linee e venature intricate, mettendo in evidenza la storia geologica della regione. Ogni gradazione cromatica racconta processi profondi, antichi, stratificati attraverso ere quasi inconcepibili. L’impatto emotivo è immediato: il vuoto centrale crea un richiamo irresistibile e la vastità della scena travolge qualsiasi riferimento quotidiano.

Origine e dinamiche geologiche dell’Horseshoe Bend

Per spiegare l’evoluzione dell’Horseshoe Bend (ovvero un meandro dalla forma di un ferro di cavallo) bisogna tornare a sei milioni di anni fa. All’epoca la regione era caratterizzata da basse quote e il Colorado scorreva in modo placido su una pianura alluvionale quasi piatta. Il corso disegnava curve morbide che seguivano le microvariazioni del terreno.

Poi tutto cambiò perché l’altopiano iniziò ad alzarsi. Non a caso, le cause di questo sollevamento vengono studiate ancora oggi. Questa risalita della superficie terrestre intrappolò il fiume. La corrente iniziò a incidere verso il basso con un’energia straordinaria, scavando un canyon sempre più profondo. Sedimento dopo sedimento, si aprì un solco enorme che portò alla rimozione di un intero miglio di rocce sovrastanti. In questo modo emerse l’arenaria Navajo, roccia dominante dell’attuale paesaggio.

Page, Horseshoe Bend
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I colori dell’Horseshoe Bend

La curva del Colorado ha assunto una geometria netta grazie a questo lavoro incessante. La U si è modellata lentamente, con il fiume che ha seguito il suo antico tracciato ma scavando sempre più in profondità. L’evoluzione, nel corso del tempo, non si è di certo fermata. Gli esperti, infatti, prevedono che in futuro l’acqua taglierà la base dell’ansa e originerà un arco naturale, per poi abbandonare il meandro lasciando un bacino isolato (un processo già osservabile nel tratto dello Utah chiamato Rincon).

Il punto panoramico oggi raggiunge 1300 metri di altitudine, mentre il Colorado scivola a quota mille.

Escursioni e cosa vedere

L’accesso avviene attraverso un sentiero che parte dal parcheggio collocato lungo la US-89. All’inizio la pista presenta un tratto in salita moderata con sabbia e pochi arbusti resistenti alla siccità. La prima parte conduce a una struttura ombreggiata che funge da punto informativo. Qui, alcuni pannelli illustrano in sintesi la storia geologica della regione.

Proseguendo, il terreno scende gradualmente verso il canyon. La sabbia diventa più fine, quasi polvere, e ogni passo solleva piccole nuvole dorate. Il silenzio è rotto soltanto dal vento che corre lungo la superficie dell’altopiano. Procedendo verso il bordo, la linea dell’orizzonte si spacca e appare il vuoto assoluto.

La scena che emerge è sconvolgente. La curva del fiume si impone con una pulizia grafica che sfiora l’incredibile. L’acqua sembra incastonata nella roccia, e la tonalità verde crea un contrasto netto con il rosso delle pareti. Il blocco centrale di arenaria, modellato dal tempo, assume la forma di una piattaforma arcuata sospesa sopra il corso d’acqua.

Una parte del bordo dispone di una barriera metallica installata per contenere gli eccessi dei visitatori. Il resto del crinale resta privo di protezioni e richiede attenzione estrema. L’assenza di ombre e la luce intensa rendono tutto più netto, accentuando le sensazioni fisiche: l’altezza appare sconfinata, il vento fa vibrare l’aria e la gravità sembra tirare verso il basso con una forza più percettibile del solito.

Le prospettive cambiano spostandosi lateralmente. Da alcuni punti si osservano meglio le venature della roccia. Da altri si percepisce la profondità dell’acqua che scorre placida sotto il massiccio centrale. In fondo al canyon compaiono spesso piccole zattere che sembrano punti mobili in un enorme scenario immutabile. Sono imbarcazioni che partono dalla Glen Canyon Dam, pochi chilometri più a nord. Chi scende al livello del fiume vive una lettura del paesaggio completamente diversa, perché le pareti si alzano come mura gigantesche e il Colorado appare più silenzioso, pronto a raccontare il proprio passato sedimentato tra curve e solchi.

Per chi desidera un punto di vista ancor più emozionante, da Page partono voli panoramici con elicotteri o aerei leggeri. L’altura consente di cogliere l’intera struttura dell’ansa in un unico sguardo e di apprezzare la geometria esatta delle linee incise nella roccia.

Come arrivare e info utili

Horseshoe Bend si trova all’interno della Glen Canyon National Recreation Area, a breve distanza da Page. Il terreno a sud appartiene alla Navajo Nation.

  • Dalla Monument Valley: si percorre la AZ-98 verso ovest fino a Page. Una volta raggiunta la US-89, si svolta a sinistra e si procede per circa due chilometri e mezzo.
  • Dal Grand Canyon: l’itinerario procede verso nord lungo la US-89 fino alle indicazioni per l’Overlook Trail.
  • Da Las Vegas o Kanab: dopo la Glen Canyon Dam si continua verso sud per otto chilometri fino al bivio per il parcheggio.

Tariffe

L’area panoramica resta a ingresso libero. Il parcheggio prevede un contributo:

  • 10 dollari per auto e camper;
  • 5 dollari per moto.

Questo servizio non rientra nel pass dei parchi nazionali poiché l’area ricade sotto gestione locale e su terreno parzialmente tribale.

Il momento migliore della giornata

Il periodo più luminoso va dalla tarda mattina al primo pomeriggio. In queste ore la luce raggiunge sia il canyon sia il fiume con intensità uniforme, valorizzando ogni dettaglio. Chi preferisce temperature più sopportabili punta all’alba. Le prime ore del giorno regalano tonalità morbide e un’atmosfera più tranquilla. La roccia assume sfumature dorate che esaltano i contrasti con l’acqua, e il silenzio amplifica la grandezza dello scenario. Il tramonto crea un quadro diverso: la luce cala dietro l’ansa e le pareti entrano gradualmente in ombra. Il cielo passa da arancio a viola e gli ultimi minuti prima del buio donano colori intensi.

Il Parco di Erawan e il fiume Kwai nella foresta: la Thailandia fuori rotta

C’è una Thailandia un po’ inaspettata e ancora non troppo conosciuta, fatta di fiumi nella foresta, di cascate balneabili, di case galleggianti, sport e animali tropicali. È la Thailandia di Kanchanaburi, a ovest di Bangkok, quasi al confine con il Myanmar, dove la natura si fonde con la storia. Destinazione per un viaggio meno scontato? Il fiume Kwai e il Parco Nazionale di Erawan per un relax immersivo e silenzioso.

Tra storia e natura: la provincia di Kanchanaburi

A circa due ore e mezza da Bangkok, Kanchanaburi è un mondo a parte: una distesa di montagne, fiumi e foreste pluviali che si estende fino al confine con il Myanmar.

Nei dintorni della cittadina si può visitare la celebre Ferrovia della Morte, costruita durante la Seconda guerra mondiale dai prigionieri di guerra per collegare Bangkok a Rangoon: un’opera durissima, costata la vita a più di centomila uomini, e oggi divenuta simbolo di pace e memoria. Si può attraversare in treno un tratto della ferrovia, visitare l’iconico ponte sul fiume Kwai, i cimiteri e musei che ricostruiscono eventi e dolori di quegli anni; ma la regione vanta anche una delle aree naturali più spettacolari della Thailandia occidentale.

Le sette cascate di Erawan

Il Parco Nazionale di Erawan, fondato nel 1975 e oggi uno dei più visitati del Paese, è un piccolo paradiso di foresta tropicale, grotte e piscine naturali che si fanno spazio in mezzo al verde. Il suo nome deriva dall’elefante mitologico a tre teste della religione induista: le sette cascate che scendono lungo il versante della montagna ricordano proprio la sua forma maestosa.

Parco Nazionale di Erawan
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Una delle sette cascate del Parco Nazionale di Erawan

L’acqua è di un azzurro lattiginoso quasi surreale, dovuto alla presenza di calcare e minerali (diventa un po’ più torbida solo dopo la pioggia che smuove il terreno). Ogni livello ha la sua personalità: le prime cascate sono più accessibili, ideali per chi vuole rilassarsi, mentre le ultime richiedono un po’ di trekking e non sono proprio per tutti. Si cammina lungo un sentiero immerso nella vegetazione, ma ben attrezzato e segnalato, tra alberi di teak e ficus giganti, punti per la pausa e servizi. Camminando, se si presta attenzione, non è raro incontrare farfalle tropicali e scimmie curiose.

Prima di entrare, nel parcheggio, ci sono negozi e ristoranti, ma anche nel parco si trovano bar per snack e bibite. Poco dopo l’ingresso, prima delle cascate, c’è un punto per ritirare i giubbotti di salvataggio (20 Baht per l’intera giornata), che sono obbligatori per fare il bagno. Tutte le piscine naturali sono balneabili; dalla seconda alla quarta senza particolari difficoltà. Chi arriva al settimo livello può tuffarsi in piscine naturali dove l’acqua è fresca e trasparente, tra piccole grotte e rocce levigate, quasi in solitudine perché in pochi arrivano fino a sopra. Un consiglio: non fatevi impressionare dai pesci grandi, e neanche dai pescetti piccolini che sembrano pizzicare i piedi proprio vicino alla roccia; una volta in acqua vi lasceranno stare e ci si potrà godere uno dei più bei bagni di sempre.

thailandia Parco di Erawan
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Le piscine naturali del Parco di Erawan

Dormire sul fiume Kwai

Oltre alle cascate, una delle esperienze più magiche è quella di dormire sul fiume Kwai, nelle tradizionali raft houses o nei lodge galleggianti immersi nella giungla. Le Jungle Rafts, per esempio, sono eco-lodge galleggianti costruiti in legno di bambù, privi di elettricità, illuminati solo da lanterne e candele. Alcune strutture sono semplici e romantiche, altre offrono tutti i comfort di un resort, ma tutte condividono la stessa vista: il fiume che scorre lento, i rumori della foresta, le luci che si riflettono sull’acqua. I “villaggi” si raggiungono con barchette che partono dal porticciolo di Phutakien Pier. Ovviamente non ci si deve stupire per l’incontro ravvicinato con qualche animale tropicale, come scimmie, varani o serpenti, e al mattino potrebbe esserci un elefante che si bagna nel fiume a dare il buongiorno. Al tramonto, quando la foresta si tinge d’oro, si capisce davvero cosa significhi “fuori rotta”: non ci sono suoni artificiali, solo il respiro del fiume e i richiami degli uccelli.

fiume Kwai thailandia
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Un elefante nelle acque del fiume Kwai

Cosa fare: escursioni e sport

Dai resort partono diverse esperienze fluviali più o meno avventurose, per tutti i gusti e per ogni età: dal bamboo rafting, la discesa del fiume su una zattera di bambù, alle gite in kayak o in barca fino alle cascate di Sai Yok Yai, nel vicino Sai Yok National Park. In barca si può risalire anche fino alla Lawa Cave, una grotta profonda e misteriosa.  All’interno, stalattiti e stalagmiti formano colonne naturali che brillano alla luce delle torce: secondo le leggende locali, la grotta era abitata da spiriti e animali sacri.

thailandia fiume Kwai
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bamboo rafting, la discesa del fiume su una zattera di bambù

Tra le attività più amate c’è la zipline del Tree Top Adventure Park, un percorso sospeso tra gli alberi con passerelle, ponti e funi che offrono panorami mozzafiato sulla giungla. Oppure si può pedalare lungo i sentieri che costeggiano il fiume con un tour in mountain bike, fermandosi nei piccoli villaggi dove il tempo sembra essersi fermato.

Molti resort propongono anche esperienze più lente e tradizionali, come la pesca al tramonto, le passeggiate a dorso d’elefante nei centri etici o i laboratori di cucina thailandese con ingredienti locali. Per i più audaci, il kayak notturno è tra cielo e acqua.

fiume Kwai
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Navigazione sul fiume Kwai

Quando andare e come arrivare

Il periodo migliore per visitare il Parco di Erawan e il fiume Kwai va da novembre a marzo, quando il clima in Thailandia è generalmente secco e piacevole. Ma anche durante la stagione delle piogge, da giugno a ottobre, il paesaggio si trasforma: la foresta è più verde, le cascate sono al massimo della loro portata e i rovesci durano spesso solo poche ore.

Da Bangkok, Kanchanaburi si raggiunge facilmente in treno, bus o auto privata in circa due ore e mezza. Da qui partono le escursioni giornaliere per Erawan National Park, Sai Yok, Lawa Cave e per i resort lungo il fiume.

Mauritius, tra acque cristalline e coste segrete: le spiagge da non perdere

Mauritius è sicuramente un’isola da sogno, ma soprattutto è un mondo a parte. Da quest’anno, raggiungerla è ancor più semplice grazie al nuovo volo diretto ITA Airways da Roma Fiumicino. Una novità che apre le porte a chi cerca un inverno al caldo, tra mare turchese, spiagge bianchissime e un paesaggio che mescola natura incontaminata e cultura locale.

Questo, infatti, è il posto più indicato per chi sogna luce, quiete e panorami che restano impressi a lungo. Ogni spiaggia racconta una storia diversa. Alcune si aprono con larghe distese di sabbia, altre svelano insenature raccolte e calme.

Le acque cambiano colore ad ogni passo: azzurro intenso, turchese trasparente e blu profondo si alternano come un dipinto in continua evoluzione. La flora accompagna la costa, con palme, casuarine e vegetazione spontanea che creano ombra e profumo.

Belle Mare

La prima spiaggia di cui vi vogliamo parlare si trova sulla costa orientale di Mauritius e si chiama Belle Mare. Un nome che, come si suol dire, svela già tutto: si stende per circa 10 chilometri di sabbia fine e bianca. Le acque sono calme e accolgono piccole barche da pesca e colori intensi, dal verde chiaro dei fondali bassi al blu profondo della barriera corallina.

Camminando sulla sabbia si avverte una sensazione di morbidezza che si mescola al calore del sole. I coralli vicini mostrano pesci dalle tinte vivaci, invisibili finché non ci si avvicina lentamente. Belle Mare invita a scegliere il proprio angolo di paradiso, a fermarsi a osservare il mare o a sedersi sotto le casuarine (alberi sempreverdi molto diffusi in zona) per sentire il vento tra le foglie.

Palmar Beach

Poco più a sud, Palmar Beach si distingue per il ritmo tranquillo. La spiaggia è raccolta, il top per chi vuole spazio e pace. Il mare si muove con lentezza, riflettendo ogni raggio di sole. Le ombre delle palme e la sabbia finissima invitano a sostare senza fretta. I fondali ospitano una varietà di pesci che emergono all’improvviso tra le rocce e le alghe. Un luogo eccezionale, dove il tempo segue il movimento naturale dell’acqua, con giornate che scorrono tra immersioni leggere e il suono delle onde che si infrangono dolcemente sulla riva.

Mont Choisy

Mont Choisy cattura lo sguardo con la sua mezzaluna di sabbia bianca abbracciata dalla vegetazione. La costa mette a disposizione acque poco profonde e limpide, ideali per osservare ogni dettaglio dei fondali. Il tramonto dipinge la scena con sfumature di arancio e rosa, mentre gli alberi disegnano ombre sinuose sulla sabbia. Passeggiare qui significa percepire qualsiasi rumore dell’acqua salata, il fruscio delle foglie e l’eco delle barche dei pescatori.

Trou aux Biches

A nord, Trou aux Biches si presenta come una lunga striscia di sabbia bianca contornata da palme alte. Le acque turchesi accolgono tartarughe e pesci variopinti, e le barche per snorkeling partono regolarmente lungo la costa. Il mare si accende di colori durante il calar del sole, trasformando ogni onda in un riflesso di viola, arancio e oro. La spiaggia resta vivace ma ordinata: il movimento dei turisti si integra con la vita locale, creando una sensazione di armonia tra natura e cultura isolana.

Grand Baie

C’è poi la bellissima Grand Baie che combina sabbia soffice, acqua limpida e vivacità. La baia protegge le acque, rendendole ideali per piccole imbarcazioni e attività acquatiche. I locali, ristoranti e negozi danno vita a un’atmosfera vivace, mentre il mare esorta chi desidera osservare la fauna marina a fermarsi, oppure a sperimentare sport acquatici. La sera, luci e musica trasformano il lungomare in un punto di incontro tra turisti e abitanti, con tramonti che accendono il cielo di rosso e oro.

Grand Baie, Mauritius
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Veduta di Grand Baie

Flic en Flac

La spiaggia di Flic en Flac si estende per otto chilometri. Il fondale è protetto da una barriera corallina e le piante verdissime realizzano ombra naturale lungo la costa. La sabbia, dal canto suo, pare chiedere gentilmente di sostare e osservare le onde che scorrono con un ritmo delicato. Il lungomare mostra chioschi di street food, bar e ristoranti, mentre il tramonto dona uno spettacolo di colori intensi. Piccole escursioni portano a vedere delfini o fondali ricchi di vita marina, un’esperienza concreta e affascinante.

Le Morne

Poi ancora spiaggia di Le Morne (probabilmente una delle più famose) che si apre sotto il massiccio di roccia basaltica Le Morne Brabant, che domina il paesaggio. La sabbia bianca e il mare cristallino sono custodi di ampi spazi, mentre le correnti creano condizioni ottimali per kitesurf e parasailing. Escursioni lungo i sentieri del Morne mostrano piante endemiche e panorami spettacolari sull’oceano. Le barche che partono dalla costa conducono, invece, a osservare delfini e la fauna locale.

Blue Bay

Blue Bay protegge un parco marino con fondali pieni di coralli e pesci tropicali. Le acque calme fanno scorgere i colori intensi direttamente dalla riva o attraverso barche con fondo trasparente. Il paesaggio circostante mantiene una quiete preziosa, con poca affluenza turistica rispetto ad altre zone, e offre un’esperienza immersiva tra natura e acqua che pare vetro.

Gris Gris

Qui si cambia quasi completamente volto, perché Gris Gris mostra un lato selvaggio dell’isola. Da queste parti le onde si infrangono sulle scogliere scure, generando scenari spettacolari e intensi. Il suono dell’oceano domina, mentre la vista abbraccia tutta la costa. La forza dell’acqua e il paesaggio roccioso mettono in scena uno spettacolo da osservare con calma e attenzione, ideale per chi cerca immagini potenti e ricordi memorabili.

Pointe aux Piments

Infine Pointe aux Piments, spiaggia che mescola sabbia bianca e barche tradizionali dei pescatori locali. L’orizzonte si apre tra acqua e cielo, mentre la vita quotidiana dei residenti aggiunge autenticità alla scena. La vegetazione circostante crea punti d’ombra che sono fantastici per sostare e osservare la costa, ma la vera forza è il contatto con la vita isolana in cui comprendere dettagli concreti, dalla pesca alle piccole imbarcazioni ormeggiate lungo la riva.

Come arrivare dall’Italia: nuovo volo ITA e non solo

Il nuovo volo diretto ITA Airways da Roma Fiumicino rende Mauritius accessibile senza scali. L’Airbus A330neo parte venerdì e domenica alle 22:00 e arriva alle 11:20 del giorno successivo. Il ritorno parte sabato e lunedì alle 22:10, con arrivo a Roma alle 06:40. Milano collega l’isola attraverso hub internazionali e in più sono disponibili alcuni pacchetti che combinano voli e crociere.

Una volta sull’isola, il noleggio auto facilita l’esplorazione: la costa orientale e le spiagge del sud risultano immediatamente accessibili, così come gli angoli nascosti a nord o a ovest. L’itinerario resta flessibile, con possibilità di muoversi in autonomia e fermarsi dove il mare e la luce catturano lo sguardo.

Treno storico dei Krampus, da Trieste a Tarvisio tra natura e leggende natalizie

Esiste un villaggio innevato sospeso nel tempo dove la tradizione è la regina incontrastata della giornata più speciale dell’anno. Il 5 dicembre, Tarvisio (in provincia di Udine) torna a vivere la sua notte più identitaria, tra creature animalesche, fuochi e suggestioni che lasciano a bocca aperta: è quella dedicata a San Nicolò.

E se per raggiungere questo mix travolgente di folklore e spiritualità si percorrono i binari su una locomotiva elettrica degli Anni ’30, la magia diventa totale: benvenuti a bordo del treno storico dei Krampus, dove ogni dettaglio profuma di un passato lontano e prepara al rito ancestrale più atteso della Val Canale.

Viaggio unico sul treno storico dei Krampus

Un’antica locomotiva elettrica con carrozze Centoporte degli Anni ’30 con partenza da Trieste, il 5 dicembre 2025, accoglie i viaggiatori per un itinerario alla scoperta della sfilata tradizionale dei Krampus a Tarvisio (a soli 12 km dal confine con la Slovenia, in Friuli-Venezia Giulia) in occasione della festa di San Nicolò. Nato dalla collaborazione tra Fondazione FS e PromoTurismo FVG, il viaggio a ritmo lento permette di vivere un’esperienza d’altri tempi a bordo di uno dei treni più belli per il Natale 2025.

Ma non è tutto. Per tutti i passeggeri è prevista anche la consegna alla stazione di Boscoverde di una cena al sacco composta da un assaggio di prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia. Il viaggio in treno verso Tarvisio effettua anche alcune fermate intermedie a Monfalcone, Gorizia e Udine.

I tradizionali Krampus di Tarvisio
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I tradizionali Krampus di Tarvisio

Festa di San Nicolò 2025 a Tarvisio

Come ogni anno, il 5 dicembre, quando il sole scivola dietro le montagne, il centro di Tarvisio prende vita tra suoni, luci e figure ancestrali per la festa di San Nicolò: i tradizionali Krampus, esseri demoniaci e animaleschi che vanno alla ricerca di bambini “cattivi”, fanno il loro ingresso per accompagnare San Nicolò in una suggestiva sfilata tra le vie principali del paese (Via Dante, Via Vittorio Veneto, Via Roma e Piazza Unità), trasformandolo in un palcoscenico a cielo aperto fatto di fuoco, campanacci e antiche leggende, fino a raggiungere Rutte Piccolo, dove i boschi sono lo scenario davanti a cui stupirsi ad ogni passo.

Durante la serata, San Nicolò distribuisce doni e dolci ai bambini, mentre i Krampus mantengono viva la parte più misteriosa e selvaggia di una tradizione che affonda le radici nelle culture germanica, slava e latina. Non è un caso che ogni anno arrivi qui un pubblico sempre più numeroso, attratto da un’esperienza che parla direttamente all’immaginazione.

L’intera Val Canale partecipa alla festa con iniziative diffuse anche nelle frazioni di Coccau, Fusine, Centrale, Camporosso e Cave del Predil, rendendo l’evento un racconto corale, autentico e profondamente identitario.

Un’altra particolarità della festa di San Nicolò? Come da tradizione, la mattina successiva, i bambini trovano sul davanzale un Krampus di pane dolce, con in mano una verga, più o meno lunga, a seconda del loro comportamento durante l’anno! Un rituale antico, che continua a emozionare e regalare sorrisi ancora oggi.

Monte Santo di Lussari a Tarvisio
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Monte Santo di Lussari, località di Tarvisio

Come prenotare il treno storico

Le prenotazioni per il treno storico dei Krampus risultano attualmente chiuse, ma il consiglio è quello di monitorare il sito ufficiale Fondazionefs.it o di contattare info.tarvisio@promoturismo.fvg.it, in caso vengano organizzate corse aggiuntive, e per ottenere ulteriori informazioni.

Deserto di Accona, la bellezza arcaica e rara di una Toscana nascosta

Nel cuore della Toscana, tra Siena e Asciano, si trova un posto che sorprende chi crede di conoscere già le colline che caratterizzano il poetico territorio di questa regione. Qui, tra argille chiare e formazioni calanchive, la luce si riflette sulle superfici aride creando un panorama quasi lunare. Il Deserto di Accona, situato all’interno delle Crete Senesi, non è un deserto nel senso stretto del termine, ma un’area di badlands, terre modellate dall’erosione e dalla storia umana. Un luogo dove natura e cultura si intrecciano, offrendo uno scenario unico e straordinariamente suggestivo.

Da queste parti, infatti, si alternano campi di biancane, calanchi e vallate plasmate dall’acqua e dal vento, dando vita a un paesaggio quasi surreale, che ha catturato per secoli l’immaginazione di viaggiatori, artisti e geologi, diventando un simbolo di una Toscana meno conosciuta ma altrettanto affascinante.

Sotto cieli incantati: l’aurora boreale in Italia illumina la notte nel 2025

Un fenomeno atmosferico straordinario sta catturando gli sguardi tra gli appassionati di astronomia e gli amanti della natura: il ritorno dell’aurora boreale in Italia. Non si tratta semplicemente di un’aurora come tante, bensì di un evento innescato da una tempesta geomagnetica di grande intensità, definita dagli esperti “CME cannibale”.

L’aurora boreale in Italia, un evento piuttosto raro, è reso possibile da un mix di attività solare intensa, assenza di ostacoli locali e condizioni notturne. Per ammirarla bisogna però trovarsi in una zona favorevole e il cielo deve cooperare. Alzando gli occhi, anche in Italia: l’universo oggi potrebbe regalare un momento indimenticabile.

Cos’è la “CME cannibale” e come è arrivata in Italia

Il motore di tutto è una serie di espulsioni di massa coronale (CME) partite dal Sole nei giorni scorsi – il 9 e il 10 novembre – in particolare dalla regione solare definita AR 4274, una zona particolarmente instabile.

Due flussi sovrapposti — la seconda CME più veloce della prima — hanno creato una fusione che viene denominata “CME cannibale”: la nube magnetica risultante è quindi più densa, più veloce e impegnativa per la magnetosfera terrestre.

Questo intenso afflusso di particelle cariche ha generato una tempesta geomagnetica classificata al livello G4 (“Severa”), secondo l’agenzia americana National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA).

E quando una tempesta di tale potenza colpisce la Terra, l’ovale aurorale – normalmente confinato alle regioni polari – può estendersi verso zone più meridionali. Ecco perché l’Italia ha la possibilità di assistere a questo spettacolo.

Nelle prime ore della notte tra l’11 e il 12 novembre 2025 sono già stati segnalati avvistamenti di luci viola, rosa e fucsia lungo l’arco alpino e in altre regioni del nord ma anche in Sardegna.

Naturalmente, oltre alla spettacolarità visiva, questi fenomeni di tempesta (categoria G3 o G4) vanno tenuti d’occhio anche per le possibili ripercussioni sulle comunicazioni satellitari, sui segnali GPS e sulle reti elettriche.

Dove e quando osservare l’aurora boreale

L’evento potrebbe essere visibile anche nella notte tra il 12 e il 13 novembre. Se l’obiettivo è godersi lo spettacolo dell’aurora boreale, ci sono alcune condizioni — e suggerimenti — fondamentali. In Italia le occasioni più favorevoli sono concentrate tra le 21:00 e le 01:00, con un picco atteso nelle ore notturne, soprattutto in zone tranquille e lontane dall’inquinamento luminoso – come le zone rurali.

Le regioni del nord Italia – come Piemonte, Trentino‑Alto Adige e l’area alpina – risultano le più indicate per l’osservazione, in quanto più vicine alle latitudini dove l’ovale aurorale potrebbe spingersi.

Tuttavia anche alcune aree centrali e meridionali dell’Italia non sono escluse a priori: se il cielo è sereno e l’orario giusto, è alto il potenziale di visibilità anche più a sud.

Ecco alcuni consigli pratici:

  • scegliere un luogo con poca luce artificiale (montagna, collina, campagna),
  • arrivare presto e puntare lo sguardo verso nord, dove il fenomeno potrebbe presentarsi,
  • prepararsi con abbigliamento caldo e magari treppiede fotografico se si vuole immortalare lo spettacolo,
  • tenere d’occhio l’andamento del cielo: anche se la visibilità non è garantita, le probabilità sono elevate dato il livello della tempesta in corso,
  • consultare una delle app che riporta l’indice Kp (misura della turbolenza magnetica) per monitorare la possibilità di ammirare lo spettacolo dell’aurora boreale anche in Italia.
L'aurora boreale italiana è realtà
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Ammirando l’aurora boreale nelle Alpi

Cascate di Lequarci e Lecorci, un viaggio tra vortici e foreste della Sardegna

Nel cuore dell’Ogliastra, tra pareti calcaree vertiginose, boschi di lecci e altipiani scolpiti dal tempo, si nascondono due gioielli naturali che raccontano l’essenza più pura della Sardegna: le Cascate di Lequarci e quelle di Lecorci. Situate a breve distanza dal borgo di Ulassai, questi straordinari flussi d’acqua sono certamente una meta turistica, ma anche una vera e propria esperienza in cui acqua, roccia e silenzio si compongono in un concerto visivo e sonoro.

Il territorio dei tacchi calcarei d’Ogliastra, con le sue pareti verticali, formazioni carsiche e grotte millenarie, custodisce lo scorrere impetuoso di ruscelli e torrenti che, nei momenti giusti, esplodono in salti che tolgono il fiato. E Lequarci e Lecorci, infatti, emergono come protagoniste: una più imponente, l’altra dal fascino più intimo, ma entrambe irresistibili per chi cerca natura vera, lontana dalle folle.

Le Cascate di Lequarci

Le Cascate di Lequarci sono considerate tra le più imponenti dell’intera Sardegna. Si trovano nella località Santa Barbara, nel comune di Ulassai e nascono grazie alle acque del Rio Lequarci, provenienti dagli altopiani di Baulassa e Martalaussai, che scendono lungo una falesia calcarea ad anfiteatro. Da qui si gettano in un salto verticale di circa 50 metri, con una larghezza che può raggiungere persino i 70 metri.

Dopo questo primo balzo, l’acqua prosegue lungo cascatelle e rivoli per un dislivello complessivo di circa 75 metri, fino a defluire in piccoli laghetti che punteggiano il panorama. Il contorno paesaggistico è grandioso: le pareti verticali dei tacchi ogliastrini, lisce e ricoperte da lecci e macchia mediterranea, si elevano fino a sfiorare i mille metri. La portata, invece, varia a seconda delle precipitazioni: nei periodi di siccità le acque si riducono a rivoli, mentre dopo piogge abbondanti il salto si allarga a un unico fronte largo fino a 70 metri, che come già detto è il più ampio dell’isola.

Il paesaggio intorno è vivo, fatto di boschi in cui si possono avvistare rapaci e piccoli mammiferi, mentre lungo la strada per raggiungerle si incontrano grotte e sentieri grazie a cui scoprire la complessità del territorio. La cascata è alimentata dal Riu Baulassa, che dopo il salto principale prende il nome di Riu de Lequarci. Nelle vicinanze si trova anche una piccola e curiosa chiesetta campestre costruita in pietra locale (che vale assolutamente la pena visitare).

Le Cascate di Lecorci

A pochi minuti dall’abitato di Ulassai, le Cascate di Lecorci offrono un fascino più raccolto (ma non per questo meno spettacolare). Le acque sgorgano dal fianco basso del tacco calcareo, alimentate dalle imponenti Grotte di Su Marmuri, e scendono con rivoli che, in caso di piogge abbondanti, danno vita a un salto emozionante. La loro vicinanza al centro abitato le rende facilmente raggiungibili, in quanto bastano circa 500 metri seguendo le indicazioni per la Grotta di Su Marmuri.

Nonostante siano meno imponenti di Lequarci, le Lecorci catturano l’attenzione con il loro effetto visivo unico: l’acqua pare emergere direttamente dalla roccia e scivolare tra le fessure del tacco calcareo, dando vita a giochi di luce e movimento che trasformano l’ambiente circostante in un piccolo mondo incantato. Dopo circa tre chilometri, le acque di Lecorci si incontrano con quelle di Lequarci, formando un’unica corrente che scorre con forza verso la valle.

Grotta di Su Marmuri

Visitando le Cascate di Lequarci e Lecorci è obbligatoria una sosta presso la maestosa Grotta di Su Marmuri, uno dei tesori naturali più straordinari dell’Ogliastra. Parliamo di una grande cavità che si è formata nei calcari mesozoici del Tacco di Ulassai, scolpita dall’acqua nel corso di milioni di anni.

Si sviluppa per circa 850 metri con un dislivello di 60 metri dall’ingresso e si può esplorare tramite una visita guidata che dura circa cinquanta minuti. Grazie ad essa, si possono percorrere sale immense e spettacolari, dalle vasche stalagmitiche della Sala delle Vasche alla Grande Sala lunga 70 metri e alta 40, fino alla Sala dei Cactus con la sua maestosa stalagmite di circa venti metri.

La caverna ospita anche una ricca popolazione di pipistrelli, che vi trovano rifugio durante l’inverno per via della temperatura costante di approssimativamente 10-11 gradi e della totale assenza di correnti d’aria.

Quali attività si possono fare

Intorno a queste cascate l’esperienza non si limita a osservare i salti d’acqua, perché c’è davvero molto da vivere.

  • Escursione e trekking: è possibile risalire il corso del Riu Lequarci lungo sentieri immersi nella vegetazione fino al bordo superiore della cascata, o percorrere i tragitti che collegano Lecorci a Lequarci attraversando canyon e boschi.
  • Fotografia e contemplazione: il salto, la parete calcaree, la luce che filtra tra gli alberi e le gocce d’acqua creano scenari emozionanti.
  • Arrampicata e free‑climbing: Ulassai è nota per la presenza di numerosissime vie di arrampicata tracciate e chiodate, adatte a tutti i livelli.
  • Esplorazione delle grotte: oltre alla Grotta di Su Marmuri, lunga quasi un chilometro, ci sono anche altre caverne che aggiungono un’esperienza sotterranea, mentre lungo i tracciati si ha l’occasione di conoscere testimonianze preistoriche come il villaggio megalitico di Seddorrulu e diversi nuraghi perfettamente conservati.
  • Immersione nella natura selvaggia: tra le foreste dei tacchi e i canyon verdi, vi è l’opportunità di osservare specie animali locali e godere della quiete lontano dalla civiltà.
Cascate di Lequarci, Sardegna
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Cascate di Lequarci, le più grandi della Sardegna

Dove si trovano e come arrivare

Entrambe le cascate si trovano nel comune di Ulassai, in provincia di Nuoro. Per la precisione:

  • Lequarci: località Santa Barbara, circa 6 km dal centro di Ulassai, accessibile tramite strada asfaltata con parcheggio e sentiero segnalato.
  • Lecorci: località Sorgiulai e Mercudalè, più o meno 500 metri dall’abitato. In questo caso raggiungerle è più semplice, seguendo le indicazioni per la Grotta di Su Marmuri.

L’accesso è libero (anche se è bene sapere che alcune aree possono avere percorsi su terreno privato o con restrizioni stagionali), ma occorrono calzature adeguate e attenzione alla stagionalità: lo spettacolo maggiore si ha in primavera e autunno, quando le piogge aumentano la portata d’acqua. Durante questi periodi, l’esperienza diventa multisensoriale grazie al rombo inconfondibile, alla freschezza dell’aria, ai colori vividi della vegetazione e al caleidoscopico contrasto con il bianco della roccia calcarea.

Cosa fare a Laax, la migliore meta per il freestyle dove andare d’inverno

Riconosciuta come la migliore meta per il freestyle meritandosi il World Ski Award 2025, Laax è una località assolutamente da non perdere in inverno. Il comprensorio svizzero si è fatto notare per le tante attività sulla neve e l’attenzione verso la sostenibilità. La vittoria conferma come la località stia investendo nell’innovazione, nelle infrastrutture e nella tecnologia senza perdere di vista il contatto con la natura. Ma cosa fare durante una vacanza a Laax? E cosa vedere nella località? Ecco alcuni suggerimenti.

I nuovi impianti sciistici

Visitare Laax durante la stagione invernale significa entrare in un universo dove il freestyle incontra il lifestyle alpino. L’apertura della stagione 2025-2026, fissata per il 29 novembre, porta con sé grandi novità: due nuovi impianti d’avanguardia, il FlemXpress e la Vorab Gondola, ridefiniscono il modo di muoversi tra le montagne, con un occhio attento alla sostenibilità.

Il FlemXpress, primo “Ropetaxi” al mondo, è un sistema rivoluzionario di cabinovie a chiamata che collega sei stazioni all’interno dell’area Unesco Arena Tettonica Sardona, riducendo del 50% i consumi energetici. La Vorab Gondola, invece, porta sciatori e snowboarder fino al ghiacciaio Vorab, a 3.018 metri, con viste panoramiche mozzafiato.

Il mondo freestyle

Ma ciò che rende davvero speciale Laax è la sua anima freestyle: cinque snowpark, l’halfpipe più grande del mondo, oltre 224 km di piste perfettamente curate e un’atmosfera vibrante che contagia chiunque arrivi.

Con i suoi cinque snowpark, tra cui il Crap Sogn Gion Park e il P60, teatro di eventi internazionali offre strutture adatte a tutti i livelli: dai principianti ai pro.

Anche quando il tempo non collabora, il divertimento non si ferma: la Freestyle Academy di Laax è la prima indoor base d’allenamento d’Europa, con trampolini, foam pit e rampe per provare trick in totale sicurezza.

Vista panoramica sugli snowpark di Laax
Ufficio Stampa
Divertirsi agli snowpark di Laax

Eventi a Laax

Il calendario invernale è un concentrato di energia: il Laax Open di gennaio è l’evento europeo più importante per snowboard e freeski, seguito dal Banked Slalom e dal Kids Laax Open a marzo. Tre appuntamenti imperdibili per vivere da vicino la community freestyle più vibrante delle Alpi. Da non perdere le numerose ciaspolate e lo sci alpinismo che può essere praticato durante la stagione, spesso associandosi a gruppi che propongono l’attività.

Crap Sogn Gion

Prendendo la funivia si raggiungono i 2.252 metri del Crap Sogn Gion. Il punto panoramico e incredibilmente fotogenico lascia tutti a bocca aperta ed è il punto esatto in cui avvengono le competizioni della Laax Open.

Crap Sogn Gion a Laax
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Vista dal Crap Sogn Gion a Laax

Lago Cauma

Tra i posti più belli da visitare a Laax c’è sicuramente il lago Cauma che incanta con acque turchesi e i boschi di pini che lo incorniciano. Il posto perfetto dove passeggiare e godersi la natura; è soprattutto in primavera ad attirare i visitatori, ma anche con la neve ha grande fascino.

Ruinaulta, il Canyon del Reno

È stato soprannominato come Swiss Grand Canyon, ed è tutto da scoprire con le pareti di roccia bianca alte centinaia di metri che costeggiano le rive del fiume Reno. Si può visitare a piedi con un trekking segnato dai sentieri, in bici oppure per i più freddolosi e meno sportivi con un treno panoramico. In estate i più avventurosi ci fanno Kayak.

Ruinaulta, il canyon del Reno
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Percorrere in treno o facendo trekking il Ruinaulta

Dove si trova Laax e come arrivarci

Laax si trova in Svizzera tra Flims e Falera e si fa notare per la sua anima giovane, visionaria e capace di attrarre sportivi da tutto il mondo.  Tra le Alpi Svizzere nel cantone dei Grigioni il luogo è facile da raggiungere in auto, oppure in treno da Zurigo.

Sogna il caldo: ecco dove andare a Natale 2025 per fuggire dall’inverno

Quando in Italia si accendono le luci natalizie e le temperature si abbassano, per molti cresce il desiderio di partire verso destinazioni dove il sole scalda ancora la pelle.

Per chi sogna di trascorrere il Natale 2025 al caldo, ci sono tante mete ideali, tra mare, natura e cultura. Dalle isole più autentiche d’Europa ai paradisi tropicali d’oltreoceano. Ecco 5 destinazioni perfette per un Natale sotto il sole.

Isole Canarie: dove il sole c’è tutto l’anno

Le Isole Canarie sono una delle scelte migliori per chi cerca il caldo a dicembre senza allontanarsi troppo. Tenerife e Gran Canaria offrono spiagge dorate, escursioni sui vulcani e una vivace atmosfera natalizia tra mercatini e feste locali. Una chicca? Nel periodo natalizio la spiaggia di Las Canteras, a Las Palmas (Gran Canaria), si trasforma ogni anno in un enorme presepe di sabbia in cui immergersi e stupirsi ad ogni passo: il Belén de Arena.

Chi desidera un’esperienza più autentica può spingersi oltre e visitare le isole minori come La Palma, La Gomera o El Hierro, meno turistiche e perfette per escursioni nella natura, trekking panoramici e panorami mozzafiato sul mare.

Le temperature a dicembre oscillano tra i 19 e i 24 gradi, perfette per godersi un pranzo di Natale in riva all’oceano.

Oman: tra deserto, mare e cultura araba

L’Oman è una destinazione sorprendente, dove al posto dell’inverno europeo ci sono giornate miti e soleggiate. A dicembre, le temperature si aggirano intorno ai 27 gradi, ideali per scoprire Muscat, con i suoi souq profumati e la grande moschea del Sultano Qaboos.

Da non perdere un tour nel deserto di Wahiba Sands, dove trascorrere una notte sotto le stelle, oppure un soggiorno sulle coste di Salalah, dove il mare è cristallino e il ritmo di vita è più lento. È una meta perfetta per chi cerca autenticità e avventura durante un viaggio di Natale al caldo.

Idee di viaggio per un Natale 2025 al caldo
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Salalah in Oman

Thailandia: Natale rilassante sulle spiagge tropicali

Il Natale in Thailandia è sinonimo di spiagge bianche, acque turchesi e tramonti spettacolari. Phuket e Krabi offrono resort di ogni tipo, ma chi preferisce luoghi più tranquilli può optare per Koh Lanta o Koh Phangan.

Oltre al mare, vale la pena visitare Bangkok, una delle capitali più affascinanti d’Asia, o il nord del Paese, con Chiang Mai e i suoi templi. Il clima a Natale è perfetto: asciutto, soleggiato e con temperature intorno ai 30 gradi.

5 mete dove passare il Natale al caldo
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Vista aerea della spiaggia di Railay a Krabi, Thailandia

Costa Rica: spiagge e natura selvaggia

Per chi desidera vivere un Natale immerso nella natura, la Costa Rica è un sogno. A dicembre inizia la stagione secca, il periodo migliore per visitarla. Tra foreste pluviali, vulcani e spiagge selvagge, si può fare surf a Tamarindo, ammirare la biodiversità del Parco Nazionale Manuel Antonio o rilassarsi alle sorgenti termali di Arenal.

È una meta ideale per famiglie e coppie che vogliono alternare relax e avventura in un Paese verde e sostenibile.

Zanzibar: mare turchese e cultura swahili

Zanzibar regala un Natale dal sapore esotico, con temperature che variano tra i 25 e i 30 gradi e spiagge che sembrano dipinte. Le località di Nungwi e Paje sono perfette per il mare e gli sport acquatici, mentre Stone Town conquista con i suoi vicoli profumati di spezie e la sua storia frutto di una fusione di culture.

Un mix unico di relax, cultura e natura che rende Zanzibar una delle mete più affascinanti per chi sogna un Natale 2025 al caldo.

Sirente-Velino, leggenda e natura tra rocce scolpite dal tempo e boschi affascinanti

In Appennino non ci sono molte vette più alte delle cime gemelle del monte Velino e del monte Cafornia, in Abruzzo. Il loro profilo è lo stereotipo della montagna e sembra quasi il disegno di un bambino: pareti che vanno su dritte, in diagonale, fino a disegnare una punta aguzza, l’una accanto all’altra. Poco più a oriente si trova il monte Sirente: se il Velino e il Cafornia sfondano il muro dei 2.400 metri di altitudine, questa vetta non ci arriva per poco. La sua forma ricorda più quella di un enorme pagnotta, con le cime rotonde che si susseguono una all’altra, dominando dall’alto il cosiddetto Altopiano delle Rocche.

Il Velino e il Sirente sono le due montagne che danno il nome al Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, nel cuore dell’Abruzzo: un mosaico di vette aspre che vegliano su valli, piccoli insediamenti e boschi di faggio che in autunno si accendono di tutte le sfumature dell’oro e del rame. Una stagione speciale: quando il freddo si avvicina e si chiude il capitolo del turismo estivo, il Parco Sirente-Velino rivela la sua anima più autentica, rustica e vera.

Cosa fare e cosa vedere in autunno nel Parco Sirente-Velino

Il Parco Naturale Regionale Sirente-Velino abbraccia un territorio vasto e sorprendentemente vario, tutto in provincia de L’Aquila. Con i suoi oltre 50.000 ettari, il parco include la catena montuosa del Sirente e quella del Velino, oltre all’Altopiano delle Rocche. È collegato a un’altra riserva naturale vicina, la Riserva regionale Montagne della Duchessa, che si trova in Lazio, ma che comprende un gruppo montuoso orograficamente afferente allo stesso complesso.

L’autunno è forse la stagione più affascinante per visitare il parco: da un lato le temperature ancora non rigide permettono di intraprendere la maggior parte delle attività all’aperto, dall’altro il grosso del flusso turistico, che da queste parti comunque non è mai ingente, è ormai scorso via con il cambio di stagione.

Il passare dei mesi è anche l’altro motivo per cui visitare il Sirente-Velino a settembre, ottobre e novembre: il paesaggio si trasforma in una tavolozza di colori, dal rosso intenso dei faggi al giallo brillante dei pioppi. È, inoltre, il periodo del bramito del cervo, il verso particolare emesso da questi animali durante la stagione degli amori e un modo unico di scoprire la loro solitamente discreta presenza: è una sorta di concerto naturale che risuona al tramonto nei boschi del parco.

Sirente Velino Abruzzo Autunno
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Il monte Velino in un tramonto d’autunno

Le attrazioni naturali sono varie e ricchissime. La Valle Subequana, ad esempio, è uno dei luoghi più scarsamente popolati della regione, un altopiano collinare coronato da alte montagne con ampie aree di prati e pascoli e un misterioso lago stagionale che si dice sia nato dall’impatto di un meteorite, il cosiddetto Cratere del Sirente.

Le Gole di Celano, scavate dal Rio La Foce, sono forse il simbolo del parco: un canyon impressionante, con pareti di oltre 200 metri che si stringono fino a pochi metri di distanza. Il sentiero che le attraversa è un viaggio nella geologia e nel mito, tra pietre scolpite dal tempo e dalle acque, ma anche leggende di eremiti che cercarono rifugio in queste buie fenditure naturali.

La Val di Teve, poi, è un angolo di natura incontaminata alle pendici del Monte Velino. Le sue faggete, in autunno, sono un vero e proprio spettacolo per gli occhi. Non è raro incontrare la fauna tipica del parco: camosci, cervi, rapaci e volpi, che qui trovano un rifugio perfetto.

Ultimo, ma non meno importante, il sito delle Pagliare di Tione conserva un patrimonio umano e storico straordinario: le pagliare sono i tipici edifici degli antichi villaggi stagionali, utilizzati dai pastori durante la transumanza e le altre attività di agricoltura e pastorizia legate alla montagna. Casette in pietra, ricavata a sua volta dalla ripulitura dei terreni al fine di renderli coltivabili, spesso dotate di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, che ancora oggi si possono notare nei resti di questi insediamenti.

Sirente Velino Abruzzo Autunno
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Le Pagliare di Tione

Nel mezzo di questo contesto naturale montano e rustico piccoli paesi come Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio, Ovindoli e Secinaro accolgono i pochi visitatori con le facciate in pietra delle case, i ruderi degli antichi castelli, le chiese austere e le sagre dedicate ai prodotti di stagione, che trasmettono tutto il calore di questi luoghi.

Escursioni d’autunno nel Parco Sirente-Velino

L’autunno invita a camminare. Prima che arrivi la neve a coprire le cime pietrose delle montagne abruzzesi, c’è tempo per esplorarle senza che il sole cuocia i sentieri, beandosi del fascino dei boschi e dei panorami che si possono osservare dalle ampie radure, antichi pascoli ormai abbondanti.

Il Parco Naturale Regionale Sirente-Velino offre una varietà di contesti, scorci e prospettive su una natura selvaggia, ricca di flora e fauna, da scoprire da vicino.

Gole di Celano

Un trekking di media difficoltà, con partenza dal parcheggio dedicato poco fuori il borgo di Celano e una durata di circa 4 ore in totale, che permette di esplorare uno dei luoghi simbolo del Parco Sirente-Velino. Il percorso delle Gole di Celano si snoda nel cuore del canyon, tra pareti verticali e passaggi strettissimi, che poi si aprono all’improvviso su piccole radure.

Lungo il cammino si incontrano ponticelli in legno, piccole sorgenti e scorci mozzafiato sul panorama delle Gole. Secondo la leggenda qui viveva un eremita che parlava con gli spiriti della montagna, e in certi momenti, quando il vento si incunea tra le strette pareti di roccia, non sarà difficile immaginarlo.

Anello del Sirente

I più esperti tra i camminatori che si avventurano tra le vette del Parco Sirente-Velino non possono non apprezzare l’impegnativa camminata tra pascoli e faggete che porta fino alla vetta del monte Sirente, a oltre 2.300 metri di altitudine.

Si tratta di un’escursione che regala panorami grandiosi sulla valle che giace ai piedi del complesso montuoso. Il sentiero sale tra prati e boschi fino a raggiungere la cima del Sirente, da cui si gode una vista che abbraccia tutto l’Abruzzo interno. In autunno questo percorso ha qualcosa in più grazie ai faggi che circondano la parte bassa del percorso. Le loro chiome si tingono di mille tonalità diverse, creando un contrasto magnifico con le rocce grigie della cima.

Da Rocca di Mezzo a Ovindoli

Percorso facile che parte da uno dei borghi più affascinanti del Parco Sirente-Velino, Rocca di Mezzo, e in circa tre ore consente di farsi un’idea dell’Altopiano delle Rocche, un ampio pianoro tra i 1.200 e i 1.400 metri di altitudine all’ombra del Sirente e delle altre montagne.

Sirente Velino Abruzzo Autunno
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Tra i pascoli del Parco Sirente-Velino

È un itinerario dolce, adatto anche alle famiglie, che segue antiche tracce tra i boschi di betulle ingialliti dalla stagione e ampie radure, punteggiate di mucche e cavalli che pascolano placidi. Ovindoli, nota località sciistica e uno dei centri turistici del parco, accoglie gli escursionisti con il suo rustico fascino e con i suoi sapori della cucina locale e stagionale: polenta, funghi o una zuppa di legumi locali.

Le Pagliare di Tione

Tione degli Abruzzi è un piccolissimo comune della Comunità montana Sirentina. Un luogo elegantemente austero, con la sua simbolica Torre del Castello che domina l’abitato. Da qui parte un percorso piuttosto semplice, seppure in salita, che porta ad esplorare le note Pagliare di Tione, casali in pietra sparsi in ampie radure, conservati nello stile tipico del luogo e presenti fin dal medioevo.

L’ampio spazio dove si trovano le Pagliare di Tione domina la Valle del fiume Aterno, su cui si posa lo sguardo, ammirando i toni caldi autunnali delle chiome dei boschi che la ricoprono. Un luogo capace di abbinare la testimonianza storica alla bellezza della natura, specialmente in autunno.

Il segreto del primo mulino sull’Arno: tra natura, storia e tradizione

Molin di Bucchio, il primo mulino sull’Arno, è una gemma incastonata lungo la strada che da Stia porta verso Londa, nel cuore verde e profondo del Casentino. Il rumore dell’acqua che accarezza le pale del mulino, l’eco dei passi sulle vecchie scale di pietra, il profumo di legna e farina sospeso nell’aria. Tutto sembra congelato tra passato e presente. È come se qualcuno avesse fermato l’orologio proprio nel momento in cui la storia diventava leggenda.

Perché è il arrivato il momento di organizzare un viaggio in Vietnam

Vi portiamo in viaggio alla scoperta di un Paese magico, dalla natura sbalorditiva e dalla cultura immensa. Il Vietnam è un luogo che evoca immagini contrastanti di antichi templi e pagode, di costruzioni fantasiose ispirate alle antiche leggende locali, di vaste risaie e colline baciate da sole, di baie che sembrano dipinte da un maestro della seta e da corsi d’acqua silenziosi dove la natura sovrasta ogni cosa.

Un viaggio che oggi non è più un sogno lontano, ma che può essere alla portata di tutti grazie ai nuovi voli diretti dall’Italia e ad alcuni consigli che vi diamo per trascorrere una vacanza meravigliosa, anche in famiglia.

Nuovo volo diretto dall’Italia

Non solo il Vietnam è un Paese dal fascino indiscutibile, ma da qualche mese è anche più accessibile da noi italiani. Lo scorso luglio, infatti, è tornato il collegamento diretto tra l’aeroporto di Milano Malpensa e quello di Hanoi con Vietnam Airlines. La rotta è operata con aeromobili Airbus A350-900, con tre voli di andata e ritorno a settimana e un tempo di volo di circa 12 ore per tratta. Malpensa è oggi il primo aeroporto italiano a offrire un volo diretto operato dalla compagnia di bandiera vietnamita. Questa rotta è una parte chiave della strategia per aiutare il Vietnam a raggiungere l’obiettivo di 22-23 milioni di visitatori internazionali entro il 2025. Da Hanoi ad Ho Chi Minh City, la vecchia Saigon, ci sono poi decine di collegamenti giornalieri per visitare il resto del Paese.

Le tappe consigliate di un tour in Vietnam

Un viaggio in Vietnam dovrebbe durare non meno di una settimana, in modo da consentire di visitare non soltanto la Capitale, ma di fare anche qualche altra tappa e rendersi conto di com’è fatto il Paese e di cosa offra.

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Train Street ad Hanoi

Hanoi

Ecco allora che la prima tappa obbligata è Hanoi, la Capitale del Vietnam, nota per la sua architettura secolare e per una ricca cultura che risente delle influenze asiatiche, cinesi ma anche di quelle francesi, quando il Paese era chiamato Indocina. Per respirare quest’atmosfera d’altri tempi ecco allora che merita una tappa il quartiere vecchio, dove ogni strada è specializzata nella vendita di una tipologia di bene, c’è quella dell’argento, delle stoffe ecc. Qui si assapora la vera anima caotica di Hanoi, specie se lo si percorre in un tipico risciò. Da non perdere è una delle attrazioni più note, la Train Street, una stretta via nel quartiere vecchio dove, a orari regolari, un treno attraversa letteralmente una strada piena di case, bar e gente, sfiorando pareti, tavolini e persone. Dal fascino autentico è anche la Trấn Quốc Pagoda, uno dei templi più antichi della città, situato su un’isola nel West Lake. Qui è tutto il contrario del caos ma è il luogo della calma e della spiritualità. La storia della città – e del Paese – è racchiusa nell’Ho Chi Minh Mausoleum, il luogo di sepoltura di Ho Chi Minh, figura centrale della storia vietnamita, e nella One Pillar Pagoda, uno dei simboli della città.

Da Nang

Uno dei luoghi più belli del Vietnam si trova lungo la costa ed è Da Nang, famosa per le spiagge, come quella pubblica di An Bang, o Lang Co, verso Huế, che si estende per 10 chilometri di lunghezza ed è famosa per la sabbia bianca, ma anche per due incredibili ponti che sono diventati star di Instagram: il Dragon Bridge, un ponte a forma di drago che, nei weekend, sputa fuoco e acqua alla sera e il Golden Bridge a Bà Nà Hills, una passerella sospesa sorretta da due mani giganti, raggiungibile con una funivia che è la più lunga del Sud-Est asiatico.

Hội An

Vicinissima è Hội An, una città affascinante e ricca di storia. L’intera zona antica di Hội An è Patrimonio mondiale Unesco, le stradine pedonali sono costeggiate da case gialle con le lanterne appese. Il consiglio è di visitarla proprio dopo l’ora del tramonto, quando le lanterne sono accese. A pochi chilometri dal centro, c’è un villaggio agricolo chiamato Vegetable Village dove la vita ruota intorno agli orti, alle erbe aromatiche e ai metodi tradizionali di coltivazione, mantenuti quasi identici da secoli. Qui si può prendere parte a un corso di cucina vietnamita.

Huế

Poco distante si trova Huế, la Capitale imperiale del Vietnam. Infatti, da vedere c’è la Cittadella Imperiale con il tempio di Thế Miếu, un santuario ancestrale degli imperatori. Qualche chilometro fuori dal centro si trova la Pagoda della Signora Celeste, sulla riva del fiume Perfume River (“Fiume dei Profumi”), simbolo spirituale della città. Sempre nei dintorni ci sono i Solenni Mausolei Imperiali con le numerose tombe funerarie degli imperatori. Da segnalare è soprattutto la Tomba di Khải Định che è probabilmente il mausoleo più spettacolare, un tripudio di barocco asiatico, un mosaico di pietra, vetro e porcellana costruito su una collina che domina il paesaggio e il fiume.

Ninh Binh

Spostandosi verso l’interno del Vietnam, si scoprono paesaggi meravigliosi tra risaie, fiumi, valli da cartolina e templi scavati nella roccia (Bích Động Pagoda) e imponenti monumenti religiosi (Bái Đính Pagoda). Solitamente qui si noleggia una barca per ammirare questi luoghi da un punto di vista privilegiato, godendosi il silenzio, prima di inerpicarsi sui 500 gradini che portano alla Mua Cave la cui cima sulla montagna assomiglia a un drago danzante.

Baia di Ha Long

Dicono sia una delle baie più belle del mondo e forse è proprio così: provare per credere. Fatto sta che da un mare del color e della giada spuntano più di 1.600 isolotti appuntiti, coperti da vegetazione lussureggiante. Il suo nome significa “dove il drago scende nel mare” e secondo la leggenda fu proprio un drago a creare queste isole, frustando l’acqua con la propria coda per proteggere la costa dai nemici. Ha Long è un Patrimonio mondiale dell’Unesco e molte delle grotte interne, come Sung Sot Cave, la “Grotta della Sorpresa”, sono visitabili, con stalattiti enormi e luci soffuse che sembrano accendere l’interno di un pianeta alieno.

Baia di Halong, Vietnam
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La splendida Baia di Halong vista dall’isola di Bo Hon, Vietnam

Come spostarsi in Vietnam

Il più delle volte si visita il Vietnam con un viaggio organizzato, in quel caso è il tour operator a occuparsi di tutti i transfer. In caso di viaggio individuale, invece, ci sono diversi modi di sposarsi e tutti fanno parte dell’esperienza di viaggio. Uno di questi è a bordo dei bus notturni i cosiddetti sleeping bus, che sono una specialità vietnamita, pullman incredibilmente comodi con poltrone che diventano letti e fatti apposta per lunghe percorrenze. Sono economici e partono con regolare frequenza. Per chi viaggi con i bambini sono super consigliati, ne andranno matti.

Un altro modo di sposarsi è a bordo del treno, un modo molto pittoresco di attraversare il Vietnam. Uno di questi è il famoso Reunification Express, un convoglio che attraversa il paese tra villaggi, cittadine, colline verdeggianti, vaste risaie e paesaggi nebbiosi. Un’esperienza davvero unica. La ferrovia fu costruita nel 1881 e correva principalmente lungo la costa, percorrendo un tragitto di 1.772 miglia che collegava Hanoi a Ho Chi Minh City. I posti a sedere spaziano dalle carrozze letto ai sedili standard. Questo tipo di viaggio è perfetto per una coppia in cerca di romanticismo, ma anche per i bambini che non si annoieranno mai.

Infine, ci si può spostare, anche se solo per un breve tratto, in nave. La breve crociera sulla Baia di Ha Long di due o tre giorni è un’altra delle esperienze più consigliate da fare in Vietnam. Oltre a essere immersi nella meravigliosa baia circondati da migliaia di isole, si toccano alcune tappe altrimenti irraggiungibili, come la Sung Sot Cave, la Bight Cave – a bordo di un kajak o di una barca in bambù -, la paradisiaca Titov Island, la Lan Ha Bay, molto meno frequentata di Ha Long, e spiagge isolate come quella di Ba Trai Dao, mentre a bordo si fanno esperienze indimenticabili come ammirare il tramonto sulla baia, pescare o ascoltare sul ponte i racconti di un Paese che sa incantare.

Cosa vedere a Oulu, la città della Finlandia eletta Capitale Europea della Cultura 2026

È stata eletta Capitale Europea della Cultura: Oulu, in Finlandia, dista appena sessanta miglia dal Circolo Polare Artico e tra mare, luce e foreste cambia colore a ogni stagione. Vita slow, arte e innovazione sono il mix magnetico che ha reso questa meta tra le più ambite per il prossimo anno e non solo. Un luogo dove respirare aria pulita, perderti tra ponti di legno e scoprire quanto può essere cool il Grande Nord.

Cosa vedere a Oulu

Oulu è tra le mete inserite dal National Geographic nella lista The Best Places in the World to Travel to in 2026 e proprio per questo registrerà un boom di visitatori. Non molto distante dal Circolo Polare Artico, la cittadina nel nord della Finlandia sorge sulla foce del fiume Oulujoki e domina la regione dell’Ostrobotnia settentrionale.

Meno conosciuta della rinomata Helsinki, farà presto parlare di sé. Tra i principali luoghi da vedere a Oulu c’è la cattedrale costruita nel 1777 e poi distrutta durante un incendio, per arrivare ai giorni d’oggi con la ricostruzione in stile neoclassico firmata dall’architetto Engel.

Chi visita la Finlandia e raggiunge questa città non deve perdere una visita al mercato coperto Kauppahalli: l’edificio del 1901 alterna antiche botteghe di pesce, renne e dolci di bacche e mirtilli. Assaggiare è assolutamente fondamentale per vivere a pieno quella che è la cultura gastronomica del luogo.

A pochi chilometri dal centro, l’isola di Turkansaari è un viaggio nel tempo. Tra 44 edifici storici in legno, chiese del Seicento e vecchie fattorie, il museo all’aperto racconta la vita rurale dell’Ostrobotnia settentrionale. In estate, i profumi del legno e del fieno si mescolano al suono del fiume: pura poesia nordica. Un labirinto di isolette verdi collegate da ponti di legno bianchi, prati fioriti e corsi d’acqua cristallini: l’Hupisaaret Islands City Park è la versione finlandese del paradiso urbano: perfetto per passeggiare, andare in bici o semplicemente osservare la vita scorrere lenta.

Cosa vedere a Oulu
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Oulu, la Capitale Europea della Cultura 2026, è tutta da scoprire

Con oltre 4.000 specie di piante da tutto il mondo e due serre futuristiche a forma di piramide, i giardini botanici dell’università sono un luogo dove scienza e bellezza convivono. Un piccolo mondo tropicale nel cuore del Nord, ideale per una pausa verde tra una mostra e un festival.

Tra i motivi che spingono i viaggiatori a raggiungerla c’è la scoperta della rotta di Pohjola, il famoso percorso panoramico di 900 chilometri da scoprire, e l’imperdibile parco nazionale di Syöte, dove organizzare escursioni su slitte trainate da husky o praticare sci.

Oulu Capitale Europea della Cultura 2026

Nel 2026, Oulu diventerà ufficialmente Capitale Europea della Cultura, e l’intera città si prepara a brillare come non mai. Ma non aspettatevi solo mostre e concerti: qui la cultura è un’esperienza immersiva che unisce arte, natura, tecnologia e comunità.

Il progetto ha lo scopo di raccontare l’anima più autentica del Nord, mixando innovazione digitale e tradizione. Spaziando dall’Arctic Food Lab che fa scoprire i sapori tipici finlandesi con piatti a base di renna, salmone e bacche al festival di luce come Lumo Light Festival. C’è davvero tanto da scoprire.

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