Il borgo del Lazio che racconta più di 2.000 anni di storia: Cori, tra templi dorici e vigne eterne
L’arrivo a Cori, in provincia di Latina, assomiglia a un viaggio indietro nel tempo. C’è una strada che si arrampica sui Monti Lepini e, quasi come una sorpresa, appaiono case disposte a gradoni che seguono il profilo del colle. A 384 metri di quota, il borgo domina la Pianura Pontina con uno sguardo ampio che, nelle giornate terse, arriva fino al Tirreno e al profilo del Circeo.
Tra blocchi di pietra enormi incastrati senza malta e vicoli stretti con scorci improvvisi pieni di profumo di pane appena sfornato, Cori porta sulle spalle oltre 2.000 anni di storia: nata come Cora tra i popoli latini, è rimasta fedele a Roma anche nei momenti più turbolenti. Passeggiandovi, infatti, si percepisce chiaramente la sovrapposizione di più epoche.
Templi pagani diventano fondamenta di chiese medievali, chiostri rinascimentali coabitano con resti romani, mentre tradizioni popolari continuano a vivere senza sembrare una trovata per turisti. Il villaggio si divide in due anime, Cori Monte e Cori Valle, separate da un uliveto ma unite da un’identità forte e riconoscibile.
“L’incremento delle risorse dedicate alla musica popolare – dichiara l’assessore Caruso – è un segnale concreto dell’impegno che Regione Lombardia mette in campo per la tutela e la valorizzazione delle culture dei territori. Bande musicali, cori, fanfare e gruppi folk sono infatti un patrimonio artistico da preservare e rappresentano un punto di riferimento per intere generazioni”.
“Questa esecuzione della Passione – ha detto Piazza – rappresenta un momento di grande rilevanza culturale per la città di Lecco e un’occasione unica per sottolineare l’importanza che la
Durante il suo intervento il sottosegretario Piazza ha anticipato che sta per concludersi l’iter di approvazione di un progetto di legge regionale che avrà come obiettivo la tutela, valorizzazione, promozione e sostegno delle bande musicali, fanfare, cori e gruppi folk della Lombardia.