Avete uno scalo più lungo del solito? Non scoraggiatevi, anzi, se economicamente quella coincidenza conviene, sceglietela lo stesso perché se atterrate a Parigi, da oggi c’è una novità che darà una svolta all’esperienza e diventerà l’occasione perfetta per scoprire una nuova destinazione.
Paris Stopover è a nuova proposta firmata da Air France ed Extime Travel, il marchio di retail aeroportuale e ospitalità del Gruppo ADP dedicato alle esperienze turistiche, che permette ai viaggiatori di trasformare lo scalo presso l’aeroporto di Parigi-Charles de Gaulle in un vero soggiorno alla scoperta della capitale francese e della regione circostante.
L’iniziativa nasce per rispondere alle nuove esigenze del turismo internazionale: sempre più viaggiatori desiderano ottimizzare il proprio tempo durante gli spostamenti e aggiungere esperienze autentiche al proprio itinerario. Non è un caso che circa il 50% dei clienti Air France in arrivo a Parigi-Charles de Gaulle sia in coincidenza verso un’altra destinazione. Paris Stopover permette quindi di vivere la città anche durante una pausa tra due voli, offrendo un servizio completo e personalizzabile.
Come funziona Paris Stopover
Ma dunque, come funziona? I clienti Air France possono scegliere Paris Stopover direttamente durante la prenotazione del volo, selezionando l’opzione per prolungare lo scalo a Parigi, sia durante il viaggio di andata sia al ritorno. Paris Stopover è accessibile a tutti i clienti Air France in coincidenza, indipendentemente dalla classe di viaggio scelta e il servizio può essere prenotato tramite Extime Travel fino a 48 ore prima della partenza, salvo disponibilità. L’offerta è dedicata ai passeggeri che hanno acquistato un biglietto con opzione Stopover sul sito Air France e prevedono un tempo minimo di coincidenza di 27 ore.
iStockLa Torre Eiffel a Parigi, al tramonto
Dopo la prenotazione del volo, i viaggiatori possono accedere ai pacchetti creati da Extime Travel e costruire un’esperienza su misura in base alla durata dello scalo, con soggiorni che possono variare da una a quattro notti. L’offerta comprende diverse soluzioni che combinano trasferimenti organizzati, attrazioni, sistemazioni in hotel quattro o cinque stelle accuratamente selezionati, attività ed esperienze turistiche personalizzabili.
Tra le prime proposte disponibili c’è il pacchetto “Paris Must-See”, pensato per chi visita la capitale francese per la prima volta e desidera scoprire alcuni dei suoi simboli più celebri, dalla Torre Eiffel al Museo del Louvre. Per chi viaggia in famiglia, invece, il pacchetto dedicato a Disneyland® Paris offre la possibilità di vivere una parentesi magica alle porte della città.
iStockAffascinante veduta di Parigi dal tetto di Notre Dame
Una novità importante, soprattutto alla luce di uno studio pubblicato dalla società Chaire Pégase nell’aprile 2026, che dimostra come addirittura l’81% dei passeggeri con una coincidenza a Parigi sia interessato alla possibilità di lasciare l’aeroporto durante lo scalo per esplorare Parigi. Un dato che conferma tra l’altro il crescente interesse verso il fenomeno dello stopover travel, ovvero la possibilità di inserire una tappa intermedia in un viaggio internazionale.
Scoprire Parigi e la Francia in poche ore
Con Paris Stopover, Air France ed Extime Travel puntano a valorizzare non solo le attrazioni più famose della capitale, ma anche il patrimonio culturale e turistico della regione circostante. Nei prossimi mesi il catalogo sarà ampliato con nuove proposte premium e itinerari dedicati a diversi interessi: dalle esperienze gastronomiche alle visite culturali, dalle escursioni alle attività festive, fino a percorsi esclusivi pensati per chi desidera vivere Parigi in modo più autentico.
iStockLa Torre di Montparnasse svetta nel cuore di Parigi
Il lancio di Paris Stopover rappresenta inoltre una nuova fase della partnership strategica “Connect France”, siglata nel giugno 2025 da Air France-KLM e Groupe ADP con l’obiettivo di rafforzare il ruolo internazionale dell’hub di Parigi-Charles de Gaulle e consolidare l’attrattività della Francia come prima destinazione turistica mondiale.
L’incubo dei viaggiatori e soprattutto di chi ha con sé solo il bagaglio a mano è sempre lo stesso: pagare il supplemento perché la valigia è fuori misura o supera i kg permessi a bordo. Chi vola con frequenza conosce bene le regole sui bagagli a mano e sa che dimensioni, peso e supplementi sono aspetti che possono incidere sul costo del viaggio.
Proprio questa familiarità con i controlli è diventata il punto di partenza di una nuova truffa segnalata all’aeroporto di Milano Malpensa, dove alcuni passeggeri sarebbero stati avvicinati da falsi addetti intenti a richiedere fino a 70 euro per un presunto bagaglio fuori misura. Un raggiro che sfrutta la fretta, l’ansia di perdere il volo e la scarsa conoscenza delle procedure aeroportuali, soprattutto da parte di turisti e viaggiatori occasionali.
Con quasi 10 miliardi di passeggeri trasportati nel mondo nel 2025, il traffico aereo ha raggiunto livelli record. Anche gli aeroporti europei hanno confermato il loro ruolo strategico nei collegamenti internazionali, occupando diverse posizioni di rilievo nelle classifiche mondiali.
I dati diffusi da Airports Council International (ACI) World, elaborati sul numero di passeggeri in arrivo e in partenza – i viaggiatori in transito vengono invece considerati solo una volta – mostrano quali sono gli scali che hanno registrato i volumi di traffico più elevati in Europa.
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Sul numero 64, vi portiamo sui luoghi di Claude Monet, uno dei pittori più famosi al mondo che, proprio nel 2026, celebrano il centenario della sua morte, avvenuta il 5 dicembre 1926 a Giverny, in Normandia. La casa-atelier dove visse per ben quarant’anni oggi, insieme al suo celebre giardino e alle ninfee, è uno dei musei più visitati di Francia, ma in tutto il dipartimento del Nord della Francia, si possono ripercorrere le orme del suo passaggio. Trovate l’articolo a pag 24.
E poi, qualche consiglio di viaggio tra castelli privati, palazzi nascosti e laghi visibili solo d’estate.
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Durante un volo ci sono alcune regole che ormai tutti conoscono: allacciare la cintura, spegnere o mettere in modalità aereo i dispositivi elettronici e, nelle fasi di decollo e atterraggio, tenere il tavolino chiuso e lo schienale in posizione verticale. Ma esiste un aeroporto in cui ai passeggeri viene chiesto anche qualcosa di molto insolito: non guardare fuori dal finestrino.
Succede all’aeroporto internazionale di Busan-Gimhae, in Corea del Sud dove, poco prima dell’atterraggio, gli assistenti di volo passano lungo la cabina per verificare che tutte le tendine dei finestrini siano abbassate. Una richiesta un po’ insolita per chi è abituato a osservare il paesaggio durante la discesa, ma che ha una spiegazione ben precisa.
Un aeroporto condiviso con l’aeronautica militare
L’aeroporto di Busan-Gimhae non è uno scalo civile come gli altri. Si tratta infatti di una struttura a uso congiunto, utilizzata sia dai voli commerciali sia dalla Republic of Korea Air Force, l’aeronautica militare della Corea del Sud. Nell’area aeroportuale sono presenti infrastrutture e zone operative militari considerate sensibili, per questo motivo le autorità sudcoreane vietano di fotografare, filmare o documentare le installazioni militari senza autorizzazione. Anche una semplice ripresa effettuata dal finestrino di un aereo potrebbe mostrare dettagli relativi ad aeromobili, hangar, mezzi o attività operative. Dunque, per ridurre questo rischio, alcune compagnie aeree chiedono ai passeggeri di abbassare le tendine dei finestrini durante l’atterraggio e il successivo rullaggio fino al terminal, seguendo le indicazioni delle autorità aeroportuali. Infine, gli assistenti di volo controllano personalmente che la procedura venga rispettata da tutti.
Una regola insolita
La particolarità di questa misura è che rappresenta quasi un’eccezione nel mondo dell’aviazione: nella maggior parte degli aeroporti, infatti, durante il decollo e l’atterraggio le tendine dei finestrini vengono normalmente lasciate aperte. Il motivo è legato alla sicurezza, dato che permettono all’equipaggio e ai passeggeri di individuare rapidamente eventuali anomalie all’esterno dell’aereo, come incendi, perdite di carburante o ostacoli, e consentono agli occhi di adattarsi alla luminosità esterna nel caso fosse necessaria un’evacuazione d’emergenza. A Busan-Gimhae, invece, prevalgono le esigenze di sicurezza militare. Per questo motivo, in una fase specifica del volo, la priorità non è osservare ciò che accade all’esterno, ma impedire che vengano effettuate fotografie o registrazioni delle aree riservate della base.
Non è l’unico caso al mondo
Busan-Gimhae è probabilmente il caso più conosciuto grazie ai numerosi video condivisi sui social, ma non è l’unico aeroporto civile-militare esistente. In diversi Paesi esistono infatti scali utilizzati contemporaneamente dall’aviazione commerciale e dalle forze armate; tuttavia, la richiesta di chiudere sistematicamente le tendine dei finestrini durante l’atterraggio rimane una misura piuttosto rara e viene applicata solo dove specifiche esigenze di sicurezza nazionale lo rendono necessario.
Quella di Busan-Gimhae è una procedura insolita, ma dimostra come le regole dell’aviazione possano cambiare in base al contesto. Se nella maggior parte degli aeroporti tenere il finestrino aperto è una misura di sicurezza, qui la priorità è un’altra: tutelare la riservatezza di un’infrastruttura militare. Un piccolo dettaglio che racconta quanto il mondo dell’aviazione sia fatto di procedure studiate per rispondere a esigenze molto diverse tra loro.
Guardare il nastro trasportatore dell’aeroporto che gira a vuoto, mentre la stanza si svuota e la nostra valigia non si vede, ammettiamolo, è l’incubo di chiunque parta per le vacanze. Per fortuna, le ultime notizie ci dicono che possiamo fare un sospiro di sollievo.
Il nuovo rapporto annuale SITA Baggage IT Insights 2026 rivela che nel 2025, su ben 5 miliardi di passeggeri nel mondo, le valigie perse, danneggiate o consegnate in ritardo sono state 24 milioni. Anche se il numero può sembrare enorme, la bella notizia è che gli errori sono crollati del 23% in un solo anno.
Dietro questo miglioramento non ci sono nuovi aeroporti più grandi, ma un massiccio uso di tecnologia invisibile che sta finalmente cambiando le regole del gioco, rendendo i nostri viaggi molto più sereni.
Come la tecnologia e i nostri telefoni possono salvare le vacanze
Se oggi le probabilità di ritrovare la propria valigia sono molto più alte, il merito è di una rivoluzione che unisce i computer delle compagnie aeree agli smartphone che abbiamo in tasca. La gestione dei bagagli non è più solo una questione di braccia e carrelli, quindi, ma un servizio digitale.
L’intelligenza artificiale, per esempio, può prevedere i ritardi nei passaggi più stretti e calcola i percorsi più veloci. Per fare un esempio, in Asia la compagnia Thai Airways è riuscita a ridurre i tempi per reindirizzare un bagaglio da tre minuti a un solo secondo.
Ma la vera svolta che ci riguarda da vicino è che le compagnie aeree hanno smesso di ignorare i nostri localizzatori GPS. SITA ha integrato i sistemi di tracciamento ufficiali con le reti Find My di Apple e Find Hub di Google. Questo significa che se inseriamo un AirTag o un dispositivo simile nella valigia, possiamo condividere la posizione direttamente con la compagnia.
I risultati di questa collaborazione sono incredibili: i bagagli persi sono diminuiti del 90% e i tempi per recuperare quelli in ritardo si sono velocizzati del 26%.
Dove rischiamo di più con i nostri bagagli
Il rapporto mostra però che il rischio non è uguale ovunque. I voli con scalo internazionale restano i più delicati: la percentuale di disguidi sale tantissimo rispetto ai voli diretti nazionali, a causa dei tempi stretti tra una coincidenza e l’altra.
Anche la geografia conta. L’Asia-Pacifico è la zona più sicura del mondo, grazie ad aeroporti nuovi e super tecnologici. L’Europa, invece, fatica di più a causa di strutture vecchie, aeroporti spesso troppo affollati e carenza di personale di terra.
La strada per il futuro, comunque, promette di eliminare del tutto lo stress. Nei prossimi due anni, la maggior parte delle compagnie aeree permetterà di controllare dove si trova la valigia in tempo reale da un’app, proprio come quando aspettiamo un pacco da un sito di shopping online.
Ma la vera novità che cambierà il nostro modo di esplorare il mondo è già in pista: presto potremo stampare l’etichetta a casa, lasciare il bagaglio direttamente in auto a un servizio di ritiro e fare il viaggio completamente a mani vuote, per poi ritrovarlo direttamente nella camera dell’hotel (si spera!).
Gli aeroporti europei più innovativi, sostenibili ed efficienti del continente sono stati premiati durante il 36° Congresso annuale e Assemblea generale di ACI EUROPE, ospitato a Praga. Gli ACI EUROPE Best Airport Awards 2026 rappresentano uno dei riconoscimenti più prestigiosi del settore aeroportuale e valorizzano le eccellenze in termini di qualità del servizio, innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e performance operative. Tra i protagonisti dell’edizione 2026 spiccano due aeroporti italiani, Roma Fiumicino e Venezia Marco Polo, che hanno conquistato importanti riconoscimenti.
Sempre più spesso gli aeroporti rappresentano il biglietto da visita di un Paese o una città: non sono solo aree di passaggio, ma luoghi che uniscono tecnologie innovative, attenzione all’accoglienza e alla sostenibilità e valorizzazione dell’identità storica e culturale, trasformando uno scalo in un’architettura spettacolare, dal design unico e sorprendente.
A celebrarli è tornato anche quest’anno il Prix Versailles, prestigioso riconoscimento internazionale dedicato all’architettura e al design, che ha svelato la lista dei 7 aeroporti più belli del mondo nel 2026. Come ha sottolineato Jérôme Gouadain, segretario generale del Prix Versailles, questi progetti rappresentano i simboli più innovativi della loro epoca, capaci di conciliare la crescente domanda di mobilità con un turismo che valorizza il tempo e l’esperienza delle persone. Non solo infrastrutture, ma veri e propri luoghi di incontro, espressione delle dinamiche culturali, sociali ed economiche che stanno plasmando il mondo di domani.
Ormai non si parla d’altro e bisogna ammettere che di recente una nube bella grande sta oscurando il bel tempo tanto agognato delle vacanze estive: nel 2026 il trasporto aereo europeo si trova infatti in una fase che, a prima vista, potrebbe sembrare paradossale. Anche se i voli continuano indubbiamente a crescere, le cancellazioni non sono generalizzate e la domanda resta solida, sotto questa apparente stabilità si muove una tensione costante legata a una sola variabile: il carburante.
Il jet fuel, direttamente collegato alle oscillazioni del Brent e alle dinamiche geopolitiche globali, è tornato a essere il vero ago della bilancia dell’intero settore. Il problema concreto è che non stiamo parlando di un mero costo operativo, ma di un elemento che influenza strategie industriali, politiche tariffarie e perfino la comunicazione delle compagnie verso i passeggeri.
Le principali compagnie di volo europee stanno infatti rispondendoin modi molto diversi: chi prova a trasferire parte del rischio sul cliente, chi lo assorbe attraverso strumenti finanziari complessi, chi lo utilizza come leva commerciale per rafforzare la propria immagine di stabilità. Il risultato è un mercato che appare ordinato in superficie, ma che in realtà si regge su equilibri estremamente delicati.
Volotea e il dietrofront sul “prezzo dinamico”
La decisione di Volotea di abbandonare il cosiddetto “Fair Travel Promise” rappresenta uno dei segnali più interessanti di questo momento storico. L’idea iniziale della compagnia era quella di introdurre un meccanismo di adeguamento del prezzo del biglietto legato all’andamento del petrolio Brent, con una possibile variazione comunicata pochi giorni prima della partenza.
iStockI passeggeri sperano di non vedere i prezzi cambiare
In teoria, il modello veniva presentato come una forma di trasparenza: il passeggero avrebbe pagato un costo più vicino alla realtà del mercato energetico. In pratica, però, il sistema introduceva una variabile di incertezza difficile da accettare per il consumatore, che rischiava di trovarsi a pochi giorni dal viaggio con un supplemento obbligatorio o, in alternativa, con la perdita della prenotazione. Insomma, chi vorrebbe prenotare un volo senza sapere davvero quanto dovrà sborsare?
La reazione regolatoria in Italia ha pertanto reso evidente un punto più profondo: il carburante è un rischio industriale, ma non può diventare un rischio diretto per il viaggiatore nel momento in cui il biglietto è già stato acquistato. Il dietrofront di Volotea segna quindi non solo la fine di un esperimento tariffario, ma anche un limite implicito alla finanziarizzazione estrema del prezzo del volo. La compagnia ha successivamente chiarito che continuerà ad assorbire gli aumenti del carburante, almeno nel breve periodo e che non sono previste cancellazioni per la stagione estiva.
ITA Airways tra flotta e protezione finanziaria
Nel caso di ITA Airways la strategia è profondamente diversa e si basa su un mix di innovazione tecnica e strumenti finanziari. La compagnia ha dichiarato di non prevedere tagli ai voli estivi e di limitare l’aumento dei prezzi entro un massimo del 5%. Questo dato, in un contesto di forte volatilità energetica, non è marginale: indica un livello di controllo piuttosto avanzato sul rischio carburante.
Due elementi spiegano questa relativa stabilità. Il primo è la composizione della flotta, sempre più orientata verso aeromobili di nuova generazione, capaci di ridurre i consumi tra il 20 e il 25%. Il secondo è l’uso dell’hedging, che consente di bloccare in anticipo una parte significativa del prezzo del carburante, riducendo l’esposizione alle oscillazioni del mercato. Tuttavia, questa protezione non elimina del tutto il problema, ma lo sposta nel tempo. L’hedging è infatti uno strumento che funziona finché le previsioni restano corrette: nel momento in cui lo scenario energetico cambia in modo brusco, il vantaggio può ridursi o addirittura trasformarsi in un vincolo.
Ryanair e la logica della protezione totale
Ryanair rappresenta forse il caso più emblematico di gestione industriale del rischio carburante. La compagnia ha coperto circa l’80% del fabbisogno estivo e ha lavorato per diversificare le forniture, riducendo la dipendenza da aree geopoliticamente sensibili. Questo approccio non è nuovo, ma negli ultimi anni è diventato centrale nella strategia del gruppo. Il risultato è una relativa immunità rispetto agli shock immediati del mercato energetico. Ryanair può così mantenere una programmazione stabile e un load factor estremamente elevato, anche in un contesto in cui altri operatori iniziano a introdurre incrementi tariffari più evidenti.
L’estate delle incertezze, voli sempre più cari
Eppure, anche questa solidità ha un punto critico. La protezione dai costi non elimina la pressione competitiva: la compagnia opera su un modello estremamente sensibile ai volumi e qualsiasi rallentamento della domanda o aumento strutturale dei costi può avere effetti amplificati sui margini. In altre parole, Ryanair non è meno esposta al carburante, ma è più brava a trasformarlo in una variabile interna al proprio sistema industriale.
Air France-KLM e la stabilità su scala globale
Il gruppo Air France-KLM adotta una logica ancora diversa, basata sulla dimensione e sulla diversificazione. Secondo le comunicazioni del management, la disponibilità di carburante non rappresenta un rischio per la stagione estiva e l’intero network opererà regolarmente su migliaia di voli giornalieri. Questo livello di sicurezza deriva non solo da contratti di fornitura, ma dalla capacità del gruppo di operare su scala globale, distribuendo il rischio su più mercati e più valute energetiche.
La solidità del sistema, però, non deve essere letta come assenza di vulnerabilità. Piuttosto, come capacità di assorbire gli shock senza trasferirli immediatamente sul servizio. È una forma di resilienza tipica dei grandi gruppi, che però si paga in termini di complessità gestionale e rigidità strutturale.
Wizz Air, easyJet e Condor: tre modelli di risposta
Nel segmento low cost europeo emergono tre approcci differenti. Wizz Air punta sulla stabilità totale del prezzo: nessun sovrapprezzo carburante e nessuna modifica post-prenotazione. È una scelta aggressiva dal punto di vista commerciale, che sposta completamente il rischio sull’organizzazione interna.
EasyJet adotta invece una strategia comunicativa più orientata alla fiducia del consumatore, con la promessa che il prezzo non cambierà dopo l’acquisto e che non verranno applicati supplementi legati al fuel. In questo caso, la leva principale non è solo economica, ma anche psicologica: ridurre l’incertezza percepita.
Condor mantiene una posizione più prudente. La compagnia conferma la stabilità operativa, ma ammette implicitamente che un prolungato aumento dei costi energetici potrebbe riflettersi sulle tariffe nel corso dell’anno. È un approccio realistico, meno assertivo, che riflette una maggiore esposizione alle dinamiche del mercato leisure.
Le rassicurazioni IATA ai viaggiatori
Se si osserva il sistema nel suo complesso, emerge un elemento chiave, ovvero che nonostante il panico diffuso e le relative e dovute analisi, non esiste al momento una crisi di approvvigionamento del carburante. Le forniture globali sono considerate sufficienti e diversi paesi hanno aumentato la produzione di jet fuel per compensare le tensioni geopolitiche. Anche secondo International Air Transport Association, infatti, non esiste il rischio di carenza di carburante per il 2026 e proprio da loro arriva una sorta di rassicurazione per i viaggiatori. Le raffinerie hanno aumentato la produzione e i flussi commerciali si sono riorganizzati in modo da compensare le criticità legate al Medio Oriente.
Il direttore generale Willie Walsh ha sottolineato che la situazione è attualmente sotto controllo, ma con una precisazione importante: l’equilibrio potrebbe essere temporaneo. Con l’arrivo della stagione estiva e la possibile riduzione delle scorte in alcuni mercati chiave, i prezzi energetici potrebbero rimanere elevati anche nei prossimi anni. Questa osservazione è probabilmente il punto più rilevante dell’intero scenario. Non siamo di fronte a una crisi immediata, ma a una fase in cui il costo del carburante è diventato una condizione strutturale del trasporto aereo e non più una variabile ciclica come in passato. Il carburante rimane strutturalmente più caro rispetto al periodo pre-crisi e soprattutto più sensibile a shock improvvisi. Il problema non è tanto la disponibilità, quanto la prevedibilità.
Stazioni ferroviarie, metropolitane e aeroporti sono tra i luoghi più frequentati al mondo: non sono solo spazi di passaggio che ogni giorno accolgono milioni di persone in partenza per lavoro, vacanza o per scoprire una nuova città, ma vere e proprie porte d’accesso ai territori che possono influenzare positivamente l’esperienza di viaggio. Per questo motivo, l’architettura dei trasporti sta assumendo un ruolo sempre più centrale, con progetti che puntano a coniugare funzionalità, sostenibilità e identità culturale.
A premiare le migliori realizzazioni del settore sono gli Architizer A+Awards, l’importante concorso internazionale annuale dedicato all’architettura. Giunti alla 14ª edizione, i premi organizzati dalla piattaforma Architizer hanno esaminato oltre 4.000 candidature provenienti da tutto il mondo, selezionando i progetti più innovativi attraverso il giudizio di una giuria composta da oltre 250 esperti di architettura, design, arte, tecnologia e real estate, affiancata dal voto del pubblico online. Tra i vincitori del 2026 spiccano alcune infrastrutture dedicate ai trasporti che stanno dimostrando come stazioni e aeroporti possano trasformarsi in autentici simboli di innovazione, sostenibilità e integrazione con il territorio. Ecco quali sono.
Techo International Airport a Phnom Penh
Oltre ai luoghi culturali più belli del mondo, gli Architizer A+Awards hanno incoronato anche le stazioni e gli aeroporti che stanno rivoluzionando il modo di viaggiare.
Nella categoria Trasporti, la giuria ha premiato il nuovo Aeroporto Internazionale Techo di Phnom Penh, in Cambogia, progettato da Foster + Partners. A colpire è soprattutto il tetto, formato da una spettacolare struttura a onde sostenuta da colonne ad albero alte ben 36 metri, che filtra la luce naturale e protegge gli ambienti dal clima tropicale.
Getty ImagesInterno dell’aeroporto Internazionale Techo di Phnom Penh
Progettato per offrire un’esperienza di viaggio intuitiva, il terminal unisce tecnologie sostenibili e richiami all’architettura tradizionale cambogiana. Immerso nel verde e alimentato quasi interamente da energia solare, sorge al centro di quella che sarà una futura città aeroportuale a 20 chilometri dalla capitale. La capacità iniziale sarà di 13 milioni di passeggeri all’anno, con espansioni previste fino a 30 milioni.
A conquistare invece il voto del pubblico nella categoria Trasporti è stata la stazione ferroviaria di Maxcanú, progettata dallo studio GI21 Arquitectura per il Treno Maya, la grande rete ferroviaria che attraversa la penisola dello Yucatán, in Messico. Situata a circa 65 chilometri da Mérida, la stazione è stata concepita non soltanto come un’infrastruttura di passaggio, ma come uno spazio capace di offrire ai viaggiatori un momento di reale connessione con il paesaggio circostante.
L’architettura si ispira alla cultura e alla natura della regione, a partire dalle tonalità rosso cocciniglia che richiamano gli edifici storici della città di Maxcanú, fino alle forme organiche che evocano l’arte e i cortili della tradizione Maya.
Particolarmente suggestive sono le aree di attesa, dove griglie prefabbricate ispirate ai motivi tessili locali creano un evocativo gioco di luci e ombre che ricorda la vegetazione della giungla. A completare il progetto c’è un giardino contemplativo con specie vegetali autoctone, pensato per favorire il benessere dei viaggiatori e migliorare il comfort climatico degli spazi.
Realizzata con materiali regionali e adattata alle particolari caratteristiche geologiche del territorio, tra cenotes e ritrovamenti archeologici emersi durante i lavori, la stazione rappresenta un esempio di infrastruttura contemporanea profondamente radicata nel contesto locale.
Line 5 Eglinton a Toronto
La vincitrice per la giuria, all’interno della sezione Interni dei Trasporti, è la Line 5 Eglinton di Toronto, che collega comodamente l’est e l’ovest della città in una delle aree più popolari: realizzato da Arcadis, si tratta di un sistema architettonico su scala urbana e lungo 19 km, che coordina stazioni, strade e spazi pubblici. Conta 15 stazioni sotterranee, 10 fermate a livello stradale, tra cui due terminal multimodali integrati perfettamente con il contesto in cui sono stati inseriti.
Getty ImagesL’interno della Line 5 Eglinton a Toronto
Non sono forme monumentali, bensì chiare, modulabili e adatte a un orientamento intuitivo di cittadini e viaggiatori, con facciate trasparenti, ampie pensiline e percorsi ben definiti che creano un percorso in stazione facilmente riconoscibile e accessibile.
A vincere il voto del pubblico nella categoria dedicata agli interni dei trasporti sono state le stazioni Édouard-Montpetit e McGill della Réseau Express Métropolitain (REM) di Montréal, progettate da Bisson Fortin, Perkins&Will e Lemay.
Édouard-Montpetit, la stazione più profonda del Canada con i suoi 72 metri sotto il Monte Royal, collega la REM alla Linea Blu della metropolitana e ospita anche l’opera “Le mont habité” di Manuel Mathieu.
McGill, situata nel cuore del centro città, connette invece la REM alla Linea Verde, alla Città Sotterranea e ai principali quartieri commerciali. Gli interni, ispirati ai colori del fiume San Lorenzo e del Monte Royal, sono stati progettati per rendere gli spostamenti semplici e intuitivi.
Partire per un viaggio è sempre emozionante, ma per chi vive con un cane c’è spesso un momento meno piacevole, quello della separazione. Infatti, non sempre portare con sé il proprio amico a quattro zampe è la scelta migliore: tra voli lunghi, cambi di fuso orario, temperature elevate e ambienti sconosciuti, viaggiare può risultare stressante e faticoso per molti animali. Per questo motivo l’aeroporto di Fiumicino ha introdotto un servizio davvero innovativo, dando vita al primo Dog Relais mai realizzato all’interno di un aeroporto italiano. Una soluzione pensata per permettere ai proprietari di partire serenamente, sapendo che il proprio cane si trova in un ambiente sicuro, accogliente e progettato interamente per il suo benessere.
Il servizio, gestito da Fly Le Dog, offre due diverse possibilità: il Dog Relais per soggiorni di più giorni e l’Asilo Diurno per chi necessita di un’accoglienza solo durante la giornata.
Il Dog Relais
Il Dog Relais è molto più di una semplice pensione per cani. Durante il giorno gli ospiti partecipano alle attività dell’asilo, socializzano e giocano in spazi dedicati, mentre la notte possono riposare in lodge esclusivi progettati per garantire comfort e tranquillità. Le sistemazioni sono realizzate in legno e dispongono di un’area interna di 4 metri quadrati e di uno spazio esterno di 10 metri quadrati, suddiviso tra zone coperte e scoperte. Ogni lodge è dotato di climatizzazione a pannelli radianti, abbeveratoio automatico e perfino filodiffusione musicale per creare un ambiente rilassante. Insomma, meglio di un hotel a cinque stelle!
Le opzioni disponibili partono dalla formula Standard, con alloggio singolo, fino alla soluzione Double, che può ospitare fino a quattro cani compatibili. Per chi desidera un trattamento ancora più esclusivo è disponibile la formula Premium, che include servizi aggiuntivi come aromaterapia e una giornata SPA. Uno degli aspetti più interessanti del servizio è la possibilità di restare in contatto con il proprio cane anche a distanza: grazie a un’app dedicata infatti, i proprietari possono effettuare videochiamate e verificare in qualsiasi momento come sta trascorrendo la giornata il proprio animale. Una soluzione che aiuta a ridurre l’ansia della separazione e permette di vivere il viaggio con maggiore serenità.
L’Asilo Diurno
Per chi non deve necessariamente partire, ma è alla ricerca di un luogo sicuro dove lasciare il proprio cane durante la giornata, c’è anche un servizio di asilo diurno. Gli animali hanno accesso a circa 1.000 metri quadrati di aree esterne, suddivise in spazi verdi organizzati in base alla taglia e al temperamento dei cani. In caso di maltempo o necessità particolari, è disponibile anche un’area interna dove giocare e riposare al coperto. Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 7:30 alle 18:30, e rappresenta una soluzione pratica per chi lavora o ha bisogno di affidare il proprio cane a professionisti qualificati per alcune ore. È importante sottolineare che entrambe le offerte permettono di personalizzare ulteriormente il soggiorno, con trattamenti come grooming, manipolazione con arnica e altri servizi dedicati al benessere dell’animale.
Insomma, se il tuo prossimo viaggio parte da Fiumicino, potresti non essere l’unico a vivere un’esperienza speciale!
Sembra una di quelle fake news assurde che si trovano girando su internet, e invece è tutto vero: questa estate in Giappone aprirà il primo aeroporto al mondo interamente dedicato ai Pokémon! E no, non stiamo parlando di qualche decorazione qua e là, ma di una vera e propria esperienza immersiva che lascerà senza parole grandi e piccini.
Dai videogiochi degli Anni ’90 a icona globale
Chi è nato dagli Anni ’90 in poi difficilmente non conosce i Pokémon. Il primo videogioco uscì nel 1996, ma quasi trent’anni dopo Pikachu e i suoi compagni continuano a essere un fenomeno globale in grado di unire generazioni diverse. In Giappone poi, i Pokémon non sono un semplice brand, ma un tassello importante della cultura pop nazionale.
Infatti, vi avevamo già parlato degli aerei a tema Pokémon realizzati da All Nippon Airways e The Pokémon Company, ma un intero aeroporto dedicato ai mostriciattoli tascabili sicuramente non ce lo aspettavamo!
Dove nascerà il “Pokémon Airport”
L’aeroporto in questione è il Noto Satoyama Airport, situato nella prefettura giapponese di Ishikawa. La zona fu duramente colpita dal terremoto di magnitudo 7.6 che colpì la penisola di Noto nel 2024, causando enormi danni alle infrastrutture e all’economia locale. L’iniziativa nasce infatti dalla collaborazione tra la prefettura di Ishikawa e la Pokémon With You Foundation, organizzazione no-profit fondata nel 2011 da The Pokémon Company dopo il tragico terremoto e tsunami del Tōhoku. Inizialmente creata per sostenere i bambini colpiti dal disastro, nel tempo la fondazione è diventata un punto di riferimento per iniziative benefiche e progetti di ricostruzione in tutto il Giappone.
L’obiettivo dell’aeroporto a tema Pokémon è quindi anche quello di rilanciare il turismo e contribuire alla ripresa economica della regione, riportando visitatori e attenzione in una delle aree più colpite dal sisma.
Gadget, illustrazioni esclusive e tanto altro ancora
L’intero aeroporto verrà trasformato in un’esperienza immersiva pensata per i fan del franchise più famoso del pianeta. Tutti i 111 Pokémon di tipo Volante saranno disseminati all’interno del terminal: compariranno sulle pareti, nelle aree d’imbarco, nei corridoi e persino nei sistemi di navigazione dell’aeroporto, creando una sorta di caccia al tesoro interattiva per i visitatori.
Il simbolo principale dello scalo sarà un gigantesco Pikachu gonfiabile sospeso nell’atrio del secondo piano con un aeroplano sopra la testa. Anche la terrazza panoramica verrà trasformata in un paesaggio satoyama in miniatura, cioè uno scenario rurale tradizionale giapponese, popolato da decine di Pikachu nascosti tra le installazioni.
Non mancheranno poi gadget esclusivi e merchandising in edizione limitata: magliette, portachiavi, souvenir e illustrazioni create appositamente per l’aeroporto, raccolte nella serie “Sky of Hope”, che raffigura i Pokémon tra nuvole arcobaleno. Le immagini compariranno anche sugli autobus turistici che collegheranno l’aeroporto alle attrazioni della regione. E non è tutto: il terminal lancerà persino una mini serie animata originale visibile da smartphone. Uno degli episodi racconterà la storia di Bagon, il Pokémon che sogna di imparare a volare.
Insomma, più che un aeroporto sembra un parco a tema. La cattiva notizia? Purtroppo non durerà per sempre: sarà a tema Pokémon solo fino al 30 settembre 2029, perciò se vi interessa, vi conviene affrettarvi!
I viaggi estivi possono trasformarsi in vere e proprie odissee quando prevedono uno scalo nei grandi hub internazionali: basta un singolo ritardo per innescare una catena di disagi e mandare in tilt coincidenze, imbarchi e partenze. Parliamo di uno dei timori più grandi per molti passeggeri: perdere il volo verso la tanto desiderata meta delle vacanze.
Come ogni mese, anche a maggio SiViaggia vi regala il magazine di lifestyle GATE da scaricare e sfogliare. La rivista, in versione digitale, in italiano e inglese, contiene articoli di viaggi, ma anche di moda, costume e attualità.
Sul numero 62, vi portiamo alla scoperta dei quartieri più nuovi di Tokyo, una città unica al mondo, dove la tradizione di Edo convive, da secoli, con l’innovazione. E tutto ciò si rispecchia nei suoi 23 quartieri, tra cui i più famosi e frequentati dai turisti come Shibuya, Minato, Shinjuku e Chiyoda, dove si trova il Palazzo Imperiale. Ma noi vi raccontiamo della sua baia, che sta vivendo una nuova rinascita.
E poi, alcune idee per gite in Italia tra Alto Adige e Valle d’Aosta o per scoprire castelli da fiaba.
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Gli aeroporti sono da sempre uno degli aspetti più stressanti dell’esperienza di viaggio: tra controlli di sicurezza, attese ai gate, code interminabili e spazi condivisi con centinaia di persone, basta poco perché la tensione salga ed emergano comportamenti che molti passeggeri considerano irritanti e maleducati. Dai furbetti che saltano la fila fino a chi occupa intere file di sedili con i bagagli, alcune abitudini sembrano essere diventate parte integrante della vita aeroportuale.
Una nuova indagine internazionale realizzata dall’agenzia di viaggi online Opodo ha cercato di capire quali siano i comportamenti più detestati dai viaggiatori e come le persone affrontino i momenti che precedono il volo: il sondaggio ha coinvolto 9.000 partecipanti in diversi Paesi del mondo e delinea uno spaccato curioso ma anche molto realistico delle dinamiche che si verificano ogni giorno negli aeroporti.
L’arrivo in aeroporto divide i viaggiatori
Uno dei primi aspetti analizzati dall’indagine riguarda il momento dell’arrivo in aeroporto: c’è chi preferisce giocare d’anticipo per evitare imprevisti e chi invece tenta di ridurre al minimo il tempo trascorso tra check-in e gate.
Secondo i dati raccolti, la maggioranza dei viaggiatori sembra preferire la prudenza: il 59% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi più tranquillo arrivando in aeroporto con largo anticipo rispetto all’orario necessario, anche a costo di dover aspettare a lungo prima dell’imbarco.
Un altro 36% sostiene invece di attenersi alle indicazioni delle compagnie aeree, arrivando generalmente tra le due e le tre ore prima della partenza, a seconda della durata del viaggio o del tipo di volo.
Molto più ridotto è invece il gruppo di chi preferisce rischiare: solo il 4% ammette di presentarsi poco prima del decollo pur di non trascorrere troppo tempo negli aeroporti, spesso percepiti come luoghi costosi e poco piacevoli. Nel Regno Unito emerge inoltre una differenza interessante tra uomini e donne: il 6% degli uomini dichiara di arrivare all’ultimo minuto, contro appena il 3% delle donne.
La psicologia dell’imbarco
iStockViaggiatori esasperati dalle cattive abitudini negli aeroporti
Uno dei momenti più caotici negli aeroporti è senza dubbio quello dell’imbarco: anche quando le compagnie aeree assegnano gruppi e priorità precise, molti passeggeri tendono ad alzarsi contemporaneamente appena compare l’annuncio al gate e provocano così code premature e una certa confusione generale.
L’indagine di Opodo ha individuato quattro grandi categorie di comportamento tra i viaggiatori: la più numerosa è quella definita “the sitter”, ovvero coloro che rimangono seduti fino a quando il proprio gruppo non viene chiamato ufficialmente. A livello mondiale rappresentano il 48% degli intervistati e sono i passeggeri che osservano la folla formarsi davanti al gate senza lasciarsi coinvolgere e aspettano con pazienza il proprio turno.
I portoghesi sembrano i più disciplinati: il 66% preferisce restare seduto fino al momento corretto. Seguono i britannici con il 51%, mentre in Italia questa percentuale scende al 36%.
Esiste poi il gruppo degli “hoverer”, pari al 23% degli intervistati, composto da chi preferisce restare in piedi vicino alla fila, pronto a inserirsi appena possibile. Ancora più interessante è il comportamento dei cosiddetti “pre-queuer”, cioè coloro che creano una fila non ufficiale ancor prima che venga aperto l’imbarco per il proprio gruppo. A livello globale rappresentano il 12% del campione, ma la percentuale sale al 15% tra tedeschi e italiani, mentre nel Regno Unito si ferma al 9%.
Infine ci sono gli “anti-queuer”, i più rilassati di tutti: l’11% degli intervistati sostiene infatti di preferire salire sull’aereo per ultimo, convinto che il proprio posto resterà comunque disponibile. Italiani e francesi sembrano inclini a questo approccio: rispettivamente il 18% e il 17% dichiara di non avere alcun interesse nell’imbarcarsi in anticipo.
I comportamenti più irritanti negli aeroporti
La parte più significativa dell’indagine riguarda però le abitudini considerate più fastidiose dai passeggeri: in un ambiente dove spazi e tempi sono condivisi, anche piccoli gesti possono trasformarsi in motivo di irritazione.
Al primo posto si colloca il comportamento dei cosiddetti “furbetti della fila”: il 48% degli intervistati indica infatti come irritante chi tenta di saltare la coda ai controlli di sicurezza o durante l’imbarco. Francesi e britannici risultano particolarmente infastiditi da questo atteggiamento: il 51% dei partecipanti di entrambi i Paesi lo considera il peggior comportamento possibile in aeroporto.
Molto criticata è anche l’abitudine di occupare i sedili con valigie e zaini lasciando le persone in piedi: il 45% dei partecipanti trova irritante vedere posti inutilizzabili a causa dei bagagli. Nel Regno Unito questa percentuale sale addirittura al 52%, mentre in Portogallo raggiunge il 50%. Gli italiani appaiono invece più tolleranti: solo il 35% considera questo comportamento particolarmente fastidioso.
Tra le cattive abitudini più detestate compare anche quella di lasciare rifiuti nelle aree del gate o sui sedili dell’aereo. I francesi sono i più severi su questo tema: il 49% dichiara di non sopportare chi sporca gli spazi comuni. Seguono i tedeschi con il 47% e gli spagnoli con il 46%. A livello mondiale la media si attesta al 42%.
Anche il rumore continua a essere fonte di tensione negli spazi aeroportuali: parlare ad alta voce al telefono o utilizzare il vivavoce viene giudicato irritante dal 40% degli intervistati nel mondo, anche se i britannici sembrano leggermente meno sensibili al problema.
Curiosa infine la categoria dedicata a chi si avvicina troppo al nastro bagagli, rimanendo “attaccato” alla linea di consegna delle valigie. Secondo il sondaggio, il 25% dei britannici e dei tedeschi considera questo comportamento molto irritante, mentre francesi e italiani sembrano tollerarlo di più.
Gli aeroporti sono luoghi affascinanti, quasi sospesi tra realtà e immaginazione. Entrarci per la prima volta è un’esperienza che resta impressa: sono spazi autonomi dove convivono tecnologia, movimento e storie diverse.
Tra le tante cose insolite che possono accadere in aeroporto, però, ce n’è una che sorprende più di tutte: vedere un falco aggirarsi vicino alle piste. E no, non è un caso, in molti aeroporti i falchi “lavorano” davvero!
Falchi e “bird strike”
Gli aeroporti sono ambienti complessi e strutturati, spesso paragonabili a vere città, ma al tempo stesso sono estremamente sensibili a elementi esterni. Tra questi, uno dei rischi più sottovalutati è rappresentato dagli uccelli: la presenza dei falchi è infatti legata alla prevenzione del bird strike, ovvero l’impatto tra un aereo e uno o più uccelli. Si tratta di un fenomeno molto più frequente di quanto si possa pensare e che può causare danni anche gravi ai velivoli, soprattutto ai motori, oltre a rappresentare un rischio per passeggeri ed equipaggio. Questo tipo di eventi sono tutt’altro che rari: secondo i dati dell’ENAC, solo nel 2022 in Italia si sono registrati 2.168 casi.
Questi episodi si verificano soprattutto durante le fasi più delicate del volo, come decollo e atterraggio, e rappresentano un rischio costante per l’aviazione. Per questo motivo, ogni aeroporto è obbligato a mettere in atto strategie di bird control, cioè sistemi per tenere lontani gli uccelli dalle piste e dalle aree operative.
In Italia, questo tema è gestito anche dal Bird Strike Committee Italy, istituito nel 1993 per coordinare tutte le attività legate alla gestione del rischio fauna negli aeroporti.
Perché i falchi sono la soluzione migliore
Tra i diversi sistemi di prevenzione, la falconeria è oggi considerata una delle soluzioni più efficaci e sostenibili. Un aspetto tutt’altro che secondario, se si considera l’impatto ambientale già significativo del trasporto aereo.
I falchi addestrati sorvolano le aree aeroportuali e agiscono come deterrenti naturali: la loro presenza spinge altri uccelli, come piccioni, gabbiani e storni, ad allontanarsi spontaneamente. È importante chiarire che non vengono utilizzati per cacciare o uccidere, ma sono ammaestrati proprio per spaventare e scoraggiare la presenza di altri volatili, sfruttando il loro ruolo di predatori.
Non si tratta quindi di eliminare gli animali, ma di ristabilire un equilibrio, evitando che sostino in zone pericolose. Rispetto ad altri metodi, come dissuasori acustici o sostanze chimiche, i falchi offrono un approccio ecologico e non invasivo, capace di garantire sicurezza senza danneggiare l’ambiente.
Gli aeroporti italiani dove vengono utilizzati
In Italia, diversi scali utilizzano falchi per la gestione della fauna selvatica. Tra questi:
Aeroporto di Trieste-Ronchi dei Legionari, vicino alla laguna e quindi particolarmente esposto alla presenza di uccelli;
Aeroporto di Torino-Caselle, con sistemi strutturati di controllo;
Aeroporto di Firenze-Peretola;
Aeroporto di Bari-Palese;
Aeroporto di Venezia-Tessera, dove il problema dei gabbiani è particolarmente rilevante;
Aeroporto di Pescara.
In alcuni casi, anche strutture militari come l’Aeroporto di Rivolto utilizzano rapaci come deterrenti naturali.
I falchi negli aeroporti quindi non sono lì per caso, ma rappresentano una soluzione concreta a un problema. Sono alleati invisibili e silenziosi, che rendono il volo più sicuro ogni giorno.
Arriva una nuova notizia dalla compagnia aerea low cost Ryanair: dal 10 novembre 2026, il sipario sul check-in e sulla consegna dei bagagli calerà ufficialmente 60 minuti prima del decollo, contro i 40 minuti previsti finora.
Quei venti minuti di differenza rappresentano una mossa strategica per rispondere a un mondo, quello dei controlli aeroportuali, che sta diventando sempre più complesso e affollato.
Check-in e bag drop chiudono 60 minuti prima
La decisione, comunicata dai vertici del vettore irlandese, nasce da un’esigenza concreta: proteggere i passeggeri dai tempi lunghi dei controlli di sicurezza e di frontiera. Con l’aumento dei flussi turistici e l’introduzione di sistemi di controllo biometrici sempre più dettagliati in tutta Europa, le code ai varchi sono diventate la variabile impazzita di ogni viaggio. È successo anche a Milano Linate, dove i nuovi controlli hanno provocato registrazioni biometriche lente e centinaia di viaggiatori lasciati a terra.
In questo caso, il problema sono state le attrezzature insufficienti per raccogliere i dati del cosiddetto primo ingresso: foto, impronte digitali, scansioni, coordinate di nascita e dettagli del volo. Un’operazione che richiede dai 3 ai 5 minuti a passeggero che può sembrare poco, finché non lo si moltiplica per centinaia di persone bloccate nello stesso istante.
Dara Brady, Chief Marketing Officer di Ryanair, è stato chiaro: l’obiettivo è azzerare quella percentuale di viaggiatori che, pur essendo arrivati tecnicamente in tempo per imbarcare la valigia, finiscono per perdere il volo perché bloccati nei meandri della burocrazia aeroportuale.
Questi venti minuti aggiuntivi, quindi, rappresentano un cuscinetto di sicurezza, specialmente durante i picchi stagionali o nei grandi hub dove le file per i passaporti possono trasformarsi in vere e proprie prove di resistenza. In un’epoca in cui il tempo è il lusso supremo, Ryanair scommette sulla puntualità, cercando di garantire che ogni passeggero raggiunga il gate senza troppi problemi.
Trasformazione digitale dei terminal
Se il tempo stringe ai banchi fisici, la tecnologia corre in soccorso per velocizzare tutto il resto. Parallelamente al cambio d’orario, Ryanair sta completando una massiccia trasformazione digitale dei terminal.
Entro ottobre 2026, oltre il 95% degli aeroporti del network sarà dotato di postazioni self-service per il rilascio dei bagagli, completamente integrate con l’app ufficiale. L’idea è semplice quanto efficace: i passeggeri potranno stampare le etichette e imbarcare i propri trolley in totale autonomia, riducendo drasticamente le code ai desk tradizionali.
Questo cambiamento impatterà solo una minoranza di viaggiatori. Le statistiche parlano chiaro: l’80% di chi sceglie Ryanair viaggia leggero, effettua il check-in online e punta dritto verso i controlli di sicurezza con solo il bagaglio a mano. Il cambiamento riguarderà quindi quel 20% che sceglie ancora la comodità della stiva.
Preparate le valigie, dunque, ma assicuratevi di essere davanti ai nuovi chioschi digitali con un’ora di anticipo!
L’estremo sud della Groenlandia diventa più accessibile con l’apertura del nuovo aeroporto di Qaqortoq: per anni, il villaggio colorato affacciato sulla costa sud-occidentale era raggiungibile soltanto tramite elicotteri o collegamenti marittimi.
Oggi, invece, si presenta come la porta d’ingresso moderna e diretta al cuore della Groenlandia meridionale, un cambio di passo per il turismo artico.
Inaugurato il nuovo scalo a Qaqortoq
Il nuovo scalo sostituisce quello di Narsarsuaq, distante circa 60 chilometri, che per decenni ha rappresentato il principale punto di accesso alla regione: i tempi di trasferimento si accorciano e l’arrivo a destinazione diventa più lineare, senza passaggi intermedi spesso complessi. Tale intervento si inserisce in un piano più ampio di potenziamento delle infrastrutture aeroportuali groenlandesi, che coinvolge anche l’ampliamento dello scalo della capitale Nuuk e la realizzazione di un nuovo aeroporto a Ilulissat.
Le compagnie aeree stanno già adeguando l’offerta: Air Greenland garantisce collegamenti regolari con Nuuk durante tutto l’anno, mentre in estate intensifica le frequenze per rispondere alla domanda turistica. A sua volta, Icelandair attiva rotte stagionali tra Keflavík e Qaqortoq, rafforzando il legame con l’Islanda.
Per i viaggiatori italiani, il percorso più comune prevede uno scalo a Copenaghen o a Reykjavík, due hub fondamentali per raggiungere la Groenlandia.
Cosa vedere e fare a Qaqortoq
iStockIl coloratissimo villaggio di Qaqortoq
Colorata e vivace, Qaqortoq regala un’immersione autentica nella dimensione artica: le case dipinte in tonalità vivaci contrastano con il paesaggio severo, per un colpo d’occhio che non ha eguali. Ma è soprattutto la stratificazione storica e culturale a rendere la città interessante per chi cerca qualcosa di più di un semplice viaggio naturalistico.
Il Museo di Qaqortoq è una tappa imprescindibile: ospitato in un edificio del 1804, un tempo residenza di un amministratore coloniale, propone un racconto che attraversa secoli, dalle prime presenze umane fino alla contemporaneità, con testimonianze della cultura Inuit, oggetti quotidiani, strumenti antichi e ambienti ricostruiti che restituiscono atmosfere di un tempo.
Le sale dedicate a figure come Knud Rasmussen e Charles Lindbergh aggiungono spesspre e collegano Qaqortoq alle grandi esplorazioni del Novecento.
A poca distanza ecco le suggestive rovine vichinghe di Hvalsey, tra le tracce meglio conservate della presenza norrena sull’isola: tra il XI e il XIV secolo, si sviluppò una comunità stabile, dedita all’agricoltura e all’allevamento. Le vestigia della chiesa, ancora ben riconoscibili, rievocano una società organizzata e radicata nel territorio, mentre i resti delle abitazioni e dei campi coltivati offrono uno spaccato concreto della vita quotidiana dei coloni.
Il viaggio nel tempo prosegue fino alla cultura Inuit con il sito di Sermermiut, nei pressi di Ilulissat, che custodisce oltre 4000 anni di presenza umana continua in condizioni ambientali estreme: le rovine, le tombe e gli strumenti rinvenuti illustrano una storia di adattamento e resilienza, elementi chiave per comprendere la relazione tra uomo e natura nell’Artico.
Oltre al patrimonio storico, Qaqortoq è un punto di partenza privilegiato per esperienze a contatto diretto con la natura. Durante l’estate, i fiordi si animano con la presenza delle balene e offrono opportunità di whale watching tra le più emozionanti del Nord Atlantico.
Le escursioni in barca permettono di avvicinarsi a ghiacciai e paesaggi remoti, mentre i sentieri di trekking si snodano tra colline e vallate, per camminate al cospetto di panorami incontaminati. Anche la pesca, in particolare quella del salmone, è un’attività importante nella tradizione locale e ancora oggi praticata sia per sussistenza sia per turismo.
Il nuovo rapporto di ACI World ha contato quasi 10 miliardi di passeggeri nel 2025 dando modo di stilare quella che è la classifica dei 10 aeroporti più trafficati al mondo.
I dati sono davvero incoraggianti: l’Asia e il Medio Oriente corrono ma sono gli Stati Uniti a troneggiare. Ecco la top 10 da conoscere.