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La BBC innamorata della Toscana: i luoghi amati dagli inglesi

BBC News, con il programma di viaggi di punta del canale The Travel Show, è venuto in Toscana per esplorare la tradizione artigianale e industriale che si cela dietro questa destinazione e ripercorrere le tappe della mitica Vespa che, proprio nel 2026, ha festeggiato gli ottant’anni.

Qasa Alom, che ha condotto la puntata, ne è tornato entusiasta. Qasa è andato a Carrara a incontrare i cavatori che estraggono il famoso marmo bianco, a Pisa per visitare la piazza dei Miracoli con la Torre pendente per finire a Pontedera, la culla dello scooter più famoso del mondo, dove si è unito agli altri motocilisti attraversando la campagna toscana. Sui suoi social ha raccontato della sua incredibile esperienza con i Butteri e ha particolarmente apprezzato la slow life dei borghi toscani. Lui, come molti altri inglesi, sono innamorati dell’Italia. Gli abbiamo chiesto della sua esperienza e del perché i suoi connazionali siano così attratti dal Belpaese.

Cosa ti è piaciuto di più del viaggio in Vespa attraverso la Toscana?

Ci sono tantissime cose che ho apprezzato del mio viaggio in Vespa attraverso la Toscana, ma ciò che mi rimarrà più impresso è il calore delle persone che vivono lì da generazioni e continuano ad aprire le braccia e il cuore ai visitatori per mostrare loro la vera Toscana.

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@BBC News
Il conduttore della BBC Qasa Alom con al su vespa in giro per la Toscana

Trascorrere del tempo a cavallo con i Butteri è stata sicuramente una sfida e un’esperienza che mi rimarrà impressa a lungo. Non sapevo cavalcare fino a poche settimane prima di partire per le riprese del programma: avevo preso qualche lezione e poi quello che mi aspettava con la troupe è stata una vera sorpresa. Mi hanno buttato nella mischia e ho passato tutta la mattinata a cavallo con loro… a volte i tori mi caricavano addosso, insieme al mio adorabile cavallo Hercules, e abbiamo anche dovuto gestire alcune situazioni impreviste. Quindi, nel complesso, è stata un’esperienza che mi ha messo alla prova fisicamente, ma che si è rivelata estremamente gratificante. Non dimenticherò mai i colori intensi visti a cavallo, il cielo azzurro e l’erba verde e rigogliosa che si mescolava al folto manto marrone del mio cavallo: uno spettacolo meraviglioso.

Che impatto hanno i tuoi servizi sull’Italia sui tuoi spettatori?

L’impatto del programma è profondo: è un mix perfetto di viaggio, storia e divertimento! Il mio obiettivo è sempre quello di essere gli occhi e le orecchie dello spettatore. Non voglio che si limitino a guardarmi attraversare la Toscana, ma che si sentano partecipi. Il mio scopo è quello di porre loro le domande che si pongono e di mostrare l’umanità e il carattere di un luogo così come lo vedrebbe un turista che non lo conosce bene.

Voglio anche trasmettere l’entusiasmo di un bambino e la capacità narrativa di un giornalista. È importante avere quell’entusiasmo e quell’energia infantile perché, in fin dei conti, viaggiare significa nuove esperienze e avventure, e niente lo dimostra meglio di una mentalità da bambino.

Allo stesso tempo, a volte, per andare oltre la superficie di un luogo o di una storia, è necessario tirare fuori il giornalismo e intervistare le persone con sensibilità per comprendere il luogo più a fondo di quanto farebbe una semplice conversazione.

Secondo te, cosa apprezzano di più gli inglesi dell’Italia?

Cosa non si può apprezzare, dal punto di vista di un inglese, quando si viene in Italia? Buon cibo, buon vino, bel tempo e panorami mozzafiato! È tutto ciò che si desidera quando si lascia l’Inghilterra per un periodo in cui piove o fa un po’ freddo. È anche un promemoria per godersi la vita e per capire che c’è molto di più che correre di qua e di là.

A volte è anche una lezione di riflessione sulla cultura, lo stile e il valore estetico di un luogo. Spesso la cultura britannica è molto formale, ma a volte forse ci dimentichiamo della bellezza e ci concentriamo sulla funzionalità. La Vespa è un esempio perfetto di come gli oggetti funzionali possano essere anche pieni di stile e bellezza.

E cosa ti piace personalmente dell’Italia, oltre alla Toscana?

Ho sempre avuto una grande passione per l’Italia. Da ragazzo guardavo le partite di calcio in TV, quindi la mia passione è nata con il Milan di Sacchi e Capello, con giocatori incredibili come Baresi, Maldini e Boban. Poi sono arrivati ​​Shevchenko, Kaká e Ancelotti, che hanno continuato a plasmare questo spirito milanese. Ho visitato San Siro molte volte e ho adottato il Milan come mia squadra del cuore.

Da appassionato d’arte, ho visitato Firenze, Roma e molti altri luoghi innumerevoli volte. La cultura del caffè e il rispetto e l’importanza che viene data alla famiglia sono valori molto simili alle mie origini, quindi, è un luogo in cui mi sento a mio agio e vivo.

La puntata di The Travel Show intitolata “Tuscany: Beyond La Dolce Vita” va in onda sul canale BBC News sabato 13 giugno alle 6:30 e alle 21:30 e domenica 14 giugno alle 8:30 e alle 14:30.

Tutte le location del Piccolo Diavolo: dove è stato girato il film cult di Benigni

Il 1988 ha fatto la storia del cinema italiano con un incredibile Roberto Benigni che interpreta Il Piccolo Diavolo. La commedia che mixa ironia, assurdo e poesia ha una trama davvero avvincente e ambienta le sue scene tra tre grandi città italiane: Roma, Pisa e Taormina. Vediamo insieme quali sono le location del Piccolo Diavolo, dove è stato girato e qualche curiosità.

Roma

La capitale è protagonista di molte scene chiave del film, regalando scorci che i fan più attenti riconosceranno al volo. Indimenticabile è la sequenza in cui il prete “scarica” Benigni, che finisce per suonare tutti i campanelli di un palazzo. Questa scena è stata girata in Via Marotta 6, lo stesso edificio in cui vive Abatantuono ne I Fichissimi. Un dettaglio curioso? I citofoni che vediamo nel film non sono reali, ma costruiti apposta per la gag della “patente dimenticata”.

Sempre a Roma, troviamo il “Ristorante Benvenuto” in via di San Giovanni in Laterano, dietro il Colosseo, dove Padre Maurizio cena e riceve la visita improvvisa di Giuditta. C’è poi Via Labicana, vicino alla scalinata di via Fortunato Mizzi, dove Matthau e Benigni si fermano a chiacchierare con il rischio di essere investiti da un taxi.

E come dimenticare la scena di viale Semiramide? Qui il piccolo diavolo si abbandona a un momento… decisamente poco elegante, davanti agli occhi di un esasperato Matthau. La zona, oggi in restauro, conserva ancora i dettagli della famosa “pipì colossale”.

Pisa

La Toscana ha regalato al film alcune delle sue location più suggestive. La Chiesa di San Zeno, in Via San Zeno a Pisa, è il luogo dove Padre Maurizio si confessa nella prima scena del film. Un’architettura sobria, perfetta per introdurre la figura del sacerdote prima dell’arrivo di Benigni a scompaginare ogni equilibrio.

La “chiesa ufficiale” di Padre Maurizio, invece, è la Certosa di Calci, in provincia di Pisa. Con il suo chiostro monumentale e gli interni barocchi, è uno scenario imponente che nel film contrasta in maniera esilarante con le scorribande di Giuditta. Gli interni, per esigenze di ripresa, alternano la Certosa alla stessa Chiesa di San Zeno, creando un montaggio perfetto che unisce due luoghi distinti.

La certosa di Calci nel film protagonista del film Piccolo Diavolo di Benigni
iStock
La certosa di Calci nel film di Benigni

Taormina

Il cuore siciliano del film batte a Taormina, in provincia di Messina, dove Benigni e Nicoletta Braschi regalano alcune delle scene più romantiche e strampalate della pellicola. Tutto parte alla Stazione di Taormina-Giardini, in Via Nazionale, dove Nina e il professore attendono un taxi. Qui Giuditta, ispirato da un cartellone pubblicitario, decide di imitare la posa di un uomo che porta una donna sulle spalle… con esiti esilaranti.

Nina alloggia al leggendario San Domenico Palace Hotel in Piazza San Domenico 5, un ex convento trasformato in hotel di lusso, circondato da palme e giardini. Le scene girate qui catturano tutta la magia e l’eleganza del luogo.

Non può mancare il Wunderbar, in Piazza IX Aprile, dove Nina bacia per gioco un uomo sconosciuto, creando scompiglio tra i clienti. È lo stesso bar in cui, anni dopo, è stata girata una scena del film Pop Corn e Patatine con Nino D’Angelo.

In Via Pietro Rizzo, in una piccola piazzetta panoramica, si trovava invece il bar (costruito apposta per il film) dove Nina elenca a Giuditta tutte le cose che le piacciono, con il Palazzo Duca di Santo Stefano sullo sfondo. E poi c’è Via dei Fabi, dove Giuditta, nel tentativo di imitare Nina, finisce per baciare un uomo a caso, scatenando una reazione a catena che solo lui poteva provocare.

Pisa e la sua Torre: una leggenda italiana che sfida la gravità

Simbolo inconfondibile dell’Italia nel mondo, la Torre di Pisa è una meraviglia architettonica assoluta, un mistero che da secoli incuriosisce e affascina. Chiunque arrivi in città, che sia per poche ore o per un soggiorno più lungo, non può resistere alla tentazione di immortalarla in una delle classiche pose che imitano il sostegno della sua pendenza impossibile, tra scatti ironici e stupore.

Ma dietro la fama da cartolina si cela una storia lunga, intricata, segnata da interruzioni, restauri, ingegnose soluzioni e tentativi estremi per salvarla da un destino che sembrava segnato. Sì perché quella pendenza che oggi ne fa la fortuna turistica, un tempo era una minaccia reale. La Torre di Pisa è infatti il campanile del Duomo di Santa Maria Assunta, che sorge a pochi metri di distanza e, insieme al Battistero e al Camposanto Monumentale, svetta sulla celebre Piazza dei Miracoli, a nord del centro storico.

Alta circa 56 metri, la torre è inclinata di circa 4 gradi rispetto all’asse verticale. Un’inclinazione nata prestissimo: i lavori cominciarono nel 1173 e, già dopo la costruzione dei primi tre piani, il terreno cominciò a cedere. Il cantiere si fermò per quasi un secolo e solo nel 1275 ripresero le attività. Ma il completamento arrivò ancora molto dopo, nel 1372: la lunga pausa, paradossalmente, salvò la torre poiché permise al terreno di assestarsi e a chi la portò a termine di modificare la struttura per compensare la pendenza.

Da allora, la Torre di Pisa è sempre stata oggetto di studi e lavori di consolidamento e, adesso, la sua stabilità sembra garantita per almeno altri 300 anni.

Informazioni sulla visita alla Torre

Salire sulla Torre di Pisa è un’esperienza che si ricorda per tutta la vita, non soltanto per la vista che regala dalla sommità, ma per la sensazione unica che si prova percorrendo i 251 scalini in salita obliqua e avvertendo fisicamente l’inclinazione sotto i piedi. Non è una visita per tutti: chi ha problemi motori o cardiocircolatori farebbe bene a valutare a evitare, così come non è consentito l’accesso ai bambini sotto gli 8 anni.

La visita alla torre non è mai venduta singolarmente: è sempre abbinata almeno alla Cattedrale, oppure si può optare per un biglietto cumulativo che apre le porte di tutta la Piazza dei Miracoli, un itinerario che permette di scoprire anche il Battistero, il Camposanto, il Museo dell’Opera del Duomo e il Museo delle Sinopie. Il prezzo del biglietto varia in base alla formula scelta, ma per chi desidera vivere appieno l’esperienza, l’accesso completo è una scelta da considerare.

Attenzione però: la Torre ha una regolamentazione molto precisa. Il biglietto d’ingresso è valido esclusivamente per l’orario prenotato e non è modificabile, mentre quello per gli altri monumenti resta utilizzabile durante tutto l’anno, nell’orario di apertura. Anche gli orari di visita variano secondo i mesi, e l’ultimo ingresso è consentito fino a mezz’ora prima della chiusura.

Per visitarla non è necessario alcun accompagnamento obbligatorio: si può salire in autonomia, con i propri tempi e sensazioni, oppure scegliere una visita guidata per conoscere in modo più approfondito ogni dettaglio e curiosità. In entrambi i casi, la salita è una piccola avventura che culmina con una delle vedute più spettacolari su Pisa.

Curiosità e leggende da scoprire

La Torre Pendente di Pisa
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La magnifica Torre di Pisa

Se l’inclinazione l’ha resa celebre, a renderla indimenticabile sono anche le storie, i misteri e le leggende che la avvolgono. La più celebre è forse quella che lega la Torre di Pisa a Galileo Galilei: si racconta che fu proprio da qui che lo scienziato pisano lanciò due sfere di peso diverso per dimostrare che la velocità di caduta di un corpo non dipende dalla sua massa.

La torre ospita sette campane, ognuna con un nome e una funzione specifica, che nel passato scandivano le ore della vita religiosa e civile della città. E proprio all’ingresso, scolpito nella pietra, spicca un ariete, simbolo astrologico e storico della città di Pisa. L’ariete non è lì per caso: indica l’inizio dell’anno pisano, che un tempo cominciava il 25 marzo, sotto il segno dell’Ariete. E non è tutto: secondo alcuni studiosi, la disposizione della Torre, insieme al Duomo e al Battistero, ricalcherebbe la forma della costellazione dell’Ariete.

E poi c’è una leggenda che scivola tra le pieghe delle nebbie notturne: si dice che un cavaliere fantasma si aggiri attorno alla torre, visibile solo nelle notti più fitte e silenziose. Una figura indistinta, in armatura, che pare vegli sul monumento come fosse il suo eterno guardiano.

Dalla Torre di Pisa al cuore delle Alpi di Zurigo in treno: il viaggio slow dell’estate

Chi lo ha detto che l’estate è dedicata esclusivamente al mare e alle spiagge paradisiache? La bella stagione è perfetta anche per fare un viaggio che unisca paesaggi da sogno, comfort e un tocco di avventura internazionale. E quest’anno c’è persino una grande novità: dall’8 giugno al 29 settembre 2025, Trenitalia, in collaborazione con le Ferrovie Federali Svizzere, attiva un nuovo collegamento giornaliero Eurocity tra Zurigo e Pisa (e viceversa), pensato per chi desidera scoprire l’Europa seduto accanto al finestrino di un treno.

Un’iniziativa che non è solo un semplice ampliamento dell’offerta ferroviaria verso l’estero, ma un vero e proprio invito a tornare ad apprezzare il gusto del viaggio lento, tra Alpi maestose e città d’arte italiane.

Il nuovo treno Eurocity: itinerario e info utili

Il nuovo treno Eurocity parte ogni giorno da Pisa alle 13:20, attraversando alcune delle località più suggestive del nord Italia prima di attraversare le Alpi e arrivare a Zurigo, intorno alle 23:15. Il percorso, che dura circa 10 ore, è tutt’altro che una semplice tratta ferroviaria: è un itinerario panoramico che collega la costa toscana, le Cinque Terre, e la riviera ligure al cuore pulsante del Paese confinante con l’Italia.

Tra le fermate ci sono meraviglie come Viareggio, con il suo lungomare in stile liberty; Massa Centro, punto d’accesso per le Alpi Apuane; La Spezia, porta delle Cinque Terre; Chiavari, autentico gioiello ligure; e Genova Brignole, ideale per chi vuole visitare uno dei centri storici più grandi d’Europa.

In direzione opposta, si parte da Zurigo ogni mattina alle 6:33, con arrivo a Pisa previsto attorno alle 16:00. Un’opportunità per iniziare la giornata sulle sponde del lago di Zurigo e concluderla al tramonto tra le mura medievali della città toscana.

I biglietti partono da un costo di 57,50 euro e sono già disponibili su App e sito Trenitalia, in tutte le biglietterie e presso le agenzie di viaggio abilitate. Va specificato, tuttavia, che dal prossimo 8 giugno sono attivi gli Eurocity da Zurigo a Pisa, mentre quelli da Pisa a Zurigo dal giorno seguente (9 giugno). Qualunque sia il vostro punto di partenza e di arrivo, i convogli avranno frequenza giornaliera fino al 29 settembre 2025.

Una scelta sostenibile, comoda e accessibile

In un’estate (ad essere onesti, da qualche anno) in cui sempre più viaggiatori cercano soluzioni sostenibili, questo nuovo treno rappresenta una valida alternativa all’aereo per chi vuole esplorare il Vecchio Continente con lentezza e attenzione all’ambiente.

Un collegamento che si aggiunge all’attuale rete internazionale gestita da Trenitalia e Ferrovie Federali Svizzere, tra cui le tratte Milano–Zurigo–Francoforte, già attive in cooperazione con Deutsche Bahn. L’obiettivo è piuttosto chiaro: rendere il nostro magnifico continente sempre più connesso attraverso una mobilità ferroviaria di qualità, sostenibile e pensata per i viaggiatori contemporanei.

Chi sceglierà questa opzione potrà regalarsi un viaggio che non è solo uno spostamento da un punto all’altro, ma una vera esperienza di esplorazione, comoda e rilassante, che abbraccia i paesaggi alpini, i borghi marittimi e le città d’arte.

Che siate turisti alla scoperta dell’Italia o concittadini in cerca dell’eleganza Svizzera, dall’8 giugno al 29 settembre 2025 questo nuovo Eurocity potrebbe essere il modo più affascinante per spostarsi. E per riscoprire – con lentezza e meraviglia – il piacere di viaggiare in treno.

70 anni di onde e storia: torna la Regata delle Repubbliche Marinare

Nel fine settimana del 17 e 18 maggio 2025, Amalfi si veste di storia, gloria e mare. A fare battere il cuore della Costiera sarà la 70ª edizione della Regata delle Antiche Repubbliche Marinare, una manifestazione che ogni anno, a turno, vede protagoniste Venezia, Pisa, Genova e la stessa Amalfi.

Oltre a essere una gara, è un vero e proprio rito collettivo che celebra un’eredità antica: quella delle quattro città che per secoli dominarono i mari, commerciarono con il mondo e scrissero pagine fondamentali della storia del Mediterraneo.

Un evento che unisce storia, identità e sport

La Regata è una narrazione vivente, un atto di identità. In ogni remata, ogni urlo del timoniere, ogni colpo d’onda, si legge un orgoglio antico che vibra ancora nelle vene delle città marinare. Amalfi, la più piccola e forse la più fiera tra le quattro, ospita quest’anno l’evento con entusiasmo e con un ricco programma di celebrazioni.

Infatti, la comunità amalfitana vive la Regata come un momento solenne. Le strade del centro, i vicoli che si affacciano sul mare e le piazzette nascoste si animano di storia e passione. In apertura delle celebrazioni, è stata inaugurata una mostra dedicata ai manifesti ufficiali delle 70 edizioni passate, un viaggio nella memoria grafica dell’evento.

Studiosi e storici si confrontano in convegni sul ruolo delle Repubbliche Marinare nello sviluppo del Mediterraneo medievale. Sabato 17 maggio, la vigilia della grande gara, è il turno del palio femminile e della suggestiva presentazione degli equipaggi nella pittoresca piazzetta di Atrani, da dove parte il corteo storico che attraversa le strade di Amalfi in un’esplosione di costumi, stendardi e musiche d’epoca.

Domenica: la sfida dei quattro galeoni

Il clou dell’evento arriverà domenica 18 maggio, quando i quattro galeoni (ricostruiti su modelli del XII secolo) si affronteranno in mare aperto, lungo un percorso lineare di 2000 metri.

La gara partirà da Capo di Vettica, promontorio dominato da una torre vicereale del Cinquecento, per poi scivolare lungo la costa fino al traguardo davanti alla Marina Grande. La cornice sarà quella, unica e spettacolare, del Monte Aureo, con la Torre dello Ziro che veglia dall’alto, insieme alle tracce dell’antico monastero di San Lorenzo e ai resti medievali del convento di San Francesco.

I galeoni sono vere e proprie icone galleggianti: lunghi 11 metri, a sedile fisso, spinti da otto rematori e guidati da un timoniere. Ognuno con il proprio colore e simbolo, evocano le glorie di un tempo lontano: il cavallo alato per Amalfi, il drago di San Giorgio per Genova, l’aquila imperiale per Pisa, e il leone di San Marco per Venezia.

Una storia nata da un sogno

La Regata nacque da una visione condivisa. Alla fine degli Anni Quaranta, l’amalfitano Francesco Amodio e il pisano Mirro Chiaverini immaginarono una celebrazione che potesse riportare in vita l’epica delle Repubbliche Marinare.

Quel sogno prese forma ufficialmente il 10 dicembre 1955 ad Amalfi, con la costituzione dell’Ente Regata delle Quattro Repubbliche Marinare. L’anno seguente, il 9 giugno 1956, i galeoni vennero varati a Venezia, alla presenza del futuro papa Giovanni XXIII, allora patriarca della città lagunare.

Una tradizione che guarda avanti

Settant’anni dopo, la Regata continua a essere un ponte tra passato e futuro. I protagonisti non sono più solo figuranti e rievocatori: sono atleti professionsti, campioni e giovani promesse del canottaggio italiano, che nelle settimane precedenti l’evento si allenano con intensità, perfezionando movimenti, sincronismi, resistenza.

La competizione è reale, la sfida è autentica. Eppure, quello che accade in mare è solo una parte di un affresco molto più grande: tra vogate e storia, tra antichi fasti e nuovi entusiasmi, prende vita qualcosa di unico ovvero un’Italia che non dimentica, che celebra il proprio passato navigando verso il domani.

Da Pisa a Prato, passando per Pistoia: la valle del cioccolato si trova in Toscana

La Toscana non è solo terra di olio e vino. Tra le sue colline, nei centri storici e perfino nelle zone industriali, si nasconde una tradizione dolciaria di grande valore: quella del cioccolato. Un’eredità artigianale che affonda le radici nel Settecento e che oggi ha dato vita a una vera e propria “valle del cioccolato”, un itinerario che si snoda tra Pisa, Pistoia e Prato. In quest’area si concentra un numero sorprendente di maestri cioccolatieri, laboratori storici, piccole aziende innovative e appuntamenti annuali dedicati al cacao di qualità.

Ma non si tratta solo di produzione, perché in Toscana il cioccolato è cultura, esperienza sensoriale e racconto del territorio. Il clima favorevole alla lavorazione, la presenza di artigiani con formazione gastronomica e artistica, la cura per la materia prima e il gusto per la sperimentazione hanno trasformato la regione in uno dei luoghi italiani del cioccolato d’eccellenza.

Pisa: il cioccolato sotto la torre

Anche a Pisa, città celebre per la sua torre e per l’atmosfera universitaria, il cioccolato ha trovato casa. Qui la tradizione si intreccia con la ricerca, in laboratori dove la qualità degli ingredienti viene prima di tutto. Non lontano dal centro, è possibile visitare piccole realtà artigiane che offrono degustazioni, visite guidate e corsi di cioccolateria.

Una delle tappe più note è De Bondt, realtà storica guidata da un cioccolatiere olandese innamorato dell’Italia, che ha scelto proprio Pisa per sviluppare un laboratorio all’avanguardia. Le sue creazioni spaziano dalle tavolette ai tartufi, con ingredienti selezionati e un’attenzione costante alla sostenibilità. Le visite su prenotazione permettono di scoprire le fasi di produzione e conoscere da vicino il processo, dalle fave di cacao fino al prodotto finito.

Spostandosi verso le colline pisane, non mancano piccole aziende che legano il cioccolato ai prodotti locali, come l’olio d’oliva o il vino, e propongono esperienze sensoriali complete. Alcune organizzano veri e propri percorsi di degustazione che abbinano il cioccolato a formaggi, liquori e frutta secca del territorio.

Pistoia: botteghe storiche e praline al gusto toscano

A Pistoia la cultura del cioccolato è legata alle botteghe di tradizione, spesso a conduzione familiare, dove la passione si tramanda di generazione in generazione. Il centro storico conserva ancora caffetterie e laboratori che lavorano il cioccolato come si faceva una volta, partendo da materie prime selezionate e seguendo ritmi lenti.

Tra i nomi da conoscere c’è Slitti, con sede a Monsummano Terme, uno dei punti di riferimento della cioccolateria italiana. Nato come torrefattore, nel tempo ha sviluppato una linea di cioccolato artigianale apprezzata in tutto il mondo. Le sue praline, le creme spalmabili e le tavolette monorigine si possono degustare in loco, grazie a un punto vendita aperto al pubblico e a un calendario di visite guidate e corsi.

Nel cuore della città, invece, piccole cioccolaterie propongono assortimenti che vanno dai tartufi alle tavolette aromatizzate con spezie o frutti locali. Alcune collaborano con ristoranti e bistrot per creare dessert su misura, ispirati alla cucina toscana.

Durante il periodo invernale e in prossimità delle festività, molte attività aprono le porte ai visitatori con laboratori per famiglie, degustazioni a tema e piccoli mercatini. È l’occasione perfetta per scoprire il volto più autentico della città, tra arte e dolcezza.

Prato: il cuore produttivo della valle del cioccolato

Se c’è una città che può essere considerata il cuore pulsante della valle del cioccolato in Toscana, questa è Prato. Qui si concentra un alto numero di laboratori e maestri artigiani, molti dei quali premiati a livello nazionale e internazionale. La tradizione dolciaria pratese, che affonda le radici nella cultura dei biscotti e delle mandorle, ha trovato nel cioccolato un’evoluzione naturale.

Uno dei nomi più rappresentativi è Cioccolateria Mannori, dove il maestro cioccolatiere Luca Mannori – campione del mondo di pasticceria – propone creazioni iconiche come la Setteveli, dolce ormai entrato nella leggenda. Il laboratorio è visitabile su prenotazione e spesso organizza eventi e degustazioni.

A Montemurlo e nei comuni limitrofi si trovano altre botteghe specializzate che lavorano il cioccolato con grande cura, spesso collaborando con produttori locali per creare praline e tavolette che raccontano il territorio. Da provare le creazioni a base di vin santo, fichi secchi o castagne.

Prato è anche una delle città più attive nell’organizzazione di eventi legati al cioccolato, coinvolgendo scuole, istituti gastronomici e associazioni locali per promuovere la cultura del cacao e il valore dell’artigianalità.

Eventi del cioccolato in Toscana

La valle del cioccolato tra Pisa, Pistoia e Prato è animata tutto l’anno da eventi, feste e manifestazioni dedicate agli amanti del cacao. Occasioni per scoprire i segreti della lavorazione artigianale, assaggiare nuove creazioni e vivere esperienze educative e divertenti per tutte le età.

Tra gli appuntamenti principali c’è Un Prato di Cioccolato, evento che si tiene ogni autunno nel centro storico della città. Per alcuni giorni, piazza Duomo si trasforma in una grande vetrina del cioccolato artigianale, con stand, degustazioni, incontri con i maestri cioccolatieri e laboratori per bambine, bambini e adulti.

In diverse località della zona arrivano anche le tappe di ChocoMoments, manifestazioni itineranti che portano nelle piazze italiane la Fabbrica del Cioccolato. Si tratta di una struttura mobile dove si può assistere dal vivo alla lavorazione delle fave di cacao, con video, pannelli informativi, macchinari e dimostrazioni. All’interno vengono organizzati laboratori per bambini, showcooking, degustazioni guidate e attività per le scuole. Ogni tappa si personalizza in base al territorio ospitante: nella valle toscana del cioccolato, spesso vengono create praline speciali con ingredienti tipici locali, come miele, vino, agrumi o spezie. L’obiettivo è valorizzare l’identità del luogo attraverso il gusto, rendendo ogni evento unico e irripetibile.

In autunno a Pistoia, il centro storico ospita il Cioccolosità Festival, con banchi di degustazione, showcooking e incontri con i maestri cioccolatieri della zona; in inverno a Pisa festival Dolcemente  è un evento che celebra la tradizione dolciaria italiana, con uno spazio dedicato al cioccolato.

Come arrivare

La valle del cioccolato si estende in una zona ben collegata della Toscana, facilmente raggiungibile sia in auto sia con i mezzi pubblici. Chi viaggia in auto può percorrere l’autostrada A11 Firenze-Mare, che collega tutte e tre le città: un itinerario perfetto per una gita di uno o più giorni alla scoperta dei maestri cioccolatieri locali. Uscendo a Prato Est, Pistoia o Pisa Nord si raggiungono in breve tempo i centri storici e le principali botteghe.

In treno, Pisa, Pistoia e Prato sono collegate da linee regionali frequenti. Da Firenze, ad esempio, si arriva a Prato in meno di 30 minuti, a Pistoia in circa 40 e a Pisa in poco più di un’ora. Anche da Lucca, Livorno e Arezzo i collegamenti sono comodi e diretti.

Per chi arriva da fuori regione, gli aeroporti di Pisa e Firenze sono i più comodi: entrambi ben serviti da voli nazionali e internazionali, con collegamenti diretti verso il centro città in treno o autobus.

L’altra Montecatini: in Val di Cecina tra miniere, torri e verdi colline

Quando si parla di Montecatini tutti pensano alla nota cittadina termale nei pressi di Pistoia, ma in pochi sanno che in Toscana se ne trova un’altra. È Montecatini Val di Cecina, un piccolo borgo della provincia di Pisa che svetta sulla cima di una collina a 400 metri sul livello del mare.

Un tempo territorio noto per le sue preziose miniere di rame, Montecatini e le sue numerose frazioni sono oggi piccoli gioielli di architettura medioevale, immersi in un territorio verde, rurale e boscoso come quello dell’Alta Val di Cecina, la parte collinare del territorio attraversato dall’omonimo fiume, non lontano da Volterra.

Cosa vedere a Montecatini Val di Cecina

Morbide colline, ampi pascoli e grandi campi coltivati, il verde scuro dei fitti boschi. In mezzo, seduto sulla cime di un colle, appare il borgo di Montecatini Val di Cecina, che si annuncia allo sguardo con la sagoma di un possente torrione quadrangolare che emerge fra i tetti rossi del paese.

Montecatini Val di Cecina
Fonte: Getty Images
Le volte a crociera dei portici nel centro storico di Montecatini Val di Cecina

Sulla cima di questa morbida collina albergava attorno all’anno Mille una piccola pieve, dipendente dal Vescovo di Volterra, i cui documenti rappresentano la prima testimonianza di esistenza del paese. Le cose si fanno serie quando i Belforti, una famiglia nobile di Volterra, costruirono nel XIV secolo un castello, che nei documenti dell’epoca viene riconosciuto dall’appellativo Castrum Montis Leonis, Castello di Monteleone. Nasce così, come roccaforte difensiva, la storia che porta Montecatini ad avere l’aspetto che ha oggi, ancora immersa nell’atmosfera medievale fatta di mura, torri e merli.

Il paese è attraversato dalla strada provinciale che la collega alle più grosse arterie di viabilità locale, con la bella Piazza della Repubblica e la sua fontana a fare da salotto contemporaneo. Attorno si dipana la parte moderna dell’abitato, mentre il centro storico medioevale rimane un po’ in disparte, come una sorta di cittadella.

Montecatini Val di Cecina
Fonte: iStock
Il campanile della Chiesa di San Biagio, nel centro di Montecatini Val di Cecina

Il simbolo del borgo è ancora oggi la Torre Belforti, che si erge in tutta la sua imponenza a dominare il territorio circostante. La torre era l’elemento più rilevante della cinta muraria della cittadina, di cui rimangono ancora alcune testimonianze in alcune torrette minori inglobate nell’abitato contemporaneo.

La Torre Belforti è alta trenta metri ed ha mura di eccezionale spessore, cosa che la rese un utile rifugio antiaereo per la popolazione durante la Seconda Guerra Mondiale. Restaurata negli anni Sessanta, oggi è una struttura ricettiva privata che consente di vivere l’esperienza di risiedere in una struttura unica. Nei pressi della Torre, però, rimane aperto a tutti uno splendido punto panoramico, situato al margine meridionale del borgo: è il vecchio camposanto, il cimitero non più utilizzato dalla fine dell’Ottocento, con una gran vista sulle colline della Val di Cecina in direzione di Saline di Volterra che mozza il fiato, peraltro in un contesto davvero particolare.

Il centro storico medievale di Montecatini, che si snoda attorno a quella che oggi è Piazza Garibaldi, è impreziosito dal Palazzo Pretorio, edificio trecentesco con un bel portico dalle volte a crociera.

Sulla piazza si affaccia anche la Chiesa di San Biagio, la più rilevante, il cui campanile si alza immediatamente a fianco al Palazzo Pretorio. La particolarità dell’edificio religioso è che non ha una vera e propria facciata ed ha una pianta a tre navate asimmetriche.

Tutt’attorno si dipanano vicoli e stradelle, mentre la pietra la fa da padrona, a contraltare della grande ricchezza di verde del territorio circostante il borgo. È un’atmosfera senza tempo quella che cattura il visitatore, che può dedicarsi a una passeggiata a ritmo lento tra i saliscendi del centro storico, abbracciando la bellezza che gli viene offerta.

camposanto Montecatini Val di Cecina
Fonte: iStock
Il vecchio cimitero di Montecatini Val di Cecina offre una vista panoramica senza eguali

Poco fuori dal paese si trova uno dei luoghi più interessanti di Montecatini: la Miniera di Camporciano. Ai piedi della collina dove sorgeva l’antico castello, infatti, fin dai tempi degli Etruschi veniva estratto il rame. Una attività che non cessò mai con il passare dei secoli. Anzi, divenne sempre più sfruttata: nella seconda metà dell’Ottocento questa divenne la più grande miniera di rame in Europa.

Oggi se ne mantiene il ricordo attraverso il Museo delle Miniere, situato nel luogo dei vecchi scavi, circa un chilometro e mezzo fuori dal paese. Qui, dove si trova tra l’altro l’Oratorio di Santa Barbara, protettrice dei minatori, si possono visitare i cunicoli e le gallerie scavate per favorire l’attività estrattiva. Il Museo infatti è costituito da una piccola parte in superficie, ovvero dai resti delle costruzioni erette attorno alla miniera, ma soprattutto da una porzione del reticolato di gallerie sotterranee. Centro dell’attività era il Pozzo Alfredo, un tunnel che scende oltre i 300 metri nel sottosuolo e di cui oggi è ancora in funzione il montacarichi.

Il Museo è aperto da giovedì a domenica con visite guidate a questo splendido sito di archeologia industriale che rimane una vera, rara testimonianza di un mondo che non è così remoto nel tempo (la miniera è stata chiusa nel 1907), ma che è ormai quasi completamente cancellato dalle nostre vite.

Nei dintorni: Querceto, la Sassa, Miemo

Il comune di Montecatini ha una discreta estensione. I suoi circa 1600 abitanti non risiedono tutti nel centro amministrativo, ma popolano le tante frazioni che punteggiano la campagna della Val di Cecina.

Alcuni di questi sono peraltro luoghi assolutamente meritevoli di una visita per l’atmosfera che vi si respira, la bellezza dei paesaggi naturali e l’ottima conservazione delle loro vestigia del passato. Non è un caso che questi territori siano stati scelti per il loro valore simbolico da registi italiani del calibro di Ermanno Olmi e Paolo Virzì per rimanere impressi nelle loro pellicole.

Si prendano ad esempio Querceto e il suo castello: un piccolo borgo di 170 abitanti su uno sperone collinare a sud di Montecatini, oltre il corso del Cecina, circondato di splendidi boschi. Le poche vie del paese si snodano attorno all’elegante mastio della famiglia Ginori-Lisci. Sul lato settentrionale dell’abitato si apre un bel panorama sulla valle in direzione del capoluogo comunale.

Querceto Montecatini Val di Cecina
Fonte: iStock
Panorama della campagna di Querceto, frazione di Montecatini Val di Cecina

Simili sono anche Casaglia e Miemo: entrambe le frazioni sono caratterizzate da un ampio castello, con poche case sparse nelle vicinanze e una posizione privilegiata da un punto di vista paesaggistico. Casaglia siede in cima a un morbido colle, circondato di cipressi. Miemo è invece incastonato ai piedi di tre colline boscose, con grandi pascoli verdi tutt’attorno.

La più suggestiva delle frazioni di Montecatini però è senza dubbio Sassa, un borgo medievale che domina la valle dello Sterza, affluente del Cecina, nei pressi della Riserva Naturale di Caselli. In maniera simile a Montecatini, anche Sassa è dominato da un torrione quadrangolare, testimonianza del suo passato di avamposto militare.

Tra vicoli angusti ma ben curati si aprono scorci sulla splendida campagna circostante, mentre lo sguardo si posa sulle facciate in pietra degli edifici. Assolutamente meritevole l’escursione al vicino Poggio al Pruno, che da una altitudine di oltre 600 metri consente, nelle giornate soleggiate e terse, di godersi uno spettacolare panorama che si spinge fino al mare della Costa degli Etruschi.

È Pisa la Città Resiliente d’Italia: di cosa si tratta e perché

È qui che si trova una delle piazze più belle del mondo, Piazza dei Miracoli, oltre che una delle attrazioni più conosciute, la Torre pendente. Pisa, però, vuole essere molto più che i suoi monumenti, vuole diventare una città green. E quest’obiettivo è stato raggiunto perché, in occasione della 25ª edizione della manifestazione “La città per il Verde”, si è aggiudicata il riconoscimento di “Città Resiliente d’Italia”.

Si tratta di un premio importante perché è l’unico, a livello nazionale, che riconosce i comuni italiani impegnati nell’investire in realizzazioni capaci di incrementare il patrimonio verde pubblico e nel migliorare le condizioni ambientali del proprio territorio. Il premio, consegnato a Milano il 21 febbraio, è stato assegnato a Pisa grazie al Parco Europa, il progetto ambientale in sviluppo a Cisanello.

Cosa è il riconoscimento “Città Resiliente d’Italia”

In generale, la resilienza è la capacità di adattarsi ai cambiamenti. Quando questa parola viene utilizzata per parlare di una città, si fa riferimento a un modo di agire pensato per affrontare i cambiamenti climatici e i grandi stress a cui sono sottoposti i centri abitati. Pisa, con il progetto Parco Europa, ha dimostrato di fare grandi passi avanti verso un agire sostenibile che, nel tempo, porterà importanti benefici alla città, ai suoi abitanti e all’ambiente.

Questo le è valso il riconoscimento “Città Resiliente d’Italia”, una sezione completamente nuova introdotta quest’anno dalla giuria del premio “La Città per il verde”. Si tratta di un premio nato per riconoscere le città che, con le loro azioni, guardano al futuro attraverso la creazione di infrastrutture verdi pensate per adattarsi ai cambiamenti climatici.

Perché Pisa è la Città Resiliente d’Italia

La città di Pisa è stata riconosciuta la più resiliente d’Italia grazie al lavoro svolto in uno dei quartieri che ha subito maggiormente i danni di una crescita urbanistica disorganizzata e non gestita. Protagonista del progetto è il Parco Europa, dove si è portato avanti un intervento di forestazione urbana ideato per piantare 500 alberi e per creare un’area umida. Altri interventi sono previsti per il parco in Via Pungilupo, che prevede la messa a dimora di altri 90 alberi e la realizzazione di una grande area verde con 1500 nuove alberature.

Il premio ha riconosciuto a Pisa l’impegno nel costruire tre aree naturalisticamente omogenee: una che conserva gli elementi naturali spontanei presenti, un’altra dov’è stata realizzata una piazza verde con attrezzature a basso impatto ambientale e una terza che ha riguardato il mantenimento attivo di aree prative. Com’è stato dichiarato nella motivazione annunciata durante la premiazione: “L’intervento si è basato sull’incremento di risorse ambientali per aumentare la resilienza della città. Al fine di monitorare le emissioni assorbite dalle specie arboree, sono stati installati dei sensori ambientali per monitorare i parametri di NO2-NO-O3-PM1-PM2.5-PM10. La realizzazione ha anche un non secondario interesse strategico di tipo topografico, essendo prossima a un ospedale”.

In questo modo, la città toscana ha dimostrato l’importanza di una buona progettazione e gestione delle infrastrutture verdi. I lavori, grazie a un finanziamento regionale di un milione di euro, proseguiranno per il completamento della seconda parte del Parco Europa, che prevede nuove azioni di forestazione urbana, una corretta gestione delle acque e la realizzazione di zone umide per favorire la biodiversità.

Toiano, il paese fantasma della Toscana

C’è una Toscana ancora tutta da scoprire, autentica e segreta, completamente diversa dall’immagine da cartolina che viene mostrata ai turisti stranieri che – giustamente – se ne innamorano. Un territorio che arriva al mare passando attraverso colline, boschi, uliveti, vigneti e antichi borghi. Come Toiano, il borgo abbandonato che si trova su un poggio di tufo arenario tra Palaia e Castelfalfi, in provincia di Pisa.

Perché Toiano è un borgo fantasma

Il borgo iniziò a spopolarsi intorno agli Anni ’60 del secolo scorso, a seguito della crescente richiesta di operai in fabbrica che garantiva un’occupazione più stabile e meno dura dell’attività agricola. Ma Toiano è anche un borgo avvolto dal mistero. Proprio qui è stato commesso un famoso omicidio, quello della bella Elvira, al secolo Elvira Orlandini, che il 5 giugno del 1947 (giorno del Corpus Domini) a soli 22 anni venne trovata sgozzata nel bosco vicino, dove si recava per attingere acqua alla sorgente.

Dell’omicidio fu accusato il fidanzato, Ugo Ancillotti, veterano di guerra e dal carattere ombroso, con il quale si sarebbe dovuta sposare. Al processo, l’uomo fu dichiarato innocente per mancanza di prove, ma il colpevole non è mai stato trovato e ancora oggi il delitto della Bella Elvira è annoverato come un cosiddetto “cold case“. La sua tomba non si trova nel piccolo cimitero del borgo, ma presso il Botro della Lupa, dove fu consumato l’omicidio. La strada nel bosco offre meravigliosi panorami sulle colline e sui calanchi.

La storia travagliata del borgo

Il paese fu distrutto e ricostruito più volte nel corso dei secoli. Le origini di Toiano risalgono all’alto Medioevo e la struttura del borgo resta ancora oggi quella di un castello, a cui si accede tramite un ponte, forse, in origine, levatoio. Inizialmente era sotto il dominio di Lucca, poi passò sotto Pisa e infine sotto Firenze, grazie al condottiero Rodolfo II Da Varano, che, alla vittoria, portò via una campana della rocca e la inviò come trofeo a Firenze, dove fu posta nel ballatoio di Palazzo Vecchio. Nel XIV secolo, il paese – da allora detto “Toiano Vecchio” – fu distrutto dai fiorentini e il territorio venne restituito ai pisani, in seguito agli accordi di pace tra le due città. Gli abitanti di Toiano ricostruirono quindi il villaggio – da allora detto “Toiano Nuovo”- ma, nel 1406, si arresero nuovamente al dominio di Firenze.

La rinascita di Toiano

In molti modi si è cercato di far risorgere Taiano, ma oggi resta disabitato. Era stato segnalato al FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) qualche anno fa per il censimento dei “Luoghi del cuore” da salvare, raccogliendo, però, pochissimi voti (13) e posizionandosi 3.532° tra i luoghi da recuperare in Italia, praticamente inesistente. Ci aveva provato anche il celebre fotografo Oliviero Toscani da poco scomparso che, proprio qualche anno fa, stregato dal fascino di questo luogo, aveva dedicato a Toiano un concorso fotografico, rendendo quasi pensabile il ritorno della vita nell’antico borgo.

Oggi, i turisti che lo visitano ci vengono perché è situato in una zona di notevole interesse paesaggistico, quella delle Terre di Pisa, tra l’area palaiese e quella volterrana, tra le colline pisane e i calanchi di sabbia che sconfinano nelle balze della zona intorno a Volterra.

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