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Toscana, un castello nascosto e una spiaggia segreta: l’escursione sulle rive del fiume Merse

Chiusdino, Monticiano, Sovicille. Nomi che ai più possono dire poco: sono piccoli borghi che punteggiano la Val di Merse, un bell’angolo della provincia di Siena, nel sud della Toscana. Morbide colline, fitti boschi e alcuni corsi d’acqua che scorrono, sinuosi e silenziosi, tra una curva e l’altra del territorio.

Qui, tra le bellezze di Siena, le Colline Metallifere e le prime propaggini della Maremma, il fiume Merse, piccolo affluente dell’Ombrone, è lo scenario di una bella e poco frequentata escursione, un cammino nel verde che porta prima a un antico castello dimenticato, con un nome che è già di per sé un racconto, e poi, sulla via del ritorno, a una spiaggia d’acqua dolce che d’estate diventa una meravigliosa oasi di frescura assolutamente da non perdere.

In Svizzera c’è una nuova altalena gigante con una vista da brividi a oltre 2.000 metri

Tra i picchi frastagliati delle Alpi Vodesi, il panorama estivo sta cambiando volto. Sulla cima del Grand Chamossaire, nel cuore del comprensorio di Villars-Gryon-Diablerets, chi cerca l’ebbrezza di un’emozione forte oggi può provarla a 2.110 metri d’altitudine.

Una struttura metallica a forma di V domina infatti il crinale: è la nuova altalena gigante creata per regalare un balzo nel vuoto da 12 metri d’altezza. Bastano pochi secondi per ritrovarsi sospesi sulla valle, provando la sensazione di volare tra le vette.

Ma dietro questa scarica di adrenalina non c’è solo la voglia di divertire: la vera sfida è la sopravvivenza della montagna stessa. Con la neve sempre più scarsa e imprevedibile a causa del cambiamento climatico, l’attrazione nasce per dare alle stazioni sciistiche una nuova vita estiva, slegata dalle piste da sci.

L’altalena gigante sulle alpi svizzere

Provare l’esperienza dell’altalena gigante è semplice e accessibile a chiunque raggiunga la cima. L’ingresso è incluso per chi è già in possesso dello skipass o del biglietto per gli impianti di risalita della zona, rendendola un’attività integrata a tutti gli effetti nella visita del comprensorio.

La struttura può ospitare fino a tre persone contemporaneamente, ciascuna posizionata su una speciale seduta con manubrio e assicurata saldamente con un sistema di cinghie di sicurezza. Una volta pronti, entra in funzione un meccanismo di cavi e pulegge che solleva i partecipanti portandoli all’indietro fino a un’inclinazione quasi verticale, a novanta gradi rispetto alla piattaforma sottostante.

È in quel momento di sospensione a testa in giù che la tensione raggiunge il massimo, prima che lo sgancio improvviso lanci i passeggeri nel vuoto per un volo spettacolare sul panorama alpino.

Dettaglio altalena gigante in Svizzera
Getty Images
Un dettaglio dell’altalena gigante in Svizzera

Vivere la montagna tutto l’anno

L’installazione sul Grand Chamossaire, nella Svizzera occidentale, non rappresenta soltanto una novità per gli amanti delle esperienze estreme, ma è il simbolo di una profonda trasformazione in atto nel turismo di alta montagna. Con l’incertezza legata all’innevamento stagionale e gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, le stazioni sciistiche europee stanno cominciando a ridefinire le proprie priorità.

Sebbene le quote più alte continuino a registrare presenze consistenti durante i mesi freddi, la necessità di guardare al futuro ha spinto i gestori degli impianti a sviluppare offerte destinate a funzionare 365 giorni l’anno. L’obiettivo principale è valorizzare le infrastrutture esistenti anche durante le stagioni intermedie, svincolando l’economia locale dalla presenza del manto nevoso.

Creare motivi di richiamo nei mesi estivi significa garantire continuità occupazionale, sostenere il tessuto commerciale del territorio e proporre un modello d’accoglienza capace di intercettare le esigenze di un pubblico sempre più dinamico e diversificato. L’altalena risponde esattamente a questa esigenza, offrendo un motivo di richiamo costante che valorizza gli impianti di risalita già esistenti.

Per proteggere il territorio, inoltre, la struttura è stata posizionata volutamente in un’area già antropizzata e servita dalle funivie, lasciando intatti i settori più selvaggi della montagna per chi cerca il contatto con la natura, il trekking o le escursioni in mountain bike.

Grecia, Monte Olimpo: sulla cima della montagna del mito

Sono passati quasi tremila anni, eppure certe cose non passano mai di moda. Sarà per quello che ci insegnano a scuola, sarà perché è la culla della nostra cultura, sarà perché, in fondo, è una saga fantasy pazzesca, ma la mitologia greca ha ancora e avrà sempre una presa fortissima sull’immaginario collettivo italiano e non solo. Una presa che si riflette anche sulle nostre vite, sulle nostre vacanze e sui nostri viaggi, vista anche la viralità raggiunta sui social dai contenuti dedicati al Monte Olimpo, la montagna sacra agli dei omerici.

Col suo costante cappello di nembi bianchi, il grande rilievo ha rappresentato la soglia oltre la quale, per gli antichi, cominciava il regno degli dei. Oggi quel regno è la meta e l’ambizione degli escursionisti che si avventurano nel paradisiaco Parco del Monte Olimpo, che si alza dalla pianura della Macedonia fino a superare i 2900 metri di quota. Non serve essere un semidio per raggiungerne la cima, anzi le cime, visto che sono tre. Bastano, infatti, gambe allenate, scarponi robusti e la voglia di scoprire una natura selvaggia e incontaminata.

Monte Olimpo: lontano dal mito, le caratteristiche geografiche

Al netto delle leggende, il Monte Olimpo è, prima di tutto, un massiccio imponente, che si staglia sullo sfondo del Golfo Termaico, a poca distanza dalla costa sul mar Egeo, nel nord della Grecia contemporanea. Questa vicinanza al mare è parte del suo fascino: in meno di due ore, sui suoi sentieri, si passa dal profumo salmastro dell’Egeo al freddo pungente delle quote più alte, dove la neve può resistere fino a tarda primavera.

Con i suoi 2918 metri, la vetta di Mytikas è il punto più alto non solo della montagna, ma di tutta la Grecia. Non è però un rilievo isolato: l’Olimpo è un massiccio che comprende oltre cinquanta punte sopra i duemila metri, profonde gole e una grande biodiversità. Tra le vette più note, oltre a Mytikas, ci sono Skolio (2911 metri di altitudine), Skala (2882) e Stefani (2909), quest’ultima conosciuta anche come Trono di Zeus per la sua forma particolare, la quale ricorda, in effetti, un seggio naturale scolpito nella roccia.

escursioni sentieri monte olimpo
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La roccia nuda delle vette più alte dell’Olimpo

A tutelare questo contesto più unico che raro, tra punte aguzze, valli, depressioni, fiumi e cascate è il Parco Nazionale del Monte Olimpo: nel 1938 è stato il primo parco nazionale istituito in Grecia, un riconoscimento arrivato per proteggere i boschi di pino nero, le faggete secolari e una fauna che include camosci, volpi, ma anche numerose specie rapaci, tra le quali l’eccezionale aquila reale. Non stupisce che l’UNESCO lo abbia inserito tra le riserve della biosfera già nel 1981, a simboleggiare ancora una volta quanto sia prezioso questo ecosistema tanto ricco quanto fragile, dove la macchia mediterranea delle quote più basse lascia gradualmente spazio a una vegetazione alpina, fino alla roccia nuda delle vette.

Il punto di partenza più utilizzato per esplorare la montagna è Litochoro, un grazioso paese ai piedi del massiccio: da qui si dipartono la maggior parte dei sentieri che risalgono verso le cime.

I sentieri per arrivare sulle tre cime del Monte Olimpo

Chi sogna di mettere piede sulla vetta più alta della Grecia deve mettere in conto un’escursione di almeno due giorni, con pernottamento in uno dei rifugi di montagna. Il percorso più classico, e anche il più frequentato, segue le tracce del sentiero E4, ovvero l’European Long Distance Path 4, il grande cammino che unisce Tarifa, in Spagna, a Cipro, e che qui sale per l’appunto fino alle vette dell’Olimpo.

Lo si può affrontare partendo come detto da Litochoro. È però raccomandabile, per accorciare i tempi, partire dalla località di Prionia, raggiungibile in auto lungo una strada sterrata, guadagnando così già circa 800 metri di elevazione e risparmiando circa 9 chilometri di percorso.

Prionia è l’ultima località raggiungibile in auto ai piedi dell’Olimpo ed è sostanzialmente il campo base da cui partono le escursioni sul monte. Da qui il sentiero si inoltra tra faggi, pini neri e maestosi esemplari di pino bosniaco, alberi capaci di attecchire anche nelle condizioni più estreme di alta quota.

escursioni sentieri monte olimpo
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Le vette più alte dell’Olimpo sono spesso circondate da nubi

L’obiettivo è raggiungere, dopo tre o quattro ore di dura ascesa, il rifugio Spilios Agapitos, a 2100 metri di altitudine. Si tratta del punto d’appoggio più popolare per salire verso le cime della montagna, un’ampia struttura con oltre 100 posti letto che si trova su uno spuntone di roccia tra grandi conifere, soprannominato il Balcone. La prima tappa, nel suo complesso, misura solo quattro chilometri e mezzo, ma si sale un dislivello di circa 1000 metri che la rende tosta.

Il secondo giorno di escursione regala l’esperienza più emozionante, ma altrettanto impegnativa. Dal rifugio, il sentiero risale rapidamente sopra il limite della vegetazione, aprendosi su panorami che spaziano fino all’orizzonte azzurro del mare. In un paio d’ore di salita si raggiunge la prima delle tre cime più celebri, Skala, a 2882 metri di quota. Si prosegue, dunque, lungo una cresta stretta fino a Skolio, la cima a 2911 metri, la seconda vetta più alta del massiccio.

Mytikas, invece, la più alta, si raggiunge deviando dal sentiero E4 lungo un impervio tratto che si imbocca da Skala. È un percorso difficile, con alcuni passaggi di arrampicata semplice ma esposta, che richiede piede fermo e una certa esperienza. Serve circa un’altra ora per raggiungerla.

È questa, in ogni caso, la via della prima, mitica ascesa documentata, nel 1913, compiuta da Christos Kakalos, alpinista di Litochoro, insieme agli svizzeri Frédéric Boissonnas e Daniel Baud-Bovy. Kakalos diventò poi la prima guida alpina ufficiale della montagna, continuando a scalarla fino a novant’anni.

Dalla vetta di Mytikas si può proseguire fino a raggiungere il rifugio Giosos Apostolidis e da qui ridiscendere verso Prionia. Chi invece prosegue lungo il sentiero E4 può trovare un punto d’appoggio al bivacco Christakis, 500 metri più in basso, al cospetto dell’omonima cima (2707 metri).

Altre escursioni sul Monte Olimpo

Non tutti i sentieri dell’Olimpo puntano necessariamente a raggiungere le vette più alte: la montagna degli dei è un tesoro multiforme, come l’ingegno di Odisseo. Pertanto, offre tante altre escursioni nelle quali impegnarsi per scoprire luoghi meno frequentati, ma altrettanto meritevoli.

Un esempio è quello del sentiero che dal bivio di Gortsia, poco fuori Litochoro, conduce al rifugio Petrostrouga, attraverso un sentiero ben segnalato che attraversa splendide faggete e passa accanto ad alcuni tra gli esemplari più imponenti di pino bosniaco dell’intero massiccio. È un percorso ideale per chi vuole assaporare l’atmosfera della montagna e al contempo godersi bei colpi d’occhio sul mar Egeo. Il percorso è lungo circa cinque chilometri, con un dislivello impegnativo (circa 950 metri) e un tempo di percorrenza intorno alle 3 ore.

Se avete tempo e gambe, l’escursione può proseguire fino allo splendido Altopiano delle Muse, un pianoro roccioso con una vista pazzesca sulle cime circostanti. Circondato da pareti rocciose e attraversato da sentieri che si intrecciano tra le diverse cime del massiccio, regala uno dei colpi d’occhio più suggestivi di tutto l’Olimpo, con vista sulla imponente sagoma di Mytikas che domina l’orizzonte. La salita all’altopiano può terminare ai rifugi Christos Kakalos, a quota 2650 metri, o al Giosos Apostolidis, che con i suoi 2700 metri rappresenta la struttura all’altitudine più elevata dell’intera Grecia. Ci si trova sul versante opposto delle vette più alte dell’Olimpo rispetto al sentiero E4, ma anche da questi rifugi è possibile salire fino alla cima di Mytikas. Peraltro lo si fa passando dalla vetta Stefani, il Trono di Zeus.

Una bella escursione, più semplice e alla portata di tutti, è quella che da Prionia porta alla Grotta di San Dionisio. Ci si lascia alle spalle Prionia camminando nella direzione opposta alle vette del Monte Olimpo, percorrendo un sentiero che costeggia il torrente Enipeas. Si incontrano per prime le magnifiche Cascate di Enipeas, con delle belle polle di acqua cristallina che invitano a farsi un tuffo.

escursioni sentieri monte olimpo
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Cascata sul torrente Enipeas

Il sentiero prosegue arrivando all’antico Monastero di San Dionisio, un luogo spirituale eccezionale, pittoresco, dove la pietra dell’Olimpo diventa un elemento architettonico perfetto. Costruito nel Cinquecento, è stato più volte danneggiato, in modo più grave durante la Seconda Guerra Mondiale.

escursioni sentieri monte olimpo
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La Grotta Sacra di San Dionisio

Si arriva infine alla Grotta, il luogo di eremitaggio di San Dionisio, santo della chiesa ortodossa greca, che qui si segregava nel XVI secolo. La grande cavità naturale contiene un piccolo edificio votivo. È un luogo suggestivo dal quale ammirare il lato orientale del Monte Olimpo, con una sorgente vicina. Questo percorso fa parte del sentiero E4, nel tratto che collega Litochoro a Prionia.

10 esperienze da vivere per sentirsi davvero nel viaggio di Ulisse

Il 16 luglio scorso, in Italia è uscito al cinema The Odissey di Christopher Nolan e, a dire il vero, già da mesi non si parla d’altro, tra aspettative e polemiche – quelle, non mancano mai. Con il poema omerico tornato sulla bocca di tutti, non si può far altro che lasciarsi affascinare da questa narrazione epica che da oltre duemila anni continua ad affascinare viaggiatori, scrittori e sognatori.

Il viaggio di Ulisse raccontato nell’Odissea di Omero è infatti un percorso di mari sconfinati, isole misteriose, incontri con creature leggendarie e luoghi sospesi tra storia vera e mito che ancora oggi sembrano custodire il ricordo dell’eroe greco. Seguire le tracce di Ulisse non significa soltanto visitare siti archeologici o musei, ma immergersi in paesaggi dove il confine tra realtà e leggenda diventa sottilissimo: promontori affacciati sul Mediterraneo, grotte nascoste, antiche fortezze sul mare e baie raggiungibili solo a piedi o in barca.

Dalle coste del Lazio alla Grecia, passando per la Sicilia e le isole del Mediterraneo, sono tantissime le esperienze che permettono di vivere un viaggio ispirato all’epopea omerica. Ecco alcuni luoghi da inserire in un itinerario sulle orme di Ulisse o, per lo meno, per sentirsi un po’ viaggiatori e un po’ naufraghi come il protagonista dell’Odissea.

Camminare fino al Picco di Circe

Se volete ripercorrere idealmente lo stesso mare osservato da Ulisse, sappiate che nel Lazio esiste un luogo dove leggenda e paesaggio si incontrano per davvero. Stiamo parlando del Promontorio del Circeo, da sempre associato alla figura della maga Circe, una delle protagoniste più celebri dell’Odissea. Secondo il mito, Ulisse approdò sull’isola di Eea, dove incontrò Circe, capace di trasformare gli uomini in animali grazie ai suoi poteri. La tradizione ha identificato proprio il promontorio laziale con il luogo in cui sarebbe vissuta la maga.

Promontorio del Circeo
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Vista del Promontorio del Circeo

Raggiungere il Picco di Circe, il punto più alto del promontorio, è un’esperienza perfetta per chi vuole sentirsi dentro il viaggio dell’eroe. Il sentiero attraversa la macchia mediterranea e conduce a un panorama spettacolare sul Mar Tirreno, con una vista che nelle giornate limpide arriva fino alle Isole Pontine.

Entrare nella Grotta di Nestore

Sulla costa occidentale del Peloponneso, vicino alla baia di Voidokilia, si trova uno dei luoghi più affascinanti legati ai poemi omerici, la celeberrima Grotta di Nestore. Secondo la tradizione, questa cavità naturale sarebbe stata associata a Nestore, il leggendario re di Pilo e uno degli eroi greci della guerra di Troia. La grotta domina d’altro canto una delle baie più spettacolari della Grecia, con acque turchesi e un paesaggio che sembra rimasto immutato nei secoli.

Quali sono le location di "Odissea", il film, in Grecia?
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La misteriosa Grotta di Nestore

Esplorare le Isole Egadi in barca

Seppur non precisamente “omeriche”, le Isole Egadi, al largo della Sicilia occidentale, sono una destinazione ideale per chi vuole vivere il Mediterraneo con lo stesso spirito di esplorazione di Ulisse. Favignana, Levanzo e Marettimo custodiscono calette nascoste, grotte marine e fondali trasparenti che sembrano appartenere a un racconto epico.

Calette a Favignana, Sicilia
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Il suggestivo panorama delle calette di Favignana

Navigare tra queste isole permette di scoprire angoli raggiungibili solo dal mare, proprio come avrebbe fatto un antico viaggiatore alla ricerca della prossima terra da esplorare. Tra le esperienze più suggestive c’è una gita in barca verso le grotte di Marettimo o un bagno nelle acque della Cala Rossa di Favignana, dove il contrasto tra rocce e mare crea uno scenario da cartolina.

Navigare nello Stretto di Scilla e Cariddi

Il tratto di mare più famoso dell’Odissea è indubbiamente quello tra Calabria e Sicilia dove si trova uno dei luoghi più noti della mitologia greca: lo Stretto di Messina, identificato dalla tradizione con il passaggio tra Scilla e Cariddi. Nell’Odissea Ulisse dovette affrontare questo tratto di mare estremamente pericoloso, stretto tra due mostri mitologici: Scilla, nascosta tra le rocce, e Cariddi, capace di inghiottire le acque creando vortici mortali.

Panoramica di Scilla in Calabria
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Panoramica di Scilla in Calabria

Il borgo di Scilla, con il quartiere dei pescatori di Chianalea affacciato sull’acqua, è una tappa imperdibile per chi vuole aggiungere al viaggio anche un tocco di storia e tradizione.

Dormire in un’antica tonnara come un navigatore

Per immergersi davvero nelle atmosfere del viaggio di Ulisse, una delle esperienze più suggestive è trascorrere una notte in un’antica tonnara trasformata in struttura ricettiva: in Sicilia ne esistono tantissime. Questi luoghi raccontano secoli di rapporto tra uomo e mare: antichi edifici in pietra dove un tempo si lavorava il tonno, oggi diventati dimore affacciate sul Mediterraneo.

La Tonnara di Scopello
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La celebre Tonnara di Scopello

Assistere a uno spettacolo al Festival di Epidauro

Tra le esperienze più emozionanti per chi ama il mondo classico c’è assistere a uno spettacolo nel Teatro di Epidauro, uno dei teatri antichi meglio conservati al mondo. Ogni estate il Festival di Epidauro riporta in scena tragedie e commedie greche in un luogo dalla straordinaria atmosfera.

Epidauro teatro
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L’antico teatro di Epidauro

Sedersi sulle gradinate costruite più di duemila anni fa e ascoltare una rappresentazione sotto il cielo stellato significa vivere un legame diretto con la cultura che ha dato origine ai miti di Ulisse. Il teatro, famoso anche per la sua incredibile acustica, è dunque una delle tappe più suggestive di un viaggio nella Grecia classica.

Visitare il Castello di Methoni

Sulla costa del Peloponneso si trova il Castello di Methoni, una spettacolare fortezza costruita sul mare che sembra appartenere a un racconto di viaggi e conquiste. Affacciato sul Mar Ionio, il castello è uno dei luoghi più scenografici della Grecia meridionale. Le sue mura, le torri e il lungo ponte che conduce all’ingresso raccontano secoli di storia mediterranea. Passeggiare tra le rovine al tramonto permette di immaginare navi in arrivo all’orizzonte e antichi navigatori pronti a partire verso nuove terre.

Esplorare l’Acrocorinto

Sopra la città di Corinto sorge l’Acrocorinto, una delle fortezze più imponenti della Grecia. Questa antica cittadella domina il territorio circostante dall’alto di una collina e offre una vista spettacolare sul Golfo di Corinto e sul Peloponneso.

C'è anche l'area archeologica di Acrocorinto tra i luoghi dov'è stato girato "Odissea" in Grecia
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Lo spettacolo senza tempo di Acrocorinto

Scoprire Aspri Ammos, la spiaggia del mito di Calipso

Tra i luoghi più suggestivi associati al viaggio di Ulisse c’è anche Aspri Ammos, una spiaggia selvaggia legata alla leggenda di Calipso, la ninfa che secondo l’Odissea trattenne l’eroe per anni sulla sua isola. La tradizione colloca l’episodio sull’isola di Ogigia, identificata da alcuni studiosi con diverse località del Mediterraneo.

Alcune spiagge greche, tra cui Aspri Ammos, sono state associate nel tempo al fascino di questo mito grazie alla loro natura incontaminata e all’atmosfera isolata.

Salpare su una barca tradizionale al tramonto

Per concludere un viaggio sulle orme di Ulisse non c’è esperienza più simbolica che salpare su una barca tradizionale al tramonto. Navigare lentamente mentre il Sole scende sul mare permette di riscoprire il Mediterraneo nella sua dimensione più autentica: quella fatta di vento, onde e silenzi, proprio come facevano gli antichi navigatori.

Il paradiso dell’outdoor si trova in Friuli-Venezia Giulia

C’è un angolo di Friuli-Venezia Giulia dove la natura sembra essersi divertita a creare piccoli miracoli geologici e paesaggi da favola.

Qui, all’ombra delle imponenti vette delle Alpi Giulie occidentali, si sviluppa un paradiso dell’outdoor che custodisce foreste di risonanza usate dai liutai di tutto il mondo, miniere che nascondono segreti curativi ed eccellenze gastronomiche, e corsi d’acqua spettacolari che viaggiano incredibilmente fino al Mar Nero.

Quello di Tarvisio e dei suoi dintorni è un territorio sorprendente e accessibile a tutti, dove i sentieri per il trekking più selvaggio si alternano a percorsi pensati per il puro relax delle famiglie, capace di trasformare ogni passeggiata in un’avventura indimenticabile tra terra, acqua e cielo.

Il Parco Geominerario di Raibl, viaggio nel cuore della Terra

Il cuore del Parco Geominerario di Raibl è la sua miniera, le cui pareti sono custodi di oltre 700 anni di attività a partire dall’epoca romana. Per secoli qui gli abitanti della zona (e non solo) hanno lavorato per estrarre zinco e piombo.

La struttura sotterranea della miniera ha dell’incredibile: ben 120 chilometri di gallerie disposte su 19 livelli, che scendevano fino a 520 metri di profondità. Camminando all’interno si nota subito una curiosa pendenza del 2 per mille, studiata appositamente in passato per non far fare troppa fatica ai muli che trasportavano il materiale estratto e per permettere all’acqua di drenare correttamente senza allagare i cunicoli.

Altra particolarità: per visitare la miniera dovrai coprirti molto bene! All’interno infatti c’è un’umidità del 98% e una temperatura costante di 6 gradi.

Entrando nel suggestivo Camerone Santa Barbara – che una volta era ben cinque volte più grande ed è il punto esatto in cui venne trovata la vena mineraria principale – si respira ancora la profonda devozione dei lavoratori alla Santa che li proteggeva. L’altare sotterraneo è dedicato proprio a Santa Barbara e ogni 4 dicembre vi si celebra una messa in due lingue.

Ma non finisce qui. Un altro luogo caratteristico della miniera è il Pozzo Layer, un ascensore utilizzato per trasportare il materiale estratto e i minatori. E come non citare poi il Tunnel o Galleria di Bretto che, con i suoi 5 chilometri, è stato il primo confine di Stato più profondo d’Europa.

Formaggi in miniera
@SiViaggia - Valentina Scillieri
L’affinatura dei formaggi nella miniera

Nella miniera Raibl ci sono anche altre due sorprese. La prima è che in uno degli ambienti sotterranei si tengono due volte all’anno dei trattamenti di speleoterapia per ragazzi con problemi respiratori. La seconda è invece di natura enogastronomica: da qualche anno le gallerie ospitano zone di affinatura dei formaggi, che, grazie ai lieviti della miniera, rimangono morbidissimi all’interno. Una vera chicca unica in Europa!

Dal punto di vista umano, senso di comunità si percepisce ovunque: basti pensare che negli anni ’50 ci lavoravano ben 1200 persone e il paesino di Cave del Predil era un vero e proprio villaggio vibrante di 2500 abitanti, mentre oggi ne rimangono circa 200, dopo che nel 1991 la miniera è stata definitivamente chiusa. All’interno della miniera rimane, per fissare la memoria e l’attaccamento della popolazione a questo luogo, una scritta: “Gluck auf“, ovvero “Felice ritorno”, il tradizionale saluto dei minatori che esprimeva la speranza di tornare alla propria vita in superficie.

Sul set cinematografico dei Laghi di Fusine

Se c’è un luogo che sembra uscito direttamente da una fiaba o da una cartolina, quello è senza dubbio la conca dei Laghi di Fusine. Non a caso questo posto pazzesco è stato più volte scelto come set cinematografico e pubblicitario d’eccezione.

Questi due laghi di origine glaciale sono protetti dalle maestose Alpi Giulie occidentali, dominate dal profilo del monte Mangart con i suoi 2677 metri di altezza, un colossale blocco di calcare e dolomia.

Laghi di Fusine
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Vista dai Laghi di Fusine

Camminando lungo le sponde, potrai ammirare i famosi massi erratici, giganteschi blocchi di roccia staccati in epoca remota dal ghiacciaio e trasportati fino a qui: i più famosi sono il masso Marinelli (alto circa 20 metri) e il masso Giulio Andrea Pirona.

I laghi sono due, situati a pochissima distanza l’uno dall’altro ma con sfumature uniche: il Lago Inferiore si trova a 924 metri di altitudine, mentre il Lago Superiore si trova a 929 metri. I due sono collegati da un sistema sotterraneo di acque, per cui è il Lago Superiore ad alimentare quello Inferiore. Una particolarità: il Lago Superiore è molto “umorale”, nel senso che essendo alimentato principalmente dall’acqua piovana, il suo livello cambia continuamente.

Per gli amanti della natura selvaggia, i boschi circostanti di abeti rossi e faggi sono un vero paradiso di biodiversità. Qui crescono i pregiati abeti rossi di risonanza, ricercati dai liutai di tutto il mondo perché il loro legno finissimo è perfetto per costruire strumenti musicali a corda di altissimo livello. Aguzzando la vista e l’udito tra i rami, potresti avvistare poi animali come il picchio verde e il picchio nero, cervi, caprioli, camosci, stambecchi e marmotte, ma anche lupi, orsi e linci.

Il Monte Lussari e il santuario tra le nuvole

Il Monte Lussari è un luogo magico intriso di spiritualità e fascino ad alta quota. Salendo quassù a piedi o con gli impianti, si raggiunge il celebre e pittoresco borgo dove nel 1313 nasce ufficialmente il santuario, una meta di pellegrinaggio antichissima e suggestiva che da secoli unisce popoli e lingue diverse.

Monte Lussari
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Il borgo di Monte Lussari

Una delle particolarità architettoniche più curiose della chiesa riguarda la forma del suo soffitto: fu infatti realizzato con le sembianze di una carena di nave rovesciata per il patriarca d’Aquileia, un dettaglio costruttivo davvero singolare che ti consiglio assolutamente di osservare alzando gli occhi al cielo una volta varcato il portale d’ingresso.

Tutto attorno il paesaggio si apre in una spettacolare vista sulle Alpi Giulie e lo sguardo si perde nella maestosità delle pareti di roccia del Jof di Montasio, del Jof Fuart e del Mangart. Questo luogo è l’ideale sia per gli amanti del trekking e della natura, con anche sentieri impegnativi come il Cammino Celeste, che per chi pratica sport invernali, con la suggestiva pista Di Prampero adatta agli sciatori più esperti.

Alpi Giulie Monte Lussari
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Le Alpi Giulie viste dal Monte Lussari

Il Monte Lussari è anche l’ambientazione della suggestiva e tradizionale fiaccolata del 1° gennaio: sciatori professionisti, vestiti con abiti invernali tipici, scendono lungo i pendii della montagna con le fiaccole in mano fino a Camporosso, dove tutta la comunità si ritrova per festeggiare con musica, vin brulè e fuochi d’artificio.

Le acque cristalline dell’Orrido dello Slizza

Se cerchi un’avventura a piedi che lasci a bocca aperta tutta la famiglia senza richiedere sforzi eccessivi o sentieri da alpinisti, l’Orrido dello Slizza è esattamente la scelta perfetta.

Si tratta di una forra molto stretta e profonda, scavata nel corso dei millenni dalla forza incessante dell’acqua dello Slizza, un torrente che nasce dall’unione di due corsi d’acqua della zona: il Rio Freddo e il Rio del Lago.

La camminata si sviluppa lungo un sentiero semplice e perfettamente attrezzato con scale e staccionate, ideale per una splendida gita con i bambini.

Orrido dello Slizza
@SiViaggia - Valentina Scillieri
L’Orrido dello Slizza

Oltre ad essere una meta rinomata e apprezzata per gli appassionati di pesca sportiva, questo torrente nasconde un fatto geografico davvero incredibile: a differenza della stragrande maggioranza dei fiumi italiani, l’acqua dello Slizza scorre verso Nord e va a finire dritta nel Mar Nero! Un piccolo miracolo della geografia che rende questo canyon un luogo ancora più affascinante da scoprire a passo lento.

Dalla Ciclovia Alpe Adria ai sentieri incontaminati

Le opportunità per vivere questo splendido territorio a stretto contatto con la natura non finiscono certo qui, perché la fitta rete di percorsi all’aria aperta offre infinite varianti per tutte le gambe e per tutte le età.

Per chi ama le due ruote, un’esperienza assolutamente imperdibile e rigenerante è quella di percorrere un tratto della celebre Ciclovia Alpe Adria, una delle piste ciclabili più spettacolari e premiate d’Europa che attraversa paesaggi mozzafiato ed è perfetta per le famiglie, grazie a pendenze dolci e tracciati sicuri ricavati spesso sul sedime di vecchie linee ferroviarie dismesse.

Se invece alle due ruote preferisci il trekking classico o le passeggiate rilassanti immerse nel verde, da non perdere è il “The Forest Sound Track” (il Sentiero degli Alberi di Risonanza in Val Saisera), un percorso facile di 5,5 km che conduce al cospetto dei maestosi abeti rossi usati dai liutai.

Un’idea perfetta da vivere con i bambini è la visita alle malghe del Passo Pramollo, una passeggiata molto agevole su strada forestale che conduce fino a Malga For, punto di sosta ideale tra i pascoli di montagna. Per chi ama camminare al fresco accompagnato dal mormorio dell’acqua c’è l’Anello del Rio Serai, un percorso rilassante e alla portata di tutti che attraversa il bosco superando il torrente su una suggestiva passerella pedonale.

Tarvisio e i suoi dintorni sono una destinazione immersa nella natura capace di mettere d’accordo proprio tutti. Che tu abbia voglia di infilare gli scarponi per un trekking tra i boschi, di scendere sottoterra al fresco di una miniera centenaria o semplicemente di goderti la vista sui laghi con tutta la famiglia, qui le cose da fare e da vedere non mancano mai.

Torna il Treno delle Valli con 3 viaggi a bordo delle carrozze Anni ’30, tra borghi e Alpi piemontesi

C’è un modo speciale per viaggiare nel tempo e tornare a più di cent’anni fa, quando il ritmo della vita era più rilassato e anche una gita fuori porta aveva tutto il sapore di una vera disconnessione dalla realtà mentre si scoprivano luoghi sorprendenti e mai visti prima. Basta salire a bordo di un convoglio storico con carrozze “Centoporte” degli Anni Trenta, accomodarsi sui sedili in legno e lasciarsi accompagnare lungo una delle linee ferroviarie più affascinanti del Piemonte.

Il Treno delle Valli, promosso dalla Regione Piemonte in collaborazione con Fondazione FS Italiane e i Comuni della linea Torino-Ceres, torna quest’estate con tre partenze speciali: il 26 luglio, il 9 agosto e il 23 agosto, per celebrare i 150 anni della Torino-Lanzo e i 110 anni della Torino-Ceres. Le tappe previste e gli eventi in programma sono già una garanzia di successo per questi viaggi suggestivi che richiamano le antiche tradizioni locali in paesaggi dove la natura detta il ritmo della vita quotidiana.

In viaggio tra cascate degli Dei, canyon leggendari e terre che fumano: il Diamond Circle in Islanda

Chi raggiunge l’Islanda per la prima volta finisce quasi sempre lungo il celebre Golden Circle. Non è di certo sbagliato, ma spostandosi più a nord si ha l’occasione di intraprendere un itinerario in grado di regalare scenari ancora più spettacolari e una sensazione di libertà immensa (sì, l’isola è davvero Maestra in tutto ciò). Il Diamond Circle, infatti, racchiude l’essenza del posto in circa 250 km, attraversando una delle aree geologicamente più attive del pianeta, là dove la placca nordamericana e quella euroasiatica continuano ad allontanarsi, modellando il territorio attraverso eruzioni, terremoti e sorgenti geotermiche.

Inaugurato ufficialmente come itinerario turistico nel 2020, è un susseguirsi di strade panoramiche che si snodano fra vallate modellate dai ghiacciai, distese laviche, coste battute dal Mare di Groenlandia e canyon scavati da fiumi impetuosi alimentati dalle grandi calotte glaciali dell’interno. In pochi chilometri si passa dal verde intenso di una foresta di betulle ai colori ocra di una valle geotermica, fino al nero assoluto della lava solidificata.

Anche la storia accompagna il tragitto: antiche saghe nordiche, leggende dedicate agli dèi vichinghi e avvenimenti che hanno cambiato il destino dell’Islanda si intrecciano con una natura che riesce a imporsi su qualsiasi presenza umana. Qui, in sostanza, si segue il ritmo della Terra.

Le tappe più belle del Diamond Circle

L’itinerario può essere percorso in senso orario oppure antiorario, anche se molti viaggiatori scelgono di partire da Akureyri, considerata la capitale dell’Islanda settentrionale. Pur essendo completabile in una giornata, almeno 2 giorni permettono di assaporarne davvero l’atmosfera, dedicando spazio anche alle numerose deviazioni disseminate lungo il percorso.

Goðafoss, la Cascata degli Dei (48 km – 40 min da Akureyri)

Il nome Goðafoss, tradotto, significa “Cascata degli Dei” ed è un salto d’acqua largo circa 30 metri e alto 12 che però appare quasi perfettamente semicircolare, creando un anfiteatro naturale nel quale il fiume glaciale Skjálfandafljót sprigiona tutta la propria energia.

Il panorama cambia completamente a seconda del punto di osservazione: entrambe le sponde regalano prospettive differenti, unite da un ponte pedonale che attraversa il fiume poco più a valle. Da qui compare anche Geitafoss, una cascata più raccolta che completa un quadro già straordinario.

Goðafoss, Islanda
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La maestosa Goðafoss

Húsavík, la capitale islandese dell’avvistamento delle balene (58 km – 50 min)

Affacciata sulla baia di Skjálfandi, Húsavík possiede un carattere profondamente legato al mare. Case dai tetti colorati, pescherecci, caffetterie e piccoli ristoranti che si specchiano sul porto contribuiscono a dar vita a un’atmosfera sorprendentemente vivace per una cittadina di appena poche migliaia di abitanti.

Il suo soprannome, “Capitale islandese del whale watching”, racconta perfettamente la sua vocazione: le acque fredde e ricche di plancton attirano numerose specie di cetacei durante gran parte dell’anno. Megattere, balenottere minori, delfini dal becco bianco e, in alcuni periodi, persino orche popolano questo tratto di mare, rendendo Húsavík uno dei migliori punti d’Europa dedicati all’osservazione dei grandi mammiferi marini.

Ásbyrgi, il canyon che secondo la leggenda porta l’impronta del cavallo di Odino (66 km – 55 min)

Il paesaggio muta ancora una volta e si riempie di pareti verticali alte fino a 100 metri che racchiudono un enorme canyon a ferro di cavallo lungo oltre 3,5 km. Sì, parliamo di una delle formazioni naturali più insolite dell’intera Islanda.

Dal punto di vista scientifico, Ásbyrgi nacque migliaia di anni fa grazie a un’immensa inondazione glaciale provocata dal rapido svuotamento di un lago intrappolato sotto il ghiaccio. L’enorme massa d’acqua scavò il terreno con una forza impressionante, lasciando la caratteristica forma semicircolare visibile ancora oggi.

La mitologia nordica preferisce però una spiegazione molto più poetica: secondo la leggenda, quel gigantesco ferro di cavallo sarebbe l’impronta lasciata da Sleipnir, il cavallo a 8 zampe appartenente a Odino. Sul fondo del canyon, tra le altre cose, cresce una delle foreste di betulle più rigogliose dell’isola, circostanza piuttosto rara in un Paese caratterizzato da vaste distese prive di alberi. Sentieri facili attraversano il bosco fino al piccolo lago Botnstjörn, le cui acque riflettono le alte pareti basaltiche.

Poco distante si apre anche la valle di Vesturdalur, celebre per Hljóðaklettar, le “Scogliere dell’Eco”, con colonne di basalto contorte, archi naturali e grotte nate dal raffreddamento della lava.

Dettifoss, la forza dell’acqua allo stato puro (63 km – 55 min)

Il rombo arriva molto prima della cascata, perché vibra nell’aria, attraversa il terreno e accompagna gli ultimi metri del sentiero fino al punto panoramico. È in quel momento che compare Dettifoss, una distesa d’acqua color grigio latte che precipita improvvisamente nel canyon scavato dal fiume Jökulsá á Fjöllum.

Con una larghezza di circa 100 metri e un salto di 45 metri, viene considerata la cascata più potente d’Europa per volume d’acqua. La corrente, alimentata dal ghiacciaio Vatnajökull, trascina sabbia vulcanica e sedimenti glaciali che conferiscono al fiume il caratteristico colore opaco. Il risultato è uno spettacolo primordiale, dominato da una forza difficile da descrivere.

Dettifoss in Islanda
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Magica cascata islandese di Dettifoss

Dettifoss è entrata anche nella storia del cinema grazie alla sequenza iniziale del film Prometheus di Ridley Scott, scelta per rappresentare un pianeta ancora dominato dalle forze della natura. Pochi minuti più a monte c’è pure un’altra meraviglia che prende il nome di Selfoss, decisamente più bassa ma molto più ampia.

Lago Mývatn e l’universo vulcanico del Diamond Circle (74 km – 1h)

L’ultima grande tappa racchiude un concentrato di fenomeni geologici difficili da trovare altrove. Mývatn, il cui nome significa “Lago dei moscerini”, occupa il 4° posto fra i laghi naturali più estesi dell’Islanda. Insetti minuscoli popolano la zona durante l’estate, senza però rappresentare un pericolo. Molto più interessante risulta la sua eccezionale biodiversità, in quanto considerato uno dei paradisi europei dedicati al birdwatching.

L’intera regione appare quale un laboratorio geologico a cielo aperto. Gli pseudocrateri di Skútustaðagígar costituiscono uno degli esempi più affascinanti. Malgrado l’aspetto, questi rilievi circolari non sono veri crateri vulcanici. Si formarono quando la lava incandescente raggiunse terreni paludosi, provocando gigantesche esplosioni di vapore che modellarono il paesaggio.

Pochi chilometri più avanti, per la precisione ai piedi del monte Námafjall si apre Hverir, una delle aree geotermiche più spettacolari dell’Islanda. Fumarole, pozze di fango ribollente e depositi minerali color ocra, giallo e arancione trasformano il terreno in una tavolozza naturale. Il vapore fuoriesce continuamente dal sottosuolo, ricordando quanto la crosta terrestre, in questa parte dell’isola, sia sottile e instabile.

Proseguendo verso il sistema vulcanico di Krafla, protagonista di una lunga serie di eruzioni fra il 1975 e il 1984, emergono immense distese laviche ancora attraversate da fumarole. Qui si trova anche Víti, un cratere esplosivo di circa 300 metri di diametro nato durante la violenta eruzione del 1724, passata alla storia quale inizio dei cosiddetti Mývatn Fires.

L’itinerario regala ancora un’ultima sorpresa a Dimmuborgir, soprannominata “La Città Oscura” oppure “I Castelli Neri”. Archi, torri e pilastri di lava solidificata ricordano le rovine di una fortezza gigantesca. Secondo il folklore islandese questo labirinto sarebbe la dimora dei tredici Jólasveinar, i curiosi personaggi del Natale locale, metà folletti e metà troll, protagonisti delle tradizioni popolari dell’isola.

Chi desidera una pausa può raggiungere anche la piccola grotta lavica di Grjótagjá, celebre per la sorgente termale color turchese nascosta al suo interno. In passato rappresentava un angolo dedicato ai bagni caldi naturali, ma l’intensa attività vulcanica degli anni ’70 fece aumentare notevolmente la temperatura dell’acqua, rendendola inadatta alla balneazione. Oggi, tuttavia, rimane uno degli angoli più suggestivi dell’intera regione.

Oltre le correnti dello Spirito: viaggio a piedi nella Greenway del Nera, tra eremi medievali e gole selvagge

Correnti turchesi tagliano gole calcaree profonde, mentre sentieri polverosi costeggiano l’affluente del Tevere accanto a ponti romani o torri d’avvistamento del 1200. Passo dopo passo si respira il profumo di muschio umido con l’acqua che resta accanto, il fondo che corre dolce tra borghi e vecchie infrastrutture; più avanti arrivano salite, boschi e altopiani. Stiamo parlando della Greenway del Nera, un anello verde che parte idealmente dal fragore della Cascata delle Marmore, attraversa la Valnerina e poi cambia totalmente.

Il progetto riunisce itinerari Benedettini, la Via Francigena di San Francesco e la ex ferrovia Spoleto-Norcia in un grande anello di circa 180 km. Sterrati, alzaie, strade rurali e tracciati ferroviari recuperati compongono un viaggio lento, a piedi, in bici o a cavallo. Ciò che però emoziona di più è il mutamento di scena: la Cascata delle Marmore, con il Velino che precipita nel Nera, lascia spazio al castello di Arrone e alle sue mura, poi ai borghi della Valnerina, alla Val Castoriana, a Norcia, Cascia, Monteleone e molto altro ancora.

Dove si trova ed etimologia del cammino

La Greenway del Nera si trova in Umbria, nel cuore della Valnerina, tra Terni, i Monti Sibillini e il confine laziale. “Greenway” significa via verde, espressione usata per indicare percorsi dedicati alla mobilità lenta. “Nera”, invece, richiama il fiume che accompagna la prima parte dell’anello e dà identità all’itinerario. Che poi, a dirla tutta, quel corso d’acqua è di un azzurro intenso e spessissimo trasparente.

Lunghezza e difficoltà: le tappe

Il tracciato è diviso in 16 tratte, dai 5 ai 22 km circa, con segnaletica numerata e colorata secondo la difficoltà. Il giro completo viene consigliato in senso orario per la distribuzione delle quote. Dalla Cascata a Triponzo prevale il fondovalle, con 46 km e pendenze generalmente contenute.

Da Preci in poi il carattere cambia. Le stime di D+ e durata indicate sotto sono indicative, utili per impostare le giornate a piedi; il dato reale varia in base a traccia scelta, fondo, soste e passo.

Cascata delle Marmore – Arrone (6,862 km, circa 100 m D+, 2h)

Dal belvedere inferiore il rombo della maestosa Cascata delle Marmore accompagna la partenza. Un ponte sul Nera introduce la sterrata verso Casteldilago, poi il Convento di San Francesco, fino a quando Arrone appare con il nucleo medievale di La Terra, torri e vicoli.

Arrone – Precetto (4,790 km, circa 80 m D+, 1h 30min)

Quello tra Arrone e Precetto è un tratto breve, raccolto nel fondovalle. Precetto appartiene a Ferentillo e porta il carattere severo della Valnerina, stretta tra pareti rocciose e piccoli nuclei storici.

Precetto, Umbria
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Precetto e Ferentillo

Precetto – Ceselli (9,547 km, circa 150 m D+, 2h 45min)

Il Nera resta il compagno visivo della tratta, ma qui il fondo alterna sterrato e passaggi verdi fino a Ceselli, dominata dalla chiesa di San Michele Arcangelo, costruita con la torre del cassero trasformata in abside.

Ceselli – Scheggino (3,537 km, circa 60 m D+, 1h)

Pochi chilometri e, come per magia, arriva un vero e proprio cambio d’atmosfera. Scheggino si raggiunge seguendo il corso d’acqua, con il borgo e la chiesa di San Nicola a portata di deviazione.

Scheggino borgo diffuso
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Un incantevole angolo di Scheggino

Scheggino – Sant’Anatolia di Narco (2,998 km, circa 100 m D+, 1h)

La distanza ridotta lascia spazio al meraviglioso paesaggio. Poi, a un certo punto, ecco le mura medievali di Sant’Anatolia di Narco, mentre la Valcasana aggiunge verde e acqua. Si consiglia una sosta al Museo della Canapa, il quale racconta la storia rurale della valle.

Sant’Anatolia di Narco – Piedipaterno (4,900 km, circa 120 m D+, 1h 30min)

La valle resta morbida e il percorso mantiene un ritmo tranquillo. Piedipaterno prepara l’ingresso nella parte della Greenway più legata alle vecchie infrastrutture ferroviarie.

Piedipaterno – Borgo Cerreto (8,082 km, circa 180 m D+, 2h 30min)

Acqua, campi e versanti costruiscono un paesaggio leggibile passo dopo passo, con Borgo Cerreto che segna l’avvicinamento al tracciato della ex Spoleto-Norcia.

Borgo Cerreto – Triponzo (5,531 km, circa 250 m D+, 2h)

Qui emerge l’anima ferroviaria del percorso: le gallerie della vecchia linea includono un tunnel lungo 800 m, per il quale serve una lampada adeguata. Poi la Balza Tagliata, antico passaggio nella roccia di epoca preromana, introduce la salita verso Triponzo.

Borgo Cerreto, Umbria
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Un angolo di Borgo Cerreto

Triponzo – Preci (11,800 km, circa 400 m D+, 3h 30min)

Il fondovalle comincia a restare indietro. La strada punta verso Preci, paese di origine benedettina, con la Pieve di Santa Maria, edificata nel XIII secolo.

Preci – Norcia (16,669 km, circa 650 m D+, 5h 30min)

La Val Castoriana sale verso la Forca di Ancarano, poi il panorama si apre sulla piana di Santa Scolastica. Norcia arriva con la sua cerchia muraria, piazza San Benedetto e il paesaggio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Norcia – Cascia (17,210 km, circa 700 m D+, 6h)

Campi, boschi e dorsali accompagnano una delle tratte più lunghe, con Norcia che rimane alle spalle e il paesaggio che assume un respiro più montano, fino alla geografia di alture e vallate che circonda Cascia.

Cascia – Monteleone (18,418 km, circa 750 m D+, 6h 30min)

In questa tappa lunghezza e dislivello chiedono gambe allenate. Monteleone di Spoleto si fa intravedere in quota, tra pietra e paesaggi aperti. E la Greenway, dal canto suo, ha ormai lasciato il volto fluviale dell’inizio.

Monteleone di Spoleto
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Il borgo di Monteleone di Spoleto

Monteleone – Salto del Cieco (10,300 km, circa 450 m D+, 4h)

La sterrata entra nel bosco e sale sul Monte Aspra senza raggiungerne la cima. All’antica dogana il passato di frontiera torna leggibile nei simboli e nella posizione stessa del luogo.

Salto del Cieco – Piediluco (22,260 km, circa 800 m D+, 7h)

La tratta più lunga è anche una delle più dure, anche perché ci sono 2 rampe ripide che mettono alla prova le gambe. Poi arriva la discesa verso Colle Bertone e Piediluco compare tra i monti Luco e Caperno, con il lago stretto tra rilievi boscosi.

Piediluco – Prati di Stroncone (15,597 km, circa 600 m D+, 5h 30min)

Dal lago si torna a salire verso le quote dei Prati di Stroncone. Il paesaggio si apre progressivamente e la differenza rispetto alla prima parte dell’anello si sente tutta.

Prati di Stroncone – Marmore (15,597 km, circa 500 m D+, 5h)

L’ultima tratta parte in quota e scende verso Miranda e Marmore. Il belvedere superiore annuncia il ritorno, mentre un sentiero ripido ricco di tornanti conduce infine al belvedere inferiore e chiude l’anello.

Come prepararsi al cammino

La Greenway si adatta a più livelli, ma l’anello completo richiede preparazione. Per un viaggio a piedi conviene dividere le 16 tratte in più giornate, lasciando margine alle salite della seconda metà. Scarpe adatte allo sterrato, zaino leggero, acqua e lampada frontale sono fondamentali, soprattutto nelle gallerie della ex ferrovia.

Una mappa offline o una traccia GPX aiutano a seguire l’itinerario; la segnaletica GWN offre conferme lungo il percorso. Partire dalla Cascata delle Marmore è pratico grazie ai parcheggi e ai collegamenti con Terni. Poi basta seguire il Nera, ascoltare il paesaggio cambiare e lasciare che la Valnerina faccia il resto.

Le Fiandre diventano ancora più belle da esplorare a piedi: arrivano nuovi itinerari

Torniamo a parlare del cosiddetto “turismo slow”, in particolare di quel nuovo modo di viaggiare sempre più a stretto contatto col territorio, in sella alla bicicletta o addirittura a piedi – con scarpe adatte e comode, certo. Proprio in merito a questo, le Fiandre continuano a investire in un turismo che privilegia il tempo, la scoperta e il contatto con il territorio.

Se città come Bruges, Anversa e Gand sono da anni tra le mete più amate del Belgio, oggi la regione invita a rallentare il ritmo anche attraverso una rete di sentieri che attraversa boschi, parchi naturali, castelli e piccoli borghi. Con l’ampliamento delle Flanders’ Finest Hiking Routes, il 2026 segna un nuovo passo avanti per chi desidera conoscere il volto più autentico delle Fiandre camminando.

Flanders’ Finest Hiking Routes, le Fiandre a piedi

Se non avete ancora visitato le Fiandre e attraversato i suoi suggestivi e fiabeschi paesaggi, questo è il momento giusto per rimediare alla mancanza. La rete delle Flanders’ Finest Hiking Routes raggiunge infatti quota 22 itinerari grazie all’inaugurazione di sei nuovi percorsi, disponibili dalla primavera 2026. L’iniziativa rientra nella strategia delle Fiandre di promuovere un turismo sostenibile, distribuendo i flussi di visitatori anche nelle aree meno frequentate e valorizzando il patrimonio naturalistico della regione.

Parco Nazionale Hoge Kempen
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Vista del Parco Nazionale Hoge Kempen

I nuovi itinerari attraversano alcuni dei luoghi più suggestivi delle Fiandre, tra cui il Parco Nazionale Hoge Kempen, il Grenspark Kalmthoutse Heide e le aree che circondano Anversa, Lovanio e Bruges. Si tratta di percorsi ad anello compresi tra 7 e 19 chilometri, progettati per offrire un’esperienza accessibile sia agli escursionisti più esperti sia a chi desidera trascorrere una giornata immerso nella natura. Lungo i sentieri si alternano boschi, brughiere, corsi d’acqua, castelli storici e testimonianze del patrimonio culturale fiammingo, con numerose occasioni per conoscere anche le tradizioni gastronomiche locali.

Fiandre, itinerari tra natura, castelli e tradizioni locali

Uno degli aspetti più apprezzati della rete è l’attenzione dedicata all’organizzazione dell’esperienza. Ogni itinerario dispone di una segnaletica dedicata, tracce GPX scaricabili, informazioni pratiche sui punti di partenza, indicazioni sull’accessibilità e collegamenti con il sistema dei nodi escursionistici che caratterizza la rete sentieristica delle Fiandre.
Tra le proposte spiccano anche cinque percorsi che attraversano territori ricchi di castelli storici e due itinerari dedicati alla tradizione brassicola fiamminga (ovvero la lunga cultura della produzione di birra artigianale nelle Fiandre) con l’opportunità per il viaggiatore di abbinare l’escursionismo alla scoperta delle produzioni locali.

Gaasbeek Castle, Fiandre
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Il Gaasbeek Castle, Fiandre

La rete si integra inoltre con i collegamenti ferroviari della regione, favorendo spostamenti sostenibili e consentendo di raggiungere facilmente i punti di partenza delle escursioni senza ricorrere all’automobile. Con questo ampliamento, le Fiandre rafforzano un’offerta che unisce natura, cultura, storia ed enogastronomia, confermando il crescente interesse verso un turismo lento e consapevole. Le Fiandre aggiungono così un nuovo modo di viverle: scarpe comode, zaino leggero e tanta voglia di lasciarsi sorprendere da angoli nascosti, sapori locali e panorami fuori rotta.

Vola in Spagna sulle tracce dei Campioni del Mondo con la promozione Wizz Air

La Spagna ha vinto il Mondiale 2026! Le Furie Rosse hanno conquistato la loro seconda stella battendo l’Argentina ai supplementari e il gol decisivo porta la firma di Ferran Torres al minuto 106 del secondo tempo supplementare.

Un trionfo che ha acceso l’entusiasmo in tutto il Paese, oltre che il pretesto perfetto per attraversare i luoghi che hanno cresciuto questi campioni. Per farlo, potete approfittare della nuova offerta flash di Wizz Air “Viva la Spagna”: sconti fino al 15% sui voli verso le città simbolo del calcio iberico, da prenotare entro la mezzanotte di oggi, 20 luglio 2026, per viaggiare tra il 1° agosto e il 10 dicembre 2026.

Ecco le tre mete da non perdere!

Da Barcellona a Esplugues de Llobregat, il paese di Lamine Yamal

A soli 30 minuti da Barcellona, tra Cornellà de Llobregat e l’Hospitalet, si nasconde Esplugues de Llobregat: il comune più piccolo del Baix Llobregat per estensione, ma tra i più densamente popolati, dove sono nati sia l’attaccante e talento della Spagna Lamine Yamal, che il difensore Gerard Martín. Un borgo che vive all’ombra del Camp Nou e del centro sportivo di Sant Joan Despí, tanto da essere diventato negli anni la residenza scelta da diversi calciatori della squadra.

Arrivati nel paese, troverete un centro storico caratterizzato da stradine acciottolate, dove merita una passeggiata soprattutto Carrer de Montserrat, tra edifici modernisti e botteghe tradizionali. Da non perdere il Museo Can Tinturé e il Museo della Ceramica “La Rajoleta”, che raccontano la storica vocazione manifatturiera del paese, un tempo tra i principali centri di produzione di ceramiche architettoniche.

Da Valencia a Foios, dov’è nato Ferran Torres

Ferran Torres è stato l’uomo decisivo nella finale contro l’Argentina ed è nato a pochi chilometri da Valencia, precisamente nel piccolo paesino di Foios. Si tratta di un borgo che vive di agricoltura, tradizione e una gastronomia sorprendentemente ricca per le sue dimensioni: qui si assaggiano piatti tipici come l’arròs amb fessols i naps (riso con fagioli e rape), le calderetes (stufati di riso) e la torta di Santiago alle mandorle, tutte specialità che raccontano l’anima contadina della Horta Nord.

Tegueste e Tenerife, le radici di Pedri

Volando a Tenerife, infine, potreste raggiungere la città natale del centrocampista Pedro González López, detto Pedri. Siamo a Tegueste, un borgo dichiarato Bene di Interesse Culturale, caratterizzato da un centro storico che custodisce un patrimonio artistico e architettonico che pochi paesi delle sue dimensioni possono vantare, incastonato tra i barranchi e a due passi dal Parco Rurale di Anaga, uno dei tesori naturali dell’isola.

Tegueste è un punto di riferimento per l’enoturismo: il suo paesaggio rurale è un vero mare di vigneti e tramite l’ufficio turistico locale è possibile prenotare tour guidati tra le bodegas dove nascono i suoi eccellenti vini. Chi ama il trekking troverà, invece, una rete di sentieri ben segnalati, che conducono a luoghi simbolo come il sito fondativo di La Arañita o il centro etnografico di Casa de los Zamoranos.

I laghi alpini più belli d’Italia da raggiungere a piedi in estate: 5 specchi d’acqua oltre i 2000 metri

Le Alpi italiane, nella loro fascia più alta, custodiscono una costellazione di laghi glaciali, figli delle nevi e dei ghiacci che ancora resistono al cambiamento climatico. Sono piccole meraviglie d’acqua dolce, bacini dai mille colori: il verde, il turchese, lo smeraldo, ma qualche volta anche un blu scuro e misterioso, che non lascia intravedere niente sotto la superficie.

Nessuna strada asfaltata li sfiora: sono un tesoro da scoprire soltanto a piedi, d’estate, spingendosi oltre le quote normali a cui siamo abituati, zaino in spalla e tanta voglia di scoprire la montagna. Mete perfette per coloro che amano il trekking, ma che al tempo stesso vogliono che la loro fatica sia ripagata da qualcosa di meraviglioso, per ammirare panorami che restano impressi nella memoria.

Lago di Antermoia

Val di Fassa, massiccio del Catinaccio. Ai piedi della vetta più alta del gruppo, il Catinaccio d’Antermoia, sorge l’omonimo lago. Altitudine: 2.495 metri sul livello del mare, uno dei laghi più alti delle dolomiti. È alimentato dalle sorgenti sotterranee del Rio Antermoia, e pertanto mantiene l’acqua anche nei mesi più caldi, a differenza di molti altri laghi glaciali che tendono a prosciugarsi in estate.

Legato a un’antica leggenda ladina, secondo la quale sarebbe nato dalle lacrime di una ninfa, lo splendido Lago di Antermoia è raggiungibile esclusivamente a piedi. Ci sono diversi percorsi che permettono di raggiungerlo, partendo da diverse località della Val di Fassa: Pera, Mazzin, Campitello, Fontanazzo. Convergono tutti, dopo tre o quattro ore di salita, nella conca che ospita il lago e il vicino Rifugio Antermoia.

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Arrivo al Lago di Antermoia

Il tragitto più panoramico sale da Pera di Fassa. Da qui ci si avvicina all’attacco del sentiero con due tratti di seggiovia fino a Pian dei Pecei. Attraverso la Val di Vajolet, l’itinerario tocca il Rifugio Passo Principe e supera il Passo Antermoia prima di scendere al lago.  È una escursione splendida, senza difficoltà tecniche ma resa complessa dalla lunghezza, che si avvicina ai 20 chilometri, e dal dislivello in salita di circa 1000 metri.

Una leggenda ladina racconta che il lago sia nato dal pianto di una ninfa, Antermoia appunto, trasformata in acqua dopo che il suo amore la chiamò per nome, infrangendo un incantesimo che lo vietava. Una storia un po’ sinistra come tante di quelle delle terre fredde, ma non si fatica a credere a una qualche forma di magia quando ci si trova davanti allo spettacolo unico di questo lago spettacolare.

Laghi della Val Viola

Tra Bormio e Livigno, in Alta Valtellina, si trova la Val Viola, una vallata montana particolarmente soleggiata, dettaglio che la rende percorribile con soddisfazione anche a inizio e fine stagione, oltre che in piena estate.

Praticamente al confine con la Svizzera sorge il Lago di Val Viola, un bel bacino dai colori intensi nel bel mezzo di una conca verde circondata da cime pietrose. Vi giunge una escursione semplice che parte da Altumeira, poco oltre i duemila metri di altitudine, località il cui accesso è regolamentato con un pedaggio durante la stagione estiva. Da qui si raggiunge in circa tre chilometri di percorso il lago di origine glaciale, a 2267 metri.

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Panorama sul Lago di Val Viola

Poco più avanti, attorno al Rifugio Viola, ci sono altri due laghetti, nelle cui acque si specchiano le cime circostanti, come il Corno Dosdè, con i suoi 3232 metri di altitudine. Dal rifugio si può raggiungere il Passo di Val Viola, a 2460 metri, che segna il confine con la vicina Svizzera.

Laghi del Nivolet

Il Colle del Nivolet è uno dei valichi alpini più celebri d’Italia: un passo posto oltre i 2600 metri nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta.

Salendo da Ceresole Reale lungo la strada che, nei weekend estivi, viene chiusa al traffico privato a favore di una navetta, si incontrano per primi il Lago Serrù e il Lago Agnel, due bacini di origine glaciale ampliati poi dall’uomo. Si tratta di due scenografici specchi d’acqua dalle tinte azzurre intense.

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Vista sui laghi del Pian del Nivolet

Per chi non si accontenta di arrivarci in auto, un bel sentiero è quello che parte dalla fermata dell’autobus di Chiapili di Sopra, attraversa il torrente Orco e si impenna per quattro chilometri di intensa salita fino al Lago Serrù.

Inoltre, dal Colle del Nivolet, un sentiero in salita di circa tre chilometri porta gli escursionisti a inoltrarsi tra altri piccoli laghetti dell’altopiano, come il Lago Rosset, riconoscibile per il suo isolotto a forma di cappello, e il vicino Lago Leità. I più intrepidi possono proseguire fino a raggiungere il vicino Col Rosset, percorrendo altri due chilometri. Da qui la vista sui piccoli bacini sottostanti è impagabile.

Giro dei Cinque Laghi

Nei pressi di Madonna di Campiglio, in Trentino, si trova un celebre percorso escursionistico, il Giro dei Cinque Laghi. È un percorso impegnativo, lungo quasi 15 chilometri per circa sei ore totali di percorrenza tra le cime del Gruppo della Presanella.

Si parte dai 2064 metri di Baita Natalia, destinazione di un impianto di risalita che parte da Madonna di Campiglio. Si imbocca quindi il sentiero 232 del CAI e ci si avventura alla scoperta di cinque specchi d’acqua alpini: il Lago Ritorto, il Lago Lambin, il Lago Serodoli, il Lago Gelato e il Lago Nero. Tutti si trovano oltre i duemila metri di altitudine.

Il Lago Serodoli è forse il più scenografico del quintetto. Sul versante meridionale del lago sorge un piccolo bivacco in muratura, punto d’appoggio per chi vuole spingersi oltre, fino, magari, alla cima Serodoli, a 2708 metri, che domina l’intera conca. Vicino, con un costone di roccia in mezzo, si apre il Lago Gelato, in uno scenario d’altura con creste rocciose e una splendida vista su tutte le vette vicine.

Dopo aver visitato questi due bacini l’escursione torna sui propri passi, ma si procede a scendere da un altro versante per raggiungere il piccolo Lago Nero.

Lago di Crespeina

Adagiato a 2374 metri, in una conca di roccia dall’aspetto brullo e selvaggio, sorge il Lago di Crespeina, spettacolare specchio smeraldino nel Parco Naturale Puez-Odle.

Il sentiero per raggiungere questo luogo parte dal Passo Gardena, poco oltre la soglia dei 2100 metri. È contrassegnato dal numero 2, lungo l’Alta Via delle Dolomiti. Si parte salendo per trecento metri di dislivello in salita fino a raggiungere il Passo Crespeina, una forcella dal panorama spettacolare dopo una salita altrettanto suggestiva tra guglie e capitelli. Da qui la discesa al Lago, lungo un sentiero con numerosi saliscendi, è breve.

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Il piccolo e meraviglioso Lago di Crespeina

Si devia quindi dal sentiero quando si vede lo specchio d’acqua cristallino poche decine di metri più in basso: distesi sui prati lungo le sue sponde si ammira un panorama di cime dolomitiche davvero sensazionale, in particolare sul vicino Col Turond.

Migliaia di guglie spuntano dal deserto: il mistero del luogo più surreale, il Parco Nazionale di Nambung

L’Australia è famosa per i suoi animali unici e spesso considerati tra i più pericolosi del pianeta, per gli immensi deserti rossi, le spiagge da sogno e i paesaggi che sembrano appartenere a un altro mondo. Di recente, tra l’altro, è diventata una delle mete più gettonate persino dai giovani in cerca di esperienze lavorative all’estero proprio per il suo fascino remoto e la sua ricchezza paesaggistica ed esperienziale. Ma non tutti sanno che, nel cuore dell’Australia Occidentale, esiste un luogo talmente surreale da lasciare senza parole anche i viaggiatori più esperti e che in pochi conoscono, anche dai social.

Si tratta del Parco Nazionale di Nambung, nell’Australia Occidentale, famoso per il celebre Deserto dei Pinnacoli (noto anche come Pinnacles Desert). Qui migliaia di guglie di pietra emergono dalla sabbia dorata come se fossero comparse dal nulla, costruendo uno scenario che ricorda un set cinematografico di fantascienza. Un luogo dunque dove geologia, natura e mistero si incontrano dando vita a uno scenario dietro cui però si nasconde una storia lunga migliaia di anni.

Il Parco Nazionale di Nambung

Il cuore del parco è il Deserto dei Pinnacoli, una vasta distesa sabbiosa punteggiata da migliaia di colonne di pietra calcarea, alcune alte oltre 3,5 metri. Queste spettacolari formazioni si sono sviluppate nel corso di migliaia di anni grazie a complessi processi geologici: secondo le teorie più accreditate, derivano da antichi depositi di conchiglie marine lasciati quando il mare ricopriva quest’area dell’Australia Occidentale. Con il passare del tempo, vento ed erosione hanno modellato il terreno fino a far emergere le cosiddette guglie che oggi caratterizzano il paesaggio.

Deserto dei Pinnacoli, Australia
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Sguardo sulle guglie del Deserto dei Pinnacoli

Oltre ai Pinnacoli, il parco custodisce un ricco patrimonio naturale e nei suoi oltre 17.000 ettari vivono canguri, emù e numerose specie di uccelli australiani, mentre poco distante si trova persino Hangover Bay che, al contrario di come possa suggerire il nome, non è un ritrovo post-serata per i più giovani, ma una baia dalle acque cristalline ideale per nuotare, fare snorkeling e osservare la fauna marina, tra cui delfini e leoni marini.

L’escursione qui è completa, anche perché chi desidera approfondire la storia del luogo, può visitare il Pinnacles Desert Discovery Centre per conoscere l’origine geologica del deserto attraverso esposizioni interattive, video e installazioni dedicate anche alla cultura delle popolazioni aborigene legate a questo territorio.

Dove si trova il Parco Nazionale di Nambung e come raggiungerlo

Il Parco Nazionale di Nambung si trova nell’Australia Occidentale, a circa 200 chilometri a nord di Perth, facilmente raggiungibile in automobile in poco più di due ore seguendo la Indian Ocean Drive, una delle strade panoramiche più suggestive del Paese. Il punto di accesso principale è nei pressi della cittadina di Cervantes, da cui si raggiunge in pochi minuti il Deserto dei Pinnacoli. All’interno del parco è presente un percorso panoramico percorribile in auto, oltre a sentieri che consentono di passeggiare tra le spettacolari guglie di pietra.

Parco Nazionale di Nambung
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Un canguro nel Parco Nazionale di Nambung

Il periodo migliore per visitarlo va da aprile a ottobre, quando le temperature sono più miti e le condizioni climatiche rendono più piacevole l’esplorazione. Tuttavia, è all’alba e al tramonto che il deserto regala il suo spettacolo più affascinante: le ombre si allungano sulla sabbia e i Pinnacoli regalano uno dei panorami più esemplari e fotografati dell’intera Australia.

Corri o muori, la serie Tv che svela tante splendide location nel cuore vibrante dell’Europa

Il 15 luglio 2026 è arrivata su Prime Video un’action comedy tutta al femminile in cui Octavia Spencer e Hannah Waddingham tengono gli spettatori attaccati allo schermo a suon di colpi di scena, fughe adrenaliniche, misteri e tanto divertimento. A fare da protagoniste sono anche le location di Corri o muori, serie Tv ideata dalla showrunner Tessa Coates: le scene sono state interamente girate in un inaspettato Paese europeo, tra la città e i dintorni che diventano nuove mete da raggiungere per gli amanti del set-jetting.

Di cosa parla

Debbie Claybourne e Judith Burton sono due amiche di lunga data, convinte di sapere tutto l’una dell’altra almeno fino a quando Debbie scopre che Judith non è una contabile forense come ha sempre raccontato, bensì una sicaria internazionale. La rivelazione avviene nello stesso momento in cui una losca figura del passato torna a minacciare Judith e il marito di Debbie si scopre coinvolto in un grave caso di corruzione. Le due amiche decidono quindi di scappare e attraversare l’Europa: con forze dell’ordine, assassini professionisti e pericolosi criminali alle calcagna, la loro è una corsa contro il tempo per portare a galla la verità.

Arriva su Prime Video "Corri o muori": un'action comedy con Octavia Spencer e Hannah Waddingham
(c) Amazon MGM Studios
Una scena delle serie Tv “Corri o muori”

Dov’è stata girata la serie

Le location di Corri o muori si trovano tutte in Repubblica Ceca: l’eleganza della capitale, Praga, e dei suoi dintorni caricano di tensione le vicende in cui si trovano coinvolte le due amiche, oltre a dare un senso di opulenza alla serie.

Praga

Scene tra le principali sono state girate nella Città Vecchia (Staré Město): è nel cuore antico di Praga tra vicoli medievali, edifici barocchi e monumenti in stile gotico che Debbie e Judith cominciano la loro fuga.

Molte location di "Corri o muori", nuova serie Prime Video con Octavia Spencer e Hannah Waddingham, si trovano a Praga
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La pittoresca Città Vecchia di Praga

Tra le inquadrature è facile riconoscere soprattutto Mariánské náměstí: una delle piazze principali della Old Town, dedicata alla Vergine Maria, su cui si affacciano il Clementinum (sede della famosa Biblioteca Nazionale), la New City Hall e il Prague City Council, oltre ad altri edifici amministrativi e politici.

Le location di "Corri o muori" a Praga: ecco dov'è stata girata la serie
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La famosa Piazza della Vergine Maria a Praga

Altro quartiere di Praga dov’è stata girata la serie Corri o muori è Malá Strana: affacciato sul fiume Moldava, offre una vista unica sulla città e i suoi ponti ed è noto per essere frequentato da artisti, intellettuali, attivisti, cosa che gli è valsa nel tempo la fama di quartiere bohémien.

Praga: dov'è stata girata la serie "Corri o muori"
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Malá Strana: il quartiere più bohémien di Praga

Il Kampa Park, che compare nelle inquadrature della serie, è uno dei punti più caratteristici dell’intero quartiere: si tratta di un’area verde con vista sull’isolotto di Kampa dove leggere, fare jogging o sedersi a rilassarsi tra alberi secolari e statue moderne tra le più originali di Praga.

Le principali location di "Corri o muori" a Praga: dov'è stata girata la serie
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Il pittoresco Kampa Park

Un aspetto curioso è che tra le location ci sono numerosi indirizzi – hotel, ristoranti, sale da concerti, club – ben frequentati dai turisti e locali. Da Le Palais Art Hotel Prague, un art hotel a cinque stelle in uno dei quartieri più esclusivi della città, al ristorante belga Bruxx, passando per il National Theatre e la Rudolfinum Concert Hall, ma anche per uno dei club più popolari in città tra chi ama scoprire sempre nuove proposte musicali, il Klub Futurum: la serie non manca di raccontare Praga come una città viva e dinamica (non a caso considerata tra le città più felici al mondo).

I dintorni di Praga

Karlovy Vary

Nei dintorni della Capitale la produzione ha girato a Karlovy Vary: questa località termale della Boemia, meta di molte escursioni giornaliere che partono da Praga, è frequentata almeno dagli inizi dell’Ottocento da chi ama le terme e gli stabilimenti termali. Inconfondibili sono i colonnati che fiancheggiano le principali vie pedonali: per esigenze narrative, però, la serie è stata girata sulla Nová Louka, strada più moderna e attraversata da veicoli.

Ci sono anche angoli della Boemia tra le location di "Corri o muori"
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Il pittoresco centro termale di Karlovy Vary

In Corri o muori compare soprattutto l’iconico Grandhotel Pupp: tra gli alberghi più storici del posto, ha ospitato personaggi come Wolfgang Goethe e Johann Sebastian Bach prima di diventare sullo schermo l’iconico Hotel Splendide di Casino Royale.

C'è anche il Grandhotel Pupp tra i luoghi dov'è stata girata la serie "Corri o muori"
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Grandhotel Pupp

I castelli della Boemia

Tra gli altri luoghi dov’è stata girata Corri o muori c’è anche il Ploskovice Chateau: un castello barocco, immerso nel verde di un grande parco, costruito come residenza estiva di Anna Maria Francesca Granduchessa di Toscana e oggi parte dell’immenso patrimonio dei castelli della Boemia.

Ci sono anche i castelli della Boemia tra le location di "Corri o muori"
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L’elegante castello di Ploskovice

Tra gli ultimi c’è anche il più modesto Chateau Slapy, storica residenza di una famiglia nobiliare che all’inizio del Novecento costruì un edificio con elementi barocchi e classici sui resti di un antico chiostro, usato anch’esso come set per la nuova serie Prime Video con Octavia Spencer e Hannah Waddingham.

Nascosto tra laguna e mare, c’è un castello che racconta il volto più autentico dell’Albania: Ali Pasha

Pare quasi di entrare con il corpo in una pagina di storia antica. Sì, è proprio questa la sensazione che trasmette il Castello di Ali Pasha, una piccola fortezza adagiata su un isolotto alla foce del canale di Vivari, nel cuore del Parco Nazionale di Butrinto. Siamo in Albania, in un tratto del Paese in cui l’ambiente rende il tutto assolutamente speciale: da una parte il lago di Butrinto, dall’altra il Mar Ionio, mentre davanti agli occhi si apre lo stretto di Corfù.

In sostanza, chiunque controllasse questo tratto d’acqua aveva la possibilità di sorvegliare l’ingresso verso il lago, le attività della pesca, le imbarcazioni mercantili e gli spostamenti militari lungo una delle rotte più importanti del Mediterraneo orientale. E in questo contesto il castello si presenta come una costruzione compatta perfettamente integrata nel territorio. Pietra chiara, mura robuste e torri emergono dalla vegetazione con naturalezza, quasi appartenessero da sempre alla laguna.

Il nome richiama, invece, Ali Pasha di Tepelenë, figura tra le più influenti dei Balcani tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Proprio lui trasformò la struttura in un presidio militare in grado di controllare l’accesso al lago di Butrinto, lasciando un’impronta ancora oggi ben visibile.

Breve storia e leggende del Castello di Ali Pasha

Le origini del castello precedono lo stesso Ali Pasha: la prima struttura nacque durante il dominio della Repubblica di Venezia, tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo secondo alcune fonti, oppure tra il XVII e il XVIII secolo secondo gli studi archeologici più recenti. In entrambi i casi la funzione rimase identica, ovvero quella di difendere gli interessi veneziani attorno a Butrinto, ricco di risorse naturali, oliveti, pascoli e attività legate alla pesca.

All’epoca la zona rappresentava una preziosa porta d’accesso verso Corfù, territorio veneziano dal 1386. Una semplice casa fortificata sorvegliava il canale, offrendo protezione ai proprietari terrieri e garantendo il controllo delle acque circostanti. Il destino cambiò radicalmente nel 1804, quando dopo la caduta della Serenissima e una breve presenza francese, Ali Pasha conquistò l’area, inserendola nel vasto territorio amministrato da Ioannina. Ambizioso, abile diplomatico e straordinario stratega militare, trasformò il piccolo edificio veneziano in una vera fortificazione.

Le ricerche archeologiche hanno individuato almeno 4 campagne di ampliamento durante il suo governo. Le mura vennero rialzate, comparvero torri più massicce, le difese furono rinforzate con bastioni inclinati e vennero installate batterie di cannoni rivolte verso la baia e l’imboccatura del canale. Anche l’edificio centrale acquisì un piano aggiuntivo, mentre nuovi ambienti completarono il cortile interno. Ciò vuol dire che nel giro di pochi anni una modesta costruzione agricola si convertì in una macchina difensiva progettata per respingere eventuali attacchi navali.

L’assassinio di Ali Pasha nel 1822 segnò anche il declino della fortezza. Priva del suo principale sostenitore, perse gradualmente importanza strategica. Alcune strutture andarono incontro al degrado, altre vennero adattate alle necessità dei pescatori locali, mentre la vegetazione riconquistò lentamente gli spazi.

Attorno al personaggio di Ali Pasha si sono sviluppate numerose leggende: cronache popolari lo descrivono tanto spietato quanto raffinato, molto abile ad alternare dure campagne militari a un sincero interesse per arte, architettura e commercio. Il soprannome di Leone di Giannina testimonia ancora oggi il carisma che esercitò sull’intera regione balcanica.

Come funziona la visita al Castello di Ali Pasha e cosa vedere

Il solo raggiungere questo angolo sospeso d’Albania rappresenta già una parte dell’esperienza. Come è possibile intuire dalla sua posizione, non esistono strade che conducono direttamente fino alle mura. Serve una breve traversata in barca attraversa il canale di Vivari, che però regala prospettive sempre nuove sulla laguna e sulla vegetazione del Parco Nazionale di Butrinto.

Durante la navigazione lo sguardo abbraccia un ambiente ricchissimo dal punto di vista naturalistico: acque salmastre, canneti, boschi mediterranei e numerose specie di uccelli fanno da cornice a una delle aree protette più importanti del Paese. Appena sbarcati, la fortezza rivela tutta la sua essenzialità. Le mura esterne conservano ancora l’imponente spessore pensato per resistere ai colpi dell’artiglieria. Le torri raccontano chiaramente le diverse fasi costruttive, frutto delle modifiche volute da Ali Pasha.

Il corpo centrale mantiene ancora la disposizione originaria dell’antica casa fortificata veneziana. Gli archeologi ritengono che uno degli ambienti al piano inferiore fosse collegato direttamente all’acqua e funzionasse da piccolo approdo nascosto, ideale per far entrare una barca lontano da occhi indiscreti.

L’interno presenta pochi elementi decorativi, caratteristica tipica di un edificio concepito principalmente per esigenze militari. Proprio questa semplicità rende più facile immaginare la vita della guarnigione, tra turni di sorveglianza, manutenzione delle difese e controllo continuo delle imbarcazioni in transito.

Gran parte del fascino deriva anche dal panorama: dalle mura si distinguono chiaramente il lago di Butrinto, la foce del canale, il profilo verde del parco nazionale e, nelle giornate limpide, la costa dell’isola greca di Corfù. Pochi metri separano due Stati, due culture e una storia condivisa che attraversa secoli di commerci, conflitti e incontri.

Chi dedica tempo anche al territorio circostante può proseguire la giornata visitando l’antica città di Butrinto, sito UNESCO ricco di testimonianze greche, romane, bizantine e veneziane.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Ali Pasha si trova nel Parco Nazionale di Butrinto, nel sud dell’Albania, pochi chilometri a sud di Ksamil e circa 20 km da Saranda. L’isolotto occupa la foce del canale di Vivari, passaggio naturale che collega il lago di Butrinto al Mar Ionio. L’itinerario più semplice parte da Saranda lungo la strada SH81 in direzione Butrinto. Dopo circa 30 minuti si raggiunge il parcheggio situato accanto all’ingresso del sito archeologico. Proprio qui alcuni barcaioli organizzano brevi traversate verso la fortezza con un viaggio che dura pochi minuti.

Chi preferisce i mezzi pubblici può utilizzare gli autobus diretti da Saranda a Butrinto, attivi con corse frequenti durante la stagione turistica. Una volta arrivati nei pressi dell’ingresso del parco, il punto d’imbarco si trova a brevissima distanza. L’accesso alla fortezza risulta libero, mentre il costo riguarda esclusivamente il servizio in barca.

Castello di Ali Pasha, Butrinto
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Veduta dall’alto del Castello di Ali Pasha

Tra acqua dolce e mare aperto, tra Venezia e Impero Ottomano, tra natura protetta e memoria storica, il Castello di Ali Pasha custodisce una delle pagine meno conosciute dell’Albania.

Eclissi solare totale 2026, il volo che permette di ammirarla da una prospettiva unica

Il 12 agosto 2026, il cielo d’Europa e del Nord Atlantico sarà protagonista di uno degli eventi astronomici più attesi del decennio: un’eclissi solare totale che trasformerà il giorno in un breve crepuscolo. La fascia di totalità toccherà in particolare la Spagna settentrionale, l’Islanda e la Groenlandia, mentre gran parte del resto d’Europa potrà assistere solo a una fase parziale del fenomeno.

Per chi non vuole accontentarsi di guardare in su da un giardino o da una piazza cittadina, alcune compagnie aeree hanno pensato a soluzioni su misura per gli appassionati di astronomia: voli speciali, o rotte potenziate, capaci di regalare una prospettiva che da terra, semplicemente, non esiste. E per chi sogna un’esperienza ancora più immersiva, c’è anche la possibilità di ammirarla dal mare.

Brussels Airlines

L’Airbus A320 della Brussels Airlines, noleggiato appositamente per l’occasione e organizzato dall’osservatorio pubblico Volkssterrenacht Urania, in collaborazione con l’Università di Anversa e la Vrije Universiteit Brussel (VUB), decollerà dall’aeroporto di Bruxelles nella prima serata del 12 agosto. Sorvolerà la Francia occidentale in direzione della regione di Nantes, inseguendo letteralmente l’ombra della Luna.

A bordo, potrete godere di una visuale libera da ostacoli. Dal Belgio l’eclissi non sarà totale, ma comunque spettacolare: secondo le stime di Urania, il disco solare risulterà oscurato dalla Luna per circa l’89-91% al suo massimo, poco dopo le 20:00 ora locale.

Ocean Explorer

C’è chi può scegliere di allontanarsi ancora di più dalla terraferma, puntando dritto verso il Circolo Polare Artico. L’ultima eclissi totale osservata a quelle latitudini risale al 2015 e la prossima occasione sarà proprio quella del 12 agosto 2026. Per viverla è stata pensata una spedizione di 17 giorni a bordo della moderna Ocean Explorer.

A bordo, i passeggeri avranno anche l’occasione di confrontarsi con il cartografo di eclissi Michael Zeiler, che condividerà la sua esperienza su osservazione delle eclissi, astronomia e meccanica celeste. Il viaggio si snoda per oltre 2.200 miglia nautiche e non si limita all’osservazione del fenomeno, ma è anche un modo per esplorare la Groenlandia nord-orientale e meridionale, tra iceberg, ghiacciai e fiordi.

Air Charter Service

C’è anche chi ha deciso di ribaltare la logica del volo-spettacolo, trasformando l’aereo non in un punto di osservazione in quota, ma in uno strumento per raggiungere, all’ultimo minuto, il posto giusto sulla Terra dove ammirare l’eclissi totale. È il caso del volo esclusivo con partenza e rientro in giornata da Londra Stansted, il 12 agosto 2026, verso una tra tre destinazioni possibili: Valladolid o le Isole Baleari, in Spagna, oppure Keflavík, in Islanda. Tre tra i migliori punti di osservazione al mondo per la fascia di totalità.

Delta e Alaska Airlines

Non tutte le compagnie aeree hanno puntato sullo spettacolo visto dall’alto: Delta Air Lines e Alaska Airlines hanno scelto una strada più pratica, ovvero portare più viaggiatori possibile a destinazione in tempo utile, lasciando poi che sia il suolo islandese a fare il resto.

Delta aggiungerà voli extra tra l’aeroporto John F. Kennedy di New York e l’Islanda l’8 e il 9 agosto, per dare a più passeggeri la possibilità di arrivare con qualche giorno di anticipo e assistere all’eclissi del 12 agosto direttamente da terra, all’interno della fascia di totalità. Alaska Airlines, invece, opererà voli stagionali giornalieri e diretti tra Seattle e Reykjavík, con partenza da Seattle alle 18:35 e arrivo la mattina successiva alle 9:00, in modo da lasciare ai viaggiatori un’intera giornata per esplorare l’isola prima del grande momento.

Sono questi i trend che stanno rivoluzionando le vacanze in campeggio

Negli ultimi anni il modo di vivere il campeggio è cambiato molto: se in passato era associato soprattutto alla ricerca del risparmio o al desiderio di trascorrere del tempo all’aria aperta, oggi rappresenta sempre più una scelta di stile di vita. Cresce, infatti, il numero di persone che desiderano viaggiare in modo più autonomo, riducendo il ricorso ai combustibili fossili e privilegiando un rapporto più lento e consapevole con i luoghi visitati.

L’innovazione interessa sia il mondo dei camper e delle caravan tradizionali sia quello, più recente, della mobilità su due ruote. Da un lato i veicoli ricreazionali diventano sempre più intelligenti e connessi, dall’altro prendono piede nuove formule come il bike camping, che sfruttano le potenzialità delle biciclette elettriche per offrire un modo differente di esplorare il territorio senza rinunciare a un riparo confortevole.

Il camper si fa smart, sicuro e senza fili

L’evoluzione del veicolo ricreazionale passa oggi soprattutto dagli accessori, i servizi e le tecnologie di bordo: oggi a fare la differenza sono le soluzioni pensate per aumentare autonomia, comfort e semplicità d’uso durante il viaggio.

Sempre più funzioni possono essere gestite dallo smartphone e il controllo dell’illuminazione è uno degli esempi più evidenti: regolare le luci da remoto consente di personalizzare gli ambienti in pochi istanti e di gestire meglio i consumi energetici. Anche il comfort climatico compie un salto in avanti grazie a climatizzatori progettati per funzionare senza il supporto di un generatore.

Grande attenzione viene riservata anche all’autonomia energetica. Le batterie di nuova generazione consentono di prolungare il tempo trascorso lontano dalle aree attrezzate e riducono la necessità di frequenti soste per la ricarica. In parallelo, crescono le soluzioni dedicate alla sicurezza, con sistemi antifurto connessi che, oltre a proteggere il veicolo, possono incidere anche sul costo dell’assicurazione.

L’innovazione riguarda anche gli spazi interni. Si diffondono materassi su misura in memory foam, progettati per adattarsi meglio alla forma del corpo e migliorare la qualità del riposo, mentre le soluzioni di arredo integrato puntano a sfruttare ogni centimetro disponibile senza sacrificare la funzionalità.

Anche il trasporto delle attrezzature sportive è diventato un elemento centrale nella progettazione dei nuovi accessori. La crescente diffusione delle biciclette elettriche, di solito più pesanti rispetto ai modelli tradizionali, ha trasformato la compatibilità con le e-bike in un requisito sempre più importante. Alcuni sistemi modulari sono in grado di trasportare fino a tre biciclette oppure due e-bike e possono essere configurati con moduli intercambiabili dedicati ad altre attività all’aria aperta, come porta-sci capaci di ospitare fino a quattro paia di sci o due snowboard, oppure supporti per tavole da surf e canoe lunghe fino a due metri e mezzo.

Campeggio con camper
UFFICIO STAMPA Studio Eidos di Sabrina Talarico
Il futuro del campeggio è sempre più smart

La casa si aggancia alla bici

Se il camper evolve grazie alla tecnologia, il bike camping è invece una delle novità più interessanti degli ultimi anni. Per molto tempo il principale limite delle vacanze in bicicletta è stato il bagaglio: tenda, sacco a pelo e attrezzatura da campeggio dovevano trovare posto nelle tradizionali borse laterali, con inevitabili compromessi in termini di spazio e praticità.

La diffusione delle biciclette elettriche ha però modificato tale scenario: grazie all’assistenza alla pedalata è infatti possibile trainare carichi maggiori, aprendo la strada a una nuova categoria di micro roulotte progettate per essere agganciate alla bicicletta.

Tra gli esempi più rappresentativi c’è la Wide Path Camper, assemblata a mano a Glyngøre: mini caravan con guscio rigido, misura circa un metro e mezzo durante il trasporto e può essere aperta in circa tre minuti grazie a un sistema che ripiega la parte posteriore sopra quella anteriore, trasformandosi in uno spazio abitabile.

Una filosofia diversa è quella scelta dall’austriaca GentleTent con la B-Turtle. In questo caso, il rimorchio in alluminio lungo 110 centimetri ospita una tenda gonfiabile per due persone, suddivisa in un vestibolo e in un’area dedicata al riposo. Il peso complessivo si aggira intorno ai 30 chilogrammi, caratteristica che la rende una delle soluzioni più leggere della categoria.

Dalla Francia arriva invece la CapsulBike, prodotta da TinyVroum: la micro caravan adotta la classica forma aerodinamica a goccia, una configurazione ormai diventata un riferimento per questa tipologia di mezzi grazie al buon equilibrio tra dimensioni contenute e abitabilità.

Anche la Finlandia propone una propria interpretazione con la Hupi Trailer. Il rimorchio pesa circa 70 chilogrammi e integra una scrivania ricavata nella parete, pensata come piano d’appoggio o spazio di lavoro, mentre per il riposo è previsto un letto pieghevole che consente di sfruttare al meglio l’ambiente interno.

Tra i progetti più particolari spicca infine l’Alpencamper Eco Slide Out, sviluppato in Svizzera: la micro caravan pesa 52 chilogrammi a vuoto ed è caratterizzata da una struttura a goccia con pareti isolate e un modulo laterale scorrevole che amplia la larghezza della cabina una volta raggiunta la destinazione. Da chiusa mantiene un ingombro ridotto, sufficiente per seguire la bicicletta durante gli spostamenti, mentre da aperta offre uno spazio notte di circa 1,40 per 1,96 metri, una superficie paragonabile a quella di un letto matrimoniale compatto. Sotto il piano di riposo trova posto un vano di carico da 270 litri, utile per sistemare borse, abbigliamento, utensili, cibo e attrezzatura da campeggio. È previsto anche uno spazio dedicato a una toilette secca.

Dove andare in montagna ad agosto: le destinazioni più belle per una vacanza al fresco

Quando arriva agosto, il desiderio di trovare un angolo di fresco diventa quasi una missione, se non una vera e propria ossessione. Le città si svuotano, soprattutto quelle del nord Italia come Milano, le temperature aumentano e sempre più viaggiatori scelgono di cambiare prospettiva: non più soltanto spiagge e ombrelloni, oggi anche i sentieri immersi nei boschi, i laghi alpini dalle acque cristalline e i panorami capaci di regalare una pausa dalla frenesia quotidiana sono sotto l’occhio di tutti.

La montagna d’estate è un universo completamente diverso rispetto alla stagione invernale. Le piste da sci lasciano spazio a prati fioriti, malghe aperte, trekking panoramici e piccoli borghi dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Agosto è il momento perfetto per vivere le Alpi e gli Appennini in tutta la loro bellezza, tra attività all’aria aperta, benessere e sapori locali. Dalle vette della Valtellina alle Dolomiti del Trentino-Alto Adige, passando per la Valle d’Aosta, l’Abruzzo e le montagne austriache facilmente raggiungibili dall’Italia, ecco alcune delle destinazioni più suggestive per una vacanza in montagna ad agosto.

Bormio, Livigno e Valdidentro, il fascino dell’alta Valtellina

Nel cuore delle Alpi lombarde, l’alta Valtellina rappresenta una delle mete più complete per chi cerca una vacanza in montagna ad agosto. Qui il paesaggio cambia continuamente: dai boschi di conifere alle vallate alpine, fino alle cime del Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei territori protetti più importanti d’Europa.

Valtellina in estate
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Vista di un borgo nelle montagne in Valtellina

Bormio è una destinazione che unisce storia, sport e relax. Il centro storico conserva un’anima autentica fatta di vicoli, palazzi antichi e tradizioni alpine, mentre i sentieri nei dintorni permettono di esplorare scenari spettacolari. Una delle esperienze più apprezzate è quella legata al benessere: le terme, immerse in un contesto naturale unico, sono perfette per concedersi qualche ora di tranquillità dopo una giornata di escursioni.

Il turismo termale in Italia: i dati
QC Bagni Vecchi
I Bagni Vecchi di Bormio, terme celebri della Lombardia

A pochi chilometri, Livigno offre un’atmosfera completamente diversa: più dinamica, internazionale e ricca di attività. Il suo altopiano a oltre 1.800 metri garantisce temperature piacevoli anche nei mesi più caldi, rendendola ideale per trekking, mountain bike, passeggiate panoramiche e attività per tutta la famiglia.

Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago
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Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago

Per chi desidera una dimensione più contenuta e rilassata, la Valdidentro è una piccola perla ancora poco affollata. Tra malghe, sentieri nel verde e panorami sulle montagne lombarde, è la scelta perfetta per chi vuole vivere la montagna più autentica.

Val di Fassa, il cuore delle Dolomiti

La Val di Fassa è una delle destinazioni simbolo dell’estate sulle Dolomiti. Le sue montagne, riconosciute come Patrimonio dell’Umanità Unesco, regalano scenari spettacolari dove pareti rocciose, prati alpini e boschi creano un paesaggio quasi fiabesco. Ad agosto la valle offre infinite possibilità: dalle passeggiate semplici adatte alle famiglie fino ai trekking più impegnativi verso rifugi e punti panoramici. I sentieri permettono di ammirare gruppi montuosi iconici come il Catinaccio e il Sassolungo, magari con una pausa in una malga per assaggiare specialità locali.

Val Di Fassa in estate
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Veduta della Val Di Fassa

Tra le località più interessanti c’è Pozza di Fassa, ideale per chi vuole combinare natura e benessere. Dopo una giornata trascorsa sui sentieri, le terme rappresentano un momento di puro relax, con trattamenti e piscine panoramiche circondate dalle montagne. La Val di Fassa è anche una destinazione perfetta per le famiglie: numerosi percorsi sono facilmente accessibili e molte attività permettono anche ai più piccoli di avvicinarsi alla montagna in modo divertente.

Andalo e Altopiano della Paganella, montagna per famiglie

Tra le destinazioni più amate del Trentino troviamo Andalo, località immersa nello scenario dell’Altopiano della Paganella. Qui la montagna viene vissuta in modo attivo ma senza rinunciare al comfort, rendendola una scelta particolarmente indicata per chi viaggia con bambini. Uno dei grandi protagonisti della zona è il Parco del Respiro, un’area naturale dove immergersi nei boschi e vivere un’esperienza di benessere legata al contatto con la natura. L’aria pulita, il silenzio degli alberi e i percorsi immersivi rendono questa zona una vera pausa rigenerante.

Per le famiglie è imperdibile anche il Maso Effo, spazio dedicato alla scoperta della vita rurale e delle tradizioni alpine. Tra animali, attività educative e sapori locali, permette ai più piccoli di conoscere un lato autentico della montagna. A completare l’esperienza c’è il vicino Lago di Molveno, considerato uno dei laghi alpini più belli d’Italia. Le sue acque limpide, incorniciate dalle Dolomiti di Brenta, sono perfette per passeggiate, sport acquatici e giornate di relax.

Panorama del Lago di Molveno
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Vista stupenda del Lago di Molveno

Val di Sole, sport, natura e paesaggi alpini

La Val di Sole è una delle mete più amate dagli appassionati di attività outdoor. Il nome stesso racconta una caratteristica fondamentale di questa valle: molte giornate luminose, paesaggi aperti e una straordinaria varietà di ambienti naturali. Ad agosto è possibile dedicarsi a trekking, rafting, arrampicata, ciclismo e passeggiate panoramiche. I sentieri conducono verso panorami spettacolari sul gruppo dell’Adamello-Presanella e sulle aree protette circostanti. La valle conserva anche un’anima più tranquilla fatta di piccoli borghi, malghe e prodotti tipici.

Splendido panorama del borgo di Vermiglio
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Vermiglio, Val di Sole

Cogne e il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Per chi desidera una montagna lontana dal turismo più affollato, Cogne è una scelta straordinaria. Situata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, questa località valdostana offre uno degli ambienti naturali più suggestivi delle Alpi italiane.
Qui la protagonista assoluta è la natura: prati verdi, cascate, boschi e animali selvatici accompagnano ogni escursione. Tra i percorsi più belli c’è quello verso il Rifugio Vittorio Sella, un itinerario immerso in panorami alpini spettacolari.

cascate più belle italia estate a piedi
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Le spettacolari Cascate di Lillaz, in Valle d’Aosta

Da non perdere anche le Cascate di Lillaz, facilmente raggiungibili e particolarmente scenografiche durante la stagione estiva, quando la portata dell’acqua rende il paesaggio ancora più suggestivo.

Alta Badia e Val Gardena, regine delle Dolomiti

Quando si parla di montagna italiana, Alta Badia e Val Gardena rappresentano due nomi imprescindibili. Queste vallate sono il punto di riferimento per chi cerca paesaggi straordinari, servizi eccellenti e una grande varietà di attività. Gli amanti del trekking possono scegliere tra sentieri panoramici, vie ferrate e percorsi ai piedi di alcune delle montagne più famose delle Dolomiti.

Odle, Val Gardena
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Panorama su Odle, Val Gardena

Gli impianti di risalita permettono inoltre di raggiungere facilmente quote elevate e godersi panorami incredibili anche senza affrontare lunghe salite. Un elemento fondamentale dell’esperienza è la cucina dei rifugi alpini: piatti della tradizione altoatesina, formaggi locali e dolci tipici diventano parte integrante del viaggio.

Gran Sasso e Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet”

Non tutta la grande montagna si trova sulle Alpi. In Abruzzo, il Gran Sasso offre uno scenario completamente diverso e sorprendente. Campo Imperatore, conosciuto come il “Piccolo Tibet” italiano, è un vastissimo altopiano caratterizzato da paesaggi aperti, atmosfere quasi lunari e un forte senso di libertà. È una destinazione perfetta per chi cerca una montagna meno commerciale e più selvaggia. Oltre alle escursioni e ai panorami sul massiccio del Gran Sasso, questa zona custodisce una storia importante, legata ai borghi medievali e alle tradizioni abruzzesi.

Campo Imperatore
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L’altopiano Campo Imperatore nel cuore del massiccio del Gran Sasso

Austria, Salisburgo e Ötztal Bahnhof

Per chi vuole attraversare il confine senza allontanarsi troppo dall’Italia, l’Austria offre alcune delle migliori alternative per una vacanza fresca ad agosto. La zona di Salisburgo è facilmente raggiungibile anche in treno e combina cultura, natura e paesaggi alpini. Tra laghi, villaggi ordinati e montagne verdi, rappresenta una destinazione ideale per chi ama un turismo lento e organizzato.

Nei pressi di Ötztal Bahnhof, nella valle dell’Ötztal, si trova invece Area47, uno dei parchi outdoor più grandi d’Europa. Tra rafting, percorsi avventura e attività acquatiche, è una meta perfetta per chi cerca una dose di adrenalina immersa nelle montagne tirolesi.

Il ponte tibetano più lungo del mondo è in Italia: mille passi sospesi tra cielo e montagne

Sospeso a 80 metri di altezza, il ponte tibetano a campata unica più lungo del mondo regala 586 metri di adrenalina pura e oltre mille passi nel vuoto: sono i numeri da brivido del Ponte tra i due Parchi di Castelsaraceno, un’esperienza capace di far battere il cuore agli amanti dell’avventura e della natura incontaminata.

Basta guardarlo per immaginare tutta l’emozione di attraversarlo: passo dopo passo si percorre un’opera ingegneristica straordinaria, sospesi tra cielo e terra, con il fiato sospeso e lo sguardo rivolto verso uno dei panorami più spettacolari della Basilicata.

Dormire in treno tra i paesaggi del Giappone: parte il nuovo sleeper train dell’estate

Il 2026 è un anno pazzesco per chi ama viaggiare in treno: dopo il lancio del primo treno proiettile notturno e l’addio al mitico Shinkansen di Hello Kitty il Giappone non smette di stupire e lancia una nuova esperienza. Il West Express Ginga torna in servizio, un fantastico modo per dormire e osservare splendidi paesaggi… con un prezzo davvero competitivo. Ma qual è il suo itinerario? Scopriamolo insieme.

Il tragitto del West Express Ginga

Torna in viaggio il West Express Ginga, il progetto gestito da JR West che per la sesta estate fa vivere la splendida rotta sulla penisola di Kii con 24 andate e ritorno tra Kyoto e la cittadina costiera di Shingu.

Dal 3 luglio al 30 settembre è attivo il servizio notturno che parte da Kyoto alle 21:13 e arriva a Shingu alle 9:35 del mattino successivo. 12 ore di viaggio lento e rilassante lungo la costa del Pacifico.

La cosa bella? I panorami. Infatti, non consigliamo di dormire lungo tutto il tragitto perché lo staff di bordo racconta le curiosità delle località che si attraversano e c’è modo di osservare dal finestrino le meraviglie del Giappone.

Ci sono anche tappe intermedie: per esempio alla stazione di Wakayama si può scendere per gustare un buon ramen d’asporto. Più avanti il treno si ferma per circa un’ora a Kushimoto dove le specialità sono i tuna cutlet burger… in alternativa si potrebbe prenotare una navetta per visitare velocemente le rocce di Hashigui-iwa. Arrivati a Shingu, vi aspetta un tour guidato al Kumano Hayatama Taisha, uno dei tre grandi santuari della sacra regione di Kumano. Non male per un semplice biglietto del treno.

Chi invece preferisce non rinunciare al sonno può scegliere la tratta diurna di ritorno (Shingu 13.05, Kyoto 20.53), pensata più per l’intrattenimento con quiz ed eventi a bordo, oltre a una sosta alla stazione di Kainan per fare scorta di specialità locali come il pike conger sushi e l’hayanarezushi, un piatto tradizionale di pesce fermentato riservato ai più coraggiosi. Sicuramente un itinerario originale e a tema con la stagione per poter scoprire un lato del Giappone che merita e che pochi conoscono.

Prezzi e come prenotare

Le tariffe di questa fantastica esperienza partono da 8.670 Yen, circa 52 euro, per un posto reclinabile e arrivano a 15.380 Yen, circa 92 euro, per una cabina privata premium. Considerando il tipo di viaggio, il prezzo è comunque competitivo. Tutti i posti prevedono una prenotazione obbligatoria e i biglietti si acquistano su prenotazione online tramite il sito di JR West, oppure direttamente nelle biglietterie. Attenzione, però, la partenza stagionale sta andando a ruba quindi chi desidera davvero approfittarne dovrebbe riservare velocemente il proprio posto.

Il Giappone continua a stupire e questa volta è il West Express Ginga che con il suo treno e un rituale estivo fatto di coste che scorrono fuori dal finestrino e cibo tipico riesce a conquistare una fetta di pubblico che cerca qualcosa di assolutamente originale. Con tariffe economiche che partono da appena 52 euro a tratta è impossibile resistere. Alcuni viaggi sono già sold out, chi è davvero intenzionato a partire non dovrebbe perdere tempo.

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