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Solar Farm, Pedalaria e non solo: le novità di Fiumicino per il 2025

Nel 2024, quello di Fiumicino si è aggiudicato per la settima volta il titolo di miglior aeroporto d’Europa, un prestigioso riconoscimento che viene assegnato agli scali che hanno dimostrato di saper implementare strategie in grado di migliorare il proprio business aeroportuale. Il primo mese del 2025, quindi, non poteva che cominciare con tutta una serie di novità pensate e progettate per mantenere inalterata la posizione di successo di questo importante scalo italiano, che anno dopo anno accoglie sempre più visitatori.

Il Leonardo da Vinci, infatti, ha raggiunto quasi 50 milioni di passeggeri nel 2024, per l’esattezza 49,2 milioni, un risultato che, secondo le previsioni, doveva essere raggiunto soltanto nel 2028. Quali sono le novità ideate per migliorarlo ancora di più? Dai parcheggi smart al maxi impianto fotovoltaico, fino alla presenza di nuove destinazioni: ve le raccontiamo tutte di seguito.

Nuove destinazioni in Italia e nel mondo

Uno dei punti di forza dell’aeroporto risiede anche nell’ampio network di destinazioni offerte, tanto da diventare uno dei 10 aeroporti meglio connessi del mondo. Nel 2025, queste verranno ampliate ancora di più: dal 12 gennaio è tornato, dopo ben 10 anni, il collegamento da Roma a Tripoli operato da ITA Airways, disponibile due volte a settimana. Ci saranno anche nuovi voli di breve raggio operati da Easyjet, Wizz Air e Ryanair, oltre che nuove rotte verso il Nord America e il Sud America, soprattutto Brasile, Argentina, Perù e Colombia.

Solar Farm, il maxi impianto fotovoltaico

Essere l’aeroporto migliore d’Europa porta con sé anche delle responsabilità, soprattutto dal punto di vista della sostenibilità, un tema sempre più centrale anche nel campo dell’industria aerea. Ecco perché il Leonardo Da Vinci ha investito 50 milioni di euro in Solar Farm, il maxi impianto fotovoltaico che fornirà energia pulita all’aeroporto.

L’impianto, grazie a una potenza di 22 megawatt di picco, è composto da circa 55 mila pannelli in silicio monocristallino e permetterà all’aeroporto di Fiumicino di produrre ogni anno energia elettrica per più di 30 milioni di kilowattora. L’obiettivo di questo investimento è anche e soprattutto quello di ridurre le emissioni di CO2 dello scalo di oltre 11.000 tonnellate ogni anno.

Pedalaria, la nuova ciclovia

Restiamo in tema di sostenibilità e parliamo della nuova ciclovia che collega l’aeroporto alla città di Fiumicino. L’infrastruttura, che rientra tra le opere del “Dpcm Giubileo 2025”, può essere utilizzata sia dai pedoni che dai ciclisti e si estende lungo 3,5 chilometri fino alla pista ciclabile già esistente nella cittadina aeroportuale.

Chi la percorre potrà ammirare, in un modo lento ed ecologico, luoghi straordinari come i Porti Imperiali di Claudio e Traiano, ossia quello che fu lo scalo marittimo della Roma Imperiale. Pedalaria è stata pensata sia a scopi turistici che funzionali: rappresenta, infatti, una soluzione di mobilità sostenibile non solo per i passeggeri, ma anche per i tanti lavoratori che potranno recarsi a lavoro in modo sostenibile.

Pedalaria novità Fiumicino 2025
Fonte: ANSA
Il percorso di Pedalaria, la nuova ciclovia che collega l’aeroporto con Fiumicino

MyParking, il servizio smart per il parcheggio

Già nel 2024, l’aeroporto di Fiumicino ha abbracciato il mondo digitale proponendo servizi ai passeggeri comodi ed efficienti, dal servizio chatbot via WhatsApp al servizio di “Smart Boarding”. Nel 2025 arriva un ulteriore servizio smart dedicato ai parcheggi: MyParking è una piattaforma specializzata che permette di trovare il parcheggio più adatto alle proprie necessità in modo semplice e veloce prenotandolo direttamente online.

Si può scegliere il parcheggio in base a diversi fattori: distanza dallo scalo, posteggi aperti h24 o con posti coperti. Inoltre, per chi paga online, c’è anche uno sconto del 10% sulle tariffe rispetto a chi paga in sede, oltre alla possibilità di accumulare punti MyClub da convertire in codici sconto attraverso la registrazione al programma fedeltà MyParking Club.

Nuovi misteri al Castello Sforzesco: scoperti dei passaggi segreti

Originariamente fortezza viscontea, il Castello Sforzesco divenne in seguito dimora della potente dinastia Sforza, che governò Milano durante il Rinascimento. Sono numerosi i personaggi illustri passati di qui: da Leonardo Da Vinci, che progettò le difese del castello, a Napoleone che ne prosciugò il fossato e rimosse i ponti levatoi. Non sorprende, quindi, l’alone di fascino che avvolge questo edificio, dalla storia non solo interessante, ma anche ricca di misteri.

Misteri che piano piano vengono svelati grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate e all’avanguardia che ci permettono di fare sempre nuove scoperte. L’ultima riguarda dei passaggi segreti progettati da Leonardo, scoperti da alcuni ricercatori del Politecnico di Milano nell’ambito di una tesi di dottorato.

Scoperti i passaggi segreti del Castello Sforzesco

Quello che per anni è stato al centro di leggende e speculazioni sta per trovare la sua verità grazie a una tesi di dottorato. Durante l’indagine tecnologica portata avanti dal PoliMi in collaborazione con il Castello Sforzesco e con il supporto tecnico di Codevintec, infatti, è stata svelata una scoperta incredibile. I ricercatori hanno evidenziato la presenza di numerosi passaggi sotterranei custoditi sotto il complesso monumentale, in corrispondenza di quella che era la Ghirlanda, ossia la cintura muraria di cui ora rimangono i resti delle due torri angolari.

Alcuni di questi potrebbero essere legati a passaggi segreti di natura militare e non solo, descritti anche dai disegni di Leonardo da Vinci. Sono stati fatti degli scavi? Come sono stati scoperti? Nessuno scavo: i ricercatori hanno impiegato tecnologie all’avanguardia e non invasive, alleate importanti per svelare i segreti nascosti nel sottosuolo del nostro Paese.

Com’è stata fatta la scoperta: le tecnologie usate

Nel corso degli ultimi anni sono state fatte grandi scoperte grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie. Nel caso del Castello Sforzesco, i ricercatori hanno impiegato georadar e laser scanner, attrezzature che hanno dato grandi soddisfazioni individuando le strutture nascoste.

Queste tecnologie hanno permesso di mappare e documentare con precisione il sottosuolo del castello e gli intricati cunicoli sepolti, rivelando cavità e passaggi interrati costruiti a pochi decimetri di profondità. Come ha spiegato una ricercatrice che ha preso parte al progetto: “Il georadar ha arricchito il modello 3D con dati su spazi noti, ma inaccessibili, portando alla luce camminamenti sconosciuti e spunti per ulteriori studi sui passaggi segreti”.

L’obiettivo della ricerca è quello di creare un gemello digitale del Castello Sforzesco che non mostra solo l’aspetto attuale, ma che ci permette di esplorarne il passato recuperando elementi storici che non sono più visibili.

Scoperta Politecnico Castello Sforzesco
Fonte: Politecnico di Milano
Ricercatori utilizzano le tecnologie laser e radar al Castello Sforzesco

Cosa sappiamo dei passaggi segreti del Castello Sforzesco

Cosa sappiamo di questi passaggi segreti? Alcuni potrebbero essere di natura militare, come quelli descritti anche nei disegni di Leonardo da Vinci che, come abbiamo scritto inizialmente, si occupò delle difese del castello. Secondo le fonti storiche, inoltre, Ludovico il Moro, reggente del Ducato di Milano dal 1480, avrebbe fatto costruire un collegamento segreto per poter raggiungere la sua amata moglie Beatrice d’Este, sepolta nella Basilica di Santa Maria delle Grazie.

Di camminamenti segreti ne esistono numerosi e non vediamo l’ora di conoscere le nuove scoperte che verranno fatte nel prossimo periodo.

Nuova ipotesi sul panorama della Gioconda: potrebbe essere il Lago di Como

Ha suscitato un dibattito senza fine, negli anni, il paesaggio che fa da sfondo alla Gioconda di Leonardo da Vinci. Per alcuni storici dell’arte si trattava di un panorama immaginario e idealizzato, mentre altri hanno ipotizzato legami con specifiche località italiane, quali Bobbio e il ponte Romito di Laterina. Oggi, però, potremmo essere finalmente davanti a una risposta definitiva. La geologa e studiosa del Rinascimento italiano, Ann Pizzorusso, ritiene infatti di essere venuta a capo del mistero di uno dei dipinti più enigmatici e famosi del mondo: si tratterebbe di un ramo del Lago di Como.

Lago di Como e Lecco sullo sfondo della Gioconda

Unendo le sue due competenze, di geologa e studiosa dell’arte rinascimentale, Ann Pizzorusso, che vive tra l’Italia e New York, suggerisce che Leonardo da Vinci avrebbe dipinto sullo sfondo della Monna Lisa diverse caratteristiche riconducibili al Lago di Como, in particolare al ramo lecchese.

Pizzorusso ha accostato il ponte disegnato da Leonardo, la catena montuosa e il lago della Gioconda al ponte Azzone Visconti, uno dei monumenti simbolo di Lecco, costruito tra il 1336 e il 1339 sul fiume Adda con l’obiettivo di migliorare i collegamenti tra la città e il ducato di Milano, alle Alpi sud-occidentali che dominano la zona e al Lago di Garlate, che Leonardo avrebbe visitato 500 anni fa.

Stando a quanto dichiarato dalla studiosa italoamericana intervistata dal quotidiano inglese The Guardian, le somiglianze tra quelle zone e il paesaggio del dipinto sono “innegabili”. Per Pizzorusso solo un esperto in geologia può realizzare che si tratta effettivamente del territorio lecchese. La studiosa ha infatti evidenziato che le rocce di Lecco sono calcaree e che Leonardo da Vinci ha raffigurato le sue proprio in un colore bianco-grigio.

Le precedenti tesi sul panorama della Monna Lisa

In molti si sono nel tempo interrogati non solo su quale fosse la vera identità della Monna Lisa ritratta da Leonardo o sul significato della sua espressione enigmatica, ma anche sul paesaggio raffigurato nel dipinto. Nel 2015 la ricercatrice Carla Glori aveva avanzato le sue tesi per le quali il paese raffigurato sullo sfondo de La Gioconda fosse Bobbio, ipotesi che sarebbero state confermate di recente tramite la scoperta di un gruppo di scienziati che hanno acclarato la presenza di Leoanrdo da Vinci in località Pierfrancesco di Gropparello, vicino a Bobbio, agli inizi del 1500, quando è stato realizzato l’importante dipinto. L’area era inoltre già comprovata come d’interesse geologico per il famoso scienziato.

Nel 2023 un’altra ipotesi si è fatta strada. Stando a quanto rivelato da una ricerca coordinata dallo storico Silvano Vinceti, già autore in passato di altre importanti scoperte sull’opera, quello dipinto alle spalle della Gioconda sarebbe in realtà il ponte Romito di Laterina, in provincia di Arezzo. Proprio in quel periodo, secondo Vinceti, Leonardo si trovava in Val d’Arno, prima al servizio di Cesare Borgia, detto il Valentino, e poi del gonfaloniere della Repubblica di Firenze Pier Soderini.

Ora, però, la tesi di Ann Pizzorusso potrebbe ribaltare quelle precedenti. Concentrarsi sul ponte, per la studiosa, non era sufficiente. “Il ponte ad arco era diffuso in tutta Italia e in Europa e molti erano simili – spiega – È impossibile identificare un luogo esatto solo da un ponte. Tutti parlano del ponte e nessuno parla della geologia”. La studiosa era già nota per aver svolto ricerche sull’autenticità di un altro quadro di da Vinci, “La Vergine delle Rocce”, oltre che per aver scritto numerosi libri in cui legge la storia dell’arte attraversa il filtro delle conoscenze geologiche, come ne “La gemmologia della Divina Commedia”.

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