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Le affascinanti profondità della Grotta di Bossea, tra labirinti d’acqua e cattedrali di roccia

In provincia di Cuneo, per la precisione nel comune di Frabosa Soprana, si apre un varco verso un universo parallelo che sfida la nostra percezione del tempo. No, non è uno scherzo, perché la Grotta di Bossea rappresenta sia una soglia storica per l’Italia, sia un ecosistema monumentale che “costringe” ad abbandonare la luce solare per abbracciare un’atmosfera densa, umida, e carica di profumi minerali mescolati al fragore costante dell’acqua.

Scoperta nell’Ottocento e accessibile al pubblico dal 1874, è la vera prima cavità turistica del nostro Paese. A differenza di altri siti ipogei celebrati per la sola bellezza, Bossea unisce dimensione estetica e valore didattico, mostrando processi naturali che sono ancora in corso. In poche parole, qui non si è di fronte alla classica caverna statica e silenziosa, ma piuttosto a un sistema vivo, un’arteria pulsante della Terra che respira tramite correnti d’aria e flussi idrici perenni.

Storia e formazione della Grotta di Bossea

Molto prima di venire scoperta, la Grotta di Bossea era già in movimento. Le sue origini, infatti, risalgono al periodo in cui il sollevamento della catena alpina permise all’anidride carbonica sciolta nelle piogge di corrodere il calcare e altre rocce carbonatiche. Il sistema carsico Maudagna-Corsaglia nasce dall’azione combinata di acqua e calcare, lungo fratture e piani di stratificazione formatisi oltre 180 milioni di anni fa.

Ciò vuol dire che la montagna ha custodito questo processo lento, lasciando che il torrente ipogeo ampliasse gallerie, scavasse canyon e formasse laghi e sifoni. Le prime esplorazioni documentate risalgono alla prima metà dell’Ottocento. Fu Domenico Mora, fornaciaio della valle, a guidare gruppi lungo i primi tratti accessibili, raggiungendo il Lago di Ernestina (nella parte inferiore della cavità). La svolta arrivò nel 1874, grazie alla spedizione coordinata da don Bruno di Mondovì, che superò la cascata principale e accedette ai livelli superiori. Da quel momento Bossea entrò nella storia.

Nel secondo dopoguerra la conoscenza della cavità ebbe un forte avanzamento. Tra il 1948 e il 1949 le spedizioni Loser, Muratore e Cappello completarono il rilievo dei rami principali, esplorando gallerie fossili sopra il corso attivo del torrente. Negli anni successivi gruppi speleologici piemontesi e lombardi individuarono nuovi sviluppi su più livelli, al punto da aggiungere circa un chilometro di tracciati.

Un capitolo a parte riguarda la paleontologia. Fin dalle prime indagini emersero accumuli di ossa di Ursus spelaeus, l’orso delle caverne, specie estinta che frequentava Bossea durante il Quaternario per il letargo e, probabilmente, la riproduzione. Resti di individui giovani e anziani raccontano stagioni difficili, inverni rigidi e risorse scarse.

Dal 1969 Bossea ospita una stazione scientifica permanente, punto di riferimento per studi geologici, biologici e idrologici. Le ricerche effettuate nel corso degli anni hanno censito 57 specie cavernicole, di cui 10 endemiche, confermando l’unicità biologica di questo ambiente.

Come funziona la visita

L’itinerario turistico si snoda lungo passerelle metalliche e gradinate che permettono di superare dislivelli notevoli senza compromettere la sicurezza. Una volta oltrepassata la soglia d’ingresso, la temperatura scivola rapidamente verso i 9 gradi costanti, mentre l’umidità avvolge la pelle con una carezza fresca.

Va specificato che l’accesso avviene sempre con guida speleologica entrando in una specie di corridoio, ovvero una galleria suborizzontale lunga circa 110 metri modellata dal torrente in epoca antica. Le escursioni durano mediamente 100 minuti, con percorsi adatti a vari pubblici, inclusi studenti con programmi educativi focalizzati su temi geologici e paleontologici. Per gli adulti, l’itinerario standard esplora la sezione principale, mentre opzioni brevi si limitano a zone iniziali per chi preferisce esperienze più contenute.

Cosa vedere lungo il percorso

Il percorso inizia in zone ricche di concrezioni spettacolari, in cui stalattiti e stalagmiti si fondono in colonne massicce con sfumature che variano dal bianco latteo all’ocra scuro (a seconda dei minerali trasportati dalle gocce). Passo dopo passo si apre la Sala delle Frane, chiamata anche Sala delle Rovine. Il passaggio segna il debutto della grande Bossea, con il rumore dell’acqua che cresce, le dimensioni che si dilatano e il dislivello che diventa percepibile.

Sul fondo scorre il torrente, con portate variabili tra 50 e 150 litri al secondo: ogni anno milioni di metri cubi d’acqua attraversano il sistema, asportando centinaia di tonnellate di roccia. Proseguendo verso le zone interne si incontra la Sala del Tempio, spazio che colpisce per la struttura del soffitto, un velario naturale inciso da piani di frattura netti. Ma non è solo quello, perché il suo volume è talmente vasto che può mandare persino in crisi i sensi. Tra i massi e le stalagmiti si trova l’area dedicata all’orso delle caverne, punto di forte impatto emotivo.

Seguendo il tragitto si raggiunge la Sala delle Meraviglie, dominata da una colata calcitica imponente che scende verso il fiume. Le analisi con traccianti hanno permesso di individuare l’area di alimentazione idrica, collegata a un bacino sotterraneo di notevole estensione.

Degna di nota è anche la Sala Giovanni Garelli in quanto rappresenta uno degli spazi più vasti. Vi basti pensare che le proporzioni ricordano una basilica naturale, con archi rocciosi e altezze che toccano i 50 metri. Il punto culminante della visita coincide con la cascata del Lago di Ernestina. Il salto d’acqua, alto circa 10 metri, segna il confine tra area turistica e settore riservato alla ricerca speleologica. Oltre questa soglia si sviluppano gallerie complesse, sifoni esplorati fino a 54 metri di profondità e ambienti accessibili esclusivamente a tecnici specializzati.

Grotta di Bossea, Piemonte
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La cascata della Grotta di Bossea

Come arrivare e info utili

Ci troviamo tra le meraviglie del Piemonte meridionale, in località Bossea nel comune di Frabosa Soprana (provincia di Cuneo). Questa è una zona con paesaggi montani di rara bellezza, che fanno spaziare lo sguardo su boschi fitti e pendii rocciosi. Partendo da Cuneo o da Mondovì, occorre seguire le indicazioni per la Val Corsaglia, risalendo la strada provinciale che attraversa piccoli borghi alpini fermi nel tempo.

Per chi proviene da Torino o Savona tramite l’autostrada A6, l’uscita consigliata risulta quella di Mondovì, da cui si prosegue per circa mezz’ora. La grotta è aperta al pubblico durante gran parte dell’anno, con chiusura limitata al 25 dicembre e al primo gennaio. Le visite partono con un minimo di due partecipanti. Sono previste tariffe differenziate per adulti, bambini, gruppi e scuole.

Occorre inoltre sapere che Bossea rientra in un’area protetta gestita dall’Ente del Parco Naturale del Marguareis, status che garantisce tutela ambientale e continuità scientifica.

Phong Nha Ke Bang, viaggio nel regno segreto delle grotte del Vietnam

Fino a qualche anno fa, il parco nazionale di Phong Nha Ke Bang era considerato uno dei segreti meglio custoditi del Vietnam. Per intenderci, il classico luogo dove i bufali d’acqua sono più numerosi dei turisti! Nonostante la popolarità sia cresciuta, Phong Nha non ha perso la sua magia. Qui, sono presenti alcuni dei paesaggi più mozzafiato del Paese, tra enormi sistemi di grotte, montagne carsiche tra le più antiche in Asia avvolte dalla nebbia e una vita rurale che scorre a un ritmo lento.

Considerata la sua bellezza, il parco è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2003, soprattutto grazie all’importanza delle sue cavità naturali. Costellato da centinaia di sistemi carsici, molti dei quali di dimensioni e lunghezza straordinarie, e da spettacolari fiumi sotterranei, Phong Nha rappresenta un vero e proprio paradiso terrestre sia per gli speleologi che per i viaggiatori curiosi.

Come scoprirlo? Noi ci siamo stati e vi consigliamo cosa fare e cosa vedere!

Entrare nelle grotte, l’attrazione più suggestiva del parco

La prima cosa da fare a Phong Nha è avventurarsi nel sottosuolo. Questa regione del Vietnam, infatti, è considerata la ‘capitale’ delle grotte e ospita alcune delle caverne più grandi, lunghe e affascinanti del mondo. A causa della guerra tra Stati Uniti e Vietnam e dei bombardamenti (si ritiene che questa zona abbia una delle maggiori concentrazioni di ordigni inesplosi ed è severamente vietato allontanarsi dai sentieri tracciati) alcune delle grotte presenti in quest’area sono state scoperte solo recentemente.

Hang Son Doong, per esempio, riconosciuta come la grotta più grande del mondo, fu individuata per la prima volta da un locale nel 1991 e poi esplorata ufficialmente dagli speleologi britannici nel 2009.

Grotta Han Son Doong
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La grotta di Han Son Doong è la più grande del mondo per volume

Tra le grotte da visitare nel parco c’è sicuramente Paradise Cave, la più lunga del Sud-Est asiatico con oltre 31 chilometri che si estendono fino al Laos. Il primo chilometro, aperto al pubblico, è un susseguirsi di formazioni spettacolari illuminate e passerelle sospese, mentre oltre inizia l’avventura vera, con casco e torcia, lungo un trekking sotterraneo di circa 7 chilometri, prevalentemente pianeggiante, con qualche semplice passaggio su rocce e un tratto di acqua freddissima da attraversare, che rende l’esperienza memorabile.

Accanto a Paradise Cave, Phong Nha Cave affascina con il suo accesso in barca lungo il fiume Son e con sale immense ricche di stalattiti, stalagmiti e fiumi sotterranei, offrendo un approccio più rilassato, ma altrettanto suggestivo. Per chi cerca adrenalina, Dark Cave combina speleologia, zipline, nuoto nel fango e buio totale, trasformando la visita in un’esperienza fisica e divertente. Da non perdere anche Hang Tien, famosa per le sue terrazze di calcite, e Hang Va, più selvaggia e meno frequentata, ideale per esploratori curiosi.

Guidare una moto lungo il National Park Loop

Il National Park Loop di Phong Nha Ke Bang è un itinerario circolare di circa 50 chilometri che consente di attraversare alcuni dei paesaggi più spettacolari del parco nazionale. Il percorso si sviluppa su strade tortuose, con tratti in salita e in discesa talvolta impegnativi, ma sempre ben ricompensati da un contesto naturale di straordinaria bellezza.

Lungo il tragitto si susseguono montagne carsiche imponenti, ricoperte da una fitta vegetazione tropicale, ampie vallate e distese di verde che sembrano non avere fine, offrendo una visione completa della ricchezza ambientale dell’area. Nonostante la presenza di numerosi punti panoramici, non è facile comprendere appieno la vastità e l’armonia di questi scenari, che colpiscono soprattutto per la loro continuità e senso di spazio.

La giungla nel parco di Phong Nha Ke Bang
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Il tramonto sulla giungla di Phong Nha Ke Bàng

Kayaking sul fiume Son

Fare kayak sul fiume Son è uno dei modi migliori per apprezzare il paesaggio di Phong Nha Ke Bang da una prospettiva diversa. Le acque calme e cristalline scorrono lentamente tra villaggi rurali, campi coltivati e alte montagne carsiche ricoperte di vegetazione, creando un’atmosfera rilassata e silenziosa.

Da qui, osservate la vita quotidiana che scorre lungo le rive, con pescatori, bufali d’acqua e barche tradizionali che punteggiano il fiume. È un’esperienza perfetta anche per chi ha poca esperienza, soprattutto perché il percorso non richiede particolare preparazione fisica e offre un’esperienza accessibile, ma profondamente immersiva.

Escursione nella giungla

Se amate camminare, nel cuore del parco nazionale troverete tanti sentieri immersi nella giungla che offrono un’esperienza unica tra vegetazione lussureggiante, suoni della fauna selvatica e panorami spettacolari sulle montagne carsiche. Le escursioni possono variare da passeggiate tranquille a percorsi più impegnativi, permettendo di scoprire angoli nascosti del parco e la sua biodiversità unica, tra cui felci giganti, orchidee rare e specie endemiche come il pangolino o il gaur, il grande bovino selvatico.

Dopo la camminata, una sosta rinfrescante alle sorgenti di Mooc è l’ideale! Si tratta di piscine naturali dalle acque cristalline che offrono un rifugio perfetto per rilassarsi e godersi la natura.

Trekking Phong Nha Ke Bang
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Trekking nella giungla di Phong Nha Ke Bang

Dove si trova e come arrivare

Il parco nazionale di Phong Nha Ke Bang è situato nei distretti di Bo Trạch e Minh Hoa, nella provincia di Quang Binh, nel Vietnam centro-settentrionale. Si estende su una superficie di circa 86.000 ettari al confine con il Laos, in una sottile striscia di terra tra il confine laotiano e il Mar Cinese Meridionale.

Localizzato a circa 500 chilometri a sud di Hanoi e a 45 chilometri a nord-ovest di Dong Hoi, il parco sorge lungo lo storico sentiero di Ho Chi Minh ed è facilmente accessibile ai visitatori tramite l’autobus sulla Strada Nazionale 1A, l’aereo attraverso l’aeroporto di Dong Hoi o il treno della linea Saigon-Hanoi, che effettua una fermata proprio nella città di Đong Hoi.

Nella Thailandia del Nord è stata scoperta un’antica (e importantissima) grotta nella giungla

Nel cuore della Thailandia settentrionale, una nuova e inattesa scoperta archeologica ha fatto parlare di sé: una caverna preistorica, chiamata Tham Ta Kueng, è stata individuata nel remoto distretto di Nakhon Thai, nella provincia di Phitsanulok. L’incontro con questo tesoro nascosto è avvenuto quasi per caso, durante una pattuglia di routine del Parco Naturale Phu Khat, svoltasi tra il 14 e il 16 agosto 2025 nella fitta foresta di Khwae Noi.

A rendere ufficiale la notizia ci ha pensato il capo del parco, Mongkol Khamsuk, che il 18 agosto ha annunciato la scoperta definendola una “buona notizia per l’archeologia thailandese”. Non si tratta solo di un ritrovamento eccezionale, perché secondo Khamsuk, Tham Ta Kueng rappresenta un’opportunità unica per esplorare nuovi orizzonti nella ricerca scientifica e per capire meglio la storia antica di questa regione.

In cosa consiste la scoperta

Il ritrovamento di Tham Ta Kueng ha suscitato grande entusiasmo tra archeologi e appassionati di storia: la caverna si trova in una zona particolarmente impervia, a circa due chilometri dalla sede del parco, nascosta tra la fitta vegetazione di una montagna di arenaria della Thailandia. Al suo interno sono stati scoperti antichi graffiti rupestri, risalenti a circa 2.000 anni fa, tra cui figure a forma di “V” e simboli a tre dita, elementi che potrebbero indicare legami con le pratiche culturali e spirituali delle popolazioni che un tempo abitavano questa regione.

Questi reperti offrono uno sguardo prezioso sulle prime forme di espressione umana nel Sud-Est asiatico. Secondo gli esperti, Tham Ta Kueng potrebbe essere stata abitata già durante l’Età del Ferro, molto prima che la storia scritta iniziasse a documentare le vicende del Paese. In sostanza, tale rinvenimento apre nuove possibilità per comprendere meglio le tradizioni, l’arte e la vita quotidiana delle comunità antiche che hanno vissuto in queste terre.

Perché questa scoperta è molto importante

Il motivo per cui questa scoperta è particolarmente importante è davvero molto semplice: si inserisce in un contesto più ampio di ritrovamenti simili nella regione, come le incisioni preistoriche trovate sulle scogliere di Pratu Mueang, indicando una tradizione artistica e culturale condivisa tra le popolazioni antiche.

La rilevanza di questo ritrovamento è sottolineata dalla stessa Direzione dei Parchi Nazionali, Fauna Selvatica e Conservazione delle Piante (DNP), che ha evidenziato come le pattuglie forestali regolari non solo proteggano gli ecosistemi fragili da intrusioni e bracconaggio, ma possano anche portare a scoperte straordinarie di rilevanza storica. Il DNP ha dichiarato che “le pattuglie continue sono fondamentali: preservano l’ambiente e, come dimostra questo caso, possono rivelare scoperte di importanza storica”.

Contemporaneamente, ha anche implicazioni significative per il turismo e la conservazione nella regione. La foresta di Khwae Noi, già rinomata per la sua biodiversità e il patrimonio culturale, potrebbe diventare un nuovo punto di riferimento per la ricerca e il turismo ecologico. Gli esperti prevedono che il sito attiri sia ricercatori interessati a studiare l’evoluzione culturale della regione, sia turisti in cerca di esperienze uniche nel cuore della natura thailandese.

Tham Ta Kueng rappresenta una testimonianza tangibile delle prime forme di espressione umana nella Thailandia settentrionale. La sua scoperta non solo arricchisce il patrimonio archeologico del Paese del Sorriso, ma offre anche nuove opportunità per la ricerca e il turismo sostenibile.

Dorgali, il cuore selvaggio della Sardegna tra mare, montagna e archeologia

È nel cuore della Sardegna più autentica che è possibile imparare a conoscere l’isola, troppo spesso associata solo al suo splendido mare. Precisamente nell’area centrale della costa orientale dove, incastonato tra le vette del Supramonte e affacciato sulle acque cristalline del Golfo di Orosei, si trova il borgo di Dorgali. Qui è dove la natura si fonde armoniosamente con la storia, creando un territorio ricco di paesaggi suggestivi e testimonianze antichissime.

Soggiornando a Dorgali avrete l’opportunità di esplorare una Sardegna diversa, fatta di grotte millenarie, canyon profondi, sentieri panoramici e calette nascoste raggiungibili solo a piedi o via mare. Non solo una meta turistica, ma un’esperienza autentica e totalizzante, tra paesaggi da esplorare, storie da ascoltare e sapori da ricordare.

Cosa vedere e cosa fare, di preciso, durante un viaggio a Dorgali? Questi i luoghi da non perdere!

Grotte di Ispinigoli

Non tutti, quando immaginano la Sardegna, pensano alle sue meraviglie sotterranee. Proprio a Dorgali ne troverete una che lascia a bocca aperta chiunque la visiti: sono le grotte di Ispinigoli, una cattedrale naturale imponente che accoglie i visitatori in un microclima costante di 15 gradi (l’ambiente perfetto dove sfuggire al caldo estivo dell’isola!).

Seguendo un percorso attrezzato che scende lungo 280 gradini, verrete guidati lentamente verso le profondità della terra, dove il vostro sguardo verrà catturato da diverse meraviglie geologiche, una su tutte una colonna calcarea. Questa è alta ben 38 metri, tra le più grandi d’Europa, e si erge solenne unendo la volta al pavimento della cavità.

Mentre si scende nei meandri delle grotte, il gioco di luci e ombre esalta i toni caldi del calcare, tra gialli, ocra e sfumature ramate, immergendo il visitatore in un’atmosfera quasi surreale. Il biglietto intero per accedere alle grotte costa 10 euro, mentre quello ridotto (tra i 5 e i 10 anni) costa 5 euro.

Le spiagge più belle di Cala Gonone

Cala Gonone è l’anima costiera di questa zona, caratterizzata da spiagge bellissime, alcune facilmente raggiungibili, altre, invece, richiedono maggiore impegno e scarpe comode. Tra le più famose spicca sicuramente Cala Fuili, una piccola insenatura che si estende per circa 200 metri e che offre uno scenario particolarmente suggestivo perché circondata da una parete di roccia modellata dal vento e dalle onde.

Tra le perle nascoste di Cala Gonone c’è la spiaggia di Palmasera, caratterizzata da una sabbia fine e dorata e da un mare poco profondo. La spiaggia è circondata da una vegetazione lussureggiante ed è raggiungibile sia via mare che via terra. Per chi cerca una spiaggia unica nel suo genere dovrà raggiungere Cala Luna, considerata la più famosa della zona.

La spiaggia è circondata da alte scogliere calcaree ed è raggiungibile solo a piedi o in barca: l’incredibile contrasto tra la sabbia bianca e l’acqua turchese vale ogni sforzo!

Cala Luna
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La spiaggia di Cala Luna

Esperienze nella natura

Se desiderate allontanarvi dalle spiagge e scoprire le bellezze dell’entroterra, il territorio di Dorgali riserva incredibili sentieri che si snodano tra i profumi della macchia mediterranea aprendosi su vallate, creste rocciose e grotte nascoste. Una delle escursioni più famose conduce alla gola di Gorropu, considerata tra i canyon più profondi d’Europa, con pareti che superano i 500 metri di altezza.

Il percorso per raggiungerla può essere impegnativo, ma ne vale davvero la pena: indossate scarpe adatte e incamminatevi sul percorso che attraversa le montagne del Supramonte fino a scendere nel cuore di questa imponente fenditura di roccia. All’interno del canyon, massi ciclopici e passaggi stretti rendono l’esplorazione ancora più avventurosa, soprattutto per chi è esperto di arrampicata!

Chi cerca un’esperienza più tranquilla e rilassata a contatto con la natura, può raggiungere invece il Lago Cedrino. Circondato da colline verdi e falesie calcaree, questo specchio d’acqua rappresenta il luogo ideale per fare escursioni in kayak o semplicemente per sostare lungo le sponde, godendo appieno della sua quiete.

Siti archeologici

Dorgali non è solo natura selvaggia e spiagge mozzafiato, ma anche la destinazione ideale dove immergersi nella storia millenaria della Sardegna. Qui, potrete visitare il celebre villaggio nuragico di Tiscali, situato nel territorio di Oliena, raggiungibile solo a piedi dopo un suggestivo percorso di trekking tra le montagne del Supramonte. Tra le rocce e la vegetazione, si sveleranno davanti a voi i resti di antiche abitazioni nuragiche, costruite in un luogo strategico e quasi invisibile.

Molto interessante è anche la tomba dei giganti s’Ena ‘e Thomes. Scavata e restaurata alla fine degli anni Settanta, rappresenta un’imponente tomba a struttura dolmenica che cattura l’immaginazione con la sua struttura semicircolare, l’esedra, che simboleggia le corna di un toro, figura sacra per l’antica civiltà sarda.

Al centro, la stele monumentale, un tempo alta più di 4 metri, accoglieva i defunti che venivano deposti nel lungo corridoio funerario. Visitare questo luogo significa compiere un salto indietro nel tempo, percependo le storie millenarie nel cuore della Sardegna più autentica.

Tomba dei giganti
Ufficio Stampa
Tomba dei giganti s’Ena ‘e Thomes

Cascata di Kozjak in Slovenia, l’unica che scorre dentro una grotta di roccia

La Cascata di Kozjak è uno di quei posti che sorprendono, anche quando si pensa già di sapere a cosa si sta andando incontro. Nascosta tra i boschi intorno a Kobarid, nel nord-ovest della Slovenia, si rivela solo alla fine di un sentiero immerso nella natura. L’acqua, da queste parti, scende da circa 15 metri e va a finire in una pozza verde smeraldo, scavata nella roccia, che sembra uscita da un film fantasy.

Ad essere del tutto onesti, però, il vero colpo d’occhio è l’ambiente che la circonda, ovvero una sorta di grotta naturale che avvolge la cascata e la separa dal resto del mondo. Non è una di quelle cascate fragorose e spettacolari per la potenza, perché qui l’acqua fluisce in modo tranquillo, con un ritmo costante e discreto. Proprio questo, però, rende l’atmosfera unica, silenziosa e raccolta.

Dove si trova la Cascata di Kozjak

Questo angolo di natura, piccolo ma davvero spettacolare, si trova in Slovenia, all’interno del Parco Naturale delle Gole di Tolmin, tra paesaggi selvaggi e mozzafiato.

Per la precisione, sorge a pochi chilometri dal centro di Tolmin ed è raggiungibile con una piacevole passeggiata che si snoda tra boschi e piccoli ponti di legno. È il posto ideale per chi cerca un po’ di tranquillità senza rinunciare all’emozione di vivere un’avventura.

Cosa fare e vedere alla Cascata di Kozjak

Nel pieno della Valle dell’Isonzo, a due passi da Kobarid (Caporetto), scorre la Cascata di Kozjak che può essere tranquillamente indicata come uno dei luoghi più affascinanti di tutta la Slovenia. Alta una quindicina di metri, si tuffa all’interno di una gola rocciosa che sembra scolpita a mano. Per arrivarci occorre una camminata di circa mezz’ora, lungo un sentiero ben tracciato e semplice da affrontare che si snoda tra boschi, passerelle di legno e piccoli ponti.

Tale percorso fa parte del “Walk of Peace”, un itinerario storico che attraversa i luoghi chiave della Prima Guerra Mondiale. Passo dopo passo, infatti, non è raro imbattersi in trincee, rifugi e resti ben conservati che aggiungono un tocco di memoria e riflessione all’escursione. E, se oltre alla cascata si ha voglia di attività all’aperto, qui non manca nulla: si può fare rafting o kayak sul fiume Soča, famoso per le sue acque limpide color smeraldo, oppure esplorare la zona in mountain bike, affrontare sentieri più impegnativi o semplicemente godersi una passeggiata tranquilla nel verde.

Nelle vicinanze, vale davvero la pena fare un salto a Kobarid per visitare il Museo della Prima Guerra Mondiale. Si tratta di un posto da non sottovalutare perché riesce a raccontare in modo chiaro e toccante quello che è successo sul fronte isontino, con un’attenzione particolare alla battaglia di Caporetto. Quanto alla cascata, l’ingresso è a pagamento. Il biglietto per gli adulti costa circa 5 euro, mentre per bambini, studenti o gruppi il prezzo è ridotto. La cifra è modesta e serve a mantenere il sentiero in buone condizioni, pulito e sicuro per chi lo percorre, così da permettere a tutti di godersi questo spettacolo nel miglior modo possibile.

È importante sapere che Kozjak è visitabile solo da aprile a ottobre, e che gli orari cambiano a seconda del periodo. A livello generale, tuttavia, apre la mattina e chiude verso il tramonto. Questa gestione serve a proteggere l’ambiente e a garantire che la visita resti sicura per tutti. Detto ciò, nei mesi estivi (soprattutto nei weekend) può capitare di trovare parecchia gente, e l’atmosfera raccolta del posto rischia un po’ di perdersi.

Il sentiero per arrivarci è semplice e alla portata di tutti, ma in caso di pioggia diventa scivoloso in certi tratti, quindi è meglio indossare scarpe con una buona suola e fare un po’ di attenzione. Se ci si vuole godere davvero la quiete del posto, il consiglio è di andarci la mattina presto o nel tardo pomeriggio, quando c’è meno afflusso. E se si ha tempo, vi consigliamo di esplorare i sentieri secondari nei dintorni che fanno posare lo sguardo su scorci incredibili e lontani dalla confusione.

In definitiva, Kozjak non è solo una cascata bella da fotografare, ma un posto che rimane dentro e che rappresenta una combinazione perfetta tra natura selvaggia e memoria storica.

Come arrivare

Per raggiungere la Cascata di Kozjak non servono abilità da escursionista esperto, ma senza ombra di dubbio è meglio avere con sé un paio di scarpe comode e con una buona suola. Si parte da Kobarid (Caporetto), un paesino del nord-ovest della Slovenia facilmente raggiungibile in auto da località come Bovec, Tolmin o anche dal confine italiano (da Cividale del Friuli, per esempio, ci si arriva in circa 45 minuti).

Una volta a Kobarid, si può lasciare l’auto nei pressi del Ponte di Napoleone o lungo la strada che porta verso la cascata. I cartelli sono chiari e i parcheggi non mancano, ma in estate si riempiono abbastanza in fretta. Da lì comincia il sentiero per Kozjak, ovvero una passeggiata di 30-40 minuti attraverso boschi, passerelle di legno e piccoli ponti che attraversano il fiume Soča. Il percorso è curato, semplice, e adatto anche a famiglie con bambini.

Nell’ultimo tratto il sentiero si stringe un po’ e, se ha piovuto, può diventare scivoloso. Niente di complicato, ma meglio essere attrezzati con scarpe adatte. Anche se si arriva a piedi o in bici da altri sentieri della zona, ci sono indicazioni ben visibili che conducono fino alla cascata. Non serve prenotare né affidarsi a una guida, ma in alta stagione può capitare di dover fare un po’ di fila per l’accesso finale, lì dove si paga un piccolo biglietto d’ingresso.

Grotte di Pastena, un percorso millenario scolpito nelle rocce del Lazio

Gli amanti dei sentieri outdoor, delle escursioni nella natura e dei percorsi sotterranei si emozioneranno scoprendo il percorso delle grotte di Pastena nel Lazio. In provincia di Frosinone si trovano sentieri che danno modo di esplorare il “cuore” della terra, tra cascate e sale che lasciano a bocca aperta. Uno dei luoghi più sorprendenti della regione ma senza effetti speciali.

 Le grotte di Pastena

Le grotte si trovano nel Parco Naturale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi, in provincia di Frosinone. Sono state scoperte nel 1926 e da allora continuano a stupire chiunque ci metta piede. Appena entri ti accoglie una penombra magica, un fresco piacevole (anche d’estate) e un silenzio rotto solo dal rumore dell’acqua. Ti muovi tra stalattiti e stalagmiti che sembrano sculture vive: alcune ricordano animali, altre alberi, altre ancora… ti lascio immaginare. Sarà la tua fantasia a completare il quadro.

Questa non è una visita qualsiasi. È un viaggio nel tempo, nello spazio e nella fantasia. I bambini (e anche tu, diciamolo) si divertono a riconoscere forme strane nella roccia: c’è chi vede un elefante, chi un gelato, chi una mummia, una medusa o un polipo. E non è solo gioco: è anche scoprire come la natura, goccia dopo goccia, riesce a creare arte. Il percorso dura circa un’ora, è guidato e super accessibile. Ci si muove in sicurezza tra luci soffuse, salette nascoste e scorci spettacolari.

Come visitare le Grotte di Pastena
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Le grotte di Pastena nel Lazio offrono un percorso escursionistico adatto a tutti

Le sale delle grotte di Pasena

Appena varchi l’ingresso delle Grotte di Pastena, ti ritrovi subito in un luogo che sembra un set cinematografico. Ma qui tutto è autentico, modellato dalla natura in milioni di anni. Ogni sala ha la sua personalità, il suo stile, la sua storia da raccontare.

Salone d’ingresso

La tua avventura parte da un salone maestoso, lungo 80 metri, alto 20 e largo circa 25. Non è un caso se durante la Seconda guerra mondiale fu scelto come rifugio e quartier generale: questo androne naturale ti fa subito sentire minuscolo. Le pareti raccontano di ere geologiche lontanissime, quando qui si formavano fossili di Rudiste e Gasteropodi. Niente stalattiti in vista: l’acqua qui scorreva troppo veloce per lasciarle formare. E proprio sotto la passerella c’è il Fosso Mastro, un torrente che durante le piogge si risveglia e si tuffa nell’inghiottitoio, l’attuale accesso alla grotta.

Corridoio Franchetti e sala del salice piangente

Camminando nel Corridoio Franchetti, la luce artificiale ti guida tra pareti piene di concrezioni e colate di calcite, alcune limpide come vetro, altre mescolate al limo. Qui puoi anche vedere tracce di vere “piene” che hanno invaso in passato la grotta, come le bolle d’aria compressa che segnano la volta. La strada ti porta alla Sala del salice piangente, dove una spettacolare colonna sembra proprio un albero triste, nato dall’incontro tra una stalattite e una stalagmite. E guarda bene le pareti: noterai formazioni strane, quasi sferiche, chiamate concrezioni da splash, nate dagli schizzi d’acqua.

Galleria delle meraviglie e sala delle colonne

Poi entri in una zona dove il tempo sembra essersi fermato: la galleria delle meraviglie, priva di stillicidio, ma piena di formazioni calcifiche “morte”, ti conduce verso una delle sale più belle in assoluto: la cala delle colonne. Qui l’arte naturale raggiunge l’apice. Le colonne, massicce e antichissime, si sono formate dall’unione tra stalattiti e stalagmiti… e poi hanno deciso di crescere anche in orizzontale! Il soffitto è segnato da macchie scure di guano: i pipistrelli qui sono di casa.

Sala dei pipistrelli

Attraverso uno stretto passaggio, arrivi alla parte più alta della grotta: la sala dei pipistrelli. Oltre alla fauna cavernicola (pipistrelli, ortotteri e altre specie), qui trovi anche tracce della forza dell’acqua: una stalattite spezzata ti racconta di un antico laghetto alimentato da inghiottitoi ancora attivi. Questa zona è un vero regno per la biodiversità e, sì, anche un po’ per l’immaginazione.

Sala delle diramazioni

L’ultima tappa è la Sala delle diramazioni, dove la grotta si biforca. Da una parte si risale verso la Sala dei Pipistrelli, dall’altra torni verso la galleria delle meraviglie. Fermati un attimo ad ammirare la colata a forma di testa di elefante: la parte chiara è calcite pura, mentre quella scura è arricchita da ossidi di ferro e manganese. Un vero capolavoro firmato dalla natura.

Le altre grotte vicine e i dintorni

Se vuoi allungare la gita, fai un salto a Collepardo, a pochi chilometri da Pastena. Anche qui trovi grotte piene di fascino, chiamate grotte dei bambocci per le forme bizzarre delle stalattiti, così simili a volti e animali da sembrare scolpite a mano.

E poi c’è il pozzo d’Antullo: una voragine enorme (oltre 140 metri di diametro) con una vegetazione lussureggiante sul fondo. Secondo una leggenda, è nato quando alcuni contadini, disubbidendo alla Madonna dell’Assunta, hanno continuato a lavorare anche nel giorno di festa… e la terra li ha inghiottiti. O almeno così si dice.

Già che ci sei, passeggia nel centro storico di Pastena. È piccolo, tranquillo e pieno di atmosfera. C’è un castello, stradine acciottolate e quella vibe da borgo autentico che ti fa venir voglia di fermarti a mangiare qualcosa in una trattoria tipica. Nei mesi estivi poi il paese si anima con eventi, sagre e spettacoli. Se capiti tra giugno e settembre, potresti beccare uno degli appuntamenti nel parco delle grotte, tra musica, natura e relax.

Dove si trovano le grotte di Pastena e come raggiungerle

Se parti da Roma, ci metti circa un’ora in auto. Basta prendere l’A1 fino all’uscita di Ceccano, poi seguire le indicazioni per Castro dei Volsci e infine per Pastena. Le grotte sono ben segnalate e c’è un comodo parcheggio. In alternativa puoi arrivare in treno fino a Frosinone o Ceccano e da lì proseguire in bus o taxi. Però, diciamolo, con la macchina sei molto più libero di girare anche i dintorni. Insomma, si tratta di un luogo magico ricco di potenziale da esplorare in famiglia (anche con i bambini). Con una guida, si scopriranno tutti i dettagli e le curiosità su ogni sala muovendo in sicurezza.

Spiaggia dei Balzi Rossi a Ventimiglia, un angolo di giurassico tra Riviera ligure e Costa Azzurra

Esiste un angolo di Liguria che guarda la Francia con la stessa eleganza rarefatta della Costa Azzurra. È la spiaggetta dei Balzi Rossi, incastonata nella località Grimaldi di Ventimiglia, affacciata sul Golfo di Mentone come una terrazza, dove le Alpi Marittime sembrano scendere a toccare il mare. Abbracciata da un’imponente falesia rocciosa a picco sul mare, è impreziosita da grotte abitate nella Preistoria. Stupendo il colorato contrasto donato dai ciottoli bianchi, il mare turchese e le rosse rocce.

Dove si trova e come arrivare ai Balzi Rossi

Si trova proprio sul confine francese, tra la provincia di Ventimiglia e il territorio di Mentone, prima cittadina della Costa Azzurra. Per chi arriva dall’Aurelia o Strada Statale 1, è appena dopo il tunnel (anche chiamato Grotta dei fanciulli), per chi è in Francia, invece, appena prima, subito dopo il confine delimitato dai gabbiotti dei gendarmi che controllano chi va e chi viene da e verso la Francia. C’è un grosso parcheggio dove lasciare l’auto, la moto o la bicicletta nei pressi dell’edicola, famosissima tra gli italiani in vacanza in Francia perché è il punto più vicino al confine dove poter comprare ancora i giornali e le sigarette a “prezzi italiani” (le stesse cose, in Francia, costano più del doppio).Volendo, si può arrivare in treno regionale francese (TER) che parte d Ventimiglia scendendo alla fermata di Mentone-Garavan e poi farsela a piedi per 1,7 chilometri in direzione Italia.

Balzi Rossi, non solo una spiaggia

Una volta imboccata la strada pedonale che porta alla spiaggia si incontrano diversi punti di interesse: innanzitutto c‘è un famosissimo ristorante stellato, Balzi Rossi, appunto, dove pranzare o cenare con un menu da 5 portate costa circa 120 euro, vini esclusi. È uno dei locali più famosi della costa oltre che per i piatti di alta cucina ligure anche per la vista meravigliosa che la sua terrazza panoramica regala. Proseguendo, c’è il Museo preistorico dei “Balzi Rossi”, nato per raccontare la storia antichissima di questo luogo. Alle spalle della famosa spiaggetta, infatti, ai piedi di una imponente parete rocciosa di calcare dolomitico del Giurassico, si aprono delle grotte divise in due dalla linea ferroviaria. Da Occidente a Oriente, i Balzi Rossi comprendono la grotta di Conte Costantini, la grotta dei Fanciulli, la grotta di Florestano, la grotta del Caviglione a nord della ferrovia; la Barma Grande e la Barma du Bausu da Ture (distrutta da lavori di cava) a Sud, infine la grotta del Principe ancora a Nord.

Particolare della Spiaggia dei Balzi Rossi a Ventimiglia
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La bellissima spiaggia dei Balzi Rossi a Ventimiglia con vista su Mentone

Scoperte nell’800 da un team italo-francese, fu Sir Thomas Hanbury a finanziare, nel 1898, la costruzione di un edificio museale l’attuale Museo vecchio, dove venne esposta la famosa “triplice sepoltura”, una sepoltura paleolitica datata 25.000 anni fa, che comprende gli scheletri di un Homo sapiens adulto e di due giovani sepolti contemporaneamente e con un ricco corredo. I due edifici museali sono raggiungibili tramite un percorso attrezzato che consente di visitare alcune grotte. So o aperti dal martedì alla domenica 8.30-19.30 e la prima domenica del mese l’ingresso è gratuito, altrimenti costa 4 euro il biglietto intero, 2 il ridotto (18-25 anni) mentre i minori di 18 anni entrano gratis. È perfetto anche per una pausa culturale durante una giornata in spiaggia.

Ma veniamo alla Spiaggetta dei Balzi Rossi. C’è la zona libera e quella privata con lo stabilimento balneare. La prima è quella prevalentemente rocciosa e con poca battigia di sassi bianchi. Tra un anfratto e l’altro, ognuno trova il proprio angolino dove rilassarsi e prendere il sole. La parte più pratica e invece quella che è stata privatizzata, molto scenografica, con gli ombrelloni e i lettini bianchi, ma che ha tolto il côté selvaggio di questa caletta fino a pochi anni fa nota solo a pochi. L’acqua, comunque, è la stessa: cristallina e azzurrissima per via del fondale di pietre bianche. Un piccolo angolo di paradiso sconosciuto ai più fino a pochi anni fa ma che ultimamente è diventato sempre più popolare. Da questo punto, tra l’altro, si gode di una bellissima vista sulla cittadina di Mentone con le sue case color pastello e le barche a vela attraccate al porto. Una cartolina impagabile della Costa Azzurra.

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Panorama dall’alto del promontorio dei Balzi Rossi

Le caratteristiche della spiaggia

Piccolissima, quasi sospesa tra cielo e acqua, affascina per il contrasto tra la semplicità e l’atmosfera esclusiva che vi si respira. Da un lato, un raffinato, anche se piccolissimo, stabilimento balneare nato negli ultimi anni, con ristorante vista mare, trattamenti benessere, cinema galleggiante nelle sere d’estate e perfino una navetta privata per chi approda ai Balzi Rossi in barca. Dall’altro, un tratto di spiaggia rocciosa, libera e salvaggia, dove il tempo pare essersi fermato. Trovare posto nelle belle giornate estive è una vera impresa, vista la popolarità del luogo sia tra gli abitanti della vicina Mentone sia tra i villeggianti che arrivano dall’altra parte del tunnel che divide la costa francese da quella italiana.
Alle spalle della spiaggia si apre il sito archeologico di valore mondiale, composto da grotte e caverne dove, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, sono stati ritrovati reperti risalenti al Paleolitico. Un viaggio nel tempo che si può approfondire visitando il piccolo ma suggestivo Museo dei Balzi Rossi, immerso nel verde, a pochi passi dalla battigia.

Perché i Balzi Rossi sono famosi

Sono tanti i motivi per cui la Spiaggia dei Balzi rossi è diventata famosa, soprattutto negli ultimi anni. Prima di tutto perché è una caletta nascosta in fondo a un promontorio lontano dalla folla e dalla strada. Poi perché l’acqua è bellissima e trasparente per via del fondale di sassi bianchi che sono quelli che ricoprono, in parte, anche la battigia, mentre il resto è fatto di rocce. Famoso è il piccolo stabilimento balneare che è aperto d’estate da qualche anno e che attira villeggianti alla ricerca del comfort e non soltanto coloro che amano spiagge amene e selvagge senza servizi. La posizione dove si trova è il suo punto forte, da dove si gode di una bellissima vista sulle case solo pastello di Mentone. Qui è bello venire anche all’ora del tramonto quando il cielo si tinge di rosa e si riflette nell’acqua rendendo ovattata tutta l’atmosfera. Un posto davvero magico. Ma non ditelo a nessuno se volete che resti così il più a lungo possibile.

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Le grotte Giurassiche ai Balzi Rossi

Le migliori spiagge del Conero, i gioielli della costa Adriatica immersi in paesaggi mozzafiato

La Riviera del Conero è uno dei paesaggi più belli delle Marche, dove l’Adriatico sa bene come mostrare il meglio di sé. Con i suoi litorali dalle acque trasparenti e cristalline e un’atmosfera rilassata, offre lo scenario ideale dove trascorrere una vacanza all’insegna di pomeriggi di relax su spiagge bianche e avventure esplorative tra grotte e formazioni rocciose. Il tutto viene arricchito da panorami mozzafiato, resi ancora più unici dalla presenza di falesie a picco sul mare, e dai paesini caratteristici dove passeggiare la sera.

Se state organizzando una vacanza in questa splendida zona d’Italia, vorrete sicuramente conoscere le sue spiagge più belle, quelle che, anche chi ha pochi giorni a disposizione, non vuole assolutamente perdersi. Ecco perché abbiamo fatto una selezione scegliendo quelle che, secondo noi, sono le migliori e più suggestive del Conero, molte delle quali premiate con la Bandiera Blu.

Spiaggia di Mezzavalle

Cominciamo la nostra selezione dedicata alle spiagge del Conero con una location libera e selvaggia. La Spiaggia di Mezzavalle, situata in provincia di Ancona, offre un’atmosfera unica perché immersa nella natura incontaminata del Parco del Conero. Per raggiungerla, infatti, bisogna percorrere un sentiero di 10 minuti che, seppur sia un po’ ripido, ripaga i viaggiatori con uno scenario che lascia letteralmente a bocca aperta.

Qui, il verde selvaggio del Monte Conero alle vostre spalle e l’azzurro cristallino del mare di fronte creano un contrasto evocativo. La spiaggia può essere raggiunta solamente a piedi o, se desiderate raggiungerla via mare, l’unico modo è noleggiando una canoa o un SUP da Portonovo in quanto le barche non hanno il permesso di avvicinarsi.

Spiaggia delle Due Sorelle

È la spiaggia simbolo del Parco del Conero, il cui nome deriva dai due faraglioni (le Due Sorelle, appunto) che emergono dal mare turchese. È un luogo idilliaco, seppur in estate possa diventare particolarmente affollato, nonostante sia raggiungibile solo via mare. Non è un caso se viene considerata tra le spiagge più belle delle Marche!

Da metà giugno a settembre, i traghetti turistici partono regolarmente dai porti di Numana, Sirolo e Marcelli, offrendo un viaggio panoramico lungo la costa del Conero. In alternativa, per chi ama il turismo attivo, è possibile noleggiare canoe o SUP dalle spiagge vicine, come Portonovo o San Michele, e raggiungerla in autonomia.

Spiaggia delle Due Sorelle
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La spiaggia delle Due Sorelle

Spiaggia di San Michele e dei Sassi Neri

Mare cristallino e sabbia bianca e fine: la spiaggia di San Michele è facilmente raggiungibile e dotata di ogni comfort, compresi stabilimenti dove noleggiare ombrelloni e lettini. Questa è l’ideale per chi vuole godere dei paesaggi offerti dal Monte Conero e desidera una spiaggia tranquilla, ampia e lunga dove rilassarsi, passeggiare o praticare in sicurezza alcuni sport acquatici come kayak o SUP. La spiaggia di San Michele, infatti, è ben protetta dai venti e dalle onde grazie alla conformazione del territorio circostante.

A piedi potete raggiungere anche la spiaggia dei Sassi Neri, chiamata così per la presenza di rocce scure sul fondale. Se non avete un mezzo, potete raggiungere queste due spiagge con la navetta gratuita messa a disposizione durante i mesi estivi: consigliamo di monitorare gli orari sul sito ufficiale.

Spiaggia del Frate

Anche questa facilmente raggiungibile a piedi dal centro di Numana, la Spiaggia del Frate è una splendida caletta di ghiaia fine, perfettamente incorniciata dal verde rigoglioso del Parco del Conero. A renderla unica è anche il bianco della roccia calcarea chiamata “Sasso del Bo” che, spuntando dal mare, aggiunge un dettaglio di bellezza in più a un luogo di per sé meraviglioso.

Il nome particolare della spiaggia deriva da un convento di frati minori, seppur gli abitanti di Numana la chiamino “Sottosanta”, perché sopra si ergeva il camposanto dei colerosi dove nel 1800 furono sepolti tutti i deceduti per colera. Qui troverete stabilimenti balneari, bar e una piccola area di spiaggia libera. Se arrivate con la vostra auto, potete usufruire del parcheggio nei dintorni del porto turistico o all’ingresso del centro storico.

Spiaggia Urbani

Infine, tra le spiagge più belle della Riviera del Conero vi consigliamo quella di Urbani. Con la sua particolare forma a mezzaluna, compresa fra una grotta e un’alta rupe e ricoperta da una rigogliosa macchia mediterranea, vi permetterà di rilassarvi immersi in uno scenario davvero unico. Inoltre, grazie alla presenza di stabilimenti balneari, bar e ristoranti può essere vissuta da tutti.

Da qui godrete di uno splendido panorama sul Monte Conero e, se avete voglia di andare in esplorazione, potete spingervi fino alla punta del caratteristico moletto situato sulla sinistra della spiaggia, oppure passeggiare fino alla spiaggia di San Michele o, ancora, immergervi nei suoi fondali e fare un po’ di snorkeling.

Se non avete un’auto, potete usufruire del servizio di navetta in partenza da Sirolo o dall’ufficio informazioni di Numana attivo durante il periodo estivo.

Un mondo sotterraneo di stalattiti giganti e antiche pitture rupestri

Nel cuore dell’Andalusia si nasconde uno dei tesori geologici più affascinanti d’Europa: la grotta di Nerja, dichiarata Bene di Interesse Culturale nel 2006. Questa si trova nei pressi della cittadina di Nerja, in provincia di Malaga. Si tratta di una spettacolare cavità naturale che rappresenta un viaggio straordinario nel tempo e nello spazio, dove la bellezza delle formazioni calcaree incontra l’arte preistorica. Con oltre 4.000 metri di estensione, la grotta è un perfetto connubio tra scienza, storia e natura e un’attrazione imperdibile per chi visita la Costa del Sol.

Visitare la Grotta di Nerja significa immergersi in un mondo antico, dove la natura e la storia si incontrano in una sinfonia di forme, colori e mistero. Un’esperienza che va oltre la semplice visita turistica: è un autentico itinerario al centro della terra, tra stalattiti imponenti e testimonianze rupestri dell’uomo preistorico.

La scoperta casuale che ha cambiato la storia

Nel gennaio del 1959, cinque ragazzi del vicino villaggio di Maro fecero una scoperta che avrebbe cambiato per sempre la conoscenza del patrimonio sotterraneo della Spagna. Mentre esploravano una cavità chiamata “La Mina”, seguendo i pipistrelli che vi entravano e uscivano, rimossero alcune rocce che ostruivano l’ingresso e si trovarono di fronte a un mondo ancora completamente sconosciuto. Davanti ai loro occhi si apriva un universo di bellezza primordiale fatto di stalattiti giganti, pareti scolpite dal tempo e antichissimi segni dell’uomo.

Un percorso accessibile tra gallerie millenarie

La grotta di Nerja si estende per quasi 5 chilometri, anche se solo una parte, chiamata Galerías Bajas – gallerie basse – è accessibile ai viaggiatori. Questo tratto visitabile è sorprendentemente ampio e facilmente percorribile grazie alla grandezza delle sale e alla loro altezza, che rendono l’esperienza adatta a tutti. All’interno si trovano quasi tutti i tipi di formazioni carsiche conosciute: stalattiti, stalagmiti, colonne e drappeggi calcarei che incantano ogni visitatore.

grotte in andalusia
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Le grotte di Nerja in Spagna

Camere spettacolari: tra natura e archeologia

Ogni sala della grotta racconta una storia. La Sala del Cataclisma è uno dei punti più emozionanti: qui si possono osservare le tracce di un terremoto avvenuto circa 800.000 anni fa. Nella Sala della Torca, invece, si possono ammirare pitture rupestri antropomorfiche, mentre la Sala dei Fantasmi ospita rappresentazioni simboliche e animali risalenti al Paleolitico, alcune delle più antiche d’Europa.
Nella Sala del Presepe, è conservata una sepoltura risalente al 6300 a.C., mentre nella Sala del Vestibolo, una vetrina espone resti umani, ceramiche e utensili preistorici, segni evidenti della presenza umana nella grotta fin dalla preistoria.

Un balcone naturale sulla meraviglia

Per ammirare l’imponenza e la grandezza delle stalattiti e stalagmiti, non può mancare una sosta al belvedere della Sala della Zanna dell’Elefante. Da questo punto panoramico interno si può ammirare tutta la magnificenza delle formazioni rocciose, illuminate in modo suggestivo per esaltarne forme e colori naturali. Ogni angolo di questa grotta regala scorci spettacolari, quasi surreali, che sembrano usciti da una fiaba.

Eventi e orari della grotta di Nerja

Oltre ad essere una meraviglia geologica, la Grotta di Nerja è anche sede di importanti eventi culturali dell’Andalusia. Grazie alla sua acustica naturale, alcune sale ospitano concerti e spettacoli dal vivo. La grotta è visitabile dalle ore 9:30 alle ore 16:30. Durante le festività e in occasione dell’estate gli orari subiscono modifiche. Prima di pianificare la visita controllare il sito ufficiale della Grotta di Nerja.

Esplora le grotte della Slovenia in kayak, un viaggio indimenticabile

Nel cuore dell’Europa centrale, la Slovenia custodisce un patrimonio naturalistico e speleologico tra i più straordinari al mondo. Oltre ai celebri laghi alpini e alle foreste rigogliose, il Paese vanta oltre 13.000 grotte carsiche, molte delle quali ancora inesplorate. Tra le esperienze più suggestive e insolite che si possono vivere in questa terra verde e autentica, spicca l’esplorazione in kayak delle grotte fluviali sotterranee: un’attività che coniuga ecoturismo, avventura e un contatto profondo con una natura ancestrale.

La regione del Carso sloveno, che si estende dalla capitale Ljubljana fino al confine italiano, è un vero e proprio labirinto sotterraneo scolpito nei millenni dall’erosione dell’acqua sul calcare. In questo intricato sistema di fiumi sotterranei, caverne, gallerie e laghi nascosti, si celano ambienti di straordinaria bellezza e biodiversità, molti dei quali accessibili solo via acqua.

Le grotte di Postumia

Tra i luoghi più noti per questa tipologia di escursioni vi sono le grotte di Pivka, parte del complesso di Postumia, e le aree meno battute del sistema del fiume Reka, dove il corso d’acqua scompare nel sottosuolo creando ambienti spettacolari e surreali. In alcuni tratti, le gallerie sono così ampie da ricordare le navate di una cattedrale gotica, mentre in altri si stringono in cunicoli silenziosi dove il tempo sembra essersi fermato. Nel periodo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, quando il territorio di Postumia faceva parte dell’Italia, tre grotte del sistema, ovvero la Grotta di Postumia, la Grotta Nera e l’Abisso del Pivka, furono collegate tramite gallerie artificiali. La Grotta Nera è lunga 3,3 km e deve questo nome a delle grandi formazioni calcaree di colore scuro che si trovano al suo interno; l’Abisso di Pivka dista 5 km dalle Grotte di Postumia e bisogna scendere 317 scalini a 65m di profondità.

La costruzione delle gallerie artificiali era un progetto militare e, secondo un piano poi fallito, il tunnel che partiva dall’Abisso del Pivka avrebbe dovuto proseguire fino all’Abisso di Planina, il cui sbocco si trovava sul confine italo-jugoslavo. La galleria artificiale facilita gli spostamenti da una grotta all’altra, offrendo un’eccellente opportunità per scoprire la vastità e la grandiosità del sistema delle Grotte di Postumia. L’escursione dura dalle due alle tre ore, seguendo un sentiero facile, e inizia con un giro in trenino. La gita è seguita da una visita alle Grotte Belle e da una passeggiata attraverso la Galleria di Bertarelli, da cui si prosegue verso la Grotta Nera e l’Abisso del Pivka. Il tour prosegue fino alle Grotte di Postumia, dove i visitatori possono ammirare la famosa stalagmite Brillante, l’acquario, la Sala Concerti e il Belvedere.

Grotte di Postumia
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Grotte di Postumia

Le Piccole Grotte sono un corridoio lungo 500 metri all’interno delle Grotte di Postumia. Presentano una miriade di formazioni calcaree, tra cui spicca la Colonna Gotica. Negli ultimi decenni, le Piccole Grotte sono state chiuse alle visite guidate regolari, il che ha portato a un interessante sviluppo di nuove formazioni, le cosiddette “perle delle grotte”: formazioni sferiche di calcite delle dimensioni di una biglia. Sono formate da gocce d’acqua che muovono e ruotano piccoli frammenti, e da strati concentrici di calcite che si depositano attorno al nucleo esistente. Il Tartaro Inferiore è spesso allagato e collega il fiume sotterraneo Pivka con la parte centrale delle Grotte di Postumia. Il passaggio non presenta formazioni rupestri, ma è comunque un luogo eccellente per osservare i cambiamenti causati dal Pivka (i livelli delle acque del passato, le variazioni degli argini, i depositi, ecc.). Il sentiero costeggia un lago sotterraneo. Con un po’ di fortuna, potreste avvistare i protei nel loro habitat naturale.

Il mondo sotterraneo della Carinzia

La pittoresca regione della Slovenia settentrionale chiamata Koroška (Carinzia) è una terra montuosa di straordinario splendore naturale. Il mondo sotterraneo della Koroška è altrettanto affascinante. Oltre ad essere la dimora di un leggendario re che dorme sotto una montagna, il luogo è famoso per l’abbondanza di giacimenti minerari e vanta una ricca storia mineraria. Una di queste miniere si trova a Mežica. Cessata l’attività nel 1994, la miniera è stata gradualmente allagata, trasformando i suoi siti di scavo in magnifici laghi sotterranei. Per chi lo desidera si possono raggiungere non solo per ammirare lo spettacolo sotterraneo, ma anche per pagaiare lungo i corsi d’acqua.

L’avventura inizia all’ingresso della miniera, dove si può salire a bordo di un autentico treno minerario che conduce lungo una galleria di 3,5 km più in profondità. Il viaggio prosegue poi con una discesa di 95 m fino a un pozzo sotterraneo allagato. Una volta in riva all’acqua, si riceve tutta l’attrezzatura protettiva necessaria (stivali in neoprene, giubbotto salvagente e casco da minatore con torcia) e si sale a bordo di un kayak. Accompagnati da una guida professionista, si può partire alla scoperta di un labirinto di gallerie sommerse, siti di scavo e meravigliosi laghi sotterranei a 700 m di profondità. Seguendo uno stretto passaggio, si superano alcune rapide minori e si torna al punto di partenza. Dopo il giro in kayak, si può fare una passeggiata tra i cantieri sotterranei abbandonati fino alla stazione ferroviaria mineraria.

Kozjak Slovenia
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Cascata Kozjak in Slovenia

Le guide, ex minatori, portano i visitatori a quasi 700 metri di profondità, nel mondo sotterraneo del Monte Peca. Trovandosi in ​​profondità, si possono esplorare in completa autonomia splendidi laghi sotterranei con acqua potabile cristallina. Tra il Monte Peca e il Monte Uršlja Gora, in Carinzia, la gente conosce i giacimenti minerari da molto tempo. In oltre tre secoli di attività mineraria, i minatori hanno scavato oltre 800 chilometri di gallerie sotterranee. Quando la miniera chiuse alla fine del secolo scorso, smisero di pompare acqua. Così, l’acqua inondò le parti inferiori della miniera e creò magici laghi sotterranei. Oggi, l’acqua scorre liberamente dalla miniera e i laghi sono diventati una vera attrazione turistica.

L’esperienza in kayak: esplorazione e contemplazione

L’escursione tipica in kayak parte da un punto d’accesso fluviale esterno e prosegue seguendo il corso del fiume sotterraneo, a bordo di kayak da speleoturismo appositamente progettati per spazi ridotti e manovrabilità elevata. L’ingresso nella grotta rappresenta una soglia simbolica tra il mondo esterno e un universo sotterraneo fatto di penombre, echi lontani e formazioni calcaree di straordinaria complessità. Accompagnati da guide speleologiche esperte, i partecipanti percorrono gallerie in cui si alternano silenzi profondi e suoni naturali ovattati, esplorando ambienti completamente privi di luce artificiale.

L’illuminazione è fornita unicamente dalle torce frontali, creando giochi di luci e ombre che amplificano il senso di scoperta. In alcuni tratti è possibile ormeggiare e proseguire brevemente a piedi, per ammirare da vicino stalattiti, stalagmiti e concrezioni rare. Questa attività non richiede competenze tecniche avanzate, ma è consigliata a persone in buone condizioni fisiche, con un minimo di dimestichezza nell’uso del kayak e senza problemi di claustrofobia. L’elemento distintivo dell’esperienza è proprio l’equilibrio tra la dimensione sportiva e quella contemplativa: si tratta di un’esplorazione lenta, profonda, immersiva.

Slovenia kayak
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In kayak sul fiume Soča in Slovenia

Un turismo sostenibile e consapevole

Uno degli aspetti più rilevanti di questa attività è il suo impatto minimo sull’ambiente. I tour sono organizzati nel pieno rispetto degli ecosistemi ipogei, fragili e spesso unici. Le compagnie locali adottano rigidi protocolli per limitare l’inquinamento luminoso, acustico e fisico, e operano in stretta collaborazione con enti speleologici e ambientali. Questa forma di turismo attivo e responsabile rappresenta un’alternativa alle mete di massa, offrendo un’esperienza autentica e personalizzata. Inoltre, permette di sostenere le comunità locali, spesso coinvolte nella gestione delle attività, nella conservazione dei luoghi e nell’accoglienza dei visitatori.

Informazioni pratiche

Periodo consigliato: da maggio a settembre, quando il livello dei fiumi sotterranei è più stabile e accessibile.
Durata dell’attività: dai 90 minuti fino a 4 ore, a seconda del percorso scelto.
Equipaggiamento fornito: kayak, casco con torcia, giubbotto salvagente e tuta impermeabile.
Cosa portare: abbigliamento tecnico e traspirante, scarpe da trekking o da acqua, un cambio asciutto.
Operatori certificati: tra i più noti vi sono Adventure Slovenia, Cave Kayak Experience e Speleo Kayak Tours.
Livello di difficoltà: medio. Adatto a partecipanti dai 14 anni in su, previa valutazione fisica.

Dove il Barocco incontra la pietra viva: viaggio a Presicce, la Città degli Ipogei

Il borgo di Presicce sorge tra il romanticismo degli ulivi del Salento e la bellezza di una terra unica nel suo genere, un paese che pare incantato e la cui bellezza non si ferma solo alla superficie: grotte e passaggi scavati nella roccia impreziosiscono le sue profondità, luoghi dove il tempo scorre lento e il silenzio, con il suo mistero, racconta storie antiche.

Chiamata la Città degli Ipogei proprio per la presenza di una fitta rete di ambienti sotterranei che venivano utilizzati soprattutto per la produzione di olio d’oliva, Presicce incanta chiunque con la sua doppia anima. Una di queste è luminosa in superficie, grazie ai tanti palazzi signorili, chiese, case settecentesche e masserie rinascimentali, mentre l’altra si trova nel cuore della Terra, ed è magica e misteriosa.

Dove si trova Presicce

Il pittoresco borgo di Presicce, parte dell’associazione “I Borghi più belli d’Italia”, è situato in Puglia e più precisamente in provincia di Lecce. Si tratta di una destinazione ideale per chi desidera unire alla storia un po’ di mistero, ma anche autenticità e paesaggi da cartolina non molto lontani dal mare.

L’aeroporto più vicino è quello di Brindisi che sorge a circa 110 km di distanza. In alternativa, si può atterrare anche a Bari, ma da qui occorre guidare per approssimativamente 220 km. Chi desidera evitare l’aereo può optare per un treno fino a Lecce, e poi salire su un regionale che ferma alla stazione di Presicce-Acquarica. Durante la bella stagione, quindi in estate, a disposizione dei viaggiatori ci sono diverse compagnie autobus che offrono collegamenti diretti verso Presicce da Lecce, Brindisi e altri centri salentini.

Cosa vedere a Presicce

Passeggiare nel centro storico di Presicce è quasi come entrare dentro a un libro di pietra, dove ogni pagina racconta di abili artigiani, cuori di contadini e spiriti nobili. Le stradine lastricate che si intrecciano tra loro conducono il viaggiatore tra palazzi eleganti e case basse piene di balconi fioriti, in cui il Barocco Leccese incontra l’anima semplice e autentica del sud. Ci sono poi le corti nascoste, le antiche chiese, i frantoi, gli ipogei e molto altro ancora.

Presicce, Salento
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Le viuzze lastricate di Presicce

Palazzo Ducale

Uno dei primi luoghi di interesse di questo suggestivo borgo del Salento è sicuramente il Palazzo Ducale, un imponente edificio che si affaccia sulla principale piazza del paese. Considerato un capolavoro del Barocco, è anche un perfetto esempio della sobrietà che caratterizzava l’aristocrazia salentina dell’epoca.

La sua facciata è discreta, elegante e dominata da una grande porta d’ingresso architravata con dettagli in pietra che ne esaltano la grandiosità. Tra le sue mura si notano istantaneamente degli ampi cortili interni che, in passato, erano popolati dalla nobiltà locale che viveva circondata dal lusso e dalla tranquillità. Ci sono poi loggiati con colonne che danno accesso a saloni e stanze affrescate, dove l’arte e la bellezza si mescolano.

Al giorno d’oggi il Palazzo Ducale è sì un monumento storico, ma anche un centro culturale dinamico perché le sue sale vengono utilizzate per eventi, mostre, manifestazioni e talvolta per appuntamenti legati alla tradizione locale.

Cappella di San Giuseppe

Tra palazzi nobiliari e vicoli minuscoli, trova spazio un vero gioiello antico: la Cappella di San Giuseppe. Dallo stile sobrio e con tratti di architettura barocca, possiede un altare dedicato con tanto di statua lignea molto venerata.

Un angolo del paesino da non sottovalutare perché offre uno spaccato autentico della religiosità popolare salentina. Tuttavia, non è sempre aperta, ma spesso accessibile in concomitanza di eventi religiosi o in occasione della festa patronale.

Chiesa Madre di Sant’Andrea Apostolo

La Chiesa Madre di Sant’Andrea Apostolo (santo patrono del borgo) è uno degli edifici religiosi di Presicce che sorprende di più: incarna perfettamente lo spirito del Barocco Leccese con la sua facciata scenografica e l’interno riccamente decorato. Curve e linee armoniose sembrano raccontare il dinamismo di un’epoca che ha visto il trionfo della bellezza, grazie anche a un’affascinante statua di Sant’Andrea – che svetta nella piazza antistante – e ai dettagli scultorei che richiamano le forme tipiche di questo stile.

Ci sono poi gli interni, che sfoggiano un caleidoscopio di decorazioni fatte di altari in pietra leccese, stucchi e affreschi. Non passa di certo inosservato l’altare maggiore, con il suo dettaglio dorato e l’iconografia religiosa.

Chiesa del Carmine

Un altro esempio della magnificenza del Barocco Salentino a Presicce è la Chiesa del Carmine, che sfoggia una facciata impreziosita di ornamenti delicati, linee sinuose e giochi di luce e ombra. Un piccolo campanile si innalza sopra la struttura, mentre gli interni, raccolti e intimi, offrono un soffitto con volte affrescate.

Molto belli sono anche gli altari laterali decorati con stucchi e statue sacre che raccontano storie di devozione, come lo è anche l’altare maggiore seppur piccolino rispetto a quanto ci si aspetterebbe.

Chiesa di Santa Maria degli Angeli

Poi ancora la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove il visitatore può ammirare un uso sapiente della pietra leccese che conferisce all’edificio una luminosità naturale: l’effetto è particolarmente emozionante al tramonto, quando i raggi del sole sembrano specchiarsi sull’architettura.

Varcando la sua soglia si avverte un’atmosfera di grande serenità, grazie anche a diverse decorazioni raffinate, una statua della Madonna che troneggia sull’altare maggiore e a piccoli affreschi e stucchi che impreziosiscono l’ambiente. Un consiglio: non dimenticate di alzare gli occhi al cielo, perché il soffitto affrescato con motivi sacri è davvero incantevole.

Chiesa della Madonna del Loreto

Intima e suggestiva, la Chiesa della Madonna del Loreto è un po’ più defilata rispetto al centro storico, ma sicuramente degna di una visita. Offre un ingresso principale sobrio e lineare, in tipico stile rurale salentino, ed è caratterizzata da una semplicità che la rende autentica.

Gli interni presentano un’unica navata e sono impreziositi da piccole statue e decorazioni votive offerte dai fedeli nel corso degli anni. La Madonna di Loreto è particolarmente venerata dai contadini e dai viandanti, al punto che proprio qui, ogni anno intorno al 10 dicembre, si celebra la Festa della Madonna di Loreto, una ricorrenza molto sentita dalla comunità locale.

Cappella della Madonna del Casale

Sempre a poca distanza dal centro storico vale la pena fare un salto alla Cappella della Madonna del Casale, immersa tra uliveti secolari e muretti a secco, costruita tra il XV e il XVI secolo. La facciata è in pietra leccese e possiede un piccolo campanile a vela (tipico delle cappelle salentine).

Tra le sue mura nasconde affreschi votivi, alcuni parzialmente rovinati, che sembrano sospesi tra storia e leggenda. I momenti migliori per andare sono al tramonto o all’alba, quando la luce dorata del sole rende il paesaggio quasi mistico. È bene sapere, tuttavia, che la cappella non è sempre aperta al pubblico.

Le “Case a Corte”

Le “Case a Corte” possono essere considerate una sorta di elemento distintivo di Presicce: sono delle particolari abitazioni (tipiche anche di altre zone del Salento) che testimoniano, ancora oggi, la vita quotidiana del passato. Tali costruzioni si sviluppano attorno a un cortile centrale dal quale si accede a tutte le stanze, creando un senso di intimità e raccolta. Le porte e le finestre si aprono direttamente su questo spazio comune, rendendo questi stessi cortili dei veri e propri luoghi di incontro.

Case a Corte, Presicce
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Un bellissimo esempio delle Case a Corte di Presicce

Realizzati in pietra leccese, hanno muri spessi e scalinate esterne che donano alla struttura una verticalità che cattura lo sguardo. Alle volte affiancate da archi decorati, danno un tocco di eleganza e raffinatezza alle abitazioni. Il pozzo in pietra è un altro elemento ricorrente dei cortili di molte case, e sono spesso decorati con motivi floreali o geometrici. La loro funzione era certamente pratica in quanto essenziali per raccogliere l’acqua piovana, ma anche ornamentale poiché creavano angoli pittoreschi che, ancora oggi, sembrano usciti da una fiaba.

Casa Turrita

Casa Turrita è una delle residenze nobiliari più suggestive del borgo, che si distingue particolarmente dalle altre per la presenza di una torre angolare, da cui prende appunto il nome, che svetta silenziosa sopra i tetti dell’abitato. Costruita in pietra leccese, presenta linee sobrie, volte a stella, cortile interno con pozzo centrale, e ambienti disposti in modo funzionale.

Vi si può accedere solo in occasione di visite guidate o eventi speciali, grazie ai quali si possono ancora scorgere tracce di affreschi, camini monumentali, archi ribassati e tanto altro ancora.

Museo della Civiltà Contadina di Presicce

Molto interessante è anche il Museo della Civiltà Contadina di Presicce, e a partire dalla sua location: è ospitato in alcuni ambienti del prezioso Palazzo Ducale.

Tra le sue mura contiene una vasta collezione di attrezzi agricoli, oggetti della vita di tutti i giorni e testimonianze che raccontano le fasi della passata quotidianità contadina, dai tempi antichi fino al Novecento. Ci sono moli aratri, rastrelli, ma anche oggetti più piccoli, come utensili per la lavorazione della lana, vasi e ceste utilizzati nelle case delle famiglie di agricoltori, oltre a mobili e abitazioni ricostruiti in stile tradizionale.

Ma non è di certo finita qui, perché il Museo della Civiltà Contadina offre anche un’esperienza interattiva per il visitatore, che può partecipare attivamente alla macerazioni della lana, alla mietitura del grano con antichi strumenti, o addirittura alla preparazione di piatti tipici della tradizione locale.

Pajare

Alcune delle campagne che circondano il borgo ospitano le Pajare, antiche costruzioni rurali tipiche realizzate con la tecnica del muro a secco. Sono delle strutture in pietra che, in passato, venivano usate dai contadini come rifugi temporanei durante le attività agricole, offrendo riparo dal sole e dalle intemperie.​

Oggi rappresentano un elemento distintivo dell’architettura rurale locale e testimoniano l’ingegno delle comunità agricole nel creare strutture funzionali con risorse limitate.

Gli Ipogei, un mondo sotterraneo da scoprire

Ve lo abbiamo detto fin da subito: Presicce ha una doppia anima fatta di bellezza, sia nel suo centro storico che nei suoi sotterranei. Sotto al terreno, infatti, si nasconde un mondo che quasi pare catapultare in un altro pianeta, in cui veri e propri gioielli di ingegneria antica testimoniano la vita contadina di secoli fa.

La storia di Presicce si intreccia con quella dell’olio d’oliva, e gli ipogei rappresentano il centro nevralgico di questo tesoro in quanto luoghi di lavoro fatti di roccia calcarea, utilizzata per costruire frantoi, cisterne per raccogliere l’acqua piovana e persino abitazioni che avevano lo scopo di proteggere i raccolti e mantenere freschi gli alimenti durante i mesi più caldi.

Una piccola curiosità: tra i meandri dei frantoi ipogei, si fa spazio la cisterna detta Pozzelletta in cui, secondo la tradizione orale, si consumava un rito d’amore dai contorni misteriosi. Si narra, infatti, che nelle notti di San Valentino (o in altre sere di luna piena), i fidanzati si recavano in silenzio da queste parti portando con sé un anello d’argento o di ferro battuto, simbolo della loro promessa, da lanciare nella cisterna.

Uno dei due, bendato, doveva calarsi per recuperare l’anello gettato sul fondo e, in caso di successo, la donna concedeva al suo amato il “favore” promesso. In caso contrario, la coppia doveva rimandare la prova. Una storia affascinante, dove l’acqua rappresentava la vita, la fertilità e la purificazione del sentimento, mentre il superare la prova significava dimostrare che il legame tra gli amanti era destinato a durare (forse) in eterno.

Son Doong, la cattedrale segreta della Terra che contiene persino una Grande Muraglia

Nel comune di Son Trach, in Vietnam, sorge un posto eccezionale e che da anni attira visitatori e studiosi che desiderano conoscerne le bellezze e i tanti misteri. Il posto in questione si chiama Son Doong Cave, il cui nome significa “la caverna con i fiumi e le montagne”, ed è stata creata dai 2 ai 5 milioni di anni fa dall’erosione dell’acqua di un fiume. Attualmente è conosciuta come la grotta naturale più grande del mondo grazie ad una larghezza di più di 200 metri, altezza di 150 e una lunghezza di circa 9 km. Vi basti pensare che per la sua estensione potrebbe persino contenere un intero villaggio, anche perché dotata di un microclima con ecosistemi autonomi, o una flotta di Boeing 747. Un vero e proprio capolavoro della natura, che possiamo definire la “Cattedrale della Terra”.

Dove si trova e come arrivare alla Grotta di Son Doong

Come accennato, la Grotta di Son Doong sorge nel comune di Son Trach, in Vietnam e, più precisamente, all’interno del magnifico Parco Nazionale Phong Nha-Ke, che sua volta ospita circa 200 km in lunghezza di grotte e formazioni naturali, molte delle quali ancora sconosciute e da mappare.

Arrivarci non è facile, perché questa immensa caverna si fa spazio proprio nel bel mezzo della foresta pluviale, tanto che il suo ingresso è ricoperto dalla vegetazione della giungla, quasi come fosse il portale di un altro mondo. Bisogna quindi partire da Son Trach e poi dedicarsi a un trekking (è necessario avere esperienza, essere flessibili e sapersi adattare) di almeno 4 giorni, passando le notti di viaggio in tenda. L’aeroporto più vicino, invece, è quello di Dong Hoi che si trova a circa 500 km di distanza da Hanoi.

Come visitare la Grotta di Son Doong

Son Doong potrebbe risalire a milioni e milioni di anni fa, ma la realtà dei fatti è che se ne è venuti a conoscenza in tempi molto recenti: è stata scoperta solo nel 1991. L’esplorazione, quindi, è ancora “circoscritta” in quanto si stima che i suoi passaggi vadano oltre la sua lunghezza totale.

Vi basti sapere che il primo team che ha avuto l’opportunità di addentrarsi al suo interno si è dovuto fermare dopo due chilometri e mezzo a causa di un muro di fango calcareo alto 200 metri. Un anno dopo, questa sorta di “Grande Muraglia del Vietnam” (è proprio così che l’han chiamata), è stata scavalcata da coraggiosi esploratori che si sono ritrovati poi al cospetto di stalagmiti alte come palazzi e di meraviglie indescrivibili.

Inoltre, l’accesso a questa posto incredibile è destinato a circa 1000 persone all’anno, a date fisse ed esclusivamente possibile tramite un unico operatore autorizzato. In molti casi, infatti, è necessario prenotare persino con un anno di anticipo. Occorre anche essere consapevoli che le opportunità di vedere questo capolavoro naturale dipendono soprattutto dalle condizioni meteo. Per questo motivo, durante la stagione dei monsoni (da novembre a gennaio) è praticamente chiusa al pubblico.

Cosa vedere

Attualmente, grazie ai molti fiumi e laghi sotterranei, è concesso nuotare nella Grotta di Son Doong che presenta acqua molto pulita e fresca, ma sempre seguendo le istruzioni della guida. Si possono anche fare tantissime foto e passare le notti in campeggi all’interno della stessa cavità, tutti nel bel mezzo di veri e propri miracoli della natura.

Tra le cose più suggestive da vedere segnaliamo:

  • La stalagmite più alta del mondo: ben 80 metri;
  • Fiume sotterraneo: con piccole cascate lungo il percorso che creano forti rimbombi;
  • Fossil Passage: sezione della caverna caratterizzata dalla presenza di antichi fossili incastonati nelle pareti rocciose;
  • Dolina 1: grande apertura (un lucernario) che è il punto in cui il fiume sotterraneo scompare e che nei giorni di sole, tra le 11:00 e le 13:00 (soprattutto tra gennaio e marzo) si caratterizza per la penetrazione di enormi fasci di luce solare;
  • Dolina 2: con una foresta primordiale che cresce a 200 metri di profondità;
  • Perle di grotta: si formano dalle gocce d’acqua che cadono dal soffitto e hanno dimensioni e forme diverse;
  • Passaggio di Passchendaele: serve per attraversare uno splendido lago di colore verde giada a bordo di zattere o barche;
  • La “Grande Muraglia del Vietnam”: un vero e proprio gigantesco flusso di calcite.

Alla scoperta di Putignano, tra grotte, Carnevale e mare

Putignano è una delle mete turistiche più belle della Puglia, famosa per le sue grotte e per il Carnevale, tra i più antichi e tradizionali d’Europa. Passeggiando tra le sue stradine in pietra, si possono scoprire chiese storiche, palazzi nobiliari e angoli nascosti che raccontano secoli di storia. Ancora lontana dai circuiti di turismo di massa, il suo patrimonio naturalistico e culturale la rende una destinazione imperdibile per chi visita la regione.

Dove si trova Putignano

Putignano è situata nel cuore della Puglia, precisamente nella provincia di Bari, a 40 km dal capoluogo, e sorge su una collina dell’altopiano delle Murge, a circa 372 metri sul livello del mare. A breve distanza da altre rinomate località pugliesi, come Alberobello, famosa per i suoi trulli, e Castellana Grotte, nota per le sue spettacolari grotte carsiche, Putignano può essere un punto di partenza ideale per una vacanza in questa zona della Puglia o una piacevole tappa verso il Salento.

Cosa vedere a Putignano

Il centro Storico

Il centro storico di Putignano è un intricato labirinto di stradine strette e tortuose, caratterizzato da edifici in pietra bianca tipici dell’architettura pugliese. Passeggiando per queste vie, si possono ammirare antiche abitazioni, balconi fioriti e piccoli cortili che raccontano la storia millenaria della città. La piazza principale, Piazza Plebiscito, è il cuore del borgo, dove si affacciano importanti edifici storici e dove spesso si svolgono eventi e manifestazioni culturali.

Putignano
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Centro storico di Putignano

Chiesa di San Pietro Apostolo

Situata nel centro storico, la Chiesa di San Pietro Apostolo è uno degli edifici religiosi più significativi di Putignano. Costruita in stile romanico, la chiesa si presenta con una facciata imponente e un interno ricco di opere d’arte sacra. Tra queste, spiccano pregevoli affreschi e sculture che testimoniano la profonda devozione religiosa della comunità locale nel corso dei secoli.

Palazzo del Balì

Affacciato su Piazza Plebiscito, il Palazzo del Balì è un elegante edificio storico che un tempo ospitava i rappresentanti dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Oggi, il palazzo è sede del Museo civico, dove sono esposte collezioni e opere di artisti locali e regionali che spaziano dall’archeologia all’arte moderna.

Monastero di Santa Chiara

Fondato nel XVII secolo, il Monastero di Santa Chiara è un luogo di grande rilevanza storica e spirituale. L’edificio, con la sua architettura sobria ed elegante, ospita al suo interno opere d’arte sacra e offre uno spaccato della vita monastica dell’epoca. Il monastero è spesso sede di eventi culturali e mostre temporanee che ne arricchiscono l’offerta turistica.

Museo diffuso del Carnevale di Putignano

Il Museo diffuso del Carnevale di Putignano è un progetto che esplora e rende pubblica la tradizione e la storia del Carnevale locale. Dislocato in vari punti del centro storico, propone un percorso fatto di fotografie storiche, manufatti in cartapesta e materiali audiovisivi. I visitatori possono scoprire le origini e i simboli della festa, esplorando le tappe del percorso che ripercorrono le diverse epoche del Carnevale. Inoltre, specialmente nel periodo di Carnevale, sono previsti laboratori di cartapesta e visite guidate per scuole e turisti.

Carro allegorico in sfilata durante il Carnevale di Putignano, uno degli storici carnevali d'Italia
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Carro allegorico in sfilata al Carnevale di Putignano

Grotte e mare di Putignano

A breve distanza dal centro abitato, si trova la Grotta del Trullo, una delle prime grotte turistiche aperte al pubblico in Puglia. Scoperta nel 1931 durante lavori di scavo, la grotta è sorprendente per le sue formazioni di stalattiti e stalagmiti, create nel corso di millenni dall’azione dell’acqua sulla roccia calcarea. La particolarità di questa grotta risiede nella presenza di un trullo monumentale che ne protegge l’ingresso, rendendola unica nel suo genere.

Oltre alla Grotta del Trullo, nei dintorni di Putignano si trovano altre incredibili formazioni carsiche. Tra queste, le Grotte di Castellana, a soli 4 km, rappresentano un complesso di cavità sotterranee di straordinaria bellezza, con percorsi che si snodano tra stalattiti, stalagmiti e ampie caverne.

Per gli amanti del mare, Putignano dista circa 20 chilometri circa dalla costa adriatica. Polignano a Mare, in particolare, è rinomata per le sue scogliere mozzafiato a picco sul mare cristallino. Le piccole calette rocciose sono perfette per una giornata di sole e relax, e da qui partono escursioni in barca, per un bagno al largo o per esplorare le famose e spettacolari grotte marine di Polignano.

Polignano a Mare, location di "Pinocchio" in Puglia
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Polignano a Mare, in Puglia

A pochi chilometri da Polignano si trova Monopoli, un’altra affascinante destinazione sulla costa adriatica. La città è famosa per le sue spiagge sabbiose e le calette come Cala Porta Vecchia e Cala Corvino, con acqua limpida e tranquilla, ideali per famiglie e chi cerca una vacanza più rilassata. Il lungomare di Monopoli è perfetto per una passeggiata al tramonto, con viste mozzafiato sul mare e sulle antiche mura della città.

Cosa vedere nei dintorni di Putignano

La posizione centrale di Putignano permette di raggiungere facilmente altre mete di interesse turistico. Non troppo lontano e facilmente raggiungibile, Alberobello, patrimonio mondiale dell’UNESCO, è celebre per i suoi trulli, le caratteristiche abitazioni coniche in pietra. Questo borgo unico al mondo è una tappa imperdibile per chi visita la Puglia.

alberobello puglia
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I trulli di Alberobello

Un’altra destinazione consigliata, fuori regione ma non distante, è la città di Matera, in Basilicata, famosa per i suoi “Sassi”, antichi rioni scavati nella roccia che testimoniano insediamenti umani sin dalla preistoria. Matera, designata Capitale Europea della Cultura nel 2019, offre un patrimonio storico e culturale di inestimabile valore, con chiese rupestri, musei e panorami suggestivi.

Infine, la Valle d’Itria, con i suoi borghi Locorotondo, Cisternino e Martina Franca, è una destinazione slow, da visitare in relax e con tempo a disposizione, immersi in un paesaggio rurale caratterizzato da distese di ulivi, vigneti e muretti a secco.

Il Parco nazionale di Khao Sok in Thailandia, con una delle foreste pluviali più antiche del pianeta

La maggior parte dei visitatori che giunge in Thailandia sceglie questo Paese come meta di viaggio per i templi e il mare da cartolina. Ma la verità è che questa destinazione del Sudest asiatico ha da offrire tantissimo anche dal punto di vista naturale, con luoghi davvero unici nel loro genere e con località che lasciano a bocca aperta. Ne è un esempio il Parco nazionale di Khao Sok, dove è custodita una delle foreste pluviali più antiche di tutto il nostro pianeta e che si distingue per essere puntellato di laghi, ruscelli, fiumi, grotte e formazioni rocciose in grado di emozionare.

Dove si trova e come arrivare al Parco nazionale di Khao Sok

Il Parco nazionale di Khao Sok è una di quelle mete che gli amanti della natura devono assolutamente inserire nel loro itinerario in Thailandia. Sorge in tutta la sua grandezza (ben 739 km²) nella Thailandia del Sud e, più precisamente, nella parte occidentale della provincia di Surat Thani. La sua, quindi, è una posizione invidiabile poiché si trova proprio a metà strada tra l’affascinante costa dell’Oceano Indiano ad Ovest e il Golfo della Thailandia ad Est.

Arrivarci è molto semplice e da più destinazioni del Paese:

  • In aereo: ci sono voli diretti per l’Aeroporto di Surat Thani da Bangkok, da dove poi occorre prendere un autobus o un taxi;
  • In treno: partono dalla stazione di Hua Lamphong di Bangkok e arrivano a Surat Thani, fermata da cui salire a bordo di un autobus o un taxi;
  • In autobus: esistono numerosi bus giornalieri che collegano Bangkok, Krabi e Phuket con questo parco.

I viaggiatori che desiderano visitare questo capolavoro della Thailandia devono cercare un alloggio presso Khao Sok Village, il cui vero nome è Klong Sok. Si tratta di un villaggio situato appena fuori dall’ingresso del parco e che si presenta pieno di pensioni, resort e altre tipologie di alloggi, ristoranti, caffè e negozi di vario tipo.

Parco nazionale di Khao Sok, Thailandia
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Il Parco nazionale di Khao Sok visto dall’alto

Tour del Lago Cheow Lan con pernottamento in una casa galleggiante

All’interno del Parco nazionale di Khao Sok sorge il Cheow Lan, un lago di origine artificiale che permette di vivere diverse esperienze, alcune delle quali molto emozionanti: si possono fare trekking, safari e persino dormire in case galleggianti, dei veri e propri bungalow di legno in mezzo al lago. Un luogo magico, che si presenta al visitatore come uno specchio contornato da singolari e bellissime formazioni carsiche che spuntano fiere dalle sue acque.

È possibile organizzare l’escursione al lago tramite la struttura in cui si alloggia nel Khao Sok Village (non si può pianificare questa esperienza in autonomia) e, ognuna di queste, offre anche altre attività più o meno simili. A livello generale sono compresi i pasti, gli spostamenti in barca, i pernottamenti nelle case galleggianti e le seguenti attività:

  • Escursione alla scoperta della natura nei pressi del lago;
  • Birdwatching;
  • Safari all’alba;
  • Scoperta di alcune grotte.

Le strutture che offrono case galleggianti sono di vario livello. La maggior parte mette a disposizione camere doppie con bagno privato ma anche bungalow per più persone con bagno condiviso. È bene sapere, inoltre, che le escursioni con notte al lago vengono organizzate anche in caso di pioggia (il parco, infatti, rimane aperto anche durante la stagione dei monsoni).

Case galleggianti, Cheow Lan
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Le bellissime case galleggianti sul Cheow Lan

Escursione alla scoperta della natura nei pressi del lago

Il consiglio principale che vi diamo è quello di portare con voi (ma si possono anche noleggiare nelle strutture) le scarpine da scogli perché molte delle escursioni prevedono la salita e discesa di una delle cascate del parco. Niente di particolarmente complesso, sono percorsi alla portata di tutti, ma utilizzare scarpe che poi rischiano di rimanere bagnate anche il giorno seguente non è una decisione che potremmo definire valida, oltre al fatto che si potrebbe persino scivolare sulle rocce bagnate del parco.

L’esperienza comunque è interessante perché consente davvero di entrare nel cuore di una delle foreste pluviali più antiche del pianeta, scoprendone la pace e anche alcuni spot unici nel loro genere.

Birdwatching

L’attività di birdwatching può essere piacevole o no: dipende da tanti fattori, come la fortuna, il periodo in cui si visita il parco e il silenzio che sono disposti a fare i compagni di viaggio sulla propria barca. Molto spesso si fa anche a seguito dell’escursione nei pressi del lago, navigando verso zone che le guide turistiche sanno essere piene di volatili. Tra gli uccelli da poter avvistare ci sono: il grande bucero, il picchio pigmeo dal ciuffo grigio, il malkoha dal petto a castagna, il pigliamosche rosso e nero, il tordo arancio e molto altro ancora.

Safari in barca all’alba

Dopo aver trascorso la notte nelle case galleggianti (attenzione: la maggior parte delle strutture mette a disposizione l’elettricità solo per 3/4 ore e non è possibile né chiamare né utilizzare internet), ci si sveglia un po’ prima dell’alba per ammirare il principio del nascere del sole dal proprio bungalow o mentre si fa un bel bagno nel lago. Subito dopo si parte tutti insieme per fare un safari in barca di prima mattina insieme ai propri compagni di viaggio e di una guida professionista, mentre si finisce anche di osservare il sole che sale verso il cielo e che si specchia sulle acque. Oltre alla bellezza del paesaggio, è possibile scorgere tantissimi altri animali grazie all’aiuto della guida turistica. Infine si ritorna negli alloggi per fare colazione e prendere le proprie cose.

Lago Cheow Lan, Thailandia
Fonte: Serena Proietti Colonna
Bagno all’alba nelle placide acque del Lago Cheow Lan

Come nel caso del birdwatching, anche durante il safari all’alba l’avvistamento dei tantissimi animali che popolano il parco dipende da più fattori, ma quel che è certo è che si può ammirare una natura straordinaria, una di quelle albe che difficilmente si dimenticano e incredibili formazioni rocciose che sembrano catapultarci persino in un altro Paese: c’è chi è pronto a giurare che il paesaggio sia davvero molto simile a quello della Baia vietnamita di Ha Long.

Pra Kay Petch Cave

Sulla via del ritorno, quindi prima di tornare sulla terraferma, si fa una sosta alla Pra Kay Petch Cave, soprannominata “Grotta dei Diamanti”. Il motivo è molto semplice: è completamente adornata da stalattiti e stalagmiti, che quando vengono illuminate brillano come queste pietre preziose. Lunga circa 500 metri, per visitarla occorre sapere che ci sono dei punti in cui è necessario strisciare e che non mancano tratti ripidi e scivolosi (in generale è assolutamente possibile e consigliata a tutti, a meno che non si soffra di una forte claustrofobia).

Le altre esperienze da fare a Khao Sok

La maggior parte delle persone che sceglie di raggiungere il Parco nazionale di Khao Sok lo fa principalmente per trascorre una notte su case galleggianti in una zona remota della Thailandia, quasi completamente priva di elettricità, senza internet e linea telefonica, e per addormentarsi e svegliarsi cullati dai suoni della natura e degli animali. Tuttavia, la verità che questa vastissima area protetta di foresta pluviale consente di fare moltissime esperienze diverse tra loro.

Scoprire flora e fauna del parco

Gli amanti del trekking non rimaranno di certo delusi dalla flora e dalla fauna del Parco nazionale di Khao Sok: il paesaggio quasi preistorico, che si caratterizza per affioramenti di rocce calcaree che raggiungono i 400 metri di altezza, è impreziosito da vecchi alberi e mangrovie, dipterocarpacee, conosciute come alberi dei frutti volanti, spettacolari piante carnivore, alberi di cocco, intrecci di liane e molto altro ancora.

A popolarla sono anche grandi farfalle colorate, millepiedi pelosi, uccelli azzurri, poi ancora elefanti, leopardi, tigri, scimmie e tantissimi altri animali. Ma la vera protagonista è la Rafflesia (visibile solo nei mesi di gennaio e febbraio) che può vantare il titolo di essere il fiore più grande del mondo.

La Rafflesia deve il suo particolare nome a Sir. Raffles, un nobile inglese  che la scoprì durante il periodo coloniale. Si tratta di uno straordinario fiore che può raggiungere anche gli 80 cm di diametro e che colpisce tutti i visitatori per il suo bellissimo colore che va dal rosso acceso all’arancione.

Rafflesia, Thailandia
Fonte: iStock
Tutta l’incredibile bellezza della Rafflesia

Esplorazione in canoa

Un’altra delle attività molto amate è andare in canoa, oppure in kayak, nei fiumi e nei laghi di Khao Sok. È un modo tranquillo per esplorare la natura godendo al massimo delle incredibili formazioni rocciose che spuntano dall’acqua. Ci si può informare con il proprio albergo su come fare e dove andare, oppure chiedere al Centro Visitatori. A metterle a disposizione sono anche le strutture che offrono case galleggianti sul Lago Cheow Lan.

 Il sentiero della Cascata di Ton Kloi

Il sentiero della cascata di Ton Kloi è uno dei due migliori che si può intraprendere direttamente dall’entrata principale del parco. Ha una lunghezza di circa 7 km ma è molto importante sapere che solo i primi 3 km si possono fare in autonomia, perché per i restanti 4 è necessaria una guida turistica.

Tra alberi millenari e meraviglie della natura che lasciano a bocca aperta, il visitatore ha l’opportunità di ammirare la Cascata di Wing Hin, di circa 20 metri di altezza e che scivola su grandi rocce. Il percorso è infatti considerato moderatamente impegnativo e richiede più di 2 ore di tempo per essere compiuto.

A poca distanza dalla prima cascata ecco la Piscina di Wang Yao, dove poter fare persino un bel bagno rigenerante. Poi ancora la Cascata di Bang Hua Rat, nota per la sua ampiezza e perché si tuffa in una piscina limpida e poco profonda che riflette il verde della vegetazione circostante.

Il trekking continua in direzione Cascata di Than Sawan, che si distingue per la bellezza mozzafiato e l’atmosfera serena in cui è immersa. Famosa per i suoi dintorni incontaminati e l’acqua cristallina, precipita lungo una serie di gradini rocciosi, creando più piscine dove poter persino nuotare e rilassarsi.

Si arriva poi alla Gola di Tang Nam e infine alla Cascata di Ton Kloi, a più livelli e con l’acqua che scorre attraverso una lussureggiante giungla. Anche qui è possibile fare una nuotata rinfrescante.

Il Sentiero della Cascata Sip Et Chan

Non è di certo meno interessante il Sentiero della cascata Sip Et Chan lungo circa 4 km. La prima parte è fattibile in autonomia in quanto è presente una passerella di legno, mentre per il resto del sentiero è necessario farsi accompagnare da un ranger. Meno battuto dell’altro percorso, offre diversi punti di interesse come il belvedere di San Yang Roi e la Cascata di Mae Yai, un grandioso flusso d’acqua alto ben 30 metri.

Infine si arriva alla Cascata Sip Et Chan, il cui nome tradotto significa “Undici livelli”. Si tratta di una delle cascate più alte e impressionanti del Parco Nazionale di Khao Sok, ma va specificato che il sentiero verso di essa è una vera e propria avventura: si snoda attraverso una fitta giungla, attraversando ruscelli e viste mozzafiato sulle montagne circostanti. Si tratta quindi di un percorso consigliato ad escursionisti molto esperti, in quanto presenta anche tratti di arrampicata e attraversamenti fluviali.

Cheow Lan Lake Sunset tour

Infine, se non si desidera trascorrere una notte nelle case galleggianti ma si preferisce ammirare la bellezza del lago in uno dei suoi momenti migliori, a disposizione c’è anche il Cheow Lan Lake Sunset tour. Parliamo di un’esperienza adatta soprattutto a chi possiede uno spirito romantico, poiché è un’escursione in barca (la tipica thailandese) al calar del sole sulle placide acque del lago.

Il tour conduce attraverso scogliere calcaree mozzafiato e lussureggiante foresta pluviale, mentre si può osservare la fauna selvatica lungo le rive bevendo un bicchiere di vino e mangiando tapas.

Riserva nazionale di Khao Sok, Thailandia
Fonte: iStock
Alcune delle incredibili formazioni rocciose del Parco nazionale di Khao Sok

Gli “Occhi di Dio” nella Cava di Prohodna, in Bulgaria

C’è un luogo in Bulgaria in cui lo stupore colpisce al primo sguardo, un posto in cui la storia, la natura e la suggestione hanno dato vita a qualcosa di magico e straordinario.

Stiamo parlando di Prohodna, una caverna celebre per molte ragioni, ma soprattutto perché è sul suo soffitto che si aprono due cavità particolari e uniche: gli Occhi di Dio. I due fori sono incredibilmente simili, per forma e vicinanza, a due occhi che si aprono verso il cielo e regalano a chi visita questo luogo la sensazione di trovarsi in un antro in cui la magia sembra diventare palabile.

È la natura che con il tempo ha saputo dare forma a qualcosa di incredibile e che merita assolutamente una visita. Se a questi fori, infatti, si aggiunge l’importanza storica del sito e il fatto che sia la destinazione perfetta per chi ama l’adrenalina, allora le ragioni per raggiungere la grotta carsica di Prohodna sono davvero tante.

La caverna di Prohodna che nasconde gli Occhi di Dio

Un luogo magico, quasi mistico, in cui lasciare che la fantasia abbia la meglio per assaporare pienamente la meraviglia di ciò che ci circonda. Siamo in Bulgaria, nella zona centro settentrionale di questo paese europeo: è qui che sorge la grotta carsica di Prohodna, sulla cui sommità si aprono le due straordinarie fessure ribattezzate Occhi di Dio.

Quest’area è molto celebre, intanto ci troviamo all’interno del Parco geologico Iskar-Panega, che è interessante per la speleologia, poi questa grotta pare essersi formata durante l’era Cenozoica e, più precisamente, nel Quaternario: quindi è interessante anche dal punto di vista storico, anche perché al suo interno si trovano tracce di vita umana durante la preistoria, segno che la grotta è stata abitata.

Occhi di Dio nella grotta di Prohodna
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Gli Occhi di Dio si trovano nella grotta di Prohodna

È anche molto vasta, pare che sia la grotta più grande della Bulgaria: è lunga 262 metri ed è una destinazione molto amata da chi pratica bungee jumping; infatti, è dal suo ingresso più grande (ne ha due), che è alto circa 45 metri, che si può praticare questa attività adrenalinica. Inoltre si tratta di una destinazione apprezzata anche dagli scalatori.

Ma il vero tesoro è celato sulla sua sommità e lo si può ammirare alla perfezione all’interno: sono gli Occhi di Dio, che sono stati cesellati dalla natura stessa per mezzo dell’erosione e che sono davvero spettacolari in ogni momento dell’anno o della giornata. Di notte, ad esempio, sembrano uno sguardo colmo di stelle e da lì si può ammirare anche la luna.

Come raggiungere la grotta di Prohodna

Per vedere con i propri occhi tanta meraviglia si deve raggiungere il villaggio di Karlukovo: la grotta di Prohodna, infatti, si trova a circa due chilometri di distanza. Se si arriva da Sofia, la capitale del Paese, ci vuole circa un’ora e mezza dal momento che i due siti distano tra loro circa 110 chilometri.

E, senza dubbio, si tratta di una destinazione molto interessante non solo per chi ama scoprire siti naturali affascinanti, ma anche per coloro che apprezzano location che abbiano una valenza storica. E la grotta Prohodna lo è per la sua storia antica, per il fatto che sia stata abitata nel corso della preistoria e anche per un certo aspetto mistico, si dice infatti nel passato più antico questo luogo fosse un sito religioso.

Un posto da raggiungere per rimanere affascinati dalla bellezza della natura e dalla sua capacità di creare luoghi incantevoli e che tolgono il fiato. Ma anche fragili: gli occhi si sono formati con l’erosione e con il tempo quella potrebbe continuare a modificarne l’aspetto.

Ingresso della grotta di Prohodna
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Ingresso della grotta di Prohodna in Bulgaria

Eisriesenwelt, si trovano in Austria le grotte più spettacolari d’Europa

Raggiungerle è tanto affascinante quanto visitarle: una di quelle esperienze che rimarranno per sempre tra i ricordi più belli, perché mescola la bellezza e la maestosità della natura, con l’avventura e il senso di scoperta che deriva dal potere vedere con i propri occhi la sua magnificenza.

E il viaggio che va fatto almeno una volta nella vita ci porta in Austria, non così distante da Salisburgo. È qui, infatti, che tra le alte vette si possono ammirare le Eisriesenwelt, ovvero le più grandi grotti carsiche con formazioni di ghiaccio al mondo.

Avventurarsi al loro interno significa poter ammirare un mondo di ghiaccio custodito nel cuore della mpntagna, dove il freddo ha plasmato quelle che possono – a tutti gli effetti – essere considerate opere d’arte.

Un mondo segreto e bellissimo, che incanta e stupisce a ogni passo: tutto quello che bisogna conoscere per programmare una visita alle Eisriesenwelt.

Alla scoperta delle Eisriesenwelt, le spettacolari grotte carsiche

Un sistema di grotte che si dipana per tantissimi chilometri, unico nel suo genere, modellato dai corsi d’acqua che scorrevano tra le rocce milioni di anni fa e che poi hanno lasciato spazio al freddo e affascinante ghiaccio. Siamo vicini a Wefren, piccolo paese austriaco che custodisce bellezze. Infatti, oltre alle Eisriesenwelt (che si può tradurre con mondo dei giganti di ghiaccio) vi è la fortezza di Hohenwerfen, che domina il paesaggio circostante e che è stata realizzata tra il 1075 e il 1078, e il Castel Blühnbach databile intorno al XV secolo.

È qui che si trova questo tesoro segreto custodito dalla montagna, un mondo dei giganti di ghiaccio che si estende per circa 42 chilometri, di cui solo il primo può essere visitato da chi si reca fino a lì.

Ci si arriva prima con una funivia, poi per un tratto a piedi, per poi immergersi all’interno di uno scrigno di bellezza con tantissimi tesori da scoprire. Un viaggio che vale la pena, perché si ottengono in cambio un paesaggio da favola e un mondo cesellato dalla mano della natura.

Eisriesenwelt, tutto su queste grotte magiche

Era il 1879 ed è stato allora che il naturalista salisburghese Anton von Posselt-Czorich è entrato per circa 200 metri in una grotta e ha scoperto in maniera ufficiale le Eisriesenwelt. Un tesoro meraviglioso che, con il passare del tempo, le esplorazioni hanno svelato e se, per un certo periodo di tempo si arrivava qui solamente a piedi, successivamente è stata realizzata la funivia.

Il labirinto di grotte si sviluppa per circa 40 chilometri e la sua formazione è avvenuta nel tempo, basti pensare che le prime fessure possono essere datate intorno ai 100 milioni di anni fa. Per questa ragione questo sito è affascinante non solo per la sua bellezza ma anche per la sua storia.

Ed entrare qui significa poter ammirare le magnifiche formazioni di ghiaccio che vanno a comporre una vera e propria galleria d’arte celata dalla montagna e visibile solo a chi si avventura fino a qui.

Il percorso e l'ingresso alle grotte Eisriesenwelt
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Il percorso a piedi e l’ingresso alle grotte Eisriesenwelt

Come arrivare e come organizzare una visita

Questo luogo meraviglioso in Austria si trova a circa 50 chilometri da Salisburgo, meta di grande bellezza e fascino per le sue architetture straordinarie e barocche, per la musica e per il paesaggio in cui è incastonata.

A poca distanza si trova il sistema di grotte Eisriesenwelt, in cui i visitatori esplorano sale, stretti passaggi e formazioni di ghiaccio straordinarie e di diverse dimensioni. Per arrivare si deve salire su una funivia, che in tre minuti porta all’inizio di un percorso a piedi di circa 20 minuti, grazie al quale si raggiunge l’ingresso della grotta posto a 1641 metri d’altitudine. La visita ha una durata di circa un’ora (70 minuti per l’esattezza) e le aperture sono stagionali. Ad esempio, per il 2025, è bene sapere che sarà accessibile dal primo maggio e fino al 31 ottobre. La funivia è aperta dalle 8,45 alle 15,20, mentre la grotta lo è dalle 9,30 alle 14,45 con visita guidata.

Ci sono alcune cose importanti da sapere per prepararsi alla visita, la prima è che la temperatura (anche in estate) è al di sotto dello zero, quindi, è bene raggiungere le Eisriesenwelt con un abbigliamento consono: scarpe robuste e vestiti pesanti. Sul sito ufficiale viene segnalato che si tratta di un’escursione piuttosto faticosa dal momento che si superano 134 metri di dislivello, ma che ogni possibile difficoltà verrà ripagata dalla bellezza dell’ambiente che si andrà a esplorare.

Eisriesenwelt, un tratto del percorso per arrivare
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Eisriesenwelt: un tratto del percorso per arrivare

Se poi si ha la fortuna di raggiungere le grotte durante una giornata di bel tempo il panorama è ancora più stupefacente.

Arrivare alla partenza della funivia partendo da Wefren è piuttosto semplice, la distanza è di soli cinque chilometri e vi è un parcheggio accanto al centro visitatori, per chi desidera è disponibile anche un servizio navetta.

Dal centro visitatori, poi, si procede con la salita in funivia, che ha una durata di tre minuti circa, e poi si percorre un sentiero in ghiaia per circa venti minuti fino a quando non ci si immerge nel cuore della montagna alla scoperta delle Eisriesenwelt.

Come detto, anche qui ci sarà da camminare (basti sapere che si arriva al punto più alto della grotta percorrendo 700 gradini), ma ogni passo sarà ripagato con scorci indimenticabili. In totale, ci vogliono circa tre ore di tempo per vivere pienamente questa esperienza, tra partenza e ritorno, ed è consigliato l’acquisto online del biglietto, selezionando una fascia oraria, quella in cui sarà necessario accedere al centro visitatori e partire alla volta delle grotte. Non è possibile fare foto o filmati.

Un mondo scintillante, fatto di sculture di ghiaccio, ci aspetta e si trova dentro una montagna in Austria. Benvenuti a Eisriesenwelt.

Naica, la grotta messicana con i cristalli giganti

Il nostro pianeta è un mosaico di meraviglie naturali, oltre che ricco di opere di fattura umana che hanno contribuito nel corso dei secoli al patrimonio artistico e culturale di ogni Paese, ma tra quelle frutto di Madre Natura alcune sfuggono all’immaginazione.

Ogni angolo della Terra infatti offre spettacoli straordinari e tra queste meraviglie spicca la Miniera dei Cristalli Giganti di Naica, una grotta messicana che incanta chiunque abbia la fortuna di visitarla. Questo luogo straordinario, con i suoi cristalli di selenite di dimensioni colossali, è una testimonianza della potenza della natura e della sua bellezza ineguagliabile.

La scoperta della Grotta dei cristalli di Naica

La Grotta di Naica ha sede nel comune di Saucillo, all’interno dello stato di Chihuahua, in Messico. La Grotta di Naica è in realtà un sito minerario gestito da Industrias Peñoles, uno dei maggiori produttori di piombo, zinco e argento del Messico.

L’apertura di questa miniera risale ai primi anni del 1920, ma solo dal 2000 in poi è stato scoperto il suo fascino: è in quell’anno che gli operai hanno scoperto l’incredibile formazione di cristalli di selenite, uno dei materiali più belli che si possa trovare in mineralogia.

I cristalli di selenite, infatti, non sono solo spettacolari per via delle loro dimensioni, ma anche per la loro bellezza estetica. La miniera di Naica si estende per una lunghezza di 20 metri, una larghezza di 35 metri e un’altezza di 2,5 metri, racchiudendo al suo interno cristalli che possono raggiungere oltre un metro di diametro e 15 metri di lunghezza, con pesi che superano le 55 tonnellate.

Come si formano i cristalli della Grotta di Naica

La genesi dei cristalli di selenite che si trovano all’interno della Grotta di Naica è altrettanto interessante quanto la loro scoperta. I cristalli di selenite si formano attraverso processi idrotermali, ovvero tramite l’interazione di acqua calda e minerali disciolti, con temperature che possono raggiungere i 58°C. Questi ambienti, caratterizzati poi da una umidità che sfiora addirittura il 90%, creano le condizioni ideali per la cristallizzazione lenta e continua, consentendo ai cristalli stessi di raggiungere dimensioni sbalorditive.

La composizione chimica del selenite, che è un tipo di gesso, unita alle condizioni estreme di temperatura e umidità, ha favorito anno dopo anno la crescita di queste sculture naturali incredibili.

La “Cappella Sistema” della geologia

Il soprannome “la Cappella Sistina della geologia” è stato attribuito alla Grotta di Naica nel corso del ventennio successivo alla sua scoperta, allo scopo di evidenziare l’unicità di questo luogo. Come la famosa cappella di Michelangelo, infatti, la Grotta dei cristalli di Naica è un’opera d’arte naturale, formatasi da milioni di anni di processi geologici. I cristalli, luminosi e quasi eterei, riflettono la luce in modi che sembrano provenire da un altro mondo, tanto che ammirarli è un’esperienza davvero suggestiva. Ogni angolo della grotta presenta formazioni di cristalli di selenite straordinarie che sembrano raccontare una storia antica, un libro di geologia aperto che attira la curiosità di scienziati e visitatori.

L’importanza della conservazione per la Grotta di Naica

La Grotta dei cristalli di Naica è un esempio lampante di ciò che la natura può creare da sé, ma è anche un monito sulla vulnerabilità di queste creazioni. Infatti, purtroppo, la bellezza della Grotta di Naica – così come quella di molti altri luoghi naturali nel mondo – oggi è minacciata. L’esposizione all’aria ha bloccato la crescita dei cristalli, che rischiano di deteriorarsi progressivamente. Gli scavi minerari continuano a essere una fonte di preoccupazione, e gli scienziati avvertono che, senza un’interruzione delle attività minerarie, i cristalli non potranno riprendere la loro crescita.

Questo scenario drammatico per il futuro di questa opera d’arte geologica, evidenzia il conflitto tra l’industrializzazione e la conservazione della natura. I cristalli di Naica, una meraviglia naturale creata già 26 milioni di anni fa a 300 metri di profondità, potrebbero svanire a causa dell’egoismo umano e della continua ricerca di risorse minerarie.

Come visitare la Grotta dei cristalli di Naica

La capitale dello Stato messicano che ospita la Grotta di Naica è Chihuahua City, una città vibrante e ricca di storia e cultura. Qui si anche trova la Cattedrale di Chihuahua, un perfetto esempio di architettura coloniale. La città offre a chi la visita anche diversi musei, come il Museo Casa de Juárez, dedicato a Benito Juárez, un importante leader messicano.

La capitale è probabilmente il punto di partenza ideale per visitare la Grotta dei cristalli di Naica, usando i mezzi pubblici oppure noleggiando un’auto.

Tuttavia, ad oggi, l’unica opportunità per visitare la grotta è riservata ai soli esperti e addetti ai lavori, assistendo alle operazioni di pompaggio messe in atto dalla compagnia mineraria. Infatti, così come la Grotta delle Spade (con le sue stalattiti e stalagmiti), la Grotta dei cristalli giganti di Naica non è aperta al pubblico per diverse ragioni, tra cui quella per cui al suo interno non ci sono condizioni ambientali facilmente sopportabili dall’uomo, nonché per la sua stessa protezione.

È boom di Cavecation, il nuovo trend turistico in Italia

In risposta al caldo torrido e all’estate sempre più rovente, in Italia sta nascendo un nuovo trend turistico: si tratta del Cavecation (da “cave”, grotta, e “vacation”, vacanze), ovvero la tendenza a ricercare l’agognato refrigerio nel cuore della Terra, scendendo nel sottosuolo ed esplorando le grotte dove le temperature si aggirano attorno ai 15 gradi e l’umidità è elevata.

Chi non parte per i Paesi del Nord, infatti, ha ora l’occasione di concedersi una tregua dall’afa estiva presso le Grotte di Pertosa-Auletta, nel Parco nazionale del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni, Patrimonio naturale dell’UNESCO in provincia di Salerno.

Picchi di richieste nelle giornate e nelle ore più calde

Maria Rosaria Carfagna, presidente della Fondazione Mida che gestisce le Grotte di Pertosa-Auletta, ha spiegato che “è un fenomeno che stiamo registrando nell’ultimo mese, con picchi di richieste nelle giornate e nelle ore più calde. Si tratta di un ottimo segnale per il territorio perché conferma la varietà e complementarità della nostra offerta turistica. Infatti, i turisti che affollano in questi mesi la costa cilentana possono prendersi una pausa dal caldo alternativa e scoprire bellezze naturali uniche”.

Grotte di Pertosa-Auletta, Cilento
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È boom di Cavecation, il nuovo trend turistico in Italia

Le peculiarità delle due Grotte del Cilento

Ovviamente, andare alla scoperta delle Grotte di Pertosa-Auletta, Patrimonio UNESCO, non appaga soltanto il desiderio di fuggire dalla calura incessante ma dona anche un’esperienza incredibile per chi ama la natura e la cultura.

Infatti, vantano ben due particolarità. La prima è la presenza di un fiume sotterraneo perenne, il Negro, unico navigabile in Italia, nel ramo più a sud delle grotte (chiamato Ramo della Sorgente) che torna in superficie all’ingresso. Il nome deriva da “niger”, ovvero buio, scuro, a sottolineare la sua origine nel sottosuolo da un piccolo sifone “a polla”, poiché le acque fuoriescono a pressione dando l’impressione che ribollano.
A  seconda delle stagioni, la porta idrica si aggira tra i 350 e i 600 litri al secondo. Inoltre, recenti ricerche, hanno messo in luce come il torrente (almeno in parte) derivi da una superficiale “perdita” del fiume Tanagro.

Ancora, uniche in Europa, le Grotte di Pertosa-Auletta custodiscono i resti di un villaggio palafitticolo risalente al II millennio a.C. e rappresentano, così, un’inesauribile “miniera” di informazioni sul più antico insediamento della Valle del Tanagro, giunto fino a noi in via eccezionale grazie alle caratteristiche dell’ambiente carsico.

Da segnalare anche il Museo del Suolo (il solo in Italia), inaugurato il 22 aprile 2016, che propone un itinerario dedicato alla conoscenza della terra unico nel suo genere con visite guidate e prenotazione necessaria.
Lungo i 1500 metri quadri di esposizione, i visitatori potranno vivere una straordinaria avventura con i cinque sensi attraverso i vari strati della terra, imparando i processi di formazione dei suoli, i loro rapporti con gli ecosistemi, i paesaggi e le comunità viventi nonché l’interazione con le società umane.

L’offerta del “Chill Ticket”

Alla luce di questa nuova tendenza e per darle maggiore slancio, nella settimana che va dall’11 al 18 agosto 2024 (annunciata dagli esperti come la più calda di tutto l’anno), la fondazione Mida ha previsto l’iniziativa “Chill-ticket” (biglietto rinfrescante): uno sconto speciale per gli ingressi di coppia alle grotte nei giorni in cui le temperature supereranno i 35 gradi.

La Budapest da visitare è quella sotterranea

C’è una Budapest che si nasconde anche agli occhi del più attento viaggiatore. La città, già splendida alle luci del sole, nasconde sotto di sé un fitto sistema di grotte naturali in cui sono stati costruiti, nei secoli, sotteranei di castelli, chiese e persino un ospedale. Noi vi sveliamo cosa si cela sotto le strade ed i palazzi di questa splendida capitale europea.

Le grotte sulle colline di Buda

Non tutti sanno che Budapest è una città divisa in due dal Danubio: Buda e Pest. Il centro nevralgico della città è Pest con il palazzo del Parlamento, il mercato alimentare e il commercio. Dall’altra parte del fiume ci sono invece Buda e le sue pittoresche colline, costellate da eleganti case residenziali e sovrastate dal castello. Proprio al di sotto di queste colline esiste un’intera rete di caverne da esplorare.

Le due grotte più popolari sono Pálvölgyi e Szemlőhegyi, attraversate da una lunga ragnatela di sentieri sotterranei dove si registra una temperatura costante di circa 11 gradi. Scendendo le lunghe scale è possibile arrivare in profondità per ammirare formazioni cristalline, stalattiti e stalagmiti. La grotta di Pálvölgyi è la più lunga di Budapest ed è spesso considerata anche la più bella per le sue architetture naturali. Se invece volete approfittare dei benefici effetti sulla salute dell’aria infusa di minerali, le grotte di Szemlőhegyi sono la soluzione migliore.

Stalattiti a Budapest
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Le stalattiti nelle grotte di Budapest

Il labirinto del castello

Se si viaggia con tutta la famiglia, l’esperienza di speleologia del labirinto sotterraneo del castello di Buda è sicuramente alla portata di tutti. La storia del labirinto, che fa parte di un sistema naturale di caverne sotterranee, risale a centinaia di migliaia di anni fa, sebbene questo fu utilizzato anche durante la Seconda Guerra Mondiale come rifugio.

Durante i secoli il labirinto ebbe i più svariati utilizzi: dalla conservazione del vino all’estrazione mineraria, sino agli scopi militari e al suo impiego come prigione. Si pensa addirittura che Dracula (o meglio il principe della Transilvania noto come Vlad l’Impalatore, che ha ispirato il personaggio immaginario che beve sangue) sia stato imprigionato qui. Oggi è uno dei luoghi più visitati di Budapest e ospita al suo interno mostre speciali.

La chiesa nella roccia

L’altra collina che domina lo skyline di Buda è la collina di Gellért, coconosciuta come il luogo della “statua della libertà dell’Ungheria” e della famosa Cittadella. Ma sotto questi punti di riferimento si trova un’altra fitta rete di caverne. L’unica area aperta al pubblico è la Grotta di San Ivan, che oggi è costituita da Sziklatemplom, nota anche come Chiesa nella roccia, chiesa rupestre o Grotta di San Ivan.

Fondata nel 1926, la chiesa fu utilizzata come ospedale e centro di cura durante la Seconda Guerra mondiale. Durante il regime comunista, tuttavia, la chiesa fu sigillata e inaccessibile al pubblico. Riaprì nel 1991 dopo la fine del dominio comunista.

Chiesa nella Roccia a Budapest
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La Chiesa nella Roccia a Budapest

Un ospedale dentro la roccia

Una parte di queste caverne costituiva durante la guerra un elemento vitale per la città di Budapest: l’ospedale che, scavato nella roccia, si trova anche sotto il castello ed ora è sede di un museo. Durante la Seconda Guerra Mondiale lo spazio fu utilizzato come importante centro d’emergenza durante i raid aerei.

Più tardi, durante la rivoluzione ungherese del 1956, l’ospedale fu riaperto per curare civili e soldati feriti. Chiuse definitivamente alla fine di quell’anno, per poi diventare bunker nucleare segreto durante la guerra fredda. In caso di attacco nucleare o chimico, il bunker era ancora dotato di un ospedale perfettamente funzionante. Durante questo periodo, alcuni medici e infermieri erano regolarmente impiegati per essere pronti ad ogni evenienza.

Una metro d’altri tempi

Sul primato di Londra per la tratta della più antica linea della metropolitana sotterranea in Europa non si discute, ma la famosa linea gialla di Budapest (conosciuta come M1) è la più antica al di fuori delle Isole britanniche. Fu inaugurata nella primavera del 1896, collegando due dei più grandi quartieri della città: il Danubio e il City Park. Lungo il suo percorso ci sono diverse importanti fermate tra cui la Basilica di Santo Stefano, il Teatro dell’Opera ungherese, Piazza degli Eroi e le Terme di Széchenyi.

Metropolitana di Budapest
Fonte: 123RF
La linea M1 della metropolitana di Budapest

Tenendosi ancora ai cinturini in pelle e intravedendo scorci delle stazioni piastrellate, ci si può sentire come se si fosse tornati indietro nel tempo. Passando dalla M1 alla più recente linea verde M4 si potranno notare invece le notevoli differenze tra la storia e la modernità. Ogni stazione della linea M4 infatti, è stata progettata da un artista diverso e mette in mostra l’innovazione tecnologica di Budapest.

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