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Inaugurato l’Ospedale di Comunità di Calcinate (Bergamo)

enti posti letto accreditati (15 già operativi), con un’équipe composta da 8 infermieri, 6 OSS e 2 medici. Questi i numeri dell’Ospedale di Comunità di Calcinate (Bergamo) aperto lo scorso 1° luglio 2025, inaugurato dall’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso. Ad ottobre 2025 sono già stati accolti 48 pazienti, prevalentemente over 80, per patologie come fratture, polmoniti, scompensi cardiaci e complicanze metaboliche. La realizzazione è avvenuta all’interno del Presidio territoriale ‘Francesco Maria Passi’ e integrato con la Casa della Comunità, situata al piano terreno.

Ospedale di Comunità di Calcinate: investimento da 2,1 milioni di euro

La struttura, finanziata con risorse Pnrr per un investimento pari a 2,1 milioni di euro, rappresenta un presidio sanitario di prossimità pensato per garantire cure personalizzate e assistenza intermedia tra il domicilio e l’ospedale, in stretta connessione con servizi specialistici, residenze sanitarie e hospice.

In provincia di Bergamo un tassello importante per il sistema sanitario lombardo

L’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha inaugurato l’ospedale di comunità di Calcinate, in provincia di Bergamo“La realizzazione dell’ospedale di Comunità di Calcinate – ha detto Bertolaso – rappresenta un tassello importante nel completamento del sistema sanitario lombardo. Si inserisce in una rete organizzata che parte dai medici di base e dalle Case di Comunità, prosegue con gli Ospedali di Comunità e arriva fino alle strutture ospedaliere di riferimento“.

“L’Ospedale di Comunità – ha concluso Bertolaso – svolge una funzione di filtro tra la medicina territoriale e quella di alta intensità, offrendo assistenza e cure a pazienti che non necessitano di ricoveri prolungati o terapie complesse. È un modello integrato che unisce sanità e sociale, rafforzando la presa in carico del cittadino in ogni fase del percorso di cura”.

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Sanità, Piazza: Lombardia adempiente al monitoraggio Lea 2023

“La Regione Lombardia mostra un profilo di adempienza ai Lea superiore alla soglia (60) in tutte e tre le aree di assistenza: prevenzione, distrettuale e ospedaliera, altro che perdita di 14 punti. Gimbe, Majorino e Di Marco farebbero bene a non distorcere o strumentalizzare dati ufficiali del Ministero della Salute o imparare a leggerli e contestualizzarli”. Così il sottosegretario all’Autonomia e ai Rapporti con il Consiglio regionale, Mauro Piazza, in risposta al comunicato di Gimbe e dei consiglieri regionaliwel, Majorino e Di Marco, sulla lettura dei dati dell’ultimo monitoraggio dei dati CORE (fondamentali) 2023, del Nuovo Sistema di Garanzia dei Livelli essenziali di assistenza – che ha sostituito la griglia LEA -, realizzato dal Ministero della Salute.

Dinamica positiva su indicatori chiave

“Nel confronto tra Regioni, lo strumento ‘NSG CORE‘ – evidenzia il sottosegretario – fornisce punteggi per singola area e una sintesi complessiva con soglie di adempienza. Criticità possono emergere in aree specifiche, ma non si traduce automaticamente in una perdita sostanziale del punteggio complessivo a livello regionale. È fondamentale distinguere tra punteggio totale, punteggi per area e indicatori CORE: la somma dei punteggi per area non equivale a una singola “perdita” di 14 punti in tutte le aree”.

“A livello di indicatori CORE – aggiunge Piazza – l’area prevenzione evidenzia una dinamica positiva su indicatori chiave (a esempio adesione agli screening a punteggio elevato). Alcune aree richiedono attenzione, ma non configurano una perdita netta di performance complessiva. Il quadro 2023 non segnala una perdita di 14 punti: i punteggi complessivi mostrano mantenimento o lieve miglioramento in alcune aree e solo lievi flessioni in altre”.

Il monitoraggio ‘LEA 2023 NSG CORE’

“Questi dati – conclude il sottosegretario – ribadiscono l’importanza di consultare fonti ufficiali per una lettura accurata e contestualizzata. Invitiamo a diffondere le informazioni basandosi sulla Relazione Monitoraggio LEA 2023 NSG CORE disponibile a questo link e a evitare letture distorte”.

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Regione Lombardia rimborsa le scarpe ortopediche

Da Regione Lombardia rimborso per le calzature ortopediche di serie. Un provvedimento che va oltre i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) nazionali per garantire un supporto reale a chi ne ha bisogno e l’appropriatezza prescrittiva. Queste scarpe, progettate per prevenire lesioni, trattare deformità lievi e migliorare la deambulazione, saranno coperte dal Servizio Sanitario Regionale a partire dal 10 settembre 2025. La misura è contenuta in un provvedimento approvato recentemente dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore al Welfare, Guido Bertolaso. Una decisione che risponde alle segnalazioni di medici e famiglie, semplificando l’accesso a dispositivi fondamentali per la mobilità quotidiana.

I modelli delle scarpe ortopediche incluse nel rimborso

Le calzature ortopediche di serie sono indicate per minori con problemi come piedi piatti o valgismo, pazienti diabetici con complicanze vascolari e persone con invalidità che usano tutori o protesi. Non si tratta di scarpe comuni, ma di ausili che aiutano a camminare meglio, riducendo dolore e rischi.

I codici per il rimborso includono modelli per piede diabetico (230 euro), pediatrici (140 euro) e per patologie neurologiche (230 euro), con rinnovi ogni 18-24 mesi a seconda della deambulazione. L’iniziativa si affianca alla reintroduzione di ortesi spinali, come collari e corsetti, per fratture e cifosi.

Soluzione regionale per cittadini e famiglie in difficoltà

“Come Lombardia – spiega Bertolaso – abbiamo contestato la rimozione dal nomenclatore nazionale delle calzature e protesi spinali di serie, ma la decisione è stata applicata su accordo della maggioranza delle Regioni con il Ministero della Salute. Abbiamo quindi sviluppato una soluzione regionale per continuare a fornire questi presidi essenziali a cittadini e famiglie che affrontano malattie e disabilità, rispondendo alle numerose segnalazioni da assistiti e prescrittori sul territorio. Grazie al lavoro della Direzione Welfare, abbiamo inserito le indicazioni necessarie nella delibera approvata in Giunta, offrendo un supporto concreto a chi si è trovato improvvisamente in difficoltà”.

“Questo è un esempio di autonomia decisionale in sanità: utilizzare i fondi nel modo migliore per i lombardi. Alla stregua – conclude l’assessore – di quanto deciso l’anno scorso, in tema di prevenzione del virus respiratorio sinciziale, dalla Giunta regionale lombarda che anticipò quelle che poi divennero determinazioni nazionali”.

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Giustizia, welfare penale: 2,6 milioni per l’inclusione attiva

Promuovere, in tema di giustizia, l’inclusione attiva delle persone sottoposte a misure di esecuzione penale che si trovino in condizione di fragilità, favorendo così interventi integrati attraverso in rete con gli enti del territorio.
È questo l’intento dell’Avviso pubblico Programma regionale ‘Spazio Zero’ approvato dalla Giunta di Regione Lombardia su proposta dell’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Elena Lucchini di concerto con l’assessore al Welfare Guido Bertolaso.

“Il nostro obiettivo – ha commentato l’assessore Lucchini – sempre in stretto accordo formale e sostanziale con le articolazioni territoriali del Ministero della Giustizia, è quello di ampliare gli interventi di inclusione attiva delle persone in esecuzione penale in situazioni di particolare vulnerabilità per metter in atto un’azione che possa anche essere di prevenzione agli eventi suicidari nel sistema penitenziario”.

Giustizia, per l’inclusione attiva stanziati 2,6 milioni

“Questo Avviso – ha proseguito – è rivolto innanzitutto ai partner territoriali di Regione Lombardia per realizzare le proposte attuative delle progettualità. Per questo abbiamo individuato linee di intervento che prevedano spazi semiresidenziali per la prevenzione, l’assistenza e l’inclusione e soluzioni abitative inclusive ad alta intensità di supporto, nonché percorsi formativi per l’autonomia sociale e personale e una presa in carico psicosociale integrata”.

Dotazione finanziaria

“Grazie a una dotazione finanziaria pari a 2.638.356 euro – ha sottolineato – vogliamo quindi consolidare e potenziare il complesso di interventi posti in essere attraverso il progetto cofinanziato da Cassa delle Ammende ‘Un Centro in rete per la fragilità’, terminato nel maggio 2025″.

“Siamo certi – ha concluso Lucchini – che i principali stakeholder istituzionali e del privato sociale sapranno certamente dare il loro contributo per migliore il nostro sistema di welfare penale”.

Soggetti destinatari

I soggetti destinatari sono adulti e giovani che abbiano compito i 18 anni di età, in particolare :

– Adulti sottoposti a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria:

–  presenti all’interno degli Istituti di pena che presentano situazione di particolare fragilità.
– In misura penale esterna che presentano situazioni di particolare fragilità.
– In messa alla prova che presentano situazione di particolare fragilità.

– Giovani  che abbiano compiuto il 18° anno di età:

– sottoposti a provvedimento dell’Autorità giudiziaria presenti all’interno dell’Istituto penitenziario minorile (Ipm) Beccaria, nei reparti giovani/adulti degli Istituti penitenziari e in misure di comunità.
– In messa alla prova.

 

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Servizio civile, in Lombardia 1.370 giovani pronti a partire

Sono 1.370 i giovani lombardi pronti a iniziare la loro esperienza di servizio civile. Andranno a operare in 664 Comuni gestiti dal Network Scanci.it. Le nuove ‘leve’ sono state salutate, all’Auditorium Testori di Milano, nel corso di un evento organizzato da Anci e Anci Lombardia in collaborazione con Regione Lombardia. Le domande totali di partecipazione pervenute sono state 4.356.

Il saluto dell’assessore ai giovani del servizio civile in Lombardia

A salutarli l’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità, Elena Lucchini, che ha ringraziato i ragazzi e le ragazze per “l’impegno che hanno scelto di prendere”, sottolineando “il valore” che rappresenta. “Il vostro – ha detto la responsabile della Famiglia – è un esempio di cittadinanza attiva, di grande valore per le nostre comunità.  Attraverso il vostro servizio, contribuirete concretamente alla costruzione di una società più solidale, inclusiva e consapevole”. “Siete protagonisti – ha aggiunto – di un’esperienza che arricchirà non solo il territorio, ma anche il vostro percorso personale e umano”.

L’opportunità sotto il profilo della formazione

L'assessore Elena Lucchini commenta i 12 milioni stanziati dalla Lombardia per l'inclusione sociale dei detenuti

Infine l’assessore Lucchini ha ricordato l’importante opportunità che il servizio civile offre anche sotto il profilo della formazione: “I percorsi previsti nei Programmi e progetti approvati anche con il concorso di Regione Lombardia – ha osservato – rappresentano un’opportunità a 360 gradi. Infatti, oltre a dare corpo ad attività rilevanti per il territorio e la società civile, contengono azioni formative che solitamente superano le 100 ore complessive e possono contenere anche percorsi di acquisizione delle competenze spendibili per la ricerca del futuro collocamento all’interno del mondo del lavoro”.

I numeri

Il Bando con cui partiranno è quello ordinario 2024 con i seguenti numeri complessivi di posti previsti sul territorio lombardo: Programmi 2024 – SCU n. 4.350 volontari. I posti di ‘operatore volontario’ in Lombardia negli ultimi anni hanno avuto numeri molto rilevanti: nel 2021 i volontari erano 4.342, nel 2022 si arrivò a 5.636 mentre lo scorso anno 5.409.

Profilo dei volontari

È di 23 anni l’età media dei candidati volontari. Di questi, il 68% sono femmine e il 32% maschi. Circa il 65% è in possesso di Diploma di Scuola Superiore. Oltre il 22% è in possesso di una Laurea. Il 10% è in possesso di Licenza media. Circa il 3% si distribuisce tra Licenza elementare e il possesso di titolo di studio conseguito all’estero e non riconosciuto in Italia.

Ambiti dei progetti

  • Assistenza: attività dedicate alle persone particolarmente vulnerabili e fragili (minori, persone con disabilità, anziani).
  • Cultura: attività all’interno delle biblioteche e nei musei e nell’organizzazione di iniziative ed eventi culturali.
  • Educazione: attività nelle scuole e nelle strutture ricreative per minori ed anziani.
  • Ambiente: attività svolte all’interno di parchi ed oasi protette e attività di educazione ambientale condotte nelle scuole e verso la cittadinanza.
  • Protezione civile: affiancamento agli operatori nella gestione delle attività e nell’educazione alla prevenzione.

Più facile trovare lavoro

Si sottolinea come nel corso degli anni il servizio civile abbia accentuato sempre più il suo ruolo di precursore (per i giovani) al futuro accesso nel mercato del lavoro. I giovani che partecipano al Servizio civile hanno sicuramente maggiori possibilità di trovare un posto di lavoro in tempi ragionevoli (spesso in pochi mesi).

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Fondo non autosufficienza, dalla Lombardia altri 8,5 milioni di euro

Approvata dalla Giunta di Regione Lombardia la delibera contenente l’aggiornamento della programmazione regionale dell’Fna, il  Fondo non autosufficienza. La proposta è  dell’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità, Elena Lucchini.

Lombardia, ulteriori risorse per il Fondo non autosufficienza

“Con uno sforzo economico notevole – spiega l’assessore Lucchini – la Regione è riuscita a integrare ulteriori risorse proprie nel bilancio di assestamento per 8,5 milioni di euro. Così abbiamo anche scongiurato l’eventualità di liste d’attesa su Misura B1. Questo stanziamento ha portato la quota di fondi regionali a 41 milioni di euro. Il totale complessivo arriva così a circa 133 milioni di euro per la disabilità gravissima per il 2024. Un aumento notevole. Soprattutto se si considera come, a inizio 2023, le risorse del bilancio regionale a integrazione dell’Fna, ammontassero a 23 milioni di euro”.

La Misura B1

L’aggiornamento della programmazione contenuto nella delibera approvata preserva inoltre il valore del contributo monetario . Questo è destinato alle persone con disabilità assistite dal solo caregiver familiare, Inoltre, contemporaneamente, permette loro di fruire dei servizi integrativi sociali, avviati a partire dal primo giugno di quest’anno. Nel concreto quindi, i beneficiari della Misura B1 con caregiver familiare vedranno riconosciuto un contributo, tra erogazioni monetarie e servizi, superiore rispetto alle annualità precedenti.

Iter lungo e impegnativo

“È il completamento di un iter lungo e impegnativo. La Regione ha dovuto  fare i conti con una normativa voluta dal precedente governo. Essa ha posto dei vincoli stringenti che imponevano, inizialmente, pesanti rimodulazioni. Un percorso – conclude l’assessore Lucchini – condiviso con le associazioni rappresentative. Un lungo iter che ha visto il presidente Attilio Fontana e la sottoscritta impegnati in prima persona con l’obiettivo, pienamente raggiunto, di preservare il nostro livello di assistenza”.

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Assistenti familiari, 2 milioni di euro per rifinanziare il bonus

La Giunta della Regione Lombardia, su proposta dell’assessorato alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità, Elena Lucchini, ha destinato 2 milioni di euro per la realizzazione degli interventi relativi al ‘Bonus Assistenti familiari‘ e all”Implementazione registri e sportelli’.

L’obiettivo è garantire continuità al percorso di sostegno che si sta strutturando anche attraverso il welfare territoriale.
Nell’ultima rilevazione del gennaio 2024 ammesse e finanziate oltre 799 domande e attivati sportelli e registri nella totalità degli Ambiti territoriali.

Assistenza e cura

“Aumentare registri e sportelli significa garantire un servizio sempre più attento ai bisogni dei cittadini” ha dichiarato l’assessore Lucchini. “Le famiglie che non possono individuare una figura di caregiver al proprio interno – ha aggiunto – necessitano di un supporto a domicilio. E questo non è sempre facile da reperire. Per questo, la nostra Regione ha inteso valorizzare e sostenere il lavoro di assistenza e cura. In particolare quello svolto dagli assistenti familiari in aiuto e tutela delle persone fragili e dei loro cari”.

Incontro tra domanda e offerta

Vogliamo dunque favorire, ha sottolineato Lucchini, “l’incontro tra la domanda di servizi domiciliari di cura e l’offerta di lavoro da parte degli assistenti familiari. Questo sostegno economico – ha concluso – è una misura rivolta anche alle persona fragili già destinataria delle misure B1 e B2 del Fondo Nazionale per la non autosufficienza e prevede anche la possibilità che il datore di lavoro sia un ente del settore”.

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