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Demenza donne, all’IRCCS San Donato primo centro prevenzione in Europa

Evidenze scientifiche della letteratura epidemiologica più recente hanno dimostrato che circa il 45% delle demenze è prevenibile, intervenendo su almeno 14 fattori di rischio modificabili, che potrebbero agire in modo diverso nelle donne rispetto agli uomini. Il progetto 3D propone, pertanto, un percorso dedicato, multidisciplinare e integrato, che include la valutazione dei principali fattori di rischio nelle donne tra cui: predisposizione genetica, disturbi dell’umore, deficit visivi e uditivi, dislipidemia, alterazioni ormonali peri-menopausali, osteopenia ed osteoporosi, disturbi del sonno, patologie parodontali, fattori di rischio cardiovascolari e alimentazione. In base al risultato della visita neurologica e degli eventuali esami di approfondimento, sono proposte, anche grazie a metodiche di intelligenza artificiale, strategie preventive personalizzate e percorsi di follow-up nel tempo per monitorare e preservare il più possibile il benessere del cervello delle nostre pazienti.

Il nuovo servizio d’eccellenza afferisce all’Unità Operativa di Neurologia e Stroke Unit dell’IRCCS Policlinico San Donato (Milano), diretta dalla professoressa Maria Salsone, associata di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele, con il dottor Federico Emanuele Pozzi come referente.

Focus sulla medicina di genere

Grazie al suo focus sulla medicina di genere, il nuovo servizio rappresenta un passo innovativo nella prevenzione della demenza, unendo l’esperienza clinica e di ricerca dell’IRCCS Policlinico San Donato alla collaborazione con i principali centri europei di neurologia cognitiva.

«Aprire un centro per la prevenzione delle demenze è fondamentale – spiega il dottor Emanuele Pozzi – perché oggi la maggior parte delle persone arriva ai Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) quando la malattia è già conclamata, e le terapie disponibili sono prevalentemente sintomatiche. Negli ultimi anni, la neurologia punta invece a intercettare le fasi più precoci, come il disturbo soggettivo di memoria (SCD), ancora sotto-diagnosticato seppure colpisca centinaia di milioni di persone nel mondo. Si stima, infatti, che fino al 25% dei soggetti sopra i 60 anni possa essere inquadrato come SCD».

Il 70% dei casi di demenza colpisce il sesso femminile

«Concentrarsi sulle donne è essenziale, dato che circa il 70% dei casi di demenza colpisce il sesso femminile, configurando il genere come il secondo fattore di rischio per demenza dopo l’età. E il rischio aumenta nel periodo post-menopausale, dove di fatto viene diagnosticato circa il 60% dei casi, probabilmente per la combinazione di transizione ormonale e predisposizione genetica. Inoltre, donne e uomini presentano forme di malattia diverse: le donne tendono a progredire più rapidamente verso stadi conclamati e manifestano alterazioni visuospaziali, mentre negli uomini prevalgono i deficit di memoria. Intervenire precocemente e con attenzione alle specificità di genere permette una prevenzione più mirata ed efficace», chiude la professoressa Salsone, ponendo l’accento sull’unicità del nuovo centro dell’IRCCS Policlinico San Donato nella neurologia di genere in Europa.

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Tre trapianti di cuore al Papa Giovanni di Bergamo

All’Ospedale Papa Giovanni XXIII sono stati effettuati tre trapianti di cuore su pazienti pediatrici: due bambini di 1 anno e mezzo e 3 anni, e una ragazzina di 15 anni. In tutti i casi, prima del trapianto, è stato utilizzato un cuore artificiale, un dispositivo meccanico che aiuta il cuore gravemente malato a pompare il sangue, garantendo la sopravvivenza in attesa di un organo compatibile da donatore.

La storia del piccolo Angelo di un anno e mezzo cresciuto in Ospedale

Il più piccolo, che chiameremo Angelo per tutelarne la privacy, ha appena un anno e mezzo ed è siciliano. Gli è stata diagnosticata una miocardiopatia dilatativa subito dopo la nascita, e il trapianto rappresentava la sua unica speranza. È molto raro riuscire ad arrivare al trapianto per questa patologia, perché quasi sempre è necessario l’impianto di un cuore artificiale a poche settimane di vita del bambino, con l’obiettivo di garantirne la sopravvivenza fino all’intervento. Angelo viene trasferito a Bergamo. Il cuore artificiale è impiantato con successo a soli due mesi di età del bambino.

Angelo seguito da un team multidisciplinare

Per 70 settimane Angelo trascorre la sua vita in Ospedale, dove impara a mangiare, pronuncia le prime parole e muove i suoi primi passi, crescendo da 3,9 a circa 10 kg al momento del trapianto, effettuato a marzo. Per tutti questi 490 giorni e per il mese successivo al trapianto fino alle dimissioni, arrivate ad aprile, Angelo viene seguito da un team multidisciplinare di medici, infermieri, anestesisti, rianimatori ed assistito da volontari delle associazioni in supporto anche alla mamma e al papà, trasferitisi a Bergamo per le cure del figlio.

Assessore Bertolaso: le storie confermano assoluta competenza del ‘Papa Giovanni’

“Le storie di cura di questi tre giovanissimi pazienti confermano l’assoluta competenza espressa dall’ospedale Papa Giovanni XXIII e dai suoi professionisti – evidenza Guido Bertolaso –. La cardiochirurgia pediatrica qui è presente dal 1973, quindi ormai da oltre mezzo secolo, e l’ospedale è uno dei centri di riferimento italiani per il trapianto di cuore pediatrico, ma l’assistenza che fornisce è eccellente in tutti i campi, come ho potuto toccare con mano in più occasioni. Proprio durante una delle visite all’ospedale ho avuto modo di incrociare personalmente il percorso di Angelo e della sua famiglia rimanendo molto toccato dalla storia di questo bambino il cui mondo per molti mesi è stato “solo” l’ospedale”.

Il ringraziamento ai donatori

“Un ospedale – ha aggiunto Bertolaso – però, fatto di persone che si sono prodigate per garantire, oltre alla migliore assistenza, anche le esperienze di vita e di gioco necessarie per dare un minimo di “normalità” a un bambino così piccolo. Ringrazio tutto il personale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII per la professionalità e per l’umanità che dimostra ogni giorno. Ad Angelo, Assan, Rosa Valentina e alle loro famiglie auguro di ritrovare pienamente la serenità che finora non hanno potuto vivere a causa della malattia. Esprimo il ringraziamento più sentito ai donatori e ai loro familiari per aver compiuto il più grande gesto di generosità: la donazione”.

personale sanitario

«È una gioia, ora che siamo fuori dall’Ospedale, vedere nostro figlio divertirsi, giocare al parco sull’altalena – raccontano i genitori di Angelo -. È stata un’emozione osservarlo quando ha visto il cielo sopra di sé per la prima volta. È una soddisfazione grande vedere i suoi progressi e la sua gioia di vivere, giorno dopo giorno. È molto curioso, ha imparato a contare. Ora è più sicuro nei suoi movimenti. Cammina libero dai tubicini e dall’attrezzatura di sostegno del cuore artificiale. In quest’ultimo anno e mezzo abbiamo capito che gli angeli sono anche qui sulla terra. Il nostro ringraziamento va al personale dell’Ospedale per come hanno saputo prendersi cura di nostro figlio e di noi in questi sedici mesi. Grazie alle associazioni Amici della Pediatria e L’Orizzonte di Lorenzo che ci hanno sostenuto giorno per giorno dandoci forza, coraggio e regalandoci sempre un sorriso”.

Il ruolo dei volontari

“Grazie al cuore grande e alla generosità dei volontari non ci siamo mai sentiti soli, pur essendo lontani dai nostri cari. Il nostro pensiero più grande va ai genitori del bambino che non c’è più. Nel momento più difficile, hanno fatto una scelta di straordinaria generosità. Non smetteremo mai di ringraziarli. A nostro figlio hanno donato la vita. Lui ora vivrà per due».

A Bergamo in un mese altri due trapianti di cuore su bambini, grazie al cuore artificiale

Tre settimane dopo Angelo viene trapiantato Assan (il nome è di fantasia), un bambino di 3 anni. Anche Assan soffre di cardiomiopatia dilatativa. Ricoverato a fine ottobre, gli vengono impiantati un cuore artificiale e un dispositivo di assistenza ventricolare destra. L’ultimo giorno del 2024 Assan viene trasferito dalla terapia intensiva al reparto di degenza dedicato ai bambini con cardiopatie. Qui rimane, in lista di attesa di un cuore da donatore, che arriva dopo circa tre mesi. A metà maggio Assan torna finalmente a casa, in un’altra provincia della Lombardia, e continua i controlli periodici a Bergamo.

Per Rosa Valentina (anche per lei il nome è di fantasia), una ragazza quindicenne che ha dovuto trasferirsi in Italia dal Centroamerica, raggiungendo suo padre in cerca di cure salvavita, la disponibilità del cuore da trapiantare arriva a 30 giorni dal trapianto di Angelo. Nel paese dove lei viveva con la madre, per la cardiopatia congenita della ragazzina non esisteva una cura. Dopo un primo intervento chirurgico convenzionale che non ha fermato la malattia, a fine marzo le viene impiantato il cuore artificiale, che le ha permesso di attendere fino al trapianto, grazie all’arrivo del cuore da un donatore compatibile. Rosa Valentina si trova ancora in ospedale, in buone condizioni e in fase di recupero.

Trapianto cuore Bergamo, Amedeo Terzi (Asst Papa Giovanni Bergamo): salvate tre vite

“È una situazione estremamente rara – spiega Amedeo Terzi, direttore del programma trapianti cardiaci ASST Papa Giovanni XXIII –. Avere a disposizione tre cuori per pazienti pediatrici in così breve tempo è un evento eccezionale. Per questo l’utilizzo di sistemi di supporto meccanico al cuore malato che permettono di guadagnare tempo per attendere il trapianto è fondamentale. La gestione di questi pazienti è un impegno che solo poche strutture, e tra queste il Papa Giovanni, possono affrontare. La nostra organizzazione ha permesso di eseguire con successo questi interventi, salvando vite che altrimenti sarebbero state segnate. Episodi come questo sottolineano l’importanza fondamentale della cultura della donazione degli organi, che offre una speranza concreta anche ai pazienti più piccoli».

Francesco Locati (direttore generale ASST Papa Giovanni Bergamo):competenza e della professionalità di intere aree e discipline dell’Ospedale

“Risultati come questi sono il frutto di una adeguata dotazione tecnologica, ma soprattutto della competenza e della professionalità di intere aree e discipline dell’Ospedale – commenta Francesco Locati, direttore generale ASST Papa Giovanni XXIII -. Su questi casi sono stati impegnati tutto il Dipartimento cardiovascolare, dall’area medico-diagnostica, passando per quella chirurgica fino a quella trapiantologica, così come le specialità di Anestesia e Rianimazione, la Radiodiagnostica, il Coordinamento trapianti e donazioni, insieme a tutte le componenti infermieristiche e ai volontari delle associazioni. Centinaia di professionisti che, ognuno nel proprio ruolo, contribuiscono a dare un grande valore a un gesto di straordinaria generosità, come quello della donazione degli organi. Oggi proseguiamo nel solco tracciato da un pioniere della cardiochirurgia pediatrica italiana, il professor Lucio Parenzan che ha dato rilievo internazionale all’Ospedale di Bergamo, e di cui lo scorso anno abbiamo celebrato il centenario della nascita”.

 

 

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Lecco migliore provincia italiana a misura d’infanzia

Lecco è la migliore provincia italiana, a misura d’infanzia. Primeggia, infatti, per quanto riguarda la ‘qualità della vita dei bambini’,  nella classifica da zero a quattordici anni. È quanto emerge dall’indagine de ‘il Sole 24 Ore‘ presentata al Festival dell’Economia 2025, basata su 15 parametri statistici. Un primato, quello lecchese, fondati sul rapporto tra bambini e sport, sulle competenze scolastiche e sulla bassa percentuale di delitti contro i minori. Bene, in questa graduatoria, sempre in Lombardia, anche Sondrio (al 6° posto) e Monza Brianza (12° posto).

Lecco migliore provincia a misura d’infanzia

“Complimenti ai lecchesi e avanti così. Questo risultato – spiega il presidente della Regione Lombardia  Attilio Fontana – ci inorgoglisce e ci spinge a proseguire su una strada che abbiamo intrapreso da tempo, mirata a sostenere politiche della famiglia che guardano anche alle nuove e future generazioni. Esamineremo con attenzione i risultati conseguiti dal territorio della provincia di Lecco con l’obiettivo di portare l’intera Lombardia ai vertici della graduatoria ‘a misura d’infanzia’ ”.

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Al Policlinico di Milano un centro specialistico per la tosse cronica

Grazie alla donazione di 755.000 euro della Lega Italiana Fibrosi Cistica Lombardia OdV, al Policlinico di Milano è ora attivo un Centro specialistico per migliorare la diagnosi e il trattamento della tosse cronica in età pediatrica e adulta. Il nuovo Centro rappresenta un punto di riferimento anche nell’ambito della ricerca per identificare i fattori di rischio, valutare le predisposizioni genetiche ed individuare i trattamenti innovativi e la sperimentazione di nuove terapie.

Spesso trascurata, la tosse può cronicizzarsi già dopo appena quattro settimane
A livello globale, il numero di persone colpite da forme persistenti è in continuo aumento, in particolare nelle aree urbane, dove l’inquinamento atmosferico compromette la salute dell’apparato respiratorio. Questo contesto favorisce l’insorgenza di patologie in cui la tosse rappresenta uno dei primi segnali da non sottovalutare. È il caso, ad esempio, delle bronchiectasie: dilatazioni anomale dei bronchi che comportano l’accumulo di muco e un maggiore rischio di infezioni polmonari ricorrenti.

La tosse cronica non è solo un sintomo, ma può rappresentare essa stessa una vera e propria patologia.
È il caso della tosse da iperreattività bronchiale, una condizione simile all’asma caratterizzata da un’eccessiva sensibilità delle vie respiratorie a stimoli di varia natura (infettivi, ambientali ecc.). Nei bambini, una delle cause più frequenti è la Protracted Bacterial Bronchitis (PBB), una bronchite batterica persistente che, se non adeguatamente trattata, può evolvere in danni polmonari permanenti. In ogni fascia d’età, la tosse cronica incide profondamente sulla qualità della vita, non solo di chi ne è affetto, ma anche dei familiari coinvolti nella gestione quotidiana della malattia.

Team Centro Tosse Policlinico di Milano

Per garantire un approccio diagnostico e terapeutico altamente specializzato, il nuovo Centro si avvale di un team multidisciplinare. Oltre a pneumologi e pediatri, sono coinvolti fisioterapisti, infermieri, radiologi, tecnici di radiologia, biologi e microbiologi con competenze specifiche nella gestione di questa condizione.

“La pediatria e la pneumologia del Policlinico di Milano presentano un’esperienza clinica e di ricerca che consente il migliore approccio assistenziale e diagnostico-terapeutico della tosse cronica nel bambino e nell’adulto. L’idea è di sviluppare uno studio osservazionale prospettico di almeno 10 anni che consenta una raccolta dati e biobancaggio di campioni biologici per una migliore definizione della epidemiologia, la identificazione dei fattori di rischio, la definizione di fattori condizionanti la prognosi, inclusi potenziali biomarcatori” dichiara Francesco Blasi, Direttore del Dipartimento Area Medica e della Pneumologia e Fibrosi Cistica del Policlinico di Milano,  Professore ord. di malattie dell’apparato respiratorio, Presidente del Comitato di Direzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano, Prorettore ai Rapporti con il Sistema Sanitario . “Il Centro si avvale anche della collaborazione della Medicina del lavoro dell’Università degli studi di Milano per la valutazione dell’impatto dell’inquinamento atmosferico nella patogenesi della tosse cronica e con la Humanitas University di Milano, la University of Dundee (UK) e la Lee Kong Chian School of Medicine, Nanyang Technological University, Singapore, per studi particolarmente innovativi sulle interazioni tra microbioma respiratorio e intestinale”.


“Le cause della tosse cronica in età pediatrica – sottolinea Valeria Daccò Responsabile della Fibrosi Cistica dell’area pediatrica – differiscono da quelle degli adulti. Oltre alle condizioni più comuni, come l’asma, nei bambini possono essere coinvolte condizioni specifiche che richiedono un’attenta valutazione. È fondamentale prestare attenzione ai bambini che presentano tosse persistente, poiché solo il 20% si risolve spontaneamente, mentre nel restante 80% è possibile identificare una causa specifica e trattabile. Un ritardo nella diagnosi e nella terapia può avere conseguenze significative sulla salute respiratoria del bambino, compromettendone il benessere anche in età adulta. Per garantire un corretto percorso diagnostico e terapeutico, è essenziale seguire linee guida e protocolli dedicati in ambito specialistico”.

policlinico milano centro formazione medici

Il percorso diagnostico e clinico attivato presso il Centro per la Tosse Cronica inizia con una prima visita specialistica, affidata a uno pneumologo o a un pediatra esperto in pneumologia.
Durante questo primo incontro sono programmati gli accertamenti necessari — esami funzionali respiratori, indagini radiologiche, analisi ematologiche e microbiologiche — insieme a eventuali ulteriori approfondimenti utili a individuare le cause della tosse persistente.
Segue la presa in carico da parte del team multidisciplinare, con visite specialistiche mirate e controlli periodici per monitorare l’evoluzione del quadro clinico.

Il nuovo Centro si pone quindi come punto di riferimento per la diagnosi precoce, la ricerca e l’innovazione terapeutica, con l’obiettivo di migliorare il benessere dei pazienti affetti da questa patologia e delle loro famiglie.

Oltre a questo importante finanziamento, la Lega Italiana Fibrosi Cistica Lombardia OdV ha contribuito all’upgrade tecnologico delle attrezzature presenti nel nuovo Padiglione Sforza per lo studio e la cura della insufficienza respiratoria nell’adulto e nel bambino.

“Si tratta di un centro di eccellenza creato per rispondere in modo concreto alla speranza di cura dei pazienti e delle loro famiglie. Una realtà che nasce anche grazie all’alleanza con la Lega Italiana Fibrosi Cistica Lombardia per contrastare questo disturbo offrendo iter diagnostici multispecialistici e risposte innovative” commenta Matteo Stocco, Direttore Generale del Policlinico di Milano.

Con l’attivazione di questo Centro – aggiunge Marco Giachetti, Presidente del Policlinico di Milano – confermiamo la nostra vocazione a offrire cure sempre più specialistiche e personalizzate, capaci di rispondere in modo efficace a patologie spesso trascurate ma con un impatto rilevante sulla vita dei pazienti. È un ulteriore passo avanti verso una sanità sempre più attenta, integrata e multidisciplinare. Desidero ringraziare la Lega Italiana Fibrosi Cistica Lombardia per il prezioso contributo: realtà come questa dimostrano quanto la collaborazione tra enti del terzo settore e strutture pubbliche sia fondamentale per rafforzare il sistema sanitario e garantire percorsi di cura all’avanguardia, accessibili a tutti.

Come Presidente di LIFC Lombardia, sono orgoglioso di aver sostenuto la nascita del Centro di Eccellenza per la diagnosi e il trattamento della Tosse Cronica al Policlinico di Milano. La tosse è una costante per i pazienti con fibrosi cistica, un sintomo che conosciamo fin troppo bene e che impatta profondamente sulla qualità della vita. Chi meglio di noi caregivers o pazienti può comprendere quanto sia invalidante la tosse cronica? E chi meglio dei nostri specialisti può dedicarsi allo studio e alla cura di questo sintomo? Con questo finanziamento, LIFC Lombardia ha voluto investire in un progetto che non solo migliorerà la vita dei nostri pazienti, ma che rappresenterà un punto di riferimento per tutti coloro che soffrono di tosse cronica, adulti e bambini. Siamo convinti che questo Centro di eccellenza farà la differenza nella ricerca e nella cura di questa patologia, offrendo nuove speranze e soluzioni innovative.” Conclude Fabio Roncoroni Presidente della Lega Italiana Fibrosi Cistica Lombardia.

 

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Lombardia protagonista nella lotta ai rischi cardiovascolari femminili

Regione Lombardia si conferma un modello di eccellenza nella promozione della salute femminile, in particolare del cuore delle donne, grazie a iniziative come lo studio ‘A Call for Women’ coordinato dalla dottoressa Serenella Castelvecchio, responsabile del Programma di Prevenzione Cardiovascolare e Medicina di Genere dell’IRCCS Policlinico San Donato, che da anni si batte per promuovere la prevenzione cardiovascolare al femminile. Con il coinvolgimento di oltre 3.500 donne lombarde, la Regione ha saputo valorizzare il proprio tessuto sociale, economico e sanitario per indagare a fondo la consapevolezza sui rischi cardiovascolari, spesso sottovalutati dall’universo femminile. Il sostegno istituzionale e la collaborazione tra enti di ricerca, ospedali e associazioni dimostrano come la Lombardia sia all’avanguardia nel mettere la prevenzione al centro delle proprie politiche sanitarie, offrendo un esempio concreto e replicabile anche a livello nazionale.

Oltre 3.500 donne lombarde coinvolte e più del 64% delle partecipanti non sa che le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte tra le donne.

L’indagine ‘A Call for Women’ dell’IRCCS Policlinico San Donato di Milano

policlinico san donato

Lo studio, appena pubblicato sullo European Journal of Preventive Cardiology, si è focalizzato sulla Lombardia, avvalendosi delle caratteristiche demografiche ed economiche uniche della Regione, quali l’elevato numero di abitanti, la vasta rete di strutture scolastiche e universitarie e il più alto prodotto interno lordo regionale.

personale sanitario

Coinvolte 3.537 donne, con un’età media di 48 anni, caratterizzate da abitudini alimentari poco salutari

L’indagine osservazionale trasversale ha coinvolto, per la precisione, 3.537 donne (response rate = 64.3%), con un’età media di 48 anni, generalmente caratterizzate da abitudini alimentari poco salutari, scarsa propensione all’attività fisica (PA), ma basso consumo di tabacco e alcol. La consapevolezza è stata indagata chiedendo alle donne quale fosse la principale causa di morte nella popolazione femminile tra malattie cardiovascolari, tumori, violenza e altro: complessivamente, poco più del 35% ha indicato le malattie cardiovascolari come prima causa, mentre circa il 42% ha attribuito – erroneamente – questo primato ai tumori.

Tre gruppi di donne

Attraverso una cluster analysis, lo studio ha identificato tre gruppi distinti di donne, ognuno con caratteristiche e bisogni specifici. Nel dettaglio, i tre cluster analizzati:
• Cluster 1 (età media 53 anni), con un buon livello di istruzione e discreto tasso di occupazione. Le più attive fisicamente, la maggior parte di loro ha un indice di massa corporea (BMI) normale e almeno una patologia, tra cui ipertensione e ipercolesterolemia, che potrebbe spiegare una maggiore consapevolezza (38%).
• Cluster 2 (età media 62 anni), prevalentemente in menopausa, con livello di istruzione più basso, spesso in pensione. Mostrano un BMI più alto e un elevato carico di malattie croniche. È la fascia che maggiormente si affida al medico di famiglia per informazioni sanitarie (36,1%).
• Cluster 3 (età media 38 anni), con il più alto livello di istruzione e tasso di occupazione. Registrano, coerentemente con l’età, il miglior stato di salute generale, ma assumono comportamenti a rischio: il 19,3% fuma, il 29,8% non pratica attività fisica, il 38,6% la pratica solo occasionalmente. La bassa consapevolezza (33,2%) rende urgenti campagne preventive mirate per le fasce più giovani.

Le conclusioni dello studio

La maggioranza delle donne che hanno partecipato allo studio – per la precisione il 64,4% di loro (in termini assoluti, 2.238 donne) -, non ha un’adeguata consapevolezza del rischio cardiovascolare. Nello specifico, tutti i gruppi analizzati presentano bassa consapevolezza sulle malattie cardiovascolari, ma evidenziano stili di vita e dati sociodemografici e sanitari molto differenti, che finora non sono mai stati sfruttati per segmentare efficacemente la popolazione e supportare campagne di educazione diversificate che raggiungano tutte le fasce di età nei diversi ambiti sociali, culturali e professionali. L’indagine sottolinea la necessità di superare l’approccio ‘one size fits all’, per progettare,  invece, interventi personalizzati di prevenzione e, quindi, più efficaci. «I dati mostrano con chiarezza che la prevenzione al femminile deve diventare personalizzata, modulata sull’età, sul contesto socioeconomico e sul vissuto clinico delle donne – spiega la dottoressa Serenella Castelvecchio, responsabile del Programma di Prevenzione Cardiovascolare e Medicina di Genere dell’IRCCS Policlinico San Donato –.

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte a livello mondiale

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte a livello mondiale, in particolare tra le donne. Nell’Unione Europea, sono responsabili del 54% dei decessi nel genere femminile e del 43%, in quello maschile, percentuali che in Italia si assestano al 37.7% per le donne e 31.7% per gli uomini (dati ISTAT Giugno 2024). Per affrontare questa emergenza, non possiamo più parlare alle donne come a un gruppo omogeneo.
Serve un nuovo approccio, su misura. Lo studio rappresenta una fotografia dello stato di consapevolezza delle donne in Lombardia, ma offre spunti concreti per tutta l’Italia: ‘education, empowerment e awareness’ sono le tre parole chiave per campagne mirate e per una rete di prevenzione che parta da dati reali e dai bisogni specifici delle donne».

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Parkinson: neurostimolatore a distanza impiantato al Policlinico di Milano

Soffrire di Parkinson e poter ricevere modifiche della terapia a distanza dal proprio medico attraverso un piccolo neurostimolatore cerebrale ora è possibile. Per il Policlinico di Milano è la realizzazione di un progetto innovativo, una nuova frontiera della telemedicina che corre sui binari del progresso, per una cura sempre più personalizzata. Per la prima volta in Italia al Policlinico di Milano è stato impiantato in una paziente del Centro Parkinson e Parkinsonismi (ASST G. Pini-CTO) un nuovo neurostimolatore: il più piccolo sistema ricaricabile esistente, che dispone di funzioni innovative, in particolare la possibilità di essere programmato a distanza.

Impianto di dimensioni molto ridotte

L’introduzione nella pratica clinica di questo impianto, caratterizzato sia da dimensioni molto ridotte che dalla possibilità di controllo da remoto dei parametri di stimolazione, rappresenta un importante passo avanti nella gestione della malattia di Parkinson, perché grazie a questa tecnologia, è possibile registrare e monitorare costantemente al domicilio l’attività cerebrale del paziente e di modulare l’erogazione di corrente in base alle sue necessità cliniche, garantendo una tempestiva riprogrammazione del dispositivo e migliorando molto la qualità delle cure.

Piattaforma di telemedicina integrata

Questo nuovo stimolatore cerebrale – dichiara Filippo Cogiamanian, Direttore della Neurofisiopatologia del Policlinico di Milano – ci consente, grazie alla piattaforma di telemedicina integrata, di modificare da remoto i parametri di stimolazione in base alle necessità del pazienteriducendo la necessità di spostamenti, un aspetto cruciale per chi vive lontano dai Centri di riferimento”.

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Intervento eseguito con la paziente sveglia

Continua Marco Locatelli, Direttore della Neurochirurgia al Policlinico di Milano e Professore Associato all’Università degli Studi di Milano, raccontando: “L’intervento chirurgico di impianto di questo neurostimolatore, il più piccolo ora disponibile, è andato molto bene, con un protocollo chirurgico ormai consolidato da anni di esperienza presso il nostro Centro: è stato eseguito con la paziente sveglia, perché è importante monitorare, quando possibile, l’attività cerebrale e l’immediata risposta alla stimolazione”.

Il Centro Parkinson e Parkinsonismi protagonista

Questo neurostimolatore – sottolinea poi Salvatore Bonvegna, Responsabile della Neuromodulazione del Centro Parkinson e Parkinsonismi di Milano – completa le recentissime innovazioni tecnologiche nel campo della neuromodulazione ora disponibili per i pazienti con malattia di Parkinson, come la stimolazione cerebrale profonda di tipo adattativo, che hanno visto il Centro Parkinson e Parkinsonismi protagonista principale nel panorama internazionale”.

Ventennale collaborazione con il Policlinico di Milano

Questa novità si inserisce in una ormai ventennale collaborazione tra il Policlinico di Milano e il Centro Parkinson G.Pini-CTO che ha portato alla fondazione di Newronika, società nata come spin-off del Policlinico di Milano e dell’Università degli Studi di Milano, per la sperimentazione e implementazione clinica di nuovi paradigmi di stimolazione, come la stimolazione adattativa. Il lavoro pionieristico di Newronika e di altre aziende ha portato alla recente commercializzazione di dispositivi capaci di una stimolazione adattativa ora disponibili per tutti i pazienti.

La collaborazione tra il Policlinico di Milano e il Centro Parkinson e Parkinsonismi (ASST G.Pini-CTO) rientra nel progetto regionale lombardo di implementazione di reti Hub e Spoke per l’ottimizzazione della gestione di patologie croniche e complesse come la malattia di Parkinson, garantendo ai pazienti l’accesso a trattamenti all’avanguardia e un monitoraggio continuo e personalizzato delle terapie.

Del nuovo centro di ricerca per la cura del Parkinson di Milano  ne avevamo già parlato qui

E qui l’approfondimento

 

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Tumore orbitario rimosso in diretta mondiale dall’ospedale Sant’Anna

L’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia (CO) ha partecipato all’evento internazionale Spring GR-ESS Live 2025, organizzato dal Global Rhinology Network (GRN), trasmettendo in diretta un delicato intervento chirurgico su una paziente con un tumore orbitario. L’evento, durato tre giorni, ha coinvolto specialisti da tutto il mondo, con interventi eseguiti in diretta da diversi ospedali.

Il Sant’Anna unico ospedale italiano invitato

Oltre 5.000 professionisti hanno seguito online l’operazione eseguita dal professor Paolo Battaglia, primario di Otorinolaringoiatria all’ospedale Sant’Anna, e dal professor Mario Turri Zanoni, dell’ospedale di Cantù. Il Sant’Anna è stato l’unico ospedale italiano invitato a partecipare con un intervento dal vivo, confermando il suo ruolo nell’innovazione chirurgica.

La paziente soffriva di sdoppiamento della vista

La paziente, una giovane proveniente da un’altra regione, soffriva di sdoppiamento della vista e proptosi (sporgenza del bulbo oculare) a causa del tumore. L’operazione è stata eseguita con tecniche endoscopiche avanzate, rimuovendo il tumore attraverso il naso, senza incisioni sul viso.

II GRN organizzazione internazionale con 70.000 medici formati

Il Global Rhinology Network è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro. Si occupa di formazione in chirurgia rinologica e della base cranica, con oltre 70.000 medici formati.

Il tumore è stato completamente asportato

“Il Sant’Anna – osserva il professor Battaglia – è stato l’unico centro in Italia invitato a contribuire a questo prestigioso evento con una dimostrazione chirurgica dal vivo. Si tratta di un riconoscimento che testimonia il ruolo del nostro ospedale come punto di riferimento nell’innovazione chirurgica. L’intervento è stato eseguito su una giovane paziente proveniente da un’altra regione italiana. La donna è stata operata per un voluminoso tumore orbitario che le causava sdoppiamento della vista e proptosi (la proiezione del bulbo oculare fuori dall’orbita, ndr). Il tumore benigno dell’orbita è stato completamente asportato attraverso le cavità nasali grazie a tecnologie endoscopiche avanzate e strumenti miniaturizzati. Tra l’altro, senza necessità di effettuare incisioni sul viso della paziente”.

Impegno e innovazione

“La partecipazione a questo evento dimostra il nostro impegno nell’innovazione e nella condivisione delle migliori pratiche mediche a livello internazionale” ha dichiarato Brunella Mazzei, direttore sanitario di Asst Lariana.

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Al Policlinico di Milano salvata bimba nata prematura con un raro tumore

La piccola Anna (nome di fantasia), è stata fatta nascere d’urgenza a 28 settimane con un cesareo perché la massa tumorale del teratoma sacrococcigeo, di quasi 600 grammi, che aveva continuava a crescere e andava eliminata. E così è stato con un delicato intervento eseguito al Policlinico di Milano durato 2 ore e ben riuscito.

L’ecografia alla 16ª settimana e l’invio alla ‘Mangiagalli’ di Milano

Tutto inizia con una ecografia alla 16esima settimana di gravidanza dall’esito implacabile. Una massa cellulare anomala dal volume significativo rischia di compromettere la vita della bambina nel grembo. I genitori, che vivono in una provincia del Nord Est d’Italia, sono inviati presto alla Clinica Mangiagalli del Policlinico di Milano, centro di riferimento per le gravidanze difficili e con una grande esperienza nel trattamento di questa neoplasia benigna, che si verifica in un 1 bambino ogni 35.000.

Il teratoma sacrococcigeo compromette la funzionalità degli organi in fase di sviluppo

La piccola ha un teratoma sacrococcigeo, un tumore raro che si sviluppa alla base del coccige. Le cause sono sconosciute ma si sa che la sua caratteristica più pericolosa è quella di crescere velocemente, compromettendo la funzionalità degli organi in fase di sviluppo del feto: per i genitori di Anna questo ha significato trovarsi di fronte alla possibilità di dover interrompere la gravidanza.

Fondamentale la diagnostica prenatale

Il fattore tempo in certe situazioni può destabilizzare, ma la scienza corre più veloce: la diagnostica prenatale permette oggi di individuare precocemente l’aumento anomalo di cellule nei tessuti e fornisce agli specialisti informazioni preziose per intraprendere il percorso terapeutico più appropriato.

Primo intervento alla 26ª settimana

È così che il primo intervento Anna l’ha ricevuto nel grembo della sua mamma, alla 26ª settimana. Il team della Chirurgia Fetale del Policlinico di Milano ‘spegne’ con tecnologia laser alcuni vasi sanguigni che alimentano il tumore e questo permette alla piccola di crescere per altre due settimane nell’ambiente migliore possibile, la pancia della sua mamma.

Alla 28esima settimana il cesareo urgente

Anna cresce, ma il tumore con lei e alla 28esima settimana è necessario il cesareo urgente, il peso della piccola alla nascita è di 1,6 kg e include i quasi 600 grammi di teratoma.

Ci siamo trovati di fronte a una situazione unica per la sua complessità – esordisce Ernesto Leva, chirurgo pediatrico e Direttore del Dipartimento Area Materno-Infantile dell’Ospedale -. Abbiamo giocato tutte le carte di cui la medicina dispone e che in questo Ospedale coesistono. Anna e la sua famiglia ci hanno insegnato molto dal punto di vista umano. Le risposte della piccola all’evolversi della patologia e la fiducia della famiglia nella vita e nelle nostre possibilità ci hanno permesso di muoverci attivando tutte le nostre più qualificate risorse. Il preciso trattamento fetale ha agevolato la Chirurgia Neonatale, la cui azione è stata possibile soltanto grazie alla straordinaria collaborazione delle tante specialità coinvolte per permettere di operare la piccola”.

intervento policlinico di milano

Un gioco di squadra

La Terapia Intensiva Neonatale è stata fondamentale per gestire le necessità di una bambina pretermine così piccola e garantire la stabilità clinica necessaria per poter affrontare questa nuova fase chirurgica. Per capire se la massa così estesa intaccasse la cavità addominale, ci è voluto l’imaging della Radiologia Pediatrica. Mentre la Cardiologia Pediatrica ha potuto confermare che la piccola sarebbe stata in grado di affrontare l’intervento con il supporto fondamentale degli anestesisti pediatrici e con la collaborazione gomito a gomito con infermieri e personale sanitario. Proprio questa sinergia, necessaria su situazioni così complesse, ha reso a questo caso unico nel suo genere di essere trattato nel modo più appropriato.

L’intervento di 2 ore è perfettamente riuscito, nessun danno agli organi

L’intervento, durato circa 2 ore, è riuscito perfettamente e la rimozione del teratoma non ha comportato danno agli organi urogenitali. “Su un corpicino così piccolo l’azione chirurgica è finalizzata a rimuovere la massa ma, soprattutto, a preservare le funzionalità degli organi circostanti – aggiunge Ernesto Leva -. Con questa famiglia è come se avessimo stretto un lungo fidanzamento: continueremo a vedere Anna per molto tempo, la pubertà sarà un periodo sensibile ma noi saremo con lei e i suoi genitori”.

Anna cresce bene e, grazie all’assistenza dell’équipe della Terapia Intensiva Neonatale e alle cure dei suoi genitori, ha superato anche le problematiche della prematurità – ha dichiarato Monica Fumagalli, direttrice della Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico di Milano -. Il momento del ritorno a casa tanto desiderato da tutta la famiglia è finalmente arrivato”.

Il percorso di follow up multidisciplinare per promuovere lo sviluppo dei bambini nati pretermine

Ora che la corsa contro il tempo è stata vinta, non resta che seguire la piccola nel serrato, ma fiducioso percorso di follow up multidisciplinare che vedrà coinvolti neonatologi/pediatri e chirurghi ma anche molti altri professionisti sanitari, fondamentali per promuovere lo sviluppo dei bambini nati pretermine. La rete di sostegno dell’Ospedale, in grado di accogliere e dare ospitalità ai familiari che non abitano nelle vicinanze dell’Ospedale in caso di lungodegenze, toglie sicuramente qualche preoccupazione a mamma e papà.

Curare bambini come Anna – dichiara Matteo Stocco, direttore generale del Policlinico di Milano – è possibile solo in grandi centri in grado di seguire le famiglie e i piccoli pazienti dall’età gestazionale fino a 100 anniSono le realtà multispecialistiche in grado di mettere in rete le proprie professionalità a dare risposte coraggiose e complesse”.

Nella foto in alto, parte dell’équipe medica infermieristica della Chirurgia Pediatrica, Chirurgia Fetale, Anestesia pediatrica e Neonatologia. Da sinistra: Carlo Scala, coordinatore Blocchi Operatori; Giuseppe Sofi, direttore Anestesia Pediatrica, Ernesto Leva, direttore Dipartimento Area Materno-Infantile, Nicola Persico, direttore Chirurgia Fetale; Monica Fumagalli, direttrice Neonatologia;  Maria Teresa Russo, coordinatore infermieristico TIN e Gabriella Araimo, responsabile medico TIN.

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Il Consiglio Europeo della Ricerca finanzia 7 progetti della Lombardia

La Lombardia si distingue ancora una volta nel panorama della ricerca d’eccellenza, ottenendo un ruolo di primo piano tra i vincitori dei Consolidator Grant 2024 assegnati dal Consiglio Europeo della Ricerca (ERC). Su un totale di 328 progetti finanziati, 7 saranno realizzati in Lombardia, rappresentando oltre un terzo del successo italiano. La regione è presente con ben 2 progetti dell’Università Vita-Salute San Raffaele, 2 dell’Università di Pavia, 1 dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, 1 dell’Università Bocconi, 1 dell’Università Milano-Bicocca. Questi risultati rafforzano il prestigio della Regione nel contesto accademico e scientifico europeo, sottolineando l’importanza della sinergia tra istituzioni di ricerca e territorio.

consiglio europeo ricerca

Qui di seguito i link con i progetti italiani:

Il progetto NEWWORLD di Cecilia Muratori del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Pavia
I progetti dell’IRCCS San Raffaele e dell’Università Vita-Salute
Il progetto dell’Università Milano-Bicocca
Il progetto dell’Università Bocconi di Milano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Trapiantati 7 organi nuovi in 24 ore all’Ospedale Niguarda di Milano

E’ stata una vera e propria ‘staffetta per la vita‘ quella che ha visto protagonista l’Ospedale Niguarda di Milano. In un singolo giorno diverse equipe di chirurghi hanno trapiantato in successione 3 cuori, 3 fegati e 1 rene su 7 diversi pazienti. Le sale operatorie hanno lavorato non-stop per oltre 24 ore consecutive. Gli specialisti della Cardiochirurgia e della Chirurgia Generale e dei Trapianti si sono avvicendati in una vera e propria maratona. Una situazione che segna un primato a livello italiano e che conferma Niguarda come centro di riferimento internazionale per l’attività trapiantologica.

Ogni anno effettuiamo 400 trapianti d’organo

“Ogni anno effettuiamo 400 trapianti d’organo – spiega Alberto Zoli, direttore generale dell’Ospedale Niguarda di Milano -: significa che in media ne viene fatto uno al giorno, festivi compresi. E questo dato, da solo, ci colloca già al vertice per numero di interventi a livello italiano. Essere in grado di trapiantare in successione 7 diversi organi nell’arco di una singola giornata è invece qualcosa di straordinario, possibile solo in un Ospedale capace di affrontare le più grandi complessità. Ogni singolo intervento ha bisogno di un grande sforzo logistico, organizzativo, chirurgico e clinico, e coinvolge diverse decine di persone. Tutto ciò è quindi realizzabile solo con le giuste professionalità e con un grande lavoro di squadra. Ancora una volta Niguarda ha saputo valorizzare la donazione degli organi in modo da dare ai pazienti una nuova speranza di vita”.

Il racconto del 7 trapianti del 19 novembre 2024

La giornata record è iniziata alle 6.35 del 19 novembre. In pratica quando è partito il primo trapianto di fegato, e si è conclusa nella mattinata successiva, quando è terminato il trapianto di rene. In mezzo, in sale operatorie adiacenti sono stati trapiantati altri 2 fegati e 3 cuori, per un totale di 7 organi su 7 diversi pazienti.
“Due di questi interventi – racconta Andrea Lauterio, direttore facente funzione della Chirurgia Generale e dei Trapianti dell’Ospedale Niguarda di Milano – hanno avuto ulteriori elementi straordinari. Uno di questi trapianti è stato infatti possibile grazie all’utilizzo di un organo prelevato da un donatore pediatrico, poi trapiantato in un ricevente adulto. Una situazione senz’altro peculiare, che è stata resa possibile grazie alla grande esperienza del nostro centro e alla piena compatibilità tra donatore e ricevente. Nelle stesse ore un altro paziente con insufficienza renale cronica allo stadio terminale e in emodialisi è stato sottoposto a trapianto di rene, quest’ultimo prelevato da un donatore a cuore fermo, definito DCD. Tutti gli organi sono stati conservati e preservati grazie a speciali macchine da perfusione, il che ci ha permesso di mantenere la loro piena funzionalità fino all’inizio dei vari interventi chirurgici e al loro trapianto”.

trapianto cuore fermo

I 3 diversi trapianti di cuore in successione

Nel frattempo, nel corso delle stesse 24 ore, Claudio Russo e i suoi cardiochirurghi affrontavano nelle sale operatorie adiacenti 3 diversi trapianti di cuore in successione. Anche uno di questi tre organi donati proveniva da un donatore a cuore fermo. “Il primo paziente – spiega Russo, direttore della Cardiochirurgia e Trapianto del Cuore dell’Ospedale Niguarda di Milano – era in lista d’attesa a causa di una patologia valvolare e una cardiomiopatia che aveva progressivamente compromesso le sue funzioni cardiache. Il secondo paziente aveva invece avuto danni estesi in seguito a un infarto. Il terzo aveva una cardiomiopatia primitiva che portava il suo cuore a perdere sempre più forza, e che lo ha costretto a un lungo ricovero in Unità Coronarica. Tutti loro hanno trovato un cuore nuovo nello stesso giorno. Per ciascuno di loro ciò ha significato una nuova speranza per delle patologie che non avevano altre possibilità di cura”.

Le equipe chirurgiche, anestesiologiche e infermieristiche

Tutti e 7 i trapianti sono stati resi possibili dalle equipe chirurgiche, anestesiologiche e infermieristiche, così come dagli operatori sanitari e tecnici. Ma anche dai numerosi specialisti che hanno seguito il percorso di ricovero e cura di ogni paziente. Una vera e propria ottica multidisciplinare: epatologi, cardiologi, nefrologi, oncologi, radiologi e anatomopatologi.

Sanità Direttori generali

I trapianti a Niguarda: una storia iniziata nel 1972

L’Ospedale Niguarda di Milano è uno dei pochi centri in Lombardia e in Italia ad effettuare trapianti per quasi tutti gli organi: cuore, polmone, pancreas, rene, fegato, senza dimenticare i trapianti di tessuti e cellule (come ad esempio isole pancreatiche, cornee, pelle, cartilagine e midollo osseo).

Oltre 3.000 trapianti di rene, 140 di pancreas e 2.600 trapianti di fegato

Dal 1972 ad oggi effettuati oltre 3.000 trapianti di rene, 140 di pancreas e 2.600 trapianti di fegato di cui 125 da donatore vivente. Tutto questo ha reso Niguarda un centro di riferimento assoluto per l’attività trapiantologica nazionale. L’Ospedale ha raggiunto alcuni record significativi in questo campo. Ha eseguito infatti nel 2001 il primo trapianto di fegato da donatore vivente in Italia. Così come il primo trapianto combinato fegato-pancreas solo pochi anni dopo.

La sperimentazione delle macchine da perfusione

Inoltre ha acquisito una posizione di rilievo a livello internazionale nell’utilizzo e nella sperimentazione delle macchine da perfusione nel trapianto degli organi. E  questo ha consentito nel 2015 di eseguire, per primi al mondo, un trapianto di fegato da donatore a cuore fermo (DCD). Un fattore che ha aperto la strada ad una nuova fonte di organi, e che ha consentito di incrementare le donazioni di fegato del 25%. L’Ospedale è dotato inoltre di una Banca della Pelle, laboratorio specializzato nell’ingegnerizzazione di cute e cartilagine per interventi ricostruttivi. Una vera e propria “banca” dei tessuti in grado di sostenere il fabbisogno interno e rifornire altre strutture nazionali ed internazionali.

 

 

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All’Ospedale di Treviglio il ‘nuovo medico’ si chiama Prince e ha 4 zampe

Lui è Prince, il cucciolo di Golden Retriever che, dopo aver terminato uno specifico percorso di addestramento, entrerà nella terapia intensiva dell’ASST Bergamo Ovest a supporto dei pazienti.
‘Dog for Smile’ è il primo progetto in Lombardia e il secondo in Italia di questo tipo che ha l’obiettivo di migliorare ed accelerare il recupero delle funzioni motorie, cognitive ed emozionali dei pazienti critici proprio introducendo un cane in ospedale.

Cane in ospedale per alleviare le sofferenze

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono particolarmente vulnerabili ed esposti a disturbi cognitivi, affettivi e comportamentali che, pur riconoscendo una patogenesi multifattoriale, sono anche correlati alle diverse esperienze emozionali vissute durante la degenza.
Dopo un periodo di inserimento nell’ambiente ospedaliero, Prince entrerà a pieno servizio entro fine anno per ridurre lo stress da ricovero in rianimazione ed incentivare esercizi fisioterapici spontanei, come ad esempio le carezze.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono particolarmente vulnerabili ed esposti a disturbi cognitivi, affettivi e comportamentali che, pur riconoscendo una patogenesi multifattoriale, sono anche correlati alle diverse esperienze emozionali vissute durante la degenza.

Entro fine 2024 al via il progetto

Dopo un periodo di inserimento nell’ambiente ospedaliero, diventerà operativo entro fine anno con i pazienti, per ridurre lo stress da ricovero in rianimazione ed incentivare esercizi fisioterapici spontanei, come ad esempio le carezze.

Al suo fianco ci sarà la sua proprietaria e collega, Silvia Zambelli, Dirigente Anestesista.

Il cane in ospedale per umanizzare le cure

cane in ospedale“Non si può parlare di reale umanizzazione – ha commentato Giovanni Palazzo, direttore generale Asst Bergamo Ovest – se non si garantisce massima attenzione ai settori più critici per i pazienti e familiari. Le Terapie Intensive rappresentano un luogo di particolare complessità, anche emotiva, con ricoveri spesso lunghi e con pesanti ripercussioni psicomotorie. Abbiamo, quindi, la responsabilità di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione. Sono sicuro che il nostro nuovo dipendente a 4 zampe sarà un valido supporto nei percorsi di cura dei nostri pazienti e garantirà con la sua presenza attimi di leggerezza anche ai familiari ed ai nostri professionisti”.

“Con soddisfazione – aggiunge il direttore sanitario Asst Bergamo Ovest, Antonio Manfredi – ringrazio il personale medico che prenderà parte al progetto pilota che permetterà al nostro Ospedale di potersi distinguere, ancora una volta, per l’innovazione nei servizi offerti con un’attenzione ad una particolare tipologia di pazienti”.

Lo studio degli anestesisti

“La Società Italiana di Anestesia e Rianimazione  – conclude la Dottoressa Silvia Zambelli – ha pubblicato uno studio scientifico in cui risulta evidente l’efficacia degli interventi assistiti con animali nel setting della terapia intensiva, raccogliendo dati sulla modificazione dell’attività elettrica elettroencefalografica, variazione di frequenza cardiaca e pressione arteriosa, saturazione di ossigeno, livelli salivari di cortisolo, ossigenazione celebrale prefrontale e scala di valutazione del dolore. Per questo motivo, certa della buona iniziativa, ho deciso di intraprendere con Prince un percorso di addestramento specifico, affinché possa portare supporto a tutto il reparto, diretto dal dottor Claudio Savi, in cui ho l’onore di lavorare” .

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A Dossena/BG innovativo progetto di telemedicina per i pazienti fragili

Presentato a Dossena (Bergamo), venerdì 6 settembre, un progetto innovativo di telemedicina per pazienti fragili, ‘Accorciamo le distanze’. Una novità finanziata nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e poi transitata nell’ambito delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC). Il servizio è frutto della collaborazione del Comune di Dossena con ATS Bergamo, ASST Papa Giovanni XXIII e l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza (AREU).

A Dossena la sperimentazione di telemedicina per i pazienti fragili

Il progetto di telemedicina di Dossena ‘Accorciamo le distanze’ è stato sviluppato in risposta alla necessità di fornire servizi sanitari efficienti e personalizzati ai residenti di aree montane e rurali. Ovvero zone spesso svantaggiate dalla lontananza dai centri ospedalieri e dai servizi sanitari. Grazie a questa iniziativa, i cittadini più fragili, come gli anziani soli e i malati cronici, potranno beneficiare di servizi avanzati di telemonitoraggio, teleconsulto e televisita. E tutto senza doversi spostare dal proprio domicilio.

Dispositivi tecnologici all’avanguardia

L’iniziativa prevede l’installazione di dispositivi tecnologici all’avanguardia, che permetteranno il monitoraggio continuo dei parametri vitali dei pazienti, la gestione degli allarmi in caso di emergenze e la trasmissione sicura dei dati alla centrale di telemonitoraggio. In questo modo, il progetto intende non solo migliorare la qualità della vita dei pazienti, ma anche alleggerire il carico sui servizi sanitari di emergenza. E gestendo così, tempestivamente, le situazioni meno critiche direttamente sul territorio.

Assessore Franco: Lombardia anticipa i tempi anche nelle aree periferiche

dossena telemedicina fragiliAl progetto è garantito il sostegno di Regione Lombardia, rappresentata alla presentazione dall’assessore alla Casa e Housing sociale, Paolo Franco. “Ancora una volta – ha detto Paolo Franco – Regione, con ‘Accorciamo le distanze’, conferma di essere al passo con i tempi, anzi di saperli anticipare bruciando le tappe in fatto di attenzione ai bisogni del territorio e di ogni cittadino, anche di quelli che vivono in realtà magari un po’ più periferiche e più difficoltose da raggiungere ma che, comunque, contribuiscono a rendere grande la nostra Lombardia”.

La sinergia fondamentale

Il progetto vede la collaborazione tra il Comune di Dossena e partner istituzionali e sanitari, tra cui ATS Bergamo, ASST Papa Giovanni XXIII e AREU (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza). Una sinergia che intende garantire un supporto capillare e un’integrazione efficace tra i servizi sanitari esistenti e le nuove tecnologie messe a disposizione dalla telemedicina. AREU, in particolare, ha messo a disposizione la propria esperienza e competenza per lo sviluppo di sistemi di gestione dei pazienti atti a discriminare le situazioni di emergenza urgenza rispetto a bisogni di salute che possono essere gestiti a livello territoriale. ASST Papa Giovanni XXIII manterrà il contributo degli infermieri di famiglia e di comunità, componente strutturale a sostegno della continuità delle cure. ATS Bergamo, infine, si impegna a facilitare i collegamenti tra la centrale operativa di Dossena e le strutture sanitarie regionali. Assicurando così un’integrazione fluida ed efficiente.

Approccio inclusivo

Uno degli aspetti più significativi del progetto è il suo approccio inclusivo, che vede la partecipazione attiva dell’intera comunità, globalmente intesa. Coinvolti, infatti, infermieri di famiglia e di comunità, medici di medicina generale, farmacisti, caregiver e volontari. Questo modello organizzativo permette di creare una rete di assistenza capillare e di prossimità. Con l’obiettivo non solo di migliorare la qualità della vita dei pazienti, ma anche di rafforzare il tessuto sociale della comunità.

Come aderire al progetto

Sarà l’utente stesso, in accordo e tramite il suo medico di medicina generale, a chiedere di aderire al nuovo servizio che sarà attivato con la consegna del device tecnologico e l’inserimento nel sistema di monitoraggio. La tecnologia svolge un ruolo chiave, con l’utilizzo di una centrale operativa presso il Comune di Dossena. Questa potrà essere interconnessa con i sistemi di continuità assistenziale già attivi a livello regionale. Questo sistema permetterà di rispondere tempestivamente agli allarmi inviati dai dispositivi di monitoraggio. E di garantire, quindi, interventi rapidi e mirati. Anche in situazioni di emergenza.

Dossena, luogo ideale

Dossena, con la sua collocazione geografica peculiare, si presenta come un contesto ideale per la sperimentazione di questo modello di telemedicina. Il progetto ha l’ambizione di diventare un esempio virtuoso da replicare in altre aree della provincia di Bergamo, di Regione Lombardia, ma anche a livello nazionale nei comuni di area vasta. L’obiettivo è contribuire a ridurre il divario tra le zone urbane e quelle rurali in termini di accesso ai servizi sanitari.

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Record di nascite all’ospedale di Vizzolo Predabissi (MI): 20 in 4 giorni

Un vero e proprio record di nascite ha caratterizzato l’ospedale di Vizzolo Predabissi (MI). Tra martedì 20 e sabato 24 agosto, sono venuti alla luce ben 20 bambini, stabilendo un nuovo primato per la struttura. In soli quattro giorni, infatti, il team di ostetricia ha accolto sette maschietti e tredici bambine, dimostrando ancora una volta la capacità e la dedizione del personale ospedaliero.

Il team

Le giornate sono state particolarmente intense per il team coordinato da Maria Grazia Colnago e diretto da Franco Viazzo, che ha assistito le future mamme nelle delicate fasi del travaglio e del parto. Le nascite sono avvenute nelle quattro sale parto dell’ospedale, denominate Gialla, Blu, Verde e Rosa. Aree che si sono rivelate fondamentali per gestire l’alto numero di nascite in un periodo di pochi giorni.

L’ospedale di Vizzolo Predabissi punto di riferimento dell’area sud milanese

Questo risultato è particolarmente significativo se si considera il contesto di calo demografico a livello nazionale. Tutto ciò rende ancora più straordinario il numero di parti registrati. L’ospedale si conferma quindi come un punto di riferimento essenziale per l’area sud milanese, grazie all’eccellenza e alla professionalità dello staff.

I dati dell’Asst Melegnano Martesana

Secondo i dati forniti dall’Asst Melegnano Martesana, dall’inizio dell’anno sono già nati 385 bambini presso l’ospedale situato al confine tra Vizzolo e Melegnano. Nel 2023, i neonati sono stati complessivamente 523, con un tasso di cesarei pari al 2,9%. Guardando agli anni precedenti, si nota una lieve flessione, con 597 nascite nel 2022 e 571 nel 2021. Gli anni della pandemia, il 2020 e il 2021, hanno messo a dura prova la struttura, che ha comunque mantenuto alti standard di qualità, accogliendo rispettivamente 581 e 571 neonati.

Il picco di nascite degli ultimi dieci anni si è registrato nel 2016, con 777 parti, seguito dal 2017 con 740 nascite. Questi numeri testimoniano l’importanza dell’ospedale nel territorio e il costante impegno del personale nel fornire cure di alta qualità.

L’episodio del piccolo Karim di San Giuliano

Tra gli episodi degni di nota del 2024, spicca il caso del piccolo Karim di San Giuliano, nato in ambulanza a metà aprile lungo la via Emilia a Melegnano. Il neonato è stato successivamente trasferito all’ospedale di Vizzolo Predabissi, dove il personale ha completato l’intervento in totale sicurezza, confermando ancora una volta la prontezza e la competenza del nosocomio in situazioni di emergenza.

L’ospedale continua quindi a rappresentare una certezza per le famiglie del sud di Milano, un luogo dove professionalità e umanità si incontrano per offrire un servizio d’eccellenza.

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Tumore alla prostata, al San Gerardo di Monza radiochirurgia con sonda Gps

Il San Gerardo di Monza ha dimostrato la possibilità di trattare i pazienti con tumore alla prostata con radiochirurgia in una singola applicazione, anziché con un lungo ciclo di radioterapia. Lo dimostra lo studio ABRUPT (Ablative Radiotherapy for Unfavorable Prostate Tumors), pubblicato su Science Direct, la più importante rivista mondiale di radioterapia.

Attraverso una sonda alloggiata all’interno di un catetere vescicale che funziona come un sistema GPS (Global Positioning System), si localizza in tempo reale il bersaglio durante il trattamento e si somministra una dose ultra-selettiva. Si minimizza, quindi, l’irraggiamento degli organi sani circostanti e, di conseguenza, il rischio di effetti collaterali.

La sonda, una volta terminato il trattamento viene rimossa completamente. L’elevata precisione garantita da questo sistema consente di concentrare il ciclo di radioterapia in una singola, unica, applicazione. Al contrario di quanto avviene normalmente, con piccole dosi ogni giorno per evitare di danneggiare gli organi sani.

I pazienti che possono beneficiare di questa strategia innovativa sono quelli affetti da carcinoma della prostata localizzato a rischio intermedio sfavorevole ed alto. Soggetti candidati a un trattamento di combinazione radio-ormonoterapico in alternativa all’intervento chirurgico di prostatectomia radicale.

Questo trattamento ha potenziali notevoli vantaggi sia per pazienti e caregivers sia per i centri di radioterapia. Infatti sono in grado di scaricare più rapidamente le liste di attesa e garantiscono una più tempestiva presa in carico di tutti i pazienti che necessitano di radioterapia.

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L’ASST Rhodense ottiene la certificazione ESO per la cura dell’ictus

La Stroke Unit dell’ASST Rhodense ha ottenuto la certificazione ESO (European Stroke Organizzation), che rappresenta uno standard di riferimento in molte aree dell’Europa continentale.

L’ESO mira a migliorare la cura dell’ictus fornendo istruzione medica ai professionisti sanitari e al pubblico profano. L’ambizioso riconoscimento è frutto di un percorso durato diversi anni e del lavoro dei professionisti dell’ASST che, dal 2019, hanno individuato nella certificazione di ESO una guida per migliorare l’organizzazione delle attività e un obiettivo da realizzare per migliorare il trattamento dei pazienti colpiti da ictus.

Nel format ESO vengono indagati 44 elementi raggruppati in sette aree (leadership, personale, infrastrutture, diagnostica, procedure e monitoraggio, formazione del personale, indicatori di attività e qualità) e per ogni area sono stati coinvolti i professionisti aziendali che avevano le skills adeguate per fornire le opportune informazioni.

Molti i requisiti indispensabili per ottenere la certificazione, tra cui l’adeguata disponibilità di specialisti neurologi, rianimatori, cardiologi, internisti e radiologi 24h/24, oltre alla documentata possibilità di offrire una diagnostica radiologica avanzata e l’integrazione con le UO di Neuroradiologia interventistica e Neurochirurgia di Niguarda, definita da apposite convenzioni. Di rilievo sicuramente la disponibilità in ASST Rhodense di una Chirurgia vascolare esperta nelle procedure di endoarteriectomia.

Il percorso di certificazione ha necessitato di raccolta e studio di dati, all’interno di un processo di qualità validato, per documentare i tempi di assistenza in fase acuta e gli esiti.

“Sono molto orgoglioso – ha dichiarato il direttore generale Marco Bosio – del riconoscimento ottenuto. Con la certificazione viene valorizzato il lavoro di tutto il personale delle Unità Operative coinvolte nelle varie fasi dell’assistenza al paziente con ictus” .

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Clinica De Marchi di Milano più bella grazie a grafiche donate da Roland DG

Spazi più belli e accoglienti alla clinica pediatrica De Marchi di Milano grazie alle nuove grafiche donate da Roland DG, leader mondiale nella produzione di stampe digitali che, in questo modo, punta a contribuire positivamente al percorso di cura rasserenando i piccoli pazienti e i loro genitori che, da oggi, sono accolti in un ambiente ancora più familiare e colorato.

Il progetto ha immaginato sei scenari, ciascuno caratterizzato da un animale distintivo rappresentativo del suo habitat naturale: balena (mare), giraffa (savana), elefante (giungla), volpe (foresta), orso polare (Polo Nord) e pinguino (Polo Sud). Sono poi stati scelti colori pastello, forme astratte e un linguaggio visivo che garantisce un percorso continuo.

E allora potrà capitare di trovarsi faccia a faccia con un orso polare, sotto la neve, in ascensore o simpatiche giraffe nelle salette d’attesa.

“Il Policlinico – hanno commentato il presidente Marco Giachetti e il direttore generale, Matteo Stocco –  ha accolto questa donazione con estremo favore, un prezioso contributo per rendere più allegri e a misura di bambino e delle loro famiglie alcuni spazi comuni di passaggio della Clinica Pediatrica De Marchi. La cura inizia anche dall’accoglienza e dal calore che un ambiente riesce a trasmettere. Il Policlinico di Milano in questi anni è impegnato in progetti di umanizzazione delle cure per rendere la permanenza in reparto sempre più gradevole, soprattutto quando si parla di piccoli pazienti. La collaborazione con Roland DG si inserisce perfettamente in questo percorso in cui il bambino e il suo benessere sono al centro delle azioni, anche di design ed estetiche, oltre che di salute, di questo ospedale”.

Per la realizzazione e l’installazione dei film adesivi si è optato per l’utilizzo di inchiostri e materiali certificati a basse emissioni chimiche, selezionati appositamente per contesti sensibili come scuole e ospedali, appunto. Anche per questo, la donazione è stata accolta con estremo favore.

L’ospitalità e il calore che un ambiente riesce a trasmettere contribuiscono al progetto di umanizzazione delle cure che vede il Policlinico di Milano impegnato da anni per rendere la permanenza in reparto sempre più gradevole, soprattutto quando si parla di giovanissimi pazienti.

“Quest’anno  – ha detto Stephen Davis, direttore marketing di Roland DG EMEA –  stiamo trasformando alcuni ambienti ospedalieri selezionati nelle principali città europee con le nuove grafiche colorate. Il nostro obiettivo è quello di illuminare gli spazi e dimostrare il potere trasformativo del colore. Siamo estremamente orgogliosi di collaborare con il Policlinico di Milano per il nostro secondo progetto di questo genere, a seguito della collaborazione con il Bristol Royal Hospital for Children nel Regno Unito”.

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Al San Gerardo di Monza asportato un tumore del sistema nervoso con robot

È uno dei primi casi descritti a livello internazionale di asportazione robot-assistita di un tumore del sistema nervoso periferico a livello intrapelvico ed è stato eseguito dalla Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza.

Il team che ha eseguito l’asportazione del tumore del sistema nervoso con robot

Il team multidisciplinare era composto da ginecologi, neurochirurghi e neurologi. Il gruppo ha infatti eseguito l’asportazione di un tumore di un nervo periferico deputato all’innervazione della gamba e localizzato a livello pelvico con l’ausilio del robot. Si tratta dello strumento introdotto a febbraio al San Gerardo che consente al chirurgo di intervenire in casi di alta complessità con maggiore precisione e modulazione della radicalità.

Paziente dimessa dopo la prima giornata post operazione

La paziente di 65 anni, è stata sottoposta a chirurgia laparoscopica mini-invasiva robot assistita, sotto continuo monitoraggio neurofisiopatologico condotto dai neurologi. Attraverso il monitoraggio è stato possibile mappare le funzioni del nervo invaso da tumore. Permettendo così all’équipe chirurgica mista la scelta di una asportazione radicale e sicura. La sessantacinquenne è stata pertanto dimessa in prima giornata post-operatoria in pieno benessere. L’équipe multidisciplinare è stata gestita dal prof. Fabio Landoni, direttore della Clinica di Ginecologia, insieme al dott. Gaetano Trezzi, anch’egli ginecologo, dal prof. Carlo Giussani direttore della Clinica Neurochirurgica. Ed ancora dal neurofisiopatologo dott. Lorenzo Stanzani della Clinica Neurologica, diretta dal prof. Carlo Ferrarese, e coadiuvati da tutto lo staff di sala operatoria.

Equipe multidisciplinare per questo tipo di neoplasie

“La recente acquisizione del robot al San Gerardo – affermano i medici coinvolti nell’intervento – apre nuovi scenari chirurgici presso l’IRCCS San Gerardo. Il tutto all’insegna dell’innovazione, della ricerca e della multidisciplinarietà, grazie al confronto tra le diverse discipline chirurgiche. In particolare per il trattamento di patologie di confine”.

Fondamentale la disponibilità del robot

Infatti, i neurinomi periferici sono neoplasie di competenza neurochirurgica ma la sede intra-addominale e retroperitoneale fanno sì che l’équipe debba essere multidisciplinare coinvolgendo come in questa paziente i ginecologi e i neurochirurghi. La disponibilità del robot rende quindi possibile la collaborazione delle tre équipe per ottimizzare il risultato oncologico, minimizzare l’invasività e il rischio di complicanze a carico dell’innervazione degli arti inferiori.

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Primo prelievo di polmoni da donatore a cuore fermo a Sesto San Giovanni

È stato effettuato all’ospedale di Sesto San Giovanni il primo prelievo di polmoni e multi-tessuto da donatore a cuore fermo.

Il donatore, a seguito di un malore, ha avuto un arresto cardiaco al Pronto Soccorso dell’ospedale sestese. Nonostante tutte la manovre di rianimazione avanzate messe in atto, è deceduto.  Dopo l’accertamento della morte cardiaca è stato considerato come un potenziale donatore di polmoni.

Primo prelievo e trapianto all’Asst Milano Nord

Si tratta del primo prelievo e trapianto di polmoni da donatore a cuore fermo dell’Asst Nord Milano. Ogni anno sono pochi i casi di questo tipo che si riescono a realizzare.

La procedura messa in atto grazie al lavoro congiunto del Coordinamento Ospedaliero di Procurement, del Coordinamento Regionale Procurement e della SC Trapianti-Lombardia Nitp, è particolarmente impegnativa. Prevede infatti un’elevata complessità e l’impiego di numerose professionalità.

Infatti, una volta accertato il decesso, per poter procedere al prelievo da donatore a cuore fermo è necessario assicurare il corretto mantenimento degli organi, per preservarne le funzionalità, attraverso l’utilizzo di apposite strumentazioni.

La complessità dell’operazione

In particolare, il prelievo di polmoni è particolarmente complesso soprattutto perché deve essere organizzato e gestito tempestivamente. Dal decesso alla sala operatoria non possono passare più di 240 minuti.

Una corsa contro il tempo che ha visto alternarsi nel Blocco Operatorio dell’Ospedale di Sesto San Giovanni, supportati dall’équipe infermieristica Nord Milano, i chirurghi Toracici del Policlinico di Milano, per il prelievo di polmoni, del Centro Cardiologico Monzino, per il prelievo dei grossi vasi, dell’Istituto Gaetano Pini per il prelievo del tessuto muscolo scheletrico e dell’Ospedale Niguarda per il prelievo di cute.

I polmoni, dopo la fase di prelievo, sono stati riperfusi e ricondizionati per verificarne la funzionalità sono stati trapiantati con successo.

Eccellenza in Lombardia anche nei presidi più piccoli

La realizzazione di questo percorso dimostra che l’eccellenza nel campo della donazione può essere raggiunta in modo efficiente anche in presidi più piccoli, tramite un Coordinamento Ospedaliero di Procurement staffato, in grado di organizzare e presidiare percorsi complessi.

Con donazione salvata la vita a un ricevente di polmoni e migliorata qualità vita a 50 riceventi di tessuti

Il rispetto della volontà donativa di questo giovane donatore ha portato a salvare la vita ad un ricevente di polmoni e a poter migliorare la qualità di vita a 50 potenziali riceventi di tessuti.

Tommaso Russo (direttore generale Asst Nord Milano):  un pensiero commosso al donatore e alla sua famiglia

“Un pensiero commosso ed un sincero ringraziamento – ha dichiarato Tommaso Russo Direttore Generale Asst Nord Milano – vanno al donatore ed alla sua famiglia. Hanno dimostrato grande forza e generosità rispettando, in un momento di profondo dolore, la volontà donativa del proprio caro.  Un sentito ringraziamento  va allo staff del Coordinamento Ospedaliero Procurement per la donazione di organi e tessuti. Ed anche ai professionisti del nostro Laboratorio Analisi, alla Rianimazione, al Pronto Soccorso. Infine alla sala operatoria per la tempestiva e stretta collaborazione. La nostra squadra di professionisti ha raggiunto un ulteriore importante risultato che dimostra una sempre maggiore integrazione tra componenti mediche, chirurgiche, anestesiologiche-rianimatore ed infermieristiche”.

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Il Trauma team di Niguarda, ecco i chirurghi specializzati nel salvare vite

Lei è Stefania Cimbanassi, 51 anni, medico chirurgo e dal 2023 direttrice della Chirurgia generale Trauma Team dell’Ospedale Niguarda di Milano. La notte dello scorso 8 maggio, in una manciata di minuti, si è trovata catapultata dal letto di casa dove stava riposando alla ‘shock room’ per operare l’agente Cristian Di Martino che poco prima era stato accoltellato in stazione a Lambrate.

“In questa  questa sala di 25 mq al centro dell’area dell’emergenza – racconta ai microfoni di Lombardia Notizie – facciamo di tutto per salvare vite.  Siamo equipaggiati per fare tutte le manovre salvavita che servono per stabilizzare il paziente. Il tempo, il più delle volte è nostro alleato, ma spesso e volentieri è anche il nostro principale nemico”.

L’equipe del trauma team è composta da 9 chirurghi, tutti altamente specializzati, seppur giovanissimi: l’età media di chi opera è infatti di 36 anni. Lavorano su turni h24 sette giorni su 7.

“È una passione – ci spiega Cimbanassi quando le chiediamo qual è la peculiarità di questo lavoro – devi farlo per passione. É un lavoro impegnativo che richiede tanta  preparazione, moltissimo studio, tanta passione e abnegazione e tanto sacrificio da molti punti di vista”.

“Oggi – continua Cimbanassi – mediamente affrontiamo 2 casi al giorno, ma possiamo arrivare  fino a 5. Complessivamente, il volume di interventi si attesta intorno ai 900 traumi maggiori l’anno. Purtroppo, negli ultimi anni nell’area di Milano  abbiamo avuto  necessità di assistere molto pazienti, anche giovani, vittime di aggressioni soprattutto da arma bianca a scopo di rapina. Alcuni sono stati dimessi velocemente altri invece hanno riportato lesioni piuttosto gravi. Non è tutto perchè quasi l’80% delle persone che assistiamo risulta positivo ad intossicazione per  sostanze di abuso come alcol e/o droghe variamente combinate tra loro indipendentemente dal meccanismo di trauma che li ha colpiti e indipendentemente dalla fascia d’età”.

Il Trauma Team è un gruppo disciplinare che, oltre ai chirurghi, coinvolge anestesisti, ortopedici, neurochirurghi, radiologì coadiuvati da infermieri e personale di supporto (tecnici di laboratorio, di radiologia e del centro trasfusionale) e OSS che garantiscono – anch’essi – un servizio attivo h24.  1l Trauma Team è dedicato alla gestione dei pazienti traumatizzati trasportati in ospedale con un codice di priorità per l’emergenza-urgenza.

Il Trauma Team, l’unico in Italia a conduzione chirurgica, è inserito nell’area dell’emergenza-urgenza, dotata di elisoccorso, pronto soccorso, shock-room, lettì dìi rìanimazione, una radiologia dedicata (tradizionale, Tac, angio), un blocco operatorio con diverse sale a disposizione, un’area intensiva e sub intensiva, letti di degenza di ortopedia, chirurgia, neurochirurgia, maxillo-facciale, medicina d’urgenza, neurologia, chirurgia plastica e centro grandi ustionati. (LNews)

 

 

 

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