Il profumo di salsedine che si mescola al fritto di pesce, le luci delle giostre che illuminano le piazze, i tavoli all’aperto dove si brinda fino a tardi: l’estate è la stagione in cui i borghi si riempiono di festa. Tra sagre di paese, celebrazioni patronali ed eventi dedicati ai prodotti tipici di stagione, ogni sera diventa un’occasione per assaggiare qualcosa di nuovo e scoprire tradizioni antiche. In Sicilia questo clima di convivialità si respira ovunque, dai piccoli centri dell’entroterra alle località affacciate sul mare.
Sagre, feste ed eventi enogastronomici di luglio 2026 in Sicilia portano in scena il meglio della cultura locale, tra devozione, musica e specialità del territorio. Dal richiamo irresistibile della Sagra del pesce spada di Acitrezza, che anima la riviera ionica, alla grande celebrazione cittadina del Festino di Santa Rosalia a Palermo, fino ai profumi irresistibili di Stragusto 2026 a Trapani, le occasioni per programmare un viaggio all’insegna del gusto non mancano.
Le sagre di luglio in Sicilia da segnare in agenda
Festa della Madonna delle Grazie a Butera – Butera (CL), il 2 luglio 2026. Festa religiosa a Butera in onore della Madonna delle Grazie, con la pregevole effigie custodita nella chiesa quattrocentesca portata in processione il 2 luglio.
Festa del Pesce Azzurro di Marzamemi – Pachino (SR), dal 2 al 5 luglio 2026. Manifestazione a Marzamemi dedicata al pesce azzurro, con cibo, vino, artigianato, musica, visite guidate, show cooking, mostre e poesie per valorizzare sapori e tradizioni locali.
Sagra della Ciliegia dell'Etna a Sant'Alfio – Sant'Alfio (CT), dal 3 al 5 luglio 2026. Sagra dedicata alla Ciliegia dell’Etna Dop, prodotto simbolo dell’agricoltura catanese coltivato dal mare fino alle alte quote del vulcano, con particolare attenzione alle varietà Napoleone, Maiolina e Mastrantoni.
Grappoli Wine Festival – Belpasso (CT), il 4 luglio 2026. Festival enologico al Parco Urbano “Peppino Impastato” di Belpasso che propone un viaggio tra i vini delle zone vulcaniche, celebrando l’incontro tra cultura, paesaggio e viticoltura.
Sagra del pesce spada di Acitrezza – Aci Castello (CT), dal 10 al 12 luglio 2026. Sagra ad Aci Trezza con pesce spada delle spadare locali cotto su grandi griglie e condito con olio, limone, origano, sale e insalata fresca.
Festino di Santa Rosalia – Palermo (PA), il 14 luglio 2026. Storico Festino di Santa Rosalia a Palermo, con corteo del Carro trionfale, spettacoli lungo il Cassaro, grande partecipazione di fedeli e visitatori e conclusione con fuochi d’artificio al Foro Italico.
Sagra del Polpo a Pozzillo – Acireale (CT), il 18 luglio 2026. Sagra del polpo nel borgo di Pozzillo, con stand in piazza S. Margherita Regina che propongono insalate di polpo accompagnate da vino e musica.
TipicuèArte: Sagra della Cipolla Rossa – Partanna (TP), dal 19 al 20 luglio 2026. Evento TipicuèArte a Partanna che celebra la Cipolla Rossa con spettacoli musicali, artisti di strada, sfilate di moda, mercatini, visite guidate al castello medievale e al museo.
Stragusto 2026: torna a Trapani la Festa del Cibo da Strada – Trapani (TP), dal 22 al 26 luglio 2026. Stragusto porta a Trapani una festa del cibo di strada nella piazza dell’antico Mercato del Pesce, con specialità da vari paesi e regioni e un’atmosfera ispirata ai mercati tradizionali.
Sagra dell'Olio a Furnari – Furnari (ME), il 31 luglio 2026. Sagra organizzata in piazza Marconi a Furnari con degustazione di pane caldo con olio locale, bruschette, olive, vino e intrattenimento musicale, affiancata da cenni sulle origini del nome del paese.
Le location di Un futuro aprile, film sulla strage di Pizzolungo in arrivo su Rai 1 e RaiPlay il 21 maggio 2026, aggiungono intensità alla storia. La produzione (Rai Fiction ed Elysia Film) ha scelto di girare nei luoghi dove sono realmente accaduti gli avvenimenti narrati: un tratto di costa siciliana di straordinaria bellezza, sconvolto negli Anni Ottanta da una delle più tristi tragedie mafiose, prima di diventare un simbolo della lotta contro la criminalità organizzata.
Considerata a torto una città che spesso resta sullo sfondo, come una tappa veloce prima di raggiungere altre mete più celebri, Trapani è tutt’altro che un luogo di passaggio: è un piccolo gioiello che sorprende passo dopo passo.
Vista dall’alto, vanta una forma che incuriosisce subito: una falce sottile che si allunga nel mare, quasi a volerlo abbracciare. Un dettaglio che racconta già molto della sua identità: Trapani è sempre stata un ponte, un crocevia: in passato le sue rotte collegavano Cartagine a Venezia mentre oggi il suo porto serve i viaggiatori diretti verso le Egadi, la penisola o la Tunisia.
Per coglierne appieno l’essenza occorre perdersi e lasciarsi guidare tra le viuzze del centro storico, tra palazzi barocchi e chiese luminose, e poi rallentare sul lungomare, dove l’aria salmastra accarezza i pensieri e il tempo sembra cambiare ritmo.
Cosa vedere a Trapani
Trapani, la Città dei Due Mari, si racconta mediante stratificazioni continue, arte, tradizioni e panorami che danno vita a un percorso unico nel suo genere.
Dedicarsi alla sua scoperta significa entrare in contatto con questa identità complessa, ma armoniosa, dove il mare è sempre presente, anche quando non si vede.
iStockPittoresco scorcio del centro storico di Trapani
Gli edifici religiosi
Il centro storico è il cuore pulsante, un intreccio di strade in cui la pietra chiara riflette la luce e amplifica ogni dettaglio.
Lungo Corso Vittorio Emanuele, la via principale, si susseguono alcuni degli edifici più significativi: la Cattedrale di San Lorenzo si impone con eleganza, mentre la Chiesa dei Gesuiti sorprende per la ricchezza decorativa e l’intensità degli interni.
C’è poi una tappa che custodisce una tradizione profondamente radicata nella città: la Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio che accoglie i celebri gruppi dei Misteri, venti sculture lignee a grandezza naturale che raccontano la Passione di Cristo. Ogni anno, tra il venerdì santo e il sabato, tali opere prendono vita e attraversano Trapani in una processione che dura da oltre quattro secoli.
Infine, la Chiesa di San Pietro, su Corso Italia, custodisce al suo interno uno degli organi più antichi d’Europa ancora funzionanti, un ponte sonoro tra passato e presente.
Ex Piazza Mercato del Pesce
Addentrandosi nella parte più antica, lontano dalle residenze nobiliari, Trapani cambia volto: le strade si fanno più strette, più autentiche, e raccontano la sua anima marinara.
È qui che si incontra l’Ex Piazza Mercato del Pesce, uno dei luoghi simbolo: un tempo centro nevralgico della vita quotidiana, oggi si è trasformata in uno spazio culturale vivo, dove eventi, mostre e incontri restituiscono nuova energia a questo angolo storico.
Passeggiando tra queste vie si percepisce ancora il legame profondo con il mare, una presenza costante che ha plasmato non solo l’economia, ma anche l’identità stessa trapanese.
Mura di Tramontana
Proseguendo verso nord si arriva a uno dei luoghi più suggestivi di Trapani: le Mura di Tramontana.
Questa porzione delle antiche mura medievali segna un confine sottile tra due mari, un punto in cui lo sguardo si perde senza ostacoli e si emoziona, soprattutto al tramonto, quando la luce si riflette sull’acqua e trasforma tutto in un quadro.
Tra i punti più affascinanti spicca Porta Botteghelle, un piccolo arco che sorprende chi lo attraversa: oltre la pietra, all’improvviso, appare il blu intenso del mare: è uno di quegli scorci che restano impressi, senza bisogno di parole.
Ai piedi delle mura ecco anche la piccola spiaggia cittadina, raccolta e facilmente accessibile, che nei mesi estivi si riempie di vita e di voci.
Torre Ligny
All’estremità più occidentale di Trapani, dove la terra sembra finire e il mare prende il sopravvento, si erge Torre Ligny: abbracciata da due mari (il Tirreno da un lato e il Mediterraneo dall’altro), l’antica torre di avvistamento costruita dagli spagnoli nel Seicento domina un paesaggio che non ha eguali, laddove il vento soffia con più decisione, e l’orizzonte appare più vicino.
Oggi ospita il Museo civico, che conserva reperti provenienti dai fondali marini, testimonianze di un passato di navigazioni, scambi e incontri tra civiltà. Ma al di là del museo, è la posizione stessa a rendere questa tappa davvero speciale: un punto in cui fermarsi e lasciarsi attraversare dalla sensazione di essere sospesi tra cielo e mare.
Cosa fare a Trapani
Dopo aver esplorato il centro storico, Trapani invita a spingersi oltre, verso paesaggi che raccontano un altro volto della città e del territorio.
Le Saline di Trapani e Paceco sono una meta immancabile, un’area vasta, silenziosa, dove il tempo sembra scorrere con una lentezza diversa: tra vasche d’acqua e mulini a vento, il sale viene ancora raccolto seguendo tecniche antiche, tramandate nel tempo.
iStockSuggestive saline con mulino a vento
Ma le saline non sono soltanto produzione, sono anche un ecosistema prezioso, un’area umida che accoglie numerose specie di uccelli migratori, e visitarle vuol dire entrare in contatto con un equilibrio delicato, fatto di gesti ripetuti da secoli e di silenzi che raccontano più di mille parole.
All’interno di questo meraviglioso scenario si trova anche il Museo del Sale, ospitato in un antico baglio: strumenti, fotografie e testimonianze guidano alla scoperta di un mestiere che ha segnato a fondo la storia del territorio. E una volta usciti, la possibilità di camminare tra le vasche restituisce un’esperienza ancora più immersiva e irripetibile.
Trapani è anche mare, naturalmente: le spiagge offrono svariate possibilità, ognuna con una propria atmosfera. La Spiaggia delle Mura di Tramontana, incastonata tra la città e l’acqua, è forse la più suggestiva, mentre lungo il litorale si aprono altri tratti sabbiosi come la zona di Piazza Vittorio Emanuele e la Spiaggia di San Giuliano, più ampia e attrezzata, perfetta per chi cerca comodità senza rinunciare alla bellezza del paesaggio.
Come arrivare a Trapani
Raggiungere Trapani (tra il Mediterraneo e il Tirreno, nell’estremità meridionale della Sicilia) è semplice: da Palermo, l’autostrada A29 conduce verso la città attraversando paesaggi che anticipano l’atmosfera della costa occidentale.
In alternativa, autobus e treni collegano Trapani con le principali località dell’isola, rendendola facilmente accessibile anche senza auto.
Per chi arriva in aereo, l’aeroporto di Trapani rappresenta un punto di ingresso comodo e vicino: da qui, si raggiunge rapidamente il centro, sia con navette dedicate sia noleggiando un’auto, soluzione ideale per esplorare anche i dintorni.
È nata ufficialmente la prima Rete Mediterranea delle Città del Corallo, un progetto che mette in connessione sei città simbolo dell’arte del corallo e tre Paesi affacciati sul Mediterraneo. Un viaggio culturale e contemporaneo che parla direttamente a voi, lettori curiosi, viaggiatori consapevoli, amanti delle storie autentiche.
Il collegamento unisce Trapani, città italiana sul mare e simbolo di scambi commerciali, con Sciacca, Torre del Greco, Alghero, Siviglia e Tabarka che (sepppur distanti) si rivelano connesse da secoli continuando a reinventarsi.
La Rete Mediterranea delle Città del Corallo
Seguendo questa rotta vi accorgete subito che il corallo è molto più di un semplice gioiello: è un’identità che condividete, un segno di amicizia tra popoli, un simbolo vivo del dialogo tra Nord e Sud, tra Est e Ovest del Mediterraneo. In un presente fatto di tensioni e fratture, questa rete vi parla chiaro e forte: il bacino non divide, connette. È uno spazio che sentite comune, un flusso continuo di scambi dove la cultura diventa energia pura di cooperazione.
Ma quali sono le località collegate tra loro?
Come accennato, si parte da Trapani che con la sua storia antica di botteghe e maestri che già nel Cinquecento lavoravano il corallo non poteva mancare.
Sciacca, invece, propone un giacimento di corallo subfossile rimasto nascosto per millenni ma portato a riaffiorare grazie all’ingegno umano.
Torre del Greco, poi, mixa la tradizione con la sostenibilità, la ricerca scientifica e le istituzioni europee mentre Alghero utilizza il corallo come materia autentica alimentando un legame tra chi crea e chi acquista. Il legame continua con Siviglia, che trascina in una dimissione più pop e simbolica con il corallo che mixa folklore, moda e devozione. A chiudere il cerchio ci pensa Tabarka che ricorda quanto la storia del Mediterraneo sia collegata tra rotte, scambi e culture. Del resto, può il mare dividere ciò che da sempre unisce?
iStockAlghero fa parte della Rete Mediterranea delle Città del Corallo
Gli obiettivi del progetto
Uno dei temi centrali di questa nuova rete riguarda il futuro. Senza giovani, formazione e manualità, il rischio è che l’arte del corallo resti solo una splendida cartolina del passato. L’obiettivo, invece, è continuare a innovare, trasmettere competenze, stimolare creatività.
Scuole, licei artistici, botteghe, musei e istituzioni sono chiamati a lavorare insieme per non perdere un patrimonio che nasce dal mare e vive grazie alle mani dell’uomo. Crescere, imparare, tramandare: oggi la formazione non è un optional, è una scelta culturale, economica e sociale. Custodire l’arte del corallo vuol dire aprire strade reali alle nuove generazioni, ma anche tenere viva un’identità preziosa che, senza cura, rischia di scomparire. Possiamo davvero permetterci di perderla?
E poi c’è il tema che non possiamo ignorare: l’ambiente. Il corallo è delicato, il mare è sotto stress, gli equilibri naturali sempre più fragili. Come restare a guardare? Questa rete nasce anche per questo: affrontare le sfide di oggi con pratiche sostenibili, cooperazione internazionale e una nuova coscienza ambientale. Proteggendo il corallo si difende il Mediterraneo in modo concreto, tutelando la biodiversità, l’artigianalità e la bellezza.
Màkari, la serie Tv che dal 2021 ha conquistato il pubblico, torna con i suoi personaggi, i delitti e le storie di vita che raccontano una Sicilia autentica, tra sentimenti, misteri e panorami mozzafiato. La quarta stagione, in onda su Rai 1 dal 19 ottobre 2025, è composta da 4 puntate che vanno in onda anche il 26 ottobre e il 2 e 9 novembre.
In Màkari 4, insieme a Claudio Gioè nei panni del giornalista e scrittore Saverio Lamanna, diventato investigatore per caso, è la Sicilia la protagonista indiscussa, con i suoi colori, le luci che si riflettono sul mare e le memorie del passato. In scena, sullo sfondo delle nuove indagini (e delle turbolenze del cuore), vediamo luoghi straordinari, tra i borghi, le coste trapanesi e i vicoli di Erice: sono diverse le location in cui è stata girata la celebre serie Tv. Vediamo quali sono.
La trama
Màkari 4, tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri, è stata prodotta da Palomar con Rai Fiction e diretta da Monica Vullo e Riccardo Mosca, mentre la colonna sonora è firmata da Ralf Hhildenbeutel ed edita da Edizioni Curci e Palomar. La nuova stagione riparte da dove si era conclusa Màkari 3: un caso complesso è stato risolto e tra Saverio e Suleima (Ester Pantano) è tornato l’amore.
Nella quarta stagione, Suleima deve trasferirsi a Malta per lavoro per vari mesi, mentre diverse novità sconvolgono la vita di Saverio. Michela (Serena Iansiti) ricompare all’orizzonte e una sorpresa inaspettata è rappresentata da Arianna (Giovanna Rosace): un’adolescente di ribelle di 14 anni, figlia di un’ex fidanzata. Peppe Piccionello (Domenico Centamore) sarà il compagno di indagini e risate di Saverio, tra misteri da risolvere, delitti che affondano le loro radici nel passato e segreti che emergono dal presente.
Ufficio Stampa RaiClaudio Gioè (Saverio Lamanna), in Màkari
Dove è stata girata
Le riprese di Màkari 4 hanno attraversato alcuni dei luoghi più affascinanti della costa trapanese, trasformando la Sicilia occidentale in un set a cielo aperto che racconta il lato più autentico e poetico dell’isola.
Macari
Macari, piccolo borgo marinaro di 450 anime, frazione di San Vito Lo Capo (Trapani), torna ad essere la cornice principale della vita di Saverio. Qui si trova la sua casa, con viste pazzesche sul golfo di Cofano, sul Monte Monaco e sulle calette nascoste e spiagge dorate che invitano al relax.
Il golfo di Cofano è, appunto, tra i luoghi protagonisti: ricco di calette tranquille, è un tratto di costa dominato dal monte Cofano, con spiagge annoverate tra le più belle della Sicilia Occidentale.
iStockScorcio suggestivo sulla costa di Macari
La costa trapanese
Lungo la costa trapanese, sono diversi i borghi e le ambientazioni naturali che hanno fatto da sfondo alla celebre serie Tv. Tra questi spicca la tonnara di Scopello, una delle perle più suggestive del territorio: un luogo sospeso nel tempo, dove i faraglioni che emergono dal mare incorniciano un’antica struttura di pescatori. È qui che, nella serie, prende vita il ristorante di Suleima, ambientazione perfetta per intrecciare storie d’amore, mare e memorie.
La telecamera si sposta anche su Castellammare del Golfo, un borgo che sembra nato per il cinema: il suo castello affacciato sul mare, il porticciolo costellato di barche colorate e i ristorantini dove il pesce fresco è protagonista, regalano un’atmosfera vivace e autentica. Le scene girate qui trasmettono tutto il fascino mediterraneo di una città che vive al confine tra tradizione e modernità.
La troupe si è poi spinta lungo i sentieri della Riserva Naturale dello Zingaro, un tratto di costa che sembra uscito da un sogno, dove la natura incontaminata domina con le sue calette nascoste e i panorami mozzafiato. È qui che la serie trova la sua dimensione più selvaggia e poetica, tra silenzi, vento e luce.
iStockUna caletta della Riserva naturale dello Zingaro Sicilia
Non poteva mancare San Vito Lo Capo, con le sue spiagge bianche e l’acqua trasparente che scintilla sotto il sole. In questo angolo di paradiso si svolgono alcune delle sequenze più romantiche della serie: il mare diventa il vero coprotagonista, testimone silenzioso di passioni e segreti.
Per aggiungere un tocco di mistero, le riprese hanno raggiunto anche Erice, borgo medievale sospeso tra cielo e mare. Le sue stradine lastricate, le mura antiche e la vista che abbraccia tutta la costa trapanese donano alla serie un’aura di introspezione, perfetta per le scene più intense.
Infine, il viaggio di Màkari tocca anche i dintorni di Valderice, con i suoi paesaggi agricoli e l’autenticità della campagna siciliana, Custonaci, celebre per le sue grotte, e il litorale di Sibiliana a Marsala, un tratto di costa più intimo e meno battuto dal turismo, ideale per le scene più riflessive e suggestive.
Dal 2026 si apre un nuovo capitolo per chi ama viaggiare a tariffe convenienti e scoprire mete insolite in Europa. La compagnia aerea Ryanair ha annunciato che Trapani tornerà a essere una base operativa, un ritorno che molti siciliani attendevano da tempo. Non si tratta soltanto di un potenziamento per l’aeroporto siciliano: tra le nuove rotte spicca quella che collega Trapani a Saarbrücken, città tedesca ricca di fascino e poco battuta dal turismo di massa.
Il collegamento sarà attivo a partire dal 3 aprile 2026 con due frequenze settimanali, un’occasione ideale sia per un weekend lungo sia per un soggiorno più esteso. Ma la novità non si ferma qui: anche da Lamezia Terme, cuore pulsante della Calabria, sarà possibile volare a Saarbrücken grazie a un nuovo volo che prenderà il via il 1° aprile dello stesso anno, anch’esso con due tratte settimanali.
Il duplice collegamento rende Saarbrücken accessibile a un bacino di viaggiatori ancora più ampio. Chi parte dal Mediterraneo potrà così raggiungere con facilità la Germania occidentale, e scoprire una città che rappresenta un crocevia tra storia, modernità e cultura europea.
Saarbrücken tra modernità e storia
Nonostante la vocazione contemporanea, fatta di istituzioni universitarie, centri di ricerca e infrastrutture moderne, Saarbrücken, capitale del Saarland, custodisce con orgoglio le tracce di un nobile passato.
Il Settecento fu il secolo che la consacrò, quando il principe Wilhelm Heinrich la scelse come residenza e ne affidò lo sviluppo a uno dei più brillanti architetti dell’epoca, Friedrich Joachim Stengel. Ancora oggi, passeggiando tra le vie centrali, si possono ammirare gli edifici barocchi che testimoniano quell’epoca di splendore, dalle chiese alle eleganti dimore nobiliari.
Il cuore pulsante è Sankt Johanner Markt, la piazza storica attorno alla quale si sviluppa il centro cittadino e dove il passato incontra il presente: i palazzi d’epoca fanno da cornice a ristoranti alla moda, caffetterie accoglienti e negozi caratteristici. È una tappa che invita a rallentare, a godersi un pranzo o un bicchiere di birra locale, respirando al tempo stesso la tipica atmosfera della città tedesca.
Un ponte tra culture europee
iStockScorcio di Saarbrücken al tramonto
Ciò che rende Saarbrücken ancora più interessante è la sua posizione geografica: a pochi chilometri dal confine con la Francia, vive un costante dialogo culturale e linguistico che la rende unica nel suo genere. Camminando per le strade si percepisce tale fusione: nei menu dei ristoranti, nei mercati e persino nelle abitudini quotidiane dei residenti. È un luogo in cui la cucina tedesca incontra quella francese, dove le tradizioni si mescolano in un mosaico affascinante.
Per i viaggiatori, ciò significa non solo scoprire la bellezza di una città tedesca, ma anche assaporare l’atmosfera di una regione che rappresenta un ponte naturale tra due mondi. È l’occasione di vivere l’Europa nella sua essenza più vera, caratterizzata da scambi, influenze e contaminazioni.
Perché partire adesso
Con i nuovi voli diretti da Trapani e Lamezia, Saarbrücken diventa una meta alla portata di molti. Non è una destinazione inflazionata né presa d’assalto dal turismo di massa, ed è proprio questo a renderla speciale. È una città che si lascia scoprire con calma, che regala scorci inattesi e che sorprende chi è alla ricerca di esperienze insolite.
Scegliere Saarbrücken per il prossimo viaggio vuol dire aprirsi a una Germania differente da quella delle grandi metropoli, più intima e accogliente, ma non meno ricca di stimoli.
C’è un pezzo di Sicilia che non ha bisogno di effetti speciali per stupire. Basta che vi sediate sul sedile del lato passeggero, apriate il finestrino e vi facciate investire dalla luce dorata, dai suoni dei clacson che si mescolano a quelli dei venditori di angurie e dal profumo misto di zagara e salsedine. Siete arrivati nella Sicilia occidentale, dove ogni spiaggia è una cartolina vissuta e ogni tuffo ha il sapore del mito.
Da Palermo a Trapani, passando per Marsala e Mazara, questa fetta d’isola è un condensato di bellezza, cultura araba, influenze spagnole, feste patronali, cannoli al pistacchio e tramonti che sembrano imbottigliati in un bicchiere di zibibbo.
È un modo di vivere e d’estate, tra Palermo e Trapani, quel modo esplode. Qui le spiagge non sono semplici lidi dove stendere un asciugamano: sono pezzi di storia, palcoscenici di vecchie storie d’amore, scogli dove le nonne stendevano i pomodori a seccare e insenature dove la sera si pescano i ricci.
Chi viene da fuori si innamora, ma chi ci è cresciuto lo sa: tra Marsala, Mazara, Castellammare del Golfo e Agrigento, il mare cambia volto ogni dieci chilometri. Sabbia dorata, ciottoli chiari, rocce bianchissime o calette segrete. Ci sono le località famose come San Vito Lo Capo, ma anche chicche nascoste dove il tempo pare essersi fermato. E dove, dopo un tuffo, si torna in paese per prendere pane e panelle e un’aranciata amara.
Ecco una selezione delle spiagge più belle e imperdibili della costa occidentale siciliana, pronti per il viaggio?
Mondello, elegante signora di Palermo dall’anima popolare
Mondello non è solo una spiaggia, è una filosofia di vita palermitana. È il posto dove si va per farsi il bagno, ma anche per “fare presenza”, per fare merenda con il panino con le panelle e per prendere il sole stesi sul lettino o sul cofano della macchina, a seconda dei gusti. Mondello è tutto e il contrario di tutto: è chic e casinista, è liberty e street food, è Palermo che si affaccia sul mare e si specchia vanitosa.
iStockL’incredibile Spiaggia di Mondello
A soli dieci minuti dal centro città, questa baia dall’acqua azzurra e calma, incorniciata dal Monte Pellegrino e dal Monte Gallo, è la meta preferita dei palermitani appena esce il primo sole di marzo. La sabbia è chiara, finissima, e il mare ha una trasparenza che, nei giorni giusti, non ha nulla da invidiare ai Caraibi.
Il lungomare, detto “l’Antico Stabilimento”, è una sfilata di ville liberty, cabine color pastello, lidi storici come il Charleston, gelaterie sempre affollate e chioschi di granite artigianali e poi ci sono loro, i palermitani in versione “estiva”, che si dividono tra chi va “abbanniato” (spiaggia libera) e chi preferisce il lettino con spritz a portata di mano.
Chicca da palermitani doc: non andate via senza assaggiare il panino con milza (u pani câ meusa) al chiosco in piazza, oppure un vassoio di calzoni fritti e iris alla ricotta. Mondello è perfetta per una giornata di mare cittadino, per un tramonto con musica in sottofondo o per una passeggiata serale a mangiare il gelato con gli amici. Ma attenzione: d’agosto si riempie come un’arancina al ragù. Il consiglio? Andateci a giugno o a settembre, quando il mare è ancora caldo e il posto ritrova il suo ritmo lento e seducente.
San Vito Lo Capo, evergreen che stupisce sempre
San Vito Lo Capo è la classica spiaggia da copertina. Sabbia bianca, mare turchese e il Monte Monaco che troneggia alle spalle. Ma non è solo bellezza da cartolina. San Vito è un luogo che si vive con tutti i sensi: dal profumo delle spezie che escono dalle cucine arabe del centro storico al vociare dei bambini che corrono tra i vicoli, fino alle notti che profumano di gelsomino e mojito al fico d’India.
La spiaggia principale è lunga, attrezzata, perfetta per famiglie e bambini. Ma per chi cerca qualcosa di più selvaggio basta spingersi poco oltre il centro: Cala Mancina, con le sue scogliere dorate e l’acqua profonda, è una delle più amate dai locali. Poco più in là, la cala dell’Isulidda è un vero rifugio per chi vuole pace, acqua cristallina e un angolo d’ombra tra le rocce.
iStockVeduta di Spiaggia di San Vito Lo Capo
Il paese è un piccolo concentrato di tradizione e fusion gastronomica. Qui si mangia cous cous di pesce, sì, ma anche busiate alla trapanese, cassatelle calde appena fritte, e granita al gelsomino come non la trovate da nessun’altra parte. Settembre è il mese perfetto per venire: il Cous Cous Fest trasforma tutto il paese in un grande banchetto a cielo aperto dove si mescolano sapori arabi, siciliani e africani, accompagnati da musica dal vivo e notti senza fine.
Riserva dello Zingaro, il mare si conquista a piedi
La Riserva Naturale Orientata dello Zingaro è un piccolo gioiello custodito gelosamente tra Scopello e San Vito. Qui si arriva solo a piedi, ma ogni passo vale la fatica. Il sentiero si snoda tra cespugli di rosmarino selvatico, fichi d’india e macchia mediterranea che profuma di timo e sale. A ogni curva, una cala: Cala Capreria, Cala dell’Uzzo, Cala Marinella. Piccole insenature dove l’acqua è di vetro e le rocce bianche riflettono il sole come specchi.
È il posto ideale per chi cerca mare vero, silenzio, immersioni con maschera e pinne e pranzi frugali mangiati sull’asciugamano. Niente lidi, niente chioschi. Qui vige la regola del rispetto e della lentezza. È consigliabile entrare dalla parte di Scopello, fare un bagno alla prima cala e poi camminare fino alla fine, per guadagnarsi ogni sosta.
iStockSguardo sul mare blu nella Riserva Naturale dello Zingaro
Usciti dalla riserva, tappa obbligata alla tonnara di Scopello. Una delle più antiche di Sicilia, oggi è uno scenario incantevole dove si può fare un ultimo bagno tra i faraglioni e poi sedersi al bar della piazzetta a mangiare pane cunzato con pomodoro secco, acciughe e primosale e, magari, chiudere con una cassatella ripiena di ricotta calda.
Scopello, tra faraglioni, tonnare e pane cunzato
A proposito di Scopello, questo è uno dei posti più fotografati della Sicilia, ma la sua bellezza va oltre Instagram. È un minuscolo borgo arroccato sulla costa, che guarda verso i suoi due faraglioni e la tonnara antica. L’acqua qui è limpida, profonda, perfetta per chi ama tuffarsi e nuotare. Ma, attenzione esploratori, perché questa è anche una delle zone più ricche di vita marina: non è raro incontrare polpi tra gli scogli o stelle marine adagiate sui fondali.
La spiaggia della tonnara è a pagamento però, va detto, se lo merita: l’ingresso è regolato per non affollare troppo e ci si può rilassare tra le antiche strutture della tonnara trasformate in spazi espositivi, docce, zone d’ombra. Per chi ama la libertà, ci sono anche accessi liberi tra le rocce più avanti.
Il pane cunzato di Scopello è leggendario: il forno storico del paese lo serve caldo, con pomodori, olio d’oliva, formaggio e un tocco di origano selvatico raccolto dai contadini locali e, mentre si mangia, si ascolta il dialetto forte e musicale degli anziani del borgo. Una lingua che sa di mare, di fatica e di bellezza antica.
Torre Salsa, natura selvaggia e silenzio assoluto
Nel territorio di Siculiana, a sud di Agrigento, Torre Salsa è una delle spiagge più autentiche e selvagge della Sicilia occidentale. Protetta dal WWF, è una riserva naturale con chilometri di costa incontaminata, scogliere calcaree, dune di sabbia bianca e macchia mediterranea intatta.
Niente bar, niente lidi, niente musica: solo il vento, il mare e il canto delle cicale. Si raggiunge dopo una strada sterrata tra ulivi e vigneti. Il parcheggio è libero, ma bisogna camminare un po’. Una volta arrivati, lo spettacolo ripaga tutto: una distesa quasi deserta dove si può camminare per ore con l’acqua alle caviglie, cercando conchiglie e lasciando che il sole faccia il suo lavoro.
Consigliatissima per chi ama la solitudine, il contatto con la natura, la fotografia e il mare limpido senza filtri. L’unica cosa da portare è una borsa frigo con qualcosa di fresco: magari una parmigiana di melanzane fatta in casa, o una fetta di anguria tagliata al momento sotto l’ombrellone.
Lido Fiori, Porto Palo e Menfi, il mare buono delle vigne
Menfi è una sorpresa per chi pensa che in Sicilia il mare bello sia solo a nord o ad est. Qui, sulla costa tra Agrigento e Trapani, si incontrano spiagge tranquille, mare pulitissimo (Bandiera Blu da anni) e vigneti che arrivano quasi fino alla battigia. Il tutto senza folla, senza caos, con quella tipica aria lenta e felice da Sicilia agricola e genuina.
Le spiagge di Lido Fiori e Porto Palo sono lunghe, sabbiose, perfette per famiglie o per chi vuole leggere un libro senza essere disturbato da musica a palla. Ci sono lidi attrezzati ma anche lunghi tratti di spiaggia libera.
Dopo il mare, fermarsi in una delle cantine della zona per degustare un Grillo o un Nero d’Avola è quasi obbligatorio. Planeta, Mandrarossa, Cantine Barbera: qui il vino è cultura, passione e accoglienza. E spesso le degustazioni includono pane di tumminìa, olio evo e pecorino locale.
Marsala e Mozia, tra saline rosa e bagni al tramonto
Marsala non è solo la città del vino liquoroso. È anche un punto strategico per godere di uno dei tramonti più spettacolari dell’isola. Le saline della Laguna dello Stagnone si tingono di rosa e arancio mentre le pale dei mulini a vento si muovono lente. E lì, in mezzo a tutto questo, si può fare il bagno.
iStockSguardo sulla spiaggia nella città di Marsala
L’isola di Mozia, raggiungibile con una piccola barca, è una chicca storica e naturalistica. Antica colonia fenicia, oggi è un sito archeologico visitabile ma anche un luogo magico dove si può camminare nella laguna con l’acqua alle ginocchia. Il mare è calmo, basso, caldo e i fenicotteri rosa a volte volano sopra le teste dei bagnanti.
Prima di andare via, tappa immancabile in una delle enoteche del centro per assaggiare un Marsala secco da meditazione o un passito da abbinare a biscotti alla mandorla e magari portarne una bottiglia a casa: chiudere l’estate in un bicchiere, ogni tanto, è possibile.
Mazara del Vallo, la kasbah siciliana dove il mare profuma di spezie
Mazara del Vallo non è solo una città di mare: è un ponte tra Sicilia e Maghreb, una di quelle perle dove la storia non sta nei musei, ma tra i vicoli. La sua Kasbah, nel cuore del centro storico, è un dedalo di viuzze strette e bianche, decorate da ceramiche colorate e murales arabeggianti, dove si respira ancora l’anima della dominazione islamica.
Il mare qui è vicino, dolce, calmo. La spiaggia di Tonnarella, ampia e sabbiosa, è perfetta per un bagno rilassante, soprattutto per chi viaggia con bambini o cerca acque basse e trasparenti. Ma la vera anima della città la si scopre camminando, perdendosi tra le stradine della Kasbah, magari all’alba, quando i profumi del pane e del cumino si mescolano con quelli della salsedine.
Mazara è anche una città di pesce freschissimo e cucina di confine. Non andate via senza aver assaggiato un cous cous di pesce alla mazarese, speziato, brodoso e ricco, servito con gamberi rossi, triglie e seppie. Oppure un piatto di gambero rosso crudo, simbolo del territorio, servito con un filo d’olio e una scorzetta d’arancia.
È una tappa meno turistica rispetto a San Vito o Mondello, ma autentica, profonda, sorprendente. Una città che non si limita a mostrarsi: Mazara si fa vivere, lentamente, lasciando tracce forti e luminose.
Tra voli low cost, voglia di mare e un pizzico di riscoperta locale, sempre più italiani stanno scegliendo l’Italia per le vacanze, negli ultimi anni: e cosa c’è di meglio della Sicilia per coniugare mare cristallino, città piene di storia e cucina da sogno, senza spendere una fortuna?
C’è però una Sicilia diversa da quella delle cartoline più famose. Più autentica, meno affollata, dove il tempo rallenta e la bellezza è ancora genuina. Una Sicilia che ha il sapore della granita alle mandorle, del cous cous di pesce e delle risate al tramonto. E tutto comincia da Trapani, la città tra due mari.
Trapani, la città tra il Tirreno e il Mediterraneo
Adagiata sul lembo più occidentale della Sicilia, la città di Trapani è una destinazione perfetta per chi cerca una vacanza rilassante ma piena di spunti culturali e naturalistici.
La città, affacciata sia sul mar Tirreno che sul Mediterraneo, gode di una posizione privilegiata e di un’atmosfera che mescola influenze arabe, normanne e spagnole. I vicoli del centro storico raccontano secoli di storie, le saline riflettono il cielo come specchi e le isole Egadi sembrano chiamare da lontano. Il tutto, con prezzi ancora contenuti rispetto ad altre località siciliane più note.
iStockVista panoramica della città di Trapani
Inoltre, un punto di forza per scegliere Trapani è la facilità con cui si può raggiungere. Grazie ai voli low cost di compagnie come Ryanair, che continua ad ampliare le rotte verso la Sicilia, arrivare a Trapani (ma anche a Palermo) è sempre più semplice ed economico.
San Giuliano, la spiaggia perfetta per famiglie
A pochi minuti dal centro di Trapani si trova una delle spiagge più amate dai locali: San Giuliano.
Ampia, dorata, con fondale basso e acque trasparenti, è la scelta perfetta per chi viaggia con bambini piccoli. Qui, i più piccoli possono giocare in libertà, mentre i grandi si rilassano al sole o gustano una brioche col tuppo direttamente sotto l’ombrellone.
La presenza di stabilimenti attrezzati e spazi di spiaggia libera rende San Giuliano adatta a tutte le tasche e a ogni tipo di viaggiatore.
La Riserva dello Zingaro, paradiso selvaggio
Chi ha voglia di avventura e natura incontaminata non può perdersi la meravigliosa Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, tra Scopello e San Vito Lo Capo.
Qui, niente strade asfaltate né lidi attrezzati: solo sentieri sterrati, macchia mediterranea e calette turchesi da raggiungere a piedi o in barca. Le acque sono perfette per lo snorkeling e ogni cala sembra un piccolo Eden. Ideale per escursionisti, amanti del silenzio e viaggiatori che cercano un’esperienza autentica e rigenerante, lontana dai classici itinerari turistici.
Punta Tramontana, il paradiso del surf
Per chi ama le emozioni forti e l’energia del vento, Punta Tramontana è un vero punto di riferimento.
Situata vicino a Marsala, regala giornate ventilate perfette per praticare surf, kitesurf e windsurf, il tutto incorniciato da un mare dai riflessi azzurro intenso.
Una meta poco battuta, spesso frequentata da locals e sportivi, dove si respira un’atmosfera libera e selvaggia, perfetta per chi cerca un angolo fuori dal tempo dove l’orizzonte è tutto da cavalcare.
Sicilia fuori stagione, tra saline, sci e cucina tipica
Trapani e la Sicilia, in genere, non sono solo una destinazione estiva: l’autunno e l’inverno svelano un volto ancora più affascinante e tranquillo… E low cost, certo!
iStockLe saline marsalesi vicino Trapani
Le saline di Nubia, con i loro mulini a vento, regalano paesaggi suggestivi anche in bassa stagione, mentre le cantine della zona propongono degustazioni di vini come il Marsala e il Grillo. Le temperature miti permettono di godersi le passeggiate sul lungomare, i mercati rionali e i musei cittadini con più calma. Il periodo ideale per chi cerca una Sicilia lenta, gustosa e intima, lontana dal turismo di massa.
Sembra un paradosso, ma in Sicilia si può anche sciare guardando il mare. Ebbene sì, in inverno basta salire sull’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, per trovare piste innevate tra crateri fumanti e boschi secolari. Una gita sull’Etna in inverno è un’esperienza da ricordare, tra sport, natura estrema e paesaggi surreali, che uniscono la forza della montagna all’essenza del Mediterraneo.
Un’altra prova che la Sicilia è una meta completa tutto l’anno, capace di sorprendere in ogni stagione.
Il 18 aprile 2025 l’Italia si prepara a rivivere uno dei momenti più intensi e sentiti della tradizione cristiana: il Venerdì Santo, giorno della Passione e Crocifissione di Cristo, scandito da processioni sacre che, da nord a sud del Paese, uniscono spiritualità, arte, memoria e forte identità locale. In alcune città, questi riti si ripetono da secoli, coinvolgendo intere comunità in rappresentazioni che sono diventate simbolo di devozione popolare e patrimonio immateriale collettivo.
Tra le celebrazioni più suggestive si distinguono la Giudaica di Laino Borgo, in Calabria e la Processione del Venerdì Santo di Chieti, considerata una delle più antiche d’Europa, ma non solo. A queste si affiancano gli appuntamenti altrettanto emblematici di Enna, Trapani e Savona, che conservano un fascino profondo e scenografico, capace di attrarre fedeli, viaggiatori e studiosi da ogni parte del mondo.
La Giudaica di Laino Borgo: teatro e fede nel cuore del Pollino
Nel borgo calabrese di Laino Borgo, in provincia di Cosenza, la Giudaica rappresenta una delle più spettacolari rievocazioni della Passione di Cristo in Italia. A cadenza biennale, questo evento trasforma il piccolo paese della Calabria in un palcoscenico a cielo aperto, dove ogni angolo – dai vicoli alle piazze – diventa parte integrante di una narrazione sacra, intensa e collettiva.
La rappresentazione si basa su un testo seicentesco tramandato nei secoli e si sviluppa in 19 scene, dalla celebre Ultima Cena al momento della deposizione di Cristo dalla croce. Non si tratta solo di un corteo, ma di un vero e proprio percorso drammaturgico, che attraversa l’intero abitato, guidato dalla partecipazione corale degli abitanti. Ognuno ha un ruolo: attori, costumisti, tecnici e volontari lavorano per mesi alla riuscita di un evento che dura oltre cinque ore e coinvolge più di 200 figuranti.
La forza della Giudaica, infatti, risiede proprio nella sua capacità di fondere spiritualità e teatro, tradizione religiosa e identità civica. L’esperienza è tanto intensa da assumere una valenza quasi catartica per la collettività, capace di parlare anche a chi osserva da semplice spettatore, offrendo peraltro un’occasione per riflettere sul senso della Pasqua attraverso un linguaggio accessibile e profondamente umano.
Chieti e la solennità di una tradizione millenaria
A Chieti, in Abruzzo, si svolge una delle processioni del Venerdì Santo più antiche d’Italia, documentata già nell’anno 842. Organizzata dall’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, è diventata nel tempo un vero e proprio simbolo dell’identità cittadina.
Alle ore 19.00 del 18 aprile 2025, dalla Cattedrale di San Giustino, partirà il corteo che attraverserà le vie del centro storico illuminate solo da fiaccole e ceri, creando un’atmosfera raccolta e suggestiva. I membri delle confraternite, incappucciati e vestiti con mantelli tradizionali, portano l’effigie del Cristo Morto e della Madonna Addolorata, accompagnati dalle struggenti note del “Miserere” di Saverio Selecchy, composto nel 1740 ed eseguito da un coro di oltre 160 elementi.
La processione di Chieti è più che una celebrazione religiosa: è un rito collettivo, che coinvolge emotivamente tutta la comunità e richiama ogni anno migliaia di fedeli, turisti e curiosi, affascinati dalla potenza evocativa del silenzio, del canto e del ritmo solenne dei passi.
Enna: la capitale siciliana della Settimana Santa
Nel cuore della Sicilia, Enna si conferma tra le città italiane dove la Settimana Santa assume i contorni più solenni e scenografici, culminando in un Venerdì Santo che rappresenta il momento di maggiore intensità religiosa e partecipazione popolare. La celebrazione richiama ogni anno migliaia di fedeli, visitatori e turisti affascinati dalla potenza visiva e simbolica di un rito tramandato nei secoli.
Il programma del 18 aprile 2025 è denso di appuntamenti che coinvolgono l’intera città. Alle ore 15.00, in tutte le chiese parrocchiali, si tiene lo scoprimento e l’adorazione della Santa Croce, con la celebrazione della Comunione. È il primo momento ufficiale che introduce la liturgia della Passione.
Fonte: Getty ImagesLa processione del Venerdì Santo per le strade di Enna
A seguire, alle ore 16.30, dalla Chiesa di San Leonardo parte la processione della Confraternita della Santissima Passione. Lungo il tragitto verso il Duomo, si uniranno progressivamente tutte le altre sedici confraternite storiche della città, secondo un ordine processionale secolare. In uno dei passaggi più toccanti della giornata, tutte renderanno omaggio alla Madonna Addolorata presso l’omonima chiesa, prima che anche quest’ultima confraternita raggiunga il Duomo, dove sarà già stata deposta l’Urna del Cristo Morto, proveniente dalla chiesa del SS. Salvatore.
Il momento culminante della giornata avviene alle ore 19.00, quando dal Duomo di Enna prende avvio la solenne processione generale, con in testa la Spina Santa, antico reliquiario simbolo della Passione, seguito dai simulacri del Cristo Morto e della Madonna Addolorata. Il corteo si snoda attraverso le vie principali della città, creando un’atmosfera carica di silenzio, raccoglimento e devozione.
Il percorso conduce fino al cimitero, dove viene impartita ai confrati e ai fedeli la benedizione con la Spina Santa, uno dei momenti spiritualmente più forti dell’intera Settimana Santa ennese. La processione fa poi ritorno al Duomo, da cui i simulacri del Cristo e della Madonna fanno rientro nelle rispettive chiese, chiudendo un cerimoniale che è insieme rito religioso, evento identitario e patrimonio immateriale della città.
L’intera celebrazione coinvolge oltre 2.500 confrati, vestiti con il tradizionale saio bianco e cappuccio, accompagnati da marce funebri eseguite dalle bande musicali locali. I cittadini assistono in silenzio al passaggio delle statue, tra luci tremolanti, canti, incenso e lacrime. A Enna, la Passione di Cristo diventa un’esperienza comunitaria totale, capace di unire generazioni e di mantenere viva una memoria collettiva radicata nella fede, nella storia e nel sentimento popolare.
Trapani: i Misteri in cammino per 24 ore
A Trapani, il Venerdì Santo assume da secoli le forme solenni e struggenti della Processione dei Misteri, una delle manifestazioni religiose più lunghe, famose e sentite d’Italia. Oggi, 18 aprile 2025, a partire dalle ore 14:00, prende il via dalla Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio questo rito millenario, che si svolge per 24 ore ininterrotte, attraversando tutta la città in un intreccio di spiritualità, tradizione e identità popolare.
La processione è composta da diciotto gruppi scultorei detti appunto “Misteri” e da due simulacri, portati a spalla da squadre di portatori al suono lento e cadenzato delle marce funebri eseguite dalle bande cittadine. I Misteri, realizzati in legno e tela tra il XVII e il XVIII secolo, rappresentano in modo drammatico e teatrale le scene della Passione e Morte di Cristo: dal processo di Gesù fino alla deposizione nel sepolcro.
Durante l’intera giornata e la notte del Venerdì Santo, le strade di Trapani si trasformano: le luci si abbassano, le attività si fermano e l’intera città sembra entrare in uno stato di sospensione collettiva. I gesti antichi, i profumi di incenso, il ritmo solenne dei tamburi, le voci dei devoti, i colori tenui dei costumi tradizionali compongono un mosaico di intensa partecipazione emotiva, che coinvolge confraternite, famiglie storiche e centinaia di cittadini.
Savona: i riti secolari della Liguria
A cadenza biennale, anche Savona celebra il Venerdì Santo con una delle processioni più solenni del nord Italia. La Processione del Cristo Morto, risalente al 1600, prenderà il via da piazza Cavallotti alle ore 20.30 (tempo permettendo), dando vita a un evento di profonda fede e intensa partecipazione popolare. Si tratta di un appuntamento tanto atteso non solo dai savonesi, ma anche da numerosi visitatori provenienti da fuori città, attratti dalla suggestione e dalla bellezza della cerimonia.
Fonte: Getty ImagesTradizionale processione del Venerdì Santo a Savona
La processione si distingue per il suo rigore liturgico e l’eleganza barocca, che le conferiscono un carattere unico. Protagoniste indiscusse sono le 15 casse lignee processionali, veri capolavori d’arte sacra, portate a spalla dalle sei confraternite storiche: Cristo Risorto, Santi Agostino e Monica, Santi Pietro e Caterina, SS. Trinità, Santi Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Petronilla, e Nostra Signora di Castello. Queste confraternite, già esistenti nel Trecento e un tempo insediate sul Priamar, custodiscono e tramandano nei secoli lo spirito di devozione e il legame profondo con la tradizione.
Una Sicilia assolata e polverosa fa da sfondo a Iddu, il film di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia che porta sullo schermo un ritratto del famoso latitante Matteo Messina Denaro. Toni Servillo ed Elio Germano guidano la scena nei panni dei due protagonisti principali, muovendosi tra location caratteristiche della regione, perfette come sfondo di una storia criminale avvincente, drammatica e autentica. La produzione ha scelto di girare gran parte del film in alcuni luoghi natali del boss siciliano, tra la provincia di Trapani e Palermo. “L’ispirazione iniziale per Iddu sono stati i numerosi pizzini ritrovati nel corso dei tanti, troppi, anni della latitanza di Matteo Messina Denaro, prima del suo arresto. Attraverso queste insolite lettere gestiva la sua vita in clandestinità e i suoi affari, ma i pizzini trascendevano la funzione pratica di comunicazione criminale e lasciavano emergere la sua personalità e il mondo insensato, tragico e ridicolo, che nel latitante si specchiava e intorno a lui volteggiava spericolatamente” hanno dichiarato gli autori.
Matteo Messina Denaro è stato arrestato nel gennaio 2023 dopo una trentennale latitanza ed è deceduto 8 mesi dopo. La sceneggiatura del film è liberamente ispirata dal carteggio del 2004 tra il latitante e l’ex sindaco di Castelvetrano e dal contesto tragico e ridicolo che emerge da quelle lettere. Ne viene fuori una commedia nera che ha come protagonisti Matteo, interpretato da Elio Germano e il personaggio immaginario di Catello Palumbo interpretato da Toni Servillo.
La trama di Iddu
Siamo nella Sicilia dei primi anni 2000 quando, dopo alcuni anni in prigione per mafia, Catello, politico di lungo corso, ha perso tutto. Quando i Servizi Segreti italiani gli chiedono aiuto per catturare Matteo Messina Denaro, l’ultimo grande latitante di mafia in circolazione, l’uomo coglie l’occasione per rimettersi in gioco. Uomo furbo dalle cento maschere, instancabile illusionista che trasforma verità in menzogna e menzogna in verità, dà vita a un unico quanto improbabile scambio epistolare con il latitante, del cui vuoto emotivo cerca d’approfittare. Un azzardo che con uno dei criminali più ricercati al mondo comporta un certo rischio.
Fonte: Ufficio stampaElio Germano e Toni Servillo nel film Iddu
Dove è stato girato
Iddu è stato girato nella provincia di Trapani, alternando interni a suggestive riprese nella Riserva Naturale del Fiume Belice e nei dintorni del Parco archeologico di Selinunte, ma alcune scene sono state girate anche a Salemi e Sciacca. Girato principalmente in interni, il film mostra comunque alcuni paesaggi naturali.
Sciacca e Selinunte
A Sciacca, in particolare, alcune scene sono state realizzate all’interno della struttura del Mangia’s Torre del Barone Resort, strutturato di recente e diventato un hotel di lusso a 5 stelle. I registi volevano sottolineare la vita agiata del boss in Sicilia negli anni 80, mentre costruiva la sua fortuna nell’ombra e hanno selezionato alcune location che raccontano la sua condizione nel periodo migliore e poi nella latitanza. Il paese di Sciacca sembra tuffarsi nel mare con un centro storico racchiuso tra le mura e un reticolo di vicoli ciechi e cortili in stile arabo.
I romani lo chiamavano Terme Selinuntine perchè nacque come stabilimento termale dipendente dalla vicina Selinunte. Passeggiando per Sciacca si può ammirare il Palazzo Steripinto realizzato da Carlo V d’Asburgo e ammirare la produzione ceramica artigianale. Questa cittadina si può dividere in tre quartieri adagiati su piani di roccia inclinati verso il mare: il primo tra la piazza Scandaliato e Corso Vittorio Emanuele e via Licata; il quartiere di Terravecchia d’impronta araba con tante stradine e delimitato da una cinta muraria bastionata; e infine il quartiere dei marinai e vasai ceramisti. Da non perdere una visita al Castello Luna.
Fonte: iStockSciacca in Sicilia
Riserva Naturale del Fiume Belice
La Riserva Naturale Foce del Fiume Belice rappresenta un territorio costiero da non perdere a livello naturalistico. Si estende per 5km tra Marinella di Selinunte e Porto Palo di Menfi ed è considerata una delle zone costiere siciliane meglio tutelate. L’ambiente è umido e ricco di vegetazione palustre e nidificano molte specie di uccelli. Le dune sabbiose modellate dal vento e dalla forza del mare, creano un paesaggio suggestivo e ospitano una fauna interessante. Per esempio qui nidifica la tartaruga marina Ceretta Caretta, una specie minacciata nel Mediterraneo.
Salemi
Salemi è una piccola città arabo-medievale nel cuore della Valle del Belice, in provincia di Trapani. Prima Capitale del Regno d’Italia, questo luogo magico con una storia antica, ha visto Garibaldi sventolare il tricolore dalla torre del castello. Un evento documentato da un regio decreto custodito nel Polo mussale cittadino. Nei secoli molte civiltà se la sono contesa, come i Greci, gli Elimi, i Romani, i Bizantini, ma il nome Salemi è opera degli Arabi. Da vedere se capitate da queste parti è sicuramente il Castello Normanno Svevo, la Chiesa Matrice, il Museo del Risorgimento, il Museo della Mafia e l’ex Collegio Gesuitico.
L’antica città di Salemi in Sicilia
Trapani
Trapani è una città siciliana molto nota che si trova ai piedi del Monte Erice e tra due mari. Il centro storico denuncia le varie dominazioni nel corso dei secoli, ma le strade più antiche sono via Garibaldi, Corso Italia e Corso Vittorio Emanuele. Se si visita Trapani tra le cose da vedere c’è la Torre di Ligny, uno dei simboli della città costruita durante la dominazione spagnola che offre una vista bellissima sul Canale di Sicilia e il mar Tirreno e ospita il Museo Civico della Preistoria. Poi la Torre dell’Orologio è la porta più antica della città e sulla facciata presenta un orologio del 1596 con due quadranti circolari.
La Chiesa del Purgatorio custodisce 20 gruppi scultorei chiamati i “Misteri” che raccontano la Passione di Cristo, mentre la Chiesa di Sant’Agostino è l’ex Cappella dei Templari costruita vicino alla cinta muraria medievale e dedicata a San Giovanni Battista in un primo momento. Da vedere a Trapani poi anche la Cattedrale di San Lorenzo Martire, la Fontana di Saturno nella piazzetta della Chiesa di Sant’Agostino, il Museo Pepoli con opere siciliane dal XIII e XIX secolo e Villa Margherita, un parco urbano aperto al pubblico dal 1889. Se si è in auto si può infine spostarsi di circa mezz’ora da Trapani per visitare le Saline di Marsala e Mozia che offrono un tuffo nel passato con una laguna poetica ed evocativa che regala un tramonto bellissimo.
Esiste un luogo di incredibile bellezza nel BelPaese, fatto di mare, di acque cristalline e di spiagge dorate, un posto la cui costa in maniera suggestiva segue sinuosamente una curva fino ad assomigliare, per chi la guarda dall’alto, a una mezza Luna. Questo luogo si chiama Trapani, una provincia nel cui cuore domina l’omonima città, che conserva un patrimonio naturalistico, storico e culturale davvero sorprendente, tutto da scoprire.
I motivi per cui raggiungere questo territorio della Sicilia occidentale sono tantissimi, e tra questi troviamo anche le terme di Segesta, una vera oasi di meraviglie perfetta per chi desidera rilassarsi e rigenerarsi a stretto contatto con la natura.
Queste terme, conosciute anche col nome di Bagni di Segesta, sono costituite da sorgenti idrotermali situate nel comune di Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani appunto. Sono antiche, affascinanti e mitologiche. Non è un caso, infatti, che siano chiamate anche terme degli dei. Ma come si raggiunge questo luogo paradisiaco? Quali sono gli orari e i costi? Scopriamolo insieme.
Terme di Segesta: un’antica fonte di benessere nella Sicilia occidentale
Immerse nella suggestiva campagna siciliana, queste terme così antiche e affascinanti sono strettamente legate alla mitologia greca, da qui il nome di terme degli dei.
Secondo la leggenda la divinità fluviale Krimisòs avrebbe riscaldato le acque del fiume per aiutare la ninfa Egesta che in questo luogo aveva trovato ristoro dalla sua fuga da Troia. Ed è sempre qui che la ninfa e il dio del fiume si innamorarono, dando poi successivamente il nome Segesta alla città che aveva visto nascere il loro amore.
La leggenda romantica, e suggestiva, che è stata tramandata per secoli incontra poi le testimonianze storiche che riferiscono dei poteri incredibili di queste sorgenti termali e che portano la firma di Strabone e Plinio il Vecchio.
L’eredità antichissima vive e sopravvive in questo luogo grazie anche a quella che è diventata una tradizione per i cittadini del posto (e oggi anche per i viaggiatori che giungono fin qui): immergersi nelle acque curative e fare il pieno di benessere in un’oasi selvaggia e naturale che entra di diritto tra le migliori terme di tutta la Sicilia.
Le sorgenti termali, infatti, hanno permesso la creazione di un’area lussureggiante e gratuita accessibile a chiunque. Le stesse, inoltre, sono utilizzate da due stabilimenti termali situati rispettivamente a Castellammare e ad Alcamo.
Fonte: iStockBagni liberi di Segeste, le terme libere e gratuite in provincia di Trapani
I Bagni liberi di Segesta: le terme gratuite degli dei
Conosciuti anche con il nome Polle del Crimisio, i Bagni liberi di Segesta sono un’oasi naturale tutta da scoprire. Racchiusi tra pareti rocciose di travertino bianco, con striature rosa che brillano al sole, questi specchi d’acqua sembrano essere protetti dalla natura alla stregua di un tesoro prezioso. A rendere l’atmosfera ancora più magica e suggestiva ci pensano i canneti, gli oleandri e i fichi d’india che crescono tutto intorno e che fanno di questo paesaggio pittoresco una perla da scoprire, da vivere e condividere.
Il paesaggio incontaminato e il potere curativo delle acque, che sgorgano a una temperatura di 47 gradi, hanno reso questo luogo una vera e propria attrazione turistica. Sono numerose, infatti, le persone che durante tutto l’anno raggiungono questa parte della Sicilia, per immergersi nelle piccole e rigeneranti calette a costo zero. I bagni di Segesta, infatti, sono assolutamente gratuiti, ma non per questo meno terapeutici rispetto alle altre terme d’Italia.
Come arrivare alle terme libere di Segesta
Per raggiungere le terme libere di Segesta è consigliabile optare per un mezzo proprio. È comunque possibile raggiungere la località termale anche in treno, grazie alla linea Palermo-Trapani, scendendo alla fermata di Castellammare del Golfo. Due, invece, sono gli aeroporti di riferimento per chi viaggia in aereo: il Falcone-Borsellino di Palermo e il Vincenzo Florio di Trapani Birgi.
Per chi arriva in auto, invece, l’uscita da prendere è quella di Castellammare del Golfo, da qui è possibile seguire la segnaletica stradale che conduce allo Stabilimento delle Terme. Poco prima dell’entrata è necessario imboccare una piccola strada fino a un parcheggio dove lasciare l’auto per poi proseguire a piedi.
Raggiungere le sorgenti termali è un’esperienza di benessere a tutto tondo. I percorsi semplici e suggestivi, infatti, attraversano tunnel naturali di piante fluviali che portano direttamente alle vasche. Lungo il tragitto è presente anche una piccola grotta che le persone utilizzano per fare la sauna e per rilassarsi circondati da una vegetazione ricca di profumi e colori, e accompagnati solo dal canto degli uccelli.
Quando andare e altre info utili
L’acqua delle Polle del Crimiso oggi ha una temperatura accertata di circa 47 gradi. Secondo fonti storiche e attuali i benefici delle acque sono in grado di intervenire su malattie reumatiche, respiratorie e cutanee, grazie alla ricchezza di minerali nelle calde acque termali.
Le terme libere di Segesta sono raggiungibili tutto l’anno, ma sono maggiormente consigliati i periodi più freschi o miti, quindi la primavera e l’autunno. Cosa portare con sé per un’esperienza termale all’insegna del benessere? Sicuramente un asciugamano e il costume, ma sono consigliate anche le scarpe da scoglio o da barca poiché il fondale delle fonti è particolarmente scivoloso a causa dei fanghi termali di cui potete usufruire, naturalmente, in maniera gratuita.
Fonte: iStockL’area termale gratuita delle terme libere di Segesta
Terme Segestane
Oltre alle terme libere, vera e propria attrazione naturale delle terre di Sicilia, esistono anche due stabilimenti termali all’interno dei quali è possibile beneficiare di tutto il potere terapeutico delle acque delle Polle del Crimisio.
Le Terme Segestane, situate a Castellammare del Golfo nella contrada Ponte Bagni, sorgono proprio sulle sorgenti termali, dove la temperature raggiunge i 47 gradi. Lo stabilimento, convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, offre la possibilità di immergersi all’interno di piscine con acqua termale e numerosi trattamenti di benessere, tra cui fanghi, inalazioni e bagni ipertermali.
Il complesso ospita ben sei piscine termali, di cui una esterna, dotate di idromassaggio e cascate. L’acqua all’interno delle vasche ha una temperatura che varia dai 37 gradi ai 39 gradi.
Giorni apertura, costi e orari terme
Le piscine delle Terme Segestane sono aperte tutti i giorni, fatta eccezione del periodo che va dal 1° dicembre al 6° gennaio. Sono previste, inoltre, altre chiusure straordinarie in concomitanza con ponti e festività. Lo stabilimento è aperto la mattina, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e il pomeriggio dalle 16.30 alle 24. L’ingresso serale è consentito fino alle 21.00 mentre i giorni di chiusura settimanali sono il lunedì mattina e il giovedì.
Il costo di ingresso giornaliero alle piscine è di 18 euro a persona. È possibile poi aggiungere altri servizi come fango e bagno terapeutico, al costo di 30 euro, massaggi e inalazioni.
Come arrivare
Le Terme Segestane si trovano a Castellamare del Golfo, in località Ponte di Bagni. È possibile raggiungerle in automobile, uscendo allo svincolo dell’autostrada A29 per Castellammare del Golfo (km 7,600) e proseguendo sulla Strada Provinciale che collega il comune siciliano a Segesta.
Per chi arriva in treno, invece, la stazione più vicina è quella di Alcamo Diramazione che dista poco più di 3 km dal complesso termale.
Terme Gorga
A pochi chilometri in auto dall’affascinante sito archeologico di Segesta sorge un altro complesso termale che sfrutta le sorgenti dell’affascinante territorio, stiamo parlando delle Terme Gorga.
Situate ad Alcamo in contrada Gorga, dalla quale prendono il nome, queste terme sono ospitate all’interno di un antico mulino ristrutturato. Le acque da cui attinge lo stabilimento sono di tipo alcalino-solfuree e sgorgano a temperature di 49 gradi.
Il complesso comprende uno stabilimento termale convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale, situato al primo piano e comprensivo di due piscine, un hotel e un ristorante. Oltre alle immersioni nelle acque termali è possibile accedere a tutta una serie di servizi e trattamenti come: inalazioni, irrigazioni nasali, fanghi e stufe, docce nasali e aereosol.
Giorni apertura, costi e orari terme
Le Terme Gorga, che sfruttano il potere curativo dell’omonima sorgente, sono aperte tutti i giorni dell’anno dalle 8.30 alle 14.00 e dalle 16.00 alle 22.00 ad eccezione del sabato e della domenica che osservano il seguente orario: 8.30 – 22.00.
L’ingresso al complesso, con la possibilità di accedere alle due piscine termali, è di 7 euro a persona per tre ore. È inoltre possibile acquistare un ingresso comprensivo di pranzo o cena all’interno del ristorante della struttura. Altri servizi termali sono inoltre disponibili a prezzi vantaggiosi grazie alla convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.
Come arrivare
Le Terme Gorga si trovano a Calatafimi, nella contrada Corga, e sono immerse nella natura sulla sponda orientale del fiume Caldo. Sono situate e a pochi chilometri dal sito archeologico di Segesta e a circa 35 km da Trapani.
Il modo migliore per raggiungerle è in automobile (mezzi propri o noleggio) percorrendo la A29 (Palermo-Mazara del Vallo) e uscendo ad Alcamo Ovest. In alternativa è possibile raggiungere il compresso anche in treno grazie alla vicinissima stazione di Alcamo Diramazione. Dalla fermata è possibile raggiungere le Terme di Gorga con una passeggiata a piedi di circa un chilometro.
Ogni anno il New York Times propone ai suoi lettori alcune mete ideali per un turismo alternativo e tra le 52 in lista quest’anno c’è anche l’Italia. Sono tre le destinazioni che hanno colpito la rivista oltreoceano: il famoso Cammino Retico sulle Dolomiti, un itinerario in bici da Trapani a Catania, in Sicilia, e la Milano ‘ristrutturata’ per le Olimpiadi invernali previste nel 2026. Queste mete italiane promuovono un turismo lento e sostenibile che in varie parti del mondo si sta diffondendo sempre di più.
Il rispetto per l’ambiente, la paura di conseguenze gravi come il cambiamento climatico, l’inquinamento e altre minacce per l’essere umano e le specie animali che popolano la terra, concorrono a spingere una maggiore consapevolezza. L’uomo deve assumersi le responsabilità e provare ad avere un futuro migliore, promuovendo la sostenibilità in vari settori. Il turismo incide molto su questo problema dello sfruttamento delle risorse, l’inquinamento atmosferico e sonoro, il consumismo e la salvaguardia della natura e dei patrimoni culturali e storici. Pertanto visitare un posto a piedi o in bicicletta è una formula di viaggio che può fare la differenza.
Milano come non l’avete mai vista
La città della moda ha sistemato alcuni edifici storici come Palazzo Citterio, ha organizzato nuove mostre ed esperienze culinarie, e in aprile è in programma la Settimana del Design 2025 aperta anche al pubblico. In occasione delle Olimpiadi invernali previste nel 2026 Milano si è ‘rivitalizzata’ per prepararsi ad accogliere i visitatori italiani e stranieri nel corso dell’anno.
Sempre molto dinamica e affollata, la capitale del Nord Italia è stata sempre trafficata e ricca di turisti che passeggiano per negozi, frequentano i locali e i ristoranti, e partecipano ai vari eventi culturali e di intrattenimento muovendosi anche in auto. Tra il 2022 e 2023 Milano ha migliorato la sua posizione risultando ai primi posti in termini di incremento delle performance di sostenibilità promosse da una DMO in Europa occidentale. I trasporti pubblici come i tradizionali tram funzionano e con la linea della metro offrono di spostarsi senza usare la propria auto o altri mezzi privati.
Fonte: 123RFPiazza del Duomo a Milano
La Sicilia in bici
In bici anche il ‘Sicily Divide‘ che prevede 7 itinerari per 460 chilometri di strade secondarie, sterrate e sentieri per esplorare l’entroterra siciliano tra paesaggi collinari, borghi storici, siti archeologici, una ricca esperienza enogastronomica, ma non solo. “L’itinerario passa attraverso siti incredibili e vigneti, ma soprattutto dimostra che la vera attrazione della Sicilia sono i suoi abitanti” ha spiegato al Times Giovanni Guarnieri che ha organizzato il percorso.
Da Trapani a Catania puoi viaggiare in Mountain bike, Gravel o bici da corsa con il Divider’s Pass con il quale puoi raccogliere timbri lungo il percorso alle varie tappe, fino a un attestato di percorrenza all’arrivo. Da solo o in gruppo si può decidere se e quando sostare in un bike hotel e si può affrontare il percorso con il proprio mezzo o con una bici a noleggio.
Il Cammino Retico
In partenza da Aune in provincia di Belluno c’è il Cammino Retico lungo 170 chilometri che si percorre a piedi in sette giorni (da quest’anno anche in mountain bike o con la bici elettrica). I pellegrini e turisti appassionati di trekking possono avventurarsi lungo sentieri e strade di montagna che esplorano alcune aree remote del Trentino-Alto Adige e del Veneto. Durante le varie tappe i partecipanti ricevono timbri su un ‘passaporto’ che in futuro darà l’opportunità di utilizzare sconti ed essere informati su nuove iniziative.
Fonte: iStockFeltre per il Cammino Retico
Anniversari 2025: le mete nel resto del mondo da non perdere
Alcune destinazioni della Top 52 sono state scelte dal New York Times a causa di anniversari, come l’Inghilterra per i 250 anni di Jane Austen, autrice di Orgoglio e Pregiudizio, o Amsterdam che nel 2025 compie 750 anni. Grazie alla serie tv White Lotus sulla mappa è apparsa anche l’isola di Koh Samui in Thailandia, dove sono state girate molte scene della terza stagione della premiata serie tv. Alcune mete sono diventate accessibili solo da poco, come la Valle Nangma del Pakistan o la Groenlandia, grazie al nuovo aeroporto internazionale di Nuuk.
New York celebra 400 anni, ma è stata inclusa anche per il ritorno del pubblico alla Frick Collection in aprile, le riapertura dell’ala Michael Rockefeller del Met con le collezioni di arte oceanica e africana e dello Studio Museum ad Harlem oltre all’ampiamento del New Museum. C’è anche Londra, o meglio East London, teatro delle Olimpiadi 2012 dove a febbraio è prevista l’apertura di un nuovo teatro per la danza contemporanea e a maggio debutterà il V&A East Storehouse con un nuovo David Bowie Centre.
C’è qualcosa di magico in Pantelleria, l’isola vulcanica nel Mediterraneo alla quale il magazine americano Travel and Leisure ha recentemente dedicato un ampio reportage, elogiandone il fascino irresistibile che cattura il cuore di chiunque la visiti. Situata tra la Sicilia e la Tunisia, Pantelleria è più vicina all’Africa che all’Europa, un aspetto che si riflette nel suo paesaggio unico e nelle sue tradizioni.
Durante l’estate, l’isola si anima con l’arrivo di turisti in cerca di sole, mare cristallino e bagni nelle sue sorgenti termali naturali. Il territorio è caratterizzato dalla macchia mediterranea e punteggiato dai tipici dammusi, case in pietra con cupole bianche risalenti all’epoca della dominazione araba. Mentre tutt’intorno vigneti, campi coltivati e ulivi producono vini pregiati, capperi apprezzati in tutto il mondo e olio d’oliva di alta qualità.
Pantelleria ha attratto negli anni personaggi famosi come Giorgio Armani, che qui possiede una villa dove trascorre regolarmente le sue estati. Tuttavia, non aspettatevi l’atmosfera glamour di Capri o della Costa Smeralda, ma piuttosto una destinazione per chi cerca di sfuggire allo stress quotidiano e di immergersi nella natura incontaminata.
“Pantelleria è più di una semplice destinazione: è un’esperienza dove la bellezza primitiva della natura si fonde con le tradizioni millenarie dell’isola”, spiega Travel and Leisure, che basandosi sui consigli degli isolani ha tracciato una guida alle esperienze da non perdere durante una visita.
Le migliori esperienze da vivere a Pantelleria
Ammirare l’Arco dell’Elefante
Tra le cose da fare assolutamente c’è l’escursione all’iconico Arco dell’Elefante, una meraviglia geologica che incarna lo spirito dell’isola. Questa formazione rocciosa naturale, che ricorda la proboscide di un elefante immersa nel Mediterraneo, è il luogo perfetto per nuotare, fare snorkeling e scattare foto da ogni angolazione.
Fonte: iStockL’Arco dell’Elefante a Pantelleria
Godersi un trattamento termale naturale al Lago di Venere
Il Lago di Venere, un bacino vulcanico ricco di minerali, è un must per chiunque visiti l’isola. Spalmatevi il corpo con il fango morbido e curativo del lago, lasciatelo asciugare al sole e poi sciacquatevi nelle sorgenti termali per ottenere il miglior trattamento spa naturale che si possa desiderare, che lascerà la vostra pelle liscia come seta.
Degustare vini locali in cantina
Prenotate una degustazione nelle numerose cantine dell’isola, sparse soprattutto tra le contrade di Bukkuram, Mueggen e Khamma, dove potrete assaporare il profumato zibibbo secco e il dolce passito, simboli dell’enologia locale.
Assaporare un bacio pantesco
Un viaggio a Pantelleria non è completo senza gustare un bacio pantesco, riferisce Travel and Leisure. Si tratta di una delicata pasta fritta, che con il suo ripieno dolce e cremoso rappresenta una celebrazione della tradizione culinaria dell’isola.
Visitare il Giardino Pantesco
Situato sul terreno della cantina Donnafugata, che nel 2008 l’ha donato al Fondo Ambiente Italiano, il Giardino Pantesco è una meraviglia agricola locale, espressione delle tecniche agrarie innovative dell’isola. Realizzato in pietra lavica murata a secco, questo giardino circolare protegge gli agrumi dai venti forti e dal clima arido, trattenendo l’umidità nel terreno.
Le contrade da scoprire
A Pantelleria, il principale centro dell’isola, si trovano negozi per le necessità di base e vari servizi, ma il vero spirito dell’isola si scopre esplorando i paesaggi vulcanici e incontaminati dell’interno. Il consiglio è quindi di iniziare il viaggio lasciandosi incantare dai tramonti mozzafiato di Scauri, frazione che introduce alla perfezione la bellezza selvaggia dell’isola. Nei giorni limpidi, da qui si può persino scorgere l’Africa. Altre contrade, come Khamma, offrono un’immersione nella cultura locale senza rinunciare ai comfort essenziali. Questi villaggi pittoreschi rappresentano l’autentica anima di Pantelleria.
Quando visitare Pantelleria
Pantelleria è una destinazione stagionale che si anima in estate, quando tutti i ristoranti e i bar sono aperti. Maggio e giugno offrono temperature ideali per escursioni e ciclismo, mentre agosto è il mese più affollato con prezzi più alti per alloggi e noleggi.
Si consiglia settembre come periodo ideale, quando le giornate sono ancora lunghe, il caldo estivo si attenua e ci sono meno turisti. Inoltre, si respira l’atmosfera magica della vendemmia appena conclusa, un momento di autentica poesia.
Immersa nel fascino della Laguna dello Stagnone, nel territorio di Marsala in provincia di Trapani, sorge un’isola, chiamata Santa Maria, che è in vendita per la seconda volta. Un posto magico di circa 11 ettari, distante soltanto 500 metri dalla terraferma, ma che a quanto pare nessuno vuole. Il motivo? Molto probabilmente il prezzo, che è davvero piuttosto alto.
L’Isola di Santa Maria in vendita, l’annuncio
Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato di fare una vacanza su un’isola deserta e immersa in un mare cristallino. Un desiderio che potrebbe diventare realtà e senza andare troppo lontano da casa propria, ma che nei fatti è impossibile per la maggior parte della popolazione: l’Isola di Santa Maria, in Sicilia, è in vendita, ma per un prezzo di ben 12 milioni di euro.
Ma non è la prima volta che questo magnifico lembo di terra siciliano viene messo sul mercato. Era già successo 5 anni fa e a un costo persino superiore: ben 17 milioni di euro. Come è possibile immaginare, tuttavia, la compravendita non è mai andata a buon fine. Una decisione, quella di vendere l’isola, che già nel 2019 aveva provocato diverse reazioni da parte delle associazioni ambientaliste e dei Verdi, che temevano la costruzione di resort o altre strutture che avrebbero potuto danneggiarne il paesaggio e il prezioso territorio.
Tutta la bellezza dell’Isola di Santa Maria
Come si può leggere sull’annuncio che è apparso sul portale dell’agenzia immobiliare legata all’imprenditore kazako Azarovs, Santa Maria si estende su 11 ettari e dista dalla terraferma solo 500 metri, il che vuol dire che si può raggiungere con un tragitto in barca di circa 5 minuti.
Circondata da un fresco uliveto, accoglie il futuro proprietario con una villa di 350 mq (con 8 camere e 4 bagni), una casa per ospiti (o personale) di 120 mq, un garage per barche, e altri locali di servizio.
Parte del mini arcipelago dello Stagnone, ha la curiosa forma di un laccio e oltre che da svettanti ulivi è impreziosita da palme, pini marittimi e varie piante e fiori (ma anche dolcissimi asinelli).
Ma non è tutto, perché l’isola di Santa Maria è anche una zona d’interesse archeologico ed è abbracciata da straordinarie spiagge balneabili.
Nelle vicinanze, oltre alla Sicilia, ci sono le altre bellissime isole dello Stagnone di Marsala, ovvero l’Isola Grande o Isola Lunga, la più grande dello Stagnone; La Scuola o Isola Schola, la più piccola delle isole dello Stagnone; Isola di San Pantaleo (l’antica Mozia) è la più importante delle isole dello Stagnone dal punto di vista paesaggistico e archeologico.
Dei luoghi veramente magici, con colori speciali e di rara bellezza, tanto da regalare magnifici tramonti sullo sfondo di mulini a vento senza tempo. L’arcipelago rappresenta anche la Riserva Naturale dello Stagnone, che si estende dal litorale a nord di Marsala fino a quello di Trapani.
Insomma, se qualche fortunato avrà l’opportunità di poter acquistare l’Isola di Santa Maria potrà davvero trascorrere momenti da sogno in un luogo più unico che raro. La speranza, ovviamente, è che non venga deturpata considerando che quest’isola rappresenta un territorio magnifico, ma anche fragile e importantissimo.