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Il Parco di Erawan e il fiume Kwai nella foresta: la Thailandia fuori rotta

C’è una Thailandia un po’ inaspettata e ancora non troppo conosciuta, fatta di fiumi nella foresta, di cascate balneabili, di case galleggianti, sport e animali tropicali. È la Thailandia di Kanchanaburi, a ovest di Bangkok, quasi al confine con il Myanmar, dove la natura si fonde con la storia. Destinazione per un viaggio meno scontato? Il fiume Kwai e il Parco Nazionale di Erawan per un relax immersivo e silenzioso.

Tra storia e natura: la provincia di Kanchanaburi

A circa due ore e mezza da Bangkok, Kanchanaburi è un mondo a parte: una distesa di montagne, fiumi e foreste pluviali che si estende fino al confine con il Myanmar.

Nei dintorni della cittadina si può visitare la celebre Ferrovia della Morte, costruita durante la Seconda guerra mondiale dai prigionieri di guerra per collegare Bangkok a Rangoon: un’opera durissima, costata la vita a più di centomila uomini, e oggi divenuta simbolo di pace e memoria. Si può attraversare in treno un tratto della ferrovia, visitare l’iconico ponte sul fiume Kwai, i cimiteri e musei che ricostruiscono eventi e dolori di quegli anni; ma la regione vanta anche una delle aree naturali più spettacolari della Thailandia occidentale.

Le sette cascate di Erawan

Il Parco Nazionale di Erawan, fondato nel 1975 e oggi uno dei più visitati del Paese, è un piccolo paradiso di foresta tropicale, grotte e piscine naturali che si fanno spazio in mezzo al verde. Il suo nome deriva dall’elefante mitologico a tre teste della religione induista: le sette cascate che scendono lungo il versante della montagna ricordano proprio la sua forma maestosa.

Parco Nazionale di Erawan
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Una delle sette cascate del Parco Nazionale di Erawan

L’acqua è di un azzurro lattiginoso quasi surreale, dovuto alla presenza di calcare e minerali (diventa un po’ più torbida solo dopo la pioggia che smuove il terreno). Ogni livello ha la sua personalità: le prime cascate sono più accessibili, ideali per chi vuole rilassarsi, mentre le ultime richiedono un po’ di trekking e non sono proprio per tutti. Si cammina lungo un sentiero immerso nella vegetazione, ma ben attrezzato e segnalato, tra alberi di teak e ficus giganti, punti per la pausa e servizi. Camminando, se si presta attenzione, non è raro incontrare farfalle tropicali e scimmie curiose.

Prima di entrare, nel parcheggio, ci sono negozi e ristoranti, ma anche nel parco si trovano bar per snack e bibite. Poco dopo l’ingresso, prima delle cascate, c’è un punto per ritirare i giubbotti di salvataggio (20 Baht per l’intera giornata), che sono obbligatori per fare il bagno. Tutte le piscine naturali sono balneabili; dalla seconda alla quarta senza particolari difficoltà. Chi arriva al settimo livello può tuffarsi in piscine naturali dove l’acqua è fresca e trasparente, tra piccole grotte e rocce levigate, quasi in solitudine perché in pochi arrivano fino a sopra. Un consiglio: non fatevi impressionare dai pesci grandi, e neanche dai pescetti piccolini che sembrano pizzicare i piedi proprio vicino alla roccia; una volta in acqua vi lasceranno stare e ci si potrà godere uno dei più bei bagni di sempre.

thailandia Parco di Erawan
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Le piscine naturali del Parco di Erawan

Dormire sul fiume Kwai

Oltre alle cascate, una delle esperienze più magiche è quella di dormire sul fiume Kwai, nelle tradizionali raft houses o nei lodge galleggianti immersi nella giungla. Le Jungle Rafts, per esempio, sono eco-lodge galleggianti costruiti in legno di bambù, privi di elettricità, illuminati solo da lanterne e candele. Alcune strutture sono semplici e romantiche, altre offrono tutti i comfort di un resort, ma tutte condividono la stessa vista: il fiume che scorre lento, i rumori della foresta, le luci che si riflettono sull’acqua. I “villaggi” si raggiungono con barchette che partono dal porticciolo di Phutakien Pier. Ovviamente non ci si deve stupire per l’incontro ravvicinato con qualche animale tropicale, come scimmie, varani o serpenti, e al mattino potrebbe esserci un elefante che si bagna nel fiume a dare il buongiorno. Al tramonto, quando la foresta si tinge d’oro, si capisce davvero cosa significhi “fuori rotta”: non ci sono suoni artificiali, solo il respiro del fiume e i richiami degli uccelli.

fiume Kwai thailandia
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Un elefante nelle acque del fiume Kwai

Cosa fare: escursioni e sport

Dai resort partono diverse esperienze fluviali più o meno avventurose, per tutti i gusti e per ogni età: dal bamboo rafting, la discesa del fiume su una zattera di bambù, alle gite in kayak o in barca fino alle cascate di Sai Yok Yai, nel vicino Sai Yok National Park. In barca si può risalire anche fino alla Lawa Cave, una grotta profonda e misteriosa.  All’interno, stalattiti e stalagmiti formano colonne naturali che brillano alla luce delle torce: secondo le leggende locali, la grotta era abitata da spiriti e animali sacri.

thailandia fiume Kwai
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bamboo rafting, la discesa del fiume su una zattera di bambù

Tra le attività più amate c’è la zipline del Tree Top Adventure Park, un percorso sospeso tra gli alberi con passerelle, ponti e funi che offrono panorami mozzafiato sulla giungla. Oppure si può pedalare lungo i sentieri che costeggiano il fiume con un tour in mountain bike, fermandosi nei piccoli villaggi dove il tempo sembra essersi fermato.

Molti resort propongono anche esperienze più lente e tradizionali, come la pesca al tramonto, le passeggiate a dorso d’elefante nei centri etici o i laboratori di cucina thailandese con ingredienti locali. Per i più audaci, il kayak notturno è tra cielo e acqua.

fiume Kwai
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Navigazione sul fiume Kwai

Quando andare e come arrivare

Il periodo migliore per visitare il Parco di Erawan e il fiume Kwai va da novembre a marzo, quando il clima in Thailandia è generalmente secco e piacevole. Ma anche durante la stagione delle piogge, da giugno a ottobre, il paesaggio si trasforma: la foresta è più verde, le cascate sono al massimo della loro portata e i rovesci durano spesso solo poche ore.

Da Bangkok, Kanchanaburi si raggiunge facilmente in treno, bus o auto privata in circa due ore e mezza. Da qui partono le escursioni giornaliere per Erawan National Park, Sai Yok, Lawa Cave e per i resort lungo il fiume.

I luoghi reali di Fantaghirò, dove è stata girata la fiaba cult degli Anni ’90

Negli Anni ’90 Fantaghirò ha conquistato intere generazioni con le avventure di una principessa coraggiosa, tra magie, nemici terrificanti e storie d’amore impossibili. La miniserie italiana, ispirata alla fiaba popolare toscana “Fanta-Ghirò, persona bella”, ha saputo creare un mondo fantastico unico grazie non solo alla sceneggiatura e ai personaggi, ma anche alle location mozzafiato in cui è stata girata.

Dalla Repubblica Ceca alla Slovacchia, passando per Cuba e Thailandia, ogni set ha contribuito a costruire l’atmosfera fiabesca che ha reso celebre la saga.

Di cosa parla Fantaghirò

La serie prende spunto dalla fiaba tradizionale toscana, in cui una giovane principessa dimostra coraggio e intelligenza affrontando prove impossibili e conquistando l’amore di un re nemico, portando pace tra due regni. Nella trasposizione di Lamberto Bava del 1991, Fantaghirò diventa una guerriera moderna: indipendente, audace e capace di innamorarsi di Romualdo a prescindere dal suo genere.

I film raccontano le sue battaglie contro forze oscure, streghe malvagie e creature fantastiche, in un mondo che mescola magia, romanticismo e avventura.

Fantaghirò Remo girone
ANSA
Alessandra Martinez e Remo Girone in Fantaghirò

Dove è stato girato

Sebbene gran parte delle riprese siano avvenute all’estero, la produzione, i costumi e la scenografia sono interamente italiane. Grazie alla combinazione di set naturali, castelli fiabeschi e scenografie esotiche, Fantaghirò è riuscita a creare un mondo suggestivo e senza tempo, capace di affascinare ancora oggi chi l’ha amata negli Anni ’90.

Thailandia

Per Fantaghirò 4, alcune scene sono state girate in Thailandia. In particolare nell’antica città museo di Samut Prakan (Mueang Boran), a circa 30km a sud-est di Bangkok. I templi e le architetture orientali hanno contribuito a ricreare il regno di Re Tohor, dove Fantaghirò si reca per fermare il male. Le atmosfere esotiche dei paesaggi tropicali e delle costruzioni storiche hanno fornito uno sfondo perfetto per un racconto fantasy dai toni avventurosi e misteriosi, dando agli spettatori la sensazione di entrare in un mondo lontano e incantato.

Templi dell'antica città di Samut Prakan in Thailandia
iStock
Templi dell’antica città di Samut Prakan

Cuba

Il quinto film della saga, Fantaghirò 5, ha avuto come set principale Cuba, scelto per la sua bellezza naturale e i suoi paesaggi tropicali, ma anche per motivi economici. A raccontarlo fu il regista Lamberto Bava: «Abbiamo scelto Cuba per contenere i costi e dare alla serie un’ambientazione completamente diversa. Qui c’è una scuola di cinema straordinaria, con tecnici preparati e manodopera qualificata. Certo, la burocrazia rallenta un po’ tutto, ma a Cuba non si compra nulla solo con il denaro».

Qui approda il galeone volante del cattivissimo Senzanome e della sua ciurma di arcimboldi vegetali. Tra spiagge, grotte e il Parco forestale metropolitano de L’Avana, sono state girate le scene più spettacolari, incluso il galeone dell’orco mangiabambini. In questo capitolo, Fantaghirò incontra le Memosughe, creature che succhiano i suoi sentimenti, e deve ricostruire la propria vita in un mondo parallelo, lontano dall’amore per Romualdo e dalla sua famiglia.

Parco Avana
iStock
Parco metropolitano dell’Avana a Cuba

Nelle foreste dell’Avana, dove un tempo fu girato il primo Tarzan con Johnny Weissmuller, è stato costruito il galeone pirata in scala reale, mentre gli studi televisivi della Riv, ricavati negli ex locali della Fox, sono stati trasformati in un mondo di magie, streghe e fumi colorati grazie agli effetti speciali di Sergio Stivaletti.

I castelli della Repubblica Ceca

Nonostante le ambientazioni esotiche, i castelli dell’Est Europa restano il cuore della saga. Il castello di Bouzov, in Repubblica Ceca, è stato scelto come dimora di Fantaghirò. La sua architettura gotico-rinascimentale ha regalato alle scene un’atmosfera fiabesca, impreziosita dal celebre pozzo in cui la principessa viene isolata dalle sorelle.

Il castello di Pernstejn ha invece rappresentato la residenza di Romualdo, con torri slanciate e boschi incantati che hanno fatto da sfondo ai momenti romantici della serie. In Slovacchia, il castello di Bojnice ha ospitato le scene del palazzo della Strega Nera, con le sue torri, le mura ricoperte di edera e i giardini incantati. I fiumi, i laghi e le foreste circostanti hanno completato il quadro, rendendo ogni avventura visivamente memorabile.

Castello di Pernstejn
iStock
Castello di Pernstejn

Fuga a Koh Lipe, l’isola dalla sabbia bianca, mare trasparente e zero stress (ci si muove a piedi)

Fuga a Koh Lipe significa silenzio, acqua limpida e spiagge quasi bianche quanto le nuvole che a volte impreziosiscono il cielo. L’isola è piccola ed è quasi completamente fuori dalle rotte più affollate della Thailandia: poche strade, barche lunghe ancorate a riva e ristorantini che funzionano senza fretta.

Il mare resta trasparente per tutto il giorno, anche quando le barche rientrano dalla pesca (certo, bisogna tenere in considerazione pure il meteo!). La sera il cielo si accende e il vento spinge l’odore di salsedine fino alle camere degli hotel fronte spiaggia. Non serve cercare chissà cosa, perché chi arriva trova un posto semplice e autentico.

Un viaggio in Thailandia inizia già a bordo dell’aereo

La Thailandia è sempre nel cuore degli italiani e, quando si parla del “Paese del sorriso”, c’è sempre grande interesse. Quando si sale a bordo di un aereo di Thai Airways ci si immerge fin da subito nella ‘thailandite’: si viene accolti dal sorriso delle assistenti di volo che offrono un’orchidea a tutti i passeggeri, assistenti che, durante il volo, cambiano per ben tre volte le loro splendide divise, il Ruean Ton, l’abito tradizionale thailandese in seta grezza.

Ecco perché, in occasione del TTG di Rimini 2025, ci siamo fatti raccontare da Armando Muccifora, Sales Manager di Thai Airways, che quest’anno celebra il 65° anniversario, cosa bolle in pentola.
“Arriveranno 80 nuovi aerei per le tratte a lungo raggio e 33 per il corto-medio raggio, abbiamo così cambiato tutti i vecchi modelli. Li stanno ancora costruendo quindi arriveranno nel 2027″, spiega Muccifora, “si tratta rispettivamente di Boeing 787-900 Dreamliner, insonorizzati e con consumi inferiori del 25% che serviranno per le nuove rotte a lungo raggio (tra cui il Roma-Bangkok, la data non è ancora stata annunciata), e di Airbus A321neo, che invece serviranno per collegare Bangkok con altre mete della Thailandia.

Ciò significa che non solo stiamo riaprendo tutte le rotte in Asia, ma aumenteremo persino la frequenza. Andremo in alcune mete in Cina mai raggiunte prima, apriremo la settimana destinazione in Giappone e aumenteremo i collegamenti con Tokyo Haneda e Narita, così come rafforzeremo voli per Giacarta e Bali, per l’Australia e la Nuova Zelanda. E poi ci sanno nuove rotte in Thailandia.”

Il viaggio in Thailandia inizia a bordo

Ma non solo nuove mete, anche i viaggi a bordo degli aerei Thai saranno sempre più confortevoli. “I nuovi aerei avranno nuove configurazioni con nuove Business Class (la Royal Silk Class) e nuove Economy, ma anche Premium Economy, tutti i nuovi aerei dal 2027 avranno questa classe che è molto richiesta. Ma l’esperienza a bordo è molto legata alla Thailandia. “Siamo in prima fila anche nello sviluppo del turismo, specie quello esperienziale”, racconta Muccifora.

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Ufficio stampa
La Royal Silk Class di Thai Airways

“Ci sono nuovi progetti che, in qualità di ambasciatori della ‘thailandite’, stiamo seguendo da vicino: a Nord del Paese, nelle piantagioni di caffè, e a Sud, nelle piantagioni di cacao perché a bordo dei nostri voli serviamo questi prodotti.

A bordo i pasti sono stati curati dalla chef thailandese Duangporn “Bo” Songvisava, famosa per aver preso parte al programma di Netflix Chef’s table, mentre gli snack caldi per il corto raggio serviti in Economy sono stati affidati alla prima chef Stella Michelin di street food, Jay Fai. Viene servito un cocktail signature chiamato Rose of the Royal Voyage fatto con le essenze delle rose del giardino del Palazzo Reale di Bangkok. Inoltre, sono state create delle playlist musicali per ogni momento del volo, dall’aperitivo al sonno”.

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Ufficio stampa
Il cocktail Rose of the Royal Voyage che viene servito a bordo

Scoperte le più antiche mummie al mondo e no, non sono in Egitto

Nell’immaginario comune si pensa che le mummie siano una tradizione egiziana fortemente legata ai faraoni e alla narrazione della popolazione cresciuta sulle sponde del Nilo, ma la storia sta per essere riscritta.

Secondo uno studio, le mummie più antiche provengono invece da diverse aree del sud-est asiatico. Un team di archeologi ha individuato resti umani mummificati datandone la provenienza a 14.000 anni fa, 10.000 prima di quelle egiziane. I ritrovamenti hanno coinvolto la Cina meridionale, il Vietnam, la Malesia e la Thailandia, ma ci sono interessanti studi anche nelle Filippine, in Indonesia e nel Laos.

Le mummie più antiche non sono quelle in Egitto

Lo studio ha coinvolto 54 sepolture presso 11 siti archeologici differenti e ha dato evidenza di come i corpi dei defunti venissero prima essiccati con il fumo e poi deposti in posizioni rannicchiate come quelle ritrovate dagli archeologi. La pratica non è qualcosa di andato perso, alcune popolazioni indigene in Australia e Nuova Guinea ancora la praticano, mostrando come questa continuità culturale sia durata millenni. A occuparsi dello studio è Pnas che ha condiviso tutti i risultati in una ricerca approfondita consultabile sul loro sito.

Le nuove analisi sono state pubblicate su riviste scientifiche internazionali e hanno confermato come molte ossa esaminate mantengano lo stesso tipo di trattamento post mortem. Le tecniche più sofisticate con raggi X e spettroscopia infrarossa hanno individuato alterazioni chimiche che possiamo ricondurre con certezza a una mummificazione tramite affumicatura.

La scoperta delle mummie più antiche in Asia
Pnas
Le mummie più antiche che riscrivono la storia sono state scoperte in Asia

Le posizioni fortemente contorte dei corpi (ginocchia piegate fino al torace, braccia incrociate sotto le gambe, mani legate) suggeriscono che i cadaveri venissero preparati e legati subito dopo la morte, per mantenere una forma compatta durante l’essiccazione. La postura, osservata anche in mummie moderne delle popolazioni Dani della Papua indonesiana, aveva probabilmente un valore simbolico, legato alla conservazione dello spirito o al ritorno al grembo della terra.

In molti casi, i ricercatori hanno notato tracce di bruciature localizzate su crani, femori o articolazioni, mentre altre parti del corpo restavano intatte. Ciò conferma che il trattamento avveniva in prossimità di un fuoco controllato, in un ambiente chiuso e fumoso, piuttosto che tramite cremazione.

La scoperta che riscrive la storia

Tra i siti più significativi spicca Con Co Ngua, in Vietnam, dove gli archeologi hanno riportato alla luce oltre 260 sepolture pre-neolitiche, molte in posizione accovacciata e alcune con evidenti segni di affumicatura. Altri ritrovamenti, come quelli di Huiyaotian e Liyupo nella Cina meridionale, mostrano scheletri piegati in posture così compatte da escludere la presenza di tessuti molli al momento della deposizione.

Secondo Peter Bellwood, coautore dello studio, le popolazioni pre-neolitiche del Sud-Est asiatico praticavano rituali complessi, frutto di credenze condivise che riflettevano una profonda spiritualità e un rispetto ancestrale per i defunti.

Cosa sorprende più di tutto? La continuità etnografica. Gli indigeni della Papua Nuova Guinea, i Dani e gli Anga ancora oggi praticano la mummificazione con il fumo e poi mettendo i corpi di capi e concittadini in quelle posizioni facendo sì che si possa mantenere la loro memoria.

La scoperta delle mummie più antiche del mondo in Asia riscrive la storia e ci fa ripensare a come la tradizione abbia qualcosa in comune, seppur le epoche siano diverse e le localizzazioni geografiche siano tanto distanti.

Viaggiare gratis in Thailandia? È possibile in bassa stagione

Viaggiare gratis in Thailandia potrebbe presto diventare realtà, almeno per quanto riguarda i voli interni: il Ministero del Turismo e dello Sport ha infatti annunciato un piano che prevede l’offerta di biglietti aerei nazionali gratuiti a 200.000 visitatori stranieri nell’arco di tre mesi. L’iniziativa, ancora in attesa del via libera da parte del Consiglio dei Ministri, ha l’obiettivo di stimolare i flussi turistici verso le cosiddette “destinazioni secondarie”, ossia quelle province meno frequentate ma ricche di attrattive culturali e naturali.

Il Ministro Sorawong Thienthong ha spiegato che lo slogan scelto per la campagna sarà “Acquista voli internazionali, voli nazionali gratuiti in Thailandia”, un invito diretto ai viaggiatori stranieri a non fermarsi alle mete più note ma a scoprire anche i territori meno battuti.

L’idea nasce dall’esigenza di distribuire i benefici economici del turismo in maniera più equa e di sostenere un settore che, pur mostrando segnali di ripresa, deve ancora fronteggiare sfide importanti.

I dettagli del programma

Il progetto prevede che chiunque acquisti un biglietto aereo internazionale con destinazione Thailandia possa ottenere un volo interno gratuito di andata e ritorno, comprensivo di 20 chilogrammi di bagaglio. Le tratte saranno offerte da sei diverse compagnie nazionali: Thai Airways, Thai AirAsia, Bangkok Airways, Nok Air, Thai Lion Air e Thai Vietjet. I biglietti gratuiti, secondo le prime indicazioni, saranno disponibili solo per chi non ha ancora prenotato e saranno distribuiti tramite prenotazioni dirette con le compagnie o le principali agenzie di viaggio online.

Il governo prevede di stanziare 700 milioni di baht per coprire l’iniziativa, con un sussidio pari a 1.750 baht per ogni biglietto di sola andata e 3.500 baht per i voli di andata e ritorno. L’aspettativa è che l’investimento produca un ritorno economico significativo: circa 8,8 miliardi di baht di entrate turistiche.

Il periodo prescelto per la campagna, da settembre a novembre, coincide con la bassa stagione, quando le presenze internazionali calano e le compagnie aeree registrano minore domanda.

Opinioni contrastanti dal settore

Non mancano però voci critiche o perlomeno caute.

Punlop Saejew, vicepresidente della Camera di Commercio di Chiang Mai, ha osservato che il programma potrebbe effettivamente dare una spinta al turismo, ma che la sua efficacia dipenderà molto dal momento in cui verrà attuato. Secondo lui, l’iniziativa avrebbe un impatto più marcato se concentrata proprio nei mesi di bassa stagione, quando il Paese risente maggiormente della contrazione degli arrivi.

Inoltre, ha sottolineato che uno dei principali ostacoli ai viaggi interni resta l’alto costo delle tariffe aeree nazionali, motivo per cui sarebbe auspicabile un sostegno strutturale da parte dello Stato.

Le prospettive per le province meno note

Un’altra voce significativa è quella di Rungroj Santadvanit, presidente della sezione nord-orientale della Thai Hotels Association, il quale ritiene che non tutte le province beneficeranno allo stesso modo della campagna, poiché molte destinazioni del nord-est non rientrano nei circuiti turistici tradizionali. Città come Buri Ram o Ubon Ratchathani, pur collegate con voli nazionali da Bangkok, difficilmente riusciranno ad attirare grandi flussi senza un piano di marketing mirato.

Rungroj suggerisce quindi di affiancare all’iniziativa dei biglietti gratuiti una strategia di promozione diversificata: Buri Ram potrebbe puntare sul turismo sportivo con eventi e maratone, mentre Ubon Ratchathani potrebbe valorizzare il fascino del Mekong. Allo stesso modo, le province settentrionali avrebbero tutto l’interesse ad attrarre appassionati di natura da Australia e Nuova Zelanda, mentre le isole del Sud potrebbero rivolgersi al mercato scandinavo, da sempre amante del turismo balneare.

Al di là dell’aspetto promozionale, Rungroj ha comunque ricordato come la sicurezza resti un tema centrale per l’attrattività turistica della Thailandia: in un periodo segnato da tensioni al confine con la Cambogia, il governo deve impegnarsi a comunicare in maniera chiara quali aree sono sicure e garantire ai visitatori un’esperienza priva di rischi.

La sfida del mercato internazionale

Al momento, i dati registrati non sono del tutto incoraggianti: al 17 agosto, il Paese ha accolto 20,8 milioni di visitatori stranieri, un calo del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Cina resta il principale mercato di riferimento, con 2,9 milioni di arrivi, ma i flussi non hanno ancora raggiunto i livelli pre-pandemici.

In questo contesto, la proposta dei voli gratuiti rappresenta un tentativo ambizioso di stimolare la domanda e distribuire i benefici del turismo in maniera più equilibrata. Se approvata, la campagna potrebbe trasformarsi in un banco di prova decisivo per capire se la Thailandia è in grado di reinventarsi e consolidare la propria posizione tra le mete più amate del Sud-est asiatico.

Nella Thailandia del Nord è stata scoperta un’antica (e importantissima) grotta nella giungla

Nel cuore della Thailandia settentrionale, una nuova e inattesa scoperta archeologica ha fatto parlare di sé: una caverna preistorica, chiamata Tham Ta Kueng, è stata individuata nel remoto distretto di Nakhon Thai, nella provincia di Phitsanulok. L’incontro con questo tesoro nascosto è avvenuto quasi per caso, durante una pattuglia di routine del Parco Naturale Phu Khat, svoltasi tra il 14 e il 16 agosto 2025 nella fitta foresta di Khwae Noi.

A rendere ufficiale la notizia ci ha pensato il capo del parco, Mongkol Khamsuk, che il 18 agosto ha annunciato la scoperta definendola una “buona notizia per l’archeologia thailandese”. Non si tratta solo di un ritrovamento eccezionale, perché secondo Khamsuk, Tham Ta Kueng rappresenta un’opportunità unica per esplorare nuovi orizzonti nella ricerca scientifica e per capire meglio la storia antica di questa regione.

In cosa consiste la scoperta

Il ritrovamento di Tham Ta Kueng ha suscitato grande entusiasmo tra archeologi e appassionati di storia: la caverna si trova in una zona particolarmente impervia, a circa due chilometri dalla sede del parco, nascosta tra la fitta vegetazione di una montagna di arenaria della Thailandia. Al suo interno sono stati scoperti antichi graffiti rupestri, risalenti a circa 2.000 anni fa, tra cui figure a forma di “V” e simboli a tre dita, elementi che potrebbero indicare legami con le pratiche culturali e spirituali delle popolazioni che un tempo abitavano questa regione.

Questi reperti offrono uno sguardo prezioso sulle prime forme di espressione umana nel Sud-Est asiatico. Secondo gli esperti, Tham Ta Kueng potrebbe essere stata abitata già durante l’Età del Ferro, molto prima che la storia scritta iniziasse a documentare le vicende del Paese. In sostanza, tale rinvenimento apre nuove possibilità per comprendere meglio le tradizioni, l’arte e la vita quotidiana delle comunità antiche che hanno vissuto in queste terre.

Perché questa scoperta è molto importante

Il motivo per cui questa scoperta è particolarmente importante è davvero molto semplice: si inserisce in un contesto più ampio di ritrovamenti simili nella regione, come le incisioni preistoriche trovate sulle scogliere di Pratu Mueang, indicando una tradizione artistica e culturale condivisa tra le popolazioni antiche.

La rilevanza di questo ritrovamento è sottolineata dalla stessa Direzione dei Parchi Nazionali, Fauna Selvatica e Conservazione delle Piante (DNP), che ha evidenziato come le pattuglie forestali regolari non solo proteggano gli ecosistemi fragili da intrusioni e bracconaggio, ma possano anche portare a scoperte straordinarie di rilevanza storica. Il DNP ha dichiarato che “le pattuglie continue sono fondamentali: preservano l’ambiente e, come dimostra questo caso, possono rivelare scoperte di importanza storica”.

Contemporaneamente, ha anche implicazioni significative per il turismo e la conservazione nella regione. La foresta di Khwae Noi, già rinomata per la sua biodiversità e il patrimonio culturale, potrebbe diventare un nuovo punto di riferimento per la ricerca e il turismo ecologico. Gli esperti prevedono che il sito attiri sia ricercatori interessati a studiare l’evoluzione culturale della regione, sia turisti in cerca di esperienze uniche nel cuore della natura thailandese.

Tham Ta Kueng rappresenta una testimonianza tangibile delle prime forme di espressione umana nella Thailandia settentrionale. La sua scoperta non solo arricchisce il patrimonio archeologico del Paese del Sorriso, ma offre anche nuove opportunità per la ricerca e il turismo sostenibile.

“Quel viaggio in Thailandia mi ha trasformato”: intervista a Giovanni Esposito tra cinema e viaggi

Al Giffoni Film Festival, dove i sogni dei ragazzi si incontrano con il grande cinema, Giovanni Esposito si è raccontato con l’entusiasmo e l’ironia che lo contraddistinguono presentando Nero, film di cui firma anche la regia. L’artista napoletano, volto noto attivo a teatro, in televisione e al cinema, ha emozionato il pubblico con una storia intensa girata lungo il litorale Domizio, tra luoghi bellissimi e feriti.

Di cosa parla Nero

Nero racconta la storia di un uomo di mezza età che sopravvive ai margini della legalità, arrangiandosi come può per prendersi cura della sorella Imma, fragile e affetta da disturbi mentali, interpretata da Susy Del Giudice.

La sua esistenza prende una svolta drammatica quando, durante una rapina andata storta, uccide accidentalmente un benzinaio. Da quel momento scopre di possedere un dono misterioso: la capacità di guarire chi soffre. Ma ogni guarigione ha un prezzo altissimo, perché a ogni miracolo Nero perde uno dei suoi cinque sensi.

Ambientato tra le strade ferite di Mondragone e Castel Volturno, il film scava con delicatezza tra le pieghe di un’umanità dolente, mettendo in scena il peso del sacrificio, l’intensità del legame tra fratelli e la possibilità di redenzione anche nei luoghi più dimenticati. Una favola nera, sospesa tra realismo e simbolismo, che racconta quanto si possa amare anche quando tutto sembra perduto.

Giovanni Esposito Nero
Ufficio stampa
Intervista a Giovanni Esposito

Intervista esclusiva a Giovanni Esposito

In questa intervista, Esposito ci parla del suo legame con le location cinematografiche, dei set che gli sono rimasti nel cuore, del viaggio che lo ha cambiato e anche di quell’esperienza internazionale in cui — sì, è successo — ha fatto ridere persino George Clooney e Adam Sandler.

Dove hai girato il film Nero?

Il film è girato lungo tutto il litorale Domizio, partendo da Licola arrivando a Mondragone, passando per Baia Verde e Castel Volturno, luoghi che potrebbero essere i più belli del mondo, ma in questo momento sono intrisi di dolore e umanità. Luoghi bellissimi bagnati da un mare che non fa più miracoli.

In particolare l’ultima sequenza nel verde con la ripresa che si alza, immagino con l’utilizzo di un drone?

L’ultima sequenza invece è girata nel bosco degli Astroni, dove il drone va a scoprire una vegetazione unica in una riserva naturale presidio WWF. Ci serviva un luogo completamente diverso che desse la sensazione di trovarsi altrove, in contatto totale con la natura.

Quanto sono importanti secondo te le location per raccontare una storia sul grande schermo?

Le location sono fondamentali, diventano personaggi del film con cui interagire e da cui farsi ispirare.

Hai fatto tantissimi film. Ci sono dei luoghi dove hai girato che ti sono rimasti nel cuore per qualche motivo?

Ce ne sono tanti di luoghi in cui ho girato negli anni, sicuramente Ravello e Scala con il Fiordo di Furore dove ho girato in film di Alessandro Siani, sono luoghi che conosco bene e che amo. E altri due luoghi dove ho lasciato il cuore sono stati la penisola di San Giovanni di Sinis e Cabras in Sardegna dove ho girato il film di Rocco Papaleo Una piccola impresa meridionale. Poi la Sicilia, in particolare Favignana e Siracusa dove ho girato con Ricky Tognazzi L’isola dei segreti.

Esposito Giffoni
Ufficio stampa
Giovanni Esposito al Giffoni Film Festival

Hai fatto un viaggio “trasformativo” che in qualche modo ti ha cambiato?

I viaggi ti cambiano sempre un po’, ma quello fatto in Thailandia mi ha regalato qualcosa in più.

Preferisci i viaggi improvvisati od organizzati?

Preferisco sempre viaggi organizzati, dentro i quali poi trovo il modo per potermi perdere.

Un libro che porti in viaggio o una canzone “da viaggio” che ami ascoltare?

I libri che porto in viaggio sono sempre nuovi, ma certamente romanzi. Così anche le canzoni, spaziano sempre in diversi generi.

Un posto che vuoi vedere, ma ancora non hai avuto modo di andarci?

Sicuramente un posto che vorrei visitare è il Giappone, mi piacerebbe tantissimo, mi piace la loro cultura. Prima o poi lo farò.

Cosa non manca mai nella tua valigia?

I sogni, quelli ce li metto sempre anche se vado vicinissimo, perché mi sembra si non smettere mai di viaggiare.

Una curiosità: hai girato Jay Kelly che sarà alla Mostra del Cinema di Venezia 2025. Cosa puoi dirci di questa esperienza internazionale? E soprattutto sei riuscito a far ridere anche George Clooney e Adam Sandler sul set?

Beh girare Jay Kelly è stato meraviglioso, perché il regista Noah Baumbach è un genio, un regista attento e delicato, e perché lavorare con due mostri sacri di quella portata è un privilegio che non capita sempre. Beh sì qualche risata ce la siamo fatta con entrambi.

Bottle Beach: l’angolo più incantato della Thailandia è un paradiso naturale

Se pensavi che il paradiso non esistesse è perché non hai ancora visitato Bottle Beach, un angolo remoto e incantato nel nord-est di Koh Phangan, in Thailandia. Un incanto naturalistico che segue i ritmi della brezza tropicale: niente caos o resort, niente folla, a dominare la scena è il mare che regala un’atmosfera da sogno. In Europa la chiamiamo Bottle Beach ma per i local è Haad Khuat. La baia è la meta ideale per chi cerca un’avventura fuori rotta, un rifugio tranquillo dove disconnettersi dal mondo e riconnettersi con sé stessi.

Caratteristiche della Bottle Beach

Hai presente quel tipo di spiaggia che sembra uscita da una cartolina vintage o da un sogno tropicale? Bottle Beach, sull’isola di Koh Phangan, è esattamente così. Un angolo nascosto di Thailandia dove il tempo sembra essersi dimenticato di scorrere, e dove dettagli come la sabbia soffice, il mare calmo e le palme che si piegano dolcemente verso l’acqua invitano al relax.

Questa spiaggia non si lascia conquistare facilmente. È selvaggia, remota e un po’ misteriosa. Non la raggiungi con uno scooter qualunque o una passeggiata improvvisata: ci arrivi in barca, scivolando lungo la costa da Chaloklum, oppure dopo un trekking nella giungla che profuma d’avventura.

Ma appena metti piede sulla sabbia, capisci subito perché ne valeva la pena. Bottle Beach (o Haad Khuat, come la chiamano i local) è una baia raccolta, protetta da scogliere verdi e montagne silenziose. Lontana dal turismo di massa, è il rifugio perfetto per chi cerca una pace autentica, quella che senti dentro mentre il mondo rimane lontano.

Durante il giorno, l’atmosfera è vivace ma mai affollata. Il mare ha un fondale sabbioso che invita a nuotare per ore e il sole illumina ogni granello con quella luce calda tipica dei tropici. Poi, nel tardo pomeriggio, succede qualcosa di magico: le barche dei visitatori ripartono, le voci si spengono, e la spiaggia si svuota. Rimani tu, qualche viaggiatore solitario, e il suono delle onde che accarezzano la riva. È un momento raro, prezioso, quasi intimo. Un piccolo privilegio per chi ha deciso di spingersi un po’ più in là.

Qui la vita è semplice, essenziale e bella proprio per questo. Niente movida, niente resort stellati. Solo qualche bungalow tra le palme, ristorantini sulla spiaggia dove mangiare con i piedi nella sabbia e connessione internet limitata; il che è perfetto, perché a Bottle Beach il vero lusso è disconnettersi. Magari ti sdrai su un’amaca, sorseggi un drink con vista oceano, o ti incammini verso il punto panoramico nascosto tra gli alberi. Da lì, il mondo si vede piccolo, lontano, e tu ti senti finalmente libero.

Bottle Beach non è una destinazione per tutti, e va bene così. È per chi ha voglia di rallentare, per chi sa ascoltare il silenzio, per chi preferisce le stelle alle luci al neon. È uno di quei posti che ti entrano dentro piano piano, e poi non ti lasciano più.

Dove si trova la Bottle Beach e come raggiungerla

Bottle Beach si trova a Koh Phangan ed è considerata una delle spiagge più belle della Thailandia. Isolata e protetta da una giungla, si raggiunge comodamente tramite taxi boat partendo da Thong Nai Pan o dal villaggio di Chaloklum. I più avventurosi potrebbero provare a raggiungerla tramite trekking, ci sono sentieri escursionistici nella giungla che conducono alla baia ma sono piuttosto impervi e impegnativi.

Regole e costi per volare con gli animali su Thai Airways

Thai Airways è la compagnia di bandiera della Thailandia e uno dei principali vettori del sud-est asiatico. Conosciuta per il servizio attento e l’ottimo intrattenimento a bordo, consente anche il trasporto di cani e gatti. Chi desidera viaggiare insieme al proprio animale domestico può farlo serenamente, a patto di rispettare alcune regole ben precise. Per evitare imprevisti, è importante informarsi in anticipo sulle condizioni previste per ogni destinazione e sul tipo di aeromobile impiegato.

Animali ammessi

Thai Airways consente il trasporto di alcuni animali domestici, tra cui cani, gatti, conigli, criceti e furetti. Ovviamente non è permesso viaggiare con animali malati o in gravidanza. Al contrario, la compagnia non accetta uccelli, roditori diversi dai criceti, rettili, moffette, visoni e tartarughe a guscio morbido.

Trasporto in cabina

Attualmente, Thai Airways non consente il trasporto di animali domestici in cabina, ad eccezione dei cani guida per passeggeri con disabilità visive o uditive. Questi cani devono essere adeguatamente addestrati e certificati, e il passeggero deve informare la compagnia almeno 48 ore prima della partenza. Il cane guida deve essere tenuto al guinzaglio o indossare un’imbracatura e deve poter stare ai piedi del passeggero senza ostacolare il passaggio.

Trasporto in stiva (bagaglio registrato)

Gli animali domestici che non possono viaggiare in cabina possono essere trasportati nella stiva dell’aereo come bagaglio registrato. La stiva è pressurizzata e climatizzata per garantire il comfort degli animali durante il volo. Il peso massimo consentito, comprensivo del trasportino, è di 32 kg. Le dimensioni massime del trasportino sono 137 cm di lunghezza, 68 cm di altezza e 83 cm di larghezza.

Trasporto come cargo

Per gli animali che superano i limiti di peso o dimensioni per il bagaglio registrato, o per quelli che viaggiano non accompagnati, Thai Airways offre il servizio di trasporto come cargo. In questo caso, è necessario prenotare il servizio con Thai Airways Cargo e assicurarsi che il trasportino sia conforme alle normative IATA. Il costo del trasporto come cargo varia in base al peso, alle dimensioni dell’animale e alla destinazione.

Restrizioni di razza

Thai Airways non accetta al trasporto alcune razze di cani brachicefali, a causa dei rischi respiratori associati a queste razze durante il volo. Tra le razze vietate figurano: Bulldog (tutte le razze), Boxer, Carlino (Pug), Shih Tzu, Pechinese, Chow Chow, Lhasa Apso, Shar Pei, Mastino (tutte le razze), Staffordshire Bull Terrier, Pit Bull, American Bulldog, French Bulldog, Boston Terrier, Cavalier King Charles Spaniel, Japanese Chin e Tibetan Spaniel.

Restrizioni di itinerario

Thai Airways non consente il trasporto di animali su voli diretti verso o provenienti da alcune destinazioni, tra cui Auckland, Denpasar, Dubai, Hong Kong, Londra, Brisbane, Melbourne, Perth e Sydney. Inoltre, gli animali non sono ammessi su voli operati con aeromobili Airbus A320.

Requisiti del trasportino

Il trasportino deve essere conforme alle normative IATA e permettere all’animale di stare in piedi, girarsi e sdraiarsi comodamente. Deve essere realizzato in materiali resistenti come plastica rigida o metallo, avere una chiusura sicura e una base impermeabile. Le ruote devono essere rimosse o bloccate, e il trasportino deve essere etichettato con adesivi “LIVE ANIMAL” e istruzioni per l’alimentazione e l’idratazione.

Documentazione richiesta

È responsabilità del passeggero assicurarsi di avere tutta la documentazione necessaria per il trasporto dell’animale, che può includere:

  • certificato di buona salute rilasciato da un veterinario autorizzato,
  • certificato di vaccinazione antirabbica,
  • permessi di importazione o esportazione, se richiesti dal paese di destinazione.

È consigliabile verificare con le autorità competenti del paese di destinazione per conoscere i requisiti specifici.

Tariffe per il trasporto di animali

Le tariffe per il trasporto di animali con Thai Airways variano in base al peso totale dell’animale e del trasportino: fino a 10 kg ha un costo di 177 euro; fino a 20 kg di 265 euro; 353 euro fino a 30 kg e fino a 40 kg il costo sale a 442 euro. Animali con un peso superiore non sono accettati.

Prenotazioni e check-in

È necessario informare Thai Airways della presenza di un animale al momento della prenotazione del volo. Al check-in, il passeggero dovrà presentare tutta la documentazione richiesta e pagare le eventuali tariffe aggiuntive per il trasporto dell’animale. Si consiglia di arrivare in aeroporto con largo anticipo per completare tutte le formalità necessarie.

Il silenzio delle Similan: quando la natura chiede una pausa

Tra le destinazioni più iconiche della Thailandia meridionale, le Isole Similan rappresentano un vero e proprio gioiello naturale. Acque cristalline, spiagge incontaminate, barriere coralline e una biodiversità marina straordinaria hanno fatto di questo arcipelago un punto di riferimento per chi ama la natura, le immersioni e lo snorkeling. Tuttavia, il successo turistico ha portato anche a conseguenze negative, con un afflusso crescente e spesso incontrollato di visitatori che ha messo a dura prova l’equilibrio dell’ecosistema locale.

Per questa ragione, le autorità thailandesi hanno annunciato la chiusura temporanea delle Isole Similan al turismo fino al 15 ottobre 2025. Una misura drastica ma necessaria, volta a consentire alla natura di rigenerarsi e a rivedere i criteri di accesso per il futuro. In questo articolo vengono analizzate le cause di questa decisione, le novità in arrivo e cosa possono fare i viaggiatori per promuovere un turismo sostenibile.

Perché le Isole Similan chiudono al turismo

Le Isole Similan si trovano nel Mare delle Andamane, a circa 70 chilometri dalla località di Khao Lak, e sono composte da 11 isole caratterizzate da paesaggi spettacolari, ricchi di vita marina e scorci mozzafiato. Purtroppo, negli ultimi anni, la bellezza di questo luogo ha attirato un numero crescente di turisti, spesso poco informati o poco attenti alla tutela ambientale.

Secondo le autorità locali, durante l’ultima stagione turistica sono state riscontrate numerose infrazioni, tra cui la pesca illegale, l’uso di barche non autorizzate, escursioni fuori dai percorsi consentiti e comportamenti scorretti che hanno messo in pericolo l’integrità dell’habitat marino. Il risultato è stato un deterioramento progressivo dell’ambiente naturale, con danni visibili alle barriere coralline e alla fauna locale. La chiusura per cinque mesi è una scelta già adottata in passato, ma questa volta si estende per un periodo più lungo per garantire una rigenerazione profonda e duratura.

Cosa succederà alla riapertura delle Isole Similan nel 2025

Alla riapertura, prevista per il 15 ottobre 2025, le Isole Similan non torneranno ad accogliere turisti come prima. Il governo della Thailandia ha annunciato l’introduzione di nuove regole più stringenti per proteggere il territorio e controllare in modo più efficace il flusso dei visitatori. L’obiettivo è creare un modello di turismo che sia non solo economicamente sostenibile, ma anche rispettoso della natura e più consapevole. Questo sistema permetterà di preservare la bellezza delle Isole Similan nel lungo periodo, mantenendo viva l’esperienza per i visitatori, ma con un impatto minimo sull’ambiente.
Tra le principali novità ci sono:

  • l’obbligo di acquisto di un biglietto di ingresso tramite prenotazione online con inserimento dei dati identificativi, come passaporto o carta d’identità,
  • numero dei visitatori sarà limitato e monitorato per limitare la presenza di persone e ridurre l’impatto ambientale,
  • maggiore controllo sui tour operator, che dovranno dimostrare di operare in conformità con criteri ambientali rigorosi. Chi non rispetterà le regole verrà escluso definitivamente dalle attività sull’arcipelago.
Isole Similan in Thailandia chiudono fino a ottobre 2025
Fonte: iStock
Le Isole Similan in Thailandia

Un modello per il turismo responsabile

La chiusura temporanea delle Isole Similan si inserisce in un contesto più ampio, che vede sempre più destinazioni nel mondo adottare strategie per contrastare il turismo di massa e i suoi effetti negativi. Non è un caso isolato: anche le Isole Phi Phi, sempre in Thailandia, hanno recentemente riaperto alcuni siti di immersione dopo periodi di stop, con risultati positivi in termini di ripristino ambientale.
Questo dimostra che dare una pausa alla natura funziona. Ma serve anche la collaborazione dei viaggiatori. Ognuno di noi può contribuire a proteggere luoghi fragili come le Similan scegliendo con attenzione le proprie esperienze di viaggio: affidandosi a operatori certificati, rispettando le regole locali, evitando la plastica monouso, riducendo la produzione di rifiuti e privilegiando servizi e strutture eco-friendly.

Un’occasione per ripensare il modo di viaggiare

La decisione di chiudere le Isole Similan ci ricorda quanto sia importante trovare un equilibrio tra il desiderio di esplorare il mondo e la responsabilità di preservarlo per il futuro. Ogni viaggio ha un impatto, e sta a noi decidere se sarà positivo o negativo. Le nuove regole in arrivo nel 2025 rappresentano un passo importante verso un turismo più consapevole e rispettoso.
Scegliere di viaggiare in modo responsabile non significa rinunciare alla bellezza, ma imparare a viverla con più attenzione, contribuendo alla sua conservazione. Solo così si potrà continuare a scoprire luoghi straordinari come le Isole Similan, lasciandoli intatti per chi verrà dopo.

Dal 1° maggio si vola solo con QR Code: nuove regole digital per entrare in Thailandia

Con l’estate alle porte, siamo certi che siete pronti a tuffarvi tra i templi dorati, gli smoothie al mango e le spiagge da cartolina della Thailandia: infatti, questo Paese del sud-est asiatico è uno dei più gettonati per le vacanze di agosto e settembre.

Ottimo, ma fate attenzione: da mercoledì 1° maggio 2025, per entrare nel Paese del sorriso serve una nuova chiave digitale. Si chiama Thailand Digital Arrival Card (Tdac) ed è obbligatoria per tutti i viaggiatori stranieri in arrivo via aereo, mare o terra.

Addio ai moduli cartacei compilati in fretta durante il volo: il governo thailandese ha deciso di rendere l’ingresso ancora più snello e sicuro attraverso una piattaforma digitale integrata direttamente con i sistemi di immigrazione. Ma non è solo questione di burocrazia: senza la Tdac non si entra e nemmeno Moo Deng, l’ippopotamo più famoso del web, potrà salvarvi all’aeroporto.

Tdac: cos’è, come si compila e perché è fondamentale

Immaginate di avere tutto pronto per partire: valigia chiusa, passaporto in mano, itinerario salvato su Maps. Mancano solo tre cose: una connessione Internet, tre minuti di tempo e il nuovo modulo digitale thailandese. La Thailand Digital Arrival Card si compila online entro tre giorni dalla partenza e alla fine genera un QR code da mostrare al controllo passaporti all’arrivo in Thailandia.

Niente tasse, niente file, nessuna app da scaricare. Ma c’è un dettaglio da non trascurare: chi non presenta il codice QR viene respinto alla frontiera. Nessuna eccezione, a parte i viaggiatori in transito che restano nell’area internazionale dell’aeroporto.

Ecco chi deve presentare la Tdac:

  • Turisti
  • Viaggiatori d’affari
  • Residenti a lungo termine
  • Chiunque entri in Thailandia con passaporto straniero
Aeroporto Suvarnabhumi Bangkok, Thailandia
Fonte: iStock
Veduta esterna dell’Aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok

In pratica: vale per tutti tranne i cittadini thailandesi e chi fa solo scalo. Il nuovo sistema si integra con il database biometrico del Dipartimento di Immigrazione, permettendo alle autorità di controllare in tempo reale i dati dei viaggiatori. Un passo deciso verso un turismo più sicuro, ma anche più veloce, grazie alla digitalizzazione.

Moo Deng, White Lotus e QR Code: il segreto della Thailandia 2025

Chi ha detto che la burocrazia non possa essere innovativa? Mentre le regole si aggiornano, la Thailandia continua a essere una delle mete più amate del pianeta. Nei primi tre mesi del 2025 ha accolto oltre 9,5 milioni di visitatori, segno che l’incanto tropicale resiste a tutto, persino ai moduli digitali e ai passati terremoti.

A trainare la nuova ondata di turismo c’è un mix irresistibile: animali virali, serie TV di successo e voglia di evasione a cinque stelle. L’esempio perfetto? Moo Deng, l’ippopotamo pigmeo diventato una star su TikTok grazie alle sue buffe acrobazie nello zoo di Khao Kheow, a un’ora da Bangkok. Il risultato? Code all’ingresso e biglietti sold out.

Ma non è tutto. L’ultima stagione di The White Lotus, ambientata tra le spiagge da sogno di Phuket e Koh Samui, ha fatto impennare le ricerche per hotel di lusso come il Four Seasons Koh Samui, cresciute del 40% secondo Hotels.com. L’effetto “vacanza da copertina” è reale, e sempre più turisti sono pronti a vivere il proprio momento da star. A patto di avere il QR code.

Il Tdac non è solo un modulo: è il vostro passaporto digitale per il paradiso. Basta una registrazione veloce online e potrete dedicarvi a ciò che conta davvero: scegliere la vostra noce di cocco fresca, trovare il miglior Pad Thai del quartiere o immortalare il tramonto rosa sulla baia.

Viaggio alla scoperta dei santuari degli elefanti in Thailandia

Viaggiare significa fare il pieno di cultura, conoscere luoghi e tradizioni diversi dalle nostre, approfondire, crescere e arricchire il proprio bagaglio di esperienze. Importante è farlo nel rispetto dei luoghi, delle persone, degli esseri viventi e della natura che si vanno a scoprire.

Ad esempio, quando si viaggia in direzione Thailandia, una terra magnifica fatta di location pazzesche, un Paese che merita di essere scoperto in tutte le sue forme. Animali compresi. Qui, infatti, si possono vedere gli elefanti, maestosi e fantastici, ci sono tantissime strutture e quelle che meritano davvero di essere raggiunte sono i santuari, dove gli animali non vengono sfruttati, ma trattati con cura e in maniera etica e dove non viene richiesto loro di essere parte di uno spettacolo.

Cinque santuari etici degli elefanti in Thailandia che vale la pena visitare per poter ammirare questi mammiferi meravigliosi.

Elephant Natural Park, nel nord della Thailandia

Il nostro viaggio alla scoperta di alcuni santuari degli elefanti in Thailandia parte dall’Elephant Nature Park che si trova nel nord del Pese asiatico, più precisamente nell’area di Chiang Mai. Si tratta nello specifico di un centro di recupero e riabilitazione di questi animali e a fondarlo è stata Saengduean Chailert, il cui soprannome è Lek.

Qui si trovano mandrie di esemplari che arrivano da luoghi in cui venivano utilizzati per essere cavalcati o per spettacoli e includono animali anche anziani e invalidi. Ci sono diverse tipologie di tour tra i quali scegliere: da quelli di mezza giornata a quelli che durano tutto il giorno, oppure pernottamenti con pensione completa anche di una settimana, durante la quale si starà a stretto contatto con gli elefanti per prendersene cura. Vi sono diversi pacchetti e alcune attività prevedono uno sconto per i bambini, altre invece non sono adatte a loro.

La visita o il soggiorno sono utili non solo perché permettono di vivere un’esperienza unica, di quelle che restano per sempre tra i ricordi più belli e preziosi, ma anche perché aiutano direttamente gli animali e sostengono i costi di sviluppo e miglioramento. L’aeroporto più vicino è quello internazionale di Chiang Mai.

Kindred Spirit Elephant Sanctuary, nel nord della Thailandia

Al Kindred Spirit Elephant Sanctuary gli animali si muovono in un ambiente semi-selvaggio e sono liberi di girare per la foresta, nutrirsi o costruire legami sociali, come viene spiegato sul sito internet ufficiale. Chi si ferma e soggiorna in questo santuario sostiene la cura degli esemplari. Ci sono diversi pacchetti che vengono proposti ai visitatori. Da quello di due giorni e una notte, che comprende la visita nella foresta per osservare gli elefanti, ma anche un approfondimento della cultura locale, a quello di due notti e tre giorni, fino al programma di cinque giorni e quattro notti in cui, oltre agli elefanti, sono inclusi i gibboni.

Si trova nel distretto Mae Chaem, sempre nella provincia di Chiang Mai e le varie opzioni prevedono che gli ospiti vengano prelevati da Chiang Mai (ma su richiesta anche da altre location) per poi soggiornare almeno due giorni in questo luogo così speciale.

Dove vedere gli elefanti in Thailandia
Fonte: iStock
Dove vedere gli elefanti in Thailandia: le tappe

Boon Lott’s Elephant Sanctuary nel Si Satchanalai District

Scendiamo leggermente più a sud, ma rimaniamo nel cuore dei questo Paese asiatico e raggiungiamo il Boon Lott’s Elephant Sanctuary che si occupa di salvare e proteggere gli elefanti, che vivono qui in un ambiente sicuro e naturale, in cui possono essere liberi. Inoltre, in questo luogo si occupano di supportare e fornire consulenza anche ai proprietari di elefanti locali.

Non è possibile dare da mangiare o toccare gli animali, inoltre non ospitano più di 10 persone alla volta. Coloro che decidono di visitare questo santuario passano anche del tempo con chi si occupa degli elefanti, vengono accolti nelle case e possono così sperimentare un’esperienza autentica. Nel costo del biglietto, che varia in base all’età, sono inclusi anche i trasferimenti: ad esempio dall’aeroporto di Sukhothai, o dalla stazione dei mezzi pubblici come autobus o treno e, ancora, da altre località nella medesima provincia. Sono previsti l’alloggio, i pasti e il tempo passato a osservare questi meravigliosi esemplari.

Si dorme in una piccola pensione a una decina di minuti di auto dal santuario e, in generale, si arriva il lunedì per fermarsi fino al venerdì, ma si può variare anche se è suggerito un soggiorno minimo di due notti e non sono previste attività organizzate.

Il Samui Elephant Sanctuary a Koh Samui

Ci spostiamo su un’isola e più precisamente su quella che si trova nella zona sudoccidentale del Golfo di Thailandia, ovvero Koh Samui dove, tra bellissime spiagge e paesaggi mozzafiato, non mancano i santuari degli elefanti. In particolare, si può visitare il Samui Elephant Sanctuary, dove vivono alcuni esemplari in maniera più naturale, liberi e in un ambiente amorevole.

Il santuario di Bophut propone visite di mezza giornata durante le quali si può dare da mangiare agli elefanti tramite una apposita piattaforma, gli viene dato un sacchetto di frutta con cui dare da mangiare agli animali che, viene spiegato sul sito, sono abituati alle interazioni umane e quindi si possono avere in maniera limitata (e gentile). I visitatori vengono presi da tutte le strutture ricettive, poi si prepara il cibo per loro e li si incontra, poi si può camminare e osservarli vivere la loro esistenza naturale. Anche quello di Chaweng Noi è molto interessante e progetta tour di mezza giornata, scanditi da attività uguali a quello precedente.

Momenti unici e irripetibili per conoscere da vicino e osservare un animale bellissimo e maestoso.

Phuket Elephant Sanctuary, sull’omonima e celebre isola

Possiamo considerarlo il luogo dove gli elefanti vanno in pensione: siamo al confine con il Parco Nazionale di Khao Prae Teao a Phuket, una delle location più celebri del Paese con spiagge meravgliose, e qui si trova il Phuket Elephant Sanctuary, che si sviluppa su oltre 12 ettari di giungla tropicale.

Ci sono diversi programmi per gli ospiti, come quello di mezza giornata che comprende l’esplorazione del santuario mentre si osservano gli animali che girano liberi. È previsto che si possa dare loro da mangiare frutta e cetrioli. Si può percorrere la passerella sopra la giungla, programmare una visita di una giornata, oppure si possono considerare le opzioni di visita come volontario che possono durare un giorno, tre giorni, oppure una settimana.

Una cosa è certa: si tratta di esperienze uniche, autentiche, che resteranno per sempre tra i ricordi di viaggio più belli.

Santuari etici degli elefanti in Thailandia
Fonte: iStock
Santuari degli elefanti in Thailandia: quelli da scoprire

È sicuro viaggiare in Thailandia e Myanmar dopo il terremoto? Le parole delle fonti ufficiali

Il terremoto del Myanmar ha scosso la Birmania provocando migliaia di morti in un Paese già piegato da una forte tensione politica. Le scosse si sono avvertite anche in territori limitrofi: la Thailandia e Bangkok sono stati coinvolti provocando anche uno stop dei voli. Ma com’è la situazione ora? Le fonti ufficiali, tra cui la Farnesina, hanno dato informazioni più precise ai viaggiatori sul posto e a quelli che hanno in programma di partire.

Viaggiare in Thailandia dopo il terremoto è sicuro

I mesi che vanno da gennaio ad aprile sono forse tra i momenti migliori per visitare la Thailandia. Non a caso, sono tanti gli italiani che sono in partenza per il Paese del sorriso. È bene però informarsi sempre da siti autorevoli come Viaggiare Sicuri per essere certi di potersi muovere in sicurezza, specialmente oggi dopo il recente terremoto in Myanmar. Le scosse di magnitudo 7.7 sono state avvertite anche a Bangkok e in altre zone della Thailandia. Si sono registrati disagi nei trasporti locali e si invita alla massima prudenza scaricando l’app ufficiale e attivando la geolocalizzazione, aggiungendo poi la propria registrazione su DoveSiamoNelMondo.it, portale ufficiale che può aiutare i viaggiatori in situazioni di pericolo.

I governi europei (non solo quello italiano) si sono già attivati per fornire consigli di viaggio per i turisti che hanno in programma una partenza per le zone coinvolte. Seppur i trasporti ferroviari e metropolitani siano stati temporaneamente chiusi, così come l’aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok, ora i voli operano normalmente e la struttura è stata regolarmente riaperta, compresi gli altri aeroporti della Thailandia. I servizi essenziali, le attività commerciali e i fornitori di servizi turistici stanno operando regolarmente. Le aree colpite dal terremoto sono limitate a determinati siti in cui le operazioni di ricerca e soccorso proseguono.

Come si può leggere sul sito del Ministero degli Affari Esteri del Regno di Thailandia, la situazione è quindi in gran parte tornata alla normalità. Tuttavia le agenzie competenti, in particolare il Dipartimento per la Prevenzione e la Mitigazione dei Disastri (DDPM), il TMD, l’Amministrazione Metropolitana di Bangkok (BMA) e le autorità provinciali, restano in stato di allerta per monitorare la situazione e sono pronte a fornire ulteriore assistenza in caso di necessità.

Le voci più autorevoli consigliano comunque di evitare i grattacieli: le immagini riprese da viaggiatori e telecamere di sicurezza hanno mostrato piscine a sfioro traboccare dalle cime di grattacieli e numerosi hotel sono stati evacuati. Bisogna perciò contattare le strutture prenotate per capire se hanno riaperto o se sono in corso accertamenti sulla solidità della struttura. Molti alberghi hanno riaperto limitando però l’uso di spazi comuni tra cui quelli di piscine, spa e terrazze. La Farnesina non sconsiglia la partenza, purché vengano effettuati tutti gli step indicati precedentemente. Il primo ministro thailandese Paetongtarn Shinawatra, inoltre, ha usato la piattaforma X per rassicurare cittadini e viaggiatori confermando un’area danneggiata limitata e specificando che non è previsto alcun rischio tsunami.

Si consiglia anche una particolare attenzione alle clausole per ciò che riguarda le assicurazioni di viaggio: molte compagnie hanno una copertura per calamità naturali che risarcisce la partenza a chi non usufruirà del viaggio. Diverse le modalità di rimborso per chi parte quando una vacanza è sconsigliata: in quel caso l’assicurazione potrebbe non offrire la copertura pattuita.

Numeri utili di emergenza

  • Per emergenza generale: 191
  • Polizia turistica: 1155
  • Dipartimento dei vigili del fuoco e del soccorso: 199
  • Servizi medici di emergenza: 1669
  • Linea di assistenza del DDPM: 1784

Viaggi in Myanmar: la Farnesina sconsiglia la partenza

Sul sito del Ministero degli Affari Esteri è riportato che dal colpo di stato datato febbraio 2021 è assolutamente sconsigliato programmare una vacanza sul territorio a causa della forte instabilità del Paese. Il terremoto con epicentro, inoltre, 7.7 ha attualmente danneggiato fortemente infrastrutture creando disagi a livello di trasporti e causando un numero elevatissimo di vittime. Al momento le risorse della nazione sono concentrate nel provare a salvare vite umane e la situazione è ancora molto precaria, dunque è ancor più sconsigliato partire. L’aeroporto in Myanmar risulta tuttora chiuso e ci si aspetta un numero elevato di scosse di assestamento con danni importanti alle infrastrutture.

Chiang Dao, viaggio tra la natura e il misticismo di una Thailandia poco nota

La Thailandia è una destinazione molto nota, una terra amata a tutte le età e che ogni anno attira milioni di visitatori che desiderano scoprire quante più meraviglie possibili. Il Paese del sorriso, tuttavia, per fortuna conserva ancora dei luoghi che possiamo definire segreti, lontani dai circuiti di massa e per questo particolarmente misteriosi e autentici. Uno dei posti in questione si chiama Chiang Dao, e coloro che decidono di raggiungerlo hanno l’opportunità di fare un viaggio in una natura rigogliosa e ricca di misticismo, ma anche di tuffarsi in numerose (e interessanti) tradizioni antiche.

Dove si trova e come arrivare a Chiang Dao

Chiang Dao si trova nel Nord della Thailandia e, più precisamente, nella Provincia di Chiang Mai. Si tratta di una zona eccezionale, piena di montagne foreste, grotte, cascate e villaggi tribali. Qui, tra le altre cose, si produce un ottimo vino che, con i suoi poetici paesaggi, crea un connubio che le vale il soprannome di “Piccola Toscana della Thailandia”.

Pur essendo una zona del Paese non ancora invasa dai turisti, arrivarci è piuttosto semplice. I viaggiatori, infatti, hanno a disposizione diverse opzioni:

  • Auto o moto: la strada principale è la Highway 107 (Chiang Mai – Fang);
  • Autobus o minivan: partono dalla Chang Phuak Bus Station di Chiang Mai;
  • Taxi: prenotabili tramite applicazioni.

L’aeroporto più vicino è il Chiang Mai International Airport, ma a disposizione ci sono anche autobus notturni e treni in partenza da Bangkok.

Cosa fare a Chiang Dao

Chiang Dao in sé non è niente di sorprendente: se si cercano templi stravaganti o architetture pazzesche non è qui che si deve venire. Si raggiunge questa zona della Thailandia per avere un contatto intimo e profondo con la natura, per salire sui fianchi di montagne impervie e per avere a che fare in maniera ancora più profonda con lo spirito accogliente e gentile dei thailandesi. Aria fresca, pulita, e il silenzio sono gli ingredienti fondamentali di una sosta da queste parti, ma anche cieli stellati e privi di inquinamento luminoso.

Birdwatching (e non solo) al Doi Luang Chiang Dao

La bellissima località di Chiang Dao non sarà la più incredibile in fatto di strutture uniche nel loro genere, ma senza ombra di dubbio incanta per la sua imponente natura: è proprio qui che sorge la terza montagna più alta del Paese (circa 2270 metri), il Doi Luang Chiang Dao. Parte del Chiang Dao Wildlife Sanctuary, è l’ideale per gli amati del birdwatching, tanto che è uno degli spot più visitati della Thailandia grazie alla presenza di oltre 300 specie di uccelli, tra cui alcune piuttosto rare.

Doi Luang Chiang Dao, Thailandia
Fonte: iStock
Tipico panorama di Chiang Dao

È bene sapere, tuttavia, che l’accesso a questo gigante della natura  è consentito solo nella stagione secca, e non tutti gli anni. Per questo motivo, è importante informarsi sui siti ufficiali di riferimento e/o direttamente in loco. A disposizione ci sono anche diverse escursioni, tra cui:

  • Percorso Den Yah Chad-Ang Saloong: lungo circa 8,5 chilometri (e con un punto di sosta per la notte);
  • Percorso Pang Wua-Ang Saloong: con quasi le stesse identiche caratteristiche dell’altro sentiero ma con una lunghezza di 6,5 chilometri.

Trekking nel Parco Nazionale Sri Lanna

Il meraviglioso Parco Nazionale Sri Lanna è l’ottavo, in termini di grandezza, della Thailandia. Ospita animali selvatici, foreste lussureggianti e sorgenti d’acqua che ipnotizzano con il loro fruscio. Dedicandosi al trekking è possibile ammirare diverse meraviglie della natura, da scoprire con tutta la calma che si desidera perché al suo interno vi sono anche possibilità di campeggio.

Famoso per le sue foreste sempreverdi, i sentieri panoramici e la possibilità di esplorare la cultura delle tribù locali, richiede un paio di giorni minimo per essere visitato al meglio.

Scoprire i villaggi tribali

Nella zona di Chiang Dao si trovano alcuni villaggi tribali, in cinque dei quali dimorano sette delle principali minoranze etniche del Nord del Paese. Per la precisione sono Akha, Lisu, Lahu, Karen e Palong (Dara-Ang) e raggiungendoli si ha l’occasione di conoscere la loro antichissima (e particolare) cultura, i tessuti tradizionali, abiti tipici e persino partecipare a tour fotografici specializzati.

Andare in kayak sul Lago Mae Ngat

Il Lago Mae Ngat sorge all’interno del sopracitato Parco Nazionale Sri Lanna e si tratta di un bacino artificiale creato dalla costruzione della diga Mae Ngat Somboon Chon, nell’ormai lontano 1986. Attualmente è una vera e propria area ricreativa, dove si può andare in kayak, nuotare e anche soggiornare in curiose case galleggianti, simili a quelle che si trovano nell’altrettanto affascinante Parco nazionale di Khao Sok.

Lago Mae Ngat, Chiang Dao
Fonte: iStock
Casa galleggiante del Lago Mae Ngat

Fare un bagno nella piscina della Sticky Waterfall

Il nome, Sticky Waterfall, dice già tutto: la cascata scorre su una superficie di rocce calcaree che non è scivolosa, e che quindi consente alle persone di arrampicarsi senza rischiare di scivolare. Il suo nome può essere infatti tradotto come “Cascata Appiccicosa”, grazie alla composizione delle rocce abbastanza ruvide.

Qui è possibile fare anche un bagno, poiché l’acqua è piuttosto pulita. In più, durante la stagione secca non ci sono forti correnti. È sempre importante tenere a mente, però, che occorre fare molta attenzione alle condizioni meteorologiche a quelle del terreno.

Rilassarsi alle “terme” di Chiang Dao

Chiang Dao offre anche la possibilità di rilassarsi nelle sue sorgenti termali, con acque ricche di minerali, che si dice abbiano effetti benefici per la pelle e per la salute generale. Anche qui serve molta prudenza, perché in alcune zone la temperatura dell’acqua può raggiungere persino gli 80°C . Dotate di strutture turistiche, è presente anche un’area per il picnic e sono anche il punto di partenza ideale per fare escursioni o trekking nelle vicinanze, godendo di una vista sontuosa sulle montagne.

Cosa vedere a Chiang Dao

Come accennato in precedenza, Chiang Dao è la meta ottimale per chi desidera fare esperienze a contatto con la natura, ma non mancano di certo alcuni punti di interesse che vale la pena conoscere.

Wat Tham Chiang Dao

Se cercate fascino e spiritualità non dovete assolutamente perdervi il Wat Tham Chiang Dao. Si trova ai piedi del Doi Luang Chiang Dao, e colpisce per la sua posizione spettacolare e per l’atmosfera mistica che lo circonda.

Sorge infatti all’interno di un complesso di grotte naturali che si estendono lungo la montagna, utilizzate dai monaci per la meditazione e per pratiche spirituali. La cavità principale è la culla di una grande statua del Buddha, ma anche di stalattiti e stalagmiti che creano un’atmosfera davvero sorprendente.

Wat Tham Chiang Dao, Thailandia
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Il bellissimo Wat Tham Chiang Dao

Wat Tham Pha Plong

Non lontano dal tempio precedente sorge il Wat Tham Pha Plong. Si trova in cima a una collina dalla quale si gode di una vista affascinante, e per arrivarci è necessario salire una lunga scalinata (impreziosita da statue di draghi e altre decorazioni religiose) attraverso una fitta vegetazione di foresta tropicale.

Costruito in uno stile tradizionale, con statue di Buddha e ornamenti che riflettono la spiritualità della scuola Theravada, è anch’esso noto per essere un centro di meditazione, tanto da rappresentare uno dei luoghi migliori per trovare tranquillità e pace interiore.

Wat Phra That Doi Mon Ching

C’è poi il Wat Phra That Doi Mon Ching, un altro tempio interessante (non molto facile da raggiungere) che incanta per la presenza di una “roccia d’oro”: è simile alla celebre Golden Rock della Pagoda Kyaiktiyo in Myanmar.

Wat Mae Eed

Poi ancora il Wat Mae Eed, con una splendida vista sulla montagna e sulla città, dove prende vita il particolarissimo Giardino del Purgatorio che raffigura il destino di coloro che non seguono le cinque principali regole del Buddismo. Parliamo perciò di un’area riflessiva e simbolica, il cui scopo è quello di invitare i visitatori a riflettere sul loro comportamento e sulle conseguenze karmiche delle loro azioni.

Mercato del martedì mattina

Se vi trovate a Chiang Dao il martedì mattina non saltate una visita al suo mercato settimanale: è frequentato da persone di diversi gruppi etnici, ed è quindi l’occasione ideale per conoscere (e magari acquistare) i loro prodotti tipici e osservare i loro coloratissimi abiti tradizionali.

Tribù Chiag Dao
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Alcuni abiti tradizionali

Phra That Doi Chiang Dao

Infine il Phra That Doi Chiang Dao, un tempio molto venerato dalla popolazione locale. Per raggiungerlo è necessario percorrere una strada stretta e ripida (sì, serve un po’ di impegno, ma i panorami fanno passare in secondo piano la fatica).

Dalle origini molto antiche, sfoggia un chedi dorato che ospita una reliquia sacra e una statua enorme che raffigura il Phra Narasabho Mahathera, un monaco che ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione del Buddismo.

Wat Rong Khun, il Tempio Bianco (e stravagante) della Thailandia

La Thailandia è la terra delle spiagge da sogno, della natura rigogliosa e della gentilezza, ma forse in molti non sanno che è anche un Paese altamente spirituale: ci sono oltre 40.ooo templi buddisti, di cui circa 33.000 utilizzati ogni giorno. Molti di questi sono bellissimi, altri un po’ anonimi e altri ancora incredibilmente stravaganti, al punto che osservandoli sembra persino che provengano da altri pianeti. È il caso del Wat Rong Khun, anche conosciuto con il soprannome di “Tempio Bianco della Thailandia”.

La storia del bizzarro (ma bellissimo) Wat Rong Khun

Il Wat Rong Khun, situato a poca distanza della città di Chiang Rai, più che un unico tempio è un complesso templare sorprendente e caratterizzato da uno stile architettonico eccezionale. La sua non è una storia millenaria, poiché risale al 1997 e quindi non ha nemmeno 30 anni. Anzi, ad esser del tutto onesti risulta ancora un’opera incompiuta (come la Sagrada Família di Barcellona, per intenderci), e si presume che la sua edificazione terminerà nel (lontanissimo) 2070. Tuttavia, si è già distinto da tanti altri edifici del Paese fino ad essere diventato uno dei punti di riferimento per chi decide di esplorare la Thailandia del Nord.

Il merito è certamente del suo ideatore, Chalermchai Kositpipat, un noto architetto locale che ha deciso di dedicarsi alla realizzazione di questa opera colossale con un obiettivo ben preciso: dare vita al tempio più bello del mondo. Ci è riuscito? Probabilmente no (anche perché, come accennato, non è ancora ultimato), ma di sicuro questo complesso rientra a pieni voti tra i più dettagliati, profondamente simbolici, brillanti e stupefacenti dell’intero globo.

Cosa vedere al Wat Rong Khun

Quando si arriva al cospetto del Wat Rong Khun è impossibile non rimanere colpiti dalla brillantezza quasi accecante che emana: è dovuta al colore bianchissimo e a una serie di specchietti, presenti nell’intonaco, che luccicano con i raggi del sole. Entrambi non sono stati di certo scelti a caso, perché il colore bianco è lì a simbolizzare la purezza del Buddha, mentre gli specchietti ne rappresentano la saggezza.

Passo dopo passo, quindi, il visitatore si sente catapultato in una sorta di mondo dei sogni, o quantomeno di quello del suo autore che mette in scena con la sua opera una visione piuttosto surreale degli insegnamenti buddhisti, rivisitati in chiave moderna e originale. Ogni dettaglio del tempio, infatti, ha un suo preciso e distintivo simbolismo che desidera spingere chiunque si trovi da queste parti a riflettere sugli insegnamenti del Buddha per non cadere in tentazione.

Il Ponte del Ciclo delle Rinascite

Questo nome, Ponte del Ciclo delle Rinascite, sembra quasi poetico e rasserenante ed effettivamente è così, anche se per camminarci sopra occorre quasi meritarselo: prima bisogna attraversare l’Inferno. Tale ponte, che conduce all’edificio maggiore, al suo principio presenta infatti tantissime sculture di mani protese in diversi gesti, che sono state messe lì come simbolo della sofferenza del mondo e dei desideri che prendono il sopravvento sugli esseri umani.

Ponte del Ciclo delle Rinascite, Tempio Bianco
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Il Ponte del Ciclo delle Rinascite del Tempio Bianco

Bisogna quindi superare questa prima zona della struttura in modo da riuscire a lasciarsi alle spalle tutto ciò che è “impuro”, per poi avvicinarsi al mondo di Buddha. L’architettura ha perciò lo scopo di invitare a concentrarsi sul proprio mondo interiore per trovare la pace, e raggiungere nella piena consapevolezza e serenità la porta (del Paradiso) che si trova proprio in fondo al ponte stesso, mentre si è attentamente sorvegliati da due notevoli Kinnaree, creature mitiche del buddismo per metà umane e metà uccello.

Una piccola curiosità: il ponte ha questo nome perché per il buddismo tutti gli esseri viventi sono soggetti ad un ciclo continuo di morte e rinascita, che termina solo con il raggiungimento della felicità eterna (Illuminazione).

La Porta del Paradiso

Si trova sul lato opposto dell’Inferno e si presenta altissima, bianchissima e brillantissima ma, come già accennato, controllata da due statue di creature mitiche che sono state erette per intimorire e far comprendere agli esseri umani se sono davvero pronti a varcare la soglia del mondo illuminato, oppure tornare indietro per reincarnarsi in una nuova vita.

Ubosot

L’Ubosot è la struttura principale del complesso, quindi l’edificio in cui si entra varcando la straordinaria Porta del Paradiso. Dalla classica architettura thailandese (tetto a tre livelli impreziosito da un abbondante uso di serpenti Naga), tra le sue mura nasconde tantissimi elementi decisamente sbalorditivi: il bianco incontaminato viene, in alcuni casi, sostituito da murali che raffigurano fiamme arancioni e volti di demoni, poi ancora idoli e persino supereroi occidentali, come Neo di Matrix, Batman, Spiderman e persino il grandioso cantante Michael Jackson.

Ci sono poi immagini di guerre nucleari, attacchi terroristici (come quello alle Torri Gemelle del 2001), e poco più in là Harry Potter e Hello Kitty. Niente di tutto ciò, chiaramente, si trova al suo interno in maniera fortuita perché la morale che l’Ubosot vuole raccontare è sempre e solo una: le persone sono crudeli, e c’è una continua lotta tra il bene e il male.

Ubosot del Wat Rong Khun
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Il bellissimo Ubosot del Wat Rong Khun

Edificio Dorato

Un altro dei punti di interesse del Wat Rong Khun è l’Edificio Dorato, costruito con questo colore – in totale contrasto con il bianco candido – per rappresentare il desiderio per i beni materiali dell’uomo, completamente opposto al simbolismo di purezza dell’animo e della mente simboleggiato dal bianco.

Crematorio

Del tutto candido è anche il Crematorio, che si mostra pure abbastanza imponente e con uno stile architettonico molto elaborato. La solennità della struttura è stata scelta come dimostrazione che alla morte, gli uomini, non possono sottrarsi anche perché, secondo il buddismo, è una sorta di fase di transizione tra una vita e l’altra, che può poi terminare esclusivamente con il raggiungimento dell’Illuminazione, quindi attraversando la bellissima Porta del Paradiso.

Dove si trova e come arrivare al Wat Rong Khun

Il Wat Rong Khun sorge a circa 15 km di distanza dalla città di Chiang Rai, nel Nord del Paese. Per arrivarci ci sono varie soluzioni, che possiamo riassumere in:

  • Tuk-tuk: probabilmente il mezzo più veloce se si soggiorna a Chiang Rai;
  • Bus: partono dalla stazione vecchia dei pullman (Old bus station), sempre di Chiang Rai;
  • Taxi: prenotabili tramite applicazione;
  • Escursioni organizzate: private e comprensive di altre tappe di questa affascinante zona della Thailandia.

Info generali: orari e costi d’ingresso

La Thailandia è un Paese in cui le regole cambiano piuttosto velocemente, e per questo il consiglio è quello di verificare sempre sui siti ufficiali prima di organizzare le proprie attività da fare. A livello generale possiamo però dire che il Wat Rong Khun è aperto tutti i giorni dalle 08:00 alle 18:00, e che il costo del biglietto è di 100 bath a persona (circa 3 euro).

Viaggio zaino in spalla sulla rotta di Pechino Express 2025, tutte le emozioni dell’Asia

Ritorna uno dei programmi televisivi più attesi: stiamo parlando di Pechino Express che, quest’anno, ci porterà fino al tetto del mondo tra avventure e tanti, tantissimi imprevisti. La nuova edizione parte il 6 marzo in esclusiva su Sky e in streaming su Now e vedrà protagoniste nove coppie per un viaggio lungo 6000 chilometri. A disposizione dei viaggiatori, come da programma, ci saranno pochi elementi di base come uno zaino con una dotazione ridotta al minimo e 1 euro al giorno a persona in valuta locale.

Il reality, condotto da Costantino della Gherardesca dal 2013, ci farà scoprire luoghi incredibili tra Filippine, Thailandia e Nepal, in condizioni climatiche in continuo cambiamento che ostacoleranno e metteranno alla prova tutti i partecipanti. Ovviamente non mancherà la parte comica garantita dall’inviato speciale Fru (Gianluca Colucci).

Le coppie in gara quest’anno sono i Medagliati (Jury Chechi e Antonio Rossi), i Complici (Dolcenera e Gigi Campanile), i Cineasti (Nathalie Guetta e Vito Bucci), gli Estetici (Giulio Berruti e Nicolò Maltese), le Sorelle (Samanta e Debora Togni), i Primi Ballerini (Virna Toppi e Nicola Del Freo), gli Spettacolari (Gianluca Fubelli-Scintilla e Federica Camba), i Magici (Jey e Checco Lilloù), le Atlantiche (Ivana Mrázová e Giaele De Donà).

Quali saranno le tappe del viaggio zaino in spalla sulla rotta di Pechino Express 2025? Scopriamo i luoghi dell’Asia che vedremo in tv nelle prossime settimane.

Prima tappa: Filippine

Il viaggio di Pechino Express ci porta davvero “fino al tetto del mondo” perché si svilupperà letteralmente in altezza: la prima tappa, infatti, lunga 140 chilometri, sarà in riva all’oceano, nelle acque cristalline dell’isola di Palawan, nelle Filippine.

Qui i viaggiatori affronteranno le prime sfide della loro avventura, immergendosi nella cultura dell’isola fra pietanze particolarmente lontane dai gusti nostrani, animali e usanze locali. Sullo sfondo degli splendidi scenari oceanici e delle verdi foreste asiatiche, oltre che delle spiagge di Palawan che, ammettiamolo, non hanno paragoni, offrendo opportunità illimitate a chi desidera evadere dalla realtà anche se per un breve periodo.

Pechino Express 2025
Fonte: Ufficio Stampa
Una scena dall’ultima edizione di Pechino Express

Seconda tappa: Thailandia

Dopo le Filippine, i viaggiatori si sposteranno negli altopiani misteriosi e nelle giungle imprevedibili nel nord della Thailandia. Questa zona del Paese è famosa per i suoi templi buddisti, che si ergono maestosi tra le colline, e per i villaggi che conservano con cura le proprie tradizioni secolari. Una delle città più importanti è Chiang Mai, la più grande della regione, che offre un mix vibrante di modernità e storia, con mercati animati, templi dorati e una vivace scena artistica. Rispetto al sud e alle isole, la Thailandia del nord offre ai viaggiatori la possibilità di immergersi in un’atmosfera rilassata (non tanto per i partecipanti a Pechino Express!) e accogliente che invita a un’esperienza autentica e indimenticabile.

Terza tappa: Nepal

Infine, il viaggio di Pechino Express ci porterà in Nepal, un Paese piccolo, ma dalla storia millenaria che si snoda nella catena montuosa dell’Himalaya. Qui ci sono 8 delle 10 montagne più alte del mondo, in primis “sua maestà” l’Everest con i suoi 8848 metri di altezza.

Il Nepal è famoso per essere un vero e proprio paradiso per gli amanti del trekking, tra paesaggi mozzafiato, templi dorati e pittoreschi villaggi di montagna. Non sarà sicuramente un Paese facile per i concorrenti del reality che dovranno affrontare sfide non indifferenti per terminare l’ultima tappa e vincere la finale.

Maya Bay, la rinascita di una delle mete più afflitte dall’overtourism

Un tempo Maya Bay era un luogo quasi sconosciuto della Thailandia, un paradiso incontaminato dove aveva la fortuna di arrivare solo quel viaggiatore interessato alle rotte al di fuori dei classici circuiti turistici. Nel 2000, tuttavia, uscì nei cinema di tutto il mondo il film The Beach con Leonardo DiCaprio girato proprio in questo scorcio del Paese che, inevitabilmente, lo trasformò in un posto di enorme successo.

Da quel momento in poi, Maya Bay divenne meta obbligatoria di tutti i visitatori diretti in Thailandia che, più o meno consapevolmente, hanno contribuito a devastare la sua biodiversità, fino a costringere le autorità locali a chiuderla al pubblico: un vero e proprio esempio tangibile dei danni creati dall’overtourism. Per fortuna, dopo alcuni anni in cui non è stato più possibile mettervi più piede, questa magnifica insenatura sembrerebbe essere rinata, dimostrando che alcune soluzioni potrebbero veramente arginare i problemi causati del turismo di massa.

Dove si trova e come arrivare a Maya Bay

La meravigliosa Maya Bay si trova sull’isola di Phi Phi Leh, parte dell’altrettanto affascinante arcipelago delle Phi Phi Island, nella provincia di Krabi. Siamo quindi in Thailandia del Sud, in un angolo del Paese dalla bellezza sconvolgente: montagne scoscese ricoperte di giungla e grandi scogliere si specchiano su un mare dai colori favolosi, quasi da far credere di essere attraccati su un altro pianeta.

Maya Bay, accarezzata dal Mar delle Andamane, si trova a poco più di 3 miglia nautiche (che sono approssimativamente 6 km) dalla baia di Tonsai a Phi Phi Don (l’altra isola principale delle Phi Phi Island) e vi ci si può arrivare tramite escursioni in barca in partenza da varie località del Paese (oltre Phi Phi Don, anche Krabi, Phuket e Koh Lanta).

La storia della sua rinascita

Navigando sul web è facile imbattersi in racconti di persone che hanno avuto la fortuna di visitare Maya Bay tra gli anni ’80 e ’90, quando a godersela erano solo decine di turisti. Il film del 2000 con DiCaprio e l’esplosione dei viaggi low cost, però, hanno completamente cambiato gli scenari e la Thailandia non è stata in grado di gestire l’enorme afflusso di visitatori che ha purtroppo messo a dura prova l’intero ecosistema della zona.

Nel giugno 2018, e poi ancora nell’ottobre dello stesso anno, su tutti i quotidiani del pianeta rimbalzava la notizia che le autorità della Thailandia avevano preso la decisione di chiudere l’insenatura a tempo indeterminato. Il motivo? Maya Bay era visitata da una media di 5.000 viaggiatori al giorno che, per colpa di un turismo non responsabile ed etico, avevano causato danni alla barriera corallina (e non solo).

La necessità era quindi quella di dare tempo a questo posto di riprendersi, di curare quel terribile deterioramento – in particolare dei coralli – dovuto anche alle barche che entravano e uscivano a piacimento.

Maya Bay, Koh Phi Phi Leh
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Maya Bay quando il flusso dei turisti era incontrollato

Gli anni del fermo biologico – compresi quelli della pandemia – sono stati quasi 4 e in questo periodo l’area è riuscita a ritornare allo splendore di un tempo, anche se con diversi problemi: all’inizio del 2022 il numero elevato delle visite, circa 100.000 persone, ha portato le autorità a dover di nuovo optare per una chiusura temporanea della baia che quindi, come accadeva negli anni precedenti, si poteva osservare solo da lontano (in barca).

In seguito Maya Bay è stata riaperta ai visitatori ma con diverse limitazioni, e per questo motivo oggi è possibile rimettere piede sulla sua sabbia morbidissima solo seguendo precise regole.

Tutta la bellezza di Maya Bay oggi

Maya Bay sembrerebbe essere un luogo rinato dalle sue ceneri: il mondo acquatico sta tornado a nuova vita e vi si possono persino avvistare pesci che in passato non c’erano più. Vi basti pensare che, come si può leggere sul sito dell’Ente dei Turismo Thailandese, un centinaio di squali di barriera pinna nera sono tornati a nuotare nelle acque di questa straordinaria baia.

La pausa necessaria e il prosieguo dovuto alla pandemia hanno certamente rinvigorito il regno animale e vegetale di questo paradiso in Terra che sembrava ormai perso, ma quel che è altrettanto sicuro è che anche adesso bisogna assolutamente continuare a preservare il mare e non ritornare alle vecchie (e nocive) abitudini.

Seguendo regole ben precise, infatti, i visitatori hanno davvero l’opportunità di scoprire in maniera etica una delle baie più belle del pianeta, che non può non far innamorare per la sua purezza e i suoi colori.

Regole e costi per la visita

Una piccola e dovuta premessa: regole e costi per visitare Maya Bay possono cambiare da un momento all’altro, e per questo vi invitiamo a visionare anche i siti di riferimento.

La prima cosa da sapere è che l’accesso alla “spiaggia del film The Beach” non è possibile durante tutto l’anno: nei mesi di agosto e settembre viene chiusa ai turisti, sempre con lo scopo di continuare ad aiutare l’ecosistema.

Per arrivarci, inoltre, è necessario pagare una tassa d’ingresso di 400 bath (circa 11 euro) a persona perché si trova all’interno di un’area protetta. Il regolamento attualmente in vigore prevede l’accesso alla spiaggia ad un massimo di 300 persone ogni ora. La visita è consentita tutti i giorni dalle 10 alle 16 (come ultima entrata) e solo tramite un pontile galleggiante situato nella baia di Loh Samah, sul retro di Maya Bay.

Una volta superato occorre camminare per circa 10 minuti su un percorso facile ed obbligatorio attraverso la natura, che poi conduce al cospetto di questo angolo della Thailandia che fa emozionare.

Maya Beach, Thailandia
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Maya Bay oggi

Sulla spiaggia, che si estende per circa 250 metri, si può passeggiare e stendere il proprio asciugamano, mentre non è assolutamente possibile fare un tuffo nelle sue acque limpide. È consentito solo mettere i piedi in acqua, massimo fino al ginocchio. Ciò vuol dire che è vietato anche fare snorkeling.

In genere le escursioni organizzate prevedono di poter sostare a Maya Bay circa un’ora, ma ci sono anche altri tour che consentono una sosta maggiore. Per il resto ci si affida al buonsenso, ovvero quello di lasciare sempre pulito e rispettare in tutti i modi possibili il magnifico ambiente naturale nel quale ci si trova. L’augurio è certamente quello che queste misure possano contribuire a preservare davvero questo paradiso, perché altrimenti si rischia di vederlo sparire per sempre.

L’effetto delle serie tv sul turismo: l’esempio di White Lotus

Che i film e le serie tv abbiano un impatto sul nostro modo di viaggiare e, soprattutto, sulla destinazione da scegliere è ormai evidente a tutti. Una serie in particolare, però, sta facendo parlare molto di sé per il suo potenziale turistico, tanto da essere stato coniato un termine ben preciso per raccontare questo fenomeno: “l’effetto White Lotus”. I turisti attratti da questo trend rappresentano una categoria ben precisa, ossia persone facoltose che possiedono una visione sfarzosa delle vacanze, tra hotel lussuosi e ambientazioni glamour.

Che la serie tv sia un prodotto di successo è un dato di fatto considerando il numero di ascolti: si tratta di un prodotto incalzante che attira, dove i protagonisti sono turisti ricchi e belli e l’azione è avvincente. Nonostante l’apparenza di paradiso veicolata dall’hotel lussuoso e dai paesaggi, lo spettatore sa che qualcosa di terribile sta per accadere. Il tutto è impreziosito dalle location spettacolari: nella prima stagione le Hawaii, nella seconda Taormina e nella terza la Thailandia.

Location che, dopo l’uscita degli episodi, hanno assistito a un boom esorbitante di prenotazioni. Questo è l’effetto White Lotus, un fenomeno che, se da una parte porta benefici e fa girare l’economia del Paese protagonista, dall’altro potrebbe trasformarlo nella classica vittima del proprio successo.

L’effetto di White Lotus a Taormina

Tutti vogliono soggiornare al White Lotus, un’ambizione evidente fin dalla prima stagione filmata alle Hawaii e, soprattutto, dalla seconda girata in Italia. Protagonista è stata Taormina, in Sicilia, dove si trova il lussuoso San Domenico Palace appartenente alla catena canadese Four Seasons.

Il resort ha beneficiato dell’effetto White Lotus generando grandi numeri: nel dicembre del 2022, un paio di settimane dopo l’uscita dell’ultimo episodio della serie, la direttrice delle strutture italiane del Four Seasons ha dichiarato che l’hotel aveva avuto un picco di visite web dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e dall’Australia dovuto all’interesse generato dalla serie.

A confermare l’interesse su Taormina grazie alla serie sono le stesse agenzie di viaggio e i tour operator, che hanno dichiarato un aumento delle vendite di viaggi in Sicilia in concomitanza con l’uscita della serie. Inoltre, per soddisfare i turisti, sono stati creati anche dei pacchetti tematici dedicati ai luoghi mostrati nella serie. La stessa cosa che è presente, per esempio, a Dubrovnik o Malta, dove sono state girate molte scene della serie Il Trono di Spade.

Gli effetti della serie tv sulla Thailandia

La terza stagione, uscita a febbraio 2025, è ambientata in Thailandia. Considerato l’effetto avuto sulle Hawaii e su Taormina non stupisce che, dopo l’annuncio della location nel 2024, l’interesse globale per i viaggi nel Paese asiatico sia schizzato alle stelle, con le piattaforme di prenotazione che hanno segnalato aumenti immediati nelle ricerche, con impennate del 40% nell’interesse per le prenotazioni del Four Seasons Resort Koh Samui.

Koh Samui è stata inserita più volte nelle classiche liste di mete da evitare quest’anno proprio perché, come altre destinazioni quali Bali, è diventata sovraffollata da una classica popolazione turistica di passaggio, a discapito della vita locale e delle infrastrutture. Non è la prima volta che la Thailandia si ritroverebbe a fronteggiare il problema dell’overtourism in uno dei suoi luoghi più belli. Basti pensare a Maya Bay, la spiaggia di Koh Phi Phi Leh resa famosa dal film The Beach con Leonardo Di Caprio e chiusa per anni perché gravemente danneggiata proprio a causa dei flussi turistici esagerati.

A Koh Samui, l’effetto White Lotus potrebbe portare benefici sia positivi che negativi, soprattutto considerando che si tratta di una piccola isola già alle prese con problemi infrastrutturali, come la scarsità d’acqua e le difficoltà nella gestione dei rifiuti, e che rischia di essere completamente sopraffatta dall’aumento improvviso di turisti. Per darvi un’idea più chiara: se un residente locale medio consuma 150 litri d’acqua al giorno, un ospite di un resort di lusso ne consuma quasi 1.500, una disparità che diventa cruciale se moltiplicata per migliaia di nuovi turisti.

Tour alla scoperta delle ambientazioni di White Lotus

Probabilmente, molti di noi vorrebbero alloggiare in questi hotel lussuosi, ma la maggior parte non se lo può permettere. Sapete chi può permetterselo? Le persone che si stanno iscrivendo al viaggio “World of Wellness” a tema “The White Lotus” promosso dal Four Seasons, che porterà i turisti in tutti gli hotel della serie fino ad oggi e non solo. Il viaggio, della durata di 20 giorni, avverrà sul jet privato del Four Seasons. Il costo? 188.000 dollari a persona.

Gli ospiti soggiorneranno negli hotel mostrati nella serie a Maui, Taormina e Koh Samui, e avranno anche la possibilità di trascorrere del tempo a Singapore, Marrakech, Nevis, Città del Messico e alle Maldive, il tutto con un itinerario benessere personalizzato. Si tratta di un viaggio che partirà da Singapore il 7 maggio 2026 e si concluderà a Maui il 26 maggio.

Le attività proposte sono diverse, dai safari delle tartarughe alle Maldive agli allenamenti di Muay Thai in Thailandia, dal giro in bicicletta tra le cantine di Taormina alla cerimonia del temazcal a Città del Messico.

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