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Giubileo 2025, gli eventi ufficiali del mese di dicembre

Dicembre a Roma ha sempre un sapore diverso: l’aria è pungente ma ha un calore magico con le luci natalizie che si riflettono nelle vetrine e l’atmosfera festiva. Questo dicembre , poi, è ancora più speciale, essendo l’ultimo atto dell’Anno Santo che volge al termine. Dopo dodici mesi di Porte Sante aperte, di passi lenti sui sampietrini e di voci straniere che hanno riempito le basiliche, la città si prepara infatti a chiudere il Giubileo con la dolcezza di un abbraccio natalizio.

Piazza San Pietro, cuore del mondo cristiano, in particolare, va illuminandosi piano, quasi timidamente, per accompagnare gli ultimi appuntamenti del Santo Padre in un anno che ha visto la Chiesa affrontare momenti molto importanti. Uno su tutti la scomparsa di Papa Francesco. Nelle ultime settimane dell’anno, muoversi per la città sa di festa. Ci sono i presepi viventi di Piazza Navona, gli zampognari sotto i portici di Santa Maria Maggiore oltre al tradizionale allestimento con albero e presepe in Vaticano.

Ma dicembre 2025, dicevamo, è anche il mese che porta alla chiusura del Giubileo 2025, con la chiusura delle Porte Sante a fine mese. Leone XIV si prepara, dunque, a settimane impegnative per celebrare al meglio la stagione festiva e la conclusione di anno dedicato alla speranza. Ecco, di seguito, gli eventi ufficiali che coinvolgeranno i fedeli a Roma.

Il Giubileo dei Detenuti

Il calendario ufficiale del mese regala a Roma il Giubileo più commovente: quello dei Detenuti (12-14 dicembre), un inno alla “speranza che non delude” anche dietro le sbarre. Così, mentre la città comincia ad assaporare il Natale, centinaia di persone private della libertà – insieme a cappellani, familiari e volontari – vivranno tre giorni di grazia e riconciliazione.

Venerdì 12, all’Università LUMSA, si apre il convegno “Il diritto alla speranza” nel cinquantennale dell’Ordinamento Penitenziario. Nel pomeriggio, alla Fraterna Domus di Sacrofano, il programma prevede l’ascolto del podcast di Roberta Barbi su Papa Francesco e il mondo del carcere, quindi la Messa presieduta da Monsignor Gian Franco Saba e Monsignor Carlo Redaelli seguita dalle riflessione sul libro I Volti della povertà in carcere.

Il giorno successivo, sabato 13, sempre a Sacrofano, sono previsti i saluti istituzionali del Sottosegretario Ostellari e del Capo DAP Di Michele. A seguire, la preghiera per la pace con testimonianze guidata da Monsignor Marco Gnavi. E ancora, verrà proiettato il documentario TV2000 dal titolo Papa Francesco e i fratelli carcerati a cui seguirà un incontro sulla giustizia riparativa e un momento di festa con la corale RNS.

La tre giorni si concluderà, poi, domenica 14, con la celebrazione della Messa giubilare in San Pietro guidata da Papa Leone XIV alle 10.00. L’Auditorium Conciliazione (ingresso libero fino a esaurimento) accoglierà, infine, dalle 13:30 la commedia musicale Oltre le grate.

Basilica di San Pietro Natale
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La Basilica di San Pietro in Vaticano si illumina di magia nel mese di dicembre per le feste natalizie

Proprio in vista del Giubileo dei Detenuti, il 5 dicembre, nella Cappella Santa Maria Maddalena della Casa di Reclusione Femminile della Giudecca, apre la mostra I Volti della povertà in carcere cui è dedicato l’omonimo volume (EDB), nato dal progetto di Matteo Pernaselci e Rossana Ruggiero per dare voce a chi, dietro le sbarre, spesso non ne ha.

Dopo aver girato l’Italia – da San Vittore alla Basilica di Sant’Ambrogio di Milano, dove alcuni protagonisti, ormai liberi, hanno rivisto i propri ritratti – il lavoro arriva tra le detenute della Giudecca. Foto, parole, silenzi: ogni volto è un canto di dignità riconquistata, un gesto concreto di quel “metodo dell’incontro” che Papa Francesco indica come strada maestra per gli ultimi.

Il Giubileo entra, così, nelle celle, accende candele dove di solito c’è solo buio, ricorda che la speranza ha le chiavi più forti di qualsiasi sbarra. A Venezia, in mezzo alla laguna, il Natale inizia presto: con gli occhi di donne che, per la prima volta dopo tanto tempo, si sentono viste davvero.

Le Udienze Giubilari di Papa Leone XIV a dicembre

Le Udienze Giubilari del Santo Padre sono un dono unico dell’Anno Santo, momenti intimi per accogliere i pellegrini con la parola di papa Leone XIV. A differenza delle udienze generali del mercoledì, queste si tengono spesso il sabato, focalizzandosi sulla speranza – virtù teologale che dà forza contro il male, come recita il Catechismo. Questi incontri durano un’ora circa in Piazza San Pietro o in Aula Paolo VI, con riflessioni su temi giubilari. E al termine, si varca la Porta Santa per l’indulgenza plenaria, senza registrazione extra (biglietti gratuiti dalla Prefettura della Casa Pontificia, da ritirare in anticipo o online).

Sono due le Udienze Giubilari di dicembre. La prima è in programma il 6 dicembre alle 9:30 in Piazza San Pietro e invita a un “nuovo inizio” dalla fede, con Leone XIV che abbraccia i fedeli dal mondo. La Porta Santa resta chiusa durante l’incontro, ma si apre al termine. La seconda Udienza del mese sarà, poi, il 20 dicembre sempre alle 9:30, preludio al Natale che infonde speranza nei cuori stanchi. Anche in questo caso la cornice sarà la piazza, con la stessa dinamica: catechesi e poi il varco della Porta Santa.

Una tavola rotonda dedicata al Giudizio Universale di Michelangelo

Tra gli eventi patrocinati, il 20 dicembre nella splendida chiesa barocca di San Silvestro al Quirinale (via XXIV Maggio 9) si terrà Maria Maddalena nel Giudizio di Michelangelo, tavola rotonda per riscoprire Maria Maddalena nel Giudizio Universale di Michelangelo. Per secoli gli studiosi si sono chiesti perché, tra i dannati e i risorti della Cappella Sistina, appaia una figura femminile che non dovrebbe esserci.

Sara Penco, restauratrice e autrice di studi pionieristici, dimostrerà che quella donna è proprio la Maddalena: contrappeso di grazia alla violenza del peccato e annuncio silenzioso che il giudizio di Dio è sempre giudizio d’amore. Michelangelo, con il linguaggio dell’arte, trasforma l’affresco da scena terrificante a inno di speranza, rendendolo perfetto sopra l’altare e universale per ogni cuore.

Piazza San Pietro Roma dicembre
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Piazza San Pietro addobbata per Natale con il tradizionale albero e il presepe

Moderati da don Walter Trovato, presidente de La Migliore Italia, interverranno la stessa Sara Penco e il professor Roberto Fusco, preside della Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche alla Salesiana. Un incontro che lega bellezza, teologia e misericordia proprio mentre le Porte Sante stanno per chiudersi.

La chiusura delle Porte Sante

Il momento, certamente, più emozionante arriverà negli ultimi giorni di dicembre quando è in programma la chiusura ufficiale delle Porte Sante nelle Basiliche Giubilari di Roma. Come la loro apertura, tra fine 2024 e inizio 2025, ne ha segnato l’avvio così la chiusura rappresenta il momento in cui il Giubileo si congeda dai fedeli. Come spiegato nella Bolla Spes non confundit e nei Decreti della Penitenzieria Apostolica, queste porte verranno chiuse progressivamente, segnando la fine dell’Anno Santo il 6 gennaio 2026, Epifania.

Il rito è solenne. Il Papa, dopo una Messa o preghiera, chiuderà la porta con un gesto simbolico, accompagnato da canti e benedizioni, evocando la riconciliazione e l’invito a portare la grazia nel mondo. Non è una fine, ma un “andate e annunciate”, come i discepoli dalla tomba vuota. Si comincia il 25 dicembre, Solennità di Natale, si chiude la Porta Santa di Santa Maria Maggiore, la prima basilica mariana, seguita il 27 dicembre, Festa di San Giovanni Apostolo, da San Giovanni in Laterano, “madre di tutte le chiese”.

Il 28 dicembre, Festa degli Innocenti, la Porta di San Paolo fuori le Mura si sigilla, onorando l’apostolo con un rito che richiama martirio e redenzione. San Pietro, per ultima, chiuderà il 6 gennaio 2026, con l’Epifania che si porta via non solo le feste ma tutto l’Anno Santo.

I luoghi di Carosello in Love per un viaggio nella Roma Anni ’50

In prima serata su Rai1 un viaggio tra nostalgia e passione, tra l’Italia che cambia e la televisione che diventa fenomeno culturale: Carosello in Love è il nuovo film TV prodotto da Grøenlandia in collaborazione con Rai Fiction, diretto da Jacopo Bonvicini, che celebra il mito di Carosello e il potere dell’amore. Il film racconta due storie che si intrecciano sullo sfondo di un Paese in trasformazione: la storia romantica tra Laura (Ludovica Martino) e Mario (Giacomo Giorgio) e l’amore collettivo per la televisione che ha segnato la memoria degli italiani.

Di cosa parla

Siamo nel 1957, l’anno in cui la televisione entra nelle case degli italiani, diventando rapidamente un fenomeno culturale di massa. Tra luci dei set e creatività pubblicitaria, si sviluppa la vicenda di Laura, giovane ambiziosa e creativa, affascinata dal mondo della TV, e di Mario, regista disilluso ma talentuoso, che approda a Carosello convinto che sia solo una parentesi prima di realizzare il suo sogno nel cinema d’autore. Tra distanze e riconciliazioni, nasce un legame intenso, mentre intorno a loro l’Italia evolve, raccontandosi attraverso la pubblicità e la televisione.

Carosello in Love è un ritratto dell’Italia del Novecento, della trasformazione sociale, linguistica ed estetica, vista attraverso gli occhi dei professionisti che hanno dato vita al programma televisivo più iconico di quegli anni. Il film è un ponte tra generazioni: un ricordo affettuoso per chi ha vissuto quell’epoca, una scoperta educativa per i più giovani, e un racconto coinvolgente su come la pubblicità e la televisione abbiano contribuito a unire il Paese.

Carosello in Love film Rai
Ufficio stampa RAI
Una scena del film Rai Carosello in Love

Dove è stato girato

La storia del film è ambientata a Roma, a partire dal 1957, quando la televisione – e in particolare Rai/Carosello – iniziava a entrare nelle case degli italiani. Le riprese di Carosello in Love si sono svolte principalmente a Roma e negli Studi di Cinecittà. Roma, con la sua storia, con gli studi Rai e con la sua tradizione televisiva, è la cornice naturale più coerente per un progetto come questo. Anche se non tutte le scene sono state necessariamente girate “on location”, l’ambientazione storica ne richiede lo spirito.

Il rione ricreato per il film, quello in cui si muovono i protagonisti, richiama per atmosfera certe suggestioni de L’amica geniale, ma senza mai indulgere in un realismo rigido: è un’ambientazione d’epoca leggera, viva, che non appesantisce mai lo sguardo. La stessa cura si ritrova negli studi televisivi, dove la regia di Bonvicini gioca con creatività, intrecciando materiali d’archivio e nuove riprese.

Trastevere
iStock
Trastevere

Nelle note di regia Bonvicini ha precisato: “La scenografia e la fotografia sono state impostate cercando prima i toni caldi degli Anni ʼ50 e ʼ60 per poi virare dolcemente verso la atmosfere più fredde e vicine alla modernità degli Anni ʼ70, senza dimenticare mai di dare agli ambienti e ai personaggi un carattere peculiare e sospeso tra la realtà e la favola. LʼItalia è così diventata una Roma sognata che assomiglia ad un piccolo paese senza tempo e la televisione un contenitore in cui si muovono le speranze e i dolori di un popolo incarnato dai personaggi della storia, le cui vite sono allo stesso tempo così lontane e così simili alle nostre”. 

E il capostruttura Rai Luigi Mariniello ha aggiunto in conferenza stampa: “Carosello è stato un vero fenomeno di costume, e il servizio pubblico ha raccontato l’immaginario. Con questa storia abbiamo dato volto anche all’artigianato Rai del tempo”. L’attrice Ludovica Martino sul suo personaggio invece ha sottolineato: “Interpreto una ragazza rivoluzionaria per il suo tempo. Vuole lavorare in Rai, desiderando emanciparsi e trovare un posto nel mondo”. E il co-protagonista Giacomo Giorgio ha infine aggiunto: “Ho apprezzato la possibilità di raccontare l’errore: il mio personaggio arriva sempre nel momento sbagliato, nella storia con Laura e nella professione: vuole lavorare nel cinema e invece deve ripiegare su Carosello, salvo poi scoprire che in verità era come fare cinema”.

Giubileo, i 10 luoghi riqualificati nell’Anno Santo

Si avvia alla conclusione l’Anno Santo, questo Giubileo 2025 che si chiuderà il 6 gennaio 2026 e che è stato intitolato “alla speranza”: il venticinquesimo Giubileo ordinario nella storia della Chiesa cattolica è stato molto significativo per la città di Roma, fra arte, nuove tecnologie e tante migliorie per la città. E’ stato inoltre, come già nel 1700 e nel 1775, un Giubileo presieduto da due Papi: Papa Francesco, che ha aperto la Porta Santa a dicembre del 2024, ma è poi venuto a mancare il 21 aprile 2025, lasciando dietro di sé tanta commozione e grandi insegnamenti; e Papa Leone XIV, il primo Papa americano della storia, che la chiuderà.

Il Giubileo 2025 è stato segnato per la prima volta anche dall’utilizzo di mezzi informatici e applicazioni dedicate ai pellegrini: QR code per accedere alle Porte Sante, intelligenza artificiale per evitare il sovraffollamento, notifiche per essere aggiornati sugli eventi.

E infine, per i Romani il Giubileo è stato un anno particolarmente intenso a causa dei cantieri sparsi per il centro storico e non solo: i luoghi riqualificati restano però come testimonianza di un periodo indimenticabile, nel bene e nel male, e le migliorie realizzate, in alcuni casi importantissime, entrano di diritto nel patrimonio di una città difficile e splendida come Roma.

Giubileo e luoghi riqualificati a Roma

Tra le più importanti riqualificazioni urbane realizzate (e in corso d’opera) durante il Giubileo 2025 ci sono nuove piazze, una Città dello Sport, una passeggiata archeologica e tante migliorie a luoghi storici, che grazie a restauri e sistemazioni hanno ritrovato una nuova luce.

Ecco quindi una selezione di luoghi rinnovati da visitare a Roma: si parte sicuramente da piazza dei Cinquecento, la grande porta d’ingresso alla città per milioni di pendolari e turisti. La piazza antistante la Stazione Termini, un tempo congestionata e poco accogliente, oggi si presenta con ampie aree pedonali, nuovi percorsi sicuri e una viabilità completamente ripensata. L’intervento ha migliorato la fruibilità degli spazi e la connessione tra lo snodo ferroviario e siti di enorme interesse storico e turistico, come le Terme di Diocleziano e l’intero asse di via Nazionale. Ne risulta un luogo più chiaro, ordinato e accessibile: il biglietto da visita che una città come Roma merita, soprattutto in un anno di portata internazionale come quello del Giubileo.

Piazza Pia

La pedonalizzazione di piazza Pia è stata realizzata prolungando il sottopasso di Lungotevere in Sassia, un lavoro complesso dal punto di vista tecnico e ingegneristico che vede sopra la piazza che collega Castel Sant’Angelo e via della Conciliazione, sotto la viabilità stradale interrata.

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L’inaugurazione di piazza Pia a Roma

Per secoli un nodo urbano irrisolto, un dilemma che ha visto impegnati Papi, progettisti e istituzioni cittadine, quello dell’accesso alla Basilica di San Pietro e del collegamento con Ponte e Castel Sant’Angelo è stato risolto oggi con la nuova piazza Pia, diventata l’area pedonale urbana più grande della città, che può contenere fino 150mila persone ed è arricchita da fontane, gradinate e alberi.

Centro Archeologico Monumentale (CarME)

Il Centro Archeologico Monumentale (CArMe) è uno dei progetti più ambiziosi legati al Giubileo: i primi cantieri sono iniziati nel 2024 ma è ancora in corso d’opera e dovrebbe essere completato nel 2027. Si tratta della trasformazione dell’area archeologica centrale – dai Fori al Colosseo, dal Palatino al Campidoglio fino al Circo Massimo – in un sistema pedonale continuo, accessibile e integrato nella vita urbana. Il cuore storico di Roma dovrebbe diventare un grande museo diffuso e vivibile, creando una Passeggiata Archeologica che restiruisce continuità ai monumenti e nello stesso tempo favorisce mobilità sostenibile, accessibilità e decoro.

Riqualificazioni di piazze storiche

Anche nello storico quartiere Prati i lavori hanno portato a importanti migliorie: la nuova via Ottaviano ha visto raddoppiare gli spazi pedonali con una nuova pavimentazione a sampietrini moderni, mentre piazza Risorgimento è stata ripavimentata e resa pedonale in parte. Rifatte anche via Crescenzio e la stazione della Metro Ottaviano, che così come quella di piazza di Spagna è stata completamente rinnovata con spazi nuovi e moderni come la galleria ricoperta dagli schermi al led e le nuove volte in acciaio riflettente.

Rinnovata anche piazza San Giovanni, con una nuova pavimentazione e una serie di nuove fontane a raso. In piazza della Repubblica si è assistito alla risistemazione di un’area dedicata al parcheggio, piuttosto caotica e degradata, che è diventata pedonale, mentre è stata restaurata e riqualificata anche la storica Fontana delle Naiadi, simbolo del liberty romano e prima fontana di Roma Capitale.

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La nuova fontana di piazza San Giovanni a Roma

Rigenerazione urbana: si passa da Parco Schuster e via di San Teodoro

Sistemato e riqualificato anche il Parco Schuster, adiacente alla Basilica di San Paolo fuori le Mura: sono state recuperate le aree verdi, fatta manutenzione alle alberature, installata nuova illuminazione e sistemati i percorsi pedonali, restituendo al quartiere uno spazio pubblico più accogliente e vivibile. Un altro tassello della rigenerazione urbana è via di San Teodoro, riqualificata per oltre 7.500 metri quadrati. Qui si è intervenuti in profondità sulla pavimentazione storica, con il riposizionamento e la messa in sicurezza dei sanpietrini, migliorando accessibilità e decoro in un’area cruciale tra Foro Romano, Palatino e Campidoglio. Si tratta di due interventi che, insieme, contribuiscono al più ampio progetto di valorizzazione del centro storico e delle sue connessioni con i quartieri circostanti.

Tor Vergata e la Città dello Sport: il cantiere che rinasce

Tra le opere simboliche rientrate nel grande piano di interventi legati al Giubileo, un posto speciale spetta alla Città dello Sport di Tor Vergata, un progetto che per anni è stato considerato incompiuto e che proprio nel biennio giubilare ha trovato nuovo slancio. Il complesso, progettato da Santiago Calatrava, avrebbe dovuto ospitare i Mondiali di nuoto del 2009: da allora, però, è rimasto fermo, diventando uno dei simboli più discussi delle occasioni mancate della capitale.

Il Giubileo 2025 ha dato l’occasione per riconsiderare il suo destino. Il progetto di recupero prevede il completamento del Palazzo dello Sport e della Vela, con l’obiettivo di farne un polo multifunzionale in grado di ospitare eventi sportivi, concerti, convegni e attività universitarie. La vicinanza con l’Università di Tor Vergata favorirà una destinazione d’uso continua, non limitata agli eventi eccezionali.

Secondo il cronoprogramma rivisto nel 2025, l’area dovrebbe essere pienamente operativa entro il 2027, restituendo alla città una struttura contemporanea, iconica e finalmente viva. La riattivazione del cantiere ha anche un valore simbolico: trasformare un fallimento in una risorsa, un vuoto urbano in un luogo di aggregazione, sport e cultura.

Verso il prossimo Giubileo

Con la conclusione dell’Anno Santo, Roma si ritrova più moderna, più accessibile e più preparata alle sfide future. I cantieri hanno portato disagi, ma le opere restano: nuove piazze, nuovi percorsi pedonali, aree verdi recuperate, un centro archeologico in trasformazione, un progetto emblematico come Tor Vergata che torna a vivere.

Il Giubileo 2025 ha mostrato che una città complessa come Roma può cambiare davvero, quando visione politica, investimenti e partecipazione civica convergono. E ora lo sguardo va già al prossimo appuntamento: il Giubileo Straordinario del 2033, già annunciato e legato ai duemila anni della Pasqua, dedicato infatti alla Redenzione. Sarà un evento di portata globale, ma soprattutto sarà l’occasione per completare quanto avviato, consolidare i miglioramenti, investire ancora in mobilità sostenibile, cultura e qualità urbana.

Roma, come sempre nella sua storia millenaria, si prepara al futuro camminando sulle sue radici. Il Giubileo 2025 lo ha dimostrato: la città può cambiare, senza perdere sé stessa.

Il Pantheon di Roma come non l’avete mai visto: svelate le sue stanze nascoste

Il Pantheon si prepara a riscrivere la sua stessa percezione con un’esperienza super immersiva. Dal 26 novembre, negli spazi un tempo occupati dal lapidarium di Antonio Muñoz (cioè la galleria a sinistra dell’altare, per intenderci), debutta “Oltre il Pantheon”, un percorso che intreccia high tech, archeologia e storia sacra.

Per decenni, questo ambiente è stato un deposito di marmi, frammenti architettonici e reperti della lunga storia del tempio, poco accessibile al pubblico e ora invece ospita un viaggio che va a scavare sotto la superficie del monumento più enigmatico di Roma e lo espande, mostrando ciò che per secoli è rimasto invisibile. Qui, tra videomapping, ricostruzioni virtuali e reperti che tornano a parlare, il passato non viene spiegato, bensì si riaccende, come se l’Urbe stesse aprendosi una nuova finestra temporale.

Dalla Basilica di Nettuno, il Pantheon “segreto” torna in vita

Fra le rivelazioni più sorprendenti della nuova mostra-percorso immersivo del Pantheon a Roma c’è la rinascita virtuale della Basilica di Nettuno, la sorella architettonica del Pantheon, crollata nel Quattrocento. Il nuovo percorso permette di vederla com’era davvero: un ambiente gigantesco, policromo, dominato da un’enorme abside pensata per accogliere Poseidone (Nettuno).

La ricostruzione restituisce colori, volumi e proporzioni perduti, trasformando quel che resta in via della Palombella in un portale verso il II secolo d.C. Tra ciò che viene “riportato in vita” c’è anche la grande abside semicircolare che ospitava la statua del dio dei mari e, dettaglio che colpisce chi visita, le decorazioni legate al mondo acquatico, fra cui i celebri delfini.

Il viaggio continua con un videomapping che ridisegna Campo Marzio in cinque epoche, dall’età tardo-repubblicana fino ai giorni nostri. Le stratificazioni urbanistiche si sovrappongono come livelli di un videogioco storico: templi, portici, complessi termali, le vie sacre e persino gli assi monumentali emergono e scompaiono per raccontare come il Pantheon sia stato, per oltre duemila anni, il vero epicentro dell’area. È una mappa viva, che aiuta a comprendere la città come organismo dinamico, mai davvero fermo.

Il focus su architettura e luce del Pantheon

Il percorso si spinge anche nel cuore più simbolico del monumento: la relazione fra l’architettura e la luce. Un videomapping dedicato all’oculo della cupola (nove metri di diametro, una sorta di “lente cosmica”) mostra come il sole cada all’interno in date precise: il 21 dicembre, il 7 aprile, il 21 giugno, il 5 settembre. Il momento più potente resta il 21 aprile, il Natale di Roma, quando il sole incornicia perfettamente l’ingresso in un fenomeno che si ripete da secoli e che oggi viene raccontato con una precisione visiva mai vista.

Il percorso recupera anche il Pantheon cristiano, la Basilica di Santa Maria ad Martyres consacrata nel 609, attraverso ricostruzioni curate da Luca Mercuri. Riemergono frammenti di affreschi medievali distrutti per far posto alle tombe dei Savoia, rinasce il ciborio altomedievale con le lastre originali decorate da pavoni, simboli di rinascita e immortalità, ma torna leggibile anche l’edicola barocca voluta da Clemente XI per ospitare la Madonna Odigitria.

L’esperienza complessiva, tra reperti reali e proiezioni spettacolari, suggerisce qualcosa di molto semplice: anche il monumento più fotografato d’Italia (o almeno, uno dei tanti) aveva ancora capitoli nascosti da raccontare.

Arte e storia sul Tevere: dieci ponti da vedere a Roma

Roma dal Tevere, attraverso i suoi ponti, in un mosaico di epoche che si specchia nel fiume pigro e millenario. È questa la proposta di itinerario per conoscere la Capitale in maniera insolita, camminando in tranquillità tappa dopo tappa. Perché i ponti non sono semplici passaggi, ma capitoli di storia, che ci riportano l’impegno e il lavoro di illustri personaggi che hanno sfidato le acque.

Camminarci sopra è come sfogliare un libro antico, dove ogni arco racconta un’epoca – dal marmo repubblicano ai ferri moderni – e invita a fermarsi, con il vento che porta echi di mercati e preghiere. Nel Giubileo 2025, questi collegamenti diventano quasi pellegrinaggi laici, passi verso la speranza che unisce, tra sampietrini lucidi e tramonti dorati che tingono il cielo di rosa.

Da quelli storici, come il Ponte Fabricio del 62 a.C., intatto e sussurrante di riti romani, ai rinascimentali di Bernini, carichi di angeli drammatici, i ponti di Roma attraversano duemila anni. Sono testimoni di conquiste e amori, di mercati fluviali e processioni sacre, dove il Tevere ha visto cadere imperi e nascere poesie. Oggi, i moderni come il Ponte della Musica aggiungono note contemporanee, con scale che invitano a danzare tra street art e concerti, un ponte tra antico e futuro che Roma ama tanto.

Percorrerli significa sentire il battito della città, il rumore dei passi sul marmo e il riflesso delle cupole. Sono decine in tutto, ma dieci bastano a catturare l’essenza: pronti a un itinerario che vi farà innamorare (di nuovo) della Città Eterna? Iniziamo dal più antico, e lasciamo che il fiume ci guidi.

Ponte Milvio (206 a.C.)

È il ponte “decano” di Roma, teatro della battaglia di Costantino nel 312 d.C. Ponte Milvio, costruito nel 109 a.C. dal censore M. Emilio Scauro, è erede di un ponte in legno che già nel 207 a.C. vide messaggeri sfrecciare con notizie di vittorie contro Asdrubale. Strategico sulla Via Flaminia, sbarrava l’accesso a Roma dal nord e dall’est, difendendo la città durante la guerra gotica del 536.

Restaurato nel 1149, 1336 e 1429 dal Comune, nel 1805 Giuseppe Valadier lo rese eterno. Tolse, infatti, i ponti levatoi, eresse archi in muratura e una torretta neoclassica, evocando l’arco augusteo. Nel 1849, i garibaldini lo sfregiarono contro i francesi, lasciando una lapide a memoria. Oggi, pedonale e illuminato, è il regno della movida. Soprannominato “Mollo” per un crollo medievale, sussurra storie di battaglie e baci sotto il cielo romano.

Ponte Rotto o Ponte Emilio (179 a.C.)

Era il 193 a.C. quando, a causa di un’inondazione del Tevere il vecchio Ponte Sublicio in legno , fu spazzato via. Questo evento spinse alla costruzione di un ponte più resistente in muratura. Marco Emilio Lepido era censore nel 179 a.C. quando iniziò a occuparsi del progetto ma i lavori andarono avanti per ben 37 anni, concludendosi solo nel 142 a.C. Il Pons Aemilius fu il primo ponte romano tutto in pietra e dal 1144, dopo un restauro civico, prese il nome di Ponte dei Senatori.

Ponte Emilio detto Ponte Rotto a Roma
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Ponte Emilio (o Ponte Rotto), il più antico ponte di pietra romano a Roma

La sua posizione sul fiume era particolare, dal momento che disposto obliquamente rispetto al corso d’acqua, cosa che lo rendeva facile preda delle acque. Inondazioni colpirono nel 280 d.C. e nel 1422; e ancora, ne arrivarono altre nel 1450 e nel 1557 fino al crollo quasi totale nel 1598. Da allora cambiò nome in Ponte Rotto.

Da fine Ottocento una struttura metallica lo collega alla riva sinistra e oggi è visibile un solo arco superstite coperto di erbacce e capperi che crescono selvatici. Questa porzione è ben visibile dall’isola Tiberina e mantiene un alto valore simbolico oltre che storico. Si raggiunge facilmente con la Metro B fermata Circo Massimo oppure con il bus numero 75.

Ponte Fabricio e Ponte Cestio (Ponte dei Quattro Capi) (62-46 a.C.)

Unico ponte dell’antichità intatto, Ponte Fabricio è il più antico ponte romano ancora in uso. Fu costruito nel 62 a.C. dal curatore delle strade Lucius Fabricius, come incise a caratteri cubitali sulle arcate di travertino. Sostituto di un ponte in legno del 192 a.C., collega il Lungotevere De’ Cenci all’Isola Tiberina, formando con Ponte Cestio un duo gemello verso Trastevere. Conosciuto anche come Ponte dei Quattro Capi per la leggenda di quattro architetti decapitati sotto papa Sisto V – le cui teste marmoree vegliano unite in un blocco – il ponte è un guardiano di storie.

Il Ponte Fabricio a Roma
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Vista del Castello Caetani e del Ponte Fabricio

Si tratta della Torre della Pulzella che, con il volto di una nobildonna medievale imprigionata per amore, aggiunge mistero. Ponte Cestio, eretto da Lucio Cestio (fratello del costruttore della Piramide), noto come “ponte ferrato” per le mole ancorate, fu restaurato nel 1888-1892, demolendo archi laterali per i muraglioni del Tevere.

Ponte Sant’Angelo (134 d.C.)

Accesso privilegiato – e monumentale a Castel Sant’Angelo –, l’omonimo ponte congiunge Piazza Sant’Angelo e il Lungotevere Vaticano. A caratterizzarlo la sua maestosità tanto da essere menzionato nientemeno che da Dante nell’Inferno. La sua costruzione risale al 134 d.C. per volontà dell’imperatore Adriano che voleva poter accedere facilmente al suo mausoleo e ne affidò il progetto all’architetto Demetriano. La sua solidità è leggendaria: nessuna piena del Tevere l’ha mai travolto.

Sotto papa Gregorio Magno assunse il nome attuale mentre Clemente VII nel 1535 vi pose le statue di Pietro e Paolo. Il tocco barocco arrivò, poi, con Clemente IX: tra 1667 e 1670, Bernini scolpì i dieci Angeli con gli strumenti della Passione, alla maniera di guardiani drammatici che guidano verso il Castello. Tra le storie che si raccontano, si dice che di notte il fantasma di Mastro Titta, boia del XIX secolo, offra tabacco ai passanti.

Ponte Sant'Angelo sul Tevere
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Castel Sant’Angelo visto dall’omonimo ponte sul fiume Tevere

Ponte Sisto (1478)

Ponte Sisto, cuore romantico del Tevere, ha radici che affondano nell’antica Roma. Ricostruito nel 1475 da papa Sisto IV per l’Anno Santo, sostituì un ponte romano – forse del II secolo d.C., noto come Aurelius o Janiculensis – devastato dall’inondazione del 792. L’architetto Baccio Pontelli lo modellò con quattro arcate, incorporando resti antichi e una curvatura “a schiena d’asino” che lo rendeva sicuro e elegante, collegando Trastevere a Via Giulia.

Oggi, pedonale, è il regno dei tramonti: viola e arancio che accendono la cupola di San Pietro, con l’“occhialone” centrale che misura le acque come un occhio antico. Vicino a Piazza Trilussa, vibra di vita notturna, tra musicisti e gelati, ma conserva un velo di mistero. Da attraversare al crepuscolo, e lasciare che il fiume racconti storie d’amore e redenzione.

Ponte Sisto a Roma
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Vista di Ponte Sisto e, sullo sfondo, il Cupolone

Ponte Nomentano (1870, origini romane)

Ad arco sul fiume Aniene, è un baluardo di storia lungo la Via Nomentana, nel quartiere verde di Monte Sacro. Eretto in età repubblicana, fu ricostruito dopo l’invasione di Totila (VI secolo) e fortificato nell’VIII secolo da papa Adriano I con torri ghibelline, rinforzate nei XII-XIII secolo. Molte sono le leggende che lo coinvolgono, una delle quali lo vede testimone di un incontro tra Carlo Magno e Leone III nel IX secolo. E non mancano i conflitti, come l’occupazione di Niccolò Fortebraccio nel 1433.

Nel 1532 divenne una dogana fino alla distruzione nel 1849 durante l’invasione francese. Fu restaurato nel 1856 e venne definitivamente chiuso al traffico nel 1997 per sicurezza e reso pedonale dal 2002.

Ponte Mazzini (1908)

Ponte Mazzini, inaugurato nel 1908, onora l’eroe del Risorgimento. Inizialmente Gianicolense, per la vicinanza al Gianicolo, collega Via della Lungara a Via Giulia, fronteggiando Regina Coeli. La sua struttura in ferro e pietra è simbolo di transizione, tra antichità e moderno.

Il Ponte Mazzini a Roma

Il Ponte Giuseppe Mazzini sul fiume Tevere di notte

Ponte Tazio (o Ponte del Risorgimento, 1911)

Ponte Tazio, eretto nel 1922 lungo la Via Nomentana a Montesacro, scavalca l’Aniene unendo il quartiere residenziale – con i suoi viali alberati – al cuore della città. Intitolato a Tito Tazio, re sabino leggendario alleato di Romolo, è un accesso essenziale all’antica consolare che portava a Nomentum.

Ponte Marconi (1953)

Ponte Marconi, iniziato nel 1937 in omaggio allo scienziato scomparso proprio quell’anno, è il colosso del Tevere, il più lungo di Roma con i suoi 235 metri. Completato nel 1955, congiunge Trastevere all’EUR, facilitando i flussi tra Portuense, Ostiense e Via Colombo, con la sua struttura a trave Gerber e 32 metri di larghezza: quattro corsie per senso, parapetti in travertino. Rimodernato nel 1975, è un capolavoro razionalista nato da un progetto anteguerra per l’espansione meridionale della città. A monte si trova l’area archeologica delle Darsene di Pietra Papa, forse un porto romano (I sec. a.C.-II d.C.) attracco di Cleopatra.

Ponte della Musica (2011)

Il Ponte della Musica è stato inaugurato nel 2011 ed è un capolavoro contemporaneo che unisce Flaminio a Prati. Progettato da Buro Happold, Kit Powell-Williams e Carlo Lotti, con esecuzione di Mattioli e Maeg Costruzioni, collega l’Auditorium Parco della Musica, il MAXXI, Villa Glori e il Teatro Olimpico al Foro Italico, Monte Mario, il Museo del Genio e l’Auditorium Rai.

Il Ponte della Musica a Roma
123RF
Ponte della Musica, un ponte moderno nel cuore di Roma

Lungo 190 metri e largo 22, in acciaio e cemento armato, ha due archi ribassati inclinati che sorreggono l’impalcato, separando la corsia centrale (per ciclisti e mezzi pubblici ecologici) dai percorsi pedonali in legno di bangkirai. Intitolato ad Armando Trovajoli nel 2013, è pedonale e ciclabile, con isolatori sismici per garantirne la massima sicurezza.

Roma nascosta: i cortili segreti tra arte e prospettiva

Roma è una città dalle mille facce: dall’età imperiale al Medioevo, dal Rinascimento al Barocco fino all’età moderna, la Città Eterna è sempre stata al centro dei movimenti artistici e della bellezza, conservando accuratamente le testimonianze di tutto ciò che è stato. Il centro storico di Roma è dal 1980 patrimonio Unesco, il più grande d’Italia e uno dei più estesi al mondo con i suoi  1.469,17 ettari: per i turisti che giornalmente lo percorrono però le sorprese non finiscono mai, o meglio non sono mai abbastanza.

Al di là dei monumenti più conosciuti e famosi  infatti Roma è anche la città dei palazzi nobiliari, veri e proprio gioielli architettonici che in alcuni casi, come in un gioco di scatole cinesi, contengono al loro interno altre piccole gemme: sono i cortili di Roma, uno scrigno di tesori da scoprire fra fontane monumentali, antichi fregi, sarcofagi, statue e giardini segreti.

Cortili di Roma: i più conosciuti

Palazzo Spada – L’illusione perfetta di Borromini

Via Capo di Ferro, 13

come raggiungerlo:

  • Metro: Linea B, fermata Circo Massimo o Colosseo, poi circa 15 minuti a piedi.
  • Bus: Linee 46, 62, 64, 70, 81, 87, 492 – fermata Corso Vittorio Emanuele / Navona o Chiesa Nuova.
  • Tram: Linea 8, fermata Arenula / Ministero di Giustizia, poi 5 minuti a piedi.
  • A piedi: Si trova tra Campo de’ Fiori e Piazza Farnese, facilmente raggiungibile anche da Piazza Navona in meno di 10 minuti.

Nel cortile di Palazzo Spada, Borromini ha realizzato uno dei più sorprendenti giochi prospettici del Barocco, un vero capolavoro di trompe-l’œil: una galleria che sembra lunga oltre trenta metri ma ne misura appena nove, grazie alla sequenza di colonne di altezza decrescente e al pavimento che si alza. In fondo alla galleria, in un giardino illuminato dal sole, si trova una scultura che sembra a grandezza naturale, mentre in realtà è alta solo 60 centimetri. Per creare la sua falsa prospettiva, Borromini non fece tutto da solo, ma fu aiutato dal matematico agostiniano, padre Giovanni Maria da Bitonto. E’ possibile visitare il cortile e la Galleria Prospettica di Borromini pagando il biglietto per la Galleria Spada, mentre il resto del palazzo, sede del Consiglio di Stato, non è visitabile se non in occasione delle visite straordinarie del Piano Nobile, che si effettuano il primo sabato del mese, previa prenotazione.

Palazzo Doria Pamphilj – L’eleganza di una dimora viva

Via del Corso, 305

come raggiungerlo:

  • Metro: Linea A, fermata Barberini o Spagna, poi circa 10 minuti a piedi lungo Via del Tritone e Via del Corso.
  • Bus: Linee 51, 62, 85, 160, 492, 628 – fermata Corso / Minghetti o Piazza Venezia.
  • Tram: Linea 8, capolinea Venezia, poi 5 minuti a piedi.
  • A piedi: Si trova tra Piazza Venezia e Fontana di Trevi, nel pieno centro storico, facilmente raggiungibile anche da Piazza Navona in 15 minuti.

Ancora abitato dalla famiglia Pamphilj, questo palazzo custodisce una delle collezioni d’arte private più importanti d’Europa. Il suo cortile, con logge e colonne doriche, è un preludio alla meraviglia delle sale interne, dove sono conservati capolavori di Caravaggio, Velázquez, Tiziano, Raffaello, Bernini e molti altri. Il palazzo fu costruito tra il Quattrocento e il Settecento e vide l’intervento di architetti illustri come Gabriele Valvassori, che disegnò la sontuosa facciata rococò su Via del Corso, e Carlo Maderno.

È aperto tutti i giorni (in genere dalle 9:00 alle 19:00, ultimo ingresso alle 18:00) e l’accesso avviene dall’ingresso principale di Via del Corso, 305.

Nei cortili nobili le meraviglie del Rinascimento e del Barocco

Chiostro del Bramante – Rinascimento e quiete nel cuore di Roma

Arco della Pace, 5

come raggiungerlo:

  • Metro: Linea A, fermata Spagna o Flaminio, poi circa 10-15 minuti a piedi passando per Piazza del Popolo e Via dell’Oca.
  • Bus: Linee 70, 81, 87, 492, 628 – fermata Corso Rinascimento / Senato o Navona.
  • Tram: Linea 8, fermata Arenula / Ministero di Giustizia, poi 10 minuti a piedi.
  • A piedi: Si trova dietro Piazza Navona, accanto alla chiesa di Santa Maria della Pace.

Un’oasi di armonia a pochi passi da Piazza Navona. Il Chiostro del Bramante, perfettamente proporzionato, è un capolavoro rinascimentale oggi aperto al pubblico, sede di mostre e eventi culturali. Progettato da Donato Bramante all’inizio del Cinquecento, fu una delle prime commissioni romane del grande architetto urbinate, segnando l’inizio del periodo d’oro del Rinascimento nella Capitale. Il Chiostro è un esempio lampante dell’ideale di armonia e razionalità rinascimentale, basato su rigide leggi geometriche e matematiche. Piccola gemma interna, il Caffè Letterario: affacciato direttamente sul chiostro rinascimentale, offre una vista mozzafiato sui portici e sulle geometrie perfette del cortile. E’ possibile accedere anche senza il biglietto delle mostre in corso.

Palazzo Mattei di Giove – La poesia dei marmi antichi

Via Michelangelo Caetani, 32

come raggiungerlo:

  • Metro: Linea B fermata Colosseo o Cavour, poi circa 8-10 minuti a piedi verso via Caetani
  • Bus: Linee 30, 40, 46, 62, 64, 70, 81, 87, 190F, 492, 628, 916 – fermate Via Torre Argentina o Arenula/Cairoli
  • Tram: Linea 8, fermata Arenula/Cairoli, poi circa 5-7 minuti a piedi su via dei Funari/via Caetani

Forse uno dei cortili più romantici di Roma: busti, frammenti e lapidi antiche decorano ogni parete, creando un museo a cielo aperto. Oggi ospita l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi, ma resta uno dei luoghi più suggestivi per chi ama l’arte e la bellezza dimenticata.

Realizzato all’inizio del Seicento su progetto di Carlo Maderno per il marchese Asdrubale Mattei, rappresenta una delle più raffinate dimore del barocco romano. Il cortile è una vera e propria galleria lapidaria all’aperto, dove centinaia di busti, rilievi e frammenti antichi decorano pareti, logge e scale. I Mattei, appassionati collezionisti, riunirono nel corso del Cinquecento e Seicento una straordinaria raccolta di reperti provenienti da scavi romani e dal Palatino. Nel piano nobile, visitabile su richiesta o in occasione di eventi speciali, si possono ammirare: affreschi di Pietro da Cortona e di Gaspare Celio, decorazioni a stucco di rara eleganza, che incorniciano scene mitologiche e stemmi familiari, camini monumentali e soffitti lignei decorati, testimonianza del gusto nobiliare romano tra Rinascimento e Barocco.

Il cortile di Palazzo Mattei, non a caso, è stato spesso scelto come location cinematografica per film e documentari ambientati nella Roma segreta.

Palazzo della Cancelleria – Il primo gioiello del Rinascimento romano

Corso Vittorio Emanuele II, 190

come raggiungerlo:

  • Metro: Linea A, fermata Lepanto o Ottaviano, poi bus verso il centro (10-15 minuti). In alternativa, fermata Barberini e bus linea 492 o 62 fino a Corso Vittorio / Chiesa Nuova

  • Bus: Linee 46, 62, 64, 70, 81, 87, 492 – fermata Corso Vittorio Emanuele / Navona o Chiesa Nuova

  • Tram: Linea 8, fermata Arenula / Ministero di Giustizia, poi 7-8 minuti a piedi

  • A piedi: Facilmente raggiungibile da Campo de’ Fiori (2 minuti) o Piazza Navona (5 minuti)

Sede della Santa Sede, è tra i primi esempi di architettura rinascimentale a Roma. Il Cortile del Palazzo della Cancelleria è considerato un autentico gioiello dell’architettura rinascimentale e un modello di perfezione formale. Sebbene l’intero palazzo sia frutto del lavoro di diversi architetti (tra cui Baccio Pontelli e Antonio da Sangallo il Vecchio), il cortile interno a tre ordini è quasi unanimemente attribuito a Donato Bramante, che giunse a Roma stabilmente nel 1499. Il cortile è un esempio mirabile di armonia e equilibrio, basato sullo studio dell’architettura classica. È scandito in tre piani sovrapposti, ognuno con una funzione e un trattamento stilistico specifico: il piano terra, con il suo porticato caratterizzato da ampie arcate che creano un portico continuo; il primo piano, che si apre con finestre rettangolari e mantiene un ritmo coerente con il piano terra, utilizzando elementi dell’ordine ionico, e il Secondo Piano (Loggiato/Galleria), che presenta una serie di finestre più piccole, con elementi dell’ordine corinzio, completando l’ideale sequenza classica (dorico, ionico, corinzio).

San Siro e stadi delle Olimpiadi, come sono fatti quelli che vincono i premi di design più prestigiosi

In Italia abbiamo stadi leggendari come San Siro a Milano (venduto recentemente a Inter e Milan), Juventus Stadium a Torino e Olimpico a Roma, veri templi del calcio e dello sport. Ma quando si parla di architettura d’avanguardia e design premiato a livello mondiale, il podio si sposta fuori dai confini del Belpaese. Nessuno di questi simboli italiani è infatti riuscito a conquistare un posto tra i vincitori del Prix Versailles 2025, il riconoscimento internazionale che celebra le strutture sportive più belle e innovative del pianeta.

Dalla Germania al Giappone, passando per gli Stati Uniti e la Cina, gli stadi premiati mostrano come lo sport possa fondersi con arte, tecnologia e sostenibilità, trasformando un’arena in un’esperienza urbana e sociale che mantiene un equilibrio perfetto tra benessere, condivisione ed eccellenza. Ecco i sei stadi più belli del mondo: capolavori di architettura contemporanea capaci di ospitare una grande varietà di eventi e che scrivono il futuro dei luoghi sportivi (anche quelli delle prossime Olimpiadi).

SAP Garden Munich, Germania

Un enorme edificio di 62.500 metri quadrati perfettamente integrato con il paesaggio grazie al suo tetto ricoperto di giardini è la struttura ambiziosa del SAP Garden di Monaco di Baviera, in Germania. Progettato dallo studio 3XN, è la casa dell’EHC Red Bull München (hockey su ghiaccio) e del Bayern Monaco (basket). L’arena principale ospita fino a 10.700 spettatori per l’hockey e 11.500 per il basket, grazie a tribune mobili regolabili che garantiscono una visuale perfetta da ogni angolazione.

Lo spettacolo sportivo si unisce a quello delle luci e dei media digitali che trasformano l’atmosfera e non mancano aree VIP, un ristorante, negozi, uffici, sale conferenze e una terrazza panoramica aperta al pubblico, visitabile anche in assenza di eventi sportivi. Un modello di architettura sostenibile, in cui estetica ed efficienza si fondono.

Le Colisée, Francia

A 13 minuti a piedi dall’iconica cattedrale di Chartres, nel cuore della città francese, sorge il nuovo spazio polifunzionale dedicato allo sport e alla cultura premiato ai Prix Versailles per la sua integrazione con il paesaggio e il recupero attento di un’ex area ferroviaria abbandonata. Progettato dallo studio Groupe-6 architectes, questo “colosseo” richiama il suo omonimo di Roma e la sala principale di forma ellittica ricorda i teatri dell’antichità.

Collegata direttamente alla stazione ferroviaria tramite una passerella pedonale, l’arena seminterrata segue la pendenza naturale del terreno, mentre il giardino pensile e la promenade sul tetto, arricchita da piante e spazi verdi, formano un nuovo spazio pubblico che accoglie residenti e visitatori.

Kagawa Prefectural Arena, Giappone

Affacciata sul Mare Interno di Seto, nei pressi della stazione ferroviaria e del terminal dei traghetti di Takamatsu, la Kagawa Prefectural Arena (nota anche come Anabuki Arena Kagawa), in Giappone, comprende tre palazzetti distinti, ognuno con proporzioni specifiche per discipline che spaziano dal basket alle arti marziali.

Progettata dallo studio SANAA, questa struttura moderna unisce sotto un unico tetto ondulato gli spazi della piazza, del parco e del porto, riconnettendo la città al mare. Le palestre sono senza muri e le tribune fungono da confine, mentre ampie vetrate panoramiche permettono alla luce naturale di inondare l’edificio da ogni lato.

Caesars Superdome, USA

Non è nata negli ultimi anni, ma questa struttura, rinnovata dopo i gravi danni subiti dall’uragano Katrina nel 2005, è tornata a risplendere e si guadagna un posto tra gli stadi più belli del mondo. Il Caesars Superdome di New Orleans, la “cattedrale” dei Saints, sorge a breve distanza dal fiume Mississippi ed è uno dei primi stadi coperti del football americano. Non ha perso il suo record: detiene ancora il primato di più grande struttura a cupola fissa del mondo.

Inserito nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici nel 2016, è stato ristrutturato dallo studio Trahan Architects, con l’obiettivo di prolungare la vita del complesso, ormai cinquantennale. Le novità inserite? Tre nuovi ingressi con atrio luminoso e accogliente; spazio interno ampliato; rivestimento di alluminio anodizzato con un nuovo design che richiama la forma scultorea dorata iconica dell’esterno del Superdome.

Uno stadio dall’aspetto più moderno e accessibile, dove innovazione e conservazione del patrimonio storico mantengono un perfetto equilibrio.

Caesars Superdome
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Il Caesars Superdome di New Orleans

Xi’an International Football Centre, Cina

Lo stadio e i campi di allenamento del Centro Internazionale di Calcio di Xi’an, situato a Fengdong, porta la firma di Zaha Hadid Architects (che hanno progettato anche una delle stazioni più belle del mondo). Dentro alla struttura a forma di sella, un’arena ultramoderna accoglie fino a 60.000 spettatori.

Non solo sport: questo centro rappresenta anche un nuovo spazio pubblico, con terrazze ombreggiate con vista sulla città e sui monti Qin, aree per il tempo libero e attività di ristorazione aperte ogni giorno sia per i residenti che per i visitatori.

Particolare attenzione è stata posta alla mitigazione dei venti freddi che provengono da nord, dalle linee sinuose dello stadio al materiale traslucido che protegge gli spettatori dalle intemperie e dalla luce diretta del sole, lasciando comunque filtrare la massima quantità di luce naturale.

Intuit Dome, USA

La nuova casa dei Los Angeles Clippers, a Inglewood, in California, sembra una palla da basket che entra nel canestro. Si chiama Intuit Dome e ha un’architettura spettacolare progettata da AECOM.

Costruita in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi estive del 2028, questa imponente struttura dedicata al basket promette un’esperienza immersiva a tutti visitatori, sia grazie al design degli interni sia grazie a murales e sculture di artisti locali di Los Angeles, oltre a diverse opzioni di intrattenimento tecnologico.

Catacombe di Priscilla, il labirinto segreto di Roma con la più antica immagine della Madonna

Sotto la frenesia di Via Salaria, tra palazzi recenti, negozi e traffico costante, si nasconde uno dei segreti meglio custoditi di Roma. Nel profondo di quell’asfalto, infatti, resiste un mondo che non appartiene alla città di oggi. Parliamo delle Catacombe di Priscilla, un labirinto sotterraneo vasto e silenzioso, aperto nel ventre della Terra per ben 13 chilometri.

Gallerie scavate nella pozzolana, volte basse, nicchie e cubicoli sono testimoni di una storia iniziata nel II secolo e (quasi) senza interruzioni fino al V. Le pareti conservano colori antichi, figure essenziali e simboli tracciati per restare. Tra questi spazi si trova la più antica immagine della Madonna, dipinta quando Roma cambiava volto e il cristianesimo lasciava le prime tracce nelle pietre.

L’ingresso resta discreto, celato dentro un convento contemporaneo, quasi a proteggere un angolo della città che ha attraversato la storia senza perdere la sua voce.

La storia delle Catacombe di Priscilla

Prima che le Catacombe di Priscilla iniziassero ad accogliere i defunti, l’area era un semplice vuoto scavato in una collina. La pozzolana, pietra friabile tanto apprezzata dai romani per costruire strade, muri e acquedotti, veniva estratta con regolarità, creando corridoi e camere che già ricordavano piccoli labirinti. Tra il II secolo e gli anni successivi, queste cavità furono lentamente trasformate in necropoli cristiana.

Catacombe romane
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Galleria con nicchie nelle Catacombe di Priscilla

La zona apparteneva agli Acilii Glabrioni, famiglia senatoria romana; le gallerie, i corridoi trasversali e i loculi ricavati nelle pareti furono organizzati con ordine, mentre sale e ambienti destinati a singole famiglie vennero decorate con pitture e simboli coerenti, pensati per accompagnare l’anima dei defunti.

Nel III secolo, la catacomba assunse un ruolo importante nella comunità cristiana romana. Le stratificazioni visibili sulle pareti raccontano di migliaia di sepolture, di uomini e donne che venivano collocati in spazi ordinati, a volte accompagnati da simboli della loro fede o scene tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento.

Con l’età costantiniana, l’espansione raggiunse il culmine: tre livelli sovrapposti si articolavano fino a 35 metri di profondità, formando un reticolo di cunicoli che partiva dalla collina e si estendeva verso l’odierna Via Salaria.

Qui trovarono sepoltura sette pontefici: Marcellino, Marcello I, Silvestro I, Liberio, Siricio, Celestino I e Vigilio. La presenza di così tante figure illustri consacrò il complesso come la “Regina Catacumbarum”, un titolo che ancora oggi evoca il prestigio di questo luogo sotterraneo. Nel IV secolo papa Silvestro I volle aggiungere una basilica in superficie, costruita sopra le tombe dei martiri Felice e Filippo.

Questo rapporto tra gli spazi sotterranei e il luogo di culto sovrastante trasformò la necropoli in un punto di riferimento liturgico destinato a durare secoli. La basilica rimase un centro di devozione fino al progressivo abbandono delle zone suburbane circostanti, quando la città si spostò e l’area cadde in un silenzio lungo e quasi totale.

Tra Medioevo e Rinascimento il labirinto sprofondò nell’oblio. Gli spazi vennero violati da scavi clandestini e saccheggi, sarcofagi e reperti andarono dispersi, ma alcune testimonianze sopravvissero, attirando l’attenzione di studiosi e antiquari a partire dal XVI secolo. Solo nell’Ottocento le esplorazioni assunsero un rigore scientifico: campagne sistematiche mappavano le gallerie e ne tracciavano la complessa geometria.

Nel Novecento vennero compiuti i restauri più importanti: consolidamento delle volte, pulitura degli affreschi e allestimento di percorsi fruibili, che permisero di restituire ai visitatori l’impatto visivo e la precisione architettonica, rendendo leggibile una storia lunga quasi mille anni.

Cosa vedere

Il percorso odierno interessa le zone più stabili e meglio conservate. Le pareti mostrano ancora loculi disposti su livelli sovrapposti e chiusi un tempo da lastre marmoree con iscrizioni. Le superfici presentano resti di intonaco bianco, cornici in rosso cinabro, simboli cristiani e motivi vegetali. Alcune sale riassumono l’evoluzione dell’iconografia paleocristiana.

Cubicolo della Velata

Il Cubicolo della Velata, databile al III secolo, custodisce un apparato pittorico completo. La figura centrale è una donna velata in atteggiamento di orante. L’immagine occupa la parete principale del cubicolo, con linee morbide e colori tenui. Sulla volta appare il Buon Pastore con capretto sulle spalle, circondato da figure disposte in semicerchio. Le pareti laterali presentano scene della vita quotidiana della defunta, interpretate dagli archeologi come un racconto biografico.

Cappella Greca

Degna di nota è anche la Cappella Greca, che nei fatti rappresenta una delle testimonianze più importanti dell’arte paleocristiana. Le pareti sono la culla di scene veterotestamentarie e neotestamentarie: il Profeta Daniele, la resurrezione di Lazzaro, la guarigione del paralitico, l’Adorazione dei Magi e Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia. Le figure sono leggibili, seppur stilizzate. La volta presenta una mensa semicircolare attorno alla quale compaiono pani e pesci, immagine legata al banchetto eucaristico. Il colore dominante è il rosso cinabro, con tocchi di ocra e verde.

Criptoportico degli Acilii

Il Criptoportico appartiene alla residenza degli Acilii Glabrioni. Le pareti mostrano intonaci con pitture romane: figure con toga, ornamenti a festone, motivi vegetali e scene di vita aristocratica. Gli ambienti testimoniano il passaggio dall’uso privato alla funzione cristiana. Nelle sale adiacenti compaiono simboli con pani e pesci, allusioni alla liturgia. La sovrapposizione di decorazioni pagane e cristiane offre un quadro diretto della transizione culturale tra III e IV secolo.

La più antica immagine della Madonna

Tra le testimonianze più note si trova una piccola raffigurazione mariana databile tra la fine del II e l’inizio del III secolo. Maria è seduta con il Bambino in braccio, senza aureole o ornamenti posteriori. Accanto compare una figura maschile che indica una stella collocata sopra la scena. Gli studiosi identificano il personaggio con il profeta Balaam e la stella come riferimento alla profezia messianica. La semplicità dell’impianto pittorico non riduce l’importanza dell’opera: questa immagine costituisce la più antica rappresentazione conosciuta della Madonna.

Dove si trovano e come arrivare

Le Catacombe di Priscilla si trovano a Roma in Via Salaria 430, davanti al parco di Villa Ada. L’ingresso è collocato nel cortile interno del convento delle Suore Benedettine. La zona è raggiunta con varie linee di autobus urbani, oppure con taxi. L’accesso ipogeo avviene tramite scale moderne che collegano la superficie agli ambienti sotterranei. Il percorso è interamente guidato e segue fasce orarie prestabilite per garantire sicurezza e tutela.

Informazioni utili

La temperatura sotterranea resta costante durante l’anno e favorisce la conservazione degli affreschi. I turni di visita risultano contingentati, con gruppi ristretti. I biglietti sono acquistabili in loco o online, con una maggiorazione digitale, ma la struttura non è aperta il lunedì.

All’esterno è presente un piccolo museo con frammenti marmorei, iscrizioni, capitelli e reperti recuperati durante gli scavi moderni. La basilica antica situata sul pianoro, ricostruita nel XX secolo, rende leggibile il rapporto tra culto in superficie e sepolture sotterranee.

Le strade dell’antica Roma tornano a vivere: la nuova mappa svela meraviglie perdute

C’è un filo invisibile che unisce Roma al resto d’Europa, tracciato pietra dopo pietra più di duemila anni fa. Dicono che tutte le strade portino a Roma e ora possiamo vederlo davvero: una nuova mappa digitale mostra come l’Impero Romano fosse attraversato da un reticolo di vie che collegavano città, porti e province dal cuore dell’Italia fino all’Egitto e alla Britannia.

Migliaia di chilometri di strade, che creano un reticolo incredibile di connessioni in tutta Europa (e oltre), finalmente è stato mappato da un team di ricercatori internazionali: hanno creato una mappa interattiva consultabile online che riporta dettagliatamente tutti i percorsi delle strade romane, dalle più celebri a quelle che il tempo ha cancellato fisicamente, ma non nella memoria.

La straordinaria mappa delle antiche strade romane

L’antico sistema stradale romano, fondamentale e rivoluzionario all’epoca per il movimento di persone, merci e idee, è sempre stato mappato in modo incompleto e scarsamente integrato tra le fonti.

A cambiare tutto è stato un gruppo di ricercatori che ha recentemente pubblicato lo studio “Itiner-e: A high-resolution dataset of roads of the Roman Empire” sulla rivista Scientific Data: una banca dati open access delle strade romane è stata resa disponibile sul web a tutti coloro che vogliono immergersi nella storia dell’Impero Romano.

Parco degli Acquedotti sulla Via Appia
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Parco degli Acquedotti, lungo la Via Appia

Ben 300.000 km di percorsi stradali risalenti al 150 d.C., che si snodano tra Europa, Nord Africa, Vicino Oriente, Asia Minore e Grecia, sono stati identificati e inseriti nella mappa interattiva Itiner-e, comodamente consultabile accedendo al sito ufficiale Itiner-e.org.

Come è stato possibile? Incrociando numerosi documenti storici (come reperti rinvenuti durante gli scavi o nei registri di viaggio), immagini satellitari, fotografie di aeree storiche e altri dati. Oltre alle strade più celebri, che costituiscono il 34,58% del totale, sono emerse tantissime altre strade secondarie (il 65,42%), anche se la loro ubicazione esatta in molti casi è incerta.

Hanno persino scoperto strade attualmente nascoste sotto i laghi delle dighe, utilizzando immagini satellitari storiche che rivelano l’aspetto un tempo dell’area, come ha affermato Tom Brughmans, coautore dello studio e professore associato di archeologia classica presso l’Università di Aarhus in Danimarca: “Conosciamo centinaia di migliaia di luoghi antichi, come città e ville, dove i Romani vivevano e lavoravano. Ma le strade sono lunghe linee che tagliano il paesaggio e sono difficili da scavare nella loro interezza”.

Perché è una mappa rivoluzionaria

La nuova mappa digitale Itiner-e offre una visione inedita delle strade che collegavano città, porti e province di un territorio vastissimo. Secondo gli esperti, questo strumento potrà aiutare le future ricerche sulla mobilità, le migrazioni e persino sulla diffusione delle malattie, rivelando quanto la connettività fosse già allora una forza capace di modellare la storia.

Chi viveva nell’Impero si spostava in molti modi: a cavallo, su carri, con muli o, nelle zone desertiche, con i cammelli. Con un clic, oggi, si può esplorare l’antica Via Appia (Patrimonio UNESCO), seguire la Salaria fino all’Adriatico o scoprire percorsi oggi scomparsi. Antiche rotte che raccontano la quotidianità di un popolo in continuo movimento e la straordinaria efficienza logistica di Roma.

Guardando al futuro

La mappa, spiegano i ricercatori Tom Brughmans e Pau de Soto (professore presso il Dipartimento di Storia Antica e Medievale all’Università Autonoma di Barcellona), è in continua evoluzione: presto includerà collegamenti marittimi e fluviali per rappresentare l’intera rete di comunicazione dell’Impero.

“L’Impero Romano fu il primo esempio di unità politica ed economica su scala continentale”, sottolineano gli studiosi, ricordando che le sue infrastrutture non ebbero paragoni fino alla rivoluzione industriale. Eppure, ad oggi, conosciamo con certezza solo il 3% delle antiche strade. Un dato che invita a continuare la ricerca e che dimostra come, dopotutto, tutte le strade portino ancora a Roma, trasformando la storia in un itinerario da percorrere, anche solo con la mente.

Roma regina dei romanzi: è sul podio delle città europee più citate nei libri

Leggiamo per ispirarci e per aprire le porte verso mondi vicini e lontani, reali o immaginari, e quando le pagine dei libri ci riportano in città come Roma, Londra o Parigi, sembra di camminare tra vicoli, piazze e monumenti che le rendono uniche e meravigliose.

Un nuovo e curioso studio ha rivelato quali sono le città europee più citate nei romanzi degli ultimi cento anni, confermando Roma come una delle capitali preferite dagli scrittori: dai quartieri popolari alle piazze storiche, dai monumenti iconici alle strade meno conosciute, la Città Eterna diventa spesso un vero e proprio “personaggio” delle storie.

La classifica delle città più citate nei libri

Lo studio, condotto da Aura Print, ha esaminato l’archivio di Google Libri e cercato il numero di volte in cui ogni grande città europea è stata citata tra il 1920 e il 2020: è emersa una classifica in cui Roma si è piazzata terza.

Prima di lei, sul gradino più alto del podio, si trova Londra: è apparsa ben 286.675.500 volte nel corso dell’ultimo secolo, quasi il triplo rispetto alla seconda città più popolare, ovvero Parigi (con 95.290.475 riferimenti).

La capitale del Regno Unito era lo sfondo ideale per le atmosfere tipiche dell’epoca vittoriana, che ha visto nascere grandi romanzi come Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson (1886), e Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde (1890), mentre negli ultimi cento anni è l’ambientazione di storie in un clima più metropolitano. Alcuni esempi? Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding e NW di Zadie Smith. Se il periodo storico compreso nello studio fosse andato più indietro nel tempo, si sarebbero potuti aggiungere anche altri celebri libri del XIX secolo, come Oliver Twist di Charles Dickens (1837).

Londra splendida di sera
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Londra con le luci della sera

Parigi, al terzo posto, è stata da sempre l’ambientazione dei romanzi più celebri e antichi, come I Miserabili, Notre-Dame de Paris e I tre moschettieri. Anche Ernest Hemingway ha scritto molto su Parigi e non mancano tantissime citazioni nei romanzi rosa, ambientati perfettamente nella città dell’amore per eccellenza.

Con 48.840.949 citazioni, chiude il podio Roma: dai romanzi storici a quelli ambientati nel volto moderno della Capitale, sono tantissimi gli esempi che rendono la Città Eterna un set ideale non solo per film celebri, ma anche per storie e racconti che si intrecciano tra le pagine con le sue meraviglie storiche e artistiche.

Di seguito la classifica delle 10 città europee sulle quali si scrive più spesso nei libri, secondo lo studio.

  1. Londra
  2. Parigi
  3. Roma
  4. Berlino
  5. Firenze
  6. Vienna
  7. Atene
  8. Dublino
  9. Amsterdam
  10. Bruxelles

I libri più celebri ambientati a Roma

Roma ha fatto da sfondo a celebri film, ma anche a tantissimi romanzi tra i più letti e apprezzati di sempre.

L’esempio più celebre è rappresentato da Angeli e Demoni di Dan Brown (2000). Gran parte del romanzo si svolge nel cuore storico della città, nei luoghi più iconici e simbolici: Piazza San Pietro (nella scena iniziale della scoperta del cadavere), il Pantheon (uno dei punti chiave della storia), Castel Sant’Angelo, Piazza del Popolo e i sotterranei di alcune chiese storiche. Tutti i luoghi hanno contribuito a rendere l’atmosfera perfetta tra misteri, simboli religiosi e architetture barocche.

Anche il romanzo storico del 1974 La Storia di Elsa Morante, prende vita tra quartieri e monumenti di Roma che sembrano custodire ancora le tracce del passato: dal quartiere di San Lorenzo, segnato dai bombardamenti, fino alla storica Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura e all’imponente Porta Tiburtina. Tra le borgate popolari di Pietralata e le vie caratteristiche del Testaccio, con il Ponte Sublicio e la Piramide Cestia a fare da cornice, si percepisce l’intimità delle case e delle stanze in affitto descritte nel romanzo. Non mancano nemmeno luoghi emblematici della memoria collettiva, come il Ghetto Ebraico e la Stazione Tiburtina, punti di partenza per i viaggi dei protagonisti.

Roma fa da sfondo anche alle storie legate alla Banda della Magliana degli Anni ’70 e ’80 in Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo (2002). Piazza Vittorio Emanuele II, nel rione Esquilino, è il luogo di ritrovo dei personaggi e simbolo della Roma popolare e multietnica dell’epoca. Trastevere e il quartiere Testaccio sono i luoghi chiave della banda, mentre le zone industriali di Ostiense e Garbatella sono teatro di traffici illeciti e scene significative nel libro.

Ne La ragazza di Roma di Alberto Moravia (1954), la Capitale diventa un teatro della vita: nel romanzo ambientato nella Roma del dopoguerra, tra povertà, desiderio di indipendenza e relazioni complicate, la città è parte integrante della storia. Trastevere rappresenta il volto più autentico e popolare, Piazza del Popolo è teatro di incontri e osservazioni sulla vita mondana, mentre Via del Corso e Piazza Navona riflettono i contrasti tra mondanità e vita reale.

Le migliori città del mondo 2026 raccontano un sogno: Roma arretra, ma resta eterna

Ogni anno la classifica World’s Best Cities Report redatta da Resonance Consultancy individua quali sono le città più influenti, desiderabili e in crescita del pianeta. Per chi ama viaggiare, investire o semplicemente scoprire mete urbane di prim’ordine, questa lista diventa un riferimento cruciale.

Nel 2026 la valutazione prende in esame tre pilastri – vivibilità, amabilità e prosperità – e combina dati quantitativi con percezioni globali. Questo articolo presenta la Top 10 per il 2026. Importante sottolineare un cambiamento di spicco: Londra è passata dal decimo al primo posto, segnando un vero sorpasso; mentre, per quanto riguarda l’Italia, Roma è retrocessa al settimo posto.

Resonance Consultancy

La società canadese di consulenza Resonance Consultancy, specializzata nel settore immobiliare e nel turismo, realizza ogni anno il report World’s Best Cities, che valuta oltre 270 città a livello globale. Il metodo si basa su tre pilastri principali:

  • vivibilità: infrastrutture, trasporti pubblici, qualità dell’aria, spazi verdi, abitabilità,
  • amabilità: cultura, divertimento, attrazioni, social media engagement,
  • prosperità: forza economica, partecipazione alla forza lavoro, aziende internazionali, connettività aeroportuale.

Questa metodologia rende la classifica non solo un riferimento per il turismo, ma anche per investimenti, sviluppo urbano e posizionamento internazionale delle città.

La classifica delle migliori città al mondo: la top 10

Ecco la lista delle prime dieci città al mondo per il 2026 secondo il report di Resonance Consultancy.

Londra raggiunge la vetta

Londra conquista il primo posto nel 2026. Il rapporto evidenzia che la città ha ottenuto il primo posto nella sottocategoria prosperità, il secondo nella amabilità e il terzo nella vivibilità.

La forza della metropoli risiede anche nella capacità di attrarre studenti, imprenditori, turisti e investitori. Nelle sottocategorie troviamo Londra al primo posto anche per aeroporti e grandi aziende.

Report 2026 delle World’s Best Cities
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Londra illuminata dalla luce dell’ora blu

New York, la città che vibra

New York si posiziona al secondo posto nel 2026. La città ha beneficiato di nuovi investimenti infrastrutturali (Nuovo Terminal 1 del JFK), oltre a misure innovative come la congestion pricing – esperimento di mobilità più seguito del Paese.

New York è il cuore pulsante dell’America, capace di reinventarsi pur nella complessità politica e sociale. Nelle sottocategorie New York è al primo posto in Google Trends e al secondo in grandi aziende.

Parigi, eterna e romantica

Parigi occupa il terzo gradino della classifica. Il rapporto sottolinea che Parigi non è solo una città storica, ma un laboratorio urbano proiettato al futuro: con nuove politiche di mobilità (es. limiti di velocità, corsie ciclabili) e infrastrutture come il Grand Paris Express – con, ad esempio, apertura di nuove stazioni.

Il mix fra patrimonio e trasformazione urbana ha contribuito al suo piazzamento. Anche nelle sottocategorie la città si piazza molto bene: al secondo posto in Google Trends e al terzo posto per i musei.

Tokyo, innovativa e moderna

Tokyo è al quarto posto. Il report evidenzia che Tokyo eccelle nelle sottocategorie ristoranti e musei e che la sua metropoli – nonostante la dimensione pazzesca – è costantemente in evoluzione passando da una dimensione imponente ad un’esperienza più “umano-centrica”.

Resonance Consultancy redige la classifica 2026 delle World’s Best Cities
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Strada dello shopping di Shibuya a Tokyo

Madrid, green e sostenibile

Madrid figura al quinto posto. Il focus qui è sulla sostenibilità e sulla trasformazione urbana: ad esempio, l’ambizioso progetto “Bosque Metropolitano” per creare una grande cintura verde attorno alla città.

Madrid viene lodata per aver reinventato spazi urbani storici in chiave moderna. Nelle sottocategorie Madrid risulta al secondo posto per vita notturna e al settimo per teatri e concerti.

Singapore, la città futurista

Singapore al sesto posto. Il report sottolinea che la città-stato ottiene il primo posto nella sottocategoria tenore di vita e il quarto in università. Si parla anche della trasformazione del quartiere Orchard Road con l’apertura di torri di lusso a uso misto che uniscono shopping e sostenibilità e dei progetti relativi al lungomare della città come il “Great Southern Waterfront”.

Roma, perde punti

Roma è settima nella classifica 2026. La Città Eterna è stata letteralmente presa d’assalto grazie al Giubileo del 2025, che ha già attratto circa 35 milioni di pellegrini, oltre a milioni di turisti che normalmente la affollano (oltre 22 milioni nel 2024).

Nonostante le belle iniziative e il quarto posto in luoghi di interesse e punti di riferimento, Roma non ha migliorato di posizione rispetto alle aspettative e anzi è peggiorata.

La città deve ancora rafforzare la sua performance nei parametri di vivibilità e prosperità, dove emergono criticità legate alla mobilità, alla gestione urbana e alla sostenibilità.

Dubai, la città del futuro

Dubai occupa l’ottava posizione nella classifica World’s Best Cities 2026. Una città dal ritmo futurista, con progetti monumentali come l’aeroporto Al Maktoum International (DWC) da 260 milioni di passeggeri e un’economia in piena espansione (207 miliardi di dollari in transazioni immobiliari nel 2024) ha guadagnato un secondo posto nella sottocategoria partecipazione alla forza lavoro.

Berlino e la sua energia

Berlino è nona. La sua scena culturale è molto vivace, la cultura techno della città è ora riconosciuta dall’UNESCO. Ha ottenuto un quarto posto nella sottocategoria andare in bicicletta e un quinto nella percorribilità.

Inoltre la trasformazione dell’ex aeroporto Tegel in complesso tecnologico e residenziale costituisce il più grande quadro urbano economico.

Barcellona, mix di mare e cultura

Barcellona completa la Top 10 al decimo posto. La città catalana è un laboratorio di rigenerazione urbana, della mobilità sostenibile (terzo posto nel trasporto pubblico e dodicesimo nella percorribilità) e del turismo attento alla qualità, non solo ai numeri. Barcellona punta sulla sicurezza economica a lungo termine.

World’s Best Cities Report 2026 di Resonance Consultancy
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Veduta aerea panoramica della Sagrada Familia

Le città italiane della top 100

Oltre a Roma, che abbiamo visto al 7 posto, l’Italia può contare anche su un’altra rappresentante di rilievo nella classifica mondiale delle 100 migliori città del 2026 redatta da Resonance Consultancy: Milano, che si piazza al 36 posto.

Milano si distingue come la città italiana più competitiva a livello economico e imprenditoriale. Secondo Resonance, il capoluogo lombardo eccelle nella sfera della prosperità, grazie alla sua posizione come capitale della moda, del design e della finanza.

L’alta concentrazione di startup, la qualità dei servizi e la reputazione internazionale come città innovativa contribuiscono al suo posizionamento. Milano mantiene inoltre un forte appeal turistico, sostenuto da eventi globali come la Fashion Week, il Salone del Mobile e i progetti di rigenerazione urbana avviati in vista delle Olimpiadi Invernali 2026.

Da Roma a Monaco in 6 ore: entro il 2040, il piano UE rivoluzionerà i viaggi in treno

Viaggiare da Roma a Monaco di Baviera in appena sei ore non sarà più un sogno, ma una prospettiva concreta entro il 2040. La Commissione Europea ha presentato un ambizioso pacchetto di misure per realizzare una rete ferroviaria ad alta velocità, capace di collegare le principali città in tempi mai visti prima.

L’obiettivo è duplice: rendere il treno competitivo con l’aereo su molte tratte e ridurre drasticamente le emissioni di CO₂, contribuendo alla transizione verde e alla coesione economica tra gli Stati membri.

L’Europa si connette: Roma e Monaco più vicine

Il progetto rientra nel quadro del piano TEN-T (Trans-European Transport Network) e del nuovo Piano d’Azione per l’Alta Velocità Ferroviaria, che puntano a creare una rete moderna e più efficiente in tutta Europa.

Secondo la Commissione, la futura “TAV europea” sarà realizzata combinando nuove linee e tratte già esistenti ma potenziate, così da unire le capitali e i principali centri urbani da nord a sud e da est a ovest, includendo anche i Paesi candidati all’ingresso nell’UE.

Tra le tratte simbolo del progetto figura proprio quella Roma–Monaco, che vedrà i tempi di percorrenza ridursi a circa sei ore. Ma non sarà l’unica: si potrà viaggiare da Berlino a Vienna in 4 ore e mezza (oggi oltre 8), da Sofia ad Atene in 6 ore invece di 13, e da Madrid a Lisbona in circa 3 ore al posto di 9.

Si tratta di un cambiamento radicale che farà del treno l’alternativa preferita ai voli a corto raggio, grazie alla comodità di collegamenti centro-centro e a prezzi più accessibili.

Il vicepresidente della Commissione, Raffaele Fitto, ha definito il piano “un passo decisivo verso un’Europa più unita ed efficiente”, sottolineando il suo valore economico e sociale.

Anche il commissario europeo ai Trasporti sostenibili e al Turismo, Apostolos Tzitzikostas, ha ricordato che oggi solo in pochi Paesi – tra cui Italia, Francia, Germania e Spagna – si concentrano la maggior parte dei 12.000 km di linee ad alta velocità esistenti, mentre l’Europa centrale e orientale resta ancora poco connessa.

Il nuovo piano cambierà questa situazione, con investimenti stimati fino a 550 miliardi di euro, generando però benefici sociali aggiuntivi per circa 200 miliardi.

Roma-Monaco in 6 ore con il treno entro il 2040
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La bellissima Marienplatz a Monaco

Il biglietto unico europeo

Un’altra grande novità verrà presentata già entro il 2026: l’introduzione del biglietto unico europeo, un sistema digitale che consentirà di prenotare viaggi transfrontalieri con un solo clic, anche combinando treni, autobus e aerei. Questo strumento, definito “multimodale”, rappresenterà un passo avanti nella semplificazione dell’esperienza di viaggio per milioni di cittadini europei.

Il biglietto unico permetterà di acquistare in modo semplice e trasparente un intero itinerario indipendentemente dalle compagnie ferroviarie coinvolte. Secondo Tzitzikostas, la priorità è “garantire che i cittadini possano prenotare un viaggio completo attraverso più operatori come se fosse un unico biglietto”, rendendo l’intermodalità una realtà quotidiana.

Oltre a migliorare la competitività del trasporto ferroviario, la misura mira a promuovere il turismo sostenibile e ad aumentare l’accessibilità per tutti i viaggiatori europei.

L’iniziativa sarà accompagnata dal Sustainable Transport Investment Plan (STIP), destinato a mobilitare risorse pubbliche e private per favorire investimenti in carburanti rinnovabili e in tecnologie a basse emissioni, sostenendo così una mobilità più verde e integrata.

Vivi la magia del Natale 2025 con l’Espresso Monaco verso i mercatini più belli

L’attesa del Natale diventa ancora più magica con il ritorno dell’Espresso Monaco, il treno notturno di FS Treni Turistici Italiani che collega Roma con le destinazioni più affascinanti dei Mercatini di Natale europei 2025.

Un’esperienza pensata per chi vuole vivere la magia dell’Avvento in modo autentico, sostenibile e confortevole: ideale per coppie, famiglie e gruppi di amici in cerca di tradizione e relax. Partendo dalla Capitale si attraversano paesaggi invernali per svegliarsi tra le luci e i profumi delle feste, pronti a esplorare piazze, bancarelle e specialità locali.

Sulle orme di Pier Paolo Pasolini a Roma

Nella notte del 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini venne assassinato sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia: un evento che segnerà indelebilmente uno spaccato di storia italiana e una vicenda giudiziaria che ancora oggi solleva dubbi e domande. Da quella tragica notte sono trascorsi 50 anni e Roma ha deciso di omaggiare – nell’anno del Giubileo – il regista e scrittore con la rassegna PPP VISIONARIO, promossa da Roma Capitale e con appuntamenti fino a dicembre.

Due mesi ricchi di programmazione – tra spettacolo, cultura e sport – con tanti ospiti per onorare la memoria, l’eredità e la visione profetica di uno dei massimi intellettuali del Novecento. Una manifestazione diffusa che – da Tor Bella Monaca a Garbatella – ci riporta anche nei luoghi romani di Pasolini: angoli vissuti, ma anche ispiratori della visione artistica dello scrittore – tra cinema e letteratura – che val la pena esplorare e visitare, se volete ulteriormente avvicinarvi alla poetica di Pasolini.

Quello che vi proponiamo è dunque un itinerario tra i luoghi del regista della Capitale: troverete qui i simboli che caratterizzano la vita e l’opera di Pier Paolo Pasolini a Roma, ma anche targhe e luoghi di ispirazione per quella che fu la sua ricerca artistica.

Pier Paolo Pasolini a Roma. Mauro Maugliani. Cosa sono le Nuvole (omaggio a Pasolini)
Mauro Maugliani
Mauro Maugliani. Cosa sono le Nuvole (omaggio a Pasolini)

Ostia, il Parco Pier Paolo Pasolini

Il nostro itinerario parte da Ostia, tristemente noto come luogo della morte di Pier Paolo Pasolini. Il corpo del regista fu infatti trovato la mattina del 2 novembre sulla spiaggia dell’Idroscalo ed è proprio in quell’area che tuttora viene intensamente e maggiormente ricordato.

Oggi quegli spazi – per lungo tempo abbandonati – sono diventati il Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia e – al suo interno – dal 2005, il Comune di Roma ha dato vita ad un giardino letterario dedicato proprio allo scrittore. Il Parco Pier Paolo Pasolini – in cui potrete passeggiare tranquillamente – vanta una stele a memoria proprio della scomparsa del regista, ma ci sono anche citazioni e percorsi bibliografici.

La scultura di Mario Rosati

La scultura – che giace proprio laddove venne ritrovato il corpo – porta la firma di Mario Rosati e riproduce, in forma stilizzata, una colonna spezzata (che rappresenta la morte violenta), due gabbiani in volo e la luna: tutti chiari riferimenti alla notte del 2 novembre 1975 in cui Pasolini morì. Nel 2005, l’area è stata ripulita e munita di una zona verde recintata. Per l’occasione, è arrivata anche una nuova versione della stele di Rosati.

Sono stati aggiunti inoltre due percorsi: se decidete di intraprenderli, incontrerete citazioni dai libri dello scrittore, titoli delle sue opere più importanti e qualche nozione. Se c’è un luogo che oggi, a Roma, parla di Pasolini e omaggia il regista è proprio questo lembo di litorale romano, che continua a mantenerne viva la memoria.

Ostia, piazza Anco Marzio

Prima di allontanarvi da Ostia, fate un salto in piazza Anco Marzio (dal Parco sono circa 40 minuti a piedi, oppure potete prendere uno dei bus che attraversano il Lido di Ostia per massimizzare i tempi e gli spostamenti). Qui troverete, proprio al centro di una aiuola, l’opera Interferenza n. 7 dello scultore Pietro Consagra. Inaugurata nel 1993, la scultura è stata realizzata in occasione del diciottesimo anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini ed è in travertino rosato e sbozzato proveniente da Pietrasanta.

Il luogo nello specifico non ha molto a che vedere con Pasolini (siamo pur sempre a Ostia, ad ogni modo), ma è stato selezionato perché permette all’osservatore vari orientamenti prospettici e giochi di luce.

Rebibbia, l’incontro tra Roma e Pasolini

Spostiamoci ora a Rebibbia, quartiere romano che ha abbracciato la vita di Pasolini più che la sua morte. Dal 1951 al 1953 lo scrittore visse infatti in un appartamento al primo piano di una palazzina in via Giovanni Tagliere. Viveva con la madre Susanna Colussi e insegnava presso una scuola media di Ciampino (proprio per questo riuscì ad affittare la casa ed evitare alla madre di lavorare).

Risalgono a questo periodo le prime opere romane: dalle poesie che verranno raccolte in Roma 1950 – Diario al racconto Il Ferrobedò (poi contenuto in Ragazzi di Vita), fino al poemetto L’Appennino. Per la precisione, la targa si trova in piazza Lino Ferriani ed è stata lì posta nel 1998, con un’iscrizione che contiene i versi dell’autore tratti dal poema Il pianto della scavatrice (Ah, giorni di Rebibbia / che io credevo persi in una luce / di necessità, e che ora so così liberi), apparso nel 1957 su Il Contemporaneo. Sono versi che mostrano attraverso le parole la rinascita romana di Pasolini, fuggito dal Friuli e con poche possibilità economiche dopo l’accusa per atti osceni.

Monteverde: la prima targa e le prime ispirazioni

Spostiamoci ora a Monteverde, dove troverete una targa sull’edificio della sede del Gruppo Polizia locale Municipio Roma XII (già XVI). Il progetto è di Enzo De Camillis, mentre l’opera è stata scolpita da Alessandro Ferretti e Adriano De Angelis. La targa – in travertino – fa sfoggio del profilo di Pier Paolo Pasolini con varie iscrizioni in bronzo: inaugurata il 15 ottobre 2005, il suo obiettivo è proprio quello di ricordare la quotidianità di Pasolini a Monteverde.

Dopo aver vissuto a Rebibbia, il poeta si trasferì infatti in via Fonteiana dal 1954 al 1959, per poi spostarsi – come vedremo dopo – in via Carini: Monteverde, per questi e altri motivi, è una zona romana molto cara al regista e scrittore. Basti sottolineare che la targa in questione si trova praticamente all’angolo con via Donna Olimpia, una via fondamentale per quelle che sono state le ispirazioni e le scene di Ragazzi di vita, pubblicato dall’editore Garzanti nel 1955.

Ancora Monteverde: via Giacinto Carini

Restiamo in zona Monteverde, che – come abbiamo sottolineato – è un luogo della Capitale molto caro al regista. Da Via Fonteiana a Via Giacinto Carini, nostra prossima tappa, sono del resto poco più di dieci minuti a piedi. Pasolini visse in Via Giacinto Carini 45 tra il 1959 e il 1963. Sono anni in cui il poeta lavorò come sceneggiatore e – forte di maggiori introiti – poté trasferirsi in una zona più centrale del quartiere (da via Fonteiana), la stessa in cui viveva tra l’altro Bernardo Bertolucci.

Nello stesso palazzo, abitava infatti il poeta Attilio Bertolucci – padre di Bernardo – con cui Pasolini aveva un forte rapporto intellettuale. Quel periodo intenso è oggi ricordato da una targa che si trova proprio in via Giacinto Carini 45, lì posizionata nel 1999. La trovate sopra il portone di una palazzina e recitano versi tratti dal poemetto Récit. La lapide porta la firma del famoso scenografo Dante Ferretti.

La vita di Pier Paolo Pasolini all’EUR

Spostiamoci ora all’EUR – per la precisione in via Eufrate n. 9 – dove si trova l’ultima abitazione di Pier Paolo Pasolini. In realtà, il palazzo in cui visse il poeta lo trovate proprio di fronte alla targa presso cui vi stiamo portando: qui Pasolini abitò dal 1963 al 1975, anno della sua morte.

L’EUR è un quartiere che il poeta sentirà molto e da cui trarrà molte ispirazioni: un esempio di questo legame lo troviamo nella poesia La ricerca di una casa, contenuta nella raccolta Poesie in forma di rosa. Arrivati in via Eufrate, per trovare la targa dovrete cercare tra i sanpietrini. Di forma rettangolare, riporta la scritta Qui abitò con la amata madre / Pier Paolo Pasolini / Roma, 15 settembre 2022 / Municipio Roma IX. Come indica la targa stessa, questa è stata posizionata qui nel 2022 in occasione del Centenario della nascita di Pasolini (1922-2022) e nell’ambito della rassegna 9 da leggere, Prima Edizione del Festival della Lettura e della Letteratura del Municipio Roma IX.

Le 10 città più pericolose d’Italia nella classifica 2025

La criminalità in Italia torna a crescere, trainata soprattutto dai reati di strada e dalla microcriminalità urbana. È quanto emerge dalle più recenti analisi del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno, secondo cui nel 2024 sono stati denunciati 2,38 milioni di reati, con un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente e del 3,4% rispetto al 2019.

Un incremento che, pur restando lontano dai livelli di dieci anni fa, ridisegna la geografia della sicurezza nel Paese. Le città metropolitane restano i principali poli di rischio: Milano, Roma e Firenze guidano la classifica delle province con il più alto numero di reati denunciati ogni 100mila abitanti.

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