Con la riapertura della stagione estiva torna a viaggiare uno dei treni panoramici più celebri del Nord America, la White Pass & Yukon Route: considerata tra le tratte ferroviarie più spettacolari al mondo, la storica linea accompagna i passeggeri da Skagway, in Alaska, fino alla Columbia Britannica e al territorio canadese dello Yukon, attraversando alcuni degli scenari naturali più suggestivi del continente.
A bordo di carrozze d’epoca restaurate, i viaggiatori possono ammirare montagne, ghiacciai, gole profonde, cascate, tunnel scavati nella roccia, imponenti viadotti a traliccio e numerosi luoghi legati alla storia della corsa all’oro del Klondike.
Una ferrovia nata durante la corsa all’oro del Klondike
La White Pass & Yukon Route venne costruita nel 1898, negli anni della celebre corsa all’oro del Klondike, per collegare Skagway alle aree minerarie dell’entroterra. La realizzazione dell’opera fu una vera impresa ingegneristica: per costruire i 177 chilometri di linea a scartamento ridotto furono impiegati circa 35.000 lavoratori.
Oggi questo straordinario progetto è riconosciuto come Monumento Storico Internazionale dell’Ingegneria Civile, un prestigioso riconoscimento condiviso con opere simbolo dell’ingegneria mondiale come il Canale di Panama, la Torre Eiffel e la Statua della Libertà.
Il tragitto parte dal porto di Skagway e si inoltra tra le montagne percorrendo il White Pass, per poi raggiungere Fraser e Bennett, nella Columbia Britannica, fino ad arrivare a Carcross, nello Yukon canadese.
La destinazione finale conserva un forte legame con la cultura delle popolazioni indigene: Carcross sorge, infatti, all’interno del territorio tradizionale della First Nation Carcross/Tagish. In passato era conosciuta come “Caribou Crossing“, nome che richiamava le grandi mandrie di caribù dei boschi che attraversavano l’area durante le migrazioni. Oggi, la comunità è apprezzata per la vivace cultura indigena, la scena artistica e gli incredibili paesaggi naturali in cui dimora.
iStockLa panoramica White Pass & Yukon Route
Yukon, una delle grandi mete naturalistiche del Canada
Il viaggio ferroviario rappresenta anche un’occasione per scoprire lo Yukon, nell’estremo nord-ovest del Canada, al confine con l’Alaska, dove svetta il Monte Logan, la vetta più alta del Paese, oltre alle più estese distese di ghiaccio non polari del mondo, protette all’interno del Parco nazionale e riserva di Kluane.
Gran parte del fascino dello Yukon deriva dalla sua natura ancora incontaminata, basti pensare che quasi l’80% del territorio è selvaggio e poco antropizzato. Nonostante una superficie paragonabile a quella della Spagna, conta appena 46.000 abitanti ed è popolato da una ricchissima fauna, che comprende circa 220.000 caribù, 70.000 alci e migliaia di orsi e pecore delle nevi.
Accanto ai grandi paesaggi, vanta anche alcune curiosità, come l’unica strada a senso unico dello Yukon, l’hotel più antico della regione, il deserto più piccolo del mondo e quello che viene descritto come il ponte più robusto della zona.
Le esperienze di viaggio e i prezzi
La White Pass & Yukon Route propone diverse esperienze, pensate sia per chi desidera una breve escursione panoramica sia per chi vuole spingersi fino allo Yukon.
L’itinerario più richiesto è la White Pass Summit Excursion, un viaggio di andata e ritorno della durata compresa tra due ore e mezza e tre ore. Durante il percorso il treno sale di quasi 900 metri sul livello del mare attraversando il celebre White Pass prima di rientrare a Skagway.
Per chi preferisce un’esperienza più completa sono disponibili itinerari che raggiungono Carcross. In questo caso, il viaggio di sola andata richiede circa cinque ore e permette di percorrere l’intero tratto internazionale fino al territorio dello Yukon.
Le tariffe in prevendita partono da 155 dollari statunitensi, pari a circa 132 euro, per la White Pass Summit Excursion, mentre il biglietto di sola andata per Carcross ha un costo di 210 dollari, circa 179 euro.
Scoprire l’Artico e l’Alaska via mare è un’esperienza unica: ghiacciai maestosi, fauna selvatica straordinaria e paesaggi incontaminati si uniscono a comfort e lusso a bordo delle crociere più esclusive. Dall’inverno 2025 e fino all’estate 2026, le compagnie propongono itinerari da sogno, adatti a chi cerca avventura, relax ed esperienze enogastronomiche indimenticabili. Ecco una selezione delle crociere tra i ghiacci da non perdere.
COMO Journey: Into the Arctic
COMO Hotels and Resorts torna nel 2026 con la spedizione esclusiva COMO Journey: Into the Arctic, in collaborazione con Natural World Safaris. Due viaggi straordinari, a maggio e settembre 2026, permettono di esplorare l’arcipelago delle Svalbard a bordo della M/S Polarfront, elegante ex nave meteorologica norvegese trasformata in yacht da spedizione con sole otto suite.
Ogni spedizione unisce l’esperienza di lusso di COMO alla bellezza dell’Artico e alla fauna locale. Gli ospiti possono ammirare orsi polari, trichechi, volpi artiche e renne delle Svalbard, accompagnati da esperti naturalisti. La luce del sole di mezzanotte di maggio e i colori autunnali di settembre rendono ciascun viaggio unico.
Royal Caribbean in Alaska
Per l’estate 2026, Royal Caribbean propone avventure in Alaska anche con la nave Voyager of the Seas – che si unirà alle altre: Anthem, Serenade e Ovation of the Seas. I percorsi variano da 7 a 13 notti, con partenze da Seattle, Vancouver e Seward.
Tra ghiacciai spettacolari, fiordi e cittadine pittoresche, i passeggeri possono ammirare orsi grizzly, megattere e aquile calve. Le navi offrono attività per tutti, dai simulatori di paracadutismo e scivoli d’acqua ai ristoranti gourmet e spettacoli a bordo. Le escursioni includono trekking nella tundra, visite a villaggi e tour guidati dei fiordi, garantendo un’esperienza completa tra natura e intrattenimento.
Crociera rompighiaccio nella Lapponia svedese
Per chi cerca un’avventura estrema, l’Icebreaker Arctic Explorer in Lapponia svedese propone un’esperienza unica – di circa 3 ore – su un rompighiaccio artico. I passeggeri possono camminare sul mare ghiacciato e galleggiare tra le banchise – indossando una grossa tuta stagna nella quale non si sente il freddo e l’acqua non penetra.
Ci sono due navi rompighiaccio che effettuano tour da dicembre 2025 a marzo 2026: Arctic Explorer a Piteå, 45 minuti a sud di Luleå, e Polar Explorer a Kalix, 1 ora a nord di Luleå.
ufficio stampaEsperienza in crociera rompighiaccio
MSC Poesia debutta in Alaska
MSC Crociere porta l’innovazione e il lusso del MSC Yacht Club a bordo di MSC Poesia, con ristoranti tematici, spa e tanto altro.
Il nuovo itinerario di 7 notti da Seattle all’Alaska, tra maggio e settembre 2026, include scali a Ketchikan – capitale della pesca, Icy Strait Point, Tracy Arm – fiordo, Juneau e Victoria in Columbia Britannica.
Ogni scalo offre escursioni enogastronomiche, avventure nella natura e incontri con la fauna selvatica.
ufficio stampaNavigando in Alaska con MSC
La Norwegian Cruise Line verso l’Alaska
Norwegian Cruise Line propone tantissime crociere in Alaska tra i 7 e i 16 giorni con partenze da Seattle e Tokyo, combinando panorami spettacolari, escursioni guidate e comfort a bordo. Le navi offrono intrattenimento per tutte le età, ristoranti di cucina internazionale, spa e attività ricreative, permettendo ai viaggiatori di scoprire l’Ultima Frontiera in modo flessibile e personalizzato.
Ponant: esplorazioni in Antartide
Ponant offre crociere esclusive in Antartide, permettendo ai passeggeri di esplorare le zone più remote del continente bianco. Le rotte includono la Penisola Antartica, il Mare di Ross e la Baia di Marguerite, offrendo opportunità uniche di avvistare pinguini imperatori, balene e foche.
Le crociere sono condotte a bordo di navi di lusso come Le Commandant Charcot e L’Austral, con itinerari che vanno da 12 a 18 notti. Le partenze sono previste tra novembre 2025 e marzo 2026.
L’Alaska non è una meta per chi cerca resort a cinque stelle, animazione da villaggio o spiagge dorate. È invece il luogo ideale per chi sogna paesaggi grandiosi, una natura intatta e incontri ravvicinati con la fauna selvatica.
Un road trip in Alaska come quello che ti proponiamo richiede spirito d’adattamento, pianificazione e una buona dose di curiosità. Ma la ricompensa è immensa: 17 giorni tra montagne, fiordi, ghiacciai, alci, orche e orsi.
Giorno 1: Anchorage, il punto di partenza
Il viaggio comincia ad Anchorage, la città più popolosa dell’Alaska. Anche se non brilla per fascino architettonico, rappresenta un buon punto di partenza: puoi fare rifornimento di viveri, acquistare l’attrezzatura necessaria e magari cenare con un ottimo panino da Humpy’s, un pub locale autentico.
Se capiti in città nel fine settimana, fai un salto anche al Farmer Market per assaggiare specialità locali e vivere l’atmosfera cittadina. Anchorage è anche il posto giusto per fare shopping senza tasse e rifornirsi prima di raggiungere le zone più isolate, dove i prezzi sono ben più alti.
Fonte: iStockAnchorage è un comodo punto di partenza per il tuo viaggio in Alaska
Giorni 2-4: Denali National Park & Preserve
Da Anchorage si parte verso nord per il Denali National Park, uno dei simboli dell’Alaska. Qui non si guida liberamente: dal 15° miglio in poi si accede solo con autobus ufficiali. Il consiglio è di prenotare per tempo il “Green Bus” fino all’Eilson Visitor Center (66 miglia).
Le otto ore di viaggio, tra andata e ritorno, ti porteranno nel cuore di paesaggi grandiosi e ti daranno ottime chance di avvistare orsi, caribù, alci e volpi, animali selvatici tipici del Nord America.
Durante le due giornate di escursioni si possono percorrere trail mozzafiato come l’Alpine Trail, breve ma con forte dislivello e vista sul monte Denali (se si è fortunati e non è coperto dalle nuvole), e il Savage Alpine Trail, più lungo e panoramico, con possibilità concreta di incontrare la fauna selvatica.
Alpine Trail – circa 3 km andata e ritorno. Dislivello 500 metri, si arriva a 1500 mt d’altezza
Si parte proprio alle spalle dell’Eilson Visitor Center. Il percorso è segnalato come difficile ma solo perché tutto in salita; è bello, panoramico e nelle giornate più limpide offre una vista splendida sul monte Denali.
Fonte: iStockIl monte Denali è spesso coperto di nuvole ma quando il cielo si apre lo spettacolo è magnifico
Savage Alpine Trail – 6,4 km, dislivello 500 metri circa, impegnativo
Si parte all’altezza del campeggio Savage River, intorno al 12° miglio, e si arriva al 15° miglio. Potresti naturalmente farlo nell’altro verso ma la salita sarebbe molto molto più ripida. Lascia quindi la macchina nel parcheggio davanti al campeggio e per tornare indietro si sale su uno degli autobus gratuiti del parco.
Ne passano diversi ogni ora ma chiedi gli orari ai ranger per organizzare la tua escursione. Questo percorso è estremamente panoramico e potresti davvero incrociare un alce o un orso lungo il tracciato perciò fai sempre attenzione.
Dopo l’escursione, merita una visita anche lo Sled Dog Kennel, dove i ranger mostrano il loro lavoro con i cani da slitta, protagonisti delle spedizioni invernali.
Alloggio consigliato: Backwoods Lodge a Cantwell, a 25 miglia dal parco, dove ha soggiornato anche la troupe del film di Sean Penn del 2007 Into the Wild, candidato a due premi Oscar, in cui viene raccontata la storia vera di Christopher McCandless.
L’autobus dove Chris visse i suoi ultimi giorni è stato per anni meta di pellegrinaggio e di incidenti a diversi escursionisti improvvisati. Per questo è stato rimosso dalle autorità dell’Alaska nel giugno del 2020.
Fonte: iStockLe alci sono molto più grandi di quanto potresti immaginare!
Giorno 5: Fairbanks e le Chena Hot Springs
Da Denali si prosegue a nord fino a Fairbanks, cittadina vivace (per gli standar dell’Alaska, si intende) con un’importante università e prezzi più bassi del solito: anche qui infatti non ci sono tasse da calcolare in più sul costo dei prodotti acquistati ed è dunque un ottimo punto per fare rifornimento di viveri e non solo.
Il pregio migliore di Fairbanks è la sua posizione, visto che nelle vicinanze si trovano delle terme naturali in cui è davvero piacevole immergersi: le Chena Hot Springs, scoperte dai cercatori d’oro nel 1905.
Queste terme naturali si trovano a 60 miglia (circa 100 km) dal centro di Fairbanks, l’ingresso costa poche decine di dollari e dispongono di due vasche, una interna e una esterna. L’acqua della vasca esterna supera i 40° e ti metterà a dura prova.
D’inverno è un luogo meraviglioso da cui osservare l’aurora boreale ma anche d’estate meritano il viaggio. Sono un’oasi di relax che dopo due giorni di trekking ti regalerà un po’ di meritato relax.
Fonte: iStockRilassati nelle Chena Hot Springs di Fairbanks dopo intense giornate al Denali NP
Lungo la strada che collega Fairbanks alle terme, la Chena River Road, si possono incontrare diverse alci: ricorda di guidare con particolare attenzione perché, purtroppo, gli incidenti con questi animali sono molto frequenti in Alaska e davvero pericolosi per tutti.
Alloggio consigliato: A Suite Alaskan Inn, con cucina attrezzata, lavatrice e proprietari ospitali.
Giorni 6-8: Wrangell-St. Elias National Park & Preserve
Lasciata Fairbanks, si raggiunge Copper Center. Da qui parte un pulmino che conduce nel cuore del Wrangell-St. Elias, il parco più vasto degli Stati Uniti. Le cittadine di McCarthy e Kennicott, autentici villaggi western, offrono un tuffo nella storia della corsa al rame.
Molti edifici sono stati restaurati e raccontano la vita difficile ma coesa dei minatori e delle loro famiglie.
Imperdibile l’escursione guidata sul ghiacciaio con Kennicott Wilderness Guide: otto ore tra laghi glaciali blu intenso e sentieri sul ghiaccio scricchiolante. Un’esperienza fisica intensa e visivamente indimenticabile.
Alloggio consigliato: Kennicott River Lodge, con vista sul ghiacciaio.
Per muoversi tra McCarthy e Kennicott si utilizza un bus pubblico (5$ a tratta), mentre l’accesso al parco avviene tramite un ponte pedonale.
Fonte: iStockVisita questo incredibile parco per fare un salto indietro nel tempo
Giorno 9: Valdez e la costa
Dopo il rientro a Copper Center, sempre tramite pulmino, riprenderai la tua auto per dirigerti verso Valdez. Il tragitto è panoramico, con ghiacciai e cascate lungo il cammino. A Valdez si possono osservare gli orsi neri, molto più piccoli e tranquilli dei grizzly e di quelli bruni, mentre pescano i salmoni nei pressi della CVEA Hydroelectric Facility.
Fai attenzione anche al cielo per non perdere la possibilità di avvistare le numerose aquile che sorvolano la zona. Questa esperienza è davvero una delle più ricercate in Alaska: potrai infatti vedere gli orsi a pochi metri di distanza mentre si cibano dei salmoni. Naturalmente, resta sempre a distanza di sicurezza e osservali senza disturbare.
Giorni 10-12: Seward e il Kenai Fjords National Park
Rientrati ad Anchorage, si imbocca la mitica Seward Highway verso sud. Considerata una delle strade più belle degli USA, attraversa fiordi, foreste e pascoli. Fermati al Moose Creek per osservare i salmoni risalire la corrente, magari con un’orsa e i suoi cuccioli nei paraggi.
A Seward ti aspettano due esperienze uniche: una crociera di alcune ore con uno dei tanti operatori della zona nel Kenai Fjords National Park, con la possibilità di avvistare orche, balene, lontre, leoni marini e i simpatici puffin, e un trekking impegnativo ma spettacolare sull’Harding Icefield.
Il panorama a perdita d’occhio sul ghiacciaio e la possibilità di incontrare altri orsi durante la salita, valgono tutta la fatica richiesta da questo percorso.
Alloggio consigliato: Murphy’s Alaska Inn.
Fonte: iStockSalpa in barca per osservare le orche da vicino
Giorni 13-16: Homer e il Bear Watching al Katmai National Park
Ultima tappa del tuo viaggio in Alaska è Homer, graziosa cittadina affacciata sulla baia di Kachemak. Da qui partono le escursioni più emozionanti del viaggio: quelle in idrovolante verso il Katmai National Park per osservare gli orsi bruni e i grizzly nel loro habitat.
Il volo, della durata di circa un’ora, regala vedute spettacolari su vulcani e ghiacciai prima di atterrare su una spiaggia remota.
Inizia così un trekking guidato alla scoperta di questi splendidi animali selvatici, liberi e indifferenti alla presenza – rispettosa e discreta – umana. Un’esperienza potente che ricorderai per sempre.
Segui sempre le indicazioni della tua guida per mantenerti al sicuro ed evitare spiacevoli incidenti, ricordando sempre che sei ospite in un territorio dove gli orsi sono i sovrani assoluti.
Alloggio consigliato: Laughing Moon Suites.
Fonte: iStockUn’escursione al Katmai NP sarà il tuo ricordo più intenso dell’Alaska
Giorno 17: ritorno a Anchorage
Dopo aver attraversato valli e boschi, tornerai ad Anchorage per l’ultima notte prima del volo di rientro. Lungo la strada puoi fermarti a Palmer, dove a fine estate si svolge la fiera agricola più importante dell’Alaska: un’autentica festa americana, con animali da fattoria, stand gastronomici e luna park.
Consigli pratici per un roadtrip in Alaska
Prenota con anticipo: per alloggi, escursioni e auto a noleggio. I posti sono limitati e l’offerta si esaurisce presto, soprattutto in estate.
Fai la spesa ad Anchorage e a Fairbanks: in città i prezzi sono più bassi e troverai maggiore scelta. Supermercato consigliato: Carrs.
Porta vestiti tecnici: il meteo cambia velocemente, anche in piena estate. Servono giacche impermeabili, pile e scarpe da trekking.
Prepara i pasti da solo: optare per appartamenti con cucina ti permette di risparmiare notevolmente.
Rispetta la natura: l’Alaska è selvaggia. Osserva gli animali da lontano, non lasciare rifiuti e segui sempre con attenzione le indicazioni dei ranger. Non improvvisare.
Sii prudente alla guida: alci e orsi attraversano spesso la strada, anche di notte. Lungo le principali strade noterai i cartelli che riportano il numero degli incidenti con gli animali selvatici: sono lì a ricordarti di fare sempre molta molta attenzione.
Un road trip in Alaska non è un semplice viaggio, ma un’immersione totale in una terra ancora dominata dalla natura. Ti sfiderà, ti sorprenderà, ti commuoverà.
Se ami il silenzio dei ghiacciai, il fascino dei grandi spazi e l’incontro ravvicinato con la fauna selvaggia, non c’è posto migliore. L’Alaska non si racconta: si vive. E ti resta dentro per sempre.
La quarta stagione di “True Detective” creata, scritta e diretta da Issa López, vede nel cast per la prima volta protagonista sul piccolo schermo Jodie Foster, che è anche executive producer della serie. Insieme al premio Oscar, a formare la coppia di investigatrici al centro dell’indagine, anche la pugile e attrice americana Kali Reis.
Con un mix di thriller, horror e soprannaturale, “True Detective: Night Country” racconta una storia ricca di suspense che prende il via durante l’ultimo giorno di sole dell’anno in Alaska.
Quelle atmosfere cupe e misteriose, in un ambiente ostile e gelido non sono però davvero l’ultima frontiera dell’Alaska, “la fine del mondo” indica un cartello all’entrata della cittadina in cui si svolge la vicenda.
Chi può vivere a queste latitudini, così lontano dalla civiltà, in mezzo al nulla, tra neve e ghiaccio, dove il clima è inospitale tanto quanto il paesaggio tutt’intorno e in un luogo che, insieme all’aria artica, è attraversato anche da una spaventosa leggenda di fantasmi o sovrannaturale, se non un gruppo di studiosi trasferiti alla fine del mondo per motivi scientifici, una nativo che non conosce nessun altro posto al mondo e qualcuno che è venuto a viverci e che, forse, sta fuggendo da un passato o da una tragedia da dimenticare?
La serie Tv HBO, trasmessa in Italia su Sky e in streaming su NOW, infatti, è stata girata altrove, in un luogo che molto assomiglia alla fredda e inospitale terra dei ghiacci: l’Islanda.
Liz Danvers (Jodie Foster) ed Evangeline Navarro (Kali Reis), le due detective che investigano nella quarta stagione di “True Detective”
La trama di “True Detective: Night Country”
Quando la lunga notte polare scende su Ennis, in Alaska, gli otto uomini che lavorano all’interno della Tsalal Arctic Research Station svaniscono senza lasciare traccia. Per risolvere il caso, le detective Liz Danvers (Jodie Foster) ed Evangeline Navarro (Kali Reis) dovranno prima confrontarsi con il loro lato oscuro e scavare tra le inquietanti verità che giacciono sepolte sotto i ghiacci perenni.
Quando le due detective ritroveranno i corpi scomparsi, dovranno decifrare complessi messaggi e rispolverare un vecchio caso, prima che il ghiaccio, sciogliendosi, riporti in superficie gli orrori del passato.
La storia si svolge nel pieno dell’inverno, dal 17 di dicembre, ultimo giorno in cui il sole tramonta, scrivono in sovraimpressione, fino a dopo Capodanno, quando tornerà a sorgere. Il team di investigatori, deve dunque lavorare non soltanto al gelo ma anche al buio, condizioni non di certo piacevoli né favorevoli.
L’Islanda come l’Alaska
In Alaska, la cittadina di Ennis non esiste. Si tratta di una località immaginaria al centro delle tragiche vicende intorno alle quali indagano le due detective. E la punta più estrema dell’Alaska, North Slope Borough, il punto più a Nord degli Stati Uniti d’America, quindi, con le sue distese ghiacciate, è stata ricreata in un Paese dove il ghiaccio d’inverno non manca di certo. L’Islanda, secondo la regista Issa López che ha visitato l’Alaska alla ricerca delle giuste ambientazioni, è sembrata la migliore location alternativa, dove trovare gli stessi ambienti, la stessa luce e la stessa atmosfera.
Ennis è una città mineraria a 150 miglia dal Circolo polare artico, dove, per settimane intere, non si vede sorgere il sole. Secondo l’Anchorage Daily News, sarebbe la ricostruzione di un mix di tre cittadine dell’Alaska: Kotzebue, Utqiagvik e Nome.
Visit Iceland ci ha svelato, invece, in quali località è stata girata la quarta stagione di “True Detective”. Una di queste è la cittadina costiera di Keflavík, nella Reykjanes Peninsula, nel Sud-Ovest dell’isola, a una cinquantina di chilometri dalla Capitale. Nonostante sia poco nota, da villaggio di pescatori, vista la sua posizione privilegiata, è cresciuta molto di importanza durante la Seconda guerra mondiale come base di monitoraggio dei sottomarini nucleari, tanto che era stata aperta una sede della Nato e anche un piccolo aeroporto tuttora operativo. Per gli islandesi è famosa per la sua scena musicale, esplosa negli Anni ’60-’70 tanto che qui la chiamano “bítlabærinn”, “La città dei Beatles”.
Invece, le scene delle infinite distese di neve e ghiaccio sono state girate nella zona di Dalvík e nella cittadina di Akureyri, nel Nord dell’Islanda, sul fiordo di Eyjafjörður, il più lungo del Paese, con i suoi 60 km di profondità. Akureyri, che nella serie è Ennis, con le insegne in inglese, il negozio di liquori, la stazione di rifornimento e le luminarie natalizie per simulare l’Alaska, è circondata da alte montagne che la proteggono dai venti e si trova a soli 100 chilometri dal Circolo polare artico, fatto che la rende meravigliosamente estrema e luogo perfetto dove ammirare alcuni fenomeni naturali straordinari come il sole di mezzanotte, la notte polare o la tanto ambita aurora boreale.
Un posto meraviglioso e non lontano dalla stazione sciistica di Böggvisstaðafjall, la più famosa del Paese. Tra mare e montagne e ampie pianure dove si pratica sci di fondo, devono essere stati questi luoghi ameni ad aver ispirato la produzione della quarta stagione di “True Detective” convincendola che fosse questo il set più adatto.
E pare che Jodie Foster si sia letteralmente innamorata dell’Islanda, tanto da aver confessato di voler tornare al più presto a riabbracciare le persone con cui ha lavorato durante le riprese di “True Detective”. In un’intervista rilasciata per il sito della compagnia aerea di bandiera Icelandair, l’attrice ha confessato di essere rimasta molto sorpresa dalla scena culinaria della Capitale e di aver provato ristoranti buonissimi, ma di aver scoperto anche la grande cultura musicale islandese. “A Reykjavik il cibo è delizioso e c’è ottima musica e appena 15 minutes fuori città sei assolutamente nel bel mezzo del nulla”, ha detto Jodie. “Non credo esista altro luogo fatto così al mondo”.
L’attrice e il team hanno comunque dovuto fare i conti con il clima invernale islandese, un’impresa non facile da affrontare. Le riprese sono state fatte tra dicembre 2022 e gennaio 2023. Se inizialmente la neve era stata poca e non aveva coperto ancora tutto di bianco – tanto da dover ricorrere a macchine per la produzione di neve artificiale per girare alcune scene-, poi la neve è arrivata eccome. Ma ciò non ha spaventato la troupe. La stessa Foster ha dichiarato: “Qui sei così vicina alla natura in tutta la sua bellezza, grandezza e durezza, ma indossi gli abiti caldi, i guanti e gli stivali e via. La cosa più incredibile è che, mentre si girava in esterna, appariva l’aurora boreale, allora si fermava tutto per ammirarla”.