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Sicilia regina del cinema: dall’Ulisse di Nolan a Montalbano, un viaggio nei set a cielo aperto

La Sicilia è un set da cinema con i paesaggi meravigliosi, l’arte e la storia. Capolavori come l’Odissea di Nolan, The White Lotus, il Gattopardo e il commissario Montalbano sono solo alcuni dei titoli che ci vengono in mente pensando alle location più celebri della regione. L’isola mediterranea e vulcanica diventa protagonista di film e serie Tv. Ecco i luoghi più famosi della Sicilia cinematografica.

Castello di Loarre, la fortezza segreta dove Ridley Scott ha girato uno dei suoi film più epici

Un’imponente muraglia e ben undici torri costruite su uno sperone roccioso a 1.071 metri d’altezza formano il Castello di Loarre, in Spagna.

Un gioiello romanico la cui anima è mutata nel corso dei secoli, senza però mai perdere il suo fascino: è stato prima un palazzo reale e poi un monastero; ora è una testimonianza storica dell’architettura civile e militare di un passato lontano, utilizzato più volte anche come suggestivo set cinematografico. Anche Ridley Scott ne rimase incantato, tanto da sceglierlo come location per girarvi il celebre film Le crociate – Kingdom of Heaven.

La storia del castello più antico di Spagna

Voluto dal grande monarca Sancho III el Mayor di Pamplona nell’XI secolo, il Castello di Loarre è nato per difendere la linea di confine del Regno d’Aragona e fu un elemento chiave nella riconquista cristiana di queste terre. Ampliato nello stesso secolo dal nipote, Sancho Ramírez, re d’Aragona, con la sua posizione domina tutta la pianura della Hoya de Huesca e in particolare Bolea, che era la principale piazza musulmana che controllava i ricchi terreni agricoli della pianura.

Nei secoli successivi, la fortezza perse progressivamente la sua funzione difensiva. Con l’avanzare della Reconquista verso sud, il confine si allontanò e il castello divenne sempre meno strategico dal punto di vista militare. A partire dalla fine dell’XI secolo ospitò una comunità di canonici regolari di Sant’Agostino e si trasformò in un importante centro religioso, senza rinunciare al suo ruolo di simbolo del potere della Corona d’Aragona.

Castello di Loarre, suggestiva fortezza spagnola
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Castello di Loarre, suggestiva fortezza spagnola

Oggi è considerato uno dei castelli romanici meglio conservati d’Europa e rappresenta uno degli esempi più straordinari di architettura militare medievale della penisola iberica. Non a caso è stato dichiarato Bene di Interesse Culturale ed è candidato a entrare nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Cosa vedere al Castello di Loarre

Visitare il Castello di Loarre significa tuffarsi direttamente nel Medioevo: tra le sue mura perfettamente conservate, infatti, è facile immaginare la vita di soldati, monaci e sovrani dell’epoca. Proprio come accade nel film di Ridley Scott girato in questa fortezza: Le crociate – Kingdom of Heaven. Ai piedi del castello la troupe costruì persino una fattoria scenografica, ricoprendo il paesaggio con tonnellate di neve artificiale per ricreare l’atmosfera dell’inverno europeo, dopo che le nevicate attese non arrivarono. Una scelta dettata soprattutto dalla spettacolarità del luogo: la costumista Janty Yates, premio Oscar per Il gladiatore, ha ricordato Loarre come “uno dei posti più belli” in cui abbia mai lavorato, spiegando che Scott rimase colpito dai panorami sconfinati, dal castello arroccato sul bordo della montagna e dai tramonti, ritenendolo l’ambientazione perfetta per evocare la Francia del XII secolo.

Uno degli ambienti più affascinanti è la chiesa di San Pedro, in stile romanico e caratterizzata da un’elegante cupola sostenuta da archi e da capitelli finemente scolpiti con motivi vegetali e figure simboliche. Poco distante si trova la suggestiva cripta di Santa Quiteria, scavata nella roccia. Ma il vero spettacolo prende vita salendo su una delle undici torri, da cui si gode una vista meravigliosa sulla pianura della Hoya de Huesca, sui Pirenei e, nelle giornate più limpide, sulle montagne che segnano il confine con la Francia.

La Chiesa di San Pedro nel Castello di Loarre
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La Chiesa di San Pedro nel Castello di Loarre

Tra i dettagli più curiosi da cercare durante la visita ci sono anche i capitelli scolpiti del monastero. Su uno di essi compaiono due scimmie in pietra: una si copre la bocca, mentre l’altra sembra tapparsi le orecchie. A prima vista potrebbero ricordare le celebri “tre scimmie sagge”, ma il loro significato è molto diverso. Nell’arte romanica medievale, infatti, le scimmie simboleggiavano i vizi e le passioni dell’uomo e la loro presenza all’ingresso del monastero aveva quindi un valore simbolico: ricordava ai fedeli che i peccati e le debolezze umane dovevano rimanere fuori da quel luogo sacro.

Puoi ammirare l’eclissi del secolo dal castello

Il 12 agosto 2026 il Castello di Loarre sarà uno dei luoghi più spettacolari della Spagna da cui osservare l’eclissi solare totale (che sarà visibile, anche se parzialmente, anche dall’Italia). Grazie alla sua posizione a 1.071 metri di altitudine, con un ampio orizzonte sulla Hoya de Huesca, offrirà una vista privilegiata del fenomeno celeste più atteso dell’anno.

Per l’occasione la fortezza prolungherà eccezionalmente l’orario di apertura fino alle 21:00 e organizzerà una speciale esperienza che inizierà alle 18:30 con una visita guidata dedicata al rapporto tra il Medioevo e i fenomeni celesti. Il momento clou sarà l’osservazione dell’eclissi, che inizierà alle 19:28 e raggiungerà il massimo alle 20:15, terminando alle 20:58.

Il biglietto include la visita guidata, gli occhiali certificati per osservare l’eclissi, una bevanda analcolica e una degustazione di tapas aragonesi. Il costo è di 16,80 euro (15,50 euro il ridotto e 14,50 euro per i bambini).

Dove si trova e come raggiungerlo

Il Castello di Loarre si trova nell’omonimo borgo della provincia di Huesca, nella comunità autonoma dell’Aragona, nel nord della Spagna.

Raggiungerlo è semplice. In auto dista circa 35 chilometri da Huesca, poco più di mezz’ora di viaggio, mentre da Saragozza occorre circa un’ora e mezza. Chi arriva in aereo può volare verso gli aeroporti di Saragozza o di Pamplona, per poi proseguire in auto.

Isola di Molara, il gioiello segreto della Sardegna tra piscine turchesi e natura selvaggia

Nel braccio di mare che separa la terraferma gallurese dai complessi calcarei del nord-est della Sardegna, sorge un’isola rotondeggiante la cui silhouette ricorda una macina da grano. Parte del territorio comunale di Olbia, rientra nei confini protetti del parco marino di Tavolara – Punta Coda Cavallo ma, a differenza della vicina sorella maggiore che è un’imponente cattedrale di calcare bianca e ripida, questo scoglio si distingue per la matrice geologica interamente granitica, caratterizzata da rilievi dolci erosi dallo scirocco. Parliamo della strepitosa Isola di Molara.

Il suo nome, probabilmente derivato dalla forma simile a una mola da mulino, racconta già qualcosa del suo profilo: l’assenza di centri abitati, la presenza di pochi edifici storici e la tutela ambientale l’hanno trasformata in un rifugio prezioso per fauna e flora mediterranee. Tra olivastri secolari, lentischi, ginepri e cisti profumati trovano riparo specie rare di uccelli, mentre il mare custodisce una biodiversità tra le più ricche della Sardegna.

L’isola, oltre a spiagge favolose, piscine naturali che incantano e un mare dai colori brillanti, vanta vicende storiche millenarie. Vi basti pensare che durante il III secolo dopo Cristo le autorità romane inviarono qui in esilio Papa Ponziano (almeno secondo la tradizione) insieme al sacerdote Ippolito. L’evento segnò la storia cristiana del Mediterraneo, portando alla successiva edificazione di un monastero e di un piccolo borgo intitolato a San Pietro.

Le spiagge più belle dell’Isola di Molara

La costa di Molara alterna piccole cale, scogli levigati dal vento e tratti sabbiosi raccolti. Il granito crea forme morbide, mentre il fondale chiaro amplifica i riflessi del sole fino a regalare tonalità che passano dall’azzurro al verde smeraldo. Gran parte delle baie resta raggiungibile esclusivamente dal mare e, anche se potrebbe sembrare un limite, è proprio questo dettaglio a rendere quest’isola della Sardegna un vero paradiso.

Le Piscine di Molara

Rappresentano il simbolo dell’isola e uno degli scorci più fotografati della regione. Parliamo delle Piscine di Molara, che si trovano sul versante sud-occidentale e devono la loro fama alla trasparenza straordinaria dell’acqua. Il fondale sabbioso, ricoperto da pochi metri d’acqua, mette in scena un effetto ottico sorprendente che fa sembrare le imbarcazioni sospese sull’azzurro.

Lo snorkeling regala incontri ravvicinati con occhiate, castagnole, saraghi e piccoli branchi di pesci che vivono indisturbati grazie alla protezione dell’area marina. La limpidezza dell’acqua, inoltre, rende visibile anche il più piccolo dettaglio del fondale.

Cala dei Francesi

Tra le insenature più suggestive di Molara, Cala dei Francesi conquista grazie alla combinazione tra rocce granitiche levigate e mare cristallino. La piccola spiaggia di sabbia chiara si inserisce in un ambiente dominato dalla vegetazione mediterranea, dando vita a un contrasto cromatico spettacolare. Il fondale digrada lentamente e permette di osservare con facilità pesci e stelle marine già a pochi metri dalla riva.

Cala della Tartaruga

Il nome richiama la presenza passata delle tartarughe marine che frequentavano queste limpide acque. La baia alterna sabbia e scogli bassi modellati dal mare, favorendo angoli perfetti per chi ama osservare il paesaggio senza fretta. Il colore dell’acqua muta continuamente durante la giornata, passando dal verde al turchese intenso secondo la posizione del sole.

Cala Finanza

Meno conosciuta rispetto alle precedenti, Cala Finanza conserva un’atmosfera particolarmente tranquilla. La vegetazione arriva quasi fino alla riva e il granito scolpisce piccole terrazze naturali affacciate sul mare. L’isolamento contribuisce a rendere questa cala uno degli angoli più affascinanti dell’isola, soprattutto nelle prime ore del mattino.

Cala Spagnola

Per ultima, ma non per importanza e bellezza, la piccola e raccolta Cala Spagnola, la quale rappresenta uno degli approdi più utilizzati durante le escursioni organizzate. Da qui partono alcuni dei percorsi che conducono verso le testimonianze storiche disseminate nell’entroterra e verso le antiche costruzioni agricole sorte durante il XIX secolo.

Cala Spagnola, Isola di Molara
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La favolosa Cala Spagnola

Cosa vedere sull’Isola di Molara

Sì, Molara riesce a conquistare anche lontano dalla costa con le sue colline granitiche, le antiche fortificazioni e i sentieri che attraversano un paesaggio che racconta secoli di storia, dalle vicende romane fino all’epoca giudicale.

  • La chiesa di San Ponziano: custodisce i resti di un edificio medievale legato alla tradizione dell’esilio di Papa Ponziano.
  • Il Castello di Molara: occupa la sommità del Monte Casteddu. La fortificazione, costruita in epoca giudicale, faceva parte del sistema difensivo della Gallura insieme al castello di Pedres e ad altri punti strategici destinati alla sorveglianza della costa.
  • I ruderi del villaggio medievale: raccontano un periodo durante il quale Molara ospitava una piccola comunità stabile. Alcuni documenti attestano anche la presenza di un monastero femminile nel XV secolo.
  • L’antica azienda agricola ottocentesca: testimonia una fase più recente della storia isolana. Tra pascoli e terreni coltivati si allevavano bovini e capre destinati soprattutto alla produzione casearia. Ancora oggi alcuni animali vivono allo stato brado tra le colline.
  • Villa Tamponi: costruita nella parte occidentale dell’isola a circa 158 metri sul livello del mare, domina il panorama sulla Gallura e sulla vicina Tavolara. La famiglia Tamponi mantiene ancora la proprietà dell’isola.
  • La macchia mediterranea: costituisce uno degli elementi più caratteristici del paesaggio. Olivastri secolari, lentischi, mirti, ginepri e cisti convivono con specie botaniche endemiche, tra cui il limonio a foglie acute e l’asteroide di Sardegna.
  • L’avifauna: il gabbiano corso, specie simbolo del Mediterraneo occidentale, trova qui un importante sito di nidificazione insieme al falco pellegrino e al cormorano.
  • Il relitto di Molara: si trova a circa 1 miglio a sud dell’isola a 40 metri di profondità e costituisce una delle mete più apprezzate dagli appassionati di immersioni. Si tratta del mercantile francese Oued Yquem, affondato nel 1941 durante la Seconda Guerra Mondiale e oggi ricoperto da spugne colorate, cernie, ricciole, dentici e saraghi.

Dove si trova e come arrivare

L’Isola di Molara appartiene al comune di Olbia e si trova davanti alla costa nord-orientale della Sardegna, nel tratto di mare compreso tra Porto San Paolo, Capo Coda Cavallo e San Teodoro. Insieme a Tavolara, Molarotto e a numerosi isolotti minori forma uno degli ecosistemi marini più importanti dell’isola.

L’accesso avviene esclusivamente via mare e durante la stagione estiva partono escursioni giornaliere dai porti di Olbia, Porto San Paolo, Puntaldìa e Capo Coda Cavallo. Molti tour includono anche la navigazione tra Molarotto, Isola Piana, Isola dei Cavalli e Tavolara.

L’isola è privata e gran parte del territorio terrestre resta visitabile soltanto attraverso visite organizzate dall’Associazione Culturale Molara, impegnata nella valorizzazione del patrimonio storico e ambientale.

Toscana, un castello nascosto e una spiaggia segreta: l’escursione sulle rive del fiume Merse

Chiusdino, Monticiano, Sovicille. Nomi che ai più possono dire poco: sono piccoli borghi che punteggiano la Val di Merse, un bell’angolo della provincia di Siena, nel sud della Toscana. Morbide colline, fitti boschi e alcuni corsi d’acqua che scorrono, sinuosi e silenziosi, tra una curva e l’altra del territorio.

Qui, tra le bellezze di Siena, le Colline Metallifere e le prime propaggini della Maremma, il fiume Merse, piccolo affluente dell’Ombrone, è lo scenario di una bella e poco frequentata escursione, un cammino nel verde che porta prima a un antico castello dimenticato, con un nome che è già di per sé un racconto, e poi, sulla via del ritorno, a una spiaggia d’acqua dolce che d’estate diventa una meravigliosa oasi di frescura assolutamente da non perdere.

Il paradiso di sabbia bianca tra rovine romane, delfini e acque turchesi: Penisola di Tróia, a un’ora da Lisbona

Una sottile lingua di sabbia separa l’Oceano Atlantico dall’estuario del Sado e dà vita a uno scenario che sorprende fin dal primo sguardo. Da una parte si stendono spiagge chiarissime lambite da un’acqua limpida, dall’altra saline, canneti e zone umide frequentate da fenicotteri, aironi e da una delle pochissime comunità residenti di delfini presenti in Europa. Siamo nella Penisola di Tróia, a più o meno un’ora di distanza da Lisbona, un posto magico che si raggiunge in traghetto in pochi minuti, ma con un panorama che fa credere di essere arrivati su un altro continente.

Rumore e traffico lasciano spazio al profumo dei pini marittimi, alle dune modellate dal vento e a una quiete che rende questo tratto di costa diverso da molte località balneari portoghesi. Certo, nel corso degli ultimi decenni la penisola ha accolto hotel di alto livello, una moderna marina turistica, un casinò e un celebre campo da golf progettato dall’architetto americano Robert Trent Jones Sr., considerato tra i migliori d’Europa. Eppure, malgrado questa trasformazione, il territorio ha conservato gran parte del suo carattere originario, tanto da essere uno dei luoghi balneari più piacevoli dell’intero Paese.

Sotto questa natura spettacolare si conserva anche una storia antichissima: tra il I e il V secolo d.C. la penisola ospitava uno dei maggiori centri produttivi dell’Impero Romano dedicati alla lavorazione del pesce e alla preparazione del celebre garum, una salsa molto apprezzata sulle tavole romane. Ancora oggi quei resti raccontano un capitolo fondamentale dell’economia marittima dell’antichità.

Le spiagge più belle della Penisola di Tróia

La costa sabbiosa di questa affascinante penisola raggiunge circa 18 km, mentre il sistema di dune prosegue molto più a sud fino a formare uno dei litorali ininterrotti più lunghi del Portogallo. L’arenile cambia volto lungo il percorso, alternando stabilimenti balneari, passerelle in legno e ampie distese quasi deserte.

Spiagge di Tróia, Portogallo
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Spiagge e mare di Tróia

Praia Tróia-Mar

È la spiaggia più vicina al terminal del catamarano e alla marina e si caratterizza per un’ampia battigia, i fondali bassi e il mare generalmente tranquillo, tutte qualità che la rendono particolarmente apprezzata dalle famiglie con bambini. Durante l’estate sono presenti ombrelloni, lettini, punti ristoro e servizi balneari, mentre sullo sfondo si distinguono le montagne del Parco Naturale della Serra da Arrábida.

Praia do Bico das Lulas

Una passerella in legno attraversa dune ricoperte da vegetazione costiera e conduce verso uno dei tratti più scenografici della penisola: Praia do Bico das Lulas. Con la bassa marea il paesaggio si trasforma, lasciando affiorare ampie distese di sabbia chiarissima. Davanti alla spiaggia compare un banco sabbioso che accentua le sfumature turchesi dell’acqua, regalando panorami insoliti per una costa atlantica.

Praia Tróia-Galé

Lontana dagli alberghi principali, Praia Tróia-Galé trasmette una sensazione di maggiore tranquillità. Ampi spazi consentono di trovare facilmente un angolo riservato anche durante l’alta stagione. Mare trasparente, dune dorate e una fitta pineta creano uno degli scorci più rappresentativi della penisola.

Praia de Soltróia

Praia de Soltróia si trova nella parte meridionale e accoglie soprattutto chi raggiunge Tróia in automobile attraverso la strada che percorre la penisola. Ville, appartamenti per vacanze e servizi turistici caratterizzano questa zona, molto frequentata durante l’estate ma sempre circondata da un ambiente naturale di grande pregio.

Cosa vedere nella Penisola di Tróia

Spiagge e mare rappresentano soltanto una parte dell’esperienza. Antiche testimonianze romane, ambienti naturali protetti e panorami assai mutevoli rendono questa destinazione interessante anche lontano dalla stagione balneare.

  • Rovine romane di Tróia: uno dei siti archeologici più importanti del Portogallo. Conserva vasche per la salagione del pesce, magazzini, abitazioni, impianti termali riscaldati tramite ipocausto e resti di mosaici.
  • Marina di Tróia: yacht, locali affacciati sull’acqua e moderne architetture caratterizzano il porto turistico. L’atmosfera cambia durante il tramonto, quando la luce illumina l’estuario del Sado e le montagne della Serra da Arrábida.
  • Troia Golf: percorso a 18 buche progettato da Robert Trent Jones Sr. che sfrutta dune naturali, vegetazione mediterranea e viste sull’oceano. Numerose riviste specializzate lo inseriscono stabilmente tra i migliori campi da golf europei.
  • Estuario del Sado: una delle aree umide più preziose del Paese che ospita fenicotteri, cicogne, aironi, spatole e numerose specie migratrici. Le escursioni in barca consentono spesso l’avvistamento del celebre branco residente di delfini tursiopi, presenza eccezionale lungo le coste europee.
  • Pinete e sentieri naturalistici: strade secondarie e percorsi ciclabili attraversano una vegetazione dominata da pini domestici, ginepri e macchia mediterranea. L’assenza di traffico intenso rende piacevole l’esplorazione anche in bicicletta.
  • Cais Palafítico da Carrasqueira: a breve distanza dalla penisola si trova uno dei luoghi più fotografati dell’Alentejo. Questo pittoresco porto di pesca, costruito interamente su palafitte e passerelle in legno, rappresenta ancora oggi una preziosa testimonianza delle tradizioni marinare locali.
  • Comporta e il litorale dell’Alentejo: proseguendo verso sud si raggiungono località celebri per spiagge spettacolari, risaie, piccoli villaggi e ristoranti specializzati in pesce appena pescato. Il paesaggio conserva un carattere autentico, molto diverso dalle più affollate destinazioni turistiche europee.

Dove si trova e come arrivare

La Penisola di Tróia si trova lungo la costa occidentale del Portogallo, davanti alla città di Setúbal, circa 50 km a sud di Lisbona. Il collegamento più rapido parte proprio dal porto di Setúbal, da dove catamarani e traghetti attraversano l’estuario del Sado in circa 15-20 minuti. Il catamarano conduce direttamente nell’area della marina e rappresenta la soluzione più pratica per chi viaggia senza automobile, mentre il traghetto permette anche il trasporto dei veicoli.

Setúbal è facilmente raggiungibile da Lisbona tramite i treni Fertagus oppure in automobile attraversando il Ponte 25 de Abril. Chi preferisce guidare fino alla penisola può seguire la strada che compie un ampio giro nell’entroterra dell’Alentejo, evitando così la traversata via mare.

Tra primavera e inizio autunno il clima regala lunghe giornate di sole, ideali per alternare relax sulla spiaggia, escursioni in bicicletta, visite archeologiche e uscite in barca. Anche durante l’inverno le temperature restano generalmente miti, caratteristica che rende Tróia una meta piacevole durante gran parte dell’anno. Il vero privilegio resta però la sensazione di spazio: pochi luoghi, così vicini alla Capitale portoghese, riescono ancora a offrire chilometri di sabbia quasi intatta, il volo dei fenicotteri all’orizzonte e il passaggio dei delfini tra le acque tranquille dell’estuario.

C’è un motivo in più per visitare Lima, capitale del gusto del 2026

Affacciata sull’Oceano Pacifico e porta d’ingresso del Perù, Lima conquista grazie a un ricco patrimonio storico, quartieri contemporanei, musei di rilievo e una scena gastronomica considerata tra le più interessanti al mondo. Nel 2026, inoltre, ospiterà alcuni degli appuntamenti più importanti dedicati alla cucina internazionale, confermandosi come punto di riferimento per scoprire la cultura peruviana anche tramite i suoi sapori.

A rendere la capitale ancora più accessibile è il rafforzamento dei collegamenti aerei dall’Italia, che consentono di raggiungerla passando per il Canada.

Nuovi voli dall’Italia per raggiungere Lima

Air Transat, rappresentata in Italia da Rephouse Gsa, rilancia il collegamento verso Lima, offrendo la possibilità di arrivare con voli in connessione via Toronto o Montréal fino a ottobre 2026.

Da Roma sono disponibili tre frequenze settimanali, il mercoledì, il sabato e la domenica, mentre da Venezia è previsto un collegamento ogni sabato. Si tratta di un’opportunità in più per i viaggiatori italiani che desiderano visitare una delle città più dinamiche dell’America Latina, sia come destinazione principale sia come punto di partenza per esplorare altre aree del Perù, da Cusco alla Valle Sacra, fino al Lago Titicaca o alla costa del Pacifico.

La compagnia comunica, inoltre, che le agenzie di viaggio possono richiedere quotazioni dedicate ai gruppi diretti a Lima, con tariffe speciali.

Cosa vedere a Lima nel 2026

Cattedrale di Lima, Perù
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Veduta della Cattedrale di Lima

Il centro storico di Lima, dichiarato Patrimonio Mondiale UNESCO, vanta alcuni degli edifici più rappresentativi dell’epoca coloniale, a partire dalla Plaza Mayor, su cui si stagliano la Cattedrale di Lima e il Palazzo del Governo, fulgidi esempi dell’architettura rinascimentale e barocca che caratterizza la zona.

Per approfondire la storia più antica del Paese, tappa imprescindibile è il Museo Larco, ospitato in un elegante edificio abbracciato da giardini, che conserva una delle più importanti collezioni di arte precolombiana del Perù. Lungo le sale, infatti, riecheggiano secoli di storia tra reperti archeologici, manufatti in ceramica, tessuti e oggetti provenienti dalle principali civiltà che hanno abitato il territorio prima dell’arrivo degli spagnoli.

Anche il Museo de Arte de Lima (MALI) merita una visita: le collezioni spaziano dall’arte preispanica alle opere contemporanee e propongono una panoramica completa sul patrimonio culturale peruviano. Da non perdere, a sua volta, il Museo Nacional de Arqueología, Antropología e Historia del Perú, che approfondisce gli aspetti storici, antropologici e archeologici tramite un ricco percorso espositivo.

Tra le zone più frequentate va menzionato Miraflores, quartiere moderno che osserva l’Oceano Pacifico: il celebre Malecón, incantevole percorso panoramico che costeggia le scogliere, dona alcuni dei punti di osservazione più suggestivi sul mare ed è ideale per una passeggiata tra aree verdi, parchi e spazi dedicati al tempo libero. La zona ospita inoltre negozi, locali e ristoranti, per uno dei volti più contemporanei della capitale.

Differente ma altrettanto evocativa è l’atmosfera di Barranco, considerato il quartiere più creativo e bohémien: accoglie murales e opere di street art, accanto a caffetterie, gallerie d’arte, ristoranti e locali che animano la vita serale.

Gli eventi da non perdere

A novembre, Lima ospiterà The World’s 50 Best Restaurants 2026 e sarà la prima volta che il prestigioso evento dedicato alla ristorazione mondiale si svolgerà in Sud America.

La scelta della capitale peruviana conferma il crescente riconoscimento internazionale della sua tradizione culinaria, frutto dell’incontro tra influenze indigene, europee, africane e asiatiche che hanno dato vita a una delle cucine più apprezzate al mondo: l’appuntamento richiamerà chef, professionisti del settore, giornalisti e appassionati di gastronomia provenienti da tutto il nondo.

Pochi giorni prima, dal 30 ottobre al 1° novembre 2026, la città farà da cornice anche a Perú, Mucho Gusto, il grande festival dedicato alle tradizioni culinarie del Paese che offre l’opportunità di conoscere sapori, ricette e prodotti provenienti dalle varie regioni del Perù.

Blue, le location del film nel cuore più autentico delle Marche

Le Marche si confermano territorio di produzioni cinematografiche: dal 23 luglio 2026 è arrivata al cinema l’opera prima della regista Eleonora Puglia interamente girata tra borghi storici, spiagge e vivaci cittadine marchigiane. Andiamo insieme alla scoperta delle location di Blue.

Di cosa parla

Luce, la protagonista del film interpretata da Alexia Cozzi, è una ragazza di buona famiglia. Né gli amici e né soprattutto il padre, il personaggio di Rocco Siffredi, vera chicca del cast, sembrano vedere di buon grado la sua relazione con Loris: un giovane meccanico che frequenta giri ambigui.

Quando il ragazzo finisce nei guai e ha bisogno di soldi per uscirne, l’unica ad aiutare Luce è Vicky: un’amica che guadagna pubblicando contenuti su Blue, una piattaforma per adulti. Una sola notte online basta a Luce per saldare il debito di Loris. Da quest’esperienza però la ragazza cambiata e cresciuta: inevitabilmente anche la relazione con il fidanzato non sarà più la stessa.

Eleonora Puglia esordisce al cinema con il film "Blue"
(c) Piper Film
Una scena di “Blue”

Dov’è stato girato

Realizzato con il contributo della Fondazione Marche Cultura e della Marche Film Commission, il film Blue è stato girato tra Offida, Fermo e Porto San Giorgio coinvolgendo un gran numero di attività e comparse locali e riuscendo soprattutto, come è stato più volte sottolineato durante presentazioni e prime, nel valorizzare il patrimonio artistico-culturale della zona.

Offida

Le riprese a Offida sono avvenute in concomitanza con il carnevale offidano: una festa tradizionale che si celebra da metà gennaio al giorno delle Ceneri e che, ogni anno, richiama nel borgo marchigiano un gran numero di curiosi.

Il clou del carnevale è la sfilata del bove finto del venerdì grasso: la sagoma di un bove in legno e ferro gira, portata a spalla da due uomini, per la città fino ad arrivare nella piazza principale dove la folla in abiti tradizionali la incita e dà vita a uno spettacolo simile alla corrida.

C'è Offida, con il suo tradizionale carnevale, tra le location di "Blue"
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Il folkloristico carnevale di Offida

A rendere più suggestiva questa tradizione, così come quella dei vlurd del martedì grasso che di fatto “danno fuoco” al carnevale, contribuisce l’impianto medievale ancora piuttosto evidente di Offida: il borgo è circondato da mura fortificate e torri e il suo simbolo più forte è senza dubbio l’antica rocca circondata da rupi su cui oggi sorge la Chiesa gotico-romanica di Santa Maria della Rocca.

Alla scoperta di luoghi dov'è stato girato il film blue: il borgo di Offida
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Il caratteristico centro storico di Offida

Fermo

Anche a Fermo, altro centro marchigiano dov’è stato girato Blue, le origini medievali sono rimaste evidenti negli stretti vicoli acciottolati in cotto e su cui si affacciano case basse e dai prospetti scuri. Di Fermo i più attenti riusciranno a riconoscere sullo schermo soprattutto le vedute: quelle dal Colle del Grifalco, in particolare, che è il punto più alto della città e domina l’Adriatico, i Monti Sibillini, il Conero.

Tra le location di "Blue" nelle Marche c'è anche Fermo
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Una meravigliosa veduta da Fermo

Porto San Giorgio

Tra le location di Blue, Porto San Giorgio è la più vicina al mare e a una certa idea di movida giovanile e adrenalinica, per quanto non manchino in zona né luoghi di interesse naturalistico e paesaggistico – molte spiagge vantano, anzi, il riconoscimento di Bandiera Blu – e né attrazioni storico-culturali.

La Rocca Tiepolo, per esempio, fu edificata sul finire del Duecento per difendere la città dai pirati saraceni. Villa Bonaparte, oggi location per eventi privati, fu per lunghi anni nell’Ottocento luogo di villeggiatura del fratello di Napoleone. Ai primi del Novecento risale, invece, la costruzione dello storico Teatro Vittorio Emanuele II. Sul lungomare e non solo non mancano splendide costruzioni Liberty come quella di Villa degli Oleandri.

Abbazia benedettina di San Cassiano, il gioiello nascosto tra i boschi umbri che veglia su un canyon segreto

A ridosso del punto in cui il fiume Nera taglia la roccia creando una spaccatura spettacolare nei pressi di Narni, la vegetazione si fa fitta, quasi gelosa dei propri tesori. E proprio in questo angolo di Umbria si cela un luogo in grado di stregare chiunque decida di risalire i sentieri del canyon. Abbarbicata sul Monte Santa Croce, e affacciata direttamente sulle acque smeraldine dell’alveo fluviale, vi è la meravigliosa Abbazia benedettina di San Cassiano, che fungeva sì da centro religioso, ma anche (e soprattutto) quale presidio strategico per controllare uno dei passaggi più importanti dell’Italia centrale.

L’edificio appare all’improvviso tra la vegetazione, protetto da mura merlate che ancora oggi trasmettono l’immagine di una piccola fortezza. Il silenzio domina il paesaggio, mentre l’atmosfera è di quelle che non si dimenticano. Del resto, San Cassiano rappresenta uno dei complessi monastici più insoliti della regione. Gran parte delle abbazie benedettine sorse infatti in territori agricoli fertili, facilmente raggiungibili e destinati al lavoro dei monaci. Qui accadde il contrario: il monastero occupa un versante ripido, affacciato sulla gola scavata dal Nera, in una posizione che privilegiava il controllo militare del territorio rispetto allo sfruttamento agricolo.

Anche il panorama contribuisce a rendere straordinaria la visita. Dalla terrazza naturale che circonda il complesso lo sguardo corre verso la conca ternana, segue il corso del fiume e raggiunge l’imponente arco superstite del Ponte di Augusto, capolavoro dell’ingegneria romana che per secoli garantì il collegamento lungo la Via Flaminia.

Breve storia e le ipotesi sulle origini dell’Abbazia benedettina di San Cassiano

Le prime testimonianze certe relative all’Abbazia di San Cassiano compaiono nel Chronicon Farfense, cronaca medievale che la cita nel 1081. Diversi elementi rinvenuti durante i restauri, però, raccontano una vicenda ancora più antica: una piccola iscrizione scolpita su un sarcofago romano ricorda infatti una donazione effettuata da Crescenzio di Teodorada al beato Orso, ritenuto il primo abate del monastero. Poiché Crescenzio morì nel 984, gli studiosi collocano la presenza dell’abbazia almeno nella seconda metà del X secolo.

Ma, se dobbiamo dirvela tutta, le radici del complesso potrebbero spingersi persino più indietro. Secondo una teoria condivisa da diversi storici, i Benedettini avrebbero riutilizzato un precedente monastero fortificato bizantino edificato nel VI secolo durante le guerre greco-gotiche. La tradizione attribuisce questa iniziativa al generale Belisario, impegnato nella difesa del cosiddetto Corridoio Bizantino, la fascia territoriale che collegava Roma a Ravenna attraversando l’Italia centrale.

In tale contesto le Gole del Nera assumevano un’importanza strategica enorme: chi controllava questo passaggio monitorava uno dei principali collegamenti tra il centro della penisola e la capitale dell’Impero d’Occidente. Nel 1091 San Cassiano passò sotto l’influenza della potente Abbazia di Farfa, entrando nella vasta rete monastica che caratterizzò il Medioevo italiano. Il monastero attraversò una fase prospera anche durante il XIV secolo, periodo al quale risalgono importanti interventi architettonici ancora leggibili.

Nel XVI secolo arrivò invece il sistema delle abbazie commendatarie. Gli abati ricevevano le rendite del monastero senza risiedervi stabilmente. La vita monastica diminuì progressivamente, fino all’abbandono definitivo. Arredi, documenti e materiali preziosi vennero dispersi nel tempo, lasciando il complesso in uno stato di forte degrado.

La rinascita iniziò soltanto negli Anni ’70 del ‘900 grazie a un importante intervento di recupero promosso anche dal senatore Giuseppe Ermini. Proprio durante quei lavori emersero iscrizioni fondamentali per ricostruire la storia del monastero e vennero riportati alla luce numerosi elementi dell’impianto originario.

Un curioso episodio lega inoltre San Cassiano al cinema italiano: nel 1970 l’abbazia diventò uno dei set di “Per grazia ricevuta“, film diretto e interpretato da Nino Manfredi, insieme ad altri posti simbolo del territorio narnese.

Cosa vedere e dettagli che rendono unica l’abbazia

Quando si arriva al cospetto di questo gioiello dell’Umbria è praticamente impossibile rimanere indifferenti, perché a colpire in maniera istantanea sono le mura merlate, il campanile cuspidato e gli edifici destinati in passato ai monaci. Poi c’è la facciata della chiesa, che sale sopra una scenografica gradinata, con un portale romanico che presenta una strombatura elegante, realizzata in pietra locale. Nella parte superiore a farsi notare è una raffinata trifora affiancata da tre piccoli oculi. Accanto alla chiesa svetta il campanile quadrangolare, ricostruito sopra una torre più antica e alleggerito da bifore sorrette da sottili colonnine.

L’interno rivela una storia ancora più complessa: i restauri hanno consentito di riconoscere chiaramente l’originaria pianta a croce greca, trasformata nel ‘300 in una chiesa basilicale articolata su tre navate. Archi a tutto sesto poggiano su colonne marmoree arricchite da capitelli eleganti, mentre alcuni particolari continuano a richiamare la cultura artistica bizantina.

Abbazia di San Cassiano, Umbria
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Interni dell’Abbazia di San Cassiano

Tra gli elementi più interessanti compare anche un arco a ferro di cavallo, soluzione architettonica tipica dell’Oriente mediterraneo e piuttosto rara in territorio umbro. Attorno alla chiesa si sviluppano gli antichi edifici conventuali, destinati nei secoli passati alla vita quotidiana della comunità monastica e all’accoglienza dei pellegrini. L’insieme conserva un equilibrio sorprendente tra architettura religiosa e struttura difensiva.

Gran parte del fascino nasce anche dal paesaggio circostante. Dal complesso si ammirano la Valle del Nera, la gola scavata dal fiume e i resti del Ponte di Augusto, uno dei ponti romani più grandiosi mai costruiti lungo la Via Flaminia. Questa prospettiva privilegiata trasformò San Cassiano in uno dei punti panoramici preferiti dai pittori del Grand Tour.

L’abbazia rientra inoltre nella 4ª tappa del Cammino dei Protomartiri Francescani, itinerario che collega Narni a San Gemini attraversando boschi, antichi santuari e testimonianze della spiritualità umbra. La struttura rimane generalmente chiusa e apre soltanto durante visite organizzate, iniziative culturali oppure giornate speciali, comprese alcune aperture del FAI. In tali occasioni guide esperte illustrano la storia del monastero e le trasformazioni architettoniche emerse grazie ai restauri.

Dove si trova e come arrivare

L’Abbazia di San Cassiano sorge nel territorio comunale di Narni, in provincia di Terni, sulle pendici del Monte Santa Croce, tra Narni Scalo e il piccolo borgo di Stifone. L’accesso avviene attraverso una strada che conduce nei pressi dell’area di parcheggio situata vicino ai resti del Ponte di Augusto. Da qui parte un sentiero sterrato in salita lungo circa 450 metri, percorribile in una decina di minuti. Scarpe con buona aderenza risultano la scelta più indicata, soprattutto dopo giornate piovose.

Chi desidera vivere un’esperienza ancora più coinvolgente può scegliere il trekking guidato che parte dal centro storico di Narni. Il percorso attraversa Piazza dei Priori, raggiunge il Ponte di Augusto, segue le Gole del Nera e risale il Monte Santa Croce fino al monastero. L’itinerario permette di comprendere pienamente il rapporto tra l’abbazia e il territorio che per secoli ha sorvegliato.

Al termine della salita arriva anche la risposta alla domanda che accompagna gran parte della visita. Per quale motivo un monastero venne costruito in un luogo tanto difficile da raggiungere? Il responso lo si ha volgendo lo sguardo verso la valle: da quell’altura il controllo del passaggio era totale.

Montagne, cascate e acque cristalline: Lungern è il lago turchese della Svizzera che cambia continuamente

Superata la salita del passo del Brünig lungo l’itinerario che collega la regione dell’Oberland bernese alla Svizzera centrale, c’è un momento in cui la vista si spalanca su una conca dal colore indescrivibile. È la superficie del Lago di Lungern, che riflette sfumature che oscillano fra turchese, smeraldo e verde intenso, mentre le montagne disegnano una poetica cornice.

Siamo tra Lucerna e Interlaken, in una valle alpina modellata dai ghiacciai durante le grandi glaciazioni quaternarie. Il lago accompagna il piccolo villaggio di Lungern, caratterizzato da case tradizionali decorate con balconi fioriti, tetti spioventi, chiesa dal campanile slanciato e prati punteggiati di fienili in legno.

Ma, se dobbiamo essere del tutto onesti, è l’acqua a rappresentare il vero elemento protagonista: la qualità raggiunge livelli talmente elevati da risultare potabile (attenzione, è comunque sconsigliato berla), mentre in estate la temperatura può arrivare fino a 23 °C, valore decisamente insolito per un bacino alpino. Il livello del lago, tra le altre cose, varia nel corso dell’anno perché il bacino svolge anche una funzione idroelettrica. Ciò vuol dire che durante la primavera il volume risulta generalmente più basso, mentre nei mesi estivi aumenta grazie alla gestione della diga. Sì, è un paesaggio che si modifica continuamente.

Origine, formazione e leggende del Lago di Lungern

Il Lago di Lungern occupa una conca scavata dai grandi ghiacciai alpini migliaia di anni fa. Al termine dell’ultima glaciazione, il ritiro delle enormi masse di ghiaccio lasciò spazio a una depressione naturale che, nel tempo, si riempì grazie alle acque provenienti dai torrenti montani e dalle sorgenti della valle.

L’aspetto odierno, tuttavia, racconta anche una pagina significativa della storia svizzera del XX secolo: tra il 1921 e il 1922 venne realizzata una diga destinata alla produzione di energia idroelettrica. L’intervento comportò l’innalzamento del livello dell’acqua di circa 14 metri, trasformando profondamente l’antico paesaggio. Alcuni terreni agricoli finirono sotto il lago, mentre il paese dovette adattarsi a una nuova conformazione della riva.

Il colore così intenso deriva invece dalla combinazione di diversi fattori naturali. La straordinaria limpidezza dell’acqua, il fondale, la luce alpina e la presenza di minuscole particelle minerali riflettono tonalità che cambiano durante la giornata. Al mattino prevalgono sfumature verde chiaro, nelle ore centrali compaiono riflessi turchesi, verso sera il lago assume un aspetto più profondo.

Acque del Lago di Lungern, Svizzera
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I colori del Lago di Lungern

Intorno a esso circolano anche racconti popolari tramandati dagli abitanti della valle. Antiche tradizioni parlano di spiriti legati alle sorgenti e ai torrenti montani, figure simboliche nate per spiegare la forza della natura, le improvvise piene e il fragore delle cascate. Pur appartenendo al patrimonio orale locale, queste storie contribuiscono ancora oggi ad alimentare il fascino del territorio.

Cosa fare e vedere durante la visita

Il modo migliore per apprezzare il Lago di Lungern consiste nel seguire il percorso ad anello che ne accompagna il perimetro. L’itinerario misura circa 9,5 km, presenta un dislivello contenuto e alterna tratti sterrati, passerelle, brevi segmenti asfaltati, prati, boschi e scorci aperti sulle montagne. L’intero tragitto richiede più o meno 2 ore e mezza, anche se molti preferiscono procedere con calma, fermandosi nei punti panoramici oppure nelle numerose aree picnic attrezzate con tavoli e postazioni barbecue.

Lungo il percorso compare uno degli angoli più suggestivi dell’intera valle: la Cascata Dundelbach, che precipita da circa 150 metri attraverso due salti successivi. Un breve sentiero conduce al punto di osservazione inferiore, mentre un tratto più ripido permette di raggiungere anche il salto superiore, dal quale si apre una splendida vista sul lago.

Chi ama la fotografia difficilmente rinuncia a una sosta presso il belvedere di Schönbüel. Da qui il Lago di Lungern rivela la sua forma sinuosa incastonata fra i rilievi dell’Obvaldo. Si tratta di uno dei panorami più celebri della Svizzera, spesso protagonista di calendari, cartoline e campagne promozionali dedicate alle Alpi.

Durante l’estate il lido di Lungern rappresenta uno dei punti più frequentati. La piccola spiaggia sabbiosa, piuttosto rara in ambiente alpino, accoglie famiglie, coppie e gruppi di amici. C’è persino uno scivolo acquatico lungo 56 metri, così come sono presenti piattaforme galleggianti, trampolino, giochi per bambini, prati curati, chiosco e servizi.

L’acqua invita anche a vivere il lago da una prospettiva diversa. Pedalò, barche a remi e tavole da stand up paddle consentono di allontanarsi dalla riva lentamente, mentre la presenza di venti regolari favorisce vela e windsurf. Una scuola nautica organizza lezioni dedicate sia ai principianti sia ai velisti più esperti.

Chi desidera ampliare l’escursione può salire sulla funivia Lungern-Turren. In pochi minuti la valle lascia spazio a pascoli alpini e sentieri panoramici che conducono verso quote più elevate, regalando una prospettiva ancora più ampia sul lago e sulle montagne circostanti.

Dove si trova e come arrivare

Il limpidissimo Lago di Lungern appartiene al Canton Obvaldo, nella Svizzera centrale, lungo l’asse che collega Lucerna a Interlaken. La posizione risulta particolarmente favorevole anche per chi programma un itinerario attraverso le Alpi svizzere, grazie ai collegamenti rapidi sia su strada sia su rotaia.

In automobile basta seguire l’autostrada A8 fino all’uscita dedicata a Lungern, dove sono presenti parcheggi pubblici che sorgono nei pressi del lido, del campeggio oppure vicino alla stazione ferroviaria. Chi preferisce il treno può utilizzare la Zentralbahn, linea panoramica che collega Lucerna a Interlaken attraversando vallate, boschi e passi alpini. Le fermate di Lungern e Kaiserstuhl sorgono a breve distanza dalle rive, caratteristica che permette di iniziare l’escursione pochi minuti dopo la discesa dal convoglio.

Fra montagne, acqua cristallina, prati, cascate e piccoli villaggi alpini, il Lago di Lungern racchiude gran parte dell’anima più autentica della Svizzera: è un luogo in grado di sorprendere senza artifici, grazie a una bellezza plasmata dal tempo, dalla geologia e dall’equilibrio tra uomo e natura.

Dalle lasagne romagnole alle vongole del Delta del Po, le sagre e gli eventi del weekend dal 24 al 26 luglio 2026 in Italia

Il weekend del 24-26 luglio 2026 è ricco di appuntamenti enogastronomici, ma non solo. Tantissime le sagre di paese che si svolgono nel fine settimana – alcune sono già iniziate – e sono un’occasione di convivialità e divertimento, oltre che di scoperta di piatti e specialità locali.

Dalle lasagne romagnole alle lumache della Liguria, dalle vongole del Delta del Po agli gnocchi laziali, ce n’è davvero per tutti i gusti. Alla buona tavola, si aggiungono tanti eventi aperti a tutti, come la Fiaccolata delle streghe sui sentieri del Trentino alle passeggiate in una faggeta Patrimonio Unesco, dai tornei di calcio alla musica dal vivo praticamente ovunque e ogni sera.

Abbiamo selezionato i dieci eventi imperdibili, da Nord a Sud dell’Italia ed ecco i nostri consigli.

Scorticata – La collina dei piaceri a Torriana (RN)

Torna a Torriana Scorticata, dal 22 al 24 luglio, La collina dei piaceri, la festa nel borgo organizzata dalla Pro Loco di Torriana e Montebello insieme al Comune di Poggio Torriana. Tre serate dedicate alla gastronomia, ai vini del territorio, alla musica e agli spettacoli, per celebrare l’identità e le eccellenze locali. Dalle ore 19 fino a notte inoltrata, il borgo si animerà con i celebri “cuochi da marciapiede”, degustazioni di vini e cantine, specialità gastronomiche, musica dal vivo e intrattenimento. Saranno sempre presenti la piada di Scorticata, salumi, pane artigianale, gelato contadino, birrifici artigianali, dolci e uno spazio cocktail.

Calici di Stelle 2026 in Umbria

A partire dal 24 luglio e fino al 16 agosto 2026, l’evento Calici di Stelle porterà alla scoperta di 22 cantine e di tre Comuni dell’Umbria attraverso degustazioni, pic-nic in vigna, cene sotto le stelle, concerti e osservazioni astronomiche. La manifestazione del Movimento Turismo del Vino Umbria vuole mostrare vigneti, borghi e colline attraverso i calici e le storie dei suoi territori. Ben 22 cantine apriranno le porte con un calendario diffuso di appuntamenti che attraverserà tutta la regione. Il tema scelto per quest’anno è “Brinda alla Vita!”.

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Ufficio stampa
Night gazing tra i vigneti durante Calici di stelle 2026

A tavola tra gli affreschi ad Arcumeggia (VA)

Domenica 26 luglio, Arcumeggia organizza una giornata all’insegna della convivialità, della tradizione e della bellezza con “A tavola fra gli affreschi”, l’appuntamento che trasforma le vie del borgo famoso per essere un museo a cielo aperto in una grande tavola condivisa, dove gustare il pranzo preparato dai volontari della Pro Loco e vivere il piacere di stare insieme in uno dei paesi più suggestivi della Lombardia, tra arte, cultura e sapori autentici. La giornata si aprirà alle 11.00 con la premiazione del progetto “Arcumeggia vista con gli occhi dei bambini”: gli elaborati dei piccoli partecipanti saranno esposti lungo le vie del paese, regalando ai visitatori uno sguardo speciale sul borgo dipinto. Un’occasione perfetta per trascorrere una domenica tra buona cucina, un paese unico e la calorosa accoglienza della comunità.

Festa degli Gnocchi co’i Ferro a Soriano nel Cimino (VT)

Dal 23 al 26 luglio a Soriano nel Cimino si svolge la 4ª Festa degli Gnocchi co’i Ferro. Non è solo una sagra, ma un’occasione per vivere il paese, stare insieme e riscoprire le tradizioni. Tra gli appuntamenti da non perdere, venerdì dalle ore 19.00 la cena con gli Gnocchi co’i Ferro, sabato 25, invece, tante attività, con passeggiate guidate, giochi, letture, yoga, e-bike e, nel pomeriggio, la Salifaggeta, una corsa che unisce sport e amore per la faggeta Patrimonio Unesco. E la sera, tutti a tavola. Domenica, pranzo e cena per gustare gli autentici Gnocchi co’i Ferro, preparati secondo la tradizione sorianese.

Sagra della Lumaca e degli Spiedini a Villa Viani (IM)

Sabato 25 e domenica 26 luglio 2026, a Villa Viani, una frazione del Comune di Pontedassio, torna la 47ª Sagra della Lumaca e degli Spiedini, uno degli appuntamenti più attesi dell’estate ligure nato negli Anni Settanta. Due serate all’insegna della buona cucina, della musica e del divertimento, con specialità gastronomiche da gustare in compagnia. Tutte le materie prime sono cucinate fresche, in giornata, sul posto, seguendo ricette antiche tramandate nelle famiglie. E poi, primi di pasta fatta a mano e dolci cotti nel forno.

Sagra della Trota a Rivodutri (RI)

Venerdì 24 e sabato 25 luglio 2026, torna a Rivodutri la Sagra della Trota e del Gambero di Fiume, due serate dedicate ai sapori autentici del territorio nella suggestiva cornice della Sorgente di Santa Susanna. Protagonisti della manifestazione saranno due eccellenze della tradizione gastronomica locale, proposte in gustose specialità preparate secondo le ricette del territorio. Un appuntamento all’insegna della buona cucina, della convivialità e della valorizzazione delle tradizioni locali, immersi in uno dei luoghi più affascinanti della provincia di Rieti. Dalle 19:30 alle 23.

Sagra della Vongola a Goro (FE)

Torna in provincia di Ferrara la 26ª Sagra della Vongola, uno degli appuntamenti gastronomici più attesi del Delta del Po. L’evento ha preso il via il fine settimana scorso, e per sei serate protagonista è la vongola verace di Goro, eccellenza del territorio e simbolo della tradizione marinara locale. Un ricco stand gastronomico propone piatti a base di questo prezioso mollusco, affiancati da musica, intrattenimento e momenti dedicati alla scoperta delle tradizioni legate alla Sacca di Goro e al lavoro dei pescatori. Un’occasione per assaporare i sapori autentici del Delta del Po e conoscere da vicino uno dei prodotti più rappresentativi di questo straordinario territorio.

Sagra della Lasagna a Portico di Romagna (FC)

Sabato 25 luglio 2026, a Portico di Romagna debutta la prima edizione della Sagra della Lasagna, il nuovo appuntamento gastronomico organizzato dalla Pro Loco per celebrare uno dei piatti più amati della tradizione italiana. La manifestazione proporrà diverse interpretazioni della lasagna, ognuna capace di raccontare i sapori del territorio e la ricchezza della cucina romagnola. Lo stand gastronomico aprirà alle 19:30, offrendo ai visitatori la possibilità di gustare specialità preparate con ingredienti e ricette della tradizione. Dalle 21:30, la serata proseguirà con il concerto-spettacolo degli Zebra e Pois, che animerà la piazza con musica e intrattenimento. Un’occasione speciale per trascorrere una serata all’insegna della buona cucina, della convivialità e del divertimento.

Fiaccolata delle Streghe a Ruffrè-Mendola (TN)

A Ruffrè torna la suggestiva Fiaccolata delle streghe, un evento che trasforma il sentiero Rio Diavola in un percorso incantato tra mistero, leggende e magia. Il ritrovo è previsto alle 19:00 presso la Pro Loco. Da qui, lanterna alla mano, i partecipanti partiranno insieme lungo il sentiero accompagnati da streghe, Krampus e Anguane, creature leggendarie che renderanno l’esperienza ancora più coinvolgente. La camminata si concluderà nei pressi dei suggestivi Laghetti di Ruffrè, dove si potrà assistere a un emozionante spettacolo di fuoco e magia che illuminerà la notte. n’esperienza unica, pensata per far sognare le famiglie e regalare ai bambini una serata indimenticabile tra fantasia, natura e tradizioni popolari.

Sagra delle Pallotte Cace e Ove a Santa Maria Imbaro (CH)

Dal 24 al 26 luglio 2026, a Santa Maria Imbaro torna la XVII Sagra delle Pallotte Cace e Ove, uno degli appuntamenti più attesi dell’estate abruzzese. Per tre serate, a partire dalle ore 20 e fino alla mezzanotte, piazza della Gioventù si animerà con il profumo delle tradizionali pallotte cace e ove, simbolo della cucina abruzzese, accompagnate da musica, convivialità e tanto divertimento. Un’occasione speciale per vivere il gusto autentico del territorio e trascorrere piacevoli serate nel cuore d’Abruzzo.

Le 5 migliori destinazioni di mare in Italia

Anno dopo anno, l’Italia si conferma una delle destinazioni preferite, sia dai viaggiatori italiani che da quelli internazionali, per trascorrere le vacanze estive. Oltre alle sue città e ai suoi monumenti famosissimi, il Paese si distingue anche per i suoi chilometri di costa e il suo patrimonio naturale: spiagge, calette e borghi.

Con l’arrivo dell’estate, le coste italiane diventano lo scenario perfetto per una vacanza all’insegna del relax, della gastronomia e della cultura. Dalle isole del Mediterraneo alle regioni del Sud, l’Italia offre destinazioni per tutti i gusti: luoghi esclusivi, angoli tranquilli lontani dalla folla e zone dove è ancora possibile respirare l’autentica essenza dello stile di vita italiano.

Uno dei modi migliori per scoprire questi luoghi è farlo in totale libertà, soprattutto nelle zone in cui le spiagge più belle si trovano lontano dalle principali città. Avere un’auto a disposizione durante il viaggio permette di creare il proprio itinerario, spostarsi comodamente e sfruttare al meglio ogni giornata. A questo scopo, piattaforme come DoYouItaly facilitano il confronto tra diverse opzioni di noleggio auto in Italia, aiutando a trovare la soluzione più adatta a ogni viaggio.

Ecco cinque destinazioni balneari imperdibili da scoprire quest’estate.

Sardegna, il gioiello blu del Mediterraneo

Cala Goloritzé
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Cala Goloritzé

Se c’è un luogo in Italia in grado di competere con alcune delle destinazioni tropicali più famose del mondo, questo è sicuramente la Sardegna. L’isola è conosciuta per le sue acque cristalline, le spiagge di sabbia fine e una costa dove la natura è la vera protagonista.

La Costa Smeralda, situata nella parte nord-orientale dell’isola, è una delle zone più conosciute. Le sue calette dalle acque turchesi e i suoi paesaggi mediterranei hanno trasformato quest’area in una delle destinazioni più esclusive del Paese. Ma la vera essenza della Sardegna si scopre anche nei suoi piccoli borghi costieri e sulle sue spiagge meno conosciute.

Tra queste spicca La Pelosa, vicino a Stintino, una delle spiagge più fotografate d’Italia grazie alla sua sabbia bianca e alle sue acque poco profonde. Merita una visita anche Cala Goloritzé, un piccolo gioiello naturale situato sulla costa orientale e protetto da imponenti formazioni rocciose alla quale si accede solamente a piedi o in barca.

L’isola è perfetta da esplorare on the road. Le distanze tra alcune delle spiagge rendono l’auto un’opzione molto pratica per chi vuole scoprire zone diverse senza limitarsi a un’unica località turistica.

Sicilia: spiagge tra storia, vulcani e tradizione

Sicilia
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Sicilia

La Sicilia rappresenta una delle migliori combinazioni di mare e cultura in Italia. L’isola più grande del Mediterraneo offre chilometri di costa, borghi ricchi di storia e una gastronomia che è diventata una delle sue principali attrazioni.

Una delle destinazioni più popolari è San Vito Lo Capo, una località incastonata tra montagne e mare che ospita una delle spiagge più belle del Paese. La sua sabbia chiara e le acque tranquille la rendono il luogo ideale per trascorrere qualche giorno all’insegna del relax.

Un altro dei paesaggi più spettacolari è la Scala dei Turchi, una formazione rocciosa bianca che si erge sul mare e che è diventata uno dei simboli naturali della Sicilia. Il suo profilo contrasta con il blu del Mediterraneo, regalando una delle immagini più iconiche dell’isola.

Oltre alle sue spiagge, la Sicilia invita a scoprire le sue città e i suoi borghi. Da Palermo a Catania, passando per piccoli comuni costieri, l’isola offre un itinerario completo per i viaggiatori alla ricerca di molto più che sole e mare.

Noleggiare un’auto permette di scoprire questa varietà di paesaggi con maggiore flessibilità, soprattutto in una regione dove molte spiagge e punti panoramici si trovano al di fuori degli itinerari più conosciuti.

Costiera Amalfitana, la costa italiana diventata un’icona mondiale

Costiera Amalfitana
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Costiera Amalfitana

Poche zone costiere hanno un’immagine riconoscibile come quella della Costiera Amalfitana. Situata a sud di Napoli, questa regione è diventata una delle destinazioni più fotografate d’Italia grazie ai suoi borghi arroccati sulle scogliere, alle sue strade panoramiche e alle sue viste sul Mediterraneo.

Positano è il paese più famoso della Costiera. Le sue case colorate che scendono lungo la montagna e la sua spiaggia affacciata sul mare formano uno degli scorci più emblematici e fotografati del Paese. Tuttavia, la Costiera Amalfitana è molto più di Positano.

Amalfi, Ravello e Praiano sono altre tappe imperdibili per scoprire questa zona così famosa.

Esplorare questa Regione richiede una certa pianificazione, poiché le sue strade sono strette e ricche di curve, ma viaggiare in auto permette di godersi il percorso con maggiore libertà e di fermarsi nei punti panoramici o nei piccoli borghi che spesso passano inosservati.

Puglia, la destinazione del Sud che conquista i viaggiatori

Puglia
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Puglia

Negli ultimi anni, la Puglia è diventata una delle regioni italiane con la maggiore crescita turistica. Uno dei suoi luoghi più conosciuti è Polignano a Mare, un borgo costruito sulle scogliere dove la spiaggia di Lama Monachile è diventata un vero e proprio simbolo. Circondata dalla roccia e bagnata da acque trasparenti, è una delle spiagge più belle del Paese.

Ma il vero tesoro della Puglia si trova nel Salento, una zona dove si susseguono spiagge di sabbia fine e acque cristalline. Qui è possibile trovare angoli più tranquilli e paesaggi naturali perfetti per staccare dalla routine.

Le dimensioni della regione e la distribuzione delle sue spiagge la rendono una destinazione ideale da esplorare in auto, alternando giornate al mare a visite nei borghi storici e nei ristoranti dove assaggiare alcuni dei piatti più tradizionali del Sud Italia.

Isole Eolie, natura vulcanica di fronte al Mediterraneo

Isole Eolie
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Isole Eolie

L’ultima destinazione di questa lista ci porta alle Isole Eolie, un arcipelago situato al largo della costa settentrionale della Sicilia e famoso per i suoi paesaggi di origine vulcanica.

Ogni isola offre un’esperienza diversa. Lipari, la più grande, è un punto di partenza perfetto per scoprire l’arcipelago. Vulcano sorprende per i suoi paesaggi vulcanici e le sue acque termali, mentre Salina si distingue per la sua natura rigogliosa e la sua atmosfera tranquilla.

Se stai organizzando un viaggio in Sicilia, vale davvero la pena dedicare almeno una giornata alla scoperta delle Isole Eolie. Raggiungerle in barca e trascorrere una giornata tra acque cristalline, paesaggi vulcanici e piccoli borghi è un’esperienza speciale che permette di arricchire il viaggio con una parentesi diversa dal solito. Un’escursione perfetta per staccare la spina e scoprire uno degli angoli più affascinanti del Mediterraneo.

Italia, una destinazione di mare da scoprire senza fretta

Le spiagge italiane dimostrano che il Paese è molto più delle sue grandi città e del suo patrimonio storico. La Sardegna, la Sicilia, la Costiera Amalfitana, la Puglia e le Isole Eolie rappresentano cinque modi diversi di vivere il mare: dall’avventura e dalla natura al lusso e alla tranquillità.

Per vivere questi itinerari con maggiore comodità, viaggiare in auto offre una libertà difficile da ottenere con altri mezzi di trasporto. Confrontare le diverse opzioni prima di partire permette di trovare il veicolo più adatto a ogni tipo di vacanza.

Con servizi come DoYouItaly, i viaggiatori possono organizzare il proprio itinerario in Italia e scoprire alcune delle destinazioni balneari più spettacolari del Paese, con la libertà di decidere quando fermarsi, cosa visitare e quanto tempo dedicare a ogni angolo.

La nuova classifica FAI svela i Luoghi del Cuore più amati (e sorprendenti) d’Italia

A volte prendiamo degli aerei e percorriamo chilometri per trovare ciò che ai nostri occhi è la meraviglia, eppure esistono posti a poca distanza da noi che sono pronti a sorprenderci e a lasciarsi scoprire. Questa è proprio l’Italia raccontata dalla classifica provvisoria del 13° censimento “I Luoghi del Cuore” del FAI, che premia paesaggi naturali, abbazie, borghi, chiese, ponti storici e luoghi simbolo delle nostre comunità locali.

Dalle spettacolari Lame di Puglia, oggi in testa alla graduatoria, fino allo Spirit de Milan, passando per grotte rupestri, fari di montagna e antichi complessi religiosi, emerge una geografia alternativa del Belpaese, fatta di tesori da rivalutare e proteggere. Il censimento resterà aperto fino al 15 dicembre 2026 e chiunque può ancora contribuire con il proprio voto, mentre la classifica definitiva sarà resa nota a febbraio 2027.

Classifica provvisoria dei 20 Luoghi del Cuore FAI più votati

A poco più di due mesi dall’apertura del censimento, sono già oltre 350.000 i voti raccolti, segno di un forte legame tra le comunità locali e il proprio patrimonio culturale e naturalistico. Ecco la classifica come si presenta ad oggi:

  1. Lame di Puglia (Bari, Puglia) – 21.801 voti;
  2. Grotte Rupestri di Verzino (Crotone, Calabria) – 11.915 voti;
  3. Convento dei Frati Cappuccini di Renacavata, Camerino (Macerata, Marche) – 10.192 voti;
  4. Villa San Leonardo al Palco (Prato, Toscana) – 6.073 voti;
  5. Santuario delle Sette Chiese (Monselice, Padova, Veneto) – 5.849 voti;
  6. Ponte San Michele (Paderno d’Adda, Lecco, Lombardia) – 4.606 voti;
  7. Cascina Monluè (Milano, Lombardia) – 4.443 voti;
  8. Convento di San Domenico (Taggia, Imperia, Liguria) – 3.775 voti;
  9. Chiesa di San Giovanni (Portogruaro, Venezia, Veneto) – 3.756 voti;
  10. Abbazia Benedettina dei Santi Nicola e Paolo VI (Rodengo Saiano, Brescia, Lombardia) – 3.605 voti;
  11. Faro Voltiano (Brunate, Como, Lombardia) – 3.582 voti;
  12. Chiesa di San Michele Arcangelo di Pegazzano (La Spezia, Liguria) – 3.451 voti;
  13. Antica Tipografia Masciangelo (Lanciano, Chieti, Abruzzo) – 3.302 voti;
  14. Parco dei Rimbocchi (Perugia, Umbria) – 3.217 voti;
  15. Villa Pignatelli di Montecalvo (San Giorgio a Cremano, Napoli, Campania) – 3.103 voti;
  16. Abbazia della Sacra di San Michele (Sant’Ambrogio di Torino, Piemonte) – 2.823 voti;
  17. Villa Romana (Casignana, Reggio Calabria) – 2.815 voti;
  18. Parco dell’Hangar Dirigibili (Augusta, Siracusa, Sicilia) – 2.726 voti;
  19. Badia San Lorenzo (Casamassima, Bari, Puglia) – 2.622 voti;
  20. Spirit de Milan (Milano, Lombardia) – 2.615 voti.
Lame di Puglia, Murge
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Panorama delle Lame di Puglia

Perché questa classifica racconta un’Italia nuova

A colpire non sono soltanto i numeri, ma soprattutto la varietà dei luoghi scelti dagli italiani. In vetta troviamo le Lame di Puglia, uno straordinario sistema di valloni carsici che collega l’altopiano delle Murge al Mar Adriatico e custodisce un patrimonio di masserie, chiese rurali, torri e biodiversità che oggi numerosi enti locali vogliono proteggere.

Seguono le Grotte Rupestri di Verzino, antichissimi rifugi preistorici immersi nella Riserva Naturale Regionale del Fiume Vitravo, e il Convento di Renacavata, considerato la prima sede dell’Ordine dei Frati Cappuccini e tappa del sempre più frequentato Cammino dei Cappuccini.

Convento di Renacavata
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Il Convento di Renacavata

La graduatoria dimostra come il patrimonio italiano non sia composto soltanto da grandi città d’arte. Tra i siti più votati figurano infatti un faro costruito a quasi mille metri di altitudine, un’antica tipografia ottocentesca, un ponte in ferro simbolo dell’ingegneria industriale, monasteri medievali, ville storiche e persino lo Spirit de Milan, esempio di recupero di archeologia industriale diventato negli ultimi anni uno dei principali punti di riferimento culturali del quartiere Bovisa.

Il censimento del FAI rappresenta anche uno strumento concreto di valorizzazione: i luoghi che raggiungono almeno 3.000 voti possono infatti candidare progetti di recupero e concorrere ai contributi economici destinati alla conservazione del patrimonio culturale.

Ransom Canyon 2, le location della serie Tv tra ranch e praterie rievocano atmosfere western

La seconda stagione di Ransom Canyon arriva su Netflix dal 23 luglio 2026 e riporta sullo schermo quel mix che chi ha seguito la prima ha imparato ad apprezzare di rivalità familiari, amori travolgenti e profondo amore per la terra: quella del ranch attorno a cui gravitano le vicende di questo western contemporaneo firmato da April Blair. Andiamo insieme alla scoperta delle location di Ransom Canyon 2.

Di cosa parla

Sei mesi dopo il momento in cui si era interrotta la prima stagione ritroviamo Staten Kirkland (Josh Duhamel) alle prese con il tentativo di riappropriarsi del ranch di famiglia. Anche Quinn O’Grady (Minka Kelly) sta affrontando un momento complicato: rientrata da New York, dov’era andata per inseguire il sogno di suonare con l’orchestra filarmonica, non sa più se vivere a Ransom Canyon è davvero quello che desidera per il suo futuro.

Il forte sentimento che lega i due protagonisti è invece immutato, come immutate sono le circostanze – e le scelte – che rendono difficile il loro amore. Attorno a Staten e Quinn, anche le vite degli altri abitanti di Ransom Canyon vanno avanti in direzioni a volte inaspettate.

Arriva su Netflix, dal 23 luglio, la seconda stagione di "Ransom Canyon 2"
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Ransom Canyon 2”

Dov’è stata girata la serie

La cittadina del Texas centrale in cui è ambientata è anche in questa seconda stagione di Ransom Canyon una sorta di personaggio a sé: i ranch, i parchi naturali, le colline che degradano dolcemente dando vita a panorami irripetibili aggiungono profondità narrativa alla storia.

Ransom Canyon 2 non è stata girata davvero nella Texas Hill Country: per ricreare i paesaggi di questa zona, molto pittoresca e fuori dai circuiti più turistici degli Stati Uniti, oltre a girare in studio, la produzione è ricorsa a diverse location nel New Mexico.

Il Nuovo Messico

Tra i luoghi dov’è stata girata la seconda stagione della serie c’è Albuquerque. Tra quelle più grandi e più importanti almeno dal punto di vista economico-commerciale e sociale del Nuovo Messico, la città compare sempre più spesso sul piccolo schermo – qui è stata girata, per esempio, la nuova serie dei creator di Stranger Things: The Boroughs – soprattutto quando quelle da raccontare sono storie di rancheros e cowboy.

Ad Albuquerque del resto culture molto diverse come quella ispanica e quella dei nativi americani continuano a incontrarsi ogni giorno, dando vita a un modo di vivere unico. Non meno eccezionali sono paesaggi e panorami come quello delle Sandia che con le loro vette dominano incontrastate o quello del Rio Grande che taglia un’area desertica tra le più caratteristiche al mondo.

Dov'è stata girata la seconda stagione di "Ransom Canyon", in arrivo su Netflix
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Il panorama unico di Albuquerque

Altri paesaggi facili da riconoscere nelle inquadrature della serie sono quelli della Contea di Mora: una zona nel nord-ovest del New Mexico famosa per le praterie, i fiumi (il nome stesso deriva da quello principale: il Mora, appunto) e il verde da cui è dominata. La Foresta nazionale di Carson con i suoi boschi di conifere e i suoi torrenti e laghi limpidi è tra le più amate da chi pratica trekking e altre attività outdoor o semplicemente vuole ritrovare il contatto con la natura.

Le location di "Ransom Canyon 2" nel New Messico
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La splendida Foresta di Carson

Altre location di Ransom Canyon 2 si trovano all’interno della contea di San Miguel. Situata sempre nella zona nordoccidentale del New Messico, questa zona è segnata dalla presenza dei Monti Sangre de Cristo: i grandi canyon scavati dai torrenti e le mesa – le iconiche rocce sopraelevate dalla cima piatta –  sono la cifra più caratteristica del paesaggio locale.

La Contea di San Miguel è tra i luoghi dov'è stata girata la serie "Ransom Canyon 2"
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L’imponente profilo dei Monti Sangre de Cristo

Qui, a poca distanza da Santa Fe dove sono state girate altre scene della seconda stagione della serie, si trova quello che resta del Pueblo di Pecos: un antico villaggio abitato da nativi americani di lingua towa che fu tra i primi a ribellarsi alla presenza dei conquistadores spagnoli.

Si trovano nel New Messico la gran parte delle location di "Ransom Canyon 2"
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Le spettacolari rovine di Pecos

Pompei: Fuori dal Tempo, le location del docudrama ridanno splendore all’antica città romana

Per un docudrama che cerca di ricostruire le ultime ventiquattr’ore prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. la scelta delle ambientazioni rischia di apparire scontata. Eppure nella serie in tre episodi in arrivo su Disney+ dal 23 luglio 2026 difficilmente si ha questa impressione: sarà per la presenza di Tom Hiddleston, che i più ricorderanno per aver interpretato il villain della Marvel Loki, o perché la produzione è quella, avvezza a portare sullo schermo immagini potenti, di National Geographic. Scopriamo insieme le location di Pompei: Fuori dal Tempo.

Di cosa parla

C’è qualcuno che è riuscito a sopravvivere alla distruzione di Pompei? È questa domanda che sembra aver ispirato la nuova serie Disney+ con Tom Hiddleston, a metà tra dramma cinematografico e documentario investigativo. Grazie all’aiuto dello storico Steven L. Tuck vengono ricostruite in particolare le vite di tre personaggi che, le fonti storiche suggeriscono, si sono salvati dal fiume di lava, lapilli e ceneri che ricoprì la città quella notte: quella di Avianius, un giovane apprendista fabbro; quella di Iulia Felix, potente donna d’affari che era solita affittare i locali della propria villa, e quella di un membro della Guardia Pretoriana che quel giorno si trovava per caso a Pompei.

Dov’è stata girata la serie

Le location di Pompei: Fuori dal tempo si trovano, va da sé, tutte all’interno del Parco Archeologico di Pompei: sulle stesse strade che quel giorno videro fuggire migliaia di persone disperate, passeggiando tra resti di antiche ville romane e locali un tempo a uso pubblico come terme, mercati, termopoli Tom Hiddleston incontra archeologi ed esperti di storia dell’età romana, si ferma a parlare con loro e a contemplare gli inestimabili tesori che oggi custodisce Pompei.

"Pompei: Fuori dal Tempo", il docudrama con Tom Hiddleston, è stato girato all'interno del Parco Archeologico
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È un vero tesoro quello custodito a Pompei

Il Parco Archeologico di Pompei

Come ribadito anche all’interno della serie, la zona è ancora oggi oggetto di studi e di ricerche che periodicamente portano alla luce nuovi sorprendenti ritrovamenti come, ultimo in ordine di tempo, quello degli scheletri di due uomini in fuga dall’eruzione.

L’area degli scavi è molto vasta, quasi 450 mila metri quadrati che la rendono una delle più grandi di tutto il Sud Italia, e per questo difficile da esplorare in una sola visita a meno di non fermarsi a osservare solo poche, selezionate, attrazioni di Pompei: le più importanti per il passato della città e per la storia del sito archeologico.

Si trovano tutte all'interno degli scavi le location di "Pompei: Fuori dal Tempo"
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Le magnificenti rovine di Pompei

Via dell’Abbondanza: il cuore dell’antica Pompei

In alcune inquadrature del trailer di Pompei: Fuori dal Tempo si vede Tom Hiddleston camminare lungo Via dell’Abbondanza, riconoscibile per i grossi blocchi di basalto. Un tempo era la più importante arteria commerciale della città, tanto che percorrendola è facile notare ancora gli ingressi delle tabernae – caratterizzati da un’apertura più larga verso l’esterno, la presenza di banconi di pietra e qualche volta dei fori per i contenitori in ceramica che nei termopoli servivano per riscaldare le vivande – e quelli delle abitazioni private, insieme a una serie numerosissima di iscrizioni, tra cui anche iscrizioni elettorali che invitavano a votare per questo o quel candidato.

"Pompei: Fuori dal Tempo": dov'è stata girata la serie National Geographic con Tom Hiddleston
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Un’iconica strada dell’antica Pompei

Oggi la Via dell’Abbondanza, chiamata così perché è qui che avvenne uno dei primi ritrovamenti archeologici: una fontana contenente un’allegoria dell’abbondanza, attraversa gli scavi da est a ovest collegando due tappe obbligate di ogni visita come sono il Foro e l’Anfiteatro.

Il primo era la piazza principale della città dove si svolgevano i più importanti eventi civili e religiosi e su cui si affacciavano la maggior parte degli edifici pubblici: oggi è spoglio, ma un tempo doveva avere statue e marmi a impreziosirlo. L’Anfiteatro di Pompei, uno dei più antichi conosciuti, era utilizzato in origine per spettacoli circensi e di gladiatori. Oggi è tra le aree accessibili anche a prescindere dalla visita al Parco Archeologico, in occasione di concerti e grandi eventi musicali: suggestiva è la vista sul Vesuvio che si ha dal suo interno.

La fortezza scolpita nella roccia (dotata di poteri) che domina il Mar Egeo: il Castello di Monolithos

Lungo la costa occidentale di Rodi, lontano dalle spiagge più frequentate e dai centri turistici, una gigantesca roccia si innalza per 236 metri sopra il Mar Egeo. Ed è sulla sua sommità che si distingue un profilo frastagliato, mentre lo sguardo abbraccia il blu intenso del mare, le falesie che precipitano verso l’acqua e l’isola di Halki. Quella è l’inconfondibile silhouette del Castello di Monolithos, una delle fortezze medievali più scenografiche dell’isola e, per molti, anche la più spettacolare.

Il vento accompagna la visita, portando con sé il profumo della macchia mediterranea e il richiamo dei gabbiani che sorvolano la costa. Il nome Monolithos significa “unica pietra” e richiama proprio l’enorme blocco roccioso sul quale la fortezza venne edificata. Qualcuno, però, racconta una storia diversa: secondo una leggenda, il nome deriverebbe da un misterioso monolite nero dotato di poteri metafisici, trasportato fin qui dai Cavalieri di San Giovanni durante il ritorno dalla Terra Santa. Un racconto privo di conferme storiche, eppure ancora vivo nella tradizione locale.

Oggi il castello mantiene gran parte del fascino originario, con le mura che seguono perfettamente i bordi della roccia, mentre resti di torri, cisterne e antiche strutture ne testimoniano il ruolo strategico, in quanto costruito per controllare il mare e difendere i villaggi dell’entroterra dagli attacchi dei pirati.

Breve storia del Castello di Monolithos

La particolare posizione del promontorio aveva già attirato l’attenzione delle popolazioni antiche. Sulla vetta sorgeva infatti una torre di avvistamento, successivamente sostituita da una fortificazione bizantina. L’aspetto attuale risale, invece, alla seconda metà del XV secolo. Dopo avere conquistato Rodi nel 1309, i Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni rafforzarono progressivamente il sistema difensivo dell’isola, costruendo una rete di castelli destinati a sorvegliare la costa e a contrastare incursioni piratesche e attacchi provenienti dal mare.

La ricostruzione del Castello di Monolithos venne completata poi intorno al 1476, durante il magistero di Pierre d’Aubusson, uno dei più celebri Gran Maestri dell’Ordine. Ancora adesso il suo stemma è scolpito sopra l’antico ingresso, preziosa testimonianza dell’intervento dei Cavalieri.

Durante il dominio dei Cavalieri, Monolithos rappresentava una delle 4 fortezze più potenti dell’isola. L’altezza della rupe, la difficoltà di accesso e la vista aperta sull‘Egeo trasformavano questo luogo in un punto di osservazione quasi imprendibile. Nel 1522, dopo il lungo assedio ottomano che pose fine alla presenza dei Cavalieri a Rodi, anche Monolithos passò sotto il controllo dei Turchi.

Col passare dei decenni la pirateria perse progressivamente importanza, rendendo meno strategica una fortezza così isolata e difficile da raggiungere. L’abbandono arrivò lentamente, lasciando che il tempo trasformasse l’interno in un suggestivo insieme di ruderi. Accanto alla storia documentata continua però a vivere quella tramandata dagli abitanti del luogo: la leggenda del misterioso monolite nero, custodito dai Cavalieri e dotato di misteriosi poteri, aggiunge un velo di fascino a un posto già ricco di atmosfera.

Cosa vedere durante la visita del Castello di Monolithos

Il viaggio inizia già lungo la strada panoramica che attraversa il versante occidentale di Rodi. Curve, boschi di pini, scorci sul mare e piccoli villaggi accompagnano l’avvicinamento fino alla base dell’enorme sperone roccioso. L’automobile arriva praticamente ai piedi della rupe e da quel punto parte un breve sentiero con gradini modellati nella pietra che conduce all’ingresso della fortezza. La salita richiede pochi minuti, anche se alcuni tratti risultano abbastanza ripidi.

Una volta raggiunta la cima, il panorama cattura immediatamente l’attenzione. L’occhio segue la linea frastagliata della costa occidentale, mentre Halki appare quasi sospesa sul mare. Nelle giornate terse si distinguono perfettamente anche i piccoli isolotti che punteggiano questo tratto di Egeo.

Le mura perimetrali risultano ancora ben conservate e permettono di comprendere chiaramente l’estensione originaria del castello. All’interno, invece, prevalgono ruderi che raccontano la lunga storia della fortezza. Emergono resti delle torri difensive, antiche cisterne destinate alla raccolta dell’acqua piovana e parti delle gallerie utilizzate durante il periodo medievale.

Tra gli elementi più caratteristici ci sono due piccole chiese costruite una accanto all’altra. La prima, dedicata a San Panteleimon, risale al XV secolo ed è stata restaurata nel corso degli anni. L’esterno candido mette in scena un contrasto sorprendente con la pietra scura della rupe e con il blu intenso del cielo. La seconda cappella conserva invece un aspetto più antico ed è ormai in rovina, evocando l’immagine di un posto rimasto immobile nel tempo.

Chiesa del Castello di Monolithos in Grecia
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Una delle chiese del Castello di Monolithos

L’assenza di edifici moderni aiuta a percepire pienamente il rapporto tra la fortezza e il paesaggio circostante. Roccia, mare e cielo sembrano fondersi in un unico scenario, regalando una prospettiva difficile da dimenticare. Le prime ore del mattino valorizzano i colori della costa con una luce morbida, mentre il tardo pomeriggio offre tramonti spettacolari.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Monolithos sorge nell’omonimo villaggio situato nella parte sud-occidentale di Rodi, sul monte Akramitis, la seconda cima più alta dell’isola. La distanza dalla Città di Rodi è di circa 75 chilometri e il tragitto richiede mediamente 1 ora e 30 minuti in automobile. Ai piedi della rupe si sviluppa il piccolo borgo, costruito ad anfiteatro sul pendio della montagna. Anch’esso vale una sosta, perché è un insieme di case tradizionali, stradine tranquille e panorami aperti sul mare.

La strada asfaltata raggiunge direttamente la base della roccia, vicino alla quale sono presenti alcuni spazi destinati al parcheggio. Da qui si prosegue lungo la scalinata scavata nella pietra fino all’ingresso della fortezza. Una visita al castello si abbina facilmente ad altre tappe della costa occidentale. A circa 2 chilometri si trova Fourni Beach, ampia spiaggia di sabbia e ciottoli particolarmente apprezzata al tramonto. Proseguendo verso sud si raggiungono invece Glyfada e Apolakia, mentre risalendo verso l’entroterra si incontra il borgo di Messanagros insieme al monastero di Skiadi, affacciato su uno dei panorami più emozionanti di tutta Rodi.

Monolithos rappresenta una delle testimonianze medievali più affascinanti dell’isola greca. La posizione sulla sommità della rupe, la lunga storia legata ai Cavalieri di San Giovanni e il panorama aperto sull’Egeo rendono questa fortezza una tappa in grado di lasciare un ricordo profondo, ben oltre la semplice visita a un castello.

La valle dove l’acqua diventa pietra: viaggio nella misteriosa Val Gelana, gioiello nascosto dell’Appennino

Non la conosce quasi nessuno, anzi, potremmo definirla un tesoro “di nicchia” vero e proprio, eppure nel cuore dell’Appennino parmense esiste una valle sorprendente dove la natura sembra aver riscritto le proprie regole. Qui l’acqua non scorre soltanto tra boschi e rocce, ma lascia dietro di sé una traccia visibile del suo passaggio: piccole cascate, concrezioni minerali e spettacolari depositi di travertino che trasformano il paesaggio in un luogo quasi fiabesco.

È la Val Gelana, una piccola perla nascosta nel territorio di Bedonia, in provincia di Parma, un geosito di rilevanza locale ancora lontano dai grandi circuiti turistici, ma capace di sorprendere chi decide di esplorarlo. Una valle dove ogni dettaglio racconta il lento lavoro dell’acqua: dalle rocce modellate nel corso dei secoli fino ai particolari “drappi” di carbonato di calcio che ricoprono alcuni tratti del torrente, creando scenari insoliti per l’Appennino.

Val Gelana, dove le cascate si tramutano pietra

La caratteristica più affascinante della Val Gelana è legata proprio alle sue acque. Il torrente Gelana attraversa rocce particolarmente ricche di minerali e, durante il suo percorso, raccoglie grandi quantità di bicarbonato di calcio. Quando l’acqua raggiunge i salti delle cascate, il carbonato di calcio tende a depositarsi creando nel tempo vere e proprie sculture naturali: ammassi rocciosi, piccole vaschette in serie e spettacolari formazioni di travertino di cascata.

Bedonia, Carniglia, Ponte di Maria Luigia sul torrente Gelana
Ufficio Stampa
Il Ponte di Maria Luigia sul torrente Gelana

Il risultato è un paesaggio raro, dove il confine tra acqua e pietra sembra quasi scomparire. Le cascate non sono soltanto un elemento del panorama, ma diventano esse stesse protagoniste di un processo geologico ancora in corso.

Oltre alla sua particolarità geologica, la Val Gelana custodisce anche un patrimonio storico e paesaggistico tutto da scoprire. Il percorso escursionistico che attraversa la valle regala scorci panoramici già nella parte iniziale, tra Case Gelana e Caneso, dove emergono i segni dell’antico rapporto tra uomo e montagna: campi conquistati alla natura, prati coltivati e piccoli insediamenti che raccontano la vita delle comunità locali.

La valle conserva anche memorie legate al passato del territorio, tra cui i passaggi di Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma, e alcuni ponti in pietra costruiti durante il periodo del Ducato, ancora oggi percorribili.
Scendendo verso la forra del torrente, invece, la presenza umana lascia spazio completamente alla natura: il bosco diventa più fitto, l’acqua accompagna il cammino e compaiono i resti di antichi mulini abbandonati, testimonianza di un passato rurale ormai nascosto dal tempo.

Dove si trova la Val Gelana e come raggiungerla

Se vi abbiamo incuriosito e invogliato a intraprendere un’avventura nella natura più incontaminata, adesso vi spieghiamo come localizzare l’escursione. La Val Gelana si trova nell’Appennino parmense, nel territorio del comune di Bedonia, in provincia di Parma, all’interno di un’area caratterizzata da boschi, torrenti e piccoli borghi di montagna.

Per raggiungerla è possibile arrivare fino a Bedonia in auto e proseguire verso la località di Case Gelana, punto di partenza dei principali percorsi escursionistici della valle. Da qui si può iniziare l’esplorazione a piedi seguendo i sentieri che accompagnano il torrente Gelana tra cascate, formazioni di travertino e scorci naturali suggestivi. Il percorso richiede scarpe da trekking e un minimo di preparazione, soprattutto nei tratti più vicini alla forra del torrente.

Il turismo culturale cresce e rigenera i territori italiani tra borghi e festival

La cultura traina il turismo italiano; il richiamo di città d’arte, borghi, territori segreti, musei e siti archeologici conquista i viaggiatori nazionali e internazionali. Questo è ciò che emerge dal 22° Rapporto Annuale Federculture, intitolato Impresa Cultura. La cultura che cambia i territori e presentato a Roma: l’edizione ha analizzato i dati del 2025 misurando quanto il patrimonio culturale riesce a incidere su turismo ed economia.

I dati del turismo culturale nel Rapporto di Federculture

I numeri confermano la ripresa. Nel 2025 l’Italia ha registrato 476,4 milioni di presenze turistiche, con un incremento del 2,2% rispetto all’anno precedente e del 9,8% nel confronto con il 2019, prima della pandemia. Il punto, però, non è soltanto quanto sia cresciuto il turismo.

La maggior parte dei pernottamenti si concentra infatti in un gruppo ristretto di destinazioni. Sono 1.024 i comuni classificati come territori a vocazione culturale e paesaggistica: rappresentano circa il 13% del totale nazionale, ma raccolgono il 63% delle presenze turistiche italiane.

Non si parla soltanto di Roma, Firenze, Venezia o delle altre città più note. Nel gruppo rientrano anche centri minori, aree caratterizzate da più forme di turismo e comuni nei quali la dimensione culturale convive con quella naturalistica, spirituale o gastronomica. Eppure, il divario rimane. Alcune destinazioni devono gestire un numero crescente di visitatori, altre faticano a farsi conoscere.

Il turismo internazionale sceglie le destinazioni culturali

La presenza straniera è uno degli elementi più evidenti del rapporto. Nei territori culturali i visitatori internazionali rappresentano oltre il 55% del movimento turistico. La percentuale sale al 58% nei comuni a prevalente vocazione culturale e raggiunge il 73% nelle grandi città.

Il turismo urbano internazionale, secondo le analisi riportate da Federculture, ha ormai raggiunto dimensioni tali da superare quello legato alle tradizionali destinazioni balneari. Una trasformazione che cambia anche il modo in cui si viaggia.

Le città vengono visitate durante tutto l’anno, non soltanto nei mesi estivi, e attirano un pubblico disposto a spostarsi per una mostra, un concerto, un anniversario storico o l’apertura di un nuovo spazio culturale. La crescita, però, porta con sé la difficoltà di gestione dei flussi che in alcuni periodi dell’anno provocano affollamento e il problema degli affitti brevi.

Il futuro della rigenerazione urbana

Uno dei passaggi più interessanti del rapporto riguarda la rigenerazione urbana. Federculture ha esaminato i progetti sostenuti attraverso un programma del Ministero dell’Interno legato al PNRR. Circa un intervento su cinque presenta una componente culturale.

Biblioteche, ex fabbriche, teatri, edifici storici e spazi pubblici vengono recuperati con l’obiettivo di restituirli alle comunità. Secondo Bonisoli, questi dati mostrano un potenziale ancora sottovalutato: la cultura può riattivare luoghi abbandonati e creare nuove forme di partecipazione, a condizione che la trasformazione non si limiti ai lavori edilizi.

Dopo il restauro, però, servono personale e risorse per poter mantenere vivi i progetti rilanciati. Accanto alla rigenerazione l’analisi individua tutti gli strumenti utili per ampliare la geografia del turismo culturale sfruttando festival, il legame spirituale con la rete di cammini, abbazie, santuari e non solo. Queste opportunità vanno ad alleggerire la pressione sulle mete più frequentate per proporre aree interne e meno conosciute.

Riapre la Galleria di Apollo al Louvre dopo il furto…ma senza gioielli

Sono passati 9 mesi dal clamoroso furto che ha fatto il giro del mondo con i gioielli trafugati dalla Galleria d’Apollo al Louvre con tanto di fuga simile a quella di un film.

Con qualche accortezza in più la splendida sala museale riapre: si possono tornare ad ammirare stucchi decorati, affreschi e il celebre soffitto dedicato al dio del sole…. ma delle parure imperiali nessuna traccia.

La galleria di Apollo al Louvre riapre, ma senza gioielli

Finalmente si può tornare a passeggiare nella splendida galleria di Apollo all’interno del museo del Louvre: il nuovo presidente Leribault ha spiegato come lo spazio riapre per ritrovare la sua vocazione più autentica attraverso un percorso monumentale. Ma dove sono i gioielli? Al momento sono al sicuro in attesa che il progetto della sala blindata con misure di sicurezza ai massimi livelli venga avviato.

Cosa vedere nella galleria d’Apollo

Chi entra oggi nella Galleria di Apollo al Louvre farà bene ad alzare lo sguardo. Il soffitto a volta, decorato nel Seicento sotto la supervisione di Charles Le Brun, pittore di corte di Luigi XIV, racconta il viaggio del dio del Sole attraverso il cielo. Due secoli più tardi Eugène Delacroix aggiunse il dipinto centrale, un Apollo che uccide il serpente Pitone, largo dodici metri. Alle pareti, 28 arazzi con ritratti di sovrani e artisti completano un ambiente che Leribault paragona senza mezzi termini alla Galleria degli Specchi di Versailles: non a caso, gli stessi artisti lavorarono poi a entrambi i cantieri.

La ministra della Cultura, Catherine Pégard, presente alla riapertura, ha fatto notare un paradosso: quando c’erano i gioielli, pochi visitatori si fermavano davvero a guardare l’architettura. Ora, forse, toccherà proprio all’assenza restituire valore a ciò che il furto non è riuscito a portare via.

L’assenza dei gioielli modifica inevitabilmente l’atmosfera. Alcune teche vuote ricordano ciò che è accaduto, ma permettono anche di osservare dettagli decorativi che in passato rischiavano di passare inosservati.

L’idea della sala arriva da Luigi XIV, il “re Sole” che ha affidato il programma decorativo al pittore Charles Le Brun; l’artista progettò il soffitto come un racconto cosmico attraverso il cielo sul suo carro mentre attorno a lui l’universo segue un ordine preciso. Tra le opere da osservare con maggiore attenzione spicca il grande dipinto centrale realizzato da Eugène Delacroix nel XIX secolo che introduce nella sala la forza cromatica e il movimento tipici del pittore romantico. Apollo domina la composizione, sospeso in un cielo agitato e luminoso, mentre sconfigge il mostro simbolo del caos.

La storia della galleria

La Galleria di Apollo nel museo del Louvre a Parigi ne ha viste di peripezie: nel 1661 ha subito un incendio e da quel momento Luigi XIV ha deciso di ricostruirla per rafforzare l’immagine della monarchia. Con l’aiuto dell’architetto Le Vau gli spazi sono stati progettati mentre Le Brun ha gestito le decorazioni per dar vita a uno dei più grandi esempi di classicismo francese.

La sala, che oggi viene considerata l’antenata della Galleria degli Specchi di Versailles, è stata un progetto in divenire con decorazioni che sono state completate nel corso di tre secoli.

5 golosissime mete last minute per l’estate con il tour gastronomico Ryanair low cost

Il modo migliore per scoprire un luogo? Fermarsi ad assaporare i piatti più autentici tra mercati, ristoranti e street food. Ryanair approva in pieno questo modo di pensare e propone, anche per un last minute estivo, una selezione di 5 mete gourmet perfette per una vacanza gastronomica con tantissime rotte a partire da 24,99 euro. Il last minute, perfetto per chi vuole scoprire l’Europa a piccoli morsi, ci porta a scoprire cinque destinazioni indimenticabili.

La Head of Communication Italy di Ryanair Rossella Amato ha voluto sottolineare il legame tra il cibo e i viaggi, spiegando che la cultura gastronomica è fondamentale se si vuole davvero conoscere un territorio. Secondo la manager molte prelibatezze si trovano lontane dalle mete più battute e grazie alla capillare rete di collegamenti della compagnia aerea e a offerte come questa è facile farsi coccolare a tavola prenotando persino un last minute con voli a partire da 24,99 euro.

Ecco le 5 località perfette per un tour gastronomico estivo da prenotare all’ultimo minuto.

Trapani e Marsala, dove il cous cous racconta il Mediterraneo

Partendo da tantissimi aeroporti italiani come Bari, Bologna, Milano Bergamo, Milano Malpensa, Pescara, Pisa, Roma Fiumicino, Torino, Venezia Marco Polo e Verona si può volare verso Trapani: una meta perfetta per l’estate. Siamo nella zona occidentale della Sicilia dove le magie culinarie non mancano. Tra le meraviglie? Sicuramente il cous cous, ma anche specialità come le busiate al pesto trapanese, oppure la bottarga con cui guarnire deliziosi spaghetti alle vongole. Per gli amanti del vino, si trovano anche ottime cantine per una degustazione.

Passeggiata e spiaggia a Marsala
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Tra spiagge e prelibatezze, Marsala è una meta gourmet

Zara, la Dalmazia che profuma di sale e ulivi

Per chi parte da Bari, Bologna, Milano Bergamo, Milano Malpensa, Pisa e Roma Fiumicino il tour gastronomico Ryanair porta fino alla Croazia per scoprire la cucina di Zara dove il pesce azzurro dell’Adriatico arriva a tavola grigliato e ben condito con spezie e olio extravergine d’oliva. Altre prelibatezze sono il formaggio di Pag stagionato e un incredibile liquore alle ciliegie che ai tempi conquistò persino Napoleone.

Pecore al pascolo in un prato sull'isola di Pag
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L’isola di Pag, territorio dove nasce il celebre formaggio

Paphos, 3.000 anni di storia serviti in un meze

Con l’offerta last minute Ryanair si decolla da Milano Bergamo, Napoli e Roma Fiumicino per raggiungere Cipro dove i pasti iniziano sempre con il meze, un susseguirsi di piccoli assaggi che si mescolano con hummus, tzatziki e halloumi grigliato arrivando poi al kleftiko, agnello cotto lentamente nel forno a legna. L’isola legata alla nascita di Afrodite secondo la mitologia greca pullula di cantine locali dove assaggiare la cucina greca più autentica.

Veduta aerea sui turisti sulla famosa spiaggia con la roccia di Afrodite a Paphos
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Paphos, la meta greca nel tour gastronomico di Rayanair

Shannon e Contea di Clare, il gusto selvaggio dell’Atlantico

Altra meta da sogno per un tour gastronomico con Ryanair è Shannon nella contea di Clare che si raggiunge facilmente sia da Napoli sia da Roma Ciampino: questa meravigliosa zona dell’Irlanda offre l’opportunità di assaggiare salmone freschissimo e pesce dell’atlantico, formaggi dal gusto intenso e ovviamente potersi divertire in una tipica serata in uno dei pub dei villaggi costieri come Kilkee o Doolin dopo aver visto le imperdibili Cliffs of Moher.

astello di Re Giovanni e fiume Shannon
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L’Irlanda nel tour gastronomico di Ryanair per l’estate

Brno e Moravia meridionale, la rotta del vino ceco

Rispetto a Praga la zona di Brno e la Moravia meridionale sono molto meno battute. Qui gli appassionati di vino ne potranno scoprire delle belle. Partendo da Milano Bergamo si raggiunge Brno e da qui con un’auto a noleggio o partecipando a uno dei vari tour organizzati si viaggia verso Mikulov, località conosciuta per i suoi vigneti e il suo castello dove viene custodita una botte gigante dal 1614.

Vigneti al tramonto nella Regione vinicola, Moravia meridionale
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Tour enogastronomico nella Moravia meridionale

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