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Rabat, la Capitale sottovalutata del Marocco tra arte, oceano e vita vera

Rabat finisce spesso in fondo alla lista dei desideri, messa in ombra dalle ben più famose Marrakech, Fès e Casablanca. Chi la guarda da lontano la immagina grigia, politica e noiosa. Invece la realtà è abbastanza diversa (e per fortuna!). La città è equilibrata, seria senza essere rigida e accogliente senza trasformarsi in un luna park per turisti. Ha il passo calmo delle Capitali che non devono dimostrare nulla, l’aria fresca dell’Atlantico che addolcisce il clima e un ritmo quotidiano che sembra più europeo che nordafricano.

Questa sobrietà la fa passare inosservata, ma è proprio lì che sta il valore: Rabat incanta senza effetti speciali e resta impressa proprio per la sua normalità ben fatta. Chi arriva con poche aspettative se ne va convinto di aver scoperto una località vera, spesso ignorata da chi segue solo le mete famose.

Cosa vedere a Rabat

La forza della Capitale del Marocco è la somma: storia stratificata, architettura coloniale in ottimo stato, musei curati, quartieri pianificati con criterio e oceano a un passo. Qualsiasi zona mostra un volto diverso e insieme costruiscono una città più complessa di quanto suggerisca la sua fama tiepida.

Kasbah degli Oudaïa

Edificata nell’XII secolo per proteggere l’estuario del Bou Regreg, la Kasbah degli Oudaïa è un labirinto di vicoli bianchi e blu che scendono verso l’oceano. Le sue porte in stile almohade, con archi a ferro di cavallo e decorazioni scolpite nella pietra, mostrano la precisione architettonica del periodo. Dal belvedere si vede l’Atlantico e la città nuova sullo sfondo. All’interno, il Jardin des Oudaïa aggiunge un tocco geometrico, poetico e silenzioso.

Torre di Hassan e Mausoleo di Mohammed V

Nata come parte di una moschea gigantesca del XII secolo, la Torre di Hassan doveva essere uno dei minareti più alti del mondo islamico. È rimasta incompiuta, ma la sua imponenza è senza dubbio intatta. Accanto, il Mausoleo di Mohammed V, inaugurato nel 1971, unisce marmo bianco, mosaici zelij e legno di cedro scolpito. Le guardie reali sorvegliano l’ingresso in uniforme cerimoniale, ma senza teatralità.

Necropoli di Chellah

Un luogo che sembra sospeso è Chellah, prima colonia romana e poi necropoli merinide nel XIV secolo. Le rovine sono invase da cicogne e da erba alta, e questo equilibrio tra storia e natura è ciò che lo rende speciale. Le colonne romane, le mura merinidi e le vasche delle antiche terme convivono nello stesso spazio, quasi come a sembrare una rovina viva.

Medina di Rabat

La Medina di Rabat risale al XII secolo ed è più raccolta rispetto a quelle di Fès o Marrakech. Le strade sono più larghe, segno del riordino francese durante il Protettorato, e la pulizia è sorprendente. Porte in legno di cedro, finestre in ferro battuto e colori tenui fanno comprendere che è una medina che non cerca l’effetto scenico, e proprio per questo convince.

Ville Nouvelle

Costruita dai francesi nei primi decenni del Novecento, Ville Nouvelle è la parte pianificata della città. Boulevard ampi, facciate art déco, caffè storici, ministeri e giardini con palme alte e ficus secolari rendono ogni passo un momento impossibile da dimenticare.

Jardin d’Essais Botaniques

Un parco disegnato nel periodo del Protettorato francese, concepito come laboratorio botanico e giardino ornamentale, è il Jardin d’Essais Botaniques. Qui tutto è caratterizzato da ampie prospettive, palme, piante tropicali e una calma che sembra fuori dal tempo.

Cattedrale di San Pietro

La Cattedrale di San Pietro è stata edificata nel 1930 in pieno stile art déco, con facciata bianca e torri gemelle che si vedono da lontano. L’interno è essenziale, luminoso, più razionale che religioso.

Cosa fare a Rabat

Dalle premesse fatte, appare piuttosto evidente che Rabat non cerca applausi. Le attività migliori, infatti, nascono dall’osservare, respirare l’aria dell’Atlantico, camminare tra vicoli, piazze e quartieri e comprendere il ritmo della città. Tra le esperienze da non perdere ci sono:

  • Scoprire mercati e suq della medina: tra spezie, tessuti, ceramiche e cuoio, osservare i dettagli, le incisioni sui legni e sui metalli dà più informazioni sulla città di quanto farebbe una qualsiasi guida cartacea.
  • Provare la cucina locale: ristoranti familiari e taverne senza fronzoli servono piatti tradizionali, dai tajine di agnello o pesce al couscous e alla harira.
  • Visitare i musei: ce ne sono sia di grandi e moderni che di più piccoli e specifici.
  • Osservare il tramonto sull’Atlantico: le spiagge di Oudayas e il lungomare offrono uno spettacolo semplice ma potente. Le onde, il vento e le barche dei pescatori creano un’atmosfera reale, senza artifici.
  • Escursione a Salé: in pochi minuti di traghetto si attraversa il Bou Regreg e si arriva presso una medina più vissuta, meno turistica, e in cui i vicoli narrano storie di corsari e commercianti. La differenza tra le due città è evidente, perché Salé mostra la vita popolare in modo diretto, Rabat un’incredibile calma ordinata (soprattutto se paragonata ad altre città marocchine).
  • Vita notturna: la sera Ville Nouvelle e Avenue Mohammed V si animano di famiglie e giovani. Piccoli ristoranti, pasticcerie storiche, caffè e locali consento di osservare la Capitale in movimento, ma rigorosamente senza fretta (come fanno i suoi abitanti).

Come arrivare

Dall’Italia arrivare a Rabat è semplice, anche se non ci sono voli da ovunque. Le compagnie low cost e quelle tradizionali collegano Milano, Roma e qualche altra città dello Stivale con l’aeroporto Rabat-Salé, alcune volte con uno scalo a Casablanca o a Marrakech. Dall’aeroporto al centro città bastano venti-trenta minuti in taxi o navetta: le strade sono larghe e ordinate, il traffico tendenzialmente gestibile, e il primo contatto con il vento dell’Atlantico rende subito chiaro che si è arrivati in una Capitale diversa dal solito Marocco turistico.

Capitale del Marocco, Rabat
iStock
La bellissima Capitale del Marocco

Chi si trova già in questo sorprendente Paese può scegliere tra treno, auto o bus. La stazione di Rabat Ville è collegata a Casablanca, Fès, Marrakech e Tangeri con treni moderni e puntuali. I convogli regionali lungo la costa permettono di muoversi tra Rabat e Salé in pochi minuti. In auto, le autostrade principali sono ben tenute e segnate; parcheggiare in centro non è quasi mai un grande problema, e le vie ampie rendono gli spostamenti piuttosto semplici.

In generale, raggiungere Rabat significa entrare in una città senza troppo stress: poco caos da grande Capitale e nemmeno accoglienza con eccessivo traffico caotico. Si arriva, si respira l’aria salata dell’oceano e si capisce subito che qui la città vive a un ritmo suo, preciso e misurato.

Lontano dal caos di Marrakesh c’è una valle magica che pochi conoscono

A pochi chilometri dal cuore pulsante di Marrakesh, lontano dal caos e dalla confusione della medina e dei suoi affollati souk, si trova una valle magica che pochi turisti conoscono: la valle dell’Ourika.

Questo angolo di Marocco rappresenta un rifugio naturale e culturale, dove paesaggi mozzafiato si uniscono a tradizioni millenarie, regalando esperienze autentiche e indimenticabili.

Situata ai piedi delle imponenti montagne dell’Alto Atlante, la valle è una meta ideale per chi desidera scoprire un volto diverso del Marocco, fatto di natura selvaggia, giardini rigogliosi e comunità locali orgogliose della propria identità.

La natura incontaminata e la vita rurale nella valle dell’Ourika

La valle dell’Ourika si estende a circa 32 chilometri dalla vivace Marrakesh, in Marocco, e sorprende per la sua natura incontaminata, che si sviluppa lungo il corso del fiume Ourika.

La valle dell’Ourika in Marocco
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La Valle Ourika e il suo fiume

Qui si incontrano uliveti, giardini di zafferano, frutteti di cachi, kumquat e clementine, immersi in un paesaggio che coniuga la fertilità della valle con l’imponenza delle montagne.

La biodiversità è particolarmente ricca: è possibile avvistare impronte di cinghiali ovunque – la loro carne è considerata haram, proibita ai musulmani – e ci sono segnali di un possibile ritorno dei lupi africani nelle zone più remote.

L’acqua di disgelo primaverile rappresenta la linfa vitale per l’agricoltura locale, fondamentale per sostenere la popolazione e preservare le tradizioni agricole.

La vita rurale si svolge ancora secondo ritmi antichi: le comunità locali utilizzano rimedi naturali come il fumo di foglie di oleandro per scopi antisettici e coltivano piante e spezie utilizzate da generazioni.

La valle è anche un luogo dove si può vivere l’ospitalità amazighberbera – caratterizzata da un’accoglienza calorosa e tradizionale, che permette ai visitatori di immergersi nella cultura locale e assaporare piatti tipici preparati con ingredienti freschi e genuini.

Giardini e cultura: un viaggio tra tradizioni e arte

Oltre alla natura, la valle dell’Ourika offre un’esperienza culturale altrettanto affascinante. Tra i luoghi da non perdere ci sono il Giardino Anima, creato dall’artista austriaco André Heller, un’oasi di giardini tropicali e sculture mistiche che nasce su una terra un tempo arida, e il Jardin du Safran, dove si può scoprire il processo di coltivazione e raccolta dello zafferano, noto come il “oro rosso” marocchino.

Il tè allo zafferano, delicato e profumato, rappresenta una delle specialità locali da assaggiare durante la visita. I mercati rurali, che ruotano quotidianamente tra i villaggi, offrono un’autentica esperienza di shopping a confronto con i vivaci souk di Marrakesh. Qui si trovano spezie, prodotti freschi, datteri locali e artigianato tradizionale.

C’è poi il villaggio di Tafza, specializzato nella ceramica, dove è possibile osservare la lavorazione artigianale e partecipare a corsi di ceramica, mantenendo vive tecniche antiche e storie locali, nonostante le difficoltà causate da eventi recenti come il terremoto del 2023.

Le cascate di Setti Fatma: la gemma nascosta della valle

La valle dell’Ourika è famosa anche per la sua attrazione naturale più popolare: la serie di sette cascate nel villaggio di Setti Fatma. Questo sito attrae numerosi visitatori, specialmente nei fine settimana, quando le rive del fiume si riempiono di caffè all’aperto e di piatti tradizionali come la tangia e il tajine. Tuttavia, molti turisti si limitano a visitare la prima cascata, perdendo l’opportunità di esplorare le altre più nascoste.

Le cascate di Setti Fatma in Marocco
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Cascata Setti Fatma di Ourika

Attraverso sentieri panoramici e stretti passaggi, è possibile raggiungere la seconda, terza, quarta e la quinta cascata, dove una piscina naturale regala un’atmosfera di pace assoluta, ideale per picnic e momenti di relax lontani dal turismo di massa.

Il paesaggio mozzafiato è completato dalle imponenti cime innevate del parco nazionale del Toubkal, chiamato anche il “tetto d’Africa”. Questa combinazione di natura, cultura e tranquillità rende la valle dell’Ourika una delle destinazioni più affascinanti e meno conosciute nei dintorni di Marrakesh.

Il Nibbio: dove è stato girato il film con Claudio Santamaria su Nicola Calipari

Il Nibbio ci riporta ai ventotto giorni che precedettero uno degli episodi più drammatici della storia recente italiana: il 4 marzo 2005, Nicola Calipari, alto funzionario del SISMI, perse la vita a Baghdad mentre cercava di proteggere la giornalista Giuliana Sgrena, appena liberata dopo un sequestro da parte di un gruppo armato iracheno. Attraverso una narrazione intensa e dettagliata, il film girato tra Roma e Marocco, ricostruisce non solo le fasi cruciali di quel mese teso e silenzioso, ma anche il ruolo decisivo che Calipari ebbe nelle missioni italiane in Iraq nei primi anni Duemila.

La sua azione fu guidata da un principio chiaro: salvare vite, in un contesto in cui ogni decisione poteva fare la differenza tra la guerra e la fragile possibilità della pace.  Il suo sacrificio ha lasciato una ferita ancora aperta. A distanza di anni, le circostanze della sua morte rimangono avvolte da interrogativi irrisolti, che continuano a pesare sulla memoria collettiva e sul senso di giustizia. Dal 29 maggio 2024 si sono svolte le riprese del film diretto da Alessandro Tonda con Claudio Santamaria protagonista, ma vediamo meglio quali sono state le location scelte dalla produzione.

Dove è stato girato

Il Nibbio non è soltanto un film: è anche un’occasione per interrogarsi, senza retorica, sui rapporti di forza che governano i conflitti. Attraverso la lente del racconto, si aprono scenari dove potere, diplomazia e violenza si intrecciano in territori segnati dalla guerra e dalla miseria. In questo contesto, le tensioni di vent’anni fa dialogano sorprendentemente con il presente, rendendo la vicenda di Nicola Calipari ancora urgente, ancora viva.

Il Nibbio film
Ufficio stampa
Una scena del film Il Nibbio

Il Marocco era necessario

Per restituire al pubblico l’intensità e la complessità della Baghdad del 2005, la produzione ha compiuto uno sforzo enorme, curando ogni dettaglio scenografico con rigore quasi documentaristico. Molte delle sequenze più dinamiche e drammatiche sono state girate in ambientazioni mediorientali, scelte non solo per l’impatto visivo, ma per garantire autenticità e coerenza storica. Il Marocco, in particolare, è stato selezionato come location principale per ricreare la Baghdad dell’epoca, offrendo paesaggi, strutture e atmosfere in grado di evocare fedelmente il contesto iracheno. Anche Dubai ha ospitato parti cruciali delle riprese, aggiungendo profondità e varietà visiva alla narrazione. Anche Rabat e Tangeri ospitano set di strade, checkpoint e scenari urbani mediorientali.

All’estero, il supporto del MAECI, dell’Ambasciata Italiana in Marocco e dell’Ufficio del Re è stato determinante per girare in aree militari e impiegare mezzi speciali necessari a restituire l’atmosfera reale di Baghdad in pieno conflitto. Il progetto non sarebbe stato possibile senza il contributo diretto della famiglia Calipari, che ha approvato la sceneggiatura e partecipato attivamente alla realizzazione del film. A questo si è aggiunto il fondamentale sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri e la collaborazione istituzionale con l’AISE, il DIS, la Polizia di Stato, la Prefettura e la Questura di Roma. Fondamentale anche il supporto culturale offerto dalla Fondazione Med-Or, che ha accompagnato il progetto fin dalle sue fasi iniziali.

Palazzo Chigi
iStock
Palazzo Chigi

Il Nibbio a Roma

Le scene girate a Roma hanno beneficiato di autorizzazioni speciali per accedere a luoghi di alta rilevanza strategica, come Forte Braschi, sede dei servizi di intelligence, oltre alla Presidenza del Consiglio, la Prefettura e la Questura. Questo ha permesso al film di mantenere un alto livello di verosimiglianza anche nelle ambientazioni italiane. Forte Braschi, nel quartiere Trionfale, è sfruttato soprattutto nei flashback del film come centro operativo; Palazzo Chigi a Piazza Colonna rappresenta gli uffici del Governo come nella realtà; e la Questura di Roma insieme alla Prefettura e Presidenza del Consiglio sono state utilizzare come sfondi di conferenze stampa, riunioni e incontri con la Digos. Una casa nel quartiere di Prati ha ospitato le riprese del film, mentre all’Aventino è stata ricostruita la sartoria che si vede nel film. Infine Castel San Pietro Romano, il Lungotevere, Rione Testaccio e Trastevere hanno fornito alcuni scorsi di Roma anni 2000, alternando centro storico e atmosfere più popolari.

Dal Marocco all’Asia centrale: le location mozzafiato di Rambo III

Le trafficate strade di Bangkok, i sereni monasteri buddisti di Lamphun e gli affascinanti paesaggi desertici dell’Arizona sono stati luoghi testimoni di un successo. Quando si parla di film d’azione iconici degli anni ’80, Rambo III occupa un posto d’onore. Diretto da Peter MacDonald e interpretato da Sylvester Stallone nel ruolo del veterano di guerra John Rambo, il film si distingue non solo per le sue sequenze esplosive e i combattimenti spettacolari, ma anche per le sue ambientazioni mozzafiato. In questo terzo capitolo Rambo è in missione per salvare il suo ex amico e comandante, il colonnello Sam Trautman (Richard Crenna) che è stato catturato dalle forze militari sovietiche.

Sylvester Stallone raccontò al Los Angeles Times di aver valutato diverse location nel sud-ovest americano prima di decidere che l’atmosfera fosse quella giusta. “Per un po’ abbiamo parlato di girare questo film in Arizona o in Nevada” ha detto l’attore, “ma poi ho pensato: ‘Ehi, cosa faranno tutti? Giocheranno a dadi ogni sera dopo le riprese?‘”. La troupe si concentrò quindi sulle location all’estero. Secondo il Times, visitarono Italia, Marocco e Australia, costruirono e demolirono set per un valore di 5 milioni di dollari in Messico prima di partire per Israele.

Chiang Mai Thailandia
Fonte: iStock
Chiang Mai, Thailandia

Dove è stato girato

Grazie a una sapiente combinazione di location naturali, set costruiti e trucchi cinematografici, il film riesce a dare vita a un Afghanistan drammatico e cinematografico, pur restando ben lontano dai suoi confini. Crenna ha affermato che c’era una tensione autentica durante le riprese in Israele a causa delle tensioni persistenti: “Ogni giorno attraversavamo un posto di blocco militare per raggiungere il set, poi indossavamo i nostri costumi da soldato e ‘andavamo in guerra‘” ha detto. “Poi, quando i jet volavano sopra di noi, guardavamo in alto e ci chiedavamo dove stessero andando, o dove fossero stati“. Alcune parti del film sono state girate vicino a Sodoma, dove le temperature raggiungevano i 50 gradi Celsius, e il cast e la troupe, così numerosi, consumavano quasi 1600 litri d’acqua al giorno.

La posizione remota del set ha presentato anche sfide logistiche. Trasportare la pesante attrezzatura militare utilizzata nel film è stato difficile e costoso, e il cast e la troupe hanno dovuto alloggiare a quasi un’ora dal set che a sua volta distava mezz’ora dagli stabilimenti di produzione. Molte delle scene che nel film rappresentano il paesaggio afghano sono state girate in Israele, in particolare nel deserto del Negev e nella regione montuosa del Golan. Il kibbutz Eilot, vicino a Eilat, ha ospitato alcune sequenze chiave. La vasta distesa di rocce, sabbia e cielo terso si è rivelata perfetta per rappresentare la polverosa frontiera afghana. Anche la città vecchia di Jaffa e alcune zone rurali nei pressi di Tel Aviv sono state utilizzate per simulare villaggi e avamposti sovietici, dimostrando la versatilità delle location israeliane nel ricreare ambientazioni storiche e geografiche lontane.

Thailandia: il rifugio spirituale di Rambo

Il film si apre con un Rambo ritiratosi nella pace della Thailandia, dove si dedica alla vita monastica e combatte con i bastoni per sport. Queste sequenze sono state girate a Chiang Mai, nel nord della Thailandia, in particolare nei pressi di templi buddisti autentici e in paesaggi lussureggianti. Il contrasto tra la pace spirituale del tempio e l’imminente richiamo alla guerra contribuisce a rafforzare il dilemma interiore del protagonista.

La scena iniziale ricca d’azione di Rambo III si svolge nel cuore della vivace capitale thailandese, Bangkok. Il colonnello Sam Trautman torna indietro per reclutare John J. Rambo per la sua missione. Il film ci presenta Rambo attraverso la sequenza del combattimento in cui emerge trionfante di fronte a una folla affascinata in una struttura in rovina. Questa scena mozzafiato è stata girata vicino al tempio buddista di Wat Sangkrachai Worawihan, nel quartiere Wat Tha Phra di Bangkok. La capitale thailandese è una metropoli vivace con una miriade di templi, una vivace cultura di strada e un vasto sistema di canali alimentati dal fiume Chao Phraya, popolato di barche.

Arizona
Fonte: iStock
Arizona

La maestosa area di Rattanakosin, con il suo grande palazzo e il venerato tempio Wat Phra Kaew, è scavata nel fiume che la costeggia. Nelle vicinanze si trova il famoso tempio Wat Pho, noto per il suo enorme Buddha sdraiato. Dall’altra parte del fiume, lo straordinario tempio Wat Arun affascina con le sue ripide scalinate e la caratteristica cima in stile Khmer. Il più grande aeroporto internazionale di Bangkok, Suvarnabhumi, è il punto di atterraggio perfetto per un volo verso questa destinazione.

Arizona e Stati Uniti

Anche se in modo molto limitato, alcune brevi sequenze furono girate negli Stati Uniti, in particolare in Arizona. Gli scenari desertici dell’Arizona furono utilizzati per completare alcune riprese aggiuntive, sfruttando l’ambiente simile ma più accessibile rispetto alle location mediorientali. Rambo riesce a uccidere Zaysen lanciando un carro armato contro l’elicottero del colonnello sovietico, che inizialmente aveva cercato di danneggiare con una molotov consegnatagli da un uomo a cavallo. Sorprendentemente, Rambo sopravvive all’esplosione che ne consegue ed emerge dal carro armato.

Al termine della battaglia, Rambo e Trautman salutano i loro alleati mujaheddin e lasciano l’Afghanistan per tornare a casa. Questa sequenza culminante è stata girata a Fort Yuma, situato nello Yuma Territorial Prison State Historic Park in Arizona. Il carcere territoriale di Yuma fu inaugurato nel 1876 e da allora è stato immortalato in diversi film e serie tv. Oggi, questo sito storico è gestito e mantenuto come museo dall’Arizona State Parks.

Fughe di primavera con i bambini: 10 idee per organizzare un viaggio durante i ponti primaverili

La primavera porta vita e molta voglia di uscire di casa e partire. Con i bambini poi è il momento ideale dell’anno per viaggiare: non fa più freddo ma neanche ancora troppo caldo; le destinazioni non sono affollate; i prezzi sono ancora accessibili (cosa non da poco se si viaggia in tanti) e con pochi giorni di assenza e ferie ci si riesce a ritagliare un bel periodo di vacanza. Insomma, approfittare dei ponti di primavera, tra Pasqua, 25 aprile e 1° maggio è un must per i viaggiatori in famiglia. Ecco 10 idee per una fuga primaverile coi bambini, cercando di non andare eccessivamente lontano senza rinunciare alla sensazione di  vacanza e scoperta.

Marocco, il Nord o il deserto

Il Marocco è una meta piuttosto facile dall’Italia, anche per chi viaggia con bambini. I servizi sono all’altezza di quelli europei, e i principali aeroporti internazionali (Tangeri, Marrakech o Casablanca) si raggiungono in poche ore dalle principali città italiane con voli diretti, di compagnia di bandiera o  low cost. A seconda dei giorni a disposizione si può costruire un itinerario in Marocco baby friendly, fattibile e non stressante anche per i piccoli viaggiatori. Il Nord è ancora poco turistico: dopo un paio di giorni a Tangeri, ci si può affacciare sul  punto di unione tra Mediterraneo e Atlantico; o ancora visitare la città blu di Chefchaouen; Asilah con i suoi murales artistici e la città bianca di Tétouan. Per chi preferisce andare sul classico, Marrakech con escursione nel deserto è una garanzia se si viaggia con i bambini, notte nel deserto e escursione su dromedario inclusi.

marocco bambini
Fonte: AS
Il Marocco è un’ottima destinazione per una vacanza con bambini

Valencia, la citta baby friendly

Valencia è una delle città più a portata di famiglie d’Europa. I grandi Giardini del Turia sono la prima tappa, con la Città delle Arti e delle Scienze, simbolo indiscusso della città, che ospita l’Oceanogràfic, il più grande acquario d’Europa, che offre un’esperienza immersiva sul mondo marino, con 45.000 esemplari appartenenti ad oltre 500 specie marine, e il Museo delle Scienze, con curiosità scentifiche, esposizioni e attività pratiche. Lungo il lungo parco si incontrano diverse aree gioco: imperdibile il Gulliver, l’area gioco di scivoli e corde ispirata alla celebre storia di Gulliver’s Travels, dove arrampicarsi come piccoli lillipuziani. Il centro di Valencia si visita in una giornata e sono organizzati diversi tour a misura di bambini. Da non perdere, una tappa nelle grandi spiagge Las Arenas e Malvarosa con i giochi direttamente sulla sabbia e, per chi ama il genere, il Bioparc che ospita oltre 150 specie diverse e più di 4.000 animali. Con più tempo a disposizione, il Parco Naturale dell’Albufera è un grande lago d’acqua dolce, circondato da paludi e canneti. Qui si può partecipare a giri su barche tradizionali con pranzo a base di paella. Cosa non perdere? Una merenda a base di churros e horchata!

valencia family friendly
Fonte: AS
La Città delle Arti e delle Scienze, uno dei complessi architettonici e culturali più affascinanti e innovativi d’Europa

Parigi e Disneyland

Un weekend lungo a Parigi con tappa a Disneyland è perfetto per un ponte primaverile con i bambini. Il primo giorno si può dedicare al parco, che si trova a soli  30 km dal centro, arrivando presto per godersi le attrazioni principali come il Castello della Bella Addormentata, It’s a Small World e Pirates of the Caribbean. La parata e lo spettacolo serale chiudono la giornata in magia. Il secondo e il terzo giorno sono da dedicare alla città, a cominciare dalla iconica Torre Eiffel, magari con un picnic nei giardini sottostanti, e dal Sacro Cuore. Una crociera sulla Senna è un’opzione per vedere i monumenti senza troppa fatica. Tra i musei più amati dai bambini a Parigi spiccano il Muséum National d’Histoire Naturelle, con la spettacolare parata di animali nella Grande Galerie de l’Évolution; il Musée en Herbe, pensato per avvicinare i più piccoli all’arte attraverso il gioco; il Centre Pompidou, dove la Galerie des Enfants propone attività creative coinvolgenti; e la Cité des Sciences et de l’Industrie, che offre un modo interattivo e stimolante per esplorare il mondo della scienza e della tecnologia.

In Slovenia, tra natura e relax

Raggiungibile anche in automobile, per una partenza last minute, la Slovenia vanta diverse proposte per tutta la famiglia. Tra le tante, Bohinj è certamente una destinazione a misura di  bambini. Qui, immerso nel Parco Nazionale del Triglav, il Zlatorog Fairy Trail conduce i bambini in un percorso fiabesco tra boschi e leggende locali; mentre il Museo dell’Arte Casearia Alpina racconta la tradizione del formaggio di montagna con esposizioni interattive. Per chi ama l’avventura, il lago di Bohinj è il luogo ideale per provare il kayak e il canottaggio, oppure cimentarsi nell’arrampicata, con pareti adatte anche ai principianti. Per una pausa di puro relax e divertimento, le Terme Čatež, sono il più grande parco termale per famiglie dell’Europa centrale, e propongono attrazioni irresistibili come l’Isola dei Pirati e lo Gnomo di Čatež, oltre a un’ampia scelta di piscine, scivoli e giochi d’acqua adatti a tutte le età.

Un’opzione conveniente per visitare la regione è la Julian Alps Card, che offre numerosi vantaggi per le famiglie: per ogni card acquistata da un adulto, un minore di 14 anni ne riceve una gratuitamente (per i bambini sotto i 6 anni è sempre gratis).

Azzorre, nel cuore dell’Atlantico

Se si cerca una destinazione europea, con tutte le garanzie igienico sanitarie del caso, a poca distanza dall’Italia ma completamente diversa come paesaggi, le Azzorre sono la destinazione giusta. Le isole più comode sono certamente São Miguel, la principale, e Terceira, raggiungibili con volo diretto da Milano. L’ideale sarebbe dedicare almeno 5 giorni a ognuna, e con più tempo a disposizione si possono raggiungere altre isole con voli interni o traghetti. Le isole sono diverse tra loro ma tutte molto attive. Qui è possibile avvistare balene e nuotare con i delfini in escursioni guidate adatte anche ai più piccoli. Le spiagge di sabbia nera e le piscine naturali nella roccia lavica garantiscono un bagno sicuro anche in pieno oceano, mentre le fonti termali di São Miguel sono un’esperienza rilassante tutto l’anno, anche per i bambini. Gli amanti della natura possono esplorare sentieri panoramici e crateri vulcanici con trekking adatti a ogni età. Per una pausa golosa, le fattorie di formaggi permettono di conoscere da vicino le mucche al pascolo e assaggiare prodotti tipici.

azzorre coi bambini
Fonte: Visit Azores
Delfini che fanno il bagno nelle acque delle Azzorre

Lanzarote, l’isola nera

Nelle isole Canarie, Lanzarote è un’isola perfetta per i bambini, con paesaggi vulcanici unici. Pur essendo Spagna, le Canarie si trovano molto a Sud, all’altezza del Sahara Occidentale, e questo garantisce un clima piacevole e primaverile tutto l’anno. L’isola si raggiunge con voli diretti anche low cost da diverse città italiane ed è relativamente piccola, per cui noleggiando un’auto si può visitare anche in pochi giorni. Da non perdere con i bambini: il Parco Nazionale di Timanfaya permette di vedere da vicino i vulcani e assistere a esperimenti e dimostrazioni con il calore della terra (il giro in bus all’interno del parco è una buona proposta). Il Giardino dei Cactus ospita oltre 1.200 specie di piante grasse; mentre il  Jameos del Agua è un complesso unico di grotte e tunnel vulcanici assolutamente da visitare. Per il bagno, le piscine naturali di Punta Mujeres e Los Cocoteros che si riempiono di acqua oceanica durante l’alta marea, garantiscono quando la marea si abbassa acque calme e sicure. Per chi preferisce la sabbia, le spiagge di Arrieta e Playa Blanca sono ideali per i più piccoli. Il lago verde di El Golfo è uno spettacolo naturale e di colori e, infine, un’escursione a La Graciosa è un must per vivere un’avventura in una natura incontaminata.

lanzarote
Fonte: 123RF
Lanzarote, meta ideale tutto l’anno

Egitto, in crociera

L’Egitto è una meta affascinante anche per le famiglie, e relativamente vicina e accessibile anche economicamente per i diversi pacchetti proposti tutto l’anno. Una crociera sul Nilo è il modo ideale per scoprirlo senza stress, a bordo di grandi navi super accessoriate per un viaggio tra storia e avventura, e per esplorare da vicino i templi millenari evitando lunghi trasferimenti via terra. Dai vari porti, le escursioni sono pensate per tutte le età, e includono la visita alle maestose piramidi di Giza e ai templi di Luxor e Karnak. Il fascino dell’Aswan High Dam e la navigazione sulle tradizionali feluche sono particolarmente suggestive. A bordo durante il viaggio non mancano spazi e momenti per il relax, l’animazione e il divertimento in piscina. Per rendere il viaggio ancora più speciale, si può concludere con qualche giorno di mare sul Mar Rosso, tra spiagge di sabbia fine e fondali ricchi di pesci colorati, perfetti anche per i piccoli amanti dello snorkeling.

Alsazia, come in una favola

E che dire di qualche giorno nel nord-est della Francia? In Alsazia (ci si arriva in auto o volando su Strasburgo), a Colmar, le case a graticcio colorate e i canali della “Piccola Venezia” sembrano usciti da una favola; il Musée du Jouet invece entusiasma i più piccoli con una collezione di giocattoli d’epoca e trenini in miniatura. Da non perdere, Eguisheim è un pittoresco borgo alsaziano, con le stradine acciottolate, case colorate e mulini, che offrono ai bambini un’esperienza affascinante e divertente.

Da segnare anche: il Parco delle Cicogne di Hunawihr, dove i bambini possono scoprire l’animale simbolo dell’Alsazia; e il Castello di Haut-Koenigsbourg, con le sue torri e i passaggi segreti, perfetto per sentirsi piccoli reali. Per un’esperienza più avventurosa, il Parco del Piccolo Principe, ispirato al celebre racconto, ospita giostre, labirinti e mongolfiere che volano sulla campagna alsaziana. Ai più golosi, consigliamo le pasticcerie locali che propongono bretzel e kougelhopf, dolci che conquistano grandi e piccini.

Eguisheim, Alsazia
Fonte: iStock
Il villaggio di Eguisheim in Alsazia

Comacchio, al delta del Po

Se si preferisce optare per qualcosa di meno impegnativo, Comacchio e il Delta del Po sono una meta perfetta per una gita primaverile con i bambini, tra natura, avventura e sport. Qui si può esplorare la laguna a bordo di piccole imbarcazioni, osservando da vicino fenicotteri rosa e aironi che popolano il Parco del Delta. Il Museo del Delta Antico racconta con un linguaggio semplice e coinvolgente la storia della zona, tra antichi relitti e tesori sommersi. Per i più piccoli, il Parco del Capanno di Garibaldi propone passeggiate facili tra boschi e canali; per i più sportivi le Valli di Comacchio sono perfette da esplorare in bicicletta, con percorsi e ciclabili be segnalati, pianeggianti e immersi nella natura. Dopo una giornata all’aria aperta, una pausa sulle spiagge di Lido di Spina o Porto Garibaldi è la meritata conclusione, per rilassarsi e giocare sulla sabbia già tiepida sotto il sole primaverile.

Valli di Comacchio
Fonte: iStock
Le Valli di Comacchio

Puglia, in Valle d’Itria

Per un mix perfetto di cultura e natura, la Valle d’Itria in Puglia rappresenta una meta ideale, specialmente in primavera, quando il clima è mite e piacevole, lontano dal caldo afoso e dalla folla tipica della stagione estiva. Questa zona è famosa per i suoi paesaggi mozzafiato, dominati dai trulli di Alberobello, simbolo dell’architettura tradizionale pugliese, che offrono uno scenario fiabesco per con i bambini. La Valle d’Itria è anche una zona ricca di borghi incantevoli che sembrano usciti da una cartolina, come Locorotondo, con le sue stradine strette e case imbiancate a calce, e Cisternino, noto per il suo centro storico intatto e le piazzette d’altri tempi. Fuori dai centri storici, s possono percorrere sentieri che si snodano tra gli uliveti secolari, da abbinare magari alla visita di qualche masseria o frantoio alla scoperta dei segreti della produzione dell’olio. E proprio la gastronomia è un altro punto di forza: le gastronomie e le trattorie locali offrono piatti tipici della cucina pugliese, con menù ricchi di sapori che piacciono tanto ai grandi quanto ai più piccoli.

Marocco con i bambini: tre itinerari per tutta la famiglia

Il Marocco è una destinazione relativamente comoda e facile per un viaggio in famiglia. Vicino e facilmente raggiungibile anche con volo diretto dall’Italia, il Marocco può essere un’ottima meta anche per chi non ha troppo tempo o un budget limitato a disposizione; o per chi vuole tentare per la prima volta un’avventura con i bambini in un Paese extra europeo. Ecco tre itinerari di massima per scoprire il Marocco con i bambini.

Itinerario 1: Il Nord del Marocco 

Il Nord del Marocco è ancora sottovalutato tra i turisti italiani, che preferiscono volare a Marrakech per visitare il Sud; eppure può essere un’ottima prima esperienza alla scoperta del Paese.

Tangeri, tra Africa e Europa

Il viaggio inizia a Tangeri, aeroporto di arrivo e città portuale che unisce influenze europee e marocchine. Recentemente riqualificata in diverse sue zone, Tangeri è una città che si visita facilmente e senza particolari stress. La prima cosa da fare è perdersi tra i vicoli stretti della Medina e dei suoi mercati, per poi camminare lungo le mura che si aprono in punti panoramici sul mare. La passeggiata lungo l’immensa spiaggia e la Marina sono appena state rifatte e sono uno sfogo perfetto per una pausa con i bambini dopo le visite. A differenza di quanto si possa immaginare, Tangeri è anche molto verde e i suoi parchi sono particolarmente vissuti, specialmente al tramonto.

Cap Spartel e Spiaggia di Achakar

A breve distanza da Tangeri, Cap Spartel segna il punto in cui il Mar Mediterraneo incontra l’Oceano Atlantico. Il faro è visitabile e circondato da un bellissimo giardino a strapiombo sul mare. Per chi ha tempo, la vicina spiaggia di Achakar (si trova proprio tra le grotte di Ercole e Capo Spartel) è ideale per una giornata di relax al mare e per un pranzo di pesce. Sempre sulla costa atlantica, a poca distanza dal faro, la Grotta di Ercole è una grotta oggi piuttosto turistica: si tratta di un vecchio granaio berbero dove, secondo la leggenda, si riposò Ercole dopo le sue dodici fatiche.

cap spartel, cartello
Fonte: AS
A Cap Spartel Mediterraneo e Atlantico si incontrano

Chefchaouen, da non perdere

Tappa imperdibile per chi visita il Nord è Chefchaouen, la celebre “città blu” situata tra le montagne del Rif. Le sue strade pittoresche e ultra fotografate, con le case dipinte in diverse tonalità di blu, sono particolarmente suggestive. L’unico consiglio è quello di perdersi tra le vie della Medina, che si apre nella grande piazza centrale. I bambini si divertiranno a scoprire gli angoli nascosti della città e le botteghe di artigianato locale. Per le famiglie amanti della natura, i dintorni offrono sentieri escursionistici adatti anche ai più piccoli.

Chefchaouen, cosa vedere
Fonte: AS
Scorcio della Medina blu di Chefchaouen

Tétouan, la città bianca del Nord

Situata ai piedi delle montagne del Rif, Tétouan è la città bianca del Nord, meno turistica ma altrettanto affascinante, con una delle medine più autentiche e ben conservate del Marocco, patrimonio dell’UNESCO. Qui, le famiglie possono passeggiare senza l’affollamento di altre città e visitare il Museo Archeologico per scoprire la storia della regione.

Asilah, un museo diffuso all’aria aperta

Sulla costa atlantica, Asilah è una cittadina tranquilla e perfetta per le famiglie. La Medina, tra le mura antiche, è un gioiellino di case e strade dipinte e artistiche, un vero e proprio museo diffuso all’aria aperta, a cui annualmente vengono aggiunti opere d’arte e dipinti. Il centro è quasi completamente pedonale e per questo molto comode in famiglia. Sotto la cittadina, la grande spiaggia consente di correre e rilassarsi senza stress. In estate, il Festival delle Arti di Asilah trasforma la città in una galleria d’arte a cielo aperto, dove si incontrano artisti di fama internazionale per creare nuovi murales e opere d’arte.

marocco bambini
Fonte: AS
La grande spiaggia di Asilah

Consigli pratici

L’itinerario si può costruire in base al tempo a disposizione. Per una fuga di un weekend si può visitare Tangeri e Cap Spartel, organizzando l’escursione con un taxi o un mini bus collettivo. Per le altre tappe meglio avere 5-7 giorni a disposizione e noleggiare una macchina può essere una buona opzione per gli spostamenti. Da Tangeri si può arrivare ad Asilah in treno; mentre Chefchaouen non è collegata con mezzi pubblici.

Per il pernottamento, meglio optare per riad o guesthouse a conduzione familiare, più accoglienti per i bambini.

Itinerario 2: Marrakech e il deserto, con tappa a Essaouira

L’itinerario più classico per un viaggio in Marocco prevede l’esperienza nel deserto, partendo da Marrakech.

Si parte da Marrakech

La città di Marrakech è un’esperienza sensoriale unica, a tratti travolgente. La piazza Jemaa el-Fnaa si anima dall’alba al tramonto con artisti di strada, musicisti e venditori ambulanti che non possono che lasciare a bocca aperta i più piccoli. Da non perdere, i Giardini Majorelle con piante esotiche e colori vivaci; e l’iconico Palazzo Bahia.

Escursione nel deserto

Da Marrakech è facile organizzare un’escursione nel deserto di Merzouga o Zagora. Si possono vivere l’esperienza di un’escursione in cammello tra le dune, rotolarsi nella sabbia, assistere a tramonti mozzafiato e addirittura trascorrere la notte in campi tendati sotto un cielo stellato. Se organizzato senza cedere alle esperienze più pacchianamente turistiche, cercando guide locali, può essere un momento davvero indimenticabile e unico per tutta la famiglia. Cosa chiedere e cosa evitare? Per evitare i pacchetti troppo turistici, potrebbe essere utile chiedere se si tratta effettivamente di tende beduine, e non campeggi o glamping creati ad hoc per i turisti. Altra informazione determinante è sapere esattamente in che punto del deserto si arriva: alcuni tour prevedono la sosta proprio alle porte del deserto, insieme a centinaia di altri turisti: va tutto bene, ma meglio esserne consapevoli.

deserto marocco con bambini
Fonte: AS
Escursione in cammello tra le dune del deserto

Essaouira, sulla costa

Con un po’ di tempo a disposizione, si può prevedere una tappa nella città costiera di Essaouira. La sua medina, patrimonio dell’UNESCO, è più tranquilla rispetto a quella di Marrakech, e per questo forse meno stressante per le famiglie. Le spiagge ampie consentono di giocare e rilassarsi praticamente tutto l’anno; il porto con le barchette colorate è d’obbligo per una passeggiata.

Consigli pratici

Le escursioni nel deserto possono avere diversa durata, con un minimo di due giorni per vivere l’esperienza della notte in tenda. In linea di massima, una settimana o più potrebbe essere il giusto tempo per questo itinerario. A Marrakech e Essaouira, meglio scegliere riad con cortili interni dove i bambini possono giocare in tranquillità.

Per raggiungere il deserto, l’opzione migliore è quella di un tour organizzato con guide esperte, che garantiscono sicurezza e comfort, anche per la scelta del campo tendato. Le strade possono essere tortuose, quindi è consigliabile viaggiare durante le ore diurne. Must have: protezioni solari, cappelli e abbigliamento leggero ma coprente per proteggere i bambini dal sole intenso del deserto; abbigliamento più pesante per l’importante escursione termica notturna. Specialmente con il caldo, è importante bere molta acqua per rimanere idrati.

Itinerario 3: le città imperiali del Marocco

Un viaggio attraverso le città imperiali del Marocco è un’immersione nella storia, nell’architettura e nelle tradizioni del Paese. Questo itinerario, forse il più impegnativo per i bambini, tocca quattro delle città più affascinanti: Fez, Meknes, Rabat e Marrakech.

Fez e le concerie

Fez è la città medievale per eccellenza, famosa per la sua medina, una delle più grandi e meglio conservate del mondo arabo. Passeggiare per i suoi vicoli è come fare un salto indietro nel tempo, tra artigiani al lavoro, botteghe e moschee storiche. Con i bambini, può essere utile affidarsi a una guida per non perdersi nel labirinto di strade. Da non perdere: la storica Università di Al Quaraouiyine, la Medersa Bou Inania e le celebri concerie di Chouara (meglio portare un fazzoletto per l’odore intenso non troppo gradevole!).

Fez si trova nel nord-est del Marocco ed è servita dall’Aeroporto Internazionale di Fez-Saïss. Dalla stazione ferroviaria, si possono raggiungere le altre città imperiali con treni comodi e frequenti.

Meknes e le rovine romane

Meno caotica di Fez e Rabat, Meknes concede un’atmosfera più rilassata. La città vanta monumenti storici straordinari e si trova a poca distanza dalle rovine romane di Volubilis, una tappa perfetta per i bambini più grandicelli, che possono esplorare e apprezzare antichi siti archeologici. Per la visita, l’itinerario deve toccare la maestosa Porta Bab Mansour, la piazza El Hedim e il Mausoleo di Moulay Ismail.

Meknes si trova a circa 60 km da Fez ed è facilmente raggiungibile in treno (circa 40 minuti di viaggio) o in taxi, se non si ha un’auto a noleggio.

Rabat, la capitale

La capitale del Marocco è elegante, abbastanza tranquilla e offre un ottimo mix tra storia e modernità. Rispetto ad altre città, è più organizzata, cosmopolita, e ha diversi spazi verdi dove fare una pausa con i bambini. La visita a Rabat deve includere la Kasbah des Oudaias, con i suoi vicoli bianchi e blu e una bellissima vista sull’oceano; la Torre di Hassan e il Mausoleo di Mohammed V. Per i bambini, il Giardino Andaluso è un luogo perfetto per una pausa all’ombra.

Rabat si trova sulla costa atlantica e ha un aeroporto internazionale. I treni la collegano facilmente a Meknes (circa 2 ore) e a Marrakech.

E infine Marrakech

Se non ci si è mai stati, anche questo itinerario deve fare tappa a Marrakech, una delle città più iconiche del Marocco, vivace e affascinante. Può essere caotica per i bambini più piccoli, quindi è bene prevedere qualche sosta e pausa lontano dal delirio continuo della sua piazza Jemaa el-Fna (l clou è nel tardo pomeriggio quando la luce del tramonto la rende ancora più magica). Qualche idea? Il Musée de Marrakech, uno dei migliori esempi di casa tradizionale marocchina, ospita un museo dedicato alla storia e cultura del Marocco, situato nel centro della città. Da non perdere, soprattutto per le famiglie, sono i giardini Majorelle, progettati da Jacques Majorelle e acquistati da Yves Saint Laurent. Questi giardini botanici, ricchi di specie vegetali e tartarughe, includono anche il museo berbero, che esplora le tradizioni delle tribù del deserto. Interessante per gli amanti della musica è anche il Museo della Musica, che ospita concerti di vari generi tradizionali marocchini.

Marrakech si trova nel sud del Marocco ed è raggiungibile in treno da Rabat in circa 4 ore.

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Fonte: 123rf
I giardini Majorelle di Marrakech

Consigli pratici

L’itinerario base (Fes, Meknes e Rabat) richiede circa 5-6 giorni; se si aggiunge Marrakech, meglio prevedere almeno 8-10 giorni. Il treno è il mezzo pubblico più comodo per muoversi tra le città, anche con bambini. Le stazioni sono ben organizzate e i treni sono spaziosi e affidabili. In alternativa si può partecipare a tour organizzati o contattare un driver con cui concordare l’itinerario. Noleggiare un’automobile può agevolare gli spostamenti, garantendo maggiore autonomia e flessibilità, ma guidare potrebbe non essere facilissimo! Per alloggiare nelle città imperiali, i riad sono una scelta perfetta per un’esperienza autentica: meglio optare per strutture con patio interno, ideali per i momenti di svago con i più piccoli. Il periodo migliore per visitare le città imperiali è la primavera e l’autunno, quando il clima è mite e piacevole.

marocco con bambini
Fonte: AS
Il Marocco è una destinazione di viaggio ideale per le famiglie con bambini

Altre info utili

Il Marocco ha fatto un grandissimo salto in avanti rispetto a qualche anno fa e anche in ambito turistico e ricettivo ormai il Paese dispone davvero di qualsiasi servizio, garantendo standard in linea con quelli europei. In generale, è importante comunque prendere alcune precauzioni di base. Innanzitutto, è consigliato evitare l’acqua del rubinetto e optare sempre per acqua in bottiglia per prevenire disturbi intestinali. Per quanto riguarda la cucina, i piatti tipici come il couscous, il tajine e le zuppe sono assolutamente adatti a tutte le età: si può chiedere di evitare i piatti troppo speziati per i più piccoli, se non sono abituati.

Arrivare il Marocco ormai è comodissimo e sono disponibili voli diretti dalle principali città italiane, sia con compagnie low cost che di bandiera, per Marrakech, Tangeri e Casablanca. Come periodo, autunno e primavera sono l’ideale per evitare il caldo. Meglio non viaggiare durante il Ramadan, il periodo di preghiera e digiuno, durante il quale molte attività sono chiuse e sospese e che può influenzare gli orari dei pasti e il ritmo della città, oltre che del viaggio.

Per l’ingresso in Marocco, i turisti italiani non necessitano di visto, ma è necessario il passaporto valido per almeno sei mesi dalla data di arrivo. Non ci sono vaccinazioni obbligatorie, ma è consigliato consultare il medico per una valutazione in base alla durata e alla tipologia del soggiorno.

Le nuove rotte easyJet per l’inverno: tra mete al caldo e vacanze di Natale da sogno

Sappiamo che prima viene l’estate e che non vedete l’ora di nuotare nelle acque delle nostre bellissime spiagge italiane, ma non è mai troppo presto per cominciare a pensare (e pianificare) i viaggi per il prossimo inverno. Chi ama agire in anticipo, sarà felice di scoprire le nuove rotte easyJet che, durante la stagione invernale 2025-2026, ci porteranno verso mete splendide tra i luoghi più belli d’Europa e non solo.

La compagnia aerea britannica ha messo già in vendita i biglietti che, dal 15 dicembre 2025 al 22 marzo 2026, vi faranno raggiungere diverse destinazioni, dalle mete più calde per fuggire dal freddo dell’inverno, come le Isole Canarie, il Marocco o l’Egitto, alle città più suggestive dove cercare le esperienze invernali più autentiche.

Le mete per un inverno al caldo

C’è chi, a estate finita, vorrebbe solo prolungarla all’infinito. Per questa tipologia di viaggiatore, easyJet propone mete al caldo come le Isole Canarie, con voli per Lanzarote, Fuerteventura e Tenerife da Milano Malpensa e per Gran Canaria sia da Milano Malpensa che da Napoli. Grazie al clima temperato tutto l’anno, le Isole Canarie offrono il rifugio ideale per godersi rilassanti giornate al mare, fare escursioni nelle aree naturali e selvagge, come il Parco Nazionale di Garajonay di La Gomera o il bosco di Tilos di La Palma, o praticare sport acquatici senza congelarsi una volta usciti dall’acqua!

Per un inverno all’insegna del relax tra spiagge dorate e barriera corallina è possibile raggiungere anche il Mar Rosso a Sharm El-Sheikh, Hurgada o Marsa Alam sia da Napoli che da Milano Malpensa. Qui c’è il sole tutto il giorno, tutti i giorni, tutto l’anno!

Gli amanti della cultura e della storia potranno partire da Milano Malpensa per scoprire il fascino di Rabat e di Marrakech, quest’ultima raggiungibile anche da Napoli. Il Marocco è una meta invernale particolarmente interessante perché, grazie ai suoi paesaggi e climi variegati, vi permette di godere del caldo del deserto come delle temperature basse di Ifrane, dov’è possibile sciare sul Massiccio del Medio Atlante.

Natale tra i mercatini più belli d’Europa

Se al caldo preferite circondarvi delle atmosfere natalizie tipiche europee, easyJet vi porterà tra i mercatini più belli d’Europa. Da Milano Linate sono disponibili voli diretti a Copenaghen, dovete potrete immergervi nella magia dei Giardini di Tivoli, dal 1843 il parco divertimenti più famoso del Paese che, in questo periodo, indossa i suoi abiti natalizi migliori.

Altre mete natalizie imperdibili sono Oslo, dove potrete esplorare i mercatini di Spikersuppa, ricchi di bancarelle, stand gastronomici, una pista di pattinaggio su ghiaccio e una ruota panoramica, e Vienna, l’elegante capitale austriaca che vi permetterà di passeggiare tra le affascinanti bancarelle di Rathausplatz, alla ricerca di regali artigianali e specialità culinarie tipiche locali.

Da Roma Fiumicino, invece, potrete raggiungere Bruxelles, dove ammirare la spettacolare Grand Place illuminata, Monaco di Baviera, per visitare il suggestivo Christkindlmarkt di Marienplatz, uno dei mercatini più antichi della Germania, o lasciarsi incantare dal Singing Christmas Tree di Zurigo, un palco a forma di albero di Natale sul quale si esibiscono cori natalizi, tutti elementi che regalano un’atmosfera fiabesca e ricordi unici.

Cosa vedere e cosa fare sull’Atlante Marocchino, tra piste da sci e deserto

L’Atlante Marocchino è una delle catene montuose più affascinanti del Nord Africa, che si estende per oltre 2.500 chilometri, attraversando il cuore del Marocco e regalando una varietà di paesaggi straordinari.

Questo massiccio montuoso, che separa la costa mediterranea dal deserto del Sahara, offre ai visitatori un’incredibile gamma di esperienze, dalle piste da sci invernali alle oasi sperdute, dai villaggi berberi tradizionali alle vette innevate che contrastano con le dune sabbiose.

La diversità delle attività e dei panorami lo rende una destinazione unica, in grado di soddisfare i desideri degli amanti della natura, dell’avventura e della cultura.

Le stazioni sciistiche dell’Atlante Marocchino

Anche se il Marocco è più noto per il suo clima caldo e il deserto, le montagne dell’Atlante offrono una sorpresa inaspettata: le stazioni sciistiche. La località più famosa è Oukaïmeden, situata a circa 80 chilometri da Marrakech. Con una pista che arriva a 3.200 metri di altitudine, Oukaïmeden è il luogo ideale per gli appassionati di sport invernali che desiderano sciare sotto il sole africano.

Nonostante non si tratti di una stazione sciistica di fama internazionale come le Alpi o le Rocky Mountains, Oukaïmeden offre un’esperienza unica, con una vista spettacolare sulle valli e sulle vette circostanti. Durante l’inverno, i visitatori possono praticare sci, snowboard e slittino, mentre d’estate la zona è ideale per trekking ed escursioni.

Oukaïmeden
Fonte: iStock
Le piste da sci di Oukaïmeden

Escursioni e trekking tra le vette dell’Atlante

Un percorso imperdibile in questo territorio senz’altro è il trekking fino alla vetta del Toubkal, la montagna più alta del Marocco (4.167 metri), che attira alpinisti da tutto il mondo. Il Toubkal è un’impresa anche per escursionisti meno esperti, grazie ai sentieri ben segnati che conducono fino alla cima, dove si apre un panorama spettacolare sulla catena montuosa e sulle vallate sottostanti.

Per chi preferisce escursioni meno impegnative, la Valle di Ourika, a soli 30 chilometri da Marrakech, è una destinazione popolare. Qui, i visitatori possono camminare tra i giardini terrazzati, i piccoli villaggi berberi e le cascate di Setti Fatma, immergendosi nella cultura locale e nel paesaggio verdeggiante.

L’Atlante Marocchino non è solo una meta per gli escursionisti e gli amanti dello sci. La catena montuosa è un luogo ideale per chi cerca attività all’aria aperta. Il mountain biking è molto popolare, grazie ai sentieri che attraversano paesaggi mozzafiato, dalle foreste di pini alle valli aride. Il canyoning e l’arrampicata sportiva sono altre attività da praticare sulle pareti rocciose dell’Atlante. Inoltre, i fiumi che scorrono attraverso la regione offrono opportunità per il rafting e il kayak, rendendo le montagne dell’Atlante un vero e proprio parco giochi per gli amanti dell’avventura.

Un altro esempio straordinario di escursione imperdibile è Skoura, un’affascinante oasi situata ai piedi dell’Alto Atlante. Skoura è celebre per il suo paesaggio di palme e kasbahs, con valli verdi e piccoli villaggi tradizionali che si estendono tra le palme. È un posto perfetto per chi cerca un’esperienza più tranquilla e panoramica, lontano dalle strade affollate.

Un’altra meraviglia da non perdere nell’Atlante sono la Cascate di Ouzoud, situate a circa 150 km a nord di Marrakech. Le cascate sono tra le più alte e spettacolari del Marocco, con una serie di salti d’acqua che si tuffano in un laghetto cristallino circondato da vegetazione lussureggiante.

Cascate di Ouzoud
Fonte: iStock
Le bellissime Cascate di Ouzoud

Le Gole di Todra e del Dades

Le Gole di Todra, situate a pochi chilometri dal villaggio di Tinghir, sono famose per le loro alte pareti rocciose che si ergono a picco, creando uno stretto e suggestivo canyon. La strada che percorre la gola è incastonata tra queste imponenti pareti, alte fino a 300 metri, e offre uno scenario drammatico, particolarmente apprezzato dai fotografi e dagli amanti dell’escursionismo. La gola è anche un punto di riferimento per gli amanti dell’arrampicata, grazie alle sue pareti verticali che attirano alpinisti di tutto il mondo.

Non lontano, la Gola del Dades è un altro punto imperdibile, famosa per i suoi panorami mozzafiato e le curiose formazioni rocciose. La gola del Dades, che si estende per oltre 25 km, è celebre per le sue formazioni rocciose chiamate “torri di roccia”, che ricordano scenari alieni. I visitatori possono percorrere la strada che attraversa la gola, ammirando il contrasto tra le pareti rosse delle montagne e i verdi giardini di palme da dattero. È una zona ideale per il trekking, le escursioni a piedi e la fotografia paesaggistica.

Tizi n’Tichka, il passo delle montagne

Il Tizi n’Tichka è uno dei passi di montagna più alti e panoramici del Marocco, che collega Marrakech e Ouarzazate, attraversando l’Alto Atlante. Situato a un’altitudine di oltre 2.260 metri, questo passo offre panorami spettacolari e una vista mozzafiato sulle vette dell’Atlante. Il Tizi n’Tichka è famoso per le sue numerose curve e i tornanti che rendono il viaggio una vera e propria avventura.

Lungo il percorso, i viaggiatori possono ammirare la diversità dei paesaggi, passando da verdi vallate a terre aride e rocciose, e visitare alcuni dei villaggi berberi che punteggiano la regione. È un luogo ideale per chi desidera esplorare l’architettura tradizionale delle kasbah berbere e scoprire i segreti della vita rurale in montagna. Il passo è anche la porta d’ingresso a luoghi iconici come la Kasbah Ait Benhaddou e le valli del Draa.

Villaggi Berberi, tradizioni e cultura del Marocco

Un altro aspetto affascinante delle montagne dell’Atlante è la possibilità di visitare i villaggi berberi. Questi villaggi, spesso situati in luoghi remoti, conservano ancora intatte tradizioni millenarie e un’atmosfera rurale che sembra fuori dal tempo. In questi villaggi, i visitatori possono scoprire l’artigianato locale, come la tessitura di tappeti, la produzione di olio d’argan e la lavorazione del rame. Le escursioni guidate permettono di conoscere la storia e la cultura di queste popolazioni, mentre gli ospiti possono pernottare in riad tradizionali, gustando piatti tipici come il tagine e il cous cous.

Imlil è un pittoresco villaggio berbero situato a circa 1.800 metri di altitudine, ai piedi della montagna più alta del Marocco, il Toubkal (4.167 metri). Questo villaggio è diventato una delle destinazioni preferite per gli escursionisti che desiderano scalare il Toubkal o semplicemente esplorare le meraviglie naturali dell’Alto Atlante. Imlil è il punto di partenza per numerosi itinerari di trekking che attraversano valli, gole e villaggi tradizionali berberi.

La sua posizione incantevole, circondata da colline verdi, terrazze agricole e villaggi di pietra che si arrampicano sulle montagne, offre uno spettacolo mozzafiato, particolarmente suggestivo durante il tramonto. Imlil è anche famosa per le sue case tradizionali costruite in pietra e argilla, che si integrano perfettamente con il paesaggio circostante.

Il deserto del Sahara, tra dune e oasi

L’Atlante Marocchino è un’area incredibilmente ricca di paesaggi ed esperienze, ma non è mai troppo lontano dal deserto del Sahara, che gioca un ruolo fondamentale nell’incanto di questa regione. Un viaggio nell’Atlante sarebbe incompleto senza una visita alle sue vicine dune dorate, simbolo per eccellenza del deserto. Le dune di Merzouga, situate ai confini orientali dell’Atlante, sono tra le più iconiche e rappresentano un punto di partenza ideale per vivere l’emozione di un’escursione in camello tra le imponenti ondulazioni di sabbia. Qui, i visitatori possono godere di un’esperienza autentica passando la notte in accampamenti beduini sotto un cielo stellato, circondati dalla pace assoluta e dalla bellezza del deserto.

Oltre a Merzouga, ci sono altre oasi e punti di accesso al deserto che offrono esperienze altrettanto affascinanti. Zagora e Mhamid sono due destinazioni imperdibili per chi desidera un’avventura nel Sahara. Queste località sono ottime per chi cerca di esplorare le distese sabbiose attraverso il campeggio o il trekking tra le dune, vivendo un’esperienza in cui il deserto rivela tutto il suo fascino selvaggio e incontaminato. Ogni tramonto e ogni alba sulle dune di sabbia regalano emozioni uniche, mentre il silenzio e la vastità del paesaggio desertico creano un’atmosfera magica, lontano dalla frenesia della vita quotidiana.

Jbel Toubkal, la vetta più alta del Marocco: trekking indimenticabile

La “vetta da cui si vede tutto”: Jbel Toubkal è la vetta più alta del Marocco, esattamente 4.167 metri. Ed è uno spettacolo: per chi vuole scoprire la catena montuosa dell’Atlante, è prevista l’attività di trekking, un’esperienza che cambia profondamente la vita. Si trova a 63 km da Marrakech, precisamente nel Parco Nazionale di Toubkal.

Jbel Toubkal, informazioni utili prima del trekking

Jebel Toubkal, la vetta più alta
Fonte: 123RF
Jebel Toubkal, la vetta più alta della salita invernale

La prima ascensione alla vetta Jbel Toubkal è avvenuta esattamente il 12 giugno del 1923: i primi europei ad averla scalata sono stati Vincent Berger, il Marchese di Segonzac e Hubert Dolbeau. Prima della scoperta di Jbel Toubkal, la vetta più alta della montagna dell’Alto Atlante era Jbel Ayachi (3.757 m).

Scalare la cima più alta del Marocco è di certo un’esperienza: prima di arrivare alla catena montuosa dell’Alto Atlante, si visitano villaggi berberi, vallate scoscese, ma anche laghi di modeste dimensioni: tutto in una cornice bucolica, dove rimanere affascinati dalle cime immense.

Siamo in Marocco, del resto, territorio conosciuto per le spiagge, il deserto, le città imperiali: questo trekking è un arricchimento, ma bisogna comunque essere preparati. In ogni caso, il trasporto degli zaini e dell’attrezzatura avviene a dorso di mulo. L’esperienza consiste proprio in questo: nella possibilità di vivere una spedizione proprio come nel passato, con muli e portatori. Grazie alla presenza dei rifugi, il sentiero risulta molto più facile da intraprendere.

Jbel Toubkal, come scalare la vetta più alta del Marocco

C’è una buona notizia: non è così difficile. O almeno: rispetto ad altri trekking, non presenta in alcun modo delle difficoltà tecniche. Da Imlil, che si raggiunge da Asni, la via di salita è piuttosto apprezzata dai turisti e dagli amanti della natura: sulla strada si incontra il Rifugio Toubkal. A Imlil sono inoltre presenti diversi ostelli dove fermarsi a dormire: è un villaggio montano molto caratteristico. Per quanto riguarda il rifugio di Toubkal, nel 2002 è stato ampliato e anche modernizzato. Naturalmente si possono ordinare i piatti tipici del luogo, come cous cous e tajine, oltre che l’immancabile tè alla menta. C’è anche il rifugio Les Mouflons, che è decisamente più moderno rispetto a quello di Toubkal (ma è di stampo più occidentale).

Il percorso di trekking solitamente dura 2 giorni: è organizzato con i vari tour e visite guidate, e la sensazione è di scoprire una cultura profondamente diversa dalla nostra lungo la via, perché il ritmo della vita segue quello della natura, proprio come avveniva un tempo. Ci sono anche dei tour che allungano i tempi e che danno la possibilità di immergersi nella cultura del posto, con un salto a Marrakech. Come anticipato, non è difficile: la salita viene definita di “media” difficoltà, ma non sono presenti ostacoli o difficoltà di stampo alpinistico.

Impegnativa ma decisamente gratificante, è tra le attività migliori da fare vicino Marrakech: nelle giornate limpide, è impossibile non fermarsi a osservare il panorama, che si estende fino al deserto del Sahara. Una ricompensa per chi ha raggiunto la vetta all’alba, il momento migliore della giornata: cime innevate, villaggi remoti e autentici e vallate attendono i turisti curiosi di mettersi alla prova con un trekking indimenticabile.

El Bahia: cosa sapere sulla perla del Marocco

Hai deciso di visitare il Marocco, una terra affascinante e misteriosa che si è aggiudicata la nomea di Porta dell’Africae starai sicuramente lavorando all’itinerario dei tuoi sogni. Se il tuo viaggio prevede un passaggio per la spettacolare Marrakech, allora una sosta al Palazzo El Bahia è d’obbligo: una delle opere architettoniche più suggestive e impattanti della città. In questa guida abbiamo raccolto tutte le informazioni che ti servono per pianificare al meglio questa visita, dalla storia del palazzo agli orari di accesso, per permetterti di godere appieno di un’esperienza che, al tuo ritorno, racconterai a tutte le persone che ti chiederanno cosa ti è piaciuto di più Marrakech, la più importante delle quattro città imperiali del Marocco. Preparati a prendere appunti e… partiamo!

La storia del Palazzo El Bahia

Situato nel cuore della Medina di Marrakech, il Palazzo El Bahia, è una testimonianza tangibile e magnificamente conservata dell’epoca imperiale del Marocco. Costruito tra il 1866 e il 1867, il palazzo vede le sue origini nella volontà di dare vita a un luogo lussuoso capace di riflettere i fasti e le ricchezze della corte reale marocchina. Non è un caso, infatti, che il suo nome “El Bahia” significhi proprio “la splendida”. Dietro l’ordine di costruzione di questa meravigliosa residenza reale c’è Si Moussa, il Gran Visir del Sultano alawita Hassan I, nonché una delle figure politiche più potenti dell’epoca. Il Gran Visir desiderava un palazzo che potesse riflettere la grandezza della sua persona e così commissionò El Bahia. Alla sua morte, il figlio Bou Ahmed ,erede della proprietà del padre, decise di ampliare la struttura e renderlo il palazzo più sontuoso del Marocco.

Saranno proprio gli interventi del figlio a far entrare nel palazzo l’opulente ricchezza architettonica che, ancora oggi, lascia tutti i visitatori a bocca aperta. Ogni singolo dettaglio nasconde al suo interno la fusione di più stili; come quello arabo, andaluso e moresco. Per dare vita a questa gemma vennero chiamati a corte i migliori artigiani del Marocco. Dai pavimenti in mosaico alle decorazioni intagliate in legno di cedro, tutti gli elementi riflettono il grande gusto del Bou Ahmed. Oltre alla sua bellezza disarmante e al ruolo di residenza reale, il palazzo fu anche un importante centro politico e sociale della città.

Ma – come la storia ci insegna – ogni cigno ha il suo canto e anche il palazzo El Bahia arrivò alla sua fase di declino, esattamente in concomitanza della morte di colui che se ne prese cura per tanto tempo. Nel 1900, infatti, il palazzo venne saccheggiato portando alla perdita di molte delle ricchezze che si celavano al suo interno. Nel 1912, durante il dominio francese, il palazzo tornò alla ribalta, facendo da dimora alle autorità franche le quali, affascinate dalla sua bellezza, ne mantennero l’originalità strutturale.

Viaggio nelle meraviglie architettoniche di El Bahia

Intagli a mano a Palazzo El Bahia a Marrakech
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Le splendide decorazioni in legno del Palazzo El Bahia a Marrakech

Il palazzo, perfettamente conservato, si estende per una superficie di otto ettari ed è veramente un dedalo di cortili, giardini, corridoi e stanze. Queste ultime sono esattamente 150, tutte diverse tra loro, e finemente decorate con materiali di pregio quali marmo, legno di cedro e faggio, stucchi di zellige e preziosi mosaici. Il fascino strutturale del palazzo deriva dalla sua suddivisione in spazi che, a prima vista, sembrano seguire un ordine sparso alternato da giardini lussureggianti punteggiati da alberi di agrumi, banani e gelsomini. All’interno del palazzo sono presenti anche le scuderie, una moschea e un ḥammām. Le stanze, che hanno ospitato le quattro mogli e le ventiquattro concubine di Bou Ahmed, sono una più bella dell’altra con alti soffitti decorati a mano.

Visitare El Bahia: tutte le info utili

Per godere delle bellezze del Palazzo El Bahia a Marrakech, nel cuore del Marocco, ti possono essere utili una serie di informazioni pratiche perfette per organizzare la tua visita. Le abbiamo raccolte in uno schema pronto da studiare qui di seguito.

  • Consigli di visita: per godere appieno dell’esperienza consigliamo di dedicare circa un’ora e mezza all’esplorazione del palazzo e, per un’esperienza ancora più completa, ti consigliamo di prendere parte a un tour guidato. Esistono molti operatori turistici locali che li organizzano ma il consiglio è sempre quello di prenotarti con largo anticipo.
  • Orari del Palazzo: El Bahia è aperto tutti i giorni dalle 8:00 alle 17.00 ma ti suggeriamo di fare la tua visita nelle prime ore del mattino, quando c’è meno affollamento turistico e puoi godere della pace e della tranquillità che il palazzo – e soprattutto i suoi giardini – hanno da offrire.
  • Costo dei biglietti: per accedere al palazzo è necessario acquistare un biglietto dal costo di 70 MAD, equivalenti a circa 6,40 euro.
  • Consigli pratici: indossa scarpe comode e munisciti di macchina fotografica, gli scorci che potrai immortalare sono molti e di incredibile bellezza.
  • Consigli di comportamento: stai visitando un luogo molto importante per la cultura marocchina ed estremamente suggestivo. Sii quindi rispettoso e adotta delle norme di comportamento adeguate per non rovinare la visita a chi, come te, ha deciso di lasciarsi incantare dalle meraviglie di questo posto unico.
  • Come raggiungere Palazzo El Bahia:
    Il palazzo si trova nel cuore della Medina di Marrakech e può essere raggiunto facilmente e in modi diversi. Puoi optare per una passeggiata di circa 15 minuti dalla famosissima Piazza Jemaa el-Fna, un ottimo modo per raggiungere il palazzo scoprendo le stradine caratteristiche, incontrando qualche vivace souk e assaporando l’atmosfera distintiva di Marrakech. Oppure puoi scegliere di raggiungere El Bahia con un taxi o, perché no, salendo a bordo di una calèche, tradizionale e pittoresca carrozza trainata da cavalli che parte da piazza Piazza Jemaa el-Fna. Ultimo modo per raggiungere il palazzo è prendendo parte a un tour guidato che sosta nei punti d’interesse della Medina; questa modalità ti permette di conoscere a fondo la storia e gli aneddoti più interessanti di ciò che andrai a vedere.

Ora hai tutte le informazioni che ti servono per varcare la soglia di Palazzo El Bahia e lasciarti incantare dalle meraviglie al suo interno. E ricorda: visitare questo palazzo non significa solo immergersi nelle sue preziose meraviglie architettoniche, ma vuol dire anche immergersi nella cultura marocchina e toccare con mano la testimonianza dell’epoca imperiale.

Cosa fare a Merzouga, viaggio nell’oasi più famosa del Marocco

Ci sono viaggi che sono in grado di cambiarti la vita. Uno di questi è quello che si può fare in Marocco, Paese che rappresenta una sorta di ponte tra Africa ed Europa, ma anche un’esperienza di pura emozione: città cosmopolite si fondono a villaggi rimasti fermi nel tempo, che a loro volta sono incastonati su imponenti vette o affacciati sulla potenza dell’oceano. E poi c’è il deserto, quello fatto di dune che lascia senza fiato e che pare infinito.

Ed è proprio nel Sud del Paese, e più precisamente al confine con l’Algeria, che prende vita una località turistica priva di monumenti o edifici storici di rilievo, ma comunque molto visitata. Il motivo è piuttosto semplice: Merzouga è la porta di ingresso dell’Erg Chebbi, deserto dalle dune gigantesche e punto di partenza ideale per fare tour a piedi, in cammello o in fuoristrada verso le sue imponenti dune (qui si trovano diverse agenzie per organizzare gli itinerari). Scopriamo insieme cosa fare e vedere a Merzouga.

Le grandi dune di Merzouga

Merzouga è una vera e propria oasi nel cuore del Marocco, una meta obbligatoria per tutti coloro che desiderano conoscere alcune delle più antiche tradizioni di questo Paese ma anche per chi ha voglia di ammirare un panorama che lascia senza fiato. La località non offre vere e proprie attrazioni turistiche, ma il suo deserto (che vanta dune altissime che riescono a raggiungere persino i 150 metri di altezza) da solo vale il viaggio.

Raggiungere questa località permette quindi di addentrarsi in quelle che sono le dune più alte del Marocco, che sorgono nella pianura nera della hammada che, grazie ad esse, assume tonalità rosa-dorate che riescono ad emozionare. La cosa più curiosa è che anche chi ci è già stato vivrà la sensazione di trovarsi in un posto nuovo: le dune si muovono continuamente, creando un ambiente sempre diverso in quanto fenomeno in continua evoluzione.

Il Lago Dayet Srji

È quasi impossibile credere che sia vero, ma in realtà il deserto di Merzouga nasconde tra le sue dune un gioiello più unico che raro: il Lago di Dayet Srji. Si tratta di lago (un tempo) salato dove vanno ancora oggi ad abbeverarsi i fenicotteri. Sì, avete capito bene: in questa zona del deserto è possibile ammirare persino i fenicotteri, che raggiungono questo laghetto per bere e rinfrescarsi.

Lago di Dayet Srji, Merzouga
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Il bellissimo Lago di Dayet Srji

Conosciuto anche come Lago di Merzouga, offre un tramonto spettacolare per via della combinazione dei colori che si crea. Quando è pieno, inoltre, si rivela anche la meta perfetta per coloro che vogliono osservare (con il dovutissimo rispetto) la vita di tutti i giorni degli abitanti perché qui, le persone provenienti dai numerosi villaggi circostanti, vengono a prendere l’acqua per utilizzarla per lo sviluppo agricolo.

Se siete appassionati di birdwatching, quindi, il periodo migliore per scoprirlo va da novembre a maggio circa, per avere l’opportunità di osservare sterpazzole del deserto, gruccioni di Persia e garruli fulvi e talvolta anche fenicotteri e altri uccelli.

Villaggio di Khamlia

A circa 7 chilometri di distanza da Merzouga, ma praticamente accanto alle dune, sorge il villaggio di Khamlia, luogo in cui vive un gruppo etnico chiamato Gnawa.

Si tratta di un’escursione altamente consigliata (che si può fare anche in autonomia) perché permette di ascoltare alcune delle più belle musiche tradizionali del Paese.

Vi basti pensare che nel corso dei secoli le sonorità della musica Gnawa hanno spesso avuto una funzione ipnotica, sia per i musicisti che per i partecipanti all’ascolto.

Tutte le attività da fare a Merzouga

Come accennato, Merzouga in sé non offre molti punti di interesse. Tuttavia, è il punto di partenza migliore per visitare l’infinita bellezza del suo deserto e scoprire la vita dei Berberi, gli abitanti autoctoni del Nordafrica. Sì, perché soggiornando in una delle tantissime strutture disponibili nel deserto si ha la possibilità di partecipare a una cena conviviale cucinata da loro sotto le stelle, ascoltare (e ballare) le loro indimenticabili melodie, e saperne di più sulla loro vita. Ma questo, chiaramente, non è di certo l’unica attività possibile.

Trekking in cammello, in fuoristrada o in quad

Iniziamo con lo svelarvi sin da subito una piccola verità: nell’immaginario comune l’Erg Chebbi si può girare in sella a un cammello durante il tramonto. Se è vero che i tour iniziano poco prima del calar del sole proprio per osservare l’incredibile caleidoscopio di colori che si genera in questo momento della giornata, è altrettanto vero che in questa zona del Paese non ci sono cammelli.

Erg Chebbi in cammello
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Tour in dromedario dell’Erg Chebbi

Il tour delle dune, infatti, viene svolto in sella a un dromedario, che si distingue dal cammello perché più piccolo e con una sola gobba.

Per chi preferisce diverse tipologie di escursione, a disposizione ci sono anche tour in fuoristrada o in quad, sicuramente meno “tipiche” ma più confortevoli.

Sandboarding tra le dune

Un’altra delle attività che si può fare a Merzouga è la sandboarding tra le dune. La buona notizia è che, pur sembrando pericolosa, nei fatti non lo è assolutamente in quanto le dune di sabbia dell’Erg Chebbi sono molto morbide.

Facendo sandboarding, quindi, si può vivere a 360 gradi l’emozione di scivolare giù da una duna a tutta velocità, mentre si è eretti su una tavola. Per chi non riesce, è possibile anche sedersi su di essa.

Osservare le stelle di Merzouga

Sì, nei campi (spesso gli alloggi nel bel mezzo del deserto vengono chiamati così) c’è la luce e, in alcuni di essi, persino internet. Ma allontanandosi un pochino (mi raccomando, portate con voi una piccola torcia), ecco che alzando le sguardo all’insù si può ammirare un cielo completamente stellato, di quelli che è impossibile scorgere in città.

Deserto Marcco di notte
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Il cielo stellato dell’Erg Chebbi

Neanche nelle notti più buie o nei luoghi più impervi che conosciate, infatti, il cielo stellato che si può osservare è simile a quello di Merzouga. Un’esperienza eccezionale e che siamo certi vi lascerà a bocca aperta.

L’alba nel deserto

Infine, dopo aver passato parte della notte ad osservare le stelle e aver digerito gli squisiti piatti della tradizione locale a suon di musica, non c’è niente di meglio da fare che svegliarsi prestissimo per ammirare l’alba nel deserto, che offre colori differenti rispetto al tramonto. Sarà una di quelle attività che vi renderanno felicissimi di aver scelto Merzouga come vostra meta di viaggio.

Cap Spartel e l’incontro (in Marocco) tra Mediterraneo e Atlantico

A pochi chilometri dal centro di Tangeri, nel Marocco a noi più vicino, si trova il promontorio di Cap Spartel, il punto panoramico per osservare la linea di incontro tra Oceano Atlantico e Mar Mediterraneo sullo stretto di Gibilterra. È un luogo estremamente suggestivo, pieno zeppo di energia, in cui la forza dell’oceano si incontra e scontra con i colori più delicati del Mediterraneo.

Dove si trova Cap Spartel

Cap Spartel si trova a Nord-Ovest di Tangeri, nella parte settentrionale del Paese. Il promontorio è alto circa 300 metri dal livello del mare e circondato da vegetazione lussureggiante (qui piove per diversi mesi l’anno!). Il faro e i vari punti panoramici sullo stretto di Gibilterra sono  tappa obbligata per chi visita Tangeri o si sposta per un viaggio nel Nord del Marocco, anche per prendere una pausa dal caos delle Medine e per respirare una piacevole arie e brezza di mare; anzi di due mari!

Cap Spartel però non è solo un punto d’incontro tra due mari, ma anche un luogo ricco di storia. Durante i secoli, il promontorio ha servito come punto di riferimento cruciale per i navigatori. I Fenici, i Romani e, più tardi, i pirati del Mediterraneo hanno solcato queste acque di confine, lasciando tracce delle loro culture.

Il panorama dal faro di Cap Spartel

A Cap Spartel si trova un faro che ospita un piccolo museo al suo interno, e su cui salire per un panorama mozzafiato. Dalla terrazza, nelle giornate serene di cielo limpido, è possibile vedere la costa spagnola; mentre il verde della vegetazione contrasta con il blu profondo del mare e la linea di unione e scontro delle correnti tra Mar Mediterraneo e Oceano Atlantico è percettibile a occhio nudo. Per entrare al faro, costruito nel 1861 per volontà di Mohammed III, è necessario acquistare un biglietto, che include la visita al museo, l’accesso alla terrazza e la visita ai giardini.

Cap Spartel, il panorama
Fonte: AS
Il faro di Cap Spartel

La grotta di Ercole, tra storia e leggenda

Poco distante dal faro di Cap Spartel, lungo la costa oceanica, la Grotta di Ercole richiama i turisti per la sua leggenda. Si dice che proprio in questa grotta a ridosso del mare Ercole venisse a riposarsi dalle sue imprese e dodici fatiche. Altre voci invece sostengono che qui visse il ciclope Polifemo. I più realistici sostengono invece che questa grotta di calcare di 200 anni fosse un piccolo granaio di Berberi e un frantoio per la lavorazione della farina e la produzione dell’olio di oliva.

Cap Spartel, cosa vedere
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Dentro il faro di Cap Spartel

Dalla grande piazza esterna si ha accesso alla grotta, illuminata da una “porta naturale” sul mare. Provate a guardare bene: la porta sul mare ha proprio la forma del continente africano rovesciato a testa in giù! La grotta è stata aperta al pubblico nel 1950 ed è facilmente accessibile, anche per i bambini.

I dintorni di Cap Spartel, lungo la costa

Grotta d'Ercole, la porta
Fonte: AS
La porta verso il mare della Grotta d’Ercole ha la forma del continente africano rovesciato

Lungo la strada che da Tangeri porta a Cap Spartel, e raggiunta la costa, si trovano diversi altri punti panoramici oltre al faro, perfetti per una foto. Iconico è quello con il cartello a due frecce che indica verso sinistra l’Oceano Atlantico e verso destra il Mar Mediterraneo. Da qui partono diversi itinerari e sentieri per il trekking, in bici, addirittura in dromedario lungo le grandi spiagge della costa atlantica. Non sarà difficile trovare la soluzione più adatta alle esigenze e all’età di ciascuno.

La natura intorno a Cap Spartel

L’ambiente naturale di Cap Spartel è sorprendente, anche perché qui piove diversi mesi l’anno. Boschi di pini, eucalipti e querce fanno da cornice a questa porta sul mare, che ricorda un po’ la nostra Macchia mediterranea, con una varietà di piante aromatiche come il rosmarino, il timo e il mirto, che riempiono l’aria di profumi familiari. Gli amanti del birdwatching possono osservare diverse specie di uccelli migratori che fanno tappa in questa zona durante i loro spostamenti tra Europa e Africa, tra cui falchi, cicogne, aironi e rondini. Proprio per questa ricchezza, l’ecosistema della zona di Cap Spartel è al centro di alcuni progetti di riforestazione, di conservazione e protezione delle specie locali. Se riuscite, infilate nello zainetto un binocolo e provate a curiosare intorno a voi.

Info pratiche

Cap Spartel dista 15 chilometri circa da Tangeri, superata la zona collinare più turistica. Se non ci si muove con mezzi propri, conviene partecipare ad una gita organizzata dai vari hotel o tour operator. Diversamente si può contrattare con un taxi per la doppia tappa, faro e grotte, con rientro in città; o prendere un bus collettivo per risparmiare un pochino.

costa atlantica Marocco
Fonte: AS
La costa atlantica di Cap Spartel

Solitamente a Cap Spartel si viene in gita giornaliera da Tangeri, ma chi volesse godere di questa atmosfera wild e naturalistica per più tempo o fare qui tappa per proseguire il viaggio verso Sud può trovare diverse strutture ricettive lungo la costa atlantica, andando verso la bellissima Asilah. Per mangiare, al faro si trova un bar ristorante; mentre nella piazza di ingresso alla grotta ci sono negozi di souvenir e snack. Non mancano lungo la costa bar e ristoranti.

Un consiglio sull’abbigliamento: è bene portare sempre qualcosa da mettere sulle spalle o un giacchetto, sia per la brezza marina che per entrare in grotta. Scarpe comode per camminare; ma facili da togliere per affondare i piedi nella sabbia!

cap spartel, la grotta
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La grotta di Ercole era in realtà un frantoio berbero

Curiosità

Per diverso tempo, e qualche marocchino con vanto ancora lo ripete, Cap Spartel è erroneamente stato considerato il punto più settentrionale del continente africano. Non è così: il punto più a Nord si trova in Tunisia e dal 2014 è stato individuato a Cap Angela, nei pressi della cittadina portuale di Biserta, sul Mar Mediterraneo.

Cosa vedere a Beni Mellal, nel cuore del Marocco

Nel cuore del Marocco, tra le montagne dell’Atlante e la fertile e verde pianura di Tadla. È qui che si trova Beni Mellal, una perla del Paese marocchino, destinazione che spesso viene trascurata dalla maggior parte dei turisti che decidono di visitare il Marocco. Questo è il luogo ideale dove poter vivere avventure ed esperienze indimenticabili, immerso nella natura e con paesaggi straordinari. Ecco cosa visitare a Beni Mellal, nella sua affascinante città ed i suoi dintorni.

Le attrazioni principali di Beni Mellal

La città marocchina di Beni Mellal venne fondata nel diciassettesimo secolo ed utilizzata come avamposto militare, ma col passare del tempo è riuscita a sviluppare un mix culturale unico, con influenze non solo arabe, ma anche berbere e francesi. La città, probabilmente anche per la sua lontananza dagli itinerari turistici di massa e dalle città principali, come, ad esempio, Chefchaouen o Marrakech ha un’atmosfera molto piacevole e rilassata, dove è possibile trovare edifici e case antiche a stretto contatto con le moderne infrastrutture cittadine.

Kasbah Bel-Kush, l’antica fortezza marocchina

Visitare il centro storico di Beni Mellal consente ai visitatori di immergersi nella cultura e nella storia locale di questa città dell’entroterra marocchino. Sono molti gli edifici che potranno catapultare i turisti in un viaggio nel tempo. Uno di questi è la fortezza Kasbah Bel-Kush, che venne costruita nel diciassettesimo secolo dal sultano Ismail e che rappresenta un perfetto esempio di architettura militare marocchina. Si tratta di un edificio imponente, che consente di avere una vista speciale ed unica sulla città e sui paesaggi naturali che circondano Beni Mellal, una costruzione che in epoca medievale serviva come protezione dagli invasori della regione.

A Beni Mellal è presente anche un’altra piccola cittadella, la Kasbah Ras al Ain, poco più giovane della precedente, ed il giardino di Ain Asserdoun, due costruzioni ancora perfettamente conservate. Una visita in questi luoghi al tramonto permette di immergersi in una romantica e spettacolare atmosfera da Mille e una Notte. Inoltre, all’interno della Kasbah Ras al Ain, vi è una sorgente d’acqua che sgorga naturalmente dalle profondità della roccia e le ricerche storiche più accreditate ipotizzano che l’intero centro abitato di Beni Mellal sia nato proprio a partire dal primo insediamento fortificato attorno a questa preziosissima acqua potabile.

Il mercato di Beni Mellal

Per immergersi nella cultura e nelle tradizioni locali di ogni Paese, un consiglio sempre valido è quello di visitare i mercati locali, dove è possibile osservare i cittadini locali nelle loro attività quotidiane ed avere una visione generale su di queste. Quindi, visitare il souk di Beni Mellal, ovvero il suo mercato tradizionale, dà la possibilità di immergersi in suoni e sapori locali, dove è possibile trovare di tutto, dai tessuti ai prodotti artigianali, dalle spezie alle prelibatezze locali.

Qui sarà anche possibile assaggiare le prelibatezze locali, come i corni di gazzella o i chebakia, dolci della tradizione marocchina, oltre che acquistare souvenirs e prodotti artigianali locali, come la famosa ceramica marocchina, finemente decorata e colorata.

Tipica ceramica marocchina venduta nei mercati tradizionali del Marocco
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Tipica ceramica colorata marocchina, venduta nel mercato tradizionale di Beni Mellal

Le scuole di musica e danza tradizionale

Una delle attrazioni culturali più interessanti di Beni Mellal sono le sue scuole di musica e di danza, che attingono da una tradizione secolare fatta di compositori, musicisti e danzatori tradizionali resi celebri in tutto il Marocco, dalle leggende dei berberi e dei beduini. Il lato più rilevante di questa tradizione musicale è che permette di comprendere come la cultura della regione di Tadla-Azlial sia una grande stratificazione di storie differenti, con contaminazioni da parte della popolazione beduina e mediterranea, una ricchezza e varietà che lascia meravigliati gli spettatori che assistono a concerti e spettacoli nella città di Beni Mellal.

Cosa vedere nei dintorni di Beni Mellal?

Uno degli aspetti più affascinanti e che caratterizzano Beni Mellal è sicuramente la sua posizione, fra montagne e pianura, che offre agli occhi dei visitatori uno spettacolo unico e, soprattutto, una grande varietà di paesaggi naturali tutti da scoprire, caratterizzati da una ricca vegetazione.

Le coltivazioni di agrumi

Non sono una vera propria attrazione turistica di Beni Mellal, bensì il cuore economico dell’intera regione marocchina, ma osservare le immense coltivazioni di arance ed ulivi che circondano la città è uno spettacolo imperdibile. Senza addentrarsi troppo nelle proprietà dei coltivatori, è possibile passeggiare lungo le strade che, partendo dal centro di Beni Mellal, costeggiando queste grandi coltivazioni di ulivi ed i coloratissimi aranceti, che in primavera inondano tutta la pianura circostante di un meraviglioso profumo di agrumi.

Le cascate di Ouzoud

Per chi volesse fare una breve escursione dalle mura cittadine ed è alla ricerca di un’oasi naturale, è possibile visitare le cascate di Ouzoud, che si trovano a circa 150 chilometri dalla città.

Queste cascate offrono uno spettacolo unico, grazie anche alla loro altezza, circa 110 metri, e alla cui base è possibile anche passare giornate all’insegna del relax e del divertimento facendo un bagno rinfrescante. Il percorso per raggiungere le cascate di Ouzoud è immerso nella vegetazione, dove è anche possibile incontrare le scimmie berbere, che spesso si avvicinano anche ai visitatori.

Attorno a queste cascate si è sviluppata anche una rigogliosa oasi, dove è anche possibile campeggiare e fermarsi qualche giorno, prima di continuare l’esplorazione dell’entroterra marocchino. Per gli amanti delle escursioni a piedi una località da non perdere sono le gole del fiume El Abid, un canyon scavato dallo scorrere dell’acqua a fino a formare una spettacolare formazione geologica profonda decine di metri.

Vista delle cascate di Ouzoud nei pressi di Beni Mellal in Marocco, con una ricca vegetazione e persone che fanno il bagno
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Le cascate di Ouzoud, nella regione di Beni Mellal

Lago Bin el Ouidane

Infine, a breve distanza dal centro di Beni Mellal, sorge il lago Bin el Ouidane. Si tratta di un vasto bacino artificiale, molto frequentato dagli abitanti locali, circondato da montagne e foreste e situato nei pressi dell’omonimo e piccolo centro abitato di Ben el Ouidane. È il luogo ideale per praticare sport acquatici come il kayak ed il windsurf, ad esempio, ma è anche un luogo famoso per la pesca delle carpe in tutto il Marocco.

Sul lago affacciano bellissimi hotel e resort, ma anche campeggi e strutture attrezzate per passare una giornata a contatto con la natura, godendo di una vista unica e spettacolare su questo bellissimo lago blu.

Beni Mellal è una destinazione affascinante, ancora poco considerata dal punto di vista turistico, ma che è in grado di regalare esperienze e ricordi unici della vita e della cultura di questa regione dell’entroterra del Marocco, circondata da paesaggi naturali tutti da esplorare.

Cosa vedere a Meknes, città incantata nel cuore del Marocco

Situata alle pendici dei monti del Medio Atlante, la città di Meknes, nel cuore del Marocco, è circondata da colline verdi, territori sui quali vengono coltivate numerose qualità di frutta e dove è possibile trovare numerosi uliveti. La città e i suoi dintorni sono infatti note come una delle più importanti aree verdi della nazione.

Il nome della città di Meknes deriva da un’antica tribù berbera di nome Miknasa e con i suoi oltre seicentomila abitanti è uno dei principali centri economici, politici e culturali del Paese africano ed è una delle quattro città storiche imperiali del Marocco, essendo stata anche capitale.

Essendo più piccola e meno nota rispetto alle altre città imperiali, è rimasta un po’ fuori dai grandi flussi turistici e proprio per questo Meknes è una meta tranquilla e rilassata, ma allo stesso tempo culturalmente stimolante e con un paesaggio affascinante, che sicuramente non deluderà i visitatori. Ecco, quindi, cosa vedere in questa incantevole città marocchina, luoghi utili a scoprire la sua storia e quella del Paese intero.

La Medina, per un viaggio nel tempo nel centro di Meknes

Come già detto, Meknes è una delle principali città del Marocco, caratterizzata e circondata da un territorio verdeggiante e da un importante patrimonio storico-culturale per il Paese.

Fra questi, la medina di Meknes, ossia il quartiere più antico e storico della città, che nel 1996 è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. La parte antica della città nacque come cittadella fortificata nell’undicesimo secolo e nel corso degli anni fu circondata da alte mura protettive, assumendo il suo aspetto attuale, frutto di una incredibile mescolanza di stili architettonico-artistici, tra i quali  quello iberico-moresco e lo stile unico ed inconfondibile dell’architettura islamica presente in tutto il Maghreb.

Antica Medina in Marocco
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Medina, antico centro storico di Meknes

Place el-Hedim, il cuore pulsante della città

Il cuore pulsante della medina di Meknes è senza dubbio Place el-Hedim, una grande piazza centrale, dalla quale partire alla scoperta di questa incantevole città. La piazza è il punto di ritrovo per locali e turisti, un luogo vibrante dove si può respirare la vera essenza di Meknes. Qui è possibile trovare venditori ambulanti con spezie tipiche, prodotti artigianali e cibi tradizionali, oltre che numerosi caffè.

Il Mausoleo di Moulay Ismail, in onore del sultano

A due passi dalla piazza el-Hedim si trova il Mausoleo di Moulay Ismail, che domina la piazza d’armi di Meknes, presso la quale il celebre e potente sultano Ismail organizzava le sue adunate militari. Il mausoleo è caratterizzato da un tipico color ocra e si tratta di un edificio imponente, visibile solo dall’esterno per i non musulmani, ma che certamente non potrà non catturare l’attenzione di tutti i visitatori di Meknes. Viene considerato un luogo sacro molto importante nel cuore del Marocco, che, oltre a essere un capolavoro architettonico, rappresenta un pezzo importante della storia marocchina, poiché il sultano Ismail è considerato uno dei più grandi sultani della dinastia alawita regnante nel Marocco.

Bab el-Mansour: la porta imperiale

Adiacente alla piazza principale della medina, svetta fra tutti gli edifici la magnifica Bab el-Mansour, una incredibile porta d’accesso edificata nel diciassettisimo secolo dal celebre sultano Moulay Ismail, al quale è dedicato anche il Mausoleo, che decise di installare a Meknes la capitale del proprio regno. Bab el-Mansour è la più maestosa delle porte imperiali del Marocco, oltre ad essere senza dubbio quella meglio conservata negli anni, considerando anche il fatto che sia stata completata nel lontano 1732. La porta presenta bellissime iscrizioni e incantevoli colonne di marmo, provenienti da un importantissimo sito archeologico situato a una decina di chilometri dalla città magrebina, ossia l’area dell’antica città di Volubilis.

Volubilis e le antiche case dei mosaici

Il sito archeologico di Volubilis, che dista pochi chilometri da Meknes,  è uno tra i siti meglio conservati di tutto il Marocco. Una meta sicuramente da visitare per tutti coloro amanti di arte e storia, tra le cui rovine è possibile riconoscere i resti di un impianto termale, di un antico foro e un arco di trionfo. L’area è inoltre costellata di resti di mosaici che raffigurano numerose scene tratte dalla mitologia greco-romana, di caccia e di vita quotidiana. Proprio per questo motivo le case di questo sito sono molto famose, fra tutte la Casa di Orfeo, al cui interno è possibile osservare il mosaico raffigurante l’antico artista greco, e la Casa del Tridente, che presenta scene dettagliate della vita quotidiana dei pescatori.

Antiche rovine di Volubilis in Marocco
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Rovine romane della città di Volubilis, in Marocco, patrimonio UNESCO

Le Mura di Meknes una protezione imponente

Tornando a Meknes, un altro elemento caratteristico di questa città nel cuore del Marocco sono le sue imponenti mura fortificate. Queste mura, che si estendono per circa quaranta chilometri, furono costruite sotto il regno del sultano Ismail per proteggere la città ed il suo palazzo. Le mura sono presentano numerose porte, ognuna delle quali ha una sua particolare bellezza. Oltre a Bab el-Mansour, anche le altre porte, come Bab Berdaine e Bab el-Khemis, accompagnano i visitatori in un viaggio attraverso la storia, la cultura e l’architettura di Meknes.

Un’esperienza di relax e benessere negli Hammam marocchini

Un viaggio a Meknes ed in Marocco non sarebbe completo senza una visita quasi obbligata ad uno degli hammam tradizionali della città. Questi bagni pubblici sono in grado di offrire un’esperienza unica di relax e benessere, permettendo ai visitatori di immergersi nelle tradizioni locali marocchine. Gli hammam sono un vero e proprio luogo di incontro e socializzazione, dove si può avere la possibilità di sperimentare i rituali di pulizia e purificazione che fanno parte della cultura magrebina da molti secoli. Tra i più noti nella città di Meknes c’è sicuramente l’Hammam Zerhouni, situato nel cuore della medina storica.

Meknes è una città che incanta per la sua storia, la sua architettura e il suo ambiente naturale. Una città che non ha nulla da invidiare alle altre città più visitate dai turisti, come Chefchaouen, ad esempio, o Se state cercando una destinazione che combina cultura, relax e avventura, Meknes è il luogo ideale per voi. Con le sue strade tranquille, i suoi monumenti storici e la sua accogliente ospitalità, questa città imperiale del Marocco vi offrirà un’esperienza di viaggio indimenticabile. Non esitate a immergervi nel fascino di Meknes, un gioiello nascosto nel cuore del Marocco, dove ogni angolo racconta una storia e ogni incontro arricchisce il vostro viaggio.

Un tunnel ferroviario sottomarino potrebbe collegare l’Europa e l’Africa

Non è certo una novità assoluta, ma si tratta ugualmente di un progetto che potrebbe rivoluzionare il mondo dei trasporti tra due grandi continenti, l’Europa e l’Africa: stiamo parlando dell’idea di realizzare un tunnel ferroviario sottomarino nello Stretto di Gibilterra, in modo da unire Spagna e Marocco attraverso una linea ad alta velocità. Mentre riprendono gli studi sulla fattibilità di un collegamento di questo tipo, emergono i primi dettagli sul percorso che presto potremo affrontare.

Il tunnel sottomarino tra Spagna e Marocco

Andiamo con ordine: lo Stretto di Gibilterra è quel breve tratto di mare che mette in comunicazione il mar Mediterraneo con l’oceano Atlantico, separando di pochi km (nel suo punto più stretto) il continente europeo con quello africano. I due Paesi che ospitano i lembi più vicini di entrambi i continenti sono la Spagna e il Marocco, attualmente collegati via traghetto o via aereo. Per chi vuole spostarsi da Madrid a Casablanca, probabilmente le città più importanti dei due Paesi, ci sono poche opzioni: il traghetto richiede circa 12 ore di viaggio, mentre l’aereo è molto più veloce – ma anche meno economico, oltre ad avere lunghi tempi di attesa negli aeroporti.

Torna così in auge il progetto di un collegamento ferroviario attraverso la realizzazione di un tunnel sottomarino, un’idea che era già stata sviluppata nel 1979 e poi abbandonata, probabilmente per via delle scarse opportunità di riuscita dell’epoca. Ora abbiamo i mezzi per poter procedere, ma anche un motivo importante: i Mondiali di Calcio 2030, un’edizione che segna i 100 anni della FIFA World Cup. Si terranno infatti tra Spagna, Portogallo e Marocco, quindi si prevede un altissimo numero di spostamenti tra i tre Paesi.

La Compagnia Nazionale Marocchina per gli Studi sullo Stretto (SNED), in collaborazione con la Società Spagnola per gli Studi sulle Comunicazioni Fisse attraverso lo Stretto di Gibilterra (SECEGSA), ha già avviato gli studi di fattibilità del progetto, chiamato Euro Africa Gibraltar Straight Fixed Link. A rendere ancora più plausibile la realizzazione di questo collegamento è il fatto che il Marocco ha da poco lanciato il suo primo treno ad alta velocità tra Casablanca e Tangeri, mostrandosi pronto per affrontare questa nuova sfida.

I primi dettagli sul tunnel ferroviario

Come sarà il tunnel sottomarino che collegherà la Spagna al Marocco? Nel suo punto di maggior vicinanza, lo Stretto di Gibilterra misura poco meno di 15 km. L’idea è quindi di realizzare un condotto ferroviario lungo circa 27 km (tra Punta Paloma in Spagna e Punta Malabata in Marocco), situato ad una profondità massima di 470 metri e con una pendenza non superiore al 3%. L’intero percorso, naturalmente, sarà ben più lungo: partirà da Madrid per arrivare a Casablanca, affrontando alcune tappe lungo il tragitto – per un totale di circa 5 ore e mezzo di viaggio.

Da Madrid, la prima tappa è prevista presso la città di Algeciras, situata lungo l’estremità meridionale della penisola iberica. Sarà l’ultima “boccata d’aria” per i passeggeri, visto che poi il treno si immergerà nelle profondità marine, all’interno del tunnel. Dall’altra parte, una volta giunti in Marocco, ci si fermerà presso la città di Tangeri. Infine, il treno riprenderà il suo viaggio con destinazione finale Casablanca. Non sappiamo ancora quando potranno iniziare i lavori per la realizzazione del progetto, ma le cifre sono interessanti: si parla di una spesa compresa tra i 7 e gli 8 miliardi di dollari, per un tunnel che dovrebbe spostare fino a 12,8 milioni di passeggeri all’anno tra i due continenti.

Il Nord del Marocco in 5 tappe imperdibili

Pochi italiani, anzi pochissimi. I turisti dall’Italia preferiscono visitare il Marocco con destinazione Marrakech, vivendo un’esperienza nel deserto o con un tour delle città imperiali; ma a Nord ci vanno poco. Ed è un vero peccato, perché la zona settentrionale regala un Marocco inaspettato, vicino e forse ancora più facile, anche culturalmente. Ecco 5 tappe per scoprire il Nord, passando da Tangeri, Chefchaouen, Asilah, Tétouan, per concludere con la città spagnola di Melilla.

5 motivi per visitare il Nord del Marocco

  1. Comodità: il Nord del Marocco è una meta di viaggio vicina e comoda. Il volo diretto per Tangeri impiega meno di 3 ore da Milano e Roma.
  2. Varietà: dalle spiagge del Mediterraneo alle correnti oceaniche, passando per la montagna del Rif e toccando le Medine ricche di storia e cultura, il viaggio nel Nord del Marocco è completo e molto vario, capace di soddisfare ogni esigenza.
  3. Tempo: a seconda del tempo a disposizione si possono pensare itinerari differenti, più o meno lunghi e lenti. Si ha a disposizione un weekend lungo? È più che sufficiente per vedere Tangeri e dintorni!
  4. Autenticità e tradizione: nonostante sia una meta vicina, il Nord del Marocco è un vero e proprio viaggio immersivo in una cultura e tradizione diverse dalla nostra, in un paesaggio totalmente nuovo. L’atmosfera unica del Souk, il tradizionale rito dell’Hammam, un Tajine a tavola bastano ad avere la sensazione di aver staccato completamente.
  5. Facilità: il viaggio nella parte settentrionale del Marocco è abbastanza facile, adatto anche a viaggiatori ancora inesperti, a giovani esploratori o famiglie con bambini. Offre tutti i servizi di cui si ha bisogno, dal Wi-Fi ai trasporti, e si sta lavorando molto nel settore turistico e dell’accoglienza.

Tangeri, l’incontro tra Mediterraneo e Atlantico

Porta del Marocco settentrionale e dell’Africa per chi arriva dalla Spagna, Tangeri stupisce i visitatori per la sua vivacità e vivibilità, per la pulizia e il verde impeccabili, per quanto stia crescendo e investendo in termini di qualità della vita. Per vivere Tangeri in modo autentico, il consiglio è quello di perdersi nelle stradine della Medina (il centro antico), di lasciarsi andare alla contrattazione nel Souk, il mercato, con i suoi banchi di spezie, alimenti e abbigliamento tipico.

Tangeri si comprende davvero sorseggiando un the in piazza 9 aprile 1947, centro nevralgico della città, magari al bar dello storico Cinema Rif; o al tramonto in uno dei suoi giardini o nella panoramica place de France con la sua “terrazza dei pigri”, proprio perché qui ci si ferma a riposare e guardare la città vecchia dall’alto. Da Tangeri, merita una gita fuori porta a Cap Spartel (a 15 km), con il suo faro da cui osservare l’incontro tra Oceano Atlantico e Mar Mediterraneo. Poco lontano dal faro, sulla costa atlantica, la Grotta di Ercole è un vecchio granaio berbero dove, secondo la leggenda, si riposò Ercole dopo le sue dodici fatiche.

cap spartel, cartello
Fonte: AS
A Cap Spartel, Mediterraneo e Atlantico si incontrano

La città blu di Chefchaouen

Chefchaouen, Patrimonio UNESCO, è la cartolina indiscussa dal Marocco. La città blu arroccata sulla montagna del Rif è una tappa imperdibile per chi visita il Nord del Paese o per chi arriva in Marocco via mare o terra dalla Spagna. Ci si arriva da Tangeri (anche in bus) con un paio d’ore di strada e merita almeno due giorni di visita per poterne assaporare l’atmosfera e le sfumature. Oggi il turismo ha un grande impatto sulla vita di questa cittadina conosciuta in tutto il mondo; ma ancora nelle stradine della Medina e immersi nel Souk si ritrovano squarci della tradizione più autentica. Da non perdere un the nella piazza principale, dove si affacciano la moschea e la Kasbah. Ci sono diverse teorie che provano a spiegare il colore delle case. Intanto in pochi lo sanno, ma Chefchaouen  è blu da poco tempo, perché solo nei primi anni del 2000 l’intonaco si è dipinto di azzurro. Secondo alcuni è stata ripresa una tradizione ebraica; secondo altri il colore serviva ad allontanare gli insetti o a rendere le pareti bianche delle case meno accecanti e fastidiose alla vista. Per i più però il blu ha origini molto meno poetiche: è stata una trovata social, che con Instagram ha visto il successo di Chefchaouen nel mondo.

Un consiglio? Camminare e perdersi, provando a dimenticare per un po’ la voglia di foto e selfie, per godere davvero di ogni squarcio e panorama.

Chefchaouen, cosa vedere
Fonte: AS
Scorcio della Medina blu di Chefchaouen

Asilah: la perla dell’Atlantico

A 40 km circa da Tangeri, raggiungibile anche in treno, Asilah è considerata la perla dell’Atlantico ed è stata riscoperta turisticamente in questi ultimi anni. Non a caso, perché è davvero bellissima. La cittadina fortificata si affaccia su una spiaggia molto ampia e sono tre le porte di accesso alla Medina antica: la Porta del Mare, verso il porto; la Porta di Terra, verso la zona nuova; e la porta verso Nord. Le case del centro storico sono bianche e blu, decorate dagli artisti locali che hanno reso Asilah un museo a cielo aperto e che si ritrovano qui ogni anno in occasione dell’Asilah Art Festival. Le viuzze sono strette e animate giorno e sera con laboratori artigianali e bar, e si aprono di tanto in tanto in qualche piazzetta da cartolina. Fuori le mura, verso la città più nuova, ci sono diversi ristoranti con dehor.

Asilah, Marocco del nord
Fonte: AS
Medina di Asilah

Sempre nella parte esterna alle fortificazioni, la mattina è allestito un grande mercato locale e non turistico, con banchi alimentari, di abbigliamento e prodotti per la casa e la persona. L’influenza spagnola è evidente: oltre a Tajine e Cous Cous, si mangia comunemente paella, churros con cioccolata e si parla spagnolo praticamente ovunque. La spiaggia di Asilah si trova immediatamente sotto le mura, e qui troverete cavalli e carrozze addobbate per un giro nei dintorni o per raggiungere la zona nuova e la stazione.

squarcio di asilah
Fonte: AS
Le case di Asilah sono decorate e abbellite dagli artisti locali

Tétouan, la città bianca del Nord del Marocco

Tétouan si trova sulla costa mediterranea, a metà strada tra Tangeri e Chefchaouen. Nonostante sia una città piuttosto grande e con un porto vivace, la Medina della città bianca è senza tempo, Patrimonio UNESCO dal 1997, con il suo dedalo di vie strette, il Souk e le mura che la proteggono su tre lati. Sette le porte di ingresso, trentasei edifici sacri tra santuari e moschee, oltre ai musei che ne raccontano la storia e tradizione.

Tétouan
Fonte: AS
Tétouan, una delle 5 tappe imperdibili nel Nord del Marocco

Da dove iniziare? Con un the in piazza Mulay Mehdi, frequentatissima con bar e palme ombrose, o in  piazza Hassan II, su cui affaccia il Palazzo Reale, storica residenza del Sultano. Poco lontano da Tétouan, M’diq è una località balneare e per le vacanze, apprezzatissima da turisti marocchini e stranieri tutto l’anno.

Tétouan, cosa vedere
Fonte: AS
Scorcio della città bianca di Tétouan

L’Europa nel continente africano. Alla scoperta di Melilla

Sulla costa mediterranea del Marocco, Melilla è a tutti gli effetti Spagna. Con una posizione unica e con la sua fortificazione inespugnabile, questa enclave spagnola in Africa è un mix culturale, storico, architettonico e enogastronomico. L’incontro delle tradizioni spagnole, berbere, ebraiche e hindú la rende estremamente affascinante. La Melilla la Vieja, il centro storico, racconta proprio la sua storia di confine, accoglienza e tolleranza, da scoprire visitando i musei, le grotte e i tunnel voluti a difesa della città, ora aperti al pubblico. Ma non solo: in pochi lo sanno, ma Melilla é la seconda città spagnola con più edifici modernisti dopo Barcellona, grazie a l’eredità di un architetto catalano, Enrique Nieto, discepolo di Gaudí. E per la sua posizione sul mar Mediterraneo, qui si trovano spiagge di acqua cristallina, meta ideale per il relax tutto l’anno.

Melilla, spagna
Fonte: @Javier Ramírez
Melilla, l’enclave spagnola in Marocco

Info pratiche

Come arrivare per visitare il Nord del Marocco

È senz’altro Tangeri il punto di arrivo per visitare la regione Nord del Marocco, raggiungibile dall’Italia con voli diretti da Bergamo e Roma o via mare da Genova (con fermata a Bercellona) o dai porti di Gibilterra e Tarifa dalla costa spagnola. A parte la città di Melilla, per entrare in Marocco c’è bisogno del passaporto.

Quando andare in Marocco

Per un viaggio nel Nord del Marocco è bene evitare la stagione più calda, anche se la costa è sempre piuttosto ventilata. Il periodo migliore è quello di primavera e autunno, perché invece in inverno l’escursione termica è alta e la sera potrebbe essere freddino (oltretutto non tutte le strutture sono dotate di riscaldamento). Da evitare il mese del Ramadan, il mese di preghiera e digiuno, durante il quale molte attività sono chiuse e le persone meno operative e disponibili. Sarebbe inoltre molto imbarazzante bere, mangiare e fumare durante il giorno davanti a loro che non possono farlo.

The marocchino
Fonte: AS
Da non perdere: the alla menta in un Riad della Medina

Dove dormire nel Marocco del Nord

Il Marocco del Nord è attrezzatissimo per accogliere e ospitare i turisti con ogni esigenza e gusto. L’esperienza più immersiva e affascinante è certamente pernottare in un Riad nelle Medine, tra le stradine vecchie e il fermento del Souk. I Riad in tutte le cittadine sono restaurati, confortevoli e con tutti i servizi necessari. Per chi si sposta in treno o bus, può essere utile cercare base vicino alle stazioni. Per chi invece è rassicurato dalle catene internazionali, non ha che l’imbarazzo della scelta: soprattutto a Tangeri si trovano diverse soluzioni anche per i più pretenziosi, specialmente nella zona nuova della Marina e sul lungomare.

Enogastronomia e prodotti tipici

La zona settentrionale del Marocco è un vero e proprio mix di culture, con una spiccata influenza europea e spagnola. Sulla costa si mangia molto pesce, ma la carne è senz’altro l’alimento principale della cucina marocchina. Il Cous Cous è nei menù del venerdì (non fidatevi dei ristoranti che lo propongono sempre, potrebbero essere troppo turistici); mentre i Tajine prendono il nome dal piatto con coperchio conico su cui vengono serviti, e sono di pollo, carne, pesce o verdure. La cucina è molto saporita e speziata, ma non particolarmente piccante. Nel Nord del Marocco si trovano alcolici e vini locali. L’acqua è potabile, ma meglio bere quella in bottiglia.

Tajine del Marocco
Fonte: AS
Uno dei piatti tradizionali è il Tajine di carne

Nei banchi al mercato troverete molti prodotti sfusi, sia alimentari che per la cura del corpo: i datteri augurano fertilità; ottime idee regalo sono l’olio di Argan (verificate la qualità), il sapone nero per l’Hammam e il Kajal in polvere.

sapone nero hammam
Fonte: AS
Sapone nero per Hammam

Come spostarsi per visitare il Marocco del Nord

Per girare la regione, i bus arrivano praticamente ovunque e i treni raggiungono solo le destinazioni più grandi.  È possibile noleggiare un’auto per essere più autonomi e comodi negli spostamenti, e ultimamente sono tanti  i viaggiatori che visitano il Marocco in bicicletta, evitando i mesi più caldi. Per chi viaggia con mezzi propri: al porto i controllori doganali chiedono passaporto e libretto del mezzo per procedere a stampare un documento di “importazione temporanea del mezzo” per la durata di 6 mesi. Nulla di compromettente, ma guai a perdere il documento! Prima di spostarsi, informatevi prima sulla strada da fare e sulle sue condizioni (le strade N sono quelle nazionali e dovrebbero essere tutte confortevoli). Le autostrade sono comode e pressoché nuove, libere o economiche. Mille occhi per guardare ovunque ovviamente, specialmente nei pressi delle città più grandi, e ci si metterà un pochino a prendere le misure per la guida. Per parcheggiare, ci sarà sempre qualcuno disposto a dare un occhio all’auto in cambio di qualche moneta; mentre per chi viaggia in camper, nessun pericolo particolare ma non è consentito pernottare in libera.

costa atlantica Marocco
Fonte: AS
La costa atlantica di Cap Spartel

Chefchaouen, visita alla città blu del Marocco (e vi sveliamo un segreto)

Chefchaouen è la cartolina dal Marocco per eccellenza, riconosciuta a livello mondiale. La sua Medina tutta blu, Patrimonio UNESCO, è così tanto suggestiva da emozionare. Sono le sfumature sulle case, delle strade, il blu delle cassette delle lettere o dei portoni che rende tutto magico. Per questo, se si passa da Tangeri e dal Nord del Marocco, la visita alla città blu è tappa obbligata.

Perdersi tra le case color indaco

Il fermento della zona nuova si infittisce man mano che ci si avvicina alla città vecchia. Erano sette le porte di accesso alla Medina, oggi ne sono rimaste quattro, e da subito l’atmosfera del Souk avvolge e muove i visitatori.

A passeggio nella Medina di Chefchaouen

Anche qui, come per tutte le Medine marocchine, il consiglio è quello di perdersi e girare. Camminare senza meta (medinare dicono i locali) è il modo migliore per scoprire angoli e dettagli inaspettati: a Chefchaouen ancora di più. I vicoli stretti ospitano case antiche, Riad ristrutturati, ma anche le attività artigianali di sempre, per la lavorazione del cuoio, di sartoria o di botteghe alimentari e forni. Non esiste un ordine o un percorso predefinito per visitare il centro antico, ma quasi sempre si entra e parte da una delle porte della zona bassa, nei pressi di piazza Mohammed V, e si sale verso la montagna, fino a raggiungere la piazza principale. Da qui si può proseguire e salire ancora per i punti più panoramici.

Chefchaouen, la città blu del Marocco
Fonte: AS
La Medina blu di Chefchaouen

Le strade e la prima casa blu di Chefchaouen

Due curiosità per il giro in Medina: nel cuore della cittadina troverete Callejon El Asri, che pare essere una delle prime vie blu di Chefchaouen. È uno dei punti più fotografati del centro storico, e lo riconoscerete anche dalla fila per un selfie. Visto il successo social e turistico di queste prime vie, man mano tutti i residenti si sono organizzati per dipingere le proprie case e strade di blu; ma un po’ emoziona sapere che si è partiti proprio da questo angolo. Già, anche le strade! Si dice che in origine il pavimento fosse blu per utilità più che per decorazione: il colore azzurro della pavimentazione serviva a segnalare che la via era chiusa e non portava da nessuna parte. Adesso, ovviamente, il colore è puramente di abbellimento e decorativo e non ha nessun significato, ma buttate un occhio anche a terra per curiosità.

Medina di Chefchaouen
Fonte: AS
A passeggio nella Medina di Chefchaouen

La piazza principale di Chefchaouen

Le stradine strette e fitte improvvisamente si aprono nella piazza principale, Outa El Hamman, grandissima e molto ariosa, con gli alberi che danno una piacevole ombra. Questo è il luogo di ritrovo e per una meritata sosta, visto che lungo tutto il perimetro si possono trovare bar e ristoranti, alcuni con bellissime terrazze. La piazza è pavimentata e con una grande fontana in centro. Meno blu delle stradine della Medina, ma altrettanto dinamica e movimentata.

la città blu del Marocco
Fonte: AS
La prima strada blu della Medina di Chefchaouen

La Kasbah e la Grande moschea

Sulla piazza si affacciano la maestosa Kasbah e la moschea principale, entrambe datate 1471. La Kasbah AlKazaba  (l’antica fortezza) con le mura che circondano la Medina è stata costruita a difesa della città, e oggi ospita il museo etnografico con strumenti musicali tipici, ceramiche, sculture, ricami e armi; un giardino, diversi patii e i vecchi appartamenti. Dalla cima la vista panoramica è spettacolare.  Al lato della Kasbah, la Grande Moschea è la principale della città blu, e una delle più antiche del Marocco. L’ingresso è vietato ai non musulmano, ma dalla piazza è possibile ammirare il minareto a pianta ottagonale e percepire il fermento al richiamo alla preghiera (5 volte al giorno).

Chefchaouen, la piazza grande
Fonte: AS
La piazza principale di Chefchaouen, Outa El Hamman

Piazza di Al Kharazin

Andando verso la parte alta, si incontra anche la piazzetta di Al Kharazin, meno grande e caotica della piazza principale, ma davvero piacevole. Il bar con dehor sulla piazza permette di godere a pieno della vista bianca e blu e di una pace quasi rara in Medina. In una delle vie che partono dalla piazza, si trova lo storico forno El-Haouta con un banco di prodotti caldi e profumatissimi appena sfornati.

Il segreto di Chefchaouen, la città blu

Ma c’è brusio in città, un detto non detto, e si discute sull’origine del colore che recentemente ha reso così celebre questa cittadina sdraiata sulla montagna del Rif, che prima dell’arrivo del turismo internazionale viveva esclusivamente di agricoltura e artigianato.

Medina di Chefchaouen
Fonte: AS
Piazzetta di Al Kharazin, Chefchaouen

In origine era il bianco

Mohammed è una guida turistica, “la migliore della città”, dice chi lo conosce. Ha 25 anni, è nato e cresciuto in una delle case blu di Chefchaouen e ricorda ancora con malinconia la sua infanzia tra queste stradine. Il suo inglese è impeccabile e per la tesi universitaria ha deciso di provare a studiare la storia della sua città e del colore blu. Così, con grande orgoglio, vuole svelare i risultati delle sue ricerche. “Sono tantissime le teorie sul colore delle case e delle strade, che hanno reso Chefchaouen famosa nel mondo. La cosa certa è che in origine le case fossero color mattone, poi bianche, e che solo nel 2001 il centro si è tinto di blu”.

Perché Chefchaouen è blu?

Non esiste una risposta certa a questa domanda e la stessa popolazione locale è spaccata a metà. Qualcuno dice che il blu sia stato introdotto dagli ebrei quando si sono insediati qui durante la Seconda Guerra Mondiale, e proprio loro per ricordare il colore della loro bandiera iniziarono a dipingere porte e finestre. Quindi, nel tempo più recente, i residenti hanno ripreso questo colore dal passato. Altri invece sostengono che l’idea sia locale e non importata. La motivazione di tanto blu? C’è chi sostiene che sia stato fatto per allontanare le zanzare; chi dice che le case bianche erano troppo accecanti con il sole e difficili da tenere pulite; altri pensano sia in omaggio alla vicina cascata di Ras el-Maa.

Chefchaouen, cosa vedere
Fonte: AS
Chefchaouen, tra il blu e il bianco

#chefchaouen

Eppure qualcosa non convince del tutto la giovane guida. “È un mix di cose”, dice. “Probabilmente il colore è stato ripreso dal passato da qualche residente e poi, visto il successo mediatico, i vicini hanno iniziato a copiare, creando quasi una competizione di chi ha la casa più blu”. Una teoria che pare confermata, visto che solo su Instagram le foto col tag #chefchaouen hanno superato 1 milione di post.

Chefchaouen, visitare la Medina
Fonte: AS
Tutti i colori di Chefchaouen, dal marrone al blu

La pianta del colore indaco

Per le strade della Medina si trova la polvere di Indaco in vendita, sfusa. Si usa per gli impacchi per la pelle ed è un’ottima idea regalo per chi viene in visita a Chefchaouen. Questa polvere era, almeno in origine, il colorante naturale utilizzato anche per le case. La polvere deriva dalla fermentazione e essiccazione delle foglie della pianta di Indaco, abbastanza comune in Africa. Questo colorante naturale può dare le diverse sfumature di azzurro che si trovano tra le vie, a seconda della modalità di colorazione, dell’esposizione al sole, della presenza di intonaco bianco sotto. In ogni caso, ammette qualcuno, oggi non è escluso che parte dell’intonaco blu sia di natura industriale e più chimico.

Polvere di Indaco
Fonte: AS
Polvere di Indaco

Chefchaouen: turismo, agricoltura e artigianato

Chefchaouen oggi vive principalmente di turismo, ma le attività dell’agricoltura e dell’artigianato sono ancora molto forti. Fichi e datteri si comprano quasi ovunque sfusi, insieme alle olive; mentre una buona parte del Souk è dedicato alla sartoria di abiti tradizionali e da cerimonia e alla lavorazione del cuoio, da cui nascono borse, scarpe e altri accessori lavorati a mano. Nei negozi non farete fatica a trovare i tradizionali piatti per il Tajine, lampade e specchi per ricreare a casa l’atmosfera di questo angolo d’Africa.

I prodotti tipici di Chefchaouen
Fonte: AS
I prodotti tipici di Chefchaouen vengono venduti sfusi

Cosa vedere fuori Chefchaouen

La città blu si trova tra le montagne del Rif, nella natura più incontaminata. Da qui partono diversi percorsi per una passeggiata o per il trekking e la mountain bike. Per i meno allenati, può essere piacevole camminare fino alle vasche per lavare poco fuori il centro storico, risalendo la montagna, dove facilmente troverete donne e bambini. Sempre camminando verso la montagna, si raggiunge la Moschea Spagnola, per una vista spettacolare sulla città blu all’ora del tramonto. Le Cascades d’Akchour con le piscine naturali sono un’esperienza imperdibile in estate; mentre il Talassemtane National Park è un parco immenso, casa di tantissime specie animali. Chi non ama camminare, tra la città vecchia e quella nuova, il cimitero dalle tonalità del blu è insolito e decisamente autentico.

Info pratiche

Come arrivare a Chefchaouen

Chefchaouen non ha la stazione del treno, quindi ci si arriva in automobile o in bus, da Tangeri o da Tétouan. La strada è di montagna, ma in buone condizioni. Di solito il punto di arrivo è la bella piazza Mohammed V, poco fuori dalle fortificazioni e da cui si intravedono le casette blu arrampicate sulla montagna. La Medina si visita passeggiando; e conviene contrattare con un taxi o un collettivo per le escursioni fuori porta. Un consiglio? Scarpe comode; zaino al posto del trolley per chi dorme nel centro antico e bambini in marsupio.

Chefchaouen, dove mangiare
Fonte: AS
Uno dei tanti dehor nella Medina di Chefchaouen

Quando andare a Chefchaouen

La zona di montagna è più fresca rispetto alla costa, ma fa comunque molto caldo quindi conviene evitare la stagione estiva. Durante il Ramadan molte attività sono chiuse e le escursioni ferme; la popolazione locale è in preghiera o riposa, quindi meglio evitare (attenzione perché le date cambiano in base al calendario lunare). A giugno c’è il Festival International Des films D’environnement de Chefchaouen; e ogni anno in primavera, durante il mese che precede il Ramadan, viene celebrato il Laouacher, una festa che richiama moltissimi turisti dalla Spagna, durante la quale vengono utilizzate quindici tonnellate di pittura bianca e blu per ravvivare il colore della Medina.

Chefchaouen, dove dormire
Fonte: AS
Uno dei Riad dove dormire nella Medina di Chefchaouen

Dove dormire e mangiare a Chefchaouen

Non c’è dubbio: dormire nella Medina in un Riad rigorosamente blu non ha prezzo. Sono tantissime le strutture che accolgono i turisti, per la notte e per i pasti. Imbarazzo della scelta anche per mangiare, nella piazza centrale o nei vicoli. Nella città nuova, lungo Bd Hassan 2, ci sono diversi bar e locali. Per chi preferisce un po’ di relax e pace, nel verde della montagna esistono ristoranti più defilati. I piatti tipici? Tajine di carne, pollo e verdure (buonissimo quello al pollo e limone); la Harira è la zuppa tipica del periodo del Ramadan, a base di ceci e pasta fine, speziata e sostanziosa per riprendere forza; il venerdì Cous Cous. Fateci attenzione: l’acqua in bottiglia è quasi sempre a Km 0, da una fonte di Chefchaouen.

Un weekend a Tangeri, la città dei due mondi dove Atlantico e Mediterraneo si incontrano

Sono ancora pochi gli italiani che decidono di visitarla, eppure Tangeri, alle porte del Marocco e dell’Africa, è una destinazione perfetta e un ottimo punto di partenza per visitare un Paese in forte crescita. Tra Europa e Africa, Tangeri viene considerata la città dei due mondi, vivace, cosmopolita, autentica. Anche solo come meta per un weekend lungo, questa città riserva tantissime sorprese e anime inaspettate, in una zona ancora non troppo esplorata e turistica.

Tangeri, al di là degli stereotipi

Tangeri stupisce, supera ogni aspettativa e sradica quegli stereotipi erroneamente associati al Marocco. È una città molto verde, ad esempio, piena di parchi curati e verdi perché -chi l’avrebbe mai detto!- qui piove tanto. Come il famoso Giardino della Mendoubia in centro città, apprezzatissimo da chi ci vive, specialmente all’ora del tramonto. Alcuni dei quartieri nuovi e rinomati della città si sviluppano nella zona collinare, che ospita anche un giardino botanico (Donabo Gardens, con ingresso a pagamento) e una vera e propria foresta. Tangeri, la città marocchina più grande del Nord, è pulita, con una nuova Marina e un bellissimo lungomare che non hanno nulla da invidiare alle città europee. Da queste parti si parla spagnolo e inglese, più che francese, e la crescita del Paese è percepibile anche tra le sue strade. Merito, a quanto dicono, delle ultime amministrazioni di sindaci molto giovani e delle tante donne al governo che stanno rendendo le città più vive e vivibili su tutti i fronti.

Cosa vedere nel centro antico di Tangeri: la Kasbah, la Medina e il Souk

Un po’ come una Matrioska, la città vecchia di Tangeri è costruita dentro una fortezza muraria del medioevo, la Kasbah, all’interno della quale sorge la parte più antica e affascinante, la Medina, che include anche il Souk, il mercato. Questa è senza ombra di dubbio la parte da cui partire per visitare la città dei due mondi.

Tangeri, giardini
Fonte: AS
Tangeri è una città ricca di aree verdi, parchi e giardini

Visitare la Kasbah di Tangeri

Con il nome di Kasbah si intende nell’architettura islamica e del Maghreb la cittadella fortificata all’interno delle cui mura si sviluppa la città antica. La Kasbah di Tangeri è immediatamente riconoscibile arrivando dal porto e proprio qui si trova il Centro di Interpretazione delle fortificazioni Dar Al-Baroud con uno spazio espositivo ad accesso libero che ricostruisce la storia dell’area del porto e dintorni. Le mura sono lunghe 5 km circa, chiudono la città su tre lati con 7 porte di accesso alla Medina. Nella parte più alta si trova il palazzo seicentesco del sultano Dar el-Makhzen, che fu anche residenza dei governatori europei in epoca coloniale, e che oggi ospita il Musée la Kasbah des cultures méditerranéennes. Questa zona è quella meno caotica della città antica e da una piccola apertura sul lato settentrionale si apre un panorama incredibile sullo Stretto di Gibilterra e la Spagna nel retro.

kasbah di Tangeri
Fonte: AS
Le mura della Kasbha di Tangeri

Medinare nella Tangeri antica

Con il suo intersecarsi di stradine animate, il modo migliore per visitare la Medina è perdersi senza meta: “andiamo a medinare”, dicono le guide coniando un verbo che rende perfettamente l’idea. Proprio per le vie, lasciandosi trasportare, si scopre la parte autentica della città, con le sue case aperte, i bar locali, i negozi alimentari e i laboratori artigianali (ci sarà sempre qualcuno pronto ad accompagnarvi per le vie, in cambio di denaro naturalmente!). In questo vagare curiosi all’interno della Medina, si arriva al mercato, il Souk (chiamato comunemente anche Socco, in spagnolo). Coperto, così stretto che si fa quasi fatica a passare e profumatissimo, il mercato è vario e ospita banchi di spezie, pasta e farine; verdure e formaggi locali; carne e pesce (da evitare per i più sensibili!); ma anche abbigliamento e prodotti di bellezza e per la casa. Sfuso è la parola d’ordine ed è un attimo che ci si ritrova con mille sacchetti di spezie coloratissime, datteri e Kajal in polvere! Il Souk non ha orari, ma è molto frequentato specialmente di mattina; mentre sono da evitare gli orari di preghiera.

strade della medina di Tangeri
Fonte: AS
Perdersi tra le vie della Medina di Tangeri

La grande moschea

La Grande Moschea di Tangeri si trova nella Medina e ci si finisce sicuramente in questo andare casuale. Se non lo trovate, basta alzare lo sguardo e dirigersi verso il minareto o seguire la voce del muezzin quando, cinque volte al giorno, chiama a preghiera. La moschea ha avuto diverse vite, poiché pare nascesse come tempio romano dedicato a Ercole, per essere trasformata in chiesa dai portoghesi e divenuta moschea nel 1684, quando fu riconquistata dal sultanato marocchino, con ampliamento nel 1815. Nella moschea non si può entrare naturalmente, ma la sua architettura è bellissima da fuori ed è unico il via vai che si crea quando qui uomini e donne accorrono per la preghiera.

La piazza del Grande Socco: l’ombelico di Tangeri

Il vecchio Souk sbuca su piazza 9 aprile 1947, che è chiamata anche piazza del Grande Socco, dalla parola araba sūq che significa mercato. Punto di confine tra la vecchia Medina e la città moderna, questa piazza è da sempre un luogo di passaggio, scambio e un importante centro commerciale e sociale della città. È uno dei centri nevralgici di Tangeri, e proprio qui Mohammed V il 9 aprile 1947 tenne un discorso sul desiderio dell’indipendenza del Marocco.

piazza 9 aprile 1947
Fonte: AS
Piazza 9 aprile 1947 a Tangeri è il centro pulsante tra la città vecchia e nuova

Sulla piazza c’è una grande fontana in marmo, alcune panchine sotto l’ombra delle palme e l’ingresso allo storico Cinema Rif, oggi centro culturale molto frequentato da ragazzi e ragazze. La piazza è la porta di ingresso alla moschea Sidi Bou Abid, costruita nel 1917 e decorata con piastrelle multicolore. Un the in uno dei dehors di questa piazza è il modo migliore per osservare ed entrare nei ritmi della Tangeri di oggi.

cinema Rif tangeri dove andare
Fonte: AS
Il centro culturale dello storico Cinema Rif Tangeri

Una città accogliente, crocevia di culture

Un Paese in apertura e una città che da sempre è accogliente verso culture profondamente diverse. Questa sua multiculturalità si percepisce nel quotidiano e ne sono testimonianza alcuni luoghi e musei: oltre alle moschee, a Tangeri ci sono anche chiese e sinagoghe, e i quartieri delle comunità americana, francese, spagnola, italiana e ebraica. Una città dalle tante anime, che la rendono unica e davvero varia.

Il quartiere ebraico e la sinagoga

Il quartiere ebraico vive proprio all’interno della Medina, alle porte del Souk, e ospita diversi negozi di oro e argento. Con un pochino di fortuna, a seconda delle aperture e disponibilità del custode, è possibile visitare la più antica sinagoga di Tangeri, costruita nel 1878. Questa sinagoga mescola simboli dell’arte mudéjan con quelli islamici e del barocco spagnolo ed è una sorta di museo perché raccoglie gli oggetti di culto delle sinagoghe scomparse. Una curiosità? Pare che gli stucchi siano realizzati con la polvere del marmo di Carrara, arrivati dall’Italia in scambio di materie prime.

sinagoga di tangeri
Fonte: AS
La sinagoga nel quartiere ebraico di Tangeri

Il Museo della Légation américaine

Profondo anche il legame con gli Stati Uniti, tanto che nella Medina esiste ancora oggi la sede della Légation américaine (ingresso con biglietto), prima proprietà pubblica americana al di fuori degli Stati Uniti, una volta sede della missione diplomatica e che oggi ospita alcune collezioni e documenti, alcuni derivanti dal celebre Museo Forbes, oggi chiuso al pubblico.

Tangeri, la Ville Nouvelle

La città moderna di Tangeri si affaccia sulla grande Avenida Mohammed V ed è un susseguirsi di palazzi alti, nuove costruzioni, negozi e magazzini per lo shopping. Questo è il quartiere alla moda, con hotel di lusso e locali. Andando verso la periferia collinare, i grandi viali nuovi arrivano a Place de France, cuore della città nuova, e alta abbastanza da offrire una splendida vista sulla Tangeri vecchia.

Tangeri, città di mare

Cultura e tradizione, ma Tangeri è anche una città di mare, con una Marina nuova, una spiaggia generosa negli spazi e un lungomare perfetto per una piacevole passeggiata.

La nuova Marina di Tangeri

La Marina di Tangeri è nuovissima, con alcuni cantieri in corso e un’impronta molto europea. È l’incarnazione dello slancio verso il futuro della città e sembra che da qui passi tutto il fermento per i Mondiali 2030, ospitati anche dal Marocco. Alla Marina si trovano locali alla moda, hotel di lusso e ristoranti che reinterpretano le specialità della tradizione, bevande alcoliche incluse.

La spiaggia e il lungomare

Lungo l’Avenida Mohammed VI, che costeggia il mare, è di recente costruzione un viale pedonale, per la passeggiata lungomare, ben illuminato e molto largo. La spiaggia rispecchia l’entusiasmo e la vitalità della Medina: ci sono famiglie con bambini in qualsiasi stagione, gli aquiloni, campi da calcio o beach volley, ma anche ragazzi che propongono passeggiate a cavallo. Una sosta in questa spiaggia cittadina completa il ritratto di una città dai colori di mare e dalla brezza costante.

al mare a Tangeri
Fonte: AS
Passeggiate a cavallo sulla spiaggia di Tangeri

La Moschea del Porto

Nei pressi del porto, poco fuori dalle fortificazioni, c’è una moschea molto grande, la Moschea Lalla Abla, conosciuta anche come Moschea del Porto. Di recente costruzione, questa grande moschea è stata completata nel 2017 e dedicata al re Mohammed VI. I suoi porticati danno ombra in estate e i colori delle facciate esterne hanno sfumature e luci davvero affascinanti con il sole. Non è possibile entrare in moschea, ma merita una visita dall’esterno.

le moschee di Tangeri
Fonte: AS
Tangeri, una moschea vicino al porto

Fuori porta, l’incontro dei due mari a Cap Spartel

Sono tantissime le gite possibili da Tangeri per visitare la regione del Nord, ma una su tutte è perfetta anche per chi si ferma in visita solo un weekend. A 15 km dalla città, si trova Cap Spartel, con il suo promontorio panoramico e il faro da cui ammirare la linea di incontro tra Mare Mediterraneo (a destra) e Oceano Atlantico (a sinistra). Poco distante dal faro, richiama l’attenzione dei turisti la Grotta di Ercole: un vecchio frantoio berbero, utilizzato per la lavorazione della farina e dell’olio. La leggenda dice che in questa grotta si riposò Ercole dopo le sue 12 fatiche. Provate a guardare bene l’apertura verso il mare.. ha la forma dell’Africa capovolta!

Cap Spartel, il panorama
Fonte: AS
Il faro di Cap Spartel

Le specialità marocchine a tavola

Ma un viaggio in Marocco non può prescindere dall’enogastronomia e possiamo proprio dirlo: a Tangeri si mangia benissimo! Tra le specialità locali si trovano i Tajine, che prendono il nome dal piatto in cui viene lentamente cotto. Quelli tradizionali sono in terracotta e si compongono di un piatto con un coperchio conico. I Tajine possono essere di pollo, carne, verdure e a Tangeri sono molto comuni quelli di pesce. Non sono piccanti, ma speziati. Il Cous Cous è un piatto altrettanto tipico, ma attenzione perché si mangia solo il venerdì, quasi mai in altri giorni, se non in luoghi molto turistici. Ovunque si trovano olive e datteri sfusi. Diverse le caffetterie storiche, anche per un caffè in piedi; mentre all’uscita del Souk, all’interno della Medina, vedrete una lunga coda per l’acquisto del torrone al chiosco Nougat de Tanger, dal 1952. Da non perdere, dopo i pasti, anche lo scenografico servizio del the alla menta; ma non stupitevi se nei ristoranti e nei bar troverete anche birra e vino locali. Ultimo consiglio a tavola: anche se l’acqua in Marocco è potabile, meglio bere quella in bottiglia per evitare spiacevoli inconvenienti in viaggio.

Tajine del Marocco
Fonte: AS
Uno dei piatti tradizionali è il Tajine di carne

Tre esperienze autentiche a Tangeri

Oltre ai giri più classici, ci sono tre esperienze autentiche per conoscere Tangeri “senza filtri”.

1. Tramonto in place de France

Place de France è il cuore della zona nuova della città, andando verso i quartieri verdi residenziali, e con i suoi bar e hotel lussuosi emana un fascino anni ’30. “È la piazza dei pigri” spiegano le guide, perché dalla sua terrazza ci si siete ad ammirare la città dall’alto, specialmente all’ora del tramonto. Non dimenticate di passare di qui al calar del sole.

2. Il venerdì di preghiera

Il venerdì per i musulmani è il giorno Santo e di preghiera collettiva e, oltre a mangiare il Cous Cous, si ritrovano per un picnic vicino alle tombe nei cimiteri, chiamati anche “i giardini dei silenziosi”. In modo rispettoso e poco invasivo, una passeggiata può avvicinarci alla loro cultura.

3. Il rito dell’hammam

La cura del corpo è molto sentita in Marocco ed esistono un rito e un luogo che ne sono emblema. Gli Hammam sono i bagni pubblici, dove donne e uomini – separatamente – vanno a lavarsi. Ce ne sono tantissimi, ma per evitare quelli turistici, che sono più Spa che veri e propri Hammam, conviene chiedere alle persone anziane e farsi portare. Prima di andare? Passare dal Souk a comprare il guanto per il peeling e un po’ di sapone nero rigorosamente sfuso!

sapone nero hammam
Fonte: AS
Sapone nero per Hammam

Info pratiche

Come arrivare a Tangeri

Per arrivare a Tangeri dall’Italia ci sono aerei diretti da Bergamo e Roma. In alternativa, specialmente per chi viaggia con auto o camper a seguito per un viaggio più lungo, c’è la possibilità di arrivare in nave da Genova, con sosta a Barcellona (circa 3 giorni di viaggio). Arrivando dalla costa spagnola, il traghetto da Gibilterra o da Tarifa dura meno di un’ora. Dall’aeroporto per arrivare in città ci sono diversi taxi (contrattare sempre prima per la tratta!); mentre la città si visita tranquillamente a piedi. Per chi viaggia con bambini: le stradine della Medina e del Souk potrebbero essere un po’ scomode con il passeggino; meglio portare i bimbi per mano o in marsupio se sono molto piccoli.

Quando andare a Tangeri

L’ideale per visitare Tangeri e il Nord del Marocco sono i mesi di primavera e autunno, quando il caldo non è ancora troppo. Meglio evitare il Ramadan, durante il quale la maggior parte delle attività sono chiuse. A settembre è in programma tutti gli anni il festival Tanjazz di musica jazz; la festa del Mulud  celebra la nascita del profeta Maometto ed è momento di grande folclore (la data varia a seconda del calendario lunare); mentre nel mese di novembre ha luogo il Tangier Film Festival.

dormire a Tangeri
Fonte: AS
Dormire in un Riad a Tangeri

Dove dormire a Tangeri

È indescrivibile il fascino e l’atmosfera dei Riad dentro la Medina. Le strutture antiche sono state ristrutturate elegantemente e con grande cura dei dettagli. La Medina è chiusa alle auto, ma non ci sarà nessun problema per organizzarsi con la struttura per il trasporto dei bagagli. Gli hotel più alla moda e internazionali sono lungo la Marina e fronte spiaggia o nella città nuova. Per chi prevede spostamenti nei dintorni in treno può trovare comodo alloggiare nei pressi della piazza della stazione, che è comunque vicina alla spiaggia e comoda per raggiungere la Medina, anche a piedi.

negozi a Tangeri, artigianato
Fonte: AS
Uno dei negozi di artigianato tra le vie della Medina di Tangeri

Viaggio in Marocco: le regole culturali di cui tenere conto

Il Marocco, con i suoi colori vivi e una cultura millenaria fatta di tradizioni e religione, è un luogo dal fascino unico: una meta sempre più scelta dai turisti provenienti da tutto il mondo. Ci vuole poco per lasciarsi incantare dalle meraviglie del mercato notturno di Marrakech (Djemaa el-Fna) e dalle infinite distese desertiche del Sahara. Ma anche le città sono luoghi vibranti in cui si respira tutta l’autenticità della vita marocchina, come Fès, Tangeri, Marrakech, Rabat o Casablanca.

Prima di partire, però, è opportuno portare con sé anche un piccolo bagaglio di conoscenze della cultura locale: un viaggio non è soltanto una visita ad un museo o a un sito storico, ma è l’immersione nelle usanze e nei costumi di coloro che lo vivono, abbracciandone la cultura per scoprire l’anima più vera e autentica del luogo.

Ecco tutte le regole e le convenzioni sociali da conoscere prima di arrivare in Marocco, in modo da vivere al meglio l’esperienza di viaggio, a contatto con le persone e con i luoghi che ne fanno parte.

Come vestirsi in Marocco

Uno dei principali consigli che vengono dati alle persone che vogliono visitare il Marocco è quello di vestire in maniera modesta e tenere le spalle coperte.

Secondo la tradizione marocchina, gli uomini indossano i tradizionali abiti lunghi e coprenti (chiamati djellaba o dishdasha), spesso sopra i pantaloni, mentre le donne portano il caftano o il “boubou”, i tipici abiti lunghi e colorati. Inoltre, i capelli sono spesso raccolti in lunghe trecce e vengono coperti con un velo.

Date queste tradizioni nel vestiario, i turisti dovrebbero vestirsi in modo coprente, in particolare se ci si addentra in aree rurali o nelle moschee. Le donne dovrebbero indossare gonne e abiti larghi e lunghi, meglio se in lino per rimanere più fresche in estate, in modo da coprire braccia, gambe e testa. È consigliato anche portare un cappello o una sciarpa, che aiutano a ripararsi dal sole. Si possono quindi indossare anche pantaloni lunghi, ma non attillati: quelli in lino o in tuta andranno bene. Anche gli uomini dovrebbero indossare capi che coprano sia braccia che gambe.

Come comportarsi nei mercati

La pratica della contrattazione è molto diffusa in tutti i souq (mercati) marocchini. È una prassi, infatti, contrattare sul prezzo dei prodotti scambiati in tutti i mercati tradizionali del Marocco, tra i quali uno dei più famosi è il Grand Socco di Tangeri. Tra prodotti artigianali, frutta e verdura, tessuti, spezie e abbigliamento, se non si contratta con il venditore può risultare un comportamento offensivo. Ma attenzione: è importante stare attenti anche a non commettere l’errore opposto, ossia contrattare troppo, risultando maleducati.

Come visitate una moschea

Il Marocco è ricco di palazzi storici e moschee contraddistinte da un fascino senza tempo. Molte moschee sono vietate a coloro che non sono musulmani, ma esistono alcune eccezioni aperte al pubblico in generale.

Il comportamento da tenere all’interno di questi luoghi di culto è dettato da regole e tradizioni antiche. Per esempio, gli uomini e le donne hanno aree dedicate separate per la preghiera ed entrambi devono vestirsi in maniera decorosa: gli uomini indossano dei pantaloni che arrivino almeno sotto al ginocchio e una maglia che sia almeno a maniche corte, ma è molto meglio se si coprono interamente le braccia. Le donne devono coprire gambe, braccia e capo (con un fuolard), come nel resto dei luoghi pubblici.

Inoltre, non si può entrare nella moschea mentre si stanno svolgendo preghiere o cerimonie religiose ufficiali, e prima di varcare la soglia è obbligatorio togliere le scarpe.

Regole di comportamento negli spazi pubblici

Come in ogni Paese del mondo, il comportamento che si tiene in pubblico è influenzato dalla cultura, dagli usi e dai costumi di una popolazione. Esistono sempre atteggiamenti che risultano adatti a un contesto sociale e altri che invece è meglio evitare.

In Marocco, se si vuole fotografare una persona in un luogo pubblico, è essenziale chiedere il permesso prima di agire, ed è anche consuetudine offrire del denaro per ottenere il consenso a scattare l’immagine. Inoltre, un altro consiglio importante è quello di non fermarsi mai a fare foto dove lo spazio per camminare è già ridotto: è maleducazione.

Oltre a questo, le donne dovrebbero evitare di trovare posto a sedere vicino agli uomini sconosciuti, indossando sempre un velo o foulard. Anche che le effusioni amorose in pubblico sono sconsigliate.

Quando si cammina per i vicoli di Medina, invece, è bene ricordare sempre di tenere la destra. Motorini e scooter sfrecceranno accanto a voi in stradine molto strette e anguste, ed è importante lasciare libero il passaggio per tutti.

Gesti scortesi da evitare

Spesso i gesti che in Italia hanno un intento innocuo, in altri Paesi del mondo possono significare tutt’altro, dando vita a incomprensioni e fastidi che potrebbero essere facilmente evitati, se ci si informasse sugli usi e costumi di un luogo prima di partire.

In Marocco, per esempio, toccare la testa e i capelli di una persona, oppure l’hijab di una donna, è ritenuto molto scortese. Ma anche indicare con il dito una persona mentre di parla o fare un gesto che allude a qualcuno che non si conosce vicino a noi è considerato irrispettoso: sono gesti da segnare nella lista di atteggiamenti da evitare in questo Paese.

Come si saluta in Marocco

Davanti ad uno straniero, i marocchini tendono ad assumere un comportamento molto formale. Per loro, è consuetudine scambiarsi informazioni riguardanti lo stato di salute della famiglia e darsi la mano, quando si incontrano. Il saluto tipico vede l’usanza di stringere la mano, o dei due baci sulla guancia (partendo dalla sinistra) quando si tratta di individui dello stesso sesso. Nel caso di uomo e donna, sarà la donna a tendere la mano per prima se vuole essere salutata. In caso non lo facesse, l’uomo potrà comunque piegare la testa per porgere i suoi omaggi.

Inoltre, può essere utile conoscere le parole arabe usate per salutare: buongiorno e buonasera si dice “salam alekum” (tradotto significa “la pace sia con te”), mentre arrivederci o ciao si dice “ma’asalama”. Ecco allora che nei luoghi in cui si incontrano le persone, come in strada, nelle piazze, o nei luoghi di culto, è buona norma salutare con una stretta di mano e un “salam alekum”.

Come comportarsi da ospiti in una famiglia marocchina

Quando si viene invitati a cena a casa di una famiglia marocchina, si sarà invitati a togliere le scarpe. È buona usanza portare un regalo come pasticcini, fichi, datteri, nocciole o succhi freschi. Evitate l’alcool quando non specificamente richiesto.

Aspettatevi di cenare seduti a terra, su un tappeto, con un tavolo alla vostra altezza. Quasi certamente vi verrà offerto un bis, di cui è buona norma accettarne almeno un po’ come segno di riconoscenza. Qualora foste troppo pieni, toccatevi la pancia e scuotete la testa dicendo “La, shukrran” (No, grazie). La loro insistenza è una forma di rispetto e generosità di cui sentirsi onorati.

È bene tenere a mente che l’istituzione della famiglia, in Marocco è molto importante e generalmente i marocchini sono molto cordiali e ospitali. Per questo se si viene invitati a cena, c’è da aspettarsi una ricca tavola imbandita attorno alla quale socializzare anche per ore, approfondendo le varie sfaccettature della cultura nordafricana e arricchendo così il bagaglio personale di chi ha la fortuna di vivere quest’esperienza.

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