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Entalula Beach è la spiaggia più bella del mondo: il paradiso segreto delle Filippine

È stata incoronata come la più bella del mondo nel 2026 nell’ambito delle World’s 50 Best Beaches, la classifica internazionale che ogni anno individua le spiagge più spettacolari del pianeta, e basta osservare le immagini per comprenderne il motivo: Entalula Beach è una distesa di sabbia chiarissima e soffice lambita da acque limpidissime dagli intensi riflessi turchesi, abbracciata da imponenti scogliere calcaree che cadono a picco sul mare.

Non si tratta solo della sua indubbia bellezza da cartolina: questa baia naturale dal paesaggio tropicale estremamente scenografico è “chiusa” e raggiungibile solo via mare, un dettaglio fondamentale che la rende estremamente protetta e incontaminata… e quindi unica al mondo.

Com’è fatta la spiaggia più bella del mondo

Incastonata nell’arcipelago di El Nido, questa meraviglia naturale delle Filippine si distingue da tutte le altre per una combinazione di elementi geografici e ambientali che la rendono unica nel panorama delle spiagge tropicali.

La conformazione della baia, racchiusa tra pareti rocciose verticali tipiche della regione, genera un effetto di isolamento naturale. Ed è proprio la sua accessibilità limitata a renderla speciale, tanto da aggiudicarsi il titolo di spiaggia più bella del mondo nel 2026. Non essendo raggiungibile via terra e inserita nei circuiti regolati di island hopping, la spiaggia è perfettamente conservata e l’impatto turistico molto limitato rispetto ad altre mete paradisiache più esposte.

Il contrasto tra il mare turchese, le rocce e la vegetazione a Entalula Beach
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Il contrasto tra il mare turchese, le rocce e la vegetazione a Entalula Beach

La lingua di sabbia (bianca e finissima) che caratterizza Entalula Beach è lunga circa 700 metri, mentre il mare che la bagna è generalmente calmo e trasparente, con fondali chiari che amplificano la luminosità dell’acqua, creando sfumature che vanno dal verde al blu intenso man mano che ci si allontana dalla costa.

Con queste caratteristiche, l’area è ideale per il nuoto e lo snorkeling tra gli splendidi giardini di corallo popolati da pesci tropicali, ma anche per il kayak e il paddleboard, che consentono di esplorare le suggestive baie e grotte circostanti. Chi vuole semplicemente godersi momenti di relax assoluto può farlo riparandosi all’ombra delle palme che contrastano con le tonalità della roccia scura e del mare turchese.

La spiaggia Entalula Beach, a El Nido
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La meravigliosa spiaggia Entalula Beach, a El Nido

Dove si trova e come raggiungerla

Entalula Beach si trova nell’omonima isoletta dell’arcipelago di El Nido, a Palawan (Filippine). Affacciata sul Mar Cinese Meridionale, si raggiunge solo in barca: è necessario arrivare prima a El Nido, generalmente tramite voli interni da Manila o Cebu (o in alternativa via Puerto Princesa, con tempi di trasferimento più lunghi via terra), e da qui prendere una barca che impiega dai 30 ai 60 minuti circa. A disposizione dei viaggiatori ci sono diversi tour in barca organizzati, i classici island hopping dell’area, che includono diverse tappe tra isole e lagune.

L’accesso alla spiaggia è regolamentato e soggetto a controlli per preservarne l’equilibrio naturale, perciò è importante informarsi sulle regole locali vigenti prima di raggiungerla. Sull’isola si trova anche un piccolo resort privato, ma ampi tratti di spiagge restano pubblici e privi di strutture permanenti, contribuendo alla conservazione dell’ambiente. Anche per questo motivo, è necessario portare con sé acqua e generi essenziali.

Quando viaggiare verso questo paradiso terrestre? I mesi migliori sono quelli secchi, che vanno da dicembre a maggio e offrono condizioni ottimali di mare calmo e visibilità elevata.

Tra le scogliere e i laghi di Coron, nelle Filippine, un viaggio veramente incantato

Sparsi per il mare che lambisce le coste del nostro mondo, ci sono luoghi in cui sembra che la modernità non sia mai arrivata. Uno di questi è Coron, isola nel gruppo delle Calamianes, a nord di Palawan, che si presenta come una massa calcarea quasi a forma di cuneo che dà l’impressione di essere uscita da un film d’avventura.

Pare quasi di entrare in un regno primordiale, una muraglia invalicabile di pietra carsica grigio scura che, però, nasconde al suo interno bacini idrici leggendari: le pareti verticali raggiungono i 600 metri sul livello del mare e più della metà del territorio è roccia pura. Ma non è solo questo a rendere Coron Island un posto ancestrale. In zona, infatti, a dominare è il popolo Tagbanua, con le famiglie di Banuang Daan e Cabugao che vivono di pesca e della raccolta dei nidi di balinsasayaw, rondoni che costruiscono le proprie dimore nelle grotte calcaree. Un popolo fiero che gestisce il territorio con regole ferree, preservando l’equilibrio tra turismo e sacralità dei posti

Coron è stata infatti dichiarata Game Refuge and Bird Sanctuary nel 1967, poi zona turistica e riserva marina nel 1978. Nel 1992 è entrata tra le aree prioritarie protette dal NIPAS Act. Il risultato di tutto ciò, per chi arriva oggi, è un paesaggio potente, regolato da ingressi contingentati e tasse ambientali che finanziano la gestione locale. Ma sì, vale assolutamente la pena.

Cosa vedere e fare a Coron

Filippine, per molti di noi (e anche a ragione) è sinonimo di spiagge bianche e mare paurosamente limpido. È certamente così anche nei pressi di Coron, ma la verità è che l’isola brilla per la sua verticalità e per i misteri celati sotto la superficie vitrea dei suoi bacini interni.

Lago Kayangan

Siate pronti a un po’ di fatica perché per raggiungere il Kayangan, il lago più fotografato dell’arcipelago, occorre affrontare una scalata ripida lungo gradini di pietra scivolosi e pieni di vegetazione, che a sua volta sembra voler inghiottire il sentiero. Arrivati al belvedere, però, tutto assume un significato diverso: lo specchio d’acqua è racchiuso tra imponenti pareti calcaree, ma soprattutto è così trasparente che le formazioni rocciose sommerse sembrano sospese nell’aria.

I Tagbanua considerano sacre queste acque e immergercisi fa sperimentare la sensazione di volare sopra una città di pietra.

Lago Barracuda

A non troppa distanza si apre il paradiso dei subacquei più tecnici per via della stratificazione termica estrema. Il suo nome è Lago Barracuda, proprio perché qui, stando ai racconti dei locali, vive un enorme esemplare di questo pesce predatore. Chi si immerge si rende conto che, scendendo di qualche metro, si possono percepire variazioni termiche in grado di raggiungere i 38 gradi.

L’effetto, tuttavia, è scenografico anche in superficie per via della presenza di una piattaforma in legno affacciata su un blu intenso.

Twin Lagoon

Due bacini adiacenti separati da una sottile barriera calcarea. Durante la bassa marea si può attraversare una fessura naturale a livello dell’acqua, altrimenti si utilizza una scaletta fissata alla roccia. Il contrasto tra pareti verticali e acqua smeraldo crea un senso di intimità quasi teatrale.

Twin Lagoon a Coron, Filippine
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Le meravigliose Twin Lagoon

Skeleton Wreck e i relitti della guerra

La storia ha lasciato un’impronta indelebile nei fondali di Coron il 24 settembre 1944, quando un attacco aereo statunitense affondò una flotta di navi da rifornimento giapponesi. Relitti come l’Irako o l‘Akitsushima riposano ora sul fondo, trasformati in reef artificiali vibranti di vita.

Queste strutture d’acciaio, lunghi oltre 140 metri, conservano ancora macchinari, piastrelle nelle cucine e persino munizioni. La biodiversità ha colonizzato i ponti di comando: enormi pesci scorpione vigilano sui varchi, mentre nuvole di fucilieri attraversano le stive squarciate.

Maquinit Hot Springs

Tra mangrovie e costa rocciosa, sgorgano piscine di acqua salata riscaldate geotermicamente. La temperatura oscilla tra 38 e 40 gradi, ma al tramonto l’aria si rinfresca e il contrasto termico diventa piacevole. Le strutture sono semplici, con passerelle in legno e capanni per riporre gli zaini.

Mount Tapyas

Oltre 700 gradini conducono su una collina che domina il porto. In cima una grande croce bianca e la scritta che ricorda Hollywood. Dall’alto si osservano le bangka allineate e le isole all’orizzonte. La salita richiede circa 20 minuti e regala uno dei panorami più completi sulla baia.

Le spiagge più belle di Coron

Le coste di Coron Island sono frastagliate e prevalentemente rocciose, quindi distese sabbiose particolarmente grandi non ci sono. Le presenti, infatti, sono piuttosto piccoline. La bella notizia, è che le più estese si trovano sulle isole circostanti che sono facilmente raggiungibili in barca.

  • Banul Beach: striscia candidissima ai piedi di una scogliera verticale titanica. Qui le capanne di legno dei pescatori offrono ombra mentre si consumano pranzi a base di pesce grigliato e mango fresco. L’acqua assume tonalità turchesi così sature da sembrare artificiali, contrastando violentemente con il grigio scuro della pietra.
  • Malcapuya Island: situata a circa un’ora e mezza di navigazione lenta, questa lingua di terra vanta un litorale lungo e sinuoso che nulla ha da invidiare ai paradisi polinesiani. La parte meridionale presenta correnti vivaci che attirano banchi di pesci variopinti, mentre il lato sottovento rimane calmo come una piscina olimpionica.
  • CYC Beach: è l’unica spiaggia pubblica che non richiede il pagamento di una tassa d’ingresso ai Tagbanwa. Si distingue per i suoi fondali bassi e le numerose mangrovie che spuntano direttamente dall’acqua salata.
  • Ditaytayan Island: celebre per il suo banco di sabbia che appare e scompare a seconda delle maree (sì, ci si può camminare), colpisce per la sua bellezza pura e irresistibile.

Come arrivare e quando andare

Coron Island è certamente un paradiso, ma anche piuttosto remoto. Per arrivare, dunque, occorre un volo interno da Manila o Cebu verso l’aeroporto di Francisco B. Reyes. Una volta atterrati, piccoli furgoni collettivi trasportano i viaggiatori lungo una strada panoramica che taglia le colline erbose di Busuanga fino a Coron Town. Il centro abitato è un groviglio di tricicli a motore, mercati di frutta tropicale e agenzie locali, privo di grandi catene alberghiere ma ricco di pensioni familiari dal fascino rustico.

Il periodo migliore per godere di visibilità eccellente e mare calmo va da dicembre a maggio, durante la stagione secca definita Amihan. In questi mesi il monsone soffia da nord-est garantendo cieli tersi e temperature gradevoli che oscillano tra i 28 e i 33 gradi. Consigliamo di evitare i mesi tra agosto e ottobre: il rischio è di incontrare i tifoni che periodicamente attraversano l’arcipelago.

Spostarsi tra le varie attrazioni implica l’utilizzo delle tipiche bangka, imbarcazioni stabilizzate da bilancieri in bambù che scivolano sicure sopra le formazioni coralline. La navigazione lenta permette di osservare le aquile di mare che volteggiano sopra le vette carsiche, completando un quadro naturale che sembra uscito da un romanzo d’avventura dell’ottocento.

Balabac, l’ultimo paradiso segreto e (quasi) completamente selvaggio delle Filippine

Balabac è il nome di una grande isola abitata all’estremo sud di Palawan e, allo stesso tempo, un insieme di oltre 30 terre emerse che circondano quella principale. Una doppia identità che crea spesso equivoci, anche perché l’intera area resta appartata rispetto ai circuiti turistici più battuti.

Per arrivare da queste parti, infatti, sono necessari trasferimenti lunghi attraverso tratti marini delicati, per poi ritrovarsi al cospetto di servizi essenziali gestiti da famiglie che vivono qui da generazioni. Sono in pochi, quindi, a conoscere questo arcipelago delle meraviglie, ma tra chi ne ha sentito parlare si sa che la fama che ha è quello di Paradiso in Terra (uno degli ultimi), definizione che nasce dalle sue acque limpide con tonalità accese, banchi di sabbia che sembrano scolpiti dal vento e da una fauna marina ancora prospera.

Ma non solo, perché le Isole Balabac rimangono pure un segreto selvaggio a causa della loro difficoltà d’accesso, per la presenza ridotta di infrastrutture e per la scarsa diffusione di reti digitali, elementi che scoraggiano il turismo frettoloso e attirano invece viaggiatori curiosi e pazienti.

Cosa fare e cosa vedere sull’isola principale di Balabac

L’isola maggiore di Balabac permette di vivere, a chi la sceglie come sua meta di viaggio, esperienze molto varie grazie anche alla presenza di paesaggi altamente sorprendenti. Lungo la costa si erge un faro ottocentesco, costruito durante la dominazione spagnola, che ancora adesso domina la scena con la sua struttura cilindrica in pietra parzialmente invasa dalla vegetazione, testimoniando la storia marittima di queste acque che sembrano finte.

Più a sud, le cascate di Indalawan scendono tra pareti scure e rocciose, restituendo al visitatore un ambiente fresco e silenzioso. Poi ci sono le spiagge, come quelle che circondano il centro abitato che sfoggiano sabbia chiara e morbida, luoghi frequentati quasi esclusivamente dagli abitanti e in cui il ritmo della vita segue le maree e le stagioni.

Le acque circostanti sono custodi di giardini corallini vivaci, in particolare vicino a Sicsican e Pulau Bato, perfetti per osservare pesci tropicali e altre forme di vita marina. Mansalangan Sandbar e Patawan Island mostrano banchi sabbiosi dalle forme uniche, il primo esteso verso il mare aperto, il secondo sinuoso come un grande animale marino visto dall’alto, regalando prospettive insolite e scorci naturali intatti.

L’insieme di spiagge, banchi e fondali bassi mette in scena ambienti ideali per ammirare tartarughe e altre creature che popolano le acque cristalline, mentre i percorsi tra le zone sabbiose aiutano ad apprezzare la biodiversità senza interferire con l’equilibrio naturale.

Le altre isole dell’arcipelago

Oltre all’isola principale, l’arcipelago di Balabac si compone di più di 30 isole minori, ciascuna con caratteristiche proprie. Bancalan ospita comunità dedite alla pesca e agli scambi quotidiani, con pontili semplici e imbarcazioni leggere che animano il panorama.

C’è poi Candaraman che è segnata da spiagge morbide e palme alte che creano ombra naturale, mentre Tangkahan sorprende con gradazioni di blu che cambiano con la profondità, dovute alla trasparenza dell’acqua e al fondale sabbioso. Onok, conosciuta per le piattaforme in legno che avanzano sul mare poco profondo, regala l’opportunità di avvistare curiose tartarughe tra acque calme e trasparenti.

Poi ancora Bugsuk con il suo sorprendente litorale lunghissimo, soffice al tatto e abbagliante alla luce del mattino, il top per lasciarsi alle spalle qualunque tensione. In un’area poco distante, un banco di sabbia frequentato da numerose stelle marine offre un colpo d’occhio sorprendente grazie al fondale chiaro che esalta colori e forme.

Patawan si distingue per una linea sinuosa che ricorda un grande animale marino (qualcuno è pronto a giurare che sia un delfino) quando osservata dall’alto, mentre Mansalangan allunga una striscia candida verso il mare aperto, amplificando la sensazione di trovarsi su un lembo di terra emerso da poco.

Camiaran, detta anche Pink Island, vanta in alcuni periodi dell’anno una particolare colorazione rosata dei suoi arenili dovuta ai frammenti di corallo mescolati alla sabbia.

Isola di Camiaran
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Camiaran, isola da sogno

E poi le isole meno battute che contengono tratti di foresta bassa, frutti selvatici e piccoli sentieri naturali, tracciati dagli abitanti per spostare materiali e pesce essiccato. Ogni lembo emerso reagisce diversamente ai venti stagionali e alle maree, dando vita a un mosaico di micro-ecosistemi separati da brevi tratti di mare, in cui la geologia e la vegetazione formano mondi distinti e intatti. Questo insieme di realtà conferisce all’arcipelago una varietà straordinaria, con paesaggi e scorci che cambiano durante la traversata e regalano un senso di scoperta continua.

Come arrivare

Raggiungere Balabac richiede pazienza. Si parte dall’aeroporto di Puerto Princesa, principale porta d’ingresso per chi arriva dalla Capitale delle Filippine. Da lì occorre procedere verso sud per circa 6 ore, attraversando distretti agricoli, villaggi affacciati sulla strada e zone di vegetazione fitta. L’ultimo tratto conduce a moli semplici situati sul lato meridionale di (altrettanto magnifica) Palawan.

Le partenze dipendono da onde e vento, per cui conviene dedicare una giornata all’avvicinamento senza fretta. Una volta saliti sull’imbarcazione, la traversata dura da 2 a 4 ore, con tratti più rapidi quando la corrente favorisce l’avanzamento.

Le escursioni successive tra un’isola e l’altra prevedono tempi variabili poiché alcuni punti presentano correnti delicate che il capitano preferisce affrontare con prudenza. In questo territorio, infatti, la figura del barcaiolo è centrale grazie alla conoscenza accurata di passaggi e secche, oltre alla lettura istintiva dei mutamenti delle acque.

Quando andare

La stagione più stabile va da marzo a maggio, periodo in cui il sole prevale e le acque restano generalmente tranquille. Questa fase attira un numero maggiore di viaggiatori attratti da cieli tersi e tonalità particolarmente brillanti. I mesi da giugno a novembre possono alternare giornate serene e piogge improvvise, mentre il mare varia in base al respiro dei venti che attraversano Palawan da est e da sudovest.

In questo periodo è possibile trovare spazi più tranquilli grazie alla diminuzione dei visitatori, sebbene alcune traversate possano richiedere qualche cautela in più. Da dicembre a febbraio soffiano correnti più fresche che danno vita a condizioni variabili e portano talvolta nuvole cariche d’acqua.

Ciò vuol dire che la scelta dipende soprattutto dal tipo di esperienza desiderata, anche se l’arcipelago mantiene inalterato il suo fascino grazie alla vitalità della natura.

Islas de Gigantes, il segreto meglio custodito delle Filippine

C’è un punto, nel cuore caldo e luminoso dell’arcipelago filippino, in cui il mare sembra sciogliersi in una tavolozza di blu e turchese e la vita scorre in un ritmo lento, allegro, irresistibilmente contagioso. Le Islas de Gigantes non sono soltanto un luogo: sono un’atmosfera in cui immergersi totalmente ed è per questo motivo che questo angolo territorio meriterebbe davvero di stare sotto ai riflettori.

È il profumo di pesce appena grigliato che invade le strade o la scioglievolezza del lechon di Cebu, i colori accesi dei mercati, le canzoni che riecheggiano dalle case e il sorriso dei pescatori che racconta storie di mare e di leggende antiche. Ancora lontane dal turismo di massa che affolla le mete più inflazionate del Sud-Est Asiatico, queste isole rimangono un piccolo miracolo tropicale: bellissime, autentiche, sorprendentemente ricche di cultura e, dettaglio non trascurabile, arricchite da una cucina che fonde, con una naturalezza quasi magica, influenze spagnole, tradizioni cinesi e sapori locali.

Un paradiso che forse non gode della fama che meriterebbe, ma che conquista chiunque abbia la fortuna di metterci piede.

Filippine, i miti di Iloilo e le spiagge delle “Gigantes”

La provincia di Iloilo, nel pieno centro geografico dell’arcipelago, è spesso definita “il cuore delle Filippine” non solo per la mappa, ma per la sua identità pulsante e stratificata. Per secoli è stata uno dei porti più importanti del Paese, crocevia di commerci, culture e sapori. Questo passato vibrante si riflette ancora oggi nella vita quotidiana: dal ritmo dei centri cittadini alle ricette locali cariche di storia.

A poche miglia dalla costa, le Islas de Gigantes si distendono come un arcipelago sospeso tra realtà e mito. Il loro nome nasce da una leggenda riportata ai coloni spagnoli, secondo la quale sulle isole sarebbero stati trovati resti di ossa enormi e vere e proprie bare giganti – curiosità: ai giganti delle Filippine si lega anche la storia delle Chocolate Hills, infatti!

Le spiagge sono bianchissime, il mare trasparente, le formazioni rocciose scolpite dal vento creano scorci scenografici e le lagune interne sembrano disegnate per sorprendere. Qui il turismo internazionale è ancora una presenza discreta: niente folle, niente caos, solo pace, natura e una quantità esagerata di frutti di mare freschissimi, tra cui le celebri capesante, vendute ovunque a prezzi irrisori.

 Visayas, la regione “più gentile” delle Filippine

Sapevate una curiosità? Persino i filippini stessi ritengono le persone di Visayas le più cortesi e gentili della nazione! Immaginate l’accoglienza, dunque, dal momento che le Filippine sono già tra i Paesi più ospitali e con il popolo più sorridente.

A Cebu si vive una delle esperienze marine più emozionanti: lo snorkeling accanto agli squali balena, “spaventosi” ma in realtà docili. Questi “giganti gentili” nuotano con eleganza a pochi metri dai visitatori, regalando momenti che restano impressi per sempre. Non mancano poi immersioni tra banchi di sardine e una biodiversità marina che sembra uscita da un documentario. Cebu, inoltre, vi stupirà con la sua scena gastronomica di incredibile bontà.

Cebu, squali balena, Filippine
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Snorkeling con squali balena a Cebu

Da qui si può proseguire verso Bohol, isola celebre per due meraviglie naturali uniche. La prima sono, appunto, le Chocolate Hills, centinaia di colline tondeggianti che durante la stagione secca diventano color cioccolato: un paesaggio così strano e perfetto che sembra disegnato. La seconda è il santuario dei tarsier, minuscoli primati dagli occhi enormi e dolcissimi, considerati uno dei simboli più teneri delle Filippine. Silenziosi, schivi, protetti: osservarli da vicino è un privilegio che emoziona senza bisogno di aggiungere parole.

Infine, certo, non ci sono Filippine senza mare: ecco perché Boracay, regina delle Filippine e meta celebre in tutto il mondo, è la tappa marina per eccellenza se si viaggia verso il territorio di Visayas. La sua White Beach, lunga quattro chilometri, è il perfetto antidoto allo stress e un palcoscenico ideale per tramonti spettacolari. Nonostante la popolarità, l’isola conserva un fascino unico e una palette di colori che lascia senza parole: inoltre, Boracay è stata chiusa per un bel po’ (l’overtourism l’aveva resa alquanto invivibile per il governo filippino) e di recente è rinata ancora più bella e ricca di intrattenimento rispetto al passato.

Il periodo perfetto per visitare questa regione? La stagione secca, da novembre a maggio, rimane la più indicata, ma queste aree centrali godono di un clima stabile tutto l’anno: febbraio, però, è il mese ottimale, quando l’estate non è ancora arrivata e le temperature massime sono di circa 33 gradi centigradi.

Scoperte le più antiche mummie al mondo e no, non sono in Egitto

Nell’immaginario comune si pensa che le mummie siano una tradizione egiziana fortemente legata ai faraoni e alla narrazione della popolazione cresciuta sulle sponde del Nilo, ma la storia sta per essere riscritta.

Secondo uno studio, le mummie più antiche provengono invece da diverse aree del sud-est asiatico. Un team di archeologi ha individuato resti umani mummificati datandone la provenienza a 14.000 anni fa, 10.000 prima di quelle egiziane. I ritrovamenti hanno coinvolto la Cina meridionale, il Vietnam, la Malesia e la Thailandia, ma ci sono interessanti studi anche nelle Filippine, in Indonesia e nel Laos.

Le mummie più antiche non sono quelle in Egitto

Lo studio ha coinvolto 54 sepolture presso 11 siti archeologici differenti e ha dato evidenza di come i corpi dei defunti venissero prima essiccati con il fumo e poi deposti in posizioni rannicchiate come quelle ritrovate dagli archeologi. La pratica non è qualcosa di andato perso, alcune popolazioni indigene in Australia e Nuova Guinea ancora la praticano, mostrando come questa continuità culturale sia durata millenni. A occuparsi dello studio è Pnas che ha condiviso tutti i risultati in una ricerca approfondita consultabile sul loro sito.

Le nuove analisi sono state pubblicate su riviste scientifiche internazionali e hanno confermato come molte ossa esaminate mantengano lo stesso tipo di trattamento post mortem. Le tecniche più sofisticate con raggi X e spettroscopia infrarossa hanno individuato alterazioni chimiche che possiamo ricondurre con certezza a una mummificazione tramite affumicatura.

La scoperta delle mummie più antiche in Asia
Pnas
Le mummie più antiche che riscrivono la storia sono state scoperte in Asia

Le posizioni fortemente contorte dei corpi (ginocchia piegate fino al torace, braccia incrociate sotto le gambe, mani legate) suggeriscono che i cadaveri venissero preparati e legati subito dopo la morte, per mantenere una forma compatta durante l’essiccazione. La postura, osservata anche in mummie moderne delle popolazioni Dani della Papua indonesiana, aveva probabilmente un valore simbolico, legato alla conservazione dello spirito o al ritorno al grembo della terra.

In molti casi, i ricercatori hanno notato tracce di bruciature localizzate su crani, femori o articolazioni, mentre altre parti del corpo restavano intatte. Ciò conferma che il trattamento avveniva in prossimità di un fuoco controllato, in un ambiente chiuso e fumoso, piuttosto che tramite cremazione.

La scoperta che riscrive la storia

Tra i siti più significativi spicca Con Co Ngua, in Vietnam, dove gli archeologi hanno riportato alla luce oltre 260 sepolture pre-neolitiche, molte in posizione accovacciata e alcune con evidenti segni di affumicatura. Altri ritrovamenti, come quelli di Huiyaotian e Liyupo nella Cina meridionale, mostrano scheletri piegati in posture così compatte da escludere la presenza di tessuti molli al momento della deposizione.

Secondo Peter Bellwood, coautore dello studio, le popolazioni pre-neolitiche del Sud-Est asiatico praticavano rituali complessi, frutto di credenze condivise che riflettevano una profonda spiritualità e un rispetto ancestrale per i defunti.

Cosa sorprende più di tutto? La continuità etnografica. Gli indigeni della Papua Nuova Guinea, i Dani e gli Anga ancora oggi praticano la mummificazione con il fumo e poi mettendo i corpi di capi e concittadini in quelle posizioni facendo sì che si possa mantenere la loro memoria.

La scoperta delle mummie più antiche del mondo in Asia riscrive la storia e ci fa ripensare a come la tradizione abbia qualcosa in comune, seppur le epoche siano diverse e le localizzazioni geografiche siano tanto distanti.

L’isola dove sembra di passeggiare sull’oceano: benvenuti a Kalanggaman

Esistono luoghi nel mondo che sembrano creati apposta per far dimenticare il tempo, per lasciarsi alle spalle il caos della vita quotidiana e ricordarsi quanto la natura possa essere potente nella sua semplicità: l’isola di Kalanggaman, al largo della costa di Palompon, nella provincia filippina di Leyte, non fa eccezione.

È un’esperienza, un rifugio di bellezza incontaminata che ha già conquistato il cuore di migliaia di viaggiatori, fotografi e sognatori da ogni dove.

Una striscia di sabbia che danza con il mare

Ciò che rende Kalanggaman riconoscibile all’istante è lo spettacolare banco di sabbia, una lunga striscia bianca che si estende verso l’orizzonte come se volesse abbracciare le acque turchesi che la delimitano.

Ogni marea ne ridisegna i contorni, creando nuove forme e prospettive e trasformando l’isola in un’opera d’arte naturale in continua evoluzione.

Camminare sulla sabbia, con l’acqua che lambisce con delicatezza i piedi e il vento che accarezza la pelle, regala una sensazione di pace quasi surreale. Qui ogni scatto racchiude l’essenza della bellezza tropicale, quella che non necessita di filtri né di artifici.

L’abbraccio cristallino delle acque

L’invito a tuffarsi nelle limpide acque di Kalanggaman è irresistibile. La trasparenza dell’acqua è tale che, anche senza immergersi, si possono scorgere i piccoli pesci che nuotano tra i giochi di luce riflessi sul fondale. Chi cerca un’esperienza più attiva può dedicarsi a nuotate rigeneranti, lasciandosi cullare dalle onde leggere o esplorando le zone più profonde che donano una prospettiva ancora più affascinante di un simile angolo di paradiso.

Sotto la superficie, ecco le vivaci barriere coralline. Fare snorkeling da queste parti significa immergersi in un acquario naturale, popolato da pesci dai colori sgargianti, ricci di mare e creature marine che sembrano appartenere a un sogno. La facilità di accesso ai fondali li rende adatti a chiunque, anche a chi si avvicina per la prima volta al mondo sottomarino. E per chi non dispone della propria attrezzatura, sull’isola è possibile noleggiare tutto il necessario.

Avventure sull’acqua tra quiete e scoperta

Splendida isola di Kalanggaman nelle Filippine
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Veduta della splendida isola di Kalanggaman

Kayak e paddleboard sono attività molto praticate sull’isola, grazie alla tranquillità del mare che circonda le sue coste. Pagaiare lentamente lungo il perimetro, permette di osservare da prospettive insolite la bellezza delle acque limpide e dei banchi di sabbia che emergono come miraggi nel blu.

Oppure, perché non godersi semplicemente l’ozio? Kalanggaman invita a rallentare, a distendersi sulla soffice e candida sabbia, a lasciarsi cullare dal suono placido delle onde e dal canto del vento. È ideale per leggere un libro, per concedersi un sonnellino all’ombra di una palma o rimanere in silenzio a contemplare l’infinito azzurro che si fonde tra cielo e mare.

Un cielo di stelle

Kalanggaman propone anche l’esperienza di dormire sotto un cielo trapunto di stelle. Con strutture ricettive ridotte al minimo, c’è la possibilità di campeggiare e vivere notti di silenzi assoluti e cieli limpidi, lontani dall’inquinamento luminoso: è difficile descrivere la sensazione di addormentarsi cullati dal suono del mare e di svegliarsi con l’aurora che tinge d’oro l’orizzonte.

L’attrezzatura da campeggio si può noleggiare a Palompon.

Come raggiungere un simile sogno

Da Palompon partono con regolarità imbarcazioni che in circa un’ora conducono sull’isola. Soprattutto nei periodi di alta stagione, è consigliabile prenotare in anticipo il posto in barca per evitare spiacevoli sorprese. E sebbene il viaggio sia breve, ha il sapore dell’avventura: solcare le acque calme verso la sottile striscia bianca all’orizzonte prepara già l’animo a ciò che attende.

Hidden Beach, la spiaggia paradisiaca segreta delle Filippine

Si chiama Hidden Beach e mai nome potrebbe essere più azzeccato per questa spiaggia che sembra uscita da un film: nascosta tra scogliere calcaree e accessibile solo via mare, è uno dei posti top di Palawan, nelle Filippine. Un vero e proprio rifugio tropicale dove nuotare. Si trova nella regione di El Nido e più propriamente sull’isola di Matinloc: la piccola baia protetta, incastonata in un paesaggio spettacolare, è davvero indimenticabile e, non a caso, è stata inserita più volte tra le spiagge più belle del mondo.

Le caratteristiche di Hidden Beach

Si chiama Hidden Beach e è il nome calza a pennello: mantiene proprio ciò che promette, si tratta di una baia nascosta e sorprendente incastonata tra scogliere calcaree alte e raggiungibile solo in barca navigando tra paesaggi suggestivi e da sogno. Una volta varcata la strettoia si viene catapultati in un piccolo paradiso autentico: una laguna tranquilla, protetta, dove l’acqua cristallina accarezza una distesa di sabbia bianca e impalpabile.

È come scoprire un segreto custodito dalla natura. Il mare, limpido e tiepido tutto l’anno, tanto che in ogni mese dell’anno ci sono turisti pronti a tuffarsi e godersi lo snorkeling. a Chi ama il mondo sottomarino resterà incantato dalla varietà di pesci colorati e coralli che si possono osservare facendo immersioni. Anche chi non è un nuotatore esperto può godersi un bagno in sicurezza grazie all’assenza di onde e alla conformazione protetta della baia, anche se la profondità dell’acqua cresce rapidamente ed è bene prestare attenzione.

Questo angolo di natura selvaggia è perfetto anche per i viaggiatori in cerca dello scatto perfetto: le pareti rocciose ricoperte di vegetazione tropicale, la trasparenza dell’acqua e l’atmosfera sospesa nel tempo regalano un colpo d’occhio che lascia senza fiato.

Palawan, Hidden Beach
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La baia di Hidden Beach è raggiungibile solo via barca

Ma attenzione: qui non troverai bar, lettini o servizi di alcun tipo. Hidden Beach è pura, incontaminata; dovrai portare tutto con te, dall’acqua potabile al necessario per proteggerti dal sole, fino alla maschera da snorkeling se vuoi esplorare il fondale.

Il periodo migliore per visitarla? Da dicembre ad aprile quando il mare è calmo e le condizioni meteo sono più serene. Nonostante ciò il paradiso è visitabile tutto l’anno; chi preferisce un clima vivace dovrà prediligere i mesi tra dicembre e marzo mentre da giugno a settembre ci si può aspettare acquazzoni poiché si entra nella stagione delle piogge.

Dove si trova Hidden Beach e come arrivarci

Posizionata nella zona occidentale di Matinloc, la Hidden Beach delle Filippine fa parte dell’arcipelago di Bacuit e più precisamente a Palawan nella zona di El Nido. Una delle sue particolarità è che non è raggiungibile via terra, l’unica modalità per arrivarci è via mare aggregandosi ai tour in barca organizzati. Si parte solitamente da El Nido Town o dalla spiaggia di Corong-Corong. In circa 45 minuti di navigazione tra paesaggi mozzafiato si raggiungono le scogliere dell’arcipelago di Bacuit che faranno da sfondo a foto da cartolina. La vera magia? Quando si attraversa il varco naturale tra le rocce per arrivare alla baia.

Nelle Filippine esiste un posto dove le tombe sono appese sui monti, ecco Sagada

Quando si pensa alle Filippine, è facile lasciarsi trasportare dall’immaginario da cartolina: acque cristalline, spiagge bianchissime, palme che ondeggiano lente e tramonti infuocati. Un Paese tra i più solari e accoglienti del sud-est asiatico, dove la natura è prorompente e il folklore si tinge dei colori intensi di una cultura fusion, modellata da tre secoli di dominazione spagnola.

Nelle Filippine si parla un idioma ufficiale (il Tagalog, oltre che centinaia di lingue e dialetti) intriso di spagnolo, si mangia adobo e leche flan, si danza al ritmo di tamburi e si prega in chiese barocche circondate dalla giungla. Ma c’è anche un lato più misterioso e affascinante, nascosto tra le montagne dell’isola di Luzon: Sagada, il villaggio delle bare sospese. Di che si tratta? Ve lo raccontiamo noi in questo articolo.

Sagada: il trekking incontra la spiritualità 

Sagada è un piccolo borgo di montagna abbarbicato sulla Cordillera, una delle catene montuose più maestose dell’isola di Luzon. La sua atmosfera fresca e silenziosa, le casette in legno e il verde infinito che lo circonda, lo rendono un luogo perfetto per chi cerca un’alternativa insolita al turismo balneare nelle Filippine. Qui si viene per fare trekking, scoprire grotte profonde, attraversare fiumi facendo rafting e, soprattutto, per immergersi in tradizioni ancestrali che resistono al tempo.

Il cuore pulsante della spiritualità e della cultura indigena di Sagada è la Echo Valley, una gola rocciosa circondata da una vegetazione lussureggiante dove il tempo sembra essersi fermato. È proprio qui che si trova uno dei rituali funerari più sorprendenti del mondo: le bare sospese. Sì, avete letto bene: bare in legno letteralmente appese alle pareti della montagna, come se fluttuassero tra cielo e terra.

Echo Valley e le bare sospese: un cimitero verticale

La vista delle bare sospese è mozzafiato e quasi incredibile. Alcune sembrano incastonate nella roccia, altre poggiate su anfratti naturali o agganciate a travi che sporgono dalla parete calcarea. C’è chi arriva da ogni parte del mondo solo per fotografare questo impressionante cimitero verticale, ma dietro all’impatto visivo si nasconde un rito ancestrale che ha almeno duemila anni di storia.

Sagada, tombe, Filippine
Fonte: iStock
Le tombe appese alle montagne di Sagada

A praticarlo sono gli Igorot, una delle tribù indigene filippine della zona. Secondo le loro credenze, i defunti devono essere seppelliti il più vicino possibile al cielo, così che la loro anima possa raggiungere più facilmente l’aldilà. Un’altra motivazione, decisamente più pratica, riguarda la protezione dei resti: lontani da inondazioni, animali selvatici e profanatori di tombe, i corpi trovano pace in altezza, in una posizione tanto pericolosa quanto sacra.

Le bare, ricavate da tronchi di legno massiccio, sono spesso costruite dalla persona stessa prima della morte. Al momento del decesso, la salma viene posizionata in una sedia cerimoniale, utilizzata per la preparazione del corpo secondo i riti Igorot e poi trasportata fino alla parete rocciosa con l’aiuto di corde e uomini della comunità. Più in alto viene collocata la bara, più onore si attribuisce al defunto.

Riti, rispetto e mistero: la vita (e la morte) secondo gli Igorot

Se l’idea di scalare sentieri scoscesi per rendere omaggio ai propri cari può sembrare estrema, c’è da sapere che nella cultura Igorot il legame con i defunti non si esaurisce con la sepoltura. Dopo cinque anni, le ossa vengono riportate a casa per una festa rituale di più giorni, prima di essere nuovamente trasportate alla parete. Questo rito può essere ripetuto fino a tre volte. Alla fine del ciclo, le ossa rimangono nella casa di famiglia, avvolte in tessuti tradizionali, diventando parte della vita quotidiana della comunità.

Nonostante molte delle bare sospese abbiano più di un secolo, l’usanza non è del tutto scomparsa. Viene ancora praticata, seppur in modo sporadico (e solo in determinate circostanze). Per questo motivo, l’area è oggetto di particolare rispetto: i turisti possono solo osservare da lontano, mentre l’accesso diretto alle bare è riservato esclusivamente ai familiari.

Chi cerca un’esperienza che vada oltre la superficie delle cose, o oltre le onde dell’oceano, troverà in Sagada un viaggio che sfida le altezze, ma anche i luoghi comuni. Perché nelle Filippine c’è molto più di quanto ci si aspetti. E Sagada, silenziosa e misteriosa, è lì per raccontarlo.

Pasqua nel mondo: 5 tradizioni insolite e sorprendenti che (forse) non conoscevi

Pasqua è ormai alle porte: una delle feste più sentite e celebrate del calendario cristiano, capace di unire spiritualità, tradizione e, perché no, anche un pizzico di magia primaverile. La Pasqua si festeggia in ogni angolo del pianeta, dalla Francia all’Australia, passando per le Filippine e la Finlandia, ciascuno con i propri riti, simboli e curiosità.

Alla base della Pasqua cristiana c’è la celebrazione della resurrezione di Cristo, un inno alla vita che rinasce. Ma a questa ricorrenza religiosa, volendo guardare oltre, si intrecciano anche non poche usanze popolari, miti antichi e simboli condivisi. L’uovo, per esempio, è il re incontrastato della Pasqua: rappresenta la vita che si schiude, la rinascita e, non a caso, si lega perfettamente anche all’arrivo della primavera.

Pronti a scoprire come si festeggia la Pasqua nel mondo? Vi portiamo in viaggio tra 5 tradizioni davvero fuori dal comune. Alcune vi faranno sorridere, altre vi lasceranno a bocca aperta.

Australia: il coniglietto? No grazie, qui c’è il Bilby!

In Australia, il simpatico coniglietto pasquale che tanto piace ai nostri bambini sembra non avere molta fortuna. Al suo posto troviamo il Bilby, un piccolo marsupiale dalle orecchie lunghe, simbolo di una campagna di sensibilizzazione ambientale.

Il coniglio, infatti, è considerato una specie invasiva che ha causato non pochi problemi all’ecosistema locale – e per questo è stato praticamente bandito dai simboli associati alla festività di primavera. Così, i dolci di Pasqua sono stati “riformulati”: via libera a cioccolatini a forma di bilby, il cui acquisto contribuisce a finanziare progetti per proteggere questa specie in via d’estinzione. Risultato? Una Pasqua dolce e sostenibile!

Francia: a Haux si cucina un’omelette gigante 

Dimenticate la colazione classica, soprattutto quella dolce: a Haux, nel sud della Francia, il lunedì di Pasqua è sinonimo di una gigantesca omelette comunitaria. Insomma, niente grigliate.

Si parla di oltre 4.500 uova rotte e mescolate in una padella mastodontica, per servire il pranzo a più di mille persone. Ogni famiglia contribuisce portando le proprie uova e la festa si consuma nella piazza principale del paese, tra forchettate, risate e… bis garantito.

Ungheria: Pasqua a secchiate (d’acqua)

In Ungheria, la Pasqua porta con sé una tradizione piuttosto bagnata. Le donne, vestite con abiti tradizionali, vengono simbolicamente “innaffiate” con acqua dagli uomini il giorno di Pasqua.

Anticamente questo gesto era legato a riti di purificazione e fertilità. Oggi, tra secchiate e spruzzi più o meno improvvisi, è diventato un gioco divertente e folkloristico, soprattutto nei piccoli centri. Certo, meglio portarsi un cambio d’abiti.

Finlandia: ecco le streghe di Pasqua

In Finlandia (e in parte della Svezia), la Pasqua si tinge di atmosfere… da Halloween. I bambini si travestono da streghette, con scope e foulard colorati, e vanno di casa in casa a chiedere dolcetti in cambio di benedizioni e auguri.

Questa usanza nasce da un’antica credenza pagana secondo cui, durante la Settimana Santa, le streghe volassero all’isola di Blåkulla per incontrarsi col diavolo. Per scacciarle, si accendevano grandi falò, ancora oggi parte delle celebrazioni.

Papua Nuova Guinea: alberi di Pasqua e sigarette

Anche qui, dimenticate le uova di cioccolato: nelle zone rurali della Papua Nuova Guinea, gli alberi di Pasqua vengono decorati con sigarette e tabacco.

All’esterno delle chiese, ma anche nelle case, si appendono questi “doni” che vengono poi distribuiti tra i fedeli alla fine delle celebrazioni pasquali. Un’usanza lontanissima dalle nostre, ma profondamente radicata nella cultura locale, dove il tabacco ha un forte valore simbolico e sociale.

Viaggio zaino in spalla sulla rotta di Pechino Express 2025, tutte le emozioni dell’Asia

Ritorna uno dei programmi televisivi più attesi: stiamo parlando di Pechino Express che, quest’anno, ci porterà fino al tetto del mondo tra avventure e tanti, tantissimi imprevisti. La nuova edizione parte il 6 marzo in esclusiva su Sky e in streaming su Now e vedrà protagoniste nove coppie per un viaggio lungo 6000 chilometri. A disposizione dei viaggiatori, come da programma, ci saranno pochi elementi di base come uno zaino con una dotazione ridotta al minimo e 1 euro al giorno a persona in valuta locale.

Il reality, condotto da Costantino della Gherardesca dal 2013, ci farà scoprire luoghi incredibili tra Filippine, Thailandia e Nepal, in condizioni climatiche in continuo cambiamento che ostacoleranno e metteranno alla prova tutti i partecipanti. Ovviamente non mancherà la parte comica garantita dall’inviato speciale Fru (Gianluca Colucci).

Le coppie in gara quest’anno sono i Medagliati (Jury Chechi e Antonio Rossi), i Complici (Dolcenera e Gigi Campanile), i Cineasti (Nathalie Guetta e Vito Bucci), gli Estetici (Giulio Berruti e Nicolò Maltese), le Sorelle (Samanta e Debora Togni), i Primi Ballerini (Virna Toppi e Nicola Del Freo), gli Spettacolari (Gianluca Fubelli-Scintilla e Federica Camba), i Magici (Jey e Checco Lilloù), le Atlantiche (Ivana Mrázová e Giaele De Donà).

Quali saranno le tappe del viaggio zaino in spalla sulla rotta di Pechino Express 2025? Scopriamo i luoghi dell’Asia che vedremo in tv nelle prossime settimane.

Prima tappa: Filippine

Il viaggio di Pechino Express ci porta davvero “fino al tetto del mondo” perché si svilupperà letteralmente in altezza: la prima tappa, infatti, lunga 140 chilometri, sarà in riva all’oceano, nelle acque cristalline dell’isola di Palawan, nelle Filippine.

Qui i viaggiatori affronteranno le prime sfide della loro avventura, immergendosi nella cultura dell’isola fra pietanze particolarmente lontane dai gusti nostrani, animali e usanze locali. Sullo sfondo degli splendidi scenari oceanici e delle verdi foreste asiatiche, oltre che delle spiagge di Palawan che, ammettiamolo, non hanno paragoni, offrendo opportunità illimitate a chi desidera evadere dalla realtà anche se per un breve periodo.

Pechino Express 2025
Fonte: Ufficio Stampa
Una scena dall’ultima edizione di Pechino Express

Seconda tappa: Thailandia

Dopo le Filippine, i viaggiatori si sposteranno negli altopiani misteriosi e nelle giungle imprevedibili nel nord della Thailandia. Questa zona del Paese è famosa per i suoi templi buddisti, che si ergono maestosi tra le colline, e per i villaggi che conservano con cura le proprie tradizioni secolari. Una delle città più importanti è Chiang Mai, la più grande della regione, che offre un mix vibrante di modernità e storia, con mercati animati, templi dorati e una vivace scena artistica. Rispetto al sud e alle isole, la Thailandia del nord offre ai viaggiatori la possibilità di immergersi in un’atmosfera rilassata (non tanto per i partecipanti a Pechino Express!) e accogliente che invita a un’esperienza autentica e indimenticabile.

Terza tappa: Nepal

Infine, il viaggio di Pechino Express ci porterà in Nepal, un Paese piccolo, ma dalla storia millenaria che si snoda nella catena montuosa dell’Himalaya. Qui ci sono 8 delle 10 montagne più alte del mondo, in primis “sua maestà” l’Everest con i suoi 8848 metri di altezza.

Il Nepal è famoso per essere un vero e proprio paradiso per gli amanti del trekking, tra paesaggi mozzafiato, templi dorati e pittoreschi villaggi di montagna. Non sarà sicuramente un Paese facile per i concorrenti del reality che dovranno affrontare sfide non indifferenti per terminare l’ultima tappa e vincere la finale.

Viaggiare in inverno, le Filippine sono la meta ideale per una fuga al caldo

Un arcipelago di oltre 7.000 isole, nel cuore del Sud Est Asiatico con una cultura diversa dalla nostra, sì, eppure per certi tratti così vicina: tre secoli di dominazione spagnola hanno forgiato l’identità delle isole filippine e della popolazione, donando loro un senso innato di ospitalità e quel calore e quella solarità che per i turisti sono davvero confortanti e piacevoli, durante un viaggio nel Paese (la lingua ufficiale è il tagalog, ma tutti parlano perfettamente inglese, quindi è anche un plus per il turista!).

Le Filippine sono una meta ideale per coloro che cercano un posto in cui fuggire dai freddi mesi invernali europei: infatti, il Paese regala il clima migliore nei mesi che vanno da dicembre a marzo, mentre da aprile a giugno le temperature diventano eccessivamente alte, seguite poi dalla stagione della pioggia e dei tifoni.

Dunque, l’inverno e i primi mesi della primavera in Italia sono perfetti per partire alla scoperta delle Filippine, ma quali sono le tappe migliori da fare e cosa vedere in un viaggio nell’arcipelago? Ecco una guida su cosa vedere nel Paese per vivere una vacanza al caldo viaggiando in inverno.

Cebu, tra spiagge e sport acquatici

L’isola di Cebu appartiene alla provincia del Visayas ed è una delle tappe più belle da intraprendere durante un viaggio nelle Filippine. Una volta arrivati a Manila dall’Italia, si può iniziare il proprio viaggio prendendo un altro volo per Cebu, la metropoli dell’omonima isola: qui ci si troverà immersi in un contesto urbano ricco di contrasti, come d’altronde in ogni città maggiore delle isole Filippine.

Accanto a grattacieli e centri commerciali pazzeschi (come il celebre Mall of Asia, dove troverete di tutto e servizi estetici a prezzi da urlo, se comparati ai nostri, soprattutto per il cambio valuta estremamente conveniente), si possono vedere le zone più povere della città, non dimenticando infatti che le Filippine sono uno dei Paesi del Terzo Mondo del Sud Est Asiatico.

Cebu, comunque, regala tanta storia e cultura al visitatore: nella città, infatti, sono ancora in piedi le testimonianze del periodo coloniale spagnolo e le si possono ritrovare ad esempio con una visita alla Basilica Minore di Santo Niño e al Forte San Pedro. Uno degli eroi nazionali delle Filippine, inoltre, è Lapu-Lapu, il guerriero indigeno che sconfisse Magellano e gli invasori, ricordato con una solenne e imponente statua sull’isola di Cebu.

Tempio Taoista, Cebu
Fonte: iStock
Il magico Tempio Taoista a Cebu

Da qui potete fare un’escursione al famoso Tempio Taoista, un luogo in cui vi sembrerà quasi di essere in Cina, piuttosto che nelle Filippine, e anche al Sirao Pictorial Garden, un immenso giardino lussureggiante con tanti punti iconici per scattare foto ricordo indimenticabili.

Sirao Garden, Cebu
Fonte: iStock
Uno dei punti fotografici a Sirao Garden

Ma l’isola regala molto di più oltre al caos metropolitano: imperdibili, le spiagge, come quella di Paradise Beach e di Mactan, nonché le escursioni alle cascate. Le Kawasan Falls sono una vera e propria meraviglia della natura e offrono al visitatore la possibilità di avventurarsi in un percorso adrenalinico di canyoning: all’inizio potrebbe spaventarvi, se non siete molto agili, però sarete sempre seguiti da una guida locale esperta che vi scatterà persino qualche foto – loro non temono mai di scivolare lungo i torrenti e sulle rocce!

Kawasan Falls, Filippine
Fonte: iStock
Le splendide Kawasan Falls

Immancabile tra gli highlights di Cebu è Oslob: qui potete vivere la fantastica esperienza di nuotare con degli squali balena! Non lasciatevi intimorire dal loro nome, sono più simili a balene che a squali – e sono innocui.

Oslob, squali balena
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Nuotare con gli squali balena a Oslob

Ma visto che le Filippine hanno anche una ricca e gustosissima scena gastronomica, a Cebu vi consigliamo di provare uno dei piatti tipici: il lechon, ovvero il maialino da latte arrostito, dalla carne succosa e tenerissima. Una vera delizia, da gustare – ovviamente – con del riso bianco (nelle Filippine il riso non manca mai a tutte le ore, fin dalla prima colazione, rigorosamente salata, con uova e salsicce locali) e salsa di soia aromatizzata.

Colazione tipica filippina
Fonte: iStock
La colazione tipica filippina

Bohol, nella giungla delle Filippine più wild

Da Cebu si parte alla volta di Bohol, una delle isole più incontaminate e selvagge delle Filippine. A Bohol, infatti, la natura regna sovrana: salendo a bordo di un bus tour che vi condurrà alle vostre escursioni, costeggerete strade fatte solo da foreste di altissime palme di cocco e vi sorprenderà scoprire che in mezzo a quella vegetazione ci sono molte persone che vi abitano.

Imperdibili, sull’isola di Bohol, le Chocolate Hills e il Philippine Tarsier Sanctuary. Le Chocolate Hills (ovvero le “Colline di Cioccolato”) sono così chiamate perché durante la stagione secca il loro colore diventa da verde a marrone, facendole assomigliare appunto al cacao. Su queste 1.200 collinette si narrano diverse leggende, una delle quali dice che siano le lacrime di un gigante che un tempo si era innamorato di una fanciulla del luogo.

Chocolate Hills, Bohol
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Le iconiche Chocolate Hills

Il Philippine Tarsier Sanctuary, invece, è un posto magico dove incontrare uno degli animali più buffi e teneri al mondo, il tarsier: si tratta di un piccolo primate notturno, tipico del Sud Est Asiatico, simile a una piccola scimmia dagli occhi enormi.

Filippine, tarsier
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Un piccolo tarsier a Bohol

Un’altra escursione spettacolare da vivere a Bohol è quella in battello di legno sul fiume Loboc: qui sarete intrattenuti da musica, balli e potrete gustare un tipico pranzo filippino detto “boodle fight”. Cos’è il boodle fight? Si tratta di un buffet servito su foglie di banane, che comprende riso, pomodori, verdure, tantissima carne cotta al barbecue e pesce cotto alla griglia o sul carbone, da consumare rigorosamente con le mani. Il più veloce, mangia più degli altri.

Boodle fight
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Il boodle fight, tradizionale pranzo filippino

Palawan,  fiumi sotterranei e island hopping

L’isola di Palawan è una delle più conosciute al mondo e tra le più gettonate per la luna di miele: infatti, qui potrete atterrare a Puerto Princesa, la città principale, dove vi aspetta un romantico e suggestivo boat tour serale sul fiume in compagnia delle lucciole oppure un’escursione al celeberrimo Underground River.

Il fiume sotterraneo di Puerto Princesa è navigabile per 4,5 km della sua estensione ed è percorribile in barca durante una visita guidata: al suo interno ammirerete le straordinarie forme delle rocce carsiche e calcaree, mentre l’acqua del fiume ha uno splendido color turchese-smeraldo.

Underground River, Puerto Princesa
Fonte: iStock
L’Underground River a Puerto Princesa

Da Puerto Princesa, invece, conviene dirigersi a El Nido – sì, la super famosa El Nido! El Nido è probabilmente il luogo più fotografato sui social media di tutte le Filippine: se pensando alle isole avete in mente spiagge straordinarie, bianchissime e un mare che sembra creato su un set cinematografico, state sicuramente pensando a questo posto.

El Nido, Filippine
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Le splendide spiagge bianche di El Nido

Qui le spiagge e le calette sono una più bella dell’altra, da scoprire con un tour di island hopping, ovvero una visita che vi porterà da una spiaggia all’altra su una barca: durante il tour, inoltre, vi offriranno un tipico pranzo a base di pesce freschissimo e succulenti frutti di mare, arrostito direttamente sulla barca o sulla spiaggia.

Coron, infine, è uno degli spot più belli dell’isola, così bello da togliere il fiato.

Manila, viaggio nella capitale

Se ne avete abbastanza di tintarella, avventure nella natura, relax in spiaggia e acqua di cocco fresca e dissetante bevuta direttamente dalla noce, potete concludere questo tour e scoprire cosa vedere nella capitale delle Filippine, Manila.

Manila è la capitale delle Filippine e, come già accennato, è una grandissima metropoli ricca di contrasti: ci sono zone poverissime, come quella di Tondo (dove non vi consigliamo assolutamente di addentrarvi, perché nucleo della microcriminalità locale), accanto a quartieri ricchissimi e super moderni, come Makati, dove vi consigliamo di alloggiare. A Makati, infatti, sembra proprio di stare a NYC, tra vertiginosi grattacieli e vetrine di alta moda, con firme anche del Made in Italy.

Makati, Manila
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Il quartiere di Makati a Manila

Manila è il luogo ideale per andare alla scoperta dello street food filippino, così famoso da essere una delle cose da fare e da vedere nelle Filippine: nei vari mercati locali all’aperto e non, infatti, vi consigliamo di scoprire e assaggiare il cibo di strada locale. Ce n’è tantissimo: dal famigerato balut (additato come uno dei cibi “horror” del mondo, ma buonissimo e nutriente!), agli siopao, e ancora banana fritta, spiedini di barbecue e tanto altro.

Mercato locale, Manila
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Un mercato locale a Manila

In genere, a Manila potete comunque scoprire la scena gastronomica nazionale e gustare piatti tradizionali come il Fried Rice o l’Adobo.

Manila è anche il luogo ideale per immergersi nella storia delle isole: fate tappa al Forte Santiago e a Intramuros, dopo una passeggiata al Rizal Park e una visita alla monumentale Cattedrale. Vi consigliamo, inoltre, di visitare Casa Manila, una sorta di piccolo museo dove ammirare reperti autentici delle case d’epoca delle famiglie coloniali spagnole e locali. Un consiglio per gli spostamenti? Anche se vi conviene tenere sempre d’occhio i vostri averi, provate il tipico tuk tuk per spostarvi in città (così come nelle isole), è super economico e non vi farà restare ore, ore ed ore imbottigliati nel traffico di Manila. Se comunque doveste prendere un taxi, attenzione alla tariffa: qui i tassisti non usano il tassametro e dovrete contrattare prima con loro un prezzo per la corsa.

Cattedrale di Manila
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La maestosa Cattedrale di Manila

Qual è il periodo migliore per visitare le Filippine?

Dal momento che le Filippine sono un Paese tropicale, i mesi compresi tra giugno e novembre sono quelli cosiddetti “della stagione delle piogge”, ovvero caratterizzati da forti e frequenti precipitazioni e da minacciosi tifoni. Ecco perché il periodo migliore per visitare le Filippine corrisponde all’inverno in Italia, ovvero i mesi che vanno da dicembre a marzo: in questo periodo, infatti, nelle Filippine vi è un clima secco, senza piogge, con giornate soleggiate, ma con temperature che non superano di solito i 34 gradi, ovvero simili alla nostra estate.

Se invece si scegliesse di partire per le Filippine in primavera, cioè da marzo a maggio, malgrado nelle isole si troverebbero splendide giornate di sole, si andrebbe incontro all’estate filippina: sicuri di essere pronti al caldo umido e tropicale e a temperature da capogiro? Solo per temerari e amanti del caldo intenso! Ecco perché, in conclusione, vi consigliamo di fuggire dal freddo europeo alla volta delle Filippine durante i mesi invernali: un mese ideale? Febbraio.

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