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Le Alpi Marittime in estate: trekking e fauna selvatica nel parco meno conosciuto d’Italia

John Muir, il naturalista scozzese che dedicò la vita a percorrere le montagne nordamericane, scrisse: the mountains are calling, and I must go, le montagne mi chiamano e io debbo andare. Difficile dargli torto quando ci si trova nel cuore delle Alpi Marittime: non sono le vette della California che raccontava, ma qui, nella provincia di Cuneo, dove le Alpi finiscono e il Mediterraneo comincia a farsi sentire nell’aria, il richiamo della roccia, dei boschi e delle vette si fa sentire. Non serve una vetta a tremila metri per percepirlo, basta fermarsi su un pianoro d’alta quota ad ammirare lo straordinario panorama, lasciandosi sorprendere dal fatto di non essere soli: prima o dopo si coglierà la sagoma di un rapace in volo, cerchio dopo cerchio, o il saltellare potente ed elegante di uno stambecco, a ricordare che in certi posti l’uomo è ancora l’ospite.

Il Parco Naturale delle Alpi Marittime è un’area protetta di quasi 28mila ettari in Piemonte, incastonata tra le ultime propaggini alpine, prima che la pianura lasci il posto alla Liguria e, poco oltre, al mare. È un luogo non particolarmente gettonato, anche in estate: il Parco del Gran Paradiso cattura più attenzione, le Dolomiti più fotografie, le Alpi valdostane più visitatori. Le Alpi Marittime restano per lo più ai margini delle conversazioni sul trekking estivo, frequentate da appassionati della montagna e da chi ci è già stato una volta e ci torna perché sa cosa aspettarsi: sentieri che si immergono nella natura pur conservando la memoria di una storia secolare, fra strade militari e vie del sale; fauna selvatica non difficile da avvistare; laghi glaciali in quota perfetti per la foto ricordo delle vacanze.

Il Parco Naturale delle Alpi Marittime: storia, dove si trova e come arrivare

La storia del Parco Naturale delle Alpi Marittime affonda le radici nell’Ottocento, più precisamente nel 1857, quando re Vittorio Emanuele II istituì qui la Riserva Reale di Caccia di Valdieri ed Entracque. I Savoia frequentarono queste valli per decenni, lasciando in eredità un patrimonio fatto di palazzine di caccia, una fitta rete di mulattiere e, soprattutto, la reintroduzione dello stambecco, proveniente dal Gran Paradiso, che ha contribuito in modo determinante alla biodiversità che oggi caratterizza il parco. Il territorio venne poi tutelato nel 1980 come Parco Naturale dell’Argentera e assunse il nome attuale nel 1995.

Il parco si estende nell’alta Valle Gesso, nella Valle Gesso della Valletta e nei Valloni della Valletta e del Reduc in Valle Stura di Demonte, abbracciando i comuni di Aisone, Entracque, Roaschia, Valdieri e Vernante, tutti in provincia di Cuneo. Al suo interno si trovano numerose cime oltre i 3mila metri, con la vetta più alta rappresentata dal Monte Argentera a quota 3297 metri. Sul versante opposto del crinale, lungo un confine comune di 35 chilometri, si estende il Parc National du Mercantour francese: i due parchi sono gemellati dal 1987 e insieme formano un’area protetta di oltre centomila ettari, una delle più grandi d’Europa.

Per raggiungerlo da Cuneo si percorre la strada statale 20 fino a Borgo San Dalmazzo, da dove si risalgono le valli verso i principali centri visitatori del parco: Entracque, Terme di Valdieri e Vernante. Chi proviene da Genova o dalla Liguria può seguire la strada statale 28 da Imperia, attraverso il Colle di Nava. Da Torino, il tragitto in auto fino a Entracque è di circa un’ora e mezza.

Cosa fare in estate nel Parco Naturale delle Alpi Marittime

L’estate trasforma il Parco delle Alpi Marittime in un palcoscenico naturale di rara bellezza: i pascoli di alta quota si animano di fioriture vivaci, che punteggiano il verde acceso dei prati, mentre i diversi laghi di origine glaciale del territorio creano uno splendido contrasto con le loro acque turchesi e cristalline.

La bella stagione, peraltro, è quella in cui i camosci, la specie più diffusa del parco con una popolazione di oltre 4mila esemplari, si spostano liberamente sui versanti erbosi, spesso a quote accessibili anche agli escursionisti non esperti. Lo stambecco, che i Savoia contribuirono a reintrodurre e che oggi conta circa 500 esemplari nell’area protetta, si avvista con più facilità in quota, lungo i canaloni e le creste rocciose. Non è raro imbattersi anche in cervi, caprioli e, nelle zone boscose, in qualche traccia del lupo, tornato a popolare queste valli alla fine degli anni Novanta.

Alpi marittime trekking estate
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Una coppia di stambecchi

L’attività principale è naturalmente il trekking: con 400 chilometri di sentieri segnalati, undici rifugi alpinistici, sei rifugi escursionistici e undici bivacchi, il parco offre percorsi per tutti i livelli di preparazione fisica. Si cammina spesso e volentieri lungo percorsi che hanno una lunga storia alle spalle: ci sono mulattiere storiche che un tempo venivano percorse dai cacciatori della casa reale e ancor più antiche vie del sale, tracciati di collegamento tra i versanti piemontesi alla costa nizzarda dedicati al commercio dell’essenziale materia. Non mancano, pure, strade militari lastricate, risalenti alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale. Il tutto contornato da un ambiente dove fitti boschi di conifere si alternano a ampie praterie o aspre pietraie.

La mountain bike è un’altra possibilità concreta in estate, soprattutto sulle strade sterrate che attraversano i fondovalle e risalgono verso i rifugi. L’arrampicata sportiva trova il suo terreno d’elezione intorno al massiccio dell’Argentera, dove le pareti rocciose offrono vie di ogni difficoltà.

Tre escursioni da non perdere nel Parco delle Alpi Marittime

Come detto, il trekking è l’attività principale per l’estate tra le cime delle Alpi Marittime. Il Parco offre una grande varietà di escursioni adatte a tutti i livelli e a tutte le esigenze, dai camminatori del weekend fino agli escursionisti più esperti e preparati.

Da Terme di Valdieri al Pian del Valasco

Escursione facile e adatta a ogni gamba, è un classico per tutti e tutte che coniuga la semplicità della camminata al fascino immediato del Parco delle Alpi Marittime. Il percorso è lungo sette chilometri e mezzo con un dislivello di circa 400 metri.

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Panorama del Parco delle Alpi Marittime

Si parte dal parcheggio nei pressi della chiesetta di Terme di Valdieri, si segue il sentiero che costeggia il fiume Valasco risalendo il fondovalle tra larici e rododendri e si arriva al Rifugio Valasco a oltre 1700 metri di quota, ospitato nella storica Real Casa di Caccia dei Savoia, recentemente restaurata.

Il percorso è adatto a famiglie con bambini e a chi non ha particolare allenamento alpinistico e passa sulla vecchia strada militare costruita negli Anni Trenta, oggi una strada sterrata che in pochi tornanti permette di salire di quota con una splendida cornice naturale da ammirare per tutto il percorso.

I Laghi di Fremamorta

Uno dei panorami simbolo del parco, raggiungibile da Terme di Valdieri attraverso un itinerario di media difficoltà: i quattro Laghi di Fremamorta, con le loro acque limpide e pure, riflettono le pareti dell’Argentera. Si trovano sull’omonimo altipiano a oltre 2600 metri di altitudine, in un contesto naturale unico, circondato da una corona di vette spettacolare.

Il percorso attraversa ambienti diversissimi, tra boschi, morene glaciali e verdi praterie d’alta quota. Raggiunge quindi il Rifugio Emilio Questa a 2386 metri, per poi spingersi fino alla conca dei laghi di Fremamorta, disposti a catena in un catino dove, in estate, fiorisce la viola argenteria, piccolo fiore endemico che caratterizza il panorama.

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Uno dei Laghi di Fremamorta

È un’escursione che richiede una buona preparazione fisica e attrezzatura adeguata, ma che ripaga con panorami e opportunità di avvistamento faunistico di assoluto rilievo.

Da Sant’Anna di Valdieri al Rifugio Livio Bianco

Partendo da Sant’Anna di Valdieri, questo itinerario risale il selvaggio vallone della Meris, seguendo una ripida mulattiera storica, fino al Rifugio Livio Bianco, che sorge sulle sponde del Lago Sottano della Sella ai piedi del Monte Matto.

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Salita al Rifugio Livio Bianco

È un angolo del parco frequentato prevalentemente da escursionisti abituali, lontano dai percorsi più battuti, con un’atmosfera solitaria e aspra che ne costituisce il fascino principale.

Larici e rododendri caratterizzano il panorama, al termine di una salita ripida e adatta soprattutto ai più allenati. Dai 1100 metri di altitudine di Sant’Anna, infatti, si sale fino ai 1910 del rifugio. Ci vogliono circa 3 ore per completare la salita.

Per i più intraprendenti, il rifugio è il punto di partenza per la salita ad alcune tra le cime più alte del Parco, come il Monte Matto, a 3097 metri di quota, la Rocca di Valmiana (3006) o la Rocca della Paur (2972).

Le affascinanti profondità della Grotta di Bossea, tra labirinti d’acqua e cattedrali di roccia

In provincia di Cuneo, per la precisione nel comune di Frabosa Soprana, si apre un varco verso un universo parallelo che sfida la nostra percezione del tempo. No, non è uno scherzo, perché la Grotta di Bossea rappresenta sia una soglia storica per l’Italia, sia un ecosistema monumentale che “costringe” ad abbandonare la luce solare per abbracciare un’atmosfera densa, umida, e carica di profumi minerali mescolati al fragore costante dell’acqua.

Scoperta nell’Ottocento e accessibile al pubblico dal 1874, è la vera prima cavità turistica del nostro Paese. A differenza di altri siti ipogei celebrati per la sola bellezza, Bossea unisce dimensione estetica e valore didattico, mostrando processi naturali che sono ancora in corso. In poche parole, qui non si è di fronte alla classica caverna statica e silenziosa, ma piuttosto a un sistema vivo, un’arteria pulsante della Terra che respira tramite correnti d’aria e flussi idrici perenni.

Storia e formazione della Grotta di Bossea

Molto prima di venire scoperta, la Grotta di Bossea era già in movimento. Le sue origini, infatti, risalgono al periodo in cui il sollevamento della catena alpina permise all’anidride carbonica sciolta nelle piogge di corrodere il calcare e altre rocce carbonatiche. Il sistema carsico Maudagna-Corsaglia nasce dall’azione combinata di acqua e calcare, lungo fratture e piani di stratificazione formatisi oltre 180 milioni di anni fa.

Ciò vuol dire che la montagna ha custodito questo processo lento, lasciando che il torrente ipogeo ampliasse gallerie, scavasse canyon e formasse laghi e sifoni. Le prime esplorazioni documentate risalgono alla prima metà dell’Ottocento. Fu Domenico Mora, fornaciaio della valle, a guidare gruppi lungo i primi tratti accessibili, raggiungendo il Lago di Ernestina (nella parte inferiore della cavità). La svolta arrivò nel 1874, grazie alla spedizione coordinata da don Bruno di Mondovì, che superò la cascata principale e accedette ai livelli superiori. Da quel momento Bossea entrò nella storia.

Nel secondo dopoguerra la conoscenza della cavità ebbe un forte avanzamento. Tra il 1948 e il 1949 le spedizioni Loser, Muratore e Cappello completarono il rilievo dei rami principali, esplorando gallerie fossili sopra il corso attivo del torrente. Negli anni successivi gruppi speleologici piemontesi e lombardi individuarono nuovi sviluppi su più livelli, al punto da aggiungere circa un chilometro di tracciati.

Un capitolo a parte riguarda la paleontologia. Fin dalle prime indagini emersero accumuli di ossa di Ursus spelaeus, l’orso delle caverne, specie estinta che frequentava Bossea durante il Quaternario per il letargo e, probabilmente, la riproduzione. Resti di individui giovani e anziani raccontano stagioni difficili, inverni rigidi e risorse scarse.

Dal 1969 Bossea ospita una stazione scientifica permanente, punto di riferimento per studi geologici, biologici e idrologici. Le ricerche effettuate nel corso degli anni hanno censito 57 specie cavernicole, di cui 10 endemiche, confermando l’unicità biologica di questo ambiente.

Come funziona la visita

L’itinerario turistico si snoda lungo passerelle metalliche e gradinate che permettono di superare dislivelli notevoli senza compromettere la sicurezza. Una volta oltrepassata la soglia d’ingresso, la temperatura scivola rapidamente verso i 9 gradi costanti, mentre l’umidità avvolge la pelle con una carezza fresca.

Va specificato che l’accesso avviene sempre con guida speleologica entrando in una specie di corridoio, ovvero una galleria suborizzontale lunga circa 110 metri modellata dal torrente in epoca antica. Le escursioni durano mediamente 100 minuti, con percorsi adatti a vari pubblici, inclusi studenti con programmi educativi focalizzati su temi geologici e paleontologici. Per gli adulti, l’itinerario standard esplora la sezione principale, mentre opzioni brevi si limitano a zone iniziali per chi preferisce esperienze più contenute.

Cosa vedere lungo il percorso

Il percorso inizia in zone ricche di concrezioni spettacolari, in cui stalattiti e stalagmiti si fondono in colonne massicce con sfumature che variano dal bianco latteo all’ocra scuro (a seconda dei minerali trasportati dalle gocce). Passo dopo passo si apre la Sala delle Frane, chiamata anche Sala delle Rovine. Il passaggio segna il debutto della grande Bossea, con il rumore dell’acqua che cresce, le dimensioni che si dilatano e il dislivello che diventa percepibile.

Sul fondo scorre il torrente, con portate variabili tra 50 e 150 litri al secondo: ogni anno milioni di metri cubi d’acqua attraversano il sistema, asportando centinaia di tonnellate di roccia. Proseguendo verso le zone interne si incontra la Sala del Tempio, spazio che colpisce per la struttura del soffitto, un velario naturale inciso da piani di frattura netti. Ma non è solo quello, perché il suo volume è talmente vasto che può mandare persino in crisi i sensi. Tra i massi e le stalagmiti si trova l’area dedicata all’orso delle caverne, punto di forte impatto emotivo.

Seguendo il tragitto si raggiunge la Sala delle Meraviglie, dominata da una colata calcitica imponente che scende verso il fiume. Le analisi con traccianti hanno permesso di individuare l’area di alimentazione idrica, collegata a un bacino sotterraneo di notevole estensione.

Degna di nota è anche la Sala Giovanni Garelli in quanto rappresenta uno degli spazi più vasti. Vi basti pensare che le proporzioni ricordano una basilica naturale, con archi rocciosi e altezze che toccano i 50 metri. Il punto culminante della visita coincide con la cascata del Lago di Ernestina. Il salto d’acqua, alto circa 10 metri, segna il confine tra area turistica e settore riservato alla ricerca speleologica. Oltre questa soglia si sviluppano gallerie complesse, sifoni esplorati fino a 54 metri di profondità e ambienti accessibili esclusivamente a tecnici specializzati.

Grotta di Bossea, Piemonte
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La cascata della Grotta di Bossea

Come arrivare e info utili

Ci troviamo tra le meraviglie del Piemonte meridionale, in località Bossea nel comune di Frabosa Soprana (provincia di Cuneo). Questa è una zona con paesaggi montani di rara bellezza, che fanno spaziare lo sguardo su boschi fitti e pendii rocciosi. Partendo da Cuneo o da Mondovì, occorre seguire le indicazioni per la Val Corsaglia, risalendo la strada provinciale che attraversa piccoli borghi alpini fermi nel tempo.

Per chi proviene da Torino o Savona tramite l’autostrada A6, l’uscita consigliata risulta quella di Mondovì, da cui si prosegue per circa mezz’ora. La grotta è aperta al pubblico durante gran parte dell’anno, con chiusura limitata al 25 dicembre e al primo gennaio. Le visite partono con un minimo di due partecipanti. Sono previste tariffe differenziate per adulti, bambini, gruppi e scuole.

Occorre inoltre sapere che Bossea rientra in un’area protetta gestita dall’Ente del Parco Naturale del Marguareis, status che garantisce tutela ambientale e continuità scientifica.

Prato Nevoso record di neve e turisti: nuove regole per proteggere la splendida località

Dopo il Natale 2025, le montagne del Cuneese si sono ricoperte di neve come non si vedeva da tempo. Prato Nevoso è diventata la meta del momento: piste perfette, panorami da cartolina, atmosfera da pieno inverno. In pochi giorni sono arrivati tutti insieme, e il risultato si è visto: strade bloccate, parcheggi al collasso, servizi al limite.

È stato un successo, certo. Ma anche una prova di stress che ha fatto emergere i limiti di un sistema non pensato per reggere certi numeri. E viene da chiedersi: quanta gente può salire in montagna prima che diventi un problema per tutti, visitatori compresi?

Record di neve e assalto turistico

Il richiamo esercitato dalla neve fresca è stato fortissimo, soprattutto per chi sognava di sciare in Italia. Dopo settimane di attesa, le precipitazioni abbondanti hanno restituito alle stazioni sciistiche del Monregalese un colpo d’occhio invernale che mancava da tempo. Prato Nevoso e Artesina si sono trovate improvvisamente al centro di un flusso turistico intenso, amplificato dalle festività natalizie e dalle giornate di bel tempo successive al maltempo. Le località tra i luoghi migliori dove sciare in Piemonte sono al centro dell’attenzione.

L’afflusso, però, non si è distribuito in modo graduale. Migliaia di auto hanno cercato di raggiungere le località sciistiche nelle stesse fasce orarie, concentrando il traffico su una rete stradale di montagna che ha limiti strutturali evidenti. Ingorghi, parcheggi saturi e tempi di percorrenza dilatati hanno reso necessaria una decisione drastica: la chiusura temporanea della strada provinciale che sale verso le stazioni, nel tratto del bivio con Frabosa Soprana.

Il provvedimento, adottato dalla Provincia di Cuneo in accordo con il Comune di Frabosa Sottana, non è stato punitivo ma preventivo. L’obiettivo era evitare il blocco totale della circolazione e ridurre i rischi per automobilisti e pedoni, in un contesto reso ancora più delicato dalle condizioni meteo invernali. L’accesso è stato consentito solo in presenza di deflusso da monte, con una gestione “a fisarmonica” del traffico affidata alla polizia municipale.

Verso regole più stringenti

Quello che è successo a Prato Nevoso non è un episodio a sé. Negli ultimi anni, tra turismo giornaliero, passaparola sui social e tutti che si riversano sulle stesse località negli stessi giorni, scene del genere stanno diventando sempre più comuni. E quando arriva il caos, tamponare l’emergenza non basta.

Ecco perché nascono dei provvedimenti preventivi: parcheggi controllati, un tetto al numero di auto che possono salire, navette per facilitare gli spostamenti. Non per tenere lontana la gente, ma per evitare che una giornata sulla neve si trasformi in ore di coda e frustrazione.

C’è poi un altro problema: quando arriva troppa gente tutta insieme, non sono solo le strade a soffrirne. Il terreno si deteriora, i rifiuti aumentano, i paesini di montagna fanno fatica a reggere l’urto. La neve di quest’anno è stata una fortuna, ma bisogna prendere provvedimenti per tutelare il luogo.

Dopo il forte successo Prato Nevoso ha l’occasione di aprire un dibattito su un modello di turismo invernale più equilibrato approvando regole stringenti che migliorano la qualità dei servizi offerti valorizzando il territorio e la sua bellezza.

Le mostre imperdibili da vedere a ottobre 2025 in Italia

Fumetti, fotografie, opere d’arte e design, ma anche i Maestri classici e gli Impressionisti: l’ottobre italiano, quest’anno, riserva tanti bellissimi appuntamenti. Un calendario ricco di mostre ed esposizioni, in occasione di anniversari ed eventi commemorativi, ma non solo.

E non sono soltanto le grandi città a accogliere alcune delle mostre più interessanti da vedere. Le cittadine di provincia come Cuneo, Ravenna, Codroipo, Parma, Rovigo o Cremona sono le sedi di alcuni dei meravigliosi palazzi che accolgono opere eccezionali provenienti dalle gallerie di tutto il mondo e da collezioni private che poco – se non addirittura mai – sono state esposte in Italia.

Abbiamo selezionato le mostre più interessanti da visitare a ottobre 2025 in Italia.

Tra piazze, arte e montagne: alla scoperta di Cuneo

Adagiata tra i morbidi profili delle Langhe e del Roero, in un angolo di Piemonte dove i torrenti Gesso e Stura si intrecciano con la vita di tutti i giorni, Cuneo si svela come una gemma raffinata, perfetta per chi desidera immergersi in un’atmosfera autentica.

Fondata nel lontano 1198, è un vero e proprio salotto a cielo aperto, dove l’ospitalità è un valore radicato e il ritmo scorre in maniera differente, tra passeggiate storiche e gustosi intermezzi enogastronomici.

Cosa vedere a Cuneo: le tappe da non perdere

Conosciuta per il suo centro storico che sa affascinare al primo sguardo e per la straordinaria vicinanza alle Alpi, Cuneo regala ai visitatori un caleidoscopio di emozioni.

Ogni angolo racconta una storia, ogni scorcio custodisce un’anima antica pronta a svelarsi a chi sa osservare.

Piazza Galimberti

Cuore pulsante, Piazza Galimberti si apre come un enorme abbraccio proprio nel centro di Cuneo. Intitolata all’eroe della Resistenza Duccio Galimberti, la maestosa piazza, con i suoi 24.000 metri quadrati, si impone come una delle più grandi d’Italia. La sua origine affonda nell’epoca napoleonica, quando le vecchie mura difensive lasciarono il posto a uno spazio nuovo, concepito per diventare il palcoscenico della vita cittadina.

Gli edifici che la incorniciano, dallo stile neoclassico impreziosito da decori di ispirazione greco-romana, le donano un’eleganza senza tempo. Al centro, quasi a vegliare sulle giornate e sulle sere cuneesi, si erge la statua di Giuseppe Barbaroux, avvocato e giurista ricordato con orgoglio.

Il Duomo

In pieno centro si innalza anche il Duomo di Cuneo, sontuoso tributo alla devozione e all’arte. Dedicato a Santa Maria del Bosco, venne edificato nel XIX secolo sui resti di un’antica chiesa quattrocentesca, della quale resta ancora una magnifica fonte battesimale.

All’esterno, la facciata neoclassica introduce a un interno che incanta per la ricchezza dei dettagli: pregiati affreschi, stucchi finemente modellati e altari barocchi raccontano la storia di una fede viva.

La cupola, ristrutturata e affrescata da Toselli nel 1835, domina la navata con grazia, mentre non si può fare a meno di notare la pala d’altare seicentesca raffigurante la Vergine in trono. Il pulpito barocco e la cappella del Santissimo Sacramento completano un insieme che spicca per armonia e spiritualità.

Via Roma

La via principale di Cuneo
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Scorcio notturno di Via Roma

Lasciandosi alle spalle Piazza Galimberti, si imbocca Via Roma, l’anima elegante del centro storico di Cuneo. Pedonale, animata da botteghe storiche, boutique di charme e caffè accoglienti, invita a una passeggiata lenta, scandita dalla piacevole presenza dei portici medievali e degli affreschi che decorano le antiche facciate.

Il Giardino di Sculture della Fondazione Peano

Appena varcata la soglia della Fondazione Peano, ci si ritrova in un luogo dove arte e natura dialogano senza sosta. Voluta da Roberto Peano, antiquario e mecenate, la verde oasi nasce nel 1993 con l’intento di promuovere la scultura contemporanea come strumento di rigenerazione urbana.

Il giardino, ricavato dall’antico vivaio botanico di famiglia, regala un’esperienza sensoriale rara: oltre sessanta specie botaniche convivono in armonia con opere d’arte esposte in permanenza, frutto dell’annuale concorso Sculture da Vivere.

La Fondazione, inoltre, sorprende ogni anno con mostre temporanee e laboratori, oltre alla suggestiva rassegna dedicata ai taccuini di viaggio disegnati.

Complesso Monumentale di San Francesco e Museo Civico

Il Complesso Monumentale di San Francesco, costruito nel XIII secolo come convento francescano, nel corso dei secoli ha vissuto trasformazioni radicali, passando da centro di preghiera a caserma napoleonica, per poi rinascere come custode della memoria cittadina.

Il chiostro e il portico, ristrutturati nel XVII secolo, conservano intatto il fascino antico, mentre gli scavi archeologici più recenti hanno riportato alla luce preziosi reperti ora protetti da vetrate.

Nella sezione dedicata al Museo Civico si compie un viaggio di sicuro interesse, dalle tracce preistoriche allo splendore dell’arte sacra dei secoli XVI-XVIII, fino ai rari reperti longobardi, testimoni silenziosi di una storia millenaria.

Palazzo della Torre

Infine, merita una sosta il Palazzo della Torre, risalente ai primi decenni del 1200 e dominato dalla Torre Civica, alta ben 52 metri. Secondo una leggenda locale, la torre sarebbe stata costruita a spese dei monregalesi come pegno di pace dopo il trattato stipulato nel 1317, anche se la storia ufficiale non conferma.

Dalla sommità della cella campanaria,  si apre un magnifico panorama che abbraccia tetti, torri e il profilo delle montagne.

Tutto il fascino dei dintorni

Limone Piemonte in inverno
Fonte: iStock
Scorcio invernale di Limone Piemonte

Pochi minuti d’auto portano al Filatoio Rosso di Caraglio, un gioiello di archeologia industriale voluto alla fine del XVII secolo da Giò Gerolamo Galleani. Antica fabbrica della seta, la più antica d’Europa ancora esistente, testimonia un’epoca di fervente attività manifatturiera. Accanto alla fonte di Celleri, il complesso si sviluppa attorno a tre corti interne perfettamente conservate, oggi animate dal Museo del Setificio Piemontese e da prestigiose mostre temporanee.

Non molto distante, il Castello della Manta è ideale per uno straordinario tuffo nel passato. Maniero medievale immerso nel verde, custodisce al suo interno la Sala Baronale, decorata da affreschi quattrocenteschi che raccontano le gesta di cavalieri e dame con una vivacità sorprendente. Una passeggiata tra le sue stanze e il parco è un viaggio nell’arte gotica internazionale, dove il sogno e la storia diventano tutt’uno.

Ancora, ai piedi delle colline, il Santuario della Madonna degli Angeli invita alla contemplazione. Raggiungibile percorrendo un suggestivo viale settecentesco, l’antico convento francescano del XV secolo conserva affreschi sulla vita di San Francesco, altari preziosi dedicati alle grandi famiglie del luogo e una splendida opera lignea raffigurante la Madonna.

Per chi ama la montagna, Limone Piemonte si svela come una chicca a soli trenta chilometri di distanza. Famosa meta invernale grazie all’eccezionale innevamento, offre chilometri di piste da sci e un’atmosfera vivace, mentre in estate si trasforma diventa una località indimenticabile per escursioni e gite a cavallo. Storica stazione sciistica, cuore della Riserva Bianca, ha accolto gare di Coppa del Mondo e continua ad attrarre appassionati da tutto il Piemonte e non solo.

Infine, Vernante regala un tocco di magia. Piccolo borgo montano, nell’abbraccio della natura incontaminata, è diventato celebre per i murales che raccontano la storia di Pinocchio. Passeggiare per le stradine è come entrare in un libro illustrato a cielo aperto, in cui ogni scorcio strappa un sorriso e ogni muro narra una fiaba.

Carnevale di Mondovì, tutti gli eventi tra maschere e viaggi in mongolfiera

Colori, musica e creatività tornano ad essere i protagonisti di un viaggio tra modernità e passato nel cuore delle Alpi di Cuneo: il Carnevale di Mondovì 2025 è pronto a ravvivare il centro storico con feste, carri allegorici, sfilate in maschera e tradizioni che arrivano da lontano, rappresentando ancora oggi l’identità del territorio.

Il “Carlevé ‘d Mondvì” (così si chiama in dialetto), organizzato dall’Associazione “Famija Monregaleisa 1949”, è pronto ad allietare grandi e piccini con tantissimi eventi imperdibili dove l’allegria fa da padrona. Non mancano anche particolari attrazioni per bambini, con una sorpresa speciale resa possibile grazie alle mongolfiere. Pronti a festeggiare immersi nella magia del Carnevale di Mondovì?

Storia del Carnevale di Mondovì

A caratterizzare il Carnevale di Mondovì è sicuramente la sua lunga storia e le tradizioni ad essa legate. Le sue origini risiedono in un passato molto lontano: sebbene sia nato ufficialmente nel XVI secolo, le sue maschere tipiche avrebbero avuto origine oltre un millennio di anni fa.

La sua figura principale è infatti il Moro (maschera ufficiale dal 1950), descritto come “il più audace e meno crudele dei capi saraceni”. La leggenda narra che durante le scorribande saracene del IX secolo, si fosse rifugiato nella torre che domina la Val Tanaro. Qui sarebbe stato assediato dall’Imperatore Ottone I, che al termine della battaglia avrebbe deciso di concedere al Moro il controllo sui territori, ma solo in uno specifico periodo dell’anno: durante il Carnevale.

Questa storia è legata a doppio filo con quella della Bela Monregaleisa, una fanciulla del posto che sarebbe stata rapita dal Moro e che con lui avrebbe condiviso mille avventure. Una volta liberata, la giovane donna sarebbe arriva al Monte Regale per inseguire il suo sogno, ovvero costruire un paese ideale nel quale le disparità sociali non esistono: è così che, secondo la leggenda, sarebbe nato Mondovì. Attorno ai due protagonisti, ruotano altri personaggi, tra i quali Adelasia, figlia dell’imperatore, Aleramo, la maga e il cantastorie: sono loro che, ogni anno, durante il Carnevale di Mondovì, sono i protagonisti delle sfilate con i carri allegorici, delle cene di gala e delle serate di festa.

Il Moro, a Mondovì, è però presente tutto l’anno: lo si trova in cima alla facciata della chiesa di San Pietro, intento a segnare le ore con il suo martello, vegliando così sulla città in attesa del Carnevale successivo.

Date del Carnevale di Mondovì 2025

Dopo la lunga attesa (insieme al Moro), il Carnevale di Mondovì torna anche nel 2025 per divertire tutti con i suoi eventi unici, tra i più belli d’Italia. Quando? Le date ufficiali vanno dal 22 febbraio 2025 al 9 marzo 2025.

Eventi 2025 del Carnevale di Mondovì

Dopo la presentazione della Corte del Moro e della Bela Monregaleisa dell’anno, avvenuta il 1° febbraio, il Carnevale di Mondovì 2025 è ai nastri di partenza: tra eventi, sfilate, manifestazioni e maschere della tradizione, c’è l’imbarazzo della scelta per divertirsi in questi giorni in cui ogni scherzo vale.

Ecco tutti gli appuntamenti imperdibili di quest’anno, i cui dettagli sono consultabili sul sito ufficiale Carnevalemondovi.it.

Carri allegorici nel Carnevale di Mondovì, appuntamento imperdibile
Fonte: Ufficio Stampa Visit Cuneese
Carri allegorici nel Carnevale di Mondovì

Apertura del Carnevale di Mondovì: la consegna delle chiavi

Sabato 22 febbraio 2025, alle ore 16:15 al Circolo di Lettura (Mondovì Piazza) si tiene la cerimonia di consegna delle chiavi della città a sua maestà il Moro. Inizia così il Carnevale di Mondovì 2025, tra i più belli dello Stivale.

Sfilate in maschera

Diverse sono le sfilate in maschera a cui si può assistere durante il Carnevale di Mondovì. Il 22 febbraio, alle 15:15, in piazza Martiri (a Mondovì Breo), sfilano le maschere dei Carnevali del Piemonte, della Val d’Aosta e della Liguria.

Il 23 febbraio, invece, è in programma la sfilata della corte del Moro: dalle 15:00 alle 18:00, i personaggi della tradizione sfilano all’Outlet Village e Mondovicino Shopping Center & Retail Park.

Appuntamento il 2 marzo, invece, per la sfilata dei gruppi mascherati. Dalle 14:30 tante maschere dai mille colori animano le vie che si snodano lungo il centro storico di Breo. Il percorso parte da piazza Santa Maria Maggiore e si conclude in piazza San Pietro. Durante l’evento, in piazza Santa Maria Maggiore e piazza Ellero sono presenti diversi street food, mentre in piazza Roma sono previsti un punto di ristoro e omaggi per bambini. Dalle 16:00, in piazza San Pietro, prende vita la festa dei gruppi mascherati, con animazione e DJ, che continua anche dopo, dalle 18:00, in piazza Santa Maria Maggiore.

Attrazioni per i bambini

Non è un vero Carnevale senza le attrazioni e gli eventi per i più piccoli. Sabato 1° marzo, dalle 15:00 prende vita il Grande Carnevale dei bambini, una festa in maschera con musica, animazione e gelati offerti. Il 2 marzo, invece, in piazza Ellero si trova il Villaggio dei bambini con gonfiabili e giochi.

La vera chicca del Carnevale di Mondovì? È un’attrazione speciale in piazza della Repubblica: il volo vincolato in mongolfiera.

Eventi per bambini al Carnevale di Mondovì
Fonte: Ufficio Stampa Visit Cuneese
Eventi per bambini al Carnevale di Mondovì

Altri eventi durante il Carnevale di Mondovì

Sono tanti gli eventi e le manifestazioni a Mondovì durante il Carnevale. Tutti ne sono coinvolti, anche le scuole, i centri diurni e le case di riposo, che dal 24 febbraio al 3 marzo sono i luoghi in cui gli studenti vanno alla ricerca dei personaggi del Carnevale con l’evento “Giromoro“.

Quando il sole lascia spazio alla Luna, poi, nel disco club Sottoaceto prendono vita serate a tema e in maschera dove la parola d’ordine è divertimento. Ad esempio, il 3 marzo, dalle 23:oo prende vita il tradizionale “Veglione dei commercianti”, l’immancabile appuntamento del lunedì sera di Carnevale.

Carri allegorici

Il culmine del “Carlevé ‘d Mondvì” è la Grande sfilata dei carri allegorici e dei gruppi mascherati del 9 marzo. Dalle ore 14:30, a Mondovì Breo, diverse realizzazioni maestose e coloratissime sfilano partendo da piazza Levi e attraversano corso Statuto, ponte Cavalieri d’Italia, via Durando, via Baretti e Ponte Madonnina, per poi tornare a corso Statuto. Circa 2 km di percorso che attraversa il centro storico del borgo e che coinvolge ben 1.500 sfilanti, oltre a migliaia di spettatori e appassionati.

Coreografie di qualità, costumi vivaci, musica e intrattenimento sono al centro dell’ultimo giorno di Carnevale in questa perla ancora poco conosciuta del Piemonte. Insieme ai carri allegorici e ai gruppi mascherati, sfilano anche la Banda musicale della Città di Mondovì con gli sbandieratori e musici di Borgo San Martino di Saluzzo, e i trampolieri e acrobati della Scuola di circo BurattinArte.

La festa è diffusa in tutto il centro cittadino: in piazza Cesare Battisti non mancano postazioni di street food, mentre il piazza Ellero, al termine della sfilata, avviene la premiazione dei carri e dei gruppi partecipanti. Un tripudio di colori e divertimento a cui tutti sono chiamati a partecipare.

Carnevale di Mondovì, carri allegorici e maschere bellissime
Fonte: Ufficio Stampa Visit Cuneese
Carri allegorici durante il Carnevale di Mondovì

Biglietti del Carnevale di Mondovì

Gli eventi del Carnevale di Mondovì, tra cui sfilate di carri allegorici e in maschera, sono a ingresso gratuito.

Come raggiungere il Carnevale di Mondovì

Per raggiungere il Carnevale di Mondovì si può scegliere di utilizzare l’auto, il treno o gli autobus.

In auto, se si parte da Cuneo, si prende la SS28 in direzione Mondovì, arrivando alla cittadina in circa 30-40 minuti (30 km). Se si parte da Torino, si prende l’autostrada A6 in direzione Savona e si esce a Mondovì (1 ora e mezza circa – 85 km). Da Milano, invece, si prende la A4 verso Torino e poi la A6 verso Savona, uscendo sempre a Mondovì (2 ore e mezza circa – 180 km).

Se si viaggia in treno, invece, ci sono varie corse dirette dalla stazione di Cuneo che portano a Mondovì in circa 30 minuti. Partendo dal capoluogo del Piemonte, dalla stazione di Torino Porta Nuova ci sono diversi treni che raggiungono il paese (in circa 1 ora).

In autobus, da Cuneo si può prendere la linea 176 Mondovì-Cuneo. Le corse sono abbastanza frequenti, ma consigliamo in ogni caso di consultare gli orari ufficiali.

La funicolare di Mondovì

Per muoversi tra i due cuori del centro storico di Mondovì, in alternativa all’auto, si può viaggiare a bordo della celebre e affascinante funicolare che dalla stazione bassa di Breo sale fino a Mondovì Piazza. Per raggiungere la funicolare, chiamata affettuosamente “Fune” dai monregalesi, si può lasciare l’auto nel parcheggio di Piazza Repubblica e proseguire a piedi per circa 650 metri. Si attraversa il ponte fino alla Fontana dei Bambini, poi si va dritto fino a piazza San Pietro. Da qui, si svolta a destra in via Sant’Agostino e poi subito a sinistra in via Funicolare, camminando fino alla stazione. C’è anche un percorso illuminato che accompagna alla stazione di valle, che parte dalla Fontana dei Bambini.

Le corse della funicolare avvengono ogni 10 minuti, dalle 7:30 alle 20:00 nei giorni feriali e dalle 9:00 alle 20:00 la domenica e i festivi, in inverno. In estate è attiva fino alle 24:00. Il biglietto, che costa 3 euro, è valido per 240 minuti. Consigliamo comunque di consultare sempre l’orario aggiornato prima di partire, disponibile sul sito ufficiale di Moeves.it.

Mondovì, in provincia di Cuneo
Fonte: iStock
Mondovì, in provincia di Cuneo

Sogni un viaggio sul Treno delle Meraviglie? Ora costa la metà

Se avete sempre desiderato fare un viaggio panoramico sul famoso Treno delle Meraviglie, c’è una novità che renderà il sogno ancora più accessibile. A partire da oggi e fino al 14 giugno, il costo del biglietto per il tragitto Cuneo-Ventimiglia sulla storica linea ferroviaria che collega l’Italia alla Francia sarà dimezzato.

Un’ottima opportunità per scoprire uno dei percorsi più affascinanti e spettacolari d’Europa, che passa tra montagne, boschi e gallerie, offrendo panorami mozzafiato sul paesaggio alpino. Grazie a un nuovo accordo tra le istituzioni italiane e francesi, i viaggiatori potranno godere di una riduzione fino al 50% dei costi per i biglietti, con un miglioramento anche nelle frequenze dei treni.

Un viaggio tra Italia e Francia, con il Treno delle Meraviglie

La Cuneo-Ventimiglia è una delle linee ferroviarie più suggestive d’Italia, non solo per i paesaggi mozzafiato che offre, ma anche per la sua storia che affonda le radici nel periodo sabaudo. Fu costruita quando i Savoia governavano il Piemonte e Nizza era un importante porto commerciale. Oggi, il percorso ferroviario è un vero e proprio trionfo della natura, che attraversa la Valle del Roya, passando in territorio francese, e collegando piccoli borghi tra Italia e Francia. Il viaggio da Cuneo a Ventimiglia è particolarmente affascinante, con il treno che offre un’esperienza unica, passando tra luoghi impervi, gallerie e verdi boschi.

ferrovia meraviglie luoghi FAI
Fonte: FAI
La Ferrovia delle Meraviglie tra Francia e Italia

Da Cuneo, il Treno delle Meraviglie prosegue verso Ventimiglia, ma non finisce qui: il viaggio può proseguire fino a Limone Piemonte, per poi deviare in territorio francese, con fermate a Tende, Saorge e Sospel. Questi borghi, che un tempo facevano parte dell’Antica Via del Sale, sono oggi ancora testimoni di tradizioni e paesaggi unici. Con la nuova tariffa ridotta, il costo del viaggio da Cuneo a Breil sarà di soli 7,70 euro, un’opportunità imperdibile per chi desidera scoprire questi luoghi suggestivi.

Il ribasso storico che fa bene al turismo

La riduzione del costo dei biglietti per la Cuneo-Ventimiglia è una notizia che entusiasma sia i residenti che i turisti, poiché la tratta, pur essendo molto panoramica e ricca di potenzialità turistiche, ha sempre avuto una domanda limitata. Il taglio dei prezzi si inserisce nel contesto del nuovo orario internazionale invernale e riguarda tutte le stazioni francesi della Val Roya, come Vievola, Tende, La Brigue, Saint Dalmas de Tende, Fontan-Saorge e Breil. Questo cambio, reso possibile grazie al lavoro congiunto tra l’Osservatorio Ferrovia del Tenda, RFI, Trenitalia e l’Agenzia della Mobilità Piemontese, si riflette in un abbassamento fino al 50% dei costi per tutti i viaggiatori, anche per le comitive e gli abbonamenti.

Inoltre, è stato migliorato anche il servizio: il treno delle 16:20 da Ventimiglia a Cuneo, una delle corse più attese dai viaggiatori, sarà ora operativo tutti i giorni della settimana, anziché solo nei weekend e durante le festività. Questa nuova frequenza risponde a una crescente domanda di mobilità tra le due città e offre più opportunità per chi desidera godere di questo incredibile viaggio senza doversi preoccupare degli orari limitati.

Tuttavia, bisogna ricordare che i lavori sulla linea Breil-Nizza continueranno fino al 2025, causando alcune modifiche temporanee al servizio. Per ora, il servizio diretto via Sospel non è disponibile, ma è garantito un autobus sostitutivo da Breil.

Cuneo è Città Alpina 2024 (e debutta su Topolino)

Grazie al suo impegno nel campo della sostenibilità e all’obiettivo – ampiamente raggiunto – di unire natura e cultura, ecologia ed economia, lo scorso maggio Cuneo ha ottenuto il riconoscimento di Città Alpina 2024. A parlarne sono stati la Direttrice dell’ATL del Cuneese Daniela Salvestrin con l’Assessore al Turismo della Città di Cuneo con delega alla Metro Montagna Sara Tomatis, in compagnia di Alessandro Zanon Direttore di VisitPiemonte e del Presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo all’ultimo TTG di Rimini.

Che cos’è una Città Alpina

“Città Alpina” è un riconoscimento che viene conferito alle città dello spazio alpino in Italia che si distinguono per il loro impegno nell’attuazione della Convenzione delle Alpi e nel campo dello sviluppo sostenibile. Il titolo viene assegnato annualmente dall’Assemblea dei soci in base a criteri quali sostenibilità ecologica, sociale ed economica dei progetti e dei programmi dei candidati.

Per Cuneo rappresenta un riconoscimento molto importante perché testimonia come la vicinanza della città alle montagne giochi un ruolo strategico per la promozione di uno sviluppo sostenibile delle regioni alpine. In particolare, la città piemontese ha dimostrato di poter promuovere il territorio senza intaccare il forte legame che possiede con le proprie radici e con le proprie tradizioni. Sono tante le iniziative presentate al TTG per raccontare Cuneo e, la più divertente, vede la città protagonista su due numeri del settimanale Topolino.

Cuneo raccontata su Topolino

Presentata ufficialmente al TTG di Rimini presso lo stand della Regione Piemonte, l’iniziativa che vede Cuneo all’interno del settimanale Topolino ha un obiettivo ben preciso: quello di parlare direttamente ai più piccoli e alle loro famiglie, trasmettendo il significato profondo dello “spirito alpino”. Quest’ultimo è anche il titolo della storia a fumetti dedicata alla città con protagonisti Zio Paperone e le Giovani Marmotte. Tra le pagine sono raffigurati diversi ambienti della città: piazza Galimberti e la torre civica, il Parco fluviale con l’ascensore, i marroni e i boschi da tenere puliti, i portici con alcuni negozi “iconici” e l’invito a provare le specialità locali.

All’interno della storia ci sono chiari riferimenti a Cuneo Città Alpina 2024: uno delle Giovani Marmotte afferma che “L’ambiente naturale delle Alpi è inestimabile!” e che “Spetta alle città alpine averne cura!”. Nel dettaglio, i numeri di riferimento del settimanale sono il 3.593 del 2 ottobre, dov’è presente un redazionale dedicato a Cuneo Città Alpina, e il numero 3.594 del 9 ottobre, con la storia a fumetti.

Cuneo Città Alpina Topolino
Fonte: Ufficio Stampa
I numeri di Topolino dove compare Cuneo Città Alpina 2024

Capitale verde del Piemonte

Non stupisce che Cuneo abbia ottenuto il riconoscimento di Città Alpina 2024, soprattutto considerando il titolo come capitale verde del Piemonte. Alla città viene riconosciuta un’alta qualità della vita, tanto verde pubblico e soluzioni di trasporto sostenibili, come l’efficace rete di piste ciclabili che le hanno permesso di collocarsi nelle prime posizioni di Ecosistema Urbano 2023, la classifica green di Legambiente e Ambiente Italia.

Per chi ama le attività all’aria aperta, da Cuneo è possibile immergersi nella natura passeggiando, per esempio, lungo il viale degli Angeli, o fare escursioni al Parco Fluviale Gesso e Stura, che con le sue bellezze circonda la città. Per raggiungerlo basta poco, perché dovrete semplicemente salire sull’ascensore panoramico, attrezzato anche per ospitare i ciclisti che vogliono scoprire il parco pedalando. Cuneo è il regno dell’outdoor e il suo impegno per preservarlo è stato finalmente premiato.

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