Una notizia che potrebbe cambiare in modo concreto le abitudini di viaggio dei siciliani (ma non solo) arriva direttamente da Catania. Dopo settimane di voci e indiscrezioni, è stato ufficializzato l’avvio di una nuova compagnia aerea a tariffe contenute: si chiamerà Etna Sky, un nome che richiama il territorio e la volontà di restituire centralità agli aeroporti dell’isola.
L’annuncio è stato dato il 2 dicembre da Manlio Messina, deputato nazionale ed ex esponente di Fratelli d’Italia, che sui social ha parlato di un progetto pensato per offrire collegamenti più accessibili e finalmente alla portata dei residenti. Secondo Messina, la società è già costituita e coinvolge una cordata di imprenditori, i cui nomi non sono ancora stati resi pubblici. Tra questi ci sarebbe anche un investitore lombardo, mentre lo stesso deputato catanese figura tra i soci fondatori. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: effettuare il primo volo entro l’estate.
Il futuro di Etna Sky, cosa c’è sul tavolo ad oggi
Per poter operare, la nuova compagnia Etna Sky dovrà ottenere il Certificato di operatore aereo (Coa) rilasciato da Enac, un passaggio obbligato che richiede verifiche tecniche, documentali e di sicurezza. Il percorso non è semplice e richiede tempo, ma la macchina sembra essersi già messa in moto.
Se il progetto dovesse concretizzarsi, Etna Sky sarebbe la prima vera compagnia siciliana dagli anni di Wind Jet, rimasta attiva dal 2003 al 2012 e poi fallita dopo il mancato accordo con Alitalia. Più recente il tentativo di Aerolinee Siciliane, che aveva puntato sul finanziamento dal basso: un’iniziativa rimasta però sospesa e mai tradotta in operatività reale.
L’interesse attorno a Etna Sky non nasce dal nulla. Da anni chi vive in Sicilia lamenta una disparità evidente nei costi dei voli da e per l’isola, soprattutto nei periodi di punta. In alta stagione – Natale, Pasqua, estati di rientri e partenze – i biglietti per collegamenti interni come Catania-Milano o Palermo-Roma raggiungono cifre stellari che spesso superano quelle di tratte internazionali molto più lunghe. Il caso più emblematico è proprio quello citato da Messina: non è raro vedere voli Catania-Milano costare quanto, se non più, di un Milano-New York in promozione. Una situazione che negli anni ha alimentato una frustrazione crescente, con la sensazione diffusa che l’insularità venga pagata due volte: in tempo e in denaro.
I motivi sono diversi. L’Italia meridionale è servita da un numero limitato di compagnie, con scarsa concorrenza nei periodi di maggior domanda. Le tariffe oscillano in modo estremo e i picchi sono particolarmente evidenti per chi viaggia durante le festività. Basta una ricerca online oggi, per i voli natalizi verso il Sud, per trovare biglietti di sola andata che superano i 300 euro sulla stessa tratta che fuori stagione arriva a costarne 40 o 50.
Perché Etna Sky può cambiare il mercato dei voli in Italia
Parlare della nascita di una compagnia aerea low cost in Sicilia ha senso anche perché arriva in un momento storico in cui volare è diventato più oneroso un po’ ovunque. Etna Sky può essere una luce in fondo al tunnel in un momento in cui una famiglia che vuole muoversi durante le vacanze si trova davanti a cifre che, sommate tra andata e ritorno, possono superare i mille euro. Una spesa che si riflette su chi viaggia per motivi familiari e che spesso viene percepita come un vero ostacolo all’esercizio del diritto alla mobilità.
È proprio in questa cornice che Etna Sky potrebbe inserirsi come elemento di rottura. Più concorrenza significa più possibilità di calmierare le tariffe e un servizio più attento alle esigenze locali. Nulla è ancora definitivo, ma l’annuncio apre uno spiraglio che molti siciliani aspettavano da tempo.
L’Italia è un archivio infinito di luoghi incredibili e proprio per questo una buona parte delle sue meraviglie rimane lontana dai radar del turismo di massa. Il Guardian però è sempre in esplorazione e infatti ha raccolto i racconti dei lettori che, viaggiando senza fretta, hanno scovato borghi, paesaggi e siti storici italiani di intensità quasi cinematografica.
Dalle colline definite “drammatiche” dell’Emilia-Romagna ai cammini dimenticati della Sicilia, dalla mini-Venezia silenziosa alle valli tracciate da antiche civiltà, emerge un’Italia meno nota, ma ancora più affascinante. Ecco le mete che meritano di essere riscoperte tesoro dopo tesoro.
Brisighella, Emilia-Romagna
Avvicinandosi a Brisighella sembra di entrare nel fondale di un dipinto antico e rinascimentale: colline rocciose, pinnacoli solitari e torri che dominano il paesaggio come sentinelle del tempo. Il borgo, con i suoi vicoli medievali e la celebre via sopraelevata con la Torre dell’Orologio, è un punto di partenza ideale per esplorare una natura che alterna scorci drammatici e angoli nascosti.
iStockLa Torre dell’Orologio di Brisighella, Emilia-Romagna
Gangi, Sicilia
Chi percorre la Via dei Frati, il cammino che unisce Caltanissetta a Cefalù, attraversa un pezzo di Sicilia quasi sospeso, nelle cuore delle Madonie. Nei 54 miglia del percorso le Madonie si aprono in panorami immensi, senza traccia di folle o turismo invadente. Gangi emerge come una perla silenziosa: vicoli intricati, ritmi lenti, comunità accogliente anche senza condividere una lingua per vivere un’esperienza di viaggio che restituisce alla Sicilia il suo volto più autentico.
Chioggia, Veneto
Sedici miglia a sud di Venezia si trova una sorella minore che conserva lo spirito lagunare senza la pressione del turismo globale. Canali, calli strette, atmosfere d’acqua e luce: Chioggiasembra una Venezia in bozza, quella che forse appariva prima della sua ascesa. Tra musei locali, testimonianze storiche e la vicinanza al mare, è un’alternativa perfetta per chi cerca la magia lagunare in versione rallentata.
iStockLa piccola Venezia, Chioggia, in Veneto
Venosa, Basilicata
In Basilicata esistono luoghi che avrebbero fama globale se si trovassero lungo rotte più battute. Venosa è uno di questi: patria di Orazio, custodisce rovine romane, catacombe antichissime e una stratificazione storica che sorprende a ogni svolta. Nei dintorni, castelli e palazzi ducali raccontano una regione ricchissima di testimonianze, ancora poco esplorata ma intensamente affascinante.
Appennino toscano
Nelle foreste fitte a est di Firenze, gli Appennini diventano un rifugio puro. Qui si trovano sentieri che seguono corsi d’acqua, boschi ombrosi e cieli talmente limpidi da sembrare planetari naturali. La zona invita a un’immersione completa nella quiete: ritmi lenti, pause lungo i torrenti, serate sotto stelle luminosissime. Un’idea di “fuga ecologica” che restituisce spazio e silenzio.
Cividale del Friuli, Friuli-Venezia Giulia
Cividale è una cartolina vivente, un patrimonio Unesco dove la storia cambia strato a ogni passo: dalle origini romane al raffinato Tempietto Longobardo dell’VIII secolo, raro esempio di architettura altomedievale. Le strade acciottolate, il celebre Ponte del Diavolo e il fiume Natisone color smeraldo compongono un luogo che riesce ad essere antico, autentico e sorprendentemente vibrante.
Tra le campagne marchigiane si nasconde un sito romano tra i meglio conservati del Paese. A Urbs Salvia convivono teatro, tempio, anfiteatro e resti di un’antica città che si visita con una calma ormai impossibile nelle mete più famose. Camminare tra queste rovine, in piena estate e senza file, restituisce un senso di intimità con la storia difficile da replicare altrove. Accanto, il borgo medievale di Urbisaglia chiude l’esperienza con la sua quiete collinare.
iStockLa Fortezza di Urbisaglia
Santo Stefano d’Aveto, Liguria
Nel cuore dell’Appennino ligure, le montagne intorno a Santo Stefano d’Aveto formano un labirinto di sentieri che scalano cime, circondano laghi sospesi e tagliano boschi fitti. Monte Aiona, Penna, Ramaceto e Zatta compongono un paesaggio ideale per l’escursionismo puro. È una Liguria interna, lontana dal mare, dove il tempo si misura in dislivelli e orizzonti.
Campoli Appennino, Lazio
Incastonato sul bordo di un enorme inghiottitoio naturale, Campoli Appennino è un borgo che combina avventura e tradizioni gastronomiche. La zona è un paradiso per chi ama i sentieri più tecnici, come quello delle Gole del Lacerno, tra cascate, gole profonde e crinali scoscesi. A questo si aggiungono foreste fitte, fauna protetta e una cucina che riflette la ricchezza agricola del territorio.
Tra le colline della Langa astigiana, Loazzolo è il cuore di una produzione enologica preziosa e ancora poco conosciuta. In autunno i vigneti esplodono di colori e la zona offre un caleidoscopio di sapori: funghi, nocciole, tartufi, vini dolci e bollicine classiche. Vicina ad Asti, Alba e ai celebri cru di Barolo, resta sorprendentemente tranquilla, una parentesi di bellezza discreta.
Nel cuore della Sicilia, a pochi chilometri da Ragusa, si trova un luogo dal fascino unico che sembra uscito direttamente da un romanzo: il meraviglioso Castello di Donnafugata. Tra torri imponenti, giardini da fiaba, labirinti e leggende millenarie, questa dimora nobiliare racconta secoli di storia, misteri e bellezza senza tempo.
Il suo nome è legato indissolubilmente alla leggenda di una donna dai capelli lunghissimi, mentre la sua bellezza appare in diverse scene di celebri film come “Il Gattopardo” (1963) e “Il Commissario Montalbano“.
Il leggendario castello della “donna in fuga”
Il Castello di Donnafugata incanta la vista ancor prima di varcare il portone d’ingresso: un’imponente costruzione che in origine era una masseria nobile, ma che nel tempo si è trasformata in una fortezza dallo stile ottocentesco e dal gusto romantico, proprio come nelle fiabe.
Sorge in un angolo remoto della Sicilia meridionale, nel ragusano, e deve il suo aspetto attuale alle modifiche apportate tra la seconda metà del XIX secolo e gli inizi del ‘900. Oggi conta ben 122 stanze su una superficie di oltre 2.500 mq.
Entrarvi significa immergersi in un mondo d’altri tempi: sale eleganti e arredi d’epoca ne dimostrano tutta l’eleganza, come la Sala degli Stemmi e la Sala degli Specchi, che conservano mobili e decori dell’Ottocento, mentre le camere da letto e i saloni del biliardo raccontano la vita della nobiltà siciliana che qui vi trascorreva le vacanze.
iStockGli interni del Castello di Donnafugata
Visitando il castello ci si addentra anche nella Cappella privata e nel Museo del Costume (MuDeCo), tappa da non perdere per gli appassionati di arte e moda storica, mentre tutt’attorno si apre il parco storico: otto ettari di giardini all’inglese e alla francese, alberi secolari, fontane, labirinti e grotte artificiali, popolati da oltre 1.500 specie vegetali. Passeggiare qui è come entrare in un quadro dipinto.
A renderlo uno dei castelli più affascinanti d’Italia è la leggenda custodita tra le sue mura, una storia che mescola realtà e mito: si racconta che la principessa Bianca di Navarra, donna dai capelli lunghissimi e fluenti, venne rinchiusa dal conte Cabrera nella torre più alta del castello, speranzoso di convincerla a sposarlo, ma lei riuscì a scappare attraverso tunnel segreti, continuando a spostarsi da un castello all’altro per lungo tempo. È proprio da “donna in fuga” che nasce il nome “Donnafugata”.
iStockIl labirinto del Castello di Donnafugata
I film celebri girati nel castello
Tutta la bellezza del Castello di Donnafugata appare anche nelle scene di celebri film, che l’hanno scelto come cornice perfetta per le loro storie.
Da “Il Gattopardo” del 1963 a “I viceré” (2007) diretto da Roberto Faenza, da “Il racconto dei racconti” (2015), del premio Oscar Matteo Garrone, a “Il commissario Montalbano“, dove in una puntata è stato dimora del boss mafioso Balduccio Sinagra.
Dove si trova e come raggiungerlo
Il Castello di Donnafugata si trova nella Sicilia meridionale, a 15 km da Ragusa. Si raggiunge comodamente in auto da Ragusa, percorrendo la SP60 in direzione Santa Croce Camerina, poi la SP80, seguendo le indicazioni per il castello. C’è un parcheggio vicino alla fortezza in cui sostare. In treno, si percorre la linea Siracusa-Gela scendendo alla stazione di Donnafugata, che dista meno di 400 metri dal castello. In alternativa, si può prendere un autobus locale da Piazza Zama (Ragusa), che raggiunge Donnafugata in circa 20 minuti.
C’è la Sicilia estiva, con le sue spiagge e le città più note, e poi c’è una Sicilia più intima, da scoprire fuori stagione. I modi per avventurarsi tra le sue bellezze sono diversi e, tra le iniziative più suggestive e particolari, c’è sicuramente quella proposta dal Treno Storico sulla Ferrovia dei Templi. Nell’ambito di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025, dopo il tutto esaurito registrato nelle corse del 9 e 16 novembre, torna un’esperienza speciale che vi permetterà di scoprire l’isola attraverso i suoi personaggi più cari.
Da Camilleri a Sciascia, fino alla cantante Lina Termini, insieme al progetto “Teatro in movimento”, ideato e realizzato da Savatteri Produzioni in collaborazione con l’Assessorato al Turismo della Regione Siciliana, Fondazione FS Italiane e FS Treni Turistici Italiani, avrete la possibilità di vivere un viaggio in treno che diventa esperienza teatrale immersiva.
Il viaggio in treno che intreccia teatro, letteratura e musica
Immaginate di attraversare uno dei panorami più famosi al mondo a bordo di un treno storico dove la bellezza esterna del paesaggio si intreccia con l’esperienza immersiva interna delle carrozze. Stiamo parlando dell’antica linea ferroviaria inaugurata nel 1874 e riattivata nel 2014 che collega Agrigento Bassa a Porto Empedocle, attraversando la meravigliosa Valle dei Templi. Il tutto a bordo delle carrozze storiche “Terrazzini” degli anni ’30, animate da undici performer in un racconto che intreccia teatro, letteratura, musica e memoria.
Pirandello, Camilleri e Sciascia, insieme a figure meno note come la cantante Lina Termini, un’agrigentina celebre in Italia negli anni ’30, prendono vita durante tre momenti performativi che dialogano con i luoghi. Dall’accoglienza alla stazione di Agrigento Centrale, una seconda performance immersa nel paesaggio archeologico nei pressi del Tempio di Vulcano e la conclusione nella stazione di Porto Empedocle Centrale, la Vigata di Andrea Camilleri.
Grazie a questa esperienza, ogni carrozza diventa un set d’epoca, con oggetti, voci e musiche che riportano nel 1934, anno del Nobel a Luigi Pirandello, per poi condurre fino agli anni ’90 di Camilleri, offrendo un percorso narrativo che permette di scoprire in modo speciale il patrimonio materiale e immateriale della Sicilia.
Ufficio StampaI performer si esibiscono alla stazione di partenza del treno storico
Date, orari di partenza e biglietti del treno storico
Se anche voi sognate di percorrere in treno uno dei paesaggi più famosi della Sicilia, segnate queste date sul calendario: sabato 13 e domenica 21 dicembre 2025. Dopo il successo delle prime date, torna questa esperienza imperdibile con partenza da Agrigento Centrale alle 10:00 e alle 15:00.
Il costo del biglietto è di 8 euro (andata e ritorno), con una riduzione a 4 euro per i ragazzi dai 4 ai 12 anni non compiuti, mentre i più piccoli (sotto i 4 anni) viaggiano gratuitamente. I biglietti per la corsa del 13 dicembre saranno disponibili a partire dal 29 novembre su tutti i canali Trenitalia, inclusi il sito ufficiale, le biglietterie e le agenzie di viaggio. Per la data del 21 dicembre, invece, i biglietti saranno in vendita nei primi giorni di dicembre.
Non perdete l’occasione di vivere questo suggestivo viaggio tra storia e natura e, per maggiori dettagli e per scoprire tutti i particolari di queste corse, vi consigliamo di visitare il sito ufficiale.
Il film Io sono Rosa Ricci, spin-off cinematografico dell’universo di Mare Fuori, porta lo spettatore in un viaggio visivo e simbolico tra Napoli e la Sicilia, trasformando i luoghi reali in scenari di emozione, pericolo e rinascita. Diretto con un linguaggio cinematografico che fonde azione e introspezione, il film racconta la trasformazione di Rosa, interpretata da Maria Esposito, da ragazza fragile a giovane donna, pronta a scegliere il proprio destino.
Con Io sono Rosa Ricci, i fan della serie napoletana ritrovano un personaggio amato, ma lo osservano da una prospettiva nuova, più intima e cinematografica. Le locationreali di Napoli e della Sicilia diventano lo specchio di un viaggio interiore, che porta Rosa non solo a fuggire, ma a ritrovarsi.
Di cosa parla
Napoli, 2020. Rosa Ricci ha solo quindici anni, ma porta sulle spalle un nome che pesa come una condanna: è la figlia di uno dei boss più temuti della città. Vive protetta, quasi imprigionata, in una gabbia dorata costruita dal padre Don Salvatore e dal suo clan. La sua esistenza cambia drasticamente quando viene rapita da un potente narcotrafficante deciso a colpire proprio il boss attraverso la figlia.
Trasportata su un’isola remota e ostile, Rosa si ritrova sola, minacciata e costretta a confrontarsi con la paura e la propria fragilità. Ma in quella prigionia forzata trova anche la forza per crescere, scoprire se stessa e stringere un legame inatteso che la aiuterà a sopravvivere.
Mentre Don Salvatore scatena una guerra per riportarla a casa, Rosa sceglie di non restare in attesa: pianifica la sua fuga, decisa a riprendersi la libertà. Quando finalmente riesce a tornare a Napoli, non è più la ragazza ingenua di un tempo, ma è una giovane donna consapevole, pronta a scegliere il proprio destino, anche se questo vorrà dire affrontare il dolore e la vendetta.
Le riprese di Io sono Rosa Ricci hanno avuto inizio a Napoli, città simbolo di contrasti e passioni. Qui vive Don Salvatore (Raiz), il padre della protagonista, che lotta per il riscatto della figlia rapita. Le scene ambientate tra i quartieri Vomero, Soccavo e Pianura restituiscono la parte più autentica e ruvida della città.
Le troupe hanno lavorato soprattutto lungo l’asse via Vicinale Cupa Cinthia, via Epomeo e via San Domenico, dove le notti di riprese hanno trasformato interi isolati in un set cinematografico. È proprio qui che prende forma la disperazione del padre e la tensione della caccia al tempo, in un’atmosfera sospesa tra noir e dramma urbano. Napoli diventa così il simbolo del mondo che Rosa ha lasciato, ma anche quello verso cui tende, mentre cerca di tornare a casa.
iStockLa collina del Vomero a Napoli
Dal caos metropolitano partenopeo, la storia si sposta in un luogo completamente diverso: l’isola dove Rosa è prigioniera. Un’isola immaginaria, sospesa tra il Mediterraneo e l’Atlantico, che nel film appare come un mondo a sé, arido, selvaggio e affascinante. Per dare vita a questo scenario, la produzione ha scelto la Sicilia occidentale, girando tra Custonaci, nella splendida Baia di Cornino, e nell’isola di Levanzo tra le isole Egadi.
iStockPanoramica sull’isola di Levanzo
Qui il mare, le rocce e la luce del tramonto diventano parte integrante del racconto: il paesaggio non è solo sfondo, ma personaggio vivo, capace di riflettere l’animo della protagonista. L’isola del boss Agustín, interpretato da Jorge Perugorría, ha l’aura di un western contemporaneo: un luogo sospeso, dove lingue, culture e destini si scontrano. È in questo spazio a metà tra realtà e mito che Rosa affronta le sue paure, trovando la forza di ribellarsi al suo destino.
L’alternanza tra Napoli e la Sicilia riflette i due poli del film: da un lato la città come simbolo delle origini e delle radici familiari, dall’altro l’isola come spazio di prigionia e rinascita. Le location, insieme alla colonna sonora che mescola tradizione e modernità, raccontano visivamente il percorso di Rosa: dal buio della paura alla luce della libertà.
Màkari, la serie Tv che dal 2021 ha conquistato il pubblico, torna con i suoi personaggi, i delitti e le storie di vita che raccontano una Sicilia autentica, tra sentimenti, misteri e panorami mozzafiato. La quarta stagione, in onda su Rai 1 dal 19 ottobre 2025, è composta da 4 puntate che vanno in onda anche il 26 ottobre e il 2 e 9 novembre.
In Màkari 4, insieme a Claudio Gioè nei panni del giornalista e scrittore Saverio Lamanna, diventato investigatore per caso, è la Sicilia la protagonista indiscussa, con i suoi colori, le luci che si riflettono sul mare e le memorie del passato. In scena, sullo sfondo delle nuove indagini (e delle turbolenze del cuore), vediamo luoghi straordinari, tra i borghi, le coste trapanesi e i vicoli di Erice: sono diverse le location in cui è stata girata la celebre serie Tv. Vediamo quali sono.
La trama
Màkari 4, tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri, è stata prodotta da Palomar con Rai Fiction e diretta da Monica Vullo e Riccardo Mosca, mentre la colonna sonora è firmata da Ralf Hhildenbeutel ed edita da Edizioni Curci e Palomar. La nuova stagione riparte da dove si era conclusa Màkari 3: un caso complesso è stato risolto e tra Saverio e Suleima (Ester Pantano) è tornato l’amore.
Nella quarta stagione, Suleima deve trasferirsi a Malta per lavoro per vari mesi, mentre diverse novità sconvolgono la vita di Saverio. Michela (Serena Iansiti) ricompare all’orizzonte e una sorpresa inaspettata è rappresentata da Arianna (Giovanna Rosace): un’adolescente di ribelle di 14 anni, figlia di un’ex fidanzata. Peppe Piccionello (Domenico Centamore) sarà il compagno di indagini e risate di Saverio, tra misteri da risolvere, delitti che affondano le loro radici nel passato e segreti che emergono dal presente.
Ufficio Stampa RaiClaudio Gioè (Saverio Lamanna), in Màkari
Dove è stata girata
Le riprese di Màkari 4 hanno attraversato alcuni dei luoghi più affascinanti della costa trapanese, trasformando la Sicilia occidentale in un set a cielo aperto che racconta il lato più autentico e poetico dell’isola.
Macari
Macari, piccolo borgo marinaro di 450 anime, frazione di San Vito Lo Capo (Trapani), torna ad essere la cornice principale della vita di Saverio. Qui si trova la sua casa, con viste pazzesche sul golfo di Cofano, sul Monte Monaco e sulle calette nascoste e spiagge dorate che invitano al relax.
Il golfo di Cofano è, appunto, tra i luoghi protagonisti: ricco di calette tranquille, è un tratto di costa dominato dal monte Cofano, con spiagge annoverate tra le più belle della Sicilia Occidentale.
iStockScorcio suggestivo sulla costa di Macari
La costa trapanese
Lungo la costa trapanese, sono diversi i borghi e le ambientazioni naturali che hanno fatto da sfondo alla celebre serie Tv. Tra questi spicca la tonnara di Scopello, una delle perle più suggestive del territorio: un luogo sospeso nel tempo, dove i faraglioni che emergono dal mare incorniciano un’antica struttura di pescatori. È qui che, nella serie, prende vita il ristorante di Suleima, ambientazione perfetta per intrecciare storie d’amore, mare e memorie.
La telecamera si sposta anche su Castellammare del Golfo, un borgo che sembra nato per il cinema: il suo castello affacciato sul mare, il porticciolo costellato di barche colorate e i ristorantini dove il pesce fresco è protagonista, regalano un’atmosfera vivace e autentica. Le scene girate qui trasmettono tutto il fascino mediterraneo di una città che vive al confine tra tradizione e modernità.
La troupe si è poi spinta lungo i sentieri della Riserva Naturale dello Zingaro, un tratto di costa che sembra uscito da un sogno, dove la natura incontaminata domina con le sue calette nascoste e i panorami mozzafiato. È qui che la serie trova la sua dimensione più selvaggia e poetica, tra silenzi, vento e luce.
iStockUna caletta della Riserva naturale dello Zingaro Sicilia
Non poteva mancare San Vito Lo Capo, con le sue spiagge bianche e l’acqua trasparente che scintilla sotto il sole. In questo angolo di paradiso si svolgono alcune delle sequenze più romantiche della serie: il mare diventa il vero coprotagonista, testimone silenzioso di passioni e segreti.
Per aggiungere un tocco di mistero, le riprese hanno raggiunto anche Erice, borgo medievale sospeso tra cielo e mare. Le sue stradine lastricate, le mura antiche e la vista che abbraccia tutta la costa trapanese donano alla serie un’aura di introspezione, perfetta per le scene più intense.
Infine, il viaggio di Màkari tocca anche i dintorni di Valderice, con i suoi paesaggi agricoli e l’autenticità della campagna siciliana, Custonaci, celebre per le sue grotte, e il litorale di Sibiliana a Marsala, un tratto di costa più intimo e meno battuto dal turismo, ideale per le scene più riflessive e suggestive.
Ci sono momenti dell’anno in cui il patrimonio culturale italiano si mostra davvero in tutta la sua meraviglia e “Monumenti Aperti” è una di queste occasioni. Nato nel 1997 con l’idea di avvicinare i cittadini ai luoghi della memoria collettiva, il festival trasforma per qualche giorno strade, chiese e palazzi in spazi vivi, animati da studenti, volontari e guide appassionate.
L’edizione 2025 si estende fino al 9 novembre, e tocca ben 87 Comuni in 19 regioni, in un itinerario che unisce l’Italia in un unico racconto corale. Nel weekend del 18 e 19 ottobre, il viaggio prosegue con otto nuove città e paesi, pronti a raccontare la propria storia tra Lombardia, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Sicilia e Sardegna.
In queste due giornate autunnali, l’esperienza si rinnova ancora una volta: porte che si aprono, comunità che si incontrano, e un patrimonio che, da muto testimone, torna a parlare.
Savona, nel cuore delle Fornaxi
Nel cuore del quartiere Fornaci, Savona propone un itinerario che unisce arte, devozione e memoria artigianale. Lungo Via Saredo si snoda il percorso denominato “Nel cuore delle Fornaxi”, un museo a cielo aperto che accompagna alla scoperta di ceramiche policrome esposte sulle facciate dei palazzi. Mattonelle e pannelli illustrano, come pagine di un libro visivo, la storica tradizione ceramica savonese, capace di fondere arte sacra e spirito popolare.
Poco distante, la Chiesa della Madonna della Neve è una tappa imprescindibile. Edificata nel XVII secolo e ricostruita dopo il terremoto del 1887, custodisce al suo interno la devozione di un intero quartiere. La facciata semplice, incastonata nel tessuto urbano, ricorda come il sacro sappia convivere con la quotidianità, diventandone parte integrante.
Treviso, un tuffo nell’arte
iStockSuggestivo scorcio di Piazza dei Signori a Treviso
A Treviso, le visite guidate conducono all’interno di un edificio che da secoli cambia volto, riflettendo le trasformazioni della città. L’ex convento di Santa Chiara, oggi sede del Liceo Artistico, nasce come luogo di clausura e preghiera ma nel corso dei secoli le sue mura hanno accolto funzioni diverse, adattandosi ai cambiamenti storici e sociali.
Camminando tra i chiostri e le aule, lo si percepisce appieno: l’antico dialoga con il presente, mentre le voci degli studenti si intrecciano idealmente a quelle delle monache che un tempo abitavano questi spazi. “Monumenti Aperti” diventa un’occasione per riflettere su come la cultura possa reinventarsi, senza mai perdere la propria radice.
Mantova, storia e arte
A Mantova, il fine settimana di “Monumenti Aperti” invita a esplorare due luoghi emblematici.
Il primo è il Museo Virgilio, nato all’interno del Palazzo del Podestà risalente al XIII secolo, che ha ritrovato nuova vita dopo il restauro seguito al terremoto del 2012, grazie al progetto firmato dall’architetto Italo Rota.
Oggi ospita un percorso museale dedicato al poeta latino, in cui suoni, immagini e installazioni interattive guidano in un viaggio sensoriale tra le opere di Virgilio, dalle Bucoliche alle Georgiche, fino all’Eneide. Il modulo “MyVirgilio”, basato su QR Code, consente di costruire un’esperienza personalizzata, unendo tecnologia e classicità in una narrazione coinvolgente.
Non lontano, Palazzo d’Arco apre le sue porte con il fascino intatto di una dimora aristocratica settecentesca. Costruito nel 1784 da Antonio Colonna secondo i canoni del neoclassicismo, conserva ambienti, arredi e dipinti così come li lasciò la marchesa Giovanna d’Arco, ultima erede della casata. Tra sale eleganti e una preziosa Wunderkammer, si respira l’atmosfera di un’epoca in cui il collezionismo era una forma di conoscenza e di meraviglia. Il giardino, chiuso da un’esedra monumentale, completa il quadro con la grazia e la misura tipiche dell’architettura palladiana.
Neoneli, un luogo d’incontro
Nel piccolo centro del Barigadu, in Sardegna, Neoneli vanta un modello di comunità che vive la cultura come bene comune. La “Casa Cultura” rappresenta il cuore pulsante di tale spirito: un luogo di incontro aperto a tutti, dove la formazione, la creatività e il dialogo si uniscono in un progetto collettivo.
A pochi passi, la Chiesa Parrocchiale di San Pietro Apostolo domina il paese dall’alto del rilievo su cui sorge. Realizzata nel Seicento con il caratteristico paramento in trachite rossa e bruna, testimonia la devozione di una comunità che, nel corso dei secoli, ha mantenuto intatta la propria identità. L’impianto tardogotico della facciata racconta una stagione artistica in cui l’eleganza delle forme si univa alla solidità della pietra.
Gli altri Comuni aderenti
Nel weekend del 18 e 19 ottobre, anche Ferrara, Venezia, Capoterra e Palermo partecipano alla grande rete di “Monumenti Aperti” e, ognuna con le proprie peculiarità, aggiunge un tassello al mosaico di un’Italia che sceglie di raccontarsi grazie ai suoi luoghi più autentici.
Studenti, guide, associazioni e volontari saranno i narratori di un patrimonio che continua a vivere nel presente.
Un evento imperdibile ci aspetta questo weekend: il 17 e 18 ottobre sarà possibile visitare le cantine più belle d’Italia grazie all’iniziativa di MetodoContemporaneo che coinvolge produttori di vino da diverse parti d’Italia. Solo per l’occasione 14 cantine, dal Trentino alla Sicilia, permetteranno ai visitatori di scoprire la produzione tra botti e filari, intrecciando il tutto ad arte e territorio. Alcune, infatti, diventano gallerie. L’appuntamento chiamato “MetodoContemporaneo. Itinerari diffusi tra arti, vini e paesaggio” è una delle attività da non perdere questo fine settimana.
MetodoContemporaneo. Itinerari diffusi tra arti, vini e paesaggio
MetodoContemporaneo è il primo osservatorio italiano dedicato al dialogo tra arti contemporanee e territori del vino. Il progetto nasce da un’idea dell’Università degli Studi di Verona, con la collaborazione di BAM! Strategie Culturali, e ha un obiettivo ambizioso: mappare, raccontare e valorizzare tutte quelle realtà vitivinicole che hanno scelto di intrecciare la loro tradizione con la creatività artistica.
Oggi, più di 60 cantine in tutta Italia fanno parte di questa rete virtuosa, diventando laboratori di sperimentazione, gallerie diffuse, luoghi di incontro tra artisti, produttori e comunità locali. Ogni progetto è diverso: ci sono cantine che ospitano collezioni permanenti di arte contemporanea, altre che organizzano residenze d’artista dove creativi di ogni provenienza possono lavorare immersi nel paesaggio, e altre ancora che commissionano opere site-specific, pensate per dialogare con l’ambiente circostante.
E per farvi toccare tutto questo con mano, il 17 e 18 ottobre 2025 arriva il primo grande evento diffuso: MetodoContemporaneo – Itinerari tra arti, vino e paesaggio. 14 cantine, dal Trentino alla Sicilia, aprono le porte al pubblico con visite guidate, performance e degustazioni gratuite.
Pensate a Ca’ del Bosco in Franciacorta, dove ogni visita si trasforma in una passeggiata tra sculture e installazioni; o a Castello di Ama nel cuore del Chianti, dove artisti internazionali lasciano il segno nel paesaggio toscano come in un museo diffuso. Poi c’è La Raia in Piemonte, che ha fatto dell’agricoltura biodinamica e dell’arte contemporanea un binomio inseparabile; oppure Feudi di San Gregorio in Campania, dove ogni bottiglia racconta una visione, una sfida, un modo di abitare la terra in modo sostenibile e poetico.
Le cantine che partecipano all’evento il 18 ottobre:
Rocca di Frassinello a Giunicarico (GR) visita ore 11:30;
Vigne Museum a Rosazzo, Manzano (UD) visita ore 15;
Feudi di San Gregorio a Sorbo Serpico (AV) visita ore 11;
La Raia a Novi Ligure (AL) visita ore 14.
Attenzione, è importante prenotare per poter partecipare alle attività. Visitate il profilo social ufficiale per poter recuperare la mail di ogni singola struttura e riservare il posto.
Nel cuore della Sicilia, c’è un borgo che sta scrivendo una storia diversa da quella di tanti altri paesi dell’entroterra, ovvero una storia di ritorni, di accoglienza, di rinascita: si tratta di Mussomeli, che da qualche anno attira visitatori, sognatori e nuovi residenti da ogni parte del mondo grazie al famoso progetto delle case a un euro.
Una realtà così viva e sorprendente da meritare un elogio internazionale da parte della CNN, che ha raccontato l’anima vibrante di questo luogo arroccato sul Monte Celeste, dove passato e futuro si incontrano.
La vita che pulsa nel centro storico
A Mussomeli, nel centro storico, la festa è un’identità. Accade ogni anno, l’8 settembre, durante la celebrazione della Madonna dei Miracoli: 6.000 persone si stringono attorno alla chiesa barocca, tra archi di luci blu, verdi e rosse che incendiano le strade come se fosse Natale. L’atmosfera è densa, vibrante, carica di emozione e, quando la statua della Vergine (alta quasi due metri e coperta d’oro) esce in processione portata a spalla da una ventina di uomini, l’intero borgo si muove con lei.
È questa la forza invisibile che attira gli stranieri a Mussomeli: un senso profondo di comunità, una vita ancora autentica, scandita da riti collettivi e da un’appartenenza condivisa. Qui non si è spettatori ma si partecipa, si diventa parte di qualcosa.
La Madonna di Mussomeli non è solo la patrona del paese, è il simbolo di un’identità che si tramanda anche oltreoceano, celebrata ogni anno perfino a Buffalo, New York, dove sono emigrati molti mussomelesi nel dopoguerra.
Una città a un euro, ma senza sconti sulla qualità della vita
Mussomeli è oggi una delle realtà più emblematiche del progetto “case a 1 euro”: una sfida avviata nel 2017 per ripopolare il centro storico svuotato dall’emigrazione e dalla modernizzazione. L’idea era semplice: cedere abitazioni abbandonate a un prezzo simbolico, a fronte di un impegno concreto da parte dell’acquirente a ristrutturarle. Ma il progetto, come sottolinea la CNN, non si è fermato a un’operazione di marketing, ha generato un cambiamento reale, profondo, visibile.
Ad oggi sono oltre 450 le case vendute, di cui circa 150 a un euro, mentre le altre (considerate “premium”) partono da cifre comunque accessibili. L’effetto è stato immediato: le strade del centro hanno ripreso a vivere, nuove famiglie si sono insediate, botteghe e ristoranti hanno aperto, i costruttori locali lavorano a pieno ritmo, e la lista d’attesa per le case migliori è in costante crescita.
Ma Mussomeli non è solo ristrutturazione e compravendita: è una realtà viva, dotata di tutti i servizi e persino boutique d’alta moda, dove si può davvero vivere, non solo villeggiare. E dove ogni giorno ci si sveglia con un paesaggio che toglie il fiato: colline scoscese, distese di verde a perdita d’occhio, silenzi che ricordano il passato.
Dall’emigrazione al ritorno: la forza di un modello che funziona
Negli anni del dopoguerra, Mussomeli aveva toccato quasi 18.000 abitanti. Poi l’emigrazione, soprattutto verso Regno Unito e Stati Uniti, aveva svuotato il centro. Le famiglie si erano spostate nella “città nuova”, costruita in una zona pianeggiante, più moderna ma anche più anonima. Il centro storico, con le strade strette e ripide, era diventato difficile da abitare, e le case, abbandonate una dopo l’altra, iniziavano a crollare in silenzio.
Tutto questo è cambiato con l’arrivo del sindaco Giuseppe Catania, che ha creduto in un’idea visionaria e l’ha trasformata in un progetto concreto. Dal 2016 al 2024, il turismo è aumentato del 919%, e oggi Mussomeli non è più solo un paese dell’entroterra siciliano: è una destinazione internazionale, celebrata da chi l’ha scelta come nuova casa e da chi la visita spinto dalla curiosità.
Gli stranieri che hanno acquistato casa raccontano la gentilezza delle persone, il senso di comunità, la bellezza della vita semplice. E sono loro a tenere viva la voce di Mussomeli anche all’estero. Nei caffè, tra una processione e un aperitivo, in una casa che rinasce pietra dopo pietra, si sta costruendo un nuovo modello di borgo, capace di guardare avanti senza dimenticare ciò che è stato.
Ogni anno i Readers’ Choice Awards di Condé Nast Traveller eleggono le destinazioni più amate al mondo, votate da centinaia di migliaia di lettori. Tra le varie categorie, quella dedicata alle isole più belle del mondo è senza dubbio una delle più attese. Anche l’Italia si è guadagnata un posto d’onore grazie alle sue perle mediterranee.
Le isole premiate dai Readers’ Choice Awards 2025 ci ricordano che la bellezza può assumere forme molto diverse: dalla roccia vulcanica siciliana al bianco corallo del Pacifico, dal fascino discreto di Capri al profumo di vaniglia delle spiagge polinesiane.
La Sicilia torna a vestirsi di meraviglia con l’edizione 2025 de Le Vie dei Tesori, il grande festival culturale che ogni anno apre porte inattese e accompagna in un viaggio tra storia, arte e memoria collettiva. Nei weekend compresi tra il 20 settembre e il 16 novembre, l’isola diventa un museo diffuso, un intreccio di luoghi, volti e racconti che non si limita a mostrare monumenti, ma che li trasforma in pagine vive di una narrazione condivisa.
Dalle catacombe ai castelli, dagli oratori barocchi ai mosaici romani, fino agli spazi di solito inaccessibili come aeroporti, torri di controllo, caserme dei Vigili del fuoco e Prefetture: la nuova edizione promette sorprese e aperture senza precedenti.
Oltre 400 luoghi e più di 500 giovani guide
Il festival si estende per due mesi e coinvolge oltre 400 luoghi sparsi in sedici città siciliane, a cui si aggiunge, dal 18 ottobre, anche Mantova, la città lombarda ormai “gemella” del progetto.
Ma l’anima delle Vie dei Tesori sono soprattutto le persone. Più di 500 giovani storyteller (archeologi, storici dell’arte, giornalisti, botanici e architetti) si affiancano a guide professioniste ed escursionistiche per condurre passeggiate urbane e naturalistiche.
Accanto a loro, anche 1.500 studenti siciliani, coinvolti grazie a una convenzione con l’Ufficio scolastico regionale, diventano parte attiva del racconto diffuso, segno di un festival che educa, forma e restituisce.
Settembre: tra Bagheria, Trapani e Messina
iStockVeduta panoramica di Trapani
Il sipario si apre il 20 settembre con un calendario che porta alla scoperta di Bagheria, Termini Imerese, Trapani, Mazara del Vallo, Enna, Messina, Alcamo, Leonforte e Carini.
Bagheria, la “città delle ville”, mostra non solo il suo volto aristocratico legato ai fasti nobiliari, ma anche quello popolare, ricco di tradizioni artigiane e luoghi di lavoro, Trapani, la città del sale e dei mulini a vento, propone gioielli inediti come Villa Immacolatella, il raffinato Villino Nasi in stile Art Nouveau e il Museo San Rocco, mentre Messina, la “città eroica” che seppe risorgere dalle macerie del terremoto del 1908, riapre ipogei e tesori legati al periodo della ricostruzione.
Mazara del Vallo invita invece a perdersi tra i vicoli della Kasbah e i suoi altari barocchi, mentre Enna si offre come cuore geografico della Sicilia, custode di architetture e tradizioni millenarie. A Leonforte, le monumentali architetture raccontano il legame con la nobiltà, mentre Alcamo si svela tra giardini nascosti e chiese poco note. E ancora, Termini Imerese intreccia archeologia e memoria industriale, mentre Carini riporta alla leggenda della baronessa di Carini con i suoi mosaici paleocristiani.
Ottobre: il festival si espande a Palermo, Catania e oltre
Dal 10 ottobre il festival raggiunge Palermo, Catania, Marsala, Sciacca, Caltanissetta e Corleone; dal 18 ottobre entra in scena anche Ragusa e, fuori dall’isola, Mantova.
Palermo rinnova il suo immenso repertorio di meraviglie, dagli oratori decorati dai Serpotta a conventi, giardini segreti e dimore che aprono le porte per la prima volta, e Catania propone il fascino dell’anfiteatro romano, i complessi termali e una serie di collezioni private mai viste dal pubblico.
Marsala, la più “inglese” delle città siciliane, racconta il rapporto tra mare e vento, aprendo mulini, terrazze e campanili. A Sciacca il viaggio affonda fino ai dolmen preistorici, per poi passare tra chiese dimenticate, dimore borghesi e innovativi percorsi sensoriali come le visite olfattive o virtuali.
Caltanissetta mette al centro la sua identità con le case-museo degli artisti, Palazzo Moncada e le memorie delle miniere, mentre Corleone, simbolo di legalità e riscatto, propone laboratori e incontri culturali. Ragusa, infine, conferma il fascino barocco del centro storico, mentre Mantova rafforza il ponte ideale che lega la Sicilia al resto d’Italia tramite il linguaggio della bellezza.
Oltre alle aperture di luoghi straordinari, Le Vie dei Tesori punta molto sulle esperienze: ascoltare canti gregoriani, seguire cantastorie popolari, praticare yoga o pilates al tramonto, andare in canoa con campioni del remo, pedalare in e-bike tra i vigneti o partecipare a degustazioni nei monasteri.
Nell’entroterra settentrionale della Sicilia, arroccato su un monte immerso nelle Madonie, spicca un borgo di pietra che regala affascinanti panorami sul territorio circostante. Si chiama Petralia Soprana ed è uno scrigno di meraviglie tutte da ammirare.
Con poco meno di 3mila abitanti, è tra i comuni più alti della Sicilia, incluso nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia e proclamato Borgo dei Borghi nel 2018. Passeggiare tra i suoi vicoli e le piazzette su cui si affacciano chiese antiche e palazzi, fino a raggiungere le terrazze che si aprono verso viste meravigliose, è un’esperienza che merita di essere vissuta a ritmo lento, assaporando ogni piccolo dettaglio.
Cosa vedere a Petralia Soprana
Il borgo più alto delle Madonie (1.147 metri s.l.m) è un mosaico di architetture religiose e civili e scorci panoramici che parlano di secoli di storia.
Era un’antica fortificazione che conserva tutt’oggi diverse perle da ammirare, come l’elegante palazzo Municipale, ex convento carmelitano, che regala una meravigliosa vista sul paesaggio. Non è solo un simbolo civico, ma anche storico: al suo interno conserva la tela Dormitio Virgini di Giuseppe Salerno.
Recandosi in piazza Duomo, è l’imponente Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo a dominare la scena con la sua splendida scalinata e le suggestive panoramiche che dalla piazza si aprono verso Gangi e l’Etna. È formata da due campanili gemelli, uno medievale e l’altro settecentesco, collegati da un elegante portico con 18 splendide colonne. All’interno custodisce tesori preziosi, come una Deposizione attribuita a Jusepe de Ribera.
iStockPiazza Duomo a Petralia Soprana, nelle Madonie
Bellissima anche la Chiesa del Santissimo Salvatore, che si racconta sia sorta sui resti di un’antica moschea e che sorprende con la sua pianta ellittica e una cupola sorretta da otto pilastri. L’altare maggiore conserva un Cristo Salvatore del Seicento, mentre un grande lampadario (dono degli emigrati sopranesi in America) illumina l’interno.
Arriviamo a uno dei punti più scenografici di questo borgo siciliano: la chiesa di Santa Maria di Loreto, dallo stile tardo barocco ed edificata sui resti di una fortificazione saracena. Ha due campanili dalle cuspidi maiolicate e custodisce opere di straordinaria bellezza, come gli stucchi del Serpotta, un San Sebastiano del Cinquecento e la Madonna di Loreto. Una viuzza scenografica adornata dagli alberi accompagna verso questo gioiello di Petralia Soprana, che rappresenta un balcone naturale verso la valle: da qui si possono ammirare l’Etna, Enna, Caltanissetta e la vallata del fiume Imera.
Altri luoghi di culto presenti nel borgo meritano la visita, come la Chiesa di Santa Maria di Gesù, con i suoi bassorilievi seicenteschi, e la Chiesa di San Teodoro Martire, di origine normanna, ma rinnovata nel Settecento.
Nella centrale piazza del Popolo, cuore pulsante del borgo, domina invece Palazzo Pottino, con i suoi affreschi e gli arredi d’epoca, oltre alle mostre organizzate dal Comune. Qui si erge anche il monumento in bronzo dedicato ai caduti di tutte le guerre. Appena fuori dal borgo si può raggiungere anche la raffinata Villa Sgadari, immersa in un ampio parco.
Nei dintorni del borgo, che in passato ha incentivato le persone a trasferirsi per combattere lo spopolamento, non mancano le sorprese: da non perdere i resti di un antico acquedotto seicentesco in contrada Cerasella, la spettacolare miniera di salgemma di Raffo, una delle più grandi d’Europa e oggi anche sede del MAACS, il museo di sculture di salgemma, e infine il sito archeologico della Villa S. Marina, che racconta la storia agricola e commerciale della “via del sale” in epoca romana.
iStockPanoramica su Petralia Soprana, in Sicilia
Come raggiungere il borgo
Petralia soprana si trova nel cuore del Parco delle Madonie, nella Sicilia settentrionale, e rientra nella città metropolitana di Palermo. Ad ovest si trovano i Monti Nebrodi e i monti Peloritani, che fanno parte della città metropolitana di Messina.
Per raggiungerlo, il mezzo più comodo è l’auto: da Palermo (a circa 115 km) si percorre l’autostrada A19, uscita Irosa oppure Tremonzelli, e si prosegue con la SS 290 oppure la SS 120. Da Catania, che dista circa 140 km, si prende sempre l’A19.
In alternativa, ci sono autobus che collegano Palermo con Petralia Soprana in poco più di 2 ore. Il borgo non è servito da una stazione ferroviaria, ma si può scendere a Cefalù o a Termini Imerese per poi proseguire con uno dei bus di linea che conducono fino a Petralia Soprana.
Acireale è una delle città più affascinanti della costa orientale siciliana: sorge a pochi passi dal mare con lo sguardo rivolto verso l’Etna, in un territorio che ha saputo trasformare le proprie bellezze naturali e artistiche in un patrimonio riconosciuto e amato da chiunque vi metta piede. Non è soltanto la sua architettura barocca a renderla speciale, ma anche i miti e le leggende che la ammantano e intrecciano la storia con un’aura di mistero e suggestione.
Oggi è una meta turistica rinomata che accoglie con le strade eleganti, i profumi degli agrumeti e la calorosa ospitalità degli abitanti, un luogo dove si respira la Sicilia autentica, quella che fonde arte, tradizione e natura in un unico scenario incantevole.
Cosa vedere ad Acireale
Il cuore della città si trova sulla Timpa, un promontorio che si innalza per circa 80 metri sul livello del mare e regala panorami favolosi sulla costa. Intorno, un paesaggio punteggiato da coltivazioni di agrumi e ulivi racconta la fertilità della terra siciliana. Non a caso Acireale è chiamata “la Perla della Sicilia”, un titolo che ben descrive il suo valore storico e artistico.
Il centro storico custodisce veri e propri gioielli barocchi. Il fulcro della vita cittadina è Piazza del Duomo, uno spazio elegante e scenografico su cui si affacciano alcuni degli edifici più significativi. La Cattedrale di Maria Santissima Annunziata domina la piazza con la facciata ottocentesca, firmata dall’architetto Giovan Battista Basile, e un interno che sorprende per la ricchezza delle decorazioni. La pianta a croce latina accoglie tre navate affrescate da grandi maestri come Pietro Paolo Vasta, Antonio Filocamo, Giuseppe Sciuti e Giacinto Platania, in un percorso artistico che abbraccia secoli di storia.
Accanto alla Cattedrale si staglia la Basilica dei Santi Pietro e Paolo, mentre di fronte, con la facciata solenne e i mascheroni che sorreggono i balconi, spicca il Palazzo del Comune, che vanta una storia di resilienza: ricostruito dopo i terremoti del 1693 e del 1818, rappresenta uno degli esempi più interessanti dell’architettura civile di Acireale.
Un’altra tappa imperdibile è il Teatro Bellini, che con l’acustica perfetta e l’atmosfera raccolta continua a incantare spettatori e appassionati di musica: varcarne la soglia significa immergersi in un’esperienza che unisce cultura e bellezza, in pieno stile siciliano.
iStockIl Duomo e la Basilica dei Santi Pietro e Paolo al crepuscolo
Cosa fare in città
Se di giorno Acireale conquista con i tesori artistici, di sera e in estate si trasforma in una città vivace e colorata. Le strade si animano con sagre, feste patronali e spettacoli che coinvolgono abitanti e turisti in un clima di vera convivialità. È proprio in questi momenti che si respira il lato più genuino della città, tra musiche, danze e i sapori tipici della tradizione gastronomica locale.
Ma è il Carnevale a rappresentare il culmine dell’anima festosa di Acireale: considerato tra i più belli e importanti della Sicilia, attira ogni anno migliaia di visitatori grazie ai carri allegorici riccamente decorati, le maschere e la travolgente allegria che riempie le strade. A rendere l’evento ancora più speciale è l’edizione estiva, il “Carnevale estivo”, che si svolge nel primo fine settimana di agosto: un’occasione imperdibile per vivere la stessa magia sotto un cielo stellato, con la brezza marina che accompagna le parate e gli spettacoli.
Lungo la costa orientale della Sicilia si trova una riserva naturale in riva al mare capace di unire l’aspetto selvaggio della natura incontaminata, aspra e seducente al tempo stesso, con le tracce secolari della storia e dell’azione umana.
Si tratta della Riserva Naturale orientata e Oasi faunistica di Vendicari, un vero e proprio gioiello all’interno di una regione che già di per sé toglie il fiato per il numero di luoghi di mare ad alto tasso di meraviglia che offre.
L’area naturale si trova tra Noto e Marzamemi, a sud di Siracusa, ed è stata istituita a metà degli Anni Ottanta. All’interno dei suoi oltre 1500 ettari di territorio si trovano alcune spiagge splendide, la cui più celebre è certamente la Spiaggia di Calamosche, un cala incassata tra due piccoli promontori con un mare cristallino, ma anche le vicine spiagge di Eloro e di Marianelli non sono da trascurare.
Inoltre, la riserva si trova in una zona costiera acquitrinosa, dove a ridosso delle spiagge si trovano la foce di un fiume e alcuni pantani, aree paludose con acqua ad un elevato grado di salinità che hanno contribuito allo sviluppo di un ecosistema unico, del quale fanno parte anche le tante diverse e curiose specie di uccelli migratori, come i fenicotteri, che si possono osservare da una prospettiva privilegiata.
Lorenzo CalamaiBarca al largo della Riserva di Vendicari
Per entrare nella Riserva Naturale di Vendicari si deve pagare un biglietto, dal prezzo peraltro modesto, presso uno dei quattro ingressi all’area. Questo, il fatto che si debba sempre percorrere un tratto a piedi (per quanto breve) e un territorio davvero vasto sono gli ostacoli che favoriscono un modesto affollamento della riserva anche nei periodi più turistici dell’anno, lasciando la possibilità ai visitatori di godersi davvero l’aspetto più selvaggio di questa parte della Sicilia.
Come arrivare alla Riserva di Vendicari
Per accedere alla Riserva Naturale orientata di Vendicari si può entrate da uno dei quattro ingressi posti nei pressi della spiaggia di Eloro, di quella di Calamosche, della Torre di Vendicari e della Cittadella dei Maccari. Quello di Eloro è l’ingresso più settentrionale e si trova a poca distanza da Lido di Noto. È l’ideale per chi vuole sfruttare l’omonima spiaggia, una delle meno frequentate della riserva, visitare la foce del fiume Tellaro e la vicina spiaggia Marianelli, dove si trova un’oasi naturista.
L’ingresso Calamosche si trova a circa 10 minuti di cammino dall’omonima e gettonata spiaggia. Un sentiero costiero, inoltre, permette di esplorare le piccole e nascoste calette che si aprono poco più a sud. L’accesso della Torre di Vendicari è quello principale. Qui si trova un bel bar e ristorante con ampi spazi ombreggiati dove passare le ore più calde e si può poi accedere al sentiero che porta in una delle zone clou della riserva: il Pantano Grande, dove si possono osservare i fenicotteri intenti a pescare nell’acqua salmastra, e le rovine della vecchia tonnara, prospicienti alla spiaggia.
Infine, l’ingresso della Cittadella è quello più meridionale. È il migliore per gli appassionati di storia e natura: per i primi c’è la possibilità di visitare la notevole chiesa paleocristiana e la necropoli bizantina, per i secondi l’opportunità di sfruttare i capanni di osservazione posti ai margini dei pantani Sichilli e Roveto.
Cosa vedere nella Riserva di Vendicari
Il bello della Riserva di Vendicari è che unisce assieme diverse ragioni d’interesse, come la visita a un ambiente naturale unico con la possibilità di osservare da vicino animali rari o la possibilità di respirare le atmosfere di un passato stratificato attraverso le testimonianze storiche risalenti all’età ellenistica, a quella bizantina, medievale o moderna. Oltre a questo, poi, c’è anche una motivazione molto più semplice e diretta: andare al mare in spiagge molto belle.
È davvero un luogo per tutti i gusti: coloro a cui interessa solo sdraiarsi sulla sabbia e buttarsi a nuotare tra le acque cristalline dovranno solo affrontare un breve tratto di sentiero dal parcheggio alla più vicina spiaggia, mentre i più affezionati alle attività all’aperto e al continuo movimento possono esplorare diverse parti della Riserva semplicemente percorrendola a piede grazie alla fitta rete di sentieri che permette di scoprirne ognuno degli angoli di seguito descritti.
La spiaggia di Eloro e la spiaggia naturista di Marianelli
La spiaggia di Eloro si trova a poche centinaia di metri dall’omonimo ingresso, il più vicino alla popolare cittadina costiera di Lido di Noto. Si tratta di una morbida lingua di sabbia che si estende tra gli scavi archeologici dell’antica città ellenica di Eloro, visibili dal sentiero che arriva in spiaggia, e la foce del fiume Tellaro a meridione.
Tra le spiagge della Riserva di Vendicari è una delle meno frequentate, malgrado sia la più vicina a un centro abitato. È una destinazione perfetta per famiglie con bambini, visto il perfetto manto sabbioso della spiaggia e del fondale, che digrada molto lentamente, lasciando ampie zone di acqua bassa dove tutti riescono sempre a toccare agilmente.
Lorenzo CalamaiLa spiaggia di Marianelli è la più selvaggia della Riserva
Oltre la foce del Tellaro si distingue chiaramente il sentiero che si inerpica sul basso promontorio roccioso e che porta in pochissimi minuti di cammino all’ampia spiaggia di Marianelli, una grande distesa di sabbia tempestata di ciò che lascia il mare, da conchiglie multiformi a detriti arborei di ogni tipo con i quali gli avventori abituali hanno costruito piccole capanne per ripararsi dal sole. La spiaggia di Marianelli è un zona naturista.
La spiaggia di Calamosche
Premiata nel 2005 come Spiaggia più bella d’Italia da Legambiente, Calamosche è una delle spiagge più note della Sicilia orientale. Si tratta di una bella caletta dalla sabbia fina e chiara, incastonata in mezzo a due promontori rocciosi che la proteggono dai venti e dalle correnti marine. Qui il mare, quindi, è quasi sempre calmo e cristallino.
Lorenzo CalamaiLa spiaggia di Calamosche
Ai lati della piccola baia i due promontori rocciosi offrono nicchie, cavità e piccole grotte che sono un vero e proprio tesoro per appassionati di snorkeling: non dimenticate a casa pinne, maschera e boccaglio e godetevi la variegatissima fauna ittica che si incontra. Spesso e volentieri le tartarughe caretta caretta depongono le loro uova in questa spiaggia. Il luogo di deposizione viene quindi isolato per essere protetto fino a quando i piccoli non sono pronti per la loro fuga verso le acque marine, non appena si dischiude il guscio.
A Calamosche si può arrivare dall’ingresso dedicato, dal quale si deve camminare per una ventina di minuti circa per giungere alla spiaggia e che lascia entrare un numero contingentato di visitatori, oppure percorrendo i sentieri che la collegano a Marianelli o alla Torre di Vendicari. Entrambi sono estremamente scenografici, attraversando un territorio selvaggio e aspro, con continua vista sul mare. Al tempo stesso il cammino non è breve ed è costantemente sotto il sole battente, per cui in estate è consigliabile attrezzarsi di conseguenza con molta acqua, calzature adeguate al trekking, crema solare.
La tonnara, la torre e le saline di Vendicari
L’ingresso principale della Riserva Naturale di Vendicari porta alla spiaggia omonima, una delle più scenografiche e ricche di attrazioni dell’intera costa orientale della Sicilia. A Vendicari, infatti, si trovano le saline e il Pantano Grande: due bacini adiacenti di acqua salmastra all’interno della quale si affollano gli uccelli migratori. Un paio di capanni di osservazione consentono di apprezzare la bellezza della natura in azione, senza disturbare gli animali.
iStockLa tonnara di Vendicari
Sulla spiaggia, solitamente molto affollata, si gode di una bellissima visuale: i resti della vecchia tonnara di Vendicari, una costruzione settecentesca dedicata alla cattura e alla lavorazione del tonno di cui oggi restano mute colonne bianco avorio che si alzano verso il cielo azzurro, imponenti e misteriose; poco più avanti le rovine della Torre Sveva, un edificio difensivo con funzioni di vedetta costruito nel Quattrocento; di fronte l’immenso blu del mare, che qui ha un colore particolarmente scuro per la presenza ingente di posidonia sul fondale.
La spiaggia di Vendicari è stretta, ma molto lunga. Nella parte settentrionale, oltre la tonnara, la costa è più rocciosa, ideale da esplorare armati di maschera e boccaglio. Più a sud invece si estende una distesa di sabbia chiara. La posidonia si adagia spesso sulla spiaggia e compone una sorta di barriera nei primi metri dopo l’ingresso in acqua, ma una volta superato questo ostacolo naturale, si può godere di una mare meravigliosamente cristallino, con acqua non molto alta per un lungo tratto.
I pantani
Gli amanti del birdwatching, ma anche coloro che più semplicemente adorano osservare gli animali e la natura, non possono perdersi l’esperienza offerta dai numerosi capanni di osservazione che permettono di ottenere una prospettiva privilegiata sui pantani della Riserva Naturale di Vendicari.
I pantani della riserva sono cinque: il Pantano Piccolo si trova poco a nord della spiaggia di Vendicari, il Pantano Grande è la grande zona paludosa che confina con le saline di Vendicari, il Pantano Roveto e i pantani minori Sichilli e Scirbia sono tra loro collegati e compongono una ampia zona umida tra la Cittadella dei Maccari e la spiaggia di Vendicari. La spiaggia antistante a questi ultimi, peraltro, è sottoposta a divieto di fruizione perché luogo di deposizione delle uova della tartaruga caretta caretta, la testuggine più diffusa nel mar Mediterraneo ma che è comunque a rischio di estinzione.
La fauna che si può osservare dai capanni di osservazione è davvero variopinta. I pantani di Vendicari sono infatti popolati soprattutto da specie di uccelli migratori con diverse provenienze, che si fermano qui nel loro tragitto tra i vari continenti.
Lorenzo CalamaiUn fenicottero nel Pantano Grande di Vendicari
Una delle attrazioni principali è costituita dai fenicotteri, una creatura che in Italia si trova davvero raramente e che in Sicilia nidifica in due soli luoghi: le Saline di Priolo e Vendicari. Le notevoli dimensioni, le lunghe gambe, la posa su un solo arto e le forme sinuose del collo e del becco, oltre al loro colore cangiante a seconda dell’alimentazione, sono le caratteristiche che rendono questo uccello così particolare e interessante.
Trampolieri, aironi e cicogne sono tra gli altri volatili di grandi dimensioni che si trovano nei pantani di Vendicari, assieme al germano reale, ai cormorani e all’affascinante cavaliere d’Italia, nel suo sobrio bianco e nero.
L’estate non è finita se non c’è una festa. E il weekend che sta per arrivare, l’ultimo del mese di agosto 2025, ne è incredibilmente ricco. Sono davvero tante le sagre di paese, le celebrazioni tradizionali e gli eventi gourmet con degustazioni di vini che si svolgono proprio nel weekend in tutte le regioni d’Italia.
Se vi trovate in vacanza in quelle zone (per esempio in Sicilia e in Sardegna ce ne sono parecchie) o se siete di rientro a casa a volete rivedere gli amici davanti a un buon piatto, ecco gli appuntamenti che abbiamo selezionato.
Luppoleti aperti nei birrifici in tutta Italia
Picnic sotto il luppoleto, degustazioni di birra agricola e artigianale, raccolta del luppolo con taglio della liana, giochi per grandi e bambini, concerti e visite ai birrifici. Sono le iniziative di “Luppoleti aperti” l’evento promosso dal Consorzio Birra Italiana insieme a Coldiretti che si svolge domenica 31 agosto in tutta Italia con l’obiettivo di avvicinare il pubblico alla birra da filiera agricola italiana, facendo conoscere i processi di produzione e promuovendo un consumo responsabile. L’appuntamento è con i birrifici lungo lo Stivale che proporranno una giornata all’insegna del gusto e del divertimento con la birra interamente Made in Italy.
Fiera del Peperone a Carmagnola (TO)
Dal 29 agosto al 7 settembre, torna la principale manifestazione nazionale dedicata a un prodotto agricolo, con eventi speciali. Carmagnola si prepara a celebrare la 76ª edizione della storica Fiera del Peperone: dieci giorni di festa con circa 250 espositori, show cooking, degustazioni e un susseguirsi di eventi tematici e spettacoli per tutte le età, tra cui spiccano alcune sorprendenti novità tutte dedicate al protagonista della kermesse: il peperone di Carmagnola. Tra le aree più animate menzione d’onore alla Via del Peperone, che mette in mostra varietà iconiche come il “corno di bue” e la “trottola”, oltre alle immancabili Piazze del Gusto (piazza Bobba e pazza Mazzini), dove si degustano specialità culinarie legate al territorio. Una delle grandi novità di quest’anno è il BTM PalaPeperone, area eventi in piazza Sant’Agostino con show cooking, incontri con chef e giornalisti, presentazioni e degustazioni guidate.
Ufficio stampaUn banco durante la Fiera del Peperone di Carmagnola
GustaMinori a Minori (SA)
La perla della Costiera Amalfitana, Minori, ospita il 29 e 30 agosto la 29ª edizione del GustaMinori. Il borgo diventa teatro a cielo aperto con spettacoli itinerari immersivi tra teatro, danza, musica e poesia con sei scene itineranti tra vicoli, piazze e giardini che seguiranno il tema della festa di quest’anno che sarà “la bellezza e l’eros” e un itinerario gastronomico guidato dallo chef Luigi Di Ruocco dedicato e street food con le specialità del maialino nero, la pizza fritta, il baccalà fritto, il provolone impiccato e molto altro ancora.
Giostra del Monaco a Ferrara
Ferrara torna al Medioevo tra cavalieri, duelli e magie di fuoco dal 28 agosto al 7 settembre 2025. Undici giorni per vivere come nel 1200, un tuffo nel passato più affascinante che la città estense possa offrire con un’epica rievocazione storica, duelli cavallereschi, taverne colme di prelibatezze e magie da accampamento medievale. La rievocazione è ispirata ai fasti e ai conflitti del Medioevo ferrarese, quando la nobiltà della casata d’Este e l’ardore guelfo di Azzo VII d’Este infiammavano l’Italia. Cuore dell’evento è proprio la rievocazione della battaglia di Cassano d’Adda del 1250, in cui il marchese Azzo guidò le milizie guelfe alla vittoria contro il temibile Ezzelino III da Romano, alterando per sempre gli equilibri politici della penisola.
Geminiadi a Urbisaglia (MC)
Il 30 agosto, l’Anfiteatro Romano di Urbisaglia, il parco archeologico più grande delle Marche, sarà lo scenario di un evento straordinario: “Geminiadi – Banchetto alla Dea Salus”. Il nome Geminiadi vuole essere un omaggio a un illustre cittadino della Urbs Salvia romana, Gaio Fufio Gemino, cui si deve la costruzione del teatro ed altri importanti monumenti. Una serata in cui tutti i partecipanti indosseranno tuniche bianche e assisteranno a uno spettacolo storico, degustando un menu ispirato ai banchetti dell’antica Urbs Salvia. Ci saranno combattimenti di gladiatori, comizi di senatori, danze di bellissime ancelle, dimostrazioni di legionari ritornati dalle guerre.
Ufficio stampaUn momento delle Geminiadi
Casearia ad Agnone (IS)
Prende il via il 29 agosto 2025 alle ore 15 la terza edizione di Casearia – Fiera Nazionale dei Formaggi Italiani, la più importante manifestazione del settore del Centro-Sud Italia che trasforma Agnone, la “Città del Formaggio 2025“, nella capitale dell’eccellenza casearia italiana. Per 3 giorni, fino al 31 agosto, oltre 70 espositori provenienti da tutta Italia presenteranno più di 250 produzioni che raccontano la straordinaria biodiversità gastronomica del nostro Paese. La manifestazione, con apertura e chiusura del padiglione fieristico dalle 15:30 alle 21:00 del 29 agosto e dalle 10:00 alle 21:00 del 30 e alle 20:00 del 31 agosto, offrirà un programma ricchissimo fino a mezzanotte, con degustazioni, masterclass esclusive, show cooking con chef stellati e talk scientifici.
DiVino Etrusco a Tarquinia (VT)
Dopo il successo della prima settimana, il DiVino Etrusco torna prosegue nel centro storico di Tarquinia dal 28 al 30 agosto 2025 con 50 cantine partecipanti e quasi cento etichette in degustazione. Per la prima volta, accanto ai vini delle città della Dodecapoli etrusca, il pubblico avrà l’opportunità di scoprire anche le produzioni della Sardegna. Ogni sera il programma prevede concerti, installazioni artistiche, incontri letterari, mostre, spettacoli dal vivo e visite guidate, per offrire un’esperienza totalmente immersiva.
Sicily Food Vibes a Gioiosa Marea (ME)
Gioiosa Marea si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi dell’estate. Sicily Food Vibes, la kermesse itinerante che celebra la cucina siciliana e le sue eccellenze agroalimentari, farà tappa nel cuore della cittadina tirrenica dal 29 al 31 agosto 2025. L’evento sarà una vera e propria festa del gusto che vedrà protagonisti chef rinomati, laboratori didattici, masterclass, cooking show e degustazioni dedicate ai sapori autentici della Sicilia.
Corsa degli Scalzi a Cabras (OR)
Nel cuore del Sinis prende vita il 29 agosto la festa più attesa: San Salvatore e la Corsa Degli Scalzi 2025, un rito antico patrimonio culturale della Sardegna e simbolo di identità condivisa. Fino all’8 settembre, la manifestazione, che ogni anno richiama migliaia di fedeli e visitatori da tutta l’isola, rappresenta un intreccio perfetto tra devozione religiosa e tradizione popolare. Il programma si apre con la suggestiva processione di Santu Srabadoeddu, quando le donne del paese di primo mattino porteranno a piedi la piccola statuetta del Santo da Cabras fino al villaggio di San Salvatore: un rito intimo e antico che introduce la comunità alla dimensione solenne delle giornate successive.
Festa di Sant’Agostino a San Giovanni di Sinis (OR)
Dal 27 al 30 agosto, vicino a Cabras, si rinnoverà ancora una volta l’antica tradizione religiosa nurachese, la festa in onore di Sant’Agostino, che si distingue per la suggestiva corsa a piedi di oltre cento uomini, is curridoris, con indosso la cappa bianca o rossa, che trasportano il simulacro del Santo da Nurachi fino a San Giovanni di Sinis, attraversando Cabras in processione e percorrendo un tragitto di circa 20 km come atto votivo. Dopo pochi giorni, il cammino viene ripetuto a ritroso per riportare il simulacro al paese d’origine. Il 27 agosto alle 5:00 del mattino, la festa in onore di Sant’Agostino entrerà nel vivo. L’arrivo de is curridoris a San Giovanni di Sinis è previsto per le ore 07:00.
Elmas in festa a Elmas (CA)
Anche Elmas si prepara a vivere la propria festa patronale, la Festa di San Sebastiano, patrono del paese, venerdì 29 e sabato 30 agosto 2025, che intreccia momenti di devozione religiosa e iniziative di intrattenimento pensate per coinvolgere tutte le generazioni. La manifestazione prende il via il 29 alle ore 21.30 in piazza Chiesa con il concerto spettacolo dei We Love 2000 che farà rivivere i più grandi successi degli anni Duemila. La giornata di sabato 30 agosto sarà invece dedicata alla tradizione: alle 19.00 si terrà la Santa Messa seguita dalla processione per le vie del paese, un momento di profonda devozione che coinvolgerà tutta la comunità. La serata proseguirà con un evento di intrattenimento. Balli di gruppo e liscio, pensati per riunire le diverse generazioni in una grande festa collettiva.
Mangialonga a La Morra (CN)
Il 31 agosto, nel borgo piemontese si svolge la passeggiata più golosa d’Italia, la Mangialonga. Un appuntamento che, da quasi quarant’anni, segna la fine dell’estate con un calice di Barolo e una fetta di Langa nel piatto. La Mangialonga di La Morra torna per la sua 37ª edizione con un percorso enogastronomico a tappe nel cuore delle colline patrimonio Unesco, tra vigneti, sapori, paesaggi da sogno… e tanta, tanta voglia di stare insieme. Dall’aperitivo al dolce, ogni passo è una portata. Si comincia con il Roero Arneis che accoglie i sapori dell’antipasto, si prosegue con salumi e lardo in compagnia del Dolcetto, poi arriva il primo piatto con ravioli burro e salvia accompagnati da Barbera, Nebbiolo e Langhe DOC. Il secondo? Bocconcini di vitello con polenta grigliata e un sorso (o due) del Barolo di La Morra. Formaggi di Alpeggio. E per chiudere in dolcezza, Moscato e altre delizie locali.
Sabato 30 e domenica 31 agosto si svolge la 32^ Sagra del Sale nella borgata Raffo di Petralia Soprana. Questa tradizionale manifestazione celebra l’eccellenza del salgemma, un tesoro naturale unico della regione, e offre ai visitatori un’esperienza gastronomica e culturale indimenticabile. La sagra sarà un’occasione per scoprire e degustare le prelibatezze del territorio; inoltre, l’evento, offrirà un ricco programma di intrattenimento con spettacoli per bambini e musica per tutte le età. Un evento da non perdere che celebra le radici, la cultura e le tradizioni della piccola frazione di Raffo ancora viva e operosa. Un’occasione unica per trascorrere un weekend all’insegna del gusto, della musica e del divertimento, in un’atmosfera di festa e convivialità.
80 Festival a Manduria (TA)
Una grande festa di piazza, tra musica live, dj set e visite guidate è attesa per il 29 agosto, dalle 20 a mezzanotte, quando sarà di scena una serata unica e gratuita per rivivere le atmosfere degli Anni ’80. Dieci postazioni di musica dal vivo, sotto le stelle, per ballare, cantare e scoprire il centro e il centro storico della cittadina messapica. Per una sera sarà possibile immergersi, tutti insieme, nelle sonorità, i colori, le luci e gli abiti degli «eighties».
Busiate Buseto 2025 a Buseto Palizzolo (TP)
Dal 29 al 31 agosto, torna la XIII edizione della sagra Busiate Buseto che valorizza territorio e tradizioni siciliane. A fare da cornice sarà Villaggio Badia, che si animerà con un ricco calendario di degustazioni, spettacoli e iniziative pensate per tutta la famiglia. La manifestazione, che abbina la sagra alla XXV Mostra mercato, è diventata il manifesto culturale di una comunità che ha saputo costruire attorno alle busiate – la pasta più antica di Sicilia – un vero ecosistema. Non si tratta solo di raccontare una tradizione gastronomica, ma di dare voce all’intera identità di questo territorio e della sua gente laboriosa, custode di tecniche di lavorazione che si tramandano di generazione in generazione.
Ufficio stampaLa sagra Busiate Buseto in Sicilia
Senigallia Città Gourmet a Senigallia (AN)
Il 31 agosto, a Senigallia, va in scena Senigallia Città Gourmet, un evento che, giunto alla 5^ edizione, si pone l’obiettivo di promuovere le straordinarie attrattive enogastronomiche della “spiaggia di velluto” e del suo territorio creando connessioni con altre realtà che si distinguono anch’esse per la particolare impronta enogastronomica. Nel pomeriggio di domenica 31 agosto, a partire dalle 18:00 e fino a tarda sera, l’arena allestita nel suggestivo scenario del Foro Annonario sarà teatro di Senigallia Città Gourmet: al centro la “Venera Nera”, una scenografica cucina a vista che costituirà il palcoscenico della Jam Session delle città e delle regioni gourmet sul quale si esibiranno ospiti illustri, territori che porteranno in dote sapori, profumi e coinvolgenti narrazioni. In un originale cooking talk show, fino a tarda sera si alterneranno sul palco i testimonial di due comprensori di grande appeal, depositari di autentici tesori, prodotti iconici che rappresentano un vanto del Made in Italy: Valdichiana e Franciacorta.
Irpinia Mood Food Festival ad Avellino
Dal 28 al 31 agosto, torna ad Avellino l’Irpinia Mood Food Festival. Per l’occasione, il Complesso Monumentale Carcere Borbonico – Museo Irpino apre le porte all’evento enogastronomico che celebra il territorio quale culla di biodiversità, patrimonio indiscusso di tradizioni e cultura. L’evento, giunto alla sua IX edizione, il cui tema scelto per l’edizione 2025 è “Cibo Sovrano”, vede alternarsi oltre 80 chef che, nel corso delle quattro serate del festival, si cimenteranno ai fornelli allestiti tra le mura dello storico complesso. La novità 2025 è il Fuori Menù Tour: la manifestazione continua anche al di fuori del perimetro di Avellino e del Complesso Monumentale attraverso una serie di appuntamenti diffusi sul territorio. A partire da venerdì 29 agosto e fino a lunedì 1° settembre, sono in programma quattro tour (dalle ore 10:30), vere e proprie esperienze, tra vigne, cantine, braci e racconti.
Tra il profumo di salsedine e il fruscio delle onde sugli scogli appare, quasi come un desideratissimo miraggio, un angolo di natura che sembra sospeso nel tempo, lontano dal caos e dal ritmo frenetico della vita quotidiana. Un luogo in cui il mare diventa cristallo, e ogni passo invita a rallentare, a respirare e a sentirsi parte di qualcosa di autentico. Il posto in questione prende il nome di Cala Tonnarella dell’Uzzo, un territorio incantato di Sicilia che merita di essere scoperto e vissuto. Ecco come arrivare e cosa sapere.
Dove si trova e come arrivare a Cala Tonnarella dell’Uzzo
Cala Tonnarella dell’Uzzo si trova sulla costa nord-occidentale della Sicilia, all’interno della magnifica Riserva Naturale dello Zingaro, tra San Vito Lo Capo e Scopello. Il luogo è facilmente raggiungibile in auto: da San Vito Lo Capo o da Castellammare del Golfo basta seguire le indicazioni per la riserva, parcheggiare all’ingresso e proseguire a piedi lungo i sentieri segnalati.
Il sentiero è di quelli che difficilmente si dimenticano, perché permette di posare lo sguardo su scorci spettacolari che si aprono sul mare e sulla costa.
Le caratteristiche e cosa fare
Acqua turchese, scogli scolpiti dal vento e macchia mediterranea rigogliosa: il paesaggio di Cala Tonnarello dell’Uzzo sembra modellato per chi cerca un contatto autentico con la natura. Le formazioni rocciose, tra calcare e arenaria, raccontano millenni di erosione, creando anfratti e piccole piscine naturali dove tuffarsi è un’esperienza quasi privata. La sabbia è fine e dorata, ma alternata a ciottoli levigati che brillano al sole, aggiungendo un tocco di carattere selvaggio al contesto.
Non c’è bisogno di fare chissà quale programma per godersi questo luogo. Basta prendere il sole, nuotare nelle acque limpide o fare snorkeling tra i fondali poco profondi. Chi conosce bene la zona, però, sa che esplorando i sentieri intorno alla spiaggia si possono trovare angoli silenziosi dove osservare il tramonto senza incontrare anima viva, o piccole grotte raggiungibili solo con un po’ di agilità, perfette per una pausa d’ombra.
E per chi ama il trekking, le passeggiate lungo i sentieri costieri regalano prospettive spettacolari, tra panorami che cambiano a ogni curva e il richiamo costante del mare.
Regole, costi e servizi
Per arrivare a Cala Tonnarella dell’Uzzo bisogna prima acquistare il biglietto d’ingresso alla Riserva Naturale dello Zingaro: si paga 5 euro per gli adulti, 3 euro per ragazzi fino a 14 anni, studenti e insegnanti, e 1 euro per scolaresche o gruppi. Alcune categorie, come i bambini sotto i 10 anni, gli over 65 o le forze dell’ordine in servizio, entrano gratis.
L’unico modo per raggiungere la cala è a piedi tramite un sentiero che parte dall’ingresso nord, vicino a San Vito Lo Capo. È lungo circa 700 metri e 10-15 minuti di cammino conduce direttamente tra scogli e macchia mediterranea. Non è lungo, ma sotto il sole caldo può essere impegnativo, quindi vi vi invitiamo ad avere con voi scarpe comode, acqua e crema solare.
E una volta dentro, la riserva offre più di quanto ci si aspetti: sentieri chiari e segnalati, aree picnic, e anche musei che raccontano la vita del mare e della campagna siciliana, come il Museo delle Attività Marinare e quello della Civiltà Contadina. In pratica, non è solo una cala da vedere, ma un piccolo mondo da esplorare.
C’è un punto, lungo la costa sud-occidentale della Sicilia, dove il bianco non è un colore ma un vero e proprio bagliore: Capo Bianco, falesia di marna che precipita nel mare come un taglio netto tra cielo e acqua. Qui, dove non c’è musica di sottofondo e nemmeno una fila di ombrelloni allineati, ci sono solo vento, il respiro salato delle onde e il contrasto feroce tra la roccia candida e il blu profondo.
In basso, una striscia di ciottoli e ghiaia lambita da un’acqua così chiara che ogni pietra sul fondo sembra disegnata. È una “spiaggia” solo per chi non ha paura di guadagnarsela e di rinunciare alle comodità. Ma nelle sue vicinanze, non mancano di certo distese di sabbia che tolgono il fiato. Scopriamo insieme tutto ciò che c’è da fare e sapere.
Dove si trova e come arrivare alla spiaggia di Capo Bianco
Come già accennato, Capo Bianco si trova sulla costa sud-occidentale della Sicilia, più precisamente nel territorio di Cattolica Eraclea, in provincia di Agrigento. Parte della Riserva Naturale della Foce del Fiume Platani e a pochi passi dal sito archeologico di Eraclea Minoa, è una zona dove la natura comanda ancora, e onestamente non ci dispiace affatto.
Per arrivare in auto, il punto di riferimento è la stessa Eraclea Minoa: da Agrigento sono circa 40 minuti, da Sciacca poco meno di un’ora. Si percorre la SS115 fino a Montallegro, poi si seguono le indicazioni per Eraclea Minoa e il suo parco archeologico.
Il parcheggio più comodo è proprio vicino all’ingresso del sito archeologico. Da lì, però, non ci sono cartelli vistosi. Infatti, bisogna imboccare un sentiero che attraversa una pineta e scendere verso la falesia. Il cammino è breve (una decina di minuti), ma sotto il sole può sembrare più lungo. Per questo motivo, consigliamo scarpe comode, cappello e acqua.
L’accesso diretto alla striscia di ciottolie ghiaia (che però non è sempre presente) ai piedi della scogliera non è semplice: la discesa è ripida e scivolosa. Non è un caso, che molti preferiscano godersi il panorama dall’alto o raggiungere la zona in barca o kayak, partendo da una delle spiagge vicine. In ogni caso, il colpo d’occhio dal bordo della marna vale già il viaggio.
Getty ImagesLa spiaggia di Capo Bianco
Le caratteristiche di Capo Bianco
Partiamo con il chiarire che Capo Bianco, più che una spiaggia, è un promontorio che pare scolpito nella luce. La sua falesia, alta e compatta, è composta di marna bianca, una roccia sedimentaria formata da un miscuglio di calcare e argilla, ricca di microfossili marini depositati milioni di anni fa. Questo materiale, friabile e levigato dal vento e dalla pioggia, dà alla scogliera un aspetto candido e quasi lunare che abbaglia sotto il sole siciliano.
La forma di Capo Bianco non è casuale: la marna, più tenera rispetto ad altre rocce, viene erosa facilmente dalle onde, creando un fronte verticale che avanza lentamente verso l’entroterra. Ai suoi piedi, invece, il mare ha depositato una stretta lingua di ciottoli e ghiaia, visibile solo in determinate maree e stagioni.
Sopra la falesia si stende la macchia mediterranea e vi vivono gabbiani reali, piccoli rapaci e, con un po’ di fortuna, si possono scorgere persino tartarughe marine Caretta caretta in mare aperto.
Contemporaneamente, Capo Bianco è un balcone naturale che ospita, proprio sulla sua sommità, i resti dell’antica città greca di Eraclea Minoa con mura, case e un teatro con vista mare, a testimonianza di quanto già i Greci avessero scelto questo luogo per la sua posizione strategica e la bellezza del paesaggio.
Guardando le foto, si potrebbe pensare che Capo Bianco sia una sorta di “sorella” della Scala dei Turchi: entrambe bianchissime, entrambe scolpite da millenni di mare e vento ed entrambe irresistibili alla macchina fotografica. Ma la somiglianza si ferma qui.
La Scala dei Turchi, a Realmonte, è una scalinata naturale di marna modellata dall’erosione in morbidi gradoni. È diventata un’icona, affollata in estate, spesso chiusa in parte per protezione e sicurezza. È spettacolare, sì, ma ha un’anima mondana.
Capo Bianco a Eraclea Minoa, invece, offre una marna compatta, verticale e senza scalinate, al punto che invita i visitatori a guardarla dal basso o dall’alto. In sostanza, la Scala dei Turchi è la diva sotto i riflettori; Capo Bianco è la sorella schiva e selvaggia.
La spiaggia di Eraclea Minoa
Vicino alla piccola spiaggia di Capo Bianco si estende la spiaggia di Eraclea Minoa, dove le cose cambiano decisamente. Se Capo Bianco è quella scogliera bianca e selvaggia con una piccola caletta di ciottoli e ghiaia, la spiaggia di Eraclea Minoa è una lunga distesa di sabbia dorata, facile da raggiungere e perfetta per chi vuole godersi il mare senza complicazioni.
Qui ci sono parcheggi, qualche bar, stabilimenti e spazi dove stendere il telo senza dover fare acrobazie. È il posto giusto se si desidera un bagno comodo, magari in famiglia o con gli amici, senza rinunciare a un’atmosfera rilassata ma più vivace rispetto alla solitudine di Capo Bianco.
È sempre bene specificare che l’accesso diretto ai piedi della falesia è pericoloso: la marna è friabile, soggetta a erosione e a crolli improvvisi. Sono stati segnalati cedimenti e frane in tratti non autorizzati. Per questo motivo, scendere senza percorsi ufficiali è sconsigliato.
Capo Bianco non è certamente un posto da ombrelloni e granite a portata di mano, ma più che altro è un angolo di Sicilia dove il lusso è la semplicità. Una volta arrivati in cima alla falesia, infatti, il panorama lascia senza parole grazie alla marna bianca che si getta a picco in un mare trasparente che sfuma dal turchese al blu profondo.
In zona si può camminare tra i pini d’Aleppo e la macchia mediterranea, respirando profumi di timo e lentisco, oppure visitare il sito archeologico di Eraclea Minoa, con il suo teatro greco affacciato sull’orizzonte. Al tramonto, la luce trasforma il bianco della roccia in tonalità calde di rosa e oro, uno spettacolo che da solo vale la camminata.
I più intraprendenti possono scendere (ci raccomandiamo di usare molta cautela) fino alla stretta striscia di ciottoli ai piedi della scogliera, raggiungerla in kayak o pescare come fanno i local all’alba e al tramonto; altri preferiscono fermarsi per un pic-nic all’ombra della pineta.
Bisogna comunque tenere presente che non ci sono bar o servizi (ad eccezione della lunga distesa di sabbia di Eraclea Minoa), e che in piena estate il sole picchia forte, amplificato dal riverbero della marna.
Ci sono luoghi in Sicilia che sembrano usciti direttamente da un sogno tropicale e no, non parliamo di mete esotiche lontane dodici ore di volo, ma di posti che stanno lì, nel cuore del Mediterraneo, pronti a regalare scenari che lasciano senza parole. San Lorenzo, con la sua sabbia chiara e l’acqua così limpida da sembrare vetro liquido, è una di quelle meraviglie che, appena viste, ti fanno pensare: “Ma questo è davvero in Italia?”.
Siamo nell’estremo sud dell’isola, a pochi chilometri dal punto più meridionale dell’intera penisola. Qui il sole picchia forte, il vento porta profumo di salsedine e di erbe aromatiche, e la luce è così intensa da far brillare ogni granello di sabbia. La costa è un susseguirsi di spiagge bianchissime e calette intime, con un mare che spazia dal turchese al blu profondo. Ma la vera magia è che, oltre alla bellezza naturale, c’è tutta la Sicilia più autentica: quella dei borghi barocchi, delle tonnare antiche, dei pescatori che sistemano le reti all’alba e dei piatti che raccontano la storia del territorio in un assaggio.
Per godervi San Lorenzo senza la folla, venite a giugno o a settembre. L’acqua è ancora calda, il sole è gentile e potete trovare spazio in spiaggia senza affollamenti. E, dettaglio non da poco, i ristoranti hanno più tempo per raccontarvi i piatti e magari offrirvi un assaggio extra. San Lorenzo non è solo un luogo dove fare il bagno: è un’esperienza che mescola mare, cultura e cucina in un mix irresistibile.
San Lorenzo: la perla accanto alla Riserva di Vendicari
La spiaggia di San Lorenzo si trova subito dopo la Riserva Naturale di Vendicari ed è quasi il suo prolungamento naturale verso sud. Nella zona più vicina alla riserva della Sicilia, il paesaggio è selvaggio: scogli levigati dalle onde, acqua profonda fin da riva e fondali ricchi di vita marina, perfetti per chi ama lo snorkeling o le immersioni. Qui il mare ha un colore intenso e basta mettere la maschera per trovarsi in mezzo a branchi di pesci argentei che guizzano veloci.
Scendendo verso sud, però, lo scenario cambia. La costa si addolcisce, gli scogli lasciano spazio a piccole baie di sabbia bianca e finissima che si tuffano in acque cristalline. Il fondale sabbioso digrada dolcemente, rendendo la zona ideale anche per le famiglie con bambini. Potete scegliere di stendervi nella spiaggia libera, portando con voi un ombrellone e una borsa frigo piena di frutta fresca, o concedervi il comfort di uno stabilimento balneare, con lettini, docce e bar che servono insalate di mare, granite e cocktail ghiacciati.
iStockLe calette e il mare turchese alla Spiaggia di San Lorenzo
Il bello di San Lorenzo è che riesce a mettere d’accordo tutti: chi cerca relax, chi vuole fare sport acquatici, chi vuole ballare al tramonto. Già, perché quando il sole comincia a scendere, la spiaggia cambia ritmo. Dai chioschi parte la musica, le luci si accendono e ci si ritrova a sorseggiare un calice di Moscato di Noto o uno spritz al limone, con i piedi ancora nella sabbia tiepida.
E poi, inutile negarlo: qui il cibo è parte integrante dell’esperienza. Ci sono locali dove il pane cunzato arriva farcito con pomodorini, acciughe, origano e olio extravergine che profuma di campagna, oppure arancini ripieni di pesce spada e melanzane. Una vera celebrazione della cucina siciliana in versione estiva.
Nei dintorni: tra borghi barocchi e tonnare
Se riuscite a staccarvi dal mare (cosa non facile), i dintorni di San Lorenzo offrono tesori che meritano di essere esplorati.
A pochi chilometri verso nord si trova Noto, regina del barocco siciliano. Le sue facciate color miele, i balconi in ferro battuto e le chiese imponenti creano un’atmosfera unica, soprattutto al tramonto, quando tutto si tinge di oro. Passeggiare per il corso principale è come entrare in un set cinematografico, e non si può ripartire senza essersi fermati in una delle storiche pasticcerie per una granita al gelsomino o alla mandorla, rigorosamente accompagnata da una brioche “col tuppo”.
iStockLa città barocca di Noto
Verso sud, invece, c’è Marzamemi, un borgo marinaro dal fascino irresistibile. La sua piazza centrale, affacciata sul mare e circondata da casette di pietra, è il cuore pulsante della vita serale. Qui il tempo sembra scorrere più lentamente, tra il profumo di pesce alla griglia e il suono delle onde in sottofondo. Marzamemi è famosa anche per la sua tonnara, oggi riconvertita in spazi culturali e locali alla moda, e per i piatti a base di tonno: dalla bottarga ai crudi, passando per gli spaghetti ai ricci di mare.
Non lontano si trova Pachino, patria dei famosi pomodorini IGP, rossi e dolcissimi. Qui l’agricoltura incontra il mare, e nei mercati locali potete trovare cassettine di pomodorini appena raccolti, ottimi da portare in spiaggia come snack o da gustare in insalata con un filo di olio e basilico fresco.
La zona offre anche piccoli angoli meno noti ma affascinanti, come Calamosche, una baia nascosta nella Riserva di Vendicari, o Portopalo di Capo Passero, dove il Mediterraneo incontra lo Ionio. In ognuno di questi luoghi, oltre al mare, c’è sempre qualcosa di buono da assaggiare: cozze appena aperte, cannoli riempiti al momento, sarde a beccafico profumate di alloro.
La Sicilia è una delle regioni più belle d’Italia per quanto riguarda il mare: si sprecano i luoghi stupendi dove al piacere di un tuffo nel blu più profondo si abbinano contesti spettacolari che sono una gioia per gli occhi.
Non sono molti, tuttavia, quelli in grado di superare la bellezza della Piscina di Venere di Capo Milazzo, un luogo selvaggio, panoramico e davvero speciale dove, in più, è davvero magico assistere al tramonto.
Si tratta di una piscina naturale creata dall’azione erosiva dell’acqua marina tra gli scogli del promontorio, un laghetto di acqua bassa e trasparente dal quale si gode di una splendida visuale sull’intero golfo, con il contorno di alcune delle isole Eolie.
Capo Milazzo: come arrivare
Lorenzo CalamaiSentiero a Capo Milazzo
Capo Milazzo è un lungo promontorio che si allunga in direzione settentrionale rispetto alla linea della costa siciliana, nel messinese. Divide l’omonimo Golfo, di cui è l’estremità occidentale, dal Golfo di Patti, che si apre verso ovest e di cui è invece il margine orientale.
La cittadina più vicina è proprio Milazzo, centro abitato dalla lunghissima storia, fondato dai Greci, coinvolto nelle guerre puniche tra romani e cartaginesi così come nell’impresa dei Mille garibaldini. Una città piena di storia, viva e affascinante, ricca in arte, architettura, monumenti e musei e dal profilo turistico.
Milazzo si trova alla base della lunga penisola che si sporge come l’indice di una mano verso il mare. Dalla città, percorrendo la strada che passa dal porto, si imbocca la Strada provinciale 72 in direzione nord e ci si inoltra lungo il promontorio, lasciandosi alle spalle il Castello di Milazzo e il Museo del Mare.
Si prosegue fino alla fine della strada, che dopo una breve salita si interrompe in corrispondenza di un ampio parcheggio pubblico, nei pressi di una serie di bar e ristoranti in piazza Belvedere: già da qui, infatti, si gode di una splendida vista dal terrazzamento verso la costa in direzione occidentale.
Si è raggiunta così la parte terminale di Capo Milazzo, laddove il promontorio si piega leggermente verso ovest: questa zona, dal 2019, è una Area Marina Protetta, dedicata a tutelare la flora e la fauna di questo particolare contesto naturale.
Nell’AMP di Capo Milazzo, ad esempio, è limitata la pesca e la navigazione a motore, e non sono consentite attività come lo sci nautico o l’utilizzo di acquascooter. Il promontorio possiede infatti caratteristiche naturalistiche pressoché uniche: da un punto di vista geologico si trovano insenature, calette e grotte; la flora è peculiare di un ambiente con un tempo lunghissimo di esposizione alla luce solare, con specie botaniche rare; la biodiversità faunistica è rilevante sia fuori che dentro l’acqua, potendo avvistare numerose specie di uccelli migratori, ma anche, immergendosi, una grande varietà di pesci come saraghi, tonni, cernie.
Il sentiero per la Piscina di Venere
Lorenzo CalamaiIl sentiero scende verso la Piscina di Venere
Il vero tesoro dell’Area Marina Protetta di Capo Milazzo, però, è la cosiddetta Piscina di Venere, che si trova a circa tre chilometri di cammino dal parcheggio pubblico alla fine della strada.
Dal piazzale asfaltato si oltrepassa un cancello per entrare all’interno della zona naturale. Dal 2025 l’accesso all’Area Marina Protetta avviene dietro pagamento di un biglietto, posto a parziale limite dell’affollamento dell’ambiente (nel 2024 si sono registrati oltre 30mila accessi durante i mesi estivi) e contributo al mantenimento del medesimo.
Si accede quindi al bellissimo sentiero che, dopo aver attraversato una bella uliveta, sale verso la punta più alta del promontorio, una sorta di acropoli naturale dalla quale si gode di un panorama entusiasmante: verso occidente si vede tutto il Golfo di Patti, di fronte si stagliano all’orizzonte le sagome delle isole Eolie, di cui Vulcano è la più vicina.
Lorenzo CalamaiIl punto più alto del promontorio di Capo Milazzo
Il punto panoramico si trova poco dopo la metà del percorso che porta alla Piscina di Venere. Da qui inizia la graduale e progressiva discesa, attraverso una lunga scalinata, verso la piscina naturale in un contesto decisamente selvaggio, esposto al sole, con una vegetazione di macchia mediterranea che inebria per colori e profumi.
L’ultima tratto di discesa è in terra battuta e scende velocemente, sinuoso tra i fichi d’India: si nota già in fondo al sentiero la Piscina di Venere, il laghetto circolare incoronato dagli scogli bianchi, l’acqua cristallina che contrasta con il blu intenso del mare aperto che si allarga per tutto l’orizzonte.
La vasca, creata dall’attività erosiva del mare contro la roccia della scogliera, si riempie ogni volta che sale l’alta marea e ne trattiene a sufficienza nei momenti di bassa marea. L’acqua nel laghetto è bassa, non c’è nessuna zona dove non si tocca, e grazie all’azione solare rimane tiepida, ideale per fare un bagno in totale relax, con vista panoramica inclusa.
Lorenzo CalamaiLa Piscina di Venere
Chi invece ama le immersioni non dimentichi a casa maschera e boccaglio. Dalla piscina naturale ci si può tuffare nel mare aperto, che è subito molto profondo. Attorno agli scogli adiacenti si anima sotto il pelo dell’acqua un vero e proprio spettacolo ittico, imperdibile. I nuotatori provetti potranno anche estendere la loro esplorazione fino ai dintorni del vicino Scoglio della Portella, un affioramento roccioso a pochi metri dalla costa, dove la popolazione di pesci è ancora più numerosa e lo snorkeling ancora più appassionante.
Le altre bellezze di Capo Milazzo
Lorenzo CalamaiLa spiaggia con le rovine del borgo dei pescatori
Nell’Area Marina Protetta di Capo Milazzo la Piscina di Venere non è l’unica attrazione degna di nota.
Da piazza Belvedere, ad esempio, è possibile scendere lungo un sentiero sulla sinistra. Immediatamente si incontra un edificio incassato nella roccia: è un santuario dedicato a Sant’Antonio da Padova, che naufragò sulle coste del capo nel corso del Duecento e che nella grotta dov’è stato costruita l’edicola votiva si dice trovò rifugio.
Proseguendo, il sentiero scende in maniera graduale verso il basso fino a raggiungere una bella spiaggia di sassi in corrispondenza di alcuni edifici abbandonati. Si tratta dei resti di un vecchio borgo di pescatori, ormai in rovina, dove però è possibile concedersi un bel bagno in acque cristalline con una bella vista che arriva fino a Capo Calavà, il punto più vicino della costa siciliana alle isole Eolie.
Lorenzo CalamaiLo Scoglio della Portella a Capo Milazzo
Fino al 2022 almeno era possibile proseguire nell’escursione fino a ricollegarsi con una escursione breve e panoramica con il sentiero che porta alla Piscina di Venere, passando per le rovine di una torre d’avvistamento, ma il percorso è stato poi chiuso per il rischio di frane di un costone roccioso.
Tra le altre attrazioni che l’area protetta offre c’è un faro costruito originariamente nel sedicesimo secolo, rinnovato nell’Ottocento e riattivato a partire dal 2013. Lo si può raggiungere percorrendo il breve sentiero che dall’ingresso dell’Area Marina Protetta vira verso destra: il faro è infatti affacciato verso nord-est, e offre una vista panoramica che va dall’estrema propaggina di Capo Milazzo fino a Stromboli, lontana all’orizzonte verso oriente.
Lorenzo CalamaiIl profilo delle isole Eolie si staglia all’orizzonte al tramonto
Infine, il tramonto: grazie alla sua posizione e alla sua esposizione massima alla luce diurna, Capo Milazzo è uno dei luoghi più belli dal quale assistere al sole che si abbassa sul pelo dell’acqua, fino a essere inghiottito all’orizzonte in un oceano di fuoco. Lo spot migliore dal quale assistervi è il punto panoramico a metà del sentiero verso la Piscina di Venere, più in alto di qualsiasi altra terrazza del promontorio: sarà un momento magico per scoprire colori e tonalità mai visti prima.