Sarà aperto a Trieste il primo museo-stazione d’Italia. Ad annunciarlo è stato l’Ing. Luigi Cantamessa, Direttore Generale della Fondazione FS Italiane, che abbiamo avuto occasione di incontrare. E sarà un progetto unico in Italia e rivoluzionario.
Il museo nascerà dove oggi sorge l’area di Campo Marzio, la storica stazione ferroviaria triestina divenuta negli Anni ’80 un museo ferroviario, e, al suo interno, ospiterà non soltanto un nuovo museo con veri e propri convogli ferroviari di diverse epoche storiche, ma anche un ristorante, uno shop e persino un hotel.
La stazione
La stazione in stile Liberty, che all’epoca si chiamava Trieste Sant’Andrea, fu costruita nel 1906 dalle Ferrovie dell’Impero Austro‐Ungarico. Realizzata mediante l’interramento di un tratto di mare ai piedi del colle dal quale prende il suo nome, inizialmente aveva solo 6 binari che presto divennero 24. Quando nel 1923 andò sotto la gestione delle FS, la stazione fu denominata “Trieste Campo Marzio”.
Ufficio stampa TrenitaliaCome sarà la nuova Stazione di Trieste Campo Marzio
Nel corpo centrale si trovavano le sale riservate ai passeggeri vip, gli appartamenti dei ferrovieri e la zona ristoro. L’ala destra della stazione era destinata all’ingresso, all’attesa dei passeggeri in partenza di I, II e III classe, agli uffici e agli spazi postali. I restanti ambienti dell’ala sinistra erano sfruttati come spazi deposito/magazzino.
Pur essendo uno scalo di notevole capacità e, per quei tempi, modernamente attrezzato, con il primo dopoguerra l’importanza di Trieste Sant’Andrea diminuì. I servizi viaggiatori a lungo percorso diminuirono fino a cessare del tutto con la Seconda guerra mondiale. Il 31 dicembre 1958, la stazione perse anche il suo ultimo servizio viaggiatori. Così fu abbandonato anche fabbricato principale della stazione. Solo con l’apertura del Museo ferroviario nel 1984 le FS disposero il restauro parziale delle opere murarie esterne. Attualmente, il Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio è in fase di restauro da parte della Fondazione FS Italiane e non è accessibile al pubblico.
Ufficio stampa TrenitaliaL’attuale Museo ferroviario della Stazione Campo Marzio a Trieste
Dalla stazione, che sarà inaugurata nella primavera del 2027, partiranno treni diretti in Slovenia attraverso l’antico valico di Monrupino che collega Italia e Slovenia, sarà potenziato il collegamento tra Trieste Campo Marzio e Villa Opicina via Rozzol, con proseguimento su linea in esercizio fino a Trieste Centrale e sarà valorizzata l’antica fermata di Miramare, strategica per la possibilità di accesso diretto al celebre Castello.
Come ci ha spiegato Cantamessa, “avrà una quadruplice funzione”. Sarà innanzitutto una stazione da dove partiranno i treni per la Slovenia, e non solo. Oltre al museo dedicato interamente al mondo ferroviario, con un focus particolare sulla storia delle ferrovie del Friuli, della Venezia‐Giulia e delle terre, un tempo italiane, dell’Istria e della Dalmazia, avrà anche un ristorante, uno shop e persino un hotel a tema treno che sarà l’ultimo a essere aperto.
Ufficio stampa TrenitaliaLe locomotive storiche in mostra nel Museo Stazione Trieste Campo Marzio
Il Museo ferroviario
Il nuovo Museo ferroviario sarà ospitato in un braccio di questo affascinante edificio praticamente inutilizzato dagli Anni ’80 del Novecento. Infatti, nel 1984, grazie all’azione del gruppo del Dopolavoro Ferroviario, animato da volontari locali, era già stato aperto un museo che però è chiuso dal 2017 per un importante intervento di restauro: la Fondazione creerà un percorso espositivo unico e innovativo dove storia e futuro s’incontrano, divenendo un nuovo polo della cultura ferroviaria italiana ed europea, replicando il successo del celebre Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, in Campania che, ogni anno, attira oltre 260mila visitatori. Del museo fanno parte numerosi cimeli storici, dai plastici alle divise alle strumentazioni, che raccontano ogni aspetto della vita della ferrovia. All’esterno, lungo i quattro binari tronchi, si trovano anche dei rotabili storici unici nel loro genere, tra cui locomotive e carrozze austroungariche e tedesche ottenute come conto riparazione danni di guerra.
Ufficio stampa TrenitaliaL’interno del Museo Stazione Trieste Campo Marzio (rendering)
Il ristorante
Sopra i binari del treno, dove c’è una grande volta, aprirà un ristorante panoramico dove si potrà degustare un buon caffè (Trieste è famosa per il suo caffè) guardando il mare.
Ufficio stampa TrenitaliaCome sarà il ristorante con vista sui binari nella nuova Stazione Trieste Campo Marzio
Lo shop
Sotto ci sarà anche un’area dedicata alle attività culturali con un bookshop ferroviario, pezzi di modellismo e giocattoli.
L’hotel
L’ultima ala di Campo Marzio, “quella che era veramente distrutta, mai ricostruita dopo la guerra”, ha spiegato Cantamessa, sarà destinata a un hotel, ma non uno qualunque perché “dovrà rispondere a delle direttive ben precise cioè mantenere ogni dettaglio e caratterizzarlo “ferroviariamente”, un po’ come l’hotel di Gardaland. Quindi, ogni stanza avrà il tema del vagone letto, della carrozza Centoporte ecc (purtroppo non abbiamo ancora rendering da mostrare). L’albergo sarà l’ultima fase di questo grande progetto e sarà realtà entro due anni. “Sarà una meravigliosa esperienza immersiva nel mondo dei treni storici”, ha spiegato.
Le aperture delle diverse attività, quindi, saranno scaglionate: si partirà dal museo per poi passare al ristorante e allo shop fino all’inaugurazione del primo hotel ferroviario che dovrà essere ultimato entro il 2028 (una condizione resa necessaria dalla richiesta di fondi del PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, italiano).
Ufficio stampa TrenitaliaRendering della volta di cristallo della Stazione Trieste Campo Marzio
La bellezza passa sempre più spesso anche dalla tavola e la nuova selezione dei Prix Versailles ne spiega il motivo: il premio che annualmente celebra i 16 ristoranti più scenografici del mondo, svela infatti i migliori luoghi dove mangiare non solo dal punto di vista culinario, ma anche architettonico. I ristoranti si trasformano così in vere e proprie destinazioni di viaggio, tra design spettacolari, interni immersivi e cucine d’autore.
Dal Giappone agli Stati Uniti, passando per Hong Kong, Europa e Africa, questi ristoranti sono capaci di unire creatività e sostenibilità intelligente, dando vita a spazi in cui l’architettura dialoga con il paesaggio e con la cucina. Ecco tutti i ristoranti più belli del 2026 premiati.
Peridot – Hong Kong, Cina
Un locale surreale sospeso nel grattacielo The Henderson, uno dei più innovativi di Hong Kong: Peridot, progettato dallo Studio Paolo Ferrari, è universo verde e luminoso, con oltre 20.000 luci e superfici specchiate. Mixology, cibo vegano, arte e design (c’è anche un pianoforte completamente verde) si fondono in un’esperienza quasi onirica.
Più di 20mila luci nel ristorante verde Peridot
Nobu One Za’abeel – Dubai, Emirati Arabi Uniti
Sospeso a 100 metri d’altezza, lungo l’imponente passerella a sbalzo che collega le due torri del complesso One Za’abeel, il ristorante dello chef Nobu Matsuhisa unisce la tradizione giapponese alle influenze sudamericane: ogni dettaglio architettonico del progetto firmato da Rockwell Group, incarna perfettamente l’idea di un ponte tra culture diverse.
Di giorno, le viste panoramiche su Dubai trasformano il pasto in un’esperienza immersiva e coinvolgente, mentre la sera l’atmosfera cambia e inizia a brillare con DJ resident e ospiti internazionali che scandiscono il ritmo insieme ai cocktail d’autore.
Un cocktail bar che racconta una Parigi notturna filtrata attraverso Vienna. Le Fou si sviluppa come un percorso di stanze intime e teatrali, tra velluti, pietra, metalli patinati e luci soffuse nella lounge principale e nella Golden Lounge, più riservata. Nel progetto firmato dal fondatore Alexander Schrack e dall’interior designer Theresa Obermoser, il concetto di lusso non è legato all’ostentazione, ma alla qualità duratura dei materiali.
Tra legno alpino e design contemporaneo, Monti reinterpreta lo spirito delle montagne svizzere con eleganza essenziale, tra legno, tessuti e artigianato locale che qui vengono reinterpretati in chiave elegante e minimale. Firmato da Jakob Sprenger e dalla creative director Antonia Crespí, il ristorante fonde cucina italiana e atmosfera conviviale con vista sulle Alpi.
Nel grattacielo firmato Zaha Hadid Architects, Akira Back è energia pura. AB Concept disegna uno spazio dinamico, tra linee morbide, luci scultoree, legno e altri dettagli materici. La cucina fusion dello chef ex snowboarder diventa così un’esperienza multisensoriale sospesa sulla città.
Si traduce letteralmente come “nuvola di fiori” ed è a tutti gli effetti un luogo ispirato ai sakura giapponesi. HBA firma un ambiente intimo di Hana no Kumo con 24 posti, legno chiaro, carta washi e luce rosa, che trasformano il kappou in una scena sospesa tra ritualità e contemplazione.
Nel cuore della nuova Maison Dior a Pechino, nel distretto di Sanlitun, Anne-Sophie Pic costruisce un dialogo tra couture e cucina. Il progetto, inserito nell’architettura di Christian de Portzamparc, intreccia arte, fotografia e accenti rossi simbolo di energia e vita. Ebano, onice e petali scolpiti definiscono il bar, mentre la terrazza allarga i confini tra Parigi e la California.
Nel deserto egiziano, Escā Playa sembra scolpito dal vento e dal sole. L’architetto Mohamed Badie disegna una struttura organica tra sabbia e roccia, dove interno ed esterno si confondono in un paesaggio primitivo e contemporaneo allo stesso tempo.
Dentro la Finlandia Hall di Alvar Aalto, affacciata sulla baia di Töölönlahti, il bistro firmato Fyra gioca sul dialogo tra eredità e contemporaneità. Materiali originali e nuove stratificazioni costruiscono un’atmosfera sobria, elegante e profondamente nordica.
Nel cuore di Mayfair, all’interno dell’ex sede dell’Ambasciata americana, Carbone reinterpreta il glamour Anni ’50 delle supper club americane. Ken Fulk ha costruito un teatro scenografico tra velluti, mosaici, boiserie laccate e una grande scalinata dipinta che accompagna verso un’esperienza immersiva e spettacolare. Non mancano opere contemporanee di artisti come René Ricard (1946–2014), Lola Montes e Ai Weiwei.
Tra immense distese di vigneti e foreste, Rosso è un incontro tra Italia meridionale e India. Lo studio Humming Tree disegna un ambiente caldo e materico, dove marmo verde e legno scolpito richiamano la tradizione mediterranea in un contesto naturale immersivo e dai toni caldi all’interno dell’Hotel Irada.
Situato in posizione privilegiata sulla piazza principale di Mareterra, nuovo quartiere di Montecarlo ricavato dal mare, Marlow è un club contemporaneo che richiama la presenza storica dei viaggiatori inglesi in Riviera a partire dalla metà del XVIII secolo. L’artista e architetto Hugo Toro ha creato un universo narrativo tra salotti e stanze tematiche, dove ogni spazio sembra una scena raccolta e teatrale. Nel piatto, i grandi classici britannici vengono riletti in chiave contemporanea, dando vita a un nuovo lifestyle culinario.
Lucia porta a Los Angeles per la prima volta la cultura afro-caraibica in chiave contemporanea. Il progetto, firmato Preen Inc., vede un ambiente notturno con un’atmosfera da clubhouse, tra colori tropicali, texture ricche e dettagli scultorei ispirati a conchiglie e palme. Un ristorante che è anche spazio culturale e sonoro: il DJ, visibile attraverso il vetro fumé della cucina, accompagna la serata con un mix di rap, hip-hop e sonorità della tradizione caraibica.
Monsieur Dior by Dominique Crenn – Beverly Hills, USA
Sopra Rodeo Drive, Dior incontra la cucina di Dominique Crenn. Peter Marino firma uno spazio luminoso ispirato ai giardini di Provenza, dove arte, couture e natura si fondono in una terrazza sospesa sulla California: si trova infatti al terzo piano della nuova House of Dior di Beverly Hills.
Minimalismo giapponese e teatralità contemporanea si incontrano da Mottai, a sud di Miami. Lo chef Brian Nasajon, in collaborazione con Saladino Design Studios, ha realizzato uno spazio attorno a un sushi bar centrale, dove la cucina diventa performance e il gesto dello chef parte dell’esperienza.
Quello che si vive da Amura by Ángel León (conosciuto come lo “chef del mare”) è un viaggio tra oceani e biodiversità. Firmato da Tristan du Plessis, è un ristorante che trasforma la cucina marina in un’esperienza immersiva tra alghe, luci profonde e atmosfere ispirate alla straordinaria biodiversità della costa di Cape Town, dove si incontrano l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano.
Il Castello di Santa Severa è uno dei luoghi storici più affascinanti del litorale laziale, situato a pochi chilometri a nord di Roma nel comune di Santa Marinella. Affacciato direttamente sul Mar Tirreno, rappresenta un raro esempio di complesso monumentale rimasto intatto nel tempo e oggi valorizzato come spazio multifunzionale.
La sua posizione panoramica e la lunga storia che lo caratterizza lo rendono una meta ideale per chi desidera unire cultura, mare e archeologia in un’unica visita. Il castello è facilmente riconoscibile per la sua imponente struttura che domina la costa e racconta secoli di trasformazioni storiche e sociali.
La storia del Castello di Santa Severa
Il Castello di Santa Severa sorge sul sito di Pyrgi, città portuale collegata all’antica Caere (Cerveteri) fondata tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C.. Durante il III secolo a.C., attraverso la romanizzazione del territorio costiero, su una parte del sito etrusco venne fondato il castrum romano di Pyrgi. In epoca medievale il sito venne poi trasformato in borgo conosciuto come Castellum Sanctae Severae mentre il castello venne costruito nel XIV secolo.
Nel corso dei secoli il castello passò attraverso vari proprietari fino a diventare un presidio strategico dello Stato Pontificio lungo la costa laziale. Dopo un periodo di massimo splendore raggiunto nel Seicento, il Castello ebbe una lenta decadenza fino a essere utilizzato come postazione militare strategica dai tedeschi nel 1943.
Visitare il Castello
Oggi il Castello di Santa Severa è un importante spazio multifunzionale che ospita mostre, eventi e percorsi espositivi. La visita permette di esplorare le antiche mura, le torri e il cortile interno, oltre al Museo del Mare e della Navigazione Antica che racconta il legame tra il castello e il Mediterraneo.
Il complesso offre anche aree verdi, spazi per eventi all’aperto e un’area archeologica che testimonia le origini antiche del sito.
iStockIl Castello di Santa Severa è uno spazio multifunzionale
Eventi estivi al Castello di Santa Severa
Durante l’estate il Castello diventerà il cuore pulsante della cultura del Lazio grazie alla rassegna “Vivi il Castello di Santa Severa 2026”, promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea con la direzione artistica di ATCL – Circuito Multidisciplinare del Lazio.
Dal 1 giugno al 30 agosto il grande prato ai piedi della fortezza ospiterà un fitto calendario di appuntamenti tra musica, teatro, cinema, letteratura e arte contemporanea.
La stagione si apre con la mostra “Happy Birthday to You Marilyn Monroe”, un omaggio alla diva hollywoodiana con oltre cento opere tra cui lavori di Andy Warhol e altri artisti internazionali, che raccontano il mito e la fragilità di Marilyn.
Il programma musicale include concerti di artisti come Fabrizio Moro, Ermal Meta, Alex Britti, Stadio, Gaia e Alexia, oltre a eventi dedicati al jazz, allo swing e alla lirica. Spazio anche ai giovani talenti con il contest LazioSound e ospiti speciali come Noemi.
Il teatro propone spettacoli per famiglie e grandi nomi della scena italiana, mentre il cinema all’aperto alterna classici Disney e commedie italiane. Non mancano danza, talk di attualità, incontri letterari con “Libri e Calici”, iniziative enogastronomiche e visite guidate.
Per maggiori informazioni, visitare il sito ufficiale del Castello di Santa Severa.
Dove si trova e come raggiungerlo
Il Castello di Santa Severa si trova sulla costa tirrenica del Lazio, nel comune di Santa Marinella, a circa 50 chilometri da Roma. È facilmente raggiungibile sia in auto tramite la SS1 Aurelia, sia in treno grazie alla linea ferroviaria regionale con fermata Santa Severa Nord.
Per anni l’aeroporto è stato sinonimo di panini tristi (anche se molto più cari che altrove), code infinite e caffè per niente memorabili bevuti di corsa prima dell’imbarco. Ma qualcosa sta cambiando, tanto che sempre più hub internazionali stanno trasformando l’attesa dei viaggiatori in un’esperienza gastronomica vera e propria, con ristoranti firmati da chef celebri, food hall curate e specialità locali che valgono quasi il viaggio da sole.
A confermarlo è la nuova classifica dei migliori aeroporti al mondo per mangiare e bere nel 2026, stilata da Food & Wine attraverso un panel di oltre 400 chef, travel expert, giornalisti e professionisti del settore. Il risultato è una top 10 globale che mescola Asia, Europa, Medio Oriente e Sud America, dove fare scalo non è più una punizione ma un piccolo lusso.
La Gran Vía è senza dubbio la strada più famosa di Madrid, una delle principali arterie della capitale spagnola. Costruita all’inizio del Novecento per volere di Alfonso XIII, qui sono presenti alcuni degli edifici più belli della città. Tra questi, ad angolo con Calle de Alcalá, compare anche il celebre Metropolis: nato nel 1911, la bellezza dei suoi interni è rimasta riservata ai pochi fortunati dipendenti degli uffici amministrativi che hanno lavorato nell’edificio per oltre un secolo.
Da gennaio 2026, invece, la storia del Metropolis cambia rotta. Per la prima volta dalla sua inaugurazione, aprirà finalmente le sue porte al pubblico (e ai turisti) con ristoranti, un club e un hotel.
Il celebre Metropolis tra le aperture più attese dell’anno
Chi è stato a Madrid lo sa bene: la facciata del Metropolis rappresenta appieno la grandezza e lo sfarzo che contraddistingue la Gran Vía. Finora, però, ci siamo sempre dovuti accontentare di fotografare solo i suoi esterni, lasciando all’immaginazione la maestosità dei suoi interni. Dal 21 gennaio 2026, finalmente, le sue porte saranno aperte a tutti.
Dopo diversi anni di lavori di ristrutturazione, l’edificio è stato riconvertito in un boutique hotel di lusso con spa, club privato e diversi ristoranti. Sono stati puliti e restaurati cornicioni, modanature e sculture; sono stati rimossi gli elementi aggiunti in decenni di usi successivi; è stata rispettata la silhouette inconfondibile della cupola coronata dalla figura alata. È stata riabilitata anche la monumentale scala d’accesso da Calle de Alcalá, che tornerà a essere uno dei segni distintivi dell’ingresso.
Anche la terrazza e la cupola, finora territorio invisibile per il comune cittadino, sono destinate a diventare un’altra delle attrazioni della città. Il Piano Speciale ne permette l’uso ricreativo legato all’hotel e l’intervento ha integrato vegetazione, ringhiere leggere e percorsi che renderanno possibile affacciarsi su una delle viste panoramiche più ambite di Madrid.
Per creare l’hotel, è stata adottata una visione di lusso selettiva e controcorrente. La scelta è quella di un boutique hotel senza concessioni alla quantità: solo 19 camere, tutte di altissima gamma, pensate come rifugi privati dove il comfort, il design e il servizio su misura concorrono a creare un’esperienza profondamente intima, nel pieno centro di Madrid. Ogni ambiente è concepito per dialogare con l’anima storica dell’edificio, reinterpretandola in chiave contemporanea attraverso materiali ricercati, soluzioni architettoniche eleganti e un’attenzione quasi maniacale al dettaglio.
Nel “ventre” del palazzo prende forma una spa esclusiva, volutamente sottratta allo sguardo dei passanti: un santuario di benessere che si sviluppa come un’oasi silenziosa e raccolta, dedicata al relax e alla rigenerazione degli ospiti. A completare l’esperienza, è stato progettato una rete articolata di spazi gastronomici destinati a raccontare il panorama culinario madrileno.
Cuore pulsante dell’intero progetto è il Club Metrópolis, concepito come un autentico club privato per soci, con un calendario che supera i 200 eventi all’anno. Mostre d’arte, performance dal vivo, appuntamenti culturali ed esperienze gastronomiche trasformeranno l’edificio in un punto di incontro esclusivo, capace di attrarre tanto la comunità locale quanto una clientela internazionale.
Infine, ci sarà anche la terrazza panoramica che offrirà una delle viste più suggestive della capitale, dalla Puerta del Sol alla fontana di Cibeles.
iStockL’edificio più fotografato di Madrid diventa un hotel di lusso
Sono stati annunciati a Parma il 19 novembre, al Teatro Regio, i riconoscimenti più prestigiosi della cucina italiana: le Stelle Michelin inserite nella guida più consultata al mondo, nella sua settantunesima edizione. Tra conferme, new entry e sorprese, ad essere premiati sono stati tanti ristoranti da Nord a Sud Italia che si sono distinti nel panorama culinario d’eccellenza.
I nuovi ristoranti una Stella Michelin
La cucina italiana non smette mai di affascinare. In attesa del suo riconoscimento come Patrimonio immateriale dell’UNESCO, e dopo la nomina dei migliori ristoranti per qualità-prezzo, come ogni anno si celebrano le eccellenze del Belpaese che conquistano (e confermano) una, due o tre Stelle Michelin.
In particolare, sono 22 i nuovi ristoranti che quest’anno hanno conquistato una Stella Michelin e che entreranno nella celebre “rossa” 2026.
Di seguito la lista:
Porcino, a Badia (BZ),
Capogiro, Baja Sardinia (SS),
Ufficio StampaPiatto del ristorante Capogiro del 7PinesHotel di Baja Sardinia
Zunica 1880, Sant’Omero (TE),
La petite bellevue, Cogne (AO),
Casa Bertini, Recanati (MC),
Da Lucio, Rimini,
Senso Lake Garda Alfio Ghezzi, Lago di Garda (BS),
Luca’s by Paulo Airaudo, Firenze,
Ufficio StampaRistorante Luca’s by Paulo Airaudo, a Firenze
Sciabola, Forte dei Marmi (LU),
Umberto A Mare, Forio/Ischia,
Cavallino, Maranello (MO),
Abba, Milano,
Procaccini, Milano,
Agli amici dopolavoro, Venezia/Isola delle Rose,
Il ristorante Alain Ducasse, Napoli,
Olio, Origgio (VA),
Ineo, Roma,
La Terrazza, Roma,
Ufficio StampaRistorante La Terrazza, con vista su Roma
Quellenhof Gourmetstube 1897, San Martino in Passiria (BZ),
A passare da una a due stelle Michelin sono due realtà: si tratta del ristorante Famiglia Rana di Oppeano (Verona), la cui cucina è guidata dallo chef Francesco Sodano, e de I Tenerumi dello chef David Guidara a Vulcano (Messina).
Ufficio stampaRezzano Cucina e Vino di Sestri Levante conquista il prezioso primo macaron Michelin
I tre Stelle Michelin
Quest’anno tutti i 14 ristoranti che avevano già tre stelle Michelin sono stati confermati anche nella selezione 2026, ma c’è anche una new entry: La Rei Natura di Michelangelo Mammoliti a Serralunga d’Alba (Cuneo) è il nuovo ristorante tristellato italiano inserito nella prestigiosa Guida Michelin.
Di seguito la lista dei 15 ristoranti tre Stelle Michelin inseriti della guida 2026:
Anche nell’edizione 2026 sono state assegnate le Stelle Verdi Michelin ai ristoranti che si distinguono per il loro profondo impegno nella gastronomia sostenibile, ponendo particolare attenzione all’etica e all’ambiente. Ad essere premiate sono le buone pratiche messe in atto da ristoranti e curatori verso la riduzione deglisprechi, il lavoro con fornitori locali e l’uso di risorse rinnovabili.
Quest’anno, le Stelle Verdi sono state assegnate a 5 ristoranti italiani:
Oltre alle Stelle Verdi, sono stati assegnati anche altri importanti premi speciali: il premio Michelin Service Award, per il migliore servizio di sala, vinto da Giulia Tavolaro, del Maxi di Vico Equense; il premio Michelin Sommelier Award, vinto da Ivana Capraro, di Castel Fine Dining, a Tirolo (BZ); il premio Opening of the Year Award, vinto da Gian Marco Bianchi de Al Madrigale nuova cucina rurale, di Tivoli; il premio Young Chef Award, vinto da Mattia Pecis, di Cracco Portofino.
La Guida Michelin Italia 2026 – 71esima edizione – verrà presentata a Parma il 19 novembre, e con essa torna l’attesa selezione dei ristoranti Bib Gourmand ovvero quei locali dove è possibile gustare piatti di qualità senza spendere cifre esorbitanti.
Questo riconoscimento, segnato dall’iconica faccina sorridente dell’Omino Michelin che si lecca i baffi, rappresenta un punto di riferimento per chi cerca un’esperienza gastronomica soddisfacente a un prezzo contenuto. La nuova edizione della guida conferma la vitalità della ristorazione italiana e offre una panoramica aggiornata delle eccellenze regionali accessibili a tutti.
Bib Gourmand 2026: cosa sono
I ristoranti Bib Gourmand sono quelli che coniugano qualità, creatività e prezzo contenuto, proponendo menu completi senza sorprese per il portafoglio. La selezione non si limita a premiare la convenienza economica, ma valorizza la passione per la cucina, la cura degli ingredienti e la capacità di offrire un’esperienza autentica e piacevole.
La Guida Michelin 2026 (che ha nominato i nuovi ristoranti stellati) evidenzia come la tradizione e la modernità possano convivere nello stesso piatto, creando percorsi gastronomici originali e accessibili. Nell’edizione 2026 i Bib Gourmand sono complessivamente 255, un leggero aumento rispetto ai 250 dell’anno precedente.
Tra questi, 24 sono nuove aggiunte, scelte dai critici della “rossa” per la qualità della proposta culinaria e il rapporto qualità-prezzo. Alcuni di questi locali erano già monitorati durante l’anno e ora ricevono ufficialmente la distinzione.
Dal punto di vista geografico, i nuovi Bib Gourmand si distribuiscono lungo tutta Italia: quattro in Piemonte, tre in Liguria e in Sicilia, due in Emilia-Romagna, Toscana e Campania, e una presenza in Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Umbria, Lazio, Puglia, Basilicata e Calabria. Le regioni con più Bib Gourmand complessivi restano Emilia-Romagna e Piemonte con 34 locali ciascuna, seguite da Toscana (26), Lombardia (23) e Veneto (18).
Questa varietà territoriale permette a turisti e appassionati di programmare veri e propri itinerari culinari, passando dai piatti di mare della Liguria alle specialità di terra dell’Emilia-Romagna, fino alle proposte innovative del Sud Italia. Come spiegato dagli organizzatori, i Bib Gourmand sono “l’occasione perfetta per scaldarsi con un tour gastronomico attraverso l’Italia, tra tavole golose e prezzi contenuti”.
I 24 nuovi ristoranti Bib Gourmand
Ecco l’elenco completo delle nuove realtà segnalate nella Guida Michelin 2026, tra proposte tradizionali e interpretazioni moderne della cucina italiana:
Questi locali offrono esperienze culinarie che combinano sapori autentici e tecniche moderne: dalla griglia di Norcia al pesce povero con preparazioni fresche di Salerno, dalle ricette tradizionali ma rivisitate di Livorno alle proposte di cucina schietta di Parma. La selezione dimostra come sia possibile mangiare bene, esplorando la cucina italiana a prezzi ragionevoli, senza rinunciare alla qualità e all’originalità.
L’Italia del gusto si conferma protagonista, non solo a tavola, ma anche come motore culturale e innovativo del Paese. Le nuove Guide de L’Espresso celebrano chef, ristoranti e produttori che trasformano cibo e vino in esperienze autentiche, raccontando l’identità italiana attraverso sapori, profumi e tradizioni che parlano al mondo.
La 46esima edizione delle Guide ha nominato nuove eccellenze e riconfermato quelle che negli anni si sono sapute distinguere nel mondo dell’enogastronomia italiana: 21 ristoranti hanno conquistato i 5 Cappelli, e 6 hanno raggiunto il punteggio massimo di 20 su 20, mentre 7 cantine hanno ottenuto 110 cum laude.
Tra i protagonisti anche lo chef Antonino Cannavacciuolo con Villa Crespi, che per la prima volta conquista i 5 Cappelli e il voto massimo. Altri premi? Tra le top chef donne spicca Jessica Rosval, mentre il riconoscimento come outsider dell’anno va a Gipponi e il miglior produttore Under 40 va a Casanova di Neri. Vediamo tutti i premi consegnati alle eccellenze dell’Ottava arte nel Belpaese.
Ristoranti 5 Cappelli
Tra i ristoranti premiati quest’anno da L’Espresso, 6 hanno ottenuto il massimo dei voti, ovvero 20 su 20. Quali sono? Osteria Francescana di Massimo Bottura, Cracco di Carlo Cracco, Reale di Niko Romito, Duomo di Ciccio Sultano e, per la prima volta, anche Villa Crespi di Antonino Cannavacciuolo e Madonnina del Pescatore di Moreno Cedroni.
Di seguito la lista completa dei ristoranti che hanno conquistato 5 Cappelli, nella quale spiccano (solo) tre chef donne alla guida: Antonia Klugmann (L’Argine a Vencò), Jessica Rosval (Al Gatto Verde) e Nadia Santini (Dal Pescatore).
Villa Crespi, Orta San Giulio (Novara) — Antonino Cannavacciuolo
Antica Corona Reale, Cervere (Cuneo) — Gian Piero Vivalda
Piazza Duomo, Alba (Cuneo) — Enrico Crippa
Cracco, Milano — Carlo Cracco
Dal Pescatore Santini, Canneto sull’Oglio (Mantova) — Nadia Santini
D’O, Cornaredo (Milano) — Davide Oldani
Da Vittorio, Brusaporto (Bergamo) — Chicco e Bobo Cerea
Passando al mondo del vino, sono 7 le cantine che quest’anno hanno ricevuto il “110 cum laude”, il voto più alto conferito dalla Guida. Si va da Serralunga d’Alba in Piemonte a Castiglione d’Orcia in Toscana, da Castiglione di Sicilia a Trento: ecco le cantine premiate.
Elvio Cogno, Novello (Cuneo) – Barolo DOCG Ravera 2021 e Barolo DOCG Ravera Riserva Vigna Elena 2019
Tra i protagonisti dei premi gastronomici italiani, Nicola Dell’Agnolo de Il Luogo di Aimo e Nadia è stato incoronato Miglior Maître, mentre Massimo Bottura ha conquistato il premio Miglior Abbinamento Cibo-Vino con La Contadina e il Trebbiano d’Abruzzo DOP Fonte Canale 2022.
Non sono mancati riconoscimenti a figure di spicco: Nicoletta Gargiulo (O Me o il Mare) Miglior Sommelier, Mariella Organi (Madonnina del Pescatore) Migliore Team di Sala, Luca Adobati (Casa Romano) Miglior Giovane Chef e Achilli al Parlamento Miglior Carta dei Vini. Tra i premi speciali, spiccano il Miglior Outsider a Alberto Gipponi (Dina), il Miglior Spumante a Ferrari Trento e il Miglior Produttore Under 40 a Casanova di Neri.
Nel mondo dei viaggi e dell’ospitalità, le recensioni online sono diventate una bussola imprescindibile: orientano i turisti nelle scelte e influenzano la reputazione di hotel, ristoranti e attrazioni. Ma tra commenti autentici e giudizi pilotati, il confine è spesso labile.
Per questo, con l’arrivo di un nuovo codice di condotta europeo, si apre una stagione all’insegna di maggiore trasparenza e affidabilità. Un cambiamento che promette di tutelare i viaggiatori, offrendo strumenti per decisioni più consapevoli, e di proteggere le imprese del settore da recensioni false o scorrette.
Il nuovo codice di condotta contro le recensioni false
Il nuovo codice di condotta, promosso dalla Commissione europea e sviluppato insieme a piattaforme digitali e operatori del settore ricettivo, punta a rendere le recensioni online più affidabili e verificabili, coinvolgendo non solo hotel, ma anche B&B e altre strutture turistiche. “Si tratta di un passo importante per rafforzare la fiducia dei viaggiatori e garantire un turismo competitivo e di qualità” ha commentato la ministra del turismo Daniela Santanchè, ricordando come l’Italia abbia fatto da apripista su questo fronte, regolamentando il fenomeno prima di altri Paesi europei.
Già a giugno, infatti, Bruxelles aveva espresso pieno sostegno al disegno di legge italiano contro le recensioni fraudolente, inserito nel ddl annuale per le piccole e medie imprese e oggi all’esame del Parlamento, riconoscendo il valore del modello normativo italiano come riferimento per l’intera Unione. L’introduzione di standard comuni a livello europeo rappresenta ora un ulteriore passo in avanti anche per le imprese del turismo, che potranno contare su regole chiare e condivise.
Recensioni autentiche per un turismo più trasparente
L’obiettivo del nuovo codice di condotta europeo è quello di distinguere con chiarezza le opinioni reali di chi ha effettivamente soggiornato in una struttura da quelle di utenti che non ne hanno fatto esperienza diretta. D’altronde, secondo un’analisi del Centro studi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le recensioni online influenzano l’82% delle prenotazioni degli alloggi e il 70% delle scelte dei ristoranti.
Un cambiamento che, secondo la Commissione europea, renderà i viaggiatori più consapevoli al momento della prenotazione. “Recensioni affidabili sono essenziali per la fiducia nel turismo. Con questo nuovo Codice di Condotta alziamo gli standard in tutta Europa, garantendo che solo gli ospiti autentici possano lasciare commenti: informazioni più chiare, eque e attendibili per tutti” ha spiegato il commissario europeo Apostolos Tzitzikostas.
Sulla stessa linea anche Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet Confesercenti, che accoglie positivamente l’impegno dell’Ue a rafforzare l’affidabilità del sistema e limitare lo spazio a recensioni anonime o false: “Un passo avanti fondamentale per restituire trasparenza e fiducia. Ora serve lavorare anche sull’identificazione, così da chiudere definitivamente la stagione dell’anonimato e garantire regole chiare e sicure per tutti”.
C’è un angolo di Salento dove il mare sembra uscito da una cartolina tropicale: Torre Lapillo, frazione di Porto Cesareo. Sì, risulta piuttosto frequentata e in alcune giornate diventa difficile persino trovare un proprio angolino, ma nonostante questo è uno di quei posti che entrano sotto pelle. La spiaggia lunga, di sabbia chiara e fine, è bagnata da un’acqua così trasparente che sembra brillare di luce propria quando baciata dal sole.
Tuttavia, la verità è che Torre Lapillo non è solo mare. C’è una torre del Cinquecento che veglia sulla baia, costruita per difendere la costa dalle incursioni turche, che oggi fa da sfondo perfetto per le foto al tramonto. Intorno, ristorantini semplici ma autentici dove mangiare pesce fresco e piatti salentini veri, ma senza alcun tipo di lusso ostentato.
Dove si trova e come arrivare a Torre Lapillo
L’affascinante Torre Lapillo si trova sulla costa ionica della Puglia, in provincia di Lecce, ed è una frazione di Porto Cesareo. È famosa per le sue spiagge di sabbia bianca e il mare cristallino, ma nei fatti è un piccolo borgo turistico, molto amato d’estate ma praticamente deserto fuori stagione.
Per arrivarci in macchina, se si viene da nord o dal centro Italia, il modo più semplice è prendere l’autostrada A14 fino a Bari, poi proseguire sulla SS16 verso Lecce. Da Lecce bisogna seguire le indicazioni per Porto Cesareo e poi per Torre Lapillo, che dista circa 20 km. Se si arriva da sud, si può uscire a Taranto e poi prendere la SS7 fino a Lecce e da lì seguire le stesse indicazioni.
Per chi viaggia in treno, la stazione più vicina è quella di Lecce, da cui si può salire a bordo di un autobus o un taxi fino a Torre Lapillo. Gli autobus però non sono frequenti e il servizio non è il massimo.
Seppur molto frequentata, non si può negare che la Spiaggia di Torre Lapillo è una delle perle del Salento: si estende per circa 4 km lungo la costa ionica con sabbia fine e chiara e un mare cristallino che degrada dolcemente, perfetto per famiglie e chi ama fare lunghe passeggiate in acqua bassa.
Vi basti pensare che la sensazione che si avverte quando si immerge la testa nelle sue acque è quella di essere inondati di luce. La parte più animata si trova vicino alla Torre di San Tommaso, un’antica struttura che fa un po’ da simbolo del posto. In questa zona sono presenti diversi lidi attrezzati con ombrelloni, lettini, bar e qualche ristorante dove fermarsi per un pranzo o un aperitivo.
In piena estate, soprattutto a luglio e agosto, i prezzi salgono e la spiaggia si riempie in fretta: niente di nuovo per chi conosce la zona ed è abituato a viaggiare in Italia durante l’alta stagione. Ma se si desidera un po’ di tranquillità e non ci si vuole ritrovare attaccato all’asciugamano del vicino, conviene arrivare presto, anche prima delle 9, oppure puntare sul tardo pomeriggio, quando la maggior parte delle persone inizia ad andarsene.
Se si sceglie la spiaggia libera, invece, occorre giocare d’anticipo: i posti migliori spariscono in un attimo e, nei giorni clou, trovare uno spazio decente può rivelarsi piuttosto complicato. Un altro dettaglio da tenere in considerazione è il vento di Scirocco: quando soffia, porta con sé onde più alte e solleva la sabbia, rendendo la giornata meno piacevole. In questi casi, il trucco è spostarsi verso spiagge più riparate e rimandare la visita a Torre Lapillo ad altri momenti.
Fuori da queste condizioni, infatti, la spiaggia è ottimale non solo per prendere il sole, ma anche per fare snorkeling, windsurf o gite in kayak, con l’acqua limpida che permette di vedere pesci e fondali senza difficoltà. Insomma, Torre Lapillo è un posto semplice, e proprio per questo conserva un fascino autentico e una bellezza naturale che rimangono dentro.
Quanto costa un ombrellone a Torre Lapillo?
Nel 2025, a Torre Lapillo il costo per un ombrellone con due lettini cambia parecchio a seconda del periodo e del tipo di stabilimento: a giugno e settembre si parte dai 15-20 euro al giorno nei lidi più economici, a luglio si sale intorno ai 25-30 euro, mentre ad agosto, il mese più caro, si può arrivare anche a 35-50 euro, soprattutto nei lidi più rinomati.
Ci sono posti in cui per un ombrellone in prima fila con servizi extra, si può spendere fino a 95 euro al giorno, ma sono presenti anche lidi più accessibili con costi intorno ai 25 euro a luglio. Prenotare in anticipo è fondamentale per non restare senza posto o per trovare tariffe migliori, soprattutto in alta stagione, e bisogna considerare che molti stabilimenti includono nel prezzo servizi come docce, parcheggio e ristoranti, che però fanno salire il conto.
Spiagge libere e angoli poco noti
Se si preferisce risparmiare, la spiaggia libera è sempre un’opzione, anche se senza i comfort degli stabilimenti attrezzati. Per esempio, a disposizione ci sono la spiaggia libera centrale e alcuni tratti tra i lidi. Ma non è finita qui, perché se da Torre Lapillo ci sposta verso nord in direzione Punta Prosciutto, il mare resta fantastico ma gli stabilimenti lasciano spazio ad arenili più ampi e meno affollati, frequentati soprattutto dai locali che vogliono godersi il mare senza spendere troppo.
È bene sapere, tuttavia, che non ci sono bar, né bagni o parcheggi organizzati, quindi bisogna arrivare presto e portarsi tutto. Il bello è che in questi tratti, tra famiglie con tavolini da campeggio e chiacchiere in dialetto, si respira un Salento più autentico, lontano dal caos e dai prezzi alti dei lidi più turistici.
I borghi da visitare vicino a Torre Lapillo
Dopo aver trascorso qualche ore in spiaggia, vale la pena fare un salto anche nei diversi borghi e cittadine che si trovano nelle vicinanze di Torre Lapillo. Porto Cesareo, per esempio, è la punta di diamante della zona, grazie al suo porto pittoresco, un lungomare vivace con ristorantini di pesce freschissimo e una vita notturna che, qualora lo si desideri, fa dimenticare la calma di Torre Lapillo. È il top per alternare giornate di mare a serate un po’ più animate senza allontanarsi troppo.
A pochi chilometri c’è anche Nardò, un centro storico elegante e meno turistico, dove passeggiare tra piazze, chiese barocche e palazzi antichi, godendo di un’atmosfera più autentica e rilassata, ideale per rinfrescarsi dalla calura estiva.
Poi c’è Gallipoli, un po’ più distante ma che in estate è una tappa obbligata per chi ama le spiagge belle, ma anche locali, mercatini e un centro storico da cartolina affacciato sul mare. Infine, non sottovalutate Avetrana o Manduria, paesi più piccoli ma con tradizioni salentine genuine, feste popolari, sagre estive e quel calore umano che solo le comunità locali sanno dare.
iStockVeduta dall’alto della Spiaggia di Torre Lapillo
E se vi dicessimo che esiste un luogo che sa coniugare perfettamente tutto ciò che desideriamo da una vacanza estiva? Parliamo, chiaramente, di spiagge mozzafiato e acque azzurre e cristalline, di ristoranti e offerte culinarie succulente, di negozi e botteghe di ogni genere per gli amanti dello shopping e di movida. Tutto questo in una sola città, che offre ancora molto altro, è che è situata su un’isola ad appena un’ora dall’Italia. Stiamo parlando di St Julian’s.
Conosciuta anche con i nomi di San Giuliano e San Ġiljan, questa deliziosa città maltese è situata lungo la costa dell’isola a nord della capitale La Valletta. St Julian’s non ha bisogno di molte presentazioni perché la sua fama, soprattutto per la vita notturna, l’ha trasformata con il tempo in una vera e propria mecca per tutti gli amanti della movida.
Ma la città è molto più di locali e discoteche, anche se quelle valgono da sole un viaggio. St Julian’s, infatti, vanta una posizione privilegiata, vista mare, e ospita una delle baie più suggestive di tutta l’isola di Malta. Se avete quindi in mente di fare un viaggio in questa destinazione ecco tutte le cose imperdibili da fare e da vedere.
St Julian’s: dove si trova e come raggiungere la città del divertimento a Malta
Situata a nord de La Valletta, St Julian’s è raggiungibile facilmente dalla capitale in circa venti minuti. È possibile muoversi in auto, oppure salire a bordo delle diverse linee che collegano la città agli altri punti dell’isola come Silema, Mdina, Rabat, Bugibba, Mellieħa e Golden Bay. St Julian’s è collegata anche con l’aeroporto di Malta dalle linee TD2 e TD3 che conducono in città in circa 25 minuti.
Come anticipato, si tratta di una delle destinazioni più celebri dell’isola, nonché una delle mete più frequentate dai giovanissimi per la dinamica vita notturna. Sebbene però la città sorge in un’area che è rimasta pressoché disabitata fino al XIX secolo, St Julian’s presenta oggi numerose attrattive per chi non cerca solo svago notturno ma anche un po’ di cultura, di storia e soprattutto spiagge e panorami mozzafiato.
iStockIl mare azzurro che bagna la costa dove sorge St Julian’s
Cosa fare e cosa vedere a St Julian’s
Tappa imperdibile per chi giunge fin qui è l’area conosciuta con il nome di Paceville, traboccante di ristoranti, di bar, di discoteche e di locali notturni. La fantastica night life di St Julian’s attira ogni anno migliaia di giovani turisti anche grazie ad alcuni tra i DJ-set più esclusivi d’Europa, e non solo nel corso della stagione estiva. Il mite clima maltese, infatti, la rende una meta molto visitata anche in primavera e in autunno.
San Giuliano ospita, inoltre, uno tra i più grandi e importanti casinò dell’isola di Malta, il Dragonara Casinò, situato all’interno di un prestigioso edificio ottocentesco perfettamente conservato e che costituisce una delle attrazioni principali della zona. A St Julian’s troverete anche un’ampia offerta di svago e divertimento per le famiglie con centri sportivi e impianti dedicati alle immersioni, cinema e strutture ludiche per tutti i gusti!
L’area di San Giuliano è rimasta pressoché disabitata sino al XIX secolo, sebbene alcune ricerche archeologiche abbiano riportato alla luce molti reperti risalenti all’età del bronzo e all’epoca romana come gli interessantissimi resti di una torre e le vestigia di un luogo di sepoltura di probabile origine saracena.
Il monumento principale di St Julian’s è senza dubbio la sua vecchia parrocchia, dedicata al santo patrono della città, San Giuliano di Sora. La chiesa venne edificata nel 1580 anche se è stata ampliata, rimaneggiata e, infine, ricostruita innumerevoli volte nel corso dei secoli. Fortunatamente per i turisti, i bei dipinti e gli affreschi originali in essa custoditi sono ben conservati e tuttora visibili.
St Julian’s: le spiagge più belle
San Giuliano è nota anche per l’aspetto naturalistico grazie alle sue incantevoli spiagge, tra le più belle di Malta, alle baie suggestive e a un paesaggio incontaminato, tutti aspetti che contribuiscono ad aumentare il fascino di questa cittadina e che, indubbiamente, rappresentano una delle principali attrattive di tutta l’isola di Malta.
Lungo l’incantevole litorale troviamo la splendida spiaggia di Sant’Andrea, caratterizzata dalla presenza di aspre formazioni rocciose, ma davvero mozzafiato è anche l’ampia spiaggia della baia di San Giorgio dotata di soffice arenaria bianca.
iStockSt. Baia di Spinola a St. Julian’s
Uno degli scorci più suggestivi e affascinanti dell’area è l’incantevole Baia Spinola, un piccolo e antico villaggio di pescatori che vi consigliamo di visitare percorrendone a piedi le storiche stradine che conducono verso il mare.
Baia Spinola brulica di piccole pittoresche imbarcazioni e lungo la baia sono presenti alcuni bellissimi giardini, presso i quali passeggiare con calma gustandovi la quiete del luogo o sostare per trascorrere un po’ del vostro tempo accarezzati dalla dolce brezza proveniente dal mare.
La nuova edizione della classifica The World’s 50 Best Restaurants 2025 incorona il Perù come regno dell’alta cucina globale: è infatti il Maido di Lima, dello chef Mitsuharu ‘Micha’ Tsumura, a conquistare il titolo di miglior ristorante al mondo.
Un risultato che segna una svolta significativa nel panorama gastronomico internazionale, confermando una crescente attenzione verso le cucine sudamericane, capaci di coniugare sperimentazione, identità e sostenibilità.
La classifica, stilata ogni anno da un panel di oltre 1000 esperti tra chef, giornalisti e professionisti del settore, racconta molto più di una semplice lista: è uno specchio dei gusti contemporanei e delle nuove capitali del fine dining.
E mentre il podio cambia, l’Italia resta sì protagonista, con sei ristoranti nella Top 50, ma senza piazzare alcun locale tra i primi dieci.
Qual è il miglior ristorante al mondo 2025
Dopo anni ai vertici della classifica, Maido si prende finalmente il primo posto. Il ristorante di Lima, fondato dallo chef Micha Tsumura, è diventato simbolo dell’incontro tra la cucina peruviana e quella giapponese.
Un’unione che dà vita a una proposta gastronomica unica, fatta di nigiri con ingredienti amazzonici, brodi intensi e tecniche orientali applicate ai prodotti andini.
La vittoria di Maido non è un exploit improvviso, ma il coronamento di un percorso coerente e innovativo. Lo chef Tsumura, figura chiave della scena gastronomica peruviana, è riuscito a trasformare un’identità ibrida in una voce forte e riconoscibile a livello globale.
Quali sono gli altri ristoranti premiati
Alle spalle di Maido si piazza Asador Extebarri ad Atxondo, nei Paesi Baschi, storico tempio della brace e delle cotture essenziali.
Al terzo posto Quintonil di Città del Messico, che continua la sua scalata grazie alla cucina identitaria dello chef Jorge Vallejo.
Quarta posizione per DiverXO di Madrid, sempre più riconosciuto per il suo approccio visionario e teatrale, mentre al quinto posto troviamo Alchemist di Copenaghen, esperienza multisensoriale che mescola arte, scienza e gastronomia.
La sesta posizione è occupata da Gaggan a Bangkok, seguito da Sèzanne a Tokyo al settimo posto e da Table by Bruno Verjus a Parigi all’ottavo.
Chiudono la Top Ten Kjolle di Lima al nono e Don Julio di Buenos Aires al decimo posto.
Per quanto riguarda l’Italia, la migliore performance è quella di Lido 84, al sedicesimo posto, seguito da Reale (18°), Atelier Moessmer Norbert Niederkofler (20°), Le Calandre (31°), Piazza Duomo (32°) e Uliassi (42°).
Un piazzamento complessivamente positivo, che migliora il risultato del 2024, ma ancora una volta senza l’acuto necessario per entrare tra le prime dieci posizioni mondiali.
La classifica completa dei World’s 50 Best Restaurants 2025 – Top 50
Il Prix Versailles 2025 ha già annunciato gli hotel migliori del nostro pianeta e ora svela quali sono i ristoranti più belli al mondo. Luoghi ricercati nel gusto e nell’estetica che curano il design tanto quanto i menù, perché si sa, l’appetito si stimola a tutto tondo, anche attraverso gli occhi. 16 i ristoranti che ottengono il titolo e tra questi templi del gusto c’è anche un nome italiano.
Gerbou a Dubai
Un invito discreto nella calma di Nad Al Sheba: Gerbou, che in arabo significa “benvenuti nella nostra dimora”, è un omaggio all’architettura degli Emirati. I dettagli raccontano una storia locale: sedute in pelle di cammello, lampade che ricordano squame di pesce, sedie realizzate con alberi di ghaf. Kristina Zanic e Tasmeem Tashkeel hanno disegnato un interno che parla con grazia di tradizione e modernità. La cucina, basata per il 70% su ingredienti locali, segue lo stesso principio: innovare rispettando.
Un corridoio scuro, illuminato da linee di luce, introduce gli ospiti in un mondo misterioso e raffinato. A Dubai, l’Omakase prende forma in un ambiente semicircolare che celebra il fuoco e la fiducia nel cuoco. Astet Studio ha creato un teatro del gusto, dove ogni materiale evoca intensità: mattoni neri, metalli, specchi e maglie dorate. Il dessert si consuma in un angolo più intimo, con pareti giapponesi e un soffitto ligneo che riflette la leggerezza del piatto.
All’interno del museo Luo Hong, Blackswan appare come un dipinto tridimensionale ispirato a Gary Hume. Progettato da Chris Shao Studio, si apre su un giardino orientale con lago, alberi scolpiti e cigni, veri e simbolici. L’illuminazione firmata Caroline Sarkozy scende dal soffitto come piume, evocando grazia e silenzio. Ogni dettaglio, dalla monocromia agli arredi fluidi, incornicia la cucina poetica dello chef Vianney Massot.
Ōrtensia è il risultato di un incontro culturale tra Giappone, Francia e Cina. Chris Shao Studio orchestra materiali e sensibilità: legno antico, laccature cinesi, piastrelle rustiche, legno scolpito. Il risultato è un rifugio dal tempo, femminile, elegante, che prende il nome dal fiore dell’idrangea, simbolo di equilibrio. A tavola si mixano i gusti francesi e quelli cinesi con un’esperienza gastronomica all’insegna del fusion.
Una celebrazione del lifestyle mediterraneo firmata Juan Picornell. Il Lobster Club è attraente come il mare che lo circonda: terrazze panoramiche, bar centrale, piscina a sfioro. Sandra Tarruella ha combinato legno iroko, acciaio lucido e piastrelle smaltate per evocare la spensieratezza di una giornata d’estate.
Un angolo di Lione nel cuore di Helsinki. Il Bouchon Carême reinterpreta il bistrot francese con spirito nordico. Lo studio Fyra ha mantenuto mattoni a vista, colonne in ghisa e grandi finestre che catturano la città. Toni caldi, mobili in legno robusto e una cucina semplice e sincera, firmata Hans Välimäki.
La celebre sala da tè parigina omaggia le origini e rinasce nel 2024 con un nuovo allestimento firmato Cordelia de Castellane. Gli interni celebrano l’eleganza del XVIII secolo: saloni intitolati a Napoleone e Chantilly, pareti pastello, tendaggi teatrali e motivi pittorici che sembrano zucchero su pareti.
Un connubio tra cristallo e haute cuisine. Nell’ex residenza di Marie-Laure de Noailles, ora Maison Baccarat, Alain Ducasse celebra la luce, la materia, la storia. Aliénor Béchu disegna spazi dove legno grezzo e trasparenze si fondono, in un dialogo continuo con opere d’arte e arredi d’autore.
Un salotto londinese con anima pop a Notting Hill: il Julie’s nato nel 1969 è rinato grazie a Rosanna Bossom e Tara MacBain. Colori vivaci, riferimenti agli anni ’70, un collage visivo che attraversa il tempo. La terrazza esterna è un omaggio alla comunità locale, mentre all’interno regna una teatralità sofisticata.
Shell, affacciato su Diamond Beach, sembra emergere dalla natura stessa. Strutture in bambù, pareti in terra battuta, mobili ricavati da legno giavanese: tutto è pensato per essere parte del paesaggio. Pablo Luna Studio ha trasformato la biomimetica in poesia architettonica. Un guscio che protegge, respira e invita alla contemplazione.
Dentro una chiesa sconsacrata del XVI secolo, Coro è un sussurro spirituale. L’unico italiano in classifica si trova in Umbria e più precisamente a Orvieto. Giuliano Andrea dell’Uva ha mantenuto le pareti in tufo, la luce naturale, i resti dell’altare. Il risultato è un ambiente sospeso, dove il sacro si mescola all’umano. L’esperienza si compie tra arte contemporanea, piatti umbri e silenzio.
Sull’isola di Gadeokdo, Seven Island si compone di sette edifici che si affacciano su altrettante isole. MTTB ha creato un percorso visivo che alterna ombra e luce, architettura e paesaggio. I piani bassi evocano il fondale marino, quelli alti la leggerezza della superficie. Una struttura che sembra navigare nel tempo.
Un nascondiglio d’autore; il Kimyona, che in giapponese significa “bizzarro”, è uno speakeasy raffinato firmato Azaz Architects. L’ingresso è una galleria luminosa, ma dietro la porta segreta si apre una stanza oscura, come una camera fotografica. Materiali grezzi, piastrelle antiche, vetri opachi, metallo.
Una casa sospesa tra passato e presente. Il secondo ristorante della famiglia Smithikorn, specializzata in cucina Thai-Cinese, si sviluppa attorno a un atrio centrale in bambù. Thor Kaichon e TasteSpace hanno creato spazi connessi ma autonomi: sala, caffè e gioielleria. Ogni elemento rimanda alla tradizione, dal sigillo di famiglia rosso al blu delle scaglie di pesce. Un design narrativo, radicato e sorprendente.
Dalle coste del Principato alle strade di Tribeca. Il Beefbar newyorkese è un mosaico di influenze, concepito da Humbert & Poyet. Marmo, legni, ferro, motivi Versailles reinterpretati: ogni elemento parla di Manhattan, ma con anima europea. Le grandi finestre ad arco e i soffitti alti accolgono una clientela eclettica, mentre la carne diventa protagonista in un palco urbano dallo stile impeccabile.
Esuberanza nipponica, ma made in Florida. Japón è un’immersione visiva: la gru giapponese appare ovunque, su mosaici, tessuti, carta da parati. Il soffitto dorato e le xilografie antiche convivono con un bar scenografico e un patio tropicale dominato da una pagoda.
La Costiera Amalfitana possiede una fama ben precisa: è una delle mete più esclusive e costose d’Italia. Vedendola oggi, è quasi impossibile immaginarla com’era prima del XX secolo, quando le sue scogliere erano composte soprattutto da un insieme di piccoli villaggi di pescatori. Poi sono arrivati il cinema, le star e gli hotel di lusso che l’hanno trasformata radicalmente.
Vi basta trascorrere una giornata in una delle sue location più famose, una su tutte Positano, per capire quanto possa essere costosa una vacanza in questo piccolo paradiso campano. Oltre alle sistemazioni, che possono essere super costose, dovete aspettarvi anche prezzi gonfiati nei ristoranti e nei caffè.
Eppure, anche con questi presupposti, resisterle non è sempre facile. Come visitarla, quindi, con una vacanza low cost? È davvero possibile? Le varianti da considerare sono diverse, tuttavia, se vi state domandando dove poter spendere meno, queste sono le località da prendere in considerazione.
Scala, il borgo più antico della Costiera Amalfitana
Considerata la sua posizione lontano dal mare, il borgo di Scala conserva un’atmosfera più autentica e meno turistica rispetto ad altri borghi più famosi e, di conseguenza, risulta più economico. Situata proprio di fronte a Ravello, Scala è conosciuta come il borgo più antico della Costiera Amalfitana perché fondata nel IV secolo da naufraghi romani, che trovarono la zona già abitata. Da qui, le cronache raccontano che gli abitanti discesero verso la costa per fondare Amalfi e Atrani.
Anche se Scala non si trova direttamente sul mare, da qui potrete ammirare splendide vedute della valle sottostante e dei vari giardini di Ravello, spendere meno per dormire e raggiungere tranquillamente la costa con i mezzi pubblici, così da risparmiare anche sui trasporti.
Qui potete aspettarvi di spendere in media tra i 120 e i 250 euro a notte in un b&b e tra i 250 e i 400 euro a notte in un hotel. Per mangiare, invece, considerate una spesa giornaliera media intorno ai 50-80 euro a persona.
Praiano, viste mozzafiato al miglior prezzo
Dimenticate Positano: se volete fare una vacanza low cost nella Costiera Amalfitana dovrete scegliere altre località, come Praiano. Si tratta di una pittoresca cittadina di mare incastonata tra le famosissime Positano e Amalfi, ma contraddistinta da un’atmosfera decisamente più rilassata e prezzi più accessibili rispetto alle sue vicine.
Dalle scogliere a picco sul mare ai rigogliosi paesaggi collinari, fino ai negozi di ceramiche riccamente decorate, Praiano potrebbe essere la scelta ideale per godersi il fascino della costa senza spendere una fortuna, almeno non nei mesi di alta stagione. Pur essendo più economica, nei mesi di luglio e agosto il costo di una camera a notte oscilla tra i 300 e i 500 euro a notte in base all’alloggio scelto. Per quanto riguarda il cibo, invece, considerate un budget a persona di 100 euro al giorno.
Fonte: iStockLa cittadina di Praiano
Atrani, piccolo borgo dal fascino unico
Ci vuole tanta voglia di camminare, ma ne vale la pena: Atrani è una delle più piccole e caratteristiche località della Costiera Amalfitana. Qui, le giornate trascorrono all’ombra della Chiesa di San Salvatore de’ Birecto, situata nella Piazzetta, e tra i minuscoli e intricati vicoli. Salite e scendete le tante scalinate e, senza nemmeno accorgervene, vi ritroverete in spiaggia, molto meno affollata rispetto alle altre della costiera.
Anche qui, gli alloggi sono più economici se comparati con Amalfi o Positano, ma consigliamo di prenotare con largo anticipo per riuscire a trovare una camera. Inoltre, se avete voglia di camminare e avete portato con voi scarpe comode, potete anche raggiungere Ravello a piedi.
Per una stanza in un b&b o una piccola casa vacanza, potete aspettarvi di spendere in media tra i 150 e i 300 euro a notte, mentre per un hotel di fascia media/superiore con maggiori servizi, una bella vista o un design più curato, i prezzi possono variare tra i 300 e i 600 euro a notte. Per quanto riguarda il cibo, invece, per una giornata ad Atrani, considerando colazione, pranzo e cena, potreste stimare una spesa compresa tra i 60 i 90 euro a persona.
In generale, ricordatevi che, per viaggiare low cost in Costiera, dovrete considerare anche altri fattori oltre la località dove dormire, compresi i trasporti (preferibilmente quelli pubblici) e i luoghi che sceglierete per mangiare.
Nel cuore di Londra, in una zona residenziale, c’è una strada che è diventata la più cool della città. È Elizabeth Street, una via nascosta nel quartiere di Belgravia, che solo gli inglesi conoscono. Un tempo gli edifici bassi di questa strada, ora divenuta pedonale, ospitavano le stalle per i cavalli, trasformate poi in carrozzerie e garage. Oggi, queste casette a due piani sono state sventrate, rifatte e trasformate in residenze di lusso e, lungo la via, sono nati piccoli negozi di quartiere e ristorantini dove la ‘Londra bene’ va a fare la spesa e a trascorrere il weekend con gli amici o in famiglia.
Ogni palazzina è stata abbellita e resa unica: c’è chi ha messo i fiori alle finestre e chi un tavolino con le sedie colorate all’esterno, chi parcheggia la propria bicicletta e chi la Porsche d’epoca. passeggiare su Elizabeth Street è una vera esperienza.
La via più fiorita di Londra
Ognuno dei circa 300 negozi che s’affaccia su Elizabeth Street è decorato con piante e fiori, veri a primavera, di stoffa quando il clima britannico non lo permette. Un tripudio di colori, questa via particolarissima, frequentata da bella gente e da qualche turista che la sta scoprendo solo ora e che diventa un vero giardino all’aperto in occasione dell’annuale Chelsea Flower Show che si tiene qui vicino nel mese di maggio e che invade anche le strade con installazioni floreali open air.
Fonte: @SiViaggia - Ilaria SantiUn negozio di piante e fiori su Elizabeth Street
C’è il panettiere che prepara il pane artigianale con farine naturali, c’è il fruttivendolo Natoora che rifornisce i migliori ristoranti e hotel londinesi e che importa frutta e verdura dal Sud Europa e dai migliori mercati mondiali.
C’è la pasticceria di Peggy Porschen che, con le sue vetrine color rosa confetto, sembra uscita dalle pagine di Alice nel Paese delle Meraviglie, ed è divenuta in poco tempo uno dei luoghi più instagrammati di Londra. C’è Philip Treacy, il negozio di cappellini fatti a mano dove si serviva Lady D e dove, oggi, si riforniscono anche Kate Middleton e tutte le signore che prendono parte agli eventi mondani britannici come il celebre Royal Ascot. dove il cappellino è assolutamente d’obbligo.
Fonte: Getty ImagesFiori sulla facciata dello Sloane Square Hotel a Londra
C’è The Fine Cheese Company che vende il vero Cheddar cheese, anche affumicato, e c’è Pierre Hermé Paris che organizza blind tasting – degustazioni a occhi chiusi – di macaron ripieni di creme di ogni gusto. Ci sono persino quelli al caviale e al foie gras. E poi, cioccolaterie, sartorie, boutique per animali, bigiotterie che servono le case di produzioni cinematografiche e tanti spazi per i nostalgici dei negozi di una volta.
Fonte: @SiViaggia - Ilaria SantiIl negozio di cappelli Philip Treacy, il preferito di Kate Middleton
Visitare Elizabeth Street
Si può gironzolare per Elizabeth Street per conto proprio oppure farsi accompagnare in un tour guidato, come i Sweet Tooth Tours organizzati da Lynne, un’americana che vive nel quartiere e che racconta la storia di ogni singolo commerciante. È uno dei tour offerti da The Halkin London, un silenzioso boutique hotel a dieci minuti di strada a piedi da qui.
Il Chelsea Flower Show per le strade di Londra
Il Chelsea Flower Show, la più grande e importante esposizione floreale della Gran Bretagna che si tiene ogni anno a fine primavera, invade anche le strade del quartiere, con installazioni artistiche a tema floreale per un vento che si svolge contemporaneamente e che si chiama Chelsea in Bloom. La prima edizione dello show risale a 1862, quando venne organizzato nei giardini reali di Kensington, ma già prima della Grande guerra la sede fu spostata nel Royal Hospital Chelsea dove si tiene tutt’oggi. Da vent’anni, anche tutto il quartiere londinese si colora di composizioni floreali per un evento aperto a tutti e gratuito. Una meravigliosa celebrazione della primavera che coinvolge oltre 130 attività commerciali che vengono ogni anno premiate da una giuria di esperti e dal pubblico per la migliore decorazione.
Fonte: Getty ImagesUn’installazione floreale per il Chelsea in Bloom
Belgravia è oggi il quartiere più costoso di Londra. Qui hanno sede le ambasciate e i condomini meglio abitati della città. Vi hanno vissuto tre Primi ministri inglesi, tre James Bond e diversi Lord. A due passi dalle trafficatissime Knightsbridge e Piccadilly Circus, da Victoria Station e Oxford Circus, è un angolo segreto della Capitale britannica, un piccolo villaggio di campagna nel centro della città, da girare a piedi o in bicicletta.
Fonte: Getty ImagesVetrine di negozi fiorite a Belgravia
Famosa per la sua Università, Padova è una delle città più affascinanti del Veneto, capace di incantare i visitatori con il suo mix unico di storia, arte e ottimo cibo. Situata a breve distanza da Venezia e facilmente raggiungibile da tutta Italia, Padova è una meta ideale per un city break o può essere la tappa giornaliera di un itinerario più ampio. Anche se un giorno non basta per scoprire tutte le sue meraviglie, in giornata è comunque possibile visitare alcune delle sue attrazioni più significative.
Città dalla lunga storia, tanto che ha dato i natali anche allo storico romano Tito Livio, Padova è una meta ideale da esplorare a piedi. Il centro storico è ricco di monumenti, piazzette animate e angoli suggestivi. Non mancano ristoranti dove assaggiare cucina locale o bar dove fermarsi per un ottimo spritz. In questa guida su cosa vedere a Padova in un giorno ci sono le principali tappe da non perdere, ma anche molte informazioni su cosa fare in città. Inoltre, si può trovare qualche suggerimento per chi ha più tempo e vuole spendere più giorni alla scoperta della città patavina o dei suoi dintorni.
Cappella degli Scrovegni
Una visita alla città di Padova non può che cominciare con uno dei massimi capolavori dell’arte italiana: la Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto all’inizio del Trecento. La cappella è stata commissionata da Enrico Scrovegni, ricco banchiere padovano, come oratorio privato e cappella funeraria per la sua famiglia. L’edificio è stato poi consacrato nel 1305 e dedicato alla Vergine Annunciata.
All’interno della Cappella, Giotto ha realizzato un ciclo pittorico che copre completamente le pareti e la volta, rappresentando episodi della vita di Gesù e il Giudizio Universale sulla controfacciata. Questo capolavoro ha segnato una svolta epocale nella storia dell’arte, perché ha introdotto una nuova concezione dello spazio e della prospettiva, tanto che la Cappella è considerata Patrimonio Mondiale UNESCO.
Proprio vicino alla Cappella degli Scrovegni si trovano i Musei Eremitani che espongono testimonianze, reperti e opere d’arte di archeologia, arte medievale e moderna. Sono una tappa perfetta per gli amanti dell’arte o per chi si ferma a Padova per due giorni e ha del tempo in più che vuole spendere alla scoperta del patrimonio artistico.
Fonte: iStockCappella Scrovegni
Caffè Pedrocchi, il caffè “senza porte”
Dalla Cappella degli Scrovegni in qualche minuto a piedi si può raggiungere il famoso Caffè Pedrocchi, dove ci si può fermare per una pausa. Il Caffè Pedrocchi è stato fondato nel 1831 dall’imprenditore Antonio Pedrocchi che si era affidato per il progetto all’architetto veneziano Giuseppe Jappelli. Il palazzo, a pochi passi dal Palazzo del Bo (sede storica dell’università) e dal Municipio, è un elegante edificio bianco in stile neoclassico con colonne e logge.
Il Pedrocchi è stato un punto di riferimento per intellettuali, patrioti e studenti ma è stato anche teatro di un evento simbolico del Risorgimento italiano. L’8 febbraio 1848, uno studente è stato ferito da un colpo d’arma da fuoco sparato dai soldati austriaci all’interno del locale e questo ha dato il via ai moti rivoluzionari padovani. All’interno del Caffè si può ora visitare il museo del Risorgimento, dedicato proprio a quelle giornate. Il locale è noto anche come “il caffè senza porte” perché durante la Prima Guerra Mondiale è rimasto a lungo aperto e attivo giorno e notte.
Palazzo del Bo e Teatro Anatomico
Poco distante dal Pedrocchi si trova il Palazzo del Bo, sede storica dell’Università di Padova che essendo stata fondata nel 1222 è una delle più antiche d’Europa. Il nome “Bo” deriva dall’antica locanda “Hospitium Bovis” (Ospizio del Bue) che era qui aperta nel Cinquecento. Poi l’amministrazione ha deciso di ampliare gli spazi universitari dato il sempre maggior numero di studenti e così la locanda è stata riconvertita. Appena entrati nel complesso si accede al Cortile antico ornato da oltre 300 stemmi araldici dei rettori e degli studenti illustri che hanno frequentato l’università.
Una volta qui è d’obbligo visitare l’Aula Magna Galileo Galilei dove lo scienziato insegnò matematica tra il 1592 e il 1610 e dove si trova ancora una sua cattedra originale. Affacciato sul Cortile Antico di Palazzo del Bo si trova anche un altro vero gioiello della scienza: il Teatro Anatomico, voluto da Girolamo Fabrici d’Acquapendente nel 1594. Costruito per lo studio dei corpi durante le lezioni di anatomia, questo è il più antico teatro anatomico stabile del mondo. Da menzionare anche la statua di Elena Lucrezia Corner Piscopia che nel 1678 è stata la prima donna a laurearsi al mondo e l’ha fatto proprio all’Università di Padova.
Fonte: iStockPalazzo Bo a Padova
Basilica di Sant’Antonio da Padova
La Basilica di Sant’Antonio è uno dei luoghi più iconici della città e una delle principali mete di pellegrinaggio in Italia. Ogni anno milioni di fedeli e visitatori la raggiungono per pregare sulla tomba di Sant’Antonio (1195-1231), frate francescano di origine portoghese che visse a Padova e fu canonizzato nel 1232. La Basilica di Sant’Antonio, chiamata dai padovani “Il Santo”, è un complesso architettonico straordinario che fonde stile romanico, gotico, bizantino e moresco.
All’esterno la facciata a salienti è dominata da un grande rosone, da due campanili laterali e da otto cupole in stile bizantino che ricordano quelle della Basilica di San Marco a Venezia. L’interno della Basilica è un vero scrigno di opere d’arte realizzate anche da autori importanti come Donatello e Altichiero, allievo di Giotto. Qui si trovano anche la Cappella del Santo, che custodisce importanti reliquie di Sant’Antonio (tra cui la lingua incorrotta), e la sua Tomba decorata con rilievi scultorei di Tullio Lombardo e Sansovino.
Nella Piazza proprio davanti all’edificio religioso è possibile ammirare una statua equestre bronzea realizzata da Donatello a metà Quattrocento. Questa è stata eretta in onore di Erasmo da Narni, valoroso condottiero padovano meglio conosciuto come “Gattamelata”.
Fonte: iStockBasilica del Santo Padova
Prato della Valle
Prosegui la tua visita verso Prato della Valle che con i suoi 90.000 metri quadrati è una delle piazze più grandi d’Europa e uno dei luoghi più “instagrammabili” di Padova. In epoca romana era un’area paludosa adibita a mercato e anfiteatro. Durante il Medioevo rimase una zona incolta e umida finché, nel Settecento l’area è stata bonificata e poi è stata realizzata la piazza che ospita 78 statue di personaggi illustri legati a Padova e alla cultura veneta.
Diversamente da quanto potrebbe descrivere il nome, Prato della Valle non è un parco ma questo grande spazio di forma ellittica vanta un’isola verde al centro, chiamata isola Memmia, che è circondata da un canale. La Piazza ospita ogni sabato un grande mercato cittadino. Affacciata su Prato della Valle c’è una delle chiese più grandi d’Italia: la Basilica di Santa Giustina che al suo interno custodisce le reliquie di Giustina da Padova, martire vissuta tra la fine del III e gli inizi del IV secolo.
Fonte: iStockPrato della Valle Padova
Orto Botanico di Padova
A pochi passi da Prato della Valle si trova l’Orto Botanico, il più antico orto universitario del mondo ancora nella sua collocazione originaria. Fondato nel 1545 era stato pensato come luogo dove coltivare piante officinali utilizzate a scopo medico per permettere agli studenti di medicina e farmacia di riconoscerle e studiarne le proprietà.
Nel corso dei secoli, l’Orto è stato arricchito con specie rare ed esotiche provenienti da ogni parte del mondo, diventando un punto di riferimento per studiosi, botanici e naturalisti. Nel 1997 l’Orto Botanico di Padova è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO, proprio per il suo valore universale in ambito scientifico e culturale.
Duomo di Padova e il Battistero
Il Duomo di Padova, noto anche come Cattedrale di Santa Maria Assunta, e il vicino Battistero di San Giovanni Battista si trovano nel cuore del centro storico, a pochi passi dal Caffè Pedrocchi e dalla sede dell’Università. La struttura del Duomo è frutto di un progetto rinascimentale attribuito a Michelangelo Buonarroti, anche se poi è certo abbiano sviluppato il progetto altri architetti.
L’interno a tre navate vanta decorazioni in stile tardo rinascimentale e barocco e diverse tele di artisti veneti, tra cui Alessandro Varotari, detto il Padovanino. Di grande pregio anche l’icona della Madonna col Bambino appartenuta al Petrarca e attribuita a Giotto. Adiacente al Duomo, il Battistero di San Giovanni Battista risale al XII secolo ma deve la sua fama ai grandiosi affreschi che lo decorano. Qui, infatti, è possibile ammirare un ciclo pittorico che ricopre le pareti e la cupola realizzato da Giusto de’ Menabuoi tra il 1375 e il 1378.
Cosa vedere nei dintorni di Padova
Nei dintorni di Padova c’è davvero tanto da scoprire, soprattutto per chi ama la natura, la storia e le passeggiate all’aria aperta. A pochi chilometri dalla città si trovano le famose Terme di Abano e Montegrotto, tra le più antiche d’Europa, dove è possibile rilassarsi in acque termali immerse nel verde dei Colli Euganei. Qui ci sono anche tanti sentieri per camminate e attività all’aperto, perfetti per rigenerarsi.
Per un’esperienza più culturale si possono visitare alcuni dei borghi medievali della provincia di Padova. Arquà Petrarca, ad esempio, è un piccolo gioiello famoso per essere stato la dimora del poeta Francesco Petrarca dove si respira ancora un’atmosfera senza tempo. Altre mete interessanti sono Cittadella, con le sue mura medievali tra le meglio conservate in Europa, ma anche Montagnana e Este, due località che combinano storia, arte e natura.
Fonte: iStockPalazzo della Ragione, Padova
Cosa vedere a Padova con un giorno in più
Oltre ai monumenti, Padova è una città viva, culturale e molto accogliente. Ci sono molte cose da vedere e diverse esperienze che si possono fare per immergersi appieno nell’atmosfera della città se visita Padova per due giorni o più. Piazza della Frutta, Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori sono le piazze centrali di Padova. Di giorno luogo di mercato mentre nel pomeriggio i tavolini dei bar prendono il posto delle bancarelle e sono la location perfetta per un aperitivo o uno spuntino. La maggior parte dei locali offre vini veneti, spritz e cicchetti ma ci sono anche ristoranti che offrono piatti della cucina locale. Con del tempo in più è possibile visitare il Palazzo della Ragione, un grande edificio medievale che separa Piazza delle Erbe da Piazza della Frutta. Al piano superiore si trova il celebre “Salone”, un tempo sede del tribunale cittadino. All’interno è conservato un ciclo di affreschi tardo medievali davvero affascinante.
Non lontano da Piazza della Frutta si trova il Ghetto Ebraico che è un quartiere ricco di storia e fascino dove sorgono anche la Sinagoga e il Museo della Padova Ebraica. Passeggiando qui si possono ammirare anche numerose Pietre d’inciampo realizzate dall’artista Gunter Demnig per ricordare le vittime del Nazi-Fascismo. Chi si ferma più giorni o rimane a Padova sino alla sera può pensare di scoprire altri angoli della città in bicicletta. Padova, infatti, a fine 2024 si è aggiudicata l’ottava edizione di Urban Award ed è stata riconosciuta come una destinazione d’eccellenza per la mobilità sostenibile. Altri siti di interesse che si possono inserire nell’itinerario sono l’oratorio di San Michele, interamente affrescato da Jacopo da Verona nel 1397, e l’Oratorio di San Giorgio. Per chi ama storia e arte c’è anche la Basilica e la Scoletta del Carmine dove sono conservati affreschi di grande pregio.
Sei a Roma e non sai dove mangiare? Ecco due ristoranti nel cuore della città che meritano assolutamente una visita. Che tu voglia gustare piatti tradizionali o provare qualcosa di speciale, questi sono i locali ideali dove ritrovare il calore della tradizione in un’atmosfera accogliente adatta a tutti. Scopriamoli insieme.
Ristorante Trinità De’ Monti
Situato nel cuore pulsante di Roma, il Ristorante Trinità de’ Monti rappresenta un’oasi di eleganza e gusto, in cima alla celebre scalinata di Piazza di Spagna. La cucina del ristorante è un tributo alla tradizione italiana, con rivisitazioni di qualità e una forte attenzione alla stagionalità. Lo Chef propone piatti che esaltano i sapori mediterranei, coniugandoli con il meglio dei prodotti di tutto il mondo.
Un piatto iconico del ristorante sono i ravioli ripieni di carbonara, rivisitazione della tradizionale pasta romana che prevede ravioli farciti con un ripieno cremoso a base di uova, pecorino e guanciale. La pasta viene poi saltata con tartufo nero estivo e guanciale croccante, aggiungendo un tocco aromatico e una piacevole croccantezza al piatto. L’ambiente raffinato e l’atmosfera intima rendono il Ristorante Trinità de’ Monti il luogo ideale per cene romantiche, pranzi di lavoro e feste private come compleanni e feste di laurea.
Fonte: Ristorante Trinità De' MontiRavioli alla carbonara del Ristorante Trinità De’ Monti
Per chi desidera un’esperienza ancora più esclusiva, il ristorante offre la possibilità di cene romantiche a lume di candela, con tavoli riservati per le coppie che cercano intimità e discrezione. Inoltre, durante la stagione estiva, è possibile pranzare o cenare all’aperto, godendo di una vista panoramica sulla celebre piazza di Trinità de’ Monti.
Fonte: Ristorante Trinità De' MontiLa sala del Ristorante Trinità De’ Monti
Antica Osteria Croce
Nel cuore di Roma, a pochi passi da Via del Corso e Piazza di Spagna, l’Antica Osteria Croce accoglie i suoi ospiti con un’atmosfera elegante e una cucina che celebra la tradizione italiana. Grazie ai suoi ampi spazi e alla capacità di ospitare fino a 200 persone, il ristorante è la scelta ideale per gruppi numerosi ed eventi speciali con menù dedicati a partire da 20 euro. Il locale collabora con le migliori agenzie turistiche, specializzate in viaggi di gruppo, italiane ed estere. L’ambiente è caldo e raffinato, con due piani finemente arredati. Al primo piano, una sala con vista su via della Croce offre un’ambientazione esclusiva, perfetta per occasioni importanti.
Fonte: Ristorante Antica CroceVista sul dehor del Ristorante Antica Osteria Croce
Antica Osteria Croce è specializzata nell’organizzazione di eventi privati, dalle feste di compleanno e di laurea ai battesimi, comunioni e matrimoni, senza dimenticare cene aziendali, convention e meeting di lavoro. Il ristorante offre anche un servizio di aperitivi su misura, con buffet sempre vari e curati nei dettagli. Di grande qualità anche l’ampia selezione di vini pregiati e cocktail preparati da esperti barman. Il personale, altamente qualificato e multilingue, garantisce un’accoglienza impeccabile, perfetta per una clientela sia italiana che internazionale.
Fonte: Ristorante Antica CroceSala interna del Ristorante Antica Osteria Croce
La proposta culinaria si basa su ingredienti di qualità e piatti che esaltano la tradizione romana e mediterranea con specialità di mare e terra. La pasta fatta in casa e i piatti del giorno permettono di assaporare sapori autentici, mentre i dolci artigianali chiudono ogni pasto con un tocco di dolcezza. Per chi desidera un’esperienza più informale, l’aperitivo dell’Antica Osteria Croce o la pizza sono un appuntamento imperdibile. Antica Osteria Croce è il luogo perfetto per chi cerca un ristorante accogliente e raffinato per celebrare un’occasione speciale o organizzare un evento su misura nel cuore di Roma.
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Se avete preso un aereo di recente, conoscete bene la routine: niente pasti a bordo e quindi ci si abbuffa prima di partire. Il menù proposto negli aeroporti, tuttavia, non è sempre all’altezza delle aspettative. Panini asciutti e poco farciti, pizza e focacce gommose, insalate confezionate costose e non sempre freschissime: di solito, il cibo in aeroporto ha la reputazione di essere caro e mediocre.
Ma le cose stanno cambiando. Sempre più aeroporti stanno migliorando l’offerta gastronomica, trasformandosi in vere e proprie “destinazioni culinarie”. Alcuni scali ospitano ristoranti di altissimo livello, capaci di rendere l’attesa del volo un’esperienza gourmet.
La redazione di Bloomberg ha passato in rassegna gli aeroporti di tutto il mondo per stilare una classifica dei migliori ristoranti aeroportuali. Ecco quali sono le eccellenze da non perdere.
Duddell’s, Hong Kong International Airport (HKG)
Al primo posto troviamo Duddell’s, ristorante stellato Michelin situato nel Terminal 1 dell’aeroporto internazionale di Hong Kong. Qui i viaggiatori possono gustare autentici piatti della tradizione cantonese, preparati con ingredienti di prima qualità e grande maestria.
Il menù offre dim sum realizzati al momento, carni alla brace succulente e ricette tipiche del sud della Cina. Tra i piatti imperdibili, il maiale alla brace glassato al miele, i noodles in brodo e i panini alla crema d’uovo salati.
Yakiniku Champion, Tokyo Haneda International Airport (HND)
Al secondo posto della classifica ecco Yakiniku Champion, un vero paradiso per gli amanti della carne. Situato nel Terminal 3 dell’aeroporto di Tokyo Haneda, propone una selezione dei migliori tagli di manzo wagyu, preparati con la tecnica tradizionale giapponese dello yakiniku.
I viaggiatori possono scegliere tra menù degustazione o piatti alla carta, con opzioni come l’involtino di wagyu ripieno di carne leggermente carbonizzata e kimchi, avvolto in foglie di lattuga coreana e riso.
Hungry Club, Adolfo Suárez Madrid–Barajas (MAD)
Sul podio, al terzo posto, c’è Hungry Club, l’innovativo locale dello chef Dabiz Muñoz. Definito da Forbes un “mago della cucina”, Muñoz ha già conquistato la scena gastronomica internazionale con il suo ristorante di Madrid, considerato tra i migliori al mondo.
Nel settembre 2024, ha inaugurato Hungry Club nell’aeroporto di Madrid-Barajas, con l’idea di offrire ai viaggiatori un’esperienza gastronomica fuori dal comune. Tra le sue proposte spicca il sandwich di costine di maiale con formaggio fuso, un’esplosione di sapori al costo di circa 20 euro (bevanda inclusa).
Le Café Cyril Lignac at Louis Vuitton, Londra-Heathrow (LHR)
Nascosto nell’elegante ingresso del Terminal 2 di Heathrow, Le Café Cyril Lignac rappresenta la prima collaborazione tra LVMH e il celebre chef francese Cyril Lignac.
Nel menù si fanno notare piatti raffinati come il croque monsieur, disponibile anche nella versione al tartufo, e un’insalata Caesar arricchita con pollo affumicato e crostini senza glutine. Immancabili le celebri pasticcerie di Lignac, perfette per un momento di dolcezza prima del volo.
One Flew South, Hartsfield-Jackson Atlanta International (ATL)
Nel Concourse E dell’aeroporto più trafficato al mondo, One Flew South è una meta da segnare in agenda per i viaggiatori in transito ad Atlanta.
Lo chef Todd Richards propone un menù che fonde sapori del sud degli Stati Uniti con influenze internazionali. Tra i piatti più apprezzati troviamo il ramen con pancetta di maiale pepata e cavolo verde in brodo ricco, e il celebre BLT&E, un sandwich con bacon croccante, pomodori verdi sottaceto e uovo fritto. Per chi viaggia al mattino, non manca il Red-Eye Martini, un cocktail energizzante a base di cold brew.
The Salt Lick BBQ, Austin-Bergstrom International (AUS)
Dal cuore del Texas arriva The Salt Lick BBQ, situato tra i gate 20 e 21 dell’aeroporto di Austin-Bergstrom. Si tratta di un’istituzione per gli amanti del barbecue, con piatti iconici come la punta di petto affumicata, la salsiccia speziata di Hill Country e il maiale caramellato.
Perfetto per chi desidera un’autentica esperienza texana anche in viaggio.
Bun Mee, San Francisco International Airport (SFO)
L’aeroporto di San Francisco è stato inserito tra i migliori degli Stati Uniti per la sua proposta gastronomica e Bun Mee ne è una delle gemme più autentiche. Situato nei terminal 1 e 3, il ristorante vietnamita è celebre per i suoi banh mi, farciti con ingredienti di prima qualità.
Gli avventori possono scegliere tra proposte classiche, come il banh mi con maiale alla griglia, mortadella saporita e pâté de campagne, oppure varianti creative come il rib-eye steak dip, servito con un aromatico brodo di pho per un tocco extra di sapore.
Iwashi Sushi, Benito Juárez International Airport (MEX)
Per gli amanti del sushi, la migliore scelta all’aeroporto di Città del Messico è Iwashi Sushi, il locale di Edo Kobayashi nel Terminal 2. Qui il sushi viene preparato con pesce freschissimo proveniente direttamente dal Giappone.
Il menù include nigiri classici come polpo e sgombro striato, ma anche proposte più ricercate come anguilla con foie gras e shiso vegetariano con prugna. Iwashi accetta solo clienti senza prenotazione e la fila è sempre lunga, segno di grande qualità.
A metà tra il Wisconsin e l’Illinois si trova una delle mete più intriganti del Midwest americano: Lake Geneva. Una cittadina situata sull’omonimo lago che attrae per i suoi scenari naturali, le residenze storiche, l’atmosfera rilassata e la quantità di esperienze che ha da offrire. La presenza del lago, con lo scintillio del sole sulla sua superficie o i colori caldi al tramonto, è un paradiso per gli amanti degli sport acquatici; i ristoranti che punteggiano la cittadina attraggono buongustai e buone forchette; le spa offrono lussuose opportunità di relax e i negozi sono l’ideale per tutti gli amanti dello shopping. Qualunque siano le tue preferenze, Lake Geneva promette esperienze da vivere e rivivere, ancora e ancora. Ma cosa rende questa località a pochi chilometri da Chicago così speciale? Scopriamolo insieme in questa guida.
Lake Geneva: dove si trova e come raggiungerlo
Come ti abbiamo anticipato, Lake Geneva si trova negli Stati Uniti e, più precisamente, nello stato del Wisconsin a circa 130 chilometri da Chicago e a 80 chilometri da Milwaukee. La posizione strategica la rende la meta perfetta per una gita fuori porta. Puoi raggiungere questa magnifica località lacustre anche in auto, con un viaggio della durata di circa un’ora e mezza, prendendo la I-94 in direzione nord fino alla US-12 che ti condurrà direttamente alla tua meta. Se alla macchina preferisci il treno sappi che c’è un’opzione valida anche per questo mezzo: da Chicago puoi usufruire del servizio ferroviario della Metra che collega la città a Fox Lake, dalla quale poi puoi proseguire con un breve tragitto in taxi o in bus. Come ultima opzione, puoi raggiungere Lake Geneva anche in aereo: l’aeroporto più vicino è il General Mitchell di Milwaukee, a circa un’ora di auto dalla tua destinazione. In alternativa, puoi atterrare all’aeroporto O’Hare di Chicago e noleggiare un auto per raggiungere Lake Geneva nel massimo del comfort.
Un tuffo nella storia di Lake Geneva
La storia di Lake Geneva, situata nel Nord America, si fa risalire originariamente ai Popoli Algonchini e Potawatomi, tribù di nativi americani che vivevano nell’area circostante e che vivevano di caccia, pesca e commercio. Questo fino al 1836, quando i primi coloni europei approdarono nell’area e si accamparono principalmente sulle rive del lago, una posizione così strategicamente perfetta da attirare commercianti e pionieri. Con l’avvento del diciannovesimo secolo Lake Geneva divenne una meta per le vacanze gettonatissima dai turisti benestanti e dalle ricche famiglie di industriali, anche grazie al miglioramento delle reti di trasporto che collegavano Chicago e Milwaukee. A fine ‘800 vennero costruite molte ville e villette lungo le rive del lago trasformando la cittadina in una meta esclusiva e di alto livello, destinata ai ceti più elevati della società statunitense come la famiglia Wrigley (proprietaria della Wrigley Company, brand famosissimo per la gomma da masticare). Oggi, questa destinazione ha mantenuto la sua anima elegante e da villeggiatura ma è diventata più accessibile, attirando a sé moltissimi visitatori e offrendo loro un contesto naturale mozzafiato e molte attività all’aria aperta. La città offre anche negozi, ristoranti, attrazioni che testimoniano l’opulenza del suo passato storico e chi più ne ha più ne metta. Il lago viene spesso scelto anche per i grandi eventi come matrimoni, cerimonie e celebrazioni di vario tipo. Una curiosità? Il nome “Lake Geneva” si deve all’omonima città svizzera, una scelta che evoca il fascino europeo del luogo.
Cosa vedere e fare a Lake Geneva: tutte le attrazioni
Se oltre al relax stai cercando anche delle esperienze culturali per arricchire il tuo viaggio, Lake Geneva non ti deluderà. Dalle ville storiche di fine ‘800 allo Yerkes Observatory, ecco tutto quello che devi vedere a Lake Geneva, in Wisconsin.
Lake Geneva Shore Path
Trentaquattro chilometri di sentiero che costeggiano il lago e che si aprono a viste spettacolari su uno specchio d’acqua che riflette gli umori del cielo, e su ville storiche dal sapore antico; dentro le quali si sono succeduti momenti di quotidianità ed eventi famigliari. Attraversare il Geneva Lake Shore Path a piedi o in bici, è il miglior modo per godere appieno delle bellezze che questo luogo ha da offrire come la Stone Manor e la Black Point Estate, due imponenti residenze storiche. Il percorso è accessibile tutto l’anno e, a ogni stagione, ti regalerà scenari diversi ed emozionanti, come i meravigliosi giardini fioriti primaverili o il suggestivo foliage che infuoca le giornate autunnali al lago.
Black Point Estate and Gardens
Black Point Estate and Gardens è una magnifica dimora storica del 1888, testimonianza impeccabile di architettura vittoriana. Questa residenza è considerata tra le più affascinanti dell’intera regione. Commissionata dal proprietario della birra Conrad Seipp, la villa abbraccia le acque cristalline del lago regalando una vista spettacolare. Oggi la villa è aperta al pubblico e visitabile da turisti e locals, e offre ai visitatori uno spaccato sullo stile del diciannovesimo secolo, grazie alle stanze perfettamente conservate che restituiscono una fotografia precisa del passato. Una menzione d’onore va ai giardini che circondano e impreziosiscono la villa, un capolavoro naturale costituito da aiuole in fiore, alberi secolari e terrazze panoramiche. Ad elevare l’esperienza e renderla ancora più esclusiva è un piccolo ma affascinante dettaglio: la proprietà è accessibile solo via barca. Per visitarla quindi ti consigliamo di prendere parte a uno dei tanti tour organizzati dalla Lake Geneva Cruise Line, che offrono anche racconti dettagliati e aneddoti sulla Black Point Estate e su tutte le altre splendide residenze che si affacciano sul lago.
Yerkes Observatory
L’universo, le galassie e le costellazioni esercitano su di te un fascino intrigante? Allora sei nel posto giusto! Gli appassionati di astronomia possono perdersi tra le meraviglie dell’osservatorio Yerkes: una gemma autentica e preziosissima che ha contribuito allo sviluppo dell’astrofisica moderna. L’osservatorio, di facile accesso, si trova sulle rive del lago e deve la sua celebrità mondiale alla presenza del più grande telescopio rifrattore al mondo. Costruito nel 1897 dall’Università di Chicago, questo luogo ha fatto da base alle ricerche di alcuni dei più grandi astronomi del ventesimo secolo. Proprio qui personaggi come Edwin Hubble – colui che scoprì l’espansione dell’universo -; Subrahmanyan Chandrasekhar e Carl Sagan, hanno portato avanti studi e ricerche fondamentali per la materia. Nel 2018 l’osservatorio venne momentaneamente chiuso e restaurato. Oggi è visitabile e offre tour guidati alla scoperta delle sue storie e del funzionamento del suo celebre telescopio. Se sei un esploratore celeste, non puoi assolutamente perderti l’esperienza delle osservazioni notturne, eventi che l’osservatorio mette a disposizione dei visitatori per ammirare il cielo guidati da esperti astronomi. L’osservatorio organizza inoltre mostre interattive, conferenze e workshop per tutte le età, rendendolo una tappa imperdibile per gli appassionati di scienza e tecnologia.
Riviera Beach
Per tutti quelli che, invece, preferiscono concedersi del tempo per loro stessi all’insegna del relax più totale, consigliamo di trascorrere una giornata alla Riviera Beach, una spiaggia dalle acque limpide e dall’atmosfera placida e tranquilla. La spiaggia è situata vicino all’iconica Riviera Ballroom, una sala da ballo costruita negli anni ’30 e che, oggi, rappresenta la location perfetta per i ricevimenti dei matrimoni. In estate, oltre a godere di tutti i comfort della spiaggia come aree picnic attrezzate, spogliatoi e docce, potrai immergerti nelle acque del lago in totale sicurezza, grazie alle acque calme e al servizio di sorveglianza da parte di bagnini esperti. A Riviera Beach puoi divertirti noleggiando pedalò o kayak ed esplorare le profondità del lago in totale tranquillità. Questo luogo è, ovviamente, anche il palcoscenico su cui prendono vita eventi stagionali come spettacoli e concerti all’aperto, rendendola una meta senza età. Ma quello che vi sorprenderà di più è la sua atmosfera: il lago, l’estate e la sala da ballo… uno scenario che fa pensare immediatamente al film Dirty Dancing!
Lake Geneva Cruise Line
Un’esperienza immancabile se decidi di visitare il Lake Geneva è il Lake Geneva Cruise Line: un tour in barca che ti permetterà di godere dei panorami del lago da un punto di vista unico. Le crociere disponibili offrono esperienze diverse; da quelle dedicate alla scoperta delle ville storiche a quelle dedicate a tramonti capaci di togliere il fiato. Un consiglio: prova il Mailboat tour, un’esperienza unica che ti permetterà di assistere alla consegna della posta alle residenze che si affacciano sul lago, un servizio messo a disposizione della città e che non sbaglia un colpo da più di un secolo.
Altre esperienze da provare a Lake Geneva, nel Wisconsin
Fonte: iStockL’emozionante esperienza del Kayak sul Lake Geneva al tramonto
Quelle che ti abbiamo raccontato sono solo alcune delle cose che puoi fare e vedere a Lake Geneva. Ma di esperienze ce ne sono ancora molte poiché questa location offre una vasta gamma di attività per qualsiasi tipo di viaggiatore: dagli amanti del relax, a quelli dello sport; dai buongustai ai cacciatori di panorami mozzafiato. Ecco altre eseperienze imperdibili, da provare assolutamente.
Provare i tanti sport acquatici: le acque calme e cristalline del lago permettono agli amanti degli sport acquatici di cimentarsi in attività ogni giorno diverse come il kayak, lo sci nautico o il paddleboard. Per gli esploratori più curiosi consigliamo di noleggiare un’imbarcazione e scoprire le insenature nascoste di Lake Geneva, godendosi una giornata all’insegna del divertimento.
Vivere l’esperienza di un’escursione a cavallo: i dintorni del lago mettono a disposizione dei visitatori vari ranch che offrono escursioni a cavallo attraverso i boschi e i sentieri panoramici che costeggiano Lake Geneva. L’immersione della natura sarà totale e totalizzante. Un’esperienza unica che ti resterà nel cuore.
Immergersi nella natura con escursioni ad hoc: se la tua anima ha bisogno del contatto con la natura, oltre alle escursioni a cavallo, puoi provare ad calcare i sentieri escursionistici della zona. Perfettamente segnalati e adatti a tutte le età, conducono attraverso boschi rigogliosi dove poter avvistare la fauna locale.
Fare Shopping a Downton Lake Geneva: il centro di questa piccola cittadina lacustre è punteggiato da boutique raffinate, negozi chic e gallerie d’arte. Un vero e proprio richiamo per gli amanti dello shopping che possono passeggiare tra le sue vie e catturare piccoli tesori da portare a casa. Inoltre, è un ottimo modo per assaporare l’atmosfera vivace della città.
Giocare a Golf: Lake Geneva possiede diversi campi di calibro internazionale, immersi in scenari che davvero tolgono il fiato. Dai principianti agli esperti, ci sono percorsi adatti a tutti i livelli di expertise. Pertanto, se sei un amante di questo sport che unisce dinamicità e relax qui troverai pane per i tuoi denti!
Partecipare a una degustazione di vino: può un luogo come questo non avere delle valide cantine? Ovviamente no. Le cantine della zona, impegnate nella produzione di pregiati vini locali, mettono a disposizione dei visitatori degustazioni e visite guidate. Un’esperienza perfetta per scoprire le eccellenze enogastronomiche della regione e per conoscere i segreti dietro la viticoltura in terra statunitense.
Provare la cucina locale: e se oltre al vino ami anche il buon cibo, Lake Geneva saprà sorprendere le tue papille gustative con pietanze della tradizione assemblate o rivisitate in modo elegante e raffinato. I ristoranti del luogo – spesso location che si aprono su viste spettacolari sul lago – propongono specialità a base di pesce fresco e ingredienti locali. Un paradiso per le buone forchette!
Vivere la magia dei festival di Lake Geneva: il calendario annuale di questo luogo è sempre fitto di eventi e appuntamenti imperdibili come festival, spettacoli e concerti. Tra i più celebri, da non perdere per immergersi nella cultura locale, c’è sicuramente il Winterfest, famoso per le spettacolari sculture di ghiaccio realizzate a mano da artisti di fama internazionale. Anche in estate Lake Geneva si prepara a festa, offrendo ai suoi visitatori concerti, eventi all’aperto e festival enogastronomici.
In sintesi, Lake Geneva è una destinazione capace di adattarsi alle aspettative di qualsiasi viaggiatore offrendo esperienze uniche qualsiasi sia la stagione in cui deciderai di visitarla. Dalle viste mozzafiato sul lago, ai suoi eventi folcloristici, Lake Geneva è la meta perfetta per una fuga estiva a pochi chilometri da Chicago; un luogo che conquisterà il tuo cuore con la sua anima vivace e le sue vibes rilassanti.