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Le location di Jumanji – The Next Level: dove è stato girato il film

Nel 2019, Jake Kasdan firmava il sequel di un’avventura eccentrica del 2017, che attingeva in realtà da qualcosa di ancora più fisso nell’immaginario comune: Jumanji (1995). Pieni di animali, natura, ironia e insidie, i tre film giocano tutti su atmosfere divertenti e un giusto bilanciamento, che attrae grandi e piccini.

Tutto parte dal libro per ragazzi di Chris Van Allsburg del 1981, che diede poi lo spunto a Joe Johnston per creare uno dei film più iconici degli anni ’90, con protagonista il brillantissimo Robin Williams. Da qui, aggrappandosi all’odierna ossessione per i remake, nacque il nuovo filone introdotto da Jumanji: Benvenuti nella giungla e seguito da questo Jumanji: The Next Level.

Nel cast Dwayne Johnson, Jack Black, Kevin Hart, Karen Gillan. I luoghi forse più di tutto il resto, sono un elemento fondamentale per la produzione e la riuscita di questa avventura divertente e piena di azione.

Di cosa parla il film

Questa volta, la missione è salvare Spencer, misteriosamente scomparso all’interno di Jumanji. Deciso a sistemare il gioco per conto proprio, Spencer ha trattenuto alcuni componenti del videogioco senza dirlo ai suoi amici. Mentre tenta di ripararlo nel seminterrato del nonno, viene inaspettatamente risucchiato di nuovo nel mondo virtuale.

Quando Bethany, Fridge e Martha arrivano a casa sua, scoprono troppo tardi che il gioco è già iniziato. Determinati a salvarlo, i tre ragazzi si ritrovano coinvolti in una nuova e pericolosa avventura. Ma stavolta non saranno soli: a causa di un rumore sospetto proveniente dal seminterrato, anche il nonno di Spencer e il suo amico Milo (interpretato da Danny Glover) finiscono accidentalmente dentro Jumanji.

Dove è stato girato

Le riprese di Jumanji: The Next Level sono iniziate il 21 gennaio 2019 terminando l’11 maggio dello stesso anno. I luoghi principali scelti dalla produzione, che aveva circa 125 milioni di dollari di budget a disposizione, sono gli stessi del film precedente, quindi Georgia, California e Hawaii con l’aggiunta però del Nuovo Messico e Canada.

Newnan e Atlanta, Georgia

Le scene ambientate in inverno sono state girate nella piazza principale del centro di Newnan, scelta per rappresentare la cittadina immaginaria di Brantford, nel New Hampshire. Le riprese hanno avuto luogo in particolare al numero 19 di West Court Square e all’8 di East Washington Street, dove è stata allestita la finta tavola calda di Nora.

Questa affascinante cittadina, nota per il suo centro storico perfettamente conservato, ha già fatto da sfondo ad altre produzioni cinematografiche e televisive, come la serie HBO Watchmen.

La casa di famiglia di Alex, situata a Brantford nel film, si trova in realtà al numero 156 di Westminster Drive Northeast, nel quartiere Ansley Park di Atlanta. Altre sequenze sono state girate all’interno della Georgia State University, sempre ad Atlanta. Le scene invece con i cammelli, sono state ambientate nella suggestiva cava di roccia di Lithonia.

Waimea Valley
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Waimea Valley

Oahu, Hawaii

Le riprese si sono poi spostate nuovamente alle Hawaii, come per il film precedente, più di preciso sull’isola di Oahu. La produzione è tornata esattamente nella stessa location utilizzata qualche anno prima: la giungla e le spettacolari cascate della Waimea Valley.

È proprio qui che, in Benvenuti nella giungla, il gruppo era entrato per la prima volta nel videogioco e dove il personaggio del Professor Sheldon, interpretato da Jack Black, era stato inghiottito da un ippopotamo.

Per le sequenze dell’inseguimento sulle dune, invece, una seconda troupe ha allestito un set particolare: in un parcheggio dell’aeroporto di Kalaeloa è stato montato un buggy su un giunto cardanico idraulico, circondato da uno schermo blu, per riprendere le reazioni dei personaggi durante l’azione.

Dune di sabbia di Glamis, California

Le rinomate Dune di sabbia di Glamis, note anche come “la capitale mondiale dei giocattoli di sabbia”, sono un’area ricreativa nel cuore del deserto, famosa per il sandboarding e le corse sui buggy tra le colline di sabbia.
In Jumanji la produzione ha scelto l’Osborne Lookout come location, trasformandolo in un paesaggio selvaggio e inospitale.

Dune di sabbia di Glamis
iStock
Dune di sabbia di Glamis

Qui, la troupe ha allestito un set suggestivo, disseminato di vecchi veicoli abbandonati e arrugginiti, lasciati cuocere sotto il sole rovente. Piccola curiosità nascosta, questo stesso luogo ha ospitato anche una delle scene iconiche di Star Wars: Il ritorno dello Jedi (1983), più precisamente l’epica battaglia presso il Sarlacc Pit.

Shiprock, Nuovo Messico

Una delle location più suggestive utilizzate nel film è la celebre Shiprock, situata nella Nazione Navajo, scelta come spettacolare sfondo per alcune scene d’azione.

È proprio qui che è stata girata la scena del litigio tra il Dr. Xander “Smolder” Bravestone e Franklin “Mouse” Finbar. La produzione ha scelto di girare in Nuovo Messico anche grazie ai nuovi incentivi fiscali per le produzioni cinematografiche.

Monte James Walker
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Monte James Walker

Monte James Walker, Canada

Alcune sequenze di Jumanji 3 sono state realizzate sulla vetta di un ghiacciaio situato sul Monte James Walker, nella Kananaskis Valley, tra le spettacolari Montagne Rocciose Canadesi. La fortezza del temibile Jurgen il Bruto, scavata nella roccia del Monte Zhatmire invece, è stata ricreata in digitale utilizzando proprio questo imponente paesaggio montano come base visiva.

Questa regione, rinomata per la sua bellezza selvaggia e incontaminata, è da tempo una meta ambita da numerosi registi. Tra le grandi produzioni che hanno sfruttato questi scenari mozzafiato figurano The War – Il pianeta delle scimmie e l’acclamato The Revenant del 2016.

Secret Beach, la spiaggia segreta che svela la vera anima dell’isola Kauai alle Hawaii

Si chiama Kauapea Beach ma tutti la conoscono come Secret Beach: questo autentico angolo di paradiso delle Hawaii è una delle spiagge più belle dell’isola Kauai. Nascosta e raggiungibile solo dopo un piccolo ma intenso trekking, sa conquistare grazie alla sua striscia di sabbia lunga un chilometro.

Cosa vedere a Secret Beach

Un vero e proprio gioiello di Kauai: la Secret Beach è davvero imperdibile per chi trascorre una vacanza alle Hawaii. Seppur nascosta, tanto che dalla strada risulta invisibile, la striscia di sabbia lunga un metro è conosciuta sia per la dimensione che per il paesaggio. Si trova nel mezzo tra Kalihiwai Bay e Kilauea Point e si accede solo dopo aver parcheggiato l’auto e percorso un sentiero in discesa. Dall’anima selvaggia, lontana dalle folle di turisti e davvero unica: è il punto top per avvistare balene e delfini.

Oltre alla distesa di sabbia, si nota come la parte rocciosa prenda il sopravvento creando un contrasto incredibile tra sabbia dorata e cielo azzurro. Il mare qui non è calmo, anzi. Il più delle volte mostra la sua anima più agitata, tanto che è sconsigliato nuotarci. La parte occidentale, invece, è molto più piatta e adatta sia per fare tuffi che per godersi lo snorkeling.

Kauapea Beach è la secret beach di Kauai
Fonte: iStock
Si chiama Kauapea Beach, ma tutti la conoscono come Secret Beach

Lunga circa 1 chilometro e larga 50 metri, è selvaggia: non ci sono lettini, servizi, negozi e ristoranti. Si è soli con la natura. Da non perdere, non lontano, il faro di Kilauea che renderà le foto davvero indimenticabili. Si trova sulla scogliera che domina la zona orientale della spiaggia; è stato costruito nel 1909 ed è oggi visitabile. Non è forse l’opzione migliore per chi visita l’isola con i bambini: seppur non sia registrata come una spiaggia nudista ufficiale, il suo essere selvaggia porta molte persone a vivere il mare in totale naturalezza.

Arrivati qui, la prima cosa che colpisce è la bellezza del panorama, ma è soprattutto il suo essere riparata e quindi sinonimo di relax e tranquillità a conquistare. Se le condizioni del mare possono mettere in difficoltà chi non è un nuotatore provetto, ci sono altre attività da fare, come ad esempio godersi la wildlife fotografandola. Oltre a poter osservare balene e delfini lontani dalla costa, non mancano tartarughe e uccelli tropicali.

La spiaggia rispecchia perfettamente quella che è l’anima di Kauai, considerata l’isola più selvaggia delle Hawaii. Non lontane ci sono altre meraviglie da scoprire: la Hanalei Bay, Anahola Beach Park con sabbia bianchissima o ancora il Poipu Beach Park.

Dove si trova e come raggiungere Secret Beach

Molti la conoscono come Secret Beach, ma il suo vero nome è Kauapea Beach. Si trova nella zona nord dell’isola Kauai all’interno dell’arcipelago delle Hawaii e più precisamente nel distretto residenziale di Wainiha. Dalla spiaggia non è visibile; eppure, è un vero e proprio gioiello.

Per poterla raggiungere, una volta arrivati sull’isola di Kauai è consigliato noleggiare un’auto proseguendo lungo la highwayHI-560 giungendo fino al parcheggio dedicato alla baia. Da qui si prosegue a piedi: c’è una stradina battuta che diventa sentiero da affrontare. Non è lunga o particolarmente complicata, ma serve comunque indossare scarpe adeguate e avere un po’ di pazienza.

Le vere Hawaii di Lilo e Stitch: scopri dove è stato girato il live action

Quando nel 2002 Lilo & Stitch arrivò al cinema, conquistò il pubblico con il suo mix unico di fantascienza, risate e sentimento, ambientato in un angolo di paradiso hawaiano che sembrava uscito da una cartolina. Con l’uscita del remake live-action diretto da Dean Fleischer Camp, la magia si rinnova, ma questa volta le Hawaii non sono solo fonte d’ispirazione, ma diventano protagoniste reali in tutto il loro splendore.

Più di un semplice remake, Lilo & Stitch è una celebrazione della cultura hawaiana, dell’importanza della famiglia e della bellezza naturale che solo queste isole possono offrire. Con una colonna sonora aggiornata ma ancora intrisa di ukulele e canti tradizionali, e con un cast in gran parte hawaiano, il film si impegna a rispettare e valorizzare il contesto che lo ospita.

Di cosa parla Lilo & Stitch

Lilo & Stitch racconta l’avventura di una ragazzina hawaiana di nome Lilo che vive con la sorella maggiore dopo aver perso entrambi i genitori. Si sente sola e incompresa, fino a quando un giorno adotta quello che crede essere un cane, ma che in realtà è un alieno vispo e dispettoso. Questo esperimento progettato per distruggere che lei chiama Stitch diventa ben presto il suo migliore amico. Lilo aiuta Stitch a scoprire il significato di “ohana”, ovvero famiglia, insegnandogli che può scegliere di essere buono piuttosto che distruttivo.

Esploriamo i luoghi dove sono state girate le scene principali del nuovo film Disney per vivere, passo dopo passo, il sogno tropicale di Lilo e Stitch.

Lilo e Stich
Fonte: Ufficio stampa
Una scena del live action di Lilo e& Stitch

Dove è stato girato

Pur essendo un film di animazione, l’originale Lilo & Stitch del 2002 era ambientato sull’isola hawaiana di Kaua’i. Il live action è stato girato qui e sull’isola hawaiana di Oahu. Questa splendida isola ospita la capitale delle Hawaii, Honolulu, e la sua famosa spiaggia di Waikiki. Raccontare in modo autentico la storia di una giovane hawaiana e di sua sorella nella terra del loro popolo rimane un aspetto fondamentale di Lilo & Stitch. Permette agli hawaiani di provare un senso di orgoglio per la propria cultura quando possono vederla celebrata sul grande schermo.

Le mille sfumature di Kaua’i

L’isola di Kauaʻi è conosciuta come “l’isola giardino” per la sua vegetazione lussureggiante e incontaminata. Non è un caso che anche nel film originale, l’ambientazione fosse ispirata a Kauaʻi, sebbene in versione stilizzata. Hanapepe è il vero villaggio di Lilo e si trova sulla costa sud-occidentale di Kauaʻi. La produzione lo ha scelto come set principale per ricreare la cittadina hawaiana dove vive la piccola protagonista per le sue strade tranquille, i negozietti vintage e la galleria d’arte locale che hanno fornito uno sfondo autentico e visivamente perfetto.

Durante le riprese molte botteghe hanno mantenuto le insegne del film per settimane, rendendo Hanapepe un’attrazione turistica vivente. Sulla spiaggia di Hanalei Bay sono state girate le scene più iconiche di Lilo 6 Stitch, tra onde, surf e tramonti infuocati. La baia offre un panorama mozzafiato con la sua mezzaluna di sabbia dorata e le montagne verdi sullo sfondo. Non sorprende che la troupe abbia passato diversi giorni a filmare in questa location.

Kaua'i Hawaii
Fonte: iStock
Kaua’i alle Hawaii

O’ahu

Parte del film è stata girata sull’isola di Oʻahu, dove si trova il Kualoa Ranch, una delle location cinematografiche più utilizzate da Hollywood. Jurassic Park e Jumanji sono tra i cult che sono stati girati qui, valorizzando il contrasto tra la natura rigogliosa e gli effetti speciali che ha dato vita a un’estetica visiva nuova, coerente con lo spirito dell’originale. Le scene in cui Stitch viene “inseguito” in città sono state girate tra le strade di Honolulu, mescolando elementi urbani e tropicali. Un omaggio alla multiculturalità delle Hawaii moderne, e anche un’occasione per mostrare angoli meno turistici della capitale.

L’ isola tropicale di O’ahu offre lo sfondo perfetto per la storia che vuole mettere in risalto la bellezza delle Hawaii. In particolare la piccola città di Haleiwa a Oahu è il luogo in cui si svolge la storia. Haleiwa è un’incantevole cittadina sulla costa settentrionale di Oahu, nota per la sua rilassata cultura del surf, gli storici edifici risalenti all’epoca delle piantagioni e le splendide spiagge. La città è anche famosa per le sue gallerie d’arte locali, le boutique e i ristoranti imperdibili. I visitatori possono dedicarsi ad attività come il kayak sul fiume Anahulu, esplorare la vicina spiaggia di Laniakea (nota per le tartarughe marine) o semplicemente immergersi nell’atmosfera rilassata dell’isola.

Oahu è una meta popolare per il surf di livello mondiale, soprattutto in inverno, quando onde enormi attirano i professionisti in luoghi come Waimea Bay e Banzai Pipeline. È possibile anche fare snorkeling sulla spiaggia di Waikiki, fare escursioni al Diamond Head State Monument o ammirare gli spettacolari punti panoramici di Lānaʻi Lookout e Halona Blowhole Lookout.

Waikiki Beach

Come potete immaginare, molte scene di Lilo & Stitch sono ambientate sulle tranquille spiagge delle Hawaii. Tra queste, la famosa meta turistica, Waikiki Beach a Honolulu. Non sorprende che la produzione del remake di Lilo & Stitch abbia voluto girare alcune scene del film proprio su questa spiaggia. Waikiki Beach è una destinazione di fama mondiale nella regione sud-orientale di Honolulu, Oahu, nota per la sua sabbia dorata, le onde dolci e la vista mozzafiato su Diamond Head. Un tempo era un rifugio per la famiglia reale hawaiana e ora è un vivace centro turistico.

Offre eccellenti opportunità per nuotare, praticare il surf anche per principianti e soggiornare in resort sulla spiaggia. La zona è ricca di hotel di lusso, negozi e ristoranti. Al tramonto la spiaggia si trasforma con cerimonie di accensione di torce e musica hawaiana dal vivo, rendendola un luogo perfetto per immergersi nella vivace cultura dell’isola. Waikiki Beach offre numerose attrazioni turistiche interessanti, come l’Acquario di Waikiki, lo Zoo di Honolulu e il Parco Kapiolani.

Waikiki Beach
Fonte: iStock
Veduta aerea di Waikiki Beach

Makaha Beach

Le riprese del remake di Lilo & Stitch sono finite a marzo 2024 a Makaha Beach, situata sulla costa sottovento (occidentale) di Oahu. Rinomata per la sua ricca storia di surf e per la cultura hawaiana locale, “Mākaha” che si traduce in hawaiano “impetuoso”, è caratterizzata da potenti onde, particolarmente forti durante i mesi invernali, che possono raggiungere i 7,6 metri, attirando surfisti esperti da tutto il mondo. Il tour operator Going ha studiato dei pacchetti di viaggio che combinano le isole di Oahu, Kauai e Maui, tra le destinazioni amate dai viaggiatori italiani, con focus naturalistici e di esotico relax nei paesaggi che hanno ispirato le avventure di Lilo & Stitch. Parte integrante dell’esperienza è il soggiorno ad Aulani nel Disney Hawaii Resort, un luogo che nel design degli arredi e nelle ambientazioni outdoor crea rimandi continui alla cultura hawaiana.

Che siate appassionati di cinema, amanti del viaggio o semplicemente nostalgici dell’originale, le Hawaii di Lilo & Stitch sono pronte ad accogliervi con un “Aloha” grande quanto l’oceano Pacifico. Perché, in fondo, ogni avventura comincia sempre con una famiglia… anche se aliena.

Le isole che vogliono diventare un paradiso sostenibile: proteggono la natura e dicono no al turismo di massa

“Sostenibilità” è una parola che va usata con cautela, soprattutto quando parliamo di destinazioni turistiche. Molto spesso è meglio evitare diciture come “meta sostenibile” e optare per raccontare un impegno alla sostenibilità, una causa che negli ultimi decenni è stata abbracciata da numerose isole nel mondo che, come si sente in molte dichiarazioni, non vogliono diventare come le Hawaii. Ma in che senso?

Le Hawaii rappresentano l’esempio perfetto di un luogo che è passato dall’essere non affollato, rilassato e piacevolmente autentico a una meta che, venduta come destinazione sostenibile, in realtà è tutt’altro. I problemi sono diversi, dall’espansione incontrollata dei mega resort alla gestione della spazzatura.

Osservando lo sviluppo turistico delle Hawaii, molte isole hanno voluto rimboccarsi le maniche e provare un percorso differente. Chi sono e cosa stanno facendo per diventare una possibile meta sostenibile? Ve le raccontiamo qui.

Isole Cook, Sud Pacifico

Le Isole Cook, un arcipelago di 15 isole situato tra la Nuova Zelanda e le Hawaii, vogliono dimostrare che il turismo sostenibile non è solo possibile, ma essenziale. Da molti vengono descritte come un paradiso della sostenibilità, dove gli abitanti hanno trovato il modo di convivere con la natura rispettandola e prendendosene cura. In effetti, arrivando sull’isola di Rarotonga, la più grande delle Isole Cook, l’impressione è proprio quella: non ci sono grandi resort che oscurano la vista, catene di fast food o negozi di souvenir allineati uno di fianco all’altro.

Qui nessun edificio può essere più alto di un albero di cocco grazie a una legge stabilita nel 1965 per prevenire un’eccessiva urbanizzazione. Inoltre, solo gli abitanti delle Isole Cook possono possedere la terra, garantendo che le grandi aziende non dominino il paesaggio. Seppur il turismo sia un’industria importante, gli abitanti dell’isola si impegnano affinché la sostenibilità rimanga al centro dell’interesse nazionale. Come?

Tra i comportamenti che rendono le Isole Cook un possibile paradiso sostenibile c’è la stagionalità nell’uso delle risorse (l’accesso a determinate aree, come anche la raccolta di cibo, è permesso solo in determinati periodi), l’uso degli ingredienti locali nei ristoranti e quello minimo della plastica e la creazione di aree marine protette.

Isole Eolie, Sicilia

Anche in Italia abbiamo un esempio di isole che, da qualche anno, si sta impegnando per intraprendere un percorso di sostenibilità orientato sia all’ambiente e ai suoi abitanti che al visitatore. Le Isole Eolie, infatti, hanno deciso di investire in un modello turistico che punta all’esperienza: tra i nuovi progetti c’è quello di proporre ai turisti un’offerta slow sia nelle aree costiere che nell’entroterra, così da evitare anche il sovraffollamento delle zone balneari durante l’alta stagione.

Oltre ai piani turistici, gli investimenti delle Isole Eolie sono orientati anche agli interventi di efficienza energetica. In questo caso, l’obiettivo è diventare delle isole smart che sfruttano l’energia elettrica per il funzionamento dei servizi, soprattutto sulle Isole Lipari. Tra questi citiamo l’installazione di diverse colonnine per i pulmini elettrici impiegati per trasportare residenti e turisti tra le stradine, l’utilizzo di pannelli solari, l’eliminazione della plastica usa e getta e il montaggio di centraline per ricaricare le biciclette elettriche.

Isole Eolie
Fonte: iStock
Le Isole Eolie

Palau, Micronesia

Particolare è l’iniziativa adottata qualche anno fa (esattamente nel 2022) dalla Repubblica di Palau, in Micronesia. Unendo tecnologia e sostenibilità, è stata creata un’app per invitare i turisti ad accedere alle sue meraviglie naturali e culturali più preziose non in base a quanto spendono, ma in base a quanto “gentilmente e rispettosamente trattano la bellissima, ma fragile isola, che chiamano casa”.

Come funziona l’app? Dopo esservi registrati, potete ottenere dei punti ogni volta che fate una scelta sostenibile e responsabile nei confronti del territorio: dall’uso di creme solari che non danneggiano l’ambiente e le barriere coralline al mangiare prodotti coltivati o pescati localmente. Per ottenere i punti, dovrete semplicemente inquadrare il simbolo dell’app che si può trovare nei negozi e nei musei che aderiscono all’iniziativa. I premi che potete vincere sono esperienze come escursioni o attività a contatto con la comunità locale.

Isola di Socotra, Yemen

L’isola di Socotra, la più grande della penisola arabica, simboleggia il patrimonio naturale della regione. Protetto dalla legge yemenita attraverso il Piano di Zonizzazione della Conservazione di Socotra, l’arcipelago ha ottenuto un riconoscimento internazionale per il suo eccezionale valore naturale. Tuttavia, si ritrova oggi a dover affrontare sfide significative, come il degrado ambientale, l’instabilità socio-politica e gli impatti del cambiamento climatico.

In questo contesto, le organizzazioni della società civile locali svolgono un ruolo cruciale negli sforzi di conservazione, nonostante le risorse e le capacità limitate. Da una decina d’anni, infatti, Socotra è considerata un esempio di meta che ha abbracciato l’eco-turismo: non sono presenti grandi hotel, ma sistemazioni che variano da piccoli hotel a campeggi sulla spiaggia e vengono promosse iniziative per pulire il territorio dalla plastica. Arrivare sull’isola non è semplice e, chi vuole visitarla, deve affidarsi a tour operator esperti.

Socotra
Fonte: iStock
La laguna di Detwah a Socotra

Isola Alfonso, Seychelles

L’Isola Alfonso vuole essere la meta ideale per un viaggiatore eco-consapevole. L’isola, tra le più remote delle Seychelles, cura ogni aspetto dell’offerta turistica impegnandosi su diversi fronti.

Come prima cosa, è alimentata quasi interamente da energia solare in quanto ospita il più grande parco solare delle Seychelles, composto da oltre 2.000 pannelli, e vanta un clima soleggiato che consente di risparmiare centinaia di tonnellate di emissioni all’anno. Il secondo aspetto riguarda l’uso della plastica: si consiglia ai visitatori di non portare con sé articoli di plastica monouso durante i loro viaggi, poiché l’isola offre molte alternative utili come le stazioni di rifornimento d’acqua.

Nel caso in cui sia necessaria la pellicola per gli alimenti, le attività commerciali dell’isola utilizzano materiali biodegradabili che si decompongono nell’arco di 12 mesi. I resort, inoltre, scelgono di offrire agli ospiti articoli da toeletta e prodotti di bellezza biologici e fatti a mano da un marchio delle Seychelles.

Infine, l’Isola di Alfonso dipende da un orto che produce 2,5 tonnellate di prodotti freschi ogni mese. Un modo pratico e gustoso per combattere la guerra contro lo spreco alimentare. Il successo dell’orto si traduce anche nel minor rilascio di CO2 nell’atmosfera perché si evitano le miglia aeree di importazione.

Jurassic World, le location mozzafiato del colossal

Come per il primo Jurassic Park del 1993, anche in Jurassic World le Hawaii sostituiscono la fittizia Isla Nublar dove si è sviluppato il progetto di John Hammond, al largo del Costa Rica. Nell’avventura sequel con Chris Pratt e Bryce Dallas Howard sono passati 22 anni dagli eventi del primo film di Steven Spielberg e il parco a tema dinosauri è operativo e attira molti visitatori, ma la gestione non si accontenta e vuole dar vita a una nuova specie di dinosauro mai esistita prima, l’Indominus Rex. Qualcosa ovviamente non va secondo i piani e una minaccia mette in pericolo tutte le persone presenti sull’isola.

Il film di Colin Trevorrow del 2015 ha riacceso il fascino per i dinosauri rinnovando il franchise, ma ha anche regalato al pubblico dei paesaggi mozzafiato sul grande schermo con la bellezza lussureggiante e selvaggia delle Hawaii che sono la location principale. Conosciute per i loro paesaggi spettacolari, dalle giungle verdeggianti alle spiagge incontaminate, le Hawaii sono da tempo uno sfondo preferito dai registi che cercano di catturare l’essenza dell’avventura e della meraviglia.

Dove è stato girato Jurassic World

Le meraviglie naturali delle Hawaii hanno svolto un ruolo fondamentale nel dare vita al mondo di Jurassic World, consolidando ulteriormente la reputazione dell’isola come paradiso cinematografico. Il fascino delle Hawaii per i registi è profondamente radicato nei suoi paesaggi e climi sorprendentemente diversi, offrendo un arazzo scenico che spazia da giungle lussureggianti e cascate imponenti a scogliere spettacolari e spiagge rilassanti. Questa diversità naturale consente alle Hawaii di fungere da sfondo camaleontico per una miriade di generi cinematografici, passando senza soluzione di continuità dal mondo preistorico dei dinosauri in Jurassic World alle pittoresche ambientazioni delle commedie romantiche. La luce vibrante, le ambientazioni lussureggianti e la comunità locale solidale hanno trasformato queste sfide in opportunità, consentendo la creazione di un’esperienza cinematografica visivamente sbalorditiva e immersiva che ha affascinato il pubblico di tutto il mondo.

Chris Pratt Jurassic World
Fonte: Ansa
Chris Pratt in Jurassic World

Il fascino delle Hawaii

Tra le location usate per girare Jurassic World c’è il Kualoa Ranch a Oahu, un luogo che non solo ha fornito lo sfondo per numerose scene chiave, ma è anche diventato sinonimo dell’eredità del franchise. Nel ranch sono stati costruiti l’eliporto in montagna del proprietario Masrani (Irrfan Khan), il bungalow fatiscente dell’addestratore di rapaci Owen Grady e il recinto ottagonale sicuro in cui è ospitato il super, nuovo, geneticamente modificato Indominus Rex. Le sue vaste valli e la fitta vegetazione tropicale hanno sostituito la selvaggia e maestosa Isla Nublar, dove i dinosauri hanno nuovamente vagato liberamente nell’immaginazione del pubblico di tutto il mondo. Un parco giochi avventuroso che si estende dai monti Koolau al mare tropicale per 1619 ettari ed è diviso in due aree: la valle settentrionale di Kaaawa con molte location cinematografiche e la valle di Hakippu fronteggiata dal lago hawaiano che si è formato 800 anni fa e la Secret Island Beach.

Oltre al Kualoa Ranch, Jurassic World ha utilizzato altre location degne di nota in tutta Oahu e nelle isole vicine per dare corpo al suo mondo vivido. Tra queste le giungle verdeggianti della Manoa Valley di Honolulu, che rispecchiavano gli habitat preistorici delle star del film, e le coste frastagliate che hanno incorniciato gli incontri epici tra umani e dinosauri. Oahu è la terza più grande isola delle Hawaii e gli appassionati di storia possono visitare Pearl Harbour e la USS Arizona. Ogni location alle Hawaii è stata attentamente selezionata per contribuire alla narrazione del film di bellezza impressionante e pericoli indicibili, mostrando la diversità naturale delle isole e riaffermando il loro status di destinazione di prim’ordine per i registi che cercano di catturare l’essenza di un mondo perduto.

Honolulu
Fonte: iStock
Panorama di Honolulu

L’enorme set della Main Street del parco nel film è stato costruito nel parco a tema chiuso e abbandonato Six Flags New Orleans, gravemente danneggiato dall’uragano Katrina nel 2005 e mai riaperto. Six Flags è stato anche un set per le riprese di Killer Joe e L’Alba del pianeta delle scimmie ma, anziché rinnovare le giostre abbandonate e dall’atmosfera suggestiva, è stato costruito da zero nell’ampia area di parcheggio del parco. La barca piena di visitatori entusiasti arriva al molo di Makai, Waimanalo, sulla Kalanianaole Highway, appena a nord del Sea Life Park Hawaii, a sud-est di Oahu. Un lungo molo di cemento costruito dallo Stato delle Hawaii per facilitare la ricerca marina nelle isole hawaiane, ospita diverse aziende di ingegneria marina commerciale e HURL (Hawaii Underwater Research Laboratory), anche se, in certi periodi, alcune aree sono aperte al pubblico per la pesca.

Kualoa Ranch Oahu
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Kualoa Ranch a Oahu

Non lontano da Honolulu, il centro di accoglienza e l’hotel di Isla Nublar sono l’Hawaii Convention Center, 1801 Kalakaua Avenue, a Kapiolani Boulevard nel cuore della città e alle porte di Waikiki. Lo zoo di Honolulu, 151 Kapahulu Avenue, è diventato lo “zoo di animali domestici” di Jurassic World, dove i bambini possono avvicinarsi ai dinosauri più piccoli, teneri e vegetariani.

Fuggendo per salvarsi la vita, Jake e Gray saltano giù dalle Manoa Falls di Oahu, in una foresta pluviale tropicale tra le montagne Ko’olau. Alte circa 45 metri si possono raggiungere a piedi attraverso il Manoa Falls Trail, un sentiero di circa 2 km e mezzo immerso nella natura del luogo. Lungo il sentiero, si passa per l’abbandonato Paradise Park, 3737 Manoa Road, un tempo un santuario per uccelli, che è in rovina dal 1994. Questo è stato utilizzato come i resti del vecchio parco del 1993, dove i ragazzi ottengono una delle vecchie jeep in ordine di lavoro. Lo spettacolare skyline dell’isola visto dal mare è la magnifica costa di Na Pali sulla costa settentrionale di Kauai. Più piccola e meno sviluppata commercialmente di Oahu, la “Garden Isle” di Kauai, tutta cime frastagliate e valli scoscese, ha fornito i paesaggi più aspri di Isla Nublar, con riprese a Lawai a sud dell’isola, oltre a scorci di siti utilizzati nel primo film tra cui Olokele Valley, a pochi km a nord-ovest di Waimea, Blue Hole (l’area del recinto dei tirannosauri) e Manawaiopuna Falls nella valle di Hanapepe (dove l’elicottero di Hammond è atterrato per la prima volta tanti anni fa).

L’effetto delle serie tv sul turismo: l’esempio di White Lotus

Che i film e le serie tv abbiano un impatto sul nostro modo di viaggiare e, soprattutto, sulla destinazione da scegliere è ormai evidente a tutti. Una serie in particolare, però, sta facendo parlare molto di sé per il suo potenziale turistico, tanto da essere stato coniato un termine ben preciso per raccontare questo fenomeno: “l’effetto White Lotus”. I turisti attratti da questo trend rappresentano una categoria ben precisa, ossia persone facoltose che possiedono una visione sfarzosa delle vacanze, tra hotel lussuosi e ambientazioni glamour.

Che la serie tv sia un prodotto di successo è un dato di fatto considerando il numero di ascolti: si tratta di un prodotto incalzante che attira, dove i protagonisti sono turisti ricchi e belli e l’azione è avvincente. Nonostante l’apparenza di paradiso veicolata dall’hotel lussuoso e dai paesaggi, lo spettatore sa che qualcosa di terribile sta per accadere. Il tutto è impreziosito dalle location spettacolari: nella prima stagione le Hawaii, nella seconda Taormina e nella terza la Thailandia.

Location che, dopo l’uscita degli episodi, hanno assistito a un boom esorbitante di prenotazioni. Questo è l’effetto White Lotus, un fenomeno che, se da una parte porta benefici e fa girare l’economia del Paese protagonista, dall’altro potrebbe trasformarlo nella classica vittima del proprio successo.

L’effetto di White Lotus a Taormina

Tutti vogliono soggiornare al White Lotus, un’ambizione evidente fin dalla prima stagione filmata alle Hawaii e, soprattutto, dalla seconda girata in Italia. Protagonista è stata Taormina, in Sicilia, dove si trova il lussuoso San Domenico Palace appartenente alla catena canadese Four Seasons.

Il resort ha beneficiato dell’effetto White Lotus generando grandi numeri: nel dicembre del 2022, un paio di settimane dopo l’uscita dell’ultimo episodio della serie, la direttrice delle strutture italiane del Four Seasons ha dichiarato che l’hotel aveva avuto un picco di visite web dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e dall’Australia dovuto all’interesse generato dalla serie.

A confermare l’interesse su Taormina grazie alla serie sono le stesse agenzie di viaggio e i tour operator, che hanno dichiarato un aumento delle vendite di viaggi in Sicilia in concomitanza con l’uscita della serie. Inoltre, per soddisfare i turisti, sono stati creati anche dei pacchetti tematici dedicati ai luoghi mostrati nella serie. La stessa cosa che è presente, per esempio, a Dubrovnik o Malta, dove sono state girate molte scene della serie Il Trono di Spade.

Gli effetti della serie tv sulla Thailandia

La terza stagione, uscita a febbraio 2025, è ambientata in Thailandia. Considerato l’effetto avuto sulle Hawaii e su Taormina non stupisce che, dopo l’annuncio della location nel 2024, l’interesse globale per i viaggi nel Paese asiatico sia schizzato alle stelle, con le piattaforme di prenotazione che hanno segnalato aumenti immediati nelle ricerche, con impennate del 40% nell’interesse per le prenotazioni del Four Seasons Resort Koh Samui.

Koh Samui è stata inserita più volte nelle classiche liste di mete da evitare quest’anno proprio perché, come altre destinazioni quali Bali, è diventata sovraffollata da una classica popolazione turistica di passaggio, a discapito della vita locale e delle infrastrutture. Non è la prima volta che la Thailandia si ritroverebbe a fronteggiare il problema dell’overtourism in uno dei suoi luoghi più belli. Basti pensare a Maya Bay, la spiaggia di Koh Phi Phi Leh resa famosa dal film The Beach con Leonardo Di Caprio e chiusa per anni perché gravemente danneggiata proprio a causa dei flussi turistici esagerati.

A Koh Samui, l’effetto White Lotus potrebbe portare benefici sia positivi che negativi, soprattutto considerando che si tratta di una piccola isola già alle prese con problemi infrastrutturali, come la scarsità d’acqua e le difficoltà nella gestione dei rifiuti, e che rischia di essere completamente sopraffatta dall’aumento improvviso di turisti. Per darvi un’idea più chiara: se un residente locale medio consuma 150 litri d’acqua al giorno, un ospite di un resort di lusso ne consuma quasi 1.500, una disparità che diventa cruciale se moltiplicata per migliaia di nuovi turisti.

Tour alla scoperta delle ambientazioni di White Lotus

Probabilmente, molti di noi vorrebbero alloggiare in questi hotel lussuosi, ma la maggior parte non se lo può permettere. Sapete chi può permetterselo? Le persone che si stanno iscrivendo al viaggio “World of Wellness” a tema “The White Lotus” promosso dal Four Seasons, che porterà i turisti in tutti gli hotel della serie fino ad oggi e non solo. Il viaggio, della durata di 20 giorni, avverrà sul jet privato del Four Seasons. Il costo? 188.000 dollari a persona.

Gli ospiti soggiorneranno negli hotel mostrati nella serie a Maui, Taormina e Koh Samui, e avranno anche la possibilità di trascorrere del tempo a Singapore, Marrakech, Nevis, Città del Messico e alle Maldive, il tutto con un itinerario benessere personalizzato. Si tratta di un viaggio che partirà da Singapore il 7 maggio 2026 e si concluderà a Maui il 26 maggio.

Le attività proposte sono diverse, dai safari delle tartarughe alle Maldive agli allenamenti di Muay Thai in Thailandia, dal giro in bicicletta tra le cantine di Taormina alla cerimonia del temazcal a Città del Messico.

La spiaggia nera di origine vulcanica dal fascino surreale

Nel mondo esistono spiagge di ogni colore, dalle sabbie bianche incontaminate alle sponde rosa. Ma c’è un colore in particolare che attrae e conquista più di tutti gli altri: la sabbia nera. Tipicamente formate da minerali vulcanici e frammenti di lava, una delle più famose è sicuramente quella di Reynisfjara in Islanda, misteriosa e bellissima. Eppure, più lontano da noi, in un luogo famoso per le sue spiagge bianche e per il mare dalle tonalità sognanti, si trova un’altra spiaggia nera dal fascino surreale.

La spiaggia nera di Punaluʻu è situata sulla costa sud-orientale del distretto di Kau, nell’isola Big Island alle Hawaii. Rappresenta l’anima selvaggia dell’isola perché composta di basalto polverizzato proveniente dalle eruzioni del vulcano Mauna Loa. A completare questo scenario tra sogno e realtà c’è una fila di palme, a ricordarci che si, il paradiso non è necessariamente di sabbia bianca.

Perché visitare la spiaggia nera di Punaluʻu

Punalu’u è considerata una delle spiagge più popolari dove prendere il sole alle Hawaii e capiamo perfettamente il perché: situata proprio fuori dalla Māmalahoa Highway (conosciuta anche come Hawaii Belt Road), è non solo facilmente accessibile, ma soprattutto bellissima con le sue lussureggianti palme di cocco, l’acqua splendida e la sabbia nera come la pece. Oltre a offrire lo scenario perfetto in cui rilassarsi, rappresenta anche uno dei luoghi migliori dove fare snorkeling e ammirare le enormi tartarughe marine hawaiane e le Hawksbill.

Essendo specie in via di estinzione, protette con cura e impegno dalle persone del luogo, è fondamentale non avvicinarsi non solo perché illegale, ma anche per salvaguardarne l’esistenza in quanto il loro sistema immunitario non è in grado di proteggerle dai batteri umani. Secondo le regole imposte ai visitatori, potrete ammirarle da una distanza di 4 metri. Un’altra regola da rispettare, che ormai conosciamo bene perché applicata anche a molte spiagge italiane, come quelle della Sardegna, è di non raccogliere e portare via la sabbia nera.

Seppur le acque agitate e fredde, insieme alle correnti sottomarine, la rendano spesso indesiderabile anche ai nuotatori più esperti, durante le giornate più calme i bagnini, l’area picnic e le piscine naturali di acqua dolce situate all’estremità meridionale della spiaggia fanno di Punalu’u una meta adatta anche alle famiglie.

Tartaruga Hawaii
Fonte: iStock
Tartaruga sulla spiaggia nera di Punaluʻu

La leggenda della spiaggia nera

Le acque della spiaggia nera di Punaluʻu racchiudono un segreto che può essere raccontato attraverso una leggenda. Il nome Punaluʻu significa “primavera immersa” e la storia racconta che, durante i periodi di siccità, gli hawaiani raccogliessero l’acqua dolce che gorgogliava sotto la baia immergendosi nelle onde con brocche vuote rivolte verso l’alto. Le sorgenti d’acqua si trovano al largo, dove l’acqua dolce si mescola a quella salata salendo in superficie, motivo per cui nuotando si possono incontrare correnti con temperature differenti, una più tiepida e una fredda.

Quella di Punaluʻu non è l’unica spiaggia nera. Alle Hawaii, sull’isola di Pahoa, si può vistare l’incredibile Isaac Kepo’okalani Hale Beach Park, un vero e proprio capolavoro della natura, nata dall’esplosione del vulcano Kilauea. Oggi possiamo ammirarne la bellezza, seppur racchiuda il ricordo amaro di una tragedia che ha causato tantissimi danni sia all’economia dell’isola che alle persone. Sotto la cenere e i detriti, il tempo ha fatto emergere questo gioiello, frutto della furia eruttiva del vulcano.

Alle Hawaii la scala più proibita e pericolosa del mondo

È la scala più proibita e pericolosa al mondo e si trova alle Hawaii, sull’isola di Oahu: forse, però, di lei bisognerebbe parlare al passato perché i giornali statunitensi hanno dato per certo l’avvio della sua demolizione. Il nome ufficiale è Ha’iku Stairs, ma quello con cui è maggiormente nota è Stairway to Heaven, ovvero scalinata per il paradiso ed è un piccolo ma importante pezzo di storia degli Stati Uniti, essendo stata realizzata dalla Marina americana negli anni Quaranta.

La storia, perché è pericolosa e le ragioni per cui è in via di demolizione la scala della Hawaii, la Stairway to Heaven.

La scala alle Hawaii: pericolosa e affascinante

Composta da circa 3.922 gradini in acciaio che portano verso il cielo, arrampicandosi lungo le montagne Koolau: è la Ha’iku Stairs un’incredibile scala che si trova alle Hawaii, sull’isola di Oahu, e la cui storia va ricercata nel passato e, più precisamente nel corso degli anni Quaranta quando questa vertiginosa struttura è stata realizzata dalla Marina Militare americana per poter raggiungere una stazione radio. Una costruzione segreta e fondamentale per la Seconda Guerra Mondiale, che necessitava di una certa altezza per poter raggiungere le navi della Marina Militare che erano impegnate nel Pacifico

Poi è stata chiusa nel 1987, ma questo – a quanto pare – non avrebbe fermato i temerari che hanno deciso di avventurarsi ugualmente, correndo dei rischi. Non solo per la propria incolumità, ma anche di dover pagare una multa salata che ammonta a circa 1000 dollari. Negli anni anche i residenti della zona si sono lamentati per i turisti che, nonostante il divieto, saltavano le recinzioni e si avventuravano per il percorso magari facendolo in orari meno tradizionali per non essere scovati e anche perché il fascino dell’alba su questa scala potrebbe essere stata per loro un’attrattiva irresistibile.

La pericolosa scala alle Hawaii, la Stairway to Heaven
Fonte: iStock
Vista dalla pericolosa scala alle Hawaii, la Stairway to Heaven

La demolizione della scala alle Hawaii

In fondo è immaginabile perché la scala sia pericolasa e siano stati presi provvedimenti: ci si arrampica su ripide scogliere e questo, insieme al fatto che le condizioni meteo possono non essere prevedibili, aumenta il rischio che si possa incorrere in pericoli inaspettati.

Secondo Usa Today Travel tra agosto 2017 e marzo 2020 sono state oltre 11mila le persone che sono state mandate via mentre tentavano di salire le scale, mentre lo stesso giornale sottolinea che tra il 2010 e il 2022 sono state tratte in salvo più di 188 persone.

Tanto che, in seguito alla decisione del 2021, da aprile 2024 ha preso il via la demolizione della struttura. Gli obiettivi? Spiega Usa Today Travel che è stata una decisione presa per aumentare la qualità della vita di chi vi abita vicino, migliorare la sicurezza pubblica e tutelare la bellezza di questi luoghi. Infatti, oltre a eliminare le scale, pare che verranno introdotte nuovamente le piante autoctone. E che non tutta la struttura verrà demolita: una parte della struttura resterà per ricordare il suo utilizzo importante durante la Seconda Guerra Mondiale.

La scala delle Hawaii, la Stairway to Heaven era un percorso vertiginoso, pericoloso e proibito che si arrampicava sul crinale delle montagne e regalava una vista unica a chi, in barba alle regole, provava a percorrerlo. Oggi si assiste alla sua demolizione, ma senza voler perdere un pezzo della storia di questi luoghi.

Come visitare il più grande vulcano attivo sulla Terra

Le sue rocce più antiche hanno oltre 200.000 anni, si pensa che sia emerso dal mare 400.000 anni fa ed è il più grande vulcano attivo sulla Terra: stiamo parlando del Mauna Loa, le cui pendici costituiscono metà del territorio di Big Island, la più grande isola dell’arcipelago delle Hawaii. La cosa più importante da sapere? È visitabile e scoprirlo è un’esperienza unica, assolutamente da fare.

Come raggiungere il Mauna Loa

Andiamo subito alle indicazioni pratiche: il Mauna Loa si trova all’interno del Parco Nazionale dei Vulcani alle Hawaii, che può essere raggiunto dalla città di Hilo (Big Island) guidando lungo Saddle Road. Questa strada permette di raggiungere sia il Mauna Loa che il Mauna Kea, dunque per visitare il primo dovrete a un certo punto svoltare su Mauna Loa Observatory Road e continuare pioi a seguirla fino all’Osservatorio atmosferico NOAA di Mauna Loa, che si trova appena sotto la vetta.

Mauna Loa, vulcano alle Hawaii

In alternativa, venendo dalla città di Kailua, si può guidare lungo la Central Saddle Road e attraversare le colline in roccia lavica fino a quando non ci si ritroverà sempre di fronte a Mauna Loa Observatory Road. Gli esperti di escursioni di tutto il mondo, su forum specializzati, suggeriscono di pianificare la visita in primavera o in autunno, quando l’afflusso di turisti è minore e quando le condizioni climatiche consentono anche di ammirare un meraviglioso cielo stellato.

Consigli pratici per l’escursione

La vetta del vulcano può essere raggiunta solo a piedi. Una volta arrivati all’Osservatorio sarete indirizzati verso due percorsi, ma preparatevi perché entrambi sono considerati faticosi a causa del terreno accidentato e dell’alta quota. Il lato positivo è che entrambi i percorsi conducono a cabine posizionate ad hoc dov’è possibile ristorarsi e non solo: se lo si desidera è possibile pianificare escursioni che durano un paio di giorni ed è proprio all’interno di cabine debitamente attrezzate che si può soggiornare.

Mauna Loa, vulcano alle Hawaii

Le escursioni di più giorni richiedono appositi permessi che vanno ottenuti contattando il Parco Nazionale. Riguardo all’attrezzatura, gli esperti consigliano scarpe da trekking particolarmente robuste e un abbigliamento che tenga conto del fatto che sul vulcano può fare freddo e può tirare vento. Alcune aree sono anche dotate di passaggi pedonali accessibili con sedia a rotelle e passeggini, oltre che di servizi igienici.

Le osservazioni vulcaniche (e la loro importanza)

Naturalmente, tutte le visite al Mauna Loa vanno programmate dopo aver consultato i pareri, i dati e i risultati dell’International Association of Volcanology and Chemistry of the Earth’s Interior e del The United States Geological Survey. Gli esperti di questi enti si occupano infatti dell’osservazione e del monitoraggio dei vulcani delle Hawaii e hanno un occhio di riguardo per il Mauna Loa, che al netto della sua attuale inoffensività è considerato come uno dei vulcani in grado di causare grandi eruzioni distruttive.

Vulcani delle Hawaii

Diverse sezioni del vulcano sono considerate protette dall’attività eruttiva, ma gli esperti hanno più volte suggerito che uno dei maggiori rischi delle visite al vulcano è l’eventuale improvviso e massiccio collasso dei fianchi, che può però verificarsi solo nel caso in cui l’attività aumenti esponenzialmente. Dunque prima di programmare il vostro viaggio ricordatevi sempre di consultare i siti autorizzati e di raccogliere tutte le informazioni, o quando arriverete nei paraggi non vi sarà neanche concesso pensare di avvicinarvi.

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