Ogni inverno, lungo la spiaggia di Ōtsu, nella città di Toyokoro, nel sud-est di Hokkaido, prende forma uno degli spettacoli naturali più affascinanti del Giappone: il Jewelry Ice. Si tratta di un fenomeno rarissimo, diventato in pochi anni una meta imperdibile per fotografi e viaggiatori alla ricerca di paesaggi sorprendenti.
Il nome non lascia spazio a dubbi: questi blocchi di ghiaccio purissimo brillano come pietre preziose, trasformando la costa in una distesa scintillante che cambia colore con la luce del sole. Ogni stagione, l’area vicino alla foce del fiume Tokachi si trasforma in una vera e propria galleria d’arte naturale. Le lastre di ghiaccio che si formano nel fiume vengono trasportate dall’acqua fino all’Oceano Pacifico, per poi essere restituite alla riva dalle onde.
È proprio il movimento del mare a modellare queste sculture: le onde levigano i bordi affilati del ghiaccio, rendendolo rotondo, liscio e trasparente come un gioiello lavorato a mano. A differenza del drift ice che si osserva più a nord, il Jewelry Ice è un fenomeno unico del luogo e offre uno spettacolo che non si ripete in nessun’altra parte del Giappone.
L’origine del Jewelry Ice
Per capire il fascino del Jewelry Ice, bisogna partire dalla sua origine. Durante l’inverno, quando il freddo di Hokkaido diventa estremo e le temperature scendono anche sotto i –20 °C, il fiume Tokachi inizia a ghiacciare. Le variazioni termiche e il movimento delle maree provocano il distacco di grandi blocchi di ghiaccio, che vengono trascinati fino all’Oceano Pacifico.
È qui che avviene la trasformazione: le onde agiscono come un lucidatore naturale, facendo urtare tra loro le lastre gelate e levigandole fino a ottenere frammenti arrotondati, lisci e sorprendentemente regolari. Una volta modellati dal mare, questi “gioielli” vengono infine depositati sulla spiaggia di Ōtsu.
Ma ciò che rende questo fenomeno davvero unico è la straordinaria trasparenza del ghiaccio. Il Tokachi impiega molto tempo a congelare completamente e questa lentezza permette di formare un ghiaccio purissimo, quasi privo di impurità. È proprio questa qualità cristallina a creare l’effetto gemma e, quando i primi raggi del sole colpiscono i blocchi sulla spiaggia, il ghiaccio si illumina dall’interno, brillando come se fosse retroilluminato.
Dove si trova e come raggiungere la spiaggia di Ōtsu
Il Jewelry Ice è un fenomeno che si manifesta esclusivamente sulla spiaggia di Ōtsu, nella città di Toyokoro, nella regione di Tokachi, in Giappone. Tenendo a mente che può essere osservato solo tra la metà di gennaio e la fine di febbraio, ossia nel periodo più rigido dell’inverno, per raggiungere questa costa è necessaria un po’ di organizzazione.
La soluzione più comoda è sicuramente noleggiare un’auto a Obihiro, il principale centro della zona, da cui Ōtsu dista circa un’ora e un quarto di guida. Gli spostamenti con i mezzi pubblici sono possibili, ma limitati: si può arrivare a Obihiro in treno o autobus e proseguire in taxi verso la spiaggia.
Qualunque sia il mezzo scelto, vi consigliamo di raggiungerla prima dell’alba, quando i blocchi di ghiaccio si tingono di riflessi arancioni e viola, regalando la luce più spettacolare della giornata.
Il Giappone continua a esercitare quel fascino magnetico che unisce futurismo e tradizione, sushi bar illuminati al neon e santuari immersi in boschi millenari. Oggi c’è un motivo in più, sorprendente e quasi irripetibile, per mettere da parte le esitazioni: una promozione che permette di esplorare il Paese del Sol Levante senza costi aggiuntivi per i voli interni, creando itinerari che sembrano usciti da un’agenzia di viaggi su misura.
Non si tratta di una leggenda urbana né di un concorso dall’esito improbabile. La realtà è molto più concreta: ANA, la compagnia aerea giapponese premiata per il suo servizio a cinque stelle, insieme alla Japan National Tourism Organization, ha messo in campo un’iniziativa pensata per dare ai viaggiatori europei l’opportunità di oltrepassare i classici triangoli Tokyo–Osaka–Kyoto e avventurarsi oltre gli orizzonti delle brochure patinate.
Per un tempo limitato, chi acquista un volo intercontinentale verso Tokyo in classe Economy potrà includere voli interni all’interno dello stesso biglietto senza costi aggiuntivi. E nel mezzo, un regalo che nessuna guida turistica potrà mai offrire: la libertà di costruire un viaggio modulare, con stopover di 24 ore o più nella capitale, per respirarne il ritmo frenetico prima di ripartire verso una nuova storia.
Come si vola gratis in Giappone
Per anni il turismo straniero ha seguito una traiettoria prevedibile, quasi automatica. Tokyo come porta d’ingresso, Kyoto come tappa obbligata e Osaka come deviazione gastronomica, ma in realtà ci sono tante altre meraviglie da scoprire. Dai paesaggi montani di Tohoku all’isola paradisiaca di Kyushu, arrivando all’arcipelago di Okinawa… c’è l’imbarazzo della scelta.
iStockCastello di Hirosaki innevato, Tohoku
La promozione nasce esattamente da qui, dal desiderio di riequilibrare i flussi turistici e dare respiro ai luoghi che rischiano di essere soffocati dal successo. Con oltre quaranta aeroporti collegati, ANA detiene la rete domestica più ampia del Paese. Un biglietto internazionale che apre le porte a uno o più scali interni senza costi aggiuntivi, rendendo l’idea di un “Grand Tour del Giappone” non solo romantica, ma maledettamente accessibile.
Come accade per tutte le occasioni esclusive, esiste una finestra temporale precisa. Le partenze coinvolte sono quelle dall’Europa verso Tokyo, in classe Economy, e il periodo per usufruire dei voli domestici inclusi è limitato ai mesi invernali tra fine novembre 2025 e fine gennaio 2026. Una stagione particolare, in cui il Giappone mostra due volti opposti: quello dei nevai e dei festival della neve a nord, e quello dei cieli tersi e delle temperature miti nelle isole meridionali.
L’operazione ha un sapore simbolico ancora più intenso per chi parte dall’Italia. Il collegamento diretto Milano/Tokyo Haneda ha festeggiato un anno di operatività e in dodici mesi ha trasportato decine di migliaia di passeggeri, con una domanda costante sia da parte del pubblico giapponese sia italiano. Un volo operato con il Boeing 787-9, tre volte alla settimana, che ha reso la capitale nipponica più vicina di quanto si pensi.
Ma il punto di svolta è tutto nel biglietto. La Tokyo dei grattacieli abbaglianti e dei ramen da consumare seduti al bancone può diventare un preludio a un volo verso la natura selvaggia del nord o verso spiagge di sabbia bianchissima nel sud.
Un connubio irresistibile di storia, arte, enogastronomia e paesaggi mozzafiato: sono questi gli ingredienti che, ancora una volta, hanno incoronato l’Italia come il Paese più desiderato d’Europa per i viaggiatori e lettori del magazine Wanderlust. La ventiquattresima edizione dei prestigiosi Wanderlust Reader Travel Awards 2025, infatti, ha confermato il nostro Paese sul gradino più alto del podio, sottolineando un fascino che resiste in modo inossidabile al tempo e alle nuove tendenze.
Nelle altre categorie, invece, spiccano tra le tante destinazioni Giappone, Buenos Aires e Istanbul.
L’Italia è il Paese più desiderato per il secondo anno consecutivo
Il premio come Destinazione più desiderata d’Europa è andato all’Italia per il secondo anno consecutivo, un risultato che dimostra l’amore dei lettori di Wanderlust per il nostro Paese. A incantare i viaggiatori è il mix di paesaggi mozzafiato, ricche tradizioni culinarie ed esperienze culturali indimenticabili. È una destinazione che non si limita a soddisfare le aspettative, ma le supera a ogni visita, offrendo infinite opportunità che vanno ben oltre le rotte più battute.
Dalla maestosità delle Dolomiti alle coste della Puglia, fino ai vigneti del Piemonte, la sua capacità di offrire sia grandi classici che perle emergenti la rende una scelta sempre attuale per chi cerca un viaggio che sia, al tempo stesso, profondamente rilassante ed emozionalmente ricco.
Le altre mete premiate
Oltre al trionfo italiano, gli Wanderlust Reader Travel Awards 2025 hanno celebrato altre destinazioni imperdibili in diverse categorie, delineando la mappa dei desideri dei viaggiatori globali.
Il titolo di Most Desirable Country (World) è in Asia, con il Giappone che ha conquistato l’oro per la prima volta in oltre un decennio. La sua vittoria riflette una crescente curiosità per un Giappone meno noto, che spazia dalle isole remote di Okinawa ai santuari di montagna di Nagano.
Per quanto riguarda le aree urbane, la categoria Most Desirable City (World) ha visto il successo a sorpresa di Buenos Aires. La capitale argentina è stata celebrata per la prima volta grazie alla sua vibrante scena creativa, la cultura dei caffè e la rinascita del tango. In Europa, invece, la città più desiderata è risultata Istanbul, che dopo l’argento dello scorso anno ha conquistato l’oro come Most Desirable City (Europe), dove viene premiato il mix unico di storia, culture e modernità.
Tra le isole, il titolo di Most Desirable Island (World) è andato alle Isole Galápagos, emblema della biodiversità e dell’ecoturismo. L’Irlanda, invece, si è riaffermata come la Most Desirable Island (Europe). Si nota un crescente interesse per le destinazioni meno convenzionali, come l’Albania, riconosciuta come Most Desirable Emerging Destination.
Infine, per le categorie tematiche, la Grecia ha conquistato l’oro come Most Desirable Destination for Culture & Heritage, mentre il Sudafrica ha trionfato per la Nature & Wildlife.
Menzione speciale va a Dubrovnik, che, oltre ad aver conquistato l’argento nella classifica delle città europee, ha ricevuto uno Special Award per le sue iniziative volte a gestire il turismo in modo responsabile e a contrastare l’eccessivo afflusso, dimostrando che la conservazione del patrimonio e il turismo sostenibile possono coesistere.
In Italia abbiamo stadi leggendari come San Siro a Milano (venduto recentemente a Inter e Milan), Juventus Stadium a Torino e Olimpico a Roma, veri templi del calcio e dello sport. Ma quando si parla di architettura d’avanguardia e design premiato a livello mondiale, il podio si sposta fuori dai confini del Belpaese. Nessuno di questi simboli italiani è infatti riuscito a conquistare un posto tra i vincitori del Prix Versailles 2025, il riconoscimento internazionale che celebra le strutture sportive più belle e innovative del pianeta.
Dalla Germania al Giappone, passando per gli Stati Uniti e la Cina, gli stadi premiati mostrano come lo sport possa fondersi con arte, tecnologia e sostenibilità, trasformando un’arena in un’esperienza urbana e sociale che mantiene un equilibrio perfetto tra benessere, condivisione ed eccellenza. Ecco i sei stadi più belli del mondo: capolavori di architettura contemporanea capaci di ospitare una grande varietà di eventi e che scrivono il futuro dei luoghi sportivi (anche quelli delle prossime Olimpiadi).
SAP Garden Munich, Germania
Un enorme edificio di 62.500 metri quadrati perfettamente integrato con il paesaggio grazie al suo tetto ricoperto di giardini è la struttura ambiziosa del SAP Garden di Monaco di Baviera, in Germania. Progettato dallo studio 3XN, è la casa dell’EHC Red Bull München (hockey su ghiaccio) e del Bayern Monaco (basket). L’arena principale ospita fino a 10.700 spettatori per l’hockey e 11.500 per il basket, grazie a tribune mobili regolabili che garantiscono una visuale perfetta da ogni angolazione.
Lo spettacolo sportivo si unisce a quello delle luci e dei media digitali che trasformano l’atmosfera e non mancano aree VIP, un ristorante, negozi, uffici, sale conferenze e una terrazza panoramica aperta al pubblico, visitabile anche in assenza di eventi sportivi. Un modello di architettura sostenibile, in cui estetica ed efficienza si fondono.
A 13 minuti a piedi dall’iconica cattedrale di Chartres, nel cuore della città francese, sorge il nuovo spazio polifunzionale dedicato allo sport e alla cultura premiato ai Prix Versailles per la sua integrazione con il paesaggio e il recupero attento di un’ex area ferroviaria abbandonata. Progettato dallo studio Groupe-6 architectes, questo “colosseo” richiama il suo omonimo di Roma e la sala principale di forma ellittica ricorda i teatri dell’antichità.
Collegata direttamente alla stazione ferroviaria tramite una passerella pedonale, l’arena seminterrata segue la pendenza naturale del terreno, mentre il giardino pensile e la promenade sul tetto, arricchita da piante e spazi verdi, formano un nuovo spazio pubblico che accoglie residenti e visitatori.
Affacciata sul Mare Interno di Seto, nei pressi della stazione ferroviaria e del terminal dei traghetti di Takamatsu, la Kagawa Prefectural Arena (nota anche come Anabuki Arena Kagawa), in Giappone, comprende tre palazzetti distinti, ognuno con proporzioni specifiche per discipline che spaziano dal basket alle arti marziali.
Progettata dallo studio SANAA, questa struttura moderna unisce sotto un unico tetto ondulato gli spazi della piazza, del parco e del porto, riconnettendo la città al mare. Le palestre sono senza muri e le tribune fungono da confine, mentre ampie vetrate panoramiche permettono alla luce naturale di inondare l’edificio da ogni lato.
Non è nata negli ultimi anni, ma questa struttura, rinnovata dopo i gravi danni subiti dall’uragano Katrina nel 2005, è tornata a risplendere e si guadagna un posto tra gli stadi più belli del mondo. Il Caesars Superdome di New Orleans, la “cattedrale” dei Saints, sorge a breve distanza dal fiume Mississippi ed è uno dei primi stadi coperti del football americano. Non ha perso il suo record: detiene ancora il primato di più grande struttura a cupola fissa del mondo.
Inserito nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici nel 2016, è stato ristrutturato dallo studio Trahan Architects, con l’obiettivo di prolungare la vita del complesso, ormai cinquantennale. Le novità inserite? Tre nuovi ingressi con atrio luminoso e accogliente; spazio interno ampliato; rivestimento di alluminio anodizzato con un nuovo design che richiama la forma scultorea dorata iconica dell’esterno del Superdome.
Uno stadio dall’aspetto più moderno e accessibile, dove innovazione e conservazione del patrimonio storico mantengono un perfetto equilibrio.
iStockIl Caesars Superdome di New Orleans
Xi’an International Football Centre, Cina
Lo stadio e i campi di allenamento del Centro Internazionale di Calcio di Xi’an, situato a Fengdong, porta la firma di Zaha Hadid Architects (che hanno progettato anche una delle stazioni più belle del mondo). Dentro alla struttura a forma di sella, un’arena ultramoderna accoglie fino a 60.000 spettatori.
Non solo sport: questo centro rappresenta anche un nuovo spazio pubblico, con terrazze ombreggiate con vista sulla città e sui monti Qin, aree per il tempo libero e attività di ristorazione aperte ogni giorno sia per i residenti che per i visitatori.
Particolare attenzione è stata posta alla mitigazione dei venti freddi che provengono da nord, dalle linee sinuose dello stadio al materiale traslucido che protegge gli spettatori dalle intemperie e dalla luce diretta del sole, lasciando comunque filtrare la massima quantità di luce naturale.
La nuova casa dei Los Angeles Clippers, a Inglewood, in California, sembra una palla da basket che entra nel canestro. Si chiama Intuit Dome e ha un’architettura spettacolare progettata da AECOM.
Costruita in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi estive del 2028, questa imponente struttura dedicata al basket promette un’esperienza immersiva a tutti visitatori, sia grazie al design degli interni sia grazie a murales e sculture di artisti locali di Los Angeles, oltre a diverse opzioni di intrattenimento tecnologico.
In Giappone, il foliage è una cosa seria tanto quanto la fioritura dei ciliegi. Qui l’autunno non arriva all’improvviso: si sposta lentamente attraverso l’arcipelago, accompagnato dal kōyō zensen, il “fronte dei colori autunnali”. Tutto comincia nell’aria frizzante di Hokkaido, a fine settembre, quando i primi aceri si accendono di rosso; poi, settimana dopo settimana, il colore scende verso sud, fino a tingere anche il Kyushu d’oro a dicembre.
La fine di novembre è il momento ideale per ammirare il foliage a Tokyo, Kyoto e Osaka, ma basta dare un’occhiata al sito dell’Agenzia Meteorologica Giapponese per restare aggiornati sulle previsioni. A Tokyo, ad esempio, potrete aspettarvi spettacolari esplosioni di giallo intorno al 26 novembre, seguite dai rossi infuocati degli aceri iroha verso il 30. Kyoto resisterà un po’ più a lungo, con tonalità dorate a fine mese e rossi intensi che raggiungeranno il picco a metà dicembre. Più a nord, Sapporo, come sempre, aprirà la stagione, con foglie rosse e gialle che inizieranno a cambiare colore già dal 6 novembre.
Dove andare per ammirare il meglio del foliage in Giappone? Ecco le nostre mete preferite!
Giardino Koishikawa Korakuen, Tokyo
Nel cuore di Tokyo, il Giardino Koishikawa Korakuen rappresenta un’oasi di pace che, in autunno, si trasforma in un quadro vivente di rossi, aranci e oro. Fondato nel 1629 dal feudatario Tokugawa Yorifusa, combina eleganza giapponese e ispirazioni cinesi in un paesaggio armonioso modellato attorno allo stagno Oizumi-no-Mizu. Qui, aceri, zelkova e hackberry colorano sentieri e ponti storici, tra cui l’iconico Engetsukyo, il cui arco riflesso nell’acqua crea una perfetta luna piena. Tra fine novembre e inizio dicembre, il foliage raggiunge il suo apice, offrendo ai visitatori un’esperienza autunnale suggestiva e senza tempo.
Ufficio StampaIl Giardino Koishikawa Korakuen immerso nei colori del foliage
Parco Hibiya, Tokyo
Il Parco Hibiya è un’altra oasi verde di Tokyo che in autunno si accende di colori straordinari. Fondato nel 1903 come primo parco urbano in stile occidentale del Giappone, si estende per oltre 160.000 metri quadrati tra prati, fontane e stagni. Da metà novembre a inizio dicembre, ginkgo e aceri trasformano il paesaggio in un mosaico di rossi, aranci e dorati, creando un contrasto suggestivo con i moderni grattacieli che lo circondano. Visitandolo nelle ore meno affollate, si può godere appieno della quiete e della magia autunnale nel cuore pulsante della città.
Shirakawa-go, Gifu
Andiamo ora nella regione di Chūbu dove, immerso nella valle del fiume Shogawa, troviamo l’affascinante Patrimonio UNESCO di Shirakawa-go. Si tratta di un luogo celebre per le sue case dal tetto di paglia, le gasshō-zukuri, che sembrano uscite da un’altra epoca. I tre villaggi storici che compongono l’area, estesi su circa 68 ettari, offrono uno scorcio unico sul Giappone rurale di un tempo, particolarmente suggestivo quando le colline circostanti si tingono dei caldi colori autunnali.
Questo avviene soprattutto a partire dagli inizi di novembre. Volete vivere un’esperienza completa e autentica? Non scappate via dopo aver ammirato il foliage, ma alloggiate in un ryokan locale e assaporate la vita lenta del villaggio.
Arashiyama, Kyoto
Da fine novembre a metà dicembre, sulle pittoresche colline occidentali di Kyoto, Arashiyama regala uno degli spettacoli autunnali più suggestivi del Giappone. Famosa per la sua foresta di bambù e l’elegante ponte Togetsukyo, la zona diventa ancora più incantevole quando le montagne e i boschi lungo il fiume Katsura si tingono di rosso e oro. Imperdibili anche i giardini zen del Tempio Tenryuji e il tranquillo Parco Kameyama-kōen, perfetti per passeggiate immerse nella natura. Arashiyama unisce il fascino della tradizione giapponese alla magia del foliage, offrendo un’esperienza autunnale davvero indimenticabile a Kyoto.
Situato nel Parco Nazionale Shikotsu-Toya, nel cuore dell’Hokkaido, il Lago Shikotsu è un’altra meta particolarmente suggestiva dove ammirare il foliage in Giappone. In autunno, i boschi che lo circondano si tingono di arancio e oro, riflettendosi nelle acque cristalline del lago e creando un panorama mozzafiato. Qui potete percorrere un sentiero panoramico di 2,5 chilometri chiamato “Autumn Leaves Walk”, che vi permetterà di ammirare da vicino questo spettacolo naturale.
Dove si vive più a lungo? A quanto pare in Giappone. Anche quest’anno il primato viene confermato e nel 2025 a spegnere almeno 100 candeline sono state più di 100.000 persone nel Paese del Sol Levante. Non è un caso isolato: sono 55 anni di record consecutivi per il territorio nipponico, che continua a offrire al mondo una lezione silenziosa su come vivere a lungo e bene sia possibile. Qual è il segreto? Solo sushi e tè verde o c’è dell’altro? A quanto pare il mix tra cultura, alimentazione, spiritualità e comunità fa la differenza.
Il Giappone è il Paese più longevo del 2025
I dati ufficiali parlano chiaro: a settembre 2025, i centenari giapponesi sono 99.763, di cui quasi il 90% donne. Un’enorme maggioranza che conferma un altro aspetto affascinante: in Giappone le donne non solo vivono più a lungo degli uomini, ma lo fanno con una vitalità sorprendente.
Basta guardare la storia di Tomoko Horino, che a 100 anni non ha smesso di truccarsi e, anzi, è stata riconosciuta come la consulente di bellezza più anziana del mondo. È facile immaginarla con la matita per sopracciglia in mano, circondata da cosmetici e specchi: un’immagine di resilienza e cura di sé che sfida il tempo.
Ogni 15 settembre il governo giapponese festeggia questo traguardo. Tuttavia, non è sempre stato così. Negli anni Sessanta, il Giappone aveva la più bassa proporzione di centenari tra i Paesi del G7: nel 1963 erano appena 153. Poi qualcosa è cambiato: politiche pubbliche mirate, una dieta tradizionale ricca di pesce, soia e tè verde ma povera di carne rossa, campagne di sensibilizzazione contro l’eccesso di sale e zuccheri. E soprattutto, un approccio collettivo al benessere.
Non mancano segreti curiosi, uno su tutti? Una semplice routine di tre minuti chiamata Radio Taiso: esercizi trasmessi ogni giorno alla radio e in tv dal 1928, che migliaia di persone ancora praticano in gruppo. Un gesto piccolo, quotidiano, ma capace di creare comunità e di mantenere in movimento anche i più anziani.
iStockRecord di longevità in Giappone
Il segreto di Okinawa, una delle Blue Zone
In Italia è Arzachena a essere entrata nel 2025 nella Blue Zone, ma in Giappone? Qui a conquistare il riconoscimento è Okinawa. Questa isola tropicale è considerata una delle rare aree del mondo dove le persone vivono molto più a lungo della media. E non solo vivono a lungo: lo fanno mantenendo indipendenza e vitalità fino a età che in altri Paesi sembrano impensabili.
Da cinquant’anni, lo Studio sui Centenari di Okinawa analizza da vicino più di 3.000 abitanti per capire i motivi di questa eccezionale resistenza al tempo. La risposta non è una sola, ma un mosaico affascinante: dalla dieta a base di verdure fresche, soia e pesce (con porzioni moderate) all’attività fisica naturale, senza dimenticare la spiritualità. Ma a fare la differenza, sembrerebbe essere un atteggiamento positivo verso la vecchiaia, percependo l’anzianità non come un limite ma come una tappa naturale.
Leonardo da Vinci è stato uno dei più grandi geni della storia e oggi, centinaia di anni dopo, lo sta ancora dimostrando. Un team di ricercatori ha svelato un’altra intuizione incredibile del pittore, inventore e scienziato italiano, che anticipa di due secoli una tecnica di trattamento del legno che sarebbe stata adottata solo molti anni più tardi.
L’indizio che ha guidato gli studiosi è iscritto tra le pagine di un antico codice e ci trasporta in una storia che unisce Rinascimento e Giappone.
Quando si pensa al Giappone e alle sue fioriture, l’immaginario corre subito ai celebri ciliegi in primavera, i famosi Sakura. Eppure, esiste un luogo capace di sorprendere anche chi conosce bene il Paese del Sol Levante: l’Hitachi Seaside Park, nella prefettura di Ibaraki.
Qui, ogni autunno, la natura regala uno spettacolo mozzafiato, trasformando le colline in un mare rosa e rosso che sembra uscito da un film d’animazione. Un fenomeno breve ma intensissimo, che attira visitatori da tutto il mondo e che merita di essere inserito tra le esperienze più suggestive di un viaggio in Giappone.
Hitachi Seaside Park: il giardino delle quattro stagioni
Situato a Hitachinaka, a pochi passi dal mare, l’Hitachi Seaside Park copre un’area di circa 190-200 ettari ed è famoso per la sua incredibile varietà di fioriture stagionali. Ogni periodo dell’anno regala paesaggi unici: in primavera, ad esempio, i campi si tingono di blu grazie alle nemophila.
Ufficio StampaHitachi Seaside Park si tinge di blu grazie alle nemophila
Ma è l’autunno a rendere il parco del Giappone davvero unico. In ottobre, infatti, i kochia, cespugli tondeggianti che cambiano colore con il passaggio delle stagioni, assumono tonalità rosa e rosso fuoco.
Questo fenomeno, che dura appena due settimane, è diventato una delle attrazioni più amate dagli appassionati di fotografia. Camminare lungo i sentieri circondati da distese colorate è come entrare in un mondo incantato, ideale per scattare foto indimenticabili.
Oltre ai fiori, il parco offre anche piste ciclabili, una ruota panoramica da cui ammirare il paesaggio dall’alto e numerosi eventi, tra cui il celebre Rock in Japan Festival.
L’Hitachi Seaside Park si trova a circa 138 chilometri da Tokyo, nella prefettura di Ibaraki. La sua posizione strategica lo rende una destinazione ideale per una gita di un giorno dalla capitale.
Ci sono diversi modi per raggiungerlo:
in treno: dalla stazione di Tokyo bisogna andare fino alla stazione di Katsuta. Da lì, un autobus porta all’ingresso del parco in circa 15 minuti. In alternativa, si può arrivare alla stazione di Ajigaura sulla linea Minato della Hitachinaka Seaside Railway, situata a breve distanza dall’ingresso;
in auto: il parco è facilmente raggiungibile anche percorrendo l’autostrada E6/E50 a pedaggio, con un tempo di viaggio di circa due ore. Fuori dal parco c’è un parcheggio a pagamento dove lasciare l’auto.
Paesaggio autunnale dell’Hitachi Seaside Park
Informazioni pratiche per la visita
Il parco è aperto quasi tutto l’anno, ma gli orari variano a seconda della stagione. Si consiglia di consultare il sito ufficiale dell’Hitachi Seaside Park prima di programmare una visita.
Per quanto riguarda i biglietti, il prezzo varia in base al periodo: da 450 a 800 yen (circa 3-5 euro). Un costo davvero contenuto, considerando la bellezza del luogo e le attività disponibili.
Il periodo migliore per ammirare i kochia in versione rosa e rossa è ottobre, quando il parco si trasforma in un tappeto naturale di colori accesi. Per questo motivo, è consigliabile pianificare la visita in anticipo, così da non perdere uno spettacolo che dura pochi giorni.
Negli ultimi anni, il Giappone è diventato una delle mete più ambite dai viaggiatori internazionali, attirando milioni di persone desiderose di scoprire le sue città ultramoderne, i templi millenari, la cucina raffinata e i paesaggi naturali mozzafiato.
Dopo la pandemia, inoltre, il Paese ha registrato un vero e proprio boom di presenze, arrivando per la prima volta a superare la Thailandia per numero di visitatori internazionali.
Ma tutto questo successo ha portato con sé anche nuove sfide: sovraffollamento, aumento della pressione sulle infrastrutture e malcontento tra i residenti.
Per affrontare questa situazione, il governo giapponese ha introdotto una misura che sta facendo molto discutere: prezzi più alti per i turisti stranieri in alcune delle attrazioni più visitate del Paese. Una scelta che punta a rendere più sostenibile il turismo, ma che solleva anche interrogativi su equità e accessibilità.
Prezzi differenziati: come funziona la doppia tariffazione
Dal luglio scorso, in diverse attrazioni del Giappone — tra cui musei, templi storici, impianti sciistici e siti culturali di grande richiamo — è entrata in vigore una doppia tariffazione.
I residenti giapponesi pagano un prezzo ridotto, mentre i visitatori stranieri devono affrontare tariffe più elevate. Questo sistema, già applicato in altri Paesi, mira a due obiettivi principali: da un lato, ridurre l’affollamento nelle località più sensibili, come ad esempio Tokyo, Kyoto, Osaka; dall’altro, generare maggiori entrate per la manutenzione e l’ammodernamento delle strutture turistiche.
iStockIl centro di Tokyo
Il principio è semplice: chi visita il Paese contribuisce in misura maggiore ai costi di gestione, lasciando al contempo ai residenti la possibilità di accedere a prezzi più contenuti. I ricavi extra, derivanti dalle tariffe maggiorate, saranno reinvestiti in interventi di conservazione, miglioramento dei servizi e potenziamento delle infrastrutture, così da garantire un’esperienza migliore sia per i turisti che per la comunità locale.
Impatto sul turismo e possibili sviluppi futuri
L’aumento dei prezzi per i turisti potrebbe avere effetti contrastanti sul settore turistico giapponese. Da un lato, potrebbe disincentivare il turismo di massa a favore di un turismo più sostenibile e consapevole. Favorendo quindi un flusso di visitatori disposti anche a investire di più nella loro esperienza di viaggio.
Dall’altro, c’è il rischio che alcune categorie di viaggiatori — in particolare giovani, studenti e famiglie con budget ridotto che viaggiano con bambini — possano scegliere destinazioni alternative dove il costo complessivo della vacanza risulta inferiore e più alla loro portata.
Il Giappone, tuttavia, sembra puntare sulla forza della sua attrattiva culturale e paesaggistica, confidando che la bellezza dei suoi luoghi, unita a servizi di alto livello, continuerà ad attirare visitatori disposti a sostenere costi più elevati.
Il dibattito è aperto: per alcuni, la doppia tariffazione è un modo intelligente per garantire la conservazione del patrimonio e ridurre la pressione turistica; per altri, rappresenta un segnale di esclusività che potrebbe allontanare parte del pubblico.
Ciò che è certo è che questa politica segna un cambio di rotta nel modo in cui il Giappone gestisce il proprio successo turistico e sarà interessante osservare nei prossimi anni come evolverà il rapporto tra ospitalità e sostenibilità in una delle nazioni più affascinanti del mondo.
Ci sono luoghi particolarmente suggestivi, che solo a vederli regalano la sensazione di farci immergere in un posto dove la fantasia e la realtà sembrano sfumare e perdere i loro contorni nitidi. Possono suscitare emozioni diverse: dalla paura, alla meraviglia, dalla bellezza, all’adrenalina, oppure tutte queste insieme. Ma una cosa è certa: non lasciano indifferenti. E rientrano in questa categoria così speciale proprio i posti che sembrano aver ispirato le porte dell’inferno, si trovano in diversi luoghi del mondo e regalano la sensazione di entrare in un’altra dimensione: esoterica e diabolica, grazie a fumi, colori intensi e fiamme. Ma anche a storie antiche, leggende, miti, poemi, che rivivono negli occhi di chi oggi li raggiunge e li osserva con meraviglia.
E così un viaggio intorno al globo – alla scoperta di quei posti che si dice siano il punto preciso per entrare all’inferno – diventa l’occasione per vedere ( o rivedere) luoghi meravigliosi che portano in Italia, in Grecia, oppure in Islanda e in Giappone, fino a raggiungere il continente americano. Tutte la tappa da segnare per una vacanza diversa dal solito, ma intrisa di fascino, meraviglia e mistero, alla scoperta dei luoghi che ospitano le porte dell’inferno.
Italia: i due luoghi in Campania
Il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi che si dice siano porte d’accesso per l’inferno non può che iniziare dall’Italia: è qui, in questa meravigliosa penisola che si srotola nel mar Mediterraneo e ricca di luoghi suggestivi, che si trova il Lago d’Averno. È in Campania, nei pressi di Pozzuoli ed è di origine vulcanica. La mitologia narra che si tratti di uno dei luoghi da cui si può accedere all’inferno, basti pensare che è stato lo stesso Virgilio a identificarlo come tale nel sesto libro dell’Eneide. Tra l’altro è interessante da raggiungere, perché nei suoi pressi si possono trovare resti del passato tutti da scoprire, come il Tempio d’Apollo: sala di un antico complesso termale visitabile quando vi sono aperture straordinarie.
Ma non solo: restiamo infatti nella medesima area della regione Campania e raggiungiamo poco distante l’antro della Sibilla Cumana che si trova in quella stessa area dove un tempo sorgeva l’antica città di Cuma, oggi suggestiva area archeologica. Si dice che fosse proprio qui che la Sibilla, sacerdotessa di Apollo, lavorasse. Anche questo luogo viene citato nell’Eneide di Virgilio come antro.
iStockL’antro della Sibilla Cumana: una porta dell’inferno
Roma, il luogo da scovare nei Fori Imperiali
Anche la Città Eterna, Roma, nasconderebbe tra le sue meravigliose e antiche rovine, uno degli ingressi per l’Ade. Una delle porte dell’inferno, infatti, pare possa trovarsi proprio in una delle zone più celebri della Capitale. Stiamo parlando dei Fori Imperiali dove si trova il Lacus Curtius. Livio racconta che qui, nel 362 a.C., si era aperta una voragine, ma che all’epoca nessun tentativo era riuscito a riempirla, se non gettandovi la cosa più preziosa per i romani, ovvero il coraggio. Nel buco – infatti – si narra che si sia lanciato un giovane cavaliere, a cui gli abitanti della città hanno fatto seguire frutti e offerte. Senza dubbio si tratta di una tappa imperdibile di un giro dei Fori Imperiali.
Capo Matapan in Grecia: un luogo antico e affascinante
Siamo nel punto più a sud della penisola balcanica, in uno dei Paesi europei più amati: la Grecia. Ed è proprio qui che troviamo Capo Matapan: secondo la mitologia greca in questo specifico luogo sorgeva la casa di Ade e non stupisce, quindi, che nell’antichità vi siano stati edificati alcuni templi, tra cui l’antico santuario e oracolo della morte Poseidone Tenaros, che è composto da due camere, di cui una con altare. Si dice che sia proprio da questa porta che è passato Orfeo per trovare Euridice. Al di là della leggenda, vale sempre la pena raggiungere questo Paese affascinante in cui storia e cultura si mescolano a paesaggi incredibili.
Islanda, la porta dell’inferno sotto il vulcano Hekla
Si deve tornare indietro nel tempo fino al Medioevo per identificare il vulcano Hekla come una delle porte dell’inferno, si trova in Islanda, nella zona sud-ovest di questo incredibile Paese che sembra uscito da un sogno: paesaggi che mutano sotto lo sguardo, natura selvaggia e bellezza allo stato puro. Se dovessimo tradurre il nome del vulcano Hekla potremmo scoprire che significa cappuccio, e la ragione è molto semplice: infatti la sua sommità spesso rimane celata dalle nuvole. Ha eruttato circa 20 venti volte, tra le più recenti quella datata 2000. E se si desidera vederlo in tutta la sua imponenza, basti sapere che è facile da ammirare se si programma un viaggio a Reykjavik dal momento che la distanza con la capitale dell’Islanda è di soli 150 chilometri, nei pressi vi è anche la suggestiva cascata Þjófafoss. Tappe imperdibili alla scoperta di luoghi indimenticabili.
iStockIn Irlanda il Vulcano Hekla: si racconta sia una porta dell’inferno
Hierapolis, in Turchia la porta dell’inferno
Siamo in Cappadocia, Turchia, ed è qui che si trova Hierapolis un luogo in cui si possono ammirare i resti dell’età Classica, con tantissime meraviglie come necropoli, porta di Frontino e un bellissimo anfiteatro. Ma non solo: vi sono calde acque termali, anche nelle terrazze bianche in cui immergersi in uno scenario di rara bellezza. Un posto unico, di grande meraviglia, in cui storia e natura si intrecciano per regalare una scenografia destinata a diventare uno dei ricordi di viaggio più preziosi.
Oltre a tutto questo, un’altra delle ragioni per cui vale la pena visitare questo luogo è che si racconta che è proprio qui che si trova una delle porte dell’inferno: quella dove un Cerbero a tre teste uccideva le persone con il suo respiro per sacrificarle al dio Plutone. L’aspetto curioso è che esiste una ragione che rende reale tutto questo: infatti vi è un punto in cui vi sono gas nocivi e che oggi – oltre a essere chiuso – si può ammirare solo da lontano.
Darvaza, in Turkmenistan: il cratere che brucia
Ci spostiamo nella zona centro nord del Turkmenistan dove si trova il cratere Darvaza nel deserto del Karakum. Un luogo davvero infernale: si tratta di un buco circondato da fiamme perenni, davvero il punto perfetto in cui possiamo immaginare di calarci nell’inferno. Ma come fa a essere così: pare che questa sua peculiarità sia determinata dalla presenza di grandi quantità di gas naturale (soprattutto metano) nel sottosuolo a cui è stato dato fuoco in seguito a un incidente di tipo industriale. Ma questo nulla toglie al suo fascino misterioso e un po’ terrificante; infatti, non vi è alcun dubbio nell’affermare che si tratta di un luogo davvero particolare e che toglie il fiato. Così simile a quello che nell’immaginario possiamo identificare come accesso all’Ade, da meritarsi l’appellativo di Porta dell’inferno. Il viaggio per raggiungerlo non è breve ma ne vale la pena.
iStockPorta dell’inferno: il cratere Darvaza in Turkmenistan
Giappone: i setti inferni di Beppu
Restiamo in Asia e, più precisamente, in Giappone: è qui che si trovano i sette inferni di Beppu. Caratterizzati da acqua caldissima e gas, che ribollono, per raggiungerli bisogna andare nelle regioni di Kannawa e Kamegawa di Beppu. Si chiamano Jigoku, parola che significa proprio inferno, quello della tradizione buddista giapponese. La loro acqua è caldissima, i colori (alcune pozze raggiungono anche i 99 gradi) spaziano e quindi si passa dal turchese, al color fango, senza dimenticare il bianco e il rosso. Si tratta di una zona ovviamente celebre per le terme, da raggiungere per fare il pieno di relax e meraviglia. E per poter dire di aver ammirato da vicino una delle zone identificate come bocca dell’inferno.
iStockGiappone: i setti inferni di Beppu
Belize, le grotte dei Maya
Nell’America centrale si trova lo Stato del Belize e qui, a quanto pare, le porte dell’inferno si trovano dentro delle grotte. Sono quelle che sono state realizzate dai Maya e che avevano proprio lo scopo di raggiungere Xibalba, quel luogo sotto la terra dove passavano morti e vivi e regnavano gli dei della morte. Insomma: delle perfette porte per l’inferno. Un complesso di cavità celebre è l’Actun Tunichil Muknal, al cui interno sono state ritrovate le ossa di 13 persone, compresa la “fanciulla di cristallo”. Si trova nei pressi della città di San Ignacio, dalla quale partire alla volta di tante altre attrazioni turistiche particolarmente importanti come diversi siti archeologici legati alla civiltà Maya. Un luogo che vale la pena esplorare, per fare il pieno di storia e di cultura antica.
Pennsylvania: la porta dell’inferno a Hellam Township
Negli Stati Uniti e, più precisamente in Pennsylvania si trova la cittadina di Hellam Township. Apparentemente potrebbe sembrare un normale centro abitato dell’America del Nord, ma in realtà è culla di alcune storie paurose legate a un manicomio che sarebbe bruciato (ma non è mai esisto) e a un dottore. E tutte concordano sul fatto che è qui che si possono trovare le Sette porte dell’inferno. Si dice che, se si attraversano tutte, si arriva negli inferi. Una leggenda decisamente terrificante.
Il luogo di culto in Irlanda che porta al Purgatorio
Non più inferi, ma purgatorio: una leggenda ci porta in Irlanda, sulla piccola isola Station Island all’interno del lago Lough Derg. Qui si dice che Gesù nel passato più remoto abbia indicato a San Patrizio l’ingresso al purgatorio identificandolo in una grotta: oggi si chiama Pozzo di San Patrizio oppure Purgatorio di San Patrizio.
Attore rivelazione grazie a Mare Fuori, visto di recente nella produzione internazionale Il Conte di Montecristo, Nicolas Maupas viaggia molto per lavoro ma anche per piacere. Ogni set, ogni città, ogni incontro con una cultura diversa lo ha aiutato a costruire un personaggio, a scoprire qualcosa di nuovo su di sé. Lo abbiamo incontrato al Giffoni Film Festival 2025 dove è stato ospite per parlare della sua carriera con il giovane pubblico del festival dedicato al cinema per ragazzi giunto alla sua 55° edizione.
Molto posato e disponibile ha condiviso con noi il suo legame con il viaggio, le sue esperienze in Italia e nel mondo, e ci ha svelato quali paesi vorrebbe visitare nel prossimo futuro. In questa intervista ci racconta quanto contano i luoghi nel suo percorso artistico, le mete che più lo hanno colpito – dal Giappone alla Danimarca – e il suo modo di viaggiare: leggero, curioso, sempre affamato di esperienze (e anche di nuovi sapori).
Nicolas Maupas si racconta
Come attore quanto pensi sia importante una location per raccontare una storia, recitare in un posto che ti trasmette qualcosa ti aiuta a costruire un personaggio?
Mi sono reso conto che in alcune occasioni una location aiuta molto a empatizzare con una storia o con un periodo storico. Ad esempio quando ho girato Il Conte di Montecristo le riprese a Parigi, in particolare al Teatro dell’Opera, è stato suggestivo e di conseguenza sicuramente mi ha aiutato a entrare nel personaggio e nella vita di quell’epoca. Penso che aiuti tanto e che bisogna lasciarsi accompagnare dai luoghi e trovare il proprio posto.
Ufficio stampaNicolas Maupas incontra i fan
C’è un posto che hai scoperto proprio grazie a un progetto che hai fatto?
Molti in realtà, a partire da Napoli con Mare Fuori, gran parte dell’Italia devo ammettere che la sto scoprendo grazie al mio lavoro. Sono arrivato in Francia tramite il mio lavoro, quindi sì, ogni volta è una scoperta. Anche Torino per esempio era un’ora di treno da casa mia dove vivevo prima ma non l’avevo mai girata a fondo.
Immagino che viaggi spesso con il tuo lavoro, cosa non manca mai nella tua valigia?
Mi capita di portarmi dei libri che però spesso non apro mai. Di solito viaggio molto leggero, non ho mai valigioni molto grandi quindi cerco di muovermi con il minimo indispensabile anche per essere più comodo possibile.
Ho letto che hai una passione per la cucina che consideri sempre legata al viaggio. Quindi immagino che quando viaggi sperimenti il cibo locale e non mangi italiano?
Sì, penso che non bisogna mai cercare l’Italia all’estero perchè poi si mangia in Italia. Ma recentemente sono stato in Giappone e gran parte del viaggio era basato su tappe culinarie e cose da provare, ora non ricordo i nomi di quello che ho mangiato perchè sono davvero complicati però ho provato di tutto. Sono stato in Danimarca e ho mangiato il pesce cucinato in una maniera diversa, e trovo interessante vedere come la stessa materia prima viene poi reinventata e riutilizzata a seconda del paese.
C’è un piatto strano che hai assaggiato e ti è rimasto impresso?
Non mi viene in mente un piatto in particolare, ma forse lo smørrebrød danese che è praticamente il pane nero di Copenaghen con topping di vario tipo come le acciughe.
Ufficio stampaIntervista Nicolas Maupas al Giffoni Film Festival 2025
C’è un posto dove ti sei sentito a casa anche se era la prima volta che lo visitavi e uno dove invece ti senti sempre un ospite?
I paesi nordici come l’Olanda, la Danimarca sono paesi dove mi sono sentito subito a casa anche perchè hanno un’architettura che mi ricorda la Francia e quindi qualcosa che riconosco. Il Giappone, nonostante sia una cultura molto lontana dalla nostra, riesce ad accoglierti in particolare modo, ma mi sentivo l’europeo che visitava un paese nuovo e ho provato un po’ più di distacco come turista.
Un posto che sogni di visitare che ancora non hai mai visto?
Il Giappone è stata una grande conquista per me però adesso mi interessa l’India, il Vietnam e anche luoghi del Nord Europa che ancora mi mancano.
Il Giappone ha ufficialmente annunciato l’introduzione di una pre-registrazione elettronica obbligatoria per i visitatori provenienti da 71 Paesi e territori esenti da visto. In linea con i modelli già adottati dagli Stati Uniti con l’ESTA e dal Regno Unito con l’ETA, quella giapponese prenderà il nome di “JESTA” (Japan Electronic System for Travel Authorization) e verrà introdotto entro il 2028.
Questo è ciò che è stato dichiarato durante una conferenza stampa dal Ministro della Giustizia giapponese Keisuke Suzuki, il quale ha spiegato che, alla base di questo cambiamento, c’è la volontà di modernizzare i processi di immigrazione e gestire il crescente afflusso di turisti, garantendo al contempo la sicurezza nazionale.
Che cos’è JESTA
Il turismo è da tempo un pilastro dell’economia giapponese e, mentre il Paese punta a raggiungere la cifra record di 60 milioni di visitatori annuali entro il 2030, sfide come l’overtourism e la gestione delle frontiere sono diventate preoccupazioni pressanti per il governo. Ed è qui che entra in gioco il sistema JESTA, grazie al quale potrà avere accesso a tutta una serie di informazioni sul passaporto, sugli scopi del viaggio e persino dettagli specifici come contatti commerciali o istituzioni mediche.
JESTA non è un visto tradizionale, in quanto il Giappone ha stretto accordi con 71 Paesi, tra cui l’Italia, che consentono ai loro cittadini di viaggiare nel Paese senza dover richiedere un visto formale. Bensì, si tratta di un nuovo sistema elettronico di autorizzazione al viaggio, obbligatorio anche per i turisti italiani e per tutti coloro che finora potevano entrare senza visto.
JESTA, quindi, funzionerà come un pass digitale da richiedere prima della partenza, così da ottenere il permesso di ingresso nel Paese.
Come funziona JESTA, dove richiederlo e quanto costa
Per adesso, se avete organizzato un viaggio in Giappone, non cambierà nulla: tuttavia, seppur inizialmente il governo giapponese avesse fissato il lancio di JESTA per il 2030, il Ministro della Giustizia ha confermato che l’entrata in vigore avverrà entro la fine dell’anno fiscale 2028.
Una volta attivo, dovrete richiederlo online prima di partire compilando, sul sito ufficiale, un’apposita domanda. Qui dovrete fornire diverse informazioni, compreso il motivo del soggiorno e l’indirizzo dell’alloggio in cui dormirete durante il viaggio. Un aspetto positivo è che l’autorizzazione sarà valida per più anni, facilitando così i viaggi ripetuti senza dover compilare la domanda ogni volta.
In generale, per i soggiorni turistici la durata rimane invariata: fino a 90 giorni senza bisogno di visto. L’ingresso di JESTA sarà utile alle autorità, che potranno monitorare gli ingressi e assicurarsi che i visitatori rispettino le tempistiche di permanenza.
Non essendo ancora operativo, non si sa ancora quanto costerà presentare la domanda online. In generale, si prevede un costo simile a quello dei sistemi di autorizzazione digitale già attivi in altri Paesi, quindi indicativamente tra i 15 e i 20 euro.
D’inverno, sulla cima del Monte Zao, un vulcano che si erge tra le prefetture giapponesi di Yamagata e di Miyagi, fa talmente freddo che le formazioni ghiacciate accumulate sui tronchi e i rami degli alberi evocano creature mostruose fatte di neve. Il ghiaccio trasportato dal vento si ricopre ripetutamente di neve, creando forme imponenti sui pendii della montagna. Questi famosi Juhyo o Juhyou o “mostri di neve” insieme alla cosiddetta “foresta ghiacciata” fatta di abeti completamente bianchi ricoperti di neve attraggono visitatori per tutto l’inverno.
Un fenomeno naturale che, a causa delle condizioni meteorologiche uniche che lo caratterizzano, è raro vedere fuori dal Giappone. Ma sono anche una vera e propria attrazione che raggiunge il suo culmine nel mese di febbraio quando si formano i “mostri di neve“, tanto che durante un festival dedicato vengono illuminati da luci colorate al calar del sole creando un effetto ottico unico e impagabile.
Ma dagli esperti climatologi arriva un allarme: con l’attuale ritmo dei cambiamenti climatici, “mostri di neve” del Giappone sono destinati a scomparire entro questo secolo. I juhyou, infatti, si starebbero formando ad altitudini più elevate rispetto a prima. Anche gli ambienti adatti alla loro formazione si starebbero riducendo. Ne ha scritto anche il New York Times, secondo il quale l’entità e la durata dei mostri di neve risultano in costante peggioramento a causa dell’aumento delle temperature. La temperatura media in Giappone è aumentata di 1,3°C nel secolo scorso. Se non verranno adottate misure efficaci, si prevede che entro la fine del secolo la temperatura aumenterà di altri 4,5°C.
Il freddo intenso e i venti siberiani che raccolgono l’umidità dal Mar del Giappone e che si concentrano a queste latitudini creano una condizione di “over-saturation” in cui l’umidità nell’aria si condensa e si congela sugli “alberi di ghiaccio”. Le goccioline di acqua che si congelano sugli alberi creano un accumulo di ghiaccio e neve che, plasmato dai venti, assume forme spettacolari e quasi mostruose.
Quando vedere i mostri di neve
La stagione dei “mostri di neve” inizia a dicembre e durano all’incirca fino a marzo. I mostri raggiungono il massimo splendore tra la metà di febbraio e la metà di marzo. Questi mostri si trovano sui pendii più alti della montagna.
Fonte: Getty ImagesI Juhyo sul Monte Zao in Giappone
Come visitare i mostri di neve
Sul Monte Zao si può sciare. Dalla stazione di Zao Sanroku, si prende la funivia Sanrokusen per arrivare fino alla stazione di Juhyo Kogen e Jizo Sancho. Il comprensorio attrezzato con 25 piste da sci di diversi livelli, tre funivie e un trampolino per il salto con gli sci. Il fenomeno dei “mostri di ghiaccio” si può osservare solo su alcune delle piste: la pista Kurohime ha accesso diretto ai Juhyo, la cima della Utopia è affollata di “mostri”, la pista rossa Juhyogen lunga 10 chilometri attraversa per 2 km gli “alberi di ghiaccio” ed è a dir poco spettacolare, la pista Chuo è tra le più facili e consente veramente a tutti di ammirare i Juhyo e la pista Paradise – il nome è tutto un programma -, anch’essa una rossa e quindi non adatta a tutti, attraversa sia i “mostri di neve” sia la foresta ghiacciata.
Anche chi non scia può ammirare queste figure mostruose e l’ideale è affidarsi a una guida locale che organizza escursioni a piedi attraverso le foreste di Juhyou, consentendo ai visitatori di osservare da vicino questo fenomeno naturale. Di sera si sale a bordo della motoslitta Nightcruiser e si assiste allo spettacolo notturno dei mostri illuminati da incredibili luci colorate.
Soggiornare nello Zao Onsen Ski Resort
Il comprensorio sciistico offre diverse soluzioni per chi desidera soggiornare anche solo una notte o trascorrervi un’intera vacanza. Ci sono hotel tradizionali, lodge e chalet in stile svizzero ma anche tipici ryokan del Giappone.
Fonte: Getty ImagesIlluminazione notturna dei “mostri di neve”
La fonte termale Zao Onsen
La stazione sciistica si chiama Zao Onsen dove per “onsen” in giapponese si intende una sorgente termale. Infatti, in questo ski resort si trova una fonte di acqua termale sulfurea di 1900 anni che apporta benefici alla circolazione sanguigna, all’ipertensione, alla pelle, ai dolori articolari e allo stress e pare abbia poteri ringiovanenti tanto da essere soprannominata “fonte di bellezza”. Dopo una giornata trascorsa sulle piste da sci, rilassati in uno degli stabilimenti termali pubblici o all’aperto di Zao è l’attività più popolare.
Come arrivare sul Monte Zao
Situata sulle montagne della Prefettura di Yamagata, la stazione sciistica di Zao Onsen dista 40 minuti in autobus dalla stazione di Yamagata. Lo shinkansen Yamagata Tsubasa collega Tokyo alla stazione di Yamagata in due ore e mezzo. In aereo, dall’aeroporto Haneda di Tokyo a quello di Yamagata è necessaria solamente un’ora di volo. Da lì, ci vorrà poi un’ora in autobus per arrivare a destinazione. In auto da Tokyo sono 375 km.
Fonte: Getty ImagesCiaspolata tra le formazioni di ghiaccio mostruose sul Monte Zao
Il Giappone è una terra dove, natura, spiritualità e tradizione si fondono in un un mix unico, una sorta di abbraccio caldo e avvolgente, soprattutto quando si parla di terme ed onsen, le celebri sorgenti termali presenti in tutto il Paese.
Immergersi in un onsen non è solo un’esperienza rigenerante e rilassante , ma un vero e proprio rito che coinvolge mente e spirito: un’occasione per riconnettersi con se stessi e con la natura ed il luogo circostante. Per chi è alla ricerca di un’esperienza autentica e rigenerante, ecco imigliori siti termali del Giappone, ognuno con la sua unicità e fascino.
Cosa sono gli onsen?
Prima, però, bisogna conoscere un po’ di storia sugli onsen giapponesi e perché questi siano così importanti per il Giappone.
Con la parola “onsen” indica una sorgente termale naturale, alimentata da acque geotermiche che emergono dalle profondità vulcaniche del territorio giapponese. Questa tradizione ha radici antichissime. Infatti, si ritiene che gli onsen fossero utilizzati già oltre duemila anni fa dalla popolazione locale, sia per scopi terapeutici che spirituali. Proprio per questi scopi, nel tempo il bagno termale è diventato un vero e proprio rituale di purificazione, non solo del corpo ma anche della mente.
Gli onsen sono spesso inseriti in contesti naturali estremamente suggestivi, tra montagne, foreste o vicino al mare, e sono considerati luoghi di guarigione, riposo e contemplazione. Ancora oggi, rappresentano un elemento profondamente radicato nella vita quotidiana dei giapponesi, simbolo di armonia tra uomo e natura.
Per entrare e godere di questa esperienza rilassante, bisogna tenere in considerazione il fatto che, prima di immergersi nelle acque termali, bisogna lavarsi, in segno di “purificazione” del corpo, oltre al fatto che non è consentito vestire alcun tipo di costume.
Proprio per queste ragioni culturali, in molti onsen tradizionali l’accesso è ancora vietato a chi ha tatuaggi, indipendentemente dalla loro forma o significato. Questo perché, storicamente, i tatuaggi in Giappone sono stati associati ai membri della Yakuza, la criminalità organizzata giapponese, e questa percezione è rimasta radicata nella società.
5 migliori siti termali del Giappone
Kinosaki Onsen: un viaggio nel tempo tra tradizione e relax
Kinosaki Onsen è una cittadina termale che sembra uscita da un dipinto giapponese, situata nella prefettura di Hyōgo.
Questo sito termale, che vanta una storia di oltre milletrecento anni, offre diversi bagni pubblici, tutti facilmente accessibili e raggiungibili a piedi dal centro cittadino. Tutto ciò permette ai visitatori di questo sito termale di vivere l’esperienza del “sotoyu meguri“, il cosiddetto giro delle terme.
Passeggiare lungo il canale centrale della cittadina, costeggiato da bellissimi salici piangenti e tradizionali edifici giapponesi in legno, indossando un yukata e i tipici sandali geta, è un’esperienza in grado di riportare indietro nel tempo. La città di Kinoasaki Onsen è molto conosciuta anche per la sua accoglienza verso i visitatori con tatuaggi, rendendola una meta inclusiva per tutti.
Dōgo Onsen: la sorgente termale più antica del Giappone
A Matsuyama, sull’isola dello Shikoku, si trova Dōgo Onsen, sito termalo considerato come la più antica sorgente termale del Giappone. Questo luogo vanta una storia che risale a oltre tremila anni fa. Proprio per questo Dōgo Onsen è menzionata addirittura in antichi testi giapponesi ed ha ispirato numerose opere letterarie e artistiche.
L’edificio principale, il Dōgo Onsen Honkan, che è stato costruito nel 1894, è un capolavoro architettonico che ha influenzato anche il celebre film d’animazione, del famoso Studio Ghibli, “La città incantata” di Hayao Miyazaki. Immergersi nelle sue acque è come fare un tuffo nella storia e nell’antica cultura giapponese.
Fonte: iStockDogo Onsen, tra gli onsen più conosciuti del Giappone
Nyutō Onsen: un rifugio tra le montagne del Tōhoku
Per chi, invece, cerca un’esperienza più intima e immersa nella natura la scelta ideale, tra i migliori siti termale del Giappone, ricade su Nyutō Onsen, cittadina situata nella prefettura di Akita.
La città, circondata da fitte foreste e montagne verdi, questa località termale offre un’atmosfera alquanto rustica ed autentica. Tra i vari ryokan, le tradizionali locande giapponesi, che offrono un’esperienza di ospitalità autentica e rilassante, il Tsuru-no-yu è particolarmente rinomato per le sue vasche all’aperto, posti che permettono di godere del paesaggio montano mentre ci si rilassa nelle acque calde. La zona è particolarmente affascinante soprattutto durante l’autunno, quando le foglie si tingono di colori caldi, creando un panorama ed un’atmosfera mozzafiato.
Beppu Onsen: la città delle mille sorgenti
Un altro importante sito termale giapponese è Beppu, una famosa località termale del Giappone che si trova nella prefettura di Ōita, sull’isola di Kyūshū, a circa due ore in auto dal centro della principale città di Fukuoka.
Beppu è una delle località più famose e visitate di tutto il Giappone ed è molto nota per la varietà e l’abbondanza delle sue sorgenti termali, che includono bagni di sabbia, bagni di vapore e le famose “inferni”, in giapponese jigoku, che sono spettacolari sorgenti termali dai colori vivaci e temperature elevate. Arrivare a Beppu in auto, soprattutto durante le giornate più fredde, regala un panorama unico, con comignoli e vapore delle varie sorgenti termali che regalano un’atmosfera unica.
Tra i numerosi stabilimenti termali di Beppu, Hyōtan Onsen si distingue per essere l’unico onsen in Giappone ad aver ricevuto tre stelle Michelin, offrendo un’esperienza termale di altissimo livello. Sono disponibili in città anche numerosi bagni pubblici, che prevedono un costo d’ingresso di soli 1000 yen, circa sessanta centesimi di euro.
Fonte: iStockBeppu Onsen, isola del Kyūshū
Kusatsu Onsen: l’energia delle acque montane
Infine, nella prefettura di Gunma, a nord di Tokyo, si trova Kusatsu Onsen. Si tratta di una delle località termali più apprezzate dai giapponesi, che decidono di arrivare qui alla ricerca di giornate ed esperienze rigeneranti. La città è famosa per le sue acque altamente acide e ricche di zolfo, che sgorgano in abbondanza e sono famose nel Paese, e non solo, per le loro proprietà terapeutiche.
Il simbolo di Kusatsu è lo Yubatake, una grande struttura in legno dove l’acqua termale viene raffreddata naturalmente prima di essere distribuita agli stabilimenti. Assistere alla cerimonia del “yumomi”, durante la quale l’acqua viene agitata con grandi assi di legno al ritmo di canti tradizionali, è un’esperienza culturale decisamente unica e che vale la pena vivere.
Ogni onsen in Giappone offre un’esperienza unica, legata alla storia, alla cultura e alla natura del luogo. Che si tratti di una cittadina tradizionale come Kinosaki, di una sorgente antica come Dōgo, di un rifugio montano come Nyutō, di una città termale vivace come Beppu o di un centro termale rinomato come Kusatsu, immergersi nelle acque calde di un onsen è un modo per scoprire il Giappone più autentico e rilassante. Per i viaggiatori in cerca di benessere e cultura, queste località rappresentano tappe imperdibili di un viaggio indimenticabile.
Ci sono diversi motivi che spingono i turisti a cancellare i propri viaggi, dalle calamità naturali ai conflitti politici…ma non è il caso del Giappone. Qui, a far saltare in aria le vacanze di molti viaggiatori asiatici è la profezia contenuta in un manga. Pubblicato dall’artista Ryo Tatsuki nel 1999, “Il futuro che ho visto”(The Future I Saw) avvertiva di un disastro di vaste proporzioni nel marzo 2011, una data che, a posteriori, ha coinciso con il terremoto che colpì la regione di Tohoku, nel nord del Giappone, proprio in quel mese.
La sua “versione completa”, uscita nel 2021, parla di un grande terremoto che dovrebbe capitare il prossimo luglio.
La profezia che mette in fuga i turisti
Chi c’è dietro la profezia che sta mettendo in fuga i turisti dal Giappone? Ryo Tatsuki è un’autrice che disegna una versione a fumetti di se stessa dove condivide le visioni che ricava dai suoi sogni con altri personaggi. La sua opera ha un seguito significativo in Asia, soprattutto perché i suoi fan sono convinti che possa prevedere gli eventi futuri: la copertina dell’edizione originale del manga che sta facendo scalpore, pubblicata nel 1999, fa riferimento a un “grande disastro” che si sarebbe verificato nel marzo 2011, la data in cui il Paese fu colpito da un devastante terremoto e tsunami.
Nella nuova edizione contenente materiale aggiuntivo, pubblicata nel 2021, Tatsuki ha affermato che il prossimo grande disastro si verificherà il 5 luglio 2025. La sua affermazione ha alimentato post sensazionalistici sui social media che avvertono le persone di stare lontane dal Giappone.
Ad aumentare il panico tra i viaggiatori ci sono anche le previsioni di altre sensitive giapponesi e di Qi Xian Yu, un popolare maestro di feng shui e personalità televisiva di Hong Kong noto come Maestro Sette, che ha esortato le persone a stare lontane dal Giappone, a partire dal mese di aprile.
Qual è l’effetto della profezia sul turismo in Giappone
I turisti più suggestionati dalla profezia, in base ai dati raccolti sulle prenotazioni aeree, provengono dalla Corea del Sud, da Taiwan e da Hong Kong. Nel dettaglio, le prenotazioni medie da Hong Kong sono diminuite del 50% su base annua e quelle tra fine giugno e inizio luglio sono crollate addirittura dell’83%.
Per rispondere a questi numeri, Yoshihiro Murai, il governatore di Miyagi, una delle tre prefetture più colpite dal disastro del 2011, ha dichiarato che la storia infondata aveva iniziato a influenzare il turismo nella regione e ha implorato le persone di ignorarla. L’emittente pubblica NHK ha dichiarato che il manga ha generato oltre 1.400 video su YouTube, alcuni dei quali hanno alimentato il senso di allarme con previsioni di un’eruzione vulcanica e di un impatto meteoritico. La versione cartacea ripubblicata, invece, ha venduto quasi 1 milione di copie.
La paura delle persone è legata al fatto che il Giappone è uno dei Paesi più a rischio di terremoti al mondo a causa della sua posizione sulla “cintura di fuoco” del Pacifico, un’area sismicamente iperattiva. Tuttavia, gli esperti sottolineano che è impossibile prevedere con precisione il momento e il luogo dei terremoti e consigliano ai turisti di non rimandare la propria vacanza a causa di un manga. La stessa autrice, Ryo Tatsuki, suggerisce di non prendere alla lettera le sue storie e di dare ascolto agli esperti.
Visitare Kyoto non vuol dire visitare una semplice città. Vuol dire vivere un viaggio nel cuore spirituale del Giappone, nell’antica capitale imperiale del Paese. Un luogo dove ogni pietra, ogni giardino ed ogni rituale sono in grado di raccontare una storia. A Kyoto si fondono bellezza naturale, architettura tradizionale e, soprattutto, una cultura che con il passare degli anni è riuscita a mantenere intatto il suo fascino antico.
Ecco cosa vedere a Kyoto e come vivere esperienze uniche che renderanno il viaggio in Giappone indimenticabile.
6 cose da vedere assolutamente a Kyoto
1. Il Padiglione d’Oro (Kinkaku-ji): bellezza unica che si riflette nell’acqua
Probabilmente una delle immagini più iconiche di tutto il Giappone, che riesce a rievocare tutta la bellezza di questo Paese. Si tratta del Kinkaku-ji, conosciuto anche con il nome di Tempio del Padiglione d’Oro o semplicemente Padiglione d’Oro. Una struttura completamente ricoperta di foglie d’oro puro.
Il tempio, costruito come villa nel 1937, ha subito diverse ristrutturazioni dopo essere stato colpito da diversi incendi nei secoli, ma tutt’oggi riesce a trasmettere tutta la bellezza dell’epoca. Grazie allo stagno che lo circonda ed il riflesso luminoso della struttura sull’acqua, il Padiglione d’Oro riesce a regalare lo scatto perfetto ai suoi visitatori.
Il giardino che circonda la struttura, e che è possibile visitare acquistando il biglietto d’ingresso (circa 3€ per adulto), si trasforma durante ogni stagione e forma una cornice colorata e senza eguali: dai ciliegi in fiore in primavera al candido silenzio della neve in inverno.
2. Il Fushimi Inari Taisha: il santuario dai mille torii
Le cose da vedere a Kyoto sono tantissime e tra queste esiste un luogo all’interno del quale camminare vuol dire perdersi, ma anche ritrovarsi. Il Fushimi Inari Taisha è proprio questo. Con i suoi oltre diecimila torii, tradizionali portali d’accesso giapponese che immette a un santuario o, più semplicemente, a un’area sacra, donati dai fedeli e che formano un sentiero rosso davvero suggestivo. Passeggiare qui porta i visitatori alla scoperta di una sorta di tunnel spirituale, che si snoda per chilometri sul monte Inari.
È un luogo sì fotogenico, ma anche profondamente sacro. Per questo motivo, tutti i visitatori sono pregati di mantenere un comportamento rispettoso nei confronti del luogo, dei torii e dei credenti. Camminare qui è un rito.
Come tutte le altre cose da vedere in città, questo luogo è facilmente raggiungibile con i mezzi dal centro cittadino e, soprattutto, si consiglia di visitarlo la mattina presto per evitare l’afflusso maggiore di turisti.
3. Gion e Pontocho: i quartieri delle geishe
Kyoto è riuscita a mantenere negli anni tutto il suo fascino antico e passeggiare tra le vie del suo centro lo dimostra. Da non perdere assolutamente in città sono i quartieri storici di Gion e Pontocho, conosciuti per la loro bellezza senza tempo. Una passeggiata che permette di rivivere la vita dell’epoca imperiale, con le piccole locande e case in legno, i vecchi edifici, oggi alcuni dei quali trasformati in negozi per turisti, strutture ricettive o semplicemente café, che sono riusciti a mantenere il loro fascino intatto. Un’atmosfera resa ancora più suggestiva, soprattutto durante le ore serali con il buio, dalle lanterne di carta che costeggiano le vie.
In questi quartieri è anche possibile veder passeggiare le Geishe o le Myako, le quali è vietato fotografare, ma anche assaporare la cultura gastronomica giapponese, con ryokan e ristoranti che custodiscono la vera cucina kaiseki.
Fonte: iStockIl quartiere storico di Gion, Kyoto
4. La Foresta di Bambù di Arashiyama: natura surreale
Nel quartiere di Arashiyama, a ovest della città, si trova uno dei luoghi naturali più suggestivi del mondo. La famosa foresta di bambù, all’interno della quale è possibile passeggiare circondati dai suoi alti steli che oscillano al vento: un tunnel verde che sembra uscito da un sogno.
L’ingresso alla foresta è gratuito e, una volta arrivati qui, non resta altro che lasciarsi meravigliare dalla bellezza del luogo, dal gioco di luci tra le foglie e la prospettiva infinita che danno le migliaia di piante presenti, che riescono a regalare una sensazione di pace profonda.
Fonte: iStockL’immensa foresta di Bambù di Kyoto
5. Tempio Kiyomizu-dera
Il TempioKiyomizu-dera è stato fondato nel lontano ottavo secolo ed è famoso per la sua terrazza in legno che si affaccia sulla città. Da qui, la vista su Kyoto è mozzafiato e, soprattutto durante la stagione autunnale, la collina si tinge di rosso e regala ai visitatori uno spettacolo unico.
Il Kiyomizu-dera, riconosciuto anche come patrimonio mondiale UNESCO e finalista tra le Sette Meraviglie del Mondo Antico, è anche legato a numerose leggende popolari giapponesi, come quella della cascata d’acqua pura che darebbe fortuna a chi la beve. Un luogo adatto per ogni stagione.
Fonte: iStockIl bellissimo e antico tempio di Kiyomizu-dera
6. Il Castello Nijo: intrighi da samurai
Antica residenza dello shōgun Tokugawa, il Castello Nijo è stato costruito nel Diciassettesimo secolo. In questi secoli, come la città di Kyoto, è riuscita a mantenere tutta la bellezza e l’eleganza delle sue sale sontuose, decorate finemente con pitture su pannelli scorrevoli, e famoso per i pavimenti “usignolo”. Questi, infatti, scricchiolano con un suono simile a un cinguettio, uno stratagemma utilizzato in passato per segnalare eventuali intrusi. Un vero e proprio capolavoro di ingegneria difensiva giapponese, ma anche forte testimonianza della sua bellezza artistica.
Cosa fare Kyoto: esperienze da vivere nell’antica capitale giapponese
Indossa un kimono e passeggia nei quartieri storici
Il Giappone è un Paese meraviglioso, ricco di storia e luoghi incantevoli, ma anche una cultura antica straordinaria. Molti viaggiatori e turisti decidono di catturare tutta l’essenza del Giappone e cosa c’è di meglio se non passeggiare tra le vie della città di Kyoto come un abitando di un altro tempo, indossando il kimono?
Sia a Kyoto, che nelle altre maggiori città giapponesi, è possibile scegliere tra numerosi negozi che offrono il noleggio per una giornata completa, con acconciature, accessori inclusi e, nel caso in cui lo si desideri, anche un fotografo dedicato. Camminare per le vie del quartiere storico di Gion in abiti tradizionali è un modo per sentirsi parte della storia, creando ricordi indelebili di questa fantastica esperienza giapponese.
Fonte: iStockKimono tradizionale che è possibile noleggiare a Kyoto
La storica e antica cerimonia del tè
La cerimonia del tè è una forma d’arte e meditazione giapponese di altri tempi. Una vera e propria esperienza che è possibile vivere anche a Kyoto. Qui i visitatori possono partecipare a sessioni guidate, che introducono al significato spirituale e alla gestualità di questo rituale antico.
Il silenzio, il profumo del tè matcha e la delicatezza dei movimenti creano un’esperienza unica e profonda, da vivere almeno una volta nella vita, soprattutto se si visita questa affascinante città.
La cucina Kaiseki: piatti freschi e deliziosi
Un aspetto da non sottovalutare di Kyoto, e del Giappone in generale, è la sua deliziosa cucina. Nel Paese c’è la possibilità di assaggiare numerosi piatti di origine locale estremamente deliziosi e, soprattutto, ad un prezzo decisamente abbordabile.
Nello specifico, a Kyoto è possibile assaporare la deliziosa cucina Kaiseki, una vera e propria esperienza gastronomica, che prevede il servizio di una sequenza armoniosa di piccoli piatti, serviti in un ordine preciso per soddisfare i sensi: vista, olfatto e gusto. Ogni portata è legata alla stagione in corso e, soprattutto, al concetto giapponese di Shun, cioè l’apice della freschezza. Alcuni ristoranti, soprattutto fra i più eleganti e tradizionali, offrono menu degustazione, da non perdere!
Come arrivare a Kyoto?
La città di Kyoto è facilmente raggiungibile dalle principali città giapponesi, soprattutto se si parte da Tokyo o Osaka.
Da Tokyo, ad esempio, il modo più veloce è lo Shinkansen, il treno proiettile giapponese, che con un costo per adulto di circa 90€ permette di raggiungere Kyoto in circa due ore e un quarto. Molto interessante, in questo caso, la possibilità di vedere il Monte Fuji dal finestrino: lato destro se si viaggia verso Tokyo, lato sinistro nel caso in cui si riparta da Kyoto.
Da Osaka, invece, il tragitto dura solo 30 minuti ed è possibile raggiungere il centro cittadino anche con i treni regionali, che hanno sicuramente un costo minore rispetto ai treni veloci. Nel caso in cui si possieda il Japan Rail Pass, ovvero un pass utile per viaggiare in treno nel Paese ad un prezzo fisso per un periodo limitato, allora si consiglia anche di salire a bordo dello Shinkansen e raggiungere l’antica capitale in soli 15 minuti. Inoltre, atterrando all’aeroporto di Kansai di Osaka, sono presenti collegamenti diretti in treno, ad esempio il JR Haruka Express, che impiegano circa 75 minuti.
Per muoversi in città è presente una puntuale e funzionale rete di autobus e metropolitane, anche se quest’ultima a differenza di Tokyo, ad esempio, ha sole due linee. Questi mezzi pubblici permettono di raggiungere con estrema velocità e semplicità le principali attrazioni turistiche. Allo stesso tempo, decidere di visitare Kyoto a piedi è probabilmente la scelta migliore, in quanto dà la possibilità di scoprire tutti gli angoli ed i templi nascosti della città.
Kyoto è una città che non si visita soltanto: si assapora, si ascolta, si respira. È una destinazione che invita i visitatori a rallentare, a osservare i dettagli, a lasciarsi guidare dalle emozioni. Una città ideale per chi è alla ricerca di spiritualità, cultura, bellezza o semplicemente di un viaggio indimenticabile, un luogo in grado di sorprendere ad ogni passo. Un luogo dove il Giappone non ha dimenticato le sue radici e dove ogni visitatore può ancora toccarle con mano.
Nell’estremità meridionale del Giappone continentale, la prefettura di Kagoshima si rivela un piccolo gioiello da scoprire. Soprannominata la “Napoli d’Oriente” per il suo incantevole golfo e il clima mite che richiama la dolcezza mediterranea, è una terra lontana che ha stretto un legame speciale proprio con la città di Napoli, al punto da diventare città gemellata nel 1960.
Sospesa a pochi chilometri dal vulcano attivo Sakurajima, Kagoshima regala un panorama da togliere il fiato, un mosaico di storia antica, sapori intensi e una vita notturna che pulsa tra le sue vie. Inoltre, la posizione strategica la rende anche la base perfetta per avventurarsi tra le meraviglie della prefettura e scoprire l’incanto delle isole che la circondano.
Come arrivare
Arrivare a Kagoshima è semplice e comodo, grazie alla sua vocazione di crocevia dei trasporti del sud del Giappone.
La città è collegata con tutte le principali destinazioni di Kyushu, grazie ai moderni e veloci shinkansen: bastano poco più di 40 minuti per raggiungere Kumamoto, poco più di un’ora per arrivare a Fukuoka e poco meno di quattro ore per trovarsi a Shin-Osaka, ammirando scenari di straordinaria bellezza che scorrono veloci oltre i finestrini.
Anche i treni locali e gli autobus assicurano collegamenti agevoli con le prefetture limitrofe, mentre chi sceglie di arrivare in volo può contare su collegamenti rapidi dalle principali città giapponesi: Tokyo è raggiungibile in appena due ore, Osaka in circa un’ora e un quarto, Fukuoka in meno di un’ora.
Non mancano nemmeno i voli internazionali, che collegano Kagoshima con città come Seul, Hong Kong, Taipei e Shanghai, e aprono la porta a un mondo di scoperte per i viaggiatori di ogni angolo del pianeta.
Cosa vedere nella “Napoli d’Oriente”
Kagoshima ammalia fin dal primo sguardo. Il paesaggio unico, i giardini tradizionali come il magnifico Sengan-en, e la cultura gastronomica autentica, celebrata con piatti come il kurobuta (il pregiato maiale nero) la rendono una tappa imprescindibile per chi desidera esplorare il sud del Giappone.
Ecco le mete da non perdere.
Tenmonkan
Nel cuore di Kagoshima si estende Tenmonkan, il distretto commerciale e dell’intrattenimento più vivace del Kyushu meridionale. Sotto le arcate della galleria coperta di Tenmonkan Dōri, la vita scorre tra negozi di ogni tipo, caffè invitanti, izakaya animati e ristoranti che sprigionano nell’aria i profumi irresistibili della cucina locale.
Passeggiare tra queste strade significa assaporare il meglio di Kagoshima: il maiale nero kurobuta, il ricco Kagoshima Ramen, e l’iconica granita shirokuma, un trionfo di dolcezza fatto di ghiaccio tritato e latte condensato. Lo shopping trova casa al CenTerrace Tenmonkan e nei maestosi grandi magazzini Yamakataya, simbolo storico della città.
E quando scende la sera, Tenmonkan si trasforma: bar, locali e izakaya accendono la notte lungo le strade di Bunka Dori e Yamanokuchi Hondori, e regalano un volto ancora più vivace a un quartiere che non dorme mai.
Castello di Tsurumaru
Un tempo centro nevralgico del potere della dinastia Shimazu, il Castello di Tsurumaru dominava la città come simbolo di autorità e splendore.
Edificato agli inizi del 1600, non si distingueva per imponenza difensiva, poiché i potenti Shimazu godevano di uno status privilegiato che li metteva al riparo da minacce esterne. Tuttavia, il trascorrere del tempo e i venti di modernizzazione del periodo Meiji portarono alla sua distruzione nel 1873, lasciando dietro di sé rovine che ancora oggi raccontano storie antiche: un portone di ingresso, le solide mura di pietra, il fossato che ancora circonda l’area.
Oggi, sulle vestigia di quella residenza signorile sorge il Museo Reimeikan, custode della memoria storica della regione. Statue, musei e piccoli monumenti disseminati intorno al sito contribuiscono a mantenere vivo il legame con il glorioso passato di Satsuma.
Il Museo Reimeikan
Anche il Museo Reimeikan si offre come una tappa da mettere in lista per chi desidera addentrarsi nell’anima storica del territorio.
Tra le sale, il visitatore viene guidato in un viaggio che abbraccia millenni: dalla preistoria agli albori della modernità, passando per le imprese della potente famiglia Shimazu. Tra armature di samurai, reperti archeologici e antichi documenti, il museo riesce a far rivivere l’epoca in cui Satsuma era uno dei feudi più influenti di tutto il Giappone.
La statua di Saigō Takamori
Non è una semplice statua quella che si erge fiera nel cuore della città: la figura di Saigō Takamori incarna l’essenza stessa dello spirito samurai.
Conosciuto come “l’ultimo samurai”, Saigō Takamori fu un protagonista assoluto della Ribellione di Satsuma e uno degli artefici della modernizzazione del Giappone. Per i giapponesi, il suo volto in bronzo rappresenta coraggio, lealtà e cambiamento. Un omaggio silenzioso ma potente a un uomo che ha segnato un’epoca, tanto da ispirare il celebre film L’Ultimo Samurai.
Il Nagashima Museum
Adagiato su una collina alle spalle della stazione Chuo Kagoshima, il Nagashima Museum vanta una veduta incomparabile che si apre sulla città e sul vulcano Sakurajima.
Con i suoi 110 metri di altezza sul livello del mare, il museo d’arte espone opere di maestri come Renoir, Chagall, Rodin e Kuroda Seiki, frutto della passione collezionistica di Kosuke Nagashima. Il percorso espositivo si snoda tra sale interne ed eleganti spazi all’aperto, impreziositi da alberi subtropicali che rendono l’esperienza ancora più magica.
Una sosta nel caffè del museo regala un momento di pace, da godersi ammirando uno dei panorami più affascinanti di Kagoshima.
Il parco Sengan-en
Fonte: iStockScorcio del Sengan-en, il parco giardino di Kagoshima
Sengan-en è molto più di un giardino: è un capolavoro di bellezza e armonia, in cui la natura diventa parte integrante del paesaggio artistico.
Costruito nel 1658 per la nobile famiglia Shimazu, il raffinato giardino si affaccia sulla baia di Kagoshima, utilizzando l’acqua come uno specchio naturale e il vulcano Sakurajima come una scenografica montagna di sfondo.
La Residenza Iso, fedele ricostruzione dell’antica dimora ottocentesca dei Shimazu, sorge al centro del parco, mentre poco distante ecco il Museo Shoko Shuseikan, allestito nell’antica fabbrica di macchinari del clan.
Tra sentieri alberati, piccoli santuari e punti di ristoro, Sengan-en regala un’immersione poetica in un Giappone d’altri tempi.
L’Acquario di Kagoshima
Vicino al porto, l’Io World Kagoshima Aquarium propone un viaggio straordinario negli abissi della Baia di Kagoshima e degli ecosistemi marini delle isole meridionali.
La gigantesca vasca principale cattura lo sguardo con un maestoso squalo balena che nuota placido tra pesci variopinti. Gli spettacoli con i delfini, tre volte al giorno, aggiungono un tocco di meraviglia, mentre a volte, tra un’esibizione e l’altra, i delfini vengono lasciati liberi di nuotare all’esterno, così da sorprendere i passanti con incontri inaspettati.
Shiroyama
Da vedere anche Shiroyama, un parco collinare che conserva uno dei luoghi più simbolici della storia giapponese: fu qui che, il 24 settembre 1877, si consumò l’epilogo drammatico della Ribellione di Satsuma e la morte eroica di Saigō Takamori.
Oggi, Shiroyama è un’oasi di pace con panorami spettacolari sulla città, sul mare e su Sakurajima, soprattutto al tramonto, quando il cielo si tinge di colori infuocati. Salire fino alla vetta può essere un’esperienza intensa: due sentieri principali si snodano immersi nella natura, svelando scorci indimenticabili a ogni passo.
Infine, sul tetto dell’Amu Plaza Kagoshima, la ruota panoramica Amuran si staglia nel cielo come un simbolo luminoso della città.
Con 60 metri di diametro e un’altezza di 91 metri, è una delle mete migliori per godere di una vista aerea spettacolare su Kagoshima e il suo vulcano. Per i più temerari, le cabine completamente trasparenti disegnano un’emozione unica, sospese nel vuoto sopra la città.
Al calar della notte, la ruota si accende di mille luci colorate e diviene una lanterna magica che illumina il cuore cittadino.
Dallo scorso 13 aprile al 13 ottobre 2025, la città di Osaka ospita la nuova Esposizione Universale, l’evento globale che unisce Paesi, organizzazioni internazionali e aziende all’insegna della cooperazione e dell’innovazione. Il tema scelto per questa edizione è “Progettare la società futura per le nostre vite” (Designing Future Society for Our Lives), un invito a riflettere su come migliorare la qualità della vita attraverso scienza, tecnologia, sostenibilità e inclusione sociale.
Il sito espositivo quest’anno sorge sull’isola artificiale di Yumeshima, nella baia di Osaka e ha accolto oltre 160 Paesi partecipanti, pronto a dare il benvenuto anche a circa 28 milioni di visitatori attesi. Ma oltre ai numeri, Expo 2025 promette ogni volta una serie di sorprese e particolarità che la rendono unica nel panorama delle esposizioni universali. Ecco cinque curiosità da non perdere quest’anno.
1. Il Grand Ring: un anello simbolico
Al centro del sito di Expo 2025 si erge il cosiddetto “Grand Roof”, noto anche come “Grand Ring”, una struttura architettonica colossale a forma di anello, progettata da Sou Fujimoto. Con un perimetro di circa 2 chilometri, questa passerellasopraelevata collega i padiglioni principali e offre un punto di osservazione panoramico sull’intera area espositiva.
Il design circolare è simbolico: rappresenta l’interconnessione tra le nazioni e il ciclo continuo della vita. Tuttavia, il progetto ha suscitato dibattiti per i suoi costi elevati, stimati in oltre 235 miliardi di yen (circa 1,6 miliardi di dollari), pari a più del 14% dell’intero budget dell’Expo. Anche i materiali utilizzati non sono interamente sostenibili come inizialmente dichiarato, ma resta uno degli elementi visivi più emblematici della manifestazione.
Expo 2025 Osaka punta su un format innovativo e sostenibile: la maggior parte dei padiglioni sono stati pensati per essere temporanei, progettati per essere smontabili e costruiti con materiali riciclabili. Alcuni padiglioni, inoltre, sono del tutto “phygital”, un termine che unisce “physical” e “digital”: esperienze che mescolano spazi fisici e contenuti digitali interattivi.
Ad esempio, attraverso visori AR/VR, i visitatori possono esplorare virtualmente ambienti naturali, monumenti o città dei Paesi partecipanti, senza doverli visitare fisicamente. Una soluzione pensata per ampliare l’accessibilità e ridurre l’impatto ambientale.
Fonte: Getty ImagesEsperienze immersive e phygital al Padiglione Cina
3. La rivoluzione robotica in prima linea
Come ci si aspetta dal Giappone, la robotica è protagonista assoluta dell’Expo. Numerosi robot sono stati impiegati per offrire servizi ai visitatori: accoglienza multilingue, guida all’interno dei padiglioni, assistenza alle persone con disabilità, consegna di cibo e addirittura spettacoli artistici.
Molti di questi robot sono alimentati da intelligenza artificiale e sviluppati per migliorare il benessere quotidiano, in linea con il tema dell’Esposizione. Expo 2025 è dunque una vera vetrina per il futuro della convivenza tra uomo e macchina.
4. Il Padiglione Italia: tra longevità e innovazione
Anche l’Italia è tra i protagonisti di Expo 2025 con un padiglione che intende raccontare un Paese contemporaneo, creativo e tecnologico, senza dimenticare la propria identità culturale. Il concept si focalizza su temi come sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e longevità, ambito in cui l’Italia è un riferimento scientifico a livello mondiale.
Il padiglione italiano è stato progettato come una città ideale e innovativa, in grado di unire la bellezza estetica del Made in Italy con i temi chiave dell’Expo, ponendo l’accento su ricerca, cultura e benessere collettivo. Quella dell’Expo 2025 di Osaka è anche un’occasione per rafforzare il dialogo tra Italia e Giappone, storicamente legati da relazioni di amicizia e collaborazione.
Fonte: Getty ImagesIl Padiglione Italia all’Expo 2025 Osaka
5. Myaku-Myaku: la mascotte che batte come un cuore
Ogni Expo ha la sua mascotte e quella di Osaka 2025 si chiama Myaku-Myaku. Disegnata dall’illustratore Kōhei Yamashita, è una creatura strana e affascinante, composta da una parte rossa (che rappresenta cellule viventi) e una blu (che rappresenta l’acqua). Il suo nome richiama l’onomatopea giapponese che simula il battito cardiaco, myaku myaku, e simboleggia la connessione tra vita, natura e società.
Myaku-Myaku è già diventata un personaggio popolare in Giappone: protagonista di gadget, video educativi e iniziative per coinvolgere i bambini e le famiglie.
Kyoto è una delle destinazioni più amate da chi organizza un viaggio in Giappone grazie alla sua ricca storia e ai suoi splendidi siti culturali. Proprio la sua rinomata bellezza l’ha posta di fronte alla necessità di gestire un flusso turistico inarrestabile, una sfida che affronta ora con misure come l’incremento della tassa di soggiorno e diverse regole per garantire un’esperienza piacevole tanto ai turisti quanto alla comunità locale.
Ma il Giappone non si limita solo a Kyoto e ai suoi luoghi più famosi. Esistono tante altre antiche città e borghi pronti per essere scoperti: dalle ex roccaforti samurai alle antiche botteghe in legno, fino alle distillerie di sake e birra che convivono con gallerie d’arte e musei originali. Se state pianificando il vostro viaggio, scoprite queste 6 città storiche alternative consigliate dal National Geographic.
Kurashiki, fascino d’altri tempi tra canali e boutique
La prima delle 6 città storiche alternative è Kurashiki, situata nella prefettura di Okayama. Vanta un’area ben conservata composta da canali risalente al periodo Edo (1603-1867), quando la città fungeva da importante centro di distribuzione del riso. Lo stesso nome “Kurashiki”, infatti, può essere tradotto approssimativamente come “città dei magazzini” in riferimento ai depositi di riso.
Molti di questi sono stati trasformati in musei, boutique e caffè dove assaporare al meglio l’atmosfera locale. Salite a bordo di una tradizionale barca in legno per ammirare le eleganti machiya, le tipiche case a schiera in legno, e non perdetevi le ceramiche Bizen realizzate seguendo un’antica arte locale risalente al XIV secolo.
Nara, templi maestosi e cervi sacri
Situata a meno di un’ora da Kyoto e Osaka, Nara rappresenta una città ricca di tesori culturali, tra cui alcuni dei templi più antichi e grandi del Giappone. Fondata nel 710 con il nome di Heijo, fu la prima capitale permanente del Paese fino a quando l’influenza e le ambizioni politiche dei potenti monasteri buddisti della città crebbero tanto da diventare una seria minaccia per il governo, che decise di spostare la capitale da Nara a Nagaoka nel 784 e, pochi anni dopo, a Kyoto.
Passeggiate nel cuore storico della città per ammirare i vasti complessi di santuari, gli eleganti giardini, un piccolo quartiere di geisha e il Nara Park, dove si trovano i famosi cervi sacri.
Fonte: iStockUn cervo al Nara Park
Kanazawa, la “piccola Kyoto”
Spesso soprannominata la “piccola Kyoto” grazie ai suoi quartieri di geisha, templi e giardini, Kanazawa fu la sede del Clan Maeda, il secondo clan feudale più potente dopo i Tokugawa in termini di produzione di riso e dimensioni del feudo. Di conseguenza, assunse un’importanza culturale pari a quella di Kyoto e Tokyo. Sopravvissuta ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, oggi Kanazawa mostra ai visitatori le sue bellezze storiche come le parti dell’antica città castello, il quartiere samurai di Nagamachi e i quartieri di intrattenimento chaya.
Fate un viaggio indietro nel tempo e raggiungete la città di Hiraizumi, situata nella regione di Tohoku. In passato centro di potere e splendori architettonici, oggi rappresenta uno dei luoghi migliori in Giappone dove ammirare i templi di quell’epoca, oltre che per viverli in un modo unico.
La città, infatti, ospita interessanti eventi storici, come quelli organizzati al tempio Motsuji che fa da sfondo a un festival di poesia in costume d’epoca a maggio, alle cerimonie del tè tra le circa 30.000 fioriture di iris del giardino del tempio a giugno e accoglie musicisti di corte gagaku mentre fiorisce il trifoglio a settembre.
Matsumoto, viste spettacolari sulle Alpi giapponesi
Questa città, situata nel centro di Honshu, è una tappa imperdibile se volete godere di una vista spettacolare sulle Alpi giapponesi, che si ergono imponenti proprio sopra di essa. L’attrazione principale da visitare è il castello, uno dei più belli e meglio conservati del Giappone, protagonista di tantissime fotografie con le cime innevate sullo sfondo.
Se siete interessati all’arte entrate nel Museo Giapponese Ukiyo-e, dove potrete ammirare delle splendide stampe xilografiche, oppure passeggiate tra le sue strade esplorando i negozi indipendenti, i ristoranti e il birrificio artigianale situato negli ex magazzini del quartiere centrale di Nakamachi.
Fonte: iStockIl castello di Matsumoto
Matsue, quartieri di samurai e castelli
Come Matsumoto, anche Matsue è una delle 6 città alternative da visitare perché vanta uno dei pochi castelli originali rimasti in Giappone, risalente all’inizio del XVII secolo. Capitale della prefettura di Shimane, è conosciuta anche per il suo quartiere samurai ben conservato, che include la casa di Lafcadio Hearn, uno scrittore europeo che visse qui dal 1890, uno dei primi a documentare il Giappone dopo il suo periodo di isolamento internazionale, durato dal 1639 al 1853.
Da non perdere a Matsue anche due giardini straordinari: Yushien, situato su un’isola nel lago Nakaumi, e il giardino del Museo d’Arte Adachi, ampiamente considerato il migliore del Giappone. Se volete ammirare la città da un punto di vista privilegiato, vi consigliamo di prenotare anche un tour in barca sui canali.