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In viaggio tra cascate degli Dei, canyon leggendari e terre che fumano: il Diamond Circle in Islanda

Chi raggiunge l’Islanda per la prima volta finisce quasi sempre lungo il celebre Golden Circle. Non è di certo sbagliato, ma spostandosi più a nord si ha l’occasione di intraprendere un itinerario in grado di regalare scenari ancora più spettacolari e una sensazione di libertà immensa (sì, l’isola è davvero Maestra in tutto ciò). Il Diamond Circle, infatti, racchiude l’essenza del posto in circa 250 km, attraversando una delle aree geologicamente più attive del pianeta, là dove la placca nordamericana e quella euroasiatica continuano ad allontanarsi, modellando il territorio attraverso eruzioni, terremoti e sorgenti geotermiche.

Inaugurato ufficialmente come itinerario turistico nel 2020, è un susseguirsi di strade panoramiche che si snodano fra vallate modellate dai ghiacciai, distese laviche, coste battute dal Mare di Groenlandia e canyon scavati da fiumi impetuosi alimentati dalle grandi calotte glaciali dell’interno. In pochi chilometri si passa dal verde intenso di una foresta di betulle ai colori ocra di una valle geotermica, fino al nero assoluto della lava solidificata.

Anche la storia accompagna il tragitto: antiche saghe nordiche, leggende dedicate agli dèi vichinghi e avvenimenti che hanno cambiato il destino dell’Islanda si intrecciano con una natura che riesce a imporsi su qualsiasi presenza umana. Qui, in sostanza, si segue il ritmo della Terra.

Le tappe più belle del Diamond Circle

L’itinerario può essere percorso in senso orario oppure antiorario, anche se molti viaggiatori scelgono di partire da Akureyri, considerata la capitale dell’Islanda settentrionale. Pur essendo completabile in una giornata, almeno 2 giorni permettono di assaporarne davvero l’atmosfera, dedicando spazio anche alle numerose deviazioni disseminate lungo il percorso.

Goðafoss, la Cascata degli Dei (48 km – 40 min da Akureyri)

Il nome Goðafoss, tradotto, significa “Cascata degli Dei” ed è un salto d’acqua largo circa 30 metri e alto 12 che però appare quasi perfettamente semicircolare, creando un anfiteatro naturale nel quale il fiume glaciale Skjálfandafljót sprigiona tutta la propria energia.

Il panorama cambia completamente a seconda del punto di osservazione: entrambe le sponde regalano prospettive differenti, unite da un ponte pedonale che attraversa il fiume poco più a valle. Da qui compare anche Geitafoss, una cascata più raccolta che completa un quadro già straordinario.

Goðafoss, Islanda
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La maestosa Goðafoss

Húsavík, la capitale islandese dell’avvistamento delle balene (58 km – 50 min)

Affacciata sulla baia di Skjálfandi, Húsavík possiede un carattere profondamente legato al mare. Case dai tetti colorati, pescherecci, caffetterie e piccoli ristoranti che si specchiano sul porto contribuiscono a dar vita a un’atmosfera sorprendentemente vivace per una cittadina di appena poche migliaia di abitanti.

Il suo soprannome, “Capitale islandese del whale watching”, racconta perfettamente la sua vocazione: le acque fredde e ricche di plancton attirano numerose specie di cetacei durante gran parte dell’anno. Megattere, balenottere minori, delfini dal becco bianco e, in alcuni periodi, persino orche popolano questo tratto di mare, rendendo Húsavík uno dei migliori punti d’Europa dedicati all’osservazione dei grandi mammiferi marini.

Ásbyrgi, il canyon che secondo la leggenda porta l’impronta del cavallo di Odino (66 km – 55 min)

Il paesaggio muta ancora una volta e si riempie di pareti verticali alte fino a 100 metri che racchiudono un enorme canyon a ferro di cavallo lungo oltre 3,5 km. Sì, parliamo di una delle formazioni naturali più insolite dell’intera Islanda.

Dal punto di vista scientifico, Ásbyrgi nacque migliaia di anni fa grazie a un’immensa inondazione glaciale provocata dal rapido svuotamento di un lago intrappolato sotto il ghiaccio. L’enorme massa d’acqua scavò il terreno con una forza impressionante, lasciando la caratteristica forma semicircolare visibile ancora oggi.

La mitologia nordica preferisce però una spiegazione molto più poetica: secondo la leggenda, quel gigantesco ferro di cavallo sarebbe l’impronta lasciata da Sleipnir, il cavallo a 8 zampe appartenente a Odino. Sul fondo del canyon, tra le altre cose, cresce una delle foreste di betulle più rigogliose dell’isola, circostanza piuttosto rara in un Paese caratterizzato da vaste distese prive di alberi. Sentieri facili attraversano il bosco fino al piccolo lago Botnstjörn, le cui acque riflettono le alte pareti basaltiche.

Poco distante si apre anche la valle di Vesturdalur, celebre per Hljóðaklettar, le “Scogliere dell’Eco”, con colonne di basalto contorte, archi naturali e grotte nate dal raffreddamento della lava.

Dettifoss, la forza dell’acqua allo stato puro (63 km – 55 min)

Il rombo arriva molto prima della cascata, perché vibra nell’aria, attraversa il terreno e accompagna gli ultimi metri del sentiero fino al punto panoramico. È in quel momento che compare Dettifoss, una distesa d’acqua color grigio latte che precipita improvvisamente nel canyon scavato dal fiume Jökulsá á Fjöllum.

Con una larghezza di circa 100 metri e un salto di 45 metri, viene considerata la cascata più potente d’Europa per volume d’acqua. La corrente, alimentata dal ghiacciaio Vatnajökull, trascina sabbia vulcanica e sedimenti glaciali che conferiscono al fiume il caratteristico colore opaco. Il risultato è uno spettacolo primordiale, dominato da una forza difficile da descrivere.

Dettifoss in Islanda
iStock
Magica cascata islandese di Dettifoss

Dettifoss è entrata anche nella storia del cinema grazie alla sequenza iniziale del film Prometheus di Ridley Scott, scelta per rappresentare un pianeta ancora dominato dalle forze della natura. Pochi minuti più a monte c’è pure un’altra meraviglia che prende il nome di Selfoss, decisamente più bassa ma molto più ampia.

Lago Mývatn e l’universo vulcanico del Diamond Circle (74 km – 1h)

L’ultima grande tappa racchiude un concentrato di fenomeni geologici difficili da trovare altrove. Mývatn, il cui nome significa “Lago dei moscerini”, occupa il 4° posto fra i laghi naturali più estesi dell’Islanda. Insetti minuscoli popolano la zona durante l’estate, senza però rappresentare un pericolo. Molto più interessante risulta la sua eccezionale biodiversità, in quanto considerato uno dei paradisi europei dedicati al birdwatching.

L’intera regione appare quale un laboratorio geologico a cielo aperto. Gli pseudocrateri di Skútustaðagígar costituiscono uno degli esempi più affascinanti. Malgrado l’aspetto, questi rilievi circolari non sono veri crateri vulcanici. Si formarono quando la lava incandescente raggiunse terreni paludosi, provocando gigantesche esplosioni di vapore che modellarono il paesaggio.

Pochi chilometri più avanti, per la precisione ai piedi del monte Námafjall si apre Hverir, una delle aree geotermiche più spettacolari dell’Islanda. Fumarole, pozze di fango ribollente e depositi minerali color ocra, giallo e arancione trasformano il terreno in una tavolozza naturale. Il vapore fuoriesce continuamente dal sottosuolo, ricordando quanto la crosta terrestre, in questa parte dell’isola, sia sottile e instabile.

Proseguendo verso il sistema vulcanico di Krafla, protagonista di una lunga serie di eruzioni fra il 1975 e il 1984, emergono immense distese laviche ancora attraversate da fumarole. Qui si trova anche Víti, un cratere esplosivo di circa 300 metri di diametro nato durante la violenta eruzione del 1724, passata alla storia quale inizio dei cosiddetti Mývatn Fires.

L’itinerario regala ancora un’ultima sorpresa a Dimmuborgir, soprannominata “La Città Oscura” oppure “I Castelli Neri”. Archi, torri e pilastri di lava solidificata ricordano le rovine di una fortezza gigantesca. Secondo il folklore islandese questo labirinto sarebbe la dimora dei tredici Jólasveinar, i curiosi personaggi del Natale locale, metà folletti e metà troll, protagonisti delle tradizioni popolari dell’isola.

Chi desidera una pausa può raggiungere anche la piccola grotta lavica di Grjótagjá, celebre per la sorgente termale color turchese nascosta al suo interno. In passato rappresentava un angolo dedicato ai bagni caldi naturali, ma l’intensa attività vulcanica degli anni ’70 fece aumentare notevolmente la temperatura dell’acqua, rendendola inadatta alla balneazione. Oggi, tuttavia, rimane uno degli angoli più suggestivi dell’intera regione.

Solo per due giorni si potrà vedere l’alba alla Reggia di Caserta

La Reggia di Caserta si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più suggestivi dell’estate con il ritorno di “Alba alla Reggia“, l’iniziativa che consente di vivere il Complesso vanvitelliano in un momento della giornata di solito non accessibile al pubblico.

L’edizione di agosto prevede un doppio appuntamento per assistere al sorgere del sole all’interno del Parco reale e del Giardino Inglese in due sole date, per trasformare una semplice visita in un’esperienza immersiva tra arte e musica.

Un’esperienza tra natura, musica e momenti di narrazione

Anche quest’anno il programma è stato pensato per accompagnare il sorgere del sole con una serie di appuntamenti artistici che renderanno ancora più coinvolgente l’esperienza.

Durante la permanenza nel Parco reale e nel Giardino Inglese, il pubblico potrà assistere a momenti di narrazione e a varie esibizioni musicali, pensate per valorizzare la visita tramite un percorso culturale che unisce musica, natura e patrimonio architettonico.

Per completare la giornata visitando anche gli ambienti interni della Reggia, gli Appartamenti reali saranno accessibili secondo il consueto orario di apertura, a partire dalle 8:30.

Il concerto del 1° agosto nel Giardino Inglese

Uno dei momenti centrali sarà il concerto in programma il 1° agosto presso Le Serre di Graefer, nella cornice del Giardino Inglese: l’esibizione inizierà alle 5:30 e vedrà protagonista l’Orchestra Filarmonica Campana, diretta dal maestro francese Jean François Verdier, con la partecipazione della pianista Stefania Argentieri come solista.

Il programma musicale accompagnerà il sorgere del sole con un repertorio che tocca alcuni tra i più importanti compositori europei: l’apertura sarà affidata a “Siegfrieds Rheinfahrt“, tratto dal Götterdämmerung, quarto e ultimo dramma del ciclo dell’Anello del Nibelungo di Richard Wagner.

Seguiranno “Clair de lune” di Claude Debussy e il Concerto per pianoforte e orchestra di Francis Poulenc, prima della conclusione affidata alla Suite n. 1 da Peer Gynt di Edvard Grieg. Proprio il celebre brano “Mattino“, che fa parte della suite, rappresenta il naturale punto d’arrivo del concerto, creando un dialogo diretto tra la musica e l’alba che nel frattempo illumina il paesaggio della Reggia.

Il programma del 29 agosto

Anche il secondo appuntamento di “Alba alla Reggia”, previsto per il 29 agosto, sarà caratterizzato da performance artistiche pensate per accompagnare il pubblico durante le prime ore del mattino.

In questa occasione gli spettacoli saranno affidati a Progetto Sonora e alla Arabesque Dance Company, che animeranno gli spazi del Complesso vanvitelliano con esibizioni capaci di dialogare con l’atmosfera dell’alba e con il contesto storico e paesaggistico della Reggia.

Colazione con vista dopo l’alba

Per prolungare la permanenza alla Reggia di Caserta anche dopo il concerto e la visita mattutina, sarà possibile fermarsi per la colazione: urante l’evento saranno infatti aperti sia la caffetteria del Museo, nel Cannocchiale, sia la terrazza panoramica nei pressi della Fontana di Diana e Atteone.

La colazione è un servizio aggiuntivo rispetto al biglietto d’ingresso e consente di vivere con maggiore calma le prime ore della giornata all’interno della Reggia.

Informazioni per vedere l’alba alla Reggia di Caserta

“Alba alla Reggia”va in scena il 1° agosto e il 29 agosto, rispettivamente il primo e l’ultimo sabato del mese, con apertura straordinaria fissata a partire dalle 4:30 del mattino.

Per partecipare è possibile acquistare il biglietto sia online tramite la piattaforma TicketOne, sia presso la biglietteria fisica in Piazza Carlo di Borbone, a Caserta.

Sono disponibili due tipologie di ingresso: il biglietto dedicato alla visita del Parco reale e del Giardino Inglese ha un costo di 10 euro, mentre quello che comprende anche gli Appartamenti reali, oltre al Parco reale e al Giardino Inglese, è disponibile al prezzo di 18 euro. Entrambe le soluzioni non includono la colazione.

L’iniziativa rientra inoltre nel programma dell’abbonamento ReggiaCard 2026 e consente ai possessori della card di partecipare all’evento secondo le modalità previste dall’abbonamento.

Camminate nella biodiversità 2026, itinerari ed esperienze tra i paesaggi più belli d’Italia

La natura italiana torna protagonista con un appuntamento dedicato a chi ama il turismo lento, le esperienze all’aria aperta e la scoperta dei paesaggi più autentici del Paese. In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità del 22 maggio, il FAI propone anche nel 2026 l’evento diffuso Camminate nella biodiversità.

Per due giornate, sabato 23 e domenica 24 maggio 2026, parchi, giardini storici, boschi, saline e aree protette si trasformeranno in scenari perfetti per passeggiate guidate, laboratori e attività pensate per adulti e bambini.

L’iniziativa rappresenta un’occasione speciale per vivere il territorio in modo consapevole, rallentando il ritmo e osservando da vicino ecosistemi, specie vegetali e animali, paesaggi agricoli e ambienti naturali spesso poco conosciuti. Da Nord a Sud Italia, le esperienze proposte permetteranno di entrare in contatto con la straordinaria ricchezza ambientale italiana grazie alla presenza di botanici, zoologi, guide naturalistiche, ornitologi, apicoltori e altri esperti del settore.

Parte il treno storico del Trifase 50, ad Acqui Terme un viaggio nella storia delle ferrovie italiane

Il 25 maggio 1976 dalla stazione di Acqui Terme partiva l’ultimo treno con alimentazione elettrica trifase, segnando la fine di un’epoca tecnica e simbolica che aveva accompagnato intere generazioni di viaggiatori e ferrovieri. A cinquant’anni da quel giorno, la città piemontese torna al centro di una celebrazione speciale che unisce memoria, cultura e turismo ferroviario.

Sabato 23 e domenica 24 maggio 2026 prende infatti vita “Trifase 50”, la manifestazione organizzata da Fondazione FS Italiane per ricordare il mezzo secolo dalla fine della storica trazione elettrica trifase italiana. Due giornate che porteranno ad Acqui Terme appassionati di treni storici, fotografi, curiosi e viaggiatori provenienti da tutta Italia, grazie anche alla presenza di uno speciale treno storico in partenza da Milano. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Trenoclub Savona e con il coinvolgimento delle istituzioni locali, trasforma il Movicentro (l’ex magazzino merci della stazione) in uno spazio dedicato alla memoria ferroviaria italiana, tra mostre, incontri, proiezioni e testimonianze storiche.

Il ritorno della locomotiva trifase E431

Il cuore dell’evento sarà proprio il viaggio del treno storico che collegherà Milano, Alessandria e Acqui Terme con una composizione d’eccezione. Protagonista assoluta sarà infatti la locomotiva trifase E431.027 del Museo Ferroviario Piemontese, simbolo di una tecnologia che ha segnato la storia delle ferrovie italiane del Novecento. L’atmosfera promette di essere particolarmente suggestiva per gli appassionati di archeologia industriale e turismo lento. Le storiche carrozze UIC-X, le vetture 45.000 e le celebri Centoporte permetteranno di rivivere il fascino dei viaggi ferroviari d’altri tempi, in un itinerario che attraversa il Piemonte seguendo una linea profondamente legata alla memoria del sistema trifase.

“Trifase 50” racconta anche il rapporto emotivo tra territori e ferrovie, soprattutto in una località come Acqui Terme, diventata simbolicamente il luogo in cui l’Italia ferroviaria entrò definitivamente nella modernità. Alle 9.48 del 25 maggio 1976 la corrente trifase veniva infatti disattivata per sempre. Poche ore dopo partiva dalla città piemontese il convoglio trainato dalla E656.026 che sanciva il passaggio definitivo all’alimentazione a corrente continua a 3.000 Volt sulla rete FS.

Durante il weekend celebrativo sarà possibile partecipare a incontri culturali, conferenze e momenti commemorativi con ospiti istituzionali, rappresentanti del mondo ferroviario e protagonisti storici del settore. Prevista anche la presentazione del libro “A 50 anni dal Trifase”, oltre a una mostra fotografica dedicata all’evoluzione della trazione elettrica italiana.

Trifase 50: programma, date e orari del treno storico

La manifestazione “Trifase 50” si svolge sabato 23 e domenica 24 maggio 2026 presso il Movicentro di Acqui Terme, nell’area dell’ex magazzino merci ferroviario. Sabato 23 maggio il treno storico partirà alle ore 7.50 da Milano in direzione Alessandria e Acqui Terme, con arrivo previsto alle 11.20 al binario 1 della stazione. La giornata proseguirà con la svelatura della targa commemorativa, incontri istituzionali, proiezioni dedicate alla storia della trazione trifase e un convegno tecnico-culturale nel pomeriggio. Il convoglio storico ripartirà poi alle ore 17.00 verso Alessandria e Milano.

Domenica 24 maggio è invece previsto l’arrivo del treno storico da Alessandria alle ore 11.20, seguito da un intervento divulgativo tecnico a cura del CIFI e da ulteriori momenti dedicati alla storia ferroviaria italiana. La partenza del convoglio da Acqui Terme è fissata alle 17.00. Per entrambe le giornate, dalle ore 10 alle 18, il pubblico potrà visitare la mostra fotografica sulla storia della trazione trifase, le esposizioni di modellismo ferroviario in scala HO e O, i diorami storici e gli spazi di Duegi Editrice dedicati a libri e riviste specializzate sul mondo ferroviario italiano e internazionale. Sabato 23 maggio infine sarà inoltre attivo un banco per l’annullo filatelico commemorativo dedicato alla locomotiva E431.

Kate Middleton sceglie l’Italia, ma viaggerà in una città insolita (con un hotel esclusivo)

Non è Parigi e nemmeno New York: per il suo primo viaggio ufficiale all’estero dopo il periodo lontano dagli impegni pubblici a causa del cancro, Kate Middleton ha scelto l’Italia. Le date sono fissate al 13 e 14 maggio 2026, ma a stupire più di ogni altra cosa è la meta del Belpaese scelta dalla Principessa del Galles: non una grande capitale o una destinazione glamour, ma Reggio Emilia.

Ecco perché ha scelto proprio questa città dell’Emilia Romagna e quali saranno le tappe del suo tour italiano, oltre all’hotel esclusivo in cui probabilmente soggiornerà.

Perché Kate Middleton ha scelto Reggio Emilia

Dopo mesi segnati dalla malattia e da una forte riduzione delle apparizioni pubbliche, Kate Middleton sembra voler ripartire da un viaggio dal forte valore umano e culturale, lontano dalle grandi cerimonie reali. Alla base della scelta di recarsi a Reggio Emilia per il suo primo viaggio all’estero c’è infatti un motivo serio legato ai bambini: la città è conosciuta in tutto il mondo per il celebre “Reggio Emilia Approach”, il metodo educativo fondato da Loris Malaguzzi che mette al centro relazioni, creatività, ambiente e comunità nello sviluppo dei bambini.

Da anni, infatti, Kate segue da vicino i temi legati alla salute mentale infantile e ai primi anni di vita attraverso il lavoro della Royal Foundation. La visita italiana servirà proprio ad approfondire i modelli educativi internazionali e le nuove pratiche dedicate all’infanzia.

Il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, ha definito la visita “un riconoscimento per il sistema educativo e per la città”, ricordando come il modello reggiano sia oggi studiato e apprezzato a livello internazionale.

Le tappe del viaggio a Reggio Emilia

Il viaggio della Principessa del Galles sarà costruito attorno ai luoghi simbolo del celebre modello educativo reggiano, per capire da vicino come la città sia riuscita a trasformare l’educazione infantile in un progetto culturale riconosciuto in tutto il mondo.

Secondo quanto riporta la Gazzetta di Reggio, la prima tappa dovrebbe essere la Sala del Tricolore, all’interno del Municipio cittadino. Qui è previsto un incontro istituzionale con le autorità locali, in uno dei luoghi più rappresentativi della città.

Successivamente, Kate visiterà il Centro Internazionale Loris Malaguzzi, spazio dedicato alla ricerca educativa e punto di riferimento internazionale del “Reggio Emilia Approach”. Nel programma compare anche il Centro Remida, luogo molto particolare nato attorno al concetto di riciclo creativo. Materiali industriali di scarto vengono trasformati in strumenti educativi, giochi e percorsi artistici per i più piccoli. Un progetto che unisce sostenibilità e immaginazione.

La Principessa dovrebbe poi entrare direttamente in due scuole dell’infanzia comunali, osservando da vicino le attività quotidiane, gli spazi educativi e il lavoro di insegnanti ed educatori.

L’hotel esclusivo in cui soggiornerà Kate Middleton

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, la Principessa del Galles dovrebbe soggiornare presso il Relais Roncolo 1888, all’interno della tenuta Venturini Baldini, ai piedi dell’Appennino emiliano.

Si tratta di un boutique hotel immerso tra vigneti e ulivi, ospitato nella villa storica Villa Manodori del XVII secolo. Fa parte degli Small Luxury Hotels of the World (SLH), una selezione di oltre 500 boutique hotel, resort e dimore indipendenti di lusso in circa 90 Paesi del mondo, che si distinguono per le loro architetture uniche, il design altamente curato, l’atmosfera intima e l’alto standard di servizio.

Il relais dispone di sei camere e suite con affreschi originali, splendidi giardini formali e una vista mozzafiato sulla campagna tra Parma e Reggio Emilia. L’hotel fa parte di un’azienda agricola biologica che produce aceto balsamico, olio extravergine e vini d’eccellenza. Nell’Acetaia di Canossa, in particolare, gli ospiti possono scoprire i segreti della produzione tradizionale dell’aceto balsamico.

Dormire qui non è per tutte le tasche: mediamente soggiornare una notte all’interno della camera Superior (con letto super king size) costa circa 600 euro.

Una nuova tratta della ciclovia sul Lago di Garda è completata: ecco dove

Nel 2025, il Lago di Garda ha sfiorato i 28 milioni di presenze turistiche: numeri che non sorprendono considerando che, oltre a essere il lago più grande d’Italia, vanta paesaggi mozzafiato. Dalle maestose Dolomiti a nord ai vigneti e borghi pittoreschi del versante sud, questi panorami possono essere ammirati in diversi modi, anche in sella a una bici.

Il progetto della Ciclovia del Garda continua infatti a crescere ed è stato annunciato il completamento di una nuova tratta a Torri del Benaco, lunga 2,3 chilometri.

La nuova tratta ciclabile a Torri del Benaco

Il completamento del nuovo segmento a sud del borgo di Torri del Benaco segna un passo avanti fondamentale per la mobilità dolce del Lago di Garda. Si tratta di un percorso di 2,3 chilometri che corre parallelo alla Gardesana Orientale, permettendo finalmente di separare il flusso delle biciclette dal traffico veicolare, spesso congestionato oltre i limiti della sostenibilità durante l’alta stagione.

L’opera, pur accolta con entusiasmo per la sua utilità funzionale, non ha mancato di sollevare qualche dibattito locale legato all’impatto paesaggistico. Alcune critiche si sono concentrate sulla struttura a sbalzo e sulle ringhiere di protezione, ritenute da alcuni troppo impattanti sulla visuale del lago. Eppure, per chi pedala, il valore aggiunto è indiscutibile: la possibilità di godersi il panorama lontano dai pericoli della statale trasforma radicalmente l’esperienza del viaggio.

Questo nuovo tratto si inserisce nella visione più ampia della pista ciclabile del Garda, o Garda by Lake, un progetto ambizioso che mira a creare una delle ciclovie più spettacolari d’Europa.

Le tratte ciclabili completate e già percorribili

Il segmento di Torri del Benaco è solo l’ultima tappa di un percorso che sta crescendo stagione dopo stagione. Ecco i tratti completati da non perdere, ognuno con la propria anima e il proprio panorama:

  • Limone sul Garda-Località Pescarol: è il primo tratto completato nel 2018 diventato il simbolo della nascita della Ciclovia. Sulla sponda bresciana, questi 2,5 chilometri offrono una passerella a sbalzo sospesa che regala la sensazione di pedalare a picco sull’acqua. È aperta anche ai pedoni e illuminata scenograficamente di notte.
  • Torbole-Riva del Garda: nel punto più a nord del lago, la ciclabile offre 5 chilometri di tracciato pianeggiante che collegano le due perle trentine, snodandosi tra parchi curatissimi, spiagge e servizi turistici di ogni tipo.
  • Garda-Punta San Vigilio: questa tappa parte dal centro di Garda e si addentra in uno degli angoli più poetici del Benaco. Il percorso è vario e avventuroso: inizia sul lungolago, alterna tratti pavimentati allo sterrato e affronta una breve salita su sentiero più naturale prima di ridiscendere verso Punta San Vigilio.
  • Bardolino-Garda: questo percorso ciclo-pedonale unisce due delle località più famose del lago con un tracciato fluido e quasi interamente pavimentato.
  • Peschiera-Lazise: partendo dall’estremità meridionale del lago, a Peschiera, questa via ciclo-pedonale risale la costa verso nord su un fondo prevalentemente in terriccio. Il percorso si immerge nel cuore del turismo gardesano, lambendo le spiagge e i vivaci campeggi della zona.

Festival delle Dimore Storiche in Friuli-Venezia Giulia: viaggio tra ville e palazzi aperti

In occasione del ponte del 25 aprile, il Friuli Venezia Giulia si trasforma in un grande itinerario culturale diffuso grazie alla quarta edizione del Festival delle Dimore Storiche. L’iniziativa, in programma il 25 e 26 aprile, rappresenta un’opportunità rara per attraversare secoli di storia entrando in luoghi di solito chiusi al pubblico, custodi di architetture, tradizioni e vicende familiari.

Promosso dalla sezione regionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, il Festival coinvolge quest’anno ventitré residenze private distribuite su tutto il territorio: dalle colline alle pianure, dai borghi rurali ai centri urbani, l’evento si configura come un racconto corale che unisce identità locali e patrimonio culturale e offre una prospettiva inedita sul passato e sul presente della regione.

Le dimore aperte tra storie e architetture

Il cuore del Festival è rappresentato dalle dimore storiche, ognuna con la propria identità e il proprio patrimonio. La provincia di Udine concentra il maggior numero di aperture, con diciotto residenze che spaziano da case fortificate a ville nobiliari, passando per palazzi urbani di grande valore storico e artistico. Tra queste spiccano Casa Asquini a Fagagna, Palazzo Orgnani a Udine e Villa de Claricini Dornpacher a Bottenicco di Moimacco, esempi significativi di un patrimonio architettonico diffuso e stratificato.

Anche il territorio goriziano partecipa con tre dimore, tra cui Villa Attems a Lucinico e Villa del Torre a Romans d’Isonzo, mentre la provincia di Pordenone completa il quadro con due residenze di grande fascino, come Palazzo Scolari Salice a Polcenigo.

Veduta di Villa de Claricini Dornpacher, Bottenicco, Udine
Ufficio Stampa – Reportage
Il 25 e 26 aprile 2026 torna il Festival delle Dimore Storiche in Friuli Venezia Giulia

L’esperienza della visita

Uno degli elementi distintivi del Festival è la modalità di visita: infatti, le dimore non vengono “semplicemente aperte”, ma raccontate direttamente dai proprietari, che accompagnano i visitatori in un percorso fatto di aneddoti, documenti e memorie tramandate nel tempo.

Entrare in queste residenze significa quindi scoprire ambienti vissuti, spesso ancora abitati, dove ogni dettaglio contribuisce a costruire una narrazione complessa. Le dimore diventano così spazi vivi, legati al territorio e alle comunità, e propongono una chiave di lettura privilegiata per comprendere il ruolo della proprietà privata nella conservazione del patrimonio culturale.

Ma non è tutto: accanto alle visite guidate, il Festival vede un ricco calendario di iniziative collaterali quali eventi culturali, momenti musicali e appuntamenti dedicati all’enogastronomia locale, attività che, oltre agli edifici, contribuiscono a valorizzare anche il contesto in cui si inseriscono, mettendo in luce le eccellenze del territorio.

Valorizzazione e sostenibilità del patrimonio privato

Il Festival delle Dimore Storiche si conferma come uno degli appuntamenti più rilevanti a livello nazionale per la valorizzazione del patrimonio culturale privato: l’iniziativa non si limita a promuovere la conoscenza delle residenze, ma sottolinea anche il ruolo fondamentale dei proprietari nella tutela e nella trasmissione di cotanto patrimonio.

La partecipazione alle visite avviene previa donazione libera, con un contributo minimo di dieci euro, destinato a sostenere i progetti di valorizzazione turistica promossi dall’associazione. L’ingresso gratuito per alcune categorie, tra cui minorenni accompagnati e persone con Disability Card, testimonia la volontà di rendere l’evento il più inclusivo possibile.

Per il programma dettagliato degli eventi e gli orari di apertura delle singole dimore, visitate il sito ufficiale Festdsfvg.it.

Castelli Aperti nel Friuli-Venezia Giulia, torna il 28 e 29 marzo il viaggio incantato tra le dimore storiche

Un intero territorio che si racconta attraverso le sue architetture più affascinanti: torna anche nel 2026 Castelli Aperti FVG, l’iniziativa che permette di entrare due volte all’anno – in primavera e in autunno – in dimore storiche spesso non accessibili al pubblico. L’evento, promosso dal Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia, rappresenta da anni un punto di riferimento per la valorizzazione, la promozione e la tutela del patrimonio storico e culturale del Friuli Venezia Giulia.

L’edizione primaverile si svolgerà sabato 28 e domenica 29 marzo 2026 e proporrà un itinerario diffuso tra castelli, rocche e residenze d’epoca, offrendo ai visitatori un’esperienza autentica tra storia, arte e paesaggio. Un’occasione unica per scoprire luoghi ricchi di fascino.

I manieri visitabili il 28 e 29 marzo 2026

Nel fine settimana 28-29 marzo 2026 saranno 19 i siti aperti al pubblico, distribuiti nelle quattro province della regione. La provincia di Udine concentra il maggior numero di aperture, con ben 14 dimore storiche.

Qui si trovano alcuni dei complessi più rappresentativi, come il Castello di Strassoldo di Sopra e quello di Strassoldo di Sotto, immersi in un contesto di grande suggestione, il Castello di Villalta e il Castello di Arcano, testimonianze importanti della storia medievale friulana.

Accanto a questi, il pubblico potrà visitare anche altri manieri come il Castello di Aiello, il Castello di Ahrensperg, la Casaforte di Bergum, il Castello di Flambruzzo, il Castello di Tricesimo, il Castello di Colloredo di Monte Albano – ala ovest, Palazzo Romano, la Casaforte La Brunelde, la Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony e il Palazzo Steffaneo Roncato che raccontano un patrimonio diffuso e variegato.

Nel pordenonese partecipano il Castello di Cordovado e Palazzo Panigai Ovio, mentre nell’area isontina aprono la Rocca di Monfalcone e il Castello di San Floriano.

A Trieste, infine, sarà visitabile il Castello di Muggia, affacciato sul mare e capace di regalare scorci panoramici unici.
Questa ampia scelta permette di costruire itinerari personalizzati, attraversando paesaggi diversi del Friuli-Venezia Giulia tra colline, borghi e mare.

28 e 29 marzo 2026 torna l'evento Castelli Aperti FVG
Ufficio Stampa
Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony, Aquileia

Visite guidate ed esperienze speciali

Durante le due giornate, le visite si svolgeranno con partenze a cadenza oraria e saranno guidate direttamente dai proprietari dei castelli o da guide turistiche professioniste. Questo consentirà di vivere un’esperienza coinvolgente, arricchita da racconti, aneddoti e dettagli che restituiscono vita a questi luoghi storici.

Non si tratta solo di visite guidate: molti castelli organizzeranno anche attività collaterali che renderanno l’evento ancora più interessante. Tra le proposte ci sono rievocazioni storiche, spettacoli, concerti, mostre di artigianato locale, laboratori per ragazzi, presentazioni editoriali e appuntamenti culturali. Un’offerta pensata per coinvolgere sia gli appassionati di storia sia le famiglie in cerca di un’esperienza diversa dal solito.

Come partecipare

Per partecipare è consigliabile consultare il programma completo online sul sito ufficiale consorziocastelli.it, dove sono indicati orari e modalità di accesso, considerando che alcune dimore saranno aperte solo nella giornata di domenica.

I biglietti hanno un costo compreso tra 7 e 10 euro – a seconda dell’attività proposta e della struttura – con riduzioni per i bambini dai 7 ai 12 anni e ingresso gratuito fino ai 6 anni.

Castelli Aperti FVG: 28 e 29 marzo 2026
Ufficio Stampa
Castello di Colloredo di Monte Albano

Weekend di San Valentino in Europa: le mete più romantiche dove andare

San Valentino arriva sempre così: all’improvviso, tra un’agenda piena e un inverno che non molla. E come ogni anno molti si chiedono dove scappare anche solo per due notti. Niente capitali scontate e nessuna cartolina banale o già vista… ecco 7 mete romantiche per un weekend di San Valentino diverso dal solito ma comunque incredibilmente romantico.

Bruges

C’è qualcosa di magico nel modo in cui Bruges accoglie chi la visita d’inverno. Le sue strade acciottolate, avvolte da una leggera foschia, sembrano uscite da un libro di fiabe mai scritto. Passeggiare lungo i canali quando il sole cala dietro i campanili medievali regala emozioni che le parole faticano a descrivere. Le cioccolaterie artigianali diffondono profumi irresistibili mentre le luci calde delle finestre invitano a fermarsi, a rallentare e a dimenticare il resto del mondo.

Perdetevi senza meta nel dedalo di vicoli del centro storico, concedetevi una cioccolata calda seduti in una delle piazzette nascoste, salite insieme sulla torre del Belfort per abbracciare con lo sguardo i tetti rossi che si perdono all’orizzonte. Bruges non chiede nulla se non di lasciarsi andare alla sua bellezza discreta, quella bellezza che si rivela piano piano, come un amore che cresce giorno dopo giorno.

Copenaghen

I danesi usano una parola speciale per raccontare quel senso di tepore e complicità che nasce quando ci si sente protetti, a proprio agio, circondati da chi si ama: hygge. E l’inverno a Copenaghen è il momento ideale per viverlo davvero. Le candele che brillano dietro ogni finestra, i caffè raccolti dove le ore sembrano rallentare, le biciclette che continuano a sfrecciare nonostante l’aria tagliente: ogni dettaglio contribuisce a un’atmosfera intima e avvolgente.

Passeggiate tra le case colorate di Nyhavn che si riflettono sull’acqua, concedetevi una pausa con una tazza fumante di gløgg nei mercatini che sfidano il freddo, lasciatevi conquistare dal design scandinavo, capace di trasformare la semplicità in bellezza. E quando cala la sera, scegliete un ristorante per scoprire la nuova cucina nordica: un viaggio di sapori che coinvolge tutti i sensi.

Tramonto romantico a Copenaghen
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Copenaghen al tramonto

Salisburgo

La città di Mozart sa parlare al cuore con un linguaggio universale. D’inverno, quando la neve imbianca le cupole delle chiese e il fiume Salzach scorre pigro tra le due rive, Salisburgo si trasforma in un sogno a occhi aperti. Le melodie che escono dai caffè storici si mescolano al rintocco delle campane, creando una colonna sonora perfetta per una fuga romantica.

Camminate lungo la Getreidegasse ammirando le insegne in ferro battuto, rifugiatevi in una Konditorei per assaggiare insieme una fetta di Sachertorte, salite alla fortezza di Hohensalzburg mentre il tramonto tinge di rosa le Alpi sullo sfondo. La sera, lasciatevi tentare da un concerto in uno dei tanti palazzi storici: la musica classica, in questa città, non è mai stata così viva.

Dubrovnik

Le possenti mura di Dubrovnik custodiscono segreti antichi e tramonti che tolgono il fiato. Lontano dalla calca estiva, febbraio restituisce alla città croata la sua anima più autentica. Il mare Adriatico, in questa stagione, assume sfumature di blu intenso che sembrano dipinte da un artista innamorato del Mediterraneo.

Non perdetevi il camminamento sulle mura mentre il vento porta con sé l’odore salmastro del mare, perdetevi tra i vicoli lastricati di pietra bianca che brillano sotto il sole invernale, fermatevi a osservare i pescatori che rammendano le reti nel porto vecchio. La sera, cercate una konoba nascosta dove assaporare pesce fresco e vino locale, mentre fuori le stelle si accendono una dopo l’altra sopra i tetti di terracotta.

Dubrovnik vista panoramica
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Vista panoramica di Dubrovnik

Lubiana

Pochi conoscono questa piccola capitale che sembra uscita da un racconto. Lubiana sorprende con la sua eleganza discreta, i suoi ponti decorati con draghi, il suo castello che domina dall’alto un centro storico dove le auto non possono entrare.

La Ljubljanica scorre lenta nel cuore della città, disegnando un percorso elegante tra le sue sponde animate, dove caffè e ristoranti si affacciano sull’acqua e invitano a fermarsi, magari solo per osservare la vita che scorre. Raggiungete il castello con la funicolare, mentre la luce pallida dell’inverno accende le facciate barocche, attraversate il Ponte dei Draghi lasciando spazio alla fantasia e alle leggende che avvolgono queste figure mitiche, e perdetevi tra le opere di Jože Plečnik, l’architetto che ha fatto di Lubiana un museo a cielo aperto.

Per la cena puntate su un locale dove assaggiare i piatti della tradizione slovena accompagnati da un bicchiere di vino locale.

Siviglia

Mentre il resto d’Europa trema ancora per il freddo, Siviglia inizia a respirare aria di primavera. Gli aranci che costeggiano le strade del centro iniziano a fiorire, profumando l’aria di zagare e promesse. La luce dorata dell’Andalusia avvolge ogni cosa, dai palazzi mudéjar alle piazze dove la vita scorre lenta come il Guadalquivir.

Perdetevi nel labirinto del Barrio de Santa Cruz tenendovi per mano, ammirate insieme i giardini dell’Alcázar dove ogni angolo nasconde una fontana o un aranceto, fermatevi in una taberna per condividere tapas e fino fino a tarda sera. E se volete che la magia sia completa, cercate un tablao dove assistere a uno spettacolo di flamenco: il battito dei tacchi, il suono rauco della chitarra, le emozioni crude che attraversano i volti dei ballerini vi lasceranno senza parole.

Porto

C’è un termine portoghese che sfugge a ogni traduzione perfetta: saudade. È una nostalgia lieve e profonda insieme, un sentimento che mescola mancanza e tenerezza, legato a qualcosa di prezioso che non esiste più o che, forse, non è mai esistito davvero.
Porto vive immersa in questa atmosfera che percepisci a pieno mentre sali per le sue strade ripide, la riconosci nelle melodie malinconiche del fado che escono dai locali della Ribeira, la leggi nei toni consumati delle facciate decorate di azulejos, scoloriti dal tempo ma ancora pieni di anima.

Attraversate insieme il ponte Dom Luís mentre il sole cala sul fiume Douro tingendo tutto di arancione e viola, perdetevi tra le librerie polverose e i negozi di antiquariato del centro, fermatevi in una cantina per assaggiare un calice di vino Porto guardando la città dall’altra sponda. La sera, cercate un ristorante affacciato sul fiume dove il pesce alla griglia e il vinho verde accompagnano conversazioni che non vorreste mai finissero.

E se queste idee non bastassero consigliamo di sfogliare altre proposte perfette per un viaggio di San Valentino in Europa.

7-8 dicembre 2025: i musei da visitare gratuitamente a Roma

Torna puntuale l’iniziativa del ministero della Cultura che rende gratuiti i musei la prima domenica di ogni mese: a Roma, che si appresta a salutare questo lungo anno giubilare, è un’occasione imperdibile per visitare Musei e mostre senza mettere mano al portafoglio. Tra l’altro, l’appuntamento cade questo mese il 7 dicembre, il giorno prima della Festa dell’Immacolata Concezione: un’opportunità per godersi Roma con calma, vivendosi questi ultimi giorni del Giubileo e godendo dei primi accenni natalizi. La Capitale si prepara infatti a celebrare il Natale con luminarie e feste: la si può scoprire passeggiando, approfittando delle soste concesse da Musei e collezioni. Ecco dunque i Musei che vi consigliamo di visitare nel primo weekend di dicembre.

Le visite guidate a Palazzo Senatorio sul Campidoglio

La prima buona nuova che attende chi si trova a Roma nel weekend del 7-8 dicembre è la possibilità di visitare Palazzo Senatorio: per chi non fosse informato, si tratta della sede del Comune di Roma dal 1143, fu costruito tra il XII e XIII secolo sulle rovine del tempio di Veiove e del Tabularium, per essere ristrutturato nel XVI secolo sotto la supervisione di Michelangelo Buonarroti.

È il più antico municipio al mondo ancora in uso. Le visite, con tanto di guida, vi porteranno alla scoperta di questo luogo millenario, partendo dall’ingresso di Sisto IV (vicino alla colonna con la scultura della Lupa in via di S. Pietro in Carcere) per proseguire verso i resti archeologici del Tempio di Veiove. Terminerà con l’uscita verso le scale del Vignola. Tutto gratuitamente, con prenotazione obbligatoria (basta chiamare il numero 060608): le visite hanno diversi orari di partenza e durano 75 minuti.

Piazza del Campidoglio
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Roma, vista di Piazza del Campidoglio

I Musei Capitolini

Domenica 7 dicembre, tra i musei da poter visitare gratuitamente, segnaliamo i Musei Capitolini in Piazza del Campidoglio 1. Al piano terra di Palazzo dei Conservatori è attualmente in corso la mostra Antiche civiltà del Turkmenistan: potrete ammirare una ricca collezione di opere, alcune mai uscite dal Turkmenistan, provenienti dalla Margiana protostorica (III – II millennio a.C.) e dal sito della città di Nisa.

A Palazzo Clementino troverete invece la mostra I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini: è un interessante percorso che indaga l’uso dei marmi colorati, dalle origini fino al XX secolo, attraverso una raffinata selezione di pezzi provenienti dalla Fondazione Santarelli.

Spostiamoci ora a Centrale Montemartini, in via Ostiense 106, facente sempre capo ai Musei Capitolini. Qui sarà possibile visitare gratuitamente la monografica Maria Barosso, artista e archeologa nella Roma in trasformazione. Maria Barosso ebbe un ruolo fondamentale nella documentazione delle trasformazioni urbane e degli scavi archeologici della città, grazie alle sue riproduzioni a colori particolarmente dettagliate e visivamente accurate.

Le aree archeologiche

Se siete più interessati alla storia di Roma che alle mostre temporanee in corso in città, sappiate che domenica 7 dicembre troverete aperti a ingresso libero il Museo della Forma Urbis nel Parco Archeologico del Celio, l’Area Sacra di Largo Argentina, l’area archeologica del Circo Massimo e i Fori Imperiali. Anche in questo caso, si tratta di un’ottima occasione per esplorare la storia dell’Urbe gratuitamente. Controllate sui siti ufficiali gli orari di apertura dei Musei e delle aree archeologiche.

L'Area Sacra di Largo Argentina a Roma
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L’Area Sacra di Largo Argentina

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali

Ai Mercati di Traiano, in via IV Novembre 94, potete visitare la mostra 1350. Il Giubileo senza papa: è un’esposizione allestita proprio per celebrare il Giubileo del 2025, quindi imperdibile per chi si trova in città proprio per l’Anno Santo. La mostra intreccia fede, storia e cultura attraverso sessanta opere tra statue, dipinti, epigrafi, monete, sigilli, manoscritti, bassorilievi, oggetti devozionali e rare testimonianze di valore storico e documentario.

Musei di Villa Torlonia

Spostiamoci ora ai Musei di Villa Torlonia, dove le mostre da poter visitare gratuitamente sono diverse. Al Casino dei Principi troverete la mostra Antonio Scordia. La realtà che diventa visione: una antologica con circa 80 opere che ripercorre l’intera vicenda artistica del pittore, dagli esordi negli anni Quaranta con la vicinanza alla Scuola Romana fino all’espressionismo astratto degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta.

Nella Dipendenza della Casina delle Civette è invece allestita la mostra PYSANKA. La bellezza fragile dell’Arte Ucraina: qui si esplora la tradizione ucraina dell’uovo decorato, simbolo di rinascita e fertilità. Sempre alla Casina delle Civette prosegue Niki Berlinguer. La signora degli arazzi, una panoramica della produzione della celebre tessitrice italiana.

Museo di Villa Torlonia
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Villa Torlonia

Il Museo della Scuola Romana e il Museo di Roma in Trastevere

Il Museo della Scuola Romana e il Museo di Roma in Trastevere sono altri due musei che il 7 dicembre saranno eccezionalmente aperti e visitabili gratuitamente. Nel Museo della Scuola Romana troverete oltre 150 opere che raccontano la vita artistica romana nel periodo interbellico. Il Museo è stato recentemente ri-allestito al secondo piano del Casino Nobile, quindi è un’occasione ghiotta per fare un giro nelle nuove stanze.

Al Museo di Roma in Trastevere (in piazza S. Egidio 1/b) sono invece in corso tre esposizioni: Legami intangibili. Ventotto paesaggi festivi in mostra (reportage realizzati su territorio nazionale da fotografe e fotografi che sperimentano nuovi linguaggi attraverso il viaggio), Cine de Papel. Poster cubani di cinema italiano dalla collezione Bardellotto (140 opere attraverso cui i creativi dell’Istituto Cubano dell’Arte e dell’Industria Cinematografica hanno reinterpretato i film in programmazione nei cinema cubani) e Piero Angelo Orecchioni – Con gli occhi e con le orecchie (disegni, dipinti, installazioni, fotografie, oggetti, ricami e documenti personali).

Museo di Roma

Al Museo di Roma (in Piazza San Pantaleo 10 e in Piazza Navona 2) potrete invece visitare gratuitamente Bienalsur, Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea del Sud. Tra Palazzo Braschi, le ambasciate del Brasile e di Spagna, troverete opere e installazioni che rappresentano un punto di incontro tra diverse culture. L’esposizione non solo vi darà modo di ammirare l’architettura e la bellezza di Palazzo Braschi, ma vi porterà a contatto anche con la cultura latina presente a Roma, con un tour nelle due ambasciate, ricche di arte e installazioni.

Museo Civico di Zoologia

Il Museo Civico di Zoologia si trova in via Ulisse Aldrovandi 18, dove è in corso la mostra collettiva di arte contemporanea Still Life: una riflessione critica sulle modalità di rappresentazione e sulla fragilità dell’esistente. Le opere affrontano temi urgenti quali ecologia, identità culturale ed etica della cura, configurandosi come un racconto collettivo capace di attraversare discipline, sensibilità e linguaggi diversi.

Musei sempre gratuiti (anche l’8 dicembre)

Se non fate in tempo ad approfittare della gratuità del 7 dicembre, sappiate che Roma è piena di Musei sempre ad ingresso libero. Per tutto il weekend potete quindi visitare gratuitamente il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, il Museo Napoleonico, il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, il Museo di Casal de’ Pazzi, il Museo delle Mura e la Villa di Massenzio.

Villa di Massenzio
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La Villa di Massenzio a Roma

Segnaliamo al Museo Carlo Bilotti le mostre Silvia Scaringella. Deus sive natura e Piero Mascetti. Echi barocchi e visioni urbane. Al Museo Pietro Canonica (viale Pietro Canonica) è invece in corso l’esposizione I Giganti gentili – Architettura e antropologia delle torri colombaie della provincia di Esfahan.

Insomma, non basterebbe un giorno per visitare tutti i Musei che Roma offre gratuitamente ai suoi avventori ogni prima domenica del mese: le mostre, del resto, nell’anno giubilare sono tantissime e spesso dialogano proprio con l’eccezionalità del 2025 per la Capitale, offrendo spunti e storie ai pellegrini. Avete solo l’imbarazzo della scelta.

I borghi del vino più belli in Italia dove l’aria profuma di uva e pigiatura

Il vino nasce dalla terra: è frutto dell’uva, del lavoro dei contadini, del ritmo delle stagioni. In Italia non è solo un prodotto agricolo, è dove si concentra un valore simbolico e culturale capace di evocare emozioni e raccontare storie. Per ascoltarle, però, è necessario lasciarsi alle spalle lo skyline delle grandi città e raggiungere i borghi in cui le strade profumano di pigiatura dell’uva. Luoghi dove i mesi dedicati alla vendemmia riportano con sé il piacere delle cose semplici e autentiche.

Bastano due giorni fuori porta in uno dei borghi italiani del vino per rigenerarsi, sentirsi più leggeri e lasciarsi avvolgere dall’atmosfera creata dai grappoli raccolti a mano, dalle ceste intrecciate e dal mosto che ribolle nelle cantine. Quali scegliere per vivere un weekend diverso dal solito? Da Barolo a Montalcino, questi sono i nostri preferiti.

Barolo, Piemonte

Uno dei borghi italiani che, più di altri, sa di vino, arte e storia è Barolo. Qui, durante i mesi di settembre e ottobre, è un piacere organizzare una fuga lenta e spontanea dalla città per rifugiarsi tra le colline delle Langhe, dove Barolo rappresenta un punto di riferimento del turismo enogastronomico in Italia e nel mondo. La sua fama è legata al vino che porta il suo nome, un rosso prestigioso, elegante e simbolo di eccellenza, ma anche al suo paesaggio unico che custodisce un’identità culturale forte e profonda. Questa terra, plasmata da secoli di viticoltura, è dal 2014 Patrimonio UNESCO.

Barolo
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Il borgo di Barolo

Montalcino, Toscana

Per un’avventura autunnale lontana dalle strade affollate, una meta molto amata è il borgo di Montalcino, in Val d’Orcia. Dove la pianura diventa collina, Montalcino è un borgo medievale conosciuto in tutto il mondo come la culla del Brunello. Le sue mura, le torri e i vicoli stretti raccontano secoli di storia, mentre i vigneti che lo circondano regalano un paesaggio armonioso e mutevole con le stagioni. Qui il vino non è soltanto un prodotto d’eccellenza, ma un simbolo identitario che scandisce la vita della comunità, soprattutto durante il periodo della vendemmia.

Neive, Piemonte

Ogni scorcio, nel borgo di Neive, è un invito a rallentare. Inserito tra i “Borghi più belli d’Italia”, è un piccolo centro che incanta per l’atmosfera autentica e il legame profondo con la viticoltura. Le case in pietra, le stradine acciottolate e le antiche cantine custodiscono la storia di vini celebri come il Barbaresco e il Moscato e, durante il periodo della vendemmia, non mancano le opportunità per provare l’esperienza della pigiatura, ritrovando una connessione con le antiche tradizioni.

Pietragalla, Basilicata

Impossibile parlare dei borghi italiani in cui le strade profumano di pigiatura dell’uva e non citare Pietragalla. Immerso nel paesaggio collinare della Basilicata, Pietragalla è un borgo che conserva un fascino autentico e poco conosciuto. La sua particolarità è il cosiddetto Palmento, un antico quartiere rupestre composto da oltre duecento costruzioni in pietra e tufo, scavate nella roccia e utilizzate in passato per la pigiatura dell’uva e la fermentazione del mosto. Un vero e proprio villaggio del vino, unico nel suo genere, che racconta la profonda relazione tra la comunità locale e la viticoltura.

Borgo Priolo, Lombardia

Infine, vi consigliamo di esplorare le dolci colline dell’Oltrepò Pavese, cuore vitivinicolo della Lombardia, dove si trova Borgo Priolo. La storia di questo piccolo paese è intrecciata da secoli con la coltivazione della vite, che qui trova un terreno fertile e generoso. Dai suoi vigneti nascono etichette celebri, tra cui spumanti e rossi strutturati che hanno reso questa zona una delle capitali italiane del vino. Camminare per i suoi dintorni, soprattutto durante la vendemmia, significa immergersi in un paesaggio profumato di mosto.

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