Vue lecture

Il y a de nouveaux articles disponibles, cliquez pour rafraîchir la page.

Tra i migliori mercatini di Natale elogiati da CNN c’è anche un italiano

Non c’è niente di meglio di un mercatino di Natale per accendere lo spirito festivo nelle persone. Questa tradizione, che affonda le sue radici a Vienna, dove il primo mercato di dicembre documentato risale al 1298, si è diffusa nel corso dei secoli in tutto il mondo.

Dalla Germania e dalla Svizzera fino a Singapore e New York, è difficile trovare una destinazione rinomata che non ospiti un mercatino natalizio di grande fascino. Alcuni, anzi, sono diventati così popolari da trasformarsi essi stessi in vere attrazioni turistiche. Ecco la selezione di CNN Travel dei mercatini di Natale più imperdibili in programma nel 2025 in tutto il mondo, tra cui c’è anche un italiano.

Gardens by the Bay: un sogno verde nel cuore di Singapore

Nel cuore pulsante di Singapore, dove l’urbanizzazione avanza a ritmo serrato e i grattacieli si riflettono nelle acque della baia, sorge uno dei progetti botanici più spettacolari mai concepiti: i Gardens by the Bay. Si tratta di un immenso parco urbano che, oltre a essere un’oasi di natura e meraviglia, è anche un simbolo della visione all’avanguardia dell’isola città-stato, che da anni persegue un obiettivo ambizioso: diventare una metropoli in perfetta armonia con la natura.

Inaugurati nel giugno del 2012, dopo un importante lavoro di pianificazione durato cinque anni e un investimento da capogiro superiore al miliardo di dollari, i giardini rappresentano una fusione straordinaria di architettura, ingegneria ambientale e paesaggismo.

Distribuiti su una superficie di oltre 100 ettari, custodiscono più di un milione di esemplari botanici provenienti da ogni angolo del pianeta, racchiusi in un ambiente futuristico che lascia senza fiato.

I Supertrees: giganti verdi che sfidano il cielo

A dominare la scena, come guardiani silenziosi di un mondo sospeso tra realtà e fantasia, spiccano i celebri Supertrees, strutture monumentali che raggiungono altezze vertiginose, fino a 50 metri, e che, con la loro sagoma avveniristica, sono diventate l’icona indiscussa dei Gardens by the Bay. Ma non si tratta soltanto di spettacolari installazioni scenografiche: ciascun “super albero” è, infatti, un sofisticato ecosistema verticale.

Rivestiti da una lussureggiante vegetazione rampicante, questi colossi vegetali integrano tecnologie sostenibili, come pannelli fotovoltaici e sistemi di raccolta dell’acqua piovana. Di giorno, sono affascinanti opere di ingegneria vegetale mentre di notte, grazie a un’illuminazione artistica coreografata, si trasformano in protagonisti di uno spettacolo di luci e suoni che incanta i visitatori di ogni età.

Passeggiare lungo l’OCBC Skyway, la passerella sospesa che collega le due strutture più alte, regala una vista panoramica impossibile da descrivere a parole sull’intero parco e sulla skyline della città, e regala un’esperienza che rimane impressa nella memoria.

Veduta aerea dei Gardens by the Bay
Fonte: iStock
Veduta panoramica dei Gardens by the Bay

Le serre: tra nuvole e fiori da ogni continente

Accanto ai Supertrees, sorgono due immense cupole di vetro che sembrano sbocciate direttamente dal futuro: la Cloud Forest e il Flower Dome, ambienti controllati che da soli occupano un’area immensa, e ospitano una varietà di ecosistemi e specie botaniche rare, ricreando le condizioni climatiche di regioni montane e mediterranee.

La Cloud Forest è forse la più sorprendente delle due: al suo interno si erge una montagna artificiale alta 35 metri, avvolta da una fitta nebbiolina e sormontata dalla cascata interna più alta del mondo. Camminando lungo i percorsi sopraelevati, ci si immerge in un viaggio sensoriale tra felci giganti, piante carnivore e orchidee rare, che evocano le foreste tropicali che crescono a migliaia di metri d’altitudine.

Più rilassante, ma altrettanto affascinante, è il Flower Dome, che ospita una collezione floreale internazionale. In questo immenso giardino d’inverno, si può ammirare una continua rotazione di esposizioni botaniche che celebrano le stagioni, le tradizioni dei continenti e l’incredibile diversità del mondo vegetale.

Un’esperienza da non perdere, tra magia e consapevolezza

Visitare i Gardens by the Bay è un’occasione per ammirare paesaggi incredibili, scattare fotografie indimenticabili, e intraprendere un viaggio in una nuova idea di città, dove il verde non è relegato ai margini, ma diventa protagonista, parte integrante dell’identità urbana.

Alcune attrazioni interne come le serre o la passeggiata aerea richiedono un biglietto d’ingresso, ma l’accesso ai giardini esterni è gratuito e regala un’esperienza sensoriale di grande impatto. Che sia sotto la luce brillante del giorno o immersi nella magia notturna delle luci danzanti, i Gardens by the Bay hanno la rara capacità di far sentire parte di un progetto visionario e poetico.

In fondo, non si tratta solo di un parco, ma di una dichiarazione d’intenti, una sfida vinta contro l’idea che l’urbanizzazione debba per forza distruggere la natura. A Singapore, il futuro è verde e nei Gardens by the Bay è già diventato realtà.

Passaporti più forti al mondo nel 2025: l’Italia perde posizioni

Con una nota di trionfo, Singapore si riconferma al vertice della classifica dei passaporti più potenti al mondo, secondo l’Henley Passport Index. Il piccolo stato insulare del Sud-est asiatico ha conquistato il primo posto grazie al suo passaporto, che garantisce accesso senza visto a ben 195 destinazioni su 227. Una performance che testimonia l’eccezionale reputazione internazionale del Paese, simbolo di apertura e connessioni globali.

La classifica Henley Passport Index: una fotografia della mobilità globale

L’Henley Passport Index, giunto al suo ventesimo anniversario, offre uno sguardo approfondito sulla libertà di viaggio a livello globale. Realizzato in collaborazione con l’International Air Transport Association (IATA), il report monitora i passaporti di 199 Paesi, classificandoli in base all’accesso senza visto o con visto all’arrivo.
Dal 2006, l’indice rappresenta un punto di riferimento per analizzare la disparità di mobilità globale.

Al vertice della classifica, accanto a Singapore, spicca il Giappone, che si posiziona secondo con accesso a 193 destinazioni, grazie alla riapertura delle frontiere cinesi post-pandemia. Seguono Francia, Germania, Italia, Spagna, Finlandia e Corea del Sud, con 192 destinazioni senza visto, in terza posizione.

L’Unione Europea: il potere dell’area Schengen

L’area Schengen dell’Unione Europea continua a essere un simbolo di libertà di movimento. Con un accesso senza visto a 191 destinazioni, sette Paesi dell’UE – Austria, Danimarca, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia – si collocano al quarto posto. La quinta posizione è condivisa da Belgio, Nuova Zelanda, Portogallo, Svizzera e Regno Unito, con 190 destinazioni.

Tale possibilità di spostamento riflette la forza politica e diplomazia dell’Unione, che garantisce ai suoi cittadini uno dei livelli di mobilità più alti al mondo.

Il divario di mobilità: dalla vetta agli ultimi posti

Mentre i residenti a Singapore si godono una libertà di viaggio quasi totale, in fondo alla classifica regna il divario. L’Afghanistan, con soli 26 paesi accessibili senza visto, si trova al 106° posto, seguito dalla Siria (27 destinazioni) e dall’Iraq (31). Si tratta di un “abisso” che evidenzia la disuguaglianza nella mobilità globale, alimentata da instabilità politica e conflitti.

Secondo Christian H. Kaelin, presidente di Henley & Partners, l’accesso ai viaggi non dovrebbe più dipendere esclusivamente dal luogo di nascita. Le crisi climatiche e i conflitti geopolitici stanno ridefinendo il concetto di cittadinanza, ha affermato, sottolineando l’urgenza di riformare il sistema.

Gli Emirati Arabi Uniti: un caso di successo

Gli Emirati Arabi Uniti emergono come una delle storie di maggior successo dell’ultimo decennio. Dal 2015, il passaporto emiratino ha guadagnato l’accesso a 72 nuove destinazioni, scalando ben 32 posizioni fino al 10° posto nella classifica 2025, un progresso che riflette l’efficace politica estera degli EAU e la loro crescente influenza.

Anche la Cina ha fatto passi avanti, salendo dal 94° al 60° posto grazie all’ampliamento delle partnership internazionali.

I perdenti della classifica

Tuttavia, alcune nazioni hanno visto ridursi il loro potere di mobilità per il 2025. Venezuela e Stati Uniti guidano la lista, con questi ultimi che hanno perso sette posizioni in dieci anni, scendendo dal secondo al nono posto. Seguono Regno Unito, Canada e Vanuatu, segno di un panorama geopolitico in costante evoluzione.

Le alternative: il Global Passport Power Rank

L’Henley Passport Index non è l’unico sistema di classificazione. Il Passport Index di Arton Capital offre un’altra prospettiva e valuta 193 Paesi membri delle Nazioni Unite e sei territori. Nel 2025, questo indice ha posizionato gli Emirati Arabi Uniti al primo posto, seguiti dalla Spagna, a conferma del prestigio crescente di questi Paesi.

L’aeroporto di Abu Dhabi si appresta a diventare il più smart del mondo

Essere “smart” oggi è un obbligo, soprattutto per i servizi e per le grandi città: ecco che gli aeroporti, infatti, anno dopo anno continuano a cambiare i loro volti diventando sempre più tecnologici, migliorando dunque non solo i servizi rivolti al benessere dei passeggeri e alla loro sicurezza, ma anche tutte quelle operazioni che grazie alla tecnologia si snelliscono diventando più semplici ed efficienti.

Tra gli aeroporti considerati più smart a livello mondiale possiamo citare senza dubbio l’Aeroporto Internazionale di Singapore Changi, noto per le sue innovative soluzioni tecnologiche e i servizi all’avanguardia che migliorano l’esperienza dei passeggeri – nonché per la sua bellezza architettonica che attira turisti da tutto il mondo come una vera e propria attrazione. Altri aeroporti famosi per la loro tecnologia sono sicuramente l’Aeroporto Internazionale Hamad a Doha, in Qatar, e l’Aeroporto Internazionale di Incheon a Seul, entrambi rinomati per l’efficienza operativa, l’offerta di servizi digitali e l’attenzione riservata al comfort dei viaggiatori.

Oggi, invece, giunge notizia che anche l’Aeroporto di Abu Dhabi sta trasformandosi e sembra sia destinato a diventare addirittura il più smart di tutti. Vediamo il perché.

Perché l’aeroporto di Abu Dhabi sarà il più smart

L’aeroporto di Abu Dhabi oggi è già noto per l’alta tecnologia presente nella sua infrastruttura, tanto da essere recentemente stato elogiato persino da Elon Musk con la frase “gli Stati Uniti devono recuperare”.

D’altronde, l’Oriente non è raro sorprendere l’Occidente con le sue grandi opere: la notizia è che adesso l’aeroporto di Abu Dhabi sta lanciando il Progetto Smart Travel, che prevede di installare sensori biometrici in ogni punto di controllo dell’identificazione del passeggere in aeroporto, dai banchi check-in ai varchi immigrazione, comprese le casse duty-free, le sale d’attesa delle compagnie aeree e i gate d’imbarco.

Questa tecnologia di elevata qualità e così sofisticata è in realtà già utilizzata ad Abu Dhabi, soprattutto sui voli operati dalla compagnia aerea partner Etihad, ma adesso che sarà espansa a tutta la struttura ciò rappresenta una svolta davvero decisiva.

Biometria, aeroporto
Fonte: iStock
Controllo dei dati biometrici in aeroporto

Andrew Murphy, chief information officer dell’aeroporto di Abu Dhabi, ha dichiarato che: “stiamo espandendo a nove punti di contatto e questo sarebbe un primato mondiale. Il sistema è progettato senza necessità di pre-registrazione, i passeggeri vengono riconosciuti e autenticati automaticamente mentre si spostano attraverso l’aeroporto, accelerando significativamente l’intero processo.”

In questo modo, arrivando anche per la prima volta negli Emirati Arabi Uniti, sia che si tratti di un residente che di un turista, ognuno vede raccolte le proprie biometrie all’immigrazione dall’Autorità Federale per l’Identità, la Cittadinanza, le Dogane e la Sicurezza Portuale (ICP), così che questo database possa collegarsi al sistema smart dell’aeroporto.

Questo sistema sarebbe in grado di elaborare 45 milioni di passeggeri, in brevissimo tempo, facendo sì che un aeroporto di enormi dimensioni possa essere attraversato da un passeggero anche in circa 15 minuti.

Cosa pensano i passeggeri dell’hi-tech in aeroporto

Lo scorso ottobre 2023 un sondaggio a cura dell’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA) aveva rivelato che circa il 75% dei passeggeri preferisce l’uso delle biometrie rispetto ai passaporti e ai biglietti cartacei per il transito in aeroporto. Il restante 25% delle persone intervistato, invece, ha dichiarato di sentirsi un po’ a disagio con la tecnologia e di preferire invece le interazioni umane (infatti, il tradizionale sistema rimarrà comunque un’opzione valida a scelta del passeggero).

L’interazione umana e i documenti cartacei per l’identificazione dei passeggeri in aeroporto non saranno solo una scelta personale per via delle preferenze, ma anche un obbligo per i minori di 12 anni, dal momento che le caratteristiche facciali dei bambini cambiano troppo velocemente per il sistema e per la sua efficacia.

Sempre all’interno dello stesso sondaggio della IATA del 2023, il 46% dei partecipanti ha dichiarato di aver utilizzato la tecnologia in un aeroporto già almeno una volta. A Singapore, l’aeroporto è stato tra i primi a diventare il più smart negli ultimi anni, associandosi anche all’autorità di immigrazione del governo per implementare un processo di autorizzazione biometrica accessibile a tutti, residenti e viaggiatori.

La competizione per la tecnologia in aeroporto (e per il titolo di “aeroporto più smart al mondo”) è davvero alta in tutto il mondo: anche negli aeroporti di Hong Kong, Tokyo Narita, Tokyo Haneda e all’Indira Gandhi International di Delhi si stanno avviando sperimentazioni riguardo il transito e l’identificazione dei passeggeri tramite dati biometrici, ma Medio Oriente Asia restano i pionieri.

In Occidente e in Europa, tuttavia, si stanno compiendo ugualmente progressi significativi, tanto che già lo scorso anno la IATA ha collaborato insieme a British Airways per testare il primo volo internazionale con identità digitale completamente integrata, su un tragitto da Heathrow  a Roma Fiumicino. In quel caso, un passeggero di prova ha volato utilizzando esclusivamente la propria identità digitale, conosciuta come W3C Verifiable Credential. Passaporto, visto e biglietto elettronico erano stati quella volta memorizzati su di un portafoglio digitale e successivamente verificati tramite riconoscimento biometrico.

Negli Stati Uniti, invece, sembra che si sia rimasti un po’ indietro, ma non del tutto: infatti, la Dogana e Protezione delle Frontiere ha implementato la biometria inizialmente nelle zone di arrivo dei suoi 96 aeroporti internazionali, con 53 sedi che dispongono della tecnologia biometrica anche nei gate di partenza.

Chioggia-Singapore in bici: la storia di Stefano e Alessia, cercatori di lucciole

Ma davvero c’è chi attraverserebbe il mondo per cercare le lucciole? È la domanda che mi sono posta quando, scorrendo il feed di Instagram, sono capitata per caso sul profilo di Stefano e Alessia, conosciuti appunto come cercatori di lucciole. Un nome sicuramente evocativo, che affascina e suggestiona, ma che lascia anche qualche punto interrogativo sulla missione di questi due ragazzi italiani, poco più che trentenni, che hanno lasciato il lavoro e la loro vita in quel di Chioggia, per affrontare un viaggio straordinario.

Ho parlato con loro, non solo per soddisfare la mia curiosità personale, ma anche e soprattutto per raccontare la loro storia. Una favola moderna – tutti ne abbiamo una – che non ha nulla a che vedere con principesse da salvare, draghi e streghe malvagie, ma che parla di bellezza, semplicità, gentilezza e umanità. Che parla di fame di vivere.  Ma lasciate che ve li presenti, prima di svelarvi il motivo di quel nome che tanto incuriosisce (saranno loro a farlo in realtà nella nostra intervista).

32 anni lui, 30 lei e una passione condivisa: quella per i viaggi. In realtà Stefano e Alessia sono accomunati da tante cose, la provenienza, per esempio. Lui viene da Chioggia, lei da Venezia. Hanno condiviso anche il luogo di lavoro, entrambi erano dipendenti dell’ACTV, azienda Veneziana di trasporti. Prima colleghi, poi conoscenti e fidanzati. Adesso, i due, sono compagni di vita, la stessa che hanno stravolto con questa impresa “folle”, come qualcuno l’ha definita: raggiungere Singapore in bicicletta.

Ciao ragazzi, ci raccontate un po’ di voi?
Stefano: Io e Alessia ci siamo conosciuti nel 2016, ma siamo diventati una coppia tre anni fa. Lavoravamo entrambi nell’azienda del trasporto pubblico e di Venezia e, tra le tante cose, ci accomunava anche la passione per i viaggi. Io ne avevo fatti già tanti, ero stato in India e avevo vissuto a Londra, ma non bastava mai. Con Alessia abbiamo iniziato a viaggiare sempre più spesso, ovviamente dovendo tenere conto degli impegni lavorativi e personali.
Alessia: Io amo viaggiare, ma amo ancora di più il fatto di vivere fuori da una routine prestabilita. A 22 anni ho comprato la mia prima barca e sono andata a vivere su quella. Poi nel 2020 ho deciso di licenziarmi e ho vissuto diverse avventure in barca prima di lanciarmi in questo progetto di vita insieme a Stefano.

Alessia e Stefano
Fonte: Cercatori di lucciole
Alessia e Stefano in viaggio verso Singapore in bicicletta

Perché “cercatori di lucciole”?
Stefano: Inizialmente quando viaggiavamo condividevamo le nostre avventure sui rispettivi profili, come fanno tutti del resto. Poi, anche un po’ consigliati dai nostri amici, abbiamo pensato che potesse essere comodo aprire un profilo condiviso su Instagram. Intanto nella nostra testa prendeva forma l’idea di raggiungere Singapore in bicicletta, anche se quasi nessuno lo sapeva. Abbiamo creato questo profilo e abbiamo avuto diverse perplessità sul nome. Volevamo qualcosa di riconoscibile ma non potevamo ridurre tutto solo al nostro viaggio in bicicletta, perché non siamo ciclisti. Siamo piuttosto viaggiatori che si muovono in bici. Alla fine ci siamo posti questa domanda: come facciamo a far capire alle persone perché stiamo viaggiando e, soprattutto, cosa stiamo cercando?
Alessia: Noi cercavamo, e cerchiamo ancora, la felicità semplice, quella che appartiene ai bambini. Mi è venuto in mente così un ricordo: l’emozione che provai da bambina la prima volta che vidi una lucciola. Alla fine si tratta di un insetto ma che visto con gli occhi di un bambino appare magico. Così è nato il nostro nome.

Chioggia – Singapore in bicicletta: un sogno o un progetto di vita?
Era un sogno sicuramente, che cambiava e ricambiava. Abbiamo pensato anche di non partire, a volte, ma alla fine lo abbiamo fatto. E più andiamo avanti, più ci rendiamo conto che sta diventando un progetto di vita. Siamo a contatto con tantissimi nuovi input: incontriamo persone, facciamo esperienze, abbiamo anche qualche disavventura, ma è tutto bellissimo. È proprio uno stile di vita che stiamo abbracciando giorno per giorno, dopo non sappiamo cosa succederà, anche se abbiamo tante idee a riguardo.

Ci raccontate come è nata l’idea e a che punto siete della vostra avventura?
Tre anni fa siamo andati in Georgia che è un Paese molto economico, se non che abbiamo speso più soldi per noleggiare l’auto e per viaggiare on the road che per tutto il resto. Allora abbiamo pensato che doveva esserci per forza un modo più economico per muoversi, e anche più sostenibile. Abbiamo comprato un piccolo tandem e siamo andati in Corsica, lì abbiamo scoperto che è davvero bello viaggiare su ruote, sicuramente più economico, ma anche più lento e consapevole. Abbiamo poi comprato delle biciclette nuove e abbiamo iniziato a pianificare la nostra avventura. Volevamo fare un viaggio lungo, che non durasse solo un mese, e che si trasformasse in uno stile di vita e Singapore era la meta più distante raggiungibile in bicicletta. Siamo partiti il 15 febbraio e attualmente ci troviamo in Kirghizistan.

Come hanno reagito le persone intorno a voi quando avete deciso di cambiare vita?
Stefano
: Mia madre era disperata. I miei colleghi un po’ perplessi. Mi dicevano: ma davvero lasci il posto fisso per viaggiare intorno al mondo?
Alessia: Mia madre è ormai rassegnata, ma oserei dire che era quasi sollevata dalla partenza con Stefano, viste le mie avventure precedenti in barca. I nostri amici, invece, sono stati entusiasti e ci hanno supportato dal primo momento.

La difficoltà più grande che avete affrontato durante il percorso?
Stefano: Per me è stato il deserto. Affrontare strade chilometriche desertiche in bicicletta con il vento caldissimo contro è stato difficile. La fatica fisica ma anche la mancanza di acqua fresca: la nostra era diventata bollente dopo ore di pedalata.
Alessia: Pedalare nel deserto è stato sicuramente difficile, ma essendo uno dei miei tanti sogni, l’entusiasmo di averlo realizzato ha mitigato la stanchezza. Forse il mio momento più difficile è stato proprio qui, nel Kirghizistan. I paesaggi sono mozzafiato, ma anche estremamente selvaggi e la mancanza di cibo, quello che piace a me, non mi ha aiutata.

Alessia e Stefano
Fonte: Cercatori di lucciole
Alessia e Stefano stanno raggiungendo Singapore in bicicletta

E il momento più bello ed emozionante?
Stefano: Io l’ho vissuto proprio qualche giorno fa, quando con la bicicletta abbiamo attraversato un passo di 4.000 metri d’altezza: non ero mai arrivato così in alto. Ma devo dire che siamo circondati da momenti bellissimi ed emozionanti: i paesaggi sicuramente, ma anche le relazioni. Abbiamo conosciuto tante persone, estranei che ci hanno invitato a casa loro e che ci hanno ospitato. In questo viaggio stiamo conoscendo la parte bella dell’umanità.
Alessia: Per me il momento più significativo è stato il passaggio dalla Grecia alla Turchia. Quando abbiamo lasciato i confini europei in bicicletta ho detto: “Ok, adesso si fa sul serio”.

Quali sono le prossime tappe?
Stiamo per rimetterci in viaggio per raggiungere la Cina. Poi andremo in Pakistan e in India, dove contiamo di restare un po’ di più. Poi raggiungeremo la Malesia e il Vietnam fino alla meta finale, Singapore. L’idea iniziale era quella di viaggiare per un anno, ma le cose cambiano continuamente quindi chissà.

Le domande più strane che vi hanno rivolto?
Alessia: Sicuramente si sono chiesti che lavoro facciamo, alludendo al fatto che siamo ricchi o mantenuti da mamma e papà. In realtà abbiamo utilizzato i nostri risparmi ipotizzando un budget totale di 15.000 euro. Quando finiremo i soldi decideremo cosa fare. Per riuscirci dormiamo in tenda, cuciniamo quasi sempre noi, ma devo dire che il costo della vita in questi luoghi è molto basso. E poi possiamo contare sull’ospitalità delle persone: il mondo è davvero un posto gentile.
Ci hanno chiesto anche se siamo dimagriti da quando siamo partiti. La risposta è sì. Stefano più di me.

Progetti per il futuro?
Ormai sono sei mesi che viaggiamo e ci rendiamo conto che più lo facciamo più i nostri progetti cambiano. Nel breve termine c’è l’idea di restare in India, ma vorremmo anche andare a Capo Nord in sella a un asino. In futuro ci piacerebbe acquistare un van e vivere viaggiando. Insomma, lasciamo la nostra mente aperta. Sicuramente ci piacerebbe raccontare la nostra avventura in un libro, anzi in tre libri.

Dove possiamo seguire il vostro viaggio?
Lo raccontiamo nel quotidiano sui nostri profili Instagram e su TikTok. Ci trovate come @cercatoridilucciole.

Alessia e Stefano in viaggio
Fonte: Cercatori di lucciole
Alessia e Stefano in viaggio

❌