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Un viaggio nelle Fiandre sulle tracce di Van Dyck tra musei, chiese e capolavori

Seguire le tracce di Anton Van Dyck significa immergersi in uno dei capitoli più affascinanti della pittura barocca europea. Allievo di Rubens e protagonista delle corti del Seicento, il pittore fiammingo ha saputo costruire uno stile inconfondibile, fatto di eleganza, intensità emotiva e grande attenzione ai dettagli. La sua arte, capace di attraversare confini geografici e culturali, trova però nelle Fiandre il suo punto di partenza e il suo cuore più autentico.

Un itinerario ispirato alla sua figura diventa così un viaggio culturale tra città d’arte, chiese e musei, dove le opere dialogano ancora con i luoghi per cui furono pensate. Non si tratta soltanto di osservare dipinti, ma di entrare in un racconto che attraversa il tempo, tra atmosfere barocche, architetture monumentali e scorci urbani affascinanti.

Anversa, alle origini del talento

Il viaggio nelle Fiandre non può che iniziare da Anversa, città natale di Van Dyck. Qui, nella Città dei Diamanti, si entra in contatto con gli anni della formazione del pittore e con l’ambiente culturale che ne ha plasmato il talento.

Passeggiando tra le strade del centro storico si percepisce ancora oggi il fermento di un’epoca in cui arte, commercio e relazioni internazionali si intrecciavano. Una delle tappe fondamentali è la Chiesa di San Paolo nel centro storico di Anversa, dove si conserva il celebre “Cristo che porta la croce”. L’opera colpisce per la sua intensità drammatica e per la capacità di rendere il movimento e la sofferenza in modo estremamente coinvolgente.

Un’altra tappa da inserire nell’itinerario sulle orme del pittore fiammingo è il Museo Reale di Belle Arti, il KMSKA – tempio dell’arte sulla Museumplein. Qui è possibile osservare un importante nucleo di 17 opere che documentano l’evoluzione dello stile di Van Dyck. I ritratti, in particolare, mostrano già quella raffinatezza che lo renderà celebre nelle corti europee: figure eleganti, tessuti ricchi e una cura minuziosa dei dettagli che conferisce profondità e realismo alle scene.
Anversa è anche il luogo ideale per comprendere il legame con Peter Paul Rubens, Maestro e punto di riferimento per Van Dyck.

Per chi desidera prepararsi a questo percorso nelle Fiandre, una tappa ideale è la mostraVan Dyck l’Europeo” al Palazzo Ducale di Genova (aperta fino al 19 luglio 2026). Qui è esposta anche l’opera l’Autoritratto (1616-1617) – proveniente dalla Rubenshuis, casa museo dedicata a Peter Paul Rubens, di Anversa. Entrambi i maestri ebbero un legame molto forte con la città di Genova.

Mechelen, spiritualità e introspezione

A pochi chilometri da Anversa, Mechelen, con le sue belle facciate barocche sparse sulle rive della Dyle, offre una dimensione più raccolta e intima, perfetta per approfondire l’aspetto spirituale della produzione di Van Dyck. La città custodisce nella Cattedrale di San Rombaldo un intenso “Cristo sulla Croce” che rappresenta uno degli esempi più significativi della sua arte sacra.

Qui il viaggio sulle orme di Van Dyck assume un ritmo più lento, permettendo di soffermarsi sui dettagli e di cogliere sfumature che spesso sfuggono in contesti più affollati. Questa tappa è ideale per chi desidera comprendere come l’artista sia riuscito a reinterpretare il tema della sofferenza con uno stile personale, capace di unire tradizione e innovazione.

Tappe da fare nelle Fiandre per ammirare le opere di Van Dyck
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La Piazza del Mercato di Mechelen

Dendermonde, la forza della narrazione

Proseguendo l’itinerario, Dendermonde, con il suo Ros Beiaard (il cavallo Baiardo) simbolo della città e il Belfort (la torre civica) – Patrimonio Mondiale UNESCO, rappresenta una tappa meno conosciuta ma di grande interesse. Nella Chiesa di Nostra Signora, esempio di architettura gotica, si trova l’“Adorazione dei Pastori”, un’opera che mette in luce la straordinaria capacità narrativa di Van Dyck.

Il dipinto è costruito attraverso un sapiente gioco di luci e ombre che guida lo sguardo dello spettatore, creando una composizione dinamica e coinvolgente. I personaggi sembrano muoversi all’interno dello spazio, dando vita a una scena che appare quasi teatrale.

Ciò che colpisce è l’equilibrio tra intimità e grandiosità: da un lato la semplicità del momento rappresentato, dall’altro la ricchezza dei dettagli e la complessità della costruzione visiva. Van Dyck riesce a rendere la scena accessibile, ma allo stesso tempo carica di significato.

Gent, contrasti e capolavori

Gent, la città più medievale del Belgio, è una delle tappe più affascinanti delle Fiandre e rappresenta una fermata fondamentale per comprendere l’evoluzione del linguaggio artistico di Van Dyck. Nella gotica Chiesa di San Michele si conserva un altro “Cristo sulla Croce”, caratterizzato da una composizione essenziale ma estremamente potente.

L’opera si distingue per l’uso dei contrasti cromatici: il cielo scuro, il pallore della figura di Cristo e i colori più intensi degli altri elementi creano una tensione visiva che amplifica il significato spirituale della scena. La semplicità della composizione non riduce l’impatto emotivo, ma anzi lo rende ancora più diretto.

Gent è anche un luogo chiave per comprendere il contesto artistico delle Fiandre. La città ospita infatti alcuni dei capolavori più importanti della pittura europea, offrendo un panorama che va ben oltre il Barocco e comprende il Rinascimento fiammingo e la pittura primitiva.

Passeggiare tra i suoi canali e le sue piazze significa immergersi in una storia stratificata, dove ogni epoca ha lasciato il proprio segno. Una tappa da non perdere qui è il MSK-Museo di Belle Arti che ospita opere del pittore fiammingo che permettono di comprendere più a fondo la personalità artistica del grande Maestro.

Dove andare nelle Fiandre per scoprire il maestro Van Dyck
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Il ponte su un canale a Gent

Bruges e Bruxelles, tra musei e collezioni

Il viaggio si conclude idealmente tra Bruges e Bruxelles, due città che permettono di approfondire ulteriormente la conoscenza di Van Dyck attraverso importanti collezioni museali.

A Bruges – detta anche la Venezia del Nord – il Museo Groeninge offre un percorso che attraversa secoli di pittura fiamminga, mettendo in relazione Van Dyck con altri grandi maestri. Qui emerge chiaramente il legame tra tradizione e innovazione, tra attenzione al dettaglio e ricerca di nuove forme espressive. In questo museo emerge la capacità dell’artista di unire dramma, eleganza e sensibilità per lo spazio e la luce.

La città stessa Patrimonio UNESCO, con i suoi romantici canali e le sue architetture medievali, contribuisce a creare un’atmosfera suggestiva che rende la visita ancora più coinvolgente. Bruges è il luogo in cui il viaggio assume una dimensione quasi sospesa nel tempo, perfetta per riflettere sull’evoluzione dell’arte fiamminga.

Bruxelles, invece, rappresenta il punto di arrivo ideale per chi desidera avere una visione completa della produzione di Van Dyck. I Musei Reali di Belle Arti custodiscono opere che mostrano la varietà del suo stile, dai ritratti alle composizioni religiose.

Qui, nella Capitale d’Europa, si percepisce chiaramente la dimensione internazionale dell’artista, capace di adattarsi a contesti diversi e di influenzare profondamente la pittura europea del suo tempo.

Le città da non perdere nelle Fiandre per ammirare l'arte fiamminga
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Skyline di Bruges al crepuscolo

Cripta di San Zaccaria, viaggio nel ventre allagato della Venezia ducale

Venezia somiglia spesso a un miracolo d’ingegneria che galleggia sulle acque della laguna, una città che tende a mostrarsi attraverso superfici luminose, riflessi sui canali e marmi levigati dal sale e dalla storia. A pochi passi da San Marco esiste però un ambiente che ribalta questa percezione e conduce verso una dimensione più profonda e intima, quasi totalmente inaspettata. Parliamo della Cripta di San Zaccaria, sito che si trova all’interno dell’omonima chiesa e dove, tra il X e XI secolo, si concentravano reliquie, sepolture dogali e pratiche legate al culto e al potere civile.

Una visione che coglie di sorpresa, poiché l’edificio che la ospita si presenta monumentale, maestoso, rivestito di marmi bianchi e rosati pronti a riverberare la luce solare. Eppure, proprio tra le viscere della struttura, risiede questa cavità ipogea che custodisce le testimonianze più remote della Venezia altomedievale: uno spazio sotterraneo che vive in simbiosi con il battito delle maree, al punto da apparire sommerso perché si riempie di acqua lagunare limpida che il fondo scuro trasforma in uno specchio liquido.

Breve storia della Cripta di San Zaccaria

La fondazione della Cripta di San Zaccaria risale al periodo in cui il Doge Giustiniano Partecipazio decise di erigere un tempio degno di ospitare le spoglie del padre di Giovanni Battista (donate dall’imperatore Leone V l’Armeno).

Quella era un’epoca in cui Venezia stava ancora definendo la propria identità politica e religiosa, cercando di affrancarsi dall’influenza bizantina pur mantenendone i fasti estetici.

La chiesa divenne rapidamente il monastero benedettino femminile più prestigioso del territorio, destinato ad accogliere le figlie della nobiltà veneziana. Le badesse di San Zaccaria godevano di un potere immenso, trattando alla pari con i massimi magistrati della Repubblica.

Il legame con il potere ducale risultava così stretto che il Doge stesso si recava qui in processione ufficiale nel giorno di Pasqua, un rito simbolico che sanciva l’unione indissolubile tra la sovranità della Serenissima e il monastero. La storia del luogo è segnata anche da eventi tragici, incendi devastanti e ricostruzioni ambiziose che hanno sovrapposto stili diversi, dal bizantino al gotico, fino al trionfo rinascimentale visibile oggi.

La cripta (che come già detto venne realizzata tra X e XI secolo) venne pensata come spazio sepolcrale e custodiale per reliquie di particolare importanza. Le fonti raccontano infatti della presenza di otto corpi di santi e di diverse tombe dogali, segno di una funzione che superava la semplice devozione.

Come visitare la cripta sommersa di Venezia

L’accesso avviene attraverso un museo e conduce sotto la Cappella di San Tarasio, area che conserva l’impianto della chiesa più antica. Il visitatore entra così in una stratificazione fisica di secoli, con il corpo che percepisce umidità, penombra e silenzio, mentre lo sguardo incontra una Venezia primigenia.

Per raggiungere il livello inferiore, infatti, occorre scendere una piccola scala accessibile attraverso il percorso museale. Immediatamente la temperatura cala e la luce naturale scompare, sostituita da un bagliore artificiale che danza sulle pareti. La cripta si presenta divisa in tre piccole navate da agili colonnine sormontate da capitelli essenziali, quasi grezzi nella loro antichità.

San Zaccaria, cripta sommersa
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All’interno della Cripta di San Zaccaria

Il pavimento risulta coperto da uno strato d’acqua lagunare variabile a seconda delle fasi lunari e delle correnti marine. Questo fenomeno è il segno tangibile di una caratteristica strutturale che lega l’edificio al destino del suolo circostante. Guardando verso il basso si osservano le basi delle colonne che scompaiono nel liquido trasparente, creando un effetto di sdoppiamento visivo che raddoppia l’altezza percepita delle arcate.

Le tombe dei primi Dogi, tra cui (secondo alcune fonti) Pietro Tradonico e Orso I Partecipazio, riposano in questo ambiente umido, protette dal silenzio dei secoli. Le ombre proiettate dal soffitto a crociera si fondono con le increspature superficiali, regalando una visione di una città che affonda le radici direttamente nel limo originale.

C’è però da tenere presente che durante le fasi di acqua alta lo spazio resta osservabile soltanto dagli ultimi gradini delle scalinate, mentre nei periodi di marea più contenuta c’è un passaggio rialzato a consentire l’accesso interno.

Le meraviglie della Chiesa di San Zaccaria

Risalendo verso la luce, la Chiesa di San Zaccaria rivela una ricchezza decorativa che lascia esterrefatti per varietà e qualità. Risalente alla seconda metà del Quattrocento, presenta una facciata che è un capolavoro di Antonio Gambello e Mauro Codussi e che mescola con sapienza elementi classici e innovazioni rinascimentali.

Tra le sue preziose mura sono conservate opere di vero pregio, come la “Sacra Conversazione” di Giovanni Bellini, pala d’altare del 1505 considerata una delle vette assolute della pittura tonale veneziana. I colori brillanti e la profondità prospettica della tela dialogano con le cappelle laterali, come quella di San Tarasio che è la culla dei resti della vecchia struttura gotica e di preziosi polittici di ispirazione nordica.

Le pareti, inoltre, sono interamente ricoperte da tele monumentali di artisti del calibro di Tintoretto, Tiepolo e Palma il Giovane, rendendo l’aula una pinacoteca di valore inestimabile. Particolare attenzione merita il pavimento marmoreo, un intreccio di geometrie policrome che guida lo sguardo verso l’abside in cui le ampie finestre lasciano filtrare una luminosità dorata che esalta i dettagli delle cornici intagliate.

Come arrivare e info utili

Trovare questo angolo di pace è semplice, anche perché basta partire dalla celebre (e straordinaria) Piazza San Marco. Bisogna procedere verso est, superare il Ponte della Paglia e infilarsi nelle calli interne seguendo le indicazioni per il Campo San Zaccaria. Il sito rimane aperto tutti i giorni, solitamente dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 18:00, con variazioni durante le celebrazioni liturgiche domenicali.

L’ingresso alla chiesa principale è gratuito, mentre l’accesso al complesso della cripta e della Cappella di San Tarasio richiede il pagamento di un biglietto di circa 3 euro, cifra modesta che contribuisce alla manutenzione di un patrimonio fragilissimo. Si consiglia di indossare scarpe comode e prestare attenzione ai gradini che possono risultare scivolosi a causa della costante evaporazione.

Occorre ricordare, infine, che l’accesso alla cripta dipende dalle condizioni della marea, fattore che rende ogni visita diversa e irripetibile.

Dalla ferita alla rinascita: Santa Maria del Carmelo torna a vivere

A Pennisi, piccola frazione dell’area etnea segnata nel profondo dal terremoto di Santo Stefano del 2018, la riapertura della Chiesa di Santa Maria del Carmelo è un gesto collettivo, un momento di riconciliazione con una ferita ancora viva nella memoria degli abitanti. Lunedì 15 dicembre, alle 16.30, tornerà finalmente ad accogliere i fedeli dopo un lungo e complesso intervento di ristrutturazione, consolidamento e restauro.

Per anni, la chiesa ferita ha raccontato il trauma del sisma: le impalcature, le transenne, la torre campanaria crollata erano il segno tangibile di una perdita. Oggi, invece, Santa Maria del Carmelo si mostra con un volto rinnovato.

Il sisma del 2018

Il terremoto del 26 dicembre 2018 colpì con violenza la struttura, mettendone a rischio la stessa sopravvivenza: il crollo della torre campanaria, lo sfondamento di parte della copertura, lesioni diffuse sulle murature, danni al salone parrocchiale e alle volte decorate.

Da quel momento ha preso avvio un percorso lungo e complesso, fatto di scelte tecniche, confronto istituzionale e ascolto della comunità, con un obiettivo chiaro: non limitarsi a riparare i danni, ma restituire sicurezza, dignità e senso a un luogo radicato nella vita del territorio.

Interni della Chiesa Santa Maria del Carmelo
Ufficio Stampa
Interni della Chiesa Santa Maria del Carmelo

Il cantiere simbolo della ricostruzione

Avviato nel febbraio 2024 e concluso a fine novembre 2025, il cantiere di Santa Maria del Carmelo è stato uno degli interventi più significativi della ricostruzione post-sisma nell’area etnea. Un investimento di 2,38 milioni di euro, finanziato dal Commissario Straordinario per la Ricostruzione Area Etnea, che ha visto la Curia Diocesana di Acireale nel ruolo di committente, Sicef S.r.l. come capofila della progettazione e Sincol srl come impresa esecutrice, specializzata nel restauro e consolidamento dei beni del patrimonio culturale.

La navata unica della Chiesa di Pennisi (Acireale) dopo il restauro
Ufficio Stampa
La splendida navata della Chiesa di Pennisi dopo il restauro

Il progetto esecutivo nasce da un concorso di progettazione a due fasi e porta la firma di un gruppo di giovani professionisti, con la direzione dei lavori affidata all’architetto Gioele Farruggia e la responsabilità unica del procedimento all’ingegnere Rosario Arcidiacono. Una squadra tecnica che ha lavorato per circa 21 mesi con l’obiettivo di unire sicurezza strutturale, tutela del patrimonio artistico e rispetto della storia dell’edificio.

Sicurezza e tutela della bellezza

L’intervento ha affrontato le criticità lasciate dal sisma con una strategia integrata, che ha guardato alla chiesa come a un organismo unitario, da ripensare alla luce delle più avanzate normative tecniche per il patrimonio culturale. Dal punto di vista strutturale, il lavoro ha puntato a migliorare la risposta sismica dell’edificio, per ridurre le vulnerabilità storiche e garantire maggiore sicurezza per i fedeli.

In parallelo, grande attenzione è stata riservata alla salvaguardia degli elementi artistici e decorativi che caratterizzano l’unica navata della chiesa. Le volte in canne e gesso, gli apparati plastici e pittorici, gli stucchi e gli interni sono stati messi in sicurezza e restaurati con interventi mirati, capaci di preservarne l’identità senza cancellarne le tracce del tempo. Anche la facciata in stile romanico, con gli archi a tutto sesto, il pronao e il rosone centrale, è stata oggetto di un attento restauro, volto a restituire leggibilità e armonia all’insieme.

Dettagli della navata unica della Chiesa di Pennisi, Acireale, dopo il restauro
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Dettagli della navata della Chiesa di Pennisi dopo il restauro

Uno degli aspetti più significativi dell’intervento è la scelta progettuale di non limitarsi a un semplice “com’era e dov’era”. Come sottolinea l’ingegnere Salvatore Sinatra, CEO di Sincol, la ricostruzione ha voluto reinterpretare in chiave contemporanea le parti crollate, rendendo leggibile la memoria del sisma e del processo di rinascita.

La reintegrazione volumetrica della torre campanaria e della sacrestia diventa così un gesto di cura verso la memoria collettiva. Accanto ai materiali tradizionali, sono stati introdotti acciaio e lamiera microforata, in un linguaggio architettonico che distingue chiaramente il nuovo dall’antico, senza però spezzarne il dialogo: il risultato è una chiesa che non nasconde la propria storia, ma la racconta tramite le sue forme e diviene un vero e proprio manifesto della ricostruzione nell’area etnea.

Una storia lunga 125 anni

Santa Maria del Carmelo nasce nel 1897 dalla volontà della famiglia D’Agata e dalla richiesta degli abitanti di Pennisi di avere un luogo di culto nella borgata. Fin dall’inizio, la chiesa è stata “di tutti”: uno spazio di preghiera, ma anche di incontro, aggregazione e identità condivisa.

Nel corso del Novecento ha affrontato prove difficili, dai terremoti degli Anni Ottanta agli interventi di messa in sicurezza degli Anni Novanta, fino al sisma del 2018 che ne ha messo in discussione l’esistenza.

La cerimonia di riapertura

La giornata del 15 dicembre sarà scandita da momenti di forte valore simbolico e istituzionale. Alle 16.30 l’accoglienza dei presenti sarà affidata al parroco, Sac. Samson Socorro Fernandes. Alle 17, la benedizione e l’apertura della porta della chiesa da parte di S.E. Mons. Antonino Raspanti, vescovo della Diocesi di Acireale, segneranno ufficialmente il ritorno di Santa Maria del Carmelo alla vita liturgica.

Seguiranno gli interventi delle autorità civili e religiose, a partire dal sindaco di Acireale Roberto Barbagallo e dal prefetto di Catania Pietro Signoriello, fino al Commissario straordinario per la Ricostruzione Area Etnea Salvatore Scalia, alla soprintendente ai Beni Culturali e Ambientali Ida Buttitta e al direttore dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici ed Edilizia di Culto Don Angelo Rosario Milone. Il quadro tecnico dell’opera sarà illustrato dai protagonisti del progetto, mentre le conclusioni saranno affidate al ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci. A moderare l’incontro sarà la giornalista Giada Giaquinta.

Alle 18.30, la Messa solenne presieduta da Mons. Raspanti chiuderà una giornata che celebra il ritorno di un luogo dell’anima al centro della vita di Pennisi.

Veduta esterna della Chiesa di Pennisi (Acireale) dopo il restauro
Ufficio Stampa
Tutta la bellezza della Chiesa di Pennisi post restauro

Tra le chiese più mozzafiato secondo The Guardian ci sono due “italiane” (ma una è in Scozia)

Una meraviglia italiana lascia senza fiato e, secondo la stampa estera, meriterebbe già un posto tra le chiese più belle del pianeta. È una delle “cattedrali più mozzafiato del mondo” eletta da The Guardian tra le chiese europee più belle, ed è un gioiello di incredibile valore che ancora pochi conoscono, situato nel centro storico della città di Brescia, in Lombardia.

Ciò che sorprende ancora di più è che a contendersi l’attenzione internazionale non c’è solo questo capolavoro: a migliaia di chilometri di distanza, sferzata dal vento del Nord, si erge un’altra chiesa incredibile che racconta un pezzo di storia tutta italiana.

Il Duomo Vecchio di Brescia

Brescia, la Leonessa d’Italia patria delle Mille Miglia, custodisce un importante capolavoro architettonico romanico elogiato da The Guardian: il Duomo Vecchio. Una splendida struttura a pianta circolare risalente al XII secolo, con cripta sotterranea, che ospita opere d’arte di eccezionale valore, tra cui spicca l’Assunzione della Vergine del Moretto, considerato un capolavoro giovanile e un modello per la pittura bresciana, insieme a tele del Romanino e il famoso organo di Giangiacomo Antegnati.

Il Duomo Vecchio si affaccia nella meravigliosa piazza Duomo, nel cuore pulsante della città, ma non è il solo gioiello qui presente: accanto a lui si erge imponente il Duomo Nuovo, risalente al XVII secolo. “Un perfetto esempio di chiesa italiana, con marmi magnifici e cupole imponenti“, viene così descritto dalla stampa estera, che aggiunge: “Le cattedrali di Brescia sono un microcosmo dell’evoluzione architettonica italiana”.

Un evento molto sentito, che riguarda entrambe le chiese, è l’esposizione del tesoro della Santa Croce: solo due volte all’anno (l’ultimo venerdì di Quaresima e il 14 settembre), un gruppo di beni di altissimo valore storico, artistico e religioso normalmente chiuso in una cassaforte del Duomo Vecchio, nella cappella delle Sante Croci, viene esposto al pubblico. In queste rare occasioni, i fedeli assistono al rito guidato dal Vescovo, per poi attraversare delle scale nascoste (chiuse solitamente al pubblico) che conducono direttamente all’interno del Duomo Nuovo, dove le croci vengono esposte per poter essere ammirate da tutti, ma solo per un breve periodo prima di essere rimesse in sicurezza.

La Cappella Italiana (ma in Scozia)

No, non si trova geograficamente in Italia, ma questa chiesa ha una storia che la lega indissolubilmente al Belpaese, tanto da darle questo nome: la Cappella Italiana (in inglese Italian Chapel).

Si tratta di una chiesetta bianca che spicca nel verde infinito delle isole Orcadi (Orkney), un affascinante arcipelago al largo della punta settentrionale della Scozia che conserva tante testimonianze neolitiche come Skara Brae, uno dei villaggi meglio conservati d’Europa, più antico di Stonehenge e delle Piramidi di Giza.

La Cappella Italiana elogiata da The Guardian è conosciuta anche come il Miracolo del campo 60 (Miracle Of Camp 60), un appellativo legato alla sua storia: questo piccolo edificio di culto sull’isoletta di Lamb Holm, è stato costruito dai prigionieri di guerra italiani catturati in Nordafrica durante la Seconda Guerra mondiale e deportati su questo lembo di terra tra il 1943 e il 1945.

La chiesetta venne poi restaurata tra gli Anni ’60 e ’90 e rappresenta oggi un capolavoro architettonico che dimostra come anche con pochi materiali e tanto ingegno si possa costruire qualcosa di magnifico e indistruttibile nel tempo: venne realizzata infatti con materiali di fortuna e unendo due baracche Nissen trasformate grazie a cartongesso, cemento e tanta creatività. La sua struttura, infatti, è insolita rispetto alle classiche chiese.

L’anima artistica fu Domenico Chiocchetti, trentino, che decorò l’interno e dipinse la splendida Madonna col Bambino dell’abside. Attorno, altri prigionieri realizzarono dettagli incredibili: la cancellata in ferro battuto, lampade nate da barattoli di carne e persino un fonte battesimale ricavato da una vecchia automobile. Un capolavoro di ingegno e devozione accarezzato dal vento del Nord.

La Cappella Italiana dalla storia che conduce al Belpaese
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La Cappella Italiana dalla storia che conduce al Belpaese

La Sagrada Familia ora è la chiesa più alta del mondo: quando un sogno diventa record

Tra i simboli di Barcellona e i monumenti più visitati c’è lei: la Sagrada Familia. Imponente, affascinante e ricca di storia, non è ancora ultimata dopo 140 anni di lavori. Ma a quanto pare oggi si è giunti a un nuovo capitolo: la basilica progettata da Antoni Gaudì è ufficialmente la chiesa più alta del mondo svettando con 162,91 metri.

Il primato è legato al simbolismo e non solo ai numeri: ogni metro di questa meraviglia mette in comunicazione la terra con il cielo, la materia e lo spirito raccontando pienamente l’anima eccentrica e geniale del grande artista.

Il momento storico è arrivato con l’installazione del primo elemento della croce che incoronerà la torre di Gesù Cristo, la più alta tra le 18 previste nel progetto originale di Gaudí. Una scena mozzafiato: un braccio di sette metri, bianco e luminoso, che svetta sopra Barcellona come un faro di pietra e vetro.

Sagrada Familia, la chiesa più alta al mondo

La Sagrada Familia ha superato di un soffio, ma con un impatto monumentale, la Cattedrale di Ulm in Germania, che fino ad oggi deteneva il record di altezza con i suoi 161,53 metri. Ora la basilica catalana domina la classifica con 1,38 metri in più, un margine minimo che però racchiude più di un secolo di ambizione e di fede nella bellezza.

L’impresa è avvenuta grazie al posizionamento della parte inferiore della croce che completerà la torre centrale dedicata a Gesù Cristo. Alta 7,25 metri e pesante 24 tonnellate, questa sezione è stata assemblata a 54 metri d’altezza prima di essere issata con una precisione millimetrica. Il rivestimento in ceramica smaltata bianca e vetro riflette la luce del sole catalano, creando un effetto scintillante che rende la basilica quasi eterea nelle ore del tramonto.

E non è finita qui: la croce, una volta completata, raggiungerà i 17 metri di altezza e avrà una larghezza di 13,5 metri, l’equivalente di un edificio di cinque piani. Quando tutti i pezzi saranno al loro posto, la torre arriverà ai 172 metri previsti da Gaudí…un’altezza mai toccata da nessuna chiesa nella storia.

Sagrada Familia
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La Sagrada Familia di Barcellona

Quando sarà ultimata la Sagrada Familia

Molte persone si chiedono quando sarà ufficialmente ultimata la Sagrada Familia. A pochi mesi dall’atteso centenario della morte di Gaudì nel 2026, Barcellona rende omaggio all’artista e lo fa con il completamento della torre. Nonostante il cantiere sembri infinito, questa tappa segna l’inizio della fine: la Sagrada Familia è più vicina che mai a vedere realizzato il sogno del suo creatore.

La costruzione della basilica, iniziata nel 1882, continua a essere finanziata principalmente dai biglietti dei visitatori: quasi 5 milioni di turisti nel 2024 che ogni anno si fermano a contemplare le sue guglie, le sue facciate scolpite e le sue luci che sembrano filtrare direttamente dal paradiso.

La Sagrada Familia detiene quindi il titolo di chiesa più alta del mondo ed è pronta, finalmente, a brillare in tutto il suo splendore dopo anni di cantieri e attività, per concluderla seguendo il progetto originario di Gaudì. Chi sta pensando di organizzare una vacanza a Barcellona, dovrebbe puntare proprio sul 2026 grazie all’anniversario speciale, che vedrà la città in festa per ricordare Gaudì.

San Bernardino alle Ossa, la chiesa segreta (e più inquietante) di Milano

San Bernardino alle Ossa a Milano, di primo impatto, potrebbe sembrare una chiesa qualunque. Varcando la sua sontuosa soglia, però, ci si rende subito conto che non è affatto così. La sua fama nasce infatti da ciò che si trova oltre la navata principale: una cappella interamente decorata con ossa umane, organizzate in motivi geometrici e figure complesse, un ossario unico in città.

L’ambiente resta silenzioso e raccolto, e la precisione con cui le ossa sono disposte colpisce più di qualsiasi decorazione tradizionale. È un luogo segreto nel centro della metropoli, sorprendente per chi lo scopre e capace di lasciare una sensazione di quasi inquietudine che persiste ben oltre l’uscita.

La storia di San Bernardino alle Ossa

Tutto iniziò a metà del XIII secolo, quando i religiosi dell’ospedale del Brolo si trovarono a corto di spazio nel piccolo cimitero dello stesso istituto. Serviva un posto nuovo in cui raccogliere i resti dei defunti senza disperdere nulla e continuare a celebrare messe per chi lavorava o era malato. Fu così che venne costruita una chiesa dalla struttura semplice, con una sola navata, travi di legno e muri di mattoni, proprio come si faceva allora. Accanto ad essa, si decise di erigere anche un particolare ossario.

Secoli dopo, nel 1679, venne effettuato un restauro significativo della struttura. La ricostruzione rafforzò muri e travi, portando anche un totale rinnovamento e ampliamento della cappella dell’ossario. Le ossa del cimitero furono quindi sistemate sulle pareti in schemi geometrici, così tanto precisi da sembrare studiati come decorazioni. Da quel momento in poi, il luogo prese il nome di San Bernardino alle Ossa, cominciando a diventare quello che è ancora oggi: un edificio religioso raccolto, ordinato, e con un segreto che lascia senza parole quando lo si scopre.

La navata e gli interni principali del santuario

La navata principale del Santuario di San Bernardino alle Ossa è raccolta ma incredibilmente ricca di dettagli. Stucchi barocchi del Settecento corrono lungo le pareti, incorniciando piccoli dipinti votivi. Nelle nicchie si trovano statue di santi, tra cui San Francesco di Paola e Sant’Antonio da Padova, entrambe del XVIII secolo. Sopra l’altare maggiore, un affresco attribuito a Francesco Monti ritrae scene della vita di San Bernardino, con colori sbiaditi dal tempo ma ancora intensi nei panneggi e nei volti.

Il pavimento in marmo chiaro riflette la luce che entra dalle finestre alte, creando fasci netti che illuminano i dettagli dei capitelli e dei candelabri in ferro battuto del XVII secolo, segnati dalla ruggine e dal contatto con le mani di chi ha attraversato la chiesa nei secoli. L’aria ha odore di cera, legno e pietra antica, e il silenzio è interrotto solo dai passi dei fedeli. I rilievi vegetali delle colonne, le cornici dei quadri e i piccoli intarsi mostrano crepe, tracce del tempo e di manutenzione, e il contrasto tra la luce e le zone d’ombra mette in scena un senso di profondità e mistero, come se il posto trattenesse i segreti dei secoli passati.

La cappella dell’ossario di San Bernardino alle Ossa

Una porta laterale si apre su uno spazio raccolto e straniante. Il visitatore alza lo sguardo e nota enormi pareti interamente ricoperte di ossa, teschi e tibie, tutte sistemate con una precisione quasi ossessiva. Il ritmo delle ossa, infatti, non è casuale: qualsiasi elemento sembra scelto e posizionato per un motivo preciso, e insieme formano un disegno che somiglia più a un’architettura che a un ossario.

Nessun’altra chiesa di Milano ha qualcosa di simile, al punto che la stanza pare quasi respirare con una calma propria, indipendente dal resto della città. La luce che entra da una finestra alta taglia fasci stretti sulle pareti, illuminando alcuni teschi mentre altri restano in penombra, creando contrasti che disturbano lo sguardo e invitano a fermarsi.

Il pavimento scricchiola sotto i passi, i muri sembrano vibrare leggermente se ci si muove vicino, e le ossa emanano una fredda concretezza anche se non si possono toccare. Lo spazio è stretto, e quando si cammina tra le pareti aumenta la sensazione di essere circondati: le forme perfette dei teschi, le simmetrie delle tibie, la profondità delle ombre, tutto concorre a creare un senso di tensione silenziosa.

Cappella dell’ossario, San Bernardino alle Ossa
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Un angolo della cappella dell’ossario

Curiosità e aneddoti

Nei registri del Settecento i confratelli annotavano ogni spostamento dei resti e i piccoli lavori di manutenzione. Sfogliandoli, infatti, si percepisce ancora oggi quanto la vita intorno alla chiesa fosse fatta di gesti ripetuti e attenzione ai dettagli. Artisti e architetti passavano spesso da qui per osservare le geometrie delle ossa, segnando appunti su motivi e schemi, e tra le pagine dei documenti compaiono nomi di nobili milanesi che si fermavano a pregare o a curiosare tra le navate.

Durante le epidemie, la cappella dell’ossario serviva per conservare temporaneamente i resti, e si racconta che qualcuno, restando da solo nella navata, abbia percepito passi silenziosi o rumori leggeri che si diffondevano tra le pareti.

C’è poi una curiosa leggenda che narra che ogni 2 novembre, giorno dei Morti, una bambina le cui ossa riposano vicino all’altare torna in vita e trascina gli altri scheletri in una danza macabra. Non è chiaro chi abbia inventato questa storia, ma la domanda resta: chi avrebbe il coraggio di entrare qui proprio quel giorno?

Tutto ciò ha contribuito a costruire la singolarità di San Bernardino alle Ossa: un luogo che resta quasi nascosto tra le vie della città, ma che porta con sé centinaia di anni di storie, gesti e curiosità.

Come visitarla oggi

San Bernardino alle Ossa si trova in Piazza Santo Stefano, a pochi passi dal Duomo di Milano, nascosta tra le vie del centro. L’accesso è semplice: dalla metropolitana si scende alla fermata Duomo (linee M1 e M3), oppure si può arrivare con i tram 12, 15, 23 e 27, camminando qualche minuto tra le strade storiche del capoluogo lombardo.

Gli orari di apertura vanno, generalmente, dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 18:00, il sabato dalle 9:30 alle 18:00 e la domenica dalle 9:30 alle 12:00. L’ossario è visitabile negli stessi momenti, tranne la domenica perché resta chiuso. L’ingresso è gratuito, ma essendo un luogo di culto ogni movimento va fatto con rispetto: la quiete e l’ordine consentono di osservare meglio le pareti, le opere e gli affreschi senza distrazioni.

Per chi vuole scoprire la storia più nel dettaglio, esistono tour guidati che durano circa 90 minuti. Chi sceglie questa opzione, però, deve assolutamente ricordarsi di effettuare una prenotazione.

Roma, cosa vedere vicino alla Stazione Termini in un’ora

La Stazione Termini di Roma è ormai un luogo simbolo della Capitale: crocevia di incontri e di strade che – come si suol dire – portano tutte alla città, è spesso sia punto di partenza che meta di arrivo. È, difatti, la stazione ferroviaria più grande e importante d’Italia (vanta ben 32 binari) ed è la quinta in Europa, con un volume di traffico pari a circa 150 milioni di passeggeri all’anno. Se vi trovate a Roma quasi sicuramente vi capiterà di sostare per un po’ di tempo nelle sue aree: che siate diretti agli aeroporti della Capitale o nel suo centro storico, tutto passa dall’interno e dall’esterno – la maestosa e da poco rinnovata Piazza dei Cinquecento – della storica Stazione Termini.

E se è facile perdersi tra binari e negozi, è pur vero che talvolta la Stazione rappresenta più croce che delizia: le attese possono essere lunghe e stressanti così come la mancanza di intrattenimento. Lo sanno bene i pellegrini che – per il Giubileo 2025 – hanno riempito Roma e i suoi luoghi di passaggio. Abbiamo dunque pensato di consigliarvi delle alternative, nel caso in cui vi troviate a dover passare qualche ora nella Stazione. Cosa vedere in poco tempo a pochi passi da Termini? Eccovi cinque proposte.

Stazione Roma Termini
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La Stazione di Roma Termini

Le Terme di Diocleziano

A pochi passi dalla Stazione Termini si trova uno dei complessi museali più affascinanti e incredibili relativi all’Antica Roma: le Terme di Diocleziano. Quando parliamo di pochi passi, intendiamo realmente che – in appena 4 minuti dalla stazione – potete ammirare questo Museo, ed è il primo consiglio che vi diamo sulle attività da fare intorno ai binari della ferrovia. Tenete presente che le Terme sono visitabili dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19 con ultimo ingresso nella biglietteria alle 18.

Questo complesso termale fu costruito a partire dal 298 dall’Imperatore Massimiliano e inaugurato ufficialmente nel 306. Altro dato interessante è che, nel 1889, il Regno d’Italia scelse le Terme come prima sede del Museo Nazionale Romano che comprende altre tre sedi espositive (Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e Crypta Balbi).

Tornando alle Thermae Diocletianae, esse si estendono per 13 ettari tanto che – ai tempi dell’antica Roma – erano in grado di contenere circa 3000 persone contemporaneamente. Il frigidarium è ancora riconoscibile nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, mentre l’Aula Ottagona ospita oggi il Museo dell’Arte Salvata. Un Museo che val bene una visita (compresa nel biglietto d’ingresso): istituito nel 2022, questo spazio accoglie infatti ed espone opere d’arte sopravvissute a calamità naturali o a guerre e furti. Le mostre sono temporanee e a rotazione.

La Basilica di Santa Maria Maggiore

Appena 5 minuti di passeggiata separano la Stazione Termini da una delle quattro Basiliche Papali e dalla sua Porta Santa: la Basilica di Santa Maria Maggiore si trova infatti a una manciata di metri dal polo ferroviario (circa 350).

È la sola basilica di Roma ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana e – non a caso – è considerata la Betlemme dell’Occidente. Costruita tra il 352 e il 366 sotto il pontificato di Liberio, fu poi ristrutturata da Papa Sisto tra il 432 e il 440. Una vera e propria testimonianza storica oltre che religiosa: al suo interno, tra le altre meraviglie, potrete ammirare la Salus Populi Romani, la più importante icona mariana (che viene attribuita a San Luca, evangelista e patrono dei pittori). È ormai noto che fosse la Basilica favorita di Papa Francesco, che si recava spesso a pregare nella Chiesa e che ha scelto di essere sepolto proprio tra le sue mura, contravvenendo – come sua abitudine – alle convenzioni ecclesiastiche.

C’è anche una leggenda legata a questa Basilica, dedicata da Papa Sisto III alla Madonna. Si narra infatti che la Vergine Maria apparve in sogno a Papa Liberio dicendogli che gli avrebbe indicato il luogo esatto in cui erigere una basilica. Il 5 agosto seguente – sorprendentemente – sull’Esquilino cadde un’incredibile nevicata: per Liberio segno incontrovertibile che la Madonna gli segnalasse in questo modo il posto dove costruire. Per questo motivo ogni anno, il 5 agosto, nella Basilica viene rievocato il miracolo della nevicata. Più materialmente e poeticamente, cadono petali bianchi sulle teste dei credenti.

Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma
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Interno della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma

Una passeggiata fino alla Fontana delle Naiadi

Se non avete voglia di chiudervi in qualche Museo o struttura, ma il tempo lo permette e volete godervi piuttosto l’aria della Capitale, da Termini potete dirigervi verso Piazza della Repubblica. In appena pochi metri di strada potrete così ammirare una serie di monumenti, fontane, resti del passato. Su Piazza dei Cinquecento, fermatevi innanzi tutto a guardare il monumento a Giovanni Paolo II, scultura realizzata da Oliviero Rainaldi e inaugurata nel 2011.

Poco dopo – sempre dirigendovi verso Piazza della Repubblica – passerete invece accanto al Monumento ai Caduti di Dogali, dedicato ai caduti della battaglia di Dogali, in viale Luigi Einaudi. Risale al 1887 ed è opera dell’architetto Francesco Azzurri. Superato il Monumento siete ormai a Piazza della Repubblica, al centro della quale campeggia la Fontana delle Naiadi, costruita tra il 1870 e il 1914 da Mario Rutelli e Alessandro Guerrieri.

Potete anche cogliere l’occasione per visitare la sopra citata Basilica di Santa Maria degli Angeli. Tante meraviglie vi aspettano dentro la Basilica, ma vi basti sapere che nel 1562 fu Michelangelo Buonarroti a sistemare il frigidarium delle Terme di Diocleziano, per volere di papa Pio IV. Risalgono invece al XVIII secolo i lavori di Luigi Vanvitelli, che di fatto ridecorò gli interni cancellando il lavoro di Michelangelo.

La Fontana delle Naiadi a Roma
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Restaurata la Fontana delle Naiadi a Roma: tornata all’antico splendore dopo quasi un anno di lavoro

Il Mercato Centrale

Un’altra alternativa, se avete del tempo da impiegare dentro la Stazione, è quella di godersi semplicemente Termini. Da poco restaurata sia internamente che esternamente, la struttura ospita infatti un vero centro commerciale su diversi piani. E – in una delle sue aree – si aprono le porte del Mercato Centrale Roma.

Il Mercato occupa gli spazi dell’ex dopolavoro ferroviario ed è stato inaugurato nel 2016: stand gastronomici, tavoli, caffetterie qui si rincorrono uno dopo l’altro permettendovi di passeggiare assaggiando sushi, pasta e soprattutto tantissimi prodotti locali. Dai trapizzini ai primi piatti tipici della tradizione romana (carbonara, cacio e pepe e così via), qui troverete tutto ciò che rende la cucina italiana ciò che è oggi: cultura, convivialità e comunità. Se non avete la pretesa di ammirare le bellezze storiche di Roma, un giro per la stazione Termini – tra cibo e shopping – non vi annoierà. Al contrario, troverete gusto e specialità.

L’Acquario romano e la Porta Magica

Sempre all’aria aperta e con una breve passeggiata potete invece raggiungere l’area appena fuori Termini che corrisponde a Piazza Vittorio Emanuele: anche qui vi aspettano monumenti e curiosità storiche, a pochi metri dalla stazione. In appena due minuti, uscendo da Via Giolitti, raggiungerete infatti innanzi tutto l’Acquario Romano. Si trova in Piazza Manfredo Fanti 47 e l’ingresso è gratuito, quindi val bene una visita. Oggi sede della Casa dell’Architettura, fu edificato alla fine dell’Ottocento come stabilimento di piscicoltura. Le sue trasformazioni nel tempo lo hanno visto poi diventare teatro, cinema, circo, sede del Teatro dell’Opera di Roma. Nel suo giardino – come se non bastasse – restano visibili resti romani che uniscono il passato al presente.

Ora, in appena 5 minuti di cammino, potete arrivare fino alla celebre Porta Magica. Nota anche come Porta Alchemica, Porta Ermetica o Porta dei Cieli, questa struttura (o meglio ciò che ne rimane) è considerata un luogo esoterico, uno dei pochi rimasti in piedi nel mondo. La porta fu costruita tra il 1655 e il 1681 da Massimiliano Savelli Palombara – marchese di Pietraforte – a Villa Palombara, allora sua residenza. Si pensa che il Marchese fece in realtà edificare cinque porte, di cui quella Magica è l’unica sopravvisuta. Tra incisioni e caratteri incomprensibili, potete perdervi ammirando questa testimonianza di un passato ricco di intrighi e di alchimia.

porta alchemica piazza vittorio

La chiesa di Kiruna, in Svezia, parte per un viaggio storico attraverso la città

Nel cuore del nord estremo della Svezia, dove il cielo artico incontra le miniere di ferro più grandi del mondo, un’intera città si sta reinventando. A Kiruna, 145 chilometri oltre il Circolo Polare Artico, la storia scende a compromessi con le esigenze del presente: qui, una chiesa di legno rosso, considerata una delle più belle del Paese, sta affrontando un viaggio senza precedenti.

Sollevata da giganteschi rimorchi e trasportata lentamente per 5 chilometri, tra il 19 e il 20 agosto 2025, l’edificio simbolo della comunità verrà ricollocato per sfuggire ai cedimenti del terreno causati da oltre un secolo di estrazioni minerarie. Non è solo un trasloco architettonico, ma uno dei momenti più importanti di una migrazione urbana che cambierà il volto di Kiruna. Così memorabile da vedere la partecipazione non solo degli abitanti e della tv, ma anche del re, Carlo XVI Gustavo di Svezia.

Il viaggio della chiesa in Svezia è iniziato all’alba

Il trasferimento della storica chiesa di Kiruna, in Svezia, è cominciato il 19 agosto 2025 all’alba con grande solennità: prima che si mettessero in moto, la vicaria Lena Tjärnberg e il vescovo Åsa Nyström della diocesi di Luleå hanno guidato una breve cerimonia di benedizione. Subito dopo, con un rombo sommesso, i rimorchi motorizzati hanno iniziato a muoversi e la massiccia struttura di legno rosso, sollevata da travi d’acciaio e sostenuta da semoventi modulari, ha cominciato il suo lento cammino.

Attorno, una folla immensa, tenuta a distanza di sicurezza da apposite barriere, si era radunata lungo le strade per assistere all’evento che ha toccato emotivamente la collettività. Non si tratta infatti di un semplice trasloco: invece di smontare l’edificio, gli ingegneri hanno scelto di spostarlo interamente, proteggendo i suoi tesori interni come la pala d’altare realizzata dal principe Eugen e l’organo con le sue mille canne, coperti e stabilizzati per resistere al viaggio.

Come hanno ricordato gli abitanti: “Questa chiesa è stata per generazioni un centro spirituale e un luogo di ritrovo per la comunità. Il suo spostamento riporta alla memoria gioie e dolori ed è come se portassimo con noi quei ricordi verso il futuro”.

Folla raccolta attorno alla chiesa di Kiruna
Ezio Cairoli
La folla raccolta attorno alla chiesa di Kiruna attende per il suo spostamento

Il futuro di Kiruna

Progettata dall’architetto svedese Gustaf Wickman, la chiesa fu votata nel 2001 come il più bel monumento mai costruito prima del 1950, e non è l’unico a essere stato spostato. Se a partire dal 2010, altri edifici di Kiruna furono demoliti e ricostruiti in aree più sicure, altri furono spostati intatti. Tra questi vi sono gli edifici di Hjalmar Lundbohmsgården, come la cosiddetta “fila gialla” di tre vecchie case di legno e l’ex abitazione del direttore minerario Hjalmar Lundbohm, che fu divisa in tre parti. Anche la torre dell’orologio sul tetto del vecchio municipio è stata spostata e posizionata accanto al nuovo municipio.

Trasferimento della chiesa di Kiruna
Ezio Cairoli
Il trasferimento della chiesa di Kiruna con semoventi circolari

Questo perché, in base alla legge svedese, l’attività mineraria non può aver luogo al di sotto degli edifici. Robert Ylitalo, amministratore delegato della società di sviluppo di Kiruna, ha spiegato: “Non c’è il rischio che le persone cadano dentro le crepe. Ma le fessure finirebbero per danneggiare le forniture di acqua, elettricità e fognature. Le persone devono trasferirsi prima che l’infrastruttura ceda”. Se tutto va secondo i piani, la chiesa raggiungerà la sua nuova sede in centro entro mercoledì sera.

Santi Pietro e Paolo, cosa fare a Roma il 29 giugno

Il 29 giugno 2025 non è una domenica qualunque nella Capitale, che sta vivendo i mesi più intensi del calendario giubilare. In questo giorno, infatti, la città di Roma si ferma per onorare i suoi patroni, i Santi Pietro e Paolo, figure che hanno segnato la storia cristiana e l’identità della Città Eterna. In questo anno, dunque, la festa assume un sapore ancora più speciale, intrecciando spiritualità, tradizioni secolari e un’agenda ricca di appuntamenti per tutti.

La Basilica di San Pietro e San Paolo fuori le Mura diventano il cuore delle celebrazioni, ma l’intera città si anima di riti e tradizioni che raccontano una storia di fede universale. Tra celebrazioni liturgiche, spettacoli pirotecnici e iniziative culturali, Roma infatti si trasforma in un palcoscenico di fede e bellezza. Ecco una guida completa su cosa fare e come muoversi per vivere al meglio la festa che apre ufficialmente l’estate romana. Ma prima scopriamo l’origine della Festa dei Santi Pietro e Paolo proprio il 29 giugno.

Una festa millenaria: Pietro e Paolo, pilastri di Roma

San Pietro – pescatore di Galilea scelto da Gesù come primo Papa – e San Paolo – apostolo delle genti – sono i patroni di Roma. La loro festa, il 29 giugno, sostituisce antiche celebrazioni pagane, come quelle per Romolo e Remo, e rappresenta un momento di unione per romani e pellegrini.  Ogni 29 giugno, infatti, la capitale celebra i due santi che, diversi per origine, affrontarono lo stesso destino, ovvero il martirio sotto Nerone – Pietro fu crocifisso a testa in giù nel 64 d.C. mentre Paolo venne decapitato alle Tre Fontane nel 67.

Definiti “colonne della Chiesa” da papa Leone Magno nel V secolo,  San Pietro e San Paolo diffusero il Vangelo a Roma, dando vita di fatto a una stagione della sua storia. Da qui, la scelta simbolica della data a sostituire l’antica festa di Quirino per Romolo e Remo, simbolo del passaggio dal paganesimo alla cristianità. Celebrata, a quanto si apprende da testimonianze e documenti conservati, sin dal 258 d.C., la Festa dei Santi Pietro e Paolo unisce ancora oggi riti e tradizioni le cui radici sono lontane nel tempo.

E si parte già la sera del 28, quando la statua di San Pietro in Vaticano viene adornata con piviale rosso, tiara e anello, mentre ai vespri si benedicono i pallii, simbolo di unità ecclesiale. Il 29, invece, si può assistere alla solenne processione delle Catene che, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, espone la catena di San Paolo, reliquia di 14 anelli. Mentre la cupola di San Pietro s’illumina di fiaccole e Castel Sant’Angelo esplode in fuochi d’artificio.

Gli eventi principali del 29 giugno 2025

Fede, cultura e tradizione sono alla base delle proposte in calendario per la Festa del 29 giugno a Roma. Dalla mattina alla sera, scopriamo cosa ha in serbo la città per i suoi santi patroni.

Messa solenne al Pantheon

Dopo la veglia di preghiera in San Pietro nella serata del 28 giugno, la domenica può cominciare con la Messa solenne delle 10,30 presso la Basilica di Santa Maria ad Martyres (Pantheon),celebrazione accompagnata dai cori della Basilica e Salvo D’Acquisto. Definito da Stendhal “il più bel resto dell’antichità romana”, il Pantheon crea un’atmosfera unica per questa celebrazione, aperta a fedeli e visitatori. Il consiglio è di arrivare presto per assicurarsi un posto e ammirare l’oculus che illumina l’antico tempio.

Oculo del Pantheon
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Il Pantheon ospita la Messa solenne domenica 29 giugno per la Festa dei Santi Pietro e Paolo

Infiorata Storica

Un’esplosione di colori accende Piazza Pio XII e Via della Conciliazione con l’Infiorata Storica, organizzata dalla Pro Loco di Roma Capitale.  Ogni 29 giugno, il cuore di Roma diventa un profumatissimo museo a cielo aperto con un mosaico di petali che omaggiano i patroni Pietro e Paolo grazie a una tradizione nata nel 1625 nella Basilica Vaticana in occasione del Corpus Domini. A ideare l’Infiorata fu un fiorista, Benedetto Drei, al tempo del pontificato di Papa Urbano VIII.

Dopo la sua morte, Gian Lorenzo Bernini ne fece un simbolo delle feste barocche, diffondendola nei Castelli Romani e oltre. Scomparsa per secoli, oggi rivive grazie appunto alla Pro Loco e agli infioratori che con maestria creano complessi mosaici usando solo materiali naturali.  Polveri di marmo o juta, ma anche sabbia, sale, cortecce e polvere vulcanica fanno da base per rose, garofani, margherite. Le composizioni, diverse ogni anno, raffigurano Madonne, scene bibliche o simboli di speranza, in un dialogo tra natura e spiritualità.

Le opere sacre coprono 600 m², celebrando il Papa e i patroni, con lavori iniziano già la sera del 28, offrendo la possibilità di osservare gli artisti all’opera. Una volta completate, queste creazioni sono un vero spettacolo per gli occhi, perfetto per una passeggiata verso San Pietro sotto il cielo estivo della Città Eterna.

Quo Vadis, la camminata del pellegrino

Per chi ama camminare e vivere la città con ritmi più pacati, cogliendo l’occasione per meditare e pregare, c’è  il cammino Quo Vadis, promosso dai Vicariati di Roma e del Vaticano con Roma Capitale. Due le vie proposte, con lunghezza differente: La Via di Pietro (punto di partenza è la Basilica di Santa Pudenziana, dura circa 1 ora e 37 minuti per 7,1 Km di percorso) e La Via di Paolo (parte dalla Basilica di San Sebastiano e l’itinerario compre circa 13,6 Km per un totale di 3 ore e 10 minuti). Entrambi i percorsi toccano luoghi legati ai due apostoli, quali San Sebastiano fuori le Mura, Santa Prisca e il Carcere Mamertino.

In entrambi i casi, l’arrivo è fissato in Piazza San Pietro, di fronte all’ obelisco dove San Pietro fu crocifisso. Qui, ogni partecipante riceverà la ‘pietruzza’ benedetta dal Papa. Come chiarisce il sito ufficiale, la partecipazione è gratuita e libera per tutti, non organizzata con la possibilità di variare gli itinerari urbani. Attenzione, comunque, alle strade suggerite: queste, infatti, sono aperte al traffico e quindi i percorsi non sono protetti.

Girandola di Castel Sant’Angelo

Castel Sant'Angelo e la Girandola
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La Girandola di Castel Sant’Angelo chiude la Festa dei Santi Pietro e Paolo

E la sera del 29 giugno va in scena una delle tradizioni più suggestive. Alle 20:30, il cielo sopra Castel Sant’Angelo si accende con la Girandola, uno spettacolo pirotecnico che risale alla volontà di papa Sisto IV nel 1481, attribuito nientemeno che a Michelangelo. Interrotto nell’Ottocento per danni al castello, dal 2008 l’appuntamento è tornato grazie alla ricostruzione filologica di Giuseppe Passeri e del Gruppo IX Invicta, curata dalla Direzione Musei Statali di Roma.

I fuochi, visibili da Lungotevere Tor di Nona e dai ponti Vittorio Emanuele II, Sant’Angelo e Umberto I, sono un momento di festa per romani e turisti il cui inizio è previsto per le 21:30 (durata circa 20 minuti). Attenzione, dalle 19:30 il Lungotevere sarà chiuso al traffico e chi preferisce evitare la folla, il Gianicolo offre una vista panoramica.

Viabilità e trasporti: come muoversi il 29 giugno

La festa patronale porta modifiche significative alla viabilità e ai trasporti, come riportato da Roma Mobilità e ATAC. Ecco cosa sapere per muoversi senza intoppi.

Chiusure stradali

Via Veneto: possibile chiusura tra largo Fellini e via Boncompagni la mattina presto (fino alle 7) per lo smontaggio di strutture legate a un evento in calendario sabato 28 giugno.

Via Ostiense: Chiusa al traffico dalle 11:00 del 28 giugno con una coda sino a lunedì 30, tra Viale Giustiniano Imperatore e Via Giulio Rocco, per le celebrazioni a San Paolo fuori le Mura.

Castel Sant’Angelo / Lungotevere: divieto di transito dalle 19:30 del 29 giugno, chiuso tra Ponte Vittorio Emanuele II e Ponte Umberto per la Girandola. Il traffico viene deviato lungo la direttrice di corso Vittorio Emanuele II sulla riva sinistra del fiume e lungo la direttrice Porta Castello/Traspontina (fonte: Roma Mobilità). Sono possibili ulteriori chiusure in base alle esigenze del traffico.
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Via dei Fori Imperiali: pedonale il 28 e 29 giugno, come ogni ultimo fine settimana del mese Pedonale

Piazza dei Cinquecento: divieto di transito sulla corsia lato Stazione Termini (da via Gioberti a via Cavour) per i lavori per la riqualificazione urbana.

Circo Massimo: chiusura dell’area al traffico veicolare per il concerto di Achille Lauro in programma. In particolare, dalle 17:00 del 29 giugno divieto di transito in via dei Cerchi tra ⁠Piazza di Porta Capena e Via di S. Teodoro. Dalle 20:00 (eccetto autorizzati) in via del Circo Massimo, Piazzale Ugo La Malfa, Via dell’Ara Massima di Ercole. Dalle 21:00 (eccetto autorizzati) anche in Via della Greca, via delle Terme Deciane e via dell’Ara di Conso. Dalle 21 sospensione della corsia riservata al trasporto pubblico locale in via di Santa Maria in Cosmedin.

Via delle Baleniere: chiusura al transito per un’iniziativa con deviazione delle linee 04, C4 e C13.

Trasporto pubblico

Il 29 giugno, il trasporto pubblico segue l’orario festivo. Le linee metropolitane A, B, B1 e C sono in servizio fino alle 23:30, con bus notturni sostitutivi dopo la chiusura.  ATAC segnala che per consentire Rievocazione Storica della Girandola di Michelangelo presso Castel Sant’Angelo, dalle ore 19.30 a fine servizio deviamo le linee 23, 30, 34, 40, 46, 62, 64, 98, 115, 280, 870, 881 e 916F. La linea 190F è limitata alla stazione San Pietro e non raggiunge, quindi, piazza Venezia.

Inoltre, per la pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali, per tutto il weekend, deviano le linee 51, 75, 85, 87 e 118.

Cammino di Santa Giulia: itinerario e luoghi imperdibili

Il Cammino di Santa Giulia è un itinerario a cavallo tra spiritualità, storia e natura, che attraversa tre regioni italiane – Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia – toccando chiese, pievi e luoghi sacri legati alla devozione verso Santa Giulia. In alcune tappe, si custodiscono persino le reliquie della Santa, rendendo il percorso ancora più suggestivo.

Ma questo cammino non è riservato soltanto ai pellegrini: è una proposta affascinante anche per chi desidera rallentare, camminare in silenzio tra paesaggi autentici e ritrovare un contatto più profondo con la bellezza del territorio italiano.

La storia del Cammino di Santa Giulia

La nascita del Cammino di Santa Giulia affonda le radici nel lontano 762 d.C., quando i sovrani longobardi Desiderio e Ansa decisero di traslare le spoglie della Santa da Livorno a Brescia. Un gesto simbolico, che trasformò quell’antico tragitto in un percorso devozionale e culturale, ancora oggi capace di legare territori lontani tra loro. Il cammino ricalca proprio questa storica migrazione delle reliquie, seguendo le orme di un pellegrinaggio medievale che attraversa città, valli e monti.

Oltre alla dimensione storica, il percorso è scandito da numerose chiese e pievi dedicate alla Santa, molte delle quali rappresentano autentici gioielli architettonici. A Livorno, dove la venerazione per Giulia è ancora sentita, l’Associazione Il Cammino di S. Giulia – riconosciuta dall’Arciconfraternita del SS. Sacramento e di S. Giulia – mantiene viva la memoria della patrona anche attraverso un piccolo museo. Questo cammino è quindi anche un viaggio nel tempo, che intreccia spiritualità, arte e cultura, offrendo una visione profonda del Medioevo italiano.

Le tappe del cammino

Il Cammino di Santa Giulia si sviluppa lungo circa 470 km, distribuiti su 25 tappe che attraversano tre regioni italiane: Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia. È un itinerario che unisce paesaggi naturali e testimonianze storiche, alternando tratti montani e collinari a percorsi più pianeggianti. Di seguito, l’elenco delle tappe principali con indicazioni tecniche e qualche nota utile per chi si mette in cammino:

  • Tappa 1 – da Livorno a Parrana San Martino (23 km, 711 D+, 6h): il cammino prende avvio dalla costa toscana, attraversando dolci colline panoramiche che offrono vedute suggestive sul mare e sull’entroterra.
  • Tappa 2 – da Parrana San Martino a Siberia (23 km, 517 D+, 6h): si attraversa la campagna pisana tra borghi e sentieri collinari, in un paesaggio rurale tranquillo e ben conservato.
  • Tappa 3 – da Siberia Crespina a Caprona (24 km, 119 D+, 5h): tappa prevalentemente campestre, tocca la Pieve di Santa Giulia a Caprona, uno dei luoghi simbolo del cammino.
  • Tappa 4 – da Caprona e Calci a Vicopisano (16 km, 663 D+, 5h): un tratto impegnativo che sale sui Monti Pisani, con splendidi scorci sulla Rocca della Verruca e sulle valli sottostanti.
  • Tappa 5 – variante da Caprona a Vicopisano (11 km, 140 D+, 3h): percorso più semplice e pianeggiante, ideale per chi cerca una deviazione meno faticosa ma comunque panoramica.
  • Tappa 6 – da Vicopisano a Buti (9 km, 357 D+, 3h): breve ma intensa, la tappa sale dalla piana fino al borgo di Buti, attraversando boschi e pendii che richiedono un po’ di allenamento.
  • Tappa 7 – da Buti a Lucca (24,5 km, 823 D+, 7h): una lunga attraversata dei Monti Pisani, con ampie vedute panoramiche e arrivo nella storica città di Lucca, ricca di arte e architettura.
  • Tappa 8 – da Lucca all’Altopiano delle Pizzorne (21 km, 1065 D+, 6h): una delle tappe più impegnative, in salita costante verso l’altopiano, con ambienti montani e boschi fitti.
  • Tappa 9 – dall’Altopiano delle Pizzorne a Bagni Caldi di Lucca (15 km, 480 D+, 5h): discesa panoramica lungo la valle del fiume Lima, con arrivo nella località termale di Bagni Caldi.
  • Tappa 10 – variante dall’Altopiano delle Pizzorne a Corsagna (11 km, 358 D+, 4h): alternativa di collegamento collinare verso Corsagna, adatta a chi preferisce un percorso più tranquillo.
  • Tappa 11 – variante da Fornoli a Pieve Monti di Villa (4 km, 474 D+, 2h): breve ma ripida, collega il fondo valle al cammino principale, utile per chi arriva da percorsi alternativi o da Fornoli.
  • Tappa 12 – da Bagni Caldi a Rifugio La Caserma Casentini (16 km, 1591 D+, 7h): tappa lunga e selvaggia, immersa nella natura montana, con forti dislivelli e panorami spettacolari sull’Appennino.
  • Tappa 13 – variante da Ponte a Gaio al Rifugio Santi (15 km, 1414 D+, 6h): itinerario carrozzabile adatto anche a cavalli e mountain bike, ideale per chi cerca un’alternativa più ampia al sentiero di crinale.
  • Tappa 14 – dal Rifugio La Caserma Casentini a San Pellegrino in Alpe (20 km, 1375 D+, 7h): un classico percorso di crinale appenninico, molto scenografico, tra alture boscose e valli profonde.
  • Tappa 15 – variante dal Rifugio Santi a San Pellegrino in Alpe (14 km, 870 D+, 5h): percorso di mezza costa, adatto a escursionisti e cavalieri, offre un tragitto più protetto rispetto al crinale.
  • Tappa 16 – da San Pellegrino in Alpe a Barga (22,5 km, 620 D+, 6h): discesa progressiva dal crinale verso la valle del Serchio, tra ampi panorami, castagneti e borghi storici della Garfagnana.
  • Tappa 17 – variante da San Pellegrino in Alpe a Castelnuovo di Garfagnana (19 km, 828 D+, 6h): itinerario collinare in discesa attraverso boschi e paesi della media valle del Serchio, verso il cuore della Garfagnana.
  • Tappa 18 – da Barga a Castelnuovo di Garfagnana (15 km, 606 D+, 5h): percorso tra vallate verdeggianti e piccoli centri fortificati, con vista sulle Apuane e atmosfere rurali autentiche.
  • Tappa 19 – da Castelnuovo di Garfagnana a S. Viviano (15,5 km, 1131 D+, 6h): tappa montana impegnativa che risale verso l’eremo di S. Viviano, luogo di silenzio e spiritualità immerso nei boschi.
  • Tappa 20 – da S. Viviano a San Viano (21,5 km, 1126 D+, 7h): lungo crinale che segna il passaggio in Lunigiana, tra pascoli, faggete e panorami aperti sulla valle del Lucido.
  • Tappa 21 – da San Viano a Ugliancaldo (10 km, 616 D+, 4h): breve tratto in quota tra boschi e pascoli, ideale per godere del silenzio dell’Appennino e di una natura poco antropizzata.
  • Tappa 22 – da Ugliancaldo a Equi Terme (10,5 km, 487 D+, 4h): discesa panoramica verso la valle del Lucido, con arrivo alle celebri grotte e terme di Equi, perfette per un momento rigenerante.
  • Tappa 23 – da Equi Terme a Pieve di San Lorenzo (12 km, 472 D+, 4h): percorso tra borghi medievali e castelli della Lunigiana, in un fondovalle verde e ricco di testimonianze storiche.
  • Tappa 24 – da Pieve di San Lorenzo a Berceto (18,5 km, 1366 D+, 7h): tappa impegnativa che risale verso il crinale appenninico, segnando l’ingresso in Emilia tra faggete e sentieri antichi.
  • Tappa 25 – da Berceto a Cassio (16 km, 629 D+, 5h): ultimo tratto montano del cammino, tra le dolci colline parmensi e boschi secolari, verso i confini della pianura padana.

I luoghi da non perdere

Il Cammino di Santa Giulia è molto più di un itinerario escursionistico: è un viaggio nel cuore dell’Italia più autentica, punteggiato da città d’arte, borghi silenziosi e aree naturali di straordinaria bellezza. Tra i luoghi imperdibili spicca Lucca, con le sue mura rinascimentali perfettamente conservate, il Duomo di San Martino e le viuzze medievali che offrono un tuffo nella storia. Un altro gioiello è Castelnuovo di Garfagnana, centro vitale dell’omonima valle, circondato da fortificazioni e custode di tradizioni secolari.

In Toscana, il cammino attraversa anche località più piccole ma dense di fascino, come Buti, con il suo teatro ottocentesco incastonato tra le colline, e Vicopisano, dominato dalla Rocca del Brunelleschi. Salendo verso l’Appennino, si scoprono luoghi carichi di spiritualità come San Pellegrino in Alpe, antico ospizio di pellegrini posto sul crinale tra Toscana ed Emilia, e l’Eremo di San Viviano, immerso nei boschi della Garfagnana.

Sulla via emiliana, meritano una sosta Berceto, borgo di pietra con la sua Cattedrale romanica, e Rubiera, con il ponte medievale e la Pieve di San Faustino. Il cammino si chiude in bellezza a Brescia, dove il Museo di Santa Giulia – allestito nell’antico monastero omonimo – custodisce secoli di arte, archeologia e devozione, offrendo un epilogo degno di un viaggio tanto ricco e articolato.

Indicazioni e consigli per il viaggio

Il Cammino di Santa Giulia, con i suoi 470 km e 25 tappe, attraversa zone molto eterogenee: dalle colline toscane alle montagne dell’Appennino, fino alla pianura padana. Per questo è fondamentale partire ben preparati. Il periodo migliore per mettersi in cammino è la primavera (aprile-giugno) o l’inizio dell’autunno (settembre-ottobre): in estate molte tappe collinari e di pianura possono diventare troppo calde, mentre in inverno i tratti montani sono spesso innevati o fangosi.

Il percorso è lineare e si sviluppa da Livorno a Brescia; non sempre è segnalato in modo uniforme. In alcune aree si trovano i classici segni bianco-rossi del CAI, in altre i cartelli specifici con il logo rosso-blu del cammino, ma ci sono tratti in cui l’orientamento può risultare incerto: si consiglia di scaricare le tracce GPS ufficiali e portare con sé anche una mappa cartacea di emergenza.

Lungo il tragitto si trovano punti acqua in quasi ogni paese – fontanelle pubbliche o piccoli alimentari – ma in alcune tappe di montagna è essenziale partire con una buona scorta idrica. Anche l’alloggio può variare: si va da ospitalità parrocchiali ed ecclesiastiche, soprattutto nei borghi più piccoli, a B&B, agriturismi e ostelli nelle città più grandi. È consigliato prenotare con anticipo, specie nei periodi di alta affluenza.

Infine, è bene avere con sé un equipaggiamento modulabile: scarpe da trekking con buona aderenza, abbigliamento a strati, giacca impermeabile, coprizaino e un piccolo kit di primo soccorso. Nelle zone di pianura in estate, non dimenticare un repellente per zanzare. Il cammino non è adatto a chi cerca percorsi brevi o poco impegnativi: richiede resistenza, spirito di adattamento e voglia di scoperta.

Cosa mangiare lungo il cammino

Camminare per chilometri ogni giorno apre l’appetito, e il Cammino di Santa Giulia sa come deliziare i viandanti con sapori autentici e piatti della tradizione. In Toscana, si parte con la cucina livornese e il profumo intenso del cacciucco, per poi passare ai prodotti delle colline pisane, come l’olio extravergine, il pane sciapo e i formaggi pecorini. Nella Garfagnana, il cammino attraversa terre di castagne, farina dolce e piatti rustici: da provare i necci, farciti con ricotta, e i salumi artigianali come il biroldo.

Sconfinando in Emilia, ci si imbatte in una cucina opulenta e festosa. A Modena, il protagonista è il tortellino, ma non mancano il celebre aceto balsamico tradizionale, lo gnocco fritto e i salumi DOP. Più avanti, nelle terre della bassa reggiana e mantovana, è un tripudio di piatti poveri ma saporiti: tortelli di zucca, capunsei e mostarde di frutta.

Arrivando in Lombardia, il cammino si conclude in bellezza con i sapori bresciani: i casoncelli alla bresciana, la polenta taragna e un calice di Franciacorta sono il modo migliore per celebrare l’arrivo. Mangiare lungo il Cammino di Santa Giulia non è solo nutrirsi, ma anche immergersi nei ritmi delle stagioni, nei prodotti del territorio e nella convivialità delle tradizioni locali.

Credenziale, permessi e assicurazione

Per affrontare il Cammino di Santa Giulia in modo ufficiale e godere di tutti i vantaggi riservati ai pellegrini, è consigliato richiedere la credenziale del cammino, un documento personale che accompagna il viandante lungo tutte le tappe. La si può ritirare a Livorno, presso la sede dell’Associazione Il Cammino di S. Giulia, punto di riferimento per l’organizzazione e la promozione dell’itinerario. Con la credenziale viene rilasciata anche la tessera associativa, che consente l’accesso agevolato alle strutture convenzionate, come ostelli, foresterie, case parrocchiali e B&B.

L’iscrizione all’associazione non è obbligatoria per camminare, ma offre una copertura assicurativa completa, valida per tutto l’anno solare e su tutto il tracciato. Si tratta di una tutela preziosa in caso di infortuni o imprevisti lungo il percorso, soprattutto nei tratti montani o più isolati.

Durante il cammino, la credenziale può essere timbrata nelle chiese, negli alloggi e nei punti di accoglienza: oltre a rappresentare un ricordo simbolico del viaggio, serve anche come testimonianza dell’esperienza vissuta e può essere richiesta per ottenere l’attestato finale all’arrivo a Brescia.

Omaggio a Papa Francesco: dove e quando visitare la salma

Papa Francesco è morto il 21 aprile 2025 e oggi, 23 aprile, è avvenuta la traslazione del feretro con una processione da Santa Marta alla Basilica di San Pietro. Questa ha percorso piazza Santa Marta, piazza dei Protomartiri Romani, l’Arco delle Campane, fino ad arrivare a Piazza San Pietro, entrando infine all’interno della basilica dalla porta centrale.

Qui è stata allestita la camera ardente che permetterà ai fedeli di rendere omaggio alle spoglie del Pontefice prima dei funerali. Questi sono in programma sabato 26 aprile dalle 10:00, sempre presso San Pietro, ai quali seguirà la sepoltura nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dove Bergoglio ha espresso il desiderio di essere sepolto.

Quando visitare la salma di Papa Francesco

La salma di Papa Francesco potrà essere visitata dai fedeli a partire da oggi 23 aprile 2025 presso la Basilica di San Pietro, dopo la liturgia della Parola fatta dal cardinale camerlengo Kevin Farrell. Il feretro resterà aperto per tre giorni ed è possibile entrare per fargli visita a orari diversi: mercoledì 23 dalle 11:00 alle 24:00, giovedì 24 dalle 7:00 alle 24:00 e venerdì 25 dalle 7:00 alle 19:00.

Prima di arrivare a San Pietro, la salma del Papa si trovava a Santa Marta all’interno di una bara semplice in legno senza decorazioni: il Pontefice porta un rosario tra le mani, indossa la casula rossa, il pallio e la mitra bianca, segni della sua missione pastorale.

A rendergli omaggio sono stati i dipendenti vaticani con le famiglie, sacerdoti, suore, dirigenti di istituzioni legate al Vaticano e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la figlia Laura.

Come visitare la salma del Papa

Per visitare la salma di Papa Francesco a Roma è necessario rispettare alcune regole. Per entrare nella camera ardente, sia gli uomini che le donne devono indossare un abbigliamento decoroso, nel rispetto del luogo sacro in cui ci si trova, seguendo le stesse indicazioni valide per accedere a qualsiasi altro luogo religioso. Spalle e gambe vanno coperte, mentre non vanno indossate gonne corte, infradito, canottiere, top e pantaloncini.

Inoltre, all’ingresso del Colonnato di San Pietro, l’accesso avverrà, per ragioni di sicurezza, attraverso i controlli al metal detector.

Quando sono i funerali di Papa Francesco

I funerali di Papa Francesco si terranno sabato 26 aprile alle ore 10:00: a riferirlo è una nota della sala stampa della Santa Sede, nella quale si sottolinea che si svolgeranno sul sagrato della Basilica di San Pietro e che la cerimonia verrà presieduta da Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Giovanni Battista Re, Decano del Collegio Cardinalizio.

Dopo i funerali, le spoglie del Pontefice saranno portate nella Basilica di Santa Maria Maggiore per la tumulazione, come richiesto dallo stesso Bergoglio all’interno del suo testamento. Dopo ogni viaggio all’estero, si recava alla basilica per pregare davanti al dipinto in stile bizantino che raffigura un’immagine di Maria che tiene in braccio il bambino Gesù.

Nel mentre che i fedeli e leader mondiali piangono la sua morte, i porporati stanno cominciando a pianificare il conclave che, molto probabilmente, si terrà nel mese di maggio.

La Basilica di Santa Maria Maggiore: l’eterna dimora di Papa Francesco

Da sedici secoli, la Basilica di Santa Maria Maggiore domina la città di Roma con la sua posizione sulla sommità del colle Esquilino. Una presenza importante per la Capitale non solo per la sua ubicazione, ma anche per la sua storia, per le leggende che l’avvolgono e per il ruolo che ricopre come custode dei corpi di sette Pontefici, tra i quali comparirà anche Papa Francesco, morto il 21 aprile 2025.

È una delle quattro basiliche papali di Roma, la sola ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana, sia pure arricchita da aggiunte successive. Inoltre, è il più grande e antico santuario del mondo occidentale dedicato a Maria Santissima e custodisce preziose reliquie mariane, tra cui un pezzo della mangiatoia dove fu deposto Gesù.

Rappresenta una meta di pellegrinaggio importante dato il suo riconoscimento papale, ma anche una tappa imperdibile per gli appassionati di storia, arte e architettura.

Le origini leggendarie della Basilica di Santa Maria Maggiore

La Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma affascina non solo per la sua bellezza, ma anche per le sue origini che uniscono realtà e leggenda. Secondo la tradizione, la basilica fu costruita seguendo le indicazioni della stessa Vergine Maria, apparsa in sogno al patrizio romano Giovanni e a Papa Liberio nel IV secolo. In base alla leggenda, la Madonna indicò che il luogo della costruzione sarebbe stato segnato da una miracolosa nevicata in pieno agosto, un evento che sarebbe stato definito “miracolo della neve”.

Ogni anno, il 5 agosto, viene rievocato con un’apposita celebrazione durante la quale, dalla sommità della basilica, vengono liberati in aria dei petali bianchi che riproducono l’effetto della neve.

La basilica fu eretta su richiesta del Papa, anche se il progetto fu successivamente ampliato e arricchito nel corso dei secoli dai pontefici successivi. Oggi, rappresenta l’esempio perfetto di come fede e architettura si sono fuse per creare un monumento di inestimabile valore storico e artistico, dove l’importanza religiosa come meta di pellegrinaggio si unisce ai preziosi mosaici e affreschi medievali contenuti al suo interno.

Gli interni della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma
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Gli interni della Basilica di Santa Maria Maggiore

Cosa vedere nella Basilica di Santa Maria Maggiore

La basilica colpisce subito dalla sua facciata, realizzata in occasione dell’Anno Santo 1750 dall’architetto fiorentino Ferdinando Fuga. Qui potete ammirare la Loggia delle Benedizioni, caratterizzata da uno slanciato motivo ad arco di trionfo che incornicia i mosaici di Filippo Rusuti, i quali mostrano Cristo in trono affiancato da diversi santi, nonché il miracolo della neve. Da notare il campanile che, con i suoi 75 metri, rappresenta il più alto di Roma.

È un’opera architettonica che attraversa diverse epoche, un aspetto che può essere osservato nei suoi incredibili interni, dove convivono opere medievali, come il mosaico della navata centrale, e paleocristiani, come i mosaici del V secolo situati nell’arco trionfale e nell’abside. Durante il Rinascimento e il Barocco, la basilica fu arricchita con l’aggiunta delle Cappelle (in totale sei), come la Cappella Sistina (da non confondersi con quella del Vaticano) e la Cappella Paolina.

Tra le reliquie più importanti custodite al suo interno ci sono la Sacra Culla, in riferimento alle cinque asticelle in legno di sicomoro parte della mangiatoia in cui è stato adagiato Gesù, l’icona mariana Salus Populi Romani e il presepe in marmo di Arnolfo di Cambio.

Chi è sepolto a Santa Maria Maggiore

Non tutti i Papi sono stati sepolti nelle grotte vaticane sotto la Basilica di San Pietro. All’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore si trovano le spoglie di vari pontefici: Niccolò IV (1227-1292), primo Papa appartenente all’Ordine Francescano e il primo a essere sepolto a Santa Maria Maggiore; ‘il Papa inquisitore’ Pio V (1504-1572), il francescano Sisto V (1521- 1590), Paolo V (1552-1621), Clemente VIII (1536 – 1605), Clemente IX (1600-1669). Inoltre qui è sepolto, nella tomba di famiglia, il massimo artefice dell’età barocca, Gian Lorenzo Bernini.

Dopo i funerali, verrà sepolto qui anche Papa Francesco, che ha espresso nel suo testamento il desiderio di riposare all’interno della basilica, un luogo importante fin dal primo giorno della sua elezione. Come ha scritto lo stesso Bergoglio: “Desidero che il mio ultimo viaggio terreno si concluda proprio in questo antichissimo santuario Mariano dove mi recavo per la preghiera all’inizio e al termine di ogni viaggio apostolico ad affidare fiduciosamente le mie intenzioni alla Madre Immacolata e ringraziarla per la docile e materna cura”.

Come visitare la basilica: prezzi e orari

La basilica è aperta tutti i giorni dalle 7:00 alle 19:00 e si può entrare gratuitamente fino alle 18:30. Se volete visitare il Polo Museale Liberiano, invece, che comprende il Museo Storico Liberiano, la Loggia delle Benedizioni, la Sala dei Papi, la Scala del Bernini e gli Scavi Archeologici, dovrete acquistare un biglietto. Il polo è aperto da lunedì a sabato dalle 9:30 alle 18:00, con ultimo ingresso alle 17:30, e il biglietto costa 7,50 euro quello intero e 4,50 euro quello ridotto.

Dove tutto ebbe inizio: viaggio nei luoghi d’infanzia di Papa Francesco

Papa Francesco, il primo Papa latino-americano, è morto all’età di 88 anni. Durante il suo papato durato 12 anni, Francesco è stato un fervente sostenitore dei poveri, degli emarginati e degli svantaggiati del mondo e un critico schietto dell’avidità aziendale e della disuguaglianza sociale ed economica. All’interno del Vaticano ha criticato l’eccesso e il privilegio, esortando i leader della Chiesa a mostrare umiltà.

Non a caso, fu il primo a scegliere il nome di Francesco, ispirandosi a San Francesco d’Assisi, simbolo di povertà, pace e amore, oltre a essere stato il primo Papa appartenente alla Compagnia di Gesù, l’ordine dei gesuiti famoso per la dedizione all’insegnamento, alla missione e all’impegno sociale

Un pensiero, quello di Papa Francesco, che aveva origini lontane e che va ricercato nei luoghi della sua infanzia. Luogo dopo luogo, avrete una visione d’insieme dei primi anni, dell’istruzione e dei momenti chiave ecclesiastici di Papa Francesco, che permette di conoscere il suo viaggio da giovane studente a guida della Chiesa cattolica.

Il quartiere Flores a Buenos Aires

Papa Francesco è nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 da genitori italiani emigrati in Argentina nel 1928 da Portacomaro, in provincia di Asti: Mario Bergoglio, impiegato ferroviario di origini piemontesi, e Regina María Sivori, casalinga di origini liguri. Nel dettaglio, Jorge Maria Bergoglio nasce e cresce nel quartiere Flores, situato nella zona sud est della capitale argentina.

È un quartiere contraddistinto da una forte anima multietnica sviluppatosi nel corso del tempo attraverso le diverse ondate migratorie che hanno portato con sé lingue, culture e religioni diverse. Ed è proprio questo quartiere, che possiamo definire “globale”, che ha offerto a Bergoglio il contesto ideale in cui sviluppare quello che sarebbe stato il suo pensiero inclusivo e il suo sentimento ecumenico.

Papa Francesco ha più volte ricordato come, seppur emigrata, la sua famiglia non abbandonò mai le origini italiane che faceva sue soprattutto durante le grandi riunioni domenicali insieme a tutti i parenti. In particolare, sua nonna Rosa giocò un ruolo significativo nella sua educazione, instillando in lui i valori fondamentali del cristianesimo.

La casa dove nacque Papa Francesco
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La casa dove nacque Papa Francesco nel quartiere Flores

La Cattedrale Metropolitana

Affacciata su Plaza de Mayo, la Cattedrale Metropolitana rappresenta il principale luogo della Chiesa cattolica in Argentina, dove Papa Francesco, in veste di arcivescovo Jorge Bergoglio, celebrava la messa prima di assumere la carica in Vaticano nel 2013. In onore di Bergoglio, la Cattedrale ospita il Museo Papa Francesco, che espone alcuni dei suoi oggetti personali e liturgici.

La storia della Cattedrale è lunga e turbolenta. Dalla prima cappella costruita sullo stesso sito nel 1593 per ordine del fondatore della città Juan de Garay, l’edificio è stato riprogettato e ricostruito sette volte. L’ultima costruzione, quella che vediamo oggi, fu iniziata nel 1752, ma non fu completata fino alla metà del diciannovesimo secolo.

La scuola No. 08 D.E. 11 “Cnel. Ing. Pedro Antonio Cerviño”

In questa scuola invece, un piccolo Jorge Bergoglio completò la sua istruzione primaria. All’età di 13 anni, fu iscritto con suo fratello Oscar, come allievo per un anno, al Collegio Wilfrid Baron dei Santi Angeli, un istituto appartenente all’opera di Don Bosco.

La Basilica de San José de Flores

Un altro luogo importante è la Basilica de San José de Flores, inaugurata nel 1883. Questo era il luogo di culto abituale di Papa Francesco durante la sua infanzia e adolescenza: fu proprio qui, infatti, che all’età di 17 anni decise di dedicare la sua vita a Dio. Non a caso, per omaggiare questo momento, decise di iniziare il suo pontificato il 19 marzo 2013, in concomitanza con la festa di San Giuseppe (San José – il santo patrono di questa chiesa).

La Basilica di San José de Flores è situata nel quartiere di Flores e viene considerata uno straordinario capolavoro architettonico caratterizzato da un design neogotico, con dettagli intricati, guglie svettanti e una facciata imponente che cattura fin da subito lo sguardo dei visitatori. All’interno, la chiesa è ornata da vetrate colorate che illuminano lo spazio con un caleidoscopio di colori, creando un’atmosfera serena per la riflessione e la preghiera.

La Basílica de San José de Flores frequentata da Papa Francesco a Buenos Aires
Fonte: iStock
La Basílica de San José de Flores frequentata da Papa Francesco

Seminario Metropolitano di Buenos Aires

Qui è dove Bergoglio iniziò il suo cammino verso il sacerdozio: il seminario svolse un ruolo cruciale nella sua educazione e formazione teologica.

Pasaje Roverano

Dopo che fu eletto Papa, a Buenos Aires cominciarono a diffondersi diversi tour alla scoperta dei luoghi della sua infanzia e adolescenza. Tra questi c’è anche Pasaje Roverano, una galleria commerciale dove si trova un salone di parrucchieri frequentato da un giovane Bergoglio ai tempi in cui era arcivescovo di Buenos Aires. Questo passaggio, che porta il nome del suo primo proprietario, fu costruito nel 1878, ma dovette essere ristrutturato quando fu aperta l’Avenida de Mayo. Il passaggio si contraddistingue per le sue vetrate artistiche e per le carpenterie in bronzo dei locali presenti al suo interno.

Çavuşin, dove il tempo si ferma e le leggende prendono vita

Nel cuore antico della Cappadocia, là dove le rocce scolpite dal vento si colorano di rosa al tramonto, sorge Çavuşin, un villaggio in cui il presente sfuma nel passato, dove ogni pietra, ogni grotta, ogni sentiero racconta una storia.

Abitazioni incastonate nelle morbide formazioni vulcaniche, chiese millenarie scavate nella roccia, silenzi interrotti soltanto dal fruscio del vento: la natura e l’ingegno umano si intrecciano in un abbraccio senza tempo. Qui, la storia bizantina si respira in ogni angolo e l’anima della Cappadocia si svela lenta, tra il profumo della polvere antica e la luce dorata che avvolge il paesaggio.

Si tratta di una meta amata da chi cerca assoluta meraviglia, una porta aperta sulla magia intatta della Turchia più autentica.

Una storia di fede, arte e resilienza

Il villaggio di Çavuşin è custode di una memoria viva che affonda le radici al tempo dei Bizantini. Già nel V secolo, era un fervente centro religioso, arricchito da chiese, monasteri e comunità che  vi trovavano rifugio e ispirazione.

La straordinaria architettura scavata nella roccia racconta l’ingegno di uomini che, in un ambiente difficile, seppero creare riparo contro il rigore del clima e le incursioni dei nemici. Le abitazioni, modellate nella pietra tenera, sembrano appartenere a una fiaba, un labirinto di anfratti e passaggi che conserva intatto il suo fascino misterioso.

Durante il Medioevo, Çavuşin si ritrovò crocevia di commerci lungo la leggendaria Via della Seta, una posizione che gli portò ricchezza ma anche conflitti e invasioni. Eppure, nonostante le difficoltà, il villaggio ha saputo resistere, e mantenere viva la sua anima fino ai giorni nostri.

Cosa vedere a Çavuşin

Il pittoresco villaggio di Cavusin
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Il villaggio nella roccia di Çavuşin

Visitare Çavuşin è come sfogliare un antico libro di pietra, in cui ogni pagina rivela un capitolo di bellezza e mistero.

La prima tappa irrinunciabile è la Chiesa di San Giovanni Battista, uno dei luoghi più emozionanti: le pareti dipinte, gli intricati bassorilievi e l’eco delle preghiere antiche trasportano in un’altra dimensione. Qui, il tempo sembra rallentare per cogliere tutta la spiritualità di un’epoca lontana.

Proseguendo, la Chiesa di San Nicola affascina con l’architettura particolare, un dialogo in armonia tra arte bizantina e influssi persiani. Gli affreschi, miracolosamente sopravvissuti ai secoli, narrano storie di santi e leggende dimenticate.

Passeggiare tra le vie di Çavuşin è un’esperienza senza eguali: un labirinto di case scavate nella roccia, passaggi segreti e scorci da sogno. Ogni visione offre una prospettiva inedita, un nuovo dettaglio da scoprire, immerso in un silenzio quasi sacro.

Non lontano dal villaggio si apre la Valle Rossa, dalla bellezza struggente: le formazioni rocciose si tingono di sfumature calde al tramonto, e regalano uno degli spettacoli naturali più emozionanti della Cappadocia.

Le esperienze da non perdere

La Cappadocia è celebre per i cieli punteggiati di mongolfiere, e Çavuşin propone uno degli scenari più suggestivi per vivere un’esperienza indimenticabile. Volare sospesi tra le vallate e le rocce scolpite dal tempo, ammirare il sorgere del sole da un punto di vista privilegiato, è qualcosa che rimane nella memoria per sempre.

Dopo un volo o una passeggiata tra le stradine antiche, ci si può concedere una pausa nei ristoranti del villaggio. Qui, tra piatti di spiedini succulenti, dolci baklava e morbide delizie turche, ogni sapore rievoca la storia di una terra generosa e accogliente.

Infine, chi desidera immergersi appieno nello spirito di Çavuşin, ha l’occasione di soggiornare in uno degli hotel rupestri: dormire in una stanza scavata nella roccia, avvolti dal silenzio della natura e dalla suggestione di antiche tradizioni, è un qualcosa da provare una volta nella vita.

Cucina e artigianato: i sapori e i colori di Çavuşin

Negozio di souvenir a Causin, Cappadocia
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Negozio di souvenir a Çavuşin 

La cucina di Çavuşin è una sinfonia di sapori genuini, radicati nella tradizione. Tra i piatti da provare c’è il famoso Testi kebabi, un trionfo di carne e verdure cotto lentamente in un’anfora di terracotta che, al momento di servire, viene spezzata con un gesto rituale, e libera aromi intensi e invitanti.

Non mancano poi specialità come i manti, piccoli gnocchi ripieni di carne e spezie, e il gözleme, una sottile focaccia farcita con formaggi, erbe o carne, perfetta per uno spuntino veloce e saporito. E per concludere, la dolcezza irresistibile del baklava invita a fermarsi ancora un po’.

Ma Çavuşin è anche arte e maestria antica. Gli artigiani del villaggio custodiscono saperi millenari nella lavorazione della ceramica e nella tessitura di tappeti: portare a casa una ceramica decorata o un tappeto tessuto a mano diventa un prezioso ricordo di un viaggio che resta nel cuore.

Cosa vedere ad Anversa, la città nel cuore delle Fiandre

Dal suo bellissimo castello, alle chiese spettacolari, fino a piazze e palazzi: Anversa è una città operosa, ma anche culla di architettura, cultura e di una storia antica, che si intreccia con le leggende.

Un luogo affascinante, nel cuore delle Fiandre, dove il passato si può apprezzare nei tanti monumenti iconici, che sono tappe imperdibili se si visita la città, ma anche un posto fiorente grazie al suo porto e al commercio di diamanti. E vibrante, perché qui moda e arte sono vivi più che mai.

Passeggiare per le sue strade significa fare un salto indietro nel tempo, mentre non si perde di vista il presente grazie a un’atmosfera che la rende una delle città europee più affascinanti da vedere, dalla sua centralissima piazza del mercato, fino alle opere pittore fiammingo Rubens. La meraviglia è di casa ad Anversa e ci sono tantissime cose da vedere e da fare, per un viaggio speciale e indimenticabile.

Dove si trova

Per raggiungere Anversa si deve arrivare nel Belgio settentrionale, nella regione delle Fiandre: lì sorge questa città che oltre a essere molto popolosa è anche la più importante della zona.

Il suo nome, a quanto pare, è legato a una leggenda del XV secolo che trova le sue radici nel passato più remoto. Si dice, infatti, che un soldato romano abbia ucciso il gigante Druon Antigoon, tagliandogli la mano e buttandola nel fiume Schelda.

Storie a parte, il passato di questa città è davvero interessante e attraversa tante epoche differenti, come testimoniano i tanti monumenti e le numerose bellezze che si possono scoprire girando per le sue strade.

Anversa si sviluppa lungo il fiume Schelda, è dotata di un importantissimo porto ed è lontana circa 90 chilometri dal Mare del Nord. Se questo non bastasse è anche molto vicina a Bruxelles, basti pensare che tra le due città vi sono solamente 42 chilometri, il che significa che la si può raggiungere in treno dalla capitale del Belgio in soli 40 minuti circa, non mancano altri collegamenti come quelli con il pullman. Ma è bene sapere che arrivare nella stazione cittadina è già di per sé una meraviglia, essendo un edificio molto interessante dal punto di vista architettonico.

È anche vicina al confine olandese (da cui dista solamente 20 chilometri), per cui può essere la tappa di un viaggio più grande e che prevede location diverse.

Vale la pena dedicare alla scoperta di Anversa più giorni, ma se il tempo è limitato è bene sapere che ne può bastare anche solo uno per vedere le sue meraviglie più interessanti.

Anversa piazza centrale
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Anversa, uno scorcio sulla piazza centrale

Cosa vedere

Sono davvero tantissime le cose che si possono vedere ad Anversa, perché ogni luogo di questa città regala grandi tesori da scoprire. Come spesso capita per le città dalla storia antica, basta girare per le sue strade per ammirarne le numerose meraviglie: di fatto è come un grande museo a cielo aperto tutto da esplorare.

Passato e moderno si intrecciano in questo luogo delle Fiandre in cui la cultura è viva e vibrante, ma è anche meta per tutti coloro che cercano il divertimento grazie ai tanti locali che rendono la sua vita notturna molto interessante.

Le tappe da segnare per ammirare i suoi tanti tesori sono numerose, a partire dalla stazione centrale che merita una visita anche se non si arriva con il treno: tutte le cose imperdibili da vedere ad Anversa.

Centraal Station: la stazione centrale

Imponente e meravigliosa la stazione centrale cittadina lascia senza fiato per la sua architettura favolosa che mescola materiali differenti. Si trova in Koningin Astridplein ed è stata realizzata sul finire del 1800: la pensilina della piattaforma ha la volta alta 43 metri, lunga 186 e larga 66, mentre l’edificio è stato terminato nel 1905. Il punto più elevato è una cupola a 75 metri.

L’apertura è datata agosto 1905 ed è una delle stazioni più affascinanti di tutto il mondo.

Anversa: la stazione
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Anversa, la spettacolare stazione

Lo zoo di Anversa

Si trova proprio nei pressi della magnifica stazione ed è un luogo davvero affascinante: stiamo parlando dello zoo di Anversa, noto per essere uno dei parchi zoologici più antichi d’Europa. Natura, animali e bellissimi edifici lo rendono una tappa immancabile per chi visita la città delle Fiandre. È aperto tutti i giorni dalle 10 alle 16.

Rubenshuis: alla scoperta di Rubens

Rubens è stato un celebre pittore fiammingo, che si è trasferito ad Anversa a partire dal 1589, ovvero da quando aveva 12 anni. Ed è proprio in questa città che si possono approfondire la sua arte e la sua vita. Al momento Rubenshuis, la sua casa, è chiusa per lavori di ristrutturazione, ma questo non impedisce di scoprire di più su di lui, ad esempio, grazie alla Rubens Experience, il giardino e la biblioteca.

I musei della città

In questa città ci sono tantissimi musei dedicati a forme d’arte ed epoche differenti. Ad esempio, non si può perdere il Museo Mayer van den Bergh che ospita capolavori di tanti artisti differenti grazie a una collezione molto varia a opera di Fritz Mayer van den Bergh: è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 17.

Il Museo Reale di Belle Arti KMSKA è il luogo in cui ammirare l’arte, ma è anche un posto dove vengono portate avanti ricerche e ospita opere che spaziano dai maestri fiamminghi a quelli di fama internazionale come Tiziano, Chagall e Modigliani. È aperto tutti i giorni con orari differenti.

Tra i tanti musei è imperdibile anche il MAS Museum aan de Stroom, realizzato all’interno di uno straordinario edificio, è strutturato su più piani e qui si può approfondire la conoscenza della città e ammirarla dall’alto. Ospita anche mostre temporanee al terzo piano. È aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 17.

Infine, il Plantin Moretus, museo patrimonio mondiale Unesco, antica tipografia e casa della famiglia di editori omonima, dove scoprire e ripercorrere 300 anni di storia della stampa, ma anche conoscere una bella collezione d’arte, i ritratti di Rubens e molto altro. L’apertura va dal martedì alla domenica dalle 10 alle 17.

Cattedrale di Nostra Signora e non solo

Realizzata tra il 1352 e il 1521, la Cattedrale di Nostra Signora è uno dei simboli della città basti pensare che la sua torre alta 123 metri è tra le più elevate d’Europa. In perfetto stile gotico è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità Unesco. Meravigliosa e imponente con le sue sette navate, conserva alcuni capolavori di Rubens.

Tra gli edifici religiosi da non perdere anche la chiesa di San Carlo Borromeo, di tipo barocco e realizzata tra 1615 e il 1621, dove ammirare altre opere di Rubens.

Anversa MAS Museum aan de Stroom
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Anversa, l’edificio che ospita il MAS Museum aan de Stroom

Cosa fare

Le cose che si possono fare ad Anversa (anche da soli) sono tantissime, a partire da una bella passeggiata per la città alla scoperta di alcune tappe immancabili, fino allo shopping e al divertimento. Perché questo luogo è davvero vivace, all’avanguardia, oltre a custodire una cultura interessante e tesori di tante epoche diverse. Basta camminare per le sue strade perché lo sguardo riesca già da solo a cogliere tutte le sue meraviglie, ma ci sono alcune tappe e alcune cose che vale davvero la pena fare.

Passeggiare per la città: le tappe

Ci sono davvero tante tappe da non perdere quando si fa un giro per Anversa. Come la Grote Markt, la sua piazza principale dove si incontrano alcuni degli edifici più noti della città come il municipio, che è la perfetta rappresentazione dell’architettura rinascimentale nelle Fiandre. Sulla piazza si affacciano anche le case delle corporazioni. Uno scenario davvero unico, impreziosito al centro dalla fontana che ritrae Silvio Barbone, il soldato romano che aveva sconfitto il gigante.

Da visitare anche il Diamond Square Mile, cuore pulsante dell’industria cittadina legata a queste pietre preziose. Mentre lungo la strada Meir ci si può dedicare allo shopping e ammirare alcuni splendidi edifici. Tra le altre tappe imperdibili vi è il fashion district, dove si incontrano anche il MoMu, museo dedicato alla moda, e la famosa scuola Antwerp Royal Academy of Fine Arts.

Het Steen, scoprire il castello medievale

Realizzato tra il 1200 e il 1255, il castello medievale di Anversa è diventato ciò che possiamo vedere oggi nel corso del XVI secolo. Qui vi è anche il centro visitatori per questa ragione potrebbe essere l’ideale punto di partenza per chi programma una vacanza ad Anversa.

Si trova lungo la sponda destra del fiume ed è davvero affascinante, inoltre all’esterno dell’edificio si può vedere anche una statua di Lanfe Wapper un gigante che la leggenda narra si aggirasse per le vie della città.

Vita notturna ad Anversa

Quando si è in città non manca il divertimento, perché ci sono tantissimi locali in cui sperimentare anche molti dei piatti e delle bevande locali. A partire dalla birra, immancabile se si programma una vacanza in Belgio, senza dimenticare le cozze, il cioccolato e le patatine fritte. Ci sono pub, ma anche ristoranti e chioschi, tutti da provare per una pausa sfiziosa e per conoscere questo luogo anche dal punto di vista culinario. Accanto al cibo però non mancano serate da dedicare alla musica (per tutti i gusti) in uno dei tanti indirizzi a disposizione.

Tra le cose da fare, quindi, non deve assolutamente mancare il gustare le specialità locali e conoscere anche la parte più divertente della vita cittadina.

Anversa: Het Steen
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Anversa, il castello medievale Het Steen

L’Europa a Roma: un Cammino tra le Chiese d’Europa

Tra i Cammini giubilari proposti in occasione del Giubileo 2025, uno dei più interessanti da percorrere all’interno di Roma è quello chiamato L’Europa a Roma. È il cammino delle chiese dell’Unione Europea e prevede tappe in 28 chiese e basiliche. È un percorso nuovo che prende il nome dal latino Iter Europaeum (Cammino Europeo, appunto) e tocca chiese legate storicamente a Paesi europei per motivi di carattere culturale, artistico o per una tradizione di accoglienza dei pellegrini provenienti da un particolare Stato della comunità europea.

Un percorso che non solo attesta la bellezza e anche la ricchezza della nostra Capitale, ma che dimostra anche come Roma e il cattolicesimo si leghino strenuamente alla storia dei Paesi europei, per motivi di carattere culturale, artistico o per una tradizione di accoglienza dei pellegrini provenienti da un particolare Stato dell’Unione Europea. Vediamole nel dettaglio.

Unione Europea – Basilica di Santa Maria in Ara Coeli

Il percorso inizia da qui, da questa Basilica facilmente raggiungibile a piedi dalla fermata metro Colosseo. Siamo sul colle Campidoglio dove sorge la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli, eretta nel XII secolo. È stata scelta a rappresentanza dell’Unione Europea in quanto – lì vicino – nella Sala degli Orazi e Curiazi del Campidoglio, il 25 marzo 1957 furono firmati i Trattati di Roma (l’atto di nascita dell’Europa unita).

Basilica di Santa Maria in Ara Coeli
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Basilica di Santa Maria in Ara Coeli

Austria – Chiesa del Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano

Con una passeggiata di poco più di 5 minuti, spostatevi verso la Colonna Traiana. La chiesa del Santissimo Nome di Maria fu consacrata nel 1741. È legata alle vicende del popolo austriaco perché celebra la battaglia di Vienna nel 1683. O meglio, è un atto di ringraziamento alla Vergine per la vittoria dei cristiani contro l’impero ottomano.

Belgio – Chiesa di San Giuliano dei Fiamminghi

Un’altra breve passeggiata (poco più di 10 minuti) vi condurrà alla terza tappa. Il nome parla da sé, e infatti la Chiesa di San Giuliano è la chiesa nazionale dei belgi. Fu edificata nell’XI secolo dalla comunità fiamminga di stanza a Roma per accogliere i pellegrini connazionali. Oggi la Chiesa è amministrata dalla Stichting Sint-Juliaan, una fondazione laica belga che discende dall’antica confraternita.

Lituania – Chiesa del Gesù

Altri 4 minuti a piedi e vi trovate a Piazza del Gesù, dove sorge la Chiesa del Gesù. Si tratta di una Chiesa gesuita, voluta nel 1551 da Ignazio di Loyola. Al suo interno, si trova la tomba di Jerzy Radziwiłł (1556–1600), primo cardinale della Lituania. Da qui il suo legame al paese europeo.

Chiesa del Gesù
Fonte: chiesadelgesu
Chiesa del Gesù

Polonia – Chiesa di San Stanislao

Tre minuti a piedi e siete già nella Chiesa designata alla Polonia. La Chiesa di San Stanislao risale al 1578: fu il generale polacco Stanislao Osio a volerla edificare. Una dedica al proprio paese: il patrono dei polacchi è infatti San Stanislao Szczepanowski. La struttura fu dotata anche di un ospizio e di un ospedale per i connazionali in pellegrinaggio a Roma e, tuttora, è la chiesa nazionale della comunità polacca nella Capitale.

Finlandia – Basilica di Santa Maria Sopra Minerva

Altra brevissima passeggiata (circa 7 minuti) fino alla Basilica di Santa Maria Sopra Minerva. La storia di questa Basilica è centenaria, ma a noi – in questo contesto – interessa sapere che – dalla Seconda Guerra Mondiale – fu un riferimento per la comunità finlandese a Roma. Non a caso ogni 19 gennaio, giorno della festa di sant’Enrico di Uppsala (vescovo e patrono della Finlandia), viene tenuta nella Basilica una Messa in suo onore. Nella Cappella Capranica si erge anche una statua in legno raffigurante Sant’Enrico.

Francia – Chiesa di San Luigi dei Francesi

Cinque minuti a piedi e siete di fronte alla Chiesa francese per eccellenza: la Chiesa di San Luigi dei Francesi. Del resto, fu fondata nel XVI secolo proprio dalla comunità francese a Roma, con il sostegno di Enrico II, Enrico III e Caterina de’ Medici. Al suo interno ci sono ben tre dipinti di Caravaggio che illustrano la vita di San Matteo (in onore del committente, il cardinale Matteo Contarelli).

Romania – Chiesa di San Salvatore alle Coppelle

Vi basta svoltare l’angolo e siete già a Via delle Coppelle. La Chiesa di San Salvatore alle Coppelle fu costruita nell’XI secolo su una chiesa preesistente e deve il suo nome a Celestino III (1196). Dal 1914 è chiesa nazionale romena e al suo interno la Messa viene ancora oggi officiata in rito orientale bizantino-romeno.

Bulgaria – Chiesa di San Paolo alla Regola

Le passeggiate si allungano un po’, ma vi bastano 15 minuti per raggiungere la Chiesa di San Paolo alla Regola. Il suo legame con la Bulgaria è relativamente recente: solo nel 2014, infatti, il Vicariato di Roma – tramite una concessione – ha permesso alla comunità ortodossa bulgara di celebrare la liturgia domenicale proprio all’interno di questa Chiesa.

Svezia – Chiesa di Santa Brigida

Ora percorrete Vicolo dei Venti (5 minuti) ed entrate nella Chiesa di Santa Brigida. Stiamo ovviamente parlando di Santa Brigida di Svezia che qui visse dal 1350 con la figlia Santa Caterina. Quando Santa Brigida morì (nel 1373), l’edificio fu affidato al monastero svedese di Vadstena. La sua storia vide poi la struttura passare di mano in mano, crollare e ricostruirsi ma – ancora oggi – è la chiesa nazionale degli svedesi.

Chiesa di Santa Brigida
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Chiesa di Santa Brigida

Portogallo – Chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi

Proseguite a piedi per un quarto d’ora fino alla Chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi, in via dei Portoghesi. Forse non occorre dire altro, ma si sa che la storia di Roma non è mai banale. Sant’Antonio dei Portoghesi nacque a Lisbona e morì a Padova nel 1231 e questa Chiesa è a lui dedicata: fu fondata nel 1445 dal cardinale Antonio Martínez de Chaves sul luogo di un ospizio istituito da Guiomar di Lisbona. È la Chiesa nazionale dei portoghesi a Roma.

Germania – Chiesa di S. Maria dell’Anima

Spostatevi verso Piazza Navona e in sei minuti siete davanti alla Chiesa di Santa Maria dell’Anima. Fu fondata nel 1350 grazie a Johannes e Katharina Peters di Dordrecht, che acquistarono tre case e le adibirono a ospizio privato per accogliere i pellegrini. È sempre stata, per questo motivo, un punto di riferimento per i pellegrini tedeschi in arrivo a Roma.

Croazia – Chiesa di San Girolamo dei Croati

Nella zona del Museo dell’Ara Pacis (circa 10 minuti a piedi) vi imbatterete nella Chiesa di San Girolamo dei Croati. Anche qui il nome parla da sé, ma è bene sapere che la Chiesa è ovviamente collegata a Papa Sisto V, originario della Croazia. Fu lui a chiedere un luogo di culto dedicato al Santo (sempre croato) San Girolamo.

Cipro – Basilica di Santa Maria del Popolo

Altri 10 minuti a piedi fino a Piazza del Popolo, dove è facile scorgere Santa Maria del Popolo. È molto frequentata per l’arte che conserva, da Bernini a Raffaello, ma qui ci interessa sottolineare come la storia rinascimentale di Cipro si leghi alla Basilica. In questo luogo si trova infatti la tomba a muro del Cardinale cipriota Ludovico Podocataro (Nicosia 1429 – Roma 1504), segretario e medico di Papa Alessandro VI.

Basilica di Santa Maria del Popolo
Basilica di Santa Maria del Popolo conserva due capolavori di Caravaggio

Irlanda – Chiesa di Sant’Isidoro a Capo le Case

Iniziamo ad allontanarci, anche se non di molto. Ora la passeggiata diventa lunga circa 20 minuti, ma vale la pena se poi si arriva al Collegio di Sant’Isidoro, l’istituto irlandese più antico di Roma, fondato da Luke Wadding nel 1625. Wadding rilevò un piccolo convento spagnolo abbandonato e lo trasformò in un collegio per la formazione dei giovani francescani irlandesi. Fino ad oggi rimane un luogo di riferimento indispensabile per gli studiosi della storia francescana primitiva.

Paesi Bassi – Chiesa dei Santi Michele e Magno

Stavolta la passeggiata che vi proponiamo è di circa 39 minuti, ma passerete davanti a Castel Sant’Angelo e potrete seguire il Tevere. Del resto, la Chiesa dei Santi Michele e Magno è arroccata sul Gianicolo, ma risale addirittura al IX secolo: una visita imprescindibile. Fu costruita dai Frisoni, convertitisi al cristianesimo e desiderosi di una schola a Roma. Nel 1989, Giovanni Paolo II consacrò un altare pagano con le reliquie dei primi missionari provenienti dai Paesi Bassi, Santi Servatius e Wilibrord.

Danimarca – Chiesa di Santa Maria in Traspontina

Ora vi bastano appena 5 minuti per arrivare a piedi alla Chiesa di Santa Maria in Traspontina. Già nel 1600, un convertito danese di nome Christian Payngk convinse papa Urbano VIII a realizzare una cappella dedicata al santo nazionale danese, Knut, re di Danimarca nell’XI secolo. Dopo essere stata abbandonata, nel 1900 lo Stato danese ha preso in carico i lavori di restauro della Chiesa. Ancora oggi i cattolici danesi possono celebrarvi i funerali.

Spagna – Chiesa di San Pietro in Montorio

Circa 30 minuti a piedi, di nuovo seguendo il Tevere, fino alla Chiesa di San Pietro in Montorio. Nel 1400 i frati francescani vollero rinnovare la Chiesa (sorge nel luogo dove, secondo la tradizione, Pietro fu crocifisso) e a finanziare l’operazione ci pensarono i reali di Spagna Ferdinando V e Isabella di Castiglia. Il tempietto alla destra della chiesa è un’opera del Bramante.

Estonia – Basilica di S. Sabina all’Aventino

La nostra passeggiata si fa sempre più lunga: fino alla Basilica di Santa Sabina all’Aventino sono infatti altri 30 minuti di cammino (in alternativa potete prendere il bus 44). La Chiesa risale al 422: fu Pietro d’Illiria, un sacerdote della Dalmazia, a scegliere questo luogo. Nel 1219, la Chiesa fu poi concessa a San Domenico di Guzman: da allora è il quartier generale della comunità estone, data la storica presenza della famiglia domenicana presso Tallin, capitale dell’Estonia.

Grecia – Chiesa di San Teodoro al Palatino

Altri 12 minuti a piedi (attraversando il roseto comunale) vi condurranno presso la Chiesa di San Teodoro al Palatino. Anche la storia di questo luogo è lunghissima e ricca di suggestioni: il suo legame con la Grecia inizia tuttavia solo nel 2004, quando Papa Giovanni Paolo II concesse l’uso della chiesa al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli e alla comunità greco-ortodossa romana.

Repubblica Ceca – Basilica di San Clemente

Ora vi aspettano 30 minuti a piedi (costeggiando il Circo Massimo) o 20 minuti in bus (le linee 51, 118, 87, 81 e 85 coprono tutte questo tratto). La Basilica di San Clemente conserva i resti di San Clemente Papa, Sant’ Ignazio di Antiochia e di San Cirillo. San Cirillo e suo fratello San Metodio nell’863 evangelizzarono la Moravia e per questo sono molti cari alla comunità della Repubblica Ceca.

Basilica di San Clemente
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Basilica di San Clemente

Slovacchia – Basilica di Santa Prassede

Stavolta sono (solo) 15 minuti: la Basilica di Santa Prassede è relativamente vicina. Anche questo luogo è curiosamente legato ai santi Cirillo e Metodio (patroni di tutti gli slavi). Vissero qui, proprio in questa Basilica.

Slovenia – Basilica Papale di Santa Maria Maggiore

Girate l’angolo e già siete davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore, un luogo che non ha di certo bisogno di presentazioni. Ma cosa ha a che fare questa Basilica papale con la Slovenia? Ebbene, anche questo luogo – ormai simbolo della comunità slovena a Roma – ha a che vedere con i fratelli Cirillo e Metodio: nel Natale dell’867 furono accolti da papa Adriano II proprio in questa Chiesa.

Basilica Santa Maria Maggiore
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Basilica di Santa Maria Maggiore

Italia – Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri

Ci siamo: dieci minuti a piedi – lungo via Torino – e ci troviamo di fronte alla Basilica legata alla nostra storia. Vi chiederete come mai proprio questa Basilica, più di altre. La Basilica è ufficialmente un luogo dedicato alle celebrazioni della Repubblica Italiana e, più nello specifico, è considerata anche fautrice dell’unità spirituale d’Italia.

Lussemburgo – Basilica del Sacro Cuore di Gesù

Fino a via Marsala sono meno di 15 minuti di cammino. La Basilica del Sacro Cuore di Gesù, nel 1863, fu dedicata da papa Pio IX al Sacro Cuore di Gesù, un movimento forte soprattutto in Francia, Lussemburgo e Italia. Questo luogo ospita la Congregazione Salesiana e la Cancelleria dell’Ambasciata del Lussemburgo presso la Santa Sede.

Lettonia – Basilica dei Santi Quattro Coronati

Altra lunga passeggiata: fino alla Basilica dei Santi Quattro Coronati sono 30 minuti a piedi (o 20, con la metro B da Termini a Colosseo). La Basilica dei Santi Quattro Coronati ha vissuto momenti di abbandono e persino un incendio la distrusse nel 1084. Ha dunque più di una vita: a trasformarla (nel 1564) in un un orfanotrofio femminile per le monache di clausura agostiniane che vi abitano ancora oggi fu Pio IV.

Ungheria – Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio

Dieci minuti e siete di fronte alla Basilica che, in questo cammino, rappresenta l’Ungheria. Fu Papa Nicola V ad affidare la chiesa, ormai in rovina, all’ordine paolino ungherese. L’altare maggiore, anche per questo, è dedicato ai santi ungheresi della famiglia reale degli Árpád. Qui fu anche fondato il Collegium Hungaricum.

Malta – Chiesa di San Paolo alle Tre Fontane

L’ultima Chiesa si trova all’EUR e vi consigliamo di raggiungerla con i mezzi pubblici. Potete prendere l’autobus 671 o il 714. La Chiesa di San Paolo alle Tre Fontane sorge nel luogo del martirio di San Paolo. La tradizione vuole che San Paolo naufragò a Malta durante il suo viaggio verso Roma e fu accolto più che bene dai suoi abitanti: il Santo, non a caso, è il patrono dell’isola.

Chiese di Roma dove ammirare gratuitamente opere d’arte

Quando si dice museo a cielo aperto. Roma, in questo senso, è un esempio quanto mai calzante di tale modo di dire. Visitare la Città Eterna, infatti, significa scoprire strade, piazze, ponti e vicoli che riservano sorprese capaci di raccontare millenni di storia attraverso capolavori artistici e architettonici ad ogni angolo. Perché l’arte non è confinata nei musei ma vive negli spazi pubblici. Basta pensare ai maestosi palazzi monumentali, alle grandiose fontane che abbelliscono alcuni dei luoghi nevralgici per la vita della comunità, alle grandiose statue, agli obelischi svettanti e alle chiese disseminiate sul territorio.

Dal Rinascimento al Barocco, dai mosaici bizantini alle sculture del Neoclassicismo, ogni epoca ha lasciato a Roma la sua impronta indelebile, che ha regalato alla capitale un patrimonio senza pari che continua a incantare visitatori da tutto il mondo. E proprio molti dei capolavori realizzati dagli artisti più celebri – Michelangelo, Raffaello, Caravaggio e Bernini, solo per fare alcuni nomi – sono conservati in edifici religiosi per accedere ai quali non serve alcun biglietto d’ingresso.

Tra le meraviglie più affascinanti, infatti, le chiese sono scrigni di tesori artistici spesso visitabili gratuitamente. Opere che in passato adornavano le residenze di papi e mecenati, oggi sono accessibili a tutti rendendo basiliche e cappelle ambienti dal valore artistico incommensurabile oltre che luoghi fede. Dai drammatici chiaroscuri di Caravaggio alle possenti sculture di Michelangelo fino ai raffinati affreschi di Raffaello, l’offerta è immensa.

Per chi desidera scoprire l’arte di Roma senza costi d’ingresso, le chiese della città rappresentano una porta aperta verso un mondo di meraviglia e ispirazione. Ecco, allora, alcune delle opere più iconiche da non perdere magari proprio in occasione del Giubileo 2025.

Il Mosè di Michelangelo nella Basilica di San Pietro in Vincoli

Perché non parli? Così, si narra, Michelangelo apostrofò il suo monumentale gruppo scultoreo colpendo il ginocchio di Mosè con un martello. Che sia successo o meno, il capolavoro in marmo di Carrara conserva, a secoli di distanza, forza, vigore e realismo straordinari. Tali da far pensare che all’opera, davvero, manchi solo la parola.

Il Mosè di Michelangelo
Il Mosè di Michelangelo nella Chiesa romana di San Pietro in Vincoli

Tra le testimonianze più rappresentative del Rinascimento italiano, il progetto (alto 235 cm) fu realizzato tra il 1513 e il 1515 circa ed è custodito nella Basilica di San Pietro in Vincoli a Roma, dove domina il monumento funebre di Papa Giulio II della Rovere. Rispetto al piano originario che prevedeva oltre quaranta statue, Michelangelo fu costretto a ridimensionare il lavoro a causa di vicissitudini finanziarie e politiche tali per cui la figura di Mosè rimase il fulcro della composizione. La scultura a lui dedicata lo rappresenta seduto, con le Tavole della Legge sotto il braccio destro e lo sguardo fiero, autorevole.

Tra i dettagli più curiosi, le corna sul capo che derivano da una traduzione della Bibbia nella quale il termine ebraico ‘karan’ (ovvero, raggi di luce) fu reso in latino come ‘corna’ alimentando, negli anni, numerosi dibattiti tra gli studiosi, ormai concordi nel ritenere quell’insolito elemento simbolo di illuminazione divina.

I capolavori di Caravaggio nel cuore di Roma

Il percorso tra le opere d’arte che si possono ammirare gratuitamente nelle chiese di Roma prosegue con un maestro nell’uso drammatico del colore, Caravaggio. L’artista realizzò, infatti, per la Cappella Contarelli – che si trova all’interno della chiesa di San Luigi dei Francesi – ben tre dipinti dedicati alla vita di San Matteo. Si tratta, in particolare, de La Vocazione di San Matteo, de Il Martirio di San Matteo e di San Matteo e l’Angelo.

Vocazione di San Matteo
La Chiesa di San Luigi dei Francesi conserva la celebre Vocazione di San Matteo dipinta dal Caravaggio

Lavorate tra il 1599 e il 1602, le tre opere segnarono con la loro iconografia una vera e propria svolta nell’arte sacra grazie all’uso innovativo del chiaroscuro e alla rappresentazione drammaturgicamente realistica dei personaggi. Ne La Vocazione, Caravaggio coglie Matteo nel momento in cui Gesù, affiancato da San Pietro, lo chiama a sé indicandolo (un gesto che evoca il movimento di Dio ne La Creazione della Cappella Sistina). Segue l’opera che raffigura il martirio del santo, che giace a terra vittima di assassinio. A completare il trittico, San Matteo nell’atto di redigere il suo Vangelo sotto la guida di un angelo.

Spostandoci, poi, nella Basilica di Santa Maria del Popolo troviamo altri due capolavori caravaggeschi conservati nella Cappella Cerasi. Qui, Caravaggio ha dipinto La Conversione di San Paolo e La Crocifissione di San Pietro nel 1601. Nel primo, il santo appare immediatamente dopo essere caduto da cavallo, accecato dalla luce divina che irrompe improvvisamente sconvolgendone la vita. La seconda opera, invece, è dedicata all’apostolo Pietro raffigurato inchiodato a testa in giù sulla croce. In entrambi i casi, il realismo e il magistralmente gioco di luci e ombre trasmettono tutta l’intensità emotiva degli eventi biblici.

Raffaello in Santa Maria della Pace

Si trova, invece, nella Chiesa di Santa Maria della Pace l’affresco dal titolo Le Sibille e gli Angeli che Raffaello Sanzio realizzò nel 1514 su commissione del banchiere di origini senesi Agostino Chigi detto il Magnifico. L’opera si estende per oltre sei metri di larghezza e raffigura quattro sibille (Cumana, Persiana, Frigia e Tiburtina, appartenenti alla mitologia classica) impegnate nel ricevere rivelazioni divine dagli angeli. La disposizione delle figure è stata studiare per guidare lo sguardo dell’osservatore in maniera dinamica attraverso l’intera rappresentazione, creando così un senso di movimento e continuità.

Nel complesso, l’affresco è caratterizzato da una composizione equilibrata e da un uso magistrale del colore e della luce, che conferiscono profondità e dinamismo alla scena. Per la composizione, l’artista adottò in maniera armoniosa elementi della tradizione classica e di quella cristiana, a evidenziare una continuità culturale e temporale tra sapienza antica e religione. A caratterizzare le figure e la resa complessiva sono il vivace cromatismo e l’interazione dinamica fra i diversi soggetti, che confermano la maestria di Raffaello nel creare composizioni equilibrate e ricche di movimento.

Una curiosità interessante che riguarda l’opera è il fatto che è visibile non solo dall’interno della chiesa, ma anche da una delle sale dell’attiguo Chiostro del Bramante, permettendo così d’essere osservata da punti di vista differenti. Inoltre, non è difficile riscontrare una certa influenza di Michelangelo sul lavoro Raffaello in particolare nelle pose delle sibille che richiamano quelle dipinte dal Divin Artista nella Cappella Sistina.

Il genio di Gian Lorenzo Bernini tra architettura e scultura

Le ultime tappe ci portano alla scoperta di Gian Lorenzo Bernini, magistrale rappresentante del Barocco romano. A lui si deve la Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, nel rione Monti, progettata tra il 1658 e il 1670 su commissione del cardinale Camillo Pamphilj. A caratterizzare l’edificio è un’inedita pianta ovale con l’asse maggiore perpendicolare all’ingresso, struttura che – insieme alla distribuzione degli spazi interni – garantisce un effetto di spazialità dinamica in pieno stile berniniano.

Estasi di Santa Teresa d’Avila
L’Estasi di Santa Teresa d’Avila nella Basilica di Santa Maria della Vittoria

Di qualche anno precedente è la realizzazione de L’Estati di Santa Teresa d’Avila (datata tra il 1647 e il 1652). Scolpito in marmo e bronzo dorato, il gruppo è situata nella Cappella Cornaro della Chiesa di Santa Maria della Vittoria e rappresenta la transverberazione della santa colta nel momento in cui viene trafitta da un angelo con un dardo che simboleggia l’amore di Dio. Per incorniciare la scena, il Bernini progetto una struttura architettonica che comprende una nuvola sospesa su cui è adagiata la santa, illuminata dalla luce naturale che filtra da una finestra nascosta. Ai lati, i membri della famiglia Cornaro nell’atto di assistere all’evento mistico.

Non solo Roma: le altre Chiese Giubilari in Italia

Nelle ultime settimane, a partire dalla Vigilia di Natale, Papa Francesco ha ufficialmente inaugurato l’Anno Santo 2025 presiedendo il rito dell’apertura delle Porte Sante a Roma. Un momento che ha raccolto attorno a sé l’intera comunità di fedeli da ogni parte del mondo, sia fisicamente – le immagini ci hanno, infatti, mostrato piazza San Pietro e le altre basiliche papali stracolme di persone – sia spiritualmente.

Il Giubileo 2025, del resto, vuole essere occasione di raccoglimento e riflessione per l’intera comunità cattolica, a qualunque latitudine essa si trovi. E in questo senso Roma rappresenta da sempre il cuore dell’evento. Non a caso, la prima Porta Santa che il pontefice per tradizione apre (in passato, addirittura, veniva proprio smurata) è quella della Basilica di San Pietro. Da quel momento, infatti, ha inizio l’anno giubilare.

Le Porte Sante aperte a Roma da Papa Francesco, cuore del Giubileo

Oltre a San Pietro, a ospitare le Porte Sante a Roma sono le basiliche papali San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura. In via straordinaria, poi, Papa Francesco ha anche deciso di aprire simbolicamente una Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia, per sottolineare il significato più profondo di questo Giubileo. Ovvero, rinnovamento spirituale, speranza e redenzione.

Tuttavia, se il Vaticano e la Città Eterna sono evidentemente l’epicentro degli eventi con un calendario che si distribuisce lungo tutto l’anno solare, forse non tutti sanno che le Porte Sante non si trovano solo a Roma. Nel resto d’Italia, infatti, sorgono le cosiddette Chiese Giubilari, ovvero chiese che ospitano una Porta Santa la quale, esattamente come quelle aperte dal Papa, permette al fedele di ottenere l’indulgenza plenaria se rispettate certe condizioni.

Per chi, dunque, non abita nella città eterna o dintorni, non serve necessariamente programmare un viaggio a Roma per varcare una Porta Santa dato che ve n’è una nei principali capoluoghi di regione, in molti santuari già meta di pellegrinaggi lungo tutto lo stivale e anche chiese di provincia. Vediamo insieme quali sono le principali Chiese Giubilari da nord a sud.

Le Chiese Giubilari a Milano e in Lombardia tra fede e bellezza gotica

In Lombardia, la Chiesa Giubilare principale è il Duomo di Milano, imponente cattedrale gotica che, con le sue 135 guglie slanciate e oltre tremila statue marmoree, è tra i luoghi spirituali più imponenti al mondo e simbolo indiscusso della città. I lavori iniziarono nel 1386, per volontà del duca Gian Galeazzo Visconti che desiderava un edificio capace di rappresentare la potenza e la fede della città. Ne derivò un’impresa durata secoli, con artisti e architetti provenienti da tutta Europa.

Duomo Milano
Fonte: 123RF
La facciata del Duomo di Milano con la sua Porta Santa

Costruita interamente in marmo di Candoglia, trasportato attraverso i Navigli, l’edificio è dominato dalla celebre Madonnina, la statua dorata posta sulla guglia più alta nel 1774, divenuta simbolo di protezione per i milanesi. Il Duomo – o meglio, la Cattedrale di Santa Maria Nascente – non è l’unica Chiesa Giubilare della diocesi di Milano. Sempre in città, infatti, troviamo anche la Basilica di Sant’Ambrogio e il Santuario di Maria dei Miracoli presso San Celso (in Corso Italia, 39). Allargando, poi, lo sguardo vi sono molte altre Chiese Giubilari per un totale di quindici nella sola diocesi milanese. Tra queste, il Santuario della Beata Vergine Addolorata di Rho (MI), il Santuario di Santa Maria del Monte a Varese, il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli a Saronno (VA).

E ancora: la Basilica di Santa Maria Assunta a Gallarate (VA), il Santuario di Santa Maria delle Grazie a Monza (MB), la Basilica di Santa Maria Nuova ad Abbiategrasso (MI) e il Santuario di Nostra Signora della Vittoria a Lecco.

Le Porte Sante a Venezia e nel Veneto

Anche il Veneto ospita svariate Chiese Giubilari distribuite nelle diverse diocesi della regione che ha una lunga tradizione religiosa. A Venezia, in particolare, spicca la splendida Basilica di San Marco, capolavoro di arte bizantina. La sua storia affonda le radici nell’828, quando i mercanti veneziani trafugarono da Alessandria le reliquie di San Marco Evangelista, che divenne il patrono della città. Per custodirne le sacre spoglie, fu eretta una prima chiesa che fu successivamente ampliata e trasformata nell’attuale basilica, completata nel 1094.

Basilica di San Marco a Venezia
Fonte: 123RF
La Basilica di San Marco a Venezia, fra le Chiese Giubilari italiane

Sempre nella città lagunare sorge la Basilica della Madonna della Salute, che fu eretta come voto per la fine della devastante epidemia di peste del 1630-1631 che decimò la popolazione. Inaugurata nel 1687, la basilica sorge maestosamente alla punta della Dogana, dominando il Canal Grande e ospitando al suo interno capolavori di Tiziano e Tintoretto oltre all’icona della Vergine della Salute, venerata in occasione della ricorrenza  del 21 novembre, quando migliaia di fedeli attraversano un ponte votivo per renderle omaggio.

A Padova, invece, troviamo la Basilica di Sant’Antonio che accoglie pellegrini da tutto il mondo, mentre Verona ospita ben due Chiese Giubilari, ovvero il Duomo e la Chiesa di San Zeno. Tra le altre Chiese Giubilari del Veneto figura, infine, anche la Cattedrale di Vicenza.

Torino: la città della Sacra Sindone e il Giubileo

A Torino, il Giubileo incontra la devozione per la Sacra Sindone, custodita nella Cattedrale di San Giovanni Battista tra le Chiese Giubilari della diocesi. Unico edificio religioso rinascimentale della città, la chiesa fu costruita tra il 1491 e il 1498 per volontà del cardinale Domenico della Rovere e si erge dove in precedenza esistevano tre antiche chiese paleocristiane dedicate a San Giovanni Battista, Santa Maria di Dompno e San Salvatore.

Oggi, come si diceva, la cattedrale meta di pellegrinaggi per adorare la Sacra Sindone, il sudario che secondo la tradizione avvolse il corpo di Cristo. Il prezioso lenzuolo è conservato in una cappella appositamente progettata da Guarino Guarini e rappresenta una delle reliquie più venerate della cristianità.

Cattedrale di San Giovanni Battista a Torino
Fonte: 123RF
Esterno della cattedrale di San Giovanni Battista a Torino

Tra le altre Chiese Giubilari torinesi ci sono il Santuario della Consolata, la Basilica di Maria Ausiliatrice e il Santuario di Santa Rita da Cascia. Nei dintorni, invece, troviamo il Santuario di Belmonte a Valperga (TO), il Santuario della Madonna dei Fiori a Bra (CN), la Collegiata dei Santi Pietro e Paolo a Carmagnola (TO), il Duomo di Ciriè  (TO) e il Santuario di Nostra Signora di Lourdes a Giaveno (TO).

Le Porte Sante a Firenze, culla del Rinascimento

Scendendo lungo lo stivale, a Firenze, si possono visitare diverse Chiese Giubilari tra le quali la più celebre – e ammirata – è senza dubbio la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, con la sua magnifica cupola brunelleschiana. Simbolo della città, è tra i capolavori più iconici del Rinascimento italiano e la sua costruzione iniziò nel 1296 su progetto di Arnolfo di Cambio per concludersi oltre un secolo più tardi.

Un momento cruciale nella sua storia fu proprio la progettazione della celebre cupola, affidata a Filippo Brunelleschi nel 1418. Questo straordinario capolavoro, eretto senza centine di supporto, rimane una delle più grandi innovazioni ingegneristiche dell’epoca e domina, oggi come ieri, il paesaggio urbano di Firenze.

Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze
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Il complesso di Santa Maria del Fiore a Firenze

Anche il Santuario della Santissima Annunziata, fulcro della devozione mariana, ospita una Porta Santa nel capoluogo . Uscendo, quindi, dalla città, i fedeli possono orientarsi verso il Santuario di Santa Verdiana a Castelfiorentino e il Santuario di Santa Maria all’Impruneta, entrambi siti in provincia di Firenze.

Spiritualità e tradizione a Napoli e dintorni

Ancora più a Sud, Napoli partecipa al Giubileo 2025 grazie a più di un edificio giubilare di grande importanza, in città e nei dintorni. Il principale è la Cattedrale di San Gennaro, conosciuta anche come Duomo di Napoli e celebre per il miracolo del sangue. La sua costruzione risale al XIII secolo – fu Carlo II d’Angiò a commissionarne la realizzazione –  e fu completata sotto il regno di Roberto d’Angiò. Edificata sul sito di antiche chiese paleocristiane, la cattedrale incorpora strutture precedenti come la Basilica di Santa Restituta.

Il Duomo è famoso per custodire le reliquie del patrono, tra le quali le ampolle contenenti il suo sangue sono al centro della devozione collettiva. Il miracolo della liquefazione, celebrato tre volte l’anno, attrae infatti migliaia di fedeli e simboleggia la protezione del santo sulla città.

Cattedrale di San Gennaro a Napoli
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Interno della cattedrale di San Gennaro a Napoli

Altre Chiese Giubilari della città e provincia includono, poi, la Basilica del Carmine Maggiore, la Chiesa di Santa Maria di Pugliano a Ercolano, il Santuario di Santa Maria delle Grazie Incoronata a Procida e la Basilica del Buon Consiglio a Capodimonte.

Palermo e le sue Chiese Giubilari

L’ultima tappa di questo nostro viaggio ci porta in Sicilia, dove nell’arcidiocesi di Palermo sorgono alcune Chiese Giubilari. La principale è la Cattedrale dedicata a Maria Assunta, capolavoro architettonico che combina stili arabo-normanni e barocchi. La costruzione venne iniziata nel 1184 al tempo di Guglielmo II di Sicilia e divenne preso simbolo del potere dei re normanni sulla regione per poi riflettere, con il suo eclettismo, la storia civile, culturale e politica dell’area.

La cattedrale di Palermo
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La cattedrale di Palermo fra le Chiese Giubilari

Altre Porte Sante sono infine collocate presso il Santuario di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino, nella Basilica Santuario Madonna della Milicia ad Altavilla Milicia e presso la Casa di Preghiera per tutti i popoli della Missione Speranza e Carità (alla Cittadella del Povero in via Decollati).

 

Dove si trova la tomba di Babbo Natale

Protettore dei bambini e dei marinai, San Nicola è una delle figure più affascinanti della tradizione cristiana, conosciuto in tutto il mondo come il santo che ha dato origine alla figura di Babbo Natale. Nato a Pàtara, in Licia, attorno al 270, fu vescovo di Myra e la sua storia si intreccia con leggende e tradizioni millenarie che ne hanno accresciuto il mito. Tra le tante, quelle che riguardano la collocazione dei suoi resti mortali, ovvero, dove si trova realmente la tomba di Babbo Natale?

Una domanda che continua a stimolare la curiosità di fedeli, storici e archeologi, alimentando un’avvincente narrazione che si arricchisce di fascino e mistero ad ogni nuova scoperta. Da Demre, l’antica Myra in Turchia, fino all’Irlanda, passando per Bari e Venezia, prepariamoci a scoprire i quattro luoghi simbolo che custodirebbero le reliquie di San Nicola, in un viaggio che combina storia, scienza e fede.

La scoperta del sarcofago nascosto di San Nicola a Demre

Nel cuore della Turchia, a Demre (l’antica Myra), si trova la Chiesa di San Nicola, un luogo che potrebbe custodire il segreto della sua tomba originale. The Watcher Post riporta che recentemente, un team di archeologi ha annunciato una scoperta sensazionale: sotto la chiesa, costruita nel IV secolo, è stato individuato un tempio intatto che contiene un sarcofago. Secondo la professoressa Ebru Fatma Fındık, responsabile del progetto di scavi, la posizione e le caratteristiche del sarcofago fanno ipotizzare che si tratti della sepoltura originale di San Nicola.

“Crediamo di aver trovato per la prima volta un sarcofago in situ. Il fatto che un sarcofago sia stato portato alla luce molto vicino alla chiesa che si pensa contenga la tomba di San Nicola ci entusiasma molto”, ha dichiarato la studiosa. Il sarcofago, realizzato in pietra locale, presenta un tetto a botte leggermente convesso e dettagli tipici dei manufatti funerari della regione. Oltre al sarcofago, gli scavi hanno portato alla luce frammenti di lampade in terracotta e ossa di animali, che potrebbero fornire indizi sulla vita religiosa del tempo.

La Chiesa di San Nicola, già danneggiata da terremoti e ricostruita nel IX secolo, è stata un importante luogo di pellegrinaggio durante il Medioevo e ancora oggi accoglie migliaia di visitatori. Se la scoperta venisse confermata, potrebbe riscrivere la storia delle reliquie di San Nicola, mettendo in discussione la tradizione che le vuole trasferite in Europa nell’XI secolo. Questo luogo, inserito dal 2000 nella lista dei siti candidati a diventare Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, continua a sorprendere con le sue rivelazioni archeologiche.

Nella Basilica di San Nicola a Bari le reliquie più celebri

La Basilica di San Nicola a Bari è il luogo che, più di ogni altro, lega il santo alla tradizione occidentale. Nel 1087, un gruppo di marinai baresi trafugò le sue ossa da Myra per salvarle dalla minaccia musulmana e portarle in città. Le reliquie furono accolte con grande entusiasmo e collocate nella cripta della basilica, consacrata nel 1089 da Papa Urbano II. Da allora, Bari è diventata una delle principali mete di pellegrinaggio per i fedeli di San Nicola.

Secondo una leggenda locale, il punto esatto dove i buoi che trasportavano le reliquie si fermarono fu scelto per la costruzione della basilica. Oggi i fedeli possono visitare la cripta dove si trovano le reliquie, ma la basilica è famosa anche per il cosiddetto “manna di San Nicola”, un liquido miracoloso che si dice sgorghi dalle ossa del santo, raccolto ogni anno durante una cerimonia solenne.

A Venezia il tesoro dei crociati

Anche Venezia rivendica un legame speciale con San Nicola. Durante la Prima Crociata, nel 1099-1100, un gruppo di crociati veneziani approdò a Myra e scoprì che la tomba principale era stata già svuotata dai baresi. Tuttavia, in un ambiente secondario, trovarono altri frammenti ossei attribuiti al santo, che furono trasportati a Venezia e custoditi nell’Abbazia di San Nicolò al Lido.

San Nicolò divenne così il protettore della flotta veneziana e la chiesa sul Lido un punto di riferimento per i marinai. Ogni anno, il doge partecipava al rito dello Sposalizio del Mare, che sottolineava il legame tra Venezia e il santo. Un’analisi del DNA condotta nel 1992 ha confermato che le reliquie conservate a Bari e Venezia appartengono alla stessa persona, rafforzando il legame tra queste due città e San Nicola.

Irlanda custode inaspettata dei resti del santo

Tra i luoghi meno noti associati a San Nicola c’è poi l’Irlanda, e più precisamente Newtown Jerpoint, un villaggio medievale abbandonato nella contea di Kilkenny. Qui si trova una chiesa dedicata al santo, con una lastra tombale decorata che raffigura un vescovo sovrastato da due teste di pietra. Secondo una leggenda locale, cavalieri normanni irlandesi avrebbero trafugato le ossa di San Nicola durante le Crociate e le avrebbero portate in Irlanda.

Sebbene questa versione sia meno accreditata rispetto a quelle di Bari e Venezia, alcuni storici ritengono plausibile che cavalieri normanni irlandesi, noti per il loro interesse verso le reliquie, abbiano effettivamente trasportato i resti del santo fino a Newtown Jerpoint. La tomba rimane un luogo di interesse per gli appassionati di storia e di leggende medievali, aggiungendo un ulteriore tassello al mistero delle reliquie di San Nicola.

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