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Viaggio a Olimpia, la culla sacra che accende lo spirito eterno dei Giochi

Il 26 novembre 2025, il sole si è posato sulla Valle dell’Elide e, fra colonne silenziose e resti millenari, la fiamma olimpica ha iniziato un importante viaggio. Da questo angolo remoto della Grecia, il fuoco è partito per l’Italia, pronto a illuminare Milano e Cortina durante i Giochi del 2026.

Olimpia, punto di partenza di una tradizione che unisce sport, storia e mito, appare oggi come un teatro senza tempo: le rovine raccontano oltre 3.000 anni di corse, lanci e sfide, ma anche di devozione, politica e rivalità fra città-stato.

Breve storia di Olimpia

L’antica Olimpia è bagnata dai fiumi Alfeo e Cladeo e risulta essere stata abitata già in epoche antichissime. Gli scavi archeologici condotti nel corso degli anni, infatti, hanno rilevato tracce di insediamenti secolari, evidenziando una frequentazione dell’area già in epoche molto remote.

Olimpia, Grecia
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Alcune delle rovine di Olimpia

Dal VII secolo a.C. (per la precisione del 776 a.C.), la città ospitò le prime Olimpiadi storicamente accertate, competizioni quadriennali dedicate a Zeus, che richiamavano atleti da tutta la Grecia. Le vittorie degli sportivi segnavano non solo il prestigio personale, ma anche quello della città egemone che ospitava i Giochi.

Sotto i Romani, i Giochi continuarono ad attrarre concorrenti e spettatori, e Olimpia prosperò grazie a nuovi templi e a ricostruzioni di edifici monumentali. Con il passare del tempo, calamità naturali e incursioni la portarono all’oblio, fino alla riscoperta nel XVIII secolo.

Furono però le spedizioni francesi e tedesche, tra il 1829 e il XIX secolo, a far riemergere dalla terra statue, altari e l’assetto urbano di una città che ha plasmato l’idea stessa di competizione e celebrazione sportiva, al punto che tale meraviglia viene celebrata ancora oggi.

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La cerimonia di accensione della torcia olimpica a Olimpia

Cosa vedere a Olimpia

L’affascinante complesso archeologico di Olimpia si estende attorno all’Altis, recinto sacro che custodiva i principali templi e gli edifici amministrativi. Ogni struttura è testimone di una storia, un episodio della vita pubblica e religiosa. Non è un caso, che queste narrazioni sembrino rimbombare ancora adesso tra le sue rovine.

Tempio di Zeus

Costruito nel V secolo a.C. in stile dorico, il Tempio di Zeus era la culla di una statua crisoelefantina del dio realizzata da Fidia, considerata una delle sette meraviglie del mondo antico. In epoca attuale quel che rimane sono i resti di colonne e basi marmoree, che però restituiscono l’imponenza di un edificio che dominava la valle.

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123RF
Il Tempio di Zeus a Olimpia

Heraion

Heraion era il più antico tempio dorico del sito, dedicato a Era, e custodiva le corone di alloro dei vincitori. Attualmente è possibile ammirare alcune delle colonne che sono ancora in piedi, le quali aiutano a percepire la solennità degli antichi rituali olimpici.

Stadio

Oltre 120 metri di pista tracciata nella terra battuta e gradinate in pietra per ben (stando ad alcune stime storiche) 40.000 spettatori: lo Stadio di Olimpia era davvero enorme. Da queste parti si svolgevano corse, lanci e gare equestri, ma la verità è che oggi dei fasti originali rimangono soprattutto i contorni della pista, i segni delle linee di partenza e i resti dei sedili per i giudici. Ciò non toglie che questi dettagli bastino ancora a evocare lo spettacolo e la tensione delle competizioni che hanno definito un’epoca.

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123RF
L’ingresso allo stadio di Olimpia

Leonidaion

C’è poi il Leonidaion, che era l’alloggio destinato ai dignitari e agli ospiti di rilievo, una struttura solenne che testimonia quanto le Olimpiadi erano sì una festa sportiva, ma anche (e soprattutto) un momento di grande importanza politica. I suoi portici e le robuste costruzioni in pietra raccontano di un’organizzazione attenta all’accoglienza, pensata per ospitare atleti, funzionari e spettatori provenienti da ogni angolo della Grecia. Lo scopo, dunque, era quello di dare loro un soggiorno all’altezza della magnificenza dell’evento.

Palestra e Ginnasio

Come preannuncia il loro nome, la Palestra e il Ginnasio erano il cuore della preparazione fisica e mentale degli atleti. I corridoi e le aule, parzialmente restaurati, lasciano intuire la disciplina e la dedizione necessarie per gareggiare ai massimi livelli, mentre le strutture riflettono un’organizzazione precisa, studiata per affinare forza, agilità e tecnica.

Philippeion

Il Philippeion, edificio circolare voluto da Filippo II di Macedonia, è il simbolo tangibile dell’influenza politica e militare che i Giochi avevano anche oltre i confini greci. All’interno erano collocate le statue di Filippo e della sua famiglia, simboli di prestigio e potere, a ricordare che Olimpia era uno spazio in cui sport e diplomazia si intrecciavano.

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Il Philippeion a Olimpia, dedicato a Filippo II di Macedonia, eroe delle corse con la biga

Ninfeo di Erode Attico

Costruito nel II secolo d.C., questo ninfeo semicircolare combina eleganza architettonica e funzionalità. Colonne e statue arricchivano lo spazio (e in parte lo fanno anche adesso), mentre la grande vasca d’acqua garantiva approvvigionamento alla città. In poche parole, questo angolo di Olimpia dimostra come i mecenati Romani sapessero coniugare estetica e utilità in opere monumentali.

Tesori

Dodici piccoli templi votivi che proteggevano i tesori delle città-stato partecipanti. Ogni struttura, in fila lungo la strada principale, narra la devozione dei popoli greci e l’orgoglio per la propria partecipazione ai Giochi.

Museo Archeologico di Olimpia

Infine il museo che raccoglie reperti straordinari: frammenti di statue, ex voto, bronzi e oggetti votivi, inclusi pezzi legati al laboratorio di Fidia. Tutti elementi che ricostruiscono la vita quotidiana degli atleti, dei sacerdoti e dei cittadini. Qualsiasi sala restituisce la dimensione culturale e spirituale delle Olimpiadi antiche, immergendo chi le visita in secoli di tradizione e creatività.

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Kirsty Coventry, Presidente del Comitato olimpico internazionale al Museo Archeologico di Olimpia durante la cerimonia di accensione della torcia per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026

La città moderna

A pochi minuti dal sito, la cittadina moderna di Olimpia si snoda lungo strade tranquille, con caffè all’aperto e negozi che mantengono l’autenticità dell’entroterra del Paese. Le strutture ricettive sono poche ma confortevoli, ideali per chi desidera riposare tra una visita e l’altra. Il fiume Kladeos segna la soglia tra il presente e il passato, e il contrasto tra la vita quotidiana e le rovine antiche amplifica la percezione del tempo sospeso.

Come arrivare

Olimpia si raggiunge facilmente da Atene, con un viaggio in auto di circa 3 ore e mezza lungo l’autostrada verso sud-ovest, o in autobus tramite Pyrgos. I porti di Katakolon e Kyllini collegano la terraferma alle isole vicine, offrendo percorsi alternativi per chi viaggia via mare. Per chi predilige il treno, è possibile raggiungere il sito da Katakolo con la linea Katakolo–Pyrgos–Olimpia, anche se il servizio risulta piuttosto limitato.

Sito archeologico dell'antica Olimpia, Grecia
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Il sito archeologico dell’antica Olimpia

L’antica città dispone di biglietteria all’ingresso e di musei per i quali è necessaria almeno mezza giornata di visita. Vi consigliamo di raggiungere Olimpia durante le mattinate, ovvero quando la luce illumina le colonne doriche e i dettagli delle strutture: è il modo migliore per percepire la monumentalità e la storia racchiusa in ogni pietra.

Tesoro di Atreo, uno dei capolavori assoluti della civiltà micenea

Appena fuori da Micene, nel cuore dell’Argolide, la strada si arrampica tra ulivi e campi dai colori chiari. Niente lascia immaginare che sotto una collina erbosa si nasconda uno dei capolavori più antichi dell’ingegneria europea: il Tesoro di Atreo, o Tomba di Agamennone, come molti lo chiamano ancora.

Un corridoio scavato nella terra conduce a un portale monumentale. Oltre la soglia, una cupola di pietra perfetta, edificata più di 3.000 anni fa, custodisce il silenzio di una civiltà che sapeva costruire con la stessa ambizione con cui governava.

Origine e significato del nome Tesoro di Atreo

Il nome inganna: qui non c’è oro e nemmeno la presenza di gioielli nascosti. “Tesoro di Atreo” fu un’etichetta romantica inventata da viaggiatori e archeologi dell’Ottocento, convinti di trovarsi davanti alla tomba del mitico padre di Agamennone. In realtà, l’edificio risale a circa il 1250 a.C., quindi a un’epoca in cui la leggenda omerica non esisteva ancora.

Era una tomba reale, costruita per un sovrano di Micene o per la sua famiglia. Il soprannome è rimasto, e in fondo non dispiace: racconta il fascino che questo posto ha esercitato per secoli su chi lo ha scoperto, studiato o semplicemente visitato.

Architettura e costruzione della tomba a tholos

Il primo impatto che si ha con questa meraviglia antica è geometrico. Ci sono linee pulite, simmetria e proporzioni perfette. Il dromos, il corridoio d’accesso lungo più di 30 metri, è fiancheggiato da blocchi di pietra che sembrano tagliati con strumenti moderni. Alla fine del percorso si apre una porta alta 5 metri, un tempo decorata con colonne e fregi in marmo colorato.

All’interno, la camera principale lascia senza parole. La cupola, ampia 13 metri e mezzo, è formata da anelli di pietre che si chiudono verso l’alto senza bisogno di malta. È una costruzione “a falsa volta”, ma la sua tenuta ha superato millenni di terremoti. Accanto, una piccola stanza laterale serviva forse per oggetti o rituali funebri. Per più di un millennio questa è stata la cupola più grande del mondo, prima che i Romani costruissero il Pantheon.

È bene specificare che, purtroppo, tra le sue mura non è stato trovato nulla di prezioso perché, quando gli archeologi arrivarono, la tomba era già stata violata da secoli. Restavano solo frammenti di ceramica, residui metallici e parti delle decorazioni che un tempo impreziosivano l’ingresso. Questi elementi, oggi divisi tra Atene e Londra, bastano però a raccontare la cura e la ricchezza originaria del monumento. Il vero tesoro, in fondo, è la struttura stessa: una cupola rimasta intatta per più di 30 secoli.

Il contesto di Micene e della civiltà micenea

Nel secondo millennio a.C., Micene era uno dei centri più potenti del Mediterraneo. Da qui partivano merci, artigiani e guerrieri, e sempre da qua arrivavano racconti che avrebbero ispirato Omero. Le tombe a tholos, come quella di Atreo, erano il modo con cui i sovrani micenei dichiaravano il proprio rango anche dopo la morte.

Il Tesoro di Atreo rappresenta il punto più alto di questa architettura funeraria. Le dimensioni e la precisione delle sue pietre mostrano una società capace di unire tecnica, organizzazione e un forte senso del simbolo. Oggi fa parte del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, insieme al resto del sito archeologico di Micene: un riconoscimento che ne protegge la storia, ma anche il paesaggio che lo circonda.

Dalla riscoperta agli studi moderni

Il monumento era noto fin dall’antichità, ma fu riscoperto dai viaggiatori europei del Grand Tour, nel Settecento. Nell’Ottocento lo studio del sito passò anche per Heinrich Schliemann, lo stesso archeologo che scavò a Troia.

Da allora, analisi e rilievi hanno permesso di comprendere come sia stato costruito. Ogni pietra pesa diverse tonnellate e fu sagomata in modo che il suo peso contribuisse alla stabilità dell’intera struttura. Un lavoro che, anche adesso, lascia stupiti per precisione e coraggio tecnico.

Curiosità e leggende

Appena si entra nella cupola, la voce rimbalza tra le pareti anche se si parla sottovoce. Nei secoli passati si credeva che fosse lo spirito del re, mentre oggi si riconosce l’effetto dell’acustica perfetta, capace di amplificare ogni suono in modo sorprendente.

Il corridoio d’accesso riceve la luce dell’alba in alcuni mesi dell’anno e un fascio di sole raggiunge la parete opposta della camera. Secondo il pensiero di diversi archeologi, questa scelta potrebbe avere un significato simbolico legato al sole o alla rinascita.

Dove si trova il il Tesoro di Atreo e come arrivare

Il Tesoro di Atreo si trova nel Peloponneso nord-orientale, nella regione dell’Argolide, a circa 120 chilometri da Atene in Grecia. In sostanza, questo spettacolo antico prende vita a pochissima distanza dall’ingresso di Micene, lungo la strada che porta ad Argos, rivelandosi una tappa ideale per chi esplora il Golden Triangle dell’Argolide (Nauplia, Argos e Micene)  tra siti archeologici e villaggi collinari.

Micene, Grecia
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Veduta di Micene, Grecia

L’ingresso è ben segnalato e il parcheggio sorge proprio all’inizio del sentiero, da cui per arrivare al dromos servono solo pochi passi. Il corridoio di pietra scende leggermente, l’aria diventa più fresca e il rumore scompare. Entrare nella tomba è un’esperienza semplice ma potente: la luce filtra dall’alto, le pareti sembrano chiudersi e la voce rimbalza ovunque.

Costi e info utili

Chi visita Micene può includere il Tesoro nello stesso biglietto, valido anche per il museo archeologico locale che conserva oggetti, armi e maschere d’oro ritrovati nelle tante tombe reali della zona.

Nel dettaglio, sono circa 20 gli euro necessari per l’ingresso intero e 10 per quello ridotto. La visita dura in media quindici o trenta minuti, ma il consiglio è di fermarsi anche al complesso principale di Micene. Il percorso è semplice, ma bisogna tenere a mente che siamo in un Paese dell’Europa del Sud, e che quindi nelle ore più calde il sole picchia forte.

È consigliato portare con sé acqua, scarpe comode e un cappello, soprattutto in estate. Il sito è aperto tutti i giorni, con orari che variano a seconda della stagione. Il pomeriggio, quando la luce radente colpisce il corridoio e la pietra prende riflessi dorati, è il momento migliore per visitarlo e scattare foto.

Proposta della Lombardia: una Expo itinerante delle Dop e Igp europee

Una grande ‘ expo ‘ itinerante dedicato ai prodotti europei a Denominazione di Origine e Indicazione Geografica , capace di portare in Europa e nel mondo l’esperienza, la tradizione e la qualità dei territori che li producono. È la proposta lanciata dal presidente di AREPO (Associazione delle Regioni Europee dei Prodotti d’Origine) e assessore lombardo all’Agricoltura Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi , nel corso dell’Assemblea generale svoltasi a Barcellona e ospitata dalla Regione Catalunya.

Una Expo itinerante per promuovere i prodotti d’eccellenza

L’idea ha l’obiettivo di promuovere i prodotti certificati nei principali mercati del continente e del mondo , raccontando ai cittadini cosa distingue davvero i prodotti d’origine e qual è il significato dei marchi e dei loghi di qualità europei.

L'assessore all'Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste della Regione Lombardia, Alessandro Beduschi, interviene a Barcellona all'Assemblea generale di Arepo (Associazione delle Regioni europee dei prodotti d'origine) di cui è il presidente

“Le Indicazioni Geografiche rappresentano l’identità e la storia dei nostri territori – ha affermato Beduschi – ma troppo spesso il loro valore non è pienamente conosciuto. Con questa iniziativa vogliamo il racconto dei nostri prodotti fuori dai confini regionali e nazionali , in un viaggio attraverso l’Europa e il mondo, per far scoprire la cultura, il lavoro e la qualità che stanno dietro a ogni DOP e IGP . La prima tappa si terrà nel 2026 in Italia, e saranno i nostri consorzi di produttori i protagonisti nel dialogo diretto con i cittadini ei consumatori ”.

L’ingresso della Calabria all’AREPO

A margine dei lavori, Beduschi ha inoltre annunciato la richiesta di ingresso nell’associazione della Regione Calabria, che si unisce alle regioni italiane già aderenti – Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto e Sardegna – portando a dieci la rappresentanza nazionale in AREPO.

Con oltre 35 regioni membri provenienti da Italia, Francia, Spagna, Germania, Grecia, Polonia e Portogallo, AREPO rappresenta oggi la principale rete politica e istituzionale a difesa e promozione dei prodotti a indicazione geografica d’Europa.

Lombardia ed Europa, essere comunità del cibo

“Il futuro del sistema agroalimentare europeo – ha concluso l’assessore Beduschi – passa dalla capacità di unire le forze e raccontare il valore autentico delle nostre produzioni. Solo così potremo rendere le DOP e le IGP non soltanto un simbolo di eccellenza, ma un linguaggio comune tra territori diversi che condividono lo stesso orgoglio: quello di essere comunità del cibo e della qualità “.

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Perché l’isola di Lemnos è la meta greca da prenotare subito

Quando Ryanair ha annunciato l’apertura delle vendite per un collegamento diretto tra Milano Bergamo e l’isola di Lemnos, in pochi hanno colto all’istante la portata di una tale notizia. Non si tratta, infatti, soltanto di “una nuova rotta aerea” bensì dell’apertura di una finestra su una Grecia differente, autentica, ancora lontana dalle folle e dalle rotte più battute del turismo di massa.

Il primo volo è previsto per il 1° aprile 2026, con tre partenze settimanali (martedì, mercoledì e sabato) fino al 24 ottobre dello stesso anno. Una stagione lunga, che abbraccia tutta la primavera e l’estate, perfetta per scoprire un’isola che profuma di mare, di grano e di vento.

I biglietti sono già in vendita, e per chi ama viaggiare alla ricerca di luoghi ancora intatti, è un’occasione da non perdere. Lemnos, finora mai collegata direttamente con l’Italia, si prepara così ad accogliere nuovi visitatori, ma senza perdere il ritmo lento e l’identità più genuina.

Lemnos, l’isola del vento e della quiete

Lemnos (o Limnos, come la chiamano i greci) è una delle isole più sorprendenti dell’Egeo settentrionale e la geografia racconta già molto del suo carattere: dolci rilievi punteggiati da ulivi e vigneti, distese di grano che ondeggiano come un mare dorato, baie nascoste che si aprono all’improvviso tra promontori rocciosi. La natura è ancora protagonista e scandisce la vita quotidiana con la stessa armonia di secoli fa.

L’isola è spesso descritta come “battuta dai venti”, un epiteto che risale a Omero, ma invece di essere un difetto, è proprio la brezza costante a regalarle un’atmosfera limpida e un cielo di un blu quasi irreale. Lemnos conquista con la discrezione e il modo gentile di accogliere, è la Grecia delle radici, dei silenzi e dei paesaggi che cambiano luce a ogni ora del giorno.

Cosa vedere a Lemnos: tra natura, storia e autenticità

Vista di Myrina, isola di Limnos, Grecia
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Panorama della spiaggia a Myrina

Visitare Lemnos significa immergersi in un mondo sospeso tra mito e realtà. La leggenda vuole che qui fosse caduto Efesto, il dio del fuoco, scagliato giù dall’Olimpo: forse è anche per questo che l’isola sembra “pulsare di energia antica”, come se le colline conservassero ancora il calore di un fuoco divino.

Tra i luoghi imperdibili spicca Myrina, la capitale, con il castello veneziano che domina la baia e i vicoli lastricati che profumano di salsedine: passeggiare tra le case color miele, fermarsi in una taverna affacciata sul mare e assaggiare il pesce fresco è un’esperienza che riporta a un tempo più lento e più vero.

Spostandosi nell’entroterra si scopre una Lemnos rurale, dove i campi coltivati e le viti raccontano una tradizione agricola ancora viva. Le spiagge, poi, sono una rivelazione: ampie, sabbiose, mai troppo affollate: da Plati a Thanos, fino alle dune di Gomati, ogni angolo regala una sfumatura diversa di azzurro.
E per chi ama l’avventura, i sentieri che si snodano tra le colline conducono a luoghi insoliti, come le formazioni geologiche di Falakro o le saline di Keros, dove fenicotteri e aironi dipingono l’acqua di riflessi rosati.

Infine, non mancano i richiami alla storia antica: i resti del sito archeologico di Poliochni, considerato uno dei più antichi insediamenti d’Europa, testimoniano l’importanza che Lemnos ebbe nei commerci e nella cultura dell’Egeo.

Trekking d’autunno, le migliori destinazioni da raggiungere in Europa

Amanti delle camminate, questi consigli sono per voi: l’autunno è finalmente arrivato, portando con sé quell’atmosfera magica che trasforma ogni sentiero in un invito all’avventura. Dopo i mesi caldi e affollati, è il momento ideale per riscoprire la natura a passo lento.

Dalle coste dorate della Spagna e della Grecia, dove il mare incontra scogliere e antichi borghi silenziosi, fino alle colline e alle montagne d’Italia, dell’Albania e dei Balcani, ogni itinerario regala emozioni diverse e panorami avvolti nella luce calda di ottobre. Che si tratti di un weekend tra vigneti e castagneti o di un lungo trekking sulle cime più isolate d’Europa, l’autunno è la stagione perfetta per ritrovare il piacere del cammino.

Sport, Winners Cup, torneo di calcio tra solidarietà e speranza

La sesta edizione di  Winners Cup, l’unico torneo di calcio al mondo dedicato esclusivamente a ragazzi e ragazze in cura o dimessi dai reparti di oncologia pediatrica, è stata presentata a Palazzo Lombardia alla presenza del sottosegretario alla Presidenza con delega a Sport e Giovani Federica Picchi. La manifestazione organizzata dal Csi Milano (Centro sportivo italiano) in collaborazione, tra gli altri, con FC Internazionale Milano, Istituto nazionale dei Tumori, Bper (Banca popolare Emilia-Romagna), Aieop (Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica)  vede, quest’anno, la partecipazione di 16 squadre di calcio provenienti dai reparti di tutta Italia e da ospedali di diverse città europee, tra cui Spagna, Olanda, Germania e Grecia.

Winner Cup, torneo di calcio che esprime vero senso dello sport

“La Winners Cup  – ha commentato  Federica Picchi – è una delle manifestazioni che meglio esprime il vero senso dello sport. Vedere ragazzi e ragazze provenienti da reparti oncologici italiani ed europei tornare in campo significa trasformare il gioco in un inno alla vita. Regione Lombardia sostiene con convinzione questo torneo, perché dimostra che lo sport non è solo competizione, ma un potente strumento di rinascita, di socialità e di crescita personale e collettiva. Ogni passaggio e ogni gol raccontano una storia di coraggio e sono un messaggio rivolto a tutti noi: lo sport può abbattere ogni barriera e restituire energia al presente e al futuro”.

Le tante novità della sesta edizione

“La Winners Cup – ha spiegato Massimo Achini presidente Csi Milano – è una cosa da giganti. Di fronte a ciascuno dei 250 ragazzi e ragazze che hanno affrontato la malattia e che scenderanno in campo, ciascuno di noi si sente piccolo ed ha tanto da imparare. Le novità di quest’anno sono tante: ogni squadra della Winners, ad esempio,  è gemellata con una squadra del Csi. Sabato sera, poi,  al termine del torneo, ci sarà una grande festa per tutti gli atleti. La novità più grande è invece una conferma: lo sport può realizzare cose incredibili, come questo torneo. Pensare ad una manifestazione con la presenza di 30 oncologie pediatriche sembrava una follia. Da cinque anni è concreta realtà. Dentro queste iniziative c’è un messaggio educativo potentissimo per tutti i giovani e per la società del nostro tempo. Un messaggio che non può e non deve essere ignorato”.

Il torneo avrà luogo il 27 settembre al Centro Sportivo Sandro Pertini di Cornaredo (Milano).

Foto Csi Milano credit Christian Santi

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Varlaam, il monastero che sfida la gravità

Il monastero di Varlaam è un luogo incredibile da visitare: sospeso su una rupe, appoggiato quasi a sfidare la gravità, deve la sua fortuna all’omonimo monaco che ha deciso di realizzarlo a metà del Trecento sfruttando le torri di roccia per dar vita ad un rifugio di meditazione e preghiera. Senza funivie, gradini o passerelle, raggiungerlo era piuttosto impegnativo ma grazie a fede, fatica e tenacia ci sono riusciti.

Il monastero non ebbe però una storia molto lunga: l’eremo si svuotò alla morte del fondatore lasciando il luogo in disuso e una chiesa nell’oblio fino a due secoli dopo quando i fratelli Apsarades si occuparono nuovamente di questa fortezza spiritual. È proprio grazie a Theophanes e Nectarios che oggi è possibile visitare il monastero di Varlaam che al suo interno racconta secoli di fede e arte bizantina.

Scoprire il monastero di Varlaam

Sembra quasi un castello sospeso, ma è un luogo di fede: il monastero di Varlaam inizia a far battere il cuore da lontano, vedendolo durante il percorso per raggiungerlo. Alla bellezza estetica, indiscutibile, si aggiunge il mosaico di storia e dettagli curiosi.

Da visitare sicuramente la cappella dedicata ai santi e decorata con affreschi attribuiti a Franco Catalano, artista cinquecentesco.

E poi ci sono le piccole meraviglie da scoprire: un mastodontico barile di quercia del XVI secolo, capace di custodire acqua per mesi, come se fosse una cisterna in versione “rustica-chic”. Oppure la vecchia torre con il sistema a carrucola: i monaci vi si lasciavano calare dentro una rete che serviva per sollevare uomini e provviste. Un’idea geniale, se non fosse che a ogni oscillazione la rete ricordava più una giostra medievale che un mezzo di trasporto.

Cosa sapere sul monastero di Varlaam in Grecia
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Il suggestivo monastero di Varlaam in Grecia

Per raggiungerlo bisogna percorrere gradini scolpiti nella roccia e un ponte che collega la rupe all’ingresso facendo pensare che ogni passo diventi un tributo per guadagnarsi lo spettacolo finale. E una volta all’interno? Il tempo sembra rallentare: i corridoi hanno il profumo della pietra antica e le stanze raccontano una vita di silenzio e contemplazione. La vera meraviglia è però quella offerta dalle terrazze che regalano una vista sui pinnacoli di Meteora.

La visita al monastero di Varlaam lascia il segno con un silenzio incredibile e il contrasto tra la durezza della roccia e la leggerezza dello spirito.

Dove si trova il monastero di Varlaam e come arrivarci

Siamo nella zona della Grecia centrale tra i monasteri ortodossi di Meteora: qui sorge quello di Varlaam tra le città di Kalambaka e il villaggio di Kastraki.

Arrivare richiede un po’ di fatica e impegno: da Atene servono circa 5 ore di auto e una volta raggiunta Kalambaka serviranno altri due chilometri da percorrere su una strada stretta e con pochissimi parcheggi. Ecco perché una buona idea è affidarsi ai tour organizzati.

Chi sale al monastero dovrà percorrere una faticosa scalinata di 140 gradini. Tutto sommato nemmeno così esagerato, considerando che nelle vicinanze alcuni richiedono oltre 300 gradini. Un’occasione suggestiva da non perdere sul territorio che dà modo di scoprire a fondo un luogo che custodisce segreti.

Castello di Astypalea, la fortezza bianca sospesa tra cielo e mare in Grecia

Ci sono luoghi che sembrano disegnati da un pittore innamorato del mare Egeo, e il Castello di Astypalea è uno di quelli. Immaginate una fortezza bianca che si arrampica sulla collina più alta dell’isola, con mura di pietra che sembrano fondersi con il cielo e con i tetti blu delle chiesette ortodosse che sbucano come gemme luminose. È il simbolo assoluto dell’isola a forma di farfalla, un mix tra leggenda, storia veneziana e fascino cicladico che conquista a prima vista.

Astypalea non è la Grecia da cartolina che tutti conoscono: è più selvaggia, intima, autentica. E proprio per questo, il suo castello medievale, detto anche Castello dei Querini, appare ancora più magico. È lì da secoli, a guardia della Chora, pronto a raccontare storie di pirati, cavalieri e antiche signorie. Ma visitarlo oggi è un’esperienza che va oltre la storia: significa camminare tra rovine sospese tra cielo e mare, respirare il vento salato e sentirsi parte di un paesaggio che non ha tempo.

Cosa vedere al Castello di Astypalea

Una volta arrivati in cima, la vista toglie il fiato: da un lato l’Egeo che si perde all’infinito, dall’altro il labirinto bianco della Chora, con i suoi vicoli stretti e le case cicladiche. Il Castello dei Querini fu costruito dai veneziani nel XV secolo per difendere l’isola dagli attacchi dei pirati. Oggi ne restano le mura possenti, alcune torri e le due chiese che rubano la scena: Panagia Kastrou e Agios Georgios, entrambe candide con le classiche cupole blu che contrastano con la pietra scura della fortezza.

Castello di Astypalea, Mar Egeo, Grecia
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Veduta ravvicinata del bellissimo Castello di Astypalea

Girare tra i resti del castello in Grecia è come entrare in un film epico: si passa accanto a portali gotici scolpiti, archi semidistrutti e cortili che un tempo pullulavano di vita. Alcuni punti panoramici sono veri e propri balconi sull’Egeo, perfetti per scattare foto al tramonto quando il cielo si accende di arancio e rosa.

La magia, però, non sta solo nell’architettura. È l’atmosfera che colpisce: silenziosa, sospesa, con il vento che sibila tra le pietre e il rumore del mare che arriva in lontananza. Visitare il castello al tramonto è un’esperienza da brividi: in quel momento sembra davvero che il tempo si fermi.

Cosa fare intorno al Castello di Astypalea: la Chora e i mulini 

Dopo la visita alla fortezza, una tra le più belle in Grecia, il consiglio è di lasciarsi andare alla scoperta della Chora di Astypalea, che inizia proprio ai piedi del castello. Le sue case bianche sono disposte come un anfiteatro che sale verso la collina, e passeggiare tra i vicoli è un gioco continuo di scorci pittoreschi, scale colorate e bouganville fucsia che esplodono tra le facciate.

Scendendo verso la piazza principale, vi accolgono gli iconici otto mulini a vento, allineati come piccoli guardiani rossi e bianchi. Sono il cuore pulsante della vita notturna: qui si trovano bar, taverne e locali che, al calar del sole, si riempiono di musica e chiacchiere.

Un’altra esperienza da non perdere è salire al castello di notte, quando la fortezza è illuminata e l’isola, la più occidentale del Dodecaneso e considerata geograficamente parte delle Cicladi, sprofonda nel silenzio. Dalla sommità, il cielo stellato sembra più vicino che mai: Astypalea, grazie alla sua scarsa illuminazione artificiale, è un paradiso per gli amanti dell’astrofotografia.

Consigli pratici per visitare il Castello di Astypalea

Il castello si raggiunge facilmente a piedi dalla piazza principale della Chora: la salita è ripida ma breve, e regala scorci già spettacolari lungo il percorso. Non ci sono biglietti d’ingresso, la visita è libera e gratuita, ma conviene portare scarpe comode perché il terreno all’interno è irregolare. L’orario migliore è senza dubbio il tramonto, quando la luce calda dipinge di oro le mura. Portate con voi acqua e una giacca leggera: anche in estate, lassù il vento non scherza.

Porto Katsiki: la spiaggia da sogno della Grecia

Porto Katsiki è famosa per le sue acque cristalline, la scogliera bianca e la sabbia fine. Situata sull’isola di Lefkada, nel Mar Ionio, questa destinazione attira ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo.

La sua bellezza naturale, unita a panorami mozzafiato, la rende un luogo perfetto per chi cerca relax e un’esperienza immersa nella natura incontaminata.

Kastos, l’isola greca dove il turismo non è ancora (quasi) arrivato

Non c’è aeroporto, non c’è movida, e per arrivarci occorre amare l’idea di rallentare. Kastos è una striscia di terra verde persa nello Ionio, davanti a Lefkada, dove il ritmo lo detta il mare e l’unico traffico è quello delle barche dei pescatori (anche se, in alta stagione, non mancano yacht la sera). Qui il tempo sembra scorrere al passo delle onde e il turismo di massa si è fermato ben lontano, lasciando spazio a silenzi, sentieri polverosi e taverne che conoscono i loro ospiti per nome. Ecco cosa fare e vedere in questo gioiello della Grecia.

Dove si trova e come arrivare a Kastos

L’Isola di Kastos si trova nel Mar Ionio, poco a est di Lefkada e appena sotto la più grande Kalamos. È piccola, lunga una manciata di chilometri, e non ha aeroporto. Per arrivarci, quindi, serve un po’ di pazienza (e spirito d’avventura): si deve volare fino a Preveza, poi in auto fino a Mytikas, località da cui parte la barca passeggeri per Kastos (attenzione, non sono ammesse auto a bordo). In estate, ci sono anche alcune corse da Lefkada in giorni specifici, ma la situazione non è propriamente “rosa e fiori”.

E infatti è proprio qui che sta il “bello”, ma anche la difficoltà: i collegamenti non sono frequenti, spesso dipendono dal meteo e in bassa stagione si riducono all’osso. Non è perciò un luogo verso cui si può “partire al volo”, ma piuttosto un’isola in cui si arriva solo se davvero lo si vuole. E, quindi, è proprio questo che la tiene lontana dal turismo di massa rendendola una vera gemma dello Ionio.

Cosa vedere a Kastos

A Kastos non si viene per visitare musei (anche se ne esiste uno Marino piccolo e molto interessante), centri commerciali o percorrere itinerari obbligati: sull’isola le “attrazioni” sono fatte di mare trasparente, calette che sembrano private e sentieri che si perdono tra ulivi e pini. Piccola e pedonale (no, non ci sono auto, ma solo dei pickup che in estate fanno anche da taxi), è un posto da vivere senza fretta, dove ogni curva della costa o salita verso l’interno regala un punto di vista nuovo e, spesso, completamente deserto.

Il villaggio di Kastos

La prima cosa che vi consigliamo di visitare a Kastos è l’omonimo (e piccolissimo) villaggio. Si presenta come un agglomerato di case basse, bianche e color pastello che si affacciano su un porto minuscolo. È il classico paesino in cui si vive ancora con i ritmi lenti di una volta, dove le persone si fermano a chiacchierare davanti a una taverna come se il tempo fosse un bene comune da condividere, non da consumare.

Tra le cose più curiose da vedere c’è il piccolo cimitero accanto alla chiesa, con tombe logorate dal sole in cui si leggono storie di pescatori e viaggiatori che raccontano un’isola fatta di lotte, speranze e una resistenza gentile.

Scoprire il porto

Il porto di Kastos è un angolo di vita autentica dove tutto sembra muoversi al ritmo delle maree e delle stagioni. Le barche dei pescatori si alternano a qualche caicco di passaggio, mentre i locali si ritrovano a chiacchierare sulle banchine, scambiandosi notizie fresche e storie di mare.

Passeggiare lungo il molo significa immergersi in un’atmosfera rilassata, fatta di odori di salsedine, reti stese ad asciugare e gatti curiosi che controllano ogni movimento. È il posto dove l’isola si apre al mondo, ma senza fretta e pretese.

Esplorare i sentieri

Sono pochi i sentieri ufficialmente segnati e tutti privi di cartelli giganti o mappe turistiche appese. C’è però qualche indicazione modesta, che spesso si trova all’inizio dei percorsi o vicino a punti di interesse come il villaggio o le chiesette sparse nel territorio.

Il più noto è quello che parte dal villaggio e si snoda verso l’interno, attraversando uliveti secolari e boschetti di pini, fino a raggiungere un piccolo promontorio con vista sul mare aperto. Il sentiero è semplice, adatto a tutti, ma non bisogna mai sottovalutare il sole d’estate e il terreno a volte irregolare.

In alternativa, ci si può “perdere” tra i vicoli nascosti degli uliveti e i boschi di pini che odorano di resina e salsedine. In queste circostanze occorre seguire la traccia dei pastori o delle greggi, che conducono in angoli dell’isola dove il panorama si apre improvviso, con vedute che sembrano dipinte a mano.

Escursioni verso i resti di antiche cappelle e chiesette

Sparsi qua e là, tra uliveti e sentieri nascosti, si trovano piccoli resti di cappelle e chiesette che sembrano dimenticati dal tempo, ma che raccontano storie profonde di fede, resistenza e vita quotidiana. Non parliamo di edifici imponenti con, magari, commoventi affreschi restaurati, ma più che altro di posti dove la bellezza sta proprio nell’imperfezione, nei muri sciupati dal sole e nel silenzio che li avvolge.

Raggiungerli richiede un po’ di atteggiamento intraprendente e la voglia di seguire indicazioni minimali o le informazioni dei locali, che spesso conoscono ogni pietra e ogni racconto legato a questi posti sacri.

Mulini a vento storici

Sull’isola ci sono anche due mulini a vento storici ormai inutilizzati per quella funzione, ma che un tempo servivano a macinare grano sfruttando il vento. Sono semplici, senza fronzoli, costruiti in pietra e legno, ma hanno un fascino un po’ malinconico, segno di un tempo che è passato e di un modo di vivere ormai sparito.

Oggi uno di questi mulini è stato trasformato in un locale con una vista emozionante sul mare, divenendo struttura per mangiare e godersi il panorama.

Mulini a Vento Kastos
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Uno dei mulini a vento di Kastos

Le spiagge più belle di Kastos

Non mancano di certo le spiagge in questa magnifica isola dello Ionio, che spesso sono angoli nascosti dove la natura mantiene il suo carattere intatto. Tra calette selvagge e tranquille, dove l’acqua è così limpida che sembra di nuotare dentro a un cristallo, sono il top per staccare davvero e trovare quel senso di isolamento che solo poche isole greche riescono ancora a regalare.

Kamini Beach

Kamini Beach, sulla costa orientale di Kastos, mantiene un’atmosfera raccolta e intima, lontana da qualsiasi forma di turismo invasivo. Il suo arenile è fatto di ciottoli levigati e sabbia fine, con un’acqua cristallina che passa dal turchese al blu intenso. Il fondale degrada dolcemente, ideale per nuotare senza fretta.

La vegetazione mediterranea e gli uliveti che la circondano creano un’atmosfera di totale isolamento. Non ci sono lettini, ombrelloni o bar: qui domina solo la natura. Si raggiunge a piedi con un breve sentiero dal villaggio o via mare con una piccola barca, tanto da essere il top per chi cerca relax, una nuotata tranquilla o semplicemente se si ha voglia di contemplare il mare.

Agios Emilianos

Molto interessante è anche Agios Emilianos, caratterizzata da un’atmosfera raccolta e tranquilla. Di ciottoli e sabbia, acque limpide che invitano a un tuffo rinfrescante, mette a disposizione anche una grotta marina chiamata Fokotrypa, o “Buco della Foca”, che si apre direttamente sul mare.

La caverna regala uno scenario suggestivo, con giochi di luce tra acqua e pareti rocciose, ideale per esplorazioni brevi in kayak o nuotando.
Il fondale attorno alla spiaggia è limpido e abbastanza basso, adatto anche a chi non è un nuotatore esperto. Non ci sono strutture turistiche, quindi occorre portare acqua e snack.

Vali Beach

Nella parte orientale di Kastos vale la pena fare un salto a Vali Beach, una delle spiagge più note di quest’isola. Il suo arenile combina ciottoli lisci e zone di sabbia, con acqua limpida e trasparente che invita a fare il bagno senza fretta. È facilmente raggiungibile a piedi dal villaggio principale, seguendo un sentiero breve e abbastanza semplice, oppure via mare con piccole barche.

La spiaggia offre uno spazio raccolto ma non isolato, molto apprezzato sia dai locali sia dai visitatori. Parliamo perciò di una spiaggia fantastica per chi cerca una giornata di mare senza allontanarsi troppo dal villaggio.

Limni Beach

C’è poi Limni, che in greco significa “porto,” che è una minuta insenatura naturale situata sulla costa sud-orientale di Kastos. In zona il mare calma le sue onde e la natura regna indisturbata, i fondali sono trasparenti e con sabbia fine e pietre levigate dal mare.

Non è tra le più frequentate, soprattutto perché non facilmente accessibile via terra (bisogna seguire un sentiero non sempre chiaro o optare per la via mare). In sostanza, è una sorta di rifugio per le giornate in cui si cerca il silenzio.

Ambelakia Beach

Infine Ambelakia Beach, baia nascosta lungo la costa orientale di Kastos. In passato, le colline intorno erano ricoperte di vigneti che si spingevano quasi fino al mare, mentre oggi, al posto delle vigne, ci sono ulivi e macchia mediterranea che creano un contrasto bellissimo con l’azzurro dell’acqua.

La spiaggia è di sabbia bianca e di ciottoli lisci, con un fondale che degrada dolcemente e un’acqua talmente trasparente da sembrare finta. Non è immediato raggiungerla, perché richiede una camminata di circa mezz’ora lungo un sentiero non segnalato, ma in compenso è fantastica anche per il calar del sole e per fare snorkeling, grazie alle piccole scogliere sommerse che la caratterizzano.

Informazioni utili per la visita

Per visitare Kastos c’è bisogno di un po’ di organizzazione, in quanto è piccola e poco turistica, ma proprio questo la rende un posto spettacolare. È importante sapere che sull’isola non ci sono banche né sportelli ATM, e le carte di credito o debito non vengono generalmente accettate( ci sono, chiaramente, delle eccezioni). In sostanza, il consiglio che dovete tenere a mente è quello di avere con voi contanti sufficienti per tutto il soggiorno.

Non sono presenti nemmeno farmacie, e i servizi sono limitati a un mini-market nel porto che offre prodotti di prima necessità come frutta, verdura e latticini. L’acqua del rubinetto è potabile, ma molti preferiscono acquistarla in bottiglia, e in estate le risorse idriche possono essere limitate, quindi meglio consumarla con parsimonia.

La copertura telefonica e internet è variabile, soprattutto nelle zone più isolate. Se ne avete bisogno, è indicato informarsi prima sui punti con Wi-Fi. Essendo un’isola pedonale, conviene portare scarpe comode per camminare su sentieri sterrati o acciottolati, crema solare, cappello, repellente per insetti e torcia, perché le strade molto spesso non sono illuminate di notte.

La stagione migliore per scoprire questo angolo incanto di Grecia va da maggio a ottobre, con picco a luglio e agosto: nei mesi più caldi l’isola può essere più affollata, mentre fuori stagione offre un’esperienza più intima e rilassata. Con una buona pianificazione e flessibilità, Kastos regala un’immersione autentica nella natura, tra calette nascoste, uliveti, pini profumati e il ritmo lento della vita locale, dove ogni angolo sembra sospeso e ogni passeggiata riserva scorci da cartolina.

Lichadonisia, l’arcipelago nascosto tra le acque smeraldo dell’Egeo

Tra le acque turchesi del Mar Egeo, a nord di Evoia, si nasconde un piccolo tesoro poco conosciuto: l’arcipelago delle Lichadonisia, composto da esattamente 7 isole. Questi lembi di terra, avvolti da miti e leggende, offrono un mix raro di natura selvaggia, baie cristalline e un’atmosfera che sembra sospesa nel tempo. Perfetto per chi cerca una fuga autentica lontano dal turismo di massa, Lichadonisia è un angolo di paradiso che vale la pena conoscere.

Una piccola curiosità: le Lichadonisia sono spesso chiamate “Le Bahamas della Grecia” per la loro natura incontaminata, l’acqua cristallina e i colori incredibilmente intensi del mare, che sfumano dal turchese al blu profondo. La somiglianza però non è solo estetica: la sensazione di isolamento, il silenzio interrotto solo dal suono del mare e la purezza dell’ambiente naturale richiamano molto quell’immagine esotica e rilassante tipica di quelle isole da noi molto lontane.

Tre piccole isole greche da sogno introducono una tassa per combattere l’overtourism

La Grecia è senza dubbio una delle mete più ambite in estate e le isole soffrono del forte afflusso di turisti che spesso sconvolge le realtà locali, persino le più piccole. Se prima sono stati territori come Mykonos e Santorini a lanciare l’allarme e a inserire misure per controbilanciare l’overoturism, ora sono anche realtà più piccole che, vedendo crescere il numero di visitatori, si sono trovate costrette ad inserire una tassa d’ingresso.

Tassa d’ingresso in tre piccole isole greche

Itaca e Paxos non sono solo isole greche da cartolina, ma vere e proprie comunità che vivono tutto l’anno con risorse limitate. D’estate, però, questi piccoli paradisi vengono invasi da un numero di visitatori che supera di gran lunga la capacità dell’isola di reggere il colpo. E no, non è un’esagerazione.

Con meno di 3.000 abitanti ciascuna, Itaca e Paxos si trovano ogni estate a fronteggiare ondate di turisti giornalieri che, pur non pernottando, mettono in crisi i servizi pubblici essenziali: raccolta rifiuti, approvvigionamento idrico, gestione delle strade e del traffico locale. Un assalto silenzioso che rischia di trasformare l’esperienza autentica dell’isola in un caos da gita mordi e fuggi. È questa motivazione a muovere i sindaci delle due isole, seguendo l’esempio di Symi che ha già adottato una misura simile qualche mese fa. L’idea è quella di applicare una tassa di 3 euro riservata ai turisti giornalieri.

Tassa d'ingresso contro l'overtourism a Paxos
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L’isola di Paxos sta valutando l’esempio di Symi e vuole introdurre una tassa d’ingresso di 3 euro

I motivi della tassa

Seppur la cifra di 3 euro potrebbe sembrare irrisoria, va considerato l’impatto complessivo: se viene applicata ai numeri attuali dei turisti in ingresso, la tassa può infatti fare la differenza. A Symi, territorio in cui è già stata approvata la misura, ogni anno vengono ospitati 300.000 visitatori giornalieri. L’impatto è da misurare nei milioni di litri d’acqua usati, nelle tonnellate di rifiuti prodotti e nelle difficoltà dei trasporti e servizi pubblici per un territorio che non supera le 3.000 persone.

Il fatto che moltissimi visitatori scelgano un determinato luogo per pochi mesi all’anno mette al collasso il tessuto sociale, l’ambiente e persino l’identità della località. L’obiettivo non è certo scoraggiare i viaggiatori, ma affrontare una realtà che non può più essere ignorata. Dopotutto, l’overtourism non è da vedere come un fenomeno positivo, ma di forte squilibrio. La tassa sarebbe applicata solo a chi non soggiorna sull’isola, il classico turista giornaliero, e servirebbe a rafforzare i servizi locali senza aumentare la pressione fiscale sui residenti. In pratica: chi consuma, contribuisce.

Come riportato da Il Fatto Quotidiano, il sindaco di Symi, Eleftherios Papakalodoukas, ha dichiarato “In questo momento tutti i dipendenti del comune e gli addetti ai camion della nettezza urbana stanno lavorando per soddisfare le esigenze del porto, con il risultato che i residenti dei quartieri dell’isola, che pagano le tasse comunali, non godono dei servizi per cui pagano”. Il politico ha sottolineato come il territorio non voglia allontanare il turismo ma che sia assolutamente necessario introdurre nuove tasse per garantire servizi di qualità per tutti.

Itaca, Paxos e Symi vogliono continuare a incantare ma per farlo hanno bisogno di proteggersi, tutelarsi e soprattutto aumentare i servizi: la piccola tassa farà la differenza.

Vandalismo sull’isola di Naxos: turisti danneggiano un tempio antico

Sembrerebbe che, anno dopo anno, i turisti diventino sempre meno rispettosi dei luoghi che visitano. L’ultima notizia arriva dalla Grecia, dove un uomo, per scattare una foto, ha sollevato un antico frammento di marmo al Tempio di Apollo (Portara) sull’isola di Naxos. La fotografia è subito diventata virale scatenando l’indignazione diffusa in tutto il Paese, rinnovando le già avanzate richieste di introdurre maggiore sicurezza presso il sito archeologico di 2.500 anni.

L’episodio ha messo in luce lacune critiche nella protezione dei monumenti antichi più preziosi della Grecia. L’immagine controversa, che si è diffusa rapidamente sui social media, ritrae un turista a torso nudo che posa sollevando un pezzo consistente di marmo bianco dalle rovine del tempio storico. I media locali riferiscono che incidenti così irriverenti non sono rari nel sito, indicando misure di sicurezza inadeguate e l’accesso illimitato a questo inestimabile punto di riferimento culturale.

L’atto vandalico al tempio di Apollo

L’atto vandalico, avvenuto nei giorni scorsi sull’isola di Naxos, ha visto alcuni turisti ignorare i divieti presenti e arrampicarsi sulle antiche colonne del tempio, provocando danni visibili sia alle superfici che alla stabilità della struttura. Non contenti, hanno proseguito sollevando e spostando le pietre nei pressi de La Portara, l’unico, imponente frammento rimasto del tempio dedicato ad Apollo, pubblicando la foto sui social che, in breve tempo, è diventata virale.

Le autorità greche hanno prontamente condannato l’accaduto, definendolo un grave atto di irriverenza e un monito sulla necessità di proteggere i siti storici. Hanno inoltre annunciato l’avvio di un’indagine per identificare i responsabili. L’episodio ha riacceso anche un dibattito cruciale: come si può rafforzare la sorveglianza e sensibilizzare i visitatori sulla fragilità del patrimonio storico di Naxos? La discussione si concentra sull’urgenza di bilanciare l’accesso turistico con la salvaguardia di questi inestimabili monumenti, anche perché questo non è un caso isolato.

Gli atti vandalici nei siti storici rappresenta una problematica diffusa in molte aree ad alta attrazione turistica.

L’importanza storica del tempio di Naxos

Gli atti vandalici non andrebbero fatti in nessun sito storico, grande o piccolo che sia. Quello avvenuto a Naxos, però, ha indignato la Grecia e oltre perché il tempio rappresenta un luogo importantissimo, considerato vero e proprio simbolo dell’isola.

Conosciuto come “La Portara”, deve gran parte del suo fascino al mistero che ancora oggi la circonda. Questa imponente porta di marmo, alta quasi sei metri e larga tre, è tutto ciò che resta di un antico tempio costruito nel VI secolo a.C., durante il periodo di massimo splendore dell’isola.

La sua origine, tuttavia, è avvolta nell’incertezza. A differenza di altre grandi opere dell’epoca, non esistono testi o testimonianze storiche che ne documentino la costruzione. Questa assenza di fonti lascia aperte molte domande, rendendo La Portara un enigma affascinante che speriamo continui a stimolare solo la curiosità di storici e visitatori e non idee vandaliche solo per fare un selfie.

Capo Sunio, dove è venuto al mondo il Mar Egeo e la storia è diventa leggenda

Tra i luoghi più suggestivi della Grecia non lontani da Atene c’è Capo Sunio: il promontorio unisce storia, miti e leggende facendoci volare indietro nel tempo con l’imperdibile tempio di Poseidone e i resti di quello dedicato ad Atena. Ma non è tutto, perché secondo una leggenda, è proprio qui che è “venuto al mondo” il Mare Egeo.

Il promontorio di Capo Sunio

Capo Sunio, o Sounion come lo chiamavano i poeti, è una delle gite più apprezzate che si possono fare in giornata da Atene. Questo luogo incantevole svela l’anima più autentica della Grecia. Siamo a poco più di 70 chilometri dalla Capitale, sulla punta estrema dell’Attica. Le leggende e i miti che raccontano di questo luogo non mancano. Se ti fermi in silenzio, forse riesci ancora a sentire l’eco del dolore di Egeo, che vide tornare la nave del figlio con le vele nere e pensò che Teseo (il figlio) fosse morto.

È qui, infatti, che nasce il mito: stando alla leggenda, Re Egeo si gettò nel mare da questo stesso promontorio, credendo che il figlio Teseo fosse deceduto nel labirinto di Creta. Da allora, il mare porta il suo nome. Il panorama sul mar Egeo è unico: guardalo, respiralo, sentilo.

Ma cosa vedere? Si parte con il tempio di Poseidone. La costruzione solenne dedicata al dio del mare domina il promontorio con colonne doriche in marmo di Paros che raccontano millenni di storia. Oggi ne restano solo 18 di 42 ma l’effetto wow è comunque garantito. Presta molto attenzione, sulla base di una di esse è presente l’incisione di Lord Byron, una firma che il poeta inglese ha impresso nei primi dell’Ottocento dopo aver visitato questo luogo unico e speciale.

Capo Sunio cosa vedere
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Capo Sunio custodisce il tempio di Poseidone

Se ami la fotografia è il tramonto l’orario migliore per raggiungerlo. Da non perdere sono anche i resti del tempio di Atena. Forse non famoso come il monumento citato precedentemente ma è un luogo sacro da esplorare. Non molti sanno che la statua di Kouros di Sunio, oggi all’interno del museo archeologico di Atene, è stata ritrovata proprio qui. Alta oltre 3 metri, ricorda quanto questo luogo fosse importante ai tempi degli antichi greci.

Dove si trova Capo Sunio e come raggiungerlo

Tra le gite in giornata da Atene quella di Capo Sunio è un vero must. Ci troviamo nella parte più a sud dell’Attica non più di 70 chilometri dalla capitale greca. Il modo più pratico e comodo per raggiungerlo è in auto, oppure in moto: muovendosi in autonomia si raggiunge in poco meno di 2 ore gustandosi il panorama lungo il golfo Saronico.

Percorrendo questa strada ci si gode alcune località di tutto rispetto quali Vouliagmeni, Varkiza, Glyfada, Lagonisi e Saronida. Altra opzione, più veloce ma meno panoramica, è la S89 che percorre l’entroterra e conduce al luogo in un’ora e mezza. In alternativa, sono disponibili anche tour organizzati e autobus che partono da Atene: comodi e accessibili, ti permettono di vivere l’esperienza senza pensieri.

Symi (in Grecia) e le sue spiagge: natura selvaggia e acque trasparenti

Chi arriva a Symi dal mare resta immobile per qualche istante, come se l’isola imponesse di rimanere in silenzio. A metà strada tra Rodi e la costa turca, nel cuore del Dodecaneso, Symi si svela piano, come una sorta di anfiteatro di case neoclassiche color miele e ocra arrampicate sul porto naturale di Gialos.

È un’isola piccola, aspra e luminosa, in cui le montagne brulle scendono a picco su calette nascoste, raggiungibili spesso solo a piedi o in barca. Qui non ci sono lunghe distese di sabbia né stabilimenti affollati, ma il mare è trasparente come il vetro. Ecco le spiagge più belle di Symi per l’estate.

Agios Georgios Dysalonas, tra le più scenografiche

Una delle spiagge più scenografiche di Symi è senza subbio Agios Georgios Dysalonas, dove si arriva solo via mare per ritrovarsi davanti agli occhi una parete di oltre 300 metri di altezza che taglia il cielo. È una scogliera calcarea quasi verticale, che protegge un piccolo tratto di costa ricoperto di ciottoli bianchi. L’acqua qui assume un colore quasi irreale, tra il turchese e il cobalto, limpida al punto che le barche sembrano fluttuare nel vuoto.

Questa spiaggia è completamente selvaggia: non ci sono taverne, lettini, musica. Solo silenzio, vento e roccia. Vi basti pensare che, secondo gli abitanti, questo è il posto dove “il mare tocca la montagna”, perché non c’è praticamente spiaggia. Agios Georgios è anche un punto sacro, tanto che è presente una minuscola cappella incastonata nella roccia, spesso chiusa, ma venerata da anni dai pescatori del posto.

Gialos Beach, angolo di paradiso

Molto affascinante è anche Gialos Beach, una delle porte d’ingresso naturali all’isola di Symi. La spiaggia sorge proprio nel porto principale, un luogo di passaggio e incontro, dove le barche attraccano e la vita locale pulsa tra taverne, caffè e botteghe di artigianato.

A differenza delle spiagge isolate che si raggiungono solo via mare o dopo sentieri tortuosi, Gialos è facilmente accessibile e offre un’esperienza autentica della quotidianità di Symi. Il mare è limpido, ma le acque sono spesso affollate di barche, soprattutto durante l’estate, perché molti turisti sbarcano proprio qui per una nuotata veloce prima di esplorare il borgo.

L’arenile è composto di ciottoli e scogli, perfetti per prendere il sole con vista sulle casette color pastello che si arrampicano sulle colline. Un piccolo segreto: da queste parti c’è la tradizione di fare un tuffo all’alba, quando il porto è silenzioso e la luce dipinge il mare di sfumature d’oro e azzurro.

Agios Vasilios, tra le più tranquille

Tranquillità e bellezza si possono trovare ad Agios Vasilios, situata a breve distanza dal centro del villaggio di Pedi. Parliamo di una piccola insenatura che gode di un’atmosfera intima, lontana dal trambusto turistico, dove la natura conserva il suo volto più autentico.

La spiaggia è composta da ciottoli levigati e rocce basse che si tuffano in un mare cristallino, ideale per chi ama fare snorkeling tra pesci colorati e formazioni sottomarine. Questo, tra le altre cose, è anche un punto d’incontro per pescatori che spesso si fermano a riparare le reti o a scambiare due chiacchiere, mantenendo vive le tradizioni marinare dell’isola.

Nanou Beach, una gemma

Vale la pena fare un salto anche a Nanou Beach, piccola gemma nascosta sulla costa orientale di Symi, poco distante dal vivace villaggio di Nimborio. Meno frequentata dai turisti, è un rifugio ideale per chi cerca tranquillità e un contatto autentico con la natura selvaggia dell’isola.

Caratterizzata da una distesa di ciottoli chiari e acque limpide che sfumano dal turchese al blu profondo, mette a disposizione un’atmosfera intima e raccolta, circondata da macchia mediterranea e piccole scogliere. Nanou è spesso utilizzata anche come punto di partenza per escursioni in kayak verso calette nascoste e grotte marine, accessibili solo dal mare.

Nanou Beach, Symi
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La bellissima Nanou Beach

Panormitis Beach, spiaggia “spirituale”

Il cuore “spirituale” dell’isola è Panormitis Beach, sulla costa sud-occidentale, proprio accanto al celebre Monastero di Panormitis, uno dei luoghi più sacri e amati dell’isola. Poco estesa ma ricca di fascino, offre un equilibrio perfetto tra natura, storia e cultura locale.

Le sue acque cristalline lambiscono una riva composta da ciottoli chiari, accarezzati da un paesaggio roccioso dove le tonalità calde delle pietre si mescolano al verde intenso degli alberi e degli arbusti tipici della macchia mediterranea. Non è raro vedere piccoli gruppi di pellegrini e visitatori che, dopo aver esplorato il monastero, si fermano qui a vivere un momento di pace e riflessione, immersi nel silenzio rotto solo dal fruscio del mare.

In estate, durante la festa di San Michele Arcangelo, la spiaggia si anima con eventi solenni e processioni, momenti intensi di spiritualità che richiamano fedeli da tutta la Grecia.

Nimborio Beach, a due passi da un villaggio

Nimborio Beach è una spiaggia incantevole non troppo distante dal pittoresco villaggio di Nimborio, sul versante nord-occidentale di Symi. Si tratta di una piccola baia di ciottoli bianchi e acque cristalline amata soprattutto dai locali, che apprezzano la sua atmosfera autentica e rilassata, lontana dalla frenesia delle mete più turistiche.

La particolarità di Nimborio Beach sta nel suo legame stretto con il villaggio: basta fare pochi passi dalle case color pastello per tuffarsi in un mare che sembra scolpito apposta per nuotate lente e rinfrescanti. Il fondale è dolcemente digradante, ideale per famiglie e per chi ama esplorare con la maschera e il boccaglio, trovando piccoli pesci e conchiglie tra le rocce.

Maroni Beach, tra le meno conosciute

Davvero interessante è Maroni Beach, nascosta sulla costa nord-ovest di Symi. Raggiungibile solo via mare (il che la rende il top per chi cerca pace e natura incontaminata), è una piccola baia di ciottoli bianchi avvolta da una pineta che sfiora l’acqua cristallina, creando un’atmosfera intima e quasi selvaggia.

Come è possibile immaginare, non ci sono chioschi o servizi, solo la tranquillità del mare e la compagnia delle capre selvatiche che spesso si aggirano nei dintorni. A renderla speciale è anche la presenza di una piccola cappella sulla riva che aggiunge un tocco di spiritualità e divenire il luogo ancora più unico nel suo genere.

Marathounda Beach, tra scogliere selvagge

Anche l’affascinante Marathounda Beach è un piccolo angolo dell’isola che in pochi conoscono, pure perché nascosto tra le scogliere selvagge della costa sud-est di Symi. Qui il tempo sembra rallentare: la spiaggia di ciottoli chiari si adagia in una baia protetta dove il mare è cristallino e silenzioso, quasi un invito a perdersi tra i riflessi azzurri e a esplorare i fondali con calma.

Senza nessuna struttura turistica a disturbare la magia del territorio, Marathounda permette di vivere un’esperienza intima e autentica, come se l’isola stessa sussurrasse storie antiche e custodisse un segreto solo per chi abbia voglia di cercarlo davvero. Chi arriva qui sa che ha trovato un rifugio dove la natura regna sovrana e la bellezza si scopre passo dopo passo, in un dialogo silenzioso tra pietre, mare e vento.

Toli Beach, davvero appartata

Non è di certo da meno Toli Beach e, anzi, è una delle spiagge più suggestive e meno conosciute di Symi. Situata sulla costa nord-occidentale dell’isola, vicino al villaggio di Emborio, è raggiungibile sia via mare che via terra, ma la strada tortuosa e ripida rende l’accesso un po’ impegnativo, aggiungendo un tocco di avventura alla visita.

La spiaggia è caratterizzata da ciottoli bianchi e acque cristalline, ideali per nuotare e fare snorkeling. La zona è attrezzata con lettini gratuiti e una taverna che offre piatti tipici e vista panoramica sulla baia. Da qui, inoltre, parte un sentiero panoramico che la collega a Gialos, offrendo viste spettacolari lungo il percorso.

Agios Nikolaos Beach, atmosfera pittoresca

Infine Agios Nikolaos Beach, piccola baia sulla costa nord-orientale di Symi, tra Pedi e Marathounda, famosa per la sua sabbia mista a ciottoli e le acque limpide che sfumano dal turchese al blu. Il suo vero charme nasce dall’omonima chiesetta bianca, che domina la riva e regala un’atmosfera serena e pittoresca, perfetta per chi cerca relax lontano dal caos.

Da queste parti si possono trovare lettini, ombrelloni e una taverna che serve piatti tipici greci, mentre gli alberi di tamarisco offrono ombra naturale, ideale per le famiglie con bambini grazie alle acque poco profonde. Raggiungere la spiaggia è facile, perché si può fare una piacevole camminata di 20 minuti da Pedi seguendo il sentiero segnato, oppure arrivarci in barca o con un taxi boat dal porto di Gialos.

Paros, cosa fare e vedere in questa incantevole isola della Grecia

Isola gioiello del Mar Egeo, Paros intreccia il fascino dell’architettura tradizionale greca con una vivace vita notturna, spiagge da sogno, villaggi rurali senza tempo e testimonianze storiche millenarie. Con oltre 120 chilometri di costa, quest’isola delle Cicladi alterna distese di sabbia dorata, colline verdi punteggiate da ulivi, scogliere che si affacciano su acque turchesi e borghi bianchi che sembrano sospesi nel tempo.

Facilmente raggiungibile in traghetto da Atene e ben collegata con le vicine Mykonos, Santorini e Naxos, Paros è anche la base ideale per un’emozionante esperienza di island hopping. Tra le attrazioni più amate spiccano Parikia, l’animato capoluogo ricco di storia, l’incantevole villaggio di pescatori di Naoussa, e le iconiche rocce levigate di Kolymbithres, che sembrano scolpite da un artista.

Celebre in passato per il suo marmo bianco pregiato, utilizzato in sculture leggendarie come la Venere di Milo, Paros conserva ancora alcune cave storiche, oggi in parte visitabili. Ma questa meravigliosa isola greca è una meta apprezzata soprattutto per gli sport acquatici, in particolare il windsurf, e per l’atmosfera rilassata dei suoi ristoranti sul mare, dove gustare pesce fresco e vini locali.

Mentre a chi ama l’esplorazione lenta, l’isola offre sentieri panoramici collinari, escursioni nel Paros Park e gite in barca verso l’elegante e tranquilla Antiparos. Sebbene l’estate sia la stagione più turistica, ottimi mesi per visitarla sono anche maggio, giugno, settembre e inizio ottobre, quando l’isola rivela il suo lato più autentico e seducente, lontano dalla folla.

Dove si trova Paros

Appartenente all’arcipelago delle Cicladi, Paros è situata nel Mar Egeo centrale, a ovest di Naxos, da cui è separata da un canale largo circa 8 chilometri. L’isola si trova a circa 150 km a sud-est del Pireo.

Cosa vedere e cosa fare a Paros

Il fascino storico di Parikia

Parikia, il capoluogo di Paros, è il cuore storico e culturale dell’isola. Tra i luoghi da non perdere nel vecchio borgo spicca la Panagia Ekatontapiliani, conosciuta anche come la “Chiesa dalle Cento Porte”, sebbene le aperture presenti nell’edificio siano di numero decisamente inferiore. Capolavoro dell’architettura bizantina, risale al IV secolo d.C. e sarebbe stata costruita sul sito di un antico tempio greco. A breve distanza dalla chiesa si possono ammirare i resti del Castello Franco, uno dei principali monumenti post-bizantini delle Cicladi, le cui mura e i ruderi della torre raccontano un passato fatto di difesa e conquiste.

Il pittoresco villaggio di Naoussa

Situato sulla costa nord-orientale di Paros, Naoussa, con le sue case bianche, le porte colorate e le stradine acciottolate, è uno dei borghi più famosi delle Cicladi. Nonostante il crescente turismo, il secondo centro abitato dell’isola ha saputo mantenere intatta la sua autenticità, diventando una delle località più fotografate delle Cicladi grazie agli edifici costruiti nel classico stile cicladico, all’atmosfera vivace e alla frizzante vita notturna.

Un tempo rifugio di pirati, il pittoresco porto conserva ancora un’aura avventurosa che contribuisce al suo irresistibile fascino. Elemento distintivo del porto di Naoussa è la Fortezza Veneziana costruita nel XIV secolo, che dominava Paros fino al 1517. Oggi in parte sommersa, durante le giornate ventose, quando le onde si infrangono con forza sulle mura, regala uno spettacolo davvero suggestivo.

Situata in posizione dominante e visibile da ogni angolo del villaggio, la chiesa di Kimisis Theotokou è la più grande di Naoussa e la terza più grande dell’intera isola. Risalente al XIX secolo, è raggiungibile tramite una gradinata di marmo che svela scorci di vicoli affascinanti e angoli caratteristici. Di notte, la chiesa è magnificamente illuminata e può essere avvistata dalle navi che incrociano nella baia.

Naoussa, isola di Paros
L’incantevole villaggio di Naoussa nell’isola di Paros, Grecia

Degustazioni alla Cantina Moraitis

Per gli amanti del vino, una tappa alla Cantina Moraitis è un’attività imperdibile durante un soggiorno a Paros. Fondata nel 1910, è oggi una delle aziende vinicole più rinomate delle Cicladi, premiata a livello internazionale. Si trova a soli 10 minuti a piedi dal centro di Naoussa e offre esperienze di degustazione che invitano alla scoperta dei profumi e dei sapori dell’isola.

Le antiche cave di marmo di Marathi

Lasciando la costa per addentrarsi nella storia più profonda dell’isola, si arriva alle antiche cave di marmo di Marathi, tra le più importanti dell’antichità. Utilizzate già nel III millennio a.C., hanno fornito il celebre marmo di Paros usato per opere come la Venere di Milo. Una visita guidata consente di comprendere il valore storico e culturale di questo sito e conoscere il processo di estrazione del marmo. Le cave sono un luogo suggestivo che racconta il glorioso passato artistico e artigianale dell’isola.

Lefkes, il borgo tra le colline

Situato a 300 metri di altitudine, nel cuore verde di Paros, il villaggio di Lefkes offre un panorama spettacolare sull’isola di Naxos. Un tempo capoluogo dell’isola, è un borgo tranquillo, abitato da circa 500 anime, rimasto autentico e ancora poco battuto dal turismo di massa. Lefkes è un labirinto di casette bianche e chiese antiche, come la splendida chiesa di Agia Triada, costruita in marmo bianco e custode di preziose icone bizantine. Da qui parte la Strada Bizantina, un antico sentiero lastricato che conduce fino al villaggio di Prodromos e al mare, ideale per chi ama le passeggiate tra storia e natura.

Paros Park, immersione nella natura

Chi desidera esplorare la natura incontaminata dell’isola non può perdere una visita al Paros Park, un’area protetta di 800 ettari situata nella penisola di Ai Giannis Detis, nella baia di Naoussa. Nel parco si snodano alcuni sentieri ben segnalati che attraversano paesaggi spettacolari e conducono a luoghi di grande interesse come il Monastero pre-bizantino di Ai Giannis Detis e il faro di Korakas del XIX secolo. Raggiungibile in caicco dal porto di Naoussa (destinazione Monastiri), Paros Park ospita anche due spiagge selvagge e la più organizzata spiaggia di Monastiri, attrezzata con lettini, ombrelloni e beach bar.

Le spiagge più belle di Paros

Kolymbithres, capolavoro della natura

Tra le spiagge più iconiche non solo di Paros, ma dell’intera Grecia, Kolymbithres è un vero capolavoro naturale forgiato dal vento e dal mare, che nel corso di millenni hanno scolpito le rocce di granito in forme morbide e surreali che sembrano uscite da una galleria d’arte contemporanea. Queste formazioni creano piccole insenature sabbiose e piscine naturali, perfette per nuotare, fare snorkeling o semplicemente rilassarsi nell’acqua cristallina e poco profonda. Situata nella baia di Naoussa, a circa 4 km dal villaggio, è una spiaggia attrezzata con lettini e ombrelloni a noleggio, molto amata anche dalle famiglie. Nelle vicinanze si trovano taverne tipiche dove gustare specialità tipiche con vista mare, mentre poco più a nord si estende il Paros Park. Sullo sfondo, a completare il quadro da cartolina, si staglia la splendida isola di Agia Kali. Il modo più suggestivo per raggiungere Kolymbithres è a bordo del caicco che parte regolarmente dal porto di Naoussa.

Piperi, la spiaggia di Naoussa

A soli 300 metri dal porto di Naoussa, Piperi è la spiaggia cittadina per eccellenza, frequentata sia dai locali che dai turisti che soggiornano nel villaggio. Piccola e incastonata in una baia pittoresca, parzialmente attrezzata con ombrelloni e lettini, alterna sabbia dorata e ciottoli levigati, con acque limpide che invitano a un tuffo rigenerante.
Alle due estremità della spiaggia si trovano delle formazioni rocciose perfette per chi ama fare snorkeling con maschera e pinne. Dietro la spiaggia c’è qualche taverna, ma per una scelta più ampia di ristoranti e bar basta fare una breve passeggiata fino al porto.

Agioi Anargyroi, relax a due passi dal centro

A circa un chilometro a est del porto di Naoussa si estende Agioi Anargyroi, una delle spiagge più popolari della zona, che si affaccia su una baia riparata, dove barche e motoscafi si ormeggiano placidamente regalando uno scenario tipicamente cicladico. Lunga, sabbiosa e baciata dal sole, è perfetta per chi cerca tranquillità e comfort senza allontanarsi troppo dal centro. Il litorale è in parte attrezzato con ombrelloni e lettini e grazie alla sabbia dorata e all’acqua bassa e calma, Agioi Anargyroi è particolarmente adatta alle famiglie con bambini.

Monastiri, natura e divertimento

Situata all’ingresso del Paros Park, nella parte nord della baia di Naoussa, Monastiri è una delle spiagge più frequentate dell’isola. A circa 7 km dal villaggio, è facilmente raggiungibile in auto o con i tradizionali caicchi che salpano frequentemente dal porto di Naoussa.
La spiaggia prende il nome dal vicino Monastero di San Giovanni Detis, ed è attrezzata con lettini, ombrelloni, un centro di sport acquatici e un vivace beach bar. Grazie alla posizione al centro della baia, l’acqua è bassa per molti metri ed è raramente agitata dalle onde, caratteristica che la rende perfetta per bambini e famiglie, ma anche per chi ama fare snorkeling tra le rocce.

Santa Maria, mare e avventura

Santa Maria, a soli 4 km da Naoussa, è tra le spiagge più spettacolari non solo di Paros, ma di tutto l’arcipelago cicladico. Situata sulla costa orientale, regala una vista mozzafiato sull’isola di Naxos. Il lungo litorale, coperto da sabbia dorata finissima e bagnato da un mare limpido e trasparente, è ben organizzato con ombrelloni, lettini, beach bar e offre un’ampia gamma di sport acquatici, tra cui windsurf, kayak, pedalò e immersioni. A sud della spiaggia principale si estende un’area con dune sabbiose e piccole baie naturali che formano spiaggette nascoste: angoli di tranquillità e bellezza dove sentirsi lontani da tutto, pur restando vicini al cuore pulsante di Paros.

Spiagge di Kos in Grecia: le migliori dove andare in estate

Dalle calette selvagge alle baie attrezzate, scopri le spiagge più belle dell’isola di Kos per una vacanza tra relax, mare cristallino e panorami da sogno. Tra le destinazioni più amate dell’Egeo, Kos è un’isola greca che combina natura, cultura e tradizione con un’offerta balneare sorprendente.

Terza isola più grande del Dodecaneso, dopo Rodi e Karpathos, è una delle più affascinanti della Grecia, situata a pochissimi chilometri dalla costa turca e facilmente raggiungibile sia via aereo che via mare. Fu patria di Ippocrate, il padre della medicina, e conserva ancora oggi numerosi siti archeologici, tra cui il famoso Asklepeion, un antico centro di cura immerso nella natura. Altri luoghi d’interesse includono il Castello dei Cavalieri, il tempio di Afrodite e il teatro romano.

Ma quali sono le spiagge più belle? Ecco una selezione imperdibile per chi sogna una vacanza al mare in Grecia, l’isola perfetta per chi cerca un equilibrio tra relax balneare, cultura greca e buona cucina. Rispetto ad altre isole più famose come Mykonos o Santorini, offre un’atmosfera più rilassata, ma con paesaggi altrettanto mozzafiato e prezzi generalmente più accessibili.

Paradise Beach Kos
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Paradise Beach a Kos

1. Paradise Beach

Situata nella parte sud-occidentale dell’isola, a pochi chilometri dal villaggio di Kefalos, Paradise Beach è senza dubbio una delle spiagge più celebri e frequentate di Kos, Grecia. Il nome non è casuale: una lunga distesa di sabbia dorata finissima, acque turchesi trasparenti e un paesaggio naturale incontaminato fanno di questo luogo una cartolina vivente dell’estate greca.

Un dettaglio unico di Paradise Beach è la presenza di piccole emissioni gassose che risalgono dal fondale marino. Nelle giornate più calde o ventose, potresti notare delle bollicine che affiorano sulla superficie dell’acqua, segno dell’attività geotermica ancora presente nella zona.

Questo fenomeno naturale ha valso alla spiaggia anche il soprannome di Bubble Beach, ed è uno dei motivi per cui molti turisti la scelgono per una nuotata “frizzante” e fuori dal comune. Paradise Beach è facilmente raggiungibile in auto, scooter o quad, con una comoda strada asfaltata che la collega a Kos Town (circa 45 minuti di viaggio). C’è anche un piccolo parcheggio gratuito poco distante dalla spiaggia. In alternativa, alcuni tour organizzati includono la visita come tappa fissa.

2. Agios Stefanos

Questa spiaggia regala una combinazione affascinante: sabbia dorata, mare cristallino e le rovine di una basilica paleocristiana proprio a ridosso dell’acqua. Di fronte, si staglia l’isoletta di Kastri che si può raggiungere facilmente a nuoto, con la sua cappella bianca che sembra galleggiare sul blu dedicata a San Nicola.

Uno degli aspetti che rende Agios Stefanos così speciale è la presenza, proprio a ridosso della spiaggia, delle rovine di una basilica paleocristiana risalente al IV-V secolo d.C. Questa antica chiesa, parzialmente sommersa e circondata da una suggestiva vegetazione mediterranea, racconta di un passato ricco di fede e tradizione. Passeggiando nei pressi delle pietre millenarie, si percepisce un’atmosfera sospesa nel tempo, che affascina storici, archeologi e semplici viaggiatori in cerca di esperienze autentiche.

Kefalos Beach
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Kefalos Beach

3. Kefalos Beach

Situata nella parte sud-occidentale dell’isola di Kos, Kefalos Beach è una delle spiagge meno conosciute ma più autentiche dell’isola, ideale per chi desidera immergersi in un’atmosfera selvaggia, lontana dal turismo di massa. Si tratta di una spiaggia lunga diversi chilometri, con una combinazione di sabbia fine e tratti più rocciosi.

Il mare è limpido e invitante, con fondali dolcemente degradanti che si prestano a nuotate tranquille e a lunghe passeggiate lungo la riva. Il bagnasciuga ampio permette di trovare facilmente un angolo appartato, anche nei mesi più caldi. Uno dei momenti più magici per visitare Kefalos Beach è il tramonto.

Il sole cala lentamente all’orizzonte, tingendo il cielo e il mare di colori caldi e intensi, dal rosa all’arancione, fino a sfumature dorate. Qui è facile lasciarsi incantare da questo spettacolo della natura, magari seduti su una roccia o direttamente sulla sabbia, in totale solitudine o in compagnia delle persone più care.

4. Tigaki Beach

A pochi chilometri da Kos Town, precisamente a circa 11 km verso nord, si trova Tigaki Beach, una delle spiagge più apprezzate e frequentate dell’isola. La sua posizione comoda e i servizi ben organizzati la rendono una meta ideale soprattutto per famiglie con bambini e per chi ama combinare relax e sport acquatici.

Una delle caratteristiche principali di Tigaki Beach è il fondale molto basso e sabbioso, che si estende per decine di metri dalla riva. La spiaggia è rinomata per le condizioni perfette al windsurf grazie ai venti costanti che soffiano soprattutto durante le ore pomeridiane. L’area di Tigaki è caratterizzata anche da una riserva naturale di dune di sabbia e vegetazione mediterranea, che crea un paesaggio affascinante e contribuisce a preservare la biodiversità locale.

5. Lambi Beach

Situata a pochi chilometri a nord di Kos Town, Lambi Beach rappresenta la soluzione ideale per chi desidera godersi il mare senza allontanarsi dalla città. Grazie alla sua posizione strategica, è facilmente raggiungibile a piedi o in bicicletta, perfetta per chi preferisce una vacanza comoda e dinamica.

Grazie alla presenza di piste ciclabili che collegano Kos Town a Lambi Beach, molti turisti scelgono di raggiungere la spiaggia in bicicletta, godendo anche del panorama lungo il percorso. Inoltre, la spiaggia offre spazi per attività sportive come beach volley, rendendola perfetta per chi desidera unire divertimento e attività fisica.

spiaggia Kos
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Spiaggia sull’isola di Kos

6. Camel Beach

Piccola e un po’ più difficile da raggiungere (richiede una breve discesa a piedi), Camel Beach è una vera perla per chi cerca privacy e tranquillità. Il mare è limpido e le rocce attorno creano una baia protetta e suggestiva. Consigliata per chi vuole allontanarsi dai circuiti più turistici.

Camel Beach si apre in una baia raccolta, circondata da formazioni rocciose che la proteggono dal vento e creano un ambiente suggestivo e intimo. Queste rocce donano anche un particolare fascino paesaggistico, con giochi di luce e ombre che cambiano nel corso della giornata, rendendo ogni momento unico. L’assenza di servizi attrezzati contribuisce a mantenere intatto il carattere naturale del luogo.

7. Marmari Beach

Situata a nord-ovest di Kos, a circa 15 chilometri dalla città e a pochi minuti da Pyli, la spiaggia di Marmari si estende in un lungo arenile di sabbia fine, separato dalla vicina Tigaki dalla suggestiva palude salata di Alyki. Questa spiaggia, premiata con la prestigiosa Bandiera Blu, offre un’ampia gamma di servizi: è possibile noleggiare ombrelloni e lettini, dedicarsi a sport acquatici o gustare la cucina tradizionale kosiana nei numerosi bar, taverne e ristoranti che punteggiano la costa.

Alle spalle della spiaggia si stendono affascinanti dune di sabbia, che creano una barriera naturale tra la zona balneare e gli hotel situati lungo la costa, mantenendo così un’atmosfera di tranquillità e privacy. Marmari rimane una spiaggia poco affollata durante la stagione estiva: grazie alla sua ampiezza, trovare un angolo appartato dove rilassarsi è sempre facile.

8. Mastichari Beach

Circondata da tamerici profumate, la spiaggia di Mastichari si distingue per la sua sabbia bianca e fine e per il mare limpido dai colori caraibici. Un tempo piccolo villaggio di pescatori, Mastichari ha conservato un’atmosfera tranquilla e autentica, sfuggendo all’affollamento tipico delle mete turistiche più popolari. Pur offrendo tutti i comfort necessari, come servizi sulla spiaggia e strutture ricettive nelle vicinanze, la località mantiene un fascino rilassato e poco caotico.

Lungo il caratteristico lungomare si trovano diversi ristorantini di qualità, dove è possibile assaporare la ricca cucina locale, basata soprattutto su pesce freschissimo direttamente pescato nel porto del paese, ancora animato quotidianamente dai pescatori. Ogni anno Mastichari celebra la tradizionale Festa del Vino, un evento che richiama sia i residenti che i visitatori.

Mastichari è anche il punto di partenza ideale per escursioni in barca verso le isole vicine di Kalymnos e Pserimos. Per chi cerca un soggiorno speciale, è possibile trovare monolocali con vista mare, perfetti per godersi tramonti spettacolari che lasciano davvero senza fiato. La spiaggia di Mastichari si trova sulla costa settentrionale di Kos, a circa 22 chilometri a ovest della città di Kos, proprio di fronte all’omonimo villaggio turistico moderno.

Kardamena Beach Kos
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Kardamena Beach Kos

9. Kardamena Beach

Kardamena è una delle mete turistiche più popolari e animate dell’isola di Kos. La sua lunga spiaggia sabbiosa si estende per oltre 3 chilometri, abbracciando entrambi i lati del paese fino a raggiungere la zona di Tolari. Questa spiaggia ben attrezzata offre una vasta gamma di servizi ed è particolarmente apprezzata dalle famiglie grazie alle acque calme e poco profonde, perfette per i bambini più piccoli.

Per i giovani in cerca di emozioni, Kardamena rappresenta una scelta ideale grazie all’ampia offerta di sport acquatici e alla vivace vita notturna che anima il centro durante tutta la stagione estiva. Inoltre, dalla località partono regolarmente escursioni in barca verso luoghi spettacolari come Paradise Beach e l’isolotto vulcanico di Nisyros, che attirano visitatori desiderosi di esplorare la natura incontaminata dell’area.

10. Agios Fokas Beach

Agios Fokas, situata sulla costa orientale di Kos, è considerata la gemma più suggestiva di questo tratto di litorale. Questa spiaggia di ciottoli, dalle acque poco profonde, offre una vista mozzafiato sulla costa turca e sulla città di Bodrum, visibili all’orizzonte.

Caratterizzata da un’atmosfera calma e autentica, Agios Fokas è perfettamente attrezzata con ombrelloni, sdraio e un bar, garantendo comfort senza perdere il suo fascino naturale. Frequentata soprattutto dalla popolazione locale, questa spiaggia rimane piacevolmente poco affollata anche durante i periodi di maggiore affluenza sull’isola.

Grazie alla sua posizione panoramica e alla sua quiete, Agios Fokas è la meta ideale per chi desidera vivere un’esperienza rilassante, lontano dal turismo di massa, immerso in un contesto genuino e ricco di fascino.

Consigli utili

Se vi state chiedendo qual è il periodo migliore per andare a Kos, i mesi ideali sono da giugno a settembre, mentre luglio e agosto sono i più caldi, ma anche i più affollati. Per esplorare le spiagge più isolate si consiglia di noleggiare un’auto o uno scooter e se ami le spiagge più selvagge, non dimenticare acqua, snack, ombrellone e scarpe da scoglio.

Vacanze estive in Grecia, le mete dove il sole incontra il mare (e non solo)

Quando si pianificano le vacanze estive e si pensa alla Grecia come destinazione, la prima cosa che viene in mente è il mare: acque turchesi, spiagge di sabbia dorata e tramonti da cartolina. E certo, la bella stagione qui è perfetta per questo, ma la verità è che il Paese ellenico non è solo mare. A pochi passi dalle sue coste spettacolari, si nascondono borghi autentici, siti archeologici straordinari, colline verdeggianti e una cultura che rimane dentro. Ecco quali sono le migliori mete della Grecia per l’estate.

Le migliori isole della Grecia per l’estate

Ogni isola ha la sua personalità: a volte è una festa rumorosa sotto le stelle, altre volte un rifugio silenzioso dove il tempo sembra rallentare. Qui non si tratta solo di selezionare un luogo dove stendere l’asciugamano, ma di trovare quel posto capace di sorprendere, far sentire vivo e far portare via qualcosa di più di una semplice vacanza.

Hydra, l’isola priva di auto

Un’ottima scelta per la bella stagione è Hydra, affascinante isola a un’ora di navigazione da Atene, che permette di vivere ancora un’esperienza autentica nel vero senso della parola. In questo territorio, infatti, non ci sono auto, niente rumore di motori: l’unico trasporto sono gli asinelli.

Questa calma quasi irreale è la prima cosa che colpisce arrivando al porto, dove i pescherecci colorati dondolano tranquilli, e le taverne si affacciano su un mare così limpido da sembrare un dipinto. Il vero spirito di Hydra si scopre camminando senza fretta tra le sue viuzze lastricate, luoghi in cui ogni angolo racconta storie di artisti e scrittori che hanno trovato qui ispirazione. È l’isola dove poter fare il bagno a Molochies, una caletta con l’acqua così trasparente che pare di nuotare nell’aria, o fermarsi in una piccola taverna a gustare il pesce appena pescato, lontano dalle folle turistiche.

L’estate qui è ottimale perché l’aria è mite grazie alla brezza del mare, senza quel caldo afoso che schiaccia. Le sere sono fatte di luci soffuse, musica dal vivo nei bar del porto e chiacchiere con chi abita qui da generazioni.

Naxos, la più grande delle Cicladi

Incredibile è anche Naxos, la più grande delle Cicladi, isola in cui non ci sono prezzi da boutique o movida urlata. Da queste parti, infatti, l’estate sa ancora di Grecia vera. La costa ovest è dove prendono vita le spiagge da cartolina: chilometri e chilometri di sabbia dorata, acqua limpida e fondali bassi, ideali anche per chi viaggia con bambini o vuole solo staccare la testa. Plaka, Agios Prokopios e Agia Anna sono nomi che suonano quasi tutti uguali finché non ci si mette piede, per capire che ognuna ha un suo ritmo, un suo profumo e un suo silenzio.

Ma è all’interno che Naxos svela il meglio di se stessa. Il cuore dell’isola batte nei villaggi di montagna come Halki, con le sue case nobiliari e la distilleria di kitron (un liquore che si trova solo qui), Apeiranthos, il borgo in marmo abitato da famiglie cretesi arrivate secoli fa, e Filoti, dove la sera ci si siede in piazza a mangiare rosto e a sentire musica tradizionale suonata per davvero, non per spettacolo.

E poi c’è l’agricoltura. Sì, perché Naxos è una delle poche isole che produce ancora quasi tutto da sé: patate, formaggi, miele e carne. Si ordina un piatto e il sapore è pieno, senza filtri.

Creta, un luogo da sogno

Descrivere Creta è quasi difficile, perché più che un’isola è un mondo a parte. Anzi, ad essere del tutto onesti è un continente in miniatura, dove in un’ora si passa dalle spiagge caraibiche a villaggi sperduti tra le montagne. I cretesi, poi, non fanno turismo, ma ospitalità: accolgono con un raki offerto appena si arriva, senza troppe domande. Ci si siede a tavola e senza ordinare arrivano olive, pane fatto in casa, formaggio di pecora, verdure raccolte la mattina e magari un piatto cucinato dalla madre del gestore.

L’estate a Creta è lunga, calda e piena di contrasti. Il mare eccezionale si può andare a cercare a Elafonissi, con la sua sabbia rosa e le acque basse, o a Balos, una laguna da sogno in cima a una scogliera che costringe a sudare prima di premiare. Poi ancora a Seitan Limania, un’insenatura nascosta tra le rocce che sembra disegnata da uno scenografo.

Vale la pena fare un salto anche nell’entroterra, per scoprire i villaggi di Sfakia, Anogeia e Zaros in cui la gente parla solo greco e non lo fa di certo pesare. Da lì, poi, si può partire per escursioni vere. E poi c’è la storia, come quella di Cnosso, dei monasteri fortificati di Arkadi o Preveli e nei resti veneziani di Rethymno.

Creta, Grecia
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La baia di Kalyves a Creta

I borghi della Grecia da visitare in estate

Per innamorarsi di questo Paese non servono sempre spiagge da cartolina. A volte basta perdersi in un vicolo bianco e stretto, sedersi all’ombra di una bouganville in fiore o ascoltare un vecchio che suona il bouzouki davanti a un caffè freddo. I borghi greci, soprattutto d’estate, sono un antidoto al caos: piccoli, vivi, imperfetti ma bellissimi.

Plaka, Milos

Tra i borghi della Grecia per l’estate merita sicuramente una menzione speciale Plaka, sull’isola di Milos. Arroccato su una collina da cui si possono osservare persino le curve bianche delle case cicladiche, il mare che cambia colore durante il giorno, e un tramonto che sa emozionare, è un villaggio in cui le famiglie si incontrano nei cortili, il profumo di kokkinisto (carne in umido al pomodoro) esce dalle cucine, e dove nei kafeneia risuona il tintinnio dei bicchieri col raki.

Le spiagge sono tutte a portata, ma tornare a dormire a Plaka fa sentire in un altro mondo. Di giorno fa caldo, certo, ma la brezza che arriva dal mare rende l’aria più leggera, specialmente la sera, quando passeggiando tra i negozietti artigianali o salendo fino al castello veneziano (Kastro) si può notare l’isola stendersi ai propri piedi.

Oia, Santorini

Straordinario è anche il borgo di Oia, un piccolo capolavoro di Santorini, che ha due volti ben distinti: durante il tramonto la folla si accalca per immortalare “quel” momento perfetto, mentre la mattina presto le strade sono silenziose e i gatti dormono sui tetti.

In questa fase della giornata, per esempio, è bellissimo camminare fino alla cappella di Agios Nikolaos sopra la scogliera, luogo top per osservare l’isola svegliarsi, con la luce che accarezza il bianco delle case prima ancora che arrivino le crociere.

Molyvos, Lesbo

Molyvos, sull’isola di Lesbo, è uno di quei luoghi che sembrano usciti da un racconto greco antico, ma con i piedi ben piantati nella vita vera. A differenza di molti borghi “pittoreschi” con scenari costruiti per i turisti, qui la bellezza è autentica, vissuta, imperfetta al punto giusto. Case in pietra con tetti di tegole rosse, bouganville che strabordano dai balconi, gatti ovunque, e un castello medievale che domina tutto dall’alto, come se volesse proteggere non solo il paese, ma anche il suo ritmo lento.

L’estate da queste parti ha un sapore diverso. Non è frenetica e nemmeno confezionata. È fatta più che altro di giornate lunghe, in cui si può alternare un bagno a Eftalou (dove l’acqua è così limpida che sembra vetro) a una passeggiata tra le librerie del paese, o a una cena in una taverna dove il pesce lo pescano davvero il giorno stesso.

E poi c’è il silenzio. Molyvos la sera diventa quieta, ma mai spenta. Le luci sono calde, soffuse, e la gente si ritrova nelle piazzette o sulle terrazze, con vista sull’Egeo che diventa blu notte.

Grecia “continentale”: le mete top per l’estate

La Grecia “continentale” in estate è la grande sottovalutata. Tutti corrono verso le isole, ma chi resta “a terra” scopre un altro tipo di bellezza: più vasta, più varia, spesso più autentica. Qui il mare c’è, eccome (e spesso meno affollato) ma accanto ci sono montagne, gole, città vive e villaggi fermi nel tempo.

Meteora, un’esperienza speciale

Meteora, in estate, è un’esperienza che non ha nulla a che vedere con le classiche vacanze balneari, e probabilmente proprio per questo è perfetta. Mentre tutti cercano l’acqua salata, qui si sale. E più si sale, più si capisci perché questo luogo sospeso tra cielo e roccia ha sempre attratto anime in cerca di qualcosa di più profondo.

Le Meteore, oltre a essere dei celebri monasteri arroccati su pinnacoli di pietra, sono un paesaggio che sembra costruito per mettere in discussione la gravità. Camminare lungo i sentieri tra le falesie è bellissimo soprattutto di prima mattina, quando ci si può fermare più agilmente sotto le ombre degli ulivi. Da certe angolazioni, poi, queste strutture sembrano persino fluttuare.

Meteora, Grecia
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Monastero di Roussanou a Meteora

Chalkidiki, in Grecia del nord

Chalkidiki, in Grecia del nord, è quel posto in cui tre “dita” di terra (ovvero penisole) si tuffano nell’Egeo, ognuno con una personalità diversa. E il bello è che non serve scegliere, basta solo muoversi un po’. La Penisola di Kassandra è quella più viva, piena di resort e beach bar, ma anche di piccole calette in cui i greci scappano nei weekend. A Loutra, per esempio, ci sono le terme, mentre a Glarokavos o Kryopigi pare di stare ai Caraibi.

Poi c’è Sithonia, il dito di mezzo: più selvaggia, più vera. Qui l’estate profuma di pini, il mare ha sfumature che vanno dal turchese al blu profondo, e la sera ci sono borghi come Nikiti o Parthenonas, dove il tempo si ferma.

Infine, c’è il Monte Athos, il dito proibito (accessibile solo agli uomini con permessi speciali). Ma non serve entrarci per sentire il mistero. Basta guardarlo da Ouranoupoli, l’ultimo villaggio prima della “frontiera sacra”, dove i pescatori raccontano storie strane tra un ouzo e un polpo grigliato.

Ioannina, tra montagne e laghi

Molto interessante è anche Ioannina, una Grecia fatta di montagne, laghi e vicoli ottomani. È il cuore dell’Epiro, incastonato tra le cime verdi del Pindo e un lago, Pamvotida, che al tramonto sembra uno specchio liquido tra storia e leggenda. Da non perdere è l’isoletta del lago (senza nome, perché per gli abitanti è semplicemente “to nisi”), ma vale anche la pena girovagare nel quartiere del castello, dove le case in pietra, i minareti e le chiese bizantine convivono da secoli.

Sull’isola niente auto, solo viuzze strette, vecchie case basse, e monaci che custodiscono monasteri come si farebbe con reliquie. Nella zona del castello, invece, ci sono bambini che giocano, gatti che dormono all’ombra e botteghe che vendono ancora l’argento lavorato a mano. La sera è molto bello salire sulle sua mura, da dove posare lo sguardo sul lago, le luci che tremano sull’acqua e lasciarsi ammantare dal silenzio.

A poca distanza si possono raggiungere le gole di Vikos, in cui il verde è assoluto.

Un tuffo nella storia: i migliori siti archeologici della Grecia per l’estate

Sotto il sole cocente dell’estate greca, le pietre antiche non restano mute: raccontano storie di dèi capricciosi, eroi tragici e città che dominavano il mondo quando Roma era ancora un’idea. Visitare i siti archeologici in questa stagione non è solo un salto nel passato: è un’esperienza fisica, quasi sensoriale.

Delfi, “centro del mondo

Delfi in estate non è solo un sito archeologico: è un’esperienza che vibra sotto pelle. Qui non si viene solo per vedere, ma per sentire. Il momento migliore per andare è al mattino prestissimo o nel tardo pomeriggio, quando il sole accende di arancio le colonne del tempio di Apollo e l’ombra della montagna cade lunga sui gradoni del teatro antico. È in quei momenti che si capisce perché qui si diceva che fosse il “centro del mondo”: non è solo un fatto simbolico, è una sensazione fisica.

C’è un percorso che parte dalla Tholos di Athena Pronaia e sale verso le montagne del Parnaso, tra pini profumati e pietre lisce, fino a un vecchio punto panoramico che i pastori usavano per controllare le capre. Da lì, si vede tutto: il golfo di Corinto scintillare lontano, i cipressi sotto, e la distesa argentea degli ulivi che sembra un mare che sale verso Delfi.

Il clima, tra le altre cose, è caldo ma ventilato, perché c’è ombra tra i cipressi e pace tra le pietre.

Micene, ricco di energia

Micene d’estate è roccia, silenzio e un senso di antica potenza che entra nelle ossa. Quando si arriva sotto le mura ciclopiche, si sente subito che c’è qualcosa di diverso. Del resto, secondo la tradizione, i muri sono state costruiti dai giganti, non da uomini. Anche in questo caso il consiglio è di andare la mattina presto, per salire verso la Porta dei Leoni, l’ingresso più iconico della Grecia antica. Appena si varca quella soglia, il tempo collassa, in quanto si è arrivati nella città di Agamennone, nei posti da cui sono partite le navi per Troia.

Ma il dettaglio che pochi conoscono è che in alcune giornate il sole al tramonto colpisce in pieno la tomba di Clitemnestra (che si piò visitare), mentre quella di Agamennone, la celebre “Tomba di Atreo”, resta mezza in ombra. I local più anziani lo leggono come un segno: la regina, che lo uccise, si prende la luce. Lui, l’eroe, resta nell’oscurità.

Olympia, dove sono nate le Olimpiadi

Infine Olympia, per camminare tra colonne spezzate, viali antichi e pietre consumate, che sono state la culla delle Olimpiadi che, proprio d’estate, celebriamo anche oggi. Vi basti pensare che alcuni ragazzi del posto, ogni tanto, percorrono a piedi nudi all’alba lo Stadion, il campo di gara originale. Lo attraversano di corsa, in silenzio, come fosse un rito. Ma del resto non è una corsa qualsiasi: è la stessa che facevano gli atleti migliaia di anni fa.

Quello che in pochi sanno è che nei mesi estivi, verso sera, la luce cala in modo quasi teatrale sull’Heraion, il tempio di Era, punto in cui ogni quattro anni si accende ancora la fiamma olimpica con uno specchio solare. Il posto si svuota, il vento si alza, e si sente il profumo dei pini e della terra secca.

Le porte dell’inferno: dal Lago d’Averno alle grotte del Belize

Ci sono luoghi particolarmente suggestivi, che solo a vederli regalano la sensazione di farci immergere in un posto dove la fantasia e la realtà sembrano sfumare e perdere i loro contorni nitidi. Possono suscitare emozioni diverse: dalla paura, alla meraviglia, dalla bellezza, all’adrenalina, oppure tutte queste insieme. Ma una cosa è certa: non lasciano indifferenti. E rientrano in questa categoria così speciale proprio i posti che sembrano aver ispirato le porte dell’inferno, si trovano in diversi luoghi del mondo e regalano la sensazione di entrare in un’altra dimensione: esoterica e diabolica, grazie a fumi, colori intensi e fiamme. Ma anche a storie antiche, leggende, miti, poemi, che rivivono negli occhi di chi oggi li raggiunge e li osserva con meraviglia.

E così un viaggio intorno al globo – alla scoperta di quei posti che si dice siano il punto preciso per entrare all’inferno – diventa l’occasione per vedere ( o rivedere) luoghi meravigliosi che portano in Italia, in Grecia, oppure in Islanda e in Giappone, fino a raggiungere il continente americano. Tutte la tappa da segnare per una vacanza diversa dal solito, ma intrisa di fascino, meraviglia e mistero, alla scoperta dei luoghi che ospitano le porte dell’inferno.

Italia: i due luoghi in Campania

Il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi che si dice siano porte d’accesso per l’inferno non può che iniziare dall’Italia: è qui, in questa meravigliosa penisola che si srotola nel mar Mediterraneo e ricca di luoghi suggestivi, che si trova il Lago d’Averno. È in Campania, nei pressi di Pozzuoli ed è di origine vulcanica. La mitologia narra che si tratti di uno dei luoghi da cui si può accedere all’inferno, basti pensare che è stato lo stesso Virgilio a identificarlo come tale nel sesto libro dell’Eneide. Tra l’altro è interessante da raggiungere, perché nei suoi pressi si possono trovare resti del passato tutti da scoprire, come il Tempio d’Apollo: sala di un antico complesso termale visitabile quando vi sono aperture straordinarie.

Ma non solo: restiamo infatti nella medesima area della regione Campania e raggiungiamo poco distante l’antro della Sibilla Cumana che si trova in quella stessa area dove un tempo sorgeva l’antica città di Cuma, oggi suggestiva area archeologica. Si dice che fosse proprio qui che la Sibilla, sacerdotessa di Apollo, lavorasse. Anche questo luogo viene citato nell’Eneide di Virgilio come antro.

L’antro della Sibilla Cumana porta inferno
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L’antro della Sibilla Cumana: una porta dell’inferno

Roma, il luogo da scovare nei Fori Imperiali

Anche la Città Eterna, Roma, nasconderebbe tra le sue meravigliose e antiche rovine, uno degli ingressi per l’Ade. Una delle porte dell’inferno, infatti, pare possa trovarsi proprio in una delle zone più celebri della Capitale. Stiamo parlando dei Fori Imperiali dove si trova il Lacus Curtius. Livio racconta che qui, nel 362 a.C., si era aperta una voragine, ma che all’epoca nessun tentativo era riuscito a riempirla, se non gettandovi la cosa più preziosa per i romani, ovvero il coraggio. Nel buco – infatti – si narra che si sia lanciato un giovane cavaliere, a cui gli abitanti della città hanno fatto seguire frutti e offerte. Senza dubbio si tratta di una tappa imperdibile di un giro dei Fori Imperiali.

Capo Matapan in Grecia: un luogo antico e affascinante

Siamo nel punto più a sud della penisola balcanica, in uno dei Paesi europei più amati: la Grecia. Ed è proprio qui che troviamo Capo Matapan: secondo la mitologia greca in questo specifico luogo sorgeva la casa di Ade e non stupisce, quindi, che nell’antichità vi siano stati edificati alcuni templi, tra cui l’antico santuario e oracolo della morte Poseidone Tenaros, che è composto da due camere, di cui una con altare. Si dice che sia proprio da questa porta che è passato Orfeo per trovare Euridice. Al di là della leggenda, vale sempre la pena raggiungere questo Paese affascinante in cui storia e cultura si mescolano a paesaggi incredibili.

Islanda, la porta dell’inferno sotto il vulcano Hekla

Si deve tornare indietro nel tempo fino al Medioevo per identificare il vulcano Hekla come una delle porte dell’inferno, si trova in Islanda, nella zona sud-ovest di questo incredibile Paese che sembra uscito da un sogno: paesaggi che mutano sotto lo sguardo, natura selvaggia e bellezza allo stato puro. Se dovessimo tradurre il nome del vulcano Hekla potremmo scoprire che significa cappuccio, e la ragione è molto semplice: infatti la sua sommità spesso rimane celata dalle nuvole. Ha eruttato circa 20 venti volte, tra le più recenti quella datata 2000. E se si desidera vederlo in tutta la sua imponenza, basti sapere che è facile da ammirare se si programma un viaggio a Reykjavik dal momento che la distanza con la capitale dell’Islanda è di soli 150 chilometri, nei pressi vi è anche la suggestiva cascata Þjófafoss. Tappe imperdibili alla scoperta di luoghi indimenticabili.

Vulcano Hekla: porta dell' inferno
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In Irlanda il Vulcano Hekla: si racconta sia una porta dell’inferno

Hierapolis, in Turchia la porta dell’inferno

Siamo in Cappadocia, Turchia, ed è qui che si trova Hierapolis un luogo in cui si possono ammirare i resti dell’età Classica, con tantissime meraviglie come necropoli, porta di Frontino e un bellissimo anfiteatro. Ma non solo: vi sono calde acque termali, anche nelle terrazze bianche in cui immergersi in uno scenario di rara bellezza. Un posto unico, di grande meraviglia, in cui storia e natura si intrecciano per regalare una scenografia destinata a diventare uno dei ricordi di viaggio più preziosi.

Oltre a tutto questo, un’altra delle ragioni per cui vale la pena visitare questo luogo è che si racconta che è proprio qui che si trova una delle porte dell’inferno: quella dove un Cerbero a tre teste uccideva le persone con il suo respiro per sacrificarle al dio Plutone. L’aspetto curioso è che esiste una ragione che rende reale tutto questo: infatti vi è un punto in cui vi sono gas nocivi e che oggi – oltre a essere chiuso – si può ammirare solo da lontano.

Darvaza, in Turkmenistan: il cratere che brucia

Ci spostiamo nella zona centro nord del Turkmenistan dove si trova il cratere Darvaza nel deserto del Karakum. Un luogo davvero infernale: si tratta di un buco circondato da fiamme perenni, davvero il punto perfetto in cui possiamo immaginare di calarci nell’inferno. Ma come fa a essere così: pare che questa sua peculiarità sia determinata dalla presenza di grandi quantità di gas naturale (soprattutto metano) nel sottosuolo a cui è stato dato fuoco in seguito a un incidente di tipo industriale. Ma questo nulla toglie al suo fascino misterioso e un po’ terrificante; infatti, non vi è alcun dubbio nell’affermare che si tratta di un luogo davvero particolare e che toglie il fiato. Così simile a quello che nell’immaginario possiamo identificare come accesso all’Ade, da meritarsi l’appellativo di Porta dell’inferno. Il viaggio per raggiungerlo non è breve ma ne vale la pena.

Porta dell'inferno Darvaza in Turkmenistan
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Porta dell’inferno: il cratere Darvaza in Turkmenistan

Giappone: i setti inferni di Beppu

Restiamo in Asia e, più precisamente, in Giappone: è qui che si trovano i sette inferni di Beppu. Caratterizzati da acqua caldissima e gas, che ribollono, per raggiungerli bisogna andare nelle regioni di Kannawa e Kamegawa di Beppu. Si chiamano Jigoku, parola che significa proprio inferno, quello della tradizione buddista giapponese. La loro acqua è caldissima, i colori (alcune pozze raggiungono anche i 99 gradi) spaziano e quindi si passa dal turchese, al color fango, senza dimenticare il bianco e il rosso. Si tratta di una zona ovviamente celebre per le terme, da raggiungere per fare il pieno di relax e meraviglia. E per poter dire di aver ammirato da vicino una delle zone identificate come bocca dell’inferno.

Beppu in Giappone
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Giappone: i setti inferni di Beppu

Belize, le grotte dei Maya

Nell’America centrale si trova lo Stato del Belize e qui, a quanto pare, le porte dell’inferno si trovano dentro delle grotte. Sono quelle che sono state realizzate dai Maya e che avevano proprio lo scopo di raggiungere Xibalba, quel luogo sotto la terra dove passavano morti e vivi e regnavano gli dei della morte. Insomma: delle perfette porte per l’inferno. Un complesso di cavità celebre è l’Actun Tunichil Muknal, al cui interno sono state ritrovate le ossa di 13 persone, compresa la “fanciulla di cristallo”. Si trova nei pressi della città di San Ignacio, dalla quale partire alla volta di tante altre attrazioni turistiche particolarmente importanti come diversi siti archeologici legati alla civiltà Maya. Un luogo che vale la pena esplorare, per fare il pieno di storia e di cultura antica.

Pennsylvania: la porta dell’inferno a Hellam Township

Negli Stati Uniti e, più precisamente in Pennsylvania si trova la cittadina di Hellam Township. Apparentemente potrebbe sembrare un normale centro abitato dell’America del Nord, ma in realtà è culla di alcune storie paurose legate a un manicomio che sarebbe bruciato (ma non è mai esisto) e a un dottore. E tutte concordano sul fatto che è qui che si possono trovare le Sette porte dell’inferno. Si dice che, se si attraversano tutte, si arriva negli inferi. Una leggenda decisamente terrificante.

Il luogo di culto in Irlanda che porta al Purgatorio

Non più inferi, ma purgatorio: una leggenda ci porta in Irlanda, sulla piccola isola Station Island all’interno del lago Lough Derg. Qui si dice che Gesù nel passato più remoto abbia indicato a San Patrizio l’ingresso al purgatorio identificandolo in una grotta: oggi si chiama Pozzo di San Patrizio oppure Purgatorio di San Patrizio.

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