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Cure palliative, Regione Lombardia a supporto ruolo chiave dei caregiver

‘Assistenza in cure palliative: familiari e caregiver tra diritti e doveri’, è il titolo del convegno annuale della Società italiana di cure palliative (Sicp) Lombardia che si è svolto a Palazzo Lombardia.

All’evento, coordinato da Michele Fortis, medico esperto in cure palliative, si sono alternati diversi relatori. Tra questi ricercatori, medici, infermieri e assistenti sociali che hanno condiviso le loro esperienze e conoscenze per migliorare la qualità dell’assistenza palliativa, sia domiciliare che residenziale.

Caregiver familiare figura fondamentale per le cure palliative

L’intervento dell’assessore regionale alla Disabilità Elena Lucchini al convegno 'Assistenza in cure palliative: familiari e caregiver tra diritti e doveri' svolto a Palazzo LombardiaAd aprire i lavori l’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità della Regione Lombardia Elena Lucchini.

“Tutte le misure di Regione Lombardia – ha detto l’assessore – pongono al centro la persona con disabilità e non autosufficiente come destinataria principale degli interventi che hanno anche l’obiettivo di essere ‘strumenti’ a sostegno del caregiver familiare. Si tratta, infatti, di una figura fondamentale per garantire una migliore qualità di vita del congiunto”.

“Nella fase cruciale delle cure palliative e nella fase della scomparsa del familiare assistito – ha aggiunto – è sempre più necessario proporre interventi di sostegno e sollievo al caregiver, prendendosi così cura di chi si è preso cura“.

“La nostra Regione – ha concluso Lucchini – crede all’alleanza tra istituzioni e associazionismo. L’impegno della Società italiana di cure palliative testimonia proprio il valore di una comunità sempre più attenta a promuovere buone prassi delle relazioni di cura”.

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Fine vita, l’informativa del presidente Fontana in Consiglio regionale

Questa l’informativa del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, sul ‘fine vita’ illustrata  in Consiglio regionale.

Tema di grande rilevanza

“L’informativa odierna, per contenuti e tematica, richiede una necessaria analisi tecnica degli accadimenti, ma è doverosa una premessa che ritengo fondamentale. Ho ritenuto di dover partecipare in prima persona proprio per rendere la giusta dimensione all’importanza di quanto  sarà affermato e discusso. Ci troviamo ad affrontare un tema di grande rilevanza e sensibilità, che ci impone riguardo e serietà, afferendo alla sfera più privata dell’essere umano. Auspico che quest’Aula, consapevole della propria rilevanza istituzionale, dimostri capacità di trattare, con il massimo rispetto per tutte le sensibilità coinvolte, l’argomento che non è tema di parte o di partito e che, ritengo, non debba sfociare nella contrapposizione che, spesso, anima il dibatto di quest’assise.

Confronto sereno e inclusivo

Spero che vi sarà un confronto sereno e inclusivo, basato sui fatti e non dimenticando mai il doveroso rispetto da riconoscere ad una persona che per libera scelta e in piena coscienza ha deciso di compiere un estremo gesto e che oggi non è più tra noi e che per questo stesso motivo merita le nostre preghiere e il nostro cordoglio”.

Fine vita

“Per quanto riguarda il tema oggetto di questa informativa, con la speranza di assolvere al dovere della richiesta pervenuta all’indirizzo della Giunta regionale, mi preme iniziare richiamando come la Corte Costituzionale, con sentenza n. 242/2019, ha introdotto una condizione di non punibilità per il reato di istigazione o aiuto al suicidio, dichiarando la parziale illegittimità dell’art. 580 codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona che si trova in uno stato di sofferenza intollerabile, fisica o psicologica, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, ma perfettamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità della procedura siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del Comitato Etico territorialmente competente”.

Corte Costituzionale

“Alla luce delle richieste pervenute dai cittadini in relazione al suicidio medicalmente assistito, presentate a seguito delle pronunce della Corte costituzionale, n. 242/2019 e n. 135/2024, la Dg Welfare ha inteso sin da subito assicurare un adeguato approfondimento delle tematiche in oggetto. Occorre ribadire che la Regione prioritariamente verifica la necessaria informazione e la concreta attuazione della rete di cure palliative e di tutti gli strumenti di assistenza disponibili per alleviare le sofferenze del paziente. ù

Precisando che la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 242/19, sottolinea «[…] l’esigenza di adottare opportune cautele affinché l’opzione della somministrazione di farmaci in grado di provocare entro un breve lasso di tempo la morte del paziente non comporti il rischio di alcuna prematura rinuncia, da parte delle strutture sanitarie, a offrire sempre al paziente medesimo concrete possibilità di accedere a cure palliative diverse dalla sedazione profonda continua, ove idonee a eliminare la sua sofferenza […] in accordo con l’impegno assunto dallo Stato con la legge n. 38 del 2010.

Il coinvolgimento in un percorso di cure palliative deve costituire, infatti, «un prerequisito della scelta, in seguito, di qualsiasi percorso alternativo da parte del paziente»”.

Società italiana cure palliative e Federazione cure palliative

“Si avverte, come affermato dalla Società italiana di cure palliative (Sicp) e dalla Federazione cure palliative (Fcp) in comunicati emessi dopo la pubblicazione da parte della Corte costituzionale dell’ordinanza n. 207/2018 e della sentenza n. 242/19, che le cure palliative e la sedazione palliativa sono radicalmente diverse dal ‘Suicidio medicalmente assistito’ per gli obiettivi perseguiti, i mezzi usati e il risultato conseguito. Si specifica altresì che l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore è soluzione rispettosa del dettato costituzionale e della dignità dei malati, in linea con la puntuale indicazione già contenuta nell’ordinanza n. 207 del 2018 e secondo l’impegno assunto dallo Stato con la legge n. 38 del 2010″.

Tavolo regionale

“Recenti interventi legislativi, infatti, tra i quali quello prefigurato nel Bilancio di previsione 2023-2025 dello Stato, si muovono nel senso dell’eliminazione dei perduranti margini di mancata attuazione delle previsioni della citata legge. È quindi necessario assicurare un’adeguata informazione sulle cure palliative e che per ogni richiesta sia valutata prioritariamente da parte di Asst la reale offerta di cure palliative ricevute dal paziente. È stato istituito, con decreto n. 13.846 del 19/09/2024, il Tavolo Regionale per lo studio e l’approfondimento dei temi posti in essere dalla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019 volto ad analizzare tutte le tematiche connesse alle richieste di suicidio medicalmente assistito. Il Tavolo Regionale si è riunito nelle sedute del 5 novembre, 19 novembre e 13 dicembre del 2024, durante le quali è stata approfondita la tematica in esame e le possibili soluzioni volte a dar seguito a quanto previsto dalla Corte costituzionale”.

Presa in carico

“In un’ottica di minimizzazione delle sofferenze del richiedente, oltre al compito di valutazione, così come prospettato dalla Corte costituzionale con sentenza n. 242/2019, l’Asst competente si occupa di garantire delle condizioni minime standard di adeguatezza: rispetto al luogo e a un’idonea strumentazione (per evitare situazioni inappropriate e/o viaggi all’estero che aumenterebbero le sofferenze del paziente) e la presenza di personale sanitario del Servizio sanitario regionale senza alcun ruolo attivo nella procedura del Suicidio medicalmente assistito, ma solo per un intervento di monitoraggio e tutela nell’attività di autosomministrazione del farmaco”.

“L’adeguatezza della presa in carico della richiesta deve avvenire tramite un’analisi. Questa deve includere  la valutazione dei diversi elementi clinici, cognitivo-comportamentali, familiari e sociali, etici e giuridici”.

“La valutazione deve altresì essere effettuata in un arco temporale idoneo a favorire un’approfondita valutazione delle variabili potenzialmente interferenti, ma rispondente alle caratteristiche della patologia e della condizione clinica generale del paziente”.

Asst Fatebenefratelli-Sacco

“In Lombardia l’Asst Fatebenefratelli–Sacco, è stata depositaria di una richiesta di suicidio medicalmente assistito. Ricevuta la richiesta, è stato nominato il Collegio per la valutazione delle quattro condizioni stabilite dalla Corte costituzionale. È stato allertato anche il Comitato Etico territorialmente competente. Sono seguite poi le interlocuzioni valutative tra il Collegio e la richiedente”.

Comitato Etico, il parere sul fine vita

“Da ultimo, il Comitato Etico ha reso il proprio parere certificando che la paziente fosse in possesso dei quattro requisiti stabiliti dalla Corte. Si precisa che la procedura di autosomministrazione non ha interessato il Servizio sanitario regionale. La prescrizione del farmaco è stata effettuata dal medico di fiducia individuato dalla paziente. Il farmaco è stato fornito, così come avvenuto in analoghi casi nelle altre regioni, da parte dell’Azienda sanitaria territorialmente competente. Di questi fatti non è stato possibile dare evidenza e informazione in ragione della richiesta di riservatezza da parte dei legali dell’interessata. Questo procedimento è avvenuto in un quadro di autotutela dell’ente Regione affinché venisse evitata la soccombenza di fronte ad un giudice Come cioè già avvenuto in altre regioni italiane. Questo per consentire che venissero superate le condizioni di impossibilità dovute alla condizione fisica del soggetto interessato dalla procedura”.

Ordinanze di Ancona e Trieste

“In particolare, come stabilito nell’ordinanza del 1 febbraio 2022 del Tribunale ordinario di Ancona, “diversamente opinando, si arriverebbe ad una abrogazione tacita della pronuncia della Corte costituzionale e al mantenimento dello status quo ante rispetto alla pronuncia”. Abrogazione che, per legge, non è possibile. Una sentenza della Corte costituzionale non può infatti essere riformata o cancellata dal Parlamento o da un Tribunale ordinario.

Va ricordato inoltre che, nei procedimenti analoghi, l’intervento dell’Autorità giudiziaria ha imputato agli Enti coinvolti sanzioni per i ritardi nell’attuazione della procedura. In conformità si è pronunciata la Sezione Civile del Tribunale di Trieste. Con ordinanza del 4 luglio 2023, ha confermato quanto stabilito dalla succitata ordinanza delle Marche”.

Conferenza delle Regioni

“Regione Lombardia, in questo quadro lacunoso dal punto di vista normativo, si è altresì rivolta alla Conferenza delle Regioni.  Questo affinché si trovi all’interno delle regioni medesime una posizione comune sulle modalità attuative delle sentenze 242/2019 e 135/2024. Siamo infatti in attesa che venga approvata una norma nazionale sul tema per evitare che si sviluppi un quadro di non uniformità sul territorio nazionale”.

Progetto di legge

“Ricordo infine come proprio quest’Aula, lo scorso 19 novembre, ha votato una pregiudiziale di costituzionalità del progetto di legge di iniziativa popolare promosso dall’Associazione Luca Coscioni per incompetenza a trattare la materia del fine vita, in assenza di un quadro normativo nazionale che faccia chiarezza nel lacunoso e frastagliato contesto attuale”.

Normativa chiara, la richiesta al Parlamento

“Auspico che – ha concluso Fontana – il Parlamento si attivi, finalmente e nel breve. così da definire dei punti fermi che il contesto impone. Tutto ciò a tutela e rispetto dell’umanità e del dolore delle persone. Una normativa chiara, definitiva e certa è innanzitutto una questione di civiltà”.

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Più facile per i medici stranieri specializzati lavorare in Lombardia

Regione Lombardia ha approvato una delibera, proposta dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, per facilitare l’esercizio temporaneo in Italia di medici specialisti formati all’estero attraverso il riconoscimento delle specializzazioni mediche.

Assessore Bertolaso: vogliamo sopperire temporaneamente alla carenza di personale

“L’obiettivo – ha detto l’assessore Bertolaso – è quello sopperire alla carenza di personale sanitario e alla difficoltà di coprire posti vacanti in diverse specialità. E’ un problema che affligge tutta l’Europa, specialmente in settori come il Pronto Soccorso, la Pediatria e la Radiologia. Per superare temporaneamente il problema con questa delibera agevoliamo l’assunzione di medici stranieri attraverso il riconoscimento rapido delle specializzazioni acquisite all’estero. Questo riduce i tempi burocratici, permettendo ai medici stranieri di lavorare subito in Italia. In particolare hanno mostrato interesse professionisti dell’America Latina, dove molti parlano italiano o hanno origini italiane. E tutto questo facilita il loro inserimento culturale e professionale. Vogliamo rispondere con tempestività e flessibilità alla crescente domanda di specialisti che non riusciamo attualmente a soddisfare con i professionisti italiani”.

Le specializzazioni incluse per i medici stranieri specializzati

Le specializzazioni incluse sono Anatomia Patologica, Anestesia Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore, Chirurgia Generale, Dermatologia e Venereologia, Pediatria, Geriatria, Medicina d’Emergenza Urgenza, Medicina e Cure Palliative, Medicina interna, Microbiologia e Virologia, Oftalmologia, Otorinolaringoiatria, Radiodiagnostica e Radioterapia. Il riconoscimento delle qualifiche sarà gestito dall’Azienda Regionale Emergenza Urgenza (AREU) attraverso una commissione dedicata e una procedura informatizzata, che consentirà agli specialisti di presentare le proprie domande sulla piattaforma ‘Bandi e Servizi’ della Regione.

Questa decisione si basa sull’art. 13 del decreto-legge del 2020 e l’art. 6-bis del decreto-legge del 2021, già utilizzati per riconoscere i titoli di medici e infermieri stranieri.

Entro 30 giorni Regione Lombardia dovrà decidere

Regione Lombardia avrà tempo 30 giorni per riconoscere la specialità del medico e la facoltà di sospendere la procedura qualora venga meno la necessità di personale sanitario. I candidati dovranno fornire documenti autenticati come il titolo di specializzazione, il piano di studi e una traduzione certificata in italiano.

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L’Hospice di Como non chiuderà. Assessore al Welfare: trovata la soluzione

“L’Hospice di Como non chiuderà. Si è parlato in questi giorni di uno ‘stop dell’attività’ di questa realtà a giugno e del rischio che una parte importante del territorio potesse quindi ritrovarsi completamente priva della componente di cure palliative. Questo non succederà. Ho parlato con i colleghi interessati alla vicenda e posso assicurare che ‘è tutto sotto controllo’. ASST Lariana e ATS Insubria hanno già in gestione il problema e trovato una soluzione. E’ prevista infatti la presa in carico diretta della struttura da parte di ASST Lariana”.

Rete lombarda

Lo ha detto l’assessore regionale al Welfare intervenuto a Palazzo Lombardia al convegno sulle cure palliative organizzato da Uneba Lombardia e dall’associazione Vidas. “Questa è la dimostrazione – ha concluso l’assessore – dell’organizzazione di una rete lombarda che, pur sempre migliorabile, esiste ed è in grado di dare delle risposte importanti a tutti i nostri cittadini”.

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